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AGI – Un manifesto che muove dalle istanze del “Movimento delle origini”, ma che si apre, in Parlamento e fuori, anche a chi non si è formato politicamente in M5s ma condivide la necessità di un’opposizione ferma al governo presieduto da Mario Draghi. E’quello che hanno presentato alla Camera, in conferenza stampa, alcuni dei deputati espulsi nei giorni scorsi dal gruppo pentastellato, dopo la scelta di non votare la fiducia al nuovo esecutivo, contravvenendo alle indicazioni del capo politico.

Potranno contare, almeno a Montecitorio, su una componente del gruppo Misto denominata “L’alternativa c’è”, composta per ora da 13 deputati, con l’obiettivo dichiarato di arrivare alla formazione di un gruppo vero e proprio. “Nasciamo come opposizione a questo governo – ha detto il portavoce Andrea Colletti – e in opposizione a quelle che un governo tecnico come quello di Draghi potrà portare avanti. Vogliamo essere inclusivi per tutte quelle persone dentro e fuori il Parlamento che non vogliono morire moderate. Abbiamo redatto un manifesto di principi e obiettivi che vogliamo perseguire. Un governo di tutti – ha proseguito – rischia di essere un governo di nessuno, ma il problema è che quando la politica è debole prende il sopravvento la burocrazia, e questo è un governo di burocrati. Il nostro è un manifesto in divenire, dei principi di base su cui vogliamo creare consenso, è aperto a tutti”. 

 Gli fa eco Pino Cabras, sottolineando che “questo governo è l’autobiografia di una Nazione in declino. Non vogliamo essere compartecipi delle cose che abbiamo sempre combattuto. L’alternativa va costruita, vogliamo farlo con tanti cittadini”. Rispondendo a una domanda sull’ipotesi di una “amnistia” concessa dal gruppo dirigente del Movimento e di un possibile reintegro, Colletti osserva che “un’amnistia presuppone una colpa e che l’amnistiato riconosca una forma di colpa”.

“Qui – aggiunge Cabras – il problema sono state le scelte di un gruppo dirigente che in 24 ore è passato dal no a Draghi al sì a Draghi senza fiatare”. Sulla questione della leadership, Colletti respinge l’idea di una figura carismatica a capo del nuovo soggetto, come per esempio Alessandro Di Battista: “Noi non abbiamo bisogno di leader ma siamo inclusivi verso tutti quelli che si trovano in questo manifesto e vogliono fare un percorso assieme a noi”. E interpellato su Giuseppe Conte, Cabras parla di un “grande negoziatore, ma oggetto misterioso sotto l’aspetto della volontà politica e del Capo politico di un partito”. “Spero che il gruppo dirigente di M5s – conclude Colletti – una volta capito quale è e quale sarà, capisca come sia ancor più necessario essere una reale e vera forza di opposizione”. 

Intanto, Alessandro Di Battista esclude di poter rientrare nel movimento se a guidarlo fosse Giuseppe Conte: “Rispetto totale per Conte. Ma io ho lasciato il M5s non per l’assenza (in quel momento) di Conte. Ma per la presenza al governo con Draghi, Pd, Berlusconi, Salvini, Bonino, Brunetta, Gelmini etc, etc. Conte sapete bene che l’ho sostenuto eccome (il mio No totale e mai cambiato al governo Draghi era il miglior modo, a mio avviso, di sostenere Conte) ma per me contano le linee politiche. Io, e lo dico con la massima serenità, non ho nulla a che vedere con un movimento che fa parte del governo dell’assembramento pericoloso. Un abbraccio a tutti e grazie per il sostegno”. 

AGI –  “Nei 209 miliardi destinati all’Italia, una parte considerevole andranno al Mezzogiorno per infrastrutture, digitalizzazione, sanità, transizione ecologica“. Lo spiega in un’intervista al Corriere della Sera il neo ministro per il Sud Mara Carfagna, che aggiunge anche: “In più avremo i fondi europei per il settennato che va dal 2021 al 2027 e il fondo nazionale di sviluppo e coesione. Saranno circa 150 miliardi, oltre a quelli del Piano di ripresa e resilienza, il lavoro da fare è individuare i giusti progetti su cui investire”.

Per Carfagna, i dislivelli Sud-Nord si correggono “affermando che i cittadini hanno il diritto a ricevere la stessa qualità di servizi indipendentemente dal comune di residenza” ma anche passando “da un Sud assistito ad uno dove ci sono le condizioni per liberare e valorizzare le migliori energie, per produrre, assumere, creare lavoro è un dovere”.

AGI – Il governo lima il nuovo Dpcm con le misure restrittive per limitare la diffusione del Covid. Ieri si è tenuta una riunione interlocutoria a palazzo Chigi sul nuovo provvedimento. Ci sono ancora dei punti da chiarire, tra questi il nodo della scuola che ha diviso i presenti. “Saranno chiuse nelle zone rosse”, ha spiegato il coordinatore del Cts Agostino Miozzo ma si discute se introdurre una stretta nelle zone arancioni e se apportare nuove restrizioni.

Nell’incontro alla presenza del presidente del Consiglio Draghi, dei membri del Cts e dei ministri interessati, sì è ribadito inoltre – dopo il cambio di guardia che ha visto la sostituzione del commissario all’emergenza Arcuri – la necessità di accelerare sul piano vaccini, con le forze politiche che sostengono il governo (da Lega a FI) che insistono sulla necessità che ci siano impianti anche in Italia e che si arrivi all’ok anche di Sputnik.

Il Dpcm sarà firmato oggi, dopo una nuova riunione della cabina di regia e l’interlocuzione con le Regioni che nei giorni scorsi, in via informale, hanno inviato delle osservazioni al governo.

La lettera inviata dalle Regioni

La lettera inviata dal presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, in rappresentanza di tutti i governatori, è datata 27 febbraio. Nella missiva, visionata dall’AGI, come premessa si sottolinea che “è già in corso una discussione sui contenuti del prossimo provvedimento di legge urgente in materia di ristori” e si prende atto con favore che alcune delle richieste sono state accolte quali “l’istituzione del tavolo tecnico di confronto per la revisione e l’aggiornamento dei parametri”.

E si evidenzia “la necessità di rivedere le regole che disciplinano la gestione e il contrasto della pandemia nonché la rapida accelerazione della campagna vaccinale”.

Ogni regione ha inviato in via informale dei pareri riguardo al prossimo Dpcm. E così il Friuli Venezia Giulia chiede che “le lezioni individuali in palestre e piscine” siano consentite. “Devono avvenire su prenotazione effettuata almeno 24 prima. Le attività potranno svolgersi a condizione che siano approvati nuovi protocolli o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio”. Riguardo l’art. 20 “si chiede di eliminare dal comma 1: ‘L’attività didattica ed educativa per i servizi educativi per l’infanzia, per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione continua a svolgersi integralmente in presenza’, mentre a proposito del comma 2 dell’articolo 25 “si ritiene necessario, viste le diverse normative regionali adottate in materia, che venga chiarito che le chiusure prefestive e festive non riguardino quelle strutture che presentino ingressi direttamente accessibili da parcheggi esterni”.

All’art. 26 “si chiede di aggiungere il seguente comma ‘È consentita dalle ore 11.00 fino a chiusura l’attività di somministrazione di alimenti e bevande esclusivamente con consumazione da seduti sia all’interno che all’esterno dei locali, su posti regolarmente collocati e in ogni caso nel rispetto delle Linee Guida approvate dalla Conferenza delle Regioni relativamente alla distanza minima interpersonale di un metro”.

La provincia autonoma di Trento chiede, invece, di “prevedere l’apertura dei servizi alla persona (parrucchieri, estetisti, toelettatura animali) in zona rossa”. Stessa richiesta del Molise affinché “ai parrucchieri, barbieri ed estetisti possa essere concesso di lavorare anche in zona arancione e rossa previo appuntamento senza che in sala di attesa esitino clienti non opportunamente distanziati”. “Un divieto in tal senso, oltre ai prevedibili danni economici, sarebbe in totale contrasto con le scelte di carattere di lotta epidemiologica, assunte sin dall’inizio della pandemia”, sottolinea l’Abruzzo.

Le regioni Piemonte e Molise chiedono di “autorizzare esplicitamente gli alberghi a servire i pasti ai propri clienti anche nelle zone arancioni e rosse”. Da qui la proposta di emendare il Dpcm. Inserendo che “i clienti delle strutture ricettive prive del servizio di ristorazione possono consumare i pasti (colazione, pranzo e cena) presso altre strutture ricettive con le stesse convenzionate”. E che resti “consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati”.

L’Abruzzo chiede che non ci siano limitazioni agli allenamenti dei maestri di sci. “Dal combinato disposto delle disposizioni di cui all’art.2 co.3 Dpcm 14.01.2021 e dell’art.23 Decreto Ristori-quater emerge – sottolinea ancora l’Abruzzo – una incongruenza: infatti, da un lato, il Dpcm prevede che ‘Le ordinanze – ossia quelle con le quali sono individuate le Regioni che si collocano in uno scenario di tipo 4 e con un livello di rischio alto – sono efficaci per un periodo minimo di 15 giorni’ e, dall’altro, richiede, ai fini di una nuova classificazione, ‘la permanenza per 14 giorni in un livello di rischio o scenario inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive comporta la nuova classificazione’ (art. 23 Decreto “Ristori-quater”)”.

Le Marche propongono, invece, il prolungamento dell’orario di apertura fino alle ore 21:30” dei servizi di ristorazione “con rigidi protocolli di sicurezza, il rispetto delle regole anti-assembramento e controlli efficaci” e per alcune categorie “l’asporto dovrebbe essere consentito fino alle ore 21.30”. Altra richiesta è quella di proporre di autorizzare l’attività di somministrazione di alimenti e bevande nei circoli in territori montani ed in frazioni di comuni “nel rispetto dei protocolli di sicurezza e limitatamente agli associati”.

Per quanto riguarda le cerimonie civili e religiose le Marche propongono di “definire criteri oggettivi e rigorosi che consentano ad ogni singola regione, in base alla situazione pandemica, di fissare regole e protocolli di sicurezza per permetterne la realizzazione”. Inoltre: “In molti Comuni soprattutto di piccole dimensioni i mercati ma soprattutto le fiere a carattere mensile sono da considerare quale un servizio essenziale.

Si ritiene di prevedere che le fiere all’aperto non debbano essere vietate qualora si applichino le disposizioni di cui ai protocolli di sicurezza e alle normative anti-assembramento”. Infine si propone “nel rispetto di rigidi protocolli di sicurezza e al fine di evitare anche disparità di trattamento, di permettere” nei centri commerciali alle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, di prodotti agricoli e florovivaistici, tabacchi ed edicole e delle librerie” di rimanere aperte “anche nei giorni festivi e prefestivi non essendo esercizi commerciali”. E “si rinnova la richiesta di riprendere in considerazione le riaperture delle palestre (presso locali al chiuso) e delle piscine, anche per lo sport di base ed amatoriale”.

Il Veneto, invece, punta sulla possibilità in presenza degli esami di qualifica dei percorsi di IeFP, nonché la formazione in azienda solo ed esclusivamente per i dipendenti dell’azienda stessa”.

La Campania chiede, invece, di ripristinare il seguente periodo nel prossimo Dpcm: “Con riguardo alle abitazioni private, è fortemente raccomandato di non ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza”. Ed ancora occorre ripristinare “la sospensione delle attività presso i centri culturali, i centri sociali e i centri ricreativi”. “Entrambe le modifiche – si aggiunge – si giustificano con il fatto che le varianti del virus COVID-19, soprattutto quella inglese, sono caratterizzate da una particolare diffusività; il che impone di ridurre il più possibile le occasioni di contatto sociale e, a maggior ragione, sconsiglia, vivamente, di mitigare il regime attualmente vigente”.

 Ed ecco le osservazioni della Lombardia: “prevedere che si svolgano in presenza i corsi di formazione individuali o quelli che necessitano di attività di laboratorio; prevedere l’apertura dei servizi di ristorazione fino alle ore 22.00; ampliare le tipologie di attività che possono restare aperte nei centri commerciali nei fine settimana (tra cui tintolavanderie); prevedere per le Regioni la possibilità di adottare misure relative alla chiusura delle scuole e dei servizi per l’infanzia e delle scuole primarie e secondarie di primo grado” e di “reinserire in zona rossa i ‘Servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere’, nonché degli ‘estetisti’”.

La discussione sulla Dad 

Nella riunione si è discusso sulla possibilità di inserire la Dad anche in zona arancione, prevedendo una stretta in quelle regioni dove si presentano 250 casi positivi a settimana ogni centomila abitanti. Ma alcuni partecipanti all’incontro hanno sottolineato che nelle zona arancioni allora andrebbero chiusi i centri commerciali e i negozi. In questa direzione sarebbero i ministri Speranza, Franceschini, Bianchi e Patuanelli ma non i ministri Giorgetti e Gelmini.

 La riunione è stata aggiornata a oggi. Intanto sul fronte dei vaccini il cambio in corsa riguardo il commissario all’emergenza Arcuri ha trovato il consenso soprattutto di Lega e FI. La nomina del capo della logistica dell’Esercito a Commissario per l’emergenza accentrerà il ruolo della Difesa e della protezione civile. Si va verso, secondo quanto viene riferito, un sistema di prenotazioni e somministrazioni unico e uguale per tutte le regioni. Tutte le regioni in ogni caso hanno chiesto che ci sia un’accelerazione del piano vaccinale.

AGI – L’Assemblea nazionale deciderà quando fare il congresso ma “il chiarimento politico” all’interno del Pd “va fatto adesso perché non è possibile continuare ancora per con questo ruolo di logoramento iniziato dalle minoranze nei confronti del segretario“. Lo ha detto a Anteprima Studio 24, su RaiNews24, Goffredo Bettini, componente della direzione nazionale.

Un logoramento, ha spiegato, che non è arrivato da “tutte le forze di opposizione, ma da alcuni esponenti, che mi hanno anche detto che io non posso parlare, come il sindaco di Firenze, Dario Nardella”. L’esponente dem ha assicurato che da quando Zingaretti è segretario “mai c’è stato un ruolo così decisivo delle minoranze, forse non ricordano i tempi di Renzi. Chiedono una gestione unitaria? E’ stata accogliente, protettiva e il potere interno è distribuito in modo equilibrato”.

Per Bettini, ancora, ora “bisogna capire cosa deve diventare il Pd: se deve aggiungersi a un corpaccione centrista e senza anima, oppure costruire una forza progressista”.

“Per il futuro le alleanze vanno verificate, ma se andrà avanti il processo di ulteriore modifica in positivo del M5s, è evidente che lì dobbiamo trovare i nostri alleati“, ha affermato ancoora ribadendo l’urgenza “di costruire un Pd all’altezza dei tempi e del futuro. Sento oggi la necessità di dare una linea al Pd, la discussione del congresso deve essere questa”.

A chi gli ha chiesto se è in atto un’Opa sul partito da parte dei renziani ha rplicato infine: “Non so se ci sia un Opa dei renziani sul Pd. Penso che il problema di Renzi sia quello di dare un senso alla presenza di Italia viva”. “Il Pd resta la forza fondamentale del campo democratico. Renzi pensi a dare una prospettiva politica al suo movimento”.

AGI – Arriva il sì di Giuseppe Conte al progetto di Beppe Grillo: contribuire alla rifondazione del Movimento 5 stelle, la forza politica nata il 4 ottobre – ricorrenza di san Francesco – del 2009. ‘Una bellissima giornata’ scrive lo stesso Grillo al termine del vertice che si è svolto per circa due ore all’hotel Forum di Roma, in una capitale illuminata da un sole primaverile.

La quadra sugli intenti è stata trovata e ora bisognerà mettere mano alle modifiche dello statuto M5s per consegnare un ruolo a Conte. E c’è chi, in ambienti del Movimento, lo descrive prossimo nuovo leader con un organismo direttivo (una segreteria) di appoggio e condivisione. Intanto pero’ si parte dai temi, quelli storici del Movimento: tutela dell’ambiente, importanza dell’etica pubblica, lotta alla corruzione, contrasto delle diseguaglianze di genere, intergenerazionali, territoriali, lotta contro le rendite di posizione e i privilegi, la piu’ ampia partecipazione dei cittadini alla vita democratica attraverso gli istituti della democrazia diretta, per citarne alcuni. E si guarda lontano, con una prospettiva lunga, di decenni, per dare al Paese una forza politica che vuole essere centrale.

La riorganizzazione sarà, spiegano fonti qualificate, a 360 gradi e dovrebbe, presumibilmente, includere anche Rousseau, la piattaforma sulla quale il cambiamento che si prospetta dovrà, con ogni probabilità, passare al vaglio degli attivisti. L’incontro di oggi è stato spostato dalla Toscana, dove si era pensato di svolgere il summit, dopo le anticipazioni della stampa sulla scelta della residenza estiva di Grillo a Bibbona e la conseguente irritazione del garante.

Vi hanno partecipato i ‘big’ del partito – da Roberto Fico a Luigi Di Maio, da Alfonso Bonafede a Paola Taverna, dal capo politico reggente, Vito Crimi, ai capigruppo di Camera e Senato, Davide Crippa e Ettore Licheri – mentre le chat interne in Parlamento in queste ore, viene riferito, sono rimaste silenti. Che la maggior parte dei parlamentari non sia stata coinvolta, non tanto nella partecipazione al summit, quanto almeno nell’esserne messa direttamente a conoscenza, ha creato, si apprende, qualche irritazione. Reazione smussata da chi sostiene che il riserbo ha caratterizzato questo tipo di incontri anche in passato. Il tutto al netto del ‘benvenuto’ a Conte, sollecitato da piu’ parti del M5s a tornare nell’agone politico.

Ma, in ambienti vicini a M5s, non manca chi sottolinea: ‘vediamo quali saranno le condizioni’. “Io sono tra quelli che sono convinti sia una buona soluzione” l’arrivo di Conte – dice, per parte sua, l’ex ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora – “purché ciò non significhi coprire i problemi e le contraddizioni del M5s, e se è solo un operazione di comunicazione per risalire di qualche punto percentuale. Siamo come movimento 5 stelle in una fase delicata, siamo entrati nel governo Draghi per ii bene del Paese, pero’ è ovvio che questo ha creato una spaccatura immensa nel movimento. E dopo la formazione del governo con i ministri e i sottosegretari la spaccatura è stata anche peggiore. Ciò anche perchè le trattative forse sono state condotte non nel modo migliore, abbiamo rinunciato a molte battaglie storiche e forse non lo abbiamo saputo spiegare ai nostri elettori e alla nostra base”, aggiunge.

Grillo, intanto, scrive: “Abbiamo le tecnologie, le idee e lo spirito di comunità che ci ha sempre contraddistinto. Ora, è arrivato il momento di andare lontano”. Spiega: “Transizione ecologica vuol dire futuro, non solo per salvare il pianeta, ma per garantire un buon futuro a tutte le persone. Vuol dire ridurre le disuguaglianze e la povertà”, nota. E aggiunge: “Dobbiamo mettere la transizione ecologica all’interno delle politiche della vita quotidiana, perché si tratta davvero di cambiare il modo in cui viviamo, il modo in cui produciamo, viaggiamo e consumiamo. Per questo, tutti dobbiamo fare la nostra parte”.

L’ex premier non rilascia, come nei giorni scorsi, alcuna dichiarazione – cautela e nessuna intenzione di ‘farsi tirare per la giacchettà, veniva spiegato, era la sua posizione – ma del suo sì si apprende poco dopo l’incontro romano, da fonti M5s e vicine a Conte: il progetto è “una sfida cruciale per il Movimento, una ristrutturazione integrale per trasformarlo in una forza politica sempre più aperta alla società civile, capace di essere punto di riferimento centrale nell’attuale quadro politico e di avere un ruolo determinate da qui ai prossimi 30 anni”.

In quest’ottica “sarà la forza trainante della transizione ecologica e digitale, poggiando su pilastri irrinunciabili, i valori originari che lo hanno da sempre contraddistinto”. 

Le modifiche dello Statuto M5s che lega il Movimento all’Associazione Rousseau, la questione finanziaria che vedrebbe quest’ultima non aver ricevuto tutti i contributi previsti da parte degli eletti – non ultimo a causa dei tanti fuoriusciti – e ancora aspetti che potrebbero riguardare il logo M5s.

Sono anche questi i nodi, si apprende, da affrontare sulla strada della rifondazione del Movimento con l’ingresso di Giuseppe Conte al cui progetto ha aderito l’ex premier. Dopo l’ok di oggi è cosa fatta? “E’ più complicato di cosi” sottolineava oggi una fonte ben informata. Fra i temi anche il vincolo del secondo mandato cui sono legati gli eletti che, baluardo per tanti anni, potrebbe essere riconsiderato.

AGI –  “Abbiamo le tecnologie, le idee e lo spirito di comunità che ci ha sempre contraddistinto. Ora, è arrivato il momento di andare lontano”. Lo scrive Beppe Grillo sul suo Blog. “Transizione ecologica vuol dire futuro, non solo per salvare il pianeta, ma per garantire un buon futuro a tutte le persone. Vuol dire ridurre le disuguaglianze e la poverta’”, spiega. E aggiunge: “Dobbiamo mettere la transizione ecologica all’interno delle politiche della vita quotidiana, perche’ si tratta davvero di cambiare il modo in cui viviamo, il modo in cui produciamo, viaggiamo e consumiamo. Per questo, tutti dobbiamo fare la nostra parte”.

AGI – La scelta finale di Giuseppe Conte sul suo imminente futuro. E le prossime mosse di Beppe Grillo. C’è attesa tra i pentastellati per quelle che si preannunciano come decisioni destinate a rivoluzionare l’assetto stesso del Movimento 5 stelle, con un cambio di vertice in corsa a poche settimane dal pronunciamento degli iscritti che hanno decretato la fine della figura del capo politico e la nascita al suo posto di un comitato direttivo a cinque.

Ma il pressing sull’ex premier, che è tornato in cattedra per una lectio magistralis all’Università di Firenze dove tornerà ad insegnare dai primi di marzo, cresce di ora in ora e tra i 5 stelle si ribadisce che non manca ancora molto perché tutti i nodi vengano sciolti.

Proprio la domenica potrebbe essere il momento della ‘svolta’, con un vertice a Bibbona inizialmente convocato dallo stesso Grillo, poi tenuto in videoconferenza.

Secondo indiscrezioni all’incontro, al quale partecipano Grillo e Conte, sarebbero stati invitati solo i ‘big’, tra cui Di Maio, Fico e Crimi. Fatto sta che ormai sembrano esserci pochi dubbi su un ritorno sulla scena politica dell’avvocato pugliese alla guida del Movimento. L’ultima parola, però, spetta a Grillo.

Ma dopo la fuga di notizie di sabato, al momento tutto tace. E silenti, come non mai dicono i ben informati, restano anche le chat interne. Di una “bella sorpresa” che sarebbe arrivata in questo week end è girata voce con insistenza nei giorni scorsi dentro il Movimento. In molti hanno parlato della necessità di una “evoluzione”, di una “rifondazione” di M5s che potrebbe anche rivedere il percorso degli Stati generali.

Conte, intanto, dopo la ‘trasferta’ fiorentina è rientrato a Roma. Nessuna anticipazione sulle sue intenzioni – e nessuna dichiarazione per ora – sembrano indicare la massima cautela. Ma il pressing affinché sciolga a breve la riserva e prenda in mano le redini del Movimento è forte.

“La guida risoluta del presidente Conte ha saputo guidare l’Italia in uno dei momenti più bui della sua storia. Sono convinto, ora più che mai, che la sua figura debba essere centrale nel progetto di rilancio del M5s e io sono pronto a essere al suo fianco anche in questa fase. Coraggio”, scrive sui social Stefano Buffagni.

Intanto, non si placano le fibrillazioni interne, e l’ex ministro Vincenzo Spadafora, che ha smentito un imminente addio, non manca di sottolineare: “Di dubbi su come sia stato guidato” il Movimento “in questa fase ne ho molti, come molti colleghi, moltissimi attivisti e milioni di elettori”.

Spadafora critica “la strategia e le scelte prese al buio da Crimi e Crippa” nell’ambito delle trattative per la formazione del nuovo esecutivo. E attacca la gestione del partito, mettendo in guardia: “Per motivi indipendenti dalla volontà di tutti la reggenza è durata troppo. Per guidare una comunità come il Movimento occorre una legittimazione forte, non burocratica. Si rischia di passare dal reggente al commissario liquidatore. Serve un cambio di passo radicale”.

Sulla strada della possibile svolta non è da escludere che si dovrà anche discutere del ruolo di Rousseau. Così come anche la partita del logo resta importante. Davide Casaleggio non entra nel merito delle questioni interne al Movimento ma, parlando in occasione della quinta tappa del tour digitale “La Base incontra Rousseau”, osserva: “Esistono sempre soluzioni diverse a quelle che abbiamo utilizzato fino ad oggi. Ma per trovarle bisogna guardare oltre, sperimentare”. Quanto a Rousseau, Casaleggio spiega che bisogna “dare agli attivisti sempre più strumenti per autodeterminarsi e incidere sulla vita politica”. 

AGI – Il primo a lasciare il seggio a Montecitorio, a un anno esatto dall’avvio della legislatura, era stato Guido Crosetto. Al terzo tentativo, il 13 marzo del 2019, era riuscito a far accettare all’Aula le sue dimissioni da deputato di Fratelli d’Italia. Sulla stessa strada, negli ultimi mesi lo hanno seguito Pier Carlo Padoan e Maurizio Martina. E ora la ‘fuga di cervelli’ dal Parlamento prosegue con Marco Minniti. L’ex ministro dell’Interno del governo Gentiloni, si trasferisce a Leonardo, dove dirigerà, secondo la notizia anticipata da Repubblica, la fondazione Med-or.

Tra cambi di casacca, responsabili, costruttori e parlamentari in lite con i loro partiti l’assetto dei gruppi di Camera e Senato varia continuamente, e non solo in questa legislatura. Ma a modificarlo non sono sempre questioni politiche.

Pier Carlo Padoan ha lasciato la Camera (dove era stato eletto come indipendente) il 4 novembre scorso dopo due anni di mandato e dopo l’esperienza come titolare del Mef nei governi Renzi e Gentiloni, per tornare ad occuparsi direttamente di economia. Siede nel consiglio di amministrazione di Unicredit dove ha portato le sue capacita’ maturate al Fondo monetario e all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo internazionale.

Anche Maurizio Martina è rimasto alla Camera per meno di una legislatura, ma la sua esperienza politica data dalla gioventù. Lombardo, a settembre ha compiuto 42 anni, Martina ha affiancato alla passione per la politica quella per i temi dell’ambiente e dell’agricoltura. È stato segretario del partito democratico dal marzo al novembre del 2018 e ministro delle Politiche agricole nei governi Renzi e Gentiloni.

Alle ultime primarie dem è arrivato secondo con il 22% delle preferenze dietro al Nicola Zingaretti e davanti a Roberto Giachetti. Il 20 gennaio ha ufficializzato le dimissioni da deputato per accettare l’incarico di vicedirettore della Fao.

Politico di lungo corso, Marco Minniti si sposta dalle aule del Parlamento agli uffici di Leonardo. Eletto per cinque legislature, è stato per quattro volte deputato e per una senatore. È stato sottosegretario alla presidenza del consiglio con Massimo D’Alema dal 1998 al dicembre del 1999, sottosegretario alla Difesa con Amato, vice ministro dell’Interno con Prodi e nuovamente sottosegretario a Palazzo Chigi prima con Enrico Letta e poi con Matteo Renzi.

Paolo Gentiloni lo ha voluto ministro dell’Interno del suo governo. Anche per lui, quando l’Aula di Montecitorio accetterà le sue dimissioni, le dispute interne al Pd e gli scontri in Parlamento saranno un ricordo.

AGI – Passata in secondo piano per l’evolversi della crisi di governo che ha portato all’arrivo di Mario Draghi, riesplode la polemica sul ‘caso’ Renzi-Bin Salman. A riaccendere i riflettori è un rapporto di quattro pagine della Cia in cui si rileva la responsabilità diretta del principe saudita Mohammed Bin Salman nell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi, avvenuto il 2 ottobre del 2018.

Secondo gli analisti della Cia un ruolo centrale lo avrebbe avuto proprio Bin Salman, il trentacinquenne erede al trono intervistato lo scorso gennaio dal leader di Italia viva. E ora Pd, M5s, Sinistra italiana e Verdi chiedono all’ex premier di “chiarire”. La replica non si fa attendere. Intrattenere rapporti con l’Arabia Saudita “non solo è giusto, ma è anche necessario”, puntualizza Renzi. Che liquida gli affondi di M5s e Pd: “Litigano su tutto” ma “si ricompattano solo per sparare a zero su di me”.

Fine gennaio, l’Italia era nel pieno della crisi di governo, con le dimissioni delle due ministre renziane e, successivamente, l’addio di Conte a palazzo Chigi dopo il fallimento dell’operazione ‘responsabili’: in quei giorni su alcuni organi di stampa compare la notizia di un viaggio di Matteo Renzi in Arabia Saudita. Poco dopo è un video a confermare la ‘trasferta’, in cui il senatore di Rignano intervista Bin Salman nell’ambito della quarta edizione della conferenza ‘Future Investment Initiative’. Ma a far discutere sono soprattutto le parole pronunciate da Renzi: “E’ un privilegio discutere con lei di Rinascimento”, spiega l’ex premier, secondo il quale l’Arabia Saudita “puo’ essere il posto di un nuovo Rinascimento per il futuro”.

Finito nel mirino, lo stesso Renzi garantisce che avrebbe affrontato il tema una volta chiusa la crisi di governo. Poi, i primi giorni di febbraio, in un’intervista al settimanale tedesco Die Zeit, afferma: “Naturalmente ci devono essere progressi per i diritti umani in Arabia Saudita, ma è un errore dipingere il Paese come il regno del Male”, anche se “deve essere fatta chiarezza sul caso Khashoggi. Non ci deve essere nemmeno l’ombra del dubbio”.

Ora il rapporto della Cia fa riesplodere la polemica. L’ex ministro ed esponente dem Peppe Provenzano ricorda sui social: “Matteo Renzi aveva detto che dopo la crisi avrebbe chiarito i suoi rapporti con l’Arabia Saudita e il ‘grande principe ereditario’. Lui non ha ancora detto nulla, ma ci ha pensato Joe Biden. Chiarire ora non è solo questione di opportunità, ma di interesse nazionale”. Gli fa eco Gianni Cuperlo: “Il senatore Renzi aveva annunciato che, una volta archiviata la crisi di governo, avrebbe offerto le motivazioni di quella sua iniziativa. È opportuno che lo faccia. Se possibile presto”.

Sempre dal Pd, è il vice capogruppo alla Camera, Michele Bordo, a incalzare: “Renzi spieghi i suoi rapporti con Mohammed Bin Salman. Ci dica anche se è ancora convinto che in Arabia Saudita sia in atto un nuovo rinascimento. Renzi ha il dovere di chiarire: non è un semplice cittadino ma un senatore della Repubblica”. Stessa richiesta di chiarezza era arrivata da Sinistra italiana che ora, con Nicola Fratoianni, osserva: “Piano piano la pressione sta crescendo: è un bene per l’Italia. Insistiamo ancora: Renzi dovrà trarne le conseguenze”.

Non è da meno il Movimento 5 stelle: “Matteo Renzi in quanto senatore della Repubblica non può più perdere altro tempo e deve chiarire la natura dei suoi rapporti col principe saudita Mohammed Bin Salman e quello con la fondazione Future investment iniziative”, dichiara la vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni. “Renzi deve dare spiegazioni al Parlamento e al Paese. La questione presenta aspetti istituzionali delicati, non può snobbare le numerose richieste di chiarimenti che giungono da più parti”, afferma Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia della Camera, M5s. “Come puo’ il senatore Renzi non fornire una risposta a chi gli chiede di prendere le distanze dal regime saudita dimettendosi dalla fondazione?”, incalza il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli.

Renzi affida a una lunga enews la risposta, in cui ricorda di aver spesso difeso i giornalisti perseguitati dai diversi regimi dittatoriali e respinge le accuse di aver taciuto sulla vicenda, infine sottolinea di pagare in Italia le tasse sui compensi ricevuti per le sue conferenze nel mondo e nega che siano mai giunti soldi a Pd o Iv per queste attività.

“L’Arabia Saudita è un baluardo contro l’estremismo islamico ed è uno dei principali alleati dell’Occidente da decenni. Anche in queste ore – segnate dalla dura polemica sulla vicenda Khashoggi – il presidente Biden ha riaffermato la necessità di questa amicizia in una telefonata al Re Salman” scrive Renzi, e ha “ribadito la necessità di procedere con più determinazione sulla strada del rispetto dei diritti”. Quindi, prima premette “io non scappo mai davanti ai problemi. E sono abituato a metterci la faccia”, poi il leader di Iv passa al contrattacco, ricorrendo all’ironia: “Pd, M5s e persino Leu sono dilaniati da polemiche interne. Litigano su tutto” e “sono davvero felice di essere uno dei rari motivi di unità: si ricompattano solo per sparare a zero su di me”.

Renzi spiega di non avere “difficoltà a raccontare dove vado e cosa faccio”, “se serve sono sempre disponibile a parlare di politica estera in tutti i luoghi, con chiunque, sapendo che la strada per difendere i diritti umani è una strada difficile ma da combattere ovunque. Mi spiace solo che si utilizzi la vicenda saudita per coprire le difficoltà interne italiane e per giustificare un’alleanza dove – come spesso è accaduto a una certa sinistra – si sta insieme contro l’avversario e non per un’idea”, conclude.

AGI – Articolo aggiornato alle ore 14,15

Sardegna in bianco, Basilicata e Molise in rosso; Marche, Lombardia e Piemonte che diventano arancioni. Tutte le altre regioni restano gialle. Sono queste le novità contenute nell’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, firmato e ufficializzato questa mattina. Il provvedimento diventerà efficace da lunedì primo marzo.

La Sardegna festeggia ma resta cauta

La Sardegna festeggia dunque la ‘zona bianca’, ma con prudenza. È la prima regione d’Italia a ottenere la ‘promozione’, ma non vuole ripiombare nelle restrizioni, anche in considerazione delle ‘varianti in agguato’.

Sono in zona tre Comuni, tutti nel Sassarese: Bono, San Teodoro (fino al 10 marzo e con due giornate di screening da lunedì prossimo) e La Maddalena. A parte i focolai localizzati, i dati trasmessi dalla Regione al ministro Roberto Speranza sono, però, inconfutabili. Per tre settimane di seguito si registrano meno di 50 casi per 100.000 abitanti, mentre in quella che si sta concludendo l’indice è 49,7.

Tutti gli altri 21 indicatori sono positivi: i ricoveri sono in calo, soprattutto quelli in terapia intensiva con una percentuale tra il 10 e il 12%. Da lunedì, dunque, in teoria potrebbe riaprire tutto, dai bar ai ristoranti, dalle palestre ai teatri. La Regione, da quanto apprende l’AGI, non è favorevole a un ‘liberi tutti’ ma punta a una zona bianca ‘guidata e sorvegliata’.

Il rischio di una nuova impennata dei contagi, soprattutto di quelli relativi alla variante inglese, fa ancora paura. L’assessorato regionale alla Sanità ha condiviso l’esigenza col ministero di una sorta di ‘percorso guidato’ per frenare eccessivi entusiasmi che porterebbero a una recrudescenza dei contagi.

Verrà istituito, quindi, un tavolo di monitoraggio tra Regione e Istituto superiore di sanità che valuterà le riaperture settore per settore e relativi orari. Saranno previste verifiche settimanali e conseguenti, eventuali restrizioni in base all’indice di contagio.

“Insomma”, anticipa all’AGI l’assessore regionale della Sanita’, Mario Nieddu, “sarà una zona bianca guidata e sorvegliata”. L’esponente della Giunta esprime “grande soddisfazione” per un “riconoscimento alla Sardegna che – sostiene – ha gestito in maniera più che adeguata l’emergenza sanitaria”.

Virus troppo veloce, Basilicata in rosso 

“La decisione del governo nazionale di fare entrare la regione Basilicata in zona rossa è stata presa solo e unicamente a seguito del fatto che l’indice di trasmettibilità del virus (Rt) è passato nell’arco di soli 7 giorni da 1,04 a 1,51. Ciononostante la regione Basilicata resta quella che in Italia registra la più bassa pressione ospedaliera, un tasso di letalità del virus e una percentuale fra numero di tamponi e numero di positivi fra i più bassi d’Italia”.  Lo ha detto il presidente della regione Basilicata, Vito Bardi, nel corso della riunione organizzata in livestreaming

“Il governo nazionale – ha sottolineato Bardi – ha riconosciuto che la Basilicata ha molti indicatori positivi rispetto alla diffusione del virus, ma la velocità con cui si è allargato il contagio, anche a seguito di alcuni casi di variante, ha determinato molta preoccupazione nel Comitato tecnico scientifico. Una velocità riscontrata, purtroppo, per un comportamento inadeguato di gruppi ristretti di cittadini che nonostante la pandemia e nonostante fossimo in zona gialla hanno ritenuto di far finta di niente. Invece il rischio e’ quotidiano e a prescindere dal colore occorrono sempre comportamenti adeguati e improntati alla massima prudenza”.

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