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AGI – “Voglio essere molto esplicito: io non credo che in questo Parlamento vi siano le condizioni per dare vita a un governo adeguato alla gravità della situazione del Paese. Se tuttavia molti parlamentari si rendessero conto della necessità di anteporre all’interesse personale o all’appartenenza di partito il bene collettivo, se alcune forze politiche fossero disponibili a dare vita a un governo diverso e migliore di questo, forse sarebbe il caso di parlarne”. Ad affermarlo è il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in un’intervista al Giornale.

“Fra l’ipotesi di tenerci per altri due o tre anni il governo Conte, con i Cinque Stelle come ‘azionisti di riferimento’ e quella di avere un governo diverso, più autorevole, più credibile in Europa e nel mondo, che faccia una politica adeguata per uscire dalla crisi, che sia più in sintonia con la maggioranza degli italiani, io dico che vale la pena almeno di pensarci”, ha aggiunto l’ex premier.

Il centrodestra potrebbe ragionarne insieme – se mai ve ne fosse la possibilità concreta – e insieme decidere come comportarsi“, ha insistito. “Mi è sembrata una bella manifestazione”, ha detto Berlusconi dell’iniziativa a Piazza del Popolo con FdI e Lega, “organizzata tra l’altro, come mi ero raccomandato, nel pieno rispetto delle norme sanitarie per evitare contagi. Ho visto una piazza che non si è limitata a fornire una rappresentazione plastica del dissenso del centrodestra e dunque di milioni di italiani nei confronti di questo governo, ma dalla quale sono emerse proposte e, soprattutto, un punto di vista comune”.

“Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia sono partiti diversi, ma stretti in un’alleanza molto solida basata su valori condivisi e un grande – e moderno – progetto di governo”, ha osservato, “a Matteo Salvini e Giorgia Meloni mi lega un rapporto di amicizia e di affetto e li ringrazio per avere manifestato ancora una volta nei loro interventi dal palco la loro vicinanza per la drammatica persecuzione di cui sono stato vittima e il loro sdegno per quanto accaduto”.  

AGI – Il centrodestra è tornato in piazza per protestare contro le politiche del governo nella prima vera manifestazione da inizio pandemia. Senza bandiere o simboli di partito, la coalizione si è ritrovata, a partire dalle 10, in piazza del Popolo, a Roma, sotto lo slogan ‘Insieme per l’Italia del lavoro’. Sul palco, il vice presidente di Forza Italia Antonio Tajani, la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e, a chiudere, il segretario leghista Matteo Salvini; in piazza, i militanti dei tre partiti rigorosamente ‘distanziati’ nel rispetto delle norme anti-contagio da Covid 19.

“Lo dico ai giornalisti più provate a farci litigare più ci date la forza di stare uniti per il Paese“, ha detto nel suo internto Matteo Salvini, a sottolineare nel suo intervento alla manifestazione ‘Insieme per l’Italia del lavoro’, parlando della coalizione del centrodestra. Salvini ha detto di fidarsi “totalmente” di Forza Italia. “Oggi in questa piazza c’è la squadra che governerà il Paese nei prossimi anni“.  “Una Italia federale e presidenziale”, è quella che sogna Matteo Salvini, che ha sottolineato: “Sono le due riforme che vedo come priorità del prossimo governo che spero avrò l’onore di guidare. Viva l’Italia intera e tutta, unita generosa, che però ha bisogno di riforme: federalismo e presidenzialismo”.

Alle regionali siamo in campo per vincere, ma noi vogliamo votare anche per le elezioni politiche, sappiamo che l’Italia ha un bisogno disperato di liberarsi di questo governo”, ha affermato Così Giorgia Meloni. “Noi – ha aggiunto – vinceremo le elezioni Regionali ma non ci basta e se questi signori rimarranno attaccati alla poltrona, quando scenderemo in piazza a ottobre, saremo due milioni. Non saremo più una piazza contingentata. Tenetevi pronti. Toccherà a noi dare all’Italia un governo solido. Libereremo l’Italia dalla zavorra di questi incapaci”, ha attaccato. La leader di Fratelli d’Italia ha poi ricordato:  “Abbiamo dovuto contingentare gli inviti ci mancava ci dovessero far pagare i biglietti . Curiosamente quando si manifesta contro il governo c’è rischio di contagio. Noi non consentiremo che le mascherine diventino bavagli. Non ci farete stare stare in silenzio, non ci fate paura. Loro vorrebbero che la democrazia si trasformasse in reality show. ci hanno ammorbati con la serie ‘Il decreto’, poi ‘La villa dei famosi, ora ‘Chi l’ha visto?'” perchè del documento con le proposte del governo non c’è traccia“. 

Il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, ha ribadito: “Certo che la via maestra è quella delle elezioni anticipate. Speriamo che ci mandino a votare questi signori. Finchè non ci sarà un governo di centrodestra non ci fermeremo”. L’esponente forzista è tornato anche a parlare del caso dell’audio del giudice Franco sulla condanna di Silvio Berlusconi nel processo per i diritti tv Mediaset: “Quella contro Berlusconi è una sentenza firmata da un plotone di esecuzione che prendeva ordini dall’alto. Vogliamo sapere chi dava ordini dall’alto. E’ per questo che chiediamo una commissione di inchiesta. E’ quello che vogliono far passare anche a Matteo Salvini, siccome non possono vincere con il voto del popolo, vincono con golpe giudiziari. Se non ci fosse stato quella sentenza l’Italia da allora avrebbe avuto solo governi di centrodestra”.

Parallelamente alla manifestazione di piazza del Popolo, la Lega ha organizzato in tutta Italia circa 2000 gazebo per la raccolta firme per la sospensione della riscossione delle cartelle di Equitalia, contro la regolarizzazione dei migranti agricoli e contro le modifiche al taglio dei vitalizi degli ex parlamentari. Mentre FdI promuove una raccolta firma per chiedere le elezioni anticipate.

Il progetto originale prevedeva che la manifestazione si tenesse al Circo massimo, ma gli organizzatori non sono riusciti a ottenere lo spazio perchè occupato e si sono dovuti ‘accontentare’ delle 4.280 presenze imposte dalla prefettura.

“Ci hanno definito come un governo attendista, incapace di prendere decisioni risolute: la realtà dice il contrario. Questo governo ha assunto decisioni mai prese nella storia repubblicana”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenendo al Consiglio confederale nazionale della Uil in risposta alle critiche mosse dai giovani di Confindustria. “Questo governo – ha aggiunto – si è assunto la responsabilità anche di apparire a tratti e di essere descritto ingiustamente come illiberale. Fa ridere che sia definito in questi termini. Abbiamo assunto decisioni ferme e risolute e siamo pronti a prenderle nell’interesse del paese anche nel futuro”. 

“Servono nuove idee chiare, coraggiose che permettano all’Italia di ripartire rimuovendo gli ostacoli strutturali che hanno frenato il Paese negli ultimi anni”, ha poi aggiunto Conte. “Dobbiamo ridefinire insieme un modello di sviluppo che si e’ rivelato foriero di diseguaglianze territoriali e di genere che rischiano di essere amplificate a seguito del Covid”. 

“Il dialogo con FI sui temi fondamentali va coltivato con attenzione. Non stiamo progettando i prossimi mesi, ma i prossimi decenni. L’unità delle forze che si riconoscono nella prospettiva europea è un valore”. Lo sostiene in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ Andrea Orlando, vice segretario del Pd. Il problema nella coalizione “non è chi frena e chi corre” o se il premier decida “da solo o in compagnia”, ma il punto “è che si faccia”, afferma Orlando.

Quanto ai sondaggi che attestato la popolarità di Giuseppe Conte, Orlando dice che “il consenso è un forza” e ribadisce: “Siamo stati noi i primi a scommettere su Conte riferimento di una coalizione”.

Tuttavia, avverte il vicesegretario dem, “più dei sondaggi, che in autunno possono cambiare, per Conte e per noi, c’è il problema della vita reale degli italiani”. Sull’ipotesi di rimpasto: “Non siamo interessati a discutere di organigrammi, ma di cose da fare. Conte si rafforza aiutandolo tutti a sciogliere i nodi e a cambiare passo sui dossier, da come utilizzare i fondi Ue, alla scuola, con la massima costruttività e lealtà”. 

Chiedere l’arbitrato internazionale è stata la mossa vincente? Alla domanda del Corriere della Sera Emma Bonino, senatrice, a capo della Farnesina nel governo Letta tra il 20 aprile del 2013 e il 22 febbraio del 2014 quando all’epoca in Italia infuriava la polemica sui marò e le tensioni con l’India erano alle stelle, risponde così: «Io ho sempre pensato che fosse necessario seguire questa strada. Questa sentenza è anche un monito agli Stati. Dice loro: guardate che le leggi internazionali, i corpi internazionali valgono”.

Poi, con un certo orgoglio e molta soddisfazione Bonino aggiunge: “Questa è una vittoria politica per l’Italia e sono contenta perché da ministra ho preparato la strada a quanto è avvenuto”. Poi la leader radicale e animatrice della lista +Europa racconta di aver preso in mano il dossier nel maggio 2013 mentre “il precedente governo Monti aveva seguito la linea dell’accordo diplomatico, il 22 febbraio 2013 i due marò avevano ottenuto il permesso di rientrare in Italia per 4 settimane ma, l’11 marzo, l’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi si oppose al ritorno in India e poi si dimise. I due fucilieri fecero ritorno all’ambasciata italiana a New Delhi il 22 marzo”.

“La tensione era alta – ricorda ancora Bonino – e la campagna stampa in Italia era molto forte. Il premier Letta nominò Staffan De Mistura inviato speciale d’Italia in India per risolvere la questione. A metà luglio incontrai in modo riservato il ministro degli Esteri indiano in visita a Budapest. Lui mi rassicurò: “Vedrà si risolverà tutto, abbiate pazienza”. Uscii da quell’incontro con la certezza che non si andava da nessuna parte”. Da qui la decisione di ricorre al tribunale dell’Aja.

AGI – “Io un governo con il Pd non lo faccio. La via maestra sono le elezioni a settembre, nel giorno del voto per le Regionali e le comunali”. È quanto dichiara il leader della Lega Matteo Salvini in un’intervista al quotidiano La Stampa. Dunque, “parola agli italiani” contro “ un governo che litiga su tutto, immobile, con i cantieri fermi”. “È un danno al Paese”, chiosa il leader del Carroccio.

Quanto all’invito del premier ad incontrare tutto il centrodestra, Salvini si esprime così: “Ho ricevuto una mail da Conte che annuncia un prossimo incontro, non dice né dove né quando, ma a me interessa sapere su cosa. Noi andremo insieme a tutto il centrodestra e proporremo le nostre priorità per l’ennesima volta”. Poi, rispetto al governo, aggiunge: “Abbiamo fatto 500 proposte su tutto. Non ci è stato accolto nulla”. E Salvini attacca: “Più che dare voti all’opposizione, Conte dovrebbe garantire soldi alle imprese”.

Sui rapporti con il principale alleato, Berlusconi, invece il leader della Lega alla domanda se si fidi o meno di lui, visto che appare disponibile ad appoggiare il governo anche in funzione pro Mes, Salvini risponde: “L’ho sentito e mi ha detto che lui non sosterrà mai un governo nemico della proprietà privata, delle aziende, delle partite Iva” perché, di fatto, “Berlusconi è anche un uomo d’azienda e mi ha assicurato che non fa governi pasticciati, con forze politiche che sono a favore della decrescita felice”. In una battuta, secondo il capo della Lega, Berlusconi “non segue le fantasie dei giornali”.

Quanto al Mes, dice di voler fare le spese sanitarie garantite dal Mes in debito, “come fanno tutti gli altri Paesi d’Europa, anche quelli messi peggio di noi”, assicura. “Tutti – afferma – stanno procedendo con risorse proprie” e si chiede: “Perché solo l’Italia dovrebbe consegnarsi nelle mani di un soggetto che ha sede a Lussemburgo ed è penalmente e civilmente irresponsabile?” 

Ha provato a giocare la ‘carta europea’ il premier Conte per chiedere ai suoi alleati una convergenza sul dl semplificazioni. “Bisogna mandare un testo a Bruxelles, dimostrare coraggio e voglia di rischiare”, l’invito per sbloccare i veti sul campo. La consapevolezza è che “dobbiamo correre” ma chi non è d’accordo sul testo ha obiettato che il prossimo Consiglio europeo è previsto più in là e quindi c’è ancora tempo.

Ecco così che il decreto potrebbe slittare anche alla prossima settimana. È possibile che il dl arrivi sul tavolo del Cdm lunedì. L’incontro tra il presidente del Consiglio e il segretario del Pd, Zingaretti, è stato un momento di chiarezza, perché il governatore della Regione Lazio – e con lui tutto lo stato dirigente del Nazareno – non gradisce chi vuole accreditare l’immagine di un partito che frena e vuole la palude.

Nel gioco di distinguo sulle norme inserite nel Dl Conte ha provato ad alzare l’asticella, chiedendo di “osare”, e ponendo così dei ‘paletti’ rispetto all’ipotesi di approvare un testo con la formula del ‘largo intese’. L’obiettivo di consolidare l’alleanza è testimoniato anche dall’appello del Capo dell’esecutivo a Pd e Movimento 5 stelle a trovare una convergenza sui candidati alle Regionali. L’esempio dell’impasse è quello della Liguria, ma lo stallo riguarda anche i vari dossier sul tavolo. Ecco il motivo per cui il Partito democratico continua a chiedere a chi governa “concretezza” e “fatti”. “Io e Zingaretti la pensiamo allo stesso modo”, ha provato a stemperare la tensione il premier. Ma i nodi restano sul tavolo, con in più l’arma dell’accelerazione sulla legge elettorale sul tavolo.

È soprattutto il partito del Nazareno a spingere. Il Pd e Il Movimento 5 stelle puntano allo sprint per un passaggio prima di agosto. Iv si mette di traverso: “Non è la priorita’”, la posizione di Renzi. “Vuole solo aspettare le Regionali per capire se affondare la proposta nei voti segreti”, spiega una fonte parlamentare del Pd. 

Il tentativo di agganciare Forza Italia

Il tentativo dei dem è quello di agganciare Forza Italia definita da Conte “come il partito più costruttivo” dell’opposizione. Ma prima delle Regionali il tentativo sembra destinato a fallire. Forza Italia, Lega e Fdi, sabato saranno in piazza insieme e hanno alzato l’asticella anche sullo scostamento di bilancio, chiedendo un consistente taglio delle tasse. La Lega ha apprezzato quella che un ‘big’ lumbard definisce come “una marcia indietro” da parte del partito azzurro sull’ipotesi di un ingresso in un’altra maggioranza di governo. La strada della Lega e di Fdi è quella del voto, con il partito di via Bellerio che ancora spera in una caduta dell’esecutivo in estate.

L’unica alternativa – azzarda un ‘big’ del Carroccio – sarebbe quella di un esecutivo istituzionale con tutti dentro su ‘input’ del Capo dello Stato e in presenza di una data certa del voto. Ma si tratta di condizioni difficili da realizzare, con il premier che punta ad andare avanti e a superare le fibrillazioni nella maggioranza. Mentre Renzi prova ad incunearsi nella ‘querelle’ interna al centrodestra, ribadendo che Berlusconi con il suo si’ sul Mes “pensa agli interessi degli italiani”.

Il Pd continua a premere sull’utilizzo del ‘fondo Salva Stati’ e vede la prova sul sostegno agli aiuti di Bruxelles come il discrimine tra chi è europeista e chi no. Ecco perché c’è chi continua ad ipotizzare un cambio del quadro politico dopo le elezioni amministrative. Ma Conte e Zingaretti hanno concordato sulla necessità di stringere i bulloni dell’alleanza. Del resto c’e’ da considerare tutta la partita europea che non riguarda solo il Mes ma soprattutto il ‘Recovery fund’, con Gualtieri che al prossimo Cdm presenterà il Piano nazionale di riforme. Nella maggioranza si guarda al voto di scostamento di bilancio ma anche, più avanti, ad una operazione di emissione di titoli di Stato italiani garantiti dalla Bce in cambio appunto di un programma di riforme ben dettagliato. 

AGI – La Lega non condivide le aperture di Silvio Berlusconi all’ipotesi di una nuova maggioranza in Parlamento, con Forza Italia dentro. “La via maestra sono le elezioni. Mandare a casa un governo che blocca tutto è vitale per il futuro dell’Italia”, dicono fonti della Lega all’AGI commentando le parole di Silvio Berlusconi sulla disponibilità di Forza Italia alla ricerca di una nuova maggioranza in Parlamento. 

Inoltre, secondo le stesse fonti della Lega, “sul Mes la posizione di Forza Italia è contro l’interesse nazionale italiano”. 

In un’intervista a Repubblica, Silvio Berlusconi ha detto che Forza Italia potrebbe entrare al governo “con una nuova maggioranza”

L’ex premier ha premesso di non credere che “esistano le condizioni” per un governo d’unità nazionale e di non ritenere che “servirebbe all’Italia un governo con forze politiche antitetiche tra loro”, come FI e M5s. Tuttavia se “in questo Parlamento si creassero davvero le condizioni per una maggioranza diversa, più efficiente, più rappresentativa della reale volontà degli italiani, andrebbe verificata, naturalmente prima di tutto con i nostri alleati”, ha detto Berlusconi. 

Sul caso della sentenza di Cassazione Mediaset, Berlusconi ha osservato: “Questa volta non sono io a dirlo, è l’estensore di quella stessa sentenza, Spero che questo convinca anche chi, in buona fede, ha creduto impossibile che in seno all’ordine giudiziario accadessero davvero cose di questo tipo. Fare chiarezza su fatti così gravi penso vada nell’interesse della credibilità della stessa magistratura: molti magistrati sono persone serie e perbene che non meritano di essere accomunate con quel gruppo di loro colleghi che si sono prestati a operazioni politico-giudiziarie come quella condotta ai miei danni”. 

Forza Italia non ci sta: “Dalla Lega uno scivolone”

Fonti di Forza Italia archiviano come uno “scivolone” quello commesso da fonti leghiste a commento dell’intervista di Silvio Berlusconi. Nella dichiarazione fatta trapelare da fonti di via Bellerio si ribadiva che per il partito la “strada maestra sono le elezioni” mandare a casa il governo Conte. “Invitiamo le ‘fonti della Lega’ a leggere il testo delle interviste senza fermarsi ai titoli. Se l’avessero fatto, avrebbero scoperto che il presidente Berlusconi non si è mai detto a favore di un governo di unità nazionale, ma, al contrario, ritiene che ‘non esistono le condizioni’ e che qualunque decisione andrebbe comunque  ‘verificata con gli alleati'”, tengano a precisare da FI.    

Lo stesso dicasi sull’utilizzo dei fondi Mes – si tiene a precisare – che Forza Italia considera irrinunciabile perché è senza condizioni, consente all’Italia di risparmiare, e che rappresenta l’unico tema sul quale, come recita l’intervista, ‘abbiamo opinioni diverse dai nostri alleati'”. Il riferimento è alla dichiarazione fatta trapelare dai leghisti in cui si criticava la posizione di FI sul Mes, definita “contro l’interesse nazionale”.      

“Il lavoro tra i leader di Forza Italia, Lega e FdI prosegue in modo proficuo e non si interromperà certo per questo scivolone”, si conclude.

AGI – Lega e Pd in lieve risalita, mentre la maggioranza accorcia di un punto il distacco rispetto alle opposizioni di centrodestra. E’ quanto emerge dalla Supermedia settimanale elaborata da YouTrend per AGI. In dettaglio, il Carroccio si porta al 25,8% (+0,2 punti) e il Pd al 20,5% (+0,3), mentre M5s resta stabile al 16,1% e Fratelli d’Italia perde 0,1 punti, al 14,6%. I partiti che compongono la maggioranza di governo ottengono complessivamente il 42,6% dei consensi (+0,7), mentre l’opposizione di centrodestra arretra di 0,3 punti, portandosi al 48,2%

Supermedia liste 

  • Lega 25,8 (+0,2)
  • PD 20,5 (+0,3)
  • M5S 16,1 (=)
  • FDI 14,6 (-0,1)
  • Forza Italia 6,8 (-0,4)
  • Italia Viva 3,2 (+0,1)
  • La Sinistra 2,7 (+0,2)
  • Azione 2,7 (+0,1)
  • Verdi 1,8 (-0,1)
  • +Europa 1,7 (=)

Supermedia aree parlamento 

  • Maggioranza di governo 42,6 (+0,7)
  • Opposizione di centrodestra 48,2 (-0,3) 

Supermedia coalizioni politiche 2018 

  • Centrodestra 48,2 (-0,3)
  • Centrosinistra 28,1 (+0,5)
  • M5S 16,1 (=)
  • LeU 2,7 (+0,2)
  • Altri 4,9 (-0,4)
  •  

N.B.: le variazioni tra parentesi indicano lo scostamento rispetto alla Supermedia del 18 giugno

Carlo Calenda lancia la proposta di un “fronte repubblicano” che vada dal Pd a Forza Italia per mettere fuori gioco quelli che definisce come i “mostri”: il leader di Azione ed ex ministro ne ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera in cui ha attaccato il “ridicolo bluff” della democrazia diretta di M5s, la “leadership svogliata” del Pd, il sovranismo leghista, ma anche il “populismo” dei sindacati e di una Confindustria “condannata all’irrilevanza”, oltre che la “stampa moribonda”.

“La sinistra ha voluto superare con un’idea sovranazionale, ma ha creato un varco a sovranisti e populisti. ‘Prima gli italiani’ è uno slogan ovvio. Lo prescrive la Costituzione. Perché considerarlo un attacco alla democrazia?”, si è chiesto Calenda che vedrebbe bene un’alleanza tra Pd e Forza Italia. “Certo, e’ fondamentale che chi si ispira alle stesse famiglie politiche europee costruisca un fronte repubblicano”, ha spiegato l’ex ministro.

Calenda non risparmia un affondo contro Matteo Renzi: “Ha governato molto bene, ma non condivido nulla del modo in cui fa politica oggi”.

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