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Ci sono storie che sono così belle da non sembrare vere. Storie che potrebbero funzionare silo al cinema, quando nel buio della sala si sospende la realtà e ogni cosa diventa possibile. Storie che possono accadere anche in uno stadio pieno di gente, dove nessuno si aspetta il miracolo e il miracolo avviene perché nessuno se lo aspetta. E nel più emozionante dei modi: all'ultimo minuto, con l'ultimo uomo che spinge l'ultima palla in rete.

E' accaduto a benevento, dove la squadra campana ha messo in cassa il primo punto di una stagione da fanalino di coda e lo ha fatto infrangendo i sogni di riscatto di 'Ringhio' Gattuso, al suo esordio sulla panchina del Milan.

Un miracolo che ha un nome: quello del portiere del benevento Alberto Brignoli, autore di un incredibile gol di testa in tuffo al 94esimo minuto regala un incredibile primo punto al Benevento di De Zerbi. Rossoneri in 10 per l'espulsione di Romagnoli al 75'. A Gattuso non bastano i gol di Bonaventura e Kalinic

La Ferrari potrebbe lasciare la Formula 1? Il rischio è stato serio, parola di Sergio Marchionne. L'amministratore delegato di FCA, intervenendo alla presentazione del ritorno di Alfa Romeo nella competizione più importante per il mondo automobilistico, è stato molto chiaro. La Ferrari "non intende mollare sullo sviluppo della tecnologia, non è possibile rendere tutte le macchine di F1 uguali al punto di non poterle riconoscere dal punto di vista tecnologico. Se sarà così Ferrari, troverà altri modi di far emergere il proprio valore e forse si porterà dietro anche la Sauber". In ogni caso, ha aggiunto, "il dialogo con gli organizzatori (della Fia, ndr.) è iniziato e continua un evolversi: abbiamo tempo fino al 2020 per trovare una soluzione che sia di beneficio per la Ferrari". "La minaccia di fuga c'è ed è seria, le divergenze di opinioni non sono poche ma si deve trovare una soluzione per il bene dello sport", ha aggiunto.

 

Come è nata la controversia

Il tema, scrive La Gazzetta dello Sport,  è quello del rinnovo dell'accordo di partecipazione alla Serie che vede impegnati i team di F1 e la nuova proprietà statunitense di Liberty Media, accordo che partirà dalla stagione 2021, primo anno successivo alla scadenza dell'attuale Patto della Concordia.

In una recente intervista – racconta ancora il quotidiano sportivo – il presidente di Liberty Media Chase Carey aveva parlato di un modello di F1 da cambiare: "In passato ognuno ha badato esclusivamente al proprio interesse e a come battere l'altro – ha detto Carey citato dal sito Planet F1 – noi vogliamo competizione in pista, ma nell'ambito di una visione condivisa. Ovviamente le differenze tra vetture resteranno, servono i compromessi giusti e i team sono tutti importanti. Oggi però ci sono squadre che spendono mezzo miliardo di dollari all'anno per mettere in pista una o due macchine e questo non genera alcun valore aggiunto per i tifosi, è tutto fatto per una competizione nei confronti dei rivali. Dobbiamo individuare iniziative sui costi, sui motori, sull'aerodinamica, è un'opportunità unica per migliorare la competizione in pista e i conti".

 

Il rischio che Ferrari abbandoni la Formula 1 “resta ed è serio”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, alla presentazione del ritorno di Alfa Romeo nella competizione più importante per il mondo automobilistico. La Ferrari, ha affermato Marchionne, “non intende mollare sullo sviluppo della tecnologia, non possiamo rendere tutte le macchine di F1 uguali al punto di non poterle riconoscere dal punto di vista tecnologico. Se sarà così Ferrari, troverà altri modi di far emergere il proprio valore e forse si porterà dietro anche la Sauber”. In ogni caso, ha aggiunto, “il dialogo con gli organizzatori (della Fia, ndr.) è iniziato e continua un evolversi: abbiamo tempo fino al 2020 per trovare una soluzione che sia di beneficio per la Ferrari ". "La minaccia di fuga è ed è seria, la differenza di opinioni non sono poche ma deve trovare una soluzione per il bene dello sport", ha concluso.

Iniziamo con l’immancabile, puntuale, scontatissimo, tweet post-partita di Max Allegri

La partita, in una foto

“Ancora gol raga…”

Differenze

Giornata movimentata per il Pipita

Qualcuno non l’ha presa benissimo

Come gestisce lui la squadra…

Boing boing

Mani di fuoco

94 minuti di applausi

Napoli, ma dove sei?

Il web non dimentica mai. MAI

Ma proprio mai

Ma proprio mai mai mai

Sfottò/1

Sfottò/2

Sfottò/3

Sfottò/4

Eravamo la patria della moda. Poi “grigi contro gialli”

La citazione di Gomorra che non poteva mancare

Ultima cosa: non fate mai più scegliere la musica a Benatia e Matuidi. Grazie

E' terminato 0-1 lo scontro diretto Napoli-Juventus allo stadio San Paolo.

In rete l'ex Gonzalo Higuain, contestatissimo dai tifosi partenopei, con un micidiale contropiede al tredicesimo del primo tempo, su assist di Dybala. I bianconeri si portano provvisoriamente al secondo posto, a meno uno dai partenopei.

In precedenza la Roma aveva vinto 3-1 contro la Spal: reti di Dzeko, Strootman e Pellegrini.

Manca pochissimo alla sfida più attesa. Napoli e Juventus si sfideranno in un’atmosfera caldissima, uno stadio che ribolle entusiasmo e con la consapevolezza che una sconfitta potrebbe cambiare questo campionato. Non per i tre punti in palio, che comunque contano, ma per il significato del match, anche fuori dal campo, e le conseguenze psicologiche potrebbe avere nel proseguo della stagione. Ma andiamo con ordine, anzi per temi.

Salvini, il selfie e le scuse rifiutate

Il Napoli non perdona Matteo Salvini. Dopo le polemiche seguite al selfie scattato giovedi' sera dal leader leghista con Insigne, Callejon e il vicepresidente degli azzurri, Edoardo De Laurentiis, il club ha precisato la sua posizione su Twitter: "Per una questione di educazione abbiamo incontrato e ascoltato ieri sera Matteo Salvini che soggiornava nel nostro albergo", e' stata la spiegazione, "Salvini voleva porgere le sue scuse per le dichiarazioni contro i napoletani fatte in passato. Non le abbiamo accettate ma lo abbiamo ascoltato volentieri".

Molti tifosi del Napoli avevano protestato dopo la pubblicazione del selfie. A Salvini vengono rimproverati i passati attacchi ai napoletani, compreso il coro intonato nel 2009 a Pontida. "Senti che puzza", aveva cantato insieme ad altri militanti della Lega Nord, "scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani". Un coro per il quale aveva chiesto già scusa in passato, derubricandolo a goliardia da stadio. Tra l’altro Salvini è persino milanista ma  in vista del 2018 quello che conta, ora, almeno per lui, non è all’interno di un campo di calcio.

L’operazione e gli haters

Scenderà in campo o no? Giocherà o no? Il Pipita vuole esserci e dopo l’operazione alla mano farà di tutto per convincere Allegri. La cosa più importante, senza essere tifosi, è schierarsi contro gli haters e chi augura le peggiori disgrazie per un cambio di squadra.

Sarà una vera “guerra” sportiva

C’è chi immagina che l’accoglienza per Higuain e la Juve non sarà semplice. Ma a Torino hanno provveduto rafforzando il bus. 

L’accoglienza, quella vera

Ma le bottiglie si possono ancora portare allo stadio?

Quanto costa un caffè al Napoli?

Chi suona alla porta?

Allentiamo la tensione. In fondo siamo già immersi nel clima natalizio no?

Nel presepe, con la mano rotta

Mancano 25 giorni a Natale ed è tempo di fare il presepe. Anche con statuetta nuove. Come questa.

Solidarietà napoletana

Il Gomblotto

Come si è fatto male Higuain?

Non si può dire, come nelle migliori tradizioni

La frecciata

Tutti l’abbiamo pensata. Qualcuno l’ha scritta. La battuta che tutti si aspettavano.

A volte basta poco per fare pace

Mi sa, però, che bisognerà suggellare la tregua tra Higuain e i napoletani in un altro modo

Chi non salta è bianconero!

Il prossimo vincitore di Sanremo

Il trailer

Qualcuno lo ha fatto davvero. Napoli-Juve come fosse un film, con tanto di trailer. Il modo giusto per augurare buon match a tutti. Anche da parte nostra.

Immaginate la scena. Sono le 20.45 di un venerdì sera e state per godervi una nuova puntata di Gomorra, la serie di Sky, ambientata a Napoli, ispirata dal famoso libro di Roberto Saviano. Ad un certo punto, però, vi rendete conto che sta per iniziare una delle partite più importanti dell’anno, Napoli-Juventus, al San Paolo. Uno di quei match che può decidere un campionato e riscrivere gli equilibri. Anche a dicembre.

Per cosa optate? Per i vostri attori preferiti o per i vostri calciatori del cuore? Cosa scegliete di guardare in diretta e cosa in differita con il rischio spoiler sempre in agguato? In aiuto dei tantissimi napoletani indecisi è arrivato Dries Mertens, l’attaccante belga della squadra di Sarri che, in napoletano (quasi perfetto), ha contattato Salvatore Esposito, ovvero Genny Savastano, protagonista della serie televisiva. E ha risolto il problema così. 

 

#NapoliJuve in contemporanea con #Gomorra3? Ecco perchè la serie è stata anticipata su On Demand! @driesmertens @salvatoreesposito

Un post condiviso da SSC Napoli (@officialsscnapoli) in data: 30 Nov 2017 alle ore 10:45 PST

Gli organizzatori del Giro d'Italia hanno rimosso dal sito ufficiale la dizione "ovest" accanto a Gerusalemme per indicare la sede della tappa a cronometro inaugurale della corsa, dopo la protesta di Israele.

Immediata è arrivata la soddisfazione del governo israeliano: "In seguito alla nostra richiesta alla direzione del Giro d'Italia, ci felicitiamo della sua rapida decisione di rimuovere la definizione di 'Gerusalemme ovest' dalle sue pubblicazioni ufficiali", hanno esultato in un comunicato congiunto i ministri dello Sport, Miri Regev, e del Turismo, Yariv Levin, che per primi avevano sollevato il caso.

"Ci rallegriamo dell'accordo raggiunto dal direttore generale del ministero della cultura e dello sport Yossi Sharabi, con la direzione del Giro", hanno aggiunto, spiegando che nei prossimi giorni gli organizzatori saranno in Israele per coordinare il tracciato e garantire che la gara si svolga come progettato "dalla Torre di Davide e la Porta di Giaffa e poi attraverso Gerusalemme".

 

Francesco Totti ha rilasciato al Corriere della Sera la prima intervista da quando è un dirigente e non più un giocatore della Roma. Una chiacchierata per parlare di tutto: da come è cambiata la vita a come potrebbe cambiare il calcio italiano,

Ecco cosa ha detto:

Cambiamenti

"Ero abituato a fare sempre le stesse cose: sveglia presto, colazione, allenamento. Come una macchina. Adesso devo programmare la giornata. L’impatto non è stato semplice".

"All’inizio parlavo da solo, come un matto: sono infortunato, sono squalificato, adesso rientro. Però adesso mi sono abituato"

"Mi alleno tutti i giorni, ci tengo, mi serve anche per sfogarmi un po’. Se mi lascio andare divento 300 chili, al massimo adesso ne ho presi 2. Comunque non sono un mangione. La cucina romana, per esempio, non mi piace per niente. Carbonara, amatriciana, pajata: per me, zero"

Cambiamenti 2

"Il mio lavoro resterà sempre nel calcio. Ne sono convinto. Ho la fortuna di poter stare con la squadra, con l’allenatore e con i dirigenti. Divido le partite con loro. Vado sul pullman. Vado in ritiro. Lavoro a 360 gradi".

"Ho chiesto alla società se potevo ricaricare le batterie per un po’. Avevo voglia di dare un taglio, liberare la testa, godermi i miei figli. Me lo hanno concesso e li ringrazio, così ho potuto cominciare con il piede giusto il nuovo percorso".

Dirigenti

"Sono stato calciatore e conosco tutte le dinamiche. So come trattare un giocatore. Dentro lo spogliatoio può starci davvero solo chi ne conosce le parole, gli sguardi, i momenti giusti. Ho questa fortuna rispetto ad altri dirigenti, ho vissuto le dinamiche dello spogliatoio. Ci vado ogni giorno, come prima. Solo che adesso non mi spoglio".

Tribune

"In tribuna ascolti cose pazzesche. Tutti allenatori. Penso: chissà cosa dicevano quando giocavo io?".

Roma, Roma, Roma

"Potevo andare al Real Madrid, perché non avrei vestito mai un’altra maglia italiana. Il cuore e la testa mi hanno fatto scegliere e non mi sono mai pentito".

"Ho ricevuto proposte per andare negli Emirati o negli Stati Uniti. Mi avrebbero ricoperto di soldi, ma avrei rovinato 25 anni d’amore".

Allenatori

"Gli ultimi mesi con Spalletti sono stati complicati. Avevamo un bel rapporto, prima che se ne andasse nel 2009. Quando è tornato, mi sono messo a disposizione. Avrei preferito giocare di più, visto che era l’ultimo anno, però non ho nessun rimprovero da fargli. Ho accettato dignitosamente le sue decisioni. Mi è dispiaciuto, ma so che le scelte le fa l’allenatore e poi, semmai, ne paga le conseguenze. . Poteva essere un’esperienza, non ero ben visto dall’allenatore in quel contesto. Però anche questa volta ho scelto la Roma".

"Con Di Francesco sono tutti contenti, c’è un gruppo solido. È aperto al dialogo, non ha peli sulla lingua. È tosto, è un abruzzese. Dice quello che pensa".

Inizi

"A 16 anni, quando ho firmato il primo contratto da professionista., ho capito che era diventato un lavoro serio".

"A Cristian insegno quello che mi hanno insegnato i miei genitori: rispetto, educazione. Certo, ha questo cognome pesante. Gioca e la gente spera che io vada a vederlo. Lo lascio fare, non gli dico niente. Tra 3 o 4 anni vedrò di che stoffa è fatto veramente".

Apocalisse

"Italia-Svezia? Non pensavo che succedesse questo dramma calcistico. A giugno accenderò la tv e non vedrò l’Italia, è surreale".

"Con me Insigne giocava dal primo minuto, è uno dei pochi che poteva risolvere la partita".

"La Federcalcio dovrebbe ripartire da Damiano Tommasi. Primo perché è amico mio e secondo perché è competente. Una bella figura: giovane, trasparente, pulito. Se vai all’estero con lui fai bella figura".

Balotelli

"Arrivare è facile, mantenersi difficile. Senza testa resti al massimo bravo giocatore. La famiglia mi ha insegnato i valori e il rispetto nello sport e nella vita. Senza famiglia non vai da nessuna parte".

De Rossi

"Cose istintive, che purtroppo in campo succedono. Dopo dici: è impossibile che abbia fatto una cosa così. Lui è il più avvilito di tutti, adesso bisogna stargli vicino e basta".

Scudetto

"Se lo scudetto non andasse alla Roma preferirei il Napoli, per cambiare. A Torino si saranno stancati di festeggiare. A Napoli ci camperanno per altri cent’anni pure loro. Mi piacerebbe uno scudetto al Sud".

 

Ritorno al Futuro

"Tornerei indietro. Dal 2000 al 2010 stavo al top, anni fantastici. Me ne basterebbe uno solo".

Rischia di trasformarsi in un caso diplomatico la prima tappa del Giro d'Italia 2018 che si dovrebbe correre in Israele. I ministri israeliani dello Sport, Miri Regev, e del Turismo, Yariv Levin, hanno minacciato di ritirare il sostegno alla corsa dopo che alla presentazione a Milano è stato fatto riferimento a "Gerusalemme ovest". "Gerusalemme è la capitale di Israele, non esistono est e ovest", si legge nella nota congiunta in cui si lamenta che l'uso della distinzione, che di solito allude alla controversia sullo status della Città santa, "viola gli accordi presi con il governo israeliano". "Se questa formulazione non cambia, il governo israeliano non sarà partner dell'evento", viene aggiunto. 

La partenza della 101ma edizione del Giro è in programma il 4 maggio, per la prima volta al di fuori del continente europeo. Alla presentazione gli organizzatori del Giro hanno annunciato che la gara partirà con una cronometro a "Gerusalemme ovest", termine che viene di solito usato da chi allude all'occupazione israeliana di Gerusalemme est nel 1967. In particolare, osserva La Stampa, lo Stato ebraico ha conquistato la parte occidentale della città nel 1948 e quella orientale nel 1967 e la considera la sua capitale “indivisibile”. Ma lo status finale è fra i punti in discussione nelle trattative di pace fra Israele e i palestinesi, che reclamano Gerusalemme Est come capitale del loro futuro Stato.

"L’errore è frutto di pressioni filopalestinesi"

Il quotidiano filo-governativo Israel ha-Yom – riporta Il Fatto Quotidiano –  titola così: “Il Giro in Israele potrebbe essere annullato” e riferisce che anche il ministro per le questioni strategiche si sarebbe interessato alla vicenda. Il giornale precisa che quei ministeri sono giunti alla conclusione che “si tratta di pressioni di elementi filo-palestinesi, che vorrebbero sottolineare che Gerusalemme est non fa parte di Israele” dal momento che la definizione “Gerusalemme Ovest” allude all’occupazione del 1967, quando Israele si appropriò proprio di Gerusalemme est.

Un giro “mai visto”

Quello di quest’anno sarà un giro mai visto – commentava mercoledì La Repubblica -: Gli ingredienti per renderlo memorabili: partenza da Gerusalemme, arrivo a Roma, “con una sorpresa: Chris Froome ci sarà. Non l'esordio assoluto, ma la prima volta da protagonista vero, da superfavorito”. Il percorso “è duro e contraddittorio, con 8 arrivi in salita, dei quali però tre-quattro duri o durissimi (Etna, Zoncolan, Jafferau, forse Sappada), gli altri piuttosto pedalabili (Montevergine, Gran Sasso, Pratonevoso e Cervinia). Cima Coppi molto bassa, ai 2178 del Colle delle Finestre, nella 19ma tappa).

Sette le tappe per velocisti, due le crono individuali, per complessivi 44,2 km, quasi 30 meno del 2017. Anche per questo Dumoulin, il campione uscente, potrebbe marcare visita. Incertissima la presenza di Nibali, certa quella di Fabio Aru, ma è, quello delle presenze e delle assenze, un balletto che si farà più avanti”. Le tappe in Israele – sono tre in tutto – sono “semplici (una crono di 9,7 km più due arrivi veloci a Tel Aviv e Eilat), poi tripletta siciliana, la risalita dalla Calabria toccando poi Campania e Abruzzo. Pellegrinaggi, numerosi, in luoghi di tragedie italiane: la valle del Belice, in Sicilia, poi Rigopiano, Colfiorito, l'omaggio a Michele Scarponi col passaggio dalla natìa Filottrano. La crono più importante, quella tra Trento e Rovereto, misura 34,5 km”. 

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