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(AGI) – Roma, 17 giu. – Occorre mettere in atto fin da subito
un piano nazionale della cronicita’ all’interno del qual far
fronte alle esigenze sollevate dagli oltre tre milioni di
italiani con diagnosi di tumori. E’ questo l’appello lanciato
oggi a Roma dalla Fondazione “Insieme contro il Cancro” che ha
presentato nella Sala Marconi della Radio Vaticana il libro “Il
male incurabile”. “Le neoplasie – ha detto il presidente
Francesco Cognetti – devono essere incluse in questo documento.
Il 57% degli uomini e il 63% delle donne guariscono. Nel 2014
sono stati registrati in Italia 365.500 nuovi casi (circa 1000
al giorno), di cui 196.100 (54%) negli uomini e 169.400 (46%)
nelle donne. Dal 1990 a oggi la mortalita’ e’ diminuita del
20%. E in alcuni casi i tempi di sopravvivenza sono molto
cresciuti – spiega Cognetti -. Infatti per alcuni tumori
possiamo parlare di cronicizzazione. Con terapie di
combinazione, come e’ stato fatto con l’HIV o il diabete, siamo
in grado di rendere il cancro una malattia con cui il paziente
puo’ convivere. Oggi le neoplasie non sono ancora state
inserite fra le patologie croniche, ma credo che nei prossimi
anni vi entreranno di diritto. Se si considera l’impatto dei
tumori nell’Unione europea e nel resto del mondo, e’ difficile
pensare che il ‘problema cancro’ sia poco rilevante, sia in
termini epidemiologici che finanziari. I media dovrebbero
essere fedeli testimoni non solo dei cambiamenti in atto e dei
progressi della ricerca, ma anche del livello di percezione
della malattia da parte dei cittadini. Per questo, nella
seconda parte del volume, ci siamo rivolti ai direttori di 15
testate giornalistiche italiane, per capire come il tema cancro
oggi venga affrontato dai media. Serve un patto fra clinici,
giornalisti e Istituzioni per trasmettere a tutti i cittadini
informazioni e messaggi corretti, con un’attenzione particolare
anche alla prevenzione. Perche’ il 40% dei tumori puo’ essere
prevenuto seguendo uno stile di vita sano”.” Oggi in Italia
vivono circa tre milioni le persone con una diagnosi di tumore.
Un vero e proprio esercito di pazienti, le loro necessita’
spaziano dall’accesso alle terapie piu’ efficaci, alle visite
di controllo (follow up), alla preservazione della fertilita’,
fino al reinserimento sociale e lavorativo. Per questo – spiega
Cognetti -‘serve quanto prima un “Piano nazionale della
cronicita’”, in cui devono essere inclusi anche i tumori, vista
la dimensione quantitativa dei malati oncologici che
sopravvivono alla fase acuta della patologia”.(AGI)
.

(AGI) – Washington, 17 giu. – Una nuova classe di farmaci
contro l’emicrania sporadica e cronica sta attirando
l’attenzione dei medici che si occupano di questa malattia e
che si sono riuniti al convegno annuale della America Headache
Society a Washington. Ad attirare l’attenzione dei medici ci
sarebbero dei nuovi farmaci che promettono anche di prevenire
lo sviluppo dell’emicrania. Si tratta di farmaci chiamati
‘calcitonina gene related peptide (CGRP)’, un tipo di anticorpi
monoclonali, che stanno mostrando risultati promettenti nel
trattamento dell’emicrania episodica ad alta frequenza e
emicrania cronica. “Questo sviluppo e’ un momento di
trasformazione nel trattamento dell’emicrania,”, ha detto Peter
J. Goadsby, presidente del programma scientifico del convegno
scientifico annuale della American Headache Society. Goadbsy e’
Capo del UCSF Centro Cefalee, e uno dei maggiori esperti di
trattamento mal di testa del mondo. “Non c’e’ dubbio che
abbiamo bisogno di qualcosa di meglio”, ha detto. “In effetti,
per la prevenzione abbiamo davvero bisogno di qualcosa
progettato specificamente per l’emicrania”, ha detto. “Fino ad
ora, i pazienti con emicrania hanno avuto poca scelta per il
trattamento preventivo. Adesso quattro aziende farmaceutiche
stanno mostrando risultati positivi su nuove molecole che sono
in fase di sperimentazione attiva”.(AGI)
.

(AGI) – Washington, 16 giu. – I ricercatori stimano che quasi
la meta’ (il 48,5 per cento) dei quasi 346.000 decessi per 12
tipi di cancro tra gli adulti con eta’ superiore ai 35 anni nel
2011 erano attribuibili al fumo di sigaretta. I dati sono
pubblicati sulla rivista JAMA Internal Medicine. Gli autori,
guidati da Rebecca L. Siegel, MPH, della American Cancer
Society, Atlanta, hanno utilizzato i dati del 2011 National
Health Interview Survey, Cancer Prevention Study III. Lo studio
stima che 167.805 dei 345.962 morti per tumore negli Usa nel
2011, sono attribuibili al fumo. Le piu’ grandi proporzioni di
decessi attribuibili al fumo sono state per i tumori del
polmone, bronchi e trachea (125.799, pari cio’ all’80,2 per
cento) e della laringe (2.856, 76,6 per cento). Circa la meta’
delle morti per tumori del cavo orale, dell’esofago e della
vescica urinaria erano attribuibili al fumo. “Il fumo di
sigaretta continua a causare numerosi morti per tumori multipli
nonostante mezzo secolo di prevalenza decrescente. Il continuo
progresso nella riduzione della mortalita’ per tumore, cosi’ come
i decessi da molte altre gravi malattie, richiede un controllo
piu’ completo del tabacco, tra cui il supporto per chi intende
smettere” conclude lo studio. (AGI)

(AGI) – Londra, 16 giu. – Nella polpa dell’avocado e’ presente
una molecola che puo’ essere impiegata per contrastare la
leucemia mieloide acuta (AML). A scoprirla Paul Spagnuolo
dell’Universita’ di Waterloo che ha pubblicato i risultati
delle sue ricerche sulla rivista Cancer Research. La molecola
sembra essere in grado di intervenire proprio nei meccanismi di
esordio della malattia e cioe’ all’interno delle cellule
staminali leucemiche. “La cellula staminale e’ davvero la
cellula che guida la malattia”, ha detto il professor
Spagnuolo. “Le cellule staminali sono in gran parte
responsabili della malattia in via di sviluppo, e sono il
motivo per cui molti pazienti affetti da leucemia sviluppano
recidiva. Abbiamo eseguito molti cicli di test per determinare
come funziona questo nuovo farmaco a livello molecolare e
abbiamo confermato che esso si rivolge in modo selettivo le
cellule staminali, lasciando illese le cellule sane”. Il
farmaco sviluppato da Spagnuolo e’ stato battezzato Avocatin B
e ci vorra’ ancora del tempo prima che arrivi sul letto dei
pazienti, ma sono in corso i primi preparativi per arrivare al
piu’ presto a una sperimentazione di fase 1. (AGI)

(AGI) – Milano, 16 giu. – La cardiologia ha un ruolo
fondamentale per migliorare ed estendere l’efficacia delle cure
anticancro. Lo conferma uno studio dell’Istituto Europeo di
Oncologia appena pubblicato su Circulation, prestigiosa rivista
scientifica in campo cardiovascolare. Un gruppo di medici dello
IEO e del Centro Cardiologico Monzino ha scoperto che la
cardiotossicita’ da antracicline – farmaci chemioterapici
utilizzabili contro molti tumori pediatrici e dell’adulto, in
particolare i tumori del seno e i linfomi – non e’
irreversibile. Viene messa quindi in discussione l’arcaica
convinzione che questa forma di cardiopatia non sia curabile,
dimostrando che, se la diagnosi e’ precoce e il trattamento
cardiologico e’ tempestivo, e’ possibile ottenere un completo
recupero della funzione cardiaca. “La cardiotossicita’ da
antracicline – spiega Daniela Cardinale, direttore dell’Unita’
di Cardioncologia IEO e primo autore del lavoro – e’ una
temibile complicanza dei trattamenti antitumorali che puo’
pesare negativamente sulla prognosi del paziente oncologico
indipendentemente dal problema tumorale di base. Ancora oggi e’
considerata irreversibile perche’ ritenuta poco responsiva ai
farmaci cardiologici”. Lo studio prospettico, condotto allo IEO
e’ durato 19 anni e ha coinvolto 2.625 pazienti trattati con
antracicline. L’incidenza della cardiotossicita’ e’ stata del
9% e si e’ evidenziata nella quasi totalita’ dei casi (98%)
durante i primi 12 mesi dalla fine del trattamento
antitumorale. Un attento monitoraggio della funzione cardiaca
durante questo periodo ha consentito la diagnosi e il
trattamento precoce di questa forma di cardiopatia, permettendo
di ottenere la normalizzazione della funzione cardiaca nella
maggioranza dei casi (82%). “Questi risultati – continua la
Cardinale – scardinano l’antica convinzione che la
cardiotossicita’ da antracicline sia una patologia
irreversibile e mettono in discussione l’attuale
classificazione che distingue la cardiotossicita’ in due
diverse entita’, precoce e tardiva, a seconda del tempo di
insorgenza dei sintomi dello scompenso cardiaco
(rispettivamente entro un anno e dopo un anno dalla fine della
chemioterapia). Al contrario, la cardiotossicita’ sembra invece
essere un fenomeno unico e continuo, che inizia con una
disfunzione cardiaca asintomatica che se non diagnosticata e
non trattata, puo’ evolvere verso allo scompenso cardiaco
conclamato. Quindi un monitoraggio cardiologico esclusivamente
basato sui sintomi puo’ far perdere l’opportunita’ di una
diagnosi e un trattamento in una fase in cui la
cardiotossicita’ e’ ancora reversibile”. “Non esistono linee
guida sul monitoraggio cardiologico dei pazienti oncologici
basate su reali evidenze scientifiche – commenta Carlo Cipolla,
Direttore della Divisione di Cardiologia dello IEO, fondatore e
primo Presidente dell’International Cardioncology Society,
oltre che coautore della pubblicazione. “Questo studio
prospettico fornisce per la prima volta dati oggettivi utili a
delineare indicazioni piu’ precise, dirette sia ai cardiologi
che agli oncologi, per la sorveglianza cardiologica del
paziente sottoposto a trattamento antitumorale”. Come
sottolineano John D. Goarke e Anju Nohria del Dana Farber
Institute di Boston nel loro editoriale su Circulation, che
elogia il lavoro italiano: “La speranza e’ che questo studio
possa ispirare altri alla valutazione sistematica della
funzione cardiaca nei pazienti oncologici asintomatici. I
cardioncologi hanno la responsabilita’ di spingere la ricerca
clinica in questa direzione, di fronte ad una popolazione
crescente di persone che hanno, o hanno avuto, una forma di
tumore e presentano un maggior rischio, a causa delle terapie
anticancro, di sviluppare malattie cardiovascolari”.

(AGI) – Londra, 16 giu. – I farmaci anti-infiammatori non
steroidei (Fans), comunemente assunti per alleviare ad esempio
il mal di schiena o contro l’infiammazione, possono ridurre
significativamente la fertilita’ di una donna. Almeno questo e’
quanto emerso in uno studio della University of Baghdad (Iraq),
presentato in occasione del congresso annuale dell’European
League Against Rheumatism. Per arrivare a queste conclusioni i
ricercatori hanno analizzato gli effetti di tre tipi di farmaci
– diclofenac, naprossene e etoricoxib – sulla fertilita’ di 39
donne affette da mal di schiena. Dai risultati e’ emerso che
solo dal sei al 27 per cento delle donne ovulava, a seconda del
tipo di farmaco assunto. “Dopo solo sei giorni di trattamento
abbiamo osservato un calo significativo dei livelli di
progesterone, un ormone essenziale per l’ovulazione”, hanno
spiegato i ricercatori. Per questo, secondo gli studiosi, i
medici dovrebbero avvisare le donne dei possibili effetti sulla
fertilita’ dei farmaci anti-infiammatori non steroidei. E
ipotizzano un eventuale uso di questi farmaci come
contraccettivo. (AGI)

(AGI) – Washington, 16 giu. – Un farmaco gia’ esistente
potrebbe aiutare le persone anziane obese a ridurre il grasso
corporeo e l’appetito. Si tratta della rapamicina, usato per
prevenire il rigetto dopo un trapianto d’organo. A scoprire
l’inedito effetto sui topi anziani e’ stato uno studio della
University of Florida Health, pubblicato sul Journals of
Gerontology. I ricercatori hanno osservato su topi con 25 mesi
di vita, l’equivalente di 65 anni d’eta’ negli esseri umani,
che la rapamicina ha ridotto il peso corporeo del 13 per cento.
Secondo i ricercatori, il farmaco agirebbe sulla leptina,
l’ormone che stimola l’appetito. La rapamicina normalizzerebbe
i livelli del l’ormone che raggiungono il picco con l’avanzare
dell’eta’. (AGI)

(AGI) – New York, 15 giu. – Siamo abituati a sentirci dire che
troppo sale fa male. Ora pero’ un nuovo studio ha suggerito che
consumare troppo sale puo’ aiutare le persone che seguono gia’
una dieta ricca di grassi a perdere peso. I ricercatori della
University of Iowa hanno eseguito una serie di esperimenti sui
topi, sottoposti a una dieta ad alto contenuto di grassi ma con
diversi livelli di sale. Con grande sorpresa, i topi che hanno
consumato meno sale, 15 grammi per oltre 16 settimane, hanno
guadagnato piu’ peso. “I nostri risultati suggeriscono che gli
sforzi della sanita’ pubblica concentrati sulla riduzione
dell’apporto di sodio possono avere conseguenze impreviste e
non volute”, ha detto Justin Grobe, autore dello studio. Il
sale sembra avere un effetto significativo sull’efficienza
digestiva, cioe’ sulla quantita’ di grassi che viene assorbita
dal corpo. “L’aumento di sodio riduce l’efficienza del tratto
digestivo per estrarre calorie dal cibo che e’ stato
consumato”, ha concluso Grobe. (AGI)
.

(AGI) – Goteborg, 15 giu. – L’esercio fisico ha un effetto
positivo sulla depressione come terapia aggiuntiva ai farmaci.
Queste le conclusioni di uno studio dellla Sahlgrenska Academy,
in Svezia. I ricercatori hanno diviso 62 persone con
depressione in tre gruppi: due hanno eseguito diversi tipi di
esercizio con un fisioterapista due volte alla settima per 10
settimane, l’altro e’ servito come gruppo di controllo. Il tipo
di esercizio effettuato era basato su un approccio centrato
sulla persona, quindi adatto alle esigenze, alle aspettative e
alle esperienze precedenti di ogni partecipante. Gli
esperimenti hanno dimostrato che le persone che hanno
effettuato esericizi volti ad aumentare la propria idoneita’
fisica hanno subito un miglioramento della loro salute mentale
rispetto al gruppo di controllo. “Nelle interviste del
follow-up i partecipanti hanno parlato di come si sono sentiti
di nuovo vivi e piu’ attivi”, ha detto Louise Danielsson, che
ha partecipato allo studio. Lo studio ha anche trovato che i
partecipanti attivi fisicamente si sono impegnati anche in piu’
contatti sociali. (AGI)

(AGI) – Washington, 15 giu. – Un’aspirina al giorno potrebbe
aiutare a bloccare la crescita del cancro al seno. Lo ha
scoperto un gruppo di ricercatori del Cancer Research Unit del
Kansas City Veterans Affairs Medical Center, in uno studio
apparso su Laboratory Investigation. Precedenti ricerche
avevano rilevato che il comune farmaco puo’ contribuire a
bloccare la diffusione del cancro al colon, dei tumori
gastrointestinali e del cancro alla prostata. Ora i ricercatori
hanno svelato che puo’ funzionare anche contro il tumore al
seno. In particolare, secondo gli studiosi, l’aspirina potrebbe
essere utilizzata per ridurre il rischio di sviluppare tumori
secondari da 5 a 10 anno dopo la prima diagnosi. Il segreto
dell’effetto dell’aspirina si celerebbe, hanno spiegato i
ricercatori, nella sua capacita’ di creare condizioni
sfavorevoli alle cellule staminali del cancro, impedendone la
riproduzione. Lo studio si e’ focalizzato sulle recidive. “Le
cellule tumorali sopravvissute alla chemioterapia o ad altri
trattamenti rimangono dormienti fino a quando le condizioni del
corpo non diventano piu’ favorevoli per la loro riproduzione”,
ha spiegato Sushanta Banerjee, autore dello studio. “Quando
riappaiono possono essere molto aggressive”, ha aggiunto. Per
verificare che l’aspirina possa funzionare, i ricercatori hanno
condotto una serie di test su cellule del cancro al seno in
coltura. Poco piu’ della meta’ delle colture sono state esposte
a diverse dosi di aspirina. Ebbene, l’esposizione al farmaco ha
aumentato il tasso di morte cellulare. La seconda parte dello
studio ha invece coinvolto oltre 20 topi affetti da tumori
aggressivi. Per 15 giorni, la meta’ dei topi ha ricevuto
l’equivalente umano di 75 milligrammi di aspirina al giorno,
una dose considerata bassa. Alla fine del periodo di studio, i
tumori sono stati pesati. Ebbene, i topi che hanno ricevuto
l’aspirina avevano tumori in media del 47 per cento piu’
piccoli. I ricercatori hanno condotto anche esperimenti per
dimostrare che l’uso regolare di aspirina puo’ prevenire il
cancro. Per farlo un altro gruppo di topi ha ricevuto il
farmaco per 10 giorni prima di essere esposti alle cellule
tumorali. Dopo 15 giorni, i topi avevano una crescita di
cellule cancerose significativamente inferiore rispetto al
gruppo di controllo. “Abbiamo trovato che l’aspirina ha
provocato la perdita delle proprieta’ di auto-rinnovamento di
queste cellule tumorali residue”, ha detto Banerjee. “In
sostanza, non potevano crescere e riprodursi”, ha aggiunto.
Secondo gli studiosi quindi si potrebbe dare l’aspirina dopo la
chemioterapia per prevenire le ricadute. (AGI)

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