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Dopo il voto favorevole dell’Europarlamento a Ursula Von der Leyen, la destra intravede il pericolo di un Governo M5s-Pd in Italia. Nicola Zingaretti, segretario del Pd, risponde così alle domande dei giornalisti: “Smentisco l’ipotesi di un Governo Pd-M5s, come si teorizza. Se ci sarà una crisi di Governo, la nostra posizione è e rimane quella di ridare la parola agli italiani con le elezioni anticipate”.

Sul voto positivo di ieri del Movimento 5 Stelle a Ursula Von der Leyen, Zingaretti commenta: “È stata una scelta autonoma di M5s. Condividiamo il giudizio positivo sulla piattaforma presentata da Von der Leyen sul rinnovamento delle istituzioni Ue, i migranti e l’ambiente. Il voto di ieri ha anche confermato che nell’Europarlamento sono presenti forze che vogliono distruggere la Ue”.

Da una parte il Pd che rilancia sull’ostruzionismo sui lavori parlamentari fino a quando Matteo Salvini non verrà in Aula a riferire sui presunti finanziamenti russi alla Lega; dall’altra il Movimento 5 stelle che accusa il vicepremier della Lega di aver invitato i sindacati al Viminale non per discutere di manovra ma per sviare l’attenzione sul ‘caso Russia’.

Il ministro dell’Interno, sempre più nel mirino di opposizione e alleati, apre alla possibilità di riferire sulla vicenda durante il question time (“In Parlamento – dice – ci vado ogni settimana, fa parte del mio lavoro. E rispondo a quello che mi chiedono”), ma allo stesso tempo ribadisce di non essere coinvolto nel cosiddetto ‘affaire Metropol’ e che il suo partito non ha preso soldi. “

Mi sembra – sottolinea – siano dieci giorni che qualcuno parla del nulla, ognuno occupa il suo tempo come vuole. Io mi occupo di vita reale, di problemi veri cercando di risolverne un po’”. Ed ancora: “Hanno assoldato pure James Bond per trovare questi soldi. Sono attaccato da chi governa con me, la mia pazienza non è infinita”.

“Con Conte nessun incidente”

In ogni caso Salvini spende più di una parola su Savoini: “Lo conosco da 25 anni, dai tempi dell’Università statale di Milano. L’ho sempre ritenuto persona corretta e fino a prova contraria continuo a ritenerlo persona corretta. Punto”. Il segretario del partito di via Bellerio nega ogni tipo di attrito con il presidente del Consiglio (“Con Conte nessun incidente”) ma dal Carroccio non si nasconde affatto il momento di scontro all’interno del governo: “Il governo andrà avanti? È difficile dirlo, Salvini ci mette tanta buona volontà, bisogna capire se questo caos prima o poi finisce o prosegue; se questa continua situazione di tensione non termina è piu’ difficile andare avanti”, taglia corto il viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia.

Di Maio è “stufo dei tentennamenti”

“Penso – è l’opinione di Luigi Di Maio – che in questo momento il governo possa saltare solo se non si fanno le cose per gli italiani, io sinceramente sono un po’ stufo dei tentennamenti nella maggioranza sull’acqua pubblica, parlo della Lega, sul salario minimo e su tanti altri temi”.

Sulla necessità che Salvini riferisca in Parlamento interviene anche il presidente della Camera Roberto Fico: “Se riportiamo il dibattito dentro il Parlamento è sempre qualcosa di positivo e di giusto”. La terza carica dello Stato domani vedrà il segretario dem Nicola Zingaretti che intanto questa sera incontrerà il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, proprio per insistere sulla necessità di un dibattito parlamentare sui rapporti tra la Lega e Mosca. E il capogruppo del Pd a Montecitorio Graziano Delrio avverte: “Salvini non pensi di cavarsela in due minuti al question time”. Intanto la procura milanese fa sapere che non c’è necessità di sentire il vicepremier del partito di via Bellerio.

Non c’è necessità da parte della procura milanese di sentire Matteo Salvini nell’ambito dell’indagine sui presunti finanziamenti russi alla Lega. Lo ha affermato il procuratore Francesco Greco. “Assolutamente no”, ha risposto alla domanda dei giornalisti”. 

“Le indagini sono lunghe, laboriose, complesse, internazionali”, ha aggiunto, specificando che oggi non sono previsti interrogatori ma solo “un confronto di idee tra i magistrati”. In mattina si è svolto un vertice tra Greco e il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, che segue le indagini assieme ai pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro. Quanto alla possibilità di una rogatoria in Russia, Greco ha chiarito: “Se anche la facciamo abbiamo bisogno di tempo per tradurla”.

I 28 eurodeputati della Lega sono aperti “in linea di massima” a votare a favore della presidente designata della Commissione europea, la tedesca cristiano-democratica Ursula von der Leyen. Come spiega il capogruppo di Identità e Democrazia Marco Zanni all’Agi, “aspettiamo maggiori aperture su programma e commissario italiano, poi decidiamo stasera, in linea di massima siamo aperti all’appoggio”. Il voto di fiducia del Parlamento alla von der Leyen, che interverrà in aula stamattina, è previsto per le 18.

Il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha commentato con parole durissime, su Facebook, la presenza di Armando Siri, chiamato da Matteo Salvini come consigliere economico della Lega, all’incontro tra il ministro dell’interno e le parti sociali: “Per quanto riguarda la partecipazione dei sindacati al tavolo con Siri affar loro. Se vogliono trattare con un indagato per corruzione messo fuori dal governo, invece che con il governo stesso, lo prendiamo come un dato. E ci comportiamo di conseguenza”.

“Ora ho capito- ha aggiunto Di Maio – perché alcuni sindacati attaccano la nostra proposta sul salario minimo, per tutti stipendi di almeno 9 euro lordi l’ora, quando abbiamo milioni di lavoratori sfruttati e sottopagati. Parlino pure con Siri, parlino pure con chi gli vuole proteggere le pensioni d’oro e i privilegi. Hanno fatto una scelta di campo, la facciamo pure noi! Per quanto mi riguarda, basta recite, pensiamo a governare!”.  

Anche il premier Giuseppe Conte aveva sottolineato la presenza inopportuna di Siri nel tavolo di lavoro indetto da Salvini: “Se siamo nella logica di un incontro di partito, ci sta bene la presenza di Siri, se siamo nella logica di un incontro governativo, allora la presenza di Siri non ci sta bene”.  

“La manovra economica viene fatta qui, con il ministro dell’Economia e tutti i ministri interessati. Non si fa altrove, non si fa oggi e tengo a precisare che i tempi li decide il presidente del Consiglio. I tempi non li decidono altri”. Così il premier Giuseppe Conte, commentando coi cronisti l’incontro del ministro dell’Interno Matteo Salvini con le parti sociali al Viminale.

“Se oggi qualcuno pensa che non solo si raccolgono istanze da parte delle parti sociali ma si anticipano dei dettagli di quella che ritiene debba essere la manovra economica, questo non è corretto affatto e si entra sul terreno di scorrettezze istituzionale”, ha poi detto il premier.

“Se siamo nella logica di un incontro di partito, ci sta bene la presenza di Siri, se siamo nella logica di un incontro governativo, allora la presenza di Siri non ci sta bene”, ha aggiunto Conte, commentando la presenza dell’ex sottosegretario leghista Armando Siri al vertice, “che un leader di una forza politica voglia incontrare le parti sociali, la ritengo una cosa buona e giusta. Anche il ministro e vicepresidente Di Maio potrebbe fare altrettanto per M5s”. 

“Non voglio sostituirmi al premier”

“Senza voler togliere il lavoro a nessuno e senza volersi sostituire a nessuno è nostro dovere raccogliere suggerimenti di chi produce in Italia”. Così Matteo Salvini ha rivendicato il diritto di incontrare le parti sociali sulla manovra al Viminale, malgrado le perplessità fatte trapelare da Palazzo Chigi già la settimana scorsa.

 “È l’inizio di un percorso – ha detto Salvini secondo quanto riferiscono alcune fonti – Non vogliamo sostituirci al presidente del Consiglio”. Salvini avrebbe inoltre affermato che il governo sta preparando una manovra economica anticipata raccogliendo i suggerimenti delle parti: “La manovra economica la facciamo insieme”. 

 L’incontro sarà seguito da un prossimo appuntamento tra fine luglio ed agosto, entro la fine dell’estate, ha detto ancora Salvini secondo quanto riferiscono delle fonti. “Vogliamo definirne i punti tra luglio e agosto e vogliamo raccogliere i vostri suggerimenti”, avrebbe affermato. Tra i temi citati da Salvini la riduzione della tassazione, la pace fiscale, la necessità di far ripartire i cantieri: un tema su cui ancora non ci siamo – avrebbe sottolineato – è quello della semplificazione.

A Siri il compito di illustrare la flat tax

L’obiettivo della Lega è la flat tax con un’unica deduzione fiscale che assorbirà tutte le altre portando al 15 per cento l’aliquota fino a 55 mila euro di reddito. Lo avrebbe detto l’ex sottosegretario, ideologo della flat tax per la Lega, Armando Siri, al tavolo in corso al Viminale con le parti sociali. Secondo quanto riferiscono delle fonti, Siri ha spiegato che ci saranno benefici per 20 milioni di famiglie e 40 milioni di contribuenti, con un grande impulso ai consumi.

L’impatto del provvedimento sarebbe pari a risparmi pari a 3.500 euro per una famiglie monoreddito con un figlio. L’ intenzione – avrebbe aggiunto – è di portare nelle tasche degli italiani 12- 13 miliardi di euro. Nessuno – ha precisato – perderà un centesimo nessuno pagherà di piu’ rispetto a quanto paga già.

Chi c’è all’incontro

Tra gli invitati, tutti i segretari generali dei sindacati – tra cui Annamaria Furlan per Cisl, Carmelo Barbagallo per Uil e Maurizio Landini per Cgil – il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, quello di Confcommercio, Carlo Sangalli, Daniele Vaccarino per Cna ed Ettore Prandini per Coldiretti.

Per la Lega presenti l’ex sottosegretario e ideologo della flat tax Armando Siri, oltre a i vice ministri al Tesoro e al Mise Massimo Garavaglia e Dario Gali, i sottosegretari Claudio Durigon, Massimo Bitonci, e Guido Guidesi, e i presidenti delle commissioni Finanze del Senato e Bilancio della Camera, Alberto Bagnai e Claudio Borghi.

“Vorrei far sapere a Luigi Di Maio e Giuseppe Conte che all’incontro di questa mattina al Viminale, tra Salvini e le parti sociali accanto al Ministro siede il senatore Siri, come se niente fosse successo, come un sottosegretario qualsiasi. E i CinqueStelle stanno a guardare…”, scrive su Twitter il deputato del Partito democratico Emanuele Fiano.

La sindaca di Torino Chiara Appendino ha sollevato dal suo incarico e revocato questa mattina le deleghe al vicesindaco Guido Montanari. “La decisione – spiega la stessa sindaca – segue le frasi pronunciate sul Salone dell’Auto che non hanno visto smentita”.

“Una scelta non facile dal punto di vista umano – aggiunge Appendino – ma che ho ritenuto necessaria nell’ interesse della Città e della sua immagine”. “Al prof. Guido Montanari – conclude – va il ringraziamento per il lavoro svolto in questi tre anni”

“Aiutiamoli a casa loro”. Finora per la Lega era ‘solo’ uno slogan, ora è arrivata una proposta di legge depositata a Palazzo Madama che va concretamente in questa direzione. Primo firmatario il senatore Toni Iwobi – è stata sottoscritta dal capogruppo, Massimiliano Romeo, e dagli altri esponenti del partito di via Bellerio al Senato – l’obiettivo, in sostanza, è quello di favorire la cooperazione, far sì che arrivino fondi ai Paesi da dove provengono i migranti.

Si coinvolgono perciò “gli ipermercati, supermercati, discount alimentari e grandi magazzini”, che dovranno “dotarsi di un sistema telematico finalizzato ad effettuare donazioni al Fondo Rotativo per la cooperazione allo sviluppo”. Non è – più solo – lo Stato, dunque, ad attivarsi, ma si permette ai clienti dei supermercati e dei centri commerciali di “effettuare donazioni, stabilendo volontariamente la somma da donare, il cui importo è indicato sulla ricevuta di pagamento”.

L’esecutivo deve intervenire per indicare “le tipologie di progetti da finanziare, incidenti principalmente sul settore agricolo, su quello sanitario, sull’istruzione, sulla formazione professionale, sulle fonti di energia e sulle infrastrutture”.

Il partito di via Bellerio coinvolge anche, ma non solo, uno dei ministeri guidati da Luigi Di Maio: “Con decreto del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze e con il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità di attuazione delle disposizioni”, si sottolinea nella premessa del testo.

L’indicazione della Lega tuttavia è chiara: gli aiuti devono andare a quei Paesi “da cui si concentrano le migrazioni di carattere economico dirette verso l’Italia”.

Iwobi spesso è intervenuto sul tema dei migranti. “Bisogna attivarsi per permettere in loco agli africani di riavere dignità e libertà. L’Africa è stata depredata, occorre superare la falsa accoglienza. Tutti si impegnino, non basta lo Stato”, il ‘refrain’ del senatore italo-nigeriano. La legge sarà incardinata nelle commissioni Bilancio e Esteri di Palazzo Madama.

La Lega rimarca che “la cooperazione internazionale allo sviluppo è da moltissimo tempo parte integrante della politica estera del nostro Paese”, ricorda la Carta delle Nazioni Unite e l’articolo 11 della Costituzione in cui è inserita “l’apertura alla comunità internazionale ed alle organizzazioni finalizzate al perseguimento della pace e della giustizia tra le nazioni” e soprattutto insiste sulla necessità di arrivare ad “un processo di integrazione europea”.

Tuttavia “affinché le norme programmatiche” sulla cooperazione internazionale non restino solo sulla Carta, “è indispensabile – questo l’obiettivo indicato nella legge – pensare ad azioni concrete per favorire la cooperazione e lo sviluppo. A tal fine, esistono diversi interventi cui il nostro Paese partecipa attivamente ed è più che opportuno che si dia possibilità anche i singoli cittadini di contribuirvi, anche attraverso piccole azioni da realizzare nei momenti della quotidianità”.

Per ora è gelo M5s: “La Lega si occupi dei rimpatri e non faccia propaganda”, spiegano fonti parlamentari pentastellate. Salvini da tempo preme sulla possibilità di attenuare il flusso delle migrazioni “promuovendo interventi di sviluppo in Africa” ma “le risorse complessive per la Cooperazione – rimarcano le stesse fonti – sono diminuite. È solo campagna elettorale”.

“Un doveroso chiarimento. Continuano a pervenire alla Presidenza del Consiglio richieste di informazioni sulla presenza del sig. Gianluca Savoini alla cena che si è tenuta a Roma, a Villa Madama, la sera dello scorso 4 luglio, in onore del Presidente Putin. Come già anticipato, il Presidente del Consiglio non conosce personalmente il sig. Savoini”. È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

“La cena è stata offerta dal Presidente Conte e l’invito è stato esteso anche a tutti i partecipanti al Forum di dialogo italo-russo delle società civili – sottolinea la nota – che si è tenuto il pomeriggio dello stesso giorno presso la Farnesina. Il suddetto Forum è stato organizzato dalla Presidenza del Forum stesso e dall’Ispi. Dopo aver compiuto tutte le verifiche del caso, si precisa che l’invito del sig. Savoini al Forum è stato sollecitato dal sig. Claudio D’Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del Vicepresidente Salvini, il quale, tramite l’Ufficio di Vicepresidenza, ha giustificato l’invito in virtù del ruolo dell’invitato di Presidente dell’Associazione Lombardia-Russia e ha chiesto ai funzionari del Presidente del Consiglio di inoltrarla agli organizzatori del Forum. L’invito alla cena del sig. Savoini è poi stata una conseguenza automatica della sua partecipazione al Forum”, conclude la nota. 

Leggi anche: “Salvini: “Non vado in Aula a parlare di fantasie”. E spunta una mail di Savoini

Enzo Moavero Milanesi illustrerà il piano italiano migranti lunedì 15 luglio a Bruxelles al Consiglio Affari Esteri per una riflessione con i colleghi europei: ci lavora dal giorno in cui fu nominato ministro degli Esteri, ne ha parlato giovedì scorso con il premier Giuseppe Conte e con il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Lo annuncia in un’intervista al Corriere della Sera. “Negli ultimi tempi – spiega – ci sono stati accordi sulla distribuzione dei migranti fra Paesi prima dello sbarco. Ma non possiamo continuare a procedere caso per caso, cercando ogni volta soluzioni d’emergenza. Bisogna trovare un meccanismo strutturato, di carattere stabile”.

Per il ministro, bisogna uscire “dalla tirannia delle emergenze e dell’emotività. Obiettivamente, sui flussi migratori sino ad oggi ogni Paese tende a reagire in maniera sovranista. Ma riusciremo a governarli solo con una vera politica europea equilibrata, fatta di molti elementi”.

Secondo Moavero, “il primo livello è fare di più prima che le persone inizino a migrare. Occorrono investimenti maggiori, con finanziamenti sufficienti, nei Paesi dai quali si parte”. Aggiunge il ministro: “Si può pensare anche all’emissione di appositi titoli europei di debito”. Inoltre, “è giusto che quei migranti che legittimamente chiedono asilo possano farlo in luoghi il più possibile vicini a quelli che sono costretti a lasciare”. Significa che ci sarebbe una distribuzione dei rifugiati in Europa? “Il sistema funziona – osserva il ministro – solo se un numero sufficiente e consistente di Stati Ue aderisce. Specie i più grandi. Per la ripartizione ci vuole un metodo con criteri oggettivi e chiari”.

Sulla possibilità di riportare missioni navali europee nel Mediterraneo, Moavero risponde positivamente ma la condizione è che vengano stabilite “regole idonee”: “le missioni europee nel Mediterraneo non possono continuare a prevedere che tutti i salvati siano portati in Italia”.

Per il ministro, inoltre, “c’è una strada per ridurre gli oneri per lo Stato dove sbarcano i migranti. Lo sbarco va scollegato dal concetto di ‘primo arrivo’ stabilito da Dublino e i migranti andrebbero accolti in ‘aree franché da crearsi nei vari Paesi Ue”. “Si tratterebbe di centri controllati”, “tutti i Paesi Ue affacciati sul Mediterraneo potrebbero averne. Ma il soggiorno di chi sbarca sarebbe di pochi giorni, perché poi le persone andrebbero subito distribuite anche in altri Stati Ue dove si verificherebbe il loro diritto all’asilo. Così, operando su numeri ripartiti e minori, tutto procederebbe meglio”.

Leggi qui l’intervista integrale al Corriere della Sera

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