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(AGI) – Roma, 18 giu. – Descritta l’evoluzione genica del virus
Ebola nell’epidemia 2014-5015 che ha registrato piu’ varianti e
sottovarianti. A farlo e’ stato uno studio internazionale
pubblicato su Nature, che porta la firma di 8 ricercatori
dell’Istituto Spallanzani di Roma. Si sapeva che il contagio
era iniziato a dicembre 2013 per la trasmissione da un
pipistrello ad un bambino di 2 anni, ma non era chiaro come si
fosse poi diffuso in tutta la Guinea, la Sierra Leone e la
Liberia ed in questi paesi e’ molto difficile, se non
impossibile, avere dati epidemiologici attendibili. Grazie ai
179 campioni di pazienti analizzati e sequenziati dal
laboratorio Mobile Europeo, e’ stato possibile descrivere la
storia epidemiologica ed evoluzionistica dell’epidemia da marzo
2014 a gennaio 2015. I risultati confermano che la EBOV dalla
Guinea si e’ trasferita in Sierra Leone, con molta probabilita’
nel mese di aprile-inizio di maggio. I virus della variante
Guinea/Sierra Leone si sono poi mescolati intorno a
giugno-luglio 2014. Le sequenze virali dei campioni di agosto,
settembre e ottobre 2014 indicano poi che il virus e’ evoluto
in maniera indipendente all’interno della Guinea. Questi dati,
utilizzati in combinazione con quelli epidemiologici forniscono
uno spaccato senza precedenti sull’evoluzione sull’epidemia di
febbre emorragica virale ancora in corso, oltre a consentire di
verificare a posteriori l’efficacia delle misure di controllo
adottate.
.

(AGI) – Londra, 18 giu. – I sonniferi di cui fanno uso milioni
di persone in tutto il mondo potrebbero triplicare il rischio
di sviluppare il cancro ai polmoni e aumentare le probabilita’
di ammalarsi di altri tipi di tumore mortali. A lanciare
l’allarme e’ stato un gruppo di ricercatori internazionali,
guidati dall’Institute of Public Health norvegese. Lo studio e’
durato 20 anni e ha coinvolto un totale di quasi 30mila
persone. Dai risultati e’ emerso che piu’ farmaci per il sonno
si assumono e piu’ aumentano i rischi. Le persone che assumo
regolarmente sonniferi, almeno due a volte a settimana, hanno
avuto in quasi due anni e mezzo piu’ probabilita’ di sviluppare
il cancro delle vie respiratorie, E coloro che usano questi
farmaci regolarmente per tre anni o piu’ hanno addirittura il
triplo del rischio. Gia’ studi precedenti avevano messo in luce
questo pericoloso legame, ma questo e’ il primo studio ampio
sull’argomento. La ricerca non prova che le pillole popolari
sono cancerogene. Ma i ricercatori hanno avvertito; “sono
necessarie ulteriori ricerche urgenti per determinare se i
farmaci per il sonno aumentano il rischio cancro”.

(AGI) – Londra, 18 giu. – La sempre piu’ popolare tendenza ad
acquistare latte umano online potrebbe rappresentare un grave
rischio per la salute. Lo ha detto un gruppo di esperti
britannici sul Journal of the Royal Society of Medicine. Questa
nuova moda coinvolge soprattutto malati affetti da patologie
croniche e adulti fanatici del fitness che acquistano latte
materno, convinti di poter trarre benefici dal suo consumo. Il
latte umano viene venduto online sia fresco che congelato e
viene consegnato direttamente a casa. Ma i medici sono
preoccupati per le possibili conseguenze per la salute, come la
diffusione dei virus dell’epatite B e C, l’Hiv e la sifilide.
Inoltre, poiche’ il latte non viene pastorizzato sarebbe,
secondo gli esperti, anche pieno di germi. “Una ricerca sul
latte materno venduto online ha permesso di identificare la
presenza di batteri nel 93 per cento dei campioni”, hanno detto
i medici guidati da Sarah Steele della Queen Mary University di
Londra.

(AGI) – New York, 18 giu. – La capacita’ di una donna di
allattare al seno il proprio figlio e’ scritta nel Dna. Un
gruppo di ricercatori del Penn State College of Medicine ha
scoperto una mutazione genetica che rende piu’ difficile
allattare al seno. Secondo i risultati dello studio pubblicato
sul Journal of Biological Chemistry, mutazioni di una specifica
proteina chiamata ZnT2 possono bloccare lo sviluppo delle
ghiandole mammarie, compromettendo di conseguenza la capacita’
di alcune donne di produrre latte a sufficienza per nutrire il
proprio bambini. Inoltre, questa stessa mutazione sarebbe in
grado di modificare la composizione del latte materno
diminuendo il suo contenuto di nutrienti, come zinco e grasso,
vitali per aiutare il bambino a crescere. “Noi crediamo che ci
sia la biologia dietro alcuni problemi di allattamento al
seno”, ha sottolineato Shannon Kelleher, autrice dello studio.
“Se siamo in grado di identificare le donne che avranno
problemi con l’allattamento al seno mentre ancora sono in stato
di gravidanza, individuando le mutazioni nelle proteine ZnT2,
allora forse potremmo aiutarle a prepararsi meglio prima
dell’arrivo del bambino”, ha aggiunto. Per arrivare a questi
risultati i ricercatori hanno studiato il ruolo dello zinco,
noto per la sua importanza nella capacita’ di una donna di
allattare il suo bambino. Gli studiosi hanno condotto una serie
di esperimenti sui topolini, concentrandosi in particolare
sulla funzione di ZnT2 nello sviluppo delle ghiandole mammarie.
I topolini privati di ZnT2 hanno mostrato ghiandole mammarie
meno sviluppate e con gravi problemi di funzionamento durante
l’allattamento. ZnT2 trasporta lo zinco in vescicole, piccoli
organelli all’interno della cellula, che poi secernono zinco
nel latte materno. Lo zinco e’ necessario per innescare la
crescita delle ghiandole mammarie, le cellule epiteliali
mammarie e i percorsi di secrezione. I ricercatori hanno
scoperto che senza ZnT2, lo zinco si accumula nel citoplasma,
quella soluzione che riempie le cellule, diventando tossico. Se
lo zinco non viene trasportato da ZnT2 influisce sulla
composizione del latte e sulla quantita’ prodotta. Infatti, i
topi senza ZnT2 hanno prodotto meno latte e meno composti
importanti, come zinco, beta-caseina, grassi e lattosio.

(AGI) – Washington, 18 giu. – Troppo esercizio fisico puo’
avvelenare il sangue. Piu’ precisamente la partecipazione a
gare estreme di resistenza, come una maratona di 24 ore, puo’
causare il rilascio di batteri intestinali nel flusso
sanguigno, portando a gravi infezioni. Almeno questo e’ quanto
emerso da uno studio della University of Monash (Australia)
pubblicato sull’International Journal of Sports Medicine. I
ricercatori hanno coinvolto persone che hanno preso parte a una
maratona di 24 ore. “I campioni di sangue prelevati prima e
dopo gli eventi, comparati con quelli di un gruppo di
controllo, hanno dimostrato – ha spiegato Ricardo Costa, autore
dello studio – che l’esercizio fisico per un periodo di tempo
prolungato provoca cambiamenti nella parete intestinale. In
questo modo i batteri naturalmente presenti nell’intestino,
noti come endotossine, vengono dispersi nel sangue. Questo poi
innesca una risposta infiammatoria in tutto il corpo con gravi
conseguenze per la salute. Quasi tutti i partecipanti avevano
marcatori del sangue identici ai pazienti ricoverati per
avvelenamento. “Questo perche’ le endotossine batteriche che si
infiltrano nel sangue a seguito di un esercizio estremo
attivano le cellule immunitarie del corpo”, ha detto Costa.
Tuttavia, gli atleti ben allenati, cioe’ che seguono un
programma costante per affrontare gare estreme, sviluppano una
serie di meccanismi immunitari per contrastare la reazione
infiammatoria del corpo senza effetti collaterali. Questo
significa che risultano protetti contro l’eventuale
avvelenamento del sangue.

(AGI) – Washington, 17 giu. – Le donne sotto stress cronico e
con sintomi depressivi evidenti, hanno livelli
significativamente piu’ bassi di klotho, un ormone che regola
l’invecchiamento e migliora la cognizione. Lo hanno scoperto i
ricercatori della Universita’ della California di San Francisco
che hanno pubblicato i risultati della loro ricerca sulla
rivista Translational Psychiatry. Lo studio e’ il primo a
dimostrare una relazione tra influenze psicologiche e klotho,
un ormone che svolge una varieta’ di funzioni nel corpo. “I
nostri risultati suggeriscono che klotho, che oggi sappiamo e’
molto importante per la salute, potrebbe essere un legame tra
stress cronico e la malattia e la morte prematura”, ha detto
l’autore principale, Aric Prather. “Dal momento che il nostro
studio e’ osservazionale, non possiamo dire che lo stress
cronico direttamente causato dai livelli di Klotho piu’ bassi,
ma la nuova connessione apre vie di ricerca che convergono con
l’invecchiamento, la salute mentale e le malattie legate
all’eta”’. Gli scienziati sanno che, quando la produzione
dell’ormone klotho e’ interrotta, si promuovono sintomi di
invecchiamento, come indurimento delle arterie e la perdita di
muscoli e ossa, mentre quanto la concentrazione dell’ormone e’
piu’ abbondante, gli animali vivono piu’ a lungo. I ricercatori
hanno ipotizzato che livelli piu’ bassi di klotho potrebbero
contribuire a stress e depressione, in quanto Klotho agisce su
una varieta’ di percorsi cellulari, molecolari e neurali che
portano a stress e depressione. (AGI)

(AGI) – Berlino, 17 giu. – Gli scienziati della
Ruhr-Universita’ Bochum hanno messo a punto un modello di topo
per la Atassia spinocerebellare 6 (SCA6). SCA6 e’ caratterizzata
da deficit di movimento ed  causata da alterazioni genetiche
simili a quelle e’della Chorea di Huntington. Il modello di topo
sara’ utilizzato per studiare i meccanismi della malattia. Gli
esperimenti suggeriscono che una compromissione del modo di
sbattere gli occhi potrebbe essere un sintomo precoce della
malattia. Il team del Dipartimento di Zoologia e Neurobiologia
ha pubblicato i loro dati in “The Journal of Neuroscience”.
SCA6 o atassia spinocerebellare tipo 6 e’ un disturbo del
movimento, che si traduce nella perdita di un particolare tipo
di neuroni nel cervelletto chiamate cellule di Purkinje. Questi
neuroni elaborano le informazioni sensoriali per coordinare i
movimenti. La malattia ha un esordio tardivo e si sviluppa nel
secondo periodo della vita. I pazienti sono spesso costretti
alla sedia a rotelle e non sono disponibili terapie. “Per
capire, come la malattia nasce e progredisce e di sviluppare
nuove strategie terapeutiche, era importante stabilire un nuovo
modello di topo”, spiega Melanie Mark, un neuroscienziato della
Ruhr-Universita’ Bochum. (AGI)

(AGI) – Washington, 17 giu. – Sono i livelli di cortisolo nel
sangue a determinare i ritardi di apprendimento e di sviluppo
cognitivo dei bambini poveri. Lo hanno scoperto alcuni
ricercatori dell’Universita’ di Rochester che hanno pubblicato i
risultati delle loro ricerche sulla rivista Child Development.
Che i bambini provenienti dalle fasce piu’ deboli della societa’
avessero problemi di apprendimento e sviluppo cognitivo, era un
fattore gia’ noto. Nessuno conosceva pero’ quale fosse, dal
punto d vista biologico il meccanismo che determinasse questa
forma di gap sociale e cognitivo. I ricercatori guidati da
Jennifer H. Suor hanno monitorato un gruppo di 201 famiglie
monogenitoriali con figli di due anni di eta’ e li hanno seguiti
fino al compimento del quarto anno. In questo periodo,
attraverso campionamenti della saliva, i ricercatori hanno
misurato i livelli di cortisolo dei bambini. Inoltre hanno
seguito, attraverso specifiche interviste anche l’esposizione
dei bambini a forme di stress, come per esempio la violenza
domestica. ”Nel complesso, abbiamo trovato tre profili di
cortisolo tra i bambini, che sono stati classificati come
elevati, moderata e bassa,’ spiega Suor. ‘Abbiamo scoperto che
i livelli di cortisolo dei bambini sono rimasti relativamente
stabili nei tre anni. E abbiamo scoperto che l’esposizione a
specifiche forme di avversita’ famigliari quando i bambini hanno
due anni determina a sua volta i ritardi cognitivi a quattro
anni di eta”’. Dallo studio e’ emerso che circa il 30 per cento
dei bambini osservati ha mantenuto livelli di cortisolo
relativamente piu’ elevati nel corso dei tre anni, il 40 per
cento dei bambini ha mantenuto livelli di cortisolo piu’ bassi,
mentre il resto ha avuto livelli moderati. I bambini con
entrambi i livelli superiori e inferiori avevano sperimentato
instabilita’ familiare. Inoltre, i bambini con il modello di
cortisolo piu’ alto avevano sperimentato interazioni piu’ severe
e piu’ insensibili con gli operatori sanitari (ad esempio le
madri che hanno avuto difficolta’ a essere in sintonia con le
esigenze dei loro figli). Lo studio ha anche scoperto che i
bambini con i profili di cortisolo relativamente piu’ elevati e
piu’ bassi avevano livelli significativamente piu’ bassi di
funzionamento cognitivo all’eta’ di quattro anni. I bambini con
un profilo di cortisolo moderato sono stati esposti a livelli
relativamente minori di avversita’ famigliari all’eta’ di due
anni e ha avuto il piu’ alto capacita’ cognitive all’eta’ di
quattro anni. (AGI)

(AGI) – Roma, 17 giu. – Occorre mettere in atto fin da subito
un piano nazionale della cronicita’ all’interno del qual far
fronte alle esigenze sollevate dagli oltre tre milioni di
italiani con diagnosi di tumori. E’ questo l’appello lanciato
oggi a Roma dalla Fondazione “Insieme contro il Cancro” che ha
presentato nella Sala Marconi della Radio Vaticana il libro “Il
male incurabile”. “Le neoplasie – ha detto il presidente
Francesco Cognetti – devono essere incluse in questo documento.
Il 57% degli uomini e il 63% delle donne guariscono. Nel 2014
sono stati registrati in Italia 365.500 nuovi casi (circa 1000
al giorno), di cui 196.100 (54%) negli uomini e 169.400 (46%)
nelle donne. Dal 1990 a oggi la mortalita’ e’ diminuita del
20%. E in alcuni casi i tempi di sopravvivenza sono molto
cresciuti – spiega Cognetti -. Infatti per alcuni tumori
possiamo parlare di cronicizzazione. Con terapie di
combinazione, come e’ stato fatto con l’HIV o il diabete, siamo
in grado di rendere il cancro una malattia con cui il paziente
puo’ convivere. Oggi le neoplasie non sono ancora state
inserite fra le patologie croniche, ma credo che nei prossimi
anni vi entreranno di diritto. Se si considera l’impatto dei
tumori nell’Unione europea e nel resto del mondo, e’ difficile
pensare che il ‘problema cancro’ sia poco rilevante, sia in
termini epidemiologici che finanziari. I media dovrebbero
essere fedeli testimoni non solo dei cambiamenti in atto e dei
progressi della ricerca, ma anche del livello di percezione
della malattia da parte dei cittadini. Per questo, nella
seconda parte del volume, ci siamo rivolti ai direttori di 15
testate giornalistiche italiane, per capire come il tema cancro
oggi venga affrontato dai media. Serve un patto fra clinici,
giornalisti e Istituzioni per trasmettere a tutti i cittadini
informazioni e messaggi corretti, con un’attenzione particolare
anche alla prevenzione. Perche’ il 40% dei tumori puo’ essere
prevenuto seguendo uno stile di vita sano”.” Oggi in Italia
vivono circa tre milioni le persone con una diagnosi di tumore.
Un vero e proprio esercito di pazienti, le loro necessita’
spaziano dall’accesso alle terapie piu’ efficaci, alle visite
di controllo (follow up), alla preservazione della fertilita’,
fino al reinserimento sociale e lavorativo. Per questo – spiega
Cognetti -‘serve quanto prima un “Piano nazionale della
cronicita’”, in cui devono essere inclusi anche i tumori, vista
la dimensione quantitativa dei malati oncologici che
sopravvivono alla fase acuta della patologia”.(AGI)
.

(AGI) – Washington, 17 giu. – Una nuova classe di farmaci
contro l’emicrania sporadica e cronica sta attirando
l’attenzione dei medici che si occupano di questa malattia e
che si sono riuniti al convegno annuale della America Headache
Society a Washington. Ad attirare l’attenzione dei medici ci
sarebbero dei nuovi farmaci che promettono anche di prevenire
lo sviluppo dell’emicrania. Si tratta di farmaci chiamati
‘calcitonina gene related peptide (CGRP)’, un tipo di anticorpi
monoclonali, che stanno mostrando risultati promettenti nel
trattamento dell’emicrania episodica ad alta frequenza e
emicrania cronica. “Questo sviluppo e’ un momento di
trasformazione nel trattamento dell’emicrania,”, ha detto Peter
J. Goadsby, presidente del programma scientifico del convegno
scientifico annuale della American Headache Society. Goadbsy e’
Capo del UCSF Centro Cefalee, e uno dei maggiori esperti di
trattamento mal di testa del mondo. “Non c’e’ dubbio che
abbiamo bisogno di qualcosa di meglio”, ha detto. “In effetti,
per la prevenzione abbiamo davvero bisogno di qualcosa
progettato specificamente per l’emicrania”, ha detto. “Fino ad
ora, i pazienti con emicrania hanno avuto poca scelta per il
trattamento preventivo. Adesso quattro aziende farmaceutiche
stanno mostrando risultati positivi su nuove molecole che sono
in fase di sperimentazione attiva”.(AGI)
.

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