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(AGI) – Roma, 30 set. – Sono due gli emendamenti del Pd che riscrivono totalmente l’articolo 1 del ddl riforme, quello relativo alle funzioni del Senato, dichiarati ammissibili dal presidente Grasso. Se votati e approvati, i due emendamenti applicano di fatto un ‘canguro’, facendo decadere la maggioranza degli emendamenti ammessi e, quindi, eliminando di fatto le altre votazioni, comprese quelle a scrutinio segreto. Sono gli emendamenti a firma Finocchiaro – e sottoscritto da tutti i capigruppo di maggioranza – e Cocianicich. Entrambi gli emendamenti recepiscono l’intesa siglata dalla maggioranza con la minoranza Pd. Nelle previsioni che vengono fatte in questi minuti, se votati, i due emendamenti metterebbero al ‘riparo’ la maggioranza e il governo su eventuali rischi dovuti alle votazioni segrete. Nei due emendamenti, si riattribuiscono al Senato alcune funzioni che erano state tolte durante il passaggio alla Camera. .

(AGI) – Roma, 30 set. – Bocciato senza appello il ‘super canguro’. Pietro Grasso ha infatti ritenuto inammissibili tutti gli emendamenti cosiddetti ‘premissivi’, ovvero quegli emendamenti che, se votati e approvati, fanno automaticamente decadere tutti gli altri emendamenti.

E’ il caso del famoso emendamento Esposito, quello presentato dal senatore del Pd sull’Italicum, che recepiva gli accordi di maggioranza sulle modifiche da apportare al testo e che, quindi, ha fatto si’ che si eliminassero tutte le successive votazioni, con un ‘super canguro’ che tolse via 35 mila emendamenti circa in un colpo solo.

Grasso, inoltre, ha ritenuto inammissibili anche gli emendamenti che mirano ad abolire totalmente il Senato: tra questi, anche quello presentato dai due renziani doc, Mirabelli e Marcucci.

Nel ritenere inammissibili tutti gli emendamenti ‘premissivi’, Grasso ha automaticamente eliminato la possibilita’ che si potesse ricorrere alla votazione di un emendamento unico, in cui veniva riportato l’intero testo delle modifiche da apportare al ddl Boschi sulla base dell’accordo raggiunto tra maggiorazna e minoranza Pd, per poi rendere nulle tutte le altre richieste di modifica. Anche in questo caso, come e’ gia’ successo per l’Italicum, il senatore del Pd Esposito aveva presentato un emendamento di tal genere, ma anche un altro in cui si prevedeva l’abolizione totale del Senato. Stesso contenuto di un emendamento renziano.

Quanto all’articolo 2, Grasso ha ammesso la presentazione di subemendamenti all’emendamento a prima firma Finocchiaro, e sottoscrito da tutti i capigruppo di maggioranza. L’emendamento in questione e’ frutto dell’accordo raggiunto tra maggioranza e minoranza del Pd e prevede che i consigli regionali, nell’individuare i futuri senatori, debbano rispettare le scelte degli elettori. Grasso, viene spiegato, nel consentire la subemendabilita’ dell’emendamento Finocchiaro, si e’ rifatto ad un precedente da lui stesso applicato durante l’iter dell’Italicum, quando anche in quel caso – come e’ accaduto ora per le riforme – il provvedimento e’ andato in Aula senza relatore.

Intanto il presidente del Senato, da’ il via libera a 19 votazioni segrete sull’articolo 1.

L’articolo 1 di cui ci stiamo occupando risulta modificato” dalla Camera “solo al V capoverso” e quindi sono “ammissibili solo gli emendamenti relativi a tale comma” mentre sull’intero articolo sono “ammissibili solo gli emendamenti soppressivi” dell’articolo stesso. E’ il giudizio inappellabile del presidente del Senato, PIetro Grasso, sul primo articolo delle Riforme in votazione nell’Aula del Senato. L’articolo 1 riguarda le funzioni del Senato ed e’ uno dei capisaldi della riforma costituzionale. Nel passaggio alla Camera, l’articolo e’ stato modificato in senso ‘restrittivo’, ovvero erano state tolte delle funzioni al Senato. Nella lettura attuale al Senato, maggioranza e minoranza del Pd hanno raggiunto un’intesa, che prevede di ripristinare alcune funzioni al futuro Senato. (AGI)

(AGI) – Roma, 30 set. – “Noi stiamo gestendo una crisi epocale, senza rincorrere agli spot. Altri sono stati capaci di dire ‘a casa tutti’ e poi ‘li ospitero’ nel mio bilocale’. Sicuramente bisogna fare sforzi per identificare le persone, sicuramente ma quando siamo in presenza di un immigrato che rischia la vita, non ci preoccupiamo se e’ un migrante economico o un rifugiato, prima lo salviamo e poi ci congratuliamo con chi lo salva”. Lo ha detto Matteo Renzi rispondendo al question time alla Camera.

“Non ci sono i numeri di cui state parlando, un milione di persone non stanno arrivando in Italia. La Giordania, con 4 milioni di abitanti, ha un milione e mezzo di profughi”. 

Legge di Stabilita’

“In legge di stabilita’ ci impegniamo a introdurre una misura contro la poverta’ e in particolare contro la poverta’ infantile”. Lo ha detto il presidente del consiglio Matteo Renzi a Montecitorio. “Mi fa piacere parlare di stormo di rondini” per descrivere la ripresa italiana “e non di altri uccelli che abbiamo in passato evocato, anche da parte mia. Nella legge di stabilita’ abbiamo il momento della svolta definitiva, il momento centrale”. Lo ha detto Matteo Renzi alla Camera durante il question time. “I numeri parlano forte e dicono che l’Italia ha ripreso a crescere”, ha aggiunto Renzi. “Accanto alle singole misure di cui cercheremo di discutere, c’e’ una priorita’: restituire fiducia agli italiani. Non si tratta di training autogeno, ma di un elemento fondamentale della politica economica”.

Fisco

“Credo che in questo Paese – spiega Renzi – non sia giusto parlare di reddito di cittadinanza. La nostra Costituzione parla di diritto al lavoro, la misura per combattere la poverta’ e’ puntare sul lavoro”. “Rispetteremo i parametri di Bruxelles, ma rispettando Bruxelles rispetteremo questa Camera e l’Aula del Senato che sono le sole a poter legiferare in materia fiscale”.  “Dopo vent’anni di balletto a cui ha contribuito anche la politica, tolgo e rimetto poi rimetto solo per alcuni, quello che noi diciamo qui e’ che si elimina la tassa sulla prima casa per tutti e per sempre. L’unione europea faccia quel che deve fare, noi facciamo quel che dobbiamo fare. Anche perche’ ogni anno diamo 20 miliardi all’Ue che ce ne restituisce 12”. Lo ha ribadito il presidente del Consiglio. “Questo atteggiamento di subalternita’” dell’Italia all’Unione Europea “ha da finire una volta per tutte”. (AGI)

(AGI) – Roma, 30 set. – Sulla Sanita’ “la misura non e’ colma: i dati sulla Sanita’ sono diversi” da quelli presentati da Sel durante il question time alla Camera. Lo ha detto Matteo Renzi, in Aula a Montecitorio. “Nel 2002 erano 75 miliardi di euro del Fondo Sanitario Nazionale; erano 106 nel 2016, quest’anno sono 110, il prossimo anno saranno 111. Possiamo discutere su come impiegare questi denari, possiamo fare consultazioni web e chiedere ai medici. Se c’e’ da cambiare qualcosa siamo pronti a cambiarlo”, ha aggiunto Renzi. “Oggi per noi e’ l’industria del manifatturiero e’ una priorita’: nel primo anno e mezzo di governo la priorita’ e’ stata il salvataggio dell’industria manifatturiera con 44 aziende aperte. Questa prima fase, quella di portare l’Italia fuori dale sabbie mobili, e’ una fase che possiamo definire ‘missione compiuta’. Il prossimo obiettivo e’ definire i nuovi paradigmi dell’industria manifatturiera”, ha detto il premier nel question time. “Piano di banda ultralarga, competenze per applicare l’alternanza scuola lavoro e il tentativo di portare alle nostre aziende un nuovo percorso produttivo con la digitalizzazione”, ha aggiunto Renzi. (AGI) .

(AGI) – Roma, 30 set. – “Riteniamo sia molto positivo che il presidente Russo e quello degli Stati Uniti d’America siano tornati a parlarsi, ma non ci nascondiamo le preoccupazioni per cosa sta accadendo in queste ore”. Lo ha detto Matteo Renzi parlando della crisi in Libia e Siria durante il question time alla Camera. “La nostra posizione rimane nel solco delle nazioni unite. Non si crei ancora una volta un modello per cui, dopo quattro anni di guerra, l’assenza di governo porta all’esplosione di pezzi interi di medioriente”, ha aggiunto Renzi. “Mi ha molto colpito, in occasione degli incontri a margine dell’assemblea generale delle Nazioni unite, notare come dai colloqui con i giornalisti le domande sull’Italia non erano piu’ quelle dello scorso anno. Quest’anno ci hanno chiesto la nostra posizione sul Mediterraneo, sulla Libia e sulla Siria. La fase di crisi e’ alle spalle, mentre consolidiamo la ripresa occorre chiarire il nostro ruolo. E il nostro ruolo e’ rimettere al centro il Meditterraneo, il nostro punto di riferimento rimane la posizione dell’inviato Staffen De Mistura”, ha concluso Renzi. (AGI) .l

(AGI) – Roma, 30 set. – Pugni chiusi, bandiere rosse e ‘Bella ciao’. Piazza Montecitorio ha salutato cosi’ Pietro Ingrao, scomparso domenica scorsa all’eta’ di 100 anni. Sul palco i parenti e le autorita’ (il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, i presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso), attorno al feretro i vecchi militanti del Pci, gli operai, gli intellettuali, i partigiani ma anche don Ciotti; tutti uniti nel ricordo del ‘comunista del dubbio’, tutti accomunati dall’affetto per l’uomo che voleva la luna, parlamentare per dieci legislature ed ex presidente dell’Assemblea.

Per il commiato si sono dati appuntamento la vecchia guardia della sinistra italiana (Giorgio Napolitano, Emanuele Macaluso, Ettore Scola) e la nuova generazione, con il presidente del Consiglio e segretario del Pd, Matteo Renzi, i ministri Andrea Orlando, Maria Elena Boschi, Marianna Madia, i capigruppo del Pd, Ettore Rosato e Luigi Zanda. Tante le corone di fiori e tante le bandiere, quelle del Pci e di Rifondazione, in primis, ma anche quelle dell’Urss, della Cgil, quelle della Palestina, quelle della Fiom. E qualcuno ha notato anche l’assenza del Tricolore, fatta eccezione per quello che sventolava a mezz’asta sul balcone di Montecitorio.

 

‘Bella ciao’ e bandiere rosse, a Montecitorio l’ultimo saluto a Pietro Ingrao

 

 

 

Pietro Ingrao, ha detto Laura Boldrini aprendo il rito, “ha insegnato a diverse generazioni che la politica puo’ essere una cosa bella, per il bene comune e non per tornaconto personale. E’ stato uno straordinario presidente della Camera. Lui, uomo di parte, fu in grado di svolgere questo ruolo con estrema imparzialita’”. Della sinistra, di ieri e di oggi, ha parlato invece Alfredo Reichlin, altro storico dirigente del Pci: “Di questa antica parola si sono persi molti significati. Forse mi sbaglio, ma sento rinascere il bisogno di uomini che pensano e guardano lontano. Ingrao ci ha detto che la politica non puo’ ridursi a mercato a lotte di potere. Era uomo giusto, cosi’ la gente lo ha percepito. Abbiamo bisogno di uomini come lui, di nuovi dubbi e nuove analisi”.

Toccante l’intervento del regista Ettore Scola, amico di lunga data di Ingrao. “Era un uomo che faceva innamorare le persone. Ho conosciuto la sua lealta’, che lo portava sempre a interrogarsi sulle sue idee, e la sua forza di oratore capace di far esplodere di passione politica le piazze”. Alla fine del rito il feretro (sul quale erano stati appoggiati un caschetto blu degli operai delle acciaierie di Terni e la sciarpa rossa di don Gallo) e’ stato portato via sulle note di ‘Bella ciao’ e di ‘Amara terra mia’ e tra gli applausi della folla. (AGI)

(AGI) – Roma, 30 set. – Accompagnato dai familiari, dalla presidente della Camera, Laura Boldrini e portato a spalla dai commessi della Camera, il feretro di Pietro Ingrao e’ entrato in piazza Montecitorio, dove e’ stato accolto da un lungo applauso della folla che ha anche intonato ‘Bella ciao’. Sulla bara sono stati posati un caschetto da operaio (donato dagli operai delle acciaierie di Terni) e la sciarpa rossa di don Gallo (portata nei giorni scorsi dal vignettista Vauro).

In molti hanno alzato il pugno in segno di saluto o hanno sventolato le bandiere rosse del Pci e quelle di Rifondazione comunista. Sotto al palco su un grande striscione si legge, ‘Ciao compagno Pietro’. Tante le corone di fiori appoggiate alla facciata della Camera: quelle della Cgil, della Fiom, del sindaco di Roma, della presidente della Camera.

 

‘Bella ciao’ e bandiere rosse, a Montecitorio l’ultimo saluto a Pietro Ingrao

 

 

 

L’ultimo ‘grande vecchio’ del partito comunista e’ scomparso domenica all’eta’ di 100 anni. “Ha insegnato a diverse generazioni che la politica puo’ essere una cosa bella per il bene comune e non per tornaconto personale” ha commentato il presidente della Camera, Laura Boldrini, presente alle solenni esequie insieme alle piu’ alte cariche dello Stato: il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente del Senato, Pietro Grasso, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il presidente della Repubblica emerito, Giorgio Napolitano con la moglie signora Clio. “Ingrao e’ stato uno straordinario presidente della Camera – ha affermato Bolrdini – Lui, uomo di parte, fu in grado di svolgere questo ruolo con estrema imparzialita’”.

 

Un omaggio a Ingrao e’ arrivato anche dal vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio (M5S). “Ieri ho portato il mio saluto a Pietro Ingrao. Quando due anni fa sono stato eletto Vice Presidente, ho studiato il funzionamento dell’Aula osservando attentamente i video di due ex Presidenti della Camera: Sandro Pertini e Pietro Ingrao”.

“Due Partigiani – ha proseguito Di Maio – chiamati ad essere arbitri della Camera nella prima repubblica, in cui sedevano partiti dall’MSI al PCI passando per i radicali e la democrazia cristiana. La loro imparzialita’ e’ sempre stata ineccepibile” ha aggiunto l’esponente M5S. “Sono stati garanti di tutti, anche dei partiti che piu’ avevano avversato nella loro storia politica. Al di la’ di ideologie e colori politici, un bell’esempio da seguire” ha concluso.

Pier Luigi Bersani ha ricordato la figura del leader comunista con un tweet: “Quando la politica si fondava sulle idee e sul coraggio di sostenerle”. Polemico Matteo Salvini su Sky tg24: “Rispetto la sinistra degli operai, la sinistra che stava con gli ultimi. Rimpiango quella sinistra. Adesso per andare a cena con Renzi devi pagare mille euro”. (AGI)

(AGI) – Roma, 29 set. – Il sindaco Marino a Phipaldelphia “si e’ imbucato” e per questo Papa Francesco sarebbe “imbestialito”. A dirlo a un finto Matteo Renzi e’ Mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, vittima inconsapevole della ‘trappola’ degli scherzi telefonici del programma radiofonico ‘La Zanzara’. La trasmissione di Radio24, condotta da Giuseppe Cruciani, ha telefonato a mons. Paglia simulando il centralino di Palazzo Chigi.

Dall’altro capo dell’apparecchio un finto Matteo Renzi che chiede al presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, se davvero il sindaco di Roma si fosse “imbucato” al seguito di Papa Francesco durante il viaggio negli Stati Uniti: “Certo che si e’ imbucato – ha risposto Paglia – Lui ha brigato per…. Sfruttare questa situazione fa imbestialire il Numero Uno (il Papa, ndr). Certo che si e’ imbucato. Il sindaco e’ un brav’uomo, una brava persona, pero’ nessuno lo ha invitato ufficialmente. Con lui c’ho parlato una volta”, ma “il Papa era furibondo”. “Io ti posso assicurare una cosa – ha proseguito Paglia convinto di conversare riservatamente con il Presidente del Consiglio – lui (Marino, ndr) quando era li’ (negli Usa, ndr) ha insistito per vederlo e rivederlo. E questo ha fatto scocciare tremendamente il Papa. Probabilmente Marino aveva qualcosa da farsi perdonare a Philadelphia. Poi sta cercando in ogni modo un appoggio… Ma questo, sai, con il Nostro (il Papa, ndr), non funziona. Questo, indubbiamente, mette un bel freno sul rapporto, capito? Certo ha fatto davvero una figura da bischero. Poi era l’unico, li’ davanti, con la fascia”. Il finto Renzi, quindi, domanda a Paglia se c’e’ bisogno di un suo intervento, e il Monsignore risponde: “No, Lui (il Papa, ndr) non dira’ mai che devi intervenire”. (AGI)

(AGI) – Roma, 30 set. – Accompagnato dai familiari, dalla presidente della Camera, Laura Boldrini e portato a spalla dai commessi della Camera, il feretro di Pietro Ingrao e’ entrato in piazza Montecitorio, dove e’ stato accolto da un lungo applauso della folla che ha anche intonato ‘Bella ciao’. Sulla bara sono stati posati un caschetto da operaio (donato dagli operai delle acciaierie di Terni) e la sciarpa rossa di don Gallo (portata nei giorni scorsi dal vignettista Vauro). L’ultimo ‘grande vecchio’ del partito comunista e’ scomparso domenica all’eta’ di 100 anni. “Ha insegnato a diverse generazioni che la politica puo’ essere una cosa bella per il bene comune e non per tornaconto personale” ha commentato il presidente della Camera, Laura Boldrini, presente alle solenni esequie insieme alle piu’ alte cariche dello Stato: il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente del Senato, Pietro Grasso, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il presidente della Repubblica emerito, Giorgio Napolitano con la moglie signora Clio. “Ingrao e’ stato uno straordinario presidente dela Camera – ha affermato Bolrdini – Lui, uomo di parte, fu in grado di svolgere questo ruolo con estrema imparzialita’”. Un omaggio a Ingrao e’ arrivato anche dal vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio (M5S). “Ieri ho portato il mio saluto a Pietro Ingrao. Quando due anni fa sono stato eletto Vice Presidente, ho studiato il funzionamento dell’Aula osservando attentamente i video di due ex Presidenti della Camera: Sandro Pertini e Pietro Ingrao”. “Due Partigiani – ha proseguito Di Maio – chiamati ad essere arbitri della Camera nella prima repubblica, in cui sedevano partiti dall’MSI al PCI passando per i radicali e la democrazia cristiana. La loro imparzialita’ e’ sempre stata ineccepibile” ha aggiunto l’esponente M5S. “Sono stati garanti di tutti, anche dei partiti che piu’ avevano avversato nella loro storia politica. Al di la’ di ideologie e colori politici, un bell’esempio da seguire” ha concluso. Pier Luigi Bersani ha ricordato la figura del leader comunista con un tweet: “Quando la politica si fondava sulle idee e sul coraggio di sostenerle”. Polemico Matteo Salvini su Sky tg24: “Rispetto la sinistra degli operai, la sinistra che stava con gli ultimi. Rimpiango quella sinistra. Adesso per andare a cena con Renzi devi pagare mille euro”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 29 set. – Quando rientrera’ dalla trasferta americana, Matteo Renzi trovera’ sulla scrivania del Nazareno tre dossier: l’organizzazione del Pd, le elezioni a Milano e il caso Roma. Senza contare che a palazzo Chigi lo attendono altri due temi caldi, uno di contenuti e uno di metodo: la legge di stabilita’ e il cosiddetto rimpasto di governo. “Matteo aspetta che passi la riforma del Senato e poi mettera’ mano al partito” si dice convinto un esponente della maggioranza dem. “Premesso che alla fine decide lui, in effetti ci sono almeno due caselle da riempire: quella degli enti locali e quella dell’organizzazione, e tanto vale non creare frizioni prima che l’iter della riforma sia stato messo in sicurezza”. Innanzitutto la prospettiva. Chi lo conosce e ha avuto modo di confrontarsi con lui anche di recente parla di una prospettiva lunga. “Io scommetto su elezioni nel 2018” spiega un renziano doc. Anche perche’ i numeri dell’economia cominciano a girare per il verso giusto; se il caso Volkswagen non si ripercuotera’ sull’Italia, ai vertici del Pd sono pronti a puntare su una primavera di ripresa anche dell’economia reale. “A quel punto non si vede perche’ rischiare, meglio attendere che le cose si stabilizzino”. Quel che pero’ Renzi ha capito, a sentire le voci del Nazareno, e’ che il partito vada seguito. E dunque, confermata la fiducia nei due vicesegretari, resta da reimpostare la segreteria, soprattutto per quel che riguarda l’organizzazione e gli enti locali, a maggior ragione a pochi mesi dalle amministrative. Per uno dei due posti clou si fanno molti nomi, da Stefano Bonaccini, che pero’ e’ presidente della Regione Emilia Romagna, a Vasco Errani, che pero’ ha sempre smentito. Di certo per i due ruoli Renzi sta cercando persone fidate ma soprattutto capaci di gestire il territorio, che a ridosso delle ultime amministrative gli ha dato non pochi grattacapi. In questo quadro si possono leggere anche gli altri due dossier: Milano e Roma. Con la capitale del Nord per cui si scaldano alcuni concorrenti ma ancora non scendono in pista quelli a cui Renzi sta pensando per risolvere il dilemma. E Roma, sempre al centro delle polemiche ma con il Giubileo alle porte. Ma anche a palazzo Chigi ci sono alcuni temi che devono essere risolti. La compagine di governo deve essere ripristinata. Piu’ che un rimpasto, infatti, molti parlano di riempire le caselle lasciate vuote, a partire da quella assai funzionale del viceministro degli Esteri. Ma anche i piu’ vicini a Renzi smentiscono che attraverso questa operazione si possa rimettere mano agli equilibri della maggioranza. Molto si giochera’ sulla legge di stabilita’. Il ministro dell’Economia prosegue il suo pressing a Bruxelles, spalleggiato da Renzi, per avere un margine di manovra piu’ ampio degli stretti parametri. Una volta appurato quali saranno, si decidera’ quale sara’ la direzione di tale manovra. E molti scommettono su qualche strizzata d’occhio alle istanze piu’ di sinistra, per stringere definitivamente un patto di non belligeranza con il grosso della minoranza dem. Niente di troppo impegnativo, niente che sposti l’asse del Pd su indirizzi alla Corbyn, ma un riequilibrio rispetto ai tempi del jobs act. Un modo per far capire che il partito della nazione passa per provvedimenti che riguardino sia elettori di centro che elettori di sinistra e che non si limita a recuperare questo o quel senatore. (AGI) .

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