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AGI – Oltre mille segnalazioni acustiche di possibili attività illegali e più di trecentomila registrazioni di suoni della natura. E tutto questo grazie all’installazione di cellulari di vecchia generazione 2 e 3G (alimentati da pannelli solari) e dispositivi acustici in grado di ascoltare i suoni della natura (per finalità scientifiche) e di funzionare da orecchie per attivare interventi contro illeciti (tipo bracconaggio).

In che modo? Immagazzinando dati su un Cloud che verranno analizzati interpretati da tecnologie di Intelligenza Artificiale e lanciando allarmi. Dicevamo 1000 segnalazioni acustiche e 300 mila registrazioni: questi numeri sono i risultati dei primi tre mesi di sperimentazione di un progetto che è stato sviluppato da Huawei e WWF Italia (in collaborazione con l’organizzazione no-profit californiana Rainforest Connection). L’iniziativa si chiama non a caso “Guardiani della Natura” ed è stata presentata nei giorni scorsi nella Riserva Naturale Cratere degli Astroni (cratere dell’area vulcanica dei Campi Flegrei, in Campania, tra Napoli e Pozzuoli), una delle tre aree in cui sono stati installati questi dispositivi: le altre due sono Burano e Orbetello in Toscana.

“Sono quattro al momento i dispositivi installati da Huawei in zona – ha spiegato un esperto del WWF – sono tutti alimentati da pannelli fotovoltaici”. Il dispositivo, ha precisato Fabio Romano, Director of Industry Ecosystem Development Huawei Italia, è chiuso in una scatola che contiene un “vecchio cellulare”. La sua funzione è “registrare i suoni della natura H24“, suoni che poi verranno inviati e analizzati. “I dati vengono inviati alla piattaforma di proprietà di Rainforest Connection”. 

Tecnologia e ambiente

!La tecnologia può offrire un contributo enorme alla risoluzione di problematiche globali complesse e urgenti come la protezione dell’ambiente e la conservazione della biodiversità – ha sottolineato Wilson Wang, CEO di Huawei Italia – siamo da lungo tempo impegnati in progetti di sostenibilità e inclusione in tutto il mondo tramite il nostro programma Tech4All. Siamo quindi molto soddisfatti di essere riusciti a introdurre in Italia, attraverso la nostra partnership con il WWF e il supporto delle istituzioni locali, un modello efficace in grado di contribuire alla tutela del ricco patrimonio naturale del Paese”. 

Segnalazioni di attività illegali

In particolare le 1000 segnalazioni hanno permesso più di 15 azioni di verifica sul campo da parte delle forze dell’ordine, tra cui un blitz della Polizia Provinciale di Napoli che, accompagnata dalle guardie WWF all’interno dell’Oasi Cratere degli Astroni, ha effettuato il sequestro di un impianto acustico illegale per la cattura di fauna selvatica (bracconaggio), individuato proprio grazie ai sensori installati all’interno della Riserva Naturale. “Grazie a questi dispositivi riusciamo ad ascoltare quello che succede – spiega il WWF – per la decodifica invece ci viene in aiuto l’Intelligenza Artificiale”.

Analisi scientifica del panorama sonoro

Le 300 mila registrazioni audio provenienti dalle oasi coinvolte consentiranno invece uno studio della biodiversità in ambienti mediterranei, in collaborazione con gli esperti del Centro Interdisciplinare di Bioacustica del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia. Fra le ipotesi di ricerca scientifica si avrà la possibilità di analisi del panorama sonoro degli habitat per valutarne lo stato di salute analizzando la biodiversità acustica e l’impatto del rumore. Ci sarà l’opportunità di identificare le  delle specie presenti, con l’obiettivo di monitorarne presenza, trend e fattori di disturbo, come il cambiamento climatico, focalizzandosi su specie di particolare interesse (tra cui numerose specie ombrello, specie minacciate, rare o poco conosciute)

Il paesaggio sonoro

“Il paesaggio sonoro è la diretta espressione della vitalità, ricchezza e biodiversità di molti ambienti naturali e rappresenta una componente essenziale di molti ecosistemi nei quali gli animali hanno evoluto complessi sistemi di comunicazione, di ecolocalizzazione e di percezione dell’ambiente grazie al suono” ha spiegato Gianni Pavan, Professore di Bioacustica presso l’Università di Pavia. “L’ecoacustica è una nuova disciplina che nasce dal coniugare la bioacustica e l’ecologia, per studiare l’ambiente acustico naturale attraverso il monitoraggio della sua composizione, il riconoscimento delle specie presenti e il controllo del rumore di origine antropica che ha un impatto sulla vita di molte specie animali. Il paesaggio sonoro è anche importante per la fruizione umana ed è scientificamente riconosciuto il valore terapeutico dei suoni della natura associati alla mancanza del rumore antropico che ci affligge nella vita quotidiana”.

AGI – Gli italiani riconoscono un ruolo centrale delle nuove tecnologie, considerate strumenti necessari per affrontare le sfide dei nostri tempi e garantire un futuro migliore. Ritengono necessario che le aziende tecnologiche si focalizzino sulla sostenibilità, seguita dalla formazione e dall’accesso alla tecnologia per un’innovazione alla portata di tutti.

In particolare il 62% degli italiani pensa che il digitale possa contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale, il 49% lo ritiene motore di progresso sociale e il 47% uno strumento per la riduzione delle disuguaglianze e la promozione di una società più inclusiva ed equa.

Sono alcune delle tendenze che emergono da una ricerca di Samsung, condotta in collaborazione con il Politecnico di Milano, che delinea le macro-tendenze e gli scenari digitali del futuro connessi alle aspettative degli italiani nei confronti delle aziende tecnologiche e delle loro future innovazioni. La ricerca è stata effettuata su un campione di 1000 persone, rappresentativo di tutta la popolazione dai 18 ai 65 anni, residente in Italia nel mese di ottobre 2021.

La tecnologia per tutti

E il futuro? Per migliorare la qualità della vita e il futuro, gli italiani pensano sia necessario che le aziende tecnologiche mettano al centro della propria strategia la sostenibilità, la formazione e una maggiore accessibilità della tecnologia affinché sia davvero alla portata di tutti, rispettivamente dal 54%, 27% e 19% degli intervistati.

Sostenibilità, dalla smart home alla smart city

Secondo lo studio la Smart Home, la casa innovativa, è il luogo da dove partire per ridurre il proprio impatto sull’ambiente: il 54% degli intervistati associa infatti la casa intelligente alla possibilità di controllare e ridurre i consumi, il 37% ritiene che, grazie a una casa connessa, sia possibile rendere la propria vita domestica più sostenibile.

Ma la sostenibilità è anche tra le caratteristiche ritenute più rilevanti per una città intelligente; per il 48% degli intervistati, infatti, la Smart City deve rispecchiare l’idea di un luogo sostenibile nel pieno rispetto del pianeta e delle esigenze del singolo.

Istruzione e nuove tecnologie

Secondo il campione anche il settore dell’istruzione può trarre giovamento dalle nuove tecnologie, che hanno la capacità di rivoluzionare la didattica attuale e di farla progredire verso un approccio più ibrido. L’87% degli intervistati è fiducioso che la tecnologia impatterà positivamente la qualità dell’istruzione.

Inoltre gli italiani auspicano un cambiamento radicale negli scenari didattici futuri:ad esempio il 30% del campione immagina una didattica dove la realtà aumentata consentirà di seguire lezioni in aula o da remoto completamente immersive e interattive.

Un terzo degli intervistati è inoltre convinto che il digitale avrà sempre più una funzione di motore dell’occupazione, se supportato da una maggiore diffusione delle competenze adeguate e dallo studio delle STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), indispensabili per poter sfruttare appieno i benefici delle nuove tecnologie.

AGI – Qualche tempo fa c’era chi prevedeva la morte del televisore, destinato a lasciare il posto a smartphone, tablet e schermi del pc. Ma quelle Cassandre non avevano fatto i conti con la capacità della tecnologia di ibridarsi e quindi del televisore di trasformarsi in qualcosa in grado non solo di sopravvivere all’esplosione del web, ma di sfruttarla per rigenerarsi.

Ed ecco quindi il proliferare di smart tv e di apparecchi in grado di trasformare anche vetusti schermi in ‘hub’ per accedere a una quantità pressoché illimitata di contenuti sulla rete. Così non solo sono aumentati gli schermi nelle case degli italiani, ma quello principale, il ‘mamozzone’ che da 70 anni fa bella mostra di sé in soggiorno, non accenna a volersi muovere da lì. 

Milioni di schermi nelle case degli italiani

Gli schermi all’interno delle case sono 119 milioni e 400.000 (+6,2% negli ultimi due anni), con una media di 5 schermi per ogni famiglia. Nel 2021 gli apparecchi televisivi superano i 43 milioni (+1,0% dal 2019) soprattutto per effetto dell’ormai prepotente presenza di Smart Tv o dispositivi esterni collegati: sono 15 milioni e 300.000 (+46,6% negli ultimi due anni) e si pongono in sintonia sia con le nuove modalità di visione e di ascolto (ormai radicate all’interno del corpo sociale) sia con lo switch off reso necessario dal prossimo avvento del Digitale terrestre di seconda generazione.

Crescono anche gli smartphone, che sono oltre 48 milioni (+8,9% dal 2019). Così come crescono i pc collegati, che sono quasi 20 milioni, e i tablet, che sono 7 milioni e 700.000.

Quasi 4 milioni di individui, poi, utilizzano la Smart Tv per navigare sui siti internet. E i dati sulle fruizioni individuali che emergono dalla Ricerca di base Auditel confermano con nitidezza come la Smart Tv rappresenti una porta d’accesso a internet per oltre 22 milioni di italiani, la maggior parte dei quali la utilizza per attivare le applicazioni on demand.

Tuttavia, su 15 milioni e 500.000 Smart Tv presenti nelle case degli italiani, sono 12 milioni e 300.000 quelle effettivamente connesse: 3 milioni e 200.000, invece, non sono collegate alla rete, per un totale di 2 milioni e 594.000 famiglie che hanno in casa almeno una Smart Tv, ma la utilizzano esclusivamente in modalità lineare. Come mai?

Tra loro, la stragrande maggioranza (87,4%, per un totale di 2 milioni e 267.000 famiglie) possiede sì il collegamento a internet, però nell’85,2% dei casi è solo da linea mobile: un collegamento, quindi, più difficilmente in grado di supportare l’utilizzo in streaming della Smart Tv.

Agli italiani piace crearsi il proprio palinsesto

La televisione resta centrale nella dieta mediatica degli italiani, ma cambiano le modalità di fruizione, sempre più individualizzate e on demand, con la costruzione da parte di ciascun componente del nucleo famigliare di un proprio palinsesto frutto della combinazione di contenuti diversi su schermi diversi e in luoghi diversi.

Oltre 4 milioni di italiani, infatti, seguono la programmazione televisiva lineare sullo smartphone (+6,3%), mentre 2 milioni e 700.000 la seguono dal pc, con una crescita del 41,1% nell’ultimo anno; e un milione e 200.000 italiani vedono i contenuti tv sul tablet.

A coloro che seguono sul web i programmi della televisione lineare si aggiungono, inoltre, coloro che usano tutti gli schermi disponibili per connettersi a Internet e costruire il proprio palinsesto fatto di contenuti on demand.

Ben 3,5 milioni di italiani, poi, scaricano film dalla rete (+33,3% nell’ultimo anno) e oltre 13 milioni guardano sulle piattaforme televisive on demand contenuti non lineari (+38,2% nel periodo considerato).

Senza contare che 24 milioni di italiani utilizzano le diverse piattaforme disponibili su internet, per lo più a pagamento (+48,4%), con una forte crescita del numero di coloro che li guardano di frequente: sono 16 milioni e 600.000 e sono aumentati dell’86,0% in un anno.

Quelli che Internet proprio non lo vogliono

Sono 2 milioni e 300 mila, il 9,8% del totale, le famiglie italiane non connesse. Altre 7 milioni e 200 mila famiglie, il 29,9% del totale, hanno unicamente la linea mobile. Fra loro, circa 5 milioni si collegano solo da smartphone, un dispositivo che, evidentemente, non è in grado di supportare a sufficienza le nuove modalità di studio, lavoro e socializzazione che si stanno affermando.

Si tratta, soprattutto, di famiglie composte da soli anziani e famiglie che si trovano in una condizione di forte precarietà socioeconomica: spesso combinano la mancanza di risorse materiali con la carenza di cultura e di abilità digitali.

Il 27,0% delle famiglie che ha tra i componenti almeno uno studente e/o un lavoratore, inoltre, si collega solo da linea mobile e il 15,6% esclusivamente da smartphone, mentre 8 milioni e 400 mila famiglie italiane, il 35,1% del totale, non ha in casa né un pc né un tablet, quota che arriva al 72,8% tra quelle che si collocano su un livello socio-economico basso.

 

AGI – Se Tim Berner Lee, il padre del web, si fosse ritrovato su Twitter tra il 17 e il 18 novembre, probabilmente avrebbe condiviso lo striscione simbolo dell’addio di Totti: “Speravo de mori’ prima”. Quando inventò il www, di certo non poteva immaginare al #VioliNation, un fenomeno nato dalla nicchia del calcio romanista e finito tra i top trend mondiali. Una goliardata, nel migliore dei casi. Bullismo, nel peggiore.

Fenomeno VioliNation

VioliNation è uno “spazio” Twitter. Lo scorso maggio il social network ha infatti lanciato questa nuova funzione, replica di Clubhouse: un host apre uno spazio e trasmette solo audio, gli ascoltatori accedono. Se non ne avete mai sentito parlare, è normale: in Italia gli spazi sono, al momento, meno che marginali. Almeno fino a due giorni fa, quando l’account @moussolinho – The Animal Violista ha aperto questa riunione e trasmesso canzoni rivisitate in chiave romanista. Sono tutti brani-parodia tra il goliardico e lo scurrile, senza alcuna pretesa d’intonazione, dedicati a calciatori e dirigenti della Roma.

Ok raga spiegatemi subito cos’è perché non ci sto capendo una mazza #VioliNation

— Fedez (@Fedez)
November 18, 2021

Già da tempo circolano online, creati e pubblicati da Marco Violi (da cui il nome dello spazio), il giornalista che gestisce Romagiallorossa.it.

Non si sa come, non si sa perché, VioliNation ha attirato circa 5 mila persone e generato una cascata da tweet. Oltre all’ambiente giallorosso, hanno partecipato personaggi noti come la conduttrice Andrea Delogu e la tennista Sara Errani (che si è detta “ipnotizzata”).

Noi stamattina. #VioliNation pic.twitter.com/DOdpXmnU3P

— Lega Serie A (@SerieA)
November 18, 2021

Dopo la seconda nottata di trasmissioni, persino l’account twitter della Lega di Serie A ha pubblicato una gif facendo intendere di aver seguito per tutta la notte gli audio di VioliNation. L’hashtag è diventato virale, con una concentrazione anomala negli Stati Uniti e in Canada, cioè ben lontano dai paraggi dell’Olimpico.

Le ragioni (inspiegabili) del successo

C’è poco da spiegare sulle ragioni del successo. Difficile dire come mai un fenomeno locale sia diventato globale, aggregando contenuti già pubblicati e sfruttando un canale che fino a ora si era sentito nominare a malapena. Violi è un bravo cantante? No. Il risultato è ironico? Parliamone. L’attrazione esercitata da VioliNation somiglia più al cosiddetto “effetto gatto spiaccicato”, che si verifica quando lo sguardo viene catturato da qualcosa perché estremamente sgradevole. Capire com’è diventato virale tutto questo è praticamente impossibile. A guardare da dove nasce, però, sorge qualche dubbio sulla sua natura innocua.

Denunce e minacce dietro VioliNation

L’account che ha aperto lo spazio, @moussolinho, fa probabilmente riferimento a Mourinho (attuale allenatore della Roma), a Violiho (il nome con cui Violi pubblica le sue canzoni in omaggio al tecnico portoghese) e a Mussolini. Marco Violi, però, non ne sapeva nulla. E su questo non sembrano esserci dubbi.

Perché oltre a dirlo lui in prima persona, lo hanno confermato indirettamente alcuni account Twitter che da tempo scambiano insulti con Violi e che sembrano i promotori dello spazio. Il profilo @moussolinho non esiste più, ma tra quelli più vicini a VioliNation c’è @LogikSEO, che da mesi pubblica insulti indirizzati a Violi.

Marco #Violi in diretta dalle ore 15.00 spiega chi è cosa c’è davvero dietro #VioliNation https://t.co/v8Y7vJI1O7

— Romagiallorossa.it (@Romagialloross4)
November 18, 2021

In un video pubblicato sul suo sito, giornalista ha parlato di una “schifosa, deprimente e subdola situazione”, della quale lui non è l’autore ma “la vittima”: “Non è un tributo ma un atto per denigrarmi”. Visti i trascorsi visibili (con tweet che si burlano del padre morto, accuse di portare sfortuna alla Roma e petizioni per silenziare le sue telecronache) e gli account coinvolti, VioliNation sembra effettivamente tutto fuorché un omaggio. Il giornalista – che ha già risposto in passato con alcune denunce – va oltre: afferma, senza avere alcuna prova, di sentirsi in pericolo per aver parlato male della precedente proprietà della Roma. VioliNation sarebbe l’ultimo atto di questa strategia diffamatoria orchestrata negli Stati Uniti.

Al di là delle teorie del complotto, ci sono alcune certezze: VioliNation è stato un fenomeno senza precedenti; i profili più vicini al creatore dello spazio parlano di goliardata, non certo gradita a Violi. Una presa in giro, probabilmente sfuggita di mano ai suoi stessi organizzatori, che però sta finendo con il dare notorietà al giornalista: il suo account Twitter ha guadagnato in poche ore qualche centinaio di follower. Le vie della viralità sono infinite. 

AGI – È passato poco meno di un anno da quando il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto il blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti di TikTok per i quali non sia stata accertata l’età, chiedendo al social di mettere in campo una serie di interventi al fine di tenere gli infratredicenni fuori dalla piattaforma.

Il provvedimento d’urgenza era stato deciso dopo che i giornali e la procura di Palermo avevano collegato la morte di una bambina all’utilizzo del social network, in conseguenza di una challenge, una sfida. Un anno complicato per il social network di proprietà di Bytedance che si è mosso per adottare nuove misure per impedire in maniera ancora più efficace l’accesso dei più piccoli alla piattaforma, pur non convincendo i genitori (in particolare quelli rappresentati dal Moige) secondo i quali Le misure di protezione assunte da TikTok per gli utenti minorenni sono del tutto insufficienti e non possono assolutamente bastare.

Già, è passato un anno. Nel frattempo non si è placata la preoccupazione intorno alle sfide pericolose, all’autolesionismo, alle bufale. E TikTok cresce sempre di più. Secondo Blogmeter e la sua analisi condotta su di 1.714 internauti residenti in Italia, di età compresa tra i 12 e i 75 anni, iscritti ad almeno un social network, il social cresciuto di più nel 2021 è TikTok (un miliardo di utenti attivi su base mensile), utilizzato dal 41% degli intervistati. Ma qual è la dimensione del problema? I numeri che dicono?

TikTok ha commissionato una ricerca a The Value Engineers (TVE), una società di consulenza per i brand. La ricerca di TVE si è strutturata in un sondaggio online completato da 5.400 adolescenti (tra cui 1800 tra i 13 e i 15 anni, 1.800 tra i 16 e i 17 e 1.800 tra i 18 e i 19). Il sondaggio è stato completato anche da 4.500 genitori di adolescenti e 1.000 educatori, per un campione totale di 10.900 persone in tutto il mondo. Il campione comprende partecipanti da Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Australia, Italia, Brasile, Messico, Indonesia, Vietnam e Argentina reclutati online da un’agenzia di ricerca che conduce sondaggi in rete.

Le “sfide” e le “bufale” sono al centro delle domande del sondaggio. Agli intervistati è stato chiesto quanto conoscessero e se partecipassero alle sfide online in generale e non specificamente a sfide pericolose. Alcune domande chiedevano agli intervistati di dare anche un parere sul rischio.

Le challenge

Nello studio è stato chiesto agli adolescenti di descrivere il livello di rischio associato a challenge viste online di recente. Per quasi la metà (48%) erano percepite come sicure e sono state definite divertenti o spensierate. Al 32% è stato associato un certo rischio, ma sempre considerandole sicure. Il 14% è stato descritto come rischioso e pericoloso. Soltanto il 3% delle challenge online è stato definito molto pericoloso e appena lo 0,3% degli intervistati ha dichiarato di aver preso parte a una challenge che considerava pericolosa.

Quanto sanno delle sfide

Tra i dati raccolti, la consapevolezza delle sfide online è elevata tra gli adolescenti, i genitori e gli insegnanti: il 73% degli adolescenti e dei genitori e il 77% degli insegnanti hanno detto di conoscere l’esistenza delle sfide online. 

Partecipare alle sfide

Nel complesso, i dati raccolti mostrano che la maggior parte dei bambini non partecipa personalmente alle sfide, solo il 21% degli adolescenti partecipa attivamente a sfide (di qualsiasi tipo), a prescindere dal fatto che scelgano di pubblicarle o meno. Solo il 2% degli adolescenti ha preso parte a una sfida che considera rischiosa e pericolosa e lo 0,3% ha partecipato a una sfida che ha classificato come molto pericolosa. 

Perchè

Per capire perché gli adolescenti partecipano alle sfide (di qualsiasi tipo), è stato chiesto agli intervistati di classificare una serie di possibili motivazioni per cui pensano che gli adolescenti possano partecipare. I dati sugli atteggiamenti mostrano che la motivazione più comune è ottenere visualizzazioni, commenti e Mi Piace, con il 50% degli adolescenti che la include tra le 3 motivazioni principali e il 22% che la indica come ragione più importante. Il 46% degli adolescenti ha incluso il fatto di fare colpo sugli altri fra le tre principali motivazioni.

Le bufale

In fatto di bufale i dati mostrano che la consapevolezza delle bufale è elevata. Riguarda l’81% di tutti gli adolescenti consultati, l’81% dei genitori e l’84% degli insegnanti. Il 77% degli adolescenti, il 74% dei genitori e il 77% degli insegnanti sono venuti a conoscenza delle bufale attraverso i social media.

La salute mentale

Un numero significativo di persone ha riportato un impatto negativo dall’esposizione alle bufale. Tra gli adolescenti, il 17% ha convenuto che l’esposizione alle bufale ha avuto un impatto positivo, il 51% crede che non abbia avuto alcun impatto e il 31% ritiene che abbia avuto un impatto negativo (con numeri coerenti tra i gruppi di età). Tra coloro che hanno avuto dalle bufale un impatto negativo, il 63% degli adolescenti riporta un impatto negativo sulla salute mentale. Questo livello di impatto è impressionante e suggerisce la necessità di un supporto facilmente identificabile e accessibile per gli adolescenti.

Genitori e insegnanti

I dati mostrano poi che i genitori sono cauti nel modo in cui affrontano la discussione delle bufale con i loro figli. Il 56% dei genitori ha convenuto che non avrebbe menzionato una specifica bufala a meno che un adolescente non l’avesse citata per primo. Inoltre, il 43% dei genitori trova che i consigli disponibili sulle bufale online non siano buoni come quelli disponibili sui rischi offline e il 37% dei genitori ritiene che sia difficile affrontare l’argomento senza suscitare interesse.

I dati poi sugli insegnanti suggeriscono un elevato livello di preoccupazione: il 56% indica di essere estremamente o molto preoccupato per le bufale e l’88% concorda sul fatto che “conoscere le bufale online è una parte importante del mio lavoro”. Tuttavia, il 50% ritiene che le scuole non abbiano le conoscenze e le risorse per affrontare questo fenomeno in modo efficace e solo il 33% concorda sul fatto che le scuole forniscano a bambini e famiglie strumenti e indicazioni utili in merito.

Più di 3000 valvole, 2000 transistor, 12000 diodi al germanio, grande come un’intera stanza, ma risolveva in pochi minuti un sistema di 100 equazioni lineari di 100 incognite.

Parliamo della Calcolatrice Elettronica Pisana costruita grazie all’accordo tra Università di Pisa e Olivetti e per la quale il 13 novembre ricorre il più importante anniversario per la storia dell’informatica italiana: i 60 anni del primo computer italiano a scopo scientifico. L’evento fu considerato così importante che per la CEP (Calcolatrice Elettronica Pisana), ci fu anche la visita dell’allora Presidente della Repubblica, Giovanni b. 

Nato grazie anche all’interessamento di Enrico Fermi e di Adriano Olivetti, che nella città toscana avrebbe aperto un laboratorio di ricerche avanzate nel campo dell’elettronica, il progetto pisano della CEP vide fra i suoi primi collaboratori l’ingegnere italo-cinese Mario Tchou. Nell’ambito delle celebrazioni, in programma il 13 novembre al Polo Congressuale Le Benedettine infatti, si ricorderà anche questo illustre scienziato, scomparso in un incidente pochi giorni prima dell’inaugurazione della CEP.

Tchou, guida carismatica del gruppo di giovani scienziati lavorò anche alla realizzazione dell’ELEA 9003, primo “cervello elettronico” a transistor messo in commercio dalla Olivetti alla metà del secolo scorso. 

Il convegno è organizzato nell’ambito dell’Internet Festival 2021 dall’Università di Pisa in collaborazione con l’Istituto di Informatica e Telematica (CNR-IIT), l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “A. Faedo” (CNR-ISTI) e l’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “M. Picone” (CNR-IAC) del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il programma della giornata prevede, tra gli altri, l’intervento da remoto di Walter Veltroni, la presentazione della graphic novel di Ciaj Rocchi e Matteo Demonte “La macchina zero” e l’anteprima di “Pionieri dell’informatica. Uomini e donne all’alba della rivoluzione digitale”.

Nell’occasione l”archeologo informatico” Maurizio Gazzarri presenterà la  ricostruzione storica di quegli anni, basata su fonti archivistiche e testimonianze dirette, che videro la nascita dei primi computer italiani e dei protagonisti di questa sfida avveniristica. Storie raccolte nel  romanzo “I ragazzi che scalarono il futuro”  e nel recentissimo saggio storico “ELEA 9003. Storia del primo calcolatore elettronico italiano”.  

“Celebrare i 60 anni della Calcolatrice Elettronica Pisana non è solo il modo di ricordare una bella storia di scienza e tecnologia, ma anche l’occasione per imparare dal passato – spiega Gazzarri -. Un progetto realizzato grazie al contributo degli enti locali della costa toscana come Pisa, Livorno e Lucca che investirono 120milioni di lire, l’equivalente di 2 milioni di euro, e grazie alla lungimiranza dell’Università di Pisa, alla collaborazione con la società di Adriano Olivetti e al lavoro di giovani capaci. Un’unità di intenti e un esempio di intelligenza collettiva, utili anche per l’oggi, in questa fase di ripartenza.” 

“Elea 9003 – prosegue –  fu il primo computer messo in commercio dalla Olivetti. Fondamentale anche la figura di Mario Tchou, l’ingegnere italo-cinese che ha coordinato il progetto della società di Ivrea e del quale si commemorano i 60 anni dalla morte. Elea 9003 ha interpretato quella che Adriano Olivetti chiamava ‘ansia di progresso’ declinata come speranza e sviluppo e non come paura e resistenza al cambiamento”.

AGI – Lo sviluppo della tecnologia 5G nei settori dell’energia, del trasporto, manifatturiero ed edilizia, quattro ambiti ad alta intensità di carbonio, potrebbe assicurare un risparmio di emissioni tra i 55 e i 170 milioni di tonnellate di CO2e l’anno, che equivale a togliere dalle strade dell’Unione Europea un’auto su sette, quindi oltre 35 milioni di veicoli.

È quanto risulta da uno studio della multinazionale delle comunicazioni Ericsson, una delle aziende protagoniste dello sviluppo delle infrastrutture oper il 5G. L’analisi è stata pubblicata dalla compagnia svedese nel suo rapporto, Connectivity and Climate Change, e attinge a fonti e metodologie delle precedenti ricerche dell’azienda sui casi d’uso del 5G, a ricerche congiunte con gli operatori sull’impronta ambientale delle reti di telecomunicazione e al McKinsey Net-Zero Europe report.

Il punto di partenza è proprio l’analisi di McKinsey, “Net-Zero Europe”: studio nel quale si stima che la connettività (fissa e mobile) può ridurre le emissioni di carbonio europee del 15% entro il 2030.

Soluzioni di connettività e decarbonizzazione

L’analisi di Ericsson parte da questa premessa: almeno il 40% delle soluzioni per la riduzione della CO2 adottate nell’UE da qui al 2030 si baserà sulla connettività fissa e mobile. Queste soluzioni di connettività, così come ad esempio lo sviluppo di generatori per produrre energia rinnovabile, potrebbero ridurre le emissioni dell’UE di 550 milioni di tonnellate di biossido di carbonio equivalente (550MtCO2e), ossia quasi la metà delle emissioni create dall’intero settore energetico dell’UE nel 2017, e il 15% delle emissioni annuali totali dell’UE nel 2017, l’anno scelto come benchmark dall’analisi.

La spinta del 5G

Aggiungendo però i benefici derivanti dall’applicazione del 5G ai quattro settori ad alta intensità di carbonio analizzati, la riduzione totale delle emissioni arriverebbe al 20% delle emissioni annuali totali dell’UE. L’equivalente delle emissioni annuali totali di Spagna e Italia messe insieme.

L’Europa e la diffusione delle reti di nuova generazione

Ma come siamo messi nel mondo e in Europa con la diffusione delle reti di nuova generazione? Secondo il Mobility Report di Ericsson, alla fine del 2020 il 5G copriva circa il 15% della popolazione mondiale. Nel 2027, solo tre anni prima che le emissioni globali dovrebbero essere dimezzate per rispettare l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, si stima che la diffusione globale sarà circa del 75%. In particolare, si prevede che il Nord America e il Nord Est asiatico godranno di una copertura della popolazione superiore al 95% entro il 2027. E l’Europa? Secondo lo studio, con questo ritmo, entro il 2027 sarà coperto con il 5G poco più dell’80% della popolazione.

AGI – Nel 2018 era diventata virale una piccola mania: trovare sosia di se stessi e dei propri amici nelle opere d’arte.

Merito della funzione Art Selfie, all’interno dell’app Google Arts & Culture. Adesso Big G ha pensato di fare la stessa cosa con i cuccioli di casa.

La funzione si chiama Pet Portraits e permette di rintracciare nei dipinti i propri cani, gatti, rettili, cavalli, conigli. “Potrebbero essere abbinati – ha spiegato la product manager Michelle Luo – a statuette egiziane antiche, arte di strada messicana, acquerelli cinesi sereni e altro ancora”.

Il funzionamento alla base è identico a quello usato per i selfie umani. Dopo aver scattato una foto, l’algoritmo riconosce la sagoma dell’animale, la ritaglia e scandaglia decine di migliaia di opere d’arte per trovare le immagini che gli somigliano di più.

Dietro questo giochino, simpatico ma non privo di sostanza tecnologica visto l’utilizzo del machine learning, c’è lo stesso obiettivo che aveva Art Selfie: spingere gli autori dello scatto a scoprire le opere in cui si è ritrovato il loro cane e la storia dell’artista che, decenni o secoli prima, lo ha immortalato.

AGI – “Molti problemi non hanno ancora una tecnologia capace di risolverli”. Ad alcuni ci sta lavorando Google grazie all’intelligenza artificiale, come ha spiegato Marian Croak, responsabile AI di Google Research, in apertura dell’evento Investors.

Un appuntamento durante il quale la società ha presentato alcune soluzioni in fase (più o meno avanzata) di sviluppo: un’app in grado di aiutare le persone con deficit del linguaggio, un sistema capace di esaminare una mammografia per individuare i tumori e una piattaforma per monitorare le inondazioni e avvertire la popolazioni.

Soluzioni che si rivolgono ad ambiti molto diversi, ma con due cose in comune: hanno un potenziale impatto sociale e sfruttano l’intelligenza artificiale.

Un traduttore per i deficit di linguaggio

Project Relate è uno strumento che aiuta a comunicare chi è affetto da disturbi del linguaggio. Per i malati di Sla, Parkinson, paralisi cerebrale, parlare e farsi capire può essere complicato. Il progetto punta a creare un’app che “traduce” una pronuncia difficoltosa in parole e frasi comprensibili.

“Sono abituata allo sguardo delle persone quando non riescono a capire quello che ho detto”, ha spiegato Aubrie Lee, brand manager di Google affetta da distrofia muscolare che collabora al progetto. L’app permette di rendere le frasi comprensibili all’assistente di Google, consentendo quindi di usare i comandi vocali. Con la funzione Ascolta trascrive il discorso in tempo reale, così da copiarlo e incollarlo in chat o da farlo leggere a chi si ha di fronte; con la funzione Ripeti, l’app legge ad alta voce quanto appena trascritto.

Lo strumento per fare tutto questo è il machine learning, un po’ come il traduttore di Google, che elabora dati (parole e frasi) e li traduce. Quanti più dati ci sono a disposizione, tanto migliore sarà il risultato. Ed è questo il punto più complesso del progetto Relate: ogni persona affetta da deficit del linguaggio parla in modo personale, con inflessioni praticamente uniche. Oltre a comprendere la lingua, quindi, l’app deve costruire una sorta di apprendimento personalizzato. Serve quindi una mole enorme di dati. È per questo che Google sta cercando utenti che possano testare la tecnologia, in modo che Relate impari (per ora solo in lingua inglese).

L’AI per lo screening del cancro al seno

Un progetto all’interno di Google Health punta a migliorare lo screening dei tumori al seno. Servono ancora approfondimenti e test clinici, ma – ha spiegato Alan Karthikesalingam, ricercatore che sta lavorando al progetto – il sistema di intelligenza artificiale “ha identificato il cancro nelle mammografie con maggiore precisione rispetto agli specialisti”.

Gli obiettivi sono chiari: rendere gli esami più accurati e replicabili. Ma anche più rapidi ed economici, per migliorare l’esperienza del paziente. Senza l’ambizione di sostituire i medici: se l’AI smaltisce parte del lavoro, ha spiegato Karthikesalingam, “i medici possono dedicare più tempo ed energie alle decisioni da prendere” per curare i pazienti.

Il progetto, è bene sottolinearlo, è una sperimentazione non ancora applicabile a livello clinico. Serviranno tempo, test e passaggi approvativi. Ma i ricercatori sperano che sia il primo passo verso la costruzione di uno strumento basato sull’intelligenza artificiale diffuso in ambulatori e ospedali. Non solo per individuare il tumore al seno ma anche altre patologie.

La Google Maps delle inondazioni

Nel 2018, Google ha lanciato una soluzione per monitorare le inondazioni e, in caso di rischio, lanciare allarmi alla popolazione locale. Il sistema fornisce dati sul livello dei fiumi, ma anche l’estensione del fenomeno con visualizzazione su Google Maps.

Adesso il progetto fa un passo avanti, con Google Flood Hub: le informazioni sono le stesse, ma con un impatto visivo maggiore che le rende più chiare. E, soprattutto, con un grado di dettaglio più capillare, per identificare località specifiche come singoli villaggi.

Lo sforzo non è solo tecnologico: “La sfida è avvisare persone che spesso non hanno accesso a Internet”, ha spiegato l’ingegnere del software Sella Nevo. Per questo Flood Hub collabora con ong che fanno da rete e promuove la formazione della popolazione locale, cui è stato insegnato come leggere gli avvisi e le mappe.

Il programma è stato esteso, negli ultimi tre anni, a parte dell’India e del Bangladesh, arrivando a coprire un’area che ospita 360 milioni di persone ed emettendo 115 milioni allarmi. L’obiettivo è ampliare le aree monitorate in Asia meridionale e Sud America.   

AGI – Il Museo del Calcio in una App. La storia, il presente, le vittorie, le maglie degli Azzurri sono raccontate nell’App Museo del Calcio per smartphone, realizzata per iOS e Android da SPACE-ETT.

Scaricabile gratuitamente dagli store, offre agli utenti contenuti innovativi, che si uniscono all’esperienza suggestiva all’interno del Museo.La nuova appdel #MuseodelCalcio è disponibile da oggi su Play Store e App Store.

 

La storia degli @Azzurri e delle @AzzurreFIGC tutta in una App

La nuova appdel #MuseodelCalcio è disponibile da oggi su Play Store e App Store.#Azzurri #Azzurre #Figc #Nazionale #Italia pic.twitter.com/Sfb2QNBVti

— Museo del Calcio di Coverciano (@museocoverciano)
November 9, 2021

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 “Il Museo cambia anche nel modo di vivere le esperienze legate agli Azzurri, che si identificano in tappe di vita in ognuno di noi – ha spiegato Matteo Marani, presidente della Fondazione Museo del Calcio – con la App, gratuita, il Museo del Calcio ‘parla’ anche alle giovani generazioni e crea un nuovo coinvolgimento e una nuova interazione al passo con i tempi. La App Museo del Calcio, inoltre, sarà uno strumento di aggiornamento importante anche dopo la visita per avere info sull’arrivo di nuovi cimeli, sulle visite speciali degli Azzurri al Museo e sulle iniziative a cui diamo vita”. 

Un patrimonio da custodire

“Il successo della Nazionale ad EURO 2020 ha riportato la leggerezza che mancava da tanto nel nostro paese, come accadde con la vittoria dei Mondiali del 1982. La storia azzurra di ieri e di oggi è un patrimonio importante da custodire”, ha affermato Marco Tardelli ospite alla presentazione della App del Museo del Calcio. Con lui anche Gabriele Oriali, che in merito alla Nazionale ha detto: “È la mia vita, sono anni che vivo il percorso azzurro, prima come calciatore e ora come dirigente. L’emozione vissuta ad EURO 2020 mi ha fatto rivivere la gioia del 1982″.

 

Un #museo sempre più digitale e con nuovi contenuti tutti da scoprire..#MuseodelCalcio #Azzurri #Figc #Nazionale pic.twitter.com/EMUpALftdD

— Museo del Calcio di Coverciano (@museocoverciano)
November 8, 2021

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Alla presentazione della App del Museo del Calcio, sono intervenuti con un video-messaggio Gabriele Gravina, presidente Figc, Roberto Mancini, Ct della Nazionale e Gianluca Vialli, capo delegazione. 

Realizzata in due lingue, italiano e inglese, l’App potrà essere scaricata sul proprio device all’arrivo al Museo e consentirà di accedere a diverse tipologie di media e contenuti speciali.

Attraverso un’attenta ricerca iconografica e storica, sono stati selezionati cimeli, testi e fotografie, per una fruizione più tradizionale, ma anche audio descrittivi, video storici di repertorio e soprattutto video-testimonianze che il presidente della Fondazione Museo del Calcio, Matteo Marani, ha voluto registrare e narrare in prima persona a tutti gli appassionati che faranno visita al nuovo allestimento.

L’applicazione, realizzata dalla società toscana SPACE S.p.A.-Gruppo ETT, rende il visitatore protagonista della visita attraverso la proposta di approfondimenti storici attivabili con tecnologia bluetooth, mentre i cimeli più significativi e iconici saranno segnalati da una speciale icona e un QR code attivabile dal lettore interno alla App.

La App Museo del Calcio è disponibile gratuitamente su Play Store e Apple Store. 

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