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La leucemia acuta, che ha colpito l’allenatore del Bologna Sinisa Mihajlovic come annunciato oggi in una drammatica conferenza stampa, non è più una sentenza di morte come fino a pochi decenni fa: “Si può tenere sotto controllo, è una patologia molto seria ma curabile”. Lo sottolinea all’Agi l’oncologo Francesco Cognetti, direttore di Oncologia Medica all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena.

“Non abbiamo molti dettagli sul tipo di leucemia che ha colpito Mihajlovic – spiega l’esperto – e quindi è difficile su queste basi dire molto ma in conferenza stampa è emerso che si tratta di una forma acuta, insorta in poco tempo, anche se ancora asintomatica. La leucemia acuta è sicuramente una forma potenzialmente letale, ma in molti casi si riesce a tenere sotto controllo con la chemioterapia e eventualmente il trapianto di midollo. Si tratta di una forma aggressiva, ma se si interviene in tempo le possibilità quantomeno di stabilizzare la malattia aumentano”.

Nella leucemia acuta, ricorda l’oncologo, “il numero di cellule tumorali aumenta velocemente e la comparsa dei sintomi è precoce, mentre nella leucemia cronica le cellule maligne tendono a proliferare più lentamente”. Ma poi c’è un’altra grande distinzione, che riguarda le cellule da cui origina il tumore: “Se la malattia nasce dalle cellule linfoidi del midollo osseo (dalle quali si sviluppano i globuli bianchi chiamati linfociti) si parla di leucemia linfoide, se invece la cellula di partenza è di tipo mieloide (dalla quale si sviluppano globuli rossi, piastrine e globuli bianchi diversi dai linfociti) si parla di leucemia mieloide”.

Il fatto che l’allenatore ed ex campione serbo non abbia ancora lamentato sintomi è importante: “Nella leucemia acuta – spiega infatti Cognetti – i sintomi si presentano presto e possono peggiorare con rapidità”. Campanelli d’allarme sono febbre, sudorazioni notturne, stanchezza e affaticamento, mal di testa, dolori ossei e articolari, perdita di peso, pallore, suscettibilità alle infezioni, facilità al sanguinamento oppure ingrossamento della milza e dei linfonodi.

Sul decorso, senza avere ulteriori elementi, “è difficile fare considerazioni – ribadisce l’oncologo – possiamo dire però che oggi la sopravvivenza a cinque anni per tutte le forme di leucemia si aggira intorno al 45% negli adulti, con punte del 90% nei bambini colpiti da leucemie linfoidi, e supera il 65% nella forma mieloide acuta”. La terapia consiste generalmente nella chemio, che comprende uno o più farmaci somministrati per bocca o per via endovenosa. “Ci sono anche approcci innovativi come le terapie che stimolano il sistema immunitario a riconoscere e a distruggere le cellule leucemiche”.

In alcuni casi poi “si ricorre al trapianto di cellule staminali emopoietiche per sostituire le cellule malate, distrutte con alte dosi di chemio o radioterapia, con quelle sane di un donatore compatibile. Spesso il donatore e’ un fratello o un familiare, ma, in loro assenza, anche uno sconosciuto. In alcuni casi questo approccio riesce a curare definitivamente la malattia, soprattutto nei pazienti piu’ giovani, e puo’ essere utilizzato per le forme che non rispondono piu’ alla chemioterapia”. 

Aggiornato alle ore 17,00 del 13 luglio 2019.
 

Per arrivare al vertice, Simona Halep ha sacrificato molto, moltissimo, più di molti altri. Forse è l’unica che ha sacrificato addirittura parte del proprio corpo. Da promettente tennista junior, campionessa del Roland Garros under18, si è infatti sottoposta alla riduzione del seno, davvero ingombrante a17 anni, che la disturbava nella corsa e nei colpi, soprattutto nel rovescio a due mani. Portava una 34DD. “Soprattutto mi disturbava per il peso, mi ostacolava nella velocità e non mi faceva sentire a mio agio quando giocavo. Ma in realtà le mie tette non mi piacevano nemmeno nella vita di tutti i giorni. E sarei ricorsa al chirurgo anche se non fossi stata un’atleta”.

Dal 2009, una volta scesa di quantità, a una misura più confortevole, Simona ha cominciato la scalata nel tennis pro. Nel 2013, la svolta, con la conquista di sei titoli Wta e l’ingresso nelle “top 10”, quindi nel 2014  l’assalto ai tornei dello Slam, coi primi quarti agli Australian Open, la finale al Roland Garros (persa contro Sharapova) e le semifinali agli Us Open. Un paio d’anni d’assestamento al vertice, un’altra finale persa, sempre al Roland Garros nel 2017 (contro Ostapenko daun et e un break avanti…), e ancora agli Australian Open 2018 (contro Wiozniacki).

Quindi un’altra svolta con un altro intervento medico, stavolta dallo psicologo: “Pensavo troppo, mi creavo mille problemi”. E il primo trionfo nei Majors al Roland Garros dell’anno scorso (contro Stephens). Con coach, Wim Fissette, che l’applaudiva: “All’epoca non la conoscevo, ma ho visto alcune foto e penso che ha preso la decisione giusta. Notevole dimostrazione anche di personalità perché molti l’hanno riconosciuta per anni solo per quell’operazione, ma poi lei ha cominciato a vincere, ed è salita al numero 1 del mondo”.

Simona Halep al Roland Garros nel 2008 (Foto PIERRE VERDY / AFP)

Nessuno, per, avrebbe scommesso su di lei alla vigilia della finale di questo Wimbledon che sembrava già quasi nelle mani di Serena Williams, così come il titolo Slam numero 24 per eguagliare il record di Margaret Smith Court. Invece, come già contro Roberta Vinci, un’altra piccoletta terribile dal gran braccio e cervello tennistico nelle semifinali degli Us Open 2015, e poi nelle finali di Australian Open e Roland Garros 2016 e in quelle di Wimbledon e Us Open dell’anno scorso, Serena si è fatta sorprendere dalle avversarie, dai nervi, dal pronostico. Con la decisiva partecipazione di una condizione fisica mai all’altezza.

Vuoi per il supo fisico non propriamente atletico, vuoi per la difficile post-gravidanza, dopo aver dato alla luce la primogenita, sito dopo aver firmato l’ultimo Major agli Australian Open 2017.

Anche stavolta, la famosa afroamericana è partita tardissimo dai blocchi, ha reagito più d’orgoglio e di rabbia che di gambe, e soltanto quando s’è trovata 0-4 dopo appena 13 minuti, infilata dalle mille banderillas della romena. Soffriva per qualsiasi scatto, sparava solo a mille qualsiasi palla le arrivasse a tiro, cercava soluzioni immediate, ma incazzava il 6-2 in 26 minuti. E, malgrado un “Com’on” impressionante che ha urlato al cielo, ha subito e subito la velocità della sua avversaria, ha accusato il primo break del 3-2, il secondo del 5-2 e s’è arresa con un altro 6-2 dopo 56 minuti.

Contro la eccitatissima Simona, che ha commesso appena 3 errori gratuiti a fronte di 55 punti (a 29). E poi ha divertito il Centre Court con la sua passione per la duchessa di Cambridge, Kate, presente nel Royal Box, insieme alla Duchessa di Sussex: “Non sapevo che avrei avuto l’onore anche di parlare con i reali, dopo”. Ha raccontato un retroscena: “Prima del torneo avevo detto ai colleghi che l’idea di diventare socia onoraria a vita del Club sarebbe stata una motivazione in più per vivere il torneo”.

Ha ringraziato i genitori (papà Stere e mamma Stania) e il suo gruppo, compresa la manager Virginia Ruzici, ex campionessa del Roland Garros, e Ion Tiriac, ex tennista pro anche lui, oggi l’uomo più ricco di Romania: “Senza di voi non sarei quella che sono oggi”. E ha rivelato: “Avevo 0 anni quando ho promesso a mia madre che un giorno avrei vinto questo trofeo”. 

Chi ha detto che i sogni non si realizzano? Dalla piccola Costanza a Parigi a Londra, la piccola Halep (1.68), veloce testa e di piedi, ce l’ha fatta.

Sono ore di apprensione in casa Bologna FC: Sinisa Mihajlovic sarebbe sul punto di lasciare la panchina rossoblu. Le condizioni di salute dell’allenatore serbo destano preoccupazione: Mihajlovic giovedì mattina non è a salito a Castelrotto per la prima fase del ritiro ufficialmente a causa di una sindrome influenzale ma gli esami clinici a cui si è sottoposto avrebbero evidenziato l’esigenza di ulteriori approfondimenti. Secondo quanto emerso, il mister rossoblu sarebbe alla prese con un malessere che lo costringerà a fermarsi per qualche tempo dovendo anche affrontare una terapia d’urto per curarlo: nel pomeriggio, alle 16, sarà lo stesso Mihajlovic a spiegare le proprie condizioni salute in una conferenza stampa convocata a Casteldebole.

Roger Federer vince la sfida n.40 con l’eterno rivale Rafael Nadal e conquista la finale di Wimbledon a quasi 38 anni di etaà Lo svizzero ha vinto una delle partite piu’ belle degli ultimi anni 7-6 1-6 6-3 6-4 e domenica incontrerà Novak Djokovic in una finale che si annuncia altrettanto avvincente.

Sul centrale di Wimbledon scendono in campo Roger Federer (probabilmente il più forte tennista di ogni tempo) e Rafael Nadal (certamente il più forte giocatore di sempre sulla terra battuta). È la quarantesima sfida tra lo svizzero e lo spagnolo, che negli ultimi 15 anni si sono contesi, insieme al serbo Novak Djokovic, la poltrona di primo giocatore della classifica Atp. Una delle più importanti, spettacolari e longeve rivalità sportive della storia, di cui forse non si conosce (o non si ricorda) tutto tutto. 

1 – È la prima semifinale di Wimbledon fra i due. Nadal. Anche il primo a qualificarsi già per le Atp Finals di fine anno a Londra.

2 – È il secondo scontro consecutivo Slam, dopo la semifinale di Parigi di giugno. Sono passati anche due anni dall’ultimo successo di Roger a Wimbledon, nel 2017 (quando non perse un set, come solo Budge, Trabert, McKinley e Borg.

3 – Le finali – peraltro consecutive fra i due – a Wimbledon, Federer è 2-1: nel 2006, ha vinto 6-0 7-6 6-7 6-3, nel 2007, si è imposto per 7-6 4-6 7-6 2-6 6-2, nel 2008 si è arreso per 6-4 6-4 6-7 6-7 9-7. Tre sono anche le finali perse a Wimbledon da Federer, come anche da Nadal. E 3-3 è il bilancio in cinque set, 3-2 per Federer negli Slam, 1-1 a Wimbledon.

4 – I titoli di Nadal sull’erba: oltre ai due Wimbledon, ha vinto il Queen’s 2008 e Stoccarda 2015.

6 – I punti ottenuti da Nadal col servizio-volée a questo Wimbledon. Su 8 tentativi.

8 – I trionfi in singolare di Federer a Wimbledon: record maschile. William Renshaw e Pete Sampras sono a 7. Fra le donne, Martina Navratilova ha il record di 9.

9 – Gli anni di distanza dall’ultimo trionfo a Wimbledon di Rafa, nel 2010.

10 – I successi di Rafa negli scontri diretti Slam, contro i 3 di Roger: 6-0 sulla terra, 4-3 sule altre superfici.

11 – Gli anni che sono trascorsi dall’ultimo “Fedal” sull’erba di Wimbledon.

12 – Gli anni trascorsi dall’ultima volta dei primi 3 del mondo nelle semifinali di Wimbledon.

13 – Le semifinali-record di Federer a Wimbledon (in 21 partecipazioni). Connors a 11.

14 – Le partecipazioni di Nadal a Wimbledon.

18 – Gli Slam vinti da Nadal. L’ultimo, il Roland Garros n. 12, il 9 giugno. Oltre ai 12 Roland Garros, ha 3 Us Open, 2 Wimbledon e un Australian Open

19 – I titoli-record di Federer nei tornei sull’erba (oltre agli 8 Wimbledon e ai 10 Halle, anche Stoccarda 2018).

20 – Gli Slam vinti da Federer, record maschile. L’ultimo, agli Australian Open del gennaio  2018. Oltre agli 8 Wimbledon, vanta 6 Australian Open, 5 Us Open e un Roland Garros.

33 – Gli anni di Rafa Nadal, che è nato il 3 giugno 1986 a Manacor (Spa).

37 – Gli anni di Roger Federer, che è nato l’8 agosto 1981 a Basilea (Svi).

39 – I testa a testa: 24 successi a 15 per Rafa. Il primo a marzo 2004 a Miami e vinse Rafa.

31 – Gli atleti di diversa nazionalità che Federer ha incontrato nelle 21 partecipazioni a Wimbledon.


32 – Le semifinali Slam di Nadal, 3° era Open: ha superato Jimmy Connors, a 31

34 – I punti ottenuti col servizio-volée da Federer quest’anno a Wimbledon (44 tentativi).

45 – Le semifinali Slam di Federer, record,  davanti alle 36 di Djokovic e alle 32 di Nadal. A 31 Connors.

53 – Le partite vinte a Wimbledon da Nadal (11 sconfitte). E anche gli Slam vinti dal trio Federer-Nadal-Djokovic, 53 degli ultimi 64, da Wimbledon 2003.

57 – Gli Slam disputati da Nadal.

70 – Gli anni combinati di Roger e Rafa siglano la semifinale più anziana di Wimbledon era Open, dopo il 39 formato dall’età dagli australiani Ken Rosewall (39) e John Newcombe (30) agli Us Open 1974.

71 – Le partite vinte sull’erba da Nadal (19 le sconfitte).

74 – I minuti-record di 4° turno a Wimbledon con cui Federer ha battuto Matteo Berrettini, sono da primato anche i 17 minuti del primo set .

77 – Gli Slam disputati da Federer.

82 – I titoli Atp vinti da Nadal.

89 – Gli ace complessivi quest’anno a Wimbledon: Nadal 47, Federer 42.

100 – Le vittorie Slam di Federer (12 le sconfitte): battendo Nishikori mercoledì ha fissato il record assoluto sia di Wimbledon che dei Majors. La prima, nel 2001, contro Christophe Rochus (Bel), per 6-2 6-3 6-2. L’esordio nel 1999 quando perse in 5 set contro Jiri Novak.

102 – I titoli Atp vinti da Federer (l’ultimo ad Halle a fine giugno).

149 – I vincenti complessivi di Federer (89) e Nadal (60) nella indimenticabile finale di 4 ore 48 minuti di Wimbledon 2008, la più lunga della storia. Che si concluse alle 21.16.

185 – I centimetri di altezza sia di Roger che di Rafa, e uguale anche il peso: 85 chili.

186 – Le vittorie di Federer sull’erba (26 sconfitte).

Disavventura in tv per Megan Rapinoe: l’attaccante e co-capitana della nazionale femminile Usa di calcio campione del mondo è rimasta con un seno scoperto durante la consegna dei premi Espys per le eccellenze sportive. Al momento di alzarsi dalla poltrona in prima fila per salire sul palco, alla 34enne attaccante si è aperta la giacca dello smoking sotto cui non portava nulla e per un momento il suo seno sinistro è stato ripreso dalle telecamere.

La regia della Abc lo ha poi oscurato per la differita ma gli spettatori che guardavano in diretta se ne sono accorti. Su Twitter ci sono stati immediati commenti (compresi quelli di qualche ammiratrice) sull’incidente alla giocatrice più rappresentativa del soccer femminile, capofila della battaglia per eguali retribuzioni con gli uomini e protagonista di un duello a distanza con il presidente, Donald Trump, che accusa di non riconoscere i diritti della comunita’ Lgbt di cui lei fa parte.

L’episodio ha ricordato quello analogo in un altro evento collegato allo sport, il Super Bowl del 2004, quando Justin Timberlake, cantando in duetto ‘Rock your body’, inavvertitamente strappo’ insieme al corpetto anche il reggiseno a Janet Jackson, lasciandola con un seno scoperto. 

Rapinoe with the nip slip on live TV. You can’t make this stuff up pic.twitter.com/MN8FT9KlWH

— Hunter (@hunteriselitee)
11 luglio 2019

Dicono gli analisti che si tratta di numeri “incoraggianti”. Mai registrati prima. Nel senso che il valore della produzione dei tre campionati professionistici di calcio nella stagione 2017-18 “ha superato per la prima volta i 3,5 miliardi di euro” si legge sulle pagine sportive del Corriere della Sera, in un taglio basso dell’edizione cartacea.

La fonte principale degli introiti continua a provenire dai diritti televisivi, che incidono per un terzo nonostante una flessione dello 0,6%. Tuttavia l’incremento più deciso deriva dagli ingressi allo stadio (+22,4%), anche se l’età media dei nostri stadi supera i 61 anni. Altri dati incoraggianti provengono dall’impatto socio-economico del gioco del calcio, che è pari a 3,01 miliardi di euro, con un incremento del 5,7%. I dati sono contenuti nell’ultimo ReportCalcio realizzato dalla Figc e presentato al Senato.

Però assieme a numeri e cifre positivi ci sono anche le criticità, perché le 86 società non iscritte negli ultimi dieci anni registrano tutte un indice di indebitamento complessivo che sfiora i 4,27 miliardi di euro, con un incremento pari al 6,4% rispetto all’anno precedente. E con un peggioramento ulteriore del risultato netto, che raggiunge i 215 milioni di euro. “Se ci fosse un Commissario dell’Unione Europea a valutare il sistema calcio – dice con una battuta il sottosegretario con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti – il rapporto debito/Pil sarebbe del 120%”, commentando così la fotografia in chiaroscuro della situazione economico-finanziaria del settore del pallone.

Certo, si legge su Il Messaggero, il gap tra grandi e piccole squadre di serie A “è ancora troppo marcato”, considerato che il 54% del valore “è generato solo da Juventus, Inter, Roma, Milan, Napoli”. Gabriele Gravina, numero uno della Federcalcio, mette l’accento sul “ruolo fondamentale giocato nel sistema paese, sotto il profilo economico, fiscale e sociale”, perché negli ultimi anni il settore ha versato 11,4 miliardi di euro al Fisco e ricevuto 749 milioni di euro: per ogni euro che il governo italiano ha investito nel calcio, ha ottenuto un ritorno di 15,2 euro. “Un dato che deve far riflettere”, ha suggerito Gravina.

Uno dei dati più interessanti espressi dal Report 2019 della Figc è poi quello relativo all’esponenziale allargamento della base del calcio femminile. “Negli ultimi dieci anni le calciatrici tesserate sono aumentate del 39,3%, da 19 mila a 26 mila, il 46% delle quali nella fascia di età over 18” si legge su la Repubblica. Una popolazione sportiva in netta espansione, che ora dovrà fare i conti anche con lo splendido Mondiale azzurro. E chissà cosa potrà succedere ora dopo il successo e la grande popolarità della nazionale femminile?

In esame al Senato c’è la norma sul collegato sportivo, che dovrebbe attribuire deleghe al Governo in materia di professionismo: “È l’occasione — analizzava Giorgetti — per ripensare tutto. Il tentativo è di costruire un sistema al passo con i tempi, moderno e che si incroci con le istanze che arrivano dalla società”. Il presidente Figc Gravina aveva invece sottolineato la necessità “di ottenere, con il professionismo, riconoscimento, rispetto e dignità”. “Il Governo – ha spiegato il sottosegretario ai rapporti col parlamento Simone Valente (5Stelle) – è impegnato nel superamento della distinzione tra dilettantismo e professionismo, con l’introduzione della figura del lavoratore sportivo”.

“È da un mese che mi sveglio la mattina sperando si tratti solo di un incubo… È da un mese che mi sveglio la mattina e realizzo di vivere dentro ad un incubo”. Sono queste le intense parole con le quali Claudia Lai, 37 anni, moglie del centrocampista dell’Inter Radja Nainggolan, ha rivelato su Instagram, dove conta quasi 54 mila follower, la propria battaglia contro il cancro.

 
 
 

 
 
 
 
 

 
 

 
 
 

E’ da 1 mese che mi sveglio la mattina sperando si tratti solo di un incubo.. è da 1 mese che mi sveglio la mattina e realizzo di vivere dentro ad un incubo. Ho sperato che questa giornata arrivasse il più tardi possibile ma non è stato cosi.. le giornate sono volate e con loro anche la mia allegria.. da oggi inizierò un nuovo percorso della mia vita.. la CHEMIOTERAPIA. E chi lo avrebbe mai detto che Claudia per una volta nella vita avrebbe avuto PAURA di iniziare una nuova giornata.. paura è dire poco.. che dire, dopo secchiate di lacrime versate, è ora di andare a combattere questa brutta bestia ‍♂️ ringrazio con tutto il cuore ❣ la famiglia e gli amici che mi hanno aiutata a vivere al meglio questo mese di relax dandomi tutta la forza e la positività necessaria ad affrontare tutto…ma soprattutto hanno saputo gestire ogni mio malumore (con un alto livello di sopportazione) IN BOCCA AL LUPO A ME E A TUTTE LE PERSONE CHE STANNO VIVENDO IL MIO STESSO INCUBO.. #nonperderemaiilsorriso

Un post condiviso da ✨✨ℂℒᎯUⅅℐᎯ ✨✨ (@claudia_lai_nainggolan) in data: 11 Lug 2019 alle ore 12:20 PDT

 

La coppia si è sposata il 3 maggio 2011 e ha due figlie: Aysha, nata nel 2012, e Mailey, nata nel 2016. Il post pubblicato da Claudia su Instagram, che ha raccolto in un paio d’ore oltre 18 mila like e per il quale sono stati disattivati i commenti, continua cosi’: “Ho sperato che questa giornata arrivasse il piu’ tardi possibile, ma non e’ stato cosi… Le giornate sono volate e con loro anche la mia allegria… Da oggi inizierò un nuovo percorso della mia vita… La CHEMIOTERAPIA”.

I tifosi e gli utenti del web si sono subito precipitati sui social per dare sostegno alla moglie di Nainggolan, tant’e’ che su Twitter l’hashtag #ForzaClaudia è diventato trending topic. Tanti i commenti di supporto: “Forza Claudia, non ti abbattere, sii forte e vedrai che ce la farai a vincere questa battaglia”, “Che brutta notizia. Sono dispiaciutissimo, il mio piu’ grosso in bocca al lupo Claudia! Andrà tutto bene per te e tutte le persone che lottano con questo male. Questa volta non saremo pazzi, questa partita la vinciamo”, “Facciamo divenire virale questo hashtag. Facciamo sentire il nostro supporto alla moglie del Ninja. In queste circostanze la fede calcistica passa in secondo piano”, “Forza Claudia e Radja, questa e’ la partita piu’ dura, insieme ce la farete”, “Forza Claudia, hai il cuore sardo, un cuore forte e guerriero, combattete insieme questa battaglia con positivita’, ne uscirete vincitori, forza!”.

❤️ Forza Claudia, forza @OfficialRadja

— AS Roma (@OfficialASRoma)
11 luglio 2019

 

Anche la pagina di Twitter della Roma ha condiviso un breve messaggio: “Forza Claudia, forza Radja”. Sotto tantissimi commenti di tifosi giallorossi che sostengono Claudia. Non mancano poi i commenti di alcuni tifosi che legano questa triste notizia alle prossime mosse di mercato dell’Inter, che con ogni probabilità non riconfermerà Radja, per il quale si fa sempre piu’ concreta l’ipotesi Cina: “Adesso via dal mercato Radja, senza mandarlo in Cina o non so dove… Deve stare vicino a sua moglie”, “Quindi pensate un po se Nainggolan si vuole trasferire ora in Cina, con la moglie che deve essere curata a Milano. Inter, va rivista la situazione di Radja, e’ una questione umana questa. Forza Claudia”. 

Se un appassionato della NBA avesse spento il cellulare per una settimana si troverebbe totalmente disorientato. Negli ultimi sette giorni la geografia del più importante campionato di basket del mondo è stata rivoltata come un calzino. Quella che era stata ribattezzata l’estate dei free agent, ovvero dei giocatori che potevano cambiare squadra grazie alle condizioni dei loro contratti, non ha deluso.

A leggere i roster, ancora incompleti, delle 30 franchigie NBA ci si trova davanti a una metamorfosi tale che oggi è impossibile ipotizzare con certezza la squadra che partirebbe in pole position per aggiudicarsi il titolo. Di rado, infatti, c’è stato tanto affollamento ai nastri di partenza, tanto equilibrio. Mai tanto interesse per vedere cosa succederà in questa nuova NBA dove alcune tra le carte migliori sono state rimescolate nel mazzo e ridistribuite tra i partecipanti.

I campioni e i finalisti

A Toronto, dopo i festeggiamenti per il primo titolo della loro Storia, hanno dovuto fare i conti con quello che temevano di più: la partenza della loro stella, Kawhi Leonard. Ma non è stato un fulmine a ciel sereno. Quando lo hanno accolto, un anno fa, i Raptors sapevano che il loro non sarebbe stato un matrimonio “fino a che morte non ci separi” ma un’avventura stagionale. Di quelle che restano nella mente anche dopo anni. Non che la dirigenza canadese non ci abbia provato a trattenerlo. Ma per l’uomo della California il richiamo di casa è stato troppo forte. Toronto ripartirà da Siakam, Gasol e Lowry. L’anno prossimo tornerà avere spazio salariale e proverà a innamorarsi di nuovo. Aver sdoganato il Canada come luogo che freme per il basket aiuterà ad attirare nuovi campioni al di là del confine. E forse questa è la conquista più grande.

Together we made history. #WeTheNorth pic.twitter.com/OD89m4T6vC

— Toronto Raptors (@Raptors)
6 luglio 2019

 

A Oakland l’era dei Warriors è finita. Ma non in maniera così netta come tanti pensavano. È vero, Kevin Durant ha fatto i bagagli e ha lasciato nello spogliatoio la canotta di Golden State piegata con cura ma trattenere Klay Thompson e affiancare a Steph Curry il talento di D’Angelo Russell significa aver deciso di stare ancora ai vertici della NBA. Mancherà tanto Iguodala (finito a Memphis), meno Cousins (ai Lakers), ma i guerrieri, pur non invincibili, sono pronti a sfoderare le loro armi migliori per arrivare ancora una volta in fondo alla corsa.

Thank you, @KDTrey5 pic.twitter.com/sbZjjNvZgF

— Golden State Warriors (@warriors)
8 luglio 2019

 

Western Conference

A Los Angeles sarà un anno caldo, caldissimo. Il derby tra Lakers e Clippers non è mai stato così atteso. Stavolta non c’è solo il primato cittadino, che nella città della Californi conta tantissimo, ma c’è la possibilità che le due squadre si sfidino per aggiudicarsi il ticket delle finali. Da una parte c’è LeBron James che ha finalmente accolto Anthony Davis in squadra dopo aver accarezzato l’idea in inverno. Un asse, quella guardia-centro, che in passato ha già fatto la fortuna della squadra gialloviola. Accanto, sfumata la possibilità di prendere un terzo violino (ma il mercato è ancora lungo) tanti buoni giocatori: dal campione in carica, Danny Green, agli ex-Warriors Cook e Cousins. La conferma di Kuzma e i ritorni di di Caldwell-Pope e Rondo per un roster più profondo e ambizioso. Aver mancato i playoff, la scorsa stagione, è una ferita che ancora brucia.

The Battle for LA is going to be absolutely wild this season, Which duo would you rather have, LeBron and AD on the Lakers or Kawhi and Paul George on the Clippers?

RT LeBron and AD
Like❤️ Kawhi and Paul George#NBAtwitter pic.twitter.com/9qEauNCH0W

— Jay (@JayOnSports)
7 luglio 2019

 

Dall’altra parte, pronto a guastare i piani dei cugini, c’è Kawhi Leonard che ha deciso, un po’ a sorpresa, di accettare la proposta dei Clippers. Convinto pare dall’altro grande affare realizzato dalla dirigenza dei Clips:  Paul George, uno dei principali realizzatori (e difensori) della NBA preso dagli Oklahoma City Thunder in cambio di tante future scelte al draft e due dei migliori giocatori in rosa: Danilo Gallinari e Gilgeous-Alexander. Accanto ai due nuovi fuoriclasse, la conferma di Beverley e Zubac. La squadra c’è, il campo dirà se è già pronta per prendersi il titolo.

Una trade, quella di George, che non è piaciuta molto all’altra stella di Oklahoma, Russell Westbrook, nonostante l’uomo delle triple-doppie ormai sia abituato agli addii dei suoi compagni più dotati: prima Harden, destinazione Houston, poi Durant verso Oakland e ora George. Quest’anno, insomma, la stagione dei Thunder rischia di essere ancora più anonima con il brontolare della guardia che, dicono alcuni giornali, potrebbe chiedere di essere ceduto. Miami è già pronta ad accoglierla.

Story filed to ESPN: In aftermath of Paul George’s departure, OKC star Russell Westbrook is welcoming to idea of Sam Presti engineering a trade that would bring an end to his illustrious 11-year Thunder tenure. Miami’s expressed interest, a destination that appeals to Westbrook.

— Adrian Wojnarowski (@wojespn)
8 luglio 2019

 

Ma non è finita qua. Sono molte le squadre che ambiscono ad arrivare più lontano possibile nei playoff. Quasi tutte caratterizzate dalla presenza di una coppia di giocatori a cui affidare il timone della squadra. C’è Portland che ha riempito letteralmente di soldi Damian Lillard (196 milioni di dollari nei prossimi 4 anni) e che spera in un’altra grande stagione di McCollum; c’è Denver che spera nell’esplosione defintiva di Murray e Jokic; c’è Houston che, dopo un paio d’anni in cui si prospettava persino il titolo, oggi riparte con meno certezze: nonostante la presenza di James Harden e Paul. Un passettino più indietro ci sono anche Utah, con Mitchell e Bogdanovic, San Antonio, che riparte con le sue certezze (coach Popovich su tutte) ma che dovrà fare a meno anche di Ettore Messina, tornato in Italia sulla panchina di Milano, e Sacramento, l’unica forse a puntare forte sul team, con meno solisti e più senso di appartenenza.

Uno sguardo curioso lo meriteranno altre due squadre. La prima è New Orleans che, orfana di Anthony Davis, metterà sul parquet la scelta numero uno del draft, il predestinato Zion Williamson (senza dimenticare Nicolò Melli arrivato dalla Turchia per inseguire il sogno della vita). La seconda è Dallas che può contare su un duo europeo, Doncic e Porzingis, attesi da una stagione di conferma e consacrazione. Poche chance, invece, per Phoenix, Memphis, Minnesota.

Nicoló Melli likely isn’t a name Pelicans fans were expecting to hear, but it could be a big move for a team in need of wing shooting.

He’s 6-foot-9 and a career 38.7% shooter from 3-pt range. And Pels still have most of that $30M in cap space. Morehttps://t.co/D1BxicUGAO

— Jeff Nowak (@Jeff_Nowak)
30 giugno 2019

 

Eastern Conference​

Se non è difficile ipotizzare l’abdicazione di Toronto dal trono a Est, è meno facile individuare chi rimpiazzerà i canadesi. La favorita, tra le franchigie, è la regina di questo mercato: i Brooklyn Nets. I due nuovi arrivi, Kyrie Irving e Kevin Durant, insieme a Temple e DeAndre Jordan, non possono che rivelare le ambizioni della squadra. Ma l’infortunio dell’ex stella dei Warriors potrebbe rimandare quest’ambizione di dominio di un anno. La soddisfazione più grande, per il pubblico di Brooklyn, è aver strappato agli odiati Knicks, il ruolo di prima squadra a New York. Non uno smacco da poco.

You already know.

⚫️⚪️ @KDTrey5 ⚪️⚫️ pic.twitter.com/wveNycYNkC

— Brooklyn Nets (@BrooklynNets)
8 luglio 2019

 

Che sia l’anno di Milwaukee? L’MVP della passata stagione, Giannis Antetokounmpo, ha avuto ciò che voleva: la conferma di Middleton, Hill e Lopez, giocatori chiave per la squadra. E intanto ha firmato un biennale anche suo fratello. La famiglia, prima di tutto (ma il fratellino ha talento e lo dimnostrerà). Vedremo se tutto ciò basterà per fare l’ultimo passo che manca verso la Finale. Boston ha dovuto accettare la partenza di Irving consolandosi con Kemba Walker, arrivato da Charlotte e pronto a cancellare le ultime delusioni in casa Celtics. Philadelphia, invece, parte più ambiziosa che mai. Ha perso Jimmy Butler, vero, ma l’arrivo di Al Horford e la conferma di Tobias Harris, fanno sì che debba essere per forza essere messa tra le maggiori pretendenti per aggiudicarsi l’eredità di Toronto.

Un passo più indietro, con ambizioni di playoff, stanno i Pacers che hanno messo a disposizione di Victor Oladipo altri due giocatori di talento come Brogdon e Lamb, i Magic che hanno confermato il duo Vucevic-Ross, gli Heat della coppia Dragic-Butler, i Wizards guidati da John Wall e i Pistons, che hanno firmato (e scommesso su) Derrick Rose. In fondo alla classifica tanta tristezza per i tifosi degli Hornets di Micheal Jordan (incapaci finora di rimpiazzare Kemba Walker) dei Knicks, dei Bulls, degli Hawks e dei Cavaliers. Per loro questa è stata un’altra settimana di frustazione. La NBA è cambiata, certo, ma non per tutti.  

Finisce contro Roger Federer la corsa di Matteo Berrettini nel torneo di Wimbledon. Negli ottavi di finale, il tennista italiano è riuscito a raccogliere appena cinque game contro il campione svizzero che si è imposto con il punteggio di 6-1 6-2 6-2.

Berrettini, apparso visibilmente emozionato, non è mai riuscito a entrare in partita cedendo all’avversario in un’ora e tredici minuti. Federer che ha concesso all’italiano solo una palla break in tutta la partita, giocherà ora il diciassettesimo quarto di finale della carriera a Wimbledon.  

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