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Maurizio Martina difende l'operato di Gentiloni e definisce sbagliate le critiche rivolte da Renzi all'ex premier. "Ho trovato sbagliate e ingiuste – dice al Corriere della Sera il segretario del Pd – le parole di Renzi e anzi difendo con orgoglio il lavoro del governo Gentiloni, a cominciare da Minniti sul tema migratorio. Gentiloni è una delle personalità più importanti che abbiamo, un punto di riferimento e credo che anche lui voglia aiutare il Pd e il centrosinistra a riscattarsi". E su Zingaretti? "Nicola – risponde Martina – è risorsa preziosa. Tra di noi c'è collaborazione, non competizione". Quanto, poi, al profilo che il segretario vuole dare al suo Pd, Martina risponde così: "Popolare. Abbiamo il grande compito di dare uno spazio ai tanti italiani democratici, europeisti, che credono nei valori della solidarietà, dell'equità e della giustizia sociale. Se tanti con le magliette rosse sabato scorso hanno deciso di battere un colpo sul tema dell'accoglienza vuol dire che c'è speranza. Esiste una reazione agli estremismi di Salvini, un'alternativa al governo della paura e a questa destra nuova pericolosa".

 

"Come si fa a dire che quei soldi sono spariti? È tutto certificato, pubblicato sul nostro sito. Non c'è un solo euro che non sia stato speso in politica. E' una grande presa per il c… Noi siamo parte lesa". A parlare della vicenda dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali alla Lega di cui la Cassazione ha chiesto il sequestro, è il leghista Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali del Carroccio. "Io – dice Calderoli al Corriere della Sera – sono peggio di San Tommaso, quindi ho voluto verificare tutti gli estratti conto della Sparkasse di Bolzano. Vi assicuro che non c'è un euro in entrata o in uscita che non sia certificato e giustificato.

Le uscite sono tutte fatturate a soggetti per noi storici. Sondaggi, stampa, manifesti, affissioni…". Ma, chiede il Corriere, ha controllato perché aveva qualche sospetto? "Mi sono detto, ma non è che qualche cazzone ha fatto qualche cazzata? Ho voluto metterci il naso dentro e ho visto che non c'è niente. Abbiamo anche affidato tutte le verifiche dei bilanci a un istituto di revisione contabile". Quanto a Salvini che oggi sarà ricevuto da Mattarella, conclude Calderoli, lui "non è preoccupato, se non perché deve pagare dipendenti e bollette. Ma se ci sequestrano i conti correnti? Non saremo mai in grado di restituire 49 milioni e non sarebbe neanche giusto". 

Cosa ha detto Calderoli al Corriere:

"Io sono peggio di San Tommaso, quindi ho voluto verificare tutti gli estratti conto della Sparkasse di Bolzano. Vi assicuro che non c’è un euro in entrata o in uscita che non sia certificato e giustificato. Le uscite sono tutte fatturate a soggetti per noi storici. Sondaggi, stampa, manifesti, affissioni…".

"Se abbiamo 1.500 sezioni e ciascuna ha un suo conto corrente è evidente che stiamo parlando di numeri grossi, ma questo non configura illeciti. Quando poi una procura, che per natura è portata a essere accusatoria, dice che può anche essere tutto regolare, vuol dire che stiamo parlando di movimenti assolutamente corretti".

"Parliamo dei famosi 47 milioni di attivo che risultavano in cassa al 31 dicembre 2011? Se uno verifica i bilanci scopre che sono stati spesi in maniera lecita, con attività inerenti al partito politico. Invece sento ancora dire “dove sono finiti i 49 milioni?”. Ma cavolo, basta aprire il sito".

Leggi l'intervista integrale.

In attesa dell'incontro tra Mattarella e Salvini, la vicenda dei fondi sequestrati alla Lega, nell'ambito dell'inchiesta che ha portato alla condanna del vecchio leader leghista Umberto Bossi e dell'ex tesoriere Francesco Belsito, è nelle mani delle forze dell'ordine. Dovranno trovare denaro riferibile al Carroccio "ovunque si trovi e presso chiunque", ha stabilito la Cassazione. Ma è tutt'altro che semplice. Tanto che il Palazzaccio ha invitato il 'senatur' a dare delle indicazioni, se può. Nelle casse del partito sono stati trovati solo 3 milioni di euro. La somma da recuperare è pari a 49 milioni.

"Conti correnti, libretti di risparmio, depositi, rapporti bancari di ogni genere. Gli uomini del Nucleo di polizia economica di Genova stanno cercando di districarsi nel complesso mondo finanziario della Lega, centrale e periferica", ricostruisce il Corriere, "un’indagine che al momento ha fissato l’ordine di grandezza del sistema: una quarantina di istituti di credito nei quali sono stati aperti quasi cento conti di varia natura. I numeri danno l’idea del lavoro che sta affrontando la procura, dove è stato aperto un fascicolo per riciclaggio del quale si sta occupando la Finanza. Non ci sono indagati, ha detto il procuratore capo Francesco Cozzi, che nei giorni scorsi aveva precisato come questi movimenti di denaro 'possano essere anche leciti, si tratta di verificarlo' ". 

La denuncia di un ex revisore dei conti

Il Corriere spiega che la denuncia che ha fatto partire le indagini è giunta da un ex revisore dei conti, Stefano Aldovisi, che lo scorso 24 luglio era stato condannato nello stesso processo per i 'rimborsi truffa' che aveva visto alla sbarra Bossi e Belsito. Il quotidiano spiega che Aldovisi avrebbe scritto nell'esposto che "al 31 dicembre del 2011 nel bilancio del movimento politico c’era un attivo di 47.791.649 euro, dei quali 20,3 in titoli e 12,8 milioni di liquidità". Occorre capire come sono usciti dalle casse della Lega e dove sono finiti. "L’ex revisore", prosegue il Corriere, "ha suggerito al pm un servizio del settimanale L’Espresso nel quale si parla 19,8 milioni di euro trasferiti dai conti di due banche di riferimento del partito, la filiale Unicredit di Vicenza e la sede milanese della Banca Aletti, per essere messi in sicurezza". Movimenti, ha avvertito la Procura, che potrebbero però rivelarsi del tutto legali.

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Martina eletto segretario, congresso prima delle Europee, primarie il 24 febbraio 2019. Sui nodi politici sul tavolo le varie anime del Pd hanno trovato un'intesa. Siglata una tregua, ufficialmente nessuna spaccatura tra le correnti. L'armistizio serve a prendere tempo ma non piace a tutti i delegati dell'assemblea dem che già guardano avanti. Tra rassegnazione per il vento in poppa della maggioranza giallo-verde, l'orgoglio di chi punta a ripartire riconquistando consensi e il timore per l'incertezza su chi debba guidare la barca. "Commettete un errore, non si può lasciare appeso il partito per un anno", la protesta di Giachetti. Per ora alla corsa per la conquista del Nazareno è iscritto Zingaretti che non è intervenuto in Assemblea, si è limitato a chiedere una discussione vera, "ora – ha spiegato – apriamo comitati per l'alternativa". I suoi ripetono che "serve una svolta".

Sul governatore della Regione Lazio ("non si predispone mai all'ascolto degli altri e delle loro ragioni. È un grandissimo limite per un leader", la critica a Renzi) c'è tutta l'area orlandiana e altri 'big' del Pd, come Gentiloni e Zanda. La minoranza dem affila le armi: "È finita la fase di Renzi, basta parlare di lui. Perderà il partito". L'area renziana non ha ancora un candidato, per questo teme di perdere terreno, auspica che l'ex premier l'anno prossimo possa avere margini di manovra magari per riprendere il timone.

E Renzi si è limitato a lanciare la sfida: "Ci rivedremo al congresso e perderete. E poi dal giorno dopo contesterete chi ha vinto". "Il tempo del congresso è già oggi", la risposta del fedelissimo di Emiliano, Boccia. Ancora una volta è il senatore di Scandicci ad aver infiammato la platea. Acclamato dai suoi, contestato appunto dall'area di Orlando e Emiliano. All'assemblea si sono confrontati due modelli. Quello di Martina con la sua 'rivoluzione d'ascolto' e quello di Renzi.

L'ex segretario dem l'ha messa sul piano calcistico: "Ci siamo innamorati dell'idea di giocare con il 'falso nueve'. È importante la comunità ma come non c'è un io senza un noi così non c'è comunità senza leadership".

L'ex ministro dell'Agricoltura pur sottolineando di voler smascherare "la demagogia" M5s ("Non regaliamo ai grillini la sfida del reddito di base") ha sottolineato che "noi siamo fondamentali per costruire l'alternativa ma non basteremo a noi stessi" ("Noi ci siamo alleati con i monarchici per cacciare i fascisti", l'osservazione di Orlando). "M5s è una corrente della Lega, la vecchia destra", la posizione di Renzi. Ma al di là del tema delle alleanze e della discussione sulle proposte arrivate dal palco ("Dividere la figura del segretario da quella del candidato premier", chiede la Serracchiani), il confronto resta vincolato sul 4 marzo. Sulle ragioni della sconfitta. Renzi ne elenca 10 (lo stop sui vitalizi al Senato, l'insistenza sulla legge elettorale per puntare sulla coalizione, le accuse sulla buona scuola e sul jobs act) ma soprattutto spinge sulle divisioni interne, sull'attacco alla leaderhip. Perché il commerciante che allestisce la vetrina del suo negozio non può sentire attaccare continuamente il suo marchio, "chiaro poi che non vende". Perché "mi sarei aspettato una maggiore solidarietà dalla classe dirigente" nel momento in cui è arrivata un'ondata social "contro la mia famiglia".

Il j'accuse dell'ex premier è "sulla guerra fatta al Matteo sbagliato": "Il problema non è quando aprire il congresso, ma quando chiuderlo". Ed ancora: "Quando hai il tuo governo e dici che nulla va bene devi votare M5s non Pd. Basta alle risse da cortile, la riscossa partirà se finiremo di prendercela con chi lavora affianco a noi". La richiesta, invece, dell'area non renziana a Martina è quella di mettere pace al Pd. "Il partito è una grande orchestra. Elaboreremo idee, persone, strumenti nuovi. Serve una riorganizzazione di tutto, sarà un percorso lungo, scriviamo tutti insieme una pagina nuova", dice l'ex ministro dell'Agricoltura Martina che si dice pronto ad aprire a chi è fuori dal partito.

E qui emerge un'altra differenza con Renzi, visto che l'ex presidente del Consiglio ha sottolineato che "la direzione non deve essere quella di un simil Pds o Unione". L'ex premier è stato interrotto soprattutto quando ha citato Blair e si è riferito alle dimissioni di Marino. "Basta tifoserie, così segate il ramo sul quale siete seduti", l'attacco dell'ex presidente del Consiglio alla minoranza dem. "Non è possibile limitarsi al brusio delle minoranze interne, alle colpe di Leu o al mancato carisma di Gentiloni", la reazione di Orlando. L'ex premier presente nella sala "è stato l'unico in prima fila – ha fatto notare un renziano – a non applaudire Renzi neanche una volta".

"Ehi tu che indossi una maglietta rossa sei lo stesso lacché di Napolitano, colui che convinse il governo a dare via libera ai bombardamenti in Libia, preludio di una delle crisi migratorie più gravi della storia? Sei tu, ti riconosco, sei stato il supporter di Hillary Clinton, ti ci sei fatto anche i selfie insieme, ma è lei che convinse Obama ad uccidere Gheddafi e non lo fece per le violazioni dei diritti umani ma per fare un favore all'amico francese, quel Sarkozy​ che aveva ricevuto milioni di euro dallo stesso Gheddafi e che aveva paura che un giorno costui avrebbe parlato". Lo scrive in un lungo post su facebook l'esponente M5s Alessandro Di Battista.

"Tu che indossi la maglietta rossa quando eri al governo del Paese non hai fatto nulla per contrastare l'ignobile business sulla pelle dei migranti. Non hai mai fatto controlli su quelle cooperative che si intascavano milioni lasciando alla povera gente soltanto briciole. E perché non l'hai fatto? Perché erano bacini di voti!", insiste l'ex deputato pentastellato. Tu con la maglietta rossa ti indigni, ti ergi a paladino dei più deboli, ti scandalizzi per il muro di Trump (che tra l'altro è il muro di Bush padre e figlio, di Clinton marito e moglie e del premio Nobel per la pace Obama) ma taci di fronte a quello in Cisgiordania", aggiunge Di Battista. 

"Tu oggi indossi una maglietta ma ne avresti dovute indossare almeno 100 negli ultimi 20 anni, una per ciascuna delle cause che fanno fuggire gli africani o i messicani dalle loro case. E senza rendertene neppure conto sei tu stesso una di quelle cause", è l'accusa lanciata da Di Battista su Facebook.

"Lo sei quando sposi il politicamente corretto quando l'unica soluzione sarebbe urlare; lo sei quando ti affidi, ancora una volta, ai carnefici. Anche se vestiti elegantemente e con il 'mignolino' alzato sempre carnefici sono. Lo sei quando, annoiato da un'esistenza troppo comoda, organizzi un festino tra lussuose mura domestiche alimentando quel mercato della droga che, dalle parti dove sono adesso, è una delle ragioni della fuga della povera gente. Ci sono tante bravissime persone che oggi indossano una maglietta rossa ma c'è un mucchio di gente ipocrita che ha deciso di sposare quella solidarietà pelosa ottima alleata del sistema e della reiterazione delle ingiustizie. Quanto conformismo e quanta viltà si nasconde nella facile solidarietà. Ed è quel conformismo che ti fa credere che tu stia facendo qualcosa di buono anche se non stai facendo assolutamente niente", conclude. 

Il vero anti-italiano è Matteo Salvini che, nella partita europea sui migranti, ha appoggiato il gruppo di Visegrad, contrario alla redistribuzione obbligatoria, andando contro gli interessi del Paese. È l'accusa che l'ex presidente della Camera Laura Boldrini, tra i bersagli principali della vulgata sovranista e protagonista di numerosi duelli mediatici con l'attuale ministro dell'Interno, lancia in un'intervista esclusiva a Tpi, della quale pubblichiamo un ampio brano. L'esponente di Leu mostra poi "rabbia" per la stretta sull'accoglienza imposta dal nuovo governo, nell'ambito del quale giudica "cinico" l'atteggiamento del Movimento 5 stelle. “Sono arrabbiatissima, l’iniziativa di Salvini di interferire con il sistema del diritto d’asilo significa non avere rispetto delle commissioni territoriali che operano tenendo presente i principi del nostro ordinamento, la convenzione di Ginevra e poi le direttive europee. Significa interferire in modo indebito sulle decisioni delle commissioni. È un atto molto grave”, esordisce.

Salvini ha chiesto ai prefetti di fare molta attenzione nella valutazione di casi dei richiedenti asilo. Poi si è corretto: donne e bambini saranno esclusi da questa nuova stretta sui diritti

I bambini non si possono espellere, c’è la legge, c’è il diritto, non è una gentile concessione di Salvini. Le donne incinte nemmeno. Non è che lui è buono e concede, come vuole far credere. Bisogna smontare la sua retorica del pater familias, che è assolutamente impropria. 

Il premier Conte come lo vede?

Se mi avessero preparato un piattino così, lo avrei rimandato indietro. Una situazione in cui era già stato deciso il programma, erano già stati decisi i ministri, per decoro non avrei mai potuto accettare tale incarico per poi trovarmi costantemente in imbarazzo.

Parla di Bruxelles?

È stato un boomerang a tutti i livelli: se prima perlomeno era obbligatorio prendere le quote stabilite dalla Commissione europea per la ridistribuzione dei richiedenti asilo, ora anche quelle sono saltate, perché sono diventate su base volontaria. È diventato volontario anche fare i centri d’accoglienza all’interno dell’Ue. E della riforma del trattato di Dublino nessuna traccia. Per la felicità del gruppo di Visegrad.

Salvini sta dalla parte degli ungheresi, sacrificando gli interessi italiani per favorire Orban, visto che c’è un patto tra loro. Inoltre non vuole neanche contrastare troppo la Le Pen e il ministro dell’Interno tedesco Seehofer. Salvini sta lavorando in un quadro in cui gli interessi italiani saranno sacrificati, disgregando l’Unione europea.

Salvini insiste molto sulla difesa dei confini e sul lavoro da fare in Libia, evidenziando il supporto (anche economico) alla guardia costiera libica. Come giudica questi accordi?

Il governo deve fare quello che il parlamento chiede di fare, e il parlamento dovrebbe avere contezza di come il governo agisce, e conoscere la situazione sul campo. Per questo, in Commissione Esteri ho chiesto che venga inviata una delegazione parlamentare per verificare lo stato delle cose in Libia. Avevo già detto a Salvini che la Libia non vuole sul suo territorio i centri di detenzione dell’Unione europea: pur essendo uno Stato molto instabile, ci tiene alla propria sovranità. Loro non eseguono i suoi ordini. Gliel’hanno detto chiaramente. 

Crede che l’Italia rischi seriamente il corso di un isolamento?

Sì. Con la sua azione il governo porta l’Italia all’isolamento. Salvini va a fare gaffe con tutti. Anche con la Tunisia. Uno dei pochi paesi con cui abbiamo gli accordi di riammissione. In Europa siamo ormai isolati, fatto salvo mantenere il legame con il gruppo di Visegrad.

Finora il ministro Salvini si è lasciato andare solo a espressioni violente, si è comportato da bullo, manda dei messaggi molto preoccupanti ai nostri figli. Noi vogliamo combattere il bullismo e lui che cosa insegna? Che bisogna invece essere prepotenti e cattivi con i più deboli. Ha creato ostacoli con i nostri partner storici a livello europeo, in Libia non ha ottenuto niente, il vertice di Bruxelles è stato un flop totale.

Salvini ha ribadito che i morti in mare e gli arrivi sono drasticamente diminuiti. Eppure, da quando il soccorso è in mano alla guardia costiera libica, si sono registrati 400 morti in 4 giorni al largo della Libia

La sua strategia per il contenimento dei flussi migratori la definisco riprovevole perché provoca naufragi e un aumento del numero dei morti. Se questa è la strategia, io mi dissocio in ogni modo. Trovo veramente spregevole riuscire a concepire un’idea di questo genere. Se il consenso deve passare da questo, io lo rifiuto.

Le Ong non operano praticamente più nel Mediterraneo, per Salvini è una vittoria

Le Ong sono state criminalizzate, anche i Cinque Stelle un giorno dovranno rispondere di tutto questo. Di aver demonizzato e smantellato il meglio del nostro paese: il volontariato, l’idea di poter fare qualcosa per gli altri. Ricordo che le Ong sono subentrate in mare quando i mezzi dei corpi dello stato non erano più disponibili, dopo Mare Nostrum. 

Non so cosa Salvini insegni ai propri figli, dato che odia tanto i buonisti insegnerà a essere cattivi, a essere sprezzanti. Io spero che non succederà mai a Salvini quello che lui stesso sta facendo a tante persone. Spero che ai suoi figli non succeda mai quello che sta riservando a tanti bambini.

Porti chiusi, lei cosa ne pensa?

Salvini non si è inventato niente. Sono cose già viste. I porti non sono stati chiusi, lui sta cercando di sviare rispetto al fatto che non potrà mai fare quello che ha promesso in campagna elettorale. Ossia riportare a casa 600mila irregolari. Io glielo dissi che per farlo doveva prima concludere accordi di riammissione con i paesi di provenienza. Siccome è molto complicato, si accanisce sui più deboli. E adesso attacca il sistema d’asilo.

Leggi l'intervista integrale a questo link

Maurizio Martina è stato eletto dall'assemblea nazionale nuovo segretario del Pd. I voti contrari sono stati sette e gli astenuti 13. Martina, all'indomani delle dimissioni di Matteo Renzi, aveva assunto le mansioni di segretario reggente.

 "Sarà un percorso lungo, perché la portata del cambiamento che abbiamo subito il 4 non ci consente di raccontare scorciatoie. Sarà un lavoro lungo, appassionante e rigenerante. Che ci consentirà di trovare la forza per l'alternativa", è stata la conclusione del suo intervento.

Il 'caso Morrone', almeno dall'esterno appare rientrato. Le parole pronunciate ieri dal sottosegretario leghista alla Giustizia di fronte ai magistrati tirocinanti ("mi auguro che in magistratura siano sempre meno presenti le correnti, in particolare quelle di sinistra") hanno scatenato richieste di dimissioni dal centrosinistra ma anche provocato più di un mal di pancia all'interno del Movimento 5 stelle che, in virtù del suo spirito fortemente legalitario, difficilmente può digerire attacchi così diretti.

 "Prendo atto che il sottosegretario Jacopo Morrone ha già chiarito che quello di stamattina era un giudizio politico espresso in un luogo in cui non dovrebbero entrare le opinioni personali", ha chiosato il guardasigilli pentastellato, Alfonso Bonafede, "come già detto in altre occasioni, ritengo l'associazionismo dei magistrati una buona cosa, se non porta alle storture del correntismo".

Le parole di Jacopo Morrone rimandano alle polemiche sulla "magistratura comunista" dell'epoca berlusconiana. A questo alludeva lo stesso Bonafede, mentre il caso sui fondi della Lega iniziava a montare, diede un altolà preventivo a Salvini perché dalla vicenda non scaturissero "scenari da Seconda Repubblica". Nondimeno, la questione della politicizzazione e del correntismo all'interno dell'Anm non è certo inesistente, come hanno testimoniato le avventure in politica di più di una toga.

Cosa sono e quali sono le correnti in magistratura

Quanto si parla di ‘correnti’ della magistratura si fa riferimento ai gruppi interni all’Associazione nazionale magistrati, alla quale è iscritto il 90% delle toghe. L’Anm è nata nel 1909 – poi sciolta durante il periodo fascista e rifondata nel 1944 – e tra gli anni Cinquanta e Sessanta, al suo interno, si sono creati gruppi associativi che rispecchiano le diverse sensibilità esistenti tra chi svolge le funzioni di magistrato ordinario nel Paese.

Attualmente sono 4 le ‘correnti’ rappresentate nel direttivo del sindacato delle toghe:

  • la centrista Unità per la Costituzione (Unicost)
  • Magistratura indipendente – nata tra il 1962 e il 1963 – di impronta più conservatrice
  • Autonomia&Indipendenza, il gruppo nato più di recente, con la ‘scissione’ interna a MI avvenuta nel febbraio 2015,
  • Area democratica per la Giustizia, che ha riunito le correnti cosiddette ‘di sinistra’, Magistratura democratica (fondata a Bologna nel 1964, di orientamento ‘progressista’) e Movimento per la Giustizia (nato nel 1988, quando alcuni esponenti di Unicost decisero di lasciare il gruppo).

I rappresentanti delle varie correnti, con elezioni ogni 4 anni, vanno a comporre il Comitato direttivo centrale dell’Associazione magistrati, il cosiddetto ‘parlamentino’, da cui viene espressa la Giunta esecutiva del sindacato delle toghe, che, talvolta, è riuscita ad essere “unitaria”, ossia composta da rappresentanti di tutti i gruppi. Anche nel Consiglio superiore della magistratura, dato il meccanismo elettorale per nominare i componenti togati, si rispecchiano i gruppi esistenti nell’Anm. 

"Bisogna avere il coraggio di fare una battaglia con idee nuove, perché nessuno basta a sé stesso. Abbiamo un gigantesco bisogno di trovare idee nuove". Lo ha detto il segretario reggente del Pd Maurizio Martina, intervenendo all'Assemblea nazionale del partito. "Se questa assemblea lo vorrà, mi rendo disponibile a fare il segretario di un partito che costruisce una fase di riprogettazione, una pagina nuova sul progetto e poi sulle persone, si può fare di qui ai prossimi mesi, tutti insieme. Non ho paura della pluralità. Penso che si possa e si debba fare. Questo partito deve tornare a fare un lavoro vero di ricerca, aprirsi". Lo ha detto il segretario reggente del Pd Maurizio Martina, intervenendo all'Assemblea Nazionale.

"Propongo di organizzare per ottobre un grande appuntamento nazionale che si rivolga al Paese. Guai se chiudessimo questa discussione nelle nostre quattro mura, il tema riguarda noi e il Paese", ha aggiunto.

"State segando l'albero sul quale siete seduti. Continuate pure". Ed ancora: "Ci rivedremo al congresso. Riperderete il congresso e il giorno dopo ricomincerete a contestare chi ha vinto". È quasi al termine del suo intervento all'assemblea del Pd che Matteo Renzi, interrotto più volte, si inalbera. "Adoro stare sui contenuti e ragionare, so che non tutti sono capaci, vi suggerisco di non cadere nelle provocazioni", ironizza riferendosi alla minoranza dem.

La premessa dell'ex presidente del Consiglio è che "io mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta". Ma poi Renzi si toglie più di qualche sassolino dalle scarpe: "Quando hai il tuo governo e dici che il jobs act non va bene, la buona scuola non va bene, le misure sulle periferie non vanno bene devi votare M5s non Pd. Non si può solo alimentare la divisione, chi contesta aiuta la destra. Basta alle risse da cortile, io nel mio piccolo farò la mia parte", dice.

"La riscossa partirà se non ce la prendiamo con chi è al nostro fianco"

"Se fai le primarie e chiami due milioni di persone non è possibile che duecento appartenenti ad una corrente mette tutto in discussione. Scegliete una strada che volete io ci sono, ma se il giorno dopo le elezioni si riparte daccapo il problema non è quando si fa il congresso ma quando si chiude", sottolinea l'ex presidente del Consiglio. "Con Salvini e Di Maio siamo alla terza media non alla terza Repubblica. Non è possibile che una corrente di partito indebolisce il leader per avere qualcosa in più. O ce ne rendiamo conto o perderemo la possibilità di incidere. La riscossa partirà se finiremo di prendercela con chi lavora affianco a noi", rimarca Renzi. 

La proverbiale analisi della sconfitta

L'ex segretario dem nel suo intervento all'assemblea dem poi snocciola i motivi per cui il Pd ha perso: "Ci aspetta una traversata nel deserto", premette. "Non c'è comunita' che non esprima una leadership. Questo passaggio vale anche per il futuro". Renzi parla dei vitalizi ("Il Senato con il Pd non ha voluto approvare la Pdl Richetti"), del lavoro ("Se facciamo credere che il Jobs act è la madre di tutti i mali ci facciamo del male da soli"), dei toni della campagna elettorale ("Ho sbagliato. Non è l'algida sobrietà che fa sognare un popolo, bisogna dare un messaggio forte"), della legge elettorale ("La legge sulla coalizione ha rimesso in piedi solo il centrodestra, l'operazione di inseguire Pisapia è stato un errore"), del welfare ("Sbagliato un ritorno al passato come quello sull'articolo 18, la sinistra non eèriconoscere solo i diritti ai riders ma creare nuove opportunità"). 

"Siamo stati molto sui social e meno sul sociale? Non sono d'accordo, non siamo stati in grado di replicare alle falsità", sottolinea. E poi fa un accenno sulle vicende giudiziarie che hanno coinvolto la sua famiglia: "Non vi dico che avrei voluto più affetto nei momenti più duro. L'affetto da parte dei militanti c'è stato. Mi sarei aspettata più solidarietà da parte del gruppo dirigente", osserva.
"Io mi sono dimesso e il giorno dopo c'è chi ha chiesto dimissioni vere. Richiesta arrivata da gente che non si è mai dimessa neanche dalla bocciofila", conclude l'ex premier salutato poi con applausi dai suoi. 

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