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Dopo 31 giorni di attesa e 63 partite giocate siamo arrivati finalmente all’atto conclusivo. Oggi, alle 17, allo stadio Luzhniki di Mosca, si gioca la finale dei mondiali di calcio, la più imprevedibile e inaspettata da molti anni. Da una parte la giovane Francia di Mbappé, Griezmann e Pogba. E di Deschamps che non si è fatto intimidire dai fantasmi che aleggiavano sopra la sua panchina fin dal primo match. Dall’altra la Croazia di Mandzukic, Modric e Perisic. E di Zlatko Dalić, che è riuscito a mettere a sistema l’enorme talento a disposizione. Decidere per chi tifare potrebbe non essere così semplice e, prima di saltare a facili conclusioni, è meglio sapere come entrambe arrivano a quella che è, a tutti gli effetti, la partita che vale una carriera.


L'attaccante francese Kylian Mbappe
e quello croato Mario Mandzukic 

Il dominio della Francia

Se da una parte sono già molti quelli che hanno dichiarato di tifare per la squadra balcanica, altri hanno ricordato quanto la Francia, per aspettative e gioco, si sia meritata di arrivare in fondo al torneo. È stato ricordato troppo poco, ad esempio, come quella di oggi sia la terza finale negli ultimi vent’anni per i francesi. Con un bilancio di una vittoria, in casa, nel 1998 e una sconfitta, a noi molto cara, nel 2006 in Germania. Nessun’altra nazionale è riuscita a tenere l’asticella così in alto, nella massima competizione internazionale, come loro. Il tutto attraversando due generazioni di calciatori e un ricambio continuo di talenti e fuoriclasse.

Il precedente

In Croazia nessuno ha dimenticato la semifinale giocata nel 1998. Fino ad oggi il momento più alto toccato dalla nazionale in un mondiale. Una sfida persa per 2-1 proprio contro la Francia. Allora fu la doppietta di un difensore, Lilian Thuram, a lungo in Italia con le maglie di Parma e Juventus, a decretare la supremazia bleu. Fu un secondo tempo che scrisse una pagina importante nella storia del calcio: l’errore di Boban, il gol di Suker, l’espulsione di Blanc, le giocate di Zidane. E Deschamps che rimase in campo per tutta la partita.


Semifinale della Coppa del mondo 1998
Dario Simic e David Trezeguet / AFP

L’antipatia della (e verso la) Francia è vera?

Ammettiamolo: tifiamo Croazia anche perché i francesi ci stanno particolarmente anticipatici. “Loro, al posto nostro, tiferebbero Croazia”. Ma è il Corriere, in questo pezzo di Aldo Cazzullo, a provare a togliere il velo a quella che, in fondo. è solo una credenza diffusa: i francesi non ci disprezzano ma coltivano da sempre un sentimento di superiorità verso tutti. Ma c’è di più. “La storia dimostra anzi che le élites francesi, da Carlo VIII a Mitterrand, sono ossessionate dall’Italia. Da almeno sei secoli tentano di conquistarla, o di sedurla”. L’Italia, continua Cazzullo, ha dato alla Francia due regine, un cardinale quasi re, un imperatore e molte altre figure di spicco. Senza contare tutti gli artisti che a Parigi hanno trovato una seconda casa. Ma tutto questo è un buon motivo per dimostrarci superiori e quindi, sorpassando ogni pregiudizio storico, tifare per loro?

Il calcio per la Croazia

Chi ha deciso di sostenere i giocatori con la maglietta a scacchi è giusto che sappia quanto il pallone sia importante per un Paese così giovane, nato nei primi anni ’90 del secolo scorso. La guerra per la secessione e l’indipendenza, infatti, è nata in parte anche all’interno di uno stadio. Più precisamente dai disordini scoppiati nel 1990 allo stadio Maksimir di Zagabria, tra la squadra di casa, la Dinamo, e gli ospiti, i serbi della Stella Rossa di Belgrado. A raccontare la vicenda, e le sue conseguenze, sportive e no, è Leonid Bershidsky, giornalista russo di Bloomberg, il cui pezzo è stato tradotto da Internazionale. Vale la pena leggerlo. Così come quello, pubblicato da Il Post, sulla storia di Modric.

Due scuole a confronto

Non stiamo certamente parlando di nazioni che si trovino, geograficamente, agli antipodi del Pianeta. Ma nonostante la vicinanza, Parigi e Zagabria distano circa 13 ore di auto, le due squadre sono profondamente diverse. La Francia multietnica può vantare giocatori che hanno origini più sparse: è “piena di fuoriclasse africani mescolati a buonissimi giocatori bianchi”, come scrive il Corriere. Dall’altra parte c’è la scuola bianca e slava, con forti, fortissime influenze italiane e tedesche. Difficile dire chi sia la migliore. L’unica cosa certa è che il livello di entrambe è altissimo. 

Alcune statistiche

La differenza di gioco tra le due finaliste è raccontata anche dai numeri che la Gazzetta ha messo in fila: “I francesi tirano di meno (74 a 99), ma trovano più di frequente la porta (37,7% contro 33,3%), i croati fanno più possesso e quasi il doppio di cross (19 contro 9,8). I Bleus concedono meno tiri in porta (16 a 21) e hanno chiuso senza subire gol 4 gare (contro 2)”. Che la parola chiave sia equilibrio?

Il percorso: dominio “quasi” totale contro montagne “russe”

Se il mondiale dei galletti è stato quasi trionfale, visto che la squadra di Deschamps è rimasta in svantaggio per soli 9 minuti in tutto il mondiale (il momentaneo 2-1 dell’Argentina negli ottavi), quello della Croazia è stato come salire e scendere, senza tregua, dalle montagne russe. Tre volte in svantaggio nelle sfide dei gironi (contro Argentina, Islanda, e Nigeria), due vittorie ai rigori negli ottavi e nei quarti e una, al secondo supplementare, in semifinale. Difficoltà superate grazie anche ai suoi giocatori di maggior rilievo che hanno giocato, nei rispettivi club, molte partite di una certa levatura e importanza.

I recenti esordi

Ci sarebbero, infine, gli ultimi precedenti delle “esordienti” a una finale mondiale a dover generare ottimismo nelle file dei tifosi croati. Le ultime due debuttanti, proprio la Francia nel 1998 e la Spagna nel 2010, sono riuscite a conquistare la Coppa superando rispettivamente Brasile e Olanda. Gli orange, nel 1974, sono stati invece gli ultimi novellini a fallire nell’impresa. La Croazia è la tredicesima squadra in grado di arrivare a giocarsi l’ultimo atto della competizione. Basterà questo dato scaramantico a superare l’ostacolo più duro?

Il Belgio vince la 'finalina' dei Mondiali e conquista uno storico terzo posto battendo per 2-0 l'Inghilterra. In gol subito Meunier, che al 4' porta in vantaggio i belgi. Gli inglesi accusano il colpo e subiscono il predominio degli avversari praticamente per tutta la partita, con un appannamento che si riflette anche nello spreco di un paio di occasioni di pareggio. Il fuoriclasse Hazard definisce il risultato all'82' con una magnifica rete. Domani la finale Francia-Croazia. 

Wimbledon è il Tempio dei primati. Qui, dove tutto è super, sono transitate neo-mamme eccezionali come Dorothea Lambert Chambers che firmò i Championships nel 1914 e come l’aborigena australiana Evonne Goolagong che la emulò 1980. Qui, da più anziana era Open, a 36 anni 291 giorni, da giocatrice di più alta in classifica di sempre sull’erba più famosa (n. 181), bussa alla porta dell’ottavo trionfo nel Tempio (a una tacca dal record di Martina Navratilova) e dello Slam numero 24 (come la primatista Margaret Court) un’altra super-mamma, Serena Williams. Che, a gennaio 2017, firmava gli Australian Open (già incinta), l’1 settembre sosteneva un complicato parto cesareo nel dare alla luce Alexis Olympia Ohanian Jr., e subiva quattro operazioni, “non so nemmen’io quante, ho perso il conto, so di certo che per un po’ sono riuscita a malapena a raggiungere la buca delle lettere di casa”, il 16 novembre ha sposato Alexis Ohanian (un genio, milionario, della tecnologia web), a dicembre palleggiava in incognito, a gennaio s’è ritirata durante l’esibizione di Abu Dhabi con Jelena Ostapenko ed è rientrata precipitosamente in California, rinunciando agli Australian Open, a marzo s’è ripresentata sul circuito Wta, a Indian Wells, battuta al terzo turno dalla sorella Venus, a Miami ha perso subito contro Osaka ed è rimasta in vacanza fino a maggio, al Roland Garros, quand’è scappata prima degli ottavi contro la rivale di sempre Maria Sharapova “per problemi ai pettorali”.

Ora, appena al quarto torneo dal rientro, la più grande tennista di sempre è in finale contro Angelique Kerber, a una sola partita dall’impresa più impensabile. Partendo dal 6-2 nei precedenti, ma con il souvenir della finale-beffa persa agli Australian Open 2016. Per diventare la quarta mamma-Slam era Open.

Come affronterà l’ennesimo incrocio di una vita da leggenda? “Sinceramente non penso al record, mi sono già messa tanta pressione quando dovevo arrivare a 18, è solo un numero e ancora non ci sono arrivata, non voglio più pormi dei limiti, voglio essere pronta per il match della vita”, racconta la nuova Serena, incredibilmente calma e pacata, che ha messo il silenziatore alla pantera selvaggia. “Serena è il doppio più forte, io lo so, ci sono passata, e capisco che vuol dire sentirsi complete, equilibrate, coscienti, donne, determinate, convinte molto più di prima”, chiosa l’ultima mamma regina Slam, la belga Kim Clijsters, che agli Us Open 2009 aveva appena 26 anni e non quasi 37 come Serena. Ed era in forma: “M’ero allenata per 8 mesi”.

Mentre la minore delle formidabili sorelle Williams è più sovrabbondante che mai, il seno e le gambe gonfi, stretti nel completo bianco, i movimenti segnati dal conta-passi: mai più di due-tre, con l’obbligo di risolvere fra servizio, risposta e massimo un’altra sbracciata da fondo.     

Per giocare la finale Slam numero 30, la decima a Wimbledon, mamma Serena ha mancato i primi passi della figlia (“non me lo perdonerò mai”), per vincere la prima in assoluto, agli Us Open 1999, baby Serena schiacciò l’amor fraterno con la povera Venus che l’aveva protetta da Compton, il ghetto nero di Los Angeles, al tennis. Oggi, 17 anni e 5 mesi dopo – altro record di longevità – Lady Serena farà ciao ciao al Royal Box all’amichetta Meghan Markle che, dopo averla invitata alle nozze col principe Harry, le restituisce la visita: festeggerà con la bimba sul super-prato del Centre Court? Sarebbe molto americano, come la sua favola di Cinderella che, partendo dal gradino più basso, entra infine a corte calcando il tappeto rosso.

Il suo successo è il successo di milioni di donne afroamericane che devono convivere con la bilancia e con lo specchio. E anche con almeno un figlio. Loro, però, devono proprio andare al lavoro tutti i giorni e pensare anche alla spesa, alla casa, alla gestione di tutti. Chissà se Serena s’accontenterà di essere un simbolo o andrà ancora oltre, e restituirà un po’ dei suoi cerca 200 milioni di dollari (84.8 solo di premi ufficiali). Come mamma Evonne Goolagong coi più poveri e disagiati. Come la dolce Kim Clijsters che, con l’arrivo della mia prima figlia. ha imparato a dire no e tanto altro ancora: “Un figlio ti insegna l’equilibrio, ti indica le priorità, ti fa crescere. E Serena è molto diversa dal quella di un anno fa. Dopo il primo figlio, farà meglio. Io ho aggiunto tre Slam a quello del 2005…”. 

Le strade dell’ultima neo-mamma regina Slam e della candidata ad imitarla si sono incrociate in quegli indimenticabili Us Open 2009. In semifinale, la favorita di casa, forte anche del 7-1 nei precedenti, perse la testa, minacciò una giudice di linea di farle ingoiare la pallina, sfiorò la squalifica e perse. Mentre Kim, pacatissima, gestì la situazione come avrebbe fatto con la sua deliziosa Jada Elle. Che poi, dopo la finale, sgambettò sul campo centrale. La storia si ripete?

Il Chelsea ha ufficilaizzato la nomina di Maurizio Sarri come nuovo allenatore, dopo l'esonero di Antonio Conte. Il 59enne tecnico toscano ha firmato un contratto triennale con i Blues londinesi fino al 2021 con uno stipendio annuo pari a 6,4 milioni di euro lordi. Per Sarri – che diventa il 13mo allenatore del Chelsea in 15 anni di gestione di Roman Abramovich – è una nuova sfida dopo le tre stagioni a Napoli in cui si è distinto per la spettacolarità del gioco degli azzurri. "Spero che riusciremo a far divertire i tifosi, a essere competitivi per vincere trofei alla fine della stagione", ha dichiarato Sarri che a Londra aveva già vissuto quando lavorava in banca. 

Fumata nera sul consiglio di amministrazione del Milan convocato inizialmente per le 16.30. La riunione – secondo quanto si apprende – è saltata per mancanza del quorum legale: i consiglieri cinesi non si sono presentati. Sono stati così i sindaci, come previsto dallo statuto del club, a convocare l'assemblea dei soci per la mattinata di sabato 21 luglio che avrà come unico punto all'ordine del giorno – dopo il passaggio della proprietà al fondo statunitense Elliott – la nomina del nuovo board. Sarà poi il nuovo organo a distribuire deleghe e incarichi, a partire dalla presidenza che vede nell'ex amministratore dell'Eni, Paolo Scaroni, il favorito per ricoprire l'incarico.

E' calato ufficialmente il sipario sull’era cinese del Milan con il debutto del fondo americano: il nuovo proprietario della società dopo il default di Li Yonghong, che sta per uscire definitamente di scena.

Troppo presto per sapere con certezza chi guiderà il Milan targato Elliott ma una cosa è certa: i quattro consiglieri cinesi legati alla vecchia gestione –  Li Yonghong, Li Han, Xu Renshuo, Bo Lu – non ne faranno parte. Il loro posto verrà occupato da nuovi membri del board. 

Bisognerà attendere la prima riunione utile successiva all’assemblea dei soci, per sapere chi sostituirà Li Yonghong nel ruolo di presidente e Marco Fassone nel ruolo di amministratore delegato.  Paul Singer, maggiore azionista di Elliott, intenderebbe procedere con il totale ricambio del management per dare un forte segnale al mercato. A partire dallo stesso Fassone, anche se c’è la possibilità che egli resti con compiti diversi.

E’ poi allo studio – secondo la Gazzetta dello Sport –  un possibile ingresso di Riccardo Silva, patron del Miami F.C. amico di famiglia dei Singer.  Mossa che confermerebbe la volontà di Elliott di restare alla guida del club almeno per un anno con l'obiettivo di aumentarne il valore prima di cederlo.

La prossima assisa è stata convocata due giorni dopo l'udienza dinnanzi al Tas di Losanna dove si discuterà il ricorso presentato dal club rossonero in seguito alla decisione dell'Uefa di escludere il Milan dalle coppe europee per una stagione. A pesare sul giudizio di Nyon il rosso di bilancio nel triennio precedente, ma anche i dubbi mai fugati sulla consistenza patrimoniale di Li: noto in Cina per gli strani affari.  Su questo versante, Elliott spera che le mutate condizioni e la continuità aziendale rispettata possano convincere la Uefa a rinunciare alla pesantissima sanzione.

La roadmap di Elliott

Nel comunicato in cui ha annunciato di aver assunto il controllo della holding che detiene la maggioranza del capitale sociale di AC Milan, Elliott ha spiegato di avere sul club calcistico una visione chiara: "Creare stabilità finanziaria e stabilire una gestione corretta”. Nel quadro – ovvio – del Financial Fair Play dell'Uefa. Elliott intende quindi "sostenere il club in questi tempi difficili ma anche nella sfida di raggiungere obiettivi ambiziosi nel futuro". Come prima misura il fondo verserà 50 milioni di euro per stabilizzare le casse del club, e progetta ulteriori iniezioni di capitale per finanziarne la crescita; la prima tranche di una manovra complessiva da circa 150 milioni di euro per il Milan, tale da fornire le risorse e coprire le perdite del club. Elliott ha già modificato il board di Rossoneri Sport Investment Luxembourg, la holding con cui Li Yonghong controllava il Milan.

I legali di Mr Li – spiega il Sole 24 Ore – hanno cercato fino all’ultimo minuto di trovare un accordo con il magnate russo Dmitrij Rybolovlev per scongiurare l’escussione del pegno da parte di Elliott (un articolo di Milano Finanza ha ricostruito quanto soldi ha perso Li investendo nel Milan). Le intese raggiunte, che prevedevano l’anticipo da parte di Rybolovlev dei 32 milioni dovuti da Mr Li, non hanno soddisfatto il fondo americano.

Scaroni presidente?

Il Milan di Elliott ripartirà da un nuovo presidente dal cuore rossonero: numero uno in pectore del club – secondo Sky Sport – l'ex amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni. Quando Li Yonghong nel 2017 ha acquistato AC Milan da Silvio Berlusconi, Rothschild – di cui Scaroni è vice presidente – ha assistito i cinesi durante il closing. In quanto conoscitore del fondo Elliott, nonché grande tifoso del Milan, Scaroni è stato nominato consigliere dell’ormai vecchio Cda della società.

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Con le reti degli 'italiani' Perisic e Manduzkic, la Croazia ha battuto 2-1 l'Inghilterra e domenica affrontera' la Francia nella finale dei mondiali. Allo stadio Luzhniki di Mosca i tempi regolamentari si erano conclusi sull'1-1 con le reti di Trippier e Perisic, poi la zampata di Mandzukic al minuto 109. La partita si era aperta con l'Inghilterra subito avanti al quinto minuto con una punizione di Trippier che scavalca la barriera e beffa Subasic. La Croazia pareggia al 68mo con Ivan Perisic: l'interista in spaccata volante anticipa Walker e mette in rete su cross di Vrsaljiko. Perisic sfiora la doppietta tre minuti dopo, quando centra il palo di sinistro e sulla ribattuta Rebic trova il portiere Pickford.
Si va ai supplementari e nella seconda frazione, al minuto 109, la Croazia trova il vantaggio: Perisic prolunga di testa dal limite dell'area liberando Mandzukic che supera Pickord e porta la Croazia in finale.

Il fondo Elliott è ufficialmente proprietario del Milan. A confermarlo, con un comunicato nella notte, lo stesso fondo inglese, che spiega di avere sul club calcistico una visione chiara: "creare stabilita' finanziaria e stabilire una gestione corretta, raggiungere successi nel lungo termine partendo dalle basi e assicurarsi che il club sia adeguatamente capitalizzato" il tutto nel quadro del Financial Fair Play dell'Uefa.

Elliott intende quindi "sostenere il club in questi tempi difficili ma anche nella sfida di raggiungere obiettivi ambiziosi nel futuro". Come prima misura il fondo verserà 50 milioni di euro per stabilizzare le casse del club, e progetta ulteriori iniezioni di capitale per finanziarne la crescita.

Paul Singer, fondatore e co-Ceo di Elliott ha dichiarato: "Sostegno finanziario, stabilità, corretta supervisione sono i prerequisiti per ottenere successi. Elliott non vede l'ora di realizzare il potenziale del club e riportarlo nel pantheon delle migliori squadre europee, a cui appartiene. Elliott inoltre crede fortemente nell'opportunità di creare valore per Ac Milan". 

“It’s coming home”, cioè ‘sta tornando a casa’. Il soggetto dello slogan che accompagna la Nazionale inglese ai Mondiali di Russia 2018, naturalmente, è il calcio. La squadra dei Tre Leoni giocherà l’11 luglio la semifinale contro la Croazia, ed è a un passo da un trionfo che manca dal 1966.

Gli inglesi e il calcio, che rapporto strano: quello sport loro lo hanno inventato, poi perfezionato, si sono dati delle regole e infine lo hanno esportato in tutto il mondo. Ma da più di mezzo secolo, sul palcoscenico più importante, l’Inghilterra ha sempre sofferto. Nel 2018 delle sorprese, però, l’Inghilterra ce l’ha fatta: è tornata tra le grandi del mondo e ha vinto persino, per la prima volta ai Mondiali, una partita ai tiri di rigore. Ed è per quello che il calcio sta tornando a casa.

Contro ogni scaramanzia gli inglesi stanno tappezzando Twitter dell’hashtag #itscominghome. Altri, come dimostra il tweet qua sopra, hanno già cominciato a celebrare l’allenatore Gareth Southgate dedicandogli, in maniera homemade si intende, una strada. E così la passione per il calcio ha travolto anche l’angolo più insospettabile del Regno Unito: Wimbledon, sobborgo di Londra, dove è in corso il torneo di tennis più antico e prestigioso al mondo.

Una sorta di tempio della racchetta, un luogo di culto dove la tradizione batte ogni altra cosa. Gli organizzatori del torneo, l’All England Lawn Tennis and Croquet Club (Aeltc), hanno però acconsentito a una piccola modifica delle regole a cui gli spettatori devono rispettare in tribuna: potranno usare i telefonini per seguire il risultato della partita dei Mondiali, scrive il Guardian. Un gesto finora proibito dal regolamento.

“Sta succedendo qualcosa di davvero speciale”

Un biglietto, sì, ma non solo. Le condizioni di accesso al torneo di Wimbledon 2018 sono specificate in una lista di 33 articoli. Il diciannovesimo, quello a cui l’amministratore delegato di Aeltc Richard Lewis ha aggiunto una postilla, prevede normalmente che “telefoni, computer, tablet e ogni altro tipo di dispositivo elettronico siano spenti”. Ma per l’occasione i tifosi potranno tenerli anche silenziosi, per ricevere aggiornamenti dalla Russia. “In passato, per molto tempo, abbiamo avuto persone che usavano i propri telefoni in tribuna – ha raccontato Lewis al quotidiano britannico – e allora abbiamo voluto che si godessero semplicemente la partita”. Motivo per cui le comunicazioni erano state bandite. “Ma ora sta succedendo qualcosa di davvero speciale”, ha ammesso. E allora via libera alle notifiche, purché non disturbino gli altri spettatori e naturalmente i giocatori.

La finale di Wimbledon sarà in concomitanza con quella in Russia

Il piccolo strappo alla regola di Wimbledon non sarà però il primo passo verso uno stravolgimento del tabellone del torneo. La finale maschile è in programma domenica alle 14 ora locale, e con ogni probabilità finirà dopo il fischio d’inizio della finale dei Mondiali russi, che cominceranno due ore più tardi. Ma gli organizzatori non intendono cambiare una tradizione oramai consolidata, anche se l’Inghilterra dovesse raggiungere la finale. Si giocherà in concomitanza. Esiste un pericolo distrazione? Per Roger Federer, il vincitore dello scorso anno, a essere maggiormente a rischio saranno i calciatori: “Sono più preoccupato per le conseguenze sulla finale della Coppa del Mondo in Russia perché la finale di Wimbledon sarà in corso che viceversa”, ha scherzato il campione svizzero.

Sugli spalti dello stadio Lužniki di Mosca i tifosi potranno tranquillamente navigare sul proprio smartphone e rimane aggiornati sul punteggio londinese. A Wimbledon, per una volta, anche. E per dare l’idea della portata di questa rivoluzione pensate al rigoroso dress code che i giocatori che partecipano al torneo devono rispettare. Dieci regole che fissano i paletti per gli atleti, “sia durante le partite sia negli allenamenti”. A cominciare, naturalmente, dal colore con cui scendere sull’erba dei campi: rigorosamente bianco. E non “bianco sporco o panna”, proprio bianco, specifica il regolamento. Dello stesso colore anche i calzoncini, le scarpe, le gonne, persino l’intimo. A Wimbledon viene infatti tollerata soltanto una piccola inserzione di tessuto colorato, ma non larga più di dieci millimetri. 

La Francia supera l'ostacolo Belgio e si qualifica per la finalissima dei Mondiali di Russia. I Blues hanno superato i belgi con il minimo scarto, 1 a 0. Risultato maturato nella ripresa con un gol di testa del difensore Umtiti al 51'. La squadra transalpina si giocherà il titolo domenica prossima in finale contro la vincente della seconda semifinale fra Inghilterra e Croazia, in programma domani.

Cristiano Ronaldo è un giocatore della Juventus. La trattativa è chiusa e la squadra di Torino ha reso noti i termini dell'accordo: 100 milioni di euro, pagabili in due esercizi, oltre al contributo di solidarietà previsto dal regolamento FIFA e oneri accessori per 12 milioni. Secondo la Gazzetta a Ronaldo andranno 30 milioni a stagione per 4 anni. 

La Juventus partirà il 23 luglio per la tournée negli Stati Uniti: da capire se Ronaldo raggiungerà i compagni in Italia o negli States; per il momento resta in vacanza a Navarino, dove Andrea Agnelli, presidente della Juventus, lo ha raggiunto.

Jorge Mendes, agente di Ronaldo, l’uomo che da giorni gestisce la trattativa con Florentino Perez, presidente del Real Madrid, è anche lui in Grecia.

Sul suo sito il Real Madrid ha fatto sapere che è stato lo stesso giocatore a esprimere la volontà di trasferirsi a Torino. "Real Madrid C. F. comunica che, in base alla volontà e alla richiesta espressa da parte del giocatore Cristiano Ronaldo, ha accettato di suo trasferimento alla Juventus" si legge.
 
"Oggi il Real Madrid vuole esprimere la sua gratitudine a un giocatore che ha dimostrato di essere il migliore del mondo e che ha segnato uno dei momenti più brillanti nella storia del nostro club e del calcio mondiale" si legge ancora sul sito, "Al di là dei titoli conquistati, dei trofei e dei trionfi raggiunti nei campi di gioco in questi 9 anni, Cristiano Ronaldo è stato un esempio di dedizione, lavoro, responsabilità, talento e miglioramento.
 
"È diventato anche il capocannoniere nella storia del Real Madrid con 451 gol in 438 partite. In totale 16 titoli, tra cui 4 coppe europee, 3 di loro consecutivi e 4 nelle ultime 5 stagioni. Su base individuale, con la maglia del Real Madrid ha vinto 4 Palloni d'oro, 2 titoli di miglior giocatore e 3 scarpini d'oro.
 
"Per il Real Madrid Cristiano Ronaldo sarà sempre uno dei suoi grandi simboli e un riferimento unico per le prossime generazioni. Il Real Madrid sarà sempre la tua casa".

La lettera di Ronaldo ai tifosi

Sempre sul sito del Real Madrid è stata pubblicata una lettera del giocatore ai tifosi. "Questi anni al Real Madrid, e in questa città di Madrid, sono stati forse i più felici della mia vita" ha scritto Ronaldo, "Ho solo sentimenti di enorme gratitudine per questo club, per questo hobby e per questa città. Posso solo ringraziare tutti loro per l'amore e l'affetto che ho ricevuto. Tuttavia, credo che sia giunto il momento di aprire una nuova fase nella mia vita ed è per questo che ho chiesto al club di accettare il mio trasferimento. Mi sento così e chiedo a tutti, e specialmente ai nostri tifosi, di restare con me".
 
"Sono stati 9 anni assolutamente meravigliosi. Sono stati 9 anni unici. È stato un momento emozionante per me, pieno di considerazione ma anche duro perché il Real Madrid è molto impegnativo, ma so bene che non dimenticherò mai di aver goduto del calcio qui in un modo unico.

"Il Real Madrid ha conquistato il mio cuore e quello della mia famiglia. Grazie infinite ancora una volta ai nostri fan e grazie anche al calcio spagnolo. Durante questi 9 eccitanti anni ho avuto grandi giocatori di fronte a me. Il mio rispetto e il mio riconoscimento per tutti loro. Ho riflettuto molto e so che è giunto il momento per un nuovo ciclo. Me ne vado, ma questa maglietta, questo stemma e il Santiago Bernabéu continuerò a sentirli sempre miei ovunque io sia".

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