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È possibile combattere l'obesità prendendo di mira l'area del cervello che controlla l'appetito. Un gruppo d ricercatori dell'Università di Aberdeen (Scozia) ha individuato uno specifico interruttore in grado di "spegnere" la fame. Si tratta di un gruppo di cellule, chiamate neuroni POMC, che se "accese" producono l'ormone della pienezza, quello che l'organismo invierà al cervello dopo un pasto.

Secondo gli studiosi, accendere queste cellule potrebbe avere un impatto significativo e rapido sul comportamento alimentare. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Cell Metabolism. Nei test condotti sui topi, quando sono stati attivati i neuroni POMC le cavie hanno iniziato a mangiare di meno. "La nostra scoperta apre le porte a nuovi farmaci che potrebbero essere sviluppati per controllare l'appetito e migliorare la salute", dice Lora Heisler, che ha coordinato lo studio. 

Troppi capelli bianchi? Vi sentite sovrappeso? Problemi di emorroidi? Fino ad oggi una soluzione comune a tutti questi problemi poteva essere l’uso dell’olio di cocco, una sorta di pozione magica buona per qualsiasi genere di male che minacciava il nostro corpo. Fino ad oggi, perché dall’America, più precisamente dalla prestigiosa università di Harvard, viene lanciato un allarme accorato contro l’uso dell’olio di cocco. L’epidemiologa Karin Michels infatti, a luglio, durante un convegno all’università di Friburgo, ha definito il suddetto olio “una delle cose peggiori che si possano mangiare”, aggiungendo che per il corpo rappresenta “puro veleno”.

Il video della frase choc è diventato virale e su Youtube ha superato il milione di visualizzazioni. Le ragioni di tanto livore nei confronti dell’olio di cocco deriverebbero dall’enorme quantità di grassi saturi che conterrebbe; i grassi saturi sono quelli che causano il colesterolo e che sono quindi alla base di molti problemi cardiovascolari. Per intenderci, nell’olio di cocco ci sono più dell’80 per cento di grassi saturi, più di quelli che si trovano nel burro o nel lardo. Eppure, nonostante la sua natura evidentemente devastante per il nostro fisico, cosa ben nota ben prima del convegno tedesco di luglio, l’olio di cocco è riuscito grazie ad una campagna di vendita ben congegnata, a passare, al contrario, per olio salutare, addirittura dietetico.

Victoria Taylor, dietista senior presso la British Heart Foundation, ha dichiarato al Guardian “L'olio di cocco contiene circa l'86% di grassi saturi, circa un terzo di grassi saturi rispetto al burro, sappiamo che le diete ad alto contenuto di grassi saturi sono associate ad un aumento del colesterolo non-HDL nel sangue, e il colesterolo alto è un fattore di rischio per malattia coronarica e ictus. C'è stata la speculazione che alcuni dei grassi saturi presenti nell'olio di cocco potrebbero essere migliori per noi di altri grassi saturi, ma finora non c'è abbastanza ricerca di qualità per fornirci una risposta definitiva.” Effettivamente in America la vendita dell’olio di cocco, sponsorizzata anche da celebrità come Gwyneth Paltrow, hanno fatto aumentare le vendite per introiti che negli ultimi quattro anni sono passati da 1 a 16 milioni di euro. Aggiunge la Taylor: "Quello che sappiamo è che la sostituzione di grassi saturi con grassi insaturi come olio vegetale, olio di oliva e olio di girasole, e la loro diffusione, è stato dimostrato come un modo efficace per aiutare a ridurre i livelli di colesterolo LDL, quindi questa sarebbe una scelta più salutare.” E conclude “Per il momento, se ti piace il sapore dell'olio di cocco, allora, come con il burro, va bene usarlo ogni tanto. Tuttavia, è meglio limitarsi a piccole quantità e utilizzare oli insaturi come scelta quotidiana.” 

Lo chiamano l’aspirina del diavolo, ma non demonizzatelo: l’Ambien​, il farmaco contro l’insonnia noto per essere la presunta causa di alcuni comportamenti sopra le righe delle star, “non ha assolutamente effetti collaterali superiori a tutti i più comuni ipnotici ed in particolare alle benzodiazepine”.

A spiegare come funziona questo ipnotico, di cui fa uso anche il fondatore di Tesla Elon Musk, è il dottor Paolo Maria Rossini, direttore dell’Istituto di Neurologia del Policlinico Gemelli IRCCS di Roma, raggiunto da Agi.

Inibizioni addio? Colpa (eventualmente) del sonnambulismo

“Il farmaco – spiega Rossini – agisce a livello cerebrale e sul cervelletto e dovrebbe svolgere due funzioni. Da un lato facilita l’addormentamento, cioè l’intervallo di tempo tra quando uno si mette a letto e poi si addormenta; dall’altro mantiene una durata fisiologica di sonno complessivo (7-8 ore in un adulto) rispettando il più possibile il profilo ipnico, cioè la presenza, la sequenza e la durata delle varie fasi in cui si articola il sonno”. Dovrebbe cioè regolare il riposo in maniera da farlo assomigliare il più possibile a quello naturale.

Ma allora perché molte star indicano l’Ambien, noto anche con il nome del composto Zolpidem, coma causa di comportamenti sballati? La sostanza è in grado di allentare ogni freno inibitore? Rossini è categorico: “Non ci sono prove esaustive nella letteratura scientifica che dimostrino che il farmaco riduca la capacità di controllare le proprie reazioni”. Tutto nella norma, dunque? Non esattamente: “Quello che è certo è che lo Zolpidem può aumentare di parecchio il rischio di sonnambulismo – commenta Rossini -. È quindi possibile che nel corso delle ore di sonno ci possano essere momenti di comportamento alterato collegati al sonnambulismo”. Si tratta di eventuali “comportamenti abnormi e forse anche compulsivi, ma solo all’interno di episodi di sonnambulismo e cioè sempre e comunque all’interno di una stato parafisiologico di sonno e mai in condizioni di veglia cosciente”.

Il 7 giugno del 2017 Elon Musk scriveva su Twitter la sua ricetta notturna “magica”: “Un po’ di vino rosso, un disco vintage e un po’ di Ambien”. Chissà se fosse serio o stesse scherzando. Rossini spiega però che, per giudicare gli effetti collaterali denunciati dalle star, “andrebbe capito se chi descrive questi comportamenti aveva assunto non solo l’ipnotico, ma anche alcool, droghe o altri farmaci. Un cocktail di questo tipo diventerebbe difficile da valutare per capire a chi dare la colpa”. Con l’Ambien, insomma, niente cin cin.

Nessun pericolo, a meno che l’utilizzo duri più di un anno

Secondo Business Insider, i vertici di Tesla sarebbero preoccupati dall’utilizzo dell’Ambien da parte di Elon Musk. Rossini smentisce che ci siano pericoli legati al consumo da parte di un manager di una società importante, a patto che questo avvenga “nei termini prescritti”. Il farmaco, “uno degli ipnotici più utilizzati al mondo da molti anni”, rispetto ad altri è più “rapido a entrare in azione”, garantisce “un periodo di sonno più lungo e più rispettoso delle varie fasi”, e provoca “meno sonnolenza nelle ore diurne e meno rischi di caduta e alla guida”.

Qualche pericolo in più, questo sì, può sorgere in caso di utilizzo prolungato: se il farmaco diviene un’abitudine per più di un anno possono verificarsi disturbi cognitivi, soprattutto riguardo alle “varie forme di memoria”. Tra verità e leggende sul farmaco c’è una testimonianza curiosa. L’ha raccontata Vice qualche anno fa, ed è la storia di un uomo che dopo tre anni in stato vegetativo si è risvegliato grazie al farmaco. “Si tratta di reportage poco scientifici e molto giornalistici – commenta Rossini -. Una review di tre o quattro anni fa sull’effetto del farmaco sui disturbi di coscienza nega qualsiasi effetto documentato”. Non sarà l’aspirina del diavolo, insomma, ma forse neppure la cura ad ogni male. 

L'Italia è tra i sette Paesi europei ad aver superato i 1.000 casi di morbillo nel 2018. Gli altri sei sono Francia, Serbia, Grecia, Russia, Georgia e Ucraina

E' quanto sottolinea l'Oms nel suo bollettino periodico, specificando che in tutti questi Paesi ci sono stati dei morti, 34 totali dall'inizio dell'anno, 14 solo in Serbia. "Una buona salute per tutti – dice Zsuzsanna Jakab, direttore regionale Oms per l'Europa – parte dalla vaccinazione, e finché non elimineremo il virus non riusciremo a tener fede agli impegni per gli obiettivi di sviluppo sostenibile". L'Ucraina è stata la più colpita, con oltre 23 mila casi di morbillo dall'inizio dell'anno.

Secondo l'ultima valutazione della Commissione europea di verifica regionale per il morbillo e l'eliminazione della rosolia (RVC), 43 stati membri su 53 hanno hanno interrotto la trasmissione endemica della malattia, mentre 42 lo hanno fatto per la rosolia.

Chi non è immune è vulnerabile, nessuno escluso

La Commissione ha, infine, espresso preoccupazione per la scarsa copertura vaccinale in alcune aree e ha rilevato che le catene di trasmissione del morbillo sono proseguite per oltre 12 mesi in alcuni Paesi, riportando il livello del loro stato a "endemico".

"Ciò dimostra – spiega Nedret Emiroglu, direttore di la Divisione delle emergenze sanitarie e delle malattie trasmissibili presso l'Ufficio regionale per l'Europa dell'Oms – che ogni persona che non è immune rimane vulnerabile, non importa dove vive, e ogni Paese deve continuare a spingere per aumentare la copertura vaccinale". I rappresentanti di tutti i Paesi, ricorda infine l'Oms, si vedranno a Roma dal 17 al 20 settembre per verificare i progressi verso l'eliminazione.

Dall’inizio dell’anno i casi sono oltre duemila

L'allarme lanciato oggi dall'Oms trova conferma negli ultimi dati forniti dal ministero il mese scorso: nel primo semestre del 2018 si contano già 2.029 casi di infezione nel nostro Paese. 

Un dato eloquente, ma anche incoraggiante rispetto al boom dell'anno scorso, quando da gennaio a luglio si contarono addirittura 4.080 infezioni.

Finora l’89,4% dei casi si è verificato in sette Regioni:

  • Sicilia (1.066),
  • Lazio (204),
  • Calabria (144),
  • Lombardia (131),
  • Campania (128),
  • Emilia Romagna (77)
  • Toscana (64).

La Regione Sicilia ha riportato l’incidenza più elevata (422 casi per milione di abitanti).

 

Quattro i decessi, molte le complicanze

Sono stati segnalati quattro decessi che si aggiungono ai quattro  segnalati nel 2017. Nel 91,3% dei casi chi si è preso il morbillo era non vaccinato al momento del contagio, mentre il 5,4% aveva effettuato una sola dose. E che il morbillo non sia uno scherzo lo conferma il fatto che quasi metà dei malati, il 48,9%, ha sviluppato almeno una complicanza; il 59,5% dei casi totali è stato ricoverato. Infine sono stati segnalati 87 casi tra operatori sanitari, di cui 41 complicati (47,1%).

La reticenza aumenta l’incidenza

"Se i casi di morbillo sono in aumento in Europa gran parte della responsabilità va alla recalcitranza verso i vaccini. In Italia il record lo abbiamo avuto lo scorso anno con più di 5mila casi". Lo ha detto all'AGI Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, commentando l'ultimo allarme morbillo lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

"L'anno peggiore per il nostro Paese è stato il 2017, quando eravamo preceduti solo dalla Romania", spiega. "Quest'anno la situazione è leggermente migliorata, complice anche l'obbligo vaccinale che quest'anno è stato introdotto anche in Francia. Ma serve fare una precisazione: i casi registrati – precisa – non sono dovuti solo ai bambini, ma anche agli adulti che non hanno avuto il morbillo e che non si sono immunizzati".

Secondo Rezza, le coperture vaccinali nel nostro paese non sono ottimali. "Siamo al 92,5 per cento e serve fare di più per eradicare questa malattia molto contagiosa", conclude.

La notizia proviene direttamente dal sito ufficiale della Food and Drug Administration, ente governativo americano che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici insieme al Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti: via libera al primo anello vaginale contraccettivo che può essere usato per un anno intero.

Biodegradabile, flessibile, Annovera (così è stato chiamato) può essere utilizzato dalle donne per tre settimane e poi necessità di una di pausa, così per un anno. A base di estradiolo e progesterone non richiede la conservazione in frigo, ma basta lavarlo e riporlo in una custodia in un luogo dove non vengano superati i 30 gradi centigradi.

Annovera prima di avere il nulla osta per la vendita ha dovuto superare tre test clinici fatti su donne sane di età compresa tra i 18 e i 40 anni, alla fine è risultato che solo al massimo quattro di loro sono rimaste incinte durante il periodo di prova del nuovo contraccettivo. Dai test risulta anche che Annovera provoca gli stessi effetti collaterali di altri prodotti contraccettivi ormonali come mal di testa, nausea e dolori addominali.

Controindicato l’uso a donne fumatrici sopra i 35 anni, dato che il fumo combinato all’uso di questo genere di contraccettivi aumenta il rischio di problemi cardiovascolari.

Sui vaccini i medici parlano bene e razzolano male. "Solo il 10-15% dei camici bianchi favorevoli ai vaccini si sottopongono alle vaccinazioni contro l'influenza alle quali sarebbero moralmente obbligati a rispondere positivamente ogni anno". L'affermazione è del professor Umberto Tirelli, l'ex direttore del dipartimento di oncologia del Cro di Aviano, senza timore di essere smentito, riportata dal Messaggero Veneto di Udine.

Il tema è caldo e Tirelli dunque getta benzina sul fuoco dichiarandosi pro vaccini e criticando il comportamento della categoria. Parallelamente interviene la federazione regionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, lo fa per dirsi "assolutamente contraria alla proroga dell'obbligo di vaccinazione". La Federazione si prepara infatti a "mettere in atto tutte le azioni di informazione alla cittadinanza per far comprendere meglio i vantaggi scientificamente dimostrati dei vaccini e per contrastare il fenomeno delle fake news".

Tirelli e gli Ordini dei medici la pensano allo stesso modo, ma il noto oncologo non manca di aprire un nuovo fronte di polemica invitando i colleghi a dare per primi il buon esempio. "Non mi piacciono – scrive in una nota pubblicata anche qui – le affermazioni con toni da crociate di chi sembra avere la verità rivelata in tasca contro coloro che non sono a favore dei vaccini (no-vax) anche perchè chi le porta avanti, parlo soprattutto dei miei colleghi medici, è a parole pro-vax ma nei fatti è spesso no-vax".

Tirelli snocciola i dati sulla "scarsissima adesione dei medici all'antinfluenzale" e ricorda che i colleghi "sarebbero moralmente obbligati a vaccinarsi per proteggere le persone immunodepresse, i pazienti tumorali in chemioterapia, i trapiantati di midollo e di organo solido nonchè i pazienti con malattie immunologiche. Persone con le quali questi medici vengono in contatto negli ospedali e negli ambulatori alle quali possono trasmettere una patologia potenzialmente mortale come l'influenza".

Questi pazienti – sono sempre le parole dell'oncologo riportate dal quotidiano – "sono molti di più dei bambini immunodepressi che sono a rischio a causa dei coetanei non vaccinati con i quali vengono a contatto negli asili e nelle scuole". Tirelli ogni anno fa l'antinfluenzale e lo comunica al mondo, ma – dice lui – con scarso "effetto sui colleghi medici e l'altro personale sanitario che si comportano da no-vax e non si vaccinano".

L'oncologo usa parole forti anche quando entra nel merito del consenso informato medico-paziente che, sottolinea, "imporrebbe ai miei colleghi medici di sottolineare ai genitori dei bambini da vaccinare non solo i grandi vantaggi dei vaccini ma anche i pur molto rari effetti collaterali severi che si possono verificare". E soffermandosi sugli effetti collaterali, Tirelli cita quelli documentati dal Center for disease control di Atlanta e le polivaccinazioni a cui sono stati sottoposti i militari reduci dal Kosovo che "possono essere stati la causa di malattie linfoproliferative e autoimmuni alle quali sono andati incontro".

Un farmaco usato per trattare il glaucoma, una malattia che porta alla cecità, potrebbe avverare il sogno di molti golosi: mangiare i cibi grassi senza mettere su chili. Lo ha scoperto un gruppo di scienziati della prestigiosa Università di Yale in uno studio pubblicato sulla rivista Science. Gli studiosi hanno trovato un modo per manipolare le "porte" che permettono al grasso di essere assorbito dal corpo, appiattendole e limitando significativamente la capacità delle particelle di grasso di passare.

In particolare, sono stati identificati due geni chiave nelle cellule intestinali che, una volta rimossi, trasformano le cellule da "bottoni", da cui può passare più facilmente il grasso, a "cerniere". Per dimostrarlo, i ricercatori hanno fatto seguire a un gruppo di topi senza i due geni una dieta ricca di grassi per otto settimane. Hanno così visto che gli animali non aumentavano di peso, mentre i topi usati come gruppo di controllo sono diventati rapidamente obesi.

"Abbiamo creato un topo che mangia grassi ma non ingrassa", spiega Feng Zhang, l'autore principale dello studio. "Il grasso viene assorbito nel corpo dall'intestino attraverso le 'porte' dei vasi linfatici chiamati chiliferi … Nei topi che abbiamo creato – continua – i chiliferi diventano una 'cerniera' e le particelle di grasso non possono più penetrarli. I grassi vengono espulsi piuttosto che assorbiti e il topo non guadagna molto peso anche se viene alimentato con una dieta ricca di grassi".

Questa ricerca è la prima a dimostrare che i chiliferi hanno un ruolo chiave nel passaggio del grasso dall'intestino al flusso sanguigno. Sebbene possano essere chiusi geneticamente, questa non sarebbe un'opzione valida per gli esseri umani. Quindi il team ha esaminato l'effetto di molecole chiamate inibitori della chinasi-Rho (Rock), usate già per trattare il glaucoma. "Questo inibitore, quando viene iniettato in topi normali, rilassa la tensione citoscheletrica (il supporto interno della cellula, ndr) e porta anche alla trasformazione da bottone a cerniera dei chiliferi, interrompendo l'assorbimento del grasso", aggiunge Zhang.

Negli uomini che portano i boxer invece degli slip aumenta la fertilità Secondo le conclusioni di uno studio dell'Harvard TH Chan School of Public Health e del Fertility Clinic del Massachusetts General Hospital, gli uomini che indossano solitamente i boxer hanno concentrazioni più elevate di sperma e anche una più alta conta totale di spermatozoi. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Human Reproduction. Lo studio, il più grande del suo genere nell'indagare sul legame tra biancheria intima e qualità dello sperma, ha analizzato informazioni e campioni di liquido seminale di 656 uomini tra i 32 e i 39 anni d'età che facevano parte di coppie in trattamento a un centro di fertilità.

Tra i partecipanti allo studio, il 53 per cento ha riferito di indossare di solito i boxer. L'analisi dei campioni di seme ha mostrato che questi uomini avevano il 25 per cento in più di concentrazione di spermatozoi e il 17 per cento in più di conta spermatica totale rispetto agli uomini che indossavano altri tipi di biancheria. Negli uomini che indossavano i boxer è stata accertata una percentuale più elevata di mobilità spermatica o di spermatozoi che sono in grado di muoversi attraverso il sistema riproduttivo femminile e fecondare un ovocita.

La differenza più significativa nella concentrazione di spermatozoi è stata vista tra gli uomini che indossavano boxer e quelli che indossavano slip. Inoltre, l'analisi dei campioni di sangue raccolti da 304 partecipanti allo studio ha dimostrato che gli uomini che portavano boxer avevano il 14 per cento in meno di livelli di ormone follicolo-stimolante (FSH) rispetto agli uomini che non indossavano boxer.  

"Questi risultati indicano un cambiamento relativamente facile che gli uomini possono fare quando le loro partner stanno cercando di rimanere incinte", afferma Lidia Mi'nguez-Alarco'n, autrice principale dello studio e ricercatrice presso la Harvard Chan School. "Oltre a fornire ulteriori prove che le scelte di biancheria intima possono avere un impatto sulla fertilità, il nostro studio fornisce prove, per la prima volta, che una scelta di stile di vita apparentemente casuale potrebbe avere profondi effetti sulla produzione di ormoni negli uomini sia a livello del testicolo che del cervello", dice Jorge Chavarro, altro autore dello studio. 

Via libera del Senato all'emendamento M5s- Lega che sposta di un anno – al 2019/2020- l'obbligo vaccinale per l'iscrizione dei bimbi alla scuola d'infanzia. I piccoli non verranno quindi esclusi da nidi e materne durante l'anno scolastico alle porte. Sono stati 149 i voti favorevoli, 110 i contrari e un astenuto. Il Pd aveva chiesto di procedere con votazione segreta, ma la richiesta non è stata ritenuta ammissibile dalla presidenza.

Contro l'emendamento hanno votato Forza Italia, Pd, Fratelli d'Italia e Autonomie. In dissenso dalla maggioranza che lo ha sostenuto ha votato la senatrice M5s Elena Fattori. "Non si tratta di una proroga ma di una artificio legislativo. È come introdurre l'obbligo delle cinture di sicurezza e dire che i vigili non possono fare la multa per un anno". La posticipazione della consegna del certificato significa che "i presidi non conosceranno lo stato vaccinale" dei bambini e mette a "rischio vero di esclusione i bimbi immunodepressi", ha osservato annunciando il suo "indignato voto contrario".

Per la Lega è intervenuto il senatore Paolo Arrigoni, sottolineando che l'emendamento "è di buon senso" in assenza dell'anagrafe nazionale. "Non vogliamo dare alibi a chi ha voluto strumentalizzare una forma d  prevenzione che il M5s ha sempre difeso", ha detto in Aula la vicepresidente del Senato M5s Paola Taverna. "Nessun attentato" alla salute, ha detto, ma "profondo rispetto per i cittadini che vanno informati".

Le accuse del Pd: "Vogliono demolire la Lorenzin"

"Nelle settimane scorse la ministra della Salute, Giulia Grillo, aveva emanato una circolare: questa prevede che per i minori da 6 a 16 anni, quando non si tratta di prima iscrizione, resta valida la documentazione già presentata per l'anno scolastico 2017-2018, se il minore non deve effettuare nuove vaccinazioni o richiami. Per i bambini da 0 a 6 anni e per la prima iscrizione alle scuole (6-16 anni), invece, basterà una "dichiarazione sostitutiva di avvenuta vaccinazione" – leggiamo su Repubblica – E anche sulla circolare, seguita dall'approvazione dell'emendamento al dl proroghe, arrivano le accuse del Pd. "In questo modo- spiegano i deputati Elena Carnevali e Paolo Siano – la maggioranza non solo ammette che l'improbabile circolare della ministra Grillo sulle autocertificazioni era illegittima, in quanto norma secondaria che non può modificare una norma legislativa. Soprattutto, Lega e M5s rivelano il vero obiettivo, e cioè demolire l'impianto della legge Lorenzin".

I pediatri: "A rischio i bambini più fragili"

"Se le coperture vaccinali calano perché l'accesso alle scuole è aperto a tutti, anche ai bambini non vaccinati, quelli che rischiano in caso di contagio sono i bambini immunodepressi, che non possono essere vaccinati", dichiara all'Agi Paolo Biasci, presidente della Fimp (Federazione italiana medici pediatri), "la legge Lorenzin non è cambiata ma è chiaro che quando cadono i meccanismi di controllo e di verifica, gli effetti possono andare a decadere. Noi pediatri ci auguriamo che non accada". Il presidente della Fimp fa notare che "la legge sull'obbligo vaccinale è stata fatta perché c'era la necessità e ha aiutato noi pediatri convincendo i genitori titubanti a vaccinare i figli. Infatti c'è stata una inversione di tendenza nella percentuale delle coperture e questo è un fatto positivo". 

Biasci ha di recente parlato di questi temi con il ministro della Salute, Giulia Grillo. "A lei ho espresso con chiarezza due richieste – riferisce il medico – in prospettiva della caduta dell'obbligo a vaccinarsi che il governo sembra voler mettere in campo, noi pediatri di famiglia riteniamo fondamentale portare parallelamente l'atto vaccinale nei nostri studi. Chiediamo, cioè, che sia data a noi la competenza di vaccinare i bambini in tempo reale, superando la necessità di prenotare la visita presso gli ambulatori e di conseguenza le liste di accesa. Questo avviene già in alcune parti d'Italia, e le famiglie sono contente". L'altra questione che Biasci ha fatto presente al ministro è la necessità di istituire in tempi rapidi un'Anagrafe vaccinale nazionale, oppure a livello regionale. 

"In previsione di un ddl di modularità dell'obbligo vaccinale – spiega Biasci – bisognerà valutare seriamente le reali coperture vaccinali. Nelle regioni dove esiste un'Anagrafe unica regionale il dato della copertura può essere valutato con precisione. Nelle regioni che ne sono prive questa valutazione non è possibile. Mi auguro quanto prima l'istituzione di una Anagrafe unica, regionale o nazionale. La ministra ha detto che ci vorranno un anno o due per realizzarla". E questo periodo di interregno come lo valuta? "Sarebbe stato auspicabile non modificare l'attuale situazione legislativa".

Via libera del Consiglio di Stato al biotestamento: Palazzo Spada ha fornito il parere sui quesiti sottoposti dal ministro della Salute in materia di biotestamento e in particolare sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), con particolare riferimento all'istituzione della banca dati nazionale. Ma cosa prevede la legge, e come utilizzarla?

Questo è un breve vademecum a domande e risposte, con il contributo dell'Associazione Luca Coscioni, che per anni si è spesa per l'approvazione della legge dopo casi dolorosi come quello di Eluana Englaro o di Piergiorgio Welby.

Chi può fare il biotestamento?

Tutti i cittadini maggiorenni e capaci di intendere e di volere possono redigere un documento in cui indicare i trattamenti sanitari che si vogliono ricevere e quelli ai quali si rinuncerebbe nel caso in cui non si fosse più in grado di esprimersi e prendere decisioni autonomamente.

Con il biotestamento non si possono esigere trattamenti sanitari contrari alle leggi.

Come scrivere il testamento biologico?

Le DAT possono essere redatte in diverse forme, ma devono contenere i seguenti punti:

1. Dati anagrafici del firmatario.

2. Informazioni sullo stato di salute, in cui si dichiara che "nell'ipotesi di trovarmi nelle condizione di non poter decidere riguardo le mie cure sanitarie, a causa del mio deterioramento fisico e/o mentale, e/o di essere in uno stato clinico tra quelli elencati nel presente documento", ed in riferimento alla Costituzione, alla Convenzione dei diritti dell'uomo, al codice di deontologia medica e al giuramento professionale dei medici, si vuole o non si vuole essere informati sulle proprie condizioni ("anche in caso di malattia grave o inguaribile") e sulle terapie da adottare o non adottare. Come postilla si possono indicare i nominativi di persone fidate o familiari da informare.

3. Direttive specifiche: è il cuore del documento. Occorre scrivere che "Accertato da almeno due medici indipendenti che le mie condizioni fisiche siano giunte ad una fase definita terminale, chiedo": e qui si entra nello specifico. L'elenco può comprendere, a titolo di esempio, una morte naturale, la più pacifica possibile, escludendo totalmente l'accanimento terapeutico; che in nessun caso si possa intraprendere una terapia o un trattamento allo scopo di terminare la vita; che nessun trattamento possa essere attuato o sospeso sulla base di un'altrui valutazione riguardante il valore della propria vita futura; che non si somministrino trattamenti o terapie sperimentali complementari non provate, che non abbiano documentalmente dimostrato la loro efficacia per il recupero e prolunghino inutilmente la vita. Anche con esempi concreti: in caso di arresto cardio-respiratorio, ad esempio, si può scrivere che non si intende essere sottoposti ad alcuna manovra di rianimazione di qualsiasi genere essa sia, o che non vengano praticati interventi invasivi atti a prolungare l'esistenza (respirazione assistita, rianimazione cardio-polmonare). E ancora: che vengano somministrati tutti i farmaci e praticate tutte le cure per eliminare efficacemente il dolore e le sofferenze fisiche, emotive, mentali e spirituali. Ma anche che i trattamenti già iniziati ed aventi per obiettivo il prolungamento della vita siano interrotti (compresi respirazione assistita, dialisi, rianimazione cardio-polmonare, trasfusioni sanguigne, terapia antibiotica, interventi chirurgici volti a prolungare la propria esistenza). Il tutto con adeguata sedazione.

4. Sottoscrizione del medico, che deve dichiarare "di aver informato il Sig.(…) in relazione alle volontà sanitarie da lui qui sopra espresse, e che nel pieno delle sue facoltà mentali il suddetto ha compreso il valore delle sue decisioni".

5. Indicazioni post mortem, dove si può indicare dove si desidera morire (a casa, in ospedale o in un luogo specifico) e si danno disposizioni circa il trattamento della salma, le esequie ecc.

6. Fiduciari e testimoni, che devono apporre le loro firme con codice fiscale e documento di identità. Il fiduciario sarà preposto a prendere decisioni in nome e per conto del firmatario del testamento biologico, di concerto con il medico. Tutto questo può essere redatto a mano, o si può scaricare un modulo precompilato (tra cui quello presente sul sito della stessa associazione Coscioni). In caso le condizioni di salute non consentano un documento scritto, si possono esprimere le proprie volontà e “fare biotestamento” attraverso una  videoregistrazione e/o con dispositivi tecnologici che consentono alle persone con disabilità di comunicare. Le Dat si possono rinnovare, modificare o revocare in ogni momento. Non vanno pagati bolli o tasse di sorta sul documento.

Il Fiduciario: perché nominarne uno?

La legge auspica (ma non obbliga) che ogni persona, nel momento in cui sottoscrive il proprio biotestamento, deleghi un fiduciario, una persona in cui pone la massima fiducia, che si assuma la responsabilità di interpretare le DAT contenute nel biotestamento, anche alla luce dei cambiamenti intercorsi nel tempo e di possibili nuove prospettive offerte dalla medicina. Qualsiasi persona maggiorenne e capace di intendere e volere può ricoprire il ruolo di fiduciario accettando la nomina. Può essere un familiare o una persona non legata da vincoli giuridici e familiari. L’accettazione della nomina avviene attraverso la sottoscrizione delle DAT (come descritto sopra)  o con atto successivo che sarà allegato al testamento biologico. Il fiduciario dovrà possedere una copia del biotestamento. Il fiduciario avrà quindi il potere di attualizzare, in accordo con il personale sanitario, le disposizioni lasciate dal firmatario. Nei casi in cui le DAT appaiano palesemente incongrue, non corrispondenti alla condizione clinica del paziente, o qualora emergano nuove terapie, capaci di offrire  concrete possibilità di miglioramento delle sue condizioni di vita, il fiduciario potrà autorizzare i medici a non rispettare le volontà.

Come autenticare il testamento biologico?

1. Con atto pubblico (atto redatto con un funzionario pubblico designato o attraverso un qualsiasi pubblico ufficiale, come un notaio);

2. con una scrittura privata autenticata (da un funzionario pubblico designato dal tuo Comune o da un qualsiasi pubblico ufficiale, come un notaio) custodita dall'autore del documento;

3. con scrittura privata consegnata personalmente all’ufficio dello stato civile del Comune di residenza (ufficio che, se istituito, provvede all’annotazione in un apposito registro);

4. presso le strutture sanitarie, qualora la Regione di residenza ne regolamenti la raccolta.

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