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AGI – OnePlus 8T è il nuovo flagship di OnePlus. Dopo la serie 8 presentata all’inizio di quest’anno, la casa cinese ha ulteriormente concentrato gli sforzi sulla autonomia dei suoi smartphone associata a display ad alte prestazioni come il Fluid AMOLED a 120Hz.

L’8T non è altro che una versione aggiornata meno di sei mesi dopo l’uscita del modello precedente: da anni una tappa obbligata nella strategia dell’azienda, che serve a mettere a punto tutte quelle migliorie sollecitate dalla community, ma soprattutto a presidiare il mercato con un prodotto nuovo in una stagione in cui le presentazioni di smartphone si susseguono senza soluzione di continuità.

Un display che divora energia e per questo ha bisogno di batterie capienti, ma, soprattutto, di ricariche veloci.. per questo l’8T sfrutta il Warp Charge 65, che offre la carica di un’intera giornata in 15 minuti. Dotato di una tecnologia a doppia batteria per ricaricare rapidamente i 4500 mAh totali, OnePlus 8T impiega 39 minuti per completare una carica in condizioni di utilizzo normale. È dotato di 12 sensori di temperatura che insieme a un chip di sicurezza aggiuntivo nell’adattatore e nel cavo mantiene la temperatura ottimale anche quando ricarica al picco di 65W di potenza.

Il display a 120Hz permette di avere immagini fluide, perfette per i giochi più impegnativi o scrollare nei feed dei social media senza ‘scatti’. Il display flessibile FHD+ 2.5D offre una luminosità massima fino a 1.100 nit, garantendo immagini più nitide anche sotto alla luce diretta del sole con 8.192 livelli di luminosità.

Il chip è un must per i top di gamma: il Qualcomm Snapdragon 865 5G con un sistema Modem-RF Snapdragon X55 5G, per la connessione di quinta generazione.

Il comparto fotografico è composto da quattro fotocamere con quella principale da 48 MP con stabilizzazione ottica dell’immagine, un obiettivo ultra-grandangolare da 16 MP da 123 gradi e obiettivi macro e monochrome dedicati

Il sistema operativo è quello proprietario di OnePlus, OxygenOS 11,con una serie di animazioni e gesti ottimizzati, oltre alle solite personalizzazioni come le 11 nuove opzioni dell’orologio sull’Always On Display, l’ottimizzazione per l’utilizzo con una mano sola e la Modalità Zen 2.0.

OnePlus 8T è disponibile nella versione 8GB+128GB a 599 euro e ella versione 12GB+256GB a 699 euro.

La qualità costruttiva è, come sempre per OnePlus, al massimo livello. Le prestazioni del display sono indiscutibili sia per fluidità che per resa dei colori e la carica Warp da 65W permette di far fronte a qualsiasi ‘emergenza’. Ancora una volta, però, il comparto fotografico, soprattutto per quanto riguarda il sensore adottato, ha qualche punto debole. Il prezzo, per quello che questo smartphone offre, è ottimo e sembra richiamarsi all’idea primordiale della casa fondata da Carl Pei (che proprio di recente ha dato il suo addio all’azienda): il miglior hardware al miglior prezzo. Una filosofia vincente che potrebbe essere pericoloso abbandonare..

AGI – Quasi due telefoni su 5 venduti in Italia sono Samsung. Il doppio di Xiaomi e quasi quattro volte Apple. È quanto si evince dai dati sulle vendite di smartphone nel nostro Paese realizzato da Canalys. L’indagine mostra alcuni elementi interessanti anche se non sorprendenti: il crollo della quota di mercato di Huawei, innanzitutto, che pur restando al terzo posto registra una perdita del 33%, e la crescita esponenziale di un altro colosso cinese, Xiaomi, che ha guadagnato il 122% e si piazza in seconda posizione con il 19% della quota mercato.

In sensibile calo anche Apple, che perde il 28% e scala in quarta posizione con il 10% della quota mercato. Alle sue spalle, stabile in quinta posizione, Oppo, che registra una crescita stellare dell’880% pur avendo solo il 6% della quota mercato.

Il dato su Apple (che cresce in Europa occidentale nonostante il calo italiano) è la prova di quanto il mercato italiano risponda a un unico fattore: i prezzi. Gli smartphone, indipendentemente da quel che fanno, devono costare poco e questo spiega il successo di Xiaomi che, con prodotti di buona qualità a prezzi molto competitivi, conquista una fascia sempre più ampia.

Ma qual è la strategia di Xiaomi, con un margine così ristretto? Prima e più di altri il colosso cinese ha puntato sulla creazione di un ecosistema in cui lo smartphone è solo l’hub per una serie di prodotti che vanno dagli elettrodomestici alla domotica fino ai monopattini elettrici. Avere uno strumento che può comandare tutto – dalle luci di casa al tostapane – significa fidelizzare il cliente.

Secondo i dati di Canalys nel terzo trimestre del 2020, le spedizioni di smartphone in tutto il mondo hanno raggiunto 348,0 milioni di unità, con un calo dell’1% anno su anno. Ma sono aumentati del 22% rispetto al trimestre precedente. Samsung ha riguadagnato il comando globale, con un aumento del 2% a 80,2 milioni di unità. Huawei è scivolata al secondo posto con un calo del 23% a 51,7 milioni di unità.

Xiaomi si è classificata per la prima volta al terzo posto, raggiungendo 47,1 milioni di unità con una crescita del 45%. Apple, che non ha avuto il lancio di iPhone di punta a settembre, ha venduto 43,2 milioni, in calo dell’1%, mentre vivo è quinta con 31,8 milioni di unità.

Oppo è  sesto, con 31,1 milioni di unità, mentre il suo marchio gemello Realme è passato al settimo, la sua posizione più alta di sempre, con 15,1 milioni di unità. Lenovo ha riportato 10,2 milioni di unità, poichè alla fine ha raggiunto gli ordini ritardati a causa di interruzioni nella sua fabbrica di Wuhan e Transsion ha spedito 8,4 milioni di unit grazie alla ripresa nei suoi principali mercati africani.

“Xiaomi ha agito con aggressività sul mercato per divorare le quote di Huawei”, spiega Mo Jia, analista di Canalys. Una simmetria dimostrata dalla crescita di 14,5 milioni di unità da parte di Xiaomi e dalla perdita di Huawei di 15,1 milioni di pezzi. In Europa, un campo di battaglia chiave, le spedizioni di Huawei sono diminuite del 25%, mentre quelle di Xiaomi sono cresciute dell’88%. Xiaomi aveva fissato obiettivi di produzione elevati, un rischio che ha pagato quando nel terzo trimestre ha riempito i canali di vendita con modelli come la serie Redmi 9. Xiaomi deve affrontare la concorrenza di Oppo e vivo – questo mese sbarcata anche in Europa – che sono cresciuti fino a coprire una vasta gamma di fasce di prezzo nel sud-est asiatico e in Europa si stanno posizionando come opzioni più premium e rischiano di confinare Xiaomi nella fascia bassa.

I risultati di questo trimestre, avverte Canalys, sono un gradito sollievo per i produttori, ma rischiano di essere una chimera. “La fornitura limitata di chipset 4G causerà colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento e aumenterà i costi di produzione” ha detto Ben Stanton, analista della società, “Inoltre seconda ondata di contagi causera’ fallimenti diffusi e perdita di posti di lavoro nelle aree colpite. Sfortunatamente, il sollievo del terzo trimestre sembra destinato ad essere di breve durata”. 

Un’azienda italiana ha prodotto la prima stampante 3D in grado di usare leghe di ottone.  Si chiama 3D4BRASS, è prodotta da Ivano Corsini per Autebo e 3D4MEC ed è nata dall’esigenza della Rubinetterie Bresciane Bonomi.
La stampante 3D Powder Bed Fusion (PBF) è specializzata nel processo di tutte le leghe d’ottone con percentuale di zinco inferiore al 45% e che non contengono arsenico e può creare velocemente componenti funzionali per la validazione di preserie. Una rivoluzione nel mondo della stampa 3D per la produzione di componenti meccanici.

Con la nuova stampante, a tecnologia Powder Bed Fusion (PBF) è possibile produrre direttamente ottone senza utilizzare altri materiali come la cera o il collante, diversamente da tutti gli altri metodi produttivi utilizzati fino ad oggi con calchi e stampi che rallentano la produzione. In sostanza non viene prodotto lo stampo in 3D, ma direttamente il componente finale, senza passaggi intermedi.

La tecnologia Powder Bed Fusion è l’unica che permette  di produrre un componente 100% ottone, fondendo assieme le particelle di polvere che, una volta consolidate, creano componenti con caratteristiche meccaniche idonee a una produzione meccanica con un’altissima resistenza e una precisione di dettaglio fino agli 0.25 mm.

La tecnologia 3D4BRASS si adatta alla produzione di piccoli lotti e preserie e si rivolge soprattutto ai produttori di minuteria, gioielleria, rubinetteria, valvolame e di tutte le aziende che devono produrre oggetti di precisione.

Diversamente dalla produzione di uno stampo che impiega vari passaggi produttivi e lunghe settimane di lavoro, con la stampante 3D4BRASS si velocizza la produzione perché si possono stampare più preserie di diverse geometrie e dimensioni in un unico ciclo di stampa che richiede poche ore. I componenti così ottenuti sono funzionali e già pronti per essere utilizzati e venduti. 

La stampante 3D4BRASS sarà disponibile sul mercato a partire dal terzo trimestre del 2021 e avrà un prezzo di vendita che si aggirerà intorno a 400.000 euro. 

AGI – Con il mercato degli smartphone sempre più complesso e affollato, la crisi innescata dalla pandemia di Covid e una certa diffusa diffidenza verso i marchi cinesi, lanciare in Europa un brand di telefonia mobile può sembrare una follia. Farlo con un device di fascia alta, ancora di più.

Eppure è quello che ha fatto vivo (sì, si scrive tutto minuscolo), un’azienda che esiste sul mercato da 25 anni e che è arrivata in Italia calando il suo asso e scommettendo sulla rete 5G. L’asso si chiama X51 e per capire come si è arrivati alla decisione di sfidare marchi come Oppo e Xiaomi impegnati a cannibalizzare le quote lasciate libere da Huawei bisogna innanzitutto capire da dove vengono questi cinesi molto ambiziosi e cosa hanno da offrire.

Le origini

Vivo è stata fondata nel 1995, già nel 1998 era il principale produttore di telefoni fissi in Cina. Nel 2003 la decisione di provare l’ancora semi-inesplorato mercato dei telefoni cellulari, fino al 2011, anno in cui è stato lanciato il marchio vivo smartphone.

Del 2011 è il primo smartphone e tre anni dopo, nel 2014 l’azienda si allarga nel sud-est asiatico, segnando l’inizio dell’espansione all’estero e della strategia aziendale globale.

Del 2016 è la decisione di cimentarsi con la sfida del decennio: il 5G. Viene così aperto il 5G Research Institute per la ricerca e la standardizzazione della tecnologia di quinta generazione. Nel 2018, poi, la sfida che fuori dal perimetro conosciuto può rivelarsi la più rischiosa: il lancio di un assistente di intelligenza artificiale che si chiama Jovi.

A quel punto – e siamo al 2018 – vivo lancia il suo primo derivato dal concept Apex e un anno dopo fa il passo che tutte le marche cinesi hanno fatto: lanciare una sottomarca. Nasce così iQOO con lo slogan “born strong” e il suo primo smartphone 5G iQOO Pro 5G diventa uno dei primi marchi con uno smartphone 5G sul mercato.

L’arrivo in Europa è recentissimo: alla vigilia della pandemia, nel novembre 2019. I mercati chiave sono sei: Italia, Spagna, Francia, Regno Unito, Germania e Polonia.

Da dove vengono i soldi

Vivo è stata creata dal colosso BBK nel 1995. Da quando nel 2001 BBK si è sciolta in tre aziende indipendenti, vivo non risponde a nessuna casa madre, né condivide tecnologie, ricerca o altro con altre aziende. L’amministratore delegato è Shen Wei. Ha attualmente oltre 14.000 dipendenti in tutto il mondo, tra cui 10.500 impegnati in 9 centri di ricerca e sviluppo in tutto il mondo. Tutta la catena – dall’R&S, alla gestione della catena di approvvigionamento, alla produzione, alla distribuzione e alle vendite – è sotto il controllo di un’unica società.

Il successo in Asia ha permesso all’azienda di mettere da parte i capitali serviti poi per l’espansione verso Occidente, ma anche se ha 370 milioni di utenti, i soldi non vengono tutti dagli smartphone. Una parte significativa dell’attività di vivo è la ricerca e lo sviluppo di software. Molto è stato investito nell’assistente Jovi che fornisce servizi tra cui assistenza quotidiana, assistenza sanitaria, tempo libero e cura della persona. Viene utilizzato da 222 milioni di utenti e supporta oltre 1.000 scenari ed è parte integrante della IoT Open Ecology Alliance: una piattaforma diffusa in Asia e nel Pacifico che supporta oltre 800 dispositivi intelligenti di 56 categorie, che coprono prodotti indossabili e domotica .

Le pietre miliari

Nel 2012 vivo ha lanciato lo smartphone più sottile al mondo al momento del suo rilascio: X1 (6,55 mm di spessore). È stata anche la prima al mondo a inserire un chip audio di qualità Hi-Fi dedicato in uno smartphone. Due anni dopo arriva X5Max, con 4,75 mm di spessore, ancira oggi il telefono più sottile al mondo.

Il 2018 è l’anno delle sfide tecnologiche: in gennaio, al CES, viene presentato X20Plus UD, il primo smartphone al mondo per la scansione di impronte digitali in-display. In febbraio lancia il concetto di smartphone APEX FullView, che incorpora tecnologie innovative tra cui la scansione delle impronte digitali in-display a metà schermo, la fotocamera frontale pop-up e la tecnologia Screen SoundCasting. A giugno 2018 l’ammiraglia della serie NEX e con una fotocamera frontale pop-up e un display senza cornice.

Non solo vivo

Anche se tutto ruota inorno al marchio vivo, in Asia e Pacifico ci sono due sottomarchi molto specifici, ciascuno a sé stante. Il primo è il marchio NEX,  con la serie omonima nata dal primo concept smartphone, APEX, con il primo display completamente senza cornice e una fotocamera selfie periscopio. I suoi punti di forza sono il comparto fotografico e l’autonomia, senza tralasciare il design completamente senza pulsanti. Guardando di più alle relazioni all’interno di prodotti e gruppi, APEX è considerato il futuro dello smartphone; NEX è l’ultima tecnologia nata dal concetto APEX; e la serie X è un passo successivo come una sorta di dispositivo più “mainstream”, ancora ereditando le innovazioni chiave all’interno della rispettiva categoria di prodotto.

Il secondo sottomarchio è iQOO. In azienda lo considerano come un’auto che si può portare in pista a Monza per il fine settimana e poi utilizzare per accompagnare  i bambini a scuola il lunedì mattina. Ha i più recenti chipset ad alte prestazioni, memoria, display reattivo ed è destinato a un pubblico di nicchia appassionato di mobile gaming. Attualmente è venduto solo online in Cina ed è molto popolare tra chi gioca con giochi ricchi di azione.

Il mercato

Sul mercato cinese vivo (che rappresenta il 17,1%) nel secondo trimestre del 2020 vivo si è classificata al secondo posto secondo i dati pubblicati ad agosto da IDC. Sull’appetibile mercato indiano nel secondo trimestre del 2020 Canalys attribuisce a vivo la seconda quota con il 21,3%. È prima in Indonesia (21,2%) e nel sud-est asiatico è terza (18%) con una crescita su base annua del 20%. Nelle Filippine e in Malesia, in particolare, vivo si è classificato al primo posto sul mercato.

Per chi è vivo

Prima di sbarcare in Europa, vivo ha intervistato 9.000 persone e ha individuato il target principale: i consumatori giovani che prestano particolare attenzione all’intrattenimento e alla condivisione di foto sui social. Il che significa alte performance in termini di durata della batteria, di processore e di comparto fotografico: tre elementi che fino al bando dei servizi Google che l’ha quasi messa fuori gioco erano appannaggio di Huawei.

Infotainment, contenuti multimediali in streaming, musica in movimento e videochiamate con amici e familiari tramite i social e le piattaforme di messaggistica istantanea. 

La strategia per l’Europa e l’Italia

Il quartier generale europeo conta 70 professionisti di 16 nazionalità diverse, con esperienza in vari settori verticali tra cui automotive, elettronica di consumo, ospitalità e assistenza domiciliare. L’idea di vivo è di tenere d’occhio le tendenze chiave del mercato per personalizzare e mettere a punto la strategia aziendale per ciascuno dei mercati cogliendone punti in comune nel modo di pensare dei consumatori, ma anche varie sfumature, mentalità, linguaggio, comportamento di acquisto.

La sfida, come per qualunque debuttante sul mercato europeo, è farsi conoscere e creare fiducia prodotti e nel marchio. La penetrazione nel mercato, in questa prima fase, avverrà attraverso gli operatori e il mercato aperto, ma  anche la strategia di e-commerce con i partner chiave.

Per l’Europa, si sta concentrando sulla qualità del suono e della fotografia, sfruttando le novità introdotte in passato nel settore come il chip audio di qualità hi-fi dedicato, e la usabilità, come lo scanner di impronte digitali.

Cosa bisogna aspettarsi

Vivo punta su tre dispositivi nel segmento sotto i 300 euro, della serie Y, poiché il 62,5% di tutti gli smartphone venduti in Europa rientra in quella fascia di prezzo. Ma il vero gioiello della corona è l’X51 5G, con funzionalità avanzate della fotocamera che ruotano attorno a un meccanismo di stabilizzazione del gimbal e una qualità costruttiva che lo porta a confrontarsi da pari non solo con i top di gamma di Xiaomi, Oppo e OnePlus, ma di sfidare la serie P di Huawei e i Galaxy S di Samsung.

L’intenzione è di integrare gli smartphone con accessori audio: gli auricolari wireless Sport e TWS Neo.
 

Un analista di Intelligenza artificiale “virtuale” – con un livello di automazione del 75% –  in grado di velocizzare le operazioni di analisi e aiutare gli utenti alle prese con operazioni economico/finanziarie online a prendere decisioni in sicurezza e minimizzare i rischi di frode

Si chiama Artificial Intelligence Analyst la piattaforma di intelligenza artificiale che unisce l’Open Source Intelligence, cioè la capacità di analizzare fonti e verificare informazioni a partire dalle risorse disponibili al pubblico che devono essere accessibili senza violare nessuna legge sul copyright o sulla privacy, con quelle del Deep Insight, ovvero le procedure intuitive proprie delle scelte umane, in modo tale da offrire gli strumenti e le tecnologie per svolgere, in autonomia, tutte le attività dell’analista di Intelligence. 

Ad annunciare l’arrivo della piattaforma è Deephound, tech company italo-inglese fondata nel 2018 da tre ragazzi romani, Alessia Gianaroli, Rosbeh Zakikhani e Marco Menichelli, con sede a Londra e – da pochissimo – sbarcata anche nella Capitale. 

“Deephound nasce come laboratorio di analisi sulle fake news – racconta Rosbeh Zakikhani, founder della società – ma ben presto ci siamo accorti che il mercato non era ancora pronto per considerare il fact-checking come servizio e ad acquistarlo in quanto tale, quindi abbiamo deciso di spostarci sulla business intelligence”. 

Un’intuizione vincente, se si pensa che ogni anno nel mondo si perdono circa 5 mila miliardi di dollari a causa di frodi e che, tra pochi anni, il 98% delle informazioni viaggerà sul web. Su Internet circolano miliardi di informazioni e contenuti provenienti da varie fonti la cui attendibilità va verificata.

“Le informazioni possono essere verificabili – prosegue Zakikhani – ci sono molti fattori che vengono presi in esame per valutarle: dall’autorevolezza delle fonti, al confronto fra diverse sorgenti. Si passa quindi per un complesso processo di analisi dell’informazione che individua fonti e soggetti dell’informazione, cerca dati (o fatti) a supporto, cerca (o valuta) l’affidibilità delle fonti stesse  e produce  primi risultati”

Grazie alla nuova piattaforma, l’analista artificiale sarà in grado di automatizzare al 75% il lavoro umano, senza sostituirsi a quest’ultimo ma, al contrario, riuscendo a minimizzare la mole di dati da analizzare e lasciare all’analista “umano” la fase di controllo e verifica delle informazioni e dei risultati. Questo strumento è utile, in particolare, nei casi di operazioni finanziarie, di equity crowdfunding e manovre finanziarie online, cresciute enormemente soprattutto nel periodo di lockdown. Grazie alla piattaforma è possibile infatti velocizzare le azioni di fast screening e di individuazione delle false informazioni nelle fasi di raccolta dei capitali, garantendo così una maggiore accuratezza dei dati a disposizione, tempi più rapidi e costi ridotti. 

“Abbiamo progettato questa piattaforma con l’obiettivo di superare i fattori che limitano le attività dell’analista esperto – conclude Rosbeh – ma al tempo stesso prendendone a modello le migliori qualità come la competenza, la metodologia e la capacità autonoma di apprendimento”.  

Quanto all’idea di tornare al campo dell’analisi delle fake news al servizio del cittadino da Deephound non hanno dubbi: “Prevenire episodi di stalking, online scam e  cyberbullismo, sono verticalizzazioni del nostro lavoro che ci stanno molto a cuore. E anche se non saranno adeguate a generare business e fatturato, è nei nostri piani rilasciare soluzioni aperte e disponibili a tutti “.

AGI – Xiaomi ha conquistato il terzo gradino del podio della classifica dei top vendor per smartphone distribuiti nel terzo trimestre del 2020.

L’ultimo rapporto Canalys (Q3 2020) conferma la scalata dell’azienda che sta divorando soprattutto in Occidente le quote di mercato lasciate scoperte da Huawei e capitalizza il successo del modello di business fondato sulla creazione di un ecosistema tecnologico che va dalla domotica ai monopattini elettrici. 

“Siamo orgogliosi di questo traguardo raggiunto, nonostante il periodo davvero delicato che tutti noi stiamo vivendo” ha affermato Leonardo Liu, General Manager di Xiaomi Italia, “Nel prossimo decennio continueremo a lavorare seguendo i nostri principi guida, non smettendo quindi mai di ricercare innovazione e di esplorare nuove strade per offrire la migliore tecnologia al miglior rapporto qualità-prezzo”.

Secondo i risultati preliminari pubblicati da IDC nel Worldwide Quarterly Mobile Phone Tracker, Xiaomi ha spedito 46,5 milioni di dispositivi conquistando così il terzo posto a livello globale, battendo per la prima volta Apple con una quota di mercato del 13,1% e una crescita del 42,0%. Tutto questo grazie ai guadagni in India e alla forte e continua presenza in Cina, che ha rappresentato il 53% del volume di spedizioni dell’azienda nel Q3 2020.

Infine, un’ulteriore conferma arriva anche dal più recente studio Market Monitor Service di Counterpoint, da cui emerge che Xiaomi è cresciuta del 75% QoQ conquistando il 13% delle quote di mercato del trimestre.

AGI – Il Mate 40 Pro, il nuovo flagship Huawei, è acquistabile in Italia anche nei negozi di elettronica di consumo, operatori e Amazon.it, a 1.249 euro.

“Con il Mate 40 Pro e tutti i nuovi dispositivi dell’ecosistema che stiamo rendendo disponibili in Italia, vogliamo offrire ai nostri consumatori il meglio della tecnologia, non solo nell’ambito degli smartphone, ma anche audio e wearable. L’azienda dimostra così, ancora una volta, di mantenere l’impegno intrapreso verso gli utenti, proponendo un ecosistema di prodotti che racchiudono le tecnologie più all’avanguardia e il massimo dell’integrazione, per una vita tutti i giorni più semplice e più interconnessa, senza soluzione di continuità” ha commentato Pier Giorgio Furcas, Deputy General Manager Huawei Italy CBG.

Il Mate 40 Pro è infatti alimentato dal SoC Kirin 9000 integrato a 5nm al mondo, pienamente predisposto per il 5G. Come in tutti gli smartphone della Mate Series il comparto fotografico è progettato e realizzato in partnership con Leica e monta i sistemi di Dual Cine Cameras e Dual Ultra Wide Cameras sia sulla camera frontale che su quella posteriore.

Privo dei Google Service, monta Huawei Mobile Services e la AppGallery con Petal Search, un widget di ricerca che permette di accedere a tutto l’elenco di applicazioni.

 

È stato anticipato nelle indiscrezioni come l’ultimo smartphone Huawei con chipset proprietario Kirin, ma chi ha seguito il percorso fatto negli anni dal colosso cinese sa che per questa azienda vale più che per qualunque altra il motto “non è finita finché non è finita”.

E anche se sul fronte della tecnologia 5G affronta il numero sempre crescente di messe al bando in vari Paesi del mondo e su quello dei device la guerra commerciale prima sulle app di Google e poi sui componenti, si fa fatica a considerare questo Mate 40 presentato oggi come il canto del cigno di un’azienda che più di tante altre cinesi sul mercato ha saputo fare dell’innovazione e della qualità dei materiali la propria cifra stilistica.

“Per Huawei questi sono tempi molto difficili” dice Richard Yu, Executive Director e CEO di Huawei Consumer Business Group, a conclusione della presentazione della nuova serie Mate 40, “soffriamo sanzioni ingiuste che hanno reso questi tempi per noi i più difficili degli ultimi 30 anni. Anni in cui abbiamo investito ingenti risorse per innovare e migliorare la vita delle persone”.

Di fronte dei timori dei governi occidentali per la sicurezza dei dati che transitano sui device Huawei, Yu risponde che l’azienda cinese ga “ottimi risultati in termini di cyersecurity e protezione della privacy”.

“Negli ultimi 10 anni ci avete visto trasformarci da un brand sconosciuto a un marchio leader” conclude, “Non importa quanto duri siano i tempi: ci impegniamo a continuare a innovare”.

Per la nuova serie Mate 40 Huawei ha messo in campo il meglio della propria tecnologia, soprattutto sul fronte del comparto fotografico e della potenza di ricarica.

Sono dieci i dispositivi Mate presentati negli ultimi otto anni. Gli ultimi nati – Mate 40 Pro e 40 Pro+ – incorporano il primo e unico SoC 5G a 5 nanometri al mondo, il sistema Ultra Vision Cine Camera e il design Space Ring.

Ma segna anche un ulteriore passo verso la realizzazione di quell’ecosistema Huawei che punta a due obiettivi: fidelizzare il cliente e affrancarsi dalla spada di Damocle di servizi il cui utilizzo può essere inibito per decisioni di governi piuttosto che delle aziende.

La politica commerciale di Huawei si è fatta più aggressiva man mano che il confronto con i bandi Usa si faceva più duro. La spinta su device diversi dagli smartphone, ma complementari – computer portatili, auricolari e cuffie con cancellazione del rumore, tablet, smartwatch, sportwatch e smartband – si è fatta più forte allo scopo, come ha detto  Richard Yu, Executive Director e CEO di Huawei Consumer Business Group, di “portare ai consumatori una connettività senza soluzione di continuità del nostro ecosistema”.

La serie Mate 40 monta un display Horizon 88 gradi , è certificata IP68 per resistenza a polvere e acqua, e offrono la possibilità di scelta tra tasti fisici e virtuali, oltre ad avanzati algoritmi che prevengono gli errori di digitazione.

La fotocamera anteriore ha il 3D Face Unlock e una fotocamera selfie ultra grandangolare con sensore di movimento estremamente accurato. Sul retro lo Space Ring Design è l’evoluzione del design circolare che rende riconoscibile la serie Mate. All’interno il processore Kirin 9000 è predisposto per il 5G, è capace di gestire processi di calcolo intensi e operazioni multi tasking con una migliore gestione dell’energia rispetto ai predecessori. La GPU garantisce la performance per grafiche avanzate, l’esperienza audiovisiva e il gaming gameplay, anche sei il display è ancora da 90Hz laddove altri produttori hanno inserito il refresh a 120Hz nei propri modelli di punta: “la giusta via di mezzo tra qualità dell’immagine e risparmio energetico” ha detto Yu.

Per quanto riguarda autonomia indispensabile per stare al passo con le esigenze del 5G e di un device con queste prestazioni, la batteria da 4.400mAh supporta la ricarica a 66W con cavo e quella wireless da 50W.

Le fotocamere sono come sempre realizzate in partnership con Leica e presentano un ultra grandangolare, una principale ad alta definizione, un tele obbiettivo su cui lavorano i sistemi di Dual Cine Cameras e Dual Ultra Wide Cameras  attivi anche sulla camera frontale.

La serie Mate 40 offre nuove funzionalità come il controllo del dispositivo senza bisogno di utilizzare le dita. Basta semplicemente passare la mano sopra lo smartphone per attivarlo o navigare con tutti gli scorrimenti supportati verso sinistra, destra, in alto o in basso. È incluso un sistema per rispondere alle telefonate che funziona con il solo gesto della mano.

Il sistema Eyes on Display dinamico può essere attivato con un semplice sguardo, con display interattivi e personalizzabili che contengono tutte le informazioni di si ha bisogno sul telefono: il volume dello squillo delle chiamate indesiderate in arrivo, può essere abbassato semplicemente con uno sguardo verso il device, mentre la funzione di auto-sleep può essere disabilitata automaticamente non appena l’utente guarda il display.

Mancano, ovviamente, i Google Service e per rendere più semplice l’uso di Huawei Mobile Services  (HMS),  sono stati messi a punto Petal Search, il motore di ricerca che supporta l’utente in tutti i tipi di ricerche, Petal Maps, un’app di mappe che utilizza la feature di gesture control e HUAWEI Docs, una suite per la gestione dei documenti. Presentate anche le nuove cuffie FreeBuds Studio con cancellazione del rumore.

Il prezzo di vendita previsto per il Mate 40 Pro è di 1.249 euro.

AGI – LinkedIn, il social network legato alle attività professionali, ha ceduto alle stories. I 14 milioni di utenti di LinkedIn in Italia possono condividere storie con foto e video della durata massima di 20 secondi utilizzando l’app mobile (come già avviene con Instagram e Facebook), e queste saranno visibili sui propri profili per 24 ore. Le storie possono essere personalizzate con testo e adesivi a tema, e sarà possibile avviare una conversazione tramite la funzione “Domanda del giorno” (“Question of the Day”).
Negli ultimi sette mesi i lavoratori italiani si sono ritrovati a lavorare da casa e la distinzione tra vita professionale e personale non è più netta come prima.

In un contesto nel quale le consuetudini della vita domestica si sono andate a mescolare con ciò che possiamo definire l’ufficio virtuale in casa, le dinamiche relazionali tra colleghi e nelle reti professionali sono cambiate, e le persone fanno sempre più affidamento sui propri network online per restare in contatto con gli altri. Ciò si riflette anche sul modo in cui le persone utilizzano LinkedIn, con un aumento del 55% su base annua delle conversazioni tra gli utenti, e un aumento del 60% relativo alla creazione di contenuti sulla piattaforma.

L’obiettivo delle storie di LinkedIn è offrire un altro modo per condividere informazioni sul quotidiano della propria vita lavorativa e rimanere in contatto con la propria comunità professionale.

“Rimanere connessi, a livello personale e professionale, non è mai stato così importante come ora” dice Michele Pierri, News Editor di LinkedIn Italia, “Durante il lockdown i nostri membri hanno utilizzato LinkedIn per tenersi in contatto con colleghi e altre persone sia per cercare consigli, che per trovare nuove opportunità, o semplicemente per tenersi aggiornati. Vediamo le storie come una naturale continuazione di questa connettività più personale tra colleghi, e abbiamo già visto centinaia di migliaia di nuove conversazioni che si sono innescate tramite le storie.” 

Alla fine il televisore che si arrotola è arrivato. A produrlo e a metterlo sul mercato è LG Electronics: il Signature Oled R (modello RX) sarà disponibile inizialmente in Corea del Sud in alcuni negozi di elettronica di consumo premium al prezzo di 100 milioni di KRW (75 mila euro).

Prodotto nello stabilimento Gumi in Corea del Sud, vanta un display OLED flessibile da 65 pollici che fa sfrutta la tecnologia a pixel auto illuminanti e a controllo individuale.

Lo scopo di una tv arrotolabile è di abbattere le limitazioni imposte dai muri, consentendo di gestire il proprio ambiente domestico senza dover destinare in modo permanente lo spazio per un grande schermo nero che è utile solo quando è acceso. “Questo”, ha dichiarato Park Hyoung-sei, presidente di LG home entertainment “è un vero prodotto di lusso che reinventa ciò che può essere un TV: questo televisore unico offre infatti un’esperienza differenziata e un nuovo modo di pensare lo spazio”. 

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