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Quasi Tutti gli Articoli in questa categoria sono tratti dal sito: http://www.gamesource.it/ a cui va riconosciuto il giusto merito e va tutta la mia gratitudine per l’ottimo lavoro che svolgono

Nella giornata di ieri è arrivata l’ufficialità sul posticipo di Battlefield 2042 che uscirà il 19 Novembre 2021, un mese dopo la precedente finestra di lancio indicata da Electronic Arts. Nonostante questo slittamento non sia così marcato come abbiamo avuto modo di notare per altre produzioni importanti, le azioni di EA sono andate giù di circa il 6% durante la finestra di trading di metà giornata.

Battlefield 2042 Azioni EA al ribasso

Dal momento che il ribasso delle azioni EA è stato influenzato dai precedenti rumor, prima del comunicato ufficiale della compagnia, è plausibile che la situazione di mercato torni alla normalità già da oggi.

Ricordiamo che Battlefield 2042, precedentemente atteso per il 22 Ottobre 2021, uscirà il 19 Novembre su PC e su console come titolo cross-gen. La speranza è che, per l’atteso nuovo capitolo di questo storico franchise di guerra, non arrivino ulteriori aggiornamenti di questo tipo da parte di DICE mentre, nel frattempo, rimaniamo in attesa di maggiori dettagli sulla promessa Open Beta.

L’articolo Battlefield 2042: azioni EA al ribasso proviene da GameSource.

Dopo la pubblicazione del primo episodio per Console attuali e PC, un’operazione simile per il secondo era nell’aria. Nelle scorse ore infatti, un probabile leak emerso in rete ha anticipato l’annuncio di Destroy All Humans 2 Reprobed.

destroy all humans 2Il primo errore è stato compiuto dall’account Twitter di PlayStation. Il messaggio pubblicato e poi prontamente rimosso faceva proprio riferimento a Destroy All Humans 2 Reprobed. Questo deve essere il nome adottato per il remake del folle gioco dove si vestono i panni di un alieno omicida. Su Youtube è persino saltato fuori il trailer con cui THQ Nordic si appresta a presentare al pubblico il suo nuovo lavoro di restauro.

Destroy All HumansProbabilmente l’annuncio dovrebbe avvenire in occasione del Digital Showcase di THQ Nordic previsto per le ore 21:00 italiane di venerdì 17 settembre. L’evento sarà trasmesso sui canali YouTube, Twitch e Steam dell’editore legato a Embracer Group e Deep Silver. Pare che Destroy All Humans 2 faccia parte del leak che ha visto coinvolto nvidia GeForce Now e non solo, poiché poco sotto si parla di Destroy All Humans 3. A volere ipotizzare partendo da tali indizi, l’azienda potrebbe essere intenzionata a sondare l’eventuale successo del remake per poi lanciare un nuovo capitolo.

L’articolo Destroy All Humans 2 remake anticipato da un leak proviene da GameSource.

Questo settembre videoludico continua a regalarci grandi emozioni. Dopo l’ottimo Tales of Arise (qui la nostra recensione) i fan delle produzioni made in Japan possono continuare a gioire grazie all’arrivo di un’altra produzione di altissimo livello, seppur dal target differente. Stiamo parlando di Lost Judgment, sequel dell’apprezzatissimo spin-off (Judgment) della serie Yakuza, in uscita il prossimo 24 settembre su PlayStation 5 e PlayStation 4. Il Ryu Ga Gotoku Studio ha saputo dimostrare, col primo capitolo, di saper creare un’ecosistema funzionale e ugualmente intrigante dal punto di vista sia narrativo che ludico, anzi, riuscendo anche, sotto diversi aspetti, a migliorare e perfezionare il lavoro svolto con la serie principale.

Per questi motivi, quando è stato annunciato (anche un po’ a sorpresa) il sequel del gioco la nostra asticella dell’hype è subito schizzata alle stelle, anche grazie alle tantissime novità anticipate dalla software house su quello che sarebbe stato il nuovo Lost Judgment. Ambizione, perfezionamento e, perché no, un pizzico di follia in più: sono questi i principi su cui si fonda la nuova avventura di Tak Yagami, chiamato ancora una volta a far luce su un caso tanto spinoso quanto incredibilmente complesso e sfaccettato nella sua conformazione. Dopo aver passato diversi giorni, compreso un weekend full immersion, in compagnia del detective privato più amato della recente storia  videoludica siamo pronti a darvi il nostro giudizio su Lost Jugment che, ve lo diciamo subito, è riuscito a migliorare il suo predecessore sotto praticamente tutti i punti di vista, seppur portandosi dietro alcune sbavature, divenute un po’ solite sia per la serie in questione sia in generale per le produzioni del team nipponico.

Una storia dai mille volti

A livello narrativo Lost Judgment vuole perfezionare e migliorare il suo predecessore, mantenendo l’ossatura tipica della serie ma portando comunque innovazioni e una ventata di aria fresca, affrontando tematiche diverse da quelle viste in precedenza. Lost Judgment del resto fa un po’ ciò che faceva anche Judgment, ossia portare una variazione sul tema pur rimanendo fedele a quello che è l’ecosistema di un gioco basato su un protagonista che vive in una città in mano alla criminalità organizzata, con tutti i vari problemi di sorta, dalla povertà alle altre cose, con però un target differente. Essendo però Tak un detective è chiaro che alla fine il punto principale della storia è quello legato ai casi e in particolare a quelli di omicidio, anche se però arriveremo a questa tematica in maniera un po’ più lenta rispetto a quanto si potrebbe immaginare. Il gioco inizia subito con una scena molto cruenta, a testimonianza della volontà di Lost Judgment di essere più crudo e più maturo sia nelle tematiche sia nel modo di raccontarle.

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La scena iniziale infatti mostra il ritrovamento del cadavere – in fase di decomposizione – di quello che sembra essere un giovane scomparso da alcuni giorni. Gli avvenimenti conducono la banda sulle porte del liceo Seiyrio, che poi risulterà uno dei teatri principali delle vicende di questo Lost Judgment, ambientato quindi non più solo a Kamurocho ma anche a Yokohama, città già esplorata con le avventure di Yakuza: Like a Dragon. Tak si trova a indagare sul caso in maniera quasi involontaria, poiché si reca a Yokohama su invito di Suijura e Yukumo, i suoi amici e aiutanti già visti nel primo Judgment. Avendo aperto anche loro un’agenzia investigativa e trovandosi a indagare su un caso di bullismo (quindi in apparenza non correlato all’omicidio) chiedono aiuto a Tak. Proprio il tema del bullismo risulterà cardine all’interno del titolo, e lo si avverte sin dall’inizio, proprio perché poi andando avanti con la storia (e senza spoileravi nulla) il bullismo è un po’ il tema che farà da collante agli avvenimenti, che risultano collegati da un filo invisibile all’inizio ma che si rivelerà poi essere in realtà molto spesso e ramificato.

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La storia, come da tradizione della serie e in generale del Ryu ga Gotoku Studio, è molto più elaborata di quanto possa sembrare e richiede non poco tempo per essere metabolizzata e compresa, anche grazie alla grandissima quantità di personaggi in “campo” e automaticamente di forze in gioco. Ancora una volta il grande merito del team di sviluppo non è solo aver creato una storia solida e affrontata maniera sapiente con molti dialoghi e altrettanti monologhi, ma anche aver creato un cast imponente intorno alla figura di Yagami e dei suoi alleati. Sono stati infatti introdotti personaggi molto interessanti sia a livello di gioco sia a livello tematico, personaggi che hanno molto da dire e che sono molto curati anche a livello di background. Un esempio è l’insegnante Sawa-sensei, che non vede di buon occhio la presenza di Yagami nella scuola ma che poi pian piano si aprirà a lui. Senza entrare nel dettaglio ci teniamo a sottolineare che, per quanto tutto all’inizio risulti abbastanza lento, la narrazione diventa progressivamente più interessante e ampia, offrendo al giocatore tante possibilità per conoscere meglio quanto avviene sullo schermo. Tutti i personaggi hanno tanto da dire, soprattutto quelli nuovi, come ad esempio gli studenti del liceo, tutti con una loro storia che sembra intrecciarsi con quelle degli altri, convergendo nella storia principale dell’omicidio, che man mano si arricchisce di elementi diversi e inaspettati.

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Paradossalmente, però, proprio questa mole sproposita di contenuti a lungo andare diventa eccessivamente soverchiante, portando la storia a complicarsi parecchio e a perdersi un po’ verso i capitoli finali, risultando forse eccessivamente complicata da capire e da seguire. In sostanza, abbiamo avuto la sensazione che in alcuni passaggi il team di sviluppo abbia provato a incastonare tutto e per forza in maniera forzata, una sensazione che si è fatta sempre più forte col passare delle ore, anche quando la figura del “villain” principale della storia ha iniziato a delinearsi dinnanzi a noi. Sia chiaro, non stiamo affatto sminuendo il grande lavoro compiuto nel creare un tale sistema narrativo, ma abbiamo trovato alcune situazioni troppo al limite, tanto che nel tentativo di risultare coerenti hanno ottenuto il risultato opposto. Insomma, la narrativa di Lost Judgment è molto in linea con quanto visto nel capitolo precedente: una storia particolare, con temi diversi dalla massa, dialoghi molto curati e numerosi (si parla di oltre 1000 minuti di scene animate) e tante cose da scoprire e da ricercare, per vivere a pieni polmoni un’avventura che vuole lasciarsi esplorare a piccole dosi.

Gameplay e struttura di gioco

Da un punto di vista ludico, Lost Judgment può sembrare una naturale evoluzione del suo predecessore e, per quanto sia in buona sostanza così, è giusto sottolineare quanto questa definizione potrebbe risultare riduttiva. Il team di sviluppo non si è limitato semplicemente a tirare a lucido il primo capitolo della serie ma, anzi, ha saputo creare un’infrastruttura ludica ancor più ampia e sfaccettata, andando ad ampliare sia le possibilità del giocatore sia le dinamiche di gioco, per quanto comunque diverse situazioni siano risultate tutto sommato in linea con quanto visto in precedenza. Se lo sblocco delle abilità tramite “l’acquisto” attraverso il menù delle tecniche rimane sostanzialmente identico (con qualche aggiunta), e in generale il senso di progressione e di approccio alle attività rimangono fondamentalmente immutati, è proprio tutta la struttura di gioco che si arricchisce di tante aggiunte che rendono l’esperienza più profonda e soprattutto più vasta. Lost Judgment è, come avevano anticipato gli sviluppatori del resto, più ricco di cose da fare, da vedere e da trovare, ma soprattutto offre al giocatore più possibilità di approcci, sia per quanto riguarda l’esplorazione sia per quel che concerne la risoluzione dei casi, che rimangono comunque il fulcro dell’esperienza di gioco.

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Proprio questi ultimi riabbracciano la classica suddivisone in Principali e Secondari, con l’aggiunta però delle Storie dedicate al Liceo Seiryo, una delle location principali in cui si svolgono le vicende del gioco. Una volta sbloccato un certo NPC questi potrà infatti assegnare nuovi casi al nostro Tak, legati ovviamente a ciò che ruota intorno alla misteriosa scuola superiore. La scuola, così come le altre location, è poi sempre liberamente (più o meno) esplorabile, risultando ricca di oggetti da raccogliere e di avvenimenti “dinamici” su cui intervenire. Ritornano infatti i casi legati all’app Chatter di Yukumo, ampliata con diverse aggiunte in linea di massima marginali ma comunque intriganti.

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È importante sottolineare quanto però le attività secondarie risultano più distanti da quelle principali. Possiamo definire questo Lost Judgment più “spaccato” rispetto al suo predecessore, dando al giocatore quasi liberamente la scelta di concentrarsi sulle attività principali o anche su quelle secondarie in maniera piuttosto libera e autonoma. Questo chiaramente non vuol dire che svolgere le attività secondarie sia inutile, anzi, anche perché esse risultano quasi sempre incredibilmente remunerative dal punto di vista delle ricompense e, come sempre, molto divertenti e piacevoli da affrontare, anche perché offrono una piacevole variazione sul tema principale. Ricordiamo che sono poi sempre presenti i tantissimi mini giochi, con qualche piacevole aggiunta e che possono ancora una volta offrire una ventata di varietà da non sottovalutare.

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Gli sviluppatori hanno poi messo un gran focus proprio sull’esplorazione, cosa che si evince sia dall’introduzione dello skateboard  – per muoversi più rapidamente da una zona e l’altra della mappa – sia dalla possibilità di trovare per la strada oggetti smarriti che, nel caso vengano riconsegnati ai proprietari, possono dare al giocatore delle interessanti e utili ricompense quali equipaggiamenti, consumabili e tanto altro. Infine, ma non ultimo per importanza, va segnalata l’aggiunta del parkour. Tak ora può scalare alcune superfici per raggiungere particolari aree di gioco, seppur questa attività non risulti del tutto libera ma si leghi comunque a determinate missioni. In ogni caso risulta comunque centrale nell’esperienza di gioco, anche perché esiste una vera e propria barra della resistenza durante le arrampicate, per giunta potenziabile nell’albero delle abilità come tutti gli altri parametri fisici del nostro alter ego.

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Ciao, sono Yagami dell’Agenzia investigativa Yagami!

Al di là dei discorsi legati alle novità strutturali del gioco, è chiaro che il focus della produzione rimane legato alla gestione dei casi da risolvere, indipendente dalla natura. Che siano casi principali o secondari, il succo è sempre quello: trovare indizi, esaminare, esplorare, raggiungere un determinato punto e trovare il bandolo della matassa. Per far ciò, il team di sviluppo ha confermato tutte quelle che sono le dinamiche originali, ampliandole però con una serie di aggiunte interessanti sia a livello di gadget sia proprio a livello di possibilità vere e proprie. Per cominciare, Lost Jugment introduce per la prima volta delle vere proprie fasi stealth in cui Tak è chiamato a superare gli ostacoli rappresentati da sgherri, malviventi, agenti di polizia e via dicendo in maniera silenziosa. In questi casi Tak ha a disposizione diverse “tecniche” come il lanciare bombe fumogene, monetine utili per distrarre gli avversari e altri strumenti a tema, pensati proprio per rendere queste sezioni più credibili. Al netto delle buone intenzioni degli sviluppatori, proprio questa dinamica legata allo stealth rappresenta senza mezzi termini l’anello debole della batteria di novità introdotte in Lost Jugment. Non vi nascondiamo che lo avevamo già immaginato alla vigilia dell’uscita e, purtroppo, dobbiamo confermarlo ora.

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Al di là della ridondanza nel modus operandi a rendere queste sezioni poco divertenti è l’IA dei nemici, che proprio durante le fasi stealth danno il peggio di sé, risultando quasi sempre fin troppo facili da aggirare e da evitare, in maniera anche innaturale e ai limiti del caricaturale. Oltre all’introduzione dello stealth in Lost Judgment ritornano le fasi di Pedinamento, di Infltriazione e di Indagine, che rimangono fortemente legate alla struttura già vista nel precedente capitolo ma offrono comunque diverse novità anche interessanti. Il gioco offre infatti nuove possibilità come il salto e, appunto, il parkour che vanno ad ampliare la mobilità di Tak, utilissime chiaramente nelle sezioni di infiltrazione, così come sono state aggiunte nuove dinamiche legate al pedinamento, come ad esempio la possibilità di far finta di nulla quando un bersaglio si insospettisce alla vista di Tak o di piazzarsi in punti strategici per sbirciare senza farsi notare. Le novità più interessanti, comunque, sono quelle legate ai nuovi device a disposizione del nostro novello Ispettore Gadget, offerte in gentile concessione dal buon vecchio Yukumo.

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Nonostante sia impegnato con la sua nuova agenzia di investigazione fondata in società con Sugiura (la Yokohama 99) Yukumo è riuscito a confezionare un discreto numero di nuovi gadget, pensati appositamente proprio per agevolare il lavoro di Yagami nell’esplorazione della città e soprattutto nella ricerca degli indizi. Avanzando con la storia, infatti, Yukumo metterà a disposizione del nostro eroe delle nuove prodezze tecnologhe come il rilevatore di segnali o l’amplifcatore di suoni, che una volta selezionati durante le fase di ricerca degli indizi ampliano in maniera decisiva le possibilità offerte dal gioco per risolvere gli enigmi. Non si registrano novità di spicco invece nelle fasi di analisi e ricerca degli indizi su posti e persone, rimaste molto simili al primo Judgment e, dunque, allo stesso tempo discretamente impegnative ma non mirabolanti da un punto di vista funzionale. Nel complesso, comunque, è impossibile non apprezzare la voglia del team di sviluppo di provare a puntellare e ampliare le meccaniche di gioco, riuscendoci soltanto a metà, a cui si aggiungono gli stessi identici propositi anche sul fronte del combat system.

La via della serpe

Naturalmente, alla pari delle novità legate alle nuove dinamiche di gioco troviamo anche quelle relative al sistema di combattimento, da sempre uno dei punti di forza dei lavori della software house nipponica nonché uno dei pezzi pregiati dello spinoff in questione. Sotto questo aspetto, com’era prevedibile, il team di sviluppo ha lavorato chiaramente al risparmio, limitandosi a puntellare l’ottimo sistema di combattimento del primo capitolo, con alcune novità sicuramente molto interessanti. A primo acchito subito risalta all’occhio è la maggior dinamicità di Tak, sia negli scontri sia nelle movenze, e in generale è tutto il sistema di combattimento ad essere stato reso ancor più frenetico e immediato rispetto al capitolo precedente. Ciò si evince in particolare andando ad analizzare quella che è sicuramente l’aggiunta più interessante a livello ludico di questo Lost Judgment, ossia il nuovo stile di combattimento: lo stile del Serpente. Selezionando questa opzione, che va ad aggiungersi ai ritorni dello stile della Gru (agile e abile nei colpi con gli arti inferiori) e di quello della Tigre (più potente, abile con i pugni), si può saggiare in maniera inconfutabile con mano quanto detto poco sopra.

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Selezionando questo nuovo stile si avverte in maniera sensibile la maggior frenesia e il maggior dinamismo degli scontri, con Tak che diventa ancor più agile e scattante sia nell’attaccare che soprattutto nello schivare, ma non solo. Lo stile della serpe permette anche di usufruire di una sorta di parry, ossia di un contrattacco veloce eseguibile subito dopo una parata perfetta, da eseguire con la pressione del tasto L1 al momento dell’attacco, chiaramente però tenendo sempre premuto anche il medesimo tasto per assumere la posizione difensiva. Inoltre, con il giusto tempismo Tak può anche disarmare i nemici, cosa che rende gli scontri ancor più tecnici. È l’aggiunta ideale per far fronte agli scontri più impegnativi, in particolare quelli contro i boss, anche in questo capitolo numerosi e discretamente impegnativi. Pur senza rivoluzionarsi, ancora una volta, Lost Judgment riesce anche sotto questo aspetto a migliorare il suo predecessore risultando divertente, appagante e sufficientemente impegnativo dall’inizio alla fine dell’ avventura, almeno per quanto concerne il livello di difficoltà Normale, il secondo tra le quattro opzioni tra cui si può scegliere per affrontare l’avventura.

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Graficamente parlando

Da un punto di vista tecnico e grafico è impossibile non apprezzare i tanti miglioramenti compiuti dal team di sviluppo, che su PS5 hanno saputo portare sullo schermo un prodotto sicuramente solido e di ottimo livello. Pur senza rivoluzionare l’intelaiatura già intravista con i remastered del primo Judgment e con la versione next-gen dell’ultimo capitolo della serie principale, Yakuza: Like a Dragon, i ragazzi del Ryu Ga Gotoku Studio hanno messo su un’infrastruttura audiovisiva molto solida, che si basa sui solidi punti di partenza e li puntella in maniera molto valida. Kamurocho e la “nuova” Yokohama sono molto curate soprattutto se si vanno ad analizzare elementi quali la fluidità e la pulizia dell’immagine. Come per i sopracitati titoli il gioco offre una doppia opzione grafica: la modalità Standard predilige il frame rate, mentre la modalità Qualità dà una spinta aggiuntiva a elementi quali la risoluzione e la resa degli effetti in generale. Per quanto quest’ultima renda più tangibili i vari miglioramenti compiuti su fattori quali l’illuminazione, i modelli poligonali e la qualità delle texture, abbiamo preferito senza alcun dubbio la modalità Standard che, senza mezzi termini, spinge l’esperienza di gioco su un livello decisamente superiore.

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La fluidità e la rapidità restituite da ogni movimento, specialmente i combattimenti, utilizzando questo preset grafico non ha veramente rivali, riuscendo a dare al giocatore un prodotto stabilissimo e quasi privo di incertezze dal punto di vista del frame-rate anche nelle scene più concitate, con tempi di caricamento quasi inesistenti anche nelle scenette e nelle transizioni più lunghe, in verità senza nemmeno sacrificare più di tanto il resto dell’effettistica generale. Anche il supporto al DualSense ci ha saputo convincere. Lost Judgment sfrutta in maniera intelligente il nuovo pad di Sony, soprattutto per quanto riguarda la gestione del feedback atipico e dei grilletti, che si adattano alle situazioni in maniera sapiente, restituendo al giocatore in maniera credibile le sensazioni generate dai contatti, dai colpi subiti, dai passi. Molto buono è anche il sonoro, con una colonna sonora semplice ma allo stesso intrigante e soprattutto con un doppiaggio ancora una volta sugli scudi, specialmente quello originale in lingua inglese. Inoltre, per quelli che tra voi si scoraggiano di fronte alla lingua straniera, ci teniamo a precisare che il gioco è stato totalmente localizzato per quanto riguarda i testi, rendendo così l’esperienza accessibile anche ai meno avvezzi con la lingua inglese e cercando di parlare veramente a tutti, sia ai novizi che ai veterani.

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Lost Judgment è un titolo solido, con un comparto narrativo ricco e sfaccettato e con un gameplay che si conferma un vero toccasana. Il team di sviluppo è riuscito ad ampliare la già vincente formula dello scorso capitolo con diverse aggiunte sia al combattimento che alle dinamiche di svolgimento delle missioni, ora sempre più ricche e a portata di tutti. I nuovi gadget, uniti alle aggiunte legate all’investigazione, aiutano ora in maniera ancor più decisiva il buon Tak, chiamato ancora una volta a fare luce su un mistero che ha radici ben più profonde di quanto possa sembrare. La storia narrata in questo capitolo, per quanto pecchi di chiarezza in alcuni passaggi risulta comunque appassionante, cruda e ricca di tematiche attuali e delicate, narrate con spietata franchezza ma anche qualità da un team che ha saputo ergere il livello qualitativo della produzione verso standard elevatissimi. Al netto di qualche piccolo svarione di natura tecnica e per una voglia forse eccessiva di improntare principalmente l’avventura troppo sul dialogo e meno sull’azione, è impossibile non consigliarvene l’acquisto, sia che siate appassionati della serie sia che siate delle new entry, poiché potreste trovarvi tra le mani una delle hidden gem più luccicanti della presente stagione videoludica.

L’articolo Lost Judgment – Recensione proviene da GameSource.

Dopo i recenti rumor che parlavano di un probabile posticipo di Battlefield 2042, arriva l’amara conferma da parte di EA e DICE riguardante la data di uscita del loro nuovo titolo FPS.

La comunicazione arriva direttamente sui profili social dell’azienda che comunica tramite un’immagine la motivazione del posticipo di Battlefield 2042. Stando alle parole di DICE, la situazione pandemica ha generato sfide impegnative per il team di sviluppo e visti gli obiettivi e le ambizioni del titolo hanno preso la decisione di posticipare il titolo al 19 Novembre 2021 per garantire la salute degli studi che sono al lavoro per il lancio di Battlefield 2042.

Viene confermato in chiusura del post che arriveranno aggiornamenti sulla Open Beta più avanti nel corso di questo mese. Quello di Battlefield è l’ultimo di una serie di posticipi che sono avvenuti nel corso del 2021, di recente è stato annunciato il posticipo di un altro titolo, ovvero, Dying Light 2

L’articolo Battlefield 2042: il posticipo è ufficiale proviene da GameSource.

Back 4 Blood, nuovo titolo di Turtle Rock Studios, promette azione cooperativa e intense sparatorie PvP in linea con la saga Left 4 Dead di Valve. Grazie a queste premesse il titolo è atteso da tantissimi giocatori in tutto il mondo.

Back 4 Blood

Ovviamente il gioco avrà anche una campagna in cui i giocatori possono immergersi e, il trailer rilasciato da poco si concentra proprio su questo aspetto. Nel trailer vengono mostrati nemici grandi e piccoli, scontri a fuoco su larga scala e ricchi di azione contro enormi orde di nemici, vari personaggi e molto altro ancora. Ciò che è mostrato nel trailer avviene nella modalità campagna. Qui di seguito il trailer rilasciato da Turtle Rock Studios:

È stato confermato che a differenza di Left 4 Dead e di Left 4 Dead 2, Back 4 Blood non avrà una campagna versus. Inoltre il gioco non consentirà il gioco offline, anche se il giocatore volesse giocare la sua campagna da solo.

L’articolo Nuovo trailer della campagna di Back 4 Blood proviene da GameSource.

L’azienda leader nel settore degli accessori per il lifestyle digitale Trust ha voluto proporre una combinazione di dispositivi perfetta per creare una postazione da gaming versatile e adatta ad ogni esigenza.

Trust

Primo tra gli accessori della linea consigliata dalla società è la Soundbar RGB LED GXT 619 Thorne. A renderla perfetta perfino per i giocatori più accaniti è la sua capacità di unire prestazioni audio di qualità, garantite da altoparlanti stereo 2.0 con potenza di picco di 12 W e un design versatile, dalle dimensioni compatte e salvaspazio. La GXT 619 semplifica inoltre l’esperienza di gioco tramite sei modalità di illuminazione, una manopola anteriore illuminata ideata per gestire comodamente il volume, collegamento a cuffie e alimentazione facilitato e connessioni universali, il tutto al prezzo di 39,99 euro.

Temete che le vostre sessioni di gioco possano far alzare troppo la temperatura del laptop? Niente paura, grazie alla base di raffreddamento illuminata RGB Trust GXT 1126 Aura! Quest’ultima dispone di una ventola da 200 mm dalla velocità regolabile in due modalità: performante o silenziosa. Aura migliora anche l’ergonomia, dando la possibilità di sollevare il laptop fino a 210 mm di altezza e scegliere tra quattro diversi stadi di inclinazione. Dal punto di vista del design, infine, la base potrà contare su uno stile contemporaneo e dall’illuminazione regolabile in cinque modalità di colore. Questo utile accessorio è acquistabile al prezzo di 49,99 euro. 

Trust

Ultimo accessorio della linea consigliata da Trust per la perfetta postazione da gaming è la scrivania GXT 1175 Imperius. La postazione garantisce infatti, grazie a dimensioni imponenti (140×66 cm), massima libertà di movimento perfino con due monitor, il tutto in unione alla grande solidità garantita dal telaio in acciaio e dai piedini regolabili. La superficie orizzontale, interamente rivestita da un grande tappetino per mouse, è ottimizzata per la sensibilità e i sensori di ogni controller, dotata di supporto per cuffie e porta bicchiere e dispone di un sistema di gestione dei cavi perfetto per tenerli sempre in ordine. La scrivania GXT 1175 Imperius è acquistabile sul webshop Amazon della società al prezzo di 239,99 euro.

L’articolo Trust: gli accessori per una postazione gaming al top proviene da GameSource.

Razer Wolverine V2 Chroma è il nuovo controller dell’azienda di Hong Kong, leader globale del gaming, che già di recente è arrivata sulle nostre pagine con l’headset Razer Barracuda X e con gli earbud  True Wireless Hammerhead.

Pensato per gli utenti Xbox Series S, Xbox Series X e Xbox One, ma anche PC, e definito come la pietra angolare della nuova campagna “Connect, Compete, Conquer“, questo controller ha tantissime feature che lo mettono sicuramente al centro dell’attenzione.

Razer Wolverine V2 Chroma

Vediamole insieme.

  • pulsanti Mecha-Tactile e croce direzionale ultra-rapidi
  • 6 pulsanti multifunzione aggiuntivi, di cui 2 bumper e 4 grilletti extra
  • Thumbstick Cap intercambiabili
  • modalità Hair Trigger con Trigger Stop-Switch
  • nuovo design a forma di L e fulcro con Full-Coverage Wraparound Grip
  • integrazione Razer Chroma RGB

Razer Wolverine V2 Chroma

Razer Wolverine V2 Chroma è disponibile da subito, a 159.99€.

(Se ve la foste persa vi invitiamo a leggere la recensione delle ottime Razer Opus X)

L’articolo Razer Wolverine V2 Chroma, un controller “da pro” proviene da GameSource.

I videogiochi possono trasportarci in mondi fantastici, farci vivere grazie a un joypad avventure incredibili che sicuramente non potremmo replicare nella vita reale, donandoci adrenalina ed emozioni pazzesche o mettendoci davanti a sfide ardue ma tanto soddisfacenti. A volte, però, arrivano titoli come Lake, che di fantastico hanno oggettivamente poco, ma possono regalare un passatempo rilassante e piacevole, offrendoci uno scorcio di vita senza troppi sussulti, esplorando luoghi e situazioni quotidiane. E questo è infatti sia il lato forte che quello debole del gioco Gamious e White Horn Digital, un simulatore di “postino” ambientato negli splendidi paesaggi del nord-ovest americano, in quell’Oregon già visto in giochi come Alan Wake, Days Gone e l’altrettanto tranquillo Gone Home, con le sue foreste, le sue casette di legno e, in particolare in questo caso, i suoi specchi d’acqua.

Lake

In Lake, avventura al momento disponibile su PC e Xbox, come detto accompagneremo per una manciata di ore Meredith, donna in carriera che nel pieno degli anni ’80 abbandonerà temporaneamente il suo stressante lavoro in un’azienda di IT per passare due settimane nella sua città natale di Providence Oaks, sostituendo il padre appena andato in pensione nel suo lavoro di postino. Meredith non ha mai consegnato lettere in vita sua, ma conosce la città a menadito, anche se tante cose sono cambiate nei 26 anni che l’hanno vista lontana da casa e si offre con piacere di spezzare la routine portando lettere e pacchetti ai suoi vecchi e nuovi concittadini.

C’è posta per te

Non c’è un colpo di scena clamoroso dietro l’angolo, non ci sono meccaniche complesse, timer e punteggi, ci sono soltanto un lavoro decisamente ripetitivo, tanti bei paesaggi e una storia appena accennata che parla di nostalgia, amore e le piccole cose di tutti i giorni, con un pizzico di dating sim. Lake è diviso in giornate; ogni mattina verremo chiamati a raggiungere un elenco di indirizzi per consegnare appunto la posta, guidando in giro per la piccola città e i suoi dintorni a bordo di un vecchio furgone. Mentre la maggior parte delle consegne non ci vedrà interagire con NPC, il fulcro dell’esperienza e della “storia” – se così vogliamo chiamarla – si dipanerà attorno a quella manciata di personaggi bizzarri che saranno così chiacchieroni da fermarsi a parlare con curiosità alla nuova postina e le riverseranno contro i propri problemi o faccende da sbrigare.

Lake

Queste conversazioni, con tanto di risposte multiple e bivi, doneranno un minimo di varietà a un loop di gameplay ripetitivo per design, offrendoci qualche missione secondaria opzionale, come quando dovremo cercare una cura per il gatto un po’ malaticcio di una vecchia signora o andando a un appuntamento con uno dei potenziali partner per Meredith. Niente che onestamente si risolva in nulla di più rispetto a qualche cutscene in più o dettagli aggiuntivi sui protagonisti, ma comunque graditi momenti diversi dal solito “tran tran” di guida e consegna (con tra l’altro le solite 3-4 canzoni country sconosciute in repeat alla radio). Peccato che i modelli dei personaggi e soprattutto le loro espressioni non riescano a rendere giustizia al discreto doppiaggio: bruttine davvero.

Utenti Xbox One: guardate altrove

Dove le origini indipendenti di Lake si sentono poi drammaticamente, abbassando nettamente il nostro giudizio, è nelle prestazioni del gioco, almeno nella versione Xbox One da noi provata, sfortunatamente al limite dell’accettabile/giocabile. Lake è anche belloccio da vedere e con un art style pastelloso che negli screenshot rende davvero tanto, ma almeno sulla console di passata generazione di Microsoft soffre di problemi di ogni tipo, non solo nel frame-rate (e pazienza, vista la relativa azione a schermo), ma soprattutto nel caricamento da hard disk di asset e cutscene. Il pop-in è dilagante: praticamente ogni albero a più di qualche metro di distanza dal camion si caricherà maldestramente sullo sfondo, così come le ombre dei pali e cavi della luce che si riflettono sulla carreggiata. Stanti poi effetti atmosferici e particellari di infimo livello per quanto riguarda acqua e precipitazioni, il gioco è anche afflitto da parecchi bug (piove nelle gallerie!).

Lake

Il difetto principale è ancora una volta legato ai caricamenti: nonostante il gioco mostri schermate di loading soltanto all’inizio e al termine delle giornate, quasi ogni singola volta che finiremo di parlare con un NPC o avendo finito una consegna o anche solo entrando e uscendo dal menu di pausa il gioco si fermerà per parecchi secondi, a volte minuti (!), mentre il criceto dentro l’Xbox processa quello che accade a schermo e finalmente ci riconsegna il controllo sul nostro personaggio. Onestamente in 20 anni di recensioni di videogiochi non avevamo mai visto una cosa del genere. Se possedete una versione next-gen o PC il problema si riduce drammaticamente, ma considerando che Lake esce su piattaforme limitate (solo su Xbox e PC) non si possono lasciare indietro milioni di giocatori con una versione al limite del giocabile.

Lake

Spiace, perché Lake può ricordare le esperienze passate con Firewatch o Everybody’s Gone to the Rapture (senza però raggiungerne mai gli apici artistici o di storytelling), regalando a noi stressatissimi giocatori un buon passatempo in mezzo a impegnative run di Hades o missioni di Tales of Arise, ma la sua eccessiva mondanità e soprattutto le troppe magagne tecniche lo rendono a malapena sufficiente, in attesa di promesse nuove patch. C’è qualcosa di interessante e rilassante in questo lago dell’Oregon, ma in questa stagione di capolavori e perle su Game Pass, potete tranquillamente passare oltre, visto che la qualità dell’intreccio non compensa abbastanza la mancanza d’azione.

L’articolo Lake – Recensione proviene da GameSource.

Il brand Logitech G ha da poco lanciato le nuove cuffie da gaming Logitech G435 Lightspeed, accessorio pensato per soddisfare perfino i gamer più esigenti tramite l’unione di leggerezza, sostenibilità e accessibilità.

Primo punto forte del nuovo modello risiede nella loro struttura. Le G435 sono infatti caratterizzate da un design ideato per adattarsi a teste di medie e piccole dimensioni e, tramite il peso di soli 165 grammi, perfetto anche per un utilizzo prolungato. La presenza di piccoli dettagli, come gli indicatori Destra e Sinistra in braille, rendono inoltre il loro utilizzo estremamente semplice anche per persone affette da disabilità visive.

Logitech G435

Le cuffie Logitech G435 volgono il loro sguardo ai gamer più giovani anche tramite la loro composizione: certificate CarbonNeutral, le ultime arrivate hanno parti in plastica realizzate con almeno il 22% di plastica riciclata post-utilizzo e la carta del loro packaging proviene da foreste certificate FSC. A sostenere l’ambiente sarà anche Logitech che, per ogni acquisto, finanzierà delle compensazioni di carbonio certificate di alta qualità, in modo da ridurre a zero l’impatto di carbonio del prodotto.

Il nuovo accessorio da gaming non sarà, però, soltanto attento all’ambiente, ma anche alle esigenze dei gamer. Le G435 Lightspeed uniranno infatti la loro natura 2.4GHz wireless con la connettività Bluetooth, nel tentativo di garantire una facile connessione a PC e a console Sony e Microsoft. I driver da 40 mm sono stati pensati per offrire un suono immersivo e ricco, mentre i due microfoni beamforming sono perfetti per eliminare il bisogno di un’asta per microfono, ridurre il rumore di sottofondo e amplificare la voce.

Logitech G435

A permettere ad ogni giocatore di esprimere al 100% il proprio stile sono, invece, le colorazioni disponibili. Le nuove cuffie Logitech G435 Lightspeed sono infatti disponibili in tre varianti: Nero e giallo Neon, Blu e Rosso Lampone e Bianco e Lilla, tutte al prezzo di 79,99 euro.

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Forse non era il PlayStation Showcase 2021 che volevamo, e il buon Alessandro Mormile ci ha ampiamente spiegato perché nel suo editoriale “PlayStation Showcase 2021 – Sony bocciata“. Ma, come direbbe il commissario Gordon, probabilmente era il PlayStation Showcase di cui avevamo bisogno: Sony ci ha certamente abituato, soprattutto negli ultimi anni e in particolar modo con l’annuncio di PlayStation 5, a eventi bomba in grado di lasciarci più che soddisfatti, mentre questa volta sembrerebbe averci lasciato con un po’ di amaro in bocca. “Sembrerebbe”, perché una volta analizzato a mente fredda quando accaduto ci si rende conto che Sony è proiettata verso un futuro videoludico decisamente interessante.

Ecco quindi che questo editoriale si propone come contraltare al precedente, presentandovi un punto di vista diametralmente opposto sull’evento.

PlayStation Showcase 2021

Una Current Gen… per ora ancora Next

Iniziamo con l’analizzare la situazione: siamo – dovremmo essere – in piena Next Gen, tanto che non bisognerebbe nemmeno più chiamarla così, se non fosse che la difficoltà a reperire una PlayStation 5 nei negozi costringe i giocatori a divertirsi ancora su PlayStation 4. La speranza dei fanboy Sony di poter trovare finalmente una PS5 sotto l’albero, tra l’altro, è ancora tutta da verificare dal momento che la penuria di componentistica elettronica generata dalla pandemia è ben lungi dall’essere superata. Fata questa premessa, è immediatamente comprensibile la scelta di Sony di annunciare titoli probabilmente nelle primissime fasi di sviluppo come Wolverine, che probabilmente non vedremo prima del 2023-2024.

Le recenti uscite tripla A, anche quelle inizialmente pensate per spingere le vendite di PlayStation 5 come Resident Evil Village, hanno dovuto subire la sorte della trasformazione cross-gen, per permettersi la vendita di un numero di copie congruo andando a coprire la stragrande maggioranza del popolo videogiocante, ovvero quello che ancora non possiede la nuova console ammiraglia. Sarebbe stato quindi illogico soffermarsi troppo sul futuro prossimo, ancora troppo incerto, mentre è comprensibile la scelta di mostrare titoli futuri in grado di generare contemporaneamente aspettativa e speranza per quando tutti potremo finalmente fruire di quella Next Gen che finalmente diventerà Current Gen.

PlayStation Showcase 2021

A cosa giocheremo

Accantonato quindi il discorso tempistiche, passiamo al cuore dello showcase: i giochi. È praticamente impossibile, nell’era dei leak e per chi come noi segue il mercato videoludico da addetto ai lavori, farsi realmente sorprendere da annunci che ormai erano in larghissima parte trapelati nelle ore precedenti l’evento. Ciononostante, è anche vero che per i giocatori PlayStation le sorprese – così come le gradite conferme – non sono mancate: Knights of the Old Republic Remake è stata una degna apertura col botto, così come di Project EVE si può dire di tutto tranne che sia un titolo scontato.

Comprendendo i leciti dubbi derivanti dalle pochissime informazioni a oggi disponibili su questa nuova IP, è innegabile che per una volta Sony ha saputo osare presentando in pompa magna e in apertura di showcase un titolo non scontato, dall’anima prettamente nipponica, diverso da qualsiasi gioco più mainstream potessimo aspettarci.

Vero, i successivi annunci non sono da mani nei capelli: Tiny Tina’s Wonderlands, Rainbow Six Siege Extraction, Deathloop (di cui non abbiamo ancora visto un trailer in grado trasmettere in modo adeguato l’esperienza di gameplay) e Vampire: The Masquerade Bloodhunt sanno di già visto e occupano chiaramente un buon quarto d’ora di conferenza più per motivi politici che per un reale obiettivo di creare quell’ “effetto wow” che l’utente medio vorrebbe.

C’è comunque Gran Turismo a tenere alta l’attenzione perlomeno degli appassionati, ed è anche vero che ogni conferenza ha il suo ritmo, e che per quanto potessimo nutrire grandi speranze nell’evento non ci aspettavamo di certo tre quarti d’ora tutti a tavoletta pieni di annunci incredibili. Riteniamo quindi che anche la maggior parte dei giocatori PlayStation abbia superato questi annunci tirando un po’ il fiato, in attesa delle bombe che sarebbero arrivate dopo.

PlayStation Showcase 2021

E le bombe arrivano per davvero, perché se Forespoken sa anch’esso di già visto, il successivo annuncio di Alan Wake Remastered in uscita a ottobre inizia a scaldare i nostri cuori di videogiocatori. Ghostwire tokyo si riconferma comunque un titolo interessante, Marvel’s Guardian of the Galaxy (nonostante tutti i difetti che gli si possono trovare) si mostra finalmente in un trailer che svela un minimo di trama.

Per quanto riguarda GTA V… dite quello che volete, ma noi ci mettiamo sia nei panni di chi ancora non ha provato la punta di diamante di Rockstar Games sia in quelli di chi, come chi vi scrive, lo ha affrontato a suo tempo su PlayStation 3: al netto di un comparto tecnico di cui ancora ci riserviamo di valutare le reali migliorie apportate, girare per Los Santos con la fluidità e i caricamenti azzerati offerti da PlayStation 5 sarà sicuramente un piacere, e un’ottima scusa per rigettarsi nella mischia e rigiocare al miglior GTA mai creato.

PlayStation Showcase 2021

Vogliamo poi parlare di Tchia? Un indie a metà conferenza spezza nuovamente il ritmo? Non in questo caso, dal momento che, come accaduto in apertura con Project Eve, Sony sottolinea l’eterogeneità dell’offerta PlayStation sfatando il mito – ultimamente quasi sempre valido – per cui i titoli di punta devono essere per forza FPS o Avventure in terza persona.

Tchia si pone come un’ottima alternativa videoludica, strizzando l’occhio a chi ha un debole per lo stile più colorato di Nintendo e cerca un’esperienza di qualità un po’ diversa da quanto solitamente è abituato a trovare su PlayStation.

Gran finale

Ci siamo: nell’ultima parte dello showcase Sony scopre le carte più succulente, partendo lentamente e creando un climax che, anche se privo di vere sorprese, si rivela comunque interessante. Si parte con la remaster di Uncharted 4 e Uncharted: Lost Legacy per PlayStation 5 e, attenzione attenzione, per PC: la saga di Uncharted è già fruibile su PC tramite PlayStation Now, ma avendo ora la versione PC possiamo solo immaginarci cosa riusciranno a fare i modder, soprattutto a livello grafico.

Si prosegue con la doppietta di Insomniac Games, che probabilmente ha deciso di non dormire la notte per i prossimi due anni per proporci in sequenza Marvel’s Spider-Man 2 e Marvel’s Wolverine: ci aspettavamo il primo e siamo stati piacevolmente sorpresi dal secondo, facendoci cullare dalla fantasia di un Marvel Videogame Universe che potrebbe portarci grandi soddisfazioni in futuro.

PlayStation Showcase 2021

Si chiude infine con God of War Ragnarok, seguito dell’acclamatissimo titolo che ha rilanciato il Fantasma di Sparta portandolo nell’universo norreno: come si può additare questo capolavoro annunciato etichettandolo come un more of the same dell’esperienza già proposta su PlayStation 4?

Per quanto ci riguarda questa potrebbe essere l’esperienza definitiva del nuovo Kratos, al pari di quanto Uncharted 4 o Batman: Arkham Knight hanno fatto per le rispettive saghe. Manca una data ufficiale di uscita? Sì, ma sappiamo che non dovrebbe mancare molto e che il titolo sarà disponibile nel 2022.

PlayStation Showcase 2021

Il fatto che sia cross gen si ricollega al tema citato all’inizio: non avrebbe infatti senso sviluppare un’esclusiva così importante solo su PS5, scontentando una moltitudine di fan che si aspetta di poter mettere le mani su questi titoli il prima possibile, anche se ancora non è riuscito a reperire la nuova console.

Come in ogni cambio generazionale, tra gli ultimi titoli usciti per la generazione precedente e le prime esclusive per quella entrante non c’è mai stato un gap insormontabile e così netto, con differenze per lo più limitate ai tempi di caricamento e alla risoluzione grafica. Siamo quindi certi che GoW Ragnarok non si rivelerà castrato dalla natura ibrida del suo sviluppo, quanto piuttosto sarà ugualmente godibile da chi possiede la nuova o la vecchia console.

Chiudiamo quindi confermando quello che per noi è il bilancio positivo di uno showcase che sì, non ci ha svelato date di uscita o momenti che passeranno alla storia, ma ci ha aperto sicuramente gli occhi su quelle che saranno le milestone di un futuro videoludico di lungo periodo su PlayStation – 4 o 5 che sia – sicuramente appassionante.

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