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AGI – Il Governo del Pakistan avrebbe deciso di abbattere almeno 25 mila cani randagi nei prossimi due mesi per contenerne il numero. Lo denuncia l’Oipa, l’organizzazione internazionale protezione animali presente in 61 nazioni di cinque continenti. Le uccisioni – denuncia l’associazione in una nota – sono già iniziate nelle amministrazioni del Lodhran, Kehror Pakka e Dunyapur, ma si estenderanno in molte altre città. In Pakistan, l’Oipa è presente con due rappresentanti nel Nord e nel Sud Punjab, Hashir Khan e Iqra Ali,  e con un volontario nella regione del Sindh, Sarfaraz Abbasi.

Oipa International ha scritto al premier Imran Khan, chiedendo che venga fermato questo massacro legalizzato e che il Governo affronti il problema del sovrannumero di randagi sul territorio e della diffusione della rabbia con “un approccio etico, sostituendo questa pratica atroce con un programma di cattura, sterilizzazione, vaccinazione e rilascio sul territorio”.  Attività che in esiguo numero vengono messe in atto da volontari in proprio: una goccia nell’oceano della tragedia dei randagi pachistani. 

Non è la prima volta che le autorità pakistane ricorrono a questi metodi estremi per contenere in randagi sul territorio: più di 50 mila cani muoiono ogni anno sulle strade del Pakistan per mano del Governo. I randagi vengono uccisi con armi da fuoco o avvelenati tra sofferenze atroci. I loro corpi senza vita vengono poi raccolti da operatori comunali, che li caricano e li ammassano per poi essere smaltiti”.

“Spiega Valentina Bagnato, responsabile delle Relazioni internazionali di Oipa International: “Soltanto a Karachi e Lahor vi è il tasso più alto di uccisioni con oltre 20 mila cani uccisi ogni anno. Nelle città più piccole si va dai tremila ai seimila cani uccisi. I cittadini sono convinti che questo metodo inumano e crudele sia l’unica soluzione per risolvere il problema a tal punto che alcuni di loro prendono parte alle uccisioni impiccando o avvelenando i cani, anche su commissione. Le persone hanno molta paura dei cani, poiché alcuni sono aggressivi per la mancanza di cibo ma soprattutto per la diffusione della rabbia dovuta alla mancanza di vaccinazioni”.

Quello delle sterilizzazioni e delle vaccinazioni sarebbe un approccio che utile non solo a ridurre il numero di cani sul territorio, ma anche a evitare la diffusione di malattie, attraverso le vaccinazioni. “Si garantirebbe così anche la sicurezza e la protezione delle comunità locali”, continua Valentina Bagnato. “Riteniamo inoltre fondamentale che le autorità sensibilizzino la cittadinanza e lavorino per una gestione più appropriata dei rifiuti. Infine, stabilire un contatto stabile con associazioni animaliste, locali e non, che possano mettere a disposizione la propria conoscenza e capacità nella gestione dei randagi”.

AGI – Leader del Grand Old Party (Gop) e donatori alla corte di Donald Trump. Se alcuni repubblicani vorrebbero lasciarsi alla spalle la leadership dell’ex presidente, la location del ritiro di primavera della Republican National Committee (Rnc) segnala che il partito non è ancora pronto a fare a meno di The Donald come capo politico e indiscusso leader nella raccolta di finanziamenti. 

Il summit del fine settimana, solo a inviti, è stato organizzato in un hotel di lusso con vista sull’oceano di Palm Beach (il Four Season), a pochi passi da Mar-a-Lago, il resort della Florida di Trump che ospiterà anche una parte della convention. 

A differenza di quanto non sia avvenuto con la Conservative Political Action Conference dello scorso febbraio, si tratta di un evento a porte chiuse. Trump parla oggi. Alcuni temono che possa tirare acqua verso il suo personale comitato di azione politica, ‘Save America’, sollecitando i donatori a riversare direttamente nelle sue casse i finanziamenti anziché verso la Rnc. 

L’altro nodo riguarda l’effettiva intenzione di Trump di ricandidarsi alla presidenza nel 2024. Al raduno partecipano papabili candidati: l’ex segretario di Stato Mike Pompeo, il governatore della Florida Ron DeSantis, la governatrice del South Dakota Kristi Noem, i senatori Marco Rubio, Rick Scott e Tom Cotton.

Trump sta scaldando i muscoli in vista del primo test: le elezioni di metà mandato nel 2022. Ha già pubblicamente fatto il suo endorsement per l’ex portavoce Sarah Huckabee Sanders nella corsa a governatore dell’Arkansas, per il deputato Mo Brooks dell’Alabama che punta ad una poltrona in Senato, per la rielezione del senatore del Wisconsin Ron Johnson e per la rielezione del senatore del Kentucky Rand Paul: tutti fedelissimi conservatori.  

Nell’ultimo trimestre, la Pac Save America ha raccolto 85 milioni in contanti in vista del midterm. Un’indagine Reuters-Ispos rileva come l’81% dei repubblicani abbia un’opinione favorevole di Trump mentre il 49% vorrebbe che non si ricandidasse.

Al ritiro della Florida, non a caso, non partecipano i repubblicani critici su Trump, della prima o dell’ultima ora. Non è presidente il leader di minoranza al Senato Mitch McConnell, non c’è la numero 3 della Camera Liz Cheney e neppure il senatore Mitt Romeny

Henry Barbour, membro della Rnc, nega che il ritiro sia stato organizzato a Palm Beach per ossequiare Trump. “Non siamo in Florida per inchinarci davanti a Donald Trump – dichiara – nessuno ha bisogno di inchinarsi davanti a Trump”. Ma ammette che l’ex presidente “resta cruciale” per la raccolta fondi. 

The Donald ha intimato alla Rnc di non usare il suo nome senza autorizzazione.  “Il partito repubblicano è cresciuto grazie al successo di Donald Trump. Ignorarlo significa farlo a proprio rischio e pericolo”, avverte l’ex advisor Hogan Gidley, sconsigliando vivamente complotti a corte.

AGI – Avrebbe compiuto 100 anni il 10 giugno, sua altezza reale il principe Filippo, duca di Edimburgo, conte di Merioneth, barone Greenwich, cavaliere reale del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera. Il principe, l’unico in grado di tener testa alla regina Elisabetta II, ma anche il suo fedele alleato, è morto nel castello di Windsor, tre settimane dopo esser rimasto ricoverato per 28 giorni in ospedale per problemi legati a un’infezione e a una cardiopatia.

Il principe era stato per mesi, durante la pandemia, al castello di Windsor, insieme alla moglie che con lui ha vissuto oltre 70 anni di matrimonio. “È stato la mia forza e la mia stabilità“, disse di lui la regina alla soglia dei cinquant’anni di matrimonio. Il loro in effetti è stato un matrimonio d’acciaio, che ha superato crisi politiche e famigliari, scandali e lutti cocenti.

Era il 20 novembre 1947 quando a Westminster, davanti a duemila invitati (tra i quali sei sovrani e sette regine), Elisabetta e Filippo di Mountbatten pronunciarono il sì. I primi anni di matrimonio furono lontani dai doveri reali, con la nascita dei primi due figli e il protocollo di Buckingham Palace che sembrava lontano.

Ma a venticinque anni, Elisabetta diventò la quarantaduesima sovrana britannica dai tempi di Guglielmo il Conquistatore, l’anno successivo fu incoronata in mondovisione e lui, nel 1953, divenne il principe consorte. Filippo faticò ad adattarsi ma poi è sempre rimasto accanto alla regina, dandole forza ed ispirazione.

Con 74 anni di matrimonio (di cui 68 al fianco di una regina) è stato il principe consorte più longevo della storia britannica (Carlotta di Meclemburgo-Strelitz, moglie di re Giorgio III, arrivò a 62 anni e 71 giorni di matrimonio). Ed è stato anche uno dei più impegnati: presenziava a 300 eventi l’anno prima di ritirarsi a ‘vita privata’ nel 2017, a 96 anni compiuti.

In pubblico Filippo ha saputo camminare un passo indietro alla regina, in privato lei gli ha riconosciuto gli spazi che assicura una moglie devota. E la loro è stata una unione d’acciaio.

Nato il 10 giugno 1921 nelle famiglie reali greca e danese, era l’unico figlio maschio del principe Andrea di Grecia e della principessa danese Alice di Battenberg, bis-nipote della regina Vittoria: unico figlio maschio dopo quattro sorelle, aveva appena un anno quando arrivò in Francia su una nave britannica dopo che lo zio, il re Costantino I di Grecia, era stato costretto ad abdicare: la leggenda racconta che fu trasportato in una culla improvvisata, una cassetta da frutta. Leggenda a parte la sua non fu un’infanzia serena.

“Mia madre era malata, le mie sorelle sposate e mio padre ci aveva lasciati per andare nel sud della Francia. Dovevo solo accettarlo e andare avanti”, racconterà un giorno. Ed è la sintesi di un’infanzia turbolenta e solitaria, con una famiglia andata in frantumi, la necessità di contare solo sulle sue forze e un’educazione poco ortodossa che spiega molti dei suoi comportamenti futuri.

Con suo padre, il principe Andrea di Grecia, che viveva con un’amante tra il sud della Francia e Monte Carlo e sua madre, la principessa Alice di Battenberg, ricoverata in una struttura psichiatrica tedesca dopo un esaurimento nervoso, Filippo e le sue quattro sorelle -Margarita, Theodora, Cecilia e Sophie – furono abbandonati a se stessi mentre la seconda guerra mondiale si profilava all’orizzonte.

Nell’arco di tre anni, le sorelle del principe sposarono altrettanti nobili tedeschi con stretti legami con il partito nazista. Intanto alla principessa Alice, la madre di Filippo, veniva diagnosticata la schizofrenia.

Ma non era finita perchè il destino doveva ancora accanirsi contro di lui: Cecile – la sorella che si dice fosse la sua preferita, incinta all’ottavo mese – e suo marito, il granduca Georg Donato, rimasero uccisi in un incidente aereo insieme ai loro due figli piccoli e al neonato, che probabilmente lei aveva partorito a mezz’aria, perché il loro aereo si schiantò contro una fabbrica a Ostenda in Belgio. Ai funerali, a Darmstadt, in Germania, Filippo di Grecia e Danimarca, che aveva appena 16 anni, fu fotografato accanto ai gerarchi nazisti che facevano il saluto Heil Hitler.

L’amore con Elisabetta non fu inizialmente ben visto a Corte: era un principe greco in esilio, con una fama da playboy e una famiglia filo-nazista: re Giorgio VI non lo considerava la persona giusta per la figlia. Ma Elisabetta tenne duro e Filippo rinunciò al suo passato: abbandonò il titolo greco, la sua fede ortodossa per abbracciare quella anglicana e fu naturalizzato cittadino britannico.

Una volta sposato, Filippo ha saputo stare sempre al fianco della moglie, pur insistendo per affermare alcune ambizioni personali: per esempio che si modificasse la tradizione per cui i suoi figli, Anna e Carlo, avevano solo il cognome della madre, Windsor, e non quello del padre; e con la nascita di Andrea, vinta la battaglia, il cognome della famiglia fu Mountbatten-Windsor.

Nei 65 anni ‘di servizio’, in apparizioni pubbliche e sotto uno stretto protocollo, il principe è stato una miniera inesauribile di battute spiritose ma anche di scivoloni clamorosi. Schietto, fin troppo, fuori dagli schemi, il consorte della regina non si è mai trattenuto e ha sempre detto quello che pensava a chiunque.

Persino Malala un giorno deve aver sorriso ad una sua battuta poco ortodossa: alla giovane pakistana, Premio Nobel per la Pace, scampata miracolosamente a un attentato talebano per il suo impegno a favore dell’istruzione femminile, disse impassibile: “I bambini nel Regno Unito vanno a scuola solo perchè i genitori non li vogliono a casa, tra i piedi”.

Impertinente dunque nonostante il lignaggio. E chissà che anche la regina non si sia irritata quella volta che disse, con una riflessione sul matrimonio e la cortesia: “Quando un uomo apre la portiera alla moglie… o è una nuova auto o una nuova moglie”. Devoto compagno di strada (nonostante le voci di tradimenti), Filippo si offrì come mediatore ai tempi della crisi tra il principe Carlo e Lady Diana, si impose per allontanare Sarah Ferguson, la moglie del principe Andrea, quando i suoi tradimenti divennero pubblici ed è stato spesso l’uomo ombra della Corona.

Gli ha reso omaggio il nipote, il principe Harry, che al figlio, Archie, che non ha titoli nobiliari, ha dato proprio il cognome del nonno. Il figlio dei duchi di Sussex si chiama proprio Archie Mountbatten-Windsor. filippo però, ormai anziano e provato, non è riuscito a far rientrare la crisi più grave che attraverso ora Buckingham Palace: l’addio dei Sussex, i duchi un tempo amatissimi ma ora anche molto chiacchierati.

AGI – Il Comitato per la farmacovigilanza dell’Ema (Prac) ha avviato una revisione per valutare le segnalazioni di sindrome da perdita capillare in persone che sono state vaccinate con AstraZeneca.

“Nel database di EudraVigilance sono stati riportati cinque casi di questo disturbo molto raro, caratterizzato da fuoriuscita di fluido dai vasi sanguigni che causa gonfiore dei tessuti e calo della pressione sanguigna”, rende noto l’Ema.

“In questa fase, non è ancora chiaro se esista un’associazione causale tra la vaccinazione e le segnalazioni di sindrome da perdita capillare”, spiega. Il Prac valuterà tutti i dati disponibili per decidere se una relazione causale sia confermata o meno.

Nei casi in cui una relazione causale sia confermata o considerata probabile, è necessaria un’azione normativa per ridurre al minimo il rischio. Di solito avviene con un aggiornamento del riassunto delle caratteristiche del prodotto e del foglietto illustrativo. 

AGI – Il Prac, il comitato per la sicurezza dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), ha avviato una revisione per valutare segnalazioni di eventi tromboembolici (formazione di coaguli di sangue, con conseguente ostruzione di un vaso) in persone che hanno ricevuto il vaccino contro il Covid-19 Janssen di Johnson&Johnson.

“Dopo la vaccinazione con il Janssen sono stati segnalati quattro casi gravi di coaguli di sangue insoliti con piastrine basse. Un caso si è verificato in uno studio clinico e tre casi durante la campagna vaccinale negli Stati Uniti. Uno di questi è stato fatale”, spiega l’Ema in una nota.

Questi alert “indicano un ‘segnale di sicurezza’, ma al momento non è chiaro se esista un’associazione causale tra la vaccinazione con il Janssen e queste condizioni. Il Prac sta indagando su questi casi e deciderà se potrà essere necessaria un’azione normativa, che di solito consiste in un aggiornamento delle informazioni sul prodotto”, spiega l’Agenzia europea.

Il vaccino di J&J è attualmente utilizzato solo negli Stati Uniti, con un’autorizzazione all’uso di emergenza. È stato autorizzato nell’Ue l’11 marzo 2021. La somministrazione non è ancora iniziata in nessuno Stato membro dell’Ue, ma è prevista nelle prossime settimane.

AGI – Sputnik atterrerà in Germania: la speciale task force del governo tedesco avrebbe già mosso i primi passi, dicendosi pronta ad avviare colloqui diretti con i produttori del vaccino russo, ossia il centro nazionale di ricerca epidemiologico Gamaleya e l’Istituto di ricerca di microbiologia del ministero della Difesa di Mosca.

Un approccio bilaterale

Mentre crescono le polemiche per la lentezza della campagna vaccinale nel Paese (ad oggi tocca appena il 12,9% la quota di popolazione a cui è stata somministrata una prima dose), è stato lo stesso ministro alla Sanità, Jens Spahn, ad annunciare l’inizio del confronto con Mosca in vista di una possibile distribuzione dello Sputnik. “Però non si dovrà arrivare ad un dibattito in stile ‘Fata Morgana’”, ha detto Spahn all’emittente Wdr. “Prima è necessaria l’approvazione dell’Ema“, l’agenzia europea del farmaco, “e a tal scopo la Russia deve fornire i dati necessari”.

E dato che la Commissione Ue ha fatto sapere che non intende firmare un contratto con lo Sputnik V, il ministro alla Sanità di Berlino ha riferito che la Germania “avvierà colloqui bilaterali con la Russia”, cominciando a discutere di possibili quantità da spedire in Germania.

“Per fare veramente la differenza”, ha spiegato ancora Spahn, “la distribuzione del vaccino dovrebbe cominciare fra i prossimi due ai cinque mesi. In merito mi attendo dalla Russia dichiarazioni vincolanti”.

Anche il presidente della Commissione permanente per i vaccini (Stiko), sembra d’accordo: “I dati finora pubblicati sullo Sputnik sembrano buoni”, ha detto Thomas Mertens alla Zdf, “non sappiamo se l’Ema ha ulteriori informazioni: non avrei niente da obiettare se questo vaccino sarà valutato e approvato”.

I dubbi su AstraZeneca

La trattativa intorno allo Sputnik è tornata d’attualità dopo che proprio dalla Germania erano partite le prime avvisaglie sul nuovo caso AstraZeneca: le prime segnalazioni di (rari) casi di trombosi cerebrale erano arrivate dalle cliniche berlinesi della Charité e di Vivantes, così come i primi stop al siero anglo-svedese in vari Laender.

Mercoledì era poi arrivato l’annuncio della Baviera in merito ad un pre-accordo per acquistare 2,5 milioni di dosi di Sputnik prima ancora di una eventuale approvazione da parte dell’Ema. Forniture, come sottolineato dallo stesso governatore Markus Soeder, che potrebbero iniziare ad arrivare intorno al mese di luglio.

Una notizia analoga arriva dal Meclemburgo: a quanto afferma l’emittente Ndr, il ministro della Salute del Land orientale starebbe mettendo in campo un contratto per la distribuzione di un milione di dosi di Sputnik, che sarebbero disponibili già tra la fine di maggio e l’inizio di giugno.

Favorevole al siero russo anche il governatore del Brandeburgo, Dietmar Woidke: “Per il successo della campagna vaccinale si dovrebbe utilizzare ogni possibile e affidabile vaccino a disposizione. E questo vale anche per lo Sputnik”. In termini simili si è espresso il presidente della Sassonia, Michael Kretschmer: “L’offerta dello Sputnik l’hanno ricevuta molti Laender. È giusto che sia il governo federale a prendere in mano i negoziati”.

Il contagio non frena

Come in Italia, anche in Germania il dibattito sui vaccini è molto acceso. Anche perché la curva dei contagi stenta a piegarsi: giovedì 8 aprile sono stati registrati dal Robert Koch Institut, il centro epidemiologico tedesco, oltre 20 mila casi e 306 vittime: sullo sfondo lo scontro sempre più aperto tra Angela Merkel e i Laender, con la prima a spingere per un nuovo lockdown “duro e unitario” da attuare in tempi brevi.

Ma proprio per evitare i rallentamenti e le misure a macchia di leopardo che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, adesso la cancelliera sembra decisa ad una mossa senza precedenti, per non dire clamorosa in un Paese così orgogliosamente federalista come la Germania: in pratica, un “esautoramento dei Laender” – cosi’ lo definisce lo Spiegel – in quanto a misure anti-Covid.

Secondo i media tedeschi, lo strumento per accentrare nelle mani del governo federale la competenza della lotta alla pandemia sarebbe quello di mettere mano alla legge per la protezione dalle infezioni. Una normativa che ad oggi prevede che sta ai Laender emanare i provvedimenti contro la diffusione del coronavirus.

Il piano di Merkel per accentrare

A quanto riferiscono sia lo Spiegel che la Bild, il piano di Merkel sarebbe quello di unificare le misure e le restrizioni a livello federale, anche ricorrendo ad appositi decreti legge. I progetti in questo senso sono stati confermati, afferma il settimanale amburghese, da fonti interne ai gruppi parlamentari al Bundestag: in pratica, le varie circoscrizioni regionali saranno obbligate a rafforzare i provvedimenti anti-Covid quando sono superati determinati livelli di contagio e di incidenza.

Non solo. Parallelamente ai piani della cancelliera, e’ anche partita un’iniziativa di tre parlamentari Cdu/Csu – guidati dal presidente della Commissione Esteri Norbert Roettgen – per avviare una apposita riforma legislativa, che conterebbe sull’appoggio del capogruppo dell’unione Ralph Brinkhaus: in una lettera inviata ai parlamentari, si afferma, tra l’altro che “il tempo corre, ogni attesa rendono ancora piu’ ingenti i danni”.

A detta dei parlamentari protagonisti dell’iniziativa, “un’intesa a favore di un’azione unitaria non è stata piu’ possibile”: il riferimento è alla babele di misure che variano nei vari Laender, senza parlare delle esplicite differenze di vedute tra i governatori e la cancelliera. Ora si tratta, si afferma, “di chiudere rapidamente le lacune della legge per la protezione dalle infezioni”. Citato dalla Bild, Roettgen ha spiegato che “non si tratta di indebolire i Laender, ma di mettere il governo federale in condizioni di agire”.

I rischi per l’economia

Un appello a favore di un inasprimento forte delle misure anti-Covid in Germania è arrivata anche da Clemens Fuest, il presidente dell’autorevole istituto Ifo: “Dobbiamo ridurre ancora i contatti per riuscire ad abbassare le infezioni: altrimenti non sarà possibile avere una ripresa duratura dell’economia”, ha detto quello che è considerato il maggiore economista tedesco in una trasmissione dell’emittente Phoenix.

La critica di Fuest è rivolta esplicitamente al governo Merkel e ai Laender: il rischio, insiste, è che “restiamo ancora in questo lockdown ‘yo-yo’ nel quale ci ha purtroppo condotto la politica, che non è stata capace di avviare per tempo una strategia convincente”. Intanto, continuano anche a picchiare duro i sondaggi: è crollata al 23% il numero dei tedeschi convinti di ottenere una vaccinazione entro la fine dell’estate, come promesso da Frau Merkel.

AGI – La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che le vaccinazioni obbligatorie possono essere considerate necessarie nelle società democratiche, in una sentenza storica dopo un ricorso presentato da alcune famiglie ceche contro l’obbligo vaccinale deciso dallo Stato.  

“Le misure possono essere considerate necessarie in una società democratica”, si legge nella sentenza della Corte che conferma come la politica sanitaria della Repubblica Ceca sia stata coerente con “l’interesse superiore” dei bambini e non violi il diritto al rispetto della vita privata. 

La normativa, al centro del ricorso, riguarda “i vaccini somministrati contro malattie infantili ben note alla scienza medica, ovvero difterite, tetano, pertosse, infezioni da Emofilo dell’influenza di tipo b, poliomielite, epatite B, morbillo, parotite, rosolia e – per i bambini con specifiche indicazioni di salute – infezioni da pneumococco.

Secondo gli esperti la sentenza potrebbe avere anche implicazioni per qualsiasi politica di vaccinazione obbligatoria per il Covid.  

AGI – Jair Bolsonaro è tornato a escludere un lockdown nazionale, pur invocato dai tecnici come misura per arginare il livello ormai critico della seconda ondata della pandemia in Brasile. Il Presidente brasiliano ha ribadito che non ci saranno nè lockdown “nè politiche come chiudersi in casa o di chiudere tutto”, sempre per le paventate ripercussioni negative sull’economia nazionale. Le morti per covid in Brasile hanno ieri toccato quota 3.829.

AGI – La sedia ‘dimenticata’ per la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in occasione della visita ad Ankara si ritaglia di diritto un piccolo spazio nella storia della diplomazia, o almeno del suo protocollo. Il simbolismo dell’ex ministra tedesca confinata in un divanetto laterale rispetto al presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, e al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, è potente: vi si può leggere la scarsa coesione tra istituzioni Ue, il declino della Germania post Merkel, un residuo di maschilismo nelle relazioni internazionali o un semplice disastro dei responsabili del cerimoniale.

Quella vuota di de Gaulle

La sedia, del resto, è sempre stata un’immagine evocativa: nell’arte può indicare una presenza ma anche un’assenza, una perdita o la speranza di un ritorno. Nella costruzione europea è passata alla storia la politica della “sedia vuota” adottata nel 1965 da Charles de Gaulle: la Francia boicottò tutte le riunioni della Cee per contestare la svolta federalista proposta dalla Commissione di istituire un bilancio comunitario autonomo e di rafforzare i poteri del Parlamento europeo. La crisi si concluse solo l’anno dopo con il “compromesso di Lussemburgo” che introdusse il diritto di veto: da allora basta una ‘sedia’ per bloccare le decisioni in materia di sicurezza, affari esteri e imposizione fiscale.

AGI – L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) avvierà la prossima settimana un’indagine per verificare se i test clinici del vaccino russo Sputnik V abbiano violato gli standard etici e scientifici. Lo riporta il Financial Times che dà conto della preoccupazione di alcune persone vicine al dossier che i trial non siano stati gestiti eticamente nel rispetto del Gcp, lo standard concordato a livello internazionale volto a garantire che le sperimentazioni sui farmaci siano progettate e condotte correttamente.

La Russia aveva già reso noto che i militari e gli impiegati statali erano stati coinvolti nei test del vaccino sviluppato da un laboratorio statale e finanziato dal Fondo russo per gli investimenti diretti, il fondo sovrano del Cremlino. Reuters aveva riferito che alcuni dei partecipanti avevano dichiarato di essere stati sotto pressione dai loro superiori. Kirill Dmitriev, capo del Fondo russo, ha negato l’uso della coercizione: “Non c’era pressione e Sputnik V ha rispettato tutte le pratiche cliniche”, ha dichiarato al Financial Times.

L’Ema sta conducendo attualmente una revisione dello Sputnik V, ma deve ancora decidere se possa essere utilizzato nell’Ue. Ha affermato che l’approvazione dipende dagli studi clinici che abbiano rispettato gli standard Gcp. “La conformità a questo standard fornisce la garanzia che i diritti, la sicurezza e il benessere dei partecipanti alla sperimentazione siano protetti e che i dati della sperimentazione clinica siano credibili”, ha affermato l’Ema. 

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