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AGI – Ci sono i Widget APL, disponibili nella Developer Preview, che consentono agli utenti di interagire con i contenuti dalla schermata iniziale del loro dispositivo. Ci sono le Alexa Shopping Actions (come aggiungi al carrello e acquista) che permettono di vendere prodotti da Amazon.it attraverso le skill. E poi anche la disponibilità delle Interactive Media Skill Components, che ridurranno il tempo necessario ai produttori di contenuti (radio, podcast e musica) per lanciare esperienze interattive su Alexa.

Sono alcune delle nuove funzionalità in arrivo su Alexa, l’assistente vocale di Amazon che può controllare fino 140 mila prodotti: in tutto sono più di 50, 30 per l’Italia e sono state presentate nel corso di Alexa Live, la terza conferenza annuale degli sviluppatori (nel mondo se ne contano più di 900 mila e hanno sviluppato più di 130 mila skill).

Alcune di queste skill sono dedicate agli sviluppatori, altre riguardano anche gli utenti. Alcune sono poi disponibili solo negli Stati Uniti (come la possibilità di dare ad Alexa una voce maschile, Ziggy).

Fare di piu, pensare di meno

“Gli sviluppatori e i produttori di dispositivi sono stati fondamentali per l’evoluzione di Alexa e saranno fondamentali per il futuro di tutta la nostra famiglia di dispositivi e servizi” ha dichiarato Jeff Blankenburg, Chief Evangelist Amazon Alexa. Per Blankenburg l’obiettivo di Alexa è “essere un assistente ambientale proattivo, personale e prevedibile” che permetta agli utenti “di fare di più e di pensare meno alla tecnologia”.

Smart home più facile

In chiave Smart Home Amazon ha sviluppato un ecosistema aperto. Supportando più protocolli per la casa intelligente, in questo modo, è più semplice per produttori di dispositivi e sviluppatori collaborare con Alexa e creare soluzioni innovative per i consumatori finali. Nell’ultimo anno e mezzo, Amazon e altri produttori leader di device per la casa intelligente, hanno sviluppato un nuovo protocollo di interoperabilità chiamato Matter.

L’obiettivo di questo standard è quello di rendere facile per gli utenti sapere che i loro dispositivi in casa sono compatibili con tutti i principali servizi vocali. Per i produttori di dispositivi, Matter ridurrà lo sforzo richiesto per realizzare un nuovo dispositivo Smart Home. I dispositivi della famiglia Echo saranno aggiornati per essere integrati con il sistema Matter.

Monetizzare

Tra le nuove funzionalità presentate c’è anche la possibilità per gli sviluppatori di consentire agli utenti di scoprire e utilizzare le loro skill. Gli sviluppatori possono utilizzare le Paid Skill per chiedere agli utenti il pagamento di una somma di denaro per accedere alle skill premium. 

Per rendere più semplice la programmazione delle skill, Amazon ha annunciato anche Alexa Skill Components, per dare la possibilità di sviluppare skill più velocemente, inserendole nei modelli vocali esistenti e nelle diverse librerie. Con gli Skill Components, si può sfruttare il proprio tempo per concentrarsi sugli aspetti unici delle skill, dedicando meno all’attività operativa di programmazione. Gli Skill Components sono strumenti pronti all’uso, facilmente integrabili nelle app vocali. 

AGI – Grande è la confusione sotto il cielo del mercato degli smartphone e la situazione è quindi eccellente. Parafrasando la frase attribuita di volta in volta a Confucio o a Mao riusciamo ad avere una vaga idea di cosa sta succedendo tra i numerosi marchi che affollano la palette di produttori cinesi.

E non è un caso che la dottrina confuciana (o maoista, se preferite) sia messa in atto proprio oltre quella cortina che oggi appare insieme più impermeabile e permeabile che mai. Impermeabile ai moniti che vengono dall’Occidente, permeabilissima per quanto riguarda i movimenti di merci.

Restando sulla Cina, sembra che fare incetta di microchip abbia messo le aziende di telefonia al riparo da quella penuria che ha già rallentato i produttori di auto e se si guarda ai dati sulle spedizioni registrati da Canalys, non sfugge che i principali marchi cinesi messi insieme hanno superato la somma di Apple e Samsung: 37% del mercato contro il 33%.

A farla da padrone, in teoria, è Xiaomi, che detiene il 17% e ha sperimentato una crescita dell’83%. Ma se si considera il dato aggregato di Oppo (che include OnePlus e realme) e Vivo, è la conglomerata Bkk a fare la parte del leone, con il 20% delle spedizioni.

Ma siamo sempre nel campo della teoria sia perché le aziende cinesi non brillano esattamente per trasparenza, sia perché, come nel gioco delle tre carte, i marchi passano da qui a lì, si fondono, si inglobano, si scorporano, si riassemblano, si scambiano pezzi e tecnologie e alla fine non si capisce più chi fa cosa e per chi. Un esempio è la partnership (o fusione, o incorporazione?) tra Oppo e OnePlus, che comunque fanno già parte della famiglia Bkk. Grande è la confusione sotto il cielo, per l’appunto, e in questa confusione è facile prosperare.

Ma di tutto questo, al consumatore, cosa importa? Un bel niente. Al consumatore ciò che interessa è avere la tecnologia migliore al prezzo più accessibile. Che poi tanta capacità di calcolo, fludità d’uso e velocità di connessione non gli servano davvero è un’altra questione. L’importante è averla a disposizione perché, come ha detto un manager di uno dei protagonisti emergenti del mercato, lo smartphone è sempre meno telefono e sempre più un ‘abilitatore’. Segnatevi questa parola, perché ci torneremo.

Al consumatore, dicevamo, importa avere il meglio a meno e uno dei marchi a capirlo è stato OnePlus, che per anni è stato una sorta di brand ‘ribelle’, legato più ai desideri della fanbase che a quelli del mercato tout-court e che ora sta trasferendo la propria filosofia dai flagship a una fascia media che si è fatta sempre più esigente. Di nuovo: il meglio a meno. Il primo tentativo era stato fatto l’anno scorso con il modello Nord, un telefono di fascia media con un hardware e un software (quasi) da flagship, ed esattamente un anno dopo è il momento del Nord 2 5G, un aggiornamento completo, dalla fotocamera e dalle prestazioni fino alla ricarica e al design. Che si traduce in soldoni in una tripla fotocamera AI da 50 MP con sensore Sony IMX766 e stabilizzazione ottica dell’immagine (OIS), Warp Charge 65 (si carica dallo 0-100% in meno di 35 minuti) e il software OxygenOS di OnePlus

Una delle novità è l’uso del processore MediaTek Dimensity 1200-AI che dovrebbe migliorare le prestazioni della CPU del 65% e quelle della GPU del 125% rispetto al modello di un anno fa e soprattutto affrancare l’azienda dagli Snapdragon di Qualcomm. Semplificando (e di molto) è un telefono in cui prestazioni e prezzo (dai 300 ai 400 euro a seconda del taglio di memoria che si sceglie) sono perfettamente bilanciate. Pagate per quello che avete e non un centesimo di più. E in un settore in cui capita che i prodotti costino molto più di quanto valgono, non è poco.

Per capire cosa sta succedendo nel mercato degli smartphone, AGI ha intervistato Tuomas Lampen, Head of Strategy di OnePlus.

La partnership con Oppo non rischia di inficiare la filosofia che è sempre stata alla base di OnePlus, marchio che anche all’interno di un conglomerato come Bkk ha sempre cercato di mantenere una propria indipendenza?

OnePlus continuerà a operare come brand indipendente all’interno di Oppo e continuerà a seguire il nostro approccio Never Settle per creare la migliore esperienza utente possibile. Nei mercati in cui operano entrambe le società, continueremo a competere come prima. Con questa integrazione più profonda con Oppo, avremo più risorse a disposizione per creare prodotti ancora migliori e la migliore esperienza utente possibile.

Abbiamo anche recentemente annunciato che siamo al lavoro per integrare la base di codici OxygenOS e ColorOS. Questo è un esempio in cui una più profonda integrazione con Oppo aggiungerà valore per gli utenti OnePlus, poiché ci consentirà di fornire aggiornamenti OxygenOS più stabili e migliorare il nostro programma di manutenzione del software.

Il modello Nord già dall’anno scorso ha rivoluzionato il mercato di fascia media. Qual è la strategia dietro la dotazione di uno smartphone di fascia media con hardware da flagship e quali sono i punti sui quali il cliente ha più esigenza?

Il feedback della community è sicuramente importante per il processo di creazione di un prodotto. Ma per comprendere al meglio i mercati a cui ci rivolgiamo, conduciamo anche ricerche molto approfondite per capire cosa sia importante per ciascun segmento di consumatori. Ad esempio, con OnePlus Nord, la nostra ricerca ci ha guidati verso la decisione di concentrarci sulla costruzione di una fotocamera potente per portare nel mercato mid-range un’esperienza OnePlus che possa dirsi di livello flagship. Allo stesso modo, OnePlus Nord 2 5G è il risultato di una visione analitica sul settore, combinata al feedback della community.

Con il lancio del primo Nord, l’anno scorso, abbiamo fissato un nuovo punto di riferimento per gli smartphone di fascia media, ma abbiamo sfidato noi stessi per riuscire a fornire non solo complessivamente ma concretamente tutto ciò che si potrebbe chiedere. A questo scopo stiamo introducendo OnePlus Nord 2 5G, che è un aggiornamento completo al primo Nord, potenziato e migliorato con tutto ciò che potresti chiedere.

OnePlus Nord 2 5G è il nostro passo più deciso nella fascia media, in quanto offre prestazioni veramente senza compromessi basate sull’intelligenza artificiale, possiede un sistema di fotocamere più intelligente e tutti quegli elementi che lo rendono paragonabile ad un flagship. È dotato di diverse funzionalità di punta, come la fotocamera principale da 50 MP, un sensore Sony IMX 766, OIS, Warp Charge 65 e la batteria da 4500mAh presa dalla nostra serie flagship OnePlus 9. Dispone inoltre di un chipset di punta MediaTek: Dimensity 1200-AI, esclusivo di OnePlus, dotato di una serie di funzionalità basate sull’intelligenza artificiale per migliorare l’esperienza utente complessiva.

In OnePlus crediamo fermamente che sia importante confrontarsi coi propri progetti con sguardo critico, per restare costantemente connessi alle crescenti esigenze dei nostri utenti. Questo approccio ci ha portati alla serie Nord: affrontare la fascia di prezzo e sfidarla, rimanendo fedeli alla nostra filosofia Never Settle. Fin dall’inizio, abbiamo creato prodotti che fossero capaci di rivoluzionare il mercato in sempre più fasce di prezzo. OnePlus Nord 2 è lo smartphone completo che supera i prodotti in quasi tutti le fasce di prezzo: è il flagship killer del 2021.

Quale è stata l’accoglienza dei modelli Nord da parte non tanto del pubblico quanto dei fan che da sempre hanno rappresentato un elemento fondante delle operazioni commerciali e delle scelte tecnologiche di OnePlus?

Quando abbiamo pianificato il lancio di Nord, eravamo fiduciosi che sarebbe stato un dispositivo molto solido, ma non eravamo completamente preparati per la risposta che abbiamo ricevuto. Fin dal nostro annuncio, c’era nell’aria parecchia eccitazione. Una volta lanciato il prodotto, la risposta è stata fenomenale e le vendite sono state la prova della qualità del prodotto.

L’accoglienza dei nostri utenti e fan è andata oltre le nostre aspettative, posizionando OnePlus Nord come il nostro dispositivo più venduto in Europa. OnePlus Nord è stato anche lo smartphone più venduto su Amazon in Italia, Francia, Germania e Regno Unito nel mese di lancio.

Finlandia, Germania e Paesi Bassi sono i 3 paesi con le migliori prestazioni per quanto riguarda OnePlus Nord. In Finlandia, OnePlus Nord è stato il modello Android più venduto nel mercato degli smartphone tra il primo trimestre del 2020 e il primo trimestre del 2021. inoltre, è stato anche il dispositivo 5G più venduto in Finlandia nell’agosto 2020. In Danimarca, OnePlus Nord è stato il modello 5G più venduto nella fascia di prezzo media tra il primo trimestre 2020 e il primo trimestre 2021. I primi 3 canali performanti che hanno contribuito al successo di Nord sono Amazon, Elgiganten ed Elisa.

Complessivamente, in Europa, OnePlus ha registrato un aumento delle vendite del 388% e un aumento delle entrate del 286% nel primo trimestre del 2021 rispetto al primo trimestre del 2020 e Nord Product Line ha contribuito per il 35% alle entrate totali di OnePlus. Prevediamo che entro la fine del 2023 il volume delle vendite accumulate della linea di prodotti OnePlus Nord raggiungerà i 25 milioni di unità.

L’obiettivo ultimo della linea di prodotti Nord era, e sempre sarà, quello di rendere accessibile ad un pubblico ancora più ampio la grande tecnologia.

AGI – La ricerca su Marte denominata ExoMars Trace Gas Orbiter da parte dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) non ha dato esito e ha stabilito nuovi limiti sulle quantità di metano presenti assieme a etano, etilene e fosfina nell’atmosfera di Marte, i quattro cosiddetti gas “biomarker”, che sono potenziali segni di vita. I risultati sono stati pubblicati su tre articoli sulle riviste Astronomy & Astrophysics e ScienceDirect.

Il metano è un biomarcatore di interesse chiave, poiché gran parte di quello trovato sulla Terra è prodotto dagli esseri viventi o dall’attività geologica, e quindi lo stesso potrebbe essere vero anche per Marte. 

“Abbiamo usato il Trace Gas Orbiter (TGO) per affinare ancora di più il limite superiore per il metano su Marte, questa volta con una raccolta dei dati per più di 1,4 anni marziani – 2,7 anni terrestri”, spiega Franck Montmessin, del laboratorio LATMOS dell’Università di Versailles Saint Quentin en Yvelines, co-investigatore principale della Atmospheric Chemistry Suite (ACS) di Trace Gas Orbiter e autore principale di uno dei tre nuovi articoli sui biomarcatori marziani.

“Non abbiamo trovato alcun segno del gas, il che suggerisce – dice il ricercatore – che la quantità di metano su Marte è probabilmente persino inferiore a quanto suggeriscono le stime precedenti”. Il ‘mistero del metano’ su Marte prosegue da molti anni con risultati contraddittori provenienti da missioni tra cui la Mars Express dell’ESA ed il rover Curiosity della NASA, che catturano picchi sporadici e scoppi di gas nell’atmosfera di Marte, fluttuazioni sia in orbita che sulla superficie del pianeta, segni del gas che variano con le stagioni oppure non osservando affatto il metano.

Stime precedenti vanno da 0,2 fino a 30 parti per miliardo di volume (ppbv), indicando fino a 30 molecole di metano per miliardo di molecole. Per riferimento, il metano è presente nell’atmosfera terrestre a quasi 2000 ppbv. Gli scienziati hanno anche cercato segni di metano intorno alla zona di lavoro di Curiosity, il cratere Gale, e non hanno trovato nulla, nonostante il rover abbia segnalato la presenza di metano in quell’area.

“Curiosity misura proprio dalla superficie di Marte, mentre l’orbiter effettua misurazioni pochi chilometri sopra, quindi la differenza tra questi due risultati potrebbe essere spiegata da qualsiasi metano intrappolato nella bassa atmosfera o nelle immediate vicinanze del rover”, aggiunge Franck. “Non abbiamo trovato alcun segno di metano su Marte e abbiamo fissato un limite superiore di 0,06 ppbv, che concorda con i risultati iniziali di TGO utilizzando l’ACS “, afferma a sua volta l’autrice principale dello studio, Elise Wright Knutsen, precedentemente al Goddard Space Flight Center della NASA, negli Stati Uniti, e ora a LATMOS, Francia.

La ricerca della vita su Marte, o delle sue tracce persistenti, è un obiettivo centrale del programma ExoMars e la caccia ai biomarcatori in particolare è un obiettivo primario del Trace Gas Orbiter. Il prossimo rover ExoMars “Rosalind Franklin”, il cui lancio è previsto per il 2022, completerà la caccia di TGO ai biomarcatori scavando nella superficie marziana. I campioni sotterranei possono avere maggiori probabilità di trattenere i biomarcatori, poiché il materiale è schermato dal duro ambiente di radiazioni dello spazio.

AGI – I cinghiali possono rilasciare circa 4,9 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno a livello globale, l’equivalente di inquinante prodotto da 1,1 milioni di automobili. A calcolarlo sono stati gli scienziati dell’Università del Queensland e dell’Università di Canterbury, che hanno pubblicato i risultati del loro lavoro sulla rivista Global Change Biology.

Il team, guidato da Christopher O’Bryan dell’Università di Canterbury, ha utilizzato modelli predittivi della popolazione e tecniche di mappatura avanzate per valutare i danni climatici associati alla presenza dei cinghiali. Il gruppo di ricerca ha elaborato 10mila mappe della potenziale densità globale di suini selvatici, valutando i relativi danni provocati dalla specie e le conseguenti emissioni di carbonio. 

“La continua espansione della popolazione di questi animali – afferma l’autore – potrebbe rappresentare una minaccia per il clima. I maiali selvatici possono essere paragonati a trattori che arano i campi, rivoltando il terreno alla ricerca di cibo”. Il suolo, spiegano gli esperti, contiene circa il triplo del carbonio presente in atmosfera, per cui anche una piccola frazione può accelerare il cambiamento climatico.

“I nostri modelli – riporta il ricercatore – mostrano che i maiali selvatici stanno sradicando un’enorme quantità di terra, minacciando anche la biodiversità e la sicurezza alimentare, due elementi cruciali per lo sviluppo sostenibile”.

“Speriamo che questo lavoro possa contribuire a far sì che vengano adottate misure mirate per mitigare il cambiamento climatico – sostiene Nicholas Patton, dottorando presso l’Università di Canterbury – le specie invasive sono un problema causato dall’uomo, dobbiamo riconoscere e assumerci le responsabilità delle conseguenze ambientali ed ecologiche”.

Il controllo dei suini selvatici, sottolineano gli esperti, richiederà cooperazione e collaborazione. “Abbiamo molto lavoro da fare – concludono gli scienziati – ma nel frattempo dobbiamo continuare a proteggere e monitorare gli ecosistemi suscettibili alla presenza di specie invasive”. 

AGI – Ti senti più sudato per un’ondata di caldo estivo? Non preoccuparti, non tutto il sudore deve andare sprecato. In un articolo pubblicato sulla rivista Joule, gli scienziati dell’Università della California a San Diego descrivono un nuovo dispositivo in grado di raccogliere energia dal sudore sulla punta delle dita.

Ad oggi, il dispositivo è il più efficiente raccoglitore di energia sul corpo mai inventato, ed è in grado di generare 300 millijoule (mJ) di energia per centimetro quadrato senza alcun input di energia meccanica. Gli autori affermano che il dispositivo rappresenta un significativo passo avanti per l’elettronica indossabile autosufficiente.

Il team, guidato da Lu Yin, ha realizzato una striscia sottile e flessibile che può essere indossata sulla punta di un dito e può generare energia anche se l’utente è addormentato o seduto. “A differenza di altri dispositivi indossabili alimentati dal sudore – spiega l’esperto – la nostra soluzione non richiede esercizio o input fisico. Credo che questo sia il primo passo per rendere i dispositivi indossabili più pratici, convenienti e accessibili a tutti”.

“Il nostro sensore – aggiunge Joseph Wang, docente di nanoingegneria presso l’Università della California a San Diego – può essere utilizzato in qualsiasi attività quotidiana che coinvolga il tatto, perché si basa sul sudore dei polpastrelli, dove si trovano più di mille ghiandole sudoripare da cento a mille volte più efficaci rispetto a quelle che si trovano in altre parti del corpo”.

Il dispositivo può essere avvolto attorno alla punta del dito come un cerotto. Un’imbottitura di elettrodi in schiuma di carbonio assorbe il sudore e lo converte in energia elettrica.

Quando chi lo indossa suda o preme sulla striscia, l’energia elettrica viene immagazzinata in un piccolo condensatore e viene scaricata su altri dispositivi. Il dispositivo è stato testato da un volontario durante attività sedentarie. In una sessione di 10 ore di sonno, sono stati raccolti quasi 400 millijoule di energia, abbastanza per alimentare un orologio da polso elettronico per 24 ore.

Un’ora di digitazione tramite mouse ha accumulato quasi 30 millijoule. “Abbiamo effettuato le misurazioni con un solo dito – precisa Wang – questa tecnologia fornisce un guadagno netto di energia senza alcuno sforzo da parte dell’utente. Il nostro obiettivo a lungo termine è quello di rendere il dispositivo un oggetto utile e pratico, in grado di alimentare elettronica come sensori e display”.

AGI – Dopo gli oggetti da collezione digitali, i giochi online e soprattutto dopo l’esplosione della crypto art (ricordate la vendita monstre da 69 milioni di un’opera di Beeple, la terza in assoluto per valore di un’artista vivente?) gli NFT, i Not Fungible Token (tecnicamente dei certificati digitali), sbarcano sul grande schermo.

L’opera “La leggenda di Kaspar Hauser” di Davide Manuli, prodotta da BlueFilm, è stata resa accessibile in 62 scene NFT che verranno messe all’asta il 31 luglio sulle piattaforme digitali OpenSea, Rarible e Crypto.com. Il progetto è stato realizzato da EY, multinazionale della consulenza aziendale, con il suo team di esperti in blockchain, e da una startup italiana, CinTech, attiva nel settore della blockchain. Un’idea che in un momento storico come questo, in cui l’arte, la cultura e l’intrattenimento sono alle prese con la crisi post-Covid e i cambiamenti imposti dalla trasformazione digitale, può rappresentare una strada innovativa per rilanciare l’industria cinematografica.

La blockchain conquista l’intrattenimento

Per realizzare questo progetto EY, in particolare, si è occupata di disegnare una visione imprenditoriale scalabile per un settore, come quello dell’entertainment, nuovo a questo tipo di tecnologie. Inoltre, EY ha seguito la parte strategica e operativa che ha portato alla definizione e creazione proprio dei 62 NFT del film tramite la sua soluzione proprietaria blockchain.ey.com, con la pianificazione del processo di vendita. “Questo progetto consente di sfruttare la nostra nuova soluzione proprietaria EY OpsChain per realizzare dei Non Fungible Token su Blockchain Ethereum e creare una copia digitale dei diversi frame del film – ha spiegato Giuseppe Perrone, EY EMEIA Blockchain Leader – è sicuramente un’idea innovativa a cui siamo orgogliosi di aver creduto e partecipato da subito perché siamo convinti che potrà costituire un nuovo modo di creare valore a sostegno dell’intero settore cinematografico, ma non solo. Le potenzialità di questa tecnologia sono moltissime e possono essere sfruttate in tutti i settori: dallo sport alla cultura, il turismo e così via”. 

Cinema e Nft

CinTech nasce nella primavera del 2021 dall’intuizione di Renato Pezzi, Jacopo e Nicolò Lucignano, tre italiani guidati dalla loro passione per l’innovazione e il mondo dell’entertainment che per primi al mondo hanno immaginato un nuovo modo di concepire il prodotto “film” legandolo alla tecnologia NFT. “Con questa operazione vogliamo dimostrare a coloro che sono in possesso di contenuti e asset digitali come sia possibile innovare il proprio business model creando nuovi flussi di ricavi e fonti di finanziamento” hanno precisato i tre fondatori dell’azienda”.

Un documentario sui Not Fungible Token. Con la vendita di questo primo film in NFT, poi, la compagnia ha in programma di riutilizzare parte dei ricavi per la creazione di un docufilm proprio sul fenomeno degli NFT. “Un esempio di come si possa dare vita ad un’economia circolare che permette di impiegare i proventi derivanti dalla vendita dei token per la produzione di nuovi film, opere d’arte ed altro ancora”.

Una nuova piattaforma. CinTech, EY e BlueFilm, sono anche a lavoro su iniziative simili a questo primo progetto nei settori dello sport, del turismo, della cultura e dell’intrattenimento. Inoltre è in cantiere la realizzazione di una piattaforma online dove sarà possibile acquistare, scambiare e creare asset digitali collezionabili, attraverso logiche orientate alla gamification.

i numeri degli Nft

Secondo i dati di DappRadar, nella prima metà del 2021 le vendite di NFT hanno totalizzato 2,47 miliardi di dollari (nei 12 mesi precedenti il volume d’affari si era attestato a 13,7 milioni di dollari). Tra i contenuti messi in vendita nei mesi scorsi in formato NFT c’è il codice sorgente del web scritto dall’inventore Tim Berners-Lee (4,5 milioni di dollari), il primo post di Jack Dorsey su Twitter (2,9 milioni di dollari) e appunto l’opera dell’artista Beeple (battuta da Christie’s a 69,3 milioni di dollari). 

C’è anche Banksy. Ma non è finita. Il 22 luglio andrà all’asta la versione NFT di Spike, opera di Banksy. L‘originale, che è stata creata in Palestina dal celebre street artist, attualmente è di proprietà del tenore Vittorio Grigolo, co-fondatore di Valuart, la piattaforma che metterà all’asta l’opera (il 50% del ricavato dell’asta andrà in beneficenza).

AGI – ASC27 è la startup italiana vincitrice della sezione europea del Congresso mondiale sull’IA di Shangai (WAIC) e si è posizionata tra le prime 10 al mondo nella sezione Best Practice Applied Algoritms, grazie ad una Intelligenza Artificiale capace di aiutare i giornalisti a migliorare i propri articoli e raggiungere un maggior numero di lettori.

La startup romana ha infatti messo a punto un sistema di deep learning che impara dai lettori gli elementi di successo di una storia capace di diventare virale. Il sistema, già acquistato all’estero da un importante gruppo imprenditoriale americano, potrebbe cambiare il modo in cui i giornalisti comunicano suggerendo loro i punti di forza e di debolezza degli articoli.

Come funziona il programma

Il suo nome è Asimov, un co-Bot di intelligenza artificiale progettato per ottenere migliori risultati nell’editoria e nella comunicazione che, dicono ad ASC27, “servirà per costruire la nuova era del giornalismo – più efficiente, preciso e umano – svolgendo i compiti più ripetitivi e lasciando spazio all’atto creativo dei giornalisti in modo che possano avere più tempo per lavorare sulla qualità degli articoli e delle informazioni”.

Il software è già utilizzato quotidianamente da oltre 2000 giornalisti nelle principali riviste che stanno ampliando il proprio pubblico e i propri ricavi sfruttando Asimov AI.

L’evento

Presentato nella sezione startup europee, l’azienda ha ottenuto con Asimov il riconoscimento dall’importante World Artificial Intelligence Congress (WAIC), il Congresso mondiale sull’intelligenza artificiale che si è aperto il 7 luglio alla presenza di 1.000 relatori, tra cui i vincitori del premio Turing, Joseph Sifakis e Yao Qizhi e il “padre di Linux” Linus Torvalds, il Ceo di Siemens Roland Busch, quello di Qualcomm Cristiano Amon, il presidente di Huawei Ken Hu, e i leader di Tencent, Alibaba e Baidu.

Le sale espositive del WAIC occupano oltre 40.000 metri quadrati nella nuova area di Pudong nel distretto di Xuhui. Oltre a parlare di innovazioni e business, affronta argomenti sull’AI affidabile e sullo sviluppo sostenibile, il rapporto dell’AI con l’ambiente, la privacy e gli algoritmi e come evitare il divario digitale in tutto il mondo. Al dibattito partecipano funzionari dell’OMS, dell’UNESCO, dell’ITU e di altre organizzazioni internazionali.

Più di 300 espositori hanno portato le loro ultime applicazioni AI al WAIC e la conferenza ibrida, in parte online, dove vengono mostrate si protrarrà fino a domani 10 luglio.

Il fondatore della startup

In questo contesto l’affermazione dell’azienda romana, creata dall’abruzzese Nicola Grandis e situata nel cuore di Roma, a pochi passi da Piazza San Pietro, conferma la creatività e il valore dell’innovazione tecnologica italiana.

 “ASC27 punta a rivoluzionare il modo di sviluppare software – dice Grandis – impiega sedici esperti di IA e tra di loro ci sono alcuni giovani hacker di fama nazionale”. Il nostro motto è “We create Knowledege – Creiamo conoscenza” e lo facciamo utilizzando tecniche di intelligenza artificiale applicate alla Cybersecurity e viceversa utilizzando i principi dell’hacking allo sviluppo del software per soluzioni innovative”.

La cerimonia di premiazione – che prevede un premio in denaro e altri benefit – seguirà la presentazione da remoto di Asimov (a causa della pandemia) da parte di ASC27 al 1° Forum europeo online organizzato da Expand.hk e Sinofy Group, per conto del WAIC di Shanghai e del governo cinese alla presenza di circa 700 giornalisti, con la previsione di 250 milioni di visitatori online.

AGI – L’Italia, Paese dalla cultura enogastronomica unica al mondo, ha reso gli italiani grandi appassionati di vino. Etichette rinomate e dall’altissima qualità, cui si affiancano una moltitudine di possibilità grazie alla ricchezza di territori, varietà delle uve e cantine, da nord a sud.

Saper armonizzare il gusto del cibo a quello del vino mira a valorizzare le qualità di entrambi, ma non è sempre facile orientarsi avendo a disposizione così tante opzioni. E Amazon non si è fatta sfuggire l’occasione per metterci lo zampino e ha insegnato all’assistente vocale Alexa a dare una mano nella scelta del vino. La skill si chiama ‘Vino Perfetto’ e l’ambizione è di aiutare nella scelta della miglior bottiglia da acquistare, in base all’occasione e all’abbinamento gastronomico. 

Sarà possibile porre domande più dirette e complesse. Basterà chiedere, ad esempio, “Alexa, consigliami un vino per una cena romantica con un prezzo massimo di venti euro” oppure “Alexa, suggeriscimi un vino per un aperitivo con amici”, in modo da velocizzare e ottimizzare la ricerca.

 

AGI – La protezione informatica (meglio se preventiva) è un’esigenza. Ma come misurarla prima di un attacco? È nato con l’obiettivo di farlo il Cyber Exposure Index, sviluppato da Yoroi, società specializzata in cybersecurity.

La sua finalità è misurare lo spazio digitale utilizzabile da un possibile attaccante. L’indice si basa su eventi già accaduti, come un attacco informatico di successo; sfrutta informazioni raccolte nei forum hacker del Deep Web; analizza i dati in vendita nei marketplace illegali del Dark Web. Valuta tre variabili: il numero di servizi esposti, lo score delle vulnerabilità e l’indice di data leakage.

Più elevato è il numero di servizi raggiungibili su Internet, più varie sono le tecniche che un attaccante può sfruttare per ottenere un accesso non autorizzato. Questo valore cerca di dare un’indicazione della superficie di attacco esterna, ed è calcolato dalla somma dei differenti IP, porte e protocolli associati all’azienda e accessibili dall’esterno. Per ridurre questo indice di rischio, un’azienda dovrebbe analizzare tutti gli IP e servizi esposti all’esterno e ridurre l’accesso solo a quelli strettamente necessari.

Più vulnerabilità sono sfruttabili da un attaccante, più sarà facile compromettere un host. Con questo indice si vuole stimare la facilità con cui un attaccante può compromettere il perimetro aziendale, sfruttando vulnerabilità da remoto. Per limitare il rischio, un’azienda dovrebbe aggiornare i software vulnerabili, dando precedenza a tutti i servizi esposti in rete.

Infine, più data leak sono presenti, più facilmente l’attaccante sarà in grado di ottenere informazioni utili per portare a termine un attacco. Un leak potrebbe includere solamente informazioni personali, ma anche password protette o addirittura password in chiaro.

“Il focus del Cyber Exposure Index – dice Marco Ramilli, ceo di Yoroi – non è giudicare l’organizzazione. Indica la probabilità di riuscita dell’attaccante e si modificherà nel tempo in funzione delle azioni messe in campo per proteggersi”.

Quest’indice di esposizione è anche la base per dare sostanza al concetto di analisi preventiva della supply chain aziendale, cioè alla necessità di valutare la potenziale insicurezza del proprio ecosistema. Senza dimenticare che anche attacca guarda a questi dati. I sindacati criminali sono finanziati da “investitori” che puntano al massimo profitto. Saranno dunque motivati ad attaccare chi appare più vulnerabile rispetto a chi sembra essere meno esposto.

Il valore finale dell’indice, comparato a quello di società simili per dimensioni, attività e servizi, permetterà inoltre di arrivare a dei veri e propri benchmark di riferimento. “Per ogni organizzazione, ente o azienda – afferma Marco Castaldo, consigliere delegato di Yoroi – oggi è cruciale avere informazioni tempestive sulla propria postura di sicurezza, prima che eventuali vulnerabilità vengano sfruttate da attaccanti. Per valutare correttamente quella postura bisogna analizzare quell’organizzazione dall’interno, certo, ma anche all’esterno, alla ricerca delle sue esposizioni”.

AGI – Quasi quarant’anni fa l’immaginazione di Ridley Scott faceva sfrecciare auto volanti nel cielo piovoso della Los Angeles di Blade Runner. Le vetture (senza ali) si alzavano agili in mezzo a strade affollate e trafficate e volavano tra i grattacieli per atterrare con altrettanta facilità ovunque fosse necessario.

Oggi l’auto volante è una realtà, ma è piuttosto lontana da quelle pilotate di Harrison Ford nel film. Innanzitutto perché ha le ali, ma soprattutto perché per decollare e atterrare ha bisogno di una pista. E difficilmente si può immaginare che possa avere un’intera porzione di autostrada per farlo con comodità.

Praticabilità a parte, AirCar è un ‘autoplano’ dotato di un motore BMW e funziona con il normale carburante disponibile in qualunque pompa di benzina. Il suo creatore, Stefan Klein, afferma che potrebbe volare per circa 1.000 km a un’altezza di 2.500 m e finora ha totalizzato 40 ore di volo.

Servono due minuti e 15 secondi per trasformarla da auto in aereo e quando non vola le ali si piegano lungo le fiancate. In volo, il veicolo raggiunge una velocità di crociera di 170 km/h. Può trasportare due persone, con un limite di peso combinato di 200 kg, ma a differenza dei prototipi di droni-taxi, non può decollare e atterrare verticalmente e richiede una pista.

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