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Il 'pasticciaccio' brutto di piazza Municipio. Gli appelli dei big del Pd, della Chiesa diocesana, delle categorie produttive, dei sindacati e anche del cinque volte sindaco di Palermo Leoluca Orlando, non sono serviti a trascinare l'affluenza a Trapani. Al candidato Pd Piero Savona, l'unico rimasto sul terreno, in una sfida contro se stesso e l'insidioso quorum, serviva una mobilitazione alle urne di almeno il 50 per cento degli aventi diritto più uno. E, invece, complici l'afa, il disinteresse crescente e l'invito alla 'diserzione' di Beppe Grillo e del Psi, si è dovuto accontentare di una modesta partecipazione: appena il 26,46 per cento a fronte del 58,94% di due settimane fa. Un esito che apre la porte al commissariamento e al voto non prima di diciotto mesi, in base a una legge regionale di venticinque anni fa e che mai aveva trovato applicazione finora. 
 
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Di "emergenza democratica" aveva parlato alla vigilia il Pd e la missione quasi impossibile di Piero Savona doveva essere la chiave per risolverla. Una sorta di reduce di una 'guerra' che ha visto cadere i 'nemici' dei campi avversi, uno dopo l'altro. Savona si era piazzato dietro Girolamo Fazio (31,79%), il cui abbandono improvviso ha prodotto il cortocircuito trapanese. Travolto dall'inchiesta "Mare nostrum" con la pesante accusa di corruzione, Fazio forse disperava di piazzarsi in posizione utile e persino davanti a tutti: cosiì, con sulla testa il ricorso della Procura contro la revoca dei suoi arresti domiciliari, prima ha invitato i cittadini a non votarlo, non ritirandosi formalmente per non agevolare il terzo rimasto escluso, l'acerrimo rivale senatore di Forza Italia Antonino D'Alì; poi ha deciso di non presentare entro il termine delle ore 14 di sabato 17 la lista di assessori, cosa che lo ha escluso automaticamente dalla sfida elettorale.  
 
Leggi anche l'articolo del Fatto Quotidiano
 
I guai giudiziari, è un fatto, hanno segnato pesantemente il voto da queste parti, la corsa non solo di Fazio, ma anche di D'Alì, su cui pende la richiesta di obbligo di soggiorno per "pericolosità sociale" della Dda di Palermo: il giudice dovrà decidere nella seconda decade di luglio. Il cerino in mano della "questione democratica", molto corto per la verità, se lo è trovato così Savona che non ha potuto fare altro che scottarsi dolorosamente. E alla città resta la sola strada della gestione commissariale, a fronte di sfide importanti come gli investimenti del Patto per il Sud.

Il trionfo alle elezioni comunali fa salire le tensioni in un centrodestra che, sull’onda del successo elettorale, si ritrova a non poter più rimandare le questioni aperte da tempo sulla linea da seguire e l’uomo da candidare a Palazzo Chigi. Silvio Berlusconi si ripropone come leader e federatore e chiede un centrodestra “liberale e moderato”, non a trazione leghista, quindi. Per Giorgia Meloni, invece, di moderazione non si può più parlare. Eppure, sottolinea il Messaggero, l’accordo non dovrebbe essere difficile. “I candidati del centrodestra che si sono imposti in queste amministrative hanno tutti, a parte lo ‘sceriffo’ Bitonci a Padova che infatti ha perso, un profilo pragmatico e per nulla da barbari padani o da biechi cacciatori di immigrati”. Il Cavaliere non può comunque che temere un’accelerazione del cosiddetto ‘modello Toti’, risultato nuovamente vincente a Genova, ovvero un’intesa più stretta tra sovranisti e moderati fino alla creazione di un listone unico. Listone che rischierebbe di muoversi in modo autonomo rispetto a una Forza Italia che, con una legge elettorale ancora da scrivere, non archivia del tutto la possibilità di un patto con Renzi. Lo stesso Giovanni Toti, interpellato dal 'Corriere', si sente di dover chiarire: "Ho vissuto con dolore e rispetto ogni lacerazione, il percorso che ho in mente è di riunire il centrodestra in un unico contenitore, prima o poi. Se questo portasse a scissioni, avrei fallito in partenza". 

Salvini: "pronto a guidare il centrodestra"

Proprio sul quotidiano romano appare un’eloquente intervista ad Antonio Tajani, il presidente del Parlamento Europeo che in molti vedono come un possibile “Gentiloni di destra”, il volto rassicurante che riporterà a casa i moderati. Per Tajani “è ovvio e naturale” che la leadership della coalizione spetti sempre a Berlusconi: “Lo si è visto in questa campagna elettorale. Chi ha inciso di più nelle ultime settimane è stato proprio lui”. Tajani non ha dubbi: “Se il centrodestra lavora bene ed è uno schieramento moderato, liberale e con un’ispirazione cristiana, si vince e si governa senza grandi coalizioni”. Sulle colonne dello stesso giornale, il leader del Carroccio, Matteo Salvini, si dice pronto, da parte sua “a guidare il centrodestra” purché “Silvio dica chiaramente no a inciuci”. “Berlusconi deve scegliere tra me e la Merkel”, afferma Salvini, “in Europa ci sono anche i conservatori, non solo il Ppe. Qualcuno pensa che il salvinismo sia un reato ma noi abbiamo cultura di governo. Sono un moderato e un liberale, mica un invasivo e un prepotente”. Sulla stessa linea la presidente di Fratelli d’Italia su ‘La Repubblica’. “Adesso basta. Basta con gli ammiccamenti a Renzi, con gli inciucismi, col sostegno alle leggi della sinistra a misura di banche è poteri forti”, afferma Meloni, “Io voglio vincere. E come me Matteo Salvini e Giovanni Toti: tra noi c’è gioco di squadra. Chi vuole stare dalla parte degli italiani, bene, le porte sono aperte: ma si faccia chiarezza una volta per tutte”. 

 

A due giorni dalla batosta subita alle elezioni comunali, che hanno visto un centrodestra redivivo espugnare roccaforti rosse come Genova, Pistoia e Sesto San Giovanni, nel centrosinistra si apre la caccia al colpevole. Con due letture opposte e inconciliabili a fronteggiarsi. Per la corrente del Pd vicina al guardasigilli Andrea Orlando e le formazioni alla sinistra del Nazareno, da Mdp a Giuliano Pisapia, il problema è un Pd troppo renziano che non sa parlare alla gente. Per l’area vicina al segretario è l’esatto contrario: è mancato il traino di un Renzi che si è mantenuto defilato in campagna elettorale, quasi la sua presenza non fosse gradita ai suoi stessi alleati, e la colpa della sconfitta è di chi, da alleato, lo ha contestato, senza però saper intercettare le ansie dell’elettorato su temi come il lavoro o la sicurezza.

"La storia del nuovo centrosinistra è chiusa"

Il clima raccontato dai giornali è quello di una resa dei conti. In mattinata Orlando convoca un’assemblea di corrente, preludio alla convention di Pisapia che si svolgerà sabato a Roma. L’ex sindaco di Milano, chiamato a federare la sinistra, avrà al suo fianco Mdp e l’area orlandiana del Pd. Saranno presenti Bersani, Orlando, Cuperlo e forse persino la Finocchiaro. Proprio da Mdp c’è chi, come Roberto Speranza, tuona che “il renzismo e finito”. Renzi, da parte sua, secondo il retroscena di ‘La Repubblica’, chiude le porte a una resurrezione del vecchio modello dell’Ulivo. “Non parlategli più di Pisapia, delle alleanze e delle coalizione”, riferiscono i fedelissimi, “la gente vuole sentire proposte sul lavoro, la disoccupazione, le tasse, non altro, non concetti astratti. Per questo la storia del nuovo centrosinistra dobbiamo considerarla chiusa”. E il renzianissimo Matteo Orfini, su Twitter, rincara la dose:

Le prossime tappe sono l’assemblea dei circoli, venerdì e sabato a Milano, e la Direzione il 10 luglio. Renzi, scrive ancora il quotidiano di Largo Fochetti, intende “capovolgere l’agenda” al quale vorrebbero costringerlo gli interlocutori a sinistra. “Come risolvere i problemi lavoro-precarietà, fisco-equità, sicurezza immigrazione. Questi sono i problemi veri”.  “Dobbiamo superare l’asfissia del dibattito interno al ceto politico, che rischia di essere lontano dal Paese reale e rilanciare lo spirito originario del Pd”, dichiara al 'Corriere della Sera' il vice segretario del Pd, Maurizio Martina, “anche scrollandoci di dosso questa dinamica per la quale il Pd viene vissuto come capro espiatorio di tutti”. E anche Orlando, ancora sul ‘Corriere’, riconosce che “D’Alema ha posto più veti di tutti e ha detto cose che non hanno aiutato. Uno degli sport di quel campo è rendere più complicato il percorso a Pisapia”. 

 

Con la conclusione del secondo turno possiamo finalmente scrivere un bilancio definitivo di questa tornata di elezioni amministrative, dopo il primo – parziale – bilancio fatto all’indomani del primo turno.

Affluenza ancora in calo

L’affluenza è calata ulteriormente rispetto al dato già poco entusiasmante del primo turno: due settimane fa aveva votato il 58% degli aventi diritto; ieri è andato a votare solo il 46%, meno di uno su due. Un calo di ben 14 punti tra primo e secondo turno non è di per sé uno scandalo (in Italia è frequente assistere a un calo dell’affluenza, anche importante, in occasione dei ballottaggi); ma il dato di partenza era già così basso che il dato finale appare allarmante. Se è meno della metà dell’elettorato a scegliere i propri rappresentanti vuol dire che le istituzioni soffrono di una grave crisi di legittimità.

Risultati: comuni superiori e capoluogo

Nel bilancio complessivo relativo ai 160 comuni con più di 15.000 abitanti (quelli in cui si vota con il ballottaggio), il centrosinistra vince in 67 casi, il centrodestra in 59. Sono invece 20 i comuni in cui vince un candidato “civico”. Questa tornata dunque riporta ad una situazione di sostanziale parità (tra centrosinistra e centrodestra) un quadro di partenza in cui il centrosinistra era nettamente maggioritario, con 81 comuni amministrati contro i 41 del centrodestra. Rispetto al passato quindi c’è stato un arretramento del centrosinistra e un avanzamento del centrodestra. Anche il M5S avanza, passando da 3 a 8 comuni.

 

 

 

Il nostro grafico ci mostra anche la situazione relativa ai comuni capoluogo, quelli più “pesanti” (sia politicamente, che demograficamente). Qui il ribaltamento del fronte appare in modo eclatante: se prima 16 capoluoghi su 24 (due su tre) erano amministrati dal centrosinistra, ora è il centrodestra ad amministrarne 15, con un saldo positivo di +9 perfettamente speculare a quello negativo (-9) del centrosinistra.

Interessante vedere il “comportamento” dei comuni capoluogo. Negli ultimi 3 anni sono andati al voto 69 capoluoghi: di questi, il centrosinistra ne amministrava 46 (prima delle Comunali 2015), mentre oggi sono solo 21. Il centrodestra per contro raddoppia, passando da 16 a 32. Agli altri (civici, M5S, altri) restano sostanzialmente le briciole di una competizione che, almeno a livello aggregato, torna a far riemergere l’assetto bipolare tipico della Seconda repubblica.

bilancio capluoghi 2015 2017 Il bilancio definitivo delle Amministrative 2017

La stessa tabella, analizzata nel dettaglio, evidenzia un altro aspetto: il centrosinistra è sì riuscito a conquistare 8 comuni capoluogo che prima 2015 non amministrava, ma ne ha persi ben 33 dove invece prima era al governo. Parte di questo fenomeno può certamente essere spiegato con il venir meno del cosiddetto “effetto incumbent” (l’amministrazione uscente parte sempre con un certo vantaggio) e il conseguenteaumento della volatilità, che ha danneggiato maggiormente la parte politica amministrava il maggior numero di comuni (cioè il centrosinistra).

saldo capoluoghi 2015 17 Il bilancio definitivo delle Amministrative 2017

I flussi di voto

Una costante che si riscontra in tutti i casi è la capacità del candidato risultato vincitore di rimobilitare i propri elettori. Chi partiva in vantaggio al primo turno ha avuto gioco facile a vincere riconfermando tutti i propri elettori (si vede bene a Parma con Pizzarotti, a Genova con Bucci e a Verona con Sboarina). Ma anche rimontare è stato possibile in alcuni casi: come ha dimostrato Giordani a Padova, che – oltre ad essere stato più efficace di Bitonci nel rimobilitare i suoi stessi elettori – è stato in grado di attrarre un gran numero di voti, in modo trasversale, dai candidati rimasti esclusi al primo turno.

Il voto di domenica ha chiuso la tornata elettorale delle amministrative in 168 comuni. E se il bilancio finale è a favore del centrosinistra, il risultato dei ballottaggi segna una netta vittoria del centrodestra.

Che lettura danno i giornali

A questo punto il Pd deve considerare i suoi errori. Sarebbe miope individuare qualche capro espiatorio o peggio denunciare inesistenti complotti. E' evidente che il partito ha perso credibilità e non riesce più ad afferrare il bandolo della matassa

Stefano Folli Repubblica

Nelle pieghe della vittoria di Lega e Forza Italia sui annida la competizione tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, sbilanciata a favore del primo. La resurrezione dell'ex Polo delle libertà imporrà ai suoi capi di tentare un'intesa che faccia superare contrasti anche personali

Massimo Franco – Corriere della Sera

Anche nel caso di riflusso populista il Pd e i suoi alleati non rappresentano pià una scelta credibile di governo, neppure se si presentano uniti

Marcello SorgiLa Stampa

Non sappiamo quali saranno le conseguenze immediate del voto, ma sappiamo che in molti proveranno a dimostrare quello che è semplicemente impossibile dimostrare: ovvero che il modello di coalizioni messe in campo alle amministative sia il giusto modello da adottare alle prossime politiche 

Giuliano Ferrara – Il Foglio

Un'Italia che non si fida dei grillini e che dopo averlo coccolato è rimasta profondamente delusa da Matteo Renzi e da una sinistra che non è più profondamente comunista, ma resta bugiarda, inaffidabile e falsa

Alessandro Sallusti – Il Giornale

Queste vittorie locali, in città pur importanti, non sono decisive. Non faranno cadere nessun governo a guida del Partito Democratico, al massimo costringeranno la sinistra a moderare gli artigli (…) Bisogna a questo punto ridimensionare con realismo la vittoria del centrodestra limitandola a (…) una vittoria morale.

Renato Farina – Libero

Netta affermazione del centrodestra di ballottaggi per l'elezione dei sindaci in 111 Comuni e secca sconfitta per il centrosinistra, con i grillini che vincono in 8 dei dieci comuni in cui sono arrivati al secondo turno anche se quelli di maggiore importanza non superano le dimensioni di Carrara e Guidonia, alle porte di Roma.

Centrodestra 9, centrosinistra 2

Il ballottaggio quindi premia il centrodestra che tra le amministrazioni in ballo ne conquista 15 quando ne aveva 6 e boccia il centrosinistra che piazza la bandierina su Taranto e Lecce, quest'ultima strappata al dominio della destra. L'ex premier Matteo Renzi, ammette che le consultazioni potevano andare meglio e che gran parte della sconfitta è la conseguenza delle spaccature e delle frizioni all'interno del Pd, mentre Renato Brunetta sottolinea come il centrodestra, unito, vince. 

Tra i risultati più sorprendenti c'è certamente Genova, dove Marco Bucci è il nuovo sindaco, avendo sconfitto Gianni Crivello (centrosinistra). Come Genova, La Spezia: il secondo turno delle amministrative qui è favorevole a Peracchini (centrodestra), che vince su Manfredini (centrosinistra).

Fa il bis alla guida di Parma Federico Pizzarotti, sindaco ex M5s, che si è presentato con una lista civica e ha battuto Paolo Scarpa del centrosinistra.

Verona Lega e Fi conquistano la città con Federico Sboarina, ex assessore dello stesso sindaco uscente, che batte l'avversaria Patrizia Bisinella, senatrice e fidanzata di Tosi.

Ecco com'è andata nei centri più importanti

L'affluenza è stata pari al 46,03%, dodici punti in meno rispetto al primo turno.

Ballottaggi vinti dal centrodestra:

  • GENOVA (Marco Bucci, 55,2%)
  • VERONA (Federico Sboarina, 58,1%)
  • L'AQUILA (Pierluigi Biondi, 53,5%)
  • CATANZARO (Sergio Abramo, 64,2%)
  • PIACENZA (Patrizia Barbieri, 58,5%)
  • COMO (Mario Landriscina, 52,7%)
  • ALESSANDRIA (Gianfranco Cuttica di Revigliasco, 55,7%)
  • ASTI (Maurizio Rasero, 54,9%)
  • MONZA (Dario Allevi, 51,3%)
  • GORIZIA (Rodolfo Ziberna, 59,8%)
  • LA SPEZIA (Pierluigi Peracchini, 60%)
  • PISTOIA (Alessandro Tomasi, 54,3%)
  • RIETI (Antonio Cichetti, 50,2%)
  • LODI (Sara Casanova, 56,9%)
  • ORISTANO (Andrea Lutzu, 65,3%)

Ballottaggi vinti dal centrosinistra:

  • PADOVA (Sergio Giordani, 51,8%)
  • TARANTO (Rinaldo Melucci, 50,9%)
  • LECCE (Carlo Maria Salvemini, 54,8%)
  • LUCCA (Alessandro Tambellini, 50,5%)

Ballottaggi vinti dal Movimento Cinque Stelle:

  • CARRARA (Francesco De Pasquale, 65,6%)

Ballottaggi vinti da candidati indipendenti:

  • PARMA (Federico Pizzarotti, 57,9%)
  • BELLUNO (Jacopo Massaro, 63,2%)

TRAPANI sarà commissariata. le inchieste giudiziarie avevano lasciato un solo candidato superstite, Pietro Savona del Pd, che per essere eletto avrebbe dovuto sperare non solo nella maggioranza dei voti espressi ma in un quorum del 50%. L'affluenza definitiva è stata però pari al 26,75%, contro il 58,94% del primo turno. 

Le reazioni

Tra i primi a esprimersi, su Twitter, quella del leader del Carroccio, Matteo Salvini.

Urne chiuse, GRAZIE a chi è andato a votare.
Sensazioni positive, ci sentiamo più tardi.#andiamoagovernare #ballottaggi #exitpoll

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 25 giugno 2017

Il segretario del Pd, Matteo Renzi, interviene invece solo dopo i risultati definitivi.

Renato Brunetta a Porta a Porta parla di una "tranquilla, straordinaria vittoria del centrodestra". E pensa già alle politiche la numero uno di Fratelli D'Italia, Giorgia Meloni.

#ballottaggi : italiani 1, Renzi 0. Grillo non classificato. È il nostro tempo, saremo all'altezza #governoacasa #unitisivince #noperditempo

— Giorgia Meloni ن (@GiorgiaMeloni) 25 giugno 2017

Se a destra si festeggia, a sinistra c'è chi chiede un'autocritica, come il senatore di Mdp Arturo Scotto.

La destra è forte. Vince dal sud al nord. La sinistra perde roccaforti storiche. Milioni vanno nell'astensione. O si cambia o si muore.

— Arturo Scotto (@Arturo_Scotto) 25 giugno 2017

Secondo il senatore del Pd, Andrea Marcucci, a garantire il trionfo del centrodestra è stata la capacità di intercettare i voti grillini.

L'elettorato #M5S ha scelto di votare la destra #ballottaggi

— Andrea Marcucci (@AndreaMarcucci) 25 giugno 2017

Quanto ai Cinque Stelle, Luigi Di Maio prova a vedere il bicchiere mezzo piano.

Con 8 ballottaggi vinti su 10 siamo a 45 #sindaci5stelle: una crescita di oltre il 20%. Auguri a tutti!

— Luigi Di Maio (@luigidimaio) 25 giugno 2017

Urne chiuse per il secondo turno delle elezioni amministrative in 111 comuni. Questi i dati degli exit poll e delle prime proiezioni relative ad alcuni dei principali capoluoghi di provincia andati oggi al ballottaggio. Al momento, la tendenza sembra essere a favore del centrodestra, che avrebbe strappato Genova al centrosinistra, che la aveva sempre governata, e mantenuto Verona e Catanzaro. Risultato incerto a L'Aquila, Padova e Taranto. A Parma confermato l'ex pentastellato Federico Pizzarotti. Trapani verso il commissariamento.

GENOVA: Marco Bucci (centrodestra) al 54%; Gianni Crivello (centrosinistra) al 46%

VERONA: Federico Sboarina (centrodestra) al 57,5%; Patrizia Bisinella (Fare/ Liste civiche) al 46,5%

PARMA: Federico Pizzarotti (Lista civica) al 59%; Paolo Scarpa (centrosinistra) tra il 41%

CATANZARO: Sergio Abramo (centrodestra) tra il 52% e il 56%; Vincenzo Antonio Ciconte (centrosinistra) tra il 44% e il 48%

PADOVA: Sergio Giordani (centrosinistra) al 51%, Massimo Bitonci (centrodestra) al 49%

L'AQUILA: Pierluigi Biondi (centrodestra) al 52,5%; Americo di Benedetto al 47,5%.

TARANTO: Rinaldo Melucci (centrosinistra) tra il 53% e il 49%; Stefania Baldassarri (centrodestra) tra il 51% e il 47%

A TRAPANI le inchieste giudiziarie hanno lasciato un solo candidato superstite, Pietro Savona del Pd, che per essere eletto dovrà sperare non solo nella maggioranza dei voti espressi ma in un quorum del 50% che appare lontanissimo. La città va dunque verso il commissariamento. 

Tra le prime reazioni, su Twitter, quella del leader del Carroccio, Matteo Salvini.

 

 

Renato Brunetta a Porta a Porta parla di una "tranquilla, straordinaria vittoria del centrodestra".

Si ribalta il giudizio degli italiani sullo Ius Soli. Se nel 2011 i favorevoli erano il 71%, oggi sono calati ben al di sotto della soglia di maggioranza, ad uno stentatissimo 44%. Lo rileva un sondaggio condotto per il Corriere della Sera, qui lo potete leggere sul sito. Raddoppiano i contrari: erano il 27% nel 2011, sono il 54% oggi. Un 2% di indecisi non sposta la maggioranza.

Inutile dirlo, questo 44% è composto da elementi a forte caratterizzazione partitica. Fra i favorevoli, il 78% degli elettori del Pd. Contrario l'82% degli elettori di Forza Italia e Lega. Più trasversale il movimento 5 stelle: 58% contrari allo ius soli e 42% favorevoli.
Per la versione 'temperata' c'è ancora una risicata maggioranza di italiani favorevoli, qui il grafico. Il 51% degli italiani è favorevole a concedere la cittadinanza ai figli di migranti nati in Italia o arrivati entro i 12 anni di età e che abbiano compiuto almeno un ciclo scolastico di 5 anni.

Stando al sondaggio, la presenza degli immigrati rappresenta una minaccia per il 50% degli italiani mentre il 49% è di parere opposto, ritenendo il confronto tra le culture uno dei fattori di crescita del Paese. Poi c'è la componente economica e la diffidenza verso chi viene a cercare lavoro in Italia, con maggiori resistenze da parte di chi sta attraversando difficoltà.

Domenica 25 giugno si torna alle urne per i ballottaggi per l'elezione dei sindaci in 111 comuni. Gli elettori coinvolti sono 4,3 milioni. Oltre ai capoluoghi di provincia, i comuni interessati con oltre 50mila abitanti sono: Legnano, Sesto San Giovanni, Guidonia e Molfetta. Si voterà dalle 7 alle 23 in una sola giornata.

Le comunali 2017 vedranno centrosinistra e centrodestra accaparrarsi il maggior numero di sindaci. Il Movimento 5 Stelle correrà solo nei capoluoghi di provincia di Asti e Carrara. L'ex pentastellato Pizzarotti, sostenuto da una lista civica, cerca la riconferma a Parma contro Scarpa del centrosinistra. Le liste civiche prenderanno il sindaco di Belluno. Centrodestra e Fare si contenderanno il sindaco di Verona. A Trapani, dopo il ritiro del centrista Fazio, Savona (centrosinistra) è l'unico candidato ma deve ottenere un'affluenza del 50% al ballottaggio e almeno il 25% dei consensi. In caso contrario il comune sarà commissariato. Al primo turno l'affluenza nazionale fu del 60% circa, a Trapani del 59% circa.

Centrosinistra in lizza in 20 città

Il centrosinistra, che ha già conquistato al primo turno Palermo e Cuneo, corre per il ballottaggio in 20 altri capoluoghi: Genova, Taranto, Monza, Piacenza, La Spezia, Alessandria, Pistoia, Lucca, Como, L'Aquila, Carrara, Rieti, Lodi, Oristano, Padova, Lecce, Catanzaro, Trapani, Gorizia e Parma.

Centrodestra in corsa in 19 città

Il centrodestra, che ha già conquistato al primo turno Frosinone, corre per il ballottaggio in 19 altri capoluoghi: Genova, Taranto, Monza, Piacenza, La Spezia, Alessandria, Pistoia, Lucca, Como, Asti, L'Aquila, Rieti, Lodi, Oristano, Verona, Padova, Lecce, Catanzaro e Gorizia. Il Movimento 5 Stelle corre nei capoluoghi di Asti e Carrara.

Il risultato delle precedenti elezioni

Nelle precedenti comunali il centrosinistra conquistò 17 sindaci: Palermo, Genova, Taranto, Monza, Piacenza, La Spezia, Alessandria, Pistoia, Lucca, Como, Asti, L'Aquila, Carrara, Rieti, Lodi, Belluno e Oristano. Il centrodestra prese 7 sindaci: Verona, Padova, Lecce, Catanzaro, Trapani, Frosinone e Gorizia.

Le certezze

Il Movimento 5 Stelle ebbe il sindaco di Parma. A Cuneo nel 2012 vinse il centrista Borgna, oggi riconfermato al primo turno con una maggioranza composta da Pd, centristi, civiche e moderati. è certo che il centrosinistra non riconfermerà i sindaci di Asti e Belluno. Il centrodestra non riconfermerà il sindaco di Trapani. Il Movimento 5 Stelle non riconfermerà il sindaco di Parma. 

La situazione, in sintesi è questa: con i Cinque Stelle fuori dai ballottaggi più importanti, la sfida per il secondo turno delle amministrative torna all'antico e si gioca tra centrodestra e centrosinistra con quest'ultimo che rischia di dover consegnare al 'nemico' il grosso dei 111 comuni in ballo.

Eppure il terrore di una debacle come quella vissuta dai grillini al primo turno ha spinto il Pd a tenere le ultime frizioni con Mdp rimangono fuori dai seggi, e ai ballottaggi gli 'scissionisti' mostrano la volontà di sostenere i candidati democratici.

Lo fanno con esponenti di rango, come Pierluigi Bersani che a La Spezia va in piazza del Bastione a sostenere Paolo Manfredini, distante sette punti dal candidato di centrodestra Pierluigi Peracchini. È vero che ai ballottaggi il risultato del primo turno si azzera, ma è altrettanto vero che il Pd – e con esso il centrosinistra – parte in svantaggio in 12 città su 20. 

La possibilità di consegnare il grosso dei 111 comuni al voto al centrodestra è molto concreta. Di qui, dunque, la scelta di Bersani che, però, è funzionale anche a mantenere il filo del dialogo con Andrea Orlando, leader e della minoranza dem e sostenitore di Peracchini. Bersani e Orlando saranno inoltre presenti il primo di luglio in piazza per l'iniziativa di Giuliano Pisapia che dovrebbe lanciare l'alternativa a sinistra del Pd.

Una scelta, quella del Guardasigilli, che ha provocato tensioni nel partito. Soprattutto legate al fatto che in quei stessi giorni si celebra il forum dei circoli Pd a Milano. Per il presidente dell'Assemblea dem, Matteo Orfini, è inutile dialogare con altre forze politiche quando la legge elettorale non prevede coalizioni. Orlando risponde che lui sarà anche a Milano e che, comunque, snobbare gli alleati che sostengono i candidati Pd ai ballottaggi è poco lungimirante. 

Perché Renzi si è defilato

Il segretario Matteo Renzi si tiene lontano dalla campagna elettorale, nonostante si fosse parlato, prima del risultato del primo turno, di un suo impegno nei giorni che precedono i ballottaggi. Il rischio di una sovraesposizione del leader, infatti, potrebbe spingere l'elettorato grillino ad andare alle urne per sostenere i candidati di centrodestra.

Che la partita sia complessa lo ammette anche il responsabile Enti Locali del Pd, Matteo Ricci, che all'AGI spiega: "Quasi tutti i comuni saranno assegnati al fotofinish". Anche per questo i dem tengono a sottolineare che "non si tratta di un voto politico". Una vittoria del centrodestra, è il timore, sottoporrebbe la maggioranza di governo e il Partito Democratico che ne è il maggiore azionista a un 'processo' dagli esiti imprevedibili. Matteo Salvini, non a caso, sottolinea che "se le elezioni premiassero il centrodestra, Gentiloni dovrebbe dimettersi e si andrebbe a votare a settembre".

Quali sono i comuni in bilico

Screzi e tensioni nel Pd rischiano, dunque, di ripercuotersi sui risultati nei comuni più in bilico.

  • A Genova il candidato di Centrosinistra, Gianni Crivello, si presenta con il 33,9 per cento del primo turno contro il 38,8 per cento del candidato sindaco di centrodestra Marco Bucci. Su Crivello convergeranno i voti di Sinistra Italiana e di Possibile di Pippo Civati. Ma anche quelli di Mdp che, con Roberto Speranza, sottolinea la volontà di non far mancare l'appoggio ai candidati di centrosinistra, siano essi civici o del Pd.
  • Mdp sosterrà il candidato Pd anche a Piacenza, città di Pierluigi Bersani, dove Paolo Rizzi tenterà di recuperare lo svantaggio – 28,1 a 34,7 – che gli è costato il secondo posto al primo turno dietro la candidata di centrodestra Patrizia Barbieri

Solo dieci ballottaggi per i Cinque Stelle

A Parma sarà Paolo Scarpa (con il 32,7%), candidato di centrosinistra 'non più iscritto' al Pd, a cercare di scalzare Federico Pizzarotti (al 34,7%), ex grillino che può contare anche sull'appoggio di Sinistra Italiana. Parma è infatti l'unico comune in cui SI non sostiene il candidato del centrosinistra, in altri tre – L'Aquila, Catanzaro, Taranto – non è stata data alcuna indicazione di voto secondo il principio enunciato dal segretario, Nicola Fratoianni: "mai con le destre nonostante il Pd".

Scarpa ha avuto la tessera dem per due anni, dopo i quali ha rinunciato a rinnovarla, e lo scorso anno ha battuto alle primarie il candidato ufficiale del Pd. Pizzarotti, ex grillino che ha lasciato il Movimento dopo un lungo scontro con i vertici, ha ottenuto così la sua rivincita.

I Cinque Stelle sono fuori dalla partita nella città simbolo dei grillini e si devono accontentare di correre i dieci comuni, tra cui un solo capoluogo, Asti (dove il candidato grillino è distante quasi 30 punti percentuali dal candidato di centrodestra). I parlamentari Cinque Stelle ostentano ottimismo scommettendo di vincere in tutti e dieci i comuni in cui sono ancora in gara. La tesi è che, comunque vada, il Movimento sta crescendo in maniera lenta ma costante, eleggendo a ogni tornata amministrativa qualche consigliere comunale in più. Certo, viene ammesso, c'è ancora da lavorare per mettere radici solide sul territorio, vero tallone d'Achille di un Movimento che i suoi rappresentanti in Parlamento vedono più in salute che mai.

La partita del Veneto

In Veneto, le partite più accese sono quelle di Padova, Verona e Belluno:

  • A Padova la speranza dei dem è quella di ribaltare il risultato del primo turno che vedeva il leghista Massimo Bitonci in netto vantaggio (40,2%) sul candidato Pd Sergio Gordiani (29,2%). L'accordo stretto con il civico Arturo Lorenzoni regala qualche possibilità di farcela.
  • Verona a rischio per la Lega dopo che Flavio Tosi – ex Carroccio e sindaco uscente dopo dieci ani di governo – ha stipulato un patto con il Pd proprio in chiave anti Lega. I dem, in virtù di questo patto, invitano i propri elettori a sostenere la tosiana Patrizia Bisinella (23,5%) contro Federico Sboarina (29,3%). 
  • A Belluno, il sindaco uscente Jacopo Massaro, sostenuto dallo schieramento di centrosinistra, vede la riconferma a portata di mano forte del 46,2% conquistato al primo turno. Se la vedrà con Paolo Gamba, candidato di centrodestra, che ha ottenuto il 25,1%.

Lo strano caso del candidato unico di Trapani

Alla portata, per i dem, anche il risultato a Trapani. Il candidato del centrodestra, Girolamo Fazio, si è infatti ritirato e al candidato di centro sinistra, Pietro Savona, basterà raggiungere il quorum del 50,1 di votanti per vedersi eletto. Ragion per cui Beppe Grillo ha lanciato un appello ai trapanesi perché disertino le urne. 

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