Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Ha portato in Lussemburgo la pista seguita dai pm di Genova a caccia dei 49 milioni che la Lega, quando era guidata da Umberto Bossi, aveva ottenuto come rimborsi elettorali illeciti nel periodo dal 2008 al 2010. Soldi che spetta però all'attuale gestione del Carroccio tirare fuori, magari a rate, per evitare che il partito sia costretto a chiudere i battenti (c'è una trattativa in corso su questo fronte). "Noi non ne sappiamo niente. Se trovano qualcosa, sarà una curiosità anche per noi. A Lussemburgo non ci sono stato in vita mia", ha detto oggi ai cronisti il numero due di via Bellerio, Giancarlo Giorgetti, in merito alle notizie apparse oggi sulla stampa, secondo cui la trasferta degli inquirenti nel Granducato, che ha accettato la rogatoria, avrebbe confermato l'ipotesi investigativa di partenza: in un fondo lussemburghese si trovano somme utilizzabili per saldare il conto che il Senatur ha lasciato in sospeso con lo Stato, in seguito alla sentenza del Riesame che ha reso esecutivo il sequestro.

Il filo dell'indagine

"Il procuratore aggiunto Francesco Pinto, la pm Paola Calleri e il colonnello Maurizio Cintura capo del Nucleo di polizia tributaria di Genova, hanno personalmente esaminato la documentazione del fondo Pharus Management, società di gestione patrimoniale che opera anche in Svizzera, e hanno anche sentito alcune persone a conoscenza di passaggi e provenienza dei soldi", scrive Repubblica, "tutto inizia con una decina di milioni di euro che, dopo la caduta di Umberto Bossi e la condanna in coppia con l'ex tesoriere Francesco Belsito, dalle casse della Lega, gestioni Roberto Maroni e Matteo Salvini, finiscono in una serie di conti correnti bancari, poi vengono dispersi fra alcune fiduciarie riconducibili, secondo la procura, a soggetti vicini al Carroccio per poi rientrare in un conto di 'transito' della Cassa di Risparmio di Bolzano".

La Sparkasse", prosegue il quotidiano di Largo Fochetti, "investe dieci milioni nel fondo Pharus e all'inizio di quest'anno tre milioni ritornano in Italia. Scatta una segnalazione dell'antiriciclaggio, Sparkasse sostiene che si tratti di "investimenti propri della banca, che non appartengono ad alcun cliente", ma per la procura di Genova che ha aperto un fascicolo per riciclaggio è un indizio concreto. Scattano le perquisizioni alla Sparkasse".

"L’indagine, con l’accusa di riciclaggio, è scaturita dalla denuncia di uno dei tre revisori dei conti condannati con Bossi e Belsito, Stefano Aldovisi, il quale invitava i magistrati a indagare su certi flussi di denaro che a suo dire avrebbero svuotato le casse del partito. È qui che spunta il Lussemburgo", spiega ancora il Corriere, "il 28 dicembre 2017 Aldovisi presentò un esposto nel quale precisava che a fine 2012 sui conti del partito c’erano 40 milioni di euro. Com’è possibile che nel settembre 2017 la Finanza abbia trovato solo 3 milioni, dei 49 da sequestrare? Il revisore suggeriva di guardare all’estero. L’attenzione si è così concentrata su un trasferimento di denaro dalla Sparkasse di Bolzano, una delle banche con cui aveva rapporti la Lega di Maroni, al fondo fiduciario lussemburghese".

Nel mirino anche l'associazione 'Più Voci'

"L’interesse per il Lussemburgo nasce dunque da questa operazione", prosegue il Corriere, "ma l’attenzione degli inquirenti si sta concentrando anche su un altro fronte, quello dell’associazione «Più Voci», fondata dal tesoriere del Carroccio Giulio Centemero. L’associazione era emersa nell’inchiesta dei magistrati romani che ha fatto finire in carcere il costruttore Luca Parnasi. Esaminando i conti delle sue società era infatti emerso un versamento da 250 mila euro alla Lega effettuato nel 2015 proprio attraverso «Più Voci» ufficialmente come inserzioni pubblicitarie, in realtà come finanziamento. I pubblici ministeri liguri hanno chiesto ai colleghi della capitale coordinati dall’aggiunto Paolo Ielo la copia dell’ordinanza di custodia cautelare e delle informative dei carabinieri che riguardano l’attività dell’associazione. L’obiettivo è evidente: verificare se «Più Voci» sia stata utilizzata anche per coprire operazioni relative al trasferimento dei 49 milioni provenienti dai rimborsi elettorali".

Via libera della Camera alla fiducia posta dal governo sul decreto Milleproroghe. I voti a favore sono 329, i voti contrari 220. Quella votata oggi è la prima fiducia chiesta dal governo Conte su un provvedimento da quando si è insediato.  Ventuno voti in meno rispetto alla fiducia che il governo Conte ha incassato lo scorso 6 giugno, giorno in cui il premier si presento' in Aula a Montecitorio per al prima volta. La prima fiducia posta dall'esecutivo  fa registrare 21 voti in meno: i si', infatti, sono stati 329, mentre il 6 giugno furono 350 i voti favorevoli, quando votarono a favore anche alcuni deputati ex M5s e gli esponenti del Maie, questi ultimi anche oggi hanno dato il loro voto alla fiducia. Considerate le assenze, tra quelle giustificate e quelle no – che saranno verificabili sui tabulati ufficiali della votazione – l'esecutivo comunque ottiene 21 voti in meno. Se si considerano invece i voti totali che sulla carta ha la maggioranza M5s-Lega, ovvero 346 voti (222 deputati del M5s e 124 della Lega), nel voto di fiducia di oggi la maggioranza 'perde' quindi 17 voti. 

Il 'decretone' per Genova conterrà una serie di misure in risposta al crollo del ponte Morandi a sostegno dell'economia e dei trasporti della città, degli sfollati, ma anche misure per garantire maggiore sicurezza alle autostrade.

Queste le principali misure contenute nei 16 articoli della bozza o anticipate dal ministro Danilo Toninelli:

– Nomina di un nuovo commissario straordinario per la ricostruzione. Avrà poter speciali e dovrà definire interventi urgenti per l'affidamento dei lavori.

– Creazione di una nuova Agenzia per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa). Sarà operativa dal 1dicembre e assorbirà le funzioni dell'agenzia per la sicurezza delle ferrovie.

– Stanziamenti per contributi una tantum alle imprese danneggiate dal crollo e a professionisti e artigiani.

– Creazione di una zona economica speciale (della durata prevista di un anno) e di una zona franca urbana, con agevolazioni alle imprese danneggiate dal crollo e incentivi per chi avvierà una nuova attività "all'interno della zona franca entro il 31 dicembre 2019". 

– Creazione di una zona logistica speciale per garantire le attività del porto di Genova.

– Fondi per contribuire alla ricostruzione delle abitazioni e per incentivare gli affitti agli sfollati.

– Assunzione a tempo determinato di 200 tra operatori della protezione civile, polizia locale e personale di supporto all'emergenza.

Lo scetticismo di Toti

"Leggo tramite le agenzie di stampa i contenuti di un supposto Decreto Genova. Sono certo che si tratti di una fantasia giornalistica, così come la notizia che domani verrà approvato tale decreto. Ritengo infatti impossibile che il Presidente Conte, che venerdì ha accettato l’invito a onorare con noi le vittime del ponte, intenda portare in Consiglio dei Ministri un testo mai neppure letto, non dico discusso e concordato, con le Istituzioni locali, Comune e Regione, che ormai da un mese si sono fatte carico con sforzi e mezzi propri della emergenza". Questo il commento del governatore ligure e commissario per l'emergenza sul crollo di Ponte Morandi,  Giovanni Toti, appena letto il testo provvisorio del decreto.

Intanto proseguono le indagini

Testimonianze di persone informate sui fatti, interrogatori degli indagati, ma anche e soprattutto un corposo esame documentale, dalle mail alle chat nelle quali si parlava di "criticità" in relazione al Ponte Morandi, il viadotto crollato il 14 agosto scorso causando 43 morti. Gli investigatori stanno esaminando in particolare la posta elettronica della società Autostrade e di Spea Engineering (del gruppo Atlantia) partire dal 2015. Poi, in un secondo momento passeranno al setaccio anche le mail del ministero e del provveditorato.

Ascoltato Galatà

Già nel 2016, va ricordato, Autostrade chiese uno studio sulla 'salute' del ponte Morandi a Cesi, nota società di consulenza ingegneristica e strutturale. Secondo quanto si apprende ci sono persone che in alcune mail hanno segnalato "criticità" riguardo al viadotto, ma queste dovranno poi essere contestualizzate e precisate, programmando futuri interrogatori.

Intanto è stato sentito come persona informata dei fatti l'amministratore delegato di Spea Antonio Galatà che ha ricostruito le competenze della società e parlato del progetto di rinforzo dei piloni 9 (quello crollato) e 10. Nei giorni scorsi, sono state ascoltate altre tre persone.

Nei prossimi giorni sarà la volta di Castellucci

Ma è da venerdì prossimo che si entra nel vivo: saranno sentiti tre dei 20 indagati, Antonio Brencich, Bruno Santoro e Mario Servetto per il loro ruolo di relatori del Comitato del Provveditorato per le opere pubbliche, che il primo febbraio aveva dato parere favorevole al 'progetto stralli'.

Poi, forse lunedì, sarà la volta di Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade. Ma l'interesse degli investigatori si concentra su alcuni nomi per i quali gli interrogatori non sono stati ancora calendarizzati. Secondo quanto si apprende, le figure chiave sono alcuni dirigenti di Autostrade, Paolo Berti, direttore operativo centrale, Michele Donferri Mitelli direttore manutenzione degli interventi e Stefano Marigliani direttore manutenzione del Primo tronco.

"Lo diciamo da sempre, è ora che l'informazione diventi di qualità, e che quindi i giornali vendano e sopravvivano per merito, non per i finanziamenti pubblici. Nella legge di bilancio toglieremo anche questi, ottenendo due risultati: più risorse per gli italiani, e meno informazione spazzatura".

Lo annuncia la deputata M5s, Patrizia Terzoni. Una misura che riprende una battaglia portata avanti dai 5 stelle sin dalla scorsa legislatura e che trova un largo consenso nell'elettorato M5s. Una campagna contro l'informazione e contro gli editori impuri rilanciata due giorni fa dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Secondo il vicepremier pentastellato, "l'operazione di discredito verso questo governo continua senza sosta" e "gli editori dei giornali hanno le mani in pasta ovunque nelle concessioni di Stato: autostrade, telecomunicazioni, energia, acqua". Per questo – sempre parole sue del 10 settembre scorso – bisogna fare una legge per garantire che gli editori siano puri e i giornalisti liberi di fare inchieste su tutte le magagne degi imprenditori".
 

Il vicepremier, Matteo Salvini replica alle parole del capo dello Stato Mattarella, affermando di aver rispettato la legge: "Il Presidente Mattarella – scrive Salvini su Facebook –  oggi ha ricordato che 'nessuno è al di sopra della legge'. Ha ragione. Per questo io, rispettando la legge, la Costituzione e l’impegno preso con gli Italiani, ho chiuso e chiuderò i porti a scafisti e trafficanti di esseri umani. Indagatemi e processatemi, io vado avanti! Porti chiusi e cuori aperti". 

Tempo diviso a metà tra mamma e papà, salvo diverso accordo, contributo diretto alle spese del figlio, mediazione familiare per le coppie ad alta conflittualità e contrasto alla cosiddetta 'alienazione familiare', cioè quando un genitore allontana il figlio dall'altro. Sono i punti principali del disegno di legge sull'affido condiviso presentato da Lega e M5s in Senato, primo firmatario il senatore leghista, Simone Pillon noto  per essere tra i fondatori del comitato organizzatore dei Family Day e per le prese di posizione contro le unioni civili e l’aborto

Il testo presentato fa discutere perché — spiega il Corriere della Sera – se dovesse essere approvato, porterebbe alla cancellazione dell'assegno di mantenimento, all'istituzione del doppio domicilio per il minore e introdurrebbe l'obbligo della figura del mediatore familiare in caso di minori

Cosa prevede la proposta

  • Doppia residenza – L'assegno di mantenimento sparisce perché i figli avranno due case, doppio domicilio e tempo, equamente diviso, tra mamma e papà. Ciò significa che, salvo diversi accordi tra i genitori, i figli dovranno trascorrere non meno di 12 giorni al mese, compresi i pernottamenti, sia con la madre che con il padre. In questo modo si garantisce, secondo il ddl, un rapporto equilibrato e continuativo con entrambe le figure genitoriali.
  • Mediazione familiare – I coniugi con figli minori per ottenere la separazione dovranno essere, per legge, seguiti da un mediatore familiare. La proposta normativa introduce e regolamenta questa figura stabilendo ruoli e competenze del mediatore che dovrà guidare gli ex coniugi a gestire, nel miglior modo possibile per i figli, la separazione. Il ddl fissa la durata massima della mediazione a sei mesi e stabilisce che gli incontri col mediatore saranno a pagamento.

"Il mantenimento non sarà fifty-fifty: il genitore che guadagnerà di più contribuirà di più", spiega Pillon sottolineando che ogni genitore, d'ora in poi "saprà che ogni euro sarà speso per il figlio e non per l'ex coniuge" – spiega Pillon all'Agi. "Il che non significa che sparirà l'assegno di mantenimento per l'ex coniuge ma solo che le spese per il minore saranno pagate direttamente", prosegue. 

"Infine prevediamo primo incontro gratis con un mediatore familiare per le coppie ad alta conflittualità e in seguito incontri con tariffe fissate dal ministero della Giustizia – conclude -. E forme di contrasto alla alienazione genitoriale: un genitore che dipinge male l'altro, cercando di mettergli il figlio o la figlia contro dovrà risarcire entrambi e potrebbe perdere anche la responsabilità genitoriale".

Battaglia su disegno di legge 

Intanto è già battaglia sul disegno di legge. La rete "Dire" dei centri antiviolenza ha lanciato una petizione su Change.org e indetto, contro la proposta di Pillon, una grande manifestazione a Roma il 10 novembre prossimo. Il timore, per l'associazione, è quello che la legge, se approvata in questo modo, “favorirebbero inevitabilmente il persistere della violenza, in particolare quella intra familiare.".

I dati Istat

La proposta punta a riscrivere la legge del 2006, una norma che rivoluzionò il concetto di "assegnazione" dei figli nelle separazioni e nei divorzi. L'ultimo report Istat su separazioni e divorzi mostra infatti che su almeno un fronte la legge del 2006 ha cambiato radicalmente le cose: se nel 2005 i figli minori affidati esclusivamente alla madre erano più dell’80%, nel 2015 la percentuale è crollata all’8,9% e nell’89% dei casi il giudice ha sancito l’affido condiviso. Ma i bambini nella maggior parte dei casi continuano in effetti a trascorrere più tempo con le madri.

Nessun mutamento invece sul fronte dell’assegnazione della casa coniugale – fa notare Il Fatto Quotidiano –  che quando c’è un figlio minore nel 69% dei casi va alla ex moglie in quanto genitore collocatario, e della quota di separazioni con assegno di mantenimento corrisposto dal padre, che si è mantenuta stabile al 94%.

"Venerdì nel Consiglio dei ministri ci sarà un decreto per Genova anche per le sue imprese. L'obiettivo è far ripartire una delle città più economicamente strategiche del nostro Paese": lo ha annunciato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, rispondendo alle domande in commissione Ambiente alla Camera dove si è svolto il seguito dell’audizione sulle linee programmatiche del suo dicastero. Nel decretone ci saranno "un aiuto alle famiglie in tema di mutui e un aiuto alle imprese con agevolazioni fiscali", oltre a interventi sulla manutenzione e una parte relativa ai sensori. 

Toninelli ha ribadito che i lavori di ricostruzione del Ponte "dovranno essere affidati a un soggetto a prevalente o totale partecipazione pubblica dotato di adeguate capacità tecniche come Fincantieri". "Il Governo è compatto su questo",  ha assicurato il ministro, "che i lavori di ricostruzione del ponte non possono essere affidati ed eseguiti da chi giuridicamente aveva la responsabilità a non farlo crollare.

 

Giuseppe Conte sarebbe ancora in corsa per la cattedra di diritto privato all’Università Sapienza di Roma. Lo scrive Politico, smentendo le parole del presidente del Consiglio che aveva affermato di voler riconsiderare la sua candidatura, risalente a diversi mesi prima della sua nomina, visti i nuovi incarichi assunti. Una delle prove dell’esame, quella in lingua inglese, si sarebbe infatti dovuta svolgere nella giornata di oggi ma il premier ha chiesto che venisse spostata, scrive Repubblica, “per impegni istituzionali”. Una decisione che non collima con le dichiarazioni rilasciate recentemente da Palazzo Chigi e che ha scatenato una nuova ondata di critiche sui social.

I due contendenti

Al posto vacante, di assoluto prestigio, dell’università romana concorrono altre due figure: Giovanni Perlingeri, figlio del giurista Pietro Perlingeri, e Mauro Orlandi, allievo di un altro noto docente, Natalino Irti. La commissione esaminatrice, secondo quanto riporta ancora Repubblica, avrebbe proposto loro una strada duplice: sostenere immediatamente l’esame o, come avvenuto con Conte, rinviarlo a data da destinarsi. Entrambi hanno optato per questa seconda strada senza, come sottolinea Politico, rilasciare alcuna dichiarazione.

Perché questo concorso è un problema

Il passaggio fondamentale in questa storia rimane però sempre lo stesso: il Decreto del presidente della Repubblica (numero 382, 11 luglio 1980) che obbliga un professore all'aspettativa, niente lavoro né retribuzione, in caso di nomina "alla carica di presidente del Consiglio”. Se Conte dovesse quindi superare l’esame e vincere il concorso con l’attuale governo ancora in pista, sarebbe costretto a prendere subito l’aspettativa. Una soluzione che, per molti, lederebbe la sua immagine.

 

 

 

E' scontro tra Matteo Salvini e l'Onu. In particolare con l'Alto commissariato per i diritti umani che ha annunciato di voler mandare osservatori in Italia per valutare se sia in atto una campagna persecutoria contro migranti e rom.

Cosa ha annunciato l'Onu

"Abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e razzismo contro migranti, persone di origini africane e rom" aveva detto l'ex presidente cilena, Michelle Bachelet, a Ginevra nel suo discorso inaugurale come Alto Commissario dell'Onu per i Diritti Umani. Personale Onu sarà inviato anche in Austria, ha aggiunto, sottolineando che "dare priorità al ritorno dei migranti dall'Europa, senza assicurare che gli obblighi internazionali in materia di diritti umani siano assicurati, non può essere considerata una risposta di protezione".

"Il governo italiano sta negando l'ingresso alle navi da soccorso delle Ong. Questo tipo di atteggiamento politico e altri recenti sviluppi ha conseguenze devastanti per molti persone già vulnerabili" ha aggiunto l'ex presidente cileno, "Sebbene il numero dei migranti che attraversano il Mediterraneo sia diminuito, il tasso di mortalità nei primi sei mesi di quest'anno è stato più alto del precedente", ha aggiunto. Le politiche sulle migrazioni dovrebbero essere "basate sulla realtà non sul panico. Erigere muri, proiettare paura e rabbia sui migranti non offre soluzioni di lungo periodo per nessuno, solo più ostilità, miseria, sofferenza e caos".

Come ha risposto Salvini 

“L’Italia" ha detto Salvini, "negli ultimi anni ha accolto 700 mila immigrati, molti dei quali clandestini, e non ha mai ricevuto collaborazione dagli altri Paesi europei. Quindi non accettiamo lezioni da nessuno, tantomeno dall’Onu che si conferma prevenuta, inutilmente costosa e disinformata: le forze dell’ordine smentiscono ci sia un allarme razzismo. Prima di fare verifiche sull’Italia" ha incalzato "l’Onu indaghi sui propri Stati membri che ignorano diritti elementari come la libertà e la parità tra uomo e donna”.

 

Flag Counter