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“Con tutta la cautela e la prudenza possibili, davanti ai segnali che indicano come l’epidemia stia rallentando la sua crescita, devo dire che il nostro sistema sanitario ha funzionato, nelle strutture, nel personale medico e dirigenziale”. Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera il governatore ligure Giovanni Toti, il quale prova a prefigurare “un ritorno alla normalità” guardando oltre l’emergenza e questi giorni.

Toti dice che è già arrivato il momento in cui bisogna “iniziare a ragionare su come differenziare le misure di contenimento sul territorio” perché “una cosa sono Bergamo, Brescia, un’altra il resto d’Italia” e pertanto si tratta di “agire a scacchiera” in quanto “non si può bloccare a tempo indeterminato la filiera economica del Paese” e pertanto quel che serve è molto “coraggio” visto che “non possiamo chiedere sacrificio solo a medici e infermieri”.

E a tal proposito, circa le manovre di cui si parla e che due per una cinquantina di miliardi, secondo Toti “rappresentano il Pil di un terzo del mese dell’Italia, che è di circa un miliardo e 800 milioni” ma ora “quei soldi diventano una goccia nel mare se non si riparte” spiega il governatore ligure ed è “giustissimo” che Mario Draghi, ex presidente Bce, chieda massima liquidità per tutti, “ma serve un passo in più”, ovvero serve “una rivoluzione, simile a quella del boom economico” perché “bisogna avere spirito pionieristico, concedere a chiunque voglia investire la possibilità di farlo con semplicità”.

“Anche senza gare d’appalto, i Tar, le procedure infinite: chi bara verrà punito, ma agli altri bisogna dare libertà di investire, o gli imprenditori rischiano di rifugiarsi in sicuri bunker” conclude il governatore. Non prima di aver ricordato che ciò che serve per rimettere le Liguria in moto sono “le grandi fabbriche metalmeccaniche, i cantieri navali, la nautica da diporto” oltre a “remare tutti nella stessa direzione, senza perdere tempo”.

“Dobbiamo fare in fretta, il ministero della Salute si occuperà della telemedicina, noi faremo una short list delle app di data analytics, le decisioni verranno assunte nella collegialità del governo, ciascuno per le proprie competenze”. È quanto dichiara la ministra dell’Innovazione Paola Pisano in un’intervista al Corriere della Sera, secondo la quale sarà solo una questione di giorni. La prima selezione è affidata a una squadra di 60 esperti.

App per cercare cosa? Interrogata sul punto, Pisano dice che “le app di tracciamento dei contatti hanno attirato molto l’attenzione, ma sono solo la punta dell’iceberg” mentre per il Paese l’importante innanzitutto è la raccolta dei dati, “anche quelli comunicati in modo volontario e anonimizzato, come accade sul sito americano Healthweather” dove – appunto – i cittadini possono dare indicazioni sul loro stato di salute e si possono vedere anche le zone in cui salgono ondate anomale di febbre, anche se, aggiunge la ministra, “non bisogna pensare che un’app sarà la soluzione di tutto” perché “dobbiamo essere prudenti, testarla e valutare sopra quale soglia è statisticamente rilevante”. E in ogni caso la linea del ministero della Salute è di fare i test “solo in presenza di sintomi”.

Un ultimo passaggio dell’intervista riguarda la questione della privacy. La ministra dell’innovazione ritiene che “non è necessario comprimere al minimo un diritto in favore di un altro” in quanto “abbiamo compresso il nostro diritto alla libertà perché sappiamo che avrà un impatto sulla diffusione del virus”. 

Però – si chiede Pisano: “Abbiamo la stessa certezza su un’app?”. La riposta secondo la titolare dell’Innovazione è che “Dobbiamo porci questa domanda e assicurarci che le deroghe finiscano con l’emergenza e tutti i dati vengano cancellati”. Di questo e altro ne sta parlando e lavorando con il Garante.

Il dibattito sulla possibilità di un governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi divide la politica italiana. Ancor prima che diventi un’ipotesi – se mai lo diventerà – un eventuale incarico all’ex presidente della Banca centrale europea alla guida di un esecutivo di larghissime intese che salvi l’Italia dal rischio default incontrerebbe il favore, quantomeno al momento, solo della Lega di Matteo Salvini. Contrari Pd, M5s, Liberi e uguali e Fratelli d’Italia, mentre Italia viva e Forza Italia non sembrano vederne la necessità ora ma non si opporrebbero, se mai vi dovesse essere un incarico.

Un’ipotesi fuori luogo

In casa Pd, il tema di un eventuale governo di unità nazionale non è nemmeno considerato. Goffredo Bettini lo ha respinto con forza. L’esponente dem romano, tra i dirigenti più ascoltati da Nicola Zingaretti, ha aperto all’apertura di una cabina di regia che comprenda anche le opposizioni ma ha espresso contrarietà a “soluzioni politicamente pasticciate e strumentali; ad esempio un governo di tutti per andare avanti in questa legislatura”. Una considerazione del tutto personale, non la linea del partito. Il pensiero dei parlamentari democrat delle varie aree, tuttavia, non si discosta molto dalle parole di Bettini. L’esponente di ‘Base riformista’ Enrico Borghi – sentito dall’AGI – preferisce “lasciare ad altri i giochi di ruolo”. “Noi ci concentriamo sul contingente, sull’emergenza che c’è”, dice. 

Un messaggio in questo senso è arrivato anche dal segretario Nicola Zingaretti, che oggi ha riunito la segreteria e ha affrontato il tema della liquidità per le imprese e le famiglie da accordare in tempi certi, necessità indicata anche dall’ex numero uno di Eurotower. Ma Zingaretti ha anche aggiunto: “Ha ragione il ministro Roberto Gualtieri, il governo vada avanti con determinazione su politiche espansive e di investimento per immettere liquidità nel mercato. Come ha detto Mario Draghi ‘agire subito senza preoccuparsi del debito pubblico per proteggere cittadini ed economia’. Questa è la priorità assoluta”. Insomma, la ricetta di Mario Draghi, sembra dire Zingaretti, è la stessa del ministro dell’Economia. Dunque, inutile e dannoso porsi il problema in questo momento.

Una linea che a Bruxelles è stata espressa oggi dal capo delegazione del Pd al Parlamento Europeo, Brando Benifei per il quale Draghi “è una personalità di spicco a livello europeo, di massima importanza, tanto che il suo intervento sul Financial Times è stato discusso a tutti i livelli istituzionali”. “Detto questo, credo che il tema di un suo ruolo rispetto a un futuribile governo in Italia sia assolutamente fuori luogo”, ha aggiunto. ​La contabilità dei morti non sembra permettere di fare discorsi che vadano al di là del giornaliero, è il ragionamento che viene fatto da alcuni dirigenti, e infilarsi in un dibattito sul successore di Giuseppe Conte rischia di indebolire il governo e vanificare gli sforzi fatti fin qui dalla politica, ma soprattutto dai cittadini.

L’ammirazione di Renzi per il Professore

Così, anche in casa Italia viva, dell’ipotesi non si parla, almeno non ‘in chiaro’. Luigi Marattin risponde seccamente a chi gli chiede se la discussione è aperta: “Noi discutiamo degli emendamenti da presentare in Parlamento” al decreto ‘Cura Italia’, “visto che domane scade il termine per la presentazione. La nostra priorità è questa”.  Al di là dell’impegno di Italia viva sugli emendamenti, Matteo Renzi aveva già avanzato l’idea di un governo di unità nazionale, un governo istituzionale sulla scorta del tentativo – fallito – di Antonio Maccanico. Certo, l’emergenza coronavirus era ancora di là da venire, ma questo, unito alla vera e propria ammirazione di Renzi per Draghi – è il ragionamento di fonti parlamentari di Iv -, lascia pensare che difficilmente l’ex premier si opporrebbe a una soluzione del genere, nel caso questa si presentasse concretamente.    

Il ‘niet’ di M5s e Leu

Sempre nella maggioranza, un ‘niet’ all’ipotesi di un cambio di governo in corsa, seppure per dare più forza e velocità all’azione di rilancio dell’economia, è espresso con nettezza sia dal Movimento 5 stelle sia da Liberi e Uguali. “L’attuale governo ha la piena fiducia del M5s e così anche Conte, il quale sta gestendo con capacità e determinazione una situazione senza precedenti”, è il testo della nota diffusa ieri dal Movimento di Vito Crimi. “Il presidente del Consiglio è per noi una figura di garanzia, alla guida di un esecutivo che sta lavorando compatto e in sintonia con un unico obiettivo: aiutare il nostro Paese a uscire dalla crisi”, si è sottolineato. “Altri nomi fatti circolare per la guida di Palazzo Chigi, come quello del governatore Draghi, per noi non sono neppure ipotizzabili. Dovremmo esser tutti concentrati sul fare, sul come renderci utili. Invece purtroppo sulla stampa continuano a comparire retroscena, ricostruzioni, che non corrispondono ne’ alla realtà nè sono adeguati ai tempi che stiamo vivendo”. ​

Da M5s è arrivato anche un ‘monito’ agli altri partiti di maggioranza. “Che le opposizioni contestino, in modo spesso strumentale, il presidente Conte e l’esecutivo è un dato di fatto che non stupisce – è stato fatto notare -, ma nel caso in cui tra le fila della maggioranza qualcuno dovesse avere idee in linea con quelle del centrodestra, lo dichiari apertamente o taccia. Il Paese non ha bisogno di divisioni, indiscrezioni, pettegolezzi, ma di lavorare compatti e uniti”.  Pollice verso anche da Leu. “Per quanto ci riguarda, il governo che c’è sta lavorando bene”, ha sottolineato la senatrice di Leu e presidente del gruppo Misto, Loredana De Petris. ​”In un momento come questo, l’esecutivo deve esser tenuto fermo. Abbiamo un governo che è pienamente operativo, che ha preso provvedimenti immediati”, ha scandito Pietro Grasso, a Rai Radio1 per Un giorno da Pecora. “Siamo nella legittimità, in piena operatività e attualmente non vedo la necessita’ per cercare qualcosa di diverso”.     

Opposizione divisa

E’ invece divisa, al momento, l’opposizione. Il segretario leghista Salvini ha fatto stamane un discorso in Aula al Senato che è parso un ‘endorsement’ a Draghi, dopo il contributo sul Financial Times in cui l’ex governatore ha aperto all’ipotesi di attingere al debito pubblico degli Stati per scongiurare la depressione economica. ​”Ringrazio Draghi per le sue parole. E’ caduto il mito che non si può fare debito. Benvenuto al presidente Draghi”, ha festeggiato il ‘sovranista’ Salvini. “Serve l’aiuto di Draghi – ha detto il numero uno degli ex lumbard -. Sono contento dell’intervista e di quello che potrà nascere da quell’intervista”. In via Bellerio, l’intervento di Draghi è stato visto come un segnale di disponibilità anche se i tempi per la sua ‘chiamata’ non sono ancora maturi. Tra i leghisti, un’eventuale discesa in campo dell’ex governatore è considerata come l’unica possibilità che l’Italia ha per evitare il default economico. A quel punto, nessuno partito politico – sono convinti -, tranne forse Fratelli d’Italia, potrebbe tirarsi indietro dal sostegno a un esecutivo che sarebbe di ‘salvezza nazionale’. I tempi, appunto, non sono ancora maturi – si ragiona – siamo nella piena emergenza sanitaria e il Colle continua a difendere Conte.     

Intanto, i leghisti, insieme agli altri partiti di opposizione, ma senza crederci troppo, hanno dato il via alla collaborazione con il governo sui futuri provvedimenti per affrontare l’emergenza. “Siamo disponibili a tutto, anche alle sedute spiritiche”, ha detto Salvini, purchè la si “smetta con le chiacchiere”. L’idea è che comunque questa collaborazione si sposterà a livello parlamentare, coordinata dal ministro Federico D’Incà. E che non si replicheranno gli incontri di Conte coi leader dell’opposizione, anche per volontà del governo, che vorrebbe allontanare da sè dell’aura di unità nazionale che teme l’opposizione voglia utilizzare strumentalmente.

​L’ipotesi governo Draghi è liquidata, invece, al rango di “chiacchiera” da Silvio Berlusconi, che ha interpretato la tempistica scelta dall’ex governatore per il suo intervento come uno ‘pungolo’ al consiglio europeo di oggi. “Ora non è il momento di parlare di nuovi governi per il futuro”, ha detto il Cavaliere, dando la linea ai suoi. “C’è una emergenza da affrontare e un Paese da salvare. Prima occupiamoci dei problemi col governo che già c’è, poi parleremo del prossimo”. “Nella prospettiva di arrivare alle elezioni, accetterei un governo tecnico con Draghi, che potrebbe essere un premier capace di intervenire sulle emergenze del Paese”, aveva detto il presidente di FI, a dicembre. Berlusconi stima molto Draghi e rivendica in ogni occasione di aver insistito a lungo con Angela Merkel – che voleva un tedesco -, ottenendo per lui il posto di guida della Bce. In Forza Italia un eventuale governo Draghi sarebbe visto da tutti con favore anche se al momento regna un forte scetticismo sul fatto che l’ex governatore possa accettare, avendo obiettivi piu’ alti. 

Meloni contraria

​Discorso a parte va fatto per Fratelli d’Italia. Quando, a inizio novembre, Salvini aprì alla possibilità di Draghi prossimo inquilino del Colle, la presidente di FdI Giorgia Meloni espresse la sua contrarietà netta. “A scanso di equivoci lo ribadisco: non contate sui voti di Fratelli d’Italia per l’elezione di Draghi alla presidenza della Repubblica”, aveva detto Meloni. “Per noi il prossimo presidente della Repubblica deve avere alle spalle una storia di difesa dell’economia reale e dei nostri interessi nazionali, non provenire dal mondo della grande finanza internazionale, anche per questo vogliamo che il Presidente della Repubblica sia scelto direttamente dagli italiani e non tramite giochi di palazzo. Fratelli d’Italia sta già raccogliendo le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per l’elezione diretta del Capo dello Stato. E se lo votano gli italiani, a occhio, non vince Draghi. Non ho nulla contro di lui, e’ una personalità di altissimo spessore, ma non auspico che il prossimo inquilino del Colle sia un esponente della finanza”.     

Così come Fratelli d’Italia è contraria, almeno da quando si è aperto il dibattito, a fine anno, all’ipotesi di un governo nazionale. “Le parole di Mario Draghi sono per me condivisibili. Credo fossero un messaggio chiaro alla Germania. Credo fossero anche parole necessarie, in un momento in cui dobbiamo dirci la verità – ha affermato oggi Meloni -: l’Europa rischia di dissolversi e credo che debba decidere in queste settimane se voglia esistere o no. Ma non è questione di Draghi sì o Draghi no. Dobbiamo distinguere l’emergenza sanitaria dalla ricostruzione economica. Non so se in questa fase qualcuno ritiene che si possa modificare il governo, questo richiede dei tempi. Se qualcuno pensa che in questa fase si possano fare le consultazioni, dare l’incarico, il giuramento, la fiducia. Ciò non significa che io consideri Conte adeguato. Sono convinta che questo governo non sia il massimo possibile per affrontare l’emergenza. La ricostruzione economica avrà bisogno di qualche anno, ora io credo che immaginare che si possa fare una ricostruzione con questo Parlamento … non sono ottimista. Servirà una visione, un governo forte con un mandato chiaro”. 

 

“Abbiamo urgente bisogno di immettere liquidità sui mercati, ma per far fronte alla pandemia in questo momento siamo fermi ai 25 miliardi messi in campo giorni fa su nostra insistenza”. In un’intervista al quotidiano La Stampa l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dice che “le scelte effettuate dal governo, magari in ritardo, erano in gran parte obbligate”.

E anche se il Presidente del Consiglio ha promesso di aumentare le disponibilità finanziarie però “non ha indicato nulla di concreto” mentre “la Germania invece ha già stanziato 156 miliardi” e se c’era una cosa da fare subito, aggiunge Berlusconi “era fare come ha già fatto la Germania: lo Stato dia alle banche la garanzia sui crediti alle aziende”. E si augura “che il governo finalmente ci ascolti”.

Quindi il leader di Forza Italia lamenta il fatto che “dal Presidente del Consiglio non sia venuto alcun appello” alla collaborazione istituzionale mentre sin “dal principio ho detto che di fronte a questo dramma le polemiche politiche passano in secondo piano e bisogna collaborare con il governo”. Poi chiosa, polemico: “Del resto, collaborare vuol dire prendere le decisioni in modo condiviso, non essere informati di decisioni già prese, come è avvenuto finora”. Ma “un Paese avanzato come l’Italia – sottolinea il capo di FI – dovrebbe avere al governo persone con esperienza, con competenza, con un passato adeguato”.

Infine l’Europa, il cui atteggiamento iniziale “è stato francamente deludente” anche se ora – conclude Berlusconi – “le cose stanno cambiando” ma “se l’Europa mancasse questa prova, se non dimostrasse di essere una comunità solidale – sottolinea – fallirebbe per sempre”.

 

“L’ho detto in tutte le salse: del Mes non mi fido. Se qualcuno pensa di applicare all’Italia una ricetta ‘greca’ si sbaglia. Non so Conte che intenzioni abbia, ma non glielo permetteremo”. In un’intervista a Il Foglio, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, dice di sperare “in una riscossa dell’Europa” perché anche l’Europa una volta volatilizzatosi il virus “non sarà più la stessa”.

“Ci hanno raccontato la favola dell’Europa solidale, e invece nella prima fase dell’emergenza alcuni stati hanno pensato solo ai fatti loro. Bloccando addirittura le esportazioni di mascherine”, dice polemica Meloni, quindi osserva: “L’Europa è stata assente, se non avversaria, in prima battuta. Poi il virus si è esteso, e quando è arrivato in Germania, allora Ursula von der Leyen ha detto che ‘siamo tutti italiani’. Ma l’Europa non funziona”.

E sull’Italia, invece, la presidente di FdI, dichiara che il decreto Cura Italia “lo sa persino chi l’ha scritto, che non basta. Si stanno commettendo due grandi errori: uno di comunicazione e l’altro di visione” mentre quando poi invece lo si legge si vede “che è solo l’inizio, che sono misure parziali” e allora “c’è un contraccolpo di sfiducia”.

E il rischio “di desertificazione del sistema produttivo”. Quanto al piano politico interno, Meloni invita tutti “anziché parlare di governi Draghi, di chi deve fare il ministro, a occuparsi del futuro dell’Italia” in quanto “la ripresa avrà bisogno di anni” e una volta fuori dall’emergenza, le spera e si augura che “a gestirla ci sia un governo forte frutto del consenso popolare”. Ad ogni modo ripete e conclude: “Pensiamo alle cose da fare. Adesso. Non alle poltrone”.

“Non si tratta di sospendere la privacy, ma di adottare strumenti efficaci di contenimento del contagio, pur sempre nel rispetto dei diritti dei cittadini”. In un’intervista a la Repubblica il Garante della privacy, Antonello Soro, dice che tra le strategie messe in campo dal governo per contenere il contagio da coronavirus c’è il cosiddetto contact tracing digitale, cioè l’uso dei dispositivi mobili dei cittadini per la mappatura e il tracciamento dei soggetti entrati in contatto con persone infette: il cosiddetto modello coreano.

Tuttavia, aggiunge il Garante, se “la disciplina di protezione dei dati coniuga esigenze di sanità pubblica e libertà individuale, con garanzie di correttezza e proporzionalità del trattamento”, una misura specifica quale il contact tracing, che incide su un numero elevatissimo di persone, “ha bisogno di una previsione normativa conforme a questi principi”.

Ovvero? Secondo Soro “un decreto-legge potrebbe coniugare tempestività della misura e partecipazione parlamentare”, anche se poi precisa mettendo le mani avanti “va da sé che la durata deve essere strettamente collegata al perdurare dell’emergenza”.

Il punto però riguarda le modalità su come evitare gli abusi nel trattamento dei dati e di come ci si difende da intrusioni malevole e a tale proposito Soro spiega che la nostra disciplina “offre gli strumenti per minimizzare il pericolo di abusi, secondo i principi di precauzione e prevenzione”, che impongono misure di sicurezza e garanzie di protezione dati già nella fase di progettazione e impostazione della struttura tecnologica, e pertanto “rispettando questi criteri. si può valorizzare al massimo grado l’innovazione”.

E in ogni caso, conclude il Garante Soro, “il rischio che dobbiamo esorcizzare è quello dello scivolamento inconsapevole dal modello coreano a quello cinese, scambiando per efficienza la rinuncia a ogni libertà e la delega cieca all’algoritmo per la soluzione salvifica”.

“Stiamo studiando dettagliatamente il provvedimento dello scudo del golden power e, sotto la regia di palazzo Chigi, siamo pronti ad agire per difendere gli asset industriali e aziendali del nostro Paese senza precluderci di allargare l’intervento ad altri settori strategici”. Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in un’intervista a ‘Famiglia cristiana’.

 

“Quando ci sono mille morti al giorno niente viene prima. È un problema enorme, reale e urgente. E ha due dimensioni. Una sanitaria e una economica”. Per questo, dice Matteo Salvini in un’intervista a La Stampa, “questo occorrono garanzie di investimenti illimitati”. Il leader della Lega constata che “il resto d’Europa si sta muovendo con cifre enormi” quindi “dobbiamo muoverci prima che. Si arrivi allo scontro sociale tra garantiti e non garantiti”. Pertanto si chiede: “ Servono cento miliardi? Mettiamo cento miliardi”. La priorità per l’ex ministro dell’Interno gialloverde è questa, anche se l’obiezione che gli viene posta è che il debito potrebbe esplodere, osservazione alla quale Salvini replica: “Il rigore e lo zero virgola hanno fatto dell’Italia il Paese con la crescita più bassa d’Europa. L’emergenza ci impone di cambiare”.

Poi il leader del Carroccio passa a notare che c’è “una gran voglia di pensiero unico” e si dice convinto “che un governo di centrodestra sarebbe stato linciato su alcune di queste scelte, anche se aggiunge: “Non importa”, come a dire: se l’avessimo fatto noi ci avrebbero crocefissi, ma pazienza… perché “il nostro obiettivo è dare una mano”. Anche se poi osserva: “Certo, quando leggo che il ministro del Sud sostiene che si deve aiutare il lavoro nero mi si gela il sangue. Per noi avrebbero chiesto l’arresto immediato per istigazione a delinquere. Sorvolo”, ironizza, però insiste Salvini, “mi basterebbe che ci lasciassero la libertà di portare le nostre idee e di esprimere il nostro dissenso quando serve”. Ad esempio, “quando il Cura Italia prevede l’uscita dal carcere di chi non ha concluso la pena. Invece qui volano insulti come se piovesse. Assurdo”.

Poi anche una battuta sul premier Conte: “Speriamo di essere consultati prima e di non venire a sapere quello che succede solo a cose fatte da una diretta su Facebook”. E il leader leghista consire tardivo il richiamo di Conte alla centralità del Parlamento, anche se – afferma –  “l’importante è che non sia di facciata”.

“Per collaborare non abbiamo bisogno di poltrone. E forse ora non c’è neanche il tempo né la possibilità di metterci a fare una lista di ministri, di gabinetti, di deleghe e via discorrendo”. In un’intervista al Corriere della Sera la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni dice chiaro e tondo che “non c’è il bisogno di un governo di unità nazionale”, per contrastare l’emergenza coronavirus.

Quindi aggiunge: “È possibile collaborare se si istituisce un luogo permanente di confronto”, e questo “può essere solo il Parlamento”. Pertanto “si crei una unità di crisi parlamentare, un organismo — che può essere perfino la conferenza dei capigruppo, magari allargata — dove si possa fare il punto, nella quotidianità” dice la leader della destra e di FdI.

Però Meloni avverte anche: “L’emergenza è una cosa, l’ordinario è altro”, tanto più, analizza la leader, che “a ricostruzione e il rilancio del Paese non sarà questione di mesi, ma di qualche anno”. Così Meloni pensa che “superata questa prima fase terribile, non si potrà continuare con la melassa, perché si tornerà alla politica, alle diverse visioni che andranno confrontate e illustrate ai cittadini che poi dovranno scegliere e dare a chi governerà un mandato lungo, stabile, certo, di cinque anni”.

Quindi Meloni auspica un ritorno al voto in tempi congrui, e chiede che il Parlamento continui a rimanere aperto per convocarsi “una volta a settimana praticamente solo per dare comunicazioni”. Poi chiosa: “L’unica cosa che ha concesso davvero e sempre Conte è stata l’informazione, la comunicazione, anche di cose che non aveva ancora fatto, come si è visto sabato notte su Facebook per un decreto che ancora non c’era…”.

Una app per combattere il Coronavirus: con l’iniziativa annunciata lunedì dalla ministra Paola Pisano, anche l’Italia ha intrapreso la strada che stanno battendo alcuni Paesi europei.

“L’emergenza Covid-19 ha evidenziato quanto siano fondamentali la connettività, il digitale e i dati”, spiega Pisano in una intervista ad AGI. “Per far fronte alla richiesta del nostro Paese di servizi immediatamente utilizzabili abbiamo creato il progetto Solidarietà digitale che mette a disposizione gratuita dei cittadini applicazioni digitali per sostenere le attività del Paese (didattica a distanza e lavoro agile in primis) e successivamente il progetto Innova per l’Italia in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’Università e della Ricerca.

All’interno di Innovaperl’Italia abbiamo definito due iniziative per la ricerca di possibili soluzioni: la prima è stata pubblicata lunedi 23 marzo e riguarda soluzioni per rispondere alla crescente necessità di tamponi, mascherine e ventilatori terapeutici. La seconda verrà pubblicata martedì 24 marzo, e riguarderà la raccolta e valutazione di app e strumenti tecnici di teleassistenza per pazienti e tecnologie per l’analisi dei dati”. Dunque, ma anche altri strumenti. Tutto con l’obiettivo di “capire quali soluzioni siano disponibili, valutare le funzionalità e l’efficacia e, d’intesa con tutte le Istituzioni competenti, attivare o no il processo di adozione”.

Ma l’Italia non percorrerà questo sentiero da sola: l’emergenza è ormai globale e, come spiega ancora Pisano, “fondamentale è anche il raccordo internazionale. Questo sforzo non deve riguardare solo l’Italia ma deve essere messo a disposizione della comunità internazionale”.

Il processo è all’inizio, ma c’è la necessità di muoversi velocemente e nel rispetto dei diritti: “La call si apre domani e il Gruppo di lavoro data-driven per l’emergenza COVID-19 analizzerà le applicazioni prendendo in considerazione vari fattori: l’effettivo impatto sulla diminuzione della diffusione del corona virus, la sicurezza e la tecnologia, la gestione della privacy. In tre giorni raccoglieremo le applicazioni e inizieremo la valutazione sui diversi parametri (tecnologia, impatto, privacy): la velocità in questo momento è tutto.

La decisione politica di adottare una soluzione piuttosto che un’altra sarà presa poi dal Governo, in accordo con le altre istituzioni coinvolte, a partire dal Garante per la Privacy. Il garante della privacy è coinvolto nella task force e ci stiamo già confrontando in modo informale su alcuni temi. Le decisioni che prendiamo oggi avranno un effetto futuro soprattutto sul nostro approccio alle emergenze e ai dati”. 

Alla valutazione tecnica seguirà, poi, “una decisione a livello governativo. Ricordiamoci sempre del contesto in cui operiamo: un Paese in cui la popolazione anziana è quella piu’ colpita dal virus e spesso non ha dimestichezza con nuove applicazioni e un paese in cui, secondo le stime dell’Organizzazione per il commercio e lo sviluppo economico (Ocse), circa il 26 per cento della popolazione tra 16 e 74 anni non ha mai navigato in rete (la media Ocse è del 14 per cento). Stiamo parlando di circa 10 milioni di cittadini italiani che semplicemente non utilizzano la Rete. La domanda alla quale dobbiamo rispondere prima di qualunque altra scelta è ‘Sarà efficace un’applicazione del genere in Italia per combattere la diffusione del virus?”.

A lavorare al progetto ci sarà una vera e propria task force interministeriale: “La task Force che stiamo creando che fa capo al mio ministero composta da esperti che si occuperanno di varie tematiche tra cui il tema dell’applicazione. La task force è composta da esperti indipendenti e da esperti del Ministero della Salute, dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), e componenti direttamente designati dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e dal Garante per la protezione dei dati personali”. In un Paese con una popolazione anziana molto al di sopra della media europea, c’è il rischio che l’utilizzo di un’app possa risultare inefficace: “è un rischio che stiamo prendendo in considerazione soprattutto se la soluzione dovesse essere un’applicazione nuova da scaricare dagli store”, risponde Pisano all’AGI.

Rimangono poi, i dubbi dei costituzionalisti sulla legittimità del ricorso a strumenti tecnologici per la rilevazione e il tracciamento di dati sensibili. “La democrazia italiana, oggi si trova ad affrontare una emergenza inedita e drammatica, in cui bisogna tutelare principi e valori diversi: da un lato, si trovano la vita e la salute, non solo come beni della collettività, ma come esigenza di protezione di tutti, soprattutto dei piu’ deboli (anziani, disabili, malati ecc.); dall’altro l’esigenza di non far venire meno alcuni capisaldi della Costituzione, come la garanzia della protezione dei dati personali. La compressione del diritto alla privacy a favore del diritto alla vita presuppone la certezza e la consapevolezza che dia davvero dei risultati, cosi’ come oggi abbiamo la consapevolezza che la compressione del diritto alla nostra libertà dà risultati nel combattere la diffusione del virus”, conclude Pisano. 

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