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(AGI) – Sassari, 18 mag. – Altre quattro persone, sanitari del
laboratorio analisi dell’Asl di Sassari che ha trattato le
provette dell’infermiere sardo contagiato dall’ebola, sono in
autoconfinamento precauzionale da ieri. Sale cosi’ a 17 il
numero di persone in isolamento perche’ venute a contatto, piu’
o meno direttamente, con il volontario di Emergency attualmente
in terapia al centro specializzato Spallanzani di Roma. Oltre
alla madre e alle due sorelle dell’uomo, le altre 14 persone in
osservazione sono coloro che l’hanno assistito, tra medici,
infermieri e tecnici di laboratorio che hanno maneggiato le
provette di sangue del malato quando l’uomo era ricoverato a
Sassari, tra domenica e lunedi’ della scorsa settimana e la
diagnosi non era ancora certa. La Asl precisa, comunque, che si
tratta soltanto di misure precauzionali, vista l’eccezionalita’
del caso, ribadendo che “i protocolli sono stati seguiti alla
lettera” e invitando a evitare ogni allarmismo. Nel frattempo
continua il lavoro dell’unita’ di crisi che monitora
l’evoluzione della situazione in citta’ e non e’ escluso che in
giornata venga diramato un aggiornamento delle autorita’
sanitarie. (AGI)
.

(AGI) – Bologna, 18 mag. – Nei giorni scorsi e’ stata
perfezionata l’operazione che prevede il conferimento nella
neocostituita capogruppo Alfasigma delle attivita’
farmaceutiche e delle relative controllate di Alfa Wassermann e
Sigma-Tau, due tra i piu’ importanti gruppi farmaceutici
italiani con una forte presenza anche a livello internazionale.
Alfasigma avra’ il compito di governare l’aggregazione delle
due compagini societarie conferite, nonche’ di determinarne le
linee strategiche e di sviluppo. L’azionariato di Alfasigma
vede la maggioranza, con una quota del 75 per cento, in capo
alla famiglia Golinelli. Alcuni componenti della famiglia
Cavazza detengono il 20 per cento e Intesa Sanpaolo, gia’
azionista di Sigma-Tau, mantiene la partecipazione restante
pari al 5 per cento. Il nuovo gruppo, informa una nota, si
posiziona tra i primi cinque operatori in Italia nel settore
farmaceutico, sia per prodotti da prescrizione che per quelli
di automedicazione, con un fatturato di oltre 900 milioni di
euro. Il progetto industriale prevede l’ulteriore sviluppo
dell’attivita’ sia in Italia che all’estero, grazie alle
sinergie che verranno realizzate, alle maggiori risorse da
dedicare a r&d e alle attivita’ produttive. A livello
internazionale Alfasigma e’ gia’ presente in 18 Paesi, con
circa 2.800 dipendenti, di cui circa 1.840 operanti in Italia e
960 nelle sedi estere. Le sedi operative in Italia sono a
Bologna, Milano, Pomezia, Alanno e Sermoneta. Marino Golinelli,
fondatore di Alfa Wassermann, e’ stato nominato presidente
onorario di Alfasigma; Stefano Golinelli ha assunto la carica
di presidente ed Andrea Golinelli di vice presidente, con
delega all’innovazione. La capogruppo sara’ guidata
dall’amministratore delegato Giampaolo Girotti, con la
responsabilita’ diretta anche sulle due societa’ operative e le
relative controllate.
.

(AGI) – Dublino, 18 mag. – Seguire una dieta ricca di sale puo’
ritardare la puberta’, aumentando il rischio di una riduzione
della fertilita’ piu’ avanti nella vita. Almeno questo e’
quanto emerso da uno studio della University of Wyoming (Usa),
presentato all’European Congress of Endocrinology a Dublino.
Per arrivare a questi risultati i ricercatori hanno studiato
l’effetto sulla puberta’ dei diversi livelli di sale consumati
su un gruppo di topi. Hanno cosi’ notato che le cavie che hanno
seguito una dieta ad alto contenuto di sale, dalle tre alle
quattro volte la quantita’ giornaliera raccomandata per gli
esseri umani, hanno subito un ritardo della puberta’.
Sorprendentemente stesso ritardo e’ stato osservato nei topi
che non hanno consumato proprio sale. Questo perche’, secondo i
ricercatori, l’assunzione di sale e’ necessaria per la
puberta’, ma gli eccessi possono incidere sulla salute
riproduttiva. “Il nostro lavoro dimostra che alti livelli di
grassi e sali hanno effetti opposti sulla salute riproduttiva”,
ha detto Dori Pitynski, autrice dello studio. “Si pensa che una
dieta ricca di grassi acceleri l’inizio della puberta’, ma il
nostro lavoro dimostra che i topi alimentati con una dieta ad
alto contenuto di sale e anche di grassi hanno un ritardo
nell’esordio della puberta’”. In pratica, i ricercatori
avrebbero dimostrato che il troppo sale ha un effetto maggiore
di una dieta con troppi grassi. I risultati potrebbero avere
implicazioni importanti. “L’attuale carico di sale nelle
popolazioni occidentali ha il potenziale per influenzare
drasticamente la salute riproduttiva, e merita un’ulteriore
attenzione”, ha concluso Pitynski.

(AGI) – Londra, 18 mag. – Presto potremmo avere un vaccino
antinfluenzale che, dopo una sola somministrazione, garantisce
l’immunita’ contro una vasta gamma di virus per tutta la vita.
A lavorarci e’ un gruppo di ricercatori australiani e cinesi
che, come hanno riferito alla rivista Nature Communications,
hanno isolato campioni di cellule T, un tipo di globuli bianchi
fondamentali che il corpo usa contro le malattie, provenienti
da persone sopravvissute all’influenza aviaria. In genere, un
sistema immunitario sano ricorda una minaccia, come
un’infezione o un virus, e poi e’ pronta ad attaccarla. Ma il
nuovo studio ha trovato nei soggetti sopravvissuti all’aviaria
livelli elevati di un tipo di cellule T “killer” chiamate CD8+,
che aiutano il corpo ad affrontare minacce mai sperimentate
prima. Gli studiosi sperano di poter utilizzare questi campioni
di cellule per sviluppare un vaccino in grado di offrire
protezione contro una serie di virus in una sola iniezione.
Alcuni critici hanno sostenuto che si tratta di un’impresa piu’
difficile di quanto hanno suggerito i ricercatori cinesi e
australiani, Ma una delle autrici dello studio, Katherine
Kedzierska dell’Universita’ di Melbourne (Australia), ha detto
che i risultati gia’ raggiunti hanno enormi implicazioni. “La
nostra straordinaria scoperta – ha detto – potrebbe portare
allo sviluppo di un vaccino in grado di proteggerci contro
tutti i nuovi virus influenzali e potenzialmente di sviluppare
in futuro un vaccino universale in un’unica iniezione”.

(AGI) – Londra, 18 mag. – Perdita di brillantezza della pelle,
pori dilatati, occhiaie e rughe piu’ evidenti. Queste sono solo
alcune delle conseguenze che una carenza di sonno puo’ portare
al viso. Basta infatti ridurre di due ore il tempo dedicato a
dormire, passando cioe’ dalla otto ore di sonno raccomandate a
6, che la pelle inizia a invecchiare velocemente. A dimostrarlo
e’ stato uno studio del London Sleep Centre, descritto Sarah
Chalmers, una delle “cavie” dello studio, sul quotidiano Daily
Mail. Alla donna di 46 anni d’eta’ e’ stato chiesto di dormire
per solo 4 ore una notte, cioe’ la meta’ del fabbisogno
giornaliero. Poi dopo un periodo di recupero di tre giorni, ha
dormito solo 6 ore per cinque notti consecutive. Ebbene, le
conseguenze della perdita di sonno sono subito apparse
evidenti. “C’e’ una ragione se lo chiamano sonno di bellezza”,
ha detto Guy Meadows, fisiologo del sonno e fondatore della
Sleep School. “C’e’ un’associazione di lunga data tra la
qualita’ del sonno e un aspetto giovanile e soltanto adesso
stiamo cominciando a capirne l’importanza in termini di
anti-invecchiamento”, ha aggiunto. A chiarire gli effetti della
carenza di sonno anche la dermatologa Anita Sturnham, secondo
la quale non dormire abbastanza puo’ compromettere l’aspetto
estetico, puo’ peggiorare le rughe, gonfia gli occhi e rende
piu’ evidenti le occhiaie. “Quando non si dorme abbastanza – ha
detto Sturnham – il corpo rilascia un aumento dei livelli di
cortisolo che scompone il collagene della pelle e l’elastina,
ovvero le fibre proteiche che mantengono la pelle liscia ed
elastica”. I ricercatori hanno poi condotto una ricerca sui
modelli di sonno di 11mila persone e hanno scoperto che la
meta’ di essi dorme sempre sei ore o meno a notte. Un’ulteriore
analisi ha dimostrato che questa carenza di sonno riduce anche
le capacita’ fisiche e mentali, cosi’ come osservato da altri
studi precedenti. (AGI)

(AGI) – Roma, 15 mag. – Le persone, laziali e non, nate con una
cardiopatia congenita e divenute adulte possono usufruire di
cure a 360� grazie a un team multidisciplinare costituito
presso il Policlinico universitario A. Gemelli di Roma in
stretta collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesu’
in cui sono state curate da piccole. Operativo da ottobre 2012,
nell’ambito del Dipartimento di Medicina Cardiovascolare del
Policlinico Gemelli, si tratta di una realta’ unica nel Lazio –
e tra le poche in Italia – di un percorso clinico-assistenziale
per il trattamento del paziente adulto con cardiopatie
congenite. Nell’ambito del progetto GUCH (Grown Up Congenital
Heart) del Gemelli, spiegano Filippo Crea, Direttore dell’UOC
di Cardiologia, e Massimo Massetti, Direttore dell’UOC di
Cardiochirurgia, domani, sabato 16 maggio, in collaborazione
con Luca Vricella della Johns Hopkins University di Baltimora,
sara’ organizzato, presso il Policlinico, il “First
Internatio?nal Symposium on Grown-Up Congenital Heart Disease”.
Scopo del meeting internazionale e’ promuovere la conoscenza
circa la corretta diagnosi e il trattamento delle principali
patologie di questa nuova popolazione di pazienti, attraverso i
contributi dei leader mondiali del settore. Il progetto e’
stato attivato in collaborazione con Antonio Amodeo,
cardiochirurgo dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesu’.
L’incidenza stimata di cardiopatie congenite in Italia e’ circa
l’8-10 per mille soggetti nati vivi, per cui, tenendo conto che
il numero di bambini con cardiopatie congenite l’anno e’ di
oltre 4500, si puo’ stimare che circa 90.000 bambini negli
ultimi 20 anni siano affetti da cardiopatia congenita. Grazie
alle cure sempre piu’ all’avanguardia in eta’ pediatrica, oggi
gran parte di questi pazienti diviene adulta e va presa in
carico in strutture sanitarie ad hoc quando il centro
pediatrico non puo’ piu’ farsene carico. “Si tratta, dunque, di
una popolazione del tutto nuova di soggetti”, spiega il dottor
Gianluigi Perri, referente progetto GUCH del Policlinico
Gemelli, “perche’ rispetto al passato, la cardiologia e la
cardiochirurgia pediatrica hanno compiuto notevoli progressi e
oggi l’80-85% dei bambini nati con cardiopatia congenita riesce
a sopravvivere fino all’eta’ adulta. Se nelle decadi passate
dal rapporto bambini/adulti con cardiopatie congenite emergeva
che la sopravvivenza sino all’eta’ adulta era ridotta, negli
ultimi anni la percentuale di pazienti adulti con cardiopatie
congenite e’ notevolmente aumentata”. Attualmente, infatti, si
contano quasi piu’ adulti con cardiopatie congenite che
bambini. Questa nuova e crescente popolazione di pazienti va
presa in carico attraverso una gestione integrata. “E’
necessario un approccio multidisciplinare a questo particolare
paziente, che coinvolga professionisti esperti in discipline
diverse ma complementari, quali cardiologo, e cardiochirurgo
sia pediatrico che dell’adulto”, aggiunge Massetti. Infatti,
questi pazienti, pur avendo ricevuto da bambini cure ottimali,
inevitabilmente presentano sequele di quello che e’ stato il
trattamento della loro cardiopatia congenita primaria; hanno
bisogno di valutazione cardiologica periodica ogni 6-12 mesi e
spesso di nuovi interventi chirurgici (dal 30% al 50% dei
casi). La popolazione laziale e’ “enorme” perche’ l’Ospedale
Bambino Gesu’ da trent’anni e’ impegnatissimo in questo ambito:
ecco perche’ da quando, a fine 2012, il progetto GUCH e’
partito al Gemelli, sono stati gia’ presi in carico almeno 180
pazienti. Al simposio parteciperanno relatori facenti capo a
diversi centri internazionali di Cardiochirurgia, tra i piu’
prestigiosi in America, quali Mayo Clinic, All’s Children
Hospital della Florida, Johns Hopkins di Baltimora. A questi si
affiancheranno i principali cardiochirurghi pediatrici
italiani, esperti nel trattamento delle cardiopatie congenite.
.

(AGI) – Roma, 15 mag. – La disoccupazione fa aumentare anche il
tasso di mortalita’ per cancro alla prostata. Lo dimostra un
nuovo studio condotto da un gruppo di ricercatori del King’s
College di Londra che hanno pubblicato i risultati della loro
ricerca sulla rivista online Ecancermedicalscience. Questo e’
il primo studio che ha sistematicamente esplorato le
conseguenze che i cambiamenti della disoccupazione – in
particolare la Grande Recessione della fine degli anni 2000 –
hanno avuto nella creazione di morti in eccesso a causa di una
malattia curabile come il cancro alla prostata. L’effetto e’
durato per almeno cinque anni dopo un aumento dell’1 per cento
della disoccupazione, dice Johnathan Watkins principale autore
della ricerca. Ma e’ stato l’effetto semplicemente dovuto al
fatto che i pazienti disoccupati potrebbero appartenere a
gruppi sociali che hanno maggiori rischi di mortalita’ per
cancro alla prostata? A quanto pare no. La tendenza e’
continuata anche dopo che ricercatori hanno controllato
l’effetto di forze in competizione, come fattori economici, le
infrastrutture, le risorse ospedaliere, e la spesa sanitaria.
Il problema, spiegano i ricercatori e’ probabilmente dovuto a
una coorte di fattori influenzati dalla macroeconomia, quali i
cambiamenti nella nutrizione, sfide sociali e risultati forse
anche psicologici. “Ci sono due vaste implicazioni che emergono
da questo studio”, spiega Watkins. “In primo luogo, le
politiche a sostegno dell’occupazione possono avere effetti a
catena sui tassi di mortalita’ per una malattia curabile come
il cancro alla prostata positiva. In secondo luogo, gli
operatori sanitari devono essere consapevoli dei rischi
aggiuntivi derivanti dalla disoccupazione, e facilitare
l’accesso delle cure per questa popolazione”.(AGI)
.

(AGI) – Roma, 15 mag. – Uno stress prolungato nel tempo
potrebbe contribuire alla progressione del carcinoma della
mammella, seconda causa di morte per cancro e la piu’ comune
forma di tumore tra le donne. Sono questi i primi risultati di
una ricerca coordinata dall’ISS che, in collaborazione con
l’Istituto Tumori Regina Elena di Roma e l’Istituto Europeo di
Oncologia, e finanziata dal Ministero della Salute e dalla
Fondazione Veronesi, che e’ stata presentata oggi nel corso di
un Convegno all’ISS dal titolo “Stile di vita come fattore di
rischio nella progressione del tumore al seno”. Il meccanismo
alla base di questo fenomeno, ancora da chiarire, suggerirebbe
che e’ il tumore stesso a creare un ciclo di auto-potenziamento
in grado di promuovere la progressione tumorale, stimolando la
sintomatologia depressiva indotta dallo stress. “Nonostante vi
siano evidenze di un’associazione tra isolamento sociale,
stress e cancro al seno, i meccanismi che ne sono alla base non
sono ancora stati del tutto spiegati – dichiara Francesca
Cirulli, ricercatrice dell’ISS responsabile scientifico del
progetto – Sappiamo pero’ che alcuni tipi di stress psicologico
prolungato (quelli di breve durata sembrerebbero avere
addirittura un effetto positivo) sono responsabili di
un’accresciuta infiammazione o di una sovrapproduzione di
ormoni dello stress in grado di favorire la sintomatologia
depressiva, la funzione neuroendocrina e di stimolare il
sistema immunitario. Evidenza questa che, oltre ad essere
confermata dall’attivazione di marcatori gia’ noti, quali i
glucocorticoidi, e’ avvalorata anche dall’attivita’ di fattori
quali il Brain-derived Neurotrophic Factor (BDNF)”. I dati
raccolti finora indicano, infatti, che un lungo periodo di
isolamento sociale e’ in grado di amplificare la risposta allo
stress acuto con una conseguente riduzione dell’espressione
genica del BDNF in diverse aree cerebrali creando una maggiore
suscettibilita’ a sviluppare sintomi depressivi. Questo dato
trova conferma nella relazione inversa tra sintomi depressivi e
livelli periferici di BDNF nelle pazienti. Individuare e
validare marcatori periferici di stress e funzione immunitaria,
relativi alla progressione del cancro al seno – conclude
l’esperta – puo’ consentire di identificare fattori prognostici
per lo sviluppo dello stato depressivo in pazienti con tumore
alla mammella durante la terapia farmacologica e nelle fasi
successive e per identificare tempestivamente quelle pazienti
piu’ suscettibili alle conseguenze psicologiche negative dello
stress”.”Pertanto presso l’Istituto Regina si sta svolgendo –
illustrano Alessandra Fabi, oncologa e Patrizia Pugliese,
psicologa – in collaborazione con l’ISS, un progetto proprio
finalizzato all’identificazione del fenomeno “stress” nelle
pazienti con neoplasia della mammella operata e sottoposte a
trattamento chemioterapico seguito o meno da terapia
antiormonale adiuvante. Lo stress viene valutato attraverso
colloqui psicologici e rilevazione di ormoni e citochine, quali
il cortisolo, il BDNF, TNF e altri fattori biochimici che sono
alla base del meccanismo di induzione dello stress.” “Dalle
prime analisi effettuate su 80 pazienti si rileva che, pur
senza evidenti segnali di un alto livello di stress, ansia e
depressione nelle pazienti, c’e’ una correlazione con i livelli
alterati di BDNF e alterazioni del cortisolo sia salivare che
ematico. Lo studio andra’ a verificare la fase del follow up
con l’intento di valutare anche l’eventuale impatto
sull’outcome della malattia. Una precoce identificazione dello
stress puo’ significare una eventuale riduzione di un rischio
di ricaduta da parte di pazienti piu’ a rischio, quali quelle
donne che dovranno affrontare il percorso chemioterapico di
cura”. (AGI)
.

(AGI) – Londra, 15 mag. – Basta una semplice impronta digitale
per capire se si e’ consumata della cocaina. In uno studio
pubblicato sulla rivista Analyst, un gruppo di ricercatori
internazionali guidati dalla Universita’ del Surrey (UK) ha
infatti annunciato di aver messo a punto un sistema di analisi
che permette di rilevare le prove di un consumo di cocaina
dalle impronte lasciate dalle dita di una persona su un
oggetto. ”Quando una persona assume cocaina – ha spiegato
Bailey Melanie, principale autrice della ricerca – rilascia
attraverso la pelle delle sostanze che sono il prodotto della
metabolizzazione della droga da parte dell’organismo. Noi,
grazie a un particolare solvente, siamo in grado di rilevare la
presenza di questi sottoprodotti che vengono rilasciati solo se
si e’ consumata la droga”. “La bellezza di questo metodo e’
che, non solo e’ non invasivo e piu’ igienico che testare
sangue o saliva, non puo’ essere falsificato”, ha aggiunto il
dottor Bailey.(AGI)https://pim.register.it/appsuite/# (AGI)
.

(AGI) – Roma, 14 mag. – “Tutti i protocolli di sicurezza per
l’infermiere sono stati rispettati. L’infermiere da quando e’
tornato in Italia e’ stato in quarantena e si controllava la
febbre, poi quando ha capito che qualcosa non andava ha
avvisato lo Spallanzani ed e’ stato trasferito in isolamento a
Sassari e poi a Roma”. Lo ha detto il ministro della Salute
Beatrice Lorenzin ai microfoni di uno Mattina, a proposito del
caso del volontario di Emergency contagiato in Sierra Leone e
ora ricoverato a Roma. “A Sassari ha aggiunto Lorenzin – stiamo
attuando procedure di eccesso di protezione ed e’ tutto sotto
controllo. Siamo vicini all’infermiere e gli auguriamo una
pronta guarigione”.”Come sapete – ha detto ancora il ministro
Lorenzin – e’ stata deliberata come conclusa la fase di
emergenza in Sierra Leone per quanto riguarda l’Ebola. Ma
questo non vuol dire che non possa esserci stato contagio come
e’ accaduto nel caso dell’infermiere di Emergency. Ancora non
sappiamo come sia accaduto ma – ha sottolineato – mi sento di
rassicurare che il volontario ha eseguito puntualmente tutti i
protocolli previsti”. (AGI)

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