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AGI – Il tribunale nazionale antidoping ha squalificato Paul Pogba per 4 anni. È stata quindi accolta la richiesta della procura. Il centrocampista della Juventus, 31 anni, potrebbe quindi chiudere così la carriera. Il 30enne di Lagny-sur-Marne, attraverso il suo entourage, ha dichiarato di voler fare ricorso. Il giocatore è risultato positivo al testosterone nell’agosto del 2023, dopo il match contro l’Udinese. I legali del nazionale francese hanno dichiarato che la sostanza proveniva da un integratore alimentare prescritto da un medico consultato negli Stati Uniti.

 

Pogba, tornato alla Juventus nel 2022 dopo sei anni al Manchester United, è stato uno dei giocatori chiave dei ‘Bleus’ che hanno vinto la Coppa del Mondo in Russia nel 2018, segnando anche un gol nella finale contro la Croazia (4-2).

La positività al test antidoping è arrivata mentre cercava di lasciarsi alle spalle una prima difficile stagione alla Juve, in cui aveva collezionato appena 10 presenze anche per via dei problemi extra-campo, tra cui un’indagine su un tentativo di estorsione ai suoi danni.

 

 

Di fronte a uno stop così lungo, emergono  molti dubbi sul prosieguo della sua carriera, dato che la Juventus, con cui è legato fino all’estate del 2026, potrebbe ora rompere il contratto a seguito di questa decisione del tribunale. La squadra di Torino, tuttavia, è probabile che non commenterà la notizia, preferendo aspettare l’ultimo grado di giudizio.

AGI – A dodici giornate dalla fine del campionato, l’Inter sembra aver messo ormai chiaramente un’ipoteca sullo Scudetto. Battuta 4-0 l’Atalanta nel recupero della 21 giornata con l’ennesima prova di forza stagionale e il quarto match di fila con quattro gol all’attivo: a San Siro decidono i gol di Darmian, Lautaro Martinez (che sbaglia anche un rigore), Dimarco e Frattesi. La squadra di Inzaghi si porta cosi’ a +12 in vetta sulla Juventus, mentre gli uomini di Gasperini, reduci dal pareggio con il Milan, restano fermi a 46 punti a -2 dal Bologna quarto e a pochi giorni dal delicato scontro diretto per la Champions League.

 

Ottimo l’avvio della Dea che all’11’ troverebbe a sorpresa il vantaggio con l’ex milanista De Keteleare, ma il Var interviene e punisce un precedente tocco di braccio di Miranchuk dopo la parata di Sommer sul tiro di Pasalic. Una manciata di minuti più tardi anche ai padroni di casa rimane strozzato l’urlo in gola, a seguito di una rete di Barella annullata per fuorigioco sul lancio di Bastoni. L’Inter si scuote e inizia a premere sull’acceleratore, trovando il vantaggio al 26′ con Darmian: Lautaro imbuca per Mkhitaryan che viene anticipato da Carnesecchi in uscita bassa, ma il portiere ospite non trattiene la sfera su cui ci si fionda il laterale destro firmando l’1-0.

 

 

Nel finale di primo tempo Lautaro colpisce prima una traversa, poi nel recupero s’inventa il 2-0 di mancino dal limite dell’area che mette ancor più in discesa la gara per i suoi. A inizio ripresa la squadra di Inzaghi riesce addirittura a dilagare, grazie a un episodio da rigore: viene evidenziato dal Var un tocco di mano di Hateboer su cross di Dumfries, dopo una segnalazione (errata) di rimessa dal fondo da parte del guardalinee. Lautaro si fa murare da Carnesecchi, sulla respinta però il più lesto di tutti è Dimarco che firma il 3-0. Al 72′ partecipa alla festa interista anche il neo entrato Frattesi, che di testa realizza il definitivo poker sulla punizione geniale calciata in mezzo da Sanchez. 

 

AGI – Già 17 mila iscritti, con obiettivo quota 20 mila, e 10 mila sono stranieri provenienti da ben 110 nazioni. Batte a un ritmo velocissimo il cuore di Acea Run Rome The Marathon in programma domenica 17 marzo. C’è già oggi un grande record: sono appunto oltre 10.000 i partecipanti esteri, dunque il 60% di chi sarà al via arriva dall’estero. Atleti che da tutto il mondo hanno scelto di assicurarsi un posto nella storia di questa grande maratona, un appuntamento messo in calendario da tempo, magari con la famiglia o con gli amici, una grande opportunità oltre che per correre anche per visitare la Città Eterna.

 

Dunque Roma continua la sua tradizione di scrivere la storia e aggiunge altre due pietre miliari: Acea Run Rome The Marathon conferma come già avvenuto negli anni passati, di essere la maratona italiana con una percentuale di stranieri maggiore rispetto agli italiani e in contemporanea con ogni probabilità sarà la maratona più partecipata mai corsa su suolo italiano, un parametro che ha un effetto moltiplicatore sulle emozioni a cui assisteranno le strade della Capitale.

 

“Roma – dichiara Alessandro Onorato, assessore di Roma Capitale ai grandi eventi, turismo, sport e moda – si conferma la Capitale delle corse su strada e la Acea Run Rome The Marathon l’evento podistico più partecipato, più importante e atteso d’Italia dagli atleti professionisti e dagli amatori di tutto il mondo. Quest’anno supereremo il tetto dei 41 mila partecipanti – lo scorso anno erano stati 30 mila. Sono oltre 17mila gli iscritti alla 42 chilometri, 4 mila alla staffetta solidale e 20 mila coloro che parteciperanno alla stracittadina di 5 chilometri. E questo con oltre due settimane di tempo per iscriversi. Un’edizione da record per un grande evento sportivo internazionale con un percorso unico nel cuore della Capitale d’Italia”. 

 

Un appuntamento – aggiunge Onorato – che genera ricadute positive su turismo, economia e occupazione grazie a un indotto di decine di milioni di euro. Ma che è anche una straordinaria vetrina turistica per la nostra città sempre più Capitale dei grandi eventi culturali, sportivi e concertistici. Un record di questa edizione saranno anche gli oltre 10 mila partecipanti provenienti dell’estero, 110 le nazioni rappresentate. Abbiamo previsto per questo un’accoglienza in corrispondenza delle porte d’accesso alla città: all’Info Point dell’aeroporto Leonardo da Vinci e alla stazione Termini”.

 

Dietro le quinte, da mesi uno staff di professionisti lavora in maniera certosina per organizzare il grande spettacolo che meritano gli atleti che hanno riposto la loro fiducia in questo attesissimo evento. Sul piano tecnico è atteso al via un cast di maratoneti internazionali che si sfideranno per lasciare la propria impronta nell’albo d’oro della gara. Sotto il cielo di Roma sarà festa, ci saranno musica e balli, bande e majorettes, messaggi dedicati dal pubblico, tanto tifo e tutto l’entusiasmo di 2 mila volontari sul percorso pronti a incoraggiare con il loro sorriso luminoso. Fatica e sudore saranno annullati da entusiasmo e brividi a fior di pelle in un bagaglio di emozioni che ha come sfondo Roma e i suoi monumenti intramontabili, in un percorso che non ha eguali al mondo per arte, fascino, storia. L’obiettivo di 20 mila di maratoneti in gara era un sogno che sembrava impossibile, ma ora può diventare realtà, c’è e merita di essere considerata la possibilità di raggiungere un numero mai scritto. 

AGI – Il 27 febbraio del 1924 è la data ufficiale della nascita della Federazione Dama. L’artefice fu Luigi Franzioni che, desideroso di creare qualcosa che unisse i vari giocatori sparsi in tutto il Paese, decise di inviare per posta un ‘questionario’ e una bozza di Statuto nella prima decade del mese. I gruppi damistici, allora, non erano ancora ben distribuiti e organizzati, alcuni di loro non erano ancora costituiti in veri e propri ‘circoli’. Attese le risposte fino a sabato 23 febbraio. Non fu sorpreso di leggere le risposte di molti di queste associazioni, per la maggior parte positive sull’iniziativa. Franzioni si prese un paio di giorni per esaminarle, poi il 27 febbraio spedì la lettera con il grande annuncio: “la Federazione Damistica Italiana è una realtà!”  Naturalmente fu considerato presidente in pectore, ma per l’elezione ufficiale dovette attendere il primo congresso “in presenza” della Federazione, il 5 ottobre 1924. La sua conferma avvenne per acclamazione.

Chi era Luigi Franzioni

Milanese purosangue, nacque nel capoluogo lombardo il 12 dicembre 1883. Imparò il gioco della dama dal padre Giuseppe. Si dedicò per qualche tempo agli studi tecnici ma dovette presto interromperli per esigenze famigliari. La necessità fu quella di trovare velocemente un lavoro. Entrò come impiegato nella società ‘Smeriglio’ (specializzata in prodotti abrasivi), dove alcuni anni dopo, e una bella scalata, ne divenne dirigente. Oltre alla dama, sua vera passione, amava anche suonare il pianoforte e immergersi nella poesia dialettale milanese. Nell’ottobre del 1923, un anno prima della fondazione della Federazione nazionale, organizzò una grande esibizione in ‘simultanea’: si prenotarono più di cento damisti, poi però si sedettero ai tavoli in 67. L’esibizione, che si svolse allo Skating Club di via Conservatorio e ne scrissero anche il ‘Corriere della Sera’ e ‘Il Secolo’, di cui allora era direttore il noto giornalista Mario Missiroli. Entrambi i quotidiani nel dare il risultato finale (50 vinte, dieci pari e 7 perse, in poco più due ore e mezza)  titolarono “il match delle 100 partite”.                                   

 

Franzioni e Missiroli si erano conosciuti tempo prima ed erano diventati amici, tanto che Missiroli nel settembre 1923 aveva scritto un articolo che fu pubblicato con il titolo  ‘Un vecchio gioco italiano’. Questo l’inizio: “Un gioco che in Italia tutti praticano è un gioco per eccellenza italiano: la Dama. Chi non gioca a Dama in Italia? Si gioca dappertutto: nei collegi, nei circoli, nelle carceri (noterò, fra parentesi, che fra i carcerati si trovano valenti giocatori) e nelle caserme, nei giardini pubblici, sulle panchine di pietra e negli ospedali. La facilità e la rapidità con la quale chiunque apprende le regole, la semplicità di alcune combinazioni, la stessa brevità delle partite, che permettono di rinnovare i giochi parecchie volte in un limitato spazio di tempo, sono tante ragioni che valgono spiegarne la diffusione e la popolarità.” 

 

 

 

Con la guerra anche l’attività della Federazione si ridusse, per riprendere faticosamente nel 1945; Franzioni diede il suo contributo alla ricostruzione, poi preferì lasciare il posto ai più giovani, dedicandosi alla poesia dialettale milanese dove ottenne numerosi riconoscimenti. Morì a Milano l’11 novembre 1966. La Federazione Italiana Dama (FID) dal 1993 è riconosciuta come disciplina sportiva del CONI. Celebrerà il centenario con il campionato Mondiale di Dama in programma a Roma dal 21 aprile mentre 5 giorni dopo sono attesi da Papa Francesco in udienza in Vaticano. 

Come funziona il gioco

Il gioco della dama a livello agonistico prevede diverse ‘specialità’. Le principali sono la dama ‘italiana’, la dama ‘inglese’ e la dama ‘internazionale’. In realtà quasi ogni nazione ha regole proprie per giocare, ma solo per le tre suddette la Federdama Internazionale riconosce il titolo iridato.

Potremmo fare un paragone con il nuoto: la piscina può essere vasca corta o vasca lunga, l’acqua è identica per entrambe, ma ci sono diversi stili: libero, dorso, rana. Nella dama la damiera può avere 64 caselle (8×8) oppure 100 caselle (10×10). Sulle 64 caselle si gioca a dama ‘italiana’ e a dama ‘inglese’; la dama ‘italiana’ è quella che tutti conoscono e che in Italia è il gioco da tavolo (sport della mente) più diffuso. La damiera deve esser posizionata con la casella in basso a destra dei giocatori di colore nero e le 12 pedine vanno posizionate sulle caselle nere. Tra le varie “regole di presa” che costituiscono l’essenza del gioco la Pedina non può mangiare la dama (impropriamente definita ‘damone’). A  livello agonistico le prime due mosse del Bianco e la prima del Nero vengono sorteggiate e quindi in pratica è il Nero che inizia a giocare.

 

 

 

Nella dama ‘inglese’ la casella in basso a destra dei giocatori deve essere di colore bianco; le 12 pedine vanno comunque posizionate sulle caselle nere il che rispetto alla dama ‘italiana’ modifica le strategie di gioco. Le “regole di presa” sono meno restrittive rispetto alla dama’ italiana’, ma soprattutto la Pedina può mangiare il ‘damone’. A  livello agonistico sono previste due ulteriori specialità: gioco ad apertura sorteggiata, con le prime due mosse del Bianco e la prima del Nero sorteggiate e quindi in pratica è il Nero che inizia a giocare. Gioco ad apertura libera, in cui è il Bianco che muove per primo senza alcuna restrizione. La dama ‘internazionale’ viene giocata sulla damiera di 100 caselle; la casella in basso a destra dei giocatori deve essere di colore bianco; le pedine sono 20 e vanno posizionate sulle caselle nere. Apertura libera. La peculiarità è che la Pedina può mangiare ‘all’indietro’ e può mangiare il ‘damone’. In questa specialità il torinese Walter Raimondi ha conquistato lo scorso anno il titolo di campione Europeo Senior (over 50).

I successi italiani

Negli ultimi anni i damisti italiani hanno soprattutto primeggiato nella dama ‘inglese’, sia ad apertura libera sia ad apertura sorteggiata, tanto che attualmente sono italiani i campioni del mondo delle due specialità. Entrambi dovranno mettere in palio il titolo proprio quest’anno.

Ad apertura sorteggiata il detentore del titolo iridato è Sergio Scarpetta, di Cerignola di Foggia, che giocherà contro lo sfidante ed ex campione mondiale Alexander Moyseyev negli Stati Uniti (la sede non è ancora stata decisa) quasi certamente dal 18 al 27 aprile. Scarpetta ha conquistato il titolo nel 2020 e lo ha poi difeso vittoriosamente nel 2022. Ad apertura libera il detentore del titolo iridato è il livornese Matteo Bernini, che ha conquistato il titolo nel 2022. Ora è chiamato a difendere la corona iridata il prossimo mese di giugno, dal 23 al 28, a Tulsa in Oklahoma (USA) – patria del damismo mondiale – contro lo sfidante sudafricano Melikaya Nonyukela, astro nascente  del gioco, originario di Zwide, Port Elizabeth, che vive e lavora negli Stati Uniti.

 

 

 

AGI – Solo 535 punti separano Jannik Sinner dalla posizione di numero 2 del mondo, da quella Top 2 mai raggiunta da un italiano nella storia del tennis maschile. Carlos Alcaraz, infatti, finalista l’anno scorso all’Atp 500 di Rio e costretto la scorsa settimana al ritiro al primo turno dopo appena due game, ha perso 300 punti. Ne ha ora 8.805; Sinner rimane a 8.270. Entrambi torneranno in campo fra una settimana a Indian Wells: se Sinner dovesse vincere il torneo, lo scavalcherebbe.

Rispetto alla scorsa settimana non ci sono variazioni in Top 10, con Novak Djokovic sempre in testa e, alle spalle di Sinner, Daniil Medvedev, Andrey Rublev, Alexander Zverev, Holger Rune, Hubert Hurkacz, Alex De Minaur e Casper Ruud. Detto di Sinner, altri cinque azzurri figurano fra i primi 100 al mondo, con l’Italia che è la nazione con l’età media più bassa fra quelle con almeno tre giocatori in Top 100. Lorenzo Musetti è stabile in 26esima posizione, Matteo Arnaldi fa un passo indietro (da 41^ a 42^), si migliora Lorenzo Sonego, che passa da 49^ a 48^, Flavio Cobolli si conferma al numero 69, Luciano Darderi scivola dal n.77 al n.80.

Da segnalare il rientro in Top 200 di Stefano Travaglia (188, +26) grazie alla finale al secondo dei tre Challenger di Tenerife, e di Franco Agamenone (200, +7). Sono così 18 i Top 200 italiani: solo Usa e Francia ne hanno di più. Ultima nota riguarda Matteo Berrettini. Il romano, che pochi giorni fa ha annunciato il suo imminente rientro al Challenher di Phoenix e poi al torneo Atp di Miami, dopo un lungo stop per infortunio è precipitato in 512esima posizione, ma potrà accedere al main draw dei tornei principali grazie al ‘ranking protetto’ (non potrà utilizzare il ranking che aveva al momento dell’ultimo torneo, bensì una media dello stesso nei tre mesi successivi all’ultimo torneo giocato. Visto che Berrettini è stato fermo tra i 6 e i 12 mesi, può utilizzare il ranking protetto per un massimo di nove tornei, in un periodo di nove mesi).

Questa la nuova classifica Atp

1. Novak Djokovic (Srb) 9855 (-);

2. Carlos Alcaraz (Esp) 8805 (-);

3. Jannik Sinner (Ita) 8270 (-);

4. Daniil Medvedev (Rus) 8015 (-);

5. Andrey Rublev (Rus) 5110 (–);

6. Alexander Zverev (Ger) 5085 (-);

7. Holger Rune (Den) 3700 (-);

8. Hubert Hurkacz (Pol) 3395 (-);

9. Alex De Minaur (Aus) 3210 (-);

10. Taylor Fritz (Usa) 3150 (-).

 

Così gli altri italiani

26. Lorenzo Musetti 1480 (-);

42. Matteo Arnaldi 1061 (-1);

48. Lorenzo Sonego 975 (+1);

69. Flavio Cobolli 825 (-);

80. Luciano Darderi 747 (-3);

106. Luca Nardi 573 (-);

109. Fabio Fognini 613 (-7);

125. Matteo Berrettini 512 (+4);

133. Andrea Vavassori 477 (+4);

141. Giulio Zeppieri 461 (-8)

AGI – Koopmeiners risponde a Leao, Milan e Atalanta impattano nel big match domenicale della 26 giornata di Serie A. A San Siro finisce 1-1 con la perla del portoghese ad inizio gara e la successiva risposta su rigore del centrocampista olandese: la squadra di Pioli non riesce a riscattare il ko di Monza e si prende un punto per salire a quota 53, mentre gli uomini di Gasperini, reduci da cinque successi in fila, interrompono la striscia e si portano a 46. Domani la Roma, vincendo con il Torino, ha la possibilità di accorciare a -2 sul quinto posto dei bergamaschi.

 

Passano neanche tre minuti dal fischio d’inizio e i rossoneri sbloccano immediatamente con un super gol di Leao, che salta Holm e Scalvini vincendo anche un rimpallo ed insaccando un gran destro a giro sotto l’incrocio. Dopo un ottimo avvio dei padroni di casa, la formazione bergamasca prova a scuotersi prendendo campo e sul finire di frazione trova l’episodio per ristabilire la parità: Holm va giù in area a contatto con Giroud, l’arbitro viene richiamato dal Var e assegna un rigore che Koopmeiners trasforma nell’1-1.

 

Nella ripresa, nonostante il grande equilibrio, è il Milan a rendersi più pericoloso sfiorando il nuovo vantaggio in un paio di occasioni: il neo entrato Calabria viene murato molto bene da Carnesecchi, poi Pulisic spedisce di poco a lato un mancino al volo dopo uno stop in corsa su lancio di Leao. La squadra di Pioli prova ad andare a caccia del successo anche nelle battute finali della sfida: Leao semina ancora il panico impegnando Carnesecchi, sulla respinta si avventa Giroud che trova invece un salvataggio sulla linea di Zappacosta (fischiato pero’ un fuorigioco iniziale di Leao). Prima del triplice fischio succede poco o nulla, il finale è 1-1.

AGI – Nonostante diverse assenze pesanti e un discreto turnover, l’Inter non si ferma ed espugna Lecce centrando la settima vittoria di fila in campionato e decima in tutte le competizioni. Al Via Del Mare finisce 4-0 grazie alla doppietta di un super Lautaro Martinez (raggiunta quota 101 gol in Serie A) e ai sigilli di Frattesi e De Vrij: per i nerazzurri si tratta di un filotto di tre gare con quattro reti segnate. La squadra di Inzaghi torna cosi’ immediatamente a +9 in vetta sulla Juventus e con una gara ancora da recuperare, mentre gli uomini di D’Aversa rimediano il terzo ko consecutivo senza segnare, restando a quota 24 a +4 sulla zona retrocessione.

 

Dopo un quarto d’ora di assoluto equilibrio e poche emozioni i nerazzurri la sbloccano con il solito Lautaro, che trova spazio tra le linee sul filtrante d’esterno di Asllani e fulmina Falcone per l’1-0. Una manciata di minuti piu’ tardi ha una buona chance anche Mkhitaryan sul cross di Sanchez bucato da Blin, ma l’armeno calcia a lato di sinistro dal limite dell’area. Per il resto della prima frazione non succede molto altro. Ad inizio ripresa i salentini avrebbero una grande occasione per il pareggio, ma Blin spreca un colpo di testa in tuffo da ottima posizione mettendo alto di pochissimo. L’Inter non perdona e nel giro di un paio di minuti, dal 54′ al 56′, punisce chiudendo il discorso con il tap-in sotto porta di Frattesi su assist di Sanchez e con la zampata per la doppietta personale di Lautaro, servito alla grande proprio da Frattesi. Al 67′ la squadra di Inzaghi dilaga e trova anche il poker con De Vrij, bravo a prendere il tempo a tutti sul corner battuto da Dimarco. Nel finale Dumfries getta alle ortiche la palla del possibile quinto gol nerazzurro, sprecando tutto solo un cross di Baarella.

AGI – Un gol di Rugani in pieno recupero regala alla Juventus la vittoria per 3-2 sul Frosinone che lascia Torino davvero con l’amaro in bocca. I bianconeri, con questi tre punti, sono saldi al secondo posto in classifica, a sei punti dalla capolista Inter (che ha giocato al momento due partite in meno). Piu’ critica la situazione dei ciociari che sono a +3 dalla zona calda della retrocessione. 

Fuochi d’artificio nel primo tempo con sorpassi e contro sorpassi fino al pari prima del riposo. E’ stata la Juventus a passare in vantaggio dopo due minuti e mezzo con Vlahovic: McKennie e’ stato bravo a stoppare con maestria un lancio di Gatti e dalla destra ha messo in mezzo per il serbo che con l’interno destro deviato da Lirola ha trafitto Cerofolini. Ottima reazione di un Frosinone ordinato che ha colpito due volte, con Cheddira al 14′ e con Brescianini al 27′: il primo ha sfruttato un cross dalla destra di Zortea, e’ sfuggito alla marcatura di Cambiaso e a difesa schierata in area ma immobile ha trafitto di testa Szczesny mentre il secondo, trovato in profondita’ da Valeri, ha sorpreso la retroguardia juventina in velocita’ e ha concluso con un gran destro che e’ andato ad infilarsi sotto la traversa. A riportare in parita’ la Juventus e’ stata ancora la “premiata ditta” McKennie-Vlahovic: al 32′ lo statunitense ha controllato un pallone dentro l’area e ha servito il serbo che si e’ sistemato il pallone e stavolta ha messo in rete con il sinistro. Seconda frazione altrettanto vivace con la Juventus piu’ vicina al gol in un paio di occasioni nella fase iniziale: una conclusione di Rugani stampatasi involontariamente sulla fronte del compagno Alcaraz franato a terra e una battuta, unico acuto della sua gara, di Chiesa messa in corner da una deviazione avversaria. Bianconeri maggiormente in pressione che spesso hanno costretto il Frosinone a chiudersi interamente nella propria meta’ campo ma che in pieno recupero e’ capitolato per la terza volta: da un corner di Iling-Junior, Vlahovic ha spizzato la palla di testa prolungando sul secondo palo dove e’ spuntato Rugani che da posizione quasi impossibile ha fatto passare il pallone sotto le gambe di Cerofolini siglando la rete del definitivo 3-2.

AGI – Adesso abbiamo pure “Jannika” anche se si chiama Jasmine. A pochi giorni dai trionfi di Sinner a Melbourne e Rotterdam ecco che la Paolini, da Castelnuovo Garfagnana ma pure lei con un nome di battesimo internazionale (e con papà toscano, mamma polacca e nonno ghanese) conquista il torneo 1000 di Dubai, il primo di questo livello in carriera, con un 4/6- 7/5- 7/5 alla Kalinskaia. La ventottenne azzurra che con il suo 1,63 non si fa spaventare da un circuito femminile pieno di stangone, sale alla posizione n.6 della Race, la classifica che qualifica alle Finals e, soprattutto, al n.14 della classifica Wta. Solo Flavia Pennetta a Indian Wells nel 2014 e Camila Giorgi a Montreal nel ’21 erano riuscite a imporsi in tornei di questo valore.

 

E’ doveroso sottolineare che la Paolini ha vinto a Dubai davvero applicando quel modo di restare (e non di stare) in campo che ha permesso a Jannik di vincere il primo Slam della vita in Australia. A Melbourne il ragazzo di Sesto Pusteria, come è impossibile dimenticare, rimontò due set di svantaggio a Medvedev giocando in modo perfetto alcuni punti e approfittando di un leggero calo del russo. Anche Jasmine aveva di fronte un’atleta di natali moscoviti, Anna Kalinskaia, che proveniva dalle qualificazioni e si era concessa il lusso di battere in semifibale Iga Swiatek: ma la vera gelida come il ghiaccio è stata proprio l’azzurra.

 

Così come Jannik non si è perso d’animo sulla Rod Laver Arena, Jasmine si è trovata sotto 3-5 nel set decisivo, così come si era trovata sotto di un set e di un break contro Haddad Maia nel primo turno riuscendo poi a ribaltare la situazione. E a quel punto si è trasformata in Jannika: ha vinto il suo servizio con agio e ben lungi dal tremare ha guardato l’avversaria con gli occhi da tigre e ha continuato a tirare vincenti di dritto e rovescio. La russa si è spaventata e non ha più messo una palla in campo. Sbagliando, fra l’altro la prima vole’e della sua partita, tutt’altro che di massima difficoltà, in modo francamente inguardabile.

 

Demerito suo, certo: ma super merito dell’azzurra che non solo ha mostrato quegli occhi di cui sopra ma, in perfetto stile Sinner, si è resa testimonial di quella che è la griffe del tennis italiano di questi faustissimi tempi: avere un progetto e portarlo avanti con metodo e sorriso. I risultati, quelli che pesano, possono arrivare a anche a 28 anni. In chiave olimpica si ragiona spesso, nell’imminenza di un’edizione dei Giochi su quale sarà la disciplina che si coprirà maggiormente di gloria: e se fosse il tennis? Con Sinner capofila, i doppi Bolelli-Vavassori (finalisti all’Australian Open e a Buenos Aires, domani giocheranno l’ultimo atto a Rio) e Sonego-Musetti (finalisti a Doha), Jasmine Paolini capace di imporsi in un 1000 sperare è tutto meno che fuori luogo. 

 

AGI – Dietro il successo di Jasmine Paolini nel Master 1000 di Dubai c’è anche il suo coach Renzo Furlan, ex tennista di valore che nel 1996 era arrivato al 19 posto della classifica Atp. Un altro punto che unisce il trionfo di Paolini con quelli di Sinner. Furlan era infatti uno degli azzurri che erano definiti i “Piatti Boys” perchè era allenato (come poi è stato per Sinner) dall’allora emergente coach lombardo. Da quell’esperienza Furlan ha mutuato l’atteggiamento che gli ha permesso di portare oggi Jasmine a diventare n. 14 a 28 anni La piccola Jasmine figlia di Ugo e della polacca Jacqueline il cui padre era di origini ghanesi, aveva invece 4 anni quando scese in campo per la prima volta sulla terra del Tennis Club Mirafiume di Bagni di Lucca. Ce la portò lo zio Adriano che i demoni del tennis avevano conquistato tanto tempo prima. E fu amore a primissima vista se è vero che Jasmine la racchetta impugnata quel giorno non l’ha mai più abbandonata. Non ha “testato” altri sport, non ha mai desiderato cimentarsi in altre discipline: c’è stato da subito il tennis e basta. E se Renzo Furlan è stato ed è fondamentale nella maturazione di “Jas”, un ruolo ancora più profondo lo ha avuto Tathiana Garbin. Che l’ha convocata in Fed Cup per la prima volta nel 2017 contro la Slovacchia in quello che certo non era uno dei migliori momenti: e con lei ha creato un rapporto profondo e motivante che ha contribuito a costruire il carattere di Jasmine fino a farla diventare, come si è visto nell’ultima edizione di BJK Cup, con l’Italia sconfitta solo in finale, una vera leader. Dopo ogni passo avanti in classifica è tradizione scaramantica che Jasmine e il suo team vadano a cena con Sergio Marrai, presidente del Tc Forte dei Marmi dove l’azzurra è di casa: stavolta la cena dovrà essere qualcosa di pantagruelico. Visto il risultato. Un risultato che, come dice Furlan, non è episodico e potrebbe essere l’antipasto di qualcosa di ancora più grande. 

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