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AGI – L’individuazione di due parlamentari positivi al coronavirus ha rallentato per 24 ore e poco più le attività del Senato; il lavoro del Parlamento prosegue, nonostante l’emergenza nel Paese non sia affatto conclusa. Casellati e Fico hanno ribadito l’impegno delle Istituzioni per assicurare la continuità legislativa.

Già ieri il presidente del Senato aveva escluso un ‘lockdown’ per Palazzo Madama dopo che due senatori del Movimento 5 stelle erano risultati contagiati. “Non l’ho fatto neppure nel periodo più acuto della pandemia e sarebbe assurdo che succedesse adesso”, aveva affermato Casellati che aveva sconvocato le commissioni “esclusivamente per effettuare gli accertamenti imposti dai protocolli di sicurezza”. Oggi la seconda carica dello Stato ha confermato che “il Senato non chiude” e che dopo le verifiche “le commissioni hanno ripreso regolarmente i propri lavori” anche perché dalle analisi svolte su altri parlamentari non sono al momento emersi nuovi casi. L’accertamento della positività di due senatori – ha sottolineato ancora – “è stato affrontato con il necessario rigore ma anche con la consapevolezza che le attività devono andare avanti”.

Anche per Roberto Fico “non ci sarà alcun fermo dei lavori, perché non ce n’è alcun motivo né bisogno. Casellati è stata chiarissima, io sono con lei”, ha detto il presidente della Camera escludendo il rischio di uno slittamento del Dl Agosto. Slittamento che anche al Senato non ci sarà, come ha confermato questa mattina la conferenza dei capigruppo. La commissione Bilancio terminerà dunque i lavori sul provvedimento domani e il testo sarà esaminato dall’Aula lunedì, come previsto.

Per il presidente della Camera, è inoltre “giusto mantenere le Camere aperte ed è giusto che si facciano i tracciamenti rispetto ai contagi e si vada avanti normalmente come qualsiasi altro tipo di struttura. Casellati, da questo punto di vista, sta facendo un ottimo lavoro”.

Intanto si riaccende il dibattito sulla possibilità di partecipare in collegamento video alle sedute delle Camere. Lo ha fatto con una intervista al Corriere della Sera Giuseppe Brescia, presidente M5s della Commissione affari costituzionali di Montecitorio. “È inaccettabile che in cinque mesi non si sia convocato il tavolo tecnico. Ai tempi del lockdown ci furono due mesi di sospensione dei lavori. Fatto grave, anche se comprensibile, visto che eravamo all’inizio. Ma ora no”. Secondo il deputato del movimento 5 stelle probabilmente non si è provveduto prima “forse per un malinteso senso di prudenza e di rispetto delle istituzioni” ma ora “chiediamo le sedute a distanza proprio per far funzionare il Parlamento. Si muovano sia Fico sia Casellati. Anche perché – ha concluso – l’inverno è a rischio Covid e c’è paura tra parlamentari”. 

AGI – Il Partito democratico “si assume la responsabilità di avviare un nuovo fronte riformatore” e dopo la vittoria del Sì al referendum confermativo sulla riduzione del numero dei parlamentari, apre il capitolo del superamento del bicameralismo paritario e per introdurre lo strumento della sfiducia costruttiva. “Vogliamo rendere più efficace ed efficiente la macchina dello Stato”, dice Nicola Zingaretti presentando con i vertici del partito il testo della proposta di legge di riforma costituzionale.

Con le altre forze di maggioranza inizierà presto un confronto, Forza Italia ha già espresso la sua disponibilità e da Salvini e Meloni non è arrivata una “chiusura pregiudiziale”, sottolinea il segretario dem, che assicura che anche i cittadini saranno coinvolti così come i costituzionalisti e il mondo della cultura.

“Il nostro obiettivo è quello di rispondere in maniera positiva alle aspettative degli italiani e alla loro voglia di ritrovare speranza e fiducia nel futuro”, afferma, perché “non possiamo lasciare sola questa necessità di riscatto, nè girarci dall’altra parte rispetto al timore dei cittadini verso il futuro. Vogliamo essere tra coloro che di più insistono per dimostrare che è possibile costruire un Paese nuovo”.

Il momento presente è quello migliore, puntualizza, anche perché nella maggioranza, che prima del dramma del Covid “si muoveva solo nel ristretto perimetro dell’accordo di governo”, “c’è una evoluzione positiva” e anche sul tema delle riforme da parte degli alleati “non ci sono muri, contrapposizioni, dinieghi o la volontà di porre limiti alla possibilità di fare passi in avanti”.

Zingaretti insiste anche sulla legge elettorale e stoppa le discussioni sullo sbarramento del 5%, risultato di un confronto politico molto duro e serrato durato mesi e “giusto compromesso tra una legge proporzionale che contiene forti correttivi di carattere maggioritario, che permetterà di dare stabilità al Parlamento e maggioranze certe”. Uno sbarramento, ribadisce, “è una delle condizioni per poter andare avanti”.

La proposta del partito prevede il superamento del bicameralismo perfetto affidando al Senato poteri esclusivi e ampliando i poteri del Parlamento riunito in seduta comune. Oltre all’introduzione della sfiducia costruttiva, si vuole poi attribuire al Presidente della Repubblica il potere di revoca dei ministri, su proposta del presidente del Consiglio, spiegano Dario Parrini, Andrea Orlando, Stefano Ceccanti e Graziano Delrio. Dario Franceschini ricorda infine che le riforme “serviranno a chiunque vincerà le prossime elezioni. Sarebbe ora di mettere in condizioni il vincitore di poter governare con un sistema funzionale”. 

 

AGI – Sarà prorogato fino al 31 gennaio lo stato di emergenza per l’epidemia di Covid-19. A confermarlo è il presidente del Consiglio interpellato dai cronisti durante un appuntamento pubblico nel Casertano.

Situazione Critica

“Ieri c’è stato un Consiglio dei ministri con un aggiornamento informativo e sul punto c’è stata una discussione”, ha spiegato Giuseppe Conte: “Allo stato la situazione continua ad essere critica, per quanto la curva dei contagi sia sotto controllo, richiede la massima attenzione dello Stato e dei cittadini. Perciò abbiamo convenuto che andremo in Parlamento a proporre la proroga dello stato di emergenza fino alla fine di gennaio 2021”. 

La situazione in Europa

A preoccupare il Comitato Tecnico Scientifico insediato a Palazzo Chigi è la curva dei contagi in Europa e, in particolare, nei Paesi vicini all’Italia come Francia e Spagna. Di qui la decisione di estendere l’emergenza fino alla fine di gennaio, a un anno esatto dal primo provvedimento.

Il provvedimento

Si tratta, infatti, di strumenti normativi che hanno la validità di sei mesi. Il provvedimento – previsto dal Codice di protezione civile – era stato varato il 31 gennaio 2020 per la durata di 6 mesi, prorogato poi il 31 luglio fino al 15 ottobre. Mesi che sono stati oggetto anche di una mostra fotografica allestita presso la Sala della Stampa Estera.

Gli italiani e la Storia

“Fotografie che mettono a fuoco un’altalena di emozioni, sacrifici, sofferenze e scelte dolorose che ci hanno permesso di scoprire che l’amore per la vita, il desiderio di riscatto e il senso di comunità possono essere più contagiosi e più forti del più temibile virus – osserva il premier -. Nonostante tutte le difficoltà gli italiani hanno saputo scrivere la storia, grazie a un forte senso di solidarietà, unità e responsabilità”. 

Il dossier sicurezza

Al di là dell’emergenza, l’attività di governo vede il premier impegnato su dossier delicati per l’impatto sui cittadini e per gli equilibri interni all’esecutivo. Uno di questi è senz’altro il decreto sicurezza che dovrebbe sostituire i decreti Salvini.

Lunedì in Consiglio dei ministri

Se ne occuperà il Consiglio dei Ministri fissato per lunedì sera, ha annunciato il premier: “Dovevamo farlo in questa settimana ma c’è anche il silenzio elettorale, quindi era opportuno attendere lunedì sera dato che ci sono i ballottaggi in alcuni comuni”, spiega Conte sottolineando che la revisione dei decreti sicurezza “è all’ordine del giorno di questo governo anche sulla base delle indicazioni del presidente Mattarella”.

I diritti dei migranti

L’obiettivo del governo rimane “la sicurezza della popolazione, dei cittadini italiani, soprattutto in un periodo di emergenza come questo,  ma vale per gli stessi migranti. Dobbiamo riconoscere anche a loro diritti fondamentali delle persone. Noi facciamo salvataggi in mare, ma nello stesso tempo dobbiamo garantire protezione e sicurezza a tutti i cittadini”, conclude il presidente del Consiglio.

AGI –  Scatta l’allarme coronavirus a palazzo Madama. La notizia di due senatori del Movimento 5 stelle risultati positivi al Covid-19 fa bloccare in via precauzionale tutti i lavori e il Senato ‘chiude’ i battenti per un giorno, in attesa della sanificazione di alcune sale e di conoscere l’esito dei tamponi a cui si sono sottoposti altri senatori che sono entrati in contatto con i due risultati positivi.

Il senatore M5s: “mai stato così male”

Uno dei due senatori positivi al Covid-19 e’ Francesco Mollame, che su facebook ringrazia “quanti hanno espresso i loro auguri, quando si sta molto male ed isolato anche un semplice saluto da’ forza, non fa sentire soli”. Poi confessa di non essere “mai stato cosi’ male, questo virus e’ proprio una gran brutta bestia. Ma cio’ che non uccide fortifica…”. Ad annunciare sempre via social di essere risultato positivo e’ anche l’altro senatore M5s, Marco Croatti: “Il tampone che ho effettuato nella giornata di ieri ha dato esito positivo. Per correttezza informo che giovedi’ ho preso parte all’assemblea dei senatori del Movimento 5 stelle, munito di mascherina e nel rispetto del distanziamento sociale nei confronti dei presenti. Da lunedi’ pomeriggio sono in quarantena in casa: invito di nuovo tutti voi che mi seguite ad avere massima cautela e a prendere i vari accorgimenti del caso, perche’ solo rispettando tutti insieme le indicazioni che ci vengono date potremo avere la meglio su questo virus”. Intanto, si rincorrono le indiscrezioni e secondo voci di palazzo ci sarebbero anche tre senatori di altri gruppi contagiati, ma al momento non vi e’ conferma ufficiale. La notizia dei due senatori pentastellati positivi inizia a circolare a meta’ mattinata: subito scatta il protocollo contagio e tutti i senatori del gruppo M5s vengono sottoposti al tampone. Poco dopo, e’ lo stesso capogruppo 5 stelle, Gianluca Perilli, a confermare la positivita’ dei due colleghi: “Due senatori del gruppo Movimento 5 stelle sono risultati positivi al Covid 19 e subito dopo aver appreso l’esito del tampone si sono messi in isolamento domiciliare”, spiega. “I senatori M5s che sono entrati in stretto contatto con i due colleghi in queste ore si stanno sottoponendo al tampone e tutto il gruppo parlamentare sta adottando le necessarie misure previste dai protocolli, cosi’ come abbiamo sempre fatto fin dall’inizio della pandemia da coronavirus”, assicura.

Viene quindi sconvocata la commissione Bilancio di palazzo Madama, al lavoro sul decreto Agosto. Ma il rischio della diffusione del virus e’ alto e in via precauzionale vengono sconvocate tutte le sedute delle commisisoni previste in giornata. Scorrono i minuti e arriva la decisione di mettere in lockdown l’intero palazzo, sempre in via precauzionale, anche per procedere, viene spiegato, alla sanificazione di alcune aule. Il provvedimento, si apprende a Palazzo Madama, vale per oggi, mentre per la giornata di domani verra’ fatta una valutazione in base all’esito dei tamponi cui si stanno sottoponendo i senatori.

Si riapre il dibattito sul voto a distanza in Parlamento

La notizia della positivita’ di due senatori riaccende il dibattito, esploso durante il lockdown, sulla necessita’ di valutare i lavori a distanza del Parlamento, in particolar modo la possibilita’ del ricorso al voto a distanza, da remoto. Il primo a sollecitare la ripresa della riflessione e’ il costituzionalista del Pd, Stefano Ceccanti: “Speriamo che il Senato non si blocchi a causa Covid, ma sarebbe il caso di riprendere il dibattito sul lavoro a distanza del Parlamento, preparando decisioni opportune nel segno della prudenza e del dovere di funzionamento degli organi costituzionali. Prudenza e responsabilita’”, scrive l’esponente dem. Anche il pentastellato Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, torna a spingere sul tema: “Senato, lavori bloccati per due casi covid. Mi dispiace per i colleghi ai quali auguro pronta guarigione. Ma trovo inaccettabile che la democrazia debba fermarsi. L’avevo detto che il voto da remoto poteva tornare utile”, osserva. Gia’ lo scorso marzo, in pieno lockdown, Brescia auspicava una discussione sul voto a distanza nella Giunta per il regolamento. 

AGI – Passa dalla riforma fiscale la fase nuova del governo. Un passaggio sul quale hanno deciso di puntare tutte le loro fiches i due maggiori azionisti nell’esecutivo, Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio. “I due si sentono costantemente”, sottolinea una fonte parlamentare di primo piano, “c’è una forte intesa in questo momento”. A rafforzare l’asse è stato il combinato disposto di Referendum – che ha galvanizzato Di Maio consolidandone il ruolo nel movimento – e Regionali, che hanno rafforzato la leadeship di Nicola Zingaretti, dando maggior peso al Pd all’interno dle govenro. Date queste premesse, viene sottolineato da fonti M5s, “è naturale che i due si cerchino”. 

La riforma fiscale

In entrambi è ben presente la consapevolezza che l’azione di governo ha bisogno di una scossa e il modo migliore per darla è partire da quei punti che vedono Pd e M5s sulla stessa lunghezza d’onda. E quando Vito Crimi, uscendo dall’agriturismo nel quale aveva riunito i ministri, ha detto che “la riforma fiscale è una necessità avvertita da famiglie e imprese” è arrivato immediato il plauso di Zingaretti. “Bene, apriamo subito un tavolo”. Luigi Di Maio sottoscrive e aggiunge che a quel tavolo “devono sedere le forze di maggioranza, ma poi occorrerà dare respiro e centralità al Parlamento”.

Il tavolo per il Recovery

Un tavolo che, nelle intenzioni dei due leader, dovrà servire anche a raccogliere le proposte per il piano di rilancio nazionale. Zingaretti in questi giorni è impegnato pancia a terra per far vincere i candidati del centrosinistra ai ballottaggi: oggi è in Lombardia, a Voghera, Saronno e Legnano mentre domani sarà a Roma per una iniziativa pubblica e venerdì andrà probabilmente in Puglia. Archiviati i ballottaggi, il leader dem dovrebbe incontrare il presidente del Consiglio per fare il punto proprio sull’agenda di governo.

Tempi stretti

Una spinta al governo che, da qui alla fine di ottobre, proverà a giocare tutte le sue carte nella legge di Bilancio per dimostrare di avere avviato una fase nuova. E la prima di queste carte sarà proprio la riforma fiscale, che dovrebe prevedere la revisione dell’Irpef, con il superamento degli ‘scaloni’ così da favorire le busta paga sotto i 40 mila euro l’anno. Assieme a questo, poi, potrebbero entrare nella riforma alcune parole d’ordine lanciate negli ultimi mesi dalle forze di governo, come l’assegno unico famigliare.

Il nodo Mes

Questo il punto di partenza. Ma poi, la maggioranza dovrà fare i conti con i nodi della ‘agenda’, ovvero con i diversi orientamenti su come spendere i 209 miliardi del Recovery Fund. L’allarme lanciato dal ministro per gli Affari Europei, Vincenzo Amendola, è stato recepito forte e chiaro dalla maggioranza: è vero, i ‘frugali’ potrebbero giocare un brutto tiro all’Italia rifiutando l’accordo all’ultimo momento. Il commissario per gli Affari Europei, Paolo Gentiloni, si è detto fiducioso sulla buona riuscita dell’operazione entro la fine di luglio, ma il governo non può comunque sedersi sugli allori, è l’avviso dei dem. Anche per questo il Pd insiste per fare ricorso al Mes.

I dem, negli ultimi giorni, hanno abbassato i toni su questo tema anche per non creare difficoltà agli alleati M5s, ancora alla ricerca di una quadra interna, su questo e sul percorso per segliere la futura leadership del Movimento. Incalzato dai cronisti al termine dell’assemblea, Zingaretti si è limitato a fare sue le parole di Bonomi, “rinunicare al meccanismo di stabilità europeo sarebbe un disastro per l’Italia”.

Priorità al Recovery Plan

Per ora, i grillini rimangono dell’idea che occorra, intanto, assicurarsi i fondi del Next Generation Eu e poi si vedrà. Il timore dei vertici M5s è che in parlamento i gruppi non siano compatti: si contano una trentina di parlamentari, infatti, ancora rigidamente contrari al Mes che, secondo loro, comporterebbe delle condizionalità troppo onerose per il Paese. Al momento, è il ragionamento, meglio non rischiare di mandare sotto il governo.

A conferma di questo nuovo feeling fra Zingaretti e Di Maio c’è, infine, il dialogo in corso per la formazione del governo regionale in Puglia. Ai cronisti che gli chiedevano se fosse possibile per i grillini avere un ruolo nella giunta Emiliano, Di Maio risponde così: “Non entro nei temi specifici che riguardano la Giunta regionale e il Consiglio regionale, ne discuteranno prima di tutto i nostri consiglieri regionali. Ciò che posso dire è che, al di là delle cariche, è bene anche quando si è in posizioni diverse, maggioranza e opposizione, comunque avviare una discussione sui temi del futuro della Regione”. 

AGI – La fiscalità di vantaggio per il lavoro al Sud è la strada giusta per evitare un possibile collasso dell’occupazione che allargherebbe i già drammatici divari con il resto del Paese. In una lettera al Corriere della Sera, il ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Giuseppe Provenzano replica all’editorialista del quotidiano, Francesco Giavazzi, che nei giorni scorsi aveva definito la fiscalità di vantaggio per il lavoro al Sud come una strada che non aiuta le future generazioni.

Contributi giù del 30%

“La misura – spiega Provenzano – prevede un taglio del 30% nei contributi a carico dell’impresa per tutti i dipendenti la cui sede di lavoro si trova in una regione del Sud, con una conseguente riduzione del costo del lavoro che non comprime i salari. Entrerà in vigore beneficiando del Temporary Framework della Commissione e dal 2021 sarà estesa, questa è la proposta che stiamo discutendo in Europa, con uno sgravio decrescente, fino al 2029”.

Fare impresa costa troppo

Una misura, aggiunge ancora il ministro per il Sud, che nasce “Da una constatazione: fare impresa e lavorare al Sud costa di più, per un deficit di produttività legato a un progressivo disinvestimento di lungo periodo nel contesto formativo, infrastrutturale e istituzionale, aggravato dalle politiche di austerità seguite alla crisi precedente, di cui ancora attendiamo i famosi effetti espansivi previsti da Giavazzi”.

La via vietnamita

Si chiede Provenzano: “Se lo Stato, ad ogni livello di governo, non ha investito in infrastrutture e servizi adeguati al Sud, in una P.A. efficiente, e tutto questo incide sui fattori di produttività, perché a pagarne il costo devono essere gli imprenditori e i lavoratori?” Secondo il ministro “la priorità, per il Sud, con ogni evidenza, è il rilancio degli investimenti”, ma la misura, secondo le critiche, “anziché incentivare investimenti e innovazione, indicherebbe una strategia per la competitività del Sud basata sul costo del lavoro (la via ‘vietnamita’, niente di meno)”. Puntualizza Provenzano: “Invece, già prima della pandemia, con il Piano Sud 2030, abbiamo messo in campo una strategia coordinata di rilancio degli investimenti pubblici e privati, un impegno assunto con il PNR, che abbiamo iniziato ad attuare in questi mesi e che ora grazie al Next Generation EU potremo potenziare”. 

AGI – Di cancellarlo non se ne parla, ma un ‘tagliando’ è altra cosa. Perchè Luigi Di Maio non nasconde la “rabbia” per quelle che bolla come “bugie” messe in campo per smontare il reddito di cittadinanza – esplicito il caso dei fratelli Bianchi e la tragedia di Willy – ma non manca di lanciare un segnale. Anche perchè, avverte, nell’Italia del post Covid “nessuno può starsene con le mani in mano”.

Il ministro degli Esteri affida a Facebook la sua riflessione: “Il reddito di cittadinanza è stata una delle principali battaglie del Movimento 5 Stelle. Arrivati al governo lo abbiamo introdotto adeguandoci alle capacità di spesa del Paese. Certo, avevamo in mente una manovra più profonda, ma occorreva comunque fare un passo avanti, iniziare a dare una direzione. Bisognava tracciare una strada”.

Risultato? “Oggi più di 3 milioni di italiani sotto la soglia di povertà riescono a comprare i libri per la scuola ai propri figli. In questi anni ho incontrato genitori con le lacrime agli occhi, che mi hanno ringraziato perché con il reddito sono finalmente riusciti a curare i propri bambini. Questo mi riempie e mi riempirà sempre il cuore di orgoglio”, rivendica Di Maio.

“Mi dà rabbia, invece, vedere che c’è chi non perde occasione per strumentalizzare la prima vera misura contro la povertà mai varata in Italia. Sul reddito di cittadinanza hanno raccontato ogni genere di bugia” e l’ultima, segnala Di Maio “ha riguardato quelle bestie dei fratelli Bianchi e la morte del povero Willy. Falsità rilanciate da alcuni solo per colpire il M5S e che non voglio nemmeno commentare. Chi ha una coscienza è e sarà in grado di giudicare”.

“L’aiuto alle persone più deboli è il primo dovere di ogni Stato democratico. Ma ciò non significa che questo aiuto non sia migliorabile”, riconosce. “D’altronde, dopo la pandemia è cambiato tutto, siamo entrati in una crisi economica che oggi deve spingerci a guardare oltre, ad avere una visione e ad aggiornare anche alcuni provvedimenti cardine del MoVimento, proprio come il reddito”, osserva ancora l’esponente M5s.

“Non significa – avverte – cancellarlo, anzi. Si può però fare un tagliando, un adeguamento alle attuali necessità del Paese. E questo spirito, oggi, unisce tutto il governo. Credo sia infatti giunto il momento di elaborare un grande progetto per coinvolgere i percettori del reddito nei lavori di pubblica utilità”.

I tempi cambiano e “soprattutto in questo momento, chi prende il reddito deve poter dare un contributo alla società e soprattutto ai propri Comuni. Nessuno – scandisce – può starsene con le mani in mano nella fase in cui ci troviamo“.

“Stiamo attraversando un momento molto delicato, dal punto di vista economico servirà lo sforzo di tutti ed è bene che i percettori diano un sostegno diretto al Paese, mettendosi a disposizione anche delle piccole e medie imprese“, è la proposta di Di Maio. “Naturalmente, questo prevede che i Comuni approvino anche i decreti per permettere l’impiego di chi percepisce il reddito, mentre ad oggi – ammonisce  – su 8000 solo 400 lo hanno fatto”.

“Serve, insomma, una spinta da parte di tutti, affinché il Paese possa risollevarsi e ripartire davvero come una comunità. Abbiamo davanti una grande occasione di rinnovamento. Non possiamo perderla”, è l’esortazione.

AGI – Fare presto, prestissimo: i ministri 5 stelle paventano il ‘rischio palude’. Durante il ‘conclave‘ di oggi in un agriturismo alle porte di Roma, gi esponenti M5s di governo hanno concordato sulla necessità di stringere i tempi per il riassetto del Movimento. Per dedicarsi ai temi che stanno a cuore dei cittadini. Certo. Ma alla base della fretta c’è la consapevolezza che ogni giorno che passa e che vede il Movimento arrabattarsi fra correnti e polemiche interne, è un problema in più.

Pd non minaccia M5s

Le Regionali, d’altra parte, hanno lasciato il segno e se è vero, come dice Vito Crimi, che il Partito Democratico “non cerca di approfittare della debolezza dei 5 stelle”, è altrettanto vero che la forza dei dem rischia di corrodere, da una parte, il consenso dei grillini e dall’altra di occuparne il posto come partito ‘locomotiva’ dell’esecutivo.

Tavolo sul fisco

Zingaretti ha già fissato i punti dell’agenda che, secondo il segretario dem, dovrebbe ispirare l’azione del governo. Oggi i pentastellati hanno messo sul tavolo scuola, completamento del reddito di cittadinanza con le politiche attive del lavoro e riforma fiscale. Su quest’ultimo punto il capo politico M5s ha spiegato che si tratta di un tema che “sta a cuore a imprese e cittadini” e, come tale, merita attenzione. Parole alle quali Zingaretti plaude convinto: “Siamo pronti ad aprire un tavolo per cominciare a lavorare insieme”.

Reddito da completare

A parte la riforma fiscale, tuttavia, Pd e M5s sembrano ancora lontani. Crimi torna a parlare di reddito di cittadinanza che, ammette, “va completato con le politiche attive del lavoro”, ma ha pur sempre “salvato 2,5 milioni di persone colpite dalla crisi Covid. Nell’altro ‘conclave’, quello che ha visto Zingaretti al tavolo con i ministri dem, si è invece centrata l’attenzione su come utilizzare le risorse del Recovery FundGreen New Deal, crescita digitale, investimenti in tecnologia e lotta alla diseguaglianza sociale, sono state le parole d’ordine.

Tensioni sulla scuola

E dal Pd è emersa anche la volontà di riaprire il confronto sul concorso per i docenti fissato dalla ministra 5 stelle, Lucia Azzolina. La responsabile Scuola Pd, Camilla Sgambato, infatti, si fa interprete dei dubbi dei sindacati e paventa il rischio che, “in un momento come questo”, il concorso finisca per penalizzare ancora una volta la didattica portando migliaia di insegnanti lontani dalle cattedre. Non solo: gli insegnanti in quarantena precauzionale non potrebbero partecipare ai concorsi.

Azzolina tira dritta

La ministra, però, tira dritta: “Il concorso si farà, domani usciranno le date”. Se a questo si aggiungono i sospetti avanzati da ambienti M5s sulla reale natura della richiesta del Pd – strappare il ministero dell’Istruzione ai grillini – si vede come quella “maggiore unità delle forze politiche” di governo, auspicata da Zingaretti in una lettera al portavoce delle Sardine, sia ancora tutta da costruire. 

AGI – Dopo la vittoria alle Regionali che ne ha rafforzato la posizione dentro il partito, Nicola Zingaretti è pronto a dare il suo “assalto al cielo”, mettendo in discussione le correnti interne al Partito Democratico, vero tallone di Achille di ogni segretario, dal 2007 ad oggi.     

Zingaretti è convinto che da qui passi il rilancio definitivo, suo e del suo partito. Ma non solo: un Pd forte e inclusivo, spiega in una lettera al portavoce delle Sardine Mattia Santori, è la base per una efficace azione di governo. “Occorre una organizzazione nuova al nostro interno” e questo “Significa mettere in discussione un sistema di correnti a canne d’organo dove si intende racchiudere tutto, lasciando fuori coloro che non si vogliono arruolare”. Non è un caso che Zingaretti ne parli proprio alle Sardine, un movimento nato dal basso il cui attivismo è risultato importante – se non determinante – per la vittoria in Emilia-Romagna. 

Un obiettivo, quello del coinvolgimento di ampi pezzi di società nella vita del partito, che Zingaretti insegue fin dalla sua candidatura a segretario, quando fece entrare nella sua “Piazza Grande” – nome con cui battezzò la sua mozione congressuale – sindaci, associazioni, comitati civici, realtà del terzo settore. 

Le correnti, tuttavia, non sono destinate a sparire, ma a diventare “aree creative di pensiero, di cultura, di egemonia progettuale e ideale”. Come? Collegando “gli eletti alle varie aree del Paese e non ai capicorrente”.     Insomma, gli eletti dovranno rispondere ai loro territori e non a capi di qualche tipo. A cascata, e conseguirà un rinnovamento del gruppo dirigente, composto da persone di “alta qualità”. Passa anche da questo lavoro interno al partito il rilancio dell’azione di governo che Zingaretti vede procedere a rilento. 

A un anno dal varo del Conte II, scrive nella lettera, “rimangono lentezze, distanze tra gli alleati della maggioranza che si e’ costituita, provvedimenti ritardati e zone non marginali di diffidenza e anche di sofferenza tra i cittadini e settori significativi della società italiana. Ecco perche’ chiedo una maggiore unita’ delle forze politiche. Perche’ dopo l’emergenza occorre ricostruire. E per ricostruire ci vuole sincerità e visione unitaria sui compiti che ci aspettano. Naturalmente in un pluralismo di idee e nella differenza tra i partiti che governano; i quali, tuttavia, non si possono sentire avversari piuttosto solidali in un’impresa comune”, aggiunge Zingaretti.

Una visione di insieme, strategica e che abbia come fine quello di fare uscire l’Italia dalla crisi meglio di come vi era entrata. Un obiettivo che Zingaretti ha messo al centro del vertice che si è tenuto oggi e al quale hanno partecipato, oltre al vice segretario e ai ministri dem, anche i presidenti della Conferenza delle Regioni, dell’Anci e dell’Upi. Realtà che dovranno avere un ruolo importante nella messa a punto del Recovery Plan. 

AGI – “Siamo il più grande gruppo di maggioranza, sia alla Camera che al Senato. Nessuno può pensare di approfittare di questo frangente per far finta che il M5S non esista.

Il M5S c’è, come dimostra il risultato del referendum, ha i suoi ministri, i suoi sottosegretari e i suoi parlamentari. Qualsiasi cosa si voglia fare, si deve passare da noi”. Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera il deputato 5Stelle Davide Crippa, secondo il quale “Conte sa benissimo che il Movimento è la forza più leale che ha in Parlamento e che non può prescindere da noi”.  

Non è un vero e proprio segnale di avvertimento al premier ma per il parlamentare si tratta del tentativo di “mettere al centro le tematiche politiche vere che impattano sulla vita dei cittadini”. “Ripartiremo con decisione sul coinvolgimento sul Recovery fund  – promette -, transizione industriale, ambientale, energetica, con il divieto di nuove trivellazioni, e digitalizzazione: abbiamo un’occasione unica e serve il coraggio di attuare scelte di cambiamento vero”.

Per Crippa il Movimento non è nel caos e non si corrono rischi di strappi, anche perché – si chiede: “Per andare dove?”. Secondo Crippa, infatti, “è sbagliato ritirarsi proprio quando dobbiamo mettere maggiore impegno. Il 70 per cento preso al referendum, che solo noi abbiamo sostenuto, dovrebbe dire a tutti qualcosa. Invece sembra che qualcuno abbia scelto la strada di lamentarsi senza contribuire a dare nuove soluzioni”.

Quanto agli Stati generali, “dobbiamo partire da una scelta organizzativa”, ovvero “stabilire in modo chiaro come il Movimento dovrà cambiare in termini di struttura organizzativa, dai territori fino alla guida del movimento, e questo lo dobbiamo fare a breve. I temi seguiranno un percorso più lungo, con approfondimenti tematici che, da ingegnere, sono convinto non si possano esaurire in pochi giorni”, sottolinea il deputato 5S.

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