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Il Lionel Messi del rimbalzello si chiama Keisuke Hashimoto, ha 26 anni, è giapponese e questo fine settimana volerà in Scozia, a Easdale Island, per difendere il suo titolo di campione del mondo di questo particolare sport, che lo ha consacrato idolo di numerosi fan online. I video che lo ritraggono con leggerezza lanciare il suo ciottolo piatto e farlo rimbalzare per 169 metri su uno specchio d’acqua, prima di affondare, hanno fatto il giro della rete.

Non ha la stazza del giocatore di basket, ma per i suoi prodigi gli ammiratori lo paragonano al celebre cestista statunitense Lebron James; Hashimoto fa l’ingegnere di sistema e in qualche modo il suo lavoro si addice anche alla passione per quello che in Giappone si chiama ‘mizukuri’: di fatto, ha preso qualcosa che più o meno a tutti riesce e ha studiato come farlo al meglio e sempre. Dopo aver collezionato una serie di vittorie in eventi cruciali a livello mondiale, ha affermato la sua supremazia conquistando il primato che era di Dougie Isaacs, campione del mondo per sette volte negli ultimi 12 anni.
 

 

Al di là della sua vittoria o meno al torneo di Easdale – in programma per domenica 23 settembre – le imprese di  Hashimoto hanno catturato il mondo e in particolare la sua patria, il Giappone, che ospiterà le prossime Olimpiadi in un momento, in cui è acceso il dibattito su quali possano essere gli sport degni di questo nome. L’industria dei videogame, per esempio, si riunirà questa settimana proprio in Giappone per il Tokyo Game Show, un evento sempre più impegnato nella missione di equiparare gli e-sport con le discipline sportive più popolari.  

 

Per il Financial Times, però, al momento non vi è alcuna prospettiva che il rimbalzello (stone skimming, in inglese) possa diventare qualcosa di più che un semplice  passatempo: “Nessuno di quelli coinvolti veramente in questo sport ha l’energia o l’inclinazione per istituire una federazione nazionale o internazionale, vale a dire il primo passo necessario per essere accettati dal mainstream”.

Dopo 6 anni di assenza dalla Champions League, l'Inter vince in rimonta a San Siro per 2-1 contro gli inglesi del Tottenham. Le reti tutte nella ripresa: al 9' Eriksen, al 41' Icardi, al 47', in piena zona Cesarini, Vecino. Nell'altra partita del girone B, il Barcellona surclassa il Psv 4-0 (tripletta di Messi e Dembele').

Il Coni domani a Losanna presenterà al Comitato Olimpico Internazionale la candidatura italiana Milano-Cortina d'Ampezzo per i Giochi invernali del 2026. Lo apprende l'AGI da fonti del Coni. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò incontrerà il presidente del Cio, Thomas Bach.

Per le Olimpiadi invernali del 2026 spunta l'ipotesi di una candidatura congiunta fra Milano e Cortina. “Arrivati a questo punto – si legge in una nota congiunta dei governatori di Veneto e Lombardia, Zaia e Fontana  –  è impensabile gettare tutto alle ortiche. La candidatura va salvata, per cui siamo disponibili a portare avanti questa sfida insieme. Se Torino si chiama fuori, e ci dispiace, a questo punto restano due realtà, che si chiamano Veneto e Lombardia, per cui andremo avanti con le Olimpiadi del Lombardo-Veneto. Il tempo della tattica è terminato. L'occasione è troppo importante per lasciarsela sfuggire, quindi ribadiamo ancora una volta in maniera inequivocabile che Regione Veneto e Regione Lombardia hanno come unico traguardo quello di portare in Italia le Olimpiadi invernali del 2026. La Lombardia, con Milano e la Valtellina, e il Veneto, con Cortina, sono pronti a unire le forze e fare squadra per garantire all'Italia una candidatura qualificata. Il binomio delle due regioni che, di fatto, sono il motore trainante dell'intero Paese – concludono Zaia e Fontana – è la garanzia più importante per centrare l'obiettivo, potendo contare sul prestigio internazionale di Milano e sull’unicità di Cortina”.

In una lettera inviata al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha scritto che la sua città non si sfila dalla sfida di ospitare le Olimpiadi invernali del 2026 ma il suo brand deve però essere riconoscibile e apparire come primo nella sigla che caratterizzerà i giochi invernali. E soprattutto la responsabilità amministrativa, in caso di una candidatura effettivamente a tre insieme a Torino e Cortina, deve essere del governo, per evitare l’impasse.

Sala, a quanto si apprende, conferma la sua disponibilità a collaborare ma chiede chiarezza: da quando l’ipotesi della candidatura a tre è emersa – sebbene non sia la migliore nell’ottica del capoluogo lombardo – la città non si è rifiutata di partecipare ma ha fatto presente di avere capacità organizzative, come dimostrato durante Expo 2015, per gestire direttamente il progetto.

E avverte il pericolo che con un’organizzazione troppo complessa, che coinvolge almeno tre comuni, tre regioni e il governo, si arrivi all’impasse. Il timore di Milano, dal punto di vista politico, è che l’Esecutivo stia facendo una scelta politica che parte della necessità di non creare tensioni al proprio interno (visto che l’amministrazione comunale torinese è in mano ai 5 stelle, con la sindaca Chiara Appendino e quella della Regione Veneto, che parteciperà con Cortina, è leghista).

In questo caso dovrà essere il governo, secondo Milano, a prendere in mano la responsabilità amministrativa dell’evento. Che come si sa, non è esente da rischi. Dura la replica del sottosegretario Valente: “Le parole del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, in merito alla candidatura italiana per ospitare i giochi olimpici invernali del 2026, sono ancora una volta non allineate con quanto emerso nel recente incontro a Palazzo Chigi. 

Sala, richiedendo che il brand olimpico ricada esclusivamente o in maniera più visibile su Milano, formalizza di fatto una pretesa insostenibile per tutti coloro che fino ad oggi avevano lavorato con grande impegno a un progetto unitario. È arrivato il momento di mettere un punto fermo su questa situazione paradossale: non è possibile procedere quando determinate condizioni proposte da Coni e Governo non sono sostenute da una città così importante come Milano a causa delle dichiarazioni del suo sindaco”.

Il caso Douglas Costa sta facendo più rumore della doppietta, attesissima, di Cristiano Ronaldo. Entrambi gli episodi sono accaduti all’interno della partita, giocata domenica pomeriggio, che ha visto la squadra di Allegri superare il Sassuolo di De Zerbi. La quarta vittoria, su quattro partite, in un inizio quasi perfetto di campionato.

Quel “quasi” è proprio riferito al gesto inqualificabile di cui si è reso protagonista il centrocampista offensivo brasiliano, reo di aver colpito con uno sputo un avversario, Federico Di Francesco. Il mistero, che ricorda vagamente quello del 2006 tra Zidane e Materazzi, è tutto rivolto alle parole che il figlio dell’allenatore della Roma avrebbe detto all’avversario dopo uno scontro di gioco e diversi minuti di scaramucce e accuse reciproche, ma di cui ancora non c’è traccia o riscontro.

I fatti (e la possibile squalifica)

Sia Douglas Costa che Di Francesco hanno iniziato la partita di ieri in panchina. Sono entrati, nello stesso momento, a circa mezz’ora dalla fine senza riuscire a incidere nel match. A pochi minuti dal fischio finale, dopo un’entrata piuttosto ruvida, il giocatore della Juve ha accusato il rivale di aver accentuato la caduta arrivando quasi a dargli prima una gomitata e poi una testata. Lo sputo, invece, è arrivato qualche minuto dopo, in pieno recupero, a seguito dell’ennesimo battibecco in mezzo al campo. Non è chiaro cosa abbia scatenato Douglas Costa ma la reazione, considerata come “comportamento violento” e individuata dal Var, ha portato all’inevitabile e sacrosanta espulsione diretta. Ora il centrocampista bianconero attende la decisione del giudice sportivo che potrebbe essere una vera stangata visto che il procuratore della Federcalcio Giuseppe Pecoraro ha chiesto l'utilizzo della prova tv. Se le immagini dovessero sancire la colpevolezza anche per la gomitata, Douglas Costa potrebbe ricevere una squalifica fino a sei giornate. Uno stop che andrà ad aggiungersi alla multa della società, già confermata dall’allenatore toscano in conferenza stampa. La sentenza è attesa per la giornata di martedì.

 

 

Le scuse fatte, quelle non fatte e le accuse di Evra

Come fanno solitamente molti calciatori, anche Douglas Costa ha voluto chiedere perdono ai suoi tifosi e ai suoi compagni di squadra con un messaggio sul suo profilo Instagram, sottolineando come quello di ieri sia stato il gesto isolato all’interno di una carriera parecchio lunga.  

 
 
 

 
 
 
 
 

 
 

 
 
 

Gostaria de pedir desculpas a todos os torcedores da Juventus por essa minha reação equivocada no jogo de hoje. Peço também desculpas aos meus companheiros de time, que estão sempre comigo nos momentos bons e ruins. Errei feio, tenho consciência e venho me desculpar com todos por isso. Deixo claro que essa atitude isolada não condiz com o que sempre mostrei em minha carreira. Douglas Costa Vorrei scusarmi con tutti i fan della Juventus per questa reazione fuorviante nel gioco di oggi. Mi scuso anche con i miei compagni di squadra, che sono sempre con me nei momenti belli e cattivi. Ero brutto, ne sono consapevole e mi scuso con tutti per questo. Metto in chiaro che questo atteggiamento isolato non corrisponde a quello che ho sempre dimostrato nella mia carriera. Douglas Costa @juventus

Un post condiviso da ⚡️DC11⚡️ (@douglascosta) in data: Set 16, 2018 at 9:47 PDT

A nessuno è sfuggito il fatto che tra i destinatari delle scuse non ci fosse il bersaglio dello sputo. Un dettaglio che ha fatto scattare la reazione di un altro ex giocatore della Juve, Patrice Evra, lesto a ricordare a Douglas Costa come l’animale simbolo della Juve fosse una zebra e non un lama. Per l’ex terzino della nazionale francese, lo juventino avrebbe dovuto denunciare pubblicamente le presunte parole di Di Francesco che avrebbero causato quella sproporzionata reazione: “La gente non saprà mai cosa ti ha detto”. Un commento ritenuto ingeneroso dallo stesso brasiliano che ha voluto ricordare i sacrifici fatti e la volontà di non voler, almeno per ora, sollevare un ulteriore polverone: " Mi alzo alle 5 del mattino da quando avevo 12 anni… e non sai nemmeno cosa mi ha detto… Ma va bene… Chiedo scusa a chiunque devo chiederlo perché ho sbagliato!". E tra questi non c’è Di Francesco.

Il precedente (falso) su Di Francesco

Sui social, nel frattempo, ha ripreso a circolare un episodio che coinvolse Di Francesco nel 2016. Un’esultanza, con la maglia del Lanciano in serie B, dopo un gol contro il Modena, che molti hanno denunciato come un vero saluto romano, uno dei richiami fascisti più forti. Un gesto che aveva fatto indignare le associazioni ebraiche prima di essere smentito dalla società abruzzese e dal giocatore stesso.  All’epoca fu lo stesso Di Francesco a pubblicare su Facebook la lettera inviata all’Ucei dove veniva spiegato il malinteso: “Non c’è nulla di più lontano, di quanto mi è stato ingiustamente attribuito, dalle mie convinzioni e dalla educazione che mi è stata impartita, ve lo assicuro. Ho tenuto solo a chiarire con voi, con una mia lettera personale il motivo del mio rammarico per il fatto che, pur senza reale ragione, vi siate sentiti offesi”. Fu un fotogramma di un’esultanza “militare” a essere oggetto di una strumentalizzazione che oggi viene riproposta con puntualità.

Solo Douglas Costa in questo momento sa quindi cosa veramente ha detto Di Francesco. E finché non si sapranno i particolari, l’unico gesto da condannare resta lo sputo. Quello sì che, sicuramente, è un comportamento da rosso e da squalifica.   

Lewis Hamilton (Mercedes) trionfa a Singapore davanti alla Red Bull di Max Verstappen e alla Ferrari di Sebastian Vettel, concludendo la gara con lo stesso ordine della griglia di partenza. L'inglese porta a 40 punti il suo vantaggio in classifica sul ferrarista.

Marco Cecchinato, come si sente l’ultimo castigatore di Novak Djokovic negli Slam?

“Vedendo quello che fatto poi, tornando la macchina da guerra di qualche anno fa, mi sento ancor più orgoglioso del risultato di Parigi. Perché ora lui è il vero numero 1 del mondo, e sapere che l’ho battuto mi dà molta fiducia per andare avanti negli allenamenti e nella stagione, all’inseguimento dei miei obiettivi. Che non dico per scaramanzia”.

Già a Parigi il Djokovic che ha battuto Cecchinato era in crescita, era molto migliore di quello d’inizio stagione.

“E questo aumenta la mia sensazione. Se riguardiamo il suo comportamento già nel secondo set, quando gli ho salvato tre set-point, e poi anche dopo il 6-1 che mi ha dato al terzo, quand’era andato avanti 5-2, prima che lo raggiungessi e lo portassi al tie-break… Non sbagliava più una palla, ogni punto era un vincente, gli ho annullato altre tre set point per evitare il quinto set…  Il suo livello era molto molto alto”.

Dopo quella sconfitta contro il 72 del mondo italiano, Nole è scappato con la moglie sul Mount Saint Victoire, che ha ispirato Cezanne…

“Sì, ha letto anch’io che ha avuto bisogno di risettarsi. Mi ha molto colpito il suo comportamento, subito e anche poi. Invece di dire che aveva giocato male, ha detto pubblicamente: “Il mio avversario ha meritato, ha giocato meglio di me”. E, da quel momento, ha ricominciato ad essere la macchina da guerra che conoscevamo. E’ davvero da prendere a esempio”.

Invece Cecchinato, dopo aver vinto il torneo di Umago sull’amata terra rossa, s’è fermato.

“Cinque sconfitte al primo turno, quattro sul cemento, e anche quella sulla terra di Amburgo”.

Però non sono mai state sconfitte nette, e sono venute contro avversari spesso più forti.

“Penso di essermela sempre giocata. Con Monfils ad Amburgo, ho perso al terzo, con Tiafoe a Toronto c’è stato un tie-break, a Cincinnati con Mannarino, che sul cemento è un signor giocatore, ho giocato due tie-break e al terzo set avuto match point, con Struff a Winston Salem ho perso, ma anche lui sul cemento non è male, e con Benneteau, al suo ultimo torneo della carriera, agli Us Open, ho lottato e poi lui ha perso solo al quinto contro Struff”.

Ma che cosa le manca esattamente sul cemento, a parte la abitudine alla superficie?

”Mi manca soprattutto un po’ di fiducia, ma mi sto avvicinando, lo so, lo sento. Anche se a me piace palleggiare, trovare il mio ritmo con tanti scambi, infatti vado sempre meglio con l’andare del match, già dalla fine del primo set o all’inizio del secondo, cosa che sulla terra è abituale, mentre sul cemento gli scambi sono di meno. E c’è anche il rimbalzo diverso, più basso, rispetto alla terra”.

La vita di Marco Cecchinato è cambiata da numero 72 a 22 del mondo, entra di diritto in tutti i tornei, guadagna di più.

“Sì, lo confesso, lo stile di vita è un po’ cambiato, per via del livello economico, ma lo staff è rimasto quello, si è solo un po’ affiancato Ljubicic al mio manager. Ma le motivazioni sono sempre alte e vanno oltre l’ingresso fra i primi 20 del mondo che è molto vicino”.     

Il cemento lo accompagnerà fino alla fine dell’anno e sarà peggio di quello all’aperto.

“Ormai queste superfici sono molto più vicine,  non si dica più sul ghiaccio, non è più solo servizio e risposta. Poi dovremo valutare bene dove fare la preparazione invernale: la chiave di questa mia importantissima stagione è venuta proprio dal lavoro da “10” che ho fatto ad Alicante. E io anche l’anno prossimo voglio vivere un’altra grande stagione”.

Tutte le piste portano a Bordighera, dove Riccardo Piatti ha appena impiantato la sua Accademy ed accoglie alcuni dei più forti tennisti, da Djokovic a Berdych, da Dimitrov a Coric. Ljubicic, il figlioccio di Piatti, è il manager anche di Berdych e Coric, ma è pure l'allenatore di Federer, e risiede come lui a Montecarlo. Dove Cecchinato potrebbe sbarcare.

Torna il campionato, torna la sfida degli italiani con Dazn. La piattaforma che ha acquistato i diritti per alcune delle partite della Serie A domenica 16 settembre è alle prese con Roma-Chievo. Ma, dopo il goffo esordio della prima giornata, e alcuni problemi e miglioramenti nelle altre due, Dazn è tornata a far discutere su Twitter perché Roma-Chievo, pare, non si riesce a vedere bene. 

Centinaia i messaggi di protesta sui social network in questi minuti. Dall'arrabbiato, all'ironico, al geniale, come spesso gli italiani reagiscono sui social in queste occasioni. 

Dazn ha il merito di averci fatto capire che la banda larga è una cosa seria

“L'arrivo di Dazn in Italia rappresenta sicuramente un'opportunità per stimolare significativamente la domanda di connettività a banda larga e ultralarga in Italia”, aveva detto all'Agi Roberto Chieppa, marketing e customer experience officer di Fastweb. Anche Tim fa sapere che servizi come Dazn “potranno accelerare la diffusione della banda larga” perché "tutti i nuovi servizi digitali sono quindi di stimolo”. La pressione è forte. Perché combina i capitali con la passione dei tifosi. Cioè gli interessi economici con la spinta popolare. Birra ghiacciata e frittatona di cipolla, in molti si sono resi conto, all'improvviso, di cosa voglia avere una connessione veloce.

"'Ibracadabra' è tornato", scrive il Corriere dello Sport. Ed è vero perché Zlatan Ibrahimovic, 36 anni, mette a segno il suo 500° gol con un'incredibile prodezza che rimarrà nella storia del calcio. Un colpo unico, un gol che è un colpo di arti marziali che solo a Ibrahimovic può calzare così bene e così entra nel club esclusivo dei calciatori riusciti a centrare l'obiettivo delle 500 reti. "Gli unici due calciatori in attività ad aver segnato così tanto sono infatti Messi e Cristiano Ronaldo. Durante la trasferta dei suoi LA Galaxy contro Toronto, lo svedese ha trovato un gol pazzesco di esterno destro al volo che ha dato il via alla rimonta della sua squadra, da 3-0 a 3-3, persa poi per 5-3: lancio dalla trequarti di Jonathan dos Santos e tacco volante in girata per il 36enne attaccante svedese, che poco dopo si autocelebrerà su Twitter definendosi il 'Dio dei gol', con tanto di verso a Thor con un pallone al posto del martello", è il racconto dell'esecuzione fatto dal Corriere dello Sport.

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