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"Se non raggiungiamo il 40%" dei  voti alle politiche di certo ci prenderemo la responsabilità di assicurare un governo a questo paese". Lo ha detto Luigi Di Maio ospite del programma di Lucia Annunziata 'Mezz'ora in più'. E ha spiegato: "Faremo un appello pubblico la sera delle elezioni a tutti i gruppi parlamentari per chiedere di votare la fiducia alla nostra forza politica e al nostro governo sui temi. Quindi ci incontreremo alla luce del sole per spiegare quali sono i nostri obiettivi programmatici per cambiare il Paese. Sono sicuro che Fi e Pd non fanno il 51% . Chi risponderà al nostro appello sarà incontrato per mettere in piedi le priorità del governo"

Il candidato premier dei 5 Stelle spiega poi che quando il Movimento 5 Stelle sarà al governo "voglio andare" a parlare in Europa per "cambiare alcuni vincoli intorno all'euro, altrimenti chiederemo agli italiani" con un referendum "se restare dentro oppure no. E quello che decideranno gli italiani mi fa stare al sicuro". "Sono cambiati i rapporti di forza tra i Paesi europei – ha aggiunto – e l'Italia ora può essere molto più forte nella contrattazione".

"Banca Etruria è la fine della terza Repubblica", dice Di Maio 

 "Ho paragonato la vicenda politica di Etruria e Boschi alla vicenda di Mario Chiesa che fece iniziare il declino della prima Repubblica, chiamiamola pure Bancopoli ma è chiaro che queste vicende determineranno la morte della seconda Repubblica e con la 18esima legislatura inizierà la terza". Lo ha affermato Luigi Di Maio a 'Mezz'ora in piu'' su Rai Tre. E ha continuato: "Dipende da quanto è ampio questo scandalo, visto che coinvolge esponenti istituzionali in conflitto di interessi".

Quella del Movimento 5 stelle "sarà una squadra di governo patrimonio del paese, non del M5S", ha proseguito Di Maio. "Stiamo coinvolgendo le migliori energie del paese – ha spiegato – non ne possiamo più di governi a scatola chiusa, avremo una squadra chiara". E ha aggiunto: vogliamo eliminare le definizioni: "tecnici, politici o società civile". I membri del governo "saranno competenti e con alta sensibilità politica" e "non faccio distinzioni tra interni ed esterni" al Movimento. "Non farò discriminazioni", assicura. 

"Incontro con Salvini? Vi saluto"

Infine taglia corto con un "Vi saluto e vi ringrazio" quando Lucia Annunziata approfitta del collegamento con Matteo Salvini per chiedere a entrambi un confronto tv. Il candidato premier M5S si toglie il microfono e si alza, mentre prende la parola Salvini, secondo ospite della giornalista. Immediato il commento del leader della Lega. "Di Maio è abbastanza democristiano, io sono pronto al confronto – dice da parte sua Salvini – se uno è convinto della bontà delle sue idee non ha  paura di confrontarsi".

"Senza programma comune nessuna alleanza", dice Salvini

Poi Salvini rispondendo alle domande sull'alleanza nel centrodestra: "Chiedo al centrodestra che ci sia un programma comune. Se Berlusconi non firma? Non c'è alleanza. Se si firma c'è alleanza. Che cosa faccio, vinco le elezioni per poi andare al voto subito dopo?". Torna poi a chiedere chiarezza per l'alleanza del centrodestra prendendo spunto dal tema della legge Fornero che va "cancellata" e che "non c'è trattativa possibile". Il leader del Carroccio si mostra scettico sulla possibilità di un vertice del centrodestra prima delle feste, incontrerà Berlusconi prima di Natale solo "per gli auguri come buona educazione prevede".

Quindi ribadisce "Chiunque voti Lega ha la certezza che non andremo mai a sostenere governi con il centrosinistra, noi inseriremo anche il vincolo di mandato, chiedo un patto contro gli inciuci". "In questa settimana – ricorda – sono rimasto deluso dal fatto che Forza Italia non ha votato il nostro progetto di legge sull'aumento della pena per stupratori e assassini. Va bene essere garantisti ma stiamo parlando di stupratori e assassini". 

"La lega è il primo partito della coalizione, è in salute"

"La Lega è in ottima salute, il centrodestra stando a tutti i sondaggi è in netto vantaggio, l'accordo con Forza Italia è che chi tra me e Berlusconi prende un voto in piu' indica il presidente del Consiglio. Io lo posso fare, mentre Berlusconi, purtroppo, per una sentenza al momento non lo puo' fare. Quindi chi sceglie Salvini e la Lega sa che sceglie per il futuro", ha inoltre detto il leader della Lega. 

Chi usa i social, e soprattutto Twitter, per mestiere ha una sola paura: lo screenshot. Ovvero quell’errore che, per distrazione o fretta, non si riesce a cancellare per tempo. Quella testimonianza indelebile di qualcosa che non è destinato a scomparire ma a circolare in rete.

Un’immagine che si moltiplica come le scope di saggina nel famoso cartone della Disney, Fantasia, senza che nessuno possa mettere la parola fine. 

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Il social media manager di un’azienda o di una testata editoriale, lo staff di un politico o di un ente, chiunque utilizzi un profilo pubblico di una certa rilevanza, sa che deve stare sempre vigile. E che deve rileggere, che deve essere sicuro al 100%, prima di cliccare il tasto invio.

Oggi è toccato a Paolo Romano, deputato del Movimento 5 Stelle, subire l’inarrestabile potenza dello screenshot. E di subirne le conseguenze.  

​Gli errori (gravi) nel tweet di Romano

Se il messaggio pubblicato veicola poi una richiesta/accusa/giudizio su un’altra persona allora l’errore si ingigantisce ancora di più. Se quell’errore in realtà e duplice, anche la cassa di risonanza, fatta di battute e insulti, raddoppierà. E se, infine, è lo stesso “accusato” a farlo notare con un semplice “fenomeno” allora è difficile trovare qualcuno che empatizzi con chi ha commesso la leggerezza.

Paolo Romano, classe 1984, sul caso Ryanair ha attaccato il ministro Carlo Calenda sbagliando prima il ministero di sua competenza, dal MISE a quello dell’Economia e delle Finanze, che invece è ricoperto da Pier Carlo Padoan, e poi la provenienza dei contributi dati a Ryanair, che non vengono erogati dal Governo. Insomma, non piccolezze.

Chiariamo: gli errori si possono commettere. Nessuno ne è esente. Ma un minimo di accortezza in più, soprattutto in vista della nuova campagna elettorale, non guasterebbe. Soprattutto nella speranza che sia incentrata sui dati, sui fatti, sui numeri e sui programmi. E non sugli errori e sulle gaffe. Ci riusciremo?

 

Un’Europa unita sul negoziato per la Brexit e sulla prospettiva di una difesa comune (possibile proprio grazie alla prossima uscita del Regno Unito), ma ancora divisa, come ha sintetizzato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, fra nord e sud sul futuro dell’Eurozona e fra est ed ovest sulla gestione dei migranti. E’ l’Unione europea che emerge dai due giorni dell’ultimo vertice di un anno difficile, partito all’ombra dell’antieuropeismo dell’appena eletto presidente Usa Donald Trump e costellato di appuntamenti elettorali nazionali dagli esiti pericolosi per la costruzione comunitaria.

Dopo la celebrazione dei 60 anni del trattato di Roma e l’iniziativa italiana per il rilancio dell’Ue, l’elezione in Francia di un presidente europeista come Emmanuel Macron ha compensato l’andamento della politica in altri paesi e la momentanea “crisi” di Angela Merkel, ancora al lavoro per formare la nuova coalizione di governo in Germania.

Gli equilibri in evoluzione

I temi che si ripresenteranno l’anno prossimo sui tavoli di Bruxelles non cambiano, ma la tabella di marcia è stata precisata e gli equilibri fra i 27 sono in evoluzione, mentre si avvicina la prossima scadenza elettorale europea, quella della primavera 2019. Entro allora le istituzioni Ue dovranno aver risolto diverse delle questioni in sospeso: la Brexit (l’uscita del Regno Unito è prevista per il marzo 2019), la riforma del regolamento di Dublino (a giugno del prossimo anno), la riforma della governance nell’Eurozona (nuovo vertice Euro a marzo per una tabella di marcia precisa entro giugno 2018).

Nel frattempo, ci sono altri dossier importanti su cui avanzare, in politica estera e gestione “esterna” dell’immigrazione. Proprio questo aspetto internazionale è stato quello in cui, negli ultimi tempi, l’Europa si è dimostrata più unita: non solo nella messa a punto della cooperazione rafforzata strutturata fra 25 paesi (fuori solo Danimarca e Malta, oltre al Regno Unito) con 17 progetti Pesco nel campo della difesa già pronti a partire nei prossimi mesi.

L’unità è emersa anche nel sostegno all’Italia nella gestione dei flussi migratori dalla Libia e nella posizione comune di contrasto alle decisioni clamorose del presidente degli Stati Uniti. Dalla messa in discussione dell’accordo sul nucleare iraniano al riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, il capo della diplomazia europea Federica Mogherini ha avuto ultimamente il ruolo di rappresentare la voce dei 27 in modo chiaro, con l’obiettivo di far tornare l’Europa un riferimento per quelle aree del mondo che  si sentono “orfane” degli Stati Uniti.

Quanto all’immigrazione, l’Italia ha ottenuto il riconoscimento e il sostegno che chiedeva da tempo nella gestione dei flussi dalla Libia, mentre la divisione resta ancora molto forte sulla questione del ricollocamento. I 4 paesi di Visegrad, Repubblica ceca, Slovacchia, Polonia e Ungheria hanno avuto nel presidente (polacco) Tusk il portavoce istituzionale dell’opposizione alle quote obbligatorie, e hanno incassato il sostegno “esterno” dell’Austria di Sebastian Kurz.

Gentiloni: "Un punto di principio"

Paolo Gentiloni, che ieri ha partecipato a una riunione in cui i 4 paesi dell’Est hanno assicurato un contributo finanziario di 35 milioni per l’azione italiana in Libia, ha definito “inaccettabile” la loro mancanza di disponibilità. “Per noi – ha detto – è un punto di principio, non possono esserci decisioni optional da parte dell’Ue”. Per quanto riguarda la Brexit, Gentiloni condivide il punto di vista del presidente Tusk e di altri leader: la seconda fase, quella sulle nuove relazioni, “sarà molto complicata" e "non sarà un regalo" per Londra. Oltre che sui temi legati all’immigrazione, il nuovo premier di Varsavia Mateusz Morawiecki è stato interpellato in questi giorni sulla delicata questione del rispetto dello stato di diritto in Polonia.

Se non riuscirà a rassicurare Bruxelles sulle recenti decisioni che hanno reso meno indipendente il sistema giudiziario dal potere politico, la Commissione deciderà di applicare per la prima volta nella storia dell’Unione l’articolo 7 del trattato, secondo il quale i paesi possono sospendere alcuni dei diritti di uno Stato, compresi i diritti di voto nel Consiglio.

"Una lista a mio nome alle prossime elezioni non mi sembra una cosa realistica". Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni a Bruxelles. "La mia somiglianza con Dini, grande personalità, è scarsa – ha aggiunto – Io faccio parte di un partito, sono dirigente di un partito, prestato in questo momento a fare il lavoro che sto facendo. E spero che vinca il centrosinistra", ha aggiunto.

Il premier, nella conferenza stampa del Consiglio europeo, ha anche risposto alle domande sul caso Boschi. "Penso che abbia chiarito tutto quello che doveva chiarire, sarà candidata del Pd e mi auguro abbia grande successo". 

Le rivelazioni del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, sui colloqui con Maria Elena Boschi su Banca Etruria, aumentano la pressione sul sottosegretario alla presidenza del Consiglio, accusata di conflitto di interessi per la presenza del padre Pier Luigi nel management dell'istituto in qualità di vicepresidente di una società legata al territorio dove Boschi è stata eletta. L'ex ministro delle Riforme, però, non cede e nega di aver agito per aiutare la sua famiglia ma di aver rispettato il proprio ruolo istituzionale nel manifestare preoccupazione per la possibile acquisizione della banca aretina da parte di Popolare Vicenza (anch'essa poi finita nella bufera per una gestione poco trasparente che ne ha affondato i conti con gravi danni per gli obbligazionisti). E, dopo essersi difesa in un'intervista a Otto e Mezzo, torna sul punto in un colloquio con Repubblica

"Ho incontrato Vegas su mia richiesta solo una volta"

"Ho incontrato più volte il presidente Vegas. La prima su mia richiesta, poco dopo la mia nomina a ministro, andai a trovarlo in Consob nel marzo 2014 per presentarmi, come capita con i rappresentanti delle istituzioni. In quell'occasione mi invitò a pranzo in un ristorante a Milano, tanto era segreto il nostro incontro. In seguito, l'ho visto altre volte su sua richiesta. Alcune volte ci siamo incontrati al ministero, una volta a casa sua a cena con molte altre persone, comprese personalità pubbliche. E rare volte ci siamo visti da soli al ministero". Quanto all'sms di Vegas che le chiedeva un incontro privato a casa sua alle 8 del mattino a casa sua, risale al maggio 2014. "Mi sembrò inusuale", osserva Boschi, "visto che non avevamo un rapporto di confidenza, e gli dissi che avrei preferito vederci al ministero o alla Consob. Mi pareva più corretto per il ruolo di entrambi vederci in un luogo istituzionale. Mi stupisce che oggi (ieri, ndr) in commissione Vegas si sia ricordato di tante cose e non di questo sms tra i vari che mi ha inviato".

"Non ho mai chiesto di intervenire sulla fusione"

"Abbiamo parlato dell'attività di Consob e del programma di riforme del governo Renzi. Abbiamo quindi parlato delle difficoltà in generale del sistema bancario italiano, anche quelle di Banca Etruria. Mi sono limitata a rappresentare le preoccupazioni mie e del territorio aretino rispetto alla prospettiva di una aggregazione con la Popolare di Vicenza per il futuro del settore orafo. Come ha sottolineato lo stesso Vegas, non ho chiesto alcun intervento sulla possibile fusione, nessun interessamento a favore di Banca Etruria e tanto meno di mio padre. Nessuna pressione, nessuna interferenza. Ho fatto quello che fanno normalmente i membri del governo e del Parlamento". 

"Ho menzionato mio padre per ragioni di trasparenza"

"Parlando di banche, ho rappresentato a Vegas la possibilità che mio padre diventasse vicepresidente di Banca Etruria. Tutto qui. Sarebbe stato strano il contrario, visto il ruolo di Consob. Era una questione di trasparenza".Conflitto d'interesse? "Ma di cosa parliamo? In cosa avrei favorito mio padre che, grazie al governo di cui facevo parte, è stato mandato a casa, né più né meno degli altri membri del cda".

"Non ho seguito io il dossier banca Etruria"

"Ho espresso preoccupazioni come le ho espresse per i risparmiatori di altre banche ma non sono stata io a seguire la vicenda Etruria. Lo hanno fatto Padoan e Delrio. Non le sembrerebbe strano, però, se a fronte di una situazione che rischiava di lasciare senza lavoro 2000 dipendenti e di privare dei risparmi i correntisti non avessi mostrato interesse e preoccupazione? Non potevo esprimere un'opinione?"

"Mi attaccano per attaccare il Pd"

"Non ho intenzione di dimettermi sulla base di bugie dette da altri. Sono due anni che ripetono che ho mentito in Parlamento ma non è vero. Si cerca, attaccando me, di mettere in discussione un intero progetto politico". E proprio dalla commissione d'inchiesta sulle banche "si scopre che, a differenza di quello che si legge sui giornali, non è una piccola banca del territorio come Etruria l'origine di tutti i mali del Paese".

Il caso banca Etruria torna a scuotere il governo dopo l'audizione del presidente di Consob, Giuseppe Vegas, alla commissione di inchiesta sul sistema bancario. Vegas riferisce infatti di un incontro avuto con l'attuale sottosegretaria della Presidenza del Consiglio, ai tempi in cui era ministro delle Riforme, e sottolinea: "Sì, ho parlato con l'allora ministro Boschi" di Banca Etruria, "mi venne prospettato un quadro di preoccupazione perché Etruria poteva essere incorporata da Bpvi e questo sarebbe stato di nocumento per la principale industria di Arezzo che è l'oro". Parole che vengono lette a sinistra e a destra del Pd come la prova che Boschi ha mentito in Parlamento, quando si presentò alle Camere assicurando di non aver fatto alcuna pressione. Una linea difensiva che Boschi mantiene anche oggi, davanti alle accuse delle opposizioni che le attribuiscono “scarsa trasparenza” e le chiedono di dimettersi.

La sottosegretaria, nello studio tv di Lilli Gruber, ribadisce di “non avere sbagliato” ad incontrare Vegas, dato che è prerogativa di un ministro del governo incontrare il capo della Consob, autorità di vigilanza sul mercato finanziario. Di più: a chiedere l’incontro sarebbe stato, dice Boschi, lo stesso Giuseppe Vegas che con un sms la invitava “a casa sua alle 8 di mattina, ma risposi che ci dovevamo vedere al ministero”. Ma la ministra delle Riforme del governo si sofferma anche sugli incontro con l’ex ad di Unicredit, Ghizzoni, con il quale si è vista, dice, “più volte, anche in occasioni pubbliche al ministero, senza chiedere nulla che potesse favorire Banca Etruria”.

Renzi:niente di strano nell'incontro

 A pochi minuti dall’intervista di Boschi, tocca a Matteo Renzi comparire negli studi di La7, al microfono di Corrado Formigli. Il segretario del partito segue la stessa linea difensiva: niente di strano nell’incontro tra Boschi e Vegas. "Sono curioso di capire chi vince la causa civile fra Boschi e De Bortoli. Da quello che si è letto oggi da parte di Vegas, credo che le pressioni non ci siano state" ha aggiunto Renzi. "Sono sconvolto dal fatto che questo tema sia una gigantesca operazione di distrazione di massa. In questi anni ci sono state ruberie, come in Mps, scandali finanziari, c'è stato un sistema che non ha funzionato e io penso che si debbano cambiare delle cose" ha sottolineato. "Da due anni i media parlano quasi esclusivamente di Banca Etruria: chi sbaglia deve pagare e i controlli, anche su Banca Etruria, non hanno funzionato", dice. "Va benissimo che ci sia un faro acceso su Etruria, ma rivendico al mio governo di aver mandato a casa il padre della Boschi. Seguendo le leggi, Bankitalia apre la procedura, ma poi spetta al governo il commissariamento".

Intanto però l’attacco di Lega, M5s ed Mdp è destinato a durare, anche oltre la fine della legislatura. "Noi chiediamo due cose subito: anche se è finita la legislatura, la sottosegretaria Maria Elena Boschi se ne deve andare a casa subito, anche perché questo governo resterà in carica fino alle prossime elezioni per l'ordinaria amministrazione. E secondo: chiediamo che il Pd non ricandidi Boschi perché in questo caso ci confermerà che tutto il partito è coinvolto nello scandalo banche, come probabilmente è", dice il candidato premier del M5s Luigi Di Maio. I Cinque stelle chiedono anche che la Boschi non partecipi al Consiglio dei ministri che si dovrà esprimere sul rinnovo dei vertici della Consob. La riunione potrebbe tenersi il 23 dicembre. "L'audizione del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, non lascia dubbi: l'allora ministro Boschi ha mentito al Parlamento, perché si è occupata attivamente della vicenda di Banca Etruria nella sua qualità di membro del governo. Ora la Boschi abbia un briciolo di dignità e si dimetta da ogni incarico e non si ricandidi alle prossime elezioni", rimarca il senatore e coordinatore delle segreterie della Lega Roberto Calderoli. E anche Roberto Speranza di Mdp si unisce al coro.

Una menzogna oppure no?

La risposta di Boschi e quella dello stato maggiore del Partito Democratico non si fa attendere e, mentre l'audizione è ancora in corso, scrive sui social network: "Chi mi chiede le dimissioni perché avrei mentito in Parlamento deve dirmi in quale punto del resoconto stenografico avrei mentito. E i giornalisti hanno il dovere di indicare il passaggio in cui avrei mentito al Parlamento". E per facilitare il lavoro di ricerca, l'esponente del governo allega lo stenografico dell'Aula del 18 dicembre 2015. "Ho incontrato più volte il presidente della Consob. Mai e poi mai ho fatto pressioni. Mai". Le opposizioni, con il Movimento 5 Stelle in testa, la prendono ala lettera e Alessandro Di Battista riporta sui social network le parole pronunciate da Boschi in Aula, "non c'è alcun favoritismo, non c'è alcuna corsia preferenziale", e commenta rivolto alla sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio: "Sono parole tue. E invece chiami Vegas, ti fai ricevere a Milano e gli esprimi preoccupazione non per il sistema bancario (comunque eri Ministro per i Rapporti per il Parlamento) ma per la 'banchetta di famiglia'". Chi non parla di dimissioni è Forza Italia che, tuttavia, con Renato Brunetta segnala una "grave mancanza di trasparenza" da parte dell'esponente del governo.

Nel Partito Democratico si ragiona, intanto, su quanto sta avvenendo. Il sospetto di alcuni parlamentari renziani è che dietro la sortita di Vegas ci sia la volontà di 'punire' il partito per la mozione contro Consob e Bankitalia. La linea, al momento, è quella di fare quadrato attorno alla sottosegretaria. Il tesoriere Bonifazi 'invita' Di Maio, Di Battista e il resto del 'partito delle dimissioni subito' a citare il passaggio in cui Boschi avrebbe mentito. Orfini posta su Twitter il video dell'intervento della sottosegretaria in Aula e chiosa, "vediamo se qualcuno ha voglia di fare il fact checking e scoprire se la bugia è della Boschi o del terzetto", Calderoli, Speranza, Di Maio. 

Rush finale per la legge sul Biotestamento​, nell'Aula di palazzo Madama. Terminata la discussione generale, il Senato ricomincia a trattarla da martedì 12 dicembre. A Palazzo Madama nel pomeriggio si terranno le comunicazioni del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, sul vertice Ue dedicato alla Brexit​, anticipate di un giorno rispetto al previsto. Subito dopo si dovrebbe cominciare a votare sugli emendamenti. 

Obiettivo del Pd è votare la legge entro la settimana senza modificare il testo licenziato dalla Camera. Sulla carta, i numeri per farlo ci sono visto che la Sinistra e il Movimento 5 Stelle appoggiano la legge, anche se Ap chiede di modificarla, pur lasciando libertà di coscienza. All'orizzonte non c'è, allo stato, l'ipotesi che il Governo possa porre sul ddl la questione di fiducia, anche perché questa potrebbe far venire meno il sì dei pentastellati. Ma il rischio di trabocchetti non manca.

Sono, infatti, oltre tremila gli emendamenti presentati al testo. La maggior parte viene dalla Lega di Matteo Salvini e anche Forza Italia ha annunciato che avrà, in Assemblea, un atteggiamento di forte contrapposizione perché, pur non avendo sul fine vita una posizione ideologica, non condivide le norme così come sono state declinate nel testo. A ciò si aggiunge il fatto che, regolamento alla mano, c'è la possibilità che vengano chieste delle votazioni segrete.

Oltre tremila emendamenti. C'è l'ipotesi 'canguro'

Sulla pioggia di emendamenti sarà innanzitutto la commissione Bilancio di Palazzo Madama a doversi esprimere circa gli oneri finanziari e le coperture. Ha già esaminato un primo blocco di proposte, dichiarando un centinaio di queste prive del requisito e si riunirà di nuovo martedì mattina, alle dieci, per procedere con l'esame.

Quindi sarà la presidenza del Senato e stabilire le ammissibilità e inammissibilità. L'idea del Pd, viene spiegato, è di procedere sugli emendamenti con tutte le votazioni che si renderanno necessarie, ma cercando di contrastare il 'filibustering' – l'eventuale ostruzionismo – magari ricorrendo alla prassi del cosiddetto 'canguro': raggruppando, cioè gli emendamenti uguali o analoghi per cui una volta bocciato il primo decadono tutti gli altri.

"Siamo ad un passo dall'approvazione di una legge importantissima e molto attesa – sottolinea all'Agi la presidente della commissione Sanità, Emilia De Biasi – dovremo fare ogni sforzo perché si approvi velocemente e con la maggiore trasversalità possibile. E' una legge per la vita che non parla di eutanasia. Spero che in ciascun gruppo, anche in quelli che hanno manifestato pareri contrari, ci sia chi deciderà di votarla". 

"Se il centrodestra vince sarà un'avventura che durerà almeno dieci anni, non qualche mese. Berlusconi sarà parte di questa splendida avventura". Così Matteo Salvini ha risposto alle domande dei giornalisti, a margine della manifestazione indetta dalla Lega contro lo Ius Soli che si è tenuta questa mattina a Roma. Alcune migliaia di persone hanno accompagnato Salvini, dove ha tenuto un comizio. "Gli italiani votano in base a quello che dicono Putin, Trump e i venusiani? Siamo alla follia. Le uniche fake news sono quelle che il centrosinistra sta rifilando agli italiani. Gli italiani votano con la loro testa", ha aggiunto il segretario federale della Lega tornando sul caso aperto dalle parole di Joe Biden.

"Il razzismo in Italia c'è, ma è a sinistra e ha la bandiera rossa. Dovrebbero vergognarsi di quel pugno chiuso che gronda sangue", ha rincarato Salvini dal palco della manifestazione in corso a Roma. "Ovunque si candiderà Renzi ci sarò anche io. Vita contro le bugie. Non vedo l'ora. Magari partendo dalla Toscana, dalla sua Firenze". 

"Condanniamo la violenza da qualunque parte venga. Ieri in piazza c'era il passato, c'erano le bandiere rosse, la falce e il martello, oggi invece qui c'è il futuro e ci sono i bambini. Io rispetto tutte le piazze ma preferisco il futuro". 

"I profughi sono quelli che scappano dalle guerre e noi non siamo l'arca di Noè".

"Non vedo l'ora di vincere per stracciare la legge Fornero e farla piangere un'altra volta. Piange una e ridono in milioni. Su questo chiedo al centrodestra accordi chiari".
Il segretario della Lega ha ribadito le sue critiche all'Ue: "O l'Italia sta in Europa con pari diritti o meglio stare soli. Io un'Italia da schiavi ai miei figli non la lascio. Chiederò agli alleati di andare a Bruxelles a rivendicare l'orgoglio nazionale".

Un ruolo da premier? "Se gli italiani lo vorranno, sarà una splendida realtà", ha aggiunto. 

"Avessero chiesto a noi un albero, lo avremmo portato dal Trentino. Se questo è il biglietto da visita dei 5 stelle, l'anno prossimo glielo regaliamo noi un abete. E se qualcuno non si offende, faremo anche il presepe". 

Infine sulla Rete:

 

Che la locuzione fake news, ripetuta fino essere svuotata di significato, sarebbe entrata di prepotenza in una campagna elettorale di fatto già in corso era evidente già prima che scoppiasse il caso sollevato da New York Times e BuzzFeed. Così come era prevedibile che i venti della nuova Guerra Fredda tra Mosca e Washington avrebbero finito per investire con crescente violenza l'Italia, Paese che da un lato è solido alleato degli Usa dal dopoguerra e dall'altro ha mantenuto relazioni costruttive con il Cremlino anche nei giorni più bui della crisi ucraina. Questa volta, però, le voci su interferenze russe nel processo politico italiano non sono diffuse da una testata giornalistica, per quanto blasonata, ma da Joe Biden, ex vice presidente degli Stati Uniti all'epoca di Obama.

In un articolo pubblicato su Foreign Affairs, Biden ha riproposto le accuse rivolte da più parti a Vladimir Putin di aver cercato di influenzare le recenti tornate elettorali in Europa sostenendo i partiti sovranisti e nazionalisti con fondi o attraverso una rete di disinformazione. Una questione, ovviamente, assai complessa: se da una parte le testate vicine al Cremlino, come Rt o Sputnik, hanno sempre dipinto in una luce quantomeno non sfavorevole partiti come Afd e Marine Lepen volò a Mosca per una foto con Putin a beneficio dei suoi elettori, dall'altra non è semplice sostenere che le "troll farm" russe rispondano direttamente al presidente, così come l'informazione distorta o parziale non è certo esclusiva di Mosca, né lo è l'influenza nelle elezioni altrui. Quel che è sicuro è che mai i partiti italiani antisistema erano stati accusati in maniera così esplicita di legami con la Federazione.

Biden si candida come anti-Trump nel 2020?

L'articolo si intitola "How to stand up to the Kremlin", ovvero "come fronteggiare il Cremlino". Un titolo programmatico, che, come sottolinea La Stampa, è stato interpretato da molti osservatori come "la conferma che Biden sta ancora considerando la possibilità di candidarsi alla Casa Bianca nel 2020", visto "quanto sta avvenendo negli Usa con l’inchiesta sulla collusione tra la campagna elettorale di Trump e Mosca". Il quotidiano torinese ricorda inoltre che "l’ex vice presidente era alla Casa Bianca, quando nell’autunno del 2016 il dipartimento di Stato inviò una missione a Roma per informare l’ambasciata di Via Veneto sui sospetti di ingerenze del Cremlino, ed era con Obama quando poco dopo ricevette l’allora premier Renzi a Washington".

Secondo Biden, la Russia avrebbe interferito nel referendum costituzionale dello scorso dicembre per far vincere il "no" e oggi "un simile sforzo russo è in corso per sostenere il movimento nazionalista della Lega Nord e quello populista dei Cinque Stelle in Italia, in vista delle prossime elezioni parlamentari". Una frase che, in Italia, ha inevitabilmente innescato una polemica che non appare destinata a esaurirsi in un giorno.

Le reazioni

Alessandro Di Battista sdrammatizza su Facebook. E rimarca: "come noi non accettammo l'ingerenza di John Phillips, ex ambasciatore Usa in Italia, il quale fece campagna per il Sì dimenticando ogni minima regola diplomatica, allo stesso modo non accetteremmo mai alcuna ingerenza da parte di altri Paese".

Il Pd, dalla sua, chiede al governo di mettere in atto concreti passi diplomatici per chiarire la vicenda. "Chiedo che il ministro degli Esteri, Alfano, convochi l'ambasciatore americano e che il ministro dell'Interno, l'Agcom e il Garante per la privacy organizzino un tavolo per delineare la strategia necessaria per evitare che il risultato delle prossime elezioni sia falsato", dice la Dem Alessia Morani, mentre Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli affari europei, afferma la "necessità di un approfondimento" di parole che "vanno prese molto sul serio".

Matteo Renzi, nella sua enews, mantiene invece una linea più cauta, non grida alla cospirazione ma ironizza sul Movimento Cinque Stelle che "ha deciso di attaccare l'ex vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, reo di aver citato il referendum costituzionale dello scorso anno come una delle campagne elettorali considerate 'a rischio'. Appena possono tuffarsi in un complotto – vero o presunto – gli uomini del Blog sono felicissimi. Sono nati del resto parlando di scie chimiche, sirene, falsi allunaggi: hanno una certa esperienza nel settore". Rimane invece silente anche questa volta il politico italiano che con Putin vanta i rapporti più stretti, tanto da essere volato a Mosca per il suo ultimo compleanno: il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

Leggi anche: Le fake news entrano in campagna elettorale. C'è davvero un Russiagate italiano?

"Secondo me si deve imparare a perdere in questo Paese. Non possono utilizzare il complottismo sui russi per spiegare perché hanno perso il referendum", controreplica Luigi Di Maio, liquidando il tutto come 'fake news', "abbiamo rifiutato gli aiuti pubblici italiani, figurarsi se abbiamo mai pensato di riceverne di stranieri". "Renzi ha perso il referendum e perderà le elezioni, perché gli italiani hanno buon senso, non perché lo vuole Putin", sintetizza Matteo Salvini. "Un buon rapporto con la Russia è strategico per l'Italia e per le imprese italiane, le sanzioni contro Mosca sono una follia che toglieremo. Non perché lo dice Putin, ma perché è nell'interesse nazionale italiano. E lo faremo non perché qualcuno ci paga, ma perché è semplicemente giusto. Il resto è fake news", conclude il segretario della Lega, rilanciando quella che è sempre più la parolina magica destinata a farci compagnia per tutta la campagna elettorale.

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Prima senza i 'big' della politica e dell'economia al Teatro la Scala. Per l'inaugurazione della stagione operistica con 'Andrea Chenier' di Umberto Giordano, assenti le maggiori cariche dello Stato e, in questa 'prima' pre-elettorale, anche i leader dei principali partiti politici, dopo la rinuncia 'last minute' di Pietro Grasso.

Al Piermarini sono arrivati i ministri dell'Economia e dei Beni culturali, Pier Carlo Padoan e Dario Franceschini, la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi (entrata da un ingresso laterale per sfuggire ai fotografi) nel palco reale – decorato da Dolce e Gabbana – insieme al governatore lombardo Roberto Maroni e al sindaco di Milano Giuseppe Sala.

Contate le presenze anche nel mondo della finanza e dell'economia. Tra i banchieri si segnalano Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi, e Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa sp. Tra le presenze istituzionali, il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, e quello della Cassa depositi e prestiti, Claudio Costamagna. Presenti anche il presidente di Telecom Arnold de Puyfontaine; Emma Marcegaglia, presidente di Eni, Antonio Patuelli presidente Abi, Francesco Starace ad di Enel, e Fedele Confalonieri presidente di Mediaset.

Tra i 'look' delle signore, trionfo del rosso "passione" e del blu, tributo alla Francia, protagonista dell'opera. Daniela De Souza, moglie del sovrintendente Alexander Pereira, in lungo abito con bustino paillettato e gonna di cady disegnato da lei. In rosso "passione" anche Margherita Buy, che ha scelto un abito Armani senza maniche e sandali per la sua prima 'prima'. Rossi anche gli stivali per Lavinia Biagiotti in abito pieno di pailettes.

Bellissima come sempre Giovanna Salza moglie di Corrado Passera, in abito lungo rosso firmato da Roberto Capucci per rappresentare la "donna forte". La piu' originale il soprano Silvia Colombini che, in abito rosso di Pierre Prandini molto scollato, si è dipinta la frase (sempre in rosso) 'Rinasci dalla dignita' sul petto come "monito" alle donne per ribadire che "il vero amore non toglie mai dignita'". In blu Armani, invece, la sottosegretaria Boschi. (AGI)Fed

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