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(AGI) – Washington, 22 mag. – Molti pensano che dietro un
matrimonio felice si celi chissa’ quale segreto. In realta’,
basterebbe semplicemente che il marito si prenda cura del
proprio corpo, magari andando in palestra. Perche’ l’esercizio
fisico, oltre ad allontanare il rischio di depressione negli
uomini, fa felice anche le mogli. Ma non il contrario, cioe’ se
sono le donne a tenersi in forma. Almeno questo e’ quanto
emerso da uno studio della Yale School of Public Health (Usa),
pubblicato sugli Annals of Behavioural Medicine. I ricercatori
hanno reclutato piu’ di 1.200 coppie sposate che avevano preso
parte a uno studio sulla salute a lungo termine. Nel corso di
un periodo di dieci anni, ogni volontario e’ stato regolarmente
intervistato su quanto esercizio fisico ha fatto e per valutare
il rischio depressione. Dai risultati e’ emerso che le mogli
sono piu’ felici se i mariti sono attivi fisicamente e non
viceversa. Secondo i ricercatori, i mariti che fanno attivita’
fisica sono meno a rischio depressione, in quanto l’esercizio
stimola il rilascio di sostanze chimiche, chiamate endorfine
cerebrali, responsabili della sensazione di benessere. Non
solo. Il benessere del marito e’ stato collegato anche a quello
delle donne. E’ la prima volta che gli scienziati hanno
dimostrato che l’umore puo’ migliorare perche’ qualcun altro fa
esercizio fisico. Un marito che si tiene in forma, secondo i
ricercatori, migliora la sintonia con la propria partner che,
di conseguenza, e’ piu’ felice e soddisfatta.
.

(AGI) – Washington, 22 mag. – La camomilla potrebbe essere
considerata un vero e proprio elisir di lunga vita, almeno per
le donne. Uno studio della The University of Texas Medical
Branch, pubblicato sulla rivista The Gerontologist, ha infatti
dimostrato che questo antico infuso puo’ ridurre il rischio
morte per tutte le cause, specialmente nelle donne anziane. Per
arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato i
dati di 1.677 donne e uomini di eta’� superiore ai 65 anni,
seguiti per sette anni. Il 14 per cento dei volontari beveva
regolarmente camomilla. Ebbene, le donne che consumavano
l’infuso potevano beneficiare di una riduzione del 29 per cento
del rischio di morte per tutte le cause. I risultati sono
rimasti invariati anche quando i ricercatori hanno considerato
altre variabili, come le condizioni di salute o i
comportamenti. Curiosamente questo effetto non e’ stato
riscontrato negli uomini. “La ragione di questa differenza – ha
detto Bret Howrey, autore dello studio – non e’ chiara, anche
se le donne hanno dimostrato di essere consumatrici piu’
frequenti di camomilla rispetto agli uomini”.
.

(AGI) – Roma, 22 mag. – Un team multidisciplinare di
specialisti per affrontare la battaglia contro il tumore a 360
gradi, con il valore aggiunto della biologia molecolare che
consente terapie personalizzate per ogni singolo paziente.
Nasce a Roma il progetto Ca.The.Dra, che ha “base” nella casa
di cura privata Villa Margherita a Roma ma si offre anche di
aiutare e indirizzare i pazienti nel pubblico, garantendo tempi
brevi e diagnosi quanto mai precise. “Con la biologia
molecolare – spiega il dott. Fabrizio Montagnese, ideatore del
progetto insieme ad Andrea Mancuso – possiamo dare una
caratterizzazione citologica e biologica del tumore, e mettere
a punto una terapia personalizzata. Una possibilita’ che in
Italia offrono solo 5 centri certificati dal ministero. E
garantiamo l’esito delle analisi in soli 7 giorni lavorativi”.
Un servizio a cavallo tra pubblico e privato: “Chi non puo’
permettersi le cure private, puo’ comunque venire da noi –
spiega Montagnese – poi sara’ indirizzato nelle strutture
pubbliche piu’ indicate per il suo tipo di tumore, dove
peraltro i nostri medici lavorano”. Si analizza il caso del
singolo paziente con un approccio multidisciplinare (compreso
il supporto psicologico), e poi si prepara un percorso
terapeutico, che il malato potra’ scegliere di affrontare nel
pubblico o nel privato, “con tempi simili”, assicura
Montagnese.
.

(AGI) – New York, 22 mag. – Un antico rimedio cinese potrebbe
contribuire a combattere l’obesita’. Uno studio del Boston
Children’s Hospital e dell’Harvard Medical School, pubblicato
sulla rivista Cell, ha scoperto che l’estratto di vite “dio del
tuono” riduce l’appetito e ha fatto diminuire del 45 per cento
il peso corporeo di topi obesi. Il composto che aiuterebbe a
perdere i chili di troppo si chiama Celastrol e agisce
migliorando l’azione della leptina, l’ormone prodotto dalle
cellule del grasso che segnala al cervello quando il corpo ha
assunto tutto il “carburante” che gli serve. In altre parole e’
l'”interruttore dell’appetito”. Gli esseri umani e i topi
privati di leptina mangiano voracemente e diventano obesi e
questo suggerirebbe che un farmaco che agisce sull’ormone possa
essere una buona strategia per il trattamento contro
l’obesita’. Tuttavia, la leptina non riduce la fame o
l’assunzione del cibo nelle persone obese, portando molti
ricercatori a ipotizzare che l’insensibilita’ alla leptina
possa essere la causa principale dell’obesita’. Nonostante le
numerose ricerche, non si e’ riusciti a creare un farmaco
capace di eliminare la resistenza alla leptina. Nel nuovo
studio i ricercatori hanno scoperto che, trattando topi obesi
con Celastrol, e’ possibile ridurre dell’80 per cento
l’assunzione di cibo rispetto ai topolini non trattati. Alla
fine della terza settimana di studio, i topi trattati hanno
perso il 45 per cento del loro peso corporeo iniziale,
bruciando quasi interamente i depositi di grasso. Questa
significativa perdita di peso e’ addirittura superiore a quella
prodotta dalla chirurgia bariatrica, un’operazione allo stomaco
che aiuta i pazienti estremamente obesi a perdere peso.
Celastrol ha anche diminuito i livelli di colesterolo e ha
migliorato la funzione del fegato e del metabolismo del
glucosio che, insieme, possono tradursi in una riduzione del
rischio di sviluppare malattie cardiache, fegato grasso e
diabete di tipo 2. “Se Celastrol funziona negli esseri umani,
come ha fatto nei topi, potremmo avere un modo efficace per
trattare l’obesita’ e migliorare la salute di molti pazienti
che soffrono di obesita’ e di complicazioni a essa associati”,
ha detto Umut Ozcan, autore principale dello studio. Tuttavia,
lo scienziato invita alla cautela e ad aspettare ulteriori
studi con lo scopo di verificare la tossicita’ del composto.
“Celastrol si trova nelle radici di vite del ‘dio del tuono’ in
piccole quantita’ – ha precisato – ma le radici della pianta e
i fiori hanno molti altri composti. Di conseguenza, potrebbe
essere pericoloso per gli esseri umani consumare estratti di
vite del ‘dio del tuono’ per perdere peso”.
.

(AGI) – Londra, 21 mag. – Le donne incinte dovrebbero limitare
l’assunzione di paracetamolo, in quanto potrebbe danneggiare la
salute futura del bambino. L’assunzione prolungata del popolare
antidolorifico, infatti, potrebbe compromettere la fertilita’
del nascituro. A lanciare l’allarme e’ stato un gruppo di
ricercatori dell’Universita’ di Edimburgo in uno studio
pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine. Gli
scienziati hanno scoperto che il paracetamolo puo’ interrompere
la produzione di testosterone quando viene assunto per sette
giorni. Questo ormone ha un ruolo chiave nello sviluppo degli
organi riproduttivi maschili. In particolare, lo studio ha
messo in luce che le donne che assumono paracetamolo hanno piu’
probabilita’ di mettere al mondo bambini affetti da
criptorchidismo, un difetto che consiste nella mancata discesa
di uno o di entrambi i testicoli all’interno della sacca
scrotale, e questo puo’ portare a problemi riproduttivi in
futuro. Per capire il legame tra l’antidolorifico e questo
problema, gli scienziati hanno progettato un sistema per
simulare, in modo piu’ fedele possibile, la gravidanza. Visto
che gli esperimenti non potevano essere condotti su bambini nel
grembo materno, i ricercatori hanno studiato i topi a cui erano
stati impiantati pezzi di tessuto testicolare fetale umano ed
e’ stato dato loro del paracetamolo per sette giorni. Ebbene,
dall’analisi del sangue delle cavie sono stati rilevati livelli
molto piu’ bassi di testosterone rispetto ai topi che hanno
ricevuto placebo. Ma quando sono state somministrate dosi per
un solo giorno non e’ stato riscontrato alcun effetto. “Questo
studio si aggiunge alle evidenze esistenti secondo le quali
l’uso prolungato di paracetamolo in gravidanza puo’ aumentare
il rischio di problemi riproduttivi nei neonati maschi”, ha
detto Rod Mitchell, scienziato che ha guidato lo studio-
“Consigliamo alle donne incinte di seguire le correnti linee
guida che prevedono l’assunzione dell’antidolorifico alle piu’
basse dosi per il piu’ breve periodo di tempo”. ha aggiunto.

(AGI) – Washington, 21 mag. – Altro che Viagra. Gli uomini che
bevono una o due tazze di caffe’ al giorno hanno meno
probabilita’ di soffrire di disfunzione erettile. Uno studio
della University of Texas, pubblicato sulla rivista Plos One,
ha scoperto che la caffeina potrebbe essere uno “scudo” contro
l’impotenza maschile. In particolare, i ricercatori hanno
scoperto che gli uomini che assumono dagli 85 milligrammi ai
170 milligrammi di caffeina al giorno, l’equivalente di uno o
due tazze di caffe’, hanno il 42 per cento di probabilita’ in
meno di soffrire di disfunzione erettile. Mentre gli uomini che
consumano dai 171 ai 303 milligrammi di caffeina hanno il 39
per cento di rischio in meno. L’effetto non e’ stato annullato
neanche da altri fattori di rischio noti, come l’obesita’ o la
pressione alta. Gli unici che sembrano non beneficiare del
caffe’ sono gli uomini che soffrono di diabete. Per arrivare a
questi risultati i ricercatori hanno analizzato i dati di 3.724
maschi di eta’ superiore ai 20 anni. Ai partecipanti e’ stato
chiesto di riferire quanti caffe’ bevevano al giorno o quanta
caffeina hanno assunto da altre bibite (te’, energy drink, coca
cola, ecc.) . Ebbene, il rischio di sperimentare una
defaillance in camera da letto e’ risultato inferiore in chi ha
consumato una quantita’ di caffeina equivalente a 1-2 tazze di
caffe’ al giorno, Questo perche’, secondo i ricercatori, la
caffeina provoca una serie di effetti che aiutano a rilassare
le arterie del pene, aumentando cosi’ il flusso sanguigno.
“Anche se abbiamo visto una riduzione della prevalenza della
disfunzione erettile negli uomini obesi, sovrappeso e ipertesi,
questo non e’ successo negli uomini con diabete”, ha detto
David Lopez, autore principale dello studio. “Il diabete e’ uno
dei piu’ forti fattori di rischio per la disfunzione erettile,
per cui questa non e’ stata una sorpresa”, ha concluso.

(AGI) – Roma, 21 mag. – Una dieta ad alto indice glicemico
inattiva in parte l’insulina, l’ormone che regola la glicemia,
aumentando il rischio di obesita’, diabete e iniziali deficit
cognitivi. Questi i risultati preliminari di studi in corso
presso l’Universita’ Cattolica e il Policlinico Gemelli di
Roma, presentati oggi in occasione della “Giornata per la
ricerca”, dedicata quest’anno al tema “Il ruolo della
Nutrizione, dalla Prevenzione alla Cura”. Lo studio e’ ancora
in corso. “Con la biochimica clinica – ha riferito Claudio
Grassi, direttore dell’Istituto di Fisiologia Umana della
Cattolica -stiamo arruolando tutte le persone che per vario
motivo eseguono una curva glicemica, un esame che vede come
oscilla nel tempo la glicemia in risposta a ingestione di
zucchero. Ogni singolo paziente compila un complesso
questionario che ci permette di sapere l’esatta composizione
della sua dieta ed esegue una serie di test cognitivi”. Da
risultati preliminari sembra che le persone che seguono una
dieta ad alto indice glicemico abbiano gia’ piccoli deficit
cognitivi, di grado subclinico, ovvero “ai limiti della norma”.
Contestualmente, Grassi sta validando l’ipotesi su diversi
modelli sperimentali, cosa che permettera’ anche di capire i
possibili meccanismi molecolari coinvolti. Per valutare se i
processi molecolari indotti da una dieta ad alto indice
glicemico siano in qualche modo riconoscibili con un semplice
prelievo di sangue attraverso la ricerca di particolari
biomarcatori, alcuni pazienti saranno nuovamente visitati. Cio’
permetterebbe dei test di diagnosi precoce atti a fermare il
deterioramento cognitivo dieta-dipendente. “Il nostro ateneo –
ha spiegato Andrea Giaccari, dirigente Medico Endocrinologia e
Malattie del Metabolismo del Policlinico A. Gemelli – sta
sviluppando ricerche su come l’organismo umano sia in grado di
difendersi da un’alimentazione non corretta e come questa
capacita’ vari da individuo a individuo. Non a caso, anche a
parita’ di fattori di rischio (ad esempio condizione di
obesita’) solo alcune persone sviluppano alterazioni
metaboliche che portano al diabete”.

(AGI) – Roma, 21 mag. – L'”effetto Fluad”, il vaccino contro
l’influenza sospettato nei mesi scorsi di aver causato alcuni
decessi, allarme poi rientrato, ha spinto sotto il 50% la
copertura antinfluenzale nell’ultima stagione invernale (49% il
dato provvisorio del Ministero riferito agli over 65, che
scende al 13% per tutta la popolazione). Ma anche per le
vaccinazioni dell’infanzia ci sono segnali preoccupanti:
l’antipolio e’ scesa sotto il 95% (94,3% il dato parziale del
2014) e l’anti morbillo-rosolia-parotite (MPR) sotto il 90%
(87%). Piu’ incoraggianti e in controtendenza sono i dati
sull’antimeningite C (79,2%), antipneumococco (94,6%) e
anti-HPV (72,2% nella coorte del 2001). Sono questi i dati piu’
significativi presentati al Convegno Nazionale Castelbrando7 in
corso a Vittorio Veneto (20 e 21 maggio) che ha visto la
partecipazione di circa 400 igienisti provenienti da
tutt’Italia ed e’ stato organizzato dalla Societa’ Italiana di
Igiene, Medicina Preventiva e Sanita’ Pubblica (SItI). Il
Presidente della SItI Carlo Signorelli sottolinea la necessita’
di interventi energici e coordinati per recuperare la fiducia
della popolazione nell’ambito delle vaccinazioni: tra le
iniziative da implementare la formazione e la corretta
informazione del personale e della popolazione,
l’implementazione dei canali informativi scientifici, le
revisioni di alcune procedure e un’estensione dell’offerta
vaccinale. In questo senso la SItI e’ disponibile ad iniziative
come quella del portale vaccinarSi’ che ha superato un milione
di contatti in meno di due anni fornendo informazioni
aggiornate sulle pratiche vaccinali”. A riguardo l’Associazione
sportiva VaccinarSi’ sara’ presente oggi alla 12° tappa del
Giro d’Italia 2015 a Vicenza per una sfilata dimostrativa.
(AGI)

(AGI) – Roma, 21 mag. – Mangiare sano serve anche a prevenire e
aiutare la cura dei tumori. All’Universita’ Cattolica di Roma e
al Policlinico Gemelli sono stati condotti e sono ancora in
corso diversi studi su nutrizione e tumori. I principali
risultati sono stati presentati oggi al policlinico romano, in
occasione della “Giornata per la ricerca”, dedicata quest’anno
al tema “Il ruolo della Nutrizione, dalla Prevenzione alla
Cura”. Un gruppo di ricercatori della Cattolica e’ impegnato a
identificare specifici bersagli molecolari degli acidi grassi
omega-3, di cui sono ricchi pesci come il salmone e il pesce
azzurro, sulle cellule tumorali del cancro del colon e del
melanoma (tumore della pelle), nutrienti che potrebbero anche
contribuire a rallentare la crescita tumorale. Con queste
conoscenze in futuro tali nutrienti potrebbero essere impiegati
oltre che nella prevenzione, anche nella terapia dei tumori.
“Inoltre, diversi studi condotti presso i nostri laboratori,
anche in collaborazione con gruppi di ricerca internazionali,
hanno messo in luce una riduzione del 40 per cento del rischio
di tumore della bocca e della gola per chi assume alimenti che
contengono vitamine del gruppo B (quali carciofi, lattuga,
broccoli, ma anche legumi) e carotenoidi (per esempio carote,
peperoni, ma anche spinaci)”, ha spiegato Stefania Boccia,
direttore della Sezione di Igiene, Istituto di Sanita’
Pubblica. “Riguardo la ricerca clinica – ha continuato – studi
in corso presso l’Universita’ Cattolica stanno valutando
l’effetto protettivo di alcuni composti naturali ricchi di
agenti antiossidanti presenti nel te’, caffe’, vino rosso e
anche agrumi, nelle donne sottoposte a chemioterapia per
trattamento del carcinoma della mammella, cosi’ come l’effetto
protettivo rispetto alle enteriti di alcuni composti probiotici
nelle persone sottoposte a radioterapia per tumori del
distretto pelvico”. (AGI)

(AGI) – Firenze, 20 mag. – Aggiornare la mappatura delle
mutazioni genetiche per ampliare la lista di quelle che
potrebbero avere conseguenze sulla salute umana. E’ il compito
del software sviluppato dai ricercatori dell’Universita’ di
Firenze, in grado di identificare la presenza di mutazioni in
posizioni del Dna che fino a oggi non erano state riconosciute.
Lo studio coordinato da Alberto Magi, ricercatore del
Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica, e da Gian
Franco Gensini, ordinario di Medicina interna, dell’ateneo
fiorentino, e’ stato pubblicato sulla rivista BMC Genomics. (
“Dal 2003, quando il progetto genoma umano ha rilasciato la
prima versione completa della sequenza delle basi azotate che
formano il DNA, tale mappa e’ diventata il punto di riferimento
per lo studio genetico delle malattie ereditarie e complesse”,
ha spiegato Magi. “Tuttora, per identificare le varianti
genetiche, le tecnologie di sequenziamento di nuova generazione
continuano a paragonare il genoma di un individuo con quello di
riferimento HGP. Elaborando i dati di migliaia di genomi di
individui considerati sani rispetto al genoma di riferimento,
sequenziati da vari consorzi di ricerca internazionali, – ha
continuato – abbiamo scoperto l’esistenza di oltre 100.000
errori nella sequenza prodotta da HGP che gli attuali metodi di
sequenziamento non avevano individuato: in altrettante
posizioni del DNA, la base azotata non coincide con quella
presente nei soggetti analizzati. Cio’ si deve principalmente a
errori di sequenziamento e a mutazioni presenti nel genoma dei
donatori utilizzati a suo tempo dal progetto genoma umano”. Per
correggere gli errori del genoma di riferimento, il gruppo
guidato da Magi ha sviluppato un software che consente di
identificare la presenza delle mutazioni genetiche. Il software
e’ stato testato per analizzare il sequenziamento di 15
individui affetti da melanoma uveale e ha identificato piu’ di
1500 mutazioni, correggendo il tiro delle altre rilevazioni
statistiche. “I risultati ottenuti grazie al nostro software
potranno contribuire ad aggiornare la mappa delle mutazioni
genetiche a disposizione della comunita’ scientifica.
L’inclusione di queste mutazioni – ha concluso Magi – nelle
analisi genetiche puo’ cambiare notevolmente l’identificazione
dei geni responsabili o associati a malattie ereditarie
complesse”. (AGI)

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