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Sulla qualità del vino italiano non c’è dubbio. Ma se davvero si vuole arrivare sulle tavole di americani, britannici, cinesi e tedeschi bisogna mettere in atto strategie comunicative e promozionali più innovative e puntare al nuovo target: i Millennial. E quanto emerge da una ricerca condotta da 3rdPLACE per conto di Vinventions, uno dei maggiori produttori mondiali di chiusure per vino.

Lo studio

L’obiettivo dell’analisi è duplice: “da una parte prevedere il comportamento d’acquisto dei consumatori di vino italiano nel mondo, in particolare nel periodo natalizio, dall’altra definire le corrette azioni di marketing e commerciali al fine di soddisfare meglio le esigenze e i desiderata evidenziati dalle conversazioni”. In particolare, lo studio si è concentrato sull’analisi degli Open Data, ovvero le informazioni provenienti dalle diverse fonti digitali su un arco temporale di un anno. Si tratta, soprattutto, di contenuti pubblici in lingua inglese recuperabili da diversi canali digitali come i principali social network (Facebook, Twitter, YouTube e Instagram), gli aggregatori come Tripadvisor e Amazon, i blog, i forum, i siti di news e le app mobile. Ecco cosa ne è venuto fuori.

I Millennial, target da coccolare

Circoscrivendo l’analisi a un campione di contenuti pari al 10% del totale, sono circa 7 mila le menzioni in cui figurano le keyword associabili ai termini “vino made in Italy. È risultato, inoltre, che i consumatori più interessati all’acquisto di prodotti italiani si concentrano in Usa, Gran Bretagna, Germania e Cina e che il profilo più attivo, dopo i maschi di età compresa tra i 35 e il 45 anni (38%), è quello della generazione dei Millennials (età inferiore ai 35 anni, 30%).

Un’opportunità da cogliere al volo: il 60% delle menzioni riguarda, infatti, condivisioni di foto, consigli su abbinamenti culinari e richiesta di suggerimenti per un viaggio a tema in Italia, “confermando i social network come i veicoli migliori per intercettare la domanda, anche attraverso gli influencer di settore”.

Si compra nei negozi specializzati, ma anche online

Relativamente alle modalità d’acquisto, nonostante la maggioranza del campione prediliga i negozi specializzati, un 30% degli acquirenti sceglie l’online, il che suggerisce ai produttori di considerare un sito di e-commerce da aggiungere alla distribuzione offline. L’External Data Intelligence Analysis di 3rdPLACE ha evidenziato una chiara mancanza del prodotto “vino italiano” nelle maggiori piattaforme di e-commerce mondiali. Negli Usa, il vino italiano rappresenta solo l’1% dell’offerta complessiva, in Gran Bretagna il 2% e in Germania il 13%. 

3rdPLACE ha inserito nella ricerca il Sales Estimator, un simulatore capace di fornire un’indicazione di massima del fatturato generabile da un produttore di vino nel caso fosse presente in una delle vetrine di e-commerce più utilizzate.

Il Prosecco stacca tutti

La tipologia di vino italiano più menzionata nei quattro mercati esteri considerati è di gran lunga il Prosecco Valdobbiadene con il 25% del totale. Seguono a una certa distanza

  • il Barolo – 13%
  • il Chianti – 11%
  • il Franciacorta 6%.

Poca notorietà per i vini del centro Sud. Infine, la ricerca segnala che nel periodo natalizio si evidenzia un picco di menzioni superiore di almeno tre volte la media a cui corrisponde un incremento del trend di ricerca sul prodotto, ovvero una crescita della propensione all’acquisto.

“Le vendite di vino italiano nei Paesi in cui è più conosciuto e apprezzato – afferma Claudio Zamboni, Co-founder e Partner di 3rdPLACE – hanno delle enormi potenzialità di crescita. Solo chi saprà interpretare correttamente i segnali provenienti dagli Open Data potrà vincere in un mercato estremamente competitivo come quello del vino”.

 

 

 

Gli scatti di Nerina Toci sono fatti di ombra e luce, di immagine e ricordo, di silenzi in cui la giovane siciliana di origine albanese va alla ricerca di se stessa. "La fotografia per me è un racconto che nasce da un ricordo. Io cerco di fotografare l'esistenza e non la vita", spiega in una intervista all'AGI l'artista 29enne, che, reduce da una personale in Cile, per il suo primo volume fotografico ha scelto un titolo che racchiude i primi due anni di mestiere: "L'immagine è l'unico ricordo che ho" (Edizioni Navarra, Palermo). "Fotografare è per me non un lavoro, ma una dimensione", racconta Toci, giunta in Italia dall'Albania quando era ancora una bambina.

Tra le due terre, tra i due approdi, da una parte e dall'altra del Mediterraneo, tra l'est e l'ovest, Nerina preferisce come 'patrià lo scatto, quello che fissa in negativo l'immagine (e dunque il ricordo): "Io non so di appartenere ad un luogo se non dove sono presente in questo momento. Anche il termine 'presentè è un luogo)", spiega, ma senza snobismi nè seriosità. Nerina, la racconta nella prefazione al volume Letizia Battaglia, gigante della fotografia europea e uno dei più straordinari e acuti testimoni visivi della vita e della società italiana, in particolare della Sicilia. L'incontro tra le due, reso semplice da un indumento rosso, è stato prima tra donne, poi tra fotografe: "Contattai Letizia Battaglia telefonicamente – ricorda Nerina – si dimostrò sin da subito disponibile a incontrarmi. Quando andai a casa sua, Letizia mi venne incontro subito dopo Pippo (il 'canuzzò). Appena mi vide abbiamo sorriso, e lei, notando subito il mio cappello rosso in testa, mi disse 'e tu da dove spunti fuori?'. Poi mi invitò a fare una carezza a Pippo altrimenti non avrebbe smesso di abbaiare". "Nerina – rammenta Letizia Battaglia – mi portò a vedere le sue foto l'anno scorso. Arrivò a casa con un improbabile cappellino in testa che la rendeva molto divertente".

Entrambe di carattere ribelle, il rapporto tra maestro e apprendista lascia immediatamente il posto a quello tra mentore e giovane promessa: "Ci siamo sedute una di fronte all'altra – racconta Nerina Toci – e ha iniziato a vedere le mie foto, sulle quali mi ha chiesto di apporre una 'x' in base alle sue preferenze. Accanto alle 'x' ho scritto anche il suo nome. Tra una foto e l'altra mi ha detto quanto fosse importante che i giovani seguissero un'idea precisa un progetto da seguire con determinazione. In alcuni momenti ci sono stati dei piccoli silenzi, sguardi, sguardi inclinati, poi mi sono scese le lacrime. La sua attenzione nei miei confronti mi ha confermato quanto tenesse a cambiare la vita dei giovani e a non far sprecare il talento. Quando ci siamo salutate mi ha detto di inviarle due foto ogni settimana, e così è stato. Dopo un anno e le ho chiesto di rivederci da quel momento non ci siamo più perse di vista". "Subito percepii guardando le sue immagini che stava crescendo un talento che non aveva bisogno di troppi consigli – spiega Battaglia – a allora Nerina va avanti come un treno. Soffre, si incazza, piange e poi compone. La sua scena tiene conto di tutto, del paesaggio, dell'ambiente, di alcuni oggetti, della luce. Ma essenzialmente dei suoi sentimenti".

Due generazioni, quella di Letizia e quella di Nerina. La prima ha raccontato la Sicilia dell'oppressione mafiosa e del riscatto civile, del prezzo che si paga nell'essere mafiosi o antimafiosi, la Sicilia di quei quartieri in cui puoi diventare boss o 'sbirrò o magistrato. Nel bianco e nero, Nerina, invece, gioca se stessa, la sua relazione con la sensualità di certi luoghi, certe spiagge, certe donne, certa Sicilia, una dimensione onirica e interiore dell'isola che parte dalla realtà palpabile di un corpo riflesso su uno specchio, una foto vecchia su un comò, un vestito bianco, un pavimento, un campana da cui nasce un urlo: "All'ultimo minuto, quando la scena è pronta – prosegue Letizia Battaglia – Nerina ci si cala dentro e dinanzi all'otturatore prima dello scatto, lei è già pronta e lieve con il suo corpo, vestito o nudo, ad interpretare un suo sogno. Qualche volta quando ne ha voglia inserisce anche un'altra figura di donna, un contraltare, anzi un alter ego".

Il vero alter ego di Nerina Toci, resta la sua macchina fotografica, e la luce che non può vivere senza l'ombra, come l'immagine senza il ricordo, il bianco e nero, giocati sulla scia di Mario Giacomelli (che per la giovane fotografa è un maestro), e lavorati con una tecnica che li trasforma in discorso poetico: "Il bianco è definizione. Il nero è tutto – dice Nerina Toci – è il male minore, ti permette di camminare ad occhi aperti. È sensualità. Il mio rapporto con la luce e l'ombra è".

L'Arte del pizzaiuolo napoletano è Patrimonio dell'Umanità. Il Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Unesco, riunito in sessione sull'isola di Jeju in Corea del Sud, ha valutato positivamente la candidatura italiana. Per l'Italia si tratta del 58 bene tutelato (settimo patrimonio immateriale riconosciuto), il nono in Campania. Con grande soddisfazione, ha annunciato la vittoria in diretta Facebook la delegazione italiana che sull'isola sudcoreana ha seguito da vicino i lavori del Comitato.

 A Jeju hanno atteso la proclamazione l'Ambasciatore Vincenza Lomonaco, rappresentante Permanente d'Italia presso l'Unesco e Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro delle Politiche Agricole e dell'Ambiente e promotore della World Petition #pizzaUnesco che, con oltre 2 milioni di sottoscrizioni mondiali, ha sostenuto la candidatura italiana verso la vittoria finale.

"E' la riaffermazione di una tradizione storica che per il nostro Paese rappresenta, da secoli, un vero elemento d'unione culturale. L'Arte del pizzaiuolo napoletano è un patrimonio di conoscenze artigianali uniche tramandato di padre in figlio, elemento identitario della cultura e del popolo partenopeo che ancora oggi opera in stretta continuità con la tradizione" ha detto Pecoraro Scanio.

 

Come ci si è arrivati

Lanciata nel 2014 da Pecoraro Scanio sulla piattaforma di petizioni on-line Change.org, la campagna ha compiuto più volte il giro del mondo raccogliendo il sostegno di oltre 600 ambassador – tra personalità della cultura, dello spettacolo, della politica, dello sport, della società civile a livello internazionale – e superando l'obiettivo prefissato di 2 milioni di adesioni mondiali con firme di cittadini da più di 100 Paesi: numeri che fanno di #pizzaUnesco il movimento popolare d'opinione più imponente nella storia delle candidature di tutte le agenzie delle Nazioni Unite. Una corsa travolgente che dal Napoli Pizza Village 2014 è proseguita attraverso le spettacolari iniziative all'ONU di New York, all'Unesco di Parigi, alle Olimpiadi 2016 di Rio de Janeiro fino alla prima e alla seconda Settimana della Cucina italiana nel mondo senza dimenticare la storica mobilitazione planetaria da Sidney a San Paolo, dal Canada all'Argentina, dal Giappone e dalla Corea al Qatar, da Taiwan all'Islanda. 

 

Un tweet condiviso dalla scienziata scozzese Lisa DeBruine ha causato un po' di scompiglio su Twitter in questi giorni. Una gif che si può sentire, o che meglio solo un quinto delle persone riesce a sentirla. Molti si sono chiesti come sia possibile che molti abbiano la 'percezione' di un rumore laddove la gif è totalemnte senza suono.
Il motivo è spiegato da un neuroscienziato, Christopher Fassnidge, dottorato di psicologia alla università di Londra, che a The Verge spiega che la percezione di un "suono" al salto della corda fatto dal traliccio dell'energia elettrica ha anche fare con il modo in cui funzionano i nostri sensi. Questa illusione è un esempio di "sinestesia", ovvero quando due o più sensi si incrociano nel cervello nella elaborazione di un dato.
Il fenomeno riguarda però solo una persona su cinque, spiega Fassindge al sito. Facendo esperienza nel mondo, in ogni momento siamo "circondati da movimenti logicamente associati al suono": ad esempio, vediamo una palla che rimbalza e ci aspettiamo di sentirne il rimbalzo.
 
Questi vengono chiamati accoppiamenti sinestetici e possono essere appresi quando siamo piccoli, spiega Fassnidge, e quindi è possibile che molte persone possano sviluppare sinestesia per cose molto comuni. Altri esempi invece sono un po' più insoliti. Ad esempio, il pianista Nikolai Rimsky-Korsakov ha sperimentato diverse note musicali come colori. Ma suoni e colori sono raramente collegati nella vita di tutti i giorni, e quindi la sua abilità è notevole proprio per questo motivo.
 
La sinestesia è con ogni probabilità ciò che sta accadendo con il fenomeno della "GIF rumorosa". Anche se la sinestesia movimento-uditiva non è ben studiata, uno dei recenti studi del suo laboratorio suggerisce che fino al 20% delle persone la percepisce. Ma è anche possibile che molti di noi abbiano esperienza di questo genere di sinestesia senza mai farci caso, dice Fassnidge. Forse pensiamo che un suono sia reale quando non lo è, semplicemente perché il suono ha "un senso" per il nostro cervello. 

Per Natale gli italiani acquisteranno 382 milioni di regali, per una spesa complessiva di 8,2 miliardi di euro. Sono i dati resi noti da eBay e contenuti in una ricerca, condotta dal gigante dell’e-commerce in partnership con TNS, sui consumi degli italiani in vista delle prossime feste.

Secondo lo studio, in media la spesa individuale sarà di 211 euro. E siccome il Natale, si sa, è la festa dei bimbi, la cifra più elevata sarà destinata ai regali per i figli (138 euro). Segue il partner, con 95 euro, e poi nipoti e genitori, per i quali verranno spese rispettivamente 69 e 60 euro. Solo il 14% degli italiani spenderà oltre 400 euro per un singolo regalo. Ma c’è una regola che vale per tutti: evitate calzini, suppellettili e lingerie, se non volete farveli tirare addosso.

Chi sono i Babbi Natale

A livello individuale si faranno in media 9 regali e saranno le donne a farne di più rispetto agli uomini (10,5 contro i 7,9 in media). Per quanto riguarda l’età, i giovani della fascia 16-24 sono quelli che stimano di spendere meno (in media 122 euro circa), mentre a destinare un budget maggiore ai regali saranno gli adulti nella fascia 55-64 (più di 252 euro in media).

I destinatari

Al primo posto nella Christmas list degli Italiani, infatti, svettano il partner (per il 37% degli intervistati) e i figli (33%). Nello specifico, la persona amata è la priorità per gli uomini (46%) mentre le donne pensano prima ai figli (40%). Per quanto riguarda l’età, se per i più giovani al primo posto vi è il partner, col passare del tempo i figli diventano i destinatari prioritari.

I regali più desiderati

  1. Viaggi (23%)
  2. Abbigliamento, scarpe o accessori (9%)
  3. Libri (8%)

E i più odiati 

  1. Calzini (9%)
  2. Suppellettili per la casa (statue, vasi, candele…) (l’8%)
  3. Sex toys e lingerie

Si compra da pc e smartphone

Quest’anno il 62% degli intervistati userà un device tecnologico per i suoi acquisti natalizi, un +4% rispetto all’anno 2016.In particolare, il 32% userà un computer portatile, il 26% lo smartphone, il 25% un pc fisso, il 17% un tablet.

 

 

Nel 2017 il menù di un ristorante non è più un semplice elenco di piatti della casa. Oggi quel pezzo di carta è in grado di aumentare i profitti del ristorante fino al 25% indirizzando l’inconsapevole cliente verso la scelta della pietanza più economica per il ristoratore, attraverso una serie di tecniche e trucchetti che vanno dalla grafica al nome del piatto e che solo un esperto può conoscere.

Ecco perché negli ultimi anni sono sempre di più i ristoratori che inseriscono la progettazione dei menu tra i punti fermi della gestione dell’attività. Ma non si tratta di una trovata degli ultimi tempi: “la menu engineering – spiega il Corriere della Sera –  è una disciplina consolidata negli Usa, codificata nel 1982 da due professori della Michigan State University e oggi considerata una materia accademica”. Ma quali sono queste regole per mettere giù un menù ingegnerizzato? Ecco alcuni trucchi spiegati da Lorenzo Ferrari, ingegnere 28enne e ceo di MenuEngine.

Le 10 regole del menù perfetto

Prima di progettare qualsiasi menù è necessario partire da un fatto semplice: l’attenzione dei clienti dura 3 minuti, entro i quali viene scelto il piatto. L’obiettivo da raggiungere, dunque, è quello di incuriosire il cliente e pilotare la sua scelta. Per riuscirci è utile seguire queste linee-guida:

 

  1. Inserire massimo 7 piatti per categoria e spiegati in maniera semplice
     
  2. Ogni piatto deve avere una sua identità: un nome che lo differenzi e lo renda unico
     
  3. Il menu è un racconto. Gli ingredienti utilizzati o le tecniche di preparazione devono essere messi in risalo
     
  4. Semplicità è la parola d’ordine, termini aulici rendo no il menu respingenti
     
  5. Le parole straniere, se non di uso comune, vanno evitate
     
  6. I colori del menu, così come la grafica, devono essere coerenti con l’identità del locale
     
  7. Se si vuole puntare su alcuni piatti rispetto ad altri bisogna evidenziarli: mettendoli in grassetto, associando foto o disegni o inserendoli in un riquadro
     
  8. Mai incolonnare perfettamente i prezzi, meglio non allinearli per evitare che il cliente basi la scelta guardando unicamente il costo del piatto
     
  9. E’ utile usare caratteri tipografici assai visibili per facilitare la lettura e la comprensione
     
  10. Copertina e pagine del menu devono avere un peso consistente per suggerire al cliente di trovarsi in un locale di qualità

Un’arma per il ristoratore e per il cliente (se la conosce)

Attraverso il menu ingegnerizzato il ristoratore è in grado di guidare il cliente verso la pietanza ottenuta con gli ingredienti più economici o attraverso un piatto molto costoso. “Se si vuole vendere alcuni piatti rispetto ad altri basta avere alcune accortezze: scriverne il nome in grassetto, inserirli all’inizio del menu o associargli un’illustrazione”. Ma anche gli spazi bianchi hanno la loro importanza: “Isolare un piatto lasciandogli più spazio bianco intorno, focalizzerà l’attenzione su di lui”.

 

 

 

 

È uscita la 63esima Guida Michelin Italia, la bussola che da anni aiuta gli amanti della buona cucina a orientarsi nel panorama dei migliori ristoranti italiani, la cui qualità è riconosciuta dall'assegnazione delle famose "stelle". All'interno dell'edizione 2018 la novità più grande è rappresentata dal ristorante St.Hubertus, a San Cassiano (Alta Badia), diretto dallo chef Norbert Niederkofler che ottiene ben 3 stelle Michelin.

Si confermano in questa élite delle cucine tristellate altri 8 locali: Piazza Duomo ad Alba, Da Vittorio a Brusaporto, Dal Pescatore a Canneto Sull’Oglio, Reale a Castel di Sangro, Enoteca Pinchiorri a Firenze, Osteria Francescana a Modena, La Pergola a Roma, Le Calandre a Rubano.  

Il giudizio della guida 

Ecco la motivazione che ha portato lo chef di San Cassiano a ottenere la prestigiosa terza stella:  “I piatti rivelano la personalità dello chef. Quelli di Norbert Niederkofler, del ristorante St. Hubertus, sanno raccontare mille e una storia. I protagonisti sono la natura, la cultura e i gusti schietti e intensi delle sue montagne, la passione e la fatica quotidiana dei contadini e degli allevatori, la qualità eccelsa dei loro prodotti, le tradizioni e i metodi tramandati, il calore dei masi, il desiderio di viaggiare per imparare e di ritornare per ritrovare il proprio stile di vita, l’impegno, la cura, la costanza che si sposano con l’entusiasmo e la leggerezza. Nei piatti di Norbert Niederkofler si gustano questi sapori, si vedono le montagne, si ascoltano queste storie. L’incontro con questa cucina non è un pasto, ma un’indimenticabile esperienza umana. Per gli ispettori Michelin, tre stelle emozionanti.” 

Cracco e Sadler perdono una stella (ma reagiscono bene)

L'altra grande notizia riguarda invece due importanti ristoranti milanesi che perdono una stella ciascuno: il primo è quello di Carlo Cracco, uno dei chef più conosciuti e amati della televisione italiana, che paga forse il cambio di sede, mentre il secondo appartiene a Claudio Sadler che ha affidato a Instagram, e a un pizzico d'ironia, la propria reazione: "Oggi ho perso il primato di permanenza delle due stelle continuative di Milano, 14 anni, si torna a una stella, un incidente di percorso. Siamo al pronto soccorso, ma guariremo presto, prometto".

Anche Cracco, raggiunto dai microfoni di Repubblica ha preso il declassamento con filosofia: "Il mio staff ed io siamo tranquilli. In caso di cambi importanti, lasciare o sospendere le stelle è a discrezione della guida. Noi stiamo lavorando tantissimo ai nuovi progetti e non vediamo l'ora di accogliere i clienti nella nuova sede milanese in Galleria a gennaio". 

I numeri

Il totale dei ristoranti stellati sale così a 356. La Lombardia è la regione che registra il numero maggiore di novità, 7, e di ristoranti, 63. Medaglia d'argento per la Campania, 41 ristoranti. Terza posizione per il Piemonte, 40 ristoranti. Seguono il Veneto, 38 ristoranti; la Toscana, 35 ristoranti. Roma, Napoli e Milano restano le province "stellate" d'Italia seguite da Bolzano e Cuneo. 

Hotel che fanno registrare il tutto esaurito, migliaia di turisti, operatori del settore enograstronomico e giornalisti di quotidiani e testate del settore, nazionali e internazionali si sono presentati al nastro di partenza della 26esima manifestazione del Merano WineFestival  (11-13 novembre). Migliaia di stand che espongono vini medi e di alta qualità e, ovviamente, prodotti gastronomici del Belpaese dal Nord al Sud, odori e sapori della nostra terra, dove si sono fatti notare e degustare anche quelli biologici e biodinamici. Tra gli espositori anche case vinicole straniere (tra queste: francesi, inglesi e russe). 

La Toscana è stata la 'regina' del "The Wine Hanter Award Platinum con 11 case vinicole che si sono aggiudicate altrettante nomination su un totale di 25. Ecco i premiati 

La serata del 10, con la cena di gala del WineFestival introdotta come di consuetudine dal patron Helmt Kocher, ha dato il via alla manifestazione, con la partecipazione di 500 tra commensali e autorità.  

Il Wine Festival di Merano è stata anche l'occasione  per celebrare i 30 anni della linea Sanct Valentin della produzione dei vini della cantina San Michele Appiano che ha una produzione di grandi vini grazie anche alla professionalità di HansTerzer, winemaker della cantina, che con la sua politica aziendale in questi anni ha portato alla produzione di circa 5 milioni e mezzo di bottiglie esportate in tutto il mondo e distribuite tra Sauvignon Blanc, Pinot Bianco, Pinot Grigio,Chardonnay, Gewurztraminer e i rossi Kagrein e Pinot. La parte del re per questa azienda l'ha fatta l'Appius 2013 ricavato dalle migliori uve accuratamente selezionate. Il vino invecchiato in botte e poi in acciaio. 

Infine da segnalare la partecipazione alla manifestazione di 49 studenti delle terze e delle quarte dell’Istituto alberghiero dell’Aquila impegnati nel servizio e nel coordinamento della serata di Gala, nel supporto agli espositori e nella gestione delle degustazioni guidate di vini presentati al Festival di cui la scuola abruzzese è da anni partner.

In occasione del WineFestival è stato anche presentato il progetto Vino Fico Festival che si terrà nella Bottega del Vino di Fontanafredda a Fico, la Disneyland del cibo di 100mila metri quadrati che aprirà a Bologna il 15 novembre. Si tratta di una straordinaria collaborazione, nei prossimi mesi definita, tra Merano WineFestival, Vinitaly e Fico Eataly World. L’idea è stata presentata dal patron del Merano WineFestival Helmuth Köcher e Piero Bagnasco del consiglio di amministrazione di Fico Eataly World e a.d. di Fontanafredda.

Saranno scelti 30 giovani produttori (nati dopo il 1980) poco conosciuti e provenienti da tutta Italia. I loro vini saranno selezionati dal The Wine Hunter Helmuth Köcher, vini che abbiano ottenuto almeno 90/100 punti nella guida The WineHunter award.winehunter.it, di altissima qualità e che abbiano ricevuto l'Award The WineHunter Gold. E altri 30 vini selezionati dalla nuova guida di Vinitaly. Al termine delle tre giornate di degustazioni e masterclasses i 10 vini più venduti avranno la possibilità di entrare nell’assortimento dell’enoteca di Fico.

Trentino
Ferrari F.lli Lunelli
2011 Ferrari Perle Rose Riserva Spumante Metodo Classico DOC

Lombardia
Monte Rossa
2012 Cabochon Brut DOCG
Nino Negri
2011 Sfursat 5 Stelle DOCG

Abruzzo
Masciarelli
2015 Marina Cvetic DOC

Alto Adige – Südtirol
Erbhof Unterganzner
2015 Lamarein VDT

Campania
Quintodecimo
2012 Vigna Grande Cerzito DOCG

Friuli-Venezia Giulia
Moschioni
2011 Schioppettino DOP

Piemonte
Ceretto
2013 Bricco Rocche DOCG
Rocche dei Manzoni
2007 Vigna Madonna Assunta La Villa Riserva 10 Anni DOCG
Cogno Elvio
2013 Ravera DOCG
Conterno Fantino
2014 Ginestra Vigna Sorì Ginestra DOCG

Puglia
Gianfranco Fino
2015 Sé IGT

Toscana
Castiglion del Bosco
2011 Castiglion del Bosco, Millecento DOCG
Il Marroneto
2012 Selezione Madonna delle Grazie DOCG
Tua Rita
2014 Giusto di Notri IGT
Montevertine
2014 Le Pergole Torte IGT
Castello del Terriccio
2011 Lupicaia IGT
Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute
2015 Il Pareto IGT
Castello dei Rampolla
2013 D’Alceo IGT
Duemani
2014 Duemani IGP
Vini Franchetti – Tenuta di Trinoro
2015 Palazzi IGT
Le Macchiole
2014 MessorioIGT
Ornellaia
2015 Le Serre Nuove dell’Ornellaia DOC

Umbria
Arnaldo Caprai
2012 25 Anni DOCG

Veneto
Ferragu’ Carlo
2014 Valpolicella Superiore DOC

AquaVitae
Bottega
Amarone Privata Classica
Distilleria Marzadro
Espressioni Solera
Distilleria Sibona
Grappa Riserva Affinati in Botti da Porto
Distilleria Varnelli
Delizia alla Cannella
Nonino Distillatori in Friuli
Grappa Nonino Riserva Anticacuvèe® aged 5 years
Roner Distillerie
Grappa Weissburgunder invecchiata
Birra
IBeer
10 – Uniko
Carne e salumi
La Bottega di Adò
Lardo di Colonnata
Dolci e cioccolato
Tortapistocchi Firenze
Torta Uvetta e Rhum
Olio e aceto
Acetaia BG Villa Bisini Gambetti
Aceto Balsamico di Modena IGP "GR"
Al Vecchio Frantoio Bartolomei
Olio extra vergine di oliva Selezione Pregiata
Pasta, riso e cereali
La Pasta di Aldo
Maccheroncini
Prodotti ittici
Calvisius Caviar
Caviale Siberiano
Euromar
Filetti di acciughe sott'olio
Upstream Italiana
Upstream salmone affumicato

Ci sono voluti due anni per trasformare il sogno in realtà, ma alla fine un orgogliosissimo Lapo Elkann ha inaugurato a Milano il suo spazio creativo “in cui per condividere, creare e assaporare il meglio del nostro Paese riunendo sotto lo stesso tetto le eccellenze italiane della creatività, del design, del motion e del food”. Il nome è dei più evocativi e rimanda direttamente al know-how tipico del Belpaese: Garage Italia Customs. Il progetto, spiega il suo autore, è dedicato a Enrico Mattei, “un grande imprenditore italiano visionario che volle questo posto e lo commissionò all’architetto Bacciocchi”. E al bisnonno Giovanni Agnelli “che pensò una Fiat Cielo Terra Mare”.

Di cosa si occuperà?

Il Garage si occupa dell'allestimento di vetture su misura: qui la clientela può scegliere non solo nuovi colori, ma anche tessuti per gli interni, oltre a farsi personalizzare gli esterni, optando, ad esempio, per tonalità cromatiche anche le più originali e strane in circolazione, compresi tutti i possibili dettagli a contrasto. Ma non solo. In questo posto che più metropolitano non si può, a metà del trafficatissimo viale che porta ai laghi e alle autostrade – si legge su La Stampa – si potrà venire per dare una livrea personalizzata al proprio mezzo, ma anche per un caffè, uno spuntino, un aperitivo o un pranzo.

Si entra e al piano terra, sotto una installazione di centinaia di macchinine colorate, si può ordinare un hamburger o un club sandwich, poi si entra nel cuore del garage, dove il sancta sanctorum è la “materioteca”, una sorta di inedita biblioteca con tessuti, pelli e campioni di lamiera al posto dei libri. Qui i clienti possono scegliere ogni materiale e colore possibile (due, il Blue navy Garage Italia e l’azzurro-Lapo verranno brevettati da Basf). Al piano di sopra, il ristorante di Carlo Cracco con terrazza, giardino tropicale e saletta privata sulla “prua” dell’edificio firmata Riva, allestita come il ponte di uno yacht.

Un garage in stile ‘Lapo’

Il luogo scelto per il quartier generale dell’officina di Lapo è l’ex stazione Agip Cortemaggiore di piazzale Accursio. L’edificio, che risale agli anni ‘50 e occupa una superficie coperta di 1.700 metri quadrati su tre diversi piani, è stato rimesso a nuovo dall'architetto Michele De Lucchi che non solo ha ripreso per la struttura esterna esattamente il colore originale, ma ha anche aggiunto due file di led sotto la copertura in omaggio alle luci già presenti negli Anni '50, si legge sul Sole24Ore. Quanto all’arredamento, si rifà allo stile dell'atelier ispirato espressamente del fondatore, Lapo Elkann: non a caso nell'edificio si trovano, ad esempio, due sedili di una Ferrari 599 GTB trasformati in poltrone, ma anche una pista giocattolo lunga 35 metri sul soffitto e la carrozzeria di una Ferrari 250 GTO nella sala in cui vengono serviti i cocktail. 

L’inaugurazione

Per l’inaugurazione del Garage di Lapo, sono venuti da tutto il mondo. Tra i presenti, riporta il Corriere, c’erano:

  • il sindaco Giuseppe Sala
  • la famiglia Elkann-Borromeo al completo (John Elkann con il padre Alain, la sorella Ginevra e la moglie Lavinia Borromeo)
  • lo stilista Luca Rubinacci
  • ·      Margherita Missoni
  • ·      Marcelo Burlon
  • ·      Ugo Brachetti Peretti
  • ·      Arturo Artom
  • ·      Federico Marchetti
  • ·      Marta Brivio Sforza
  • ·      Patrizia Sandretto
  • ·      Simona Ventura
  • ·      Giorgio Restelli di Mediaset
  • ·      la presidente dell’Airc Bona Borromeo
  • ·      le galleriste Carla Sozzani e Nina Yashar
  • ·      i fotografi Giovanni Gastel e Bob Krieger
  • ·      la creatrice di gioielli Madina Visconti di Modrone.
  • ·      In sala si sono anche visti:
  • ·      Alessandro Roja
  • ·      Victoria Cabello
  • ·      Martina Colombari e Billy Costacurta
  • ·      i volti di Raidue Titty e Flavia,
  • ·      l’ex fidanzata di Lapo, l’ereditiera Goga Ashkenazi

A cena da Cracco

Lo chef stellato ha curato nei minimi dettagli anche la light dinner a passaggio per l’inaugurazione. Camerieri in tuta da corsa (con marchio «Garage Italia») hanno iniziato offrendo spumante Ferrari e acqua. Al bar sulla terrazza tropicale si degustava rum Compagnia dei Caraibi, si assaporavano sigari toscani e si sbocconcellava cioccolato fondente.

Il menu? Mini burger, salmone al lime con mango, involtini di gamberi, patate al cartoccio con caviale e panna acida, carciofi cacio e pepe, macaron alla castagna e cioccolatini «logati» incartati sul momento. Divertenti le macchinette per il popcorn e apprezzata la pasta di mezzanotte: a forma di ghiera meccanica, ideata per l’occasione. Tra un gin tonic, un Moscow mule e un Milano-Torino (cocktail inventato ieri sera) si ballava accompagnati dalla musica di Stefano Fontana e Dj Outside.

 

Oltre 450 case vitivinicole tra le migliori in Italia e nel mondo, quasi 200 artigiani del gusto e 15 cuochi di spicco partecipano al 26esimo "Merano WineFestival" che si terrà dal 10 al 14 novembre. Gli organizzatori prevedono un'affluenza di 10 mila persone. La manifestazione è stata presentata all'hotel Terme Merano. Il programma della kermesse enogastronomica, ha ricordato il vice presidente dell'azienda di soggiorno Vincenzo Coco, l'anno scorso ha generato un indotto turistico di circa 8 milioni di euro.

Questa edizione durerà un giorno in più; l’evento è di cinque giornate da venerdì 10 a martedì 14 novembre, ma già il 9 come giornata prologo ai Giardini di Castel Trauttmansdorff si terrà un convegno “Naturae&Purae” che annuncerà le nuove tendenze del vino. Esperti e interpreti del mondo del vino si confronteranno sui temi della sostenibilità, della naturalezza e della purezza, cercando di rispondere al quesito: “Quo Vadis? Food & Wine, the future is natural?”.

Al convegno curato e ideato da Helmuth Kocher e Angelo Carrillo interverranno: Attilio Scienza (Cisgenetica), Luca D’Attoma (vini bio e biodinamici), Franz Josef Loacker (vini biodinamici), Werner Morandell (Piwi), Angiolino Maule (vini naturali). Sul tema delle fermentazioni alimentari interverrà l’esperto Carlo Nesler. Presente al convegno anche Giorgio Grai, un’altra figura di prestigio del mondo vino, esperto di viticoltura ed enologia, oltre che collaboratore di importanti riviste enogastronomiche.

Tra gli eventi più attesi di venerdì 10 novembre c’è Architecture&Wine alle ore 19,00 in piazza della Rena, una conferenza sull’Architettura sostenibile con la ditta Progress di Bressanone, in collaborazione con Fondazione Architettura Alto Adige e dove saranno presenti circa 150 architetti altoatesini, ma anche svizzeri, austriaci, tedeschi ecc. durante il quale saranno premiate tre cantine che hanno fatto della sostenibilità le loro fondamenta. Cooking Farm sarà il fulcro della Chef Arena; dal 10 al 14 novembre importanti chef di livello internazionale si confronteranno con le contadine altoatesine, depositarie della cultura culinaria locale. Immancabili le Masterclasses, degustazioni guidate di eccellenze enologiche nazionali e internazionali all’Hotel Terme Merano, il cui ricavato andrà in beneficenza.

Infine, il 14 novembre, Catwalk Champagne, una “sfilata” nella Kursaal Merano di alcune fra le migliori Maisons de Champagne. Dall’11 al 13 novembre al Kurhaus si tiene Wine Italia con oltre 800 vini italiani protagonisti, un percorso fra le varie aree ed i differenti territori vinicoli da nord a sud. La sala Czerny (nome dell’architetto che progettò Kurhaus, nel 1874), ospiterà Wine International con oltre 250 vini dalla Spagna all’Argentina, dal Libano al Sud Africa, dall’Austria alla Crimea. In contemporanea, dal 10 al 14 novembre, lungo la “Passer Promenade”, la famosa passeggiata a fianco del fiume Passirio e amata dalla principessa Sissi, avrà luogo GourmetArena con l’accurata selezione di prodotti tipici nazionali ed internazionali. 

 

 

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