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I clochard italiani “dormono all’aperto piuttosto che andare nei centri di accoglienza” del Comune di Milano, dove “hanno paura di essere derubati dagli stranieri”. Non le manda a dire l’assessore lombardo alla Sicurezza e immigrazione, Riccardo De Corato (Fratelli d’Italia), ex vicesindaco di Milano, intervistato dall’AGI. Per l’esponente della giunta Fontana negli storici centri di accoglienza milanesi che ospitavano i senzatetto oggi “c’è un’elevata presenza di stranieri” e “i clochard italiani muoiono di freddo” all’aperto “perché hanno paura di essere derubati”. 

Assessore De Corato qual è la situazione di questi invisibili?

“I senzatetto italiani sono in aumento, non c’è dubbio. Del resto basta andare in giro per Milano di notte e vedere sotto i portici che cosa c’è”. 

Alcuni sindaci si sono lamentati che il decreto Sicurezza potrebbe ‘mettere’ sulla strada anche molti extracomunitari…

“Non mi sembra, anzi. Siamo la regione italiana con il più alto numero di immigrati: 1,2 milioni e circa 112 mila clandestini. Siamo in una situazione di enorme afflusso e il decreto Sicurezza pone dei freni”. 

Ad esempio?

“In Lombardia ci sarà un centro rimpatri, quello di via Corelli a Milano. Finalmente si comincia a parlare di rimpatri perché le Prefetture respingono le domande di asilo ma poi queste persone rimangono qui, quindi noi abbiamo una marea di immigrati presenti sul territorio lombardo che sono stati respinti dalle Prefetture e che dovrebbero essere rimpatriati. Poi è stata modificata la durata massima del trattenimento nei Centri di identificazione ed espulsione, da 90 a 180 giorni e vengono tolti i permessi di protezione umanitaria”. 

Negli ultimi mesi in Lombardia ci sono stati diversi incendi scoppiati in discariche abusive. La Regione cosa farà?

“Attiveremo dei nuclei di polizia locale che si occuperanno di tutela ambientale ecologica. Saranno coordinati dalla Regione e si confronteranno con i soggetti preposti a prevenzione e controllo. Opereranno nel contrasto allo sversamento illegale dei rifiuti. Cominceremo da Pavia, dove si sono sviluppati molti di questi incendi”. 

Il ministro Salvini ha lanciato la candidatura di un leghista come sindaco di Milano. Lei, da ex vicesindaco della città, che ne pensa?

“Credo che sia utile per tutti fare le primarie del centrodestra, si darebbe la possibilità di mobilitare un po’ di forze della coalizione. Anche se con le cifre che i sondaggi danno alla Lega non credo ci siano dubbi su chi dovrà esprimere il candidato sindaco che sfiderà il centrosinistra. A Milano possiamo tranquillamente tornare a vincere, ma bisogna mobilitare il centrodestra e dare visibilità a tutti i partiti facendo le primarie”. 

Silvio Berlusconi scende, ancora una volta, in campo. Dopo la sentenza dell’anno scorso che lo ha “riabilitato”, restituendogli il diritto a ricoprire incarichi pubblici che gli mancava dal 2013 (anno della sua decadenza da senatore per effetto della legge Severino), il fondatore di Forza Italia punta così a farsi nuovamente rieleggere: questa volta a Strasburgo, in qualità di eurodeputato. In molti si sono chiesti se la candidatura di Berlusconi riuscirà a rivitalizzare Forza Italia, in crisi di consensi e sovrastata dalla Lega salviniana, ad oggi di gran lunga il primo partito del centrodestra con oltre il 30% dei suffragi virtuali.

Ma è possibile quantificare l’ipotetico “valore aggiunto” della candidatura di Berlusconi? Quanto potrebbe aspirare a ottenere Forza Italia con il ritorno nella mischia del suo fondatore e leader indiscusso? In assenza di dati appositamente realizzati, cioè di uno o più sondaggi in cui si indagano le intenzioni di voto potenziali verso Forza Italia in due differenti scenari (con e senza Berlusconi candidato), si possono solo fare delle stime, basandosi su quelli che sono stati i dati del passato, sia pure con tutte le cautele del caso.

La crisi di Forza Italia

Prima di tutto, è bene sottolineare che la crisi di consenso di Forza Italia non è iniziata certo ieri: le fortune del partito hanno cominciato a declinare ben prima che Silvio Berlusconi decadesse da parlamentare dopo la condanna in via definitiva per corruzione. Già alle Politiche del febbraio 2013 l’allora Popolo della Libertà aveva registrato un clamoroso arretramento, quasi dimezzando i propri voti rispetto a cinque anni prima e passando dal 37,5% al 21,5. La decadenza e l’incandidabilità di Berlusconi, sopraggiunte più avanti nel corso di quello stesso anno, minarono fortemente l’appeal elettorale del partito, tornato a chiamarsi Forza Italia dopo la rottura con Alfano e la fuoriuscita dal Governo Letta.

Alle Europee 2014, le prime elezioni nazionali dal 1994 senza Silvio Berlusconi candidato, Forza Italia si fermò al 16,8% dei voti, il peggior risultato della sua storia. Negli anni successivi il centrodestra ha recuperato competitività, ma solo grazie all’esplosione della Lega di Matteo Salvini: alle Politiche 2018 Forza Italia è scesa al 14%, nonostante i voti assoluti (4,6 milioni) rimanessero pressoché invariati rispetto al 2014 a causa di una maggiore partecipazione al voto. E dopo la formazione del Governo Conte, stando ai sondaggi, i consensi sono ulteriormente calati.

Al momento della nascita del nuovo esecutivo, secondo la Supermedia YouTrend/Agi, Forza Italia era all’11,9%. Negli ultimi mesi, i consensi del partito di Berlusconi sono scesi al di sotto del 10 per cento. L’ultimissimo dato stima gli azzurri intorno a un mesto 9%.

Non possiamo sapere con certezza se il ritorno in campo di Silvio Berlusconi riuscirà a invertire la tendenza. Quello che sappiamo è che in passato il “contributo diretto” di Berlusconi alle fortune elettorali di Forza Italia non è stato indifferente. E a rivelarcelo sono proprio i dati delle precedenti consultazioni per il rinnovo dell’Europarlamento. Il Cavaliere, infatti, pur non avendo mai ricoperto il ruolo di eurodeputato, si è sempre candidato con successo alle Europee, raccogliendo milioni di preferenze in tutta Italia e risultando – formalmente – eletto in tutte le circoscrizioni.

In queste occasioni, i voti raccolti direttamente da Berlusconi hanno costituito una percentuale estremamente significativa sul totale di quelli raccolti da Forza Italia (o dal PDL). Sia nel 1994 che nel 1999 il leader azzurro ha sfiorato i tre milioni di preferenze, pari a circa un terzo dei voti complessivamente ottenuti dal partito. Nel 2004 le preferenze calarono a 2,3 milioni, ma nel 2009 vi fu una nuova risalita a 2,7 milioni (il che significò “solo” il 25% dei voti totali del PDL: ma solo perché quest’ultimo era il frutto di una fusione con Alleanza Nazionale, e dunque di un bacino di elettori di centrodestra più ampio rispetto alla singola Forza Italia).

Non possiamo sapere quanti di questi voti sarebbero mancati al partito se Berlusconi non si fosse candidato. Sappiamo però che alle Europee 2014 (quando il leader risultava incandidabile, nonostante sul logo di FI restasse in bella evidenza la parola “Berlusconi”) Forza Italia ha ottenuto, come si è visto, un risultato molto peggiore rispetto al passato. Se la possibilità di votare direttamente per Berlusconi con le preferenze dovesse rivelarsi un forte stimolo per tornare a scegliere Forza Italia da parte di chi non lo ha fatto negli ultimi anni, è lecito attendersi per FI un risultato migliore, rispetto ai sondaggi attuali, alle Europee.

Il Fattore Berlusconi

Già, ma quanto migliore? Fino a dove può “allargarsi” Forza Italia? Qual è il suo potenziale massimo? Ci sono essenzialmente due modi per rispondere a questa domanda. Il primo è guardare alla fiducia personale nei confronti di Silvio Berlusconi. Se il consenso verso un partito è dovuto in gran parte – come in questo caso – al consenso del leader, il tasso di fiducia verso Berlusconi ci suggerisce una stima di quanti sono gli italiani che potrebbero votare il suo partito: infatti, se è vero che non tutti coloro che esprimono fiducia verso Berlusconi indicherebbero automaticamente FI come prima scelta di voto, è altrettanto vero che nessuno (o quasi) voterebbe quel partito se non avesse fiducia nel suo storico presidente. Ultimamente, però, la fiducia verso Berlusconi non è certo elevata: secondo i dati rilevati negli ultimi due anni dall’istituto Ixè, il numero di italiani che hanno dichiarato di avere “molta” o “abbastanza” fiducia nel Cavaliere non ha mai superato il 25%.

A febbraio 2018, alla vigilia delle Politiche, il dato registrato da Ixè era del 22%. Il fatto che il 4 marzo Forza Italia abbia ottenuto il 14% sembrerebbe confermare l’ipotesi che gli elettori di FI costituiscono un sotto-insieme di coloro che hanno fiducia in Berlusconi. Ma quanti sono, ad oggi questi elettori? I dati Ixè disponibili si fermano a settembre, ma secondo un sondaggio dell’istituto EMG di pochi giorni fa, la fiducia verso Silvio Berlusconi è passata in un mese dal 15% (dicembre 2018) al 14% di oggi. Fatte le dovute proporzioni tra la fiducia rilevata da Ixè e il risultato delle Politiche 2018, il dato di EMG sembra perfettamente compatibile con la Forza Italia poco sotto il 10% che emerge dai sondaggi.

Elettorato potenziale

Ma c’è un altro modo di stimare l’elettorato potenziale di un partito, ed è quello di misurare la cosiddetta PTV (Propensity to vote). In pratica, si fa un sondaggio chiedendo agli elettori di indicare quanto si sentono vicini, o quanto è probabile che votino, un determinato partito (ad esempio su una scala da 1 a 10). È ciò che ha fatto, da ultimo, un’indagine del Cise condotta lo scorso dicembre. Secondo questa ricerca, il consenso elettorale effettivo di Forza Italia sarebbe di poco superiore all’8 per cento; ma il suo bacino potenziale – ossia gli elettori che indicano una PTV per Forza Italia pari o superiore a 7 su 10 – sarebbero maggiore, e pari all’11,6% degli elettori totali.

In conclusione, sembra di poter dire che per Forza Italia gli spazi continuano ad essere piuttosto ristretti. La candidatura di Silvio Berlusconi incontrerà quasi certamente – come avvenuto più volte in passato – un forte sostegno tra gli elettori (effettivi o potenziali) di Forza Italia. Ma l’analisi della fiducia verso Berlusconi e dell’elettorato potenziale del partito sembra porre l’asticella dell’obiettivo minimo di FI per le prossime Europee intorno al 10%.

Se, anche grazie a Berlusconi, Forza Italia dovesse ottenere un risultato superiore a questa soglia “psicologica” (sotto la quale staziona nei sondaggi ormai da molti mesi), gli azzurri potranno legittimamente dichiararsi soddisfatti, visto l’attuale quadro politico. Se invece Forza Italia dovesse restare sotto il 10% anche con il ritorno in campo dello storico e indiscusso leader, saremmo probabilmente di fronte ad una crisi irreversibile.

(Salvatore Borghese)

L’ex premier Enrico Letta è convinto che creare un blocco unico contro i populisti sia un grande favore ai populisti. Lo dice in una intervista alla Stampa e all’inizio di una campagna elettorale per le Europee di maggio che è già entrata nel vivo. Letta negli ultimi 5 anni è rimasto ai margini della politica italiana, preferendo dedicarsi agli studi di politica ed economia in Francia. In questi giorni è in libreria con un saggio (“Ho imparato”, Il Mulino) ed è tornato a parlare di politica, nel momento in cui Carlo Calenda da dentro il Pd lancia un suo manifesto anti-populismo annunciando una possibile candidatura. “Il decennio dello smartphone ha indebolito le democrazie e aumentato le diseguaglianze in modo insopportabile. La gente è insoddisfatta: alterna noia a rabbia e vota contro la democrazia”, ha detto Letta. Che sulla crisi di immagine delle democrazie parlamentari dice: “I Parlamenti si svuotano ovunque, Brexit manifesta la crisi della democrazia più solida del mondo». Che fare?, chiede la Stampa: “Adeguare i tempi della decisione a quelli della vita. Nel libro propongo legislature ridotte a tre anni e un termine massimo di tre settimane tra elezioni e nuovo governo”.

Su Renzi: “In fondo devo ringraziarlo: grazie alla cacciata da Palazzo Chigi sto trascorrendo il periodo più bello della mia vita. La ferita della campanella è chiusa da tempo”.

Su Salvini e Di Maio: “Mi stupisce che stiano rifacendo il peggiore errore della seconda repubblica: credersi unti del signore e delegittimare il dissenso, considerandolo immorale”.

Su Juncker e l’autocritica sull’austerità: “Distinguerei. Nella prima fase della crisi l’Europa è stata miope. Dal 2012 fondo salvastati e bazooka di Draghi hanno impresso una svolta. Anche per l’Italia negli ultimi mesi, quando stava esplodendo lo spread”. (…) “Juncker ha salvato il governo e l’Italia da una crisi senza ritorno: di fronte alla sfida del balcone, avrebbe potuto – lui sì – usare la ruspa. Invece ha convinto il premier a tornare al tavolo e a trovare un compromesso. A maggior ragione è vergognoso che sia sbeffeggiato dai nostri governanti alla stregua di un ubriaco da bar di paese”.

Sugli elettori del M5s: “Non è più tempo di teorizzare che altri partiti sono “costole della sinistra”. Bisogna distinguere le leadership dalle motivazioni del voto. Ci sono milioni di persone che il 4 marzo hanno votato M5S, ma oggi sono in silenzio e chiedono qualcos‘altro. Con loro bisogna parlare… Con umiltà, non certo dicendo: avete visto che avevamo ragione noi? Leviamoci dalla testa che a un certo punto, all’ennesima “toninellata” o stufi delle divise indossate da Salvini, gli italiani diranno “Ops, ci siamo sbagliati, richiamiamo quelli di prima””.

Su Calenda e il fronte repubblicano: “Ho apprezzato molto il suo libro. L’unica cosa che non mi convince è il frontismo antipopulista, perché è il favore più grosso che puoi fare ai populisti: offri un nemico, l’unica cosa che li unisce”.

Sui professionisti della politica: “La politica dovrebbe riscoprire la professionalità, ma senza diventare professione. La decadenza inizia quando il Parlamento s’è riempito di politici di professione. Ai miei allievi dico: in politica entri e a un certo punto esci… E poi magari torni”.

Leggi qui l’intervista integrale alla Stampa

 

Il capo dello Stato Mattarella auspica una riflessione, all’interno dell’Ue, sulle politiche di austerity: “Le parole del presidente Juncker – ha detto durante la visita al Museo dell’olocausto a Berlino – hanno stimolato delle riflessione che è giusto fare. Tutto questo richiama a una riflessione accurata”. Aggiunge il presidente della Repubblica: “La Ue non è solo un comitato d’affari ma una comunità di valori su cui si costruisce l’integrazione e la convivenza dei popoli europei”.

Articolo aggiornato alle ore 11,40 del 18 gennaio 2018*.

Il reddito di cittadinanza e ‘Quota 100’ sono contenuti in un decreto di 27 articoli approvato dal Consiglio dei ministri. Di questi 13 articoli riguardano la misura voluta dal M5s. Ecco cosa prevedono dalle risorse a disposizione all platea dei beneficiari fino alle sanzioni per i ‘furbetti’.

Quando parte e quanto vale

Il reddito di cittadinanza, così come le pensioni di cittadinanza (per le famiglie composte da uno o più componenti di età pari o superiore a 65 anni) scatta dal mese di aprile 2019 e decorre dal mese successivo a quello della richiesta.

Leggi anche: Come cambia Quota 100

Il beneficio è di 500 euro (6.000 euro l’anno) moltiplicato per il parametro della scala di equivalenza e 280 euro al mese (3.360 euro l’anno) per il sostegno all’affitto. Con il mutuo il sostegno casa è di 150 euro (1.800 l’anno).

Scarica qui cosa c’è da sapere sul Reddito di cittadinanza e qui il decreto

Si va quindi da 780 euro per un nucleo con un solo componente, a 1.330 euro per una famiglia di 3 adulti e 2 minorenni. La pensione di cittadinanza è di 630 euro al mese (7.560 l’anno) per scala di equivalenza più 150 euro al mese (1.800 l’anno) per il sostegno all’affitto.

Che cosa è la scala di equivalenza

È un parametro che permette di confrontare situazioni familiari differenti, tenendo conto delle economie di scala che derivano dalla convivenza e di alcune particolari condizioni del nucleo familiare che comportano maggiori spese o disagi (presenza di persone con disabilità, nuclei monogenitore, entrambi i genitori lavoratori

Il beneficio non può essere complessivamente superiore a 9.360 euro per scala di equivalenza e non può essere inferiore a 480 euro annui. Il Reddito di cittadinanza è riconosciuto per massimo 18 mesi e può essere rinnovato, previa sospensione per un mese. I beneficiari hanno agevolazioni delle tariffe elettriche. 

Chi prenderà il reddito di cittadinanza*

Sono i cittadini italiani o europei o di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno residenti in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due anni in modo continuativo. Nel nucleo familiare si considerano i coniugi anche separati o divorziati se risiedono nella stessa abitazione; fa parte del nucleo familiare il figlio non convivente fino a 26 anni di età, non sposato e senza figli, a carico dei genitori. La Platea del reddito di cittadinanza non cambia. 5 milioni di beneficiari. Circa 1 milione 800 mila famiglie ne hanno diritto. lo ha precisato Palazzo Chigi. Nella relazione tecnica che accompagna il decreto sul reddito di cittadinanza e Quota 100 si fa l’ipotesi statistica che l’85% dei nuclei familiari che hanno diritto al RdC ne facciano effettivamente richiesta. Si tratta semplicemente di un aggiustamento statistico, viene sottolineato. Questo non significa che si riduca la platea di chi ha diritto al reddito: tutti i nuclei familiari che rientrano nei requisiti stabiliti, pari a quasi 1,8 milioni, circa 5 milioni di individui, possono fare domanda e ricevere il sostegno. 

Da dove vengono i soldi

Viene istituito un Fondo che ha a disposizione 5 miliardi e 974 milioni di euro nel 2019; 7 miliardi e 571 milioni nel 2020; 7 miliardi e 818 milioni nel 2021 e 7 miliardi e 663 milioni a decorrere dal 2022. Per il 2019 e il 2020 l’Anpal servizi potrà spendere 250 milioni per nuovo personale ed è autorizzata a stabilizzare i dipendenti a tempo determinato spendendo fino a 1 milione. In caso di esaurimento delle risorse disponibili sarà rimodulato l’ammontare.

In base a quali criteri viene assegnato

Occorre avere un valore Isee inferiore a 9.360 euro; un valore del patrimonio immobiliare non superiore a 30 mila euro; un valore del patrimonio mobiliare non superiore a 6.000 euro, accresciuto di 2.000 euro per ogni componente della famiglia fino ad un massimo di 10.000, incrementato di 1.000 per ogni figlio successivo al secondo e di 5.000 per ogni componente con disabilità.

Il valore del reddito familiare deve essere inferiore a 6.000 euro annui moltiplicati per il parametro della scala di equivalenza in base al numero dei figli, se la casa è di proprietà; se la casa è in locazione, la soglia è di 9.360 euro. Per la pensione di cittadinanza la soglia è di 7.560 euro.

Chi resta fuori dal reddito di cittadinanza

Per avere il Reddito di cittadinanza non bisogna avere acquistato un’auto nei sei mesi prima o aver comprato negli ultimi due anni una vettura di cilindrata superiore a 1.600 cc nonché moto di cilindrata superiore a 250 cc. Nessuno in famiglia deve avere navi e imbarcazioni da diporto.

Non hanno diritto al reddito coloro che sono in carcere (per tutta la durata della pena), che sono ricoverati in istituti di cura di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra amministrazione pubblica.

Niente reddito di cittadinanza anche alle famiglie in cui un componente si è licenziato dal lavoro negli ultimi 12 mesi (fatte salve le dimissioni per giusta causa). Il reddito di cittadinanza è compatibile con il godimento della Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione.

Bisogna cercare un lavoro

Per avere il Reddito di cittadinanza i componenti della famiglia maggiorenni (non già occupati e che non frequentano un corso di studi o di formazione) devono essere disponibili ad accettare un lavoro, a fare attività al servizio della comunità, a seguire un percorso di riqualificazione professionale, a completare gli studi, a seguire un progetto di autoimprenditorialità.

Esonerati da questi obblighi chi ha carichi di cura, cioé bimbi sotto i tre anni o familiari con disabilità grave o non autosufficienti. Il beneficiario stipula presso il Centro per l’impiego un Patto per il Lavoro e viene registrato nella piattaforma digitale; si impegna quindi ad accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue: nei primi sei mesi entro 100 km di distanza, oltre il sesto mese entro 250 km, in tutta Italia dopo un anno (se in famiglia non vi sono minori e disabili) e ha tre mesi di beneficio dall’inizio del nuovo impiego per le spese di trasferimento.

La card del reddito di cittadinanza

Il beneficio è erogato attraverso la Carta Rdc che permetterà di effettuare prelievi in contate di massimo 100 euro al mese (per la scala di equivalenza). E’ vietato usare la carta per gioco d’azzardo –

Che succede a chi fa il furbo

Chi fornisce dati e notizie false e occulta redditi e patrimoni, o lavora al nero è punito con la reclusione da due a 6 anni. Il beneficio decade e bisognerà restituire quanto indebitamente percepito. Si potrà richiederlo nuovamente dopo 10 anni.

Gli incentivi

L’impresa che assume a tempo pieno e indeterminato il beneficiario del Reddito di cittadinanza e non lo licenzia per 2 anni ha uno sgravio contributivo pari alla differenza tra 18 mensilità di Rdc e quello già goduto dal beneficiario.

L’importo è aumentato di una mensilità se si assumono donne o soggetti svantaggiati e comunque non è inferiore a 5 mesi. Se l’assunzione avviene attraverso l’attività svolta da un soggetto privato accreditato vi è uno sgravio contributivo pari alla metà della differenza tra l’importo corrispondente a 18 mensilità e quanto già goduto dal beneficiario; la restante metà va al soggetto privato accreditato (sotto forma di sgravio contributivo).

Gli enti di formazione bilaterale e gli enti interprofessionali che stipulano un patto di formazione al fine del quale il beneficiario ottiene un lavoro, ottengono un contributo pari alla metà della differenza tra 18 mesi e i mesi già usufruiti (aumentato di uno in caso di soggetti vulnerabili), comunque non inferiore a 5 mesi. L’altra metà va all’azienda che assume il beneficiario. –

Come funziona per l’autoimprenditorialità

I beneficiari che avviano un’attività autonoma o di impresa individuale entro i primi 12 mesi viene dato in un’unica soluzione un beneficio pari a 6 mensilità di Reddito di cittadinaza (nei limiti di 780 euro mensili, quindi 4.680 euro). 

La Platea del reddito di cittadinanza non cambia. 5 milioni di beneficiari. Circa 1 milione 800 mila famiglie ne hanno diritto. È quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi. Nella relazione tecnica che accompagna il decreto sul reddito di cittadinanza e Quota 100 si fa l’ipotesi statistica che l’85% dei nuclei familiari che hanno diritto al RdC ne facciano effettivamente richiesta. Si tratta semplicemente di un aggiustamento statistico, viene sottolineato. Questo non significa che si riduca la platea di chi ha diritto al reddito: tutti i nuclei familiari che rientrano nei requisiti stabiliti, pari a quasi 1,8 milioni, circa 5 milioni di individui, possono fare domanda e ricevere il sostegno. 

Silvio Berlusconi si candida alle elezioni europee di maggio. La notizia era nell’aria da giorni, ma l’ufficialità è arrivata oggi da Quartu Sant’Elena dove il leader di Forza Italia è in missione elettorale in vista delle regionali del 24 febbraio.

Berlusconi dunque torna in campo alla guida dello schieramento di Forza Italia per il Parlamento di Strasburgo. “Alla bella età che ho ho deciso d candidarmi in Europa dove manca il pensiero filosofico sul futuro del mondo”.  

In un primo momento si era ipotizzata la carica delle donne azzurre alle Europee. Carfagna al Sud, Gelmini nel nord-ovest, Bernini nel nord-est, con Tajani al centro. Ma l’ipotetico schema iniziale per risollevare le sorti del partito azzurro è destinato a saltare visto che in campo torna ancora una volta Silvio Berlusconi. In tanti gli hanno chiesto di fare un passo avanti e l’ex premier non si è tirato indietro. Sarà capolista in tutta Italia. Per cercare di portare Forza Italia oltre alle percentuali riscontrate nei sondaggi.

Ruolo strategico in Europa

Berlusconi punta quindi a Strasburgo per giocare un ruolo europeo di primo piano. Con un ruolo strategico da assumente nel Ppe che tra l’altro dovrà interloquire con la coalizione dei sovranisti che ha in mente di formare Salvini. Il piano è quello di stringere un accordo in Europa (oltre a quello delle Regionali) con la Lega per scalzare il Movimento 5 stelle che, dicono in FI, ottiene per ora fuori dall’Italia solo porte chiuse. I rapporti tra il partito azzurro e il partito di via Bellerio restano tesi: “Mi auguro che Forza Italia costruisca e dia una mano a costruire, e non trascorra troppo tempo ad attaccare me e la Lega perché non credo che questo sia utile”, ha spiegato Salvini ieri.

E oggi è toccato a Berlusconi. E in FI si rimarca come lo schema nell’isola sia quello del centrodestra. E non solo per le regionali, in quanto si vota per sostituire l’esponente pentastellato che si è dimesso. “Salvini sta facendo campagna elettorale per il centrodestra”, si osserva. Berlusconi già sta allestendo un programma per le Europee. E punterà su un unico tema: l’economia. Per puntare il dito contro la Lega che a suo dire è bloccata dal Movimento 5 stelle sulle infrastrutture e sulle tasse.

I gilet azzurri e l’asse con Salvini

Il 26 gennaio, con i 25 anni di FI, arriverà la carica dei gilet azzurri. Che indosseranno nelle piazze italiane la scritta “meno tasse e più lavoro”. Il Cavaliere continua a ritenere che il governo giallo-verde naufragherà in Parlamento. Prevede che il Paese finisca in recessione, che l’esecutivo andrà in difficoltà dopo le Europee per il crollo pentastellato. “E allora sarà Salvini a venire a bussare la porta da noi per formare un governo di centrodestra”, sostiene un ‘big’ azzurro. Tra i dirigenti azzurri non si esclude affatto che Salvini possa conservare quel 30% che oggi ha nei sondaggi. “Ma se vuole fare il presidente del Consiglio non può fare a meno di FI e di una squadra di competenti sul piano economico”, il ragionamento. In FI al netto delle fibrillazioni che si registrano tra i gruppi parlamentari i vertici puntano sulla squadra.

Sulla possibilità che il dopo-Berlusconi possa poi nascere su un team già rodato con l’innesto di nuove energie. Alle Europee, per esempio, Berlusconi – tenendo presente che ci sarà la parità di genere – ha intenzione di candidature figure femminili provenienti dalla società civile. È l”Altra Italia’ che sarà inserita nel simbolo. Per un’altra Europa. La presenza di Berlusconi servirà a frenare le voci di possibili rincorse al vertice da parte di chi – qualora il partito in questi mesi gestito anche dal vicepresidente Tajani – non dovesse ottenere buoni risultati.

“Qui – il concetto che ripetono i vertici azzurri – nessuno si salva da solo, si gioca insieme”. Il convincimento pero’ e’ che FI possa andare in doppia cifra. Soprattutto con Berlusconi in campo, con un ruolo di peso in Europa per contrastare l’alleanza sovranista di Salvini.

Un prontuario per la comunicazione diretto ai parlamentari del Movimento 5 stelle, contenente i temi sui quali esternare e le linee guida su come affrontarli. È quanto Repubblica afferma di aver trovato “abbandonato su una sedia di Montecitorio, in un corridoio del quarto piano”, un plico di 6 pagine dal titolo “spunti comunicativi per la settimana 12- 18 gennaio”. La notizia è che il documento, secondo il quotidiano, conterrebbe indicazioni sulle stoccate da sferrare all’alleato di governo, quella Lega che entrò nel governo gialloverde come partner di minoranza e ora, stando ai sondaggi, stacca l’alleato di parecchi punti. 

“Un mix di indottrinamento, suggerimenti per post, interviste, apparizioni televisive, spiegazione dei provvedimenti ‘caldi’ e consigli per attaccare l’opposizione ma non solo”, così Goffredo De Marchis illustra il vademecum, “l’alleato Matteo Salvini è uno dei bersagli del piccolo dossier. Sei pagine fitte di propaganda grillina, studiata nei dettagli. Bignamino per parlamentari, amministratori locali, candidati, ministri e sottosegretari. Ci sono tutti i temi di attualità: Carige; Tasse; Enti Locali; Referendum propositivo; Trivelle; Tav; Ires terzo settore; Reddito di cittadinanza e pensione di cittadinanza; Europee“.

Le divergenze con il Carroccio

Repubblica menziona diversi interventi di eletti pentastellati per dimostrare il coordinamento nelle tematiche e nei toni e si concentra sulle sferzate alla Lega, che su diverse tematiche ha un orientamento diverso, se non opposto a quello del M5s. «Forse sarebbe il caso — si legge al punto Trivelle — che il Carroccio si ricordasse del fatto che fino all’altro ieri Salvini indossava le magliette “no trivellazioni” e faceva campagna per il No al referendum. Ora cosa è successo?». E la Tav? «Salvini dice che l’opera è a metà, meglio non fermarsi», Bene, non è vero, si legge negli “spunti”. «Non è stato scavato nemmeno un centimetro del tunnel di base e chi dice il contrario o non sa nulla o mente per coprire altri interessi».

“Non sono certo una novità le indicazioni dall’alto ai politici”, sottolinea poi il quotidiano, “le usava anche il Pd renziano quando la mattina presto, su una chat di Whatsapp, Filippo Sensi indicava ad alcuni infaticabili twittaroli, capofila Alessia Morani, i temi su cui affondare”. 

Leggi l’articolo completo su Repubblica.

“Incontro positivo, governo soddisfatto, ci sono tutte le risorse per quota 100 e per il reddito di cittadinanza. Stasera Cdm alle ore 18 per varare il decreto. Via libera agli stanziamenti per trattamento fine servizio anticipato per tutti e per fondo volo Alitalia”. Così una nota di Palazzo Chigi al termine del vertice sul decretone su reddito di cittadinanza e quota 100.

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