Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Un’ora e mezza di intervento programmatico per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il premier si presenta davanti all’Assemblea di Montecitorio per chiedere la prima fiducia al nuovo governo da lui presieduto e viene interrotto diverse volte dalle rumorose proteste dei deputati di Lega e Fratelli d’Italia, divisi tra l’Aula e la piazza, dove si svolgeva la manifestazione con Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Più volte il premier è costretto a fermarsi per la bagarre che scoppia a seguito dei cori, quasi da stadio, intonati da FdI e Lega. Il presidente Roberto Fico interviene per richiamare all’ordine, ma spesso l’emiciclo si trasforma in una sorta di curva dello stadio con tifoserie contrapposte.

“Faremo una opposizione in modo serio in Parlamento e in mezzo alla gente, da nord a sud, città per città” ha assicurato il leader della Lega, letteralmente assediato da giornalisti e fan, che chiedono un selfie con lui, “Possono scappare dal voto per qualche mese, ma non possono all’infinito e quando si tornerà al voto vinciamo noi. Se vogliono tornare alla legge Fornero non li facciamo uscire da quel palazzo”.

“Ci vediamo il 19 ottobre, magari a piazza San Giovanni”, a Roma, ha aggiunto il leader della Lega che aveva già annunciato una manifestazione per quella data, senza per indicare un luogo. Poco dopo aver concluso il suo intervento dal palco, Salvini ha baciato un rosario mentre i fan lo acclamavano.

“I Cinque stelle sono parte del sistema come il PD. Sono i peggiori voltagabbana che si siano mai visti” gli ha fatto eco la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, “Oggi il popolo si ribella alla truffa che hanno messo in piedi”. 

“Il più grande atto di masochismo del Sud credo sia stato prodotto da un ministro del Sud che al Sud ha offerto il famoso reddito di cittadinanza che ha prodotto la quasi scomparsa del lavoro stagionale”. È un De Luca in grande forma, quello che parla al Forum Ambrosetti. Niente peli sulla lingua, il suo format è noto, pace se i Cinquestelle oggi sono alleati di governo del Partito democratico. Attacca il provvedimento fortemente voluto da Luigi Di Maio, il presidente della Campania Vincenzo De Luca, intervenendo al Forum Ambrosetti e riuscendo a scaldare la platea.

Su Di Maio non arretra. Domanda: Di Maio agli Esteri? Lei lo chiamava Giggino il bibitaro. Risposta: “No, bibitaro no, tuttalpiù Giggino web master”. L’ha chiamato anche “mezza Pippa”… “Sì, sì, qualcosina l’ho detta. Eravamo molto al di sotto della realtà, per la verità”. 

Archiviato il capo politico alleato di governo a Roma, il governatore arriva a definire Quota 100 una misura “demenziale”. “Per non mancare di rispetto agli amici del Nord e della Lega, anche il Capitano non è stato da meno nel senso che una delle misure simbolo del governo appena estintosi, Quota cento, ha contenuti di demenzialità per lo meno pari al reddito di cittadinanza”.

Invece, parole di apprezzamento per il lavoro del presidente del Consiglio Giuseppe Conte (“una persona gradevole ed equilibrata, che negli ultimi mesi ha assunto posizioni coraggiose, pronunciando parole ferme e chiare nei confronti dell’operato di Salvini”) e per il commissario europeo in pectore, Paolo Gentiloni: “Con Gentiloni a commissario e Gualtieri all’Economia si è fatto un passo avanti gigantesco nei confronti dell’Europa. È stata recuperata la credibilità dell’Italia nei confronti dell’Ue”.

Quanto al nuovo governo giallorosso “attendiamolo all’opera e poi valuteremo”, dice. “Bisogna pretendere un’operazione verità nei confronti degli italiani, un elemento di malessere è che dopo dieci anni di scontri adesso sembra che siano tutti d’accordo. Mi auguro che il M5s dica che fino ad ora ci sono state solo bugie, e che si rendano cosa che una cosa è scendere in piazza, un’altra è governare il Paese”. Difficile. “Parlavano di onestà – aggiunge De Luca sui Cinquestelle – e poi ci siamo ritrovati condoni fiscali ed edilizi”. Quasi impossibile.

A proposito della polemica dell’ex ministro Matteo Salvini sul nuovo governo fatto da persone attaccate alle poltrone, per De Luca è ridicola. Dice del leader leghista: “Quando uno passa dal 7-8% al 34, merita rispetto. Dopo di che questo non significa che non possiamo sfottere Salvini, non significa che non dobbiamo introdurre una discriminante estetica quando si fa un governo. Quando vuoi fare il ministro, ti devi vestire da cristiano e non da uomo di Neanderthal”, ironizza. L’affondo: “Non puoi fare il ministro dell’Interno e stare a ballare con una sgallettata quando suonano l’inno d’Italia. Stiamo scherzando! Noi veniamo da un decennio di imbecillità diffusa in questo paese, di violenza del linguaggio, di banalizzazione”.

Il tema all’ordine del giorno è quello della riforma della Autonomie, partita ora nelle mani del neo ministro dem Francesco Boccia. Dice de Luca: “Dobbiamo partire dai livelli essenziali di prestazione e dal fondo di solidarietà, poi tutti insieme combatteremo parassitismo e le inefficienze. La regionalizzazione della scuola non si farà mai. Non ci sarà mai una scuola di serie A e di serie B”.

Gli chiedono della diversità di vedute con un altro governatore, quello leghista della Lombardia, Attilio Fontana. “È una persona per bene e un amico – risponde l’ex sindaco di Salerno – e sono convinto che ci siano tutte le possibilità per trovare un’intesa ragionevole anche sull’autonomia. L’importante è non toccare la scuola e la sanità pubbliche e poi difendere le ragioni del Sud”.

Fontana aveva detto però di non trovarsi d’accordo con De Luca sui numeri forniti durante il panel a cui entrambi hanno partecipato. Risponde il governatore campano: “Ho proposto un’operazione verità: diamo mandato alla Banca d’Italia e all’ufficio Bilancio di Camera e Senato di esaminare le risorse che effettivamente arrivano al Sud, quale che sia poi il risultato. Per la sanità la Campania è la Regione che riceve meno risorse di tutti: 200 euro in meno rispetto all’Emilia Romagna e 100 euro in meno pro capite rispetto a Lombardia e Veneto. Questi sono i dati reali. E ripeto: dobbiamo parlare meno di conti e un po’ più di patria, nazione, unità nazionale, perché, come dico io, l’Italia è l’Italia ed è un grande paese, perché abbiamo Milano, la finanza e i politecnici, ma anche perché abbiamo l’umanesimo, Eduardo, Croce, Vico”.

De Luca è convinto che alla fine l’Autonomia si farà: “Ho detto al mio amico Fontana che se ci imbarchiamo su un terreno che comporta modifiche costituzionali, non la finiamo più. Facciamo cose realistiche: sburocratizziamo, trasferiamo poteri ragionevoli alle Regioni, facciamo cose utili alle comunità e alle imprese, così sicuramente arriviamo a un risultato”.

“Chi aiuta il governo è fuori”. In una intervista al Giornale, Silvio Berlusconi nega ogni appoggio al governo giallorosso: “Forza Italia è nata per combattere la sinistra, ma in Parlamento e non in piazza”.

Quindi accusa il Movimento 5 Stelle e i Partito democratico di essersi aver “unito assistenzialismo e statalismo per evitare il voto”. Secondo Berlusconi è “ingeneroso dare tutte le colpe alla Lega”, ma su Matteo Salvini ammette: “Non lo capisco più”. E lo avverte: “Il monocolore sovranista non potrà mai vincere”. “Matteo non parla al centrodestra”.

“Questa non è un’alleanza di un giorno o di una stagione eccezionale, ma il tentativo strategico di costruire un nuovo orizzonte per il Paese. Gli italiani lo capiranno”. Lo dice Roberto Speranza, neo ministro della Salute, intervistato dal Corriere della Sera. Un governo con i nemici storici non è un ribaltone, ma “una vittoria politica che rafforza la democrazia italiana. Io ci ho creduto dal 2013, quando Bersani da segretario del Pd sfidò i 5 Stelle al governo del cambiamento – spiega l’esponente di Articolo Uno – Mi sono battuto per far crollare il muro di incomunicabilità tra M5s e centrosinistra e ora, finalmente, si realizza il nostro disegno originario”.

“Dobbiamo riappropriarci della questione sociale. C’è una enorme domanda di protezione che viene dal basso e che la destra ha interpretato, speculando sulle paure. Questa destra, alleata con la Le Pen e con Orban in Europa, è per me il vero avversario”, osserva Speranza. Punta ad allearsi col M5s alle amministrative? “Se ne può parlare anche subito, già per le prossime elezioni regionali”, risponde il ministro della Salute.

“La qualità della sanità indica il livello di civiltà di una nazione. Dobbiamo garantire il diritto alla salute, indipendentemente dalla Regione in cui si vive e dalle condizioni economiche. Difenderò con tutte le energie l’universalità del sistema sanitario”.

“La grande sfida è l’accesso di tutti a cure di qualità, in un tempo in cui la popolazione invecchia e le innovazioni tecnologie e farmaceutiche sono sempre più avanzate. Questo significa superare l’attuale carenza di medici e infermieri nel sistema sanitario pubblico. Nei prossimi 5 anni ci sarà un picco dei pensionamenti che aggraverà il problema”.

Roberto Speranza, ministro della Salute

“Dobbiamo riappropriarci della questione sociale”, ha aggiunto il ministro. “C’è una enorme domanda di protezione che viene dal basso e che la destra ha interpretato, speculando sulle paure. Questa destra, alleata con la Le Pen e con Orbán in Europa, è per me il vero avversario”.

Il governo è sbilanciato a favore del Pd e di Leu? “Non credo. Con i 5 Stelle c’è un terreno comune. Non sarà facile, ma la rotta è segnata. I problemi del Paese sono tanti e gravi. Vengo da una scuola politica per cui governare è lavorare giorno e notte, non fare un tweet. Questione sociale, lavoro e rivoluzione verde devono essere il fuoco di questo progetto, che parte da Roma, ma avrà ricadute sul territorio”.

Leggi l’intervista integrale sul Corriere della Sera

All’Unione europea “serve in particolare una stretta cooperazione tra istituzioni e paesi per rilanciare l’integrazione, completare il mercato unico e rafforzare il pilastro sociale”. Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato oggi al Forum Ambrosetti di Cernobbio. “Solo la riaffermazione di un multilateralismo fondato su regole condivise e l’apertura degli scambi potranno rilanciare la fiducia e – in questo ambito – l’Italia è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano, partecipando con convinzione e responsabilità a un progetto europeo lungimirante, sostenibile ed equilibrato, dal punto di vista ambientale, sociale e territoriale”.

Un messaggio forte, quello inviato dal presidente agli ospiti del forum economico, meno che mai di circostanza, soprattutto se letto con le lenti della politica interna al nostro Paese. Lunedì e martedì il nuovo esecutivo guidato da Giuseppe Conte chiederà la fiducia alle Camere per poi entrare nel vivo dei principali dossier (legge di bilancio in primis), e quello di Mattarella è sembrata una traccia da seguire messa lì non solo all’attenzione delle istituzione europee (martedì prossimo la nuova presidente della Commissione europea renderà noti i nomi dei commissari).

“Un riesame delle regole del patto di stabilità è necessario, ha detto Mattarella. “Coesione e crescita sono gli obiettivi ai quali guardare e il necessario riesame delle regole del patto di stabilità può contribuire a una nuova fase, rilanciando gli investimenti in infrastrutture, reti, innovazione, educazione e ricerca”. Eliminare le distorsioni nei sistemi fiscali dei vari paesi europei e tassare equamente le multinazionali.

“Unitamente al rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche, utili ad accompagnare le trasformazioni produttive e del lavoro vanno fatti passi avanti per una fiscalità europea che elimini forme di distorsione concorrenziale e affronti invece il tema della tassazione delle grandi imprese multinazionali, per un sistema equo e corretto”.

“L’avvio della nuova legislazione europea offre l’opportunità di poter definire un programma all’altezza delle aspettative dei cittadini europei espresse con il recente voto, all’altezza dei valori fondanti dell’Unione, per affrontare le sfide che abbiamo di fronte: cambiamenti climatici e demografici, rapide trasformazioni tecnologiche, tensioni politiche e minacce alla sicurezza”.

“In un contesto internazionale caratterizzato da crescenti rischi e incertezze e dal rallentamento dell’attività economica, anche a causa di inappropriate guerre commerciali, soltanto un’Europa solida e unita sarà capace di contribuire da protagonista al governo dei grandi temi globali”. E

“Coesione e crescita sono gli obiettivi ai quali guardare e il necessario riesame delle regole del Patto di Stabilità puo’ contribuire a una nuova fase, rilanciando gli investimenti in infrastrutture, reti, innovazione, educazione e ricerca”.

“L’Italia è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano, partecipando con convinzione e responsabilità a un progetto europeo lungimirante, sostenibile ed equilibrato, dal punto di vista ambientale, sociale e territoriale”. Parole che il capo dello Stato rivolge anche al sistema economico-finanziario affinché “colga l’occasione di fornire il suo contributo a questa fase di rinnovamento del progetto europeo”.

Per Mattarella la legislatura iniziata dopo il voto della scorsa primavera “offre l’opportunità di poter definire un programma all’altezza delle aspettative dei cittadini” e “dei valori fondanti dell’Unione” a cui serve, aggiunge, “una stretta cooperazione tra istituzioni e Paesi per rilanciare l’integrazione, completare il mercato unico e rafforzare il pilastro sociale”.

In un altro passaggio dell’intervento, avverte infine che “in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti rischi e incertezze e dal rallentamento dell’attività economica, anche a causa di inappropriate guerre commerciali, soltanto un’Europa solida e unita sarà capace di contribuire da protagonista al governo dei grandi temi globali. Cosi’ come solo la riaffermazione di un multilateralismo fondato su regole condivise e l’apertura degli scambi potranno rilanciare la fiducia”.

Il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Forum di Cernobbio “non solo ribadisce che per il nostro Paese l’Europa è la comunità di destino e quindi il nostro fondamentale orizzonte, ma indica anche linee nuove da perseguire: nel quadro dei rischi che si stanno addensando nel mondo, sottolinea come l’Europa abbia bisogno di una svolta fondata su coesione e crescita e con un attento riesame delle regole del patto di stabilità e delle linee di indirizzo economiche”.

Il neo ministro degli Affari europei Enzo Amendola, commenta così con l’AGI il messaggio del capo dello Stato al Forum Ambrosetti. E osserva: “Credo che questa sia una scelta che l’Italia non solo sostiene ma può perseguire, viste anche le indicazioni che la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha presentato nel suo discorso al Parlamento europeo”. Ribadisce il ministro Amendola: “Per l’Europa è tempo di una svolta per reggere ai marosi della competizione globale, delle sfide commerciali, degli squilibri tra continenti e delle trasformazioni del mercato del lavoro”.

Per il ministro degli Affari europei, “il governo Conte ha segnato subito l’intenzione di lavorare per un cambio di passo dell’Unione”. Amendola interpreta la coincidenza tra la nascita del governo e quella della Commissione “come un segno di ottimismo” perché, spiega, “nascono nello stesso interesse: superare i ritardi dell’Unione europea nell’affrontare le sfide della politica e dell’economia globale. E quindi questa coincidenza di tempi e di lavoro rendera’ l’incarico ai nostri parlamentari europei, al presidente David Sassoli e anche al commissario europeo candidato il servizio di un governo che è tornato in Europa non a fare risse, ma a fare proposte per questa svolta”. E, conclude, “le parole del presidente della Repubblica Mattarella sono la guida principale”.

“La vera eleganza è rispettare il proprio stato d’animo: io ieri mi sentivo entusiasta, blu elettrica e a balze e così mi sono presentata. Sincera come una donna”. Lo afferma il ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, dopo gli attacchi ricevuti per l’abito indossato nel corso della cerimonia di giuramento al Quirinale.  

L’ironica risposta della ministra arriva, su Twitter, in replica al disco verde ricevuto per quell’outfit – al centro oggi di attacchi personali – da Enzo Miccio, volto noto del piccolo schermo nella sua qualità, come si presenta sul social network, “designer di eventi e special weddings, conduttore televisivo, paladino del buon gusto”.

“Un abito in organza e chiffon con piccole balze, in un bel blu, perfetto per la sua silhouette. Abbinato magistralmente a delle slingback nere. Accessori in tinta con il piccolo torchon che incornicia lo scollo dell’abito”, è lo ‘screening’ dell’abito di Bellanova, con Miccio che conclude assicurando: “Per me Teresa Bellanova è #EnzoMiccioApproved”. 

Dice che la sua volontà è quella di “riappacificare il Paese”. Ma il suo primo giorno da ministro delle Autonomie è stato un attacco durissimo alla Regione Friuli Venezia Giulia, impugnando una legge sull’immigrazione ritenuta discriminatoria. Ciò che ha mandato su tutte le furie prima di tutto Matteo Salvini (“Vergogna assoluta, traditori”) in seconda battuta il governatore Massimiliano Fedriga (“Il governo dell’immigrazione selvaggia”).

In un’intervista all’edizione cartacea del Corriere della Sera il neoministro fresco di giuramento, il pd Francesco Boccia, dice però che si tratta di “un atto dovuto” per una “legge scritta male, con deroghe sui prati, sull’urbanistica” che “violava una serie di altre norme” e che lo stesso Fedriga “per sua stessa ammissione ha chiesto di migliorarla”. 

Boccia garantisce che non ha alcuna intenzione di cambiare le regole sull’immigrazione e che aver impugnato la legge del Friuli non va in questa direzione, e se ha deciso di impugnarla proprio il primo giorno di governo, al primo Consiglio dei ministri appena aver giurato, lo ha fatto solo perché “l’istruttoria era già stata preparata dagli uffici che sono politicamente incolori. E scadeva in giornata”. Non c’è altro su questo punto, quindi, “se non avessimo impugnato la legge, avremmo rischiato una legge incostituzionale” precisa in un’altra intervista a Il Messaggero. 

 

Da qui il neo-ministro affronta poi il tema dell’autonomia regionale affermando di aver “grande rispetto per il referendum ”che s’è tenuto” in Veneto e Lombardia con l’Emilia Romagna, ma dalle prime bozze visionate, “quel modello di ripartizione dei fondi su base regionale aumentava le disparità. Aveva una visione ‘lavoro-guadagno-pago-pretendo’. I livelli erano scomparsi”.

E poi, aggiunge il ministro, “l’attuazione della Costituzione va fatta garantendo a tutti, indipendentemente da ceto e censo, adeguati livelli essenziali di prestazione”. Poi garantisce di andare subito “ad ascoltare di andare i presidenti delle Regioni” che hanno promosso i referendum e poi anche “tutti gli altri” dice al Corriere.

Al quotidiano della Capitale, Boccia concede invece qualche battuta su Roma. Il Messaggero obietta che Roma è la grande dimenticata del Conte bis e Boccia risponde che “Roma non è mai stata una città come le altre” perché “ha una legislazione diversa” e, promette, che ci sarà sicuramente un modo “per affrontare il nodo Roma”.

In che modo? “Con poteri e risorse” risponde il titolare del dicastero delle Autonomie, “poteri da Capitale e risorse adeguate” e il modello cui guardare può essere quello “adottato da Berlino”. Ma aver impugnato la legge friulana non è un assist a Salvini? “Nessun assist” dice Boccia, sicuro del fatto suo. L’errore lo ha invece ammesso lo stesso Fedriga “in una lettera che è agli atti”. 

“La legge di Bilancio sarà il nostro banco di prova, servirà un confronto franco con l’Ue». Sarà questa la priorità e anche il punto di tenuta del governo Conte bis o Conte 2 che dir si voglia. Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera l’ex ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, assurto ora al ruolo che è stato – nel precedente esecutivo – del leghista Giancarlo Giorgetti, di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Però la prima grana è trovare i 35 miliardi necessari per far fronte alla manovra, forse toccando quota 100 e Reddito di cittadinanza? Alla domanda precisa del quotidiano, il neosottosegretario risponde che “Reddito e Quota 100 non si toccano, garantisco” perché “abbiamo dimostrato di essere in grado di individuare coperture solide per le nostre proposte, lo faremo anche stavolta”.

Le gestione delle nomine 

Dopo aver detto che “per me sarà un grande onore svolgere questo delicato incarico al servizio del Paese”, il neo-sottosegretario deve a breve si troverà a dover gestire o meglio, vigilare, sulla grande spartizione di centinaia di poltrone tra Authority, enti pubblici e società partecipate. Quali sono i patti con il Pd, chiede la cronista. E Fraccaro risponde che “l’unico patto è quello, per noi scontato, di puntare sulle competenze” perché “la spartizione delle nomine su base politica ha contraddistinto altre esperienze e stagioni” e non sarà dunque questo il caso, lascia intendere, per poi aggiungere: “Con il M5S si difende la meritocrazia e si individuano le migliori professionalità. Io darò il mio contributo in tal senso”.

Il taglio dei parlamentari

Un altro banco di prova, specie nel rapporto con il Pd, sarà il voto sulla legge taglia parlamentari, di cui Fraccaro porta per altro la paternità. Sarà approvata anche se per il Pd non pare sia una priorità? Il neo-sottosegretario risponde che “intendiamo partire da dove ci siamo fermati”, la riforma è “a un passo” e che con 345 parlamentari in meno “si risparmiano 500 milioni di euro a legislatura”.In poche ore e una sola votazione si approva definitivamente “una riforma epocale” che “sarà anche il primo atto forte di questa maggioranza” in modo da “portare a compimento il percorso fino al termine della legislatura”, cioè per i prossimi 4 anni.

Il ruolo di sottosegretario

Certo, sul nome di Fraccaro a Palazzo Chigi, cane da guarda di Conte, c’è stato un lungo e duro braccio di ferro. Conte preferiva un tecnico, ma invece l’ha spuntata Di Maio di cui per altro Fraccaro è una fedelissima sentinella. “Evidentemente – risponde rigido il sottosegretario a Palazzo Chigi – il premier Conte ha preferito indicare me, tutto il resto rientra nei retroscena di cui non mi occupo”. Ma Fraccaro potrebbe essere affiancato da un altro sottosegretario che ha le fattezze del funzionario di Palazzo Chigi Roberto Chieppa della cui collaborazione Conte avrebbe anelato fregiarsi? Anche su questo punto la risposta di Fraccaro è risoluta: “Non è un discorso all’ordine del giorno, sono già al lavoro per svolgere al meglio il mio incarico”.

Però il Pd sembra volere una figura di peso specifico accanto a Conte… La risposta in questo caso appare più tagliente e al tempo stesso insinuante: “Non so se il Pd vorrà ancora parlare di poltrone, io sono convinto che sia necessario concentrarsi subito sui temi”.

Flag Counter