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AGI – Max Verstappen trionfa nel Gran Premio di Olanda e riporta in testa al mondiale di Formula 1. Davanti ai 70 mila tifosi Oranje che gremivano il circuito di Zandwoort, il 23enne pilota olandese su Red Bull ha dominato la gara precedendo sul traguardo Lewis Hamilton, secondo, e l’altra Mercedes di Valtteri Bottas. Doppiate le Ferrari: Charles Leclerc ha chiuso al quinto posto, Carlos Sainz al sesto. Quarta l’AlphaTauri di Pierre Gasly, sesta l’Alpine di Fernando Alonso .

Il sorpasso

La 17ma vittoria in carriera, la settima quest’anno e la prima di un pilota olandese sul circuito di casa, consente a Verstappen di scavalcare di tre punti (224,5 contro 221,5) il campione del mondo Hamilton in classifica. Dietro di loro il vuoto: Bottas a quota 123, Leclerc 92 e Sainz 86,5.

“​​​​​Sono felice di aver vinto qui e di aver ripreso la leadership del mondiale”, ha detto Verstappen, “vincere davanti a questo pubblico è fantastico”. “Mon potevo fare più di così, grazie mille al pubblico per le emozioni”, gli ha reso omaggio Hamilton, “era dura superare, c’era tanto traffico ed è stato difficile orientarsi”. 

Pochi sussulti

La corsa olandese, tornata a Zandvoort dopo 36 anni, non ha offerto particolari sussulti ma segna una pietra militare nell’era delle ‘Power Unit’: per la prima volta non c’è una Freccia d’argento in testa alla 13ma gara. Hamilton, costretto a inseguire, ha rischiato di perdere anche il punto per il giro più veloce e ha dovuto cambiare le gomme a fine gara per battere il record che il compagno Valtteri Bottas gli aveva appena tolto. 

Si guarda a Monza

Leclerc ha accettato il quinto posto con rassegnazione: “Era impossibile prendere Gasly, abbiamo provato a stare di più sulle soft per avere vantaggio a fine gara ma non ci aspettavamo che facessero durare le medie così tanto”. “Sono contento della performance, nonostante sia un quinto posto”, ha aggiunto proiettandosi già sulla gara di domenica prossima: “Qui è tutto bello ma a Monza c’è sempre qualcosa in più, non vedo l’ora di essere lì: arrivare al circuito e sentire il sostegno sarà bellissimo, daremo tutto”.

AGI – Pausa. Il vocabolo più censurato da un mondo sportivo che esige performance sempre più perfette, veloci e anagraficamente precoci è stato appena sdoganato da Naomi Osaka. La tennista giapponese-americana, 23 anni, numero tre del mondo e già numero uno, dopo essere stata clamorosamente sconfitta al terzo turno degli Open Usa dalla diciottenne canadese Leylah Fernandez ha coraggiosamente dichiarato di volersi prendere una pausa di riflessione dal tennis: “In questi ultimi tempi, se vinco non sono tanto felice quanto sollevata; se perdo invece sono tristissima. Non credo sia normale… Non vorrei piangere, ma a questo punto devo capire cosa voglio fare, quindi non ho sicurezze su quando giocherò il mio prossimo incontro” le parole con cui venerdì sera ha ufficializzato il suo disagio psicologico e il relativo passo indietro verso la fine di un annus horribilis, iniziato con una fobia rispetto alle conferenze stampa, spia di una depressione culminata con il ritiro al Roland Garros e quindi da Wimbledon, e seguito dalla ricomparsa in veste di front woman a Tokyo, da tedofora. Anche lì però, una volta in campo, ha portato a casa però una prestazione deludente.

“Il primo passo”

Attenzione però. Alzare una bandiera bianca emotiva, spiega all’AGI Umberto Longoni, docente della Simp (Società italiana di Medicina psicosomatica) esperto di psicologia dello sport e autore di “Il tennis al contrario. Perdere insegna a vincere, nel tennis e nella vita” e di “Il tennis e l’arte di allenare la mente”, non è la dichiarazione ufficiale di uno status di perdente, ma il primo passo, vincente, per tornare campioni: “Chi si vergogna di ammettere il suo down, cammuffandolo con disturbi fisici vari provoca un’ulteriore caduta della sua autostima, dichiararlo invece significa realizzare che non dipende solo dai risultati”, spiega.

Da Biles a Pilato

Osaka non è da sola a metterci la faccia, accompagnata nel reparto “stressati consapevoli” da Simon Biles, la ginnasta americana che ha collegato i suoi “twisties” cioè la sensazione di perdita di percezione dello spazio durante le sue performance, alla sensazione di “avere il mondo sulle spalle” e anche dalla nostra nuotatrice Benedetta Pilato che aveva puntato tutto sulle Olimpiadi e ha quindi ammesso di avere fatto una gara orribile “e non so perché” una volta in vasca. Considerando anche i precedenti di Casey Stoner il campione di motociclismo che si è ritirato precocemente perché non ne poteva più, il periodo in cui Federica Pellegrini soffriva di attacchi di panico, le pallate tirate addosso ai giudici di linea da Novak Djokovic, resta da capire perché tanti sportivi siano così stressati, e sempre più spesso preda di un “burn out” fatto di “saturazione e mancanza di motivazione”, spiega Longoni paragonandolo a quello dei manager e per il quale, chiarisce, è essenziale prendersi una pausa in stile Osaka.

Lo stress mediatico

“Una delle cause è senz’altro il grande stress mediatico cui gli atleti sono sottoposti – spiega – sanno di essere sotto gli occhi di tutto il mondo, che nessuna loro sconfitta può passare inosservata e che saranno giudicati”. Di pressione in pressione (“vanno considerate anche quelle familiari e sentimentali, che non conosciamo nel dettaglio”) c’è poi quella degli sponsor “che investono e si aspettano risultati che vanno onorati” appesantita anche dai risvolti psicologici della pandemia: “Oltre a compromettere gli allenamenti il coronavirus ha caricato anche sulle spalle degli atleti un carico di abbattimento emotivo”. Che fare quindi? Prima di tutto ammettere il disagio, “scaricandolo con onestà intellettuale e autocritica che torneranno utili una volta di nuovo in campo o in pista”. Ma secondo Longoni occorre anche fare altro nella vita “perché il pensiero fisso è senz’altro logorante”. E cita come esempio di buona condotta emotiva la recente esternazione (che ha fatto storcere il naso ai puristi del tennis) di Camila Giorgi: “Ha spiegato che per lei il tennis è un lavoro e che non rappresenta tutta la sua vita. Ha ragione lei”.

AGI – Dopo 12 anni l’Italvolley femminile  torna sul tetto d’Europa e lo fa travolgendo in rimonta la Serbia per 3-1 davanti ai 20mila tifosi della Stark Arena di Belgrado. Con una prova d’orgoglio e di gruppo le azzurre hanno battuto la squadra tabù che esattamente un mese fa le aveva eliminate nei quarti alle Olimpiadi: 24-26, 25-22, 25-19, 25-11 il punteggio che ha regalato la 32ma edizione degli europei femminile, a suggello di un’estate magica per lo sport italiano.

Una lunga battaglia

Le ragazze guidate da Davide Mazzanti hanno lottato dall’inizio alla fine dell’ora e tre quarti di partita, soffrendo nel primo set combattuto punto a punto e poi andandoi in crescendo fino al set conclusivo dominato. Su tutte hanno spiccato una fantastica Myriam Sylla, la capitana che ha alzato la coppa, e la solita Paola Egonu, premiata come miglior giocatrice del torneo, ma tutte hanno portato il loro contributo stringendo i denti anche quando le serbe sembravano volare sulle ali dell’entusiasmo del rumorosissimo pubblico di casa.

I punteggi

Egonu ha portato 29 punti, Sylla 20, poi ci sono i 13 della Pietrini, gli 8 della Danesi, i 2 della Malinova e uno della Chirichella. Dall’altra parte la temutissima Boskovic è partita in modo travolgente ma ha perso via via lucidità. 

Il tabù abbattuto

Dal 2018 le azzurre contro la Serbia avevano sempre perso nei grandi appuntamenti. Tre anni fa nella finale del Mondiale le azzurre furono argento, nel 2019 vennero eliminate nella semifinale dell’Europeo e alle Olimpiadi di Tokyo l’uscita di scena ai quarti di finale. La Serbia negli ultimi dieci anni ha vinto tre volte il titolo continentale, nel 2011 nel torneo che si era svolto in Serbia e in Italia, nel 2017 sui campi di Azerbaigian e Georgia, e nel 2019 in ben quattro Paesi.

AGI – Riannodare il filo con le ‘notti magiche’ di Wembley e mettere in sicurezza il primo posto del girone in vista del Mondiale 2022. Dopo il deludente pareggio in casa con la Bulgaria la Nazionale è sbarcata a Basilea per la sfida contro la Svizzera.  “Siamo dispiaciuti – commenta il ct Mancini durante la conferenza stampa della vigilia – per una partita che sarebbe potuta terminare con un altro risultato. Se domani sera facciamo la stessa prestazione abbiamo molte probabilità di vincere”.  

Partita chiave

Al St Jakob Park sarà una partita chiave per confermare i rapporti di forza del girone, al giro di boa delle qualificazioni. Gli elvetici, infatti, sono al secondo posto (6 punti, contro i 10 dell’Italia) ma devono giocare ancora due partite. Un appuntamento da non sbagliare,  così da evitare complicazioni nel cammino verso l’appuntamento in Qatar. In palio, oltre alla leadership del girone, c’è anche il record della striscia di imbattibilità più lunga per una nazionale: con un risultato positivo la squadra allenata dal ct Mancini toccherebbe quota 36 partite, issandosi oltre il primato di Brasile e Spagna.  

Nessuna rivoluzione

“La Svizzera è una squadra forte e pericolosa – sottolinea il capitano Chiellini – per vincere non basterà una partita sufficiente ma una partita di alto livello”.
Il ct Mancini predica concentrazione e si prepara a confermare gran parte della squadra vista in campo giovedì sera a Firenze. Massima fiducia, nessuna rivoluzione: spazio giusto a qualche correttivo, già messo in conto vista l’importanza dello scontro. L’Italia scenderà in campo con il classico 4-3-3, in porta il solito Donnarumma che non è sceso ancora in campo con la maglia del Paris Saint Germain. Il capitano Chiellini, preservato per evitare troppi incontri, riprenderà il suo posto al centro della difesa insieme a Bonucci. Sulla fascia destra invece torna Di Lorenzo, in tribuna contro la Bulgaria. Confermato dall’altro lato Emerson Palmieri. A centrocampo invece possibile un cambio nel collaudato trio Jorginho-Barella-Verratti. Fuori quest’ultimo, al suo posto Locatelli, autore della doppietta che permise di stendere proprio gli elvetici agli Europei. In avanti nessuna novità nel tridente: saranno ancora Chiesa, Insigne e Immobile a cercare di fare male sotto porta.

L’addio a Petkovic

La Svizzera ha salutato  Vladimir Petkovic dopo 7 anni, culminati nei quarti di Euro2020: da questa estate è sotto la guida dell’ex giocatore Murat Yukin, con una lunga esperienza in panchina nel campionato elvetico. Il neoallenatore finora è rimasto coerente all’idea di gioco del predecessore ma adesso pensa di rivedere l’assetto in campo, solitamente legato alla difesa a tre, anche a causa di alcune defezioni. Mancano infatti tre pilastri del centrocampo: l’atalantino Freuler, squalificato dopo il rosso agli Europei, Shaquiri che è fuori condizione e Xhaka con il Covid-19.  

Tutto esaurito

I rossocrociati quindi potrebbero giocare con il 4-2-3-1: in porta l’esperto Sommer, centrali Elvedi e Akanji, ai lati Widmer e Rodriguez.  In mediana la coppia Zakaria-Sow, sulla trequarti Vargas, Fassnacht e Zuber a sostegno dell’unica punta Seferovic data l’assenza di Embolo, infortunato. Domani sera sarà il 60esimo incontro con gli Svizzeri, la squadra più affrontata dagli Azzurri nel corso della sua storia. Il bilancio è positivo, solo 8 sconfitte, di cui l’ultima risale a 28 anni fa.  Al St Jakob Park è previsto il tutto esaurito con 35mila spettatori a spingere la Nati, oggi 14esima nel ranking Fifa, verso un risultato prestigioso. Con la speranza di evitare un remake dello scontro ai gironi di Euro2020: allora gli Azzurri si imposero per 3-0, doppietta di Locatelli e sigillo di Immobile.

AGI – Oro per Ambra Sabatini, argento per Martina Caironi e bronzo per Monica Contrafatto: è storico e fantastico tris azzurro nei 100 metri dell’atletica leggera della categoria T63 alle Paralimpiadi di Tokyo. 

Ambra Sabatini guida la tripletta azzurra nei 100 metri dell’atletica leggera della categoria T63 alle Paralimpiadi di Tokyo con tanto di record del mondo.

Allo stadio Olimpico di Tokyo, quello che il primo agosto consacrò Marcell Jacobs campione olimpico dei 100 metri, la 19enne sprinter di Porto Ercole si è laureata campionessa paralimpica correndo, sotto una pioggia battente, in 14”11, crono che equivale al nuovo record del mondo.

Sabatini ha migliorato il 14”37 che aveva corso qualche ora prima la compagna di squadra Martina Caironi, poi argento in 14”46.

A completare uno storico risultato per lo sport paralimpico italiano il bronzo di Monica Contrafatto che ha concluso in 14”73.

Tutte e tre le azzurre, Ambra, Martina e Monica, sono amputate di una gamba all’altezza del ginocchio.

Italia a quota 69 medaglie, primato storico

Il fantastico e storico tris tutto al femminile nei 100 metri della categoria T63 nell’atletica leggera hanno fatto salire a quota 69 le medaglie conquistate dalla spedizione azzurra alla XVI edizione dei Giochi Paralimpici di Tokyo. Un numero che significa record.

Solo in occasione della prima edizione, una sorta di ‘esperimento’ per lo sport paralimpico, quella di Roma 1960, gli italiani riuscirono a conquistare 80 podi ma con meno sport inseriti nel programma (erano 8, oggi sono 22), molte meno Nazioni presenti (erano 23, oggi sono 163) e quindi atleti iscritti (erano 400, oggi 4520).

Con un solo azzurro che dovrà ancora gareggiare, Jacopo Cappelli nella notte italiana nelle qualificazioni ed eventuale finale della carabina mista 50 metri SH1, l’Italia è nona nel medagliere assoluto con in cassaforte 14 medaglie d’oro, 29 d’argento e 26 di bronzo.

Lo sport paralimpico italiano guidato da Luca Pancalli solo nel nuoto ha vinto ben 39 medaglie (più delle metà) con annessi 11 ori.

Guida il medagliere la Cina con 199 podi (93 ori) davanti alla Gran Bretagna con 122 (41 ori) e Comitato Paralimpico russo con 117 (36 ori). Terza Nazione europea è l’Ucraina, quarta con 98 medaglie (24 ori), quinta l’Olanda con 56 (24 ori).

AGI – La campionessa di tennis Naomi Osaka ha nuovamente annunciato di volersi fermare. L’atleta giapponese, numero 3 del mondo, a 23 anni vanta già 4 grandi slam (2 US Open e 2 Australian Open), ma non sta attraversando un periodo facile.

Al Roland Garros, quest’anno, si era ritirata al secondo turno e aveva deciso di prendersi una pausa. Osaka aveva ammesso di aver convissuto con la depressione per anni. Saltato Wimbledon, era rientrata per l‘Olimpiade di Tokyo. Ai Giochi, che si svolgevano nel suo Giappone,  dove però, pur partendo da favorita, aveva dovuto arrendersi al terzo turno. Era tornata a metà agosto a Cincinnati, ma in conferenza stampa era scoppiata a piangere dopo una domanda.

AGI – Era dalla prima edizione, quella di Roma 1960 con 80 podi, che l’Italia non conquistava così tante medaglie ai Giochi Paralimpici giunti alla XVI edizione. Battuto anche il precedente primato di Seul 1988 con 58. A poco più di due giornate dal termine l’Italia ha in cassaforte 61 medaglie, 13 d’oro, 26 d’argento e 22 di bronzo per un nono posto nel medagliere.

Solo nella prima edizione, quella di Roma 1960 quando l’evento era una sorta di ‘edizione pilota’, gli azzurri degli sport paralimpici – 61 anni fa erano solo 8 le discipline e oggi sono 22 – riuscirono a salire 80 volte sul podio, 29 di esse sul gradino più alto ma i Paesi partecipanti erano solo 23 contro i 163 di Tokyo 2020.

Fino all’edizione di Heidelberg in Germania del 1972, l’Italia era sempre tra le prime dieci nazioni. Da Toronto 1976 fino a Londra 2012, l’Italia non figurava più tra le prime dieci nazioni del medagliere. Negli anni lo sport paralimpico si è molto diffuso in tutti i continenti e anche le discipline sono sempre più aumentate. Dall’edizione di Tel Aviv 1968 a Barcellona 1992 gli sport sono raddoppiati, da dieci a venti e ora sono ventidue.

Paralimpiadi con tante medaglie furono anche quelle di Stoke Mandeville 1984 con 42, Seul 1988 con 58 (il precedente primato, escludendo Roma ’60), Barcellona 1992 con 35, Atlanta 1996 con 45 e Rio de Janeiro 2016 con 39. Le edizioni con il bottino più magro, Heidelberg 1972 con 17, Pechino 2008 con 18 e Atene 2004 con 19. 

AGI – A distanza di quasi due mesi dalla straordinaria notte di Wembley, l’Italia campione d’Europa incappa in un pareggio contro la Bulgaria nella quarta gara del girone di qualificazione ai Mondiali del Qatar.

Al Franchi di Firenze finisce 1-1 con le reti di Chiesa e Iliev: gli azzurri di Mancini restano al comando del gruppo C salendo a quota 10 punti, a +4 sulla Svizzera (prossimo avversario) che ha però due gare in meno. La soddisfazione della serata italiana non sta sicuramente nel risultato, bensì nel record d’imbattibilità di 35 gare eguagliato a Brasile e Spagna. Nella sfida di domenica sera, l’Italia potrebbe diventare la nazionale con la più lunga striscia senza sconfitte della storia del calcio. 

Gli azzurri partono subito con il piede pigiato sull’acceleratore e una volta superato il quarto d’ora di gioco, dopo una precedente occasione per Insigne, trovano il vantaggio firmato Chiesa. L’ex viola, proprio nel suo vecchio stadio, scambia con Immobile e di mancino fulmina il portiere realizzando il primo gol dell’Italia da campione d’Europa. La squadra di Mancini sembra in totale controllo del match, ma sul finire di primo tempo una disattenzione di Florenzi permette a Despodov di sfuggire a sinistra e mettere al centro per l’accorrente Iliev, che impatta di mancino e batte Donnarumma per l’1-1.

Gli azzurri provano a reagire già prima dell’intervallo, con Insigne che aggancia alla perfezione un lancio di Bonucci e prova il diagonale di sinistro, chiamando alla risposta con i piedi un attento Georgiev. Al rientro dagli spogliatoi l’Italia aumenta nuovamente la pressione e al 62′ sfiora il raddoppio ancora con Chiesa, stavolta respinto molto bene dal portiere da pochi passi. La Bulgaria sembra con le spalle al muro, ma gli azzurri nonostante tanti sforzi non riescono a trovare il varco giusto per far male.

Mancini prova a mischiare le carte in tavola inserendo forze fresche dalla panchina, i risultati però fatica a vedersi. Anche nel robusto recupero l‘Italia non sfonda e si deve accontentare di un pareggio. 

AGI – L’Italia è arrivata a quota 58 medagli alle Paralimpiadi di Tokyo, di cui ben 13 d’oro. Il record di Rio 2016 (39 podi con 10 primi posti) è stato polverizzato da tempo, ma la nona giornata ha regalato ancora nuove imprese agli atleti azzurri che hanno eguagliato il numero di medaglie dei Giochi di Seul del 1988, 58 per l’appunto. “E’ storia! Record di medaglie a Tokyo 2020 per l’Italia paralimpica”, ha twittato la sottosegretaria allo Sport, Valentina Vezzali, “un altro storico risultato in questa straordinaria estate italiana”, conclude Vezzali

L’oro dell’handbike

Il primo oro è arrivato dalla staffetta azzurra dell’handbike H1-5, la specialità di Alex Zanardi. Paolo Cecchetto, il veterano del terzetto italiano, Luca Mazzone, già oro cinque anni fa nella stessa gara, e Diego Colombari, il più giovane della squadra, hanno conquistato la 50ma medaglia (13 d’oro) della spedizione azzurra.

Prestazione impeccabile

Al Fuji International Speedway, ai piedi del monte Fuji, uno dei simboli del Giappone, Cecchetto, 54 anni di Legnano, già campione paralimpico nella gara in linea categoria H3 a Rio 2016 e alla terza partecipazione ad una Paralimpiade, Mazzone, 50 anni di Terlizzi, già due volte argento a Tokyo 2020 e campione uscente della staffetta H1-5, e Colombari, 39 anni di Cuneo, sono stati autori di una prestazione impeccabile sotto l’aspetto tecnico e tattico. L’Italia, sesta dopo la prima frazione e seconda dopo la seconda, dalla terza è sempre rimasta al comando incrementando metro dopo metro il vantaggio sugli avversari.

Argento ai francesi Riadh Tarsim, Florian Jouanny e Loic Vergnaud staccati di 31 secondi, bronzo agli statunitensi Ryan Pinney, Alicia Dana e Alfredo de los Santos che hanno tagliato il traguardo con 39 secondi di ritardo. 

Bettella è bronzo nei 50 dorso

Francesco Bettella ha conquistato la medaglia di bronzo nei 50 dorso della categoria S1. Il nuotatore italiano ha concluso in 1’14″87 alle spalle dell’israeliano Iyad Shalabi, vincitore in 1’11″79, e dell’ucraino Anton Kol, argento in 1’13″78. Per Bettella, 32 anni di Padova tesserato per le Fiamme Oro, alla sua terza partecipazione ai Giochi Paralimpici prima del podio di oggi aveva conquistato il bronzo nei 100 dorso S1.

A Rio de Janeiro cinque anni fa, Francesco aveva centro due argenti sempre nei 50 e 100 dorso, gare nelle quali nel 2017 si era laureato campione del mondo Ipc a Citta’ del Messico.

Raimondi è argento nei 100 dorso

Stefano Raimondi è medaglia d’argento nei 100 dorso della categoria S10. Il nuotatore italiano ha toccato per secondo in 59″36 alle spalle dell’imprendibile ucraino Maksym Krypak, capace di nuotare in 57″19, nuovo primato mondiale, cinque centesimi in meno rispetto al precedente limite che lui stesso aveva nuotato il 10 settembre 2016 a Rio de Janeiro. Bronzo al francese Florent Marais (1’01″30), quarto a sedici centesimi dal podio l’azzurro Riccardo Menciotti.

Per Raimondi, 23 anni di Soave, in provincia di Verona, portacolori delle Fiamme Oro, questo argento è la quinta medaglia a Tokyo 2020 dopo l’oro nei 100 rana SB9, gli argenti nei 100 farfalla S10 e nella staffetta 4×100, e il bronzo nei 100 stile libero S10.

Beggiato porta a casa il bronzo

Luigi Beggiato ha conquistato la medaglia di bronzo nei 50 stile libero categoria S4. Il nuotatore italiano ha concluso in 38″12 alle spalle del vincitore, l’israeliano Ami Omer Dadaon al record paralimpico di 37″21 e del giapponese Takayuki Suzuki con 37″70. Per il 23enne di Monselice, tesserato per il Circolo sportivo Guardia di Finanza, il bronzo di oggi e’ la terza medaglia a Tokyo 2020 dopo l’argento nei 100 stile libero S4 e la staffetta 4×50.

Argenti nel salto in lungo e nell’arco

Altri due argenti sono arrivati dall’arletica e dal tirco con l’arco. Martina Caironi si conferma vicecampionessa paralimpica nel salto in lungo della categoria T63. In una gara caratterizzata da pioggia a da una temperatura attorno ai 19-20 gradi, l’azzurra è giunta seconda con 5,14 metri, misura saltata al quinto tentativo. L’oro è stato conquistato da Vanessa Low, 31 anni australiana nata in Germania.

Vincenza Petrilli è la nuova vicecampionessa paralimpica del tiro con l’arco ricurvo classe open categoria W2. Allo Yumenoshima Field di Tokyo la 31enne arciera calabrese di Taurianova è stata sconfitta in finale per 6 a 5 dall’iraniana Zahra Nemati, 36 anni di Kerman, stella della specialità essendo stata campionessa paralimpica individuale a Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016. 

Sassoli: “Troppo silenzio”

“Siamo oltre quota 50 medaglie, eppure troppo silenzio e timidezza sullo straordinario risultato delle atlete e degli atleti italiani alle Paralimpiadi. Rispetto alle Olimpiadi dovremmo dedicare loro stessi riconoscimenti, stesso entusiasmo, stesse attenzioni e stessa gioia”. Lo scrive in un tweet il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli.

AGI – Nello sport anche una frazione di secondo può fare la differenza, ma il malese Muhammad Ziyad Zolkefli non avrebbe mai immaginato che un banale ritardo gli sarebbe costato una medaglia d’oro. E’ accaduto alla Paralimpiadi di Tokyo: Zolkefli martedì si era presentato tre minuti dopo l’orario previsto alla gara di getto del peso nella classe F20, riservata ad atleti con disabilità intellettive relazionali. Poi in pedana aveva trionfato battendo addirittura due volte il record mondiale con la misura di 17 metri e 31 centimetri e poi 17,94. 

“Nessun motivo valido”

I commissari di gara del Comitato Paralimpico Internazionale lo hanno però squalificato sostendo che inizialmente aveva fornito una spiegazione “logica” per il suo ritardo ma poi è stato accertato che “non aveva alcun motivo valido che lo giustificasse”. Era stata la delegazione ucraina, il cui atleta Maksym Koval era arrivato secondo, a presentare ricorso per il ritardo. 

Ondata di proteste

La squalifica ha suscitato un’ondata di proteste in Malaysia dove ha spopolato l’hashtag #Ziyad con offese si ogni genere per i giudici e per l’ucraino Maksym Koval, a cui è andato l’oro dopo la squalifica di Zolkefli. “Non rubate questo meritato oro da record mondiale a Ziyad”, ha tuonato il deputato Fahmi Fadzil. Il ministro dello Sport, Ahmad Faizul Azumu, ha incaricato il Comitato olimpico nazionale di aprire un’inchiesta dicendosi “deluso”: “Gli atleti hanno atteso cinque anni ma è bastato un ritardo di nemmeno cinque minuti per distruggere una speranza, è molto triste”, ha commentato.

“Le regole sono regole”

Il portavoce del Comitato paralimpico, Craig Spence, si è rammaricato degli “insulti” ma ha ribadito che “le regole sono regole: la decisione è stata presa e non è colpa degli ucraini se il malese è arrivato tardi”. Spence ha spiegato che Zolkefli e altri due atleti arrivati tardi avevano sostenuto di non aver sentito l’avviso perché era in una lingua che non conoscevano.

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