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Nulla di fatto sul premier. Il confronto fra la Lega e il Movimento 5 Stelle prosegue, mentre sul programma di governo mancano solo le ultime limature. Domani a Milano nuovo faccia a faccia fra il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi di Maio, e il segretario della Lega, Matteo Salvini. Al momento non ci sono conferme ufficiali, ma i due si dovrebbero vedere la mattina, prima che il leader pentastellato lasci il capoluogo lombardo per un'iniziativa sul territorio e il segretario del Carroccio vada, alle undici, a Monza e poi riunisca il Consiglio federale per illustrare il contratto di governo che nel week end sarà protagonista dei gazebo e delle consultazioni online. 

Il nuovo 'passo a lato' di Salvini

Salvini e Di Maio non sono ancora riusciti a trovare la quadra su un nome. Si sta ragionando su una rosa e la Lega sarebbe disposta a cedere la premiership ai 5 Stelle, a condizione che sia fatto un nome 'alto'. I pentastellati punterebbero ancora su Luigi Di Maio, ma lo stesso Salvini mette in chiaro: Di Maio premier? "No, stiamo cercando una sintesi", e aggiunge: "I numeri sono numeri, ma né io ne' Di Maio faremo il premier". E fissa la deadline: "lunedì andremo da Mattarella e gli sottoporremo il lavoro fatto". Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, il segretario non dovrebbe comunque fare nessun nome domani al massimo organismo decisionale del partito. L'intenzione dei due leader è infatti, qualora si raggiungesse l'intesa, di tenere coperto l'eventuale nome del premier fino a quando saliranno al Colle.

Il nome di oggi è Emilio Carelli

Tra i papabili resta ancora il nome dell'ex direttore di Sky Tg24, Emilio Carelli, che non sarebbe sgradito al Carroccio. Nonostante l'impasse, però, Di Maio ostenta ottimismo: "sono sicuro che troveremo una soluzione". Anche se ammette: la premiership "è un punto che dobbiamo ancora dirimere, ma non sarà un problema". Ma che alla fine Salvini e Di Maio potrebbero tornare su un nome terzo non viene escluso. Il capogruppo al Senato del Carroccio spiega infatti: "Non escludo che possa esserci un premier terzo. Nel momento in cui siamo in una fase di trattative e si sta cercando la persona, è logico che ci si muove a 360 gradi. Per noi, che sia un terzo tecnico o politico, poco importa", afferma Gian Marco Centinaio.

Giorgia Meloni è sempre più corteggiata

Intanto prosegue il lavoro per tentare di blindare i numeri della maggioranza giallo-verde in Senato, con il pressing su FdI, al punto che si sarebbe offerto a Giorgia Meloni un dicastero importante come gli Esteri e al suo partito anche quello della Difesa. Ma, ad ora, resta il niet di Fratelli d'Italia ad entrare nel nuovo Governo, tanto più se a guida M5s.

Sarà messa online già domani, venerdì, la bozza del contratto di governo siglata fra M5s e Lega. Parlamentari del Movimento danno sicura la diffusione del testo definitivo da far votare agli iscritti sulla piattaforma Rousseau dopo che manca solo l'ok politico che dovrà arrivare dai due leader impegnati sul territori.

Il contratto di programma sarà chiuso "formalmente", ha annunciato Luigi Di Maio che ha aggiunto che il nodo resta ancora quello della premiership​ e verrà sciolto "nei prossimi giorni". L'intenzione è di portare al Quirinale un solo nome.

L'ennesima bozza

Sulla bozza continuano le limature: si mettono a punto elementi delicati come la verifica e ridiscussione dei lavori della Tav Torino-Lione (nelle versioni precedenti veniva messa totalmente in discussione con uno stop al proseguimento dell'opera e nella versione aggiornata, invece, si parla di un più generico impegno a ridiscutere integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia). Nella nuova versione della bozza si parla anche di "rivalutare la presenza dei contingenti italiani nelle singole missioni internazionali geopoliticamente e geograficamente, e non solo, distanti dall'interesse nazionale italiano".

Lunedì la parola a Mattarella

"Sono orgoglioso del lavoro fatto in questi giorni. Abbiamo fatto un enorme lavoro in un tempo limitatissimo, altro tempo non ne vogliamo portare via" ha detto Matteo Salvini ad Aosta. E a chi gli domandava se fosse ottimista come Di Maio ha risposto: "Io sono ottimista per natura. I milanisti sono ottimisti per natura. Bisogna però essere ottimisti ma anche realisti. Ci sono scelte che dipendono da noi e scelte che dipendono da altri. Sto cercando di chiudere le cose da fare poi sul resto la quadra si trova velocemente ". "Se chiudiamo – ha osservato ancora – chiudiamo lunedi' altrimenti avremo fatto un enorme lavoro di cui qualcuno ci sarà grato. E comunque lunedì la parola ritorna a Mattarella".

Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono al lavoro a Montecitorio, negli uffici del M5s, per definire i punti rimasti in sospeso nell’accordo sul programma di governo. Secondo quanto riporta il Corriere, c’è il nome o la rosa di nomi da indicare a  Mattarella per la premiership.

In pole sembra esserci l'ipotesi che vede un premier M5s, e tra le opzioni più probabili quella di Luigi Di Maio o Alfonso Bonafede. Ma torna in corsa anche Emilio Carelli. Il nome dell'ex direttore di Sky Tg24, parlamentare M5S, dopo i dubbi di mercoledì è tornato a dire: "Sono e resto a disposizione del movimento". Per Matteo Salvini ci sarebbe in vista il ministero dell'Interno.

Mentre per gli altri ministri 'di peso', scrive Repubblica, i nomi più probabili sono quello di Giampiero Massolo – presidente del cda di Fincantieri – agli Esteri e del grillino Bonafede​ alla Giustizia. Il leghista Giancarlo Giorgetti è in pole position per il ruolo di sottosegretaro con delega ai Servizi mentre la Lega dovrebbe indicare i nomi per l'Agricoltura e il Turismo. Mentre il ministero dell'Economia e quello delle Politiche Ue potrebbero essere affidate a tecnici.

Novità anche sul fronte del programma: nell'ultima versione della bozza di accordo tra i due partiti scompare il limite dei due anni previsto per l'erogazione del reddito di cittadinanza.

Ecco la bozza di contratto tra M5s e Lega

 

Dalla bozza di programma, che mercoledì Agi ha dato in anteprima, escono i riferimenti all’uscita dall’euro, ma entrano i vaccini, con la raccomandazione di garantire "il giusto equilibrio tra diritto all’istruzione e diritto alla salute", sottolinea La Stampa. Nelle 39 pagine del «contratto di governo» – definito dagli sherpa di Lega e M5S, ma ancora in sospeso su alcuni punti, i più spinosi, affidati alla mediazione dei due leader in un vertice serale – spuntano nuovi argomenti e ne vengono esclusi altri, come lo studio delle procedure per abbandonare la moneta unica o lo sconto di 250 miliardi di debito pubblico, proposte capaci, solo a ventilarle, di mandare in fibrillazione mercati ed Europa. Un’evoluzione continua che è la ragione per cui il capo dello Stato, nonostante abbia ricevuto una prima bozza già lunedì scorso, non ha ancora letto i contenuti e, filtra dal Quirinale, aspetta di poter consultare la versione definitiva. Insieme al tanto atteso nome del premier. 

Un altro elemento importante, come riporta il Sole 24 Ore, è al primo punto del contratto: il Comitato di conciliazione, esterno alConsiglio dei ministri, che servirà a ricomporre i conflitti tra le due forze poltiche “contraenti” nell’applicazione delle linee programmatiche sottoscritte. Ma decide anche una posizione comune su temi estranei all’accordo. Ne fanno parte il premier, il capo politico pentastellato e il segretario della Lega più il ministro competente per materia. Il “gabinetto” delibera a maggioranza dei 2/3.

Una poltrona per due: come ci si sta? Uno per volta, naturalmente. Basta avere pazienza, lungimiranza e tanta, tanta fortuna. Quella necessaria ad allearsi con chi non ti fa fuori prima del tempo.

Il 2, del resto, è numero imperfetto, posto com’è tra l’1 ed il 3 che sono l’unità e la perfezione. Figlio di un dio minore, sull’Olimpo come in politica. Mai fidarsi troppo del 2, quando di mezzo c’è quella cosa al tempo stesso angelica e demoniaca che è il potere. Funziona, ma di rado. Più spesso è letale, soprattutto se c’è di mezzo il Quirinale: colle eterno quanto è eterna Roma ma eternamente refrattario alle diarchie. Salvini e Di Maio sono avvertiti. 

I Gemelli vanno d’accordo, gli imperatori no

È vero: sulla cima della salita di Montecavallo, come i plebei hanno chiamato per secoli il Colle per eccellenza, il due, la coppia è eroicamente rappresentata dai Dioscuri, fratelli immortali ascesi al cielo e raffigurati nel marmo candido mentre domano i loro cavalli. Provengono dalle sottostanti Terme di Costantino, fatte edificare dall’imperatore che poco tempo prima aveva eliminato a Ponte Milvio il suo alter ego, l’altra metà di un impero che avrebbero dovuto governare insieme come due teste dello stesso corpo.

Costantino liquidò Massenzio, e restò solo. Le sue terme sorsero accanto ad un tempio dedicato ad Iside, anch’esso conservatore di memorie fratricide.

Il tempio della memoria dannata

Per rendersi conto di quanto fosse imponente il Tempio di Iside-Serapide sul Quirinale si consideri che la sua scalinata d’accesso adesso porta, lungo le pendici del Campidoglio, a Santa Maria in Aracoeli. Le ultime ricerche archeologiche hanno rivelato che a costruirlo furono due fratelli, associati nell’impero per volere del padre Settimio Severo.

Erano Geta e Caracalla, ed i loro nomi vennero scolpiti nel marmo di Carrara su blocchi pesanti tonnellate. Ma poi il secondo fece uccidere il primo che cercava rifugio nelle mani della madre, e restò a godersi in perfetto solipsismo la terribile solitudine imperiale. Il nome di Geta finì scalpellato via, damnatio memoriae suprema, nascosto alla vista degli adoratori di Serapide.

Romolo uccide ancora

Non sopporta le diarchie e la spartizione dei compiti tra gemelli siamesi, il Quirinale. Non l’ha mai fatto. Fin dagli albori della sua esistenza, da quando cioè sul suo cucuzzolo si stabilì Tito Tazio, re dei Sabini e vendicatore delle sue donne vittime del ratto. Fu a un passo dal fare piazza pulita di Romolo e dei suoi gaglioffi; era riuscito addirittura a prendere tutta Roma a parte il Campidoglio.

Intervennero però le donne divenute madri dei futuri romani conquistatori del mondo, chiesero e ottennero pace e fratellanza. Si stabilì l’unione dei due popoli e un’opportuna condivisione della monarchia: Romolo e Tito Tazio avrebbero regnato insieme, uno dal Palatino l’altro dal Quirinale. Durò pochi mesi: il sabino finì male, e persino Tito Livio raccolse le voci di un assassinio politico il cui mandante era facilmente identificabile. Del resto Romolo aveva già eliminato un fratello, qualche tempo prima.

Sua Santità sa bene cosa fare

I papi, per questi motivi, una volta messi gli occhi sul Quirinale pensarono bene di tenersi separati da se stessi. Un conto è il Papa Re, un altro il Vicario di Cristo. Scissero opportunamente il doppio incarico, che avrebbe sicuramente portato ad un cortocircuito, anche dal punto di vista geografico. Il Vicario di Cristo fu definitivamente messo a dimora da Niccolò V Colonna in quel del Vaticano; il pontefice monarca piazzato da Sisto V Peretti dall’altra parte della città, sul suo colle più alto.

Non una poltrona per due, ma due troni per una persona sola. Il capo della cristianità officiava e canonizzava sulla tomba dell’Apostolo, il sovrano temporale lanciava i suoi decreti e riceveva gli ambasciatori sulla riva opposta, a chilometri di distanza, a Palazzo. E questa volta funzionò almeno qualche secolo.

Un monarca, un condottiero, un’ambulanza

Non è un caso, allora, che il motto dei Savoia fosse “in famiglia si governa uno alla volta”. Grande saggezza. Solo che la diarchia piombò loro addosso nella persona del Duce condottiero. Il quale dette a Vittorio Emanuele III il titolo di Imperatore, come ai tempi di Geta e Caracalla, ma tenne per sé il potere, facendo sostituire la Marcia Reale con Giovinezza. Non risiedeva sul Quirinale, Mussolini, ma alle sue pendici, in piazza Venezia.

 L’incompatibilità scattò inesorabile, e portò alla partenza di un’ambulanza scortata dai carabinieri agli ordini del Tenente Frignani.

Il Cavaliere lascia controvoglia

Un precedente che qualcuno, perfidamente, evocò quando nel dicembre 1994 crollò il primo governo Berlusconi, sciagura la cui responsabilità l’allora Cavaliere addossò all’allora inquilino del Quirinale, Oscar Luigi Scalfaro.

Bisogna, per correttezza, ricordare che Scalfaro ribatteva alle accuse sottolineando un dato oggettivo, e cioè che l’esecutivo era caduto perché Bossi e Buttiglione non lo sostenevano più (erano i tempi di Berluskaiser, per il leader leghista). Ma pare che, durante un ultimo quanto burrascoso incontro tra i due presidenti, Berlusconi protestasse anche perché aveva pagato di tasca sua la parziale ristrutturazione dell’appartamento del premier, a Palazzo Chigi. E che Scalfaro rispondesse: “Ci metteremo una targa di ringraziamento”.

Come si dice “staffetta” in inglese?

In realtà la Repubblica aveva già sperimentato una situazione assimilabile alla diarchia. Questa volta lontana dal Quirinale. Correva l’anno 1983: in Italia sorgeva l’astro di Bettino Craxi, troppo debole per governare da solo: aveva il 15 percento dei voti. La Democrazia Cristiana di Ciriaco De Mita era al 38 percento, e da sola non ce la faceva nemmeno lei (situazione che oggi suona familiare, non c’è che dire).

Ricorderà anni dopo De Mita: ''Ci incontrammo in un convento di suore sull'Appia Antica. Proposi a Craxi di guidare il governo perché era l'unico compromesso possibile. Lui fu stupito dell'offerta. E allora rilanciò: metà del tempo a me, metà a te''.

Mai fidarsi dei giovani politici in cerca di affermazione: Craxi restò a Palazzo Chigi da allora al 1987, De Mita dovette sloggiarlo con le cannonate e poi, quando arrivò lui alla Presidenza del Consiglio di anni ne erano passati sei. La formula si chiamava “staffetta”, neologismo politichese che i giornali americani stentarono a tradurre in inglese per i loro lettori, ripiegando su una circonlocuzione presto caduta nell’oblio: “Passing-the-baton”.

Due è meglio di uno

Insomma, il potere è divisibile per due? Sempre loro, i Romani, dissero di sì. Prima era di uno solo, il Re, ma poi scrive Eutropio che “ebbero inizio di consoli, che furono due di modo che, se uno di loro fosse stato intenzionato a danneggiare lo Stato, l’altro lo bloccasse essendo titolare degli stessi poteri” (“Hinc consules coepere …”). Il consolato come rimedio, nel nome della separazione dei poteri.

Al populista non piace pazientare

La realtà è che anche il consolato non funzionava sempre. Anzi, portò almeno una volta molto vicino alla fine di tutto: dello Stato, della grandezza, dell’esistenza stessa di Roma. Era il 216 avanti Cristo, e due consoli si alternavano un giorno per uno nel comando dell’esercito spedito al sud per contrastare il pericolo mortale di Annibale. Uno, Emilio Paolo, era per adottare una tattica attendistica, per logorare il nemico e colpirlo quando sarebbe stato sufficientemente indebolito. Era uomo della vecchia aristocrazia senatoria, abituata a ponderare bene le mosse e le decisioni. Ma l’altro era figlio dei tempi: impaziente, decisionista, pronto ad appellarsi al popolo. Ed affamato di gloria e di potere.  

Gaio Terenzio Varrone viene indicato dalla storiografia contemporanea come il prototipo del politico populista che si sarebbe imposto nel secolo successivo. Attese che toccasse a lui la giornata di comando, ed attaccò senza pensarci troppo. La carica fu data una mattina, sulla piana di Canne.

L’eredità di Annibale

Polibio ci racconta che, tempo pochi mesi, Annibale in persona arrivò fino a Roma, e l’Urbe quel giorno sentì sulla sua faccia il pesante alito della morte. Un particolare importante: il cartaginese si presentò alle mura della Città all’altezza di Porta Collina, vale a dire dal lato del Quirinale. Sarà forse per questo che da quelle parti non sopportano le diarchie.

Ancora stallo sulla premiership tra M5s e Lega. Dopo che mercoledì si erano detti entrambi pronti a fare un 'passo di lato', nel corso della riunione tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini non sarebbero emersi da parte dei Cinque stelle delle proposte significative in alternativa al nome del capo politico del Movimento. E la trattativa si sarebbe arenata nuovamente sul nome di Di Maio.

La trattativa va avanti a oltranza. La partita è 'difficile', ammettono tra i 5 stelle, anche se dopo la chiusura del contratto di governo è l'ultimo scoglio da superare per far nascere un governo M5s-Lega. Ma ormai il tempo stringe: entro domenica, in extremis, c'è la volontà di trovare il nome del premier e Salvini si è detto ottimista sul fatto che si possa chiudere prima. 

Tanti i nomi circolati nelle ultime ore ma come sottolineato dallo stesso Di Maio significa che sono già da considerarsi 'bruciati', fuori dalla corsa.

M5s e Lega definiscono "superate" le bozze del contratto in mano ai media mercoledì, ma in serata Agi è venuta in possesso di una nuova versione che fa piazza pulita delle precedenti anche se, si legge, molte modifiche introdotte "necessitano di un vaglio politico primario".

Qui il documento scaricabile e di seguito i punti principali.

  1. Bce – I titoli acquistati dalla Bce con il quantitative easing vanno esclusi dal calcolo del rapporto debito/pil. Ripensare la politica monetaria unica.
  2. Fisco – Per le persone fisiche l'aliquota fiscale avrà due scaglioni: 15% e 20%, per le società flat tax al 15%.  Evitare l'aumento dell'Iva previsto dalla clausola di salvaguardia.
  3. Tav – Stop alla Tav Torino-Lione.
  4. Alitalia – Rilanciare l'Alitalia, serve un vettore nazionale aereo.
  5. Pensioni – Stop alla legge Fornero. Pensione minima a 780 euro mensili. Taglio delle pensioni d'oro sopra i cinquemila euro mensili non giustificate dai contributi versati.
  6. Rapporti internazionali – Alleati con gli Usa, ma togliere le sanzioni alla Russia. Rivalutare la presenza dei contingenti italiani nelle missioni internazionali. Ridiscutere i trattati Ue.
  7. Migranti – Un centro di permanenza temporanea dei migranti da rimpatriare in ogni regione. Prediche in italiano e chiusura delle moschee irregolari. Rimpatriare gli occupanti abusivi di immobili se stranieri irregolari.
  8. Occupazione – Introduzione del salario minimo orario per il lavoro.
  9. Reddito di cittadinanza – 780 euro mensili, ma il beneficiario non potrà rifiutare più di tre offerte di lavoro in due anni.
  10. Vaccini – Tutelare i bambini a rischio di esclusione sociale per le norme sui vaccini.
  11. Rom – Chiudere i campi nomadi irregolari.
  12. Rai – Piu' trasparenza per la Rai.
  13. Massoneria – Chi appartiene alla massoneria non può entrare al Governo.

Il Comitato di Conciliazione tra M5s e Lega sarà composto dal premier, Di Maio, Salvini, capigruppo e ministro competente. Una verifica è già prevista per metà legislatura. 

Resta aperto il capitolo più importante, quello del nome del Presidente del Consiglio, ma per il resto, assicura Luigi di Maio, è tutto fatto. O quasi.  Nuova giornata di contatti, intese,  accordi e mezzi annunci. Con la Lega che rivendica il ministro dell’Interno e quello dell’agricoltura. In altre parole: immigrati e politica agricola comune: i cavalli di battaglia della propaganda del Carroccio. Con i due leader che si sarebbero detti pronti ad un passo di lato, dopo aver fatto circolare ieri l’ipotesi di una staffetta ed oggi quella di una premiership per il grillino Bonafede.

Mattarella non riceve

Nel frattempo si apprende un particolare che la dice lunga non solo su quanto avvenuto al Quirinale tre giorni fa, negli ultimi incontri (separati) tra le delegazioni grillina e leghista e Sergio Mattarella. Pare proprio che M5S e Lega volessero lasciare nelle mani del Capo dello Stato una bozza dell’intesa programmatica, ma che questi abbia cortesemente declinato.

Morale dell’aneddoto: il Colle non accetterà cose a metà, mezzi accorti o intese non perfezionate. Vorrà dati certi e nomi certi. La qual cosa lascia pensare che il nodo non verrà sciolto prima dell’inizio della prossima settimana, gazebo permettendo.

Chiuse 40 pagine, restano aperte 6 righe

Nel tardo pomeriggio ecco l’annuncio. Il contratto di governo M5s-Lega è stato chiuso. Lo rende noto Rocco Casalino, capo della comunicazione M5S. "Ci sono stati degli applausi alla fine e ci siamo tutti abbracciati" racconta. Il programma è costituito da 40 pagine e da oltre 22 punti, e adesso dovrà essere sottoposto ai due leader Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Saranno loro infatti a dover sciogliere gli ultimi nodi: "si tratta di 6 punti, appena 6 righe" minimizza Casalino. 

Nel contratto non c'è più la parte relativa all'uscita dall'euro e non sarebbe previsto nemmeno il referendum sulla moneta. Non si sa quale sia il contenuto delle sei righe ancora da definire, ma se se ne occuperanno i vertici, vuol dire che sono righe pesanti.

Operazione culle piene

Nel frattempo la Borsa scende e sale lo spread. Qualcuno lo aveva previsto, qualcun altro dà la colpa al governo che starebbe per vedere la luce. A tutti risponde un seccato Matteo Salvini: “Altro che spread o numeri imposti dall’Europa, dovrà essere questo il primo risultato positivo del prossimo governo: tornare a riempire le culle, ridare vita e speranza agli italiani”.

Meglio barbari che servi

Salvini ne ha anche per la stampa internazionale. In particolare se la prende con il Financial Times. "Meglio barbari che servi che svendono la dignita’", risponde al quotidiano della City londinese, che ieri dipingeva la formazione del governo M5s-Lega come l'ingresso "dei barbari dentro le mura di Roma"

Indietro non si torna

Interviene anche Di Maio, per dire che la svolta è stata compiuta e il lavoro concluso. "Ora indietro non ci si può tirare. Ora questo Governo s'ha da fare”, commenta, “Ora l'Italia deve cambiare davvero. Il contratto di governo che stiamo scrivendo in questi giorni è la più grande novità politica degli ultimi 20 anni perché porterà al governo dell'Italia quello che hanno chiesto i cittadini: il cambiamento”. 

Il primo dei sovranisti dice: ”Io sto con Berlusconi”

In queste ore Silvio Berlusconi è in Bulgaria, a riprendersi il ruolo di interlocutore del Ppe per l’Italia. Sottolinea le preoccupazioni del Continente, ma soprattutto incassa l’endorsement del primo di tutti i sovranisti populisti, quel Viktor Orban che appena un mese fa si è preso la maggioranza assoluta nel parlamento ungherese.

"Sono un uomo all'antica, vecchio stile e leale. Io in Italia ho un solo amico e si chiama Silvio Berlusconi", taglia corto alla domanda di un giornalista. Come dire: stiamo a vedere bene perché non c’è ancora nulla di definito. 

Continua la trattativa tra M5s e Lega in vista della formazione del governo. Secondo le aspettative di entrambi i partiti, si dovrebbe chiudere oggi il tavolo sul 'contratto di governo del cambiamento' in discussione dalla settimana scorsa. Ieri una nota congiunta di M5s e Lega ha chiarito che nella bozza rivista in queste ore non vi è alcuna messa in discussione dell'euro anche se si chiede una revisione della governance Ue e della politica monetaria europea.

Parallelamente prosegue la trattativa per chiudere il nodo della premiership e della composizione della squadra di governo. Secondo quanto si apprende da fonti di entrambi i partiti, sarebbe tramontata l'idea di un premier 'terzo'. Tutte le ipotesi sarebbero tornate sul campo, anche quella della staffetta a Palazzo Chigi tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Ma quest'ultima viene considerata la meno probabile dalle stesse fonti mentre prende quota l'idea di affidare la presidenza del Consiglio a un esponente pentastellato che non sia Di Maio. E il nome che circola più insistentemente è quello di Alfonso Bonafede. In ogni modo, sarebbe in programma un incontro tra Salvini e Di Maio nelle prossime ore. Il Carroccio avrebbe avanzato la richiesta di un presidente del Consiglio non schierato con M5s. Il Movimento avrebbe, invece, puntato su un tesserato 5 Stelle.

Di Maio: "Non credo nei tecnici"

 "Io nei tecnici non credo, ma solo in soluzioni politiche. Si va avanti con soluzioni politiche", dice Di Maio ai cronisti, "le persone di cui stiamo discutendo" avranno un "mandato politico", la "sensibilità" per attuare il contratto – spiega – laddove in passato i tecnici "erano calati dall'alto". Il contratto verrà chiuso oggi? "Se così fosse, sarebbero tempi record". Quanto alle polemiche con Bruxelles, il capo politico del M5s continua a vestire i panni del 'poliziotto buono', garantendo che ci sarà "il massimo dialogo" ma avvertendo che l'Italia "non sarà subalterna a qualche eurocrate".

Salvini pronto a un 'passo di lato'. Un altro?

Ci si domanda, quindi, che senso avrebbero le parole pronunciate in una nuova diretta Facebook da Salvini, che rivendicando per la Lega la guida dei ministeri dell'interno e dell'agricoltura, ha dichiarato che essere premier "sarebbe per me l'onore più grande del mondo" ma che "se serve faccio anche un passo a lato". Questo passo a lato non era stato già fatto, rinunciando al preincarico per trattare con Di Maio? Come interpretare queste parole: Salvini sarebbe disposto a lasciare spazio a un presidente del Consiglio a 5 Stelle che non sia Di Maio, magari per un'altra staffetta con il fedelissimo Giorgetti?

"Entro oggi dovremmo chiudere col programma e ho detto ai giornalisti che poi vorremmo avere il vostro parere sul programma e sulla squadra di governo", prosegue Salvini, che, conversando con la stampa, ha poi detto che il contratto è "quasi chiuso" e che lui e Di Maio potrebbero andare dal Capo dello Stato "anche prima" di lunedì prossimo, quando la pazienza di Mattarella potrebbe definitivamente esaurirsi per lasciare spazio a un "governo di servizio" che, sarebbe il ragionamento, non potrebbe più a questo punto avere la sfiducia di Lega e M5s, ai quali è stato lasciato tempo sufficiente per mettersi d'accordo.

Forza Italia: "Avevamo avvertito Salvini"

Sempre in diretta su Facebook, Salvini rinnovato la sua dichiarazione di fedeltà al centrodestra ("il tradimento non fa parte del mio Dna") e criticando i maggiori quotidiani per gli "insulti". "Anche 'Il Giornale' di casa Berlusconi ci insulta". Soprattutto 'Il Giornale', verrebbe da dire: è da lì che arrivano alcuni degli strali più duri contro l'alleanza giallo-verde, mentre Forza Italia, in pubblico, sfoggia toni concilianti e il Cav è a Sofia per il convegno del Ppe dove, dopo la riabilitazione, si rilancia difensore dell'europeismo di fronte ad Angela Merkel. 

"Forza Italia, e lo ha dimostrato Berlusconi con il suo gesto di responsabilità, non fa il tifo per il fallimento di questo tentativo. La nostra stella polare è il bene del Paese, e pensiamo che per affrontare le emergenze serva al piu' presto un governo", dice Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un'intervista al "Quotidiano Nazionale", "avevamo avvertito l'amico Salvini. Il Movimento 5 Stelle in questa trattativa sta dimostrando tutta la sua superficialitaà, la sua palese incapacità. Di Maio smania per il potere, Grillo spara sentenze dai palchi del suo tour, Casaleggio agisce nell' ombra. Un vero e proprio caos".

Non eserciterà più pressioni nei confronti della Lega. L'invito partito da Arcore è quello di non attaccare Salvini, di evitare che FI sia un pretesto per far saltare l'accordo tra Lega e pentastellati. Anzi il convincimento tra i 'big' azzurri è che un esecutivo Di Maio-Salvini possa essere una grande opportunità politica per il partito. Non cambia la linea: non si tifa contro l'intesa ma – si sostiene – i due andranno a sbattere subito. Se faticano a trovare un accordo sul nome del premier andranno ancor più in difficoltà – questa la tesi – nel rapporto con l'Unione europea e su temi come l'immigrazione, la giustizia e le grandi opere.

Ma se due giorni fa Berlusconi invitava Salvini a fermarsi, ora – spiegano fonti parlamentari azzurre – non c'è alcuna intenzione di bloccare l'alleato. Il segretario del Carroccio mostri le carte che ha e vada fino in fondo, il ragionamento. Chiaramente l'ex premier non ha alcuna intenzione di farsi garante in Europa dell'esperimento portato avanti da Salvini e Di Maio. Anzi Oggi ai Capi di Stato e di governo che ritroverà a Sofia per la riunione del Ppe ripeterà di voler giocare un ruolo di primo piano per opporsi ad eventuali misure anti-Ue che arriveranno. Si ergerà come il difensore dei conti pubblici italiani contro i populismi, spiegherà che sarà in campo per impedire che un eventuale esecutivo giallo-verde vari un programma 'aggressivo' nei confronti delle istituzioni Ue.

Un ritorno in prima linea

Oggi nella capitale bulgara ci saranno il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e la Cancelliera tedesca Merkel, capi di Stato e di governo come Sebastian Kurz (Austria) e Viktor Orban (Ungheria). Sul tavolo il rapporto con i Paesi balcanici e i temi dell'immigrazione, del traffico d'armi, del terrorismo. Ma non è escluso che al centro della riunione della famiglia del Ppe ci sarà anche la situazione italiana. Berlusconi nei giorni scorsi ha avuto colloqui telefonici con alcuni leader, come il presidente del Ppe, Daul. Cercherà di capire quali sono i timori dei Paesi della Unione europea. Ma a tutti i leader l'ex presidente del Consiglio spiegherà di essere in campo. E che farà opposizione. Non escludendo che in tempi brevi si vada al voto.

Quali rapporti con Salvini?

E alle prossime elezioni – ribadirà l'ex premier – sarò in prima linea. Il Cavaliere si presenterà infatti a Sofia avendo in tasca la sentenza della riabilitazione, la ritrovata agibilità politica. Non è in agenda alcun incontro a margine dei lavori del Ppe, ma Berlusconi sottolineerà ancora una volta l'inaffidabilità dei Cinque stelle.

Quanto ai leghisti al momento la strategia è quella di non attaccarli, anche se una parte di FI è irritata per una linea che qualche 'big' giudica troppo filo-leghista. La tesi però è che occorre mettere alla prova Salvini perché sarà chiaro – questo il 'refrain' – che sarà impossibile per lui governare con Di Maio. Sotto traccia c'è chi – ma non Berlusconi – già delinea un nuovo scenario nei prossimi mesi. "Salvini – osserva un dirigente azzurro – farà partire un governo con Di Maio e alla prima difficoltà lo mollerà, sostituendo M5s con il centrodestra".

 "Domani forse riusciamo a chiudere il programma di governo. Poi da lì partiamo", dichiara il capo politico del M5s, Luigi Di Maio, al termine di un nuovo incontro di due ore con Matteo Salvini che giunge al termine di una giornata caratterizzata dalle polemiche con Bruxelles e all'indomani di una nuova fumata nera dovuta in parte, parrebbe, a uno scontro sulla scelta del nome da candidare a Palazzo Chigi che ha bruciato altri due 'papabili': Giulio Sapelli e Giuseppe Conte. A tenere banco, in queste ore, non è però il nuovo contratto che, forse, verrà chiuso domani ma la bozza pubblicata in esclusiva dall'Huffington Post, che contiene punti quantomeno controversi – dalla messa in discussione dell'euro alla richiesta alla Bce di cancellare 250 miliardi di debito pubblico – ed è stata bollata dai due leader come una vecchia versione ormai obsoleta. 

La replica: "Bozza anacronistica, l'euro non è in discussione"

"La bozza cambia così velocemente che ho rinunciato a leggere gli aggiornamenti. Quello che è stato pubblicato è anacronistico ed è cambiato in larga parte", dice Di Maio, secondo il quale l'intesa "è migliorata un sacco" su debito, euro, e immigrazione. In uno sfoggio di unità che negli ultimi giorni non si era più visto, i due partiti emettono anche un comunicato congiunto nel quale affermano che "il contratto di governo pubblicato dall'Huffington Post è una versione vecchia che è stata già ampiamente modificata nel corso degli ultimi due incontri del tavolo tecnico. La versione attuale, dunque, non corrisponde a quella pubblicata. Molti contenuti sono radicalmente cambiati. Sull'euro, ad esempio, le parti hanno già deciso di non mettere in discussione la moneta unica. La versione pubblicata, dunque, non è fedele a quella attuale". 

Troppo tardi, la polemica è già partita.

Via le sanzioni alla Russia e superamento della Fornero: cosa c'è nella bozza

Nella bozza pubblicata da Huffington i punti principali sono:

  1. Dall'euro si deve poter uscire
  2. L'Europa deve cambiare radicalmente 
  3. Via le sanzioni alla Russia 
  4. Rivalutare la presenza dei contingenti italiani nelle missioni all'estero
  5. Chiedere alla Bce di cancellare 250 miliardi di debito pubblico
  6. Vendere 200 miliardi di patrimonio immobiliare pubblico
  7. A Cassa Depositi e Prestiti tutte le partecipazioni dello Stato nelle aziende
  8. Rimarrà la progressività delle imposte
  9. Condoni ma anche carcere per gli evasori fiscali
  10. Superare la legge Fornero stanziando 5 miliardi "per agevolare l'uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse"
  11. Reddito di cittadinanza da 780 euro mensili con uno stanziamento di 17 miliardi annui
  12. Comitato di Conciliazione per appianare eventuali dissensi tra M5s e Lega
  13. Per i migranti superamento del regolamento di Dublino
  14. Chiusura delle moschee e delle associazioni islamiche radicali
  15. Riforma ed estensione della legittima difesa
  16. Potenziamento delle intercettazioni
  17. Riforma della prescrizione
  18. Chiudere le fonti inquinanti dell'Ilva a Taranto e salvaguardare i livelli occupazionali.

A che punto è la trattativa

Dopo il nuovo tavolo, Salvini e Di Maio continuano a giurare che i nomi sono l'ultima cosa e la discussione si è concentrata sul programma. "Io vedo tutte e due le parti al tavolo che vogliono chiudere il prima possibile" con i "grandi temi che sono nella storia" delle due formazioni, spiega Di Maio, "poi si individuerà il nome della persona alla guida del nuovo esecutivo. Non è semplice. Con la Lega stiamo lavorando da giovedì. Tecnicamente non è passata neanche una settimana e abbiamo scritto oltre 30 pagine di contratto e si sta lavorando insieme per una squadra che sia al'altezza della situazione". "In sei giorni stiamo scrivendo il programma di cinque anni. Io penso che, se ci sarà, questo Governo dovrà avere molto coraggio", ha aggiunto, "bisognerà ricontrattare alcune condizioni europee e come vedete ci sono attacchi da tutte le parti".

Matteo Salvini, in diretta Facebook, ha ribadito che prima viene il contratto di governo tra Lega e M5s, mentre "nomi, cognomi, ruoli e incarichi vengono alla fine". "Se riusciremo, e siamo al tratto finale, a trovare un equilibrio tra quello che è l'idea di futuro dell'Italia, della Lega del centrodestra e quello dei 5 stelle, c'è un governo e si parte", ha continuato Salvini. "Se non si trovasse la quadra ve lo diremo. Se ci fosse l'accordo vorrei che foste voi ad approvarlo, non on line, ma nella piazze italiane. Con il vostro via libera mi sentirei più forte, legittimato. Ormai siamo al dunque. O c'è l'accordo o si torna al voto".

 

Bonaccia piena: all’indomani degli infruttuosi colloqui al Quirinale, dove Sergio Mattarella ha dovuto prendere atto che il governo giallo-verde è di là da venire, il lavorio di Matteo Salvini e Luigi Di Maio prosegue sotto traccia. Senza colpi di scena, senza pathos nonostante le difficoltà. Quasi nella noia, se non fosse per Bruxelles.  

L’Europa cita Mattarella

Dopo giorni di silenzio ufficiale, di preoccupazioni celate, Bruxelles entra prepotentemente nel dibattito italiano, scatenando le ire di Matteo Salvini con un attacco corale, a più voci.

A suonare il primo campanello d’allarme è in mattinata il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, che chiede esplicitamente all'Italia di "mantenere la rotta" degli ultimi anni "riducendo gradualmente il deficit e il debito". L'Italia "ha il secondo debito pubblico" della zona euro: "È molto chiaro che in questa fase di crescita economica deve metterlo in discesa".

Si tratta dello “stesso approccio adottato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che, sottolinea Dombrovskis, "ha enfatizzato durante il processo di formazione del governo la necessità di mantenere gli impegni europei”.

Altolà anche sugli immigrati

Alle raccomandazioni sulla tenuta dei conti si aggiungono le parole del commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulus, da sempre sostenitore delle politiche in tema di migranti del ministro dell’Interno, Marco Minniti. Il commissario greco ha ribadito il suo sostegno al nostro Paese per quanto fatto in materia di gestione dei flussi, auspicando che con il nuovo governo “"non ci siano cambiamenti sulla linea della politica migratoria".

Salvini riscopre i toni della campagna elettorale

Immediata la replica di leader leghista: "Ennesima inaccettabile interferenza dei non eletti. Abbiamo accolto anche troppo, ora è tempo della legalità e dei respingimenti".

Il Pd invece riscopre il gusto di andare all’attacco

“M5s e Lega non possono più perdere tempo e devono dismettere la campagna elettorale permanente, per dire chiaramente se la loro ipotesi di governo è fallita”. A Salvini risponde da lontano il segretario reggente del Pd Maurizio. Il suo partito sembra riscoprire, dopo tanto tempo, il gusto di chi può attaccare con facilità le difficoltà altrui.

Non a caso il capogruppo Pd alla Camera Graziano Del Rio, accanto a Martina, non manca di sottolineare: “Auspichiamo, se si continua a perdere tempo, che i partiti riconsiderino la proposta del presidente della Repubblica, che è l'unica seria sul tavolo. Se nasce il governo, la nostra opposizione sarà molto seria”.

Intanto riprendono le trattative tra leghisti e grillini

In contemporanea ricomincia il lavoro al tavolo Lega-M5s per il Contratto di governo. Il documento sarebbe lievitato, dalle iniziali 19, a 39 pagine, con un numero di punti certamente maggiore degli originari 22. Secondo fonti vicine al M5S il disaccordo tra i contraenti si limiterebbe a non più del 5 per cento: Ma in quel 5 percento vi sarebbero però tutti i punti dirimenti, come revisione dei Trattati europei e i costi della politica.

Quanto al nome del Presidente del Consiglio, nessuna novità.

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