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AGI – La campionessa olimpica in carica non tradisce nemmeno nel 2021. Sofia Goggia con una prestazione superlativa ha vinto la discesa libera di Coppa del mondo di Sankt Anton centrando così la sua nona vittoria in carriera, la sesta nella specialità ‘regina’ dello sci alpino. Quello ottenuto oggi dalla sciatrice bergamasca, oro olimpico in discesa nel febbraio del 2018 sulle nevi di PyeongChang (prima italiana di sempre a vincere l’oro in discesa), è il trionfo numero 96 in Coppa nella storia dello sci alpino femminile. Goggia supera di una vittoria Karen Putzer e ha già nel mirino le 15 di Isolde Kostner (12 in discesa) e Federica Brignone, oggi 15/a 1”78, e le 16 della polivalente Deborah Compagnoni. Sofia, 28 anni di Valle di Astino, ha rifilato pesanti distacchi alle avversarie. L’azzurra ha fatto la differenza nel tratto finale della pista intitolata al grande ‘Karl Schranz’ che è originario proprio di Sankt Anton.
Seconda l’austriaca Tamara Tippler (a 96 centesimi). La giovane americana Breezy Johnson, a 1”04, è nuovamente terza come nelle due precedenti discese, quelle in Val d’Isere. La campionessa ceca Ester Ledecka è rimasta ai piedi del podio per appena 6 centesimi. Ottimo il quinto posto per la giovane italiana Laura Pirovano (a 1”15) al suo miglior risultato in Coppa. Buono il bilancio della squadra italiana con Elena Curtoni 8/a a 1”34, Marta Bassino 13/a a 1”71, Federica Brignone 15/a a 1”78 e Francesca Marsaglia 19/a a 1”85. 

Quasi un secondo di vantaggio sulle avversarie

“Dove c’è da tirare le curve a più di 100 chilometri orari riesco a tenere giù il piede e a fidarmi dei miei appoggi”. È il primo commento di Sofia Goggia, che si è detta “molto contenta della gara di oggi anche perché nelle prove non avevo capito bene la pista e invece sono riuscita a vincere con quasi un secondo sulle avversarie – ha aggiunto Goggia che della discesa libera è campionessa olimpica in carica –. L’ho studiata e provata con i tecnici e sapevo che i distacchi sarebbero stati risicatissimi”. La discesista bergamasca ha ricordato la vittoria del 2013 sempre in discesa ma in Coppa Europa. “Quest’anno torno a vincere a Sankt Anton ma in Coppa del mondo, oggi ho vinto con il sole mentre otto anni fa vinsi con visibilità bruttissima e neve molto ghiacciata”. Domani, alle ore 11,30, sempre sulla pista ‘Karl Schranz’ di Sankt Anton è in programma un supergigante. 

AGI – Nell’anno del Covid il Football americano ha fatto il record di punti e di touchdown: nelle 256 partite di regular season della Nfl disputate nel 2020, sono stati realizzati 2.692 punti totali e ben 1.473 touchdown. Battuti i precedenti primati di punti (11.985 nel 2013) e di mete (1.371 nel 2018). Anche se è vero che nel 21mo secolo si giocano piu’ partite rispetto al 20mo, pure la media punti si e’ innalzata: 24,8 a partita, più del record del 1948 che era di 23,6. Nel Football i punti si realizzano con il touchdown (6), il calcio piazzato tra i pali o ‘field goal’ (3) e il placcaggio dell’avversario nella sua area di meta (2).

Le nuove regole 

Tra le cause del boom di punti ci sono le nuove regole per rendere più spettacolari le partite che favoriscono gli attacchi sulle difese. In particolare c’è stato un crollo dei falli fischiati in fase offensiva: gli ‘offensive holding’ (quando si afferra la maglia e/o il corpo del difensore), classico motivo di annullamento di un touchdown, sono precipitati ai minimi dal 1998. Questo anche grazie all’indicazione della Nfl di sanzionare solo i casi eclatanti. Sul versante opposto per la terza stagione di fila sono aumentate le punizioni contro le difese per interferenze nei passaggi che prolungano i possessi degli attacchi e quindi le possibilita’ di andare in meta.

L’effetto pandemia e gli stadi vuoti

Gli addetti ai lavori sostengono inoltre che gli stadi vuoti a causa della pandemia hanno annullato il fattore campo e l’atmosfera ovattata sembra giovare alla fluidita’ del gioco e quindi alla fase offensiva (qualcosa di simile e’ accaduto nel calcio, anche in Italia). In particolare i quarterback hanno potuto scandire a voce i tempi di gioco venendo sentiti dagli attaccanti senza bisogno del conteggio mentale a cui erano costretti con gli stadi pieni. C’e’ poi la qualita’ stessa dei quarterback, il ruolo fulcro del Football americano che gestisce l’attacco e da’ il segnale di partenza all’azione di attacco: mai come quest’anno tante grandi squadre della Nfl sono riuscite non solo a fare il loro record di punti ma anche quello di yard guadagnati per passaggio e di passaggi riusciti. 

AGI – Dopo la parentesi sulle colline di Zagabria, il mese di gennaio per lo sci alpino è quello delle grandi classiche. La Coppa del mondo femminile ma soprattutto quella maschile fa tappa in località storiche, nei luoghi dove è nato il Circo Bianco, su piste sulle quali sono state scritte pagine indelebili.

Gli uomini da domani a domenica saranno ad Adelboden, poco più che villaggio nel cuore delle Alpi bernesi dove tanti anni fa le gare non venivano nemmeno trasmesse in televisione, le donne a Sankt Anton, stazione sciistica particolarmente rinomata del Tirolo austriaco.

Maschi impegnati sulla mitica ‘Kuonisbaergli’, una delle piste che rese famosa la Valanga Azzurra di Gustav Thoeni e Pierino Gros, per due slalom giganti (venerdì e sabato) e uno slalom speciale (domenica). Donne, invece, impegnate nelle discipline veloci (discesa sabato e supergigante domenica).

Azzurri delle discipline tecniche alle prese da ormai alcune stagioni con un ricambio generazionale e con i ‘senatori’ che però non riescono ad avere una continuità. L’Italia tra i pali stretti s’affida ad Alex Vinatzer, l’unico capace di salire sul podio in questa stagione (terzo a Madonna di Campiglio e quarto in Alta Badia prima di Natale) e sulle nevi svizzere a caccia di un riscatto dell’inforcata di ieri a Zagabria.

Al cancelletto ci sarà anche Stefano Gross che sei anni fa vinse in slalom quella che resta la sua unica vittoria in Coppa. L’attesa maggiore, anche in vista dei Mondiali di Cortina di febbraio, è’ riposta sulle discipline veloci, in particolare su Domink Paris che tra Natale e Capodanno ha dimostrato di essere ritornato il ‘rocker delle nevi’ che era prima dell’infortunio al ginocchio di quasi un anno fa.

Osservati speciali giganti e slalomisti francesi (Pinturault e Noel), austriaci (Feller e Schwarz), svizzeri (Odermatt e Caviezel) e il solito norvegese Kristoffersen. Ad Adelboden lo sci italiano vanta nove successi, 25 podi complessivi tra slalom e gigante dal 1971. ‘Re’ Gustavo Thoeni in gigante ha vinto tre volte. Un successo tra i pali larghi per Gros, Richard Pramotton, Alberto Tomba e Max Blardone. In slalom successo anche per Giorgio Rocca.

C’è attesa per il ritorno dopo tre settimane delle discipline veloci in campo femminile. A Sankt Anton la squadra azzurra schiera tutte le sue big, da Marta Bassino a Federica Brignone, da Sofia Goggia ad Elena Curtoni. Nelle prime tre gare della stagione, quelle andate di scena in Val d’Ise’re, le italiane sono sempre salite almeno sul podio. Bis per Goggia, seconda nella prima discesa e vincitrice della seconda, seconda Brignone in superg.

Diverse le pretendenti al podio, su tutte la svizzera Corinne Suter (vincitrice della prima discesa e due volte seconda nelle altre due gare) e la giovane americana Breezy Johnson. Nella storia le azzurre a Sankt Anton, in gare di Coppa, vantano solo un terzo posto in combinata con Bibiana Perez nel 1993 e un secondo in discesa con Daniela Merighetti nel 2013.

Il Circo bianco maschile proseguirà a Wengen in Svizzera, a Kitzbuehel e Schladming in Austria mentre quello femminile a Flachau (Austria), forse a Maribor – sulla pista ‘Podkoren’ non c’è neve – a Crans Montana (Svizzera), a Plan de Corones in Italia e a Garmisch-Partenkirchen in Germania. 

AGI – Una notte di canestri ma anche di gesti simbolici quella vissuta dai giocatori della Nba e della Ncaa (la lega composta dalle squadre delle principali Università americane).

Due sono i fatti che hanno portato gli atleti a far sentire la loro voce: le proteste a Capitol Hill portate avanti dai manifestanti pro Trump e la decisione presa da un procuratore di Kenosha, nel Wisconsin, di non incriminare l’ufficiale di polizia che ha sparato a Jacob Blake, il 23enne di colore raggiunto da sette proiettili alla schiena lo scorso agosto.

Un fatto che aveva portato le stelle della Nba a scioperare per una notte aderendo al movimento ‘Black lives matter’. In Florida, i Miami Heat e i Boston Celtics hanno rilasciato una dichiarazione congiunta per far sapere che sarebbero scesi sul parquet ricordando cio’ che è accaduto in estate.

Il 2021, si legge nella nota “è un anno nuovo, ma alcune cose non sono cambiate. Giochiamo la partita di stasera con il cuore pesante dopo la decisione presa ieri a Kenosha, e sapendo che i manifestanti nella capitale della nostra nazione sono considerati e vengono trattati in modo diverso dai leader politici in base alla protesta che portano avanti”.

Statement from the players of the Boston Celtics and the Miami HEAT#BlackLivesStillMatter pic.twitter.com/RtpAOJfxh3

— Miami HEAT (@MiamiHEAT)
January 7, 2021

La maggior parte dei giocatori e dei membri dello staff si sono poi inginocchiati al momento dell’esecuzione dell’inno nazionale. Lo svolgersi della partita, come ha rivelato il coach di Boston, Brad Stevens, è rimasta in dubbio fino a pochi istanti dalla palla a due.

Uno dei giocatori più rappresentativi dei Celtics, Jaylen Brown, che aveva guidato per 15 ore da Boston ad Atlanta a maggio per guidare una protesta pacifica dopo la morte di George Floyd nel Memorial Day, ha dichiarato che quello visto a Washington “ricorda cio’ che disse Martin Luther King, che ci sono due Americhe diverse e divise. In un’America, vieni ucciso dormendo in macchina, vendendo sigarette o giocando in giardino. E poi in un’altra America, puoi prendere d’assalto il Campidoglio e non ci saranno gas lacrimogeni, arresti massicci e niente di tutto questo”.

A Milwaukee, una delle principali città del Wisconsin, i Bucks e i Detroit Pistons, oltre a inginocchiarsi, hanno deciso non giocare intenzionalmente la prima azione del match. Due palle perse per ribadire quanto lo sport, pur importante, debba passare in secondo piano di fronte a vicende così gravi. A Phoenix, i Suns e i Toronto Raptors si sono messi in cerchio e si sono stretti insieme nell’ascoltare i due inni: quello americano e quello canadese.

L’allenatore dei Philadelphia 76ers Doc Rivers, da sempre impegnato per la difesa dei diritti degli afroamericani ha affrontato un’altra questione: “Lo diro’ perchè non credo che molte persone vogliano che si dica: riuscite a immaginare cosa sarebbe successo se quelli che hanno preso d’assalto il Campidoglio fossero stati tutti neri?”.

Rivers, come raccontato dal Washington Post, ha fornito anche la risposta a questa sua domanda. “Questa, per me, è un’immagine che vale più di mille parole. Nessun cane poliziotto ha attaccato le persone, nessuno ha picchiato le persone coinvolte” nella rivolta “che sono state pacificamente scortate fuori dal Campidoglio. Questo dimostra che puoi disperdere pacificamente una folla ma è una giornata triste, per molti altri versi”.

Il suo collega dei Washington Wizards Scott Brooks ha descritto le manifestazioni al Campidoglio come “tristi” e disgustose”. Steve Kerr, capo-allenatore dei Golden State Warriors, da sempre avversario di Trump sui social, ha sottolineato come le proteste siano dovute anche “alla disinformazione diffusa sulle elezioni presidenziali”. Sono “ripercussioni che avverranno sempre se lasciamo che le bugie si diffondano. E se permettiamo alle persone al potere di mentire”.

Il coprifuoco imposto mercoledì sera a Washington ha portato ainoltre l rinvio di una partita di basket universitario tra il college locale della George Washington University e l’UMass (University of Massachussets Amherst).

I ragazzi della squadra di un altro noto College della Capitale, University of Georgetown, si sono inginocchiati prima di giocare in trasferta a Indianapolis contro il team della Butler University. L’allenatore Patrick Ewing, ex stella della Nba, si è detto “rattristato” per cio’ che stava accadendo a Capitol Hill. (AGI)Ale

AGI – Dopo otto vittorie consecutive si ferma a Marassi la rincorsa dell’Inter alla vetta della Serie A. La squadra di Antonio Conte viene sconfitta per 1-2 da una Sampdoria cinica e capace di sfruttare le occasioni concesse dagli avversari.

Il gol del vantaggio blucerchiato è stato siglato da Antonio Candreva, ex nerazzurro, su calcio di rigore al 23′ del primo tempo mentre il raddoppio è arrivato quindici minuti dopo grazie all’attaccante spagnolo-senegalese Keita Baldè, lesto a trasformare un preciso assist del centrocampista danese Damsgaard. Inutile il gol del difensore olandese De Vrij, primo e inutile tassello di una rimonta rimasta incompleta, forse anche per un campo in pessime condizioni.

Il momento clou della partita pero’ si registra al dodicesimo minuto di gioco, sullo 0-0, quando Sanchez, attaccante cileno dell’Inter, si fa ipnotizzare dagli undici metri dal portiere blucerchiato Audero fallendo un rigore che avrebbe potuto disegnare traiettorie diverse per il match.

A niente è servito l’assalto finale dei nerazzurri che non riescono a sfondare il fortino eretto dai liguri. I giocatori di Claudio Ranieri con grande sofferenza e altrettanta concentrazione eludono fino al triplice fischio le offensive degli ospiti. A niente è servito l’ingresso di pezzi da novanta come Lukaku ed Eriksen. L’Inter resta così al secondo posto in classifica con 36 punti mentre la Sampdoria sale al decimo con 20, ben lontana dalle zone più basse e pericolose.

La Roma supera anche il Crotone

La Roma non si ferma e vince anche a Crotone per 3-1, rosicchiando 3 punti all’Inter che scivola incredibilmente contro la Sampdoria. E così il big match di domenica prossima sarà ancora più importante per le sorti di alta classifica, con giallorossi e nerazzurri ora distanziati di sole tre lunghezze. Allo Scida decidono la doppietta di Mayoral e il sigillo di Mkhitaryan, con Golemic che non serve a nulla per i calabresi.

Otto minuti dal fischio d’inizio e i giallorossi riescono subito a sbloccare sull’asse Mkhitaryan-Borja Mayoral, con l’armeno che serve una palla al bacio per l’attaccante spagnolo, che non deve far altro che spingere in rete l’1-0 capitolino. Alla mezz’ora lo stesso numero 21 di Fonseca sale nuovamente in cattedra disegnando un destro meraviglioso da fuori area, che va a togliere le ragnatele da sotto l’incrocio dei pali. Passano pochi minuti e la Roma ipoteca il match con il rigore realizzato da Mkhitaryan, penalty conquistato da uno scatenato Borja Mayoral.

Nella ripresa è quasi accademia per la formazione ospite, ma con orgoglio il Crotone accorcia al 72′ con il colpo di testa di Golemic, che stacca alla grande su un cross da calcio d’angolo. I rossoblù provano ancora disperatamente a riaprire la gara, ma il cuore non basta. 

Si rialzano Lazio e Sassuolo

La Lazio riparte e torna a vincere, a farne le spese è la Fiorentina che va ko per 1-2. Decidono le reti di Caicedo e Immobile, al quale era stato annullato un altro gol nel corso del primo tempo. Vlahovic invece non basta nel finale ai viola. La squadra di Inzaghi sale così a quota 25 punti in classifica, mentre la squadra di Prandelli fa un passo indietro rispetto alla sorprendente vittoria dello Stadium con la Juve.

Pronti via e i biancocelesti passano immediatamente in vantaggio con la zampata di Caicedo, che si avventa sulla sponda aerea di Lazzari firmando l’1-0 locale. I viola provano a reagire ma non riescono a far male a Strakosha, mentre al 25′ viene annullato un gol per fuorigioco ad Immobile, punito dal Var. La gara resta così in equilibrio e la squadra di Prandelli le prova tutte per rimettersi in corsa, pero’ in area biancoceleste manca incisività al reparto offensivo ospite.

Nella ripresa, è a un quarto d’ora dalla fine che con Immobile la squadra di casa mette al sicuro il risultato, realizzando il 2-0 su una situazione di calcio d’angolo, con un destro dell’attaccante all’altezza del secondo palo che risulta imprendibile per Dragowski. Nel finale il rigore di Vlahovic serve a poco per la Fiorentina, nonostante i disperati tentativi di acciuffare il pareggio.

Dopo il brutto ko con l’Atalanta, il Sassuolo riparte subito vincendo in casa con il Genoa per 2-1. Decide il gol di Raspadori dopo il botta e risposta tra Boga e Shomurodov. I neroverdi salgono a quota 29 punti, momentaneamente al quarto posto della classifica, mentre i rossoblù restano fermi in penultima posizione.

L’inizio di gara è favorevole ai padroni di casa, che dopo una manciata di minuti sfiorano il vantaggio con Caputo, impreciso pero’ da due passi con un colpo di testa terminato alto. Al 17′ l’occasionissima capita agli ospiti con Scamacca, che dopo un rimpallo in area colpisce sfortunatamente un palo. L’equilibrio si rompe soltanto ad inizio ripresa grazie al sigillo di Boga, che riceve e scappando sulla sinistra incrocia battendo Perin per l’1-0 neroverde.

Il Genoa non ci sta e al 64′ pareggia con Shomurodov, bravissimo a staccare di testa su un cross proveniente da destra, senza lasciare scampo a Consigli. Nel finale è il Sassuolo a cercare con più insistenza il gol del nuovo vantaggio, e dopo aver colpito un palo con Defrel trova il 2-1 grazie al colpo di testa del neo entrato Raspadori, che regala 3 punti pesantissimi ai suoi per continuare a volare in questa grandissima prima parte di stagione.

Due pareggi molto diversi

Finisce 1-1 la sfida tra Torino e Verona nel match valevole per la sedicesima giornata di Serie A. A segno due difensori: Di Marco per gli scaligeri e il brasiliano Bremer per i granata. Un pareggio che mantiene la squadra veneta al nono posto in classifica con 24 punti in piena lotta per l’Europa League.

Il Torino, che rimanda ancora una volta l’appuntamento con il primo successo tra le mura amiche, sale a 12 punti appena uno sopra la quota salvezza. La formazione di Giampaolo continua pero’ la serie positiva iniziata con i pareggi con Bologna e Napoli e proseguita con la vittoria esterna a Parma.

Quella dello Stadio Olimpico è stata una gara equilibrata ma anche noiosa. Pochissime le nitide occasioni da rete e un gioco a lungo spezzettato dai tanti falli a centrocampo e da un lento sviluppo delle trame offensive. I principali bomber delle due compagini, Belotti e Kalinic, sono stati serviti poco e male e non sono mai riusciti a sfuggire alle grinfie dei difensori avversari.

La svolta è arrivata a metà del secondo tempo con il gol capolavoro di Di Marco: il terzino, ben servito da Zaccagni, ha colpito la palla al volo trovando una traiettoria imprendibile e candidandosi a gol della settimana. L’illusione della vittoria pero’ si spegne al minuto 84: in mischia, conseguente a un calcio di punizione, Bremer ristabilisce la parità. Un risultato giusto che divide la posta in palio tra due squadre che hanno pensato più a difendersi che a conquistare la vittoria

Il Bologna per due volte si illude ma alla fine l’Udinese rimonta e strappa un pareggio nei minuti di recupero. Il 2-2 allo stadio Dall’Ara è un fiume di emozioni tra due squadre che si sono affrontate a viso aperto. I felsinei sono andati in vantaggio, su calcio da fermo, con il gol del giapponese Tomiyasu al 19′ del primo tempo. La risposta friulana arriva al 34′ con un colpo di testa ravvicinato dell’argentino Pereyra.

Sei minuti dopo però l’equilibrio si rompe ancora grazie al centrocampista svedese Svanberg, poi espulso per doppia ammonizione pochi minuti dopo l’avvio della seconda frazione. Pareggio finale del centrocampista tedesco Arslan, al 92′, con un tiro da fuori area deviato, in maniera decisiva e spiazzante, dallo scozzese Hickey.

Per il Bologna di Sinisa Mihajlovic arriva così il quinto pareggio consecutivo in campionato che vale il dodicesimo posto in classifica con 17 punti. Uno in più dell’Udinese di Gotti che, con il pareggio odierno, interrompe la serie di due sconfitte consecutive rimediate con Benevento e Juventus.

Benevento espugna Cagliari

Colpo esterno da incorniciare per il Benevento, che passa in casa del Cagliari in rimonta per 2-1. Decisive le reti di Sau e Tuia dopo il vantaggio iniziale di Joao Pedro. Sale a 21 punti in classifica la squadra di Pippo Inzaghi, mettendo in bilico il destino di Di Francesco sulla panchina sarda: i rossoblu sono al nono turno di fila senza vittorie e la situazione in graduatoria ora inizia a farsi davvero preoccupante.

La cronaca della gara. Primi venti minuti ricchi di episodi quelli che vanno in scena alla Sardegna Arena: dopo tre giri di lancette Pavoletti segna di testa ma lo fa anticipando fallosamente Montipo’ in uscita; al 14′ viene prima fischiato un rigore ai campani per fallo di Cragno su Lapadula, poi tolto dall’arbitro con l’aiuto del Var; proprio allo scoccare del 20′ invece Sau fallisce il più classico dei gol dell’ex solo davanti al portiere.

La gara si accende e dall’altra parte il Cagliari la sblocca: Pavoletti stacca da corner e regala di fatto un assist a Joao Pedro, che allunga il piede e fa 1-0. I rossoblu sembrano in controllo, ma nel finale di primo tempo il Benevento trova prima il pari con l’ex Sau che riscatta l’errore precedente, poi anche il vantaggio con il colpo di testa di Tuia che ribalta incredibilmente la situazione.

Costretta alla rimonta, la squadra di Di Francesco prova ad aumentare i giri del motore nella ripresa, ma di grandi occasioni non sembrano arrivarne. Il tecnico sardo così, oltre a Sottil, tenta di gettare nella mischia anche Simeone, senza pero’ sortire gli effetti desiderati. In un finale di gara nervoso i padroni di casa sono costretti pure all’inferiorità numerica per il rosso rimediato da Nandez, che dopo un diverbio con Caprari si lascia sfuggire un applauso e qualche parola di troppo nei confronti dell’arbitro, inducendolo ad estrarre il rosso. Per il resto succede poco altro, il Benevento difende il vantaggio e si porta a casa 3 punti preziosissimi. 

AGI – Incidente stradale nella notte per Morgan De Sanctis, ex portiere giallorosso, ora dirigente nella A.S. Roma. Operato al Policlinico Gemelli, De Sanctis, a quanto si apprende, ha riportato un “trauma addominale. Ora è in terapia intensiva post operatoria. Sta bene, cosciente e collaborante”.

Ha riportato fratture multiple alle costole e dorsali. L’ex calciatore è stato quindi sottoposto ad accertamenti dai quali è emersa la necessità di un intervento in cui è stata asportata la milza e evacuata l’emorragia post traumatica. Il decorso post operatorio prosegue regolarmente e senza complicanze, con monitoraggio nelle prossime 24 ore.

L’incidente in cui De Sanctis è rimasto coinvolto non sarebbe stato rilevato dalla Polizia locale di Roma Capitale. A quanto apprende AGI da fonti della stessa Polizia alla centrale dei vigili non sarebbero arrivate richieste di intervento. E’ previsto che sia possibile comunque – spiegano le stesse fonti – fare una dichiarazione successiva di incidente se non siano stati coinvolti altri veicoli o provocati danni a cose e persone. 

AGI – La maglia azzurra compie 110 anni, compagna di viaggio della Nazionale, che ha spento le sue prime 110 candeline lo scorso 15 maggio, in un lungo percorso fatto di gol, emozioni, tanti trionfi e qualche delusione. La Nazionale di calcio è stata la prima ad adottare l’azzurro, diventato poi il colore anche di tutte le altre nazionali italiane.

“L’azzurro – dichiara il presidente della Figc, Gabriele Gravina – rappresenta emozione e condivisione. E’ il colore di una maglia che celebra tutti i giorni, in ogni partita della Nazionale da 110 anni, una delle storie italiane più belle ed appassionanti. E’ il sogno di amicizia che supera i confini di un campo di calcio per unire un Paese intero”.

La maglia azzurra fece il suo debutto il 6 gennaio 1911 all’Arena Civica di Milano in occasione del match con l’Ungheria, terza partita della storia della Nazionale otto mesi dopo il battesimo ufficiale avvenuto il 15 maggio 1910, quando l’Italia scese in campo vestita di bianco battendo con un perentorio 6-2 la Francia.

In una Milano imbiancata dalla neve e davanti a 5.000 spettatori l’Ungheria si impone 1-0, la Nazionale non riuscì a riscattare la severa sconfitta (6-1) subita otto mesi prima a Budapest, ma dimostrò di aver compiuto importanti passi in avanti alla sua prima uscita in azzurro, scelto in quanto colore di Casa Savoia, la dinastia regnante in Italia dal 1861 al 1946.

L’azzurro ha quindi sposato la Nazionale restandole accanto nella gioia e nel dolore, accompagnando i quattro trionfi Mondiali, il successo nell’Europeo del 1968, la medaglia d’oro olimpica, sino alle ultime vittorie dell’Italia guidata da Roberto Mancini. La maglia azzurra nelle sue diverse fogge, prima con lo scudetto sabaudo e poi con quello tricolore sul petto, è stata indossata da tutti i più grandi campioni del nostro calcio, oltre 800 atleti che in questi 110 anni di vita hanno avuto il privilegio di vestire almeno una volta la divisa della Nazionale.

Il bianco della seconda maglia, il nero del Mondiale di Francia 1938 e il verde dell’amichevole del 1954 con l’Argentina, riproposto in chiave rinascimentale per la sfida delle qualificazioni europee con la Grecia nell’ottobre 2019, non hanno mai scalfito la predominanza dell’azzurro. “Indossare la maglia azzurra – spiega il ct della Nazionale Roberto Mancini – è il sogno di ogni bambino che inizia a giocare a calcio, un sogno che ho avuto la fortuna di realizzare e che continuo oggi a vivere con entusiasmo e passione nel ruolo di Commissario Tecnico. L’azzurro accomuna calciatori e tifosi, un colore simbolo di unita’ e coesione capace di avvicinare generazioni lontane e che ci fa sentire parte integrante di un’unica squadra”.

“Un compleanno speciale – dichiara la ct della Nazionale Femminile Milena Bertolini – da 110 anni e lode per la maglia azzurra. E’ la maglia per eccellenza, che rappresenta desideri, emozioni e passioni di italiane e italiani. Indossata idealmente, con orgoglio e senso di responsabilità da tutti noi, come simbolo sportivo di identità nazionale”. 

AGI – Tre settimane, tradotto in giorni solo 21, e il Comitato Olimpico Internazionale tratterà, salvo novità dell’ultimo momento da parte del governo italiano, un caso clamoroso: sospendere il Comitato Olimpico Nazionale Italiano dallo sport mondiale.

Perché pende questa spada di Damocle sullo sport italiano? Il Coni manca di autonomia, l’attuale legge lo ha svuotato delle proprie competenze e pertanto viola la Carta Olimpica. Il 27 gennaio potrebbe essere una data storica, ma in negativo, per lo sport del Belpaese. I membri dell’Esecutivo del Cio al punto ‘Noc’s’ (trattazione di problematiche dei Comitati olimpici nazionali) saranno costretti a discutere della situazione italiana che si protrae da ormai due anni dopo tante promesse sia verbali che cartacee.

Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, a più riprese aveva avvertito di possibili clamorose sanzioni da parte del Cio, aveva esplicitamente detto: “stiamo scherzando col fuoco”, aveva cercato di tutelare l’immagine dell’Italia sportiva fuori dai confini nazionali. Altri ultimatum l’Esecutivo (il governo dello sport mondiale) presieduto da Thomas Bach – a fine settembre aveva avuto un botta e risposta a distanza con il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, proprio sulla questione autonomia – non sembra intenzionato a darne.

C’è da dire che una sospensione non è una squalifica. La prima può essere revocata quando il soggetto sospeso ritorna a rispettare la norma o legge inizialmente violata (può essere convocato anche un Esecutivo ad hoc), la seconda deve rispettare una scadenza temporale. Il prossimo Esecutivo sarà a metà marzo a margine della Sessione che rieleggerà Bach numero uno del Cio. Le sanzioni, in questo caso per la violazione all‘articolo 27 della Carta Olimpica, (“i Comitati olimpici nazionali devono preservare la propria autonomia e resistere a pressioni di qualsiasi tipo, incluse quelle politiche, giuridiche, religiose o economiche”) sono regolate nel capitolo 6 dove sono indicate le procedure per arrivare alla redenzione.

Coni sospeso significherebbe che alle Olimpiadi di Tokyo non ci sarebbe la bandiera italiana, non verrebbe suonato l’Inno di Mameli (in caso di vittoria), le divise non potranno riportare la scritta ‘Italia’ e le medaglie rientrerebbero nel serbatoio degli Independent Olympic Athletes (Ioa). Nessuna squadra, nessun dirigente, nessun giornalista (il Cio non rilascerebbe accrediti ad un Comitato olimpico sospeso) ma solo atleti qualificatisi in forma individuale.

Le elezioni federali

Nel frattempo tra gennaio e marzo si concluderanno le elezioni federali per il prossimo quadriennio olimpico. Delle 44 federazioni nazionali sotto l’egida del Coni, la metà esatta (22) hanno riconfermato il presidente uscente. Non andranno alle elezioni le due federazioni degli sport invernali, Federsci e Federghiaccio e quindi all’appello ne mancano 20. La prima federazione che nel 2021 andrà alle urne sarà il Tiro con l’Arco il 23 e 24 gennaio a Roma con due candidati, Paolo Poddighe e il presidente uscente (dal 2001) Mario Scarzella.

Il 23 elezioni anche per la Federazione Pentathlon Moderno con ben cinque candidati: Enzo Arus, Fabrizio Bittner, Camillo Franchi Scarselli, il presidente uscente Valter Magini e Attilio Parisi. La Federazione Danza Sportiva eleggerà il nuovo presidente il 30 a Fiumicino. Il presidente uscente Michele Barbone non si ricandiderà e quindi la sfida sarà tra Antonio Antolini, Giovanni Costantino, Giuseppe Guaragnella ed Enzo Resciniti. Domenica 31 grande attesa per l’esito dell’assemblea elettiva della Federazione di Atletica Leggera che eleggerà il successore di Alfio Giomi. Candidati sono Roberto Fabbricini, Stefano Mei e Vincenzo Parrinello.

Febbraio si aprirà con le elezioni della Federazione Canottaggio il 6 e 7 a Roma con il presidente uscente Giuseppe Abbagnale candidato unico. Dopo il rinvio di novembre, il 13 febbraio elezioni della Federazione Cronometristi: candidati Gianfranco Ravà, presidente in carica, ed Antonio Cosimo Rondinone. La Federciclismo eleggerà il successore di Renato Di Rocco il 20 e 21 febbraio nel corso dell’assemblea elettiva prevista a Fiumicino (le candidature si chiuderanno il 12 gennaio). Hanno già presentato la candidatura alla presidenza Silvio Martinello, cinque volte campione del mondo e oro olimpico ad Atlanta ’96 nel ciclismo su pista, Daniela Isetti, attuale vicepresidente federale, Cordiano Dagnoni, già presidente del Comitato regionale Lombardia, e Fabio Perego. In quota vicepresidente, al fianco del candidato Martinello, c’e’ Norma Gimondi, avvocatessa, figlia di Felice e quattro anni fa già candidata alla presidenza nazionale.

Sempre il 21, toccherà al ritorno alle urne della Federazione hockey (a Ostia). Il 22 sarà il giorno delle elezioni della Federcalcio: il presidente uscente Gabriele Gravina si ricandida. Il 27 al ‘PalaPellicone’ al Lido Ostia sarà la volta del rinnovo dei consigli federali della Federazione Judo Lotta Karate Arti Marziali. La sfida alle urne sarà tra il presidente in carica Domenico Falcone che guida la Fijlkam dal 2014 e Felice Mariani, primo italiano a vincere una medaglia olimpica nel judo (Montreal ’76) nonché onorevole del Movimento 5 Stelle. Sempre l’ultimo sabato di febbraio ad Assisi si svolgeranno le elezioni della Federazione Pugilistica con il presidente in carica Vittorio Lai che non si ricandiderà.

Al PalaCongressi di Rimini si terrà anche l’assemblea elettiva della Federazione pallavolo che eleggerà il successore di Bruno Cattaneo. Unico candidato è l’attuale vicepresidente Giuseppe Manfredi. Domenica 28 all’Auditorium Parco della Musica di Roma il presidente Giorgio Scarso lascia la Federscherma e quindi dovrà essere eletta una nuova guida. Due i candidati, l’attuale vice presidente Paolo Azzi e Michele Maffei (oro a squadre a Monaco ’72). Il mese di marzo si aprirà con le elezioni della Federazione Tennistavolo nelle giornate del 6 e 7: due i candidati, Marcello Cicchitti e il presidente uscente Renato Di Napoli.

Il 13 presso la Nuova Fiera di Roma sono in agenda le elezioni della Federazione Rugby. I candidati sono ben 7, ovvero il presidente uscente Alfredo Gavazzi, Marzio Innocenti, Nino Saccà, Giovanni Poggiali, Gianni Amore, Paolo Vaccari ed Elio De Anna. Sempre il giorno 13 assemblee elettive della Federazione Discipline Armi Sportive da Caccia a Chianciano Terme e della Federazione Squash presso il centro federale di Riccione. Domenica 14 elezioni della Federazione Triathlon. L’assemblea elettiva dell’AeroClub sara’ a giugno. Resta il nodo legato all’Unione Italiana Tiro a Segno, attualmente commissariata per mancanza del nuovo Statuto. Nel caso dovesse arrivare l’approvazione dello Statuto da parte del Coni, resta aperta la questione con il Ministero della Difesa e di concerto con l’Economia.

Per quando concerne le discipline associate, il 31 gennaio Leoluca Orlando è il candidato unico alla presidente della Federazione di football americano e il 13 febbraio il mono del tamburello andrà alle urne. Alla giuda della Federazione Arrampicata Sportiva è stato rieletto Davide Battistella. La Pallapugno andrà alle elezioni il 15 marzo.

Il 13 maggio a Milano presso lo storico ‘Tennis Club Bonacossa’ sono in agenda le elezioni del Coni nazionale. In attesa della formale candidatura – hanno già annunciato che si candideranno – i grandi elettori dello sport italiano dovranno scegliere tra il presidente in carica, nonché membro Cio, Giovanni Malagò e Antonella Bellutti, bi-campionessa olimpica nel ciclismo su pista. Alle elezioni nazionali i grandi elettori saranno i 44 presidenti federali, i 9 rappresentanti degli atleti, i 4 rappresentanti dei tecnici, i 6 delegati regionali e provinciali, i 3 delle discipline associate.

Esprimeranno il loro voto anche un dirigente delle associazioni benemerite, il presidente uscente, il membro del Cio (Ivo Ferriani) e i 5 rappresentanti degli enti di promozione. Il totale dei votanti sarà di 74. Tra le novità più significative, quella dell’elezione di 4 membri su 13 che in Giunta nazionale devono essere di genere diverso e di 10 su 28 eletti sempre di genere diverso in Consiglio.

AGI – Parla sempre più milanese il campionato di Serie A. Il Milan, nonostante l’inferiorità numerica, vince 2-0 a Benevento e mantiene la testa della classifica con 37 punti, superando di un’incollatura l’Inter che all’ora di pranzo si era sbarazzata del Crotone con un roboante 6-2 (con un tris di Lautaro Martinez) dopo essere andata a riposo sul 2-2.

A quota 30 c’è la Roma che ha liquidato 1-0 la Sampdoria al termine di un match dominato ma condizionato dal maltempo e dal campo pesante. Torna al successo dopo tre partite il Napoli, ora quarto in classifica, che vince a Cagliari 4-1.

Quinta posizione per la Juventus che in serata non ha problemi con l’Udinese (4-1). In questa quindicesima giornata merita poi di essere segnalata la cinquina dell’Atalanta che strapazza il Sassuolo e la rinascita del Torino che vince a Parma 3-0 ed è fuori dalla zona retrocessione.

Successo esterno del Verona che a La Spezia vince grazie a un bellissimo gol in rovesciata di Zaccagni. Fiorentina e Bologna preferiscono non farsi male (0-0) mentre il Genoa, rinvigorito dalla cura Ballardini, riesce a bloccare sull’1-1 la Lazio.

AGI – Gennaio 2021 sarà un mese chiave per il futuro dello sport italiano. Sul Comitato Olimpico Nazionale Italiano pende la spada di Damocle del Comitato Olimpico Internazionale che sembra non più intenzionato ad attendere i tempi del Governo italiano. “Il Coni, ad oggi, manca di autonomia, è stato svuotato delle proprie competenze e pertanto viola la Carta Olimpica”, dicono ormai con insistenza a Losanna, città olimpica, sede del Cio.

Il 27 gennaio potrebbe essere una data storica, ma in negativo, per lo sport del Bel Paese. I membri dell’Esecutivo del Cio molto probabilmente al punto ‘Noc’s’ (Comitati olimpici nazionali) discuteranno della situazione italiana che si protrae da ormai due anni.

Il presidente del Coni, Giovanni Malagò aveva detto “stiamo scherzando col fuoco”, a più riprese aveva sollevato la spinosa questione anticipando la possibile sanzione che, allo stato attuale, pare essere quasi certa.

Altri ultimatum l’Esecutivo presieduto da Thomas Bach – a fine settembre aveva avuto un botta e risposta a distanza con il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora – non sembra intenzionato a darne anche perché il prossimo Esecutivo sarà a metà marzo a margine della Sessione che rieleggerà Bach numero uno del Cio.

Negli ultimi giorni del 2020 il ministro Spadafora aveva lasciato intravvedere ad un’apertura ma al Cio serve un legge approvata entro il 27 gennaio perché, per accordi verbali e promesse, siamo ormai fuori tempo massimo. Sulla vicenda è interessato anche il premier Giuseppe Conte.

Coni sospeso significherebbe che alle Olimpiadi di Tokyo non ci sarebbe la bandiera italiana, non verrebbe suonato l’Inno di Mameli (in caso di vittoria), le divise non potranno riportare la scritta ‘Italia’ e le medaglie rientrerebbero nel serbatoio degli Independent Olympic Athletes (Ioa).

Nessuna squadra, nessun dirigente, nessun giornalista (il Cio non rilascerebbe accrediti ad un Comitato olimpico sospeso) ma solo atleti qualificatisi in forma individuale. Le sanzioni, in questo caso per la violazione all’articolo 27 della Carta Olimpica, (“i Comitati olimpici nazionali devono preservare la propria autonomia e resistere a pressioni di qualsiasi tipo, incluse quelle politiche, giuridiche, religiose o economiche”) sono regolate nel capitolo 6 con lunghi e laboriosi iter per arrivare alla redenzione.

Nel frattempo tra gennaio e marzo si concluderanno le elezioni federali per il prossimo quadriennio olimpico. Delle 44 federazioni nazionali sotto l’egida del Coni, la metà esatta (22) hanno riconfermato il presidente uscente. Non andranno alle elezioni le due federazioni degli sport invernali, Federsci e Federghiaccio e quindi all’appello ne mancano 20.

La prima federazione che nel 2021 andrà alle urne sarà il Tiro con l’Arco il 23 e 24 gennaio a Roma con due candidati, Paolo Poddighe e il presidente uscente (dal 2001) Mario Scarzella. Il 23 elezioni anche per la Federazione Pentathlon Moderno con ben cinque candidati: Enzo Arus, Fabrizio Bittner, Camillo Franchi Scarselli, il presidente uscente Valter Magini e Attilio Parisi.

La Federazione Danza Sportiva eleggerà il nuovo presidente il 30 a Fiumicino. Il presidente uscente Michele Barbone non si ricandiderà e quindi la sfida sarà tra Antonio Antolini, Giovanni Costantino, Giuseppe Guaragnella ed Enzo Resciniti. Domenica 31 grande attesa per l’esito dell’assemblea elettiva della Federazione di Atletica Leggera che eleggerà il successore di Alfio Giomi. Candidati sono Roberto Fabbricini, Stefano Mei e Vincenzo Parrinello.

Febbraio si aprirà con le elezioni della Federazione Canottaggio il 6 e 7 a Roma con il presidente uscente Giuseppe Abbagnale candidato unico. Dopo il rinvio di novembre, il 13 febbraio elezioni della Federazione Cronometristi: candidati Gianfranco Ravà, presidente in carica, ed Antonio Cosimo Rondinone.

La Federciclismo eleggerà il successore di Renato Di Rocco il 20 e 21 febbraio nel corso dell’assemblea elettiva prevista a Fiumicino (le candidature si chiuderanno il 12 gennaio). Sempre il 21, tocchera’ al ritorno alle urne della Federazione hockey (a Ostia). Il 22 sara’ il giorno delle elezioni della Federcalcio: il presidente uscente Gabriele Gravina si ricandida.

Il 27 sarà la volta del rinnovo dei consigli federali della Federazione Judo Lotta Karate Arti Marziali (Fijlkam) e della Federazione Pugilistica (Vittorio Lai non si ripresenta). Lo stesso giorno al PalaCongressi di Rimini si terrà l’assemblea elettiva della Federazione pallavolo che dovrà eleggere il successore di Bruno Cattaneo.

Il 28 all’Auditorium Parco della Musica di Roma il presidente Giorgio Scarso lascia la Federscherma e quindi dovrà essere eletta una nuova guida. Il mese di marzo si aprirà con le elezioni della Federazione Tennistavolo nelle giornate del 6 e 7: due i candidati, Marcello Cicchitti e il presidente uscente Renato Di Napoli.

Il 13 alla Nuova Fiera di Roma sono programmate le elezioni della Federazione Rugby e il 13 a Chianciano Terme quelle della Federazione Discipline Armi Sportive da Caccia. In fase di definizione le assemblee di AeroClub, Squash, Triathlon e Unione Tiro a Segno. Per quando concerne le discipline associate,

il 31 gennaio Leoluca Orlando è il candidato unico alla presidente della Federazione di football americano e il 13 febbraio il mono del tamburello andrà alle urne. Alla giuda della Federazione Arrampicata Sportiva e’ stato rieletto Davide Battistella.

Il 13 maggio a Milano sono in agenda le elezioni del Coni nazionale. Attualmente sono due i candidati, il presidente in carica Giovanni Malagò e la sfidante Antonella Bellutti, bi-campionessa olimpica nel ciclismo su pista. Alle elezioni nazionali i grandi elettori saranno i 44 presidenti federali, i nove rappresentanti degli atleti, i quattro tecnici, i sei delegati regionali e provinciali, i tre delle discipline associate.

Esprimeranno il loro voto anche un dirigente delle associazioni benemerite, il presidente uscente, e il membro del Cio, Ivo Ferriani. Dovrebbero votare anche cinque rappresentanti degli enti di promozione ma questo dipenderà da eventuali modifiche di legge. Tra le novità più significative, quella dell’elezione di 4 membri su 13 che in Giunta nazionale devono essere di genere diverso e di 10 su 28 eletti sempre di genere diverso in Consiglio. 

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