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E anche Amazon ci prova: starebbe lavorando a una piattaforma in streaming per videogiochi. Una sorta di Netflix che, in cambio di un abbonamento, permette l'accesso – via cloud – ai titoli anziché alle serie tv. Lo riporta The Information. Amazon non è digiuna del settore: risale al 2014 l'acquisizione, per 940 milioni di dollari, di Twitch, la piattaforma che permette di trasmettere partite ed eventi. Un po' come Youtube, ma concentrata solo su videogiochi e e-sport. Dalla sua, Amazon ha i suoi imponenti servizi di cloud, che rappresentano la base da cui partire. Il gruppo di Jeff Bezos potrebbe inoltre sfruttare la leva di Prime: non è escluso, infatti, che possano essere formulati nuovi “pacchetti” con all'interno diversi servizi su abbonamento di Amazon. E poi ci sono le possibili intersezioni con Twitch.

La concorrenza cresce

Amazon vuole ampliare il proprio presidio, in un settore sempre più affollato. Sony, con PlayStation Now, permette già l'accesso in streaming a 700 titoli. Anche Microsoft, con Xbox Game Pass, ha un servizio simile. Oltre ai due storici produttori di console, il nuovo arrivato è Google. Il 5 ottobre ha battezzato i test di Project Stream, al momento disponibile solo per un ristretto gruppo di giocatori. La piattaforma è nata da un accordo tra Google e Ubisoft (società francese che sviluppa e pubblica videogiochi) e permette ai giocatori di provare su portatili e pc (con il browser Chrome) l'ultimo capitolo di una saga di successo: “Assassin's Creed Odyssey”. Il test è quindi partito con un solo gioco, un accesso limitato e gratuito. Ma, vista la concorrenza, è solo l'inizio.

Il futuro sulla nuvola

Perché questa corsa proprio adesso? La ragione non è solo una. Il settore è sempre più ricco, popolato da una platea appassionata e disposta a spendere. E l'interesse nei grandi gruppi tecnologici non è certo nuovo. A quanto pare, prima che Amazon ci mettesse le mani sopra, anche Google avrebbe tentato di conquistare Twitch. Nei prossimi mesi, poi, una spinta decisiva arriverà dalla tecnologia. I videogiochi in streaming sono uno dei settori in cui il 5G avrà un impatto immediato e tangibile. Il perché lo aveva spiegato Google al lancio di Stream: “L'idea di trasmettere contenuti così ricchi di elementi grafici e che richiedono una reazione quasi istantanea tra il controller e quello che vediamo sullo schermo pone una serie di sfide”.

Nelle serie tv e nei film, qualche secondo di ritardo è ammissibile. Lo è meno nelle dirette (vedi Dazn). E per nulla in una partita, dove serve una risposta “in millisecondi” senza “alcun degrado grafico”. Il 5G, tra i suoi vantaggi, ha proprio questo: un minore tempo di latenza. Cioè un intervallo praticamente nullo tra comando e risposta. La velocità con cui questi servizi progrediranno e gli utenti si adatteranno dirà molto sugli scenari futuri del settore. Se il gioco si trasferisse in cloud, il ruolo di console, componentistica e vendita dettaglio verrebbe completamente ridisegnato.

Data confermata: il Samsung Galaxy S10 – come da indiscrezioni – sarà lanciato il 20 febbraio. A ridosso del Mobile World Congress di Barcellona (al via il 25 febbraio), anche se con un po' di anticipo in più rispetto al consueto.

Precedere l'apertura ufficiale della fiera permette ai produttori raccogliere tutta la visibilità che l'evento garantisce. Samsung però ha preferito isolarsi anche geograficamente: la presentazione non sarà in Spagna ma a San Francisco e Londra. Il Galaxy S10 potrebbe non essere l'unico protagonista: dovrebbe esserci anche lo smartphone pieghevole già intravisto a novembre. Sarà un altro assaggio o il lancio definitivo?

Come sarà il Galaxy S10

C'è molta attesa per entrambi i dispositivi. Per il bilancio di Samsung, l'S10 però avrà di certo un impatto maggiore. La compagnia, che sta pagando il mercato debole degli smartphone e l'anemia dell'S9, spera di rilanciarsi. Per farlo punta su un dispositivi che punta a rappresentare un salto rispetto al passato. A partire dal design: Samsung, ormai è certo, adotterà un design “con il buco” (come già fatto sull'A8). Lo smartphone sarà quindi “a tutto display”, senza notch ma con un foro che accoglie la fotocamera frontale.

Come al solito, non ci sarà solo un S10. Gli smartphone potrebbero essere tre: una versione base da 6,1 pollici, un S10+ da 6,4 pollici e un dispositivo “Lite”, cioè più economico, da 5,8 pollici. Lo smartphone meno caro confermerebbe una maggiore attenzione di Samsung per la fascia media e permetterebbe di ritoccare i prezzi di uno smartphone “top”. Uno degli S10, infatti, potrebbe supportare le reti 5G. Caratteristica che farebbe lievitare il costo.

A che punto è lo smartphone pieghevole

Lo smartphone pieghevole arriverà sicuramente nel 2019. Già a novembre, Samsung ha mostrato in pubblico il prototipo: 4,58 pollici e funzionalità da smartphone quando è chiuso; 7,3 pollici e funzioni da tablet quando è spiegato. L'arrivo è atteso entro il primo semestre dell'anno: un lancio già il 20 febbraio rappresenterebbe una sorpresa.

Tuttavia, ci sono possibili formule “intermedie”. A San Francisco, il pieghevole coreano (che potrebbe chiamarsi Galaxy F, come “foldable”, pieghevole) potrebbe comparire nella versione definitiva o anche solo rivelare qualche dettaglio in più. La sua presenza non implica necessariamente una commercializzazione istantanea (come sarà per l'S10): lo smartphone pieghevole potrebbe essere lanciato per creare attesa, rimandando però l'approdo nei punti vendita ai prossimi mesi.   

Forse è vero che dal Ces di Las Vegas oramai non ci si può più attendere il ‘the next big thing”, l’innovazione che stravolge tutto, capace di cambiare per sempre il nostro modo di vivere, le nostre abitudini, le nostre reti sociali. Ma è anche vero che nella miriade di ‘small things’ (piccole cose) ci sono idee piuttosto interessanti, che possono forse cambiare piccole abitudini, o aiutarci nelle necessità quotidiane. È questa almeno l’idea che sembra emergere guardando i progetti premiati al Ces Innovation Award del 2019.

Spulciando tra le 28 categorie e il centinaio di progetti premiati tra le migliori innovazioni di quest’anno vediamo che c’è, in ordine di pagina, una borraccia collegata ad una cassa bluethoot per “idratare corpo e mente”; un distributore di acqua per l’ufficio che la ‘crea’ dall’ossigeno, senza bisogno di collegarsi alla rete idrica; una sedia a rotelle che consente movimenti prima impossibili ai portatori di handicap; una piccola auto a guida autonoma che promette di rendere questa tecnologia accessibili a tutti.

E poi le innovazioni delle grandi aziende, come il televisore pieghevole di LG o il primo laptop a due schermi di Lenovo. Tutte tecnologie affascinanti, che incuriosiscono, ma che non sembrano, per ora almeno, equiparabili ad una delle ‘big thing’ che ci ha offerto la tecnologia del 21esimo secolo, forse l'ultima in ordine di tempo: lo smartophone.

Tra queste idee premiate ci sono cinque progetti italiani. Gli ha elencati oggi il Sole 24 Ore. E rientrano forse nella categorie delle ‘next small things’ in mostra a Las Vegas. Ma che un po’ forse raccontano da dove arriva l’innovazione in Italia oggi.  

1. Pagare ai distributori con lo smartphone

MatiPay è un sistema di pagamento per i distributori automatici. Permette di usare lo smartphone per comprare vivande. E funziona con i distributori già in commercio. È un prodotto sviluppato dalla Sitael, l’azienda che ha animato quel polo di ricerca e tecnologie che è nato a Bari e che ha progettato tra le altre cose i motori che muovono i razzi di Elon Musk e Richard Branson.
 

2. La stele di rosetta di Alexa

BTicino è un’azienda fondata a Varese nel 1936, ed è forse la ‘sorpresa’ più interessante per l’industria italiana. Si è aggiudicata il premio perché ha lavorato ad una piattaforma che consente ad Alexa, l’assistente vocale di Amazon, di dialogare con tutti i dispositivi domotici di una casa. Conosce il linguaggio di Alexa, conosce quello degli oggetti, e facilita la loro connessione.
 

3.La ciotola che sa tutto del tuo gatto

Anche per la Volta di Gerenzano, anche qui siamo a Varese, vale lo stesso principio: un’azienda ‘classica’, insomma non una startup (nessuna delle premiate finora può definirsi tale) che ha inventato una ciotola per gatti intelligente con una telecamera integrata che percepisce i movimento del gatto, ne comprende abitudini e voglie, e rilascia la dose di cibo ideale quando siamo lontani da casa, consentendo inoltre di monitorare la situazione via app.

Per dirla con le parole dell’amministratore delegato Silvio Ravelli:  "Abbiamo preso uno dei più semplici oggetti presenti nelle nostre case e lo abbiamo reinventato intorno alle più recenti tecnologie di intelligenza artificiale: questo è ciò che facciamo quotidianamente". Innovazione, appunto.

​4. Il tutore per gli arti dei pazienti diabetici

La Optima Molliter di Civitanova Marche è stata premiata nella categoria ‘Salute’ per Sbi Motus Smart, un tutore per pazienti diabetici che fascia la gamba ferita guidandone il recupero attraverso la rivelazione di postura, struttura, situazioni a rischio inviando al medico via app eventuali anomalie.

​5. Il braccialetto per i motociclisti

La Woolf di Verona invece è al suo secondo premio a Las Vegas, e sempre per il suo bracciale che consente di avvisare i motociclisti se stanno per commettere infrazioni stradali a rischio multa. Vibra per segnalare limiti di velocità, autovelox, varchi, tutor, senza distrarlo dalla guida. Prossimo step: usare la stessa tecnologia per segnalare valichi pericolosi, curve pericolose, incroci ad alto rischio incidente.

Twitter: @arcangelo 
Mail: arcangelo.rociola@agi.it

L'iPhone XR da 749 dollari di Apple, introdotto a settembre come alternativa più economica all'XS da 999 dollari e all'XS Max da 1.099 dollari è un ottimo cellulare ma non vende come auspicato dalla Mela, soprattutto in Cina. Forse la parola 'flop' è troppo dura, ma sta di fatto che Apple ha tagliato la produzione del modello e lo sta offrendo a prezzi scontati.

Tuttavia, come spiega il New York Times in un suo articolo, niente di tutto ciò può oscurare la qualità di questo smartphone. L'esperta di tecnologia del New York Times, Johanna Stern, confessa di aver personalmente messo da parte il suo iPhone più costoso, tecnicamente migliore, quando l'XR è stato lanciato a ottobre e di non essersene mai pentita. Dell'XS, rivela, non le manca il display Oled più luminoso, raramente pensa al teleobiettivo mancante e non le interessa la struttura leggermente più spessa e il formato più grande dell'XR. Inoltre adora il vetro colorato sul retro.

"Ma in realtà", sottolinea, "è da anni che non sono così contenta di un iPhone, principalmente per un unico motivo: la durata della batteria. Un paio di domeniche fa, sono andata a letto senza ricaricare il mio telefono. Non me ne sono resa conto fino a quando non ero sul treno in viaggio per l'ufficio, la mattina successiva, e ho dato uno sguardo alla percentuale di carica della mia batteria, accorgendomi con stupore che era ancora intorno al 15%".

Allora, si chiede l'opinionista del Nyt: come mai non sta funzionando?

Risposta numero uno

La gente possiede già dei fantastici iPhone. Magari il vecchio iPhone non sarà un 'ultimo modellò, non avrà incorporate le novità più recenti, ma sicuramente funziona bene e soddisfa in pieno le esigenze di chi lo possiede. I più grandi concorrenti di Apple non sono i nuovi iPhone, o i nuovi telefoni Android: sono i suoi vecchi iPhone. C'è ancora tanta gente che non si accontenta, che non resiste ai nuovi prodotti Apple, alle ultime novità.

Ma c'è anche sempre più gente che ignora i nuovi lanci, che cerca solo di aggiornarsi quando qualcosa non va, che si accontenta della fotocamera, del processore e dello schermo niente male del vecchio cellulare. Secondo La Ndp, che monitora i consumatori, un americano, proprietario medio di smartphone si tiene il suo telefono per 32 mesi, contro i 25 mesi del 2017. Più o meno lo stesso fa un possessore di smartphone cinese. Inoltre, nel 2018 Apple si è data da fare per migliorare i suoi iPhone più vecchi. Per prima cosa è arrivato il programma di aggiornamento della batteria di Apple, che consentiva ai possessori di telefoni dotati di vecchie batterie che perdevano la loro capacità di scambiarle con una differenza di soli 29 dollari, rispetto ai 79 dollari che servivano in precedenza.

Questo grosso sconto si è concluso con il nuovo anno. Tuttavia, quando Tim Cook ne ha parlato nell'intervista alla Cnbc della scorsa settimana, ha dovuto ammettere che un sacco di persone hanno approfittato dell'offerta e che la Apple, per questo, ha venduto molti nuovi telefoni in meno. Poi è arrivato iOS 12, che ha reso i vecchi iPhone di modelli precedenti più agili.

Risposta numero due

Ci sono opzioni molto più economiche dei modelli X. Molti di quelli che hanno deciso che era ora di aggiornare i vecchi iPhone ha evitato di rivolgersi ai modelli X per l'esosità dei loro prezzi e per il fatto che non avevano più l'amato bottone home. Così molti hanno preferito comprare un iPhone 8 a 599 dollari.

La stessa Apple lascia molto a lungo sugli scaffali i telefoni più vecchi. Attualmente offre sette diversi modelli di iPhone, escluse le varianti di archiviazione. Ai clienti di una certa età tutte queste opzioni fanno venire il mal di testa. E molti preferiscono comprare vecchi modelli iPhone nuovi di zecca, anche se sono fuori produzione, prendendo le loro decisioni in base al prezzo. In Cina, i consumatori scelgono invece telefoni Android più economici. Marchi cinesi come Huawei, Xiaomi, Oppo e Vivo offrono telefoni all-screen dall'aspetto simile agli iPhone a prezzi molto più bassi, tra i 200 e i 300 dollari. Inoltre, gli utenti cinesi si affidano in gran parte a servizi a pagamento e di messaggistica indipendenti dalla piattaforma Apple, come WeChat, che operano in opposizione all'iMessage di Apple.

E per un consumatore cinese, a differenza di un vecchio cliente Apple Usa, saltare da un iPhone a un telefono Android non è poi una gran cosa.

Risposta numero tre

L'XR è un grande telefono, ma è trascurato perchè non è nè carne nè pesce. L'XR non è nè il cellulare più economico, nè quello dotato delle migliori specificità tecniche, come l'XS e l'XS Mas. Finisce così per venire trascurato, sia da chi è in carca del prodotto meno costoso, sia da chi vuole qualità e 'status'.

Quindi ha un senso che Apple per invogliare a comprarlo lo offra in scambio a 499 dollari. Insomma, secondo il Nyt, l'ultimo trimestre sarà stato pessimo per Apple, ma si è trasformato in un'opportunità per i suoi clienti, per almeno tre motivi: posseggono buoni telefoni che lavorano più a lungo, hanno più opzioni scontate al momento dell'aggiornamento e il miglior iPhone parte da un prezzo inferiore di 250 dollari rispetto al modello top della gamma Apple. 

Il marchingegno si chiama Osè, è stato prodotto dalla società Lora DiCarlo, e quest’anno risultava essere tra i vincitori del Consumer Electronics Show di Las Vegas, una delle più longeve fiere di elettronica del mondo, messa su per la prima volta nel 1967.

La categoria nella quale Osè ha trionfato si chiama Innovation Awards, e non stupisce. Infatti trattasi di un prodotto altamente sofisticato, ideato con il supporto di un professore di ingegneria dell'Oregon State University specializzatosi in quello che è stato chiamato "mimetismo biometrico", in questo caso al servizio della stimolazione vaginale e clitoridea.

Già, Osè è un vibratore, un sex toy, e per questo, a quanto pare, non esponibile in fiera. La comunicazione è giunta all’azienda tramite una mail di uno degli organizzatori della Consumer Technology Association che invocava, come scrive buzzfeednews.com, “una clausola nei termini e condizioni del concorso che dice che gli organizzatori possono rimuovere a propria "sola discrezione" ogni voce ritenuta "immorale, oscena, indecente, profana o non in linea con l'immagine di CTA". Osè quindi è un ottimo prodotto, degno di un premio (che aveva vinto) poi ritirato solo per la sua natura “oscena”.

Il precedente di due anni fa

Eppure qualcosa sotto deve esserci, perché intervistati da techcrunch.com i vertici dell’evento rispondono che “Vela (primo nome di Osè) non si adatta a nessuna delle nostre attuali categorie di prodotti e non dovrebbe essere stata accettata per l'Innovation Awards Program”.

Verrebbe da pensare che il Consumer Electronics Show sia un evento dedicato alle famiglie dove simili argomenti siano da escludere, eppure nel 2017 un vibratore vinse il premio Engadget Best of CES per la categoria salute e benessere e lo stesso anno fece piuttosto scalpore l’aver dedicato addirittura un’intera stanza alla tecnologia VR applicata proprio ai porno; stanza che fu assalita da giovani interessati… Alla tecnologia ovviamente.

Lora Haddock, fondatrice e CEO di Lora DiCarlo ha deciso di dire la sua, in una lettera aperta indirizzata ai vertici della manifestazione, parla di un pregiudizio di genere “Tutto ciò che facciamo a Lora DiCarlo è radicato nella positività e inclusione del sesso.

Non nascondiamo ciò che facciamo e crediamo fermamente che le donne, le persone non-binarie, di genere non conformi e LGBTQI dovrebbero reclamare a gran voce il loro spazio nel piacere e nella tecnologia, entrambi ancora fortemente dominati dai CEO di sesso maschile e dirigenti. Crediamo anche che la società debba abbandonare il tabù sul sesso e la sessualità – è una parte della vita e della salute che dovrebbe assolutamente essere parte del dibattito principale. Nessuna vergogna, nessun imbarazzo, solo il conforto e la libertà di essere te stesso e goderti il ​​tuo stesso corpo”. 

È passato quasi un anno da quando Facebook ha ampliato il suo programma anti-suicidi. Un pacchetto di strumenti mirati a supportare chi sta pensando di togliersi la vita. Il servizio ha un fine nobile, ma ripropone i soliti dubbi legati alla privacy degli utenti, tanto più dopo un 2018 in cui Facebook ha ammesso alcune falle che hanno esposto milioni di utenti. In breve: l'algoritmo che rileva i segnali di rischio immagazzina anche dati sensibili, ad esempio sulla salute mentale degli interessati. Allo stesso tempo, però, Facebook ha il permesso di gestirli in modo più disinvolto rispetto ad ambulatori e ospedali. Il problema esiste, tanto che, grazie al Gdpr, la funzione non è utilizzata in Europa ma solo negli Stati Uniti e in altre aree del pianeta dove le maglie normative sono più larghe.

Come funziona

L'algoritmo scandaglia praticamente ogni post presente su Facebook. E classifica dei “pezzi” del messaggio secondo una scala da zero a uno, dove il grado più alto è quello di “rischio imminente”. Dopo essere stato etichettato, il post viene inoltrato a un primo team di moderatori umani. Anche se, negli ultimi mesi, non sono mancati i dubbi su una formazione adeguata, Facebook assicura che i moderatori ricevono istruzioni precise, studiate da specialisti, su “contenuti potenzialmente legati a suicidio, automutilazione e disordini alimentari” e “identificazione di una potenziale minaccia credibile o imminente di suicidio”.

In questa prima fase, i contenuti non sono associati al nome dell'utente. Se giudicato a rischio, viene inoltrato a un team di moderatori con maggiore esperienza sul campo e un passato nelle forze dell'ordine o in linee di servizi anti-suicidio e anti-stupro. Solo questo gruppo, più specializzato e ristretto, ha accesso a informazioni sensibili che legano post e identità dell'utente. Solo al termine di questa terza fase di analisi, si possono percorre due strade: contattare l'utente con informazioni e risorse di supporto o chiamare i soccorritori.

Perché un ospedale sì e Facebook no?

Facebook estrae dai post informazioni sullo stato di salute degli utenti. Il social network, però, non è tenuto al rispetto dello stesso standard di privacy dei fornitori di servizi sanitari. Diversi esperti, tra i quali Natasha Duarte, analista del Center for Democracy and Technology – intervistata da Business Insider – sostengono si tratti di “informazioni sanitarie sensibili”: “Chiunque raccolga questo tipo di dati e intervenga sulle persone” dovrebbe essere trattato nella stessa maniera. Che sia un ospedale, una compagnia assicurativa o Facebook. Attualmente, però, le leggi statunitensi non equiparano le tracce social sui suicidi con i dati sanitari. Facebook, quindi, non è obbligato a rispettare gli stessi limiti previsti dall'Health Insurance Portability and Accountability Act. Che, tra le altre cose, impongono il divieto di condivisione e un pieno accesso dei pazienti ai propri dati.

Privacy e salute mentale

L'allarme è stato rilanciato nei mesi scorsi, vista la scarsa trasparenza dimostrata da Facebook nella gestione dei dati e le falle nel suo sistema di sicurezza, non certo blindato. Il gruppo ha confermato che i segnali di allarme con punteggi vicini allo zero vengono eliminati dopo 30 giorni. Ma non ha fornito dettagli sulla gestione di quelli indicati con un rischio maggiore. C'è quindi il rischio che alcune informazioni sensibili siano, prima o poi, bersaglio di cyber-attacchi. Con una preoccupazione in più: lo stigma del disturbo mentale è ancora marcato. E potrebbe quindi esporre gli utenti persino più di quanto non facciano informazioni sullo stato di salute fisico.

Il protocollo anti-suicidi di Facebook prevede poi – in casi estremi – la richiesta di intervento delle forze dell'ordine. Un altro rischio per la riservatezza, se l'algoritmo fraintendesse i segnali. In un anno, ha spiegato Mark Zuckerberg in post dello scorso novembre, “abbiamo aiutato circa 3.500 persone nel mondo”. Ma sono noti anche casi di falso allarme. Come quello di una donna dell'Ohio, obbligata dalla polizia a un controllo psicologico dopo aver ricevuto un Sos da Facebook. La bontà delle intenzioni non è in discussione. Resta però il fatto che Menlo Park possa gestire dati sanitari in modo più libero solo per il fatto che non vengono raccolti in un contesto esclusivamente medico. Diversi esperti chiedono un intervento normativo. O almeno una maggiore trasparenza, lasciando agli utenti la libertà di decidere se aprire i propri post al programma anti-suicidi.   

Per LG la parola del giorno è “sottile”. Come i margini della propria trimestrale. Come il primo televisore arrotolabile, presentato al Consumer Electronic Show di Las Vegas.

Qui Corea: trimestrale deludente

Dalla Corea non sono arrivate buone notizie. I dati preliminare del trimestre hanno evidenziato fatturato e profitti decisamente sotto le attese.Le vendite si sono fermate a 15.800.000 miliardi di won, contro i 16.300.000 previsti dagli analisti. Il calo più deciso riguarda però il risultato operativo: 75,3 miliardi di won (67,03 milioni di dollari), l'80% in meno anno su anno e lontanissimo dalle previsioni di 387 miliardi di won. Dai dati preliminari, che forniscono scarne indicazioni della trimestrale che sarà rivelata a fine gennaio, non si possono avere certezze sul perché della frenata.

Visto che il problema è soprattutto nei margini, è probabile che la difficoltà nelle vendite (in particolare di smartphone) si sia combinate con corposi bonus di fine anno e crescenti spese di marketing, soprattutto per spingere la divisione mobile. LG continua a perdere quota di mercato tra gli smartphone. La trimestrale, che si preannuncia quindi deludente, non può essere spiegata solo con i telefoni. LG è il secondo produttore al mondo di televisori, alle spalle di Samsung. È possibile che le vendite si siano contratto in alcune aree (come la Cina), ma anche che i margini sulle tv di fascia alta si siano assottigliati. Nonostante la frenata di fine anno, il risultato operativo del 2018 dovrebbe essere il 9,5% superiore rispetto allo scorso anno.

Qui Stati Uniti: il televisore arrotolabile

Poco prima, LG aveva tenuto banco a Las Vegas presentando Signature OLED TV R, il primo televisore arrotolabile. Spesso un quarto di pollice, emerge da uno “scrigno” di dimensioni molto contenute pigiando un pulsante. È un televisore da 65 pollici in 4K, con schermo Oled (la tecnologia che, non richiedendo retroilluminazione, contente di ridurre lo spessore). Ne viene fuori un ibrido tra dispositivo tecnologico e oggetto di design: viste le dimensioni, un enorme rettangolo nero potrebbe non essere piacevole in alcuni ambienti. O potrebbe ostruire la vista. Ecco perché può arrotolarsi e scomparire.

Può riemergere solo in parte, con una “striscia” attiva – ad esempio – per riprodurre musica. Ha al proprio interno Alexa, l'assistente digitale di Amazon. E può quindi essere comandato a voce. LG non ha rivelato il costo, che però si annuncia molto elevato. Gli attuali televisori della linea Signature (con dimensioni simili, molto sottili ma non arrotolabili) partono da 7.000 dollari. Il Signature OLED TV R sarà decisamente più caro. Non c'è ancora la data di lancio, ma il dispositivo farà parte del catalogo LG di quest'anno.

Al Ces di Las Vegas è stata presentato un prodotto pensato e costruito in Italia che racconta quello che potrebbe essere il futuro prossimo di alcune tendenze della realtà aumentata. Si tratta di un anello che trasmette la sensazione del tatto da una persona all’altra, anche a distanza, o la ricrea – associata a un film, a una musica, a un videogioco o alla realtà virtuale o aumentata – amplificando così le percezioni sensoriali.

Si chiama Weart (Wearable Robotic Technology) ed è stata presentata alla maggiore fiera mondiale dedicata alla tecnologia e all’innovazione. Weart, spiega l’azienda, può far percepire a chi lo indossa pressione, vibrazione e temperatura che combinati offrono una riproduzione del tatto. Non è l'unico prodotto in commercio che prova a svolgere questa funziona, ma la tecnologia è nata all’interno di SIRSLab (Siena Robotics and Systems Lab), laboratorio di ricerca dell’Università di Siena, che si occupa di robotica e tecnologie legate alla manipolazione e al senso del tatto, e viene sviluppata in collaborazione con e-Novia attraverso l’omonima società che vede tra i fondatori oltre a e-Novia, la Fabbrica di Imprese, Guido Gioioso, Giovanni Spagnoletti e il professor Domenico Pratichizzo.

“I device che stiamo sviluppando – spiega Guido Gioioso, ricercatore di SIRSlab – possono essere visti come l'equivalente di microfoni e casse per il senso del tatto. Da un lato permetteranno di registrare le interazioni tattili di un utente mentre esplora o afferra oggetti che lo circondano, in termini di forze, vibrazioni e cambiamenti di temperatura. Dall'altro potranno riprodurre queste sensazioni, realizzando per il senso del tatto quel processo di digitalizzazione che è già avvenuto per la vista e l'udito”.

Due utenti distanti tra loro potranno scambiarsi e condividere sensazioni tattili (anche durante una videochiamata) che si andranno ad aggiungere a quelle audio e video, comunicando attraverso un canale, quello del tatto appunto, che è fortemente legato alla nostra sfera emotiva. Il “microfono” tattile, spiega l’azienda, è fatto da sensori tattili: il dispositivo registra ruvidezza, temperatura e pressioni. L’altro ha a bordo degli attuatori, componenti che riproducono sulla pelle vibrazioni, pressioni e cambiamenti di temperatura a livello cutaneo.

Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, e la moglie Priscilla Chan, hanno venduto 29 milioni di azioni di Facebook per finanziare un progetto di ricerca biomedica, che intende curare tutte le malattie entro una generazione, secondo quanto riportato da Business Insider. La Chan Zuckerberg Initiative (Czi) – così si chiama il progetto – include anche un investimento da 5 miliardi di dollari per la creazione di un dispositivo che trasforma i pensieri in comandi.

La sperimentazione sulle scimmie

Con un articolo pubblicato il 31 dicembre sulla rivista scientifica Nature, i ricercatori hanno descritto nel dettaglio il prototipo di un dispositivo cerebrale senza fili impiantato in un primate, di cui può registrare, stimolare e modificare l’attività cerebrale in tempo reale. Gli scienziati del Chan Zuckerberg Biohub, gruppo di ricerca medica senza scopo di lucro all'interno del Czi, hanno potuto rilevare e interrompere il movimento del primate. La ricerca, inquadrata in ambito terapeutico dagli scienziati, è rivolta al trattamento di malattie come il Parkinson o l’epilessia, spiegano nella ricerca.

Il dispositivo si chiama Wand, dalla parola inglese che indica una bacchetta, e grazie a degli elettrodi è in grado di monitorare il segnale in 128 diversi punti del cervello, influenzandoli con delle scariche. Nell’esperimento descritto, le scimmie dovevano muovere un joystick per seguire un obiettivo su uno schermo. Wand si è dimostrato in grado di capire in anticipo quando gli animali stavano per compiere il gesto e di fermarlo con una scarica elettrica.

“Questo dispositivo può essere realmente innovativo – spiega Rikky Muller, ricercatrice dell’Università di Berkeley e cofondatrice dell’azienda, nonché inserita dal Mit nella lista degli scienziati under 35 più innovativi – perché il soggetto è completamente libero di muoversi e la macchina può capire da sola quando e come interferire con i movimenti. Un giorno potrebbe avere applicazioni per una serie di malattie che colpiscono i movimenti, inclusi i traumi della spina dorsale e l’epilessia”.

Anche soltanto pochi secondi possono fare la differenza tra la vita e la morte: per questo motivo la città di Los Angeles, negli Stati Uniti, ha lanciato una app per smartphone in grado di segnalare l’arrivo di un terremoto. Si chiama ShakeAlertLA, è disponibile dallo scorso 31 dicembre ed è “un progetto pilota – si legge nel comunicato del sindaco Eric Gargetti – che utilizza la rete di sensori di allerta rapida di terremoto sviluppata dallo United States Geological Survey (Usgs)”, l'agenzia scientifica del Governo degli Stati che monitora i sismi.

Il meccanismo scientifico alla base dell’allarme

I terremoti non sono prevedibili con largo anticipo. Forse, però, esiste un modo per limitare i danni sfruttando il tempo che intercorre tra la rottura della crosta terrestre e l’arrivo delle onde nelle aree abitate. Ad alimentare l’app californiana è il sistema Shake Alert, il meccanismo di allarme messo a punto dall’Usgs in collaborazione con alcune università per cercare di limitare gli effetti del sisma.

Funziona così: quando avviene la frattura e lo spostamento nel sottosuolo della crosta terrestre – la causa del terremoto – una serie di onde si propagano attraverso il globo. Ne esistono di diversi tipi: quelle chiamate P sono le più veloci, ma a provocare i danni maggiori sono altre, quelle S e quelle di superficie. Il sistema di allarme si basa sulle onde P e sfrutta lo scarto temporale tra le P e le S: i sensori raccolgono le informazioni provenienti dalle prime elaborando la probabile intensità della scossa e calcolando così quanto tempo rimane prima che gli effetti della scossa si riversino su abitazioni e persone.

Pochi secondi per mettersi in salvo

La velocità con cui si propagano le onde non consente di avere molto tempo a disposizione prima dell’arrivo effettivo del terremoto: l’allarme anticiperà la scossa soltanto di pochi secondi, eppure anche una frazione di tempo così ristretta può consentire alle persone di mettersi in salvo o di ridurre gli effetti della scossa: scegliendo di cambiare lato della strada allontanandosi da un edificio, ad esempio, oppure cercando riparo sotto i tavoli in una abitazione o ancora evitando di prendere scale o ascensori proprio in concomitanza con l’arrivo del sisma. A Los Angeles, città dalla lunga tradizione di terremoti dovuta alla faglia di Sant’Andrea che attraversa la California, le notifiche suoneranno soltanto nel caso di sismi di magnitudo superiori al 5.0.

L’app appena lanciata nella metropoli californiana, sviluppata in collaborazione con AT&T e la Fondazione Annenberg, è la prima nel suo genere negli Stati Uniti ma non una novità in assoluto su scala globale. Sistemi simili sono già utilizzati in Giappone e in Messico dove, in occasione del terremoto del settembre 2017, i sistemi di allarme suonarono con un minuto di anticipo.

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