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AGI – Il ministro della Salute Speranza deve restare al suo posto?: “Se fa il suo lavoro sì, se fa solo politica vedendo solo rosso e continuando a parlare di chiusure, chiusure, chiusure no”. Così il leader della Lega, Matteo Salvini, al Tg5.  “Se con le riaperture temo il rialzo dei contagi? Gli italiani hanno portato pazienza per un anno, hanno dimostrato rispetto, generosità, solidarietà”, ha ragionato Salvini, che ha aggiunto: “Adesso che con il piano vaccinale si corre, senza più Arcuri e con Figliuolo, tornare a lavorare, il diritto alla vita, allo sport, alla musica, alla salute, alla musica, al volontariato deve essere un patrimonio di tutti gli italiani togliendo in prospettiva anche il coprifuoco alle 10 di sera”,

Oggi il ministro della Salute è tornato sull tema delle riaperture: “Siamo in una situazione diversa, possiamo permetterci alcune aperture, abbiamo puntato agli spazi all’aperto nel mese di maggio. Abbiamo scelto la scuola che credo sia l’architrave della nostra società da cui ripartire anche per dare un segnale di fiducia ai nostri ragazzi fino adesso in dad. Mancano poche settimane alla fine dell’anno scolastico, vogliamo che tornino in presenza i ragazzi. Ci assumiamo un po’ di rischio? Si, c’e’ un elemento di rischio, un rischio ragionato e per questo chiedo una mano”, aveva affermato a Mezz’ora in più su Rai3.

“L’rt del contagio dipende dai nostri comportamenti – aveva aggiunto – e a forza di risultare noioso, penso che quando dal 26 aprile si aprirà una nuova fase, avremo bisogno di ancora piu’ attenzione. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. E penso che nel giro di qualche mese avremo numeri di vaccinazione piu’ alti che ci consentiranno di andare verso la normalità”.

AGI – L’Italia presenterà regolarmente entro il 30 aprile il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Lo fanno sapere fonti di Palazzo Chigi in riferimento alle ipotesi, rilanciate da agenzie internazionali, secondo cui la presentazione del piano dell’Italia a Bruxelles sarebbe potuto slittare alla metà di maggio.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi illustrerà il piano alle Camere il 26 e 27 aprile e prima di quella data ci sarà un passaggio in Consiglio dei ministri, aggiungono le stesse fonti. L’iter dunque, resta confermato.

AGI – “Voglio dare un contributo per il riscatto della mia terra”. Da Riace alla Regione: è questa la nuova sfida politica di Mimmo Lucano. L’ex sindaco del piccolo centro della Locride, diventato un simbolo delle politiche di accoglienza e integrazione dei migranti, si candida alle Regionali a sostegno e al fianco del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che punta alla presidenza della Giunta calabrese alla guida di un’aggregazione civica che si fonda su punti programmatici che sono pienamente nelle corde di Lucano.

Del resto, negli ultimi tempi il rapporto tra i due si è via via molto infittito: quando nell’ottobre 2018 Lucano venne colpito dalla misura del divieto di dimora in seguito al suo coinvolgimento in un’inchiesta su presunte irregolarità nella gestione dei fondi per gli immigrati, de Magistris lo invitò a trasferirsi a Napoli, e inoltre lo stesso de Magistris qualche mese dopo scese a Riace insieme alla sindaco di Barcellona Ada Colau per partecipare a un’iniziativa a sostegno di Lucano. La discesa in campo di Lucano alle Regionali è dunque quasi la naturale appendice di questo percorso.

“La mia candidatura alle Regionali – spiega Lucano all’AGI – è nata in maniera davvero spontanea, del resto de Magistris mi è stato sempre vicino. Questa vicinanza mi ha fatto molto piacere, perché espressa da un ex pm che conosce bene la Calabria e il territorio e che ha lottato contro il sistema di potere della borghesia mafiosa legata alla corruzione politica. Poi ho visto un suo impegno molto forte  come sindaco di strada, la sua idea di sinistra della società come la mia: insomma, tanti elementi mi legano a lui. E non mi faccio condizionare da chi lo accusa che viene da fuori, anzi – rileva Lucano – dico che meno male che c’è uno come de Magistris che vuole risollevare le sorti di una regione che sembra condannata. Mi è venuto spontaneo  dire di sì perché tanti progetti e tanti impegni che io ho realizzato e portato avanti come sindaco di Riace trovano corrispondenza nel progetto di de Magistris per la Calabria. È una sorta di ‘mission‘ che ci lega”.

L’esperienza da sindaco di Riace per Lucano è, in sostanza, anche il suo “manifesto” politico per le Regionali. “Io ovviamente – confida – guardo sempre anche a Riace, è una ferita ancora aperta perché io sono stato cacciato da sindaco, e non dobbiamo dimenticare che in Calabria c’è anche un altro dramma, il giustizialismo sommario. Ma ora c’è questa nuova sfida, e a livello regionale posso concretizzare le idee che ho concretizzato per Riace, che è stata una periferia delle periferie: il riscatto, l’accoglienza, il senso dell’identità, l’antimafia, l’acqua pubblica, che è un tema che sento molto come strumento di democrazia, il perseguimento del bene comune. Sono tutti temi che fanno parte di un programma regionale, tutto quello che ho fatto per Riace lo voglio mettere a disposizione per la Calabria”.

“Per questo – rimarca Lucano – mi sento di voler dare un contributo di riscatto per la mia terra, abbinandolo anche a un buon governo fondato sui valori della democrazia: un contributo di riscatto per la mia terra che corrisponde anche a un’idea di mondo fatta di solidarietà e umanità, che sono nel Dna della Calabria”. Per Lucano inoltre “la cosa più importante, su cui non devono esserci incertezze, è un impegno vero per costruire comunità senza mafia. C’è bisogno di un’antimafia culturale e sociale, perché il vero dramma della nostra terra, per le giovani generazioni, è questo incubo, questo peso che sentiamo addosso, nella nostra terra non è possibile fare nulla perché c’è il dominio della mafia. Noi proponiamo un linguaggio antitetico nei confronti della mafia, vogliamo il respiro della libertà nella nostra terra”.

La campagna elettorale per le Regionali si snoderà in coincidenza con la prosecuzione del processo che vede l’ex sindaco di Riace imputato a Locri per presunte irregolarità nella gestione di progetti per l’immigrazione, ma Lucano non vede problemi di sorta: “Sono tranquillo e fiducioso, del resto – riferisce Lucano – per correttezza nelle riunioni sono stato molto chiaro e ho fatto presente questa situazione a tutti coloro che hanno sostenuto un mio impegno, mi hanno detto che per loro non c’è nessun problema, e poi non ho rubato, non ho ammazzato nessuno… Io sono tranquillo”.

Alle Regionali Lucano – per decisione unanime di de Magistris e del gruppo dirigente che ha fortemente spinto per la sua discesa in campo – sarà capolista nelle tre circoscrizioni elettorali calabresi, ma per l’ex sindaco di Riace si tratta di un aspetto non rilevante: “Io non ho queste pretese e queste ambizioni, quello che per me conta è partecipare e dare il mio contributo, del resto la mia storia lo dimostra, perché – ricorda Lucano – a Riace sono anche stato semplice aspirante consigliere comunale. Quello che mi interessa è lavorare per perseguire quello che molti dissero quando Wim Wenders venne in Calabria per fare quel film su Riace, ‘sulle ali di una nuova Calabria’: un sogno, da condividere con i calabresi. Io non ho altro da chiedere: non voglio poltrone, voglio una nuova Calabria”

Al momento, il campo della sinistra e del centrosinistra in Calabria è diviso e frazionato, da qui una sorta di appello di Lucano: “Vorrei che tutte le persone che si sentono come ideali vicini al popolo, dei cittadini e delle aree più deboli, degli ultimi, trovino l’orgoglio di essere insieme. Perché – conclude Lucano – rischiamo che chi è senza ideali si metta insieme e disattenda le speranze della Calabria. Dobbiamo mettere in atto davvero una trasformazione della Calabria: l’esperienza di Riace dimostra che questo è possibile”.

AGI – Un processo “politico” che si appresta ad affrontare a “testa alta” con “sopportazione cristiana”. Così Matteo Salvini reagisce al rinvio a giudizio, accusato del sequestro dei migranti a bordo della Open arms per lo stop allo sbarco, nell’agosto del 2019, quando era ministro dell’Interno.”Mi spiace solo per il tempo che toglierò ai miei figli”, aggiunge il segretario leghista, che subito dopo attacca i giudici. “Quel che si è deciso in quest’aula ha un sapore politico più che giudiziario”, sostiene incontrando i giornalisti con al fianco il suo avvocato, Giulia Bongiorno.

Un colpo atteso

Nella Lega si cerca di attutire un ‘colpo’ che comunque era atteso. “Non vado a casa preoccupato, se avessi qualcosa da temere sarei preoccupato ma ho esercitato il diritto/dovere della difesa della patria, articolo 52 della Costituzione”, scandisce il capo del partito di via Bellerio. “Fortunatamente i giudici non decidono chi vince le elezioni e chi guida i partiti”, continua. Per Salvini la differenza di parere mostrata dai giudici di Catania e di Palermo – per due casi a suo giudizio del tutto simili, con il gup Nunzio Sarpietro che ha chiesto il non luogo a procedere per il caso Gregoretti – dimostra l’urgenza dell’avvio di una “riforma della giustizia“. Il segretario leghista annuncia che al processo potrebbe chiedere la testimonianza di Luca Palamara. E torna ad attaccare Enrico Letta per il suo incontro con Oscar Camps, fondatore dell’ong Open arms. Dal segretario del Pd non si aspetta solidarietà, dice; lui “l’ha già espressa – aggiunge -: mettendosi la felpa degli stranieri” di Open arms. 

Il silennzio di dem e M5s

Nella maggioranza di governo, Pd e M5s scelgono il silenzio davanti alla notizia di rinvio a giudizio di Salvini. Tra i dem non si segnalano commenti mentre nei 5 stelle l’unico a parlare è il presidente della commissione Giustizia della Camera Mario Perantoni, il quale tiene a sottolineare che le basi per la riforma della giustizia sono già state avviate ma riguardano il giusto processo (“Nessuno pensi di riformare i giudici, la loro autonomia e indipendenza a garanzia dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge”). 

D’altronde, il 30 luglio scorso, M5s, Pd, Iv, Leu e Autonomie avevano votato a favore la richiesta di autorizzazione a procedere contro il leader della Lega Matteo Salvini, avanzata dal Tribunale dei ministri di Palermo. Non erano bastati i voti contrari del centrodestra e il Senato aveva autorizzato.

La solidarietà del centrodestra

Massima solidarietà, invece, dagli alleati di Forza Italia e Fratelli d’Italia. “E’ scioccante che venga mandato a processo chi da ministro dell’Interno ha fatto solo quello che il suo mandato gli imponeva di fare: difendere i confini della Nazione e combattere l’immigrazione clandestina di massa. A Matteo il mio abbraccio sincero”, dice la presidente di FdI Giorgia Meloni. “Perché solo Matteo Salvini è stato rinviato a giudizio per la vicenda Open Arms visto che si è trattato di una decisione condivisa da più ministri del governo Conte I?”, si chiede il coordinatore nazionale di FI, Antonio Tajani. “Per noi la legge deve essere uguale per tutti e non soggetta a interpretazioni politiche. Siamo solidali con Matteo Salvini”, aggiunge.

‘Io sto con Salvini’

Diffusa la solidarietà del popolo leghista, mentre su Twitter, l’hashtag ‘io sto con Salvini’ è top trend italiano.Tra i leghisti più combattivi a sostegno del leader il vice presidente del Senato Roberto Calderoli. “E’ veramente triste, in termini di giustizia, vedere una richiesta di archiviazione da parte del procuratore a Catania e vedere a Palermo, per fatti sostanzialmente identici, un rinvio a giudizio”, dice. “Occorre ribadire il ruolo della politica che non può soggiacere a chi deve solo applicare le leggi e non deve fare valutazioni su decisioni che sono solo politiche”. “Mentre Salvini va a processo per avere difeso l’Italia contro gli scafisti e la criminalità organizzata che ci sta dietro, Letta applaude i traghettatori di Open Arms e sta con i clandestini”, fa notare l’ex sottosegretario Stefano Candiani. “Così come era cominciato, con un voto politico in Senato, il processo di Palermo a Matteo Salvini puzza da lontano di nuovo tentativo di spallata giudiziaria targata Pd contro la Lega e Salvini. Non dimentichiamo i retroscena del caso Palamara”. 

“Se la magistratura dovesse essere coerente dovrebbe rinviare a giudizio con Salvini i membri del governo dell’epoca, che con lui, come si evince anche dagli atti parlamentari, hanno condiviso scelte e procedure. Se quella del Senato fu una scelta ‘politica’, a mio avviso in contrasto con i fatti, ma presa in una sede comunque politica, sulla base di opinabili valutazioni appunto politiche, meraviglia la valutazione della magistratura di Palermo”, scrive Maurizio Gasparri, presidente della giunta immunità del Senato. “Anche qui la decisione rischia di apparire ‘politica’, in una sede però che dalla politica dovrebbe prescindere. Per Salvini, che nel merito ha mille ragioni, che io stesso ho argomentato in Senato da relatore, il giudizio, ingiusto, sarà un luogo per una battaglia di verità. Per il resto il libro di Sallusti sul caso Palamara ha detto parole definitive. Sulle quali il Parlamento dovrebbe riflettere e agire”.

“Avanti con Draghi ma risponderemo colpo su colpo”

Salvini ha iniziato la conferenza stampa in Tribunale tornando a parlare della “soddisfazione” per le riaperture decise ieri dal governo. Nella Lega il via libera agli allentamenti delle restrizioni anti-Covid, per quanto riguarda soprattutto le attività all’aperto, è considerato un vittoria di partito contro la linea dei ‘rigoristi’ in Cdm, Roberto Speranza, Dario Franceschini e Stefano Patuanelli

Il segretario leghista è soddisfatto anche dei risultati del piano vaccinale dei quali si è complimentato – ha riferito – anche con il generale Francesco Paolo Figliuolo. 

Non vi sono motivi, quindi, allo stato, per mettere in discussione il sostegno della Lega – mai così convinto come finora – all’esecutivo di Mario Draghi. Anche se la ‘convivenza’ con forze politiche così eterogenee è sempre più difficile. E il rinvio a giudizio a Palermo rischia di complicare ulteriormente equilibri costruiti tra i bicchieri di cristallo. Salvini non ha gradito in alcun modo l’acceleratore di Enrico Letta sul ddl Zan, spinto a pochi giorni dal loro primo faccia a faccia, né tantomeno l’incontro e la foto con la felpa di Open arms alla vigilia della sua udienza palermitana. Il capo della Lega si sente ‘sotto attacco’ da una parte della magistratura, politicamente orientata, ed è possibile che nelle prossime settimane questo influisca sui rapporti tra i partiti di governo. Non tanto in senso veramente destabilizzante ma piuttosto attraverso un pressing salviniano nei confronti degli altri partiti sulle richieste già manifestate nei giorni scorsi: basta attacchi, provocazioni, insulti quotidiani e insistenza su temi divisivi.

Il problema è che anche Leu e Pd chiedono da tempo, invano, a Salvini di sospendere gli attacchi, a intermittenza durissimi, al ministro della Salute Speranza. Per fare la ‘pace’, quantomeno siglare una tregua, bisogna essere in due. 

AGI – Settanta giorni per preparare il percorso. Poi, da luglio, partirà il viaggio delle Agorà Democratiche la cui meta sarà quel “partito nuovo” prefigurato da Enrico Letta durante la sua relazione all’assemblea che lo ha eletto segretario. Oggi il leader dem ne ha parlato nel corso della nuova riunione del parlamentino Pd, convocata per fare il punto sull’attualità politica, ma anche sul lavoro interno al partito.

Gran parte della relazione è stata incentrata sui vademecum appena elaborati dal team del Nazareno e che dovrebbero offrire una sorta di ‘mappa’ del percorso da fare. “Con le Agorà democratiche si apre un semestre di lavoro, dal primo luglio al 31 dicembre, molto bello e molto intenso dal quale vorrei uscisse una risposta alla provocazione: non serve un nuovo segretario, serve un nuovo partito”, ha spiegato Letta.

“Abbiamo settanta giorni da oggi al primo luglio, coinvolgeremo tutti gli organi del partito, poi partiremo con un processo che durerà un semestre e che deve essere un processo interno ed esterno al partito. Non sarà un semestre in cui ci guardiamo l’ombelico. Il nostro deve essere un partito che risolve i suoi problemi di identità se si costituisce come partito attrattivo e discute della democrazia”, ha aggiunto: “Le Agorà saranno un modo per aprire un dibattito in Italia sul futuro della democrazia”.

Anche perchè “oggi la democrazia è sfidata a livello mondiale”, avverte il segretario che cita, a titolo di esempio, “l’assalto a Capitol Hill” e “la scena del sofà in Turchia”, con Ursula Von der Leyen tagliata fuori dal colloquio fra ‘soli uomini’ organizzato da Erdogan ad Ankara. Per questo, dice Letta, “il tema della democrazia” ha a che vedere con che Paese saremo dopo la pandemia”.

Se i vademecum sono la mappa per arrivare alla meta, il digitale può rappresentare la bussola che indica la direzione: Letta crede molto nella possibilità di far lavorare intelligenza digitale e intelligenza umana per arrivare, infine, ad un “partito dell’intelligenza collettiva” come terza via fra i partiti leaderistici e la piattaforma Rousseau. 

“Quella del digitale è per me la sfida del futuro. Oggi abbiamo la maggior parte dei partiti italiani che sono partiti in cui il nome del partito è sovrapponibile a quello del leader. Noi ci candidiamo a essere il partito dell’intelligenza collettiva attraverso la nostra presenza sui territori, attraverso un uso corretto del digitale che può farne un partito vincente”.

Il fattore umano, comunque, rimane centrale. Al punto da portare il segretario Letta a lanciare una mobilitazione in vista delle prossime elezioni politiche, nel 2023. 

“Abbiamo visto che è possibile applicare il metodo partecipativo al nostro lavoro, con l’obiettivo di fare vincere l’intelligenza collettiva, ma tutto questo funziona se c’è la volontà di investire sul dialogo al nostro interno e tra centro e periferie. Noi vinceremo le elezioni soltanto se scatterà l’impegno di centomila persone impegnate come se fossero tutte candidate al seggio in Parlamento”, continua Letta. “Non si vincono le elezioni con una ottima squadra di comunicatori o agenzie di comunicazione, meglio se americana, ma se ci sono centomila persone in campo”.

Questo, assieme al tema delle alleanze: come più volte spiegato da Letta, si vince in coalizione. “Le alleanze le costruiremo”, assicura il segretario: “Le amministrative saranno un primo test per l’avvicinamento. Sulle alleanze siamo in una fase di percorso e l’obiettivo è quello di un nuovo centrosinistra, guidato da noi, attorno a noi, che dialoga con il M5s“. Ma “il tema delle alleanze si consolida anche con il sostegno al governo Draghi”.

E, nel governo, il Partito Democratico impegnato sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ieri la delegazione dem ha incontrato il presidente Mario Draghi nel corso delle “consultazioni” volute dal premier sul delicato dossier del Pnrr. 

“Giovani, donne, Mezzogiorno sono le priorità del  Pd nel Pnrr”, riferisce Letta: “Ieri, con il premier, abbiamo fortemente chiesto al governo di dare più protagonismo ai comuni. E poi mi piace citare un punto del quale abbiamo fatto menzione ieri con il premier Draghi, la questione della non autosufficienza. Serve un welfare che sia in grado di aiutare le famiglie che si trovano ad affrontare la sfida della non autosufficienza. La lotta alla diseguaglianza comincia da qui, dalle diseguaglianze sui territori e le diseguaglianze di genere”.

Letta ha poi sottolineato la necessità “che parta l’assegno unico nella seconda metà dell’anno, perchè si riesca a renderlo operativo e noi vigileremo perchè questo accada”. Inoltre, “ieri abbiamo spinto perchè accanto a queste scelte ci sia un decreto imprese, lavoro e professioni”. E ancora: “Abbiamo fortemente voluto che il Sud avesse un posto importante nel Pnrr. Lo abbiamo detto ieri al premier. Sul Mezzogiorno dobbiamo fare la battaglia della vita”. 

AGI – Matteo Salvini è arrivato all’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo dove è prevista l’udienza preliminare per decidere se  l’ex ministro degli Interni dovrà essere processato per la vicenda della nave Open Arms.

Per la procura Salvini è responsabile di sequestro di persona e rifiuto d’atti d’ufficio. La zona attorno all’aula bunker appare blindata, le strade transennate, ed è massiccia la presenza di furgoni blindati di polizia e carabinieri.

“Con Giulia Bongiorno, pronto all’udienza in tribunale, accusato di ‘sequestro di persona’. Grazie per i tanti i messaggi, la vostra vicinanza vale tutto”, ha scritto Salvini su Twitter. “Avanti a testa alta, convinto di avere da ministro servito l’Italia nel rispetto della legge”, ha aggiunto il segretario della Lega.

AGI – Il Governo prende “un rischio ragionato” e dal 26 aprile ricominciano le zone gialle. Tutte le scuole saranno aperte in presenza nelle zone gialle e arancioni e sarà possibile la ristorazione all’aperto. Restano le precauzioni e il coprifuoco dalle 22. Resta il limite del 50% per la capienza nei trasporti pubblici.

Sarà possibile spostarsi tra regioni gialle mentre servirà un pass per regioni di diverso colore. Dal 15 maggio riprenderanno le attività in piscina. Dal primo giugno le palestre. Dal primo luglio le fiere.

La campagna vaccinale sta andando bene e non c’è un crollo di fiducia degli italiani nei confronti di Astrazeneca. Queste, in sintesi, le novità per le riaperture, elencate dal Presidente del Consiglio Mario Draghi e dal ministro della Salute Roberto Speranza.

Sull’economia Draghi definisce “prudenziali e caute” le stime del Def, perché sono “fatte da persone serie e non tengono conto delle riforme, tra cui quelle del fisco, della pa e della giustizia civile”.

L’aumento del debito pubblico al 159% del pil è reso “legittimo” dalla pandemia e “la decrescita del debito avverrà senza compromettere le economie”. Anche il rapporto deficit/pil ritornerà al 3% solo nel 2025.

Draghi scommette sulla crescita dell’Italia: “Ci sarà nei prossimi mesi un rimbalzo forte e certo, poi l’Italia dovrà tornare a crescere di più di quanto è stato fatto negli ultimi anni. La crescita sostenibile sarà il criterio per misurare la sostenibilità del debito”.

L’Italia come tornerà a crescere? Il Recovery Plan porterà 221,5 miliardi di euro, di cui 69 a fondo perduto. Sono stati già nominati 57 commissari per 57 opere. Ci saranno i soldi per l’alta velocità ferroviaria da Salerno a Reggio Calabria. Il recovery Plan sarà “accompagnato da semplificazioni”.

Con il dl sostegni “2 miliardi sono stati assegnati già nella prima settimana”. Per gli aiuti Draghi preferisce il calcolo dell’utile e dell’imponibile fiscale rispetto al solo fatturato. L’Alitalia ha avuto molti sussidi. “Servono riforme perché si sostenga da sola e voli con le sue ali“.

Su Autostrade “la trattativa è aperta” dai tempi del precedente Governo e Draghi non si pronuncia. Non c’è un dossier Stellantis aperto. L’atmosfera nella maggioranza e in Consiglio dei Ministri è “eccellente. Non c’e’ bisogno di appelli all’unità”.

Draghi sottolinea che le critiche al ministro della Salute Speranza sono “infondate e ingiustificate. Mi secca ripeterlo in sua presenza”. La mozione del Senato per concedere la cittadinanza italiana a Zaki è “un’iniziativa parlamentare. Il Governo non è coinvolto”.

AGI – “Integrare umano e digitale per arrivare a catturare e valorizzare quella che Enrico Letta chiama l’intelligenza collettiva all’interno del Partito Democratico“. E’ questo il motivo ispiratore, strumento ed obiettivo, del lavoro alla base del vademecum che il segretario Pd ha sottoposto a 2.949 circoli in tutta Italia. A spiegarlo all’AGI è Michele Bellini, capo dello staff di Enrico Letta.

“Abbiamo istituito un team composto da personale del Partito Democratico e da volontari che ha letto tutte le risposte e identificato le proposte e le criticità ricorrenti”, spiega Bellini. “Contemporaneamente abbiamo utilizzato l’intelligenza artificiale per elaborare il linguaggio, identificando e raggruppando le parole chiave per gruppi semantici riconducibili ad un unico concetto.

Grazie a questo è stato possibile, ad esempio, estrapolare il dato interessante sul fatto che l’85% delle risposte arrivate dal Nord del Paese indicassero nel divario Nord-Sud un ostacolo da superare”, sottolinea ancora.

Se quello del vademecum è i punto di partenza, qual è la prospettiva verso la quale il partito intende muovere? “Certo, non finisce qui”, promette Bellini: “La ricchezza rappresentata dal vademecum continuerà ad accompagnarci per il futuro. Questo non è stato che l’antipasto della partecipazione con iscritti e circoli“.

Per conoscere la portata principale occorrerà attende qualche ora: “Sabato, durante l’assemblea, il segretario parlerà anche di questo. Il momento più alto della partecipazione sarà rappresentato dalle Agorà Democratiche, da luglio a dicembre”. E dopo? “C’è la volontà di costruire strumenti per rendere questo dialogo, questa partecipazione permanenti”, conclude Bellini.

AGI – Al tavolo di coalizione convocato per martedì prossimo, il Pd proporrà agli alleati di centrosinistra il 20 giugno come data per le primarie per il Campidoglio. A comunicare la scelta i segretari del Pd Roma e Lazio, Andrea Casu e Bruno Astorre, che hanno incontrato al Nazareno Francesco Boccia, responsabile Enti locali del partito. “Abbiamo deciso di convocare per martedì prossimo il tavolo di coalizione dove proporremo, come data per le primarie il 20 giugno” spiega Casu.

“Siamo al fianco della città nella lotta al virus – ricordano Casu e Astorre – ma grazie agli straordinari risultati della campagna vaccinale nella nostra Regione, si riaccende la speranza che ci permette di rimetterci al lavoro per costruire insieme il mondo oltre il Covid, a partire dalle prossime amministrative. Ricordiamo che le primarie, da sempre nel dna del Pd e del centrosinistra, sono la via maestra per coinvolgere tutti gli elettori nelle scelte della nostra comunità politica”.

I dem romani lanciano un appello “a tutte le forze di centrosinistra, per costruire oggi, insieme, le condizioni che ci permetteranno di aprire una nuova fase di riscatto per Roma”.

Poi i due segretari ribadiscono: “Le primarie si dovranno svolgere in piena sicurezza, siamo convinti che non possiamo permettere al virus di fermare la democrazia. Tutti i nuovi sondaggi realizzati ci consegnano una consapevolezza, il Pd è saldamente il primo partito della Capitale e il centrosinistra, unito, può vincere ogni sfida. Con un monito: chi deciderà di sottrarsi a questo percorso favorisce, unicamente ed irresponsabilmente, le destre verso la corsa al Campidoglio”.

AGI – Sono giorni in cui nel mondo politico cresce l’incertezza. Un’incertezza che riguarda innanzitutto l’andamento del piano vaccinale. Il piano del Governo, che prevedeva di raggiungere entro questo mese le 500 mila vaccinazioni al giorno, quasi certamente non sarà rispettato. La decisione di sospendere – presa in via prudenziale dalle diverse autorità del farmaco – le somministrazioni dei vaccini prodotti da AstraZeneca e di Johnson&Johnson, in Europa ma anche negli Stati Uniti, generano ulteriore incertezza. Il tutto rende impossibile, a più di tre mesi dall’inizio della campagna di immunizzazione, programmare una data per la riapertura delle varie attività.

Tendenza confermata

Tutto questo ha naturalmente un impatto, per quanto ancora limitato, anche sulle opinioni politiche degli italiani. Sul piano dei consensi ai partiti, le cose non sembrano cambiare in modo eccessivamente repentino, ma una tendenza di fondo c’è, e si conferma anche nella Supermedia di oggi. Nelle ultime settimane la Lega perde ancora mezzo punto, scendendo al 22,4%. Secondo è il Partito Democratico, che con il 18,8% ha ormai recuperato tutto il terreno perduto con le dimissioni di Zingaretti (avvenute però un mese e mezzo fa ormai). Fratelli d’Italia segue confermandosi sui suoi valori massimi di sempre (17,4%) con il Movimento 5 Stelle in quarta posizione, appena dietro (17,0%). Si assottiglia ulteriormente lo spazio in cui sono racchiusi i primi 4 partiti: solo 5,4 punti percentuali.

Crescono i Verdi

Da segnalare alcune novità tra i partiti minori: innanzitutto i Verdi, che fanno un discreto passo in avanti (1,8%) schiodandosi finalmente dal fondo della classifica (riservata, è bene ricordarlo, ai partiti che fanno registrare con continuità un dato superiore all’1%). Qualcuno ricorderà che nelle settimane scorse si era parlato dei Verdi italiani per due fatti, avvenuti negli stessi giorni: la decisione del sindaco di Milano, Beppe Sale, di aderire al movimento ecologista, e la creazione di una nuova componente parlamentare ispirata proprio all’ambientalismo, alla quale gli stessi Verdi hanno concesso l’utilizzo dello storico simbolo del sole che ride. Se il dato odierno è da attribuire a questi eventi, è difficile da dire, anche perché il rialzo sembra arrivare un po’ in ritardo.

Meno casuale sembra invece il dato di Articolo 1-MDP. La componente “moderata” di quello che in Parlamento è il gruppo di sinistra “Liberi e Uguali” sembra essere uscita sconfitta dal confronto con i vicini di banco di Sinistra Italiana, che hanno scelto di mettersi all’opposizione del Governo Draghi a differenza del partito guidato dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Non solo: le recenti polemiche che hanno investito lo stesso Speranza potrebbero contribuire a spiegare questa flessione. Nonostante le parole in sua difesa pronunciate sia da Enrico Letta sia dallo stesso premier Draghi, è fuor di dubbio che Speranza sia nell’occhio del ciclone, e che la sua posizione non sia di quelle più solide.

Leggera flessione dell’area di governo

Nonostante le divisioni interne, la maggioranza ultra-ampia in Parlamento continua ad esserlo anche nel Paese, perlomeno se si sommano i consensi dei partiti che ne fanno parte. Ma anche qui si deve registrare una certa flessione, forse piccola ma non per questo insignificante.

È infatti la prima volta nella – breve – vita dell’esecutivo guidato da Draghi che questa somma scende al di sotto del 77%, calando di mezzo punto negli ultimi 15 giorni. Un calo che, a dire il vero, può essere ascritto quasi interamente alla sola Lega. Ma è comunque degno di nota che i margini di questa super-maggioranza si stiano cominciando a erodere, mentre i partiti che in Parlamento rappresentano l’opposizione (da sinistra e – soprattutto – da destra, con FDI) arrivano a sfiorare complessivamente quasi il 20% dei consensi.

In realtà l’aspetto partitico è forse il meno toccato dai mutamenti dell’opinione pubblica, nelle ultime settimane. Molto più nette sono le variazioni nel tasso di fiducia del Governo, e dello stesso Mario Draghi, in netto calo rispetto ai giorni dell’insediamento. Ma anche i dati di sondaggio sulla propensione a vaccinarsi e sulla soluzione migliore su quando (e quali attività) riaprire, riflettono una grande incertezza e polarizzazione.

Sondaggio @EuromediaR per @RaiPortaaPorta

Per il 35% del campione il Paese potrà riaprire solo quando si sarà vaccinata una % sufficiente di popolazione. Il 22% pensa invece che si potrebbe riaprire oggi, mentre il 36% indica il periodo tra fine aprile e inizio estate.

3/3 pic.twitter.com/kLVKfGSFQn

— YouTrend (@you_trend)
April 9, 2021

Tutto si può dire del premier, ma non che dia l’impressione di dipendere dai sondaggi per prendere iniziative o decisioni: eppure, l’apertura di un confronto formale con i partiti della maggioranza in tema di Recovery Plan e la decisione di un nuovo scostamento di bilancio pari a 40 miliardi di euro per sostenere le attività che non riescono più ad andare avanti con le restrizioni anti-Covid in vigore, arrivano al momento giusto. Ulteriori settimane di incertezza, in un contesto come quello attuale, sarebbero fatali non solo e non tanto per il consenso del Governo o di singoli esponenti politici, bensì di tutte le principali istituzioni dello Stato.

NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, realizzati dal 1° al 14 aprile dagli istituti EMG, Euromedia, Piepoli, SWG e Tecnè. La ponderazione è stata effettuata il giorno 15 aprile sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.

 

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