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(AGI) – Londra, 24 giu. – E’ molto simile a un etilometro il
nuovo test in grado di diagnosticare i tumori dello stomaco e
dell’esofago in pochi minuti con un 90 per cento di precisione.
Il dispositivo e’ stato messo a punto da un gruppo di
scienziati dell’Imperial College di Londra, come riporta il
quotidiano britannico Daily Mail. Attualmente i test per la
diagnosi dei tumori dello stomaco e dell’esofago richiedono un
endoscopia, un esame invasivo e costoso, e tempi piu’ lunghi,
fino a 6 ore, per arrivare al risultato. Il nuovo test, invece,
prevede che i pazienti respirino semplicemente in un
dispositivo simile a un etilometro, capace di distingue gli
“odori” prodotti dai tumori maligni. Al momento e’ stato
testato su oltre 200 pazienti e i risultati sono molto
promettenti. I tumori dello stomaco e dell’esofago
costituiscono il 15 per cento di tutti i decessi per cancro.
Entrambi sono solitamente diagnosticati in fase avanzata,
perche’ raramente in fase iniziale causano sintomi evidenti.
“Il nostro test del respiro potrebbe risolvere questi problemi,
perche’ puo’ aiutare a diagnosticare i pazienti con i primi
sintomi non specifici, nonche’ ridurre il numero di endoscopie
invasive, che spesso portano a risultati negativi”, hanno
spiegato i ricercatori. “La diagnosi in fase precoce potrebbe
salvare piu’ vite”, hanno concluso.
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(AGI) – Rho (Milano), 23 giu. – L’obesita’ e’ una vera e
propria patologia, a sua volta fattore di rischio per molte
altre, come nell’adulto cosi’ anche nel bambino. Nell’ambito
dei workshop organizzati dal ministero della Salute a Expo
Milano 2015, il medico specialista in scienze
dell’alimentazione presso il centro DCA Gruber Bologna,
Donatella Ballardini, ha provato a spiegare alle mamme quanto
sia importante “riconoscere il problema e comprendere le
strategie per affrontarlo e prevenirlo”. L’esperta ha spiegato
quanto si tratti di un problema diffuso: “i dati a livello
mondiale – ha detto – sono allarmanti. In Italia nel 2014,
secondo un’indagine condotta dal Ministero della Salute su
bambini intorno ai 9 anni di eta’, il 9,8% risulta obeso e il
20% in sovrappeso. Quindi oltre il 30% popolazione in quella
fascia di eta’ ha un problema di peso ponderale importante, ma
molte mamme – ha proseguito – hanno difficolta’ a percepire il
reale problema figlio”. Invitando a “non sottovalutare anche
piccole discrepanze nel rapporto peso altezza”, il medico ha
avvertito che “l’obesita’ va prevenuta perche’ – ha chiarito –
se instaurata e’ dura da curare”. Di qui una serie di consigli
che equivalgono alla smentita di molti miti sul tema. A partire
dal fatto che un bambino non deve mangiare come e piu’ di un
adulto, “come molte mamme pensano visto che i figli sono in
fase di crescita”, ma le sue porzioni devono essere calibrate
con l’eta’; la regola, allora, e’ quella del ‘5’: vale a dire
cinque pasti al giorno, cinque porzioni di frutta e verdura e 5
colori di vegetali. “Il mio consiglio e’ soprattutto di cercare
di capire qual e’ la quantita’ alimentare che il bambino deve
assumere – ha spiegato Ballardini – e quindi selezionare cibi
salutari. Anche la prima colazione e’ importante perche’ i
bambini che la fanno sembrano aver meno problemi di peso in
quanto riduce gli stimoli della fame nella giornata”. Altri
piccoli consigli riguardano l’abitudine della tavola, come
evitare di sollecitare il bambino a mangiare in fretta,
invitarlo a fare piccole pause durante il pasto, non imporre il
piatto pulito e stimolarlo invece a riconoscere lo stimolo
della sazieta’ e abituarlo a un’alimentazione lenta con
forchetta e cucchiaio mai troppo carichi. L’attenzione costante
al peso del bambino e alle sue abitudini alimentari va infine
accentuata qualora gli stessi genitori soffrano di obesita’ o
sovrappeso; “dobbiamo ricordare – ha concluso l’esperta – che
uno stato di obesita’ nel bambino comporta le stesse patologie,
come il rischio diabetico o le complicanze respiratorie, che
provoca nell’adulto”.
.

(AGI) – Washington, 23 giu. – I cambiamenti climatici
potrebbero cancellare gli ultimi 50 anni di progressi fatti nel
campo della salute umana. A lanciare l’allarme e’ stata una
commissione di esperti nominata dalla rivista Lancet. Il
riscaldamento globale, secondo gli esperti, rappresenterebbe
una vera e propria “emergenza sanitaria”. Tuttavia, rispondere
a questo problema potrebbe offrire l’opportunita’ di migliorare
la salute umana. La commissione ha infatti spiegato come la
riduzione di gas serra puo’ ridurre la presenza di inquinanti
nell’atmosfera, responsabili ad esempio dell’insorgenza di
malattie respiratorie. Inoltre, invertire i cambiamenti
climatici potrebbe contribuire a ridurre il rischio di eventi
meteorologici estremi, come tempeste, inondazioni, siccita’,
ecc. L’allarme della commissione arriva in un momento cruciale
dei negoziati sul clima. “Tutto quello che faremo ora per
proteggerci dai cambiamenti climatici migliorera’ la nostra
salute”, hanno concluso gli esperti.
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(AGI) – Londra, 23 giu. – I cosiddetti jeans skinny, ovvero i
jeans attillatissimi, possono danneggiare la salute. Come e’
successo a una 35enne australiana. Le gambe della donna,
strette nei jeans, si sono cosi’ gonfiate e indebolite che non
e’ riuscita piu’ a camminare. Ai medici del Royal Adelaide
Hospital, che hanno soccorso la paziente, non e’ rimasto altro
da fare che tagliare i jeans e intervenire. Il caso e’ stato
documentato sul Journal of Neurology, Neurosurgery and
Psychiatryl. La donna australiana ha indossato i jeans stretti
per un’intera giornata, aiutando una parente a traslocare. Dopo
lunghe ore passate a pulire e a sistemare casa, la sera aveva
perso la sensibilita’ delle gambe. Uscita a fare una
passeggiata, la donna e’ caduta a terra e non e’ riuscita piu’
ad alzarsi. C’e’ voluto tempo prima di riuscire a chiedere
aiuto: la donna si e’ trascinata letteralmente vicino a una
strada e ha fermato un taxi per andare in ospedale. La diagnosi
e’ stata “sindrome da compressione, una condizione causata
dall’aunento della pressione in un’area specifica del corpo. I
polpacci della 35enne erano molto gonfi, i suoi piedi caldi per
via dell’afflusso di sangue, i suoi muscoli deboli e aveva
perso la sensibilita’. In pratica i jeans hanno danneggiato
muscoli e nervi. Dopo 4 giorni attaccata alla flebo, la donna
e’ ritornata a camminare. Ma i medici hanno documentato il caso
per portare alla luce un problema che potrebbe riguardare
moltissime altre “vittime della moda”.
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(AGI) – Londra, 23 giu. – Un preservativo “intelligente” che
cambia colore quando rileva una malattia sessualmente
trasmissibile. L’idea e’ di un gruppo di studenti che ha
partecipato al premio britannico TeenTech con lo scopo di
combattere l’aumento dei tassi di infezione. Chiamato “Steye”,
il preservativo “smart” sfrutterebbe uno strato di molecole che
si attaccano ai batteri e ai virus associati alle infezioni
sessualmente trasmissibili piu’ comuni. Quando queste molecole
di legano ai virus o ai batteri diventano fluorescenti,
rilevando l’infezione anche al buoi. L’idea e’ di far
illuminare di verde il preservativo per la clamidia, di giallo
per l’herpes, di viola per l’Hpv e blu per la sifilide. Al
momento e’ solo un’idea. ma gli studenti sperano di
trasformarla in realta’. A Steye e’ stato assegnato il primo
premio della categoria salute del premio, come riporta i Daily
Mail.
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(AGI) – New York, 23 giu. – Un farmaco gia’ approvato dalla
Food and Drug Administration per il trattamento della pressione
sanguigna elevata potrebbe contribuire a combattere la
dipendenza da cocaina e alcol. Almeno e’ stato cosi’ negli
esperimenti condotti sui topolini da un gruppo di ricercatori
della University of Texas di Austin. I risultati sono stati
pubblicati sulla rivista Molecular Psychiatry. I ricercatori
hanno addestrato i topi a riconoscere due stanze, una contenete
la droga e l’altra un farmaco. Dopo aver reso gli animali
tossicodipendenti, gli studiosi hanno offerto loro di scegliere
in quale stanza andare e i topi hanno quasi sempre scelto
quella che conteneva la sostanza da cui erano dipendenti. Poi
un giorno i ricercatori hanno somministrato ai topi una dose
elevata di un farmaco antipertensivo, l’isradipina, prima che
facessero la scelta della stanza. I topi, pur avendo preferito
la stanza con la droga il primo giorno, successivamente hanno
cambiato preferenza. Persistendo con il trattamento i topolini
erano propensi ad andare anche nella stanza con il farmaco.
“L’isradipina ha cancellato i ricordi che li ha portati ad
associare una certa stanza con la cocaina o l’alcol”, ha detto
Hitoshi Morikawa, autore dello studio. Si pensa che le sostanze
stupefacenti siano in grado di ricablare i circuiti cerebrali
coinvolti nell’apprendimento della ricompensa, formando ricordi
forti legati alla droga. Tutti i farmaci antipertensivi
bloccano questi canali ionici nel cervello, invertendo il
ricablaggio che sta alla base della memoria dei luoghi
associati alla dipendenza. La prossima sfida e’ verificare se
il farmaco puo’ avere lo stesso effetto negli esseri umani. E,
visto che l’isridipina e’ gia’ stata testata sugli uomini ed e’
considerata un farmaco sicuro, le sperimentazioni cliniche
potrebbe essere eseguite molto piu’ rapidamente.
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(AGI) – Roma, 22 giu. – Il paziente colpito da tumore della
prostata deve essere assistito da un team multidisciplinare di
piu’ specialisti e non da un singolo medico. Questo approccio
consente di migliorare l’assistenza e riduce gli sprechi legati
a cure ed esami inutili. Lo ribadisce un lavoro appena
pubblicato su “Critical Reviews in Oncology and Haematology” e
che oggi viene discusso dagli oltre 600 camici bianchi, riuniti
a Roma, per il 25� congresso nazionale dalla Societa’ Italiana
di Urologia Oncologica (SIUrO). Gli specialisti lanciano un
appello: la multidisciplinarieta’ in uro-oncologia deve
diventare al piu’ presto una consuetudine anche nel nostro
Paese. “La collaborazione tra urologi, oncologi medici e
oncologi radioterapisti, anatomopatologi, psicologi e medici
nucleari non deve essere piu’ un’opzione ma un obbligo –
afferma Giario Conti, Presidente nazionale della Siuro -. Da
una medicina basata sul singolo specialista si deve arrivare
alla scelta della migliore terapia attraverso l’analisi e il
confronto di piu’ professionisti”. “Per rendere davvero
possibile la multidisciplinarieta’ e’ necessario riorganizzare
le nostre strutture sanitarie tenendo conto dell’esperienza
delle Breast Unit – commenta Riccardo Valdagni, presidente
eletto Siuro”.. In Italia 8 pazienti su 10 colpiti da tumori
urogenitali sopravvivono alla malattia. Per dimostrare che e’
possibile vincere questa sfida la SIUrO presenta al suo
congresso nazionale il libro un’esperienza chiamata cancro. Nel
nostro Paese i tumori urogenitali colpiscono oltre 76500
persone l’anno e rappresentano il 20% di tutte le neoplasie
diagnosticate. “L’innovazione in oncologia ha portato a cure
sempre piu’ efficaci che consentono di contrastare le neoplasie
limitando il piu’ possibile gli effetti collaterali delle
terapie – afferma Gigliola Sica, presidente onorario del XXV
congresso Siuro -. Il tumore della prostata colpisce ogni anno
36mila italiani e si tratta in assoluto del piu’ frequente tra
la popolazione maschile del nostro Paese e dell’intero
Occidente. Fino a pochi anni fa la malattia avanzata, o la
recidiva, veniva combattuta solo col la terapia ormonale. Oggi
esistono nuovi ed eccellenti medicinali, sia chemioterapici che
radio-farmaci, che hanno cambiato radicalmente le prospettive,
anche per la fase metastatica”. (AGI)
.

(AGI) – Londra, 22 giu. – Le donne hanno la fama di essere piu’
“piagnucolose” degli uomini. Ma se e’ vero che il gentil sesso
ha fino a quattro volte piu’ probabilita’ di versare lacrime a
causa di eventi sconvolgenti, in realta’ gli uomini sono piu’
propensi a piangere di gioia. A dirlo e’ uno dei piu’ noti
studiosi di “lacrime”, Ad Vingerhoets della Tilburg University
(Paesi Bassi). Le sue parole sono state riprese da molti media
britannici, dopo che il sindaco di Londra Boris Johnson lo ha
citato in difesa del Nobel Sir Tim Hunt. Il Nobel ha sollevato
un polverone di polemiche, dopo aver dichiarato che in
laboratorio “il problema con le ragazze” e’ che “quando si
criticano, cominciano a piangere”. Il sindaco di Londra ha
difeso Sir Tim Hunt, dichiarando che indicare una “differenza
di genere” non dovrebbe essere un reato e che gli studi di
Vingerhoets ne sarebbero la prova. Lo scienziato olandese
ritiene che la tendenza a piangere di gioia appartenga piu’
agli uomini. Sarebbero infatti loro a far scorrere piu’ lacrime
quando ad esempio la squadra del cuore vince una partita
importante. “In generale, gli uomini e le donne – ha spiegato
al Daily Mail – piangono per le stesse cose importanti, come la
morte di una persona amata, la rottura di una relazione
romantica e la nostalgia di casa. Tuttavia, le donne tendono a
piangere per cose piu’ banali come conflitti, critiche e il
guasto di un computer. Sorprendentemente, gli uomini tendono a
piangere piu’ spesso in risposta ad eventi positivi”. In uno
studio che ha coinvolto 5mila persone, Vingerhoets ha scoperto
che le donne sono piu’ propense a piangere quando si sentono
impotenti, mentre gli uomini nei momenti di vittoria, di
successo o di realizzazione.
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(AGI) – New York, 22 giu. – Potrebbe sembrare molto strano, ma
per calmarsi non ce’ niente di meglio che “spararsi” un po’ di
musica estrema, come l’heavy metal. Lo ha scoperto un gruppo di
ricercatoti della School of Psychology della University of
Queensland, in uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in
Human Neuroscience. Questa musica “metallo pesante” sembrerebbe
capace di canalizzare la rabbia, trasformandola in emozioni
positive. Lo studio ha coinvolto 39 ascoltatori regolari di
musica estrema con un’eta’ compresa tra i 18 e i 34 anni. I
soggetti sono stati monitorati durante un periodo di
riferimento, dopo 16 minuti di “induzione di rabbia”. Alcuni
partecipanti hanno trascorso 10 minuti ad ascoltare musica a
loro scelta e altri dopo 10 minuti di silenzio. “Abbiamo
scoperto che la musica ‘regola’ la tristezza e induce emozioni
positive”, hanno spiegato i ricercatori. “Quando si ha
un’esperienza di rabbia – hanno proseguito – gli appassionati
di musica estrema preferiscono ascoltare la musica che potrebbe
corrispondere alla loro rabbia. La musica li ha aiutati a
esplorare l’intera gamma di emozioni provate, ma li ha anche
fatti sentire piu’ attivi e ispirati”.
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(AGI) – Washington, 22 giu. – Due o tre porzioni di frutti di
bosco al giorno possono trasformare il grasso in eccesso in
“grasso bruno”, ovvero in calorie che vengono bruciate per
produrre energia. E il vino potrebbe avere lo stesso effetto.
Almeno questo e’ quanto emerso da uno studio della Washington
State University, pubblicato sull’International Journal of
Obesity. La chiave dell’effetto anti-obesita’ dei frutti di
bosco, cosi’ come del vino, e’ il resveratrolo, una sostanza
gia’ associata in passato a diversi benefici per la salute. Ora
i ricercatori americani hanno condotto una serie di test sui
topi a cui e’ stata data una dose della sostanza equivalente a
circa 340 grammi di frutta al giorno negli adulti. Ebbene,
nonostante i topi abbiano seguito una dieta ricca di grassi,
hanno acquisito il 40 per cento di peso in meno rispetto agli
animali che non hanno assunto il resveratrolo. Lo studio ha
dimostrato che i topi a cui e’ stata data la sostanza sono
stati in gradi di convertire il “grasso bianco” in eccesso in
“grasso bruno”, cioe’ in quello che brucia le calorie,
riducendo l’aumento di peso. “I polifenoli nella frutta, tra
cui il resveratrolo, aumentano l’espressione del gene che
incrementa l’ossidazione dei grassi alimentari in modo che il
corpo non venga sovraccaricato”, ha detto Min Du, autore dello
studio. “Essi convertono il grasso bianco in ‘grasso bruno’ che
brucia i lipidi (grassi), prevenendo l’obesita’ e le
disfunzioni metaboliche”, ha concluso.
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