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(AGI) – Londra, 8 mag. – L’Atkins e’ una delle diete piu’
popolari al momento. Ma il suo alto contenuto proteico e basso
consumo di carboidrati, non solo non aiuterebbe a perdere peso,
ma potrebbe anche causare danni. Uno studio della Universita’�
Rovira i Virgili, in Spagna, ha infatti scoperto che coloro che
seguono la dieta Atkins hanno quasi il doppio delle
probabilita’ di prendere peso come gli altri e anche un piu’
elevato rischio di morire rispetto a chi invece segue una dieta
sana. Per arrivare a questi risultati, pubblicati sulla rivista
Nutrition Research, gli scienziati spagnoli hanno monitorato
per 5 anni la salute di uomini e donne ad alto rischio malattie
cardiache. Particolare attenzione e’ stata posta alla quantita’
di proteine consumate. Ebbene, lo studio ha dimostrato che
coloro che hanno mangiato tante proteine e una piccola
quantita’ di carboidrati, come suggerisce la dieta Atkins,
hanno quasi il doppio della probabilita’ di prendere piu’ del
10 per cento del proprio peso corporeo. Non solo. Chi ha
seguito questa dieta ha anche avuto il 59 per cento di
probabilita’ in piu’ di morire nel corso dello studio. Questo
perche’, secondo i ricercatori, coloro che seguono la dieta
Atkins hanno piu’ elevati tassi di danni ai reni, cosi’ come
cambiamenti nei livelli di grassi nel sangue e nel modo in cui
il corpo processa lo zucchero. “Una maggiore assunzione di
proteine nella dieta – hanno detto i ricercatori – e’ associata
al rischio di un aumento del peso corporeo sul lungo termine e
di morte”. (AGI)

(AGI) – Washington, 8 mag. – I bambini nati prematuri alla
22esima settimana di gravidanza hanno maggiori probabilita’ di
sopravvivenza rispetto a quanto i medici immaginano. Uno studio
della University of Iowa ha suggerito che un quarto di coloro
che sono nati alla 22esima settimana e’ sopravvissuto se riceve
trattamenti attivi come la ventilazione. I risultati,
pubblicati sul New England Journal of Medicine, gettano benzina
sulla gia’ accesa discussione riguardo al limite sotto cui non
rianimare i bambini, che di solito viene considerato alla
23esima o 24esima settimana. Sulla base dell’analisi dei dati
raccolti in 24 ospedali diversi tra il 2006 e il 2011, che
hanno coinvolto un totale di 5mila bambini nati tra la 22esima
e la 27esima settimana di gravidanza, i ricercatori hanno
scoperto che il 5 per cento dei prematuri nati alla 22esima
settimana e’ sopravvissuto. In 78 casi in cui i bambini nati
alla 22esima settimana hanno ricevuto i trattamento attivi –
intubazione, ventilazione e sostanze per supportare i polmoni –
18 sono riusciti a sopravvivere. Di questi, 11 hanno riportato
disabilita’, come cecita’, sordita’ e paralisi cerebrale.
Secondo i ricercatori, questo studio suggerirebbe di rivedere
le attuali linee guida. “Questo e’ quello che pensiamo – ha
detto Edward Bell, autore principale della ricerca – ma siamo
in un’area piuttosto controversa. Credo che potremmo dire che
questi bambini meritano una chance”. (AGI)
.

(AGI) – Washington, 7 mag. – Lo zucchero potrebbe aggravare
malattie neurologiche come l’Alzheimer. Almeno secondo uno
studio della Washington University, pubblicato sul Journal of
Clinical Investigation. I ricercatori hanno scoperto che
elevati livelli di zucchero nel sangue dei topi sarebbero
responsabili dell’aumento di beta-amiloide, l’ingrediente
principale di cui sono fatte le placche che si trovano nel
cervello dei malati di Alzheimer. La glicemia alta e’ un
problema di chi consuma grandi quantita’ di alimenti zuccherati
e di chi soffre di diabete. “I nostri risultati suggeriscono
che il diabete, o altre condizioni che rendono difficile
controllare i livelli di zucchero nel sangue, possono avere
effetti nocivi sulla funzione del cervello e aggravere malattie
neurologiche come l’Alzheimer”, ha spiegato Shannon Macauley,
autrice principale dello studio. “Questa osservazione – ha
continuato – apre una nuova strada alla ricerca di come il
morbo d’Alzheimer si sviluppa nel cervello, offrendo un nuovo
bersaglio terapeutico per il trattamento di questa malattia
neurologica devastante”.

(AGI) – New York, 7 mag. – Gia’ considerata cruciale per una
vita lunga e la prevenzione delle malattie cardiache e della
depressione, la dieta mediterranea si e’ ora rivelata in grado
di proteggerci dalla perdita di memoria e delle funzioni
cognitive. Uno studio della McMaster University (Canada),
pubblicato sulla rivista Neurology, ha scoperto che le persone
che seguono la dieta mediterranea sono meno propensi a
sviluppare problemi cognitivi e di memoria. Per arrivare a
queste conclusioni, i ricercatori hanno seguito 27.860 persone
di 40 paesi diversi per circa 5 anni. Tutti i partecipanti
avevano un’eta’ uguale o superiore ai 55 anni e soffrivano di
diabete o avevano una storia di malattie cardiache, ictus o
arteriopatia periferica. Sono state poi esclusi tutti i
soggetti che avevano avuto di recente ictus o che soffrivano di
condizioni gravi. I ricercatori hanno cosi’ testato le
capacita’ mnemoniche e cognitive dei partecipanti all’inizio
dello studio, dopo due anni e un’altra volta dopo 5 anni. Il
punteggio massimo assegnato e’ stato 30 e ogni calo di 3 o piu’
punti e’ stato considerato come una diminuzione delle capacita’
analizzate. Sono state inoltre prese in considerazione tutte le
informazioni circa la dieta seguita. Ebbene, un totale di 4.699
persone ha subito un calo della capacita’ mnemonica e
cognitiva. Coloro che hanno seguito una dieta piu’ sana sono
risultate meno a rischio del 24 per cento. Tra le 5.687 persone
che hanno seguito una dieta sana circa il 14 per cento ha
subito un declino cognitivo, rispetto al 18 per cento delle
5.459 persone che hanno seguito diete meno sane.

(AGI) – Roma, 7 mag. – E’ la spending review alla quale nessuno
ha pensato: recuperare 30 milioni di giornate lavorative perse
a causa dello stress lavoro-correlato, che in Italia colpisce
un lavoratore su quattro. Per un valore totale di almeno 3
miliardi di euro l’anno. Almeno questo e’ quel che potrebbe
accadere migliorando il clima di lavoro in azienda, come hanno
fatto, per un campione di 65 mila lavoratori, 19 tra Asl e
Ospedali che hanno partecipato al Laboratorio della FIASO, la
Federazione delle aziende sanitarie pubbliche, sul “Benessere
organizzativo”. Oltre quattro anni di lavoro intenso, portato
avanti con il supporto di Boehringer Ingelheim, che e’ servito
non solo a rilevare la percezione del fenomeno ma anche ad
attivare degli “antidoti”. Che sono poi soprattutto
condivisione di obiettivi e strategie, ambienti di lavoro piu’
a misura da uomo e di donna, capacita’ d’ascolto e di dare una
mano a risolvere problemi che nascono anche al di fuori
dell’habitat lavorativo. Partendo da un check-list di eventi
sentinella del rischio di stress lavoro-correlato, si e’
rilevato il livello di benessere psicologico in un campione
significativo dei dipendenti delle 19 aziende sanitarie, che
hanno poi attuato una serie di azioni mirate a migliorare
l’ambiente lavorativo sotto tutti gli aspetti: da quello
motivazionale a quello ambientale e di attenzione ai problemi
sociali e familiari, che non sempre riescono a restare fuori
della porta quando si e’ in azienda. I risultati sono stati
sorprendenti: far lavorare i propri dipendenti in un clima piu’
favorevole paga, visto che il numero di “stressati” in ufficio
o in corsia e’ sceso ben al di sotto della soglia del 10 per
cento, contro un buon 25 per cento di partenza. La lotta allo
stress in Asl e Ospedali coinvolti ha portato fino ad ora a una
riduzione delle assenze per malattia pari a circa il 30 per
cento. Calcolando che ogni anno, secondo i dati Inps, i giorni
persi per motivi di salute sono ben cento milioni, applicare la
stessa ricetta all’intero mondo del lavoro significherebbe
appunto un recupero pari a 30 milioni di giornate lavoro, per
un valore totale pari a circa 3 miliardi di euro da reinvestire
in qualita’ dei servizi.
.

(AGI) – Firenze, 7 mag. – L’acquisizione di memoria emotiva, la
funzione cerebrale che permette il ricordo di un’emozione
generata da esperienze prevalentemente di paura, puo’ avvenire
anche senza l’intervento dell’organo deputato, l’ippocampo. A
sostituirlo, in caso di danneggiamento, e’ l’amigdala,
struttura a forma di mandorla, capace – attraverso l’istamina –
di aumentare la valenza emotiva di uno stimolo esterno, in modo
da conservarne memoria. La scoperta e’ frutto di una ricerca
pubblicata su Proceedings of National Academy of Science a cura
di ricercatori dei dipartimenti di Neuroscienze, Psicologia,
Area del Farmaco e Salute del Bambino (NEUROFARBA) e Medicina
Sperimentale e Clinica, in collaborazione con studiosi del
Centro di Memoria dell’Universita’ Cattolica Pontificia del Rio
Grande del Sud di Porto Alegre (Brasile). La ricerca e’ stata
sostenuta da un finanziamento del Consiglio Nazionale per lo
Sviluppo Scientifico e Tecnologico brasiliano (CnPQ),
nell’ambito del programma “Scienza senza Frontiere”.
“L’indagine – ha spiegato Patrizio Blandina, docente
dell’Universita’ di Firenze e coordinatore dello studio – ha
dimostrato che, nel caso di una compromissione funzionale
dell’ippocampo, il sistema istaminergico dell’amigdala
conferisce al cervello la plasticita’ necessaria a reclutare
circuiti alternativi per la formazione di una memoria di paura.
Lo studio e’ importante perche’ suggerisce nuovi bersagli e
strategie per il trattamento di disturbi sia della memoria che
ossessivo-compulsivi”.
.

(AGI) – Firenze, 7 mag. – Sono circa 700mila i bambini che ogni
anno soffrono di disturbi del linguaggio, compresi i figli di
genitori stranieri in cui il problema e’ un allarme sommerso.
Questi sono alcuni dei dati presentati al XI Congresso
Nazionale della Federazione Italiana dei Logopedisti, in corso
a Firenze e in contemporanea, per la prima volta, con il nono
Congresso CPLOL, quello dei logopedisti europei. Nel corso
dell’incontro sono stati elencati una serie di approcci per
aiutare il bambini con un disturbo del linguaggio: dal gioco
delle imitazioni a quello del “far finta” fino alla tombola
sonora e al girotondo delle rime. “Occorre sempre tenere conto
delle diverse situazioni cliniche in cui un logopedista si
trova a definire bisogni e interventi terapeutici in campo
pediatrico ? ha spiegato la presidente FLI, Tiziana Rossetto ?
anche perche’ possono riguardare fenomeni transitori o veri e
propri disturbi destinati a rimanere nel tempo”. Queste
considerazioni hanno generato negli ultimi anni approcci
clinici diversificati e linee guida precise. “Al centro di
tutto, pero’ ? ha continuato Rossetto ? c’e’ l’efficacia di un
intervento precoce, per promuovere progressi linguistici a
breve termine e per ridurre gli effetti cumulativi del ritardo
di linguaggio, che puo’ influire, e molto, sullo sviluppo
emotivo e sul comportamento del bambino. Ed e’ qui, anche data
l’eta’ del piccoli pazienti, che il gioco ha un ruolo
fondamentale. Cosi’ come e’ fondamentale che le attivit� siano
ripetute anche nel contesto familiare, usando parole semplici
ma di forte impatto comunicativo inserite in contesti di gioco
che il bambino predilige e ne risulta attratto. E qui subentra
il problema di genitori provenienti da paesi lontani, che
parlano poco e male l’italiano e con i quali diventa molto
complesso interagire e soprattutto capire se il bambino ha
questo tipo di problemi”.

(AGI) – Londra, 6 mag. – L’Interpol ha emesso un allerta
globale per una pillola dimagrante che ha causato la morte di
una ragazza britannica, la 21enne Eloise Parry, deceduta lo
scorso 12 aprile. Le polizie di 190 Paesi nel mondo hanno
recepito l’allarme. La sostanza che la ragazza ha assunto dopo
averl acquista online, e’ il Dinitrofenolo o Dnp, che e’ anche
usato come sostanza base per esplosivi.
Si tratta di un nitrocomposto (sostanze che presentano una
tendenza naturale all’esplosione) derivato dal fenolo (composto
aromatico del benzene). E’ un composto tossico che provoca un
brusco aumento del metabolismo, sudorazione intensa ed e’
spacciata come ‘miracoloso brucia-grassi’. Eloise, riferirono i
familiari, racconto’ prima di morire di “sentitrsi bruciare
dall’interno”. (AGI)

(AGI) – Roma, 6 mag. – Una piattaforma web dove consultare
informazioni medico-sanitarie in modo semplice e veloce. E’
sbarcato sul web Buongiornodottore, una community online che
offre la possibilita’ di fruire di videocorsi tenuti da dottori
specializzati in diverse discipline mediche. Ogni corso, oltre
a contenere video, e’ anche una raccolta di descrizioni e di
domande e risposte. Neurologia, farmacia, oculistica,
pediatria, psicologia, cardiologia, tecniche di primo soccorso,
odontoiatria, sono alcune delle discipline mediche affrontate
sul portale Buongiornodottore. Videocorsi riassumono con
nozioni semplici e accessibili le principali domande che
l’utente rivolgerebbe al proprio medico. Inoltre si puo’ anche
ricercare gli argomenti preferiti e seguire tutte le attivita’
condivise dalla community per vedere in tempo reale cosa stanno
visualizzando gli altri. “Grazie ad uno staff di medici
selezionati e sempre aggiornati – ha spiegato Alessandro Basso,
l’ideatore della piattaforma – l’utente potra’, attraverso un
percorso guidato, visualizzare video di suo interesse ricevendo
le giuste risposte alle proprie domande in maniera chiara e
professionale”. BuongiornoDottore e’ dotato anche di un motore
di ricerca integrato per trovare rapidamente le risposte che
l’utente cerca. “La forza di questa piattaforma sta anche nel
suo essere social”, ha sottolineato Basso. “Dopo aver seguito
un videocorso – ha continuato – l’utente puo’ certificare il
suo apprendimento condividendo i progressi con tutta la sua
community, pubblicando sul ‘Diario’ personale di Facebook il
link di riferimento dei nuovi argomenti imparati”.
Buongiornodottore provvede, inoltre, ad assegnare uno specifico
badge di frequenza. I badge collezionati vengono
automaticamente esposti nella pagina del profilo personale,
attestando pubblicamente i traguardi raggiunti.

(AGI) – Londra, 6 mag. – Combattere il fuoco con il fuoco. E’
cosi’ che un gruppo di ricercatori della Loyola University
Health System nell’Illinois (Usa) e’ riuscito a battere il
Clostridium difficile, un batterio responsabile di un infezione
che puo’ essere mortale. Il C. difficile rappresenta un grave
problema negli ospedali di tutto il mondo. Esso e’ la causa di
all’incirca 29mila morti all’anno negli Stati Uniti. Questo
batterio e’ in grado di “invadere” l’intestino quando un ciclo
di antibiotici elimina i batteri che normalmente vivono li’.
Per battere il C. difficile servono ancora piu’ antibiotici, ma
questo innesca una sorta di circolo vizioso che lascia
nuovamente l’intestino vulnerabile. I sintomi dell’infezione,
come diarrea e febbre, sono causati dalle tossine rilasciate
dal batterio. Ora pero’ i ricercatori hanno somministrato, in
uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical
Association, a 173 pazienti spore di C. difficile che non
producono tossine. Questi batteri “buoni” vanno a occupare gli
spazi dell’intestino “invasi” dal “cattivo” C. difficile il 69
per cento delle volte. Tra questi pazienti, solo uno su 50 si
ritrova a dover affrontare un’altra infezione. Mentre, nei casi
in cui i batteri non sono riusciti a colonizzare l’intestino o
nel caso in cui i pazienti hanno ricevuto un placebo, una
persona su 3 ha riportato nuovamente i sintomi dell’infezione.
“Quello che stiamo facendo e’ stabilire una competizione con il
ceppo tossico originale”, ha detto Dale Gerding, che ha
partecipato allo studio. “Sono entusiasta di questo e siamo in
attesa di iniziare la fase 3 del trial”, ha concluso. (AGI)

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