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AGI –  Approvare il ‘Recovery plan’ in Cdm e portarlo in Parlamento, per aprire un confronto con le forze di maggioranza e dell’opposizione e poi con le parti sociali.

E durante l’iter del piano discutere del rafforzamento del governo che nei piani di chi sta lavorando al ‘dossier’ prevede pochi ritocchi, con l’ingresso di ‘big’ dei partiti nell’esecutivo e la cessione da parte del presidente del Consiglio della delega dei Servizi ad un tecnico o ad un sottosegretario ad hoc.

La ‘cornice’ dei pontieri che stanno mediando per evitare la crisi non porta a stravolgimenti dell’esecutivo, “anche per non destabilizzarlo”. E dunque si fanno i nomi di Orlando che affiancherebbe (o sostituirebbe) il sottosegretario Fraccaro e dell’ingresso di un fedelissimo di Renzi, considerato che il leader di Iv non ha alcuna intenzione di entrare.

Pochi chirurgici interventi: Rosato o Boschi (con quest’ultima osteggiata da una nutrita ala pentastellata) alla Difesa o agli Interni (nel caso Guerini traslocherebbe al Viminale), nulla più.

In calo anche l’ipotesi di un ministero ad hoc sul ‘Recovery’. Anche se sono circolati i nomi per il dicastero delle Infrastrutture dei dem Marcucci e Delrio, della renziana Paita o del pentastellato Cancellieri (con M5s che eventualmente potrebbe puntare anche al ministero del Sud).

Ma i progetti di chi sta ‘ridisegnando’ l’esecutivo per un Conte ter non fanno i conti con la tentazione dei renziani di strappare. Ovvero di approvare con le ministre Bonetti e Bellanova il ‘Recovery plan’ in Cdm per poi tenersi le mani libere. Senza mettersi di traverso alle Camere sul piano o sul prossimo sforamento di bilancio ma di fatto decretando la fine dell’appoggio all’esecutivo. 

Renzi attende segnali concreti ed una apertura vera al confronto su tutti i dossier sul tavolo. La ‘road map’ che prevede prima il ‘Recovery plan’ e o poi il chiarimento non è considerata una strada percorribile. “Noi allo stallo non ci stiamo”, ripetono i ‘big’ di Iv.

Niente crisi congelata dunque e anzi c’è chi si spinge già ad ipotizzare un esecutivo a guida Cartabia, sostenuto sempre dalla stessa maggioranza. “Perché – sottolinea un esponente di primo piano di Iv – i voti dei responsabili non ci sono”.

“Se Renzi strappa dovrà mettere la faccia sulla crisi”, taglia corto un dirigente del Pd. “Perché – questo il ‘refrain’ – siamo in piena pandemia, il ministro Speranza verrà in Parlamento ad illustrare il nuovo Dpcm, poi abbiamo uno sforamento di bilancio e a marzo finisce la cassa integrazione. Il Paese non può permettersi un salto nel buio. Questa è la realtà”.

“Aspetto la convocazione del Cdm e il testo del Recovery plan. Nessuno strappo prima per un senso di responsabilità istituzionale che abbiamo”, dice la ministra delle Pari opportunità, Bonetti. Sulla stessa lunghezza d’onda la responsabile dell’Agricoltura Bellanova. La bozza del ‘Recovery plan’ alla maggioranza arriverà solo a tarda sera ma il convincimento dei renziani è che il presidente del Consiglio voglia la conta, che abbia fatto un passo indietro anche sull’ipotesi di dimissioni ‘congelate’. “E se è questo il metodo del governo noi siamo pronti a rompere”, il ‘refrain’ in Iv.

Il presidente del Consiglio è pronto a discutere di un nuovo programma di governo ma non è disponibile alle dimissioni e nel frattempo Renzi continua ad alzare l’asticella sul fondo Salva-Stati. “Presentato il Piano Pandemico nazionale. Se ci sono poche risorse, bisogna scegliere chi curare. Ho una idea piu’ semplice. Se ci sono poche risorse, prendiamo il Mes Ci vuole tanto a capirlo?”, rilancia il leader di Iv Matteo Renzi.

“Bisogna fare le cose che servono e attuare un riassetto del governo, afferma Bettini, esponente del Pd, “C’è disponibilità a fare questo perfino con una crisi breve, gestibile, parlamentare che non apra fibrillazioni che di solito le crisi procurano e che sarebbero un’enorme perdita di tempo”. Ma anche di fronte ad una crisi pilotata il Movimento 5 stelle fa sapere di non essere disponibile a sacrificare i suoi ministri e – come afferma un ‘big’ M5s – “ad ingoiare tutto, perfino Boschi nel governo”. Si continuerà a trattare anche nella notte ma “se non arriva una svolta il destino del governo Conte è segnato”, taglia corto un fedelissimo di Renzi.

AGI – È stato convocato per le 21.30 di martedì 12 il Consiglio dei Ministri per  il via libera del governo al Recovery plan. A dettare il timing è lo stesso presidente del Consiglio: “Dobbiamo approvarlo domani sera. Vogliamo fare il Consiglio dei ministri domani sera, dobbiamo correre”, spiega Giuseppe Conte, intercettato dalle telecamere del Tg3 mentre si ferma a parlare con alcuni cittadini per le vie del centro di Roma.

E la crisi minacciata da Matteo Renzi? “Noi lavoriamo per costruire. Il momento è così difficile, dobbiamo assolutamente mettercela tutta per offrire risposte ai cittadini”, taglia corto il presidente del Consiglio, che conferma la linea dura dell’esecutivo sulle nuove misure restrittive per contrastare la diffusione del virus, a cui sta lavorando il governo proprio in queste ore e che entreranno in vigore dal 16 gennaio: “C’è un’impennata di contagi”, dopo “Gran Bretagna, Germania, Irlanda, adesso sta arrivando anche da noi. Non sarà facile, dobbiamo ancora fare sacrifici”, spiega.

La ripartizione delle risoerse, dal ‘green’ al lavoro

Sono 68,90 miliardi per il capitolo ‘green’, 12,62 miliardi alle ‘Politiche per il lavoro’, 10,83 alle ‘Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore’, 28,5 i miliardi per ‘Istruzione e ricerca’, 31,98 miliardi per ‘Infrastrutture per una mobilità sostenibile’, 46,18 miliardi per la ‘Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura’, 19,7 miliardi per la sanità, 4,18 miliardi per ‘Interventi speciali per la coesione territoriale. Sono i capitoli inseriti nel piano per il rilancio e la resilienza la cui bozza è arrivata ai partiti della maggioranza. 

Quasi 20 miliardi per il settore sanitario, secondo la tabella di sintesi allegata al piano. Per la precisione si tratta di 19,72 miliardi: 11,82 miliardi per ‘Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria’ e 7,90 per ‘Assistenza di prossimità e telemedicina’. Il primo capitolo resta quello della rivoluzione verde e transizione ecologica con 68,9 miliardi. 

Le risorse ammontano a 222,9 miliardi, 144,2 per ‘Nuovi progetti’, tenendo conto della programmazione di bilancio per il quinquennio 2021-27 in tutto sono 310 miliardi di euro.     “Gli impatti stimati sulle principali variabili macroeconomiche, da cui si evidenzia in particolare che la crescita del Pil nel 2026, l’anno finale del Piano, risulterebbe più alta di 3 punti percentuali rispetto allo scenario tendenziale di base”.

Il piano “Generation Eu’ – si legge nella bozza – è una svolta europea. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza richiede una svolta italiana, nella programmazione e nell’attuazione degli investimenti, che segni una discontinuità decisiva per lo sviluppo sostenibile, la digitalizzazione e l’innovazione, la riduzione dei divari e delle diseguaglianze”.      Il Pnnr “si articola in 6 Missioni, che a loro volta raggruppano 16 Componenti funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del governo. Le Componenti si articolano in 47 Linee di intervento per progetti omogenei e coerenti”.

Resta aperto il nodo della ‘governance’: “Il governo, sulla base delle linee guida europee per l’attuazione del Piano presenterà –  si legge – al Parlamento un modello di governance che identifichi la responsabilità della realizzazione del Piano, garantisca il coordinamento con i Ministri competenti a livello nazionale e gli altri livelli di governo, monitori i progressi di avanzamento della spesa”.

Confermata la ‘road map’ 

Dunque, sembra confermata la road map – che sarebbe stata fissata anche con l’ausilio della moral suasion del Colle – che ‘congela’ per alcune ore la possibile crisi di governo per consentire il via libera del Cdm al Piano, il cui testo finale dovrebbe essere trasmesso alle forze di maggioranza prima della riunione di governo di domani sera (anche al momento nessun testo è stato trasmesso, si spiega dalla maggioranza).

Stando agli ultimi rumors di palazzo, Italia viva – salvo che il documento finale del Recovery non dovesse soddisfare le richieste renziane, come ripetono i diretti interessati – incasserà il via libera del Cdm, per poi aprirsi di fatto l’ultima fase della crisi minacciata da Renzi, che torna ad incalzare il premier sui tempi: si “tiri fuori” il documento, poi “se non siamo d’accordo restituiamo le poltrone”.

Ma sulla necessità di mettere in sicurezza il Recovery non dovrebbero esserci distinguo. Lo conferma Teresa Bellanova, che spiega: nessuna crisi si aprirà “prima di questo passaggio in Cdm”, è una questione di “responsabilità istituzionale”. Il che significa che solo dopo il via libera al Piano da parte del Cdm Iv potrebbe ritirare le sue ministre. 

Lo sbocco di questa lunga fase di stallo e incertezza potrebbe concludersi con una crisi ‘pilotata’: non ci sarebbero ostacoli a questa soluzione secondo Goffredo Bettini. “Dobbiamo avere un’alleanza molto più solida, che condivida un programma di fine legislatura. Un programma serio, chiaro e fare anche un riassetto del governo. C’è disponibilità, anche con una crisi breve, gestibile, parlamentare e senza fibrillazioni”.

Per l’esponente dem “Renzi non ha le idee molto chiare”. E si potrebbe contare su un “sostegno non isolato” di Forza Italia. Infine, per Bettini la via d’uscita non sarebbe un semplice rimpasto, ma un vero e proprio “rafforzamento della squadra” magari con l’ingresso del segretario Zingaretti e, comunque, l’importante è “fare presto”.

Intanto Renzi insiste sull’utilizzo del Mes, mentre il presidente di Iv, Ettore Rosato, torna a rimandare la palla nel campo del premier: la crisi di governo “dipende dal presidente del Consiglio. È tutto in mano sua. Noi abbiamo detto detto con grande chiarezza quali sono i punti nevralgici per continuare a lavorare. Non possiamo pensare ad un governo così immobile di fronte ad una situazione così grave del Paese. Questo è il momento di uscire dalla fase di immobilismo e di mettersi a lavorare. Per questo noi non sappiamo se ci sarà una crisi di governo: dipende tutto dal presidente del Consiglio”.

Ma il clima tra il premier e Iv resta teso. Ai renziani, ad esempio, non è affatto piaciuta l’indiscrezione contenuta in alcuni articoli secondo cui Conte sarebbe pronto ad ‘asfaltare’ Iv in Parlamento. “Non siamo noi che abbiamo un problema con Conte ma è lui che ha un problema con Iv”, osserva Rosato.

Chi di crisi non vuol sentir parlare è il capo politico M5s: “È davvero incomprensibile come si possa evocare una crisi di Governo in questo momento”, afferma Vito Crimi.

Anche il Pd, pur blindando l’attuale esecutivo e la maggioranza che lo sostiene, pressa Conte affinché acceleri la ripartenza: “La parola d’ordine deve essere costruire insieme e l’imperativo e’ fare presto”, sostiene il capogruppo dem Graziano Delrio, secondo il quale “serve un deciso rilancio dell’azione di governo attraverso un Patto di legislatura che dia alla maggioranza, nella mutata condizione complessiva, una visione definita ed unitaria del cambiamento necessario all’Italia che certamente non ha bisogno di crisi al buio o perenni conflittualità”. 

AGI – “Non siamo alle battute finali del governo, tantomeno del dialogo con PD o con Leu, e se parliamo nel merito dei temi non vedo perché il confronto non dovrebbe continuare anche con Iv”.

Lo afferma il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora in una intervista al Messaggero. “La nostra posizione è quella di rispondere alle emergenze del paese come abbiamo fatto finora, col presidente Conte e questa squadra, cercando di risolvere i problemi dei cittadini e insieme con l’ambizione di cambiare volto all’Italia grazie al piano Next generation Eu“.

Dunque per l’esponente M5s “far saltare tutto è irresponsabile”.

Intanto il piano Recovery deve proseguire il suo iter e il dunque il Consiglio dei ministri sarà convocato per approvare il piano, “poi la parola passerà al Parlamento“.

In caso la situazione precipitasse verso elezioni anticipate, l’alleanza tra M5s e Pd è “una prospettiva seria e che mi trova d’accordo, chiaramente va discussa e condivisa con gli attivisti. Al governo abbiamo dimostrato che si può collaborare bene nell’interesse del paese”. 

AGI – Il governo Conte? “Mi auguro che non vada avanti, naturalmente, non per il bene della Lega ma per quello dell’Italia. E’ un continuo trascinarsi, litigare e rinviare senza decidere”. Lo afferma Matteo Salvini, in un’intervista a ‘Libero‘, affermando che “in questo anno e mezzo non hanno combinato nulla”. 

Per il leader della Lega in caso di crisi del Conte II “le vie sono due: o elezioni – ho fatto i conti, da gennaio in poi ci sono almeno 14 Paesi occidentali in cui si andrà alle urne, dal Portogallo alla Repubblica Ceca – oppure per me rimane un’ipotesi praticabile un governo di centrodestra che nasca in Parlamento e metta al centro la salute, la crescita e le infrastrutture, le imprese, il lavoro e la riforma della Giustizia“.

Quanto ai retroscena che ipotizzano un aiuto di Iv per far nascere un eventuale governo di centrodestra, Salvini assicura: “nessun messaggio con Renzi. Ma voglio vedere se va fino in fondo con Conte. Se così fosse, ripeto, la via maestra è andare a elezioni anticipate. Altrimenti, sui temi di cui ho detto, penso che l’Italia ci seguirebbe in massa e il Parlamento anche”. 

 Salvini spiega poi di non avere nessuna nostalgia del governo gialloverde “perché i grillini erano diventati il partito del No e con i No non si poteva più governare”. 

AGI. – “In Italia siamo di fronte a una sorta di “tempesta perfetta”. Occorre arginarla e non aiutarla a divampare”. Lo dice Goffredo Bettini in un’intervista al ‘Corriere della sera’. 

Per l’esponente dem “in queste ore Conte ha ribadito la sua volontà unitaria. Si sono compiuti passi in avanti decisivi sul Recovery plan. Approvato questo provvedimento importantissimo per la vita degli italiani, si tratta di stabilire un accordo solenne, vincolante e chiaro circa le priorità di un programma di fine legislatura. Altro che rimpastino. Stiamo parlando di cose da fare, non di qualche ministero da distribuire. I passaggi da compiere per raggiungere l’obiettivo li decideremo insieme. Innanzitutto con Conte e rispettando la sensibilità del presidente Mattarella. Uomo di grande saggezza”.

L’ingresso dei leader al governo non sarebbe una garanzia per la legislatura? “Un governo più politico è una garanzia per la stabilità dello stesso Conte. A condizione che prevalga un sentimento di lealtà e di solidarietà per una impresa comune. Se c’è questo si può fare tutto”.

C’è anche l’ipotesi di sostituire il gruppo di Iv, ma l’esponente dem è chiaro: “Non credo si possa sostituire Renzi con un gruppo di responsabili. Anche se ritengo utile interloquire in particolare con quella parte liberale di Forza Italia che in questi giorni ha posto questioni politiche con grande responsabilità e intelligenza”. 

Bettini usa parole di lode per il premier: “Conte è il premier di un governo dei 5 Stelle e di tutte le forze progressiste. Ha lavorato bene e il Pd lo sostiene con il suo profilo autonomo, ma con la massima convinzione. È per noi un punto di equilibrio imprescindibile. Altri scenari non ci appartengono”. 

Quanto al voto anticipato, “Zingaretti sta tenendo la barra dritta. Ha detto per primo a Conte che occorreva accelerare nell’azione di governo, ma non per distruggere e portare il Paese all’avventura. Certo, le elezioni sarebbero una storica sconfitta per tutti. Ma la politica si riesce a controllare fino a un certo punto, poi al di là della volontà può scappare di mano in un attimo. E la frittata è fatta”.

AGI – Il governo punta ad approvare il Recovery Fund in un Consiglio dei ministri da convocare in settimana, forse martedì, poi un vertice per cercare di chiudere un patto di legislatura e disinnescare la crisi aperta da Italia Viva. Ma Matteo Renzi è sempre più vicino alla rottura. Ieri, in un lungo post, Giuseppe Conte ha tentato di ricompattare la maggioranza di governo rivendicando i risultati ottenuti dall’Italia sulle vaccinazioni e rimarcando l’importanza della fase che si sta per aprire, con i 222 miliardi del Next generation Eu da investire.

Ma questa mattina, intervistato da Repubblica, il leader di Iv definisce la risposta del premier “sprezzante e sorprendente”: “quando la smetterà di scrivere post retorici e inizierà a confrontarsi sui problemi di merito facendo davvero politica, ci troverà a fare l’interesse dell’Italia e degli italiani. Basta che faccia presto perché non c’è più tempo”. Renzi avverte che arrivare a una conta in aula sul governo è “un errore politico e un azzardo numerico”.

“Evidentemente Conte è già convinto di avere i voti in aula, forse di Forza Italia: mi sembra un errore politico e un azzardo numerico. Ma auguri a lui e all’Italia”, ha aggiunto. Per l’ex premier non ci sono i numeri per sostituire Italia viva al Senato: “E’ più facile che Salvini ne rubi altri tre al M5s che il contrario”. Quanto all’ipotesi di elezioni, per il leader di Iv non esiste che “il Pd si suicidi in nome della difesa di un premier che ha firmato con Salvini i decreti sicurezza e che si è proclamato populista e sovranista al fianco di Trump”.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri avverte: “precipitare il Paese nel caos e nell’incertezza non sarebbe compreso e apprezzato dalle famiglie, dai lavoratori e dalle imprese, che si aspettano meno polemiche e più fatti. E a buon diritto”. In un’intervista al Corriere della Sera, Gualtieri si è detto comunque “fiducioso che prevarrà in tutti il senso di responsabilità verso gli italiani”.

Pd e M5s fanno quadrato attorno al premier: il vicesegretario dem, Andrea Orlando, prova a tracciare una strada: “Cambiare il Recovery per chiudere l’intesa sul resto. No al voto. Buttare via Conte vorrebbe dire buttare via un’alleanza vincente contro i sovranisti”. Se il presidente del Consiglio “avesse assunto l’iniziativa quando noi lo chiedemmo e quando Iv non aveva posto nessuna questione – osserva Orlando a La Stampa – i problemi avrebbero potuto essere risolti in modo meno traumatico. Ma va detto che oggi questa considerazione questa critica non può essere così radicale da compromettere il buon esito della verifica”, osserva l’esponente dem.

Per il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, “toccare Conte è impensabile. E’ lui – sottolinea il capodelegazione M5s – che ha tenuto il Paese in una fase come quella della pandemia, e che ha condotto la trattativa in Ue sul Recovery. Ognuno ora dovrà assumersi le proprie responsabilità, evocare la crisi agli italiani pare una cosa da marziani”, ha aggiunto. “Noi lavoriamo perché questo Governo vada avanti, e per questo proponiamo anche un patto di legislatura per tutta la maggioranza”.

Per Laura Castelli, viceministro M5s all’Economia, è invece “necessario che il Parlamento approvi quanto prima un nuovo scostamento di bilancio. Adesso si deve accelerare e dobbiamo chiudere entro fine mese, per dare un nuovo sostegno alle imprese” “senza perdere tempo in pseudo crisi che nessuno comprende”.

AGI – Per il leader di Italia viva, Matteo Renzi, arrivare a una conta in aula sul governo è “un errore politico e un azzardo numerico“. La risposta del premier Giuseppe Conte è stata “sprezzante e sorprendente: ci vedremo in Parlamento, ha detto”, ha spiegato Renzi in un’intervista a Repubblica.

“Evidentemente è già convinto di avere i voti in aula, forse di Forza Italia: mi sembra un errore politico e un azzardo numerico. Ma auguri a lui e all’Italia”, ha aggiunto. Per l’ex premier non ci sono i numeri per sostituire Italia viva al Senato: “E’ più facile che Salvini ne rubi altri tre al M5s che il contrario”, ha assicurato.

Renzi non ha gradito neppure il post di Conte che sembrava aprire a Italia viva: “Quando la smetterà di scrivere post retorici e inizierà a confrontarsi sui problemi di merito facendo davvero politica, ci troverà a fare l’interesse l’interesse dell’Italia e degli italiani. Basta che faccia presto perché non c’è piu’ tempo”.

Quanto all’ipotesi che si vada a elezioni, per il leader di Iv non esiste che “il Pd si suicidi in nome della difesa di un premier che ha firmato con Salvini i decreti sicurezza e che si è proclamato populista e sovranista al fianco di Trump”.

AGI – “Precipitare il Paese nel caos e nell’incertezza non sarebbe compreso e apprezzato dalle famiglie, dai lavoratori e dalle imprese, che si aspettano meno polemiche e più fatti. E a buon diritto”: è l’avvertimento lanciato dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in un’intervista al Corriere della Sera. Gualtieri si è detto comunque “fiducioso che prevarrà in tutti il senso di responsabilità verso gli italiani”. 

Per il ministro “il dialogo con i partiti di maggioranza” sul Recovery Plan “è stato molto utile perché ha permesso di migliorare l’impostazione del piano e rafforzarne coerenza e visione strategica”. “Su questa base ora si sta finalizzando la revisione del testo”, ha aggiunto, “auspico che martedì sia approvata dal Consiglio dei ministri per poi avviare subito il confronto con il Parlamento, con le forze sociali e con la Commissione europea. Dobbiamo concludere il lavoro nei tempi previsti”. 

Gualtieri ha sottolineato che “subito dopo questo passaggio cruciale il governo sarà chiamato ad altri interventi importanti: lo scostamento di bilancio e il nuovo decreto sui ristori”. Interventi “indispensabili e urgenti, soprattutto alla luce della necessità di proseguire con le misure restrittive di contenimento della pandemia. Non vanno messi a rischio”. 

Per quando riguarda lo scostamento di bilancio, “stiamo valutando un intervento da un punto e mezzo di prodotto interno lordo”, pari a circa 24 miliardi, ha spiegato il ministro, “di cui circa un miliardo e mezzo per l’acquisto, la distribuzione e la somministrazione dei vaccini“. E “sulla Sanità nel provvedimento in arrivo sono previsti nel complesso più di tre miliardi supplementari. Poi ovviamente rifinanzieremo il sostegno ai Comuni e la copertura della Cassa integrazione. Non solo i ristori”. 

AGI – “Basta perdere tempo, sul Recovery fund bisogna accelerare, presentare il piano almeno 24 ore prima del consiglio dei Ministri”, che dovrebbe tenersi a metà della prossima settimana per approvare la bozza definitiva da trasmettere al Parlamento. Italia viva non cede, e dopo il vertice di governo di venerdì sera ribadisce la sua linea. Se il testo completo, e “non una sintesi di 13 pagine”, non arriverà con un congruo anticipo, avverte il ministro Bellanova in una intervista al Messaggero, “evitassero di convocarmi”. Parole che descrivono la tensione all’interno dell’esecutivo. Renzi annuncia che entro domenica incontrerà i suoi parlamentari per fare il punto sulla situazione politica, e conferma che se la maggioranza “vuole i nostri voti deve ascoltarci sennò restituiamo le poltrone”.

La mediazione di Conte

Il presidente del Consiglio continua intanto nella sua opera di mediazione. E durante il vertice sul Recovery, secondo quanto si apprende da fonti della maggioranza, ha proposto dei tavoli nei prossimi giorni per discutere e approfondire il tema delle riforme. È tempo di definire una lista di priorità per la restante legislatura, ha spiegato. “Tutti i contributi delle varie forze politiche sono serviti a migliorare l’attuale bozza di lavoro del Recovery Plan”, ha affermato.

“Abbiamo rafforzato ancor di più il piano degli investimenti senza abbandonare gli incentivi, che pure tornano utili”, ha spiegato ancora Giuseppe Conte. “Intendiamo puntare ancora più decisamente sulle donne, sui giovani e sul Sud”, ha aggiunto.  “Non abbiamo potuto accogliere tutte le richieste di ciascuna forza politica, dobbiamo sempre tener conto dell’equilibrio complessivo. Ma – ha sottolineato – ciascuna forza può riconoscere l’incidenza delle proprie proposte nella nuova bozza e apprezzare i significativi passi avanti compiuti”.

Le posizioni dei partiti

E riscontri molto positivi sulla trattativa arrivano dal capodelegazione di M5s, Alfonso Bonafede, e da Loredana De Petris di Leu. Anche Andrea Orlando esprime grande soddisfazione, soprattutto per l’incremento della spesa sociale. Il vice segretario dem auspica anche che la verifica politica non travolga il lavoro ottimo che i ministri hanno fatto sul Piano.

Forza Italia, con il responsabile economico Renato Brunetta, torna a chiedere che le Camere esaminino il Recovery plan, lo discutano, lo “riscrivano migliorandolo assieme”, e che alla fine dell’iter si verifichi “se esiste una nuova maggioranza con la quale si può dare un governo al Paese o se è necessario tornare al voto. Perché l’Italia non merita una maggioranza sbrindellata, ricattata, tenuta assieme solo per sete di potere”, dice al Corriere della Sera auspicando che sul tema finisca “la stucchevole partita a poker tra Renzi e Conte” e che “tutte le forze politiche” partecipino alla definizione del piano. 

AGI – “La notte di Capitol Hill ha una ricaduta sulla destra italiana. Ha indebolito nel mondo l’alternativa alla sinistra. Perché ha dato l’immagine di una deriva violenta che invece con i conservatori non deve avere nulla a che fare”. Lo dice Guido Crosetto, ex deputato di FdI e tra i fondatori del movimento di Giorgia Meloni.

“Trump non è mai stato simpatico. Ho trovato buone le sue politiche sulla tassazione delle imprese – aggiunge – sugli aiuti alle assunzioni, sulla cina, tant’e’ che pre-Covid la disoccupazione era quasi a zero negli Usa. Ma la disattenzione per alcune regole della democrazia, nonostante fosse nelle istituzioni, è sbagliata” perché, sottolinea, “attaccare le istituzioni è un atto grave. Sono il luogo simbolo non di chi momentaneamente le abita, ma del popolo. Non essere intervenuti immediatamente è stato un autogol, la cui prima vittima politica – dopo il primo pensiero che va ai morti, alle vittime vere – è stato proprio Trump. Chi pagherà politicamente è lui”, conclude. 

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