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AGI Uno studio dell’università di Cagliari, pubblicato sulla rivista ‘Nature Communications’, contribuisce a chiarire i meccanismi alla base dell’antibiotico-resistenza. La capacità dei batteri di resistere a un numero crescente di antibiotici potrebbe causare entro il 2050 oltre 10 milioni di morti l’anno, secondo una stima dell’Organizzazione mondiale della sanità. Una maggiore conoscenza in questo campo potrà agevolare lo sviluppo di nuovi farmaci per contrastare quello che potrebbe diventare uno più seri problemi sanitari dei prossimi decenni. Il lavoro del dipartimento di Fisica dell’ateneo di Cagliari è il risultato di una collaborazione internazionale con gruppi di ricercatori dell’università di Birmingham (Gran Bretagna) e del King’s College di Londra. Sono i sistemi di efflusso batterici, oggetto dell’indagine, tra i principali responsabili del fenomeno della ‘multiresistenza’: si tratta di ‘cannoni molecolari’, aggregati di proteine che i batteri impiegano per espellere all’esterno gli antibiotici, rendendoli così inefficaci. La ricerca si è concentrata sull’azione di uno dei più potenti inibitori dei sistemi di efflusso.

Nel dipartimento di Fisica di Cagliari lo studio ha coinvolto la ricercatrice Chiara Fais, nell’ambito del suo dottorato di ricerca in Fisica, e i docenti Giuliano Malloci, Paolo Ruggerone, e Attilio Vargiu. Tra le strade battute per combattere la multi-resistenza, figura l’inibizione dei sistemi di efflusso, in modo da consentire agli antibiotici di accumularsi all’interno dei batteri. “Alcuni gruppi di ricerca, tra cui il nostro”, spiegano gli studiosi del dipartimento cagliaritano, “hanno proposto che gli inibitori blocchino i movimenti del sistema di efflusso necessari a espellere gli antibiotici, ma finora tale ipotesi non era stata dimostrata. In questo lavoro, abbiamo studiato il meccanismo d’azione di uno tra i più potenti inibitori dei sistemi di efflusso. L’indagine è stata condotta combinando esperimenti per misurare la rigidità del sistema di efflusso, effettuati dai nostri collaboratori, con simulazioni computazionali condotte dal nostro gruppo, capaci di spiegare nei dettagli molecolari come l’inibitore potesse causare un eventuale irrigidimento della proteina di efflusso”. La combinazione di esperimenti e simulazioni molecolari adottata in questa ricerca potrà essere applicata sistematicamente ad altri inibitori per capire se questi abbiano un effetto sulla mobilità dei sistemi di efflusso simile a quello del composto studiato. 

Ci sono undici vaccini già pronti, alcuni dei quali attendono solo il via libera delle autorità sanitarie per essere impiegati nella campagna di vaccinazione. Hanno tutti caratteristiche diverse tra loro, cambiano le tecnologie usate per svilupparli, ma anche efficacia e costo sul mercati. Ecco una panoramica:

Coronavac

Produttore: Sinovac (Cina), Instituto Butantan (San Paolo, Brasile)

Caratteristiche: si tratta di un vaccino a virus inattivato, che usa cioè virus che vengono uccisi e mescolati ad un adiuvante (idrossido di alluminio) prima di essere iniettati nei pazienti. In questo modo si ottiene la risposta immunitaria, ma non si causa alcuna infezione. I vaccini con virus inattivati ​​utilizzano la tecnologia e i meccanismi utilizzati da molti vaccini esistenti, inclusi i vaccini contro il morbillo e la poliomielite.

Numero dosi necessarie: 2 a 14 giorni di distanza

Stato di sviluppo: Attualmente è in fase III. I trial sono in corso in diversi paesi tra cui  Brasile e Turchia. L’11 novembre la sperimentazione in Brasile è stata sospesa per un possibile caso avverso grave che poi’ è risultato non essere connesso al vaccino.  Ha ricevuto l’approvazione anticipata per l’uso di emergenza in Cina nell’agosto 2020

Pro: può essere somministrato anche a persone con sistema immunitario indebolito e non ha particolari indicazioni per la conservazione e la distribuzione

Contro: non ha ancora ultimato la sperimentazione

BBIBP-CorV

Produttore: Beijing Institute of Biological products/ Sinopharm (Cina)

Caratteristiche: si tratta di un vaccino a virus inattivato, che usa cioè virus che vengono uccisi e mescolati ad un adiuvante (idrossido di alluminio) prima di essere iniettati nei pazienti. In questo modo si ottiene la risposta immunitaria, ma non si causa alcuna infezione. I vaccini con virus inattivati ​​utilizzano la tecnologia e i meccanismi utilizzati da molti vaccini esistenti, inclusi i vaccini contro il morbillo e la poliomielite.

Numero dosi necessarie: 2 a 21 giorni di distanza

Stato di sviluppo: Lo studio di fase III è iniziato a luglio del 2020. Ha ricevuto l’approvazione anticipata per l’uso di emergenza in Cina nell’agosto 2020 e negli Emirati Arabi Uniti nel settembre del 2020.

Pro: può essere somministrato anche a persone con sistema immunitario indebolito e non ha particolari indicazioni per la conservazione e la distribuzione. Inoltre sfrutta tecnologie già note e sperimentate.

Contro: non ha ancora ultimato la sperimentazione

New Crown COVID-19

Produttore: Wuhan Institute of Biological products/ Sinopharm (Cina) e Chinese Center for Disease Control and Prevention (CCDC)

Caratteristiche: si tratta di un vaccino a virus inattivato, che usa cioè virus che vengono uccisi e mescolati ad un adiuvante (idrossido di alluminio) prima di essere iniettati nei pazienti. In questo modo si ottiene la risposta immunitaria, ma non si causa alcuna infezione. I vaccini con virus inattivati ​​utilizzano la tecnologia e i meccanismi utilizzati da molti vaccini esistenti, inclusi i vaccini contro il morbillo e la poliomielite.

Numero dosi necessarie: 2 a 21 giorni di distanza

Stato di sviluppo: Lo studio di fase III è iniziato a luglio del 2020 e sono in corso . trial clinici in Marocco, Egitto, Bahrain, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Perù. Ha ricevuto l’approvazione anticipata per l’uso di emergenza in Cina nell’agosto 2020 e negli Emirati Arabi Uniti nel settembre del 2020.

Pro: sfrutta una piattaforma consolidata e già ampiamente usata per altri vaccini come quello

Contro: non ha ancora ultimato la sperimentazione

NVX-CoV2373

Produttore: Novavax (Maryland, USA)

Caratteristiche:  Si tratta di un vaccino a “subunità proteica”, impiega cioè una proteina (o parte di una) dal virus mirato, più un composto di potenziamento immunitario chiamato adiuvante, per provocare una risposta immunitaria. Questo tipo di vaccino è molto conosciuto e ampiamente utilizzato già da diversi anni.

Numero dosi necessarie: 2 a 21 giorni di distanza

Stato di sviluppo: Lo studio di fase III è iniziata il 24 settembre del 2020 nel Regno Unito e ora sono in corso sperimentazioni in Messico e negli Usa. i dati intermedi dovrebbero essere pubblicati nel primo trimestre del 2021

Pro: Sfrutta tecnologie consolidate e ampiamente testate anche per altri vaccini come quelli contro l’epatite b e l’herpes zoster. Science lo presenta come il miglior candidato vaccino in corsa.

Contro: non ha ancora ultimato la sperimentazione.

AZD1222

Produttore: Jenner Institute, Oxford University (UK), Advent-Irmb (Italia), AstraZeneca (UK-Svezia)

Caratteristiche: Il vaccino è a vettore virale non replicante. In questo caso il vettore virale è costituito da un virus (ChAdOx1), che è una versione indebolita di un comune virus del raffreddore (adenovirus) che causa infezioni negli scimpanzé, che è stato geneticamente modificato in modo che è impossibile che replichi negli esseri umani. Per farlo diventare anche “ricombinante” all’adenovirus poi è stato aggiunto il codice genetico per fornire istruzioni per la produzione della proteina Spike del coronavirus, facendo in modo che, una volta iniettato nell’organismo, l’adenovirus comincia a produrre questa proteina. Ciò si traduce nella formazione di anticorpi contro la proteina Spike, la stessa che si trova sulla superficie dei coronavirus. Si tratta della stessa piattaforma dei vaccini per influenza, TB, Chikungunya, Zika, MenB, peste.

Numero dosi necessarie: 2 a 28 giorni di distanza

Stato di sviluppo: Il vaccino è stato il primo ad aver raggiunto la fase III di sperimentazione. Trial sono in corso in diversi paesi tra cui Regno Unito, Stati Uniti, Brasile, Sud Africa. A settembre AstraZeneca ha interrotto i trial dopo la segnalazione di un potenziale caso avverso. Dopo accurati accertamenti durati alcune settimane, le sperimentazioni sono riprese in tutti i paesi.

Pro: Si tratta di un vaccino che può contare su una piattaforma già ampiamente consolidata che è stato utilizzato in diversi trial sperimentali che hanno coinvolto un gran numero di volontari

Contro: Ha un comportamento anomalo che, secondo Nature “lascia perplessi gli scienziati”. Nelle sperimentazioni sembra essere più efficace se viene somministrato alla dose più piccola.

AD26.COV2-S

Produttore: Janssen/Johnson & Johnson (USA)

Caratteristiche: Il vaccino è a vettore virale non replicante. In questo caso il vettore virale è costituito da un virus (Ad26), che è una versione indebolita di un comune virus del raffreddore (adenovirus), che è stato geneticamente modificato in modo che è impossibile che replichi negli esseri umani. Per farlo diventare anche “ricombinante” all’adenovirus poi è stato aggiunto il codice genetico per fornire istruzioni per la produzione della proteina Spike del coronavirus, facendo in modo che, una volta iniettato nell’organismo, l’adenovirus comincia a produrre questa proteina. Ciò si traduce nella formazione di anticorpi contro la proteina Spike, la stessa che si trova sulla superficie dei coronavirus. Si tratta della stessa piattaforma dei vaccini per influenza, TB, Chikungunya, Zika, MenB, peste.

Numero dosi necessarie: 1 sola oppure 2 a 56 giorni di distanza.

Stato di sviluppo: I trial di fase 1/2 sono iniziati a luglio mentre la sperimentazione di fase 3 con un massimo di 60.000 partecipanti a settembre. A differenza di altri studi di fase 3, I ricercatori hanno somministrato solo una singola dose invece di due. Il 12 ottobre, Johnson & Johnson ha annunciato di aver messo in pausa il suo processo per indagare su una reazione avversa in un volontario . Il processo riprese undici giorni dopo. Nonostante il ritardo, l’azienda prevede di ottenere risultati entro la fine dell’anno. Il 16 novembre, Johnson & Johnson ha annunciato che stavano lanciando un secondo studio di fase 3 per osservare gli effetti di due dosi del loro vaccino, invece di una sola..

Pro: Si tratta di un vaccino che può contare su una piattaforma già ampiamente consolidata che è stato utilizzato in diversi trial sperimentali che hanno coinvolto un gran numero di volontari

Contro: Non sono stati ancora ultimati i trial sperimentali.

mRNA-1273

Produttore: Moderna (Cambridge USA), National Institute of Health (USA)

Caratteristiche: Si tratta di un vaccino a mRna, a Rna-messaggero. Il vaccino contiene istruzioni genetiche per costruire una proteina del coronavirus, nota come spike. Quando viene iniettato nelle cellule, il vaccino fa sì che producano proteine ​​spike, che poi vengono rilasciate nel corpo e provocano una risposta dal sistema immunitario.  

Numero dosi necessarie: 2 a 28 giorni di distanza.

Stato di sviluppo: Il vaccino è attualmente in fase III di sperimentazione, Il 16 novembre Moderna ha annunciato che un’analisi preliminare dello studio indicava che il vaccino era efficace al 94,5%. Su 95 partecipanti che hanno ricevuto Covid-19, 90 avevano il placebo e solo 5 avevano il vaccino. Attualmente l’EMA, autorità europea del farmaco ha adottato la “rolling review” per questo vaccino: è una procedura che permette di acquisire dati in corsa, mentre vengono raccolti dalle sperimentazioni.

Pro: Si tratta di un vaccino che promette anche di proteggere dalle forme gravi di Covid19.

Contro: nessun vaccino a RNA è stato approvato per uso umano, inoltre, per essere conservato in sicurezza necessita di temperature bassissime, dell’ordine di -40 gradi celsius. Questo è un problema rilevante per la distribuzione su larga scala.

BNT162b2

Produttore: Pfizer (USA), biontech (Germania)

Caratteristiche: Si tratta di un vaccino a mRna, a Rna-messaggero. Il vaccino contiene istruzioni genetiche per costruire una proteina del coronavirus, nota come spike. Quando viene iniettato nelle cellule, il vaccino fa sì che producano proteine ​​spike, che poi vengono rilasciate nel corpo e provocano una risposta dal sistema immunitario.

Numero dosi necessarie: 2 a 28 giorni di distanza.

Stato di sviluppo: Il vaccino ha raggiunto il livello minimo sufficiente stabilito dalla Food and Drug Administration (FDA) per presentare una domanda per la somministrazione in emergenza (Eua). In una nota le due società hanno annunciato di aver presentato tale richiesta. 

Pro: dai risultati annunciati garantisce una ampia protezione dal virus

Contro: nessun vaccino a RNA è stato approvato per uso umano, inoltre, per essere conservato in sicurezza necessita di temperature bassissime, dell’ordine di -70 gradi celsius. Questo è un problema rilevante per la distribuzione su larga scala.

Sputnik V

Produttore:  Gamaleya Institute (Russia)

Caratteristiche: Il vaccino è a vettore virale non replicante. In questo caso il vettore virale è costituito da un virus che due versioni indebolite di un adenovirus, un comune virus del raffreddore (Ad5 e Ad26), che è stato geneticamente modificato in modo che è impossibile che replichi negli esseri umani. Per farlo diventare anche “ricombinante” all’adenovirus poi è stato aggiunto il codice genetico per fornire istruzioni per la produzione della proteina Spike del coronavirus, facendo in modo che, una volta iniettato nell’organismo, l’adenovirus comincia a produrre questa proteina. Ciò si traduce nella formazione di anticorpi contro la proteina Spike, la stessa che si trova sulla superficie dei coronavirus. Si tratta della stessa piattaforma dei vaccini per influenza, TB, Chikungunya, Zika, MenB, peste.

Numero dosi necessarie: 2 a 21 giorni di distanza.

Stato di sviluppo: L’11 agosto, il presidente Vladimir V. Putin ha annunciato che un regolatore sanitario russo aveva approvato il vaccino, ribattezzato Sputnik V, prima ancora che le sperimentazioni di fase 3 fossero iniziate. Gli esperti di vaccini hanno denunciato la mossa come rischiosa e la Russia in seguito ha ritirato l’annuncio, dicendo che l’approvazione era un “certificato di registrazione condizionale”, che dipenderà dai risultati positivi delle prove di Fase 3. Tali prove, inizialmente pianificate per soli 2.000 volontari, sono state ampliate a 40.000. Oltre alla Russia, sono stati reclutati volontari in Bielorussia, Emirati Arabi Uniti e Venezuela. Il 17 ottobre è stata avviata in India una sperimentazione di fase 2/3.

Pro: Si tratta di un vaccino che può contare su una piattaforma già ampiamente consolidata e che può essere conservato in maniera sicura anche a temperature normali.

Contro: Non sono stati ancora ultimati i trial sperimentali.

Ad5-nCoV

Produttore: Cansino Biologics (Cina), Academy of Military Medical Sciences (Cina)

Caratteristiche: Il vaccino è a vettore virale non replicante. In questo caso il vettore virale è costituito da un virus (Ad5), che è una versione indebolita di un comune virus del raffreddore (adenovirus), che è stato geneticamente modificato in modo che è impossibile che replichi negli esseri umani. Per farlo diventare anche “ricombinante” all’adenovirus poi è stato aggiunto il codice genetico per fornire istruzioni per la produzione della proteina Spike del coronavirus, facendo in modo che, una volta iniettato nell’organismo, l’adenovirus comincia a produrre questa proteina. Ciò si traduce nella formazione di anticorpi contro la proteina Spike, la stessa che si trova sulla superficie dei coronavirus. Si tratta della stessa piattaforma dei vaccini per influenza, TB, Chikungunya, Zika, MenB, peste.

Numero dosi necessarie: 1.

Stato di sviluppo: A maggio sono stati pubblicati risultati promettenti di uno studio sulla sicurezza di Fase 1, e a luglio i ricercatori hanno riferito che i loro studi di Fase 2 hanno dimostrato che il vaccino produceva una forte risposta immunitaria. Con una mossa senza precedenti, l’esercito cinese ha approvato il vaccino il 25 giugno per un anno come “farmaco particolarmente necessario”. A partire da agosto, CanSino ha iniziato a eseguire prove di fase 3 in diversi paesi, inclusa l’ Arabia Saudita, Pakistan e Russia.

Pro: Si tratta di un vaccino che può contare su una piattaforma già ampiamente consolidata che è stato utilizzato in diversi trial sperimentali che hanno coinvolto un gran numero di volontari

Contro: Non sono stati ancora ultimati i trial sperimentali.

Covaxin

Produttore: Bharat Biotech (Hyderabad, India), Council of Medical Research (ICMR) – National Institute of Virology (NIV) (India)

Caratteristiche: Si tratta di un vaccino a virus inattivato, che usa cioè virus che vengono uccisi e mescolati ad un adiuvante (idrossido di alluminio) prima di essere iniettati nei pazienti. In questo modo si ottiene la risposta immunitaria, ma non si causa alcuna infezione. I vaccini con virus inattivati ​​utilizzano la tecnologia e i meccanismi utilizzati da molti vaccini esistenti, inclusi i vaccini contro il morbillo e la poliomielite.

Numero dosi necessarie: 2 a 28 giorni di distanza.

Stato di sviluppo: Il vaccino ha ricevuto l’approvazione per le sperimentazioni cliniche umane di fase I e II e le sperimentazioni sono iniziate in tutta l’India a partire da luglio 2020. Dopo il completamento con successo dell’analisi ad interim degli studi clinici di fase I e II, Bharat Biotech ha ricevuto l’approvazione DCGI per gli studi clinici di fase III su 26.000 partecipanti in oltre 25 centri in tutta l’India.Bharat prevede risultati all’inizio del 2021 e prevede di distribuire il vaccino il prossimo giugno.

Pro: Si tratta di un vaccino che può contare su una piattaforma già ampiamente consolidata che è stato utilizzato in diversi trial sperimentali che hanno coinvolto un gran numero di volontari

Contro: Non sono stati ancora ultimati i trial sperimentali.

AGI – “Denunciamo la gravissima situazione che si sta determinando negli ospedali del nostro Paese a danno dei pazienti cardiologici a causa della pandemia. Dalla Lombardia alla Sicilia vengono ridotti i posti letto cardiologici per fare posto ai pazienti Covid, addirittura vengono chiuse intere unità di terapia intensiva cardiologica (UTIC) e convertite in terapie intensive per pazienti Covid. L’intasamento dei Pronto Soccorso ed i percorsi promiscui in questi servizi di pronto intervento, che provocano i contagi del personale medico ed infermieristico, stanno inoltre determinando la paralisi delle attività di importanti hub cardiologici. Non possiamo permettere che si protragga questa situazione, il rischio concreto è di avere nelle prossime settimane più morti per infarto che per Covid perché le patologie cardiovascolari sono tempo-dipendenti”. È l’allarme lanciato da FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi), di fronte al progressivo depauperamento delle cardiologie e delle terapie intensive cardiologiche.

Minuti di ritardo che possono essere fatali

“Durante la prima ondata della pandemia, uno studio della Società Italiana di Cardiologia (SIC), condotto in 54 ospedali italiani, ha valutato la mortalità dei pazienti acuti ricoverati nelle Unità di Terapia Intensiva Coronarica, confrontandola con quella dello stesso periodo dello scorso anno – afferma il Prof. Ciro Indolfi, Vicepresidente FOCE e Presidente SIC -. A marzo 2020, si è registrata una mortalità tre volte maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019, passando al 13,7% dal 4,1 %. Un aumento dovuto nella maggior parte dei casi a un infarto non trattato o trattato tardivamente.

La tempestività dell’intervento può fare la differenza fra la vita e la morte. Ogni 10 minuti di ritardo nella diagnosi e nel trattamento di un infarto miocardico grave, la mortalità aumenta del 3% e un intervento successivo ai 90 minuti dall’esordio dei sintomi può addirittura quadruplicare la mortalità. Non possiamo permettere il depotenziamento delle cardiologie ed è necessario ri-organizzare negli ospedali percorsi ad hoc per i pazienti cardiopatici acuti che dal territorio si ricoverano in urgenza”.

“Va preservata la rete dell’emergenza”

“Mi risulta che, anche nel Lazio, si stiano penalizzando le strutture cardiologiche e si stiano chiudendo anche alcuni dei centri che eseguono elevati numeri di angioplastiche primarie – spiega il Prof. Francesco Romeo, Segretario FOCE e Presidente Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus -. Più in generale, il numero di ricoveri per patologie cardiovascolari è crollato. Invece, va preservata la rete dell’emergenza cardiologica. Chiediamo a tutti di segnalarci situazioni di disagio per i pazienti”.

“Noi siamo i medici che curano e seguono ogni giorno gli undici milioni di cittadini in Italia colpiti da patologie oncologiche, cardiologiche e ematologiche – spiega il Prof. Francesco Cognetti. Presidente di FOCE -. Ne conosciamo le necessità, i bisogni e le problematicità. Abbiamo il dovere di proteggerli e di garantire loro la continuità dell’assistenza di diagnosi e cura, che per queste persone è cruciale e di primaria importanza. Siamo le antenne sul territorio che possono cogliere e denunciare le criticità a loro danno. E assistiamo con grande preoccupazione alla sottrazione di chances di cura, che rischia di vanificare vent’anni di progressi nella riduzione della mortalità. Chiediamo al Governo di stilare atti formali di indirizzo e coordinamento, per porre un argine a questa situazione. Uno degli otto punti irrinunciabili per la tutela delle persone con malattie oncologiche e cardiologiche, alla cui realizzazione è chiamato a lavorare il Tavolo Tecnico fra il Governo e FOCE da poco istituito, riguarda proprio la garanzia della piena operatività di tutte le strutture di oncologia medica (degenze ordinarie e day hospital), cardiologia (degenze cardiologiche e unità di terapie intensive cardiologiche) e ematologia (degenze ordinarie, day hospital, degenze per trapianto di midollo), anche a livello ambulatoriale”.

AGI – Lo stoccaggio, la conservazione e il trasporto (con la questione della catena del freddo), ma anche la distribuzione in spazi adeguati e con il personale sufficiente. Il piano per la somministrazione dei vaccini anti-Covid dovrà essere necessariamente “elastico, intelligente, dovrà adattarsi a trovare soluzioni logistiche magari inedite ma necessarie in questa situazione emergenziale”.

Lo sottolinea all’AGI Marco Vismara, medico e genetista, a capo della startup Light Science, premiata in questi giorni per un innovativo progetto sulle analisi di laboratorio. Primo tema, la catena del freddo: “Sappiamo che il vaccino Pfizer va conservato a -80 gradi – spiega – ma la stessa azienda ha creato degli scatoloni riciclabili in grado di garantire per un tempo sufficiente il mantenimento di una temperatura così bassa.

Anche perché nei laboratori ci sono freezer in grado di arrivare a quel livello, ma non certo in tutte le Asl o le strutture sanitarie in genere, quindi sarà comunque un tema da studiare con attenzione“. Meno problemi darebbe il vaccino Moderna, “che necessita di una conservazione a -20 gradi, l’equivalente di un freezer casalingo”, mentre per il vaccino AstraZeneca “addirittura servono un paio di gradi sopra lo zero, parliamo quasi di temperatura ambiente”.

Gli spazi per vaccinare migliaia (o milioni) di persone

Altro tema, gli spazi: dove somministrare milioni di vaccini in sicurezza? “Credo dovremmo ragionare per gradi: nella prima fase saranno relativamente poche le dosi disponibili, e saranno riservate a categorie fragili e personale sanitario, a cui aggiungerei tutte le professioni a rischio, ad esempio i cassieri di supermercato. Sarà quando arriverà il momento della popolazione generale che gli spazi canonici, studi medici, Asl, ambulatori, ospedali, probabilmente non basteranno”. 

Si potrebbe allora “pensare a utilizzare tutte quelle strutture sanitarie chiuse in questi anni di tagli, solo a Roma abbiamo il Forlanini, il Nuovo Regina Margherita… Grandi spazi che con poco tempo e spesa possono essere adattati per lo svolgimento delle vaccinazioni. Anche sul modello dei test drive: si può prenotare il vaccino e poi mettersi in fila in macchina, dove un operatore lo somministra. Sarebbe veloce e sicuro. In generale immagino una ‘prima linea’ in cui si utilizzano dove c’è possibilità ex strutture ospedaliere e caserme, ad esempio, e una seconda linea dove ogni spazio può tornare utile: parcheggi, piazzali, zone industriali, anche cinema e teatri vuoti, come suggerito da Ilaria Capua”.

Chi si occuperebbe delle vaccinazioni?

Ma chi si occuperebbe delle vaccinazioni? “Il personale medico rischia di essere insufficiente – avverte Vismara – e penso che anche qui servirà elasticità. Zaia ha proposto di utilizzare i veterinari per fare i tamponi ed è stato criticato, mentre a me non sembra un’idea peregrina, ricordiamoci che siamo in emergenza. I biologi, diventati da poco professione sanitaria, potrebbero dare anche loro un contributo importante, ma servirebbero i corsi per diventare ‘prelevatori’, cioè per poter fare analisi e anche somministrare terapie o vaccini, ma sono rarissimi, praticamente non vengono fatti. Con il risultato che vengono richiamati i medici in pensione, con i rischi che questo comporta anche per la loro salute, e non si sfruttano categorie professionali che potrebbero contribuire alla grande campagna vaccinale che ci aspetta”. Anche gli infermieri, ovviamente, devono essere della partita: “Per somministrare il vaccino basterebbe un solo medico a supervisionare in una grande stanza con 20 pazienti, mentre gli infermieri potrebbero occuparsi dell’iniezione e di tutto il resto, un modello simile a quello che succede con le sessioni di chemioterapia”.  

In ogni caso, fa notare il genetista, “oltre al problema della vaccinazione dovremo occuparci della farmacovigilanza, ossia seguire i pazienti vaccinati per capire cosa succede dopo. Sono i cosiddetti studi di fase IV, e sono molto importanti soprattutto per dei prodotti studiati solo pochi mesi e basati, è il caso per esempio di Pfizer e Moderna, sulla tecnica del mRna messaggero che è un passaggio epocale, finora inedito”. 

AGI – È tornato in sella alla sua moto P.G., 40 anni, dopo un intervento al Rizzoli di Bologna di ricostruzione della spalla sinistra in 3D: all’uomo, in seguito ad accertamenti che avevano messo in evidenza una lesione alla scapola, era stato diagnosticato un osteosarcoma, tumore alle ossa raro quanto aggressivo, che aveva reso necessario l’asportazione della parte di osso malata. 

La buona notizia è che l’intervento poteva essere conservativo, perché il tumore non si era ancora esteso e la funzione del braccio poteva quindi essere preservata. Ma è la scapola a determinare il movimento del braccio, ed è concreta – viene spiegato dai medici – la prospettiva di una fortissima riduzione delle funzioni dell’arto. Nasce così un’ avventura che porta al lieto fine. 

Evitata l’asportazione della scapola

Il centro di riferimento italiano è l’Istituto Ortopedico Rizzoli: il caso viene seguito dal dottor Giuseppe Bianchi della Clinica di Ortopedia Oncologica diretta dal Professor Davide Donati. 

“Abbiamo deciso di utilizzare la metodica ad oggi più moderna per la ricostruzione di segmenti scheletrici a geometria complessa quale è la scapola, vale a dire la resezione ‘misurata’ con guide di taglio e ricostruzione con protesi personalizzata utilizzando la stampa 3D ed evitando l’asportazione completa della scapola che avrebbe portato a una grave menomazione funzionale con perdita di movimento della spalla – spiega il dottor Bianchi. – Il tutto mantenendo comunque i criteri di adeguatezza chirurgica per quanto concerne gli aspetti oncologici”.

L’intervento è stato eseguito nell’autunno del 2019, a distanza di un anno e con un programma di riabilitazione costantemente seguito dalla Medicina Fisica e Riabilitativa del Rizzoli diretta dalla prof. Maria Grazia Benedetti il paziente è arrivato a recuperare la funzionalità del braccio al punto di poter rimontare sulla sua moto e riprendere appieno la sua vita. Al termine dell’ultima visita di controllo, ha ricevuto la tessera di socio onorario del Moto Club Ior, associazione di dipendenti amanti delle due ruote impegnati in iniziative a favore dell’Istituto. E appena la situazione epidemica lo consentirà l’azienda della sua moto lo inviterà in visita al quartier generale di Bologna.

“Casi come questo spiegano perché è importante che i pazienti con tumori delle ossa siano curati in un centro di riferimento come l’Istituto Ortopedico Rizzoli, dove e’ nata l’ortopedia oncologica italiana – commenta il direttore generale del Rizzoli Anselmo Campagna. – Competenze integrate di più specialisti e ricerca di livello internazionale hanno consentito di ridurre la mortalità e di applicare l’innovazione tecnologica in sala operatoria per migliorare la qualità della vita dei pazienti, anche con soluzioni alternative alle amputazioni. E nell’emergenza Covid i percorsi oncologici continuano a essere garantiti e sicuri.”

AGI – Il vaccino contro il Covid-19 sviluppato dalla società AstraZeneca in collaborazione con l’Università di Oxford produce una “forte risposta immunitaria negli anziani”.

È quanto risulta dai dati dei primi studi pubblicati sulla rivista medica The Lancet. 

I risultati della fase uno e della fase due suggeriscono che uno dei gruppi più a rischio di morte o malattia grave da Covid-19 sia in grado di costruire l’immunità.

Circa 560 volontari adulti sani hanno preso parte ai test di fase due, in cui sono state somministrate due dosi del candidato vaccino, o un placebo. 

Non sono stati segnalati effetti collaterali gravi, si legge nella relazione. 

AGI – “C’è luce in fondo al tunnel” della pandemia. A usare quest’espressione è Alberto Mantovani, il direttore scientifico dell’Istituto Humanitas di Rozzano e professore emerito all’Humanitas University a Milano, che in un’intervista a La Repubblica assicura: “Con i colleghi del Papa Giovanni XXIII di Bergamo abbiamo trovato un mattone del sistema immunitario legato alla forma grave della malattia.

Può essere individuato con un esame semplice ed economico, un test sierologico che si aggiunge a quelli disponibili. Lo abbiamo provato su circa 150 pazienti da noi e a Bergamo. Livelli elevati di questa proteina sono associati a un altissimo rischio di aggravamento”.

Spiega meglio il professore: “Per un medico è importante sapere su chi concentrare l’attenzione. In futuro servirà a dare i farmaci giusti a chi ne può beneficiare di più”.

Secondo Mantovani “i dati iniziali di un anticorpo monoclonale negli Usa hanno mostrato beneficio nella fase precoce della malattia, ma non nei pazienti più gravi. Sarà importante identificare i pazienti che possono trarre beneficio da una cura. Andare verso la personalizzazione”, quindi “il nostro obiettivo – prosegue il medico – è riconoscere i pazienti che si ammaleranno della forma grave. Abbiamo provato a cercare una prima risposta nella genetica: esistono particolari geni che aumentano il rischio, in particolare quelli sul cromosoma 3 che regolano l’infiammazione o l’interferone, uno degli attori della prima linea della difesa immunitaria contro il Covid”.

 “In seconda battuta è stato scoperto, ma non da noi, il ruolo dell’autoimmunità: esistono persone che producono autoanticorpi che minano quella stessa prima linea del sistema immunitario o che aumentano il rischio di trombosi”.

“Oggi con il nostro test – conclude Mantovani – abbiamo messo un terzo mattone. Stiamo cercando di fare in dieci mesi quello che per i tumori abbiamo fatto in cinquant’anni”.

AGI – “Nel nostro Paese il 90% dei morti sono per e non con Covid. Persone anziane e con più patologie uccise comunque dal virus”. Lo afferma in un’intervista a La Stampa il professor Graziano Onder, geriatra del Gemelli e responsabile proprio del rapporto sulla mortalità da coronavirus dell’Iss, secondo il quale molto dipende dal fatto che da noi si vive a lungo ma non anche in buona salute.

Per questo, osserva, il medico, “occorre essere consapevoli della tragedia attuale per responsabilizzarci e osservare le regole”.

L’Italia è il terzo Paese al mondo per mortalità da Covid, documenta uno studio della John Hopkins University di Baltimora, ma per Onder “non è facile comparare questi dati, perché mentre da noi tutti coloro che muoiono e risultano positivi al tampone vengono classificati come decessi per Covid, non è così in altri Paesi” mentre “a influire sulla mortalità ci sono poi anche le caratteristiche della nostra popolazione, che per un quarto è composta da ultra sessantacinquenni ed è la più anziana d’Europa”.

All’obiezione del quotidiano, che fa osservare che anche in Germania la popolazione è vecchia quanto la nostra e si muore meno, il professor Onder ribatte: “È difficile spiegarlo. Lo stato di salute della loro popolazione e il loro modello sanitario non sono tali da giustificare questa differenza. Devo presupporre che anche loro abbiano un diverso metodo di conteggiare le morti da Covid”.

Il fenomeno della mortalità può essere allora attribuibile al nostro sistema sanitario pubblico? C’è chi punta l’indice contro. A questa osservazione, il geriatra del Gemelli replica: “Questo, me lo faccia dire, è una sciocchezza. Il nostro servizio sanitario nazionale non è inferiore a quello di altri Paesi, anzi. Noi abbiamo un sistema universalistico che copre tutta la popolazione. Siamo rimasti solo noi e gli inglesi a offrire tutto a tutti”.

Il punto, semmai, è che “l’età media delle vittime del Covid è superiore a 80 anni ed è vero che in Italia si vive più a lungo, ma con meno anni trascorsi in buona salute.

Per questo dico che dobbiamo fare tesoro di questa tragica esperienza ricalibrando il nostro sistema di assistenza agli anziani e alle persone fragili”. E per farlo, occorre “coinvolgere maggiormente la medicina del territorio perché il modello di assistenza centrato solo sull’ospedale non regge in tempi di emergenza ma nemmeno nei periodi normali”.

AGI – Sulla sanità c’è stata una “visione miope che considerava questa struttura come un costo e non come un investimento. Il numero dei morti è sempre sottostimato nelle statistiche. E l’Italia in questo momento ha il tasso di letalità più alto dopo gli Usa” ha detto il consigliere del ministro della Salute per i rapporti con le istituzioni sanitarie internazionali per l’emergenza Covid-19, Walter Ricciardi, intervenendo questa mattina ai lavori del ‘Welfare Italia Forum’. 

AGI – Coronavac, il vaccino contro il Covid-19 basato sul virus inattivato sviluppato dal gruppo farmaceutico cinese Sinovac, produce una risposta immunitaria rapida, ma il livello anticorpi che produce è inferiore a quello di persone che hanno superato la malattia.

Sono i risultati preliminari fondati sulle prime due fasi di test clinici in Cina, con oltre 700 partecipanti, pubblicati sulla rivista The Lancet Infectious Diseases. “Le nostre conclusioni dimostrano che il Coronavac è in grado di indurre una rapida risposta di anticorpi nelle quattro settimane dall’immunizzazione, con due dosi vaccino a 14 giorni di intervallo”, secondo Zhu Fengcai, uno degli autori dello studio, secondo cui questo risultato rende il vaccino idoneo all’uso di emergenza.

I risultati sulle prime due fasi di sperimentazione non sono volti a valutare l’efficacia del vaccino, che verrà determinata solo con i risultati sugli studi riguardanti la fase 3 di sperimentazione clinica. Il Coronavac è al momento in fase 3 di test clinici in Brasile, dove la sperimentazione è ripresa dopo un breve stop, Indonesia e Turchia.

Il vaccino di Sinovac non ha finora generato effetti avversi gravi e può essere conservato anche in un normale frigorifero a una temperatura tra i 2 e gli 8 gradi e rimanere stabile per un periodo fino a tre anni, mentre quelli di Pfizer-BioNTech e Moderna richiedono temperature più basse di conservazione.

Intanto, anche i vaccini sviluppati da altre due case farmaceutiche cinesi, Sinopharm e CanSino, entrambi parte del programma di somministrazione di emergenza, si sono dimostrati sicuri e in grado di produrre risposta immunitaria nelle prime due fasi di sperimentazione clinica. 

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