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AGI  – E’ durato tre ore e mezza il vertice ad alta tensione sul Recovery Fund a Palazzo Chigi: dopo aver rischiato la rottura con scambi di accuse tra Italia viva e il fronte di Pd, M5s e Leu, la riunione si è conclusa senza uno strappo ma neppure la convocazione del Cdm per il varo del piano per gli aiuti europei. Dem, Pentastellati e liberi e Uguali hanno accusato i renziani di tenere in ostaggio il Recovery. Iv ha replicato che vuole vedere il testo integrale del piano e non solo una sintesi prima del Cdm che a questo punto potrebbe essere l’occasione per la resa dei conti. Resta intanto lo scontro sull’attivazione del Mes chiesta nuovamente da Matteo Renzi e  respinta dal premier, Giuseppe Conte. E Iv dovrebbe riunire domenica i propri parlamentari per fare il punto della situazione in vista della possibile apertura della crisi.

M5s ottimista

In serata la delegazione M5s ha parlato di “significativi” passi in avanti. Conte si sarebbe avrebbe promesso di aprire il tavolo sulle priorità della legislatura dopo il Cdm, ma ha avvertito che bisogna approvare il Recovery perché un eventuale “ritardo comprometterebbe la ripresa e sarebbe incomprensibile per i cittadini”. Nei prossimi giorni si tratterà, Renzi in tv ha ammesso che sono stati fatti “passi avanti” ma la ministra Teresa Bellanova ha parlato apertamente di governo “al capolinea”. Il leader dem, Nicola Zingaretti, e Luigi Di Maio per M5s, da parte loro, hanno chiesto al premier di accelerare su un nuovo patto di legislatura.

 

AGI – Matteo Renzi torna a lanciare la “palla nel campo” di Giuseppe Conte e sfidarlo sui tre piani di scontro dei giorni scorsi: Mes, conta in Aula e delega sui servizi. “Presenteremo un nostro documento che chiederà: sì o no al Mes?”, annuncia il leader di Italia viva. “Non saremo complici di uno sperpero, siamo pronti a dimetterci e andare all’opposizione. Se Conte, come sembra, vuole cercare i voti dei responsabili in Aula lo aspettiamo lì”. “Iv non si spacchera’ – assicura l’ex premier – e se Conte non avrà i numeri, si fa un altro governo, non le elezioni”. “Io non sono un inciucione ma sul Recovery bisogna parlare con l’opposizione”, aggiunge. E ancora: “Si faccia presto il Cdm. A chi chiede se il Mes è la conditio sine qua non per andare avanti, rispondo: perchè no al Mes?”.

Il nuovo, ennesimo, ultimatum di Renzi arriva alla vigilia di una delicata riunione di maggioranza, convocata dal presidente del Consiglio per domani alle 18 con l’intento di discutere la bozza del Recovery plan da portare in Consiglio dei ministri nelle ore successive.  

Altro tema che Renzi pone è quello della delega sui servizi segreti.  “E’ assurdo che il presidente del Consiglio non voglia cederla”, insiste, “come hanno fatto tutti i suoi predecessori”, Ma, aggiunge poi, per rispetto agli agenti che rischiano la vita ogni giorno e che agiscono sotto copertura o quando c’è da pagare un riscatto o da difendere le istituzioni, non ne parlerò più. Da qualche mese i servizi sono oggetto di una polemica assurda, sono sconvolto”.

Infine, il leader di Italia viva si associa alla sua ministra Teresa Bellanova nel definire “timida” la condanna di Conte all’assalto di Capitol Hill da parte dei sostenitori di Donald Trump.  “E’ stato importante che anche Boris Johnson, altro uomo di destra, abbia detto parole durissime come Angela Merkel. Ha ragione Bellanova, lo ha detto Veltroni – sostiene -: quando c’è una ferita alla democrazia, si sta tutti dalla parte della democrazia, non è che se uno è amico di Trump non dice parole chiare”. “Il rispetto delle forme è parte della democrazia”, sottolinea. 

 

AGI – Aumentano gli investimenti, che arrivano a quota 70%, mentre scendono al 21% gli incentivi; più soldi alla sanità, ma resta irrisolto il nodo della governance, che sarà sciolto in “ulteriori passaggi”. E’ quanto prevede l’ultima bozza di Recovery plan trasmessa oggi dal governo ai partiti di maggioranza, dopo gli incontri informali che ieri il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha avuto con M5s, Pd e Leu (ma non con Iv, che manifesta tutta la sua “irritazione”, anche se dall’esecutivo si specifica che sarebbero stati proprio i renziani a declinare l’invito in quanto prima avrebbero voluto avere il documento scritto). 

Dopo settimane di impasse e di confronto aspro tra Iv e premier, il testo del Recovery approda nelle stanze delle forze politiche, per essere poi al centro del prossimo Cdm (la data però non è stata non ancora fissata) e poi costituire la base di confronto con il Parlamento, le forze sociali, gli enti locali, si sottolinea nella bozza, in cui viene evidenziato “lo sforzo compiuto è di rendere più chiara, alla luce delle novità intervenute, la visione d’insieme della strategia di investimenti e riforme del Piano”.

La bozza “è il risultato del lavoro svolto dal governo nel confronto con le forze politiche di maggioranza, che si è intensificato nelle ultime settimane anche attraverso l’elaborazione di osservazioni e proposte di modifica alle bozze di lavoro preliminari”, si legge nelle premesse. In particolare, l’esecutivo tiene a specificare che si tratta di un “documento di lavoro interno al governo, per favorire il raggiungimento dell’accordo politico sulle modifiche alla bozza di Pnrr”.

Nel Piano, infatti, sono diversi i punti di apertura alle richieste avanzate dal Pd, ma soprattutto da Iv, dietro minaccia di ritirare la delegazione renziana. E così, salgono gli investimenti mentre scendono le risorse destinate agli incentivi; sale a oltre 18 miliardi (dai 9 iniziali) la quota di risorse destinate alla sanità. Inoltre, viene confermata la cancellazione dal Piano del capitolo sulla Fondazione sulla Cybersecurity, come emerso già nei giorni scorsi dalle indiscrezioni circolate. Ora, dunque, si attende la replica di Matteo Renzi.

“Abbiamo ricevuto tredici cartelle che approfondiremo e diremo quello che ci va bene o meno”, è il primo commento a caldo di Teresa Bellanova, che puntualizza: “No alle minacce di elezioni”. Dal Pd si esprime “soddisfazione” per le “significative modifiche ottenute”. I dem osservano: “Giovani, donne, mezzogiorno, servizi sociali, asili nido, sanità, politiche del lavoro, turismo e cultura, meno bonus e più investimenti per imprese innovative, terzo settore sono i pilastri sui quali il Pd ha chiesto modifiche sostanziali alla bozza del Recovery Plan”.

 Tra le novità, sale a 222,03 miliardi il totale delle risorse che sarà utilizzato dall’Italia. “Ai fini della realizzazione delle priorità e delle missioni del Pnrr va considerato l’insieme delle risorse attivabili per interventi coerenti e complementari a quelli previsti dal Piano”, si spiega nella bozza. “Oltre ai 196 mld tra grants e loans previsti per l’Italia dal Rrf, che il Governo ha deciso di utilizzare integralmente, un ulteriore apporto finanziario è fornito, sempre nell’ambito di Next Generation Eu, dai 13 mld di React-Eu e dal 1,2 mld del Just Transition Fund. La scelta di impiegare una parte dei fondi del Pnrr (63,1 mld) per il finanziamento di alcune politiche e specifici progetti già in essere, in quanto coerenti con le priorità europee di Ngeu, si rende necessaria per assicurare la coerenza con gli obiettivi di sostenibilità finanziaria di medio-lungo periodo indicati dalla Nadef”, si legge ancora. “Anche parte della politica di coesione e di altri fondi europei del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027, nonchè i fondi di bilancio nazionali, concorrono, in parte, al finanziamento della strategia di riforme e investimenti. Si è ritenuto pertanto opportuno promuovere un’integrazione delle risorse finanziarie, che permetterà un’accelerazione della realizzazione degli interventi”.

Per il governo, poi, l’aumento degli investimenti (pari al 70%, con un incremento “in misura superiore a 20 miliardi per nuovi progetti”) “assicurerebbe, secondo stime in corso, un impatto sul Pil di circa 3 punti percentuali e un incremento occupazionale superiore a quello precedentemente stimato”, rispetto alle stime precedenti che prevedevano un impatto sul Pil “pari a 2,3 punti percentuali aggiuntivi nell’anno finale del Piano rispetto allo scenario tendenziale di finanza pubblica”. Il Piano predisposto dal governo “è costituito da 6 Missioni, che a loro volta raggruppano 16 Componenti in cui si concentrano 47 linee di intervento per progetti omogenei e riforme coerenti”. In particolare, “la ripartizione tra progetti in essere e nuovi progetti tiene conto della sostenibilità del quadro di finanza pubblica. Sulle nuove generazioni infatti non deve gravare l’onere di un eccessivo indebitamento”. Infine, quanto alla governance, si precisa: “La presentazione del Pnrr necessiterà di una più precisa definizione delle riforme e delle strategie di settore connesse al Piano e di ulteriori passaggi politico-amministrativi che consentano di finalizzare le progettualità e le tempistiche previste, attraverso l’individuazione dei soggetti responsabili, delle attività da compiere e delle modalità operative di lavoro e di coordinamento delle amministrazioni e degli attori istituzionali a vario titolo coinvolti”.

AGI – Riaffermare il primato della democrazia e schierarsi contro il sovranismo. Dopo l’assalto a Capitol Hill, in Italia la politica fa quadrato contro le violenze messe in atto nelle scorse ore a Washington dai sostenitori di Donald Trump. Dalla maggioranza più voci chiedono di contrastare il populismo.

Matteo Renzi invita “i fan” del presidente Usa uscente a “dire che il comportamento di Trump è folle” e auspica che la proclamazione di Joe Biden a 46esimo presidente degli Stati uniti convinca tutti a “difendere la democrazia, ovunque, contro violenti e nuovi fascisti”. Per il Movimento 5 stelle “la destra sovranista italiana non ha usato chiare parole di condanna contro Trump”. Lo dice il presidente della commissione Giustizia della Camera, Mario Perantoni, che da Meloni e Salvini si aspetta “un deciso cambio di atteggiamento e di toni nel confronti delle istituzioni democratiche del nostro Paese”.

Anche il Partito democratico consiglia di mantenere alta la guardia e a “non sottovalutare mai estremismi, radicalismi ed elementi di violenza anche solo verbale, che possono poi trasformarsi in qualcosa di molto più grave e pericoloso”, sostiene la vice ministra degli Esteri, Marina Sereni, mentre il capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, Federico Fornaro, afferma che le immagini dell’irruzione “nella casa della democrazia americana” devono “rimanere come monito sui rischi connaturati alle degenerazioni di certo becero populismo sovranista”. 

Matteo Salvini non risponde alle accuse e oggi conferma a parole chiare il concetto già espresso ieri sera: “In democrazia chi vince ha sempre ragione. Io sostenevo le idee dei repubblicani, dei conservatori e di Trump, ma un conto è il voto, un conto è entrare armati in Parlamento, quella è follia”, dice il leader della Lega che ribadisce: “La violenza e la sopraffazione non sono mai la soluzione ad alcun problema. Non sono mai la risposta: libertà, serenità e democrazia sono valori intoccabili e che vanno sopra ogni cosa. Un conto è la contesa politica, un conto è la prevaricazione”.

Giorgia Meloni, che ieri sera aveva auspicato l’immediata cessazione delle violenze e il rapido ritorno alla normalità, augura oggi buon lavoro a Joe Biden per “un mandato impegnativo, che avrà tra le priorità quella di riportare concordia in una Nazione profondamente divisa, e sarà responsabilità di tutti – sottolinea il presidente di Fratelli d’Italia – lavorare per riportare un clima sereno nella nazione americana”. 

AGI – “Considero preoccupante il fatto che la politica italiana in questi giorni sia molto attenta alle manovre governative e parlamentari e che invece stia passando per ora quasi sotto silenzio un accadimento molto importante”.

È l’inicpit della lettera che il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ha consegnato al Corriere della Sera, nella quale mette in evidenza che l’Italia “ha assunto la presidenza annuale del G20, il forum dei Paesi che rappresentano il 60% della popolazione e oltre l’80% del Pil mondiale”, un ruolo – sottolinea l’ex premier che ha presieduto il vertice per ben tre volte – che “non è affatto un semplice orpello formale” bensì “un’occasione unica per concorrere a determinare le prospettive del mondo in una fase di grandi cambiamenti”.

Ma perché questi “non siano soltanto propositi velleitari è necessario costruire una effettiva sinergia — a livello multilaterale e bilaterale — con i principali attori mondiali”. 

“E qui Berlusconi mette l’accento sulla “nuova presidenza americana”, verso la quale “l’Italia deve tendere a facilitare un rinnovato ponte di dialogo tra le due sponde dell’Atlantico, innalzando e migliorando il livello di reciproca comprensione e collaborazione tra Europa e Stati Uniti”.

Pur senza negare “alcuni successi importanti della presidenza Trump in materia internazionale”, il leader di FI sottolinea che “l’amministrazione Biden renderà probabilmente più facile un approccio multilaterale che coinvolga Europa e Stati Uniti”.

In questo ambito, Berlusconi pensa “da sempre e con convinzione alla creazione di una concreta ed articolata forza di difesa europea, integrata e non alternativa rispetto a quella dell’Alleanza atlantica. Presidenti democratici e repubblicani, da Bush a Obama, ci hanno sempre ricordato che gli Usa non possono essere il solo produttore di sicurezza globale se gli europei resteranno prevalentemente consumatori di sicurezza a spese dell’alleato americano”. 

“Pertanto “Il G20 – seguita Berlusconi – si presterà anche come foro ideale per fare un punto di sintesi sulle principali questioni legate alla sicurezza internazionale e alla lotta al terrorismo, al Medio Oriente — dove si tratta di incoraggiare e rafforzare lo storico processo di pacificazione e di collaborazione avviato fra Israele e alcuni Paesi islamici — e soprattutto alla Libia”, per la quale “si dovrà cercare di porre fine alla sua frammentazione che ha contribuito a produrre una immane crisi umanitaria e una spinta migratoria anche dai paesi limitrofi”.

La Libia è infatti “diventata terreno di confronto fra interessi e influenze economiche, geopolitiche ed anche militari diverse, mettendo in pericolo la sicurezza, non solo dell’Italia, ma del bacino del Mediterraneo e delle contigue aree geografiche”, scrive l’ex premier che non manca di sottolineare che “veniamo da un anno terribile, per l’Italia e il mondo intero” e sul quale riflette: “Abbiamo di fronte a noi, nell’anno appena iniziato, passaggi cruciali che determineranno il nostro futuro, soprattutto delle nuove generazioni, in vista della distribuzione e dell’utilizzo delle cospicue risorse destinate ai diversi paesi europei dal Recovery fund”, che Berlusconi definisce “occasione irripetibile” e “da non sprecare”.

Pertanto, conclude l’ex premier, del G20 “fra una verifica di governo e un tramestio parlamentare, varrebbe la pena di interessarcene un po’ di più”. 

AGI – Un’ultima messa a punto e la nuova squadra della Regione Lombardia guidata da Attilio Fontana sarà ufficializzata. Il leader della Lega Matteo Salvini, durante un punto stampa il 6 sera, fuori dalla Regione, ha assicurato che è questione di ore. E, sebbene non abbia fatto annunci, si è detto “contento” se nella nuova giunta siederà Letizia Moratti.

Letizia Moratti potrebbe diventare la vice di Fontana 

L’ex sindaco di Milano ed ex ministro, potrebbe ricoprire anche il ruolo di vicepresidente della Regione Lombardia assieme a quello delicato di assessore al Welfare al posto di Giulio Gallera. La sua presenza ‘forte’ non indebolirebbe la figura del governatore Fontana, anche se diventasse la sua vice, in quanto, secondo Salvini “più forte è la squadra e meglio corre la Lombardia”. Dunque sarebbe contento di avere Moratti come vice presidente? “Assolutamente sì” e la risposta decisa.

Quanto all’ingresso in giunta della lady di ferro del centrodestra, il leader leghista dice che “da cittadino lombardo e da milanese”, averla in squadra gli “farebbe solo piacere”. 
Con Letizia Moratti “ci ho lavorato come sindaco, è donna, manager assolutamente in gamba. E le sono grato – ha aggiunto – per l’impegno che ha dedicato e continua a dedicare a San Patrignano, vittima di infamie in questi giorni. E che invece secondo me è un’eccellenza a livello non italiano ma mondiale”. “Quindi se lei sarà parte della squadra – ha continuato il segretario leghista – sono convinto che la lotta a ogni genere di droga, sarà uno degli impegni prioritari suoi e di tutto lo staff”. Quanto all’ipotesi circolata che Moratti si prepari a correre come presidente della Lombardia nel 2023, il segretario ha tagliato corto con una battuta: “Non sono il mago Otelma”.

“Squadra chiusa al 99%, avrà l’ok di tutti”

“Entro stasera (il 6, ndr.) sentirò gli altri segretari di partito, a cominciare dal presidente Berlusconi – ha detto Salvini – e poi conto che la squadra cominci a correre. Per me, la squadra al 99 per cento è già chiusa. Noi non la facciamo lunga come il duello rusticano Conte-Renzi-Di Maio-Zingaretti”. Quell’un per cento che ancora manca riguarda la “riorganizzazione in termini di competenze, di deleghe”. Perché qui non si “tratta di un rimpastino alla Conte-Renzi”. Manca pochissimo, poi “La nuova squadra avrà l’ok di tutti”.
Se la scelta di fare un rimpasto sia un’ammissione di colpa, di qualcosa che si poteva gestire meglio, Salvini glissa: “Non ci sono bravi o cattivi. C’è una squadra che nel 2021 correrà” si limita a replicare, assicurando che “nessuno sarà dimenticato”. Anzi, “tutti saranno valorizzati” anche l’assessore Gallera. 

La presentazione tocca a Fontana, la Lombardia correrà

Adesso, per la presentazione della nuova giunta della Regione Lombardia la palla passa al governatore. “Chiedete al presidente Fontana, visto che è lui l’allenatore della squadra. Se sarà accompagnato da persone che hanno maturato esperienze a livello italiano e internazionale di livello, buono per i lombardi. Avranno una squadra di eccellenza con la Lombardia motore d’Europa”. 

AGI – Prima una riunione di maggioranza, con incontri in video conferenza, solo dopo il Consiglio dei ministri. Entra nel vivo la trattativa sul ‘Recovery plan’. Non è escluso, riferiscono fonti della maggioranza, che possa esserci un Consiglio dei ministri nel fine settimana, tra venerdì e sabato, ma nel caso difficilmente sarebbe quello risolutivo perché Italia viva prima di dare il via libera vuole una risposta sulle questioni poste nei giorni scorsi.

Intanto il ministro dell’Economia Gualtieri ha portato sul tavolo di palazzo Chigi l’ultima bozza del ‘Recovery’ che verrà recapitata al partito guidato da Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio Conte e il responsabile di via XX settembre ne hanno discusso con i ministri Amendola e Provenzano.

Il premier dà merito ai contributi arrivati dai partiti della maggioranza. “Le proposte e le osservazioni sin qui indicate dalle forze politiche si sono rivelate contributi utili ad arricchire e a migliorare il piano”, spiega. Aprendo pubblicamente di fatto ad un ‘rimpasto’. Sottolineando il fatto che ci sono “sfide importanti” da affrontare e “bisogna rafforzare la coesione nella maggioranza e la solidità della squadra di governo”.

Il presidente del Consiglio richiama il “senso di responsabilità” delle forze politiche che rappresenta, a suo dire, “la garanzia di andare nella direzione giusta, perseguendo l’interesse generale”. Il Capo dell’esecutivo vuole capire se nel merito ci sia lo spazio di una discussione con Italia viva. Accantona per ora il ‘chiarimento’ sul futuro dell’esecutivo, con i renziani che chiedono passaggi formali per una svolta, ovvero che il premier si dimetta per poi dar vita ad un nuovo governo.

Renzi con i suoi si dice disponibile a sedersi al tavolo. “Se Italia viva – scrive nella chat interna – non avesse fatto cio che abbiamo fatto a dicembre, avrebbero approvato un documento molto diverso”. “Ci attaccano ma dovrebbero esserci grati per aver evitato un pasticcio”, premette ringraziando deputati e senatori. Non nascondendo che “i nostri parlamentari, soprattutto qualche senatore, continuano a ricevere – si legge nel messaggio inviato dal leader di Italia viva ai suoi – proposte indecenti dai responsabili”.

Per Renzi la ‘caccia’ ai numeri è ancora aperta, i contatti avviati da chi intende rafforzare i numeri a palazzo Madama sono “un segnale che la conta in Aula non è esclusa, anzi”. Secondo l’ex Premier è questa “la direzione dell’asse Grillo-Travaglio”, a suo dire fallita. “Noi diciamo che prima di ragionare di formule o nomi ci sono – aggiunge il leader nel messaggio visionato dall’AGI – tanti punti aperti di merito da affrontare”.

Renzi fa riferimento alla lettera inviata al premier Conte, alla nota spedita al ministro Gualtieri, alle priorità “legislative e politiche per i prossimi mesi su cui aveva lavorato il tavolo di coalizione”. “Continuiamo a seguire questa discussione: piu’ loro ci schiacciano sui nomi, piu’ noi rilanciamo sui contenuti. E’ in ballo l’Italia dei nostri figli non qualche sottosegretario”, taglia corto.

Ora, per dirla con le parole di Conte, occorrerà “trovare una sintesi complessiva, che valga a selezionare gli investimenti e le riforme piu’ utili a modernizzare il Paese”. Poi ci sarà – osserva il premier – il confronto con l’intero Parlamento “e, quindi, anche con le forze di opposizione, aprendoci anche alla discussione con tutte le parti sociali”.

“Adesso dobbiamo correre – conclude Conte – Solo così potremo dare all’Italia l’accelerazione che serve a trarla fuori dalle difficoltà del tempo presente e a preservarla dalle ulteriori difficolta’ all’orizzonte. Dobbiamo correre insieme”.

Il Pd intanto chiede al presidente del Consiglio di fare presto. “”Abbiamo molte cose da fare per gli italiani”, rilancia il segretario dem Zingaretti. “È un momento sbagliato per parlare di valzer delle consultazioni, di totoministri. La strada è mettersi attorno a un tavolo e discutere – afferma anche il vice segretario dem Orlando -: se poi non si troverà una soluzione si dovrà prendere atto, ma è meglio che dare ultimatum. Se manca il punto di equilibrio il rischio sono le elezioni”.

Beppe Grillo sceglie toni molto più netti e, senza citare Renzi, si rifà ad una citazione di Cicerone contro la congiura di Catilina per attaccarlo: “Quo usque tandem (fino a che punto) approfitterai della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora la tua pazzia si farà beffe di noi? A che limiti si spingerà la tua temerarietà che ha rotto i freni?”. 

AGI – “Il Recovery Plan è davvero un’occasione irripetibile”. Esordisce così in una lettera a Il Sole 24 Ore il leader di Forza Italia Silvio Berlsuconi, perché – aggiunge –  “grazie all’Europa disporremo di 209 miliardi, dei quali 82 di sovvenzioni a fondo perduto, per la ricostruzione post Covid”. Ciò che definisce “Piano Marshall del XXI secolo” anche se questa massa di denaro “non è dato sapere come intenda utilizzarla il governo Conte, ammesso che il suo percorso continui”, pur tuttavia “ è lecito pensare che la strada scelta sia quella della spesa dispersiva e orientata al consenso”. 

Ma per Berlusconi la proposta è quella di “un grande progetto di rilancio del nostro Paese, con una particolare attenzione al Sud” e che si fonda su “tre grandi riforme strutturali e propedeutiche al resto: riforma della pubblica amministrazione, riforma del fisco, riforma della giustizia”. L’ex premier di centrodestra ritiene pertanto che “senza uscire dall’oppressione fiscale, dall’oppressione burocratica, dall’oppressione giudiziaria l’Italia non potrà mai proiettarsi davvero verso la modernità”, pertanto “la sfida del Recovery è quella di coniugare riforme oramai improcrastinabili come pre-condizione dalla quale far discendere i progetti da finanziare con le risorse a disposizione” per “un cambio di paradigma nel rapporto fra pubblico e privato”.

Berlusconi pensa ad una “riforma della pubblica amministrazione, basata sulla semplificazione in materia di appalti e di regimi autorizzativi, sulla digitalizzazione, sul risarcimento dei ritardi nei pagamenti” ma anche ad una “rivoluzione fiscale, che da una parte mette alle spalle il sistema passato, attraverso la pace fiscale fra Stato e imprese, dall’altra mette in cantiere il sistema futuro”.

E “per futuro – precisa – intendiamo uno dei punti identitari contenuti nel nostro programma e cioè il passaggio dalle aliquote attuali a un’unica aliquota (la flat tax) per rilanciare il Paese”. Per ultimo il leader di Fi pensa alla giustizia “è evidente che l’inefficienza del sistema giudiziario, oltre ad essere in sede civile un grave danno soprattutto per le imprese, riduce anche la possibilità in sede penale di ottenere giustizia equa in tempi ragionevoli”. Quindi si tratta di puntare sul “rafforzamento dell’organico dei magistrati togati, la crescita dell’informatizzazione, gli investimenti funzionali alla creazione di sezioni specializzate sono condizioni essenziali per avere una giustizia più efficiente, più rapida e quindi più equa”.

Tuttavia, conclude la lettera Berlusconi, “non c’è futuro senza natalità” e da questo punto di vista “l’Italia è in profonda crisi demografica” da cui “deriva il crollo del sistema previdenziale, del welfare, dei consumi, del sistema sanitario nazionale”. E Forza Italia ha pensato “ad un piano di almeno 30 miliardi per rilanciare la natalità”, annuncia l’ex premier.

AGI – “Noi siamo pronti al dibattito in Parlamento, le nostre ministre sono pronte a dimettersi. Conte si decida”. È quanto intima Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia viva a Montecitorio , in un’intervista a La Stampa, nella quale precisa che la domanda sui motivi della situazione di stallo “va fatta al presidente Conte, non a noi“.

“Noi – precisa Boschi – abbiamo posto questioni di merito: dal piano vaccini all’Alta velocità, dalla riapertura delle scuole all’utilizzo del Mes per la sanità. A oggi, nessuna risposta dal governo”. E secondo l’esponente renziana, “forse il presidente vuole verificare fino in fondo l’ipotesi dei responsabili prima di chiarirsi con noi”, atteggiamento per altro “legittimo, ma l’importante è che non perda tempo”, chiosa.

Ma poi la capogruppo di Iv alla Camera dei deputati incalza: “La narrazione che viene dagli uffici del premier è che ci accontenteranno con un rimpasto. Non è così. Per noi contano le idee, non gli incarichi. Tutti a parole si dicono d’accordo con i temi che abbiamo posto. Innanzitutto chiariamoci su questo, poi verranno i ministri. Noi vogliamo aprire le scuole, non una crisi di governo. I governi durano finché hanno la maggioranza in Parlamento. Tocca al premier, non a me, decidere con quali strumenti vuole verificare se questa maggioranza c’è ancora”.

Quindi, prosegue Boschi, “se avessimo voluto fare ricatti su un singolo punto, avremmo potuto mettere in difficoltà più volte il governo anche nelle settimane precedenti. Specie in Senato. Detto questo, se Conte e M5S insistono a dire no a 37 miliardi disponibili subito per la sanità devono spiegare ai cittadini i ritardi sui vaccini, le difficoltà coi tamponi, le liste di attesa per una mammografia. Non è decisivo per Italia viva, è decisivo per l’Italia”. E, a questo punto, ritiene anche che “di poter dire che su questo punto tutti arriveranno sulla nostra posizione”.

Quanto al premier, “che cosa abbia in testa Conte – dichiara infine Maria Elena Boschi – non è dato saperlo e sono anche personalmente molto sorpresa dal modo con il quale sta giocando questa partita” anche perché “nessuno avrebbe mai immaginato, tre anni fa, che un professore senza esperienza politica diventasse premier”. Ma di una cosa è certa, la capogruppo di Italia viva: “L’unico scenario che non vedo praticabile – dice – sono le elezioni anticipate: nessuno le vuole e chi le minaccia lo fa soltanto per impaurire gli altri”.

AGI – In un colloquio con la Repubblica l’ex premier Massimo D’Alema, oggi semplice iscritto ad Articolo 1, sostiene di non credere che “possa passare per la mente di nessuno l’idea di mandare via da Palazzo Chigi l’uomo più popolare del Paese per fare un favore a quello più impopolare”. Il riferimento è al premier Giuseppe Conte, a Matteo Renzi che lo contrasta e al Parlamento che “pare ormai aspettare solo la resa dei conti tra Conte e Matteo Renzi”, dice D’Alema. Il quale, in ogni caso professa ottimismo sull’esito della crisi attuale: “Conviene a tutti, vedrete che presto si tornerà a parlare d’altro”.

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