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I nuovi pericoli per l’Italia? “La situazione libica è indubbiamente molto complessa e non disgiunta completamente dalla questione irachena”, per le quali va riservata “un’attenzione massima” dice Raffaele Volpi, presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, in un’intervista a Il Giornale, nella quale puntualizza che per l’Italia “non è prettamente un problema di immigrazione, è un problema di stabilità”.

Secondo Volpi, infatti, “si parla di 3 mila persone nei campi libici riconosciuti. In realtà la denuncia che viene fatta è un po’ fuori centro perché ci sono 600 mila persone nei campi illegali, quelli di chi fa la tratta degli uomini”, pertanto “il problema è un po’ più a sud”, ovvero la spinta viene dalla Nigeria per salire fino al Niger dove c’è una politica condizionata da poteri internazionali che spingono all’immigrazione verso nord”.

Quanto ai rischi di terrorismo, il presidente del Copasir assicura che “noi abbiamo un sistema di sicurezza e quindi di intelligence e di controllo di quelle aree che riguardano il terrorismo che è assolutamente efficace” e che pertanto “gli elementi di tensione storica permangono”, anche se – spiega – “in alcuni casi sono diventati assolutamente marginali e comunque controllati, come estremismo di destra o sinistra” e semmai, quel che più allarma è “l’internazionalizzazione delle forme di terrorismo”.

“L‘addio di Luigi Di Maio ha scosso tutti, ma siamo a un punto di svolta. È nato un percorso molto partecipativo e questa fase culminerà negli Stati generali”. Lo dice Davide Crippa, capogruppo dei 5 Stelle alla Camera, in un’intervista a La Stampa nella quale si augura che Di Maio “darà il suo contributo con l’esperienza e le capacità che ha maturato, ma non dobbiamo più legare un nome a un percorso politico” per concentrarsi invece “sul ‘cosa’ cambiare” per poi pensare “al ‘chi’, come ha detto Luigi”, spiega il capogruppo a Montecitorio.

Se l’era del capo politico solo al comando sia finita Crippa non lo sa con certezza. Risponde solo: “Valuteremo tutti insieme i pro e i contro” anche se è cosciente che “quando ci sono più persone a decidere, si rischia di ingessare problemi che vanno risolti rapidamente” e lui, per questo, si dice favorevole alla “collegialità”, anche se in passato “ai tempi del Direttorio, riconosco ci abbia portato alcuni problemi” ammette.

Quanto a Di Battista, Crippa si augura che “anche lui dia un contributo agli Stati generali”, poi però gli sembra quasi ovvio che “oggi la nuova forza di maggioranza cambi alcuni equilibri”. Verso dove è forse ancora presto per poterlo dire.

 

 

Sul palco della Lega, a Bibbiano, va in scena il dolore dei genitori privati dei loro bambini. Il giorno prima la chiusura della campagna elettorale delle Regionali emiliano-romagnole, Matteo Salvini decide di tornare nella cittadina teatro dell’inchiesta sui presunti abusi e affidi illeciti nota come ‘Angeli e demoni‘.

Dietro a un fondale rosso con la scritta ‘Giù le mani dai bambini’, il capo leghista fa una breve introduzione e poi cede il microfono a mamme e papà che raccontano le storie struggenti che hanno vissuto. Storie di figli allontanati da servizi sociali e tribunali, quelle riferite da Valeria Bigi, Stefania Mazzochi e il compagno Marco, e Maria Josè, tutti del Reggiano.

Il pubblico – circa un migliaio – ascolta attento, indignato, e protesta spesso con cori ‘Vergogna‘ o ‘Giù le mani dai bambini’ guardando fisso il palco, in una atmosfera che ricorda più la ‘tv del dolore’ che un comizio politico.

“Non è una serata di partito, ma che dovrebbe unire tutte le persone per bene perché quando ci sono i bambini e le famiglie tutti devono essere d’accordo”, scandisce il segretario leghista. “I protagonisti saranno solo mamme, papà e bambini, purtroppo qui ci sono alcune centinaia di mamme papà e nonne che avrebbero potuto portare la loro testimonianza. Noi ne faremo parlare alcuni”, spiega.”Faremmo tutto il possibile perché sia fatta giustizia e Bibbiano sia ricordata per la bellezza di chi ci abita e non per i bambini rubati”.

“Mi spiace – critica poi, con riferimento alla piazza delle ‘Sardine‘ a un isolato da lì – se a qualche metro di distanza ci sia qualcuno a fare polemica, perché sul bene dei bambini la politica non dovrebbe dividersi”.

“Due riflessioni e un impegno da papà. Ci sono più di 26 mila bimbi via da casa in Italia. In diversi casi per motivi giustificati, perché, purtroppo, la 5891870 c’è”, prosegue Salvini. “Ma se anche un solo bimbo è allontanato senza giustificazioneè’ un dovere di un Paese civile denunciare, perché non è né un raffreddore né un errore tecnico né una cotoletta”.

“C’è da riformare la legge sull’affido condiviso“, insiste il capo di via Bellerio. “Ringrazio i carabinieri e i giudici e la Procura di Reggio Emilia, andate avanti. Una parte di questi bimbi sono vittime di incompetenza ma una parte sono vittime di fame di denaro, portati via per fare denaro”, sostiene. “Darò anche la vita per riportare a casa questi bimbi”.

In piazza striscioni e cartelli portati da genitori e attivisti (anche uno ‘Comunisti ladri di bambini’). Sul palco, sul finale, sale la madre di Tommaso Onofri, il bambino di 18 mesi rapito e ucciso a Casalbaroncolo, nel Parmense, nel 2006. “Vi ringrazio di avermi invitato. La mia storia non la racconto perché penso che parecchi la conoscano. Sono qui perché mi sento vicino ai genitori di Bibbiano”, dice Paola Pellinghelli. “È stato fatto il nome di Tommaso – così mi hanno detto – per avere delle relazioni false per portare via questi bambini”, racconta.

Pellinghelli si lamenta poi per “l’uscita in permesso premio” della donna che ha tenuto sequestrato il figlio. “Anche se l’esecutore materiale è stato un altro. Le persone erano tre e per me sono tutti e tre uguali, tre assassini”, afferma. “Ringrazio Matteo perché mi ha dato l’opportunità di sforgarmi”. 

“Il ragazzo dice di non essere uno spacciatore? Difficile trovare un rapinatore che confessi di essere un rapinatore. I residenti del quartieri non hanno dubbi, hanno certezze”. Matteo Salvini, a ‘L’Italia s’è desta’ su Radio Cusano Campus, torna così sull’ormai famosa, e contestata, ‘citofanata’ al Pilastro di Bologna e ribadisce che “per me che sono stato a San Patrignano a parlare con ragazzine di 15 anni che si facevano di eroina, gridare che la lotta alla droga debba essere un obiettivo primario della politica e’ mio dovere. Che poi uno spacciatore sia tunisino, italiano o finlandese – aggiunge riferendosi alle proteste ufficiali arrivati dalla Tunisia – non è importante”.

“Se c’è una mamma coraggio che ha perso un figlio per droga che ti chiama e ti chiede di dargli una mano a segnalare lo spaccio, io ci sono sempre. Poi Polizia e Carabinieri faranno il loro lavoro. Però – rivendica il leader della Lega – era giusto squarciare il silenzio che purtroppo c’è in tanti quartieri italiani”.

“Travaglio parla di giustizia citofonica? Secondo Travaglio io dovrei andare in galera, con una pena maggiore rispetto a quella degli spacciatori di droga, perche’ il reato per cui sono imputato prevede fino a 15 anni di carcere. E’ assurdo che i Travaglio e il Pd di turno ritengano che sia normale una roba del genere, secondo me e’ un enorme spreco di denaro pubblico questa roba qui”, osserva riferendosi al caso Gregoretti.

“Mi chiedono di citofonare ai mafiosi? Sono andato a bermi un caffé con Nicola Gratteri che è uno dei principali nemici delle mafie, che si batte ogni giorno contro la ‘ndrangheta. Ricordo poi che la villa ai Casamonica con la ruspa l’ho abbattuta io, non Fabio Volo o Fabio Fazio. E a Corleone il commissariato di Polizia confiscato alla mafia l’ho inaugurato io. Se c’è qualcuno a cui sto sulle palle sono proprio mafiosi e camorristi”, dice ancora il leader della Lega.

Il segretario generale della Cei, Stefano Russo, ha definito “non particolarmente felice” il gesto del leader leghista, Matteo Salvini, che a Bologna aveva suonato al citofono dell’abitazione di un giovane tunisino chiedendogli se fosse uno spacciatore. Russo ha auspicato che ci si richiami “al Presidente Mattarella e a quanto ha detto nel messaggio di fine anno sulla cultura della responsabilità”, perché “non possiamo vivere in costante campagna elettorale”. 

“Il ragazzo dice di non essere uno spacciatore? Difficile trovare un rapinatore che confessi di essere un rapinatore. I residenti del quartieri non hanno dubbi, hanno certezze”. Matteo Salvini, a ‘L’Italia s’è desta’ su Radio Cusano Campus, torna cosi’ sull’ormai famosa, e contestata, ‘citofanata’ al Pilastro di Bologna e ribadisce che “per me che sono stato a San Patrignano a parlare con ragazzine di 15 anni che si facevano di eroina, gridare che la lotta alla droga debba essere un obiettivo primario della politica è mio dovere. Che poi uno spacciatore sia tunisino, italiano o finlandese – aggiunge riferendosi alle proteste ufficiali arrivati dalla Tunisia – non è importante”.

“Se c’è una mamma coraggio che ha perso un figlio per droga che ti chiama e ti chiede di dargli una mano a segnalare lo spaccio, io ci sono sempre. Poi Polizia e Carabinieri faranno il loro lavoro. Però – rivendica il leader della Lega – era giusto squarciare il silenzio che purtroppo c’è in tanti quartieri italiani”. “Travaglio parla di giustizia citofonica? Secondo Travaglio io dovrei andare in galera, con una pena maggiore rispetto a quella degli spacciatori di droga, perché il reato per cui sono imputato prevede fino a 15 anni di carcere. È assurdo che i Travaglio e il Pd di turno ritengano che sia normale una roba del genere, secondo me è un enorme spreco di denaro pubblico questa roba qui”, osserva riferendosi al caso Gregoretti.

“Mi chiedono di citofonare ai mafiosi? Sono andato a bermi un caffè con Nicola Gratteri che è uno dei principali nemici delle mafie, che si batte ogni giorno contro la ‘ndrangheta. Ricordo poi che la villa ai Casamonica con la ruspa l’ho abbattuta io, non Fabio Volo o Fabio Fazio. E a Corleone il commissariato di Polizia confiscato alla mafia l’ho inaugurato io. Se c’è qualcuno a cui sto sulle palle sono proprio mafiosi e camorristi”, dice ancora il leader della Lega.

Le sardine difendono Sinisa Mihajlovic attaccato sui social dopo l’endorsement dello stesso allenatore del Bologna a Matteo Salvini e alla candidata leghista, Lucia Borgonzoni, in vista delle elezioni di domenica in Emilia Romagna.

“Sinisa Mihajlovic prima che un grande allenatore – ha scritto il Movimento sulla sua pagina ufficiale di Facebook – è una grande persona. E gode, come tutti i cittadini, della liberta’ di pensiero ed espressione. Ogni sua posizione, come ogni suo schema di gioco, è lecita. Purchè rispetti le regole del gioco stesso”.

Sinisa “si è mosso nel rispetto delle regole e dell’intelligenza di tutti e non ha mai nascosto le sue idee politiche. Non si può dire lo stesso – concludono le sardine – dei tanti che lo hanno attaccato ricoprendolo di insulti e di odio. La vera sconfitta è decidere di nascondersi. O peggio, di non giocare”. 
 

Ha aperto una crisi diplomatica con la Tunisia l’iniziativa di Matteo Salvini che ieri, su segnalazione di alcune famiglie della zona, ha citofonato a una famiglia tunisina nel quartiere Pilastro di Bologna per domandare, accompagnato dalle telecamere e alcuni residenti, se le persone residenti nell’appartamento spacciassero droga. Un exploit che il vicepresidente del Parlamento di Tunisi, Osama Sghaier, in un’intervista a Radio Capital, ha definito “un atteggiamento razzista e vergognoso che mina i rapporti tra Italia e Tunisia”.

“Salvini è un irresponsabile”, dice Sghaier, “perché non è la prima volta che prende atteggiamenti vergognosi nei confronti della popolazione tunisina. Lui continua a essere razzista e mina le relazioni che ci sono tra la popolazione italiana e la nostra. I nostri paesi hanno ottimi rapporti. I tunisini in Italia pagano le tasse e quelle tasse servono anche a pagare lo stipendio di Salvini. Dunque, si tratta di un gesto puramente razzista”.

L’ambasciatore tunisino a Roma, Moez Sinaoui, ha espresso invece all’AGI “costernazione per l’imbarazzante condotta di un senatore della Repubblica italiana”. È una “provocazione senza alcun rispetto di un domicilio privato”, commenta l’ambasciatore, citando le sue parole contenute in una lettera inviata alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati. Sinaoui ha infine sottolineato che è “stata illegittimamente diffamata una famiglia tunisina”, e ha voluto precisare che tra Italia e Tunisia “ci sono ottimi rapporti in ogni settore”. 

“Il vicepresidente del Parlamento tunisino mi accusa di razzismo? Io ho raccolto il grido di dolore di una mamma coraggio che ha perso il figlio per droga”, è la replica di Salvini, “un atto di riconoscenza che dovremmo far tutti: la lotta a spacciatori e stupefacenti dovrebbe unire e non dividere. Tolleranza zero contro droga e spacciatori di morte: per noi è una priorità. In Emilia Romagna e in tutta Italia ci sono immigrati per bene, che si sono integrati e che rispettano le leggi. Ma chi spaccia droga è un problema per tutti: che sia straniero o italiano non fa nessuna differenza”.

L’annuncio alle 17 al Tempio di Adriano, circondato dai ‘facilitatori’ regionali. Luigi Di Maio lascerà nel pomeriggio la guida del Movimento 5 stelle. Il ministro degli Esteri, capo politico del M5s dal settembre 2017, ha anticipato la sua decisione ai ministri e ai vice ministri pentastellati, in una riunione a Palazzo Chigi.

Fino agli Stati generali, in programma a marzo, la reggenza del M5s sarà assunta da Vito Crimi, per statuto, in quanto componente più anziano del comitato di garanzia. Nel corso della convention, che dovrebbe tenersi nel weekend tra il 13 e il 15 marzo, poi si deciderà se vi sarà una riforma della governance che introduca elementi di collegialità come alcuni chiedono, o se sarà scelto un nuovo capo politico.

“Oggi pomeriggio alle 17 sarò a Roma insieme a tutti i facilitatori regionali. Mi collegherò in diretta perché ho delle cose importanti di cui parlarvi. Vi aspetto. A più tardi. Forza”, ha scritto Di Maio su Facebook.

Le dimissioni arrivano pochi giorni prima delle elezioni Regionali in Emilia Romagna e Calabria, dove il M5s corre con un proprio candidato in seguito alla decisione presa dagli iscritti di Rousseau che andava in controtendenza con quello deciso dallo stesso Di Maio.​

“Non mi piace commentare le indiscrezioni: in questi giorni Di Maio è stato tirato per la giacchetta. Aspettiamo che assuma iniziative e poi le commenterò”, ha premesso stamane, a Rtl 102.5 il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Se questa fosse la sua decisione la rispetterò perché sarebbe una decisione maturata con massimo senso di responsabilità. Sicuramente mi dispiacerebbe sul piano personale”, ha aggiunto.

“La cosa importante è restare uniti, tenere tutti uniti nel Movimento, nello scegliere insieme la strada per il futuro – ha ammonito il ministro per le Politiche giovanili e lo Sport Vincenzo Spadafora, al termine dell’incontro, a Palazzo Chigi – Si apre un momento delicato per il Movimento 5 stelle. Dobbiamo proseguire uniti perché altrimenti, divisi ci condanniamo all’irrilevanza”. Ma nel Movimento il dibattito è già aperto da mesi.

“Abbiamo sempre parlato di una gestione collegiale e penso che si vada in questa direzione. Sarà l’occasione per trovare nuove punti di sintesi”, ha avvertito la presidente della commissione Finanze della Camera, Carla Ruocco. “Il governo non rischia, non credo proprio, credo che si tratti di due piani completamente diversi”, ha poi proseguito Ruocco, intercettata dai cronisti davanti a Montecitorio.

“Il mio rapporto con Luigi è sempre stato un po’ conflittuale ma abbiamo sempre remato dalla stessa parte, quella che voleva il bene del Movimento e dell’Italia”, ha premesso il presidente della commissione Affari Costituzionali, Giuseppe Brescia: “Insieme abbiamo raggiunto risultati inimmaginabili e lui di certo non si è mai risparmiato. Se dovesse dimettersi da capo politico bisognerà pensare ad un nuovo modello di gestione, un comitato eletto dagli iscritti, che abbia la fiducia del garante. Potrebbe essere questa l’idea da portare alla discussione degli stati generali”.

Dal Pd, il ministro per le Infrastrutture, Paola De Micheli ha rassicurato: “Credo che il Movimento, se Di Maio dovesse mai decidere davvero di fare un passo indietro, sarà in grado di trovare un nuovo assetto organizzativo e di leadership. Poi sulle decisioni specifiche che riguardano concessioni e tante altre decisioni che abbiamo sul tavolo, i percorsi che abbiamo deciso sono i percorsi che conoscete: rispetto a quello non ci sono novità e non ci saranno novità”.

“La decisione assunta da Luigi Di Maio merita rispetto – ha sostenuto il ministro della Salute Roberto Speranza (Leu) – Da settembre del 2019, dall’insediamento del nuovo governo, abbiamo lavorato bene insieme, rimettendo al centro la questione sociale e, al tempo stesso, disinnescando le clausole di salvaguardia. Lo abbiamo fatto intervenendo sui salari dei lavoratori, sulla sanità e sulle famiglie. Dobbiamo proseguire nell’opera avviata per dare risposte concrete ai problemi dei cittadini. E sono convinto che con Luigi e con tutto il Movimento 5 stelle continueremo il lavoro svolto finora”.

“Il premier ormai sembra Alice nel Paese delle meraviglie: per lui le prossime elezioni regionali non avranno alcuna valenza politica, sulla prescrizione c’è un buon clima nella maggioranza e le eventuali dimissioni di Di Maio da leader M5s non avranno alcuna conseguenza”, ha attaccato, invece la capogruppo di Forza Italia al Senato, Anna Maria Bernini. “Ma Italia Viva anche stamani ha ripetuto che il lodo Conte sulla giustizia è incostituzionale, mentre lo spread ha toccato quota 170 proprio a causa delle tensioni nel governo. E’ un classico caso di dissociazione dalla realtà che sta sempre più minando la stabilità del Paese e la credibilità della politica”.

Scende in campo per le regionali in Emilia Romagna anche l’allenatore del Bologna Sinisa Mihajlovic : con una intervista a “Il Resto del Carlino”, Mihajlovic, reduce da trapianto per vincere la lotta con la leucemia, dichiara che è arrivata l’ ora di votare per il cambiamento. “Tifo per Matteo Salvini – dichiara il mister – e spero che possa vincere in Emilia Romagna con Lucia Borgonzoni“.

“Mi piace la grinta di Salvini, è un combattente – spiega ancora Mihajlovic ” è intelligente, capace e all’altezza di guidare il Paese”. Bene anche la scelta di una donna come candidata per la svolta (“le donne sono più forti degli uomini”). Ma Sinisa avverte: “Cambiare tanto per cambiare non serve. Io posso solo dire che sono in Italia dal 1992 e anche se non è il mio Paese di origine è come se lo fosse diventato. E, da allora, trovo l’Italia peggiorata. Quindi – conclude l’allenatore del Bologna- bisogna avere idee e la forza di migliorare”.

“Svegliarmi e leggere del sostegno e della simpatia del grande Mihajlovic… credetemi non ha prezzo”, ha commentato su Fb Borgonzoni l’endorsement dell’allenatore del Bologna. “Grazie di cuore Mister – chiude – speriamo insieme alla nostra squadra di riuscire a meritare questa fiducia , per il cambiamento dell’Emilia Romagna, con umiltà e tanta passione”.

“L’Invalsi ci ha mostrato la cosiddetta dispersione implicita degli studenti: parliamo di ragazzi che restano a scuola ma che, al termine del corso di studi mostrano di non aver raggiunto le competenze minime previste”. Lo afferma la sottosegretaria all’istruzione Anna Ascani in un’intervista a Il Messaggero nella quale sottolinea anche che c’è un piano del ministero per intervenire e cercare di recuperare il gap esistente tra regioni del Nord e regioni del Sud: “il piano prevede infatti di intervenire su 5 regioni – spiega la sottosegretaria pd a viale Trastevere – Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Si tratta delle regioni in cui sono state registrate le situazioni di maggiore difficoltà”.

Secondo Ascani, “purtroppo tra la dispersione implicita e quella esplicita, vale a dire l’abbandono della scuola, arriviamo al 20% di studenti in difficoltà: un dato ancora troppo lontano dal 10% previsto dell’obiettivo europeo del 2017”. E se per il momento ci si focalizza sul Sud, tuttavia ammette Ascani, “anche al Nord ci sono scuole in difficoltà, quindi nel tempo coinvolgeremo tutte le regioni che decideranno di partecipare” per fare “fare formazione a tutto tondo e innovare le scuole in difficoltà” , precisa la sottosegretaria, e per questo scopo “useremo i fondi regionali ed europei, i fondi Pon per i progetti scolastici e le risorse dei capitoli gestionali del ministero”. Poi chiosa: “Il test Invalsi ti dice quanta febbre hai, per capire come intervenire”.

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