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Il mondiale 2019 di Formula 1 parte ancora nel segno della Mercedes, ma a trionfare nel Gran Premio d’Australia è stato a sorpresa Valterri Bottas, davanti al campione del mondo e compagno di scuderia Lewis Hamiton.

Delusione per le Ferrari rimasta giù dal podio e che raccoglie solo un quarto posto con Sebastian Vettel e un quinto con Charles Leclerc. Terza la Red Bull di Max Verstappen. Sul circuito di Melbourne sesto posto per Kevin Magnussen (Haas) e settimo per Nico Huelkenberg (Renault). Kimi Raikkonen ottavo con l’Alfa Romeo, Lance Stroll (Racing Point), nono, e Daniil Kvyat (Toro Rosso), decimo. 

“E’ stata di sicuro la mia miglior gara di sempre”, ha commentato il finlandese che aveva vinto l’ultimo Gran Premio a Abu Dhabi nel 2017, “io stavo benissimo e la macchina andava in modo perfetto”. La sua corsa è stata di dominio dal primo all’ultimo giro, con il sorpasso alla prima curva sul compagno di squadra. Hamilton ha nascosto la delusione, limitandosi a commentare che “è stato un bel weeekend per il team”. “Sono contento per Vallteri che ha fatto una grande gara”, ha aggiunto, “è stato un weekend migliore di quanto sperato”. “Sicuramente ho perso posizioni in partenza, ne parlerò con gli ingegneri”, ha detto a proposito della vettura, “ma è un buon inizio di stagione”. 

“Oggi ho faticato con le gomme ma non so quale sia stato il problema”, ha spiegato Vettel, “il motore ha funzionato bene. Nel complesso è stato un fine settimana difficile per noi. Anche se abbiamo preso buoni punti non era questo il risultato che volevamo”. “Ora dobbiamo rimettere insieme le idee perché il Bahrein arriva in fretta. Oggi non potevamo fare di meglio. Non siamo contenti ma non credo che la macchina non fosse poi così male. Alla fine ero lento a causa delle gomme”.

L’altro ferrarista Charles Leclerc, ha spiegato che alla fine avrebbe potuto superare Vettel, “ma il team ha preferito mantenere le posizioni”. 

Quindicesimo posto per Antonio Giovinazzi che ha riportato un pizzico di Italia in Formula 1 con la sua Alfa Romeo. “Nel primo giro mi sono toccato con la Renault, non avevo grip nel primo set”, ha spiegato a Sky, “nella seconda parte della gara il passo era buono ma ho perso tanto tempo prima, ho fatto gran parte della gara con l’ala danneggiata. Pit stop ritardato? Volevamo provare a seguire la nostra strategia, è stata una gara complicata, ma è solo la prima, mi è servita per ambientarmi un po’”

Tanti auguri, nonno Trap. Che cosa aggiungere di nuovo a un personaggio come Giovanni Trapattoni nel giorno del suo ottantesimo compleanno? Cos’è che non sapete del mediano, colonna per quattordici anni del leggendario Milan di Nereo Rocco, che mordeva le caviglie degli avversari più famosi, e poi dell’allenatore che ha coniugato catenaccio e calcio totale?

Leggi il blog di Riccardo Luna: Perché Trapattoni è il nonno internet che aspettavamo

Così, dopo aver vinto da giocatore rossonero due scudetti, due coppe dei Campioni, e una coppa Intercontinentale, da allenatore, si è aggiudicato dieci scudetti in quattro paesi differenti, fra Italia, Germania, Portogallo e Austria, più sette titoli ufficiali.

È stato abile stratega, abilissimo nel cambiare le partite in corsa, è stato straordinario motivatore, è stato l’anima della Juventus, che ha guidato dal 1976 al 1986, e poi dal 1991 al 1994, firmando addirittura 6 scudetti, 2 coppe Italia, una coppa dei Campioni, una coppa delle Coppe e una Intercontinentale. 

È stato uno dei pochissimi a conquistare coppa dei Campioni, coppa delle Coppe e coppa Intercontinentale sia da giocatore che da allenatore.

L’unico, insieme a Zaccheroni, a guidare le tre grandi del calcio italiano: dopo il Milan e la Juve, anche l’Inter, stravincendo lo scudetto ’88-‘89. È stato Ct della nazionale italiana dal 2000 al 2004, e poi anche dell’Irlanda.

Il ragazzo di Cusano Milanino

Questi sono i numeri, la leggenda sportiva. L’uomo si riassume forse nell’incipit della scalata partita da Cusano Milanino del biondino del 17 marzo 1939: “Chi non è nato povero non può capire”.

Allora “si godeva di niente, in quegli anni di ricostruzione. Il boom era dietro l’angolo, ma chi se ne accorgeva in quel piccolo mondo tra periferia e paese?”.

Di lui sappiamo che, come molti giovani dentro, non ha una cognizione tradizionale dell’età, non ce l’ha mai avuta: era magari più anziano di quanto si potesse pensare, quando correva per i prati coi pantaloncini corti, ed è molto più giovane di quanto ci si aspetterebbe, oggi.

Al punto che è appena sbarcato sui social media, rimettendosi in gioco, un po’ per rilanciare la sfida dei nipotini, un po’ perché senza sfide non può resistere, un po’ perché così si racconta uno dei personaggi cardine del nostro calcio.

Dunque, il 28 ottobre, il Trap ha confessato: “Ho dovuto affrontare l’inevitabile corso della vita che avevo cercato così disperatamente di rimandare. E solo Dio lo sa quanto sia stato difficile buttare giù il boccone”.

“Io, che per una vita avevo lavorato instancabilmente ogni giorno per costruirmi la strada da percorrere, mi ero rassegnato finalmente al mio destino… Un destino composto da una pensione che mi spaventava per la sua monotonia. Una condanna a sentire il corpo invecchiare lontano da un campo di calcio”.

Così ha deciso di scrivere. “Su che cosa? Data l’età e le esperienze accumulate, vorrei riuscire a comunicare i valori che mi hanno fatto diventare la persona che sono e, allo stesso tempo, sensibilizzare su dei temi a me cari”.

“Nella nostra società si evidenzia spesso il crescente distacco fra i giovani e le altre generazioni. A mio avviso, una delle cause di questo fenomeno è da ricercare in un diverso modo di comunicazione. Ma non sono qui per giudicare o criticare qualcuno”.

“Nel mio piccolo cerco soltanto di colmare il divario imparando e usando questi mezzi così cari ai giovani, il nostro futuro”.

“Quello Strunz …”

Il primo post sul suo profilo Facebook ripropone la leggendaria conferenza stampa da allenatore del Bayern Monaco contro l’atteggiamento della squadra, le ingiuste critiche della stampa e il suo giocatore, Strunz, sempre infortunato.

«Due anni che è qui, ha giocato dieci partite, è sempre infortunato. Dicono di essere malati e poi vanno a giocare a tennis…».

Strunz che, data l’assonanza con la parolaccia italiana e l’atteggiamento arrabbiatissimo di Trapattoni davanti ai microfoni, è diventato un tormentone.

Divertente è il duetto con la moglie che gli chiede. “Gianni, hai preparato il post?”. E lui risponde perplesso. “Il post, che cos’è il post?”.

Pubblicando un’altra sua fortunatissima uscita: “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Seguito dalla sua immagine classica, mentre fischia, da allenatore, per richiamare l’attenzione di uno dei suoi: “Un fischio che si sentiva ovunque, in campo e sugli spalti”.

E poi una serie di gag contro il nostro mondo Web, partendo da: “Chiediamo aiuto a Google: ‘Che cosa sono i social media?’”. Per passare al soliloquio: “Password troppo lunga, password troppo corta, invio… Che due balle! Paola, che password avevo messo?”.

Per poi regalare una massima: “Mai smettere due cose nella vita: imparare e sorridere”. E poi: “Le prime parole sono rivolte ai giovani. “Non abbiate paura di sognare in grande”.

E: “Il calcio rimane l’universo, la linfa, il sogno della mia vita! E per voi? Che cosa rappresenta il calcio? (I commenti più belli li citerò personalmente!)”.

Ricordi

Bello l’augurio con foto d’epoca a Gianluca Vialli quando il suo ex giocatore ha rivelato che stava lottando contro il cancro: “Forza Gianluca! Non mollare!!!”. 

Toccante l’ultimo saluto a Gigi Radice: “Addio Gigi… Addio amico mio…”.  Come quello a Bearzot: ”Otto anni fa ci ha lasciato il Garibaldi del calcio, un uomo che è riuscito ad unire l’Italia, vincendo il Mondiale dell’82, quando nessuno ci credeva. Ciao Enzo!”.

Delicato il ricordo di un altro suo “ragazzo”, Scirea: “Ciao Gai. È stato un onore averti allenato”. Quindi, ecco una sottolineatura calcistica: “Come un giocatore di scacchi visualizzavo le 1000 variabili di una partita prima del fischio di inizio”.

E un’altra di vita: “Il 51% della mia carriera la devo a mia moglie”. Con dedica d’amore: “A mia moglie Paola, che da 59 anni è al mio fianco”.

Al Trap l’autoironia non manca mai: “Oggi è stata presentata la 58ma collezione Calciatori Panini. Rivedendomi giovane nelle foto delle prime edizioni capisco quanto il tempo sia volato!”. Come l’orgoglio. “Un onore grandissimo portare il tricolore cucito sul petto”. E anche: “Ecco a voi il mio throwback! 22 Maggio 1963. Wembley Stadium. Finale di Coppa dei Campioni. Milan-Benfica (2-1). In quell’occasione marcavo il grande Eusebio, soprannominato la Pantera Nera”.

Con l’esordio in Nazionale Italiana: “Buffon, Petris, Salvadore, Angelillo, Guarnacci, Castelletti, Trapattoni, Losi, Boniperti, Mora, Brighenti”.

Un saluto al povero Astori: “Nessun giovane dovrebbe lasciarci prima degli anziani… Ciao, Davide”. Una dedica all’8 marzo, e a tutte le donne: “È giunto il momento di andare oltre gli stereotipi di genere. Nella vita e nello sport. Insegnate alle vostre bambine il coraggio, non la perfezione. Così come fate coi vostri bambini”. E un atto di solidarietà per i giovani e il Frydaysforfuture: “Una bottiglia di vetro può far la differenza”.

Segue messaggio, poi, che sembra un testamento: “Ho vissuto ogni giorno cercando di dare sempre il massimo. Di errori ne ho commessi più di quanti possiate immaginare. E quando mi sono voltato indietro non è stato per pentirmi o per provare rimorso. MI sono girato per imparare dai miei errori cercando di migliorarmi giorno dopo giorno”.

Tanti auguri, giovane Trap!

Cori contro un tifoso colto da malore da parte di alcuni supporter della squadra ospite alla Sardegna Arena durante la partita Cagliari-Fiorentina. L’episodio è stato riportato da L’Unione Sarda che ha ripreso alcuni commenti indignati sui social per i “Devi morire” che hanno accompagnato il malcapitato mentre veniva soccorso sugli spalti dagli operatori del 118. L’uomo è poi morto per davvero, probabilmente a causa di un infarto.

In #CagliariFiorentina la memoria di #Astori, è stata rovinata dal coro dei fan della #Fiorentina, “Devi morire”, contro un tifoso del #Cagliari, poi deceduto per infarto.

Si predica bene, ma si razzola troppo male.

Questo Paese non ha base culturale per rialzarsi.#SerieA

— Federico Rana (@FedericoRana1)
16 marzo 2019

Cioè, i tifosi viola che fanno i cori contro un povero tifoso del Cagliari che sta morendo di infarto? Seriamente? La prossima che vedremo cosa sarà, i granata che fanno l’aeroplanino ai tifosi del Manchester United e viceversa?

— Gabriele Porri (@gabrieleporri)
16 marzo 2019

Ecco ma i “tifosi” della Fiorentina che ieri cantavano “devi morire” al tifoso del Cagliari colto da infarto, a Cagliari, presumibilmente dopo che al 13 esimo cantavano “Davide Astori”… che problemi grossi hanno?

Che vergogna.

— A Master Potato (@AMasterPotato)
16 marzo 2019

In curva sud un tifoso del Cagliari si è sentito male e il personale medico lo ha soccorso. Mentre lo soccorrevano qualche tifoso del settore ospiti gli ha fatto gestacci e gli ha urlato di morire. Visto dalla sottoscritta presente allo stadio.

— Erika. (@EryCorona90)
16 marzo 2019

Immediatamente è intervenuto il Codacons che – nel caso quanto riportato dal quotidiano online trovi conferma – chiede sanzioni immediate nei confronti dei tifosi della Fiorentina: partite della squadra viola a porte chiuse per almeno un mese. “Il calcio – si legge in una nota – non può permettersi di diventare veicolo di messaggi di odio e violenza, e le istituzioni sportive, di fronte a questo grave episodio, non possono rimanere inermi, perché si renderebbero complici e istigatrici delle tifoserie violente”.

Il mondiale di Formula 1 parte con le Mercedes di nuovo in prima fila: Lewis Hamilton ha conquistato la pole per per il Gran Premio d’Australia e sarà affiancato dal compagno di scuderia Valtteri Bottas. Terza la Ferrari di Sebastian Vettel, quinta l’altra rossa di Charles Leclerc.

In mezzo, al quarto posto, partirà la Red Bull di Max Verstappen. Sesta posizione per la Haas di Romain Grosjean davanti al compagno di squadra Kevin Magnussen e alla McLaren di Lando Norris. Attardate le due Alfa Romeo racing con l’ex ferrarista Kimi Raikkonen nono e l’l’italiano Antonio Giovinazzi, al suo primo Gp da titolare, 14esimo.

Le due Renault sono all’undicesimo posto con Nico Hulkenberg e al dodicesimo con Daniel Ricciardo.

La Juventus di Allegri pesca ai quarti di finale i giovanissimi talenti dell’Ajax. Forse solo il Porto avrebbe rappresentato un’eventualità più favorevole per CR7 e compagni che evitano tutte le altre big ancora in corsa. Niente Barcellona di Messi, che giocherà contro un ritrovato Manchester UTD dopo l’addio di Mourinho. Niente Tottenham, accoppiato ai connazionali del Manchester City; niente Liverpool, che sarà impegnato proprio contro i portoghesi del Porto.

Un’altra buona notizia: se i bianconeri riusciranno a superare l’Ajax si scontreranno con una tra Tottenham e City, evitando così uno tra Messi, Pogba e Salah, perlomeno sulla carta, fino alla finale di Madrid.

Certo, arrivati a questo punto non esistono partite semplici e la Juve dovrà tenere gli occhi ben aperti davanti ai ragazzi terribili di Amsterdam, capaci di eliminare il Real Madrid agli ottavi, ma è anche vero che la Juventus di Allegri ha ampiamente dimostrato di essere squadra affamata e di non volersi arrendere di fronte a nulla.

Va molto peggio in Europa League al Napoli che nella speranza di evitare il Chelsea di Sarri pesca l’altra inglese, l’Arsenal. Un peccato considerando che sulla carta Ancelotti avrebbe potuto passeggiare per un altro turno se fosse capitato il Villareal, che invece giocherà contro il Valencia, oppure lo Slavia Praga, avversario di Sarri, o il Benfica che ha pescato quell’Eintracht Francoforte che ieri ha eliminato l’Inter.

Nulla è perduto naturalmente, il Napoli ha le qualità tecniche per battersela ad armi pari con chiunque. 

A San Siro un’Inter spenta, prevedibile e mai seriamente pericola ha perso 1-0 contro l’Eincracht di Francoforte e ha salutato l’Europa League agli ottavi di finale. Una partita cominciata male con i tedeschi in gol dopo 5′ minuti grazie ad una papera difensiva che metteva Luka Jovic solo davanti ad Handanovic, scavalcato da un pallonetto. Da quel momento, la partita è finita, e sono stati i giocatori di Francoforte a rischiare in almeno 5 occasioni di passare di nuovo (Handanovic è stato di gran lunga il migliore in campo dei suoi).

Col caso Icardi più che mai aperto, senza Nainggolan e con un De Vrij sotto tono e forse anche con la testa al derby di domenica sera, i nerazzurri di Spalletti non sono mai sembrati in grado di prendere il sopravvento e recuperare lo svantaggio inziale. L’Inter saluta l’Europa mestamente, dopo che lo 0-0 maturato in Germania aveva illuso tifosi e ambiente. Ora resta il quarto posto come obiettivo stagionale residuo. La partita è col Milan e con la Roma che è a tre punti e dovrà giocarsi tutto nello scontro diretto a San Siro.

Il Napoli invece archivia con qualche sofferenza di troppo la pratica Salisburgo e passa ai quarti di finale di Europa League. I partenopei, forti del 3-0 inflitto in casa agli austriaci affrontano con scioltezza il ritorno, perdono 3-1 ma ai padroni di casa il miracolo di ribaltare il risultato non riesce. A facilitare il compito degli azzurri, la rete che mette subito al sicuro il risultato.

Sono infatti proprio i napoletani ad andare per primi in vantaggio al 14′: Zielinski imbuca per Mario Rui che crossa, rimpallo e Milik in mezza rovesciata insacca. Tutto sembra quindi diventare più facile ma il Salisburgo non ci sta a cedere subito le armi, tira fuori l’orgoglio e dopo 11 minuti arriva al pareggio. Errore di Allan, palla a Szoboszlai che serve in area Dabbur che non fallisce. Il Napoli riparte e si fa pericoloso ancora con Milik e Ruiz. Il primo tempo finisce cosi’ 1-1.

Nella ripresa le squadre tornano in campo con le stesse formazioni ed è ancora il Napoli a rendersi pericoloso per primo con Zielinski ma la difesa austricaca si salva in corner. Al 65′ viene premiata la caparbieta’ del Salisburgo che trova il vantaggio con Gulbrandsen. Gli austriaci si gettano quindi in avanti a testa bassa e cercano il terzo gol con Wolf, Minamino e Ramalho. I campani si limitano a controllare e quando gli avversari sfuggono alle marcature vengono salvati dal palo centrato da Dabbur all’87’. Al 92′ pero’ Meret capitola per la terza volta: punizione dalla destra, rimpallo, e Leitbeg di destro supera l’estremo difensore del Napoli. 

 

Dominik Paris ha conquistato la Coppa del mondo di Super G. Il 29enne azzurro ha coronato una stagione trionfale aggiudicandosi il SuperG di Soldeu, a Andorra, valido per le finali della Coppa del Mondo di sci alpino e, per la prima volta in carriera, ha vinto il titolo in questa specialità, 24 anni dopo un altro italiano, Peter Runggaldier. Paris ha preceduto di 0.15 centesimi lo svizzero Mauro Caviezel e di 0.44 l’austriaco Vincent Kriechmayr.

“Ho visto la partita in tv, quindi le mie sono sensazioni dalla tv”. La premessa dell’intervista su Juventus-Atletico Madrid è l’essenza di Dino Zoff, mitico portiere della Juventus dei sei scudetti, due coppe Italia e una coppa Uefa. Oltre che, con la maglia della nazionale, degli Europei e dei Mondiali.

Come mai al super elenco dei suoi successi manca la coppa Campioni?

“Perché perdemmo due finali per 1-0. La prima volta, nel ’72-’73, incontrammo l’Ajax di Cruijff, Krol, Neskens che vinse la terza Coppa consecutiva, e la seconda, nell’82-’83, contro l’Amburgo, sbagliammo partita”.

Le pesa tanto quel trofeo?

“Ci si accontenta e non ci si accontenta mai, ma io credo nel destino, si vede che non doveva succedere. Di certo, la Coppa Campioni è importante per tutti”.

Martedì sera le sarebbe piaciuto tornare fra i pali di quella super Juventus, protetto da due difensori come Chiellini e Bonucci.

“Mah, anch’io ho avuto gente forte che mi proteggeva, a cominciare da Scirea… Mi piacerebbe tornare a giocare, vorrebbe dire che ho una cinquantina di anni di meno! Sinceramente, se potessi tornare indietro nel tempo, all’epoca, anche se in Italia eravamo l’eccellenza, avrei giocato volentieri in Inghilterra. Il portiere lì era meno protetto, ma mi piaceva l‘idea di tutto quel combattere, le ali veloci, tanti cross”.

Certo che questa Juventus che ha rimontato l’Atletico è stata una grandissima Juventus.

Ha fatto una grossa prestazione, non stupefacente, già l’avevo dichiarato alla vigilia che si poteva fare. Era nelle potenzialità di questa squadra che ha tante frecce al suo arco, dai calciatori all’allenatore Allegri”.

 Ci svela che cos’è la famosa mentalità vincente della Juventus?

“E’ una cosa banale, soprattutto per il pubblico e per chi deve riempire i giornali, ma è semplicemente il numero dei trofei che vinci. E’ quello che dà la misura nello sport, solo quello, e la Juventus punta sempre a vincere”.

Però, vincere lo scudetto con 18 punti di vantaggio, è un numero troppo facile.

“Forse è un vantaggio troppo grande, a questo punto del torneo e a questo livello, ma deve preoccupare soprattutto le altre squadre. Come i sette, quasi otto, scudetti consecutivi”.

Le dispiace un po’ per il Napoli, dov’ha lasciato un pezzetto di cuore?

“Direi che il Napoli ne esce bene, la squadra fa il suo. Se vogliamo, dopo la bella stagione passata si poteva pensare che non si sarebbe ripetuta”.

La Juventus è l’eccellenza anche come società: l’investimento di Ronaldo è stato già assorbito

“E’ stata un’operazione non solo sportiva ma anche finanziaria, che non si ferma al campo da calcio, e riguarda l’esposizione anche mondiale che dà un simile campione”.

Un campione come Ronaldo che segna una tripletta in una partita così è un campione di prima grandezza.

“Un goleador, con tecnica, forza fisica, carattere, e con un comportamento, un darsi da fare, importantissimo, che stimola i compagni. Scatena un ‘Se lo fa lui, dobbiamo farlo anche noi’”.

Così, Bernardeschi ha fatto una prestazione straordinaria.

“Certo, è stato bravo. Ma tutta la squadra è stata bravissima nel non far giocare l’Atletico, concedendogli davvero pochissimo, per tutta la partita. Che pure mi è sembrato strano, un po’ fuori, soprattutto con giocatori come Griezman che ha vinto il Mondiale. Tutto merito della Juventus”.

Chissà come se la sarebbe cavata Zoff, col pallone più leggero, dovendo giocare di più coi piedi, con un calcio diverso…

“Il pallone è solo più elastico, somiglia a quello bianco, che usavano in Inghilterra. E questo calcio non è così lontano dal mio. Si è alzata la media dei giocatori ma allora i picchi erano più alti. E i portieri… Sinceramente preferisco che il portiere prenda la palla e la tenga, piuttosto che la calci bene”.

Chi le piace di più fra i portieri giovani?

“Beh, Donnarumma, ma anche Meret, che ha giocato meno. Il portiere lo giudico non dalla parata miracolosa, ma da come sta in porta. Dalla tranquillità che trasmette, quello è fondamentale”.

Il suo idolo era Banks, che è appena deceduto.

“Prima di lui Yashin, l’unico portiere che ha vinto il pallone d’oro. E poi, sì, Banks, perché era completo”.

Come lui, contro l’Inghilterra, anche Zoff è rimasto famoso per una parata ai Mondiali.

“Contro il Brasile, certo, non fu la più bella, ma la più importante. Perciò la ricordano tutti”.

Un altro mito dello sport italiano e mondiale, Eraldo Pizzo, le ha appena dedicato il suo libro, “Caimani”.

“Pur avendo fatto discipline diverse, ci conosciamo da anni e ci siamo tenuti in contatto. Ci legano i valori dello sport, siamo due uomini di sport, che hanno stima l’uno dell’altro. Per me, far sport non equivale ad essere uomo di sport, ma condividere certe regole, certi comportamenti, certi esempi”.

Il titolo Juve fa il botto in borsa dopo l’esaltante successo contro l’Atletico Madrid che ha portato i bianconeri nei quarti di finale di Champions. Competizione che, a questo punto, vede il club torinese fra le principali favorite.Il titolo è stato sospeso per eccesso di rialzo con un balzo teorico del 20%. Il tutto in una giornata con Piazza Affari in lieve rialzo e all’interno di uno scenario che vede i mercati europei contrastati.

A circa 15 minuti dall’avvio il Ftse Mib sale dello 0,14%: poco mosse le banche, con l’eccezione di Banco Bpm che perde circa un punto percentuale, bene il lusso con Ferragamo che dopo i conti del 2018 e le indicazioni sull’inizio dell’anno in corso scatta del 4,4%. Lieve calo per Tim (-0,12%) con la Cdp che continua a muoversi in vista dell’assemblea.

La Juve compie una clamorosa rimonta sull’Atletico Madrid e passa ai quarti di Champions League. Un grande Cristiano Ronaldo, che firma una tripletta, trascina una squadra che gioca la migliore partita della stagione. Un gol nel primo tempo, due (uno su rigore) nel secondo. Atletico mai pericoloso, salvo che per un’occasione di testa di Morata nella prima metà di gioco. 

Come la Roma lo scorso anno con il Barcellona, anche la Juve riesce a ribaltare una spagnola eliminandola dalla Champions League. L’Atletico Madrid viene sotterrato dall’incubo Cristiano Ronaldo, autore di una prova meravigliosa che fissa il 3-0 finale e spedisce i bianconeri ai quarti mandando in estasi lo Stadium.

La partita

Gli uomini di Allegri con un inizio perfetto rischiano subito di riaprire il discorso qualificazione, visto che dopo appena 4′ di gioco una zampata di Chiellini gonfia la rete di Oblak, ma un precedente fallo di Ronaldo sullo stesso portiere ospite vanifica tutto.

La Juve è aggressiva e prova a non far ragionare gli spagnoli, bravi a chiudersi in fase di non possesso e ordinati quando si tratta di costruire. Il primo spunto dei Colchoneros arriva al 22′ con Koke, che tenta la botta di potenza da fuori senza però inquadrare lo specchio. 

Griezmann invece la porta di Szczesny la centra, ma i guantoni del polacco respingono nonostante il disturbo in fuorigioco di Morata. La Juve non si spaventa e poco prima della mezz’ora colpisce: cross di  Bernardeschi, testa di Ronaldo e lo Stadium impazzisce di gioia spingendo sempre più forte i bianconeri. 

Bernardeschi è ispirato e ci prova prima su punizione poi con una rovesciata, in entrambi i casi però la mira è sballata. Prima del riposo si fa vedere ancora la squadra di Allegri con un colpo di testa centrale di Chiellini, che Oblak riesce a smanacciare in calcio d’angolo, poi Morata fa correre un brivido lungo la schiena di Szczesny colpendo male con la fronte un bel cross di Koke.

La Juve però parte forte anche nella ripresa e al 4′ ristabilisce il perfetto equilibrio nel punteggio ancora con Ronaldo, che stavolta stacca più in alto di tutti su cross di Cancelo, beffando Oblak per una questione di centimetri (palla respinta quando già tutta dentro). I bianconeri provano ancora a spingere per ribaltare del tutto la situazione, ma con il passare dei minuti la stanchezza si fa sentire e i ritmi calano leggermente. In tutto ciò Szczesny è spettatore non pagante con l’Atletico che non si rende quasi mai pericoloso (0 tiri in porta fino al triplice fischio).

All’82’ il baby Kean rischia di far venire giù lo Stadium fallendo un gol apparentemente facile, poi però ci pensa il solito Ronaldo a trasformare il calcio di rigore concesso per un fallo su Bernardeschi: 3-0 e la Juventus vola ai quarti di finale al termine di una rimonta epica.

Dopo la paura, torna il sogno

Eureka, il terrore del fallimento sportivo è diventato trionfo, anche finanziario. Con prospettive che da nerissime diventano rosee, ovunque. La società torinese, che dalla Champions 2018-2019 ha già incassato 75 milioni di euro, ne guadagna subito almeno altri 30, biglietteria inclusa, che possono diventare 50, in caso di vittoria finale. Grazie ai premi Uefa di 10,5 milioni per i quarti, 12 per le semifinali, 15 per la finale, 4 per la vincitrice.

Più, l’automatica promozione alla Supercoppa di Istanbul, che mette in palio altri 4.5 milioni per chi la spunta e 1,5 per la finalista. Inoltre, con l’impresa di Torino, le azioni in Borsa della società riacquisteranno subito slancio dopo il crollo del 22 febbraio, come contraccolpo del ko dell’andata con l’Atletico. E gli introiti tv, la prima voce del bilancio della Vecchia Signora, riprenderanno a strizzare l’occhio al presidente Agnelli. Insieme ai bonus degli sponsor, alle amichevoli di lusso, ed al merchandising che si affaccia su nuovi lidi.

L’investimento CR7: il ritorno c’è

Ma, al di là del risultato sportivo, al di là dei conti economici, chi ci guadagna maggiormente, oggi, è l’immagine stessa della società, con la sua capacità di far quadrare il bilancio e insieme di progettare e validare l’inserimento di un campione come Cristiano Ronaldo. Un investimento così importante moltiplica il valore dell’immagine mondiale di una società sportiva modello. E restituisce tutti gli italiani il sorriso e l’orgoglio che i fatti quotidiani e le prospettive sociali ed economiche future appassiscono continuamente.

Grazie, quindi a questa grande squadra che, con Real Madrid e PSG fuorigioco, forte di un campionato già stravinto e fiera dell’ottavo scudetto consecutivo, può sentirsi per la prima volta super anche in Champions. Diventando la favorita per il trofeo che più desidera e che, dopo l’impresa di Torino, merita più che mai.

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