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La Fifa avrebbe minacciato di escludere la Spagna dai Mondiali di Russia 2018 in seguito alla decisione del Consiglio Superiore dello Sport (Csd), un organo indipendente del governo di Madrid, di ripetere le elezioni per i vertici della Federación Española de Fútbol (Fef) dopo l'arresto del presidente Ángel María Villar, suo figlio Gorka e del vicepresidente Juan Padrón per presunta corruzione nell'ambito delle indagini sulla Calciopoli spagnola.

Una prospettiva che torna a far sperare l'Italia in un ripescaggio, possibilità già resa concreta, seppur assai remota, dal rischio che il Perù venga escluso dalla competizione qualora passi la proposta di legge che porterebbe la Federcalcio andina sotto il controllo statale, un vincolo vietato dal regolamento Fifa.

Di cosa è accusato Villar?

La Fifa. rivela El Pais, avrebbe inviato una diffida alla Fed avvertendola che le "ingerenze del governo spagnolo" potrebbero determinare la sua sospensione dall'associazione e, di conseguenza, l'espulsione da tutte le competizioni nelle quali partecipa, a partire dal mondiale.

Una diffida che arriva dopo la decisione del Tribunale Amministrativo dello Sport di accogliere il ricorso del Csd, che aveva chiesto di ripetere le elezioni per la presidenza della Fef dopo l'arresto di Villar, che è al momento fuori su cauzione e ha conservato formalmente la carica, pur essendo stato sospeso in via cautelare e sostituito nelle sue funzioni da Juan Luis Larrea.

Secondo la magistratura, Villar avrebbe comprato il suo ottavo mandato consecutivo pagando sostanziose tangenti ai presidenti delle squadre perché votassero per lui. L'ultima parola spetta al Consiglio di Stato spagnolo, che dovrà stabilire in concreto se tenere o meno nuove elezioni.

Cosa prevede lo statuto della Fifa?

Il ricorso del Csd, secondo la Fifa, si configura come un intromissione del governo che ne viola lo statuto, mettendo a rischio l'autonomia della Federazione. "Ogni membro deve amministrare i propri affari in maniera indipendente e assicurarsi che non si produca alcuna ingerenza da parte di terzi nei propri affari", recita l'articolo 13 del regolamento Fifa. Il ministro dello Sport spagnolo, Íñigo Méndez de Vigo, ha convocato un vertice con Larrea per affrontare il problema, confidano fonti del governo al quotidiano spagnolo. Il Csd, da parte sua, fa sapere di non aver ricevuto nessuna diffida e di restare sulle sue posizioni: le elezioni vanno ripetute. 

Il precedente del 2008

Non è la prima volta che la Spagna viene minacciata dalla Fifa di espulsione. Nel 2008 l'allora presidente Joseph Blatter costrinse così il governo a consentire a Villar di tenere le elezioni per la presidenza della Fef, che lo avrebbero confermato per l'ennesima volta, in una data successiva a quella stabilita dal governo. La 'Roja' finì per vincere quel campionato europeo al quale aveva rischiato di non partecipare.

Nel frattempo anche la Fifa ha i suoi problemi. Secondo il Fatto Quotidiano, il presidente Lorenzo Infantino è stato infatti accusato di essere coinvolto in un'altra Calciopoli, quella turca, e di aver aiutato – quando era segretario generale Uefa –  ad occultare lo scandalo che portò ingiustamente il Fenerbahce a conquistare il campionato 2010-2011 ai danni del Trabzonspor.

La festa del Milan per l'approdo ai quarti di finale di Coppa Italia dopo il 3-0 al Verona è stata rovinata dal caso Donnarumma che ormai vede i tifosi schierati contro il portiere diciottenne e la società in guerra aperta contro il suo procuratore, Mino Raiola. 

Prima e durante la partita, la Curva Sud del tifo rossonero ha fischiato e rivolto insulti a Donnarumma. "Violenza morale 6 milioni all'anno e l'ingaggio di un fratello parassita? Ora vattene la pazienza è finita!", recitava uno striscione, in chiara allusione alle indiscrezione secondo cui Mino Raiola ha chiesto di annullare il rinnovo con il Milan. Donnarumma al rientro negli spogliatoi è scoppiato in lacrime ed è stato consolato da Bonucci.

Dopo la partita ha parlato il ds del Milan, Massimiliano Mirabelli, che si è detto dispiaciuto per i fischi ("capiamo i tifosi ma non dobbiamo fischiare i nostri giocatori") e poi ha attaccato a testa bassa Raiola, definendolo "uno showman": "Non tutte le colpe sono di Gigio Donnarumma", ha detto, "purtroppo sappiamo da dove viene il male, speriamo nei prossimi mesi di risolvere il problema". "Gigio non ha mai espresso la volontà di andare via, sennò non avrebbe rinnovato fino al 2021", ha osservato, "certamente c'è qualche signore che vuole organizzare qualcosa ad arte. Ma noi tuteleremo il Milan in ogni sede, senza problemi. Non abbiamo bisogno di vendere nessuno. Se Gigio vuole andare via deve venire a supplicarci. Semmai dovesse succedere, poi detteremo noi le condizioni. Non ci facciamo prendere per il collo da nessuno". 

L’ombra del doping torna a scuotere il mondo del ciclismo. Chris Froome, classe 1985, nato in Kenya da genitori britannici, vincitore di quattro Tour de France (2013-2015-2016-2017) e di una Vuelta (2017) è risultato positivo a un bronco-dilatatore, il Salbutamolo, durante un controllo durante l’ultima edizione della corsa spagnola. Lo ha comunicato l’UCI, la Federazione ciclistica internazionale, aggiungendo che la positività, rilevata il 7 settembre, è stata confermata anche dalle contro-analisi. Il risultato delle analisi è stato notificato a Froome il 20 settembre. Per principio” si legge sul comunicato “e benché non sia richiesto dal Codice mondiale antidoping, l'Uci segnala sistematicamente sul suo sito internet le violazioni potenziali delle regole antidoping quando viene applicata una sospensione provvisoria obbligatoria. La presenza di una sostanza specifica come il Salbutamol non necessita di tale sospensione a carico del corridore".

Il Salbutamolo​

Si tratta di un farmaco per combattere l’asma che Froome assume da tempo, avendo un’esenzione per uso terapeutico (TUE), ma la cui quantità deve restare all’interno dei limiti consentiti dal regolamento. La concentrazione rilevata nelle urine nell’ultimo testè risultata superiore ai 1000 nanogrammi per millimetro, avvantaggiando il corridore. Come ricorda la Gazzetta dello Sport ci troviamo di fronte a casi simili a quelli dei corridori italiani Diego Ulissi e Alessandro Petacchi che furono squalificati rispettivamente per 9 mesi e un anno. Froome aveva già confermato la presenza, per il 2018, ai nastri di partenza del Giro d'Italia, l’unica grande corsa che manca nella sua già ricca bacheca.

Il calcio d’inizio è fissato alle 21, a San Siro. Ma per il Pordenone calcio il match di Coppa Italia contro l’Inter è iniziato subito dopo la vittoria con il Cagliari che ha permesso alla squadra friulana di qualificarsi per gli ottavi di finale. I ramarri se la giocheranno a testa alta, sapendo di non aver nulla da perdere. Soprattutto in una gara secca. Sarà più di una finale. Una festa vera, iniziata sui social, per una compagine che quinta nel girone B della Serie C non è certamente avvezza a palcoscenici del genere. Ma qual è la sua storia?

 

 

Carta d’identità

La società è nata il 1° ottobre del 1920 con il nome Football Club Pordenone. Non è stata la prima società calcistica della città friulana visto che ha preso il testimone dall’Unione Sportiva Pordenone che, nata nel 1913, si dissolse sei anni dopo. Il suo stadio, che porta il nome del ciclista veneto Ottavio Bottecchia, è stato inaugurato nel 1926 e può ospitare circa 3mila persone. Lo stesso numero  di tifosi (ma forse saranno anche di più) in viaggio verso Milano grazie a una quarantina di pullman e centinaia di auto private. Una comitiva che tingerà di neroverde un anello di San Siro. 

Successi

Oltre alle diverse promozioni che hanno portato la squadra a disputare varie stagioni nei campionati professionistici di Serie C, il Pordenone calcio vanta uno scudetto di serie D, ottenuto nel 2013-2014, e una Coppa Italia di Serie D ottenuta dieci anni prima. Non ha mai disputato un campionato di Serie B nonostante nelle ultime due stagioni sia arrivata a disputare i playoff persi rispettivamente con Pisa e Parma (ai rigori), squadre che avrebbero poi conquistato la promozione nella serie cadetta.

La società

Il Pordenone Calcio appartiene alla Vitis Rauscedo, azienda nata nel 1985 che lavora nel settore della produzione di barbatelle innestate, vitigni autoctoni e internazionali. È un’azienda familiare condotta dal presidente della squadra neroverde, Mauro Lovisa, che durante una visita della squadra ha ribadito come: «Vedere come funziona la macchina lavorativa, interamente manuale, e vedere “in azione” i nostri operai, sul pezzo già dal mattino presto, che con grande professionalità e precisione svolgono il proprio compito, ritengo sia un arricchimento per i nostri ragazzi, privilegiati in quanto possono giocare a calcio da professionisti. Ragazzi molto seri, va sottolineato, che stanno facendo uno splendido percorso e di cui andare orgogliosi”. Era il 2015 e a quanto pare quella visita ha portato fortuna. Ora l’obiettivo è quello di ripercorrere l’impresa dell’Alessandria, altra squadra di Serie C, che due anni fa arrivò in semifinale di Coppa Italia e provare, per la prima volta ad arrivare in Serie B.

 

 

Giocatori e stipendi

Il monte stipendi del Pordenone è complessivamente di 1 milione 380 mila all’anno. Un giocatore guadagna in media 60.000 euro lordi. Corrisponde, come ricorda la Gazzetta dello Sport, a tre giorni di ingaggio dev’attaccante dell’Inter, Mauro Icardi. Nelle file del Pordenone giocano anche due giocatori stranieri: l’attaccante spagnolo Miguel-Ángel Sainz-Maza e il portiere lettone, in prestito dal Parma, Kristaps Zommers. I nomi di maggior rilievo sono Emanuele Berrettoni (che giovanissimo a San Siro ha già giocato), Salvatore Burrai, Federico Gerardi, Gianvito Misuraca. Tutti con esperienze nei campionati di categoria superiore.

 

 

L’allenatore

In panchina siede Leonardo Colucci, classe 1972, che il calcio ad alti livelli l’ha conosciuto vestendo le maglie di Verona, Bologna, Modena e Cagliari. Un allenatore che ha iniziato da pochi anni la sua nuova carriera e che ha concentrato i propri sforzi nello studio delle partecipanti al campionato di serie C. Tanto che per preparare la sfida contro il Cagliari, in Coppa Italia, si è affidato ai suoi giocatori: “Li conoscevano meglio di me perché li avevano acquistati nell’asta di fantacalcio”.

 

 

Le curiosità del match contro l’inter

I ramarri indosseranno la seconda divisa, quella biancorossa, ma al posto dello stemma del club ci sarà il logo del Comune di Pordenone. La partita sarà trasmessa in diretta su Raidue. I giocatori sono pronti, compreso Presidente e allenatore, a tornare a piedi in caso di vittoria. Quanti chilometri ci sono da Milano a Pordenone? Circa 350. Un’inezia di fronte alla gioia di eliminare una delle squadre più forti della Serie A.

Ci sono occasioni che capitano solo una volta nella vita, soprattutto su un campo rettangolare. Ci sono sogni che, pur coltivati con grande leggerezza, si vivono poche volte anche in una storia quasi centenaria come quella del Pordenone Calcio.  Sì, perché i “ramarri” che da qualche anno militano nel campionato di Serie C, sfideranno l’Inter di Spalletti negli ottavi di Coppa Italia. Un sogno che si è concretizzato durante il quarto turno della competizione quando, sempre in trasferta, i neroverdi di Mister Colucci sono stati capaci di imporsi per 2-1 sul campo del Cagliari, un’altra squadra di Serie A.

Negli ultimi anni, il Pordenone ha iniziato a conquistarsi l’attenzione della stampa grazie al suo gioco e alle sue ”piccole” imprese. Come quella di sfiorare la vittoria nei play-off per la Serie B dell’anno passato, una stagione che ha permesso mister Tedino di approdare in club importante come il Palermo, attualmente primo nella serie cadetta.

Una narrazione “social” d’autore

Da qualche giorno, il social media manager del Pordenone Calcio ha iniziato a raccontare, in maniera molto divertente, il cammino della squadra verso il tempio del calcio. Giocando sia sull’ironia che sull’importanza del match. Il modo migliore per vivere l’attesa di quella che potrebbe rivelarsi davvero un’impresa o, nel peggiore dei casi, una bella avventura da raccontare alle prossime generazioni di tifosi. E non ce ne vogliano gli interisti che stanno vivendo un grandissimo inizio di 2017… Ma davvero è impossibile non provare simpatia per una squadra del genere.  Ecco perché.

10 tweet per vivere la gara dell’anno 

Cosa succederebbe in caso di vittoria dell’Inter? E in quella del Pordenone? Come non si può sperare nella seconda? 

Una squadra in missione

Che c’è frega di Icardi noi c’abbiamo Berregol!

Una partita pazzesca anche perché nessuna delle due squadre è mai stata in Serie B!

Parcheggiarsi in difesa, la tattica dei ramarri pagherà?

Poi vi aspetta lui…

Se vi siete addormentati durante #JuveInter… beh.. con il Pordenone sarà impossibile!

Persino la neve non vuole perdersi la partita e ha aspettato i ramarri per ricoprire Milano

La magia potteriana di una partita e l’annuncio Trenitalia “dedicato”. Per certe cose ci vuole maestria.

Insomma, una partita che vale una Champions League

 Sarà il Tottenham l'avversario della Juventus negli ottavi di finale della Champions League. Lo ha decretato il sorteggio Uefa in corso in questi minuti a Nyon. Il Tottenham è reduce dal successo nel girone dove c'era il Real Madrid, a cui aveva inflitto anche una pesante sconfitta nella gara giocata in terra inglese. La Roma dovrà  invece vedersela con la squadra ucraina dello Shakhtar Donetsk negli ottavi di finale della Champions League. Lo ha deciso il sorteggio Uefa in corso a Nyon. Un avversario per niente da sottovalutare da parte dei giallorossi: la squadra ucraina ha vinto il suo girone, precedendo il Manchester City ed eliminando il Napoli. C'è un precedente tra le due squadre in Champions: nel 2011 la squadra ucraina vinse all'Olimpico per 3 a 2 e poi arrivò un successo ancor più netto (3 a 0) per lo Shakhtar nella gara di ritorno.

I calciatori professionisti, anche quelli dei massimi campionati, potrebbero avere un serio problema di salute non diagnosticato: una forma di asma indotta dall'esercizio fisico. Addirittura tre calciatori su 10 potrebbero esserne affetti. È l'allarme che arriva dall'Inghilterra, dove un team di ricercatori dell'Università del Kent ha effettuato uno screening, presentato alla British Thoracic Society, su 97 calciatori provenienti da due club della Premier League (la serie A inglese), un club di Championship (l'equivalente della B) e uno di League One. I risultati sono stati sorprendenti: ventisette giocatori sono risultati asmatici. Dieci di questi non avevano precedenti di asma o problemi alle vie aeree.

Quando sono stati trattati con farmaci appropriati, i loro sintomi – come oppressione al petto, respiro affannoso e tosse dopo le partite – sono diminuiti e la loro funzionalità polmonare è migliorata nel tempo. I ricercatori hanno anche scoperto che la loro capacità aerobica e le prestazioni sul campo sono migliorate.

Un problema sottovalutato, avverte John Dickinson, ricercatore alla scuola di sport e scienze motorie dell'Università del Kent: "I migliori club di calcio – ha sottolineato alla Bbc – sono bravissimi a individuare eventuali problemi cardiaci, ma non effettuano test sulla respirazione, sebbene come abbiamo visto i problemi respiratori siano molto più comuni tra i calciatori". Inoltre gli stessi calciatori non aiutano nella diagnosi, perché "i sintomi non sono sempre così ovvi e talvolta vengono liquidati come frutto di una cattiva forma fisica". Alti tassi di asma indotta da esercizio fisico sono stati trovati in altri sport tra gli atleti di spicco.

Gli esperti ritengono che il fenomeno possa essere collegato agli allenamenti regolari ad alta intensità, che inducono l'atleta a respirare con un'alta frequenza: quando l'aria è fredda e secca, e se c'è esposizione all'inquinamento atmosferico o ad altri allergeni come il polline, questo può peggiorare i sintomi, fino a sfociare in una vera e propria asma.

 

Centinaia di milioni di tifosi cinesi, orfani della propria nazionale ai prossimi Mondiali di Calcio, per quale squadra tiferanno, quelli che ne tiferanno una? E' la domanda che si pone il professor Simon Chadwick, blogger e noto esperto di calcio, sul 'South China Morning Post'. E a questa domanda dà una risposta presumibilmente giusta. Con una premessa che può lusingare gli italiani: se gli Azzurri fossero andati ai Mondiali, Chadwick è sicuro che i cinesi avrebbero tifato per loro.

Rimasta fuori anche la Squadra, però, per chi soffriranno o gioiranno davanti alla tv? Per la Germania. Almeno la gran parte di loro sceglierà questa équipe a dispetto del 'modello Brasile', che un calcio in deciso ritardo rispetto al peso e ai numeri della nazione ha sempre visto quale esempio che sarebbe il massimo poter replicare.

Ma perché la Germania?

"Vincitori seriali, efficienti performer e uno stile di calcio sinonimo di qualità. Agli occhi di molti tifosi cinesi, la Germania è tutto ciò che vorrebbero fosse la loro squadra nazionale", spiega Chatwick. Non basta: la nazionale tedesca si fregia di "una galassia di marchi che i cinesi o consumano o aspirano a consumare: per esempio Mercedes-Benz, Adidas e Lufthansa".

Si aggiunga a questo che qualche giocatore, segnatamente il centrocampista di origine turca Mesut Özil, passa per essere un sex symbol in Cina. In più, "i tedeschi sembrano comprendere e sembrano capaci di abbracciare la maniera cinese di fare affari. Risultato, le autorità calcistiche tedesche hanno sostenuto fortemente lo sviluppo del football della Cina".

Il Red Card China Digital Index, che registra l'impatto dei club europei oltre la Grande Muraglia, ha rivelato che il Bayern di Monaco detiene una posizione particolarmente forte sui social network cinesi.

L'antico amore azzurro

A proposito, perché il professor Chadwick avrebbe visto l'Italia come squadra d'elezione dei supporter cinesi ai Mondiali? Ragioni essenzialmente storiche, che vanno dalla disputa delle Supercoppe a Pechino al fatto che il campionato italiano fu il primo, fra tutti, a essere trasmesso live sulla tv di Stato cinese negli anni '80, determinando una durevole influenza sugli appassionati, rafforzata dalle recenti acquisizioni societarie di Inter e Milan.

A febbraio scorso, la Cina languiva all'86esimo posto nel ranking mondiale delle nazionali Fifa, ma nel corso dell'anno ha recuperato posizioni salendo al numero 57, risultato che nel nuovo secolo è secondo solo al 54esimo posto del 2004 e invece è peggiore del 37esimo posto, massimo storico per la nazionale cinese toccato nel 1998.

Posizioni comunque ancora lontane dalle ambizioni teoriche del presidente della Repubblica Popolare, Xi Jinping, che ha fissato la vittoria della Coppa del Mondo per il 2050. Chi vivrà vedrà.

 

 

 

   

Tutto pronto all’Allianz Stadium di Torino il 169° Derby d’Italia che quest’anno è tornato a essere qualcosa di più di una semplice classicissima del calcio italiano: Juventus-Inter è di nuovo un match dalle importanti conseguenze sulla lotta scudetto per entrambe le squadre, con Napoli, Roma e Lazio spettatrici molto interessate.

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La rinascita nerazzurra del nuovo corso di mister Luciano Spalletti ha riportato l’Inter ad alti livelli in campionato. Dopo la sconfitta del Napoli contro i bianconeri e il contestuale 5-0 dell’Inter al Chievo, lcardi e compagni sono tornati da soli in vetta alla classifica e, vincendo allo Stadium di Torino hanno l’occasione di spedire la Juventus a -5 e di tenere dietro il Napoli, oltre che le due romane sempre in agguato, soprattutto la Roma galvanizzata dal passaggio del turno come prima del girone in Champions. L’Inter è l’unica squadra imbattuta del campionato: ha vinto 12 partite su 15, e le altre 3 le ha pareggiate contro il Bologna in trasferta (1-1), il Torino in casa (1-1) e il Napoli al San Paolo (0-0). 12 vittorie in 15 partite anche per la Juve, che però ne ha perse 2 (in casa contro la Lazio e a Marassi contro la Sampdoria) e pareggiata 1 (a Bergamo con l’Atalanta).

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Juventus-Inter va in scena per la settima volta nel nuovo stadio juventino, simbolo anch’esso di una rinascita, ma bianconera: dopo l’inaugurazione dello Juventus (oggi Allianz) Stadium nel settembre 2011 sono arrivati sei scudetti in sei anni per la Juve. Contestualmente, sono stati anni difficili per l’Inter: dal 2011 non vince un titolo (ultima la Coppa Italia 2010-11) e ha vissuto una lunga transizione societaria associata a una profonda crisi di risultati.

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Su 6 scontri allo Stadium si contano 4 vittorie Juve, 1 pareggio e 1 vittoria interista: vittoria storica, quella della stagione 2012-13, perché fu la prima sconfitta in gare ufficiali della Juve fra le nuove mura amiche. È quella anche l’ultima vittoria dell’Inter a Torino contro i bianconeri. Per la Juve fu una sconfitta indolore: quell’Inter, guidata da Andrea Stramaccioni, coltivò brevemente ambizioni scudetto, salvo poi sprofondare in classifica e chiudere con un deludente nono posto.

Ruoli invertiti

Il campionato in corso sta riscrivendo alcune tendenze consolidate per il calcio italiano. Negli ultimi anni la Juventus si è distinta come la squadra con la miglior difesa: negli anni dei sei scudetti il maggior numero di gol subiti è stato 27 nel 2016-17 mentre per ben due anni (nel 2011-12 con Conte e nel 2015-16 con Allegri) ha chiuso a quota 20. Quest’anno, dopo 15 partite, ha già incassato 14 gol, quasi uno a partita (0,93): se calcoliamo la media dei gol subiti nei sei anni scudettati otteniamo 23, ovvero 0,61 a partita. Questo significa che se il trend di quest’anno si confermasse la Juve chiuderebbe l’anno con 35 gol incassati, record negativo dal 2010-11, ultima annata in cui la Juve subì più di 30 gol in un campionato (alla fine furono 47).

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L’Inter sembra al contrario ricalcare la formula della “vecchia” Juve: attacco efficace ma non il migliore, con 33 gol fatti, di cui 16 firmati dal capocannoniere Mauro Icardi. Ma a essere al meglio è proprio la difesa. Solo 10 i gol al passivo in 15 partite per l’Inter: numeri che la rendono fin qui la miglior difesa della Serie A 2017-18 insieme alla Roma e al Napoli. E se andiamo a vedere quanti gol a partita prendono Inter, Napoli e Roma otteniamo 0,66, un valore di poco superiore a quello della media dei bianconeri dei sei scudetti (0,61). Le tre squadre quindi sono perfettamente nel solco tracciato dalla Juve prima di Conte poi di Allegri, mentre a discostarsi leggermente, e in peggio, è proprio la Juve.

Se guardiamo ai gol fatti invece la Juve quest’anno sta facendo meglio di tutti: 41 gol realizzati, frutto di 39 marcature e due autoreti. 6 gol in più del Napoli e della Lazio e 8 in più dell’Inter. Una piccola anomalia, considerando ad esempio che la Roma 2016-17 di Luciano Spalletti segnò dopo 38 giornate 13 gol in più della Vecchia Signora, mentre il Napoli di Sarri ne fece addirittura 17 in più.

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Se poi consideriamo anche i calciatori che segnano, la Juve si rivela essere una cooperativa del gol: è la squadra di A che manda in rete più uomini (12), nessuna come lei.

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L’Inter si affida soprattutto a Mauro Icardi: 16 gol, a cui si aggiungono i 7 di Ivan Perisic. 23 gol in tutto, meglio della coppia argentina della Juve Paulo DybalaGonzalo Higuain a quota 21. Icardi è in uno stato di forma notevole, e i 16 gol già segnati lo proiettano verso il record di reti in Serie A firmato da Gonzalo Higuain con la maglia del Napoli nel 2015-16, quando chiuse a quota 36.
 

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Dopo 15 giornate Higuain era a quota 14 reti, due in meno del capitano dell’Inter quest’anno. Higuain però disputò un girone di ritorno pazzesco con un ritmo di reti impressionante. Tenuto conto che saltò tre partite consecutive per squalifica, alla fine segnò complessivamente 36 gol in 35 presenze in Campionato: per cui, considerando che alla quindicesima giornata era a quota 14 reti, significa che ne realizzò 22 nelle ultime 23, delle quali però ne giocò solo 20.

Ritmi altissimi

Nelle conferenze stampa e nelle analisi post-partita l’allenatore juventino Massimiliano Allegri sottolinea spesso un concetto: la Juve sta facendo un campionato straordinario, ma le altre stanno facendo qualcosa di ancora più straordinario. Potrebbe sembrare pretattica, ma i numeri gli danno ragione.

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Nei sei anni scudettati, la Juve ha mediamente raccolto 90 punti a stagione (con un massimo di 102 punti nel 2013-14 e un minimo di 84 nel primo anno di Conte) per un rapporto di 2,36 punti a partita. Dopo 15 partite nel 2017-18, la Juve ha raccolto 37 punti: ovvero, un rapporto di 2,47 punti a partita. La sua Juve sta tenendo un ritmo effettivamente da scudetto, addirittura più alto della media degli anni precedenti. Un passo migliore anche di ogni singolo anno tricolore tranne l’eccezionale 2013-14 chiuso a 102 punti (record di punti del campionato italiano). Quindi Allegri ha ragione: la Juve sta facendo qualcosa di straordinario. Eppure, Napoli e Inter stanno facendo meglio.

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I nerazzurri sono tornati su ritmi che, andando a ritroso negli scorsi campionati, si ritrovano per la prima volta solo nell’anno del Triplete, quando dopo 15 giornate la squadra di Josè Mourinho aveva 35 punti (4 in meno di oggi). Solo nel girone d’andata del torneo 2015-16 l’Inter coltivò concrete ambizioni scudetto: dopo 15 giornate era prima a quota 33, +1 sulla Fiorentina, +2 sul Napoli, +5 sulla Roma e +6 sulla Juve che poi rimonterà e vincerà nettamente quel titolo.  Per sottolineare l’ottimo lavoro di Spalletti fin qui possiamo confrontare la sua Inter con altre squadre degli ultimi anni: visto il match di sabato, tutte versioni precedenti di Inter e Juventus. Vediamo quindi l’ultima Inter scudettata, la prima Juve di Conte, la Juve dei record, Inter e Juve del 2015-16 e le squadre di quest’anno.

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Considerando solo le prime 15 partite di Campionato, l’Inter di Spalletti fa meglio dell’Inter di Mourinho 2009-10 e di queste squadre fa peggio (di un punto) solo della Juve dei record 2013-14. Una possibile obiezione è che questa Inter non gioca le Coppe europee. Allora guardiamo alla Juventus 2011-12 di Antonio Conte, altra squadra che quell’anno non giocava in Europa. Vincerà lo scudetto con 84 punti totali, frutto di 23 vittorie, 15 pareggi e 0 sconfitte. Dopo 15 partite (dalla seconda giornata alla sedicesima: la prima fu recuperata il 21 dicembre 2011) quella Juve aveva 33 punti, cioè 2,2 punti a partita ottenuti grazie a 9 vittorie e 6 pareggi. Gli 84 punti finali di fatto confermarono quel trend: quella Juve senza coppe chiuse con un ritmo di 2,21 punti a partita contro i 2,6 dell’Inter di Spalletti.

Per gli appassionati di Formula Uno la prima data da cerchiare sul calendario del 2018 è il 25 marzo. L’esordio della nuova stagione, in Australia, vedrà la Ferrari, e Vettel, impegnata in un nuovo tentativo di detronizzare la McLaren e Lewis Hamilton. Con lo spettro, sempre più concreto, che possano essere le ultime gare per la scuderia di Maranello, almeno sentendo gli ultimi allarmanti annunci di Sergio Marchionne. Ma ci sarà anche molta curiosità per vedere all’opera la nuova Alfa Romeo che, insieme alla Sauber, farà il suo ritorno in pista tra chicane e pit-stop.

Due rientri eccellenti

La principale notizia è che, dopo 10 anni, si tornerà a correre in Francia, il 24 giugno, a Le Castellet. L’altro ritorno è quello di Hockenheim, il circuito tedesco tanto caro a Micheal Shumacher, ma assente negli ultimi due campionati. Neanche quest’anno invece si correrà a San Marino mentre il Gran Premio d’Italia è fissato per il 2 settembre. In totale sono 21 le gara della nuova stagione, da marzo a novembre, con l’ultima tappa ad Abu Dhabi.

 25/03 – Melbourne, Australia

 08/04 – Sakhir, Bahrein

 15/04 – Shanghai, Cina

 29/04 – Baku, Azerbaigian

 13/05 – Barcellona, Spagna

 27/05 – Monaco

 10/06 – Montréal, Canada

 24/06 – Le Castellet, Francia

 01/07 – Spielberg, Austria

 08/07 – Silverstone, Regno Unito

 22/07 – Hockenheim, Germania

 29/07 – Budapest, Ungheria

 26/08 – Spa-Francorchamps, Belgio

 02/09 – Monza, Italia

 16/09 – Singapore

 30/09 – Sochi, Russia

 07/10 – Suzuka, Giappone

 21/10 – Austin, Stati Uniti

 28/10 – Città del Messico, Messico

 11/11 – San Paolo, Brasile

 25/11 – Yas Marina, Abu Dhabi

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