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AGI – “La politica deve impegnarsi a risollevare la convivenza umana dalla ingiustizia, dai soprusi e dalla illegalità”. Non esistono altre strade per l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, che con AGI riflette sull’imminente momento elettorale e sulla cronaca che restituisce alla vigilia del voto la notizia degli arresti di candidati alle Regionali siciliane. Due in 48 ore: a Catania per corruzione, a Palermo per scambio elettorale politico-mafioso.

“In questo momento così complesso – aggiunge don Corrado – è necessario assumere un impegno politico e amministrativo a partire dalla consapevolezza della delicatezza di questa fase, che ci richiede una grande libertà interiore, una grande determinazione nel perseguire solo ciò che può aiutare la convivenza umana”.

Occorre una svolta etica e sociale della politica e una responsabilità collettiva. Innazitutto, politici e amministratori – è il monito del vescovo – perseguano solo il bene comune e non gli interessi personali e oscuri.

Ciò è decisivo “in una città e in una regione, oltre che in una nazione – prosegue il vescovo Corrado – dove c’è tanta sofferenza. Per questo non si possono avere assolutamente altre finalità. Servono persone che amino realmente la città umana, perché c’è tanta gente che soffre oggi. E la politica serve affinché tutti possano perseguire la giusta felicità nella città negli uomini”.        

Una realtà, una “città degli uomini, che, se ha delle contraddizioni profonde e pesanti, “proprio per questo – avverte l’arcivescovo Lorefice – ci impone di essere impegnati a risollevare la convivenza umana dalla ingiustizia, dalla illegalità, dal sopruso”. Soprattutto, si tratta di “liberare le fasce  più deboli. E’ dalle fasce più deboli che bisogna ripensare l’impegno politico e amministrativo”. 

AGI – “Siamo pronti”, rilancia Giorgia Meloni; “Bruxelles, Parigi e Berlino si mettano il cuore in pace. Domenica votano gli italiani”, urla Matteo Salvini; “Scholz pensi al tetto del gas non al voto in Italia” dice Maurizio Lupi; “il centrodestra è unito”, afferma Silvio Berlusconi.

Il centrodestra si presenta giovedì sera in piazza del Popolo a Roma per prendere l’impegno di “governare cinque anni”. Rispedendo al mittente tutti gli attacchi piovuti in campagna elettorale e i timori che qualora la coalizione dovesse vincere le elezioni l’Italia rischierebbe di finire nel baratro.

Il messaggio è quello che sottolinea Giorgia Meloni: “La sinistra sostiene che “all’estero non sono contenti”, che “l’Europa non consentirà” un governo di centrodestra, “il circolo del golf di Capalbio è preoccupato. E poi gli attori, i cantanti e gli influencer di TikTok… Ma sapete cosa? Non ci interessa cosa dice questa gente, ma come la pensano gli italiani”.

Apre il Cavaliere con lo sguardo tra il passato e il futuro. “Noi 28 anni fa ci siamo uniti per rappresentare l’italia delle famiglie e delle imprese. Ci siamo dati come missione la difesa dall’oppressione fiscale, burocratica e giudiziaria”, osserva. Ed ancora: “Abbiamo lavorato sempre per costruire un centro destra capace di restare unito; capace di vincere le elezioni; capace di governare il Paese. Un centro destra autorevole, credibile e rispettato in Europa e nel mondo. E ci siamo perfettamente riusciti”.

Poi l’ex premier riprende i cavalli di battaglia di FI. Dalla difesa della libertà alla giustizia, “vogliamo un’Italia dove non ci siano giudici che usino i loro poteri per colpire ed eliminare gli avversari politici”.

Tocca poi al leader dei Moderati Lupi: “Ci hanno un po’ rotto nel descrivere la proposta politica del centrodestra come divisa tra moderati e populisti”, finalmente “avremo un governo eletto, un’Europa che si occupi del tetto al prezzo del gas e si occupi meno di Una democrazia forte e solida che è quella italiana, che saprà scegliere il suo governo, autorevole, di centrodestra, con gli elettori che sceglieranno il leader”.

Il messaggio che arriva dalla chiusura della campagna elettorale è la rivendicazione di poter governare il Paese senza ascoltare gli allarmi che arrivano dalla Cancelleria. Salvini è netto: “Non cambieremo collocazione internazionale. Non siamo al soldo di nessuno ma io voglio un’Italia a testa alta” che non va “a prendere ordini da qualcun altro. Sono stufo di leggere che da mezzo mondo spiegano come dobbiamo votare”, “domenica votate voi”, nessuno – spiega il leader della Lega che rilancia anche l’abolizione del canone Rai – “potrà influenzare il voto”, “si mettano il cuore in pace a Berlino, Parigi e a Bruxelles.

Nel mirino Letta: “È dovuto andare a Berlino per avere un incoraggiamento” ma “se ci date una mano lo rimandiamo a Parigi”. A puntare su un’Italia “a testa alta” in Europa e nel mondo, sulla stessa lunghezza d’onda, è anche Giorgia Meloni: “Ci teme chi vorrebbe un’Italia debole nel contesto internazionale, noi vogliamo un’Italia forte nel contesto internazionale”, “ci temono quelli che hanno controllato la vita dei cittadini, noi siamo per la libertà” e il discorso “vale anche per come intendiamo affrontare l’eventuale ritorno di una pandemia, non piegheremo più le nostre libertà fondamentali. Poi ci temono i ladri, gli spacciatori, i mafiosi, gli stupratori e fanno benissimo, noi garantiremo sicurezza, certezza della pena costruendo nuove carceri, lo faremo per i più deboli di questa società. E in ultimo ci temono gli scafisti, noi faremo quello che fanno tutto i paesi europei: difenderemo i confini”.

“La sinistra sta lì a blaterare che tutti hanno paura ma gli unici ad avere paura sono loro perché hanno capito che sta per finire il loro sistema di potere”, osserva il presidente di FdI. “Non ha paura l’Italia della gente per bene, l’Italia produttiva, l’Italia delle donne che non chiedono quote ma servizi e meritocrazia, i giovani che non vogliono scappare dalla loro terra, non hapaura chi sogna un’Italia orgogliosa, fiera della sua Nazione e della sua bandiera. Quell’Italia è pronta, noi siamo pronti, domenica fino all’ultimo voto per restituire libertà, orgoglio e la grandezza che merita a questa nazione”, spiega Giorgia Meloni che poi annuncia: “Siamo pronti subito a disaccoppiare il prezzo dell’energia da quello del gas, a livello nazionale” e “se abbiamo i numeri, siamo pronti a fare il presidenzialismo anche senza la sinistra”.

“Lo Stato – continua – non produce ricchezza, la producono le imprese e i lavoratori, lo Stato non deve rompere le scatole a chi vuole fare. Per troppo tempo lo stato ha trattato i cittadini come sudditi”. “A sinistra – è il messaggio del presidente di Fdi – parlano di noi perché non hanno niente da dire. Dicono che siccome la Meloni è pericolosa, turatevi il naso e votate a sinistra. Ma questo Paese si è turato il naso fin troppo, forse è arrivato il momento di non turarsi più il naso e respirare a pieni polmoni perché l’aria che si respira qui è aria di libertà”.

AGI – Una difesa a spada tratta del reddito di cittadinanza con la consapevolezza che la misura “va rafforzata”. Giuseppe Conte all’AGI ricorda che “questa misura protegge oltre 3 milioni di persone e il 46% dei percettori sono ‘lavoratori poveri’”.

E allo stesso tempo sferza i ‘governatori’. “Quanto alle politiche attive e ai Cpi (di competenza regionale), 14 Regioni su 20 sono governate dal centrodestra: devono fare di più”, sottolinea. Il presidente M5s illustra le proposte di politica economica del Movimento 5 stelle. Dal salario minimo a 9 euro lordi l’ora alla lotta ai ‘contratti pirata’; “riduzione delle tipologie contrattuali e ripristino del meccanismo delle causali previsto dal decreto Dignità; stop stage e tirocini gratuiti, stabilendo un compenso minimo, taglio totale dell’Irap per tutte le aziende e taglio del cuneo fiscale sia dal lato dei lavoratori sia da quello delle imprese”.

Alle porte un autunno pesantissimo

Ma il discrimine del voto del 25 settembre per l’avvocato di Volturara Appula si può riassumere in questo modo: “Faccio spesso l’esempio della transizione ecologica: questo è il momento di scegliere se stare dalla parte delle fonti fossili, del negazionismo dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento o, come noi, stare dalla parte delle Rinnovabili, del contrasto ai cambiamenti climatici, della protezione dell’ambiente”. Oltre alla volontà di mettere fine “alle paghe da fame” c’è la consapevolezza che “alle porte c’è un autunno che si preannuncia pesantissimo per tante famiglie e imprese”.

Tassazione vera degli extra-profitti

Per questo motivo la richiesta è di puntare “subito una vera tassazione degli extra-profitti delle società che hanno speculato sulla crisi per recuperare 9 miliardi di mancato gettito e dare ossigeno alle tasche degli italiani. Sul fronte europeo la richiesta è sempre quella di un Energy Recovery Fund, “alimentato da debito comune”, per acquisti e stoccaggi comuni, “una Ue davvero compatta sugli acquisti comuni avrebbe modo di calmierare davvero il prezzo”. Poi – aggiunge l’ex premier – “bisogna intervenire su un fisco più leggero e digitale, creare lavoro stabile e investimenti a costo zero nella transizione ecologica grazie alla stabilizzazione del Superbonus (che intendiamo stabilizzare in un arco temporale di almeno 5 anni partendo da un sostegno statale tramite un’aliquota che cresce a seconda della bontà dell’investimento), degli altri bonus edilizi e della cedibilità dei crediti d’imposta”.

La guerra deve finire

Per quanto riguarda la politica estera l’input è che si moltiplichino gli sforzi “per stimolare la comunità internazionale a costruire la pace in Ucraina: questa guerra deve finire”.

“L’Italia, storicamente Paese di tradizione multilaterale e diplomatica, deve – l’invito dell’ex presidente del Consiglio – essere capofila di uno sforzo a livello comunitario per costruire un vero percorso di pace. Il M5S su questo non arretra: non si può continuare ad alimentare un’escalation militare, per chissà quanto tempo ancora. L’obiettivo deve rimanere la soluzione politica del conflitto e la vittoria politica dell’Ucraina”.

Detrazioni su pagamenti elettronici e Superbonus

Oltre che sulle proposte sul versante economico (“Il Movimento 5 Stelle propone una semplificazione attraverso l’introduzione del cashback fiscale per accreditare immediatamente sul conto corrente dei contribuenti le detrazioni legate a pagamenti elettronici; una libera cessione dei crediti d’imposta sul modello Superbonus, da estendere ad altre agevolazioni che hanno dato un impulso positivo alla nostra economia come Transizione 4.0; infine, una tassazione progressiva che dia ossigeno alle fasce meno abbienti e che aiuti nella annosa lotta all’evasione, per far sì che tutti paghino le tasse”) il presidente M5s si sofferma sul tema delle riforme e dei diritti.

Rivedere Titolo V Costituzione

Sul primo capitolo punta alla riforma del Titolo V della Costituzione “per riportare la salute alla gestione diretta dello Stato ed evitare le attuali disfunzioni dei 20 sistemi regionali”, su “una maggiore stabilita’ politica con l’introduzione di un meccanismo di sfiducia costruttiva” e sul cambiamento del sistema elettorale in senso proporzionale. Per quanto riguarda il secondo servono – afferma – “alcuni atti legislativi immediati: una norma contro i crimini di odio nei confronti della comunita’ lgbtq+, il matrimonio egualitario, una norma che riconosca le trascrizioni e il riconoscimento di figli e figlie delle coppie omogenitoriali”. Inoltre: “Congedo di paternita’ paritario, valutazione dell’impatto di genere ex ante ed ex post dei provvedimenti, esenzioni per l’assunzione delle donne in gravidanza, inserimento delle donne vittime di violenza tra le categorie fragili ex legge 68/1999. E poi ancora, garantire quote di genere nelle partecipate e negli organismi di governo e prorogare la misura Opzione donna”.

“L’agenda del Movimento 5 Stelle e’ il punto piu’ avanzato del progressismo italiano”, la rivendicazione di Conte. 
 

AGI – L’ambasciata russa in Italia ha pubblicato sui social le foto dei leader italiani ritratti insieme a Vladimir Putin. 

Sono tutte fotografie ufficiali scattate nel corso di visite di Stato.

Nelle foto ci sono: Salvini, Conte, Di Maio, Letta, Mattarella, Napolitano, Berlusconi,  Renzi, Gentiloni e D’Alema.

Il presidente del consiglio Mario Draghi è invece fotografato con il ministro degli Esteri Segey Lavrov.

“Dalla recente storia delle relazioni tra la Russia e l’Italia – scrive l’ambasciata – ne abbiamo da ricordare”.
 

AGI – “Mobilitazione militare parziale”: le parole di Vladimir Putin piombano sul tavolo del confronto elettorale e per una volta mettono tutti d’accordo sulla condanna nei confronti di quella che viene percepita insieme una minaccia e una prova di debolezza.

Quello che cambia è il giudizio su quanto messo in campo dall’Occidente per fare fronte alla minaccia. Oltre a chi, come Enrico Letta e Giorgia Meloni, indica la strada della fermezza contro Mosca imboccata dai Paesi occidentali, c’è chi segnala gli errori fin qui compiuti da chi “ha privilegiato la soluzione militare” a quella diplomatica.

È il caso di Giuseppe Conte che, condannando il governo di Mosca per l’aggressione all’Ucraina, segnala che “il problema vero è che l’Occidente si è solo concentrato sull’aspetto militare e non sul negoziato di pace che, invece, è necessario”.

E se non c’è dubbio che “Zelensky è l’aggredito”, è anche vero che “nel momento in cui sentiamo che chiede armamenti sempre più sofisticati e lanciamissili a gittata sempre più lunga, tocca a noi far comprendere che dobbiamo non distruggere la Russia, ma far dialogare le parti in campo”. Una necessità che Conte avverte tanto più impellente in quanto Putin è con le spalle al muro “e le reazioni di un autocrate con le spalle al muro possono essere molto pericolose”.

A Conte risponde indirettamente Luigi Di Maio che ricorda: “Giuseppe Conte, quando abbiamo dovuto approvare nuovi aiuti in armi all’Ucraina, ha messo a repentaglio il nostro ruolo nell’Alleanza Atlantica. Chi ha scelto di stare con Putin sta con il responsabile dell’aumento delle bollette del 300%, che sta mettendo in ginocchio milioni di famiglie, imprese e commercianti”, aggiunge il ministro degli Esteri per il quale le dichiarazioni di Vladimir Putin sulla mobilitazione militare parziale, puntano “a colpire il multilateralismo, sono un segno di debolezza e temo che possano impattare ulteriormente sul costo dell’energia per tutta l’Europa e non solo”.

La ricetta di Di Maio, quindi, è “continuare a perseguire la pace, sempre nel solco delle Nazioni Unite, la cui regia ha portato all’accordo sul grano. E ora va firmata l’intesa per il tetto massimo sui prezzi del gas. I toni di Putin sono inquietanti, perché dimostra di essere uno che non si vuole fermare”.

Ambiguità sulla Russia e su Vladimir Putin sono rilevate anche dal segretario Pd, Enrico Letta, che chiede a tutti i partiti una condanna netta alle parole del capo del Cremlino. “Io penso che tutti i partiti debbano essere chiari nel dire che dobbiamo rifiutare il ricatto di Putin fatto sulla pelle del popolo ucraino e del suo stesso popolo”.

Per questo, il leader dem sottolinea che “L’Italia deve stare nel cuore dell’Europa e non deve dialogare con Orban che è alleato di Putin in Europa“. Un messaggio, questo, a Giorgia Meloni e Matteo Salvini: “In Meloni c’è euroscetticismo, la volontà di indebolire l’Unione Europea come essa è”.

Ad esempio, Meloni non vuole eliminare il diritto di veto. In questo c’è una contraddizione evidente. Meloni dice di essere atlantica e di difendere l’Ucraina, ma indebolendo l’Europa con posizioni come le sue e di Orban, la difesa dell’Ucraina finisce per essere insufficiente”, aggiunge Letta.

La presidente di Fratelli d’Italia respinge le accuse e assicura che, se andrà a Palazzo Chigi, la linea dell’Italia sull’Ucraina non cambierà. Penso”, aggiunge Meloni, “che l’Italia non debba discostarsi dalle decisioni degli alleati e della comunità internazionale. Se l’Ucraina cadesse, il grande vincitore, oltre alla Russia di Putin, sarebbe la Cina. La ragione di metodo, invece, è che ritengo che una differenziazione della posizione italiana non cambierebbe ai fini del conflitto, se decidessimo di ritirare le sanzioni e di non dare le armi, e saremmo considerati l’Italia spaghetti e mandolino e inaffidabile. Se cambiassimo atteggiamento, l’Italia verrebbe considerata inaffidabile e resterebbe isolata. Con il futuro dell’Ucraina decidiamo anche il futuro dell’Italia”. 

AGI – Il lavoro, la scuola, il Fisco. Maurizio Lupi parla con l’AGI del programma di ‘Noi Moderati’. Ma comincia con la guerra in Ucraina: “Bisognerà confermare la posizione dell’Italia. Siamo stati fin dall’inizio e continueremo a essere dalla parte dell’aggredito. Quella degli ucraini è una lotta di difesa dell’esperienza di un popolo, una lotta di resistenza e di liberazione”.

Ancora: “Quando si aiuta qualcuno lo si aiuta fino in fondo: economicamente, umanitariamente, politicamente e anche con l’invio di armi. Meno di questo la solidarietà è ipocrisia”. Poi Lupi si concentra sull’energia. “Noi moderati per il Paese proponiamo una politica energetica seria che attui un mix di fonti energetiche tra rinnovabili, gas e nucleare, così come l’Europa consiglia, altrimenti ci scordiamo sia l’indipendenza energetica (o comunque una minore dipendenza dalla Russia) sia la transizione ecologica. Tutti ambientalisti ed europeisti a parole, i fatti diranno chi lo è”.

Le gravissime parole di #Putin, con la mobilitazione parziale e il referendum illegittimo per l’annessione delle regioni invase, confermano l’importanza del posizionamento atlantista dell’Italia, oltre che delle sanzioni. #NoiModerati siamo con l’#Ucraina senza se e senza ma.

— Maurizio Lupi (@Maurizio_Lupi)
September 21, 2022

In primo piano c’è la politica economica. “Una politica per il lavoro e non per l’assistenzialismo. Cambiare il reddito di cittadinanza destinando 3 degli 8 miliardi annui che oggi ci costa agli inabili al lavoro e dando i restanti 5 miliardi alle imprese che assumono chi oggi percepisce il reddito”, afferma Lupi. “Una politica fiscale a favore delle imprese che creano lavoro e reddito, ad esempio detassando completamente gli aumenti retributivi sino a 200 euro per i dipendenti che ne guadagnano sino a 35.000 – aggiunge – Una semplificazione burocratica che liberi i 127 miliardi di euro (tanto è il costo della burocrazia in Italia: 47 miliardi di spesa per le imprese e 70 miliardi di mancata crescita)”.

Tra le priorità anche la scuola: “È l’investimento più importante di un Paese che voglia avere un futuro. I giovani non hanno bisogno di una dote a 18 anni, ma di una scuola di qualità che li istruisca e li formi umanamente, preparandoli al mondo adulto e al lavoro. Quindi – aggiunge – adeguamento dello stipendio degli insegnanti italiani alla media europea, effettiva libertà di educazione e parità scolastica, incremento del rapporto tra mondo della scuola e mondo del lavoro, nei Paesi dove esiste, ad esempio in Germania, la disoccupazione giovanile è al 6,6%, da noi è al 30%”.

Mentre la sinistra cerca di spostare l’attenzione da una discussione seria sui programmi, #NoiModerati ci occupiamo delle famiglie: vogliamo che non vengano staccate luce e gas alle persone in difficoltà, che hanno sempre pagato le bollette e ora non ce la fanno.

— Maurizio Lupi (@Maurizio_Lupi)
September 19, 2022

Riforme, Lupi approva l’idea di una commissione Bicamerale “per attuare le riforme delle nostre istituzioni”. Il presidenzialismo (del quale esistono varie forme) non è un tabù – dice – ferma restando la centralità del Parlamento nel potere legislativo, siamo e vogliamo restare una Repubblica Parlamentare. Va fatta anche la riforma della legge elettorale, resa indispensabile dalla riduzione del numero dei parlamentari (contro la quale – ricordo – votammo solo in 14 tra cui il sottoscritto e il suo gruppo). I favorevoli alla riduzione giurarono che la legge elettorale sarebbe arrivata a breve, poi se ne sono dimenticati”, osserva.

Per quanto riguarda il tema dei diritti il leader di ‘Noi moderati’ punta in primis “sul diritto dei giovani a mettere su famiglia, a fare figli senza che questo si trasformi in una tassa ulteriore. Quindi politiche per la casa, politiche per la donna e per la conciliazione famiglia-lavoro (passare dal 30 al 67% dello stipendio per i congedi di maternità), politiche per la natalità (asili nido, possibilità di detrazione totale delle spese di istruzione per i figli)”, conclude Lupi.

Insomma, come dovrà ripartire il nuovo governo? “Dalle emergenze (energia, caro bollette, inflazione) e dal lavoro avviato sul Pnrr: i progetti devono diventare operativi nei tempi prescritti. Ma l’emergenza – osserva – è una condizione obbligata non un’agenda di governo. Il centrodestra ha un programma unitario, in cui l’apporto di ognuno dei quattro partiti che lo compongono è determinante, e dal quale emerge una visione dell’Italia da qui al 2027, una proposta per lo sviluppo del Paese che bisognerà continuamente tenere presente rifuggendo il rischio della mera amministrazione. Senza un ideale concreto e ostinatamente perseguito il bene comune diventa un’astrazione”.

Lupi conclude: “Noi Moderati del centrodestra vogliamo offrire ai cittadini un contributo politico fatto di serietà, competenza, credibilità e responsabilità. Noi crediamo che la ricchezza dell’Italia sia il frutto di una lunga tradizione di rapporti virtuosi e operosi: dalla famiglia alle alleanze internazionali, dalle piccole e medie imprese fino alle tante associazioni di volontariato. Vogliamo che siano riconosciute la libertà di educazione e la dignità del lavoro e il ruolo insostituibile delle imprese, che sia premiato il merito e che chi rimane indietro sia aiutato e accompagnato e non abbandonato a sé stesso e reso dipendente dall’assistenzialismo di Stato”.

AGI – È pressoché unanime, fatte salve le diverse sfumature, la condanna al discorso pronunciato dal presidente russo Vladimir Putin da parte dei leader dei partiti italiani. La convinzione è che la decisione di una mobilitazione parziale, con una escalation del conflitto in Ucraina, nasconda in realtà una forte difficoltà della Russia, anche a seguito della sanzioni.

Ma proprio perché le parole di Putin rappresentano una “segno di debolezza”, non bisogna commettere l’errore di abbassare il livello di guardia e sottovalutare le possibili conseguenze. Per questo, è l’appello che accomuna i principali leader italiani, bisogna restare uniti e compatti nella difesa dell’Ucraina.

 Giorgia Meloni

“La mia impressione è che il discorso di Putin dimostra una grandissima difficoltà in Ucraina, è un discorso che tradisce debolezza, una mossa abbastanza disperata“, commenta a caldo Giorgia Meloni. “La mossa di Putin dimostra la difficoltà della Russia”, anche “perchè evidentemente le sanzioni funzionano”, aggiunge la leader di FdI.

Quanto alla posizione dell’alleato Salvini sulle sanzioni, osserva: “Salvini dice una cosa che condivido, cioè che servono delle compensazioni. Se vogliamo continuare, come bisogna fare senza se e senza ma, a difendere l’Ucraina abbiamo anche bisogno di aiutare le nazioni più colpite dalle sanzioni“. Infine, Meloni mette in guardia: “Bisogna stare attenti e essere uniti e compatti perchè quando uno è nervoso le conseguenze possono essere tutte”.

Enrico Letta

Per il segretario del Pd Enrico Letta “l’Italia non deve minimamente cedere ai ricatti della Russia di Putin”. Il leader dem scandisce: “L’Italia non deve essere ambigua, bisogna togliere qualunque margine di ambiguità nel nostro Paese. Noi siamo perchè l’Italia sia assolutamente ferma, insieme all’Europa, nel respingere il ricatto gravissimo da parte di Putin. Questa fermezza è necessaria”. Dunque, per Letta è necessario che “tutti i leader politici si schierino apertamente e che lascino perdere tutte le ambiguità che hanno avuto fino ad ora”.

Matteo Salvini

La decisione di Putin “non è una buona notizia, spero che la guerra finisca il prima possibile“, dice Matteo Salvini. Il leader della Lega poi sottolinea: “C’è un aggressore e un aggredito, è chiaro, ma è evidente che dovranno tornare a dialogare e spero che sia tra un mese e non tra un anno. Spetterà agli ucraini decidere come e quando, spero presto“.

Giuseppe Conte

Punta l’attenzione sul rischio escalation militare il leader del Movimento 5 stelle, escalation che, a suo giudizio, era del tutto prevedibile: “Non c’è nulla di nuovo se non il rischio di un’escalation militare che non potevamo non calcolare, escalation militare che era già scritta. Per la Russia questa è una partita determinante, è una superpotenza che ha testate nucleari, non potevamo non calcolarlo. Oggi è un passaggio importante, Putin parla di mobilitazione ma non potevamo non calcolarlo”, spiega Giuseppe Conte.

Anche l’ex premier, come la presidente di FdI, mette in guardia dalle possibili conseguenze: le parole di Putin “significano debolezza che può sfociare in disperazione, e oggi il rischio mi sembra aumentato”. E non risparmia una stilettata proprio a Meloni, che “è per l’invio di armi, per la corsa al riarmo dichiarata e spudorata”.

Antonio Tajani

Antonio Tajani non ha dubbi, “Putin è in difficoltà”. Il coordinatore nazionale di Forza Italia assicura poi che “la stella polare sono Occidente, Nato, Usa, Ue e questa posizione non cambia, come scritto nel programma di centrodestra”, “se ci fosse qualcosa da parte di un governo di centrodestra contro l’Europa o l’Occidente non potremmo farne parte“.

Maurizio Lupi

Per il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi, “le gravissime parole pronunciate dal presidente Putin, insieme all’annuncio della mobilitazione parziale in Russia e dell’indizione di un referendum per l’annessione di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia, confermano l’importanza del posizionamento atlantista e europeo dell’Italia, a sostegno dell’Ucraina e a difesa della democrazia. E confermano anche la bontà della scelta di imporre sanzioni che vanno rafforzate”.

Le gravissime parole di #Putin, con la mobilitazione parziale e il referendum illegittimo per l’annessione delle regioni invase, confermano l’importanza del posizionamento atlantista dell’Italia, oltre che delle sanzioni. #NoiModerati siamo con l’#Ucraina senza se e senza ma.

— Maurizio Lupi (@Maurizio_Lupi)
September 21, 2022

Benedetto Della Vedova

Il segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova, ritiene che “l’escalation che sta provocando Putin è di una violenza inaudita. È una cosa gravissima, è evidente che questo è un atto di guerra”. La ministra Mariastella Gelmini, candidata nelle liste del terzo polo, sostiene che “oggi piu’ che mai servono coesione e fermezza attorno ai valori e agli obiettivi dell’Europa e della Nato”. 

AGI – Un messaggio all’Unione europea a non arretrare sulla Russia (anche con il tetto al prezzo del gas), uno di sostegno “senza indugi” al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, uno di rassicurazione in vista delle elezioni di domenica, “anche nei prossimi anni l’Italia resterà protagonista in Ue e nella Nato”, e uno al presidente russo Vladimir Putin: i quattro referendum d’indipendenza nella regione del Donbass sono “un’ulteriore violazione del diritto internazionale che condanniamo con fermezza”.

Quando ormai sono le nove di sera, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha pronunciato il suo ultimo discorso da premier alle Nazioni unite. La giornata di interventi, che ha aperto la 77esima Assemblea generale, era stata aperta dal messaggio del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, che è stato soprattutto un messaggio elettorale a pochi giorni dal voto in Brasile.

Il Presidente Draghi interviene all’Assemblea generale delle Nazioni Unite #UNGA
In diretta da New York https://t.co/9gEElAij4P

— Palazzo_Chigi (@Palazzo_Chigi)
September 21, 2022

Quello di Draghi, che arriva a cinque giorni dalle elezioni politiche, è stato un discorso più ampio, poco propenso all’autocelebrazione, ma con l’obiettivo di mostrare fermezza nella posizione nei confronti della Russia. “Le responsabilità del conflitto sono chiare – ha detto – e di una parte sola”. “Ma e’ nostra responsabilità collettiva – ha aggiunto – trovare risposte a questi problemi con urgenza, determinazione, efficacia. Non possiamo dividerci tra nord e sud del mondo. Dobbiamo agire insieme e riscoprire il valore del multilateralismo che si celebra in quest’aula”.

Draghi ha difeso l’impegno a favore dell’Ucraina, definita “l’unica scelta coerente”, difeso l'”eroica controffensiva che ha permesso all’Ucraina di recuperare migliaia di chilometri quadrati di territorio a partire da Kharkiv, e costretto l’esercito russo a ripiegare”. La Russia, il “cui piano era conquistare Kiev in poche settimane”, è finita nell’imbuto di un “conflitto più lungo e logorante, grazie anche – ha sottolineato il premier italiano – alla nostra assistenza militare”.

Da ex presidente della Banca centrale europea, Draghi ha riservato anche un pensiero da economista alle sanzioni prese nei confronti della Russia dalle istituzioni finanziarie. “Le sanzioni che abbiamo imposto a Mosca – ha ricordato – hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa, sulla sua economia. Il Fondo monetario internazionale prevede che l’economia russa si contragga quest’anno e il prossimo di circa il 10 per cento in totale, a fronte di una crescita intorno al 5 per cento ipotizzata prima della guerra”.

L’impatto delle misure, ha aggiunto, “è destinato a crescere col tempo, anche perché alcune di esse entreranno in vigore solo nei prossimi mesi”. E qui, nell’intervento di Draghi, e’ tornato il richiamo all’Europa: “l’unità – ha spiegato – è stata determinante per imporre costi durissimi alla Russia” che ha usato il gas come “arma di ricatto“.

#UNGA, Draghi: Anche nei prossimi anni l’Italia continuerà a essere protagonista della vita europea, vicina agli alleati della NATO, aperta all’ascolto e al dialogo, determinata a contribuire alla pace e alla sicurezza internazionale

— Palazzo_Chigi (@Palazzo_Chigi)
September 21, 2022

“A oggi – ha continuato Draghi – abbiamo dimezzato la dipendenza dal gas russo e contiamo di diventarne completamente indipendenti dal 2024”. Tuttavia bisogna fare di più. Soprattutto “l’Europa deve fare di più”, “deve sostenere i Paesi che a loro volta sostengono Kiev”, “deve imporre un tetto al prezzo delle importazioni di gas”.

Anche perche’ – ha richiamato Draghi – e’ essenziale preservare la coesione sociale. “L’aumento del costo dell’energia mette a rischio la ripresa economica, limita il potere d’acquisto delle famiglie, danneggia la capacità produttiva delle imprese, puo’ fiaccare l’impegno dei nostri Paesi per l’Ucraina”. L’Unione europea, ha ricordato, “è destinata a guardare sempre più verso Sud e l’Italia vuole essere un ponte verso la sponda meridionale del Mediterraneo, verso tutto il Continente africano“.

Ma ha voluto anche rassicurare, conoscio delle possibili preoccupazioni degli alleati per i cambiamenti attesi dopo il voto, che “anche nei prossimi anni, l’Italia continuerà a essere protagonista della vita europea, vicina agli alleati della Nato, aperta all’ascolto e al dialogo, determinata a contribuire alla pace e alla sicurezza internazionale”.

Sull’immigrazione, il messaggio di Draghi (all’Onu ma si può leggere anche all’Italia stessa) è quello che richiama l’approccio umanitario: “L’Italia è ben consapevole che le migrazioni sono un fenomeno globale, e così va affrontato. Dobbiamo avere un approccio responsabile, umano, condiviso”. Il messaggio del Draghi premier al Palazzo di Vetro si chiude qui. L’applauso dell’aula è anche quello di un congedo. 

“L’Italia e l’Europa sono a un bivio storico. L’esito di queste elezioni politiche determinerà il futuro del nostro Paese e gli equilibri politici del nostro continente. Il 25 settembre 2022, le elettrici e gli elettori dovranno scegliere tra due visioni del mondo diametralmente opposte”.

Enrico Letta non usa mezzi termini con l’AGI e sottolinea la posta in gioco alle elezioni di domenica prossima. Rilancia il programma dem, la necessità delle riforme e l’impegno sui diritti civili. La contrapposizione con il centrodestra è il punto di partenza del segretario del Pd: “Da una parte, la volontà di continuare il percorso che abbiamo faticosamente costruito per l’Italia in questi anni, fondato su stabilità, investimenti e riforme ambiziose. Dall’altra l’egoismo di chi ha messo al primo posto gli interessi di partito e i calcoli elettorali facendo cadere il governo Draghi”.

E ancora: “Da una parte l’aspirazione a costruire un modello di sviluppo inclusivo, che investe sulle reti di prossimità e di solidarietà, di accoglienza e inclusione, per generare benessere e ridurre le disuguaglianze. Dall’altra, il cinismo di chi cavalca paure e solitudini, aprendo costantemente nuove ferite nella nostra società”.

Da una parte o dall’altra, dunque. Un’alternativa secca che ci carica di responsabilità per l’oggi e, soprattutto, per il domani. È il momento di scegliere che Italia vogliamo”. L’ex premier garantisce che porterà avanti “la battaglia per difendere tutte le persone che oggi vedono messo in discussione il loro stesso diritto ad esistere, a essere considerate cittadine e cittadini a tutti gli effetti, a scegliere della propria vita”.

Ecco perché, assicura: “Per farlo approveremo il ddl Zan e il matrimonio egualitario. Approveremo una nuova legge sul fine vita. Riconosceremo – sottolinea Letta – la cittadinanza italiana alle bambine e ai bambini stranieri che frequentano le scuole italiane, con lo Ius Scholae. Perché un Paese civile non esclude, non emargina, non ghettizza”.

E attacca: “Per le destre non è mai il momento giusto. Invece l’Italia è già in ritardo”. Insiste: “Il nostro impegno sarà costruire un Paese dove tutti possano sentirsi veramente a casa, perché si vedono garantiti standard di vita dignitosi, perché hanno la certezza che i propri diritti sono difesi, perché sanno che non saranno lasciati soli nel momento del bisogno”.

Letta annuncia lo “stop al lavoro sottopagato e precario, introducendo il salario minimo e abolendo gli stage gratuiti ed extracurriculari”. E aggiunge: “Vogliamo bloccare il prezzo delle bollette energetiche, con interventi a livello europeo e nazionale. Vogliamo potenziare il Reddito di Cittadinanza, rivedendo le attuali distorsioni. E vogliamo garantire i diritti sociali fondamentali: il diritto alla casa, alla salute, a un’alimentazione sana”.

Gli occhi sono rivolti al Piano europeo: “Noi per il Paese proponiamo un’agenda di sviluppo coerente con la visione e gli investimenti del Pnrr. I capitoli sono chiari: sostegno alle imprese che creano sviluppo sostenibile e posti di lavoro di qualità, transizione ecologica e lotta al cambiamento climatico, digitalizzazione del Paese e sostegno all’innovazione, istruzione e formazione, potenziamento delle infrastrutture sociali, tutela della salute e della sanità pubblica”.

Ma avverte: “Le risorse per portare a termine questa agenda ci sono, ma occorre rispettare gli impegni e le scadenze del Pnrr. Una responsabilità che non si può certo assumere chi – come Conte e Salvini – ha fatto cadere il governo Draghi o chi – come Giorgia Meloni – vuole aprire nuovi negoziati con l’Unione europea. E’ una questione di serietà e credibilità”.

Letta si sofferma anche sul caro bollette. “E’ questa oggi l’emergenza da codice rosso, per i negozi, le imprese e le famiglie. La prima cosa da fare è bloccare il prezzo delle bollette: con interventi a livello europeo e nazionale è possibile dimezzarle immediatamente e permettere una rateizzazione dei pagamenti”. Non solo. “È necessario poi – rimarca il segretario del Pd – potenziare ulteriormente ed estendere il credito d’imposta, per compensare gli extra-costi energetici delle imprese. E serve sostenere le famiglie che non ce la fanno più a far quadrare i conti: vogliamo introdurre un nuovo contratto ‘bolletta luce sociale’ che può fornire alle famiglie a reddito medio e basso e alle microimprese metà dell’energia a costo zero, da fonti rinnovabili”.

“Ovviamente – aggiunge ancora Letta – il caro bollette si lega al caro vita generale. E qui bisogna agire in modo radicale sui salari. Con un taglio strutturale delle tasse sul lavoro, intervenendo sui contributi a carico del lavoratore, per dare una busta paga in più a fine anno. Introducendo il salario minimo. Contrastando il precariato, sul modello del Governo spagnolo di centrosinistra, a partire dall’abolizione degli stage non retribuiti e dei finti tirocini”.

Il segretario dem non dimentica l’Ucraina. “La posizione dell’Italia sulla guerra dovrà essere netta e senza ambiguità. Il posto dell’Italia è al fianco di tutti i Paesi che vogliono la pace e che difendono la forza del diritto dagli abusi della forza”. Quindi “il sostegno all’Ucraina deve quindi continuare, insieme all’iniziativa politico-diplomatica congiunta di Germania, Francia e Italia per porre fine all’aggressione e permettere l’avvio di veri negoziati di pace. Abbandonare l’Ucraina significherebbe tradire al tempo stesso i nostri interessi strategici e i nostri valori”.

AGI – Il giudice civile del Tribunale di Milano ha bocciato il ricorso d’urgenza depositato nelle scorse settimane da parte della lista “Referendum e Democrazia con Cappato”, a seguito della sua esclusione dalle elezioni politiche in programma domenica. Il ricorso era finalizzato ad ottenere l’ammissione della lista nella circoscrizione della Lombardia.

“Il giudice non è stato posto in condizione di verificare la sussistenza del predetto elemento di fatto (la verifica dell’effettiva presenza delle sottoscrizioni digitali raccolte assieme ai certificati) della fattispecie controversa (verifica che non può esimersi dal fare, attesa la contestazione di parte resistente)”, dunque “deve ritenersi l’insussistenza del presupposto della richiesta tutela cautelare, costituito all’apparenza del buon diritto”.

È la motivazione con cui il giudice della prima sezione civile Andrea Borrelli ha respinto il ricorso cautelare. Il passaggio del provvedimento è contenuto in un comunicato della lista “Referendum e Democrazia con Cappato”. 

“Nel silenzio assoluto da parte di governo, Parlamento e Presidente della Repubblica il giudice di Milano si è trovato a dover decidere in condizioni di oggettivo ricatto prodotto dall’inerzia istituzionale. Anche per questo la nostra azione non finisce qui. È in preparazione un reclamo urgente e ricorsi a giurisdizioni internazionali” afferma in una nota Cappato.

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