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(AGI) – Washington, 12 mag. – Esiste un legame molto stretto
tra quello che mangiamo, il nostro sistema nervoso e la nostra
salute, in particolare sull’invecchiamento, sullo stato di
salute in generale e anche, sul nostro sistema riproduttivo.
Ora un gruppo composito di ricercatori che comprende
neuropsichiatri, ingegneri e biologi, dell’Universita’ della
Georgia (USA) e del King’s College di Londra ha deciso di
esplorare nel dettaglio questo tipo di legami. Lo studio,
pubblicato su eLife, mostra per la prima volta l’impatto a
livello neuro-molecolare e genetico tra quello che si mangia e
il sistema nervoso. I ricercatori hanno usato come modello il
verme C. Elegans. Nel corso delle ricerche non solo e’ emerso
che a seconda della disponibilita’ di cibo variava anche la
produzione di serotonina e dell’ormone TGF-Beta, ma anche che
il cibo, determina e modula l’espressione di un particolare
gene che a sua volta regola l’attivita’ neuronale e di
conseguenza anche tutto il meccanismo di comunicazione interna
dei neuroni. “E’ la prima volta – spiega QueeLim Ch’ng, uno dei
principali autori della ricerca – che viene messo in risalto
questo particolare ruolo di questo gene. Ora speriamo di
avviare ulteriori ricerche per definire meglio i dettaglio di
questo intrigato puzzle genetico-neuronale”.

(AGI) – Roma, 12 mag. – In Italia, come nel resto d’Europa, per
i giovani under 30, l’abuso di alcol alla guida rappresenta la
prima causa di mortalita’, morbilita’ e disabilita’ evitabile.
E’ questa una delle motivazioni per le quali il Ministero della
Salute ha voluto lanciare la campagna 2015 di comunicazione per
la lotta all’abuso di alcol 2015. La campagna e’ stata
presentata questa mattina al Liceo Scientifico Kennedy di Roma.
Una campagna pensata per i giovani che utilizzera’ linguaggi e
codici espressivi tipici dei ragazzi che si sviluppera’
attraverso i canali e i luoghi di scambio di informazioni
abitualmente frequentati dai ragazzi: primi tra tutti il web.
Testimonial della mattinata sono stati “Elio e le storie tese”
che hanno lanciato una canzone, dal titolo Alcol snaturato –
una serata speciale” ed un video per l’evento. “I dati in
possesso dell’Istituto superiore di sanita’ – e’ stato detto –
evidenziano la vastita’ del fenomeno anche tra i giovanissimi
entro i 18 di eta’ (l’ “eta’ legale” che gli esercenti devono
considerare prima di poter vendere ai singoli bevande
alcoliche). Oltre 1 milione, infatti, sono i giovanissimi che
fanno un consumo rischioso di alcol. Il fenomeno e’
preoccupante anche perche’ gli adolescenti insieme alle donne e
agli anziani sono fisiologicamente piu’ vulnerabili agli
effetti delle bevande alcoliche a causa di una ridotta
capacita’ dell’organismo a metabolizzare l’alcol”.

(AGI) – Londra, 11 mag. – Per sapere se c’e’ bisogno di
lavorare per modificare il proprio indice di massa corporea
basta un semplice pezzo di spago. Questo nuovo e piu’ accurato
metodo consiste nel tagliare un pezzo di spago lungo tutta
l’altezza di una persona, poi piegarlo a meta’ e farlo girare
intorno alla vita: se lo spago basta per la seconda operazione
allora vuol dire che si e’ proporzionati come si dovrebbe
essere. A suggerire questo semplice trucchetto e’ stato un
gruppo di ricercatori dell’Oxford Brookes University, in uno
studio riportato dal Daily Telegraph e presentato all’ European
Congress on Obesity di Parga. Attualmente i medici utilizzano
il calcolo dell’indice di massa corporea per valutare se la
salute di un paziente e’ a rischio a causa del peso. Tuttavia,
questo metodo non e’ sempre attendibile, specialmente per le
persone che hanno strutture osse pesanti o una massa muscolare
di grandi dimensioni. Studi internazioni condotti in passato,
invece, hanno dimostrato che una persona e’ a minor rischio
malattia cardiache se la misura della vita e’ poco meno della
meta’ della loro altezza. Da qui l’idea dei ricercatori che
nell’ultimo studio hanno esaminato la salute di 2.917 persone
di 16 anni d’eta’. E hanno scoperto che un terzo delle persone
sottoposte al test dello spago sono risultate in sovrappeso,
quando invece il classico test sulla misura dell’indice di
massa corporea ha dato risultati nella norma. Aldila’ della
maggiore accuratezza, il test dello spago potrebbe anche
aiutare i sistemi sanitari europei a risparmiare tempo e
denaro. (AGI)

(AGI) – New York, 11 mag. – Chi e’ convinto che avere piu’
rapporti sessuali renda anche piu’ felici si sbaglia di grosso.
Uno studio della Carnegie Mellon University (Usa), pubblicato
sul Journal of Economic Behavior & Organization, ha infatti
scoperto che passare troppo tempo in camera da letto potrebbe
avere l’effetto contrario di quello che si pensa. Secondo i
ricercatori, fare frequentemente sesso spesso puo’
compromettere la spontaneita’, il romanticismo e il desiderio.
Insomma, quando si tratta di sesso bisogna badare piu’ alla
qualita’ che alla quantita’ e il troppo sesso puo’ causare
l’infelicita’ di una coppia. Per arrivare a queste conclusioni
i ricercatori hanno coinvolto nello studio 128 coppie sposate
di eta’ compresa tra i 35 e i 65 anni d’eta’. Ad alcune coppie
e’ stato chiesto di raddoppiare la frequenza settimanale dei
rapporti sessuali e alle altre di continuare la solita
“routine” sessuale. Tramite un questionario, le coppie hanno
riferito che il fare piu’ sesso non le ha rese piu’ felici, in
parte perche’ la maggior frequenza dei rapporti ha portato a un
calo del desiderio e del piacere sessuale. Non solo. Le coppie
che hanno aumentato la frequenza dei rapporti sessuali hanno
segnalato una lieve riduzione della felicita’. Il calo del
desiderio e del piacere, secondo i ricercatori, e’ risultato
legato piu’ alla richiesta di aumentare l’attivita’ sessuale.
“Invece di concentrarsi sull’aumento della frequenza sessuale –
hanno spiegato i ricercatori – le coppie dovrebbero lavorare
sulla creazione di un ambiente che accendi il loro desiderio e
renda il sesso ancora piu’ divertente”. (AGI)

(AGI) – Milano, 11 mag. – Creata all’Universita’ Statale di
Milano una proteina sintetica che aiutera’ a svelare i misteri
di neuroni. Ribattezzata BLINK1, questa proteina e’ capace di
inibire l’attivita’ neurale, aprendo la strada a studi di
altissima precisione su funzioni cerebrali complesse, quali la
memoria e l’apprendimento, e su molte patologie neurologiche.
La notizia e’ stata pubblicata sulla rivista Science. La
proteina creata e’ un canale ionico per il potassio che
inibisce l’attivita’ elettrica delle cellule eccitabili in
risposta alla luce blu. BLINK1 e’ stata costruita fondendo due
domini proteici che fungono rispettivamente da sensore della
luce e da effettore. Il sensore della luce e’ stato prelevato
da una proteina delle piante, il recettore per la luce blu
LOV2, mentre l’effettore a’ un poro di un canale ionico, Kcv,
identificato nei virus e da molti anni oggetto di studio presso
il laboratorio di Milano. BLINK1, sperimentata con successo su
un modello animale (il pesce zebra Danio rerio), potra’
consentire applicazioni che richiedano l’inibizione
temporalmente precisa e reversibile dei neuroni: una tecnica
che apre la via a studi di altissimo livello di precisione su
funzioni cerebrali complesse, quali la memoria e
l’apprendimento, e su molte patologie neurologiche. (AGI)
Red/Pgi
.

(AGI) – Washington, 11 mag. – Per la prima volta la Risonanza
Magnetica per Imaging (MRI) e’ stata utilizzata per
identificare come il cervello dei giovani, che hanno alcuni
sintomi della schizofrenia, sono cablati in modo diverso. A
farlo e’ stato un gruppo di ricercatori del Cardiff University
Brain Research Imaging Centre (CUBRIC), dell’Institute of
Psychiatry, Psychology and Neuroscience del Kings College di
Londra e della University of Bristol. I risultati sono stati
pubblicati sulla rivista Human Brain Mapping. “Sappiamo gia’
che il cervello delle persone affette da schizofrenia e’
cablato in modo diverso ed e’ meno efficiente di quello delle
persone sane”, ha spiegato Derek Jones, direttore del Cubric.
“Tuttavia, fino ad ora, nessuno studio ha cercato di utilizzare
queste informazioni per guardare gli individui sani con alcuni
degli stessi sintomi, ma senza avere la condizione”, ha
aggiunto. Utilizzando uno specifico tipo di risonanza magnetica
che mappa il cablaggio del cervello, i ricercatori hanno
effettuato scansioni su 123 persone che presentano una certa
vulnerabilita’ alla schizofrenia e 125 persone senza,
confrontando in questo modo le differenze nel cablaggio dei
loro cervelli. I risultati hanno mostrato una ridotta capacita’
dei soggetti vulnerabili alla schizofrenia di trasmettere
informazioni da una regione cerebrale all’altra e una serie di
deviazioni in alcuni percorsi dove viaggia l’informazione. “I
cambiamenti che abbiamo identificato nelle reti cerebrali sono
estremamente sottili”, ha detto Mark Drakesmith della Cardiff
University. “Tuttavia, utilizzando un tipo specifico di
risonanza magnetica (MRI) che mappa il cablaggio del cervello –
ha continuato – abbiamo fatto alcune scoperte fondamentali che
non sarebbero stati rilevate con le piu’ affermate tecniche di
imaging del cervello”. La tecnica utilizzata dai ricercatori si
avvale di un ramo della matematica chiamato “teoria dei grafi”
che permette di esaminare le caratteristiche arichitettoniche
di reti complesse, come l’efficienza del trasferimento di
informazioni. Questo approccio viene tradizionalmente
utilizzato in matematica, ma ora potrebbe aiutare
neuroscienziati e psichiatri a capire come il cervello e’ viene
alterato nelle malattie mentali. I ricercatori sperano che la
nuova analisi possa fornire un prezioso spaccato di come il
cablaggio del cervello causa i sintomi della schizofrenia, e,
soprattutto, offrire uno nuovo strumento per la previsione
della malattia in futuro.

(AGI) – Washington, 11 mag. – Le persone che da bambini sono
state costrette a combattere un tumore hanno piu’ probabilita’
di essere obese, a causa delle terapie che hanno ricevuto da
piccoli. Almeno questo e’ quanto emerso da uno studio del Jude
Children’s Research Hospital di Memphis (Usa), pubblicato sulla
rivista CAncer. I risultati suggeriscono la necessita’ di
intervenire in maniera piu’ mirata ed efficace per aiutare i
pazienti sopravvissuti a un cancro infantile a perdere peso.
Precedenti ricerche hanno dimostrato che i tassi di obesita’
sono piu’ elevati nelle persone che, a causa di un tumore
infantile, sono state esposte a radiazioni craniali, utilizzate
per prevenire o ritardare la diffusione del cancro al cervello.
I ricercatori hanno cosi’ coinvolto nel nuovo studio 1.996
pazienti sopravvissuti e trattati precedentemente per un
tumore, diagnosticato almeno 10 anni prima. Ebbene, gli
studiosi hanno scoperto che il 47 per cento dei pazienti che
hanno ricevuto la radioterapia cranica erano obesi contro il
29,4 per cento dei sopravvissuti che non hanno ricevuto lo
stesso trattamento. Le probabilita’ di essere obesi sono
risultate piu’ elevate tra i sopravvissuti trattati con
radiazione craniale e che avevano ricevuto anche
glucocorticoidi. Inoltre, sono stati trovati una serie di
legami con alcuni varianti genetiche coinvolte con la crescita,
riparazione e connettivita’ dei neuroni. “La capacita’ di
identificare i pazienti a maggior rischio puo’ guidare la
selezione di protocolli terapeutici in grado di massimizzare i
risultati del trattamento e al contempo di minimizzare il
rischio di complicanze a lungo termine tra i bambini con
diagnosi di cancro”, hanno concluso gli scienziati. (AGI)

(AGI) – Roma, 8 mag. – Il Ministero della Salute sara’ presente
anche quest’anno nelle piazze italiane con la campagna
itinerante per la promozione dell’allattamento al seno che
quest’anno ha lo slogan “Mamma, che latte!” Nell’anno dell’
Expo dedicato al tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”
e’ ancora piu’ importante promuovere l’allattamento al seno
perche’ significa assicurare ad un neonato energia per il suo
futuro. Il ministro Beatrice Lorenzin ha sottolineato: “I dati
ci dicono che le mamme italiane non allattano secondo le
indicazioni degli esperti e vanno quindi supportate ed
incoraggiate a farlo. Questo gesto semplice rafforza il legame
straordinario e strettissimo tra mamma e bambino stabilito
durante la gravidanza e fornisce al neonato l’alimento migliore
per la sua crescita. Il latte materno e’ infatti facilmente
digeribile e contiene tutti i nutrienti nelle giuste
proporzioni necessari alla crescita e allo sviluppo del
neonato, contiene anticorpi e altri fattori protettivi che
aiutano il bambino a combattere le infezioni. Allattare al seno
fa bene alla mamma e al bambino, capire il valore di questo
gesto significa apprendere l’importanza che la corretta
alimentazione riveste sin dai primi momenti di vita”. – Il
Ministero della Salute, in conformita’ con le indicazioni
dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) raccomanda,
come misura di prevenzione e di promozione della salute
pubblica, che i bambini siano allattati esclusivamente al seno
fino a sei mesi. Tale pratica puo’ continuare poi, con gli
adeguati alimenti complementari, fino a che la madre ed il
bambino lo desiderino, anche dopo l’anno di vita. Fondamentale
e’, quindi, promuovere l’allattamento al seno per aiutare le
neomamme a riscoprire il valore di un gesto naturale molto
importante. La Campagna “Mamma che latte!” e’ rivolta
principalmente, alle future mamme, alle neomamme e al personale
specializzato che opera nel settore. Per diffondere il
messaggio della Campagna nel modo piu’ efficace possibile, la
manifestazione e’ stata ideata in maniera itinerante e
realizzata in sinergia con le strutture sanitarie locali e le
associazioni di settore in modo da raggiungere e coinvolgere la
popolazione sul territorio. La Campagna si svolgera’ a Roma,
Sabato 9 e domenica 10 maggio a Piazza San Silvestro e
proseguira’ a Milano da lunedi’ 18 maggio a mercoledi’ 20
maggio in Piazza XXV Aprile e da giovedi’ 21 maggio a domenica
24 maggio in Piazza Beccaria. Nelle citta’ verra’ allestito un
piccolo “Villaggio della salute” costituito principalmente da
un camper e da un grande gazebo personalizzati con la
creativita’ della campagna, accompagnati da altri piccoli
gazebo per le associazioni partecipanti che hanno lo scopo di
offrire ai cittadini ed in particolare alle neomamme, momenti
di informazione e sensibilizzazione sul tema dell’allattamento.
Presso il camper, infatti, sara’ allestito un “Angolo
dell’esperto” presso il quale le mamme potranno avvalersi della
consulenza gratuita di personale qualificato tra operatori e
specialisti. E’ previsto, inoltre, un desk accoglienza per la
distribuzione di materiale informativo.
.

(AGI) – Ragusa, 8 mag. – In alcune regioni del nostro paese i
pazienti accedono ai nuovi farmaci oncologici anche dopo 600
giorni dopo l’approvazione da parte dell’Aifa (Agenzia Italiana
del Farmaco), con notevoli differenze tra regione e regione.
Questo e’ qauanto emerso dal Convegno nazionale sull’etica in
oncologia, promosso dall’Aiom (Associazione Italiana di
Oncologia Medica) e dalla Fondazione Aiom, che si apre oggi a
Ragusa. “E’ necessario garantire a tutti i pazienti – ha detto
Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom – le cure migliori in
tempi rapidi, eliminando le differenze ancora presenti fra le
regioni. Per questo e’ necessario aprire il piu’ ampio
dibattito su appropriatezza prescrittiva, sostenibilita’ e
diritto alle cure e, quindi, sul ruolo dei prontuari
terapeutici regionali e sul rapporto valore/costo dei farmaci.
Oggi si stanno affacciando nuove armi efficaci contro alcuni
tipi di neoplasia e non possiamo privare i malati di queste
opportunita’ terapeutiche, pur sapendo che anche noi dobbiamo
fare la nostra parte, puntando sulla implementazione delle
linee guida, razionalizzazione delle spese e organizzazione in
rete”. Nel 2014 sono stati diagnosticati 365.500 nuovi casi di
tumore nel nostro Paese. Il 30-35 per cento giunge alla
diagnosi in fase avanzata di malattia. Al Convegno di Ragusa
ampio spazio anche ai temi dell’etica nella scelte di cura e di
“fine vita”. Con 40 strutture certificate dal 2005 al 2014,
l’Italia e’ al primo posto in Europa per numero di centri
accreditati dall’Esmo (Societa’ Europea di Oncologia Medica),
che garantiscono l’integrazione precoce delle cure palliative
con le terapie antitumorali. (AGI)

(AGI) – New York, 8 mag. – E’ ormai noto che le madri che hanno
gia’ allattato al seno il loro bambino non incontrano tante
difficolta’ a farlo in una seconda gravidanza. Ora un gruppo di
ricercatori del Cold Spring Harbor Laboratory (Usa) hanno
scoperto il perche’. In uno studio pubblicato sulla rivista
Cell Reports, gli scienziati hanno spiegato che la ghiandola
mammaria, la parte del seno che produce latte, ha una “memoria”
e quindi “ricorda” che la donna e’ gia’ stata incinta una
volta. Questo significa che in una successiva gravidanza, il
corpo risponde piu’ rapidamente ai cambiamenti ormonali,
producendo di conseguenza latte piu’ velocemente. Questa
“memoria”, secondo i ricercatori, puo’ durare tutta la vita
riproduttiva di una donna. Durante la gravidanza, il rilascio
di estrogeno e progesterone innesca cambiamenti nel seno che lo
spingono a produrre latte. Le cellule del seno di dividono e si
formano migliaia di condotti che trasportano il latte durante
l’allattamento. I ricercatori hanno ipotizzato che l’essere
incinta potrebbe alterare la ricettivita’ della ghiandola
mammaria agli estrogeni e al progesterone. Volevano quindi
verificare se questo cambiamento sia dovuto da variazioni nei
“marcatori” chimici che si legano al Dna. Questi segni, che di
solito sono molecole di metile (CH3), sono chiamati “marcatori”
epigenetici. Anche se non sono presenti nel Dna, possono
impedire alcuni geni di essere espressi o promuovere la loro
espressione. Utilizzando cellule staminali della ghiandole
mammarie del topo, i ricercatori hanno scoperto che le cellule
di topi che hanno dato precedentemente alla luce figli avevano
marcatori “sostanzialmente diversi” rispetto alle cellule di
topo della stessa eta’ mai stati in attesa. Gli studiosi hanno
anche scoperto che la gravidanza cancella molti altri marcatori
presenti. I marcatori si legano al Dna nelle cellule epiteliali
mammarie in siti vicini ai geni che si attivano durante la
gravidanza, in particolare i geni coinvolti nella divisione
delle cellule del seno e nell’allattamento. Quando gli
scienziati hanno dato ai topi, gia’ con un’esperienza di
gravidanza, gli ormoni che ne simulano una vera e propria, gli
animali hanno risposto piu’ rapidamente rispetto agli altri
topi mai stati gravidi e trattati con gli stessi ormoni. “Le
ghiandole mammarie – ha spiegato Camila dos Santos, che ha
coordinato lo studio – iniziano a espandersi piu’ velocemente e
anche prima di quanto abbiano fatto nella prima gravidanza. E’
come se la ghiandola gia’ conoscesse quegli ormoni”. Questi
risultati potrebbero avere implicazioni importanti. E’ noto
infatti che le donne che rimangono incinte all’eta’ di 25 anni
hanno tassi notevolmente piu’ bassi di cancro al seno rispetto
alle donne che fanno figli piu’ avanti con l’eta’ o che non ne
fanno affatto. Secondo i ricercatori, e’ possibile che questa
protezione contro il cancro potrebbe essere collegata alla
“memoria” delle cellule mammarie. Ora gli studiosi stanno
cercando di capire in che modo la gravidanza spinga le cellule
del seno a impedire lo sviluppo del cancro.
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