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AGI – “Il nuovo primo ministro italiano, forte delle sue relazioni europee, delle capacità di navigare nelle istituzioni europee e della sua reputazione quasi messianica, sta lavorando per rendere l’Italia un attore importante nel Vecchio Continente, come non lo era da decenni“: questo l’elogio che tesse il New York Times al lavoro di Mario Draghi, in un pezzo da Roma firmato dal corrispondente Jason Horowitz.

La linea dura sui vaccini

Nell’articolo intitolato “Come Mario Draghi ha reso l’Italia un importante attore in Europa” si ricorda il blocco dell’export di vaccini destinati all’Australia come una dimostrazione che “una nuova, aggressiva e potente forza era arrivata nel blocco europeo”. “Nel giro di alcune settimane”, prosegue Horowitz, “in parte per il suo pressing e il suo lavoro dietro le quinte, l’Ue ha autorizzato misure ancora più severe per tagliare l’export di vaccini di cui l’Europa ha fortemente bisogno”. 

Il vuoto di leadership in Europa 

“Con la sua amica, la cancelliera Angela Merkel, in uscita a settembre, il presidente francese, Emmanuel Macron, alle prese con le elezioni del prossimo anno e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, impegnata a dimostrare competenza, Mr Draghi è in procinto di riempire il vuoto di leadership in Europa“, aggiunge il New York Times.
 

AGI – Nel fronte del centrodestra la Lega perde mezzo punto e si ferma al 22,4% ma gli altri due partiti crescono dello 0,3% FdI (17,4%) e dello O,2% FI (7,7%). Nell’altro emisfero politico, sia il Pd che i 5 Stelle rosicchiano uno 0,1%, i dem sono al 18,8%, il Movimento al 17%.

Sono i dati salienti della Supermedia dei sondaggi realizzata da YouTrend per AGI, che fotografa un ulteriore restringimento dello spazio che racchiude le prime 4 forze politiche in ‘classifica’: ora ci sono solo 5,4 punti tra il primo e il quarto partito.

Tra i partiti minori, da notare una certa crescita dei Verdi, mentre cala Art.1-MDP, partito del ministro Speranza (e forse le recenti polemiche hanno contribuito a questo indebolimento). In linea con il “raffreddamento” dei giudizi degli italiani verso Mario Draghi e il suo Governo (rilevato da tutti gli istituti), inizia a calare anche il consenso complessivo ai partiti di maggioranza, che scende sotto il 77% – anche se in questa fase il calo appare ascrivibile quasi interamente alla flessione della componente di centrodestra, e della Lega in particolare.

Supermedia liste

Lega 22,4 (-0,5)

PD 18,8 (+0,1)

FDI 17,4 (+0,3)

M5S 17,0 (+0,1)

Forza Italia 7,7 (+0,2)

Azione 3,5 (+0,2)

Italia Viva 3,1 (=)
Sinistra Italiana 2,3 (+0,1)

Verdi 1,8 (+0,4)

Art.1-MDP 1,5 (-0,4)

+Europa 1,5 (=)

Supermedia aree Parlamento

 
Maggioranza Draghi 76,6 (-0,5)
di cui:
  – giallorossi (PD-M5S-MDP) 37,4 (=)
  – centrodestra (Lega-FI-Toti) 31,2 (-0,5)
  – centro liberale 8,0 (=)

Opposizione dx (FDI) 17,4 (+0,3)
Opposizione sx (SI) 2,3 (+0,1)

Supermedia coalizioni Politiche 2018

Centrodestra 48,7 (-0,1)
Centrosinistra 26,9 (+0,2)

M5S 17,0 (+0,1)

LeU 3,9 (-0,1)

Altri 3,5 (-0,1)
 
NB: le variazioni tra parentesi indicano lo scostamento rispetto alla Supermedia di due settimane fa (1° aprile) 
NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, realizzati dal 1° al 14 aprile dagli istituti EMG, Euromedia, Piepoli, SWG e Tecnè. La ponderazione è stata effettuata il giorno 15 aprile sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.

AGI – Il governo si appresta a chiedere al Parlamento il via libera allo scostamento di bilancio dal quale arriveranno le risorse per il decreto Imprese ma anche i finanziamenti che serviranno per i progetti fuori dal Recovery plan. Il Consiglio dei ministri di mercoledì 14 aprile ha avviato la discussione e rinviato, contestualmente al Def, il semaforo verde.

Parte dello scostamento servirà dunque a costituire un fondo di 20 miliardi da spalmare in 8 anni. Come utilizzare questi fondi sarà oggetto degli incontri che il premier avvierà con le forze politiche. Il piano prevede, tra l’altro, la realizzazione di infrastrutture, la maggior parte delle quali – spiegano fonti interessate al dossier – erano già state indicate durante l’esecutivo Conte. Ma su questi lavori i partiti della maggioranza si confronteranno per definire la lista.

Il timore, spiega una fonte ministeriale, è che si dia il là ad una sorta di assalto alla diligenza.  Il presidente del Consiglio incontrerà oggi Lega e 5 stelle, venerdi FI e Pd, lunedi Iv e FdI. Il calendario fissato nell’ordine di grandezza parlamentare è stato aggiornato con Leu. Il partito rappresentato da Speranza sarà a palazzo Chigi martedì 20 aprile alle dieci.

Negli incontri con Draghi si parleraà del ‘Recovery’ plan e della bozza del nuovo decreto Sostegni 2. La prossima settimana sono previste due distinte riunioni del Consiglio dei ministri. Il governo ha intenzione di accelerare sul Recovery che dovrà essere inviato a Bruxelles entro fine mese.

A dettare i tempi è l’Unione europea, chi arriverà in ritardo rischia di aspettare i fondi. Sul ‘Recovery’ intanto l’esecutivo ha iniziato un ‘tour’ di incontri con le Regioni. Oggi è stata la volta di Colao e Brunetta (il ministro della Pubblica amministrazione ha annunciato che il nuovo reclutamento sarà principalmente digitale e avrebbe – spiegano fonti presenti all’incontro – avanzato la proposta di un portale sul modello Linkedin), domani Giovannini, Bianchi, Carfagna, Messa, poi sarà la volta di Franceschini, Speranza e degli altri esponenti del governo.

 Ma i partiti notano il cambio di passo del premier che – spiega un ‘big’ della maggioranza – finora non ci ha consultato sui temi più importanti. “Non è come nel governo Conte quando discutevamo anche dei provvedimenti piu’ inutili”, sottolinea la stessa fonte.

La maggioranza teme che il ‘Recovery’ sia frutto del lavoro dei ministri tecnici e che non ci siano margini di intervento. Da qui per esempio l’intenzione di difendere i propri provvedimenti di bandiera come fa il Movimento 5 stelle con il Superbonus al 110%.

La maggior parte dei progetti saranno sul ‘green’ e sull’economia sostenibile. Vincoli dettati dall’Europa, anche se un ‘big’ della Lega osserva come, invece, la maggior parte degli investimenti andrebbe riservata alle infrastrutture e per creare lavoro e non sulla transizione. Ma il partito di via Bellerio è soddisfatto sia per l’entità dello scostamento di bilancio che per l’avvio del dialogo sul dl imprese. Lo ha ribadito lo stesso Salvini che oggi ha incontrato i parlamentari lombardi per fare il punto della situazione nella Regione.

L’ex ministro dell’Interno ha avuto parole di elogio nei confronti del presidente del Consiglio. Appoggio pieno al premier arriva anche dal segretario dem Letta: “Il governo Draghi annuncia uno scostamento di 40 miliardi per interventi su imprese, lavoro, professioni. Scelta importante che verrà incontro alle tante categorie economiche che chiudendo hanno garantito la salute di tutti. Passo decisivo in vista delle prossime riaperture”, ha scritto su twitter.

AGI – Roberto Formigoni ha diritto, per legge, alla pensione. Lo ha stabilito la commissione Contenziosa del Senato dando ragione all’ex governatore della Lombardia ed ex senatore che aveva fatto ricorso contro la sospensione del suo vitalizio dopo la condanna definitiva a a 5 anni e 10 mesi per corruzione. 

Alla luce della legge del 2019 che ha convertito il dl sul Reddito di cittadinanza, i cittadini a cui va sospeso il pagamento dei trattamenti previdenziali sono coloro che, condannati in via definitiva (per reati che non sono di stampo mafioso o terroristico) si siano resi latitanti o siano evasi. Il che non corrisponde al caso di Formigoni che sta scontando la sua pena ai domiciliari. 

I problemi con la giustizia dell’ex parlamentare ed ex presidente della Regione Lombardia risalgono all’aprile del 2012 quando scoppiò il caso Maugeri, una delle eccellenze della sanità lombarda. La procura di Milano dispose l’arresto di cinque persone, accusate di aver sottratto 56 milioni di euro dalle casse della Fondazione Maugeri. Tra gli arrestati, anche l’uomo d’affari Pierangelo Daccò, amico di Formigoni e uomo vicino a Comunione e Liberazione, di cui fa parte l’allora presidente della Lombardia. L’inchiesta si allarga coinvolgendo anche il San Raffaele.

Il processo si apre il 6 maggio 2014: secondo i pm di Milano, dalle casse della Maugeri sarebbero usciti soldi confluiti sui conti delle società di Daccò, che avrebbero garantito a Roberto Formigoni circa 8 milioni di euro tra contanti, viaggi, e la disponibilità di tre yacht. In cambio, Formigoni avrebbe favorito la Maugeri e il San Raffaele garantendo rimborsi indebiti. I pm chiedono 9 anni di carcere per Formigoni, imputato per associazione a delinquere e corruzione. La sentenza arriva nel dicembre 2016 con la condanna a 6 anni di reclusione. Pena aggravata dalla Corte d’Appello di Milano a 7 anni e 6 mesi. Poi la sentenza definitiva del 21 febbraio 2019 con la decisione della Corte di Cassazione che condanna il ‘Celeste’ a 5 anni e 10 mesi, con un leggero sconto di pena per prescrizione.

Formigoni finisce nel carcere di Bollate dal 22 febbraio al 22 luglio 2019, quando viene concessa la detenzione domiciliare, in quanto ultrasettantenne, come richiesto dalla difesa. Oggi un nuovo tassello.

AGI – Il ministro Speranza prende tempo ma la decisione delle agenzie sanitarie federali americane Fda e Cdc di sospendere Johnson&Johnson rischia di essere una doccia gelata. Entro fine giugno – ha spiegato il commissario all’Emergenza Figliuolo – l’Italia attende 45 milioni di dosi. Il timore tuttavia, considerato che l’azienda ha fatto sapere che ci saranno dei ritardi, è che ci possa essere un ulteriore frenata nelle somministrazioni.

I vaccinati anche con richiamo hanno superato i 4 milioni ma alcune Regioni vanno in ordine sparso: De Luca, per esempio, in Campania non arretra sulla volontà di procedere per categorie e non per fasce d’età, nonostante l’alt del responsabile della Salute che oggi ha riunito gli esperti e l’Agenzia del farmaco (Aifa) per valutare la situazione che si è determinata.

Le prime dosi del siero Johnson&Johnson arrivate a Pratica di Mare sono state bloccate, si attendono “notizie piu’ definitive” ma – ha spiegato Speranza – “per noi questo è un vaccino importante”.

Proprio il responsabile della Sanità è nel mirino del centrodestra. Lo scontro è politico ma rischia di avere pure dei risvolti giudiziari. “Ho piena fiducia nel lavoro della magistratura”, ha spiegato il ministro riferendosi all’inchiesta nella quale è coinvolto il direttore vicario dell’Oms ed ex direttore generale della Prevenzione al Ministero della Salute Ranieri Guerra riguardo al mancato aggiornamento del piano pandemico.

Palazzo Chigi rimanda alle parole del presidente del Consiglio nell’ultima conferenza stampa, “sono stato io a sceglierlo”, ha spiegato. Il premier insomma ribadisce la fiducia nel suo ministro.

“Il tiro al bersaglio sul ministro Speranza deve finire”, dice De Petris, capogruppo di Leu al Senato. Per la Lega, però, non c’è stato un cambio di passo nella gestione del Covid dopo la nascita dell’esecutivo Draghi. Da qui gli attacchi, in un momento in cui le Regioni, in primis quelle governate dagli esponenti del partito di via Bellerio, sono in pressing per le riaperture.

I ministri Gelmini, Giorgetti e lo stesso Speranza guardano a maggio, i ‘lumbard’ chiedono di anticipare l’allentamento delle misure dove il rischio di contagio è basso.

I governatori giovedì nell’incontro con il governo avanzeranno le loro proposte: ripartenza delle categorie nei locali all’aperto ma anche al chiuso, inserendo criteri stringenti sul distanziamento, sulla capienza e sull’uso obbligatorio delle mascherine. Bar, ristoranti le priorità che verranno indicate. Poi palestre e in secondo momento teatri e cinema.

Ma ad indicare una data sarà l’esecutivo, probabilmente nel Cdm della prossima settimana. Nella riunione di questa mattina il presidente del Consiglio si è detto cautamente ottimista, ha preso la parola per spiegare la necessità di lavorare ad un cronoprogramma. Ci sarà un interlocuzione con i presidenti di Regioni, una cabina di regia con i ministri interessati, dei tavoli ad hoc ma per ora non c’è un timing preciso, si guarderanno i ‘report’ che arriveranno venerdì.

Domani nel Cdm si varerà lo scostamento di bilancio, poi sarà la volta del Def (possibile una nuova conferenza stampa di Draghi nel fine settimana).

Le forze politiche della maggioranza di Camera e Senato sono in pressing, hanno chiesto un incontro con il governo per capire l’entità e gli obiettivi che si intendono portare avanti. In ballo ci sono il nuovo decreto imprese e il ‘Recovery’ con il premier che oggi, nel segno della svolta della mobilita’ green, ha incontrato, insieme al ministro della Transizione ecologica Cingolani, il presidente di Stellantis Elkann e gli amministratori delegati di Eni Descalzi, di Enel Starace, di Snam Alverà e di Terna Donnarumma.

Ma è il dossier delle ripartenze quello più ‘caldo’ sul tavolo dell’esecutivo. Difficile che ci sarà un allentamento già ad aprile come invece chiedono Forza Italia (giovedì presenterà le sue proposte) e la Lega.

Tra le ipotesi c’è anche la possibilità di un allungamento del coprifuoco a mezzanotte ma la prima misura che dovrebbe essere presa è quella delle riaperture a pranzo per le categorie che sono scese in piazza in questi giorni. A meno che non ci sia una brusca frenata alla campagna vaccinale, considerato che il ato sulle somministrazioni sarà uno dei parametri determinanti, oltre quelli già definiti da tempo, per allargare le maglie.

“Un film già visto con AstraZeneca, che aveva molti più casi sospetti – prova a rassicurare il ministro degli Affari regionali – Non allarmiamoci. Il pronunciamento su J&J ha effetto limitatissimo sul piano vaccinale”.

AGI – Le date somiglieranno a quelle dello scorso anno: per ripartire sarà necessario attendere altre tre settimane. Al momento non sarebbe prevista in settimana una riunione della cabina di regia, si dovrebbe tenere in quella successiva: si analizzeranno i dati che arriveranno venerdì e si aspetterà il ‘report’ successivo ma è molto probabile, spiega una fonte di governo, che una vera ripartenza avverrà solo il 3 maggio, sulla falsa riga di quanto successo l’anno scorso (il 4 fu la data dell’allentamento delle misure), anche se l’obiettivo a cui sta lavorando l’esecutivo è di inviare qualche segnale già dal 26 aprile.

È lo stesso sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri a confermarlo, intervenendo alla trasmissione televisiva Agorà:  “Immagino che consolidando i dati, scendendo largamente sotto un’incidenza di 180 casi ogni 100 mila abitanti, a quel punto dal primo di maggio si potrà tornare a una colorazione più tenue delle Regioni. Riaprire i ristoranti potrebbe essere fattibile – ha osservato – però non dal primo maggio secondo me, ma progressivamente di settimana in settimana nel mese di maggio, fino ad arrivare ai primi di giugno con una riapertura modello inglese”.

Nel caso servirà comunque un provvedimento ad hoc, un dl non una semplice delibera. Salvini è in pressing (“Dove possibile si riapra già ora”), le Regioni faranno pervenire giovedì le proprie proposte ma l’ala rigorista invita ad evitare fughe in avanti, a non “bruciare – le parole del ministro Speranza – le tappe”.

Tra i parametri per le riaperture – come annunciato dal premier Draghi – ci sarà anche quello legato alle percentuali delle vaccinazioni. E il criterio ribadito dal commissario all’Emergenza Figliuolo è quello di dare priorità alle categorie fragili e agli over 80. Il metodo dunque è quello per fasce d’età, molte Regioni stanno terminando di vaccinare i più anziani e stanno procedendo comunque secondo un criterio anagrafico. Criterio al quale si è sottratto De Luca che ha deciso di puntare sulle categorie economiche con AstraZeneca.

Una scelta condannata dagli altri presidenti di Regione, da Fedriga a Fontana, anche se con toni non ‘barricaderì. In realtà sotto traccia alcuni governatori non hanno gradito, tanto che una fonte rimanda all’articolo 650 del codice penale che prevede che venga punito “chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene”.

L’obiettivo comunque è quello di evitare di alzare lo scontro ma Figliuolo è stato netto, la necessità di attenersi al piano vaccinale non è una raccomandazione ma una direttiva alla quale si devono uniformare tutti, “nessuna deroga”.

Una sorta di ‘aut aut’ dunque. E anche sulla ‘querelle’ legata alle isola free-Covid (una prospettiva che non piace neanche a diversi presidenti di Regione, da Bonaccini a Fedriga) gli uffici del commissario all’Emergenza si sono espressi in maniera chiara. Figliuol è stato nel pomeriggio a Palazzo Chigi.

Intanto il Cts ha preso tempo sul dossier legato agli Europei di calcio e oggi ha ricevuto le proposte del ministro dei Beni culturali Franceschini per consentire che la riapertura di teatri, cinema e sale da concerto, già prevista nelle ‘Zone gialle’, possa avvenire con una maggiore presenza di pubblico. Il tema delle riaperture è sul tavolo del governo.

La linea degli scienziati ma anche del presidente del Consiglio Draghi è quella di muoversi secondo i dati scientifici. Solo quando saranno vaccinati gli over 80 e le categorie più fragili ci sarà un allentamento delle misure.

Il premier sta lavorando (questa mattina ha visto il responsabile dell’Economia Franco) al Def e al nuovo scostamento di bilancio che sfiorerà i 40 miliardi. Si punta soprattutto a dare liquidità alle aziende e si accelera sul ‘Recovery’, giovedì alla conferenza unificata le Regioni interloquiranno con i ministri interessati (tra questi Colao e Cingolani) e non si esclude di costituire un fondo ad hoc per le opere escluse dal piano.

Il Def e il nuovo scostamento di bilancio arriveranno sul tavolo del Consiglio dei ministri mercoledì (domani c’è una riunione ma all’ordine del giorno ci sono leggi regionali e le deleghe ai viceministri) e intanto sul decreto Sostegni si registrano circa 3.100 emendamenti presentati al Senato. Per quanto riguarda il ‘dossier’ riaperture il premier – come ha spiegato in diverse occasioni – le ritiene possibili solo con l’accelerazione delle somministrazioni dei vaccini.

Si dovrebbe arrivare ad una ripartenza per gradi, magari con la possibilità di riaprire le attività di ristorazione e i bar a pranzo. Ci sono alcune Regioni che stanno più avanti (nel Lazio hanno preso il via le prenotazioni per i sessantenni), ma il ‘refrain’ generale è che mancano le dosi (De Luca lamenta la carenza di Pfizer e Moderna) e in diversi non nascondono il proprio malessere per gli annunci che – il ragionamento di uno dei ‘governatori’ – in questi mesi non sono stati seguiti dai fatti.

Anche con l’arrivo del vaccino Johnson & Johnson e le consegne anticipate di Pfizer non si riuscirà a raggiungere le 500 mila inoculazioni al giorno ma ci si attesterà sulle 300 mila.

Aggiornato alle ore 10,00

AGI – Le date somiglieranno a quelle dello scorso anno: per ripartire sarà necessario attendere altre tre settimane.  Al momento non sarebbe prevista in settimana una riunione della cabina di regia, si dovrebbe tenere in quella successiva: si analizzeranno i dati che arriveranno venerdì e si aspetterà il ‘report’ successivo.

Ma è molto probabile, spiega una fonte di governo, che una vera ripartenza avverrà solo il 3 maggio, sulla falsa riga di quanto successo l’anno scorso (il 4 fu la data dell’allentamento delle misure), anche se l’obiettivo a cui sta lavorando l’esecutivo è di inviare qualche segnale già dal 26 aprile.

Nel caso servirà comunque un provvedimento ad hoc, un dl non una semplice delibera. Salvini è in pressing (“Dove possibile si riapra già ora”), le Regioni faranno pervenire giovedì le proprie proposte ma l’ala rigorista invita ad evitare fughe in avanti, a non “bruciare – le parole del ministro Speranza – le tappe”.

Il bollettino di oggi è di 9.789 nuovi casi e 358 morti, tasso di positività al 5,1% (ieri 6,2%) con 190.635 tamponi. Molise, Valle d’Aosta e le province di Trento e Bolzano non registrano vittime.

Tra i parametri per le riaperture – come annunciato dal premier Draghi – ci sarà anche quello legato alle percentuali delle vaccinazioni. E il criterio ribadito dal commissario all’Emergenza Figliuolo è quello di dare priorità alle categorie fragili e agli over 80. Il metodo dunque è quello per fasce d’età, molte Regioni stanno terminando di vaccinare i più anziani e stanno procedendo comunque secondo un criterio anagrafico.

Criterio al quale si è sottratto De Luca che ha deciso di puntare sulle categorie economiche con AstraZeneca. Una scelta condannata dagli altri presidenti di Regione, da Fedriga a Fontana, anche se con toni non ‘barricaderi’.

Figliuolo non apprezza

In realtà sotto traccia alcuni governatori non hanno gradito, tanto che una fonte rimanda all’articolo 650 del codice penale che prevede che venga punito “chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene”.

L’obiettivo comunque è quello di evitare di alzare lo scontro ma Figliuolo è stato netto, la necessità di attenersi al piano vaccinale non è una raccomandazione ma una direttiva alla quale si devono uniformare tutti, “nessuna deroga”. 

Una sorta di ‘aut aut’ dunque. E anche sulla ‘querelle’ legata alle isole free-Covid (una prospettiva che non piace neanche a diversi presidenti di Regione, da Bonaccini a Fedriga) gli uffici del commissario all’Emergenza si sono espressi in maniera chiara.

Figliuolo è stato nel pomeriggio a Palazzo Chigi. Intanto il Cts ha preso tempo sul dossier legato agli Europei di calcio e oggi ha ricevuto le proposte del ministro dei Beni culturali Franceschini per consentire che la riapertura di teatri, cinema e sale da concerto, già prevista nelle ‘Zone gialle’, possa avvenire con una maggiore presenza di pubblico.

Il tema delle riaperture è sul tavolo del governo. La linea degli scienziati ma anche del presidente del Consiglio Draghi è quella di muoversi secondo i dati scientifici. Solo quando saranno vaccinati gli over 80 e le categorie più fragili ci sarà un allentamento delle misure.

Il premier sta lavorando (questa mattina ha visto il responsabile dell’Economia Franco) al Def e al nuovo scostamento di bilancio che sfiorerà i 40 miliardi. Si punta soprattutto a dare liquidità alle aziende e si accelera sul ‘Recovery’, giovedì alla conferenza unificata le Regioni interloquiranno con i ministri interessati (tra questi Colao e Cingolani) e non si esclude di costituire un fondo ad hoc per le opere escluse dal piano.

Il Def e il nuovo scostamento di bilancio arriveranno sul tavolo del Consiglio dei ministri mercoledì (domani c’é una riunione ma all’ordine del giorno ci sono leggi regionali e le deleghe ai viceministri) e intanto sul decreto Sostegni si registrano circa 3.100 emendamenti presentati al Senato.

Per quanto riguarda il ‘dossier’ riaperture il premier – come ha spiegato in diverse occasioni – le ritiene possibili solo con l’accelerazione delle somministrazioni dei vaccini. Si dovrebbe arrivare ad una ripartenza per gradi, magari con la possibilità di riaprire le attività di ristorazione e i bar a pranzo.

Ci sono alcune Regioni che stanno più avanti (nel Lazio hanno preso il via le prenotazioni per i sessantenni), ma il ‘refrain’ generale è che mancano le dosi (De Luca lamenta la carenza di Pfizer e Moderna) e in diversi non nascondono il proprio malessere per gli annunci che – il ragionamento di uno dei ‘governatori’ – in questi mesi non sono stati seguiti dai fatti.

Anche con l’arrivo del vaccino Johnson & Johnson e le consegne anticipate di Pfizer non si riuscirà a raggiungere le 500 mila inoculazioni al giorno ma ci si attesterà sulle 300 mila.

AGI – Il primo a ‘sdoganare’ le votazioni on line è stato l’allora segretario dem Nicola Zingaretti che non aveva escluso la possibilità di primarie utilizzando il web, ovvero non tramite i gazebo, a causa della emergenza sanitaria. E il nuovo corso del Pd potrebbe continuare in questa direzione anche se bisogna capire, spiega una fonte parlamentare dem, come proteggere il voto e valutare tutti gli strumenti tecnici. 

Le primarie per la scelta dei candidati delle città sono previste a giugno, non si esclude che possa esserci qualche tipo di accelerazione e che alla corsa per Roma possa iscriversi proprio il presidente della Regione Lazio (che finora però ha detto no) ma si utilizzerà una piattaforma da ‘costruire’ internamente, senza rivolgersi ad un servizio esterno.

L’accesso ad una propria piattaforma potrebbe essere il destino anche del Movimento 5 stelle con l’ex premier Conte che con i vertici sta valutando se e come superare ‘Rousseau’, l’associazione di Casaleggio che oggi, anche grazie ai contributi di Di Battista (che ha detto di sognare il tetto dei due mandati per legge) e di tanti esponenti pentastellati, ha ricordato Gianroberto.

Il termine ultimo fissato dall’associazione per cercare una ricomposizione con il Movimento, dietro il versamento degli arretrati, è quello del 22 aprile ma in M5s c’è chi sospetta che Casaleggio e ‘Dibba’ finiranno per avviare una nuova avventura insieme, proprio mentre il Movimento si struttura e ‘sdogana’ la forma partito.

La centralità della base

Il nodo Rousseau resta ancora da sciogliere ma il giurista pugliese, incontrando ieri i deputati, ha fatto capire di non voler essere tirato in ballo, proprio perché arrivato dopo. La decisione di smarcarsi dalla vicenda legata a Rousseau in realtà non sarebbe stata apprezzata da tutti i parlamentari, qualcuno l’ha considerata come un modo per lavarsi le mani, magari anche sul dossier delle amministrative.

In ogni caso l’ex presidente del Consiglio allo stesso tempo ha ribadito di credere nella democrazia diretta. Al di là di come andrà a finire la ‘querelle’ sulla piattaforma Conte non vuole un’investitura dall’alto e crede nella necessità di consultare la base, sia per tenere sempre aperta la porta del confronto, sia per coinvolgere gli attivisti sui temi sul tavolo, sui valori e sulle sfide che attendono il Movimento.

E’ un percorso parallelo a quello che porta avanti Letta che oggi ha sottolineato la “necessità di dare ai tesserati quella centralità e quel ruolo indispensabili perché un partito sia davvero vivo.

“Gli iscritti – ha argomentato – si sono sentiti con un ruolo inferiore, ma il partito che voglio proporre è un partito in cui gli iscritti saranno il cuore di tutto. Saranno loro a decidere sulle grandi questioni”. Ed ancora: “Trentanovemila persone hanno discusso, ci hanno mandato i risultati della loro riflessione e questa è la dimostrazione che il digitale se bene applicato può rafforzare la democrazia. Sabato lancerò le Agorà Democratiche che cominceranno il primo luglio e si concluderanno a dicembre, per discutere del futuro della democrazia”.

AGI – La data del due giugno “va bene per la riapertura generale. Io penso che, come dice lo stesso Draghi, già dai prossimi giorni dove la situazione sanitaria è sotto controllo non sia un diritto, ma sia un dovere riaprire attività economiche, sociali, sportive, culturali“. A dirlo è il segretario della Lega, Matteo Salvini, a margine di una visita a Mind, nell’ex area dove si svolse Expo 2015.

Che si possa riaprire tutto a giugno – sottolinea Salvini – è un obiettivo e un auspicio comune. Però siamo ad aprile, laddove la situazione è sotto controllo non puoi chiedere mesi di chiusure e di sacrifici, quando altri Paesi europei sono già aperti da tempo. La scienza è sempre scienza, quindi laddove la situazione sanitaria è sotto controllo bisogna riaprire già da domani”, aggiunge.

A chiedere di riaprire sono anche quei ristoratori che oggi manifestano a Montecitorio: “Li ho sentiti, ci saranno alcuni incontri con esponenti di governo della Lega”, riferisce Salvini: “Ho invitato alla calma e al rispetto delle leggi e delle forze dell’ordine, però sono persone che chiedono solo di poter lavorare. Li ascolto sempre con estrema attenzione”.

Ma il leader della Lega si sofferma anche sui numeri della pandemia: “Se abbiamo i record negativi a livello continentale, evidentemente qualcosa non ha funzionato. Chiedete al ministro Speranza che ha trovato anche il tempo di scrivere un libro, poi per vergogna ritirato durante la pandemia”.  

AGI – “Mi auguro che il ministro del turismo Garavaglia rigetti immediatamente la proposta di “isole covid free”. Non possono esserci località turistiche privilegiate a discapito di altre. Piuttosto il governo si dia da fare perché arrivino più dosi possibili per vaccinare nel più breve tempo possibile e lavori per il passaporto vaccinale, con regole uguali per tutti a livello europeo”. Lo scrive in un post il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. 

L’idea è quella di imitare la settantina di isole greche che entro fine aprile saranno dichiarate a prova di virus grazie a vaccinazioni e passaporto vaccinale. La Regione Campania ha già predisposto un piano di vaccinazioni per tutti i residenti di Ischia, Capri e Procida ma il piano riguarderebbe anche le isole minori della Sicilia e della Toscana.

Se da una parte l’Esecutivo si era detto disponibile a lavorare in tale direzione, anche grazie all’apertura di un “tavolo per arrivare ad avere dei protocolli”, il presidente dell’Emilia Romagna spara a palle incatenate sull’ipotesi. Ma non tutte le regioni sono d’accordo. 

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