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Basta ritardi sul Mes. Il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, in un’intervista al Corriere della Sera ribadisce la necessità di non perdere tempo e di andare oltre alle posizioni interne dei singoli partiti. “Ho il massimo rispetto per le fibrillazioni di tutti – afferma – ma siamo qui per risolvere i problemi del Paese, non delle singole forze politiche. Come si fa a rinunciare a 36 miliardi di euro aggiuntivi al Recovery Fund? Diciamo tutti che è dalla sanità che deve ripartire la ricostruzione: bene, iniziamo a farlo, con i fatti però. Io voglio discutere pubblicamente di questo, non di altro”.

Su un eventuale ingresso di Zingaretti al governo, Bonaccini non si sbilancia, limitandosi a sottolineare: “Non mi permetto di dire a Nicola che cosa debba fare. Sta lavorando seriamente per rafforzare l’agenda di governo, dal Mes all’impiego delle risorse straordinarie che l’Europa finalmente ha messo in campo. L’importante – aggiunge – è sciogliere i nodi, fare bene e presto, perche’ abbiamo davanti mesi molto impegnativi per gli italiani e la priorità è rimettere in moto l’economia, recuperare i posti di lavoro perduti, sostenere chi è rimasto indietro”.

Sull’ipotesi di nuovi lockdown, il Governatore dell’Emilia-Romagna è netto: “dobbiamo fare tutti il nostro dovere perché non succeda, il Paese non se lo può permettere. Dipende da noi fare in modo che non accada qui quello che purtroppo sta avvenendo in altri Paesi. Ha pienamente ragione Mattarella: proprio perché amiamo la nostra libertà dobbiamo essere seri e responsabili”.

l presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, si è difeso dalle critiche per il raddoppio di stipendio affermando che non è stato coinvolto nella decisione e che comunque non prenderà arretrati. “Tutto l’articolo ruota intorno a due falsi”, ha lamentato in una lettera a Repubblica, il giornale che aveva sollevato, “per effetto del decreto interministeriale che stabilisce i compensi del Cda di Inps (e Inail), al sottoscritto sarebbe riconosciuto un arretrato di 100 mila euro. Questo il primo falso. La realtà invece è che la nuova misura del compenso previsto per il presidente dell’Istituto decorrerà non da maggio 2019, bensì dal 15 aprile 2020, vale a dire da quando si è insediato il cda e ne ho assunto la carica di presidente. Il secondo falso è che non è nei poteri del presidente o di qualsiasi altro organo dell’Istituto determinarsi i compensi”.

“Sono stato nominato presidente Inps con decreto del Capo dello Stato in data 22 maggio 2019”, ha ricordato Tridico, “successivamente, a giugno 2019, con nota del Gabinetto del ministero del Lavoro venivano proposti i compensi del cda che si stava costituendo: 150 mila euro lordi per il presidente, 100 mila per il vice e 23mila per i 3 componenti del consiglio. Nel frattempo, la crisi di governo dell’agosto 2019 ha ritardato la nomina del cda. Così, solo dal 15 aprile 2020 ho assunto le funzioni di presidente del cda”.

“Compensi finanziati con tagli alle spese”

“Nella prospettiva della ricostituzione del cda dei due enti – prosegue Tridico – la legge 28 gennaio 2019, aveva previsto che, con apposito decreto interministeriale, sarebbe stata fissata la misura dei compensi dei predetti organi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Tant’è che detti compensi sono finanziati attraverso la riduzione di spese di funzionamento di Inps e Inail. Il 15 luglio 2019 il Dipartimento per il coordinamento amministrativo della presidenza del Consiglio ha avviato l’iter per la determinazione dei compensi del presidente e degli altri componenti del cda dei due enti, sulla base di una direttiva del presidente del Consiglio dei ministri del 9 gennaio 2001 che fissa i criteri e gli indicatori da assumere a riferimento a tal fine; direttiva che dal 2001 detta le regole per la fissazione dei compensi degli organi di tutte le amministrazioni pubbliche, suggerendo l’utilizzo di un apposito software per determinare i compensi per il cda sulla base del bilancio dell’Istituto e del numero di dipendenti”.

“Tale software restituiva un compenso per il presidente Inps e per il cda molto più elevato: per il presidente di 240 mila euro, pari al compenso dei dirigenti centrali dell’Inps, e ai vertici di amministrazioni simili”, ha spiegato Tridico, “tuttavia, il decreto interministeriale del 7 agosto 2020 del ministro del Lavoro e del ministro dell’Economia, decreto necessario e conseguenziale all’insediamento del cda, stabilisce 150mila euro per il presidente, 40 mila euro (elevabili a 60 mila in funzione delle deleghe esercitate) per il vice presidente e 23 mila euro per ognuno dei componenti del cda. Insomma, i ministeri vigilanti sono intervenuti per ridurre la misura derivante dall’applicazione di quelle regole”. 

I nuovi decreti sicurezza saranno “all’ordine del giorno del primo consiglio di ministri utile”. Giuseppe Conte interviene da Palazzo Chigi al Festival dell’economia in corso a Trento e assicura che il governo vuole “allargare il meccanismo di sicurezza e di protezione per i cittadini e per i migranti, che spesso arrivano in Italia in condizioni di fortuna. Si tratta di un progetto molto più ampio” rispetto a quello del passato, afferma il presidente del consiglio che sul tema dei migranti parla anche della trattativa in corso in Europa sulla loro redistribuzione.

“Se si afferma un meccanismo obbligatorio – sottolinea guardando all’Ungheria – chi si sottrae dovrà avere un meccanismo ‘penalizzante'”. Più in generale per Conte “nessuno può pensare che la gestione dei flussi migratori possa essere risolta da un mese all’altro. È un percorso che stiamo facendo”, aggiunge ricordando che la proposta dell’Ue, “è un passaggio non trascurabile, ma sicuramente non è l’approdo della politica migratoria europea”.

Un tavolo sui lavori usuranti

Nel suo intervento il premier affronta il tema delle pensioni. Un rinnovo di Quota 100 “non è all’ordine del giorno”, annuncia, e avverte che si dovrà avere “il coraggio di sedersi attorno a un tavolo” per occuparsi dei lavori usuranti perché “non possiamo mettere tutti i sullo stesso piano”.

Parole che vengono salutate con favore da Matteo Renzi. “È una svolta importante. Dopo aver cambiato linea in Europa, torniamo alla serietà sulle pensioni rimediando ancora ai danni del governo populista. Prossimo obiettivo: il Mes”, scrive sui social leader di Italia viva. Matteo Salvini promette invece battaglia: “Vogliono tornare alla Legge Fornero. La Lega non glielo permetterà, promesso. Non si scherza con i sacrifici di milioni di lavoratrici e lavoratori italiani”, dice il segretario della Lega.

AGI – Gli Stati Uniti hanno raggiunto il numero di 7.027.910 casi di Covid e 203.571 morti, secondo il conteggio fornito dalla Johns Hopkins University. Sono 53.469 i contagi in più rispetto a giovedì mentre si attestano a 843 i nuovi decessi. Lo Stato di New York il più colpito negli Stati Uniti con 33.102 vittime. 

Le autorità sanitarie messicane, invece, hanno segnalato 405 nuovi decessi e altre 5.401 infezioni da COVID-19 nelle ultime 24 ore. Per un totale di 75.844 morti e 720.858 casi di coronavirus dall’inizio della pandemia nel Paese.

Panama, infine, il paese con maggior numero di contagio da coronavirus del Centro America, ha annunciato la sospensione del Carnevale allineandosi alle decisioni prese dalla città brasiliana di Rio De JaneiroAd annunciarlo il minsitro della Salute di Panama, Luis Francisco Sucre. Oggi il Paese centroamericano ha registrato 705 nuovi casa e 14 morti, per un totale di 109.431 vittime dall’inizio della pandemia.

AGI – La pandemia come “opportunità per un nuovo inizio”, ha aperto “un nuovo scenario anche per la strategia di contrasto al cambiamento climatico e di protezione ambientale”. Nel giorno in cui l’Italia viene elogiata dall’Oms per la sua politica di contenimento al coronavirus il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenendo all’Assemblea dell’Onu, invita la comunità internazionale a unirsi perché solo “insieme possiamo voltare questa pagina buia. È ancora una volta – aggiunge – il momento di mettersi in cammino. È il momento del coraggio, è il momento della visione”.

L’Italia come simbolo della lotta alla pandemia

“Il nostro Paese e’ divenuto simbolo di uno sforzo collettivo, umano prima ancora che sanitario e politico”, premette il presidente del Consiglio che paragona le sofferenze attuali a quelle del dopo-guerra, “un nemico invisibile ha sconvolto le nostre esistenze e le nostre abitudini consolidate” ma non bisogna “tornare al piu’ presto alla semplice ‘normalità’. Dobbiamo desiderare di più, immaginare e reinventare un mondo diverso, renderlo più sostenibile, più verde, più digitale, più inclusivo”.

La salute, un bene comune

Il primo insegnamento che la nostra comunità nazionale ha tratto “da questa difficile esperienza è, nella sua complessità, molto semplice: la salute è un bene comune, inalienabile, e come tale deve essere garantito ad ogni donna, ad ogni uomo del Pianeta”, dice Conte. Per questo motivo sono stati mobilitati “oltre 40 miliardi di euro per la risposta globale dell’Unione Europea alla crisi, in particolare per garantire l’accesso equo ed universale al vaccino, alla diagnostica e alle terapie”. Il premier insiste su questo ragionamento: “Il vaccino verrà messo a disposizione di tutti i popoli”.

Obiettivo: contrasto al cambiamento climatico

Per poi sottolineare la necessità di mirare soprattutto sulla strategia di contrasto “al cambiamento climatico e di protezione ambientale”. “Sarà necessario lavorare insieme – sottolinea – affinchè il rilancio delle ambizioni in materia climatica non vada disgiunto dalla promozione degli investimenti e delle politiche per la ripresa socio-economica”. “L’Unione europea ha capito la portata della sfida” del coronavirus, adoperandosi a “ripensare il nostro mondo”, osserva il premier. Dunque “l’Europa come punto di riferimento imprescindibile del partenariato globale verso nuove prospettive”, “il ‘Green Deal’ europeo è oggi ancora più necessario per vincere la sfida della transizione verde”, il presidente del Consiglio puntando sulla tutela della biodiversità, sulla salvaguardia degli oceani, sul recupero dei suoli come “variabili essenziali” per questa battaglia.

In intervento Conte anche tema Libia e immigrazione

Il premier nel suo intervento parla del problema dell’immigrazione (“E’ necessaria un’azione collettiva di contrasto alle reti di trafficanti di esseri umani”) e della situazione in Libia: “Per garantire pace e stabilità durature l’unica strada è la mediazione dell’Onu, impedendo interferenze ed ingerenze esterne. Bisogna cogliere e proteggere gli spazi di dialogo dopo il cessate il fuoco e consentire la ripresa della produzione petrolifera su tutto il territorio, promuovendo un’equa gestione delle risorse a beneficio di tutto il popolo libico”).

Nel 2021 presidenza Italia G20, strategia delle Tre P

Infine, dopo aver rilanciato che l’Italia continuerà a mettere al centro della sua azione di politica estera “la tutela dei diritti inalienabili dell’uomo in tutte le sedi internazionali” e la necessità di “garantire che l’Onu possa realizzare al meglio il proprio mandato e attuare così i principi ispiratori della Carta”, annuncia l’agenda Italia contro le ingiustizie per una società più equa: in vista del G20 a presidenza italiana l’anno prossimo, “il nostro Paese sta definendo un’agenda di lavoro incentrata su: Persone, Pianeta, Prosperità. Le chiamiamo le tre P”. “L’auspicio – aggiunge – è che il prossimo G20 in Italia “possa assumere la valenza di momento di rinascita collettiva, divenendo l’occasione per cementificare quel senso di comunità che ogni nazione ha avuto in gestazione durante il periodo buio della pandemia”. “Vogliamo dare spazio alle proposte dei giovani, capire in profondità le loro esigenze, valorizzare quel grido che si è levato nell’ultimo anno nelle piazze di tutto il mondo”, conclude Conte. (AGI)

AGI – Haters scatenati contro la vice presidente della Camera dei deputati, Maria Edera Spadoni. Nelle ultime ore i social network sono stati invasi da insulti e commenti al limite della minaccia fisica.

Lo scontro in Aula

Il tutto nasce mercoledì, quando in Aula alla Camera è andata in scena l’ennesima bagarre. A presiedere è Spadoni che decide di revocare una votazione sulla Ratifica ed esecuzione della Convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro, riguardante l’eliminazione della violenza e delle molestie sul luogo di lavoro. Dall’Aula sono, infatti, assenti diversi deputati ancora impegnati nei lavori in Commissione Finanze.

Le proteste di FdI

La decisione, tuttavia, non piace alle opposizioni e, tra queste a Fratelli d’Italia che, con Andrea Delmastro delle Vedove, attacca la Cinque Stelle accusandola di non saper dirigere i lavori e di assumere “decisioni faziose” e “partigiane”. A questo punto, Spadoni richiama all’ordine Delmastro per aver pronunciato parole “sconvenienti” e l’esponente di FdI risponde: “Lei ha ritenuto che ‘partigiano’ fosse un termine sconveniente. Nella lingua italiana significa ‘seguace o fautore per lo più fazioso’. E io di quello la accusavo”.

Il video sui social

Ma il video fa il giro dei social network, anche grazie al fatto che lo stesso Delmastro lo pubblica sul suo account Facebook con il commento: “La presidenza d’Aula ai M5s. Pietà”. 

Insulti e minacce

E gli haters ne approfittano: “L’ha riempita di merda”, “una capra da asfaltare”, “una sciacquetta, a zappare la terra, fagli il culo”, “nessuna pietà per la vicepresidente”, “quella marionetta dovrebbe nascondersi fino alla fine dei suoi giorni”, “i metodi democratici oramai non sono più adeguati”, “fanno pena, fanno schifo”. Sono solo alcuni dei commenti e nemmeno i più duri. 

La reazione di Spadoni

Commenti “indotti dal post del deputato di Fratelli D’Italia Delmastro Delle Vedove, che nel video dichiara che ‘mi merito quello che mi merito’, su un siparietto avvenuto alla Camera due giorni fa”, spiega la vice Presidente dell’Aula di Montecitorio. “Oltre alle offese, c’è chi scrive che discutere è inutile e che al terrorismo si risponde con la forza. Certi commenti dovrebbero essere censurati, indipendentemente da chi li subisce, punto”, rimarca.  

Fastidio e ribrezzo

“Provo fastidio e ribrezzo nei confronti di persone che incitano alla forza e scrivono che i metodi democratici ormai sono inadeguati. Queste parole sono terribili. Incitare alla forza per sovvertire un ordine democratico va contro i valori che tutti, e ribadisco tutti, i deputati dovrebbero difendere”, sottolinea ancora. Il collega” Delmastro “fa parte di un organo collegiale e democratico, che dovrebbe onorare e far rispettare anche da chi lo sostiene. Mi chiedo a questo punto chi è che non ha il minimo senso delle istituzioni, se io o qualcun altro. Riguardo alle offese: le scrivono i leoni da tastiera, che hanno poco o niente da dire. Mi chiedo cosa ne pensi la Meloni – conclude – a cui ho dato personalmente solidarietà quando a luglio 2019 è stata attaccata non come politica ma come donna e madre con offese e insulti”. 

AGI – Sulla questione dell’affluenza dei tifosi negli stadi è intervenuto anche Matteo Salvini: “Io riaprirei gli stadi con il 25% di capienza, assolutamente. Mi sembra una cosa ragionevole, non vedo dove sia il problema. Al gran premio di Moto Gp, a Misano, sono entrate 10 mila persone e si sono divertite”. Così il leader della Lega in un’intervista a Radio 24. 

La polemica è scoppiata ieri quando la Conferenza delle Regioni ha reso nota la propria proposta al governo per far entrare fino al 25% dei tifosi nelle strutture, con mascherina e dopo il controllo della temperatura. Uno scenario che non è piaciuto al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: “Totale disaccordo, così non si garantisce la sicurezza”.

E anche il ministero della Salute si schiera dalla parte del ‘no’. “Il ministro è contrario ad andare nella direzione” indicata dalla Conferenza delle Regioni. Lo rivela la sottosegretaria, Sandra Zampa, ospite di ’24 Mattino’ su Radio 24. “Un po’ abbiamo riaperto – ha spiegato – ma dobbiamo tenere conto che abbiamo di fronte una lieve ripresa dei contagi legati ancora ai contatti maturati in vacanza, con un trend giornaliero che oscilla tra i 1600 e i 1800 casi nuovi secondo il numero dei tamponi, che fra un paio di settimane si conoscerà l’impatto con la riapertura delle scuole e che siamo circondati da un vero disastro”.

“Che senso ha – ha ragionato la sottosegretaria – andare a cercarci dei guai adesso quando possiamo aspettare ancora un paio di settimane? Le Regioni, se volessero, possono anche decidere per proprio conto. Ciò che sta succedendo per gli stadi è già accaduto con la riapertura delle discoteche: le Regioni le hanno aperte ma poi, di fronte al disastro, il ministro ha fatto un’ordinanza che ne ha imposto la chiusura”. Per poi ribadire: “Noi al ministero siamo contrari, il ministro ha ieri ribadito che prima ci sono le scuole, ci sono altre priorità. Poi ci occuperemo degli stadi”, ha ribadito Zampa.

 

AGI – “La maggioranza ha fatto un lavoro serio, comune, coordinata dalla ministra Lamorgese e dal sottosegretario Mauri, e adesso quei decreti vanno cambiati: non per capriccio, ma per l’enorme insicurezza che hanno generato nelle città”. È perentorio il giudizio di Graziano Delrio, capogruppo dem a Montecitorio, sulla necessità di un cambio di passo dell’esecutivo.

A partire dai decreti Salvini, per i quali “credo il tempo dei rinvii sia finito. In generale su tutti i temi, ma su questo in particolare”, precisa Delrio. Ma il capogruppo dem alla Camera interviene anche sulle parole pronunciate da Grillo, che ha detto di preferire la democrazia diretta a quella rappresentativa: “Se questo punto fosse stato inserito nel patto di governo non l’avrei mai sottoscritto. Sulla Costituzione non si scherza. La democrazia rappresentativa e’ l’unico antidoto a derive plebiscitarie e autoritarie; la democrazia diretta può essere manipolata. Solo un Parlamento libero e autonomo può esercitare un vero controllo sull’attività dell’esecutivo. Ed è anzi quello che dovremo cominciare a fare di più”.

Ovvero, “bisogna chiedere al governo di smettere di fare decreti a raffica. Non si usa la decretazione d’urgenza come strumento ordinario. E anche al Parlamento va restituita autorevolezza: va in questa direzione il ddl costituzionale per superare il bicameralismo perfetto che depositeremo a giorni”, conclude il capogruppo dem.

AGI – “Un italiano che ha servito il Paese”. Sergio Mattarella ricorda Francesco Cossiga, suo predecessore, a dieci anni dalla scomparsa e, all’Università di Sassari, e mette in luce tutti gli aspetti più concreti, istituzionali e lineari della sua storia politica, dagli inizi nella Dc al Quirinale. 

“Francesco Cossiga fronteggiò l’attacco alla Repubblica e difese le istituzioni democratiche con il consenso del Parlamento, nel rispetto dello Stato di diritto e cercando di preservare, come bene indispensabile, l’unità delle forze democratiche nella lotta al terrore e all’eversione”. Poche parole da parte del Capo dello Stato per entrare nel vivo di un periodo che ebbe il suo culmine drammatico con la morte di Aldo Moro e che per Cossiga fu “un colpo tremendo e uno spartiacque. Come fu uno spartiacque nella storia della Repubblica“. 

Mattarella, ex giudice della Corte costituzionale, sottolinea che il Cossiga Presidente, descritto dai giornali come ‘picconatore’ e dall’Economist addirittura ‘Lepre marzolina’, esercitò invece le prerogative costituzionali con le qualità che derivavano dalla sua lunga esperienza, e anche con la puntualità di uno studioso di diritto. Ribadì, con lettera al Presidente del Consiglio incaricato Andreotti, i poteri che la Costituzione conferisce al Capo dello Stato nella nomina dei ministri e descrisse il vaglio presidenziale come non comprimibile”. Ma soprattutto, pur chiedendo con forza e in una fase di cesura netta della storia, la riforma delle nostre istituzioni, riteneva che “nuocesse al Paese una visione che giudicasse le istituzioni esistenti fragili perché in attesa di riforma”. “Le riforme istituzionali – disse nel tradizionale messaggio di fine anno nel 1987 – devono condurre all’obiettivo essenziale di promuovere la crescita della democrazia’” cita Mattarella. 

Certo, Cossiga al Quirinale “non gradiva il ruolo di Presidente notaio”, ma “ancor meno, aspirava a quello del Presidente ‘imperatore'”. E, ricorda con un eufemismo l’attuale inquilino del Colle, rivolse diversi “rilievi” “dapprima in modo assolutamente misurato e, via via, in modo più vivace”. Ma, per lui, le riforme per far crescere la democrazia furono “un obiettivo che faceva tutt’uno con la ‘nuova ed esaltante primavera della Repubblica’, da lui auspicata in occasione del discorso di insediamento quale Capo dello Stato”. Un discorso pronunciato ben prima di quel 1989 che segnò “la fine dell’equilibrio di Yalta” e dunque per l’allora presidente un inevitabile colpo anche al nostro sistema politico. Non a caso alla sua elezione contribuirono più di due terzi del Parlamento a esprimere una “volontà unitaria nel sostenere la Presidenza della Repubblica come presidio di coesione del Paese attorno ai valori della Costituzione”.

Mattarella ha anche ricordato il suo dialogo con il Pci, da ministro dell’Interno, durante la stagione del terrorismo, che “pur tra robuste differenze, favorì in misura significativa quell’unità di popolo, indubbiamente decisiva per la vittoria sul terrorismo”. E il suo essere profondamente cattolico ma fedele alla laicità dello Stato, il suo essere intrinsecamente antifascista, il suo essere stato formato al confronto anche duro ma sempre finalizzato alla ricerca di soluzioni concrete per “evitare conflitti laceranti” e far raggiungere al Paese un “maggiore benessere”. Da presidente del Consiglio dimostrò con coerenza la sua convinzione che il pilastro della politica estera italiana fossero l’europeismo e l’atlantismo e aiutò il Paese ad “assumere responsabilità geostrategiche di rilievo”.

Una figura complessa, dunque, quella di Cossiga nel ricordo di Mattarella, certamente un uomo politico tormentato, ma con una formazione e punti di riferimento ben saldi nella tradizione repubblicana, insomma, “un italiano che ha servito il Paese con tutta la forza di cui è stato capace”. 

AGI – “Anche noi italiani amiamo la libertà ma abbiamo a cuore anche la serietà”. Sarebbe stata questa, secondo quanto riferito da un partecipante, la risposta del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla sollecitazione di alcuni presenti alla cerimonia per i 10 anni dalla scomparsa di Francesco Cossiga che gli hanno chiesto cosa pensasse di quanto dichiarato dal primo ministro britannico, Boris Johnson. Martedì, parlando alla Camera dei Comuni, Johnson aveva affermato che gli inglesi, a differenza di italiani e tedeschi, amano la libertà e per questo hanno avuto più contagi di Covid. 

Le parole di Johnson

“C’è un’importante differenza tra il nostro Paese e tanti altri Stati nel mondo. E cioè che noi amiamo la libertà. Per questo è molto difficile per il popolo inglese obbedire in modo uniforme alla linee guida così come sarebbe necessario”, aveva affermato il titolare di Downing Street rispondendo a una domanda sul perché nel Regno Unito si stiano registrando così tanti nuovi casi di coronavirus rispetto ad altri Paesi, tra cui ad esempio l’Italia. La polemica è esplosa proprio mentre in Gran Bretagna entrano in vigore una serie di nuove misure per il contrasto della diffusione del Covid che resteranno attive per sei mesi. Il governo britannico sta cercando di scongiurare un nuovo lockdown generale, ma l’epidemia nel Paese continua a registrare dati allarmanti. I consulenti scientifici del governo, Patrick Vallance e Chris Whitty, hanno avvertito che se l’incremento dei nuovi casi di Covid-19 resterà al livello attuale, a ottobre potrebbero esserci 50mila infezioni al giorno e oltre 200 morti al giorno a novembre. Il Regno Unito finora ha registrato 410mila casi di Covid e quasi 42mila morti.

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