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Fu il volto cinese della lotta alla Sars nel 2003, quando “osò parlare” per sconfiggere l’epidemia che uccise oltre settecento persone, e oggi la Cina riversa su di lui le speranze per sconfiggere un altro focolaio di infezione, quello della polmonite diffusasi da Wuhan, nella Cina interna. Zhong Nanshan, lo pneumologo che per primo ha riconosciuto lunedì scorso davanti alle telecamere dell’emittente statale Cctv che il nuovo coronavirus è trasmissibile da uomo a uomo è oggi a capo della squadra di scienziati della Commissione Nazionale di Sanità che sta indagando sul rischio di contagio.

Zhong è considerato un esempio di integrità in Cina, per i suoi sforzi contro la Sars, identificata per primo dal medico italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Carlo Urbani. “A che serve essere i numeri uno al mondo per prodotto interno lordo, se mangiare, bere e respirare sono a rischio?”. Queste le sue parole nel 2003 all’emittente televisiva nazionale cinese, e nei giorni scorsi, dopo che il presidente cinese, Xi Jinping, ha ordinato tutti gli sforzi possibili per arginare l’infezione, a 83 anni, Zhong è tornato sotto i riflettori.

Oltre a dare la conferma della trasmissione del virus da uomo a uomo, lunedì scorso lo pneumologo cinese ha anche difeso gli sforzi del governo e dell’amministrazione di Wuhan nel contrasto al coronavirus, e aveva lanciato un avvertimento. “Dobbiamo prestare un’attenzione speciale agli ospedali”, aveva detto, “per evitare che cadano nella trasmissione tra umani e per evitare che diventino luoghi di diffusione del virus”, come poi è avvenuto con quindici casi di personale di una struttura ospedaliera di Wuhan.

Il primo successo del suo nuovo ruolo e del team di cui è a capo sarà legato a quella che definisce la “fase tre”: le prime due si sono ormai verificate – la trasmissione da animale a uomo e da uomo a uomo – ha detto. “Saremo nella fase tre quando avremo un chiaro diffusore del virus”. 

E’ un coronavirus nuovo, mai visto prima dell’inizio di questo focolaio a Wuhan tra metà e dicembre. Sappiamo come è fatto perché il virus è stato isolato lo scorso 7 gennaio e la sua sequenza genetica è stata diffusa il 12 gennaio, il giorno dopo la notizia del primo decesso.

È stato ribattezzato 2019-nCoV e dal 20 gennaio sappiamo che può trasmettersi da uomo a uomo. Provoca sintomi molto simili a una normale influenza con raffreddore, febbre, difficoltà respiratorie, ecc. Ad oggi queste sono le uniche informazioni certe che abbiamo sul virus cinese. Il resto, infatti, sono solo ipotesi, informazioni parziali e confuse.

Incerta è l’origine di questo focolaio. Molti dei casi iniziali hanno riferito un’esposizione al Wuhan’s South China Seafood City market, il mercato del pesce cittadino dove erano comunque esposti altri animali vivi. Potrebbe aver avuto origine nei pipistrelli o nei serpenti.

Le teorie si basano sull’esame della sequenza del genoma del virus e due studi indicano il ruolo probabile dei pipistrelli nell’origine del virus. Ci potrebbe però essere stato un “ospite intermedio” e uno studio del Journal of Medical Virology identifica i serpenti come il possibile colpevole. Ma nessuno studio spiega ancora come il virus potrebbe essere stato trasmesso dagli animali all’uomo.

Pochissime sono le informazioni sul numero dei contagi. Le autorità segnalano 571 casi confermati in 25 regioni e altri 393 sono casi sospetti. Ma molti mettono in dubbio queste stime. Considerata la popolosità di Wuhan, che conta 11 milioni di abitanti circa, si ritiene difficile credere che i casi di infezione siano solo qualche centinaio. Uno studio britannico parla di almeno 1.700 casi.

Le persone decedute sono invece 17, tutte nella provincia di Hubei, in Cina centrale, e con un’età compresa tra i 48 e gli 89 anni. Sembra che la maggior parte dei pazienti deceduti avesse problemi di salute pregressi come la cirrosi, il diabete, l’ipertensione arteriosa e malattie coronariche.

Dopo il primo caso segnalato fuori la Cina, precisamente l’11 gennaio in Thailandia, oggi arrivata a quota tre contagi, è stato segnalato un singolo caso a Hong Kong, Macao, Taiwan, così come negli Stati Uniti, in Giappone e Repubblica di Corea.

L’impossibilità di avere stime più accurate sul numero dei contagi ha reso difficile anche capire la reale contagiosità del coronavirus e la sua gravità. Sappiamo poco e nulla sulla durata della contagiosità e sui tempi di incubazione. Incertezza, quest’ultima, che ha sollevato qualche timore sul possibile arrivo di 2019-nCoV anche nel nostro Paese.

Wuhan in questo momento è stata messa in quarantena e sono stati sospesi i viaggi. Tuttavia, giovedì mattina all’aeroporto di Fiumicino è atterrato l’ultimo volo da Wuhan. I passeggeri sono stati sottoposti ai controlli sanitari e sono state avviate tutte le misure per rendere tracciabili i loro movimenti. Ma non conoscendo il periodo di incubazione, i test in aeroporto sono ritenuti insufficienti a garantire che i passeggeri e l’equipaggio non siano stati contagiati.

Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) non ha dichiarato lo stato di “emergenza pubblica sanitaria di rilevanza internazionale“. Pertanto non raccomanda alcuna restrizione a viaggi o a rotte commerciali. Ma ha diramato le seguenti raccomandazioni generali:

  1. Evitare il contatto stretto con soggetti affetti da infezioni respiratorie acute;
  2. Lavare frequentemente le mani, in particolare dopo contatto con persone malate o con il loro ambiente;
  3. Evitare contatti non protetti con animali di fattoria o selvatici;
  4. Persone con sintomi di infezione acuta delle vie aeree dovrebbero mantenersi a distanza;
  5. Coprire colpi di tosse o starnuti con fazzoletti usa e getta o con i vestiti;  
  6. Rafforzare, in particolare nei pronto soccorso e nei dipartimenti di medicina d’urgenza, le misure standard di prevenzione e controllo delle infezioni.

In Italia, il ministro della Salute ha riunito la task force per coordinare gli interventi nel nostro paese composta dalla Direzione generale per la prevenzione, dalle altre direzioni competenti, dai Carabinieri dei NAS, dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma, dall’Usmaf (Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera), dall’Agenzia italiana del Farmaco, dall’Agenas e dal Consigliere diplomatico.

Si spera nei prossimi giorni di capire di più su 2019-nCoV. Sono pochi i precedenti di coronavirus noti, C’è la Sars, che si è originata sempre in Cina e che nel 2003 ha colpito diverse migliaia di persone, diffondendosi grazie agli spostamenti in aereo in diverse regioni del mondo e causando circa 800 vittime. Poi c’è il MERS-CoV, che nel 2012 è comparso nelle regioni del Medio Oriente e che al momento circola in 27 nazioni del mondo, sebbene l’80 per cento dei casi sia concentrato in Arabia Saudita. Si stima abbia causato circa 2500 casi di infezione con oltre 800 decessi. 

La probabilità che il misterioso virus che ha provocato 9 morti e 473 casi accertati di polmonite in Cina venga importato nell’Unione Europea è passata da “bassa” a “moderata”. Lo ha stabilito il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie nell’ultima valutazione sul grado di rischio. “La trasmissione da uomo a uomo è stata confermata, ma sono necessarie altre informazioni per valutare la portata di questa modalità di trasmissione. La fonte dell’infezione non è conosciuta e potrebbe essere ancora attiva. Di conseguenza, la probabilità di infezione per i viaggiatori che visitano Wuhan e che hanno contatti stretti con individui sintomatici è considerata moderata. Pertanto, anche la probabilità di importazione di casi nell’Ue è considerata moderata”, ha detto il Centro per la prevenzione il controllo delle malattie, che il 17 gennaio scorso considerava il rischio come “basso”.

Intanto il nuovo virus, con focolaio nella città cinese di Wuhan ha già superato i confini nazionali: mercoledì le autorità sanitarie di Hong Kong hanno confermato il primo paziente affetto dalla polmonite virale. Hong Kong si aggiunge all’elenco di Paesi che hanno avuto almeno un caso accertato di polmonite da coronavirus e che comprende Macao, Taiwan, Giappone, Thailandia (con quattro casi), Corea del Sud e Stati Uniti. 

“C’è la possibilità di una mutazione virale e di una ulteriore diffusione della malattia”, ha avvertito il vice ministro Li Bin della Commissione sanitaria nazionale cinese, durante una conferenza stampa. La Commissione ha annunciato misure straordinarie per contenere la diffusione del virus, con centinaia di persone in viaggio in Cina per le festività dell”anno lunare’.

Un gruppo di esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha visitato Wuhan, riferisce l’agenzia Xinhua, che precisa che la visita è avvenuta nei giorni di lunedì e di ieri. Il gruppo è stato in visita all’aeroporto Tienhe della città per ispezionare il controllo della temperatura dei passeggeri, all’ospedale Zhongnan dell’università di Wuhan per accertarsi sulle procedure di ricovero e quarantena dei pazienti, ed è stato infine in visita al centro per il controllo e la prevenzione delle malattie della provincia dello Hubei, dove si trova Wuhan. Oggi è in programma una riunione straordinaria dell’OMS per stabilire se il virus rappresenta un’emergenza globale. Intanto il sindaco di Wuhan ha invitato a “stare alla larga dalla città”. 

“Se non è necessario, suggeriamo a tutti di non venire a Wuhan”, ha dichiarato il sindaco della megalopoli della Cina interna, Zhou Xianwang, intervistato dall’emittente televisiva statale China Central Television. Ridurre il flusso di persone, ha aggiunto il sindaco, diminuirà la possibilità che il virus si diffonda e allentera’ la pressione sugli sforzi per il controllo e la prevenzione del virus”. Mentre il Partito Comunista Cinese ha avvertito i funzionari locali di non nascondere i casi dell’epidemia, come avvenuto durante l’epidemia di Sars. “Chiunque deliberatamente ritardi o nasconda di riportare casi per il proprio interesse sarà inchiodato al pilastro dell’infamia per l’eternità”, ha avvertito la Commissione per gli Affari Politici e Legali del Pcc dal proprio account social, citato dal South China Morning Post.

Il timore, infatti, è che si ripeta ciò che accadde con la Sars tra il 2002 e il 2003, quando il virus uccise quasi 800 persone. In Italia sono scattate le procedure di sicurezza previste in questi casi sui voli: il ministero della Salute ha disposto controlli a Fiumicino su quelli provenienti da Wuhan: da giovedì scatterà l’attivazione di un canale sanitario con controllo della temperatura attraverso scanner. È prevista anche la compilazione di una scheda che indichi destinazione e percorso dei passeggeri, una volta sbarcati. L’Italia ha tre voli diretti con Wuhan, tutti a Fiumicino, e numerosi voli non diretti, il cui traffico di passeggeri dovrebbe aumentare in occasione del capodanno cinese. Come previsto dal Regolamento Sanitario Internazionale, presso l’aeroporto di Fiumicino e’ in vigore infatti una procedura sanitaria, gestita dall’USMAF SASN, per verificare l’eventuale presenza a bordo degli aerei provenienti da Wuhan di casi sospetti sintomatici e il loro eventuale trasferimento in bio-contenimento all’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.

L’effetto coronavirus si riflette anche sul petrolio. Secondo Goldman Sachs, il potenziale impatto della ‘polmonite’ cinese sul prezzo del greggio potrebbe essere di 3 dollari, agendo in modo contrario rispetto alle preoccupazioni per le interruzioni dell’offerta mediorientale.

 

 

 

 

 

L‘allarme crescente per il nuovo coronavirus diffuso in Cina e ora anche in altri Paesi del mondo fa riemergere lo spettro delle pandemie del passato, epidemie che si sono diffuse rapidamente, per le quali non c’era cura e che hanno mietuto migliaia, a volte addirittura milioni, di vittime. Un nemico invisibile e, fino all’800 sostanzialmente incomprensibile, che ha flagellato l’umanità dagli albori della storia.

Dalla febbre tifoide durante la guerra del Peloponneso (quinto secolo avanti Cristo) al Morbo di Giustiniano, che nel VI secolo fece conoscere all’Europa il flagello della peste bubbonica. E poi proprio la grande peste nera nel 1300, che decimò la popolazione europea, le periodiche epidemie di colera, il vaiolo “malattia democratica” che sfigurava o uccideva i poveri come i sovrani (Luigi XV la vittima più illustre). Ma è nel XX secolo che lo spettro del virus killer si fa più concreto ed entra nell’inconscio di tutti gli abitanti del pianeta, complice l’enorme crescita della popolazione mondiale e il contemporaneo sviluppo dei mezzi di trasporto moderni, che permettono potenzialmente a un virus asiatico di arrivare incolume in poche ore, insieme al suo vettore umano, sul suolo europeo o americano.

La più grande pandemia della storia

La madre di tutte le pandemie, che inaugura il “secolo breve” in concomitanza con la I Guerra Mondiale, è naturalmente la “Spagnola”, capace di contagiare qualcosa come mezzo miliardo di persone nel mondo uccidendone decine di milioni, almeno 25 (anche se alcune stime parlano addirittura di 50-100 milioni di morti). 

Definita “la più grande pandemia della storia dell’umanità”, identificata per la prima volta in Kansas nel 1918 ma scoppiata a livello mediatico dopo le notizie allarmanti di contagi dalla Spagna (da cui il nome), la Spagnola era causata da un ceppo virale H1N1, e in un’Europa in ginocchio dopo 4 sanguinosi anni di guerra imperversò uccidendo nei primi 6 mesi un milione di persone a settimana ed eliminando dal 3 al 6% della popolazione mondiale.

Nel 1957 torna il terrore del contagio con la cosiddetta ‘Influenza Asiatica’, un virus A H2N2 isolato per la prima volta in Cina, capace di fare due milioni di morti. Fortunatamente viene messo a punto un vaccino in tempi record, frenando e poi spegnendo la pandemia, dichiarata conclusa nel 1960.

Quando il terrore viene dall’Est

È sempre l’Asia la culla delle nuove pandemie: zone densamente popolate, igiene non sempre appropriata, scarso livello (almeno fino alla fine del secolo scorso) delle strutture sanitarie. Non a caso nel 1968 è la volta dell’Influenza di Hong Kong, un tipo di influenza aviaria, abbastanza simile all’Asiatica, che in due anni uccise dalle 750 mila ai 2 milioni di persone, in base alle stime, di cui 34 mila nei soli Stati Uniti.

Nel nuovo secolo la paura arriva sempre da oriente: nel 2003 scoppia l’allarme per la Sars, sigla che sta per “sindrome acuta respiratoria grave” (o “severa”), una forma atipica di polmonite apparsa per la prima volta nel novembre 2002 nella provincia del Guangdong (Canton) in Cina. In un anno uccise 800 persone, tra cui il medico italiano Carlo Urbani, il primo a identificare il virus che lo ha poi ucciso.

Infine, risale al 2009 quella che fu chiamata impropriamente ‘Influenza suina’, causata da un virus A H1N1, e che ha provocato enorme allarme anche in Italia (oltre un milione e mezzo le persone contagiate), allarme poi rientrato quando fu chiaro che il tasso di mortalita’ era inferiore anche a quello della normale influenza.

Sale a sei decessi il bilancio dell’epidemia di polmonite virale da coronavirus scoppiata a Wuhan, nella Cina interna, con altri due decessi. Lo confermano le autorità sanitarie della città citate dall’emittente televisiva statale China Central Television. In totale, i casi accertati nella città, stando all’ultimo calcolo relativo alla giornata di ieri, sono 258, di cui sessanta nuovi, 25 dimessi. 

Oltre ai 77 casi accertati – 72 nella provincia dello Hubei, dove si trova Wuhan, più due a Shanghai e tre a Pechino – ci sono anche nuovi 27 casi sospetti, in nove province del Paese. In totale, sono 291 i casi confermati in Cina di polmonite virale da coronavirus, mentre su altre 54 persone sono in corso accertamenti medici. Attualmente sono stati rintracciati 1.739 contatti stretti, conclude la nota, 817 dimessi dopo accertamenti altri 922 ancora sottoposti ai test medici.

Il Partito Comunista Cinese avverte i funzionari locali di non nascondere i casi dell’epidemia, come avvenuto durante l’epidemia di Sars nel 2002-2003. “Chiunque deliberatamente ritardi o nasconda di riportare casi per il proprio interesse sarà inchiodato al pilastro dell’infamia per l’eternità”, ha avvertito la Commissione per gli Affari Politici e Legali del Pcc dal proprio account social, citato dal South China Morning Post.

Nel messaggio, l’organo del Pcc invita i funzionari alla trasparenza per evitare i rumors e ridurre i timori dei cittadini, citando l’epidemia di Sars dei primi anni Duemila, segnata da ritardi e occultamenti dei casi che hanno colpito la credibilità del governo e la stabilita’ sociale. “Ingannare noi stessi peggiorerà soltanto l’epidemia”, conclude il messaggio, “e renderà un disastro naturale controllabile un disastro umano estremamente costoso”.

Un primo caso sospetto è stato registrato in Australia. Un uomo di Brisbane, che ha famiglia in una zona vicino a Wuhan e che ha manifestato problemi respiratori di ritorno da un viaggio nella città, è stato sottoposto a test medici per accertare la presenza del coronavirus. Lo ha confermato la chief health officer dello Stato australiano del Queensland, Jeanette Young, specificando che l’uomo si trova in isolamento nella propria abitazione. “Abbiamo fatto test su di lui e stiamo aspettando i risultati”, ha detto la dirigente sanitaria citata dai media australiani.

Intanto quindici membri dello staff ospedaliero della città sono state infettate dal coronavirus all’origine della malattia. Lo hanno comunicato le autorità sanitarie di Wuhan dal proprio account Weibo, la piattaforma di social network più utilizzata in Cina, all’indomani della prima conferma della trasmissibilià del virus da uomo a uomo.

Oltre ai quindici casi accertati, di cui uno in condizioni critiche, anche un sedicesimo membro dello staff medico è sospettato di avere contratto il virus ed è stato anch’egli ricoverato in quarantena come i suoi colleghi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha convocato per mercoledì 22 gennaio a Ginevra una riunione d’emergenza sulla crisi del nuovo coronavirus che si sta diffondendo in Asia. L’appuntamento servirà per determinare se è necessario dichiarare la crisi “un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale”.

Il virus simile alla Sars che ha fatto già tre morti e oltre 200 casi piomba sul Dragone con la prima certezza e una ipotesi terrificante: si trasmette tra umani, e il Capodanno lunare che comincia in questi giorni rischia di diventare il canale di diffusione più temibile della patologia.

“È stato confermato che due casi nella provincia del Guangdong si sono manifestati dalla trasmissione tra esseri umani”, ha spiegato uno dei più noti pneumologi cinesi, Zhong Nanshan, a capo di una squadra di esperti della Commissione Nazionale per la Sanità citato dal quotidiano China Daily, aggiungendo che l’epidemia scatenatasi a Wuhan “non causerà lo stesso impatto sulla società e sull’economia” dell’epidemia di Sars del 2002-2003.

Lunedì la Corea del Sud aveva confermato anche il primo paziente infettato, diventando il terzo Paese, dopo Thailandia e Giappone, a registrare un caso di polmonite virale: si tratta di una donna cinese di 35 anni atterrata ieri all’aeroporto di Incheon, nei pressi di Seul, da Wuhan e ricoverata in quarantena.

Altre 14 persone, tra passeggeri sul suo stesso volo e personale di bordo, sono state sottoposte a controlli, e altre tre sono state poste in quarantena come misura precauzionale prima di essere dimesse per non essere risultate positive al coronavirus. Con l’aumento dei casi diversi Paesi – asiatici e non solo – hanno annunciato rafforzamenti nei controlli sui passeggeri provenienti da Wuhan.

La Farnesina ha emesso oggi un avviso a chi viaggia nella provincia dello Hubei, dove si trova Wuhan, in cui chiede a chiunque sia entrato in contatto con animali e presenti sintomi influenzali di contattare un medico. Dalla provincia meridionale cinese dello Yunnan, dove si trova in visita di ispezione, il presidente cinese, Xi Jinping, ha chiesto “controlli efficaci” per frenare l’epidemia e ha sottolineato la necessità di “mettere al primo posto la salute e la vita delle persone”.

Alcune ore prima, da Pechino, il portavoce del Ministero degli Esteri, Geng Shuang, aveva confermato l’attenzione del governo cinese sull’epidemia. La Cina, ha detto, “ha adottato misure per affrontare l’epidemia” e mantiene una “serrata comunicazione” con i Paesi in cui si sono verificati casi accertati di persone affette dal coronavirus.

La Commissione Nazionale per la Sanità cinese ha reso noto di avere inviato una squadra di esperti a Wuhan e di avere rafforzato le misure di prevenzione e controllo in vista delle festività del capodanno cinese, quando centinaia di milioni di persone viaggiano in tutto il Paese. La situazione è ancora “prevedibile e controllabile”, secondo la Commissione, che aggiunge, però, che la fonte del coronavirus non è stata trovata. Singapore, intanto, ha rafforzato i controlli sui viaggiatori che entrano nella città-Stato asiatica dalla Cina mentre l’amministrazione di Hong Kong ha annunciato che chiederà ai viaggiatori in arrivo da Wuhan di compilare un modulo sullo stato di salute all’arrivo all’aeroporto. 

“La dieta mediterranea è considerata la migliore perché elogia l’equilibrio e il gusto”. Lo ha detto all’AGI Deborah Tognozzi biologa nutrizionista, specialista in applicazioni Biotecnologiche del Gruppo Sanitario Usi, commentando la classifica del “best diets ranking 2020” elaborato dal media statunitense U.S. News & World’s Report’s, che vede appunta la dieta mediterranea al primo posto nel mondo nel 2020.

“La dieta mediterranea prevede prevede l’utilizzo di tutti i gruppi alimentari senza esclusione e quindi apporta all‘organismo tutti gli elementi nutrizionali di cui ha bisogno”, spiega l’esperta. “Nello specifico prevede il consumo principalmente di frutta e verdura; cereali di diverso tipo ma prevalentemente integrali; di grassi insaturi, soprattutto l’olio d’oliva; fino ad arrivare al vertice della piramide alimentare prevedendo l’uso di vino rosso e di piccole quantità di dolci. Quindi, non ci sono – prosegue – eliminazioni. È previsto anche l’utilizzo di carni bianche e rosse, pesce e altre tipologie di alimenti di origine animale. Inoltre, prevede il consumo elevato di acqua, almeno tra i 3 ai 6 bicchieri al giorno, e attività motoria”.

Tutto questo, secondo Tognozzi, comporta il miglioramento dello stato di salute. “La dieta mediterranea – dice l’esperta – prevede un aumento del consumo di grassi insaturi che facilitano la diminuzione dei trigliceridi. Il consumo di pesce azzurro, di olio d’oliva, così come il consumo limitato di carni e l’utilizzo di molta frutta e verdura va a determinare il miglioramento delle condizioni di salute, come la riduzione della glicemia, il miglioramento della pressione arteriosa, la diminuzione del colesterolo. In letteratura scientifica ci sono dati solidi, raccolti su un lungo periodo, che dimostrano un miglioramento della salute generale legato alla dieta mediterranea”.

Nella classifica americana delle migliori diete del 2020 sul podio, rispettivamente a secondo e al terzo posto, troviamo la dash e la flexariana. “Entrambe sono un’evoluzione della dieta mediterranea”, spiega Tognozzi. “La Dash è più rigida e pragmatica perché prevede dei menù rigidi e anche unità di misure definite. Prevede – prosegue – dell’attività motoria definita, tipico dei paesi anglosassoni. E’ utile allo scopo di abbassare la quantità di carni consumate”.

La dieta flexeriana è per l’80 per cento vegetariana. “Ma ha una ridotta rigidità – spiega l’esperta – rispetto alla dieta vegetariana in quanto prevede dei prodotti di origine animale, tra i quali il pesce di alta qualità e preferibilmente le carni bianche. Ma il tutto deve basarsi basa sull’estrema qualità degli alimenti. Si pone quindi attenzione alla provenienza dei prodotti – si preferisce quella a chilometro zero – per garantire un giusto apporto di nutrienti qualitativamente elevati. Anche in questo caso c’è una forma di equilibrio senza eliminazione di alcuni tipi alimentari. A differenza della dieta mediterranea c’è un contenuto ridotto di pasta e pane”.

Come riferisce Tognozzi, la dieta mediterranea è costituita per il 50-60 per cento di carboidrati, per il 30 per cento di grassi e il resto proteine. “Ma attenzione: l’elevato apporto di carboidrati si basa su un’accurata valutazione dell’indice glicemico e della tipologia di cereali che vengono utilizzati”, precisa l’esperta. “Non meno importante la dieta mediterranea prevede piatti gustosi, provenienti da aree con una cultura culinaria di altissimo livello. La varietà di ingredienti e alimenti danno gusto al prodotto utilizzato”, conclude. 

La dieta mediterranea si è classificata come migliore dieta al mondo del 2020 davanti alla dash e alla flexariana. Sulla base della classifica elaborata dal U.S. News & World’s Report’s, celebre per la redazione di classifiche e consigli per i consumatori.

La dieta mediterranea ha vinto la sfida tra 35 diverse alternative con un punteggio di 4,2 su 5 grazie agli effetti positivi sulla longevità e ai benefici per la salute, tra cui perdita e controllo del peso, salute del cuore e del sistema nervoso, prevenzione del cancro e delle malattie croniche, prevenzione e controllo del diabete.

Un primato ottenuto grazie al primo posto in quattro specifiche categorie: prevenzione e cura del diabete, mangiare sano, componenti a base vegetale e facilità a seguirla. A contendere la vittoria della dieta mediterranea sul podio sono state quella dash contro l’ipertensione che si classifica al posto d’onore e la flexariana, un modo flessibile di alimentarsi. Al quarto posto la dieta mind che previene e riduce il declino cognitivo e la storica dieta ipocalorica weight watchers.

Secondo la Coldiretti si tratta di un ruolo importante per la salute riconosciuto ad un decennio dall’iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco, nonostante la svolta promossa dal presidente Usa Donald Trump nelle mense scolastiche americane con una proposta per indebolire il programma avviato da Michelle Obama per promuovere pasti più sani come le verdure.

L’apprezzamento mondiale per la dieta mediterranea fondata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari si deve agli studi dello scienziato americano Ancel Keys che per primo ne ha evidenziato gli effetti benefici dopo aver vissuto per oltre 40 anni ad Acciaroli in provincia di Salerno.

 
Il nuovo riconoscimento rappresenta, dice la Coldiretti, anche una risposta ai bollini allarmistici e a semaforo fondati sui componenti nutrizionali che alcuni Paesi, dalla Gran Bretagna al Cile alla Francia, stanno applicando su diversi alimenti della dieta mediterranea sulla base dei contenuti in grassi, zuccheri o sale. E’ importante l’impegno dell’Italia affinchè, afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, si introduca un sistema diverso “a batteria” che tenga conto dell’insieme della dieta alimentare non si focalizzi sul singolo prodotto”.

La top 5 delle diete nel mondo 
1) Mediterranea
2) Dash contro l’ipertensione
3) Flexariana, un modo flessibile di alimentarsi
4) Mind che previene e riduce il declino cognitivo
5) Weight watchers, ipocalorica.

Regalo di compleanno amaro per l’ex first lady Michelle Obama da parte dell’amministrazione di Donald Trump. La Casa Bianca, nel giorno in cui Michelle ha compiuto 56 anni, ha annunciato l’intenzione di eliminare tutti gli standard minimi di frutta e verdura nei pasti scolastici voluti dall’ex first lady in prima linea nella lotta contro l’obesità.

Il Washington Post ha ricordato la volontà del vice segretario dell’United States Department of Agriculture (USDA)​ Brandon Lipps di proporre nuove regole per il servizio scolastico che consentirebbe agli istituti di ridurre la quantità di frutta e verdura richiesta a pranzo e colazione, e dando la possibilità di inserire alimenti più “tradizionali” pizza, hamburger e patatine. L’agenzia è responsabile della gestione dei programmi nutrizionali che coinvolgono quasi 30 milioni di studenti in 99 mila scuole americane.

Lipps non si è schierato apertamente contro la riforma voluta dall’ex First Lady ma ha voluto introdurre dei cambiamenti per aiutare a risolvere quelle che ha descritto come “conseguenze non intenzionali delle normative messe in atto durante l’amministrazione Obama”.  Effetti collaterali non previsti intenzionalmente, insomma, dovuti alle norme troppo restrittive. Norme che avrebbero, inoltre, fatto aumentare la quantità di cibo sprecato e non consumato.  

Le nuove regole danno così alle scuole una maggiore flessibilità “perché loro conoscono meglio i loro studenti”, spiega in una nota il ministero dell’Agricoltura. “I distretti scolastici continuano a segnalare che c’è troppo spreco di cibo e che serve maggior buon senso per fornire agli studenti pasti nutrienti e appetibili. Abbiamo ascoltato le loro richieste e ora ci siamo messi al lavoro”, ha dichiarato il ministro Sonny Perdue

Il Washington Post riporta anche alcune voci contrarie a quello che molti ritengono un passo indietro nella lotta contro l’obesità che affligge molti adolescenti statunitensi. Colin Schwartz, vicedirettore degli affari legislativi del Center for Science in the Public Interest, ha sottolineato come le regole proposte, se dovessero diventare legge, “creerebbero un enorme cambiamento nelle linee guida sull’alimentazione scolastica, dando ai bambini la chance di optare per cibi come pizza, hamburger e patatine fritte”. Pietanze ricche di calorie e grassi saturi al posto di pasti scolastici equilibrati. Davanti alla scelta tra un piatto di verdure e uno di patatine è difficile che i ragazzi optino per il primo.

Schwartz ha poi puntato il dito sulla “lobby delle patate” che “ha spinto per questo cambiamento”. Rapida è arrivata la risposta di Kam Quarles, amministratore delegato del National Potato Council che ha ricordato il valore nutrizionale delle patate “che contengono più potassio di una banana e il 30 percento del fabbisogno giornaliero di vitamina C” e forniscono “proteine, fibre e carboidrati che i bambini delle scuole devono ingerire per dare il meglio durante le ore scolastiche”.

Nancy Roman, presidente di Partnership for a Healthier America, ha sottolineato come questa nuova proposta di Trump “sembra un passo nella direzione sbagliata” poiché “la scienza degli ultimi anni suggerisce che abbiamo bisogno di ancora più frutta e verdura ad ogni pasto”. Tenendo conto anche di come vengono cucinate queste pietanze. “Tutto ciò non riguarda solo ciò che viene servito nel piatto, ma anche come è stato preparato”. Questo discorso, in particolare, vale per i bambini che hanno bisogno di ingerire frutta e verdura non particolarmente trattata e per quanto si possa, servita nel modo più naturale possibile.

Le misure introdotte da Michelle Obama

L’Healthy, Hunger-Free Kids Act del 2010 è stata un’iniziativa voluta da Michelle Obama all’interno di quella che riteneva una missione fondamentale della Casa Bianca nella lotta contro l’obesità infantile. Per questo aveva fatto sì che le mense aumentassero la loro offerte di frutta e verdura, servissero solo latte scremato o magro e tagliassero drasticamente i grassi e il sodio dal menu per gli studenti.  

Il provvedimento, costruito seguendo le raccomandazioni di un gruppo di esperti, medici e nutrizionisti, mirava anche a incoraggiare comportamenti virtuosi all’interno delle abitazioni per spingere intere famiglie a mangiare meglio, limitando le qualità di cibo ingerito e preferendo cibi sani per combattere l’aumento di peso.  

La Gran Bretagna ha dato il via libera a uno studio su larga scala con lo scopo di testare un vaccino anti-colesterolo più potente delle statine. Si spera che questo possa prevenire 30 mila decessi per infarti e ictus. Lo studio coinvolgerà decine di migliaia di pazienti che riceveranno due iniezioni del nuovo vaccino all’anno con lo scopo di dimezzare i livelli di “colesterolo cattivo”.

Il vaccino funziona in due sole settimane e riduce significativamente il rischio di malattie cardiache. La molecola, l’inclisiran, funziona “silenziando” il gene PCSK9 e questo permette al fegato di assorbire più colesterolo “cattivo”. Il trattamento sarà inizialmente somministrato a 40 mila uomini e donne di mezza età il cui colesterolo rimane alto, nonostante assumano statine ogni giorno.

Ma l’obiettivo finale è quello di distribuire il vaccino a circa 30 mila pazienti all’anno, a partire già dal prossimo anno. Le stime suggeriscono che questo potrebbe prevenire 55.000 infarti e ictus in un decennio, salvando 30.000 vite.

Lo studio parte a seguito di un accordo, non proprio “ortodosso”, tra la Novartis che produce il farmaco e il governo, che punta ad accelerare l’accesso ai trattamenti innovativi. Secondo gli esperti, questo potrebbe rivoluzionare la prevenzione delle malattie cardiache, uno dei più grandi killer del Regno Unito. “Sono determinato a trovare il modo di salvare quante più vite possibili e fare del mio meglio per impedire a condizioni terribili come le malattie cardiache di portare via troppo presto le persone dalla propria famiglia e dai propri amici”, dichiara Matt Hancock, ministro della Salute britannico.

“Questa partnership è una notizia fantastica ed è un grande passo in avanti nell’aiutare a raggiungere questo obiettivo”, aggiunge. L’anno scorso uno studio internazionale, condotto dall’Imperial College London, ha scoperto che le persone sottoposte al trattamento hanno beneficiato di un dimezzamento del colesterolo.

Il risultato è stato buono almeno quanto una statina ad alto dosaggio e di gran lunga superiore ai farmaci a basso dosaggio. Ed è stato mantenuto semplicemente facendo il vaccino ogni sei mesi. Il vaccino, almeno inizialmente, dovrebbe essere usato come le statine dai pazienti con diagnosi di malattie cardiache. Ma i cardiologi credono che con il tempo i vaccini possano diventare un’alternativa per milioni di persone.

Isolati e identificati per la prima volta al mondo due nuovi fitocannabinoidi dalla Cannabis Sativa. A farlo è stato un gruppo di ricerca guidato da Giuseppe Cannazza del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore), in collaborazione con il CNR-Nanotec di Lecce, la sezione di Farmacologia dell’Università della Campania e il Dipartimento di Chimica dell’Università La Sapienza di Roma.

I due cannabinoidi appena scoperti, grazie a nuove tecniche di spettrometria di massa, sono il THCP e il CBDP estratti dalla cannabis medicinale FM2 prodotta dall’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. Lo studio in vivo ha evidenziato che il composto THCP ha un’interazione con i recettori per i cannabinoidi 33 volte superiore rispetto al THC e proprio grazie a questa sua maggiore attività psicotropa nei test in vivo, condotti sui topi da laboratorio, il THCP è attivo a dosi più basse.

I meccanismi di azione, invece, del CBDP sono ancora poco conosciuti come quelli del CBD.

La scoperta, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, apre nuove strade verso la comprensione dell’efficacia in ambito terapeutico della cannabis, come la terapia del dolore, l’epilessia o il trattamento di ansia e depressione. “La conoscenza della composizione chimica della cannabis – spiega Cannazza – è la base per comprendere gli effetti terapeutici delle diverse varietà già utilizzate come farmaci per patologie quali forme di epilessia grave nei bambini o nel trattamento del dolore neuropatico dei malati di sclerosi multipla e cancro”.

Aggiungono i ricercatori Cinzia Citti e Pasquale Linciano di Unimore: “L’importanza di questa scoperta risiede nel fatto che finora nessuno ha mai cercato il THCP nelle diverse varietà di cannabis. Il prossimo passo sarà quello di ricercare la concentrazione di questi cannabinoidi in altre varietà al fine di scoprire il motivo per il quale alcune varietà con un basso livello di THC hanno proprietà psicotrope estremamente elevate. E una risposta potrebbe essere il THCP. Riguardo al CBD, invece, non sappiamo assolutamente che attività farmacologica potrebbe avere”.

“La scoperta dimostra che sappiamo ancora cosi’ poco sulla cannabis e che occorrono nuove e ulteriori valutazioni prima di consentirne la coltivazione e l’uso” dice all’AGI Silvio Garattini, presidente dell’Istituto Mario Negri di Milano e membro dell’Aifa in Consiglio d’amministrazione. “Per questo ritengo che l’ultima sentenza della Cassazione possa rappresentare un pericolo per la salute“, aggiunge.

Per Garattini sono necessarie ulteriori valutazioni sia sulla caratterizzazione dei cannabinoidi che sulla loro quantita’. “Non basta solo sapere che c’è un cannabinoide 33 volte più forte del Thc, ma bisogna anche quantificarne le concentrazioni: se sono molto basse il fatto che sia più forte non è poi così influente”, spiega l’esperto. “Allo stesso modo è sbagliato consentire la coltivazione di due piantine in casa se non possiamo sapere la quantità di Thc o di altri cannabinoidi o se in che quantità una persona ne fa uso”, conclude.

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