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Il 19 agosto riparte ufficialmente la caccia alla Juve. Roma, Napoli, Milan e Inter sono le principali candidate a interpretare il ruolo di anti-Juve in una competizione dominata dai bianconeri dalla stagione 2011-12, anno del primo scudetto juventino dell’era post-Calciopoli che ha dato il via a una striscia record di titoli per il nostro campionato. Se scorriamo l’albo d’oro della massima competizione italiana, l’ultima stagione senza una vittoria bianconera è il 2010-11, quando il primo Milan di Massimiliano Allegri interruppe la striscia di cinque scudetti consecutivi dell’Inter (2006-2010).

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L’accoppiata di titoli della Capitale a cavallo dell’inizio del nuovo millennio segna l’inizio del digiuno di Roma e Lazio, a secco di vittorie rispettivamente da 16 e 17 anni, e del dominio incontrastato delle tre grandi del Nord. Dal 1990-91 invece non si assiste a una new entry nell’albo d’oro: l’ultima capace di vincere il primo scudetto della sua storia è stata la Sampdoria guidata da Vujadin Boskov. Da allora hanno vinto solo cinque squadre, ovvero le tre strisciate e le due romane, ma per nessuna di queste si trattava del primo tricolore.

Negli ultimi 16 anni, segnati dal dominio delle grandi del Nord, il Milan ha vinto 2 scudetti (2004, 2011), l’Inter 5 (2006, 2007, 2008, 2009, 2010) e la Juventus 8 (2002, 2003, 2012, 2013, 2014, 2015, 2016, 2017), mentre il titolo del 2004-05 è stato revocato ai bianconeri per le vicende di Calciopoli.

Il dominio del Nord sul campionato italiano 

Scorrendo l’albo d’oro del campionato, un dato salta subito all’occhio: le squadre del Nord dominano il calcio italiano, sia in termini di presenze nelle varie edizioni della Serie A, sia in termini di vittorie.

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  • 103 sono finiti nelle bacheche di squadre del Nord (Juventus 33, Milan e Inter 18, Genoa 9, Torino, Bologna e Pro Vercelli 7, Sampdoria, Verona, Novese e Casale 1)
  • 7 nelle bacheche di squadre del Centro (Roma 3, Lazio e Fiorentina 2),
  • e solo 3 in quelle di squadre del Sud (Napoli 2, Cagliari 1).

Juventus, Milan e Inter, da sole, hanno vinto il 61% degli scudetti assegnati e sono le uniche che si fregiano di almeno una stella, ovvero lo stemma che simboleggia i 10 titoli conquistati. Milan e Inter sono a due titoli dalla seconda stella, mentre la Juve è già giunta alla terza. Se poi dagli scudetti ci spostiamo alla composizione territoriale delle Serie A, il dominio del Nord prosegue. Analizzando per semplicità e uniformità i dati delle ultime 14 edizioni del campionato italiano (da oggi a ritroso fino all 2004-05, anno in cui il campionato è passato da 18 a 20 squadre) le squadre del Nord sono sempre state le più numerose.

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Le portabandiera del Centro sono Fiorentina, Roma e Lazio, mentre a Nord le regioni più rappresentate sono Lombardia ed Emilia-Romagna con 3 squadre a testa.

Il ballo delle debuttanti in Serie A

Negli ultimi 14 campionati (2017-18 compreso) in cinque occasioni si è presentata ai nastri di partenza almeno una squadra debuttante: è successo nel 2005-06 col Treviso e nel 2013-14 col Sassuolo, mentre nel 2014-15 abbiamo assistito a un piccolo record di matricole, grazie a Carpi e Frosinone. Lo scorso anno il rookie era il Crotone, mentre quest’anno è il Benevento

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Al gran ballo della Serie A vedere facce nuove negli ultimi anni è diventata un’abitudine, segno che il massimo campionato si sta rivelando sempre più accessibile per nuove realtà del calcio nazionale. Nelle ultime quattro stagioni sono state cinque le debuttanti: Carpi e Frosinone sono subito retrocesse, mentre Sassuolo e Crotone sono riuscite a salvarsi.

Classiche e prestigio

Secondo il grande giornalista sportivo e scrittore Gianni Brera una «classica» del campionato italiano era una partita che vedeva contrapposte due squadre che in passato erano riuscite a conquistare almeno uno scudetto.

La prossima Serie A vede ai nastri di partenza ben 13 squadre scudettate (Juventus, Milan, Inter, Genoa, Bologna, Torino, Roma, Fiorentina, Lazio, Napoli, Cagliari, Sampdoria e Verona), un record per i campionati a 20 partecipanti condiviso con la stagione 2013-14 quando tutte queste squadre si ritrovarono nella massima serie. Nel campionato ormai alle porte si disputeranno dunque ben 156 «classiche» sulle 380 programma.

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Le tre squadre restanti sono Chievo, Sassuolo e Crotone: Sassuolo e Crotone non sono mai retrocesse dall’anno del loro debutto (rispettivamente 2013 e 2016), mentre il Chievo si appresta a disputare il sedicesimo campionato di A su 17 totali dall’anno del suo debutto, avvenuto nella stagione 2001-02. Da quell’anno il Chievo è sempre rimasto in Serie A, eccezion fatta per la stagione 2007-08 disputata fra i cadetti e conclusa con la vittoria del campionato di B e l’immediata risalita in A.

Le inseguitrici

Per provare a capire da chi dovrà guardarsi le spalle nei prossimi mesi la Juventus, può essere utile dare un occhio al podio degli ultimi sei campionati, quelli del dominio bianconero. Se si fa eccezione per il terzo posto dell’Udinese nella stagione 2011/2012 e quello della Lazio nel campionato 2014/2015, in questi anni solo Roma, Napoli e Milan sono riuscite ad agguantare il secondo e il terzo gradino del podio. In particolare, le prime due ci soggiornano ormai a fasi alterne da cinque anni, avvicendandosi tra la seconda e la terza piazza. Nella stagione scorsa e in quella 2013-14 è stata la Roma ad arrivare alle spalle della Juve, lasciando al Napoli l’ultimo pass disponibile per la Champions League; discorso inverso per la stagione 2015-16, quando la seconda piazza se la aggiudicò il Napoli, con la Roma che chiuse il campionato al terzo posto.

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Discorso totalmente diverso, invece, quello delle squadre milanesi. L’ultima volta che il Milan ha raggiunto il podio era la stagione 2012-13, quando arrivò terzo, dietro Juve e Napoli. Per trovare l’Inter tra le prime tre della massima serie bisogna invece tornare indietro alla stagione 2010-11, quando chiuse al secondo posto proprio dietro al Milan. Negli anni del dominio bianconero, entrambe le sponde del Naviglio hanno vissuto due piccole grandi rivoluzioni. Entrambe le società, con tempistiche e modalità diverse, sono passate infatti dalle mani italiane e milanesissime di Berlusconi e Moratti a quelle cinesi di Li e Suning. Il Milan di Montella che si affaccia al prossimo campionato ha effettuato una campagna acquisti faraonica, rivoluzionando la squadra; l’Inter ha invece un nuovo allenatore, Luciano Spalletti, uomo di capacità ed esperienza, abituato alle lotte di vertice. Strategie diverse per provare a rilanciare due squadre storiche del calcio italiano, in crisi da troppo tempo. Solo il campo potrà dirci se sarà stato sufficiente.

Ha (suo malgrado) appeso da pochi mesi gli scarpini al chiodo, ma anche a piedi nudi l'ex Capitano giallorosso dimostra di saperci fare. E bene. In questo video, diventato virale in poche ore, Francesco Totti in mezzo al mare di Ponza si esibisce in un passaggio perfetto… da barca a barca

Maurizio Sarri era partito cauto parlando di "condizione discreta" e "partita difficilissima". Il suo Napoli invece ha chiuso l'andata degli spareggi di Champions League con un netto 2-0, battendo un Nizza privo sia di Balotelli che di Sneijder, non convocati da Favre. Al ritorno, martedì 22 agosto, agli azzurri potrebbe essere sufficiente perdere con non più di una rete di scarto per accedere alla fase a gironi.

Di fronte a un San Paolo con un'affluenza da record, il Napoli prende l'iniziativa dai primi minuti. Hamsik si fa vedere subito ed è subito temibile Callejon, che all'8' sfiora la traversa di testa. Pochi attimi e il Nizza approfitta di una distrazione della difesa partenopea per mostrarsi pericoloso ma Reina blocca a terra il tiro di Saint-Maximin.

Al 13' Mertens segna a porta vuota il gol dell'1-0 dopo aver saltato Cardinale. Il belga si rende poi protagonista di una prodezza al 21' facendo slalom tra la difesa ma questa volta non riesce a realizzare. La squadra italiana gestisce il gioco e inizia a concedere troppo, lasciando a Koziello la prima vera occasione per i nizzardi, al 35', seguita da un palo di Saint-Maximin pochi minuti dopo. 

Il secondo tempo comincia senza cambi. Insigne tocca il legno al 50' dopo un'azione confusa, alla quale segue una nuova fiammata di Saint-Maximin, tra i migliori in campo della sua squadra.

Al 59' primo cambio per il Napoli, con Zielinski che prende il posto di Hamsik. La partita inizia a innervosirsi, scattano i primi gialli. Souquet becca un'altra traversa ma il gol del 2-0 è di Jorginho, che trasforma un rigore dopo che Mertens viene atterrato in area. Sia Plea che Koziello si fanno espellere al 79' e il Nizza rimane in nove. Il Napoli spinge e cerca di sfruttare la superiorità numerica ma la terza rete non arriva. 

Neymar ha segnato il suo primo, importantissimo, gol da quando è arrivato al PSG. E non parliamo di quello che ha siglato, all’esordio, durante il match inaugurale della nuova Ligue One. Parliamo di un gol più importante che il calciatore brasiliano, il più chiacchierato dell’estate, ha segnato fuori dal campo, diventando ambasciatore per “Handicap International” e impegnandosi a lavorare per milioni di persone disabili che lottano per i loro diritti. 

L’impegno, a Ginevra, su una sedia “simbolica” 

La prima uscita pubblica è avvenuta martedì, a Ginevra, davanti al palazzo delle Nazioni Unite. Neymar è salito sulla sommità di un’enorme sedia “rotta”  realizzata dall’artista svizzero Daniel Berset, che dal 1997 simboleggia le vittime delle mine anti-uomo. Il 25enne brasiliano ha calciato un pallone annunciando una partnership che non è stata ancora definita nei dettagli: “Siamo qui per far sì che milioni di persone vengano trattate meglio e ottengano quello per cui lottano. So che la mia immagine è molto potente e può aiutare ma non abbiamo ancora discusso come”. L’idea, scrive l’organizzazione sul suo sito  è quella che Neymar possa visitare direttamente i progetti in giro per il mondo per darne notizia e amplificarne bisogni e traguardi. Compatibilmente con il suo fitto calendario sportivo.
 

La scelta di Neymar

Manuel Patrouillard, direttore dell’organizzazione, ha parlato di come è nata la collaborazione  “Quello che la gente non capisce e che dietro al campione ci sono una coscienza e una voce molto forti. Una voce che Neymar ha deciso di mettere al servizio dei più deboli”. Sul sito dell’organizzazione si legge che i primi contatti sono venuti nel 2016 per cercare di capire come aiutare i bambini, che avevano subito delle amputazioni, ad avere accesso a protesi funzionali e low-cost. Neymar, oltre a voler conoscere i principali programmi sul tema, aveva deciso di sostenere azioni simili su scala globale.
 
L’associazione è stata fondata nel 1982 con l’obiettivo di aiutare 6.000 profughi cambogiani che, durante la guerra, avevano perso degli arti a causa delle mine. Negli anni successivi ha dato vita all’International Campaign to Ban Landmines (ICBL) che nel 1997 ha vinto il Premio Nobel per la Pace.

Napoli calcistica sogna la Champions. Tre anni dopo l'amara doppia sfida con l'Atletico Bilbao, i partenopei ci riprovano affrontando stasera in casa il ben più abbordabile Nizza di Balotelli e Sneijder (entrambi comunque assenti). Al San Paolo alle 20.45, il Napoli di Sarri sfida i francesi nell'andata dei preliminari al cospetto di circa 50mila spettatori.

La maledizione dei playoff

Come scrive Tuttosport, i partenopei cercano l'impresa: solo una squadra italiana, infatti, negli ultimi sei anni è riuscita a superare lo scoglio dei playoff (il Milan nella stagione 2013-2014). Gli azzurri hanno l'opportunità di raggiungere la fase a gironi della Champions League per la quarta volta nella loro storia, ma prima dovranno affrontare il Nizza di Lucien Favre, terza forza del campionato francese, che per il match di andata al San Paolo dovrà fare a meno dei due top player della formazione, Balotelli e il neo acquisto Sneijder.

Sarri, ricorda il Corriere dello Sport, avrà a disposizione tutti gli uomini migliori e si affiderà al trio d'attacco composto da Mertens, Insigne e Callejon che ha fatto faville nella scorsa stagione. Tra gli azzurri, dunque, giocano i titolarissimi: Reina sta bene e si tiene il posto, Allan ha battuto la concorrenza di Zielinski, al fianco di Jorginho e Hamsik, davanti appunto il trio delle meraviglie Insigne, Mertens e Callejon. S

Probabili formazioni

Napoli (4-3-3) Reina; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Allan, Jorginho, Hamsik; Callejon, Mertens, Insigne. All. Sarri

Nizza (4-4-2) Cardinale; Souquet, Dante, Le Marchand, Jallet; Koziello, Walter; Lees-Melou, Seri, Saint-Maximin; Plea. All. Favre

Verso il record di presenze al San Paolo

Napoli-Nizza, che sarà trasmessa in diretta in esclusivia su Mediaset Premium Sport, potrebbe segnare anche il record di presenze al San Paolo. Da battere, ricorda il Mattino, i 49.872 che hanno gremito lo stadio in occasione del precedente preliminare del Napoli giocato il 19 agosto del 2014 contro l’Atletico Bilbao. Poco meno di un miliardo di incasso. Presumibile, scrive il quotidiano napoletano, che questo piccolo record sarà superato in scioltezza per tentare l’assalto a ben altri primati. Inavvicinabile, per ora, quello stabilito con il Real Madrid: 56.695 spettatori per 4.484.302 di incasso.

Maurizio Sarri teme il ritmo del Nizza

Il giorno di Ferragosto Maurizio Sarri ha tenuto una conferenza stampa e ha sottolineato i rischi per il suo Napoli. "E' una partita che vale per la Champions e basta – ha detto il tecnico dei partenopei -. Noi rappresentiamo una città che merita la Champions. Dopo la partita di ritorno ci saranno delle ripercussioni in entrambi i casi. Ora la nostra testa dev’essere sulla partita".

"Il pericolo – ha aggiunto – sono i ritmi, le accelerazioni e in questo ci possono mettere in difficoltà anche perché la condizione della squadra è discreta, per quanto può essere quella di una squadra italiana in questo momento della stagione. Sarà una partita difficilissima – ha concluso -. Servirà attenzione e applicazione difensiva".

Una sconfitta amara, al 93’, quella zona Cesarini in cui la Juventus le partite le ha sempre vinte. Un precampionato così così. I dubbi sulla tenuta della difesa orfana di Leonardo Bonucci. Persino l’approccio alla partita con la Lazio, domenica sera, non ha convinto. Allegri ha amesso che la squadra non ha giocato per un’ora. Davvero, come scrivono stamattina alcuni, la brutta sconfitta di Cardiff in finale di Champions col Real non è stata ancora smaltita? Davvero la Juve non si è ritrovata e malgrado una solida campagna acquisti si presenta a questo campionato per niente in palla?

Scrive Benedetto Saccà sul Messaggero: “No, l’incubo non è svanito. La Juventus di Max Allegri ha cominciato il cammino nella nuova stagione esattamente come aveva concluso il percorso nella precedente. Perdendo. Perdendo una finale. Lo sappiamo, a giugno aveva lasciato il trionfo della Champions al Real Madrid nella finale di Cardiff. Questa sera, invece, ha chinato la testa al passaggio della Lazio nella notte della Supercoppa. Dunque i fantasmi di Cardiff ancora abitano lo spogliatoio bianconero. Tra l’altro, va annotato, la partenza e i saluti di Bonucci hanno allargato un vuoto smisurato nel cuore della difesa. È una crepa che va strisciando lungo la parete dei campioni d'Italia. Rimpiazzare Bonucci, del resto, non è un gesto che si inventa in una sera – e neppure in un’estate. Sostituire Bonucci, evidentemente, significa indovinare la ricetta di un nuovo sistema di gioco; o la strada di una differente soluzione tattica”.

“Personalmente non credevo nemmeno che l’assenza di Bonucci potesse significare tanto – scrive Mario Sconcerti sul Corriere della Sera – ma l’assenza di personalità dietro, l’approssimazione continua e la facilità con cui la difesa e la squadra sono affondati, fa pensare che Bonucci funzionasse davvero come un’unica anima. Tutto quello che è mancato ad Allegri, l’ha avuto Inzaghi. È sorprendente come questo tecnico dal calcio furbo e antico riesca a moltiplicare i pochi cesti di pane che gli restano. Gioca sempre alla stessa maniera, mescola però sempre le carte. E sorprende sempre l’avversario che pure si aspettava esattamente quel tipo di partita. Ha vinto chi ha saputo mettere insieme una squadra. La Juve va rivista. Tutto il mercato è stato escluso ieri dalla squadra titolare. Non è il primo anno che succede, ma non si capisce mai fondamentalmente perché”.

Sul Corriere dello Sport il direttore Alessandro Vaocalelli tira in ballo le partite di queste ultime settimane:  “Non c’è dubbio che Allegri – a differenza di Inzaghi – abbia pagato anche le fatiche di un precampionato consumato più sulle scalette degli aerei che sui campi di allenamento. Ed infatti la differenza di condizione atletica è apparsa nettissima. Non c’è dubbio neppure che la partita abbia ancora di più valorizzato la necessità di intervenire sul mercato: lo sanno bene Agnelli, Marotta e Allegri e non c’è naturalmente bisogno che a loro lo ricordi nessuno. Alla Juve manca una pedina per sostituire Bonucci, che rispetto a tutti gli altri aveva caratteristiche completamente diverse, da primo play maker più ancora che da ultimo difensore. Ma, ancora di più, manca un centrocampista che la Juve insegue da un anno, quando era convinta di aver preso Witsel. Che probabilmente non era neppure l’optimum. Ora si tratta, in questi diciassette giorni che mancano alla fine del mercato, di individuare il giocatore indispensabile. L’identikit? Facile: uno come Pirlo. Anzi no, come il miglior Pogba.

 

La Lazio vince meritatamente la Super Coppa Italiana, battendo la Juventus 3-2 in una partita al cardiopalmo e molto spettacolare. In vantaggio per 2-0 a metà del secondo tempo con una doppietta di Ciro Immobile, i biancocelesti vengono raggiunti  dalla Juve, in gol con Dybala, prima su punizione e poi su rigore al ’90. Ma è in pieno recupero che arriva il gol partita del giovane Murgia. Dopo 10 sconfitte, la Lazio riesce a sconfiggere i bianconeri di Allegri campioni di Italia, e ad aggiudicarsi il primo trofeo stagionale.

Ma la notizia forse la dà proprio la Juve, non brillantissima nel pre-campionato, che si affaccia al nuovo torneo (si comincia sabato 19) con qualche incognita di troppo, soprattutto in difesa dopo l’addio di Bonucci, passato al Milan. La Juve non convince dietro, e nemmeno a centrocampo. Stasera la Lazio è sembrata più squadra, più unita nei reparti. Insomma, dopo 5 anni di campionato dominato dalle zebre, potrebbe cominciare forse una stagione diversa. Almeno questo è quello che si augurano le avversarie, che dalla fine di questa settimana proveranno a scalzare Buffon e compagni dalla vetta del calcio italiano.

Inzaghi: l'abbiamo preparata dal 4 luglio, vittoria meritata

Simone Inzaghi: “Certe partite non finiscono mai, ma comunque nei 90’ abbiamo meritato. La squadra sta bene fisicamente, volevamo la rivincita della finale di coppa Italia. Abbiamo subito due gol su palle inattive. Onore a questi ragazzi che si sono messi lì dal 4 luglio per preparare questa partita. Abbiamo battuto la Juventus. Abbiamo dimostrato che con l’abnegazione certi risultati si possono raggiungere".

Andrea Dovizioso ha vinto dopo un emozionante duello con Marquez il Grand Prix d'Austria della MotoGP. Il pilota italiano della Ducati ha prevalso sul leader del mondiale Marc Marquez, partito in pole position con la sua Honda. Per tutta la gara, Dovizioso ha dato battaglia a Marquez con una serie di sorpassi e controsorpassi, gli ultimi due dei quali nel tratto finale prima del traguardo, che l'italiano ha tagliato per primo. Terzo, dopo Marquez, l'altro pilota della Honda, Dani Pedrosa. 

Il giovane diciottenne canadese di origini russe è in semifinale all'Atp 1000 di Montreal, dopo aver eliminato Del Potro, Nadal e Mannarino. Ecco come gioca da fondo campo. Gli highlights del match nei quarti col francese.

Video Atp

Ai Mondiali di altetica in corso a Londra, il saltatore in alto Gianmarco Tamberi ha fallito l'ingresso in finale, non riuscendo a saltare 2.29 e finando al tredicesimo posto in classifica, dunque primo degli esclusi. Dopo il lungo infortunio, per l'atleta azzurro la delusione è stata tanta. Ecco il salto finale, con le lacrime di delusione.

Video Eurosport

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