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Nuovo botta e risposta a distanza tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno su un palco di Sanremo paragona il voto delle Europee ad un “referendum tra la vita e la morte”. Il titolare dello Sviluppo Economico replica a strett giro da San Giovanni Rotondo: “l’ultimo che ha parlato di referendum è stato Renzi, e non gli è andata bene”.

Chiudendo il suo comizio a Sanremo in mattinata aveva detto Salvini: “Il 26 maggio sarà un referendum, non saranno elezioni europee. Sarà un referendum fra la vita e la morte, fra il futuro e il passato”. “I dati ad oggi dicono che 4 italiani su 10 non vanno a votare il 26 maggio, ma vanno al mare o in montagna o in campagna: io vi chiedo di fare fatica con me in questi 14 giorni, per cambiare l’Europa che entra nei nostri negozi riempiendoci di schifezze e cancellando i nostri prodotti e lasciandoci soli nella lotta al terrorismo”. 

Pochi minuti dopo la risposta di Di Maio: “L’ultimo che ha parlato di referendum è stato Renzi e non gli è andata bene. Io non sfido gli italiani,li rappresento. Gli italiani alle europee dovranno scegliere tra che si vuole tenere gli indagati per corruzione nelle istituzioni e chi no. Chi abbassa le tasse nei comizi e chi, invece lo fa davvero. Chi aiuta le persone con il salario minimo, e chi non lo vuole fare. Chi dice che la donna deve stare chiusa in casa a fare più figli e chi, invece, come noi pensa che dobbiamo prendere il miliardo di euro che avanza dal reddito di cittadinanza e metterlo in un decreto legge urgente che serva ad aiutare le famiglie che fanno figli, e quindi soprattutto le mamme”. 

 

“Tutto quello che c’è nel contratto io lo rispetto. Tutto quello che serve a lottare contro la corruzione e l’affarismo lo condivido”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ribadendo a Sanremo la sua posizione sul conflitto di interessi, nel giorno in cui l’alleato Di Maio lo ‘sfida’ a essere leale e rispettare il contratto di governo. A chi gli chiedeva se fosse pronto a firmare la proposta di legge del M5s, Salvini ha risposto che “l’emergenza per il Paese, me lo dicono da nord a sud, sono il lavoro e la riduzione delle tasse”. 

“Il 26 maggio sarà un referendum, non saranno elezioni europee. Sarà un referendum fra la vita e la morte, fra il futuro e il passato”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, chiudendo il suo comizio a Sanremo.

“I dati ad oggi dicono che 4 italiani su 10 non vanno a votare il 26 maggio, ma vanno al mare o in montagna o in campagna: io vi chiedo di fare fatica con me in questi 14 giorni, per cambiare l’Europa che entra nei nostri negozi riempiendoci di schifezze e cancellando i nostri prodotti e lasciandoci soli nella lotta al terrorismo”, ha aggiunto Salvini. A stretto giro è arrivata la replica di Di Maio che ha detto: “L’ultimo che ha parlato di referendum è stato Renzi, e non gli è andata bene”.

“Se qualcuno ha idee in più da aggiungere” sul decreto sicurezza bis “ben vengano: non siamo scienziati. L’unica cosa che non accetto sono i ‘no, punto’. L’Italia non ha bisogno dei ‘no punto’, ha bisogno dei sì, di cose da fare, non di cose da bloccare: l’unica cosa che voglio bloccare sono i barconi, il resto lo voglio mandare avanti”.

“Senza nessuno spirito polemico, dai colleghi di governo non accetto un “no, non mi piace”. Perche’ ‘no’ non è una risposta”, ha poi aggiunto il vicepremier nel suo comizio , parlando della posizione del M5s sul decreto sicurezza bis. Secondo il titolare del Viminale, i colleghi di governo dovrebbero “articolare il perché non piace. I bastian contrari e i signor no non servono all’Italia”, ha aggiunto Salvini.

Il Decreto sicurezza bis potrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri “per me anche la settimana prossima”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, rispondendo alle domande dei cronisti oggi a margine del suo tour elettorale che ha fatto tappa al mercato di viale Papiniano a Milano. “Lo abbiamo già inoltrato a tutti gli altri ministeri. Quando gli altri ministeri rapidamente mi daranno le loro riflessioni, io sono pronto” ha aggiunto.

Al testo “ci abbiamo lavorato per settimane e prevede anche i poteri alle forze dell’Ordine e l’aumento delle pene per chi compie episodi di violenza nei confronti dei soccorritori, e delle forze dell’Ordine stesse” ha illustrato quindi Salvini. Centrali pero’ nel testo sono gli “strumenti di lavoro in piu’ per contrastare l’immigrazione clandestina”.

E su questo il titolare del Viminale e leader della Lega lancia una frecciata agli alleati di Governo, il Movimento 5 Stelle: “Se qualcuno pensa, per compiacere qualcun altro, che i porti italiani vadano riaperti con me hanno trovato il ministro sbagliato”. Infine conclude: “Faccio notare che quando si riapre un mezzo varco agli sbarchi aumentano le partenze e tornano i morti. Quindi spero che non ci siano nostalgici dei porti aperti in Parlamento e al Governo. Perché i porti con me rimangono chiusi”. 

“Non vorrei che il decreto sicurezza fosse l’ennesima iniziativa per coprire il caso Siri e per coprire quello che è successo sulla corruzione in queste tre settimane, perché all’interno non vedo grandissime novità sui rimpatri, che sono oggi il tema centrale per l’immigrazione”. Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio, arrivando ad un’iniziativa organizzata dal Forum delle associazioni familiari all’hotel Ergife di Roma.

“Io sono deluso dal decreto sicurezza bis, perché non c’è niente sui rimpatri. Il tema ora non sono gli arrivi”, ha proseguito Di Maio, “gli arrivi li abbiamo fermati grazie alle politiche migratorie fatte dal ministero dell’Interno e da tutto il governo, e sono politiche che fanno in modo che anche quando arriva una nave con 30 persone a bordo, la maggioranza va negli altri paesi europei. Il tema vero, adesso, è sui rimpatri e noi siamo pronti a dare una mano al ministero dell’Interno se serve. Io non faccio il ministro dell’Interno, ma non può essere sempre colpa degli altri”.

Di Maio si riferisce alla lettera di Salvini al premier Conte e al ministro degli Esteri Moavero Milanesi per “sollecitare un’azione collegiale per stipulare nuovi accordi bilaterali”, un’iniziativa che definisce “ingiusta”. “Quello che vi posso dire è che noi sui rimpatri ci siamo ma il lavoro da fare adesso sono i trattati di cooperazione internazionale, per fare in modo che chi non può stare qui debba tornare nel paese di provenienza”, prosegue Di Maio, “per fare questo, la peggior cosa da fare è andarsi ad alleare con Orban che dice che ti devi tenere tutti i migranti in Italia”. 

Il ministro dell’Interno lancia il concorso #VinciSalvini, che consentirà a chi interagisce maggiormente con le sue pagine social di prendere un caffè con il leader della Lega. A presentare l’iniziativa è stato quattro giorni fa lo stesso Matteo Salvini che, svestite le uniformi delle forze dell’ordine o le sue celebri felpe, si improvvisa presentatore di quiz televisivi per spiegare le regole e i premi in palio in un video pubblicato sul web.

“Più mi piace metti ai post sulla mia pagina Facebook, più veloce sei, più punti accumuli -, annuncia il vicepremier -. Da quest’anno guadagni punti anche con i like su Instagram e con i ‘retweet’ su Twitter. Cosa si vince? Soldi? Zero. Ogni giorno un post con la tua foto che diffonderemo ai 6 milioni di amici. Per i più fortunati una chiacchierata al telefono con me”.

Strategia che vince non cambia: giunto alla seconda edizione, il concorso replica quello tenuto in vista delle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Come allora, la chiamata è rivolta ai sostenitori della Lega che sperano di poter interagire con “il capitano”, come lo chiamano i suoi fan. In cambio, lo staff del ministro potrà avere informazioni più precise sul coinvolgimento della propria base in vista delle elezioni europee, che si terranno il prossimo 26 maggio.

Cosa cambia con le nuove norme europee sui dati

Tuttavia, a differenza della prima edizione, stavolta la campagna #VinciSalvini deve fare i conti con il Regolamento generale per la protezione dei dati (Gdpr), entrato in funzione nel frattempo, che obbliga i titolari del trattamento di dati a dare conto in modo molto più preciso di come verranno utilizzate le informazioni raccolte.

Così è possibile leggere che l’utente acconsente alla trasmissione di informazioni quali il proprio nome, cognome, sesso, indirizzo di posta elettronica, Stato, comune di residenza, numero di cellulare, riferimento account Instagram e riferimento account Twitter. Dati che, assicura il privacy disclaimer del concorso, “saranno conservati per il periodo di tempo necessario per il conseguimento delle finalità per le quali sono raccolti e trattati e, in ogni caso, non oltre il 31 maggio 2020”.

Meno fortuna avevano avuto le informazioni raccolte nella prima edizione della competizione: la notte tra l’8 e il 9 febbraio del 2018, un collettivo di hacker si era introdotto nei server della Lega, dai quali aveva trafugato circa 23 gigabyte di email. Tutt’oggi disponibile su alcuni siti legati al panorama hacker, l’enorme archivio contiene anche quelle di centinaia di utenti che avevano aderito alla prima edizione di #VinciSalvini, di cui sono quindi ancora reperibili nomi, cognomi e indirizzi email.

Essendo avvenuto prima del 25 maggio 2018 (giorno in cui è diventato pienamente effettivo il Gdpr), il furto di informazioni aveva avuto conseguenze limitate. In merito era stata avviata un’istruttoria da parte del Garante per la privacy, che non aveva potuto far altro che prendere atto della disattivazione dei sistemi informatici presi di mira dagli hacker.  

Ma come saranno utilizzate le informazioni raccolte?

Un primo obiettivo, si legge nell’informativa sulla privacy del sito, consiste “nell’elaborazione di statistiche per promuovere lo sviluppo e le attività del Movimento”. Dunque ancora la profilazione degli utenti, che ha fatto la fortuna di aziende e partiti politici nell’epoca dei big data. Anche se non meglio precisata, l’elaborazione potrebbe infatti consistere nell’archiviazione e sincronizzazione delle informazioni raccolte tra i vari profili che l’utente è invitato a sottoporre all’attenzione del concorso.

Per fare più punti è necessario totalizzare un alto livello di interazioni: incentivo affinché l’utente metta a disposizione della campagna sia il profilo Facebook sia quello Twitter e Instagram (novità rispetto all’edizione passata). I dati così raccolti potrebbero quindi essere elaborati dalla Lega per Salvini Premier, dando allo staff del ministro dell’Interno una grande quantità di informazioni sui propri sostenitori.

Eppure ancora non si può parlare di big data: al pomeriggio del dieci maggio, la classifica dei partecipanti al concorso conta meno di 6.500 utenti. Tuttavia, sembra che il sito stia raccogliendo anche alcune informazioni di chi si collega pur senza accedere al profilo o avere un account.

Sulla pagina infatti risultano presenti cinque cookies – dall’inglese “biscottini”, piccoli file che i siti web memorizzano sul computer del visitatore – di cui solo uno necessario per il funzionamento del servizio. 

Gli altri quattro, individuati grazie a strumenti automatici che ne consentono l’identificazione, risultano essere cookie destinati alla raccolta di informazioni statistiche da parte di Google Analytics. Ma questa tipologia di traccianti, secondo quanto previsto dal Gdpr, “deve essere autorizzata espressamente e con un gesto positivo da parte dell’utente”, come ha spiegato ad Agi Giovanni Battista Gallus, avvocato esperto di diritti digitali e membro del Circolo dei Giuristi Informatici. Ogni volta che si accede a un sito conforme al Regolamento si è infatti chiamati a prestare il proprio consenso alla raccolta di informazioni, che non può avvenire in modo implicito per il solo fatto che si sta navigando su quella pagina.

Ma diversamente da quanto prescritto dal Gdpr, nell’informativa sui cookies del concorso si precisa la possibilità per l’utente di porre il rifiuto “di usare i cookies selezionando l’impostazione appropriata sul vostro browser, ma ciò potrebbe impedirvi di utilizzare tutte le funzionalità di questo sito web. Utilizzando il presente sito web, voi acconsentite al trattamento dei Vostri dati da parte di Google per le modalità e i fini sopraindicati”.

Un meccanismo dunque automatico e per il quale non è richiesto che l’utente esprima esplicitamente il suo consenso. In una prova, Agi ha riscontrato l’installazione di 3 cookies in soli quattro minuti dall’accesso, senza che venisse richiesta alcuna autorizzazione. Informazioni che “verranno trasmesse e depositate presso i server di Google negli Stati Uniti” – come si legge nell’informativa -. Compreso il vostro indirizzo IP”.

Un’iniziativa accolta con scetticismo

In anticipo su critici e “rosiconi”, nel suo video il vicepremier si rivolge direttamente “ai giornaloni, agli intellettualoni, ai professoroni, agli analisti, ai sociologi”, intuendo il tenore delle critiche che sarebbero arrivate di lì a poco e rivendicando il diritto suo e dei suoi elettori a utilizzare la rete liberamente. Ma anche se l’hashtag #VinciSalvini è diventato virale in breve tempo, a una prima lettura i commenti sembrano rivelare molto più sarcasmo che sostegno.

Probabilmente meno attese, critiche dello stesso tenore hanno popolato i commenti sotto il tweet dal quale Salvini ha lanciato l’iniziativa: a fronte di circa 4.700 like e 900 retweet, la gran parte dei 4.500 commenti sembrano essere molto critici verso il concorso, accusato alternativamente di “svilire la politica” o di essere un’iniziativa “pietosa”.

Non una novità, dal momento che già da mesi si parla di un crollo dei consensi di Salvini sui social, come anche riportato lo scorso inverno da Tpi. È forse questa la ragione per la quale lo staff della Lega ha voluto inaugurare una nuova raccolta di informazioni sui sostenitori del ministro. Anche se finora sembra aver avuto più successo con i dati di curiosi e “rosiconi”. 

Il “caso Siri” non è chiuso. Meglio, il “caso Siri” non ha chiuso o sanato le contraddizioni di governo. Anzi, il dopo è più confuso che mai. E ha persino aperto nuovi fronti di contrasto all’interno dell’Esecutivo. Per il Corriere della Sera sono “Migranti e cannabis, le nuove liti”, recita il titolo di apertura della prima pagina. Registra La Stampa: “Il M5s trova il nemico: ‘Salvini si occupi di chi spaccia a Napoli” e scrive di “Controffensiva di Di Maio”. Secondo Libero “Il governo è alla canna. Salvini spegne gli spinelli, Conte e M5s li accendono”. Mentre Il Fatto quotidiano fotografa due nuovi fronti, in un piano addirittura definito di “vendetta”: “Tav e appalti, dopo Siri la Lega cala il contrattacco”, il titolo. Ma non finisce qui, perché il quotidiano diretto da Marco Travaglio mette a fuoco un altro fronte di contrasto: “Primo sì al taglio di 345 eletti. Sull’autonomia botte da orbi”.

È il piatto forte che ci servono i giornali questa mattina in edicola. E il quadro lo riassume bene il Corriere: “Sui migranti la Marina militare ieri ha salvato 36 persone che stavano per affogare al largo delle coste libiche . Salvini: ‘Se io chiudo i porti un altro ministro non li può riaprire’, riferimento alla collega della Difesa, la pentastellata Elisabetta Trenta. Altro scontro: la cannabis. Salvini vuole una stretta sui negozi che vendono prodotti a base di marijuana e ieri ha firmato una direttiva che prevede più controlli. Conte: argomento non in agenda”. Ciò che fa titolare al quotidiano di via Solferino a pag. 2: “Duelli di governo, inizia il secondo atto. I programmi ‘contro’ degli alleati”.  

Insomma, “la nuova frontiera del governo gialloverde sono le reciproche accuse di inettitudine che si scambiano (‘amabilmente’ come dice Salvini) i due vicepremier nonché capipartito della maggioranza” si legge sul quotidiano milanese. “Non sembra affatto che siano soltanto gli strascichi della vicenda Siri”, scrive il Corriere. “Perché anche il futuro prossimo si annuncia di conflitto serrato. La settimana prossima approderà al Senato il tormentone del decreto Sblocca cantieri: la Lega lo ha emendato con il rifinanziamento alle Province e la Tav, a cui i5Stelle sono ostili, questi ultimi hanno messo il carico sul Salva Roma, ampiamente stralciato in un furioso Consiglio dei ministri, su cui la Lega ha fin qui fatto tutta la resistenza possibile. Ma Salvini la settimana prossima intende ‘partire come un treno su tutti i nostri temi, a cominciare dalla flat tax’”.

E il livello del conflitto sembra destinato a crescere proprio a partire dalla discussione sullo “sblocca cantieri”. E senza escludere il “fronte migranti”, per il quale la ministra della Difesa Elisabetta Trenta in un colloquio, lo definisce una “battaglia quotidiana”. E a tal proposito invita il ministro dell’Interno a “smettere di attaccare i militari”.

Niente pace nel governo gialloverde, dunque. In una pagina, la Repubblica riassume tutte le “Accuse della Lega” al Movimento 5 Stelle. Si tratta, in pratica, di “una lista nera in 17 punti” che contiene tutti i “no” pronunciati dai grillini all’azione di governo nel corso di quest’anno. Un lungo cahier de doléances.

“Il foglio-manifesto – scrive il quotidiano – è stato messo nero su bianco per la prima volta, non a caso a ridosso delle Europee, dai leghisti dislocati nei vari dicasteri. (…) Il testo sarà distribuito a tutti parlamentari e ai candidati in corsa per un seggio il 26 maggio, per farne una sorta di volantino appunto da campagna elettorale, un rosario di occasioni mancate da ripetere in ogni talk o appuntamento politico da qui alle prossime due settimane. La propaganda dei 5 stelle ruoterà sulla questione morale e sull’anticorruzione?

La Lega chiederà voti per dire ‘sì concreti’: dai cantieri alle trivellazioni, dalla castrazione chimica ai voucher per i lavoratori del turismo e del commercio”. “Del resto – si legge ancora – Matteo Salvini ormai è stanco, come va ripetendo in queste ore in tutte le piazze dei suoi comizi, ‘dei troppi no sui cantieri, le opere pubbliche, i porti, gli aeroporti, le ferrovie, strade e autostrade: basta, noi stiamo lavorando e speriamo che qualcuno anche al governo non rallenti tutto’”.

Questa controffensiva di Salvini e della Lega pone qualche problema ai 5 Stelle: “Evitare il flop o rischiare la scissione”, come si legge in un commento di Claudio Tito su la Repubblica: “Perché tra i grillini sta prendendo corpo quello che loro stessi – da Casaleggio allo stesso vicepremier – chiamano ‘rischio implosione’. O più esplicitamente: ‘rischio estinzione’. L’alleanza con l’ex nemico della Lega sta logorando velocemente i consensi acquisiti solo un anno fa. Sta facendo emergere contrapposizioni che nessuno avrebbe nemmeno immaginato nella scorsa legislatura. E le parole ‘scissione’ o ‘spaccatura’ nei colloqui più riservati vengono pronunciate senza tabù. Forse perché, come ha detto recentemente Beppe Grillo ad alcuni parlamentari, ‘Questo non è più il mio Movimento’”.

La situazione fin qui descritta pone ad Antonio Polito un interrogativo dirimente, nell’editoriale sul Corriere: “Insieme per far che?”. Perché “i Cinquestelle hanno cambiato strategia. Hanno deciso di schiacciare Salvini a destra, cercando spazio a sinistra. Hanno scelto di risuscitare la questione morale per metterlo all’angolo, indicando dietro gli indagati Siri e Fontana, e anche oltre le loro responsabilità personali ancora tutte da accertare, un sistema politico che fa capo al Capitano. Hanno visto il bluff dell’alleato: vuoi votare? Fai pure, vorrà dire che dovrai tornare nelle braccia di Berlusconi, nel vecchio centrodestra”.

Ma “per quanto destinati a camminare su un sentiero stretto – osserva Massimo Franco sulle stesse colonne – con una manovra finanziaria da brividi in autunno, M5s e Lega non disdicono il loro patto di potere. Semmai, sta cambiando la natura del loro ‘contratto’: sempre più utilitaristico e sempre meno espressione anche della loro intesa. E con un presidente del Consiglio che in circa un anno ha acquistato sicurezza, e un profilo politico più marcato e a favore dei Cinque Stelle. Ma l’evoluzione di Conte è figlia del protagonismo debordante di Salvini; della voglia di apparire una sorta di ‘premier ombra’, in attesa di Palazzo Chigi. Ecco perché da circa un mese è partita la controffensiva grillina. L’obiettivo non è di destabilizzare l’alleanza. Semmai, è di puntellare Conte facendo capire alla Lega che la fase della subalternità al Carroccio è finita; e che non ricomincerà nemmeno se Salvini fosse premiato alle Europee. È questa la silenziosa riscrittura del contratto raccontata dalle polemiche aspre delle ultime settimane. La domanda è se la coalizione riuscirà a concordare la revisione senza strappi. La volontà di andare avanti è reciproca”.

Corriere, Repubblica e Messaggero pubblicano alcuni sondaggi, gli ultimi prima del 26 di maggio.

“Vi confesso che negli ultimi giorni le provocazioni subìte sono state tante, ma il Movimento 5 Stelle resta disponibile ad andare avanti per altri 4 anni. Con senso di responsabilità e consapevolezza”. Lo scrive su Facebook il vicepremier e leader M5s Luigi Di Maio, che prosegue: “C’è molto da fare, come la nostra proposta di legge per introdurre un salario minimo in Italia e fissare una soglia di 9 euro lordi l’ora al di sotto della quale non si può scendere. Una misura che aiuterebbe ben 3 milioni di italiani tra cuochi, barman, magazzinieri e camerieri. È nel contratto di governo e, appunto, si deve fare!”. 

Per il ministro ieri , sui migranti, “c’è stata la dimostrazione che quando il governo gioca da squadra segna il punto. Senza urlare o sbraitare, senza minacce al mondo, in poche ore, grazie soprattutto al lavoro del presidente Conte, siamo riusciti a salvare la vita a quelle persone e a fare in modo però che ad occuparsene non fosse nuovamente l’Italia, ma l’Europa! La giornata di ieri mi auguro faccia riflettere qualcuno. Se quando nasce un problema il tuo primo primo pensiero non è risolverlo, ma finire sui giornali, allora c’è qualcosa che non va. In un governo ci si siede al tavolo tutti insieme e si lavora. Per il Paese. Questo ci chiedono gli italiani!”.

Infine Di Maio, oltre al salario minimo propone “una riduzione del cuneo fiscale che permetta alle nostre imprese di ripartire. Dobbiamo puntare alla crescita e dobbiamo farlo sapendo che i numeri non si possono ignorare. Il Decreto Dignità, che ha fatto segnare un aumento dei contratti a tempo indeterminato del +300% in un anno, ne è la dimostrazione. 
Meno slogan, più concretezza. E l’Italia ce la fa!”. 

“Ci auguriamo che dopo il caso Siri la Lega non perda la testa – ha continuato Di Maio – Comprendiamo la loro difficoltà di ritrovarsi, dopo nemmeno 10 mesi di legislatura, un proprio sottosegretario indagato per corruzione in un’inchiesta dove c’è anche la mafia, ma questo non giustifica certi atteggiamenti. Non siamo dei bambini, siamo dei ministri e veniamo pagati per costruire un futuro al Paese, non per lamentarci”.

Il gran ballo delle nomine per l’Europa che verrà si apre a Sibiu, fascinosa cittadina di origine sassone nel cuore della Transilvania. A due settimane dal voto delle europee, in un vertice pensato un anno fa per celebrare l’unita’ dell’Europa dopo Brexit e che vede invece l’Unione ancora impantanata nella partita infinita con Londra, i 27 danno il via ufficiosamente alle trattative che entro l’estate dovranno portare alla riscrittura completa dell’organigramma delle istituzioni europee per i prossimi cinque anni.

Complice un’agenda povera di contenuti, salvo un nuovo generico richiamo all’unità dell’Unione per affrontare le grandi sfide globali, le diplomazie si sono messe a lavoro a margine del summit: faccia a faccia, colloqui, incontri e bilaterali si sono susseguiti per tutta la giornata.

Tutti parlano con tutti, anche se naturalmente per iniziare a giocare davvero la partita, bisognerà aspettare che si chiudano i seggi la notte del 26 maggio. Il processo inizerà ufficialmente in un summit straordinario convocato da Donald Tusk il 28 di maggio, due giorni dopo le elezioni europee.

Ma oggi, quello che emerge con chiarezza è che il popolare Manfred Weeber, candidato dei Popolari, salvo clamorosi e al momento inimmaginabili colpi di scena, non sarà il prossimo capo dell’esecutivo Ue. I capi di Stato e di governo infatti, da Macron a Bettel allo stesso Conte, hanno di fatto intonato il ‘de profundis’ per il sistema dello ‘Spitzenkandidat’, che vuole che il presidente della Commissione sia il candidato designato dal partito pià votato alle elezioni, lo stesso metodo che portò alla elezione di Jean Claude Juncker cinque anni fa.

Per Weber insistenti voci di corridoio, prefigurano invece la presidenza del Parlamento al posto di Antonio Tajani. Il nome che continua a circolare con più insistenza come possibile presidente della Commissione resta quello di Michel Barnier, ancora impegnato con l’odissea infinita di Brexit. Ma se la coalizione vincente, come e’ assai probabile, dovesse includere i liberali, si rafforzerebbero le quotazioni di Margrethe Vestager.

Resta ancora apertissima invece la partita per la poltrona di presidente del consiglio, con Mark Rutte e Antonio Costa premier di Olanda e Portogallo, che hanno escluso i rumors su una loro candidatura.

Giuseppe Conte assicura che l”Italia è intenzionata a recitare il ruolo che le spetta, un ruolo non secondario”, nel risiko che nelle prossime settimane deciderà i destini della Ue. “Non siamo isolati”, aggiunge il capo del governo italiano. Oltre che con Juncker, che ha chiesto all’Italia di “riaprire un dialogo” sul fronte economico, il premier ha parlato oggi con Sanchez, Macron e Merkel. Ma Roma non è in posizione di forza. Il fatto che il governo giallo-verde sarà fuori dalla maggioranza tradizionalmente europeista che quasi certamente governerà l’Unione nei prossimi anni e il perenne braccio di ferro con Bruxelles sui conti pubblici, indeboliscono la posizione negoziale dell’esecutivo e l’Italia rischia di non ottenere quello che vorrebbe, magari un commissario economico di peso.

Senza contare che Lega e Cinque Stelle rischiano di presentarsi divisi, e con nomi diversi, all’appuntamento. Oggi l’Italia, con Mario Draghi, Federica Mogherini e Antonio Tajani, ha un peso notevole nelle istituzioni. Ma a precisa domanda dei cronisti sulle chance italiane, qualche giorno fa, un alto funzionario Ue aveva definito “una circostanza che non si ripeterà molto presto” quella di avere allo stesso tempo il presidente della Bce, l’alto commissario e il presidente del Parlamento.

Cerca spazio invece la Spagna, che con la Gran Bretagna in uscita e l’Italia in difficoltà, punta a salire sul podio come terzo paese di peso dell’Unione. Lo stesso Sanchez, reduce dal successo elettorale di due settimane fa, non ne ha fatto mistero, chiedendo chiaramente un ruolo “importante” per Madrid nel prossimo giro di nomine.

Le carte saranno messe sul tavolo ufficialmente alla luce del risultato del voto nel vertice straordinario del 28 maggio: Tusk ha già annunciato che non sarà possibile per gli Stati membri mettere il veto alle nomine dei vertici delle istituzioni comunitarie, perché in caso di mancato consenso si procederà con il voto a maggioranza qualificata.

“Sarebbe bene raggiungere un consenso, ma bisogna essere realistici: non mi tirerò indietro dal sottoporre la decisione al voto se il consenso sara’ difficile da raggiungere”, ha detto il presidente del Consiglio europeo. Il gran ballo è iniziato, a fine mese il quadro sarà più chiaro.

Via libera dell’Aula della Camera alla riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari, dagli attuali 945 (315 senatori e 630 deputati) a 600 complessivi (200 senatori e 400 deputati). Un taglio di 345 eletti, ovvero un terzo dei parlamentari attualmente previsti. I voti a favore sono 310, i contrari 107 e 5 astenuti. Hanno votato contro Pd, Leu e una parte del gruppo Misto. Hanno invece votato a favore M5s e Lega, a cui si sono aggiunti i voti favorevoli di Forza Italia e FdI, come già avvenuto in occasione dell’approvazione da parte del Senato.

Tra le file azzurre alcuni deputati hanno votato contro, in dissenso rispetto alla linea del gruppo (tra questi, il deputato Simone Baldelli), mentre molte sono state le assenze. Quella di oggi è la seconda lettura conforme (ovvero senza modifiche del testo) ed essendo una riforma costituzionale ora dovranno trascorrere almeno tre mesi per procedere alle altre due letture da parte dei due rami del Parlamento. Se la riforma verrà licenziata in via definitiva con i due terzi dei voti, non si dovrà procedere con il referendum confermativo.

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