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La procura di Istanbul ha chiesto l’ergastolo per il filantropo, attivista da sempre in difesa dei diritti umani e interlocutore dell’Unione Europea, Osman Kavala, in carcere da quasi 900 giorni. La detenzione a vita è stata chiesta anche per altri due imputati, Yigit Aksakoglu e Mucella Yapici. Rischiano invece una condanna tra i 15 e i 20 anni altri 6 imputati, tra loro avvocati e attivisti.

Lo scorso 28 febbraio la Corte aveva ordinato la prosecuzione della detenzione di Osman Kavala, nonostante lo scorso 10 dicembre la Corte europea dei diritti umani, con sede a Strasburgo, aveva dichiarato illegittima la sua detenzione, intimando il governo di Ankara di liberarlo e di far caderele accuse a lui rivolte.

L’attivista, insieme agli altri 2 imputati che rischiano l’ergastolo, è stato arrestato per eversione dell’ordine democratico. La Turchia ritiene non vincolante la Corte di Strasburgo, che ha accolto le richieste degli avvocati difensori di Kavala, unico dei 16 imputati attualmente detenuto, mentre altri nove imputati sono sottoposti a forme meno afflittive di restrizione della libertà personale.  

Il procuratore ha chiesto la separazione dei processi riguardanti i sette imputati giudicati in contumacia. Tra questi ultimi spicca il nome dell’ex direttore del quotidiano Cumhuriyet, Can Dundar, che si trova in Germania.

Kavala, secondo l’accusa, avrebbe diretto, coordinato e organizzato le proteste per il parco Gezi, esplose a Istanbul all’inizio dell’estate 2013 per poi allargarsi a gran parte del Paese, con il fine di rovesciare il governo. A rendere ancora più pesante la sua posizione è la presunta vicinanza a Fetullah Gulen, ritenuto la mente del golpe del 15 luglio 2016. Kavala è il fondatore dell’organizzazione Anadolu Kultur e si è impegnato nella promozione di arte e cultura e nella lotta contro la violazione dei diritti dell’uomo.  

Il padre di Meredith Kercher, la studentessa uccisa a Perugia nel 2007, è morto in seguito alle ferite riportate dopo un sospetto incidente con omissione di soccorso, fuori dalla sua casa a Croydon, a Sud di Londra. John Kercher è stato trovato con diverse ferite, tra cui un braccio e una gamba rotta, dopo un incidente lo scorso 13 gennaio, come riporta Huffington Post Uk.

L’uomo, 77 anni, era stato portato in ospedale, dove è deceduto il primo febbraio. La polizia ha definito la morte del giornalista e scrittore come “inspiegata” e ritiene che possa essere stato coinvolto in uno scontro.

“Lo amavamo con tutto il cuore, ci mancherà moltissimo”, ha dichiarato la famiglia Kercher in un comunicato, pubblicato dal Sun. Il detective Steve Andrews, della unita’ di comando della polizia per la zona Sud, sta investigando sulle circostanze dell’accaduto. “Stiamo trattando questa morte come inspiegata”, ha spiegato, citato dai media britannici.

Nonostante le indagini, le testimonianze raccolte e l’esame di possibili telecamere a circuito chiuso presenti nell’area, non si è riusciti ancora a stabilire come Kercher abbiamo potuto riportare tali ferite. “Stiamo valutando tutte le possibilita’, compresa quella che sia rimasto coinvolto in uno scontro”, ha detto il detective, invitando chiunque avesse visto qualcosa a rivolgersi alla polizia, anche in forma anonima. 

Hamas ha definito “una risposta tangibile al piano americano” per la pace in Medio Oriente l’attacco di questa notte a Gerusalemme. “L’operazione di resistenza nel centro di Gerusalemme occupata è una risposta tangibile da parte del nostro popolo al piano per distruggere Trump”, ha detto il portavoce di Hamas Hazem Qassem in un comunicato. Un’auto ha investito un gruppo di persone fuori da uno dei locali più frequentati della città santa. Quindici i feriti, di cui uno grave, in maggioranza soldati in libera uscita.

Hamas ha anche accolto con favore gli “atti di resistenza” di oggi dal “sud al nord” della Cisgiordania occupata dopo gli scontri mortali degli ultimi due giorni tra le forze palestinesi e israeliane. Oggi, un diciannovenne palestinese è stato ucciso a Jenin, nel nord della Cisgiordania, in uno scontro tra manifestanti e soldati israeliani.

Secondo i testimoni, i manifestanti lanciavano pietre ai soldati, mentre l’esercito diceva che lanciavano oggetti esplosivi. Ieri anche un giovane palestinese era stato ucciso in uno scontro con le forze israeliane a Hebron, nel sud della Cisgiordania. Sempre oggi, l’esercito israeliano ha effettuato anche attacchi di prima mattina contro le posizioni di Hamas nella Striscia di Gaza, dopo aver lanciato palloncini incendiari e colpi di mortaio verso Israele dall’enclave palestinese bloccata e controllata dal movimento islamista palestinese.

Sulla nave da crociera Diamond Princess in quarantena in Giappone per l’epidemia di coronavirus ci sono anche 35 italiani. Tra questi, 25 sono membri dell’equipaggio. Lo riferiscono fonti della Farnesina, precisando che non ci sono contagiati né persone che mostrano sintomi tra gli italiani. “Tra i casi di coronavirus a bordo, al momento non risultano connazionali”, fanno sapere le fonti.

L’Unità di Crisi della Farnesina e l’Ambasciata d’Italia a Tokyo, in stretto raccordo con le Autorità locali, seguono il caso con la massima attenzione e sono in contatto con i nostri connazionali per prestare ogni possibile assistenza, aggiunge una nota del ministero degli Esteri.

Intanto nell’ambito delle misure di controllo definite per i 56 italiani rimpatriati dalla zona di Wuhan in Cina, ed attualmente in isolamento nella “città militare” della Cecchignola a Roma, le analisi condotte sui tamponi hanno evidenziato questa mattina un sospetto di coronavirus 2019-nCoV.

Conseguentemente, sono stati decisi ulteriori accertamenti che verranno eseguiti sul soggetto che verrà trasferito e posto in isolamento all’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. 

È allarme coronavirus su una nave da crociera, la Diamond Princess, che è stata messa in quarantena mentre si preparava a sbarcare nel porto giapponese di Yokohama: tra le 3700 persone a bordo, ci sono almeno 10 contagiati dal nuovo coronavirus della polmonite.

Le autorità nipponiche hanno reso noti i risultati solo della prima serie di test effettuati su 31 delle persone a bordo della nave, che appartiene al gruppo americano Carnival Corp (circa 2.700 passeggeri e 1.000 membri dell’equipaggio). Quindi il timore concreto è che il numero totale di infezioni sia piu’ elevato. I dieci passeggeri già contagiati sono stati ricoverati in ospedale e nessuno di loro ha sintomi gravi, ha assicurato il ministro della sanità, Katsunobu Kato.

La nave da crociera si è ancorata vicino al porto di Yokohama lunedì. Le autorità giapponesi hanno negato lo sbarco e l’hanno messa in quarantena dopo un primo contagio dal virus, in uno dei passeggeri: un uomo di 80 anni, originario di Hong Kong, che era sbarcato la scorsa settimana nel territorio autonomo cinese, una delle tappe della crociera salpata il 20 gennaio da Yokohama e che ha toccato anche i porti di Okinawa e Kagoshima.

A quel punto il ministero ha inviato un team di medici e funzionari a bordo della nave e ha iniziato a fare i test sui 273 membri dell’equipaggio e passeggeri considerati in stretto contatto con l’uomo di Hong Kong o che presentavano sintomi di possibile contagio. I risultati, ha assicurato Kato, arriveranno presto. Tra i 2.666 passeggeri, ci sono 1.281 giapponesi e cittadini di altre 56 nazionalità: tutti dovranno restare a bordo per 14 giorni, a partire da oggi, per continuare con i controlli medici e dar modo di accertare possibili nuovi infezioni.

I medici inviati a bordo effettueranno i test innanzitutto sugli anziani e le persone con malattie croniche, perché quelli considerati piu’ a rischio. Intanto e’ previsto che in giornata la nave si avvicini al porto per approvvigionarsi di alimenti e acqua dolce.

Il governo comunque ha preannunciato nuove misure per contenere l’espansione del virus, che in Giappone ha già contagiato una trentina di persone (comprese quelle a bordo della nave). Per il momento, il Giappone impedisce l’ingresso nel Paese agli stranieri che sono stati, nelle ultime due settimane, nella provincia dell’Hubei, epicentro dell’epidemia, oltreché ai cittadini cinesi i cui passaporti sono stati rilasciati in quella regione.

Adesso il governo di Tokyo pensa di espandere le regioni della Cina ai cui cittadini e’ temporaneamente proibito entrare nel Paese, come ha spiegato martedì lo stesso premier Shinzo Abe, nel corso di un’audizione in una commissione parlamentare.  

Il caso della nave isolata a Hong Kong

L’altra nave da crociera è la World Dream: dopo che le è stato negato l’attracco al porto di Kaohsiung, nel sud di Taiwan, è arrivata a Hong Kong, dove sono in corso accertamenti sanitari sui passeggeri e sui membri dell’equipaggio su timori di contagio da coronavirus. Secondo l’agenzia Reuters, 30 tra il personale dell’equipaggio hanno sintomi sospetti.

La nave da crociera, riferisce l’emittente di Hong Kong Rthk, aveva ricevuto notifica dalle autorità sanitarie cinesi che tre passeggeri a bordo, in un precedente viaggio, dal 19 al 24 gennaio, avevano contratto il coronavirus. I tre sono già stati sbarcati in Vietnam.

Personale sanitario di Hong Kong è salito sulla nve e ha condotto accertamenti sulle circa 1.800 persone a bordo: tre membri dell’equipaggio hanno riportato febbre e sono stati ricoverati in quarantena, e oltre dieci altri hanno manifestato altri sintomi, tra cui la tosse. Le autorità di Hong Kong hanno chiesto alla compagnia di fornire dettagli sui passeggeri di Hong Kong a bordo del precedente viaggio, durante il quale sulla nave aveva c’erano circa 4.000 passeggeri.

Un team di ricercatori cinesi guidati dalla scienziata Li Lanjuan della Zhejiang University ha individuato due medicinali efficaci contro il nuovo coronavirus. Lo riferisce l’emittente cinese Cgtn, secondo cui i test preliminari hanno mostrato che Abidol e Darunavir possono effettivamente inibire il virus negli esperimenti con cellule in vitro.  

Secondo l’epidemiologa, il Kelizhi, un medicinale anti-Hiv al momento usato contro il coronavirus, non sarebbe invece molto efficace e ha effetti collaterali. Da qui, la raccomandazione a inserire i due nuovi medicinali nel programma della Commissione nazionale sanitaria per il trattamento della polmonite da nuovo coronavirus.

A 36 ore dalla chiusura dei seggi, è sempre più confusa la situazione tra i Democratici in Usa, ancora in attesa dei risultati ufficiali dei caucus in Iowa. Gli ultimi dati disponibili, con il 71% dei voti scrutinati, vedono Pete Buttigieg in testa, con il 26,8% dei voti, seguito da Bernie Sanders al 25,2%, da Elizabeth Warren al 18,4%, da Joe Biden al 15,4% e da Amy Klobuchar al 12,6%.

Ma ormai, caos e incertezza regnano sovrani, misti anche a un certo senso di sfiducia reciproca. Escluso l’hacker, sembra sia stato un “errore di codice” nella nuova applicazione scelta dal team organizzativo a causare il ritardo nella pubblicazione dei dati. O forse è stato un errore umano. Ma la notizia che la società che ha sviluppato l’applicazione, Shadow Inc, ha ricevuto denaro dalle campagne elettorali di Buttigieg e Biden non contribuisce a rasserenare gli animi.

Buittigieg, l’ex sindaco di South Bend, in Indiana, primo candidato alla presidenza apertamente gay, insiste nel proclamarsi vincitore: “È una vittoria stupefacente”, ha commentato a caldo il battagliero 38enne. Secondo una prima analisi fatta dal New York Times, ha prevalso in molte contee rurali, dove la popolazione è più moderata; Sanders sta vincendo invece nella contea in cui si trova la capitale dell’Iowa, Des Moines, così come in alcuni dove è concentrata la popolazione latina più numerosa.

In attesa dei risultati definitivi, chi finora ha perso è il Partito democratico. Il fiasco delle primarie ha consegnato al Paese l’immagine di un partito, lo stesso che negli ultimi anni ha contestato sistematicamente la legittimità dell’elezione del presidente Donald Trump, incapace di organizzare una consultazione interna. Una situazione che ha fatto esultare il presidente Trump che ha facile gioco nel dire che un partito che non riesce neppure a organizzare le sue primarie interne, non può  governare il Paese.

Tra l’altro, i risultati, seppur ancora parziali ma che rappresentano quasi tre quarti delle schede votate, ipotizzano un possibile verdetto finale in cui ci sarà un candidato con il maggior numero di delegati e un altro che invece conquista il voto popolare: Sanders infatti ha ottenuto finora 32.673 voti, seguito da Buttigieg (31.353), Warren (25.692) e Biden (16.447). Ma a inquietare il partito, oltre al danno d’immagine, è il dato politico: dopo tre anni e tre mesi in cui i Democratici hanno cercato un candidato in grado di battere il presidente, emerge la scomparsa dei moderati, relegati a un ruolo marginale.

Se i dati verranno confermati, Joe Biden è il grande sconfitto, travolto dai “socialisti” Sanders e Warren, e dal moderato più vicino alle loro posizioni, Pete Buttigieg. L’altra moderata, Amy Klobuchar, è solo quinta, mentre l’uomo d’affari Tom Steyer è sparito. Per paradosso, il vincitore morale potrebbe essere l’ex sindaco di New York, Mike Bloomberg: il miliardario ha deciso di non correre in Iowa, dove si elegge l’uno per cento dei delegati da mandare alla convention nazionale, ma di puntare tutto sulla California, dove a marzo si nominerà il 10 per cento dei delegati. Proprio nel Golden State, Bloomberg ha già investito 35 milioni di dollari in campagna pubblicitaria e messo in piedi uno staff con 800 persone. 

Primo caso accertato di Coronavirus in Belgio. La ministra della sanità, Maggie De Block, ha annunciato in un comunicato che uno dei nove cittadini belgi rimpatriati domenica da Wuhan è infettato dal Coronavirus. “I nove compatrioti che sono arrivati domenica sera da Wuhan hanno subito ieri dei test approfonditi all’ospedale militare di Neder-Over-Heembeek”, ha spiegato la ministra: “uno di loro sembra essere infettato dal nuovo Coronavirus. I risultati dei test degli altri compatrioti sono negativi”. Secondo il comunicato, la persona risultata positiva al Coronavirus per il momento non presenta sintomi ed è trasferita all’ospedale universitario Sant Pierre di Bruxelles, uno dei due centri approntati in Belgio per fronteggiare casi di Coronavirus. 

Le due parti in Libia, al tavolo negoziale da ieri a Ginevra, hanno concordato di trasformare la “tregua” in un “cessate il fuoco duraturo” e devono ora determinare come raggiungere questo obiettivo, lo ha annunciato oggi l’inviato dell’Onu per il Paese. “Le due parti sono venute a Ginevra e abbiamo iniziato ieri a discutere con loro il lungo elenco di punti all’ordine del giorno, a partire dal tentativo di trasformare (…) questa tregua in un vero e proprio accordo su un cessate il fuoco duraturo. Il principio è stato adottato durante la prima sessione e la questione è quali sono le condizioni”, ha detto ai giornalisti Ghassan Salamé.​

Fonti della Farnesina confermano che è negativo al test sul coronavirus il ragazzo italiano di 17 anni che domenica notte non era potuto partire da Wuhan assieme agli altri 56 connazionali a causa di uno stato febbrile. Adesso si è verificato che la febbre non era dovuta al virus. 

Il giovane, che aveva chiesto il rimpatrio, è dovuto restare a Wuhan perché in uno stato febbrile al momento dell’evacuazione ed era stato  sottoposto ai test per capire se fosse stato contagiato dal coronavirus.

Il ragazzo ha parlato con la famiglia via Skype e ha detto loro di non preoccuparsi e di essere seguito molto bene. Si trovava in Cina con il programma di scambio culturale ‘Intercultura‘. Alla partenza gli era stata rilevata una temperatura corporea di 37.7 gradi. Ora la sua situazione sanitaria è sotto controllo  ed è curato da due italiane in un appartamento dell’ambasciata da dove è costantemente in contatto con capo dell’Unità di Crisi della Farnesina. 

I  56 italiani rientrati da Wuhan “al momento stanno tutti bene. Sono satti sottoposti a un check iniziale, per essere trasferiti alla Cecchignola”, ha detto Stefano Verrecchia, responsabile dell’Unità di crisi della Farnesina, parlando con i cronisti all’esterno dell’aeroporto di Pratica di Mare. “Sono stati sotto pressione – ha aggiunto – e sono un po’ stanchi da viaggio ma non appaiono particolarmente provati”. Sei i bambini che fanno parte del gruppo. 

Il vertice del Partito Comunista cinese cerca contromosse

 

Intanto il vertice del Partito Comunista Cinese, il Comitato Permanente del Politburo, si è riunito oggi per discutere della riposta della Cina all’epidemia di coronavirus che ha colpito il Paese. Lo rende noto l’agenzia Xinhua in una breve nota, nella quale si specifica che la riunione dei leader cinesi aveva come scopo quello di discutere la situazione attuale e di “studiare il prossimo passo nella prevenzione e nel controllo dell’epidemia”.

Il Comitato Permanente del Politburo è composto dai sette dirigenti politici cinesi di livello piu’ alto, tra cui lo stesso presidente, Xi Jinping.

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