Salute & Benessere | Iconiks
Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

La notizia proviene direttamente dal sito ufficiale della Food and Drug Administration, ente governativo americano che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici insieme al Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti: via libera al primo anello vaginale contraccettivo che può essere usato per un anno intero.

Biodegradabile, flessibile, Annovera (così è stato chiamato) può essere utilizzato dalle donne per tre settimane e poi necessità di una di pausa, così per un anno. A base di estradiolo e progesterone non richiede la conservazione in frigo, ma basta lavarlo e riporlo in una custodia in un luogo dove non vengano superati i 30 gradi centigradi.

Annovera prima di avere il nulla osta per la vendita ha dovuto superare tre test clinici fatti su donne sane di età compresa tra i 18 e i 40 anni, alla fine è risultato che solo al massimo quattro di loro sono rimaste incinte durante il periodo di prova del nuovo contraccettivo. Dai test risulta anche che Annovera provoca gli stessi effetti collaterali di altri prodotti contraccettivi ormonali come mal di testa, nausea e dolori addominali.

Controindicato l’uso a donne fumatrici sopra i 35 anni, dato che il fumo combinato all’uso di questo genere di contraccettivi aumenta il rischio di problemi cardiovascolari.

Sui vaccini i medici parlano bene e razzolano male. "Solo il 10-15% dei camici bianchi favorevoli ai vaccini si sottopongono alle vaccinazioni contro l'influenza alle quali sarebbero moralmente obbligati a rispondere positivamente ogni anno". L'affermazione è del professor Umberto Tirelli, l'ex direttore del dipartimento di oncologia del Cro di Aviano, senza timore di essere smentito, riportata dal Messaggero Veneto di Udine.

Il tema è caldo e Tirelli dunque getta benzina sul fuoco dichiarandosi pro vaccini e criticando il comportamento della categoria. Parallelamente interviene la federazione regionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, lo fa per dirsi "assolutamente contraria alla proroga dell'obbligo di vaccinazione". La Federazione si prepara infatti a "mettere in atto tutte le azioni di informazione alla cittadinanza per far comprendere meglio i vantaggi scientificamente dimostrati dei vaccini e per contrastare il fenomeno delle fake news".

Tirelli e gli Ordini dei medici la pensano allo stesso modo, ma il noto oncologo non manca di aprire un nuovo fronte di polemica invitando i colleghi a dare per primi il buon esempio. "Non mi piacciono – scrive in una nota pubblicata anche qui – le affermazioni con toni da crociate di chi sembra avere la verità rivelata in tasca contro coloro che non sono a favore dei vaccini (no-vax) anche perchè chi le porta avanti, parlo soprattutto dei miei colleghi medici, è a parole pro-vax ma nei fatti è spesso no-vax".

Tirelli snocciola i dati sulla "scarsissima adesione dei medici all'antinfluenzale" e ricorda che i colleghi "sarebbero moralmente obbligati a vaccinarsi per proteggere le persone immunodepresse, i pazienti tumorali in chemioterapia, i trapiantati di midollo e di organo solido nonchè i pazienti con malattie immunologiche. Persone con le quali questi medici vengono in contatto negli ospedali e negli ambulatori alle quali possono trasmettere una patologia potenzialmente mortale come l'influenza".

Questi pazienti – sono sempre le parole dell'oncologo riportate dal quotidiano – "sono molti di più dei bambini immunodepressi che sono a rischio a causa dei coetanei non vaccinati con i quali vengono a contatto negli asili e nelle scuole". Tirelli ogni anno fa l'antinfluenzale e lo comunica al mondo, ma – dice lui – con scarso "effetto sui colleghi medici e l'altro personale sanitario che si comportano da no-vax e non si vaccinano".

L'oncologo usa parole forti anche quando entra nel merito del consenso informato medico-paziente che, sottolinea, "imporrebbe ai miei colleghi medici di sottolineare ai genitori dei bambini da vaccinare non solo i grandi vantaggi dei vaccini ma anche i pur molto rari effetti collaterali severi che si possono verificare". E soffermandosi sugli effetti collaterali, Tirelli cita quelli documentati dal Center for disease control di Atlanta e le polivaccinazioni a cui sono stati sottoposti i militari reduci dal Kosovo che "possono essere stati la causa di malattie linfoproliferative e autoimmuni alle quali sono andati incontro".

Un farmaco usato per trattare il glaucoma, una malattia che porta alla cecità, potrebbe avverare il sogno di molti golosi: mangiare i cibi grassi senza mettere su chili. Lo ha scoperto un gruppo di scienziati della prestigiosa Università di Yale in uno studio pubblicato sulla rivista Science. Gli studiosi hanno trovato un modo per manipolare le "porte" che permettono al grasso di essere assorbito dal corpo, appiattendole e limitando significativamente la capacità delle particelle di grasso di passare.

In particolare, sono stati identificati due geni chiave nelle cellule intestinali che, una volta rimossi, trasformano le cellule da "bottoni", da cui può passare più facilmente il grasso, a "cerniere". Per dimostrarlo, i ricercatori hanno fatto seguire a un gruppo di topi senza i due geni una dieta ricca di grassi per otto settimane. Hanno così visto che gli animali non aumentavano di peso, mentre i topi usati come gruppo di controllo sono diventati rapidamente obesi.

"Abbiamo creato un topo che mangia grassi ma non ingrassa", spiega Feng Zhang, l'autore principale dello studio. "Il grasso viene assorbito nel corpo dall'intestino attraverso le 'porte' dei vasi linfatici chiamati chiliferi … Nei topi che abbiamo creato – continua – i chiliferi diventano una 'cerniera' e le particelle di grasso non possono più penetrarli. I grassi vengono espulsi piuttosto che assorbiti e il topo non guadagna molto peso anche se viene alimentato con una dieta ricca di grassi".

Questa ricerca è la prima a dimostrare che i chiliferi hanno un ruolo chiave nel passaggio del grasso dall'intestino al flusso sanguigno. Sebbene possano essere chiusi geneticamente, questa non sarebbe un'opzione valida per gli esseri umani. Quindi il team ha esaminato l'effetto di molecole chiamate inibitori della chinasi-Rho (Rock), usate già per trattare il glaucoma. "Questo inibitore, quando viene iniettato in topi normali, rilassa la tensione citoscheletrica (il supporto interno della cellula, ndr) e porta anche alla trasformazione da bottone a cerniera dei chiliferi, interrompendo l'assorbimento del grasso", aggiunge Zhang.

Negli uomini che portano i boxer invece degli slip aumenta la fertilità Secondo le conclusioni di uno studio dell'Harvard TH Chan School of Public Health e del Fertility Clinic del Massachusetts General Hospital, gli uomini che indossano solitamente i boxer hanno concentrazioni più elevate di sperma e anche una più alta conta totale di spermatozoi. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Human Reproduction. Lo studio, il più grande del suo genere nell'indagare sul legame tra biancheria intima e qualità dello sperma, ha analizzato informazioni e campioni di liquido seminale di 656 uomini tra i 32 e i 39 anni d'età che facevano parte di coppie in trattamento a un centro di fertilità.

Tra i partecipanti allo studio, il 53 per cento ha riferito di indossare di solito i boxer. L'analisi dei campioni di seme ha mostrato che questi uomini avevano il 25 per cento in più di concentrazione di spermatozoi e il 17 per cento in più di conta spermatica totale rispetto agli uomini che indossavano altri tipi di biancheria. Negli uomini che indossavano i boxer è stata accertata una percentuale più elevata di mobilità spermatica o di spermatozoi che sono in grado di muoversi attraverso il sistema riproduttivo femminile e fecondare un ovocita.

La differenza più significativa nella concentrazione di spermatozoi è stata vista tra gli uomini che indossavano boxer e quelli che indossavano slip. Inoltre, l'analisi dei campioni di sangue raccolti da 304 partecipanti allo studio ha dimostrato che gli uomini che portavano boxer avevano il 14 per cento in meno di livelli di ormone follicolo-stimolante (FSH) rispetto agli uomini che non indossavano boxer.  

"Questi risultati indicano un cambiamento relativamente facile che gli uomini possono fare quando le loro partner stanno cercando di rimanere incinte", afferma Lidia Mi'nguez-Alarco'n, autrice principale dello studio e ricercatrice presso la Harvard Chan School. "Oltre a fornire ulteriori prove che le scelte di biancheria intima possono avere un impatto sulla fertilità, il nostro studio fornisce prove, per la prima volta, che una scelta di stile di vita apparentemente casuale potrebbe avere profondi effetti sulla produzione di ormoni negli uomini sia a livello del testicolo che del cervello", dice Jorge Chavarro, altro autore dello studio. 

Via libera del Senato all'emendamento M5s- Lega che sposta di un anno – al 2019/2020- l'obbligo vaccinale per l'iscrizione dei bimbi alla scuola d'infanzia. I piccoli non verranno quindi esclusi da nidi e materne durante l'anno scolastico alle porte. Sono stati 149 i voti favorevoli, 110 i contrari e un astenuto. Il Pd aveva chiesto di procedere con votazione segreta, ma la richiesta non è stata ritenuta ammissibile dalla presidenza.

Contro l'emendamento hanno votato Forza Italia, Pd, Fratelli d'Italia e Autonomie. In dissenso dalla maggioranza che lo ha sostenuto ha votato la senatrice M5s Elena Fattori. "Non si tratta di una proroga ma di una artificio legislativo. È come introdurre l'obbligo delle cinture di sicurezza e dire che i vigili non possono fare la multa per un anno". La posticipazione della consegna del certificato significa che "i presidi non conosceranno lo stato vaccinale" dei bambini e mette a "rischio vero di esclusione i bimbi immunodepressi", ha osservato annunciando il suo "indignato voto contrario".

Per la Lega è intervenuto il senatore Paolo Arrigoni, sottolineando che l'emendamento "è di buon senso" in assenza dell'anagrafe nazionale. "Non vogliamo dare alibi a chi ha voluto strumentalizzare una forma d  prevenzione che il M5s ha sempre difeso", ha detto in Aula la vicepresidente del Senato M5s Paola Taverna. "Nessun attentato" alla salute, ha detto, ma "profondo rispetto per i cittadini che vanno informati".

Le accuse del Pd: "Vogliono demolire la Lorenzin"

"Nelle settimane scorse la ministra della Salute, Giulia Grillo, aveva emanato una circolare: questa prevede che per i minori da 6 a 16 anni, quando non si tratta di prima iscrizione, resta valida la documentazione già presentata per l'anno scolastico 2017-2018, se il minore non deve effettuare nuove vaccinazioni o richiami. Per i bambini da 0 a 6 anni e per la prima iscrizione alle scuole (6-16 anni), invece, basterà una "dichiarazione sostitutiva di avvenuta vaccinazione" – leggiamo su Repubblica – E anche sulla circolare, seguita dall'approvazione dell'emendamento al dl proroghe, arrivano le accuse del Pd. "In questo modo- spiegano i deputati Elena Carnevali e Paolo Siano – la maggioranza non solo ammette che l'improbabile circolare della ministra Grillo sulle autocertificazioni era illegittima, in quanto norma secondaria che non può modificare una norma legislativa. Soprattutto, Lega e M5s rivelano il vero obiettivo, e cioè demolire l'impianto della legge Lorenzin".

I pediatri: "A rischio i bambini più fragili"

"Se le coperture vaccinali calano perché l'accesso alle scuole è aperto a tutti, anche ai bambini non vaccinati, quelli che rischiano in caso di contagio sono i bambini immunodepressi, che non possono essere vaccinati", dichiara all'Agi Paolo Biasci, presidente della Fimp (Federazione italiana medici pediatri), "la legge Lorenzin non è cambiata ma è chiaro che quando cadono i meccanismi di controllo e di verifica, gli effetti possono andare a decadere. Noi pediatri ci auguriamo che non accada". Il presidente della Fimp fa notare che "la legge sull'obbligo vaccinale è stata fatta perché c'era la necessità e ha aiutato noi pediatri convincendo i genitori titubanti a vaccinare i figli. Infatti c'è stata una inversione di tendenza nella percentuale delle coperture e questo è un fatto positivo". 

Biasci ha di recente parlato di questi temi con il ministro della Salute, Giulia Grillo. "A lei ho espresso con chiarezza due richieste – riferisce il medico – in prospettiva della caduta dell'obbligo a vaccinarsi che il governo sembra voler mettere in campo, noi pediatri di famiglia riteniamo fondamentale portare parallelamente l'atto vaccinale nei nostri studi. Chiediamo, cioè, che sia data a noi la competenza di vaccinare i bambini in tempo reale, superando la necessità di prenotare la visita presso gli ambulatori e di conseguenza le liste di accesa. Questo avviene già in alcune parti d'Italia, e le famiglie sono contente". L'altra questione che Biasci ha fatto presente al ministro è la necessità di istituire in tempi rapidi un'Anagrafe vaccinale nazionale, oppure a livello regionale. 

"In previsione di un ddl di modularità dell'obbligo vaccinale – spiega Biasci – bisognerà valutare seriamente le reali coperture vaccinali. Nelle regioni dove esiste un'Anagrafe unica regionale il dato della copertura può essere valutato con precisione. Nelle regioni che ne sono prive questa valutazione non è possibile. Mi auguro quanto prima l'istituzione di una Anagrafe unica, regionale o nazionale. La ministra ha detto che ci vorranno un anno o due per realizzarla". E questo periodo di interregno come lo valuta? "Sarebbe stato auspicabile non modificare l'attuale situazione legislativa".

Via libera del Consiglio di Stato al biotestamento: Palazzo Spada ha fornito il parere sui quesiti sottoposti dal ministro della Salute in materia di biotestamento e in particolare sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), con particolare riferimento all'istituzione della banca dati nazionale. Ma cosa prevede la legge, e come utilizzarla?

Questo è un breve vademecum a domande e risposte, con il contributo dell'Associazione Luca Coscioni, che per anni si è spesa per l'approvazione della legge dopo casi dolorosi come quello di Eluana Englaro o di Piergiorgio Welby.

Chi può fare il biotestamento?

Tutti i cittadini maggiorenni e capaci di intendere e di volere possono redigere un documento in cui indicare i trattamenti sanitari che si vogliono ricevere e quelli ai quali si rinuncerebbe nel caso in cui non si fosse più in grado di esprimersi e prendere decisioni autonomamente.

Con il biotestamento non si possono esigere trattamenti sanitari contrari alle leggi.

Come scrivere il testamento biologico?

Le DAT possono essere redatte in diverse forme, ma devono contenere i seguenti punti:

1. Dati anagrafici del firmatario.

2. Informazioni sullo stato di salute, in cui si dichiara che "nell'ipotesi di trovarmi nelle condizione di non poter decidere riguardo le mie cure sanitarie, a causa del mio deterioramento fisico e/o mentale, e/o di essere in uno stato clinico tra quelli elencati nel presente documento", ed in riferimento alla Costituzione, alla Convenzione dei diritti dell'uomo, al codice di deontologia medica e al giuramento professionale dei medici, si vuole o non si vuole essere informati sulle proprie condizioni ("anche in caso di malattia grave o inguaribile") e sulle terapie da adottare o non adottare. Come postilla si possono indicare i nominativi di persone fidate o familiari da informare.

3. Direttive specifiche: è il cuore del documento. Occorre scrivere che "Accertato da almeno due medici indipendenti che le mie condizioni fisiche siano giunte ad una fase definita terminale, chiedo": e qui si entra nello specifico. L'elenco può comprendere, a titolo di esempio, una morte naturale, la più pacifica possibile, escludendo totalmente l'accanimento terapeutico; che in nessun caso si possa intraprendere una terapia o un trattamento allo scopo di terminare la vita; che nessun trattamento possa essere attuato o sospeso sulla base di un'altrui valutazione riguardante il valore della propria vita futura; che non si somministrino trattamenti o terapie sperimentali complementari non provate, che non abbiano documentalmente dimostrato la loro efficacia per il recupero e prolunghino inutilmente la vita. Anche con esempi concreti: in caso di arresto cardio-respiratorio, ad esempio, si può scrivere che non si intende essere sottoposti ad alcuna manovra di rianimazione di qualsiasi genere essa sia, o che non vengano praticati interventi invasivi atti a prolungare l'esistenza (respirazione assistita, rianimazione cardio-polmonare). E ancora: che vengano somministrati tutti i farmaci e praticate tutte le cure per eliminare efficacemente il dolore e le sofferenze fisiche, emotive, mentali e spirituali. Ma anche che i trattamenti già iniziati ed aventi per obiettivo il prolungamento della vita siano interrotti (compresi respirazione assistita, dialisi, rianimazione cardio-polmonare, trasfusioni sanguigne, terapia antibiotica, interventi chirurgici volti a prolungare la propria esistenza). Il tutto con adeguata sedazione.

4. Sottoscrizione del medico, che deve dichiarare "di aver informato il Sig.(…) in relazione alle volontà sanitarie da lui qui sopra espresse, e che nel pieno delle sue facoltà mentali il suddetto ha compreso il valore delle sue decisioni".

5. Indicazioni post mortem, dove si può indicare dove si desidera morire (a casa, in ospedale o in un luogo specifico) e si danno disposizioni circa il trattamento della salma, le esequie ecc.

6. Fiduciari e testimoni, che devono apporre le loro firme con codice fiscale e documento di identità. Il fiduciario sarà preposto a prendere decisioni in nome e per conto del firmatario del testamento biologico, di concerto con il medico. Tutto questo può essere redatto a mano, o si può scaricare un modulo precompilato (tra cui quello presente sul sito della stessa associazione Coscioni). In caso le condizioni di salute non consentano un documento scritto, si possono esprimere le proprie volontà e “fare biotestamento” attraverso una  videoregistrazione e/o con dispositivi tecnologici che consentono alle persone con disabilità di comunicare. Le Dat si possono rinnovare, modificare o revocare in ogni momento. Non vanno pagati bolli o tasse di sorta sul documento.

Il Fiduciario: perché nominarne uno?

La legge auspica (ma non obbliga) che ogni persona, nel momento in cui sottoscrive il proprio biotestamento, deleghi un fiduciario, una persona in cui pone la massima fiducia, che si assuma la responsabilità di interpretare le DAT contenute nel biotestamento, anche alla luce dei cambiamenti intercorsi nel tempo e di possibili nuove prospettive offerte dalla medicina. Qualsiasi persona maggiorenne e capace di intendere e volere può ricoprire il ruolo di fiduciario accettando la nomina. Può essere un familiare o una persona non legata da vincoli giuridici e familiari. L’accettazione della nomina avviene attraverso la sottoscrizione delle DAT (come descritto sopra)  o con atto successivo che sarà allegato al testamento biologico. Il fiduciario dovrà possedere una copia del biotestamento. Il fiduciario avrà quindi il potere di attualizzare, in accordo con il personale sanitario, le disposizioni lasciate dal firmatario. Nei casi in cui le DAT appaiano palesemente incongrue, non corrispondenti alla condizione clinica del paziente, o qualora emergano nuove terapie, capaci di offrire  concrete possibilità di miglioramento delle sue condizioni di vita, il fiduciario potrà autorizzare i medici a non rispettare le volontà.

Come autenticare il testamento biologico?

1. Con atto pubblico (atto redatto con un funzionario pubblico designato o attraverso un qualsiasi pubblico ufficiale, come un notaio);

2. con una scrittura privata autenticata (da un funzionario pubblico designato dal tuo Comune o da un qualsiasi pubblico ufficiale, come un notaio) custodita dall'autore del documento;

3. con scrittura privata consegnata personalmente all’ufficio dello stato civile del Comune di residenza (ufficio che, se istituito, provvede all’annotazione in un apposito registro);

4. presso le strutture sanitarie, qualora la Regione di residenza ne regolamenti la raccolta.

Un uomo è morto a New York dopo che la sua gola e l'esofago sono andati in necrosi per l'abuso di cocaina. Secondo quanto riporta il New York Post, l'uomo, un 50enne della Pennsylvania, è stato portato al pronto soccorso da un amico dopo che per tre volte aveva vomitato sangue. I medici hanno scoperto che la sua gola e l'esofago erano in necrosi avanzata, fatto che attribuiscono all'uso continuo di cocaina e di alcol (circa 4-5 lattine di birra al giorno, secondo quanto ha riferito colui che lo ha soccorso). 

L'uomo, arrivato in ospedale privo di conoscenza, è stato rianimato e gli è stato somministrato un inibitore della pompa protonica via endovena, ma 12 ore dopo il ricovero è morto. Secondo fonti sanitarie, la necrosi dell'esofago e della gola è una malattia causata da agenti chimici estremamente poco frequente, al punto che quello della Pennsylvania è il quarto caso conosciuto in tutto il mondo. 

Mettendo da parte le suggestioni letterarie come quella del Ritratto di Dorian Gray, il cui protagonista rimane giovane lasciando a un suo ritratto il compito di invecchiare per lui, nel mondo gli studiosi si interrogano su quale sia la correlazione tra l’età anagrafica e quella percepita. Perché secondo numerosi studi un legame c’è, e sarebbe essenziale per capire la ragione per la quale alcune persone sembrano fiorire con il passare degli anni, mentre altre no.

“La misura in cui gli anziani si sentono molto più giovani di quanto non siano può influenzare importanti decisioni su quello che faranno nella loro quotidianità come nella vita”, ha detto Brian Nosek all'Università della Virginia, citato dalla Bbc in un approfondimento sul tema. Ma il rapporto tra l’età percepita e quella anagrafica potrebbe anche essere determinante nell’esaminare le condizioni di salute di una persona. Secondo uno studio pubblicato dall’American Psychological Association, potrebbe essere possibile predire le condizioni di salute di un individuo conoscendone l’età soggettiva. Compreso il rischio di morte.

Un nuovo approccio agli studi sull'invecchiamento

Questo nuovo approccio alle fasi dell’invecchiamento ha avuto inizio tra gli anni ‘70 e ‘80, per poi sfociare in una più massiccia produzione di ricerche negli ultimi dieci anni. In uno studio pubblicato nel 1989 e disponibile nella US National Library of Medicine, per esempio, si legge che “i risultati di una ricerca condotta tra 188 uomini e donne tra i 14 e gli 83 anni d’età, hanno rivelato che individui ‘teenager’ sono caratterizzati da una maggiore età soggettiva, mentre nei primi anni dell’età adulta gli adulti manifestano un’età percepita più coerente con quella reale”. Lo studio prosegue aggiungendo che “intorno alla mezza età e oltre, gli individui riportano una più giovane età percepita e le donne manifestano una più giovane età rispetto agli uomini in questa fase della vita”.

Oltre alle condizioni di salute, è generalmente accettato che l’età percepita possa influenzare anche la personalità degli individui. Con l’avanzare degli anni infatti si tende a essere meno estroversi o inclini a fare nuove esperienze, a meno che non ci si percepisca più giovani “dentro”. La percezione di essere più giovani rispetto alla propria età anagrafica sembra anche ridurre il rischio di depressione o disturbi mentali. Ma questo si traduce anche in una migliore salute fisica, che aiuta a prevenire il rischio di demenza o di dover ricorrere a delle cure mediche. La gran parte delle persone si sente di otto anni più giovane rispetto alla propria età, secondo uno studio condotto dal ricercatore dell’Università di Montpellier, Yannick Stephan. E chi percepisce di avere tra gli 8 e i 13 anni in più rispetto a quelli reali, incorre in un maggiore rischio di morte tra il 18 e il 25 per cento.

Uno studio condotto da Brian Nosek e Nicole Lindner, dell’Università della Virginia, ha investigato la relazione tra l’età percepita e quella reale nell’arco di una vita. Gli studiosi hanno rivelato che i giovani si sentono più vecchi di quanto non siano fino a circa i venticinque anni. Da questa età in poi la percezione di essere più giovani di quanto non dica la carta d’identità aumenta velocemente: a 30 anni il 70 per cento del campione si sente più giovane di quanto non sia. “Per la gran parte delle persone – scrivono Nosek e Lindner – l’età soggettiva sembra assimilabile a quella di Marte, dove dieci anni terrestri corrispondono a 5,3 anni marziani”.

Ci sono certi argomenti sui quali l’italiano duro e puro non vuole essere nemmeno sfiorato. Tra questi, certamente al primo posto, c’è il cibo. È con questa tenera malinconia che si può giustificare il caos creato da una bufala che circola non solo in rete ma anche su parecchie prime pagine di giornali italiani.

Bufala secondo la quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità stia programmando un processo a tre eccellenze della nostra cultura gastronomica: olio, parmigiano e prosciutto crudo. Ma riavvolgiamo il nastro.

A quanto pare tutto parte da una relazione, nello specifico un documento chiamato Time to Deliver, un semplice studio, prassi per quanto riguarda l’Oms, un’agenzia dell’Onu che, per costituzione, ha come obiettivo “il raggiungimento da parte di tutte le popolazioni del livello più alto possibile di salute”, dove si suggerisce, in sintesi, una regolamentazione per quanto riguarda il commercio di cibi considerati poco salutari.

Come scrive Il Post nel suddetto documento “si consiglia in modo vago ai governi nazionali di collaborare coi produttori di 'bevande non alcoliche e cibo' per quanto riguarda 'l’etichettatura e la regolamentazione della commercializzazione' di quei prodotti. Il documento dice poi che i governi dovrebbero 'limitare la commercializzazione di prodotti non salutari (quelli contenenti una quantità eccessiva di zuccheri, sale, grassi saturi e trans) ai bambini'. In un ultimo punto, la commissione dell’OMS dice che 'incentivi e disincentivi fiscali dovrebbero essere presi in considerazione per incentivare stili di vita salutari, promuovendo il consumo di prodotti sani e limitando la commercializzazione, la disponibilità e il consumo di prodotti non salutari'. In una nota, poi, si parla vagamente della possibilità di migliorare le indicazioni sulle etichette per indicare la quantità di sale nei prodotti”. Stop.

Se la vista non ci tradisce, nessun accenno a olio, parmigiano e prosciutto crudo. Nessun riferimento, in realtà, ad alcun prodotto specifico, né italiano né estero.

Eppure il Sole24Ore, il primo a riportare la notizia, martedì titola in prima pagina “Onu, agroalimentare sotto accusa. Parmigiano e olio come il fumo". L’attacco dell’articolo, poi, è ancora più inquietante, un vero colpo al cuore per il nostro sensibile, italico, orgoglio nazionale “il parmigiano reggiano, il Prosciutto di Parma, ma anche la pizza, il vino e l’olio d’oliva. Tutti rischiano di fare la fine delle sigarette: tassati, e con tanto di immagini raccapriccianti sulle confezioni per ricordare che “nuocciono gravemente alla salute”.

Nel pezzo nessun riferimento ad atti ufficiali, ma tutto sarebbe stato dedotto dalla lettura del documento succitato. La notizia inizia furiosamente e giustamente a girare, essendo clamorosa (qualora fosse vera ovviamente) e arrivando da fonte senza dubbio autorevole; così tutti i giornali seguono a ruota, e in men che non si dica le nostre eccellenze della gastronomia, nell’immaginario comune, si ritrovano sul banco degli imputati.

Non importa l’immediata smentita di Francesco Branca, direttore del dipartimento di nutrizione dell’OMS: "Le notizie di bollini neri dell’Oms su tale o tale alimento non sono corrette, l‘Oms non criminalizza determinati alimenti ma raccomanda politiche che promuovano un consumo parsimonioso degli alimenti che hanno alti contenuti di sodio, zuccheri o grassi saturi. Tra le misure suggerite" continua Branca "un’etichettatura dei prodotti in grado di fornire chiare informazioni sul loro contenuto" e aggiunge "anche le politiche dei prezzi possono essere utili: in particolare, se prodotti non sani sono disponibili a prezzi bassi è più alta la probabilità che il loro consumo aumenti".

Come funziona lo spiega bene Valigia Blu che riporta il portale Epicentro dell'Istituto Superiore di Sanità, secondo cui nel rapporto Time to Deliver sono elencate sei raccomandazioni, tra cui la numero 4 ("collaborate and regulate") al punto E chiede di considerare l'introduzione di incentivi e disincentivi fiscali per incoraggiare stili di vita salutari, scoraggiando la commercializzazione, la disponibilità e il consumo dei prodotti non salutari. "È un'affermazione abbastanza generica. In ogni caso, anche in questo punto, non si parla né di formaggi né di prosciutti italiani, né si prende di mira qualsiasi altro prodotto Made in Italy" scrive Valigia Blu che tuttavia rileva come in un'altra pagina del documento si parla di "front-of-pack labelling", cioè della etichettatura dei prodotti alimentari (in quel punto viene suggerita allo scopo di scoraggiare il consumo di sale).

In alcuni Paesi, ricorda il sito, sono state introdotte etichettature cosiddette "semaforo". Le etichette nutrizionali, che tutti vediamo sui prodotti, indicano il valore energetico e la quantità di carboidrati, proteine, grassi, sali minerali, vitamine contenuti in un alimento. Le "etichette semaforo" sono chiamate così perché aggiungono un colore alle informazioni nutrizionali. Verde, giallo o rosso, a seconda che la quantità dei nutrienti che è opportuno limitare (come gli zuccheri e il sale) sia bassa, media o alta. In Francia è stato adottato il Nutri-Score, un sistema di etichettatura che utilizza cinque colori, ognuno associato alla lettera A, B, C, D o E. A ogni prodotto vengono assegnati un colore e una lettera, in base a un punteggio che considera la quantità dei diversi nutrienti contenuta in quel prodotto. In Italia di recente si è aperto un dibattito sull'opportunità di introdurre etichettature nutrizionali di questo tipo e sulla loro utilità per i consumatori. 

Niente di clamoroso. Niente che possa considerarsi fuori dai binari della normale attività dell’Oms. Nessuna guerra, soprattutto, ai prodotti italiani. Ma ormai il sasso è finito nel lago e le onde si propagano. La fake news è ufficiale: l’Onu ha intenzione di trattare i vanti della nostra tavola come le sigarette, timbrandoli con quelle foto agghiaccianti per dissuadere il più possibile dall’acquisto.

Apriti cielo. La rete rumoreggia furiosamente. Come si permettono? Toccateci tutto ma non il parmigiano. Affogateci nell’olio. Imbalsamateci nel crudo di Parma. Anche il nostro ministro dell’Interno, che su altre questioni ha mostrato orgogliosamente un certo cinismo, dal suo profilo Facebook tuona “All’Onu sono matti, giù le mani dai prodotti italiani”.

Si unisce al coro di polemiche anche il ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio che commenta “Se così fosse siamo alla pazzia pura. Ritengono che facciano bene alla salute prodotti come la Coca Cola o altri perché light e poi ci condannano il Parmigiano o altri prodotti dell’enogastronomia italiana. Su questo faremo una battaglia molto dura”.

Nel frattempo ci prova, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sempre sentita dal Post, a ribadire che nessuno sta raccomandando l’uso di “etichette raccapriccianti” né tassazioni speciali; e in ogni caso non ci sarà nessuna imposizione. Persino Riccardo Deserti, direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano, è intervenuto in difesa dell’Oms dichiarando, dopo la lettura del documento Time to Deliver come “risulta evidente che l’Oms non ha messo sotto accusa le eccellenze italiane, né tantomeno il Parmigiano Reggiano”.

Ma ormai la bufala veleggia spensierata di bacheca in bacheca. Ma il tutto, ripetiamo, va preso con un sorriso; il cibo e la nazionale di calcio sono, senza timore di smentita, gli unici due argomenti che ci tengono uniti come popolo. E pazienza se a metterci tutti dalla stessa parte, stavolta, è stata una bufala.   

 

Il mondo è pieno di 'fake science'. Centinaia di migliaia di scienziati in tutto il mondo hanno pubblicato studi su riviste che si autodefiniscono scientifiche e che non compiono i controlli di accuratezza e qualità indispendabili in questi casi. 

Decine di giornalisti dei media in Europa, Asia e Stati Uniti hanno analizzato 175.000 articoli scientifici pubblicati da cinque delle più grandi piattaforme pseudo-scientifiche del mondo, tra cui l'indiana Publishing Group o la turca World Academy of Science, Engineering and Technology (Waset).

Errori in malafede 

Oltre a non far rivedere gli articoli ad altri esperti o redattori della riviste, si fanno pagare per pubblicarli e accettano ricerche firmate da dipendenti di aziende farmaceutiche, ma addirittura anche 'studi' sul cambiamento climatico che promuovono discutibili teorie.

A realizzare l'inchiesta è stato un pool internazionale di giornalisti investigativi (composto da redattori di New Yorker, Le Monde, Indian Express e dell'agenzia coreana Newstapa) che ha scoperto, ad esempio, che alcuni editori inviano email mirate a quegli scienziati che devono pubblicare il maggior numero possibile di articoli per ottenere promozioni e arricchire il loro curriculum.  

Sebbene l'esistenza di queste riviste pseudo-scientifiche su Internet non sia nuova e siano state messe in guardia sia le università ch ei centri di ricerca, la loro rapida crescita è impressionante: il numero di pubblicazioni è triplicati dal 2013 gli scienziati coinvolti sono circa 400 mila scienziati

L'allarme dei Nobel

Secondo Ferid Murad, vincitore nel 1998 del Nobel per la Medicina, è in giovco la credibilità della scienza. Randy Schekman, un biologo statunitense che è stato tra i vincitori del premio Nobel nel 2013, si è detto sconvolto per il fatto che ci siano scienziati disposti a pubblicare su tali riviste. "Questo genere di cose deve essere fermato", ha detto Robert Huber di Monaco, che ha ricevuto il Nobel nel 1988. "Se c'è un sistema e chi vi partecipa non è semplicemente tratto in inganno, ma ne approfitta, deve essere fermato ", ha detto Stefan Hell, premio Nobel per la chimica.

Queste pubblicazioni contribuiscono alla produzione e alla diffusione della "fake science" perché non rispettano gli standard di base del controllo di qualità. Solo in Germania, oltre 5.000 scienziati – compresi quelli che percepiscono finanziamenti pubblici – hanno pubblicato i loro articoli su queste riviste.

Gli editori sotto accusa hanno sostenuto che un gruppo di scienziati è incaricato di verificare l'accuratezza dei documenti, ma l'inchiesta ha mostrato che gli articoli sono stati pubblicati entro pochi giorni dall'invio senza alcun controllo.

In un caso, un articolo del Journal of Integrative Oncology affermava che uno studio clinico aveva mostrato che l'estratto di propoli era più efficace della chemioterapia nel trattamento del cancro del colon-retto. Lo studio era fasullo e gli autori erano affiliati a un centro di ricerca che non esiste, ha riferito Le Monde. L'articolo è stato cancellato non appena i giornalisti hanno cominciato a fare domande, ma una versione archiviata è ancora disponibile online.

Omics, che ha pubblicato la rivista in questione, afferma di aver pubblicato oltre 1 milione di articoli ed è attualmente oggetto di indagine da parte della Federal Trade Commission degli Stati Uniti per presunte dichiarazioni fraudolente, riporta l'Indian Express. Un portavoce ha negato qualsiasi illecito e ha difeso l'integrità delle pubblicazioni. Peccato però che alcuni dei giornalisti coinvolti nell'inchiesta siano riusciti a pubblicare studi totalmente infondati e a partecipare a conferenze scientifiche.

Flag Counter