Newsletter
Video News
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Laura Boldrini è uno dei personaggi europei da tenere d'occhio nel 2018. E' l'unica italiana, ma non deve stupire: nella classifica stilata da Politico.eu non ci sono 'doppioni' e ogni Paese è rappresentato con un solo esponente (politici, imprenditori, artisti) destinato, secondo il sito, a modellare l'anno che verrà.

Da questi 28 – la Boldrini è quinta – ci si attende una certa influenza sulle scelte e la direzione dell'Unione europea. La presidente della Camera è stata premiata per la sua crociata contro gli "abusi online di stampo misogino".

E' il terzo anno consecutivo che Politico prova a immaginare quali saranno le persone e per il 2018 in testa alla classifica c'è Christian Lindner, il "pugnace" leader liberale, alla guida di un partito che ha conquistato un elettorato conservatore e cauto sull'Euro: quando ha staccato la spina ai colloqui con Angela Merkel per fare un governo di coalizione, Lindner ha gettato il Paese nel caos; ed è probabile che proprio il liberale sarà un 'freno' al motore franco-tedesco che vuole imprimere una nuova direzione all'Europa.

Al secondo posto, l'uomo che Londra ha incaricato di gestire il 'divorzio' da Bruxelles, il ministro britannico Michael Gove; al terzo, il ministro del lavoro francese, 'pugno di ferro' del governo Macron, Muriel Pénicaud (n. 3). Il relatore per la Brexit al Parlamento europeo, Guy Verhofstadt è al decimo posto. Ma non ci sono solo politici, bensi' anche artisti e uomini di cultura nella classifica.

C'è, ad esempio, l'aggressivo conduttore televisivo austriaco Armin Wolf (n. 11); la giornalista investigativa slovena Anuka Deli (n. 6); René Redzepi​, lo chef danese e proprietario del pluripremiato ristorante Noma (n. 26); e Mirga Tyla, la direttrice lituana della City of Birmingham Symphony Orchestra (n. 27).

Da notare infine, aggiunge Politico, che Lindner svetta in cima alla classifica dopo che per due anni alla testa della lista ci sono stati personaggi che si caratterizzavano per il sostegno alla crescente ondata di populismo (il premier ungherese Viktor Orban nel 2016), o per la reazione ad esso (il sindaco di Londra, Sadiq Khan nel 2017). Il populismo è tutt'altro che sparito, ma probabilmente -scrive Politico- ha anche toccato il suo apice, almeno per ora; il che lascia alle forze politiche del continente la possibilità di "affrontare le cause alla base del fenomeno". 

È scontro aperto sul caso Etruria. Con M5S sul piede di guerra, il pm di Arezzo che si difende dall'accusa di aver 'mentito' sulla nuova inchiesta che coinvolge il padre della Sottosegretaria Maria Elena Boschi e la stessa Boschi che annuncia querele e indica qual è il reale obiettivo degli 'avversari': "Qualcuno usa questa vicenda da due anni per attaccare me e il Pd".

Il tesoriere dem, Francesco Bonifazi, mette in chiaro: "Noi non abbiamo paura delle strumentalizzazioni politiche. Noi vogliamo la verità, per le famiglie e per le piccole imprese colpite. Su questa cosa non facciamo sconti a nessuno: vogliamo andare fino in fondo e vedremo chi ha ragione".

Che cosa è successo

La nuova bufera sulla vicenda Etruria scoppia dopo la notizia della nuova inchiesta che coinvolge il padre della Boschi, iscritto nel registro degli indagati per la vendita delle obbligazioni subordinate alla clientela retail di Banca Etruria. Nel mirino finisce la Procura di Arezzo: il pm Roberto Rossi era stato audito dalla commissione di inchiesta sulle Banche la scorsa settimana e ora viene accusato di aver "omesso parte della verita'".

Rossi si difende in una lettera inviata al presidente della commissione, Pier Ferdinando Casini: "Tutto quello che avevo da dire l'ho detto in commissione", avrebbe spiegato nella missiva il pm. "Non ho nascosto nulla circa la posizione del consigliere Boschi in relazione alle domande che mi venivano poste" dalla Commissione parlamentare. "Le domande hanno riguardato i fatti in oggetto e non, in alcun modo, le persone iscritte nel registro degli indagati", avrebbe aggiunto, secondo quanto riporta Repubblica.it. I primi a partire lancia in resta contro il Pd e il Pm Rossi sono i 5 Stelle: "Bisogna fare chiarezza", tuona Carla Ruocco. Poi l'affondo sul blog di Beppe Grillo: "Il Pd prima usa le banche per coltivare potere e clientele. Poi, quando le ha definitivamente scassate, lascia sul lastrico i risparmiatori". Insomma, "sono evidenti i conflitti di interesse dei governi Pd".

Il lungo elenco di quelli che chiedono chiarezza

Ma non sono solo i Cinque Stelle a chiedere delucidazioni. Anche da Mdp arriva la richiesta che venga fatta chiarezza: "L'ufficio di presidenza della commissione dovrà affrontare seriamente e approfonditamente la questione – sottolineano Zoggia e Migliavacca – La commissione è un organismo di rilevanza istituzionale, con poteri e competenze stringenti che non si possono eludere. Non si può scherzare".

Anche Sinistra italiana vuole vederci chiaro. Ma il presidente Casini ritiene che le spiegazioni rese dal pm Rossi siano convincenti: "La lettera odierna del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo, Roberto Rossi, fornisce una risposta chiara ed esauriente. Tutto il resto afferisce ai giudizi politici che ciascun Gruppo ha il diritto di formulare".

Il pm sulla graticola

In ogni caso, domani l'Ufficio di Presidenza della Commissione potrebbe discutere dell'ipotesi di riascoltare il pm. Nuova audizione che chiederà proprio il Pd, fa sapere il senatore Andrea Marcucci. Ma i pentastellati non mollano la presa e anzi rilanciano: "Boschi e Renzi devono andarsene".

Nel tardo pomeriggio interviene Maria Elena Boschi e annuncia querele contro Ferruccio De Bortoli e altri giornalisti. Poi mette in chiaro: "Dal punto di vista politico il nostro comportamento è stato ineccepibile. Nessuno può negare questi due fatti: noi abbiamo commissariato e noi abbiamo lottato contro il sistema sbagliato delle vecchie banche popolari. Si utilizza la vicenda Banca Etruria per mettere in secondo piano le vere vicende, complicate, del sistema bancario italiano. Onestà intellettuale vorrebbe che si riconoscesse che questo atteggiamento è sbagliato e segue l'obiettivo della polemica politica, non della tutela dei risparmiatori".

Parole che non convincono il candidato premier dei pentastellati: sul pm Rossi "deciderà il Csm", afferma Luigi Di Maio, che aggiunge: "Qui il caso è politico e come diciamo noi da due anni hanno fatto una legge per salvare la banca della Boschi e mandare sul lastrico i risparmiatori".

Risponde la Sottosegretaria Boschi via twitter: "Il fuggitivo Di Maio anche oggi mi attacca su Etruria ma scappa dal confronto che gli ho proposto sul tema banche. Vorrebbe governare un paese e non regge un dibattito nel merito?".

Ma il Cinque Stelle Alessandro Di Battista rincara la dose: "Il procuratore di Arezzo ha la stessa credibilità della Boschi: zero! Un manipolo di renziani ha colpito i risparmiatori. La Boschi in Parlamento disse di non essersi mai occupata di banche. Ha mentito e deve andare a casa immediatamente!". Per il capogruppo dem alla Camera, Ettore Rosato "i grillini usano le banche per attaccare il Pd. Ma quando si entra nel merito si capisce che c'è solo la volontà di sollevare polveroni". 

Un fotomontaggio, intitolato "Ho un sogno", che lo ritrae imbavagliato e con il microfono di una diretta televisiva ma, soprattutto, con un drappo delle Brigate Rosse alle spalle. Come se fosse ostaggio dei terroristi, insomma. Violenza sul web anche ai danni di Matteo Salvini, che commenta sempre su Facebook postando il 'fake' e affermando: "Incredibile. Questa è vera violenza. Non mi fanno paura, mi danno ancora più forza: andiamo a governare!".

Il segretario della Lega specifica che il post è di "Vento ribelle", di ieri. "Oggi stesso denunceremo l'autore – annuncia – e attendo reazioni scandalizzate come quelle dei giorni scorsi dove è stato detto tutto e il suo contrario su episodi di presunta violenza". "Sono altrettanto sicuro – prosegue – che di fronte a tante inaccettabili minacce si aprirà anche un serio dibattito sulla violenza vera e non presunta. Ovviamente mi auguro che dopo tante chiacchiere sulle fake news e la violenza su Facebook partano indagini vere e approfondite sull'autore di questo gesto".

"Provano a fermarci in tutti i modi. Calunnie, intimidazioni persino minacce ma nessuno può fermare chi ha il consenso della gente ed è forte della ragione delle proprie idee. A chi minaccia Matteo Salvini rappresentandolo come Aldo Moro consigliamo di trovarsi un buon avvocato, di studiarsi un pò storia e di parlare con le famiglie di chi è morto negli anni di piombo così da imparare un pò d'umanità. Siamo stanchi della democrazia a senso unico, della solidarietà a parti alterne. La violenza in ogni sua forma deve essere condannata senza se e senza ma. Dove sono oggi le anime belle della sinistra?". Così i presidenti dei gruppi parlamentari leghisti, Massimiliano Fedriga e Gian Marco Centinaio.

"A nome mio e del Pd rivolgo piena solidarietà a Matteo Salvini per il violento quanto indegno post che è apparso su Fb", afferma Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Pd. "Bavagli e ricordi di un sanguinario passato terroristico – prosegue – sono da condannare con forza. Le autorità facciano piena luce su un gesto grave, visto che il web non può e non deve essere terreno di caccia incontrastato per sostenitori di diversi estremismi".

"Solidarietà all'amico Matteo Salvini. La violenza è sempre inaccettabile. Il web non può diventare un luogo di odio!" Lo scrive su Twitter Giovanni Toti, presidente della regione Liguria e consigliere politico di Silvio Berlusconi. 

Cosa è Vento Ribelle

Vento Ribelle è un blog che si chiara: “Anti fascista, anti razzista, anti capitalista, anti militarista, anti colonialista e anti imperialista”. Al blog, il cui traffico risulta così basso da non essere calcolato dagli strumenti di analisi dei siti, è associata una pagina Facebook che ha invece un buon seguito: 114.897 persone seguono gli aggiornamenti, fatti spesso da foto prese da internet accompagnate da una didascalia che ne danno un senso politico. La pagina è gestita da Gian Piero Sartiani e Davide Codenotti e in queste ore hanno richiamato l’attenzione per il di Matteo Salvini. 

Alla fine Pietro Grasso ha conquistato la platea, si è fatto leader della nuova formazione politica a sinistra del Pd, l’ha presa per mano cercando di farle superare limiti politici, personalismi, rancori. Liberi e uguali ha mosso i suoi primi passi all’Atlantico, una delle sale dei concerti più giovani a Roma, e come per un djset c’è stata la fila fuori.

Sul palco si sono alternati i protagonisti dell’Italia meno nota, meno glamour, a volte sconfitta a volte combattiva e intraprendente. “Dobbiamo far rialzare lo sguardo a chi ha chinato la testa, a chi si è rassegnato”, ha spiegato Grasso, perché l’obiettivo è “cambiare l’Italia senza lasciare indietro nessuno”.

Le parole guida sono quelle della tradizione della sinistra riformista che intende dialogare con il cattolicesimo di base: lavoro con dignità, uguaglianza, giustizia, equità, parità tra uomo e donna, accoglienza, welfare, attenzione alle periferie.

Il programma ancora non c’è, lo si scriverà “insieme” ha spiegato il presidente del Senato, che ha indicato il suo metodo: fare le cose per bene e insieme a tutte le forze, politiche e sociali, che vorranno aiutare. Sul palco infatti oltre ai tre leader dei partiti che domenica mattina si sono sciolti per dar vita a Liberi e eguali, Mdp, Si e Possibile, sono saliti i rappresentanti dell’Arci, di Legambiente, Banca etica, e con loro una ricercatrice precaria del Cnr, una lavoratrice della Melegatti. In platea c’era Susanna Camusso. “Spesso il volontariato, i corpi intermedi, le singole persone, hanno già trovato soluzioni che ci portano nel futuro, le dobbiamo ascoltare” ha  sollecitato Grasso.

Il perimetro descritto da Grasso è ampio, spazia oltre la ‘Cosa rossa’ e supera l’obiettivo temporale delle prossime elezioni: "Guardiamo anche oltre il prossimo voto, molti sono arrivati e tanti altri ne arriveranno”. La scommessa è di superare la soglia psicologica da cartello elettorale, per cercare di costruire un progetto di lungo respiro.

Alternativo al Pd, anche se il partito non viene quasi mai citato da nessuno, così come il suo leader Matteo Renzi. “Serve discontinuità” si è limitato a dire Grasso, che però ha citato come esempi negativi il leader solo al comando, la politica come tattica, la politica dei bonus, ma anche, forse pensando al M5s, le fake news e l’idea della politica come impegno di cui non vergognarsi.

 

Prima di lui hanno parlato Nicola Fratoianni, Pippo Civati e Roberto Speranza, che gli hanno consegnato lo     scettro della nuova formazione: ”se sei qui con noi vuol dire che siamo dalla parte giusta”. E hanno lanciato segnali anche a Laura Boldrini.

A sfidare la superstizione ci ha pensato come spesso accade Massimo D’Alema, che si è posto come obiettivo, grazie alla leadership di Grasso, addirittura il 10%. Sarebbe quasi il doppio di quanto non dicano i sondaggi oggi e sarebbe un dato che supera le maglie del Rosatellum e il clima da voto utile di questa campagna elettorale appena cominciata. “Il voto utile è quello per noi”, spiegano da Liberi e uguali, pur sapendo di essere la quarta forza che scende in campo. 

 

 

Giorgia Meloni è stata confermata presidente di Fratelli d'Italia per acclamazione durante il congresso di Trieste. "Sono molto felice del lavoro che abbiamo fatto in questi due giorni" ha detto alla platea del Palatrieste, "Fratelli d'Italia lancia una seconda fase. Noi non siamo più solo il partito della destra italiana, che chiaramente difendiamo, siamo un movimento che vuole guardare a tutti i patrioti italiani, a tutti quelli che indipendentemente dalla storia dalla quale provengono pensano che l'amore per l'Italia venga prima di tutto il resto"

Ecco alcune cose che sono state dette nella due giorni di Trieste

Coalizioni 

"Alla coalizione diciamo che siamo disponibili a lavorare su una proposta vincente che secondo noi si fonda sulla concretezza delle proposte: prima gli italiani deve essere il nostro programma; sulla coerenza delle scelte: vogliamo la clausola contro ogni inciucio con le due sinistre; e sull'onestà: vogliamo – ha concluso – liste pulite e un comitato che lavori su questo".

Patrioti

"Il nostro obiettivo è fare un balzo in avanti. Il nostro è un appello ai patrioti silenziosi che ci sono nel Paese. Noi crediamo che sia giusto spendersi prima per l'Italia e per gli italiani e poi viene tutti il resto". "Vogliamo guardare a tutti i 'patrioti silenziosi' d'Italia, a tutti coloro che pensano che valga ancora la pena spendersi. Siamo qui per dire 'prima l'Italia, prima gli italiani'".

Terza via

Fratelli d'Italia presenterà la sua proposta che è "la terza via tra quelle di Forza Italia e quella della Lega. La nostra missione è la difesa del nostro lavoro, dei nostri confini, delle nostre imprese, delle nostre famiglie e della nostra identità: chi ama l'Italia deve sapere che il nostro è il suo partito".

Ius soli

"La prossima settimana saremo da Mattarella a portare le firme raccolte contro lo Ius soli"

Fascismo

"Io credo che questo spauracchio del fascismo sia un po' come la coperta di Linus della sinistra che, quando sta in difficoltà, vuol dare lezioni in giro. Io ancora mi aspetto una parola di Renzi sugli insulti, le devastazioni e le violenze contro le forze dell'ordine da parte dei centri sociali, piuttosto che su quello che è accaduto quando hanno organizzato un convegno sul tema delle foibe e gli esuli dell'Istria e di Fiume che è stato interrotto da quelli del centri sociali. Quella non è violenza?" 

In rete gira un video che invita a indignarsi per il fatto che Matteo Renzo fosse a Ibiza alla guida di una Lamborghini "pagata dai contribuenti". Il video è vero, ma la cosa in sé è una bufala. A spiegare come stanno veramente le cose è il segretario del Pd, che sui social network denuncia l'ennesima notizia falsa.

"Quel video è stato girato a Sant'Agata Bolognese dove festeggiavamo un accordo con la Lamborghini" spiega, "La casa madre pensava di costruire il nuovo modello a Bratislava ma lavorandoci duro, grazie al contributo di tanti – su tutti, Stefano Domenicali, Federica Guidi e Stefano Bonaccini – abbiamo ottenuto che l'investimento fosse fatto in Emilia. Morale della favola: più di 500 nuovi posti di lavoro. E domani pomeriggio la Lamborghini presenterà il nuovo SUV, made in Sant'Agata, non in Bratislava".

"Creare lavoro è più difficile che creare fake-news. Ma l'Italia ha bisogno di questo: occupazione, non disinformazione. Quel video della Lamborghini e di Ibiza ha raggiunto centinaia di migliaia di persone e molti ci avranno persino creduto. Ma per almeno 500 persone – i nuovi assunti – la vita è cambiata. E questo mi è sufficiente per dire: avanti, insieme. Avanti contro le falsità, avanti con chi crea posti di lavoro."

 

"La condanna sia unanime". E' netta la posizione del segretario del Pd, Matteo Renzi, contro l'irruzione fatta ieri da un gruppo di naziskin veneti in un centro che assiste i migranti a Como. Il leader dem quindi rivolge "un appello percheé su questi temi non ci siano divisioni. Il Pd è molto preoccupato, anche per alcune considerazioni che sono state fatte in queste ore. C'è un atteggiamento quasi timido nel condannare gesti che sono di violenza e che vanno totalmente condannati da tutte le parti politiche".

"Non è un problema"

Ed è di nuovo scontro con il leader della Lega, Matteo Salvini, che invece non ha dubbi: "Il problema dell'Italia è Renzi, non il fascismo che non può tornare", scandisce. Per poi aggiungere: "Ovvio che non si entra in casa d'altri non invitati e non è quello il modo di risolvere i problemi. Bene invece fanno i nostri sindaci che con azioni concrete combattono l'invasione di immigrati", come scrive Repubblica

Replica il numero due del Pd, Maurizio Martina, che attacca: "Oggi Salvini riesce nell'impresa di difendere gli squadristi di Como invece di rendersi conto dell'escalation razzista in atto e della necessità di combattere queste derive". E lancia una manifestazione per sabato 9 dicembre a Como contro l'intolleranza.

Sulla linea della Lega si posiziona anche FdI, con Giorgia Meloni, scrive il Corriere che tiene a puntualizzare: quello di ieri "è un atto di intimidazione ma non è un atto di violenza". Dunque, per la presidente di FdI, "è abbastanza ridicolo l'appello di Renzi, perché la violenza non è oggettivamente quello che ieri si è visto a Como. La violenza noi l'abbiamo invece vista un sacco di volte dai compagni dei centri sociali, quelli che distruggono intere città e bruciano le macchine degli italiani, e nessuno ha mai fatto gli appelli per la condanna delle violenze dei centri sociali".

"E' un segnale di allarme"

Eccezion fatta per Lega e FdI, come ricorda la Provincia di Como è un coro di condanna quello che si leva dal mondo della politica: "Siamo di fronte ad un fenomeno molto preoccupante, la scena di Como dal mio punto di vista è inquietante per l'impatto simbolico prima ancora che per la dimensione concreta di quello che è avvenuto", sostiene il leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni.

Per la presidente della Camera, Laura Boldrini, "è necessario ricorrere a delle misure adeguate, ma ritengo anche che sia necessario che ci sia una mobilitazione civile su questo, perché non possiamo permettere a questi gruppi di sporcare la nostra bella Costituzione e la nostra democrazia, che non è compatibile con questi estremisti". Per Mdp si tratta di "una atto di squadrismo", afferma il capogruppo alla Camera Francesco Laforgia, che annuncia un'interrogazione parlamentare al ministro dell'Interno Minniti. 

Gli ingredienti perché fosse una presentazione diversa dalle altre c'erano tutti. La location, innanzitutto: la fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba in Piemonte. Gli ospiti: il padrone di casa Oscar Farinetti (Mr Eataly, per capirci) e il presidente della regione Sergio Chiamparino. E poi, ovviamente, lui: lo scrittore più pop d'Italia, Fabio Volo.

Ma a rendere la cosa più interessante ci ha pensato Matteo Renzi, che a sorpresa si è presentato alla presentazione del'ultima fatica dell'attore-scrittore-dj. E ha rovinato la festa. O l'ha resa memorabile, come direbbe Jep Gambardella.

Da quando il segretario Pd ha messo piede in sala, il dialogo si è spostato su argomenti politici, e Volo gli ha chiesto conto della mancata approvazione della legge sullo Ius soli, come aveva già fatto con Silvio Belusconi nei camerini di Che Tempo Che Fa.

“È impossibile che non riusciate a far approvare una legge che anche mio figlio di 4 anni ha capito quanto sia giusta”, ha detto. E quando dal segretario Pd ha ricevuto una risposta che lo ha innervosito, ha abbandonato il palcoscenico. “Non capisco perché la presentazione di un libro si debba trasformare in un comizio politico”, ha detto Fabio Volo prima di andarsene.

Poi, però. ci ha ripensato. E ha affidato le scuse a Twitter.

 

Non sarà facile la conferenza dei capigruppo del Senato martedì prossimo. Il 30 novembre il Governo pone la fiducia sul ddl di bilancio e l'aula di Palazzo Madama licenzia in prima lettura il provvedimento. Martedì i senatori dovranno scegliere i provvedimenti da varare prima che il ddl di bilancio torni a Palazzo Madama per la terza e probabilmente definitiva lettura. La scelta ricadrà su almeno un paio di provvedimenti, tra ius soli, biotestamento​, tutela dei testimoni di giustizia e nuovo regolamento del Senato. Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, aveva impegnato il Governo sull'ok allo ius soli entro la legislatura.

Nella maggioranza Ap è contraria sia allo ius soli sia al biotestamento. Alla Camera il Movimento 5 Stelle votò a favore del biotestamento, ma non è detto che la scelta venga confermata al Senato. è certo invece il sì di Mdp e Sinistra italiana sia sullo ius soli sia sul biotestamento. Renato Schifani, ex Presidente del Senato, lascia uno spiraglio per il voto di Forza Italia sul biotestamento: "La libertà di scelta su un tema delicato come il biotestamento è sacrosanta, sono fiero che il mio partito rispetti la sensibilità personale di tutti i suoi componenti".

I ministri del Pd Martina e Poletti non hanno perso la fiducia di portare a casa entrambe le leggi. Per il ministro del Lavoro lo ius soli è "una legge che va fatta". Il ministro delle Politiche agricole afferma: "Noi sui diritti siamo determinati. E andiamo avanti. Si può completare una legislatura di svolta e noi siamo impegnati con serietà sia sul biotestamento sia sulla legge per la cittadinanza con nuovi diritti e doveri".  Il senatore del Pd Luigi Manconi sottolinea: "È un dato oggettivo, facilmente verificabile sotto il profilo numerico e politico che la legge sulla cittadinanza ha qualche chance in più di quella sul testamento biologico. L'esito non è certamente scontato, ma può essere perseguito con successo. Immediatamente dopo – intendo: immediatamente dopo – si può affrontare il tema delle dichiarazioni anticipate di trattamento. Ma tutto ciò deve avvenire nella massima chiarezza politica – conclude Manconi – adottando comportamenti leali, evitando scivolosi sotterfugi che potrebbero rivelarsi altrettante trappole. Dunque, si calendarizzi per martedì 5 dicembre lo ius soli, si ponga la fiducia e si vada avanti per ottenere altri risultati che potrebbero salvare il bilancio e l'onore di questa legislatura".

La proposta di legge approvata dalla Camera lo scorso 20 aprile, a 10 anni di distanza dalla morte di Piergiorgio Welby e a 8 anni dalla scomparsa di Eluana Englaro, e ora in attesa del via libera definitivo da parte del Senato, mira ad introdurre la possibilità di sottoscrivere le Dat, ovvero le Disposizioni anticipate di trattamento, con la previsione di poter rinunciare anche all'idratazione e alla nutrizione artificiale. Questi i 7 pilastri del provvedimento.

1. Consenso informato

Con la premessa che la legge tutela il diritto alla vita, alla salute, ma anche il diritto alla dignità e all'autodeterminazione, il testo dispone che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. È promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato. Nella relazione di cura sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari e conviventi o compagni. Il consenso informato è documentato in forma scritta. Nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, viene espresso mediante videoregistrazione o dispositivi che la consentano. La volontà espressa dal paziente può essere sempre modificata.

2. Nutrizione e idratazione artificiale

Ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di accettare o rifiutare qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso. Ha, inoltre, il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento, comprese la nutrizione e idratazione artificiali. Nutrizione e idratazione artificiali sono trattamenti sanitari in quanto consistono nella somministrazione su prescrizione medica di nutrienti mediante dispositivi sanitari e, di conseguenza, possono essere rifiutati o sospesi.

3. Accanimento terapeutico, sedazione profonda e abbandono cure

Viene sancito il divieto di accanimento terapeutico, riconosciuto il diritto del paziente all'abbandono terapeutico e viene espressamente garantita la terapia del dolore fino alla sedazione profonda continuata. Il testo della legge, così modificato durante l'esame in Aula, recita: "Il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. è sempre garantita un'appropriata terapia del dolore e l'erogazione delle cure palliative. Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente".

4. Responsabilità del medico

Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciarvi. In conseguenza di ciò, il medico è esente da responsabilità civile o penale. Il paziente non può esigere dal medico trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale e alla buone pratiche clinico-assistenziali. è stata poi introdotta durante l'esame in Aula una norma che, seppur in modo non diretto nè esplicito, riconosce di fatto al medico l'obiezione di coscienza, in quanto dispone che "il medico non ha obblighi professionali". Il che significa che il medico può, ad esempio, rifiutarsi di staccare la spina. Infine, la legge sul testamento biologico deve essere applicata anche dalle cliniche e strutture sanitarie cattoliche convenzionate.

5. Minori e incapaci 

Il consenso informato è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall'amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore di età o legalmente incapace o sottoposta ad amministrazione di sostegno. Il minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e decisione e quindi deve ricevere informazioni sulle sue scelte ed essere messo in condizione di esprimere la sua volontà. 

6. Dat

Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari. Viene indicata una persona di sua fiducia (fiduciario) che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Le Dat devono essere redatte in forma scritta (o videoregistrate a seconda delle condizioni del paziente) e vincolano il medico che è tenuto a rispettarne il contenuto. Tuttavia, le Dat possono essere disattese qualora appaiano palesemente incongrue o le condizioni nel frattempo siano mutate e se siano sopraggiunte nuove terapie non prevedibili al momento della loro compilazione. Con la medesima forma scritta le Dat sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento. In caso di emergenza possono essere modificate o annullate anche a voce. Le Dat vengono inserite in registri regionali. 

Pianificazione condivisa delle cure 

Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all'evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi. La pianificazione delle cure può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

Flag Counter
Video Games