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Se chiedete al responsabile marketing di una azienda che produce smartphone qual è il loro target di riferimento, vi conviene mettervi comodi.

Comincerà una interminabile tiritera di termini perlopiù incomprensibili e a volte scientemente usati a caso per prendervi per sfinimento, così che vi dimentichiate cosa diavolo gli avevate chiesto. 

Del resto è per questo che lo pagano: convincere gente a comprare cose di cui non ha bisogno ed evitare di rispondere a domande alle quali non deve rispondere dando l’impressione di fare il contrario. 

Quale smartphone scegliere?

Il risultato è che alla fine non sapete davvero cosa vi conviene comprare: se un Apple, un Samsung o uno Huawei. O, se siete appena un po’ più smart, un Honor, uno OnePlus, un Oppo o uno Xiaomi. 

Perché se andate su un top di gamma, tra i tre player che si contendono il podio dovete rassegnarvi a superare i mille euro e se invece vi accontentate di un entry level perché pensate di risparmiare rischiate di trovarvi con un telefono destinato nella migliore delle ipotesi a non reggere il carico di una giornata di lavoro già dopo un anno. 

Per chi è pensato Honor View20 

Sono pochi i brand che lanciano un nuovo telefono sul mercato e dicono: ecco serve a queste cose e per questo tipo di persone. Uno di quelli che lo fa è Honor. Ormai dovreste conoscerlo: dopo il botto fatto nel 2016 con l’Honor 8 – un fenomeno sfuggito al controllo della stessa azienda e che fece intuire a Huawei, la casa madre, le potenzialità del brand cadetto – si è consolidato in quarta posizione per le vendite in Italia, ha trovato la propria strada e la segue con tenacia. Il suo mercato di riferimento sono gli adolescenti e quindi ecco display luminosi e processori potenti pensati per il gioco, fotocamere di qualità per i social e colori fashion per la scocca. 

Una strada interessante, ma come tutte le aziende che vedono all’orizzonte lo spettro della saturazione di mercato, non può bastare. E quindi ecco un leggero cambio di rotta, ma sarebbe meglio dire un ampliamento di raggio per includere una nuova fetta di mercato. ben precisa: le donne. A leggere le caratteristiche di Honor View20, che è stato presentato a Parigi, è facile intuire chi siano i destinatari. Sia subito chiaro che non è un giocattolo e nemmeno un ninnolo da fashionistas, ma un’ammiraglia che costerà intorno ai 700 euro.

Perché piacerà agli adolescenti

Gli adolescenti, innanzitutto: e non a caso sul palco è salito Tim Sweeney, fondatore e CEO di Epic Games, quelli di Fortnite, per intenderci, che ha subito messo in chiaro la sua visione: “Offrire esperienze di alta qualità sugli smartphone è importante per il futuro dei giochi” Per questo, ad esempio, su Honor View20 Fortnite funziona a 60 fotogrammi al secondo”.

Ma quella per certi giochi, si sa non è una passione eterna (vi ricordate Angry Birds e Ruzzle?) e prima o poi anche di Fortnite si parlerà al passato, così Honor ed Epic Games hanno iniziato a lavorare insieme per ottimizzare dispositivi Honor selezionati per l’Unreal 4 Engine. In buona sostanza rubare mercato a Sony e Nintendo e far giocare su uno smartphone con la stessa fluidità di una console. La fotocamera 3D permette di giocare a videogiochi motion-controlled come Fancy Skiing e Fancy Darts.

Perché piacerà alle donne

Le donne, dicevamo. La fotocamera 3D e le funzionalità di Intelligenza Artificiale sono in grado di identificare oltre 100 tipi di alimenti e forniscono informazioni caloriche per aiutare a mantenere uno stile di vita sano. L’intelligenza artificiale è anche in grado di identificare oltre 300 punti di riferimento famosi (non solo Torre Eiffel e Colosseo, quindi) e 100.000 dipinti provenienti da tutto il mondo e di fornirne informazioni.

E che dire della collaborazione con Moschino per creare una gamma esclusiva di prodotti e accessori? Ne sono nati una versione speciale di Honor View20 nella colorazione phantom blue e una cover con l’iconico Teddy Bear di Moschino in rilievo. Non a caso sul palcoscenico di Parigi è salito anche Gabriele Maggio, CEO di Moschino.

Un po’ di roba per smanettoni 

Se siete arrivati a leggere fin qui, vorrete sapere un po’ di roba per smanettoni. Eccovi serviti: la fotocamera posteriore è da 48MP, quella frontale da 25MP integrata nel display offre un’esperienza visiva senza notch e un rapporto schermo del 91,8%. La fotocamera frontale è sotto un foro trasparente da 4,5 mm creato da processi litografici. Quella  posteriore è  alimentata dal sensore Sony IMX586 , con un CMOS da 1/2″ e pixel equivalenti da 1,6 μm in Quad Bayer array. Il sensore, potenziato dal chipset Kirin 980, supporta la nuova modalità 48MP AI Ultra Clarity. La fotocamera scatta diverse immagini da 48MP in una sola volta e raccoglie i migliori dettagli da ogni foto per creare un’unica immagine da 48MP. Il chipset Kirin 980 con dual-NPU elabora la foto utilizzando un algoritmo che analizza l’immagine, ottimizza i dettagli nelle aree più scure e regola i colori rendendoli più vividi.

Per Honor View20 è stata utilizzata la nanolitografia per creare una nano texture con una sfumatura di colore a V. Il corpo curvo 3D con design ad arco ha uno spessore di 8,1 mm.

La tecnologia Wi-Fi a tripla antenna potenziata da AI che impedisce che il segnale si indebolisca quando le mani dell’utente coprono il ricevitore; una batteria da 4.000 mAh per giochi di lunga durata

Il Samsung Galaxy S10 dovrebbe arrivare in tre versioni: S10 E (il più economico, in linea con le offerte “Lite” di altri produttori), S10 ed S10+. Le immagini sono state pubblicate su Twitter da Evan Blass, esperto in spifferi tecnologici e fonte molto attendibile.

Le ultime conferme

Dall’immagine (un’elaborazione grafica e non una foto degli smartphone) si possono scorgere alcune caratteristiche che confermano le indiscrezioni delle scorse settimane. Prima di tutto Samsung non adotta il notch in nessuna delle tre versioni: la tacca che incorpora i sensori e la fotocamera, portata al successo dall’iPhone X e scelta anche da Huawei, Xiaomi, OnePlus e Google, non è mai stata abbracciata da Samsung. Che preferisce passare dal design con bordi ridotti direttamente al “foro”: la fotocamera frontale è incastonata nello schermo. Dall’immagine pubblica da Blass si nota però che S10E ed S10 hanno un solo obiettivo anteriore, mentre la versione Plus ne ha due. L’equipaggiamento delle fotocamere posteriori dovrebbe essere simile nei due smartphone principali: un set di tre camere posizionate orizzontalmente. Nel dispositivo più economico ce ne sarebbe una in meno.

Display e impronta digitale

Si nota poi l’assenza del sensore per le impronte digitali, che Samsung ha fino a ora conservato sul retro della scocca (al contrario di Apple, che lo ha abolito nel 2018). Le opzioni, a questo punto, sono due: seguire la Mela e permettere lo sblocco con riconoscimento facciale oppure (quasi certamente) inglobare il sensore nel display, come già fatto da OnePlus. Lo schermo dovrebbe essere l’altro elemento di scarto tra la versione “Lite” e le altre due: dovrebbe essere un Lcd, mentre S10 ed S10+ avrebbero un Oled, più performante ma anche più costoso. Le immagini sembrano confermare anche le dimensioni ipotizzate: 5,8 pollici per la versione “E”, 6,1 pollici per quella standard e 6,4 per la Plus.

Samsung Galaxy S10E, S10, and S10+ (L to R), encased pic.twitter.com/Pk2gpXkXxn

— Evan Blass (@evleaks)
January 19, 2019

Prezzi e strategia

Resta da capire come Samsung modulerà i prezzi. Lo smartphone economico è una novità assoluta: il gruppo sud-coreano, fino a ora, aveva presentato il proprio dispositivo di punta sempre in due versioni.Il 20 febbraio, giorno fissato per la presentazione, arriverà con tutta probabilità il tris. Una scelta dettata dalle vendite deboli, che impongono di scandagliare più fasce di mercato e non solo quella più alta. Il Galaxy S10E dovrà trovare la giusta collocazione per evitare di accavallarsi con la linea A (meno cara e rivolta ai più giovani, rilanciata negli ultimi mesi), cercando però di proporre un ribasso reale rispetto al prezzo (che si annuncia salato) di S10 ed S10+. L’altra incognita in vista del 20 febbraio riguarda il 5G. Quali saranno gli smartphone compatibili con le nuove reti? Lo sarà solo la versione Plus o anche quella standard? Lo scorso novembre, il Wall Street Journal aveva ipotizzato l’arrivo di un quarto “super S10”, più grande (6,7 pollici) e con a bordo il 5G. Non è quindi ancora del tutto escluso che il tris possa diventare un poker.  

Rold di Cerro Maggiore e la Divisione Farmaceutica Bayer di Garbagnate (entrambe in provincia di Milano) sono le due fabbriche italiane scelte da McKinsey e World Economic Forum tra i 16 “impianti faro” dell’Industria 4.0 mondiale.

Le due fabbriche italiane

Rold è l’unica Pmi presente nell’elenco. Con 240 dipendenti produce meccanismi di chiusura per lavatrici e lavastoviglie. “Utilizza tecnologie di Industria 4.0, come smartwatch, prototipazione rapida e cruscotti digitali, che hanno contribuito a migliorare il fatturato tra il 7% e l’8%”. Bayer Divisione Farmaceutica “ha adottato soluzioni digitali e utilizzato i dati per migliorare significativamente la produttività”. In un momento di forte crescita dei volumi produttivi, ha utilizzato un “gemello digitale” (cioè un’immagine degli impianti frutto di sensori e dati) per migliorare il controllo qualità.

Il caso Rold

L’impianto Rold, oltre a essere l’unico italiano per proprietà e non solo per geografia, è stato uno dei due casi approfonditi dal rapporto assieme al sito Procter & Gamble di Rakona (Repubblica Ceca). “Rold – spiegano McKinsey e Wef – dimostra che la quarta rivoluzione industriale è possibile anche con investimento limitati”, grazie alla “collaborazione con fornitori e università”. “Le ragioni che ci hanno spinto a introdurre tecnologie digitali – ha spiegato il presidente di Rold Laura Rocchitelli – sono diverse: prima di tutto, la produzione sarebbe diventata più efficiente.

L’opportunità di monitorare in tempo reale i processi è essenziale per raggiungere risultati migliori”. Stefano Bosani, capo del reparto stampaggio, sottolinea come “la piattaforma digitale permette al supervisore e ai lavoratori di avere costantemente sott’occhio il processo”. E anche i lavoratori sottolineano i vantaggi derivanti da una produzione basata su “dati oggettivi piuttosto che su percezioni soggettive”.

Uno degli aspetti sui cui il rapporto torna spesso è proprio la componente umana dell’impianto milanese. “Rold – ha aggiunto Rocchitelli – immagina una fabbrica in cui le soluzioni digitali e l’automazione forniscano il miglior supporto possibile per gli operatori”. E per una Pmi, la trasformazione non sarebbe stata possibile senza il coinvolgimento di tutti: “Abbiamo dovuto creare consapevolezza tra i lavoratori sull’opportunità di utilizzare tecnologie digitali, con un approccio inclusivo”.

Come sono stati scelti i “fari”

“Molte aziende – afferma il rapporto per spiegare come sono stati selezionati i ‘fari’ dell’Industria 4.0 – stanno pilotando la quarta rivoluzione industriale nel settore manifatturiero, ma poche sono riuscite a integrare le tecnologie su vasta scala registrando significativi risultati economici e finanziari”. La selezione delle eccellenze è passata da un esame di oltre mille candidati e da una visita diretta in fabbrica. I vincitori rappresentano “l’avanguardia”. Sono “fari per il mondo perché rappresentano l’approccio alla produzione che può guidare la futura crescita economica globale.

Dimostrano come impegno e lungimirante possano creare un mondo migliore. Allo stesso modo – continua lo studio – illustrano come la rivoluzione possa trasformare la natura del lavoro, coinvolgendo i lavoratori e migliorando le loro competenze”. Osservando gli impianti migliori, McKinsey e Wef hanno individuato “tre grandi tendenze”: “Intelligence, connettività e automazione flessibile”. Lo studio sottolinea che i casi concreti di Industria 4.0 cancellino “miti e false credenze”: “I fari sono la prova dei benefici della rivoluzione digitale”, non solo in termini di efficienza ma anche di lavoro. Gli impianti leader sono “iniettori di capitale umano. Piuttosto che sostituire i lavoratori con le macchine, stanno trasformando il lavoro rendendolo meno ripetitivo, più interessante e diversificato”.

Quali sono gli altri impianti modello

Oltre a Rold e Bayer di Garbagnate, ecco quali sono le fabbriche scelte da McKinsey e Wef:

– Bmw (Regensburg, Germania) ha prodotto 320.000 veicoli nel 2018 usando la piattaforma IoT del marchio tedesco. Sono stati necessari importanti investimenti, ma adesso la fabbrica è più flessibile, tanto da tagliare dell’80% i tempi di adozione di nuove applicazioni.

– Bosch Automotive (Wuxi, Cina) sfrutta l’analisi dei dati per leggere, migliorare e simulare, con il risultato di prevedere il blocco delle macchine prima che avvenga.

– Danfoss (Tianjin, Cina) produce compressori per frigoriferi e impianti di condizionamento. Utilizzando il suo sistema di tracciabilità completamente digitale, ha migliorato la produttività del 30% e diminuito i reclami dei clienti del 57% in due anni.

– Fast Radius e UPS (Chicago, Usa) hanno applicato la stampa 3D su base industriale per creare una produzione più personalizzata. Anche in questo caso, l’analisi in tempo reale dei dati è la base per gestire design, produzione e consegne.  

– Foxconn (Shenzhen, Cina) è la fabbrica dove si assemblano componenti per smartphone (a partire dagli iPhone) e altri dispositivi. Gli impianti sono autonomi non solo nel momento della produzione: apprendono dai processi per migliorarli e per gestire una sorta di auto-manutenzione. Risultato: efficienza aumentata del 30%.

– Haier (Qingdao, Cina) ha spostato sul web il processo di configurazione e vendita dei propri prodotti (condizionatori d’aria). I tempi di consegna sono stati tagliati di un terzo e la produttività è cresciuta del 64%.

– Johnson & Johnson DePuy Synthes (Cork, Irlanda) utilizza la Internet of Things per creare un “gemello digitale” degli impianti, cioè una rappresentazione virtuale che permette di avere sempre sotto controllo quella reale, riducendo i costi d’intervento e anticipando possibili guasti.

– Phoenix Contact (Bad Pyrmont e Blomberg, Germania), produttore di componenti elettriche, ricorre al “gemello digitale” con un altro obiettivo: non c’è una rappresentazione digitale delle macchine ma delle specifiche di ciascun cliente. I tempi di produzione sono stati ridotti del 30%.

– Procter & Gamble (Rakona, Repubblica Ceca) raccoglie e usa i dati per monitorare ed effettuare simulazioni sulla filiera produttiva. Il processo è diventato più efficiente e il tasso di soddisfazione dei clienti è più che raddoppiato.

– Sandvik (Gimo, Svezia) è un gruppo attivo nell’ingegneria dei materiali e nel settore minerario. Ha digitalizzato la produzione, capace adesso di adattarsi anche nei turni non presidiati dalla presenza umana.

– Saudi Aramco (Uthmaniyah, Arabia Saudita) è un impianto di trasformazione del gas. Utilizza sensori e intelligenza artificiale. Le ispezioni vengono effettuate da droni e gli addetti sono accompagnati da caschi intelligenti e altre tecnologie indossabili. I tempi delle operazioni si sono così ridotti del 90%.

– Schneider Electric (Le Vaudreuil, Francia) ha messo l’intelligenza artificiale al centro, favorendo la condivisione di informazioni e buone pratiche su manutenzione e consumo energetico. I costi legati all’energia sono diminuiti del 10%, quelli di manutenzione del 30%.

– Siemens Industrial Automation (Chengdu, Cina) ha creato una piattaforma capace di prendere gli ordini dei clienti, gestire le risorse necessarie per completarli, pianificare i tempi di produzione e consegna.

– Tata Steel (IJmuiden, Olanda) ha uno stabilimento da 9.000 dipendenti che, scrive il report, “mette le persone al primo posto. Ha creato “un’accademia” che aiuta i lavoratori a trovare soluzioni per ridurre gli sprechi e migliorare la qualità e l’affidabilità dei processi di produzione. Ne hanno beneficiato i risultati finanziari.

I 5 “comandamenti” dell’Industria 4.0

Lo studio individua alcune “evidenze”. Non si tratta di principi o sondaggi ma di riscontri che, come chiariscono i 16 impianti-faro, sono già realtà.

Europa e Asia guidano la rivoluzione – “La rivoluzione digitale è arrivata ed è in atto un cambiamento di paradigma nella produzione globale”. I fari coprono diversi settori, ma si concentrano in Europa (con 9 impianti) e Asia (6 impianti), mentre negli Stati Uniti ce n’è solo uno. È “la conferma del fatto che queste regioni sono all’avanguardia in termini di adozione tecnologica”.

Accodarsi non basta – Chi si è mosso per primo è “in anticipo di anni rispetto ai concorrenti”. Chi resta fermo è spacciato, ma anche accodarsi potrebbe non bastare. Oltre a penalizzare la propria impresa, si rischia di “mettere a repentaglio l’intero settore manifatturiero”. La soluzione è “accelerare drasticamente lo sviluppo del digitale, imparando dagli stabilimenti ‘faro’ e lavorando insieme per superare gli ostacoli all’adozione”.

Chi vince prende tutto – Rincorrere potrebbe comunque non bastare. Chi ha fatto in fretta, come i fari, sta già raccogliendo “benefici smisurati”. Tanto che si può già “scorgere una dinamica in cui ‘i vincitori prendono tutto’, simile alla prima rivoluzione internet, dove alcuni precursori hanno ottenuto i maggiori vantaggi della creazione di valore: 9 aziende su 10 hanno già accumulato un anno di ritardo e perfino i leader di settore sono bloccati in progetti pilota”.

Digitalizzare su vasta scala – Si deve andare oltre i progetti pilota, per abbracciare la digitalizzazione “su ampia scala”. È un modo per “rafforzare la resilienza e la produttività”. Agilità e produttività sono infatti strumenti per reggere “alla crisi economica e ad altri shock”. L’applicazione su scala “consente al tempo stesso i benefici in termini di crescita, costi e flessibilità”. Fa quindi bene alle casse, ma non solo: permette di “affrontare eventuali problematiche”.

La fabbrica torna attraente – “I fari sono la prova dei benefici della rivoluzione digitale in termini di produttività, agilità e personalizzazione di massa, creano nuovi modelli di business e iniettano capitale umano per rendere i luoghi di lavoro rivolti alla produzione attraenti e interessanti, dimostrando il potenziale dei sistemi di produzione avanzati per affrontare le sfide globali, guidare la nuova crescita e rendere la produzione un luogo di lavoro allettante”.

Riecco l’iPhone SE: il più economico smartphone Apple è tornato in vendita. È spuntato nella sezione offerte del sito ufficiale americano, a 249 dollari per 32GB e 299 per 128GB. Al momento è disponibile solo per gli utenti statunitensi, visto che non c’è traccia di questa promozione sugli altri siti nazionali. È una buona notizia per gli estimatori del “piccolo di casa” ma potrebbe essere un altro segnale poco confortante per le vendite di Cupertino.

Il ritorno del mini-iPhone

L’iPhone SE è un dispositivo apprezzato perché combinava le caratteristiche di un 6S al design del 5S, con bordi abbondanti e tasto “Home” nella parte inferiore. Il tutto con prezzo più abbordabile (349 dollari al momento del lancio) e dimensioni contenute: 4 pollici, più vicine all’ideale immaginato da Steve Jobs che alla tendenza extra large degli ultimi anni. Lanciato nel marzo 2016, è stato ritirato nel settembre 2018 per fare spazio ai nuovi smartphone e – in particolare – all’iPhone XR, che avrebbe dovuto presidiare una fascia di mercato inferiore ai top di gamma. Una mossa che non si è rivelata felice e sulla quale Apple torna riportando in vita per un breve periodo l’iPhone SE.

Il pubblico dell’SE

A tre anni dal suo lancio, secondo DeviceAtlas, l’iPhone SE ha chiuso il 2018 all’ottavo posto negli Stati Uniti e al sesto in Italia per “quota di traffico generato”. Non è quindi uno smartphone di punta e non sarà certo l’SE a raddrizzare le vendite dell’iPhone. Ma è comunque un dispositivo che ha fatto il proprio dovere: coprire una fetta di mercato inferiore all’indirizzo tradizionale di Apple, integrando le vendite dei fratelli maggiori. La formula ibrida del XR, né top né low cost, non ha convinto, anche perché il mercato è assai meno forte rispetto a due-tre anni fa.

L’offerta “a tempo” che dura da troppo

Il ritorno dell’iPhone SE, per quanto in una finestra di “liquidazione”, potrebbe essere un modo per esaurire le scorte, ma anche un segnale di come Apple stia esplorando soluzioni per rimodulare (per quanto possibile) la propria offerta. L’SE potrebbe quindi rappresentare una domanda: c’è fame di un iPhone a prezzi meno salati o è meglio puntare tutto sulla fascia più alta? In parallelo, Cupertino sta provando a rubare quote di mercato ai vecchi modelli per spingere i nuovi: sul sito americano campeggia ancora l’offerta che permette agli utenti di acquistare un XR per 449 dollari o un XS per 699 se si decide di rottamare il proprio iPhone. Il sito sottolinea che si tratta di un’opportunità “a tempo limitato”. Ma è passato un mese e mezzo ed è ancora lì.

Anche l’Ocse, dopo l’Fmi, potrebbe rivedere di nuovo al ribasso le stime del Pil italiano, dopo averlo già fatto lo scorso novembre. Il segretario generale dell’organizzazione parigina, Angel Gurria, ha risposto con un “forse si’, vedremo” ai giornalisti che a margine dei lavori del Wef gli chiedevano se verranno riviste le previsioni. La prossima occasione sarà nel mese di marzo, quando l’Ocse renderà pubbliche le nuove stime. C’è da dire che l’Ocse ha già tagliato le stime del Pil italiano riducendole dello 0,2% sia nel 2018 sia nel 2019 (rispettivamente all’1% e allo 0,9%).

Lino Banfi verrà nominato dal governo per rappresentare il nostro Paese nella commissione italiana per l ‘Unesco. “Abbiamo fatto Lino Banfi patrimonio dell’Unesco”, è la battuta di Luigi Di Maio nel presentare, alla convention M5s sul reddito di cittadinanza, il noto attore.  “Voglio portare un sorriso ovunque”, ha detto Banfi. 

“Ora Luigi ha chiarificheto la mia presenza…”. Non rinuncia al suo classico stile pugliese, che ha fatto la sua fortuna in tanti anni, il comico Lino Banfi vip d’onore all’evento M5s sul reddito di cittadinanza.  “È una carica bellissima – ha sottolineato riferendosi alla sua nomina dal Governo per rappresentare il nostro Paese nella commissione Italiana per l’Unesco – Voglio portare un sorriso; le commissioni sono fatte con persone plurilaureate.. ma io voglio portare un sorriso ovunque. Il mio sogno è di vedere sorridere anche mentre si fa politica”. 

L’attore ha ricordato quando ha conosciuto Di Maio : “Questo ragazzo mi disse che sapeva tutti i miei film e mi disse interrogami … e poi si presentò al mio ristorante per il mio compleanno con un mazzetto di fiori. Luigi ha 32 anni ma quando parla con Salvini e Conte ne ha 55.. non so come fa”.  Poi, prosegue: “Non ti chiedo niente per chi voti, mi disse, ma io ti adoro perché hai fatto ridere 3 generazioni.. Ora abbiamo fatto 5 minuti faceti.. adesso parlate di cose serie”.

Che sta succedendo davvero con la fattura elettronica? Se siete un commerciante, un imprenditore, un artigiano, ma anche solo un cliente, facciamo il caso, di un ristorante o di un meccanico, dal 1 gennaio 2019 siete entrati anche voi nel magico mondo della fatturazione elettronica. Vuol dire che al posto della vecchia fattura di carta, scritta a mano, si fa tutto in digitale. Sulla carta, scusate il gioco di parole, è una meraviglia ed è un passaggio fondamentale sulla strada che dovrà rendere questo paese digitale e quindi più efficiente. Mi spiego: teoricamente trasformare tutte le fatture in oggetti digitali vuol dire che sarà più facile farle, tracciarle, individuarle, conservarle. Effetti collaterali: un recupero importante di evasione fiscale.

Tutto bene allora? Non proprio. A fronte dei comunicati trionfalistici dell’Agenzia dell’Entrate sulla macchina che si è messa in moto e che macina circa due milioni di fatture al giorno con una percentuale di errori del 5 per cento, i commercialisti segnalano moltissimi disagi e disservizi. Soprattutto per i piccoli commercianti, i piccoli imprenditori, i piccoli artigiani. Che in Italia sono la stragrande maggioranza. Dove sta la verità? La verità è che tutte le volte che si cambiano antiche abitudini si deve fare una sforzo, è vero, ma da questo punto di vista la fatturazione elettronica è stata una occasione perduta.

Poteva essere l’occasione per fare un software facile, intuitivo, amichevole, l’occasione per innovare i processi oscuri del nostro sistema fiscale, e invece il software gratuito sembra un relitto degli anni ‘90, i primordi del web, il video tutorial su YouTube è in un linguaggio per iniziati e la procedura è labirintica esattamente come è il fisco di carta. Digitalizzare non vuol dire ricopiare il mondo analogico con tutti i suoi difetti, ma costruire processi nuovi che rimettono al centro il cittadino-consumatore.

Pensate per un istante alla facilità con cui comprate qualcosa su Amazon, o anche aprite un conto corrente bancario con queste nuove banche digitali. Senza mediazioni, direttamente con una app. La fattura elettronica avrebbe potuto essere la prova che il digitale migliora la vita. E invece abbiamo preso la solita strada, che alla fine funzionerà, sì, ma solo perché per disperazione ci saremo affidati ai commercialisti per far fare tutto a loro. Il contrario del digitale.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha lanciato l’allarme sul nazionalismo che minaccia l’Ue, sottolineando che il pericolo si annida anche all’interno “della nostra società”. Macron si trova ad Aquisgrana per firmare il Trattato di cooperazione franco-tedesco insieme alla cancelliera tedesca, Angela Merkel. Quest’ultima ha ricordato come la sfida sia “rispondere alla rabbia” dei cittadini europei. Merkel, ha sottolineato poi l’importanza del nuovo trattato franco-tedesco di Aquisgrana “in un momento speciale” per l’Unione europea, come segno di unità contro i “populismi e nazionalismi” in crescita e prima della prospettiva di Brexit.

La reunion delle Spice Girls, tanto attesa e celebrata dai fans di tutto il mondo, non parte certo con il piede giusto. Le quattro ragazze inglesi, orfane di Victoria Beckham, che a cavallo tra gli anni ’90 e i primi 2000 hanno fatto sognare e ballare un’intera generazione di teenager da un capo all’altro del mondo, da sempre portano avanti battaglie a favore delle donne. Ai tempi avevano dato anche un nome alla loro missione, “Girls Power”, quello che oggi sarebbe probabilmente declinato in un hashtag; missione messa al centro del loro operare all’interno dello showbiz forse come nessun’altra realtà pop femminile aveva mai fatto prima e mai farà dopo.

Passano gli anni ma i problemi per le donne restano, quella disparità sociale dovuta all’essere di sesso femminile è ancora un problema di primissimo allarme. Così le Spice Girls decidono di dedicare parte della luce derivante da una reunion davvero storica alla causa. Presupposto giusto e onorevole, se non fosse che le magliette con la scritta #Iwannabeaspicegirl indossate in un servizio fotografico pompato sui social e messe in vendita al prezzo di 19 sterline per aiutare l’associazione Comic Relief impegnata nella campagna per la parità di genere, pare, secondo un articolo del The Guardian, siano state commissionate ad una fabbrica del Bangladesh, la Interstoff Apparel, che pagherebbe i dipendenti (la maggior parte donne/ragazze) non più di 40 centesimi di euro l’ora, con turni massacranti che arriverebbero a durare anche 16 ore.

Il quotidiano inglese porta la testimonianza di Salma (nome fittizio), 20 anni, che descrive la sua vita in fabbrica (e fuori) come un vero inferno. Paghe e orari sarebbero legati ad obiettivi irraggiungibili tipo “cucire fino a 2.000 indumenti al giorno”, i responsabili, i capi diretti di Salma, vengono descritti come volgari sfruttatori che, tra un insulto e un altro, non si farebbero problemi nemmeno a costringere donne incinta a straordinari disumani. Straordinari che sarebbero all’ordine del giorno secondo il racconto di Salma, che sostiene che almeno la metà dei giorni lavorativi di un mese resterebbe in fabbrica a cucire dalle 8 del mattino fino a mezzanotte.

Un lavoro che porta inevitabilmente dolori fisici a collo e schiena, Salma si è fatta consigliare da un medico degli esercizi per curare questi dolori dovuti ad una postura tenuta salda per troppe ore, ma significherebbe mettersi in pausa dal lavoro ogni giorno per dieci minuti e questo non è possibile. Una collega di Salma, più grande, che lavora nella stessa fabbrica dal 2013, nel descrivere al quotidiano inglese la sua situazione dice che 19 sterline, il prezzo della maglietta rivenduta nel regno Unito, loro non lo guadagnano in una settimana.

Le Spice Girls venute a conoscenza della situazione si sono dichiarate “profondamente scioccate e inorridite” e si sono proposte di finanziare un’indagine sulle condizioni di lavoro in quell’azienda. Anche l’associazione Comic Relief ha mostrato ufficialmente preoccupazione per la vicenda. Del resto nessuno ipotizza che le quattro celebrità coinvolte fossero a conoscenza della situazione. La piena responsabilità è stata invece assunta da “Represent”, il venditore online contattato dalla band inglese e che avrebbe cambiato fornitore all’ultimo momento senza avvisare.

Nel frattempo la Interstoff Apparel, azienda che fa capo a Shahriar Alam, ministro degli affari esteri del governo del Bangladesh che si è insediato circa un mese fa e sospettato di aver truccato le elezioni vinte con il 96% dei voti, respinge ogni accusa. 

Riunione oggi tra Salvini e i membri del governo della Lega. Non si tratta del primo incontro governativo al Viminale e non era questa l’occasione per fare scelte politiche. Ma il ‘conclave’ – tenutosi al dicastero dell’Interno e durato quasi quattro ore, proprio alla vigilia della congiunta M5s che si terrà stasera – è servito al vicepremier per fare il punto della situazione, riferisce chi era presente (sottosegretari, ministri e vice ministri) e per far partire ‘la fase 2’.

Non c’è nessuna alternativa a questo esecutivo, avrebbe ribadito il segretario della Lega, ma serve – questo il ragionamento secondo quanto apprende l’Agi – una maggiore collegialità da parte del Movimento 5 stelle sulle scelte e sui ‘dossier’ sul tappeto. Il malessere da parte dello stato maggiore del partito di via Bellerio è legato soprattutto ad un deficit di comunicazione che si è creato tra i due contraenti del contratto. Sottosegretari a cui non è stata data ancora alcuna delega o a cui viene negato di andare in missione. Ma anche agli strappi che i pentastellati compiono e che poi – questa la tesi – è difficile ricomporre.

Per Salvini ora è necessario puntare alla crescita

L’ultimo, viene spiegato, sulla nomina dei vertici del parco del Circeo. E poi ci sono i provvedimenti sul tavolo. E non a caso Salvini ha messo in guardia i partecipanti all’incontro di cominciare già a studiare il Def perchè è “dietro l’angolo” ed è necessario puntare alla crescita, imporre una svolta in ambito economico. Anche oggi Salvini con i suoi, viene ancora riferito, ha difeso il rapporto con Di Maio e il reddito di cittadinanza, una misura – ha ricordato – che è nel programma e che dovrebbe portare a far muovere l’economia.

Ma – il giudizio unanime espresso dai dirigenti leghisti e condiviso dal ‘Capitano’ – la misura andrà migliorata, è di difficile attuazione, manca dell’aumento dei fondi per i disabili, e quindi in questi due mesi occorrerà lavorarci anche perchè la necessità è quella di dover tenere sotto controllo i conti. Ma l’input di Salvini nel puntare già al Def, è quello di accelerare su misure per la crescita e il lavoro.

Oggi al Viminale ogni partecipante all’incontro ha poi illustrato le proprie priorità e i provvedimenti portati avanti. Il sottosegretario al Lavoro Durigon, per esempio, ha fatto un resoconto su ‘quota cento’. Ma la fase due del governo si aprirà soprattutto con uno sguardo all’economia (Salvini oggi ha reagito contro l’affondo del Fondo monetario internazionale), il punto fermo sulla politica dell’immigrazione, la legittima difesa e l’autonomia. Non arretreremo di un millimetro, occorre difendere i nostri cavalli di battaglia, il ragionamento del vicepremier leghisti. In diversi hanno posto il tema anche delle infrastrutture, in particolare sulla Tav.

“Nessuna intenzione di mettere in fibrillazione l’esecutivo”

“Anche sulle leggi del Movimento 5 stelle ci sarebbe da fare un’analisi costi/benefici…”, la battuta di un sottosegretario, “nessuna intenzione di mettere in fibrillazione questo governo ma le scelte vanno condivise”, il ‘leitmotiv’, “occorre per evitare fratture superare le incomprensioni”, anche quelle sorte riguardanti il capitolo delle nomine.

“Il Movimento 5 stelle soffre perché nei sondaggi la Lega è avanti ma è un errore se qualcuno punta a strappare”, dice un altro sottosegretario. Nella riunione si è deciso, secondo quanto si apprende, di costituire dei gruppi di lavoro e di stringere sui provvedimenti in agenda. Non solo legittima difesa e autonomia, ma anche per esempio la riforma tributaria, il ‘dossier’ sulla distribuzione dei tribunali per area geografica, misure per i piccoli comuni, la semplificazione negli appalti.

Salvini – spiegano altre fonti – ha confermato la volontà di andare avanti con M5s ma l’invito, rivolto anche ai suoi e non solo ai pentastellati, è quello di non tirare troppo la corda. La riunione quindi è servita per stilare una sorta di ‘cronoprogramma’ e di mettere a fuoco la campagna elettorale per le Europee. 

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