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Tra quasi due mesi esatti Marvel Ultimate Alliance 3: The Black Order arriverà come esclusiva Nintendo Switch e per ingannare l’attesa stiamo lentamente scoprendo quali saranno gli eroi giocabili e come essi si comporteranno.

Abbiamo visto Ms. Marvel e di recente Spider-Gwen per un po’ di sano girl power, ma cambiamo completamente registro vedendo in azione un supereroe che in realtà non ha poteri sovrumani. Stiamo parlando di Hawkeye (conosciuto anche come Occhio di Falco), esperto arciere che ha debuttato nei fumetti Marvel nel lontano 1964:

Hawkeye, presente nel primo Marvel Ultimate Alliance come DLC e assente in Marvel Ultimate Alliance 2, torna nel terzo capitolo Marvel facendo ciò che sa fare meglio: scoccare frecce contro nemici lontani. Nel video si dimostra capace, infatti, di lanciare frecce esplosive, elettriche e perforanti, sottilmente affermando la sua natura da personaggio AoE.

Hawkeye modello in Marvel Ultimate Alliance 3

Nei fumetti decide di passare al lato buono dopo aver visto Iron Man in azione e da allora è diventato un membro storico degli Avengers. Nel film del 2012 The Avengers invece ne è un membro fondatore, pellicola che dà il via alla Infinity Saga culminata con Avengers: Endgame, qui recensita senza spoiler.

L’articolo Marvel Ultimate Alliance 3: gameplay per Hawkeye proviene da GameSource.

“Il problema è sempre quello: salvare il capitalismo da se stesso”. Il libretto è sottile, più un pamphlet che un trattato, e le pagine hanno preso col tempo un tono di colore che dà sul paglierino. Sul frontespizio il simbolo della casa editrice: un lupo. “L’editore era il marito di Virginia Woolf, Leonard. Si conoscevano dai tempi di Cambridge”, racconta Giorgio La Malfa, anche lui uscito da Cambridge, ma sessant’anni dopo i fatti. 

The End of Lassez-faire, il libro che sfoglia con cura (è un pezzo ormai raro) è solo uno dei tremila volumi della sezione economica della fondazione dedicata a suo padre Ugo, partigiano azionista, segretario del Partito Repubblicano. Uno dei padri laici dell’Italia democratica.

Libri ovunque, nella sede della Fondazione Ugo La Malfa: un bel contrasto con la politica dell’urlo che si è venuta imponendo negli anni, fatta di scarsa riflessione e intensa adrenalina, problemi complessi e soluzioni semplici.

Semplici solo apparentemente, se non addirittura impraticabili. E i dilemmi di un capitalismo che ha portato alla crisi del 2008, senza generare gli anticorpi necessari ad impedire il suo ripetersi, restano tutti insoluti.

Anche per questo La Malfa, con il suo inglese parlato come una lingua madre e la sua profonda conoscenza dei processi dell’economia, riporta all’attenzione di politici e intellettuali gli insegnamenti di un grande padre dimenticato del Novecento. Si tratta di quel John Maynard Keynes che tratteggiò, profeta allora ascoltato, la riforma del capitalismo puro e duro.

Ne scaturì il “Trentennio d’oro” delle economie occidentali, dal ’45 al ’75: ricchezza creata e distribuita, conquiste sociali, vittoria sul modello marxista del socialismo reale. Che tempi.

Oggi gli scritti più importanti di Keynes, fra cui la Teoria generale dell’ocupazione dell’interesse e della moneta, tornano in Italia raccolti in un volume de I Meridiani Mondadori. Lo ha curato lo stesso La Malfa: oltre ai testi (valorizzati da una traduzione che rende giustizia al bell’inglese dell’originale) si possono sfogliare un approfondito saggio introduttivo ed una ricca annotazione dei testi di La Malfa e di Giovanni Farese.

“La ragione di fondo che ha portato alla pubblicazione di questo libro è duplice”, spiega La Malfa all’Agi, “Da una parte si tratta di dare ai giovani studiosi e intellettuali italiani un’opera dotata di un adeguato apparato critico. Dall’altra c’è un’esigenza di carattere politico. Di Keynes si deve tornare a valorizzare la visione complessiva dell’uomo, all’interno della quale proponeva soluzioni per i problemi dell’economia e della società. Era sì un economista, e di formazione era un matematico. Ma mentre si laureava in matematica studiava la filosofia. Non è un caso”.

Si direbbe il contrario dell’iperspecializzazione in voga adesso. Quasi una figura rinascimentale che riesce ad andare oltre i presunti dogmi della propria materia. 

“Giovedì prossimo verrà presentato questo volume all’Accademia dei Lincei. Ci sarà anche il Presidente della Repubblica. E questo mi fa molto piacere, è una presenza che ha un significato preciso rispetto al messaggio non solo economico ma anche sociale del pensiero di Keynes”.

Mattarella fin dall’inizio del settennato ha sottolineato l’idea della responsabilità sociale dell’impresa.

“Il punto di fondo del pensiero keynesiano è il rifiuto del fondamento utilitaristico dell’economia. Si può costruire una vera teoria economica sul concetto dell’uomo come puro homo economicus, ma si rischia di trascurare degli aspetti essenziali. L’economia, diceva Keynes, non è una scienza naturale, ma morale. Insomma: è parente dell’etica”.

E il capitalismo?

“Il capitalismo è una macchina molto efficiente, ma non efficiente in modo assoluto. Ha bisogno di un volante per essere indirizzato, per essere corretto nei suoi eccessi e nelle sue insufficienze. Non garantisce necessariamente la piena occupazione e la giustizia sociale, ad iniziare dai redditi. Spesso genera la stortura di redditi molto alti per pochi e molto bassi per molti. Senza considerare la disoccupazione”.

Una teoria quasi degna di Marx, che parlava dell’accumulazione di ricchezze sempre maggiori in un numero sempre minore di mani. Tutte mani capitaliste.

“In realtà Keynes conosce poco Marx e ne dà un giudizio sommariamente negativo. Conosce, però, e capisce bene Russia”.

La Russia comunista?

“Keynes, che nella prima parte della vita era stato omosessuale, a un certo punto conosce Lydia Lopokova, una bellissima ballerina classica dei Ballets Russes di Sergej Djagilev, la sposa e con lei visita e conosce a fondo la Russia”. 

Potenza dell’amore. E che impressione ha della Russia?

“Keynes ricostruisce bene due aspetti essenziali del comunismo: la sua totale inefficienza in termini economici pratici e la sua formidabile capacità di attrarre quanti, a partire dalle classi operaie, hanno di che lamentarsi del capitalismo. E dice: o troviamo il modo per rendere efficiente il capitalismo o l’attuazione del comunismo sarà irresistibile. Lo scriverà anche a Franklin Delano Roosevelt, poco dopo la sua elezione alla Casa Bianca: “Se lei dovesse fallire, in tutto il mondo sarà gravemente pregiudicato il cambiamento su basi razionali e in campo rimarranno a scontrarsi solo l’ortodossia e la rivoluzione”.

Roosevelt non fallì, per fortuna. Anzi, indicò la strada ad una intera generazione di politici del dopoguerra, anche in Italia.

“In Italia tutti i partiti del secondo dopoguerra sono keynesiani: democristiani, repubblicani, socialisti …  Tutti vogliono dare un’anima al capitalismo. Fanfani vara il piano casa all’interno di un progetto di società ben preciso, e anche per non far scivolare i meno abbienti verso il comunismo. Ora quello che deve emergere, anche da questo libro, è l’ispirazione politica del pensiero keynesiano, incentrata su un’idea ben precisa: come salvare il capitalismo da se stesso”.

Una volta il pericolo era che gli esclusi scivolassero verso il comunismo. Oggi si direbbe che il rischio è quello del populismo che invoca la propria sovranità sul bilancio dello Stato.

“A mio giudizio è lecito fare una spesa pubblica in deficit, ma per delle buone ragioni, cioè per degli investimenti. Ma non lo si può fare solo per ottenere due voti. Esiste anche un’altra lettera di Keynes, questa volta ad Hayek: in realtà la stima reciproca dei due era molto maggiore di quanto non si pensi. Keynes aveva appena finito di leggere “La strada per la schiavitù” di Hayek, e gli scriveva di essere d’accordo con lui sui pericoli della spesa pubblica: chi somministra alla società la medicina dell’intervento deve avere la cautela che hai tu”.

Comunque una posizione ben lontana dal reaganismo e dal thatcherismo. O dall’adorazione del pareggio di bilancio fine a se stesso.

“Anche chi in passato sosteneva l’austerità a tutti i costi adesso riconosce che quella cura non è servita a bloccare il debito pubblico. Questo è un punto.  Ma questo non costituisce una giustificazione per la dissipazione delle risorse pubbliche. Come in tutte le cose, bisogna avere capacità di discernimento”.

 Certo, in questi anni la sinistra ha molto ridotto la sua critica al capitalismo

“Oggi la più forte voce critica riguardo gli automatismi del mercato è rappresentata dal mondo cattolico. Una volta era il socialismo, ora non lo è più. Ho visto con molto interesse questa iniziativa di Papa Bergoglio, che ha convocato ad Assisi per una tre giorni, il prossimo anno, il mondo dell’economia e dell’impresa per dare un nuovo volto alla materia. Se venissi invitato ci andrei con grandissimo piacere a parlare di questi problemi.  La Chiesa una volta poteva apparire come portatrice di un rifiuto del capitalismo. Nel mondo contemporaneo, per l’appunto, si tratta di dargli un’anima”.

Colpisce, in Keynes, questa comunanza di sensibilità tra la cultura laica e quella cattolica o comunque religiosa.

“Nella biografia di Keynes ho ricordato che lui da parte di madre discendeva da una famiglia di predicatori battisti, usciti quindi dalla Chiesa Anglicana perché ispirati ad una visione più severa del cristianesimo. Lui non era credente, ma mantenne probabilmente un’impronta di questo tipo. Quanto alla madre, era una figura di grande spessore: il primo sindaco donna di Cambridge. Il cammino della modernità segue molte strade”.

E Giorgio La Malfa torna a sfogliare La fine del Lasseiz-faire. Un’idea, quella dell’“Arricchitevi!” di Guizot, che pare appartenere ad un mondo vecchio e lontano. O comunque non più in grado di rassicurare l’uomo contemporaneo.

Game Informer sta rilasciando piccole esclusive su Marvel Ultimate Alliance 3: The Black Order e noi lo seguiamo di pari passo. È la volta di un breve video di gameplay per Spider-Gwen, al debutto in un gioco Marvel:

Spider-Gwen non è altri che una Gwen Stacy di un universo alternativo, che invece di morire nell’originale raccoglie il manto del ragno più famoso del mondo personalizzandolo dopo non essere riuscita a salvare il suo migliore amico, Peter Parker.

Modello di Spider-Gwen in Marvel Ultimate Alliance 3

È una combattente molto veloce che oltre usare le ragnatele dimostra di essere anche in grado anche di teletrasportarsi. Ha debuttato nei fumetti nel 2014 e da allora è una presenza fissa del cast Marvel, protagonista (come Miles Morales, anch’egli mostrato in azione) anche del film Spider-Man: Into the Spider-Verse (in italiano: Spider-Man: Un Nuovo Universo), di cui potete leggere la recensione qui.

Ricordiamo che Marvel Ultimate Alliance 3 è un’esclusiva Nintendo Switch che uscirà il 19 luglio.

L’articolo Marvel Ultimate Alliance 3: gameplay per Spider-Gwen proviene da GameSource.

Sono da poco disponibili alcune foto trafugate che ritraggono le nuove motherboard per il gaming basate su chipset X570 prodotte da MSI. Si tratta di una coppia di schede madre, la X570 Gaming Pro Carbon e la X570 Gaming Plus. Ancora una volta le motherboard hanno una ventola attiva a bordo, sulla sommità del chipset e sopra lo slot dual PCIe x16, apparentemente PCIe Gen 4.

MSI-X570-Gaming-Plus

Le nuove motherboards sono comparse su Videocardz e sono entrambe basate sul nuovo chipset AMD X570 (PCH), progettato per la nuova serie  Ryzen 3000 series. Gamesource ne aveva parlato in questo articolo.

Abbiamo parlato del sistema di raffreddamento attivo del chipset. A quanto sembra, la maggior parte delle schede madre basate su X570 ne avranno uno, il che probabilmente le renderà un po’ rumorose a causa del ridotto diametro delle ventole. Da notare come la Gaming Pro Carbon abbia quattro slot ddr4 DIMM, sei porte Sata III e due slot PCIe x16, due slot PCIe x1 e due slot x4. Il modello Gaming Plus mostra due slot PCIe x16 e tre slot x1.

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Entrambe le schede MSI basate su chipset X570, la Pro Carbon e la Plus, saranno presentate ufficialmente questo mese al Computex. Ci si aspetta di vederle con due slot  PCIe Gen 4.0 compatibili e con il supporto di Wi-Fi 6 (AX).

L’articolo MSI X570 Pro Carbon e Plus motherboards da MSI proviene da GameSource.

“Serve un nuovo modello finanziario sostenibile, dove l’ambiente e i diritti siano al centro. Per quanto riguarda il futuro, anche dell’Europa, crescita e politiche pubbliche devono andare di pari passo per creare occupazione e, in questo modo, diminuire le disuguaglianze”. Lo ha detto il premio Nobel per l’Economia Amartya Sen che ha incontrato gli under 35 allo Spazio Scuderie di Bologna.

L’economia tra sostenibilità, etica e sviluppo, l’Europa di oggi e di domani: questi i temi al centro dell’evento, organizzato da Banca Etica in occasione dei 20 anni dalla sua fondazione e a pochi giorni dalle elezioni europee.

“L’Europa è stato uno degli esperimenti più interessanti d’integrazione e uno dei più grandi successi dopo la seconda Guerra Mondiale – ha aggiunto Sen – Quando si parla di crisi del 2008 la Bce ha dato un esempio di leadership non ottimale. Non c’era bisogno di austerity, quanto di un coordinamento robusto: l’occupazione è peggiorata, il Pil è calato in diversi Paesi e nel tempo si è capito quanto sia stata negativa”.

Amartya Sen, economista e filosofo di origine indiana, professore ad Harvard ha ricevuto il Premio Nobel per l’Economia nel 1998 per i suoi studi e per le sue teorie rivoluzionarie sui legami tra indicatori economici, uguaglianza, libertà e inclusione delle persone.

“La finanza fa girare quantità immense di denaro” commenta Ugo Biggeri, fondatore di Banca Etica “Con poche riforme a livello europeo questo denaro potrebbe essere usato coniugando la legittima aspirazione a una remunerazione degli investimenti, con la possibilità di mettere ingenti risorse a disposizione dei progetti che creano posti di lavoro grazie alla conversione sostenibile delle attività produttive e alla lotta alle diseguaglianze, con attività economiche inclusive e attente agli impatti sociali”.

“Sen” ha evidenziato Biggeri, “ha rivoluzionato il punto di vista dell’analisi economica, partendo dalle potenzialità che le persone possono esprimere e le opportunità che hanno per svilupparle: un punto di vista che genera efficienza economica e sociale, riduce le disuguaglianze ed è molto coerente con l’idea di diritto al credito”.

Durante l’evento Amartya Sen ha premiato quattro gruppi di under 35 i cui progetti si son qualificati nelle gare di idee “Vénti di futuro”, che tra dicembre 2018 e marzo 2019 Banca Etica ha organizzato in 4 città italiane per dare spazio e voce alle iniziative per i millennials e alla loro visione per un’economia sostenibile, inclusiva e innovativa. Quattro i temi del contest: per la “rigenerazione urbana” si è qualificato il progetto “Zeno, un nuovo spazio pubblico per Trieste”; per il tema “Innovazione sociale” è stato scelto “Stay Human” finalizzati alla realizzazione di un’app per mappare le offerte di prodotti sostenibili; per il tema “Cultura, lavoro e impresa” è stato selezionato il progetto “Da grande sarò un teatro…e anche un cinema”, per la realizzazione di uno spazio culturale autogestito da artisti brindisini”; per il tema “Sharing economy e impact finance”, si è qualificato il progetto “Seed coin”, per una moneta elettronica che connetta produttori e orti a km zero. I quattro progetti riceveranno un contributo di 1000 euro e la supervisione gratuita di un provider integrato di innovazione.

 

Il vice cancelliere austriaco, Heinz-Christian Strache, si è dimesso dopo la diffusione di un video in cui è stato sorpreso a offrire contratti governativi in cambio di sostegno politico. In precedenza il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, aveva escluso ulteriori collaborazioni con Strache, del partito di estrema destra, Fpoe.

Strache, figura chiave dell’estrema destra in Europa, in una dichiarazione televisiva, visibilmente emozionato, ha denunciato di essere stato “vittima di un attacco politico messo in scena in segreto” e per il quale “i giornali hanno atteso due anni”. “Mi dimetto” ha aggiunto “per evitare di danneggiare ulteriormente l’immagine del governo” di coalizione con il Partito Popolare (OVP) del cancelliere Kurz. 

Le immagini registrate a sua insaputa e che lo mostrano mentre promette contratti pubblici in cambio di sostegno economico alla sedicente nipote di un oligarca russo che si presenta come un potenziale ricco donatore, sono state rivelate dai media tedeschi Der Spiegel e Sueddeutsche Zeitung.

Nel video c’è anche un legame con l’Alto Adige: Strache dice di voler boicottare Hans Peter Haselsteiner, tycoon austriaco e bolzanino d’adozione. Heselsteiner, 75enne patron di Strabag, gigante del settore edile, è considerato il ‘paperone’ dell’Alto Adige (si parla di un patrimonio di 1,5 miliardi di euro) ed attualmente è impegnato in una cordata con i fratelli Gostner, appassionati di aeromobili, per riattivare con voli di linea l’aeroporto di Bolzano.

Nel video si sente che Strache, parlando con una sedicente nipote dell’oligarca russo, dice di voler “fondare una società come la Strabag” e di “non voler avere più nulla a che fare con Haselsteiner” quando sarebbe stato al governo”. nel video, girato nel 2017 a Ibiza, Strache sostiene apertamente di voler favorire aziende russe negli appalti e di voler censurare i media austriaci prendendo spunto dalla repressione di Viktor Orban

Strache si è difeso dicendo che nel video era ubriaco e che le sue parole erano frutto dell’alcool. Strache, 49 anni, viennese, che dal 2005 guidava la Freiheitliche Partei Oesterreichs (FPOe) partito della destra populista, dal 18 dicembre 2017, ha definito la pubblicazione del video come “un tentativo di assassinio politico” e che adirà a vie legali. 

Strache, nell’indicare il nuovo leader della FPOe il suo vice, nonché ministro delle Infrastrutture, Norbert Hofer, si è scusato con la moglie Philippa definendola “la persona più importante della mia vita”. Anche il capogruppo della FPOe in Parlamento, Johann Gudenus, presente quel giorno ad Ibiza, si è dimesso. 

Il presidente Usa, Donald Trump, ha vietato alle aziende del Paese di utilizzare tecnologia Huawei. Non in modo così esplicito, ma il fine è esattamente questo. Mercoledì Trump ha firmato un ordine esecutivo che proibisce alle società statunitensi di utilizzare apparecchiature di telecomunicazione di “avversari stranieri” ritenuti un “rischio inaccettabile” per la sicurezza nazionale. Il bando di “emergenza nazionale” punta ad arginare il colosso cinese Huawei, accusato da Washington di spiare i governi occidentali avvalendosi di tecnologie di ultimissima generazione, primo fra tutte il 5G. Non solo. Gli Usa hanno anche invitato caldamente gli alleati a fare lo stesso. Pena il congelamento della condivisione dell’intelligence americana. Ecco come hanno accolto l’appello gli alleati.

Italia

L’Italia per ora è ferma sulle proprie posizioni di apertura alla Cina, complice anche l’accordo sulla via della Seta firmato a marzo e un’altra intesa di aprile scorso. Attualmente, Huawei rimane solido partner di Vodafone, TIM e Wind Tre per lo sviluppo del 5G. Il colosso cinese e Zte, si legge su Il Foglio, “hanno già partecipato alle sperimentazioni del 5G a Milano e Matera-Bari, ma anche la rete del 4G – su cui si basa quella di prossima generazione – è per gran parte costruita con componenti cinesi, come peraltro è successo praticamente in tutta Europa”.

Regno Unito

Come riporta il Sole24Ore, la Gran Bretagna, storico primo alleato americano, al termine di un lungo audit governativo e delle agenzie di intelligence, ha firmato un accordo di cooperazione anti-spionaggio con Huawei(“no-spy agreement”) con il quale la società cinese “si impegna formalmente a fornire infrastrutture di tlc senza ‘backdoor’ segrete o altri dispositivi di spionaggio nascosti”, come ha fatto sapere il chairman di Huawei, Liang Hua.

Australia e Nuova Zelanda

L’Australia, riporta il Guardian, è stato il primo Paese a escludere (dietro divieto) la tecnologia Huawei dalle prossime reti 5G, citando problemi di sicurezza. Poi è stato il turno della Nuova Zelanda che ha bandito la partecipazione del colosso cinese da una importante rete 5G. In seguito al divieto australiano, Huawei ha presentato una denuncia all’Organizzazione Mondiale del Commercio definendo la mossa di Canberra “chiaramente discriminatoria”. In un’intervista al Telegraph, Malcolm Turnbull, l’ex primo ministro australiano che ha introdotto il divieto ha spiegato che il rischio rappresentato da Huawei era un “alto” e che non era possibile “progettare un modo per aggirare” i problemi di sicurezza ad esso associati.

Francia

Il presidente Emmanuel Macron ha fatto sapere giovedì che la Francia non bloccherà Huawei. “Credo che avviare ora una guerra tecnologica o commerciale sia inappropriato”, ha dichiarato il presidente in occasione dell’evento Paris VivaTech. 

Giappone

Il colosso cinese è ufficialmente escluso dagli appalti pubblici.

Germania

Il regolatore delle telecomunicazioni ha fatto sapere che a nessuna azienda sarà vietato di fornire la sua rete 5G. “Gli operatori lavorano tutti con tecnologia Huawei, comunque”, ha dichiarato Jochen Homann, a capo dell’agenzia della rete federale. “Se Huawei venisse esclusa dal mercato, ciò ritarderebbe il lancio delle reti digitali”.

In tutta risposta, una portavoce dell’ambasciata Usa ha ribattuto: “Continuiamo ad avvertire i nostri alleati, inclusa la Germania, dei pericoli insicuri dell’apparecchiatura 5G presenti alle loro economie e sicurezza nazionale … Se questo rischio supera la soglia per gli Stati Uniti, lo faremo essere costretti a limitare la condivisione delle informazioni in futuro”.

Belgio

L’intelligence belga non ha trovato prove di rischio di spionaggio, perciò difficilmente la società cinese sarà bandita dal Paese.

Olanda

Nei Paesi Bassila questione è ancora allo studio. Il servizio di intelligence olandese, secondo il quotidiano De Volkskrant, sta cercando una possibile “backdoor” nascosta nei dati dei clienti dei tre maggiori provider di telecomunicazioni della nazione: VodafoneZiggo, T-Mobile / Tele2 o KPN.

Oggi è il giorno dell’adunata sovranista a Milano. Con e intorno a Matteo Salvini, leader della Lega, undici capi-partito dell’ultradestra” che “sperano in un corteo di centomila persone” scrive la Repubblica, oggi la manifestazione di Milano rappresenta una “Sfida tra due Europe”, dando però voce alla protesta e al crescente movimento dei “lenzuoli della libertà” cominciato dopo che i pompieri di Brembate ne rimossero uno. Libero Quotidiano invece titola la sua edizione cartacea così: “Milano si tinge di verde”, perché “Il capo del Carroccio convoca il suo popolo per il comizio sulle Europee”. “Parlerà a famiglie e gente normale, mentre giudici, giornali e poteri forti lo attaccano”. Sono i due fronti opposti.

Ma al di là dell’aspetto simbolico della manifestazione, di quel che si muoverà nella piazza, degli slogan, dei cartelli pro e contro, delle lenzuola di protesta alle finestre e di quel che accadrà nel concreto, “il raduno di oggi a Milano dell’internazionale dei sovranisti europei potrebbe essere un’occasione ghiotta per Matteo Salvini: per ascoltare non solo quello che i colleghi nazionalisti dicono sull’Europa ma anche quello che i colleghi nazionalisti dicono sull’Italia” scrive Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio. Perché il leader leghista “sa che il governo di cui fa parte viene considerato anche dai sovranisti la pecora nera dell’Europa”.

In pratica, analizza ancora Cerasa, “su molte cose, sull’Europa, sull’euro, sui migranti, sulla globalizzazione, sul protezionismo, i sovranisti raccontano fesserie. Ma c’è un punto sul quale buona parte degli alleati e degli amici di Salvini ha dimostrato di non aver paura a raccontare la verità. E quel punto riguarda un tema che in teoria dovrebbe stare a cuore al leader della Lega: le condizioni dell’Italia, la sua traiettoria, il suo futuro economico. E quando parlano d’Italia, i sovranisti europei, purtroppo per l’Italia, spesso ci azzeccano”. Come il dissenso espresso dallo “splendido ministro delle Finanze austriaco Hartwig Löger” per commentare proprio le parole con cui Salvini ha annunciato di essere pronto a sforare la regola del tre per cento e di essere pronto ad arrivare fino al 130- 140 per cento del debito: “Noi non siamo pronti a pagare per i debiti dell’Italia. Spingendo in modo deliberato la spirale del debito italiano, non si può più escludere che l’Italia diventi una seconda Grecia” ricorda il direttore de Il Foglio.

La Repubblica fa leva sull’afflato europeista e resistente del suo lettorato andando a intervistare il delfino di Marin Le Pen, Jordan Bardella, capolista del Rassemblement national, che invece confessa: “L’Italia è un modello per chi vuole meno Ue”. Per il portavoce di Le Pen alle presidenziali le europee costituiscono la prima prova elettorale “dall’arrivo al potere di Macron”. Il voto è quindi rappresenta “un referendum sulla sua politica” per il quale si dice certo che “i francesi manderanno un messaggio chiaro e forte contro il suo governo”. “È l’inizio dell’alternanza. Sono certo che anche la Francia seguirà la primavera dei popoli cominciata altrove in Europa” confida, ammettendo però ciò che Il Foglio nega, e cioè che sul Vecchio Continente, l’economia e il rischio di recessione in Italia “pesano le regole europee, a cominciare dall’assurdo diktat del 3% deficit/Pil che noi vogliamo abolire. Salvini ha raccolto una eredità pesante, ci vuole tempo”.

L’uscita dall’euro è in discussione? Risponde Bardella “Ci siamo evoluti sulla questione europea perché il contesto europeo si è evoluto. Prima la scelta era tra sottometterci all’Ue, o andarcene. L’avvento al potere di Salvini, del Fpo in Austria, l’inflessione di Orbán sull’immigrazione, ci permettono adesso di riorientare la costruzione dell’Europa”. E per quale Europa? “Vogliamo un’Europa à la carte, basata sulla libera collaborazione tra nazioni solo quando è necessario. È quello che ha funzionato con progetti come Airbus o Arianespace”. E le tante differenze e sfumature della galassia sovranista?  “Siamo alleati, non cloni” è la risposta.

 

Anche Il Messaggero sottolinea le differenze del fronte, meglio: dell’”Internazionale sovranista” che si raduna oggi a Milano come la definisce il quotidiano romano: “Uniti sui migranti, divisi sui conti”. Un fronte che sfila “tra scandali e indagini sui fondi UE” titola La Stampa nello scattare questa fotografia: “L’Europa del buonsenso usa i fondi pubblici del Parlamento europeo per cene di gala innaffiate da champagne. Fa affari con le lobby dell’industria in cambio di ricche consulenze. Accetta donazioni da quelle del tabacco per eliminare il divieto di fumo negli esercizi pubblici (a Vienna). E si oppone fermamente alla creazione di un’Autorità Ue per la lotta all’evasione fiscale”.

Insomma, secondo il quotidiano sabaudo, per poter tracciare una radiografia completa dei partiti sovranisti che oggi scendono in piazza Duomo a Milano accanto a Matteo Salvini, “la cosiddetta ‘Europa del buonsenso’, bisogna seguire la più basilare delle regole investigative: ‘Follow the money’, segui il denaro. Sia esso in arrivo dalla Russia (chiedere a Marine Le Pen), da alcune società con sede in Svizzera (ne sanno qualcosa i tedeschi di AfD) o in uscita verso un conto segreto in Lussemburgo (vedi l’inchiesta sui 49 milioni del Carroccio)”.

Ovvero? Ovvero “I compagni di viaggio della Lega- scrive il quotidiano torinese – dicono di battersi contro le élite economico-finanziarie, puntano il dito contro gli sprechi dei fondi Ue e promettono di rivoltare come un calzino l’Europa delle lobby e delle banche. Salvo poi dimostrarsi a loro agio in affari illeciti o nell’uso dei fondi europei anche per acquistare 150 portadocumenti in pelle da regalare agli amici (valore 5.000 euro), come ha fatto l’eurodeputato olandese Auka Zijlstra, del Pvv guidato da Geert Wilders (anche lui oggi a Milano). ‘Predicano bene e razzolano male’, dice il report ‘Le due facce delle destre autoritarie’” realizzato da Corporate Europe Observatory.

“A guardarla in modo meno superficiale – chiosa Cerasa su Il Foglio a chiusura di analisi – la sfilata ci ricorderà quali sono tutte le pericolose contraddizioni incarnate dal sovranismo in versione salviniana. Primo: essere irrilevante nel prossimo Parlamento europeo, pur avendo buone probabilità di essere il partito con più deputati. Secondo: essere considerato punto di riferimento dei sovranisti, che però allo stesso tempo sbertucciano il governo di cui Salvini è alla guida. Terzo: essere alla guida di un’internazionale sovranista che più avrà successo e meno farà gli interessi dell’Italia. La verità sull’Italia la dicono i sovranisti europei. E per una volta forse bisognerebbe ascoltarli”.

Ma secondo il politologo Usa Francis Fukuyama, gli strappi alla democrazia “non nascono dalla crisi economica, ma da una ricerca di dignità umana che il mercato non riesce a soddisfare”. Ovvero? “Tutta colpa dell’autostima” come ha titolato lo scorso 24 febbraio Il Sole 24 Ore nell’anticipare un capitolo del suo ultimo libro, Identità. La ricerca della dignità e i nuovi populismi.

“Il pranzo di compleanno era sempre una festa che si concludeva con la torta di fragole. Il 28 aprile era il mio. Il 18 maggio quello di mio fratello”. Avrebbe 80 anni Giovanni Falcone e sua sorella Maria, custode tenace della sua memoria e del suo impegno, da affidare soprattutto alle generazioni di studenti che ha incontrato, ai ‘nuovi italiani’, con l’AGI ne ricorda la forza e la bellezza.

Tentare di immaginare che ottantenne sarebbe stato – “sicuramente splendido” – questo straordinario magistrato, se non fosse stato trucidato il 23 maggio di 27 anni fa da Cosa nostra, apre lo spazio a un rimpianto doloroso che in fondo rimanda a un altro e più vasto pensiero, che quasi stordisce: cosa sarebbe oggi l’Italia con persone come lui, con magistrati, uomini e donne delle forze dell’ordine, politici, sindacalisti, giornalisti… insomma, con questo folto stuolo di ‘migliori’ falciato dalla violenza mafiosa.

“Sarebbe un ottantenne in trincea”, è sicura Maria Falcone, “capace di dare un grande apporto”, ma ancora con tanti nemici, avverte. Oggi “avrebbe continuato a dare il suo contributo, io credo in modo persino più spettacolare e importante, ammesso che gli altri non l’avessero ostacolato e distrutto, perché la diversità e la grande capacità creano spesso antagonismo e avversione”.

Questo temperamento, queste sue doti, “erano evidenti fin da piccolo”. Il ricordo più antico di suo fratello, racconta Maria Falcone, “è quello di un bimbo accanto a mamma con i pugnetti chiusi: era pronto alla battaglia sin da allora”. Così come è stato subito chiaro “il suo genio, a scuola, all’università, e dopo… Giovanni era unico. Non è che studiasse tanto a casa, però leggeva, approfondiva, stava attento a scuola e prendeva tutti 8 e 9, nelle materie classiche come in quelle scientifiche, tanto da affrontare il concorso all’Accademia navale dopo un mese dalla maturità, riuscendo nell’analisi matematica che noi al Classico non facevamo, e arrivando settimo nella graduatoria”.

Era attirato da tutto ciò che era moderno: “Se usciva la prima macchina fotografica se la comprava, qualsiasi cosa tecnologicamente avanzata gli interessava. Aveva consapevolezza delle sue spiccate conoscenze e potenzialità, ma queste erano vissute nei rapporti con gli altri con modestia“.

Era ironico, gli piacevano le barzellette demenziali, era innamorato dell’attore che interpretava l’investigatore nella Pantera Rosa e del regista Bergman, amava la musica, lo sport. Aveva un grande senso della famiglia: “I nostri genitori hanno sempre festeggiato i nostri compleanni, non con mega eventi, ma con qualche libro e soprattutto con un pranzo speciale che terminava sempre – sorride Maria Falcone – con la torta con le fragole. Io ho fatto anche quella del 1992. Attendevamo Giovanni il venerdi’ sera, il 22, ma la mattina mi aveva chiamato per dirmi che non avrebbe fatto in tempo, perché aspettava Francesca, mi disse che sarebbe venuto il giorno dopo, quel sabato del 23 maggio, per farci gli auguri, e io al posto della mamma avevo preparato quella famosa torta con le fragole…”.

Dice di non sapere come sarebbe stato oggi il suo 80esimo compleanno, “certamente la famiglia avrebbe giocato come sempre un ruolo importante, tutti più grandi, invecchiati… ma sicuramente con la torta con le fragole…”. Che ottantenne sarebbe? “Giovanni era un evergreen, sarebbe stato sempre giovane, perché aveva una mente vulcanica, aveva come caratteristica fondamentale la pragmaticità e l’essere proiettato sul futuro”.

E’ sorprendente “tutto quello che stiamo continuando a trovare di Giovanni”. Il 23 maggio, spiega la sorella, sarà focalizzato sulla lotta alla mafia a livello transnazionale, parteciperanno rappresentanti delle Nazioni unite, dell’Unione europea, magistrati che vengono dalla Francia al Messico, “e mi ha impressionato trovare, a esempio, in Messico documenti che riguardano tre conferenze di Giovanni in quel Paese, a dimostrazione di come lui già 35 anni fa ponesse il tema della lotta transnazionale, a fronte del fatto che quando era arrivato a Palermo, 8-10 anni prima, si negava addirittura l’esistenza di Cosa Nostra. Era preoccupato, e lo accennava nelle nostre conversazioni, dalla globalizzazione del crimine che incedeva a livelli sempre piu’ pressanti”.

Oggi l’Italia ha un primato che viene riconosciuto a livello internazionale, “e in questa lotta il lavoro di Giovanni continua a rappresentare una base fondamentale”. Lui, “pragmatico“, cercava di essere pronto, di organizzarsi prima, “aveva una visione futura”. Avrebbe continuato ad averla, per questo “non sarebbe un ottantenne in ritirata, in pensione, continuerebbe a coltivare questa visione futura, vedrebbe cose che ancora noi non vediamo e che accadranno tra trenta, quaranta anni”.

Oggi in Italia “manca questo suo carattere, questa sua mente eccezionale, questa visione strategica”. Giovanni Falcone “sarebbe più grande” da ogni punto di vista: “Non so cosa sarebbe riuscito a fare, ma il mio dubbio è che forse non glielo avrebbero permesso, perché era troppo su… Noi italiani siamo pronti a riconoscere tutti i meriti di chi è morto, ma quando si è vivi se si è dei geni, si viene ostacolati”.

Questi 27 anni, però, “non sono passati invano”, è sicura Maria Falcone che ha insegnato a generazioni di studenti che continua a incontrare: “Nelle scuole e tra i giovani trovo un’attenzione che 20 anni fa non c’era, è più forte una richiesta di cambiamento e di legalità. Giovanni Falcone è diventato in qualche modo il migliore amico di tanti giovani e di tante persone che sono state ispirate dal suo impegno e dalla sua vita, dalla sua religione del dovere e della competenza. Certo, c’e’ tanta strada ancora da fare. Per questo non smettiamo di camminare”.

Un italiano di 70 anni che ha aggredito per strada una donna al sesto mese di gravidanza. L’uomo si è avvicinato alla vittima e le ha sottratto l’ombrello, quindi l’ha colpita alla testa e all’addome. Successivamente, si è scagliato contro i carabinieri, che sono riusciti a bloccarlo e arrestarlo. La donna è stata accompagnata all’ospedale Maria Vittoria. 

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