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Quasi Tutti gli Articoli in questa categoria sono tratti dal sito: http://www.gamesource.it/ a cui va riconosciuto il giusto merito e va tutta la mia gratitudine per l’ottimo lavoro che svolgono

L’ignoranza videoludica è una barriera molto complessa da buttare giù. Molto spesso si tende a ignorare molti prodotti, magari per gusto personale o per mero rifiuto verso universi ludici estranei alla propria concezione, con tutto ciò che ne consegue anche e soprattutto a livello di background personale. In questi casi, il rischio più alto è quello di lasciare per strada tantissimo materiale, spesso e volentieri anche di grande qualità, fino a perdere completamente di vista alcune perle difficilmente ritrovabili altrove. Alzi la mano chi, ad esempio, non ha mai giocato a un titolo in maniera completamente ignara, per poi scoprire la sua appartenenza a una serie lunga anche di diverse decadi e dal successo più o meno importante. Questo è un po’ quanto avvenuto con Sword and Fairy: Together Forever, affascinante e stilossisimo Action RPG di stampo orientale, che ha il difficile compito di portare per la prima volta in occidente una serie che sfiora quasi i trent’anni di vita. Per l’occasione, i ragazzi di Softstar hanno apportato alla formula ludica del titolo (e non solo) diverse novità, anche radicali, che hanno contribuito alla creazione di un prodotto fresco, appagante e ludicamente interessante ma anche carico di limitazioni che gli hanno impedito di affermarsi come uno dei must have del genere. Dopo aver passato diverse ore nella Cina fantasy, a metà tra folklore e paesaggi mozzafiato, siamo pronti a tirare le nostre somme, con la speranza che questo primo capitolo occidentale (il settimo in totale per la serie) possa portare nuova linfa a un brand che ha dimostrato di avere un ottimo potenziale ma che deve ancora imparare a sfruttarlo a dovere.

sword and fairy
La guerra dei mondi

Immaginate di mettere insieme un’abile guerriera con la capacità di “assoggettare” gli esseri demoniaci, un esercito di demoni divenuti improvvisamente e misteriosamente super aggressivi e un manipolo di creature divine in lotta sia tra di loro sia contro i demoni, proprio a protezione dell’ordine naturale del corso della vita. Aggiungeteci un immaginario variopinto e ispiratissimo dal punto di vista scenico – che affonda le proprie radici (un po’ come fa Nioh con la cultura nipponica) nel folklore cinese – e una spruzzata molto convinta di un classico film anni 90 che mette in scena l’eterna battaglia tra il bene e il male. In tal modo avrete ottenuto buona parte dell’impianto narrativo di Sword and Fairy: Together Forever che però, badate bene, non è certamente tanto scontato di quanto potrebbe sembrare. Grazie anche alla presenza, appunto, di un ricco e affascinante bestiario, di antagonisti ispirati e di un cast sufficientemente orchestrato, il plot narrativo e tematico della storia riesce comunque a risultare interessante e non un semplice espediente per sfoggiare le incredibili abilità della protagonista Yue QingShu e di quelli che, via via, si uniranno al party (il personaggio utilizzato cambia più volte durante la storia).

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Il rovescio della medaglia, però, è che proprio la narrazione, o per meglio dire il ritmo con cui essa va ad impattare sul gameplay, è fin troppo soverchiante, a causa di una quantità di cut-scene generosa (per non dire ingombrante) sia per quantità sia per durata, che hanno un impatto importante sulla gestione dell’avventura, che finisce troppo spesso per sacrificare l’azione a favore proprio dell’aspetto narrativo, spesso e volentieri identificabile come una continua carrellata sulle varie forze in gioco. Sia chiaro, ovviamente questo aspetto è classificabile come “degustibus” ma siamo convinti che, oggettivamente, la predominanza delle sequenze animate sia stata gestita in maniera poco a fuoco, perché va a togliere spazio a quello che è un Gameplay divertente e spettacolare e che, soprattutto, rappresenta una delle principali novità di questo Sword And Fairy: Together Forever.

sword and fairy
La svolta action che ci piace… ma non del tutto!

Il cambiamento più importante introdotto con il nuovo capitolo della serie Swords And Fairy è certamente quello relativo al gameplay e in particolare al sistema di combattimento. Per questa nuova avventura, il team di Taiwan ha deciso di fare un “balzo della fede” non indifferente, cambiando radicalmente l’ossatura ludica del combat system passando da un classico e ormai familiare sistema a turni a uno stilema action più moderno, che strizza l’occhio in maniera affascinante a diverse produzioni e a svariate influenze esterne. Da Bayonetta a DMC, passando per un po’ di MMO in stile Black Desert, il sistema di combattimento unisce spettacolari combo con pirotecniche abilità uniche per ogni guerriero, e risulta decisamente interessante e appagante per buona parte della durata della storia ma specialmente nelle fasi iniziali. Ciò è dovuto alla poca profondità che viene data proprio al combat system, che al netto della ventata di freschezza e del cambio radicale dato alla formula ludica generale, risulta eccessivamente semplicistico e ripetitivo, un dettaglio che si carpisce sin dalle prime battute, in cui il gioco mette praticamente subito sul tavolo tutte le sue carte, dimostrando così una progressione generale decisamente limitata. Sia chiaro, combattere rappresenta una delle cose più divertenti della produzione, ma è palese che i tatticismi e le molteplici sfaccettature potenziali lasciano ben presto spazio a una ripetitività di fondo anche piuttosto marcata e che, purtroppo, vanifica in qualche modo l’ottimo lavoro svolto in fase di concezione di un sistema di combattimento che poteva decisamente offrire di più, soprattutto in termini di varietà e quantità di combo, che risultano in verità basilari e tendenzialmente macchinose.

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Le movenze che accompagnano gli eroi di Sword and Fairy: Together Forever, infatti, per quanto spettacolari, risultano molto spesso legnose e rigide, anche per alcune scelte di game design sicuramente poco felici, che tendono a smorzare in maniera innaturale il ritmo di scontri sulla carta molto interessanti, anche grazie alla vastità e alla cura con cui i nemici sono stati realizzati. Nel complesso, comunque, il nuovo sistema di combattimento creato da Softstar riesce a divertire e a risultare una buona base di partenza per il futuro, ma necessita di numerosi accorgimenti per poter ambire a uno status qualitativo più elevato. Al di là del combattimento in sé, Sword and Fairy Together Forever offre al giocatore svariate possibilità in termini di “power up” e strumenti di morte in generale.

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La protagonista, ad esempio, può invocare divinità che possono aiutarci in battaglia, così come è anche in grado di stipulare contratti con creature demoniache per portarle sempre al suo fianco. Da questo punto di vista, le possibilità di personalizzazione sono veramente alte e donano al giocatore diversi motivi per scegliere uno spirito anziché un altro, a seconda magari dell’avversario o delle diverse situazioni in cui si possono ritrovare. Sfortunatamente, questa stessa libertà di personalizzazione non si vede anche nei personaggi principali del party, la cui progressione è invece fin troppo basilare. Livellando, infatti, i parametri vengono aumentati in maniera automatica, lasciando al giocatore pochissime possibilità nel rendere proprio l’avatar in questione. A tal proposito, però, va detto che è invece possibile variare (e successivamente potenziare) le armi per donare un tocco diverso al gameplay, ma si tratta comunque di un sistema molto classico e che offre ben pochi spunti innovativi.

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Dalla Cina con furore…ma lentamente

Al pari del combat system, anche in generale la linea della progressione e della struttura ludica di Sword and Fairy: Together Forever affonda i propri lineamenti nelle più classiche iterazioni ruolistiche nipponiche, nel bene e soprattutto nel male. Durante le nostre sessioni di gioco, infatti, abbiamo intravisto ancora una volta un mondo tanto spettacolare quanto “vuoto” che offre al giocatore ben pochi motivi per lasciarsi trasportare dalla voglia di esplorare e di vivere a pieni polmoni lo spettacolare ambiente circostante. Sword and Fairy Together Forever è un prodotto che presenta una classica struttura in cui le missioni secondarie vengono intervallate da un buon numero di attività collaterali, molte delle quali, purtroppo, fin troppo ripetitive e davvero poco interessanti. In molti casi, inoltre, le missioni in questione consistono nel recuperare un oggetto o sconfiggere un determinato nemico, per quanto però alcune di esse siano risultate molto interessanti e decisamente scritte molto meglio. Ciò chiaramente rende ancora una volta sprecato il grande lavoro svolto nella creazione di un mondo di gioco affascinante, ampio e variegato, ma che in realtà offre ben poco anche ai giocatori più arditi e meno pretenziosi. L’esplorazione, per quanto anche sufficientemente libera e stimolante, fornisce comunque ben pochi stimoli, anche perché non ci sono dei veri e propri punti di interesse particolari da raggiungere e in generale i “segreti” da scoprire non ci sono sembrati nemmeno poi così numerosi o particolarmente importanti. E, lasciatecele dire, questo aspetto è veramente una grande occasione sprecata, poiché il grande fascino del mondo di gioco, ricco di riferimenti alla cultura cinese e non soltanto, avrebbe potuto garantire una maggiore “ricchezza” se fosse stato sfruttato più a dovere.

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Spettacolare, ma con qualche compromesso di troppo

Proprio tornando alla bellezza del mondo di gioco, è doveroso chiudere il discorso parlando dell’aspetto tecnico e artistico della produzione. Sword and Fairy: Together and Forever offre un comparto artistico splendido, fatto di scorci mozzafiato, creature incredibili da vedere e da affrontare e in generale un character design capace letteralmente di fare scuola, ma che purtroppo viene supportato soltanto a metà dalla struttura tecnica, decisamente più altalenante e meno a fuoco. Da vedere, di primo acchito, Sword and Fairy: Together Forever è una vera e propria gioia per gli occhi, ma almeno la versione da noi provata in fase di recensione (versione PS5, grazie a un codice fornitici dal pubblisher) ha evidenziato più di qualche incertezza, soprattutto in termini di stabilità.

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Sia giocando su un monitor con refresh a 165hz sia su un classico televisore 4K/60hz, infatti, il gioco ha perso parecchi colpi in termini di frame rate, che è risultato decisamente incerto nei momenti più concitati e in generale soggetto a diverse incertezze in numerose sezioni del gioco. Ciò ha reso anche le numerose QTE, talvolta, più complicate del previsto, funestate in qualche modo da una rigidità eccessiva e difficilmente spiegabile. Al netto di queste incertezze, però, è innegabile quanto gli sviluppatori abbiano compiuto un grandissimo sforzo nella concezione sia del mondo gioco sia in generale di tutta la struttura ludica, anche, ad esempio, nel comparto audiovisivo. Questo episodio della serie è infatti il primo capitolo doppiato e tradotto in inglese, cosa che certamente ha significato uno sforzo notevole per la compagnia, che si è comunque ben comportata in termini di “sensazioni”, offrendo ai giocatori un prodotto sempre super scenico e pirotecnico e anche a livello sonoro interessante, appagante e stimolante, a patto chiaramente di chiudere un occhio su quanto detto poco sopra.


Sword and Fairy: Together Forever è un ottimo entry level per chi conosce la serie ma è, in generale, un prodotto figlio di tante incertezze. Il titolo di Softstar vive di troppi alti e bassi, soprattutto nella gestione del passaggio a un sistema di combattimento più action, a cui si aggiunge una componente “ruolistica” fin troppo basilare e quasi mai predominante. È un peccato, certo, anche perché a livello di potenzialità, soprattutto audiovisive, il titolo della compagnia di Taiwan aveva veramente tantissime possibilità, e ci piace pensare che lo farà nei prossimi capitoli della serie che, ormai, ha comunque conquistato una buona fetta dell’utenza occidentale.

L’articolo Sword and Fairy: Together Forever – Recensione proviene da GameSource.

Grandi notizie per tutti gli appassionati del calcio targato Konami. Con una note ufficiale, direttamente dal proprio profilo Twitter, l’azienda nipponica ha ufficializzato che eFootball 2022 è pronto a ricevere un corposo aggiornamento, che di fatto andrà a modificare pesantemente quella che è l’identità del gioco, trasformandolo definitivamente in eFootball 2023. Tale update, di cui non conosciamo ancora i dettagli ufficiali, apporterà sicuramente tante novità alla struttura del gioco e richiederà anche un periodo di manutenzione più lungo del previsto, come avvenne in occasione della versione 1.00 che di fatto aggiunse tantissime novità all’interno dei server di gioco. L’aggiornamento a eFootball 2023, come si legge nella nota di Konami, arriverà entro fine agosto. Gli sviluppatori ci tengono a sottolineare che tutti i progressi di gioco e le rose complete del proprio team nella modalità Dream Team verranno importati nel nuovo gioco, senza dunque alcun rischio di perdere i propri progressi.

«In vista della nuova stagione, a fine agosto aggiorneremo eFootball 2022 a eFootball 2023», si legge nel post originale pubblicato alcuni minuti fa. Ulteriori informazioni saranno presto disponibili, quindi rimanete sintonizzati», conclude il publisher Konami su Twitter.

«Continueremo a raccogliere il maggior numero possibile di feedback dai nostri stimati utenti e continueremo a migliorare e a implementare nuove funzionalità per rendere il gioco ancora più divertente per un numero sempre maggiore di appassionati di calcio.»

L’aggiornamento di eFootball 2022 che diventerà eFootball 2023 è atteso per fine agosto. Voi cosa ne pensate di questo update? Parliamone insieme!

L’articolo eFootball 2023 annunciato ufficialmente da Konami proviene da GameSource.

L’arrivo di NBA 2K23 è sempre più vicino. A meno di un mese dal lancio, Visual Concepts e 2K hanno iniziato la loro tradizionale marcia di avvicinamento al nuovo capitolo della gloriosa saga cestistica, con l’annuncio di tante novità e la pubblicazione di numerosi trailer, pensati per rendere la distanza tra il gioco e i giocatori sempre più brevi. Nelle ultime ore, ad esempio, la compagnia statunitense ha diffuso un nuovo trailer dedicato alla modalità Jordan Challange, che torna su NBA 2K23 dopo dodici anni (l’ultima volta era presente su NBA 2K11). Nella modalità Jordan Challange è possibile rivivere la storia di uno dei giocatori più importanti della storia del basket, con tante sfide e tante chicche di presentazione e di gameplay pensate per rendere il tutto ancor più immersivo.

nba 2k23Tra le novità più importanti troviamo:

  • Vivi una ricostruzione mozzafiato di un’epoca passata, dalla NCAA National Championship del 1982 alle finali NBA del 1998. Ogni sfida presenta un’intervista pre-partita con un luminare che ha contribuito a rendere speciale ogni partita.
  • Un pacchetto di presentazione completo che include un sistema di filtri vide che ricrea l’esperienza televisiva di queste partite così come sono state trasmesse originariamente negli anni ’80 e ’90, mostrando l’aspetto, le sensazioni e i suoni che riportano i giocatori alla partita originale.
  • Cambiamenti chiave nel gameplay per adattarsi all’epoca, come una maggiore attenzione al gioco in post e a medio raggio e la rielaborazione del gioco di transizione per l’atmosfera degli anni ’80, tra cui corsie di transizione più strette e un maggior numero di giocatori che scattano verso il canestro con un vantaggio numerico, in contrapposizione allo spotting up per tre che si vede nell’NBA di oggi.
  • Più fisicità, oltre a nuovi aggiornamenti di stile per i campioni come Magic Johnson e Larry Bird, con nuovi pacchetti di tiri in sospensione, layup e schiacciate.
  • Hand-checking e body-up per dare un tocco diverso agli scontri uno contro uno con regolamenti accuratamente rappresentati che rispecchiano l’era del basket degli anni ’90, come i “Bad Boys” dei Detroit Pistons con le loro famose “Jordan Rules” e altro ancora.

NBA 2K23 arriverà il prossimo 9 settembre su Xbox, PlayStation, PC e Nintendo Switch.

 

L’articolo NBA 2K23, nuovi dettagli sulla modalità Jordan Challange proviene da GameSource.

Chi se lo aspettava? dopo i due titoli molto apprezzati di casa Ubisoft, ovvero South Park: The Stick of Truth e South Park: Scontri Di-Retti, stavolta la palla arriva al piede di THQ Nordic che promette un nuovo grande titolo.

South Park Digital Studios

Non si hanno informazioni in merito al gioco ma ora sappiamo della sua esistenza. Visto il passaggio da Ubisoft a THQ ci si può aspettare anche un cambiamento nelle meccaniche di gioco, magari cambiando proprio genere.

bastone della verità

THQ Nordic ha tenuto uno showcase di alto livello, mostrando titoli come il reboot di Alone in the DarkGothic Remake e promettendo che sono in via di sviluppo altri 25 giochi non annunciati per un totale di 43 titoli in sviluppo.

Nel brevissimo trailer viene infatti mostrata la scritta : “26 giochi ancora non annunciati” poi cancellata e modificata in un “ci sono 25 giochi ancora non annunciati”. Sono molto curioso di scoprire quali siano questi giochi non annunciati e soprattutto a quale brand siano legati. Scopriremo di più nei prossimi mesi (e anni presumo).

L’articolo South Park: nuovo gioco in sviluppo presso THQ proviene da GameSource.

Una delle ultimissime puntate di Back in Time tenta di rievocare quel periodo, non così lontano nel tempo, in cui andavano “un casino” i game creation system, secondo un trend inaugurato da LittleBigPlanet. La wave durò poco: uno degli ultimi titoli in tal senso fu Project Spark, pubblicato da Microsoft Studios nel 2014 su PC e Xbox One; il supporto online terminò giusto sei anni fa, il 12 agosto 2016.

Il tasso tecnico di Project Spark non è elevatissimo – diciamo a cavallo fra settima e ottava generazione – ma ciò non deve sorprendere: un po’ perché si tratta di un editor, un po’ perché il gioco era gratuito (fino a un certo punto, come vedremo…). Ciononostante l’impatto è discreto, grazie allo stile cartoon e ai colori molto gradevoli. Qualche dispiacere è dato dalla fluidità non molto elevata, ma nel complesso la situazione è molto migliore rispetto a quella prospettata dalla beta.

Anche il sonoro non sorprende, ma anche su questo fronte non ci si aspettavano grandi cose. Le musiche non sono sgradevoli, ma vengono a noia presto, soprattutto se consideriamo quanto possa essere lunga una sessione di creazione, mentre il doppiaggio italiano si rivela decente: buona la voce del narratore (che è pure il Virgilio del tutorial), accettabili le altre, cioè quelle dei Campioni.

project spark

La ragione di esistere di Project Spark era quella di consentire la creazione di giochi di vario genere, anche a chi di programmazione non sa un fico secco. Non possiamo dire che si tratti di una novità – a chi scrive viene in mente S.E.U.C.K. del 1987, che non era nemmeno il pioniere – però il software di Team Dakota si caratterizza per una profondità notevolissima.

Quel che dobbiamo chiederci è se tale profondità comporti un rovescio della medaglia, cioè l’eccessiva complessità del sistema. La risposta è “nì” (o “so”, come preferite -NdR): sì, perché la quantità di opzioni non può che risultare spaesante sulle prime; no, perché probabilmente non esisteva un modo più semplice per organizzare il tutto, e c’è anche un tutorial, che, per quanto non possa dirsi esaustivo, consente di familiarizzare con i comandi di base. Inoltre, per i più pigri esiste anche l’opzione “Crea”, che si distingue da quella denominata “Comincia da zero” in forza degli aiuti forniti all’utente. Ciò detto, vale anche la pena di ricordare che la combinazione di mouse e tastiera è senz’altro preferibile rispetto al controller Xbox One.

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L’aspetto più interessante è la creazione dei cervelli: tramite un semplice – almeno concettualmente – sistema che collega una circostanza (WHEN) ad un’azione (DO), è possibile approntare sia diversi sistemi di controllo (ad esempio: WHEN: tasto A; DO: salto) per il proprio personaggio, sia routine per nemici o NPC. Ovviamente ci sono anche elementi preconfezionati per rendere le cose più semplici, ma le maggiori soddisfazioni derivano senz’altro dall’opzione “manuale”, che vi farà sentire sviluppatori, o quasi.

Se è vero che la ragion d’essere di Project Spark è il processo creativo, è anche vero che esiste una corposa componente ludica. Al di là delle proprie creazioni, il giocatore – anche se sprovvisto di Xbox Live Gold! – aveva a disposizione anche tutte le opere della community, votate e divise in base a vari criteri, e modificabili grazie all’opzione “Remix”. Va però osservato che la community di un gioco non è costituita da game designer, quindi le opere realmente stimolanti non erano poi così tante: per dire, nei primi mesi di vita di Project Spark, fra le dieci creazioni più votate ben tre erano dello stesso Team Dakota.

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Oltre ai prodotti della community, esistono le Missioni Campioni. Quella a nostra disposizione è Assalto Void, e si gioca come un action adventure tridimensionale con una spruzzata di RPG. L’ambientazione e la trama sono espressione di un fantasy generico che più generico non si può, e il gameplay è soporifero dopo pochi minuti. Come introduzione/tutorial a Project Spark può anche andare bene, ma come esperienza ludica è assolutamente trascurabile.

Il più grande difetto di Project Spark era legato alla sua natura di free-to-play. Se in molti giochi la formula si trasforma in un pay-to-win, in questo caso potremmo parlare più propriamente di un pay-to-create. Ma anche di un grind-to-create. Il discorso è presto fatto: svariati contenuti sono inizialmente bloccati, quindi sarà necessario spendere gettoni o crediti per sbloccarli. I primi si compravano con le famose micro-transazioni, mentre i secondi si accumulano giocando, quindi è comunque possibile evitare di spendere denaro, ma al prezzo di moltissimo vostro tempo (che non è detto valga meno del denaro…, NdR) e altrettanta pazienza. Comunque, esistevano anche DLC che da acquistare solo con moneta sonante, o direttamente o tramite l’ottenimento dello Spark Premium, un bonus a pagamento che rendeva acquistabili tali DLC con la valuta del gioco, appunto, e che raddoppiava monete ed esperienza ottenuta; anche l’esperienza, infatti, ha il suo peso, influenzando lo Spark Level, che a sua volta rende utilizzabili certi oggetti.

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Project Spark ormai è lettera morta da un pezzo: dal 2016 è giocabile solo da parte di chi possegga una copia fisica del gioco o di chi lo abbia ancora nell’hard disk; in ogni caso non esiste più il supporto online. Dispiace che la sua vita sia stata così breve perché, al di là di numerose imperfezioni, aveva dalla sua qualche spunto interessante, che avrebbe meritato di essere sviluppato un po’ più a lungo di due anni.

L’articolo Back in Time – Project Spark proviene da GameSource.

Era nell’aria e ne abbiamo avuto la conferma, Alone in the Dark tornerà con un reboot su PC e console next-gen PlayStation 5 e Xbox Series X|S come confermato dall’Announcement trailer rilasciato da THQ Nordic:

Si tratta di un’operazione nostalgia definita come una lettera d’amore ai giochi horror di culto degli anni anni Novanta. Torneremo a vestire i panni di Edward Carnby intento ad investigare sulla scomparsa dello zio di Emily Hartwood. I due esploreranno il Maniero Derceto alla ricerca di indizi sulla scomparsa del familiare della donna e andranno incontro a residenti “strani, regni da incubo, mostri pericolosi e la scoperta di una vicenda da incubo.

Alone in the Dark

Lo studio di sviluppo Pieces Interactive è composto da nuovi talenti e veterani dell’industria videoludica mentre sul versante della scrittura troviamo un esperto del genere horror come Mikael Hedberg (SOMA, Amnesia: The Dark Descent). Dal breve video si evince il forte tributo al genere horror degli anni Novanta e Alone in the Dark riprende le vicende dello storico titolo uscito nel 1992, ambientato al Maniero Derceto. Attualmente Alone in the Dark non ha una data di lancio ma possiamo confermare che l’impostazione del titolo è quella classica, dalla visuale al gameplay, sospinta dalla moderna tecnologia videoludica di PC e console current gen.

L’articolo Alone in the Dark: annunciato il reboot! proviene da GameSource.

Dopo l’annuncio nel 2020, il rinvio al 2022 ecco che gli sviluppatori di Hogwarts Legacy annunciano ufficialmente la data di uscita dell’atteso titolo ambientato nel mondo della magia, lasciando però scontenti, tutti coloro che attendevano il gioco nei prossimi mesi.

Hogwarts Legacy uscirà ufficialmente il 10 Febbraio 2023 su PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox Series X|S, Xbox One e PC. Oltre a ciò, è stata comunicata anche una versione per Nintendo Switch, sebbene, non è dato sapere se il gioco girerà nativamente o tramite una versione cloud.

Hogwarts Legacy

In un breve video, Chandler Wood, community manager di Avalanche Software ha confermato l’uscita (posticipando difatti il target del 2022) per il 10 Febbraio 2023, aggiungendo che le motivazioni di questo lieve slittamento sono dovute al fine di migliorare il gioco e consegnare fin dal day one la migliore versione possibile.

L’articolo Hogwarts Legacy: annunciata la data di uscita proviene da GameSource.

Dopo l’infarinatura sui 4 cavalieri di Gotham, stavolta Warner Bros. Interactive Entertainment ci mostra l’immenso open world, fornendo tanti dettagli interessanti.

Gotham City, il più grande covo di criminali mai visto, sarà divisa in 5 distretti: North Gotham, Downtown Gotham, Lower Gotham, New Gotham e Historic Gotham. Ogni distretto sarà unico, caratterizzato da un tipo di architettura e nemici. Molti di questi edifici saranno accessibili e colmi di criminali da pestare e consegnare alla giustizia.

Gotham Knights city

In Gotham Knights i padroni della città dovrebbero essere i membri della Corte Dei Gufi, ma di certo non mancheranno organizzazioni criminali più piccole e qualche piacevole sorpresa… una cosa è certa, Gotham City non è mai stata così grande. Come in Batman: Arkham Knight, Batgirl, Nightwing, Robin e Cappuccio Rosso potranno spostarsi sia a piedi che su incredibili (bat)veicoli, vista l’immensità dell’open world.

Vedendo gli ultimi trailer mi era solto il dubbio riguardo il doppiaggio in Italiano, ma non preoccupatevi che sebbene i trailer dei personaggi non siano doppiati nella nostra lingua il gioco completo lo sarà, non resta che attendere Ottobre!

L’articolo Gotham Knights: dettagli sull’open world proviene da GameSource.

Per la seconda volta emergono brutte notizie per coloro che erano in attesa di scoprire Marvel’s Midnight Suns entro la fine del 2022. Attraverso l’ultimo report relativo ai primi quattro mesi dell’anno fiscale 2023 (tra il primo aprile 2022 e il 31 marzo 2023), Take-Two Interactive ha fatto sapere al pubblico che il gioco di Firaxis Games ha subito un altro ritardo sulla tabella di marcia che lo costringerà a balzare fino al prossimo anno.

Nelle ultime ore, la succursale di 2K Games ha infatti rilasciato un messaggio attraverso i suoi canali ufficiali per informare gli appassionati degli ultimi aggiornamenti sullo stato dei lavori. Le versioni PlayStation 5, Xbox Series X, Xbox Series S e PC sono ora previste entro la fine di marzo 2023, mentre le versioni PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch non hanno alcuna data, nemmeno un anno di riferimento.

Marvel’s Midnight SunsNella dichiarazione affidata ai social network, il team ha spiegato che vuole assicurarsi di consegnare “la migliore esperienza possibile” nelle mani dei fan. Per questo motivo necessitano di più tempo da spendere nello sviluppo e nella rifinitura del loro progetto più grande mai avuto fino a oggi.

 

L’articolo Marvel’s Midnight Suns è stato rimandato proviene da GameSource.

Nel corso del Nintendo Direct dedicato a Splatoon 3 sono state mostrate molte novità sul terzo capitolo della serie e non sono mancate alcune gradite sorprese che faranno contenti tutti i giocatori desiderosi di mettere le mani sul titolo prima della sua effettiva uscita, prevista per il 9 Settembre 2022.

Come successo con Splatoon 2, ci sarà una sessione di gioco aperta a tutti prima dell’uscita di Splatoon 3. In questo caso, un vero e proprio Splatfest che permetterà ai giocatori di provare la nuova meccanica di gioco. Difatti, solitamente gli Splatfest prevedevano lo “scontro” tra due fazioni che avrebbero scelto una delle due opzioni proposte (ad esempio: Montagna vs Mare), mentre, in Splatoon 3, gli Splatfest saranno tra tre squadre che competeranno in due manche.

Splatoon 3

Nella prima, le tre squadre competeranno nelle Mischie Mollusche in partite 4vs4 e solo all’arrivo della seconda fase di gioco cambierà la struttura delle partite. Infatti nella seconda parte dello Splatfest, la squadra in vantaggio dovrà partecipare a match composti da 3 squadre, in cui, quella favorita avrà il classico team da 4 e le restanti due, saranno composte da soli due membri (mantenendo così in gioco comunque 8 giocatori).

Splatoon 3

Una novità sicuramente interessante che potrà essere provata il 27 Agosto dalle 10:00 alle 22:00 e si potrà pre-scaricare il software diversi giorni prima così da essere pronti fin da subito a provare Splatoon 3 su Nintendo Switch.

L’articolo Splatoon 3: annunciato uno Splatfest demo proviene da GameSource.

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