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Gli ingredienti perché fosse una presentazione diversa dalle altre c'erano tutti. La location, innanzitutto: la fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba in Piemonte. Gli ospiti: il padrone di casa Oscar Farinetti (Mr Eataly, per capirci) e il presidente della regione Sergio Chiamparino. E poi, ovviamente, lui: lo scrittore più pop d'Italia, Fabio Volo.

Ma a rendere la cosa più interessante ci ha pensato Matteo Renzi, che a sorpresa si è presentato alla presentazione del'ultima fatica dell'attore-scrittore-dj. E ha rovinato la festa. O l'ha resa memorabile, come direbbe Jep Gambardella.

Da quando il segretario Pd ha messo piede in sala, il dialogo si è spostato su argomenti politici, e Volo gli ha chiesto conto della mancata approvazione della legge sullo Ius soli, come aveva già fatto con Silvio Belusconi nei camerini di Che Tempo Che Fa.

“È impossibile che non riusciate a far approvare una legge che anche mio figlio di 4 anni ha capito quanto sia giusta”, ha detto. E quando dal segretario Pd ha ricevuto una risposta che lo ha innervosito, ha abbandonato il palcoscenico. “Non capisco perché la presentazione di un libro si debba trasformare in un comizio politico”, ha detto Fabio Volo prima di andarsene.

Poi, però. ci ha ripensato. E ha affidato le scuse a Twitter.

 

Non sarà facile la conferenza dei capigruppo del Senato martedì prossimo. Il 30 novembre il Governo pone la fiducia sul ddl di bilancio e l'aula di Palazzo Madama licenzia in prima lettura il provvedimento. Martedì i senatori dovranno scegliere i provvedimenti da varare prima che il ddl di bilancio torni a Palazzo Madama per la terza e probabilmente definitiva lettura. La scelta ricadrà su almeno un paio di provvedimenti, tra ius soli, biotestamento​, tutela dei testimoni di giustizia e nuovo regolamento del Senato. Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, aveva impegnato il Governo sull'ok allo ius soli entro la legislatura.

Nella maggioranza Ap è contraria sia allo ius soli sia al biotestamento. Alla Camera il Movimento 5 Stelle votò a favore del biotestamento, ma non è detto che la scelta venga confermata al Senato. è certo invece il sì di Mdp e Sinistra italiana sia sullo ius soli sia sul biotestamento. Renato Schifani, ex Presidente del Senato, lascia uno spiraglio per il voto di Forza Italia sul biotestamento: "La libertà di scelta su un tema delicato come il biotestamento è sacrosanta, sono fiero che il mio partito rispetti la sensibilità personale di tutti i suoi componenti".

I ministri del Pd Martina e Poletti non hanno perso la fiducia di portare a casa entrambe le leggi. Per il ministro del Lavoro lo ius soli è "una legge che va fatta". Il ministro delle Politiche agricole afferma: "Noi sui diritti siamo determinati. E andiamo avanti. Si può completare una legislatura di svolta e noi siamo impegnati con serietà sia sul biotestamento sia sulla legge per la cittadinanza con nuovi diritti e doveri".  Il senatore del Pd Luigi Manconi sottolinea: "È un dato oggettivo, facilmente verificabile sotto il profilo numerico e politico che la legge sulla cittadinanza ha qualche chance in più di quella sul testamento biologico. L'esito non è certamente scontato, ma può essere perseguito con successo. Immediatamente dopo – intendo: immediatamente dopo – si può affrontare il tema delle dichiarazioni anticipate di trattamento. Ma tutto ciò deve avvenire nella massima chiarezza politica – conclude Manconi – adottando comportamenti leali, evitando scivolosi sotterfugi che potrebbero rivelarsi altrettante trappole. Dunque, si calendarizzi per martedì 5 dicembre lo ius soli, si ponga la fiducia e si vada avanti per ottenere altri risultati che potrebbero salvare il bilancio e l'onore di questa legislatura".

La proposta di legge approvata dalla Camera lo scorso 20 aprile, a 10 anni di distanza dalla morte di Piergiorgio Welby e a 8 anni dalla scomparsa di Eluana Englaro, e ora in attesa del via libera definitivo da parte del Senato, mira ad introdurre la possibilità di sottoscrivere le Dat, ovvero le Disposizioni anticipate di trattamento, con la previsione di poter rinunciare anche all'idratazione e alla nutrizione artificiale. Questi i 7 pilastri del provvedimento.

1. Consenso informato

Con la premessa che la legge tutela il diritto alla vita, alla salute, ma anche il diritto alla dignità e all'autodeterminazione, il testo dispone che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. È promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato. Nella relazione di cura sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari e conviventi o compagni. Il consenso informato è documentato in forma scritta. Nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, viene espresso mediante videoregistrazione o dispositivi che la consentano. La volontà espressa dal paziente può essere sempre modificata.

2. Nutrizione e idratazione artificiale

Ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di accettare o rifiutare qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso. Ha, inoltre, il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento, comprese la nutrizione e idratazione artificiali. Nutrizione e idratazione artificiali sono trattamenti sanitari in quanto consistono nella somministrazione su prescrizione medica di nutrienti mediante dispositivi sanitari e, di conseguenza, possono essere rifiutati o sospesi.

3. Accanimento terapeutico, sedazione profonda e abbandono cure

Viene sancito il divieto di accanimento terapeutico, riconosciuto il diritto del paziente all'abbandono terapeutico e viene espressamente garantita la terapia del dolore fino alla sedazione profonda continuata. Il testo della legge, così modificato durante l'esame in Aula, recita: "Il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. è sempre garantita un'appropriata terapia del dolore e l'erogazione delle cure palliative. Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente".

4. Responsabilità del medico

Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciarvi. In conseguenza di ciò, il medico è esente da responsabilità civile o penale. Il paziente non può esigere dal medico trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale e alla buone pratiche clinico-assistenziali. è stata poi introdotta durante l'esame in Aula una norma che, seppur in modo non diretto nè esplicito, riconosce di fatto al medico l'obiezione di coscienza, in quanto dispone che "il medico non ha obblighi professionali". Il che significa che il medico può, ad esempio, rifiutarsi di staccare la spina. Infine, la legge sul testamento biologico deve essere applicata anche dalle cliniche e strutture sanitarie cattoliche convenzionate.

5. Minori e incapaci 

Il consenso informato è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall'amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore di età o legalmente incapace o sottoposta ad amministrazione di sostegno. Il minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e decisione e quindi deve ricevere informazioni sulle sue scelte ed essere messo in condizione di esprimere la sua volontà. 

6. Dat

Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari. Viene indicata una persona di sua fiducia (fiduciario) che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Le Dat devono essere redatte in forma scritta (o videoregistrate a seconda delle condizioni del paziente) e vincolano il medico che è tenuto a rispettarne il contenuto. Tuttavia, le Dat possono essere disattese qualora appaiano palesemente incongrue o le condizioni nel frattempo siano mutate e se siano sopraggiunte nuove terapie non prevedibili al momento della loro compilazione. Con la medesima forma scritta le Dat sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento. In caso di emergenza possono essere modificate o annullate anche a voce. Le Dat vengono inserite in registri regionali. 

Pianificazione condivisa delle cure 

Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all'evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi. La pianificazione delle cure può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

Luigi Di Maio e Silvia Virgulti rendono noto che la loro relazione è finita. A chi in serata, curiosando, ha chiesto come mai la fidanzata non fosse con lui nella trasferta milanese, il vicepresidente M5s della Camera ha risposto che "da oltre un mese la nostra relazione sentimentale è finita, ma siamo rimasti in ottimi rapporti". "Ci siamo lasciati liberi di vivere ognuno la propria vita. Questo significa volere bene, cioè volere il bene dell'altra persona" ha aggiunto Silvia Virgulti, contattata telefonicamente. Entrambi chiedono che si rispetti la loro privacy.

Daniela Santanché viene definita da sempre la 'pasionaria' della destra. Da piu' di venti anni ha un rapporto professionale con La Russa (tra i suoi primi incarichi fu collaboratrice dell'ex ministro della Difesa) ma nel tempo ha stretto anche un legame stretto con Berlusconi anche se, secondo rumors di Transatlantico, potrebbe rimanere fuori dalle liste di Forza Italia alle Politiche. Ieri il suo nome è finito sul tavolo dell'ufficio di presidenza di Fratelli d'Italia. Fonti parlamentari di Fdi spiegano che il suo passaggio nel partito di Giorgia Meloni sia imminente e potrebbe essere ufficializzato durante il congresso che si terrà a Trieste nei primi giorni di dicembre. "Sarebbe un ritorno alle origini", spiega chi la conosce bene, "il suo mondo e' quello li'".

"La sua storia – dice La Russa – è di destra. Se viene con noi? Chi vivrà vedrà, di ufficiale non c'è nulla…". Fonti parlamentari riferiscono che il Cavaliere sia tornato in pressing per convincerla a non lasciare FI, ma l'approdo in Fdi viene dato per imminente. Santanchè è stata deputata della Camera dal 2001 al 2008 eletta in An. Nel 2008 entrò nel partito 'La Destra' fondato da Storace, con il ruolo di portavoce nazionale e successivamente come candidato alla presidenza del Consiglio.

È lui l'uomo al centro della polemica sulle fake news. Marco Mignogna, il web designer quarantaduenne di Afragola che ha creato una rete di siti e pagine Facebook a sostegno della Lega e del Movimento Cinque Stelle accusati dal Pd di fare disinformazione a suo danno. Il Carroccio replica di aver ricorso a lui solo per la creazione della pagina del movimento Noi Con Salvini, mentre i pentastellati negano di conoscerlo e  spiegano di non avere alcun legame con la galassia di pagine a loro favore. A portarlo alla ribaltata è stato il New York Times, secondo il quale dietro di lui ci sarebbe addirittura la Russia.  In un'intervista al Mattino, Mignogna nega però di avere finanziatori, né italiani né stranieri e sostiene che a muoverlo sono solo le sue idee politiche.

"Il mio è solo un hobby, sono un libero cittadino"

"Mi hanno fatto passare per il mostro del web, per un asservito a potenze straniere, ma io non ho mai preso un euro da partiti o organizzazioni politiche. Il mio è un hobby. Ho solo la colpa di aver aperto dei siti internet, alcuni di questi hanno avuto successo, ed è per questo che lo staff di Salvini mi ha contattato per collaborare alla creazione del suo blog, ma l’ho fatto da simpatizzante e senza beccare un soldo", racconta al quotidiano napoletano, "io sono un libero cittadino che non ha mai avuto una tessera di partito e, ad esempio, non ho mai avuto alcun rapporto diretto con il Movimento 5 Stelle, non sono mai stato iscritto neppure alle loro piattaforme web, anzi con i leader grillini non mi sono scambiato neppure messaggi sui social. Sono un appassionato di informatica e di marketing e quindi ho iniziato a creare quasi per esperimento dei siti che altro non sono che aggregatori di notizie. Prendo articoli da altri siti web, citando la fonte, ma cambio il titolo per dargli maggiore interesse".

Ma quanto guadagna Mignogna da questi siti che, nella migliore delle ipotesi, sono macchine da clickbaiting per incassare denaro con la pubblicità? "Non si tratta di cifre astronomiche e in ogni caso mi permettono di arrotondare per mantenere la mia famiglia in maniera dignitosa senza lussi". E i codici Adsense identici, che hanno portato i dem a parlare di un'unica regia che unisce leghisti e grillini? "È stata una svista non aver collocato il codice Adsense corretto nel sito di Noi con Salvini. E da lì è nato tutto. Ma sa quanto hanno guadagnato su quel sito i banner? In due anni esattamente 68 euro, cifre da capogiro".

"Questo è lo specchio di un Paese arrabbiato"

A una domanda sulle sue simpatie politiche, Mignogna spiega di aver sostenuto in passato il Movimento Cinque Stelle per poi rivolgere le sue simpatie a Salvini, una volta affievolitesi le posizioni anti euro di Grillo. Il Carroccio lo ha "chiamato per collaborare alla creazione del loro sito, perché aveva avuto molto successo l'apertura della mia pagina Sud con Salvini. Ho lasciato la gestione dei siti dei 5 stelle ad altri pur essendone ancora il proprietario. Io controllo solo che non vengano postati contenuti offensivi o falsi. Ad esempio, pubblicare la foto della Boschi a un funerale dicendo che fosse quello di Riina è una cosa che non avrei mai potuto fare. La maggior parte delle notizie che pubblico provengono da altre testate, io cambio solo i titoli per dare un effetto maggiore". Ma siti come i suoi non inquinano il dibattito democratico? "Se pubblichiamo notizie che parlano alla pancia dei cittadini, questo è anche lo specchio di un Paese arrabbiato e che non è democratico".
 

Oggi è costume chiamarle con il termine anglofono "fake news". Ma le bufale sono sempre esistite, sin dai tempi della guerra di Troia, come ha sottolineato Enrico Mentana. Oggi sono spesso appannaggio di anonimi web designer ai quali interessa soprattutto fare soldi con la pubblicità. Negli anni della Prima Repubblica, dietro i tanti irrisolti misteri d'Italia c'era invece sovente la mano di uomini di Stato, ricorda in un colloquio con il Giornale l'ex ministro dell'Interno di Andreotti, Enzo Scotti. 

Le bufale come strumento di lotta politica, racconta Scotti, "ci sono sempre state. Anzi noto una certa analogia fra quello che capita oggi e quanto successe ai tempi del sequestro Moro. Certo quello fu un passaggio drammatico senza paragoni, ma allora come oggi c'era chi voleva intorbidare le acque. È la disinformatia, tecnica collaudatissima. E antichissima".

"Non serve nessuna legge ma la buona politica"

La bufala del caso è quella della presunta seduta spiritica, alla quale avrebbe partecipato nientemeno che Romano Prodi, dalla quale emerse che l'allora presidente del Consiglio era detenuto dalle Brigate Rosse in un covo di via Gradoli, dove i terroristi avevano un rifugio. "Quella voce era verosimile, credibile per un'opinione pubblica ipnotizzata e frastornata, incapace in quella fase di avanzare obiezioni critiche", prosegue Scotti, che all'epoca era ministro del Lavoro, "sembra impossibile ma quella spiegazione fu presa per buona nel clima di esasperazione e disperazione che attanagliava il Paese. Non solo, quella trama finì per sovrapporsi a un'altra macchinazione, quella che portò al falso comunicato numero 7 delle BR e alla convinzione che il corpo di Moro fosse nel lago della Duchessa". Ma chi poteva avere interesse a confondere le carte? "Non si può parlare di disinformatia di Stato ma si può sostenere che in quel vespaio abbiano messo le mani uomini dello Stato. Noto che anche oggi i pozzi sono avvelenati e nessuna legge può purificare le fonti inquinate. Ci vorrebbe la buona politica".

 

È scontro tra Pd e Lega sulla legge sul testamento biologico, ferma da mesi al Senato e che ora i dem mirano ad approvare entro la fine della legislatura, con i 5 Stelle pronti a votarla, come hanno già fatto alla Camera. Ma a surriscaldare il confronto politico è una frase pronunciata da Matteo Salvini: "Io più che del fine vita mi preoccupo della vita e a me piacerebbe che questo Parlamento si occupasse degli italiani che stanno vivendo", afferma il leader della Lega. Ed è subito bufera, con il Pd che parte lancia in resta: "Spero che chi oggi parla con sprezzo dei malati e delle loro famiglie recuperi un minimo di umanità e, anche se è contro la legge, si esprima con rispetto", commenta Debora Serracchiani, componente della segreteria nazionale dem.

La Lega controreplica: "Squallida strumentalizzazione"

La replica al vetriolo del Carroccio non si fa attendere: "Salvini non ha offeso nessuno. La squallida strumentalizzazione di Serracchiani su questioni così estremamente delicate fa capire molte cose e lascia intendere il vuoto politico ed umano che accompagna queste figure", dichiara il capogruppo leghista alla Camera, Massimiliano Fedriga, che osserva: "Purtroppo il partito di Serracchiani vuole utilizzare il tema del fine vita per la campagna elettorale. Non esiste niente di più squallido". La polemica non si placa. "Anche su questo tema così delicato Salvini ha trovato il modo di insultare le persone che soffrono e le loro famiglie", rincara la dose Francesca Puglisi (Pd), presidente della Commissione contro il femminicidio. Nel dibattito interviene anche il Movimento 5 Stelle che, pur senza citare Salvini, ne critica indirettamente la frase: "Il Biotestamento serve ai vivi. È un diritto sacrosanto. Il Movimento 5 Stelle chiede la sua immediata approvazione. Si può fare in 24 ore!", sostiene Alessandro Di Battista su twitter. Ma Salvini non fa nessuna marci indietro, e anzi, interpellato dall'Agi, insiste: "Cè chi si occupa della buona morte io preferisco occuparmi della buona vita. Capisco che c'è chi si occupa della fine, io preferisco pensare al durante".

Fiducia o "canguro" per passare al Senato?

Quanto al destino della legge, è stato lo stesso segretario Pd, domenica scorsa chiudendo l'ottava edizione della Leopolda, a indicare il biotestamento tra i provvedimenti da approvare prima delle elezioni. E i dem al Senato stanno ipotizzando i possibili scenari per evitare incidenti in Aula: l'ipotesi della fiducia perde quota di giorno in giorno, mentre salgono le chance del ricorso a strumenti parlamentari, come il cosiddetto 'canguro', che aiuterebbero a velocizzare i tempi e, soprattutto, a 'sminare' il terreno dalla mole di emendamenti che pende sul testo del provvedimento. I 5 Stelle si dicono pronti a votare a favore del testo: "M5s c'è, si passi dalle parole ai fatti", afferma Roberto Fico. Anche il presidente dei senatori pentastellati, Giovanni Endrizzi, conferma la disponibilità dei 5 Stelle: "È una legge di civilta'".

Pronti a votare il biotestamento i senatori del Psi. Idem Mdp, che però rilancia: "Non c'è un'alternativa tra ius soli e biotestamento. È improponibile scegliere tra una cosa e l'altra. Ci sono i tempi per approvare entrambe le leggi", scandisce Pierluigi Bersani. L'ipotesi del canguro fa infuriare Forza Italia: "Su temi sensibili sarebbe atroce usare trucchetti parlamentari", afferma Renato Brunetta. Campo progressista avverte il Pd: "Chiediamo con forza al Parlamento di mettere subito al voto una legge di civiltà voluta e attesa da tutti gli italiani. La discontinuità che chiediamo passa proprio da scelte come questa", sottolinea Marco Furfaro. resta, invece, la contrarietà di Ap.

Dalla Carta dei diritti su Internet al disegno di legge presentato al Senato poco meno di un anno fa dalla ex 5 Stelle Adele Gambaro, fino al testo a cui ha lavorato il presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda. È lo stato dell'arte in Parlamento, all'indomani della nuova ribalta che la questione delle fake news ha conquistato dopo l'allerta sui possibili 'condizionamenti' delle elezioni politiche italiane e l'annuncio fatto dal segretario dem Matteo Renzi (che ha escluso una legge ad hoc) sulla pubblicazione di un rapporto sulle false notizie da pubblicare ogni 15 giorni. Rapporto che potrebbe contenere anche eventuali nuovi elementi relativi alle presunte 'connessioni' tra M5s e Lega e ambienti filo-Putin, come emerso da alcuni articoli pubblicati dalla stampa internazionale (Buzzfeed​ e New York Times) in questi giorni. Un compito che sarà affidato all'esperto di cybersecurity Andrea Stroppa.

Da quando il Parlamento parla di fake news

Il tema delle fake news ha varcato le porte del Parlamento sin dall'inizio della legislatura. La prima a promuovere iniziative contro le 'bufale' sulla rete e ad evidenziarne criticità e pericolosità è stata la presidente della Camera, Laura Boldrini, vittima di una campagna d'odio on line. E, finora, l'unica iniziativa concreta arrivata a buon fine, anche se non incentrata solo sul tema delle fake news, è la Dichiarazione dei diritti in Internet, frutto del lavoro di un anno della Commissione di studio per l'elaborazione di principi in tema di diritti e doveri relativi a Internet.

A far parte della Commissione di studio, che ha iniziato i suoi lavori il 28 luglio del 2014, sono stati chiamati deputati attivi sui temi dell'innovazione tecnologica e dei diritti fondamentali, studiosi ed esperti, operatori del settore e rappresentanti di associazioni, sotto la guida e il coordinamento di Stefano Rodotà. L'iter si è poi concluso con la pubblicazione della Carta dei diritti a fine luglio del 2015 e con il voto all'unanimità dell'Aula di Montecitorio di due mozioni che recepivano la Carta stessa e impegnavano il governo a promuoverne l'applicazione.

Cosa prevede la 'Carta' sul tema delle fake news: l'autodeterminazione informativa

In particolare, per quel che riguarda il tema delle fake news, nella Dichiarazione dei diritti in Internet "assumono un rilievo specifico la tutela costituzionale dei dati personali e il pieno riconoscimento di libertà, uguaglianza, dignità e diversità di ogni persona", si legge in un dossier realizzato dal Servizio Studi della Camera dal titolo "La pubblicazione e diffusione di false notizie attraverso la rete". Nella Carta, viene spiegato, "è stata inoltre riservata una particolare attenzione alla questione della formazione digitale e dell'educazione a un uso responsabile e consapevole della rete, specialmente dei giovani. La tutela dei dati personali è uno dei principali profili che investe la dignità, l'identità e la riservatezza delle persone. Per questo, la Carta riconosce il diritto di ogni persona di accedere ai dati raccolti che la riguardano, di ottenerne la rettifica e la cancellazione per motivi legittimi.

In particolare, prevale il diritto di ogni persona all'autodeterminazione informativa. Sono inoltre richiamati i doveri dei responsabili delle piattaforme digitali con riguardo alla lealtà e alla correttezza nei confronti degli utenti. La sicurezza in rete deve essere garantita né sono ammesse limitazioni della libertà do manifestazione del pensiero come pure è affermata la tutela delle dignità delle persone da abusi connessi a comportamenti quali l'incitamento all'odio, alla discriminazione e alla violenza. Per questi motivi la Carta affronta anche la questione del governo complessivo della rete, a livello nazionale e sovranazionale.

Per massimizzare gli effetti positivi di Internet e minimizzare quelli negativi – spiega ancora il Dossier del Servizio Studi – la Carta sottolinea la necessità che le persone siano dotate sia degli elementi fondamentali costituenti la 'cultura digitale' sia degli strumenti culturali, validi in ogni contesto, che permettono di esercitare la piena cittadinanza. Solo così, infatti, gli utenti della Rete saranno in grado di utilizzare Internet (e, in generale, i dispositivi digitali) usufruendo in maniera consapevole di servizi e contenuti, sfruttando positivamente le possibilità della Rete e rispettando i diritti degli altri e il bene comune".

Il disegno di legge dell'ex 5 Stelle Gambara

Il disegno di legge a prima firma della senatrice Adele Gambaro (ex M5S poi passata ad Ala-Sc), dal titolo "Disposizioni per prevenire la manipolazione dell'informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l'alfabetizzazione mediatica", e' stato depositato a palazzo Madama a inizio febbraio del 2017 e poi assegnato alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia. L'esame del testo, però, non è mai stato avviato. Il ddl è stato sostenuto in maniera bipartisan da diversi gruppi sia di maggioranza che di opposizione (si va dalla Lega a Mdp, dal Pd a Ap fino a Forza Italia). La senatrice Gambaro è stata vittima di una campagna di insulti e accuse pesanti sui social, dopo che aveva accusato pubblicamente, in un'intervista in tv, il cofondatore del Movimento, Beppe Grillo, di essere tra i maggiori responsabili della sconfitta dei 5 Stelle alle amministrative del 2013.

Parole che le costarono l'espulsione dal Movimento. Il ddl dell'ex grillina è l'unico provvedimento presentato in Parlamento nell'attuale legislatura che riguarda esplicitamente la tematica delle fake news. Nella relazione introduttiva, la senatrice spiega che "il contenuto del testo ricalca gli indirizzi espressi il 25 gennaio 2017 dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa con l'approvazione della risoluzione 2143 (2017) I media online e il giornalismo: sfide e responsabilita'".

Cosa prevede la legge, mai esaminato, di Gambaro

L'Articolo 1 del ddl introduce l'articolo 656-bis nel codice penale, disponendo "che chiunque pubblichi o diffonda notizie false, esagerate o tendenziose che riguardino dati o fatti manifestamente infondati o non veritieri, attraverso social media o altri siti che non siano espressione di giornalismo online, e' punito, se il fatto non costituisce un piu' grave reato, con l'ammenda fino a euro 5.000".

La norma, spiega la senatrice nella relazione, "si introduce per limitare e prevenire la diffusione delle cosiddette fake news che rischiano di creare allarmi infondati tra la popolazione". Nel testo è disposto, inoltre, che se il reato commesso comporta anche la diffamazione la persona offesa possa chiedere, oltre al risarcimento dei danni, anche una somma a titolo di riparazione, determinata non solo in relazione alla gravità dell'offesa ma anche in base al grado di diffusione della notizia.

L'articolo 2 introduce nel codice penale due nuovi delitti riguardanti la diffusione di notizie false che possano destare pubblico allarme o fuorviare settori dell'opinione pubblica o aventi ad oggetto campagne volte a minare il processo democratico. In particolare, "il nuovo articolo 265-bis del codice penale prevede la reclusione non inferiore a dodici mesi e l'ammenda fino a euro 5.000 per chiunque diffonda o comunichi voci o notizie false, esagerate o tendenziose, che possano destare pubblico allarme o per chiunque svolga comunque un'attività tale da recare nocumento agli interessi pubblici, anche attraverso campagne con l'utilizzo di media o altri siti che non siano espressione di giornalismo online, o con l'obiettivo di fuorviare settori dell'opinione pubblica.

Tali notizie, infatti, possono non solo provocare danni anche gravi, ma addirittura turbare l'ordine pubblico o diffondere immotivatamente il panico. Il nuovo articolo 265-ter del codice penale, invece, prevede che ai fini della tutela del singolo e della collettività, chiunque si renda responsabile di campagne d'odio contro individui o di campagne volte a minare il processo democratico, anche a fini politici, è punito con la reclusione non inferiore a due anni e con l'ammenda fino a euro 10.000". Il ddl prevede poi il "diritto di rettifica" e la "eliminazione dai siti internet e dai motori di ricerca dei contenuti diffamatori o dei dati personali trattati in violazione di disposizioni di legge e delle notizie sulla propria persona che non rivestano una rilevanza attuale o motivo di pubblico interesse".

I restanti articoli del testo disciplinano la responsabilità dei gestori delle piattaforme informatiche in caso di pubblicazione o diffusione di notizie non attendibili o non veritiere: "Quando i gestori rintracciano simili anomalie o ricevono segnalazioni in questo senso sono tenuti alla rimozione di tali contenuti dalla piattaforma. Nel caso in cui i gestori non procedano in tal senso sono soggetti alla sanzione del pagamento di una ammenda fino ad euro 5.000". I gestori delle piattaforme, "nella loro azione di monitoraggio, devono avvalersi anche delle segnalazioni degli utenti effettuate attraverso appositi strumenti accessibili dalla piattaforma medesima".

"In questi giorni due articoli di grandi testate internazionali hanno posto il tema dell'inquinamento della campagna elettorale in Italia. Davanti alle prove del New York Times, il blog di Beppe Grillo ha reagito con il consueto stile gridando al complotto, ovviamente complotto 'degli amici di Renzi'. Stanno messi male, non c'è dubbio". Lo scrive Matteo Renzi sulla sua e-news.

"Noi – continua il segretario del Pd – non gridiamo al lupo. O alla potenza straniera. Non evochiamo la Russia o Trump. Non proponiamo leggi nuove da approvare in fine legislatura. Non evochiamo nemici immaginari. Diciamo semplicemente a chi vive di bufale e propaganda sul web che ci siamo stancati di essere presi in giro. Il problema non è il viaggio in Lamborghini o la foto ritoccata: è l'idea che il web possa diventare territorio di conquista per i falsari. Questo è inaccettabile. E non lo permetteremo. Perché – spiega Renzi – il web è il luogo dove passano molto tempo i nostri figli e questa battaglia è per loro, non solo per la prossima campagna elettorale. Del resto abbiamo già visto i danni che si possono fare sui vaccini o – notizia di ieri – sull'anoressia".

Per Renzi, "la battaglia politica acquisisce invece più significato dopo che è emerso uno strano rapporto che lega adepti del Movimento Cinque Stelle a sostenitori di Salvini. Rapporto anche economico? Non tocca a noi dirlo. A noi basta solo una riflessione: chi vuole inquinare il dibattito politico ci troverà fermamente dalla parte della verità. Se gli altri partiti politici vogliono fare altrettanto non importa che gridino al complotto: basta che dimostrino la propria trasparenza. Sono in grado di farla? Me lo auguro, glielo auguro".

"Abbiamo già pagato prezzi altissimi agli spacciatori di bufale per far finta di nulla ancora", conclude Renzi, e ribadisce che "ogni quindici giorni il Pd presenterà alla stampa un proprio report sull'argomento. Ci saranno numeri e fatti e ognuno si farà una propria opinione. Nessuno di noi evoca Russiagate, nessuno di noi chiede leggi per la censura, nessuno di noi fa soldi sul web. Tutti noi chiediamo semplicemente di difendere la libertà degli elettori e dei nostri figli: semplice, no?".

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