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Qualcosa si muove a destra. Qualcosa si muove in quella destra che "non vuole morire salviniana", perché, prendendo in prestito le parole di Salvatore Merlo sul Foglio, “sicurezza, serietà e responsabilità non sono valori da estremisti di destra: la migliore cura per i razzisti e per chi campa elettoralmente con la paura sarebbe una destra civilizzata”. Impossibile una destra così? Beh, a un’osservazione superficiale sembrerebbe di sì. Ma poi si ripensa all’editoriale di Alessandro Sallusti che, parlando di Matteo Salvini sul “Giornale”, ha vagheggiato addirittura il rischio nazismo. E tornano in mente coloro non hanno non potuto applaudire la vice presidente della Camera, Mara Carfagna, quando, ricordando tra le altre cose che “la propaganda gonfia il consenso nell’immediato, ma non produce effetti sul medio periodo” ha 'silenziato' Matteo Salvini. Se infine ci si accorge di un evento previsto per il prossimo ‪27 ottobre, ci si può rendere conto che, invece sì, qualcosa sta davvero succedendo. Sotto traccia, senza clamori.

Dall’appello pubblico, apparso su Repubblica, del direttore artistico di Caffeina, Filippo Rossi, al “recupero della forza liberatrice di una buona destra, che sia antisalviniana, laica, inclusiva, una destra moderna, affidabile, autorevole ma non autoritaria, che si richiami a Paolo Borsellino”, che ha fatto registrare positivi riscontri e adesioni da tutta Italia, prende il via l’esperimento “Viva l’Italia. Discorsi per un’altra politica”. Tra i relatori, oltre a Luigi Di Gregorio, Antonio Rizzo, Adriana Galgano, anche un Piercamillo Falasca che in un post su Facebook spiega così la linea di confine: “Il patriota difende l'Italia e la sogna migliore, il nazionalista gonfia il petto, aggredisce gli altri e fa male al Paese”.

“Uno spazio per menti libere che vuole essere soprattutto un punto di ripartenza. Un laboratorio politico-sociale che invita alla riflessione e aspira a porsi come un contenitore di differenti esperienze, tutte accomunate da un forte disagio per i modi e i contenuti a cui al giorno d’oggi è stata ridotta la politica. Un’occasione per superare l’omologazione del pensiero e dare voce alla vivacità della diversità”, spiegano gli organizzatori. Sul palco del Teatro Caffeina di Viterbo, con Filippo Rossi e Chiara Moroni si alterneranno (sabato 27 ottobre) gli interventi e i contributi di professori, giornalisti e osservatori politici.

“Un’altra politica: sarà questo il tema intorno al quale ruoteranno gli interventi e i confronti – dice Rossi – dato che l’evento non ridurrà lo spettro della discussione unicamente a destra. È possibile oggi un’altra politica, pensata e praticata con ideali, realismo e concretezza? Crediamo che ci sia una forte necessità di cambiare nel nostro Paese soprattutto la politica intesa come massificazione del pensiero e rifiuto violento della diversità, strumenti troppo spesso usati per nascondere l’incapacità di combattere battaglie di civiltà sul piano sociale e culturale”. E ancora: “Matteo Salvini incarna alla perfezione un’estrema destra capace solo di esaltare i problemi senza trovare le soluzioni, capace solo di vivere sulle paure dei più senza scommettere sul coraggio di pochi. Salvini è la destra per come l’ha sognata la sinistra per anni: un incubo. Ma un grande paese come l’Italia non può sottostare senza reagire a questa idea caricaturale, deforme di destra. Un fenomeno da baraccone”.

“Viva l’Italia non vuole offrire ricette semplicistiche e solo apparentemente efficaci rispetto ad una politica che oggi sta costruendo una società deresponsabilizzata, iniqua, familista e bloccata – aggiunge il direttore artistico di Caffeina – vuole essere una proposta di metodo per riportare al centro del dibattito pubblico realismo e competenze, pensiero critico, inclusività e libero confronto”. Qualcosa si muove, nella scommessa che abbia ragione Flavio Tosi: “È evidente che si apre uno spazio per una forza europea, responsabile e seria. Troppi cittadini non sono più rappresentati…”.

E anche nel tentativo di dare qualche risposta all’esortazione di Aldo Cazzullo: "Serve la capacità di sentire il Paese, interpretare il sentimento popolare senza farsene condizionare, elaborare una proposta per le nuove generazioni guardando al domani e non al consenso immediato. Non sono processi che si improvvisano, o che si affidano alla pseudodemocrazia del clic. Ma già con le candidature alle prossime Europee il centrodestra, se ancora esiste, dovrebbe dare un segnale. L’alternativa è pagare all’ondata populista un prezzo altissimo”.

“Noi non abbiamo tutte le risposte. Ma sentiamo l’urgenza di porci le domande. Non vogliamo proporre ricette, ma coinvolgere in un metodo di discussione e di azione, tutti coloro che osservando la politica di oggi scuotono la testa”, spiega poi Chiara Moroni, docente all’Università della Tuscia, analista politico ed esperta di comunicazione. “Anche se la politica è afflitta da continue emergenze noi crediamo che sia possibile trovare ad esse soluzioni attraverso progetti e fini, politici e sociali, di più ampio respiro. Noi crediamo nella Politica”.

Nella lettera alla Commissione europea sulla manovra "abbiamo anticipato le ragioni per cui abbiamo impostato la manovra in questi termini, spiegato la direzione e gli obiettivi ma siamo disponibili a sederci a un tavolo". Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, incontrando la stampa estera. 
"Se un Commissario europeo dice che la manovra è da respingere ancora prima che venga scritta la lettera aggiunge però – quello è un pre-giudizio ed è inaccettabile. Tanto è vero che chi ha anticipato quel giudizio ha precisato 'quella è una mia opinione personale', ma le opinioni personali, quando si rappresenta una istituzione, andrerebbero evitate", ha continuato con un'allusione indiretta a Guenther Oettinger.
    "Noi diciamo – ha continuato il presidente del Consiglio – sediamo attorno a un tavolo ma consentiteci di spiegare". 

Maurizio Fugatti, leghista, sottosegretario alla Salute e candidato per il centrodestra alle elezioni provinciali in Trentino, dopo 61 sezioni scrutinate su 529, è in vantaggio col 43,59% sul candidato di centrosinistra Giorgio Tonini (28,09%). Poco sopra il 10% il governatore uscente Ugo Rossi. Per quanto concerne le liste, la Lega dopo 40 sezioni su 529 è al 25,62% davanti al Pd con il 15,57% e al Partito Autonomista Trentino Tirolese. Spoglio delle schede un po' a rilento.

La candidatura di Marco Minniti non arriva, "al momento". L'ex responsabile del Viminale dovrebbe sciogliere la sua riserva dopo il Forum del Partito Democratico in programma sabato e domenica prossimi a Milano. Questo, almeno, stando a quanto riferiscono fonti del partito vicine all'ex segretario. La posizione tenuta da Matteo Renzi rimane, sulla carta, quella del 'niente convocazione, niente candidato' e tuttavia le avanguardie renziane sono in azione ormai da settimane per arrivare a dama con la discesa in campo dell'ex ministro. Nel frattempo, Renzi ha messo in moto una macchina che sembra andare a pieni giri.

la nuova formula della Leopolda

La Leopolda che nelle parole del padrone di casa non avrebbe dovuto occuparsi di partito e congresso, offre segnali di riorganizzazione del fronte. Intanto nell'opera di 'reclutamento' all'interno di quella parte di società civile dalla quale Renzi ha deciso di ripartire: sindaci, certo, ma soprattutto intellettuali, giornalisti e persone legate a vario titolo al mondo della cultura e dello spettacolo.

Lo strumento che l'ex leader Pd sceglie per presentare questi 'sponsor' è un talk show in stile David Letterman o, per rimanere dentro i confini nazionali, in stile Fabio Fazio. Sul palco della Leopolda compare una scrivania con tanto di tazza 'mug' contenente le penne arancioni distribuite all'ingresso della stazione Leopolda assieme agli altri gadget. A destra una poltrona che sembra aver conosciuto tempi migliori. Su questa si alternano, di volta in volta, i vari ospiti, a partire dall'immunologo Roberto Burioni, campione renziano nella guerra alle fake news sui vaccini.

Poi la sorpresa: Paolo Bonolis. Lo showman inizia punzecchiando Matteo Renzi: porta in dono un poncho degli Intillimani, gruppo musicale peruviano ospite fisso alle feste dell'Unità negli anni Settanta e Ottanta. "Almeno avrai qualcosa di sinistra", spiega Bonolis. Dal 'padre' di Bim Bum Bam non arriva un sostegno esplicito. Con Renzi ci si limita a prendere un po' in giro il governo in carica, battendo sul tema dei migranti e l'utilizzo che ne fa Salvini: il gioco è 'scegli un tema e io incolpo i migranti'. Segue Federica Angeli: la cronista minacciata dai clan ad Ostia e che, può dire, "oggi gli Spada e i Fasciani sono scomparsi. Morti".

Poco dopo spara sull'area non renziana del Partito democratico: "Quando Orfini ed Esposito", rispettivamente commissari del Pd a Roma e nel municipio del lungomare, "venivano ad Ostia li sentivo dire che il Pd deve stare tra la gente. Dietro di loro, però, c'era chi diceva: 'ecco la rottamazione renziana'. Hanno paura perché sono attaccati alle poltroncine". Parole che, sommate alla sempre più frequenza della presenza di Angeli alle iniziative di partito, farebbero pensare a una prossima discesa in campo al fianco all'ex leader.

Lo spettro del voto anticipato

Più diretto, invece, il dialogo con un'altra giornalista, Rula Jebreal. Renzi le chiede direttamente se si senta pronta a impegnarsi in politica e la scrittrice di orgine palestinese, con cittadinanza israeliana e naturalizzata italiana risponde subito: "In questo momento sento il dovere morale di dare qualcosa indietro a questo Paese che mi ha dato tanto". E allora, conclude Renzi, "Cara Rula, siccome tra qualche mese si vota, non finisce qua…".

Il riferimento è alle elezioni europee, sempre che non si arrivi a un clamoroso election day con politiche anticipate. Una prospettiva che i renziani non si augurano. Non ancora, almeno: troppo delicato il momento per il Paese oltre che per il Pd. Ma la prospettiva è quella di mettere in campo tutta la forza di cui l'ex leader è capace. Di nuovo partito si parla solo in platea, fra le 4.000 persone arrivate ad assistere alla tre giorni di lavori. Per Renzi e i renziani, invece, l'ipotesi non è da prendere in considerazione.

E i comitati civici varati oggi? Servono più a ricreare un rapporto con il territorio e in vista delle elezioni regionali e comunali, è la spiegazione che viene data in ambienti parlamentari vicini all'ex presidente del Consiglio.

E, mentre in platea ci si fregano le mani per quello che sembra essere l'inizio di un congresso renziano, arriva Marco Minniti, l'ospite più atteso della kermesse renziana, ancora incerto se raccogliere l'invito a candidarsi contro Nicola Zingaretti al congresso Pd. "Al momento no", è la risposta laconica che l'ex ministro offre ai giornalisti che si accalcano sotto il palco, prima che si alzi e prenda la via del retro palco. Dove, ad attenderlo, c'è lo stesso Renzi. I due si chiudono in una stanza a parte rispetto ad esponenti come Boschi, Carrai, Rosato e Bonafé. Un colloquio di un'ora scarsa. Poi, così come arrivato, Minniti prende la strada di casa, sempre lontano dalle telecamere.

Italia 5 stelle di governo. Alla quinta edizione, il popolo pentastellato si ritrova di nuovo al Circo Massimo a Roma. Un ritorno alle origini, perché qui si tenne la prima edizione. Ma oggi M5s si presenta in versione governativa e Luigi Di Maio, che è il capo politico del Movimento ma anche vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, può esultare con il suo popolo per aver risolto la questione condono in Consiglio dei Ministri con l'alleato leghista Matteo Salvini con il quale lo scontro è stato duro. 

"Ce l'abbiamo messa tutta in questi due, tre giorni non per combattere qualcuno, ma per affermare un principio", "l'onestà", e dopo il Cdm posso "dirvi che nel dl fiscale non c'è né scudo né condono" ha esordito Di Maio dal palco, in camicia bianca, reduce dalla riunione del Consiglio dei ministri, accolto dagli applausi dei suoi. Ma ci tiene anche a dire che "l'anima del Movimento non cambia". 

Qualcosa è cambiato

Esulta anche per l'affluenza: "Abbiamo battuto il record di presenze a Italia 5 Stelle. Stiamo al governo e ancora riempiamo le piazze. Continuiamo a inondare le istituzioni di brava gente". Gli organizzatori parlano di 30 mila persone presenti anche se la metà dell'area occupata dalla kermesse non si riempie del tutto tranne nei momenti clou in cui intervengono Di Maio o quando si collega Alessandro Di Battista in video dal Sudamerica. Ma per chi c'era spicca la differenza rispetto a 5 anni fa, quando l'arena del Circo Massimo era interamente occupata da gazebo che formavano lo stivale dell'Italia e i parlamentari erano assediati dai fan.

Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio giravano a bordo di una mini auto elettrica, rincorsi da cronisti e telecamere. Stavolta il popolo appare più tiepido e i big 5 stelle non sfilano anche perché sono impegnati in Consiglio dei ministri. Quando arrivano, tutti con la scorta, si mescolano comunque tra la gente. Danilo Toninelli si intrattiene nell'area riservata ai bimbi e dopo aver negato "fratture" nel governo va alla ricerca di braccialetti per i suoi figli "sennò non mi fanno entrare a casa". 

Ovazione per Di Battista, che appare in video

Gianluigi Paragone, senatore M5s oggi nei panni di presentatore, invita il popolo grillino a farsi sentire "sennò poi dicono che siamo tiepidi da quando siamo al governo".  Il Dibba quando si collega dal Sudamerica viene accolto da una vera ovazione dal suo popolo che lo ha sempre amato molto. Di Battista appoggia le scelte portate avanti da Di Maio contro il condono. "I panni sporchi vanno lavati in famiglia? Dipende perché io voglio sapere cosa succede in Cdm, se c'è qualcosa che non va. Io voglio essere informato delle cose che accadono" ha osservato. E poi: "Con genuinità Luigi (Di Maio) ha dimostrato ancora una volta da che parte sta, ha dimostrato onestà intellettuale. È giusto che ci si incazzi perché c'è qualcosa che non va. Viva la faccia" ha concluso.

Nel primo giorno di Italia 5 stelle spicca l'assenza di Beppe Grillo, cofondatore del Movimento, impegnato a Locarno con il suo spettacolo teatrale; assenza che crea qualche perplessità tra gli attivisti. "Tante volte ha rinviato un suo spettacolo, forse poteva farlo anche oggi…" osserva qualcuno. Grillo comunque arriverà oggi. Se non è presente fisicamente Alessandro Di Battista (che è ancora in Sudamerica), c'è il padre Vittorio che gira con un cartello con la scritta 'No Tap, No Tav, No Benetton'. Il contrasto alla Tap è tema di dibattito tra i 5 stelle, in particolar modo tra i militanti pugliesi che sarebbero intenzionati, secondo quanto viene riferito, a protestare domani con volantini e striscioni contro il gasdotto che il governo M5s-Lega potrebbe non riuscire a stoppare. E su cui però i 5 stelle avevano puntato durante la campagna elettorale.

E Fico assicura: mai al voto insieme alla Lega

Roberto Fico, da sempre punto di riferimento dell'ala ortodossa del Movimento, torna tra i suoi e lo fa nel suo ruolo di presidente della Camera. Parla con gli attivisti, stringe mani e scatta selfie. L'anno scorso era vicino alla rottura con il Movimento in polemica per le regole che avevano reso Di Maio non solo candidato premier ma anche Capo politico di M5s, al punto da non aver preso la parola dal palco. Oggi invece sale sul palco – circolare, quasi da concerto rock – si dice "emozionato" da presidente della Camera e tiene a ricordare che il governo con la Lega è nato "su un contratto, non su un'alleanza perché l'alleanza la fai sui valori. Ci muoviamo sul filo di questo contratto". Anche se ammette: "È chiaro che ci sono problemi, ci sono cose che piacciono e cose che non piacciono ma si lavora su quel filo rosso. Ma – ha sottolineato – non ci sarà un'alleanza con la Lega a nessun livello né a livello nazionale né regionale né europeo. Lavoreremo con la Lega finché sarà possibile".

E Di Maio, quando torna sul palco per l'intervento conclusivo, sembra rispondere a lui e rassicura: "la nostra anima non cambierà mai, possono dirci populisti, massacrarci nelle loro televisioni e insultarci nei loro giornali ma andremo a combatterli come sempre". E garantisce: "Non ci montiamo la testa. E se vi dico di chiamarmi ministro prendetemi a calci nel sedere". E conclude leggendo una lettera per ricordare la vita del Movimento rendendo omaggio a Grillo e a Casaleggio per il "sogno diventato realtà".

Alla kermesse c'è anche Davide Casaleggio che però non concede dichiarazioni ai cronisti su condoni e altri temi di attualità politica, si limita a parlare della sua Rousseau annunciando che da oggi sarà possibile iscriversi con un sms. Non sale sul palco centrale: ci salirà domani al fianco di tutti i big, compresi Grillo e il presidente del consiglio Giuseppe Conte.

Più che una pace, una tregua armata. Dopo tre giorni di tensione altissima tra M5s e Lega, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla stesura definitiva del decreto fiscale la cui prima versione è stata contestata dai pentastellati. Il compromesso cui si è arrivati e la conferenza stampa finale hanno fornito una photo opportunity sorridente del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, attorniato dai suoi vice premier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Ma tra i due partiti e i loro capi rimangono qualche crepa e diverse preoccupazioni.

Nell'incontro a tre che ha preceduto il Cdm – viene riferito da un componente del governo – Salvini e Di Maio sono apparsi non come due alleati ma come capi di governi diversi, con il presidente del Consiglio che è stato impegnato a fare da mediatore e da garante. Comunque resta il fatto che dopo giorni di liti a distanza, a colpi di 'live' sui social, e in assenza di contatti, i due vice premier si ritrovati vis a vis. E hanno trovato la quadra. Da una parte Di Maio ha rivendicato di aver cancellato "scudi e condoni" fiscali, successo che ha potuto portare in piazza al Circo Massimo, dove era in corso 'Italia a 5 stelle'. Dall'altra, Salvini ha festeggiato l'inserimento dello stralcio delle cartelle di Equitalia.

Salvini pronto alla 'distensione' con Bruxelles

Intanto, alla vigilia della scadenza per la presentazione della risposta che la commissione Ue attende ai rilievi sulla manovra, il premier Conte ha ottenuto che entrambi i leader fossero netti, in conferenza stampa, nel garantire che il governo non ha alcuna intenzione di portare il Paese fuori dall'Ue e dall'euro. Il ministro dell'Interno leghista, dopo giorni di duri attacchi alla Commissione Ue, ha addirittura fatto trapelare che, da parte sua, c'è disponibilità ad avviare una sorta di 'stagione distensiva' con Bruxelles in questa fase di dialogo sulla manovra. E si sarebbe detto persino disponibile a incontrare Jean Claude Juncker e Pierre Moscovici. Il Cdm ha dato mandato al ministro dell'Economia Giovanni Tria di preparare la risposta ai rilievi di Bruxelles. Ma l'orientamento – spiegano fonti governative di entrambi i partiti – è di "confermare di fatto" la manovra come approvata dal governo, a partire dall'obiettivo di rapporto deficit/Pil al 2,4 per cento per il 2019, criticato dalla commissione.

Il Carroccio teme per la tenuta di Di Maio

Durante il vertice che ha preceduto il Consiglio dei ministri, Salvini poi ha voluto garanzie sugli emendamenti (81) che il Movimento 5 stelle ha presentato al decreto sicurezza e immigrazione. E avrebbe avuto il via libera di Di Maio a modifiche concordate.
L'inciampo sul dl fiscale è servito per fare "passi avanti", ha detto il leader leghista in conferenza stampa. Sia lui, che Di Maio e Conte sono apparsi sorridenti ma la lite difficilmente non lascerà tracce. Da parte leghista forte è la preoccupazione sulla tenuta di Di Maio. "Questo incidente ha dimostrato che Di Maio è politicamente molto debole, non controlla più niente – è il ragionamento che viene fatto – . Noi lo sosteniamo, ma c'è preoccupazione perché, se crolla lui, crolla tutto".

"Oggi c'è un Consiglio dei ministri chiariremo la questione del condono e della pace fiscale: daremo due copie a Salvini così questa volta non si sbaglia. Anche perché la smetta con la storia della panna montata … non la buttiamo in caciara". Così Luigi Di Maio parlando coi cronisti davanti a Palazzo Chigi, alla vigilia del Consiglio dei ministri che dovrebbe chiarire definitivamente i contenuti del decreto sulla cosiddetta pace fiscale.

"Il governo si basa su un contratto, è un impegno politico che abbiamo condiviso con la Lega. E nel contratto non ci sono condoni nè scudi fiscali, quindi vanno cancellati. Il M5s è contrario a salvacondotti per gli illeciti e a favori ai disonesti, ora in Consiglio dei Ministri porremo rimedio a un vulnus inaccettabile". Lo scrive su Facebook il ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, che aggiunge: "È il colpo di coda della Seconda Repubblica, ma ormai il cambiamento è iniziato e non faremo passi indietro. Sul tema della legalità siamo intransigenti, per cui è chiaro che il decreto va riscritto. Punto e a capo. Il nostro obiettivo è quello di aiutare la gente perbene che ha difficoltà con le cartelle esattoriali, colpi di spugna in questo Parlamento non verranno mai votati".

"I mercati temono l'incertezza e da più parti riceviamo attacchi strumentali, ma questo governo è solido. Dobbiamo mettere da parte le polemiche ed essere compatti, altrimenti faremmo un favore a chi tifa per lo spread. I cittadini ci hanno chiesto di portare avanti un programma di cambiamento ed è quello che faremo, in Italia e in Europa", conclude il ministro. Il vice premier Luigi Di Maio e il sottosegretario al Mef Laura Castelli sono arrivati a Palazzo Chigi, come pure il ministro dell'Economia, Giovanni Tria.

"Conte ha la mia stima e ha sempre ragione, l'unica cosa è che stavolta chiederò che, quando lui leggerà il decreto e Di Maio prenderà nota, una copia la voglio anche io. Altrimenti poi non vorrei che si ricominciasse da capo", Da Cernobbio, Matteo Salvini, torna sulla polemica delle modifiche al Dl Fisco denunciata dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. E alla domanda se ci sia stato un problema tecnico o politico, il leader leghista ha risposto: "È un fraintendimento, un misunderstanding".

A margine del Forum della Coldiretti a Cernobbio, Salvini ha aggiunto: "lo dirò a Di Maio e lo dirò a Conte, che stimo entrambi, che abbiamo cosi tanti avversari fuori che sono interessati ad avere un'Italia precaria, in ginocchio e serva anche sui temi agricoli, un'Italia che apre il mercato alle schifezze che arrivano dall'altra parte del mondo perdendo salute e lavoro". Per questo "dentro dobbiamo andare d'accordo, abbiamo il diritto e dovere di andare d'accordo, io condizioni non ne pongo, visto che gli altri sono molto attenti giustamente come lo sono io. Quando mi arrivano dei provvedimenti dei 5 Stelle io spesso vado sulla fiducia li firmo li leggo e non eccepisco alcunché, e non cambio idea dalla sera alla mattina, però ognuno è fatto a suo modo, quindi io rispetto gli alleati con cui stiamo lavorando bene in questi mesi e con cui lavoreremo bene per 5 anni".

Pare che la ‘manina’ ci sia stata, e che non fosse proprio una manina tecnica ma politica. A tre giorni dalla denuncia a Porta a porta del vicepremier Luigi Di Maio, comincia a definirsi la vicenda che ha portato nel decreto fiscale l’introduzione dello scudo fiscale per i capitali all’estero.

Quella ‘manina’, secondo un’indiscrezione pubblicata oggi dal Corriere della sera, sarebbe quella di Massimo Bitonci, eletto con la Lega e sottosegretario al ministero dell’Economia. Scrive il Corriere: “Ma prima del consiglio dei ministri, interviene un’altra mano (manina?), quella del collega Massimo Bitonci. Che introduce il condono per gli evasori. Il sottosegretario sostiene di aver inviato il documento alla collega dei 5 Stelle Laura Castelli. Comunque sia andata, prima del consiglio, si raggiunge una sorta di accordo. Il premier Giuseppe Conte fa una sintesi dell’accordo politico. Nel frattempo gli uffici inviano il testo scritto con il dettaglio, che consegnano a Conte. Il quale non lo legge pubblicamente, secondo la versione di Palazzo Chigi, ma riassume i contenuti essenziali. Riassunto che non mette in allarme Luigi Di Maio, presente e verbalizzante” (Corriere della Sera). 

Per approfondire: Breve storia della manina che ha cambiato il decreto fiscale

Di Maio però si accorge di quello che nel decreto fiscale era in pratica diventato un condono quasi tombale. Va in televisione da Vespa e scoppia il primo grosso caso politico nella coalizione di governo. A qualche giorno dalla festa del Movimento 5 stelle al Circo Massimo. E in queste ore si cerca ancora una mediazione ancora difficile, con un Consiglio dei ministri fissato per il pomeriggio di sabato 20 ottobre a cui al momento non si sa ancora se parteciperanno tutti i capi dei dicasteri.

"Ho il decreto sicurezza e immigrazione che arriva in Parlamento, la legge sulla legittima difesa, l'autonomia, stiamo lavorando alla riforma della Fornero, alla flat tax, figurati se metto in discussione un governo su qualche codice o codicillo su cui i 5 stelle ci hanno ripensato": con queste parole il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, è tornato a escludere una crisi di governo arrivando al Forum Coldiretti di Cernobbio. "Io ho detto 'non vi va bene?, ve lo siete scritti, ve lo siete letti, avete cambiato idea, ve lo riscrivete e a me va bene', perché io dalla sera alla mattina non cambio idea", ha aggiunto Salvini. 

"Uno leggeva il testo e uno scriveva, verbalizzava. Chi leggeva era il presidente Conte, che ha tutta la mia stima, che sta battagliando in Europa per difendere l'Italia. Lui leggeva e Di Maio verbalizzava". Salvini mette i puntini sulle i nel corso di una diretta Facebook e avverte che "quando ci vuole, ci vuole". "A me del condono non me ne frega niente, ma per scemo non passo. È legittimo cambiare idea, sono pronto a riscriverlo il decreto. Ma patti chiari e amicizia lunga".

Quel decreto c'era "quei fogli sono a Palazzo Chigi, lo dico a anche beneficio degli elettori 5 stelle" e ripete più volte che "io ero in mezzo tra i due, Conte aveva i fogli e Di Maio verbalizzava con me in mezzo ma passare noi per quelli che hanno fatto il condono proprio no". 

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