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"La verità è che in trent'anni nessuno ha fatto niente per le imprese di questo Paese". A Repubblica oggi in edicola ha parlato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Questa la prima frase che dice nell’intervista. La seconda è se vogliamo anche più forte: “I vari governi della fine della prima e della seconda repubblica [non hanno fatto nulla]".

Export cresciuto il doppio della Francia

"Se dal 2007 al 2014 l’Italia ha perduto il 25% della propria base manifatturiera, la ragione è proprio questa”. Calenda paragona la crisi vissuta dall’Italia ad una ‘piccola guerra’. “Con la differenza che gli altri qualcosa hanno fatta. Ora scopriamo che nei primi sei mesi il nostro export è cresciuto il doppio della Francia e che la produzione industriale ha ripreso a correre”. Il governo Gentiloni, dice il ministro, sarebbe l’artefice di questo ritorno delle imprese al centro dell’agenda politica nazionale. 

800 mila posti di lavoro recuperati

Secondo Calenda le imprese "hanno dimostrato di reagire positivamente alle riforme", come Industria 4.0, jobs act, sgravi fiscali. Ma “Nessuna euforia, la strada è ancora lunghissima. Ma c'è stato un recupero di 800 mila posti del milione e 100 mila perduti con la crisi. Il tema dell'occupazione rimane centrale”. 

Macron fa come Berlusconi con Alitalia

Un passaggio ovviamente è dedicato alla questione Fincantieri: “La vicenda dei cantieri di Saint-Nazaire è esattamente sovrapponibile a quanto accadde nella campagna elettorale del 2008 con l'Alitalia. Anche lì c'era un accordo per vendere ad Air France, che saltò per ragioni elettorali. E abbiamo visto com'è finita. Quanto fatto dal governo francese non è segno di forza. E comunque a Macron noi abbiamo detto: non ci muoviamo di un millimetro".

“La crisi ha accentuato il divario generazionale condannando un’intera generazione, i “giovani”, a non potersi emancipare dai propri genitori”. Lo scrive oggi il Sole 24 Ore che racconta con i dati raccolti dalla Fondazione Bruno Visentini che è in atto un peggioramento delle condizioni economiche – dal lavoro al patrimonio, dalla casa al credito – “rispetto alle fasce di popolazione più anziane e, in assenza di correttivi pesanti, il gap è destinato ad accentuarsi fino al 2030”. Un dato che arriva poco dopo un altro, più incoraggiante, sulla nuova creazione di posti di lavoro in Italia, e sui nuovi trend del lavoro. 

Cosa vuol dire? Che i giovani non riescono a diventare autonomi rispetto ai genitori. “I rischi sono l’esclusione di intere generazioni dal mondo del lavoro, un azzeramento patrimoniale per i nuclei con capofamiglia under 35 fino a quando non erediteranno dai loro genitori. Una «questione abitativa» che spesso contribuisce a rinviare il momento dell’autonomia”. scrive Giorgio Pagliotti. 

E la previsione è anche peggiore: “Nel 2030 vi sarà un netto peggioramento delle condizioni economiche dei nuovi nuclei familiari under 35” scrive il quotidiano economico. “La ricchezza delle famiglie giovani – la somma di attività reali (immobili, aziende e oggetti di valori) e finanziarie (depositi, obbligazioni e azioni) al netto delle passività (mutui ed altri debiti generati) – sarà 20 volte minore di quella delle famiglie totali”. Nei dati elencati dal Sole c’è anche un crollo dei mutui richiesti dai giovani a causa del loro ‘progressivo impoverimento’ (solo il 33% è dato ad under 35). E un unica matrice comune: “Tutti i parametri del divario economico-sociale sono correlati a quello del lavoro: è l’assenza di lavoro il motore del disagio”. Ma questo era un dato già di per sé piuttosto chiaro. 

L’hacker ‘cattivo’ di Rousseau ha deciso di parlare. Lo ha fatto in poche ore in due interviste. Una non autorizzata, da quanto ammette la stessa testata. Si tratta del Fatto quotidiano oggi in edicola, giornale al quale l’hacker dice: “Accanimento politico? Assolutamente no, questa è una cosa che vi dovete togliere dalla testa”. Lui è R0gue_0. L’hacker cattivo della Casaleggio Associati, che dice di essere dentro i server da anni, di aver agito indisturbato fino a quando un hacker buono ha deciso di raccontare pubblicamente le falle del sistema di Rousseau (Evariste Galois, si fa chiamare l’latro, lo abbiamo intervistato qui). 

“Sono solo affari, non politica” dice al Fatto e aggiunge: “Sono timida, noi donne siamo troppo sveglie, mi potresti mettere nei guai”. “La Casaleggio è un giocattolo, un hobby oramai. Vecchi amici. Prova a domandare loro di me, forse ricordano”. "Dall'attacco ci ho guadagnato". 

Io lì' dentro ci sto da anni

L’hacker sembra scherzare durante questa intervista. Quasi prendersi gioco di chi è dall’altra parte. Più ‘seria’, apparentemente, la sua intervista a Wired. Dove non aggiunge molto di più (le due testate hanno titoli assai simili. “ Come ho già detto questi leak sono usciti non per causa loro, ma per l’invidia di un white hat (L’hacker buono, ndr). Certo, i server di Casaleggio hanno fatto il loro dovere sempre egregiamente”. Permetterle (di stare dentro e fare quello che voleva). Interessante il timing delle due interviste. R0gue esce allo scoperto il giorno in cui sparisce l’altro hacker, Evariste Galois, che allo scoperto era uscito qualche giorno fa, prima della comparsa di R0gue.

Quasi un gioco delle parti tra i due, che dicono di odiarsi. Dicono. “Io li dentro ci stavo già" dice a Wired, "e da molto tempo. Ho dato due esempi di tabelle molto diverse solo per fare capire il lasso di tempo, come che gli host violati erano diversi. Se non era per il vostro amico wannabe, che ha voluto mettere il cappello bianco e provare a diventare famoso, non si veniva a conoscenza nemmeno della mia esistenza. Non avreste mai visto nulla, e io sarei rimasto lì indisturbato a continuare gli affari miei. Per tutto questo casino potete dunque ringraziare lui”. Un agire per convenienza che gli ha portato in tasca, dice, 0,3 bitcoin, 900 euro più o meno

Il garante della privacy apre un'istruttoria

Intenato il garante della privacy ha aperto un'instruttoria contro l'intrusione in Roussea e il leak di dati dai server della Casaleggio, scrive oggi Repubblica. "Gli attacchi al sistema Rousseau hanno svelato falle nella sicurezza del cuore pulsante della democrazia diretta del movimento 5 Stelle" e, come ha ammesso Alessandro Di Battista, il problema della sicurezza di Rousseau "esiste eccome". Ed è un problema che Beppe Grillo e Davide Casaleggio, che restano chiusi in un prudente silenzio, sono chiamati a risolvere al più presto.

L’alfabeto comincia con la A, ma troppo spesso la lingua italiana sembra esserselo dimenticato. Una lingua che ormai da tempo accoglie con entusiasmo e facilità termini stranieri, neologismi e ‘tormentoni’ ma che mostra una certa resistenza di fronte alle definizioni al femminile. Sono le cosiddette parole ‘coi pantaloni’, come architetto, medico, cancelliere, notaio, ingegnere, prefetto, colonnello, sindaco a far gridare allo scandalo se usate al femminile. I fatti dimostrano che la comunicazione istituzionale e quotidiana non è ancora pronta ad adattare il linguaggio alla nuova realtà sociale, anche se da tempo le donne sono delle professioniste acclamate e prestigiose e ricoprono posizioni di alto livello nelle gerarchie politiche e istituzionali.

Il ‘codice’ Boldrini

Dal 4 settembre i segretari parlamentari, se donne, dovranno essere chiamate ‘segretarie’. O non entrano”.  Ha annunciato la ‘presidentessa’ della Camera Laura Boldrini. Potrebbe apparire come un diktat, ma in realtà il ‘codice’ approvato dalla terza carica dello Stato è un ulteriore passo avanti verso l’uguaglianza di genere. “O accetteranno di farsi chiamare ‘segretarie’ o – rivela il Giornale – le funzionarie di Montecitorio rischieranno di restare fuori dalla Camera risultando, pertanto, assenti”. È quanto scritto nell’ordine di servizio, dopo l'approvazione di alcuni indirizzi generali per le attività amministrative che prevedono, tra l'altro, l'adozione di un linguaggio rispettoso delle differenze di genere in tutti gli atti e i documenti. La data di entrata in vigore dell'ordine sarà il 25 settembre e non il 4.

In sostanza, al rientro delle ferie, su espressa indicazione della presidentessa, le dipendenti della Camera dovranno ritirare i nuovi tesserini con la declinazione della loro mansione secondo il genere femminile. In pratica, il consigliere donna diventerà ‘consigliera’, il bibliotecario sarà bibliotecaria, l'addetto stampa si tramuterà in ‘addetta’. Il segretario parlamentare dunque finirà con la "a", nonostante lo scorso dicembre  i sindacati interni della Camera scrissero una nota che sottolineava come ‘il rispetto della parità di genere non può comportare l'imposizione della declinazione al femminile della professionalità, in presenza di una diversa volontà della lavoratrice’. Insomma, le segretarie parlamentari si erano battute perché la loro qualifica fosse indicata con il genere maschile per non essere discriminate. Ma la Boldrini è stata inflessibile

Parole facile e parole difficili da declinare

Se da qualche tempo abbiamo abituato il nostro orecchio a termini come sindaca, ministra, assessora, cancelliera, per altre parole la declinazione al femminile sembra ancora un miraggio. Quasi mai vengono usate parole come: architetta, colonnella, medica, ingegnera, chirurga, presidentessa. A volte l’articolo determinativo anteposto al sostantivo potrebbe rappresentare una valida scorciatoia per risolvere il problema. Allora il giudice diventa la giudice, il soprano la soprana, il manager la manager, il presidente la presidente e così via.

Le ragioni sono culturali

La resistenza a declinare alcuni termini al femminile ha origini culturali. A spiegarlo è Cecilia Robustelli, scrittrice, linguista e accademica, sul sito dell’Accademia della Crusca:  “Le risposte più frequenti – scrive Robustelli – adducono l’incertezza di fronte all’uso di forme femminili nuove rispetto a quelle tradizionali maschili (è il caso di ingegnera), la presunta bruttezza delle nuove forme (ministra proprio non piace!), o la convinzione che la forma maschile possa essere usata tranquillamente anche in riferimento alle donne. Ma non è vero, perché maestra, infermiera, modella, cuoca, nuotatrice, ecc. non suscitano alcuna obiezione: anzi, nessuno definirebbe mai Federica Pellegrini nuotatore. Le resistenze all’uso del genere grammaticale femminile per molti titoli professionali o ruoli istituzionali ricoperti da donne sembrano poggiare su ragioni di tipo linguistico, ma in realtà sono, celatamente, di tipo culturale; mentre le ragioni di chi lo sostiene sono apertamente culturali e, al tempo stesso, fondatamente linguistiche".

"I meccanismi di assegnazione e di accordo di genere – continua la linguista – giocano un ruolo importante nello scambio comunicativo e meriterebbero di essere conosciuti anche al di fuori della cerchia accademica per fugare la convinzione, diffusa, che usare certe forme femminili rappresenti solo una moda. Molti ricorderanno un famoso diverbio sorto in una riunione in Prefettura (a Napoli) perché un cittadino chiamava signora (essendo incerto sul termine prefetta!), invece che protocollarmente prefetto, la titolare di questa carica in una provincia vicina. Un uso più consapevole della lingua contribuisce a una più adeguata rappresentazione pubblica del ruolo della donna nella società, a una sua effettiva presenza nella cittadinanza e a realizzare quel salto di qualità nel modo di vedere la donna che anche la politica chiede oggi alla società italiana. È indispensabile che alle donne sia riconosciuto pienamente il loro ruolo perché possano così far parte a pieno titolo del mondo lavorativo e partecipare ai processi decisionali del paese. E il linguaggio è uno strumento indispensabile per attuare questo processo”.

Di Battista: credevo che i vari Renzi e Boschi fossero gli avversari, ma sono solo marionette – Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio in Sicilia per sostenere la candidatura di Cancellieri alle elezioni regionali della Sicilia.  Vista/Alexander Jakhnagiev – Agi

Non serve essere un hacker per scoprire falle nella sicurezza di un sito. L’ultima  scoperta nei sistemi di sicurezza del blog di Beppe Grillo, dopo una settimana di leak di dati presi da Rousseau, è stata fatta con una semplice ricerca su Google
Un’area del sito dedicata alla 'Marcia virtuale per il reddito di cittadinanza' non presenterebbe, stando a quanto rivelato da David Puente sul suo blog , un'adeguata riservatezza dei dati personali mostrando in chiaro le email degli utenti che vi aderiscono.
Non solo. Puente evidenzia un'altra inadempienza del sito di Beppe Grillo: la mancanza del protocollo di sicurezza Https.
 
Di che si tratta? E’ un protocollo che serve agli iscritti per essere certi che i dati forniti ad una piattaforma siano condivisi ‘all’interno di una connessione criptata’. In sostanza è quel protocollo che ci dà la certezza, quando clicchiamo sul tasto in cui diamo consenso al trattamento dei nostri dati personali, che essi vengano trasmessi in sicurezza per tutelare la nostra privacy.

Cosa si è scoperto cercando su Google?

Quello che dice di essere “senza competenze in materia” ieri sera ha provato a cercare su Google uno degli indirizzi pubblicati da R0gue_0, l’hacker ‘aggressivo’ che dal 3 agosto sta pubblicando dati che dice di aver rubato ai database della Casaleggio Associati. Gli è comparsa una pagina liberamente accessibile con “molti nomi, cognomi e email” di persone che hanno sottoscritto l’appello per la “Marcia virtuale” per il reddito di cittadinanza. Nomi di persone che hanno firmato l’appello online, dando consenso del trattamento dei propri dati. Ma non alla loro pubblicazione, come previsto dal codice italiano del garante della privacy. Ma quei dati in qualche modo sono diventati pubblici. La pagina è stata disponibile fino alla tarda mattinata del 9 agosto, prima di essere rimossa insieme a tutta la sessione “Marcia virtuale” del sito di Grillo, l’organo di comunicazione ufficiale dei 5 stelle.

"Difficile fidarsi di un sito senza crittografia"

Perché è così grave? “La mancanza del protocollo HTTPS risulta al giorno d'oggi una grave inadempienza per la sicurezza” spiega David Puente. “Gli utenti hanno il diritto [secondo la legge italiana] di navigare sicuri e di vedere protetti con l'adeguata riservatezza i dati che vengono scambiati tra loro e il sito Internet con cui interagiscono”. “Faccio fatica a fidarmi di un sito che mi presenta una schermata per la modifica delle mie credenziali di accesso in mancanza di questo protocollo di sicurezza utile a fornirmi un'adeguata crittografia”. Il problema è reale. A tal punto che dal blog di Grillo qualche ora dopo la denuncia rimosso la pagina, che adesso non è più disponibile.  

La missione italiana di sostegno alla Guardia costiera libica per la gestione dei flussi di migranti rappresenta "la giusta via" per fronteggiare la crisi. Lo dice l'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salamé al termine di un incontro alla Farnesina con il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. 
"Sono consapevole che ci sono state delle discussioni in Libia su questo tema, ma credo che la cooperazione e la trasparenza nel rapporto bilaterale Italia-Libia sia il modo più costruttivo" per fronteggiare la situazione. 

Vista/Alexander Jakhnagiev – Agi

 

"In questi giorni da destra mi hanno descritto come il cattolico terzomondista che si oppone alla linea di quelli 'legge e ordine'. Ecco questo mi ha dato fastidio. Io rispetto la legge dello Stato. Lavoro per l'ordine e la sicurezza. Sono impegnato per stroncare il traffico odioso dei clandestini, in questa nostra guerra contro gli scafisti. Ma se c'è una nave di una Ong vicina a gente da soccorrere, non posso escluderla. E anche se non ha firmato il codice di autoregolamentazione, sono obbligato a usarla per salvare vite umane".

"I salvataggi non sono uno scherzo"

Lo sostiene, in un'intervista a 'Repubblica' Graziano Delrio. Il ministro dei Trasporti nega però contrasti col collega Minniti: "per quanto mi riguarda non ho punti di contrasto con lui" ma se si parla di soccorsi in mare "la Guardia Costiera dipende dal ministero dei Trasporti e tocca a lei valutare se è necessario effettuare dei trasbordi". "E se l'altra sera ci fossimo comportati diversamente e fossero morte delle persone? – si chiede a proposito dell'ultimo salvataggio – E gli ufficiali fossero andati sotto processo come è già successo? Ragazzi non si scherza".

"Renzi ha ragione: la chiave di volta è lo sviluppo in Africa"

"Io ho dato disposizioni alla Guardia costiera di usare principalmente le Ong che mostrano un atteggiamento collaborativo. Ma certo non posso violare una regola del diritto internazionale o la nostra Costituzione. O qualcuno pensa che si possa vietare il trasbordo a una nave con migranti, magari lasciandola fuori dai porti a vagare nel Mediterraneo per 15 giorni?". "Io non inseguo le parole d'ordine dei razzisti e dei fascisti", conclude il ministro ribadendo di essere "pienamente d'accordo con le strategie dei governi Renzi e Gentiloni. Nessun disagio e condivido l'apprezzamento del Quirinale. E quando Renzi dice che la chiave di volta è lo sviluppo dell'Africa, ha ragione". 

Sergio Mattarella scende in campo e blinda l'operato del governo sui migranti, e in particolare l'operato di Marco Minniti, ministro dell'Interno, che da quando si è insediato al Viminale scelto da Paolo Gentiloni, ha inaugurato una politica meno buonista su diversi fronti, a cominciare da quello dei migranti. Una presa di posizione, quella del capo dello Stato, a dir poco inusuale, per un presidente che ha scelto sempre il basso profilo nelle diatribe interne al governo. Un fuori programma che nasconde ben altro.

Minniti aveva minacciato le dimissioni?

Dopo settimane di polemiche sull'operato delle Ong e sul regolamento che da ora in poi Minniti ha chiesto che debbano rispettare per poter soccorrere in mare i migranti, due giorni fa, stando ai retroscena dei quotidiani, la linea di Minniti si sarebbe scontrata con quella del cattolicissimi ministro Graziano Delrio. Motivo del contendere l'accesso ai porti per le navi delle Ong cariche di migranti soccorsi in mare dalle navi dei trafficanti. In parole povere e con molti distinguo e spiegazioni, per Delrio i porti non si possono chiudere a queste navi, per Minniti invece sì. Una querelle che stava coinvolgendo il governo, il Pd, gli altri partiti di maggioranza. Tanto da spingere Minniti, si racconta, a minacciare le dimissioni se il governo avesse fatto marcia indietro rispetto alla linea tenuto finora sui migranti. Una linea che passa dal fragile accordo con la Libia, al delicatissimo invio di navi al confine marittimo, dal braccio di ferro con l'Europa allo scontro con le più importanti Ong del mondo. Un livello di esposizione, che ha impegnato tutte le istituzioni, non solo il governo, in modo chiaro e inequivocabile. Tanto che anche lo stesso Capo dello Stato, pochi giorni fa davanti agli ambasciatori di tutto il mondo, si era lanciato con parole ben precise contro chi in Europa fa "battute" invece di risolvere i problemi. Leggi anche il pezzo di Repubblica

Per il presidente il ministro andava blindato

In un momento così delicato è ovvio che il presidente della Repubblica non si attende che si apra un fronte all'interno del governo, e men che meno vuole che il ministro di uno dei dicasteri più strategici per la sicurezza dello Stato si dimetta. Ecco dunque il suo sostegno a Minniti, seguito dopo pochi minuti da quello del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Nessun accenno alla polemica sui porti, da parte di Mattarella, ma il forte sostegno a quanto fatto sui migranti e la sottolineatura che la politica sulle Ong è stata approvata da gran parte del Parlamento, Pd compreso. Leggi il retroscena di Lettera 43

Scrive l'HuffPost: "Una domenica di telefonate e colloqui non era riuscita a portare ad alcun passo in avanti. La figura di Delrio d'altronde è rilevante dentro il Governo anche per il suo stretto collegamento con Matteo Renzi. Per Minniti andare avanti senza chiarire non era possibile. Come gesto dimostrativo, decide di non partecipare al Consiglio dei ministri, previsto per il pomeriggio. Per recuperare la situazione si muove il Quirinale, che ha avuto timore delle ripercussioni sulla tenuta del Governo. Dal Colle esprimono "grande apprezzamento" per il lavoro di Minniti tanto per la gestione dei migranti quanto per il codice di condotta per le Ong, "condiviso con larga convergenza in sede parlamentare". Si muove Palazzo Chigi in privato – nel confronto Gentiloni-Minniti – ma anche pubblicamente, facendo trapelare sulle agenzie che "i risultati sul fronte del contrasto del traffico di essere umani dalla Libia e del fenomeno migratorio cominciano ad arrivare".

“Se mi sta chiedendo se le vulnerabilità trovate mi hanno permesso di avere accesso ai dati personali degli utenti la risposta è: Sì. Avevo accesso all'intero database di Rousseau, e a tutti i dati che iscritti devono immettere al momento dell'iscrizione”. Evariste Galois è stato il primo hacker a bucare Rousseau, la piattaforma politica del Movimento 5 stelle. Ci ha scritto via email da un account Proton, un servizio di mail criptate. Il nome non è il suo ma così si fa chiamare su Twitter, dove ha cominciato a denunciare le falle della sicurezza del sito. Un nome che ha ‘rubato’ ad un matematico francese, giovane genio tra i fondatori dell’algebra astratta, morto a soli 20 anni per una ferita allo stomaco subita in duello. Anche l’hacker sembra molto giovane. “Non ho cercato se erano presenti vulnerabilità per scalare i privilegi e quindi non potevo modificare, ma potevo leggere. E questo è gravissimo” ha detto ad Agi. “Io però non ho pubblicato i dati degli utenti e non mi sono interessato ad essi (come è stato fatto qualche giorno dopo, presumibilmente da un’altro hacker, ndr e link) . “Lo scopo dimostrativo del sito era mostrare che io potevo aver accesso a quei dati e quindi il sito non era sicuro. Dimostravo questo. Il pericolo era il sito e la sua sicurezza, non io”. Ad Agi diversi esperti di sicurezza hanno confermato che l’indirizzo email e la veridicità del contenuto è attendibile

Partiamo dal principio: perché un hacker decide di provare la sicurezza di Rousseau? 

“Io cerco le vulnerabilità nei siti web nel tempo libero. Non è un segreto, e di solito è ben visto. Ho un profilo su OpenBugBounty, sito utilizzato per segnalare in maniera responsabile determinate vulnerabilità. Mi occupo prevalentemente di siti italiani, per comodità, e ho testato, a caso, anche il sito del M5S. Semplicemente questo”. 

E sei riuscito a bucarlo. E’ stato così facile? 

“Personalmente, come ho scritto in qualche tweet, reputo la sicurezza di quel sito molto scadente. Mancano proprio le basi, a mio parere, ma penso che chi ne capisce qualcosa (e ben più di me) concordi con questo mio punto di vista”. 

Il tuo era un attacco contro il Movimento? Volevi dimostrare qualcosa? Alcuni ti hanno accusato sui social di aver preso soldi da altri partiti per farlo

“Come più volte scritto, in maniera esplicita e chiara, non era un attacco politico o al partito. Nel tempo libero cerco vulnerabilità, e una falla così grave, in un sito che contiene così tanti dati, non poteva passare sotto silenzio. Per il resto non mi esprimo, non sono stato pagato da nessuno ovviamente, ma sto fuori da commenti politici”.

Hai detto che hai contattato tu la Casaleggio per avvertirli, che ti hanno detto?

“Li ho contattati uno o due giorni prima della diffusione del sito, per segnalare la vulnerabilità. Hanno ringraziato per la segnalazione, ho avvisato che avrei pubblicato la notizia, senza però diffondere dati o dettagli troppo precisi sulla variabile vulnerabile. Purtroppo qualcuno ha trovato altre variabili vulnerabili, e condanno il gesto. Ho scritto qualche giorno dopo per segnalare un altro errore simile, affinché si potesse mettere in sicurezza il sito, mi hanno nuovamente ringraziato. Personalmente non reputo il sito sicuro”. 

Che idea ti sei fatto delle minacce che ti sono arrivate dal blog di Grillo? Pensi che alla fine ti porterà in Tribunale? 

“Non ho ricevuto denunce, spero non procedano per via legale, più che altro per non perdere tempo in carte e aule di tribunale. Spero fosse solo un post di propaganda, devono ancora commentare la perdita dei dati. Penso che la gestione del problema sia stata fatta male in ogni suo step: comunicazione con la stampa, con gli utenti, gestione della sicurezza. Io avevo scritto dei consigli nel sito, che reputo sensati, ma sono stati ignorati”.

Per lo meno un effetto lo hanno avuto: per un po' hai cancellato tutto. E' così? 

“Non ho cancellato tutto. Ho sospeso l'account Twitter volontariamente per qualche giorno: troppa pressione, troppa visibilità, mille notifiche e, ammetto, un po' di preoccupazione iniziale. Non ero e non sono abituato. Io capisco la viralità della notizia, ma ammetto che non ho saputo gestire al meglio la situazione. Eliminarmi mi ha dato dei giorni di tranquillità. Il sito è caduto offline per le troppe visite, per rimetterlo online dovevo pagare il servizio di host e non sono interessato a ciò. Ho modificato comunque il sito, ho tolto il paragrafo Dimostrazione. Lo reputavo utile, e lo reputo tutt'ora così, ma non voglio aiutare ulteriormente persone stupide come r0gue_0. Il sito comunque è ancora reperibile attraverso le cache. Ho lasciato la sezione FAQ e Conclusione perché le reputo utili per gli utenti”. 

Hai avuto accesso solo a Rousseau o da lì potevi entrare negli altri siti? 

“Non ho controllato l'intero db, non era il mio interesse. Poterlo leggere era già particolarmente grave. Personalmente non reputo sicuro il sito di Beppe Grillo. Non mi stupirebbe se ci fosse un unico database per tutti i loro siti. Non avendo però prove di ciò, e sinceramente non volendomene più occupare, la risposta alla domanda è: no, non ho avuto accesso agli altri siti”. 

Leggi anche: Perché l'hacker può aver venduto tutto il database di Rousseau

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