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AGI – Meno consumi più consumatori. Diminuiscono i bicchieri, però aumentano le bocche. È la radiografia del rapporto tra il settore del vino e la popolazione italiana contenuta dall’analisi dell’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) sui dati dell’Istat. Tradotto in cifre tonde, si tratta complessivamente di 30 milioni di bevitori che corrispondono al 50% della popolazione adulta.

La comparazione avviene sui dati del decennio 2011-2021 secondo i quali le regioni più propense a consumare vino sono l’Umbria che vanta una fetta di consumatori di vino pari al 62% rispetto al numero della popolazione. Seguono poi le Marche con il 60%, e subito dietro con il 59% Veneto, Emilia-Romagna e Val d’Aosta. Allineate a quota 58% troviamo toscana e Piemonte mentre distanziate ci sono Sardegna e Sicilia, rispettivamente con una quota di consumatori che del 48 e 45%.

E se il 66% sono bevitori maschi, la crescita principale nel decennio la fanno registrare le donne con un 2,3% in più di consumatrici convertitesi all’ebbrezza del vino. Il consumo tra gli uomini invece flette: del 2,9% nella fascia giovani tra i 18-34 anni, per salire a un -23% in quella 35-44 anni. Incrementi di consumo di vino si registrano invece nelle fasce di età più adulta, dove si cresce di un +11,4% tra i 55 e i 64 anni e dai 65 in sui, invece, la crescita si attesta su un +19,3. 

Flettono invece i consumatori quotidiani, che nello stesso decennio da 14,9 milioni scendono a 12,4 con un calo percentuale del 16,8% e un crollo complessivo che fa registrare un -31,3% per tutti coloro che bevono oltre mezzo litro di vino al giorno.

La cosa interessante è che questa flessione nei consumi testimonia una accresciuta maturità del vino nella considerazione del pubblico che ne fruisce perché non lo considera una “bevanda da sballo” al pari di altre o una semplice bevanda d’accompagno. A tale proposito, commenta in una newsletter del Gambero Rosso il presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi, il rapporto del vino con i consumatori si è evoluto moltissimo nel tempo perché in Italia oggi il vino ha raggiunto “uno status culturale” e “definirlo una moda è riduttivo” in sé in quanto “conoscerlo vuol dire essere una persona interessata, culturalmente preparate e curiosa”.

Insomma, per bere vino ci vuole consapevolezza. Passione. Amore. Tradotto, quel che attira le persone oggi più che il vino in sé è il suo background, che è fatto da un insieme di segmenti – il territorio, i contadini, le loro storie, il contesto sociale e culturale in cui sono inseriti, i produttori e le cantine, dettaglio finale dove si fanno incontri e ci si abbevera non solo del vino ma anche del suo storytelling, cifra unica e indiscussa del nuovo made in Italy agreste.

Ci tiene a sottolineare Frescobaldi: “Un approccio moderato che non ha nulla a che fare con lo sballo”, come avviene per altre bevande da aperitivo dal consumo compulsivo. Mettendo così al tempo stesso l’accento sulla differenza tra “uso” e “abuso” e lanciando anche una frecciatina all’indirizzo della Commissione europea nei suo programmi di prevenzione aveva finito di mettere tutto nello stesso calderone, assimilando il vino al gin tonic. O peggio.

AGI – L’intimo da donna sexy non è andato molto bene durante la fase della pandemia dominata da pantaloni da jogging e pigiama, ma dai red carpet e dalle sfilate di lingerie, l’abbigliamento ultra sensuale sta tornando e ora è molto più visibile.

Rihanna ha contribuito a creare l’atmosfera con il suo approccio radicale alla moda per la gravidanza: sfoggiando un babydoll trasparente sopra un perizoma nero alla sfilata Dior a Parigi lo scorso inverno.

O c’era il vestito Mugler quasi invisibile di Megan Fox sopra un perizoma bianco agli MTV Awards dell’anno scorso. A mettere le mutande in mostra ci hanno pensato anche artiste del calibro di Kim Kardashian, Jennifer Lopez e Carrie Bradshaw.

“È una tendenza che vediamo molto nella cultura pop. Rihanna, Cardi B, Kim Kardashian, hanno colto questi stili in modo molto estroverso e con una vera dimensione femminista”, dice Renaud Cambuzat, direttore creativo di Chantelle.

Questa era l’atmosfera dominante nel Salone Internazionale della Lingerie di Parigi che si è concluso lunedì, dove hanno trionfato i tanga e i modelli trasparenti.
Gli esperti affermano che c’è stato un cambiamento, tuttavia, e che questa tendenza enfatizza le donne che indossano lingerie per se stesse piuttosto che cercare di impressionare gli altri.

“Stiamo assistendo al ritorno della trasandata sessualità degli anni 2000, stili che rimandano all’archetipo della donna oggettivata, ma che non hanno più lo stesso significato”, dice Benjamin Simmenauer, filosofo e professore all’Istituto francese di moda, “Non si tratta più di ricevere l’ordine di sedurre, ma di riappropriarsi in modo femminista di abiti sessualizzati”.

Il ritorno della lingerie sexy segna una correzione di rotta dopo diversi anni di cambiamenti nel settore, ha detto Cambuzat di Chantelle. “Quattro o cinque anni fa, eravamo in #MeToo e c’era il desiderio di andare verso qualcosa visto come più rispettoso“, dice, “La battaglianon è del tutto vinta, ma il campo si è aperto. Ci sono donne e marchi che hanno trovato modi legittimi per reinvestire in stili ultra-sexy”.

Il cambiamento è evidente nel modo in cui i grandi marchi hanno abbracciato una maggiore diversità nei loro modelli e nella pubblicità.

Victoria’s Secret – che in passato era visto come il simbolo di un ristretto ideale di bellezza – ha abbandonato il suo slogan “The Perfect Body” e il suo esercito di “Angels” a favore di modelli più a figura intera e personalità forti come la calciatrice Megan Rapinoe.

“Non dobbiamo confondere #MeToo e puritanesimo. Una donna può anche desiderare di sedurre per propria convinzione“, aggiunge Samar Vignals, del marchio di lingerie francese Aubade, che ha affermato la necessità di “più audacia” nel momento post-pandemia.

L’azienda, precedentemente nota per i suoi primi piani monocromatici su glutei e seni, ora pubblica annunci che mostrano volti, a volte fissati direttamente nell’obiettivo.

Aline Tran, fondatrice della boutique di lingerie erotica Les Rituelles, ha affermato che ci deve essere meno ansia riguardo alla seduzione, e dovrebbe invece essere vista come qualcosa di potenziante.

“Parliamo molto di più dell’accettazione dei nostri corpi” dice, “La seduzione è una grande risorsa femminista. Ci permette di riprendere il controllo sul nostro corpo e, per estensione, sulla nostra mente”. 

AGI – Potrebbe arrivare dal mare il grano del futuro grazie al ‘cereale marino’ in grado di offrire un grande aiuto per l’ambiente e la sostenibilità . Si tratta di una nuova pianta marina che porta benefici all’ecosistema aumentandone la biodiversità, assorbendo e immagazzinando grandi quantità di carbonio e che soprattutto è in grado di produrre, dai suoi semi, un “superalimento” molto nutriente.

Il progetto pionieristico è stato promosso dallo chef stellato spagnolo Angel Leon e ora è al centro della sua partnership con Costa Crociere che si estende dalla gastronomia a un concreto impegno per il mare e l’ambiente attraverso il lavoro sperimentale del team di Aponiente nella baia di Cadice. Il cereale marino” o “grano di mare” può essere consumato così come è, oppure trasformato in farina e prodotti correlati, come pane e pasta.

Grazie al sostegno di Costa Crociere Foundation l’attività di ricerca & sviluppo sul “cereale marino” potrà rafforzarsi in maniera significativa, segnando un punto di svolta nell’implementazione del progetto. Per prima cosa sarà possibile estendere l’area coltivata dell’orto marino della baia di Cadice, aumentando la produzione del cereale.

Inoltre, Costa e Ángel León lavoreranno insieme per promuovere ulteriormente il progetto, presso l’opinione pubblica, le istituzioni e la comunità scientifica, per costruire nuove opportunità utili a “scalare” il progetto, facendolo crescere ulteriormente sino ad ampliarlo verso nuove aree costiere in Europa, e anche al di fuori dell’Europa.

 
Ángel León, conosciuto come “chef del mare”, insignito con il suo ristorante Aponiente di 3 stelle Michelin, è un grande innovatore nella cucina d’autore. Da oltre un decennio ha dotato Aponiente di un centro di ricerca e sviluppo, focalizzato su nuovi alimenti provenienti dal mare da inserire nella dieta umana. L’obiettivo è che un giorno le persone siano in grado di alimentarsi in modo sostenibile con i prodotti marini, che non siano necessariamente pesce, troppo spesso oggetto di pesca intensiva.
 
Nel 2017 Aponiente ha avviato un progetto unico a livello mondiale, che ha consentito per la prima volta di dare vita a una e vera propria coltivazione di una specie autoctona di pianta marina, la “zostera marina”, in un orto marino di 3.000 m2, nella baia di Cadice.

Questa coltivazione ha sollevato anche l’interesse del comitato scientifico del Dipartimento di Pesca e Acquacoltura delle Nazioni Unite, che ha rilevato come le colture di zostera contribuiscano alla tutela della biodiversità marina, costituendo un ecosistema particolarmente ricco di fauna. Le coltivazioni costiere di zostera, inoltre, sono un efficace alleato contro il cambiamento climatico, grazie alla forte capacità di assorbire e trattenere una grande quantità di carbonio nel sedimento, oltre a proteggere le coste dal fenomeno dell’erosione.

 
Ma il vero tesoro della zostera marina è il suo seme, ribattezzato da Ángel León “cereale marino” o “grano di mare”, che può essere consumato così come è, oppure trasformato in farina e prodotti correlati, come pane e pasta. Si tratta di un alimento dalle importanti proprietà nutritive: privo di glutine, ricco di omega 6 e 9, possiede una maggiore quantità di proteine di alta qualità (13%), carboidrati (82%, di cui circa il 50% amido) e meno del 2% di grassi (vegetali) rispetto ai cereali terrestri, come riso, orzo, grano, avena e mais. 

Un “superalimento”, quindi, che se opportunamente perfezionato, potrà rappresentare una fondamentale risorsa per combattere i problemi di fame e malnutrizione, che ancora affliggono diverse aree del mondo.
 
Inoltre, la sua coltivazione è sostenibile, perché può crescere senza acqua dolce né fertilizzanti o pesticidi, e può rappresentare una risorsa economica strategica per le zone svantaggiate, avendo una redditività potenzialmente più alta rispetto ad altri tipi di cereali terresti. Ad esempio, proprio nell’aera di Cadice, che sta vivendo una profonda crisi economica e occupazionale.
 
“Il mare è la più grande risorsa che abbiamo in natura. È un’idea che Costa e Costa Crociere Foundation condividono con noi, e che ci ha portato a collaborare su questo progetto.” – ha dichiarato lo chef León. “Grazie al loro supporto avremo l’opportunità di far crescere ulteriormente la nostra iniziativa, nella speranza di poter fornire un aiuto concreto a quelle popolazioni che hanno difficoltà di sostentamento o economiche, contribuendo inoltre alla tutela del mare. Da sempre ho creduto che questo sogno iniziale potesse trasformarsi in una realtà e, con l’arrivo dei nostri nuovi partner, compiremo davvero un salto in avanti”.
 
Rossella Carrara, Vice President Corporare Relations & Sustainability del Gruppo Costa ha sottolineato che il progetto “si sposa perfettamente con gli ambiti di intervento di Costa Crociere Foundation e con i valori di Costa Crociere, perché riunisce diversi elementi su cui anche noi siamo impegnati da tempo: la tutela e salvaguardia dell’ecosistema marino e costiero; la ricerca e lo sviluppo di soluzioni innovative collegate alla lotta contro il cambiamento climatico; la visione a lungo termine in un’ottica di completa integrazione della sostenibilità nel prodotto che offriamo ai nostri ospiti; l’attenzione agli aspetti sociali e di supporto alle comunità che ospitano le nostre navi”.

AGI – Una grande festa per battezzare Costa Toscana e per celebrare la ripartenza delle crociere dopo oltre due anni di stop per la pandemia: a Barcellona è andato in scena uno spettacolare mega-party a bordo della nuova nave ammiraglia del gruppo, operativa da marzo. Madrina dell’evento Chanel Terrero, la cantante e attrice spagnola terza all’Eurovision Song Contest.                                  

La ‘nuova Jennifer Lopez’ come è stata ribattezzata, fasciata in un abito rosso, ha tagliato il nastro per il rituale lancio della bottiglia (rottasi come vuole la scaramanzia) affiancata dal comandante Piero Sinisi e ha dato il via a una serata di festa pensata soprattutto per il mercato spagnolo.          

La conduzione dell’evento,  con il ‘Molecole show’ di 300 sfere gonfiate a elio per innalzare un’acrobata  al trapezio e il finale danzante con il dj set di Medusa, è stata affidata a due star della tv iberica, Carlos  Sobera e Flora Gonzalez. “Barcellona è una città in cui siamo di casa fin dall’inizio della nostra storia”, ha ricordato il direttore generale di Costa, Marco Zanetti, “la Spagna per noi è un mercato forte con partner affidabili”. 

“Costa Toscana renderà ancora più vicine le coste di Italia e Spagna portando più turisti spagnoli in Italia e più italiani in Spagna”, ha sottolineato l’ambasciatore italiano a Madrid, Riccardo Guariglia, osservando come Costa sia “un’ambasciatrice del meglio dell’Italia nel mondo”.                                    

La Toscana è l’ultima arrivata in casa Costa, un gigante elegante ed ecologico lungo 337 metri con 2.663 cabine in grado di portare 6.730 passeggeri. È una ‘Smart city’ viaggiante costruita a Turku, in Finlandia, e arredata con il meglio del design italiano e internazionale.                  

Ora che la pandemia offre una tregua, la sfida per Costa è battere anche la crisi legata alla guerra in Ucraina per tornare nel 2023 ai livelli pre-Covid: “Il settore  crocieristico può essere anti-ciclico”, ha assicurato Zanetti, “perché è un volano e non un ingranaggio dell’economia”.                      

Le prospettive sono buone, per l’anno prossimo si prevedono 12,7 milioni di passeggeri movimentati dalle crociere solo in Italia e Zanetti ritiene che si possa tornare ai 3,5 miliardi di impatto economico annuo per il nostro Paese. “Ci sono segnali confortanti” dalle prenotazioni per l’estate ma anche “dall’interesse per l’autunno l’inverno”, spiega il di di Costa, “è fondamentale far tornare l’abitudine alla prenotazione con largo anticipo che si era persa con la pandemia”, sottolinea.                                  

Il rilancio per Costa passa  da una nuova campagna di comunicazione (“smontiamo i pregiudizi sulle crociere con l’ironia”), dalle nuove esperienze a tavola, di intrattenimento e a terra sempre più all’insegna di qualità ed eccellenza,  e dalle nuove partnership come quella con lo chef stellato spagnolo Angel Leon.                                        

Con Leon la collaborazione è anche nel segno della sostenibilità come dimostra il progetto per la coltivazione del ‘cereale marino’ che in futuro potrebbe portare a produrre grano dal mare.

AGIU – Nel cortile di BASE Milano prende vita una casa di ringhiera milanese, in cui IKEA ricrea le abitazioni di tre diverse famiglie e racconta, attraverso l’arredamento, le storie di chi le abita. Storie di “nuove” famiglie e persone che arrivano nella città di Milano per lavoro, per cogliere le opportunità che una grande città offre.

Pur essendo una ricostruzione, l’immagine che ne emerge è reale. Questi tre nuclei abitativi fotografano chi siamo oggi: una giovane coppia che non rinuncia alla propria identità pur nella prima esperienza di vita insieme; una mamma straniera con un bambino nato a Milano che la aiuta a dialogare con un paese straniero; un giovane startupper che vuole afferrare le potenzialità di una città veloce e dinamica.

Le First Homes parlano di “prime case”, ovvero quelle situazioni in cui ogni individuo può ritrovarsi a un certo punto della sua vita, qualsiasi età abbia, approcciando lo spazio ridotto ma funzionale che spesso caratterizza l’offerta abitativa della grande città.

Una “prima volta” che comporta notevoli cambiamenti e ha un impatto sulle persone sia dal punto di vista emotivo sia dal punto di vista meramente economico.

Nella exhibition proposta durante il Festival, IKEA vuole condividere un approccio nuovo rispetto alle scelte che si possono effettuare per rendere la “prima casa” economicamente più accessibile, esaminando come la condivisione degli spazi – anche se piccoli (19, 23 e 35 mq) – e i comportamenti sostenibili, possono essere un vantaggio sia per il portafoglio che per il pianeta. Le tre First Homes mostrano proprio come sia possibile vivere gli spazi domestici consapevolmente e secondo le esigenze e la personalità di chi li abita e come il senso di comunità sia un elemento capace di arricchire la vita di tutti.

Ognuna delle tre abitazioni è stata progettata per emozionare il visitatore e trasmettere in modo incisivo questo messaggio. Negli spazi, come nelle case di tutti noi, non sono presenti solamente pezzi del range IKEA. 

Gli abitanti delle Homes

Le persone che vivono nelle Homes rappresentano nuclei familiari “tipici” della città di Milano, dove multiculturalità e opportunità di lavoro sono fattori trainanti per chi decide di stabilirsi nel capoluogo lombardo.

19 mq

Ecco allora la casa di Alessandro, 24 anni, single e neolaureato che da Palermo si trasferisce a Milano per coronare il suo sogno: diventare imprenditore partendo da una startup di consegne a domicilio tramite droni. La sua è una “temporary home”, tipica di un giovane all’inizio della sua carriera, con possibilità economiche limitate ma tanta determinazione e desiderio di vivere appieno la gioventù, circondato dagli amici e dalle sue passioni: lo sport e il gaming.

La casa di Alessandro è una casa piccola ma smart, con spazi ottimizzati al fine di ospitare gli strumenti di lavoro e gli hobby del giovane, senza dimenticare il necessario per dedicarsi alla cucina e vivere in modo sostenibile riciclando i materiali.

23 mq 

Nelle Homes trova poi spazio la casa di Fatima, 36 anni, che vive con il figlio Hassan, di 8 anni. Fatima è arrivata in Italia dal Marocco, dando poi alla luce il proprio bambino in territorio italiano. Hassan frequenta la scuola elementare e ama imparare cose nuove ogni giorno: tra gli argomenti che più lo affascinano c’è l’ecologia. Per questo condivide con la mamma tutti gli insegnamenti sul tema appresi a scuola, tra cui come vivere in modo sostenibile in casa, e si fa portavoce di questo anche con i vicini, con i quali ha un ottimo rapporto.

L’abitazione di Fatima e Hassan è di micro-dimensioni, ma è molto accogliente e arredata con elementi di seconda mano di ottima qualità, ottenuti a un prezzo conveniente. La cucina è uno spazio chiave della loro casa. Infatti, Fatima è un’ottima cuoca e spesso mamma e figlio condividono momenti di convivialità insieme ai vicini proprio attorno a una tavola imbandita. Anche il cibo è un elemento vissuto in ottica sostenibile dai due: spesso acquistano, insieme ai loro vicini, prodotti tramite una app che vende cibo biologico, risparmiando sul prezzo e condividendo il cibo acquistato.

35 mq

Infine, vi è la casa di Minato, chef, e Patrizia, musicista, una coppia di fidanzati di 31 anni. Dopo essersi conosciuti a Osaka, si sono trasferiti temporaneamente a Milano dove entrambi hanno trovato occupazione, Minato come chef in un ristorante giapponese e Patrizia come pianista in un’orchestra. I due hanno personalità molto differenti: pacato e meditativo lui, diretta e confusionaria lei. Nonostante le differenze, i loro caratteri e le loro diverse esigenze riescono a convivere nella piccola casa che condividono.

La coppia ama la vita di vicinato e si ritrova spesso insieme ad Alessandro, Fatima e Hassan, per pranzare o cenare insieme nel cortile del palazzo. In queste occasioni, Minato propone le sue creazioni culinarie e allo stesso tempo impara ricette nuove grazie alla cucina marocchina di Fatima, che offre al giovane chef nuove idee per creare piatti giapponesi con contaminazioni nordafricane.

AGI – Con il taglio del nastro prende ufficialmente il via la 60 edizione del Salone del Mobile di Milano nei padiglioni della fiera di Rho. L’attesa per questa edizione è tanta, dopo due anni di pandemia in cui la fiera internazionale del design, una volta è saltata e un’altra si è tenuta in un formato diverso e ridotto, con un supersalone.

Situazione completamente diversa oggi, con la coda di visitatori agli ingressi della fiera dove si trovano le ultime creazioni di 2.200 espositori da tutto il mondo. Questa edizione del Salone è segnata da un incidente mortale sul lavoro. Un allestitore storico della fiera, Gastone Faraoni, ha avuto un malore domenica, mentre stava lavorando in un padiglione ed è deceduto.

All’apertura sono intervenuti i ministri Giancarlo Giorgetti ed Elena Bonetti, insieme al sindaco di Milano Giuseppe Sala, il presidente della Regione Attilio Fontana. Presenti il presidente di Fondazione Fiera Milano Enrico Pazzali, l’amministratore delegato di Fiera Milano Luca Palermo, il presidente di FederlegnoArredo Claudio Feltrin, il presidente di Fiera Milano Carlo Bonomi nonché presidente di Confindustria e il prefetto Renato Saccone.

“La Sessantesima edizione del Salone del Mobile dopo le sofferte restrizioni dovute alla pandemia, segna il ritorno a un appuntamento di rilievo assoluto in un settore significativo dell’economia nazionale ed elemento di punta del Made in Italy. È una affermazione di coraggio e tenacia che va apprezzata”.  A dirlo è il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato a Maria Porro. “La filiera del legno e dell’arredamento – riprende – caratterizzata da elevata competitività, alta intensità di innovazione e affermata efficienza organizzativa e costituisce un ambito nel quale la creatività delle piccole e medie imprese italiane raggiunge costantemente una delle sue massime espressioni. Ne sono dimostrazione le tante creazioni che ogni anno riscuotono successo nei mercati globali e contribuiscono a rafforzare l’immagine dello stile italiano nel mondo”.

“La crisi internazionale in atto con l’aggressione all’Ucraina da parte della Federazione Russa sta provocando situazioni di gravi difficoltà nell’economia globale con riverberi negativi – avverte Mattarella – sui segnali di ripresa dell’economia che si erano registrati nel nostro Paese”.

“Occorre rinnovare l’impegno delle istituzioni e di tutte le forze economiche e sociali per evitare la involuzione del ciclo economico. In questa prospettiva, il programma di riforme previsto nell’ambito dell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza diventa centrale per rendere il nostro Paese più competitivo”, sottolinea ancora il Capo dello Stato.

AGI – Un lunghissimo “serpente di rame” luccicante si nasconde e ricompare tra le piante dell’Orto Botanico di Brera. A volte produce musica, a volte luce, vento, acqua. Sempre energia. È l’installazione Feeling the Energy realizzata per Plenitude (Eni) dallo studio internazionale Carlo Ratti Associati con la collaborazione di Italo Rota, all’interno della mostra Design Re-Generation, organizzata dalla rivista Interni in occasione del Fuorisalone.

Il progetto si è animato per la prima volta, e fino al 13 giugno consentirà al visitatore di fare una esperienza “multisensoriale”, lungo un percorso in cui l’energia che ci circonda può essere percepita in diversi modi, attraverso i cinque sensi. Si passa nel light tunnel o si passeggia nel solar garden, dove i pannelli accumulano energia in base a come sono orientati, ci sono gli elementi della living orchestra su cui soffiare: la vibrazione trasmette l’energia necessaria a produrre ciò che ascoltiamo. 

E ancora, c’è un grande xilofono da suonare e la ‘Scorciatoia uditivà attraverso cui comunicare in una sorta di telefono senza fili. La musica la fa da padrona con “Le quattro le stagioni” di Vivaldi, eseguite dall’ensemble strumentale La Barocca diretto da Ruben Jais, direttore generale dell’Orchestra sinfonica di Milano, che si possono ascoltare appoggiando l’orecchio ad alcune diramazioni di questi tubolari di rame, ne sono stati utilizzati 500 metri per realizzare tutto il percorso.

Un materiale scelto non a caso, visto che è riciclabile al 100% e ha proprietà anti batteriche. “Questa installazione tocca l’energia in tutte le sue sfaccettature – ha spiegato Stefano Goberti ad Plenitude (Eni) – Produciamo energia in tanti modi diversi in questo parco e la usiamo in altrettanti modi diversi, per rinfrescare con il nebulizzatore, per la luce, la musica. Tutto questo per far vedere quanto è centrale l’energia nella nostra vita e anche come questa energia sia conciliabile con la natura e come bisogna utilizzarla nella maniera più efficiente e intelligente possibile”.

In questo Fuorisalone non c’è solo il contatto con la natura ma anche uno sguardo alle città del futuro attraverso servizi sempre più futuristici e digitalizzati, come quello della mobilità elettrica, e a raccontarlo è Be Charge, la società di Plenitude dedicata alla diffusione delle infrastrutture di ricarica per la mobilità elettrica, che sarà presente in via Tortona 31 con il proprio Design Hub, per scoprire La Via Elettrica e il futuro dell’e-mobility.

Intanto qui, all’Orto botanico di Brera, conclude Goberti, “l’energia la si tocca con mano e diventa così tangibile che ci si rende conto che è pervasiva: è al centro della nostra vita”.

AGI – Quando porti a bollore l’acqua della pasta ti ricordi di mettere il coperchio? Se la risposta è sì, hai risparmiato energia sufficiente a ricaricare il tuo smartphone per 2-3 volte. Che diventano 5 e più, se cuoci la pasta con la quantità di acqua “giusta”. Cambiamento climatico e crisi energetica ci rendono più attenti a non sprecare denaro e risorse, ma a volte anche un piccolo, insospettabile gesto quotidiano, come preparare un piatto di pasta, può fare una grande differenza.

Se tutti gli italiani seguissero questi accorgimenti ogni volta che, in un anno, “calano” gli spaghetti, allora il risparmio aumenta esponenzialmente: parliamo di almeno 350 milioni di chilowattora, sufficienti a illuminare gli stadi di calcio per tutte le prossime 24 stagioni di Serie A, Premier League, Liga spagnola e Bundesliga.

Lo rivela uno studio scientifico promosso dai Pastai italiani di Unione Italiana Food e presentato in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente che, per la prima volta, calcola l’impatto ambientale della cottura della pasta e il risparmio – energetico, di emissioni di CO2 equivalente e di acqua – derivante da tre piccoli accorgimenti alla portata di tutti:

  1. Tenere il coperchio sulla pentola (quando porti l’acqua ad ebollizione);
  2. Usare la giusta quantità di acqua (oggi ne serve meno di quella che pensi);
  3. Spegnere il fuoco prima del tempo (la cottura passiva può fare miracoli).

Secondo Riccardo Felicetti, presidente del Pastai Italiani, “Con un impatto ecologico dal campo alla tavola minimo rispetto ad altri alimenti, meno di 1m2 globale a porzione e appena 150 grammi di CO2 equivalente, la pasta è il prototipo dell’alimento green. Ma possiamo fare ancora meglio, con poco, perché dalla fase di cottura della pasta a casa dipende ben il 38% del totale della sua impronta carbonica. Abbiamo scelto di indagare scientificamente la cottura della pasta per trasferire consapevolezza sull’impatto economico e ambientale di gesti che compiamo quotidianamente. Uno sforzo minimo ci aiuterebbe a raggiungere un risultato importante e dall’Italia, depositaria della cultura della pasta al dente, può partire una vera e propria rivoluzione culturale.”

Come dimezzare i cosumi

La ricerca, commissionata dai Pastai italiani a Perfect Food Consulting, ha calcolato l’energia necessaria per cuocere 200 grammi di pasta in modo convenzionale (a pentola scoperta e con la proporzione di 1 litro d’acqua ogni 100 g di pasta) e quanto potremmo risparmiare, in energia, emissioni e acqua, con tre semplici accorgimenti alla portata di tutti.

  • Usare il coperchio durante la fase di ebollizione: Non solo acceleri i tempi, ma risparmi fino al 6% di energia ed emissioni di CO2e (CO2 equivalente).
  • Cuocere la pasta con 700 ml di acqua invece del classico litro per 100 grammi. Oltre a risparmiare il 30% di acqua, e non è poco, taglieresti il 13% di energia ed emissioni di CO2e. E la pasta resta buona…
  • Provare la cottura passiva: dopo i primi 2 minuti di cottura tradizionale, la pasta cuoce in modo indiretto, a fuoco spento e con coperchio per non disperdere calore. Con questo metodo il risparmio di energia e emissioni di CO2e arriva fino al 47%

Con un consumo medio di 23.5 kg pro-capite di pasta, ogni italiano arriverebbe a risparmiare in un anno fino a 44,6 chilowattora, 13,2 chili di CO2e  e 69 litri di acqua.

E se lo facessimo tutti, i risultati diventerebbero davvero importanti: risparmieremmo tra i 356 milioni e i 2,6 miliardi di chilowattora in un anno, 4.100 mc di acqua, sufficienti a riempire 1.640 piscine olimpioniche e fino a 776 chilotonnellate di CO2e, le emissioni di una macchina per 21 viaggi andata-ritorno tra la Terra e il Sole.

Italiani virtuosi a metà

Per arrivare a questo cambiamento culturale e di abitudini non partiamo da zero: secondo uno studio Unione Italiana Food /Istituto Piepoli, solo 1 italiano su 10 non usa il coperchio per accelerare l’ebollizione dell’acqua. Ma c’è ancora molto da fare. Tre italiani su 4 ancora impiegano almeno 1 litro d’acqua per ogni 100 grammi di pasta, ignorando che oggi per cuocere la pasta ne basta molta meno.

Mentre la cottura passiva è ancora distante dalla nostra quotidianità, tanto che 9 italiani su 10 (89%) tengono il fuoco acceso fino a cottura completata. Ma siamo comunque aperti a modificare le nostre abitudini di pasta lovers. Il 68% si dichiara propenso a cambiare le proprie abitudini di cotture per risparmiare risorse ambientali ed economiche.

In sintesi

Tenere il coperchio sulla pentola (quando si porta l’acqua ad ebollizione)

La pentola va coperta per accelerare il bollore dell’acqua. Quando si butta la pasta, il coperchio andrebbe sempre tolto, perché la pasta si cuoce scoperta, a meno che non la stiamo facendo in pentola a pressione o con cottura passiva. Usando il coperchio si risparmia fino al 6% di energia ed emissioni di CO2e. E ci si mette pure meno tempo…

Usare la giusta quantità di acqua (oggi ne serve meno di quella che si pensa)

La giusta quantità di acqua consente alla pasta di cuocere in modo omogeneo senza attaccarsi e con un perfetto grado di salatura. La regola della nonna è che per ogni etto di pasta serve un litro d’acqua. Oggi la qualità della pasta è più alta di 40 o 50 anni fa e rilascia meno amido in cottura e possiamo anche cuocere il nostro etto di pasta in 0,7 litri di acqua o anche meno se stiamo preparando una one-pot pasta, dove la pasta viene cotta a risotto assieme al suo condimento. E anche la ricetta ci dice quanta acqua andrebbe usata. Cuocere la pasta in meno acqua concentrerà l’amido e renderà più facile legare con il condimento. Usando meno acqua si tagliano del 13% i consumi di energia e le emissioni di CO2e. La pasta resta buona, e si risparmia pure il 30% di acqua …

Spegnere il fuoco prima del tempo (la cottura passiva può fare miracoli)

Altro metodo green, che permette di risparmiare gas e energia. Con la cottura passiva, la pasta cuoce a fuoco acceso solo per 2-4 minuti da quando l’acqua riprende il bollore. Poi si spegne il fornello e si copre la casseruola con il coperchio per limitare la dispersione del calore, lasciando la pasta in infusione nell’acqua per il restante tempo indicato sulla confezione. In questo modo l’acqua sarà stata assorbita. Un cambiamento troppo radicale? In realtà, la usavano anche le nonne per cuocere la pastina per la minestra. E oggi è consigliata per finire la cottura dei formati più grossi, come conchiglioni, fusilloni e paccheri per evitare che si rompano o perdano la forma. In questo caso, basta spegnere il fuoco qualche minuto prima del tempo di cottura consigliato e concludere la cottura a fuoco spento e pentola coperta. Con la cottura passiva il risparmio di energia e emissioni di CO2e arriva fino al 47%!

AGI – “Le Cinque Terre sono il modo per dire vacanza veloce, natura a tutt’oggi come Dio la fece, e un intervento umano di genio” ma “le Cinque Terre sono anche lo sbocco al mare di un retroterra altrettanto curioso e ricco”. È la premessa a 111 luoghi delle Cinque Terre che devi proprio scoprire”, trentunesimo titolo e percorso turistico di una ricca collana di guide appena edito dalla Emons, ramo italiano di un editore tedesco, curato da Dante Matelli, giornalista culturale, prima a la Repubblica per tre anni, poi tutta una vita a L’Espresso.

Laurea alla Columbia, un po’ di docenze, esperto di cinema e letteratura, inviato di esteri, corrispondente da New York per alcuni anni, penna colta e raffinata. Sceneggiatore di ben tre film di Marco Ferreri. Personaggio lui stesso, singolare come quelli che ama descrivere. In una guida scritta in modo magistrale.

Sono 111 affreschi, 111 pennellate, 111 ritratti di luoghi e personaggi raccontati in meno di duemila battute ciascuno. Una scrittura essenziale, dove aggettivi e sostantivi pesano e fanno la differenza. Intagliano e scolpiscono la pagina, scarnificandola dagli orpelli. Scrittura per sottrazione.

Ma la forza di Matelli è tutta dovuta alla sua memoria storica e alle tante storie che conosce e governa, frutto d’una presa diretta, fatta di ascolto, contatti umani, vita vissuta ed esperienza consumata. Frutto della sua sincera e genuina curiosità fanciullesca, coltivata per tutta la vita fino all’età dei suoi 82 anni.

In questa anomala guida si rincorrono anche La Spezia liberty, Luni romana, Sarzana napoleonica, il Golfo dei Poeti, Byron, Shelley, D. H. Lawrence e Mario Soldati, ciascuno con un suo perché, una parte, un ruolo nelle storie raccontate; e poi Porto Venere, “affacciata su una serie di località verginali e sdegnose” (un esempio di descrizione), come Schiara, Persino, Navone, Monesteroli, i bozi. Che sono piscine naturali sul mare, “dei sancta sanctorum” e “come tutte le strade che portano al Santo Graal, la via è ardua ma il premio immenso”.

Ma al di là del mito, nel tempo “è come se l’Arcadia fosse svanita” e nel frattempo “c’è stata una lotta evidente dell’uomo con la natura, che invece di assecondarla l’ha violata” perché “per passare sono stati messi dei lastroni verticali in costa e c’è da appigliarsi a rocce e arbusti per mantenere il passo”.

Nella guida ci sono tutti questi elementi mischiati tra loro in 111 veri racconti ricchi di citazioni e rimandi. Viaggi nel viaggio, percorsi nel percorso.

Matelli non nasconde nulla, svela e rivela le trasformazioni del passato che sfocia nel presente, non sempre edificante per le sorti di un territorio che in verità è stato anche progressivamente edificato. Ma ci sono pure aspetti singolari e positivi, come il caso della Val di Vara, “capitale del biologico in Italia che eccelle in panorami, cibo, artigianato e impronte medioevali”, dove il sindaco di Varese Ligure “puntò sulla sostenibilità. Lungimirante”, sottolinea l’autore, tant’è che Varese “fu il primo paese in Europa a ottenere la certificazione di qualità ambientale”. E ora ci sono una novantina di aziende dedicate al biologico: formaggio, salumi, miele, fagioli, cipolle, pellame, bovini”. Infine il vino: “In tutta la valle è rigorosamente bio, anche nelle aziende minuscole”.

La guida va letta come un romanzo. Con informazioni e dettagli preziosi.

AGI – Con la crisi energetica in corso e i prezzi della benzina schizzati alle stelle, la necessità di muoverci in maniera ecologica, in bici e in e-bike, è sempre più impellente. Tant’è che basta guardarsi intorno e osservare come la vendita di e-bike abbia registra aumenti a doppia cifra, superando la vendita di quelle tradizionali.

I numeri e loro progressione parlano chiaro: secondo i dati dell’Ancma, l’Associazione sindacale di categoria che riunisce le aziende italiane costruttrici di veicoli a 2 e 3 ruote (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) nel 2020 sono state vendute in Italia oltre 2 milioni di biciclette, di cui 280mila e-bike (pari al 14% del totale, erano appena il 3,5% nel 2015), ovvero il 17% in più rispetto al 2019 (+14% le bici tradizionali, +44% le bici elettriche). E nei primi sei mesi del 2021, di e-bike ne sono state già vendute 157.000 (+12% rispetto allo stesso periodo del 2020). Un trend che, è facilmente prevedibile, continuerà a salire anche quest’anno, proprio per l’acutizzarsi dei rincari dei carburanti.

Un mercato quello delle biciclette che è quindi in forte espansione, tanto che il 18° Rapporto Audimob sulla mobilità mette in luce come l’attitudine alla mobilità delle persone sia cambiata, specie dopo la pandemia da Covid-19, fenomeno che interessa gli ultimi due anni. Tant’è che si può tranquillamente dire che per molti le e-bike in città sono diventate competitive, se non con la prima auto quantomeno con la seconda, anche se questa può sempre essere di dimensioni ridotte, genere Smart o “macchinetta”.

Il mercato della bici era invece tornato a crescere già dal 2018, tant’è che la produzione italiana ha fatto segnare un +20%, trainata dal fenomeno della bicicletta elettrica, in una filiera che conta circa 2.900 imprese, 17mila addetti e produce ricavi per 9 miliardi di euro annui, come ha rivelato lo scorso settembre l’ultimo Rapporto Market Watch di Banca Ifis. E nel 2021 il trend sembra continuare: sono infatti 295mila le biciclette a pedalata assistita vendute nel 2021, +5% sull’anno precedente, mentre le biciclette tradizionali, con 1.680.000 pezzi venduti, segnano una leggera flessione (-3%), sempre secondo le stime annuali diffuse da Confindustria Ancma.

Insomma, la bici sembrerebbe averne fatta di strada e quella elettrica in particolare se è arrivata a intaccare l’egemonia dell’auto (magari della seconda auto) diventandone una possibile quanto valida alternativa. Le e-bike si sono dimostrate a tutti gli effetti un fenomeno davvero rivoluzionario perché, quantomeno, hanno già permesso di allargare la fascia di utenza a persone che altrimenti non avrebbero mai preso in considerazione l’uso di una bici. Un vero e proprio cambiamento culturale che ha iniziato a erodere il concetto secondo cui gli spostamenti si possono fare solo con l’automobile.

Secondo la rivista online “Qm Quotidiano Motori” sono addirittura 10 i motivi validi per acquistare un e-bike nel corso del 2022: per prima cosa à che “si rimane in una buona forma fisica e facilita l’allenamento”, il vento che soffia contrario e che scoraggia non costituirà più un problema, le salite diventano meno impegnative e più facilmente superabili, si riducono le emissioni di carbonio, le e-bike sono più economiche delle automobili, si attraversano le vie del centro in minor tempo, si può fare del magnifico cicloturismo, pedalare diventa più divertente e facile, infine: “esiste una e-bike adatta per ogni esigenza” e anche evenienza. 

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