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Il rugby italiano dichiara conclusa la stagione 2019-2020 a causa del coronavirus ed è il primo sport a decidere che i campionati non saranno portati a termine. E’ stata la Federazione a deliberare la sospensione definitiva di tutti i tornei nazionali decidendo che non verrà assegnato  il titolo di campione d’Italia e saranno congelate promozioni e retrocessioni. In una nota si spiega che con questa decisione senza precedenti si è voluta “tutelare la salute e il futuro dei giocatori di rugby di ogni età e livello”, mostrando come il rugby sia “pronto a rispondere eticamente” alla sfida sanitaria ed economica di questa epidemia. 

Sulle modalità per la ripresa dell’attività per la stagione 2020-21 si dovrà pronunciare il Consiglio federale che terrà una prima riunione già mercoledì prossimo, il primo aprile.

Bel gesto di Marcelo Bielsa e di giocatori e dirigenti del Leeds United per l’emergenza coronavirus: hanno deciso di rinunciare al pagamento dello stipendio questo mese per garantire che venga versato ai 272 dipendenti a tempo pieno e part time del club inglese, che possono avere maggiori problemi economici di loro. Oltre al rinvio, rinunceranno a una parte corposa delle loro retribuzioni per la durata dell’emergenza che sta costando alla società perdite per decine di milioni di sterline. 

Il Leeds è primo nella Championship e lanciatissimo per la promozione in Premier League dopo 16 anni, se si potrà concludere il campionato. “I miei giocatori hanno mostrato un incredibile senso di unità e solidarietà, sono orgoglioso della loro iniziativa”, ha commentato il direttore sportivo, Victor Orta.

 Primo calciatore dell’Atalanta positivo al coronavirus: si tratta del 27enne portiere, Marco Sportiello. “Le autorita’ sanitarie locali hanno comunicato in data odierna al club la positivita’ al Covid-19 del calciatore Marco Sportiello”, si legge in una nota del club bergamasco che precisa che il giocatore e’ asintomatico. Sportiello era titolare nella partita di Champions disputata dalla squadra di Gasperini a Valencia il 10 marzo, nel ritorno degli ottavi. “La quarantena preventiva, a cui erano stati sottoposti Marco e tutti i tesserati della prima squadra, terminera’” venerdi’ 27 marzo, ha fatto sapere l’Atalanta.

Thomas Bach, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, e Shinzo Abe, primo ministro giapponese, hanno concordato di non cancellare le Olimpiadi di Tokyo ma di posticiparle entro l’estate del 2021. È quanto emerso nel corso della telefonata di oggi. Il motivo del rinvio è legato alla pandemia di Covid-19. Il colloquio telefonico odierno è stato effettuato a seguito delle crescenti pressioni di atleti e organizzazioni sportive, dalle federazioni internazionali ai Comitati olimpici nazionali, di riprogrammare le Olimpiadi.

La prima volta di un rinvio

Il coronavirus miete vittime, infetta ora dopo ora migliaia di persone nel mondo, manda in crisi ii sistemi economici e logistici di tutto il mondo, e costringe anche ad uno storico slittamento delle Olimpiadi. Non sarà più Tokyo 2020 ma Tokyo 2021. Una curiosità: nessuna Olimpiade è mai stata posticipata e mai si era disputata in un anno che si conclude con un numero dispari.

Con diversi Comitati olimpici nazionali, dagli Stati Uniti all’Australia, dal Canada alla Norvegia, e alcune federazioni internazionali a chiedere il posticipo, nonché un sistema di qualificazione del restante 40 per cento degli atleti ancora tutto da definire, oggi è arrivata la decisione.

È stato Abe a proporre di spostare la 32esima Olimpiade estiva di un anno, ovvero non oltre l’estate 2021. Alla base della decisione, la diffusione senza precedenti e considerata imprevedibile dell’epidemia su scala mondiale.

In una dichiarazione congiunta tra Cio e Comitato organizzatore di Tokyo 2020, si legge che “sulla base delle informazioni fornite oggi dall’OMS, al fine di salvaguardare la salute degli atleti, di tutti i partecipanti ai Giochi olimpici e della comunità internazionale, il presidente del Cio e il primo ministro del Giappone hanno concordato che i Giochi della XXXII Olimpiade di Tokyo devono essere riprogrammati per una data successiva al 2020, ma non oltre l’estate 2021”.

Resterà accesa la fiamma olimpica perché, come hanno detto, “rappresenterà un faro di speranza per il mondo durante questi tempi difficili e diventerà la luce in fondo al tunnel in cui il mondo si trova attualmente”.

Il rinvio era stato dato per certo nei giorni scorsi dal Cio ma nel frattempo la situazione sanitaria mondiale è precipitata. La ratifica dell’avvenuto posticipo dei Giochi di Tokyo al 2021 sarà fatta dall’Esecutivo del Cio, ovvero il governo dello sport mondiale. Nessuna cancellazione, quindi, ma un posticipo, il primo di sempre.

I Giochi olimpici, momento di unione, di pace, di fratellanza tra i popoli della terra, dalla prima edizione di Atene 1896 non erano mai stati posticipati. Ci furono degli annullamenti ma tutti per motivi legati alla guerra.

La guerra aveva cancellato anche i Giochi estivi di Tokyo 1940 (conflitto sino-giapponese). Da Atene 1896, l’edizione numero 1 dei Giochi moderni, ci sono stati cinque annullamenti e tutti per motivi legati alla guerra.

L’Olimpiade estiva del 1916 assegnata a Berlino saltò a causa della Prima guerra mondiale. Il secondo conflitto mondiale porto’ a cancellare la XII Olimpiade estiva di Tokyo 1940, la V invernale di Sapporo, la XIII di Londra 1944 e la VI invernale di Cortina d’Ampezzo sempre nel ’44.

Il premier nipponico Shinzo Abe ha chiesto al presidente de Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach di decidere il prima possibile sull’eventuale spostamento delle Olimpiadi e rilancia di spostarle al 2021.

Questo l’esito del colloquio telefonico tra il premier giapponese Shinzo Abe e il presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach, circa il futuro delle Olimpiadi di Tokyo 2020, come riportano i media nipponici. Adesso toccherà al Cio prendere la decisione finale sulla data di svolgimento delle Olimpiadi. 

Le Olimpiadi previste per la prossima estate in Giappone potrebbero slittare. Lo ha ammesso per la prima volta il primo ministro giapponese
Shinzo Abe parlando davanti al Parlamento, dopo che il Comitato olimpico internazionale ha fissato una scadenza per l’eventuale decisione entro le prossime 4 settimane. “E’ difficile tenere i Giochi in questo modo”, ha detto Abe al parlamento, in quello che è il primo suo commento sulla possibilità di rinviare le Olimpiadi a causa della pandemia di coronavirus.

“Tenendo in considerazione la salute degli atleti, potrebbe essere inevitabile prendere la decisione di rinviarli”, ha aggiunto Abe.Il primo ministro ha poi chiarito che non intende cancellare l’evento sportivo dell’anno. “Anche se il Comitato Internazionale Olimpico prenderà una decisione finale, siamo della stessa opinione che la cancellazione non è un’opzione”. L’opinione è stata ribadita successivamente anche dal presidente del
Comitato Olimpico giapponese, Yoshiro Mori, che ha assicurato in conferenza stampa, che i Giochi Olimpici di Tokyo non saranno cancellati. 

Il
Canada, che chiede il rinvio delle Olimpiadi, ha comunicato che in ogni caso non manderà nessun atleta ai giochi olimpici se si terranno come previsto alla fine di luglio. Secondo il Comitato olimpico canadese e quello paralimpico i giochi dovrebbero essere rinviati di un anno. “Anche se riconosciamo le complessità legate a un rinvio, niente è più importante della salute e della sicurezza dei nostri atleti e della comunità mondiale e della salute pubblica”.

Prima voce favorevole al rinvio delle Olimpiadi di Tokyo all’interno del Comitato olimpico giapponese (Joc). “Mi domando chi di noi possa essere contento di ospitare le Olimpiadi in luglio mentre stiamo attraversando una criticità così ampia a livello globale, capace di stravolgere un numero così elevato di persone”, si è chiesta Kaori Yamaguchi, un’ex campionessa di judo, in un’intervista al quotidiano Asahi. A suo avviso occorre tener conto dello stato d’animo degli atleti, impossibilitati ad allenarsi per il dilagare della pandemia di coronavirus.

Mentre cresce il pressing internazionale per chiedere il rinvio di Tokyo 2020 in programma dal 24 luglio al 9 agosto, la Yamaguchi ha puntato il dito contro l’omertà su questo tema nel Sol Levante e l’ha paragonata al periodo finale della Seconda guerra mondiale quando “molte persone sentivano di non poter esprimere la loro opinione pur sapendo che il Paese avrebbe perso”. “Allo stesso modo molti membri del Comitato olimpico giapponese (Joc) non si sentono liberi di affermare che un rinvio dei Giochi possa essere in effetti la migliore soluzione”, ha osservato. 

Il presidente del Comitato olimpico nipponico, Yasuhiro Yamashita, è subito intervenuto per bacchettare la Yamaguchi: “E’ comprensibile che altre persone abbiano diverse opinioni, ma è estremamente spiacevole che a fare questi commenti sia un membro all’interno del Joc”. Il governo e il Comitato olimpico del Giappone hanno escluso finora qualsiasi ipotesi di rinvio.

Intanto si moltiplicano le prese di posizione a favore del rinvio. Tra le ultime quella della Federazione di nuoto Usa, una delle più potenti del mondo, del comitato olimpico norvegese e della Federazione dell’atletica leggera britannica attraverso il suo nuovo presidente, Nic Coward. 

Tom Brady si è detto “emozionato, umile e affamato” nell’annunciare il suo storico passaggio ai Tampa Bay Buccaneers. Il 42enne quarteback più vincente della storia del football americano ha così formalizzato l’addio ai New England Patriots per firmare un contratto biennale con la nuova franchigia. La cifra dell’accordo non è nota, ma lo scorso anno Brady aveva uno stipendio base di 23 milioni di dollari a stagione.
 

“Se c’è una cosa che ho imparato nel football è che a nessuno importa cosa hai fatto l’anno scorso o l’anno prima ancora”, ha scritto Brady sui social, “la fiducia e il rispetto di quelli che ti circondano te li guadagni con l’impegno che mostri ogni singolo giorno. Sto iniziando una nuova avventura e sono grato ai Buccaneers per avermi dato l’opportunità di continuare a fare ciò che amo. Non vedo l’ora di incontrare tutti i miei nuovi compagni e allenatori e dimostrare loro che possono credere e fidarsi di m.  Ho sempre creduto che ben fatto sia meglio che ben detto, quindi non dirò molto di più. Andiamo a lavorare”.

E’ impossibile che il calcio possa ripartire per questa stagione e bisognerà attendere la prossima, ricordandosi che questo sport “ha avuto una forte incidenza sulla dinamica di diffusione” del coronavirus: è l’avvertimento lanciato dal virologo tedesco Jonas Schmidt-Chanasit dell’Istituto Berhard-Nocht di Amburgo, che esclude persino la disputa di partite a porte chiuse. “Non è realistico pensare che questa stagione calcistica finirà”, ha dichiarato il 40enne studioso berlinese che collabora anche con l’Oms al canale tv tedesco Nrd.

“Non credo che ad aprile si possa parlare di tornare a giocare”, ha avvertito Schmidt-Chanasit, “neppure a porte chiuse perché potenzialmente le persone potrebbero riunirsi nelle loro case per guardare le partite”. “Il calcio ripartirà solo alla fine di tutto, perché ha avuto una forte incidenza sulla dinamica di diffusione” del coronavirus, ha insistito.

La Bundesliga ha sospeso la stagione fino al 2 aprile, ma viene data per scontata una proroga dello stop. L’amministratore delegato della lega tedesca (DFL), Christian Seifert, ha avvertito che le partite a porte chiuse sarebbero l’unica possibilità per salvare la stagione e per evitare il fallimento di alcuni club che rischiano la bancarotta. 

Il coronavirus non conosce confini e fa mettere da parte anche le rivalità sportive più sentite come quella tra Brescia e Atalanta, rappresentanti di due province falcidiate dall’epidemia. Su un ponte tra Paratico e Sarnico, due comuni sul lago d’Iseo al confine tra le due province, è apparso uno striscione con i nomi delle due città e i colori biancocelesti e nerazzurri e la scritta “Divisi sugli spalti, uniti nel dolore”. In mezzo l’immagine di due giocatori delle squadre che si abbracciano. 

Brescia e Bergamo sono divise da un’accesa rivalità che non è solo calcistica ma affonda le radici nella storia, dai tempi della Lega lombarda al passaggio della Valle Camonica a Bergamo in epoca napoleonica. 

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