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"'Ibracadabra' è tornato", scrive il Corriere dello Sport. Ed è vero perché Zlatan Ibrahimovic, 36 anni, mette a segno il suo 500° gol con un'incredibile prodezza che rimarrà nella storia del calcio. Un colpo unico, un gol che è un colpo di arti marziali che solo a Ibrahimovic può calzare così bene e così entra nel club esclusivo dei calciatori riusciti a centrare l'obiettivo delle 500 reti. "Gli unici due calciatori in attività ad aver segnato così tanto sono infatti Messi e Cristiano Ronaldo. Durante la trasferta dei suoi LA Galaxy contro Toronto, lo svedese ha trovato un gol pazzesco di esterno destro al volo che ha dato il via alla rimonta della sua squadra, da 3-0 a 3-3, persa poi per 5-3: lancio dalla trequarti di Jonathan dos Santos e tacco volante in girata per il 36enne attaccante svedese, che poco dopo si autocelebrerà su Twitter definendosi il 'Dio dei gol', con tanto di verso a Thor con un pallone al posto del martello", è il racconto dell'esecuzione fatto dal Corriere dello Sport.

Svanite le sterili polemiche, rimane la tragedia e lo sconforto di non vederlo più in campo con la maglia viola numero 13; rimangono i ricordi, le immagini e ora anche quella fascia da capitano che German Pezzella potrà portare al braccio in ricordo di Davide Astori, scomparso prematuramente lo scorso 4 marzo.

La Lega Serie A, nell'assemblea dei club, ha autorizzato in deroga la Fiorentina all'utilizzo della fascia commemorativa, richiamando però all'ordine le altre squadre, per far rispettare una regola introdotta in campionato e voluta dalle stesse società per uniformarsi agli standard europei. Così recita l'articolo 11 del comunicato ufficiale n. 23 del 25 agosto in riguardo al regolamento delle divise da gioco:

II Capitano, in ciascuna delle gare delle competizioni organizzate dalla Lega, deve portare, quale segno distintivo, esclusivamente una fascia fornita dalla stessa Lega.

La Lega si riserva la facoltà, in occasione di eventi speciali, di proporre la realizzazione di fasce da capitano celebrative.

La nuova disposizione aveva subito scatenato polemiche, le più accese a Bergamo e a Roma ( oltre che a Firenze). Papu Gomez, capitano dell'Atalanta, da due anni indossa una fascia diversa in ogni partita, per lanciare messaggi, o anche solo per rendersi unico, e ha voluto trasgredire alla nuova regola, definendo scomoda la fascia della Lega. Stesso discorso per Daniele De Rossi, capitano della Roma, che ha continuato a portare la fascia personalizzata dedicata ai tifosi della curva Sud. Il Giudice Sportivo, in una nota ufficiale del 4 settembre, ha comunicato che le ultime violazioni del regolamento non saranno sanzionate ma, a partire dalla prossima giornata, i trasgressori verranno puniti e multati.

Staremo a vedere, intanto con la deroga richiesta dalla Fiorentina e concessa dalla Lega per il caso definito "straordinario" dallo stesso presidente dei club Gaetano Miccichè, nel Calcio si è capito che le regole vanno applicate e rispettate e che il buonsenso va adoperato.

Per gli All Blacks è stata la prima sconfitta da quasi un anno. L’ultima volta perse contro l’Australia, lo scorso ottobre. Ma non è l’unico motivo che ha portato molti a parlare di impresa per commentare quello che ha fatto il Sudafrica in Nuova Zelanda, in casa dei diavoli neri, battuti 36-34 nella quarta giornata del Rugby Championship.

Era da 10 anni che non battevano gli All Blacks in casa. Gli Springboks, così li chiamano, sono stati sempre sconfitti nelle 12 sfide dirette tra le due squadre. Hanno vinto solo una volta. Le immagini del loro successo, strappato dopo i diversi tentativi di rimonta da parte degli All Blaks, lasciano senza parole.

La vittoria del Championship resta comunque ampiamente alla portata della Nuova Zelanda, sempre al comando a quota 16 mentre il Sudafrica, che era reduce dalle battute d'arresto con Argentina e Australia, e' secondo con 10 punti.

Niente stangata per il Chievo: il club veronese se l'è cavata con tre punti di penalizzazione da scontare in questo campionato per le plusvalenze fittizie. La sezione disciplinare del Tribunale federale nazionale non ha accolto la richiesta della Procura federale che addirittura puntava a un -15 che avrebbe reso proibitiva la permanenza in Serie A. Il Tribunale presieduto da Cesare Mastrocola ha accolto il deferimento del Procuratore federale, aggiungendo al -3 un’ammenda di 200mila euro, e ha squalificato per tre mesi il presidente del club, Luca Campedelli, e per un mese e 15 giorni i consiglieri della società Piero Campedelli, Giuseppe Campedelli, Michele Cordioli e Antonio Cordioli. Per il Cesena nessun provvedimento, data l'intervenuta revoca dell’affiliazione, ma inibizione per un mese e 15 giorni di inibizione per i consiglieri della società Guido Aldini e Samuele Mariotti. 

Il Times di Londra rivela che gli arbitri del tennis, stanno pensando a un clamoroso boicottaggio dei prossimi match di Serena Williams, se la campionessa non chiederà prima scusa al collega Carlos Ramos. Ad accendere gli animi sono state le reazioni della Usta (la Federtennis statunitense) e della Wta (che gestisce il circuito pro delle donne), assolutamente sconcertanti nel supporto alla star che ha perso la test e ha dato un pessimo esempio. In netto contrasto con quelle della Itf, che ha difeso e supportato il giudice di sedia,  dopo il clamoroso epilogo della finale degli Us Open vinta dalla stella nascente, la giapponese Naomi Osaka.

Carlos Ramos,  l’arbitro portoghese dalla gloriosa ed integerrima carriera, è “colpevole” di aver ammonito giustamente una prima volta la campionessa statunitense perché il suo coach, Patrick Mouratoglou, dalla tribuna, le stava suggerendo chiare indicazioni sulla tattica da attuare per salvarsi dalla scatenata Naomi Osaka, e quindi una seconda volta perché la regina di 23 Slam aveva fracassato la racchetta al suolo dopo aver subito la rimonta da 3-1 a 3-3. Due ammonizioni che, sommate, hanno portato automaticamente, per regolamento, a un “15” di penalizzazione.

Al cambio campo del 3-4, Serena ha apertamente contestato il giudice di gara e lo ha ingiuriato dandogli del bugiardo e del ladro, costringendolo a comminarle un’altra sanzione, e quindi  la perdita diretta di un game e il passaggio a tavolino del risultato da 3-4 a 3-5. Facendo saltare ulteriormente i nervi alla favorita, che ha chiesto inutilmente aiuto al giudice arbitro e alla rappresentante della Wta. E poi, anche a bocce ferme, ha insistito sulla tesi sessista, sostenendo che esiste una forte discriminazione delle donne tenniste perché reazioni anche più pesanti degli uni vengono perdonate, mentre alle altre no.

Con tanto di supporto della mitica Billie Jean King, paladina di sempre dei diritti delle donne, della Federtennis Usa, del sindacato delle tenniste (Wta), e di molti colleghi di ieri e di oggi, tutti favorevoli anche all’inserimento totale e immediato del coach in campo, allargando l’intervento part-time (una volta per set) di oggi che esiste nei tornei del circuito. Mentre molti altri opinionisti, pur certificando la reazione spropositata e sbagliata di Serena, hanno sottolineato una eccessiva rigidità dell’arbitro che, in occasione del primo richiamo, avrebbe potuto fare un “soft warning”, cioé avvisare l’atleta che se i segnali dal suo clan fossero continuati avrebbe dovuto ammonirla. Dimenticando che, nello stesso torneo, l’atteggiamento paternalistico e dolce di un altro arbitro di provata qualità ed esperienza, come Layani, era stato contattato di più, e bollato addirittura con l’accusa di coaching a favore di Kyrgios. Che l’arbitro aveva favorito, richiamandolo ai suoi doveri e spronandolo, a discapito dell’avversario Herbert. Che, da quel momento, s’è spento. E ha perso il match.

La realtà, mistificata da troppe parole fuori luogo, è che Serena non solo non ha chiesto scusa all’arbitro, dopo averlo minacciato in mondovisione di non volerlo mai più sulla sedia ai suoi match ma, malgrado i suoi numerosi e clamorosi precedenti, malgrado la pena sospesa del 2009 quando minacciò una giudice di linea di farle ingoiare la palla solo perché le aveva chiamato un fallo di piede,  è stata punita dalla Usta con una multa di appena 17mila dollari. Davvero una bazzecola per l’atleta più pagata che, solo nelle ultime due settimane a New York, s’è messa in tasca un milione e mezzo di dollari. Da cui la minaccia degli arbitri di boicottare i futuri match della regina di 23 Slam se non tornerà sulle sue parole, dimostrando più rispetto e considerazione per la classe arbitrale.

Intanto, il 47enne Ramos ha rotto il silenzio, sulle pagine del giornale portoghese Tribuna Expreso: “Sto bene, considerate le circostanze. E’ una situazione infelice ma sotto il profilo regolamentare non esiste. Non vi preoccupate per me”. Specificando che non è uscito in strada domenica a New York per evitare “situazioni complicate”. Del resto, era stato scortato fuori dal centrale di Flushing Meadows dal giudice arbitro e non aveva ricevuto la consueta medaglia ricordo che spetta all’arbitro della finale, proprio per evitare di non accendere ulteriormente gli animi dei 24mila spettatori, tutti tifosi di Serena. Nè, per regolamento, poteva intervenire a caldo sulla vicenda, e quando l’ha fatto, da buon funzionario di lunga e più che positiva milizia, l’ha fatto soltanto in termini molto secchi e ufficiali.

È però probabile che l’ennesima battaglia fra le tre grandi anime del tennis mondiale, Itf (La Federazione internazionale che gestisce i tornei dello Slam, coppa Davis e Fed Cup),  Atp e Wta (che guidano gli altri tornei stagionali), e gli organizzatori dei tornei, che dopo la rivoluzione della Davis si trasferirà nella nuova coppa del Mondo di gennaio, utilizzi Ramos come strumento politico. Già durante gli Us Open, la Itf ha ufficializzato che a quest’ultimo Slam stagionale sono state comminate 86 ammonizioni agli uomini e 22 alle donne. Tanto per chiarire, dati alla mano, che discriminazione e sessismo proprio non esistono. E, dopo aver sperato, invano, che la Federazione tennis Usa difendesse l’arbitro Itf – prestato nell’occasione a quell’organizzazione -, ha espresso solidarietà al suo dipendente, peraltro dal curriculum irreprensibile. E lo ha fatto in modo ancor più concreto confermandolo per dirigere Croazia-Stati Uniti, una delle semifinali di Coppa Davis da venerdì a domenica a Zara.

Nel 2021 nascerà la terza competizione europea che andrà ad aggiungersi alla Champions e all'Europa League. Ancora più partite da seguire e ulteriori, appassionanti sfide tra i club continentali. La rivoluzione del Calcio parte da Andrea Agnelli. Nel corso della 21ma assemblea generale dell'ECA (European  Club Association), svoltasi a Spalato, il presidente dell'associazione ha fornito un aggiornamento sull'intenzione, da parte dei 230 membri, di modificare l'attuale Europa League per aumentare il numero di squadre che parteciperanno alle competizioni.

Attualmente i club che giocano in Europa sono 80 (32 in Champions e 48 in Europa League); l'idea avanzata dall'ECA è di abbassare il numero in Europa League, dagli attuali 48 ai futuri 32, e introdurre un terzo torneo con 32 squadre, arrivando così ad un totale di 96 formazioni impegnate, 16 in più rispetto a oggi. Una seconda ipotesi, meno plausibile, è quella di lasciare invariato il gruppo dell'Europa League e crearne uno da 16 per la terza coppa.

Non si conosce ancora la formula di accesso alla futura competizione; di sicuro ci sarà spazio per un'altra squadra italiana che andrà ad aggiungersi alle prime 7 di Serie A già ammesse in Europa. Sarà un ritorno alla vecchia Coppa delle Coppe? Difficile. Al torneo potevano partecipare le squadre che avevano trionfato  nelle rispettive coppe nazionali. L'ultima edizione disputata, prima della soppressione, risale al 1999 e fu vinta dalla Lazio.

L'Associazione dei Club Europei esporrà un possibile programma all'UEFA e insieme si metteranno d'accordo per trovare la formula migliore. Il 2 dicembre a Dublino si riunirà il comitato esecutivo e la decisione finale è attesa entro l'anno.

Il successo dell'Italvolley per 3-0 contro il Giappone ha riacceso l'orgoglio degli italiani e la voglia di tifare per gli azzurri. All'esordio del Mondiale sono state tante le emozioni, sia al Foro Italico di Roma, davanti a più di 11mila spettatori e alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sia in Tv con la diretta di Rai2 che ha raggiunto 1 milione 722 mila spettatori e uno share del 9.6. La squadra di Gianlorenzo Blengini ha un compito un'impresa difficile ma non impossibile da portare a termine: conquistare un titolo che manca da 20 anni e soprattutto risollevare le sorti dell'Italia negli sport di squadra.

Leggi sulla Gazzetta dello Sport: Nazionale, Mancini: "Troppi errori. I giovani devono giocare"

Perché i colori azzurri si sono sbiaditi e, il più delle volte, hanno lasciato delle profonde ferite come la mancata qualificazione al Mondiale di calcio disputato quest'estate in Russia. Escludendo la scherma, l’atletica, lo sci e il nuoto (discipline in cui non si gareggia con due o più atleti contemporaneamente), l'ultimo successo in un torneo iridato è stato quello ottenuto dalla nazionale di pallanuoto nel 2011 a Shanghai. In Cina il Settebello ha ottenuto il suo terzo titolo mondiale battendo in finale, ai tempi supplementari, la Serbia campione uscente.

Sulla Nazionale di calcio e sul nuovo corso di Roberto Mancini il giudizio ovviamente è sospeso, l'esperienza è appena cominciata. Ma non c'è dubbio che proprio nel calcio la mancanza di successi e di trofei a livello di nazionale è quella che si sente di più.

 

L'elenco degli insuccessi

  • calcio con la finale di Berlino del 2006 vinta dalla squadra di Marcello Lippi ai rigori contro la Francia che consegnò agli azzurri la quarta coppa.
  • la pallavolo femminile ci ha regalato un solo oro mondiale nel 2002 in Germania, con il successo in finale contro gli Stati Uniti.
  • la pallavolo maschile ha trionfato l'ultima volta nel 1998 in Giappone riuscendo ad ottenere il terzo titolo consecutivo dopo i successi del 1994 in Grecia e del 1990 in Brasile. Era la "Generazione di fenomeni" guidata prima da Velasco e poi da Bebeto.
  • la pallacanestro non ha mai vinto un Mondiale; il risultato più importante è stato l'argento olimpico ottenuto nel 2004 ad Atene.
  • il rugby, con la squadra femminile che ha fatto meglio dei colleghi maschi, strappando un 9° posto contro la Spagna nel 2017 in Irlanda.
  • nel baseball a guidare sono le donne (Softball): niente vittorie mondiali ma ben 10 titoli europei messi in bacheca, l'ultimo vinto nel 2015 nei Paesi Bassi.
  • il calcio a 5 ha centrato la medaglia d'argento al Mondiale del  2004 a Taipei e due medaglie di bronzo nel 2008 in Brasile e nel 2012 in Thailandia.
  • pallamano fanalino di coda. La nazionale maschile annovera un'unica partecipazione nel 1997 con il 18° posto, e quella femminile un 16° piazzamento nel 2001.

Ora le speranze sono riposte nell'Italvolley che affronterà il Belgio a Firenze, giovedì prossimo, per la seconda partita del Mondiale in corso di svolgimento nel nostro Paese e in Bulgaria. Al Mandela Forum i ragazzi di Blengini giocheranno tutte le restanti gare della prima fase. Subito il Belgio che ci ha battuto nei quarti di finale degli ultimi Europei: poi l'Argentina di Julio Velasco, il grande ex che lascerà l'incarico da CT a fine evento. Non sarà invece proibitivo l'impegno contro la Repubblica Dominicana  del 16 settembre, mentre bisognerà fare maggiore attenzione alla Slovenia che ci ha eliminati nella semifinale dell'Europeo 2015.

Voleva vomitargli addosso: “Portoghese di…”, aggiungendoci qualche colorito sostantivo che ha imparato da bambina a Compton, nel ghetto nero di Los Angeles, prima di diventare Mrs Williams, la più vincente, famosa e pagata atleta della storia. Voleva magari tirarlo giù dal seggiolone dell’arbitro e picchiarlo selvaggiamente. Come si leggeva chiaramente nello sguardo preoccupato e sconcertato della sorellona Venus che l’osservava in tribuna, scuotendo la testa, come chissà quante altre volte ancora davanti alle sfuriate della sorellina viziata e un po’ violenta. Invece Serena Williams, in una delle sue ricorrenti notti di follia agli Us Open, ha detto “Sessista” all’arbitro e ha continuato a mascherarsi dietro questa parola che negli Stati Uniti è come una “fatwa”.

Mai accusa, in verità, fu più vacua anche in uno dei paesi più femministi e in un torneo come gli Us Open che ha varato – fra mille polemiche – gli stessi premi per uomini e donne. Sessista all’arbitro da parte dell’eroina dell’universo afroamericano, l’esempio delle teenagers e, da un anno in qua, anche delle neo mamme, ha un peso specifico importante. Che Serena ha sostenuto anche dopo, davanti ai microfoni e alle telecamere di tutto il mondo, ricordando molto lo sfogo, comprensibile, ma eccessivo di Gigi Buffon dopo il rigore subito contro il Real. 

Sessista all’arbitro che le ha comminato un’ammonizione per “coaching”, perché ha ricevuto un aiutino dall’allenatore in tribuna per uscire dai guai contro un’avversaria molto più giovane, scattante, determinata e fredda che la stava battendo, e l’ha battuta, legittimamente, nella finale di New York. Nella seconda finale consecutiva di uno Slam, allontanando l’aggancio al record assoluto di Majors di Margaret Smith Court a quota 24.

Il mondo del web si scandalizza e si schiera in parte contro il cattivaccio che ha fatto piangere la povera Serena e ha rovinato la finale. Balle! Gli spogliatoi e chi conosce Serena, Ramos e la storia del tennis hanno sorriso bonari. Senza peraltro sottovalutare la gravità del gesto. Perché Carlos non è il ruvido e “cattivo” stopper Sergio Ramos del Madrid, ma un brav’uomo che fa diligentemente, da 40 anni, il suo lavoro. Ha sempre una parola buona e una spiegazione per tutti, è dimesso, non cerca la ribalta, è un ottimo funzionario che si mette volentieri da parte quando occorre.

Ma come avreste reagito voi se vi avessero dato pubblicamente del ladro? Non credo che anche negli Stati Uniti conoscano il luogo comune sui portoghesi che si avvantaggiano al massimo delle situazioni e magari entrino di soppiatto allo stadio senza pagare il biglietto. Sappiamo però che le Williams hanno dei precedenti con gli arbitri portoghesi. Quindi, non solo con Ramos, e non una volta sola con Ramos.

E che cosa direste se vi dicessimo che il problema è nato addirittura con una donna sul seggiolone, smontando ulteriormente l’accusa di sessismo di Serena? Se vi dicessimo che quel “Mi devi chiedere scusa” urlato dalla regina senza corona del tennis nasce dalle scuse ufficiali che la minore delle famose sorelle Williams aveva ricevuto per gli errori di un altro arbitro portoghese sempre agli Us Open?

Il famoso precedente si è verificato nei quarti di Flushing Meadows, l’8 settembre 2004, quando l’arbitro portoghese Mariana Alves effettuò cinque chiamate, cinque, tutte negative, contro Serena Williams, una in particolare con un clamoroso over-rule, negando il vincente a un rovescio dell’afroamericana nel delicatissimo primo game del terzo set contro Jennifer Capriati. Serena perse il derby in un momento molto delicato della carriera (dopo un’operazione al ginocchio,  con le sorellone che quell’anno, per la prima volta dal 1998, non si aggiudicarono alcuno Slam di famiglia), papà Richard parlò apertamente di “problemi dell’arbitro portoghese con i Williams”, il torneo sospese la Alves per le ultime partite e si scusò poi ufficialmente con Serena, varando dall’anno successivo il famoso Hawk-Eye, la moviola che poi anche il calcio ha copiato dal tennis. Pochi sottolinearono che Serena aveva parlato apertamente di “essere stata ingannata e derubata”, accusando l’arbitro di “essere diventata temporaneamente folle”, decretando la sua condanna: “preferisco non averla più come arbitro, è anti-Serena”.

Anche se poi l’arbitro era talmente bravo che ha diretto tutti i tornei dello Slam e, a Wimbledon 2010, anche quello di Wimbledon vinto da Serena contro Zvonareva.

Volendo ricordare un altro precedente spinoso, al Roland Garros 2016, Carlos Ramos aveva ammonito Venus Williams sempre per coaching e anche quella aveva molto protestato, in modo comunque più composto della sorella: “A 36 anni, non ero mai incorsa in una simile infrazione. Io gioco corretto, con onestà, né direi a qualcuno di farlo”. Ma il fatto resta, e riaffiora nel momento della clamorosa scenata di Serena agli Us Open 2018. Che, comunque, si porta dietro la famosa minaccia al giudice di sedia, sempre degli Us Open, del 2009, che aveva osato chiamarle un fallo di piede mentre soffriva contro la neomamma Kim Clijisters: “Questa palla te la caccio in gola e te la faccio ingoiare”. Allora le scuse furono di Serena, non immediate, perché gliele dovettero estirpare con forza dalle labbra. 

Quel giudice di linea non era portoghese: Shino Tsurubuchi è giapponese proprio come Naomi Osaka, il sole nascente del tennis mondiale che ha fatto perdere la testa alla grande Williams, troppo viziata dalle avversarie a lasciarle libero il tappeto rosso. Altro che sessismo.

La fascia della discordia. Su uno dei simboli più importanti del calcio moderno si sta consumando una vera battaglia, senza esclusione di colpi, tra giocatori e federazione italiana. E se quest’ultima arriva a minacciare multe e sanzioni, dall’altra si fa strada la consapevole volontà di tirare dritto ugualmente e, eventualmente, di pagare per quello che viene ritenuto un gesto di poco buon senso e che limita la possibilità di mandare messaggi o ricordare figure come quella di Davide Astori, il difensore della Fiorentina tragicamente scomparso il 4 marzo scorso.

Cosa dice la nuova regola

La presa di posizione della FIGC è chiara: “Il Capitano” si legge nel comunicato ufficiale “in ciascuna delle gare delle competizioni organizzate dalla Lega, deve portare, quale segno distintivo, esclusivamente una fascia fornita dalla stessa Lega”. Nessuna personalizzazione o scritta che possa rimandare a qualche messaggio in particolare. E le eccezioni sono decise e approvate solo internamente: “La Lega si riserva la facoltà, in occasione di eventi speciali, di proporre la realizzazione di fasce da capitano celebrative”.

Così, in caso di violazione, fioccheranno le multe, con tolleranza zero, come dimostrato da un altro comunicato pubblicato dopo queste prime giornate di campionato, e la ribellione di alcuni giocatori: “Il Giudice Sportivo comunica che, essendosi verificate disomogeneità informative, le eventuali determinazioni conseguenti alla violazione delle sopra riportate prescrizioni verranno assunte dallo scrivente Organo, ai sensi del CGS, a partire dal prossimo turno del Campionato di Serie A Tim".

Chi non ci sta

Le voci di protesta più chiassose si sono alzate a Bergamo, Roma e Firenze. Il Papu Gomez, capitano dell’Atalanta, è uno di quelli che negli anni ha maggiormente sfruttato la fascia da capitano per  veicolare messaggi d’amore verso la maglia e la città:  "Due anni fa, quando nessuno aveva mai fatto caso alle fasce, ho avuto questa bellissima idea di creare disegni che mi rappresentano come CAPITANO, ogni partita una diversa e sempre senza mancare di rispetto, ma purtroppo nel calcio di oggi, i giocatori contano sempre di meno”. In un post successivo, il giocatore argentino aveva anche attaccato le nuove fasce ritenute scomode e troppo larghe.

Daniele De Rossi, capitano della Roma, ha deciso invece di continuare a indossare la fascia con cui rende omaggio alla curva sud della tifoseria giallorossa, quella più calda e vicina alla squadra: "Sei tu l'unica mia sposa, sei tu l'unico mio AMOR”. Ancora più toccante la vicenda che invece riguarda la Fiorentina che ha dedicato la fascia al ricordo del capitano scomparso, Davide Astori, oggi indossata dal difensore argentino German Pezzella. I giocatori, attraverso le parole del terzino Cristiano Biraghi hanno confermato che quella fascia “non si tocca” anche a costo di incorrere in provvedimenti disciplinari: “Se il giudice sportivo ci multerà, allora pagheremo le multe”.

La Juve e la nazionale

C’è chi, invece, davanti alle nuove norme è rimasto in silenzio. E il caso di Giorgio Chiellini che, dopo la partenza di Buffon verso Parigi, ha ereditato la pesante fascia della Juventus (23esimo capitano della storia bianconera) e della nazionale. Dalle parti di Torino, insomma, sembra che non nessuno voglia unirsi a questa battaglia e che, lasciando parlare il campo, si opti per il rispetto delle regole. Il difensore livornese, nella partita di oggi con la Polonia, sarà anche il capitano della nazionale italiana: “Mi ritengo solo uno dei capitani di questa squadra, perché poi ci sono giocatori importanti fuori come Daniele De Rossi di cui ha parlato già il mister, e anche Gigione Buffon che è ancora in attività. Spero di riuscire a dare una mano, fin che sarò qui darò tutto me stesso per aiutare i compagni in campo e fuori”. La domanda allora è una sola: cosa indosserà, invece, il giocatore della Roma quando vestirà la maglia azzurra da capitano? La battaglia delle fasce sembra essere solo agli inizi ma all’orizzonte non si intravede neanche un vincitore.

La stagione calcistica 2018-19 comporterà un raddoppio di spesa agli utenti che vorranno abbonarsi, o lo hanno già fatto, per vedere tutte le partite del campionato di serie A su Sky e Dazn. Secondo un'analisi effettuata da SosTariffe.it, l'aumento, rispetto allo scorso anno, è pari al 95,8%. Il problema nasce dal doppio contratto che il tifoso deve sottoscrivere per seguire le gare dell'intera stagione, in seguito alla ripartizione dei diritti televisivi tra la Tv satellitare di Murdoch e quella in streaming di Perform: 7 partite a giornata alla prima e 3 alla seconda. Il costo mensile è salito a 42,89 euro, mentre lo scorso anno, quando la trasmissione di tutta la Serie A era escusiva di Sky,  la spesa era di 21,90 euro.

Notizie positive invece per chi segue solo la Serie B trasmessa da Dazn. Con soli 9,99 si potranno vedere tutte le gare del torneo cadetto, risparmiando più del doppio (il 54,38) rispetto all'anno precedente. La spesa rimane invariata per seguire Champions League ed Europa League, visibili con il pacchetto Sky Sport a 19,9 euro mensili.

Sempre secondo la stima di SosTariffe.it, per vedere tutti gli eventi calcistici, dal campionato di Serie A e B alle coppe europee, il costo avrà un incremento del 2,61% e si passerà dai 42 euro dello scorso anno ai 43 attuali. I canoni medi indicati sono stati calcolati sui prezzi in promozione riservati ai nuovi clienti e riferiti a uno o più abbonamenti necessari per guardare il calcio in Tv. Intanto sono state avviate due istruttorie nei confronti di Sky e Perform per presunte pratiche commerciali scorrette e possibili violazioni dei diritti dei consumatori. 

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