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Nel suo piccolo fu una star della crisi 2018: limite e varco tra il noto e il riservato, la porta della Loggia alla Vetrata del Quirinale fu inquadrata per quasi due mesi durante la travagliata e lunga formazione del governo Conte. Affiancata dai due Corazzieri, sempre presenti quando c’è il Presidente della Repubblica, da essa passavano le delegazioni dei partiti che venivano chiamati al Colle per le consultazioni, poi i premier incaricati e infine lo stesso Sergio Mattarella per spiegare agli italiani problemi e decisioni.

Durante la trasmissione di La7, Propaganda live, si ironizzò spesso sul cigolio degli antichi cardini e così Mattarella, nel rispondere alla richiesta di un’intervista da parte della trasmissione scrisse non senza ironia: “dimenticavo: farò riparare la porta della sala stampa”. Un annuncio cui sono seguiti i fatti: quest’inverno i falegnami e gli ebanisti del Quirinale hanno ricostruito la porta che, liscia e senza intoppi, si aprirà da oggi sulla crisi. 

Dopo le dimissioni di Giuseppe Conte e l’apertura ufficiale della crisi di governo “la situazione è molto fluida” e gli scenari possibili sono tre: un governo guidato da un tecnico, un governo politico 5 stelle-Pd (“a patto che il Pd trovi una sua unitarietà ed eviti un’ulteriore frammentazione”) o il ritorno alle urne.

Lo spiega all’Agi il professor Alfonso Celotto, docente di Diritto costituzionale e Diritto pubblico comparato all’Università Roma Tre. “Le crisi di governo possono essere parlamentari o extraparlamentari – afferma il professore – le più comuni, oltre 60 volte su 65 governi, sono extraparlamentari, come è accaduto con il premier Conte. Extraparlamentari significa che il presidente del Consiglio si dimette senza un esplicito voto di sfiducia da parte delle Camere e il governo resta in carica fino alla nomina di un nuovo governo. Gli scenari possibili sono vari – prosegue Celotto – siamo davanti a una crisi molto tattica e questo tatticismo ricorda quello del marzo 2018, subito dopo le elezioni, perché il risultato elettorale è stato composito e come tale non ha indicato una maggioranza naturale. Del resto – sottolinea il professore – dobbiamo ricordare che siamo una repubblica parlamentare dove il governo viene nominato dal Parlamento e non direttamente dal popolo, come avviene nelle repubbliche presidenziali”.

I tre scenari possibili per il dopo Conte

Con le dimissioni di Giuseppe Conte si sono aperte tre alternative: la prima è un nuovo governo che si può chiamare di scopo, del presidente o di garanzia. “Questi termini – osserva il docente di Roma Tre – possono essere ritenuti sinonimi, e indicano un governo che ha una guida non politica e del quale fanno parte ministri per gran parte non politici ma tecnici. Un po’ come è accaduto con il governo Monti. Dobbiamo ricordare – afferma Celotto – che tecnico non è una parola dal significato malevolo, anzi dovrebbe significare un governo di alta competenza, di alta qualità tecnica che puo’ favorire dei risultati per il Paese”.

La seconda alternativa “è un governo politico che metta insieme il Pd e il M5s, ovviamente il Pd in tutti i suoi ranghi, e anche con pezzetti di Leu e gruppo misto per arrivare a una maggioranza abbastanza stabile soprattutto al Senato: qui la maggioranza è di 158 e bisogna raggiungere 162 o 165 per governare in maniera tranquilla. Sicuramente un governo di ampia coalizione politica che è tutto da costruire per capire come i 5 Stelle che hanno lavorato con un partito di centrodestra possono lavorare con un partito di centrosinistra”.

La terza alternativa è il voto: “Nel caso in cui non si riesca a formare un nuovo governo il presidente della Repubblica scioglie le Camere e si va direttamente alle urne”. Quali dei tre scenari è il più probabile? “In questo momento – risponde Celotto – io direi che il governo politico ha un 40% di possibilità, il governo tecnico un 35% e il voto un 25%. Sono percentuali molto vicine perché la situazione mi sembra molto fluida”.

Le consultazioni del Capo dello Stato

La parola passa a questo punto al Capo dello Stato che da oggi pomeriggio avvierà le consultazioni tra le forze politiche. “Le consultazioni sono il modo di avere il polso della situazione – chiarisce l’esperto di diritto costituzionale – ciascun gruppo parlamentare viene ricevuto al Quirinale e vengono ricevuti normalmente dal più piccolo al più grande, in ordine di rappresentatività politica. Sappiamo che alla fine delle consultazioni, che possono durare un paio di giorni, il presidente puo’ fare diverse cose: un secondo giro di consultazioni, affidare un mandato esplorativo, cioè un preincarico a un soggetto di garanzia come avvenne l’anno scorso con i presidenti del Senato e della Camera, o ancora designare direttamente un nuovo presidente del Consiglio il quale a sua volta farà le consultazioni per formare il governo”.

La partita in atto nel Partito democratico

Zingaretti e Renzi come si giocheranno questa partita? “Il ruolo del Pd è sicuramente il più difficile – evidenzia Celotto – sappiamo che è un partito molto diviso in correnti per cui bisogna capire se riesce a trovare una unitarietà nello stare al governo oppure se questa unitarietà non la riesce a trovare, per cui rischia una frammentazione ulteriore. In fondo la situazione è un po’ come quella del 2006, quando Prodi mise insieme nella coalizione dell’Ulivo una varietà composita di governo, e quindi un governo con grandi intenzioni politiche che non sempre riusciva a portare a termine i suoi obiettivi. A mio avviso il Pd deve fare un’importante analisi per capire se conviene andare al voto o cercare di governare. Il tentativo di governare può essere il più costruttivo per il Paese, ma vanno anche calcolati gli interessi politici delle singole correnti di voler andare al voto oppure di voler provare ad andare al governo. Penso che sia difficile anche all’interno del Pd capire questi equilibri”.

La possibilità di un accordo tra Pd e M5s

Quindi, prima di parlare di un accordo 5 stelle-Pd “bisogna capire se ci puo’ essere una convergenza politica completa di tutte le correnti del Pd e di tutte le parti dei 5 stelle verso un governo congiunto. A quel punto va fatto il programma, ed è tutto da vedere quali possano essere i punti di convergenza. Ma il problema più grave è trovare la convergenza tra Pd e M5s sull’idea di abbinarsi”.

A complicare il quadro politico c’è anche la manovra economica che l’Italia dovrà preparare nei prossimi mesi. “è uno scenario importante – ammette Celotto – la manovra economica che ci aspetta è impegnativa, da decine di miliardi. Inoltre, ci sono le clausole di garanzia sull’Iva e c’è sicuramente bisogno di fronteggiare i parametri europei, per cui sarà una manovra dispendiosa e importante. Si tratta di capire come i partiti vorranno muoversi rispetto a questo. Sappiamo bene – osserva il docente – che nessun partito politico vuole intestarsi una manovra sanguinosa e dura, per cui in questa ottica potrebbe essere più plausibile che sia un governo a matrice tecnica ad intestarsi queste riforme, come accadde nel 2011 con il governo Monti. In ogni caso – conclude – il quadro mi sembra molto fluido e penso che ci vorrà qualche giorno per risolvere questa crisi”. 

Questo pomeriggio, alle 16, Mattarella avvierà le consultazioni dopo le dimissioni di Giuseppe Conte. Il primo incontro sarà con il presidente emerito Giorgio Napolitano, a cui seguiranno quelli con i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico e Elisabetta Casellati. Giovedì toccherà invece ai partiti: prima il Pd, poi a seguire Lega e M5s. Infine le sigle minori. Tutto in due giorni.

Intanto, messa la parola fine sul governo gialloverde, la direzione del Pd ha dato mandato al segretario di trattare con il M5S. E Nicola Zingaretti fissa i punti che dovranno costituire la base della trattativa, in un documento approvato all’unanimità.

Il Pd “intende concentrare la propria iniziativa per l’avvio di una fase politica nuova e la verifica di un’altra possibile maggioranza parlamentare in questa legislatura”. 

  1. L’impegno e l’appartenenza leale all’Ue per una Europa profondamente rinnovata, un’Europa dei diritti, delle libertà, della solidarietà e sostenibilità ambientale e sociale, del rispetto della dignità umana in ogni sua espressione.
  2. Il pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa incarnata dai valori e dalle regole scolpite nella Carta Costituzionale a partire dalla centralità del Parlamento. 
  3. L’investimento su una diversa stagione della crescita fondata sulla sostenibilità ambientale e su un nuovo modello di sviluppo.
  4. Una svolta profonda nell’organizzazione e gestione dei flussi migratori fondata su principi di solidarietà, legalità sicurezza, nel primato assoluto dei diritti umani, nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e in una stretta corresponsabilità con le istituzioni e i governi europei.
  5. Una svolta delle ricette economiche e sociali a segnare da subito un governo di rinnovamento in una chiave redistributiva e di attenzione all’equità sociale, territoriale, generazionale e di genere.

“In tale logica affrontare le priorità sul fronte lavoro, salute, istruzione, ambiente, giustizia. Evitare l’inasprimento della pressione fiscale a partire dalla necessità di bloccare con la prossima legge di bilancio il previsto aumento dell’Iva”. 

12.34 “Sento su di me tutto il peso e la complessità della sfida e guiderò questo processo complesso, nel totale disinteresse personale, nella massima trasparenza, senza secondi fini. Lo farò e c’è una storia di una vita a dimostrare che lo farò. Non alimenterò sospetti ma non accetterò che si alimentino sospetti sul mio operato, perché questo si’ sarebbe davvero la fine di tutto”. Così Zingaretti al termine della Direzione.

12.19 “La Direzione Pd all’unanimità sceglie la via della Responsabilità di fronte al Paese. Ora @nzingaretti ha la forza di un partito unito con cui può iniziare un dialogo limpido e chiaro coi 5s per cercare di dare vita a un governo di svolta”. Questo il commento di Dario Franceschini su Twitter.

12.11 “Il Governo ha terminato il suo percorso tra insulti e urla e con un tardivo racconto da parte del Presidente Conte dell’irresponsabilità istituzionale del principale protagonista del suo Esecutivo”. Così Zingaretti nei momenti conclusivi della Direzione Pd.

12.00: La Direzione nazionale del Partito democratico ha approvato per acclamazione all’unanimità l’ordine del giorno che riassume di fatto la linea e la relazione del segretario: sì ad un governo con una base larga e “no ad accordicchi”. “Un segnale chiaro, forte e importante per una svolta in questa #legislatura. Lo rende noto Emanuele Fiano, componente della Direzione”. Il testo integrale. 

11.54 “Non ho mai demonizzato M5s. Anzi, al contrario sono stato oggetto di critiche a volte feroci perché ho tentato di sviluppare un’analisi attenta su questo movimento, ma non posso ignorare differenze enormi, che riguardano principi, un’idea di Europa di democrazia. Non facciamo finta che questa differenza siano scomparse, Dobbiamo lavorare sui contenuti e sul merito”. A dirlo il segretario democratico durante la Direzione del Pd.

11.51 “Non credo affatto che la soluzione possa essere quella di un governo di transizione, che porti al voto. È un’ipotesi non solo rischiosa per i Democratici ma un danno l’Italia. Ora tocca a noi muoverci e provare a indicare una strada” dice ancora Zingaretti.

11.41 L’apertura del segretario dem: “Di fronte alla situazione drammatica del Paese, abbiamo il dovere come forza democratica di dare disponibilità e verificare se esiste la possibilità di dare vita a una maggioranza parlamentare nuova, forte, di discontinuità e di larga base parlamentare che convinca le persone delle nostre ragioni. La nostra proposta deve essere chiara, lineare trasparente per evitare a tutti coloro che tenteranno questo esperimento l’accusa di trasformismo. No a una confusa ammucchiata”. 

11.33 “Per noi la legge di bilancio è il punto di partenza di ogni confronto”. Così Nicola Zingaretti durante le prime battute della Direzione del Pd, in corso in questo momento.

11.29 “Il nostro avversario è Salvini. L’alleato italiano di Orban e della Le Pen che in queste ore ha dimostrato tutta la sua arroganza e sete di potere”. Lo ha dichiarato il segretario nazionale di Articolo Uno, Roberto Speranza, intervenendo ad Agorà Estate. “Siamo per verificare – ha aggiunto – con coraggio se ci sono le condizioni per un governo di svolta, con tutto il centrosinistra e i 5 stelle. Sarebbe stata la scelta migliore già nel 2013 e nel 2018”. “Rivendichiamo la nostra coerenza. I temi fondamentali su cui provare a costruire un’intesa sono la questione sociale e quella ambientale. Ho profondo rispetto per la discussione in corso nel Pd. Quel che è certo è che Zingaretti è il nostro interlocutore”, ha sottolineato il leader di Articolo Uno.

09.31 Prima dell’avvio della Direzione Pd, Renzi è intervenuto a Radio Anch’io: “Un veto ce l’ho ed è su Matteo Renzi, nel senso che se c’è una persona che in questo governo non ci deve entrare sono io, ma non perché voglio prenderne le distanze ma perché questa operazione che insieme ad altri abbiamo lanciato, è credibile se viene accompagnata dal fatto di rinunciare a ogni tipo di incarico o poltrona. Dal mio punto di vista non c’è alcuna disponibilità del sottoscritto a far parte di questo governo”. 

L’avvocato, prestato alla politica, Giuseppe Conte nei doppi panni del difensore e della pubblica accusa. Nel primo pomeriggio, al Senato, si attende dal presidente del Consiglio una arringa difensiva sull’operato del governo che guida da quasi 15 mesi. E una dura requisitoria contro Matteo Salvini che, tredici giorni fa, dopo che la maggioranza M5s-Lega si era spaccata sull’Alta velocità Torino-Lione, è andato da lui, a Palazzo Chigi per annunciargli l’intenzione di porre fine a questa esperienza di governo.

Il giorno seguente Salvini ha annunciato via nota una mozione di sfiducia nei suoi confronti. Nella conferenza stampa convocata qualche ora dopo, Conte ha anticipato che sarebbe andato in Parlamento a comunicare la “verità” sulle ragioni di questa crisi ‘de facto’ provocata dall’alleato di governo, che gli avrebbe confidato la necessità di “capitalizzare il consenso” ottenuto alle europee di maggio, spingendo il Paese verso le elezioni politiche anticipate.

La diretta minuto per minuto.

15,54 Conte, concludendo il suo intervento, annuncia che si recherà al Quirinale a rassegnare le dimissioni. 

15,45 “Questo governo si arresta qui” per via della crisi che lo “compromette”. Lo dice il premier Giuseppe Conte, intervenendo nell’Aula del Senato sulla crisi di governo. Conte si rivolge poi a M5s chiedendo di fare tesoro dell’esperienza del governo e poi fissa delle priorità di azione futuro, tra cui richiamare i tanti giovani italiani all’estero e consolidare il primato tecnologico italiano nelle rinnovabili. In Europa, Conte rivendica di aver evitato per due volte la procedura d’infrazione contro l’Italia e di aver adottato un approccio di “europeismo critico”, lontano sia dall’euroscetticismo che dall’europeismo “fideistico”. 

15,40 Nella lunga requisitoria contro Matteo Salvini in Senato, Giuseppe Conte conserva per la fine “una cosa che non ti ho mai detto direttamente”, ovvero l’utilizzo dei simboli religiosi del ministro dell’Interno. Conte, che è un fervente cattolico devoto a Padre Pio, ha accusato Salvini di “episodi di incoscienza religiosa che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e nello stesso tempo oscurare il principio di laicità che è tratto fondamentale dello Stato moderno”.

15,39 “Caro Matteo, mi preoccupa la tua concezione di governo”, dice Giuseppe Conte rivolto a Matteo Salvini in Senato, “le crisi si risolvono in Parlamento, non nelle piazze. Non abbiamo bisogno di persone con pieni poteri ma di persone che abbiano cultura istituzionale e senso di responsabilità”. “Se tu avessi dimostrato cultura delle regole e responsabilità istituzionale l’azione di governo ne avrebbero giovato”, ha proseguito Conte, parlando del ritardo di due mesi della Lega nell’indicare i delegati per la stesura della manovra. ll premier ha poi ripreso Salvini per non essere venuto in Senato a riferire sulla “vicenda russa” che ha importanti “risvolti internazionali”.

“Avresti evitato al presidente del Consiglio di venire in Aula al tuo posto, rifiutandoti peraltro di riferire le informazioni in tuo possesso”, ha aggiunto Conte, accusando Salvini di avere “in molteplici occasioni invaso le competenze di altri ministri” minando “l’efficacia dell’azione”. 

15,26 “Le scelte compiute da Salvini sono segno di “grave carenza di cultura istituzionale”. Lo ha dichiarato Giuseppe Conte in Senato. “Perché aprire la crisi in pieno agosto quando ormai da molte settimane era chiara l’insofferenza per una crisi ormai considerata limitativa dell’ambizione di governo di chi ha chiesto “pieni poteri”?”, si domanda il premier che parla di un “gesto di grave impudenza istituzionale, suscettibile di precipitare il Paese in una vorticosa spirale di incertezza politica e insostenibilità finanziaria”. La scelta di rompere dopo l’approvazione del decreto sicurezza bis è stata inoltre segno di “opportunismo”. 

Conte ha inoltre attaccato la decisione di Salvini di presentare la mozione di sfiducia senza ritirare i ministri e ha accusato i leghisti di aver “oscurato la verità dei fatti” con la “strategia maldestra” di definire l’esecutivo come un “governo dei no”. Il premier ha quindi elencato i provvedimenti adottati dal governo, accusando Salvini di averli “calpestato” e di aver così insultato anche il lavoro stesso fatto dai ministri della Lega. 

15,14 Il premier Giuseppe Conte durante il suo intervento in Senato, ha definito “oggettivamente grave”, per le conseguenze “economiche e politiche” sul Paese, la decisione di Matteo Salvini, seduto alla sua destra tra i banchi del governo, di staccare la spina al governo depositando una mozione di sfiducia. Conte ha detto che la crisi non si può consumare con “dichiarazioni affidate ai social o nelle piazze” senza un adeguato contraddittorio in Parlamento. 

La decisione della Lega “interrompe prematuramente per ragioni elettorali un’operazione di governo che aveva ottenuto molti risultati e molti ne stava realizzando” ed è per questo “oggettivamente grave”, aggiunge Conte. Inoltre, la decisione di Salvini viola “il solenne impegno che il leader della Lega aveva assunto con il contratto di governo” e comporta “gravi rischi per il Paese” in virtù delle tempistiche che rendono “altamente probabile” l’esercizio provvisorio e l’aumento dell’Iva. e comporta “gravi rischi per il Paese” in virtù delle tempistiche che rendono “altamente probabile” l’esercizio provvisorio e l’aumento dell’Iva. Per Conte Salvini è stato un “irresponsabile” che ha inseguito “interessi personali”. Questa affermazione è stata accolta con un grosso applauso.

15.09 Al via la seduta dell’Aula del Senato sulle comunicazioni del premier Giuseppe Conte.

15,06 Al momento, viene riferito al termine della conferenza dei capigruppo del Senato, nessuna risoluzione è stata presentata per essere messa al voto dopo le comunicazioni del premier Giuseppe Conte e il dibattito che si aprirà al termine dell’intervento del premier. Ciò, tuttavia, non esclude che dopo l’intervento di Conte e durante il dibattito ciascun gruppo possa presentare una propria risoluzione. Da regolamento, infatti, le risoluzioni possono essere presentate in qualsiasi momento prima dell’eventuale voto. 

15,03 Tre ore e quarantacinque minuti di dibattito in Aula al Senato dopo le comunicazioni di Giuseppe Conte. Lo ha stabilito, secondo quanto si apprende, la conferenza dei capigruppo di palazzo Madama. 

15,00 Sarà un intervento molto duro quello che il premier Conte si appresta a fare nell’Aula del Senato. Lo annunciano fonti di Palazzo Chigi che spiegano che il presidente del Consiglio ascolterà il dibattito, se ci sarà tempo replicherà e poi deciderà cosa fare. 

14,54 “ll Ministro Salvini, fra un comizio e un mojito, è alla ricerca di un “centro di gravita’ permanente” che, suggeriva Battiato, non gli faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla gente. “Suo malgrado” qui c’è una forza come il MoVimento 5 Stelle che ha invece deciso di agire in maniera decisa e credibile. Non c’è tempo da perdere con chi si dimostra inaffidabile, dobbiamo pensare agli interessi degli italiani. Abbiamo sempre lavorato per obiettivi seri e concreti, sottoscritti in un Contratto di Governo su cui ci siamo dimostrati sempre leali. Altri si sono persi in dichiarazioni e slogan che sono tutto e il contrario di tutto”. Lo scrive M5s nel suo blog.

“Ecco lo strano “Vangelo secondo Matteo”, con le dichiarazioni del Ministro Salvini degli ultimi 10 giorni. A pensarci bene, il vero Vangelo ci aveva avvertito: ‘In verità vi dico, uno di voi mi tradirà’ “, prosegue il post. 

14,56 I membri del governo di M5s, a qualche minuto dall’inizio del discorso del premier Giuseppe Conte, hanno occupato tutti i banchi del governo dell’aula di Palazzo Madama, impedendo così ai componenti leghisti dell’esecutivo di fare altrettanto. L’unico leghista che è riuscito a sedersi è stato il ministro per i Rapporti Ue Lorenzo Fontana. I leghisti del governo stanno, visibilmente perplessi, stanno ora cercando di capire dove prendere posto.

14,50 Un gruppo di militanti della Lega con striscioni a sostegno di Salvini sta manifestando davanti a palazzo Madama. “Elezioni subito”, urlano i manifestanti.

14,49 Mentre è ancora in corso la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, emerge l’ipotesi che il premier Giuseppe Conte prima di salire al Colle attenda il dibattito in aula successivo alle sue comunicazioni, ma non l’eventuale voto delle risoluzioni. È quanto riferiscono fonti parlamentari di palazzo Madama.

Le stesse fonti ricordano che questo è uno degli scenari possibili, come quello – che resta tutt’ora in piedi – che il premier si vada a dimettere nelle mani di Mattarella subito dopo le sue comunicazioni.

14,38 È iniziata a Palazzo Madama la conferenza dei capigruppo per decidere i tempi e i modi del dibattito dopo le comunicazioni in Aula del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

14,02 Contestato il gruppo dei senatori Lega che faceva ingresso a Palazzo Madama. ‘Traditori, buffoni, buffoni,’ ha intonato un gruppo di persone raccolte davanti all’ingresso laterale del Senato. “Onestà”, hanno invece gridato al sottosegretario M5s Stefano Buffagni, tra gli applausi. 

“Andate al Papeete beach, tornatevene in Padania”, hanno gridato alcuni. Contestato anche il capogruppo leghista al Senato, Massimiliano Romeo. Prima della contestazione nel gruppetto in attesa era apparsa una bandiera italiana e legata insieme a un vessillo del Movimento 5 stelle. Il piccolo assembramento è stato fatto sfollare , dopo i cori, dalle forze dell’ordine.

14,00 “Lunghi applausi a Matteo Salvini dal gruppo della Lega, determinato e compatto. Prima il bene degli italiani poi il resto. La Lega unica forza politica che non ha paura di confrontarsi con i suoi datori di lavoro, i cittadini, che non parla di poltrone ma di sviluppo del Paese”. Così la Lega in una nota diffusa al termine della riunione dei senatori con Matteo Salvini.

 “Dalla Lega non ci sarà alcuna marcia indietro. Comunque attendiamo il discorso di Giuseppe Conte”. E’ quanto ha affermato il capogruppo Lega al Senato, Massimiliano Romeo, al termine della riunione. 

“Questo governo si arresta qui” per via della crisi che lo “compromette”. Lo dice il premier Giuseppe Conte, intervenendo nell’Aula del Senato sulla crisi di governo. Conte si rivolge poi a M5s chiedendo di fare tesoro dell’esperienza del governo e poi fissa delle priorità di azione futuro, tra cui richiamare i tanti giovani italiani all’estero e consolidare il primato tecnologico italiano nelle rinnovabili.

Concludendo il suo lungo intervento, Conte ha annunciato che si recherà al Quirinale per rassegnare le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica.

Nella lunga requisitoria contro Matteo Salvini in Senato, Giuseppe Conte conserva per la fine “una cosa che non ti ho mai detto direttamente”, ovvero l’utilizzo dei simboli religiosi del ministro dell’Interno. Conte, che è un fervente cattolico devoto a Padre Pio, ha accusato Salvini di “episodi di incoscienza religiosa che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e nello stesso tempo oscurare il principio di laicità che è tratto fondamentale dello Stato moderno”.

 

Ora che è arrivata la benedizione del padre nobile Romano Prodi a un esecutivo di legislatura, magari aperto anche a Forza Italia, Nicola Zingaretti ha la copertura politica sufficiente per portare avanti il dialogo con M5s su un governo che prenda il posto di quello gialloverde. Il segretario del Pd potrà così strappare al rivale Matteo Renzi la bandiera del dialogo, dopo essere stato spiazzato dall’iniziativa dell’ex premier che ha rotto il tabù antigrillino.

Certo, per prendere il controllo dei gruppi parlamentari, e quindi del partito, il governatore del Lazio rischierebbe di dover attendere quattro anni. Ma qua una grossa mano gliela ha data Luigi Di Maio stesso, quando ha chiarito che il suo interlocutore per un’eventuale trattativa potrà essere solo il segretario. Anche perché è da tempo chiaro che il principale bersaglio che Salvini offrirà alla piazza, in caso di accordo tra M5s e Pd, sarà proprio il “senatore semplice” di Scandicci, il quale sembra essere già ben conscio che, se accordo sarà, dovrà giocare un ruolo defilato, magari lavorando con calma a un progetto solista, chissà.

Il dialogo quindi c’è, e ha scatenato i retroscenisti dei maggiori quotidiani, sui quali si rincorrono da giorni le indiscrezioni più disparate sulla possibile disposizione delle ‘caselle’ in un esecutivo giallorosso. Supposizioni o abbozzi di negoziato? Difficile dirlo. L’unica cosa certa è che i rumor secondo i quali il Pd sarebbe disposto addirittura ad appoggiare un secondo mandato di Giuseppe Conte sono stati decisamente troppo. E hanno spinto l’Ufficio Stampa del Nazareno a diramare la seguente nota:

Siamo alla vigilia dell’intervento del Premier Conte in Parlamento e in presenza di una crisi di governo ancora non parlamentarizzata. Per questo motivo, in riferimento ad alcune notizie rilanciate oggi, l’Ufficio Stampa del Pd precisa che è privo di fondamento parlare di negoziato sul governo e addirittura di caduta di tabù per un eventuale Conte bis.

Boccia attacca Renzi: “Ha fatto un tragico errore”

Che la situazione sia ancora confusa prima di tutto all’interno del Pd (dove, come è noto, Carlo Calenda ha già annunciato l’addio in caso di sodalizio con M5s) lo testimonia un’intervista di stamattina a Repubblica del deputato dem Francesco Boccia, che ha definito un “tragico errore avere aperto a un nuovo governo prima dell’apertura della crisi” e tutto questo “per eccesso di protagonismo”. Boccia accusa l’ex premier di aver “dato ai 5 Stelle una centralità enorme” mentre “solo dopo l’apertura della crisi e la sintesi del presidente della Repubblica avremmo posto le nostre condizioni nette per una maggioranza di legislatura o voto immediato”.

E il renziano Faraone esplode: “Lasciateci in pace!”

Suona come una replica il post su Facebook del senatore renziano Davide Faraone, che con la segreteria ha il dente avvelenato per essere stato esautorato dalla guida del Pd siciliano. 

“Non mi meraviglia che Salvini attacchi Renzi e una quarantina di senatori renziani che vogliono cacciarlo, né che Grillo attacchi Renzi. Neppure che Scalfari, ogni santa domenica, attacchi Renzi e non mi meraviglia che l’Espresso dica che Renzi e Salvini siano uguali. Non mi meraviglia neanche che nessuno del Pd difenda Renzi e che anzi, tanti del Pd attacchino Renzi e i renziani”, scrive Faraone, “stanno tutto il tempo a brandire una scissione, a dire che vogliamo andare via dal Pd, che vogliamo farci un altro partito e in tanti nel Pd ci trattano come se fossimo di un altro partito. Non uno straccio di comunicato a difesa di Matteo e dei senatori del Pd attaccati da Salvini quotidianamente. Addirittura leggo di strategie di ‘autorevoli’ esponenti del Pd che si accontentano di avere Salvini premier pur di cacciare ‘Renzi e i suoi’. Ma lasciateci in pace!”. 

“È stato un tragico errore avere aperto a un nuovo governo prima dell’apertura della crisi” e tutto questo “per eccesso di protagonismo”. Non fa sconti a Matteo Renzi Francesco Boccia, deputato democratico, dal primo agosto componente della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Sistema bancario e finanziario della XVIII Legislatura e da luglio anche responsabile Economia e società digitale del Pd. Un errore, perché tra le altre cose “ha dato ai 5Stelle una centralità enorme” mentre “solo dopo l’apertura della crisi e la sintesi del presidente della Repubblica avremmo posto le nostre condizioni nette per una maggioranza di legislatura o voto immediato”, dice in un’intervista a la Repubblica in edicola.

E così, anche sull’ipotesi di una “coalizione Ursula” avanzata domenica 18 agosto dall’ex premier Romano Prodi in un editoriale su Il Messaggero, Boccia dice che in Italia avrebbe senso solo “se ci fossero impegni chiari” perché, di fatto, “con la destra e la sinistra insieme in Europa sono cresciuti i nazionalismi”. Ed è ancora troppo presto per poter dire se “con la von der Leyen, donna del Ppe, si cambia passo”, lo si capirà nei prossimi mesi. E al momento l’esito che ha portato von der Leyen ai vertici della Commissione non è condizione né necessaria né sufficiente per poter “far nascere un governo in Italia”.

Quindi Boccia si esprime sulla necessità di andare quanto prima al voto, “per fare chiarezza” e anche perché “quando si è chiari non si ha mai paura del voto”. Anche perché oggi le discriminati sono chiare ad avviso del deputato dem: “O si sta con il lavoro, l’equità, la giustizia sociale o si sta con le destre per i dazi e contro l’Europa. Non c’è una via di mezzo e chi la cerca comprando tempo attraverso la gestione del potere, commette un grave errore politico”. E dopo tutto quel che è successo tra Lega e M5s in questo quasi anno e mezzo “diventa necessario capire chi vuole rappresentare cosa” tanto che oggi ci sono le stesse possibilità “che ci furono nel 1996 quando tutti davano per vincente Berlusconi ma vinse a sorpresa Prodi”. Certo, “in un mondo diverso”.

Quindi, proprio Boccia – che all’indomani del voto del 4 marzo era favorevole a intese con i 5Stelle contro la tattica del “popcorn” (nessun dialogo) voluta da Renzi, e che continua a ritenere che sia stato un grave errore politico di Renzi e Di Maio protagonisti della rottura del 2018 senza neppure un confronto – pensa che oggi il dialogo si può costruire “ma dopo il voto, se non c’è una maggioranza” e “non dopo un governo di destra come quello M5Stelle-Lega esaltato per 14 mesi e poi scaricato dagli stessi protagonisti”.

Quindi è “più giusto sfidare a viso aperto Salvini andando al voto” ma se poi dovesse esserci un governo Pd-5Stelle, allora “Renzi dovrebbe impegnarsi direttamente con il coinvolgimento di personalità a lui vicine come Maria Elena Boschi”, dice a chiusura dell’intervista.

La situazione sulla ‘Open Arms’ si fa sempre più critica nel 17esimo giorno di permanenza in mare in attesa di un porto sicuro. La nave della ong spagnola con 107 migranti a bordo, ferma a poche centinaia di metri dalle coste di Lampedusa, per la precisione di fronte a Cala Francese, potrebbe non essere più considerata un luogo sicuro. Potrebbe essere questa la chiave di volta per sbloccare la situazione. In questa direzione potrebbe infatti muoversi la Procura di Agrigento, che al momento non ha disposto alcuna evacuazione della nave ed è in attesa di una possibile soluzione politica.

Fonti della procura riferiscono di una “battuta d’arresto” all’attività d’indagine a seguito dell’offerta di porto sicuro da parte delle Autorità spagnole. Ma il team di inquirenti, che sta valutando gli esiti dell’ispezione igienico-sanitaria conclusa ieri sera (che al momento secondo indiscrezioni non dovrebbe essere però considerata un’emergenza) potrebbe prendere in considerazione anche il deteriorarsi della situazione di ordine pubblico, con i migranti disposti a tutto pur di toccare la terraferma, anche a gettarsi in mare per raggiungere la costa a nuoto.

La situazione a bordo si è fatta incandescente e i migranti sono sempre più stanchi e provati, soprattutto psicologicamente. “Non riusciamo più a contenere la disperazione. Non riusciamo più a spiegare. Le parole mancano”, è stato l’allarme-appello lanciato stamani dai volontari dell’organizzazione non governativa dopo che quattro migranti, indossati i giubbotti di salvataggio, sono riusciti a tuffarsi in mare. La situazione è tornata sotto controllo solo grazie all’immediato intervento dei volontari, che hanno recuperato e riportato i naufraghi sulla nave, sotto gli occhi attenti degli uomini della Guardia di finanza, intervenuti a dare supporto. Ma la tensione resta alta.

In questa lunga domenica a bordo si sono susseguiti atti di concitazione tra disperazione e rabbia, con gli psicologi di Emergency che sono riusciti a fatica a riportare la calma. Almeno finora. La notizia dell’offerta del porto sicuro andaluso di Algeciras rifiutata da Open Arms (“La situazione è critica” e “dopo 17 giorni in mare i migranti devono sbarcare e non si possono mettere a rischio con un viaggio così lungo”) potrebbe innescare nuove azioni disperate da parte dei naufraghi. E rovinare le vacanze dei tanti turisti che in questi giorni affollano le calette di Lampedusa.

Al momento, comunque, la Open Arms resta dov’è. Con il vicepremier Matteo Salvini che dopo un botta e risposta con i volontari spagnoli (“Malati immaginari, minorenni immaginari, emergenze sanitarie immaginarie… La ong Open Arms e i suoi complici stanno raggiungendo il massimo del ridicolo, gli italiani sono buoni ma non fessi”), ha seguito per tutto il giorno la vicenda da vicino, arrivando a bollare come “incredibile e inaccettabile” la decisione della Ong di rifiutare la proposta del porto sicuro fatta dal premier ad interim spagnolo, Pedro Sanchez. D’altra parte, la situazione viene seguita anche da Palazzo Chigi, cui fonti hanno fatto sapere nel pomeriggio che su Open Arms c’è “la disponibilita’ della Federazione delle chiese evangeliche a prestare assistenza”.

Una coalizione di governo “Ursula”, italianizzata “Orsola”, nel Parlamento italiano tra le forze che a Strasburgo hanno eletto la nuova presidente della Commissione von der Leyen: a proporla è Romano Prodi, in un fondo scritto per il Messaggero. L’ex premier e padre nobile dei dem avalla esplicitamente l’ipotesi di un accordo tra Pd e M5s (e verosimilmente parte di FI), ma questo accordo dovrà essere di legislatura: “Bisogna partire”, ha osservato, “dalle ragioni che hanno portato al declino del governo attuale e preparare le basi di una maggioranza costruita attorno a un progetto di lunga durata, sottoscritto in modo preciso da tutti i componenti della coalizione. È un compito difficilissimo ma non impossibile. È stato messo in atto in Germania”.

“Non ho la minima idea di come possa svolgersi un congresso dei 5 stelle perché sono cresciuto con la convinzione che per confrontarsi sia necessario almeno guardarsi in faccia, ma ho un’idea ben chiara sulla necessità di aprire un dibattito nell’ambito del Partito democratico, così che la posizione prevalente possa portare avanti in modo deciso e fermo le decisioni prese, senza che esse vengano continuamente messe in discussione, anche con ipotesi di scissione”

Romano Prodi, editoriale sul Messaggero

“È chiaro che l’accordo deve prima di tutto fondarsi sul reinserimento dell’Italia come membro attivo dell’Unione europea”, ha sottolineato Prodi, “forse bisognerebbe battezzare questa necessaria coalizione filoeuropea ‘Orsola’, cioè la versione italiana del nome della nuova presidente della Commissione europea. Deve essere un accordo duraturo: non per un tempo limitato ma nella prospettiva dell’intera legislatura. Perché questo sia credibile è innanzitutto necessario che contenga, in modo preciso e analitico, i provvedimenti e i numeri della prossima legge finanziaria. Non sarà certo facile – aggiunge il Professore – trovare l’unità necessaria per definire questo programma fra partiti che si sono tra di loro azzuffati per l’intera durata del governo e che hanno perfino un diverso concetto del ruolo delle istituzioni nella vota del Paese”. 

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