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AGI – I servizi di Google sono rimasti bloccati per circa un’ora in numerose nazioni, tra cui Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia. La homepage del motore di ricerca e alcune funzioni di ricerca non erano disponibili ma YouTube, Gmail, Google Docs, Google Calendar, Google Home, Nest, Google Classroom e praticamente ogni altro servizio del colosso di Mountain View risultavano non funzionanti. I disservizi sono stati rilevati alle 12,55 ora italiana e sono stati risolti alle 13,52. 

“Il problema riscontrato dovrebbe essere stato risolto per la stragrande maggioranza degli utenti interessati” scrive Google, “Continueremo a lavorare al ripristino del servizio per gli utenti che continuano a riscontrare il problema. Garantiamo che l’affidabilità del sistema è una priorità di Google e stiamo apportando continui miglioramenti per rendere migliore il nostro sistema”.

 

Coronavirus e dintorni, elezioni americane, l’incidente ad Alex Zanardi, l’addio a Diego Armando Maradona. Sono gli argomenti che hanno caratterizzato il 2020 degli italiani, almeno secondo Google. Il motore di ricerca ha, come di consueto, diffuso le liste di “Un Anno di Ricerche”. Non sono le chiavi di ricerca più usate in assoluto ma quelle che, per un periodo prolungato, hanno registrato un forte incremento rispetto al 2019.

Pandemia e dintorni

La vetta in diverse categorie spetta alla pandemia. Coronavirus è la parola che, più di ogni altra, ha segnato le ricerche 2020. “Elezioni Usa”, al secondo posto, è l’unico argomento in grado di fare breccia in una top 5 dominata da termini legati al Covid-19: al terzo e quarto posto ci sono Classroom e Weschool, i due servizi online più utilizzati per le lezioni a distanza. E al quinto posto c’è la ricerca delle regole indicate dal governo, con “Nuovo Dpcm”.

Fai da te in cucina e dall’estetista

Gli utenti chiedono a Google istruzioni per l’uso e il significato di alcune parole. E anche queste liste sono segnate da coronavirus. Gli italiani hanno chiesto “come fare” “il pane in casa”, “e mascherine antivirus”, “il lievito di birra” e “la pizza”. Frutto di un ritrovato gusto per la panificazione e la cucina durante il lockdown. Vista la penuria di alcuni prodotti e la chiusura di alcune attività, si sono moltiplicate alcune ricerca sul “fai da te”. Per produrre cosa? “Amuchina”, “maschera capelli”, “scrub viso e corpo e labbra”, “tinta capelli”, “ceretta”. Insomma, oltre ai disinfettanti per le mani, si è sentita la mancanza di parrucchieri ed estetisti. Il “fai da te” ha riguardato anche attività di bricolage. Sono stati infatti molto cercati “pollaio”, “barbecue” e “zanzariere”.

In cerca di spiegazioni su pandemia e Mes

Legati al coronavirus sono anche le ricerche che puntano a capire “cosa significa…” un parola. In vetta ci sono infatti “pandemia”, “mes” (il molto discusso meccanismo europeo di stabilità), “dpcm” e “congiunti” (termine che decretava il primo spiraglio di allentamento del primo lockdown).

Solo alcuni eventi e la richiesta di alcuni “perché” infrangono il dominio della pandemia nelle ricerche Google 2020. “Perché si chiama coronavirus” è al secondo posto, preceduto da “perché votare si al referendum” (tenutosi a settembre per ridurre il numero dei parlamentari) e seguito da “perché le scope stanno in piedi” (frivolo tormentone di inizio anno). Gli eventi più cercati sono delle costanti. Gli italiani confermano l’enorme interesse per “Campionato Serie A”, “Elezioni USA” e “Festival di Sanremo”.

Da Alex Zanardi a Maradona

I personaggi che hanno registrato un’impennata di ricerche sono quelli legati all’attualità: “Alex Zanardi” (vittima di un grave incidente e impegnato nel percorso riabilitativo) e “Silvia Romano” (liberata a maggio dopo un anno e mezzo di prigionia). Molto ricercati anche i due protagonisti della corsa alla Casa Bianca (“Donald Trump” e “Joe Biden”) e “Giuseppe Conte”.

Nella lista degli addii ci sono i nomi di personaggi morti nel corso dell’anno. In vetta due campioni dello sport: la crescita di ricerche più netta è stata quella di “Maradona”, seguito da “Kobe Bryant”. Alle loro spalle un trio di artisti italiani: “Gigi Proietti”, “Ezio Bosso” ed “Ennio Morricone”, che precede “Sean Connery”.  

AGI – Per il settimo anno consecutivo, Eni conferma la sua partecipazione e sostegno a Maker Faire Rome – The European Edition, manifestazione con cui Eni condivide l’impegno sui temi dell’innovazione tecnologica e digitale, della formazione e ricerca e dell’Economia Circolare.

Quest’anno l’edizione 2020 di Maker Faire Rome – The European Edition si trasformerà in un evento digitale gratuito, su una piattaforma dedicata, dove i padiglioni diventeranno percorsi tematici, gli stand pagine web, con partner ed espositori che presentano i loro progetti, e un ricco calendario di eventi live, talk, webinar, workshop e conferenze sui principali temi dell’innovazione ma, anche, molti nuovi che la pandemia richiede di approfondire.

La “cabina di regia” di questa edizione digitale di Maker Faire Rome – The European Edition sarà collocata presso gli spazi Eni di Roma Ostiense, headquarter di Joule, la Scuola di Eni per l’Impresa, che dalla primavera del 2021 ospiterà le startup che vogliono contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione ed economia circolare del Pianeta.

Quest’anno Eni racconterà l’impegno di tutta l’azienda, dai suoi business alle società controllate, per una just transition, una transizione energetica che contribuisca a preservare l’ambiente, dare accesso all’energia a tutti e che sia al tempo stesso socialmente equa, come definito nella nuova Mission legata ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’ONU.

Grazie all’evoluzione del suo modello di business Eni punta a diventare un’azienda leader nella produzione e vendita di prodotti decarbonizzati in base ai target definiti dal Piano Strategico al 2050.

I tre filoni dei contenuti Eni

Le innovazioni tecnologiche per la decarbonizzazione: saranno presentate le tecnologie per la decarbonizzazione e la transizione energetica che sono alla base nel Piano Strategico al 2030 e 2050: dalla generazione di energia elettrica da moto ondoso al riciclo chimico dei rifiuti in plastica, dal riutilizzo di oli vegetali esausti o della frazione organica dei rifiuti solidi urbani per trasformarli in bio olio che può essere usato come carburante per le navi, dalla cattura, stoccaggio e riutilizzo della CO2 alle soluzioni per la riqualificazione energetica degli edifici ed il fotovoltaico domestico. Senza dimenticare la potenza di calcolo del super computer HPC5, che Eni ha messo a disposizione del Paese e della ricerca mondiale contro la pandemia tramite la partecipazione al consorzio Exscalate4CoV.

JUST (Join Us in a Sustainable Transition), è un programma di iniziative rivolte ai fornitori Eni, di oggi e di domani, per coinvolgerli nella trasformazione di Eni e costruire insieme un ecosistema di imprese protagoniste di una transizione energetica equa e sostenibile. Una sfida per il futuro dell’energia in cui i fornitori di Eni hanno un ruolo chiave.

JOULE, la Scuola di Eni per l’Impresa, appena avviata e in grado di contare circa 5.000 iscritti in un mese alla piattaforma formativa Open e 7 percorsi di incubazione con altrettante startup innovative.

AGI – Il modello dei servizi in abbonamento (anche noto come business in subscription) sta diventando sempre più popolare a livello internazionale: dal 2014 al 2019 è cresciuto dal 53% al 71% e la crisi causata da Covid-19 non ha fermato questa tendenza che sembra rappresentare il futuro del commercio e della personalizzazione dei servizi. 

La casa che diventa sempre più luogo di elezione e rifugio da attrezzare e personalizzare: al punto che, in Italia, il 25% delle persone afferma che, nel 2021 rispetto al 2019, frequenterà di più gli amici nella propria abitazione e il 36% dice che non potrà rinunciare ad avere un accesso Internet in casa, ma nemmeno al giardino (39%), delineando l’immagine di un luogo aperto agli altri, connesso e sempre più verde. 

E lo Smart Home che si impone come uno dei segmenti di mercato dell’Internet of Things più in crescita, con un incremento del 40% dal 2018 al 2019 e un valore di 530 milioni di euro.

Sono alcuni dei dati emersi nel corso della presentazione di Oppo Smart Studies, progetto lanciato da Oppo e curato da Francesco Morace, Presidente del Future Concept Lab, che ha l’obiettivo di individuare le tendenze che stanno interessando il rapporto tra uomo e tecnologia in un contesto come quello attuale, di cambiamento sociale e individuale, per indagare i molteplici modi in cui la tecnologia può migliorare la vita delle persone.

I nuovi modi di divertirsi

Dall’analisi è emersa anche la diffusione sempre più ampia di intrattenimento e approfondimento veicolato dalle tecnologie digitali più avanzate come realtà aumentata e virtuale e 5G: il 20% degli italiani prevede di aumentare la spesa in prodotti tecnologici nel 2021 e la crescita stimata del mercato digitale italiano tra il 2019 e il 2021 è di 5,4 miliardi di euro. 

​Il progetto si divide in tre blocchi di ricerca. Il primo, presentato oggi, è dedicato agli scenari e ai trend che influenzeranno gli usi e i consumi nei mesi a venire e a come tecnologia e smartphone saranno parte integrante di questi nuovi approcci alla vita reale e digitale. Il secondo, delineerà le tendenze emergenti legate al pubblico femminile. Il terzo capitolo, poi, individuerà gli elementi attitudinali, le esperienze già acquisite, le fonti conoscitive dell’intelligenza artificiale e dell’Internet delle cose e il loro contributo a migliorare la vita quotidiana.

“Comprendere e anticipare gli scenari odierni e futuri che stanno interessando la fase della nuova normalità è fondamentale per un innovatore all’avanguardia, che lavora quotidianamente per comprendere come implementare la propria tecnologia e i propri prodotti e servizi perché essi possano migliorare concretamente la vita delle persone e la società” ha sottolineato Li Ming, General Manager di OPPO AED Italia.  

“La metamorfosi avvenuta nel recente periodo – ha spiegato Francesco Morace – ha modificato anche il coinvolgimento delle persone nel consumo, con un deciso viraggio verso l’etica del prodotto e la ricerca di esperienze di eccellenza. L’affermazione del digitale durante la pandemia – ha aggiunto – non ha provocato un crescente isolamento dei soggetti sociali e dei consumatori, ma al contrario ha attivato un progressivo avvicinamento tra le persone, ridefinendo le regole stesse della prossimità che diventa anche tecnologica. È attraverso il nuovo valore della prossimità digitale che si rafforzano e si legittimano l’autenticità, la verità dei processi, la sostenibilità: i dispositivi digitali permettono di toccare con mano i benefici e le applicazioni di questi valori”.

Tutto ruota intorno allo smartphone

Dal primo blocco di ricerca sono emerse quattro tendenze, declinate attraverso la tecnologia e il ruolo dello smartphone. La prima, chiamata Deep Living, ha messo in evidenza come Il consumatore attuale avverta “la crescente esigenza di vivere esperienze sensoriali a 360 gradi che siano in grado di garantire la massima soddisfazione nel minor tempo possibile”. In questo contesto lo smartphone diventa il mezzo privilegiato per organizzare la propria esistenza e accedere a una molteplicità di servizi ed esperienze.

La seconda tendenza, la Virtuous Reality, si concentra sulla casa. L’evoluzione tecnologica qui ha introdotto soluzioni all’avanguardia per quanto riguarda elettrodomestici, oggetti e addirittura ambienti intelligenti. In questo contesto, caratterizzato dalla necessità di controllo lo smartphone diventa protagonista.

La ricerca ha messo in evidenza come cresce la diffusione degli oggetti smart nelle case: il 68% degli italiani ha sentito parlare almeno una volta di casa intelligente e il 40% possiede almeno un oggetto smart.
La terza tendenza, Extracting Sense, fa riferimento invece alla “alla diffusione sempre più ampia di intrattenimento ed approfondimento veicolato dalle tecnologie digitali più avanzate, anche in Italia”, dove lo smartphone, secondo lo studio, diventa elemento di “integrazione tra dimensione individuale e sociale”.

E poi l’ultima tendenza, la quarta, la Trust Chains (le catene della fiducia). L’affermazione dell’economia collaborativa ha ormai assunto innumerevoli espressioni, a partire dalla decisione di sempre più persone di condividere i propri beni, servizi, trasporti o altro. A tal proposito, le nuove tecnologie e l’Open Innovation possono contribuire alla produzione di valore sociale. Tra le grandi imprese italiane, nel 2019, sottolinea lo studio, il 73% ha avviato iniziative di Open Innovation e circa i due terzi hanno attivato collaborazioni con startup (35%) o hanno in programma di farlo (27%). Il 33% di esse ha già creato un Innovation Manager. In particolare, le principali azioni di Open Innovation sono collaborazioni con università (64%) e startup intelligence (49%). All’interno di questa tendenza lo smartphone diviene quindi il supporto per eccellenza per lo sviluppo dell’innovazione sulla scia del modello startup.

Roma si afferma sempre più nel panorama nazionale come un polo di attrazione per l’innovazione e le startup, e si arricchisce con la nascita di Millennials XLab, il corporate incubator del Gruppo Millennials, che lancia la Call 4 Open Innovation “From Draft to Craft”.

Dal 18 Novembre sarà possibile candidarsi alla Call 4 startup “From Draft to Craft”, in collaborazione con Dock3, Startup Geeks, Blue Ocean Finance ed in scouting partnership con LVenture Group.

Il programma di incubazione è rivolto a startup già costituite che operano in alcuni settori specifici: analytics, big data, events & travel, smart community, education, fintech, develop tools, health, IOT e smart mobility.

Alla chiusura della call si terrà il Selection Day in cui le 8 finaliste, valutate prendendo in esame team, idea progettuale, mercato di riferimento e modello di business, esporranno i propri Pitch davanti ad una giuria composta dal board di Millennials XLab, dai partner e da qualificati addetti ai lavori.

Le 4 startup selezionate accederanno al percorso di mentorship della durata di 13 settimane, percorso costruito con la finalità di validare i progetti d’impresa e dare loro  un boost allo sviluppo, facilitandone l’ingresso sul mercato. Complessivamente verranno erogati ad ogni startup 15 mila euro sotto forma di grant e servizi con la possibilità di fruire degli spazi aziendali.

Alla fine del programma tutte le startup parteciperanno all’Investor Day aperto ad una platea di investitori e specialisti del mondo dell’innovazione. Il Gruppo Millennials stesso si riserva la possibilità di entrare nell’equity.

“Vogliamo focalizzare la nostra attenzione su startup in possesso di un prototipo per mettere a loro disposizione le competenze del Gruppo Millennials e quelle dei partner. Il nostro percorso di incubazione ha l’obiettivo di fornire un’accelerazione alle giovani realtà imprenditoriali che entrano a far parte dell’ecosistema aziendale” dice Roberto Ruggerone, Chief Growth Officer di Millennials XLab.

 

AGI  È nel cuore della Sardegna uno dei siti piu’ ‘silenziosi’ del mondo – candidato assieme a Limburgo, regione al confine tra Belgio Germania e Olanda – a ospitare l’Einstein Telescope (ET), osservatorio di onde gravitazionali di terza generazione per lo studio dell’universo. L’ex miniera di ‘Sos Enattos’ nel territorio di Lula (Nuoro) non si trova soltanto in un’area geologicamente stabile e scarsamente abitata, caratteristiche che la rendono potenzialmente il luogo ideale.

Uno studio multidisciplinare, appena pubblicato sulla rivista internazionale ‘Seismological Research Letters’, certifica che a ‘Sos Enattos’ regna anche uno straordinario silenzio sismico. A questa conclusione è arrivato il team guidato da ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), da quello di Fisica nucleare (Infn) e delle università di Sassari, Padova, ‘La Sapienza’ di Roma, ‘Federico II’ di Napoli, del Gran Sasso Science Institute (Gssi) e dell’European Gravitational Observatory di Pisa.

Ecco cosa hanno rilevato i sismometri

“Caratterizzare sismologicamente un sito significa identificarne il rumore di fondo causato dalle vibrazioni naturali e dall’attività antropica”, chiarisce Carlo Giunchi, ricercatore dell’Ingv. “Abbiamo installato, in collaborazione con l’Infn e l’università di Sassari, alcuni sismometri nella miniera di Sos Enattos per analizzare, fin nei valori minimi, l’ampiezza e la frequenza delle vibrazioni e comprenderne le sorgenti principali”.

“Dalle registrazioni effettuate è emerso”, riferisce Giunchi, “che ci troviamo in uno sei siti piu’ silenziosi al mondo, caratteristica che lo rende particolarmente adatto per l’installazione del telescopio ET, giacché esso solo in tali condizioni massimizza le sua capacità di rilevamento degli eventi cosmici. Inoltre, uno dei sensori installati è entrato nella Rete sismica nazionale dell’Ingv, che si arricchisce cosi’ di una stazione di misura di elevata qualità”.

“Il passaggio successivo sarà quello di caratterizzare il sottosuolo del sito in oggetto”, spiega Domenico D’Urso dell’università di Sassari, “perché il grande rivelatore di onde gravitazionali sarà costituito da un sistema di gallerie sotterranee disposte a triangolo che ospiteranno degli interferometri laser ad altissima precisione. Queste rilevazioni saranno necessarie per capire come mettere a punto il sistema di gallerie, individuando nel contempo le sorgenti per minimizzare i relativi effetti”.

“Prevediamo l’installazione di un grande numero di sismometri”, prospetta Gilberto Saccorotti dell’Ingv, “che, funzionando come un’antenna, permetteranno di misurare le direzioni di propagazione delle onde elastiche che costituiscono il rumore sismico, per comprendere la meglio i fenomeni che lo generano”.

Buchi neri e stelle di neutroni

Quanto sia importante lo studio delle onde gravitazionali lo chiarisce Luca Naticchioni, ricercatore dell’Infn: “Permette di far luce sui fenomeni cosmici come la fusione di sistemi binari di buchi neri e di stelle di neutroni, fornendo informazioni preziose, tanto per la fisica fondamentale quanto per lo studio dell’evoluzione dell’universo.

“Questi fenomeni, che avvengono a distanze enormi, provocano perturbazioni del ‘tessuto’ dello spazio-tempo che possono essere osservate da terra mediante interferometria laser con rilevatori estremamente sensibili e complessi”. ‘A Seismological study of the Sos Enattos Area – The Sardinia candidate site for Einstein Telescope’ è il titolo dell studio appena pubblicato. Lo scorso settembre la miniera metallifera dismessa nel Nuorese è stata candidata, attraverso il Miur, per la prossima Roadmap 2021 di Esfri-European strategy forum on research infrastructure, forum strategico europeo che individua quali saranno le future grandi infrastrutture di ricerca su cui investire a livello europeo. L’Einstein Telescope è considerato un progetto strategico a livello mondiale per il contributo che potrebbe fornire nel migliorare la conoscenza dell’universo e dei processi fisici che lo governano. 

Un team tutto italiano ha messo a punto un algoritmo di intelligenza artificiale al servizio del marketing digitale. Si chiama Ailyn e, assicurano i suoi creatori, non nasce per prendere il posto di social media manager e digital marketer, ma per aiutare chi gestisce e attua strategie di comunicazione sulle piattaforme digitali a realizzare contenuti efficaci.

Non si tratta solo di creare un post virale su Instagram o di rendere profittevole al massimo una piattaforma e-commerce, assicurano dalla startup, fondata dal Gruppo Roncaglia, da Tembo e da un gruppo di professionisti fra i quali Daniele Chieffi e Alessandro Luciani, ma di “aumentare l’intelligenza umana, supportandola e amplificandola senza sostituirla”.

 Ma come funziona Ailyn? L’algoritmo automatizza tutte le fasi di analisi, di identificazione del tema corretto e più efficace, scrive il contenuto più adatto e che diventerà base di lavoro su cui interverrà l’intelligenza umana. 

Ogni giorno 4.57 miliardi di utenti attivi su Internet producono oltre 2.5 quintilioni di bytes. Ailyn apprende interi ecosistemi di interesse, identifica il giusto tema su cui realizzare il tweet, il post su Instagram, l’offerta da proporre per l’e-commerce, il corretto cluster per il Crm e lo realizza, proponendolo al professionista umano, che lo validerà per poi diffonderlo o attuarlo. Inoltre la sua Intelligenza è in grado di “leggere” e riassumere interi scritti complessi, come ad esempio articoli, elaborando e scrivendo testi riassuntivi. Si tratta, in buona sintesi, dell’automazione della produzione di rassegne stampa e newsletter, costruite sulle necessità informative del singolo. 

Dai luoghi di relazione (social network) fino a quelli di transazione (eCommerce), analizza le scelte degli utenti su varie piattaforme al fine di predire e anticipare i trend, così da costruire insieme all’uomo scenari e contenuti che possano far ottenere un ingaggio migliore con le audience di riferimento, la massima percentuale del conversion rate e accorciare i tempi di reazione delle aziende nel prendere decisioni legate all’andamento dei comportamenti stessi.

AGI – Il timing può sembrare azzardato: presentarsi su un mercato complesso come quello europeo con uno smartphone di fascia medio-alta e dalle prestazioni decisamente interessanti in un momento in cui la fiammata registrata dalle vendite nel terzo trimestre potrebbe spegnersi in un mucchio di cenere nel quarto, travolto dai nuovi lockdown

Ma la cinese vivo ha deciso di giocare le sue carte e lo ha fatto con un top di gamma che ha un solo difetto: un prezzo che potrebbe scoraggiare chi non conosce il brand. Gli 800 euro richiesti per questo prodotto non sono troppi per i materiali con cui è costruito e per alcune performance da top di gamma che offre, ma l’Italia è un Paese in cui conquistarsi la fiducia del cliente è questione di anni. Forse per questo vivo è arrivata sul mercato italiano anche con la serie Y di fascia medio-bassa.

Il top di gamma della serie X, X51 5G, è frutto dell’ascolto di 9000 consumatori in tutta Europa, per capire come integrano gli smartphone nella loro vita quotidiana e il feedback è stato chiaro: i punti principali riguardano la batteria, la fotocamera e il design del telefono, con particolare attenzione all’intuitività e alla facilità d’uso, oltre che all’equilibrio tra prezzo e prestazioni. 

La stabilità non è un gioco

L’X51 5G ha caratteristiche di stabilizzazione delle immagini all’avanguardia, che consentono agli utenti di acquisire immagini e video stabili e di alta qualità in un’ampia gamma di scenari. Per ridurre le vibrazioni, la fotocamera principale dell’X51 5G è dotata di un sistema di camere gimbal (cardaniche) modellato su un sistema cardanico professionale a dimensioni reali. Il modulo di stabilizzazione si muove nella direzione opposta ai movimenti di scuotimento, fornendo una maggiore stabilità alla fotocamera principale. Durante le riprese con la fotocamera principale di X51 5G, se lo smartphone si inclina, si muove o ruota, il giroscopio del Gimbal Camera System calcolerà la direzione e lo spostamento dell’oscillazione.

Sfruttando forze elettromagnetiche, l’intero modulo cardanico si muoverà nella direzione opposta per compensare l’oscillazione. Durante questo processo, il modulo regola la sua posizione con una frequenza di aggiornamento di 100Hz per stabilizzare il fotogramma in ogni momento.

Non solo per la stabilizzazione durante le riprese video, ma anche di note ciò è particolarmente vantaggioso, quando cioè è necessaria una lunga esposizione. Il Gimbal Radar, una sfera animata sullo schermo che riflette il movimento della sospensione cardanica, permette agli utenti di sapere quando l’inquadratura è stabile. Allo stesso tempo, l’algoritmo di motion-deblur di vivo, i sensori personalizzati e il tracciamento continuo della messa a fuoco migliorano ulteriormente la nitidezza dell’immagine e del video.

La sfida ai top di gamma

La configurazione della camera dell’X51 5G sfida gli smartphone fotografici top di gamma. È equipaggiato con un obiettivo periscopico che supporta l’Hyper Zoom 60x. È dotato di modalità Super Night Mode e Astro Mode, mentre le funzioni Super Wide-Angle e Super Macro aiutano in una vasta gamma di scenari. La Modalità Ritratto di vivo, alimentata da un algoritmo di mascheramento a 4 livelli, permette agli utenti di separare il soggetto dallo sfondo e di applicare effetti separati..

Il processore è lo spertimentato Qualcomm Snapdragon 765G, X51 5G, lo schermo ha una velocità di aggiornamento di 90Hz che non divora la batteria che è comunque una capiente 4315 mAh con FlashCharge da 33 Watt. 

La serie economica

Vivo ha lanciato anche la prima serie Y di smartphone per l’Europa: i modelli vivo Y70, Y20s e Y11s di fascia media che rappresenta il segmento chiave per vivo in Europa, dato che il 62,5% di tutti gli smartphone venduti nel continente si trova nella fascia di prezzo inferiore ai 300 euro. La serie Y si rivolge principalmente ad un pubblico giovane. Gli Y20s e Y11s sono progettati con una batteria ad alte prestazioni, con una tecnologia di ricarica intelligente e una capacità di 5000 mAh, capace di mantenere una singola carica per due giorni. L’Y70 costa 269 euro,  l’Y20s 179 e l’Y11s 149.

AGI – La battaglia d’autunno degli smartphone è cominciata da un po’: si è visto cosa hanno sfornato OnePlus e realme e come si è presentata per la prima volta sul mercato europeo la nuova scommessa di questa stagione: vivo. Ma una delle mosse più attese era quella di un’altra cinese, Oppo, anche lei parte della galassia Bkk che ha generato OnePlue e realme e che in primavera aveva sparigliato le carte con un flagship sorprendente come il Find X2. Questo autunno ha rilanciato la scommessa con una nuova edizione della serie Reno: Reno4 Pro, Reno4 e Reno4 Z.

Nel terzo trimestre del 2020 il mercato degli smartphone ha dato segnali importanti, che fanno sperare in una ripresa del mercato anche se lo spettro dei nuovi lockdown potrebbe abbbattersi su una fetta importante come la fascia medio-alta. La stessa fascia in cui si inserisce questa serie 4 che si presenta sul mercato con un prezzo ‘importante’: quasi 800 euro.

Un’impegno giustificato dal fatto che Oppo è ormai saldo in quinta posizione tra i principali venditori sia in Europa che in Italia con un porzione del 6% del mercato, ma con ina crescita che sfuioira il 1000%

Se con il Find X2 l’obiettivo era quello di piazzare una bandierina nella fascia premium appannaggio di Samsung e Huawei, è chiaro che questo Reno4 Pro è pensato per quella medio-alta che pure è la più vulnerabile di fronte alle oscillazioni di mercato. Lasciato allo spin-off realme il compito di presidiare l’area economica (e lo fa benissimo con la serie 7), Oppo sembra lanciarsi in quel complicato segmento in cui si danno battaglia Xiaomi, Samsung e OnePlus.

Oppo ha sempre rivendicato il video come  principale punto di forza tecnico. Come marchio di telefonia 5G specializzato nelle riprese video, ha completamente aggiornato le funzionalità video di Reno4 e Reno4 Pro, con diverse tipologie di scene.  In particolare, per risolvere le problematiche legate alla sfocatura delle immagini e migliorare la nitidezza degli scatti notturni, il Reno4 Pro ha implementato la funzione “Ultra Night Video”.

Per quanto riguarda l’hardware, l’OPPO Reno4 Pro è dotato di un obiettivo video grandangolare ultra-night IMX708 di Sony, che offre un campo visivo di  ampiezza pari a 120 gradi, un sensore da 1/2,43” con una dimensione di un singolo pixel fino a 1,4μm. Infine, è in grado di supportare anche quattro pixel in uno, operando a una maggiore esposizione con una più elevata sensibilità alle condizioni di scarsa luminosità.

Un algoritmo sviluppato dalla casa e chiamato “Moonlight Video” aumenta la luminosità dello schermo durante le riprese notturne e la nitidezza dell’immagine  rispettivamente del 74,4% e del 33,7%.

Sul fronte delle vubrazioni, è equipaggiato con l’ultimo Ultra Steady Video 3.0. Quando si combina un obiettivo video ultra-grandangolare, la stabilizzazione dell’immagine super steady e l’algoritmo sviluppato da OPPO, la capacità anti-shake del video rear-facing viene migliorata, con il risultato di un effetto più stabilizzato.

Per quanto riguarda, invece, l’attività di montaggio video, l’applicazione di editing video intelligente Soloop, presenta 10 tra i più popolari filtri per film, e un generatore video intelligente è in grado di identificare i momenti principali all’interno di tutte le riprese e di modificarli automaticamente in un filmato unico.

La fotocamera posteriore dell’OPPO Reno4 Pro è una combinazione “3+1” composta da una fotocamera principale ad alta definizione da 48MP, un obiettivo ultra-grandangolare da 12MP, un teleobiettivo da 13MP e un obiettivo con autofocus a rilevamento laser. Tra questi, la telecamera principale è un sensore Sony IMX586, che supporta una funzione OIS ottica anti-shake.

Ma il vero punto di forza è la velocità di ricarica: sia  Reno4 che Reno4 Pro sono dotati di del sistema di ricarica rapida SuperVOOC 2.0 da 65W che detiene il record di capacità di ricarica commerciale più veloce del settore: ci vogliono solo circa 36 minuti per caricare completamente la batteria da 4000 mAh.

Inoltre, OPPO Reno4 Pro ottimizza il risparmio energetico attraverso la sua funzionalità Smart Power Saver. In aggiunta, con l’algoritmo OFusion, il consumo energetico è ottimizzato del 40% durante le riprese video. Infine, analizzando la routine di sonno di un utente, Reno4 Pro ottimizza il consumo energetico durante la notte fino al 10% entrando in modalità standby.

Una tecnologia infgomrante che però non influisce nè suylle dimensioni – il Pro è spesso 7,6mm – né sul peso: 172 grammi. Lo schermo è il solito Amoled curvo 3D da 6,5” che supporta una frequenza d’aggiornamento di 90Hz e una frequenza di campionamento di 180Hz..

Sia OPPO Reno4 che Reno4 Pro sono configurati con un chip Qualcomm Snapdragon 765G integrato 5G e supportano la rete dual-mode SA/NSA. Grazie all’antenna surround 2.0 a 360°, la velocità di upload e download 5G è aumentata del 20% in un ambiente con segnale debole e del 30% in un ambiente con Wi-Fi. L’accelerazione a doppio canale 5G+Wi-Fi fornisce un’esperienza più veloce.

Il prezzo, si è detto, è da fascia medio-alta: il Reno4 Pro con 12GB di RAM e 256GB di ROM, è disponibile a 799 euro.

Cosa serve davvero in uno smartphone? Per cosa si è disposti a pagare? Fino a poco tempo fa la tendenza era quella di dotare anche i device di fascia media di fotocamere che avrebbero soddisfatto i più esigenti fotografi professionisti, ma la fotografia è un’arte e se si è scarsi a scegliere soggetto, luce e momento, anche la migliore reflex non serve a nulla. Quindi torniamo al punto di partenza: cosa serve davvero in uno smartphone? 

A giudicare dalla tendenza di quasi tutti i produttori, il trend del momento è l’autonomia. Un telefono deve caricarsi in fretta e la batteria deve durare. Poi cos’altro? Deve avere un buon display, perché lo usiamo per giocare e perché oggi, con buona pace dei grandi registi che già impallidivano al pensiero delle interruzioni pubblicitarie, su uno schermo da 6 pollici guardiamo tanto una serie tv girata in due camere e cucina quanto un kolossal da 300 milioni di dollari.

Quindi, di nuovo, che cosa serve in uno smartphone oggi? La velocità di connessione è fondamentale, ma c’è davvero bisogno di un telefono 5G? Nell’Italia di fine 2020 no. La rete non è abbastanza diffusa e soprattutto non è abbastanza stabile e, con i chiari di luna dello scontro sull’affidabilità dei componenti Huawei, c’è il rischio che le grandi opportunità delle reti di quinta generazione non siano pienamente sfruttabili prima di un paio di anni.

A tutto questo sembrano aver pensato nel quartier generale di realme quando hanno messo a punto i nuovi flagship del’azienda: il 7 e il 7 Pro. Per chi lo avesse dimenticato o si fosse distratto, ricordiamo che realme sta a Oppo come Honor sta a Huawei o redmi a Xiaomi. È, in sostanza, la sottomarca (o, più elegantemente, lo spin-off) di un brand che fa ottimi telefoni e se li fa pagare come tali.

Il 7 e il 7 Pro sono telefoni di fascia media, che costano dai 200 ai 300 euro e hanno un pregio impagabile: fanno quello che promettono. La ragione per cui esiston in due versioni è perché nella intenzioni di realme i destinatari di questi due smartphone sono ben definiti. 

Il 7 Pro ha un alimentatore da 65W  che dovrebbe garantire la ricarica completa in 34 minuti e una batteria da 4.500 mAh che garantisce senza grossi problemi un’intera giornata di autonomia anche con un utilizzo molto intenso. Il display da 6,4 pollici è a 60Hz, abbastanza maneggevole, quindi, ma con performance non da gaming spinto. Insomma il telefono ideale per chi sa di avere sempre una presa a portata di mano per ricaricare in una manciata di minuti, non pretende dal display né dal processore chissà quali prestazioni. 

Il 7 ha una ricarica meno veloce – da 30W – però conta su una batteria da 5.000 mAh ed è pensato per il gaming, così come si evince dal processore – l’Helio G95 di Mediatek – e dal display a 90hz. Un ottimo acquisto a 200 euro se non avete la pretesa di scattare foto memorabili.

 

 

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