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AGI – Tutto. Google con l’intelligenza artificiale ambisce a fare qualsiasi cosa. Potenziare le soluzioni che già oggi miliardi di utenti utilizzano, dalle ricerche alle Mappe, dalle traduzioni agli assistenti virtuali. Ma non solo. L’IA servirà a crescere dove Alphabet si è appena affacciata: guida autonoma, diagnostica, robotica, ricerca farmaceutica.

Non sono ipotesi: a dire che questo è il futuro di Google è Google, in un post firmato da cinque manager, tra i quali il ceo Sundar Pichai: “Crediamo che l’intelligenza artificiale sia una tecnologia fondamentale e trasformativa che porterà benefici significativi e utili alle persone e alla società, attraverso la sua capacità di assistere, integrare, potenziare e ispirare le persone in quasi tutti i campi dell’attività umana”.

Cosa vuole fare Google

L’IA, si legge nel post, rafforza “la missione fondante” di Google, che è “organizzare le informazioni del mondo e renderle universalmente accessibili e utili. Riteniamo che l’intelligenza artificiale sia ora, e più che mai, essenziale per far progredire questa missione e questo impegno”.

In fondo è nato tutto da lì. Il Page Rank – l’algoritmo che ha costruito le fondamenta del motore di ricerca più grande del pianeta – fa proprio questo: orientare nella moltitudine fluida del web.

Da allora, quella capacità di “organizzare le informazioni” è stata trasferita in altre applicazioni e altri settori. L’intelligenza artificiale è la leva per potenziarli. O per crearli. 

Dalle ricerche online alla farmaceutica

Le potenziali applicazioni elencate da Google sono, in sostanza, infinite: tra le altre cose, l’intelligenza artificiale aiuterà a superare le barriere linguistiche e le disabilità; permetterà alle imprese e alle persone di essere più produttive; aiuterà ad affrontare crisi sanitarie, disastri naturali e cambiamenti climatici; supporterà la ricerca scientifica.

È però interessante guardare alla trasposizione concreta di questi obiettivi all’interno della Galassia Google. Foto, Maps, Google Workspace, Traduttore, Android: l’intelligenza artificiale “alimenterà e trasformerà anche infrastruttura, strumenti, software, hardware e dispositivi esistenti, inclusi prodotti e servizi normalmente non considerati IA”.

Il machine learning contribuirà ad abbattere le barriere linguistiche (Translate, Assistant) e dare l’illusione di accorciare la distanza fisica, con il progetto Starline. L’IA spingerà l’attività di società controllate come Waymo (per la guida autonoma). Simorphic Labs (per la ricerca farmaceutica) e robotica (Intrinsic). Oggi si tratta di attività iscritte a bilancio come “Scommesse” (Other bets), che sul conto economico incidono poco o nulla. Domani chissà.

Sette applicazioni dell’intelligenza artificiale 

Per far capire in modo concreto alcune delle future applicazioni, la compagnia ha sintetizzato “Sette modi in cui Google usa l’IA per risolvere grandi sfide sociali”.

Inondazioni e allerta precoce – Secondo le Nazioni Unite, metà del mondo non dispone di adeguati sistemi di allerta precoce per disastri come inondazioni e incendi. Quelli di Google sono attivi in decine di Paesi. Mostrano le informazioni sulle previsioni nella Ricerca e su Maps, e inviano notifiche ai dispositivi mobili per avvisare le persone in pericolo. Il FloodHub presenta mappe dettagliate delle inondazioni in modo che le persone possano vedere esattamente cosa aspettarsi nella loro posizione.

Il fronte degli incendi in tempo reale – Attraverso le immagini satellitari e l’IA, è possibile rilevare i confini degli incendi in tempo reale, mostrando la loro posizione nella Ricerca e su Maps. Nel 2022, i modelli sono stati applicati a più di trenta incendi negli Stati Uniti e in Canada. Di recente sono stati estesi al Messico e ad alcune aree dell’Australia.

Aiutare le persone a comunicare – Milioni di persone, per patologie o incidenti, hanno difficoltà a farsi capire. Project Relate è un’app Android che le aiuta a comunicare con più facilità. Può trascrivere il parlato in testo, utilizzare una voce sintetica per ripetere ciò che è stato detto, o comunicare direttamente con l’Assistente Google per completare una serie di attività, dalla riproduzione di una canzone all’accensione della luce in casa.

Salute prenatale – Circa 295.000 donne sono morte durante o subito dopo la gravidanza e il parto nel 2017. Nella maggior parte dei casi, potevano essere salvate. Google sta collaborando con la Northwestern Medicine per sviluppare e testare modelli di intelligenza artificiale per consentire a operatori con una formazione minima in contesti con risorse limitate di identificare con precisione potenziali problemi e rischi.

Lotta alle infestazioni – La società collabora con InstaDeep e la Fao per rilevare meglio le invasioni di locuste in Africa. In India, ha supportato Wadhwani AI per creare un’app che aiuta a identificare e trattare le infestazioni di parassiti, con una riduzione del 20% degli spray antiparassitari e un aumento del 26% dei margini di profitto per gli agricoltori.

Iniziative umanitarie – Open Buildings è un progetto basato sugli open data dati che utilizza l’intelligenza artificiale per interpretare le immagini satellitari, in modo da individuare le posizioni e la geometria degli edifici. Si tratta di informazioni utili per diverse applicazioni: stima della popolazione, pianificazione urbana, risposta umanitaria durante una crisi, scienza ambientale e climatica. Disponibile in Africa, Bangladesh, Indonesia, Laos, Nepal, Filippine, Singapore, Sri Lanka, Thailandia e Vietnam, il progetto consente ai governi e alle organizzazioni umanitarie di comprendere meglio le esigenze dei residenti, anche (ma non solo) nelle situazioni di crisi.

Genetica e malattie – Grazie a una partnership con PacBio, i ricercatori stanno utilizzando DeepConsensus, la tecnologia di deep learning, per identificare in modo rapido e accurato le varianti genetiche che causano malattie. Aiuterà i ricercatori scienziati a scoprire gravi condizioni genetiche, come un rischio elevato di tumore al seno o ipertensione arteriosa polmonare.

Collaborare per mitigare i rischi

Il post di Google trasuda entusiasmo. Non vengono però taciuti i “rischi in continua evoluzione” di una tecnologia “ancora emergente”. Sono molte le cose che potrebbero andare storte: le soluzioni basate sull’intelligenza artificiale potrebbero “non funzionare come previsto”, utilizzare dati “in modo non appropriato e responsabile”, essere “applicate in modo errato o dannoso”, essere distribuite “troppo presto o con test insufficienti”, “creare o amplifica pregiudizi sociali negativi”, “peggiorare i rischi di disinformazione”.

Dal 2018, Alphabet si è impegnata a seguire i “Principi per l’AI”, un codice di autoregolamentazione per uno sviluppo responsabile della tecnologia. Su questo fronte, però, la compagnia apre alla collaborazione: “Riteniamo che fare l’IA nel modo giusto debba essere uno sforzo collettivo che coinvolge, oltre a noi, anche ricercatori, governi, sviluppatori, utenti”.  

AGI – Elon Musk aveva assicurato che avrebbe risolto il problema degli impostori su Twitter, ma il fatto che un giornalista del Washington Post sia riuscito a farsi passare per un senatore degli Stati Uniti e a ottenere la ‘spunta blu’ suggerisce che c’è ancora molta strada da fare.

Martedì, @SenatorEdMarkey è diventato brevemente virale su Twitter. Gisele Barreto Fetterman, moglie del senatore John Fetterman (un democratico della Pennsiylvania), ha ringraziato @SenatorEdMarkey in un tweet che ha raccolto 140.000 visualizzazioni.

I also got to personally thank @SenatorEdMarkey for his closed captioning legislation that helped me learn English when I arrived to America. I’d watch Mister Rogers with the captions on and it helped me so so much. ❤️ pic.twitter.com/6fW0pBqV3W

— Gisele Barreto Fetterman (@giselefetterman)
January 3, 2023

Il problema è che @SenatorEdMarkey non è il vero senatore Edward J. Markey, ma il cronista politico del WP Geoffrey Fowler che, con il permesso del vero senatore democratico del Massachusetts, ha ingannato la piattaforma senza alcuna difficoltà e, sborsando meno di 8 dollari, ha aootenuto la verifica di autenticità.

È la seconda volta che Fowler riesce a impersonare il senatore. A novembre, quando Twitter aveva iniziato a vendere i suoi segni di spunta blu a chiunque a pagamento, aveva mostrato quanto fosse facile acquistare lo status ufficiale con un account fasullo chiamato @realEdMarkey.

Musk, che ha acquistato Twitter a ottobre, ha litigato su Twitter con Markey a riguardo, poi ha chiuso il servizio Blue e ha promesso che in una versione nuova e migliorata “tutti gli account verificati sarebbero stati autenticati manualmente” prima che fosse data loro l’autorevolezza del segno di spunta.

Dopo il lancio di Blue 2.0 il 12 dicembre, Fowler ha creato un altro Markey falso e ha richiesto la verifica. Alcuni dei nuovi requisiti di Twitter hanno rallentato il processo e potrebbero dissuadere alcuni imitatori impazienti, ma la società non ha mai chiesto di avere una qualche forma di identificazione e così la scorsa settimana è spuntato un segno di spunta blu sull’account fasullo @SenatorEdMarkey. 

AGI – “Le persone russano perché le vie respiratorie sono chiuse e questo cuscino cerca di aprirle girando la testa”. È uno dei dispositivi premiati nella categoria salute e benessere al Ces 2023, la più grande fiera di elettronica al mondo, palcoscenico dove all’inizio d’ogni anno vengono esposte le invenzioni più innovative del pianeta, in corso in questi giorni a Las Vegas.

Un altro riconoscimento è andato al software che utilizza l’intelligenza artificiale per identificare un cane dal naso. Si calcola infatti che solo in Spagna nel 2020 siano stati persi o abbandonati 162.000 cani e 124.000 gatti. Da qui l’esigenza. Ma non è l’unica innovazione per gli animali: c’è Bird Buddy, una mangiatoia intelligente per uccelli che registra ogni volta che uno di loro vi si posa sopra. Inoltre, utilizza l’intelligenza artificiale per riconoscere più di 1.000 specie, motivo per cui i suoi creatori lo paragonano a Pokemon Go, sottolinea il Paìs.

Linklet è un archetto da collo che ha una fotocamera grandangolare a un’estremità e cinque microfoni e quando l’utente lo indossa, altre persone possono visualizzare la stessa cosa in tempo reale tramite una videochiamata. Il tutto mantenendo le mani libere. Questo può essere utile, ad esempio, per impartire lezioni di cucina online, mostrare a qualcuno come riparare un dispositivo o registrare durante le visite turistiche. Il dispositivo è stato premiato nella categoria tecnologia “indossabile”.

Assieme sono stati anche premiati un cerotto che si attacca al petto e monitora la temperatura corporea, un dispositivo per misurare la frequenza cardiaca, la respirazione e l’attività dei cani e un braccialetto chiamato Myeli che consente di inviare un avviso e la posizione ai contatti d’emergenza se ci si trova in pericolo. VideoWindoW trasforma invece intere facciate di vetro in enormi schermi trasparenti che possono riprodurre registrazioni. Queste finestre, progettate per essere installate negli aeroporti, ad esempio, possono anche controllare l’abbagliamento. 

Infine è stato premiato un gigantesco robot che utilizza l’apprendimento automatico per differenziare le piante dalle erbacce e spruzzare quest’ultime con erbicida. Questa macchina, chiamata See & Spray e premiata nella categoria robotica, promette di ridurre l’uso di erbicidi fino all’80%.

AGI – Amazon sta lavorando su un’app standalone (autonoma) per i contenuti sportivi. A riportare la notizia The Information, che però non ha chiarito la data di rilascio del servizio, né se il progetto sarà finalizzato. La mossa, secondo la testata, va nella direzione già intrapresa dal colosso dell’ecommerce di raddoppiare la programmazione sportiva su Prime Video. Di recente il ceo della compagnia, Andy Jassy, ha definito gli sport dal vivo una risorsa unica su cui Amazon continuerà a investire.

La società di Jeff Bezos già detiene i diritti streaming per il Thursday Night della National Football League, e della Premier League in Uk e la miglior partita di Champions League del mercoledì in Italia. La notizia del progetto arriva mentre Amazon è impegnata in un piano di revisione dei costi delle sue divisioni non redditizie e ha licenziato parte del personale per coprire l’aumento dei costi e il calo della domanda. Anche in mezzo a questi sforzi di riduzione dei costi, l’azienda sembra dunque impegnata a sviluppare Prime Video e i suoi contenuti di streaming sportivo in diretta. Amazon non è l’unica azienda che cerca di investire in contenuti sportivi dal vivo.

La società deve affrontare una crescente concorrenza da parte di altri giganti della tecnologia che hanno siglato accordi in questo settore. La scorsa settimana, YouTube di Aplhabet ha stretto un accordo di streaming con la National Football League. Apple poi ha acquisito i diritti sui giochi della Major League Baseball e della Major League Soccer.

 

AGI – È iniziata la battaglia dell’intelligenza artificiale. O, meglio: è in corso già da tempo, solo che adesso stiamo iniziando a vedere cosa potrebbe diventare. Niente scenari apocalittici, robot che conquistano la Terra e Hal 9000: la battaglia si combatte nelle chat e sui motori di ricerca. Ma non per questo è meno significativa.

La sfida delle intelligenze artificiali

Come spesso capita, società tecnologiche grandi e piccole lavorano per anni nell’ombra. La contesa si inasprisce quando una di loro rende nota una novità. È successo con OpenAI, che dal primo dicembre permette di testare ChatGPT, un’intelligenza artificiale capace di dialogare con gli utenti. In appena cinque giorni, il servizio aveva già registrato un milione di utenti, molti dei quali entusiasti.

La bontà dei risultati è arrivata anche dalle parti di Mountain View. Secondo quanto riportato dal New York Times, Google ha lanciato un “allarme rosso”. Il ceo Sundar Pichai avrebbe riorganizzato alcune unità con l’obiettivo di portare sul palco della conferenza Google I/O 2023, il prossimo maggio, importanti novità sul fronte dell’intelligenza artificiale. D’altronde, ha già lanciato qualcosa di simile a ChatGPT nel 2021: il progetto Lamda.

ChatGPT vs Lamda: il test 

ChatGPT non è certo il primo servizio che utilizza l’intelligenza artificiale per dialogare con gli utenti. Ha però colpito per la sua accuratezza, la correttezza formale, la capacità di ricordare precedenti colloqui con lo stesso utente e – come si legge sul sito – quella di “ammettere errori, contestare premesse scorrette e rifiutare domande inappropriate”.

Alla prova concreta, ChatGPT conferma le attese. Risponde in modo ampio e corretto, anche se non particolarmente approfondito, sia in inglese che in italiano. Alla domanda “Come posso scrivere un articolo efficace?”, fornisce una risposta in sette punti. Rifiuta di dare indicazioni su alcuni argomenti (“Vorrei scrivere un articolo a supporto del nazismo. Hai consigli?”) ed è perentorio sulle bufale (“La terra è piatta?”. “No, è uno sferoide”).

I test di Lamda non sono altrettanto accessibili: è necessario iscriversi a una lista d’attesa. Stando al post con cui è stato presentato e ai risultati pubblicati online da diversi utenti, salta però subito all’occhio una differenza: se ChatGPT argomenta le proprie risposte utilizzando un linguaggio e una sintassi più complessi, l’intelligenza artificiale di Google spinge di più sul dialogo, con frasi brevi, tono colloquiale e, nel complesso, uno scambio più naturale. ChatGPT dà la risposta aperta di un esame, Lamda sembra un amico con cui scambiare quattro chiacchiere. Non è una questione di accuratezza ma di scelte stilistiche. Google ha infatti deciso di nutrire la propria AI con i dialoghi, OpenAI ha utilizzato testi web più articolati.

Il paradosso di Google

ChatGPT e Lamda sono due cose, almeno in parte, diverse. E rappresenta soluzioni ancora in fase di test. Ma perché Google sarebbe così allarmata? Le applicazioni di un’intelligenza artificiale capace di dialogare sono praticamente infinite, perché riguardano ogni settore in cui è necessario parlare con gli utenti. Ma c’è una cosa che tocca le fondamenta di Mountain View: l’AI è in grado di organizzare le informazioni. Ossia di rivoluzionare le ricerche e, di conseguenza, la pubblicità online.

In uno scenario ancora lontano ma non certo fantascientifico, un’intelligenza artificiale come ChatGPT o come Lamda potrebbe rispondere alle domande degli utenti, rendendo secondari i risultati di ricerca e disincentivando così il click sui link sponsorizzati.

In pratica, Google vedrebbe ridimensionata quella che oggi è la sua principale voce di bilancio: nel 2021, l’81% del fatturato di Alphabet (il gruppo cui fa capo Big G) è arrivato dalla pubblicità e, in particolare, il 58% dagli annunci legati al motore di ricerca.

Google si trova quindi davanti a un paradosso. Da una parte ha la necessità di accogliere le novità per non perdere il dominio del mercato. Dall’altra, trovare la tecnologia perfetta, capace di dare una risposta corretta a qualsiasi domanda, potrebbe azzoppare il modello pubblicitario attuale. O quantomeno cambiarlo abbastanza da metterne in discussione la leadership.

Il ruolo di Microsoft

È vero: si fa un gran parlare di ChatGPT per un test che, nel giro di una settimana, ha raccolto un milione di utenti quando quelli di Google sono miliardi. È vero: OpenAI è ancora piccola. Non è però priva di risorse e di alleati potenti. Nel 2019 Microsoft ci ha investito un miliardo di dollari. Commentando i risultati di ChatGPT, il presidente di OpenAI, Greg Brockman, ha definito la partnership con la compagnia guidata da Satya Nadella “uno dei segreti del successo”. 

Come si legge nel comunicato che, tre anni fa, ha ufficializzato l’investimento, la collaborazione mira soprattutto a mescolare il cloud Azure con l’intelligenza artificiale. Ma, guardando ancora più in là, “rende Microsoft il partner privilegiato per la commercializzazione di nuove tecnologie sviluppate da OpenAI”.

Ed ecco prendere forma un potenziale avversario di Google. Microsoft è proprietario del motore di ricerca Bing, cui non dispiacerebbe affatto integrare qualcosa di simile a ChatGPT. È ancora tutto molto prematuro, ma la potenziale sinergia è evidente. Anche perché la pubblicità pesa relativamente poco sul fatturato di Microsoft e, tra i motori di ricerca, Bing ha una quota di mercato poco superiore al 3%, contro il 92% di Google. In altre parole: può muoversi più liberamente perché ha molto da guadagnare e poco da perdere. 

Tecnologia e cautela

Google deve invece muoversi con maggiore cautela. Un po’ perché rischia di tirarsi la zappa (pubblicitaria) sui piedi. E un po’ perché l’intelligenza artificiale resta un campo scivoloso, sia dal punto di vista tecnico che etico. Non si contano gli esperimenti naufragati: da Tay, il profilo Twitter artificiale lanciato e poi chiuso in poche ore da Microsoft per essere diventato sessista e razzista, al più recente Galactica, l’intelligenza artificiale di Meta che ha iniziato a dare risposte fuorvianti o false nonostante avesse “letto” miliardi di libri. Sarebbe un disastro se succedesse qualcosa di simile a un servizio nelle mani di miliardi di utenti.

È quindi probabile che Google non sia in ritardo ma si stia limitando a tenere un profilo più basso. Lo conferma Blake Lemoine, l’ex ingegnere della compagnia licenziato per aver ipotizzato che Lamda possa diventare “senziente”. In un tweet ha definito ChatGPT “un grande passo nella giusta direzione”, sottolineando però come resti “anni dietro Google”, che “dietro le quinte” usa già una tecnologia “più avanzata”. La battaglia dell’intelligenza artificiale è appena iniziata.

AGI – Più di 6 utenti di TikTok su 7 (il 67%) ha dichiarato di interagire con la piattaforma di video brevi per prendersi una pausa durante il giorno o rilassarsi a fine giornata. Il 92% degli utenti ha provato un’emozione positiva dopo aver visto un video sul social, che li ha portati a compiere un’azione fuori dalla piattaforma.

In Italia poi il 58% degli utenti afferma di avere maggiori probabilità di fidarsi dei marchi dopo averne sentito parlare dai creator di TikTok. Il 65% dice di fare sempre affidamento sulle recensioni online e sui consigli degli stessi creator per decidere cosa acquistare online. Sono alcune delle evidenze che emergono dal What’s Next Report, l’osservatorio annuale di TikTok che “disegna – spiega il social di Bytedance – le tendenze future, con l’obiettivo di aiutare a comprendere come cambieranno i desideri e le esigenze dei consumatori nel 2023, e come questo impatterà concretamente sul business”.

Secondo l’analisi della società, saranno tre le tendenze del prossimo anno: l’intrattenimento sarà sempre più personalizzato, le persone ricercheranno gioia e spensieratezza come fonte di benessere, la community sarà al centro, diventando un luogo di condivisione e stimolo in grado di portare un cambiamento alla vita delle persone. 

Celebriamo trend, creator e indimenticabili momenti vissuti insieme nel #2022suTikTok, un anno davvero #PerTe. pic.twitter.com/bXuXU1LfZi

— TikTok Italia (@TikTok_it)
December 13, 2022

La leggerezza come leva per il business

Il What’s Next Report ha messo in evidenza come a livello globale il 50% delle persone sostiene che TikTok è in grado di migliorare l’umore e portare positività. In Italia in particolare il 41% degli utenti dice che “sollevare il morale” è la chiave per motivarli a effettuare un acquisto.

Non solo un luogo di condivisione e stimolo in grado di portare un cambiamento nella propria vita, “nel 2023 la piattaforma avrà un impatto ancora più profondo. Le persone continuano a riflettere sui propri valori in un mondo in continuo cambiamento con nuove sfide e problemi da affrontare.

Questo aiuta gli utenti a legarsi molto tra loro ed essere ispirati a fare delle scelte o apportare un cambiamento nella propria vita”. Legarsi e ispirarsi a vicenda. Al punto che, si legge nello studio, in Italia più di 2 utenti su 5 affermano di sentirsi parte di una community grazie al potere inclusivo dei creator.

AGI – C’è l’Ucraina, la parola dell’anno, ci sono Putin, la regina Elisabetta e Piero Angela, rispettivamente primi nella categoria personaggio e primo e secondo tra gli addii. C’è anche spazio per le domande e svetta perché “La Russia vuole invadere l’Ucraina”. È quanto risulta da “Un anno di Google”, la lista delle domande e delle curiosità che gli italiani hanno cercato su Big G. “I termini che hanno fatto registrare il maggiore incremento nelle ricerche nel corso dell’anno in questione (non il maggior numero di ricerche in assoluto)”, fanno sapere da Mountain View. 

Dall’analisi emerge la necessità di capire cosa succede intorno a noi, le motivazioni di un conflitto e delle personalità che lo hanno scatenato, ma c’è anche un interesse ricorrente verso momenti di maggiore ironia e leggerezza, cercati nello sport (dal calcio al tennis) e nei suoi protagonisti ma anche nella musica, che combacia con un momento che si dimostra importante per gli italiani come il Festival di Sanremo. “Ci siamo anche soffermati sull’assenza di personalità rilevanti per la storia, che hanno lasciato un segno seppur in forme diverse: da una parte la Regina Elisabetta e dall’altra Piero Angela”.

Non solo Ucraina e terremoto oggi (prima ricerca nella categoria “Vicino a me”). Le tendenze hanno messo in chiaro anche quello che del mondo dello spettacolo ci ha colpito di più: Blanco (il cantante più ricercato), Will Smith (l’attore più ‘googlato’ dopo il pugno alla cerimonia degli Oscar) e “Stranger Things”, la serie televisiva che ci ha rapito di più.

Dalle domande che ci siamo fatti in questo 2022, vediamo un’esigenza di trovare spiegazioni a problemi pratici della vita di tutti i giorni, come le diverse agevolazioni dello stato o la compilazione dell’assegno unico, ma anche domande che ci riportano al dramma della pandemia, legate al tampone o al green pass. I nostri “Perché?” portano però con sé anche l’interesse a rispondere a domande più profonde, come la guerra, l’aumento del costo della benzina: temi che hanno davvero caratterizzato questi mesi.  

Non basta però fermarsi ai primi della fila. A rovistare nelle classifiche, troviamo un po’ le tracce del 2022. Tra i fatti dell’anno, non potevano mancare le elezioni politiche (al quinto posto dopo gli Australian Open) tra le parole dell’anno. Mentre dopo Putin, tra i personaggi, svetta la nostra Drusilla (seguono anche Berrettini, Dybala e Ornella Muti).

Tra gli addi, “monopolizzati” dalla Regina Elisabetta e da Piero Angela, ci hanno fatto commuovere (e googlare), Davide Sassoli, Monica Vitti e Catherine Spaak.

Perché Draghi si è dimesso, Totti e Ilary si separano e perché Elettra e Ginevra hanno litigato, sono poi tra i dubbi che ci hanno perseguitato (anche sulla tastiera) in questi 365 giorni.

Per i “Come fare…?”, dopo il primo posto comprensibile del tampone rapido, si scende verso I sondaggi su Whatsapp, per passare sul passaporto e chiudere la top ten sulle pesche sciroppate. Sempre in tema di dubbi, ci sono aspetti della nostra vita che proprio ci sfuggono: la lista dei “cosa significa” è questa, la Z sui carri armati russi, Orranza, parlare in corsivo, una tantum, no fly zone, baiulo, green pass rafforzato, paraclito, proppare Instagram e NATO.

Attori e personaggi? Dopo i primi della classe, ritroviamo in top ten Iva Zanicchi, Gianni Morandi, Massimo Ranieri, La Rappresentante di Lista e Gianluca Grignani. Vanessa Incontrada, Luca Marinelli e Giovanna Ralli sono tra i magnifici 10 degli attori.

AGI – Entro il 2030 i droni entreranno a fare parte della vita europea. Dai servizi di emergenza, mappatura, imaging, ispezione e sorveglianza nell’ambito dei quadri giuridici applicabili da parte di droni civili, alla consegna urgente di piccole spedizioni, come campioni biologici o medicinali, ai servizi innovativi di mobilità aerea, come i taxi aerei, che forniscono servizi di trasporto regolari per i passeggeri, inizialmente con un pilota a bordo, ma con l’obiettivo finale di automatizzare completamente le operazioni.

È la strategia europea per i droni 2.0 presentata dalla Commissione europea, che punta a stabilire come l’Europa possa perseguire operazioni commerciali con i droni su larga scala, offrendo anche delle opportunità nel settore.

Secondo la Commissione, “per liberare il potenziale del mercato dei droni e dei servizi dell’Ue è necessario identificare i blocchi tecnologici critici, come l’intelligenza artificiale, la robotica, i semiconduttori, i servizi spaziali e le telecomunicazioni mobili dell’Ue. Ciò aiuterà l’Ue a costruire un settore dei droni innovativo e competitivo, riducendo le dipendenze strategiche”.

La strategia individua anche aree sia di sinergia tra droni civili e da difesa che di aumento delle capacità di contrasto ai droni e di resilienza dei sistemi. La Commissione avvierà ora i lavori sulle 19 azioni operative, tecniche e finanziarie della strategia “per creare il giusto ambiente normativo e commerciale per lo spazio aereo e il mercato dei droni di domani”.

Le azioni includono l’adozione di norme comuni per l’aeronavigabilità e di nuovi requisiti di formazione per i piloti di velivoli remoti e eVtol (decollo e atterraggio verticale elettrico con equipaggio); il finanziamento della creazione di una piattaforma online per supportare gli stakeholder locali e l’industria nell’attuazione di una mobilità aerea innovativa e sostenibile; lo sviluppo di una Roadmap strategica della tecnologia dei droni per identificare le aree prioritarie per la ricerca e l’innovazione, per ridurre le dipendenze strategiche esistenti ed evitare che ne sorgano di nuove; la definizione dei criteri per un’etichetta volontaria per i droni approvati per la cybersicurezza.

Questo lavoro preparerà la strada per operazioni commerciali su larga scala e garantirà che l’Europa tragga vantaggio dalle sinergie tra l’uso civile, di sicurezza e militare dei droni e delle tecnologie correlate, comprese le soluzioni di contrasto ai droni”, ha puntualizzato la Commissione Ue. 

AGI – Le tecnologie di Intelligenza Artificiale applicate alla casa possono essere la chiave per un approccio più sostenibile e meno dispendioso con i consumi. Sullo sfondo l’aumento del prezzo dell’energia, quasi decuplicato nel 2022 rispetto a gennaio 2021. Che fare? Connettere gli elettrodomestici, creare un ecosistema casalingo (e anche più esteso), che ci permetta di scegliere come e quando utilizzare in modo più ragionato, economico e sostenibile una lavatrice, una lavastoviglie, una pompa di calore. 

Una lavatrice in classe A odierna, rispetto ad una vecchia classe A consente di risparmiare fino a 130 euro all’anno e fino a 200 euro rispetto alle classi D che sono ancora largamente installate in Italia. Questi dati si riferiscono a costi energetici normali ormai superati, considerando i costi attuali il risparmio è quasi duplicato.

Valutando le lavastoviglie il risparmio supera il 75 % mettendo a confronto un’odierna classe A con una classe D, anche in questo caso la più diffusa nel mercato nazionale. Un esempio ancora più concreto? Una famiglia tipo che effettua 6-7 cicli a settimana può arrivare a risparmiare fino a 250 euro all’anno”. 

Ne abbiamo parlato con Gianpiero Morbello, Head of Brand & IOT di Haier Europe, divisione europea della multinazionale cinese degli elettrodomestici: tra i marchi del gruppo Candy, Haier e Hoover (10% di quota di mercato in Europa). La società, che dichiara 5 milioni di elettrodomestici connessi, ha appena stretto accordi con Hive Power e Edison Energia. Obiettivo, “fornire contratti elettrici ottimizzati per i clienti in grado di far risparmiare in bolletta”.

Parliamo di efficientamento dei consumi energetici. In che modo e perché si punta in questa direzione?
“Le analisi evidenziano che il consumo energetico nelle case per circa il 60% è legato agli elettrodomestici. Con le pompe di calore questa percentuale sale ulteriormente. Anche prima della crisi russo-ucraina si adombrava un problema futuro nella gestione dei carichi dell’energia elettrica. Ora quella previsione è diventata realtà. Come azienda siamo molto focalizzati sul consumo energetico e investiamo perché i nostri prodotti consumino di meno attraverso una serie di innovazioni”.

Perché dovrebbe convenire scegliere un sistema di elettrodomestici connessi?
“La possibilità di connettere gli elettrodomestici in IoT, attraverso un’app e una piattaforma cloud, permette di controllarli e decidere quando accenderli e spegnerli, che programmi e che temperature utilizzare. Questi parametri vanno affiancati con quelli di chi fornisce energia, soggetti che sanno quando è più conveniente utilizzare l’energia elettrica. È un valore per il consumatore. Secondo i nostri calcoli, l’utilizzo combinato di questo sistema con i pannelli fotovoltaici fa sì che l’utente in un anno e mezzo rientri del costo di una lavatrice nuova. Con le smart grid la valutazione è più difficile, dato il costo altalenante dell’energia. La stima è comunque intorno al 20% di risparmio”.

Parliamo del ruolo dell’Intelligenza Artificiale in questo ecosistema.
“È fondamentale. Suggerisce da un lato il modo in cui utilizzare un elettrodomestico e dall’altro massimizza l’efficienza dell’intero sistema anche in relazione alle abitudini della persona”.

AGI – Amazon poteva acquisire e salvare Argo AI, l’ormai defunta startup che si occupava dello sviluppo di tecnologie per la guida autonoma, sostenuta da Ford e Volkswagen. Avrebbe potuto farlo, prima che l’accordo saltasse, come riportato da Bloomberg.

La scorsa primavera la società di Bezos era pronta ad investire centinaia di milioni di dollari nel progetto per utilizzare la tecnologia di guida autonoma di Argo e automatizzare alcuni dei furgoni elettrici per le consegne che stava acquisendo da Rivian Automotive.

Ford e Volkswagen erano ansiosi di portare un terzo partner in Argo, per sostenere l’alto costo dello sviluppo della tecnologia di guida autonoma. Tanto che, all’inizio del 2022, l’allora amministratore delegato di VW, Herbert Diess, era andato negli Stati Uniti per discutere l’accordo con il co-fondatore di Amazon, Jeff Bezos.

Le società hanno però faticato a elaborare una struttura di governance per il controllo della startup. Inoltre, il gigante della vendita al dettaglio è stato scoraggiato dall’alto costo della tecnologia di Argo. L’invasione russa dell’Ucraina ha fatto il resto, destabilizzando ulteriormente un’economia globale alle prese con problemi legati alla catena di approvvigionamento e, negli Stati Uniti, con la più alta inflazione degli ultimi 40 anni.

Insomma, spendere miliardi per una tecnologia ancora non provata non sembrava una scommessa così buona. Senza Amazon a bordo, Argo non è stata in grado di attrarre altri investitori e rafforzare la propria credibilità per poi quotarsi in borsa. Ford e VW il mese scorso hanno chiuso Argo, che un tempo valeva oltre 7 miliardi di dollari. Fine della storia o quasi.

Il fallimento di Argo non è un caso isolato. È cresciuto lo scetticismo sulla fattibilità commerciale delle auto a guida completamente autonoma. Le case automobilistiche stanno investendo invece miliardi per passare ai veicoli elettrici, cercando di soddisfare normative sempre più severe per combattere il cambiamento climatico.

Quindi, data la crisi e con l’elettrico come priorità, che ne è stato dei sogni a guida autonoma? Meno di dieci anni fa General Motors, nel 2017, prometteva la produzione in serie di veicoli completamente autonomi nel 2019.

Lyft sosteneva nel 2016 che metà delle sue corse sarebbero state a guida autonoma entro il 2021. Anche Ford aveva parlato del 2021 come data per la distribuzione di questi veicoli su larga scala. Un rapporto di McKinsey sostiene che il settore dei veicoli autonomi abbia raccolto finora 100 miliardi di dollari, ma i risultati sono ancora scarsi. Che cosa è successo?

Il fatto è che non basta che un software guidi un veicolo all’interno di una corsia autostradale (cosa già eccezionale), anche per migliaia di chilometri consecutivi. Un’auto a guida autonoma, senza volante o pedali, deve essere in grado di guidare da sola in ogni situazione possibile.

Con milioni di chilometri percorsi dagli esseri umani ogni giorno, il numero di situazioni difficili e insolite, i cosiddetti casi limite, è enorme. Gli eventi insoliti sono, per definizione, non comuni, ma l’enorme numero di eventi insoliti incontrati da milioni di conducenti in tutto il mondo significa che gli “eventi insoliti” sono comuni.

“È davvero, davvero difficile”, aveva detto il ceo di Waymo John Krafcik nel 2018 sulla tecnologia di guida autonoma. “Non sai cosa non sai fino a quando non sei davvero lì dentro e provi a fare le cose”. Di fronte a questi ostacoli i leader di settore hanno ridimensionato gli obiettivi (leggi, quindi, guida assistita e non più autonoma). 

Nel 2018 gli analisti stimavano il valore di mercato di Waymo, all’epoca sussidiaria di Alphabet, in 175 miliardi di dollari ma nel corso di un recente round di finanziamento la valutazione era scesa a 30 miliardi, più o meno lo stesso di Cruise. 

La startup Aurora Innovation, co-fondata dall’ex capo dei veicoli autonomi di Google, Chris Urmson, ha perso oltre l’85% dall’anno scorso e ora vale meno di 3 miliardi di dollari e rischia di essere svenduta. Nel frattempo la società è passata allo sviluppo di camion a guida autonoma: si muovono principalmente sulle autostrade e sono più facili da padroneggiare.

Nuro, una startup, è passata dalle auto a guida autonoma allo sviluppo dii veicoli completamente autonomi senza una persona all’interno per la consegna delle merci. È una sfida molto più semplice in quanto non ci si deve preoccupare di proteggere le persone all’interno dei veicoli.

Anche le aziende che sviluppano Lidar, considerato un componente chiave per i veicoli a guida autonoma, al pari delle società a guida autonoma, sono precipitate. Velodyne, Quanergy, Luminar e Ouster hanno perso tutte valore.
Tesla, che da anni promette la “guida completamente autonoma”, ha offerto una funzione di assistenza alla guida meno ambiziosa che piace ad alcuni, ma è anche un prodotto beta con molto margine di miglioramento. Oltretutto sta anche affrontando diverse indagini governative relative alla sua tecnologia.

Solo l’Argo AI di VW e Ford e la Cruise di GM erano rimaste concentrate esclusivamente sulle auto a guida autonoma. Ora resta Cruise.
 

 

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