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In vacanza, quando dovremmo essere più rilassati, a molti capita di dover affrontare un brutto mal di testa. Un disturbo che sembra molto diffuso. Almeno secondo Gennaro Bussone, primario emerito dell'Istituto Neurologico C. Besta di Milano e presidente onorario dell'Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee (Anircef). "In vacanza – ha spiegato l'esperto – cambiano i ritmi di vita: si passa in genere da uno stile di vita sedentario e in ambienti chiusi ad attività all'aria aperta che aumentano il movimento giornaliero. Anche l'equilibrio sonno-veglia viene alterato così come le abitudini alimentari, sia nei cibi che mangiamo sia negli orari e, a volte, si saltano addirittura i pasti.
 

I diversi tipi di mal di testa

La lista potrebbe allungarsi ancora, con molte altre cause che stravolgono la routine quotidiana e che possono quindi scatenare episodi cefalalgici, spesso di natura tensiva e occasionale". Tuttavia, i mal di testa non sono tutti uguali. Esistono infatti diverse tipologie di mal di testa, ciascuno con una sua causa scatenante che è importante imparare a riconoscere e a distinguere, in modo da prevenirlo quando possibile e ad agire precocemente con il trattamento più adeguato.
 
Se lo stress è la principale causa della cefalea di tipo tensivo – come ha spiegato Bussone – esistono altri fattori che possono causare mal di testa. Cambiamenti climatici repentini, aria condizionata, posture scorrette nei lunghi viaggi possono colpire la zona del collo e delle spalle e scatenare il cosiddetto "mal di testa da cervicale"; e il fisiologico squilibrio ormonale legato al ciclo mestruale è, per le donne, causa del processo infiammatorio che provoca il "mal di testa da ciclo". E' consigliabile trattare ognuno di questi mal di testa con soluzioni mirate, scegliendo non solo la tipologia di farmaco più adeguata per le caratteristiche del disturbo, ma anche il dosaggio più adatto, commisurato all'intensità del dolore.
 

Attenti ai viaggi

"Quando si viaggia – ha detto Bussone – è bene pensare anche ai rimedi da mettere in valigia, per intervenire in caso di mal di testa e bloccare il dolore prima che diventi più intenso e disabilitante. Agire precocemente significa poter gestire il proprio disturbo attraverso l'assunzione di un farmaco a basso dosaggio, ma comunque efficace perché l'episodio cefalalgico non è ancora esploso in maniera violenta. Tra le diverse soluzioni disponibili, l'ibuprofene nel dosaggio da 200mg risponde bene proprio a questa esigenza, offrendo un buon profilo di efficacia e sicurezza e agendo in tempi rapidi per bloccare l'evolversi del disturbo. Insieme a qualche accorgimento e attenzione in più per prevenirlo, sarà più facile godere di una vacanza rilassante e senza mal di testa". Le regole d'oro per prevenire sono: curare l'alimentazione, il sonno, la propria attività fisica e cercare di vivere il tempo libero con serenità; e poi bere tanta acqua per restare sempre ben idratati e scegliere cibi sani e nutrienti. 

Nel 2016, nel mondo si contavano circa 1.4 milioni di donne gravide sieropositive, con un'incidenza nella popolazione anche superiore al 20% nelle regioni del più colpite, come l'Africa sub-Sahariana.In circa un terzo dei casi, HIV infetterà anche il neonato, attraverso l'abbondante contatto con il sangue materno infetto durante il parto. Un'eredità pesante quella dei bambini che nascono con HIV, dato che la loro aspettativa di vita in assenza di terapia antiretrovirale varia da 6 mesi a 3 anni.

Prevenire la trasmissione perinatale è possibile grazie alla terapia antiretrovirale (ART): la somministrazione dei farmaci alla madre prima del parto riduce la carica virale e un breve trattamento del neonato assicura la completa sterilizzazione, impedendo l'infezione del bambino. Grazie a questo approccio nei paesi occidentali la trasmissione verticale di HIV è praticamente azzerata e si sta riducendo drasticamente anche nei paesi più poveri.Tuttavia, ancora oggi (dati del 2016) oltre 160.000 bambini nascono sieropositivi nel mondo.

Nel 2005 in Sud Africa, uno dei Paesi più colpiti dall'epidemia, è iniziato uno studio (denominato CHER) su oltre 300 bambini sieropositivi di età compresa tra le 6 e le 12 settimane, avente lo scopo di determinare l'efficacia del trattamento precoce con ART nel controllo dell'infezione. I bambini erano trattati per un periodo di 40 settimane con i farmaci. Nel 2007, i primi dati dimostravano che questo approccio riduceva la mortalità infantile del 75%. I bambini non erano guariti: il virus era ancora presente, ma a livelli molto bassi e la terapia lo controllava bene. La sospensione della terapia, però, portava in tempi successivi alla ricomparsa dell'infezione.

In occasione del Congresso della Società Internazionale per la lotta all'AIDS (IAS) che si tiene in questi giorno a Parigi, è stato presentato il caso unico di una bambina partecipante allo studio CHER, trattata con ART dall'età di 9 settimane e per 40 settimane, nel 2007. A seguito della scomparsa del virus dal suo sangue, la terapia è stata interrotta e la bambina è stata seguita negli anni successivi. La notizia straordinaria è che oggi, cioè nove anni dopo la sospensione dei farmaci, il virus non è ricomparso. Analisi molecolari molto sofisticate hanno trovato HIV "dormiente" nelle cellule del sue sistema immunitario a livelli estremamente bassi, così come ci sono segni di una risposta immunitaria persistente contro il virus, ma nessuna replicazione virale. Tecnicamente la bambina non è guarita, nel senso che il suo organismo non è stato "sterilizzato" dal virus, ma ciononostante si è dimostrata in grado di bloccare la replicazione virale autonomamente (cioè senza farmaci) per tutti questi anni.

Nel 2013 c'era stato il caso della "Mississippi baby", una neonata trattata nel 2010 con ART dopo 30 ore dalla nascita per 18 mesi e che si era dimostrata libera da virus fino all'età di 4 anni, momento in cui il virus era, purtroppo, ricomparso. Quello di Parigi è il primo esempio di un neonato trattato precocemente con ART che è poi stato in grado di controllare l'infezione per così tanto tempo.

Purtroppo, ad oggi, è anche l'unico esempio nell'intera coorte dei bambini seguiti dallo studio CHER.Questo fa pensare che altri fattori, oltre all'inizio precoce della terapia, abbiano contribuito a questo successo. E' noto da tempo che esistono particolari varianti dei geni del sistema immunitario (in particolare nel sistema HLA, che presenta gli antigeni virali alle cellule del sistema immunitario), in grado di combattere efficacemente HIV. I fortunati individui che posseggono questi geni sono detti "elitecontrollers" e sono in grado di tenere a bada il virus senza bisogno di farmaci.

Ma sono pochi (circa il 2% della popolazione colpita dal virus) e i meccanismi molecolari alla base di questa loro capacità non sono ancora chiari. La bambina sudafricana non presenta, apparentemente, alcuna delle varianti genetiche finora note associate al controllo spontaneo di HIV, per cui senza dubbio l'inizio precoce della terapia ha giocato un ruolo fondamentale. Uno studio clinico iniziato nel 2014 (IMPAACT), sta valutando l'efficacia di estendere il trattamento precoce alle prime 48 ore di vita, cioè entro i primi due giorni dall'infezione dei neonati.

Purtroppo questo approccio non è applicabile, di fatto, alla popolazione adulta, in quanto l'infezione avviene spesso in modo asintomatico e il paziente si scopre sieropositivo mesi o anni dopo aver contratto il virus. Tuttavia, studiando a fondo il sistema immunitario di bambini come quello identificato dallo studio sudafricano, i ricercatori sperano di capire quali fattori consentano di controllare il virus per un tempo così lungo. I risultati di questi studi potranno essere applicati allo sviluppo di terapie immunostimolanti, come i vaccini terapeutici, da utilizzare anche per i pazienti adulti.

Fonte:

A Violari et al. Viral and host characteristics of a child with perinatal HIV-1 following a prolonged period after ART cessation in the CHER trial. 9th IAS Conference on HIV Science, Paris (2017).

 

Giovedì 13 luglio si dovrebbe avere il parere definitivo del Senato sulla legge riguardante l'obbligo delle vaccinazioni. Una legge indebolita in alcune parti: riduzione dei vaccini da 12 a 10, riduzione delle sanzioni pecuniarie per chi non vuole vaccinare i figli nella fascia 6-12 anni da un minimo di 500 ad un massimo di 3500 euro, nessuna segnalazione al tribunale dei minori.

Alcune novità a mio avviso positive: obbligo per gli operatori sanitari e scolastici, possibilità di fare le vaccinazioni in farmacia (ma sempre sotto controllo medico). Ma quello che dispiace davvero è vedere il solito balletto dei politici che, anche su questi temi di importanza fondamentale per la salute del cittadino, invece che prestare orecchio alle autorità sanitarie, guardano alla piazza.

Ultima quella di Pesaro, dove 10 o 20 mila (o forse 40 mila come dicono gli organizzatori) persone hanno brandito cartelli e scandito slogan contro l'obbligo delle vaccinazioni. Vogliono proteggere i loro figli (dicono). E non si capisce allora perché non li vogliano vaccinare. E se li vogliono vaccinare, non si capisce che differenza faccia che ci sia l'obbligo oppure no. Ma basta la piazza e la politica trema: fiducia sì, fiducia no, voto segreto forse, contrattazioni estenuanti. Perché il cuore (o la pancia) dei politici è là: nella piazza, dove si perdono o si vincono le prossime elezioni. E fa niente se questa volta (come molte altre) si urlano enormi sciocchezze, come quella che i nostri bambini sarebbero cavie per le multinazionali del farmaco o che (quando scomparirà questa menzogna?) i vaccini causano l'autismo: vox populi.

Guai a rischiare di essere troppo impopolari. Io non avrei voluto che servisse una legge per fare vaccinare i bambini. Ma la realtà è questa. Spero che la legge passi e che venga applicata. Soprattutto spero che la ragione (collettiva) si svegli da questo torpore e le persone non si facciano strumentalizzare solo da chi grida più forte. Perchè se la ragione del sonno è l'ignoranza o l'indifferenza, il sonno della ragione genera mostri (e dolori). Svegliamoci. Come sempre tutte le opinioni espresse sono solo mie.

Ogni anno 500 bambini muoiono sofficati. Da un boccone troppo grosso, da un gioco, da un oggetto preso da terra. Il soffocamento da corpo estraneo è una delle principali cause di morte nei bambini di eta' inferiore ai 3 anni. In Europa, ogni anno, 500 bambini muoiono soffocati. Ed è allarmante il fatto che in Italia negli ultimi 10 anni non sia cambiato nulla: circa 1.000 bambini finivano in ospedale per soffocamneto nel 2007 e quasi mille ci vanno ancora oggi.

Le stime più recenti, calcolate includendo anche i "quasi-eventi" e gli episodi di minore gravità (che si sono risolti grazie all'intervento della famiglia, senza la necessità di rivolgersi ai sanitari), mostrano come l'incidenza reale del fenomeno sia 50-80 volte superiore rispetto a quella dei ricoveri (con 80mila episodi stimati, per anno, solo in Italia). Un fenomeno rilevante, dunque, in cui la parte del leone la fa il soffocamento da cibo (tra il 60 e l'80% dei casi).

Quali sono gli alimenti più a rischio? Il registro Susy Safe, uno dei più grandi registri internazionali che raccoglie casi di incidenti in bambini di età compresa tra gli 0 e i 14 anni, mostra che gli alimenti che causano più spesso incidenti sono:

  1. Gli ossicini di pollo e le lische di pesce (32%)
  2. le noccioline (22%)
  3. I semi (16%).

Tuttavia, gli alimenti che causano più spesso questo tipo di incidenti non sono gli stessi che causano le conseguenze più gravi: nel registro Susy Safe gli incidenti sono causati in misura maggiore dalla carne, mentre uno studio condotto in 26 ospedali canadesi e statunitensi ha mostrato come i wurstel si associno più spesso a episodi fatali.

Inoltre, cosa preoccupante, quasi la metà degli incidenti da corpo estraneo si è verificata sotto la supervisione dell'adulto.

Come riconoscere un alimento pericoloso

Gli alimenti pericolosi condividono particolari caratteristiche di forma, consistenza e dimensioni.

  • Gli alimenti piccoli (noccioline e semi) rischiano di finire nelle vie respiratorie prima che il bambino riesca a morderli
  • Gli alimenti troppo grandi (grossi pezzi di frutta e verdura cruda) sono difficili da gestire durante la masticazione.
  • Gli alimenti tondi (ciliegie e uva) e quelli cilindrici (wurstel e carote) sono pericolosi poiché, se aspirati, possono bloccarsi nell'ipofaringe ostruendo completamente il passaggio dell'aria.
  • Gli alimenti duri sono difficili da masticare per la fisiologica mancanza di denti del bambino.
  • Gli alimenti appiccicosi (burro d'arachidi) risultano difficili da rimuovere se rimangono bloccati nelle vie aeree.
  • Gli alimenti fibrosi (sedano) 
  • Gli alimenti comprimibili (es. wurstel e marshmallow). possono scivolare nelle vie aeree prima che il bambino riesca a morderli e adattarsi alla forma dell'ipofaringe (grazie alla loro consistenza), ostruendo il passaggio dell'aria.

E' possibile offrire al bambino gli alimenti pericolosi (a parte poche eccezioni) se preparati in modo tale da minimizzare il rischio di soffocamento: 

  • Tagliare gli alimenti cilindrici a listarelle, quelli tondi in quarti
  • Eliminare nervature e filamenti, cuocere i cibi fino a quando diventano morbidi
  • Tagliare in pezzi piccoli o tritare/grattugiare gli alimenti pericolosi.
  • Frutta a guscio e semi caramelle e gomme da masticare sono sconsigliati per i bambini fino ai 4 anni di età.

Avrei dovuto scrivere un post sulla vicenda di Charlie Gard, avrebbe scatenato tanti commenti e sarebbe stato un successo in termini di visualizzazioni. Per Charlie non sarebbe cambiato nulla: la sua malattia sarebbe rimasta senza ancora una terapia e certo non sarebbe stato un post a influenzare le convinzioni dei genitori o dei tribunali.

Ne abbiamo già scritto approfondendo la parte medica (leggi qui) e la parte giuridica (leggi qui)  e questo può bastare. Il tempo è una risorsa scarsa. La mattinata del 4 luglio, piuttosto che parlare del possibile trasferimento a Roma di questo bimbo, noi di Omar – Osservatorio Malattie Rare (il nostro sito) insieme allo staff di Ossfor – Osservatorio Farmaci Orfani (il sito)  l’abbiamo passata a lavorare alla nascita di un soggetto nuovo: l’Alleanza Italiana per le Malattie Rare.

 

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Alleanza non è unione, Alleanza sono competenze e soggetti diversi che lavorano insieme per un obiettivo comune senza perdere la propria specificità. Questa alleanza vede insieme l’Intergruppo Parlamentare Malattie Rare, presieduto dall’On. Paola Binetti, Osservatorio Farmaci Orfani (che al suo interno include Omar e il centro studi Crea Sanità) e le associazioni. Quindi pazienti, tecnici e mondo istituzionale: i primi affinché indichino i bisogni e le possibili soluzioni, i secondi perché studino i numeri del problema e le soluzioni tecnicamente percorribili, i terzi perché tramutino tutto questo in norme valide su tutto il territorio nazionale. Ognuno secondo il suo ruolo, ognuno secondo le sue capacità, per un unico obiettivo.

La speranza è che questo soggetto nuovo possa creare nel nostro Paese – ma poi chissà, magari anche a livello europeo – un sistema migliore, in cui sempre più bimbi come Charlie avranno una terapia approvata o in avanzata fase di sperimentazione, dove un paziente con un bisogno terapeutico urgente potrà seguire una strada chiara, uguale in tutte le regioni per modi e tempi, per accedere ad una terapia approvata ma non ancora in commercio, un Paese dove la diagnosi di alcune gravi malattie avverrà alla nascita permettendo di intervenire prima che ci sia un danno irreversibile, un Paese dove anche chi non ha una terapia può avere un percorso di presa in carico che migliori la sua qualità della vita, un Paese in cui il diritto di un malato viene riconosciuto senza che debba perdere tempo ed energie per farlo valere.  

Leggi anche: Qualche giorno in più per Charlie

Problemi di fertilità? La causa potrebbe nascondersi tra i rumori della città. Lo rivela uno studio condotto dall'università nazionale di Seul, secondo cui le strade urbane, trafficate e chiassose, possono causare un calo della fertilità maschile dovuto principalmente ai disturbi del sonno (leggi qui).

Meno si dorme, meno si procrea

La ricerca, pubblicata sul Journal of Environmental Pollution, conferma un altro studio dell'università di Boston e reso noto lo scorso ottobre, secondo cui un uomo che dorme meno di sei ore a notte ha il 43% in meno delle probabilità di concepire un figlio. La mancanza di riposo è associata infatti a una più bassa conta e a un'alterata forma degli spermatozoi e a una riduzione dei livelli di testosterone. 

Una coppia su 6 ha problemi di infertilità

I problemi di infertilità affliggono nel mondo una coppia su sei almeno una volta nella loro vita, a volte temporaneamente, a volte in modo definitivo. "L'infertilità è diventata un serio problema che riduce la qualità della vita delle persone, la loro salute e ha degli importanti costi per la sanità", ha spiegato Jin-Young Min, co-autore dello studio. "Sapevamo già che l'esposizione ai rumori riduce la capacità di riprodursi degli animali, ma il nostro studio conferma che ciò avviene anche negli umani", ha precisato. 

Cosa dice lo studio

La ricerca dell'università di Seul ha analizzato 206mila uomini tra i 20 e i 59 anni dal 2006 al 2013. Gli scienziati si sono, poi, serviti dei dati del Sistema d'informazione nazionale sui rumori, combinandoli con quelli dei codici di avviamento postale dei partecipanti. I risultati hanno mostrato che l'esposizione notturna a livelli di rumore superiori ai 55 dB – tetto massimo fissato dall'Oms e d equivalente a una strada della periferia della città – disturba il sonno provocando un aumento del rischio di una diagnosi di infertilità. 

Un problema (anche) femminile

Ma non sono solo gli uomini a risentire dei rumori della città. Secondo un'altra ricerca, questa volta danese, durata sei anni, le donne che vivono su una strada trafficata impiegano dai 6 ai 12 mesi in più per concepire rispetto alla media a causa di uno squilibrio del ciclo ovulatorio. Di più: ogni dieci decibel di rumore superati, le chance di impiegare oltre sei mesi salgono dal 5 all'8%. 

Cinque consigli per tutelarsi

Ecco cinque consigli per difendersi dai rumori molesti, almeno in casa:

  • Cerca di rivestire le pareti con materiale isolante 
  • Tieni fuori dalla camera da letto apparecchi rumorosi
  • La meditazione è un ottimo antidoto contro lo stress
  • Utilizza cuffie antirumore
  • Installa vetri alle finestre che aiutano a tenere fuori i rumori della strada

La salute è un tema che sta a cuore a tutti, ma l’età incide in modo particolare su come viene affrontato. Il 77% degli adolescenti preferisce affidarsi a Internet per avere risposte che riguardano il benessere e la buona salute e solo il 45% sente il bisogno di confrontarsi con i genitori dopo aver navigato sul web.

Lo rivela la ricerca Diagno/click, la prima in Europa che analizza il rapporto tra i giovani, la salute e il web. Lo studio, patrocinato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e promosso dall’associazione Family Smile, ha coinvolto un campione di 1.713 adolescenti scelti su gran parte del territorio italiano.

I giovani quindi preferiscono il web, che consente loro, soprattutto in questa delicata fase della vita, di non mostrare agli altri di non sapere o di voler conoscere più a fondo alcune tematiche. “Il desiderio di comprendere – spiega Andrea Catizone, avvocato e presidente di Family Smile – diventa in fase adolescenziale un senso di controllo sulla propria vita attraverso la consapevolezza, più o meno fondata, di sapersi e potersi curare di sé”.

Alla domanda diretta, il 92% degli intervistati ha risposto che preferisce il web, rispetto ad un confronto con gli esperti o con i genitori, perché è sempre accessibile e la risposta arriva velocemente. “Ciò dimostra – spiega Filomena Albano dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza – come il percorso di autonomia e di auto affermazione dei ragazzi in verità presenta aspetti di fragilità che non possono essere ignorati e che talvolta costituiscono un humus fertile nel quale affondano le radici successive patologie di natura psicologica difficili da controllare”.

Cosa è la salute per gli adolescenti

II concetto di salute per gli adolescenti è molto diverso da quello strettamente legato agli aspetti sanitari. Per la maggioranza essere in salute significa avere un corpo in forma, quindi non è altro che la rappresentazione ideale di ciò che i giovani vogliono essere o tendono a divenire. 

Cosa cercano sul web

Le notizie più cliccate sono quelle legate ai temi che riguardano la forma fisica, l’alimentazione, l’utilizzo di alcool e droghe, la sessualità, le malattie trasmissibili sessualmente e le medicine e i farmaci. Qualche differenza c’è tra le ricerche delle ragazze e quelle dei ragazzi. Ad esempio il 26% delle femmine adolescenti cerca informazioni sull’alimentazione, mentre lo fa solo il 17% dei maschi. Questi ultimi sono più interessati alla sessualità e all’uso di alcol.

Le differenze in base all’età

Se a 14 anni le ragazze sono molto concentrate sulla forma fisica (le ricerche su questo argomento – sempre in base allo studio Family Smile – riguardano il 74% delle femmine) l’interesse va scemando man mano che l’età aumenta. A 20 anni solo il 31% cerca informazioni di questo tipo sul web, a differenza dei ragazzi che diventano il 69% alla stessa età, mentre a 14 anni sono solo il 26%.

L’interesse degli adolescenti di entrambi i sessi si mantiene alto e costante, invece, per quanto riguarda le informazioni su alcol e droghe. Anche se i maschietti sono tendenzialmente più interessati all’argomento: lo cerca il 66% dei 17enni, il 65% dei 18enni e il 79% dei 19enni.

Una marcata differenza tra i sessi c’è invece per quanto riguarda le informazioni sulla sessualità. Per i maschi l’argomento è tra i più interessanti e quindi ricercati in rete. Le percentuali di ricerca tra i 14 e i  20 anni  superano sempre il 50%, mentre sono più basse quelle delle ragazze.

Inoltre il 33% dei maschi e il 34% delle femmine naviga in siti di tutti i tipi per cercare informazioni sulle malattie, soprattutto per identificarle partendo dai sintomi. Questa percentuale cresce con l’età.

Come si sentono i giovani dopo la ricerca sul web

  • Il 91% è ansioso perché non sa come gestire queste informazioni;
  • L’88% si sente rassicurato perché comunque ha ottenuto una risposta;
  • L’82% è confuso perché non è riuscito a comprendere tutte le informazioni ricevute;
  • Solo il 10% è incuriosito e va a ricercare altre malattie.

 

Sembra davvero strano, se non addirittura anacronistico, che nel 2017 si debba tornare a parlare in Italia di allarme morbillo. Tuttavia, anche se questo virus non ha un nome particolarmente esotico come Ebola o Zika, il morbillo è uno dei virus più contagiosi che ci sia (cinque volte più contagioso dell'influenza e quasi dieci volte più di Ebola). Grazie allo sviluppo di un vaccino efficace e alla sua somministrazione di massa, i paesi industrializzati, Italia compresa, avevano però ridotto l'incidenza di questa malattia di oltre il 90%. Il morbillo colpisce soprattutto i bambini, ma non fa in realtà distinzioni di età infettando allegramente anche gli adulti. Nel 5% dei casi può dare polmoniti. Ma è un virus che infetta facilmente le cellule nervose e quindi da 1 a 3 su mille infetti possono sviluppare una grave encefalite con un tasso di mortalità tra il 15% e il 20%. Il vaccino riduce di mille volte il rischio di sviluppare questa complicazione. Tutto perfetto quindi? Vaccinati e tranquilli? No.

Perché oggi in Italia il morbillo stia tornando prepotentemente. L'ultimo bollettino del Ministero della Salute (14 Giugno) riporta 2988 casi dall'inizio dell'anno. Nel Giugno 2016 i casi segnalati erano 367, in tutto l'anno si fermeranno a 650. Un aumento di quasi 10 volte dei casi nazionali rispetto ad un anno fa non è cosa da poco.  Il 91% dei casi sono localizzati in sette regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto,Toscana, Lazio, Abruzzo e Sicilia. Età media: 27 anni. 89% dei casi in persone non vaccinate e il 6% in persone che non avevano fatto il richiamo (seconda dose) quando richiesto e quindi avevano un'immunità parziale.

La situazione non è sfuggita all'attenzione dell'OMS che ha inviato una lettera alla Commissione Salute del Senato, sottolineando come l'Italia stia diventando un problema per l'Europa intera, visto che il 43% di tutti i casi di morbillo registrati in Europa (5483 ad oggi) si sono verificati nel nostro paese. Il motivo è semplice: c'è un calo della copertura vaccinale. Meno bambini vaccinati, più casi di morbillo infantile e quindi più contagi anche tra gli adulti, che per motivi di età non  hanno fatto la vaccinazione da bambini. Se qualcuno dubitava ancora dell' "effetto gregge" della protezione vaccinale, ecco una bella dimostrazione pratica.

Perchè non ci si vaccina? Le risposte possono essere molte: sfiducia nella medicina 'di stato' che va a braccetto con la generale diffidenza verso qualsiasi forma di 'establishment'. Facilità di accesso a qualsiasi tipo di informazione, ma senza strumenti per discernere quelle attendibili da quelle false o addirittura pericolose. Rifiuto di qualsiasi principio di autorità. Distrazione. Falsa sensazione che i microbi spariscano nel nulla solo perché i casi di malattia sono diminuiti.

In questo quadro piuttosto desolante si inserisce la norma al vaglio del Senato per la reintroduzione dell'obbligo vaccinale per l'accesso alla scuola materna ed elementare. Intendiamoci: l'obbligo di per sé non è una soluzione ai problemi di cui sopra. La fiducia della popolazione la si deve guadagnare creando una Sanità pubblica che vada incontro al paziente. Implementando gli strumenti per facilitare l'accesso alle vaccinazioni. Facendo informazione corretta, trasparente e capillare. L'OMS si è detta disponibile ad aiutarci anche in questo. Ma ci vuole tempo. E il virus del morbillo corre molto più veloce di noi.

Il "limite di velocità" per il morbillo serve adesso, così come servono le misure per obbligare a rispettarlo.
Non piacerà a molti, ma fa bene a tutti. E a chi pensa che si debba decidere a maggioranza se usare i vaccini o meno, vorrei ricordare che la scienza non è democratica. E' esatta.

Presentata al Tigem di Pozzuoli, l'istituto Telethon di genetica e medicina, un'importante scoperta in campo oncologico effettuata dal team guidato da Andrea Ballabio, direttore dell'istituto. La ricerca ha consentito di individuare il meccanismo che inibisce lo sviluppo delle cellule tumorali. Alla presentazione ha partecipato il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca.

LEGGI BLOG DI FRANCESCA PASINELLI

AltrimondiNews Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev – Agi

Alcune associazioni europee di consumatori si stanno dando battaglia su Quicky, il coniglio del Nesquik, e altri personaggi dei fumetti utilizzati per pubblicizzare prodotti alimentari destinati ai bambini, nel momento in cui i governi si preparano a discutere di una stretta nella regolamentazione sul marketing degli alimenti che rischiano di favorire l'obesità.

In una riunione venerdì a Lussemburgo, i ministri della Sanità dell'Unione Europea sono chiamati a approvare un documento in cui si sottolinea che potrebbero essere necessarie "misure regolamentari" per evitare l'esposizione dei bambini al marketing sugli alimentari ricchi di grassi, zuccheri o sale. Il testo chiede agli Stati membri di assicurare che le scuole siano "ambienti protetti liberi da tutte le forme di marketing che vanno contro l'incoraggiamento di stili di vita più sani".

I governi dovrebbero adottare misure per ridurre l'esposizione di bambini e adolescenti al marketing, la pubblicità su qualsiasi media (incluse le piattaforme online e i social-media) e le sponsorizzazioni di cibi che facilitano l'obesità. La Commissione è chiamata a redigere un codice di condotta Ue nell'area del marketing e della comunicazione commerciale sui prodotti alimentari, in particolare in relazione ai bambini e agli adolescenti.

Due associazioni su posizioni opposte sui fumetti

In vista della discussione a Lussemburgo, la Beuc, Associazione dei consumatori europei, ha chiesto ai produttori di smettere di usare fumetti quando fanno marketing indirizzato a giovani consumatori su prodotti alimentari poveri di nutrienti. Il divieto dovrebbe applicarsi "sia alla pubblicità che al packaging". Ma il Consumer choice center, un'associazione di consumatori rivale, contesta la proposta della Beuc. Eliminare dalle confezioni i fumetti è "un approccio paternalistico sbagliato", ha spiegato il rappresentante del Consumer choice center, Luca Bertoletti.

Leggi qui il documento integrale che sarà discusso venerdì

Secondo una ricerca della Beuc, fumetti e altre mascotte compaiono sulle confezioni di alimenti che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene inadatti per la pubblicità diretta ai bambini, perché con alta presenza si zucchero, sale o grassi. Su 100 prodotti testati, le organizzazioni che fanno parte della Beuc hanno sperò trovato un solo un fumetto utilizzato per promuovere frutta o verdura. Monique Goyens, direttrice generale della Beuc ha detto che la Beuc non chiede che "la Tigre Tony o i Minions scompaiano dalle pubblicita'", ma i prodotti promossi con i fumetti devono "diventare più sani". Secondo il Consumer choice center, l'associazione dei consumatori rivale, la Beuc vuole rimuovere eroi dei bambini. Se l'obiettivo appare "nobile, eliminare testimonial decennali di marchi e' un'esagerazione", ha spiegato Bertoletti, chiedendo alle istituzioni europee di "preservare il diritto dei consumatori a fare le loro scelte e impegnarsi a favore di una societa' libera che non cerca di vietare dei marchi". 

 

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