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(AGI) – Milano, 8 giu. – Dal prossimo 15 giugno sara’ attivo un
numero verde al quale medici e specialista risponderanno alle
domande dei cittadini sull’epatite C. La Campagna di
informazione “Una Malattia con la C” promossa da AbbVie, con il
patrocinio dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato
(AISF), della Societa’ Italiana di Malattie Infettive e
Tropicali (SIMIT) e di EpaC Associazione Onlus, si propone di
dare risposta a molti interrogativi per promuovere la
conoscenza dell’epatite C e favorire la prevenzione di questa
malattia silenziosa, i cui sintomi possono richiedere anche 30
anni per manifestarsi e le cui conseguenze possono essere gravi
e addirittura fatali. Secondo i dati di n sondaggio, il 69 per
cento degli adutli italian non sa cosa sia questa malattia e
quali siano i suoi sintomi ed effetti. La mancanza di
conoscenza, sorprendentemente, riguarda anche coloro che hanno
un contatto diretto con le persone malate (il 43% di chi ha un
parente con epatite C e il 60% di coloro che hanno un
conoscente) e che, ancor piu’ di altri, hanno un rischio
potenziale elevato di entrare in contatto con il virus HCV .
Solo il 12%, infatti, sa che chiunque, potenzialmente puo’
essere esposto al rischio di infezione a partire da
comportamenti domestici quotidiani non adeguati come la
condivisione di oggetti per l’igiene personale con persone di
cui non si ha certezza dello stato di salute, a maggior ragione
in uno scenario in cui la malattia e’ asintomatica (lo sa solo
il 9% degli italiani) e se ne ignora la diffusione (il 52%
pensa che ne siano affetti meno di 1 milione di persone) . Solo
2 italiani su 10 inoltre conoscono i comportamenti corretti per
evitare il rischio di contagio (uso di aghi sterili, il non
condividere oggetti igienici personali con persone di cui non
si ha sicurezza delle condizioni di salute, l’uso di
precauzioni in caso di esposizione a sangue potenzialmente
infetto) . Dal 15 al 30 giugno, dal lunedi’ al venerdi’ dalle
16.00 alle 20.00, 60 medici tra infettivologi e
gastroenterologi, specializzati nella cura delle malattie
epatiche ed afferenti alle societa’ scientifiche AISF e SIMIT,
ed alcuni rappresentati di EpaC risponderanno al Numero Verde
gratuito 800 129 030 per ascoltare, informare e consigliare su
tutto cio’ che riguarda l’epatite C e la sua prevenzione.(AGI)

(AGI) – Belluno, 8 giu. – In Italia sono oltre 42.000 i bambini
che non riescono a controllare i sintomi malgrado ogni sforzo.
La loro asma, proprio a causa di fattori come l’inquinamento e
l’esposizione continua agli allergeni, diventa piu’ difficile
da trattare: nonostante dosi sempre piu’ elevate di farmaci,
non si riesce a controllare i sintomi, con conseguenze
immaginabili sulla qualita’ della vita dei piccoli e delle loro
famiglie. Sono questi i dati emersi nel corso dell’Open day
“Misuriniamoci”, che ha concluso il “Mese dell’asma” promosso e
organizzato dall’Istituto “Pio XII” Onlus di Misurina, in
provincia di Belluno. Quella dell’asma e’ una condizione che
non deve essere sottovalutata, perche’ puo’ portare a frequenti
ricoveri in pronto soccorso e a volte, purtroppo, a
un’insufficienza respiratoria letale. In effetti, un italiano
su tre e’ esposto a livelli d’inquinamento atmosferico
eccessivi, che causano o favoriscono oltre 30mila decessi ogni
anno (il 65% nelle regioni del Nord) solo per quanto riguarda
il particolato fine (PM2,5). La Lombardia ha il record negativo
di decessi seguita da Emilia Romagna e Veneto. Il dato riguarda
la popolazione generale, ma e’ noto che i bambini sono tra i
principali bersagli, perche’ piu’ vulnerabili soprattutto a
causa dello sviluppo dell’albero respiratorio e dei polmoni.
Per fortuna, secondo numerosi studi scientifici, l’asma e i
disturbi del respiro del bambino, e in particolare l’asma di
difficile trattamento, si possono curare efficacemente in
montagna, dove le condizioni climatiche Istituto “Pio XII”
Onlus�?�Centro di diagnosi, cura e riabilitazione dell’asma
infantile peculiari garantiscono una ridotta esposizione ad
allergeni (acari e pollini) e inquinanti ambientali, cioe’ due
tra le condizioni piu’ importanti per il successo della terapia
del bambino con asma. “Forse non tutti sanno che in alta quota,
– spiega Alfredo Boccaccino, Direttore Scientifico
dell’Istituto “Pio XII” di Misurina, – l’assenza di inquinanti
e allergeni nell’aria respirata determina una riduzione
dell’infiammazione polmonare, e consente quindi un migliore
controllo e una piu’ sicura sospensione della terapia di fondo
nel bambino asmatico o con respiro sibilante. Inoltre, la bassa
umidita’ dell’ambiente (anche all’interno del ‘Pio XII’
l’umidita’ non supera mai il 40%) rende la vita difficile agli
acari e ne riduce di molto la presenza”. (AGI)

(AGI) – Roma, 5 giu. – Con una alimentazione sana e’ possibile
costruire una strategia di prevenzione e quindi di risparmio
nel medio-lungo periodo. E’ l’indicazione che viene, in
occasione di EXPO Milano 2015, dal WEF-E che si propone di
dimostrare come sia decisivo un modello evoluto di Sistema
Sanitario. Dopo le prime quattro edizioni, in cui il Workshop
di Economia e Farmaci in Epatologia ha esposto e puntualizzato
come l’epatite virale, in particolare da HCV, sia una vera e
propria emergenza in Italia, il 7 giugno presso il Palazzo
Pirelli di Milano, il WEF-E affrontera’ l’impatto
dell’alimentazione come strategia di prevenzione primaria e
secondaria delle malattie del fegato, con particolare
attenzione all’HCV.fessore ordinario di Organizzazione
Aziendale presso l’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore, hanno
voluto proseguire l’approccio multidisciplinare e
multistakeholder iniziato nel 2011, che considera tutte le
implicazioni cliniche, economiche, organizzative (per il SSN),
sociali ed etiche delle malattie del fegato nel nostro Paese,
per condividerle con il mondo scientifico e quello dei
decisori. Questo lavoro ha generato oltre 10 pubblicazioni su
riviste internazionali, nonche’ diversi incontri in cui
scambiare esperienze e valutazioni, con le diverse Istituzioni
nazionali, Ministero della Salute, AIFA, Istituto Superiore di
Sanita’, Societa’ Scientifiche e Associazioni Pazienti. WEF-E
2015 ha ottenuto il patrocinio di EXPO Milano 2015, AIFA
(Agenzia Italiana del Farmaco), EpaC Onlus (associazione di
pazienti epatopatici), ISPOR Italy-Rome Chapter (International
Society for Pharmacoeconomics and Outcomes Research), AIGO
(Associazione italiana Gastroenterologi & Endoscopisti
Digestivi Ospedalieri), AISF (Associazione Italiana per lo
Studio del Fegato), POLICLINICO GEMELLI, SIFO (Societa’
Italiana di farmacia Ospedaliera), SIED (Societa’ Italiana di
Endoscopia Digestiva), SIMI (Societa’ Italiana di Medicina
Interna). L’evento si svolgera’ il 7 giugno presso la Sala
Gaber di Palazzo Pirelli, sede storica di Regione Lombardia.
Durante la prima parte della giornata verra’ affrontata la
tematica dell’impatto che l’alimentazione e lo stile di vita
hanno sul benessere della persona. Obiettivo degli interventi
della mattinata e’ dare un visione generale dell’importanza
degli argomenti trattati. A tal proposito, WEF-E ha deciso di
invitare personalita’ illustri nel campo della Bioetica, della
Comunicazione, della Medicina e delle Istituzioni. Nel
pomeriggio il Workshop riprende le tematiche della mattina
affrontando l’impatto che possono avere sulle malattie del
fegato, con un approfondimento sull’efficacia, l’economicita’ e
l’accettabilita’ dei PDTA in HCV, grazie agli interventi dei
massimi esponenti italiani nel campo della gastroenterologia,
epatologia ed economia sanitaria. “L’iniziativa del WEF, giunta
alla quinta edizione in ambito epatologico – affermano i
professori Cicchetti e Gasbarrini, responsabili scientifici
dell’evento – agevola lo scambio di opinioni e di dati tra
ricercatori di diversa estrazione scientifica e gli stakeholder
di sistema, per offrire ai decisori istituzionali evidenze
solide e coerenti con l’approccio dell’Health Technology
Assessment”.(AGI)

(AGI) – Napoli, 5 giu. – L’istituto Pascale di Napoli punto di
riferimento internazionale negli studi sull’immuno-oncologia,
presenta la nuova arma che stimola il sistema immunitario per
sconfiggere il tumore. Finora a Napoli sono stati arruolati
piu’ di 200 pazienti nelle sperimentazioni che utilizzano
questo approccio. Un dato che ha reso il “Pascale” protagonista
al 51� Congresso dell’American Society of Clinical Oncology
(ASCO), il piu’ importante appuntamento del settore a Chicago.
“La strada e’ stata aperta dal melanoma, un tumore della pelle
che in fase avanzata e’ particolarmente aggressivo – spiega
Paolo Ascierto, direttore dell’Unita’ di Oncologia Melanoma,
Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ e
presidente della Fondazione Melanoma – nel 2014 in Italia sono
stati stimati quasi 11.000 nuovi casi, 1.100 in Campania”.
Nello studio Checkmate 067 presentato a Chicago sono stati
arruolati complessivamente 945 pazienti: 314 trattati con la
combinazione nivolumab e ipilimumab, 316 solo con nivolumab e
315 solo con ipilimumab. Con la combinazione delle terapie si
sono raggiunte risposte positive superiori al 70%. La ricerca
e’ stata anche pubblicata sul New England Journal of Medicine.
E si stanno aprendo prospettive importanti per utilizzare
l’immuno-oncologia anche in altre malattie, in particolare nel
tumore del polmone, del rene e del fegato. “Nel carcinoma del
polmone – sottolinea Gennaro Ciliberto, Direttore scientifico
del ‘Pascale’ – l’approccio terapeutico standard e’
rappresentato dalla chemioterapia. Ma nella forma a piccole
cellule, lo studio CheckMate 032 ha evidenziato nei pazienti
trattati con la combinazione nivolumab e ipilimumab una
sopravvivenza media globale doppia (8,2 mesi) rispetto a solo
nivolumab (4,4 mesi). Ora compito dei ricercatori sara’ capire
in che modo combinare questo approccio terapeutico
rivoluzionario con quello tradizionale e con la radioterapia e
la chirurgia”. (AGI)

(AGI) – Londra, 4 giu. – Mangiare davanti alla tv o mentre si
gioca con lo smartphone ci spingerebbe a mangiare di piu’ e
quindi ad accumulare piu’ chili. Questo perche’ non si
presterebbe attenzione al cibo e, quando si e’ distratti, si
tenderebbe a consumare piu’ cibo. Lo hanno dimostrato una serie
di esperimenti condotti dalla University of Birmingham (Regno
Unito) e descritti dalla rivista Appetite. Nel primo
esperimento 39 giovani donne normopeso sono state divise in tre
gruppi: uno “ad alta distrazione”, un altro “a bassa
distrazione” e un gruppo “senza alcuna distrazione”. A ogni
persona e’ stato dato lo stesso pranzo per un totale di 400
calorie. Nel gruppo “ad alta distrazione”, le donne sono state
invitate a giocare al computer mentre mangiavano. I ricercatori
hanno detto loro che in caso di vincita avrebbero guadagnato
dei soldi. Nel gruppo “a bassa distrazione”, alle donne e’
stato detto semplicemente di mangiare mentre giocavano. Il
terzo gruppo ha mangiato e basta. Nel pomeriggio, ogni soggetto
ha avuto la possibilita’ di consumare dei biscotti. Ebbene, i
ricercatori hanno trovato una differenza significativa nel
consumo di biscotti fra i tre gruppi. Quelli del gruppo “ad
alta distrazione” hanno mangiato il 69 per cento in piu’ di
spuntini rispetto al gruppo “senza distrazioni”, e il gruppo “a
bassa distrazione” ha mangiato il 28 per cento in piu’ rispetto
al terzo gruppo. I ricercatori hanno poi condotto un secondo
esperimento molto simile al primo. Solo che questa volta la
distrazione non era un gioco ma la tv. In questo caso coloro
che hanno mangiato guardando la tv hanno consumato il 19 per
cento in piu’ di biscotti rispetto a coloro che hanno pranzato
senza distrazioni. In un terzo esperimento la distrazione
rappresentava una clip in cui una celebrita’ mangiava e i
soggetti dovevano immaginare di mangiare con essa. E anche in
questo caso, il gruppo distratto ha mangiato di piu’. “I
risultati suggeriscono che prestare attenzione quando si mangia
puo’ essere un bersaglio utile per controllare l’appetito”,
hanno concluso i ricercatori. (AGI)

(AGI) – Washington, 4 giu. – Un nuovo e rivoluzionario vaccino
potrebbe essere utilizzato contro l’artrite reumatoide,
“rieducando” il sistema immunitario in modo che non attacchi i
tessuti sani. A metterlo a punto e’ stato un gruppo di
ricercatori della University of Queensland in uno studio
pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine. Oltre
a essere un trattamento efficace, i ricercatori sperano di
poterlo usare per bloccare la malattia sul nascere o
addirittura nel prevenirla nei soggetti che hanno una storia
familiare di artrite reumatoide. Attualmente sono in corso dei
test sui pazienti. L’artrite reumatoide e’ una malattia che si
verifica quando il sistema immunitario attacca le articolazioni
per errore. Mentre i trattamenti attualmente disponibili sono
mirati contro i sintomi, il nuovo vaccino chiamato Rheumavax va
invece a intervenire sull’origine della malattia. In
particolare, il vaccino si rivolge a quel 70 per cento dei
pazienti portatori di anticorpi specifici, chiamati anti-Ccp,
che provocano l’artrite reumatoide “Ccp-positiva”. Questo
trattamento agisce rieducando il sistema immunitario in modo
che riconosca il tessuto sano, fermando il circolo vizioso
dell’infiammazione e del danno articolare. Il trattamento
consiste nel prelievo delle cellule immunitarie dal sangue di
un malato e nella loro “riprogrammazione” in modo che non
colpiscano il peptide naturale Ccp che viene identificato
erroneamente come “straniero”, con la conseguente produzione di
anticorpi e l’inizio dell’infiammazione. Lo studio condotto in
Australia ha per ora coinvolto 18 pazienti a cui sono state
dati all’incirca 5 milioni di cellule “rieducate”. I risultati
mostrano che questo vaccino ha smorzato la risposta
immunitaria, riducendo l’infiammazione delle articolazioni.

(AGI) – Washington, 4 giu. – La schizofrenia potrebbe essere
causata da mutazioni genetiche che alterano l’equilibrio
chimico nel cervello. Almeno questo e’ quanto emerso da uno
studio della Cardiff University (Regno Unito), pubblicato sulla
rivista Neuron. I risultati fornirebbero una forte evidenza
della causa della schizofrenia, una malattia che colpisce l’1
per cento della popolazione mondiale. Lo studio e’ stato
condotto su oltre 11mila pazienti con schizofrenia, i cui dati
genetici sono stati confrontati con quelli di 16.416 persone
senza la malattia. I ricercatori hanno rilevato che le persone
affette da schizofrenia hanno mutazioni nel loro Dna. Queste, a
loro volta, interferiscono con i geni coinvolti nella
trasmissione dei messaggi chimici in tutto il cervello. Questi
messaggi sono fondamentali per stimolare o inibire l’attivita’
delle cellule nervose. “Finalmente stiamo iniziando a capire
cosa va storto nella schizofrenia”, ha detto Andrew
Pocklington, autore dello studio. “Il nostro studio rappresenta
un passo significativo verso la comprensione della biologia
alla base della schizofrenia, una condizione incredibilmente
complessa”, ha concluso. (AGI)

(AGI) – New York, 4 giu. – I batteri responsabili di infezioni
comuni potrebbero anche innescare una delle malattie piu’
diffuse al mondo, ovvero il diabete di tipo 2. Un gruppo di
ricercatori della University of Iowa (Usa) ha scoperto che
l’esposizione al batterio Staphylococcus aureus provoca i
sintomi caratteristici del diabete nei conigli. Secondo quanto
riportato dalla rivista mBio l’esposizione prolungata a una
tossina prodotta dallo Staphylococcus aureus causa la
resistenza all’insulina, l’intolleranza al glucosio e
l’infiammazione sistemica. “In pratica, abbiamo riprodotto il
diabete di tipo 2 nei conigli semplicemente attraverso
l’esposizione cronica al superantigene dello stafilococco”, ha
spiegato Patrick Schlievert, autore dello studio. I risultati
suggeriscono che le terapie contro lo stafilococco potrebbero
rivelarsi un potenziale trattamento contro il diabete di tipo
2. L’obesita’ e’ un noto fattore di rischio per il diabete di
tipo 2. Ma essere obesi puo’ anche alterare il microbioma di
una persona, cioe’ l’ecosistema di batteri che colonizzano lo
stomaco, e incidere sulla salute. “Quello che stiamo scoprendo
e’ che, come le persone aumentano di peso, sono sempre piu’
suscettibili a essere colonizzate dai batteri dello
stafilococco”, ha detto Schlievert. “Le persone che vengono
colonizzate dai batteri dello stafilococco sono cronicamente
esposte ai superantigeni che i batteri producono”, ha aggiunto.
Lo studio ha scoperto che i superantigeni, ovvero le tossine
prodotte da tutti i ceppi di stafilococco, distruggono il
sistema immunitario. E sono anche responsabili degli effetti
letali di varie infezioni, come la sindrome da shock tossico,
la sepsi e l’endocardite. I ricercatori americani hanno trovato
che le tossine interagiscono con le cellule del grasso e il
sistema immunitario, causando l’infiammazione cronica
sistemica. Questa infiammazione, secondo gli studiosi, si
traduce, in resistenza all’insulina e altri sintomi del diabete
di tipo 2. I ricercatori hanno poi analizzato i livelli di
colonizzazione di stafilococco sulla pelle di 4 pazienti con
diabete. Si stima che l’esposizione ai superantigeni dei
batteri nelle persone fortemente colonizzate dallo stafilococco
e’ proporzionale alle dosi di superantigene che hanno causato
lo sviluppo dei sintomi del diabete nei conigli. “Penso che
abbiamo trovato un modo per intercedere e modificare il corso
del diabete”, ha detto Schlievert. “Stiamo lavorando su un
vaccino contro i superantigeni e crediamo che questo tipo di
vaccino possa prevenire lo sviluppo del diabete di tipo 2”, ha
aggiunto lo scienziato. I ricercatori stanno anche esaminando
la possibilita’ di usare un gel topico contenente gliecerolo
monolaurato, che al solo contatto uccide i batteri dello
stafilococco. Hanno anche in programma di verificare se questo
approccio migliorera’ i livelli di zucchero nel sangue nei
pazienti con prediabete. (AGI)

(AGI) – Roma, 4 giu. – Sono circa 30mila i decessi in Italia
che colpiscono ogni anno solo per quanto riguarda il
particolato fine (PM2,5). I circa 30mila decessi rappresentano,
incidenti esclusi, il 7% di tutte le morti. Sono questi i dati
piu’ rilevanti del progetto Ccm Viias (Valutaziine Integrata
dell’Impatto dell’Inquinamento Atmosferico sull’Ambiente e
sulla Salute) finanziato dal Centro Controllo Malattie del
Ministero della Salute e coordinato dal Dipartimento di
Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio con la
collaborazione di Universita’ e Centri di ricerca, presentati
questa mattina al Ministero della Salute. Per quanto riguarda i
mesi di vita persi, l’inquinamento accorcia mediamente la vita
di ciascun italiano di 10 mesi: 14 per chi vive al Nord, 6,6
per chi abita al Centro e 5,7 al Sud e isole. I dati, a pochi
giorni dalla risoluzione sull’inquinamento atmosferico adottata
dalla 68ma Assemblea Mondiale della Sanita’, dicono che il 29%
della popolazione italiana vive in luoghi dove la
concentrazione degli inquinanti e’ costantemente sopra la
soglia di legge, ma evidenziano anche considerevoli
disuguaglianze degli effetti sanitari dell’inquinamento sul
territorio italiano . E’ colpito maggiormente il Nord (per il
65% del totale), le aree urbane congestionate dal traffico e le
aree industriali. Anche la combustione di biomasse –
principalmente legno e pelle – e’ responsabile della maggiore
incidenza di morti e malattie per l’esposizione al particolato.
Altro dato che emerge e’ che il solo rispetto dei limiti di
legge salverebbe 11mila vite l’anno. (AGI)

(AGI) – Roma, 3 giu. – Ricercatori dell’Universita’ Cattolica
di Roma hanno scoperto che una molecola, l’ossido di azoto
(NO), aiuta il cancro del colon a crescere. Gli scienziati
hanno osservato che le cellule staminali malate presenti in
sede (da cui origina il tumore) producono ossido di azoto in
elevatissima quantita’ e che questo favorisce la progressione
della malattia. Inoltre esperimenti in vitro e in vivo hanno
dimostrato che interrompendo la produzione di NO si arresta la
progressione del cancro. I risultati dello studio sono stati
pubblicato sul The Journal of Pathology.L’ossido d’azoto (NO)
e’ un radicale libero che regola numerosi processi fisiologici
e patologici. In particolare, l’NO prodotto dall’enzima “iNOS”
e’ un importante mediatore dell’infiammazione e, a
concentrazioni costantemente elevate, favorisce la
trasformazione neoplastica, ovvero la trasformazione delle
cellule sane in cellule malate. Questo e’ uno dei motivi per
cui patologie infiammatorie croniche aumentano il rischio di
sviluppare tumori. Fino ad oggi, si riteneva che i macrofagi,
presenti nei siti infiammatori, fossero la principale fonte di
NO citotossico. “In questo studio, abbiamo dimostrato per la
prima volta che le cellule staminali tumorali del cancro del
colon sono in grado di produrre autonomamente elevati livelli
di ossido d’azoto, tramite l’attivita’ del loro enzima iNOS
endogeno, e che tali cellule dipendono proprio dall’NO per la
loro crescita e le loro proprieta’ tumori geniche, ha detto
Maria Ausiliatrice Puglisi, una delle autrici dello studio.
“Inoltre, abbiamo osservato che bloccando la produzione
endogena di NO nelle cellule staminali tumorali, tali cellule
perdono completamente le loro tipiche caratteristiche
tumorigeniche e di staminalita’”.

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