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(AGI) – Roma, 4 ago. – La commissione di Vigilanza Rai ha votato i sette componenti del Cda di viale Mazzini di sua competenza. Ma e’ stata una votazione che ha segnato ancora una frattura in seno al Pd: la maggioranza interna ha proposto un blocco di nomi che e’ passato, mentre la minoranza dem ha proposto un nome – quello di Ferruccio de Bortoli – che non e’ passato, ovvero per l’ex direttore del Corsera non ci sono stati suffragi sufficienti per essere eletto o quanto meno perche’ si andasse ad un secondo turno di votazione. Mette invece a segno un colpo il centrodestra perche’ alla fine si ritrova con due componenti, anziche’ il solo preventivato.

I sette nominati sono Carlo Freccero, proposto da M5S e Sel, che ha ottenuto sei voti; quindi il blocco Pd con Guelfo Guelfi (sei voti anche per lui), Rita Borioni (5), Franco Siddi (5); poi c’e’ Paolo Messa, candidato dall’area centrista (4 voti); Arturo Diaconale (5 voti) e Giancarlo Mazzuca (4), centrodestra. Ora si attende di conoscere gli altri due nomi – di pertinenza del governo – per completare il nuovo Cda Rai, eletto pero’ ancora una volta con la legge Gasparri. La votazione finale e’ prevista per giovedi’ (l’ipotesi di un voto nella serata di domani e’ solo sulla carta, stando alla successione dei lavori del Cda e quindi della commissione di Vigilanza). Matteo Orfini, presidente Pd, ha spiegato, al termine dei lavori della commissione, che “la minoranza e’ abituata ad esercitare veti ma stranamente si e’ presentata con un nome secco, quello di De Bortoli”. Per contro, Michele Gotor, della minoranza Pd, ha sostenuto “ci e’ stato posto un veto su de Bortoli che giudichiamo sbagliato e che ci amareggia. Il Pd deve dare indicazioni di alto profilo e invece si e’ persa questa occasione”.

Figura che “avrebbe dato lustro al Pd, alla proposta politica del governo e alla Rai”. Il presidente della Vigilanza, Roberto Fico, in conferenza stampa va giu’ pesante: “Renzi e’ un emerito buffone: dice una cosa e ne fa un’altra. Nel momento in cui dice che vuol far vedere una Rai indipendente, costringe i suoi rappresentanti a votare persone che sono dentro i partiti”. E aggiunge “il quadro e’ desolante, nel Cda ci sono persone che devono rispondere a un preciso intento. E’ iniziata la campagna elettorale e occorre blindare le future nomine nelle testate giornalistiche Rai. Noi siamo un movimento libero, culturalmente libero, e possiamo fare e dare il meglio. Renzi dice ‘liberiamo la Rai dai partiti’, e poi ci ritroviamo le nomine di amici di famiglia, spin doctor, assistenti di partiti”. Fico rileva che “per Renzi la conferenza stampa e’ una vetrina, per poi tornare ad ingannare gli italiani nelle segrete stanze. E dal Giappone un po’ parla del sud Italia e un po’ della Rai…”.

Quanto a Freccero, nome proposto dal M5S e votato, per Fico “e’ un patrimonio di professionalita’ che mettiamo a disposizione. Questo significa un servizio pubblico indipendente. La legge di riforma che il Pd ha portato in Senato e’ una Gasparri 2.0 ancora peggio…E con la nuova legge (se fosse stata gia’ esecutiva, ndr) non ci sarebbe stata possibilita’ di portare in Cda uno come Freccero”. E sul futuro presidente, “Renzi deve fare il nome in tempo utile e trasparente”, prima del voto di giovedi’, e questo significa dialogare in forma seria. Non credo che arrivera’ questo grande nome”.

Critiche per come si e’ proceduto sono arrivate dall’Usigrai: “La spartizione e’ servita. Come nelle peggiori tradizioni della partitocrazia, in pieno agosto ci si e’ affrettati a spartirsi le poltrone della Rai. Non e’ una questione di nomi, di questo o quel consigliere. E’ una questione di metodo. Utilizzato anche da chi aveva promesso di rottamare il passato”. Per l’Usigrai, alla nomina si e’ proceduto “con il bilancino dei partiti, senza alcun tipo di discussione sul mandato del nuovo vertice, e quindi sui profili necessari a traghettare verso il futuro la piu’ grande azienda culturale e informativa del Paese, ne’ sul finanziamento”.

E per il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, “il giudizio di metodo sulla nomina del nuovo Cda della Rai rimane negativo. Non si puo’ non confermare quanto gia’ detto alla vigilia, il metodo e’ sbagliato e rischia di produrre conseguenze pericolose per il futuro della Rai e del Servizio pubblico radiotelevisivo”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 5 ago. – La riforma della pubblica amministrazione voluta dal ministro Marianna Madia, dopo essere stata approvata da Senato e Camera, e’ legge.

Ecco le maggiori novita’ previste:

TRASPARENZA: accesso libero ai documenti e ai dati della pubblica ammnistrazione

DIGITALIZZAZIONE: viene introdotta la ‘carta della cittadinanza digitale’, gestita da un dirigente ad hoc. Le cosiddette micro-bollette si potranno pagare anche con il credito telefonico.

LICENZIAMENTI PIU’ FACILI: in caso di azione disciplinare obbligo di portare a termine la pratica, compreso il ricorso alla sanzione piu’ grave.

LICENZIANBILITA’ DEI VERTICI: basta incarichi dirigenziali che possano essere ricoperti senza preoccupazione di rimozione.
  Viene infatti introdotto il criterio della valutazione. Se questa e’ negativa, due le possibilita’: o lasciare l’amministrazione dello Stato, o accettare di passare da un incarico di dirigente a quello di funzionario. Inoltre viene introdotta la revoca o il divieto dell’incarico in settori esposti al rischio corruzione, quando c’e’ una condanna (anche non definitiva) da parte della Corte dei Conti al risarcimento del danno erariale per condotte dolose.

ABOLITO VOTO MINIMO DI LAUREA PER CONCORSI: con un emendamento presentato dal Pd e votato la notte scorsa, viene abolito il requisito del voto minimo di laurea per partecipare ai pubblici concorsi.

LOTTA ALL’ASSENTEISMO: passano dalle Asl all’Inps le funzioni di controllo sulle malattie.

TELELAVORO E CO-WORKING: l’articolo 11 prevede l’introduzione per i dipendenti della Pubblica amministrazione delle forme di telelavoro e co-working.

FUSIONE DEL CORPO FORESTALE con un’altra forza dello stato, come i carabinieri. Si prevede inoltre un riordino di tutte le forze.

PARTECIPATE: piu’ facile il commissariamento. Drastica riduzione delle camere di commercio.

PREFETTURE: stessa sorte delle partecipate. Eliminazione anche degli uffici ridondanti tra ministeri e enti di controllo e garanzia.

GRANDI OPERE: semplificate le pratiche burocratiche per i cantieri. Si calcola un dimezzamento dei tempi.

NUMERO UNICO PER EMERGENZE: e’ il 112 e varra’ per tutti i tipi di problema o emergenza.

LIBRETTO UNICO AUTO: grazie al previsto trasferimento del Pubblico registro automobilistico (Pra), retto dall’Aci, al ministero dei Trasporti, a cui fa capo la Motorizzazione, si punta alla creazione di unica banca dati per la circolazione e la proprieta’, con un solo libretto.

(AGI) – Roma, 4 ago. – La commissione di Vigilanza Rai ha votato i sette componenti del Cda di viale Mazzini di sua competenza. Ma e’ stata una votazione che ha segnato ancora una frattura in seno al Pd: la maggioranza interna ha proposto un blocco di nomi che e’ passato, mentre la minoranza dem ha proposto un nome – quello di Ferruccio de Bortoli – che non e’ passato, ovvero per l’ex direttore del Corsera non ci sono stati suffragi sufficienti per essere eletto o quanto meno perche’ si andasse ad un secondo turno di votazione. Mette invece a segno un colpo il centrodestra perche’ alla fine si ritrova con due componenti, anziche’ il solo preventivato. I sette nominati sono Carlo Freccero, proposto da M5S e Sel, che ha ottenuto sei voti; quindi il blocco Pd con Guelfo Guelfi (sei voti anche per lui), Rita Borioni (5), Franco Siddi (5); poi c’e’ Paolo Messa, candidato dall’area centrista (4 voti); Arturo Diaconale (5 voti) e Giancarlo Mazzuca (4), centrodestra. Ora si attende di conoscere gli altri due nomi – di pertinenza del governo – per completare il nuovo Cda Rai, eletto pero’ ancora una volta con la legge Gasparri. La votazione finale e’ prevista per giovedi’ (l’ipotesi di un voto nella serata di domani e’ solo sulla carta, stando alla successione dei lavori del Cda e quindi della commissione di Vigilanza). Matteo Orfini, presidente Pd, ha spiegato, al termine dei lavori della commissione, che “la minoranza e’ abituata ad esercitare veti ma stranamente si e’ presentata con un nome secco, quello di De Bortoli”. Per contro, Michele Gotor, della minoranza Pd, ha sostenuto “ci e’ stato posto un veto su de Bortoli che giudichiamo sbagliato e che ci amareggia. Il Pd deve dare indicazioni di alto profilo e invece si e’ persa questa occasione”. Figura che “avrebbe dato lustro al Pd, alla proposta politica del governo e alla Rai”. Il presidente della Vigilanza, Roberto Fico, in conferenza stampa va giu’ pesante: “Renzi e’ un emerito buffone: dice una cosa e ne fa un’altra. Nel momento in cui dice che vuol far vedere una Rai indipendente, costringe i suoi rappresentanti a votare persone che sono dentro i partiti”. E aggiunge “il quadro e’ desolante, nel Cda ci sono persone che devono rispondere a un preciso intento. E’ iniziata la campagna elettorale e occorre blindare le future nomine nelle testate giornalistiche Rai. Noi siamo un movimento libero, culturalmente libero, e possiamo fare e dare il meglio. Renzi dice ‘liberiamo la Rai dai partiti’, e poi ci ritroviamo le nomine di amici di famiglia, spin doctor, assistenti di partiti”. Fico rileva che “per Renzi la conferenza stampa e’ una vetrina, per poi tornare ad ingannare gli italiani nelle segrete stanze. E dal Giappone un po’ parla del sud Italia e un po’ della Rai…”. Quanto a Freccero, nome proposto dal M5S e votato, per Fico “e’ un patrimonio di professionalita’ che mettiamo a disposizione. Questo significa un servizio pubblico indipendente. La legge di riforma che il Pd ha portato in Senato e’ una Gasparri 2.0 ancora peggio…E con la nuova legge (se fosse stata gia’ esecutiva, ndr) non ci sarebbe stata possibilita’ di portare in Cda uno come Freccero”. E sul futuro presidente, “Renzi deve fare il nome in tempo utile e trasparente”, prima del voto di giovedi’, e questo significa dialogare in forma seria. Non credo che arrivera’ questo grande nome”. Critiche per come si e’ proceduto sono arrivate dall’Usigrai: “La spartizione e’ servita. Come nelle peggiori tradizioni della partitocrazia, in pieno agosto ci si e’ affrettati a spartirsi le poltrone della Rai. Non e’ una questione di nomi, di questo o quel consigliere. E’ una questione di metodo. Utilizzato anche da chi aveva promesso di rottamare il passato”. Per l’Usigrai, alla nomina si e’ proceduto “con il bilancino dei partiti, senza alcun tipo di discussione sul mandato del nuovo vertice, e quindi sui profili necessari a traghettare verso il futuro la piu’ grande azienda culturale e informativa del Paese, ne’ sul finanziamento”. E per il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, “il giudizio di metodo sulla nomina del nuovo Cda della Rai rimane negativo. Non si puo’ non confermare quanto gia’ detto alla vigilia, il metodo e’ sbagliato e rischia di produrre conseguenze pericolose per il futuro della Rai e del Servizio pubblico radiotelevisivo”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 4 ago. – Via libera definitivo alla riforma della Pubblica Amministrazione. L’aula del Senato ha approvato la delega sulla P.A. con 145 voti a favore, 97 contrari e nessun astenuto.

Su Twitter Renzi scrive: “Un altro tassello: approvata la riforma PA #lavoltabuona un abbraccio agli amici gufi”. Intanto i Cinquestelle attaccano: “Il governo Renzi ha detto no alla creazione di una Polizia ambientale e al tempo stesso ha depotenziato il Corpo Forestale dello Stato senza toccare gli sprechi clientelari dei forestali nelle Regioni a statuto speciale come in Sicilia. Le ecomafie ringraziano”. Cosi’ il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Gianluca Castaldi, al termine dell’approvazione della riforma della Pubblica Amministrazione.

 

Renzi a Tokyo rivendica di mantenereo le promesse, “l’Italia sta meglio di un anno fa e tra un anno stara’ meglio di ora”

“Lo scioglimento del Corpo forestale dello Stato previsto nella riforma della Pubblica amministrazione e’ l’agnello sacrificale per la campagna demagogica di Matteo Renzi, a cui interessa solo twittare la riduzione da cinque a quattro delle forze di polizia spacciando risparmi inesistenti. Con questo provvedimento si e’ persa l’occasione di costituire una vera polizia ambientale”. Lo scrivono in una nota congiunta i senatori della Lega Nord, Paolo Arrigoni e Stefano Candiani.

RIFORMA P.A.: tutte le novita’, da 112 ai licenziamenti facili

“Il passaggio del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri, per la quale nutriamo massimo rispetto, e’ un’ipotesi discutibile che se sara’ confermata dimostrera’ dimostra tutto il pressappochismo di questa cattiva riforma. Militarizzare uomini e donne di un corpo ad ordinamento civile e’ una strada scivolosa. Come puo’ essere chiesto all’improvviso a chi ha abbracciato una professione civile, sia pure di servizio all’interno di un Corpo armato dello Stato, di accettare un penalizzante cambiamento di status? La Lega Nord, che si e’ sempre battuta contro questa scellerata decisione, vigilera’ affinche’ il governo mantenga almeno l’impegno di garantire lo status civile del personale del Corpo, contenuto nel nostro ordine del giorno approvato all’unanimita’”.

(AGI) – Roma, 4 ago. – Via libera definitivo della Camera al decreto enti locali. I si’ sono 295, i no 129. Il provvedimento e’ legge.

Ecco le novita’ che saranno introdotte dal decreto: 

TAGLIO DA 2,3 MLD ALLA SANITA’: viene recepita l’intesa siglata il 2 luglio scorso dal Governo e dalle Regioni, in sede di Conferenza Stato-Regioni, sulla spesa sanitaria e sulla revisione del patto triennale per la salute 2014-2016, che prevede una riduzione del livello complessivo del finanziamento del Servizio sanitario nazionale, pari a 2.352 milioni di euro annui, a decorrere dal 2015. Si introducono, inoltre, interventi sulla spesa per l’acquisto di beni e servizi nel settore sanitario, per dispositivi medici e per farmaci e si punta a una rinegoziazione da parte degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale dei contratti in essere con i fornitori dei beni e servizi, con la possibilita’, in caso di esito negativo della rinegoziazione, di risolvere il contratto in essere. L’obiettivo e’ una riduzione, su base annua, del 5 per cento del valore complessivo dei contratti in essere.

MULTE A MEDICI PER PRESCRIZIONI SUPERFLUE: Il decreto introduce le multe per i medici che prescrivono esami superflui e inutili.

POLIZZA DA 50 EURO PER PELLEGRINI GIUBILEO: I pellegrini che arriveranno in Italia in occasione del Giubileo dovranno pagare un contributo volontario di 50 euro per poter accedere alle prestazioni sanitarie del nostro paese. Il provvedimento, inoltre, prevede un contributo di 33,5 milioni di euro alla Regione Lazio per l’adeguamento della rete ospedaliera e di emergenza in vista del Giubileo.

241 ASSUNZIONI ALL’AIFA: Fino al 2018 sono previste 241 assunzioni (per un massimo di 80 l’anno) a tempo indeterminato all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

2500 ASSUNZIONI FORZE POLIZIA: Sempre in vista del Giubileo, assunzione straordinaria di 2500 unita’ delle forze di polizia. Il provvedimento prevede 1.050 unita’ nella Polizia e altrettanti nei Carabinieri e 400 nella Guardia di finanza e di 250 agenti dei Vigili del fuoco.

LSU CALABRIA: La norma, inserita nel maxiemendamento del Governo, permette alla Regione Calabria di risolvere la vertenza in atto con i lavoratori socialmente utili, che coinvolge circa 5mila lavoratori.

NORMA ‘SALVA GP DI MONZA’: viene ‘salvato’ il Gran premio automobilistico d’Italia. Con la norma, infatti, vengono garantiti all’Autodromo di Monza gli investimenti necessari per mantenere in vita la manifestazione automobilistica del Gran Premio d’Italia di Formula 1.

530 MILIONI AI COMUNI PER IMU E TASI: stanziamento di 530 milioni di europer i bilanci dei Comuni come fondo di perequazione per l’Imu e la Tasi. La cifra sara’ ripartita per 472,5 milioni di euro in proporzione a quanto elargito a ogni Comune lo scorso anno. La restante parte sara’ legata al gettito dell’Imu agricola la cui prima rata (scaduta lo scorso 16 giugno), prevede un’altra norma, potra’ essere pagata entro il 30 ottobre prossimo senza interessi e sanzioni.

90 MILIONI A REGIONI PER SERVIZI IMPIEGO: sale da 70 a 90 milioni di euro il fondo destinato alle Regioni per sostenere il funzionamento dei servizi per l’impiego.

STRADE SICURE: Il decreto assorbe il testo del dl “Strade Sicure”, che proroga fino alla fine del 2015 il piano di impiego del contingente di militari, appartenenti alle Forze armate, nei servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili.

COMUNI POTRANNO ASSUMERE MAESTRE ASILI NIDO: stop al blocco delle assunzioni per il personale dei servizi educativi e scolastici comunali conseguente alla riforma delle Province. I Comuni potranno cosi’ indire i concorsi per assumere le professionalita’ necessarie al funzionamento di nidi e scuole d’infanzia.

500 MILIONI PER LA REGIONE SICILIA: vengono stanziati 500 milioni di euro a favore della Regione Sicilia: 200 milioni come riconoscimento delle mancate entrate Irpef; 100 milioni collegati all’attuazione dell’art. 37 dello Statuto che riguarda l’attribuzione delle quote Irpef alla regione da parte delle imprese con impianti in Sicilia; 150 milioni derivanti dalla possibilita’ di spalmare in 7 anni, anziche’ in 3, il disavanzo globale maturato a fine 2014; 50 milioni da ulteriori efficienze sul bilancio.

5 MILIONI PER ZONA FRANCA ALLUVIONE SARDEGNA: autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per l’istituzione di una zona franca nel territorio dei comuni della Sardegna interessati dagli eventi alluvionali del 18 e 19 novembre 2013.

TERREMOTO L’AQUILA: il decreto introduce un pacchetto di misure per agevolare la ricostruzione post terremoto in Abruzzo.

SISMA EMILIA ROMAGNA: Viene prorogato al 31 dicembre 2016 lo stato d’emergenza nei comuni dell’Emilia colpiti dal terremoto del 20 e 29 maggio 2012.

PROROGA AL 2016 CONCESSIONI DEMANIO: Sono prorogate al 31 dicembre 2016 le concessioni per l’utilizzazione delle aree di demanio marittimo per finalita’ diverse da quelle turistico-ricreative, cantieristica navale, pesca e acquacoltura, in essere al 31 dicembre 2013. (AGI)

(AGI) – Roma, 4 ago. – ‘Salta’ il tetto agli stipendi dei commessi di Montecitorio. Anche se l’ufficio di presidenza della Camera ha deciso all’unanimita’ di presentare appello contro la sentenza, notificata il 30 luglio, e di chiederne la sospensione degli effetti, altrimenti immediatamente operativi. La commissione giurisdizionale per la tutela dei dipendenti di Montecitorio ha bocciato la parte di delibera del 2014 sui tetti agli stipendi dei dipendenti della Camera relativa ai tetti introdotti sugli stipendi dei dipendenti di ‘livello piu’ basso’, come i commessi, i documentaristi, e gli addetti al bar della buvette. Se l’appello contro la sentenza della commissione – composta da deputati, quasi tutti del Pd – non ribaltera’ la decisione assunta, l’effetto sara’ che mentre i funzionari di alto livello a fine carriera avranno uno stipendio lordo annuo pari a 240 mila euro, come prevede appunto la delibera del 2014, un documentarista a fine carriera avra’ uno stipendio praticamente simile, pari cioe’ a 237 mila euro. Il che vuol dire che mentre per i consiglieri parlamentari – i funzionari di alto livello – non ci sara’ piu’ possibilita’ di aumentare il proprio stipendio con gli anni, cio’ sara’ ancora possibile per i dipendenti semplici, come ad esempio i commessi. L’altro effetto che potrebbe produrre la sentenza della commissione giurisdizionale per la tutela dei dipendenti, qualora non dovesse essere ribaltata dall’appello, andrebbe ad incidere direttamente sui risparmi previsti nel bilancio della Camera: prima della sentenza i risparmi previsti erano pari a 60 milioni di euro in 4 anni. Gli effetti della sentenza produrrebbero una diminuzione dei risparmi, che toccherebbero quota 13 milioni di euro. La delibera del 30 settembre del 2014 introduceva un tetto massimo agli stipendi dei consiglieri parlamentari (ovvero i funzionari di alto livello), pari a 240 mila euro lordi, al netto dei contributi previdenziali. Di conseguenza, la stessa delibera prevedeva dei sotto-tetti a seguire anche per le altre categorie di dipendenti della Camera, come i commessi, i documentaristi e i centralinisti. La delibera in questione e’ stata oggetto di vari ricorsi interni e il 30 luglio scorso e’ stata notificata alle parti la sentenza emessa dalla commissione giurisdizionale a tutela dei dipendenti, organo interno di Montecitorio, che ha bocciato parzialmente la delibera, nella parte relativa ai cosiddetti ‘sotto-tetti’ annullandoli, riconoscendo invece la legittimita’ della delibera nella parte relativa ai tetti per gli stipendi dei funzionari. Con il vecchio sistema, viene riferito al termine dell’ufficio di presidenza della Camera, un operatore tecnico – dipendente di ‘basso’ livello – al termine della carriera percepiva 136 mila euro lordi annui, mentre il consigliere parlamentare – funzionario di alto livello – 358 mila euro annui. Dopo la delibera del 2014 la situazione risultava la seguente: i dipendenti di basso livello possono percepire fino a un massimo di 96 mila euro lordi annui, mentre i funzionari di alto livello 240 mila euro. Se la sentenza della commissione giurisdizionale dovesse produrre i suoi effetti, si verificherebbe una ‘frattura’ tra le discipline di Camera e Senato. Non solo: lo stesso organismo di palazzo Madama si e’ espresso a favore della delibera approvata dal consiglio di presidenza del Senato, dichiarando illegittime le misure solo nella parte in cui non viene prevista una durata temporale della loro efficacia. Inoltre, nella relazione illustrata da Marina Sereni, si sottolinea la contraddizione della sentenza, in cui da una parte riconosce la autodichia della Camera, ovvero la sua autonomia decisionale, cosi’ come si riconosce la potesta’ legislativa dell’ufficio di presidenza, ma poi si giudicano illegittimi e discriminatori i ‘sotto-tetti’ perche’ non previsti in nessun’altra pubblica amministrazione. E ancora: la sentenza parla di lesione della legittima aspirazione dei singoli dipendenti alla progressione dello stipendio, ma e’ contraddittoria laddove lo stesso diritto non viene riconosciuto per i consiglieri parlamentari, il cui tetto allo stipendio viene confermato. (AGI) .

(AGI) – Roma, 4 ago. – Il nuovo terreno di scontro nel Pd e’ sulla Rai. “Ci hanno fatto perdere un altro possibile componente nel Cda”, e’ l’accusa rivolta ai due bersaniani Gotor e Fornaro che hanno optato per Ferruccio De Bortoli, “si tratta dell’ennesima provocazione”. Al di la’ della questione del rinnovo dei vertici di viale Mazzini la preoccupazione aumenta soprattutto in vista delle riforme (oggi al Senato c’e’ stato un lungo colloquio tra il capogruppo dem Luigi Zanda e la presidente della Commissione Affari costituzionali Anna Finocchiaro) e tra i renziani c’e’ chi e’ tornato ad evocare la possibilita’ del voto anticipato, qualora la minoranza del Pd dovesse sbarrare la strada alle riforme. Il ‘gruppo dei 25′ depositera’ comunque gli emendamenti entro venerdi’ e non ha alcuna intenzione di tornare indietro. “Ormai e’ chiaro – spiegano fonti dem a palazzo Madama – che senza i numeri di FI le riforme sono a rischio”. Il partito democratico sarebbe disponibile ad aprire un dialogo, con il Cavaliere che pur sottolineando che “il soccorso dei transfughi al governo mette a rischio la pacificazione”, ‘tende’ la mano per sostenere “misure credibili su tasse, lavoro e giustizia” ed e’ pronto ad un confronto sul pacchetto costituzionale. “Dal nome del presidente della Rai si capira’ se potra’ decollare il confronto con FI”, sottolinea un altro senatore dem. Renzi, spiegano altri fonti parlamentari dem, e’ ottimista sulla possibilita’ di chiudere un’intesa. La fumata bianca potrebbe arrivare domani mattina. L’obiettivo e’ cercare il maggior consenso possibile e quindi anche con il Movimento 5 stelle, ma si sta lavorando soprattutto con il partito azzurro. Dalla ‘rosa’ sarebbero usciti i nomi di Anselmi e Sorgi, mentre sull’ipotesi Mansi FI sarebbe perplessa (resta comunque il primo nome di Renzi). Berlusconi incontrando oggi i suoi a palazzo Grazioli e’ tornato a fare il nome di Piero Ostellino, un nome gradito da diversi azzurri, tra cui Augusto Minzolini. Renzi – questo il ragionamento dell’ex premier – dovra’ trattare con noi, ma questa volta niente scherzi. O ci fornisce una rosa oppure un nome che va bene anche a FI. “Non ci sono pregiudiziali sul nome di Ostellino, ma la partita e’ ancora aperta”, fanno sapere fonti dem. Dal ‘cilindro’ potrebbe emergere anche un nome finora tenuto coperto. Sara’ in ogni caso direttamente il presidente del Consiglio a ‘chiudere’ la partita sul presidente di garanzia. Pochi dubbi, invece, sul nome del direttore generale: in pole resta Dall’Orto, “sul suo nome neanche i 5 stelle sono sulle barricate”, e’ l’osservazione dei renziani. Occorrera’ comunque capire quale intesa riusciranno a stringere Pd e FI (c’e’ chi parla anche di possibili contatti diretti tra Berlusconi e Renzi nelle prossime ore) e se lo scontro interno al Pd avra’ ulteriori strascichi sulla votazione che riguardera’ il presidente. Nel frattempo oggi il Pd ha fatto eleggere Siddi, Borioni e Guelfi, FI e’ riuscita a nominare due consiglieri (Diaconale e Mazzuca), mentre Ap ha candidato Paolo Messa e il Movimento 5 stelle – insieme al rappresentante di Sel – ha portato al Cda Freccero. La giornata e’ stata caratterizzata dalle forti tensioni tra maggioranza e minoranza dem, tanto che Berlusconi ha raccomandato i suoi di tenersi pronti anche ad un eventuale voto anticipato. E’ inutile – questo il ragionamento del Cavaliere – che Renzi cerchi i voti di Verdini o di altri, deve trattare direttamente con FI. Al nostro interno avremo anche dei problemi, ma nel Pd e’ in corso una vera e propria guerra, quasi tutti odiano il premier, ha osservato secondo quanto riferiscono fonti azzurre. (AGI) .

(AGI) – Roma, 4 ago. – La commissione di Vigilanza Rai ha votato i sette componenti del Cda di viale Mazzini di sua competenza. Ma e’ stata una votazione che ha segnato ancora una frattura in seno al Pd: la maggioranza interna ha proposto un blocco di nomi che e’ passato, mentre la minoranza dem ha proposto un nome – quello di Ferruccio de Bortoli – che non e’ passato, ovvero per l’ex direttore del Corsera non ci sono stati suffragi sufficienti per essere eletto o quanto meno perche’ si andasse ad un secondo turno di votazione. Mette invece a segno un colpo il centrodestra perche’ alla fine si ritrova con due componenti, anziche’ il solo preventivato. I sette nominati sono Carlo Freccero, proposto da M5S e Sel, che ha ottenuto sei voti; quindi il blocco Pd con Guelfo Guelfi (sei voti anche per lui), Rita Borioni (5), Franco Siddi (5); poi c’e’ Paolo Messa, candidato dall’area centrista (4 voti); Arturo Diaconale (5 voti) e Giancarlo Mazzuca (4), centrodestra. Ora si attende di conoscere gli altri due nomi – di pertinenza del governo – per completare il nuovo Cda Rai, eletto pero’ ancora una volta con la legge Gasparri. La votazione finale e’ prevista per giovedi’ (l’ipotesi di un voto nella serata di domani e’ solo sulla carta, stando alla successione dei lavori del Cda e quindi della commissione di Vigilanza). Matteo Orfini, presidente Pd, ha spiegato, al termine dei lavori della commissione, che “la minoranza e’ abituata ad esercitare veti ma stranamente si e’ presentata con un nome secco, quello di De Bortoli”. Per contro, Michele Gotor, della minoranza Pd, ha sostenuto “ci e’ stato posto un veto su de Bortoli che giudichiamo sbagliato e che ci amareggia. Il Pd deve dare indicazioni di alto profilo e invece si e’ persa questa occasione”. Figura che “avrebbe dato lustro al Pd, alla proposta politica del governo e alla Rai”. Il presidente della Vigilanza, Roberto Fico, in conferenza stampa va giu’ pesante: “Renzi e’ un emerito buffone: dice una cosa e ne fa un’altra. Nel momento in cui dice che vuol far vedere una Rai indipendente, costringe i suoi rappresentanti a votare persone che sono dentro i partiti”. E aggiunge “il quadro e’ desolante, nel Cda ci sono persone che devono rispondere a un preciso intento. E’ iniziata la campagna elettorale e occorre blindare le future nomine nelle testate giornalistiche Rai. Noi siamo un movimento libero, culturalmente libero, e possiamo fare e dare il meglio. Renzi dice ‘liberiamo la Rai dai partiti’, e poi ci ritroviamo le nomine di amici di famiglia, spin doctor, assistenti di partiti”. Fico rileva che “per Renzi la conferenza stampa e’ una vetrina, per poi tornare ad ingannare gli italiani nelle segrete stanze. E dal Giappone un po’ parla del sud Italia e un po’ della Rai…”. Quanto a Freccero, nome proposto dal M5S e votato, per Fico “e’ un patrimonio di professionalita’ che mettiamo a disposizione. Questo significa un servizio pubblico indipendente. La legge di riforma che il Pd ha portato in Senato e’ una Gasparri 2.0 ancora peggio…E con la nuova legge (se fosse stata gia’ esecutiva, ndr) non ci sarebbe stata possibilita’ di portare in Cda uno come Freccero”. E sul futuro presidente, “Renzi deve fare il nome in tempo utile e trasparente”, prima del voto di giovedi’, e questo significa dialogare in forma seria. Non credo che arrivera’ questo grande nome”. Critiche per come si e’ proceduto sono arrivate dall’Usigrai: “La spartizione e’ servita. Come nelle peggiori tradizioni della partitocrazia, in pieno agosto ci si e’ affrettati a spartirsi le poltrone della Rai. Non e’ una questione di nomi, di questo o quel consigliere. E’ una questione di metodo. Utilizzato anche da chi aveva promesso di rottamare il passato”. Per l’Usigrai, alla nomina si e’ proceduto “con il bilancino dei partiti, senza alcun tipo di discussione sul mandato del nuovo vertice, e quindi sui profili necessari a traghettare verso il futuro la piu’ grande azienda culturale e informativa del Paese, ne’ sul finanziamento”. E per il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, “il giudizio di metodo sulla nomina del nuovo Cda della Rai rimane negativo. Non si puo’ non confermare quanto gia’ detto alla vigilia, il metodo e’ sbagliato e rischia di produrre conseguenze pericolose per il futuro della Rai e del Servizio pubblico radiotelevisivo”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 4 ago. – L’aula della Camera ha votato a favore della fiducia posta dal governo sul dl enti locali. I si’ sono stati 364, i no 185. Ora la Camera deve procedere al voto finale e ai voti sugli ordini del giorno. “Finalmente diventa legge un decreto che affronta alcune delle questioni piu’ urgenti al centro della vita degli Enti Locali e dei cittadini. Un insieme di norme fortemente volute dal Pd, che aveva presentato e approvato una mozione alla Camera nei mesi scorsi, e che raccoglie almeno in parte le richieste dei Sindaci e delle nuove Province. Si tratta di un provvedimento che interviene in attesa della prossima Legge di stabilita’, in particolare per quanto riguarda l’introduzione della Local Tax, e che consente di dare attuazione alla legge Delrio sulle Province, dando alcune certezze in materia di personale e bilanci”. Cosi’ la vice presidente della Camera, Marina Sereni, commenta l’ok di Montecitorio al dl Enti locali. “Le polemiche – continua – hanno riguardato molto il tema della sanita’, settore per il quale il Decreto prevede semplicemente il recepimento dei risparmi concordati tra Stato e Regioni nel nuovo Patto della Salute, ma in realta’ il decreto contiene molte altre norme importanti. Alcuni esempi: si stanziano 90 milioni di euro per le attivita’ dei centri per l’impiego e il rafforzamento delle politiche attive per il lavoro; si destinano 530 milioni di euro ai bilanci dei Comuni come fondo di perequazione Imu/Tasi; si supera il blocco delle assunzioni per il personale dei servizi educativi e scolastici comunali conseguente alla riforma delle Province, cosi’ i Comuni potranno indire i concorsi per assumere le professionalita’ necessarie; arrivano 29 milioni di euro per i piccoli Comuni penalizzati dal riparto del fondo di solidarieta’ comunale del 2015? E ancora?misure per agevolare la ricostruzione post-terremoto in Abruzzo, interventi per l’alluvione in Sardegna e il sisma in Emilia, assunzioni all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), interventi pro-Giubileo a cominciare dall’assunzione straordinaria di 2.500 unita’ delle forze di polizia”. “Al Senato, dove oggi e’ stato dato l’ok anche alla riforma della PA, e’ stato fatto un ottimo lavoro e con il voto della Camera, facciamo un altro passo avanti – il PD fa bene a concentrarsi sul Paese e non sulle beghe interne – per dare risposte concrete alle domande degli amministratori locali, dei cittadini e dei territori”. .

(AGI) – Roma, 4 ago. – Via libera definitivo alla riforma della Pubblica Amministrazione. L’aula del Senato ha approvato la delega sulla P.A. con 145 voti a favore, 97 contrari e nessun astenuto.

Su Twitter Renzi scrive: “Un altro tassello: approvata la riforma PA #lavoltabuona un abbraccio agli amici gufi”. Intanto i Cinquestelle attaccano: “Il governo Renzi ha detto no alla creazione di una Polizia ambientale e al tempo stesso ha depotenziato il Corpo Forestale dello Stato senza toccare gli sprechi clientelari dei forestali nelle Regioni a statuto speciale come in Sicilia. Le ecomafie ringraziano”. Cosi’ il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Gianluca Castaldi, al termine dell’approvazione della riforma della Pubblica Amministrazione.

 

Renzi a Tokyo rivendica di mantenereo le promesse, “l’Italia sta meglio di un anno fa e tra un anno stara’ meglio di ora”

“Lo scioglimento del Corpo forestale dello Stato previsto nella riforma della Pubblica amministrazione e’ l’agnello sacrificale per la campagna demagogica di Matteo Renzi, a cui interessa solo twittare la riduzione da cinque a quattro delle forze di polizia spacciando risparmi inesistenti. Con questo provvedimento si e’ persa l’occasione di costituire una vera polizia ambientale”. Lo scrivono in una nota congiunta i senatori della Lega Nord, Paolo Arrigoni e Stefano Candiani.

RIFORMA P.A.: tutte le novita’, da 112 ai licenziamenti facili

“Il passaggio del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri, per la quale nutriamo massimo rispetto, e’ un’ipotesi discutibile che se sara’ confermata dimostrera’ dimostra tutto il pressappochismo di questa cattiva riforma. Militarizzare uomini e donne di un corpo ad ordinamento civile e’ una strada scivolosa. Come puo’ essere chiesto all’improvviso a chi ha abbracciato una professione civile, sia pure di servizio all’interno di un Corpo armato dello Stato, di accettare un penalizzante cambiamento di status? La Lega Nord, che si e’ sempre battuta contro questa scellerata decisione, vigilera’ affinche’ il governo mantenga almeno l’impegno di garantire lo status civile del personale del Corpo, contenuto nel nostro ordine del giorno approvato all’unanimita’”.

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