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AGI – Capodanno con ‘coprifuoco’, fino alle 7 del mattino. Stop agli impianti sciistici. Negozi aperti, in compenso, fino alle 21 e fino all’Epifania ma centri commerciali off limits nei weekend e nelle giornate prefestive e festive. Sono alcune delle novità contenute nella bozza del dpcm con le ulteriori misure per fronteggiare l’emergenza Covid-19 che il governo si appresta a varare e che sarà in vigore dalla mezzanotte fino al 15 gennaio.

Dal 21 dicembre al 6 gennaio sono anche vietati su tutto il territorio nazionale spostamenti “in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome”. Nella bozza è previsto poi che  “nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021 è vietato ogni spostamento tra comuni, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute”. È consentito invece il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, “con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra Regione o Provincia autonoma e, nelle giornate del 25 e 26 dicembre 2020 e del 1°gennaio 2021, anche ubicate in altro Comune”.

Aggiornamenti anche sul ritorno in classe degli studenti: dal 7 gennaio deve essere “garantita l’attività didattica in presenza” al 50% della popolazione studentesca.

Ristoranti e bar restano aperti dalle 5 del mattino alle 18, insieme ai pub, alle pasticcerie e alle gelaterie. Il giorno di Natale, a Santo Stefano o il 31 dicembre sarà dunque impossibile cenare al ristorante. Durante gli orari di apertura “il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone per tavolo, salvo che siano tutti conviventi”.     

Veglioni vietati ovunque, anche negli alberghi. Il decreto, se sarà confermato, stabilisce infatti che “dalle ore 18 del 31 dicembre 2020 e fino alle ore 7 del 1° gennaio 2020, la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive è consentita solo con servizio in camera“.

Stop, come detto, anche allo sci. Gli impianti riapriranno il 7 gennaio “agli sciatori amatoriali, solo subordinatamente all’adozione di apposite linee guida da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e validate dal Comitato tecnico-scientifico”. Lo scopo è quello di evitare “aggregazioni di persone e, in genere, assembramenti“. Piste aperte invece agli “atleti professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano, dal Comitato Italiano Paralimpico e/o dalle rispettive federazioni per permettere la preparazione finalizzata allo svolgimento di competizioni sportive nazionali e internazionali o lo svolgimento di tali competizioni”.

Dal 21 dicembre al 6 gennaio sono poi sospesi i servizi di crociera da parte delle navi passeggeri di bandiera italiana. A quelle con bandiera estera è inoltre vietato “di fare ingresso nei porti italiani, anche ai fini della sosta inoperosa”.

AGI –  “Se l’isolamento per le esigenze sanitarie è di per sé una condizione pesante, può diventare un vero dramma se a provarlo sono persone con disabilità fisica o psichica”. Lo ha sottolineato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata internazionale per i diritti delle persone con disabilità.

“Particolarmente delicata è la condizione dei minori con disabilità. La pandemia acuisce la difficoltà di seguire le lezioni scolastiche. E la mancanza di relazioni con i docenti e coetanei, rischia di produrre ulteriori condizioni di emarginazione”.

E Mattarella aggiunge: “La disabilità è spesso, inevitabilmente, legata alla terza e alla quarta età. Questi anziani costituiscono, nella pandemia, una categoria particolarmente a rischio e patiscono molto la solitudine, la mancanza di dirette relazioni con familiari e conoscenti e la fatica nel gestire aspetti concreti della vita quotidiana”

Per Mattarella, lavoro, cure e assistenza ai disabili sono centrali:  “La disabilità, personale o di un familiare, in molti casi è associata a condizioni precarie di reddito e di occupazione. L’accesso al mondo del lavoro delle persone con disabilità rappresenta un nodo centrale”. 

Il Capo dello Stato esprime “attenzione e vicinanza ai nostri concittadini che presentano disabilità, ai loro familiari e a tutti coloro – professionisti e volontari – che se ne occupano quotidianamente con competenza e dedizione. È indubbio che la difficile condizione dovuta alla pandemia sta creando disagi e difficoltà a tutti, anche per via delle necessarie ma dolorose restrizioni nella mobilità e nei contatti sociali. Ma queste diventano un impedimento assai più grave per persone che si trovano già a convivere con difficoltà di movimento o di relazione”. 

“È necessario – particolarmente in questa emergenza sanitaria – un impegno ancora maggiore per mantenere e migliorare i livelli di cura, di sostegno e di attenzione. Anche attraverso l’ascolto e il coinvolgimento, in questa preziosa attività, delle associazioni e delle organizzazioni che esprimono la voce delle persone con disabilità”. Lo afferma il Presidente della Repubblica in occasione della Giornata internazionale per i diritti delle persone con disabilità.

“L’Italia, in questi ultimi anni – ricorda Sergio Mattarella – ha compiuto molti passi avanti per temperare gli effetti delle disabilità e per promuovere l’autentico rispetto dei diritti delle persone che le presentano, impegnandosi ad abbattere barriere e ostacoli – fisici e anche culturali – che ne limitano le legittime aspirazioni. L’Unione Europea, nel mese scorso, ha approvato una dichiarazione, impegnativa per gli Stati membri, per costruire insieme un’Europa inclusiva nei confronti delle persone con disabilità”. 

AGI – “Nessun veto alla riforma del Fondo Salva Stati, ma con la garanzia che non attingeremo ai soldi del Mes anti Covid”.

È questa la condizione che il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri mette al governo e ai 5 Stelle divisi nel corso di un’intervista a la Repubblica. Poi precisa: “Si tratta di due questioni distinte fra loro: la revisione di alcuni aspetti specifici del trattato del Mes – e in particolare quella delle clausole per l’eventuale ristrutturazione del debito con la creazione di una nuova linea di credito – non hanno niente a che vedere con la richiesta di utilizzo delle risorse di Mes per la sanità. Ogni decisione su quest’ultima dovrà passare per il Parlamento” e si dice certo che “saremo forti e uniti anche in questa circostanza”.

Quanto al proprio voto, Sileri racconta la sua linea di condotta: “Mi atterrò alle posizioni del Movimento 5 Stelle, seguendo la linea del capo politico Vito Crimi: non mettere il veto alla riforma, ma mantenere salda la garanzia che non utilizzeremo il Mes pandemico. È estremamente urgente fare investimenti nella sanità, ma ci sono altri mezzi, come degli scostamenti di bilancio dedicati. È totalmente erroneo, è una fake news far passare il concetto che gli investimenti in sanità si possano fare solamente con il Mes. È vero semmai il contrario: il Mes sanitario si può usare solo per l’emergenza Covid. Bisogna smetterla di creare mistificazioni”.

Quanto ai numeri a disposizione della maggioranza in Aula, il vice di Speranza al dicastero Salute preferisce dire: “Non mi esprimo”, per poi aggiungere: “Il dialogo e il confronto sono elementi indispensabili per la democrazia. Questo governo e questa maggioranza hanno dimostrato più volte di saper essere forti e uniti anche di fronte a eventi gravissimi e imprevedibili come la pandemia. Lo saremo anche in questa circostanza”.

E chiude: “Siamo in guerra contro un nemico che è il Covid”, ma “continuiamo ad avere delle perplessità sulle condizioni a cui è legata la restituzione del prestito, in particolare relativamente al sistema di controlli post-programma previsto dal secondo regolamento del Two pack, la cui sospensione attraverso la lettera dei responsabili economici della Commissione europea, Dombrovskis e Gentiloni, non ha valore giuridico vincolante. Inoltre i tassi di interesse sono al minimo storico grazie all’intervento della Bce, e quindi il tema non si pone. Crea polemica solo nel nostro Paese”, afferma Sileri. 

AGI – Nessuna deroga sugli spostamenti a Natale. E’ l’orientamento emerso nella riunione che si è tenuta tra il premier Conte e i capi delegazione in vista delle misure anti-Covid. Per il momento – spiega una fonte – regge la posizione che prevede solo il rientro alla residenza e al domicilio. Stop anche agli spostamenti alle seconde case se si trovano fuori dalla propria regione. Domani è previsto il confronto tra il governo e le regioni. 

AGI – Aut aut della Lega a Forza Italia sulla riforma del Mes, subito ‘stoppato’ dagli azzurri. A tracciare le condizioni dei leghisti è lo stesso Matteo Salvini che mette in chiaro le richieste cui gli alleati si devono attenere se vogliono continuare a fare parte della coalizione.

La riforma del regolamento del Mes “riesce a peggiorare un trattato già negativo perchè divide l’Europa in buoni e cattivi, serie A e serie B”, sostiene il segretario leghista. “Ovviamente, per i signori di Bruxelles, gli italiani sono di serie B e dovrebbero pagare senza dire nulla per coprire i buchi di altri. Se ad aver bisogno fossimo noi dovremmo sottostare alle richieste della troika modello Grecia. Chiunque in Parlamento approverà questo oltraggio, danno per l’Italia e le generazioni future – scandisce -, si prende una grande responsabilità: se lo fa la maggioranza non mi stupisce, se lo fa qualche membro dell’opposizione finisce di essere compagno di strada della Lega. Perchè qua si ipoteca il futuro dei nostri figli”. 

Le dichiarazioni di Salvini arrivano intorno alle 11. Il capo di via Bellerio parla coi giornalisti a margine di una visita al parco archeologico di Centocelle, a Roma. Terminato il tour, Salvini arriva a Montecitorio e fa capannello coi suoi in cortile per farsi aggiornare sul decreto Migranti, contro il quale la Lega fa ostruzionismo da ieri. Se FI voterà sì alla riforma del Mes si apre un problema politico – dice -.  Un conto è la riforma del Mes, un altro è il Mes sanitario. In questo caso non si capirebbe un sì del partito di Berlusconi alla riforma. Ho posto le nostre condizioni: così finalmente mettiamo le cose in chiaro e si vede da che parte sta FI. 

 Tempo un paio d’ore e arriva il coup de theatre degli azzurri, anticipato dalla vice capogruppo al Senato, Licia Ronzulli, e confermato da Silvio Berlusconi che ‘corregge’ la linea di FI. “Il 9 dicembre non sosterremo in Parlamento la riforma del Mes perché non riteniamo che la modifica del meccanismo di stabilità approvata dall’Eurogruppo sia soddisfacente per l’Italia e non va neppure nella direzione proposta dal Parlamento europeo”, spiega il presidente di Forza Italia. “Due sono i motivi che principalmente ci preoccupano – spiega – Il primo: le decisioni sull’utilizzo del fondo verranno prese a maggioranza dagli Stati. Il che vuol dire che i soldi versati dall’Italia potranno essere utilizzati altrove anche contro la volontà italiana.Il secondo: il Fondo sarà europeo solo nella forma perché il Parlamento europeo non avrà alcun potere di controllo e la commissione europea sarà chiamata a svolgere un ruolo puramente notarile”.”Purtroppo – lamenta il Cavaliere – sono state ignorate le nostre proposte per una indispensabile riforma del Mes che sono state confermate dal voto del Parlamento europeo. E questo non rappresenta certamente un fatto positivo. Per queste ragioni quindi Forza Italia non voterà in Parlamento per questa riforma del Mes”.

“La riforma in questione non ha nulla a che vedere con l’utilizzo dei 37 miliardi destinati alla lotta contro il Covid”, conclude poi Berlusconi, sottolineando il tema che lo divide dalla Lega. 

AGI – Un botta e risposta sul Mes, proprio mentre il governo sta incassando il voto favorevole di Forza Italia e delle opposizioni allo scostamento di bilancio. Alla base della presa di posizione del M5s, tuttavia, non c’è il timore di una trappola ordita dal partito interno del Sì al Mes più Silvio Berlusconi, quanto il bisogno di “piantare una bandiera per dire: di qua non si passa”, come spiega un esponente Cinque Stelle di primo piano.

Andando con ordine. Alle 11,30, in pieno dibattito alla Camera, il Blog delle Stelle pubblica poche righe che sembrano chiudere qualsiasi porta al Mes. “Finché c’è il Movimento 5 Stelle in maggioranza il Mes non sarà usato. Sentiremo l’informativa di Gualtieri sulla riforma dello strumento in sede europea e faremo i nostri rilievi. Non consentiremo ipoteche sui nostri figli e non accetteremo operazioni di palazzo”, si legge nella nota.

Un fulmine a ciel sereno per Pd e Italia Viva che, solo martedì, avevano ottenuto il via libera alla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità da parte dei grillini. Certo, quella riforma non rappresenterà un via libera automatico all’utilizzo di questa linea di aiuti, ma è comunque un passo avanti per chi è convinto che il Mes serva all’Italia e che non porti condizioni capestro.

E’ per questa ragione che i Cinque Stelle sbarrano la strada al Mes con il comunicato pubblicato sul blog. “la nostra presa di posizione nasce solo ed esclusivamente dalla nostra consolidata contrarietà al Mes”, spiega una fonte M5s all’AGI. “Una posizione – viene aggiunto – che negli ultimi tempi ha fatto proseliti, da Cottarelli a Sassoli passando per Enrico Letta. Se c’è ancora qualcuno che dice Sì deve esserci un Movimento 5 Stelle che dice No”.

Ma il no dei pentastellati non si ferma all’utilizzo del Mes. “Non ci deve essere alcun equivoco fra l’utilizzo del Mes e la sua riforma. Dal punto di vista M5s, la riforma è quasi inutile: se questo strumento è obsoleto, come hanno sottolineato anche alcuni osservatori del pd o di quell’ara politica, la sua riforma è quantomeno obsoleta”. Di più: pericolosa. Così la definiscono i componenti stellati in commissione Finanze alla Camera per i quali la riforma “è pericolosa indipendentemente dall’attivazione del credito”.

E dal Senato fanno sapere che l’audizione del ministro Roberto Gualtieri sulla riforma del Mes, che dovrebbe tenersi prima del fine settimana, non è stata ancora ufficializzata: “Se non si tiene oggi, si terrà domani o, al più tardi lunedì, prima dell’Ecofin che dovrà trovare l’accordo politico in sede europea sulla riforma”, confermano. 

Lo stato maggiore del Partito Democratico, intanto, si tiene lontano dalla polemica. A rispondere ai Cinque Stelle è il senatore Dario Stefano: “Non va mai bene affermare: finché ci siamo noi in maggioranza il Mes non verrà usato. È un approccio insostenibile, tanto piu in un momento delicato come quello che viviamo. Il M5S non ha ancora del tutto imparato cosa voglia dire stare in un governo di coalizione, dove vale il pensiero comune e non le bandiere ideologiche dei singoli”. Per il resto, il gruppo dirigente si impone il silenzio e si gode quella che considera una vittoria di Nicola Zingaretti.

E’ il segretario ad aver cercato il dialogo con Berlusconi e il resto dell’opposizione già con la lettera pubblicata un mese fa. “Dialogo che è stato avviato e che ha dato i suoi frutti”, osservano ora i dirigenti dem. “Questo risultato ha diversi padri”, dice il senatore Luigi Zanda: “Certamente Berlusconi, Meloni e Salvini. Ma anche Nicola Zingaretti che ha saputo tenere sempre aperto il filo del dialogo con tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione”, aggiunge.

Insomma, la presa di posizione del M5s no sembra preoccupare i massimi livelli dei dem: “Si sa che hanno problemi interni in questo momento”, spiega una fonte parlamentare del Pd, “Di Maio si è detto favorevole al dialogo con le opposizioni, ma non tutti sono d’accordo”. Di fronte al risultato di oggi sullo scostamento di bilancio, è il ragionamento, “i Cinque Stelle cercano di riportare il dibattito sul Mes, sapendo che è il vero punto debole del governo in questo momento”. 

AGI – Il 9 dicembre, il Movimento 5 stelle “non si dividerà” sul voto che modifica il regolamento del Mes. Lo assicura il capo politico Vito Crimi, a Radio Anch’io.

“Ci sarà qualcuno che farà le sue scelte, come è successo altre volte, ma niente divisioni”, aggiunge. “Bisogna dare il giusto equilibrio alle cose, stiamo parlando di una modifica del regolamento e chiudere questo capitolo è un modo per aprire nuovi scenari sull’Europa post Covid”. 

Crimi ha poi auspicato che si dia vita a una “struttura di missione” che, facente capo alla presidenza del Consiglio, progetti e gestisca i fondi del Next generation Ue: “Credo che tutto debba essere concentrato sotto la guida del presidente del Consiglio”.

“Che ci sia una struttura di missione in cui tutti i ministri possono avere il giusto ruolo. Una struttura di missione fatta da tecnici – ha proseguito – ma le scelte politiche sono scelte politiche”.

AGI – «Il rimpasto? Temo di più i veti sul Recovery. Siamo in una crisi economica e sanitaria, sono altre le cose che mi preoccupano se devo essere sincero”. In un’intervista al Corriere della Sera il ministro degli Esteri Luigi Di Maio si dice preoccupato dei contagi, delle imprese che chiedono, giustamente, risposte, dell’incertezza delle famiglie, dei consumi, dello “sfrenato bisogno di visibilità di qualcuno che improvvisa una proposta di patrimoniale in questo momento”.

E si chiede: “Le pare normale? Praticamente vogliono tassare il ceto medio”.

Secondo il titolare della Farnesina, “a qualcuno sfuggono gli effetti depressivi di un simile intervento” perché “non si può tassare in questo momento chi crea posti di lavoro, ma non solo, con questo approccio si finirebbe per colpire soprattutto il ceto medio-basso”.

 E aggiunge: “La patrimoniale, quanto a prelievo, non è diversa dall’imposta sul reddito. Gran parte della ricchezza degli italiani è investita in immobili e altre attività finanziarie e una tassa sui risparmi produrrebbe un crollo del valore delle case”. E a tale proposito Di Maio è tassativo: “Il M5s non sosterrà mai una simile iniziativa”.

Poi, alla richiesta di un parere sui complimenti ricevuti dal forzista Renato Brunetta, replica: “I complimenti fanno sempre piacere, ma nei miei 10 punti che ho offerto come contributo al fine di un dibattito più ampio c’è il mio pensiero di sempre, che ho sempre espresso e che il M5S ha sempre difeso. La digitalizzazione, l’economia verde, la telemedicina, gli investimenti produttivi”.

Quindi sul Mes sostiene: “Non ci sono i numeri in Parlamento, finché il M5s sarà al governo il Mes non metterà piede in Italia. Nell’Ue, peraltro, non lo ha chiesto nessuno, questo è un dibattito solo italiano”.

“Concentriamoci sul Recovery, lo stesso premier Conte ha ribadito più volte che è il Recovery lo strumento su cui l’Italia e molti altri Paesi Ue stanno puntando”, conclude Di Maio, che sull’allargamento della maggioranza taglia corto: “Anche Forza Italia ha messo in chiaro di non voler entrare nel governo, quindi è una discussione sul nulla”. 

AGI – Cos’è il cerimoniale? “Anticipiamo subito le contestazioni e l’inutile gioco al massacro: non è tempo perso, non è superfluo, non è sperpero di risorse, non è pomposo esercizio di vanità”. Il libro “Non facciamo cerimonie!” di Enrico Passaro, a capo dell’ufficio che organizza gli eventi a cui partecipano i presidenti del Consiglio che si sono succeduti a palazzo Chigi, non è una semplice difesa dei protocolli, dei riti della Repubblica, di quelle scene a cui ognuno di noi assiste dalla tv o dal vivo, sempre uguali, spesso rinchiuse nella cornice di una solennità, legate alle celebrazioni, alle ricorrenze, al rinnovarsi delle cariche istituzionali, agli incontri di Stato o ai vertici internazionali. L’autore incarna proprio una figura ad hoc.

“Non facciamo cerimonie!”

Nell’immaginario collettivo c’è il poliziotto che indaga, il commissario alla Montalbano, il giornalista che porta avanti le sue inchieste. Per la prima vita prende vita il personaggio del cerimoniere. Che non solo protegge il suo lavoro e lo racconta con i suoi occhi e con le sue esperienze, ma si erge a scudo della storia d’Italia. Perché i riti e le cerimonie fanno parte del vissuto del nostro Paese.

Protocollo? Non è solo pura forma

“Si dirà, il protocollo è pura forma. No, è espressione simbolica di un’identità in cui un popolo intero si riconosce, è espressione di sostanza, è dimostrazione, non superficiale, non banale, non posticcia, di profonde convinzioni, è rappresentazione reale e quotidiana di un grande Paese”. Ed ancora: “Il protocollo non è un sistema ingessato, non è zavorra, non è sovrastruttura superflua; è realtà dinamica, è creta che si modella in base alle situazioni e ai protagonisti, nel rispetto dei ruoli, delle gerarchie, di linguaggi e modelli”.

Il passaggio della campanella

C’è un preciso rituale per tutti i momenti. Rituali che hanno segnato la politica italiana ma che soprattutto tengono viva la memoria di ciò che è accaduto nel nostro passato. I delicati passaggi procedurali in ogni cambio di governo, per esempio. La regola è sempre la stessa: il Capo dello Stato che avvia le consultazioni e designa il presidente del Consiglio, i presidenti delle due Camere che vengono informati dal presidente fino alla nascita dell’esecutivo e poi il passaggio della campanella, ovvero l’attimo in cui il presidente del Consiglio entrante, dopo aver prestato giuramento al Quirinale davanti al Capo dello Stato insieme ai suoi ministri, si reca a palazzo Chigi per prendere possesso del suo nuovo ufficio e ricevere nelle proprie mani lo strumento con il quale chi dirige le riunioni mantiene l’ordine e richiama l’attenzione dei ministri. Una semplice prassi? “No, nel gesto del passaggio della campanella – si ricordi quello fra Enrico Letta e Matteo Renzi – si racchiude, con i suoi effetti scenici, un significato che va al di la’ della cerimonia”.

La cerimonia come rappresentazione di un mondo di valori

Il rito della cerimonia come la rappresentazione di un mondo di valori. Quella del 2 giugno, anniversario della fondazione della Repubblica in ricordo del giorno del 1946 in cui gli italiani si recarono alle urne per il referendum fra monarchia e Repubblica. La ricorrenza del 4 novembre, festa delle Forze armate e dell’unità nazionale, per celebrare la data di entrata in vigore dell’armistizio di Villa Giusti, tra Italia e Impero austro-ungarico nel 1918. La festa del 25 aprile, anniversario della Liberazione nel 1945, anno in cui fu proclamata la vittoria delle forze della Resistenza italiana contro le truppe nazi-fasciste nel nord Italia. Perché – scrive Passaro – “la bandiera è un simbolo del Paese e richiede assoluto rispetto”, “non si scherza”, va tenuta sempre “in buono stato e deve essere correttamente dispiegata”: “Se il simbolo del Paese – si legge in un passaggio del libro – si mostra in condizioni miserevoli è lo stesso Paese a presentare la medesima immagine di sé”.

Con la bandiera non si scherza 

C’è un linguaggio anche nell’esposizione del vessillo all’interno o all’esterno degli edifici: “Al Tricolore spetterà sempre, dico sempre, il posto d’onore al centro; alla sua destra la bandiera europea, alla sua sinistra la bandiera dell’ente”. E il 17 marzo, giornata dell’unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della Bandiera. Ma la cerimonia non è solo la deposizione della corona d’alloro al Milite ignoto. Ogni dettaglio non è mai lasciato al caso.

Dalle riunioni del G20 alle emozioni a Rondine 

“A spasso nelle vicende del protocollo di Stato” è il sottotitolo del libro che si compone di 256 pagine. Pieno di ricordi e di aneddoti (come quello legato alla copertura delle statue durante la visita a Roma del presidente iraniano Rouhani: “Se invitassimo un vegetariano a cena da noi, potremmo mai proporgli una tagliata di chianina?”), di impressioni, di momenti vissuti. Dalle riunioni del G20, alla visita al cimitero di Arlington negli Stati Uniti, alle emozioni provate a Rondine, la cittadella della Pace, al dolore nell’organizzare i funerali di Stato di Placido Rizzotto, nel maggio del 2012 a Corleone. E poi le rievocazioni della morte di Aldo Moro e della sua scorta, gli anniversari delle stragi di Capaci e di via Amelio, le cerimonie nei luoghi del terremoto, L’Aquila, Emilia Romagna, Amatrice, Accumuli, Norcia, nelle Marche.

Cerimonie nei luoghi del terremoto, storie di lacrime

“Storie di lacrime” come quella del Ferragosto del 2018, il giorno 14 agosto, il crollo del Ponte Morandi a Genova. Ma anche momenti di festa, come l’Expo 2015 di Milano o il riscatto d Matera, della prima città del Sud d’Italia che viene gratificata con titolo di capitale culturale europea. Momenti toccanti come la visita al Binario 21 della stazione ferroviaria di Milano dal quale tra il 1943 e il 1945 partirono venti convogli stipati di esseri umani, uomini, donne, bambini, “accalcati, infreddoliti o madidi di sudore”, diretti ad Auschwitz-Birkenau, inconsapevoli del loro destino. Momenti anche d’imbarazzo, quando nello studio ovale della Casa Bianca, durante l’incontro tra Matteo Renzi e Barack Obama, squilla il telefono con la colonna sonora de “Il buono, il brutto e il cattivo” e parte “una sonora, aperta, incantevole risata” del presidente americano, “Sergio Leone… Ennio Morricone”. 

Con il protocollo si ripassa la storia

“Non facciamo cerimonie!” non è un manuale ma un viaggio attraverso fatti, azioni e accadimenti di un mondo che a volte finisce col prendersi un po’ troppo sul serio. Quello del cerimoniere “è un lavoro di responsabilità, un lavoro stressante, guardato con disincanto e a volte sbeffeggiato, ma è un lavoro da privilegiato. Non perché – sottolinea l’autore – si è vicini a uomini di potere, ma perché attraverso il cerimoniale e il protocollo di Stato si attraversa e si ripassa la storia, si risveglia la memoria, si valorizzando gesti simbolici che sono alla radice ei sentimenti e dell’identità di un popolo, si conoscono e si apprezzano valori e motivazioni di altri mondi e altre civiltà”.

Il fenomeno del ‘piazzamento’

Passaro racconta il mondo del protocollo senza enfasi, con ironia e autoironia, emozionandosi e commovendosi, a volte anche indignandosi. Come quando descrive il fenomeno del ‘piazzamento’, “il pane quotidiano di chi si occupa di cerimoniale, l’essenza, la vita!”. Il piazzamento “è il meticoloso lavoro con cui gli addetti al cerimoniale passano le nottate ad assegnare un posto in una tribuna, in una platea, ad un tavolo di relatori alle autorità presenti”. E dunque “ad ognuno il suo posto, in base al rango, cioè al ruolo esercitato nelle istituzioni”. Ma non è una cosa facile, “ci è voluta una commissione coi fiocchi, promossa dal Dipartimento del Cerimoniale di Stato presso la presidenza del Consiglio dei ministri per venirne a capo”. Per risolvere “l’ordine di precedenza” ed evitare la frase classica: “Lei non sa chi sono io…”.

“Posso accavallare le gambe?”

A palazzo Chigi, durante la sua attività, si sono succeduti prima Berlusconi, poi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, ora Conte. Il cerimoniere al servizio. “Ma quando credi di aver pensato a tutto, ti capita la richiesta imprevista del leader per il quale lavori e sono guai se non sai rispondere…”. E bisogna rispondere a tutte le domande: “Posso stringere la mano al re? Posso baciare la mano alla signora? Mi metto alla sua destra o alla sua sinistra? Resto in piedi? Mi siedo? Posso accavallare le gambe?”. E parti subito con le istruzioni: “Stringa la mano solo se la porge Sua Maestà; il baciamano è possibile, ma è gesto ardito e va fatto con stile impeccabile; l’ospite sempre alla sua destra, ma attenzione, se passa in rassegna uno schieramento militare, deve stare sul lato più vicino al picchetto d’onore; seduto quando le fanno un cenno; in piedi al momento opportuno; accavallare le gambe? Assolutamente no!”. 

AGI – “Quei 209 miliardi sono per il nostro Paese la sfida della vita, sarebbe doloroso non arrivare fino in fondo“. In un colloquio con il Corriere della Sera il premier Giuseppe Conte nega che l’Italia sia in ritardo sul Recovery Fund e si dice sicuro che “riusciremo a dare la svolta”. “Con l’Europa abbiamo studiato un percorso a scorrimento veloce del Recovery. Stiamo facendo tantissimo, nonostante il clima di confusione che ogni tanto si alza” e promette che “che riferirà periodicamente non solo al Consiglio dei ministri ma anche al Parlamento”. 

“Ci sarà un grande confronto pubblico e coinvolgeremo tutto il Parlamento. Stiamo anche pensando a un comitato di garanzia, che sovrintenda all’attuazione dei progetti e verifichi che le cose stiano andando bene“. E Conte garantisce anche che nella cabina di regia del Recovery entreranno Roberto Gualtieri per il Pd e Stefano Patuanelli per il M5S. Oltre al capo del governo, il quale oggi pomeriggio farà il punto con i capi delegazione.

Poi Conte aggiunge: “La Ue con la presidente Ursula von der Leyen ha messo su una struttura con la quale giorno per giorno ci confrontiamo. Il prossimo passaggio richiederà il coraggio di selezionare i progetti migliori e quando arriveremo alla fine saranno già stati esaminati”.

Il concetto che Conte intende trasmettere forte e chiaro è: “Stiamo lavorando per impedire che il destino del Paese sia appeso alle sorti dei singoli“. “Non possiamo rincorrere le ambizioni di qualcuno che spera in ruoli più importanti” replica chi gli chiede di possibili rimpasti per placare desideri di cambi di ministri. Quanto a Zingaretti, “lo sento tutti i giorni e non è vero che non sia d’accordo sulla cabina di regia a tre. Ne avevamo parlato, c’è perfetta coincidenza”, rassicura il premier nel colloquio.

L’azione che però il presidente del Consiglio si prefigge è quella di “coinvolgere il meglio del Paese, individuando 50 nomi per ognuno dei sei team” di cui è composto un comitato esecutivo composto da sei manager. E “non per assegnare centinaia di incarichi, ma per selezionare esperti in grado di seguire passo dopo passo la realizzazione dei lavori”.

Con una novità importante: “La tecnostruttura avrà poteri sostitutivi. Se un progetto ritarda o rischia di essere realizzato male, subentrano i tecnici e commissariano l’opera”. E alla cabina di regia sarà invitato Enzo Amendola, ministro degli Affari Europei, in qualità di “referente dei progetti a Bruxelles”. Infine il Mes, sul quale il premier tira diritto assicurando: “Non ci serve, l’Italia non ne ha bisogno”.

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