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"La diffusione di smartphone e social media ha provocato un terremoto di magnitudine alta come non era mai stata registrata prima. Ci sono forti evidenze che i telefoni che abbiamo messo nelle mani dei ragazzi stiano avendo effetti assai profondi nelle loro vite, rendendoli seriamente più infelici". Lo spiazzante, terribile ritratto degli adolescenti americani e del rapporto con i loro telefoni cellulari, è di Jean M. Twenge, psicologa ed esperta di generazioni a confronto. L'autorevole rivista Atlantic ospita un'anticipazione di "iGen", il suo atteso saggio, in libreria dal prossimo 22 agosto. Un libro dedicato appunto ad una generazione di ragazzini incapaci di concepire la propria esistenza che non contempli l'utilizzo costante di iPhone e similari. Una generazione impossibilitata a sentirsi viva se priva di quella che considerano l'unica connessione possibile, ovvero quella alla rete internet.

Definizione della generazione iGen

La professoressa, che insegna psicologia all'università di San Diego, studia da 25 anni le differenze e le interazioni tra generazioni. Negli ultimi anni si è occupata in particolare di temi legati al rapporto degli giovani con tecnologia e social media. Il sottotitolo del libro è un manifesto assai preoccupante: "Perchè i ragazzi di oggi super-connessi crescono meno ribelli, più tolleranti, meno felici e completamente impreparati alla vita adulta. E cosa significa per tutti noi". Nella categoria iGen, termine coniato da Twenge, appartengono i ragazzi nati tra il 1995 e il 2012, adolescenti in cui carattere, abitudini e sentimenti sono profondamente influenzati e modellati dall'uso di smartphone e social media. Si tratta di persone, insomma, che neppure ricordano l'era pre-internet. Sicuramente più connessi dei Millennial, che pur essendo tecnologici e social, non raggiungono il grado di dipendenza dei fratellini.

Leggi anche: Così smartphone e tablet entrano a scuola dalla porta principale

Una diversa concezione del tempo

Per la ricercatrice la differenza più evidente non è solo legata alla loro concezione mondo, come invece accadeva nel confronto tra le generazioni del passato; piuttosto essi differiscono nel modo in cui trascorrono il tempo. La data fatidica, per Twenge, è da considerarsi il 2012. è in quell'anno che la professoressa nota come i grafici in cui raccoglie, analizza e compara i comportamenti sociali, cominciano a mostrare interessanti cambiamenti. Ebbene in quell'anno gli Stati Uniti raggiungono un interessante traguardo: la percentuale dei possessori di smartphone supera il 50% della popolazione. Oggi la diffusione è ancora più pervasiva, perchè secondo un recente sondaggio, nel 2017 tre adolescenti americani su quattro hanno un iPhone. Eppure la loro vita non è migliorata rispetto a quella dei fratelli più grandi. Secondo la ricercatrice la generazione iGen è più fragile psicologicamente e soprattutto ha perso gli aneliti che caratterizzavano i ragazzi che l'hanno preceduta. Innanzitutto il desiderio di indipendenza e di libertà. Gli adolescenti contemporanei escono senza i genitori molto meno di quanto facessero i loro coetanei della generazione precedente.

La cameretta diventa un universo

Un esempio: i ragazzi all'ultimo anno del liceo del 2015 uscivano meno di quanto facessero i ragazzi in terza media nel 2009. Gli iGen hanno eletto la loro cameretta a luogo prediletto per la maggior parte delle ore della giornata. è qui che "vivono" chattando con gli amici, scambiandosi foto, controllando ossessivamente i loro profili social. Escono anche meno per appuntamenti più o meno romantici. Se nel 2015 è andato ad un appuntamento il 56% dei ragazzi agli ultimi anni delle superiori, i coetanei negli anni dei Baby Boomers e della Generazione X arrivavano all'85%. E ciò ha inciso profondamente anche nell'attività sessuale, decisamente in calo (-40% dal 1991).

I teenager americani, poi, sembrano aver perso tutto l'entusiasmo per la patente e la prima macchina, sognati negli anni passati come incontrovertibile segno di indipendenza da mamma e papà. Oggi i ragazzi iniziano a guidare sempre più tardi, perchè possono contare su genitori disponibili a scarrozzarli a piacimento. Inutile dire che è calato anche il numero dei ragazzi che scelgono di lavorare part-time per mettere da parte un pò di denaro. Le ricerche di Twenge descrivono una generazione che sta protraendo i limiti dell'adolescenza: i diciottenni di oggi si comportano come i quindicenni di ieri; i quindicenni di oggi, invece, ne dimostrano tredici.

Dito puntato contro Facebook

L'immobilità al chiuso delle loro stanza, però, non determina alcun incremento nello studio: i ragazzi di oggi non sono più diligenti, anzi hanno risultati più modesti. Come pure il trascorrere tante ore in casa non equivale ad un dialogo maggiore con i genitori, piuttosto è vero il contrario. "Interagisco con persone al telefono, più di quanto faccia con persone reali, in carne ed ossa" dice una ragazzina intervistata dalla ricercatrice. Ed è così per quasi tutti, visto che dal 2000 al 2015 il numero dei ragazzi che uscivano regolarmente con gli amici, è calato più del 40%. Quel che impressiona è però il portato complessivo di questo atteggiamento. I ragazzi iGen non sono più felici dei loro fratelli maggiori, anzi sono decisamente più tristi. Il sondaggio Monitoring the Future del National Institute on Drug Abuse ha stabilito che tra i ragazzi alla fine del liceo quelli che trascorrono più ore con un telefono o un computer sono più infelici di quelli che invece ne spendono di meno. Per la professoressa non ci sono dubbi: le attività davanti allo schermo sono collegate alla tristezza, quelle lontane da uno screen lo sono alla felicità. I giovani in terza media che trascorrono 10 o più ore settimanali sui social media sono più infelici al 56%. Dito puntato, ovviamente, contro Facebook, secondo diversi altri studi presi in considerazione.

Più connessione uguale più solitudine?

Se la promessa, dice Twenge, è quella di connettere più amici e farsene sempre di nuovi, i social media come Facebook stanno rendendo la generazione iGen sempre più sola. E depressa, visto che secondo uno studio i ragazzi alle medie che fanno un uso massiccio di social media aumentano del 27% il rischio di depressione. Cifre spaventose anche quelle legate ai suicidi: chi trascorre più di 3 ore al giorno su un dispositivo come un telefonino è esposto al rischio 35% di più. Le più vulnerabili sono le ragazze utenti di social media. Rispetto al 2010, nel 2015 il 48% in più delle ragazze ha dichiarato di sentirsi spesso esclusa. La percentuale per i maschi è invece aumentata del 27%. Ma i danni dei telefoni non si fermano qui.

L'abitudine a dormire con il proprio smartphone sotto il cuscino o accanto al letto, controllando durante la notte aggiornamenti e post, ha ripercussioni molto negative sulla qualità e le ore di sonno, con conseguenze anche gravi che si ripercuotono sulla lucidità, sul rendimento a scuola, sull'aumento di peso, sulla pressione sanguigna. Ed indirettamente anche sul rischio di depressione. Nei prossimi dieci anni, dice sarcastica la psicologa, potremmo vedere adulti che sanno usare la giusta emoji per ogni situazione, ma non la giusta espressione facciale. L'allarme della professoressa è rivolto ai genitori. Il quadro è disastroso e non usa mezzi termini: la relazione tra depressione e smartphone è talmente evidente che i genitori dovrebbero imporre ai figli di mollare i propri telefoni. D'altra parte, ricorda, anche Steve Jobs obbligava i suoi figli a un uso limitato dell'iPhone che lui stesso aveva creato. La posta in gioco è troppo alta. Non si tratta solo del modo in cui i ragazzi affrontano un momento difficile come l'adolescenza, ma anche le conseguenze che essa avrà nella loro vita adulta. 

I voli intercontinentali possono essere di una noia mortale. Certo abbiamo a disposizione sistemi di intrattenimento di bordo che in alcune compagnie possono essere davvero molto sofisticati, per non parlare di ore e ore di film e serie tv scaricati su tablet e pc o dei buoni, vecchi libri di carta e inchiostro che non temono di scaricarsi. Ma c'è qualcuno che in aereo deve stare seduto quanto noi, ha una serie di complicate macchine che ormai fanno il grosso del lavoro e ha molte meno possibilità di svago. Chi è? Ma il pilota, no? L'Independent ha fatto una lista di cose che forse) non sapete della difficile vita del comandante (e del suo vice) quando staccano l'ombra da terra

Leggere

Durante un certo periodo di inattività sul volo, i piloti sono autorizzati a recuperare alcune letture ma solo se è un giornale. Perché? Gli articoli brevi hanno meno possibilità di distrarre rispetto a libri o romanzi. Ma secondo il Sun, alcuni piloti preferiscono leggere le procedure di volo, il manuale degli aeromobili o qualsiasi altra informazione relativa al loro lavoro.

Mangiare

Se la maggior parte del cibo sugli aerei non è molto appetitoso, consolatevi: quello dei piloti non è migliore. Se uno dei due sceglie un pasto, l'altro deve necessariamente consumare l'altro, anche se non gli piace, nel caso in cui venisse fuori che una delle pietanze scatena reazioni incontrollabili. questo per assicurare che almeno un pilota sia perfettamente sano per il resto del viaggio e possa far atterrare l'aereo in sicurezza.

Conversazioni

Niente chiacchiere vacue durante le fasi cruciali del volo: i piloti devono astenersi da qualsiasi conversazione non essenziale. La regola si applica solo prima che si arrivi a 10.000 piedi di quota e da quando si procede verso l'atterraggio da quando fu stabilito che un incidente aereo del 1974 era stato causato da conversazioni "non pertinenti".

Dispositivi personali spenti anche per loro

Su #pilotsofinstagram ci sono tonnellate di immagini stupefacenti scattate dalla cabina di pilotaggio, ma è vietato. L'Amministrazione federale dell'aviazione in America ha stabilito nel febbraio 2014 che qualsiasi dispositivo di comunicazione wireless dovrebbe essere bandito dalla cabina e può essere utilizzato solo in circostanze eccezionali. Regola valida anche per tablet, e-readers, consolle e lettori mp3.

Dormire

I piloti sono autorizzati chiudere n po' gli occhi per rendere i voli più sicuri. Negli Usa, ad esempio, è obbligatorio per i piloti lavorare non più di otto ore prima di riposare. Sui voli a lunga percorrenza c'è un equipaggio extra a bordo per prendere i comandi quando è il momento per uno dei loro colleghi di fare un sonnellino che però, per l'appunto, non può essere altro che un riposino: non è permesso di cadere in un sonno profondo perché questo potrebbe facilmente influire sulla capacità di reazione al risveglio.

Fermi tutti, Ikea ha deciso di mandare in pensione viti e brugole, dadi ad avvitamento che negli ultimi 15 anni hanno fatto la fortuna dell'azienda di mobili svedese, ma anche di decine di milioni di famiglie in tutto il mondo. Quei minuscoli utensili (sempre da Ikea forniti dentro ogni confezione) che servivano a montare in un baleno letti e armadi, librerie e tavoli (e che facevano sentire anche i padri più imbranati dei grandi architetti di interni) non serviranno più. Nel prossimo futuro si passerà ai pannelli a incastro.

Leggi anche da Linkiesta: Il triste destino della brugola Ikea

Servono idee ancora più semplici e flessibili

"Le persone hanno esistenze sempre più flessibili e traslocano spesso: c’è bisogno di un sistema ancora più semplice per montare e smontare i mobili", spiega Stefano Brown, responsabile della sostenibilità per i negozi italiani a Elena Tebano del Corriere della Sera. "I primi prodotti con le nuove giunture sono già in vendita. Siamo abituati all’impatto che l’innovazione prodotta dalla Silicon Valley ha sulle nostre vite: cambiamenti che hanno una velocità spesso impensabile per la politica. Ikea è una delle poche aziende "tradizionali" che, fuori dal regno del digitale, può avere un simile effetto. Per la sua grandezza e perché vende prodotti che toccano il vivere quotidiano di molte persone nel mondo".

Via viti, bulloni e brugole, allora. Una vera rivoluzione. Che comincerà nel 2018. E non si fermerà a questo. Leggiamo ancora dal Corriere: "Dalla primavera del 2018 nei nostri negozi italiani venderemo pannelli solari — annuncia Brown — Ci stiamo impegnando per rendere il prezzo più competitivo possibile e forniremo il pacchetto completo, con progettazione e installazione. Succede già in Gran Bretagna, Polonia, Olanda e Svizzera". È un progetto ambizioso e bisognerà vedere se l’azienda sarà capace di realizzarlo. Ma se riuscirà a ottenere anche una minima parte di quanto ha ottenuto con le lampade a Led, l’energia di gran parte delle nostre case potrebbe diventare più verde (leggi qui tutto il servizio).

Novità anche sulla domotica

Non solo. Novità anche sul fronte della domotica. Informa il mensile Wired: "Le lampadine smart e a basso costo di Ikea, le impronunciabili Trådfri, stanno per diventare ancora più intelligenti. La catena svedese aveva anticipato tempo fa che avrebbe reso i propri gadget compatibili con alcuni sistemi di domotica tra i più diffusi, e la promessa è stata mantenuta in queste ore: sul sito statunitense dell’azienda la descrizione del prodotto è stata aggiornata e include riferimenti al supporto per gli assistenti digitali Amazon Alexa, Google Assistant e Apple Siri: sia chi acquisterà un nuovo set che chi ha già a casa un kit di lampadine potrà semplicemente aggiornarlo tramite un veloce download software. Con l’aggiornamento il sistema di illuminazione di tutta la casa potrà quindi essere controllato dallo smartphone o dagli smart speaker delle tre aziende".

 

Guè Pequeno ha pubblicato per sbaglio una Instagram Stories mentre si masturbava. Lo ha condiviso con 906mila follower che hanno visualizzato la sua ‘story’  prima che il rapper la cancellasse. Le foto (e il video) hanno fatto il giro dei social. Molta ironia, qualche sostegno, e una risposta ironica da parte dello stesso cantante che su Facebook.

Ma ironia a parte, che ci sta anche se il fatto in sé non è poi chissà quanto grave, una questione che molti sollevano è: ma perché una star come Pequeno, che pure è noto per il discreto stuolo di grupie al suo seguito, si ‘riduce’ (credit Selvaggia Lucarelli) a masturbarsi davanti al telefonino? 

Finito il tempo dei backstage? 

Generalmente le popstar hanno sempre avuto discreta facilità nel procacciarsi nuovi incontri. E tutt’ora, c’è da scommetterci, è così. Ma prima le groupie per incontrare i loro beniamini erano costrette ad andare ai concerti, aspettarli magari a spettacolo finito, cercare di entrare nel backstage per stabilire un contatto. Fisico già dal principio. Oggi è un po’ cambiato il panorama. E il bacino delle groupie è molto spostato sull’online e sui social, dove attraverso un messaggio diretto, un commento, si può entrare in contatto con l’artista o il vip.

Quello che è successo a Pequeno, ne è la dimostrazione. Ora, non si sa chi sia la donna in questione, ma il messaggio di Pequeno era palesemente diretto ad una ragazza con la quale stava intrattenendosi in effusioni notevoli. “Credo che una delle cose che spesso si sottovaluti è l’ampiezza del bacino delle groupie” ha commentato Matteo Flora, esperto di reputazione online e amministratore delegato di The Fool. “Adesso sono sempre a un passo virtuale degli idoli, vicine a loro in qualsiasi momento. Possono interloquire direttamente, e anche quindi scambiarsi attenzioni digitali”.  

Il comportamento naive di Pequeno

Internet ha reso il sesso un po’ più virtuale, e ci sono migliaia di studi che lo raccontano da anni. I social hanno virtualizzato le relazioni, e anche qui gli studi si sprecano. Ma che questo possa succedere anche chi per lavoro sta su un palco e del contatto diretto con le persone ne ha fatto un lavoro lascia un po’ perplessi. E sembra un po’ la fine di un mito.

Rimane un punto. Il fatto cioè che Pequeno non abbia preso alcuna contromisura sufficiente per evitare errori come questo. “E’ estremamente naive aver mandato un messaggio di quel tipo a quel contatto”, continua Flora: “Che avrebbe avuto comunque ha un’arma a tutti gli effetti in grado di comprometterne la reputazione”: Guè insomma è stato davvero troppo ingenuo a non dividere la sua vita privata da quella pubblica. 

Per sfuggire al caldo, soprattutto quando la temperatura si avvicina ai 40 gradi centigradi, le donne possono contare su micro vestitini e gonne corte, ma per gli uomini non ci sono tante alternative, tranne quella di accorciare i pantaloni. Ecco perché da giorni la maggioranza dei maschietti, soprattutto in vacanza, ha lasciato a casa i pantaloni lunghi preferendo i bermuda. Ma non tutti li vedono di buon occhio.

I bermuda: manuale d'uso

La lunghezza dei bermuda varia dalla rotula a dieci centimetri sopra di essa, sottolinea Style. Quelli classici hanno le pince e non hanno risvolto. 

Quando si possono usare

  • d'estate al mare o in campagna con mocassini leggeri o sneakers
  • a parte i boxer-costume da bagno, i calzoni più corti che un uomo possa indossare dai 50 anni in su

Cosa è 'vietato'

  • mai con le calze
  • mai con le gambe storte
  • mai in città, neppure con 40 gradi all’ombra

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No ai bermuda, anche se costano 250 euro 

Eclatante il caso del sindaco di Viareggio che è stato cacciato da un ristorante perché indossava i bermuda. Si legge sul Corriere che martedì 8 agosto al ristorante del Club velico Versilia, terrazza panoramica e vista sulla darsena, un locale sobrio ed elegante, nel quale si può pranzare cenare anche con 25-30 euro il cameriere è arrivato quando già il sindaco e i suoi amici, accolti pochi minuti prima con saluti e reverenze, si erano seduti e sognavano di assaporare gli gnocchetti alla trabaccolara, i calamari al guazzetto e il baccalà alla livornese dello chef Claudio Palmerini.

“Signor sindaco, mi perdoni, ma deve uscire dal locale", ha sussurrato avvilito il cameriere. Giorgio del Ghingaro, primo cittadino di Viareggio, pensava al solito scherzo di Carnevale fuori stagione. “Era tutto vero. Non mi era mai successo prima, è stato davvero umiliante. Dovevo proprio andarmene, perché indossavo invece che pantaloni lunghi bermuda non consoni al decoro del ristorante — racconta —. Poco importa se ero vestito con abiti firmati per quasi mille euro complessivi.

Anzi: duemila con l’orologio che fa parte dell’abbigliamento. Dunque affatto da straccione. E poi non era una cena istituzionale. Mi hanno buttato fuori per un paio di pantaloncini al ginocchio pagati 250 euro”. Il sindaco ha raccontato l’episodio con un post su Facebook, al quale ha allegato la fotografia di come era vestito.

A spingere il cameriere, dopo aver telefonato al gestore del locale, un paio di consiglieri che, dopo aver visto scandalizzati le gambette nude del sindaco, hanno chiesto il rispetto del regolamento. Che, con tanto di cartelli esposti, obbliga gli ospiti che accedono al ristorante del secondo piano ad indossare i pantaloni lunghi. “Io i cartelli non li ho visti — ribatte del Ghingaro — e comunque in quel locale ci ero già stato altre volte di sera e avevo visto altre persone con i bermuda”.

Il precedente politico

Proprio il giorno prima Del Ghingaro – racconta Repubblica – aveva annunciato un giro di vite per garantire il decoro in città, a Viareggio, intensificando i controlli della polizia municipale contro bivacchi e in generale sull'uso delle aree pubbliche ma pure ricordando che il regolamento vieta di girare in strada in costume o a torso nudo e che in bicicletta nell'area pedonale della passeggiata non si può andare. "Saranno allontanati e sanzionati tutti coloro che usufruiscono senza riguardo alcuno delle strade, dei giardini e delle piazze della nostra città – aveva spiegato Maurizio Manzo, assessore alla libertà urbana -: quindi basta bivacchi o sonnellini all'ombra delle piante, ma anche bagni più o meno integrali nelle fontane, che lo ricordo non sono docce gratuite ma monumenti pubblici. Non solo – aveva continuato l'assessore -: ricordo che è vietato anche circolare o sostare nelle vie in tenuta balneare o a torso nudo. Le sanzioni ci sono e verranno applicate”. La sanzione prevista per i bivacchi o per chi circola in costume da bagno è di 80 euro.

Breve storia dei bermuda

I bermuda, i pantaloncini corti che arrivano più o meno alle ginocchia,  si chiamano così perché particolarmente popolari nell'arcipelago britannico delle Bermuda, dove vengono indossati non soltanto come capo casual, ma anche in occasioni più formali, spesso abbinati anche a giacca e cravatta.

Nascono per fornire una soluzione al divieto imposto da una legge locale alle donne di mostrare le gambe completamente nude. Poco dopo entrano anche nel vestiario maschile. L'esercito britannico li adottò per gli stanziamenti in zone tropicali e nel deserto, ed attualmente essi sono ancora parte della divisa della Royal Navy.

Quest'estate i leader europei si concederanno poco riposo: tra emergenza migranti, attacchi terroristici e crisi di popolarità, in molti hanno ritenuto non fosse il caso di staccare la spina troppo a lungo con vacanze esotiche e durature. E non importa se sarà l'agosto più caldo della storia recente: Paolo Gentiloni ha in agenda una serie di impegni istituzionali, Emmanuel Macron ha deciso di non allontanarsi troppo da Parigi, e persino il Papa, al contrario dei suoi predecessori, ha deciso di non lasciare la Città eterna per la frescura di Castel Gandolfo. Tutti ad eccezione di una: Angela Merkel che non rinuncia a qualche settimana sulle Alpi italiane. Ecco come trascorreranno le ferie alcuni dei principali leader europei, secondo il New York Times.

Paolo Gentiloni

Non sarà un'estate all'insegna del relax quello del presidente del Consiglio italiano che, nonostante il caldo africano che da settimane infiamma l'intera penisola, tiene impegnato il suo governo anche ad agosto in una serie di riunioni. Alcune delle quali sono avvenute proprio questa settimana, in occasione della visita dell'inviato speciale dell'Onu per la Libia, Ghassan Salamé, interlocutore di primo piano nella gestione della crisi dei migranti. Il prossimo appuntamento è fissato invece per lunedì, alla vigilia di Ferragosto. In questi giorni sono sui giornali le sue foto a Nettuno in compagnia della moglie.

Silvio Berlusconi

E nemmeno Silvio Berlusconi è più l'anima delle feste della Sardegna come ai tempi del suo mandato, osserva il  New York Times. "Oggi i giornali di gossip devono accontentarsi dell'ex moglie di Berlusconi e di quelle dell'ex ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna".

Emmanuel Macron 

A poco meno di tre mesi dalla sua elezione, il presidente francese si ritrova a fare i conti con un indice di gradimento che cala a picco. Con tutta probabilità, Macron avrà ritenuto che non fosse il momento giusto per concedersi una pausa. Così il presidente prenderà solo "qualche giorno di pausa" dopo una riunione in agenda mercoledì prossimo. Resterà in Francia – il suo staff non ha voluto precisare dove e quando –  e così ha raccomandato a tutto il suo governo, per "rientrare a Parigi in poco tempo in caso di necessità".  Un'estate quella del giovane leader, apprezzata dal quotidiano Le Parisien, che ha osservato come Macron stia "applicando su stesso quello stile di vita poco sfarzoso che richiede al popolo francese". 

Theresa May  

Il primo ministro britannico Theresa May è forse la meno rigorosa tra i politici europei, almeno in fatto di vacanze. May ha scelto di prendersi una pausa dalla Brexit con tre settimane sulle Alpi svizzere e italiane, a dispetto dei risultati delle urne dello scorso giugno, da cui nin è emerso l'appoggio che si aspettava. E chissà se i britannici le 'perdoneranno' queste lunghe ferie

Jean-Claude Juncker 

Il presidente della Commissione europea a fine luglio ha raccomandato a tutti i funzionari e politici coinvolti nella Brexit di "essere disponibili ogni giorno nelle prossime settimane, per tutto il mese di agosto". Quanto a lui stesso, Juncker ha spiegato a Politico di aver prenotato una vacanza in Austria, in compagnia dei suoi libri: una lunga lista che include un thriller "che parla di Bush, Trump e Clinton". 

Angela Merkel 

Chi non ha problemi a staccare la spina, con il benestare del suo popolo, è la cancelliera tedesca. La Merkel sta ricaricando le batterie con una vacanza di tre settimane sulle Alpi italiane, dove i giornali l'hanno fotografata con scarponcini da trekking ai piedi. Ma tranquilli, può farlo: secondo Nicola Fuchs-Schündeln, professore alla Goethe University di Francoforte, "è del tutto accettato" che la cancelliera si conceda una lunga vacanza. 

Papa Francesco 

Tra tutti, il più stakanovista è Bergoglio che, al contrario dei suoi predecessori, ha rinunciato sin dalla sua prima estate romana al buen retiro di Castel Gandolfo, preferendo l'aria condizionata di Santa Marta. Sotto la lente anche le ferie dei cardinali residenti a Roma, che a giugno si sono visti arrivare dal pontefice la richiesta di un dettagliato piano ferie, con tanto di recapiti, date e indirizzi 

Il settore del biologico continua a crescere in Italia. Lo afferma il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina sulle pagine del Corriere della Sera. Nel 2016, si legge, c’è stato un incremento del 20% delle superfici coltivate e degli operatori. In base ad un’analisi del Sinab (Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica) per il ministero delle Politiche Agricole, le superfici coltivate con metodo biologico hanno raggiunto nell’ultimo anno 1,8 milioni di ettari rispetto agli 1,5 del 2015. In termini assoluti, negli ultimi 12 mesi, sono stati convertiti al biologico oltre 300mila ettari. Crescono anche gli operatori che salgono a 72.154 (+20,3%). Tra le colture con maggior incremento ci sono:

  • Ortaggi (+48,9%)
  • Cereali (+32,6%)
  • Vite (+23,8%)
  • Olivo (+23,7%)

Gli alti costi del biologico

Le colture biologiche sono importanti per la salute e per il Pianeta e se i prezzi dei prodotti  non fossero così alti molte più persone li comprerebbero. Uno studio di Consumer Report  ha mostrato come un carrello della spesa con prodotti biologici costi più del doppio rispetto a uno con prodotti tradizionali. Ma attraverso dei piccoli accorgimenti – suggeriti da un articolo del Washington Post – è possibile comprare prodotti biologici risparmiando.

I sei consigli per risparmiare

  1. Capire quali sono le priorità – Il  Consumer Reports’ Food Safety and Sustainability Center sostiene che è importante l’acquisto di prodotti coltivati in maniera naturale e senza l’uso di antiparassitari, ma non è necessario che tutti i prodotti siano biologici. E’ possibile fare una scrematura e privilegiare ad esempio quelli che non hanno la buccia. In una scala di importanza, nella parte medio alta ci sono la carne e i latticini. E’ evitabile, invece, tutto ciò che è confezionato e che quindi  presenta comunque un’alterazione del prodotto.
  2. Evitare di andare sempre in negozi altamente specializzati – A volte in questi punti vendita i prezzi sono un po’ più alti anche per il fatto che comprare cibo biologico va di moda. Per alcuni prodotti vanno bene anche le linee biologiche delle catene dei supermercati, dove i prezzi sono sicuramente più accessibili.
  3. Acquistare online – A volte,  dopo aver fatto un accurato confronto di prezzi, l’acquisto online e direttamente dal produttore potrebbe portare dei vantaggi economici.
  4. Non ricercare per forza la marca – Sul mercato esistono dei marchi biologici molto famosi e per questo con un costo superiore. A volte, confrontando l’etichetta, ci possono essere dei prodotti biologici non di marca che hanno le stesse caratteristiche e sono più economici.
  5. Occhio alle offerte – I volantini promozionali possono essere utili per la spesa, anche dei prodotti biologici. Tenerli sott’occhio potrebbe  aiutare a risparmiare.
  6. Comprare i prodotti di stagione – Se non ci si lascia trasportare dalla voglia del momento, ma si segue il ritmo delle stagioni a giovarne sarà la salute e il portafoglio. I prodotti di stagione, anche quelli biologici, sono meno cari degli altri.
  7. Orto fai date – Anche se spesso in città gli spazi negli appartamenti sono limitati, si può sempre ricavare un piccolo angolo per coltivare alcuni prodotti, come fragole, pomodori e basilico in estate. Esistono anche delle piccole serre d’appartamento che risolverebbero il problema nella stagione più fredda. 
In alcune nazioni, come gli Stati Uniti, un bicchiere di vino a tavola è ancora più una moda che un vero e proprio costume, tanto che il consumo è nettamente inferiore rispetto alla media europea. E dei 15 maggiori consumatori, secondo i dati del Wine Institute raccolti da Forbes, 14 sono Paesi europei e il quindicesimo è l'Uruguay. Ma c'è un dato che sorprende più di tutti ed è che ad aggiudicarsi il primato di maggior consumatore di vino al mondo è la nazione più piccola del pianeta.
 
Esatto: è tra le mura di Città del Vaticano che si registra il consumo più alto di vino e, c'è da scommetterci, non solo per la Messa. In media un residente della Santa Sede consuma 54,26 litri all'anno. Anche se può sembrare sorprendente, ha una spiegazione demografica: i suoi abitanti sono più anziani e tendono a mangiare insieme in grandi gruppi e il consumo di vino per la Comunione è pratica standard per una gran parte di essi. Andorra, un'altra piccola nazione europea, è al secondo posto con 46,26 litri consumati pro capite. E la Francia è quinta, con una modesta media di 42,5 litri l'anno, mentre l'Italia, che pure è il principale produttore di vino al mondo (dati 2016) , addirittura decima. 
 

E' il salume estivo per antonomasia, dopo che gli anni '70 hanno relegato nel baule dei ricordi i panini col salame e la pizza con la mortadella che si parcheggiavano sull'esofago e spingevano mamme ansiose a imporre le tre ore canoniche di moratoria prima di rituffarsi in acqua.

Perfetta per la montagna, da dove viene – quella Dop è solo e unicamente della Valtellina – la bresaola si è fatta strada sulla tavola degli italiani in ogni stagione e località conquistandosi la fama di salume leggero e dietetico. La confidenza però non significa conoscenza. Così ecco dieci cose da sapere sulla bresaola, per gustarla e 'sfruttarla' al meglio.

1 – Santa Bresaola

Per riconoscere la qualità del prodotto biosgna assaggiare la bresaola al naturale, cioè senza condimenti. In questa modalità, spesso completata da riccioli di burro al ginepro e pane di segale, viene definita ‘Santa’.

2 – Cottura: in dirittura

Se utilizzata in qualche ricetta, è bene aggiungere la bresaola solo a fine cottura, proprio in dirittura d’arrivo, per non alterarne sapore e profumo, lasciando il più possibile invariata anche la consistenza. L’aggiunta su una pizza per esempio? Al momento dell’uscita dal forno.

3 – Il limone è un errore

Diciamolo chiaro, e una volta per tutte. Il succo di limone direttamente sulla bresaola tende a ossidarla, provocando un effetto ‘cotto’. Limone sì, quindi, ma in una delicata emulsione con olio e pepe – una citronette insomma, parente stretta della vinaigrette – oppure sulla verdura d’accompagnamento.

4 – Vino: lei rossa, lui bianco (o magari rosé)

Se in genere è vero che il vino deve seguire il colore del cibo, per la Bresaola della Valtellina IGP non è così. L’abbinamento giusto infatti è con vini bianchi, sapidi e con un buon grado di acidità, oppure con spumanti o rosé. È un salume delicato e un vino rosso intenso ne coprirebbe il sapore. Se proprio deve essere rosso, che sia anch’esso delicato.

5 – Spessore della fetta: più snella, più buona

Anche la forma è sapore. La fetta deve essere gustata sottile, con uno spessore di massimo 0,6-0,8 mm. Solo così morbidezza e fragranza della bresaola riveleranno al palato il massimo delle loro potenzialità. Come al solito, però, ci vuole misura, e fette troppo sottili sono di difficile utilizzo in cucina.

6 – Stagionare, ma senza esagerare

Altri salumi, come il prosciutto crudo, richiedono una lunga stagionatura. Invece la Bresaola va consumata giovane, da un minimo di quattro a un massimo di otto settimane di stagionatura. Solo così presenterà il suo tipico rosso intenso, un delicato profumo di spezie e un lieve sentore di carne stagionata. Più si stagiona, invece, e più si scurirà e si accentueranno le note speziate e la sapidità.

7 – Lattosio? Ma no!

La Bresaola della Valtellina IGP non contiene lattosio. È una scelta specifica dei produttori, sancita in modo netto dal Disciplinare di produzione. L’assenza di lattosio è però garantita esclusivamente per il prodotto con Indicazione Geografica Protetta non per la comune bresaola. Quindi attenzione all’etichetta.

8 – Conservare bene (ma mangiare è meglio)

Per conservare intatte le caratteristiche organolettiche, la bresaola affettata va consumata il prima possibile. Meglio entro le 24 ore, se non è possibile conservarla in frigo in un contenitore chiuso. Se invece parliamo di trancio, è possibile conservare il salume in frigo – tra 0 e 4° C – avvolto in un canovaccio, ricoprendo la superficie di taglio con una pellicola per alimenti che ne eviti l’ossidazione.

9 – Il gusto della morbidezza

Come riconoscere la Bresaola della Valtellina IGP? Dalla sua tenerezza. Durante la masticazione offre al palato una consistenza gradevolmente morbida, mai gommosa o plastica, e una struttura per niente fibrosa. Dopo l’assaggio, la bocca deve rimanere pulita, con una leggera persistenza di speziato e di carne stagionata. 

10 – Sapori forti: vacci piano

Delicata e raffinata, la Bresaola della Valtellina IGP non ama sapori troppo decisi. Anche con la rucola, quindi, la regola è fare molta attenzione e proporzioni. In questo caso, per non coprirne il sapore, andrebbe considerata una quantità di bresaola quattro/cinque volte superiore alla verdura. Con altri mix “difficili” (peperoni rossi, carciofi) l’abbinamento andrebbe limitato.

C'è chi va in pensione e poi….ritorna. Non tutti amano quel dolce far niente, almeno stando alla lista dei personaggi, famosi, che dopo aver annunciato il ritiro dalle scena, dopo qualche anno sono tornati più carichi che mai. A parlarne è il Wall Street Journal, che esamina i casi più noti, tra i baby boomer, di chi – adducendo come motivazione l'età, la stanchezza ma anche il rifiuto verso il 'sistema' – si era ritirato, tra la costernazione dei fan, tranne poi rientrare con nuovi progetto.

"La pensione dovrebbe in realtà essere chiamata sabbatico", sostiene Chris Farrell, autore di un libro sull'argomento, secondo il quale per molti baby boomers "la pensione è solo un prendersi una pausa, un momento di introspezione". Qualcosa che non riguarda solo i 'vip', sostiene lui. Anche i semplici cittadini, dopo anni passati magari come consulenti di una grande azienda, possono tornare per mettere a profitto le loro capacità a favore del non-profit o di una giovane start-up. Guadagnandone in "nuova energia per una nuova missione". 

Steven Soderbergh

Il regista di tanti successi di botteghino come "Erin Brockovich" e la fortunata serie di "Ocean's Eleven", nel 2013 aveva lanciato un duro atto di accusa contro il sistema di Hollywood. "Ci sono persone che non amano i film, che non amano guardarli ma che decidono quali film sei autorizzato a fare". Tra una settimana, però, uscirà sugli schermi americani 'Logan Lucky', la sua nuova opera che, come lui stesso ha ammesso, ha avuto "una parte cruciale nel processo di guarigione", dopo aver trovato un modo per distribuire bypassando i grandi studio. 

Garry Kasparov 

Il campione di scacchi dodici anni fa aveva ammesso che non ce la faceva più, non aveva più quello spirito di competizione che l'aveva sostenuto nei suoi trent'anni di carriera. Era il 2005 e aveva appena disputato il torneo Linares in Spagna, perdendo la finale. Tuttavia il 14 agosto lo rivedremo a St. Louis a muovere pedine sulla scacchiera. Come lui stesso ha annunciato a luglio su Twitter "sono pronto a vedere se mi ricordo come si muovono i pezzi! Sarò in grado di annunciare di nuovo il mio ritiro se non fosse così?!".

Cher

Nonostante sia stata costretta a chiudere anzitempo il tour per problemi di salute nel 2014, da febbraio l'attrice e cantante 70enne è tornata sul palco e conta di restarci almeno fino a novembre. "Ho pianificato di ritirarmi ai tempi del tour di congedo, perché ero vecchia e mi sembrava appropriato", ha spiegato, aggiungendo poi "che arriverà un momento nel quale non c'è la farò più". Ma quel momento non sembra ancora arrivato. 

Jack Nicholson

L'attore ormai 80enne è tra quelli che non hanno mai annunciato il ritiro ma l'ultimo film all'attivo risale a sette anni fa, e di recente aveva rifiutato diversi ruoli. Ciò lo rendeva di fatto un pensionato. Ma a sconfessarne la condizione è arrivata la notizia che sta lavorando al remake di 'Toni Erdman' con Kristen Wing. 

Floyd Mayweather Jr  

Il campione di boxe, pur non essendo anagraficamente un baby boomer, ne segue le orme. Nel 2015 aveva annunciato la decisione di appendere i guantoni al chiodo dopo aver battuto Ande Berto. "Devi sapere quando è il momento di lasciare. è arrivato il mio", disse, "non devo dimostrare altro nel mondo della boxe". Peccato che il 26 agosto tornerà sul ring a Las Vegas per incrociare i guantoni con l'ex campione di arti marziali Conor McGregor. E secondo gli esperti ha buone possibilità di vincere, nonostante l'età. 

Hayao Miyazaki

Il leggendario regista giapponese di cartoni animati aveva abbandonato la settima arte nel 2013 alla veneranda età di 72 anni. "Sento che i miei giorni nel mondo dei film sono finiti", confessò, spiegando di non avere più le forze per dirigere centinaia di animatori coinvolti in un progetto. Tempo di chiudere lo studio e far passare qualche anno e Miyazaki è tornato in pista. A fargli cambiare idea, e tornare la passione, è stata la possibilità di usare per la prima volta gli strumenti tecnologici ormai largamente impiegati anche nel settore dei cartoni animati. Il nuovo progetto è in cantiere e conta di finirlo in tempo per le Olimpiadi di Tokyo del 2020. "Sono preparato a morire prima che sia finito, preferisco però morire facendo questo che morire facendo nulla". 

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