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AGI – Dopo giornate di tensione, divisioni, attacchi frontali e voti con le opposizioni, arriva la tregua nella maggioranza. E, ‘complice’ anche l’apertura del governo ad alcune richieste del partito di Salvini – messe nero su bianco in una serie di ordini del giorno (dalla certificazione verde ai test salivari fino al possibile rinvio delle cartelle esattoriali) – la Lega scioglie la riserva, abbandona la tentazione dell’astensione e vota a favore del primo decreto sul green pass, il provvedimento che ha introdotto dallo scorso 6 agosto l’obbligo del certificato per i ristoranti al chiuso, piscine e palestre, musei, cinema e spettacoli.

Il decreto, che ora passa all’esame del Senato, incassa il via libera della Camera con 259 voti favorevoli, 34 contrari (tra cui il leghista Guido De Martino) e 2 astenuti. Ma spiccano le numerose assenze tra i banchi della maggioranza e, in particolare, di Lega e Forza Italia: solo 45 i deputati leghisti, su un totale di 132, hanno votato a favore. La percentuale dei presenti della Lega è pari al 34%. Dalla Lega, tuttavia, si minimizza, negando che dietro le assenze vi sia un segnale politico.

Sono 27 i voti a favore di Forza Italia su 76 depuati complessivi, per una percentuale di presenze pari al 35%. Nel Pd in 49 votano a favore su un totale di 93 deputati (la percentuale di presenti è del 52,6%), mentre il Movimento 5 stelle risulta essere il gruppo più presente: votano sì in 103 su 159 (percentuale del 64,7%).

Del resto, che nella Lega ci fosse malumore era noto in questi giorni, così come il fatto che non si fosse placata la ‘fronda’ dei contrari alla certificazione verde. Lo dimostrano anche le stesse parole pronunciate in Aula da Claudio Borghi in dichiarazione di voto (durante la quale non dice mai che la Lega avrebbe votato sì): “Anche con il sacrificio della Lega, tutti ne usciamo meglio, il Parlamento è stato rispettato e la fiducia è stata evitata”, spiega, invitando il premier Mario Draghi a “non avere paura dell’Aula”. Infine, il leghista rivendica il lavoro sugli emendamenti fatto con FdI e osserva: “E’ opportuno che in questi casi ci siano argomenti che vanno oltre le maggioranze di governo momentanee”.     

La Lega torna così a votare compatta con le altre forze politiche che sostengono il governo, dopo le quattro votazioni sugli emendamenti delle opposizioni in cui si era invece schierata al fianco di FdI contro l’obbligo della certificazione verde (i leghisti si sono astenuti), a sostegno dell’eliminazione dell’obbligo per i ristoranti al chiuso, e a favore dello stop al certificato verde per i minori di 18 anni. Tutte richieste bocciate, ma che hanno lasciato profondi strascichi nella maggioranza, fino ad arrivare a far dire al segretario dem Letta che “il limite è stato ampiamente superato”.    

A far tornare il sereno (almeno per il momento) è la lunga mediazione portata avanti dal governo sugli ordini del giorno, ma anche sulle nuove estensioni del green pass, con la scelta di procedere step by step: il Cdm approva l’obbligo di vaccino per i lavoratori delle Rsa e l’obbligo del green pass a tutto il personale esterno della scuola. Ma è solo il primo round. Durante la riunione a palazzo Chigi, infatti, Draghi mette in chiaro che a breve ci sarà un intervento più ampio di estensione dell’obbligo del green pass. Per ora al termine del Consiglio dei ministri non si registrano tensioni ufficiali: “Oggi in Cdm voto unanime sull’estensione del green pass”, riferisce l’azzurra Mara Carfagna.

Tuttavia nella maggioranza, soprattuto fra le file di Pd e M5s, c’è chi è pronto a scommettere che il clima tornerà a surriscaldarsi: sempre alla Camera è infatti iniziato l’esame in commissione del secondo decreto green pass, che estende l’obbligo del certificato ai trasporti a lunga percorrenza, università e scuole. E già si sono registrate le prime avvisaglie di una futura battaglia. La Lega ha disertato la seduta di ieri preannunciando che il sì al provvedimento non è affatto scontato.

AGI – L’attualità è la discussione sull’estensione sul green pass, con il presidente del Consiglio Mario Draghi determinato ad allargare l’utilizzo della misura, anche se su come e quando restano ancora gli interrogativi. L’obiettivo comunque è agire con gradualità, motivo per cui non si esclude che le misure legate alla Pubblica amministrazione e al settore privato possano essere varate entro settembre ma partire ad ottobre, ovvero dopo le amministrative.

La priorità del governo è quella di affrontare dossier come Alitalia – se ne è discusso in Consiglio dei ministri e i sindacati sono stati ricevuti dal Pd – e, sempre sul fronte del Covid, come procedere con l’iter della terza dose e dell’obbligo vaccinale. E poi c’è il tema del Pnrr (oggi le Regioni, durante l’incontro in Conferenza, si sarebbero lamentate del fatto che si sentono escluse dalla partita e temono poi di essere additate come responsabili, in presenza di ritardi sui lavori e di colpe altrui), della riforma del fisco e della concorrenza, della riforma del lavoro e delle pensioni, della legge di bilancio, della modifica del reddito di cittadinanza, con le polemiche legate alle assunzioni non fatte nei centri dell’impiego e respinte dai ‘governatori’).

Insomma, il dossier del Quirinale dovrebbe essere l’ultimo dei pensieri delle forze politiche. Da qui anche il ragionamento del segretario dem Enrico Letta. “Io – ha spiegato – faccio un appello a tutti i leader politici e a tutti colleghi che sono in politica per una moratoria sul Quirinale: se ne parli il prossimo anno, a gennaio”.

A replicare è stato subito Matteo Salvini: “È lui che continua anche a parlare di Quirinale, probabilmente è la cannabis…”. “Draghi è il presidente del Consiglio e lasciamo che lavori come presidente del Consiglio. L’attualità è che lo appoggiamo come capo del governo, per il futuro c’è da considerare la sua valutazione personale, – ha argomentato, invece, il presidente M5s Giuseppe Conte – mi sembra prematuro parlare di questo tema”.

Dunque l’elezione dle prossimo presidente della Republico è argomento che verrà affrontato più avanti, anche se la notizia che Sergio Mattarella sarà il 16 dicembre in Vaticano per un’udienza di congedo in vista della conclusione del suo settennato al Quirinale ha riacceso i ‘fari’ sulla partita.

Sotto traccia sono soprattutto le seconde file dei partiti a parlarne, anche alla ricerca di eventuali convergenze parallele per evitare che ci sia il caos che portò poi all’allungamento del settennato di Napolitano.

Per ora, si tratta di ragionamenti scritti sulla sabbia. Nel centrodestra, per esempio, c’è chi sottolinea che chiunque sarà eletto deve partire dal presupposto che al leader della coalizione che vince le Politiche deve andare la garanzia della poltrona di Palazzo Chigi. Mentre nell’ex maggioranza rosso-gialla non tutti propendono sul fatto che il ‘piano A’ debba portare alla permanenza del premier Draghi al governo fino a fine legislatura.

Il dossier comunque comicerà a ‘scaldarsi’ dopo le amministrative e si vedrà, al netto dei risultati, se ci sono forze della maggioranza e dell’opposizione che, magari, utilizzando la partita del Quirinale, puntano all’elezione anticipata. Tanti sono i ‘papabili’ per il Colle e diverse le indiscrezioni che al momento – stando ai ‘rumors’ di Montecitorio – accreditano l’attuale presidente della Repubblica e il premier come i favoriti alla corsa. Nero su bianco al momento restano pero’ solo le parole del capo dell’esecutivo. “Trovo un po’ offensivo pensare al Quirinale come altra possibilità, anche nei confronti del presidente della Repubblica”, ha spiegato in conferenza stampa. Un segnale per ritenere che il ragionamento di Letta suoni bene alle orecchie del presidente del Consiglio. 

AGI – Dopo oltre un mese di silenzio “forzato”, dovuto alla pausa estiva, torna la nostra Supermedia dei sondaggi, basata sulle prime rilevazioni realizzate dai principali istituti demoscopici di rientro dalle ferie agostane (periodo durante il quale il reperimento di un campione rappresentativo di italiani è particolarmente complicato).

In assenza di sviluppi clamorosi nella politica italiana, era lecito aspettarsi poche variazioni rispetto all’ultima Supermedia pubblicata il 5 agosto. Eppure, qualche dato significativo c’è eccome. A cominciare da quello di Fratelli d’Italia, che cresce ulteriormente (+0,4) e consolida il suo vantaggio sulla Lega, dopo il recente sorpasso. Il partito di Matteo Salvini invece scende, per la prima volta dopo quasi tre anni e mezzo, sotto il 20%. Come la Lega, anche il Partito Democratico perde quasi mezzo punto (-0,4) e ri-scende al di sotto del 19%.

Meno contenute (e probabilmente dovute a oscillazione statistica) le variazioni relative al Movimento 5 Stelle (+0,2) e Forza Italia (-0,2), nonché agli altri partiti minori, da Azione (3,6%) in giù. Come spesso avviene, le variazioni a livello di singoli partiti possono contare fino a un certo punto, mentre quelle che riguardano le aggregazioni sono più significative.

Così, ad esempio, scopriamo che la somma dei partiti che sostengono il Governo Draghi tocca oggi il suo “minimo” storico, anche se si tratta pur sempre di un dato elevatissimo (72,5%) per una maggioranza parlamentare, molto superiore a quella delle precedenti maggioranze di questa legislatura.

La crescita di FDI (molto più efficace di Sinistra Italiana nel catalizzare i consensi di chi si oppone all’esecutivo) si spiega in effetti con “l’affollamento” delle tante forze politiche eterogenee che sostengono il Governo, che – impegnate come sono a discutere intorno ai provvedimenti dell’esecutivo che sostengono – si ritrovano incapaci di accrescere il proprio consenso.

Le discussioni dell’ultimo periodo riguardano in particolare l’applicazione del Green Pass, che dal 1° settembre è divenuto obbligatorio per utilizzare i mezzi di trasporto a lunga percorrenza, e che da oggi sarà obbligatorio anche per molte categorie di lavoratori.

Nonostante le forti polemiche che hanno accompagnato la decisione dell’esecutivo, e che sono sfociate in una spaccatura al momento del voto in Parlamento quasi il 75% degli italiani si dimostra, secondo SWG, favorevole a questa misura. Disaggregando il dato per elettorati, scopriamo come gli elettori del Partito Democratico e di Forza Italia siano quelli maggiormente convinti della bontà del Green Pass obbligatorio (rispettivamente al 95% e al 91%), ben distanti dai dati registrati dagli elettorati di Lega (71%), Fratelli d’Italia (73,5%) e M5S (82,7%).

Cosa pensano gli italiani del #greenpass obbligatorio per gli spostamenti a lunga percorrenza? Ecco i dati #SWG per @TgLa7 pic.twitter.com/UAO78uG1f0

— SWG (@swg_research)
September 6, 2021

Anche Euromedia mostra numeri simili, mostrando però un atteggiamo ancora più cauto da parte degli elettori di 5 Stelle (73%) e Fratelli d’Italia (67%). Questi ultimi, secondo EMG, sono addirittura favorevoli “solo” al 56%. Da segnalare, sempre secondo Euromedia, anche la presenza di un ulteriore cleavage rispetto a quello legato all’orientamento politico, e che riguarda la distinzione fra i vaccinati e i non vaccinati: fra i primi, il Green Pass è condiviso da oltre il 90% degli intervistati, mentre fra coloro che non vogliono vaccinarsi i contrari arrivano all’89,3%.

Sondaggio @swg_research per il @TgLa7

Il 63% degli italiani è favorevole a rendere obbligatorio il vaccino anti Covid-19, mentre il 23% è contrario. I favorevoli sono più dei contrari negli elettorati di tutti e 4 i partiti principali.

1/ pic.twitter.com/xEkAjkLzem

— YouTrend (@you_trend)
September 7, 2021

Restando in tema, dati molto simili a quelli sul Green Pass emergono dalle indagini relative a un ipotetico obbligo vaccinale. Secondo le indagini di SWG e EMG, questa misura sarebbe fortemente sostenuta dagli elettori di PD e Forza Italia (con oltre l’80-90%), un po’ meno da quelli della Lega (63%) e risulterebbe decisamente più divisivo per gli elettori di FDI (52%), tra i quali la quota di contrari è superiore al 30%. Nel complesso, per entrambi gli istituti, come pure per Ipsos, la misura registrerebbe un gradimento lievemente inferiore al Green Pass, venendo condivisa da più di 6 italiani su 10 (63% per SWG, 64% per EMG e 65% per Ipsos).

Nonostante la risolutezza del premier Draghi (che ha sin qui mostrato di interessarsi ben poco alle polemiche tra i partiti che sostengono il suo Governo), c’è da aspettarsi che il clima resti “effervescente” ancora per un bel po’ di settimane. Il motivo, come spesso avviene nel nostro Paese, è che siamo ormai vicini a un’importante scadenza elettorale: quella del 3 e 4 ottobre, in cui andranno al voto oltre 1.200 comuni (tra cui molte delle principali città, a cominciare da Roma) e una regione (Calabria).

È accaduto molte volte che delle elezioni locali avessero degli effetti dirompenti sugli equilibri politici, e stavolta potrebbe verificarsi la stessa cosa. Il motivo è semplice: nonostante sul piano nazionale – come abbiamo visto – il centrodestra sia di gran lunga la coalizione sulla carta più forte, secondo i sondaggi potrebbe non eleggere alcun sindaco nelle 5 principali città italiane.

Secondo le rilevazioni sin qui effettuate, infatti, solo a Roma il candidato di centrodestra (Michetti) è in vantaggio al primo turno, ma questo vuol dire poco. Nella Capitale, infatti, la situazione è estremamente incerta, e sono ben 4 i candidati che aspirano ad arrivare al ballottaggio: tra questi, Michetti è il primo, ma con poco più del 30% dei consensi rischia di essere sconfitto se al secondo turno dovesse incontrare gli ex ministri (entrambi europarlamentari PD) Roberto Gualtieri (candidato del centrosinistra) o Carlo Calenda (che si presenta come civico); se invece al ballottaggio ci arrivasse la sindaca uscente Virginia Raggi (M5S) la partita sarebbe comunque molto incerta.

Nelle altre città, il centrodestra si trova quasi ovunque a inseguire: a Milano, dove l’uscente Beppe Sala è il favorito; a Napoli, dove l’ex pm Catello Maresca è in forte ritardo rispetto a Gaetano Manfredi; e a Bologna, dove il candidato del PD Matteo Lepore dovrebbe vincere addirittura al primo turno. L’unica situazione un po’ più favorevole al centrodestra è a Torino, dove Paolo Damilano è in vantaggio su Lo Russo (centrosinistra), con buone chance di vincere al ballottaggio (soprattutto se il M5S non si schiererà apertamente per Lo Russo).

Per le Regionali in Calabria, dove il voto è a turno unico, dovrebbero esserci poche sorprese: il favorito è Roberto Occhiuto (centrodestra), che secondo i sondaggi del consorzio Opinio potrebbe superare il 40%. Non essendoci il ballottaggio, ci sono poche speranze per un centrosinistra che è diviso addirittura in 3 candidati: Amalia Bruni (sostenuta da PD e M5S) che secondo il sondaggio non arriverebbe al 30%, l’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris (tra il 15 e il 20%) e l’ex governatore PD Mario Oliverio (circa 10%), tornato in pista dopo le assoluzioni dalle accuse di corruzione che ne avevano causato le dimissioni nel 2019.

NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna, che include sondaggi realizzati dal 26 agosto all’8 settembre, è stata effettuata il giorno 9 settembre sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti Demos (data di pubblicazione: 4 settembre), Euromedia (data di pubblicazione: 5 settembre), SWG (date di pubblicazione: 30 agosto e 6 settembre) e Tecnè (data di pubblicazione: 3 settembre).
La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.

AGI – Via libera del Consiglio dei ministri all’estensione dell’obbligo del Green pass per i lavoratori nel settore della scuola, dell’università e delle Rsa.  Come preannunciato in Aula dalla sottosegretaria Bergamini, il governo ha dato parere favorevole all’odg di FdI sulle cartelle esattoriali e poco dopo l’Aula della Camera ha dato il suo via libera, ampio e trasversale: i voti a favore sono 326, 7 contrari e 9 astenuti (i deputati di Leu).

Il tema è stato al centro di una lunga mediazione tra il governo e le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, che ha portato a un’intesa con il conseguente ritiro da parte di FdI dell’emendamento analogo per trasformarlo in odg. Intesa che ha fatto sì che la Lega, dopo che il governo ha accolto diversi odg leghisti in tema di green pass, abbia deciso di votare a favore del provvedimento.

Mercoledì i leghisti (una riflessione era in corso anche tra gli azzurri) erano intenzionati a sostenere l’emendamento di FdI. Poi la mediazione e l’accordo raggiunto, con l’impegno dell’esecutivo. Tanto che anche FdI ha deciso di ritirare l’emendamento, che non è stato quindi messo in votazione.

La sottosegretaria Debora Bergamini ha spiegato in Aula: “Non c’è l’assenza di volontà politica ma un problema di copertura economica”. Poco prima il capogruppo della Lega, Riccardo Molinari, in una nota spiegava: “Grazie alla trattativa di queste ore portata avanti dalla Lega, il governo si impegna a prorogare ulteriormente i termini delle notifiche delle cartelle esattoriali riferite al periodo relativo all’emergenza della pandemia. Impegno esteso anche a sospendere gli obblighi di accantonamento derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati dall’agente della riscossione. Un aiuto concreto per permettere a milioni di italiani di uscire dalla crisi”.

“La Lega è soddifatta perché, dopo un confronto costruttivo, è riuscita a ottenere dal governo alcuni impegni importanti, confermati in sede di accoglimento di ordini del giorno e che saranno inseriti nei prossimi provvedimenti. Si tratta, tra le altre cose, di milioni di euro per tamponi a prezzo simbolico per i minorenni e le famiglie in difficoltà, estensione della validità a 72 ore del tampone molecolare, il riconoscimento del tampone salivare rapido, il risarcimento per eventuali danni da vaccino, l’esclusione di obblighi estesi e generalizzati, ad esempio per l’utilizzo dei mezzi pubblici. Un altro passaggio importante riguarda rinvio, rateizzazione e rottamazione delle cartelle esattoriali”.

“Il green pass sta funzionando, noi siamo per fare marce avanti e non indietro” afferma da patte sua Enrico Letta “Ho l’impressione che si stia scherzando col fuoco. Servono certezze e determinazione, non si possono accettare ambiguità. Chiedo al governo di tener conto del giudizio della maggioranza degli italiani, di andare avanti nell’estensione del green pass nel pubblico e nel privato, a partire dall’estensione a livello nazionale della norma che la Toscana ha lanciato sull’estensione obbligatoria al personale sanitario”. 

AGI – Nell’Aula di Montecitorio si consuma un nuovo strappo della Lega, che vota a favore di due emendamenti delle opposizioni (Ac e FdI) per eliminare l’obbligo della certificazione verde ai minorenni, ora in vigore dai 12 anni in su.

Entrambe le proposte di modifica vengono bocciate, una a scrutinio palese e la seconda a scrutinio segreto. Ma non è l’unico distinguo leghista, che per il secondo giorno consecutivo spacca la maggioranza: anche sul secondo decreto Green pass, quello che estende l’obbligo del certificato nelle scuole, università e nei trasporti a lunga percorrenza, il partito di Matteo Salvini si muove in difformità dal resto della maggioranza e diserta la seduta della commissione, spiegando che non è scontato il sì dei leghisti al decreto, riferisce la capogruppo dem in commissione Di Giorgi.

La linea “ambigua” e inaffidabile” della Lega fa andare nuovamente su tutte le furie gli alleati di governo: Enrico Letta parla senza esitazioni di “limite ampiamente superato”, mentre Giuseppe Conte chiede ai ‘lumbard’ di “fare chiarezza”.

Da Forza Italia si tenta di gettare acqua sul fuoco: “Nessun problema Lega, al momento mi sembra che la maggioranza non abbia problemi, stiamo lavorando tutti insieme”, sostiene Mariastella Gelmini. La pensa esattamente all’opposto Leu: “La posizione della Lega sul green pass filo no vax è un problema per la maggioranza che sostiene il governo Draghi”, scandisce il capogruppo Federico Fornaro.

“La posizione di Salvini e Meloni contro il green pass e di una parte della sinistra per me è assurda”, afferma Matteo Renzi.

Ma Salvini tira dritto, respinge l’accusa di “ambiguita’”, garantendo di aver informato chi di dovere sui voti leghisti, e riferisce di aver avuto un colloquio con il premier in cui Mario Draghi gli avrebbe assicurato che il green pass non sarà esteso a tutti i lavoratori, ma solo ad alcune categorie. E di fatti domani si riunirà il Cdm per estendere l’obbligo della certificazione verde ma per ora solo nelle scuole, ai lavoratori delle mense e delle pulizie.

Quanto alle accuse di Pd e M5s, Salvini le rispedisce senza patemi ai mittenti: “Ius soli, ddl Zan e oggi la coltivazione della cannabis in casa. Se queste sono le priorità di Pd e 5 Stelle al governo, l’Italia ha un problema”, afferma, riferendosi all’ulteriore distinguo registrato oggi in commissione Giustizia sulla cannabis. Ma questa volta al fianco della Lega e con FdI si schierano anche Forza Italia e Coraggio Italia (mentre i renziani si astengono): il centrodestra compatto vota contro l’adozione del testo base, a diffrenza di Pd, pentastellati e Leu che votano a favore.

E di fronte all’insistente richiesta delle altre forze di maggioranza di fare chiarezza e decidere da che parte stare, se al governo o fuori, Salvini replica nuovamente ostentando tranquillità: “La Lega è orgogliosamente al governo.

Intanto procede a rilento l’esame in Aula degli emendamenti, a causa dell’ostruzionismo di FdI, i cui deputati intervengono a raffica su ogni singola proposta di modifica. Nonostante il voto a favore dei leghisti, pero’, la maggioranza tiene e boccia tutti gli emendamenti, compresi quelli sui tamponi salivari, altro tema caro ai leghisti. Ma il vero banco di prova saranno gli ordini del giorno: lo spiega lo stesso Claudio Borghi, a cui Salvini ha affidato il ‘compito’ di illustrare in Aula la linea della Lega: “Rimane la trattativa per ottenere impegni dal governo sugli ordini del giorno”, scrive sui social.

La Lega ha presentato una decina di ordini del giorno, in cui torna alla carica sia sul no al green pass per i minori che sulla stessa misura che introduce l’obbligo della certificazione verde. E attende il via libera del governo. C’è poi qualche preoccupazione nella maggioranza per un emendamento di FdI sul rinvio delle cartelle esattoriali (da settembre, seppur gradualmente, sono ripartite le notifiche), sul quale potrebbero convergere sia la Lega che Forza Italia.

Ma i riflettori sono puntati soprattutto sul voto finale, sul quale resta l’incognita: la Lega si asterrà o voterà a favore? Sicuramente, non nascondono diversi big della maggioranza, l’astensione sarebbe un “voto politico, una presa di distanza da un provvedimento del governo”. Secondo alcune fonti, qualora arrivi il parere favorevole dell’esecutivo agli odg, i leghisti potrebbero dire si’ al decreto. Ma nulla è ancora scontato. La partita, poi, si sposterà sul secondo decreto green pass, dove si preannunciano nuove tensioni. 

AGI – Le legge che permette la coltivazione domestica della cannabis, sebbene limitata a quattro piantine femmine, muove un passo in avanti con l’adozione del testo base da parte della Commissione Giustizia della Camera. A votare a favore del provvedimento sono stati Pd, M5s, Leu e Più Europa, ma la maggioranza si spacca, con il centrodestra contrario e Italia Viva che si astiene. Il testo prevede che sia consentita “a persone maggiorenni la coltivazione e la detenzione per uso personale di non oltre quattro femmine di cannabis, idonee e finalizzate alla produzione di sostanza stupefacente e del prodotto da esse ottenuto”.

Pene minori

Inoltre, vengono previste pene minori per la ‘lieve entità’. Soddisfatto il relatore del provvedimento e presidente della commissione, il 5 Stelle Mario Perantoni: “La coltivazione in casa di canapa è fondamentale per i malati che ne devono fare uso terapeutico, e che spesso non la trovano disponibile, oltre che per combattere lo spaccio ed il conseguente sottobosco criminale”.

Nuovo fronte nella maggioranza

Il voto di oggi apre però un nuovo fronte di scontro all’interno della maggioranza. Lega e Forza Italia, come da pronostico, hanno votato compatte assieme a Fratelli d’Italia. Blocchi contrapposti che sembrano riproporre quanto visto con il disegno di legge Zan. Tanto che, fra i primi a commentare è  proprio Andrea Ostellari, senatore leghista e relatore del ddl Zan al Senato.

“Quando si parla di droga, non esistono fatti di lieve entità. Esistono vite bruciate e famiglie distrutte. La soluzione al problema non è la depenalizzazione, ma l’incremento delle pene, anche nei confronti dei piccoli spacciatori”, spiega Ostellari: “Le istituzioni devono dare messaggi giusti, senza complicità con una cultura di solitudine e morte. La proposta di legge della Lega c’è ed è chiara, depositata al Senato e alla Camera. Ripartiamo da quella”. 

La linea di FdI

Una linea che punta a rinviare il tema alla prossima legislatura come emerge anche dalla nota del capogruppo e dei componenti della Lega in commissione Giustizia alla Camera: “Abbiamo chiesto il disabbinamento della nostra proposta, perché in nessun modo vogliamo possa essere accostata al testo oggi approvato e per evitare che decada. Potremmo così incardinarla nuovamente e, quando il centrodestra sarà maggioranza di governo, approvarla”.

Modifiche possibili

Di contro, per il deputato Pd Alessandro Zan quella di oggi è “una bella notizia. L’obiettivo”, aggiunge Zan, “è depenalizzare la coltivazione per uso personale, in particolare per fini terapeutici. Anche su questo l’Italia è in ritardo ed è necessario accelerare. Quello della palude, tuttavia, è un rischio ben presente anche all’esponente radicale di Più Europa, Riccardo Magi: “Il testo necessita di ulteriori modifiche affinché si possa fare un sostanziale passo in avanti, ma è urgente in questo momento che la maggioranza che oggi si è manifestata in Commissione si impegni a portare al più presto la proposta in Aula. Va evitato che nell’affollamento dei provvedimenti di iniziativa governativa questo Testo Base non proceda”.

Un colpo alla criminalità

I Cinque Stelle tengono aperta la porta ad eventuali modifiche e, con il capogruppo in Commissione, Eugenio Saitta, spiegano che “si tratta di un testo base, quindi modificabile e migliorabile, che rappresenta un importante passo avanti rispetto a una legge tanto attesa”. Saitta mette l’accento sulle implicazioni terapeutiche e di lotta al crimine organizzato del provvedimento: “Guardiamo all’uso terapeutico per patologie gravi ben sapendo che, alle sofferenze dei malati, si aggiungono i grandi problemi legati all’approvvigionamento come più volte segnalato dai pazienti. Da tempo chiediamo perché non dobbiamo aiutare chi si trova ad affrontare situazioni di sofferenza. Va anche ribadito che questa legge si pone come obiettivo anche quello di combattere lo spaccio di sostanze stupefacenti e le grandi organizzazioni criminali che ne hanno il controllo”, conclude Saitta.  

Un concetto, questo, ribadito anche da Davide Aiello, componente M5s della Commissione Antomafia: “Nelle audizioni che sono state svolte il Procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho e altri illustri auditori hanno evidenziato come la coltivazione a uso personale ridurrebbe la necessità, per il consumatore di droghe leggere, di rivolgersi al mercato illegale e quindi sarebbe un duro colpo per le mafie”, spiega Aiello.

Centrodestra (quasi) compatto

A remare contro il provvedimento potrebbero essere proprio le divisioni nella maggioranza che si sono palesate anche oggi e su cui si sofferma il partito do Giorgia Meloni. “Maggioranza ancora una volta spaccata”, sottolineano i deputati Carolina Varchi e Maria Teresa Bellucci, rispettivamente capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Giustizia e Responsabile del Dipartimento Dipendenze FdI. “In tema di sostanze stupefacenti in commissione Giustizia le sinistre approvano un testo base che finirà inevitabilmente per favorire il consumo di droga oltre a promuovere comportamenti pericolosi che minacciano il diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione”, aggiungono.

“Su questo tema è scontato che non potessero essere d’accordo forze di centrodestra e di centrosinistra. Ed è indispensabile e necessaria una comunione di intenti per impedire che prevalga l’anima sinistra di questo Governo. Come FdI ci batteremo sempre per una vita libera dalle droghe e, in ragione di ciò, ci opporremo convintamente all’approvazione di questo testo votando fermamente contro anche in Aula”.

Unica voce fuori dal coro nel centrodestra è quella di Elio Vito, deputato di Forza Italia: “Testo base ddl Perantoni approvato! Ringrazio il mio gruppo Forza Italia Camera ed il Capogruppo Roberto Occhiuto per avermi dato l’opportunità di manifestare il mio voto favorevole, in coerenza con la mia storia e le mie convinzioni radicali ed antiproibizioniste”. 

AGI – “Ma quale ambiguità, tutti erano informati di tutto” e “alla fine noi votiamo tre o quattro emendamenti. E abbiamo ritirato i nostri perché in caso contrario avrebbero messo la fiducia e non ci sarebbe stata una discussione che io invece credo importante“: il leader della Lega, Matteo Salvini, in un’intervista al Corriere della Sera ha minimizzato la portata della scelta di esprimersi in aula a favore degli emendamenti di Fratelli d’Italia sul Green pass.

“Noi garantiamo un equilibrio tra il diritto alla salute e quello al lavoro, Se avessimo dato retta a Speranza e a quelli come lui oggi saremmo ancora tutti chiusi in casa. A fare la fame”, ha detto Salvini. “Il Pd ormai è il partito dell’ipocrisia. E’ da un anno che tengono in ostaggio il Parlamento con l’omofobia… Io lavoro per aiutare le famiglie e le imprese, lui (il segretario del Pd, Enrico Letta) è quello della patrimoniale e della tassa di successione”.

Il leader leghista ha assicurato che anche su altre iniziative come il giro di incontri con ambasciatori e diplomatici stranieri “Mario Draghi era al corrente di tutto”. “Il mio interlocutore è Draghi, non i singoli ministri. Oggi il nostro obiettivo è che il G20 a guida Draghi serva”, ha aggiunto.

AGI – La maggioranza torna a spaccarsi sull’obbligo del green pass. Non solo a parole e con le dichiarazioni dei leader, come accaduto in tutte queste settimane, bensì plasticamente, con tanto di ‘prova’ sul tabellone elettronico dell’Aula della Camera, in cui vengono registrati gli esiti delle votazioni.

La Lega prima si astiene sugli emendamenti al decreto che introduce la certificazione verde presentati dalle opposizioni (FdI e Ac) che mirano a eliminare tout court l’obbligo in vigore dallo scorso 6 agosto, poi vota assieme a FdI un emendamento a prima firma Giorgia Meloni che chiede di spazzar via l’obbligo del green pass per mangiare al chiuso nei ristoranti.

Entrambe le proposte di modifica vengono rspinte con i voti contrari (e compatti) di Pd, M5s, Forza Italia, Leu, Italia viva e Coraggio Italia. Ma la tensione, in Aula e fuori dal palazzo, è palpabile: pentastellati e dem attaccano i leghisti, accusandoli di “totale incoerenza”.

Matteo Salvini garantisce che il governo è saldo, “zero rischi”, ma il voto al fianco delle opposizioni fa insorgere gli alleati. “Sul green pass chiediamo chiarezza, non si può stare nella maggioranza e votare con l’opposizione. Trovo gravissimo l’atteggiamento della Lega, un atteggiamento che dimostra irresponsabilità e che non è un partner di governo affidabile”, tuona Enrico Letta.

“Non può essere che di fronte a una campagna vaccinale in atto una forza politica che ha addirittura una responsabilità di governo assuma tre atteggiamenti diversi nel giro di poche settimane. Non si può giocare sulla pelle dei cittadini”, incalza il leader M5s Giuseppe Conte.

Ma Salvini tira dritto: “Non penso che il governo dipenda dal fatto che uno voglia andare al ristorante a mangiarsi la pizza con o senza il green pass. Penso che il governo abbia altre sfide ben più ambiziose rispetto a queste“. Eppure la prima giornata di votazioni sul decreto alla Camera si era aperta con un gesto distensivo: la maggioranza, Lega compresa, ha ritirato tutti gli emendamenti e il governo ha deciso di non porre la questione di fiducia. Si apre il dibattito.

Ma il leader leghista, a margine di eventi per la campagna elettorale delle amministrative, mentre in Aula si discute, mette in chiaro: “Se ci sono proposte che noi condividiamo, da chiunque arrivino, noi le sosteniamo“. E così avviene. L’astensione sull’emendamento che boccia l’obbligo del green pass viene annunciata in Aula da Claudio Borghi, tra i pasdaran leghisti contro le misure sulla certificazione verde.

Attaccano gli alleati: “È un atto irresponsabile. Deve finire l’ambiguità di Salvini che in Consiglio dei ministri condivide le scelte del governo e poi in Parlamento lavora per cancellarli in accordo con Fratelli d’Italia. Salvini decida da quale parte stare, se in maggioranza o all’opposizione del governo Draghi. Giochini per convenienze di partito sono inaccettabili”, afferma la capogruppo dem Debora Serracchiani. “Il voto della Lega è una pugnalata a Draghi”, sentenzia il capogruppo di Leu Federico Fornaro.

Più tardi, quando la Lega con il deputato Dimitri Coin annuncia il voto a favore dell’emendamento FdI sullo stop all’obbligo nei ristoranti, e vota di conseguenza, il dem Enrico Borghi scrive sui social: “Quasi 100 parlamentari della maggioranza votano contro il governo. Ormai la doppiezza della Lega viene elevata a sistema. A questo punto la domanda e’ semplice: la Lega non ha piu’ fiducia in Draghi? Lo dica!”.

E il capogruppo M5s Davide Crippa aggiunge: “C’è una questione di coerenza: è il disconoscendo della linea del governo: questa è la linea di Salvini o di Giorgetti?”. Per il ministro pentastellato Stefano Patuanelli “la Lega è diventata il partito del no”. Le votazioni sugli emendamenti riprenderanno domani mattina, ma alla Camera c’e’ chi non esclude che la Lega potrebbe decidere di astenersi anche in occasione del voto finale sul provvedimento. 

AGI – Un Consiglio dei ministri per giovedì non viene escluso all’interno del governo. Potrebbe già portare all’estensione dell’utilizzo del green pass in quei luoghi di lavoro dove sono previsti assembramenti e contatti con il pubblico. Oltre a cinema, palestre e ristoranti, per esempio nei supermercati e nei centri commerciali.

Ma per l’allargamento del passaporto sanitario alle aziende e alle fabbriche si prenderà ancora tempo, anche per la necessità di concordare la linea con i sindacati e per l’esistenza di alcuni nodi irrisolti, come quello sui costi legati ai tamponi che comunque – a parte le categorie fragili – non saranno in ogni caso a carico dello Stato.

Lunedì il presidente del Consiglio Draghi ha incontrato il segretario della Cgil Landini, martedì è stato il numero uno di Confindustria Bonomi ad annunciare la presentazione di un documento al premier al termine della due giorni di incontri con la Federazione delle industrie tedesche.

Nel governo comunque si punta a un unico dl che coinvolga i dipendenti della Pubblica amministrazione e del settore privato ma ancora non c’è una decisione definitiva. Con la possibilità, riferiscono alcune fonti, che ci possa essere un Consiglio dei ministri anche senza la convocazione di una cabina di regia.

Convocazione che non è comunque ancora arrivata mentre si attende un incontro annunciato ma non ancora avvenuto tra il presidente del Consiglio e il leader della Lega Salvini. In ogni caso il Capo dell’esecutivo non si discosta dalla linea della fermezza.

La determinazione è quella di allargare l’utilizzo del passaporto sanitario ma si tratterà di aprire una trattativa con la Lega che oggi nell’Aula della Camera ha prima ritirato gli emendamenti al green pass e poi votato con Fratelli d’Italia e Alternativa c’è a scrutinio segreto la proposta di sopprimere il primo comma dell’articolo 3, relativo all’obbligo della certificazione verde nei ristoranti. Da qui lo scontro aperto nella maggioranza con le proteste di Pd e Movimento 5 stelle.

“Il governo rischia zero”, ha affermato Salvini. Ed anche il premier Draghi è convinto che l’esecutivo resti comunque al riparo. Ma la decisione del leader della Lega di convergere sulle posizioni di Fratelli d’Italia non sarebbe stata gradita. “Ormai la doppiezza della Lega viene elevato a sistema. A questo punto la domanda è semplice: la Lega non ha più fiducia in Draghi ? Lo dica!”, attacca il dem Borghi. “Chiediamo chiarezza, non si può stare nella maggioranza e votare con l’opposizione. L’atteggiamento della Lega è irresponsabile”, l’affondo del segretario dem Letta.

“Salvini decida da che parte stare”, la richiesta del Pd. “Per la prima volta si è palesato in Aula un voto di appoggio da parte di una forza di maggioranza a un emendamento presentato dall’opposizione. C’è una questione di coerenza”, l’attacco del capogruppo pentastellato Crippa. “Sono favorevole al green pass e se necessario sono favorevole all’obbligo della vaccinazione se ce lo dice la comunità scientifica”, il parere del presidente M5s, Conte. Per il capogruppo di Leu alla Camera, Fornaro, dalla Lega “è arrivata una pugnalata a Draghi”. 

AGI – Tutti i partiti della maggioranza, compresa la Lega, la formazione più critica, hanno ritirato gli emendamenti e il governo non quindi posto la questione di fiducia al decreto Green pass, all’esame dell’Aula della Camera. Matteo Salvini ha accolto con favore il mancato voto di fiducia su un tema così divisivo all’interno del suo partito. Ma ha anticipato che la Lega potrebbe votare alcuni degli emendamenti critici presentati dall’alleato di centrodestra all’opposizione, ovvero Fratelli d’Italia. Mentre, dal fronte governativo, il ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Enrico Giovannini ha rassicurato leghisti e governatori di centrodestra sostenendo che “non si può imporre” il certificato verde “anche sul trasporto pubblico locale perchè dal punto di vista organizzativo non sarebbe gestibile”.

A Montecitorio, la Lega, diversamente dagli altri partiti di maggioranza, ha votato a favore della richiesta avanzata da Fratelli d’Italia di accantonare gli emendamenti soppressivi dell’articolo 3 del dl, presentati sia dalla stessa FdI che dall’Alternativa c’è. La richiesta di accantonamento è stata respinta con 153 voti di differenza: hanno votato contro l’accantonamento Pd, Iv, Leu, M5s e Forza Italia. hanno invece votato a favore FdI, Lega e Ac. Prima che l’Aula decidesse di non procedere all’accantonamento, la Lega aveva comunque annunciato l’astensione dalla votazione, a scrutinio segreto, degli emendamenti (diversamente da quanto fatto in commissione Affari sociali dove aveva votato a favore) per contribuire a creare un “clima costruttivo”.

Il centrodestra continua a essere diviso. “L’economia si sta riprendendo e abbiamo il dovere di assecondare questa ripresa mettendo il maggior numero possibile di italiani in sicurezza”, scandisce il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani. “Forza Italia sostiene l’allargamento dell’utilizzo del green pass a tutti i lavoratori, pubblici e privati e riteniamo si debba fare di tutto per arrivare entro i primi giorni di ottobre all’immunità di gregge – ribadisce -. E’ un obiettivo ambizioso che può, però, essere raggiunto grazie al lavoro del generale Figliuolo e di tutto il personale sanitario italiano che è di altissimo livello”. “Chi dice no al green pass viene identificato con i no vax, mi pare una cosa paradossale”, lamenta, dal canto suo, la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Il certificato verde “non ci mette al riparo dal contagio” del virus, sottolinea Meloni.

Nella Lega le sensibilità restano diverse. “Ritirati gli emendamenti della maggioranza. A seguito di ciò il governo ha detto che non ci sarà fiducia e si potrà discutere in aula il decreto Green pass. Mi sembra doveroso per un minimo rispetto al Parlamento”, scrive su Twitter il deputato leghista Claudio Borghi. “Evitando la fiducia si discuteranno e voteranno gli emendamenti di opposizione articolo per articolo – aggiunge – Si discuteranno gli emendamenti di opposizione, in gran parte coincidenti con quelli ritirati. È questione di forma ma la sostanza è che si discuterà e si voterà articolo per articolo”. “La percentuale delle persone che ha aderito al piano vaccinale è altissima e non avremo problemi – obietta, da Milano, il governatore leghista Attilio Fontana -. Il numero di chi anche all’interno della scuola non potrà svolgere i propri compiti è assolutamente marginal. Ma resta il fatto che il Green pass è secondo noi l’unico modo di uscire dalla fase di emergenza e scongiurare nuove chiusure”.

“In base a quante nostre proposte verranno accolte ci comporteremo di conseguenza, non è mai stata in discussione la fiducia in Draghi o in questo governo”, annuncia Salvini. “Qualcuno voleva mettere la fiducia, eliminando la discussione in Parlamento. Invece – prosegue il leader leghista- il Parlamento esiste per parlare, per discutere, e quindi già questo è un passo in avanti per quanto ci riguarda. Noi abbiamo dimostrato buona volontà ritirando tutti gli emendamenti e trasformandoli in ordine del giorno. E’ chiaro che se ci bocciano le proposte, voteremo di conseguenza. Come Lega stiamo insistendo sui tamponi gratuiti soprattutto per minori, disabili e famiglie con figli, per garantire scuola e università per tutti”.

A favore dell’obbligo vaccinale si schiera invece il leader del M5s Giuseppe Conte. “Se si arriverà, alla luce dei dati epidemiologici e delle condizioni che ci saranno, alla proposta di rendere obbligatorio il vaccino non lo escludiamo affatto. In questo momento comunque credo che lo strumento su cui puntare sia il green pass in tutti i luoghi di aggregazione, confronto e affollamento”, dice l’ex presidente del Consiglio. “Prima si chiude la campagna vaccinale, prima metteremo in sicurezza i cittadini e prima ripartira’ l’economia”.

Intanto, la proposta di obbligo di certificazione verde per l’accesso all’Aula della Camera mette d’accordo un asse trasversale che va da FdI a Pd, Iv e Coraggio Italia.

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