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AGI – Scatta dal 6 agosto l’obbligo del green pass alla Camera dei deputati. Ma solo per specifiche attività. Lo ha stabilito il Collegio dei Questori. Non verrà toccato il diritto dei parlamentari di accedere in aula e nelle commissioni.

Nel dettaglio, l’obbligo della certificazione verde Covid-19 sarà previsto: per l’accesso alle strutture della ristorazione al chiuso con consumazione al tavolo; per la partecipazione a iniziative istituzionali, culturali e convegnistiche o a conferenze stampa che si svolgano nelle sedi della Camera; per l’accesso alle sedi della Biblioteca “Nilde Iotti” e dell’Archivio Storico della Camera dei deputati; per i candidati convocati presso le sedi della Camera per l’effettuazione di prove di concorso. 

Il Presidente della camera, Roberto Fico, sottolinea: “Dal 6 agosto l’obbligo di esibizione del Green Pass entrerà in vigore anche per Montecitorio. I deputati rispettano le regole che valgono per tutti, come è sempre stato durante la mia Presidenza. A partire da venerdì dunque per accedere a eventi, conferenze stampa, concorsi, alla Biblioteca Iotti e all’Archivio sarà necessario avere la certificazione, che si ottiene con vaccino, tampone negativo nelle ore precedenti o con la guarigione dal Covid. Abbiamo deciso d’intesa con il Collegio dei Questori di richiederla anche per la mensa, dunque per i servizi di ristorazione con consumazione al tavolo. Lo avevo annunciato nei giorni scorsi: la Camera adotta le misure per contrastare la diffusione dell’epidemia in linea con quanto stabilito dalle autorità sanitarie nazionali. Vale per queste nuove misure così come per le precedenti adottate in oltre un anno di gestione della pandemia”.

Il Collegio dei deputati Questori nella riunione odierna ha adottato una specifica deliberazione stabilendo che, a decorrere dal prossimo 6 agosto 2021, l’esibizione delle certificazioni Covid-19 previste dal decreto legge 23 luglio 2021, n. 105, sarà introdotta presso le sedi della Camera dei deputati. La deliberazione del Collegio dei deputati Questori, viene specificato, “si pone in linea con il costante indirizzo adottato dal momento dell’insorgere dell’emergenza pandemica in base al quale le misure di prevenzione e protezione sanitaria nelle sedi della Camera sono state adottate in coerenza con le indicazioni formulate dalle autorità sanitarie nazionali, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia nell’ordinamento generale”.

AGI – Via libera della Camera alla riforma del processo penale con 396 sì. Molte le assenze tra i banchi dell forze di governo: 16 gli assenti ‘non giustificati’ del Movimento 5 stelle (due i voti contrari, di Frusone e Vianello, mentre Masi si astiene), 26 tra gli azzurri, 23 nella Lega e 14 nel Pd, uno solo di Leu e 4 di Iv. Un voto che arriva al termine di una lunga giornata in cui non sono mancati momenti di alta tensione in Aula.

E per due volte la maggioranza si spacca: prima su un ordine del giorno di FdI (bocciato) sulla responsabilità diretta dei magistrati, con Lega e Forza Italia che si astengono nonostante l’esecutivo avesse dato parere negativo.

Poi su un ordine del giorno sugli ecoreati da sottoporre al regime speciale previsto per mafia, terrorismo, droga e violenza sessuale, per i quali si prevedono delle deroghe all’istituto della improcedibilità. In questo caso è il Movimento 5 stelle a votare a favore, assieme ad alcuni esponenti di Leu, seppure il governo avesse tentato di riformulare il testo della verde Muroni, modifiche però non accettate. L’ordine del giorno viene respinto per soli 5 voti.

E fioccano tra centrodestra di governo e ex giallorossi accuse incrociate sulla “lealtà” a Draghi e su chi è “coerente” e chi no. Si sfiora la rissa: il renziano Giachetti attacca Leu per le parole di Travaglio sul presidente del Consiglio, il capogruppo Fornaro lascia il suo posto e si dirige verso i banchi di Iv.

L’intervento e i ripetuti richiami del presidente Fico riportano la calma ed evitano il peggio. Nel mezzo Italia viva, che rivendica: “Chi si riempie la bocca di senso di responsabilità dovrebbe quantomeno essere coerente, altrimenti restano solo parole al vento, più utili alla propaganda che al bene del Paese”.

Non sono le uniche tensioni che si registrano in giornata tra le fila della maggioranza: al Senato è scontro aperto tra renziani, dem, pentastellati e Leu sul ddl Zan, il cui esame in Aula slitta a settembre. Nel frattempo, in commissione alla Camera vengono depositati 1.300 emendamenti al decreto sul green pass in vigore da venerdì prossimo, oltre 900 quelli della Lega.

Nei capannelli trasversali nel cortile di Montecitorio, tra un voto e l’altro, il refrain della giornata è: “È iniziato il semestre bianco, liberi tutti….”.

Tensioni a parte, la riforma penale, frutto di una lunga quanto difficile mediazione nella maggioranza con l’intervento diretto del premier Mario Draghi per sminare il terreno dai veti incrociati e arrivare a un’intesa in extremis, passa ora all’esame di palazzo Madama.

Se nelle dichiarazioni e nei singoli voti esplodono le diverse posizioni, le forze politiche che sostengono il governo tuttavia si ricompattano al momento del voto finale e rientra, come già avvenuto nella notte sui due voti di fiducia, l’iniziale pesante dissenso emerso nel Movimento 5 stelle, che ha portato domenica ben 40 deputati a non presentarsi in Aula sul voto contro le questioni pregiudiziali, anche se il malessere non si placa (alla fine in 16 disertano il voto).

Tra gli interventi in dichiarazione di voto finale quello dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, applauditissimo dai 5 stelle e contestato dalle opposizioni (e a tratti anche da alcuni esponenti di centrodestra): “Non intendo rispondere a nessuna delle provocazioni che sono state fatte perché la giustizia non è una questione personale”, premette l’ex ministro. Che poi rivendica: “La prescrizione si blocca dopo la sentenza di primo grado”, cavallo di battaglia del Movimento.

“In appello e Cassazione scatta l’improcedibilità. Abbiamo alzato le barricate? Assolutamente sì. Siamo stati gli unici? Orgogliosamente sì. È nel nostro dna essere in trincea per difendere i valori della giustizia”. Infine, Bonafede mette in chiaro: “Si vuole far passare l’idea che il governo Draghi in fretta e furia ha scritto una riforma del processo penale nuova, lontana anni luce da quella scritta dal governo Conte II. La realtà è che si vota la riforma del processo penale a prima firma Bonafede, approvata nel Cdm dal governo Conte II e successivamente emendata dal governo Draghi”.

Parole che galvanizzano i pentastellati e che, assieme alla linea dettata dal leader in pectore Giuseppe Conte (che non ha mancato di strigliare i dissidenti), aiutano il Movimento a presentarsi all’appuntamento (sotto i riflettori delle altre forze di maggioranza) se non proprio in schieramento granitico ma sicuramente più coeso. 

AGI – L’Aula della Camera ha bocciato l’ordine del giorno di Fratelli d’Italia sulla responsabilità diretta dei magistrati. I voti a favore sono stati 37, i contrari 220, 181 gli astenuti. Sull’odg il governo ha dato parere contrario. Un voto che ha spaccato la maggioranza, preceduto da un aspro dibattito in Aula della Camera, impegnata nelle votazioni degli odg sulla riforma del processo penale. Forza Italia, Lega e Coraggio Italia si sono astenuti, mentre Italia viva ha lasciato libertà di voto e Pd, M5s e Leu hanno votato contro. 
   Il testo respinto dall’Aula impegnava il governo “ad assumere le opportune iniziative, anche di carattere normativo, volte a modificare il meccanismo in base al quale opera la responsabilità dei magistrati, configurandolo secondo un principio di responsabilità diretta, in ottemperanza al dettato dell’articolo 28 della Costituzione e a garanzia di una maggiore tutela di tutti i cittadini”.
   La mozione ha causato momenti di alta tensione nell’Aula della Camera, impegnata nel voto sugli odg sulla riforma del processo penale, e una rissa sfiorata tra Leu e Italia viva. Tema del ‘contendere’ la responsabilità diretta dei magistrati, argomento contenuto in un ordine del giorno di Fratelli d’Italia, sul quale il governo ha dato parere contrario. Ma Forza Italia, Lega e Coraggio Italia, rivendicando come il tema sia da sempre un loro cavallo di battaglia e rientra tra i quesiti del referendum promosso anche dalla Lega, hanno annunciato il voto di astensione. Una linea che fa insorgere Pd e Leu in particolare, che richiamano gli alleati di governo alla “responsabilità” e al rispetto della “lealtà”.
   Italia viva, che sostiene il referendum sulla giustizia, annuncia la libertà di voto. Ma i richiami alla lealtà provenienti da dem e Leu fanno insorgere il renziano Roberto Giachetti che, rivolgendosi al Pd, afferma: “Non vi ho visto rispettare questa lealtà quando in commissione insieme a M5s avete mandato sotto il governo sul decreto semplificazioni e anche lei Fornaro parla di lealtà quando dal suo partito è stato insultato il premier Draghi”, riferendosi alla festa di Articolo 1 dove il giornalista Travaglio, di fronte ad esponenti del partito che sostiene il governo, ha pesantemente attaccato il premier, senza presa di distanza dagli organizzatori.
   A quel punto il capogruppo di Leu si è alzato dal suo posto dirigendosi verso i banchi di Iv, subito richiamato dal presidente Roberto Fico. Attimi di tensione ma il tutto si è risolto senza incidenti. 

AGI – Il ministro dell’Economia Daniele Franco riferirà mercoledì 4 agosto in Aula alla Camera sulla questione Monte dei Paschi di Siena-Unicredit ma intanto i partiti continuano a essere agitati, anche se c’è la massima fiducia affinché sia proprio il presidente del Consiglio Mario Draghi a trovare una soluzione.

E’ l’auspicio per esempio del Pd che non nasconde la propria preoccupazione per il ‘caso Mps’. E lo dice anche Forza Italia con il ministro Mariastella Gelmini: “Abbiamo il grande privilegio di poter contare su una persona come Draghi”.

Insomma c’è una preoccupazione ‘bipartisan’ perché sia i dem che le altre forze politiche della maggioranza chiedono che si salvi il marchio storico, che non ci sia alcuno spezzatino e che venga salvaguardata l’occupazione.

”E’ giusto che si prenda in considerazione anche di superare la data di vendita prevista dal precedente governo per la fine del 2021″, afferma, per esempio, il sottosegretario al Mef della Lega, Claudio Durigon, secondo il quale l’avvio della trattativa tra il ministero dell’Economia e UniCredit per l’acquisto del Monte dei Paschi “non esclude anche altre soluzioni”.

“Siamo solamente all’inizio”, afferma, ribadendo che l’operazione Mps deve passare attraverso alcuni requisiti imprescindibili. Sul dossier è battaglia (“Quello di Monte dei Paschi di Siena è un disastro targato Partito democratico, che sta riuscendo a far saltare per aria la banca più antica del mondo, nata nel 1472, sopravvissuta a due Guerre Mondiali ma non alla mala gestione della sinistra”, attacca per esempio Matteo Salvini) ma è comune la convinzione che l’esecutivo in qualche modo debba intervenire su Bruxelles, affinché conceda una proroga al termine entro cui lo Stato deve cedere le sue quote in Monte dei Paschi.

Sulla proroga almeno di un anno della data di vendita insistono non solo Lega e Fdi, ma anche il partito del Nazareno. “Bisogna contrattare con l’Europa sui tempi”, afferma pure la capogruppo di Leu al Senato, Loredana De Petris, “la proposta presentata da Unicredit non appare accettabile. Si devono quindi verificare anche altre ipotesi e cercare soluzioni alternative”.

“Non c’è fretta di svendere Mps”, dice il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani. “Non possiamo permettere che lo Stato svenda un asset strategico come Mps dopo che sono stati impegnati 20 miliardi tra risorse pubbliche e private”, la posizione del Movimento 5 Stelle. “Non vedo perché l’Europa non possa darci dei mesi per gestire al meglio questa situazione, per evitare esuberi e fare il meglio per la cittadinanza”, dice per esempio il pentastellato Michele Gubitosa. Frena anche la pentastellata Carla Ruocco, presidente della Commissione di inchiesta parlamentare sul sistema bancario. “E’ grave che il governo abbia comunicato la propria indisponibilità a presentarsi in commissione Finanze per rispondere al question time di Fratelli d’Italia sulla vicenda Mps”, attacca intanto Fratelli d’Italia.

AGI – Il semestre bianco toglie al Presidente della Repubblica il potere di sciogliere le Camere negli ultimi sei mesi della legislatura. Un potere raramente usato, più spesso solo fatto balenare, ma che al solo essere evocato ha aiutato molte crisi politiche a non divenire crisi di governo.

Il timore di ‘spuntare le armi’ a disposizione del Capo dello Stato è sempre stato presente nei settennati che si sono succeduti, e anche in questa occasione il rischio che i partiti, ora uniti in grande maggioranza a sostegno del governo Draghi, leggano il semestre bianco come uno ‘sciogliete le righe’ è ben presente a tutti. Ma al Presidente restano ancora alcuni – non banali – poteri, come ha fatto capire Mattarella due giorni fa con una secca lettera ai presidenti delle Camere e al premier.

Ecco quali sono.

POTERE DI NOMINA. In caso si arrivasse a una crisi dell’attuale governo, il presidente non potrebbe sciogliere le Camere ma resta in capo a lui il potere di incaricare una personalità che guidi il governo per il tratto finale della legislatura. E sempre a lui resta in capo il potere di nominare i ministri su proposta del presidente del Consiglio.

MORAL SUASION. Non normato dalla Costituzione scritta ma ben presente in quella reale, spesso il Capo dello Stato con colloqui mirati cerca di orientare le decisioni dei partiti, chiedendo un supplemento di ragionevolezza a fronte dell’interesse superiore del Paese.

POTERE DI FIRMA. Dove la moral suasion fallisce, il potere di firmare disegni di legge e decreti, per autorizzarne la pubblicazione o la presentazione alle Camere, dà di fatto al Presidente un margine di manovra per correggere provvedimenti che fossero palesemente incostituzionali. 

RINVIO DELLE LEGGI. Il Presidente può rinviare alle Camere una legge da loro approvata. In base all’articolo 74 della Costituzione, “il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata”.

MESSAGGI AL PAESE. Spesso i Presidenti hanno rivolto messaggi direttamente al Paese. Oltre al tradizionale discorso di fine anno, il Capo dello Stato può decidere di parlare agli italiani, magari in diretta televisiva e a reti unificate. Mattarella, lo ricordano tutti, ha rivolto un messaggio nel pieno della pandemia, lo scorso anno, per rassicurare gli italiani e chiedere loro di seguire le indicazioni del governo.

MESSAGGI ALLE CAMERE. Il Presidente può inviare alle Camere un messaggio su un argomento che ritiene particolarmente significativo per il Paese. Il messaggio è solitamente controfirmato dal presidente del Consiglio, viene letto in entrambe le Camere che possono svolgere in seguito un ampio dibattito sui temi proposti. Mattarella non ne ha mai inviati, a differenza dei suoi predecessori.

Oltre a quelli elencati, il Presidente ha altri poteri che restano intatti durante l’ultimo semestre del settennato: presiede il Csm, il Consiglio supremo di Difesa, ha il comando delle Forze armate, ratifica i trattati internazionali.

C’è poi un altro tipo di arma finale, che non è un potere ma ha un impatto altrettanto drammatico sulla legislatura, ed è quello delle dimissioni anticipate. Lo ha utilizzato Francesco Cossiga, per dare al Paese dopo di lui “un presidente forte” che favorisse l’arrivo di un governo autorevole. Era il 1992 e l’Italia era travolta da Tangentopoli, Cossiga sentiva l’urgenza di riforme per affrontare un’era nuova.

Ora la situazione politica italiana mostra maggiore stabilità istituzionale e soprattutto pare difficile che chi, come Mattarella, ha difeso lo svolgimento naturale e ordinato della legislatura possa decidere di interrompere prima del tempo un mandato che la Costituzione fissa in sette anni. Ma l’arma finale è nell’ultimo scomparto della cassetta degli attrezzi presidenziale: se qualcosa facesse saltare il Pnrr facendo rischiare al Paese la tempesta finanziaria e la crisi economica mentre prosegue l’epidemia, il freno a mano potrebbe essere azionato.

AGI – Un via libera in due tempi, tante sono le fiducie poste dal governo alla riforma della Giustizia. La Camera ha infatti votato la prima delle due fiducie poste dal governo sulla riforma del processo penale, con 462 voti a favore, 55 contrari e 1 astenuto. Nel secondo voto di fiducia i sì sono stati 458 contro 46 contrari e un solo astenuto. 

Le defezioni fra i pentastellati sono state 13: si tratta di deputati che non risultano in missione, quindi assenti ‘non giustificati’. I pentastellati assenti perchè in missione risultano invece essere 7. E’ quanto si evince dai tabulati della votazione. Su 159 deputati M5s hanno partecipato al voto in 139. 

Il governo ha posto due fiducie sul provvedimento (che si divide in due parti): la prima fiducia è stata posta sulle prime norme contenute nel testo e immediatamente operative; la seconda fiducia, invece, è stata posta sulla seconda parte, che prevede una delega al governo (rientrano in queste norme le nuove misure sulla improcedibilità e sul regime speciale per i processi di mafia, terrorismo, droga e violenza sessuale).

AGI –  “La probabile acquisizione a prezzi di saldo di Monte dei Paschi di Siena da parte di Unicredit, il cui attuale presidente è lo stesso Pier Carlo Padoan del Pd che da ministro del Tesoro tanto si occupò delle sorti di Mps, è solo l’ennesima conferma del vergognoso modus operandi della sinistra italiana che usa lo Stato per opache manovre finanziarie e per proprio tornaconto politico e personale”. Lo scrive la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni in una lettera al Corriere della Sera parlando della trattativa con il Mef per la possibile acquisizione della banca senese da parte di Unicredit.

Meloni ricorda che “nel 2007 Padoan salvò Mps con i soldi dei contribuenti italiani, operazione costata oltre 5 miliardi, si fece quindi eleggere l’anno successivo parlamentare a Siena, ma per non farsi mancare nulla, ora da presidente di UniCredit è pronto al colpaccio: acquisire la banca senese a condizioni molto vantaggiose, da lui stesso create in qualità di ministro e con la norma DTA inserita nella legge di Bilancio dal suo sodale, l’allora ministro Gualtieri, ora candidato a sindaco di Roma”.

Nel suo intervento la leader di Fdi sostiente che: “L’attuale segretario del Pd, Enrico Letta, non vuole restare escluso dal banchetto e annuncia la sua candidatura nel collegio di Siena, proprio mentre le sorti della banca sono di nuovo ostaggio delle decisioni del governo di cui il Pd ha una buona dose di ministri politici e tecnici”.

In quest’intreccio il giudizio della Meloni è severo: “I conflitti di interessi tra Pd e finanza sono dannosi per le banche e fatali per i contribuenti come hanno dimostrato le vicende di questi anni”.

A suo avviso: “Oggi Unicredit di Padoan acquisisce solo la parte attiva del Monte dei Paschi di Siena mentre le passività e i contenziosi restano al Mef, e cioè a noi cittadini”, con “crediti deteriorati e debiti ereditati da decenni di gestione clientelare targata Pd” che “vengono per l’ennesima volta scaricati sui cittadini”.

Conclude Meloni: “Passano i governi, ma le ricette del Pd per le crisi bancarie no: privatizzare i profitti e scaricare sui contribuenti le perdite“. 

AGI – “Prima di domenica, in 125 anni di storia delle Olimpiadi, nessun italiano aveva mai vinto una medaglia olimpica nella corsa dei 100 metri. Ora Lamont Marcell Jacobs è il primo atleta dell’Italia ad aver conquistato il titolo di uomo più veloce del mondo”. Il New York Times rende omaggio a Jacobs per la sua storica vittoria a Tokyo.

Il quotidiano statunitense evidenzia che l’atleta, nato a El Paso, in Texas, ha stabilito un nuovo record europeo con la sua performance. “Figlio di un’italiana e di un afroamericano, Jacobs andò a vivere in Italia con sua madre quando suo padre, soldato dell’esercito statunitense, fu trasferito in Corea del Sud”, spiega l’articolo precisando che il velocista, secondo quanto riportato dall’agenzia Associated Press, avrebbe ripreso contatto con suo padre l’anno scorso dopo tantissimi anni.

Il quotidiano sportivo francese L’Equipe sottolinea invece che la vittoria di Jacobs “non era affatto prevedibile prima di Tokyo”. Nella capitale giapponese, il velocista “ha costantemente migliorato il proprio record personale raggiungendo infine il record d’Europa con 9’80 secondi in finale”. L’italiano, continua L’Equipe, “ha perfettamente costruito la sua corsa distaccando, seppur leggermente, l’americano Fred Kerley ai 60 metri”.

Sulla stampa estera spazio anche per la medaglia d’oro nel salo in alto “Qualche minuto prima, un altro italiano, Gianmarco Tamberi, si rotolava per terra dalla gioia dopo aver conquistato il titolo olimpico nel salto in alto”, racconta sempre l’Equipe. 

Il Daily Mail, invece, dedica un pezzo all’oro ottenuto da Tamberi sottolineando che lo ha vinto insieme con il suo avversario del Qatar, Mutaz Essa Barshim. Il quotidiano inglese precisa che l’idea di “condividere” il titolo è stata di Essa Barshim. “I due sembravano più che felici di condividere la gloria”, continua il Daily Mail evidenziando che Tamberi, “che non ha potuto partecipare all’edizione di Rio 2016 a causa di un infortunio, si è rotolato per terra urlando per la gioia”. 

 

AGI – “Mai pensato a causare una crisi di governo”. L’ex premier Giuseppe Conte, leader in pectore dei 5 stelle, intervistato da La Stampa assicura la fiducia del Movimento al governo Draghi.

“Nel nuovo corso del M5s – garantisce l’avvocato – la presenza compatta sarà la cifra della nostra forza politica. Sulle assenze mi sono espresso ieri: non mi piacciono. Ma la fiducia è assicurata“.

L’ex premier nel corso del colloquio torna sul tema della riforma della giustizia per dire che: “Essere in questo governo ci ha permesso di apportare dei miglioramenti significativi per tutti gli italiani. Senza di noi non ci sarebbero stati. Con il presidente Draghi e con la ministra Marta Cartabia siamo stati chiari sin dall’inizio: il disegno originario della riforma, come evidenziato dai più autorevoli addetti ai lavori, avrebbe provocato un collasso della giustizia penale. E noi non potevamo permetterlo”.

Conte rivendica: “Grazie alle nostre osservazioni il governo ha ammesso pubblicamente che servivano importanti miglioramenti sul testo originario e si è predisposto ad attuarli”. Poi l’ex presidente del Consiglio ammette: “Sulla giustizia ci siamo fatti trovare forse un po’ impreparati, perché eravamo in piena transizione e non siamo riusciti a esprimere chiarezza di posizioni”.

Capitolo reddito di cittadinanza, la nuova guida del Movimento chiarisce: “Non ripeteremo lo stesso errore, perché non permetterò nemmeno che si arrivi a metterlo in discussione. Il reddito di cittadinanza non si discute, al massimo si migliora”.

Nei prossimi mesi si aprirà la partita per il Quirinale. Alla domanda se voterebbe l’attuale premier al Quirinale, Conte replica: “Candidare adesso Draghi al Quirinale può essere frainteso, risulterebbe un promoveatur ut amoveatur. Ogni cosa a suo tempo”.

Silvio Berlusconi si collega con la Festa di Cervia-Milano marittima, la “San Pietro della Lega”, come la definisce Bruno Vespa, sul palco a ‘officiare’ l’intesa tra il Cavaliere e il ‘padrone di casa’ Matteo Salvini.

Il presidente di Forza Italia elogia la “grande capacità di leadership” del capo della Lega, capacità che, a suo giudizio, si è rafforzata da quando ha proposto la federazione di centrodestra. Un progetto che conferma di appoggiare, anche se tiene a sottolineare di aver rilanciato proponendo il “partito unico”. “In questi giorni ci stiamo lavorando”, rivela il Cav. “Pensiamo alla possibilità di liste uniche per semplificare. Prima facciamo la federazione, poi ve lo diciamo”, aggiunge Salvini.      

L’ex premier parla di Lega e Forza Italia come di “cuore pulsante” del centrodestra, anche se poi, sollecitato da Vespa, ribadisce l’importanza dell’unità della coalizione, e dei “valori” condivisi con Fratelli d’Italia. Anzi, a domanda specifica sulla Rai, Berlusconi riconosce di aver fatto uno “sgarbo” a Giorgia Meloni (escludendo FdI dal cda) e parla di “compensazione” (anche se dal suo staff si esclude FI possa lasciare la presidenza della Vigilanza, occupata allo stato da Alberto Barachini).      

Certo, malgrado il progetto comune, le differenze tra Salvini e Berlusconi, tra Lega e Forza Italia restano evidenti, anche nella serata di Milano marittima. Il Cavaliere si dice favorevole all’obbligo vaccinale e allo strumento del green pass, anche se riferisce di rispettare la diversità di opinioni.

E lo dice apertamente davanti a Salvini. Il quale, poco prima, in collegamento con ‘In Onda’, aveva ribadito che, a suo avviso, vanno ascoltate le ragioni di chi manifesta in piazza contro le restrizioni e confermato la sua contrarietà a ogni obbligo di vaccinazione, anche del personale scolastico.

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