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A partire dal 22 ottobre (domani) il terrore approderà nuovamente su PC e console, grazie all’arrivo di The Dark Pictures Anthology: House of Ashes. Il nuovo capitolo sfrutta quelli che sono ormai i meccanismi più noti della serie per sviluppare e approfondire non solo antiche leggende e miti, ma anche per mostrare i lati più caratteristici delle lotte interne tra esseri umani, in una fusione di forze che, nonostante i difetti, si rivela vincente. Siete curiosi di capire cosa intendiamo? Ve lo spiego in questo in questa recensione!

The Dark Pictures Anthology: House of Ashes

Semper Fidelis

Fin dalle prime sequenze di The Dark Pictures: House of Ashes, ambientate in un’epoca lontana, dove i regni degli uomini sembrano essere in conflitto soltanto a causa della pazzia dei loro sovrani, il titolo abbassa il velo su quello che sarà il fulcro del terrore: stiamo parlando di creature anomale, apparentemente deformi eppure estremamente agili e pericolose, pronte a risvegliarsi dalle profondità della terra.

A incontrarle nuovamente sono, molti secoli dopo, in un Iraq ancora in tumulto a causa della guerra, alcuni militari, che finiscono loro malgrado per diventare i protagonisti della storia. Dopo poche sequenze di introduzione dei personaggi, dove è possibile comprendere come alcuni rapporti partano già con delle crepe che avranno un ruolo nello sviluppo della vicenda, l’azione diventa il centro del gameplay.

The Dark Pictures Anthology: House of Ashes

Il giocatore viene infatti subito coinvolto in una missione pericolosa ma fondamentale: deve vestire i panni di un gruppo di soldati americani, desiderosi di individuare il deposito di armi chimiche del loro nemico. Questo scopo li porta a scontrarsi con le forze militari del luogo, in un tumulto che finisce con l’evolversi in modo inaspettato: un terremoto porta gli appartenenti ad entrambe le fazioni a sprofondare nell’oscurità di un enorme tempio sotterraneo, risalente proprio alle epoche sumere viste all’inizio del gioco.

Saranno proprio le rovine, in uno snodo quasi labirintico destinato a svilupparsi sempre più in profondità, il palcoscenico sul quale i militari si ritroveranno a combattere non solo contro creature abominevoli, ma anche contro altri esseri umani. In entrambe le battaglie avrà un ruolo fondamentale il giocatore che, come negli altri titoli della serie, avrà il compito di prendere molte decisioni per l’evoluzione dei rapporti tra i protagonisti e, soprattutto, per la loro sopravvivenza.

The Dark Pictures Anthology: House of Ashes

Un comparto grafico valido

Tutta l’avventura alla base di The Dark Pictures: House of Ashes si sviluppa all’interno delle ambientazioni di un enorme tempio sotterraneo, che l’intenso lavoro di Supermassive Games ha realizzato alla perfezione. I dettagli conferiscono a ogni sala una certa solennità che, negli spazi più ristretti, si rintana di poco per dare più spazio a zone buie e labirintiche, perfette per creare una maggiore sensazione di ansia. Particolarmente fastidiosa risulta invece la gestione della telecamera che, soprattutto nelle parti più anguste, genera frustrazione e rende difficile notare eventuali strade o oggetti.

Ben realizzati e piacevoli sono anche i volti dei personaggi che, però, rispetto al passato mostrano una maggiore “gommosità” dal punto di vista delle animazioni. Meno valide sono anche le creature che, per quanto ben realizzate, sembrano meno pericolose e molto più vulnerabili rispetto al passato.

The dark pictures House of ashes

Uno sviluppo diverso dal solito

Rispetto ai precedenti titoli della serie firmata Supermassive Games, The Dark Pictures: House of Ashes fornisce una diversa sensazione al giocatore: all’interno dell’avventura horror ambientata nei sotterranei dell’Iraq infatti i giocatori non sono, come in passato, protagonisti inermi e costretti a tentare di sopravvivere sfruttando l’astuzia o i pochi mezzi a disposizione, ma militari pronti a tutto, dallo spirito temprato dalla guerra e dotati di armi.

Una caratteristica simile mostra subito le proprie influenze sul gameplay: il ritmo di gioco non è lento e ricco di ansia come nei precedenti capitoli, poiché la natura dei personaggi principali e la presenza dei fucili spinge a pensare di poter effettivamente affrontare ogni strano essere si presenti. Questi dettagli rendono inoltre l‘avventura molto più veloce e frenetica, e portano il titolo a perdere una parte di quella componente horror che dovrebbe, invece, caratterizzarlo, in favore di una maggiore fazione action.

the dark pictures house of ashes

Accanto alla trama più “rapida”, risulta invece più equilibrato l’utilizzo dei QTE che, rispetto all’invasività mostrata in alcune sequenze dei precedenti capitoli dell’antologia, in The Dark Pictures: House of Ashes si modera, permettendo al giocatore di godersi un’esperienza da film interattivo senza la troppa frustrazione derivante dal rischio di premere il tasto sbagliato. A rendere l’errore ancor meno difficile da incontrare sono inoltre alcune icone già viste, ad esempio, in Little Hope, che hanno il compito di anticipare la sequenza di azioni e quick time event in arrivo.

Tra esplorazione e rapporti

The Dark Pictures: House of Ashes riprende, sotto diversi aspetti, molte delle meccaniche già note dei titoli precedenti dell’antologia, tra cui rientra l’interessante componente delle interazioni tra i personaggi. All’interno di ogni capitolo della serie vi sono infatti molti rapporti da approfondire e modificare tramite le scelte effettuabili nel corso dei dialoghi.

Nell’ultimo arrivato il team di Supermassive Games ha voluto aggiungere un ulteriore pizzico di pepe, tutto concentrato sul concetto di “mostro”. Fin dalle prime sequenze abbiamo infatti a che fare con due fazioni opposte, ovvero Stati Uniti e Iraq, entrambi impegnati a darsi la colpa a vicenda per l’inizio della guerra e, quindi, continuamente intenti a darsi l’appellativo di “mostri” a vicenda.

Particolarmente interessante è dunque lo sviluppo del rapporto: il giocatore può infatti scegliere se sfruttare la presenza di un nemico comune e temibile per far unire le forze ai due nemici giurati oppure cercare di farli collaborare per sopravvivere ma senza mai sotterrare l’ascia di guerra.

the dark pictures house of ashes

Oltre alla meccanica dei rapporti, nota eppure tutta da approfondire come in ogni capitolo della serie, vi è l’esplorazione. Quest’ultima diventa fondamentale per comprendere appieno la trama e, anche in questo senso, si discosta dai titoli precedenti. Rispetto al passato House of Ashes fornisce un apparentemente più ampio numero di oggetti, resi ancor più semplici da individuare e interessanti da studiare, tra cui rientrano anche le utilissime pagine del “Diario di Randolph”. Queste ultime sono pagine vere e proprie che, una volta analizzate, permettono di avere accesso a filmati ricchi di informazioni sulla natura delle creature che abitano il tempio e sul primo gruppo di esploratori che ha avuto la sfortuna di incontrarle. D’altro canto, nel titolo risultano meno presenti le “visioni”, veri e propri piccoli spoiler sul futuro dei protagonisti del titolo perfetti per riflettere al meglio sulle scelte da compiere durante l’avventura.

Nel corso della partita si rischia inoltre di incappare, proprio nelle fasi di esplorazione e di interazione con gli oggetti, in alcuni piccoli bug, che a volte impediscono di leggere i documenti o portano a sbloccare dialoghi che, però, non sembrano disponibili in italiano.


Nonostante qualche difetto The Dark Pictures: House of Ashes rimane comunque un capitolo dell’antologia valido, grazie all’unione di una trama interessante, le varie evoluzioni dei dialoghi e dei conseguenti rapporti, il comparto grafico che rende il tutto estremamente piacevole alla vista e la sfida rappresentata dal continuo scontro con le creature. Il minor numero di QTE presenti rende inoltre l’avventura più godibile e la avvicina ad un vero e proprio film interattivo, perfetto da vivere sia in solitudine sia in compagnia. 

L’articolo The Dark Pictures: House of Ashes – Recensione proviene da GameSource.

Chi assembla PC per divertimento o lavoro, o chi è semplicemente appassionato lo sa: nel settore delle memorie, Kingston è sicuramente la punta di diamante del settore. Proprio in queste settimane abbiamo provato le nuove RAM dell’azienda californiana: parliamo delle nuovissime Kingston Fury Renegade RGB.

Il contenuto del pacco è minimo: all’interno della confezione troviamo esclusivamente le memorie, la garanzia e un adesivo relativo alla serie di RAM. L’installazione è davvero facile: vi basterà inserirle negli appositi slot (facendo attenzione al suono del meccanismo di chiusura), e sarete pronti per utilizzarle. Un primo plus, davvero apprezzato, è la conformazione delle suddette, visto che la parte superiore è composta da un dissipatore in alluminio nero, che difficilmente farà scaldare le memorie.

Kingston Fury Renegade RGB

Il kit che abbiamo provato è composto da due banchi di memoria da 16GB ciascuno, per un totale di 32GB di RAM da 3200 MHz. Sulla scatola sono riportati tutti i tool con cui potrete personalizzare la colorazione delle Renegade: le memorie sono compatibili con Fury CTRL, MSI Mystic Light Sync, RGB Fusion 2.0 di Gigabyte e ASUS Aura Sync. Nonostante ciò sono compatibili anche con altre app; per esempio, abbiamo switchato tra varie colorazioni ed effetti tramite HyperX NGENUITY. Piccola nota per il suddetto programma: per visualizzare le RAM sopracitate, dovrete attivare il supporto alla memoria “HyperX RGB”, che trovate nelle impostazioni. Gli effetti luminosi sono davvero fluidi, anche se per selezionare determinati colori dovrete fare alcune prove dal selettore apposito.

Inoltre la nuova linea di memorie targate Kingston presenta la tecnologia Kingston FURY Infrared Sync, che vi permette di sincronizzare in maniera perfetta tutti gli effetti RGB presenti all’interno della vostra configurazione. Fattore molto importante, è sicuramente la compatibilità sia con i sistemi AMD, sia con quelli Intel. Nonostante ciò, attraverso la personalizzazione XMP (accessibile attraverso il BIOS), potrete overclockare le vostre RAM, per aumentare la frequenza grazie ai profili già presenti. In questo modo non dovrete regolare manualmente le singole frequenze, che a volte, possono rendere il sistema instabile.

Kingston Fury Renegade RGB

Le nuove Kingston FURY Renegade RGB sono state testate in una moltitudine di situazioni diverse: per quanto riguarda il versante gaming (il settore per cui sono pensate specificatamente), abbiamo provato le memorie su giochi eSports come League of Legends e Overwatch, giochi single player come Resident Evil 3 Remake e giochi multiplayer che richiedono decisamente più risorse come Call of Duty: Warzone e Call of Duty: Black Ops Cold War, Apex Legends e Star Wars: Battlefront II. In tutte le categorie di gioco citate, le RAM si sono comportate in maniera eccellente, lavorando senza perdite o picchi improvvisi.

La seconda zona di test è stata quella dello streaming. Infatti, anche durante lo stream non abbiamo riscontrato problemi, sia durante lo stream di alcuni giochi, sia nelle streaming meno impegnative, come Just Chatting. Infine abbiamo provato a mettere effettivamente sotto sforzo le RAM attraverso alcuni tool di benchmark; per entrare nello specifico, abbiamo utilizzato AIDA64 Extreme Trial, PassMark Performance Test e MemTest. Anche in questo caso, le memorie non hanno sentito il peso delle varie prove, portandole a termine in pochissimo tempo.

Kingston Fury Renegade RGB

Il kit testato da 32GB è disponibile attualmente a un prezzo di 160 euro circa; se volete costruire una configurazione PC performante da gaming e streaming, e state cercando delle memorie RAM, sappiate che le Kingston FURY Renegade RGB sono quello che fa per voi. Alta capacità di personalizzazione, ottime performance e grande dissipazione.

L’articolo Kingston FURY Renegade RGB – Recensione proviene da GameSource.

AGI – “È possibile che in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi?”: a chiederselo è lo storico ed accademico Alessandro Barbero su La Stampa, provando a spiegare il perchè le donne restano più indietro degli uomini nella corsa al potere e nel fare carriera.

A rischio di essere “impopolare”, lo storico si domanda: “Vale la pena di chiedersi se non ci siano differenze strutturali fra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi”. Per Barberlo uscire da questo schema potrebbe essere “solo una questione di tempo, basterà allevare ancora qualche generazione di giovani consapevoli e la situazione cambierà”.

Barbero ha anche spiegato il suo ruolo guida tra gli accademici contrari al Green pass. “Mi sono vaccinato, sia pure con qualche timore, e il Pass ce l’ho“, ha spiegato, “resto della mia idea, ovvero che non mi piace l’obbligo di Green Pass per accedere ai mezzi pubblici o, peggio, per poter lavorare e ancor meno mi piace che i datori di lavoro debbano diventare controllori”. 

Mentre la pandemia metteva in ginocchio le società di trasporti di tutto il mondo, Flixbus discuteva un aumento di capitale da 650 milioni di dollari che avrebbe portato a giugno la valutazione della società a 3 miliardi di dollari.

La compagnia di bus low cost tedesca, nata nel 2011 a Monaco, oggi ha comprato Greyhound, storica e più importante società di autobus a lunga percorrenza degli Stati Uniti, per 172 milioni di dollari.

Nella conferenza stampa in cui la società annunciava l’aumento di capitale, il fondatore e amministratore delegato, Andrè Schwammlein, aveva detto ai giornalisti:

“La pandemia ha colpito pesantemente noi come ha colpito tutti. Ora la situazione migliorerà ed è il momento di passare all’attacco”.

E l’attacco è stato affondato quattro mesi dopo con una ‘vittimà d’eccellenza.

Gli investitori di Flixbus avevano accordato l’aumento di capitale proprio per aggredire il mercato statunitense. Le prime avvisaglie di ripartenza avevano dato fiducia ai fondi di venture capital che avevano finanziato la società fin dai suoi primi passi, mentre aziende come Greyhound accumulavano perdite, sia per la concorrenza di società come Flixbus, sia per colpa dei confinamenti dovuti al Covid-19.

Storia di Greyhound e la ‘strategia’ di Flixbus

Greyhound, che nel 2007 era stata acquistata dagli inglesi di Firstgroup, serve 2.400 destinazioni in Nord America e trasporta quasi 16 milioni di passeggeri all’anno. Per Flixbus la preda perfetta. L’acquisizione da parte dell’ex startup dei trasporti tedesca rappresenta il compimento della scalata a livello globale del gruppo.

Flixbus non è nuova ad acquisizioni e deve la sua crescita proprio a una serie di operazioni di m&a sulle concorrenti.

Una panoramica la offre l’osservatorio Crunchbase: Linita nel 2015, Megabus e Postbus nel 2016, Eurolines nel 2019 e Greyhound a completare il quadro. Dalla fondazione da parte dell’allora 28enne Schwammlein e i coetanei Daniel Krauss, Jochen Engert, Flixbus ha raccolto circa due miliardi di dollari, attratto oltre 16 investitori istituzionali, diventando uno dei principali unicorni del panorama europeo dell’innovazione.

AGI – L’Italia naviga oltre le attese e la ripresa va ancora sostenuta, ma non appena le condizioni lo consentiranno bisognerà pensare al rientro del disavanzo. Il rilancio della crescita, ha sottolineato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è “la via maestra per ridurre il peso del debito, che costituisce un elemento di intrinseca fragilità della nostra economia”.

Tuttavia, ha avvertito, non è “possibile limitarsi a contare su un onere del debito mantenuto indefinitamente sugli attuali eccezionalmente bassi livelli, che riflettono anche l’orientamento straordinariamente espansivo della politica monetaria”.

E dunque, “per evitare il riproporsi dei rischi di instabilità sperimentati in passato, superata la crisi sarà necessario accelerare il rientro, anche ricostituendo adeguati avanzi primari”.

Con l’avvertenza che esiste debito ‘buono’ e debito ‘cattivo’. “Si puo’ ricorrere al debito”, ha ammonito il numero uno di Palazzo Koch, “per finanziare investimenti cruciali per l’attività produttiva, e in Italia certamente non mancano aree in cui occorre spendere di più, a partire dalle infrastrutture, dall’innovazione e dall’istruzione.

Vi si può fare ricorso in condizioni congiunturali avverse per finanziare gli ammortizzatori sociali, e in situazioni di emergenza, come quelle determinate dalla pandemia, per consentire l’attuazione di interventi straordinari. Ma di regola il debito non puo’ essere impiegato a copertura delle spese correnti”.

Franco: “Una manovra espansiva”

Sul punto è d’accordo anche il ministro dell’Economia, Daniele Franco. “Dobbiamo essere pronti all’aumento dei tassi d’interesse: occorre tornare ad avere avanzi primari, come avveniva fino al 2019”, ha affermato. “Entro la fine del decennio”, ha aggiunto, “contiamo di riportare il rapporto debito-pil dove stava prima della crisi pandemica: è un punto importante perchè libererà risorse per altri utilizzi, perchè attenuerà le pressioni sullo spread e aumenterà l’autonomia della nostra politica economica”.

La manovra per il 2022, ha sostenuto il ministro, resta comunque espansiva e si pone l’obiettivo di “sostenere l’economia e la società nella fase di uscita dalla pandemia e rafforzare il tasso di crescita a medio termine“, riducendo il carico fiscale e rafforzando sanità, investimenti, ricerca e sostegno alle politiche sociali. Il taglio del cuneo fiscale, ha aggiunto, è una priorità: e nella legge di bilancio sono appostati 8 miliardi di euro per il taglio del prelievo.

Non mancheranno, inoltre, ha promesso l’inquilino di via XX settembre, nuovi interventi sul caro-bollette, il cui aumento “puo’ frenare il consolidarsi della ripresa”. Bankitalia e Tesoro si mostrano ottimisti sulla ripresa: per entrambi il Pil salirà del 6% quest’anno. Tuttavia, ha sottolineato Visco, il mero ritorno ai livelli pre-Covid “per il nostro paese non costituisce un obiettivo sufficiente”.

La ripresa deve essere invece occasione per mettere mano ai nodi strutturali della nostra economia e, in particolare, ai ritardi sul fronte della produttività e degli investimenti. Tra il 2007 e il 2013, ha ricordato il governatore, “la caduta del Pil aveva raggiunto l’8,5 per cento e il successivo recupero era stato molto lento. Nel 2019 il prodotto era ancora quasi 4 punti percentuali più basso che nel 2007; l’occupazione era risalita ai valori del 2007 solo grazie a una forte espansione degli impieghi a tempo parziale; i divari territoriali erano tornati ad ampliarsi”.

E ancora: “Il ristagno della produttività osservato dalla metà degli anni Novanta, la doppia recessione e la modesta successiva ripresa hanno così determinato un arretramento rispetto agli altri paesi avanzati: il prodotto pro capite, che nel 1995 era circa 10 punti percentuali più elevato della media dei 19 paesi che attualmente appartengono all’area dell’euro, nel 2019 era di quasi 10 punti più basso della media di quegli stessi paesi”.

Le strade aperte dal Pnrr

In questo senso il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta un’opportunità da non fallire. “Una piena realizzazione del Pnrr”, ha spiegato Visco, “costituisce un’occasione che l’Italia non puo’ perdere, soprattutto per i giovani, ai quali nell’ultimo quarto di secolo il Paese ha offerto modeste possibilità di lavoro di qualità, costringendo molti, spesso i più qualificati, a costruire il proprio futuro all’estero”.

Il Piano, ha proseguito, “sosterrà la ripresa nel breve termine, ma il suo successo si misurerà dalla capacità di affrontare i nodi strutturali che frenano la crescita e di mobilitare le risorse private che da troppo tempo stentano a trovare impiego nel nostro sistema produttivo”. Non manca un appello all’Europa nel discorso di Visco. Nonostante l’eccezionale sforzo messo in campo, ha rilevato, “la pandemia ha tuttavia ulteriormente mostrato i limiti degli attuali assetti europei, che non prevedono una capacità di bilancio comune”.

L’obiettivo deve essere arrivare a un debito comune. E, secondo il governatore, “per garantire in tempi rapidi liquidità e spessore al mercato di questo nuovo strumento si puo’ pensare a una gestione comune di una parte dei debiti dei singoli paesi attraverso un fondo di ammortamento che ritirerebbe gli strumenti nazionali emettendo titoli europei“. Partendo “almeno” dal “debito contratto da tutti i paesi membri negli ultimi due anni per far fronte agli effetti della pandemia”. 

AGI – Il neo sindaco di Roma Roberto Gualtieri si è insediato in Campidoglio dove si è incontrato con la sindaca uscente Virginia Raggi per il passaggio di consegne.

Raggi ha consegnato al neosindaco Gualtieri la fascia tricolore e lo ha accompagnato nel nuovo ufficio.

Sotto a Palazzo Senatorio un gruppo di persone si è radunato per assistere all’evento. L’ex ministro, che è stato accolto da applausi al suo arrivo, si è fermato a salutare i cittadini.  

“Sono onorato di assumere questo ruolo a cui dedicherò tutto mio il impegno e la mia passione. Con la Raggi abbiamo parlato dei dossier aperti più importanti, ora inizierà per me il lavoro. Ringrazio la sindaca per il lavoro di questi anni, ora inizia fase per me intensa e appassionante”., ha detto Gualtieri.

“Faccio i migliori auguri a Gualtieri“, ha detto la sindaca uscente, Virgini Raggi. “Fare il sindaco è il mestiere più bello e complesso, è un’esperienza piena. Sono stata onorata di guidare per 5 anni questa città, la più bella del mando. Consegno con grande senso delle istituzioni la città al nuovo sindaco”.

AGI – “Parliamo di problemi concreti e cose serie. Le dichiarazioni del ministro Gelmini sono contrarie alla realta’”. Lo dice Silvio Berlusconi dopo i contrasti di ieri in FI. Separazione? “Non c’è nulla di cui debba preoccuparmi”, afferma.

“Io – ha aggiunto Berlusconi – non so cosa è successo alla ministra Gelmini nelle dichiarazioni di ieri che sono anche assolutamente contrarie alla realtà. Per esempio, per quanto riguarda i rapporti con i nostri ministri al governo, c’è stata sempre una riunione dei tre ministri con i vertici di Forza Italia ogni settimana”. “Oggi i giornali hanno parlato di separazioni, tutte cose esagerate. Non c’è assolutamente nulla di cui io mi debba preoccupare”, ha detto l’ex premier. 

Animal Crossing: New Horizons in occasione del nuovo DLC in arrivo si rende protagonista di un nuovo spot televisivo con protagonista Juliana Moreira, già protagonista in precedenza dello spot di Ring Fit Adventure. Dopo l’ottimo successo riscontrato in Europa, Animal Crossing: New Horizons è pronto per aggiornarsi con il primo DLC a pagamento e portare i giocatori su nuove isole pronti a creare la loro casa vacanza dei sogni.

Animal Crossing: New HorizonsNintendo per l’occasione ha rilasciato un nuovo spot televisivo per pubblicizzare il loro titolo, disponibile in esclusiva su Nintendo Switch. Pronti a creare una nuova comunità sulla tua isola deserta personale? In Animal Crossing: New Horizons è possibile creare, collezionare fossili, dedicarsi al giardinaggio, viaggiare e dedicarsi a numerose attività.

Animal Crossing: New Horizons Happy Home Paradise è disponibile a partire dal 5 novembre mentre la prossima settimana il titolo di Nintendo è pronto a ospitare l’evento Halloween tanto atteso dalla community.

L’articolo Animal Crossing: New Horizons nuovo spot proviene da GameSource.

AGI – I campioni d’Europa di Roberto Mancini guadagnano una posizione e si portano al 4 posto. Sale un gradino e torna sul podio anche la Francia fresca vincitrice della Nations League. Perde due posizioni l’Inghilterra vice-campione continentale che slitta al quinto posto e poi c’è il sorpasso della Spagna (settima) ai danni del Portogallo (ottava).

Sono questi i cambiamenti nella top ten del ranking Fifa di un mese, quello di ottobre, denso di appuntamenti internazionali tra Nations League, qualificazioni mondiali e amichevoli.

Invariate le prime due con il Belgio che si conferma leader con 1832 punti, nonostante il quarto posto in Nations League con le sconfitte contro Italia e Francia che, come detto, guadagnano entrambe una posizione. Secondo, invece, il Brasile che con 1820 punti si avvicina a Lukaku e compagni.

Tra le prime 10 anche Argentina, Messico e Danimarca, rispettivamente al sesto, nono e decimo posto, mentre scala due posizioni la Germania ora 12esima alle spalle dell’Olanda 11esima. A fare il balzo più significativo Nuova Zelanda, ora 111^ (+10), e Indonesia (165^, +10). La prossima classifica Fifa verrà pubblicata il 25 novembre.

La top ten

  • 1. Belgio 1832 punti (–)
  • 2. Brasile 1820 punti (–)
  • 3. Francia 1779 punti (+1)
  • 4. Italia 1750.52 punti (+1)
  • 5. Inghilterra 1750.16 punti (-2)
  • 6. Argentina 1738 punti (–)
  • 7. Spagna 1687 punti (+1)
  • 8. Portogallo 1681 punti (-1)
  • 9. Messico 1672 punti (–)
  • 10. Danimarca 1668 punti (+1)  

AGI – Cade l’obbligo di dimora per Pietro Genovese, il giovane romano che la notte del 21 dicembre del 2019 investi’ e uccise Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli, entrambe di 16 anni, su Corso Francia, a Roma. Lo hanno disposto i giudici della Corte d’Appello della Capitale così come prevede la legge per le sentenze passate in giudicato.

Il giovane, che è tornato dunque libero e senza ulteriori vincoli, deve attendere ora la decisione del Tribunale di Sorveglianza che dovrà decidere su come far scontare il residuo pena, pari a circa 3 anni e 7 mesi. Genovese l’8 luglio scorso ha concordato in appello una condanna definitiva a 5 anni e quattro mesi. Nei suoi confronti l’accusa è di omicidio stradale plurimo.

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