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La prima donna pugile iraniana, Sadaf Khadem, non è rientrata in patria dopo aver vinto il suo match in Francia, perché Teheran ha emesso nei suoi confronti un mandato di arresto per aver violato la legge sull’abbigliamento delle donne. Lo ha reso noto il suo addetto stampa. La stessa sorte è toccata anche all’allenatore della 24enne, Mahyar Monshipour, accusato di “complicità”.

I due avrebbero dovuto prendere il volo di ritorno martedì, ma sono rimasti in Francia e attualmente soggiornano a Poitiers. Sadaf Khadem, insegnante di fitness a Teheran, ha vinto il suo primo incontro di boxe contro Anne Chauvin, la prima nella storia per una donna iraniana: nella Repubblica islamica è vietato per le donne allenarsi con uomini e partecipare a gare di pugilato. La giovane pugile, che si è battuta in pantaloncini corti e canotta, è accusato di aver infranto la legge iraniana che impone alle donne di indossare l’hijab.

L’allenatore ha dichiarato di aver saputo del mandato di arresto tramite un Sms arrivato dall’Iran, senza fornire dettagli sulle generalità del mittente. Il ministero dello Sport, sempre secondo l’addetto stampa dei due, è “informato sul caso”.

“Voglio migliorare al massimo, andare il più lontano possibile e mostrare la strada ad altre donne iraniane affinché possano provare anche loro questo sport”, aveva dichiarato la giovane pugile alcuni giorni prima dell’incontro.

Lo sfottò, il giorno dopo l’eliminazione della Juventus dalla Champions League, era prevedibile quanto la vittoria del campionato della stessa squadra torinese ad agosto. Inevitabile, dissacrante, a tratti divertente, a tratti esagerato. Ma fa parte del gioco e i social sono il mezzo più facile per far diventare virali video, meme e fotomontaggi.

La partita di ieri, vinta meritatamente dai ragazzi terribili dell’Ajax, ha generato persino una sorta di malinconia dilagante tra i tifosi napoletani che, nel gioco dei lancieri, hanno rivisto lo stile di calcio portato sotto il Vesuvio da Maurizio Sarri, partito la scorsa estate per altri, almeno finora, sfortunati lidi.

Ah, se non avete visto la partita, questa è una rapida sintesi

Una prima pagina degna di Nostradamus. Su Twitter circola il virgolettato diffuso da Tuttosport e che coinvolge il difensore De Ligt, promesso sposo della Juve ma autore del gol decisivo durante la gara di ritorno dei quarti di Champions 

Immagini evocative. Da una vecchia signora a un’altra il passaggio è semplicissimo. 

Paragoni 1

Paragoni 2

L’anno prossimo

Foto di stretta attualità

Facili paragoni

Ogni volta che tutto questo succede gli juventini si aggrappano alle parole di Paolo Montero, storico difensore e bandiera mai dimenticata dalle parti della Mole Antonelliana:

“Sono diventato juventino il primo giorno che sono arrivato a Torino, quando mi sono reso conto quanto la Juventus fosse odiata dal resto delle tifoserie d’Italia. Il loro odio io l’ho trasformato in amore. Contro tutto e tutti. Quella maglia era una corazza”

Sabato c’è uno scudetto, l’ottavo di fila, da festeggiare. Poi potrà ripartire la nuova caccia alla Champions. Magari ascoltando meglio queste parole (non proprio fortunate).

 

 

La sconfitta in Champions League affossa il titolo Juventus a Piazza Affari. Nelle prime battute di contrattazione le azioni della società bianconera stanno facendo segnare un calo del 24,68%, tagliando, di fatto, un quarto della capitalizzazione borsistica del gruppo, che comunque nell’ultimo anno aveva fatto segnare un +172% sui mercati di Borsa Italiana. 

Gli olandesi dell’Ajax hanno arginato i bianconeri nel primo tempo (finito 1-1 con col di Cristiano Ronaldo e van de Beek, al 28′ e 34′), e hanno imposto ritmo e gioco nel secondo. All’Allianz di Torino è finita 2-1 per i lanceri di Amsterdam, squadra brillante e solida, vera rivelazione di questa edizione della Champions.

La Juve ha subìto la pressione e la velocità degli avversari e non è stata capace, dopo il secondo gol avversario (di de Ligt al 67′), di reagire con la necessaria forza. Senza Manzukic dal primo minuto e costretta a rinunciare anche a Dybala a inizio secondo tempo per un infortunitio (dentro Ken), nella seconda parte della gara non è mai stata veramente incisiva.

Merito degli olandesi, sempre in partita, capaci di non disunirsi dopo l’1-0 firmato da CR7, nel momento in cui è sembrato a tutti che la Juve fosse in serata magica, una di quelle serate dove lo Stadium diventa inespugnabile per chiunque. La manovra bianconera è sembrata ben conosciuta e prevista dai ragazzi terribili (età media 24 anni) di Ten Hag, che dopo il Real Madrid fanno fuori un’altra delle favorite di questa edizione della Champions League e approdano in semifinale (incontrerà Tottenham o Manchester City).

“L’Ajax ha ampiamente meritato di passare il turno, ha dimostrato di poter far male alle grandi del calcio europeo come Bayern Monaco, Real Madrid e Juventus”ha detto Andrea Agnelli, presidente della Juventus, al termine della sfida. “La delusione da tifoso c’è, ma vanno fatte anche delle valutazioni complessive, perché la Juventus da diversi anni è stabilmente tra le migliori otto d’Europa. Questo è motivo di orgoglio per noi e dobbiamo portare avanti questo percorso. Questo è il mio mestiere, essere presente in determinati momenti e dire ciò che è giusto. All’Ajax vanno fatti solamente tanti complimenti, se lo sono meritato. Hanno giovani spavaldi e forti, sarà curioso vedere se rimarranno in questa squadra per continuare a far crescere la tradizione importante di questo club. Avevamo i favori del pronostico e maggior personalità in campo, ma il calcio è anche questo”, ha concluso Agnelli. 

Aggiornato alle ore 23,35 del 16 aprile 2019.

La Juve esce dalla Champions League davanti al suo pubblico per mano degli olandesi dell’Ajax capaci di arginare i bianconeri nel primo tempo (finito 1-1 con col di Cristiano Ronaldo e van de Beek, al 28′ e 34′), e di imporre ritmo e gioco nel secondo. All’Allianz di Torino finisce 2-1 per i lanceri di Amsterdam, squadra brillante e solida, vera rivelazione di questa edizione della Champions.

La Juve ha subìto la pressione e la velocità degli avversari e non è stata capace, dopo il secondo gol avversario (di de Ligt al 67′), di reagire con la necessaria forza. Senza Manzukic dal primo minuto e costretta a rinunciare anche a Dybala a inizio secondo tempo per un infortunitio (dentro Ken), nella seconda parte della gara non è mai stata veramente incisiva.

Merito degli olandesi, sempre in partita, capaci di non disunirsi dopo l’1-0 firmato da CR7, nel momento in cui è sembrato a tutti che la Juve fosse in serata magica, una di quelle serate dove lo Stadium diventa inespugnabile per chiunque. La manovra bianconera è sembrata ben conosciuta e prevista dai ragazzi terribili (età media 24 anni) di Ten Hag, che dopo il Real Madrid fanno fuori un’altra delle favorite di questa edizione della Champions League e approdano in semifinale (incontrerà Tottenham o Manchester City).

La partita

All’Allianz Stadium la gara è equilibrata e combattuta nei primissimi minuti, tant’è che di occasioni da gol non se ne registrano tantissime. Il primo squillo al 21′ da parte degli ospiti, che spaventano i bianconeri con van de Beek, impreciso sotto porta a pochi passi da Szczesny.

La Juve si fa vedere con un bel tiro di Dybala dalla distanza, poi al 28′ passa in vantaggio con il solito Ronaldo, bravissimo a colpire di testa su corner preciso di Pjanic. Gli olandesi però non ci stanno e dopo una manciata di minuti pareggiano subito i conti, anche grazie ad un pizzico di fortuna: Ziyech calcia male da fuori ma di fatto offre un assist al bacio per van de Beek, che da solo davanti al portiere stavolta non sbaglia: 1-1 e parità assoluta con cui si arriva all’intervallo.

Nella ripresa la prima colossale palla gol ce l’ha l’Ajax al 52′ con Ziyech, che si vede respingere un tiro a botta sicura da Szczesny, provvidenziale anche 6 minuti dopo sul destro a giro di van de Beek. La Juve sembra in difficoltà e reagisce solo al 61′, quando il neo entrato Kean non riesce ad inquadrare lo specchio della porta olandese, ma i bianconeri restano in apnea sulle sempre più insistenti scorribande avversarie.

Al 67′, così, arriva il vantaggio ospite con capitan de Ligt, che sale con l’ascensore sul corner di Schone e batte Szczesny sovrastando Rugani e Alex Sandro. 1-2 e situazione ribaltata, con la Juve chiamata all’impresa per sperare nella semifinale. Ziyech trova anche il tris ospite, ma un fuorigioco tiene in vita la squadra di Allegri che però non sembra saper reagire. Nel finale di gara non succede più nulla, a parte un presunto rigore non assegnato però alla Juventus. L’Ajax merita, si diverte e fa divertire e approda meritatamente in semifinale. 

Agnelli: “Giusto così”

“L’Ajax ha ampiamente meritato di passare il turno, ha dimostrato di poter far male alle grandi del calcio europeo come Bayern Monaco, Real Madrid e Juventus”. Sono queste le parole di Andrea Agnelli, presidente della Juventus, al termine della sfida di ritorno dei quarti di Champions League.

“La delusione da tifoso c’è – continua – ma vanno fatte anche delle valutazioni complessive, perché la Juventus da diversi anni è stabilmente tra le migliori otto d’Europa. Questo è motivo di orgoglio per noi e dobbiamo portare avanti questo percorso. Questo è il mio mestiere, essere presente in determinati momenti e dire ciò che è giusto. All’Ajax vanno fatti solamente tanti complimenti, se lo sono meritato. Hanno giovani spavaldi e forti, sarà curioso vedere se rimarranno in questa squadra per continuare a far crescere la tradizione importante di questo club. Stasera avevamo i favori del pronostico e maggior personalità in campo, ma il calcio è anche questo”, ha concluso Agnelli. 

La volata è lanciata. Milano-Cortina ha preso d’anticipo Stoccolma anche sulle garanzie finanziarie del governo. E, anche se gli svedesi hanno recuperato, il nostro Paese ha ancora qualche piccolo vantaggio nella corsa alla candidatura dei Giochi Invernali 2026. Intanto, per una volta – udite, udite – tutte le parti interessate, dalla politica allo sport dalle regioni agli enti locali non accusano defezioni, cioè remano tutte a favore, anche se magari con diversa intensità.

Forte della grande bellezza del paese, da Cortina alle piste di Bormio, da Tesero ad Anterselva, allo stadio Meazza di Milano (teatro della cerimonia di apertura) all’Arena di Verona (per la chiusura), l’Italia si presenta con credenziali serie, risparmiose, sostenibili sotto tutti i profili e quindi credibili, nel dossier di 127 pagine con grafici e foto, che è stato appena verificato sul campo dal Cio, coi 14 siti divisi in quattro gangli, Milano, Valtellina, Cortina e Val di Fiemme. Nella più europea delle città italiane si terranno hockey, pattinaggio artistico e short track.

In Valtellina, ci sarà lo sci alpino maschile, a Bormio e allo Stelvio, mentre a Livigno si disputeranno snowboard e freestyle. In Val di Fiemme, a  Baselga di Pinè, si svolgerà il pattinaggio di velocità (pista lunga), a Tesero il fondo, a Predazzo, il salto con gli si. A Cortina, in città, ci saranno le gare di curling, alle Tofane, quelle di sci alpino donne, al centro “Eugenio Monti” bob, slittino e skeleton. In Alto Adige, ad Anterselva, si daranno battaglia nel biathlon.

Parliamo di località sportive e turistiche ben note, già testate più volte, in tempi recenti, da continui afflussi di gente e da gare internazionali. Così come Milano non fa temere per la costruzione del nuovo palasport di Santa Giulia e le migliorie da apportare all’ex PalaSharp di Lampugnano (per l’arena da 7.000 spettatori dell’hockey) e ad Assago (destinato al pattinaggio), la cui pianificazione è già completata, su carta.

Né per gli investimenti, i più ingenti dei Giochi invernali 2026, con un impegno con oltre 200 milioni: fra i  113.213mila del villaggio olimpico a Scalo Romana (vicino l’aeroporto di Linate, alla stazione di Rogoredo e alle autostrade), 79.310 di Santa Giulia (15 mila posti), più Palasharp e Assago…. La metà dei quasi 449 milioni di euro degli investimenti olimpici definiti fra pubblico (264.215mila euro) e privati (184.434mila). Il capoluogo lombardo vanta ampia credibilità imprenditoriale, oltre a una rete di trasporti all’avanguardia, dagli aeroporti alla metropolitana, la più estesa del paese (all’epoca dei Giochi sarà ultimata anche la linea blu, con capolinea Linate).

Così com’è sereno il discorso alberghi, in tutti i quattro gangli dei Giochi, con la capacità di ospitare complessivamente 85 mila persone (32 mila Milano, 31 mila Cortina, 11 mila ciascuno la Valtellina e la Val di Fiemme). Senza necessità di nuove strutture, e quindi di spese extra. Rimanendo nel budget, mentre l’Olimpiade della sola Torino sarebbe costata 648 milioni, quella di Milano 384 e quella di Cortina 380.  Così com’è assodato e concreto l’avallo della gente, curiosa ed orgogliosa di essere parte integrante di un teatro così importante.

Le criticità dell’Olimpiade “Made in Italy” sono le stesse di quella “Made in Sweden”, con più siti di gare, anche lontani fra loro, e tre diversi villaggi degli atleti. Ma con una caratterizzazione che Stoccolma – coi suoi due mega-palasport – non può vantare, rispetto al nostro paese-bonsai. Come il palazzetto di Cortina, da 3.000 posti, destinato alle prova di curling, che fotografa al meglio la nuova filosofia del governo dello sport mondiale in quest’epoca di forte penuria di candidature olimpiche: esempio positivo che può fare da volano per altri Paesi. Senza preoccupazioni di salti nel buio, utilizzando gli ottimi impianti già esistenti. E rispettando il pareggio a quota 1.533milioni di euro, fra spese e introiti.

L’unico, vero, punto interrogativo è forse legato alle politiche estere del governo, certamente non popolarissimo di questi tempi.

Uno dei giocatori più forti al mondo di basket è un “drogato di popcorn”. Così “addicted”, come dicono dall’altra parte dell’oceano, da mangiarli persino durante il riscaldamento, l’intervallo tra il secondo e il terzo quarto, e dopo la fine di ogni match. È stato il New York Times a raccontare l’insana passione di Stephen Curry, stella della NBA e dei Golden State Warriors, per uno degli snack più amati negli Stati Uniti.

“Lo faccio, è vero, soprattutto se è particolarmente buono”. Quella di Curry, protagonista degli ultimi quattro titoli conquistati dalla squadra californiana, è una dipendenza a cui tutti sono ormai abituati: allenatore, compagni di squadra, avversari e addetti ai lavori. Ed è visibile soprattutto durante le trasferte più lunghe quando il suo comportamento diventa quasi routine: “Scendo dall’autobus, entro nello spogliatoio, metto in ordine le mie cose e mi fiondo al tavolo dove c’è il popcorn”.

Un’abitudine che va in netta controtendenza con la dieta moderna che obbliga i professionisti a stare molto ai cibi scelti prima di un’attività agonistica e particolarmente fisica come il campionato NBA. Una dieta fatta di barrette energetiche, frutta, salumi, carboidrati e altri prodotti simili.

The Times asked Stephen Curry to rank the popcorn at all 29 N.B.A. arenas.

“Curry not only agreed but also suggested scoring five factors on a scale of 1 to 5 to support the rankings: freshness, saltiness, crunchiness, butter and presentation.” https://t.co/bQv7BFt6H7

— Alan Blinder (@alanblinder)
12 aprile 2019

Quella di Curry, del resto, è una famiglia di cestisti e amanti del popcorn. A Portland, altra squadra approdata ai playoff, gioca il fratello Seth. Il papà, Dell, è stato un tiratore di talento e un giocatore di grande acume, con alle spalle 16 stagioni nella Lega. Ed è stato proprio lui a confermare che, oltre alle mani da cecchino, anche la passione per i popcorn è un’eredità che ha trasmesso alla prole: “Quando li guardo giocare ho sempre del popcorn con me. Ma non avrei mai immaginato di mangiarli prima o durante una partita”.

Un’anomalia che l’allenatore dei Warriors, Steve Kerr, anche lui storico tiratore con un passato nei Bulls di Jordan, ha appreso da un giornalista e ora non intende toccare: “Il mio consiglio è semplice: qualunque cosa faccia, deve continuare a farla”. Soprattutto se questo vuol dire canestri, leadership, vittorie e titoli NBA. Secondo Bruce Fraser, uno degli assistenti sulla panchina di Kerr, questa passione per i popcorn deve essere fatta risalire all’infanzia, quando Steph giravaper il paese seguendo le gesta paterne e tutto sembrava così grande e così importante. A quell’epoca mangiava popcorn a bordo campo o davanti alla televisione: “Penso che lo aiuti a sentirsi più a suo agio sul parquet, in un’arena così affollata”.

Un modo per sentirsi, ancora, in mezzo alla gente e alle sue emozioni. Eppure, nonostante il semaforo verde dato dal suo allenatore, quello dei popcorn è un argomento controverso in casa Warriors. Tanto che, nel resoconto del giornale americano, si legge di iniziali stratagemm, risalenti soprattutto alle prime stagioni di Curry, in cui venivano coinvolte le guardie di sicurezza della Oracle Arena per far entrare il “cibo proibito” all’interno dello spogliatoio. Sì, perché il più forte tiratore della NBA crede che il popcorn sia uno dei motivi per spiegare le sue performance. Ed è per questo che, per non eccedere, cerca di limitarne il consumo quando è a casa o in vacanza.

Il Napoli passeggia sulle macerie del Chievo: vince fuori casa 3-1 e manda matematicamente in Serie B i veronesi. A decidere la gara la prima doppietta in serie A di Koulibaly e gol di Milik. All’ultimo minuto gol della bandiera dei clivensi di Cesar. Risultato mai in discussione, anche se dopo il primo gol del senegalese al 15′ i partenopei hanno dovuto attendere fino al 64′ per raddoppiare con Milik e chiudere la partita virtualmente. A impedire ai ragazzi di Ancelotti la goleada ci ha pensato il 40enne Stefano Sorrentino. All’ultimo minuto gol della bandiera di Cesar che non rende meno amara l’addio alla serie A del Chievo verona.

Lewis Hamilton ha vinto su Mercedes il Gp di Cina sul circuito di Shanghai, con il secondo successo consecuto nel campionato mondiale F.1. Secondo il compagno di scuderia Valtteri Bottas, che era partito in pole,  e ha preceduto sul traguardo la Ferrari di Sebastian Vettel. 

Momenti di tensione al fischio finale di Milan-Lazio, partita vinta dai rossoneri di Rino Gattuso grazie a un rigore nel finale segnato da Kessie. Mentre i giocatori si radunavano a centro campo, si è accesa una mischia che ha visto coinvolti lo stesso Kessie, il milanista Calhanoglu e i biancocelesti Felipe e Milincovic Savic, forse per un rigore chiesto dai giocatori della Lazio per un presunto fallo sullo stesso Milincovic Savic in area. L’arbitro non concede il penalty e non chiede l’intervento del Var. Alla fine vince il Milan, ma subito dopo la fine sono scintille a centrocampo forse per qualche parola di troppo volata tra i calciatori. L’arbitro Rocchi ha osservato la situazione e alla fine si è fermato a parlare con alcuni della panchina della Lazio.

Se non avesse avuto una licenza francese, Sadaf Khadem non avrebbe messo un’altra pietra miliare nella ancora lunghissima battaglia per la parità dei diritti della donna. Senza quel passaporto sportivo, la ventiquattrenne non sarebbe diventata la prima pugile donna dell’Iran a combattere in un match ufficiale. Col decisivo aiuto di Mahyar Monshipour, ex campione del mondo dei supergallo, iraniano di nascita, francese d’adozione.

Che racconta: “Nel 2017 sono andato in Iran per fare un po’ di promozione e alla fine ho fatto un allenamento pubblico con circa 35 atleti sui monti che guardano Teheran. Sei di loro erano donne. Una mi ha contattato sui social media chiedendomi di farla combattere. Le ho risposto che era impossibile. Poi, due mesi fa la Federboxe iraniana ha aperto la porta alle donne, abbiamo chiesto di fissare un meeting ma sembrava impossibile perché ci chiedevano un allenatore donna, un arbitro donna, eccetera. Così, con l’aiuto del Ministero dello sport l’abbiamo fatta venire in Francia”.

Come sarà accolta al rientro in patria, col trionfo o col disastro? Nel dubbio, Monshipour la scorterà. È rimasto troppo impressionato dalla forza di volontà della ragazza che, quattro anni fa, si allenava in privato, perché le palestre erano solo per uomini, nel paese che solo ad ottobre ha concesso alle donne di entrare negli stadi di calcio. “Per lotta e pesi è più facile, sono sport più insiti nella nostra cultura”, ha spiegato la pioniera dello sport al femminile. Che ha evitato di combattere nella più vicina Turchia dove i match delle donne sono concessi ma non è prevista la copertura sanitaria.

Il primo allenamento insieme ai pugili uomini è stato talmente sconvolgente da portarla alle lacrime, ma da convincere anche i genitori: “Che mi amano e mi supportano nella mia passione. Ho aspettato talmente tanto per quest’occasione e ora vado avanti che è una meraviglia. Spero che il primo match apra la strada a tutti e io possa scrivere il mio nome nella storia della boxe iraniana”.

Sadaf fatto tanti sacrifici per rientrare nel peso, dai 100 chili che era i 68 di oggi: “Nel mio paese ci sono tante donne che tirano di boxe, questo incontro è anche per loro, ogni posto ha i suoi problemi e ti spinge a superare degli ostacoli”. È talmente coinvolgente che anche l’avversaria, Anne Chauvin, che incrocia i guantoni con lei a Royan, si sente parte della storia: “Sono felice di aiutare la causa delle donne”.

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