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Barbie, l'iconica bambola della Mattel, sbarcherà sul grande schermo in un film per la prima volta con attori in carne ed ossa. A impersonarla sarà Margot Robbie, la bionda e 'plasticosa' attrice australiana, perfetta per il ruolo.

"Giocare con Barbie promuove fiducia, curiosità e comunicazione durante il viaggio di un bambino alla scoperta di sé", ha sottolineato la 28enne. "Nel corso dei quasi 60 anni del marchio, Barbie ha permesso ai bambini di immaginare se stessi in ruoli ambiziosi da una principessa al presidente", ha aggiunto l'attrice che si è detta "onorata dall'avere questo ruolo e produrre un film che ritengo avrà un impatto tremendamente positivo sui bambini e il pubblico in tutto il mondo".

L'iniziativa è frutto dell'accordo raggiunto dalla Mattel con la Warner Bros. Nel 2017 era stata scritturata Amy Schumer ma l'attrice aveva dovuto abbandonare il progetto cinematografico per una sovrapposizione di scadenze.

È solo con questo periodo d’oro delle Serie Tv, in particolare con l’avvento nelle case degli italiani di Netflix, che i Golden Globe hanno assunto un ruolo non solo più definito ma anche tangibile, nonché un appeal decisamente più interessante.

Solitamente per noi italiani altro non erano in passato che un aperitivo aspettando la cerimonia degli Oscar; un modo per conoscere le inclinazioni dell’establishment cinematografico statunitense, così da arrivare preparati al confronto con l’Academy.

Ma che i due premi finiscano nelle stesse mani non è affatto scontato: le assegnazioni sono decise da due generi di giurie molto diverse tra loro: i Golden Globe sono assegnati da una novantina di giornalisti della stampa estera iscritti all'HFPA (Hollywood Foreign Press Association) mentre gli Oscar sono scelti dalla famigerata Academy of Motion Picture Arts and Sciences, formata da circa seimila esponenti del settore, divisi in 17 diverse categorie, i cui nomi, dal 2007, vengono tenuti nascosti al grande pubblico. Quindi l’influenza tra le due giurie dovrebbe essere abbastanza relativa.

Abbiamo fatto un’analisi mettendo a confronto i due premi a partire dal 1998, quindi le ultime venti edizioni delle manifestazioni, per capire quante volte i due riconoscimenti sono finiti nella stessa bacheca, facendoci così un’idea “matematica” di cosa possiamo aspettarci dalla prossima premiazione degli Oscar e magari sfatare qualche mito.

Titanic, Shakespeare in Love, American Beauty, Il Gladiatore, A Beautiful Mind, Chicago, Il Signore degli Anelli – Il Ritorno del Re, The Millionaire, The Artist, Argo, 12 Anni Schiavo, Moonlight; sono questi i titoli sui quali le due giurie si sono trovate d’accordo, 12 film, il che vuol dire che non è affatto vero che chi vince il Golden Globe ha già mezza statuetta dell’Oscar in tasca.

Stessa cosa vale per il premio al miglior regista, concordato da entrambe le giurie solo 11 volte, quindi non si può proprio dire che i membri dell’Accademy stiano lì a guardare i Golden Globe e prendere appunti. Ma al contrario, le categorie negli ultimi vent’anni per le quali si sono trovati sempre d’accordo sono quelle come miglior attore e migliore attrice, rispettivamente 18 e 20 volte, in pratica chi vince il Golden Globe può già far spazio sul proprio comodino per il cugino Oscar.

Però c’è una precisazione da fare, per entrambe le categorie i Golden Globe scindono le interpretazioni in comiche e drammatiche, quindi, per essere più precisi, c’è da dire con esattezza che negli ultimi vent’anni chi ha vinto un Oscar come miglior attore o migliore attrice quasi sempre ha ricevuto un Golden Globe circa un mese e mezzo prima come miglior attore o migliore attrice drammatico o comico.

E adesso andiamo a tirare le somme: non possiamo sapere con certezza, nonostante il successo al botteghino (e l’Accademy ne è quasi sempre affascinata) se Bohemian Rhapsody conquisterà la statuetta più ambita, anche se è probabile dato che a parte Vice – L’uomo nell’ombra (che dalla sua ha una performance intrigante di Christian Bale di un personaggio controverso come Dick Cheney) e, forse, A Star is Born di Bradley Cooper (sospinto dalla  canzone e interpretazione di Lady Gaga), niente di particolarmente eccitante è stato proposto in alternativa.

I dati dicono che non si può nemmeno sapere se Alfonso Cuaron e il suo Roma (già disponibile da diverso tempo su Netflix) confermerà il gradino più alto sul podio degli Oscar per il miglior film stranieri, anche se, anche in questo caso, con l'eccezione di 'Un affare di famiglia' e 'Cold War' la concorrenza è ai minimi storici.

Sembra scontato che la sfida per la categoria miglior attore sarà tra Rami Malek (bravo a riportare sul grande schermo l’icona del rock Freddie Mercury) e Christian Bale; così come Glenn Close e Olivia Colman si contenderanno la corona di regina della serata più magica del cinema mondiale.

Prossimo appuntamento in agenda: il 22 gennaio per la proclamazione delle nominations. 

Lui è un sovrano sui generis, lei una modella russa. Lui ha 49 anni, lei 25. Per lui, lei ha rinunciato alla sua fede e si è convertita all'Islam, Per lei, lui ha rinunciato al trono. Sembra una favola  – o una storia da rotocalco anni '60 – ma in un Paese come la Malaysia è uno scandalo senza precedenti. 

E' la prima volta che un re del Paese asiatico abdica prima della fine del proprio mandato. Sì, perché la Malaysia si regge su una democrazia costituzionale molto particolare: ogni cinque anni il sovrano cambia per passare trono e scettro a uno dei governanti dei nove stati malesi. Muhammad V è il sultano di Kelentan, un piccolo territorio di due milioni di abitanti al confine con la Thailandia, ed era arrivato a guidare il sultanato dopo una aspra battaglia per la successione prima con il padre, poi con il fratello minore. 

L'ascesa al potere del Macbeth d'Asia

Nel 2009 l'allora sultano Ismail Petra, era stato colpito da un ictus e mentre era ricoverato a Singapore il figlio Muhammed V si era insediato sul trono e aveva cacciato il fratello minore che era l'unico in grado di contestare la successione. Marginalizzato il padre che si era rivolto invano alla corte costituzionale per fare invalidare la successione, aveva consolidato il proprio potere entrando nel consiglio dei regnanti: appunto la ristretta cerchia di sovrani che si dà il cambio sul trono malese. 

Una specie di Macbeth in salsa asiatica, determinato e spietato, arrivato sul trono della nazione appena due anni fa e apparentemente deciso ha imprimere il proprio segno al regno a maggioranza musulmana. O almeno fino all'incontro con una ragazza che gli ha fatto letteralmente perdere la testa e il trono.

Il colpo di fulmine sulla strada di Mosca

Non che Muhammad V non abbia avuto occasione di frequentare bellezze occidentali: negli anni della formazione a Rutland, Oxford e Londra deve averne incontrate, e la sua passione per la guida su quattro ruote e gli sport estremi ne fa un tipo affascinante e carismatico, ma Oksana Voevodyna aveva qualcosa che è riuscito a spegnere la sete di potere del sovrano.

La notizia del loro matrimonio, trapelata a fine novembre, aveva fatto rumore, ma non scandalo. Prima la conversione all'Islam di Oksana, Miss Mosca 2015 e figlia di una famiglia della buona borghesia russa: ortopedico il padre e reginetta di bellezza negli anni '90 la madre. Poi la sobria cerimonia malese nel regno del marito e quella, sontuosa, nell'elegante sobborgo moscovita di Barvikha. Dopo di che, il silenzio.

Il sovrano si era preso un breve periodo di 'pausa' dal regno malese, ma dopo il matrimonio è scomparso dai radar. Fino al 6 gennaio la posizione ufficiale era che fosse in congedo per motivi di salute, ma in tanti pensavano che, oltre alle auto veloci e agli sport estremi, Muhammed V avesse deciso di dedicare del tempo alla giovane sposa. Poi, improvviso, è arrivato l'annuncio dell'abdicazione. "Sua maestà dice al popolo della Malaysia di continuare ad essere unito e tollerante e a lavorare insieme", afferma una nota del Controllore della Casa reale, Wan Ahmad Dahlan Abdul Aziz. I governanti islamici della Malaysia ora si incontreranno il 24 gennaio per scegliere il prossimo re.
 

Sono tanti gli italiani che tentano di leggere nelle stelle il proprio futuro o anche più semplicemente come andrà la propria giornata e sono di conseguenza tanti quelli che in questi ultimi giorni del 2018 tengono le orecchie drizzate per tentare di avere qualche anticipazione su come sarà il loro 2019. Noi abbiamo provato a mettere insieme le previsioni di alcuni dei più seguiti esperti in materia, tentando di ottenere un oroscopo il più “equilibrato” possibile. Ad aiutarci quindi saranno Rob Brezsny, Paolo Fox e Branko.

Ariete

Brezsny: Sospetto che nel 2019 sarai capace di conciliare la tua tendenza a creare stabilità con il bisogno di esplorare e l’aspirazione a una maggiore libertà. Forse viaggerai per ritrovare le tue radici ancestrali.

Fox: Il 2019 per l’Ariete è un anno liberatorio, progettuale e di nuove certezze.

Branko: Aprile, luglio e agosto Marte e Giove avranno un influsso benefico nelle vostre vite. Molti di voi per la prima volta vedranno il loro portafogli pieno.

Toro

Brezsny: Sono convinto che nel corso del prossimo anno tutti i Tori del mondo vivranno un numero superiore al solito di esperienze rare e meravigliose di altro tipo. Preparati ad assaporare più meraviglie di quelle a cui sei abituato.

Fox: Non ci sarà più l’opposizione di Giove e i nati sotto questo segno ritroveranno un buon assetto finanziario.

Branko: Tra amore, lavoro, affari e carriera quello che si para davanti al Toro è un anno davvero importante.

Gemelli

Brezsny: Dovrai prestare particolare attenzione alle tue sensazioni, ai tuoi desideri inconsci e alla voce timida e tranquilla che è al cuore del tuo destino.

Fox: La prospettiva per il Gemelli per il 2019 è ottima: accordi e strategie professionali, fase di sperimentazione e possibilità di guardare all’orizzonte arrivando lontano. Per quanto riguarda l’amore invece resisteranno soltanto le storie che sono davvero importanti.

Branko: Alcuni aspetti della vita lavorativa vanno cambiati e dovreste essere in grado di interrompere alcune collaborazioni dannose. L’amore, però, andrà a gonfie vele, regalandovi sensazioni vive ed eccitanti.

Cancro

Brezsny: Godrai finalmente della stima che meriti. Otterrai i riconoscimenti che aspetti da tempo, e in una forma che ti sorprenderà.

Fox: Avrete qualche discussione se avete un capo che si oppone alle vostre idee. “Tolleranza zero” è il vostro motto.

Branko: Potrebbero verificarsi delle incomprensioni in casa o con il partner, a marzo le cose potrebbero cambiare: in arrivo fortuna in amore.

Leone

Brezsny: Potrai partire per un viaggio epico

Fox: Il Leone è tra i segni più forti del 2019 e il successo non mancherà. Il 2019 sarà anche un anno utile per ritrovare la tanto attesa stabilità amorosa.

Branko: Nuove possibilità all’orizzonte, soprattutto in campo lavorativo e soprattutto per chi esercita una professione indipendente e per chi cerca una nuova occupazione. Determinante sarà un viaggio all’estero.

Vergine

Brezsny: Frenare il perfezionismo sarà uno dei tuoi compiti chiave per il 2019.

Fox: Non esagerare soprattutto con le spese. La fine dell’anno soprattutto porterà delle bellissime notizie.

Branko: Grazie all’influenza di Mercurio, Vergine, sarete in grado di alleggerire situazioni pesanti con il vostro umorismo.

Bilancia

Brezsny: C’è qualche saggio, mentore o aiutante dei cui consigli avresti bisogno? Cercalo.

Fox: In estate in particolare sarà necessario potare qualche ramo vecchio, che rappresenta per voi il superfluo.

Branko: Il 2019, con i suoi transiti innovativi, vi spingerà a fare attenzione alle situazioni che si presentano nei mesi invernali.

Scorpione

Brezsny: Obiettivo: ottenere più forza e risonanza.

Fox: Lo Scorpione dovrà ottimizzare le uscite dato che a fine 2018 ha avuto un po’ le “mani bucate”.

Branko: La notte di Capodanno sarà particolarmente importante per voi. La vita, Scorpione, sarà migliore di quella del 2018. Il vostro animale nell’anno che sta per iniziare è la fenice: celebre per rinascere dalle sue ceneri. Proprio come farete voi.

Sagittario

Brezsny: Sai anche tu cosa significa veder ignorati, scartati o criticati i tuoi doni o talenti, Sagittario? Se è così i prossimi mesi saranno il periodo ideale per usarli a tuo vantaggio.

Fox: Per il Sagittario il 2019 è un anno di grandi trasformazioni soprattutto per chi ha un’età compresa tra i 30 e i 50 anni.

Branko: C’è una città che segnerà il vostro 2019, Sagittario, ed è Budapest. Forse riuscirete a vederla nelle vacanze pasquali o, meglio ancora, in quelle estive. Sarà un anno all’insegno della felicità e dell’amore.

Capricorno

Brezsny: Cosa è meglio, un vaporoso cumulo o un tempestoso cumulonembo? Te lo dico perché sospetto che il tuo 2019 sarà metaforicamente più simile a un cumulonembo che a un cumulo.

Fox: Nel 2019 il Capricorno dovrà essere propositivo e positivo, mai retroattivo e rinunciatario. Ci sono tutte le occasioni per diventare protagonisti.

Branko: A farla da padrone saranno i ricordi: ci saranno dei ritorni importanti, a cui si accompagneranno memorie felici di tempi andati.

Acquario

Brezsny: Mi chiedo quali verità oggi imprevedibili appariranno chiare ai tuoi occhi entro la fine del 2019. Secondo me, saranno di più che in qualsiasi altro anno della tua vita.

Fox: Le esperienze passate sono decisive per fare un bel balzo in avanti verso la realizzazione di un desiderio.

Branko: Le donne del segno troveranno l’uomo che desiderano. Gli uomini l’hanno già trovato.

Pesci

Brezsny: Dovrai cercare di realizzare il tuo più grande desiderio con lo stesso impegno con cui una persona con la testa in fiamme cerca l’acqua. Il 2019 sarà l’anno ideale per prendere atto di questa necessità.

Fox: Preparatevi a vincere anche sfide impossibili.

Branko: Il 2019 segnerà per i Pesci l’anno della rinascita: nuovi sogni troveranno spazio nella realtà. È tempo di tirare fuori la vostra personalità.

A Civitaretenga non ci sono banche e nemmeno farmacie. C'è una sola parrocchia e una bella chiesa con chiostro, Sant'Antonio. La maggioranza delle case ha una sola stanza e in quella stanza, sotto al letto, è custodito uno scrigno. Pieno d'oro. Ma non un oro giallo, volgare, comune. E' un oro rosso, nobile, raro, per il quale si muovono da ogni parte del mondo, dalle cucine più sofisticate e dai ristoranti più prestigiosi.

Tutti venivano a rendere omaggio a una regina la cui corona era fatta di minuscoli fiori viola, come quelli che ogni autunno inondano l'altopiano di Navelli, ai piedi di Civitaretenga. E oggi tutte le 82 famiglie di questo borgo arrampicato su uno sperone di roccia la piangono. Piangono lei, Gina Sarra, la regina che prese una terra spoglia e povera e la trasformò in una miniera d'oro a cielo aperto. L'oro rosso di Navelli: lo zafferano migliore del mondo.

Come la regina salvò lo zafferano

La prima volta che la regina dello zafferano andò a raccoglierli, i piccoli fiori viola, aveva tre anni. Ne aveva poco più di trenta quando decise che l'unico modo per salvare non solo la sua famiglia, ma le fondamenta stesse della comunità in cui era nata e cresciuta, era usare il mezzo più moderno dell'epoca: la televisione. 

Era la fine di maggio del 1983 e il magazzino della cooperativa fondata 12 anni prima da Giovannina, detta Gina, e suo fratello Silvio, era pieno di bulbi invenduti. Nel 1971 erano stati lei e Silvio a convincere le poche persone rimaste a Civitaretenga che lasciare che fossero le pecore a mangiarsi i bulbi di zafferano era come dare le perle ai porci. C'erano voluti appena dieci anni per ridurre l'intensa coltivazione della piana di Navelli che andava avanti da sei secoli a un ettaro.

Ancora un po' e sarebbe sparita del tutto, con la tradizione e il patrimonio di un'intera regione. Ma nonostante i loro sforzi, nessuno sembrava volere quei due quintali di bulbi.

Come fece conoscere lo zafferano al mondo

Nessuno li voleva perché nessuno li conosceva e così Gina prese carta e penna e scrisse quella che forse era la trasmissione più popolare dell'epoca, 'Portobello'. Enzo Tortora li invitò in studio e in pochi minuti vendettero uno scatolone di bulbi per 300 mila lire. Una discreto gruzzoletto, ma non era questo che Gina e Silvio volevano riportare a casa. Volevano che il mondo sapesse cosa di produceva in quell'altipiano a trenta chilometri dall'Aquila, nel cuore dell'Abruzzo, in un posto dove non si passa mai per caso, ma si arriva solo se davvero ci si vuole andare.

E l'oro rosso di Navelli divenne all'improvviso un'ottima ragione. Gina rispose personalmente a quattrocento lettere di persone che l'avevano vista in tv e volevano sapere, conoscere, A tutte spiegava che lo zafferano in pistilli della sua cooperativa era infinitamente meglio di quella mediocre polvere che veniva a basso costo dalla Spagna, dal Marocco, dall'Iran, dalla Turchia e dall'India. 

Un giorno un uomo dall'aspetto curato ed elegante si presentò per conoscere l'oro rosso della regina dello zafferano. Si intuiva che era uno che ne capiva, ma Gina e Silvio non avevano altro da offrirgli che una fetta di pane, un po' d'olio e una fetta di salame. Lo riconobbero solo quando lo videro in tv: era Gualtiero Marchesi. 

Come conservò una tradizione di sei secoli

Ora la cooperativa è una florida azienda agricola, Casa Verde, il primo agriturismo d’Abruzzo. E' stata meta di viandanti, compratori e personaggi illustri sin dagli albori, ricordava Gina, che ha vissuto in un'epoca in cui chi lo produceva, lo zafferano non lo consumava per non perdere guadagno. Al massimo si usava per aromatizzare la torta degli sposi. Le produzioni erano destinate ai mercanti aquilani che le rivendevano ai ricchi acquirenti del nord Italia e anche ai palati più raffinati dei Paesi stranieri, come la Germania, l’Austria e il Belgio. 

I bulbi di zafferano si davano anche in dote alla sposa prima delle nozze, in un cofanetto di legno con le incisioni degli sposi che, una volta chiuso a chiave, si metteva sotto il letto, per custodirlo e perché le proprietà afrodisiache fossero di buon auspicio e di stimolo.

Oggi come allora, a ottobre si esce la mattina presto, si raccolgono i fiori e, tornati a casa si sfiorano, si mettono a essiccare sul camino e si avvolgono in uno strofinaccio di canapa o di lino. Per ottenere un chilo di zafferano occorrono circa 200.000 fiori e la produzione annua di Navelli è di 40 chili. Va a 12 mila euro al chilo, contro i 2-3.000 dell'iberico e i 1.000 di quello proveniente da altri Paesi.

"E' il nostro oro" diceva Silvio Sarra, "Ha il colore del sangue, quello della gente che da secoli lo lavora. Salvando lo zafferano abbiamo salvaguardato un pezzo del nostro passato". E le sue parole le ha ereditate e ripetute Silvia, fino a quando non ha chiuso gli occhi anche lei, nel freddo di fine dicembre, distesa su un letto sotto al quale uno scrigno custodisce il più profumato dei tesori.

Fonti: Virtù Quotidiane, InDettaglio

Lo scorso luglio, dopo quest’articolo pubblicato sul New York Times, l’Aperol Spritz era stato eletto a bevanda dell’estate. Non solo nel triveneto e in Italia, dove la bevanda è ormai diventata il punto di riferimento di apericene, cocktail e serate galanti, ma anche al di là dell’oceano, negli Stati Uniti, dove si è ritagliato un posto in prima fila sui banconi dei locali e nelle lunghe tavolate da buffet.

Ora, giunti a dicembre, si può tranquillamente affermare che l’Aperol Spritz è diventata la bevanda del 2018. A certificarlo è Square, azienda americana di servizi finanziari e di pagamento via smartphone che ha pubblicato i dati relativi alle transazioni effettuate negli ultimi dodici mesi dai suoi clienti. La bevanda è risultata essere l’articolo che ha registrato la maggior crescita con un incremento superiore al 500% nel periodo da dicembre 2017 all’autunno dell’anno che ormai volge al termine.

Qualche informazione sui dati

Come scrive Quartz, per entrare all’interno di questa classifica un articolo deve essere stato oggetto di almeno 10 mila transazioni mensili nel periodo  precedentemente indicato. Non si tratta, come ovvio, di dati assoluti. Square, infatti, ha fatto registrare circa 65 miliardi di vendite negli ultimi dodici mesi con un pubblico di riferimento che vive all’interno delle grandi aree urbane. Il mercato dei consumatori di Spritz, insomma. Ma la tendenza, come dimostra il grafico, è innegabile. Al posto del rosé, vino che l’anno scorso aveva segnato il gradimento degli americani, c’è una bevanda tutta italiana e questa è di certo una buona notizia.

La ricetta dello spritz​

Anche al di fuori dei nostri confini, a differenza di altri prodotti enogastronomici, la ricetta non cambia. Lo spritz viene preparato attraverso la formula registrata nel 2011 all’interno dell’International Bartenders Association che detta le regole ai baristi e ai barman di tutto il mondo: 6 centilitri di prosecco, 4 centilitri di Aperol, aggiunta di soda o seltz. Tutto da versare, mi raccomando, su ghiaccio e con una fetta di arancia come guarnizione. Da qui non si esce e non si sgarra.

Le altre tendenze

Tra gli altri prodotti maggiormente acquistati via Square ci sono, sul podio, il latte d’avena e le salopette in jeans. Seguono poi il colorante rosa per capelli, vera moda dell’anno, smalti e altri accessori. Oltre al Tahini, una salsa fatta con i semi di sesamo che dall’oriente ha conquistato i teenagers. Sì, perché sono proprio i millennial a giocare un ruolo importante in questo contesto di acquisti e trend, di cocktail e gadget. Con lo spritz che è diventato parte integrante delle loro serate.

 

“Signora mi scusi se le dò le spalle”. “Si figuri, un fiore non ha spalle”. Così ti rispondono a Meybod, cittadina della regione di Yazd, nel centro dell’Iran, con meno di 100 mila abitanti; nel negozietto di piatti e stoviglie di porcellana, la signora col chador nero accoglie i visitatori e tratta sui prezzi in una delle nicchie del caravanserraglio Abbasi, costruito quattro secoli fa dalla dinastia safavide, famiglia discendente da un famoso sufi.

“Welcome to Iran, have a good trip”, dice un padre di famiglia con un inglese basico ad una coppia di italiani che girano per il caravanserraglio; uno dei 999 costruiti nel periodo safavide, che oggi è pieno di turisti; siamo alla vigilia della festa della nascita di Maometto, e in Iran la gente ha iniziato a viaggiare; tanti i turisti locali e stranieri; il freddo dell’inverno ed il gelo delle sanzioni di Trump non hanno impedito a francesi, tedeschi, spagnoli e lituani di essere presenti.

Meybod è la capitale nazionale della produzione dello Ziloo, una sorta di tappeto rudimentale su cui appare il simbolo antico della Persia, il cipresso, che nel pieno della tempesta, si piega ma non si spezza; è sicuramente una metafora adeguata per un paese che nel 40esimo anniversario della sua Repubblica, deve cercare di non spezzarsi dinanzi alle sanzioni statunitensi.

Lo Ziloo è stato registrato nel Patrimonio Intangibile dell’umanità, la stessa città di Meybod è nella “Tentative List”, quella dei luoghi papabili per la registrazione mondiale; il paesaggio è dominato dal colore giallo ocra dell’adobe, questo misto di sabbia, paglia e sassolini, usato come intonaco per le case in questa regione dall’era Sassanide; dinanzi al caravanserraglio si erge una ghiacciaia, struttura a forma di trullo che serviva per immagazzinare il ghiaccio e l’acqua fresca; più in là scorre ancora oggi l’acqua di uno dei Qanat, i proverbiali canali idrici sotterranei che partivano dal nevaio delle montagne per portare nelle città l’acqua fresca. Quelli stessi Qanat che gli arabi musulmani appresero dai persiani zoroastriani nel settimo secolo dopo Cristo e che portarono anche in Sicilia; i Qanat di Palermo, altro candidato per la lista dell’UNESCO, provengono da questi luoghi.

Se i caravanserragli, i Qanat e le ghiacciaie possono anche essere qualcosa di immaginabile, non si può dire lo stesso delle piccionaie, queste torri incredibili che il visitatore straniero non ha mai visto. All’interno della piccionaia di Meybod ci sono 4400 cellette dove gli uccelli nidificavano e trovavano riparo in inverno; venivano considerati sacri, a loro non si dava fastidio e la torre veniva costruita solo per raccogliere il guano, ottimo fertilizzante per le piantagioni di melograno; quel melograno che insieme ai piccioni ed al sole, appare sui piatti di Meybod.

Sempre nella regione di Yazd c’è Aqda, villaggio di poche migliaia di anime, con un centro storico fiabesco e un deserto dunoso; qui i cammelli vivono ancora allo stato brado, e attraversano certe volte l’autostrada che passa pure per Ardakan, la capitale dell’Ardè, un passato di sesamo, olio e miele che è una delle tante leccornie locali (spezzatino di cammello incluso). Arrivati a Yazd, il capoluogo di un milione di persone della regione, le case, le moschee e le piazze raggiungono il massimo del loro splendore.   

«Iadis è una cittade di Persia molto bella, grande, e di grandi mercatantie. Quivi si lavora drappi d’oro e di seta, che si (chi)ama ias[d]i, e che si portano per molte contrade”.

Oggi non è cambiato tanto dai tempi di Marco Polo; ci sono ancora le stoffe Termè, fatte con fili di seta di sette colori, qualcuna è ricamata con fili d’oro, mentre il pistacchio, le mandorle e lo zafferano sono usati ad arte per fare i dolci, che vengono a comprare gli iraniani provenienti un pò da ovunque. Nel bazaar gli artigiani lavorano ancora a mano, una collana d’argento o un anello con la corniola è ancora fatta con amore e passione, con il calore del fuoco.

Fuoco che arde da 1450 anni nel Tempio centrale degli Zoroastriani, il principale del mondo per i seguaci di questa religione arcaica, la prima monoteista della storia, che ha tre dogmi: “Pensare bene, parlare bene, agire bene”. Il simbolo sacro degli zoroastriani è un’aquila con la testa di uomo, il Faravahar, che appare un pò ovunque e che è stata raffigurata persino dagli artisti di Dario il Grande a Persepoli, nel 518 a.C.

Se poi uno vuole vedere un tempio del Fuoco antico, basta fare qualche chilometro per andare a Chak Chak, villaggio che prende il nome dal suono dell’acqua quando gocciola; lì infatti un antico tempio del fuoco zoroastriano spunta all’improvviso accanto ad una sorgente d’acqua.

Tornando a Yazd, nella monumentale piazza Amir Chakhmaq,  alla sera l’atmosfera che si respira è quella di un’eterna festa, gente sorridente e archi islamici da mille e una notte; è come se fosse un gioco di parole, ma Pasolini ci girò scene di un film più o meno con lo stesso titolo (“Il fiore della Mille e una notte”), tanto per ribadire il solito primato degli italiani, quando si tratta di scoprire e apprezzare la bellezza.

Primato che si conferma con le miscele e le macchinette nei bar, in quei tanti allestiti sui tetti del quartiere antico che si affacciano sul centro e mostrano la vista della moschea del venerdì di Yazd, quella con i minareti più alti di tutto l’Iran; qui il mondo sembra davvero tutto con rose senza spine, o come si dice da queste parti: “con fiori senza spalle”.

Analisi politica sui muri, che al tempo dei social funziona – forse – più dei fiumi di inchiostro. Dal governo guidato da Matteo Renzi in poi i blitz di TvBoy segnano le fasi salienti dei "giochi" che avvengono a palazzo Chigi, descrivendole in modo irridente ma non superficiale.

L'ultimo colpo dello street artist oggi a Milano, dove in corso di Porta Ticinese è apparso un murales raffigurante i due "consoli" del governo gialloverde. Affiancati ma di spalle, entrambi hanno una camicia bianca e una fascia con il simbolo del proprio partito legata al braccio. Dietro di loro un cuore ferito, medicato con dei cerotti. I due politici hanno la faccia seria e tengono in mano un cellulare da cui esce il simbolo di Facebook per il “like”, ovvero la mano con il pollice alzato. Salvini ha una cravatta verde, Di Maio una gialla.

L'opera si intitola “Guerra dei Socials”, e non è altro che la seconda puntata del celebre bacio “Amor Populi”. La storia d'amore però – secondo l'artista – non ha lieto fine. E la frattura si sta consumando proprio in questi giorni: "I due si danno le spalle e si fanno la guerra a suon di like e dirette Facebook. E a sancire la fine dell’idillio sullo sfondo c’è un cuore fatto a pezzi, tenuto insieme da dei cerotti" racconta. "Dopo due anni il loro amore è invecchiato. La loro guerra social riflette un nuovo modo di fare politica in Italia, alla ricerca del continuo consenso della massa, ma senza un vero dialogo per decidere sulle questioni". 

Ma cos'è la street art? "Per me la strada è un museo all'area aperta dove l'artista regala i propri lavori – racconta -. L'arte è un modo per riflettere su quello che sta succedendo". In effetti, dietro piccoli simboli usato dall'artista, si nasconde un'idea precisa sulla situazione politica del momento: Salvini ha i piedi ben piantati a terra "perché sta conducendo il gioco", mentre il capo politico dei 5 stelle "rimane in punta di piedi". TvBoy ha specificato che questa sarà l'opera conclusiva del capitolo sui due leader.  

Non lontano da questo murales, sempre a Milano, ne è apparso un altro che raffigura Chiara Ferragni, l’influencer sposata con Fedez, seduta su un trono con tanto di corona e con il figlio Leone in braccio.  

La star di Instagram è raffigurata nell'iconografia tipica della Madonna, ma è vestita Gucci. In mano una bottiglia d'acqua…ma acqua santa! Non quella di Lourders, ma quella in cui è ben visibile il simbolo del suo brand, l'occhio. Il riferimento è alla pubblicità dell'acqua Evian, cui la Ferragni ha prestato il volto. Le polemiche per il fatto che una bottiglia arrivasse a costare 8 euro hanno tenuto banco per oltre una settimana. 

Sport e politica internazionale: TvBoy si spinge addirittura a parlare di "Guerra Fredda", quando raffigura l'allenatore dell'Inter Luciano Spalletti, e quello del Milan, Gennaro Gattuso vestiti con impermeabili delle loro squadre e acconciati con strani copricapi:il primo ha a che fare con la Cina, il secondo, a stelle e strisce, rappresenta gli Stati Uniti.

Per finire lo sportivo del momento, CR7, cioè Cristiano Ronaldo nella posa di un Bronzo di Riace. Ma mentre le due opere d'arte classica esposte al Museo nazionale di Reggio Calabria, si mostrano in tutta la loro bellezza e nudità, il bronzo di TvBoy è coperto con un paio di sleep molto particolari e colorati. La fantasia rainbow, a strisce verticali dei colori dell'arcobaleno, simbolo del movimento Lbgt, potrebbe essere un poco esplicito riferimento ad alcuni gossip sul campione portoghese, che ora milita nella Juventurs.

Ecco l’elenco dei vincitori dell’Award Platinum, il massimo riconoscimento assegnato dal WineHunter Helmut Kocher attraverso la guida The WineHunter Award. Queste le eccellenze premiate nelle categorie WineWine Ante 2010Culinaria e Aquavitae:

VINO
 
Alto Adige – Südtirol
Castelfeder
2015 Pinot Nero Burgum Novum Alto Adige – Südtirol Riserva DOC
Kellerei Tramin
2015 Terminum Gewürztraminer Vendemmia Tardiva Alto Adige – Südtirol DOC
 
Campania
Marisa Cuomo
2016 Furore Fiorduva Costa D’Amalfi Bianco DOC
 
Friuli Venezia Giulia
Renato Keber
2013 Friulano Zegla Collio Riserva DOC
 
Lombardia
Bellavista
2011 Vittorio Moretti Franciacorta DOCG
 
Molise
Di Majo Norante
2014 Don Luigi Molise Rosso DOC
Piemonte
Poderi Luigi Einaudi
2013 Luigi Einaudi Langhe Rosso DOC
Rocche dei Manzoni
2013 Bricco San Pietro Vigna D’La Roul Barolo DOCG
Renato Ratti
2014 Marcenasco Barolo DOCG
Domenico Clerico
2014 Ciabot Mentin Barolo DOCG
Pelissero
2015 Vanotu Barbaresco DOCG
 
Sardegna
Argiolas
2014 Turriga Sardegna Rosso IGT
 
Sicilia
Donnafugata
2016 Ben Ryé Pantelleria DOC
 
Toscana
Tenuta di Artimino
2011 Occhio Di Pernice Carmignano Vin Santo DOC
Castiglion Del Bosco
2012 Millecento Brunello di Montalcino Riserva DOCG
Monteverro
2014 Monteverro Toscana Rosso IGT
Avignonesi
2015 Desiderio Toscana IGT
Fontodi
Flaccianello Della Pieve Colli Toscana Centrale IGT
Le Macchiole
2015 Palco Rosso Toscana IGT
Ricasoli
2015 Casalferro Toscana Rosso IGT
 – Ornellaia

2015 Ornellaia Bolgheri Rosso Superiore DOC
Castello di Fonterutoli
2016 Siepi Toscana IGT
 
Trentino
San Leonardo
2013 San Leonardo Vigneti Delle Dolomiti IGT
 
Veneto
Masi Agricola
2012 Riserva Di Costasera Amarone Della Valpolicella DOCG
Carlo Ferragù
2013 Amarone Valpolicella DOCG
 
 
 
VINO ANTE 2010
 
Alto Adige – Südtirol
Kellerei Terlan
2005 Rarità Pinot Bianco Alto Adige – Südtirol DOC
 
Lombardia 
Ca’ Del Bosco
2009 Dosage Zéro Noir Franciacorta DOCG
 
Piemonte
Parusso Armando
2009 Bussia Barolo Riserva DOCG
 
Toscana
Capezzana
2008 Villa Di Capezzana Carmignano DOCG
 
Trentino
Letrari

2008 976 Riserva Del Fondatore Trento DOC
Maso Martis
2008 Madame Martis Brut Riserva Trento DOC
Abate Nero
2008 Cuvée Dell’Abate Brut Riserva Trento DOC
 
Veneto
De Buris
2008 De Buris Amarone Della Valpolicella Classico Riserva DOCG
 
Zymé
2009 Harlequin Veneto Rosso IGP
 
 
CULINARIA:
Carni e Salumi

Toscana
– La Bottega di Adò
Lardo di Colonnata IGP
 
Dolci e Cioccolato
Trentino
– Black Sheep Pasticceria di Alta Qualità Bio, Raw e Vegan
Green Raw Energy
 
Funghi e Tartufi
Abruzzo
– Elite Tartufi
Miele Biologico di Acacia al Tartufo Bianco Pregiato Scagliato
Olio, Aceto e Condimenti
 

Emilia Romagna
– Acetaia BG Villa Bisini Gambetti
Aceto Balsamico di Modena IGP Invecchiato “Oro”
Acetaia Giusti

Aceto Balsamico di Modena IGP 4 Medaglie d’Oro IV Centenario
 
Campania
– Oleificio F.lli Punzo
Olio E.V.O. VesuvianonPasta, Riso e Cereali
 

Marche
– Regina dei Sibillini
Spaghetti Senatore Cappelli
 
Prodotti Ittici
Marche
– Euromar di Silvano Carso Pietro
Selezione Filetti di Acciughe
 
Emilia Romagna
– Upstream italiana
Salmone affumicato
 
Prodotti Lattiero Caseari
Campania
– Caseificio Ponte Molinello
Mozzarella di Bufala
 
 
AQUAVITAE
 
Alto Adige – Südtirol
– Roner Distillerie
Grappa Weissburgunder Invecchiata
 
Friuli Venezia Giulia
– Nonino Distillatori in Friuli dal 1897
Grappa Nonino 41° in Barriques 12 mesi
 
Lazio

Leardini Liquori Artigianali
Ariminum
 
Piemonte
– Distilleria Sibona
Grappa XO
 
Trentino
– Distilleria Marzadro
Espressioni Solera

Parallelamente al Merano WineFestival per il quinto anno viene presentato Appius 2014, il vino da sogno, il fiore all’occhiello, di Hans Terzer, winemaker della Cantina Produttori di San Michele Appiano. Un uomo che ha dedicato e dedica la sua vita alla produzione del vino. La Cuvée (il vino prodotto dai vitigni di uno stesso terreno o fermentato nello stesso tino) esprime i vertici qualitativi dell’annata, conferiti alla Cantina San Michele-Appiano e personalmente selezionate dal winemarker sulla base di una formula ottenuta negli anni di continue sperimentazioni vocate al raggiungimento della massima qualità.  

Appius 2014 rispecchia a suo modo il profilo climatico di quell’annata, considerata dai più come un’annata difficile a causa dei prolungati periodi di pioggia. Ma Hans Terzer, non si è arreso e ha fatto di necessità virtù, producendo un Appius 2014 brillante e vivo, dalle fondamenta comunque solide e stabili. Ancora una volta sono le uve bianche le protagoniste dell’esclusiva Cuvèe, con la netta predominanza dello Chardonnay (65%) a cui si aggiungono Pinot Grigio (15%), Pinot Bianco (8%) e Sauvignon Blanc (12%).

Colore giallo paglierino con brillanti riflessi verdognoli per Appius 2014, il cui esordio al palato restituisce subito sensazioni di freschezza, finezza ed eleganza, con una carica morbida del frutto combinato di acidità e mineralità. Al naso l’impatto sensoriale è ricco: dapprima colpiscono profumi di fienagione, miele d’acacia e di frutta a polpa bianca come la pera Williams; in un secondo momento si fanno intensi i profumi di frutta tropicale, che si arricchiscono in un rinnovato assaggio di menta e ortica, fino a sensazioni vanigliate. Alla fermentazione alcolica e malolattica e l’affinamento per un anno in barrique/tonneaux, segue l’assemblaggio e un ulteriore affinamento di tre anni sui lieviti in tini d’acciaio inox prima dell’imbottigliamento.

Appius, il cui nome è radicen storica e romana del nome appiano, nasce quattro anni fa con l’annata 2010, poi 2011, 2012 e 2013. Il design della bottiglia e la sua etichetta sono reinterpretati ad ogni edizione. Lo scopo è di concepire una “wine collection” in grado di entusiasmare gli appassionati di vino di tutto il mondo. Quest’anno la raffigurazione creativa di APPIUS, ideata e realizzata da Life Circus di Bolzano, raffigura la propagazione degli ipertoni, i suoni più nobili che uno strumento può produrre, la cui somma dà luogo ad un’armonia.

 Ogni edizione di Appius è limitata; quest’anno le bottiglie disponibili sono 6.500, alcune anche in grande formato.

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