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AGI – Giorgia Meloni vede un “pericolo” in alcune polemiche sollevate dal mondo politico sulla gestione dell’ordine pubblico nei recenti cortei studenteschi sulla situazione mediorientale. “Io penso che sia molto pericoloso togliere il sostegno delle istituzioni a chi ogni giorno rischia la sua incolumità per garantire la nostra: è un gioco che può diventare molto pericoloso”, scandisce la premier, intervistata dal direttore del Tg2 Antonio Preziosi. Meloni snocciola alcuni numeri sulle manifestazioni: dal 7 ottobre sono state “oltre mille” e “soltanto nel 3%” delle quali, sostiene, si sono verificati problemi o momenti di tensioni. Come governo, rivendica, abbiamo poi deciso di “non vietare le manifestazioni” a sostegno dei palestinesi, come invece è stato fatto in altri Paesi. Se qualcuno ha sbagliato, è giusto che sia “sanzionato, come prevede l’ordinamento”, ma non si può parlare delle forze dell’ordine solo quando commettono errori, “è il caso di dire loro ‘Grazie’ per il lavoro prezioso che fanno ogni giorno”.

 

 

La premier poi attacca la sinistra. E dice di respingere “lezioni sul governo autoritario da parte di quelli che sparavano con gli idranti su lavoratori inermi seduti a terra perfettamente immobili o rincorrevano gli italiani da soli in spiaggia con i droni”.

 

 

“Quando c’è stato qualche giorno fa il dibattito sulle questioni di ordine pubblico, il presidente della Repubblica è intervenuto e qualcuno ha detto ‘Questa è la ragione per la quale il governo Meloni vuole togliere poteri al presidente della Repubblica, perché, con la riforma il presidente non potrebbe più fare quello che fa’. È falso” tiene poi a sottolineare. “Con il premierato”, il capo dello Stato “avrebbe tranquillamente potuto dire e fare esattamente quello che ha fatto, è un falso problema; è l’unico che la sinistra può usare perché non può dire di essere terrorizzata dalla possibilità che i cittadini scelgano chi governa”.

 

La sinistra, aggiunge la premier, “cerca di schermarsi dietro il presidente della Repubblica, che chiaramente ha un grande consenso, ma noi siamo stati molto attenti proprio perché sappiamo che il presidente è una figura di garanzia per tutti non abbiamo voluto toccare i suoi poteri”.  

 

 

Denunciati in 15 per l’assalto alla volante

Sono 15 gli anarchici denunciati per l’assalto a una volante della polizia avvenuto ieri pomeriggio sotto gli uffici della questura di Torino. La Digos ha quindi identificato altre persone che hanno preso parte all’aggressione, dopo che in un primo momento erano state fermate cinque donne con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Nel frattempo il 31enne marocchino che gli anarchici hanno tentato di liberare è stato trasferito in un centro di espulsione, dopo essere risultato sprovvisto di documenti di soggiorno. L’uomo, su cui pendono numerose condanne, era stato fermato dagli agenti dopo avere imbrattando con frasi contro la polizia le pareti di un sottopasso della periferia nord .

AGI – “Anche quando le situazioni sembrano difficili e la nostra campagna lo era – noi avevamo una spaccatura all’interno del centrosinistra, un’altra candidatura (quella di Renato Soru, ndr) che sicuramente non ci ha aiutato – ci abbiamo creduto e questa determinazione ci ha portato al risultato. E questa determinazione è nuorese”. La neo presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, vincitrice delle elezioni in Sardegna, rende omaggio, in un’intervista ad Agorà su Raitre, alla sua città, Nuoro, e ha parole di grande tenerezza e affetto per sua mamma Francesca. “Mia madre è il motivo per cui sono rientrata in Sardegna”, spiega Todde, che ha lasciato la Sardegna a 17 anni, dopo il liceo, per andare a studiare all’università a Pisa. “Ha 86 anni e una donna con un carattere eccezionale. Ha insegnato a me e a mia sorella a essere indipendenti, forti, a guadagnarci da vivere e ad avere dei valori che sono quelli che poi mi hanno portato ad affermarmi professionalmente e ad avere voglia di restituire quest’esperienza al mio territorio. La solidità che mi ha trasmesso e la determinazione sono caratteristiche tutte sue. Lei è felice e frastornata”, aggiunge Todde, che nell’evento di chiusura della sua campagna elettorale, venerdì 23 febbraio a Cagliari, l’ha voluta con sè assieme alla nipote. “Sa che ho fatto questa scelta per occuparmi della mia terra e non certamente per ambizione”. “E’ preoccupata, come tutte le mamme, perchè mi ha visto stanca, impegnata in tappe che sono state a volte anche estenuanti”, riconosce la neo presidente. “Allo stesso tempo mia madre e’ orgogliosa. Credo che questo sia il senso delle donne nuoresi. Nuoro ha una tradizione di donne forti”. Il nome più noto è la scrittrice Premio Nobel Grazia Deledda, più volte citata da Todde durante la sua campagna elettorale. 

AGI – “Occorre incrementare gli investimenti nella ricerca e favorire un approccio multidisciplinare al fine di individuare efficaci e rapidi percorsi diagnostici e di cura. L’approvazione del “Piano nazionale malattie rare 2023-2026”, avvenuta lo scorso maggio, rappresenta un passo in avanti nei confronti di quanti chiedono soluzioni concrete per migliorare la qualità della propria vita, perché nessuna malattia è mai troppo rara da non meritare una cura efficace“.

 

Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Rare. “Ogni malattia – riprende – evoca condizioni di fragilità, a volte di isolamento, particolarmente nel caso delle malattie rare, che presentano difficoltà diagnostiche e di approccio terapeutico, cosi’ come rilevante onerosità delle cure e della gestione di pazienti, anche a causa di scarsi investimenti nel settore della ricerca e della sperimentazione farmaceutica”.

 

Mattarella ricorda anche che “in Italia sono più di due milioni le persone afflitte da malattie di questa natura” e che “la Giornata Mondiale delle Malattie Rare richiama l’attenzione su questa condizione di particolare difficoltà”.
“I continui progressi della medicina personalizzata, delle tecnologie genomiche e biomediche offrono nuove possibilità di trattamento per diverse patologie, aprendo la strada a terapie più mirate ed efficaci e rendendo il futuro di tante persone affette da malattie rare sempre più incoraggiante, a condizione – sottolinea ancora il Capo dello Stato – che la comunità sappia farsi carico del diritto alla salute di questi cittadini”.

AGI – Uno lanciava in Sardegna la ‘Rivoluzione gentile’, confidava nel voto disgiunto e puntava al superamento del bipolarismo con una proposta politica tutta sarda, forte della sua notorietà e dell’esperienza di ex presidente della Regione fra il 2004 e il 2008. L’altro, sindaco di Cagliari, all’inizio della sua campagna elettorale tardiva, iniziata solo a fine gennaio, parlava già da vincitore, fiducioso nell’appoggio della premier Giorgia Meloni e del suo partito, FdI, e nel vantaggio insperato rappresentato dalla spaccatura nel centrosinistra. Il verdetto delle urne, il 25 febbraio scorso alle regionali in Sardegna, ha bocciato clamorosamente Renato Soru e Paolo Truzzu, ma per entrambi è solo l’inizio di un nuovo percorso.

 

Per il fondatore di Tiscali, già segretario regionale del Pd, terzo classificato, con 63 mila voti e l’8,6%, è andata malissimo, molto peggio anche di quanto avevano pronosticato i sondaggi più pessimistici. La sua Coalizione sarda è rimasta sotto la soglia di sbarramento del 10% e nessuno dei suoi entrerà nel nuovo Consiglio regionale. A Paolo Truzzu, fortemente voluto da FdI e appoggiato dalla premier Giorgia Meloni come candidato del centrodestra, brucia non solo la sconfitta di misura, ma anche il fatto che a far vincere l’avversaria del centrosinistra Alessandra Todde abbia concorso il misero risultato ottenuto nella sua città: poco più di 24.200 voti, appena il 34,5%, contro gli oltre 37.900 della rivale, arrivata al 53%. “Sarà fondamentale lavorare con la futura minoranza”, diceva Truzzu, parlando da vincitore all’inizio della sua campagna elettorale, condotta prevalentemente con incontri con sindaci e associazioni di categoria e pochi confronti pubblici con gli altri candidati.

Le concause della sconfitta

“Siamo in questo momento l’unica possibilità di battere la destra”, proclamava Soru, ricandidato per la terza volta alla presidenza della Sardegna, una dozzina di giorni prima dalle elezioni vinte da Todde, da lui osteggiata fin da subito con sistematica pervicacia. Non sono bastati gli appelli al voto disgiunto lanciati dai suoi sostenitori, l’attacco continuo alla candidata del Campo largo e al M5S di cui vincitrice è esponente. “È la vicerè inviata da Roma per mantenere mansueta e asservita la Sardegna”, la definiva, quello che lei ha invano cercato come alleato. 

L’ex presidente incassa e rilancia

Probabilmente a Soru hanno giovato poco anche le polemiche coi media locali, da lui accusati di averlo oscurato. E non è bastato risparmiarsi la fatica di raccogliere le centinaia di firme necessarie imposte dalla legge regionale sarda, grazie all’assist di consiglieri regionali uscenti del centrodestra. Come ‘sponsor’ di quattro delle sue cinque liste si sono spesi il sardista Piero Maieli (rieletto in Consiglio regionale) per gli indipendentisti di Liberu, Annalisa Manca e Annalisa Mele, entrambe dei Riformatori sardi, per Vota Sardigna e +Europa, e Franco Stara (eletto nel 2019 nel centrosinistra ma poi passato all’altro schieramento) per Azione (che poi ha formato una lista unica con +Europa), e il centrista Pietro Moro per Rifondazione comunista. “Non nascondo la delusione profonda, perché tutti i dati che avevamo, sia come sondaggi sia come percezione, evidentemente sbagliata, ci lasciavano intravedere un esito diverso”, ha dichiarato Soru la sera della debacle, dopo una campagna elettorale di oltre 100 tappe in sei mesi.

 

“Rivendico di essere riuscito a mettere assieme tante persone attorno a un desiderio di buona politica. Mi pare comunque sia un bel risultato. Proseguiremo questo impegno politico. È evidente che cinque mesi non sono bastati per far emergere un progetto diverso dal bipolarismo italiano. La politica è un investimento per il futuro”. E durante la campagna elettorale Soru aveva prospettato un impegno della Coalizione sarda alle prossime elezioni comunali di Cagliari e Sassari questa primavera. “Siamo di più – diceva – non ci possono fermare”.

In Regione il destino del sindaco di Cagliari

Anche Truzzu prosegue la sua corsa: sindaco a fine mandato, è destinato, come capo dell’opposizione, a tornare in Consiglio regionale, dov’era stato nei banchi della minoranza nella legislatura 2014-2019, come vicepresidente della commissione Bilancio. Sempre che non decida di presentare ricorso e chiedere il riconteggio delle schede, visto che da Todde lo separano solo 1.800 voti. “Adesso non è all’ordine del giorno, non ci sono le condizioni e non abbiamo il verbale della Corte d’appello. I ricorsi si fanno quando c’è il risultato conclamato”, ha precisato il candidato sconfitto nella prima conferenza stampa dopo lo scrutinio, due giorni dopo il voto. Il suo futuro è in Regione, come lui stesso aveva anticipato durante una tribuna elettorale in tv.

 

Non è in agenda una sua ricandidatura al Comune. “Se a Cagliari ci sono 13 mila voti di differenza e io ho perso di duemila, vedo una valutazione sul sottoscritto da parte dei cagliaritani. E di questo non sono chiaramente felice”, ha commentato Truzzu, accollandosi la responsabilità della sconfitta. Ma sul risultato deludente per lui, nonostante il 48,8% della coalizione (oltre 6 punti in più di quella del centrodestra, hanno pesato anche il voto disgiunto, il ritardo nella candidatura e le forti tensioni tra le forze del centrodestra, in particolare fra FdI da una parte e Lega e Psd’Az dall’altra, che hanno digerito a fatica la mancata ricandidatura del presidente uscente Christian Solinas, poi rimasto fuori dalla competizione. I candidati sardisti non devono averla presa bene, considerato che nei loro ‘santini’ elettorali non compariva alcun riferimento al candidato presidente, da alcuni considerato un’imposizione.

 

“Credo che avremmo potuto vincere”, ha osservato, invece, Truzzu, “se avessimo fatto una campagna elettorale più aggressiva contro i 5Stelle e avessimo utilizzato gli stessi mezzi che hanno impiegato loro nei miei confronti. Io, però, non mi permetto di fare campagna elettorale contro le persone”. Ma in Consiglio regionale il candidato sconfitto e la prima presidente donna dei 75 anni di storia autonomistica della Regione, e prima governatrice M5S in Italia, sono destinati a ritrovarsi, forse a collaborare. “È una persona perbene”, l’ha definito Todde, incassata la sua telefonata di congratulazioni. “Visto che la Sardegna dovrà avere tanti progetti trasformativi e che devono includere tutti i sardi – e io voglio essere la presidente di tutti – sarà importante anche trovare la modalità di lavorare insieme”. 

AGI – Il nuovo Consiglio regionale della Sardegna, il XVII della storia dell’autonomia e che resterà in carica per i prossimi cinque anni, dovrà riunirsi entro venti giorni dalla proclamazione ufficiale degli eletti, su convocazione del presidente della Regione in carica. Lo prevede lo statuto sardo, ma i tempi, come dimostra l’esperienza degli ultimi dieci anni, sono molto incerti. Potrebbe trascorrere fino a un mese per l’ufficializzazione degli eletti. La nuova Assemblea sarda sarà formata da 60 consiglieri, fra i quali i due candidati presidenti più votati, la vincitrice Alessandra Todde, che dovrà lasciare il posto a Montecitorio, e lo sconfitto Paolo Truzzu, il quale tornerà in Consiglio regionale dopo cinque anni: nel 2019, pur rieletto, lascio’ il seggio per candidarsi a sindaco di Cagliari, strappando la città al centrosinistra.

 

I TEMPI PER LA GIUNTA. La neo presidente Todde, che subentra a Christian Solinas, avrà dieci giorni dalla proclamazione per nominare i 12 assessori della nuova Giunta (che poi dovrà giurare in Aula) e assegnare la carica di vicepresidente. La convalida dell’elezione di consiglieri e l’accertamento dell’ordine di precedenza dei candidati non eletti spetta alla Giunta per le elezioni del Consiglio regionale. Queste operazioni non possono essere convalidate, però, prima che siano trascorsi venti giorni dalla proclamazione. Spetta all’Ufficio centrale regionale costituito presso la Corte d’appello a Cagliari determinare il numero di voti validi ottenuti da ciascun candidato e procedere alla proclamazione dell’elezione del presidente e dei consiglieri regionali, una volta acquisiti gli estratti dei verbali dello scrutinio dagli uffici centrali circoscrizionali presso i tribunali che, a loro volta, li hanno ricevuti dai 377 Comuni in cui sono state allestite le 1.844 sezioni. Quindi, i voti di lista pubblicati sul sito della Regione Sardegna dovranno prima passare al vaglio dell’Ufficio centrale regionale in Corte d’appello. A quel punto si saprà con certezza a chi saranno assegnati i 58 seggi restanti, tra quoziente pieno e resti, in base al complesso calcolo previsto dalla legge statutaria elettorale del 2013. 

 

IL PREMIO DI MAGGIORANZA. Scattato il premio di maggioranza, dato che Todde è stata eletta con oltre il 40% dei voti, il Campo largo del centrosinistra avrà 36 consiglieri in tutto, il centrodestra 24, come accadde – a parti invertite – cinque anni fa. La verifica dello spoglio delle schede in Corte d’appello – prevede la normativa – deve cominciare entro 24 ore dal ricevimento degli atti inviati dagli Uffici centrali circoscrizionali costituiti per gli 8 collegi nei tribunali di Cagliari, Sassari, Oristano, Nuoro, Tempio Pausania e Lanusei. Risulta che 19 sezioni su 1.844 non sono riuscite a chiudere lo spoglio con dati coerenti e a trasmetterli, dunque le schede elettorali finiranno all’esame degli uffici centrali circoscrizionali nei tribunali. L’Ufficio centrale regionale, infine, comunicherà l’avvenuta proclamazione ai consiglieri eletti e alla segreteria generale del Consiglio regionale, che a sua volta la trasmetterà alla presidenza della Regione affinché – dice la legge – “la porti a conoscenza del pubblico”.

– TEMPISTICA INCERTA PER IL NUOVO CONSIGLIO. Difficile stimare i tempi della procedura e, quindi, il giorno della proclamazione. Cinque anni fa passarono ben 24 giorni dalle elezioni tenutesi il 24 febbraio 2019 prima che fossero ufficializzati i nomi degli eletti. Di conseguenza, slittarono tutti gli altri adempimenti.
Nel 2019 il presidente eletto del centrodestra, Christian Solinas (Psd’Az) completò la Giunta a metà maggio, mentre il nuovo Consiglio regionale aveva tenuto la prima seduta il 4 aprile: le elezioni si erano svolte la domenica 24 febbraio precedente. Nel 2014 passò quasi un mese prima della proclamazione ufficiale dei 60 eletti, incluso il candidato presidente vincitore, Francesco Pigliaru: le elezioni vinte dal centrosinistra si tennero il 16 febbraio 2014; l’ufficio elettorale regionale costituito alla Corte d’appello di Cagliari ufficializzò i nomi dei nuovi consiglieri soltanto il 12 marzo e la Giunta fu presentata da Pigliaru il giorno successivo. Dieci anni il Consiglio regionale si insedio’ il 20 marzo, oltre un mese dopo il voto, per il giuramento di consiglieri regionali e presidente eletto e per la designazione dell’ufficio di presidenza. Le commissioni si costituirono il 16 aprile successivo. 

AGI – Il centrodestra “si può battere”. La Sardegna ‘detta’ la linea: uniti si vince e, quindi, anche in Basilicata e Piemonte occorre far di tutto per presentarsi in coalizione. La più larga possibile. Tanto più dopo che anche Carlo Calenda ha “capito la lezione” e si è detto pronto a non correre più in solitaria. Insomma, campo largo sì, anzi ‘larghissimo’. È la ‘lezione’ che per i dem arriva dal voto sull’isola, con la vittoria di Alessandra Todde sostenuta da M5s, Pd e partiti di sinitra. Per i dem è questa la linea da seguire, “testardamente unitari”, ripete a ogni pie’ sospinto la segretaria Elly Schlein, che incassa i complimenti dell’intero partito, Bonaccini compreso che, a urne ancora aperte, le ha pubblicamente riconosciuto la giustezza della scelta, nonostante i vari mugugni iniziali tra i democratici, quando la leader dem disse no alle primarie per sostenere l’esponente pentastellata.

E Schlein rivendica le decisioni prese: “La direzione intrapresa un anno fa è la direzione giusta”, scandisce, all’indomani di una vittoria che arriva contestualmente al primo anniversario alla guida del partito. In casa M5s si festeggia.

Conte comincia il suo tour in Abruzzo

Giuseppe Conte è già pronto a ripartire, da giovedì sarà in tour per dare la volata al candidato unitario in Abruzzo, Luciano D’Amico: lì il campo è ‘larghissimo’, ma il leader pentastellato, come ha sottolineato subito dopo la vittoria in Sardegna, preferisce parlare di “campo giusto”. E questa resta la direttrice per il Movimento: pronti al confronto su Basilicata e Piemonte, nessuna pregiudiziale, ma con un punto ben fermo, ovvero conta il metodo di lavoro e la credibilità della proposta. In secondo luogo, spiegano da Campo Marzio, non si può non tener conto che “ogni Regione ha la sua specificità territoriale e non si possono in nessun modo prevaricare le istanze dei territori”, è la ricetta ‘vincente’ secondo M5s. “Noi lavoriamo sempre per costruire un progetto solido” con “altre forze politiche e civiche”, con “compagni di viaggio affidabili. Non possiamo prendere un impegno con i cittadini” se abbiamo “compagni inaffidabili”, perché questo comporterebbe l’ingovernabilità e “noi non andiamo al governo per gestire il potere ma per realizzare il cambiamento”, sintetizza il ragionamento il leader pentastellato. Per nulla intenzionato a tirarsi indietro anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali: la Sardegna “ci fa ben pensare in prospettiva futura perché quando c’è un progetto serio, c’è un lavoro con le comunità di riferimento, si possono ottenere risultati cosi’ sorprendenti rispetto alle aspettative”, spiega a notte fonda abbracciando la ‘sua’ Todde.

Prodi spinge per un campo larghissimo

A spingere sul campo largo, anzi larghissimo, è da tempo Romano Prodi, “Il centro-sinistra più si unisce, più vince, non c’è niente fare”, osserva il Professore. Una linea che inizia a far breccia anche tra i più ‘riottosi’: “Alle Regionali correre da soli, pur con un progetto, non è fattibile e non lo faremo più”, dice il leader di Azione, che mette in conto anche di doversi confrontare con Conte: “Alle regionali è impossibile fare altrimenti. Certo, non a tutti i costi”, conclude Calenda. Il discorso non vale per Matteo Renzi che, al contrario, individua un’opportunità: “Credo che adesso si rafforzerà moltissimo l’asse Pd-M5s. Questo per noi è un’ottima notizia perché apre uno spazio, che è molto difficile gestire alle regionali quando si vota a turno secco. Il Pd si ‘grillizza’, la destra si estremizza e questo per le Europee è uno spazio straordinario al centro”, osserva il leader di Iv.

Schlein e l’inversione di Calenda

Le parole di Calenda sono ben accolte da Schlein: “Mi fanno piacere? Assolutamente sì. Se ci concentriamo sulle cose da fare insieme troviamo l’accordo e siamo più forti, perché siamo d’accordo sulle idee e non sulle poltrone da spartire come il governo”. Nel Movimento 5 stelle ci si limita a prendere atto “dell’inversione” di Calenda, spiegando che “non eravamo noi quelli dei veti pregiudiziali. A ogni modo per noi la bussola rimane orientata verso un campo progressista, non lavoriamo per cartelli elettorali senza progetti e a ogni costo”. Concetto poi spiegato dallo stesso Conte ospite di Vespa: “Da soli non si vince, ma si vince con programmi e obiettivi chiari”, insiste. ‘Smaltita’ l’euforia per la Sardegna, e forte del risultato nell’isola, Schlein dovrà affrontare il nodo Basilicata e Piemonte. Dove la ricerca di un’intesa è ancora tutta in salita. Per il responsabile Enti Locali del Pd, Davide Baruffi, la vittoria in Sardegna “è lo sprone a proseguire su questa strada, a partire dall’Abruzzo dove si vota tra due settimane. E per la Basilicata e il Piemonte, dove un accordo unitario è ora indispensabile esercitando tutti un di più di responsabilità”.

I 5 stelle non chiudono la porta, anche se ammettono che si è in una “fase di stallo”, ma il “dialogo non si è interrotto”. Anzi, c’è la determinazione a un “confronto trasparente e franco sui nodi”, sottolineano da Campo Marzio. Ma nell’immediato prima viene l’Abruzzo, dove si vota il 10 marzo. Schlein ci crede: “Una cosa è certa, l’alternativa c’è”, scandisce. E dopo la Sardegna in casa dem si inizia a guardare con occhi diversi anche nella regione guidata da FdI, dove gli ultimi sondaggi in mano ai dem fanno registrare un distacco di D’Amico dal governatore uscente Marsilio non più così insormontabile, anzi. “Era dal 2015 che non vincevamo una regione al centrodestra, la Sardegna è stata la prima e non sarà l’ultima”, pronostica la segretaria Pd. 

AGI – “È un compito difficile, ma per quanto difficile c’è sempre una strada possibile da perpetrare. La strada c’è sempre, si trova”. Così Sergio Mattarella visitando la zona di interposizione Onu a Cipro, forza che dal 1964 è di stanza nell’isola e dal 1974 contribuisce a evitare il dilagare di scontri dopo l’aggressione turca.

 

Nella ‘buffer zone’ Onu è operativo un contingente di circa 2000 caschi blu, e tra questi è presente anche l’Italia con quattro Carabinieri. Mattarella visiterà poi il laboratorio antropologico del Comitato per le Persone Scomparse e il Vecchio Aeroporto di Nicosia.

 

Il presidente della Repubblica ha espresso “apprezzamento per quello che negli ultimi decenni fa questa missione per mantenere la serenità e la pace. All’apprezzamento si aggiunge la riconoscenza per l’obiettivo che viene sempre coltivato, ovvero trovare una soluzione definitiva e positiva che renda possibile la conclusione positiva della missione”.

“L’Italia – ha proseguito – partecipa con convinzione alla missione ed è orgogliosa di farlo per la pace mantenuta e l’obiettivo di una soluzione positiva che renda possibile ulteriore sviluppo di progresso in questo territorio”.

“Apprezzamento e riconoscenza per l’obiettivo di una soluzione definitiva e conclusiva che metta fine al problema cipriota”, ha aggiunto.

 

 

AGI – “Erano sicuri di vincere, son venuti qui a Cagliari in pompa magna, con premier e vicepremier, e la Sardegna ha risposto. Ha perso Truzzu, ha perso Giorgia Meloni che l’ha imposto con una forzatura, e ha perso pure Matteo Salvini”, scrive sui social Elly Schlein. “Cambia il vento”, ribadisce la segretaria Pd che rimarca come “Alessandra Todde sarà la prima presidente della Sardegna” e spiega che si tratta del “riscatto di una comunità orgogliosa che ha sperimentato per cinque anni sulla propria pelle l’inadeguatezza della destra”. “E’ una vittoria di Alessandra – riprende Schlein – che si è dimostrata la persona giusta, ha fatto una campagna straordinaria e sarà una grande presidente. Saprà ridare fiducia ai sardi e speranza a questa terra meravigliosa”. Ma è anche, rivendica ancora Schlein, “una vittoria di squadra, perchè Alessandra ha tenuto insieme una coalizione plurale che si è unita ogni giorno di più”. “Ringrazio tutto il Pd sardo, anzitutto le candidate e i candidati, perchè siamo il primo partito sull’isola, e per questo ringraziamo chi ci ha votato e sentiamo una grande responsabilità”. 

Su Facebook, Schlein ribadisce gli stessi concetti (“Una cosa è certa: l’alternativa c’è”) ammettendo che “come segretaria, a un anno esatto dalle primarie, non potevo sperare in una ragione più bella per festeggiare”. La vittoria, prosegue, “dimostra che la direzione intrapresa è quella giusta e che essere testardamente unitari porta i suoi frutti. Lo saremo anche in vista di altre sfide ugualmente importanti, perchè oggi abbiamo dimostrato che la destra si può battere”. “Era dal 2015 che non si vinceva una Regione in cui governa la destra. Fra due settimane – rilancia – possiamo vincere anche in Abruzzo con Luciano d’Amico”. 

AGI – Alessandra Todde (Campo largo del centrosinistra) resta in testa, con i nuovi dati elettorali del voto di ieri affluiti alla Regione Sardegna da 139 sezioni, su un totale di 1.844, ma il vantaggio si assottiglia e la corsa sembra che si stia trasformando in un testa a testa. La candidata risulta al 45,9%, l’avversario del centrodestra, Paolo Truzzu, segue col 45,3%, mentre Renato Soru (Coalizione sarda) si attesta al 7,8% e Lucia Chessa (Sardigna R-esiste) allo 1%.
Dalle 7, ora di inizio dello spoglio, sono stati ufficializzati i dati di appena il 7,5% delle sezioni. 

 

 

I dati dell’affluenza negli otto collegi

Gli elettori – suddivisi in 1844 sezioni nelle 8 circoscrizioni (Cagliari, Medio Campidano, Carbonia – Iglesias, Oristano, Nuoro, Ogliastra, Sassari e Olbia-Tempio) – sono stati 1.447.761, di cui 709.840 uomini e 737.921 donne. Fra i 1416 candidati saranno eletti i 60 consiglieri che andranno a comporre la diciassettesima legislatura del Consiglio Regionale della Sardegna. 

 

  • Cagliari 55,32%;
  • Carbonia-Iglesias 42,2%;
  • Medio Campidano 39,9%;
  • Nuoro 47,9%;
  • Ogliastra 43,6%;
  • Olbia-Tempio 43,5%;
  • Oristano 43,1%;
  • Sassari 45,5%.

 

 

 

 

 

AGI – Sergio Mattarella sarà da domani a Cipro, prima visita di Stato di un presidente della Repubblica italiana nell’isola, per confermare la volontà dell’Italia a contribuire alla stabilità del Mediterraneo orientale, attraversato in questi mesi dalle tensioni dei due principali conflitti, quello ucraino e quello israelo-palestinese. Il capo dello Stato in una fitta agenda incontrerà il nuovo presidente, visiterà a Nicosia la zona cuscinetto dell’Onu che da cinquant’anni evita scontri tra il sud greco-cipriota e il nord turco cipriota e saluterà l’equipaggio della fregata Bergamini impegnata per la sicurezza della navigazione in quell’area.

 

Crocevia di rotte migratorie e rotte energetiche, paradiso degli investitori russi e dirimpettaio della infuocata costa mediorientale, il paese, diviso in due dall’intervento militare turco del 1974, festeggia nel 2024 i vent’anni dall’ingresso nella Ue. Il capo dello Stato segna con la sua visita storica l’impegno dell’Italia per stabilizzare un quadrante, quello del Mediterraneo orientale, in cui convergono interessi economici e geopolitici non sempre di facile composizione, acuiti dal recente conflitto a Gaza che rischia di contagiare tutta l’area.

 

Nicosia, tra l’altro, è l’ultima capitale europea ancora divisa da un muro e da un’area cuscinetto sotto l’egida Onu, simile a quella che divide la Corea del Nord da quella del Sud, ultima meta del Presidente nel 2023. Un simbolo, quasi un fil rouge, a sottolineare la difficoltà della normalizzazione quando si consolida una separazione di fatto, che crea sfiducia reciproca. 

 

“Qui la dimostrazione storica di cosa accade quando dopo un armistizio non c’è vera pace” aveva detto Mattarella dopo la visita al 38′ parallelo. Un rischio sempre presente anche a est della penisola, mentre il Medio Oriente non trova pace e la Turchia sembra sempre più eccentrica rispetto alla sfera di amicizia occidentale, nonostante la sua partecipazione alla Nato. Ma proprio il nuovo corso cipriota, grazie al neo presidente Nikos Christodoulides, potrebbe aiutare la ripartenza di un dialogo tra Ankara e Bruxelles, come dimostra il riaffacciarsi del tema nell’agenda europea.

 

Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura e dal viceministro Edmondo Cirielli, atterrerà a Nicosia lunedì e sarà subito ricevuto dal presidente e dalla moglie al palazzo presidenziale. Il colloquio verterà sui rapporti bilaterali tra i due paesi e sui temi multilaterali più caldi. Innanzitutto gli ottimi scambi economici, grazie alla presenza di Eni e a un proficuo interscambio, poi il dossier migranti, che vede Nicosia allineata a Roma nella richiesta alla Ue di una maggiore solidarietà dei paesi riceventi rispetto ai paesi di approdo; i conflitti in Ucraina e a Gaza, con Cipro impegnato nella creazione di un corridoio marittimo di aiuti umanitari. Infine, dopo le dichiarazioni alla stampa, Mattarella sarà ospite della cena di Stato.

 

Martedì, dopo un incontro con la presidente del Parlamento, Annita Demetriou, Mattarella visiterà la buffer zone, il quartier generale della forza delle Nazioni unite per il mantenimento della pace a Cipro. Accolto dal rappresentante speciale del Segretario generale Onu e capo della forza di peacekeeping Colin Steward, il Presidente potrà osservare il lavoro degli oltre 2000 operativi che cercano di mantenere lo status quo. Un obiettivo minimo, e non sempre certo, rispetto a quello auspicato di un ristabilimento dei rapporti a cinquant’anni dall’attacco turco, mentre si assiste a un nuovo impulso grazie al programma del presidente che ha rilanciato la necessita’ di riprendere i negoziati con la parte turco-cipriota.

 

Nella zona cuscinetto Mattarella vedrà anche il vecchio aeroporto di Nicosia, bombardato nel ’74 e rimasto come ‘congelato’ per cinquant’anni e il Comitato persone scomparse, che cerca di ridare nome ai tanti volti ignoti caduti da entrambe le parti, cercando di costruire una memoria condivisa e quindi un ponte per il dialogo. Poi il presidente salirà sulla nave Bergamini, ancorata al porto di Limassol, segno dell’impegno italiano per la stabilita’ del Mediterraneo mediorientale. Infine, sempre accompagnato dal presidente, il capo dello Stato visiterà Pafhos, con i mosaici romani della casa di Dioniso e poi in serata rientrerà a Roma. 

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