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Quasi Tutti gli Articoli in questa categoria sono tratti dal sito: http://www.gamesource.it/ a cui va riconosciuto il giusto merito e va tutta la mia gratitudine per l’ottimo lavoro che svolgono

A quasi quattro anni di distanza dalla sua ultima incarnazione per home console, il batuffolo rosa Kirby torna per una nuova avventura su Nintendo Wii U. Con uno stile inedito simile all’argilla, Kirby e il Pennello Arcobaleno si pone come seguito-successore di Kirby: L’Oscuro Disegno, uscito nell’ormai lontano 2005 su Nintendo DS.

Dieci lunghi anni sono passati da L’Oscuro Disegno, ma il gameplay di base è rimasto invariato: controlleremo Kirby attraverso il solo pennino del GamePad, implicando il problema più grande per quest’ultima incarnazione.

kirby e il pennello arcobaleno recensione

Portiamo un po’ di colore…

La pace regna sovrana sul pianeta Popstar, mentre il nostro eroe rosa cerca di godersi uno spuntino, finendo per inciampare e rotolare lungo il fianco di una collina, e concludendo la sua corsa contro un ignaro Bandana Waddle Dee intento a pescare. Il teatrino tragicomico viene però interrotto da un profondo squarcio che si apre nel cielo, iniziando a risucchiare tutti i colori del pianeta, pietrificandone la vegetazione e gli stessi Kirby e Bandana Dee. In loro soccorso giungerà Elline – una sorta di fata-pennello – che sfuggendo a un paio di guanti restituirà i colori al pianeta. Con l’aiuto di Elline percorreremo il corso di ventotto livelli, sparsi all’interno di sette mondi di ottima fattura a livello artistico. Una volta giunti al boss finale scopriremo che i misteriosi guanti appartengono a Claycia, un artista di cui però non vi sveleremo i retroscena per non incappare in spoiler.

In Kirby e il Pennello Arcobaleno non troverete una trama intricata degna di questo nome, ponendo invece il focus sull’immediatezza del gameplay che si riconduce al solo utilizzo del pennino. Con esso infatti andremo a interagire con il livello, disegnando una serie di linee color arcobaleno con cui potremo far muovere il paffuto Kirby all’interno dello stage. Questo potrà a volte essere un fastidio, in quanto il protagonista ha il vizio di incastrarsi su più linee che fortunatamente possono essere cancellate con “pennellate” perpendicolari alla scia disegnata. L’eroe rosa dal canto suo potrà colpire gli avversari sempre con un tocco da parte nostra sullo schermo del GamePad. Non mancano ovviamente i collezionabili, come i forzieri che andranno a premiarci a fine livello con un modello del personaggio o tracce musicali. Gli scrigni saranno sparsi per tutto il corso del livello, e il loro numero varierà da sezione a sezione senza avere quindi un numero fisso. Oltre la ricerca degli scrigni, sarà più immediata la raccolta delle monete di gioco – stelle – che andranno a influenzare il punteggio finale una volta concluso il livello, la cui assegnazione sarà data da una medaglia che varierà tra il bronzo e l’oro. Questo fa sì che tutti gli stage possano essere rigiocati dopo averli conclusi, così da poter migliorare il proprio punteggio e recuperare tutti gli scrigni che ci siamo lasciati lungo la strada.

kirby e il pennello arcobaleno recensione

Tornano poi anche le famose trasformazioni di Kirby, in numero piuttosto esiguo e legate a determinati livelli più scopo di gameplay che della trama. Avremo quindi Kirby Rocket, Kirby Submarine e Kirby Tank, ognuno dei quali avrà la propria caratteristica. Raccogliendo un centinaio di monete, invece, Kirby potrà potenziare la sua forma base o la trasformazione di turno, attivando una abilità specifica spalmata nell’arco di una manciata di secondi. Tuttavia è un dispiacere che tutto questo sia accompagnato dallo stesso gameplay introdotto dieci anni fa in Kirby: L’Oscuro Disegno, pur trattandosi Kirby e il Pennello Arcobaleno di un seguito del suddetto titolo.

… In questo mondo grigio

Non potevano mancare anche qui le classiche modalità alternative date dal multiplayer cooperativo e dalla modalità sfida. Potranno giocare fino a quattro giocatori contemporaneamente, uno con il GamePad e i restanti tre attraverso l’ausilio del Wii Mote, andando ad impersonare rispettivamente Kirby e le varianti verdi e gialle di Waddle Dee, oltre alla versione originale. Per il giocatore che andrà a prendere il ruolo di Kirby il gameplay rimarrà il medesimo della sessione in single player, mentre coloro che giocheranno con le fattezze di Waddle Dee avranno solo due hit point (Kirby ne possiede quattro) e potranno eseguire un doppio salto, trasportare e lanciare Kirby. Inoltre per quei livelli in cui è previsto che Kirby si trasformi, Waddle Dee verrà equipaggiato con armi consone al livello che si starà giocando.

kirby e il pennello arcobaleno recensione

Parlando della modalità sfida, invece, al suo interno potranno essere affrontate svariate prove a tempo che andremo a sbloccare con il progredire della storia. Queste sfide composte circa da un minuto ciascuno, si divideranno in quattro sezioni da quindici secondi dove lo scopo sarà recuperare lo scrigno posizionato all’interno del livello. Anche qui verremo poi valutati con le tre medaglie bronzo, argento e oro.

Se tra di voi ci sono dei cacciatori di collezionabili, questi non mancheranno, e oltre i forzieri che sbloccheranno modelli dei personaggi e brani del gioco, sarà possibile raccogliere le pagine del Diario Segreto a fine livello con cui avremo modo di scoprire alcuni retroscena legati alla trama e alle caratteristiche dei personaggi, così come le descrizioni dei modelli 3D dei vari protagonisti.

Clay style!

Con uno stile tutto suo riconducibile all’argilla, Kirby e il Pennello Arcobaleno è il terzo nella lunga storia del paffuto rosa ad avere una rappresentazione stilistica unica, seguendo i pennelli di Kirby: L’Oscuro Disegno e la stoffa di Kirby e la Stoffa dell’Eroe. Questo è anche il motivo per cui il Pennello Arcobaleno non si muove a 60fps, scelta attuata dagli sviluppatori in modo da dare una maggiore enfasi a un materiale malleabile come l’argilla. L’effetto a schermo è magnifico, peccato che tutto ciò venga rovinato dall’incapacità di tenere gli occhi incollati alla TV ma al GamePad. Tutto questo rende inevitabile la perdita di qualità di molti elementi presenti nello scenario, visto che i 480p di risoluzione nello schermo del pad non sono certo i 1080p di un televisore in Full HD. A conti fatti sarebbe quindi stato meglio se Kirby e il Pennello Arcobaleno fosse uscito su Nintendo 3DS piuttosto che su Wii U.

Per quanto concerne il comparto sonoro del gioco, possiamo dire che non è uno dei più memorabili, e non vi rimarrà in testa. Fa il suo lavoro di base accompagnando le nostre gesta a schermo (o meglio, a pad), senza però guizzare mai come dovrebbe. Da segnalare invece alcuni brani ripescati direttamente da Kirby: Right Back at Ya!, anime con protagonista il nostro Kirby. Una chicca per tutti coloro che hanno avuto modo di visionarlo, essendo stato localizzato anche in lingua italiana.

Kirby e il Pennello Arcobaleno è un prodotto di buona fattura che offre un ottimo livello di rigiocabilità, solito delle produzioni made in Nintendo. Lo stile grafico è davvero impeccabile e ricco di dettagli, ma questi vengono in larga parte persi a causa della necessità di giocare con lo schermo del GamePad di Nintendo Wii U. A tal proposito, un’uscita su Nintendo 3DS avrebbe sortito un maggior effetto, in quanto il risultato sarebbe stato probabilmente il medesimo. Il gameplay di base rimane sostanzialmente invariato da quello visto nell’ormai lontano 2005 con Kirby: L’Oscuro Pennello, un peccato visto il buon numero di collezionabili e attività alternative da svolgere, soli o in compagnia di amici. Un prodotto sicuramente indicato a tutti i possessori della console e ai fan del paffuto Kirby, rimanendo tuttavia un capitolo non imprescindibile.

 

Il voler far uscire da parte di Rocksteady dei DLC per Batman: Akrham Knight non ha reso felici gran parte dei fan dell’Uomo Pipistrello, ma qualora questi verranno venduti al pubblico ad un prezzo più basso, allora la cose potrebbero cambiare.

Sefton Hill, cofondatore e sviluppatore di Rocksteady ha fatto sapere attraverso il profilo Twitter l’identità di Batgirl, la protagonista del DLC “A Matter of Family“:

Da come è possibile tradurre il tweet, Barbara Gordon sarà a tutti gli effetti Batgirl.

Vi ricordiamo in fine, che A Matter of Family sarà il prequel di Batman: Arkham Knight.

 

Fonte: VG247

Inutile nasconderlo, le avventure grafiche, anche più comunemente note come giochi punta e clicca, hanno ormai visto passare la loro epoca d’oro e non sono più il prodotto prediletto dai PC Gamer. Vi sono, tuttavia, alcune Software House che credono ancora nella magia di questo genere. Ecco quindi Fire, la nuovissima avventura grafica sviluppata da Daedalic Entertainment e pubblicata da EuroVideo Medien. Andiamo a scoprire assieme di cosa tratta.

Presentazione

La prima cosa che balza all’occhio è la grafica cartoonesca di Fire, che lascia intuire come il titolo sia destinato principalmente a un pubblico di bambini. I colori sono accesi, vivaci e ricordano il tipico stile della Daedalic apprezzabile in Deponia.

Fire menu iniziale

Il secondo elemento impossibile da non notare appena lanciato il gioco è la totale assenza di scritte. In nessuno dei menù né nelle opzioni è possibile trovare delle parole, ma solamente simboli e disegni. Questa scelta stilistica è dettata principalmente da due ragioni: da un lato risulta una interfaccia più intuitiva, diventando facilmente comprensibile anche a un pubblico non adulto, d’altra parte il gioco si svolge in epoca preistorica, dove nessuno, tanto meno il protagonista, conosce l’uso della parola.

Trama

La trama è molto semplice: in Fire rivestiremo i panni di un paffuto uomo preistorico, e dovremo accompagnarlo nella sua quest alla ricerca del fuoco. Il nostro Prometeo dovrà esplorare il mondo in lungo e in largo, passando da paludi abitate da ippopotami preistorici a giungle presidiate da idoli schizzofrenici, per poi finire addirittura sulla luna per riuscire a trovare il fuoco e riportarlo al proprio villaggio.

fire ippopotamo.

Ambientazione

La trama non risulta quindi essere profonda, ma fornisce agli sviluppatori un’ occasione per presentare al giocatore delle ambientazioni sempre diverse, assolutamente ben caratterizzate e all’occhio estremamente piacevoli.

fire trip

Inoltre, in ogni scenario ci imbatteremo in animali e creature strane, come il sopracitato ippopotamo al quale sarà possibile aprire la bocca spostando lui il cervello, dopo aver aperto il suo cranio come se fosse il telo di un palcoscenico. In altri mondi saremo addirittura noi a trasformarci in qualcosa di diverso, come ad esempio un topolino o un simpatico e grassoccio orso biondo. Non mancano inoltre alcune Easter Eggs apprezzabili da un pubblico più adulto: durante il nostro viaggio, grazie all’aiuto di alcune scimmie riusciremo a svelare il segreto del monolite nero, scoprendo come in realtà esso non fosse altro che uno smartphone, attivabile grazie a una giusta combinazione.

Fire monolite scimmia

Colonna sonora

Oltre alle ambientazioni, un altro punto di forza del gioco è la colonna sonora. Non solo risulta sempre azzeccata e in linea con l’ironica giocosità del titolo, ma in alcune aree essa diventa addirittura interattiva, permettendo al giocatore di creare proprie melodie accendendo o spegnendo le stelle o allungando le gambe a dei paffutelli mostriciattoli che vivono sugli alberi, in questo caso replicando una vera e propria ensemble musicale.

Fire idoli

L’attenzione posta al reparto sonoro lascia intendere l’influenza che possono avere avuto titoli come Botanicula su Fire. Benché non si raggiungano i picchi del videogioco della Amanita Design, la colonna sonora contribuisce in maniera decisiva a mantenere l’atmosfera piacevole e non annoiare.

Gameplay & Longevità

Ciò che può far storcere il naso ai “puristi” delle avventure grafiche può essere l’estrema semplicità degli enigmi che ci vengono proposti. Il gameplay, infatti, si riduce in molti punti in una semplice caccia a trovare l’elemento cliccabile sullo schermo che permetta di proseguire nel livello. La difficoltà è quindi praticamente nulla, rischiando dunque di annoiare i gamer più esperti. Non dimentichiamoci però che questo gioco è destinato a un pubblico molto giovane, che dunque non si porrà il problema del livello della sfida offerta.

Fire mappa

Una seconda nota di demerito potrebbe essere rappresentata dalla longevità del gioco. Bastano infatti 4-5 ore a completare ogni scenario, ore che scendono in caso non vi sia interesse nell’esplorare le graziose quanto ristrette aree di gioco. In questo caso, tuttavia, la brevità può essere una nota di merito, in quanto allungare ulteriormente il gioco avrebbe corso il rischio di annoiare.

Fire è una avventura grafica indicata prevalentemente a un pubblico non adulto di pregevole fattura, dotata di una colonna sonora meritevole e ambientazioni in stile cartoon molto ben fatte. Le uniche sue pecche sono la difficoltà praticamente inesistente e la scarsa longevità.

Valve ha finalmente annunciato quali sono i team che si contenderanno il titolo di campione del The International, il torneo più grande e importante al mondo di Dota 2. Il torneo, organizzato e gestito da Valve stessa e giunto alla sua quinta edizione, vedrà 16 squadre (10 invitate direttamente, 6 via qualificazioni regionali) provenienti da ogni parte del mondo scontrarsi per un montepremi di 6 milioni di dollari, in costante crescita.

the-international-5

Ecco i team invitati direttamente al Main event a Seattle:

Direct Invite
1. Vici Gaming
2. Evil Geniuses
3. Team Secret
4. Invictus Gaming
5. LGD Gaming
6. Cloud 9
7. Empire
8. Virtus Pro
9. Newbee
10. Team Malaysia

Il The International rappresenta l’appuntamento più importante per ogni fan di Dota 2 e degli e-sports in generale. Quest’anno il torneo si svolgerà tra il 3 e l’8 agosto a Seattle.

Come l’anno scorso sarà possibile contribuire ad aumentare il montepremi acquistando il Compendium del torneo, un oggetto virtuale da associare al proprio profilo di Dota 2 che permette di scommettere sui risultati delle partite del torneo e molto altro ancora. Ricordiamo che il 25% di ogni acquisto andrà ad incrementare direttamente il montepremi finale del torneo.

Se siete appassionati di Dota 2 o di gaming competitivo in generale dunque affrettatevi a prendere la vostra copia del Compendium.

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Il vostro sogno più recondito e più forte che mai è diventato realtà: da oggi in poi potrete letteralmente sparare automobili, solo in GTA V però. Il Vehicle Cannon Mod è la mod che rende tutto questo realtà: al posto dei normali proiettili infatti ogni arma sarà in grado di sparare automobili di ogni tipo. Pistole, mitra, fucili di precisione saranno resi ancora più interessanti da utilizzare: basterà installare il mod e arrivarlo per lanciare le auto a vostro piacimento! Vi lasciamo al video che da una dimostrazione di ciò che si può fare.

Bungie ha registrato il nome presso lo United States Patent & Trademark Office

L’espansione “Il Casato dei Lupi” di Destiny deve ancora uscire, ma già si parla di quella che potrebbe essere la tanto attesa terza espansione che promette di espandere notevolmente il gioco. A farne menzione è il forum di NeoGAF, notificando il fatto che Bungie ha registrato il nome “The Taken King” presso lo United States Patent & Trademark Office lo scorso 28 aprile.

The Taken King è stato registrato all’interno della categoria “video game software.” Tuttavia un indizio suggerirebbe la veridicità riguardo questa terza espansione: l’avvocato affiliato alla registrazione è Jim Charne, lo stesso per L’Oscurità dal Profondo e Il Casato dei Lupi.

Oltre  a questo è stato mostrato il logo ufficiale che vi riportiamo qui di seguito:

the taken king destiny

Al momento non ci sono annunci né smentite da parte di Bungie, anche se la possibilità che questo sia effettivamente il nome della grande espansione di cui si è parlato per molto tempo è alta. Ovviamente vi invitiamo a prendere tutto con le pinze e attendere una dichiarazione da parte di Bungie o della stessa Activision.

Fonte: GameSpot

Ci ritroviamo nuovamente in quella nicchia di JRPG solitamente riservata agli irriducibili fan del genere. La parola fan qui è chiave poiché il punto di forza (relativamente) è lo stesso fanservice. Finalmente decisi a regalarci un esperienza per PS4, la Compile Heart (nota per averci dato le serie Agarest e Neptunia) ci propone Omega Quintet. Si fa presente che la stessa Compile Heart vanta un catalogo di titoli JRPG abbastanza vasto e di relativo successo (forse più in Giappone che in occidente), questo fa pensare che un fanbase stabilito che ha fame di tali titoli ci sia e che si faccia sentire. È un titolo decisamente mirato agli ultra fan di tutto ciò che è anime, pop idol e JPOP, ma sotto la patina, il trucco, e i colori sgargianti, cosa ci rimane? Accendiamo i microfoni, si va in scena!

Omega Quintet Recensione

Idol Sentai Omega Five, o forse Sailor Omega?

Il fenomeno del Beep (o Blare nella versione Inglese) sta lentamente distruggendo le menti degli esseri umani e li sta degenerando. Numerosi attacchi di mostri (noti anche come MAD) minacciano la pace giornaliera. Nell’ora più buia appaiono le Verse Maiden, ragazze umane in grado di opporsi al Beep e respingerlo (a mò di Sailor Moon). Ecco quindi Momoka, Verse Maiden e Idol veterana che da tempo lotta contro il Beep. Quando comincia la nostra storia la (non più tanto giovane) Momoka si ritrova come sempre a dover far fronte a una nuova minaccia, che viene presentata al pubblico come fosse un concerto Idol (difatti è proprio il canto delle Verse Maiden che respinge il Beep). A osservare l’evento troviamo Otoha e Takt (Takuto in Giappone) ragazza e ragazzo orfani e amici d’infanzia. Otoha è super-fan di Momoka e sogna anche lei di diventare Verse Maiden, per questo va ad allenarsi nel canto seguita da Takt che le fa da guardiano, ma è proprio in quel momento che viene attaccata dai MAD. Momoka arriva alla riscossa dei civili ma stanca dai mille combattimenti cede per un attimo. È Otoha che nel panico prende l’arma della Verse Maiden e sconfigge il MAD. In seguito a questo verrà offerta una chance a Otoha di diventare Verse Maiden (e a Takt di seguirla) insieme alle altre quattro ragazze Kyoka, Kanadeko, Nene, e Aria per formare il gruppo Idol/Ammazza Mostri Omega Quintet.

Omega Quintet Recensione

Si balla, si canta e si danno legnate

Omega Quintet ha due principali componenti di gameplay che ne fanno un titolo JRPG un po’ particolare: GDR/Idol Simulation. Questo si ripercuote in tutti i vari elementi di gameplay e di presentazione. Le ragazze portano vestitini à la Sailor Moon con strass e paillettes, nastrini, cuoricini e quant’altro. Si potranno scegliere e modificare i costumi delle ragazze a piacimento e si dovranno anche mantenere altrimenti si rischia letteralmente di rimanere in mutande (vedere Senran Kagura e/o Akiba’s Trip). Nella fattispecie i vestiti da Idol funzioneranno da armatura con tutto ciò che questo implica in un JRPG (customizzazioni di stat e quant’altro). Altro elemento importante sarà il Promotion Video System che permetterà la creazione di Music video e Dance video per mostrare le nostre eroine adolescenti tutte in tiro. In questa modalità si potrà scegliere fra passi di danza (più di 150) e si potrà anche fare uso del Playstation Move e Camera per creare effetti di luce per accompagnare i video creati. Questo per quanto riguarda il lato Idol Simulation, ma passiamo al gameplay vero e proprio.

Qui si ripercorrono molte strade e molti capisaldi dei JRPG di successo: oltre all’avanzamento di livello standard ci viene presentato un sistema chiamato Disk Analisys che in maniera simile alla sferografia di Final Fantasy X permette di sbloccare E Skill (Magie) e Mic Skill (Abilità con le armi) su una scacchiera. Ci sono vari tipi di armi come Spade, Asce, Martelli, Lance e via dicendo chiamate Mic, come fossero i loro microfoni. Usando un tipo di arma si sale di livello per quella classe d’arma con tutto ciò che ne consegue (attacco migliorato, precisione ecc.). Sul campo di battaglia l’andazzo è abbastanza standard salvo qualche eccezione: i nemici si disporranno a diverse distanze dal party, e a seconda della loro distanza verrà modificata l’efficacia degli attacchi; ciò, insieme alle rispettive resistenze ai vari elementi (fuoco, acqua etc.) creano un elemento strategico non indifferente, che però si fa sentire solo nelle difficoltà più elevate. Alla maniera dei titoli Tales of, non vi sono random battle, bensì mostri vaganti che si possono colpire in anticipo per avere un bonus nel combattimento a turni.

Omega Quintet Recensione

Aggiungiamo a questo la presenza del giovane Takt al quintetto di Idol. In veste di guardiano/manager/security lo stesso Takt interviene in battaglia. Quando viene abbinato a una idol (una per volta ragazzi) può attaccare insieme a essa premendo il tasto X quando viene richiesto, e può fungere anche da scudo per diminuire i danni. Naturalmente vi è anche un sistema di affinità fra Takt e le ragazze, che aumentando migliorerà le prestazioni del baldo giovane sul campo. Attaccando il nemico e con l’utilizzo di Takt in battaglia si riempirà una barra speciale, Voltage, che una volta piena permetterà l’utilizzo della Live Mode che conferisce bonus speciali alle Verse Maiden.

Strutturalmente Omega Quintet è abbastanza semplice, i nostri eroi hanno una base a loro disposizione dove ritroviamo tutta una serie di infrastrutture essenziali per la nostra avventura, difatti in questo luogo si potranno ad esempio comprare e modificare gli equipaggiamenti, riposare e scegliere le missioni. Queste ultime si dividono in due tipi: alcune fanno avanzare la storia, altre sono extra e servono per fare grinding o ottenere vari bonus (armi, oggetti e via dicendo).

 Omega Quintet Recensione

Omega Quintet the Animation

L’esperienza in sé va avanti a mò di serie anime, con tanto di sigle di apertura e di chiusura. Lo stesso andazzo della storia segue questa formula e bisogna dire che fa da cornice interessante all’esperienza. Per quanto riguarda il lato visivo finchè si tratta di immagini disegnate va tutto bene, il problema è che al di là di qualche filmato in grafica di gioco gran parte della storia è animata da sagome disegnate che muovono le labbra, e ogni tanto anche qualcos’altro (specie nelle scenette osé, che non sono poche). La fortuna qui è che si può scegliere il doppiaggio in Giapponese per un’esperienza anime autentica. Anche qui ahimè manca di originalità, poiché le interazioni fra le ragazze, i fraintendimenti, le relazioni ragazzo-ragazza e compagnia bella sanno di visto e stravisto e francamente dopo poco il tutto risulta monotono.

Il comparto grafico presenta miglioramenti rispetto agli altri titoli dello stesso sviluppatore, ma è anche vero che siamo su PS4 adesso, e sebbene i modelli dei personaggi siano adeguati mancano di scioltezza e rifinitura, come gran parte del gioco (che passeremo divisi fra dialoghi ed esplorazione: unica istanza nella quale ci si muove in tre dimensioni). Persino i luoghi esplorabili risultano blandi e generici. Ci ritroviamo una serie di corridoi/percorsi infestati da mostri, con qualche barriera che si supera con l’avanzare del tempo e/o dopo aver soddisfatto certe condizioni.

Il lato sonoro è ricco di sinfonie JPOP e tracce atmosferiche un tantino generiche, anche qui niente di nuovo. La scelta musicale accompagna quella visiva. Almeno da questo punto di vista bisogna riconoscere la coerenza. Evidentemente è stata fatta una scelta in partenza, di privilegiare certi elementi dell’esperienza piuttosto che altri.

Omega Quintet Recensione

Non è semplice trarre un conclusione per Omega Quintet, la cornice Idol/JPOP potrebbe essere un deterrente per chi non è fan del genere, come anche il suo lato talvolta osè. Questo è un peccato perché in quanto JRPG è un’esperienza che, sebbene sempliciotta, è solida, e offre un discreto livello di strategia e relativa varietà. Per i fan del genere è un must. Che dire, Omega Quintet è questo, e non ha paura di farlo vedere. Da questo punto di vista è onesto, e ciò è lodevole.

Presto potremo esplorare il mondo del Kyrat con una nuova e ricca versione del titolo UbisoftFar Cry 4 Complete Edition.

L’edizione include il gioco completo Far Cry 4 oltre al Season Pass, composto da 5 contenuti scaricabili, e ci consentirà di accedere a tutte le missioni, le armi e le ambientazioni di Far Cry 4.
La Complete Edition sarà disponibile dal 18 giugno 2015 per Playstation 4 e PC.

Il Season Pass include:

  • Il DLC La Siringa: i giocatori devono trovare una rara e potente ricetta prima che le forze di Pagan Min la usino contro i ribelli.
  • Il DLC Fuga da Durgesh: senza niente con cui difendersi, i giocatori dovranno completare una serie di sfide per raggiungere un punto di recupero.
  • Il pacchetto Hurk Deluxe, che contiene cinque missioni e un arsenale di cinque nuove armi, tra cui “l’impalatore”, il lancia arpioni di Hurk.
  • Il DLC Occupazione, che consente ai giocatori di allearsi con i Rakshasa o il Sentiero d’oro, per occupare alcune zone contese e sconfiggere i propri avversari in mappe basate sugli scenari del Kyrat.
  • Il DLC Valle degli Yeti: dopo essersi schiantati tra le vette dell’Himalaya, i giocatori dovranno esplorare un nuovo scenario ghiacciato, svelando il mistero di una setta segreta.

Potete trovare altri dettagli sul sito ufficiale del gioco.

Far Cry 4 Complete Edition

I titoli di racing sono sempre stati seguiti da buona parte del popolo videoludico, soprattutto dagli appassionati di motori. Nel corso degli anni lo scettro di miglior simulatore automobilistico è stato spesso in mano a Gran Turismo, saga che ha avuto inizio ai tempi della mitica Playstation. Col trascorrere del tempo tuttavia numerosi rivali hanno fatto la loro comparsa, tentando di strappare il “titolo” al simulatore proveniente dall’Oriente. Project CARS (Community Assisted Racing Simulator) sviluppato da Slightly Mad Studios si è prefisso come obiettivo quello di salire al trono di re del racing. Lo sviluppo del titolo è stato veramente molto lungo: vediamo insieme se ha le carte in regola per raggiungere lo scopo prefisso.

La guida del popolo

Project CARS è il primo titolo che nasce dalla World of Mass Development, piattaforma creata per dar vita a titoli videoludici senza publisher, ma a essere finanziata direttamente dai videogiocatori. Il titolo è stato infatti finanziato dagli stessi acquirenti che, potendo prenotare diversi pacchetti del titolo, hanno contribuito al raggiungimento del budget necessario per lo sviluppo del progetto. Gli stessi giocatori/finanziatori hanno potuto provare, durante lo sviluppo, le varie versioni del titolo, aiutando così il team a migliorare eventuali aspetti che potevano risultare non graditi.

Il fulcro del titolo è senza dubbio la modalità Carriera, ormai diventata un must in tutti i titoli sportivi. Una volta creato, in maniera molto rapida, il profilo del nostro pilota, saremo pronti per tuffarci nel mondo delle quattro ruote a 360 gradi. Inizialmente non dovremo far altro che scegliere la categoria di vettura da cui partire, dai Go Kart alle ruote scoperte. La categoria dalla quale partiremo non porterà comunque alla preclusione delle altre: semplicemente dovremo partire da una di esse e, se le nostre prestazioni risulteranno convincenti agli occhi delle altre scuderie, queste ci offriranno senza dubbio un contratto, dandoci l’opportunità di trasferirci di categoria.

Dopo aver quindi scelto la categoria ed il contratto, toccherà andare a personalizzare il nostro assetto dell’autovettura: qui si disporrà di una marea di settaggi, adattabili sia all’autovettura da guidare che allo stile di guida che vorremo adottare. Se fremete dalla voglia di scendere in pista potrete adottare quello predefinito, o comunque decidere di sistemare l’assetto in seguito. Interessante è la possibilità di poter salvare diverse tipologie di assetto, potendole caricare prima di ogni competizione, a seconda dell’auto e della competizione da affrontare. L’HUB della modalità carriera sarà molto semplice, ma al tempo stesso completo: la sua componente principale sarà il calendario, tramite il quale passeremo da una gara all’altra, mentre tramite gli altri componenti potremo visualizzare le comunicazioni dalla scuderia, consultare i social network, osservare il riepilogo dei nostri risultati e le tappe fondamentali del nostro cammino.

Le gare saranno dei veri e propri eventi sul nostro calendario, ovviamente potremo partecipare soltanto a quelle del campionato a cui saremo iscritti, oltre ad altri eventi a cui potremmo essere invitati, a seconda della nostra popolarità e dei risultati ottenuti durante le competizioni. Tramite quest’ultimi ci sarà data anche la possibilità di poter guidare e testare nuove vetture. Le gare saranno suddivise in tre parti: prove libere, tramite le quali potremo prendere confidenza col tracciato, le qualifiche, che determineranno la nostra posizione sulla griglia di partenza, e la gara vera e propria. Seconda della categoria alla quale parteciperemo le gare potranno tuttavia avere una struttura diversa, come nei GoKart 125cc dove le gare si suddividono in due round.

Le altre modalità di gioco disponibili sono la gara veloce e l’online. Con la prima potremo creare il nostro evento personalizzato e partecipare al weekend di gara, dove potremo ovviamente scegliere la vettura e il tracciato, potendo anche optare per delle semplici prove libere. Nelle competizioni online invece ci misureremo con gli altri giocatori, potendo scegliere se partecipare a un evento da loro creato oppure farne uno da noi, attendendo il giusto numero di partecipanti. Sarà inoltre possibile anche consultare il nostro garage, dove saranno custodite le varie vetture di cui disporremo, permettendoci di visualizzare le informazioni relative a esse e modificare le messe a punto per ognuna di esse.

Tramite la modalità Rete Piloti e Community invece potremo tenere sott’occhio gli eventi che man mano verranno organizzati online, in modo da poterci misurare in competizioni speciali con altri giocatori online. Per tenere sott’occhio invece tutte le nostre statistiche, le nostre affinità con i tracciati, con le automobili e i premi ottenuti potremo consultare il nostro profilo, dove verrà custodito ogni dato della nostra carriera e non solo.

Project CARS Recensione

Prestazioni su strada

Le impressioni che Project CARS ci ha dato dal punto di vista del gameplay sono molto positive. A prescindere da quale sia il vostro stile di guida, l’esperienza di gioco sarà assolutamente ottima. Oltre al poter personalizzare la messa a punto nel minimo dettaglio, il titolo offre anche svariati strumenti in gara che si rivelano particolarmente efficaci come ad esempio la classica traccia in pista: questa, oltre a darci la scia ottimale da seguire, ci suggerirà di proseguire in maniera più prudente cambiando colore, nel caso in cui stiamo guidando in maniera un po’ troppo spericolata. Ovviamente si rivelerà utile per i novizi mentre invece, per i puristi della simulazione, potrà essere d’impaccio ma questo, così come tutti gli altri strumenti per la guida assistita, potranno essere disabilitati in modo da avere una simulazione al 100%.

Particolare attenzione va data a come il titolo premi lo stile di guida pulito e sicuro a cui tutti aspirano: il minimo tocco di incertezza e saremo preda di testacoda e fuoristrada, penalizzando la nostra gara. Riuscendo invece a mantenere il controllo della vettura, con sicurezza, e cercando di seguire a dovere la condotta ottimale i risultati non tarderanno ad arrivare. Importante sarà anche il legame che stringeremo sia con le auto che con i tracciati: tramite la modalità campagna infatti ci sarà data la possibilità di provare tipologie molto differenti sia di vetture che di piste. Le auto, a prescindere dall’assetto, dovranno essere guidate secondo determinati canoni, così come i circuiti prediligeranno un determinato stile di guida. Per giungere alla vittoria sarà imperativo riuscire a prendere la mano con entrambi gli elementi e farlo si rivelerà tutt’altro che noioso, grazie anche all’IA. Quest’ultima potrà essere inoltre dosata secondo il nostro grado di abilità, prima di ogni competizione, in modo da far risultare la sfida appassionante ad ogni livello.

Altri pregi vanno fatti al Madness Engine, qui in versione migliorata rispetto a quella usata in Need for Speed Shift: la fisica del gioco è infatti gestita in maniera ottima, a rimarcarlo i danni sulle automobili e gli elementi del tracciato con i quali potremo “interagire”. È stato inserito anche il Seta Tire Model, un simulatore in grado di gestire la fisica degli pneumatici che riesce a far bene il suo lavoro: durante le gare non sarà raro infatti notare piccoli pezzi di gomma persi dai concorrenti. Per quanto riguarda le periferiche di controllo è consigliatissimo, ovviamente, l’uso di uno sterzo adeguato.

Project CARS Recensione

Saggiare l’asfalto

Osservando la grafica del titolo traspare l’impegno con il quale i Slightly Mad Studios si sono prodigati per realizzare una simulazione di guida vicina al fotorealismo. I modelli delle auto sono curati nei minimi particolari, così come i tracciati. Interessante anche la gestione dei giochi di luce sulle scocche e sui vetri delle auto, osservabili persino anche dagli interni della vettura. Il titolo inoltre non soffre neanche di cali di fps o rallentamenti di ogni genere: avendo un hardware adeguato tutto fila liscio come l’olio, senza nessun problema di sorta.

Il comparto audio è stato anch’esso ben realizzato, anche se durante le gare capiterà a volte di sentire il rombo dei motori avversari molto vicino, quando invece non sarà effettivamente così. Dal punto di vista delle OST invece il titolo si rivela essere un po’ povero ma ognuna di quelle scelte riesce a farci calare comunque nell’atmosfera da pilota in carriera e trasmetterci le emozioni che precedono ogni gara.

Project CARS si presenta con prepotenza nel panorama della simulazione automobilistica. Il lavoro svolto degli Slightly Mad Studios, correlato al supporto dei giocatori in fase di sviluppo, sembra avere tutte le carte in regola per essere premiato a dovere. Il titolo dispone di tutte le caratteristiche che un simulatore di guida dovrebbe avere, fra cui ovviamente la personalizzazione estrema dell’assetto, l’attenzione nella realizzazione delle autovetture e la buona tenuta del motore fisico. Se siete appassionati del genere, Project CARS è sicuramente il titolo che fa al caso vostro.

Preparate i vostri agenti e rivendicate il vostro posto tra i leggendari uccisori di draghi, oggi BioWare rilascia due DLC gratuiti per Dragon Age: Inquisition.
I giocatori potranno scaricare il nuovo contenuto gratuitamente su PlayStation 4, Xbox One, PlayStation 3, Xbox 360 e PC.

Eccovi il nuovo trailer dedicato all’espansione a questo link:

Dopo aver rilasciato Jaws of Hakkon, che sarà disponibile questo mese su tutte le piattaforme, i prossimi DLC riguarderanno la personalizzazione e il comparto multiplayer.
Il nuovo contenuto di BioWare per Dragon Age: Inquisition include:

  • Uccisore di Draghi: espansione che aggiunge battaglie mozzafiato con i draghi nell’esperienza multiplayer insieme a una nuova mappa e tre nuovi personaggi giocabili: un Avvar Osservatore del Cielo che incarna il misterioso connubio tra magia elementale e forza fisica; ZITHER, un Virtuoso la cui musica è mortale; e Isabela, la famigerata Regina dei Mari Orientali che abbiamo già incontrato in Dragon Age 2.
  • L’emporio Nero introduce nuovi modi per personalizzare la tua Inquisizione aggiungendo 4 negozi che vendono epiche armi, nuovi materiali, potenti accessori e oggetti. I giocatori potranno anche cambiare le connotazioni del viso del loro personaggio grazie allo Specchio della Trasformazione.

DLC gratuiti per Dragon Age Inquisition

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