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Sembrava fatta, ora tutto orna in discussione. O almeno così pare, perchè da quando stamane il New York Times ha sollevato dubbi sulla bontà del curriculum presentato da Giuseppe Conte (università che non ricordano di averlo mai visto) le probabilità che il giurista vada ad occupare la poltrona di Presidente del Consiglio si sono fatte via via sempre più esili. Tanto che già si parla di una sostituzione con, nientemeno, Luigi Di Maio. Nonostante il patto stretto con Salvini, per cui nessuno dei due sarebbe divenuto premier.

Di Maio sarebbe "Un leader realmente politico, che andrebbe incontro alle aspettative del presidente Mattarella, che non ha mai fatto mistero di non gradire l’ipotesi di un governo politico ma guidato da un tecnico nel ruolo di mero esecutore. E che avrebbe come possibile compensazione la designazione di Giancarlo Giorgetti, braccio destro di Salvini, al ministero dell’Economia", scrive il Corriere della Sera, "Soluzione, questa, che permetterebbe di lasciare alle spalle le polemiche per l’ipotetica nomina alla guida del Mef di Paolo Savona, giudicato dal Quirinale troppo anti-euro e, di conseguenza, non sufficientemente di garanzia per la Ue e per i partner internazionali".

Giorgetti o Savona? Niente di definitivo, se La Stampa afferma che l'economista già di osservanza ciampiana rimarrebbe ad occupare la casella del Ministero dell'economia. Scrive il quotidiano di Torino che "la squadra di governo, a quanto risulta, sarebbe comunque completata mantenendo, allo stato, l’indicazione di Paolo Savona all’Economia".

"Doveva essere una giornata di riflessione per Sergio Mattarella, all'insegna delle consultazioni al Quirinale con i presidenti di Camera e Senato, Fico e Casellati. È stato un giorno convulso, con le polemiche su Giuseppe Conte", sottolinea La Repubblica, "A questo punto, in seno allo stesso Movimento, ci si augura che il rinvio dell'incarico a Conte possa nel frattempo far maturare le condizioni politiche per il via libera al capo politico".

Dialogo con il nuovo governo per verificare le prime mosse e rinviare la resa dei conti in autunno. Oppure rigore subito e richieste immediate. In vista delle raccomandazioni agli stati membri che la Commissione europea pubblicherà mercoledì e mentre a Roma sembra in dirittura d'arrivo il via libera al governo Lega-M5S, due linee si stanno confrontando all'interno dell'esecutivo Ue.

Dopo settimane di avvertimenti, le raccomandazioni che la Commissione dovrebbe adottare rischiano di trasformarsi nel primo vero scontro tra il nuovo governo e l'Unione Europea: il vice-presidente della Commissione responsabile per l'euro, Valdis Dombrovskis, la scorsa settimana ha anticipato quali dovrebbero essere i principali messaggi: il debito al 130% di Pil rappresenta "un fattore di rischio e un freno all'economia".

"Mantenere la rotta"

E le raccomandazioni sui conti pubblici costituiranno parte importante del documento indirizzato all'Italia. Il prossimo esecutivo M5S-Lega è chiamato a "mantenere la rotta" del risanamento e delle riforme avviata con i governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni. Il problema è che il "contratto per il governo del cambiamento" che dovrà mettere in atto il prossimo esecutivo prevede un cambio di rotta radicale, con uno stimolo fiscale che rischia di far impennare il deficit ben oltre il 3% e una serie di marce indietro su riforme considerate essenziali come la legge Fornero e il Jobs Act.

All'interno della Commissione dunque, emergono due linee: una fazione è a favore del dialogo, vuole concedere più tempo al nuovo governo per aggiornare il Def ed è pronta a rinviare la resa dei conti all'autunno nella speranza che il negoziato con Bruxelles annacqui i progetti di 5 Stelle e Lega.

Allarme spread

Un altro gruppo di commissari, di fronte allo spread sopra i 180 punti base e all'allarme dei mercati, vorrebbe inviare subito un chiaro avvertimento all'Italia, magari aprendo quella procedura per deficit eccessivo che è stata rinviata più volte grazie alle flessibilità concesse nel corso degli anni.

La Commissione mercoledì adotterà il rapporto sul debito, soppesando circostanze attenuanti e aggravanti. In gioco c'è anche il deficit strutturale per il 2018, con un buco da circa 5 miliardi di euro rispetto a quanto promesso a Bruxelles lo scorso anno. In caso di procedura per deficit eccessivo, l'Italia sarebbe costretta a realizzare un aggiustamento del deficit strutturale di almeno lo 0,5%, pena sanzioni finanziarie e tagli dei fondi strutturali. Il documento con le raccomandazioni è già sul tavolo dei capi-gabinetto dei commissari, prima di finire davanti al collegio mercoledì. La tensione tra i partner europei e il nuovo governo intanto si fa ogni giorno più palpabile.

I moniti di Francia e Germania

Dopo le parole di ieri sull'Italia rischio per l'euro del ministro dell'economia francese, Bruno le Maire, oggi è il capogruppo del Ppe all'Europarlamento a consegnare ai media tedeschi un vero e proprio avvertimento rivolto al nuovo governo: "Non giocate con il fuoco", ha detto il tedesco Manfred Weber riferendosi alla nuova maggioranza penta-leghista. Avvertimento respinto sia da Matteo Salvini , "Weber pensi alla Germania, che al bene degli italiani ci pensiamo noi", sia dai Cinque Stelle che parlano di interferenza democratica e accusano l'esponente popolare di 'calpestare il voto del 4 marzo'.

Il match è appena agli inizi. Mercoledì suonerà il gong del primo round, dove si capirà se a salire sul ring saranno i falchi o le colombe. 

Il governo giallo-verde è sempre più un rebus per la stampa internazionale. Se già le dinamiche della politica italiana sono di per sé complesse da interpretare all'estero, il connubio mai visto tra un partito di destra sovranista sui generis come la Lega e l'inedito centrismo anti-establishment del M5s in versione Di Maio (unica possibile, e vaga, pietra di paragone: i Ciudadanos​ spagnoli) ha spiazzato gli analisti, che ora si trovano di fronte un nuovo interrogativo. Chi è Giuseppe Conte? A colpire non è solo il nome, fino a qualche giorno fa sconosciuto al grande pubblico anche in Italia, ma il profilo tecnico per un governo che di tecnico promette di avere ben poco.

"Uno sconosciuto professore di legge senza alcuna esperienza politica"

"Un novizio della politica proposto come primo ministro italiano" è il titolo scelto dal Financial Times, mentre il Guardian scrive di "un Paese che attende di sapere se uno sconosciuto professore di legge senza alcuna esperienza politica sarà approvato come nuovo primo ministro". "A Bruxelles, la candidatura di Conte è stata accolta con perplessità". 'Nessuno sa chi sia e non è nemmeno un accademico di alto profilo', ha detto un funzionario Ue, notando che persino gli italiani stanno ironizzando su come l'uomo che potrebbe essere il loro prossimo primo ministro sia meno sconosciuto dell'allenatore del Chelsea che porta il suo cognome, Antonio Conte". 

"Una strana scelta"

"È stata una scelta strana sotto molti punti di vista", afferma invece il Telegraph, "Conte è esattamente il genere di 'tecnocrate' accademico dell'élite e dell'establishment contro il quale il M5s si è scagliato per anni. Avrà di fronte una difficile sfida nel fungere da tramite, la Lega e il M5s divergono su alcune questioni chiave e le personalità dei loro leader sono molto differenti". "La scelta dei populisti come primo ministro italiano sdegna la burocrazia" è il titolo del Washington Post, che definisce Conte "un professore di legge allergico alla burocrazia". Il quotidiano statunitense si concentra sulla promessa di Conte di "fare piazza pulita di centinaia di leggi inutili" e sottolinea come la sua candidatura "possa essere stata una pillola amara da digerire per Salvini" alla luce della "passata affinità politica di Conte con la sinistra".

"Una carriera impressionante"

Uno degli articoli dai toni più positivi arriva dalla Faz, giornale dell'establishment finanziario tedesco, che tanto avrebbe da temere dal governo anti-austerità ma loda invece "l'impressionante carriera" di Conte, che, "popolare tra gli studenti perché sa come spiegare bene le relazioni complesse". "Oltre alle sue zelanti attività di insegnamento e di pubblicazione, trova anche il tempo per iscriversi a tutti i tipi di associazioni e commissioni", scrive la Faz, pur avvertendo che "bisognerà vedere se il suo ruolo di outsider politico lo avvantaggia o diventerà presto un ostacolo per lui". Alla pancia della Germania dà invece voce il quotidiano popolare Bild, il cui titolo urlato è "Questo professore universitario dovrebbe governare l'Italia!". La Bild spreca punti esclamativi: "Il capo dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio, e il leader della Lega, Matteo Salvini, hanno chiarito cosa lo attende al vertice UE: guai!"

L'eterno mito del professore

Sul paradosso del tecnocrate a capo di un governo cosiddetto "populista" punta anche il quotidiano economico francese Les Echos, il quale sottolinea che "le due forze anti-sistema che più volte hanno criticato con virulenza governi guidati da figure tecniche o non eletti dagli italiani" hanno trovato una "mediazione" su una figura accademica sconosciuta al grande pubblico. "Il nuovo primo ministro cade come un meteorite nel mezzo di un complicato equilibrio di forze tra la Lega e il M5s, que manterranno un rapporto presumibilmente acceso, date le posizioni divergenti su tante cose", chiosa infine lo spagnolo El Pais, "Conte era l'unica possibilità. Il mito del professore torna sempre ogni volta che l'Italia non si fida della sua classe dirigente". 

 

 

A Matteo Salvini il dicastero degli Interni e a Luigi Di Maio quello del Lavoro. Questi, secondo le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni, i futuri settori di competenza dei leader di Lega e Movimento 5 Stelle i quali, con tutta probabilità, rivestiranno anche l’incarico di vice premier.

Se arriverà il sì dal presidente Mattarella, il nuovo governo giallo-verde sarà guidato dal giurista Giuseppe Conte, quanto al resto della squadra, Il Messaggero prova a fare un bilancio. Ecco, allora, i nomi più papabili e i ministeri che andranno a governare.

Chi sale

  • Giancarlo Giorgetti, sottosegretario: Lombardo, laureato in economia, da molti anni in Parlamento anche con ruoli di peso, rappresenta l’anima della Lega più disposta alla mediazione.
  • Matteo Salvini, ministero degli Interni: Il leader della Lega è destinato a guidare il Viminale. Per lui molto probabilmente anche il ruolo di vicepresidente del Consiglio.
  • Luigi Di Maio: Al capo M5S dovrebbe andare il superdicastero dello Sviluppo economico e del Lavoro. Sarà anche vicepremier in coppia con Salvini.
  • Elisabetta Trenta alla Difesa: La docente universitaria (esperta di sicurezza, difesa e intelligence) faceva parte della squadra dei ministri indicata da Di Maio prima delle elezioni.
  • Vincenzo Spadafora all’Istruzione: Il deputato M%S avrà un ruolo nel futuro del governo. Si parla di lui all’Istruzione e alla Cultura. Spunta anche l’ipotesi di sottosegretario alla presidenza.
  • Simona Bordonali, Disabili: Ex assessore leghista in Regione Lombardia è alla sua prima esperienza da deputata. Oer lei il ministero della Famiglia e della Disabilità”.
  • Nicola Molteni, Agricoltura. Classe 1976, laureato in Giurisprudenza, da sempre milita nella Lega di cui è deputato da 10 anni, E’ molto vicino a Matteo Salvini.
  • Gian Marco Centinaio, Turismo: Il capogruppo del Carroccio al Senato, direttore generale di un tour operator, ha due legislature alle spalle ed è uno dei fedelissimi di Matteo Salvini.

Gli Stabili

  • Paolo Savona all’Econonia: Vanta una lunga militanza fra gli economisti italiani. Ha lavorato in Bankitalia. E’ sempre stato assai tiepido sull’ingresso dell’Italia nell’euro.
  • Giampiero Massolo, Esteri: Figura di garanzia e di esperienza perché è stato segretario della Farnesina e ha avuto importanti incarichi nei servizi di intelligence. La lega però punta i piedi.
  • Alfonso Bonafede, Giustizia: Il deputato grillino, fedelissimo di Di Maio, sembra averla spuntata sulla Giustizia. Anche se la leghista Bongiorno è ancora in pista.
  • Emilio Carelli alla Cultura: L’ex direttore di SkyTg24 potrebbe approdare alla guida del ministero dei Beni Culturali.
  • Giulia Grilllo, Salute: Medico legale siciliano, milita nei 5 Stelle dak 2008. Nella scorsa legislatura ha presentato diverse proposte di legge sulla sanità.
  • Giulia Bongiorno, Parlamento: L’avvocato leghista (ex An) punta sempre alla Giustizia. In alternativa per lei i Rapporti col Parlamento. Ma qui c’è la concorrenza con Calderoli.
  • Laura Castelli, Semplificazione: Il nome della senatrice No Tav del Movimento 5 Stelle era stato fatto anche per le Infrastrutture. Più probabile per lei il ministero della Semplificazione.
  • Enzo Moavero, Affari Europei: E’ stato il ministro del governo Monti durante il quale la sua conoscenza dei meccanismi europei ha contribuito a riallacciare i rapporti con Bruxelles.
  • Sergio Costa, Ambiente: E’ un ex comandante regionale del Corpo forestale dello Stato, critico verso lo scioglimento del Corpo nell’ambito della riforma della pubblica amministrazione.

Chi scende

L’unica casella ancora da assegnare è quella delle Infrastrutture. Nei giorni scorsi sono circolati i nomi della grillina Laura Castelli e dell’economista della Lega Armando Siri. La partita è aperta.

 

 

Il colpaccio – ovvero uscire in prima pagina con un'intervista a Giuseppe Conte, l'accademico designato da Lega e M5s come premier del governo giallo-verde – non è riuscito a nessuno. I retroscenisti disegnano una figura schiva, che nelle ultime ore ha avuto solo contatti con i piani alti del MoVimento. C'è da dire che tanto riserbo è giustificato: Mattarella​ si è preso una significativa pausa di riflessione prima di conferire l'incarico, e lo stesso Conte sembra aver bisogno di un chiarimento per poter andare avanti. È il primo a volere autonomia e a non intendere rassegnarsi, se salirà a Palazzo Chigi, al ruolo di "re travicello" schiacciato dall'influenza di due leader assertivi come Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Sullo sfondo, i timori del Colle per i conti pubblici e l'apprensione di un'Europa colta di sorpresa dall'inesauribile fantasia delle alchimie politiche italiane: un governo anti-establishment che sceglie come guida un cattolico moderato dal curriculum ineccepibile sì ma, con buona pace di quanto affermato dai partiti che lo sostengono, tutt'altro che "politico".

La richiesta del professore

"Con le persone che frequenta, gli amici, i colleghi, lo ha ammesso in modo aperto: 'Non ho esperienza di amministrazione della cosa pubblica, ma se dovesse accadere, se veramente diventassi presidente del Consiglio, sarà una sfida, un nuova avventura' – scrive il Corriere – A Giuseppe Conte, professore di diritto privato, avvocato civilista, la possibilità di entrare in politica direttamente dalla porta principale di Palazzo Chigi, nella qualità di presidente del Consiglio, non lo spaventa affatto. Ha avuto dei dubbi, delle perplessità, nelle settimane passate, quando il suo nome è ballato fra un ministero e l’altro, quando ha fatto sapere che semmai avrebbe preferito la nomina alla guida di un grande ente pubblico, o controllato dallo Stato. Poi le riserve si sono via via sciolte con il passare dei giorni, mentre la sua candidatura acquistava peso e consistenza: 'Per fare quello che mi si chiede ovviamente ho chiesto delle garanzie, occorre un determinato grado di autonomia per guidare in modo serio un esecutivo'…".

"Palazzo Chigi a sovranità limitata"

"Sta per nascere un soggetto strano, mai visto: un governo politico con un premier tecnico. Un presidente del Consiglio che sarà chiamato a realizzare un programma che non ha scritto con una squadra che non ha scelto. I leader della nuova maggioranza di governo hanno indicato il nome dell’esecutore del contratto che hanno firmato. Non si può non chiedersi con quale forza e convinzione potrà illustrare alle Camere qualcosa che non è farina del suo sacco e che margini di manovra potrà avere chi si trova chiuso tra Salvini e Di Maio", leggiamo nell'editoriale di Mario Calabresi su Repubblica, "il prescelto poi non ha alcuna esperienza politica o di gestione. Di nessun livello. Non è mai stato parlamentare o sindaco, nemmeno consigliere comunale".

Mattarella a un bivio

"La nascita del nuovo esecutivo giallo-verde e la soluzione trovata alla fine di una delle crisi più lunghe della storia repubblicana contengono una novità sulla quale conviene riflettere", scrive Marcello Sorgi su La Stampa, "Questo è il primo governo fondato sulla democrazia immediata. Che obbedirà a tutte le liturgie del sistema parlamentare ancora ufficialmente in vigore in Italia ma lo farà mantenendo una riserva mentale legata al modo di essere di Salvini e Di Maio, due leader legati alla rete, ai social forum, a Facebook, molto più che ai classici meccanismi istituzionali del consenso ereditati dal Novecento e sanciti dalla Costituzione (…). Ora questa prospettiva è nelle mani del Presidente della Repubblica. Qualsiasi rallentamento, qualsiasi richiamo ai doveri istituzionali a cui deve sottoporsi un presidente del Consiglio o un governo, non si sa come verrebbero accolti. Pertanto, giunto all’ultima curva della crisi più difficile del suo mandato, Mattarella è a un bivio: o si rassegna all’urto dell’ondata populista, o trova il modo di reimporre il suo ruolo".  

Il "lucido realismo" dei due giovani leader

"I dubbi – anzi – i timori" del Colle, sottolinea Il Sole 24 Ore, "riguardano il contesto di questi giorni che è quello del rialzo dello spread, i segnali nervosi della Borsa, l’allarme sui conti e il “messaggio” di Fitch​ che vede un rischio Italia. Un quadro che il capo dello Stato discute e monitora costantemente sentendo Mario Draghi con cui i contatti sono frequenti. È dunque anche per vedere quale piega e quali sviluppi avranno queste prime fibrillazioni che Mattarella si prende una pausa anche per incanalare nei giusti binari il confronto che avrà con Conte quando, probabilmente mercoledì, gli darà l’incarico di formare il Governo. Sul Messaggero Alessandro Campi invita invece ad evitare i pregiudizi su "due leader da mettere alla prova" e a "riconoscere il lucido realismo con cui i due giovani leader, nell'arco di un paio di settimane e partendo da posizioni politiche divergenti, hanno saputo trovare un punto di mediazione e d'equilbrio". 

"Conte come Monti, tornano i tecnici"

"Premier non eletto", tuona in prima pagina Il Giornale di casa Berlusconi. Per Alessandro Sallusti, "il cosiddetto governo del cambiamento parte con la cosa più classica dei recenti inciuci politici, cioè con un premier non eletto. Può essere politico un governo guidato da un tecnico? La logica dice di no, non potrà esserlo, a meno che il professor Conte non si pieghi ad essere il cameriere dell'anomala e innaturale alleanza che lo sosterrà in Parlamento, in sfregio alla Costituzione e alle prerogative del capo dello Stato". Altrettanto scettico Claudio Cerasa sul Foglio: "La maschera che verrà scelta come sintesi tra la Lega e il Movimento 5 Stelle in fondo è quasi secondaria perché per quanto possa essere rassicurante un volto pulito alla Giuseppe Conte, ciò che non potrà mai essere rassicurante è il progetto di Paese che si nasconde dietro a quel volto". Il Fatto Quotidiano sceglie invece un titolo ironico – "Il Conte senza l'oste" – che parla di "un tecnico dal carattere mite e poco incline alle luci della ribalta, ben incistato dentro l'eterno potere italiano, che ora dovrà fingersi capo di un governo politico: l'avv. prof (forse) premier è il primo equivoco della Terza Repubblica fondata, finora a chiacchiere, da Di Maio. 

Avvocato civilista, docente di diritto privato, la carriera di Giuseppe Conte parla più il linguaggio accademico che non quello della politica. Il presidente del Consiglio indicato da Luigi Di Maio è nato a Volturara Appula, in provincia di Foggia, ma vive e risiede a Roma.

Un curriculum di 18 pagine

Conte è professore ordinario di diritto privato all'università di Firenze. È stato componente del consiglio di presidenza della Giustizia Amministrativa e avvocato cassazionista del foro di Roma. Dal 2013 è componente del Consiglio di presidenza della Giustizia Amministrativa, scelto dal Parlamento. In occasione della sua candidatura per quell'incarico presentò un curriculum di 18 pagine, la maggior parte delle quali dedicate ai suoi studi e agli incarichi in atenei tra i più importanti del mondo, come Yale e la Sorbona. Si laurea in Giurisprudenza del 1988, compie gli studi di perfezionamento a Yale e alla New York University e le docenze di Diritto Privato all'Università di Firenze e all'Università Luiss di Roma.

"Né militante, né simpatizzante"

Se si eccettua il suo incarico come presidente della commissione disciplinare che ha coordinato l'istruttoria a carico del consigliere di Stato Bellomo, accusato di comportamenti inappropriati con le allieve dei corsi di preparazione alla magistratura, di Conte non si era parlato molto fino a poche settimane fa, quando il Movimento 5 Stelle ne aveva indicato il nome nella squadra di governo come ministro della Pubblica Amministrazione. Succedeva prima delle elezioni, e prima dell'alleanza con la Lega, e all'iniziativa pubblica con la quale Di Maio presentò la squadra di governo, Conte fu pubblicamente elogiato dal capo politico del M5s per il suo impegno per la de-burocratizzazione dell'amministrazione pubblica e lui stesso – parlando dei suoi obiettivi da futuro ministro – fece riferimento alla "semplificazione della pubblica amministrazione" e alla "cultura della legalità" da promuovere e valorizzare tra gli italiani. Lui, dal palco, sottolineò di non poter essere considerato né un militante né un simpatizzante del Movimento 5 Stelle. Ma, in una intervista a DiMartedì, ha detto che il suo cuore "tradizionalmente è battuto a sinistra".

Luigi Di Maio e Matteo Salvini non hanno dubbi né esitazioni: Giuseppe Conte non è e non sarà un premier tecnico. Bensì un presidente del Consiglio politico a tutti gli effetti, in quanto "tutti i premier sono politici", afferma il segretario della Lega. E Di Maio scandisce: "sarà un presidente del Consiglio politico, indicato da due forze politiche di un governo politico con figure politiche al proprio interno e soprattutto con il sostegno di due forze politiche votate".

Ma le forze di opposizione alla maggioranza giallo-verde non la pensano affatto così e, anzi, si affrettano a evidenziare le "contraddizioni" in cui sono caduti Movimento 5 stelle e Lega, tra i due partiti che negli ultimi anni hanno più duramente criticato "i premier non eletti dal popolo", ricordano sia il Pd che Forza Italia.

Ricorre all'ironia caustica il segretario reggente dem, Maurizio Martina: "Benvenuti nella realtà a Di Maio e Salvini" visto che, ricorda Martina, "dopo aver giocato per anni con la propaganda facile attaccando fantomatici 'governi non eletti dal popolo', hanno scoperto ora che tutti i presidenti del Consiglio sono nominati dal Presidente della Repubblica, che servono le intese e che i governi devono ottenere la fiducia dal Parlamento. Per anni hanno sparso falsità, ora si accomodano nella realtà".

E il leader della minoranza interna osserva: "L'identikit del professor Conte lo conosco perché è un accademico noto, con un curriculum significativo dal punto di vista scientifico, dal punto di vista politico è più difficile farsi un'idea perché non ha avuto esperienza politica né diretta né indiretta: qui si tratterebbe di un passaggio dall'università alle istituzioni repentino", spiega Andrea Orlando.

Anche Forza Italia non risparmia ironia e critiche: "Lega e Movimento 5 stelle, da sempre contro i tecnici al governo e contro i cosiddetti 'premier non eletti dal popolo', hanno indicato per Palazzo Chigi il professor Giuseppe Conte. Persona rispettabilissima, dunque, ma che di politico ha davvero ben poco", afferma la capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini, che chiede: "Gli elettori gialloverdi o gli italiani conoscono Conte? L'hanno mai visto in faccia? Hai mai udito la sua voce? Lo hanno mai votato?.

E la sua omologa al Senato, Annamaria Bernini, rincara la dose: "siamo di fronte a un rispettabile tecnico, esecutore di un programma scritto da altri. Di Maio e Salvini di fatto deludono le aspettative sulla necessità di un premier politico a tutto tondo". Dello stesso avviso Giorgio Mulè, portavoce dei gruppi parlamentari di Forza Italia: "Chi aveva promesso mai più premier tecnici non legittimati dal voto degli italiani sta tentando di far nascere un governo guidato da un premier tecnico non votato dagli italiani". 

Sergio Mattarella si prende una pausa si riflessione. Dopo una giornata culminata con l'indicazione da parte di Luigi Di Maio e Matteo Salvini del nome di Giuseppe Conte come futuro presidente del Consiglio, il Capo dello Stato ha deciso di non procedere subito con il conferimento dell'incarico ma di convocare al Quirinale per domani mattina i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati, cui aveva dato un mandato esplorativo nelle scorse settimane, per informarli degli sviluppi della situazione e ascoltare le loro valutazioni.

Al Quirinale, infatti, giudicano irriguardoso nei loro confronti prendere decisioni prima di averli nuovamente consultati. Durante i colloqui con le delegazioni di M5s e Lega i due leader hanno fatto a Mattarella il nome di Giuseppe Conte, mentre non hanno anticipato nessun nome di possibile ministro.

A Di Maio e Salvini il Capo dello Stato ha fatto presente le preoccupazioni per i segnali di allarme sui conti pubblici e sui risparmi dei cittadini. Inoltre il Presidente ha ricordato l'importanza cruciale del ruolo che la Costituzione assegna al presidente del Consiglio con l'articolo 95.

Tale articolo, ha ricordato Mattarella, prevede che il premier diriga la politica generale del Governo e ne sia responsabile. deve inoltre mantenere l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei ministri. Su queste osservazioni il Presidente avrebbe trovato il consenso di M5s e Lega.

È terminato lo spoglio delle schede per le elezioni regionali in Val D'Aosta. L'Union Valdotaine si conferma primo partito, anche se in calo rispetto al voto di cinque anni fa, con il 19,25% dei consensi. La Lega Salvini Vallee d'Aoste, sorpresa di queste elezioni, al 17,06%. Entrambi i partiti ottengono 7 seggi sui 35 che compongono il consiglio regionale valdostano. Il M5s si attesta al 10,44% e passa da 2 a 4 consiglieri. Restano fuori dall'assemblea regionale valdostana, invece, il Pd e il Centrodestra Valle d'Aosta, rappresentato da Fi e FdI.

Per quanto riguarda le altre liste civiche e autonomiste, ad Area Civica Stella Alpina, che ha ottenuto il 10, 66% dei voti, sono assegnati 4 seggi come anche a Union Valdotaine Progressiste (10,59%). Le liste Impegno Civico (7,54%), Alpe (9%)e Mouv (7,13%) saranno rappresentate da tre consiglieri regionali.

Per Salvini un segnale di fiducia e speranza

"Nel piccolissimo, anche il voto della valle d'Aosta ci dice che c'è fiducia e speranza". Matteo Salvini lascia scivolare questa minivalutazione del voto amministrativo, nel corso delle sue dichiarazioni dal podio del Quirinale dopo il colloquio con Sergio Mattarella, per il nuovo round di consultazioni per la formazione del governo.

Poco dopo l'annuncio ufficiale della designazione di Giuseppe Conte come presidente del Consiglio, su Twitter è comparso un falso account del giurista, che ha immediatamente cominciato a seguire quasi 200 account (tra cui anche @agenzia_italia). Tuttavia ci sono cascati in pochi: solo 28 follower. Il profilo fake è @contepremier e vi appare una fotografia di Conte, scattata probabilmente a un'occasione pubblica, oltre al primo tweet che recita: "E adesso andiamo a comandare", ripesa dalla canzone di Fabio Rovazzi che fu tormentone dell'estate 2016.

 

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