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Sei anni fa lottavano contro gli sfratti, occupando le abitazioni che sarebbero dovute essere sgomberate formando una “barriera umana”, che poi altro non è che la traduzione in italiano del loro croato: Zivi Zid. I metodi per opporsi alla polizia, a quei tempi, erano piuttosto improvvisati: in questo video, uno dei primi caricati sul loro canale YouTube, i manifestanti lanciavano palle di neve agli agenti che cercavano di avvicinarsi a un’abitazione da pignorare.

Zivi Zid è uno dei tre partiti con cui il Movimento 5 Stelle sta dialogando per fondare un gruppo europeo in vista delle elezioni del prossimo maggio. “I croati di Zivi Zid – ha spiegato il leader dei Cinquestelle Luigi Di Maio al Fatto Quotidiano – sembrano quasi noi, con un leader nato nel 1990”. Questo leader, di quattro anni più giovane dello stesso Di Maio, si chiama Ivan Vilibor Sincic e nel 2011 aveva fondato “Alleanza per il cambiamento”, un gruppo di attivisti politici che si occupavano appunto di combattere gli sfratti e che nel 2014 avrebbero assunto il nome attuale, Zivi Zid. Da attivista a politico il passo è stato breve: prima la candidatura a presidente della Repubblica croata nel 2014 (terzo con il 16,4% dei voti), poi l’approdo in Parlamento, un anno più tardi. Seggio confermato anche nelle elezioni del 2016 convocate dopo la caduta del governo di Tim Oreskovic.

M5s e Zivi Zid, simili ma non troppo

Sul profilo Facebook di Sincic piovono i like verso i Cinquestelle: apprezzamenti social per il profilo ufficiale del Movimento e per la pagina di Di Maio, per quella di Di Battista e Roberto Fico, fino al “mi piace” a Beppe Grillo. Ma che cosa accomuna il M5S con il partito croato?

Zivi Zid, nel programma elettorale del 2016, affermava di non essere catalogabile né di destra né di sinistra, ma piuttosto come “umanista”. Il superamento delle categorie politiche è anche un cavallo di battaglia di Di Maio, come ricordato più volte dal suo leader. Tra i cardini dell’offerta politica del partito croato c’era anche l’ambientalismo: “La nostra missione è preservare il nostro pianeta dall’autodistruzione ecologica”, si legge, una posizione predicata a lungo dai grillini.

In materia economica, invece, ecco l’opposizione alla moneta unica verso la quale il Paese croato sembra oramai destinato. Su questo punto, però, arriva l’alt di Di Maio: “I croati non credono nell’euro mentre per noi non si esce dalla moneta unica”. Ma non sarà questo, sostiene il leader pentastellato, a frenare il dialogo che anzi li porterà a firmare insieme un manifesto “di dieci punti che verrà presentato a Roma a febbraio”.

Gli anti-abortisti polacchi e i liberali finlandesi

“Più partecipazione e più diritti sociali”, recita lo slogan del M5S che annuncia “l’Europa della democrazia diretta” che mette “al primo posto i bisogni dei cittadini”.

Un progetto che vedrà la collaborazione, oltre che dei croati di Zivi Zid, anche di finlandesi e polacchi. Questi ultimi sono gli esponenti di Kukiz‘15, il partito di destra (così l’ha definito il report Euroscope 2015 a cura del Sussex European Institute) fondato dalla rockstar Pawel Kukiz.

Kukiz ha 55 anni e un passato da attore, oltre che da cantante. Nel suo lungo curriculum artistico ci sono quattro album pubblicati e la lunga militanza nel gruppo chiamato Piersi, per i quali ha scritto il testo di Caluj Mnie, il loro successo che su YouTube ha raccolto nove milioni di visualizzazioni.

Poi, intorno al 2005, la svolta verso la politica: prima sostenendo Donald Tusk, poi virando sempre più a destra. Dopo l’attentato del 2016 a Nizza, Kukiz arrivò a proporre un referendum per chiedere ai cittadini polacchi se volessero accettare l’arrivo di migranti, ma già l’anno prima aveva manifestato alcune posizioni di chiusura nei confronti degli stranieri nel Paese, una miscela di paura e complottismo: “C’è forse un piano per sparpagliare i polacchi in giro per il mondo, mentre qui in Polonia vengono a vivere persone di altre nazionalità?”, domandava durante un comizio. Poco dopo il suo exploit alle elezioni presidenziali del febbraio 2015, quando Kukiz raccolse il 20,8% dei voti, molti svelarono anche le posizioni contro l’aborto del politico rocker polacco.

 
 
 

 
 
 
 
 

 
 

 
 
 

Ieri sono stato a Bruxelles per incontrare alcune delle forze politiche con cui stiamo lavorando al gruppo europeo di cui farà parte il MoVimento 5 Stelle. Li vedete nella foto. Siamo io, il polacco Pawel Kukiz, il croato Ivan Sincic e la finlandese Karolina Kahonen. Sono leader di movimenti che nei loro Paesi sono alternativi a quelli tradizionali, sono nati da poco e sono giovani, ma hanno un consenso sempre maggiore. Sono le energie più fresche e belle dell’Europa. Su alcune cose non la pensiamo allo stesso modo, ma stiamo preparando un manifesto comune la cui stella polare sarà la democrazia diretta. Il nostro sogno è un’Europa con più diritti sociali, più innovazione e meno privilegi. Un’Europa che mette al primo posto i bisogni dei cittadini. Nei prossimi giorni incontrerò alcuni rappresentanti dei gilet gialli, se leggete le loro rivendicazioni, sono le nostre, speriamo si presentino alle europee. Oggi sul Fatto Quotidiano trovate una mia lunga intervista in cui racconto queste cose. Buona giornata!

Un post condiviso da Luigi Di Maio (@luigi.di.maio) in data: Gen 9, 2019 at 1:26 PST

A stringere la mano al Movimento 5 Stelle c’è anche il gruppo finlandese Liike Nyt, che significa qualcosa come “Movimento Ora”: sono “liberisti”, ha spiegato Di Maio, ma soprattutto vedono di buon occhio la democrazia partecipata sulla falsariga di quanto propone il M5S con la sua piattaforma Rousseau. “Le decisioni che riguardano tutti noi vengono prese da una piccola cerchia di persone”, si legge sul sito di Liike Nyt, che per questo motivo vuole “creare una piattaforma per consentire il miglior processo decisionale”. Obiettivo? “Ascoltare coloro che finora non si sono interessati alla politica”. Tra i sei fondatori del movimento c’è Karoliina Kähönen, la giovane ragazza, con i capelli biondi, apparsa nella foto postata da Di Maio. 

Record di visualizzazioni (oltre 340 mila). E record, prevedibile, di polemiche. “Il racconto di una giornata che difficilmente dimenticheremo”, il video postato dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per documentare le fasi del rientro in Italia di Cesare Battisti, si è guadagnato diverse censure politiche e molte ironie social.

Rocco Casalino, regista della comunicazione del governo, è spiazzato: “Non ne sapevo niente” dice al Corriere. Uno smarrimento condiviso da altri spin stellati, tra i quali il prodotto è stato giudicato “improvvisato, cinico e malfatto”. Finché a sera in via Arenula ammettono l’errore. Non tanto la scelta di confezionare il video, quanto una certa sottovalutazione e imperizia comunicativa: “Sarebbe bastato metterci il logo della Polizia penitenziaria, visto che lo hanno montato loro” riporta ancora il Corriere.

“Il guardasigilli trasforma la giustizia in un b-movie – ha denunciato via Twitter Mara Carfagna, vice presidente della Camera e deputata di Forza Italia – Questo video squalifica le istituzioni e il ruolo del ministro della Giustizia”.

Leggi anche: Salvini, il buonismo e il trattamento riservato a Battisti

“Il video postato dal ministro della Giustizia e lo spettacolo dato dal ministro dell’Interno sulle fasi dell’arrivo di Battisti sono degni di una repubblica delle banane, non di un Paese civile”, ha rincarato la dose Walter Verini, responsabile Giustizia del Pd e componente della commissione Giustizia della Camera: “spettacolarizzare la vicenda, farne una occasione di volgare propaganda, esibire qualunque persona – sia pure un pluricondannato all’ergastolo – come un trofeo di caccia è un comportamento vergognoso”.

Presenterò un esposto al garante nazionale per i detenuti per il video fatto da #Bonafede in cui #CesareBattisti viene esibito come un trofeo di caccia. Sono state violate numerose norme penali a garanzia dei detenuti e a garanzia della sicurezza della polizia penitenziaria

— Alessia Morani (@AlessiaMorani)
15 gennaio 2019

“Tra i tanti format a disposizione per trasformare in un video emozionante la semplice traduzione in carcere di un latitante arrestato all’estero, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha evidentemente preferito per la sua pagina Facebook quello del filmino matrimoniale” ironizza Repubblica, “Ha scelto lui stesso la musica di sottofondo – come faceva vent’anni fa, quando faceva il disc jockey nella discoteca Exstasy di Mazara del Vallo”.

Per la cronaca: il brano è ‘Comment Te dire’ di Bertysolo.

“Il rispetto dei diritti è un principio ineludibile, anche per i detenuti responsabili di crimini efferati – ha ricordato Giuseppe Civati, fondatore di Possibile – Chi fa il ministro della Giustizia dovrebbe conoscere questo concetto: e’ la base per ricoprire un ruolo del genere, davvero il minimo”. E invece Bonafede “ha pubblicato un video da Stato dittatoriale, in cui oltre al carcere per i condannati c’è la gogna social”.

Impietose anche le critiche sul web. E se c’è chi sceglie la strada dell’ironia, come Rosi D.S. (“ma avevate paura che arrivassero i minions a liberarlo?”) o Marco R. (“ora voglio vedere il fimino della prima comunione”), in molti prevalgono invece disagio o indignazione. Ivan C. invita Bonafede a rileggersi l’articolo 114 del codice di procedura penale, quello che “vieta la pubblicazione di immagini di persone private della libertà personale”; Sabina C. parla di “vergogna”; Silvia B. di “montaggio con musica emozionale da subumani”. Ma a far discutere è anche la foto in cui il ministro appare sorridente con un giubbino della polizia penitenziaria: il gruppo del Pd al Senato sta presentando un’interrogazione parlamentare perché indossando “in modo abusivo e in pubblico i segni distinti di un corpo e di una professione senza averne il titolo”, Bonafede avrebbe violato il Dpr 737/81 e l’articolo 498 del Codice penale.

Penso sia il video più nauseabondo io abbia mai visto#Bonafede#Battisti https://t.co/qroyBzmnoC

— mattia feltri (@mattiafeltri)
15 gennaio 2019

“Non c’e’ alcuna gara”, con Salvini, si è difeso lui: “Io ho incontrato gli agenti e, per dare un segno di vicinanza, dentro il ministero ho indossato la giacca con orgoglio. Non pensavo nemmeno che quella immagine uscisse: è uscita e comunque voglio sottolineare che vado orgoglioso di averla indossata”. 

Quando finalmente anche a te hanno comprato un costume come quello del cuginetto. #Bonafede #CesareBattisti #parata #GovernoBigJim pic.twitter.com/8Zmlbnky8p

— Mangino Brioches (@manginobrioches)
15 gennaio 2019

 

“Accoglienza non è una parola astratta. Significa crescita, sicurezza e benessere. Un territorio che accoglie in modo virtuoso è più solido e coeso. Di questo ho parlato con i ricercatori dell’Euricse che mi hanno presentato le iniziative a cui stanno lavorando come lo studio di progetti di accoglienza sostenibile che ci sono rivelati un valore aggiunto per le comunita’”.

Lo scrive su Facebook il presidente della Camera, Roberto Fico, che spiega: “Hanno analizzato decine di esperienze, molto spesso nate dal basso, che conciliano integrazione e sviluppo della comunità. I modelli su cui si sono concentrati hanno permesso di innescare, in tutta Italia, processi di innovazione e rilancio sociale, con l’avvio di nuove imprese e servizi, sviluppo dell’economia, con il coinvolgimento attivo del territorio e della società civile”, conclude.

Il contesto è quello di un governo in cui regna un clima sempre meno idilliaco e in cui la maggioranza, dalla Tav al reddito di cittadinanza, trova sempre più motivi di attrito. L'occasione è quella di una cena per parlare di giustizia e garantismo, organizzata da un ospite super partes come Annalisa Chirico, presidente dell'associazione 'Fino a prova contraria', amica di Matteo Renzi e di recente vicina anche a Matteo Salvini. 

E' lei, secondo un retroscena raccontato da Repubblica, la regista di un incontro molto allargato, ma non inclusivo. Al ristorante romano 'La Lanterna', infatti, sono stati invitati tutti tranne i Cinque Stelle. Perché? Secondo il quotidiano la ragione è chiara: preparare uno scenario post-crisi in cui la legislatura riuscirebbe a sopravvivere alla caduta del governo gialloverde grazie a una comunanza di intenti (non una vera e propri alleanza) tra Lega e renziani.

La cena per farli conoscere

Renziani, si noti, non Pd, tanto che alla cena di martedì sera siederanno i petali del del Giglio magico: Maria Elena Boschi, Marco Carrai, Francesco Bonifazi e il presidente della Fondazione Open Alberto Bianchi.

L'occasione fornisce il pretesto per invitare anche magistrati di tutte le aree, altri due ministri leghisti (Bongiorno e Fontana), ex come Paola Severino, gli imprenditori Boccia, Tronchetti Provera, Cairo e Montezemolo, nuovi e vecchi volti di Forza Italia come Giorgio Mulè e Gianni Letta.

Cosa dice l'ospite

Non è uno scenario nuovo: Repubblica ricorda come all'epoca della prima e della seconda Repubblica nel salotto di Maria Angiolillo si facevano e disfacevano governi con una certa disinvoltura, ma la Chirico ci tiene a marcare la distanza. "Io non sono la signora Angiolillo. Non ho niente di salottiero" dice, "Sono una radicale che come Pannella dice: fai quel che devi, accada quel che può". "A Renzi dico che deve uscire dal Pd, perché è il suo più grande nemico. Credo che adesso lo pensi anche lui. A Salvini che deve diventare il leader del buonsenso, lasciarsi alle spalle il sovranismo folcloristico e arruffone e diventare il capo di una grande contenitore riformatore. Questo in carica è il governo del non-senso" aggiunge.

La smentita di Maria Elena Boschi

Una ricostruzione che non è piaciuta a Maria Elena Boschi. "Capisco l’odio verso di noi di Repubblica" scrive su Facebook,"Ma capisco un po’ meno l’odio verso la realtà. Si tratta di un evento pubblico per sostenere la battaglia contro il giustizialismo: sostenere che sia un inciucio tra renziani e Salvini significa vivere in un’altra dimensione. È una barzelletta, ma non fa ridere".
 

 

Dura presa di posizione del vicepremier Salvini contro la nuova direttiva della Bce alle banche sul progressivo raggiungimento nei prossimi anni di un grado di copertura dello stock di crediti deteriorati. “Il nuovo attacco della vigilanza Bce al sistema bancario italiano e a MPS – dice Salvini – dimostra ancora una volta che l’Unione Bancaria, voluta dalla UE e votata dal PD, non solo non ha reso più stabile il nostro sistema finanziario, ma causa instabilità, colpendo i risparmi dei cittadini e un sistema bancario, come quello italiano, che aveva retto meglio di tutti alla grande crisi finanziaria del 2008". 

"L'atteggiamento prevaricatore della Bce – prosegue Salvini – che scavalca aggravandole le recenti decisioni della Commissione, pone anche un altro tema fondamentale: può un'istituzione non politica prendere con leggerezza decisioni che influiscono profondamente sulla vita e i risparmi dei cittadini? Indipendenza non vuol dire irresponsabilità. Occorre quindi una trasparenza assoluta sulle decisioni della Bce, come è stato recentemente ribadito dalla stessa Corte dei Conti europea, che lamenta di non essere messa dalla Bce in condizione  di controllare i motivi di decisioni così rilevanti per i portafogli dei risparmiatori. Questa trasparenza è necessaria per scacciare il dubbio che la Bce faccia un uso politico dei poteri che le sono attribuiti. L’ennesimo intervento a gamba tesa della Bce – avverte – può creare un danno all’Italia da 15 miliardi".

Inizia su un mini van nero in diretta Facebook e una breve apparizione all'esterno dell'Europarlamento la campagna elettorale per le europee del Movimento 5 stelle.

Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista partono in macchina dall'Italia in mattinata, raggiungono Strasburgo nel pomeriggio e dal piazzale all'esterno dell'Eurocamera dove sta per iniziare la sessione plenaria, annunciano il lancio di un manifesto e di una alleanza europea "né di destra né di sinistra" con alcune forze politiche che condividono la stessa visione dell'Europa.

Di Maio e Di Battista profetizzano uno tsunami sull'Ue

I due leader del Movimento attaccano la Ue che o "si mette in testa che si cambiano i trattati o crolla", prevedono che le prossime elezioni europee saranno uno 'tsunami' politico pari a quello del 4 marzo e bollano come "uno spreco e una marchetta ai francesi" l'esistenza di due sedi del Parlamento europeo a Bruxelles e Strasburgo.

Di Maio e Di Battista non incontrano i parlamentari europei pentastellati, l'operazione 'Europa' si svolge quasi tutta via social e all'interno dell'auto.  A Strasburgo Di Battista ha incontrato un gruppo di europarlamentari pentastellati tra cui la capogruppo Laura Agea e il vicepresidente del Parlamento europeo, Fabio Massimo Castaldo. Il M5S Europa ha pubblicato una foto su Facebook. 

Con chi si alleerà il M5s

Ma il capitolo alleanze è delicato: lo scopo è creare una rete per arrivare al dopo elezioni con un gruppo a Strasburgo che abbia un peso sufficiente per fare da contraltare all'alleato leghista, dato dai sondaggi in crescita esponenziale.

Per formare un gruppo parlamentare a Strasburgo servono minimo 25 eurodeputati di sette diverse nazionalità, al momento i 5 stelle, orfani dell'Ukip di Nigel Farage causa Brexit, arrivano a 4 e con forze politiche che non è detto che superino il quorum del 4% necessario per mandare degli eletti in Europa.

I tre leader che Di Maio ha incontrato a Bruxelles la settimana scorsa e su cui conta per fondare l'alleanza sono il polacco Pawel Kukiz, ex frontman di una rock band, su posizioni antiabortiste e capo del gruppo di destra Kukiz '15, la finlandese Karolina Kahonen, del movimento Liike Nyt, e il croato Ivan Sincic del movimento euroscettico 'Scudo umano'. Formazioni, salvo forse la croata, il cui appeal elettorale non sembra irresistibile.

Un gruppo né di destra, né di sinistra

Ma i vertici del M5S ci credono e ai giornalisti che glielo fanno notare Di Battista risponde con una battuta: "Non ci avete sempre preso in queste cose, quando fate così portate bene". "Dei movimenti con cui stiamo facendo un accordo il più scarso ha il 10%", aggiunge Di Maio. "Alcuni movimenti li abbiamo incontrati già a Bruxelles, con altri siamo in contatto – dice ancora Di Maio a fine giornata – io credo che ci siano i numeri per costruire un gruppo parlamentare europeo né di destra né di sinistra che si fonda sul principio di una democrazia più partecipata e diretta, più legata al diritti del lavoro e sociali".

Un Rassemblement che nelle intenzioni e negli auspici del vicepremier dovrebbe comprendere anche i Gilet Gialli francesi, malgrado le ripetute prese di distanza del movimento d'oltralpe. "Avremo contatti e li incontreremo – dice Di Maio – poi decideranno loro se scendere in politica o no". 

"Il sito Internet per chiedere il reddito di cittadinanza sarà pronto nel mese di marzo e nel giro di qualche settimana si saprà se chi ha fatto domanda ha diritto oppure no, poi si va alla posta si ritira la card e si riceve la telefonata del cosiddetto navigator. Grazie al lavoro con Inps, con Poste e i centri dell'impiego ce la faremo". Lo ha detto Luigi Di Maio in diretta Facebook con Alessandro Di Battista dall'auto che li porta a Strasburgo, attraverso l'Europa.

Dopo l'espletamento delle ultime pratiche legali con la Bolivia, Cesare Battisti è salito sul volo che lo riporterà in Italia. L'arrivo a Ciampino è previsto nel primo pomeriggio. Catturato dopo essere entrato illegalmente in Bolivia, Battisti è stato immediatamente espulso e consegnato dall'Interpol Bolivia alla controparte italiana all'aeroporto di Santa Cruz.

"Regalo a Salvini? Lavoro di squadra"

Roma si appresta ad accogliere quindi il terrorista che sconterà l'ergastolo per i quattro omicidi commessi all'epoca della militanza nei Proletari Armati per il Comunismo. In Italia intanto infuria la polemica. "Tutti hanno cercato di mettere il cappello sull'arresto di Battisti ma vale – riferiscono fonti parlamentari della Lega – il ringraziamento di Bolsonaro a Salvini". Il messaggio del figlio del presidente Bolsonaro che parla di "regalo" al ministro dell'Interno? "Non mi esprimo su questo, lo ritengo poco importante. Quello che è importante, invece, è che c'è un lavoro di squadra", taglia corto il responsabile della Giustizia, Alfonso Bonafede. Ieri mattina si è subito mosso il presidente del Consiglio Conte che tra l'altro ha avuto un colloquio telefonico con Salvini e il Guardasigilli. Il tentativo subito portato avanti dall'esecutivo è stato quello di far arrivare subito Battisti in Italia (con l'ipotesi di uno scalo a Brasilia).

In un primo momento sembrava che i tempi della 'consegna' potessero allungarsi. Il premier ha sentito al telefono il presidente del Brasile. Poi la svolta: "Battisti rientrerà in Italia nelle prossime ore, con un volo in partenza da Santa Cruz e diretto a Roma", l'annuncio del Capo dell'esecutivo nel pomeriggio.

Altri 50 terroristi nel mirino

Ora la Lega punta ad estradare altri 50 terroristi che si sono rifugiati all'estero. "Certi scrittori, intellettuali e cantanti firmavano appelli per Battisti. Sono orgoglioso di essere nemico di certa gentaglia", afferma Salvini. Soddisfazione quasi bipartisan tra i partiti, anche se nella sinistra radicale c'è chi ha parlato di "amnistia" per Battisti. FI e Fdi si congratulano con le forze della polizia, il Pd ha espresso soddisfazione per l'arresto del terrorista. Ma i dem alzano il tiro: "Dai titoli del tg Rai – scrive in un tweet Anzaldi – scompare la soddisfazione espressa dal Pd, sebbene siano intervenuti i due ex premier Renzi e Gentiloni che al Governo hanno sempre mantenuto una posizione netta contro la fuga del killer in Brasile. Disinformazione continua". "Sull'arresto di Battisti le polemiche non hanno senso. Dobbiamo solo un grazie enorme a Polizia e Intelligence. Oggi vince la giustizia, non un partito politico. Oggi vincono le istituzioni, non gli ultras. Oggi vince la democrazia, non il terrorismo", rilancia Renzi.

Rush finale del Governo per l'approvazione dei due provvedimenti 'bandiera' della coalizione gialloverde, reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni con l'introduzione di quota 100. Il vicepremier Luigi Di Maio ha annunciato che il Consiglio dei ministri che approverà le due misure si terrà giovedì 17 gennaio.

"Giovedì in Consiglio dei ministri arriverà l'approvazione definitiva del reddito di cittadinanza", ha affermato spiegando che "le imprese che assumeranno chi beneficia del reddito di cittadinanza avranno sgravi fiscali fino a 18 mesi" e che saranno tagliate "anche le pensioni dei sindacalisti, la fine dell'inizio. Stiamo provando a far virare una petroliera, una grandissima nave che stava andando a schiantarsi contro gli scogli". 

Le ragioni dello slittamento

Le misure dovevano essere approvate la settimana scorsa e il ritardo ha sollevato dubbi su un accordo all'interno della maggioranza. Perlessità fugate dal premier Giuseppe Conte il quale ha sottolineato la complessità del provvedimento su cui il governo sta "lavorando da mesi" e che vuole "fare bene". La spiegazione dello slittamento alla prossima settimana è nella necessità di avere il parere della Ragioneria, che a sua volta attende la relazione tecnica: d'altronde, nelle bozze del provvedimento le previsioni di spesa sono state più volte modificate.

Le modifiche in corsa

E proprio due giorni fa sono uscite le ultime limature al testo. Tra le novità c'è lo stop al reddito dopo un anno se non si accetta un'offerta congrua. Dopo 12 mesi se il beneficiario del reddito di cittadinanza rifiuta un'offerta "congrua di lavoro" perderà il diritto, prevede il decreto in cui si spiega che "decade dal reddito di cittadinanza chi rifiuta un'offerta di lavoro congrua, dopo averne già rifiutate due, ovvero, indipendentemente, dal numero di offerte precedentemente ricevute, rifiuta una offerta congrua dopo il dodicesimo mese di fruizione del beneficio".

Previsto poi un ruolo attivo dell'Inps nella ricerca degli aventi diritto. "L'Inps è autorizzato ad inviare comunicazioni informative mirate sul reddito di cittadinanza ai nuclei familiari che a seguito dell'attestazione dell'Isee presentino valori dell'indicatore o di sue componenti compatibili" con i criteri per riceverlo, spiega la bozza. Nel provvedimento ancora ci saranno "misure non monetarie ad integrazione del reddito di cittadinanza, quali misure agevolative per l'utilizzo di trasporti pubblici, di sostegno alla casa, all'istruzione e alla tutela della salute". 

Le misure per gli invalidi

Uno dei nodi ancora da sciogliere è quello degli stranieri: dapprima si è calcolato di dare il beneficio a quelli che sono residenti in Italia da 5 anni, poi a quelli che vivono da 10 anni di cui due continuativamente. Nel ricalcolo delle risorse risulterebbero così dei fondi per alzare le pensioni dei disabili, come richiesto dalla Lega e non previsto dalle bozze del decreto che sono circolate. Di Maio ha assicurato che i 260.000 invalidi che percepiscono un trattamento avranno accesso al programma del reddito senza doversi riqualificare per il lavoro e avranno una pensione da 780 euro se sono da soli a 1.300 euro se in famiglia.

Le questioni ancora aperte

Altro punto in attesa di chiarimento è il Tfs dei dipendenti pubblici che sceglieranno di andare in pensione con quota 100: la bozza prevede che possano prendere la buonuscita quando matureranno i requisiti della legge Fornero ma il ministro della Pa, Giulia Bongiorno, e il sottosegretario al Lavoro,Claudio Durigon, hanno garantito che gli statali avranno la possibilità di avere il Tfs subito grazie ad una convenzione che sarà firmata con gli istituti bancari. Non è ancora chiaro se gli interessi saranno a totale o parziale carico dello Stato.

Un'altra questione sollevata in settimana è il potenziamento dei Centri per l'impiego e l'inquadramento dei 4.000 navigator che dovranno favorire il Patto per il lavoro di chi richiede il Rdc. Le Regioni hanno protestato per il mancato coinvolgimento e chiesto un confronto urgente, prima del varo del decreto. Di Maio ha spiegato che i navigator saranno assunti a tempo determinato ma che l'impegno è a stabilizzarli nei prossimi anni. Potrebbero infine essere nuovamente modificati i termini per opzione donna considerando non piu' le lavoratrici nate nel 1960 ma quelle nate nel 1959.

 "Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso la sua soddisfazione per l'arresto in Bolivia del latitante Cesare Battisti. Mattarella si augura che Battisti venga prontamente consegnato alla giustizia italiana, affinchè sconti la pena per i gravi crimini di cui si è macchiato in Italia e che lo stesso avvenga per tutti i latitanti fuggiti all'estero". E' quanto si legge in un comunicato dell'Ufficio stampa del Quirinale. 

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