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AGi – Milan-Udinese e Samp-Atalanta sono i due incontri di avvio del campionato di calcio di serie A in programma sabato 13 agosto alle 18.30. Gli altri due anticipi della prima giornata sono Lecce-Inter e Monza-Torino con inizio alle 20,45. I posticipi della prima sono lunedi’ 15 agosto alle 18,30 con Verona-Napoli e alle 20,45 con Juve-Sassuolo. Lo ha comunicato la Lega di serie A.

Negli anticipi e posticipi delle prime cinque giornate di campionato spiccano Torino-Lazio sabato 20 agosto alle 18,30 e Atalanta-Milan alle 20,45 del 21 agosto; Lazio-Inter venerdi 26 agosto alle 20,45, Roma-Juventus sabato 27 agosto alle 18,30, Fiorentina Napoli domenica 28 agosto alle 20,45. La quinta giornata vede tre anticipi di cartello sabato 3 settembre: Fiorentina-Juventus alle ore 15, Milan-Inter alle 18, Lazio-Napoli alle 20,45.  

AGI – L’Italia ha conquistato il bronzo ai mondiali seniores di scacchi che si sono appena conclusi ad Acqui Terme in provincia di Alessandria. Gli azzurri hanno ottenuto il prestigioso, e non pronosticato, terzo posto battendo all’ultimo turno la Georgia dell’ex Campionessa mondiale Nona Gaprindashvili. La squadra tricolore, composta da Giulio Borgo, Michele Godena, Alberto David, Fabrizio Bellia e Carlos Garcia Palermo ha vinto sette match su nove, compresi quelli con le teoricamente più forti Islanda e Ungheria, e ha ceduto solo alle squadre che si sono poi classificate prima e seconda, Inghilterra e Stati Uniti. 

A vincere, in entrambi i tornei, quello over 50 e over 65 (a cui non partecipava nessuna squadra italiana ufficiale) è stata proprio la nazionale dei ‘Tre Leoni’, a testimonianza di un movimento che ha tra i seniores, il suo punto di forza. La squadra over 50 era formata da nomi di enorme prestigio come Michael Adams, tuttora il più forte scacchista inglese, Nigel Short, che nel 1993 sfidò Garry Kasparov per il titolo di Campione del mondo, e poi Mark Hebden, John Emms e Keith Arkell.

La squadra over 65 era capitanata da John Nunn, conosciutissimo e popolare teorico e scrittore di scacchi. Hanno condiviso con lui la medaglia d’oro Paul Littlewood, Anthony Stebbings, Nigel Povah e Ian Snape. Seconda, in questa competizione, la Germania, terzo Israele.

Ai due tornei che hanno il sigillo della FIDE, la Federazione internazionale, hanno partecipato complessivamente 43 formazioni, alcune delle quali composte di sole donne, per un totale di circa 200 atleti, provenienti da tre continenti e da 25 diverse nazioni.

AGI – Dario Verani, l’oro della fatica nelle ‘acque azzurre’ di Lupa Lake. L’Italia nel nuoto di gran fondo ha dominato i Mondiali di Budapest. Sei le medaglie, perfettamente suddivise, due d’oro, due d’argento e due di bronzo. Il nuotatore di Cecina ha compiuto l’impresa nel bacino artificiale a nord della capitale ungherese – da sempre luogo di successi per l’Italia – nella massacrante gara sui 25 chilometri durata cinque ore.

Dopo la cavalcata trionfale di Gregorio Paltrinieri nei 10 km dopo la fantastica prestazione nei 1500 stile libero tra le corsie, oggi l’impresa è stata firmata da Verani diventato il terzo italiano a vincere l’oro iridato nella distanza maratona del nuoto. Prima di Dario solo Valerio Cleri nel 2009 a Roma e Simone Ruffini nel 2015 a Kazan. Ad aprire il medagliere italiano della 25 km era stato a Perth nel 1991, oltre 30 anni fa Sergio Chiarantini, argento.

Verani, che come Paltrinieri ed Domenico Acerenza è allenato da Fabrizio Antonelli, con una prestazione tatticamente perfetta frutto di un’eccezionale preparazione, ha toccato in 5 ore 02’21″5 lasciando l’argento al grande favorito della vigilia, Axel Raymond. Il 28enne parigino e’ stato battuto allo sprint finale dal portacolori dell’Esercito per appena un secondo e due decimi. Bronzo per il padrone di casa Peter Galicz attardato di 14 secondi.

Quello di Verani è stato un oro inaspettato. “Sono al settimo cielo perché è uscita la gara che avrei voluto fare – ha esclamato Dario, neo laureato in economia all’Università di Pisa – sapevo di avere qualcosa in più negli ultimi cento metri. E’ un sogno che si realizza anche perché pochi ci credevano alla vigilia. La 25 km è una gara che ti prova fisicamente, mentalmente e anche moralmente. Questa medaglia è una liberazione, un oro per la mia famiglia, per il centro sportivo Esercito e in particolare per il mio allenatore Fabrizio Antonelli”.

Niente da fare per Barbara Pozzobon, beffata al fotofinish e rimasta e un secondo dal bronzo. La poliziotta veneta è rimasta imbottigliata nel traffico dal quale e’ uscita per prima la campionessa carioca Ana Marcela Cunha (5 ore 24’15″0). Per la 30enne brasiliana de Salvador de Bahia, campionessa olimpica in carica nella 10 km, si tratta del quinto titolo mondiale nella 25 km dopo Shanghai 2011, Kazan 2015, Budapest 2017 e Gwangju 2019.

Alle spalle della Cunha, a soli due decimi, la tedesca Lea Boy e a tre l’olandese Sharon Van Rouwendaal. Il Mondiale di Budapest per l’Italia in acque libere si era aperto con il bronzo nella gara a squadre di Ginevra Taddeucci, Giulia Gabbrielleschi, Acerenza e Paltrinieri, proseguito con le due medaglie nella 5 km (argento Paltrinieri e bronzo Gabbrielleschi), la doppietta Paltrinieri-Acerenza nella 10 km e concluso con la ciliegina di oggi con l’oro posta da Verani.

 

AGI – Per qualcuno è “un eroe”, un generoso altruista come pochi al mondo. Per altri un tennista che ha avuto paura di rischiare o che non ha saputo mettere in campo la proverbiale furbizia italica tacendo sul suo Covid come i troppi, sportivi e non, che fanno il tampone in casa nascondendo sotto il tappeto la positività. Mentre i giudizi sul ritiro volontario di Matteo Berrettini da Wimbledon si rincorrono sui social insieme al vago regolamento Coronavirus dell’All England Club (non è richiesto il test del tampone agli iscritti, in presenza di sintomi è opportuno farlo ma poi volendo si può giocare anche da positivi e comunque adesso si monitora la situazione e magari si rivedono le norme) e alle rivelazioni di Alizé Cornet su un Roland Garros ad alto (e taciuto) tasso Covid, lui, Matteo, sta già pensando al prossimo futuro.

Una volta smaltita la delusione del ritiro da Wimbledon, ricomincerà  il 17 luglio dalla terra svizzera per poi spostarsi su quella austriaca. “Matteo è iscritto a Gstaad e Kitzbühel – informa l’AGI il coach Vincenzo Santopadre – giocherà sulla terra prima di cominciare la stagione sul cemento americano”.

L’Atp 250 di Gstaad, al via il 17 luglio, è un portafortuna per  il tennista azzurro che su quella terra svizzera ha vinto nel 2018 il suo primo titolo in carriera, in finale contro Bautista Agut.  Nello stesso anno all’Atp 250 di Kitzbühel si era fermato nei quarti e da allora non aveva più calcato la terra dei due tornei. Le partite e i punti che gli servono per arrivare tra i magnifici otto delle Atp Finals di Torino, in programma a novembre (attualmente è al dodicesimo posto  della Race to Turin) se li andrà quindi a cercare sulla terra prima di approdare sul cemento americano,  a Washington il primo agosto (500 punti Atp) e puntare quindi ai due mille di Montreal e Cincinnati prima degli Us Open del  29 agosto.

Facendo il furbo e sperando che i tiepidi sintomi da Covid dichiarati  “con il cuore spezzato” su Instagram insieme alla decisione del ritiro scomparissero del tutto nei giorni del torneo, quei punti Matteo avrebbe anche potuto cercare di portarseli a casa in questo strano Wimbledon 2022 che non assegna punti Atp (e Wta) come rappresaglia per l’esclusione dal torneo di russi e bielorussi.

Già, perché  la qualificazione alle Finals è riconosciuta di diritto a un campione Slam che dovesse concludere la stagione tra il nono e il ventesimo posto della Race. Ma sarebbe stata una grande scommessa, a scapito della sua salute e di quelli che gli stanno intorno.

E quindi l’eroe (o lo sportivo che si è comportato correttamente, o il tennista a cui latita la spregiudicatezza) ha fatto bene a ritirarsi sua sponte da Wimbledon? A Matteo, reduce da due vittorie a Staccarda e al Queen’s e  segnalato tra i favoriti del torneo con Nadal e Djokovic sarà certo dispiaciuto non giocare provando a entrare nella storia come primo italiano vincitore di Wimbledon dopo essere stato lo scorso anno, il primo finalista.

Ma da Atp e Wimbledon, diciamolo,  non è stato trattato con i guanti bianchi:  quando hanno deciso la non-assegnazione dei punti in sostanza hanno sacrificato lui e Djokovic sull’altare della politica sportiva. Nole però è n.1, lui avrebbe perso al volo dieci posizioni in classifica. E neanche glielo hanno comunicato, come ha recriminato prima del torneo. In più, sebbene il sorteggio sia stato poi abbastanza favorevole, non era tra le prime teste di serie.

Alla luce di tutto questo perché quindi Matteo avrebbe dovuto giocare da positivo al Covid rischiando di infortunarsi e di contagiare qualcun altro? Ritirandosi ha rinunciato alla potenziale gloria, è vero e anche tanti potenziali soldi: quest’anno il torneo dell’All England club mette in palio un prize money di 44,9 milioni di euro, il 15, 23 per cento in più del 2021, con quasi due milioni e mezzo di euro al vincitore e un milione e duecento al finalista. 

Soldi che non arriveranno ma non è che a Berrettini manchino e per lui adesso è più importante trovare i punti necessari per le Finals di Torino, dove di soldi potrebbe incassarne, pure di più. C’è da sperare soltanto che la sfortuna smetta di accanirsi contro di lui e che il suo fisico regga ai tanti stop and go (Berrettini è stato fermo tre mesi per l’operazione al mignolo destro, poi ha vinto due tornei di fila e ora è stato fermato dal Covid) e al tour de force cui si sottoporrà da qui a novembre (a settembre c’è anche l’appuntamento con la Davis a Bologna).

Ma per quanto riguarda Wimbledon Matteo non è un eroe. E neanche un pavido. È uno sportivo che si è comportato correttamente e al contempo ha ragionato sulla sua programmazione da qui a fine anno. Perchè tutto ciò faccia scandalo agli occhi di qualcuno, resta un mistero.

AGI – Dal bronzo olimpico all’oro mondiale. Gregorio Paltrinieri compie una nuova impresa per il nuoto azzurro andando a conquistare il titolo di campione del mondo nella 10 chilometri in acque libere. Nelle ormai ‘sue’ acque di Lupa Lake dove lo scorso anno vinse tre ori europei (5 e 10 km e gara a squadre) e quest’anno ai Mondiali l’argento nella 5 km ed il bronzo nella prova a squadre, SuperGreg è stato protagonista di una prestazione superlativa.

Sempre al comando, sempre a controllare eventuali attacchi degli avversari, in primis quelli dell”incrociatore tedesco Florian Wellbrock che dall’oro a cinque giorni è passato al bronzo iridato (a 14″40 da Greg), Paltrinieri ha rotto gli indugi a circa 800 metri. Il nuotatore azzurro, portacolori delle Fiamme Oro, ha incrementato l’intensità e la potenza delle sue bracciate andando a cogliere una medaglia d’oro superlativa.

Greg ai Mondiali di Budapest ‍♂️

1500 stile libero
Staffetta mista 4×1.5km acque libere
5km acque libere
10km acque libere#Paltrinieri | #Budapest2022 pic.twitter.com/UM7acmU3mY

— Eurosport IT (@Eurosport_IT)
June 29, 2022

Gregorio, 27 anni di Carpi, che nei giorni scorsi nel nuoto tra le corsie, dopo un amaro quarto posto negli 800 stile libero, è salito sul tetto del mondo nei 1500 stile libero stampando il nuovo primato europeo (14’32″80). Paltrinieri ha concluso il suo Mondiale di Budapest con ben quattro medaglie di cui due d’oro.

Oggi Paltrinieri ha guidato una doppietta tutta italiana perché stupendo argento, a 1″40 dall’oro, è Domenico Acerenza, anche lui cresciuto nel nuoto tra le corsie. ‘Mimmo’, 27 anni nativo di Potenza, atleta della Canottieri Napoli, con il secondo posto odierno ha centrato il miglior risultato individuale della carriera. Infatti, Acerenza oltre al bronzo nei 1500 sl agli Europei di Budapest del 2020, in campo internazionale aveva centrato due argenti ai Giochi del Mediterraneo del 2018 (400 sl e 1500 sl).

VABBÈ, ABBIAMO DISTRUTTO LA 10KM #Paltrinieri | #Acerenza | #FINABudapest2022 | #Budapest2022 pic.twitter.com/8bSslxnAA4

— Eurosport IT (@Eurosport_IT)
June 29, 2022

A livello mondiale per Domenico l’argento iridato nel 2019 nella prova a squadre del nuoto in acque libero e il bronzo domenica scorso nello stesso format di gara. Fuori dal podio il francese Marc-Antoine Olivier, quarto a 30 centesimi dal bronzo Wellbrock, mentre solo sesto a 44″80, l’ucraino Mykhailo Romanchuk e ritirato l’ungherese Kristof Rasovszky. 

AGI – “È stato tutto davvero emozionante, dopo aver imbucato il putt finale ho avuto un crollo di pressione e mi sono lasciato andare. Quasi difficile descriverlo a parole”. Si esprime così in un’intervista all’AGI Filippo Celli, golfista romano 21enne, a poche ore di distanza dal successo dell’European Amateur Championship disputato a Valencia, in Spagna. Il giovane azzurro è riuscito a prevalere con uno score finale di -8 davanti al danese Rasmus Neergaard-Petersen (-7) e allo scozzese Calum Scott (-6). “Partire da leader all’ultimo giro non è stato facilissimo – spiega Celli – C’era tanta pressione e la notte prima non sono riuscito a dormire molto”.

Il quarto italiano a vincere

Filippo è il quarto italiano a scrivere il proprio nome nell’albo d’oro del torneo, in cui figurano anche nomi illustri di golfisti di caratura mondiale, come Rory McIlroy e Sergio Garcia: “È una soddisfazione enorme, incredibile mettere il mio nome su un trofeo sollevato in passato da attuali grandi campioni. Speriamo sia il primo di tanti trionfi – si augura Celli, cresciuto sul green dell’Olgiata Golf Club seguendo le orme del papà – Quando ero piccolo lo seguivo per i campi, lui è molto amico di Dino Zoff e si divertivano a giocare insieme. Lo trovavo divertente ma non mi aveva mai appassionato più di tanto come sport. Poi all’età di 13 anni, quando papà è andato a giocare all’Olgiata, ho iniziato le giovanili in quel Club e da lì è sbocciata la mia passione. Capii subito che il golf sarebbe diventato la mia vita”.

Quello dell’European Amateur Championship è un trionfo che è valso anche un altro importante traguardo per Filippo, quello della prossima partecipazione al The Open Championship, competizione tra le più importanti al mondo, nonché il più antico tra i quattro tornei Major esistenti.

La sfida in Scozia

Sarà il terzo italiano insieme a Francesco Molinari ed Edoardo Migliozzi a mettere piede sullo storico Old Course di St. Andrews (Scozia), dal 14 al 17 luglio: “Sarà tantissima l’emozione, probabilmente sarà anche la settimana più bella della mia vita fino ad ora. L’obiettivo sarà godermi al meglio qualsiasi secondo di ogni giornata, cercando di giocare il miglior golf possibile – spiega il giovane azzurro – Sarà un’esperienza affascinante, ma prima la mia concentrazione sarà tutta per gli Europei a squadre. L’obiettivo sarà vincere anche insieme ai miei amici e compagni”.

AGI – La gloria, innanzitutto. Ecco cosa ha tolto il Covid a Matteo Berrettini. Perché giocare l’esibizione di lusso Wimbledon 2022 senza punti Atp poteva anche significare, chissà, entrare nella storia come il primo vincitore italiano del torneo dopo essere stato, l’anno scorso, il primo finalista.

Poi c’è il capitolo soldi, che non guastano mai: quest’anno il torneo dell’All England club mette in palio un prize money di 44,9 milioni di euro, il 15,23% in più del 2021, con quasi due milioni e mezzo di euro al vincitore e un milione e duecento al finalista. E non ultima, la possibilità di una grande scorciatoia per entrare tra i magnifici otto delle Atp Finals di Torino, in programma a novembre.

Attualmente Berrettini è al dodicesimo posto della Race to Turin, ma nonostante questa edizione di Wimbledon non assegni punti Atp la qualificazione alle Finals è riconosciuta di diritto a un campione Slam che dovesse concludere la stagione tra il nono e il ventesimo posto della Race. 

A Londra il tennista romano insieme alla casa affittata per l’occasione, alla delusione dei genitori già arrivati a fare il tifo per lui, lascia tutto ciò, tristemente sconfitto dal Covid.

“Ho il cuore spezzato, il sogno quest’anno è finito ma tornerò più forte” ha scritto sul suo profilo social. Vediamola così, con un briciolo di ottimismo, e non soltanto per Wimbledon 2023. L’uscita dall’All England Club prima ancora di mettere piede sull’erba che quest’anno gli avrebbe comunque sottratto i punti conquistati nel 2021 potrebbe accelerare la sua preparazione sul cemento, in vista della stagione americana nella quale Djokovic non ci sarà, se il regolamento che non accetta non vaccinati contro il Covid non verrà rivisto.

Tra una settimana circa, una volta recuperata la forma fisica dopo una positività quasi asintomatica, come scrive Berrettini stesso su Instagram, il tennista romano potrebbe rimettersi in campo e presentarsi più forte di prima sul cemento di Atlanta il 25 luglio per poi affrontare quello di Washington il primo agosto (500 punti Atp) e puntare quindi ai due mille di Montreal e Cincinnati prima degli Us Open del 29 agosto.

Tutti appuntamenti strategici per accumulare punti in vista delle Finals. E poi c’è la Davis, a settembre a Bologna. La stagione è ancora lunga… 

AGI – Era lanciatissimo Matteo Berrettini. La vittoria a Stoccarda, il bis al Queen’s, venti vittorie sulle ultime ventuno partite giocate sull’erba (e l’unica persa era stata quella della finale di Wimbledon ’21 contro Djokovic). Le premesse per alimentare il sogno di Wimbledon 2022 c’erano tutte, con tanto di cognome già felicemente anagrammato, “Erbettini”. E invece il sogno si è infranto. Di nuovo.

E non per un riacutizzarsi del problema al mignolo della mano destra che lo aveva tenuto fermo per 83 giorni costringendolo a saltare Roma e Parigi. E neanche di quello ai muscoli addominali che lo aveva costretto a un tristissimo ritiro dalle Finals di Torino a novembre e che si era ripresentato a Rio.

No, stavolta è stato il Covid, con un test positivo che gli ha imposto il ritiro prima ancora di entrare in campo contro Garin al primo turno.

A voler guardare il bicchiere mezzo pieno il Covid è meglio di un nuovo infortunio perché tra una settimana circa Berrettini sarà di nuovo abile e pronto per la stagione sul cemento americano.

La visione del bicchiere mezzo vuoto racconta invece di un Berrettini dalle difese immunitarie fragili, muscoli e tendini a rischio e oppresso da un quadro astrale negativo o da semplice sfortuna che dir si voglia.

Di Wimbledon 2022 gli resterà solo l’allenamento sul centrale con Rafa Nadal di qualche giorno fa. Niente trofeo, e neanche il taglio alla barba o i capelli tinti di biondo annunciati come fioretto in caso di vittoria. Già perché il suo trionfo era già un sogno collettivo, al quale credevano un po’ tutti, da Adriano Panatta in giù, alimentato dalla doppietta Stoccarda-Queen’s, da una fame di tennis dopo l’astinenza forzata e da una disinvoltura in crescita sull’erba.

“Miglior erbivoro del momento”, secondo gli esperti, il ventiseienne, numero 11 del ranking mondiale era considerato tra i favoriti con Djokovic (che ieri ha faticato nel primo turno) un Nadal alle prese con un piede dolorante, di questo anomalo Wimbledon che per rappresaglia di Atp e Wta contro l’esclusione dei tennisti russi e bielorussi non prevede punti. Il cavaliere nero pronto a trasformarsi in cavaliere bianco obbedendo al dress code candido imposto dall’All England club aveva avuto anche un sorteggio piuttosto favorevole.

Testa di serie numero 8 era nella parte bassa del tabellone con possibili ottavi contro Schwartzman, quarti contro Tsitsipas, Kyrgios o Shapovalov, semifinale contro Nadal o Auger Aliassime e finale-rivincita contro Djokovic.
Resta tutto mestamente sulla carta, ormai straccia.

Ha vinto il Covid. Ci si potrebbe consolare pensando che anche se avesse trionfato Berrettini avrebbe comunque perso i suoi punti dello scorso anno, uscendo (ingiustamente) dai primi venti del ranking mondiale. Ma è complicato. 

 

AGI – Ian Nepomniachtchi è sempre più vicino a diventare, per la seconda volta consecutiva, lo sfidante di Magnus Carlsen per il titolo di campione del mondo di scacchi. Il russo, dopo 9 turni su 14, è in testa al Torneo dei Candidati in corso a Madrid, con un punto di vantaggio pieno su Fabiano Caruana ma senza più scontri diretti tra i due.

Un vantaggio che si è rafforzato con la patta arrivata nel big match di ieri nonostante i tentativi di affondo, coraggiosi ma poco ambiziosi, dell’italo-americano che è uscito presto dalla teoria per cercare di sorprendere l’avversario. Nepomniachtchi, così come contro Nakamura nei giorni precedenti, ha optato per la difesa russa (Petrov), tra le più solide a disposizione di chi gioca con i pezzi neri.

Caruana ha avuto un’unica chance quando l’avversario ha optato per la passività di un cavallo e di un alfiere ma un’imprecisione successiva ha permesso che questi due pezzi ritornassero in gioco recuperando il piccolo gap. “Non riuscivo a ricordare nulla della mia preparazione, è logico che ne avevo, così poi ho deciso di giocare semplicemente a modo mio, cosa che credo non sia stata ottimale“, ha confessato Nepo alla fine del match ai microfoni di Chess.com.

Con molto più tempo sulla clessidra digitale del rivale, il russo avrebbe avuto anche possibilita’ di vittoria ma ha preferito portare a casa un mezzo punto sicuro per mantenere inalterate le distanze in classifica.

Il russo, che gioca senza bandiera, ha collezionato nel torneo 4 vittorie e 5 patte evitando “blunder” (errori gravi) e mantenendo sempre i nervi saldi, anche nei momenti di maggiore difficoltà. Il percorso di Caruana, invece, è stato macchiato dalla sconfitta contro Hikaru Nakamura che, alla fine del torneo, potrebbe davvero rivelarsi decisiva. La speranza del nativo di Miami è ora riposta nell’emotivita’ dell’avversario che, come nell’ultima e recente sfida contro Carlsen, gli ha causato scivoloni e sconfitte inaspettate.

Dietro di loro, del resto, c’è il vuoto. I due scacchisti che un po’ timidamente avevano provato ad inserirsi nella lotta per la vittoria finale hanno issato bandiera bianca. Nakamura ha cancellato la bella vittoria contro Caruana perdendo con Radjabov che non vinceva una partita a tempo lungo (classico) dal 2019.

L’azero, famoso per essere in grado di pattare con chiunque, si è così tolto una notevole soddisfazione in un torneo in cui, rispetto agli altri partecipanti, è sempre stato visto come la mosca bianca. Certo, l’americano nato in Giappone si è dato un po’ la zappa sui piedi con una difesa berlinese piena di imprecisioni fin dalle prime fasi del match e che ha permesso a Radjabov di acquisire, senza strappi, una serie di piccoli vantaggi che si sono rivelati fondamentali nel proseguo del match.

“Stavo tentando di creare qualcosa, di raggiungere Fabiano, credo. Ma credo di non aver mai avuto controgioco sufficiente per il pedone a cui ho rinunciato”, ha detto uno sconsolato Nakamura nelle interviste di fine giornata.

Anche Rapport, il più creativo dei finalisti, si è arreso ad Alireza Firoujza che, con una apertura spagnola assai precisa e sfruttando una preparazione non sempre impeccabile dell’ungherese, ha finalmente portato a casa la prima vittoria abbandonando l’ultimo posto in classifica. “Ho avuto così tante buone posizioni in questo torneo ma, sfortunatamente, non sono mai riuscito a concretizzare. Sono molto contento perchè Rapport è un giocatore davvero forte e questa vittoria conta”.

Tra i commentatori c’è molta attesa per la partita tra Nepo e Firoujza dell’undicesimo turno: potrebbe essere davvero quella fondamentale, in positivo o in negativo, per il russo.

Persino Ding Liren è apparso in netta crescita rispetto alla debacle iniziale contro Nepo e le prime partite giocate tra smorfie e facce disperate. Da allora il cinese ha collezionato tutte patte. Con la vittoria di ieri su Duda (apertura inglese con richiami alla catalana), la prima del torneo, si è issato al terzo posto insieme a Nakamura.

Il primo posto è un miraggio, certo, ma salire sul podio sarebbe comunque un modo meno amaro di chiudere l’esperienza spagnola per uno dei favoriti della vigilia. Per il polacco invece tanto rammarico e pochissime soddisfazioni visto che ora resta l’unico a non avere ancora portato a casa un successo.

Dopo la giornata di riposo, giovedi’ si torna alle scacchiere con Nepomniachtchi impegnato, con i pezzi bianchi, contro Radjabov, mentre Caruana, con i neri, se la vedra’ con Duda. Chiudono il programma del decimo turno Nakamura-Firoujza e Rapport-Ding. In classifica Nepomniachtchi guida con 6,5 punti, seguito da Caruana con 5,5 punti; Nakamura e Ding 4,5 punti; Rapport, Firoujza e Radjabov con 4 punti e ultimo Duda con 3 punti.

AGI – Missione compiuta per Jannik Sinner, che vola al secondo turno di Wimbledon, terzo Slam della stagione scattato oggi sui campi in erba londinesi. Il 20enne di Sesto Pusteria, numero 10 del seeding, ha superato Stan Wawrinka per 7-5 4-6 6-3 6-2 dopo due ore e 40 minuti di gioco. Prossimo ostacolo uno fra Altmaier e Ymer.

Tallon Griekspoor si conferma invece la bestia nera di Fabio Fognini. L’olandese che lo aveva già battuto piuttosto seccamente a gennaio al primo turno degli Australian Open sul cemento di Melbourne si è ripetuto anche sull’erba londinese: 5-7 7-5 6-3 6-4 in poco più di due ore di gioco il punteggio che condanna il veterano azzurro, che nelle ultime quattro edizioni era riuscito a raggiungere il terzo turno.

E ora tocca a Matteo Berrettini, uscito sconfitto nella finale dello scorso anno e indicato tra i superfavoriti in questa edizione: a sfidarlo sarà il cileno Cristian Garic, 43esimo nella classifica Atp. 

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