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(AGI) – Roma, 13 giu. – Modificare il regolamento di Dublino e uscire temporaneamente da Schengen. Sono le due proposte di Beppe Grillo, rilanciate in un post sul suo blog. “Per fare queste due cose ci vorrebbe pero’ un governo con gli attributi – osserva tuttavia Grillo – invece di un governo di coglioni”. “Il Regolamento di Dublino, firmato a suo tempo anche dalla Lega, va modificato in fretta. Il profugo deve poter scegliere il Paese della Ue dove essere accolto. Se gli altri Paesi Ue escono da Schengen temporaneamente – spiega il leader 5 Stelle – dobbiamo farlo anche noi. Controlleremo almeno il flusso migratorio che dal Mediterraneo transita attraverso i Paesi balcanici”. .

(AGI) – Roma, 12 giu. – “Salvare Roma. Liberarla dai tentacoli di una piovra che ha nuotato negli abissi della citta’ e che si e’ nutrita del trasversalismo della politica e degli affari”. Lo scrive sul suo blog Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta’, in un post dedicato alle vicende giudiziarie e politiche della Capitale. “Emanciparla da quel Welfare mafioso che ha lucrato sul disagio sociale, che ha strumentalizzato vecchie e nuove poverta’ per cumulare ricchezza e potere, che ha insozzato la bellezza del verbo ‘cooperare’ e ha tessuto reti associative col filo rosso-nero di una cupola criminale. Salvare Roma: questo e’ il compito di oggi”, aggiunge. “Salvarla innanzitutto dalla menzogna istituzionale e politica che occulta la relazione tra suburra e poteri forti, tra una composita e disperata plebe urbana e colletti bianchi, tra trafficanti di voti e trafficanti di appalti, tra gangster stagionati e immarcescibili palazzinari”, prosegue Vendola. “Ci vuole la grande bonifica che solo l’ingegneria della verita’ – tutta la verita’ e tutte le verita’ – puo’ realizzare. E dunque, per evitare che ‘tutto cambi affinche’ nulla cambi’, occorre rispondere ad alcune domande irriverenti e cattive”, osserva. “Come e’ possibile – prosegue il leader di Sel – che gli stessi protagonisti del ‘romanzo criminale’ neo-mafioso e fascista degli anni settanta, possano tornare quarant’anni dopo come perno centrale del sacco di Roma? Com’e’ possibile accettare che il cuore della banda della Magliana abbia pulsato nel corpo dei poteri capitolini, fino ad essere partner fondamentale del sindaco Alemanno? Cosa ha fatto, come ha lavorato, cosa ha investigato, la Procura di Roma, prima dell’avvento salutare del Procuratore Pignatone? E i nostri inossidabili servizi segreti, che danzano spesso sulla stessa pista dei faccendieri e dei delinquenti, sono stati distratti o sono stati complici? Come e’ stato possibile che si saldassero alleanze indicibili e paradossali – sopra tutte quella tra Buzzi e Carminati – e nessuno se ne accorgesse?” E come e’ stato possibile, continua Vendola, “che nessun contabile, nessun esperto di spending review , si accorgesse dell’indecente spreed tra le risorse investite nelle politiche di accoglienza e di integrazione e il degrado, l’inospitalita’ e la disintegrazione sociale di quelle discariche in cui sono state precipitate le vite a perdere di stranieri, di profughi, di rom?” “Salvare Roma, dunque. Salvarla anche dalla palude delle mezze verita’ e delle ciclopiche falsita’ – insiste Vendola – Vedere i fascisti (della Meloni o di Casa Pound o di Salvini) ergersi a paladini della legalita’, e’ davvero incredibile. Vedere gli uffici stampa del verminaio capitolino archiviare il cuore dell’inchiesta (gli indagati per mafia) per concentrare tutta l’attenzione politico-mediatica su cio’ che non e’ oggetto di accusa (tutti coloro che avevano rapporti con la piu’ importante cooperativa sociale di Roma), e’ emblematico del rischio che sta correndo Roma: mettere tutti nello stesso mazzo, usare l’inchiesta per creare un polverone che mette al riparo tutti i veri beneficiari del sistema corruttivo”. “Serve a dire che sono tutti corrotti e serve a non parlare piu’ approfonditamente dei corruttori, quelli che abitano nel ‘mondo di sopra’ e che profumano di champagne e incenso, quelli che spesso hanno benemerenze massoniche, amicizie porporate, protezioni togate o graduate, quelli che vantano (o magari occultano) sconfinate proprieta’ fondiarie, imprese che ibridano l’edilizia e la finanza, pacchetti azionari o pacchetti di voti”, aggiunge. “Ma per salvare Roma occorre anche operare una ricostruzione radicale del rapporto con la citta’, con le sue tante citta’, che oggi vivono sia lo sgomento di questa rivelazione (‘mafia capitale’) sia la rabbia perche’ l’antimafia procede per tagli che feriscono non solo il clan ma anche la cittadinanza. Mi spiego: se a Ostia viene giustamente sequestrata una palestra o un lido con i relativi servizi, Ostia rimane orfana di qualcosa che prima c’era e dava risposta a bisogni reali. Insomma non e’ possibile che la mafia apra una palestra e l’antimafia la chiuda: c’e’ qualcosa che non funziona – sottolinea – La mafia organizza il consenso anche surrogando funzioni che lo Stato fatica ad assolvere, ma se lo Stato si presenta solo come gendarmeria e repressione noi non andiamo da nessuna parte”. “Infine – conclude Vendola – Credo di capire l’amarezza che vive Ignazio Marino. Tutti sanno che e’ persona perbene. E capisco il dolore del suo vicesindaco, Luigi Nieri, che e’ un amministratore onesto e capace. Il rischio di essere trascinati nel fango dal ciclone giudiziario che investe il Campidoglio rappresenta una immensa ingiustizia. Ma il punto, anche per chi oggi governa Roma, non puo’ essere solo la distinzione tra persone perbene e permale. Questa e’ una precondizione. Il punto e’ che occorre, nei simboli e nel programma, un patto con i romani per salvare Roma. (AGI) .

(AGI) – Roma, 12 giu. – “Ci sono tanti che abbaiano alla luna, che vivono sulle paure, che pensano che l’unica dimensione sia chiudersi in casa”. Nel giorno in cui si susseguono le notizie sugli immigrati accampati alla stazione centrale di Milano, e un ferroviere viene aggredito da due latinoamericani e rischia di perdere l’uso di un braccio, Matteo Renzi invita a non creare panico. Senza intervenire direttamente sui singoli tema, il premier parla di globalizzazione e fa notare che “per troppo tempo si e’ pensato che, nel mondo, la globalizzazione negasse l’identita’. Io credo che oggi si debba scrivere una pagina nuova, l’identita’ e le radici non sono ostacolo alla globalizzazione ma una opportunita’”. “Il mondo ‘piatto’ nel quale stiamo vivendo – ha continuato – non impedisce di esprimere ma valorizza le singole identita’”. A cercare di dividere i temi della sicurezza da quelli dell’accoglienza ci ha provato anche il presidente della Cei Angelo Bagnasco: “Sicurezza e legalita’ sono un dovere preciso di uno Stato democratico e civile – ha detto -, ma questo dovere non puo’ essere chiusura e non accoglienza verso chi e’ disperato”. Ma i governatori del Nord attaccano. Luca Zaia scrive ai prefetti della sua Regione per chiedere un allontanamento dei migranti dalle localita’ turistiche. Mentre il leader leghista Matteo Salvini taglia corto: “uno a Milano vuole prendere il treno, non la scabbia. Nelle altre citta’ d’Europa ci sono 100 malati di scabbia che bivaccano nelle stazioni di Monaco di Baviera o della Francia o della Svizzera? Noi siamo Terzo mondo”. E Silvio Berlusconi dichiara tutto il suo choc per il dramma del ferroviere aggredito: “Polizia comunale e forze dell’ordine devono lavorare con l’esercito. Siamo invasi, ma il governo dov’e’?”. A Salvini risponde Debora Serracchiani, dal Pd, che stigmatizza: “L’impressione e’ che Salvini si aggiri sui barconi dei profughi come un avvoltoio, augurandosi che ne vengano sempre di piu’ per poter lanciare strida piu’ acute”. Renzi intanto, impegnato all’Expo al businnes forum Italia-Messico, tira dritto sul tema delle riforme: “Per troppi anni abbiamo fatto la ‘siesta’, invece di fare le riforme”. “Se vogliamo essere competitivi” bisogna “crescere”, non bisogna essere “ostaggi della cultura della lamentazione”. “Il Messico lo sta facendo”, ha continuato il presidente del Consiglio, “l’Italia lo ha fatto, ma puo’ fare di piu'”. Uno dei primi obiettivi che si pone il governo “e’ combattere per un mondo piu’ giusto dove la crescita economica si accompagni a capacita’ di offrire opportunita’ a tutti” ha detto ancora. E strigliando ancora una volta il fortino di Bruxelles ha spiegato che la politica e’ “una cosa seria”, ed e’ il “tempo della politica con la ‘P’ maiuscola, non della tecnocrazia” sia in America latina che in Europa. Secondo Renzi, “l’ubriacatura tecnocratica sta finalmente segnando il passo”, in Europa. A Bruxelles, osserva il premier, si sta cominciando a capire che “l’Europa non crescera’ piu’ se continuera’ a pensare” che si va avanti “soltanto affidandosi a ricette tecnocratiche”. Infine un nuovo cenno al tema che sta scaldando le segreterie dei partiti a Roma: “Dobbiamo impegnarci una lotta senza quartiere alla corruzione e alle inefficienze” ma al tempo stesso dobbiamo anche offrire delle “prospettive”. Insomma, “dobbiamo seminare il futuro non la disperazione”, ha aggiunto il presidente del Consiglio. (AGI)

(AGI) – Roma, 12 giu. – Si svolgera’ domenica prossima il turno di ballottaggio per l’elezione dei sindaci di 65 comuni, di cui 11 capoluoghi di provincia (Lecco, Mantova, Rovigo, Venezia, Arezzo, Fermo, Macerata, Chieti, Trani, Matera, Nuoro), che riguardera’ 2.160.550 elettori, di cui 1.036.159 maschi e 1.124.391 femmine. Le sezioni elettorali saranno 2.524. Le operazioni di votazione si svolgeranno domenica dalle ore 7 alle ore 23 – ricorda il Viminale – e lo scrutinio avra’ inizio al termine delle operazioni di voto e dopo il riscontro del numero dei votanti. Nel turno di ballottaggio, l’elettore sceglie solo tra i due candidati sindaci che hanno ottenuto, al primo turno, il maggior numero di voti; si vota tracciando un segno sul rettangolo entro il quale e’ scritto il nome del candidato prescelto. I risultati delle operazioni elettorali saranno diffusi in tempo reale attraverso il sito www.interno.gov.it oppure http//elezioni.interno.it. Poiche’ il turno di ballottaggio costituisce una prosecuzione delle operazioni del primo turno – ricorda il ministero dell’Interno – potranno votare solo coloro che abbiano maturato il diritto di elettorato entro domenica 31 maggio 2015, giorno in cui si e’ svolta la votazione del primo turno. Tali elettori potranno partecipare al turno di ballottaggio anche se non si siano recati a esprimere il voto in occasione del primo turno. Per poter esercitare il diritto di voto presso l’ufficio elettorale di sezione nelle cui liste risulta iscritto, l’elettore dovra’ esibire, oltre ad un documento di riconoscimento, la tessera elettorale personale a carattere permanente. Nella stessa giornata di domenica 14 giugno dalle 8 alle 22 e lunedi dalle 7 alle 15 si svolgera’ anche il turno di ballottaggio di 13 comuni della regione Sicilia. (AGI)

(AGI) – Roma, 12 giu. – Nemmeno l’efficientissimo e sbrigativo Mister Wolf potrebbe risolvere tutti i problemi lasciati dalla crisi. Sergio Mattarella cede al clima festoso della cerimonia dei David di Donatello e abbandona per un attimo lo stile istituzionale per una battuta che e’ anche un omaggio alla star della giornata, il regista Quentin Tarantino, seduto in prima fila con Nanni Moretti, Margherita Buy, Elio Germano, Alba Rohrwacher, Alessandro Gassman, Valeria Golino e Walter Veltroni. Il Capo dello Stato usa il cinema come metafora del Paese e nota che “uscire dalla crisi non e’ facile. Signor Tarantino, anche se ci prestasse il suo mister Wolf, neppure lui riuscirebbe da solo a risolvere tutti i problemi”. Il regista apprezza la citazione di Pulp fiction, si dice “sorpreso, non era preparata… potrei anche decidere di ritornare sul personaggio”, e appena finita la parte ufficiale della cerimonia si alza e stringe a lungo la mano al Presidente. Che da padrone di casa lo accompagna dal Salone dei corazzieri fino al Salone delle feste, in veste di Cicerone d’eccezione. “Wonderful” ammette Tarantino che con occhio clinico registra subito: “ovunque si posi una telecamera, cattura una bella immagine”, dunque quella di aprire al pubblico il Quirinale e’ “a fantastic idea”. Tarantino non si presenta con la musa Uma Thurman, per la delusione dei fan, ma con la sua ultima compagna, la costumista Courtney Hoffman, che forse ritenendo di doversi ispirare a un look ‘antico romano’ indossa altissimi sandali alla schiava. Dress code quasi formale, invece, per il regista: giacca e cravatta nera, camicia bianca e jeans neri. Una flute in mano, grande disponibilita’ a giornalisti e fan nel breve ricevimento che segue la cerimonia, ma poche foto. “No, preferisco partecipare al party” spiega ai tanti che gli si avvicinano per un selfie. Poi annuncia che il suo prossimo film, ‘The Hateful Eight’, di cui ha terminato le riprese tre mesi fa, uscira’ in Usa per Natale: “e’ molto vicino al western all’italiana e non a quelli di John Wayne e John Ford” annuncia il regista appassionato di spaghetti western. “Ho viaggiato 14 ore in aereo per i miei fan italiani” spiega, dimentico di essere in ritardo di vent’anni, visto che stasera ritirera’ i David di Donatello vinti per Pulp fiction (1995) e Django Unchained (2013). Ma il ritardo viene perdonato, il regista e’ un po’ l’ospite d’onore di questo esordio di Sergio Mattarella nel mondo del cinema. Che applaude il Presidente e a cui egli offre diversi spunti, dalla necessita’ di “fare sistema” all’appello alle televisioni nazionali perche’ aiutino il cinema italiano trasmettendolo in prima serata. E un’altra citazione, al film “Nuovo cinema Paradiso” del conterraneo Giuseppe Tornatore, per ricordare l’impegno del ministro Dario Franceschini a tutelare le molte sale storiche del nostro Paese. Poi, con Nicola Piovani al suo fianco, ricorda Francesco Rosi e Virna Lisi, scomparsi di recente. Mentre Franceschini annuncia di aver inviato una lettera ai ministri della cultura francese e tedesco “per avviare una strategia comune che permetta all’Europa di acquisire la posizione che merita sui mercati internazionali anche attraverso la creazione e il sostegno a piattaforme digitali europee in grado di contrastare il monopolio di fatto di quelle americane”. Ma soprattutto a Mattarella preme parlare della crisi, che ha coinvolto il Paese e non ha risparmiato il cinema, ma da cui si esce con il dialogo e la fiducia. La crisi e’ stata anche sprone per il cambiamento, ha aumentato la concorrenza, ha portato nuove tecniche e nuovi linguaggi senza dimenticare la tradizione, in un mix di tv, internet e social media. Ma per uscirne “c’e’ bisogno di dialogo, c’e’ bisogno di stima reciproca, o quanto meno di rispetto vicendevole, c’e’ bisogno di coltivare il bene comune”. Siamo tutti diversi, ma “viviamo in una casa comune. E c’e’ un legame evidente tra la nostra capacita’ di confronto e la fiducia che sapremo generare”, perche’ “non sara’ mai il pensiero unico, o l’illusione di una concentrazione del potere, a sanare le fratture. Ci vogliono dialogo e confronto”. Insomma, se e’ vero che “senza la storia del nostro cinema sarebbe piu’ povera l’Italia”, dovra’ essere ancora il cinema a raccontare “l’Italia che cambia, l’Italia che va verso la modernita’ senza dimenticare le proprie radici di solidarieta’, l’Italia che si fa ricca delle sue differenze, l’Italia che sorride anche se sa che molti problemi sono ancora da risolvere ed e’ capace di affrontarli con fiducia”. (AGI)

(AGI) – Roma, 12 giu. – Il sindaco Ignazio Marino e il prefetto Franco Gabrielli si sono sentiti telefonicamente nel primo pomeriggio mentre erano impegnati, uno a Londra e l’altro a Guidonia, per una serie di incontri di lavoro. Nel corso del colloquio e’ stato ribadito “l’impegno comune” per Roma, gia’ avviato con importanti risultati su diversi tavoli di lavoro, dalla sicurezza al Giubileo. Il sindaco di Roma Capitale e il prefetto della citta’ – si legge in una nota congiuta firmata dagli uffici stampa di Roma Capitale e della prefettura di Roma – hanno commentato “con sorpresa, e con un po’ di ironia”, alcuni articoli di stampa, dichiarandosi “totalmente estranei” alle indiscrezioni uscite oggi e ribadendo “la loro reciproca stima e il proficuo lavoro che stanno svolgendo insieme”. Sindaco e Prefetto – si spiega nella nota – hanno “la ferma e comune intenzione di lavorare assieme per la migliore riuscita del Giubileo straordinario della Misericordia, convinti che in questa stessa ottica si muove il governo che sta lavorando assieme alle istituzioni locali per mettere a punto le misure sull’argomento”. (AGI)

(AGI) – Roma, 12 giu. – Basta con la “cultura del lamento” anche se “guai a chi sottovaluta le cose che non vanno”, ma “se vuoi stare sul mercato devi essere in grado di fare le riforme velocemente” e questo “non e’ una possibilita’ ma un dovere”. A ribadirlo e’ stato il presidente del Consiglio Matteo Renzi al business forum Italia-Messico. “Per troppi anni abbiamo fatto la ‘siesta’, invece di fare le riforme”. Cosi’ Matteo Renzi parlando al ‘Forum Italia- Messico’ a Milano. “Se prendiamo spunto da quello che ha fatto il Messico, credo che il nostro futuro sara’ all’altezza del nostra passato”. “Oggi i nostri Paesi sanno perfettamente che, se vuoi stare sul mercato, devi essere capace di fare le riforme”, ha insistito il presidente del Consiglio, il quale ha poi invitato le aziende messicane ad investire in Italia. “Dobbiamo tornare a credere che l’Italia ce la puo’ fare”, ha continuato. Durante il forum ho assicurato che presto vi sara’ un sistema fiscale piu’ semplice – ha aggiunto Renzi, e “il commento medio e’ stato: ‘Piu’ complicato sarebbe difficile'”. “Se vogliamo essere competitivi” bisogna “crescere”, non bisogna essere “ostaggi della cultura della lamentazione”. Cosi’ Matteo Renzi, parlando, al termine del business forum Italia-Messico, a Milano. “Il Messico lo sta facendo”, ha continuato il presidente del Consiglio, “l’Italia lo ha fatto, ma puo’ fare di piu'”. Il premier ha ricordato che “in questi ultimi anni” sono salite a 1300 le imprese italiane attive in Messico e che, dal 2006 ad oggi, il “ritmo di crescita” degli investimenti e’ aumentato notevolmente. (AGI) .

(AGI) – Bruxelles, 12 giu. – L’emergenza migranti e’ ancora protagonista del dibattito politico. Da Milano il premier Matto renzi ribadisce che “ci sono tanti che abbaiano alla luna, che vivono sulle paure, che pensano che l’unica dimensione sia chiudersi in casa. Oggi credo che si debba scrivere una pagina nuova, l’identita’ e le radici non sono ostacolo alla globalizzazione ma una opportunita’. Il mondo ‘piatto’ nel quale stiamo vivendo – ha continuato – non impedisce di esprimere ma valorizza le singole identita’”.

Commissione Ue: “situazione va affrontata ora, non tra 4 mesi”

Anche il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, a Torino, a margine della visita alla Sindone ha detto che “sicurezza e legalita’ sono un dovere preciso di uno Stato democratico e civile, ma questo dovere non puo’ essere chiusura e non accoglienza verso chi e’ disperato”. La Lega, invece, affonda il tiro: “Sicuramente il Ministero dell’Interno non e’ in grado di gestire un flusso senza precedenti”, ha detto Matteo Salvini. “Tutti gli altri paesi europei – ha proseguito – si stanno comportando in maniera diversa, tutti stanno difendendo i propri confini. L’Europa se ne frega, e l’ho toccato con mano anche questa settimana Strasburgo. A questo punto la prima cosa che si potrebbe fare, e avrebbe tutto il sostegno possibile della Lega, e’ che il governo inizi ad andare settimana prossima a Bruxelles e dire ‘io smetto di pagare’, perche’ gli italiani ogni anno danno all’Europa circa 16 miliardi di euro”. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, sostiene invece che tutti i profughi attualmente collocati in tutte le localita’ turistiche del Veneto debbano andare via. E’ questo il senso di una lettera ufficiale inviata oggi da Zaia a tutti i prefetti della regione, nella quale il Governatore si fa portavoce degli allarmi, dei timori e degli appelli a lui rivolti da sindaci, cittadini e imprenditori del turismo Veneto, che vedono minacciato il buon esito della stagione estiva dall’invio di profughi, gia’ avvenuto in varie localita’. “Il fenomeno migratorio, se regolato in modo serio – e in questo l’Italia e l’Europa devono lavorare insieme – e’ un fenomeno che ci puo’ arricchire e non va presentato solo come fonte di minaccia e paura”, ha detto invece il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, intervenendo alla VII conferenza Italia-America latina e Caraibi. Il titolare della Farnesina ha citato come “esempio” positivo di migrazione quella italiana in America latina. “I nostri padri sono giunti con umilta’ in America latina per creare un futuro migliore”, ha sostenuto, ricordando che, nell’area, vi sono ancora 20 milioni di persone con famiglie di origine italiana e due milioni con passaporto italiano. (AGI) .

(AGI) – Roma, 12 giu. – “La cultura e’ l’antidoto della corruzione ed essa e’ la conseguenza di un impoverimento della civilta’ e delle relazioni”. Cosi’ il capo dello Stato, Sergio Mattarella, nella cerimonia di presentazione alle candidature al David di Donatello.

Per uscire dalla crisi “serve dialogo, stima reciproca e rispetto reciproco” e l’attenzione a “coltivare il bene comune” perche’ “viviamo in una casa comune”, ha aggiunto Mattarella.

  Il capo dello Stato ha sottolineato che “per fortuna siamo diversi”, per questo “serve il dialogo”. “Le fratture sociali possono frenarci, nella crisi, non sara’ mai il pensiero unico o la concentrazione dei poteri a sanare le fratture”, serve invece “il dialogo mentre rafforziamo il sistema Paese”, ha aggiunto il Capo dello Stato, secondo il quale “bisogna confrontarsi con intelligenza e con animo aperto, bisogna fare sistema”. (AGI) .

(AGI) – Milano, 12 giu. – La politica e’ “una cosa seria”, ed e’ il “tempo della politica con la ‘P’ maiuscola, non della tecnocrazia” sia in America latina che in Europa. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi, intervenendo alla VII conferenza Italia-America latina e Caraibi. Secondo Renzi, “l’ubriacatura tecnocratica sta finalmente segnando il passo”, in Europa. A Bruxelles, osserva il premier, si sta cominciando a capire che “l’Europa non crescera’ piu’ se continuera’ a pensare” che si va avanti “soltanto affidandosi a ricette tecnocratiche”. .

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