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AGI – Concluse le operazioni di voto per le elezioni politiche 2022, i risultati sono chiarissimi e il prossimo 13 ottobre assisteremo all’insediamento ufficiale del nuovo Parlamento, più snello dopo il taglio dei parlamentari (400 deputati e 200 senatori) e all’avvio della diciannovesima legislatura.

La campagna elettorale si è dispiegata anche sui social media, una parte consistente della discussione pubblica delle audience si è sviluppata sulle piattaforme digitali. Che campagna elettorale è stata, quella vista online? Quali sono le caratteristiche delle persone che hanno interagito e pubblicato contenuti, riferiti alla politica, nel mese che ha preceduto il voto?

Con gli algoritmi di intelligenza artificiale di Kpi6 abbiamo monitorato le conversazioni e formulato un cruscotto per le comparazioni socio-demografiche degli utenti, che hanno esplicitamente dichiarato, nelle biografie o tramite i contenuti pubblicati, i rispettivi orientamenti politici. Il cruscotto contiene tre parametri – orientamento politico, genere ed età – per ottenere delle raffigurazioni semplici e aggregate, dei risultati.

 

Sui social il 31% dell’audience ha dichiarato di sentirsi vicina ai partiti di centro-destra e il 27% a quelli del centro-sinistra, mentre le percentuali delle persone vicine al Terzo Polo e al M5S sono molto simili, intorno al 20%.

In tutte le dichiarazioni di voto sono prevalentemente gli uomini a esprimersi, e la fascia di età più rappresentata va dai 18 ai 34 anni. Tuttavia una buona fetta di consenso al Movimento 5 Stelle deriva dalle donne (40%). Confrontando le coalizioni, la generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2012) sui social è decisamente più vicina al centro-destra, mentre la fascia 45-54 anni aderisce prevalentemente al Partito Democratico e al Movimento 5 Stelle.

Osservando i follower dei leader del centro-destra e del cento sinistra, e gli account di coloro che si dichiarano vicini ai due schieramenti, osserviamo differenze interessanti per quanto riguarda la potenziale viralità dei contenuti pubblicati: infatti tra gli account di persone che vicine al centro-sinistra (27%) troviamo numerose personalità influenti in rete, con molto seguito sulle piattaforme online, in grado potenzialmente di propagare contenuti ad ampie fasce di audience.

L’Italia ha scelto noi e noi non la tradiremo pic.twitter.com/bR4wjovDDd

— Giorgia Meloni ن (@GiorgiaMeloni)
September 27, 2022

La dichiarazione in cui mi assumo le responsabilità del risultato e convoco un Congresso di profonda riflessione sul futuro del Pd.
Congresso al quale non mi candiderò.https://t.co/v0uOuuzw0T

— Enrico Letta (@EnricoLetta)
September 26, 2022

Stringendo il focus sui politici, osservando i diversi stili comunicativi e i target di riferimento, i leader più attivi sono stati Conte, Meloni e Salvini, con il leader del Movimento 5 Stelle che ha raggiunto circa 2,5 milioni di interazioni. La frequenza di pubblicazione dei contenuti di tutti gli account dei partiti e dei leader è progressivamente cresciuta con l’avvicinarsi del 25 settembre, arrivando a pubblicare, in totale, fino 800 post al giorno.

Su Instagram i politici italiani hanno preferito adottare un approccio tradizionale, preferendo le immagini e le card con i punti del programma sul feed, ai video o reel, con l’eccezione di Silvio Berlusconi a Giuseppe Conte.

Durante l’estate, ad agosto, appena scattata la campagna elettorale, Carlo Calenda e Nicola Fratoianni, sono stati i due politici più attivi su Twitter, il leader di Azione ha pubblicato su Twitter quasi 900 post: un ritmo più sostenuto di pubblicazione lo ha avuto solo il segretario di Sinistra Italiana che nello stesso periodo ha pubblicato oltre 1.030 volte.

Proprio Twitter rimane il social di riferimento per seguire e restare aggiornati sul dibattito politico in Italia perciò per limitare i rischi di manipolazione delle informazioni, in vista del voto del 25 settembre, in collaborazione con il Ministero dell’Interno, sono state fornite fonti verificate e strumenti ufficiali agli utenti, per evitare di farsi ingannare dalle fake news politiche.

Da oggi inizia la collaborazione di @Viminale con @TwitterGov per aiutare i cittadini a trovare informazioni accurate e tempestive sulle #ElezioniPolitiche2022.

Link allo Speciale: ➡️https://t.co/H2X5C6RDmd pic.twitter.com/nVGZFYZShX

— Il Viminale (@Viminale)
September 1, 2022

Quando le persone su Twitter hanno cercato contenuti relativi alle elezioni, infatti,  il primo risultato trovato è stato un avviso di ricerca per reindirizzare a una pagina dedicata sul sito ufficiale del Ministero dell’Interno. L’iniziativa è stata pianificata per fornire ai cittadini un’adeguata informazione in tempo reale sui canali digitali.

*Analisti: Gaetano Masi, Pietro La Torre. Fabiana Giannuzzi. Giornalista, content editor: Massimo Fellini 

AGI – L’Europa non si divida di fronte all’emergenza energetica.

Alla vigilia del Consiglio Ue dei ministri dell’energia a Bruxelles e poche ore dopo l’annuncio di Berlino di voler mettere in campo uno scudo da 200 miliardi per calmierare i prezzi delle bollette in Germania, Mario Draghi interviene con forza per chiedere ai partner europei di mostrare “compattezza, solidarietà e determinazione” per affrontare “la minaccia comune dei nostri tempi”.  

 

Crisi energetica in Europa, dichiarazione del Presidente Draghi ⤵️https://t.co/p5MZEEyVD1 pic.twitter.com/c9b9UrmJ6H

— Palazzo_Chigi (@Palazzo_Chigi)
September 29, 2022

 

“La crisi energetica richiede da parte dell’Europa una risposta che permetta di ridurre i costi per famiglie e imprese – dice Draghi – di limitare i guadagni eccezionali fatti da produttori e importatori, di evitare pericolose e ingiustificate distorsioni del mercato interno e di tenere ancora una volta unita l’Europa di fronte all’emergenza. Davanti alle minacce comuni dei nostri tempi, non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali. Nei prossimi Consigli Europei dobbiamo mostrarci compatti, determinati, solidali – proprio come lo siamo stati nel sostenere l’Ucraina”, aggiunge.

Ci sono stati contatti sull’argomento fra il premier Mario Draghi e Giorgia Meloni 

Poche ore dopo le parole del premier, anche Giorgia Meloni, leader di FdI e presidente del Consiglio ‘in pectore’ diffonde una nota per chiedere alla Ue di “dare una risposta immediata” “alla sfida epocale della crisi energetica”. E aggiunge che “nessuno Stato membro può offrire soluzioni efficaci e a lungo termine da solo in assenza di una strategia comune, neppure quelli che appaiono meno vulnerabili sul piano finanziario”. Il riferimento alla Germania anche qui non è esplicito, ma sembra chiaro.

 

La decisione della Germania sul gas conta più di tutte le parole critiche sull’Europa sentite negli ultimi 10 anni, perché è un atto, preciso, voluto, non concordato, non condiviso, non comunicato, che mina alla radice le ragioni dell’Unione.

— Guido Crosetto (@GuidoCrosetto)
September 29, 2022

 

Sul tema del price cap al prezzo del gas si gioca una partita decisiva in Europa e il confronto tra i 27 e la Commissione europea. Da quindici Paesi, tra cui Italia e Francia, arriva la richiesta esplicita di fissare un tetto generalizzato a tutto il gas importato dall’Unione, russo e non, da gasdotto e liquefatto.

Ma palazzo Berlaymont oppone un secco ‘no’. “E’ una proposta radicale, troppo rischiosa e troppo complicata da attuare”, sostengono i funzionari dell’esecutivo Ue. Per Bruxells la strada da seguire, anche se la proposta non è ancora stata formalizzata, è quella di due price cap alternativi e complementari tra loro: uno che riguarda solo il gas che arriva dalla Russia, il secondo, piu’ sulla carta, riguarda un tetto amministrativo al metano che concorre alla formazione del prezzo dell’elettricita’. Cosi’ la bolletta sarebbe piu’ leggera (o meno pesante) per i consumatori finali ma i fornitori verrebbero comunque pagati al prezzo di mercato. La differenza la verserebbero gli Stati, mettendo mano ai portafogli nazionali.

Una proposta che però non piace a molte cancellerie, già in affanno con i conti pubblici.

A cominciare dalla Germania, che nel pomeriggio annuncia un maxi-manovra da duecento miliardi di euro che prevede anche un price cap amministrativo sul gas in bolletta. Una posizione, quella di Berlino, che irrita Draghi che a stretto giro, senza citare il governo tedesco Berlino, diffonde la sua nota molto ferma: “Davanti alle minacce comuni dei nostri tempi, non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali. Nei prossimi Consigli Europei dobbiamo mostrarci compatti, determinati, solidali – proprio come lo siamo stati nel sostenere l’Ucraina”.

AGI –  Matteo Salvini continua nell’operazione compattezza avviata dopo la discesa sotto il 9% alle Politiche.

Nel giorno in cui Roberto Maroni candida Luca Zaia alla guida del partito (o comunque qualcuno con il “suo profilo”), il segretario leghista va avanti per la sua strada e incontra per un’ora e mezza i parlamentari.

Invitati a mettere da parte i telefonini all’ingresso della sala Umberto a Roma e soprattutto a evitare dichiarazioni che potrebbero creare tensioni, l’incontro con i neo eletti ha l’obiettivo di consolidare l’unità del movimento attorno al suo capo. “Non credete a quello che scrivono i giornali” è il ‘mantra’, riferito sia alle ricostruzioni su tensioni interne che alle divergenze nel centrodestra sulla formazione del governo.

Il segretario del partito di via Bellerio continua dunque a chiedere coesione. Non solo all’interno dei gruppi. Perché nel partito, sotto traccia, c’è fibrillazione sia riguardo al tema dei congressi che sul dopo-voto. Si guarda innanzitutto alle mosse in Veneto e in Friuli. Sia Zaia che Massimiliano Fedriga restano ‘sorvegliati speciali’ dei salvininiani. “Ho già detto che il mio cuore è in Veneto”, ha tagliato corto oggi il governatore veneto, rispondendo a chi – a Trieste, dove ha partecipato a un evento con Fedriga – chi gli chiedeva se intendesse fare il segretario della Lega. “Ma che staffetta con Salvini – ha aggiunto -. Massimiliano è un bravissimo governatore. Io spero, ma so che lo vuol fare, che si candidi ancora. Ci sarà la sua candidatura e ci sarà un’altra occasione di governo da parte di una persona per bene di questa magnifica Regione”.

Il primo banco di prova della tenuta dei rapporti si avrà nella fase di composizione della squadra di governo. Salvini ha promesso “condivisione” delle scelte con i governatori. E si vedrà nei prossimi giorni se manterrà l’impegno, o se i presidenti di Regione torneranno a lamentare di non essere stati coinvolti nelle decisioni come avvenuto in occasione della composizione delle liste.

I congressi

Il capo della Lega ha avviato il percorso già da mesi. Dopo la sollecitazione fatta martedì dai governatori in consiglio federale, ha accelerato la convocazione. Ma comunque si tratta di una organizzazione non facile che interessa centinaia di sezioni, cittadine e provinciali, che necessita di un impegno notevole da parte di militanti e dirigenti locali. I congressi regionali – è stato annunciato – dovrebbero tenersi entro fine gennaio, dopo quelli cittadini e provinciali. In Veneto i tempi dovrebbero essere rispettati e si va verso una candidatura dell’assessore Roberto Marcato contro l’attuale commissario Alberto Stefani. Mentre in Lombardia, il voto regionale (la legislatura scade a marzo) potrebbe rinviare il congresso. Un eventuale posticipo, anche a maggio se vi fosse l’election day con le Amministrative, potrebbe aumentare i malumori in Regione. 

Stop alle polemiche

 L’obiettivo dei vertici del partito di via Bellerio è quello di mettere a tacere le polemiche. In questo senso è servita la foto dell’incontro tra Salvini e Giancarlo Giorgetti che si è tenuto al termine della riunione con i parlamentari. Il ministro dello Sviluppo economico nei giorni scorsi si è sfilato da qualsiasi incarico di governo, soprattutto dopo che Guido Crosetto di FdI ha fatto sapere che Giorgia Meloni cerca discontinuità di uomini rispetto al governo precedente. 
La segreteria leghista si aspetta – sottolinea un ‘big’ del partito – dei segnali di unità da parte di tutti, ministri e governatori devono fare squadra. L’anno prossimo si vota in Friuli con Fedriga che punterebbe alla riconferma ma c’è chi non nasconde la possibilità che di fronte ad eventuali spaccature non possa essere questa la strada da percorrere. Il sospetto emerso nei giorni scorsi è che in Veneto e in Friuli non ci sia stato lo stesso impegno in campagna elettorale profuso in altre regioni. “Si può replicare pure il loro atteggiamento di distanza”, è la riflessione di un esponente del partito. Mentre in Lombardia prosegue la raccolta firme per chiedere congressi al più presto. E proprio in Lombardia è aperta la questione del candidato alla Regione, con Letizia Moratti a rappresentare una spina nel fianco di Attilio Fontana. Ed è così che qualche big leghista è tornato a suggerire il nome di Giorgetti come candidato a Palazzo Lombardia, nel caso quest’ultimo non entri, come pare, nella squadra di governo.

Un ruolo ‘di peso’

Intanto, continua il ‘pressing’ su FdI e Meloni perchè sia assegnato un ruolo “di peso” a Salvini nel futuro governo. “Il blocco degli sbarchi sarà una nostra priorità”, ha insistito anche oggi il segretario leghista, non nascondendo le sue ambizioni sul Viminale.

L’assemblea dei parlamentari – ha fatto sapere la Lega – “in blocco ha chiesto al segretario di tornare al governo per occuparsi di sicurezza e immigrazione”. Nella riunione a porte chiuse  sono arrivati “cori e applausi” per Salvini, si è sottolineato, sempre rispetto alla riunione a porte chiuse, che ha segnato il debutto di alcune new entry come Antonio Angelucci, che ha fatto il suo ingresso scortato da due bodyguard di colore. Mentre a Montecitorio, alla stessa ora, sfilava la delusione e l’imbarazzo dei non rieletti che, arrivati per sbrigare le ultime questioni burocratiche, accennavano, alla buvette, il ritornello della canzone dei ‘trombati’ contro Leonardo da Vinci, colpevole di aver inventato il paracadute (a salvare i ‘paracadutati’). 

AGI – La Germania non fornisce a Kiev “solo” armamenti e strumentazioni militari, ma anche informazioni sensibili raccolte dai servizi segreti tedeschi sulle postazioni dell’armata russa. Dati e “geo-dati”, analisi, immagini satellitari e intercettazioni mobili “che possono influire sulla pianificazioni militare” dell’esercito ucraino sul terreno di battaglia. Si tratta di informazioni elaborate dagli 007 del Bnd (Bundesnachrichtendienst, l’intelligence “esterna” della Germania), che si muove sotto il controllo diretto del cancelliere. La rivelazione di questo scambio tra servizi segreti tedeschi e forze armate ucraine è frutto di un’inchiesta dei reporter della Zeit e della trasmissione “Kontraste” del primo canale pubblico Ard, pubblicata oggi dal settimanale amburghese. E stiamo parlando di informazioni “che possono aiutare l’esercito di Kiev nel valutare l’effettiva forza combattiva delle unità russe e di individuare le loro postazioni”, spiega la Zeit, secondo la quale la decisione di questo salto di qualità nei rapporti tra il Bnd e l’Ucraina è stata presa dallo stesso cancelliere Olaf Scholz.

A quanto scrive ancora il settimanale, nei mesi prima della guerra “il servizio d’intelligence esterno aveva costantemente aumentato i contatti con gli ucraini“. Anzi, poco prima dell’invasione da parte delle forze russe “il presidente del Bnd, Bruno Kahl, incontrò la sua controparte ucraina a margine della conferenza sulla sicurezza di Monaco. Ed il giorno in cui iniziò l’invasione russa, Kahl si trovava a Kiev”, afferma ancora il giornale. E’ noto che ai vertici dell’intelligence era opinione condivisa che in questa “situazione storica d’emergenza” non basti raccogliere il maggior numero di informazioni concrete, ma sia necessario “condividerle con gli ucraini”.

Il dubbio a Berlino era tuttavia come tale svolta sarebbe stata accolta dal Cremlino: nella visione di Vladimir Putin la Germania sarebbe diventata parte attiva della guerra? Ebbene, a maggio il Bnd ha commissionato un’approfondita analisi della “ammissibilità legale della trasmissione di informazioni mirate all’Ucraina”, con il risultato che il trasferimento dei dati è “conforme alla legge” e che secondo il diritto internazionale non equivale ad un’entrata in guerra da parte della Germania. 

“La domanda però è se Putin si atterrà alla perizia degli avvocati tedeschi”, annota ancora il settimanale. Secondo il quale, i tedeschi condividono i loro dati “perchè pure altri Stati della Nato lo fanno”, peraltro in modo “ben piu’ offensivo”. In altre parole: se nella prima fase del conflitto, gli americani “stavano ancora attenti a non trasmettere i dati con tale decisione da permettere agli ucraini di pianificare immediatamente un attacco, da alcuni mesi questa limitazione non è piu’ stata considerata”. La stessa cosa non si può dire, in questa misura, del lavoro dei servizi di Berlino. L’intelligence tedesca è decisa “a non spingersi a tanto”, riferisce sempre la Zeit, “non ci si può aspettare dal Bnd un ‘dynamic targeting’ sul modello dei colleghi statunitensi”.

Tuttavia, gli 007 tedeschi ottengono informazioni dettagliate come per esempio immagini satellitari su un campo aereo russo, dal quale è stato possibile trarre “la posizione ed il numero esatto degli aerei presenti”, oppure come la localizzazione di un deposito di munizioni. Ma una delle regole a cui si è deciso di attenersi sarebbe quella di inviare alle forze di Kiev solo immagini che si riferiscano all’Ucraina, non a postazioni in Russia. Nel complesso, è valutazione condivisa che Scholz “si muova su una linea di contatto il cui percorso non è conosciuto: solo Putin decide quando considera superata questa linea rossa. D’altronde a Berlino si ribadisce che è in gioco la sopravvivenza dell’Ucraina”.

Una cosa è chiara: pubblicamente il cancelliere ed il Bnd non parlano, ovviamente, delle loro attività segrete relative al conflitto in Ucraina. Anche se, conclude la Zeit, dato che “i militari ucraini sono pervasi da informatori russi, non è possibile mantenere il segreto su un’operazione del genere”. Certo, in una guerra tutti sanno tutto: ma i dettagli probabilmente possono determinare l’esito di una battaglia. 

AGI – “Continuo a leggere irreali ricostruzioni in merito a eventuali ministri di un governo di centrodestra. Dopo fallimentari gestioni come quella di Speranza & Co. vi assicuro che stiamo lavorando a una squadra di livello che non vi deluderà. Non credete alle bugie che circolano”. Così su Twitter la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, all’indomani del confronto con Matteo Salvini durato circa un’ora con in primo piano tutte le “priorità e urgenze” che la coalizione deve affrontare. Il primo faccia a faccia dopo le trionfali elezioni di domenica. “Unità di intenti e grande collaborazione“, professano da Fratelli d’Italia e Lega.

Continuo a leggere irreali ricostruzioni in merito a eventuali ministri di un Governo di Centrodestra. Dopo fallimentari gestioni come quella di Speranza & Co. vi assicuro che stiamo lavorando a una squadra di livello che non vi deluderà.
Non credete alle bugie che circolano.

— Giorgia Meloni ن (@GiorgiaMeloni)
September 29, 2022

“Non si è parlato né oggi e né in questi giorni di nomi, incarichi, attribuzioni di deleghe né separazioni di ministeri e sono prive di fondamento retroscena di stampa su presunti veti, così come le notizie già smentite da Palazzo Chigi su un ‘patto’ Meloni-Draghi“, si sottolinea da via della Scrofa.

Il colloquio avviene all’indomani del primo faccia a faccia con Antonio Tajani, in rappresentanza dell’altro principale partito alleato, Forza Italia. E se, da una parte, corrisponderebbe al vero – lo confermano tutti i partiti – che al momento la discussione sulla squadra è ancora in alto mare; sono fitte le indiscrezioni che circolano tra i corridoi dei palazzi della politica.

Il nodo del Viminale

Il nodo centrale riguarda la guida del Viminale, rivendicata dal segretario leghista come naturale sbocco di una sua partecipazione al governo. Non è chiaro se di questo, nello specifico, i due leader abbiano parlato ieri pomeriggio. Ma le voci di un loro scontro sul tema sembrano state diffuse ad hoc per alimentare il pressing sulla presidente di FdI. La quale – secondo fonti leghiste – avrebbe alcune perplessità sull’opportunità di affidare un tale ruolo a Salvini.

Anche se da via della Scrofa si smentiscono tutte le ricostruzioni di stampa su “presunti veti”. Quel che è certo è che Salvini vuole una “squadra forte, capace, composta da uomini e donne di cui si fida”, spiega un ‘big’ della Lega.

Trovo abbastanza surreale che certa stampa inventi di sana pianta miei virgolettati, pubblicando ricostruzioni del tutto arbitrarie.

Si mettano l’anima in pace: il centrodestra unito ha vinto le elezioni ed è pronto a governare. Basta mistificazioni. pic.twitter.com/KzkjfTQBh2

— Giorgia Meloni ن (@GiorgiaMeloni)
September 28, 2022

Anche se il ‘capitano’, nei giorni scorsi, ha “aperto a una mediazione sul tema con i governatori, in quella nuova fase di confronto che auspica porti a una distensione”.

Salvini poi rivendica un ruolo centrale per sé e in questo contesto il Viminale appare, appunto, il “naturale sbocco”. Ma la trattativa è appena iniziata e non è detto che l’esito del confronto lo riporterà all’Interno. Le incognite sono diverse, compresi i processi per il blocco degli sbarchi di migranti.

Il precedente di Savona

Anche perché il Viminale, come Esteri, Difesa e Economia, di prassi sono oggetto di un confronto con il vertici istituzionali. Un big di Fratelli d’Italia ricorda, in tal senso, il caso di Paolo Savona. Anche se tutte le parti in causa confidano che non si arriverà mai a un problema di quel tipo perché si arriverà con una proposta priva di criticità.

Per il Viminale resta aperta l’opzione di un tecnico come il prefetto Matteo Piantedosi, che con Salvini lavorò a lungo al Viminale, magari affiancato da un vice ministro leghista. A quel punto la seconda scelta di Salvini potrebbe essere semmai il Lavoro.

Ci vuole qualcuno che torni a difendere e proteggere confini, leggi, forze dell’ordine e sicurezza in Italia.
Qualche idea ce l’abbiamo pic.twitter.com/XnEmeEFPVk

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi)
September 28, 2022

Sul tavolo resta sempre l’ipotesi dei due vice premier. Mentre crescono le quotazioni di Elisabetta Belloni agli Esteri. Per quanto riguarda FI, molto presto ci sarà un incontro tra Meloni e Silvio Berlusconi. Tajani sembra destinato a fare il capo delegazione in un governo in cui FI si attende di avere almeno quattro ministri.

Anche la partita delle presidenze della Camere non è in alcun modo risolta considerato che FdI non sarebbero propensi a ‘consegnare’ una Camera all’opposizione. Intanto, nella Lega c’è chi spinge ad alzare la posta mettendo anche sul tavolo, come tattica preventiva, l’ipotesi di un appoggio esterno. Mentre il pressing di Salvini è sull’agenda.

“Per ringraziare i milioni di italiani che hanno scelto la Lega e il centrodestra siamo già al lavoro, giorno e notte, non sulle poltrone, i nomi e i ministeri, ma sulle emergenze vere del Paese e quindi affrontare il caro bollette, il problema sicurezza, la qualità della vita”, scandisce il segretario leghista.

“Già domani ho convocato a Roma i quasi 100 nuovi parlamentari della Lega da tutta Italia per meritarci la fiducia che il popolo italiano ci ha dato. Quindi, al lavoro, uniti, questo ci chiede la gente senza polemiche ma con le idee chiare in testa”. 

(Aggiornato alle ore 11,45)

AGI – Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha avuto oggi una nuova conversazione telefonica con il Presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky. Il colloquio si è incentrato sugli ultimi sviluppi della situazione sul terreno e sui referendum illegali indetti dalla Federazione Russa nelle zone occupate del Donbass, di Kherson e di Zaporizhzhia.

Il Presidente Draghi, si apprende, ha assicurato che l’Italia non riconoscerà l’esito dei ‘referendum’ e ha confermato il continuo sostegno da parte del Governo italiano alle Autorita’ e alla popolazione ucraina in tutti gli ambiti. 

AGI – Con 52 deputati e 28 senatori ‘usciti’ dalle urne delle ultime elezioni, il Movimento 5 stelle si organizza per il nuovo ruolo di opposizione che ricoprirà in Parlamento: “Alle misure inadeguate della destra il M5s risponderà con interventi contro il caro-bollette. Porteremo avanti l’agenda sociale senza passi indietro sul Reddito di cittadinanza, perché a pagare il prezzo della crisi non possono essere sempre i più deboli”, ha sottolineato l’attuale capogruppo al Senato, Mariolina Castellone, parlando ai cronisti nella sede del Movimento a Roma.

Il MoVimento 5 Stelle si è di fatto assunto il ruolo promotore di avamposto di un percorso progressista e autenticamente democratico.@GiuseppeConteIT pic.twitter.com/95jKitMpSv

— MoVimento 5 Stelle (@Mov5Stelle)
September 28, 2022

Un’opposizione ‘dura’ e intransigente, viene ribadito, nei confronti di scelte e di ricette del centrodestra giudicate inadeguate. Intanto, mentre la nuova maggioranza è al lavoro per la formazione del prossimo governo e, al di fuori, come nel Pd e in Azione, il tema delle future alleanze fa capolino, dal Movimento 5 stelle a guida Conte non ci sono, su questo fronte, prese di posizione ufficiali. Il focus, si apprende, è sull’organizzazione interna, sulla nascita dei nuovi gruppi che, una volta costuiti, dovranno delineare i loro uffici di presidenza.

Ma uno dei nodi che si dovrà anche affrontare è quello della guida delle commissioni di garanzia (come il Copasir) che spettano per diritto o per prassi a chi occupa le poltrone che non stanno dalla parte del governo. Intanto, Conte ha annunciato nelle ore scorse che a breve si terrà un Consiglio nazionale e non è escluso che ci possa essere un’assemblea congiunta dei nuovi eletti a ridosso dell’insediamento.

Non permetteremo a nessuno di toccare le nostre riforme contro la precarietà, le disuguaglianza, la corruzione. Non molleremo di un centimetro. pic.twitter.com/4yxYzDmM90

— Giuseppe Conte (@GiuseppeConteIT)
September 26, 2022

Sul ruolo del M5s e sulla necessità di un dialogo con i pentastellati interviene Matteo Ricci, coordinatore dei sindaci Pd: “Io non stavo simpatico al M5s, non mi volevano bene. Ma abbiamo aperto un dialogo e alla fine sono entrati in giunta a Pesaro con me. Dopo due anni, l’esperimento è andato molto bene. Da domani in Parlamento ci sarannno tre opposizioni: se si divide è meno forte. Secondo: fra tre mesi ci saranno le elezioni amministrative. Vogliamo commettere gli stessi errori?”. 

Sulla stessa lunghezza d’onda l’ex ministro Francesco Boccia che anche ieri ha ricordato: “Io penso che la responsabilità di questa rottura sia dei leader dei partiti che fino a pochi mesi prima avevano vinto insieme nei comuni.

Abbiamo vinto perch è siamo stati uniti, dando una idea di città”. “La sinistra ufficiale è diventata un lusso che le periferie sociali non possono permettersi. Invece, il M5s le presidia. Nel vivo del confronto e del conflitto culturale, oltre che politico-istituzionale, con la destra al governo, Pd e M5s devono ridefinirsi per ricostruire su solide basi di cultura politica l’Alleanza progressista”, asserisce Stefano Fassina di Leu.  

AGI – Giorgia Meloni e Andrea Giambruno “invitano ogni mezzo di informazione, pubblico o privato, cartaceo o online, a evitare in qualunque mondo e con qualunque mezzo di pubblicare o divulgare immagini che ritraggono la figlia minore e ad astenersi altresì dal pedinarla, accerchiarla, e intimorirla con presenze inopportune; nonché infine, dal rendere pubblici e riconoscibili anche visivamente, nomi, indirizzi e recapiti dei luoghi abitualmente frequentati dalla minore (casa, scuola, centri sportivi e ricreativi e altro), come già incautamente e illegittimamente accaduto in queste ore”.

La diffida è stata inviata tramite l’avvocato Annamaria Bernardini de Pace ed è rivolta a “agenzie di stampa, editori, quotidiani, rotocalchi, riviste, magazine, periodici e settimanali nel rispetto dell’attuale normativa comunitaria in materia di privacy (GDPR – regolamento Ue 2016/679), così come interpretata dal Garante per la Protezione dei dati personali italiano”, nonché “dell’art.2 della Carta di Treviso, che impone la garanzia de ‘l’anonimato, la riservatezza, la protezione dei dati personali e dell’immagine del minorenne in qualsiasi veste coinvolto in fatti di cronaca, anche non aventi rilevanza penale ma lesivi della sua personalità‘ e “che vieta la pubblicazione di ogni e qualsiasi informazione o dato che possa permettere l’identificazione del bambino, quali, per esempio, ‘l’indirizzo dell’abitazione o della residenza, la scuola, le associazioni, le comunità fisiche e virtuali, i luoghi di culto frequentati e qualsiasi altra indicazione o elemento di riconoscimento'”.

Il legale ha poi precisato che “chiunque disattenderà questi moniti, andrà incontro alle inevitabili conseguenze di legge in tutte le opportune sedi, giudiziarie e disciplinari”. 

AGI – Elly Schlein ha ‘invaso’ i circoli dem ben prima delle Sardine. Fu mente e braccio di “Occupy Pd” per protestare contro i 101 franchi tiratori che nel 2013 fermarono la corsa di Prodi al Quirinale. Eppure a nove anni dalla mobilitazione degli indignados dem ora c’è chi scommette che il passo dai portici di Bologna al Nazareno non sia mai stato così breve.

Elena Ethel Schlein (all’anagrafe) è uno dei nomi ricorrenti per la futura guida del Partito democratico. “Astro nascente della sinistra italiana” come l’ha definita il Guardian, Elly eletta alla Camera da indipendente, si è guadagnata la stima di Enrico Letta che l’ha voluta per le Agorà e le ha affidato un ruolo non certo secondario nella campagna elettorale.

Vice presidente dell’Emilia Romagna (è stata la regina delle preferenze nelle regionali del 2020) è stata chiamata in viale Aldo Moro proprio dal governatore Stefano Bonaccini altro papabile successore di Letta. E tra copertine di giornali e comizi appassionati si è fatta presto notare anche fuori dai confini emiliano-romagnoli facendo, ad esempio, il pieno di applausi in piazza del Popolo a Roma due giorni prima del voto.

Con @ellyesse
Emilia-Romagna #piazzadelpopolo #votapd #italiademocraticaeprogressista pic.twitter.com/0aZ1tfCVbg

— Stefano Bonaccini (@sbonaccini)
September 23, 2022

Giovane (37 anni per la politica italiana sono pochi) e donna: con una eventuale leadership al femminile il Pd potrebbe giocarsi la carta Elly ‘contro’ Giorgia Meloni futura presidente del Consiglio. La famiglia in Svizzera, il volontariato per Obama, il coming out in tv: Elly è impegnata in politica fin da adolescente.

Maturità a Lugano, amante del rock statunitense, del cinema e ‘nerd’ asso dei videogiochi, ha studiato al Dams di Bologna per poi laurearsi in giurisprudenza con il massimo dei voti. Dopo la doppia esperienza negli Stati Uniti come volontaria per sostenere la candidatura di Barack Obama (nel 2008 e nel 2012) il suo impegno politico si concentra in Italia.

‘We have reason to worry’: Italian left’s rising star Elly Schlein on the far-right threat https://t.co/0cPKalHlSk

— Guardian news (@guardiannews)
September 20, 2022

Nel 2013 in via Gerusalemme Elly consegna a Romano Prodi la maglietta con scritto “Siamo piu’ di 101”. È l’inizio di un rapporto di stima con il Professore. Democratica civatiana entra da ‘aliena’ nell’Assemblea e nella direzione del Pd. Nel 2014 è eletta all’Europarlamento ed un anno dopo strappa la corda con il Pd (era nell’aria) per i contrasti con la linea di Matteo Renzi (il particolare sul Jobs Act).

Poi l’avventura con Possibile di Pippo Civati e la successiva rottura. Elly ha deciso: balla da sola. Si presenta così con la lista “Coraggiosa” – di cui era capolista – alla elezioni regionali dell’Emilia Romagna del 2020. Un voto che tenne con il fiato sospeso gran parte della politica italiana perchè l’allora centrodestra – a traino Lega – cercava la spallata al governo nazionale.

La lista della Schlein non supera il 4 per cento ma la ‘coraggiosa’ incassa oltre 22mila preferenze. La chiamata di Bonaccini per un ruolo in Regione non si fa attendere. Il passaggio alla ribalta nazionale è gia’ scritto. La giornate di Elly si dividono cosi’ tra impegni istituzionali, interviste ai principali quotidiani nazionali e talk show politici.

Sono una donna. Amo un’altra donna e non sono una madre, ma non per questo sono meno donna” ha scandito da Piazza del Popolo ribaltando il discorso di Giorgia Meloni. Stefano Bonaccini si è complimentato con la leader di Fratelli d’Italia per la netta vittoria. Da Elly – fino ad ora – solo silenzio. 

AGI – Umberto Bossi è ufficialmente fuori dal Parlamento. Il fondatore della Lega non è stato eletto in questa tornata. Era candidato capolista nel plurinominale di Varese. Nel collegio Lombardia 2 P01, che comprende Varese, risulta eletta al plurinominale per il centrodestra solo Lucrezia Mantovani di Fratelli d’Italia.

La Lega sperava nel ripescaggio perché la leghista Silvana Comaroli risulta eletta sia a Lombardia 4 sia a Piemonte 1. Se Comaroli avesse optato per il Piemonte, si sarebbe aperta la strada di Bossi verso Montecitorio. Ma Matteo Salvini avrebbe deciso di intraprendre un’altra strada: quella dell’incarico di senatore a vita. “Sarebbe il giusto riconoscimento dopo trentacinque anni al servizio della Lega e del Paese. Porterò avanti personalmente, sicuramente con l’appoggio non solo della Lega ma di tantissimi italiani, questa proposta”, ha detto il leader della Lega. 

I 35 anni in Parlamento del ‘senatur’

Gli resterà addosso per sempre il soprannome di ‘senatur’ per la prima e per l’ultima volta in cui è stato eletto in Parlamento. Ma, in 35 anni di attività parlamentare, Umberto Bossi, a Palazzo Madama, è stato eletto solo due volte. La prima fu, appunto, nella decima legislatura, correva l’anno 1987, mentre la seconda risale alla passata tornata elettorale, nel 2018.

La storia parlamentare del fondatore della Lega Nord è lunga ed è concentrata tutta alla Camera, dove è stato eletto deputato sei volte, dal 1992 al 2013. E lì, grande frequentatore della sala fumatori, Bossi, 81 anni, appena compiuti, ha trasformato nel tempo i divanetti rossi di Palazzo Montecitorio nel luogo dei suoi show e delle conversazioni politiche con i giornalisti.

Così come il caffé Giolitti davanti all’ingresso del Palazzo dei gruppi della Camera. Luoghi dai quali fu assente solo nel periodo della malattia, l’ictus che lo colpi’ l’11 marzo del 2004. E dove amava tornare, malgrado fosse stato eletto al Senato, anche di recente, nelle presenze sempre più rare a Roma.

Candidato capolista nel collegio plurinominale di Varese (Lombardia 2-P01), una eventuale elezione a questa tornata avrebbe portato a un ritorno alla Camera. Dopo voci contrastanti, il partito ha fatto sapere questa estate che lo avrebbe ricandidato, lasciando a lui ogni decisione finale. E alla fine è stato ricandidato. Ma il centrodestra è riuscito a eleggere un solo deputato a Varese, la figlia dell’ex vice governatore lombardo Mario Mantovani, Lucrezia, di Fratelli d’Italia (il partito di Meloni ha preso il 29,8%; la Lega il 14,72%) e Bossi è rimasto fuori.

Ora Matteo Salvini propone di ‘recuperare’ il ‘danno’, proponendo Bossi come senatore a vita a Sergio Mattarella. Un percorso che allo stato appare assai arduo, se non impossibile. I senatori a vita sono gli ex presidenti della Repubblica e i cinque nominati dal presidente della Repubblica.

Attualmente i cinque scranni previsti dalla Costituzione sono, però, già occupati da Liliana Segre, Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia e il capo dello Stato, che già concesse la grazia al senatur per la condanna per il reato di vilipendio a Giorgio Napolitano, ha fatto capire che intende rispettare il limite previsto dalla Carta.

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