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“It’s coming home”, cioè ‘sta tornando a casa’. Il soggetto dello slogan che accompagna la Nazionale inglese ai Mondiali di Russia 2018, naturalmente, è il calcio. La squadra dei Tre Leoni giocherà l’11 luglio la semifinale contro la Croazia, ed è a un passo da un trionfo che manca dal 1966.

Gli inglesi e il calcio, che rapporto strano: quello sport loro lo hanno inventato, poi perfezionato, si sono dati delle regole e infine lo hanno esportato in tutto il mondo. Ma da più di mezzo secolo, sul palcoscenico più importante, l’Inghilterra ha sempre sofferto. Nel 2018 delle sorprese, però, l’Inghilterra ce l’ha fatta: è tornata tra le grandi del mondo e ha vinto persino, per la prima volta ai Mondiali, una partita ai tiri di rigore. Ed è per quello che il calcio sta tornando a casa.

Contro ogni scaramanzia gli inglesi stanno tappezzando Twitter dell’hashtag #itscominghome. Altri, come dimostra il tweet qua sopra, hanno già cominciato a celebrare l’allenatore Gareth Southgate dedicandogli, in maniera homemade si intende, una strada. E così la passione per il calcio ha travolto anche l’angolo più insospettabile del Regno Unito: Wimbledon, sobborgo di Londra, dove è in corso il torneo di tennis più antico e prestigioso al mondo.

Una sorta di tempio della racchetta, un luogo di culto dove la tradizione batte ogni altra cosa. Gli organizzatori del torneo, l’All England Lawn Tennis and Croquet Club (Aeltc), hanno però acconsentito a una piccola modifica delle regole a cui gli spettatori devono rispettare in tribuna: potranno usare i telefonini per seguire il risultato della partita dei Mondiali, scrive il Guardian. Un gesto finora proibito dal regolamento.

“Sta succedendo qualcosa di davvero speciale”

Un biglietto, sì, ma non solo. Le condizioni di accesso al torneo di Wimbledon 2018 sono specificate in una lista di 33 articoli. Il diciannovesimo, quello a cui l’amministratore delegato di Aeltc Richard Lewis ha aggiunto una postilla, prevede normalmente che “telefoni, computer, tablet e ogni altro tipo di dispositivo elettronico siano spenti”. Ma per l’occasione i tifosi potranno tenerli anche silenziosi, per ricevere aggiornamenti dalla Russia. “In passato, per molto tempo, abbiamo avuto persone che usavano i propri telefoni in tribuna – ha raccontato Lewis al quotidiano britannico – e allora abbiamo voluto che si godessero semplicemente la partita”. Motivo per cui le comunicazioni erano state bandite. “Ma ora sta succedendo qualcosa di davvero speciale”, ha ammesso. E allora via libera alle notifiche, purché non disturbino gli altri spettatori e naturalmente i giocatori.

La finale di Wimbledon sarà in concomitanza con quella in Russia

Il piccolo strappo alla regola di Wimbledon non sarà però il primo passo verso uno stravolgimento del tabellone del torneo. La finale maschile è in programma domenica alle 14 ora locale, e con ogni probabilità finirà dopo il fischio d’inizio della finale dei Mondiali russi, che cominceranno due ore più tardi. Ma gli organizzatori non intendono cambiare una tradizione oramai consolidata, anche se l’Inghilterra dovesse raggiungere la finale. Si giocherà in concomitanza. Esiste un pericolo distrazione? Per Roger Federer, il vincitore dello scorso anno, a essere maggiormente a rischio saranno i calciatori: “Sono più preoccupato per le conseguenze sulla finale della Coppa del Mondo in Russia perché la finale di Wimbledon sarà in corso che viceversa”, ha scherzato il campione svizzero.

Sugli spalti dello stadio Lužniki di Mosca i tifosi potranno tranquillamente navigare sul proprio smartphone e rimane aggiornati sul punteggio londinese. A Wimbledon, per una volta, anche. E per dare l’idea della portata di questa rivoluzione pensate al rigoroso dress code che i giocatori che partecipano al torneo devono rispettare. Dieci regole che fissano i paletti per gli atleti, “sia durante le partite sia negli allenamenti”. A cominciare, naturalmente, dal colore con cui scendere sull’erba dei campi: rigorosamente bianco. E non “bianco sporco o panna”, proprio bianco, specifica il regolamento. Dello stesso colore anche i calzoncini, le scarpe, le gonne, persino l’intimo. A Wimbledon viene infatti tollerata soltanto una piccola inserzione di tessuto colorato, ma non larga più di dieci millimetri. 

La Francia supera l'ostacolo Belgio e si qualifica per la finalissima dei Mondiali di Russia. I Blues hanno superato i belgi con il minimo scarto, 1 a 0. Risultato maturato nella ripresa con un gol di testa del difensore Umtiti al 51'. La squadra transalpina si giocherà il titolo domenica prossima in finale contro la vincente della seconda semifinale fra Inghilterra e Croazia, in programma domani.

Cristiano Ronaldo è un giocatore della Juventus. La trattativa è chiusa e la squadra di Torino ha reso noti i termini dell'accordo: 100 milioni di euro, pagabili in due esercizi, oltre al contributo di solidarietà previsto dal regolamento FIFA e oneri accessori per 12 milioni. Secondo la Gazzetta a Ronaldo andranno 30 milioni a stagione per 4 anni. 

La Juventus partirà il 23 luglio per la tournée negli Stati Uniti: da capire se Ronaldo raggiungerà i compagni in Italia o negli States; per il momento resta in vacanza a Navarino, dove Andrea Agnelli, presidente della Juventus, lo ha raggiunto.

Jorge Mendes, agente di Ronaldo, l’uomo che da giorni gestisce la trattativa con Florentino Perez, presidente del Real Madrid, è anche lui in Grecia.

Sul suo sito il Real Madrid ha fatto sapere che è stato lo stesso giocatore a esprimere la volontà di trasferirsi a Torino. "Real Madrid C. F. comunica che, in base alla volontà e alla richiesta espressa da parte del giocatore Cristiano Ronaldo, ha accettato di suo trasferimento alla Juventus" si legge.
 
"Oggi il Real Madrid vuole esprimere la sua gratitudine a un giocatore che ha dimostrato di essere il migliore del mondo e che ha segnato uno dei momenti più brillanti nella storia del nostro club e del calcio mondiale" si legge ancora sul sito, "Al di là dei titoli conquistati, dei trofei e dei trionfi raggiunti nei campi di gioco in questi 9 anni, Cristiano Ronaldo è stato un esempio di dedizione, lavoro, responsabilità, talento e miglioramento.
 
"È diventato anche il capocannoniere nella storia del Real Madrid con 451 gol in 438 partite. In totale 16 titoli, tra cui 4 coppe europee, 3 di loro consecutivi e 4 nelle ultime 5 stagioni. Su base individuale, con la maglia del Real Madrid ha vinto 4 Palloni d'oro, 2 titoli di miglior giocatore e 3 scarpini d'oro.
 
"Per il Real Madrid Cristiano Ronaldo sarà sempre uno dei suoi grandi simboli e un riferimento unico per le prossime generazioni. Il Real Madrid sarà sempre la tua casa".

La lettera di Ronaldo ai tifosi

Sempre sul sito del Real Madrid è stata pubblicata una lettera del giocatore ai tifosi. "Questi anni al Real Madrid, e in questa città di Madrid, sono stati forse i più felici della mia vita" ha scritto Ronaldo, "Ho solo sentimenti di enorme gratitudine per questo club, per questo hobby e per questa città. Posso solo ringraziare tutti loro per l'amore e l'affetto che ho ricevuto. Tuttavia, credo che sia giunto il momento di aprire una nuova fase nella mia vita ed è per questo che ho chiesto al club di accettare il mio trasferimento. Mi sento così e chiedo a tutti, e specialmente ai nostri tifosi, di restare con me".
 
"Sono stati 9 anni assolutamente meravigliosi. Sono stati 9 anni unici. È stato un momento emozionante per me, pieno di considerazione ma anche duro perché il Real Madrid è molto impegnativo, ma so bene che non dimenticherò mai di aver goduto del calcio qui in un modo unico.

"Il Real Madrid ha conquistato il mio cuore e quello della mia famiglia. Grazie infinite ancora una volta ai nostri fan e grazie anche al calcio spagnolo. Durante questi 9 eccitanti anni ho avuto grandi giocatori di fronte a me. Il mio rispetto e il mio riconoscimento per tutti loro. Ho riflettuto molto e so che è giunto il momento per un nuovo ciclo. Me ne vado, ma questa maglietta, questo stemma e il Santiago Bernabéu continuerò a sentirli sempre miei ovunque io sia".

Sarebbe saltato anche l'ultimo tentativo di cessione del Milan da parte del presidente Li Yonghong. A questo punto Elliott è pronto a rilevare la società, cosa che avverrà formalmente con l'avvio della procedura di escussione del debito. Il termine ultimo per il rimborso da parte di Li dei 32 milioni, che il fondo americano aveva versato per l'aumento di capitale del Milan, era scaduto venerdì scorso. Nelle ultime ore, però, era circolata la voce che il presidente fosse vicino alla cessione del club rossonero al magnate russo Dmitrj Rybolovlev. Ma poi la partita non si è chiusa, come già successo con i nomi che erano circolati dei miliardari statunitensi Rocco Commisso e Thomas Ricketts. A questo punto il destino del Milan è nelle mani di Elliott

 

Vittoria della Ferrari di Sebastian Vettel nel Gp in Gran Bretagna. Il pilota tedesco si è imposto sulla Mercedes di Lewis Hamilton, il finlandese Kimi Raikkonen (Ferrari), completa il podio. 

Brinda la Ferrari, scrive Repubblica, che non solo passa indenne quello che era ritenuto un circuito ostico, Silverstone, ma incrementa anche il vantaggio in classifica. A Silverstone l'uno-due iniziale avrebbe potuto mettere al tappeto Lewis Hamilton che prima è partito male e si è fatto infilare da Vettel e poi alla prima curva è stato centrato da Raikkonen. Gomma sinistra del finlandese contro la destra posteriore del britannico che finisce fuori pista, e buon diciottesimo: ultimo.

La fortezza di Silverstone, quella a cui Lewis Hamilton teneva di più, scrive la Gazzetta, è caduta. La conquista della Gran Bretagna in passato era riuscita a Vettel solo nel 2009 quando era ancora una giovane promessa alla Red Bull e ora porta il vantaggio su Hamilton a quota 8. Anche la Ferrari grazie al terzo posto di Raikkonen rafforza la leadership nei costruttori (+20 sui rivali) al termine di una gara intensa che il tedesco ha riacchiappato a meno di 30 km dalla bandiera a scacchi quando con una manovra da brivido ha scavalcato Bottas alla staccata della Brooksland sfruttando il vantaggio di una gomma più fresca.

Montagna russe, letteralmente, di colpi di scena e non bastano neanche i supplementari: ci vogliono i rigori per assegnare alla Croazia il ticket per la semifinale dei Mondiali contro l'Inghilterra. Torna, anzi ci resta, a casa la Russia che esce di scena dal 'suo' Mondiale. Sembrava essersi sbloccato nei supplementari l'ultimo quarto di finale ma proprio quando la Russia sembrava destinata a salutare per colpa di Vida (101') i 'suoi' Mondiali – dopo che i 90 minuti regolamentari si erano chiusi sull'1-1, con Cheryshev al 31' e Kramaric al 39' – ecco il colpo di testa di Fernandes, dopo quattro minuti, che rimette – momentaneamente – in pista i padroni di casa. E cosi' a Sochi scatta la classica roulette dei rigori, che fissa sul 6-5 il conto delle reti. Pesano, per i padroni di casa, gli sbagli di Smolov e Mario Fernandes. E stavolta il verdetto negativo per l'undici di Cherchesov è definitivo. 

È finita contro la corazzata inglese l'avventura della Svezia ammazza-grandi. La nazionale scandinava che ha eliminato l'Italia alle qualificazioni mondiali e poi ha fatto fuori Germania e Svizzera, esce sconfitta nella terza gara dei quarti di finale di Russia 2018 sconfitta 2-0 dall'Inghilterra. Troppo forti i britannici per gli svedesi, troppo netta la differenza di classe e tecnica tra le due nazionali. E così l'Inghilterra approda in semifinale e aspetta la vincente di Croazia-Russia in programma stasera alle 20 e punta con i favori del pronostico a raggiungere la finale del mondiale per tentare di bissare l'unico trofeo vinto in casa nel lontanissimo 1966.

Per i quarti di oggi, giocati alla Samara arena, il ct svedese Andersson ha dovuto rinunciare sulla corsia destra della difesa allo squalificato Lustig, inserendo al suo posto il 'bolognese' Krafth. Formazione tipo invece per Southgate. La partita è stata decisa da due gol di testa: uno del difensore del Leicester City, Harry Maguire al 30' e uno del centrocampista del Tottenham di origine nigeriana Bamidele Jermaine 'Dele' Alli al 59'. Svezia a casa con onore e Inghilterra in volo per Mosca dove alle 20 di mercoledì 11 si giocherà l'accesso alla finalissima del 15 luglio con la vincente di Croazia-Russia. 

​Il Tour numero 105 si apre sabato 7 luglio e si preannuncia uno dei Tour più attesi degli ultimi anni. In Francia si ritroverà un gruppo di grandi campioni – tra cui l’italiano Vincenzo Nibali –  alla caccia di Chris Froome, a sua volta alla caccia di molti record. Il britannico ha da poche settimane vinto il Giro 101 con un’impresa che resterà nel mito. La vittoria rosa lo ha fatto diventare il settimo ciclista della storia a completare la tripletta dei Grandi Giri, entrando in un club ristrettissimo fatto di campioni assoluti, dove c’è anche Nibali.

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Il britannico ha battuto anche gli organizzatori del Tour che lo volevano escludere per la vicenda salbutamolo. Poche ore dopo l’esclusione comminatagli dall’ASO (società che organizza la Grande Boucle), infatti, la WADA lo ha scagionato dalle accuse, rendendo di fatto immotivato il veto dell’organizzazione sull’anglo-keniota. Per cui via libera a Froome che andrà a guidare la sua Sky per cercare una clamorosa doppietta Giro-Tour nello stesso anno (con sguardo alla Vuelta?) che manca da 20 anni esatti e dall’impresa di Marco Pantani. Non solo: nel mirino di Froome c’è anche un altro record. Il britannico del Team Sky infatti ha vinto gli ultimi tre Grandi Giri disputati (Tour 2017, Vuelta 2017 e Giro 2018). Il Tour sarebbe il quarto consecutivo: vincerlo significherebbe eguagliare Eddy Merckx, che nel biennio 1972-1973 mise in bacheca 4 Grandi Giri consecutivi: Giro 1972, Tour 1972, Vuelta 1973 e Giro 1973 (e non partecipò al Tour 1973, vinto dallo spagnolo Luis Ocana). Nessuno ha mai vinto i 3 Grandi Giri nello stesso anno: altro obiettivo per il quale Froome è ancora in corsa.

Il percorso 2018

Il Tour numero 105 inizia sabato 7 luglio a Noirmoutier-en-l'Île (vicino Nantes) e finirà sugli Champs Élysées domenica 29 luglio. Il percorso si snoda su 3351 chilometri in territorio quasi tutto francese, con una piccola divagazione spagnola sui Pirenei. Questa edizione vede un aumento dei chilometri a cronometro, calati nel 2017 a 36,5 e risaliti quest’anno a 66,5. Un altro vantaggio per l’anfibio Chris Froome, molto forte sulle asperità montane e anche nella lotta contro il tempo.

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Due le tappe a cronometro. La terza tappa è infatti una cronometro a squadre che al Tour mancava da tre anni. C’è anche una cronometro individuale (penultima tappa, 28 luglio) che potrebbe stravolgere o blindare il Tour. Tolte le 2 crono, le restanti 19 tappe si dividono in 6 tappe di montagna per scalatori, 5 collinari per finisseur e 8 di pianura per i velocisti alla caccia della maglia verde.

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La prima parte della corsa occupa una settimana abbondante: nove tappe in nove giorni consecutivi prima della pausa del 16 luglio ad Annecy. In questa prima fase la gara è soprattutto appannaggio dei velocisti, con ben 5 tappe piane. Al netto dell’esito della crono di squadra della terza tappa possiamo aspettarci un po’ di cambi di Maglia Gialla e anche una sovrapposizione tra Maglia Gialla e Verde (classifica a punti). La nona tappa Arras-Roubaix, poi, chiude gli sforzi della prima settimana lunga con 21 chilometri sul pavé: la tappa prevede infatti 15 parti sui ciottoli con lunghezze che variano dai 500 metri ai 2,7 chilometri. 

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Nella seconda settimana la difficoltà aumenta con i primi arrivi in salita. Tra 10 e 12 luglio ecco un trittico di tappe di montagna che porta la carovana gialla all’arrivo dell’Alpe d’Huez. Il 13 luglio c’è una nuova tappa piatta per ridare slancio ai velocisti a caccia di punti per la maglia Verde, quindi la settimana si chiude con due tappe collinari, dando chances ai finisseur di mettersi di nuovo in mostra. Nuova pausa lunedì 23 prima del gran finale: i terreni per cacciatori di tappe lasciano spazio alla montagna, quella vera. Si inizia martedì 24 con due salite che evocano molti ricordi a Froome: la tappa infatti passa sulle vette del Peyresourde e del Peyragudes dove il britannico diede spettacolo (e anche un pugno a un tifoso troppo invadente) nel 2016 ma perse la gialla nel 2017. La tappa numero 19 che parte da Lourdes porterà i corridori a Laruns attraverso salite storiche come il Col d’Aspin, il Tourmalet e l’Aubisque, ultima vetta prima della picchiata verso l’arrivo. 200 chilometri di passione e sofferenza che anticipano il vero epilogo, la cronometro della penultima tappa.

Alla caccia della Maglia Gialla

Per elencare i favoriti e i ciclisti più attesi, partiamo come di consueto dalla classifica generale, ovvero gli indiziati a indossare la Maglia Gialla. Favorito d’obbligo è Chris Froome ma come ogni anno la concorrenza è molto agguerrita ed è guidata dall’italiano Vincenzo Nibali, vincitore del Tour 2014 e unico in attività, con Froome, ad aver vinto tutti e tre i Grandi Giri. Lo Squalo è pronto a fare saltare il banco con la sua Bahrein-Merida che quest’anno si è ben rinforzata per la corsa francese. Il siciliano ha conquistato la Milano-Sanremo confermandosi uno dei ciclisti più completi e forti di questa generazione e quest’anno proverà l’assalto al secondo Tour prima di concentrarsi al Mondiale. La squadra Movistar si presenta invece con una formazione a 3 stelle, che sono il colombiano Nairo Quintana e gli spagnoli Alejandro Valverde e Mikel Landa.

Per il colombiano c’è da recuperare un 2017 avaro di emozioni e figlio di una gestione di corsa come al solito troppo attendista. Valverde è alle ultime battute di carriera, ma rimane un ciclista sempre talentuoso e vincente e agirà da battitore libero. Il basco ex Sky è l’ultimo arrivo della formazione navarra e farà corsa parallela al colombiano. In casa francese i fari saranno centrati tutti su Romain Bardet dell’AG2R La Mondiale, sempre sul podio negli ultimi anni e atteso al salto di qualità definitivo dal pubblico di casa. L’impresa non sarà facile per lui, che porta il peso di un’intera nazione. Ricordiamo che la Francia non vede un suo uomo in maglia gialla a Parigi dai tempi di Bernard Hinault. Atteso anche Rigoberto Uran, che l’anno scorso sfilò il secondo posto a Bardet proprio nella crono finale. Da non dimenticare anche il capitano del Team Sunweb Tom Dumoulin. L’olandese è reduce dal buon secondo posto alle spalle di Froome al Giro 101, dove ha mostrato ancora una volta una grande tenacia e senso tattico. Possibili outsider potrebbero essere Jakob Fuglsang (Astana), Dan Martin (UAE Emirates) e Adam Yates (Mitchelton-Scott).

Maglia Bianca, Verde e a Pois

Parallelamente alla classifica generale, la classifica giovani (Maglia Bianca), incuriosisce molto e gli occhi saranno puntati sul colombiano della Sky Egan Bernal, che quest’anno ha corso da protagonista in tutte le corse di una settimana fin qui disputate e che proverà a ritagliarsi un po’ di spazio con il permesso del proprio capitano Froome. Dovrà guardarsi le spalle dallo spagnolo Marc Soler e dall’agguerrito francese Pierre Latour (due giorni in Bianco l’anno scorso). La maglia a Pois (classifica scalatori) ha da sempre grande fascino. Nel 2017 l’ha portata a Parigi il francese Warren Barguil che punta a replicare, ma sarà insidiato dal polacco Rafal Majka e dai francesi Pierre Rolland e Lilian Calmejane. Attenzione anche a chi come Omar Fraile e Thomas De Gendt fa delle fughe da lontano il proprio pane quotidiano nelle grandi corse a tappe, portando spesso a casa il bottino.

Fra i pretendenti alla maglia a Pois non possiamo scordare anche qualche uomo che cerca pure la Gialla: Froome, Landa, Quintana, solo per dirne alcuni. Andando alla Maglia Verde, il campione del mondo Peter Sagan, sarà l’uomo da battere per la classifica a punti. Lo slovacco vuole cancellare la brutta squalifica dello scorso anno e portare a Parigi la sesta maglia verde della sua carriera. Ma la concorrenza è folta ed guidata da alcuni tra i migliori velocisti al mondo tra cui Mark Cavendish, in cerca di riscatto dopo un inizio di stagione tormentato da cadute; Arnaud Demare, idolo di casa; Michael Matthews, vincitore della maglia verde lo scorso anno; Alexander Kristoff, campione europeo in carica; Andrè Greipel, possente ed esperto; Fernando Gaviria, protagonista al Giro 100.

Come vince i Grandi Giri Chris Froome

In ogni caso, il favorito numero uno e l’uomo più atteso è lui, Chris Froome. Si presenta da campione in carica e ha vinto gli ultimi 3 Grandi Giri a cui ha preso parte. Ma questo straordinario campione come li vince i Grandi Giri?

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Nei 6 Grandi Giri vinti ha distribuito 10 vittorie di tappa: 3 al Tour 2013, 2 al Tour 2016, Vuelta 2017 e Giro 2018, 1 al Tour 2015, mentre non ha avuto successi di tappa al Tour 2017, nonostante abbia di fatto controllato la gara sin dalla prima settimana.

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Il suo terreno di caccia preferito è l’alta montagna (ne ha vinte 6 su 10), ma è estremamente a suo agio a cronometro (3 vittorie) e ha vinto anche una tappa collinare all’ultima Vuelta.

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Froome tende a dominare la corsa che vince, a parte l’ultimo Giro, una corsa che il britannico ha definito “particolarmente dura e meno adatta del Tour alle mie caratteristiche”. Considerando che tutti i Grandi Giri da lui vinti sono stati composti da 21 tappe, Froome ha avuto sulle spalle il simbolo del primato in 76 tappe su 126 (più del 60%). Al Tour, di solito, quando prende la Maglia nella prima settimana dopo non la sveste più, o in ogni modo la recupera in fretta, come accaduto nel 2013 e nel 2017. La Vuelta 2017 ha visto Froome confermare questa versione da dominatore sin dall’inizio, indossando la Maglia Rossa alla terza tappa fino al traguardo finale di Madrid. Al Giro 2018, invece, Froome ha indossato la Rosa solo dopo la diciannovesima tappa sfilandola al connazionale Simon Yates, letteralmente crollato dopo due settimane di dominio “alla Froome”. Il britannico-keniano non aveva mai dato la sensazione di lottare seriamente per la vittoria (nonostante l’avvertimento sullo Zoncolan) eppure con la leggendaria fuga sulle Finestre ha letteralmente sbaragliato la concorrenza. Come a rimarcare che questo Froome sa anche dosare le energie e vincere alla distanza, sapendo controllare la classifica non solo dal primo posto, un po’ come fece Vincenzo Nibali nel Giro 2016.

Nibali sfida Froome: come ha vinto i suoi 4 Grandi Giri?

Vincenzo Nibali è uno degli sfidanti più attesi ed è l’unico ciclista che sia riuscito a interrompere il dominio di Froome al Tour, imponendosi nel 2014. Quell’anno Nibali tenne la gialla praticamente per tutta la corsa conquistandola dopo la seconda tappa. La perse solo in una giornata dopo la nona tappa, ma la recuperò alla decima e tornò ad indossarla sino alla fine. Non solo, nel Tour 2014 Nibali mise in bacheca anche quattro vittorie di tappa. Nibali tende a imporsi in gare di montagna, ha ottime doti di scalatore, è efficace e competitivo nelle gare da un giorno (alle Olimpiadi fu fermato da una caduta) e da quest’anno ha messo seriamente nel mirino le classiche di primavera. A differenza di Froome è si trova meno a proprio agio nelle cronometro.

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La prima grande corsa a tappa vinta dal siciliano fu la Vuelta del 2010, dove tenne la maglia Rossa per 6 giorni su 21 e si aggiudicò una tappa dopo la squalifica per doping del rivale Ezequiel Mosquera. Al Giro 2013 Nibali dominò la corsa dalla fine della prima settimana: indossò la Rosa dopo l’ottava tappa e la conservò fino alla fine, vincendo anche tre tappe.

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Infine, l’ultimo successo in una grande corsa a tappe di Nibali risale al 2016 al Giro d’Italia e ricorda, nelle modalità, l’ultima vittoria di Froome. Nibali rimase fuori dalla top tre per buona parte della gara, salvo poi vincere la 19ma tappa e rilanciare le proprie ambizioni, indossando la Rosa solo dopo la tappa successiva, la 20ma, suggellando una rimonta pazzesca. Unico giorno in Rosa di Nibali, quell’anno, fu l’ultimo giorno, ovvero il giorno in cui conta davvero indossarla.

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La presenza di due campioni capaci di vincere tutti e tre i Grandi Giri è solo uno dei temi principali di questo Tour. Ma non è l’unico. Il numero di campioni al via che cercheranno di primeggiare in ogni categoria e per ogni maglia, chilometro dopo chilometro, traguardo dopo traguardo, rende il Tour 2018 una delle corse più attese degli ultimi anni. Parola e strada, dunque, a questi campioni e ai paesaggi di Francia, da oltre 100 anni teatri di imprese sospese tra sport e mito. 

Belgio e Francia battono rispettivamente Brasile e Uruguay e sono le due prime semifinaliste dei mondiali di Russia. Si giocheranno tra loro la finale, per la quale sono rimaste in lizza solo squadre europee. Domani si affronteranno infatti Russia e Croazia da una parte, Svezia e Inghilterra dall'altra.

La Francia è la prima nazionale a qualificarsi per le semifinali dei mondiali grazie al 2-0 all'Uruguay. Nella sfida a Novogrod, i galletti si sono imposti grazie alle reti di Varane di testa al 40mo del primo tempo e al raddoppio di Griezmann al 61mo con un tiro da fuori su cui Muslera ha commesso una colossale papera. 

Inizialmente era stata la squadra sudamericana, con l'infortunato Cavani costretto alla panchina, a spingere di più, provando subito a forzare il gioco e tentare la via del gol. Superati quei primi minuti di pressione, la Francia ha cominciato a costruire gioco ed è arrivata al gol con il colpo di testa di Varane su calcio d'angolo. Poi nella ripresa la 'papera' di Muslera che ha segnato di fatto la fine del match: su tiro di Griezmann dalla distanza ha provato a respingere a mano aperta ma così ha finito con il mandare la palla in rete. 

L'Uruguay ha provato a reagire ma senza frutto. Non sono mancati momenti di tensione in campo tra giocatori delle due squadre, ma l'arbitro argentino Pitana è riuscito a tenere la situazione sotto controllo, sventolando anche un paio di gialli, uno per parte.

Nell'altro match il Belgio batte il Brasile 2-1 e compie un'impresa storica raggiungendo la Francia in semifinale. Un autogol di Fernandinho e un gran gol del fantasista del Manchester City De Bruyne chiudono il primo tempo sul 2-0 per i belgi. Nella ripresa il Brasile prova a riaprire la partita, palleggia, tiene palla ma i rossi si difendono bene e ripartono in maniera micidiale trascinati da un Hazard in stato di grazia. Solo al 76' Renato Augusto riesce ad accorciare le distanze. I verdeoro ce la mettono tutta ma la difesa belga regge alla grande e al 93' Courtois vola all'incrocio dei pali su un tiro di Neymar. 

È ufficiale: il portiere italiano Gianluigi Buffon giocherà per un anno con il Paris Saint Germain. L'annuncio è del Presidente del Psg, il qatariota Nasser Al-Khelaifi: "Siamo orgogliosi di dare il benvenuto a Gianluigi Buffon nella nostra grande famiglia". Per Buffon un contratto di un anno con l'opzione per il secondo. "È con una grande sensazione di felicità che mi unisco al Psg – le parole di Buffon sul sito del club – Per la prima volta nella mia carriera, lascio il mio Paese e solo un progetto così ambizioso mi ha portato a prendere una decisione del genere".

"Avendo seguito gli incredibili progressi degli ultimi anni – spiega ancora l'ex numero uno della Juventus – conosco i sogni che popolano l'ambiente del Paris Saint Germain e io porterò tutta la mia energia, esperienza e sete di vittorie per aiutare il mio nuovo club a raggiungere i grandi obiettivi che si è prefissato. Assieme ai miei compagni di squadra e ai nostri tifosi, condivideremo delle fantastiche emozioni al Parco dei Principi e in tutti gli stadi in cui rappresenteremo Parigi, questa meravigliosa città che merita di vedere un giorno il suo club ai vertici del calcio mondiale".

Nasser Al Khelaifi, dal canto suo, rivela tutta la sua soddisfazione: "Siamo tutti orgogliosi di accogliere Buffon nella nostra famiglia.L'immensità della sua carriera, così come la sua personalità ambiziosa, unificante ed elegante, lo rendono uno dei giocatori più ammirati e stimati del calcio mondiale. All'età di 40 anni, la sua passione per il calcio è intatta e Gigi ha trovato nel nostro progetto l'ambiente ideale per puntare nuovi importanti obiettivi mentre trasmette la sua esperienza, non solo agli altri portieri, ma anche a tutti i nostri giocatori. I nostri tifosi daranno il benvenuto a Buffon con tutta la passione e l'amore che merita. Il suo arrivo ribadisce il nostro desiderio di puntare sempre più in alto, un'ambizione che intendiamo perseguire con una determinazione ancora più forte"

 

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