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AGI – Apple ha comunicato in un messaggio agli sviluppatori che dal 5 ottobre aumenterà i prezzi in Europa e in Asia delle app e degli acquisti in-app sul suo App Store. “Cile, Egitto, Giappone, Malesia, Pakistan, Polonia, Corea del Sud, Svezia, Vietnam e tutti i territori che utilizzano la valuta euro” ha specificato la compagnia. L’azienda non ha chiarito il motivo alla base dei rincari, ma è probabile che sia conseguenza della debolezza delle valute locali rispetto al dollaro: anche i prodotti Apple come l’ultimo iPhone 14 sono più costosi in Europa che negli Stati Uniti per lo stesso motivo.

L’aumento percentuale varia da regione a regione. Ad esempio, i prezzi in Corea del Sud aumenteranno del 20-25%, in Giappone  del 30-35% e nelle regioni che utilizzano l’euro l’aumento è di circa l’8-10%. Apple ha diversi livelli per i prezzi sul suo App Store. Un grafico condiviso sul sito indica che il prezzo del livello più basso aumenterà da 0,99 dollari a 1,19 mentre il livello più alto passerà da 999 a 1.199 dollari nei paesi citati.

Ad agosto 2021, Apple aveva aumentato il prezzo di acquisto in-app per gli utenti in Sud Africa, Regno Unito e tutte le regioni che utilizzano l’euro . È dunque il secondo aumento in due anni per gli utenti europei. Le entrate di Apple relative ai servizi hanno mancato di poco le stime nel trimestre di giugno. L’amministratore delegato Tim Cook ha riconosciuto in un’intervista con Emily Chang di Bloomberg Television che la società stava affrontando i riflessi di un’economia in rallentamento, ma ha anche detto che si aspetta che le entrate salgano di nuovo nel quarto trimestre.

AGI – Le spedizioni di robot industriali in Cina nel 2021 sono aumentate del 45% rispetto all’anno precedente, superando le 243 mila unità, su un totale internazionale di 486.800 unità: poco meno della metà di tutte le installazioni di robot industriali pesanti installate nel mondo lo scorso anno sono state cinesi.

È quanto risulta dai dati annuali dell’International Federation of Robotics, pubblicati in anteprima dal Wall Street Journal. Parte della spiegazione in questa accelerazione della Cina sul fronte automazione sta, secondo l’analisi del quotidiano, nel ritardo della prevalenza dei robot sulle linee di produzione della seconda economia più grande del mondo rispetto agli Stati Uniti e ai grandi centri manifatturieri come Giappone, Germania e Corea del Sud.

Non solo. La corsa all’automazione riflette anche la necessità per le fabbriche cinesi di adattarsi alla diminuzione della manodopera a basso costo e al progressivo aumento dei salari: l’obiettivo finale è contenere i costi e rendere meno vantaggioso per le aziende occidentali spostare la produzione in altri mercati emergenti o nei propri paesi d’origine. 

Un quadro in cui pesano anche i dati demografici del paese. Le Nazioni Unite si aspettano che l’India superi la Cina come paese più popolato del mondo già l’anno prossimo. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, la popolazione cinese di età compresa tra 20 e 64 anni, la maggior parte della forza lavoro, potrebbe aver già raggiunto il picco e si prevede che diminuirà drasticamente dopo il 2030: la popolazione cinese infatti invecchia e i tassi di natalità rimangono bassi.

A sostenere questa lettura anche le stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro: nel 2021 secondo l’ILO c’erano circa 147 milioni di persone impiegate nel settore manifatturiero cinese, in calo rispetto al picco di 169 milioni del 2012.

Nello stesso periodo, l’occupazione nel settore dei servizi è aumentata del 32% a circa 365 milioni. L’automazione è considerato poi un passaggio inevitabile per le fabbriche cinesi anche per un altro ordine di ragioni: i robot sono in grado di supportare maggiormente le attività di produzione di fascia alta che richiedono più precisione di quella che la maggior parte degli esseri umani può gestire. 

Automotive ed elettronica

Quali però i settori che hanno installato più robot nel 2021 in Cina? I dati dell’International Federation of Robotics mostrano che le installazioni dei produttori di elettronica sono aumentate del 30% nel 2021. Hanno investito pesantemente nella robotica soprattutto le case automobilistiche (le installazioni di robot nel settore automobilistico cinese sono aumentate di quasi il 90% lo scorso anno), i produttori di plastica, gomma, metalli e macchinari. Nonostante il settore della robotica locale in Cina sia in espansione, la maggior parte dei robot industriali installati in Cina lo scorso anno sono stati realizzati all’estero, principalmente in Giappone.

La robotica industriale nel mondo

Secondo i dati dell’International Federation of Robotics, le installazioni di robot industriali in tutto il mondo nel 2021 sono state 486.800: con un aumento del 27% rispetto al 2020. La crescita delle spedizioni nel 2020 è cambiata poco rispetto all’anno precedente, a causa della pandemia. Gli Stati Uniti hanno installato 49.400 robot nel 2021, con un aumento del 27% su base annua, mentre le installazioni in Europa hanno toccato quota 78 mila (+15%).

AGI – L’artista Dries Depoorter ha incrociato i post con i video di telecamere pubbliche. Ne sono venuti fuori dei “backstage” che fanno emergere il tratto ridicolo dei social, ma anche temi come privacy e sorveglianza di massa L’intelligenza artificiale lo sa. I tuoi follower no, ma lei sì. Sa che per quella foto sono serviti parecchi tentativi. Sa che hai dovuto scansare i passanti. Sa che prima della posa giusta ne hai provate altre cinque. E adesso ci sono le prove: le ha ottenute l’artista belga Dries Depoorter, incrociando i post di Instagram con le immagini registrate da telecamere pubbliche.

Ne sono venuti fuori i backstage di quelle foto: pochi secondi di realtà in movimento. Circondati dalla normalità, gli impeccabili post assumono un altro tono, quasi grottesco. Ma rivelano anche altro: il tema della sorveglianza, la (relativa) facilità con cui chiunque può ottenere informazioni su completi sconosciuti e la leggerezza con cui i dati vengono condivisi.

I backstage delle foto su Instagram

Il progetto di Depoorter si chiama The Follower. L’artista ha registrato per settimane quello che alcune telecamere “aperte” (connesse, puntate su luoghi pubblici e accessibili a chiunque) hanno catturato. Ad esempio a New York o tra le vie dei pub di Dublino. Ha poi setacciato Instagram per individuare le foto scattate in quei luoghi nei tempi che combaciavano con quelli delle riprese. Grazie all’intelligenza artificiale, ha confrontato i post con le registrazioni, trovando così alcune corrispondenze. Ed ecco i risultati.

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Una ragazza scatta a riscatta prima di ottenere un’immagine da condividere davanti al Temple Bar; un video ritrae i preparativi per valorizzare al meglio una bandiera brasiliana a Time Square. E così via, tra pose, camminate finto-disinvolte, pettinate last minute. I primi risultati di The Follower sono stati pubblicati il 12 settembre. Sul sito del progetto sono sei, ma Depoorter promette che ne arriveranno altri sui suoi social network.

Instagram vs reality, privacy e sorveglianza di massa

Guardare i backstage fa emergere l’artificiosità delle immagini social, riprendendo quel format che circola online come “Instagram vs reality”, la distanza tra ciò che viene pubblicato e ciò che viene vissuto. Ma c’è anche altro. I lavori di Depoorter utilizzano la tecnologia per far emergere contraddizioni, potenzialità e rischi della tecnologia. L’installazione interattiva The Lookout permette di accedere a oltre 1500 telecamere connesse a Internet senza adeguata sicurezza. L’installazione non si limitava solo a mostrare ciò che sarebbe dovuto essere privato: i visitatori potevano muovere le fotocamere e zoomare con un semplice gamepad della Playstation.

Anche The Follower va nella stessa direzione: ha reso possibile sapere non solo dove è stata scattata la foto pubblicata su Instagram, ma anche quando e come, quanto tempo è stato necessario per ottenerla, chi aveva in mano lo smartphone e chi è passato lì accanto in quei secondi.

Tutto questo con il supporto di una tecnologia evoluta e attingendo solo ed esclusivamente da dati pubblici: l’intelligenza artificiale (strumento dalle enormi potenzialità, sia nel bene che nel male), i post social, con i quali – in modo più o meno consapevole – rendiamo accessibile una grande quantità di informazioni, e i video di sorveglianza, della cui presenza e invasività non c’è ancora contezza.

AGI – All’esterno forme morbide ed eleganti, realizzate con i materiali più avanzati, e all’interno il cuore del potente motore Pagani V12. La società emiliana, fondata dall’italo-argentino Horacio Pagani, ha svelato la sua nuova hypercar, la Pagani Utopia. Un bolide da oltre 2 milioni di euro, il terzo dell’azienda dopo Zonda e Huayra. Per realizzarla, Pagani ha impiegato sei anni: telaio monoscocca in carbo-titanio e carbo-triax e un motore V12 biturbo di sei litri da 864 cavalli. 

La presentazione di Utopia è avvenuta in una cornice d’eccezione: la Sala del Cenacolo del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, che ospita i disegni originali di Leonardo Da Vinci. A rendere ancora più forte il legame tra il design delle Hypercar Pagani e la figura di Leonardo, un eccezionale prestito della Veneranda Biblioteca Ambrosiana che ha permesso che sei disegni originali, dedicati anche agli studi sull’aria, lasciassero temporaneamente i caveau per dare vita alla mostra temporanea “Le forme dell’aria: da Leonardo a Pagani Utopia”.

Curata da Pagani Automobili e Pietro Marani, uno dei maggiori conoscitori dell’artista toscano e autore di numerosi volumi a lui dedicati, l’esposizione offre un doppio percorso. Da un lato la straordinaria genialità di un uomo capace – sei secoli fa – di rappresentare anche l’invisibile attraverso una rassegna di fogli tratti dal Codice Atlantico e dedicati agli studi sull’aria e la loro applicazione; dall’altro il pensiero che ha portato il designer Horacio Pagani e il suo team a concepire il progetto Utopia. Una doppia visione tra forma e funzione. 

Il visitatore potrà seguire la genesi del progetto Pagani Utopia attraverso una serie di pannelli dedicati: dalle fonti di ispirazione ai primi disegni dell’auto, dalle scelte cromatiche ai materiali utilizzati, sintetizzati in un moodboard tridimensionale. Un percorso creativo che culmina nella Sala del Cenacolo dove si potrà vedere da vicino la nuova Hypercar Pagani. Ad arricchire la mostra, la sezione dedicata alla “Storia di un sogno”, l’avventura di un giovane Horacio Pagani che dall’Argentina arriva a Modena con un desiderio: realizzare l’auto più bella del mondo.  

“All’ingresso del Museo, il visitatore viene accolto da una frase che reca con sé un significato profondo: Scienza è Cultura. Questa espressione racchiude l’essenza stessa del Museo come luogo dedicato a Leonardo da Vinci e, come lui, sintetizza la contaminazione tra saperi, anime diverse ma complementari che insieme sono in grado di dare comprensione della realtà. È proprio questo dialogo tra arte, scienza e tecnica, che è parte fondante dell’identità del Museo. E, inoltre, la scoperta e l’invenzione che sempre ci sorprendono si intrecciano con la fondamentale capacità di progettare e realizzare: e quindi conferire concreto valore all’ingegno umano ”, dichiara Fiorenzo Galli, Direttore Generale del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia. Da parte sua Pagani ha sottolineato: “Presentare la nostra nuova vettura a Milano in questa cornice straordinaria del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia ha un sapore particolare. Leonardo è stato molto creativo qui a Milano, credo abbia vissuto un bellissimo periodo in questa città. L’artista ha influito moltissimo nella mia vita fin da quando ero ragazzo, è stato l’ispirazione dei concetti fondamentali di Arte e Scienza che ci guidano nel nostro lavoro. E quindi essere nel museo che porta il suo nome e avere accanto alla nostra auto i suoi disegni originali è per me un’emozione veramente indescrivibile”. 

AGI – Su un totale di 117 paesi (7,2 miliardi di persone, il 92% della popolazione mondiale), l’Italia è il 19° paese al mondo per quanto riguarda il benessere digitale, migliorando di 8 posizioni rispetto alla scorsa rilevazione. È quanto risulta dal Digital Quality of Life Index 2022, analisi (con relativa classifica) di Surfshark, società che sviluppa strumenti per la protezione della privacy, che fa il punto sullo stato del benessere digitale dei singoli paesi. Cinque i pilastri presi in considerazione (14 indicatori): qualità di Internet, e-government, e-infrastrutture, accessibilità a Internet e e-security.  Lo studio si basa sulle informazioni open-source delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale, di Freedom House, dell’Unione Internazionale delle Comunicazioni e di altre fonti. Il report analizza in particolare la “qualità della vita digitale per vedere come le diverse nazioni riescono a fornire le necessità digitali di base ai loro cittadini. Soprattutto, la nostra ricerca cerca di mostrare il quadro completo del divario digitale globale di cui soffrono milioni di persone” ha spiegato Gabriele Racaityte-Krasauske, responsabile PR di Surfshark.

Male la qualità di Internet, bene accessibilità della Rete

Dei cinque pilastri fondamentali della vita digitale, il punteggio peggiore dell’Italia è quello della qualità di Internet (42° posto a livello globale. L’Italia deve migliorare del 50% per eguagliare il risultato del Cile, che occupa la posizione migliore), mentre il migliore è quello dell’accessibilità a Internet (12° posto). I servizi di e-security sono al 17° posto, mentre le infrastrutture e l’e-government sono rispettivamente al 23° e al 26° posto. Da considerare, si spiega, che “a fronte dell’inflazione, per il secondo anno consecutivo, l’Internet fisso a banda larga è diventato meno accessibile in tutto il mondo, Italia compresa”. Nonostante il livello basso, la qualità di Internet dell’Italia, considerando la velocità, la stabilità e la crescita, è migliore del 10% rispetto alla media globale. Per quanto riguarda la sola velocità di internet, la rete fissa a banda larga italiana colloca il Paese al di sopra di quella mobile nella classifica globale, con una velocità di 108,5 Mbps/s (39° posto a livello mondiale).  Rispetto alla Spagna, l’Internet Mobile italiano è più lento dell’8%, mentre la banda larga è più lenta del 47%. Dall’anno scorso, la velocità di Internet mobile in Italia è migliorata però del 18,4% (8,7 Mbps), mentre la velocità della banda larga fissa è cresciuta del 19,3% (17,6 Mbps). In confronto, i residenti di Singapore hanno goduto di velocità mobili fino a 104 Mbps/s e fisse fino a 261 Mbps/s: è l’internet più veloce del mondo quest’anno.

Internet in Italia più conveniente

L’accessibilità a Internet dell’Italia è al 12° posto nel mondo. Gli italiani possono acquistare 1 GB di Internet mobile in Italia con 20 secondi di lavoro al mese, il 48% in meno rispetto alla Spagna. Tuttavia, rispetto a Israele, che ha l’Internet Mobile più conveniente del pianeta (5 secondi per 1 GB), gli italiani lavorano 4 volte di più. L’accessibilità economica è migliorata rispetto all’anno precedente, facendo lavorare le persone 12 secondi in meno per permettersi lo stesso servizio di Internet Mobile. La banda larga fissa costa ai cittadini italiani circa 2 ore e 29 minuti del loro tempo di lavoro mensile. Per permettersela, gli italiani devono lavorare 8 volte di più rispetto ai cittadini israeliani, per i quali il pacchetto più conveniente costa solo 19 minuti di lavoro al mese. Dall’anno scorso, l’Internet a banda larga è diventato meno accessibile in Italia, costringendo le persone a lavorare 6 minuti in più per permettersi un servizio Internet a banda larga fisso.

Il divario digitale globale è più profondo che mai

“A livello globale – si legge nello studio di Surfshark – la banda larga diventa ogni anno meno accessibile. Se si considerano i Paesi inclusi nell’indice dello scorso anno, nel 2022 le persone dovranno lavorare sei minuti in più per potersi permettere internet a banda larga. In alcuni Paesi, come la Costa d’Avorio e l’Uganda, le persone lavorano in media 2 settimane per ottenere il pacchetto Internet a banda larga fisso più economico. Una tendenza simile è stata osservata lo scorso anno. Con l’attuale inflazione – si aggiunge – la pressione sulle famiglie a basso reddito che hanno bisogno di internet è diventata ancora più pesante”.

I migliori e i peggiori paesi in cui vivere in base alla qualità della vita digitale

Complessivamente, 7 dei 10 Paesi che hanno ottenuto il punteggio più alto sono in Europa, come è avvenuto negli ultimi tre anni. Israele è al primo posto nel Digital Quality of Life Index 2022 e la Danimarca è al secondo. La Germania è al terzo posto, mentre Francia e Svezia completano la top five delle 117 nazioni valutate. Congo RD, Yemen, Etiopia, Mozambico e Camerun sono in coda. A livello regionale, gli Stati Uniti si distinguono nelle Americhe come Paese con la più alta qualità di vita digitale, mentre Israele occupa la prima posizione in Asia. Tra i Paesi africani, gli abitanti del Sudafrica godono della più alta qualità di vita digitale. In Oceania, la Nuova Zelanda è in testa superando l’Australia in diverse aree digitali quest’anno.

AGI – Laurene Powell Jobs, la vedova del fondatore di Apple e di Next, Steve Jobs, ha presentato ieri alla Code Conference 2022 l’archivio dedicato alla memoria di Jobs, imprenditore visionario che ha segnato profondamente la storia dell’informatica e delle tecnologie digitali dalla fine degli anni Settanta. La presentazione è avvenuta alla presenza dell’ex capo del design di Apple Jony Ive e del Ceo di Apple Tim Cook, nel corso di un panel sull’eredità lasciata da Jobs e del suo impatto sulle persone. 

Lo Steve Jobs Archive, si legge sul sito “offre alle persone gli strumenti e le opportunità per dare il proprio contributo”. Per ora l’archivio è una pagina web, con contributi testuali, audio e video. In alto, c’è una mail datata 2 settembre 2010 che Jobs ha inviato a se stesso sulla sua ammirazione per l’umanità. “Amo e ammiro la mia specie, viva e morta, e dipendo totalmente da loro per la mia vita e il mio benessere”, si legge.

“Steve possedeva una sconfinata convinzione nel potere degli individui di dare un contributo duraturo all’umanità” ha detto Laurene Powell Jobs. “La mia speranza è che l’Archivio sia un luogo in cui trarre ispirazione dalla vita e dal lavoro di Steve, spronando le nuove generazioni a dare il proprio contributo al nostro futuro comune”. Con questo spirito, lo Steve Jobs Archive ha l’obiettivo di raccontare storie e creare opportunità che incoraggino le persone ad espandere il senso di ciò che è possibile.

Scorrendo sul sito si rivelano ci sono citazioni degne di nota di Jobs, tra cui alcune dal suo famoso discorso di inizio del 2005 a Stanford. Alla fine, c’è una breve descrizione “Chi siamo” per l’archivio. Lungo il percorso vengono inseriti clip video e audio di Jobs.

Obiettivo dell’iniziativa è mettere a punto “programmi, borse di studio, raccolte e partnership che riflettono i valori di Steve e portano avanti il suo senso di possibilità”. L’archivio sarà “un deposito di materiali storici relativi a Steve, alcuni dei quali non sono mai stati resi pubblici prima. Ulteriori annunci su offerte e progetti aggiuntivi verranno fatti nei prossimi mesi”.

Secondo Powell Jobs, l’archivio è “radicato nell’idea di lunga data di Steve che una volta compreso che, al di fuori del mondo naturale, tutto nell’ambiente costruito e tutti i sistemi che governano la nostra vita sul pianeta sono stati costruiti e progettati da altri umani. Una volta che hai questa intuizione, capisci che tu, come essere umano, puoi cambiarla, stimolarla, forse, interrogarla e allungarla. In questo modo avviene il progresso umano”.  

AGI – Dopo una serie di iPhone nel segno della continuità, la Mela trasforma il notch in isola dinamica. Più di un dispositivo: una bandiera. Mentre al polso punta sulle avventure estreme Plus, Pro, Max, Ultra: Apple non sa più che superlativo inventarsi per i suoi nuovi dispositivi. Questa volta, pero’, dopo qualche anno in tono minore, l’evento di presentazione trasmesso da Cupertino ha sfoderato (per rimanere in tono) una novità super e un paio di extra niente male. 

IPHONE PRO, IL NUOVO MANIFESTO DI CUPERTINO

Come spesso accade per l’evento Apple, si parte dalla coda. è prassi che la novità più attesa venga riservata agli ultimi minuti. L’edizione 2022 non ha fatto eccezione: ecco l’iPhone 14 Pro. Occhio: non è il Plus (che come vedremo è il fratello più grande della versione standard) ma un dispositivo tutto nuovo.

La prima novità è estetica (ma non solo): sparisce il notch. O, meglio, cambia. La tacca che ingloba fotocamera frontale e sensori si trasforma da ingombro fisico in area del display interattiva, malleabile, che cambia forma e si adatta alle funzionalità attive sullo schermo. Se con i superlativi Apple non brilla per immaginazione, il nome di questa nuova concezione del notch è invece azzeccato: dynamic island, cioè “isola dinamica”. Già dal nome, la Mela trasforma un punto di parziale debole in una novità assoluta.

Quella tacca non è sempre stata ben digerita dagli utenti: era un’area a sé, che interrompeva la continuità dello schermo. Come un’isola, appunto. Che adesso diventa “dinamica”. Quasi un ossimoro: l’isola si muove, cambia forma e funzionalità.

E diventa, all’istante, una sorta di manifesto di Apple: uno spazio fisico che agisce come fosse digitale è il trionfo dell’integrazione tra software e hardware (da sempre il punto forte della Mela). Un’integrazione talmente salda da essere percepita senza soluzione di continuità. Non è un caso se proprio questa (“seamless”) è l’espressione più utilizzata dal ceo Tim Cook nei suoi interventi di apertura e chiusura dell’evento.

Negli ultimi anni, le novità di Cupertino introdotte sul dispositivo di vertice si sono poi estese all’intera gamma. E’ quindi probabile che presto – entro uno o due anni – la Mela saluti definitivamente il notch o lo releghi alla linea SE (la più economica). Visto che questo top di gamma è in due versioni, c’è voluto un altro superlativo: quello da 6,1 pollici è Pro; quello da 6,7 pollici è Pro Max. Costi: anche quelli sono Pro (da 1339 euro) e Max (da 1489 euro, ma fino a 2139 per quello con la memoria da un terabyte).

L’entusiasmo generato dell’isola dinamica ha in parte oscurato le caratteristiche che l’iPhone Pro porta sotto la scocca. Chip A16 Bionic, un set di fotocamere nel quale spiccano una posteriore da 48 MP e un obiettivo ultra-grandangolare da 12 MP e un display che promette di essere “il più brillante di sempre”. 

L’IPHONE 14: NUOVO, GIà UN PO’ VINTAGE

L’iPhone 14 (da 6,1 pollici) e l’iPhone 14 Plus (da 6,7 pollici) sono invecchiati nel giro dei minuti passati tra la loro presentazione e quella del Pro. L’evoluzione non manca. Apple promette – grazie al chip A15 – un aumento della velocità del 18% rispetto al predecessore. C’è l’addio alla Sim fisica, per ora solo sul mercato Usa: ci sarà solo quella virtuale.

Ci sono anche alcune nuove funzionalità interessanti, tra le quali un sistema di Sos satellitare che permette di lanciare un allarme e condividere la posizione anche in assenza di segnale. Esteticamente, pero’, iPhone 14 e 14 Plus sono parsi attempati rispetto al Pro perchè identici al 13 per design e dimensioni. Anche il prezzo è sulla stessa linea: da 1029 a 1419 euro l’iPhone 14; da 1.179 a 1.569 euro il Plus.

Guai pero’ a sottovalutare la tenuta dell’iPhone, che anche in questo periodo tribolato per il mercato degli smartphone ha confermato tutta la sua solidità.

L’OROLOGIO DIVENTA “ULTRA”

Per Apple Watch la formula è consolidata: ritocchi di design ormai minimi, accompagnati da nuove funzionalità. L’ottava generazione dello smartwatch conferma questa direzione, così come l’allargamento dalle funzioni legate al benessere a quelle che riguardano la salute e la sicurezza.

L’Apple Watch ha ormai decine di funzionalità utili per fare sport e fitness. Ma non basta: dopo l’integrazione dell’elettrocardiografo e la possibilità di lanciare un Sos in caso di attività anomale, continuano ad arrivare nuovi sensori per monitorare il proprio corpo.

Questa volta è il turno di un misuratore della temperatura. Si apre così la via a nuove funzionalità: in apertura di evento, Apple ha puntato sul tracciamento del ciclo mestruale. Lo smartwatch non si limita a contare i giorni ma arriva a prevedere possibili irregolarità e indica i giorni di ovulazione.

Quanto al ramo “sicurezza”, invece, il dispositivo integra Crash Detection. La funzione (disponibile anche sui nuovi iPhone) è in grado di comprendere se l’utente è stato coinvolto in un incidente stradale.  Il merito è dei dati raccolti dai sensori “da polso” – tra i quali Gps, accelerometro e barometro – e di un algoritmo sviluppato sulla base di migliaia di crash test. Se l’Apple Watch 8 rileva un incidente, invia una notifica all’utente. E se non riceve risposta, inoltra l’allarme a una serie di contatti selezionati.

Anche l’Apple Watch, pero’, ha deciso di essere (letteralmente) superlativo. Oltre alla versione standard è arrivata quella Ultra. Se il Watch 8 è pensato per un uso quotidiano, il Watch 8 Ultra punta allo straordinario: avventure in luoghi remoti, maratone, viaggi e immersione (fino a 40 metri e con rilievo della temperatura dell’acqua).

Massiccia cassa in titanio, capacità di reggere temperature estreme, tre cinturini con un design concepito per ambienti specifici, funzioni evolute di navigazione e per lanciare allarmi, un display più brillante e con modalità notturna, una batteria di durata doppia rispetto al Watch 8 base (36 ore, con possibilità di arrivare a 60 in modalità “risparmio”).

Ultra nelle prestazioni e anche nel prezzo: parte da 1099 euro, il doppio del Watch 8 (disponibile da 509 euro) e oltre il triplo della versione SE (309 euro). Un azzardo? Forse. Ma va tenuto conto che l’Ultra si rivolge a un uso non urbano, a una nicchia già disposta a spendere per super-smartwatch che – dollaro più, dollaro meno – sono in quella fascia di prezzo.

AIRPODS PRO: SECONDA GENERAZIONE

è arrivata anche la seconda generazione di AirPods Pro. Nuovo chip H2, audio spaziale personalizzato (che si adatta in base alla forma e alle dimensioni delle orecchie), sistema di cancellazione del rumore migliorato e durata della batteria fino a sei ore, cioè un terzo in più rispetto alla generazione precedente. La carrellata di iPhone e Watch ha fatto un po’ ombra agli AirPods. Non bisogna pero’ dimenticare che si tratta pur sempre di auricolari. Evoluti e cari (299 euro), ma pur sempre accessori. Già il fatto che vengano presentati accanto ai dispositivi di punta la dice lunga sulla loro forza

AGI – Meta terrà la sua conferenza annuale sulla realtà virtuale, Connect, l′11 ottobre. Ad annunciarlo il CEO Mark Zuckerberg in un post su Facebook dove il Ceo indossa un nuovo visore: probabilmente il Project Cambria, l’atteso device per la per realtà mista. Zuckerberg aveva già  parlato, nel corso di un podcast, del nuovo visore, con una potenza di calcolo tale da catturare il mondo reale con telecamere esterne e visualizzarlo all’interno del visore in tempo reale e a colori. Il device, che probabilmente costerà 800 dollari o anche di più, sarà più costoso e potente dell’attuale Meta Quest 2.

Il nuovo visore e il modo in cui verrà accolto saranno un test chiave degli sforzi di Zuckerberg per orientare Meta verso la creazione di hardware di realtà virtuale e realtà aumentata. Meta ha speso fino a 10 miliardi di dollari all’anno per sostenere la visione di Zuckerberg di creare la prossima grande piattaforma software e la società ha affermato che uno dei motivi per cui la tecnologia non è decollata è che l’hardware non è ancora abbastanza buono.

Oltre a rivelare Project Cambria, Meta con tutta probabilità presenterà anche gli aggiornamenti di Horizon Worlds, la sua app di social networking dedicata al Metaverso, protagonista dell’ilarità della rete nelle ultime settimane per la sua grafica da cartone animato. “La grafica in Horizon è in grado di fare molto di più, anche sui visori, e Horizon sta migliorando molto rapidamente”, ha scritto Zuckerberg ad agosto. Oltre al Progetto Cambria, Meta sta sviluppando una sfilza di vari prototipi di realtà virtuale e realtà aumentata. L’azienda ritiene che la tecnologia alla fine verrà utilizzata in un paio di occhiali leggeri che possono sostituire lo smartphone.

AGI – Huawei ha presentato i suoi nuovi smartphone Mate 50 e Mate 50 Pro: la prima linea di device, fa sapere la società di Shenzhen, in grado di connettersi a Beidou, il sistema di navigazione satellitare cinese, che vuole essere alternativo al GPS: la connettività a Beidou garantisce agli utenti la possibilità di continuare a inviare messaggi anche quando perdono la connessione ad una rete Mobile.

Mate 50 ha dovuto però fare a meno della connessione 5G: a impedire questa implementazione il ban imposto dagli Stati Uniti. La serie Mate 50 include versioni solo 4G del chipset Snapdragon 8 Plus Gen 1 con 8 GB di RAM. Anche l’iPhone 14 potrebbero essere equipaggiati per la connessione satellitare,

Il 50 Pro, in particolare, è dotato di un display OLED da 6,74 pollici leggermente più grande con una frequenza di aggiornamento di 120 Hz, mentre il Mate 50 offre un pannello OLED da 6,7 pollici e 90 Hz. Entrambi includono una fotocamera posteriore principale da 50 megapixel con un obiettivo ad apertura variabile con stop da f/1.4 a f/4. Il Mate 50 di Huawei monta Harmony 3.0, l’ultima versione del sistema operativo sviluppato dalla società, rilasciato per la prima volta nel 2019 dopo che la compagnia è stata interdetta dall’utilizzo del software Android di Google a causa delle sanzioni statunitensi. 

Huawei sta cercando di mantenere la sua posizione nel mercato degli smartphone dopo le sanzioni statunitensi, che hanno estromesso l’azienda da componenti e software chiave e hanno mandato in pezzi i suoi affari. Huawei era un tempo tra i player di smartphone più rilevanti, ora resta una quota molto piccola del mercato. La società spera di poter recuperare terreno con altri suoi prodotti come tablet, smartwatch e altri accessori. 

Alla fine di agosto hanno fatto discutere le parole contenute in una dichiarazione ai dipendenti di Ren Zhengfei, 77 anni, fondatore e CEO dell’azienda. Huawei, ha scritto, potrebbe non arrivare al 2025 e deve lottare per sopravvivere a dieci anni di inverno economico, “un periodo doloroso della storia, con l’economia mondiale in recessione”.

Per prepararsi al peggio, il piano dell’azienda prevede tagli e revisione degli obiettivi di business. Huawei deve passare dalla ricerca di scala alla ricerca del profitto e del flusso di cassa, ha dichiarato Zhengfei, individuando nel cloud computing una delle priorità, insieme alla produzione e commercializzazione di apparecchiature per le telecomunicazioni. A proposito della possibilità di abbandonare alcune piazze, la società ha escluso un suo ritiro dal mercato europeo.

AGI – Google lancerà il 6 ottobre a New York i nuovi smartphone Pixel 7 e Pixel 7 Pro e Pixel Watch, il primo smartwatch della compagnia. Annunciate novità anche nella linea Nest, i dispositivi per la smart home. I Pixel 7 funzioneranno su Android 13 e saranno equipaggiati con Tensor, l’ultima release del chip Mobile personalizzato di Google.

Google Pixel Watch, fa sapere l’azienda, “è il primo smartwatch progettato e realizzato da noi e la prima volta che uniamo Google e l’esperienza di Fitbit in materia di salute e fitness. Ed è tutto presentato in una nuova esperienza WearOS reinventata e progettata per funzionare con tutti i telefoni Pixel e Android”.  

L’annuncio di Google, che aveva offerto un’anteprima di entrambi i prodotti durante il suo I/O a maggio, è arrivato a ridosso dell’evento di Apple, che proprio oggi dovrebbe presentare anche la sua nuova linea di smartphone e smartwatch. Intanto ieri il ceo di Alphabet Sundar Pichai, ospite alla Code Conference di Los Angeles, ha difeso Google dalle accuse di anticoncorrenzialità, sostenendo che il motore di ricerca è “pro-competitive”, nominando Apple e Microsoft. come concorrenti nel settore pubblicitario e TikTok come rivale nel settore dei video. “La competizione nella tecnologia è iper-intensa”, ha sottolineato Pichai. L’ascesa di TikTok “mostra che c’è concorrenza in questo spazio” e “quanto è vivace questo mercato” rispetto agli anni passati.  

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, come riportato da Bloomberg il mese scorso, si sta preparando a citare in giudizio Google con l’accusa di abuso di posizione dominante nel mercato della pubblicità digitale.

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