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AGI – Il neo sindaco di Roma Roberto Gualtieri si è insediato in Campidoglio dove si è incontrato con la sindaca uscente Virginia Raggi per il passaggio di consegne.

Raggi ha consegnato al neosindaco Gualtieri la fascia tricolore e lo ha accompagnato nel nuovo ufficio.

Sotto a Palazzo Senatorio un gruppo di persone si è radunato per assistere all’evento. L’ex ministro, che è stato accolto da applausi al suo arrivo, si è fermato a salutare i cittadini.  

“Sono onorato di assumere questo ruolo a cui dedicherò tutto mio il impegno e la mia passione. Con la Raggi abbiamo parlato dei dossier aperti più importanti, ora inizierà per me il lavoro. Ringrazio la sindaca per il lavoro di questi anni, ora inizia fase per me intensa e appassionante”., ha detto Gualtieri.

“Faccio i migliori auguri a Gualtieri“, ha detto la sindaca uscente, Virgini Raggi. “Fare il sindaco è il mestiere più bello e complesso, è un’esperienza piena. Sono stata onorata di guidare per 5 anni questa città, la più bella del mando. Consegno con grande senso delle istituzioni la città al nuovo sindaco”.

AGI – “Parliamo di problemi concreti e cose serie. Le dichiarazioni del ministro Gelmini sono contrarie alla realta’”. Lo dice Silvio Berlusconi dopo i contrasti di ieri in FI. Separazione? “Non c’è nulla di cui debba preoccuparmi”, afferma.

“Io – ha aggiunto Berlusconi – non so cosa è successo alla ministra Gelmini nelle dichiarazioni di ieri che sono anche assolutamente contrarie alla realtà. Per esempio, per quanto riguarda i rapporti con i nostri ministri al governo, c’è stata sempre una riunione dei tre ministri con i vertici di Forza Italia ogni settimana”. “Oggi i giornali hanno parlato di separazioni, tutte cose esagerate. Non c’è assolutamente nulla di cui io mi debba preoccupare”, ha detto l’ex premier. 

AGI – “La Giornata del Risparmio è caratterizzata, quest’anno, da una ripresa dei ritmi produttivi e dei consumi delle famiglie, alle quali è associata una ripresa degli impieghi. Il miglior clima di fiducia potrà contribuire a mobilitare rapidamente una preziosa risorsa, come quella del risparmio delle famiglie, tutelata dalla Costituzione, contribuendo alla ripartenza”. 

Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al presidente dell’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio S.p.A., Francesco Profumo, in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio.     

Per il Presidente, “le ingenti risorse e l’ambizioso programma di riforme del Piano Nazionale di Ripresa favoriranno la trasformazione della nostra economia verso un modello di sviluppo più sostenibile, innovativo e inclusivo, con la partecipazione di tutte le forze del Paese”.     

“A trent’anni dalla legge che ne consentì la trasformazione, le Fondazioni di origine bancaria, con le loro competenze, potranno concorrere a trasformare questa opportunità in un efficace volano per la ricostruzione, con un approccio agli investimenti che riservi particolare attenzione alle ricadute positive sulle comunità e con la partecipazione di fondi privati in progetti a finalità sociali”.    

“La pandemia – ricorda il Capo dello Stato – ha fatto emergere e aggravato alcune delle disuguaglianze della nostra società. In questo contesto, le Fondazioni hanno garantito uno sforzo particolare nel difficile momento dell’emergenza per sostenere le realtà economiche, culturali e sociali messe a dura prova dalla crisi. Nei prossimi anni, il loro ruolo sarà ancora più apprezzabile per sostenere la coesione sociale del Paese, specialmente nel Mezzogiorno, e nel contrasto alla povertà educativa”.    

“La capacità di scelte consapevoli e coerenti in materia di risparmio, per programmare il futuro, è fondamentale. La promozione dell’educazione finanziaria è uno strumento aggiuntivo per la protezione del risparmio, con ricadute positive per i singoli e per la collettività. Con questo spirito rivolgo ai partecipanti un caloroso augurio di buon lavoro”. 

AGI – Mario Draghi ha assicurato l’impegno del governo contro l’aumento delle bollette energetiche. “Un altro tema che tratteremo questa settimana” al Consiglio europeo “è quello dell’energia” ha detto il premier in Senato in vista del Consiglio europeo.

“Negli ultimi mesi, abbiamo assistito a un forte aumento del costo del gas e dell’elettricità. Questi rincari sono dovuti principalmente ai movimenti dei prezzi sui mercati internazionali. La domanda di energia da parte di famiglie e imprese è aumentata a livello europeo e sui mercati asiatici, e ha contribuito a ridurre le scorte e le forniture disponibili. Il Governo si è impegnato a contenere il rincaro delle bollette”.

Draghi ha anche ricordato che nello scorso giugno è stato già stanziato 1,2 miliardi per ridurre gli oneri di sistema e che poche settimane fa si è intervenuti ulteriormente, “con più di 3 miliardi, per calmierare i prezzi nell’ultimo trimestre dell’anno, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione”. 

La risoluzione del governo

“A fronte del preoccupante aumento dei prezzi dell’energia elettrica” in tutta l’Unione europea, “perseguire ogni sforzo dell’UE a favore di una risposta condivisa da parte dell’Unione, che contempli la mitigazione dei costi dell’energia quale elemento di stabilità internazionale e di garanzia per una transizione climatica sostenibile ed equa, nel quadro della più ampia azione tesa alla definizione di una autonomia strategica dell’Unione europea”. È uno degli impegni chiesti al governo nella risoluzione di maggioranza depositata in Senato.

Nel testo si chiede di “scongiurare altri shock dei’ prezzi in futuro, valutando misure finalizzate a migliorare la capacità di stoccaggio dell’energia all’interno dell’Unione, anche attraverso la creazione di una centrale di stoccaggio comune”.

AGI – “Uno sforzo straordinario” dell’Italia nella campagna di vaccinazione, tanto da superare la media europea. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, interviene in Senato per illustrare la posizione che il governo porterà gioevdì e venerdì al Consiglio europeo di Bruxelles, ringrazia “lo sforzo di medici e infermieri e di tutto il sistema sanitario nazionale”, ma anche coloro i quali hanno deciso di vaccinarsi “superando le resistenze” iniziali e sottolinea il record italiano nella campagna vaccinale europea anti Covid.

“Dopo un avvio stentato, la campagna di vaccinazione europea ha raggiunto risultati molto soddisfacenti – premette Draghi – nell’Unione europea, quasi quattro adulti su cinque hanno ricevuto almeno una dose di vaccino, per un totale di 307 milioni di persone. In Europa, abbiamo somministrato 130 dosi di vaccino per 100 abitanti, a fronte delle 121 negli Stati Uniti”, aggiunge.

Ma in Italia, continua Draghi “la campagna procede più spedita della media europea. A oggi, l’86% della popolazione sopra i 12 anni ha ricevuto almeno una dose e l’81% è completamente vaccinata”. L’accelerazione è avvenuta negli ultimi mesi, continua il premier, che ricorda come “prima dell’ultimo Consiglio europeo, a fine giugno, meno di un terzo della platea aveva completato il ciclo vaccinale”.

Negli ultimi quattro mesi, l’Italia ha dunque vaccinato metà della popolazione con più di 12 anni, ricorda Draghi. Si tratta di “uno sforzo straordinario, per cui dobbiamo essere grati al nostro sistema sanitario, a partire da medici e infermieri. Voglio inoltre ringraziare ancora una volta tutti i cittadini che hanno scelto di vaccinarsi, in particolare i giovani e i giovanissimi. E chi ha deciso di farlo nelle scorse settimane, dopo aver superato le proprie esitazioni”, aggiunge dopo le settimane di tensione e di polemiche legate alle proteste dei no-vax.

“La curva epidemiologica è sotto controllo grazie al senso di responsabilità dei cittadini – aggiunge il premier – Questo ci permette di mantenere aperte le scuole, le attività economiche e i luoghi della nostra socialità”. Il Consiglio europeo, conferma Draghi “riaffermerà il proprio impegno a contribuire alla solidarietà internazionale in materia di vaccini”: è necessario “incrementare la fornitura di dosi ai Paesi più fragili, perché possano proteggere i loro cittadini e per impedire l’insorgenza e la diffusione di nuove e pericolose varianti. Solo il 2,8% di chi vive in un Paese a basso reddito ha ricevuto almeno una dose di vaccino, a fronte di quasi il 50% della popolazione mondiale”.

L’Italia, conclude Draghi, sta facendo la sua parte, triplicando le donazioni di vaccino, da 15 a 45 milioni di dosi, da distribuire principalmente attraverso il meccanismo Covax: “a oggi, abbiamo assegnato più di 11 milioni di dosi: tra questi, circa tre milioni ciascuno a Vietnam e Indonesia, 1,5 milioni all’Iran e 700 mila a Libano, Yemen e Iraq”.

AGI – Neanche il tempo di festeggiare una vittoria, anzi un “trionfo”, che Enrico Letta si deve rimettere al lavoro. Non solo con il suo ritorno all’attività legislativa, dallo scranno della Camera vinto alle suppletive di Siena. Ma anche e soprattutto nell’impresa di “federare” un “campo largo”. Così largo da comprendere forze che vanno dai Cinque Stelle a Carlo Calenda.

Sulla carta, qualcosa di molto simile all’alchimia con cui si pretendeva di trasformare il ferro in oro. “Siamo per le sfide impossibili, questo è il nostro mantra. Mission impossible, come Tom Cruise”, scherza il segretario in mattinata.

Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha continuato a intimare l’altolà alle tentazioni di Nuovo Ulivo durante tutta la campagna elettorale e ricomincia dopochiusura dei seggi: “Attenzione Enrico Letta, la sconfitta di sovranisti e populisti risulterà vana se continuerete a dare ossigeno ai 5S e a non capire che la frattura oggi è tra elettorato responsabile, democratico ed europeista e chi cavalca disagio e paure. A destra e a sinistra”.

Parole che trovano orecchie attente anche dentro al partito, da chi lavora per evitare che il Pd “si sbilanci a sinistra” sacrificando la sua anima riformista. Un braccio di ferro che nel Pd non si è mai davvero interrotto. 

Lo stesso Goffredo Bettini, sponsor del “campo largo” e del rapporto priviligiato con Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle, spiega che “il Movimento 5 Stelle rappresenta un elettorato tradizionalmente diffidente rispetto al cosiddetto Palazzo. Se dovesse ‘crollarè molti suoi sostenitori ripiegherebbero su posizioni radicali, improduttive e marginali. Altri guai per la tenuta democratica. Conte”, aggiunge Bettini, “è all’inizio del suo lavoro, va incoraggiato. Il suo impegno e la sua propensione unitaria sono indispensabili per rafforzare l’alleanza di progresso”.

Gli ostacoli davanti al segretario del Pd

Se, da una parte, Letta ha come interlocutore un M5s che cerca faticosamente di ripartire, dopo la ‘rivoluzionè interna del nuovo Statuto e l’elezione a presidente di Giuseppe Conte, dall’altra c’è un’Italia Viva che, per dirla con Carlo Calenda, “rischia di diventare la versione Toscana dell’Udeur”.

Se, infatti, “compito delle forze liberali è trovare una sintesi”, per farlo “occorre essere netti sul rapporto tra politica e business/lobby e sul rinnovamento della classe dirigente”, avverte Calenda. “Non si può stare con Miccichè e Cuffaro in Sicilia e con Fico a Napoli. Altrimenti non è la versione italiana di Renew ma la versione Toscana dell’Udeur”.

A frenare sulle voci che vogliono Renzi pronto a fare il grande salto, almeno in Sicilia, è il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi che, interpellato dall’AGI, sottolinea: “Miccichè confonde i suoi desideri con la realtà: non c’è nessuna adesione di Italia Viva e di Renzi nel centrodestra, nè ora nè alle prossime amministrative”.

Nonostante queste difficoltà, il leader dem ci crede. Enrico Letta sa che la rinascita del Partito Democratico è destinata a portarsi dietro una larga fetta di elettori dalle sensibilità politiche più diverse.

Un esempio di questo processo si è visto proprio in occasione dei ballottaggi: “Abbiamo ascoltato gli elettori e gli elettori sono più avanti di noi. Gli elettorati si sono fusi, saldati e hanno consentito la vittoria del campo largo. Invito tutti a seguire l’indicazione che ci è venuta dagli elettori che hanno oltrepassato gli steccati. Il lavoro del federatore, la sua pazienza, dà risultati ovunque”. 

AGI – Enrico Letta sistema gli occhiali sul naso e porta la mano alla tasca della giacca blu per mostrare il Green pass. Attende. Tutto in regola. Ancora un’aggiustatina alla cravatta rossa e poi varca il portone della Camera, a quasi sette anni dal suo addio

Era il luglio 2015, più di un anno era passato dalla direzione del Partito Democratico che lo aveva sfiduciato e da quel gelido ‘passaggio della campanella’ a Palazzo Chigi con Matteo Renzi. Letta salutava con una promessa che suonava anche come una dichiarazione d’amore: “Mi dimetto dal Parlamento, ma non mi dimetto dalla politica“, diceva nel discorso di commiato pronunciato in un’Aula gremita, tra gli applausi e qualche pesante silenzio. E alla politica nella sua manifestazione più pura, quella insegnata ai giovani, si dedicava volando a Parigi per dirigere la prestigiosa Science Po.

Al fondo della sua scelta, spiegò, c’era “soprattutto l’aspirazione a una politica diversa, nella quale l’andare insieme, il Noi, conti sempre più dell’Io. Dove il senso della comunità prevalga sulle aspirazioni individuali”. Parole dietro le quali era fin troppo facile rintracciare la figura di Matteo Renzi. Alla fine dell’intervento, sotto lo scranno di Letta si improvvisò una processione di saluti, abbracci e strette di mano. Anche l’allora opposizione gli rese l’onore delle armi. Il capogruppo Sel, Arturo Scotto, ne riconobbe lo stile: “Tanto di cappello Letta. Anzi, visto che vai in Francia, chapeau”.

Ma l’abbraccio più sentito fu quello di Pierluigi Bersani, l’altro grande avversario del renzismo. I due si abbracciarono in Aula mentre l’ex segretario democrat nascondeva a stento la commozione.

Una standing ovation che si ripete oggi, al rientro di Letta nell’Aula di Montecitorio. I deputati del Pd si alzano, attendendo che il leader dem prenda posto accanto alla capogruppo, Debora Serracchiani. “Un onore e una grande emozione entrare di nuovo in Aula, qualche anno dopo”, scrive su Twitter Letta, pubblicando una fotografia dell’Aula di Montecitorio. “Rientro da trionfatore? No, rientro perché sono stato eletto. Non ho aspettato, è una casualità che il giorno sia oggi. Rientro da parlamentare di Siena. Non dobbiamo pensare che il risultato di ieri abbia un significato superiore a quello che ha”, aveva sottolineato poco prima con i cronisti che lo ‘scortavanò dal Nazareno, dove in mattinata ha riunito la segreteria, fino alla Camera. Poche centinaia di metri, un percorso lungo quasi sette anni. 

AGI – La “lettura politica” del mancato intervento dopo il “proclama” di Giuliano Castellino dal palco di piazza del Popolo “riecheggia stagioni drammatiche” vissute dal nostro Paese, “accreditando la tesi che si trattasse di un disegno accreditato dalle forze dell’ordine: respingo fermamente questa lettura, che non tiene conto della realtà dei fatti e insinua il dubbio che le forze di polizia, cui dobbiamo la difesa delle istituzioni e il mantenimento della pace sociale, si prestino ad essere strumento di oscure finalità politiche”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, nella informativa alla Camera sugli incidenti alla manifestazione no green pass del 9 ottobre a Roma. 

“In piazza a Roma il 9 ottobre c’erano circa 200 appartenenti a Forza Nuova, a conferma dell’acceso interesse da parte di questa formazione ad acquisire spazi di visibilità in grado di accrescerne il bacino di consenso”, ha aggiunto la ministra.

“Escludo fermamente l’accusa secondo cui durante i disordini del 9 ottobre a Roma ci fossero degli agenti infiltrati tra i manifestanti. Si trattava di agenti in borghese della Digos, come è di prassi. Respingo questo inquietante retroscena”. 

Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno.

“Siamo attesi da un periodo ancora molto impegnativo che peraltro vedrà a fino ottobre lo svolgimento del G20”, ha detto Lamorgese: “È da considerare fondamentale l’apporto informativo volto a valutare ogni pericolo – ha ricordato il ministro – e indirizzare attività di mediazione che hanno dimostrato l’efficacia nell’abbassare la tensione e decongestionare la piazza”. 

Durante la relazione della titotale del ministero di via del Viminale, dai banchi di FdI si sono levate alcune urla di protesta, tanto da richiedere l’intervento del presidente Roberto Fico, che ha richiamato all’ordine i deputati Mollicone e Delmastro Delle Vedove, ma anche alcuni esponenti dem, che rispondevano a tono alle proteste di FdI. 

AGI – È morto questa notte a Monza Luigi Amicone, fondatore del periodico di Comunione e Liberazione ‘Tempi’. Aveva da poco compiuto 65 anni e lascia la moglie Annalena e 6 figli.

Amicone è stato stroncato da uno pneumotorace con conseguente arresto cardiaco.

“Che don Giussani, il suo amico e maestro, che aveva per lo spirito libero e gioviale di Amicone una predilezione, ci guidi in questo momento di smarrimento, ricordandoci di confidare sempre in quel Destino al cui cospetto si trova ora il nostro carissimo amico Gigi” scrivo i giornalisti di ‘Tempi’ che hanno diffuso la notizia.

È morto Luigi Amicone https://t.co/bq9sTMR5r1

— TEMPI (@Tempi_it)
October 19, 2021

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, dopo aver appreso la notizia della scomparsa del giornalista Luigi Amicone ha espreso a nome dell’intera Giunta  “Cordoglio e vicinanza ai familiari e a tutti i suoi cari”. 

“Ci lascia una mente acuta – ha sottolineato Fontana – e un ottimo giornalista che ricorderemo per sempre”.

“Un intellettuale cattolico, giornalista, docente, scrittore –  ha aggiunto l’assessore regionale alla Cultura e Autonomia, Stefano Bruno Galli – un uomo libero dal pensiero profondo, difensore dei nostri valori, quotidianamente impegnato nella societa’ e nella politica e nella società”. 

Un fine scrittore, un acuto giornalista, ma soprattutto un amico. Si è spento, troppo presto, Luigi Amicone, che ho avuto modo di apprezzare come consigliere comunale dai banchi dell’opposizione. Non dimenticherò mai il suo acume e la sua passione per la nostra città.

— Beppe Sala (@BeppeSala)
October 19, 2021

“Un fine scrittore, un acuto giornalista, ma soprattutto un amico. Si è spento, troppo presto, Luigi Amicone, che ho avuto modo di apprezzare come consigliere comunale dai banchi dell’opposizione. Non dimenticherò mai il suo acume e la sua passione per la nostra citta’”. Il sindaco di Milano Beppe Sala, sui social ha commentato così la scomparsa di Luigi Amicone.

“È venuto a mancare improvvisamente Luigi Amicone – ha scritto Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari regionali e le autonomie – perdiamo un giornalista brillante, fondatore del settimanale “Tempi”, un uomo appassionato e di grande cultura. Esprimo sincero cordoglio e vicinanza alla famiglia. Luigi manchera’ tanto a tutti noi”. 

Fratelli d’Italia si unisce al cordoglio per la scomparsa improvvisa di Luigi Amicone, fondatore di @Tempi_it. Ci lascia una voce libera del giornalismo e della cultura. Tutta la nostra vicinanza alla moglie Annalena, ai suoi figli e a tutti i suoi cari

— Giorgia Meloni ن (@GiorgiaMeloni)
October 19, 2021

“Fratelli d’Italia si unisce al cordoglio per la scomparsa improvvisa di Luigi Amicone, fondatore di Tempi – ha sottolineato il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni – Cc lascia una voce libera del giornalismo e della cultura. Tutta la nostra vicinanza alla moglie Annalena, ai suoi figli e a tutti i suoi cari”. 

AGI – Il centrosinistra in netto vantaggio a Roma. Avanti sul centrodestra anche a Torino, mentre si profila un testa a testa a Trieste. È il quadro che si inizia a delineare sulla base degli exit poll e delle prime proiezioni.

Il candidato del centrosinistra nella Capitale, Roberto Guatieri, si attesterebbe attorno al 52-59%, rispetto allo sfidante di centrodestra Enrico Michetti, dato al 40-42%. Stessa ‘distanza’ a Torino, dove il candidato del centrosinistra Stefano Lorusso è dato tra il 56 e il 60%, mentre il candidato del centrodestra Paolo Damilano si attesterebbe tra il 40 e il 44%.

 

Se i dati dovessero essere confermati, sommando i risultati dei primi turni con quelli dei ballottaggi, il centrosinistra conquisterebbe la maggioranza delle grandi città in cui si è votato: Milano, Bologna e Napoli al primo turno, Torino e Roma al secondo, in attesa di capire come si concluderà la sfida a Trieste.

Rispetto alle scorse elezioni amministrative nel 2016, infatti, il centrosinistra ha confermato la guida di Milano, con Beppe Sala che ha vinto al primo turno, e a Bologna con Matteo Lepore che ha vinto al primo turno.

A Napoli, dove alle scorse elezioni aveva vinto Luigi De Magistris, al primo turno si è aggiudicata la vittoria il candidato del centrosinistra assieme al Movimento 5 stelle Gaetano Manfredi. Il centrosinistra conquisterebbe in più la Capitale, dove nel 2016 aveva ampiamente vinto la sindaca M5s Virgiania Raggi, e la città di Torino, anch’essa a guida M5s dopo la vittoria di Chiara Appendino nel 2016.

Se il testa a testa che si profila a Trieste, con il sindaco uscente del centrodestra Roberto Dipiazza in svantaggio rispetto allo sfidante Francesco Russo, dovesse risolversi a favore del secondo, il centrosinistra governerebbe in sei grandi città in cui si è votato. Infine, da registrare un ulteriore calo dell’affluenza, già in discesa ai primi turni.

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