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“L’uscita dall’euro non è nel programma di governo”: lo ha assicurato il vice premier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nella conferenza stampa tenuta a Mosca. “È una moneta senza popolo e banca che non ha precedenti nella storia dell’uomo – ha aggiunto Salvini – ma dobbiamo lavorare in questa realtà, con la moneta corrente e con gli strumenti in possesso, rivedendo alcuni trattati e norme come il bail in”.

“Se mi vogliono cacciare, mi caccino. Io, però, resto al mio posto”. È il Corriere della Sera a riportare il pensiero di Tito Boeri, presidente dell’Inps da ieri pesantemente sotto attacco del governo. Citando persone a lui vicine che gli hanno parlato nelle ultime ore, il Corriere racconta di un Boeri deciso a dar battaglia.  “Incredibile, da Tria non me l’aspettavo”, avrebbe detto il presidente dopo aver letto il comunicato con cui, domenica mattina, il ministro dell’Economia e quello del Lavoro, hanno preso le distanze dall’ormai nota relazione tecnica contenuta nel testo finale del Decreto Dignità (firmata dall’Inps), nella quale si ipotizzano posti di lavoro persi.

Leggi qui: Il duro scontro tra Boeri, Salvini, Di Maio e Tria, spiegato per argomenti

“Se la Ragioneria generale dello Stato avesse avuto delle perplessità su quelle stime, poteva contestarle, chiederci un approfondimento come avviene spesso. E invece ha proceduto alla bollinatura, facendole proprie”. Le parole di Boeri riportate dal quotidiano di via Solferino arrivano dopo una ‘domenica bestiale’ vissuta dal numero uno dell’Istituto nazionale di previdenza. È stato Matteo Salvini a chiedere le sue dimissioni.

“Se uno studente impreparato viene promosso, la responsabilità non è solo dello studente che non ha studiato ma anche del professore che lo promuove”, avrebbe detto Boeri che naturalmente chiama in causa la Ragioneria generale che ha letto e approvato quella relazione tecnica. Ed è per questo che, nel suo comunicato di replica, parla di attacco alla “credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici”. “Non solo l’Inps ma anche la Ragioneria – scrive il Corriere –  Se l’errore c’è, la responsabilità è di tutte e due. Ma, più semplicemente, secondo Boeri l’errore non c’è. Anzi, il presidente dell’Inps rivendica quella stima, la definisce "relativamente ottimistica". Ma a patto di saperla leggere bene.

Se invece di urlare al complotto avessero letto bene quello che c’è scritto nella relazione, avrebbero avuto tutti gli strumenti per rispondere agli attacchi dell’opposizione”.

"Siamo ai limiti del negazionismo economico – aveva detto già ieri a caldo il presidente – Il provvedimento comporta un innalzamento del costo del lavoro per i contratti a tempo determinato e un aumento dei costi in caso di interruzione del rapporto di lavoro per i contratti a tempo indeterminato. In presenza di un inasprimento del costo del lavoro complessivo, l'evidenza empirica e la teoria economica prevedono unanimemente un impatto negativo sulla domanda di lavoro. In un'economia con disoccupazione elevata, questo significa riduzione dell'occupazione. È difficile stabilire l'entità di questo impatto, ma il suo segno negativo è fuori discussione".

Scrive il Corriere: “Il punto è che adesso Boeri, mandato in scadenza a febbraio, sembra non avere più sponde. Con Matteo Salvini, che lo vorrebbe sostituire con Alberto Brambilla, è guerra da sempre. Con Tria sembra difficile ricucire. Ma con il Movimento 5 Stelle? Fino a poco tempo fa i rapporti erano ottimi. Boeri e Di Maio si sono incontrati due volte, l’Inps ha fornito i dati per il ricalcolo delle pensioni al di sopra dei 4 mila euro, bandiera dello stesso Di Maio”.

 

"In un mese e mezzo sono sbarcate 3.716 persone, nello stesso periodo dell'anno scorso erano state 31.421". A chi lo critica per la sua politica sui migranti al Viminale, il ministro dell'Interno, Matteo Salvini risponde con i numeri. Lo fa con una lettera inviata al Corriere della Sera, lo stesso giorno in cui l'Italia ha ottenuto attenzione da parte di altri Paesi europei sull'emergenza migranti. È infatti di ieri l'apertura di Francia e Malta ad accogliere una parte dei 450 profughi provenienti dalla Libia e soccorsi al largo di Lampedusa da una nave della Guardia di Finanza e una della missione Frontex. 

"Di sicuro non siamo più un Paese colabrodo", dice il vicepremier stilando un bilancio del suo esordio al governo nazionale. Il ministro rivendica a sé il merito di aver "scosso l'ipocrisia europea. L'ultimo risultato – aggiunge – "sono i cento immigrati che volevano arrivare in Sicilia e che Francia e Malta hanno accettato di accogliere. Non era mai successo. Eppure non mi basta: voglio invertire la rotta rispetto ai disastrosi anni del Pd". Cosa ha detto Salvini nella lettera al Corriere (nella quale risponde ad un editoriale del vicedirettore Antonio Polito):​

"Avrei preferito delle misure più severe fin da subito? Certo. Ma non dipendevano, come è noto, dal ministro dell’Interno. Di sicuro non siamo più un Paese colabrodo. Lo stesso Polito mi riconosce 'l’indiscutibile merito' di aver scosso l’ipocrisia europea. L’ultimo risultato sono i cento immigrati che volevano arrivare in Sicilia e che Francia e Malta hanno accettato di accogliere. Non era mai successo. Eppure non mi basta: voglio invertire la rotta rispetto ai disastrosi anni del Pd. Come?"

"Le Commissioni territoriali (quelle che devono riconoscere o meno la protezione internazionale) hanno 250 funzionari in più. Entro fine anno ne arriveranno almeno altri 170. E useremo fondi europei per tagliare la burocrazia. Risultato: sarà più veloce identificare gli immigrati. Da una parte quelli che devono essere accolti, dall’altra i clandestini. Sempre a questo proposito, abbiamo emanato una direttiva per dare criteri più stringenti per la concessione della cosiddetta 'protezione umanitaria'. È una anomalia italiana. Sulle nostre coste si sono contati 650 mila arrivi e ora si registrano oltre 130 mila pratiche pendenti: vanno smaltite in fretta. Non solo. Entro l’anno saranno attivati i nuovi centri permanenti per i rimpatri, come scritto nel contratto di governo. L’obiettivo finale è averne almeno uno per regione".

"Anticipo che intensificheremo il monitoraggio sui centri di accoglienza: chiuderemo quelli con i gestori coinvolti in inchieste giudiziarie. E proprio per tenere alla larga i furbetti, ridurremo le spese per l’accoglienza. Lo faremo in collaborazione con l’Autorità nazionale anticorruzione. Nessun intento disumano: semplicemente, vogliamo uniformarci ad altri Paesi europei e togliere ossigeno a chi utilizza l’immigrazione come business. Da 35 euro al giorno per immigrato scenderemo a circa 25 — senza ridurre i servizi — con un risparmio di 500 milioni l’anno e che investiremo in sicurezza".

"Polito sostiene che non si parla di espulsioni. Forse non se ne parla abbastanza, ma ci sto lavorando dal primo giorno. L’obiettivo a medio termine è aumentare i rimpatri volontari assistiti, tanto che il 16 luglio sarà sottoscritto con la Commissione europea il primo progetto da 6 milioni. A breve ne seguiranno altri tre. Proprio per moltiplicare le espulsioni e bloccare le partenze (e quindi evitare i morti in mare) abbiamo un piano di aiuti. In particolare per la Libia".

"Nei prossimi mesi intendo incontrare i leader di tutti i Paesi del Nordafrica per avviare (o rinforzare) gli accordi bilaterali. E a Bruxelles abbiamo già sollevato il tema della revisione della missione internazionale Sophia, quella che si occupa della vigilanza del Mediterraneo. Non sono le solite chiacchiere: ci sarà una riunione ufficiale, il 18 luglio".

L’Italia non può più essere il campo profughi dell’Europa, aggiunge il ministro nella sua risposta al giornale (leggi qui la lettera integrale). "E visto che vogliamo parlare di risultati, mi fa piacere ricordare la direttiva sulle spiagge sicure: per la prima volta gli enti locali avranno dei fondi per fronteggiare commercio abusivo e illegalità. Soprattutto, anticipo l’intenzione di presentare un 'Decreto Sicurezza' che, tra le altre cose, affronterà il tema dei cosiddetti profughi-vacanzieri. Parliamo degli stranieri che scappano dal loro Paese ma vi tornano per le ferie (eppure gli abbiamo concesso la protezione: è normale?!)".

Leggi anche: Francia e Malta accettano parte dei 450 migranti al largo della Sicilia

Leggi anche: Dalla Libia partono molti meno migranti, ma aumentano i rischi di morte in mare

 

L'ultimo caso è quello del barcone con i 450 migranti a bordo, intercettato a largo di Linosa con l'intervento della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza per salvare naufraghi che si sono lanciati in mare. Ma è, appunto, solo l'ultimo episodio di una ormai lunga serie. E, quando si tratta di migranti, non sono mancate le divergenze tra i diversi ministri competenti: Interno, Difesa, Infrastrutture. Ma secondo il sottosegretario all'Interno, Carlo Sibilia, esponente M5s, "la linea del governo è condivisa" e anche se – dice all'AGI – "qualche volta ci possono essere delle sbavature, poi si raggiunge l'obiettivo senza danno per nessuno". "Non ci sono super uomini seduti sulle poltrone" osserva.

Ogni giorno però si registra un nuovo caso: la linea dura del ministro dell'Interno Salvini non sta funzionando? 

"Al contrario – risponde in un'intervista all'AGI il pentastellato Sibilia – stiamo dimostrando che la linea del governo è condivisa e non a scopo elettorale visto che non abbiamo scadenze imminenti in tal senso. Quindi i tentativi di far dividere la maggioranza tra buoni e cattivi non funzionano. Dannoso per il paese chi va avanti su questa strada. Del resto le parole del primo ministro Conte sui 450 migranti di Linosa confermano quanto dico. Le porte e i porti del nostro paese sono aperti per chi ha diritto di asilo e protezione. Chi non ha questi diritti non può essere un problema che l'Italia deve gestirsi da sola. Siamo la porta d'ingresso dell'Europa e il nostro problema è un problema di tutti. Esistono tante altre porte in un casa, non solo quella d'ingresso. C'è la cucina, il salotto, la camera da letto. Con questo voglio dire che c'è bisogno di fervida e solerte collaborazione europea". 

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Nella gestione dei migranti e dei barconi che continuano ad arrivare vicino al nostro paese, sono emersi conflitti tra le competenze dei diversi ministeri: Interno, Difesa, Infrastrutture. Come 'armonizzare' e riuscire a far parlare il governo con una voce sola come chiede il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella?

"Ogni attività del governo ha competenze interministeriali. Questo è un approccio sano in una democrazia matura come la nostra, è il sistema di controllo e bilanciamento che ci consegna la nostra Costituzione. Sono pochissime se non inesistenti le attività che una sola persona può intraprendere in autonomia. È per questo che il governo si fonda su un contratto specifico che vincola le forze politica a mantenere una linea. Oggi le dichiarazioni del premier Conte rispondono alla giusta esigenza di chiarimento chiesta da Mattarella. I ministeri devono comunicare tra loro sempre di più. Stiamo rodando una macchina complessa in una situazione politica difficile. Non ci sono super uomini seduti sulle poltrone. Qualche volta ci possono essere delle sbavature, ma poi si raggiunge l'obiettivo senza danno per nessuno".

Leggi anche: Dalla Libia partono molti meno migranti, ma aumentano i rischi di morte in mare

Sibilia è esponente M5s, Salvini è della Lega: come va la 'coabitazione' al Viminale? su cosa sta lavorando?

"Al Viminale abbiamo dei compiti abbastanza definiti. Ma io sono un fautore del lavoro di squadra. Se la squadra funziona e lavora in sinergia si ottengono i risultati. In qualsiasi campo vale questa regola. Noi serviamo a risolvere i problemi della gente e dobbiamo essere giudicati per questo. In un solo mese di attività in un ministero complesso com'è il Viminale si fa appena in tempo ad ambientarsi. Ma ho già avuto modo di incontrare i capi Dipartimento della struttura che si occupa degli Affari Interni e Territoriali e del Personale. Una volta il ministro dell'Interno era il ministro dei sindaci. Ecco, voglio provare sempre di più ad essere vicino a chi è in trincea ogni giorno e deve affrontare i problemi anche se svuotato di risorse economiche. Dobbiamo dare risposte sul livello micro, ad esempio il pagamento 'incagliato' per un lavoro già svolto, e nel lungo periodo, digitalizzando in maniera spinta il rapporto con le strutture territoriali. Abbiamo bisogno di personale fresco che si tuffi nella valutazione di innovazioni utili". 

Leggi anche: È vero che l'Italia è il secondo Paese in Europa per numero di rimpatri di migranti?

"Non sono preoccupato dai ricorsi, perché la delibera è forte e sostanziale e ripara a un'ingiustizia e poiché la Costituzione dispone che tutti i cittadini sono uguali renderli tutti uguali" equivale ad agire "come dispone la Costituzione". Roberto Fico, presidente Cinquestelle della Camera, 'padre' della delibera con cui ieri sono stati tagliati i vitalizi agli ex deputati, non sembra temere nulla, non i ricorsi contro il provvedimento annunciati da diversi ex onorevoli. "Agli ex parlamentari dico che non è un provvedimento punitivo, ma un provvedimento che ripara a un'ingiustizia e finalmente colmiamo il solco e il burrone" che c'era fino ad ora tra le istituzioni e i cittadini. "Sono certo che il Senato farà le sue valutazioni e sono convinto che arriverà alle stesse decisioni".

In attesa di conoscere il pensiero della presidente del Senato (allinearsi o non allinearsi al provvedimento di Montecitorio) portano acqua al mulino degli ex parlamentari due illustri costituzionalisti, presidenti emeriti della Consulta.

Cosa dicono Mirabelli e Cassese

"Sarebbe stato più 'opportuno' intervenire sulla materia dei vitalizi con una legge: in questo modo "si sarebbe assicurata una maggior trasparenza nel dibattito parlamentare e si sarebbe approfondito un problema non rimettendolo alla cerchia ristretta dell'ufficio di presidenza", ha detto all'Agi Cesare Mirabelli, rilevando inoltre che "se il Senato non delibera allo stesso modo si crea una palese disparità di trattamento". 

"Il fondamento di questo tipo di trattamento – spiega Mirabelli – è la natura largamente previdenziale, connessa con l'indennità parlamentare con la quale si assicura che possano svolgere queste funzioni non solo coloro che hanno possibilità economiche". In alcuni casi evidenti – aggiunge il giurista – può "apparire che tale trattamento abbia costituito un privilegio, ma nella maggior parte delle situazioni, per chi ha svolto con onore per lungo tempo funzioni in Parlamento, non è cosi'". Inoltre, il 'nodo' è anche la retroattività dell'intervento: "È vero – spiega il presidente emerito della Consulta – che la Costituzione vieta la retroattività solo per le leggi penali, ma vale il principio di affidamento nel rapporto tra Stato e cittadini; un intervento del genere deve avere una forte giustificazione per incidere su una situazione consolidata".

Quanto ai ricorsi, che potrebbero essere presentati sul taglio dei vitalizi, Mirabelli sottolinea: "Il problema che si porrà sarà quello della competenza. A decidere su queste controversie potrebbe essere un organismo interno alla Camera in base al principio dell'autodichia, ma anche il giudice ordinario potrebbe dirsi competente perché si tratta di un diritto di ex parlamentari". ​

Sulla stessa lunghezza d'onda un altro presidente emerito della Corte Costituzionale, Sabino Cassese. "La misura adottata è illegittima e ingiusta", ha detto Cassese a Repubblica. "È dubbio che l’ufficio di presidenza avesse competenza. È illegittimo il procedimento. Priva i destinatari del diritto di difesa davanti a una corte indipendente". La posizione del costituzionalista appare netta:

"L’assegno vitalizio per i parlamentari non esiste più dal 2012. Strano che si gioisca tanto. Per quel che si sa (la Camera non ha ancora messo sul sito la delibera), l’ufficio di presidenza della (sola) Camera dei deputati ha ora soltanto stabilito di ricalcolare con il metodo contributivo gli assegni vitalizi percepiti da coloro che non erano più deputati nel 2011 (1240 percettori, età media di 76,5 anni). Una decisione che presta il fianco a molti dubbi. Si può dire giusta una giustizia retroattiva?"

"Non crea ingiustizie un provvedimento preso per gli ex deputati, ma non per tutti gli altri ex rappresentanti che godono di assegni detti vitalizi, come i consiglieri regionali e i senatori? Che succede a coloro che in passato sono stati prima deputati, poi senatori, o viceversa? È giusto il ricalcolo anche delle pensioni di reversibilità, spettanti a familiari degli ex deputati (per lo più in età avanzata)? È legittimo un provvedimento regolamentare dell’ufficio di presidenza adottato senza istruttoria in contraddittorio, non impugnabile davanti a un giudice e sottratta al sindacato costituzionale diretto?".

"I diritti acquisti vanno rispettati, e possono essere limitati solo in maniera che sia ragionevole e proporzionale, al verificarsi di una situazione nuova che giustifichi il nuovo intervento. Se l'intervento è sproporzionato e non trova una spiegazione obiettiva in una situazione economica nuova, come può essere ritenuto legittimo?"

Cosa farà la presidente Casellati?

In attesa di conoscere i nomi dei firmatari dei primi ricorsi, la palla passa a Palazzo Madama. Cosa farà il Senato? Si adeguerà alla delibera Fico o no? E in questo secondo caso, cosa succederà ai vitalizi degli ex senatori e a quei politici che sono stati sia deputati che senatori in legislature diverse? Non c'è dubbio che se il Senato non assumerà le stesse decisioni, ravvedendo dubbi di legittimità o persino costituzionalità della 'delibera Fico' anche il taglio varato con tanto di brindisi alla Camera vacillerebbe, dando forza ai ricorrenti.

"La questione per me non ha una valenza politica, le mie perplessità sono di carattere tecnico-giuridico", aveva detto Casellati qualche giorno fa. "Quando il presidente Fico ha iniziato a trattare il tema dei vitalizi  ho chiesto ai nostri questori del Senato di lavorare insieme a loro, proprio per arrivare a una decisione che fosse condivisa anche al Senato, in una prospettiva di accelerazione di tempi e di condivisione di contenuti".

Ancora la presidente del Senato: «Solo attraverso un provvedimento tecnicamente ineccepibile potrà andare in porto. I dubbi che avevo presentato di una possibile incostituzionalità, che ho prospettato non solo io ma anche dei giuristi, potrebbero portare a vanificare lo sforzo che stiamo facendo per eliminare i privilegi".

Leggi anche: Addio ai vitalizi: così si applicherà la scure su 1.338 ex deputati

"I livelli di sicurezza su Rete ferroviaria italiana hanno standard molto elevati, che sono addirittura definibili invidiabili a livello europeo. Questo non accade per le linee e i binari di proprietà regionali, o meglio non accade sempre". Lo ha detto il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, parlando con i cronisti a margine della cerimonia lungo i binari della Ferrotramviaria tra Andria e Corato, dove il 12 luglio 2016 due treni si scontrarono provocando 23 morti e 51 feriti.

Il ministro, che ha voluto fare una visita in forma privata, ha deposto un mazzo di fiori sui binari. Secondo il ministro Toninelli, laddove gli standard di sicurezza "non sono minimi e sufficienti e l'Agenzia per sicurezza nazionale limita, significa che non c'è questa capacità di far viaggiare i treni".

"Allora i presidenti di Regione che si trovano in queste condizioni – ha proseguito – dovrebbero assumersi la responsabilità di disinteressarsi di alcuni luoghi di potere, che sono ad esempio i cda e alcune concessionarie di persone che comandano e contano tanto a livello locale, trasferire solo i binari a Rete ferroviaria italiana, togliendo e non rinnovando – come mi sembra sia accaduto in questa occasione – la concessione a chi non ha adempiuto come da contratto alla qualità e alla sicurezza del servizio. Bisogna essere intransigenti – ha sottolineato – quando si dà una concessione che riguarda un servizio pubblico essenziale quale i trasporti. Significa che si è fallito e chi fallisce deve subire sanzioni e, certamente, non deve avere rinnovi".

"Da settembre – ha annunciato il ministro – farò un tour a livello nazionale, sui treni e i binari che marciano male, e andrò a chiedere ai governatori di trasferire a Rete ferroviaria italiana (cioè allo Stato) la gestione dei binari, non dei treni che ci marciano sopra che rimarranno di competenza della Regione, perché oggi la sicurezza di Rfi è più alta di quella dei binari gestiti da alcune regioni".

E' stata varata la nuova segreteria nazionale del Partito democratico che sarà coordinata da Matteo Mauri. Le novità sono costituite dall'ingresso di Gianni Cuperlo, Francesco Boccia e Marina Sereni. Ecco come è composta: Pietro Barbieri, già Portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore (Welfare e Terzo Settore), Teresa Bellanova (Mezzogiorno), Francesco Boccia (Imprese), Gianni Cuperlo (Riforme, alleanze, partecipazione), Gianni Dal Moro (Organizzazione), Stella Bianchi (Agenda 2030 e sostenibilità), Chiara Gribaudo (Lavoro e Professioni), Marianna Madia (Comunicazione), Andrea Martella (Infrastrutture e trasporti), Tommaso Nannicini (Progetto Partito e Forum Nazionale), Lia Quartapelle (Esteri e Cooperazione), Matteo Ricci (Enti locali e Autonomie), Marina Sereni (Diritto alla Salute), Mila Spicola (contrasto povertà educativa). Partecipano per funzione inoltre i capigruppo di Camera e Senato (Graziano Delrio e Andrea Marcucci), il Presidente dell’Assemblea (Matteo Orfini), il referente dei segretari regionali (Alessandro Alfieri). Piero Fassino continuerà a rappresentare il partito nella presidenza del Pse e a curare i rapporti con il gruppo europarlamentare e le organizzazioni della famiglia socialista. Nei prossimi giorni verrano resi noti anche i nuovi responsabili tematici e dei dipartimenti nazionali.

Calenda polemico

Dopo le critiche per l'ingresso di Francesco Boccia nella nuova segreteria del Partito democratico, Carlo Calenda insiste e rilancia. Rispondendo a un follower su Twitter l'ex ministro afferma: "Non è una segreteria è un harakiri".

Dopo il caos politico e istituzionale scatenato dalla nave Diciotti, bloccata con i migranti a bordo da Salvini e poi autorizzata ad attraccare da Conte grazie all'intervento di Sergio Mattarella, il ministro Luigi Di Maio spiega che sulla vicenda non vuole prendere posizioni nette: "Se Salvini abbia esagerato o meno non me ne frega niente. La cosa importante è che con l'intervento del presidente della Repubblica si sia sbloccata la storia". Così il ministro dello Sviluppo economico in mattinata ad Agorà su Rai 3 precisando che "quello è rapporto tra il Colle e Matteo Salvini, io ieri ero impegnato sui vitalizi".

Di Maio ha sottolineato che "il presidente è intervenuto e bisogna rispettare il presidente e fare in modo che quando ci sono questioni del genere le procedure siano più veloci. La nostra preoccupazione era fare in modo che chi aveva aggredito l'equipaggio del rimorchiatore dovesse essere perseguito; quando abbiamo aspettato qualche tempo per riuscire a capire se sarebbero stati perseguiti è intervenuto il presidente ed è stato un obbligo far sbarcare migranti". "Una cosa deve essere chiara – ha aggiunto Di Maio – se ci sono navi che intervengono per salvataggi e addirittura qualcuno prova ad aggredire l'equipaggio, l'Italia deve dare segnali chiari: perseguire chi si comporta in questo modo".

Soddisfatto anche il presidente della Camera, Roberto Fico, che interpreta l'anima del Movimento più sensibile sui temi dell'immigrazione: "Gli interventi di Mattarella sono sempre positivi" (La Repubblica).

"Non mi sto scontrando con nessuno. Se il presidente Mattarella vuole capire cosa ho fatto e cosa farò sono a disposizione". Così replica intanto il ministro dell'Interno Matteo Salvini, a Rtl. Il titolare del Viminale ha poi ribadito che la "lotta all'immigrazione clandestina" è una della priorità del governo. "Non ho niente da chiarire se c'è bisogno di chiedere informazioni" sono a disposizione, ha aggiunto rispondendo a chi gli chiedeva se vedrà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

La notizia che emerge dai dati della nostra Supermedia dei sondaggi di questa settimana non è di poco conto: qualcosa è cambiato nelle tendenze di medio periodo.

Come abbiamo avuto modo di spiegare più volte, un cambiamento – anche radicale – nelle tendenze di breve periodo, ad esempio uno registrato da una settimana all’altra spesso vuol dire poco, a volte nulla. Le opinioni (e le preferenze elettorali) dei cittadini cambiano in modo costante ma lento, e sono proprio le tendenze di medio periodo quelle da tenere d’occhio per capire “l’aria che tira” nell’opinione pubblica. Cos’è cambiato allora rispetto a poche settimane fa?

Per chi si fosse perso qualche puntata, dal giorno successivo al 4 marzo (data delle elezioni politiche) si è assistito ad un massiccio effetto bandwagon (la tendenza a salire sul carro dei vincitori, ndr) di cui ha beneficiato soprattutto uno dei due “vincitori percepiti” delle elezioni: e cioè la Lega di Matteo Salvini, che ha guadagnato mediamente 3 punti al mese passando dal 17,8% delle urne a circa il 30% rilevato nelle ultime settimane. Di questo effetto bandwagon non si era invece giovato il Movimento 5 Stelle, che anzi dopo un primo momento di ulteriore rinvigorimento rispetto al risultato – già straordinario – del 4 marzo (il 32,7%) aveva preso pian piano a calare, soprattutto dopo l’annuncio dell’accordo di governo con la Lega e la formazione del governo Conte. Questo andazzo è durato fino al 21 giugno, giorno in cui la nostra Supermedia registrò un quasi-aggancio tra la Lega e il M5S che pareva preludere a un inevitabile, imminente sorpasso.

Ed è stato proprio allora che il vento è cambiato, e questo cambiamento si è manifestato essenzialmente in due modi: primo, il rallentamento della crescita della Lega, che continua a registrare aumenti, ma in misura più contenuta; secondo, la ripresa del Movimento 5 Stelle, che da un trend calante passa ad uno in lieve aumento. Nel concreto, questo ha fatto sì che il famigerato sorpasso non si è verificato. E quindi il M5S rimane, anche questa settimana, il primo partito, anche se il vantaggio sulla Lega è sempre infinitesimale (oggi i due sono separati di due soli decimali di punto: 28,9% contro 28,7%).

Il grafico delle liste

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Chi non se la passa bene (ma questo non può dirsi una novità, dal momento che qui vi è una continuità con le tendenze registrate nei mesi scorsi) è il Partito Democratico, ma ancor di più Forza Italia, che per la seconda settimana consecutiva fa segnare un risultato medio inferiore al 10%.

Si tratta del peggior dato mai fatto registrare nelle nostre analisi dal partito di Silvio Berlusconi. Nel caso del PD i risultati non entusiasmanti possono essere dovuti al fatto che i democratici ad oggi fanno notizia solo per le loro intramontabili divisioni interne, decisamente poco appassionanti per i non addetti ai lavori (ma anche per tanti addetti ai lavori, bisogna ammettere).

Per ciò che riguarda Forza Italia, invece, è difficile non mettere in relazione questo trend calante con la sostanziale scomparsa dalla scena mediatica del suo storico leader, le cui ultime uscite pubbliche sono state delle riflessioni apparse, in forma di lettera pubblica, sul “Corriere della sera” – un tipo di uscita quanto mai insolita per l’ex Cavaliere.

Grafico aree/coalizioni

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Come mostra il grafico dello storico, entrambi i partiti – che hanno costituito i due “pilastri” sui quali si è retto il bipolarismo tipico della Seconda repubblica – stanno venendo gradualmente distanziati due partiti protagonisti di questa fase storica. Se non faranno presto qualcosa per invertire la rotta, rischiano seriamente di raggiungere un punto di non ritorno pericoloso.

Grafico storico

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Grafico euro sì euro no

if(“undefined”==typeof window.datawrapper)window.datawrapper={};window.datawrapper[“t7ZnR”]={},window.datawrapper[“t7ZnR”].embedDeltas={“100″:775,”200″:675,”300″:650,”400″:625,”500″:625,”700″:600,”800″:600,”900″:600,”1000”:600},window.datawrapper[“t7ZnR”].iframe=document.getElementById(“datawrapper-chart-t7ZnR”),window.datawrapper[“t7ZnR”].iframe.style.height=window.datawrapper[“t7ZnR”].embedDeltas[Math.min(1e3,Math.max(100*Math.floor(window.datawrapper[“t7ZnR”].iframe.offsetWidth/100),100))]+”px”,window.addEventListener(“message”,function(a){if(“undefined”!=typeof a.data[“datawrapper-height”])for(var b in a.data[“datawrapper-height”])if(“t7ZnR”==b)window.datawrapper[“t7ZnR”].iframe.style.height=a.data[“datawrapper-height”][b]+”px”});

Eppure, una linea politica fortemente “euro-critica” potrebbe comunque essere allettante per i partiti di governo, se ciò incontrasse il favore dei loro rispettivi elettorati.

Ebbene, non è neanche questo il caso: disaggregando le risposte in base alle intenzioni di voto, il sondaggio in questione ha fatto sì emergere delle differenze piuttosto nette a seconda di quale sia il partito preferito; ma in nessun caso coloro che vorrebbero uscire dall’Euro sarebbero in maggioranza: si va infatti dal 94,1% di pro-Euro tra gli elettori del PD (dato che non sorprende) al 63,1% degli elettori della Lega, passando per il 68,4% di elettori del M5S che voterebbero per la permanenza dell’Italia nella moneta unica.

Insomma, assumere posizioni “eurocritiche” conviene più quando si tratta di questioni attinenti alle politiche sui migranti che non riguardo l’economia e la moneta. Quando si tratta di prendere decisioni che potrebbero impattare direttamente sul proprio benessere, infatti, gli italiani si scoprono molto prudenti. Al punto che quasi la metà degli intervistati (ben il 45%) si dichiara pronto a togliere i suoi soldi dalla propria banca in caso di “eurexit”.

Il "vitalizio day", alla fine, è arrivato. Pensato dai grillini come una celebrazione sobria, all'ombra delle colonne del chiostro di Palazzo Valdina e diluita per tutto il pomeriggio, alla fine si è trasformato in una festa di piazza con cori, brindisi e cotillons.

L'"ora x" è scattata alle 16 e 10, quando l'ufficio di presidenza della Camera ha dato il via libera alla delibera, fortemente voluta da M5s, con cui si ricalcolano col sistema contributivo i vitalizi dei deputati maturati col sistema retributivo prima delle ultime riforme. A vicolo Valdina, i parlamentari grillini che si erano già radunati per dare vita a una sorta di happy-hour anti-casta all'insegna dell'hashtag #byebyevitalizi hanno puntato, sotto l'attenta regia di Rocco Casalino, su piazza Montecitorio, armati di palloncini gialli e di decine di bottiglie personalizzate di prosecco recanti anch'esse l'hashtag coniato per l'occasione. Di fronte all'ingresso della Camera i bicchieri sono già pieni, e per dare vita alle libagioni si attende solo l'arrivo del Capo politico Luigi Di Maio.

Che una volta giunto, si dà immediatamente in pasto ai cronisti con un filo di voce, giustificato con l'eccesso d'esultanza. Il ministro del lavoro dedica immediatamente la vittoria "alle vittime della legge Fornero" e coglie la palla al balzo per inviare un messaggio a Elisabetta Alberti Casellati, ammonendo il Senato a "prendere esempio". Mentre il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede cerca invano un bicchiere per poter aggregarsi al brindisi, giurando ai presenti di non essere astemio, Di Maio è un fiume in piena: "Ci dicevano tutti che non era possibile, noi abbiamo tagliato questi privilegi in 100 giorni di governo, mentre gli altri hanno preso in giro i cittadini italiani per decine di anni", e mette nel mirino le pensioni d'oro, annunciando ad horas un provvedimento che le taglierà.

Reclamato a gran voce dai suoi per la foto di gruppo, Di Maio intona, con i palloncini sullo sfondo che formano la scritta "bye bye vitalizi" un "hip hip urrà" letale per la poca voce residua, prima di tornare in pasto alle tv e ai passanti affamati di selfie (ma anche a un contestatore che gli chiede di aprire i porti). Sempre in preda all'euforia, asserisce che si tratta "solo dell'inizio" e di non essere preoccupato per i ricorsi annunciati dall'associazione degli ex-parlamentari, che hanno minacciato di rivalersi personalmente sui membri dell'ufficio di presidenza che hanno votato si' alla delibera.

 

Contemporaneamente, il presidente della Camera Roberto Fico, impossibilitato a unirsi alla festa per evidenti motivi di galateo istituzionale, spiega che se ci sono "situazioni particolarmente difficili e complesse, con dei paletti, gli ex-parlamentari toccati dalla delibera possono avere un riaumento del 50 per cento del vitalizio ricalcolato". Un sussulto di cautela, dettato probabilmente dalla consapevolezza che si tratterà di un percorso tutt'altro che compiuto. Oggi, però, è il giorno della festa. 

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