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Annunciato al BlizzCon 2018, l’uscita di Warcraft III: Reforged di Blizzard Entertainment è attualmente programmata per l’estate 2019. Considerati tutti i cambiamenti e potenziali ostacoli al bilanciamento del multiplayer che potrebbero esserci, è logico che potremo avere una beta prima di allora. Abbastanza sicuro, il senior producer di Blizzard, Pete Stilwell, il quale ha affermato che il team di sviluppo spera di rilasciare una Beta in “qualsiasi periodo all’inizio del prossimo anno”.

Warcraft 3: Reforged

Stilwell non ha specificato una data precisa, ma ha notato che “prima è possibile iniziare meglio è” quando si parla di Back2Warcraft su Youtube. La Beta sarà più simile a una “pre-alpha”. Blizzard testerà le caratteristiche non appena saranno pronte, come le partite 1v1 non appena la razza dei Non Morti verrà terminata, per esempio. Questo è stato fatto “in modo che ci possa essere un ciclo di feedback positivo, in modo tale che se dovessimo apportare correzioni sarà più semplice lavorarci”.

Stilwell non è sicuro della durata della Beta, ma potrebbe durare parecchio prima del rilascio, in quanto il team ha intenzione di raccogliere il maggior numero di feedback e perfezionare alcune funzionalità. Forse potrebbe esserci una Closed Beta anche per coloro che preordinano il gioco. Restate sintonizzati per ulteriori informazioni.

L’articolo Warcraft III: Reforged, la Beta sarà disponibile nel 2019 proviene da GameSource.

I dati sono, come sempre, non del tutto certi, se non altro perché si prevede che il prossimo anno aumentino le presentazioni dell’Isee proprio per accedere al programma del governo. Quello che pare difficilmente reversibile è comunque la tendenza. Questa: stando ai calcoli, una famiglia su due, tra quante otterranno il prossimo anno il reddito di cittadinanza, vivono nel Sud o nelle Isole.

Più precisamente, secondo quanto riporta oggi il Sole 24 Ore, il 48.6. Al Nord spetterà il 32,4 percento delle erogazioni, al Centro solo il 19.

A Crotone più di una su quattro, a Bolzano una su 40

Questi invece i criteri d’accesso: può aspirare alla sua parte dei nove miliardi stanziati nella manovra del governo gialloverde solo chi ha un Isee inferiore ai 9.360 euro all’anno. In questo caso dovrebbe arrivare in casa un assegno da 780 euro. A chi spetterà?

Guardando città per città si vede che la più beneficiata, in termini percentuali, sarebbe Crotone, profondo Sud: il 27,9 percento. A Napoli e Palermo, seconda e terza nella classifica, seguono con il 20,5.  Poi ancora Caltanissetta, Catanzaro, Palermo, Carbonia, Salerno, Taranto … . Per trovare una città del nord si scende al 37mo posto, e si trova Aosta, seguita da Livorno Gorizia e Torino. Roma 46ma, immediatamente prima di Parma e dopo la provincia di Massa-Carrara.

Ultima Bolzano: il 2,3 delle famiglie rispetto ad una media nazionale del 9,3. In altre parole: poco più di una famiglia ogni quaranta. Il perfetto contrario di Crotone, si potrebbe essere tentati di concludere. I 5 Stelle, insomma, rafforzerebbero la loro presa sul Sud a discapito del centro e del Nord.

Ma a guardar bene si capiscono molte cose

Istruttivi, però, sono anche i dati assoluti. Qui la distribuzione del reddito di cittadinanza assume un altro significato. Se è vero che a Napoli, ad esempio, le famiglie interessate sono 230.000 e a Palermo poco più di centomila, attenzione a Torino (95.000) Roma (173.000), Milano (103.000) e Genova (35.000). Cosa vuol dire?

Vuol dire che, se in termini percentuali la maggior parte dei beneficiati vive nelle aeree considerate tradizionalmente più depresse, ci sarà anche una larga fetta di ceti urbani impoveriti – le periferie delle metropoli, ma anche qualcuno in centro – che potrà andare meno in apnea prima della fine del mese. E le grandi aree urbane sono anche al Nord, non solo al Sud.

In altre parole: se lo scopo dell’erogazione del reddito di cittadinanza (come sostengono le opposizioni) sarà una manovra preelettorale in vista delle europee, il Movimento 5 Stelle che ne è lo sponsor principale potrebbe giovarsene non poco.  Potrebbe tenere là dove è già forte e “sfondare” in aree dove ha stentato un po’ di più in occasione delle elezioni del 4 marzo scorso. E così rischierebbe di andare a pescare nel bacino dell’alleato leghista.

Se, insomma, Matteo Salvini molto deve della sua crescita nei sondaggi al tema della sicurezza e dell’immigrazione, i 5 Stelle potrebbero avere in mano una carta potente da calare prima di maggio, quando le europee (che hanno un sistema elettorale proporzionale, con la correzione di uno sbarramento al quattro percento) segneranno il primo redde rationem tra le due parti che hanno sottoscritto il contratto di governo. La cosa spiegherebbe come mai, nelle settimane passate, la componente gialla del governo ha premuto per l’entrata in vigore della misura già a febbraio, mentre quella verde è apparsa molto più titubante.

L'Italia e la Francia "hanno superato le loro divergenze passate sulla Libia" e ora l'importante è "un accordo tra tutte le parti sull'unificazione delle istituzioni per andare alle elezioni, in un Paese che da solo non è in grado di risolvere la propria crisi". Lo ha dichiarato il rappresentante speciale dell'Onu in Libia, Ghassan Salamè, in un'intervista rilasciata al quotidiano arabo Al Ahram.

Le milizie che gestiscono la sicurezza della capitale Tripoli sono al centro del tavolo tecnico che si tiene nell'ambito della Conferenza di Palermo per la Libia. Sarà presieduto dal ministro dell'Interno del Governo di accordo nazionale, Fathi Bashaga, accompagnato dal viceministro per la Difesa, Ouhida Abdallah Najm. Il piano, proposto anche dal rappresentante speciale dell'Onu in Libia, Ghassan Salamè, è limitare la presenza delle milizie pesantemente armate fuori dal centro urbano della capitale e affidare la sicurezza a una forza di polizia riconosciuta dalle istituzioni.

Calma, la rivoluzione dei computer quantistici non è questione di ore. L'orizzonte a cui guardare è quello di un paio di decenni. E non per applicazioni casalinghe (che non è detto ci saranno) ma militari e industriali. Fino a qualche mese fa bastava appiccicare “blockchain” al nome di un'impresa e le sue azioni schizzavano. Per evitare che il quantum computing diventi la bolla del 2019, serve misura: il computer quantistico non esiste e non esisterà ancora per un bel po'. È vero però che non è più fantascienza. Il settore va quindi osservato con attenzione, perché ha potenzialità enormi. Ecco a che punto è la ricerca e come si stanno muovendo gli investimenti.

Cosa vuol dire quantum computing

I computer tradizionali si basano sulla logica binaria. Ogni unità (il bit) è un'alternativa tra 0 e 1. E ogni informazione (più o meno complessa) è elaborata con una (più o meno lunga) sequenza di 0 o 1. Il quantum computing punta invece a sfruttare le proprietà della fisica quantistica, facendo “ragionare” i computer in modo diverso, non lineare. Nel libro “Quantum Computing” appena pubblicato da Egea, Raffaele Mauro, managing director di Endeavor Italia, lo definisce “una sorta di multitasking radicale”. Con una nuova unità di elaborazione: dal bit al qubit. Un problema non viene analizzato in modo binario ma “simultaneo”.

Un computer quantistico, quindi, “non è una macchina che funziona come tante macchine in parallelo”, spiega all'Agi Andrea Rocchetto, ricercatore di quantum computing alla Oxford University. Non è una questione di potenza ma un altro modo di viaggiare (cioè di elaborare le informazioni). Tra il calcolo lineare e quelle quantistico non c'è la differenza che c'è tra una Panda e una Ferrari. È piuttosto quella che passa tra una Panda e un elicottero. In molti casi un'automobile è e resterà il mezzo più efficace. In altri, volare è necessario. “I pc attuali – continua Rocchetto – sono oggetti che seguono regole della fisica classica. Oggi ci sono cose che non possiamo processare in modo efficace con un oggetto costruito in questo modo”. “Problemi che richiederebbero milioni di anni di tempo di calcolo con i computer tradizionali – scrive Mauro – possono potenzialmente essere risolti in poche ore o in pochi giorni”. Sottolineiamo però la parola “potenzialmente”. Perché a oggi non si sa ancora quando né se l'elicottero si alzerà da terra. “Ci sono ancora da risolvere temi non solo ingegneristici ma anche scientifici”, spiega Rocchetto.

Com'è fatto un “computer quantistico”

Ma che cos'è e com'è fatto un computer quantistico? “Cominciamo col dire che cosa non è”, afferma Rocchetto: “Non è un pc impacchettato in uno spazio piccolo. È una tecnologia che non darà vantaggi per qualsiasi problema. Non abbiamo ancora costruito un computer quantistico capace di risolvere i problemi per i quali ci sono vantaggi”. In sintesi: c'è tanta strada da fare. Se si arriverà a un traguardo (“Non è scontato”, dice il ricercatore di Oxford) i pc tradizionali non finiranno nella spazzatura, ma ci sono alcuni settori dove il salto potrebbe essere enorme, come la crittografia o la chimica. Siamo ancora nel campo della sperimentazione, perché mancano gli standard e perché ci sono “almeno quattro tecnologie diverse per costruire un computer quantistico”.

Gli specialisti sono qualche centinaio in tutto il mondo. Oggi, la cosa più vicina a un computer quantistico è un “grosso frigorifero che somiglia a un estintore alto due metri",-racconta Rocchetto. "Serve per portare la temperatura vicina allo zero assoluto. È quasi vuoto. All'interno ha alcuni cavi che ne costituiscono lo scheletro e un supporto con al centro un microprocessore, dall'aspetto non molto diverso da quelli tradizionali”.  

Chimica e crittografia: i settori interessati

I computer quantistici iniziano dove non arrivano quelli tradizionali. Puntano a risolvere problemi particolarmente complessi, sia velocizzando le operazioni sia definendo simulazioni che obbediscono alle stesse regole della natura. “La meccanica quantistica – spiega Rocchetto – è il meccanismo con cui la natura regola il suo 'software'”. Se il processore e gli algoritmi “ragionano” nella stessa maniera, allora sapranno capire meglio le sue mosse. Andando nel concreto, una delle applicazioni che pare più alla portata sembra essere quella nel settore chimico-biologico. Le simulazioni potrebbero essere utili per capire le interazioni tra le molecole da utilizzare nei farmaci. Potrebbero produrre in modo più efficiente concimi, sviluppare nuovi materiali. Per farlo potrebbero bastare processori da 100-200 qubit. Oggi, le sperimentazioni più evolute arrivano a 50-75 qubit. Se si riuscissero a raggiungere computer quantistici da migliaia o milioni di qubit, si potrebbero avere simulazioni sempre più complessi e altre applicazioni. Ad esempio intrecciare meccanica quantistica e intelligenza artificiale: “Si pensa – afferma Rocchetto – che una macchina quantistica possa dare vantaggi in termini di velocità al machine learning”. Altro campo interessato è la crittografia, cioè il settore che permette di cifrare un messaggio rendendolo incomprensibile a chi non ha le chiavi giuste per leggerlo. Gli strumenti quantistici potrebbero essere uno strumento per mascherare i propri messaggi e per decifrare quelli degli avversari. In teoria, con una enorme quantità di qubit, si potrebbe anche “bucare” una blockchain, oggi praticamente inattaccabile dai computer tradizionali. “Sono già in corso ricerche di crittografia postquantistica”, afferma Mauro. “Si tratta di applicazioni potenziali ed è verosimile che solo grandi aziende e governi abbiano applicazioni importanti nel breve. Ma va già fatta una discussione sistemica che sollevi anche il tema delle competenze”.

Geopolitica, tra ricerca e corsa alle armi

La tecnologia sarà anche futuribile, ma prendere posizioni subito – in attesa di applicazioni concrete – è decisivo. Ecco perché la partita non si gioca solo nei laboratori ma anche a livello geopolitico. “C'è già una guerra in corso”, afferma Mauro. L'Ue ha varato il Quantum Technologies Flagship Programme, con investimenti da un miliardo in dieci anni. “L'Europa – sottolinea il managing director di Endeavor Italia – è ben posizionata, ma c'è molto lavoro da fare. Mancano grandi aziende come Google e Ibm. Manca coordinamento, a causa di barriere linguistiche e di mercato, anche nel venture capital”. L'Italia era partita bene, ma non ha saputo coltivare i primi semi. “Ci furono diversi ricercatori che si interessarono di quantum computing nei primi anni '90”, spiega Rocchetto. Oggi, però, i gruppi di ricerca sono pochissimi e “siamo rimasti indietro” non solo rispetto a Francia, Germania e Gran Bretagna, ma anche a “Olanda, Austria e Svizzera. Tra noi e loro ci sono distanze significative che non si possono colmare nel breve periodo”.

Londra ha avviato un'iniziativa con un budget di 300 milioni di sterline. La Cina ha previsto di creare, entro il 2020, un laboratorio nazionale e un investimento da 10 miliardi di dollari. Negli Stati Uniti enti di ricerca e grandi gruppi privati stanno accelerando: nel 2018 è stato proposta l'istituzione di una Nasa delle tecnologie quantistiche. Nel 2016 il premier canadese Justin Trudeau descrisse alla stampa alcuni principi della computazione quantistica. Segnali. Lo sono anche le difficoltà con cui i ricercatori stranieri trovano ospitalità all'estero. Se da una parte c'è fame di competenze in possesso di pochi specialisti nel mondo, dall'altro c'è il timore di trasferire altrove i risultati ottenuti in casa propria. “I visti di alcuni ricercatori per entrare negli Stati Uniti – afferma Rocchetto – sono bloccati per timore”.

E non è un caso se tra le istituzioni più impegnate ci siano la National Security Agency americana e l'unità dei servizi cinesi specializzata in informatica. Perché? La ragione di quella che Mauro definisce “corsa alle armi quantistica” è chiara. Alcune delle potenziali applicazioni si indirizzano (direttamente o indirettamente) al settore militare: crittografia (centrale in scenario in cui la guerra diventa sempre più “cyber”) simulazioni aerodinamiche per velivoli più efficaci, intelligenza artificiale più efficiente, nuovi materiali. “La pericolosità di una tecnologia dipende dal suo utilizzo”, sottolinea Mauro. Non è certo una novità che la difesa spinga la ricerca. Anche Arpanet, l'antenata di internet, nacque nel Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Venture capital e startup: nascita di un ecosistema

Si stanno muovendo i centri di ricerca, i governi e le grandi compagnie. Bene. Ma c'è un altro segnale: sta crescendo l'impegno (finanziario) dei venture capital. È un segnale perché si tratta di fondi che hanno l'obiettivo di guadagnare. Le loro mosse, quindi, raccontano la reale presenze di concrete prospettive commerciali. “Si sta costruendo un piccolo ecosistema di grandi società, venture capital e startup in grado di raccogliere capitali importanti”, afferma Mauro. Google ha un team dedicato di 100 persone e ha già sviluppato un “processore” da 72 qubit. Ibm ha raggiunto i 50 qubit e guarda alla costruzione di cloud e piattaforme di servizi basato sul quantum computing. Anche Microsoft ha un proprio programma. I colossi tecnologici cinesi Alibaba, Tencent e Baidu stanno collaborando con gli istituti di ricerca locali. Gli investimenti nel settore hanno raggiunto i 275 milioni di dollari nel 2017. E alcune startup ne hanno raccolti centinaia.

Come Rigetti Computing, che secondo Crunchbase ne ha ottenuti 119. La società, fondata nel 2013, ha fatto una trafila nel gotha della Silicon Valley: è passata da Y Combinator (uno dei maggiori acceleratori al mondo) ed è stata finanziato dal fondo Andreessen-Horowitz. D-Wave ha raccolto più di 200 milioni e vende già dei prodotti quantistici (anche se la loro definizione è controversa). “Negli ultimi decenni – afferma Mauro – il quantum computing è stato finanziato da istituzioni ed enti di ricerca. Negli ultimi cinque anni c'è stata un'accelerazione e oggi ci sono anche i venture capital. Significa che c'è qualcosa di valorizzabile sul mercato.

Tutti i grandi fondi americani di successo hanno almeno una scommessa nel settore quantum”. Certo, i venture capital non sono fondi d'investimento come gli altri: il rischio elevato mette in conto che solo pochi casi di successo saranno in grado di ripagare l'investimento. I venture capital non sono quindi una garanzia di successo ma testimoniano l'esistenza, appunto, di “una scommessa”. Che se funzionasse avrebbe ritorni importanti. Non avremo applicazioni domani. Non avremo sulla scrivania un pc quantistico nei prossimi decenni (o forse mai). Ma, sottolinea Mauro, “oggi non abbiamo più solo teoria ma possibilità concrete”.  

Dopo aver conquistato il primo punto con il Chievo, Gian Piero Ventura si dimette a sorpresa. L'ex-ct della nazionale ha guidato la squadra di Verona per quattro partite, ottenendo tre sconfitte e un pareggio, e grazie a questo primo punto è stato azzerato il gap negativo in classifica che era stato comminato alla società quest'estate. Il direttore sportivo Romairone davanti alle telecamere parla di qualcosa di "inspiegabile e di inaspettato" e Ventura avrebbe dichiarato negli spogliatoi alla squadra, "un suo disagio personale". Non ci sono motivi tecnici e, al momento, Ventura è ancora l'allenatore del Chievo perché le dimissioni, per diventare effettive, devono prima essere accettate.

Da osservatore esterno balza agli occhi, in questa vicenda, una straordinaria coincidenza: proprio in un giorno come domani, il 13 novembre 2017, grazie al pareggio a reti inviolate con la Svezia, l'Italia non si era qualificata per i mondiali di Russia configurando così quello che i giornali avevano definito "il più grande fallimento della storia del nostro calcio". Quel giorno, per Ventura, iniziò un doloroso calvario che aveva per oggetto non tanto la sconfitta quanto le sue "non dimissioni". In situazioni simili, gli altri commissari tecnici avevano ammesso i loro errori e si erano auto-esonerati davanti alla telecamere pochi minuti dopo il fischio finale. Non così Ventura, che perciò venne accusato di non dimettersi per il semplice desiderio di incassare i restanti otto mesi di contratto che rimanevano: pare si trattasse di quasi 850 mila euro.

Conosco un cane che, dopo aver subito una dolorosa operazione dal veterinario, non vuole più entrare in nessuna casa che non sia quella del padrone. È un problema, perché il cane è di grossa taglia e non c'è modo di convincerlo: o lo si lascia a casa o, per poco, in macchina, o la vita sociale del padrone è azzerata. In ogni caso non c'è modo di far cambiare idea al cane che non vuole ripercorrere una strada che lo ha fatto molto soffrire. Gli animali ci piacciono tanto anche perché, a volte, sono molto simili a noi uomini: anch’io ho luoghi e percorsi della mia città che sono state altrettante dolorose Via Crucis della mia vita e perciò, anche se non me ne rendo conto, quando passo da quelle parti cambio strada e non torno sui miei passi. Evitiamo luoghi, incontri, persone, situazioni, che ridestano in noi ferite e ricordi dolorosi.

Oggi magari le dimissioni di Ventura rientreranno o si scopriranno motivazioni completamente diverse da quelle che sto ipotizzando, ma non sempre le ragioni che ci spingono ad agire sono quelle che “sappiamo", non sempre le spiegazioni che ci diamo (che diamo a noi stessi prima che agli altri) sono quelle consapevoli. C'è un mondo ctonio, "carsico", che non controlliamo e che può spingerci a comportamenti che non ci spieghiamo. Urlare in faccia all'intero mondo calcistico che, esattamente un anno fa, chi lo criticava aveva sbagliato, che non si doveva trattare così un commissario tecnico, perché lui, Gian Piero Ventura, è uno che le dimissioni sa darle eccome, può essere un movente forte, un'attrazione invincibile.

Ieri negli spogliatoi del Chievo Verona può essere scattata in Ventura una voglia di rivincita che, vichianamente, lo ha spinto a fare ieri quello che avrebbe dovuto fare un anno fa. La lancetta dell'orologio ha fatto un giro intero, l'orbita ha completato il suo percorso, e lui l' 11 novembre 2018 ha agito come avrebbe dovuto fare il 13 novembre 2017. Vi siete arrabbiati con me perché non mi dimettevo? Oggi, dimettendomi, vi dimostro che vi sbagliavate. Tutti.

A distanza di cinque anni dalla PlayStation 4 e due anni dalla PlayStation 4 Pro, sono sempre più numerose le voci che riguardano la PlayStation 5. Si vocifera da tempo, infatti, che la prossima console di Sony avrà la retrocompatibilità con le precedenti PlayStation e tale rumor si fa, ogni giorno che passa, più insistente.

Sembra infatti che Sony abbia depositato un brevetto per un programma d’emulazione che permetterebbe alla PS5 di usufruire di questa agognata feature. Ideato da Mark Cerny, lead architect della PlayStation 4, il brevetto ha il nome “Remastering by Emulation” (Rimasterizzare tramite Emulazione), nome altisonante che lascerebbe intendere la fine dei giochi rimasterizzati ad hoc così tanto in voga negli ultimi anni, che verrebbero emulati dall’hardware di PlayStation 5. Di seguito un riassunto del brevetto, che sa molto di emulazione:

Ogni risorsa, come una texture […] ha un identificativo unico associato con esso. Questo identificativo unico può essere modificato imponendo un cancelletto sulla risorsa e poi archiviato in una struttura dati. Un artista rimasterizza le texture ad una risoluzione più alta rispetto al software originale e le ri-archivia di nuovo con i loro identificativi. Il software originale [il gioco] viene poi giocato a una risoluzione maggiore, con la risorsa migliorata [la texture dell’esempio] che viene identificata e ripresa grazie al cancelletto inserito all’inizio. La risorsa rimasterizzata viene poi inserita al volo nel gioco.

PlayStation 5 emulerebbe quindi titoli PlayStation 4, PlayStation 2 e PlayStation 1 senza problemi e senza bisogno del supporto fisico, con un probabile miglioramento di grafica, texture, audio, come si legge nel testo tradotto. Per quanto riguarda i giochi PlayStation 3 bisognerà vedere invece come gli sviluppatori riusciranno a gestire la Cell Architecture, cosa che non sono riusciti a fare sulla PS4. La retrocompatibilità di PlayStation 5 dipenderà dalla potenza dell’hardware e in generale dalla sua architettura, ma visto che parrebbe supportare una risoluzione nativa in 4K ci sono buone speranze sulla retrocompatibilità con la PS4.

Il progetto “Remastering by Emulation” è un forte indizio a favore della totale retrocompatibilità di PS5. Secondo la maggior parte degli analisti Sony Interactive Entertainment farà uscire la PlayStation 5 nel 2020, ma tutti gli occhi sono già puntati sull’E3 2019, dove Sony potrebbe o meno sganciare la bomba.

L’articolo PlayStation 5, retrocompatibilità: fine dei giochi rimasterizzati? proviene da GameSource.

"Come fecero San Paolo VI e San Giovanni Paolo II chiedo agli scienziati l'attiva collaborazione al fine di convincere i governanti della inaccettabilità etica di tale armamento a causa dei danni irreparabili che esso causa all'umanità e al pianeta". Lo ha detto Papa Francesco nel discorso rivolto oggi alla Pontificia Accademia delle Scienze ribadendo "la necessità di un disarmo di cui oggi sembra non si parli più a quei tavoli intorno ai quali si prendono le grandi decisioni". "Che anch'io – ha scandito il Papa – possa ringraziare Dio, come fece San Giovanni Paolo II nel suo testamento, perchè nel mio pontificato è stata risparmiata al mondo la tragedia immane di una guerra atomica. I cambiamenti globali sono sempre più influenzati dalle azioni umane".

Agli scienziati di tutto il mondo, il Papa ha chiesto anche "risposte adeguate per la salvaguardia della salute del pianeta e delle popolazioni, una salute messa a rischio da tutte quelle attività umane che usano combustibile fossile e deforestano il pianeta". "La comunità scientifica – ha aggiunto Francesco – così come ha fatto progressi nell'identificare questi rischi, è ora chiamata a prospettare valide soluzioni e a convincere le società e i loro leader a perseguirle".

Nella proverbiale analisi della sconfitta che coinvolse il Partito Democratico Usa dopo la vittoria di Donald Trump, la conclusione più o meno unanime fu che Hillary Clinton fosse stata decisamente il candidato sbagliato. Troppo vicina alle cosiddette "élite", secondo l'abile impalcatura propagandistica di Steve Bannon, che riuscì con successo a contrapporle un ricco immobiliarista di New York nell'incongruo ruolo di "uomo del popolo". Un giochino che non sarebbe mai riuscito se a correre fosse stato Bernie Sanders. Era stato freddo e poco convinto l'appoggio di Barack Obama, che non la amava e aveva avuto le sue ragioni per sostituirla nel ruolo di Segretario di Stato. Così come non aveva pagato il ruolo di ex first lady. Per quanto Bill Clinton fosse popolare, gli elettori – in tempi di rivolta populista globale – non avevano apprezzato la sensazione di avere a che fare, dopo i Kennedy e i Bush, con l'avvento di una nuova dinastia.

Eppure, mentre – dopo le elezioni di metà mandato – i sostenitori del partito dell'asinello sono ammaliati da astri nascenti come Beto O' Rourke e Alexandria Ocasio-Cortez, Clinton sembrerebbe intenzionata a riprovarci, con una brusca sterzata a sinistra che intercetti l'aria nuova che spira nell'elettorato blu. È quanto sostiene un articolo del Wall Street Journal che sa di mossa per tastare il terreno. A firmarlo infatti è Mark Penn, storico consigliere dei Clinton, per i quali lavorò dal 1995 al 2008.

La chiusura di un cerchio

Assumendo posizioni meno moderate di quelle assunte durante la campagna per le presidenziali, leggiamo sul quotidiano finanziario, Hillary "chiuderà un cerchio", tornando all'agenda progressista del 1994, quando fu nominata dal marito capo dell'unità sulla Riforma della Sanità Nazionale e cercò, senza riuscirci, di garantire una copertura universale ai cittadini. Sei anni dopo l'allora first lady sarebbe stata eletta al Senato per lo Stato di New York con una piattaforma completamente diversa. Sì alla pena di morte, al rigore di bilancio e ai valori religiosi. Quanto all'approccio in politica estera, era quello di un neo-con: strenua difesa di Israele, voto favorevole alle guerre in Afghanistan e Iraq, muso duro nei confronti dell'Iran. Quasi l'esatto contrario di quella che sarebbe stata la linea di Barack Obama, il quale, nondimeno, per il suo primo mandato volle a capo della diplomazia la donna che aveva sconfitto alle primarie, forse per mantenere il partito compatto. 

La trappola di Bannon

La terza incarnazione di Hillary sarebbe stata quella delle primarie del 2016. I panni centristi vengono smessi per indossare vesti decisamente liberal. La sua missione è quella di diventare la prima presidente donna. La campagna è giocata sui diritti delle minoranze, trascurando forse un po' le preoccupazioni dei colletti blu della 'rust belt', lasciando praterie a Trump, che si fa portavoce di quella classe media bianca arrabbiata che lei a un comizio avrebbe definito "deplorevole". Così facendo, Clinton cadde nella trappola architettata da Bannon, che sulla questione delle identità rispose colpo su colpo, sventolando il meme del progressista agiato che si preoccuperebbe troppo dei matrimoni gay e non abbastanza dei poveri. Un errore che è stato commesso da buona parte della sinistra occidentale e che ha spianato un po' ovunque la strada alla destra sovranista. Un errore, nondimeno, tutt'altro che inevitabile. Obama, il primo presidente nero, si era sempre guardato dal sollevare la questione razziale e aveva spesso stigmatizzato quella cultura da "sinistra regressiva" che sarebbe diventata presto uno stereotipo a uso e consumo della demagogia di destra. E Sanders, con le sue proposte economiche di stampo socialista e i suoi attacchi a Wall Street, non avrebbe certo gettato gli operai del Midwest tra le braccia di Trump.

Una missione da concludere?

Non c'è quindi bisogno di evocare complotti russi per spiegare una "umiliante sconfitta contro un dilettante", come la definisce il Wall Street Journal. Una sconfitta che, prosegue il quotidiano, Clinton non intende "lasciar segnare la fine della sua carriera", per quanto in pubblico dichiari il contrario. "Ci si può aspettare che corra di nuovo per la presidenza", leggiamo, "forse non subito, quando legioni di senatori democratici faranno i loro annunci, ma quando le primarie saranno entrate nel vivo". I toni qua si fanno apologetici: "Clinton ha un tasso di sostegno del 75% tra i Democratici e una missione da concludere per diventare il primo presidente donna e un rancore personale nei confronti di Trump, i cui sostenitori la misero alla gogna intonando 'Rinchiudetela!' e ciò va vendicato. Quei frequentatori dei caucus dell'Iowa che non si sono mai riscaldati per lei ora la vedranno forte, di parte, di sinistra e Democratica in tutto e per tutto, sarà quella con il fegato, l'esperienza e la determinazione d'acciaio per sconfiggere Trump. Ha avuto due anni per riflettere sui suoi errori e su come contrastarlo di nuovo". 

Come sarà la nuova campagna

La conclusione dell'articolo descrive quale sarà la sua nuova strategia con dettagli tali da lasciar intuire che sia già stata elaborata, magari dallo stesso Penn: "Clinton stavolta non viaggerà per il Paese in un van insieme a Huma Abedin, dedicandosi a eventi ristretti e alla politica spicciola. Entrerà invece dalla porta principale, mobilitando l'esercito di professioniste dietro di lei, facendo leva sui suoi social network e sulla sua posizione di forza nelle donazioni. Spera di emergere come una forza inarrestabile per far fuori Trump, cavalcando il movimento #MeToo, la sanità universale e il controllo delle armi da fuoco. Fiera e indipendente, metterà agli angoli Bill e Obama, limitando il loro ruolo alla raccolta dei fondi. La generazione di Democratici che stava attendendo di prendere il controllo del partito dai Clinton schiumerà di rabbia a vederla tornare e rubare loro lo show. Si sono rivelati come dilettanti pasticcioni nella lotta per la nomina di Kavanaugh. Li stroncherà. Così come Trump fece piazza pulita, Clinton butterà giù gli astri nascenti dei Democratici come birilli. Mike Bloomberg la sosterrà piuttosto che correre contro di lei e Joe Biden non sarà mai in grado di resisterle". Joe Biden forse no. Ma la nuova, energica generazione blu venuta fuori dal voto di mid-term appare determinata a tutto fuorché a "cascare come birilli" di fronte alla persona che riuscì a perdere contro uno dei candidati più improbabili della storia del Partito Repubblicano.

@CiccioRusso_Agi

 

La caccia svolge un ruolo fondamentale in Red Dead Redemption 2, poiché il protagonista Arthur Morgan potrà servirsi degli animali cacciati per ottenere preziose pelli e carne con cui nutrirsi. Ottenere delle pelli in condizioni perfette può però essere molto arduo, specie all’inizio del gioco, e richiederà spesso l’utilizzo di frecce potenziate, di cui potete trovare una guida completa qui.

Andiamo a vedere insieme come fare per cercare di ottenere sempre pelli in condizioni perfette.

Red Dead Redemption 2

Per prima cosa, sarà necessario identificare quali animali potranno fornirci pelli perfette: per fare ciò basterà osservarli col binocolo e, una volta trovato l’animale, tenere premuto R1 o RB per studiare l’animale. Quest’azione ci fornirà una descrizione della creatura e, alla sinistra del nome, saranno presenti delle stelle. Animali con tre stelle possono produrre delle pelli perfette.

Bisognerà però necessariamente fare attenzione alla cattura dell’animale, in particolare l’utilizzo di armi da fuoco può danneggiare la pelle dell’animale e abbassarne la qualità. Per sapere quale arma utilizzare contro uno specifico animale, basterà consultare il Compendio, che si trova nel menù nella sezione Progressi.

Altra cosa fondamentale sarà colpire letalmente l’animale, se ciò non accadrà infatti bisognerà colpirlo più volte e, nella maggior parte dei casi, questo porterà a una riduzione della qualità della pelle. Mirare al collo o alla testa della bestia è sempre la scelta migliore, in questo caso.

Qui di seguito potrete trovare una lista delle armi necessarie per uccidere i vari animali senza rovinarne la pelle.

Red Dead Redemption 2

Animali più piccoli – Bisognerà ucciderli con l’arco utilizzando frecce apposite per la selvaggina piccola. A questa sezione appartengono animale come topi, pipistrelli, scoiattoli, rane toro, rospi, serpenti, cardinali, pettirossi, picchi e altre piccole specie di uccelli.

Animali piccoli – Questi animali dovranno essere uccisi con un fucile varmint con munizioni 0.22. A questa categoria appartengono iguane, conigli, armadilli, tassi, opossum, procioni, moffette, aquile, gru, falchi, gufi e altre grandi specie di uccelli.

Animali medi – Questa categoria potrà essere affrontata con frecce normali, frecce avvelenate, coltelli da lancio, coltelli da lancio avvelenati e ogni tipo di fucile tranne quelli con munizioni esplosive. Questa categoria comprende coyote, volpi, maiali e castori.

Animali grandi – Anche in questo caso si potranno utilizzare frecce (sia normali sia avvelenate), coltelli da lancio (normali o avvelenati) e ogni tipo di fucile senza munizioni esplosive. Questa categoria comprende tartarughe, piccoli alligatori, cinghiali, cervi, puma, pantere, lupi, cervi, antilocapre, capre e pecore.

Animali più grandi – Qui bisognerà utilizzare frecce avvelenate o migliorate, coltelli da lancio avvelenati, fucili senza munizioni esplosive. Questa categoria comprende orsi, bisonti, tori, alci, buoi, mucche e grandi alligatori.

Red Dead Redemption 2

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Resta "centrale l'obiettivo di ridurre la pressione fiscale e contributiva" sia "per le famiglie
che per le imprese e la la competitività del sistema produttivo
nel suo insieme, compreso il settore finanziario e creditizio che tanta parte gioca nel sostegno delle Pmi". Lo sottolinea la
Corte dei Conti nell'audizione sulla manovra di fronte alle
 commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato aggiungendo inoltre che "occorrerebbe un'incisiva azione sul fronte della razionalizzazione della spesa nelle sue componenti meno funzionali al sostegno della crescita".
La manovra "sceglie di concentrare le risorse su limitati interventi" e tale "polarizzazione" si "traduce in una carenza di risorse per affrontare nodi irrisolti e garantire un adeguato livello di servizi in comparti essenziali per la collettività". "Il 44% di questa (oltre l'86% della maggior spesa corrente), la parte che riguarda il reddito di cittadinanza e la revisione del sistema pensionistico troverà attuazione in provvedimenti collegati che saranno presentati i seguito".  "La valutazione – conclude – potrà essere condotta, quindi, solo quando saranno note le caratteristiche degli interventi previsti e si potrà apprezzare l'adeguatezza delle risorse stanziate".

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