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AGI – PSG e Chelsea sono le prime due semifinaliste della Champions League, nonostante le sconfitte per 1-0 nelle rispettive sfide di ritorno con Bayern Monaco e Porto.

Decidono infatti le due pesanti vittorie in trasferta dell’andata per le squadre di Pochettino e Tuchel. 

Al Parco dei Principi va in scena una partita stupenda, ricca di emozioni e di occasioni da gol ma sbloccata solo al 40′ da Choupo Moting, che riapre il discorso per i bavaresi dopo gli incredibili tre legni colpiti da Neymar in 5 minuti.

Nella ripresa il copione del match non cambia, ma i numerosi assalti della squadra di Flick non vanno a buon fine e i campioni in carica sono costretti a salutare. Passano i parigini, che si prendono la rivincita dopo la finale dell’anno scorso, attendendo ora la vincente di City-Dortmund.

Al Sanchez Pizjuan invece è il Porto che prova a fare subito la partita, consapevole che i due gol incassati all’andata sono una bella montagna da scalare. Ma a parte tanto possesso palla i lusitani non spaventano praticamente mai Mendy, chiamato per la prima volta in causa ad inizio ripresa da Taremi. Sarà proprio lo stesso attaccante di Coincecao a segnare lo splendido ma inutile gol in rovesciata a tempo scaduto, che non fa male al Chelsea.

Gli inglesi passano il turno e ora aspettano la vincente di Real-Liverpool. 

AGI –  Arriva l’ok del governo alla Figc per la disputa delle gare a Roma degli Europei di calcio in programma a giugno. La sottosegretaria allo Sport, Valentina Vezzali, ha infatti inviato una lettera al presidente della Federcalcio Gabriele Gravina con l’impegno del Governo di assicurare la partecipazione “di una quota di spettatori pari ad almeno il 25% della capienza” dello Stadio Olimpico in occasione della partita inaugurale e delle altre gare in programma a Roma. L’Uefa attendeva una risposta entro fine settimana.      

“L’Italia e Roma ci sono! L’ok da parte del Governo alla presenza di pubblico nelle gare di Roma per Euro 2020 rappresenta una splendida notizia che trasmetteremo subito alla Uefa”, commenta così il presidente della Figc Gabriele Gravina la comunicazione ufficiale inviata nel pomeriggio dalla sottosegretaria Vezzali.     

“Il messaggio che l’Esecutivo manda al Paese – continua Gravina – è di grande fiducia e di straordinaria visione. L’Italia dimostra di avere coraggio, quell’Italia che lotta contro la pandemia e allo stesso tempo lavora per ripartire in sicurezza secondo un programma e un calendario chiari e definiti”.     

“Desidero ringraziare il presidente Draghi e il suo Governo, il ministro della Salute Speranza – conclude il presidente della Figc – ma soprattutto la sottosegretaria Vezzali che subito ha manifestato il suo pieno sostegno alla realizzazione di questo grande evento e che in pochi giorni ha dimostrato qualità e determinazione nello sbloccare un dossier tanto importante”. 

Anche per il presidente del Coni Giovanni Malagò si tratta di “una gran bella notizia. Complimenti alla Federcalcio e al presidente Gravina
Bravi il Governo e il sottosegretario Vezzali che con questa decisione danno speranza a tutto lo sport italiano. L’Uefa – ha aggiunto – può stare tranquilla: gli Europei a Roma saranno sicuramente un grande successo“.

Su Twitter la sindaca di Roma, Virginia Raggi, commenta la notizia: “Gli Europei di calcio si giocheranno allo stadio Olimpico con il pubblico in presenza. Ringrazio il Governo. È arrivato l’ok anche dopo la nostra richiesta. È una bella notizia, un grande risultato per Roma e l’Italia”.

AGI – Nel rugby del Sei Nazioni, con più passerelle mediatiche e meno fango, l’Italia galleggia a fatica, reduce com’è dal sesto cucchiaio di legno consecutivo. Ma la palla ovale azzurra era nata ben prima di quell’esordio fortunato nel torneo dell’elite europea il 5 febbraio del 2000, quando battemmo la Scozia. A ricordarcelo è stato un doppio lutto in questo aprile crudele: domenica 11 sono venuti a mancare nel gito di poche ore l’ex pilone laziale e capitano azzurro Massimo Cuttitta, spentosi a soli 54 anni per Covid ad Albano Laziale, e lo storico capitano e ct Marco Bollesan, nato 79 anni fa a Chioggia ma cresciuto e scomparso, a Genova, deceduto per un male incurabile dopo che aveva sconfitto il coronavirus lo scorso anno. “La famiglia del rugby piange due grandi campioni”, ha commentato il presidente del Coni, Giovanni Malagò.

La leggenda Bollesan

Quarantasette volte azzurro, 34 volte capitano della Nazionale, commissario tecnico alla prima Rugby World Cup del 1987, team manager nelle rassegne iridate del 2003 e del 2007, fondatore delle Zebre. ‘Leggenda’ non è un termine abusato quando lo si lega al nome di Marco Bollesan. Azzurro numero 193, unico rugbista inserito dal Coni nella Walk of Fame che attraversa il Parco del Foro Italico, avrebbe compiuto ottant’anni il prossimo 7 luglio. Dal suo debutto con l’Italia, nemmeno ventiduenne il 14 aprile del 1963 a Grenoble contro la Francia, un’istituzione del Rugby azzurro, una bandiera, un simbolo in anni in cui la palla ovale era lontanissima dai riflettori odierni e il Sei Nazioni, per il nostro Rugby, più un sogno che un’ambizione.

Un veneto cresciuto a Genova

Nato a Chioggia ma cresciuto a Genova, flanker nelle fila del Cus del capoluogo ligure, dopo essersi imposto come una delle migliori terze linee del panorama nazionale era passato alla Partenope conquistando il titolo di campione d’Italia del 1966 prima di rientrare al suo club d’origine, sfiorando per tre anni il titolo tricolore con i genovesi per poi conquistarlo nel 1975 con la maglia del Brescia, nello stesso anno della sua ultima apparizione in azzurro contro la Cecoslovacchia a Reggio Calabria

Il tour sudafricano del 1973

In carriera aveva avuto il privilegio di capitanare l’Italia in occasione dello storico tour sudafricano del 1973, uno dei punti di svolta nella storia della palla ovale nostrana e, nello stesso anno era stato tra i soci fondatori delle Zebre. Nominato commissario tecnico, in tandem con Gianni Franceschini, nel primo mandato della presidenza Mondelli, aveva guidato la Nazionale alla prima Rugby World Cup del 1987 in Nuova Zelanda, sfiorando l’accesso ai quarti di finale. Tra il 2002 ed il 2008 era rientrato nello staff della Nazionale come Team Manager durante le gestioni di John Kirwan e Pierre Berbizier, ultimi passi professionali di una vita interamente dedicata al servizio del Rugby italiano.

Il ricordo di Innocenti

“Per i rugbisti della mia generazione, per chiunque abbia praticato lo sport tra gli anni ’60 e gli anni ’80, ma anche per chi è venuto dopo Marco Bollesan è stato un esempio – ha dichiarato il presidente della Fir, Marzio Innocenti, esprimendo il cordoglio della Federazione – l’epitome del rugbista coraggioso, il simbolo di un gioco dove fango, sudore e sangue rappresentavano i migliori titoli onorifici. Ha contribuito a far conoscere il Rugby nel nostro Paese ben prima della rivoluzione professionistica del 1996, incarnando lo spirito del Rugby italiano per oltre due decenni e rivestendo anche negli anni successivi al suo ritiro dal campo una serie di ruoli strategici per la Federazione. Gli saremo eternamente grati per il suo straordinario contributo ed io, in particolare, porterò sempre nel cuore i suoi insegnamenti e l’onore che mi riconobbe assegnandomi, da commissario tecnico, i gradi di capitano della Nazionale durante la propria gestione. Siamo vicini alle figlie Miride e Marella ed a tutta la sua famiglia – ha concluso – il Rugby italiano ha perso uno dei suoi figli prediletti”. 

‘Mouse’, il gigante buono

Massimo Cuttitta si è spento l’11 aprile ad Albano Laziale all’età di 54 anni per complicazioni insorte a seguito della positività al Covid-19. Massimo, Azzurro n. 423, aveva debuttato con l’Italia a Napoli nel 1990 contro la Polonia, indossando poi la maglia della Nazionale in altre 69 occasioni sino al 2000, anno del suo ritiro internazionale dopo aver vissuto da protagonista il debutto nel Sei Nazioni contro la Scozia, nell’indimenticabile successo del 5 febbraio al Flaminio. In 22 occasioni, Cuttitta aveva guidato come capitano la Nazionale Italiana Rugby. Nato a Latina, ma cresciuto rugbisticamente in Sudafrica al pari del gemello Marcello, Massimo aveva indossato in carriera le maglie de L’Aquila, dell’Amatori Calvisano e del Milan e quella degli Harlequins londinesi, prendendo parte nel mentre a due edizioni della Coppa del Mondo e vestendo in più occasioni il bianconero dei Barbarians.

Le esperienze all’estero

Conclusa l’esperienza d’Oltremanica, aveva ricoperto il ruolo di giocatore-allenatore per numerosi club italiani – Bologna, Rugby Roma, Alghero e Leonessa – prima di approdare come tecnico degli avanti ad Edimburgo e, da lì, alla federazione scozzese, rilanciando con il proprio lavoro il pack Highlander sulla scena internazionale. Più recentemente, aveva messo la propria esperienza di allenatore della mischia al servizio di Nazionali emergenti come Romania, Canada e Portogallo, svolgendo incarichi di consulente per i rispettivi staff tecnici.

L’approdo al Sei Nazioni

“Tutto il Rugby italiano è intimamente toccato dalla scomparsa di Massimo, uno dei simboli della Nazionale che, grazie a una straordinaria generazione di giocatori, conquistò l’accesso al Torneo delle Sei Nazioni con una serie di indimenticabile prestazioni negli Anni ’90”, ha dichiarato il presidente della Fir, Marzio Innocenti. “Non abbiamo avuto la possibilità di condividere la maglia azzurra, ma l’amore per i nostri colori aveva costituito tra noi un forte, naturale legame. Cuttitta non è stato solo un incredibile servitore del Rugby italiano ed un eccellente interprete del ruolo di pilone sinistro, ma anche un apprezzato ambasciatore del nostro movimento all’estero, allenatore degli avanti per la Scozia e per altre Nazionali che ha contribuito a portare sul palcoscenico della Rugby World Cup”. “In questo tragico momento – ha concluso il Presidente federale – i miei pensieri, quelli del Consiglio e di tutto il Rugby italiano vanno a Marcello ed a tutta la famiglia Cuttitta, già profondamente toccata pochi giorni fa dalla scomparsa della mamma di Massimo, Marcello e Michele”. In memoria di Massimo Cuttitta il Presidente federale ha disposto che un minuto di silenzio venga osservato nel prossimo fine settimana prima del calcio d’inizio degli incontri del Campionato Italiano Peroni. 

AGI – Undicesima vittoria consecutiva per l’Inter, che vince di misura anche contro il Cagliari tornando a +11 sul Milan in testa alla classifica. A San Siro decide la rete di Darmian nel quarto d’ora finale, dopo una gara difficile da sbloccare ma dominata sul piano tattico da parte degli uomini di Conte. Ennesima sconfitta per la formazione sarda, che rimane terzultima con cinque punti di ritardo dal Torino (con una gara ancora da recuperare).

A differenza della gara con il Sassuolo i nerazzurri tengono saldamente in mano il pallino del gioco, cercando in tutti i modi il varco per penetrare la retroguardia sarda. All’11’ ci prova Eriksen con un bel destro da fuori respinto bene da Vicario, poi qualche minuto più tardi viene annullato un gol a Sanchez per fuorigioco.

Al 24′ Sensi calcia a lato di poco, mentre nel finale di primo tempo provano a farsi vedere anche i rossoblu con Nainggolan, che calcia dalla distanza chiamando Handanovic alla risposta.  

Nella ripresa l’Inter continua a fare la gara e al 69′ sfiora il vantaggio con de Vrij, bravo a staccare su un corner da destra ma sfortunato nel colpire la parte alta della traversa. Vantaggio rimandato di una decina di minuti: ci pensa il neo entrato Hakimi a servire a Darmian la facile palla dell’1-0 nerazzurro, da spingere in rete da pochi centimetri. Nelle ultime battute di gara il Cagliari tenta il tutto per tutto a caccia del pareggio, ma il cuore non basta.

Tris della Juve al Genoa

La Juventus non sbaglia contro il Genoa e ottiene la seconda vittoria consecutiva dopo quella nel recupero con il Napoli. Allo Stadium finisce 3-1 con le reti di Kulusevski, Morata e Mckennie, mentre ai liguri non basta la rete di Scamacca.  Neanche cinque minuti sul cronometro e i bianconeri sbloccano subito con Kulusevski, che piazza il mancino su assist di Cuadrado dopo una splendida giocata.

Al 22′ arriva il raddoppio juventino, stavolta ad opera di Morata che ribadisce in rete un tiro di Ronaldo respinto dal palo, dopo una sgroppata di Chiesa in contropiede. Prima dell’intervallo il Genoa ha la chance per riaprirla, ma Scamacca non riesce a battere Szczesny a tu per tu.

Il giovane attaccante ospite però si rifà ad inizio ripresa, firmando di testa il 2-1 su corner di Rovella. La gara si accende e i liguri ci credono spaventando più volte la squadra di Pirlo, che comunque appena ha la possibilità prova a pungere in contropiede, sfiorando il tris con Ronaldo. Al 71′ ci pensa il neo entrato Mckennie a chiudere i conti firmando il 3-1 su assist di Danilo.

Riparte il Napoli

Vittoria pesantissima per il Napoli, che s’impone 2-0 in casa della Sampdoria e si prende momentaneamente il quarto posto della classifica, in attesa della gara dell’Atalanta a Firenze. A Marassi decidono le reti di Fabian Ruiz e Osimhen, oltre all’intervento del Var decisivo nell’annullare il possibile pari a Thorsby nel finale, prima del raddoppio ospite. 

Migliore l’avvio dei partenopei che sfiorano subito il vantaggio con Zielinski, che tutto solo davanti alla porta calcia incredibilmente fuori dopo un cross da destra. La squadra di Gattuso continua a premere sull’acceleratore e al 35′ la sblocca con una splendida azione corale, tutta di prima, conclusa da Fabian Ruiz su assist di Zielinski.

Nelle prime battute della ripresa gli azzurri sfiorano più volte il raddoppio, decisivo Audero nel salvare su Fabian prima e Insigne poi. Dall’altra parte attento anche Ospina su Gabbiadini e Quagliarella, che tentano di scuotere i blucerchiati senza grandi risultati.

Al 75′ la squadra di Ranieri troverebbe il gol del pari ad opera di Thorsby, ma Valeri viene richiamato al Var e annulla per un contatto falloso tra Keita e Ospina. Nel finale ci pensa Osimhen a chiudere il discorso firmando il 2-0 su assist di Mertens.

La Lazio la spunta in extremis

La Lazio trova il solito gol a tempo scaduto e torna da Verona con 3 punti pesantissimi per la corsa alla Champions League. Stavolta decide Milinkovic, che porta i biancocelesti a quota 55 punti, momentaneamente a -3 dall’Atalanta e a +4 sulla Roma, considerando che la squadra di Inzaghi ha una gara da recuperare.

Tanto equilibrio al Bentegodi che rischia di rompersi intorno a metà frazione, quando Immobile calcia da posizione defilata colpendo il palo alla destra di Silvestri. Al 35′ anche gli scaligeri hanno una grande palla gol con Lazovic, che scappa a sinistra ma con il destro non riesce né ad inquadrare la porta né a servire il taglio di Faraoni.

Ad inizio ripresa la Lazio passerebbe in vantaggio con la rete di Caicedo, ma il Var è decisivo nel punire una sbracciata ai danni di Magnani. Con il passare dei minuti i ritmi si abbassano e lo spettacolo ne risente, con le due formazioni che fanno fatica a trovare il varco giusto per far male.

Quando lo 0-0 sembrava ormai scritto, stavolta ci pensa Milinkovic a tempo scaduto a regalare 3 punti pesantissimi alla Lazio, con un colpo di testa perentorio su cross di Radu.

Un rigore di Belotti al 61′ regala tre punti importanti al Torino nell’anticipo della trentesima giornata di Serie A contro l’Udinese. La squadra granata ha sofferto nel primo tempo la miglior organizzazione dei friulani, padroni di casa, che però non sono riusciti a trasformare le occasioni create da De Paul e Molina.

Anche il Torino, però, recrimina per gli errori di Sanabria e Rincon, imprecisi e poco lucidi in area. La partita si sblocca dagli undici metri a causa di un intervento scomposto del difensore dell’Udinese, Arslan, su Belotti: è lo stesso capitano dei piemontesi a freddare il portiere avversario e a regalare un vantaggio che diventerà decisivo per l’1-0 finale.

I ragazzi di Nicola salgono così a 27 punti in classifica allontanandosi dal terzultimo posto in classifica che determina l’ultima retrocessione in Serie B, attualmente occupato dal Cagliari. L’Udinese resta invece fermo a 33, in una posizione di classifica relativamente più tranquilla

Il Milan ne fa tra 3 al Parma

Il Milan consolida il secondo posto, in ottica Champions, staccando la Juventus (terza in classifica con una gara in meno) di quattro punti, grazie al successo in trasferta sul Parma.

Al Tardini è finita 3-1 per i rossoneri una partita che nel secondo tempo ha rischiato di complicarsi in modo serio per la squadra di Pioli dopo l’espulsione di Ibrahimovic al 60esimo (rosso diretto deciso dall’arbitro Maresca) e il gol della bandiera di Gagliolo al 66esimo che poteva riaprire il match. Il Milan aveva chiuso il primo tempo in scioltezza con una rete di Rebic dopo 8 minuti e una di Kessie al 44esimo.

Poi i due episodi della ripresa che hanno dato coraggio alla squadra di casa (sempre penultima in classifica con 20 punti). In fase di recupero, però, è stato Leao a stroncare ogni speranza degli emiliani chiudendo l’incontro sul 3-1.

Spezia batte Crotone in rimonta

Svanisce proprio allo scadere della partita il sogno del Crotone di Serse Cosmi che perde 3-2 sul campo dello Spezia dopo essere stato in vantaggio 2-1 fino a pochi minuti dal triplice fischio. Sono tre punti d’oro per i liguri che si portano al 14esimo posto in classifica con 32 punti, ben distanti dalla zona calda della retrocessione, alla quale sembrano ormai condannati i calabresi, sempre fanalino di coda con appena 15 punti.

Gli ospiti sbloccano la gara al 40esimo del primo tempo con l’ex granata Djidji ma si fanno raggiungere al 65esimo con una rete di Daniele Verde. Il Crotone raddoppia con il bomber Simy al 78esimo ma il patatrac arriva alla fine quando i ragazzi di Italiano portano a casa il successo con un gol di Maggiore all’89esimo e di Erlic tre minuti dopo

AGI – Jean-Éric Vergne alla guida di una delle due monoposto del tram DS Techeetah si è aggiudicato il primo dei due Gran Premi di Formula E in programma sabato e domenica sul tracciato cittadino dell’Eur.

La vittoria di Vergne, due volte campione del mondo della categoria, è arrivata al termine di una battaglia serrata con Lucas Di Grassi, Sam Bird (giunto secondo) e Mitchell Evans (terzo), a colpi di sorpassi sui rettilinei del Tre Fontane e nelle curve subito dopo il Colosseo Quadrato.

L’ex campione del mondo Di Grassi, a due minuti dalla conclusione dei 45 minuti regolamentari della corsa, ha subito un guasto mentre si trovava in testa e dopo aver condotto la gara per lunghi tratti. Gara avvincente caratterizzata da una leggera pioggia e molti contatti tra le vetture

Le monoposto elettriche che hanno sfrecciato sotto una leggera pioggia tra le vie deserte dell’Eur, all’ombra dei palazzi monumentali del quartiere, sono l’istantanea del tentativo di far ripartire i grandi eventi nel corso della pandemia di Covid. 

Soddisfatta la sindaca Virginia Raggi per lo svolgimento dell’evento: “Quest’anno non c’è pubblico e tutto l’ambiente è una ‘bolla’. Ma in questo momento non possiamo fermare le nostre attività. Dobbiamo imparare a convivere con il virus e con le nuove regole, per ricominciare lentamente, dobbiamo assolutamente farlo. Ospitare questo appuntamento è un momento importante: significa che siamo in grado di rispettare le regole e dare un grande segnale di ripartenza”.

Domenica si replica con il round 2. La pandemia, infatti, ha portato alla cancellazione di alcuni Gp, così ove possibile (a Roma come a Valencia) si corre due volte. 

AGI – Sono cinque i tennisti azzurri che da domenica, sui campi in terra rossa del Country Club di Roccabruna, cercheranno di conquistare il titolo di Principe di Monaco. Andrà in scena, a porte chiuse, il MonteCarlo Rolex Masters, secondo Masters 1000 della stagione, dopo il torneo di Miami, che la scorsa settimana ha visto grande protagonista l’azzurro Jannik Sinner, arresosi soltanto in finale.

A guidare la pattuglia tricolore sarà Fabio Fognini, detentore del titolo. Il tennista ligure, infatti, nel 2019 vinse il torneo monegasco, non disputato lo scorso anno a causa della pandemia di Covid-19. Fognini è stato il primo e, fino a oggi, l’unico azzurro in grado di vincere una prova così prestigiosa del circo internazionale della racchetta da quando nel 1990 è nato il circuito “ATP Championships Series” (oggi Masters 1000), ovvero quello che comprende le nove competizioni tennistiche più importanti al mondo (compresa quella di Roma) dopo le quattro prove del Grande Slam.

Con il ligure, ai nastri di partenza nel main draw anche Matteo Berrettini, Jannik Sinner, Lorenzo Sonego (ancora in gara, in semifinale, nel Sardegna Open) e la wild card Lorenzo Musetti (appena uscito di scena dalla competizione di Cagliari). A loro si potrebbe aggiungere qualche altro giocatore italiano proveniente dalle qualificazioni.

Anche qui trovano spazio cinque tennisti azzurri, ovvero Stefano Travaglia, Marco Cecchinato, Salvatore Caruso, Gianluca Mager e Thomas Fabbiano. E’ stato sorteggiato il tabellone principale, nel quale figurano otto giocatori della top ten del ranking Atp (compreso Berrettini).     

Mancheranno solo Thiem e Federer; in scena i primi tre del mondo, ovvero Djokovic, Medvedev e Nadal, trionfatore a Montecarlo in undici occasioni. Questi i possibili quarti di finale (tenendo conto delle prime otto teste di serie): Djokovic-Zverev, Tsitsipas-Berrettini, Rublev-Nadal e Schwartzman-Medvedev.     

Presente alla cerimonia di sorteggio il ligure Fognini. Proprio il detentore del titolo al primo turno affronterà il serbo Miomir Kecmanovic. A ruota è probabile il match Djokovic-Sinner al secondo turno. L’altoatesino giocherà al debutto contro Albert Ramos-Vinolas. Sonego, invece, sfiderà nel suo match di esordio Marton Fucsovics: in caso di vittoria affrontera’ Alexander Zverev.      

Berrettini, che entrerà in gara dal secondo turno, aspetta il vincente del match fra Alex De Minaur e Alejandro Davidovich Fokina. Infine, urna poco fortunata per Musetti. Il giovane tennista di Carrara farà il debutto contro Aslan Karatsev, quest’anno semifinalista agli Australian Open. Al secondo turno, in caso di successo, il toscano troverebbe sulla sua strada Stefanos Tsitsipas.

AGI – Sono 8 le città che ospiteranno i campionati europei di calcio Euro 2020, a partire dall’11 giugno 2021, che hanno confermato la presenza del pubblico negli stadi. Lo ha riferito in una nota la Uefa sottolineando che le restanti 4 città ospitanti (Monaco, Roma, Bilbao, Dublino) avranno tempo fino al 19 aprile per decidere come si svolgerà l’evento.

“Attualmente, otto Paesi ospitanti hanno confermato le capienze degli stadi in base alle proprie proiezioni di un miglioramento della situazione sanitaria nelle loro nazioni a giugno e luglio a seguito di un numero di fattori – scrive l’Uefa –  tra cui le campagne di vaccinazione nazionali, le misure pianificate per la riapertura dell’economia e il previsto rallentamento del virus in virtù della stagione più calda”. 

 “San Pietroburgo ha confermato una capienza del 50%, con possibilità di aumentarla entro la fine di aprile – sottolinea l’Uefa – mentre Budapest punta a ospitare il pubblico a pieno regime, con gli spettatori che dovranno osservare rigidi requisiti di accesso allo stadio. Baku ha confermato una capienza del 50%, con i tifosi al seguito delle nazionali partecipanti che saranno tenuti a presentare il risultato negativo di un test Covid-19 per entrare in Azerbaigian”.

Amsterdam, Bucarest, Copenaghen e Glasgow hanno confermato una capienza tra il 25% e il 33%, con Amsterdam, Bucarest e Copenaghen che mantengono aperta l’opzione di un potenziale incremento delle rispettive capienze alla fine di questo mese, a seconda dello sviluppo dei loro programmi di screening di massa e delle condizioni generali di salute – si legge nel comunicato – Londra ha confermato una capienza minima del 25% per le tre partite della fase a gironi e per quella degli ottavi di finale e spera di confermare a inizio giugno un aumento della capienza per le semifinali e la finale”. 

AGI – Che ne è stato dello squadrone femminile che ha vinto quattro Fed Cup, l’ultima otto anni fa, e pure due titoli Slam, Francesca Schiavone a Parigi e Flavia Pennetta a New York dopo una finale giocata contro Roberta Vinci? Se nel settore maschile abbiamo dieci tennisti fra i primi 100 del mondo e quasi tre fra i primi 20 (il neo idolo Sinner è 23), il piatto del tennis rosa oggi piange parecchio, con solo due tenniste fra le prime cento: una, la Giorgi, è n.80 e l’altra, la Trevisan, è 99. Con la Paolini che è 103, tra la centesima e la duecentesima posizione della classifica Wta, le tenniste azzurre sono appena quattro: la  Trevisan più Cocciaretto (111), Errani (112), Gatto Monticone (177).

E adesso che la povera Giorgi è risultata positiva al Covid (è in isolamento a Charleston, dove ha dovuto dare forfait al torneo) per sostituirla nel proibitivo match con la Romania (che schiera Simona Halep, numero 3 del ranking) in programma il 16 e il 17 aprile, la capitana di Fed Cup Tathiana Garbin ha dovuto raschiare il fondo della classifica, convocando al suo posto la ventitreenne Bianca Turati, numero 281 del ranking, al suo esordio in azzurro.

Dell’agguerrito ma ormai antico team capeggiato da Schiavone e Pennetta resta in gioco Sara Errani, reduce da dolorose vicende di doping, che ha disputato un buon Australian Open ed è determinata a uscire di scena solo dopo aver cancellato quella pagina buia. Ma il resto? Quella eredità è andata perduta.

Certo: l’attuale boom del tennis maschile dimostra che esiste un movimento ondulatorio del talento tennistico.Quando Pennetta and Co vincevano tanto i maschi azzurri stavano a guardare e non c’è dubbio che in certe epoche ci siano campionesse o campioni che nascono in un certo luogo e non in un altro. E lì trovano terreno fertile per crescere. Basta riflettere sull’attuale momento del tennis maschile statunitense dove i nomi più altisonanti sono quelli di Fritz e Tiafoe: non esattamente ConnorsAgassi o McEnroe.

Ma ciò non toglie che del patrimonio che Schiavone, Vinci, Pennetta rappresentavano non è stato conservato nulla. La Schiavone si occupa d’altro nella vita e con il tennis italiano ci sono state incomprensioni profonde, la Pennetta fa la mamma e la coach-ombra di suo marito Fabio Fognini. Per la Vinci si era parlato di un ruolo tecnico di base: non se n’è fatto nulla.

Il risultato è che la giocatrice italiana di maggior peso oggi è Camila Giorgi, che, sfortuna da Covid a parte, è un’eterna incompiuta che pare più determinata nel creare book fotografici in intimo sexy per deliziare i suoi follower su Instagram che non a vincere tornei. Nonostante l’appassionato lavoro che svolge la capitana GarbinTrevisan e Cocciaretto devono fare i conti con limiti fisici che in un tennis dove la fisicità conta eccome le penalizzano.

Ma soprattutto non si vede all’orizzonte quel singolo talento che  da solo potrebbe trainare l’intero movimento. Ed è questo a colpire maggiormente: è come se i colpi magici di Schiavone e Vinci o l’agonismo pazzesco che la Pennetta mise in mostra nella seconda fase della sua carriera non fossero stati raccolti da nessuna. La responsabilità è solo delle onde che prima lambiscono un certo paese e poi lo lasciano all’asciutto? Chissà.

AGI – La Roma ‘vede’ le semifinali in Europa League: rimonta e vince in trasferta contro l’Ajax: 2 a 1 il risultato finale per la squadra di Fonseca alla Johan Cruijff Arena di Amsterdam nella gara di andata dei quarti di finale.

Da segnalare che il portiere giallorosso Pau Lopez all’8′ del secondo tempo ha parato un calcio di rigore, evitando che i padroni di casa andassero sul 2 a 0 dopo il gol del vantaggio ottenuto al 38′ con Klaassen che aveva sfruttato un errore difensivo della Roma.

Il pari giallorosso e’ arrivato pochi minuti dopo quel penalty neutralizzato, grazie a Pellegrini a segno direttamente su calcio di punizione e grazie a sua volta di un errore del portiere avversario, il quale si è fatto sfuggire il pallone dalle mani.

Il gol-vittoria della Roma è arrivato a tre minuti dal termine, con Ibanez che sugli sviluppi di un calcio d’angolo incrociava di sinistro, mandando il pallone in rete nell’angolo più lontano.

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