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Diego Piacentini ha annunciato che da oggi partono i suoi ultimi 45 giorni 'in prorogatio' nella carica di commissario governativo per il digitale e l'innovazione, fino alla nomina del suo successore dopo la quale rientrerà negli Stati Uniti.

"Ringrazio il Governo per avermi chiesto di rimanere un altro anno, ma alla scadenza del mandato di due anni mi riunirò come previsto alla mia famiglia a Seattle", ha twittato il manager che è in aspettativa da Amazon. "Lavorerò in prorogatio fino alla nomina del nuovo Commissario per garantire continuità", ha spiegato il capo dell'agenzia per l'Italia digitale, "passerò il testimone, soddisfatto del lavoro di questi 24 mesi e orgoglioso dei risultati ottenuti dal team".

"Abbiamo ancora 45 giorni di lavoro cruciali", ha concluso. Piacentini, che in questi due anni ha lavorato senza compenso, ricopre l'attuale carica dal 17 agosto 2016. 

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha fatto visita all’Hotel House di Porto Recanati, una struttura di 17 piani composta da 480 appartamenti e abitata, per il 90%, da stranieri. Il video inizia con Salvini colpito dall'edificio che invoca le ruspe: “Questo edificio va abbattuto, ci vogliono le ruspe” ha detto il leader della Lega al prefetto di Macerata, Iolanda Rolli, al questore Antonio Pignataro e al comandante dei carabinieri Michele Roberti.

A fine giugno, nell’edificio erano state ritrovate le ossa di una quindicenne scomparsa nel 2010, scrive Il Fatto Quotidiano. Si trattava di Camey Mossamet, una ragazza bengalese scomparsa ad Ancona il 29 maggio 2010. L'ipotesi a cui avevano cominciato a lavorare gli inquirenti guidati dal procuratore Giovanni Giorgio era che la ragazza, una volta giunta da Ancona presso la stazione ferroviaria di Porto Recanati, si sia recata all'Hotel House e lì sia stata uccisa e sotterrata nei pressi dell'immobile. Già al momento della scomparsa della ragazzina le piste seguite dagli investigatori portarono proprio nei pressi dell'immobile. I resti furono ritrovati nei pressi di quello che fu ribattezzato il pozzo degli orrori. 

 

Nel corso degli anni l’Hotel House è stato al centro di polemiche per il degrado e la scarsa sicurezza.

 
 

Secondo fonti del Viminale, l’Hotel House di Porto Recanati è un complesso residenziale costruito nel 1967: era stato presentato come esempio di edilizia a uso turistico residenziale nella Riviera Adriatica. 17 piani, 480 appartamenti: ci vive un sesto della popolazione di Porto Recanati. Col passare del tempo ha però perso valore e ha attirato molti lavoratori extracomunitari, soprattutto maghrebini e centroafricani, seguiti da asiatici. Ora la situazione è fuori controllo, sostiene ministero: in tre appartamenti è stata realizzata una moschea e più di 80 alloggi sono pignorati. Ora ci sono 1.711 residenti ufficiali.

 
 

Dal primo gennaio 2018, avvalendosi anche di monitoraggio aereo e di unità cinofile anche antidroga, le Forze dell’ordine hanno eseguito ben 295 interventi operativi, alcuni dei quali ripetuti nella stessa giornata e a orari diversificati, procedendo all’identificazione di 2.557 soggetti, residenti all’interno dell’Hotel House o comunque presenti nell’area.

 
 

Contestualmente, si è proceduto a continue e pressanti perquisizioni domiciliari, veicolari e personali. Fin dal 2017, la Guardia di Finanza ha, inoltre, controllato i flussi finanziari relativi ai cinque operatori money-transfer presenti nel complesso, identificando oltre 2.300 cittadini di provenienza non europea, che hanno movimentato verso paesi esteri circa 5 milioni di euro (di cui l’80% verso Senegal, Pakistan e Bangladesh).

"Salvini usa metodi e toni dei fascisti degli anni Trenta" e lo scontro verbale alla ministeriale Ue di Vienna è stata "una provocazione calcolata": lo ha affermato il ministro degli Esteri lussemburghese, Jean Asselborn, intervistato al sito dello Spiegel. Asselborn ha lamentato che non era al corrente che il dibattito fosse trasmesso in diretta.

Se si trasmettono questo tipo di riunioni, ha lamentato, "non ci potrà mai piu' essere un dibattito franco". Asselborn, protagonista del duro botta e risposta sui migranti con Salvini a cui ha ricordato come in passato migliaia di italiani fossero emigrati in Lussemburgo, ha sostenuto che l'attacco e' stato cercato dal titolare del Viminale per poi dargli visibilità mediatica: i suoi assistenti, ha raccontato, "si piazzano nelle sale in posizioni strategiche e riprendono sistematicamente tutto quello che dice Salvini".

"Ma dico io, che problemi hanno in Lussemburgo? Nessun fascismo, soltanto rispetto delle regole. Se gli piacciono tanto gli immigrati che li accolga tutti in Lussemburgo, in Italia ne abbiamo già accolti anche troppi. Buona domenica a tutti, cin cin". Ha replicato invece ministro dell'Interno Matteo Salvini replica, su Twitter, alle nuove critiche del collega lussemburghese. 

 

 "Le tappe del nostro congresso sono esattamente quelle decise insieme con l'ultima assemblea nazionale che ha eletto Maurizio Martina segretario". Lo afferma in una nota il coordinatore della segreteria nazionale del Pd, Matteo Mauri. "Non servono speculazioni infondate che rischiano di creare inutili fibrillazioni". "Il congresso nazionale del Pd si farà, come previsto, prima delle elezioni Europee e in quella sede ci si confronterà legittimamente su tutte le prospettive che verranno avanzate – continua -. Adesso concentriamoci tutti sui due appuntamenti fondamentali che abbiamo davanti: la manifestazione nazionale del 30 settembre a Roma e il Forum per l'Italia di fine Ottobre a Milano".

E' uno tenace, Jean Asselborn. E' tenace nel mantenere la guida della diplomazia lussemburghese (è ministro degli Esteri dal 2004); è un tenace sportivo (è appassionato di ciclismo e a 69 anni ha affrontato più volte il leggendario Mont Ventoux oltre a farsi 2.000 chilometri in giro per la Francia) ed è un tenace anti-populista. L'ultima occasione per dimostrarlo è stato lo scontro con Matteo Salvini sulla questione dei migranti. Ma se si scorrono le cronache non sfugge che il suo bersaglio preferito è l'Ungheria e in particolare il governo di Viktor Orban.

Chi ha familiarità con la dialettica di Asselborn sa che è uno che borbotta, ribolle come una caffettiera e poi esplode. In una intervista con il tedesco Der Tagesspiegel, ad esempio, si disse indignato perché l'Ue non prendeva una posizione netta contro le sanzioni varate dal governo Orban alle società del finanziere unghesere George Soros. Ma ancora prima, nel 2016, in un'intervista a un altro giornale tedesco, Die Welt, aveva detto che l'Ungheria meritava di stare fuori dall'Unione per le aggressive politiche migratorie. "Ci manca poco" aveva affermato, che il governo di Orban "si metta a sparare ai profughi".

Dell'opinione che il gabinetto ungherese ha di lui si è fatto portavoce il ministro degli esetri Péter Szijjártó: "Asselborn è un idiota e il popolo ungherese non ha alcun bisogno delle sue folli idee per decidere cosa è bene e cosa è male per esso".

Del resto anche in patria è considerato un personaggio sui generis. In un articolo dall'emblematico titolo 'L'Estraneo', il sito lussemburghese Reporter sottolinea come sia sostanzialmente ai margini dell'esecutivo: raramente appare nel Consiglio dei ministri. Ancor più raramente viene coinvolto nelle discussioni politiche sostanziali. Fare un bilancio del suo lavoro, si legge ancora, non è un compito facile. 

A differenza dei suoi colleghi di gabinetto, Asselborn ha avviato solo poche riforme. Il suo lavoro di ministro degli Esteri si misura più nei discorsi, negli umori e nell'impulsività che nell'attuazione delle leggi. Le cose vanno diversamente nel dipartimento immigrazione e asilo, di cui è responsabile in qualità di ministro degli Esteri: qui, nonostante le occasionali critiche da parte di organizzazioni non governative, è riuscito a far fronte alla crisi dei rifugiati in Lussemburgo dal 2015 senza molte polemiche politiche.

Ma perché Asselborn ce l'ha tanto con l'Ungheria? Come ricorda il Giornale, il ministro  socialista ha condannato la decisione di Budapest di aprire il fuoco contro i rifugiati che cercavano di entrare nel Paese e si era scagliato contro le violazioni del governo ungherese dei valori fondamentali dell'Ue come l'indipendenza della magistratura e la libertà di stampa. Allora, la sua esortazione a sospendere o a espellere l'Ungheria dall'Ue aveva attirato dure critiche da parte dei colleghi europei. 

Asselborn non è comunque nuovo a decisioni forti: nel marzo scorso aveva deciso di richiamare l'ambasciatore lussemburghese in Russia, esprimendo pieno sostegno al Regno Unito dopo l'attacco a Salisbury in cui l'ex spia russa Serjey Skripal, e la figlia, sono stati avvelenati.

Le tappe chiave della carriera di Asselborn

  • Master in diritto giudiziario privato presso l'Università Nancy II.
  • Sindacalista nella Uniroyal dal 1967. 
  • Eletto sindaco di Steinfort nel 1982 e riconfermato per 22 anni.
  • Nel 2004 nominato vicepremier e ministro degli Affari esteri. Dopo le elezioni del 2013 Asselborn abbandona la carica di vicepremier mantenendo quella di ministro degli Esteri e dell'Immigrazione.

Fa parte, ricorda il Corriere, del governo guidato da Xavier Bettel, in carica dal dicembre del 2013, esecutivo formato dalla coalizione di maggioranza composta da Partito Democratico (DP), Verdi (DG) e Partito Socialista Operaio (LSAP). Nel 2012 ottiene che il Lussemburgo venga eletto per la prima volta membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

 

La Lega oggi è il primo partito in Italia, per grado di consensi. Secondo il sondaggio di Demos, condotto negli scorsi giorni per Repubblica, il partito di Matteo Salvini ha superato, di poco, il 30%. Mentre il M5s è sceso al 29,4%. I grillini, dunque, hanno perduto più di 3 punti, rispetto alle elezioni del 4 marzo. E poco meno di 2, negli ultimi 4 mesi. Lega e M5s insieme, dunque, sfiorano il 60%. Il Pd è fermo al 17%. Sempre secondo il sondaggio l'esecutivo gode del 62% della fiducia. 

Sul tema dei migranti, le politiche del governo sono approvate dal 54% degli italiani. Si tratta di opinioni che Demos aveva già rilevato lo scorso giugno, quando il 58% degli intervistati si era detto d'accordo con la decisione di non autorizzare lo sbarco dell'Aquarius. Nel corso dell'estate, hanno poi a lungo tenuto banco le sorti della nave Diciotti: un caso che si è sbloccato con la disponibilità all'accoglienza espressa da alcuni stati e dalla Chiesa cattolica. Ma resta aperta la controversia con i governi europei.

Il consenso è particolarmente elevato soprattutto nell'elettorato leghista (84%), che esprime la tradizionale chiusura all'accoglienza. Anche tra gli elettori del M5s il favore per le politiche sull'immigrazione è elevato (75%), ma in questo caso gioca certamente un ruolo importante anche la protesta nei confronti dei partner continentali. I potenziali elettori di Forza Italia sono in larga maggioranza favorevoli (63%). Molto diverse sono le posizioni degli elettori del Pd, che bocciano quasi all'unanimità le mosse dell'esecutivo (80%), mostrandosi al contempo molto lontani dalle idee prevalenti nell'opinione pubblica.

Favorevli alla chiusura dei porti sono, in particolare, gli operai e i disoccupati e, in generale, gli intervistati di età media (compresa fra i 30 e i 54 anni), di livello d'istruzione medio o superiore, residenti nel Sud, ma anche nelle regioni del Nord. Naturalmente, il consenso cresce tra coloro che, in generale, giudicano favorevolmente l'operato del governo Conte.
 

"Nell'attacco web a Mattarella" del maggio scorso "la responsabilità politica è del M5S": a sostenerlo è l'ex segretario del Pd Matteo Renzi in un'intervista a La Stampa. "C'è in giro in Italia una cultura del manganello online e dell'odio che è stata ingegnerizzata, organizzata, e la responsabilità politica è chiara, dei 5 stelle e della Lega", ha affermato. 

"Intanto va detto che tutto questo odio è stato costruito. Ricordo quando Obama mi disse che una delle cose più belle di John McCain era stato come lo aveva riconosciuto vincitore, con fair play e dignità. Ecco, tutto questo è stato distrutto. E anche Macron viene infangato da propagande coordinate".

"Nell'operazione contro Sergio Mattarella", ha detto l'ex premier alludendo all'offensiva notturna che si scatenò contro il Capo dello Stato, "i troll che hanno minacciato e insultato online il presidente della Repubblica non li hanno fatti i russi, sono stati fatti in Italia". "C'è un'indagine in corso, e sulle responsabilità giudiziarie bisogna rispettare il magistrato", ha aggiunto, "ma la responsabilità politica è del M5s" che ne richiese l'impeachment mentre "contemporaneamente decollavano alcuni hashtag con tweet violenti e pericolosissimi".

Renzi non ha escluso la nascita di un fronte comune contro i nazionalpopulisti, con Pse, Macron, Alde e verdi: "Non penso possa proporlo un ex premier italiano", ha spiegato, "io vorrei dentro anche Tsipras, un fronte da Macron a Tsipras. Se ci sarà un candidato socialista, vorrei uno capace di dialogare con tutti, uno come Frans Timmermans, di cui abbiamo parlato anche con Minniti di recente, sarebbe un ottimo candidato".

Per l'ex segretario del Pd:

"il consenso del governo non durerà, ma la crisi non la fanno, state certi. Hanno i modi di occupazione delle poltrone del pentapartito, senza averne però la statura politica. Guardiamo i dati, dopo sei mesi quali sono le certezze? Che la produzione industriale scende, lo spread sale, Draghi ci avverte che le parole del governo hanno fatto danni, avremo 8 miliardi in piu' da pagare (sei per interessi sugli spread, due derivanti da mancata crescita). Ma loro resteranno attaccati alle poltrone".

"Io sono, tra i presenti, quello più avanti negli anni e questo scarsamente simpatico privilegio mi riporta a sottolineare che sono nato durante i bombardamenti e, forse per questo, mi è rimasta un'innata diffidenza, e un'innata idiosincrasia verso qualunque pericolo di nazionalismo e di guerre". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando al vertice Arraiolos sul futuro della Ue. Per il Capo dello Stato "occorre riflettere su questo perché corriamo il rischio di riproporre dentro l'Unione un clima che non è soltanto concorrenziale ma è di contrapposizione, che poi diventa contrasto, poi diventa ostilità, diventa non sappiamo cosa. Non si può parlare utilmente del futuro dell'Europa senza guardare al suo passato". 

Battibecco fra Matteo Salvini e il collega lussemberghese Asselborn durante l'intervento alla Conferenza di Vienna sulla sicurezza e l'immigrazione. Durante il vertice informale dei ministri dell'Interno europei, il titolare del Viminale, a un certo punto, dice che l'Italia non ha "l'esigenza di avere nuovi schiavi per soppiantare i figli che non facciamo più" e Asselborn lo interrompe più volte per poi farsi scappare una frase poco ortodossa: "Merde alors". Il video in cui avviene il battibecco è stato postato dallo stesso Salvini sul suo profilo Facebook.

Dice Salvini: "Ho sentito da qualche collega dire che c'è bisogno di immigrazione perché la popolazione europea invecchia, io ho una prospettiva completamente diversa. Io penso di essere al governo e di essere pagato per aiutare i nostri giovani a tornare a fare quei figli che facevano qualche anno fa e non per espiantare il meglio dei giovani africani per rimpiazzare i giovani europei che per motivi economici oggi non fanno più figli. Magari in Lussemburgo – prosegue Salvini – c'è questa esigenza, in Italia invece abbiamo l'esigenza di aiutare i nostri figli a fare degli altri figli e non ad avere nuovi schiavi per soppiantare i figli che non facciamo piu'. Siamo assolutamente disponibili a dialogare con tutti".

A questo punto, il ministro lussemburghese interrompe Salvini dicendo: "Io sono il ministro del Lussemburgo e controllo le mie finanze, voi in Italia dovete occuparvi dei vostri soldi per aiutare a dare da mangiare ai vostri figli". 'British' la replica di Salvini: "Rispondo pacatamente al suo punto di vista che non è il mio. Se in Lussemburgo avete bisogno di nuova immigrazione, in Italia preferisco aiutare gli italiani a tornare a fare figli".

"Le convenzioni internazionali sono fatte per essere riviste"

"Negli ultimi mesi in Italia le commissioni hanno respinto 7 domande di asilo su 10. Ma tutti quelli che si vedono respingere la domanda, poi presentano ricorsi. Palesemente infondati", ha sottolineato il premier nel suo intervento. "Le convenzioni internazionali? Sono fatte per essere riviste – ha sostenuto Salvini – basta essere presi palesemente in giro da persone che fanno infondatamente ricorso a spese dei contribuenti italiani ed europei".

A Vienna Salvini ha oggi in programma incontri bilaterali con il ministro dell'Interno francese Gerard Collomb e il commissario europeo all'immigrazione Dimitris Avramopoulos. Al termine, dopo un incontro con i giornalisti, Salvini si recherà in visita al vice cancelliere austriaco Heinz-Christian Strache per poi fare rientro a Milano. 

Se si votasse oggi, la Lega sarebbe con il 32% prima forza politica nel Paese: i mesi estivi hanno visto rafforzarsi il peso del partito di Salvini, cresciuto di quasi 15 punti dalle elezioni del 4 marzo. Circa 2 punti separano la Lega dal Movimento 5 Stelle, posizionato al 30,2%: sono i dati che emergono dal Barometro Politico di settembre dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento.
 

Restano lontani, in estrema difficoltà, il Partito Democratico al 17% e, soprattutto, Forza Italia all’8,5%, che cede ampi segmenti di elettorato alla Lega. Fratelli d’Italia è al 3%, LeU al 2,3%. Sotto il 2% le altre liste, con un’affluenza in lieve calo al 71%.
 

“Il voto in Italia resta mobile e incerto: in 6 mesi – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – oltre un quinto degli elettori ha modificato le proprie scelte di voto. Il peso complessivo delle 2 forze di Governo cresce dal 50% del 4 marzo al 62% odierno, mentre si riduce il consenso ai partiti di opposizione. Si tratta di equilibri destinati ad ulteriori evoluzioni, soprattutto in vista delle imminenti scelte per la legge di bilancio”.

Nella prima fotografia scattata dopo l’estate da Demopolis per il programma Otto e Mezzo, si conferma positiva la valutazione del 58% degli italiani sul Governo M5s-Lega; di parere diverso un terzo dei cittadini che esprime un voto negativo sull’Esecutivo, mentre il 9% preferisce per il momento sospendere il giudizio.
 

Dopo poco più di 100 giorni di Governo, l’Istituto Demopolis ha misurato la notorietà degli esponenti dell’Esecutivo: sono 8 i ministri conosciuti dalla maggioranza assoluta degli italiani. In testa i due vicepremier Matteo Salvini con il 96% e Luigi di Maio con il 95%; 3 su 4 indicano Danilo Toninelli. Notorietà molto alta, intorno al 70%, anche per Giulia Bongiorno e per il ministro della Salute Giulia Grillo; il 66% ha sentito parlare di Giovanni Tria, il 63% di Alfonso Bonafede. 6 su 10 di Paolo Savona. Citazioni inferiori al 50% – secondo il Barometro Politico Demopolis – per gli altri componenti del Governo Conte.

 

Nota informativa – L’indagine è stata condotta dall’11 al 12 settembre 2018 dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, per il programma Otto e Mezzo, su un campione stratificato di 1.500 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Supervisione della rilevazione demoscopica di Marco E. Tabacchi. Coordinamento di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone. Approfondimenti e metodologia su: www.demopolis.it

 

 

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