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Per gli amanti del genere, settembre non può che coincidere con la fashion week di Milano. Il momento in cui le più importanti firme dell’ambito della moda, settore dove l’Italia è leader, presenteranno le collezioni primavera/estate 2020.

Un settore particolarmente florido in un contesto, come sappiamo, abbastanza difficile. Un settore che assume mentre in altre direzioni i problemi legati alla disoccupazione dilagano. Già, infatti sono circa 11 mila le figure al momento ricercate in Italia in vista dell’importante evento che si svolgerà da martedì 17 a lunedì 23 settembre. A svelarlo una ricerca condotta da JobRapido, motore di ricerca di lavoro leader a livello mondiale.

Per lo più naturalmente sono figure che orbitano attorno al campo nella moda, la grande maggioranza delle quali specificatamente nell’industria dell’abbigliamento (quasi 5 mila), seguita da quella degli accessori (circa 2 mila) e delle calzature (poco meno di 800), ai quali si aggiungono i numeri significativi del retail di riferimento (3.500). Tutte posizioni che nella maggior parte dei casi sono ricercate su Milano, ma molte arrivano anche da Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna.

“Il comparto moda, con il fascino che lo caratterizza, si conferma in grado di attrarre talenti e assicurare un’ampia gamma di occasioni lavorative, dall’ambito creativo a quello delle professionalità sartoriali fino al retail di settore, solo per elencarne alcune”, commenta Filippo Meraldi, Vice President Marketing & Communication di Jobrapido.

“In un settore così particolare, dove le aziende sono sempre alla ricerca di persone in grado di fare la differenza, i servizi e le soluzioni di Jobrapido, come la Smart Intuition Technology™, facilitano l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, rendendo più efficace il processo di selezione e accrescendo le possibilità per chi è in cerca di trovare l’impiego più adatto alle proprie capacità ed esperienze”. In totale nel 2018 la moda ha dato lavoro a oltre 580 mila professionisti. 

Su TripAdvisor una recensione su sette è falsa: questa l’accusa lanciata al colosso del turismo da Which?Travel, associazione britannica di consumatori. Come riporta la Cnn, la piattaforma delle recensioni rappresenterebbe una trappola per i viaggiatori ingannati dalle opinioni costruite ad arte per attirare clienti. In particolare, l’associazione di consumatori accusa TripAdvisor di aver assegnato un punteggio alto ad alberghi che non lo meritano a causa di valutazioni pilotate.

In totale 247.277 recensioni son passate al setaccio di Which?Travel. “L’incapacità di TripAdvisor di bloccare le recensioni false e di agire con forza contro gli hotel che abusano del sistema rischiano di fuorviare milioni di viaggiatori e potenzialmente rovinare le loro vacanze”, ha affermato Naomi Leach di Which?Travel. Dallo studio è emerso che soprattutto in Medio Oriente gli hotel vantano delle 5 stelle che non meritano.

A seguito della ricerca, TripAdvisor ha eliminato 730 recensioni a 5 stelle in Giordania, ma agli hotel non è stata affibbiata nessuna bandiera rossa, simbolo dell’inaffidabilità dell’albergo. Non solo. Gli stessi hotel restano nella top 10 delle migliori strutture della città. Non fa meglio Las Vegas, che ‘brilla’ per recensioni false. In due degli hotel più votati, quasi la metà delle recensioni a cinque stelle proveniva da utenti occasionali. In media un hotel ne registra un 3%. Secondo lo studio destano sospetti anche alcuni degli hotel più quotati di Londra, Parigi, Barcellona e Città del Capo, tuttavia non Which?Travel non ha trovato prove che lo confermino.

TripAdvisor ha rimandato le accuse al mittente definendo l’analisi “basata su una comprensione errata” dei modelli di recensioni false. “È semplicemente troppo semplicistico presumere che tutti i revisori alla loro prima volta siano sospetti”, ha aggiunto il colosso sottolineando che l’associazione britannica “non ha avuto accesso alle informazioni IP o ai dati sulla posizione degli utenti”, entrambi utilizzati dal colosso per rilevare recensioni false.”Analizziamo centinaia di informazioni per ogni recensione. E combiniamo quei dati con una vasta conoscenza e comprensione dei modelli di revisione”, ha detto il gruppo.

In particolare, spiega TripAdvisor sul sito, “intercettiamo le recensioni positive interessate attraverso il nostro sistema di monitoraggio, che individua schemi e caratteristiche online che indicano potenziali tentativi da parte di amici, parenti o personale delle strutture di postare recensioni su un business”, si legge sul sito internet del colosso che aggiunge di incoraggiare “i viaggiatori della community a informarci quando sono testimoni di offerte di incentivi in cambio di recensioni da parte delle strutture. Il nostro team, quindi, esamina le segnalazioni e adotta le misure necessarie rispetto alle strutture che tentano di raccogliere recensioni positive in questo modo”.

Lo stesso avviene con una recensione negativa interessata, ovvero una “recensione deliberatamente calunniosa che ha lo scopo di ridurre in modo disonesto la posizione della struttura in classifica o di screditarla scorrettamente. Questa pratica viene da noi anche definita vandalismo”. La maggior parte delle recensioni negative interessate “proviene da due fonti: qualcuno connesso a una struttura concorrente o qualcuno che tenta di ricattare una struttura minacciando di pubblicare recensioni negative false. Adottiamo vari sistemi per intercettare questo tipo di recensioni”.

Analogamente alle recensioni positive interessate, “il nostro sistema di monitoraggio è in grado di individuare caratteristiche che potrebbero indicare connessioni tra i recensori e la struttura della concorrenza. Anche se tentano di nascondere le tracce, le loro recensioni risultano diverse dagli schemi che caratterizzano le recensioni autentiche dei clienti. Il nostro sistema è in grado di individuare queste differenze e di far poi scattare un’indagine”.

Debutta alla Casa di Maranello la Ferrari 812 GTS che segna un ritorno alla spider con motore V12, modello che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia del marchio fin dalle sue origini: un evento che arriva in occasione di ‘Universo Ferrari’, la prima esposizione dedicata al mondo dedicata alla Rossa a 90 anni dalla nascita della Scuderia, e a 50 anni esatti dall’introduzione dell’ultima spider a motore V12 anteriore nella gamma Ferrari.

Un’auto, al pari dei modelli storici che l’hanno preceduta, che si annuncia come nuovo punto di riferimento in termini di prestazioni ed esclusività: grazie al ‘maestoso’ V12 Ferrari da 800 cv – annuncia la casa del cavallino rampante – è infatti la spider di serie piu’ potente sul mercato, nonché la più fruibile grazie all’hard top ripiegabile, soluzione unica nel segmento che garantisce inoltre uno spazio di carico aumentato.

Una storia, quella delle Ferrari V12 spider, costellata di modelli leggendari, a partire dalla 166 MM del 1948, che nel 1949 fu in grado di aggiudicarsi la Mille Miglia e la 24 ore di Le Mans, le due gare endurance più prestigiose del mondo.

Ultima rappresentante della famiglia, è stata la 365 GTS4 del 1969, chiamata anche Daytona Spider legata al trionfo delle 24 Ore di Daytona nel 1967, quando due 330 P4 ufficiali e la 412 P del North America Racing Team si sono allineate davanti a tutti prima di tagliare il traguardo.

Da allora, l’architettura con motore V12 anteriore non era più stata proposta dalla casa di Maranello su una vettura spider di gamma; sono stati invece prodotti quattro modelli in edizione speciale limitata, vale a dire la 550 Barchetta Pininfarina nel 2000, la Superamerica nel 2005, la SA Aperta nel 2010 e, più di recente, la F60 America nel 2014, di cui furono realizzati solamente dieci esemplari, per celebrare i 60 anni di presenza di Ferrari nel mercato statunitense.

La nuova 812 GTS presenta il tetto rigido ripiegabile, apribile in appena 14 secondi a veicolo fermo o in marcia fino a una velocità massima di 45 km/h, riesce a preservare lo spazio a bordo per garantire il massimo confort, mentre il lunotto elettrico (che fa anche da wind-stop) rende la vettura totalmente sfruttabile anche a tetto aperto; inoltre, in configurazione coupè può essere lasciato aperto per continuare a godere appieno del rombo unico del V12 aspirato.

Due le sfide dei progettisti Ferrari dal punto di vista dell’aerodinamica: garantire le stesse performance della versione coupè a tetto chiuso e assicurare ai passeggeri il massimo comfort a tetto aperto. Il motore offre la potenza più elevata nel segmento (800 cv a 8500 giri/min).

I suoi 718 Nm di coppia – conclude la casa di Maranello – garantiscono poi un’accelerazione impressionante, praticamente identica a quella ottenibile dalla 812 Superfast. La presenza di un limitatore di giri fissato a 8900 giri/min, inoltre, garantisce una sportivita’ di guida immutata.

Senza gli smartphone i social non sarebbero così centrali nelle nostre vite, senza le foto i social non sarebbero diventati per molti un lavoro, un impegno quotidiano per gestire la propria immagine pubblica. Sicuri allora di saper realizzare e pubblicare un selfie? Con lo giusto sguardo, la giusta location, il giusto posizionamento della camera? A stilare il decalogo del selfie perfetto ci ha pensato la Wiko, azienda francese produttrice di smartphone. Sei semplici regole per sapere sempre cosa fare e cosa non fare quando ci autopuntiamo una cam addosso.

1) Duck Face, addio!

La celebre posizione delle labbra a becco d’anatra stile Zoolander volge al suo ultimo capitolo e le espressioni del volto naturali saranno le vere protagoniste dell’estate. Spazio quindi a sorrisi, espressioni di stupore o tristezza invece dell’artefatta duck face. Le espressioni facciali non sono determinate dalla cultura o dalle tradizioni locali ma fanno parte di un linguaggio universale, come detto già negli anni ’50 dal famoso psicologo statunitense Paul Ekman, che aveva condotto uno studio su persone appartenenti a 21 culture differenti.

2) I #bathroomselfie virali

A quanto pare è il bagno ad aggiudicarsi il primo posto tra le location preferite per i selfie. Sono davvero tantissimi gli influencer e gli utenti che si autoritraggono con l’hashtag #bathroomselfie, soprattutto negli eleganti bagni degli hotel con specchi incastonati in cornici illuminate.

3) Non scomodiamo i grandi autori

Chissà come avrebbero reagito James Joyce o Marcel Proust se avessero visto le loro frasi più celebri a corredo di selfie provocanti. Pensiamo al buon gusto e chiediamo ai selfie-addicted di evitare di scomodare i grandi del passato.

4) Attenzione ai gesti off limits

Sui social la consapevolezza di essere sotto gli occhi di tutti è fondamentale! Sono tanti gli influencer che hanno perso follower in poco tempo a causa di un classico caso di ‘lost in translation’, cioè incomprensioni dovute all’appartenenza a culture differenti. Prima di scattare e postare bisogna stare attenti ai gesti. Ad esempio, il classico segno delle dita V con il dorso della mano a favore di camera, un must per gli appassionati della moda giapponese Kawaii, non è ben visto da inglesi e australiani che lo considerano offensivo. Anche il semplicissimo “Ok” fatto con la mano per indicare approvazione, in Brasile e Russia assume un’accezione negativa, mentre in Francia indica una persona che vale zero.

5) Selfie acchiappa-lik con gli animali

Se durante tutto l’anno il gatto si conferma il re indiscusso dei selfie su Instagram, in vacanza guadagnano like anche altri animali, come il quokka, piccolo marsupiale dall’espressione sorridente appartenente a una specie protetta che vive su un’isoletta australiana. Ci sono però animali con cui è severamente proibito farsi i selfie, sia per l’incolumità dell’animale sia dell’autore dell’autoscatto. Sembrerà assurdo, ma gli animali ancora non hanno capito cosa sia una foto e potrebbero reagire in maniera inaspettata.

6) Le grandi opere d’arte, dove selfie e foto sono banditi

La lista dei luoghi in cui, per diversi motivi, vige il divieto di scattare foto è lunga e talvolta ricca di sorprese. In molti musei l’utilizzo di smartphone e fotocamere è vietato per proteggere le opere d’arte, ma anche luoghi di culto e perfino noti parchi divertimenti hanno messo al bando l’utilizzo dei selfie-stick. Meglio prima verificare. 

Eurostat ha diffuso i dati della produzione di gelato nell’Unione: la Germania ha prodotto 494 milioni di litri, pari al 15,5% della produzione totale dell’Ue, La Francia ne ha prodotti 451 milioni (14,1%) mentre l’Italia si è fermata 435 milioni (13,7%). Ciò fa titolare a Il Giornale nell’edizione in edicola che l’Italia “Non è più un Paese per gelatai”.

Un allarme, quando si sa che nella realtà pizze e gelati italiani sono i due prodotti più noti e in voga, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Con il più alto indice di imitatori. “Eppure non sempre il magistero corrisponde a un effettivo primato” chiosa il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, che calcola ad esempio come da anni gli americani “consumano più pizze di noi (secondo Italmopa, l’associazione industriali mugnai d’Italia, 13 chili pro capite l’anno contro i nostri 8 chili), magari con impasti senza gloria e con ingredienti che da noi finiscono generalmente nelle macedonie (e poi, chiamare il salame «pepperoni»…”).

Quanto a primati stiamo retrocedendo. Per esempio nel caffè siamo, secondo le statistiche, al diciottesimo posto per consumo pro capite annuo, con 3,4 chili, ben distanti dalla Finlandia al primo posto (9,6 chili), dalla Norvegia al secondo (7,29 e dai Paesi Bassi terzi (6,7) e dietro anche a Slovenia e Croazia.

E così, dunque, anche nel settore del gelato. Dove, scrive il quotidiano di via Negri, “in due anni, dal 2016 al 2018, siamo scesi dal primo al terzo posto nella classifica della produzione annua di gelato artigianale. Nel 2016 le nostre gelaterie riempivano coni e coppette con 595 milioni di litri di prodotto, mentre la Germania ne produceva 515 milioni e la Francia 454 milioni. Nel 2017 la Germania è passata al primo posto con 517 milioni superandoci di poco con i nostri 511 milioni e staccando la Francia a 466. E nel 2018, secondo i dati diffusi pochi giorni fa e ripresi ieri da Coldiretti, siamo terzi con 435 milioni di litri dietro tedeschi (494) e Francia (451)”.

Alla fine, il sorpasso è avvenuto. Anche se, in verità, più a un calo produttivo italiano che non a un incremento degli altri Paesi sul nostro. ”In soli due anni – si legge nel servizio de Il Giornale – la produzione di nocciola, gianduia e fragola è scesa del 36,8 per cento. E il nostro peso nella produzione complessiva di gelato artigianale tra gli (ancora) 28 Paesi dell’Ue è passato dal 19 al 13,7 per cento”.

Ma il motivo di questo arretramento è in qualche misura nobile e ci dovrebbe riempire di orgoglio. Perché il calo quantitativo “corrisponde ad una crescita qualitativa”, nel senso che il gelato fatto in casa in Italia “non se l’è mai passata così bene” con un gran fiorire di artigiani “attenti alla lavorazione, alle materie prime, alle ricette, alla freschezza” si può leggere ancora.

E con una gran varietà di tendenze e specializzazioni. Ovvero, “esistono gelaterie gourmet, gelaterie agricole, gelaterie che non utilizzano latte o uova, gelaterie vegane”, anche se va precisato che non tutti “sono artigiani puri”: per pochi coraggiosi gelatai che “usano solo ingredienti freschi e preparati in casa”, spesso materie prime locali e con marchi di tutela, “molti ricorrono alle scorciatoie” delle miscele di addensanti ed emulsionanti, delle puree di cioccolato, pistacchio e altro, dei semilavorati se non addirittura composti forniti dalle industrie a cui si limitano ad aggiungere acqua e latte. “Se è questo prodotto che sta perdendo terreno, beh, non abbiamo che da gioirne” chiosa il quotidiano milanese. Perdiamo quote di produzione industriale massificata in favore di un incremento di quote di mercato di qualità alta, di nicchia, cosicché il motivo del sorpasso franco-tedesco – alla fin fine – “paradossalmente provocato dal nostro stesso successo”.

Perché? Perché il gelato viene considerato parte integrante del nostro stesso stile di vita e per questo ampiamente imitato in tutto il mondo. Fuori ma anche dentro gli stessi confini del nostro Paese. Competizione senza frontiere. 

Per gli studenti universitari il periodo che va dalla fine d’agosto agli inizi di settembre coincide con l’immatricolazione, con la sessione d’esami e con la ricerca disperata di un posto letto. Ma quest’anno i fuorisede dovranno mettere in conto di spendere più del 2018 che aveva già segnato un aumento del prezzo delle stanze.

Secondo un’analisi di Immobiliare.it i prezzi delle camere sono in aumento in tutti i principali centri, con l’unica eccezione di Bari che segna il -2% per una singola. Mentre il record degli aumenti spetta a Bologna, dove per una singola la cifra richiesta è aumentata del 12% in un anno.  Ma eccoli uno per uno.

Quanto costa una singola

Milano si conferma la città più cara in cui vivere da fuori sede. Per una camera nel capoluogo meneghino si chiedono mediamente 573 euro, prezzo aumentato del 6% rispetto al 2018 a fronte di una domanda che continua a crescere (+5% su base annua). Il secondo posto è ormai un parimerito: dopo il boom dei prezzi dell’ultimo anno, Bologna ha praticamente raggiunto i costi di Roma (+5% rispetto al 2018). Nelle due città, per affittare una singola, si spendono rispettivamente 447 e 448 euro al mese. Sopra la soglia dei 400 euro si trova anche Firenze, dove si chiedono in media 433 euro (+10% rispetto al 2018).Con aumenti che oscillano fra il 2% e l’8%, si aggirano sui 300 euro le cifre richieste nelle altre città: si passa dai 353 euro di Torino ai 326 di Napoli, fino ai 306 euro al mese di Pavia e ai 308 euro di Pisa.

Il Sud è meno richiesto

L’andamento della domanda rivela che il Sud è sempre meno ambito dai fuori sede, tanto che Bari e Palermo sono le uniche due città delle 14 prese in considerazione a registrare un calo delle ricerche. Nei due centri per affittare una singola si spendono in media, rispettivamente, 255 euro e 233 euro. La più economica resta però Catania, con una media di 211 euro.

Le stanze doppie meno richieste

Nonostante offrano ottime occasioni di risparmio, sono sempre meno gli studenti e i lavoratori fuori sede disposti a condividere una stanza con un’altra persona. La domanda di posti in doppia è infatti in calo ovunque, a eccezione di Bologna, dove invece è cresciuta del 9% a causa degli importanti aumenti dei costi. I prezzi più alti sono quelli di Milano, dove affittare un posto in doppia costa mediamente 372 euro al mese. A seguire si trova Roma con 311 euro. In tutte le altre città i costi si mantengono al di sotto dei 300 euro, con la spesa minima chiesta a Palermo, dove bastano 136 euro al mese. Il calo dei prezzi è particolarmente evidente a Palermo (-15%) e a Napoli (-10%).

Studenti e lavoratori fuori sede, cosa preferiscono gli affittuari

“La crescita dei costi delle stanze in affitto non si arresta ormai da diversi anni – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – Il mercato si è ampliato con nuovi soggetti: alla classica locazione alle famiglie si sono aggiunte la coabitazione fra studenti, allargata poi ai lavoratori fuori sede, e più recentemente la formula degli affitti brevi, in particolar modo nelle città d’arte. Una domanda così ampia e diversificata ha portato l’offerta immobiliare a ridursi e, di conseguenza, continua a trascinare i costi verso l’alto”. Il target degli studenti fuori sede – prosegue Giordano – “si conferma un segmento molto appetibile per chi deve affittare un appartamento nelle città che ospitano i principali atenei. A dimostrarlo sono le preferenze espresse da chi inserisce il proprio annuncio sul nostro portale: il 27% dei proprietari di casa indica infatti di prediligere gli studenti ai lavoratori. Se questi ultimi hanno contribuito a rendere ancora più vivace il mercato delle stanze, la garanzia rappresentata dalle famiglie a sostegno dei giovani universitari rimane ancora la più ricercata da parte di chi affitta”.

 

 

 

 

Nella conferenza stampa al G7 con il collega francese, Emmanuel Macron, il presidente Usa, Donald Trump, ha elogiato la premiere dame, Brigitte. “E’ stata spettacolare, ha trascorso bellissime ore con Melania”. La first lady statunitense è stata intrattenuta e coccolata da Brigitte Macron, in una ‘guerra’ di eleganza combattuta a colpi di sorrisi, baci e capi firmati.

Brigitte Macron accoglie Melania Trump sulla spiaggia di Biarritz

Se la giornata mondiale del cane si celebra il 26 agosto è perché proprio in quella data la famiglia Page, molti anni fa, adottava il piccolo Sheltie. Colleen Page ai tempi aveva solo 10 anni ma quello con quel cane, e poi di conseguenza crescendo con tutti i cani del mondo, è un amore che non finirà mai fino a portarla a diventare una degli avvocati di maggior prestigio per quanto riguarda i diritti degli animali.

Un valido modo non solo per festeggiare, omaggiare, gli amici a quattro zampe, sarebbe quello di metterseli accanto e gustarsi un buon libro o un buon film, magari concedendogli nel frattempo qualche coccola in più. Il tema, oggi, neanche a dirlo, proprio loro: i cani.

Per quanto riguarda la letteratura, accanto a classici come “Il richiamo della foresta” di Jack London con protagonista Buck, un meticcio che ha le sembianze di un lupo, non può che venire in mente il bestseller di Garth Stein “L’arte di correre sotto la pioggia”, uscito circa 10 anni fa, rimasto per 40 settimane nella classifica del New York Times e già considerato uno dei classici del genere: storia del cane Enzo, voce narrante e amico del pilota Denny. Dal romanzo è stato tratto un film che sarà nelle sale italiane a novembre con il titolo ‘Attraverso i miei occhi’.

Altro romanzo con protagonista un cane è “Io e Marley”, storia vera dell’amicizia tra un labrador e il giornalista John Grogan, ben presente all’attenzione del grande pubblico anche grazie all’adattamento cinematografico con protagonisti due superstar come Owen Wilson e Jennifer Aniston.

Altra amicizia, splendidamente raccontata, quella vera tra Ted Kerasote e il trovatello Merle, che insegnerà al padrone quanto sia indispensabile la libertà nel rapporto tra due persone, anche quando una delle due è un cane; il libro si intitola “La porta di Merle”.

È chiaro che nella maggior parte dei casi si tratta di amicizie, indissolubili, dell’amore dei cani che ci insegna qualcosa, proprio come fa Baudelaire con il disperato padrone Philippe, che in “Un inverno con Baudelarie” perde moglie e lavoro, ma trova il miglior amico possibile.

Un po’ quello che succede anche a Juliet, che riceve in eredità dal marito Ben la responsabilità di occuparsi di Minton in “Piccoli passi di felicità” di Lucy Dillon.

Per chi desidera approcciarsi ad una lettura più tecnica, al limite con la filosofia, consigliatissimo “E l’uomo incontrò il cane” di Konrad Lorenz, il fondatore dell’etologia e premio Nobel per la medicina nel 1973, che ricostruisce perfettamente il rapporto tra uomo e cane.

Un rapporto che mai viene esaltato come in “Torna a casa Lassie”, origine letteraria di quello che sarà per sempre il cane per eccellenza della tv. Lassie, che affronta mille disavventure per riuscire a riunirsi con il suo amato padrone Joe.

Chiaro che l’immaginario canino ha contribuito non poco anche alla storia del cinema, regalandoci una serie di film ormai considerati dei veri e propri cult. Come “Beethoven”, il San Bernardo combina guai adottato dalla famiglia Newton in una commedia del 1992, un successo così strabiliante (quasi 150 milioni di dollari in tutto il mondo) che convinse la Universal a realizzarne altri 7 sequel.

Nel 2006 Frank Marshall dirige “8 amici da salvare”, storia vera di otto cani da slitta che devono riuscire a sopravvivere nei territori avversi dell’Antartico alla ricerca dei padroni.

Ambientazione simile per quanto riguarda “Balto”, anche questa una storia vera: siamo in Alaska nel 1925 e al cane vengono affidate le medicine da portare nella città di Nome, colpita da un’epidemia di difterite.

Più allegra la storia della cagnolina Chloe, nel 2008 protagonista di “Beverly Hills Chihuahua”, intenta a scappare da un crudele Dobermann che l’ha presa di mira.

Nel 1993 i cani invece si prendono la scena nel terzo sequel della saga cult “Senti chi parla”, nella versione italiana Scag e Dalila sono doppiati rispettivamente da Renato Pozzetto e Monica Vitti, in quella americana a prestare la voce sono Danny De Vito e Diane Keaton.

Solo qualche anno prima è un cane pastore tedesco a dar luce alla carriera di James Belushi in “Un poliziotto a 4 zampe”, che ci racconta le avventure del cane poliziotto Jerry Lee.

Naturalmente la Disney metterà diverse volte dei cani a guidare i propri film d’animazione, due i casi più famosi: “La carica dei 101”, che ha fatto innamorare il mondo dei dalmata fin dagli anni ’60 e “Lilly e il vagabondo”, il cui trailer della nuova versione non animata è stato utilizzato per il lancio di Disney+, la piattaforma che nasce con il proposito di fare concorrenza a Netflix.

Ma il titolo che probabilmente più di tutti racconta la storia di un rapporto tra cane e padrone è “Hachiko”, film tratto anche questo da una storia vera, che narra il rapporto tra un professore di musica e un cucciolo di Akita Inu, abituato ad accompagnare ed aspettare ogni giorno il suo padrone alla stazione, facendolo per anni invano quando il padrone muore. In questo caso piccolo consiglio: mettete da parte i popcorn e prendete i fazzolettini, perché la commozione conquista vette quasi illegali. A consolarvi comunque, accanto a voi, se siete fortunati, ci sarà il vostro cane con quello sguardo devoto e rassicurante.   

I monopattini elettrici, da una settimana vietati dal Comune di Milano in attesa delle linee guida per le regole di utilizzo, presto potrebbero tornare in circolazione. Sarà pubblicato entro settembre l’avviso pubblico per manifestazioni di interesse per le società che vogliono attivare a Milano servizi di condivisione di monopattini, segway, hoverboard, skateboard e monoruote.

L’assessore alla Mobilità Marco Granelli ha illustrato nella giornata di ieri, in un incontro con gli operatori interessati ad attivare questa tipologia di servizio, i requisiti minimi che saranno richiesti all’interno dell’avviso pubblico che resterà aperto con valutazioni mensili delle proposte presentate.

Marcatura CE per i mezzi, apparecchiature sonore, luci e limitatori di velocità; flotte con numero minimo e massimo, fino al raggiungimento di un tetto di dispositivi in città; cauzione per ciascun mezzo (fideiussione bancaria o assicurativa di durata equivalente al periodo di servizio), come garanzia in caso di intervento del Comune di Milano per la rimozione durante o al termine del servizio; pagamento annuo di un contributo al Comune di Milano a copertura dell’occupazione del suolo pubblico.

“Ho chiesto la collaborazione di tutti – dichiara l’assessore Granelli – per far sì che la condivisione possa diffondersi in città in modo sicuro, ordinato e realmente utile. La micromobilità elettrica è un’opportunità importante, complementare e sinergica al trasporto pubblico locale e alle altre forme di mobilità sostenibile, siano esse in sharing o private. Tutti devono essere pero’ consapevoli che questi mezzi non sono un giocattolo e l’utilizzo è subordinato a regole chiare e precise”.

Tra gli standard minimi che il Comune di Milano intende inserire nell’avviso pubblico ci sono anche la richiesta di un servizio attivo 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 e su tutto il territorio, l’attivazione di un’assicurazione per i mezzi in circolazione, l’iscrizione al registro delle imprese, il non avere contenziosi aperti con l’Amministrazione e l’aver svolto tutti gli adempimenti necessari per l’esercizio dell’attività sul territorio italiano.

Inoltre verrà richiesta un’adeguata campagna informativa agli utenti sulla sicurezza stradale e sulle regole per l’utilizzo e per la sosta dei dispositivi. I mezzi di micromobilità elettrica in condivisione potranno essere utilizzati, esattamente come i dispositivi di proprietà, secondo le indicazioni del Decreto Ministeriale e la relativa delibera del Comune di Milano del 26 luglio scorso: in tutte le aree pedonali con un limite di velocità di 6 km/h e su piste ciclabili, percorsi ciclabili e ciclopedonali e Zone 30, con limite di velocità a 20 chilometri orari, a partire dal termine della posa della cartellonistica necessaria (presumibilmente entro l’inizio del mese di dicembre).

“L’obiettivo – conclude l’assessore Granelli – è quello di giungere quanto prima al superamento della fase di sperimentazione, che per Decreto Ministeriale è fissata al 26 luglio 2020, nell’ottica di un inserimento dei mezzi di micromobilita’ elettrica nella legislazione nazionale e nel Codice della Strada, in linea con quanto richiesto da Anci nei mesi scorsi e con quanto legiferato a giugno in Germania e nelle prossime settimane anche in Francia”.

Il ricordo più gettonato delle vacanze è il ‘food selfie’ con poco meno di un italiano su quattro (23%) che posta sempre o spesso agli amici e conoscenti o sui social fotografie dei prodotti tipici scoperti, dei piatti consumati fuori casa o preparati in cucina durante le vacanze estive. È quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè divulgata in occasione del primo controesodo dell’estate degli italiani che portano con se il ricordo delle vacanze.

L’autoscatto alimentare – sottolinea la Coldiretti – è una passione che contagia in vacanza spesso il 15% è regolarmente il 8% dei turisti che non si limitano alle tradizionali fotografie dei luoghi e dei nuovi amici incontrati. Si tratta di una testimonianza del valore della cultura del cibo che si è affermata come momento di socializzazione sul web nel momento delle vacanze che si traduce – continua la Coldiretti – in vere e proprie sfide del gusto a colpi di immagini dell’ultima prelibatezza sfornata o del piatto curioso ordinato in vacanza che viaggiano in rete e diventano oggetto di animate discussioni tra parenti e amici.

Particolare attenzione viene riposto sulla presentazione dei piatti ma tra gli elementi di successo dello scatto c’è soprattutto – precisa la Coldiretti – l’impiego di ingredienti ricercati legati al territorio meglio se acquistati direttamente dal contadino. Anche nel tempo della rete il cibo si conferma come il vero valore aggiunto della vacanza in Italia che leader mondiale del turismo enogastronomico potendo contare sull’agricoltura più green d’Europa di 5155 specialità sono ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni censite dalle Regioni, 297 specialitaà Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, la leadership nel biologico con oltre 60 mila aziende agricole biologiche, la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati (ogm), 23 mila agriturismi che conservano da generazioni i segreti della cucina contadina, 10 mila agricoltori in vendita diretta con Campagna Amica e le numerose iniziative di valorizzazione, dalle sagre alle strade del vino.

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