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“Dobbiamo diventare intelligenti noi prima delle macchine, capire a 360 gradi il nuovo modello con cui abbiamo a che fare” dice Piero Poccianti, presidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale che promuove con Media Duemila e l’Osservatorio TuttiMedia il terzo appuntamento su “Intelligenza Artificiale e Stupidità Naturale: cosa può fare più danni?”. Le parole chiave per questo appuntamento sono diseguaglianza, Pil, economia, democrazia declinate per il mondo dell’Intelligenza Artificiale.

L’appuntamento è a Firenze il 18 maggio (Auditorium della Banca Monte dei Paschi di Siena – via Panciatichi, 50) alle 9,30: gli studenti discutono con Luigia Carlucci Aiello (professore Dipartimento di Ingegneria Informatica automatica e Gestionale Antonio Ruberti); Nicola Costantino (Economista aziendale Politecnico di Bari); Francesco Ulivi (Settore Innovazione MPS membro del Direttivo AI*IA); Piero Poccianti (presidente AI*IA) e Derrick de Kerckhove (OTM/Media Duemila). Gli studenti saranno i veri protagonisti dell’appuntamento 2018 perché a loro verranno rivolte domande per comprendere cosa si aspettano da questa società dove l’uomo sembra dover essere sostituito dalle macchine in tutto e per tutto. Modera l'incontro Maria Pia Rossignaud (OTM/Media Duemila).

 

Libertà, uguaglianza e indipendenza informatica: negli ultimi due decenni la Francia ha investito sul software libero, promuovendo un mercato informatico da 500mila posti di lavoro e del valore di quasi 5 miliardi di euro. E questo ha portato il Paese a liberarsi dalle limitazioni che derivano dalla dipendenza dalle grandi corporation dell’informatica e dalle loro licenze. A raccontare l’avventura francese alla platea del Politecnico di Torino è Roberto Di Cosmo, direttore dell’Initiative de Recherche et Innovation sur le Logiciel Libre (Centro francese di ricerca e sviluppo del software libero, Irill) che si occupa di rendere più efficiente e “libero” il parco software della pubblica amministrazione d’oltralpe, in un incontro organizzato dal Centro Nexa su Internet e Società.

Perché l'Italia è in ritardo?

“Il problema non è né giuridico né economico: abbiamo bisogno di dirigenti con la volontà e le competenze necessarie per trascinare il settore pubblico verso un uso più efficiente delle tecnologie”, ha spiegato Di Cosmo ad Agi. “In Francia tutto è iniziato dai requisiti imposti dai dirigenti per gli appalti che riguardano i software, i quali prevedevano un tempo di risposta per eventuali problemi di sole quarantotto ore, risultato molto più facile da ottenere sul software libero”. Ma cosa si intende quando si parla di software libero? Secondo la definizione che ne dà la Gnu foundation, nata appunto per sostenerne la diffusione, si tratta di “software che rispetta la libertà degli utenti e la comunità. In breve, significa che gli utenti hanno la libertà di eseguire, copiare, distribuire, studiare, modificare e migliorare il software”.

Una simile architettura, oltre a favorire la nascita di nuove aziende che impiegano migliaia di programmatori, è in grado di lavorare in tempo reale sulle richieste della Pubblica amministrazione, ed è replicabile da un ufficio all’altro grazie alla libertà di consultazione dei codici dai quali è composto. Ne è un esempio il Project Copernic, con il quale l’amministrazione francese ha deciso di ricostruire da zero il sistema tributario del Paese.

Open Source e Pubblica Amministrazione

I principi ai quali si ispira il software libero in Francia sono standard aperti, codice sorgente liberamente consultabile, competenze locali, e diversificazione. Ricetta pensata per garantire sicurezza e trasferibilità dei documenti da una pubblica amministrazione all’altra. “Uno dei problemi principali per una pubblica amministrazione è che i documenti devono essere perenni – precisa Di Cosmo -, requisito facilmente intuibile se si pensa alle funzioni dell’anagrafe”. Per le stesse ragioni la sicurezza deve essere centrale nel progetto di informatizzazione della Pa, e in questo caso è garantita dalla libera consultabilità del codice che compone il software, che può essere analizzato pubblicamente. Con i sistemi open source (codice aperto), la sicurezza è garantita dalla comunità informatica, la quale può accedere al codice che compone i programmi in modo da individuare eventuali difetti. 

“Ma uno dei vantaggi più grandi riguarda la libertà d’azione della Pa rispetto alle licenze software: non ci si deve confrontare con grandi corporation che cambiano i termini contrattuali a loro piacimento, o con aggiornamenti di sistema che richiedono ogni volta l’acquisto di nuove licenze su tutti i programmi”, spiega Di Cosmo.

I numeri di un boom

In termini di investimenti, il mercato del free software francese è passato da un volume d’affari di 400 milioni di euro nel 2006 a quasi 4 miliardi nel 2013. Oggi in Francia si contano 4462 imprese che garantiscono 50mila posti di lavoro qualificati nel settore. Tutto questo senza che vi fosse un peso sostanziale sulle casse dello Stato: “I costi di transizione non sono un’esclusiva del software libero, ma si verificano ogni qualvolta venga fatto un aggiornamento. Ed è proprio quando la migrazione è prevista comunque che si deve valutare il passaggio al software libero. Mettere in piedi un sistema nuovo, riscrivere i manuali e formare il personale ha ovviamente un costo. Anche il passaggio da Windows Xp a una versione successiva ha pesanti costi di transizione, ma se invece si avvia una migrazione verso il software libero, questo viene ripagato sul lungo termine”. L’esempio concreto lo offre proprio il Project Copernic, che a fronte di uno stanziamento di un miliardo di euro in dieci anni, ha permesso di ridurre a un decimo i costi di mantenimento e formazione sostenuti dal Ministero delle finanze francese.

Un passo avanti sul fronte Italiano è stato già fatto, con la pubblicazione delle Linee guida sull’acquisizione e riuso del software, che dai primi di aprile consente agli uffici pubblici di condividere i programmi che utilizzano sotto licenza libera. Il piano è di favorire la replicabilità del software tra le varie amministrazioni, così che non sia necessario per ogni Pa dotarsi di un suo sistema. “Ma in Italia il problema è la paura che siano tutti corrotti”, ha spiegato il presidente di Forum Pa Carlo Mochi Sismondi. “Per paura che qualcosa vada male si regolamenta tutto, ma così le pubbliche amministrazioni non hanno mai facoltà di adire iniziative virtuose proprie senza passare sempre da Roma”.

Leggi anche: Perché in Italia Internet non decolla mai?

Google ha lanciato un nuovo strumento di ricerca che piacerà moltissimo ai lettori di tutto il mondo. Si chiama Talk to Books e permette agli utenti di ottenere delle risposte ai propri quesiti direttamente dagli oltre centomila volumi presenti in Google Libri. Potrebbero essere dunque Dante, Tolstoj o Shakespeare, scelti da una intelligenza artificiale, a sciogliere i nostri dubbi sui dilemmi della vita ma anche su semplici curiosità quotidiane. Sarà un nuovo modo per esplorare il mondo letterario, classico e contemporaneo, partendo da una frase o da una domanda invece che da altri filtri più comuni come la ricerca per autore o per argomento.

Più creatività e meno efficacia

Chi usa Talk to Books non sarà alla ricerca di risposte esaustive e dirette. Per quello, secondo Google, continueremo a usare i metodi online tradizionali scrivendo parole chiave sulla barra di ricerca. Tutto per non dilungarci troppo in rete e cercando rapidamente ciò di cui abbiamo bisogno. Il nuovo strumento, invece, cercherà di colmare una generale sete di conoscenza puntando sulla creatività e sulla curiosità. Un modo divertente per evocare figure storiche e monumentali della cultura umana, molto lontane tra loro, e chiedere loro cosa pensano di temi importanti e attuali, come la guerra in Siria, e altri molto meno impegnati, come un suggerimento per spegnere il cervello prima di addormentarsi o per cucinare un piatto sfizioso per cena.

La presentazione al Ted Talk

Un mese fa, sul palco dell'evento annuale dedicato alle conferenze TED, Talk To Books è stato oggetto di una chiacchierata tra Chris Anderson, curatore dell’evento, e Raymond Kurzweil, capo-ingegnere di Google, uno dei massimi esperti di tecnologie che riguardano il riconoscimento del parlato, il machine learning e le intelligenze artificiali. Kurzweil ha spiegato come la ricerca semantica, che si fonda sul significato delle parole, stia alla base delle scelte fatte dall’algoritmo per trovare le repliche più plausibili all’interno di una normale conversazione tra esseri umani. In generale, più la frase è completa e articolata e più precisa sarà la selezione di citazioni recuperate.Ogni passo estratto dai libri viene mostrato, in un contesto più ampio, con una parte sottolineata in neretto. L’obiettivo dell’azienda di Mountain View è quella di testare questo tipo di intelligenze artificiali e, allo stesso tempo, come ricorda Kurzweil, “spingere le persone a incuriosirsi e leggere l’intera opera citata”.

OnePlus ha annunciato il suo nuovo top di gamma, OnePlus 6. E' il primo della casa cinese con design completamente in vetro e un display Amoled Full Optic 19:9 da 6,28 pollici. Ma soprattutto, combinando le nuove tecnologie Qualcomm con il lavoro degli ingegneri OnePlus, è lo smartphone più veloce mai prodotto dall'azienda. Nonché uno dei più potenti sul mercato.

La casa cinese, scrive il Sole 24Ore, è in forte ascesa nel mercato europeo. Il nuovo smartphone, oltre a seguire le tendenze del momento (dal notch sul display full screen fino al riconoscimento facciale) arriva sul mercato forte di un connubio fra processore, Ram e Rom che sul mercato non ha praticamente rivali. E che negli ultimi tre anni ha fatto dell'azienda una outsider da tenere in grandissima considerazione. 

"Con OnePlus 6 l'obiettivo che ci siamo dati era quello di creare un prodotto dal design sofisticato ed elegante quanto il lavoro che abbiamo svolto all'interno del dispositivo", ha dichiarato Pete Lau, fondatore e CEO di OnePlus. 

Ma che cosa è OnePlus e perché da qualche settimana è sulla bocca di tutti gli appassionati di confronti tra smartphone top di gamma? L'azienda, scrive Repubblica, ha appena quattro anni, ma gioca fin dall'inizio a fare il Davide che combatte contro tanti Golia. E' questa la missione della startup cinese di Shenzhen che nel 2017 è riuscita a raddoppiare il fatturato toccando quota 1,7 miliardi di dollari. Ed è per questo che i suoi smartphone sono diventati di culto: vogliono far piazza pulita dei modelli blasonati offrendo un'alternativa dalle caratteristiche ai vertici ma ad un prezzo ben più basso. 

La promessa di non invecchiare

OnePlus si impegna per garantire che i suoi telefoni rimangano sempre veloci e fluidi come il primo giorno, così da risolvere uno dei problemi più comuni tra gli utenti di smartphone. L’azienda raggiunge questo obiettivo attraverso una combinazione di hardware potente e software avanzato, in grado di interagire al meglio tra loro.

OnePlus 6 dispone di uno dei processori più potenti sul mercato, Qualcomm Snapdragon 845, che migliora le prestazioni del 30% e al tempo stesso è più efficiente del 10% dal punto di vista energetico. In combinazione con il processore grafico Adreno 630, più veloce del 30% rispetto alla generazione precedente, OnePlus 6 offre la potenza necessaria per qualsiasi attività, dallo streaming di video HD ai giochi con un utilizzo intensivo della grafica.

Con fino a 8 GB di RAM LPDDR4X ,OnePlus 6 passare senza alcun lag tra le diverse app in esecuzione, consentendo di eseguire attività in multitasking con la massima facilità. L'archiviazione dual‑lane di OnePlus 6, basata su UFS 2.1, assicura velocità di lettura/scrittura e di caricamento delle app superiori.

Sulla scia di iPhone X

Per sfruttare al meglio la superficie del display, OnePlus ha progettato la barra di navigazione in modo da poter essere sostituita dal controllo gestuale, liberando spazio di visualizzazione.

La struttura completamente in vetro di OnePlus 6 consente una migliore trasmissione delle onde radio, offrendo agli utenti velocità di download fino a 1 Gigabit., OnePlus ha utilizzato vetro Corning Gorilla Glass 5, celebre per robustezza e malleabilità, sia nella parte anteriore che in quella posteriore del dispositivo, modellandolo con una forma leggermente arrotondata per creare un design senza interruzioni tra i diversi elementi che lo compongono.

I colori disponibili sono: Mirror Black, Midnight Black e Silk White (in edizione limitata). Per le varianti Mirror Black e Midnight Black, OnePlus ha incorporato un sottile strato di pellicola sotto il vetro per creare un senso di profondità quando luci e ombre colpiscono il dispositivo. Nella variante Midnight Black, sulla pellicola è incisa una particolare texture che produce una linea sottile a forma di S quando il telefono riflette la luce. La variante Silk White in edizione limitata utilizza invece polvere di madreperla per creare un raffinato effetto scintillante.

Doppia fotocamera con stabilizzazione ottica dell'immagine

Il sistema a doppia fotocamera di OnePlus 6 comprende una fotocamera principale da 16 MP, supportata da una fotocamera secondaria da 20 MP. Con un'apertura di f/1.7, la fotocamera principale da 16 MP è affiancata da un sensore più grande del 19% e dalla funzionalità OIS.  Advanced HDR, l'algoritmo High Dynamic Range migliorato di OnePlus, permette di dare risalto alle ombre e migliora l'illuminazione nelle foto.

La modalità ritratto sarà disponibile sia nella fotocamera anteriore di OnePlus 6 che in quella posteriore. Utilizzando l'intelligenza artificiale, la fotocamera anteriore è in grado di applicare ai selfie un effetto di profondità di campo, come già fatto da Honor 10, presentato a Londra. Effetti di sfocatura, come cerchi, cuori e stelle, offrono modi nuovi per personalizzare i propri ritratti.

OnePlus 6 segna l'introduzione della modalità Slow Motion di OnePlus, che permette di acquisire video ad alta definizione fotogramma per fotogramma.

Una versione più sofisticata di Android: OxygenOS

Il sistema operativo di OnePlus, OxygenOS, offre un’esperienza Android più veloce, pulita e personalizzabile rispetto ad altri dispositivi Android.

La funzionalità rapida di OnePlus 6 offre con una ricarica di mezz’ora autonomia sufficiente per l'intera giornata.

Gli auricolari

Accanto al nuovo portabandiera OnePlus ha annunciato anche i nuovi Bullets Wireless, la versione senza fili delle sue cuffie in-ear. Non essendo total wireless, scrive DDay, per comodità i Bullets si agganciano magneticamente e, se usati con un OnePlus 5/5T o OnePlus 6, si può riprendere la canzone semplicemente sganciandoli. Viceversa per mettere in pausa la traccia. L'azienda fa inoltre sapere che un futuro aggiornamento permetterà di rispondere alle chiamate nello stesso modo.

I Bullets Wireless sono anche weather resistant per l'utilizzo all'aperto e sono provvisti di gommini intercambiabili con le classiche ali utili per impedire che gli auricolari cadano dalle orecchie quando si corre.

Prezzi e disponibilità

OnePlus 6 nelle versioni da 64 GB, 128 GB e 256 GB sarà disponibile su oneplus.com in Nord America e in Europa il 22 maggio a partire da 519 euro. L'edizione limitata Silk White con 128 GB di spazio di archiviazione sarà disponibile per l'acquisto il 5 giugno.

Dispositivo

Euro

Mirror Black 6+64GB

519

Mirror Black 8+128 GB

569

Midnight Black 8+128 GB

569

Midnight Black 8+256 GB

619

Silk White 8+128 GB

569

 

 

Suggerimenti sulla sicurezza, prevenzione contro il bullismo, ma anche dritte su cosa fare se si vuole fare una pausa: sono alcuni dei consigli che si trovano nel 'portale per gli adolescenti' che Facebook ha presentato ieri a Milano. Il portale è disponibile in 60 lingue e si trova al link facebook.com/safety/youth.

Si tratta, spiega la società, di "un punto di riferimento per i ragazzi che cercano risposte e ispirazione sulla piattaforma". Nel dettaglio sono incluse:

  • Nozioni di base di Facebook: brevi guide su come ottenere il massimo dai prodotti Facebook come Pagine, Gruppi, Eventi e Profilo, rimanendo al sicuro, e informazioni su che tipo di dati la società raccoglie e sul modo in cui vengono utilizzati.
  • Le esperienze dei coetanei: racconti in prima persona di teen da tutte le parti del mondo su come utilizzano la tecnologia in modo nuovo e creativo.
  • Informazioni su come controllare la propria esperienza: suggerimenti sulla sicurezza, su come segnalare contenuti e su come decidere chi può vedere ciò che si condivide.
  • Consigli: alcune dritte su cosa fare se si ha bisogno di una pausa dai social media e alcune linee guida per ottenere il massimo da internet.

Facebook sta inoltre cercando nuovi modi per far arrivare questi suggerimenti direttamente agli adolescenti attraverso la propria piattaforma. Questo mese, ad esempio, sono stati mostrati alcuni consigli sul News Feed, come un invito a controllare "chi vede cosa" sul proprio profilo e il link che indirizza alla piattaforma di prevenzione contro il bullismo.

Il Portale include anche alcuni consigli elaborati da Liz Perle, consulente americana che da anni si occupa di giovani e tendenze emergenti.

  • PENSA (PER CINQUE SECONDI) PRIMA DI AGIRE Prima di pubblicare un contenuto visibile a tutti, fermati a pensare: "Mi sentirei a mio agio nel leggerlo ad alta voce davanti ai miei genitori e ai miei nonni?". A scuola ci saranno sempre persone che pubblicano un numero di contenuti eccessivo sui social media (lo fanno anche alcuni degli adulti che conosci). Resisti alla tentazione, ignora questa tendenza e condividi i dettagli più privati solo con i tuoi amici stretti.
  • NON APRIRE LE PORTE DELLA TUA VITA AGLI ESTRANEI Fai attenzione a chi inviti a entrare nel tuo spazio personale e a chi consenti di trascorrervi del tempo. Controlla regolarmente la tua lista degli amici e assicurati di condividere i tuoi contenuti solo con le persone che desideri. Accetta richieste di amicizia dalle persone che conosci, controlla attentamente chiunque altro voglia contattarti e rimuovi dagli amici chi non è più benvenuto.
  • NON LASCIARE LA PORTA APERTA Lo sai già, ma è bene ripeterlo: non condividere la tua password con nessuno, né con i tuoi amici, né con la persona con cui esci. Non vale mai la pena di correre certi rischi. 
  • CAMBIA SPESSO LA SERRATURA Se la tua lista di amici aumenta, ricontrolla regolarmente le tue impostazioni sulla privacy per assicurarti che le informazioni che hai deciso di rendere private e pubbliche vadano ancora bene.
  • SE VEDI QUALCOSA CHE NON VA, NON RESTARE A GUARDARE Se vedi contenuti che ti turbano o commenti di cattivo gusto sul post di un amico oppure se interagisci con contenuti che non ti fanno sentire a tuo agio, dillo a qualcuno. Invia subito una segnalazione nell'app per migliorare l'esperienza di tutti, compresa la tua.
  • SE NON TI SENTI A TUO AGIO, PARLA CON QUALCUNO Se qualcuno ti mette a disagio o se usare Facebook in generale ti fa sentire triste o ti causa stress, confidati con qualcuno vicino a te. Non c'è niente di sbagliato nel prendersi una pausa dai social media.
  • NON DARE INFORMAZIONI PERSONALI A PERSONE APPENA CONOSCIUTE È buona regola non condividere il tuo indirizzo o la tua posizione esatta quando fai qualcosa, cosi' come non condividere altri dettagli privati sulla tua vita. Lo stesso vale per la condivisione di informazioni sui tuoi amici senza la loro autorizzazione: non farlo.
  • COMPORTATI BENE I tuoi comportamenti sono come un boomerang: ciò che fai agli altri, ti tornerà indietro. Non lesinare complimenti e assumi un atteggiamento positivo quando interagisci con i contenuti di altre persone.
  • FIDATI DEL TUO ISTINTO Se qualcosa non ti torna nel comportamento di un amico di Facebook, parla con lui. Se non sai se condividere un contenuto o se un link ti sembra strano, fidati del tuo istinto.
  • AIUTA GLI ALTRI Supporta gli amici più svantaggiati di te, che devono affrontare più difficoltà o hanno semplicemente bisogno di una mano. Se noti che stanno vivendo esperienze negative online, intervieni. Aiutare gli altri significa impegnarsi perché possano far sentire la loro voce.

Chi è andato allo stadio lo sa: ci sono ultrà che danno le spalle al campo. Non vedono la partita: tifano e basta. Ecco, quando si parla di lavoro, tecnologia e intelligenza artificiale, tra allarmisti e ottimisti si rischia di stare sempre in curva. Senza capire chi stia giocando e come andrà a finire il campionato. Il campo dice che potrebbe non esserci solo la “scomparsa di molti mestieri”: “Cambieranno la natura stessa del lavoro e dell'impresa e scomparirà l'associazionismo classico”. Lo afferma Roberto Podda, avvocato e responsabile del dipartimento di diritto del lavoro di K&L Gates Milano, che con AGI commenta i risultati di uno studio promosso dal K&L Gates Legal Observatory sul legame tra nuove tecnologie, lavoro e imprese italiane.

Imprese e lavoratori lontani dall'AI

Secondo la ricerca (che ha coinvolto 3000 persone), sei manager su dieci pensano che aziende e lavoratori italiani non siano ancora pronti ad abbracciare l'intelligenza artificiale. Eppure, non manca chi si dice convinto che possa portare benefici. Per il 57% dei manager , soprattutto nella logistica, per rendere più efficiente la gestione dei magazzini e le operazioni di trasporto. Prospettive favorevoli anche per l'intreccio tra intelligenza artificiale e servizi finanziari (45%), soprattutto in termini di sicurezza, semplificazione e contrasto alle frodi. Il 36% dei manager indica il settore dell’automotive, e in particolare la guida autonoma. Uno su quattro ritiene che l’intelligenza artificiale possa aiutare il comparto manifatturiero nei processi produttivi. Infine, il 18% indica la sanità, per velocizzare il lavoro dei medici anche a vantaggio della salute dei pazienti.

Se l'innovazione non è importante

Al di là dei singoli settori, c'è un dato dello studio che più di altri racconta un approccio: solo la metà dei manager crede che le nuove tecnologie, se integrate all’interno dell'azienda, possano portare vantaggi competitivi sul mercato. E solo il 19% ritiene che l'intelligenza artificiale sia un “treno imperdibile per non restare indietro”. “Non si è ancor capita la portata del cambiamento”, afferma Podda. “Siamo in un momento simile alla seconda rivoluzione industriale. I manager delle società italiane vedono spesso le nuove tecnologie solo come un sistema per risparmiare sui costi. Ma, allo stesso tempo, sono poco disponibili alle conseguenze che comporta in termini di controllo dei lavoratori. Vogliono la botte piena e la moglie ubriaca. Ecco perché alcuni nuovi modelli organizzativi, come il lavoro agile, stentano ad affermarsi”.

Come cambia il lavoro

Il cambio di prospettiva, però, non riguarda solo l'imprenditore. Se le aziende devono confrontarsi con una riorganizzazione strutturale (nel 34% dei casi) e con nuovi piani di formazione delle risorse (29%), anche i lavoratori devono reggere a nuove sfide: evolvere competenze e abilità (32%) e imparare a lavorare insieme alla tecnologia (29%). Ecco perché, spiega Podda, non si tratta solo di una rivoluzione dei mestieri e delle mansioni, ma anche dei rapporti di lavoro. “C'è ancora un approccio conservativo, con una visione paternalistica delle imprese e poco dinamica dei lavoratori. Le une e gli altri non hanno capito che ormai né tempo né luogo di lavoro sono decisivi. Si fa fatica a capire che ci sarà una progressiva imprenditorializzazione del lavoratore. Sarà meno inserito nell'organizzazione dell'impresa, che tenderà ad attingere a un modello on demand”. Tentare di opporsi a questo cambiamento è “come provare a bloccare il vento con le mani”.

Il futuro delle piattaforme digitali

Nuove tecnologie e intelligenza artificiale sono destinate quindi, secondo Possa, a “disintegrare gli istituti di protezione sociale classici”. Che dovrebbero essere bilanciati da “politche attive che garantiscano continuità del reddito e ricollocamento”. In questo nuovo assetto, anche le piattaforme digitali (come Foodora e Deliveroo) guadagneranno spazio, inquadrate in una nuova cornice normativa. Secondo lo studio di K&L Gates Legal Observatory, infatti, per il 37% dei manager il legislatore ha “un ruolo focale”, principalmente nello “stabilire norme eque senza frenare la spinta a innovare”. “Servono regole – conferma Podda – per far sì che le piattaforme siano imparziali, senza distorsioni né discriminazione dovute al rifiuto della prestazione”. Ma, accanto alle norme, va costruire una “nuova educazione dell'impresa”.

Le previsioni parlano di un mercato degli smartphone prossimo alla saturazione, ma le case produttrici sembrano non tenerne conto e continuano a sfornare almeno un prodotto top di gamma ogni sei mesi e a competere con accanimento su tutte le altre fasce di prezzo nella convinzione – sempre più fondata – che sia impossibile pensare di vivere immersi in questa epoca senza avere perennemente a disposizione connessioni, mappe, intrattenimento e organizzazione del lavoro.

La battaglia degli smartphone

La battaglia che infiamma i social e le campagne marketing è quella tra colossi come Apple, Samsung e Huawei con i loro campioni come iPhone X, S9 e P20 Pro, ma prodotti che veleggiano al di sopra degli 800 euro spesso hanno un pubblico potenziale che non è in grado, non ha l’interesse o semplicemente non ha il tempo di utilizzare appieno le performance che queste macchine offrono. Fior di fotografi si sono cimentati con la tripla fotocamera del P20 Pro; Samsung ha messo alla prova della sicurezza i propri device e Apple continuerà a giocare la partita del brand e dello stile, almeno fin quando la riconoscibilità e il senso di ‘appartenenza’ avranno la meglio sulle prestazioni.

Cosa vogliono i millennials

Ciò che a nessuno sembra importare è che Instagram ha tra gli adolescenti e gli young adult la maggior parte dei suoi utenti; che il gaming impegna le performance degli smartphone dei teenager che è tra i 14 e i 25 anni che si annida la fascia di consumatori più accaniti dei contenuti di Netflix.

Se n’è accorta Honor, che ha deciso da anni ormai di puntare a questa fascia di mercato appetibilissima, ma con disponibilità economiche limitate. Un ambito che continua a dare importanza al brand, ma è sempre più esigente in termini di performance. Ed è qui che la società cinese nata come uno spin-off di Huawei (e sempre più desiderosa di correre sulle proprie gambe) ha trovato spazio di crescita.

La strategia è semplice: assumere le innovazioni della ‘casa madre’ e trasporle su smartphone del prezzo più accessibile. Selezionare le performance che più possono interessare ai giovani e condensarle in una macchina dal costo ragionevole, ma perfettamente in grado di soddisfare le esigenze: che siano di volta in volta la fotografia, il gaming o l’intrattenimento video.

Due tecnologie per uno smartphone

Per queste tre funzioni è stato sviluppato Honor 10, smartphone flagship 2018 del brand che si presenta al pubblico con due tecnologie all'avanguardia nel settore.

La prima è l’AI 2.0, applicata principalmente alla doppia fotocamera dello smartphone. La seconda è il design CMF, corpo in vetro 3D con un rivestimento ottico su scala nanometrica composto da 15 strati in vetro dal colore scintillante.

“Non ci limitiamo a fare un buon prodotto. Vogliamo co-creare un nuovo stile di vita con i giovani di tutto il mondo ", ha dichiarato George Zhao, presidente di Honor. "Li ascoltiamo, scambiamo idee con loro. Sono la nostra ispirazione”.

Le fotocamere

Honor 10 monta tre fotocamere. Una coppia posteriore da 24MP + 16MP con AI che riconosce più di 500 scenari in 22 categorie diverse in tempo reale. Può individuare i contorni di vari oggetti circostanti, come il cielo, piante, persone o anche una cascata, e identificare le loro posizioni istantaneamente. Questa funzione è supportata dalla tecnologia di segmentazione dell'immagine semantica, la prima del settore, che consente a Honor 10 di identificare più oggetti in una singola immagine.

Poi c’è una fotocamera frontale da 24MP che supporta il riconoscimento facciale 3D, ottimizza i dettagli del viso e rileva oltre cento punti facciali con precisione estrema a livello di pixel. Supporta effetti di illuminazione simili a uno studio fotografico con una vasta gamma di condizioni di luce tra cui poter scegliere.Il riconoscimento facciale avanzato e preciso garantisce un effetto bokeh accurato e cattura ogni minima caratteristica del viso, anche nei selfie di gruppo.

Il design

Il design è realizzato con 15 strati di vetro 3D sul retro, che riflette una luminosità di colore cangiante da ogni angolazione sia in presenza di luce naturale sia all'ombra.

Oltre alle classiche colorazioni Midnight Black e Glacier Grey – offre una combinazione di nuovi colori: Phantom Blue e Phantom Green, creati al Paris Aesthetics Center, un istituto internazionale di moda per i principali professionisti del design.

Altre funzionalità

Honor 10 è dotato di un sensore di impronte digitali a ultrasuoni all’avanguardia posizionato sotto il corpo in vetro e di un display FullView FHD+ da 5.84 con schermo 19:9 senza lunetta e 86% di rapporto schermo-corpo. E’ alimentato da un processore integrato con una NPU (Neural Processing Unit) indipendente. La RAM è da ∑4GB e lo storage va da 64GB a 128GB . Il sistema di ricarica Honor Super Charge 5V/4.5A con batteria da 3.400 mAh, in grado di ricaricare il 50% della batteria in 25 minuti.

Disponibilità e prezzi

Honor 10 è disponibile al prezzo consigliato al pubblico di 399€ sul sito ufficiale HiHonor https://www.hihonor.com/it/ e nei principali distributori di elettronica in Italia.

La versione di Honor 10 con memoria da 4+128 GB è disponibile in esclusiva su Hihonor https://www.hihonor.com/it/ al prezzo consigliato di 449€. Inoltre, chi si registra ad Hihonor entro il 20 maggio riceverà uno sconto dal valore massimo di 30€ per acquistarlo.

Dal 15 al 20 maggio su Hihonor entrambe le versioni di Honor 10 saranno in bundle con gli auricolari Honor Monster Headphones.

 

 

Le vulnerabilità nei due sistemi usati per cifrare email Pgp e S/Mime, sfruttate dagli hacker, per leggerne i contenuti sono state battezzate Efail. Una loro descrizione è disponibile sul sito Efail.de, dove è riportato anche lo studio dei ricercatori della Munster University of Applied Sciences che le hanno scoperte.

"Efail descrive vulnerabilità nelle tecnologia di cifratura end-to-end di OpenPGP e S/Mime che permettono di leggere il testo in chiaro di email cifrate", spiega il sito. Ecco i consigli dei ricercatori – a breve, medio e lungo termine – per mitigare il rischio di attacchi: nell'immediato, non decifrare email nel client di posta ma in una applicazione separata; disabilitare la visualizzazione in Html nel client di posta; a medio termine, applicare degli aggiornamenti ai programmi di posta; a lungo termine, aggiornare gli standard di OpenPGP e S/Mime.

Le vulnerabilità individuate dai ricercatori guidati da Sebastian Schinzel, professore di Sicurezza informatica alla Munster University of Applied Sciences, "potrebbero rivelare il testo in chiaro delle mail cifrate, incluse mail che si sono inviate in passato". Per riuscire a decifrarle, l'hacker deve comunque avere accesso alle comunicazioni, ad esempio compromettendo un account email o un email server. 

Chi ha un interesse sia pur minimo nella robotica conoscerà la Boston Dynamics, una delle aziende più all'avanguardia nel settore, celebre per le sue macchine ispirate alla forma animale, nonché per la rapidità con la quale le sue creature sono passate in un paio d'anni da una mobilità malferma, quasi da ubriachi, a una dinamicità degna dei felini della savana, che ha come possibile paragone solo i "robot-ghepardo" sviluppati dal Massachussets Institute of Technology. Il titolo di robot quadrupede più veloce del mondo spetta, però, al momento al 'WildCat' di Boston Dynamics, in grado di correre a una velocità di 32 chilometri orari grazie a un motore alimentato a metanolo e un radar a laser che ne coordina i movimenti. L'azienda ha sviluppato anch'essa un prototipo di "robot ghepardo" che corre addirittura a 48 chilometri orari, più veloce di Usain Bolt, ma, trattandosi di un esperimento in laboratorio alimentato da un grosso generatore esterno, tale primato non era omologabile. 

Così come per il programma di robotica del Mit, gran parte dei finanziamenti arriva dall'industria della Difesa e il WildCat è studiato per aver applicazioni militari. Se però vi piacerebbe veder scorrazzare una di queste macchine nel vostro giardino, o magari farle percorrere i corridoi dell'ufficio per intimidire i dipendenti, c'è una buona notizia per voi: dall'anno prossimo Boston Dynamics metterà sul mercato SpotMini, un piccolo robot cinoforme del quale verranno prodotti, in una prima fase, cento esemplari. Ad annunciarlo è stato venerdì scorso Marc Raibert, il fondatore dell'azienda, durante l'ultima TechCrunch Robotic Conference

Raibert sta già contattando le industrie che saranno incaricate di costruire i componenti necessari ed assemblarli. Non si sa ancora quale sarà il prezzo di listino di SpotMini, che è stato sviluppato sul modello di Spot, che Boston Dynamics ha iniziato a testare nel 2015. SpotMini pesa poco più di 30 chili e ha un'autonomia di batteria pari a 90 minuti. Se l'operazione avrà un successo commerciale, sarà un bello smacco per Google, che l'8 giugno 2017, a quattro anni dall'acquisizione, ha ceduto la startup ai giapponesi di SoftBank per un prezzo mai rivelato.

"Proprio ieri l'azienda ha pubblicato un video dove SpotMini pattuglia in autonomia il suo ufficio", scrive Quartz, "la maggior parte dei video che la compagnia ha pubblicato in passato hanno mostrato i robot operati in remoto da un umano ma ora sembra che siano abbastanza avanzati da muoversi nel nostro mondo per conto loro. È facile capire come un robot di questo tipo possa essere utilizzato per la sicurezza in ufficio o addestrato a cacciarci e ucciderci. Oh, scusate quello era Black Mirror".

“Made by Google”, “Fatto da Google”. Così si chiamava l'evento dello scorso 4 ottobre nel quale Mountain View ha presentato un'informata di nuovi prodotti. Tutti concentrati sull'hardware. Cioè su oggetti “fatti” da Google, che non ci mette solo il codice, ma anche le mani. E continuerà a farlo: il prossimo autunno la società potrebbe infatti lanciare il suo primo smartwatch. Sarebbe marchiato “Pixel”, come gli smartphone.

Non ci sono conferme ufficiali, ma la fonte che ha diffuso lo spiffero è molto attendibile: si tratta di Evan Blass, giornalista specializzato in “leak” tecnologici. E non mancano altri indizi. Il blog tedesco Winfuture.de ha affermato che Google starebbe preparando il lancio di tre dispositivi indossabili, i cui nomi in codice sono Ling, Triton e Sardine. Uno (o più di uno) potrebbe essere un orologio.

Terza indicazione: durante la Google I/O (la conferenza degli sviluppatori della società), le novità di Wear OS (il sistema operativo di Big G per i dispositivi indossabili) hanno avuto meno risalto del previsto. Forse (ma è solo un'ipotesi) in attesa di un Pixel Watch. Di sicuro la combinazione di hardware e sistema operativo fatti in casa potrebbe essere un vantaggio: oggi Wear Os si appoggia solo a dispositivi terzi. Esattamente come fa Android con gli smartphone.

L'orologio di Mountain View, sul quale (se arriverà) ci sarà di certo una massiccia presenza dell'intelligenza artificiale di Google Assistant, rappresenta comunque una conferma: da due anni Big G sta puntando sempre di più sull'hardware (oltre alla gamma Pixel ci sono ad esempio Google Home e le telecamere connesse della controllata Nest). Senza però legare i propri sistemi operativi solo ai propri prodotti (come fa Apple).

In teoria, il Pixel Watch potrebbe essere un'alternativa all'Apple Watch. Ma è ancora presto per dirlo. Sia perché non si conoscono dettagli su specifiche e prezzo. Sia perché il passato sconsiglia voli pindarici. I Pixel, gli smartphone di Google, oggi alla loro seconda versione e che in autunno arriveranno alla terza, non sono riusciti a sfondare sul mercato, rimanendo di fatto un prodotto di nicchia. Non è detto, peraltro, che l'obiettivo di Google sia creare dei blockbuster, quanto piuttosto un sistema integrato con propri hardware, sistemi operativi, servizi. Con l'intelligenza artificiale al centro. 

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