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AGI – France Presse è l’agenzia video dell’anno. La testata è stata insignita del premio Aib (l’associazione mondiale delle emittenti televisive) per aver “coperto in profondità non solo la pandemia, ma anche tutte le altre principali storie che hanno definito anni importanti come il 2019 e il 2020”. 

“Il 2020 ha dimostrato l’importanza delle agenzie di stampa per la copertura delle notizie in prima linea” si legge nelle motivazioni, “con la sua rete di 1.700 giornalisti in 151 paesi Afp è ben posizionata per garantire ai propri clienti le storie più importanti. Come prima agenzia nella città di Wuhan, AFP, ci ha fornito resoconti di prima mano mentre la pandemia si diffondeva e ne raccontava le sfide, le implicazioni e le conseguenze fatali”.

Ma prima della pandemia, France Presse stava garantendo una copertura di alta qualità di quello che è stato un anno di proteste da piazza Tahrir a Baghdad, alle rivolte di Hong Kong. Il team americana di AFP ha coperto il movimento Black Lives Matter e l’agenzia era presente anche in Sud America per coprire le manifestazioni femministe che hanno dato voce alle donne che combattono la violenza domestica e altre ingiustizie”. I giudici hanno valutato “l’approccio globale, la copertura di argomenti e l’affidabilità di Afp” insieme con “l’eccezionale qualità dei video”. 

Phil Chetwynd, direttore di Afp, ha elogiato i team televisivi dell’agenzia in  tutto il mondo per la loro capacità di adattarsi alla pandemia Covid-19. “Siamo stati costretti a essere agili, creativi e a costruire costantemente sulla nostra esperienza condivisa”, ha detto, e come risultato di queste esperienze – specialmente quelle a Wuhan a gennaio – “abbiamo costruito con successo protocolli sicuri su come lavorare in tempo di Covid-19 ”.

AGI –   Se è vero, come ha detto il presidente Emmanuel Macron nel suo discorso di martedì, che il picco della seconda ondata di contagi Covid è passato, non si può comunque dire che l’emergenza sia finita. Ecco perché, nel presentare le modalità di attuazione del progressivo “deconfinement”, il governo francese si è mostrato prudente.  Il primo ministro Jean Castex ha illustrato i dettagli delle riaperture assieme ai ministri del Lavoro, Elisabeth Borne, della Sanità, Olivier Véran, della Cultura, Roselyne Bachelot e delle Piccole e medie imprese, Alain Griset.

Prime riaperture

In Francia tutti i negozi riapriranno da sabato 28 novembre, a prescindere dalla superficie, con possibilità di chiudere alle ore 21 e deroghe semplificate per richiedere l’apertura domenicale. Un numero inferiore di clienti dovrà, però, essere presente al loro interno, con l’obbligo di rispettare uno spazio di 8 mq, il doppio del passato, e l’obbligo dei “gesti barriera”. A riaprire saranno negozi di  musica, di abbigliamento, profumerie, librerie. 

Anche i luoghi di culto torneranno accessibili da sabato, con un limite di accoglienza di 30 persone:  “Una regola che evolverà progressivamente, tenendo conto della situazione sanitaria” ha assicurato Castex, precisando che l’accesso limitato verrà rivalutato il 15 dicembre. Sempre sabato le agenzie immobiliari potranno riprendere le visite e le autoscuole sono autorizzate a ricominciare le lezioni di guida mentre quelle di teoria proseguiranno a distanza. Saranno accessibili al pubblico anche le biblioteche e gli archivi.

Potranno invece aprire solo a metà dicembre musei, cinema, teatri e sale spettacoli, nel rispetto del protocollo sanitario, ma gli spettacoli dovranno terminare alle 21, ora in cui scatterà il nuovo coprifuoco. In termini di orario da rispettare, ci sarà un margine di tolleranza per gli spettatori che torneranno a casa – ha precisato Bachelot – a patto che presentino il biglietto in caso di controllo delle forze dell’ordine. Sempre dal 15 dicembre sarà possibile spostarsi da una regione all’altra, mentre chi si recherà nei territori d’Oltremare dovrà munirsi del referto di un test eseguito meno di 72 ore dalla partenza. Sarà possibile spostarsi all’estero, “ma con prudenza”, ha insistito il primo ministro.  

Natale con i cari

A Natale e Capodanno i francesi potranno festeggiare con i propri cari, “ma ovviamente non come negli anni precedenti: sarà imperativo limitare il numero di ospiti e rispettare raccomandazioni concrete che saranno illustrate prima delle feste” ha spiegato il primo ministro. Il nuovo coprifuoco dalle 21, in vigore dal 15 dicembre, sarà sospeso in via eccezionale per le sere del 24 e 31 dicembre.  

Durante le feste di fine anno, che coincidono con la chiusura delle scuole, i francesi non potranno andare a sciare, come da tradizione per molti di loro. “Al momento la situazione sanitaria non lo consente. Sarà possibile andare nelle stazioni di sci durante le vacanze ma impianti e infrastrutture collettive saranno chiusi” ha riferito Castex, aggiungendo che la riapertura potrà scattare in gennaio.  Chiusi almeno fino al 20 gennaio anche bar, ristoranti e palestre, considerati “attività con un rischio sanitario elevato”. 

Per quanto riguarda la vita quotidiana dei francesi dalla settimana prossima in poi, Castex ha insistito sul fatto che “il telelavoro deve rimanere la regola, praticato come modalità più diffusa” Sui provvedimenti di sostegno economico, il capo del governo ha annunciato un nuovo aiuto per i settori più pesantemente colpiti dal confinamento – alberghi, turismo – ai quali andranno sussidi del 15 al 20% del fatturato, a patto che sia dimezzato rispetto a prima.

Sostegno economico

Sostegno economico anche ai lavoratori precari, agli interinali e stagionali che riceveranno un sussidio di 900 euro al mese da novembre a febbraio se nel 2019 hanno lavorato almeno il 60% del tempo ma che non sono riusciti a rinnovare i loro diritti sociali nel 2020. I giovani in situazioni “molto difficili” riceveranno un aiuto finanziario e un sostegno alla ricerca d’impiego, per un totale di 200 mila beneficiari invece di 100 mila. Saranno poi creati 20 mila posti di lavoro di una durata di quattro mesi per quei studenti che hanno abbandonato gli studi durante la pandemia, con un apposito fondo dello Stato da 50 milioni di euro.  

Sul versante sanitario, Castex ha annunciato che la prossima settimana il governo presenterà la sua strategia “testare, allertare, proteggere e curare” oltre ai dettagli del piano di vaccinazione; a metà dicembre l’Alta autorità sanitaria stabilirà le sue raccomandazioni in materia di pazienti che andranno vaccinati in via prioritaria. Verrà poi presentato un progetto di legge sull’isolamento, per “accompagnare i malati in modo più mirato e individuale”, assicurandosi che la quarantena venga rispettata al meglio, quindi sia più efficace. 

AGI  – Sette anni fa, fu una missione segreta a lanciare la carriera del giovane Jake Sullivan. L’uomo oggi scelto da Joe Biden come futuro consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti aveva appena 37 anni quando fu spedito dal presidente Barack Obama ad incontrare – lontano da ogni ufficialità e soprattutto dai riflettori – gli emissari del governo di Teheran per scandagliare le, allora ipotetiche, disponibilità iraniane ad imbastire quello che due anni dopo sarà l’accordo sul nucleare iraniano. Almeno cinque appuntamenti segreti, faccia a faccia, in Oman. A tutte le successive consultazioni ufficiali a Ginevra Sullivan era sempre presente, in qualità di membro della delegazione statunitense.  E’ un episodio che la dice lunga sulla logica delle nomine annunciate dal presidente eletto.

Come il futuro segretario di Stato Antony Blinken, il giurista 44enne Sullivan durante la campagna elettorale è apparso spesso in televisione per enunciare quella che sarà la strategia degli Usa sullo scenario globale: mandata in soffitta l’“America First” trumpiana, torna prepotentemente la vocazione multilaterale degli Stati Uniti, dal tema dei cambiamenti climatici al rapporto con le Nazioni Unite, dal commercio internazionale agli accordi sugli armamenti, passando – appunto – anche dall’intesa sul nucleare iraniano, dal quale l’ex tycoon uscì unilateralmente nel 2018.  

Quel che rimane è la contrapposizione con la Cina, anche se plausibilmente cambieranno i toni a cui ci aveva abituato il segretario di Stato uscente Mike Pompeo. In un articolo firmato insieme ad un altro obamiano di rango come Kurt Campbell per la rivista Foreign Affairs, Sullivan un anno fa aveva sottolineato che “seppure Washington su molte questioni rimane divisa, c’è consenso sul fatto che l’era del ‘fidanzamento’ con la Cina è giunta alla fine”. Di contro, il futuro consigliere alla sicurezza nazionale prevede “una coesistenza fatta di competizione e cooperazione” con Pechino. 

Una carriera in rapidissima ascesa, quella di Sullivan: assolta la high school a Minneapolis – dove vinceva sistematicamente le gare di dibattiti – e compiuti gli studi di legge a Yale e a Harvard, oltre ad un passaggio in quel di Oxford, nonostante la giovane età il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale è considerato un veterano della cerchia ristretta del potere democratico: consulente di Hillary Clinton alle primarie del 2008, poi di Obama nella campagna presidenziale  (preparava ambedue ai dibattiti), ha accompagnato Hillary in ben 112 Paesi del mondo negli anni in cui lei era segretario di Stato.   E ancora: come consigliere per la sicurezza del vicepresidente Biden dal 2013 è stato uno di coloro che hanno plasmato la posizione Usa su dossier a dir poco scottanti come quelli della Libia, della Siria e, in subordine, del Myanmar.

In seguito ad un periodo come docente alla Yale Law School e un passaggio nella campagna di Hillary alle elezioni del 2016 (fu l’unico tra i principali “sussurratori” dell’allora candidata dem a suggerire che forse sarebbe stata “una buona idea” passare più tempo negli “swing states” del Midwest, che poi si rivelarono determinanti per la vittoria di Trump), il giurista è entrato nella Marco Advisory Partners, una società che si occupa consulenza di rischio strategico rivolta a aziende e investitori con ambizioni geopolitiche: quasi una forma di esilio durante l’era Trump, annota oggi qualche giornale.  

Nondimeno, se c’è una cosa che gli viene unanimemente riconosciuta è l’esperienza: sullo scacchiere mediorientale, Sullivan ebbe un ruolo cruciale nei negoziati che portarono al cessate il fuoco di Gaza del 2012, così come contribuì in modo sostanziale alla dottrina del ‘ribilanciamento’ strategico nel Pacifico.

Non sorprende che a Washington in queste ore tutti ripetano quanto sia naturale associare il nome di Sullivan a quello di Tony Blinken, chiamato a guidare la diplomazia americana. Non solo perché le due nomine sembrano indicare che il tema delle relazioni internazionali sono una priorità dell’amministrazione Biden, ma anche perché ambedue vantano un rapporto strettissimo con l’uomo che il 20 gennaio ritornerà come presidente alla Casa Bianca: quando parlano loro due, il mondo sa che parlano a nome di Biden.

Ambedue vantano ottimi rapporti nel Vecchio Continente: Blinken è cresciuto in Francia, Sullivan ha studiato in Gran Bretagna. Il che non significa che non ci saranno dissidi transatlantici – a cominciare da quello sull’entità della spesa in seno alla Nato (un tormentone anche con Trump) – ma ci si aspetta che Biden e il suo staff indichino l’Unione europea come il proprio principale partner sullo scacchiere internazionale: in nome della stabilità, innanzitutto, della concertazione, delle alleanze possibili. E’ anche una questione di stile di governo: non a caso i giornali Usa oggi ricordano che Sullivan è uno degli artefici della politica della sicurezza ed estera di Obama, la cui strategia prevalente era quella dei toni morbidi: si è visto in Siria, così come nella crisi ucraina.

Toni troppo morbidi, secondo i critici.  Il Times di Londra non ha dubbi sul significato delle nomine delle due nuove ‘teste d’ariete’ in quanto a politica estera nella Casa Bianca di Biden: “Sono un segnale rassicurante al mondo, a voler dimostrare che il presidente eletto rispetterà la sua promessa di ricostruire le alleanze dell’America”. Concetto ribadito dal futuro consigliere per la sicurezza nazionale in un articolo per The Atlantic: gli Stati Uniti ristabiliranno il proprio ruolo di leadership globale “con una rinnovata fede nel potere dei valori americani nel mondo”. Nelle stanze del potere di Pechino, Teheran, Mosca e Bruxelles si è già preso nota. 

AGI – “Lavoriamo assiduamente per la liberazione dei pescatori italiani. Anche oggi i miei collaboratori ne stavano parlando con gli ufficiali di Bengasi. Credo la direzione sia quella dello scambio con i calciatori libici condannati al carcere in Italia“. E’ la convinzione espressa al Corriere della Sera dal vicepresidente del Consiglio presidenziale libico di Tripoli, Ahmed Maitig.

“Gli italiani – ha detto Maitig – sono attivissimi, lavorano a tempo pieno. Tra i nostri due Paesi esistono trattati per lo scambio di prigionieri. Credo sia questa la strada. Seguiremo le nostre legislazioni in merito. Spero nel successo il prima possibile. Ma non so quando di preciso”.

L’esponente libico ha affermato che il ruolo italiano è sempre stato “centrale”: “Non dimentichiamo l’aiuto nella guerra contro Isis a Sirte nel 2016, il lavoro dell’ospedale militare a Misurata, la cooperazione medica più di recente nella lotta al Covid. L’ambasciata italiana non ha mai chiuso a Tripoli, neppure nei momenti più difficili“.

L’Italia – ha sottolineato – conserva un vantaggio unico nel giocare da mediatore e facilitatore al dialogo multilaterale tra Egitto, Turchia, Grecia e Libia nella spartizione e gestione dei giacimenti energetici nel Mediterraneo. Maitig ha ribadito che “non c’è altra via, se non quella della trattativa pacifica”.

Quanto al futuro, su cui incombono le dimissioni annunciate più volte dal premier Fayez al-Serraj, Maitig si è detto “felice di servire il popolo libico se mi volesse. Se ciò avvenisse, mi impegnerei soprattutto per favorire la ripresa economica, il lavoro della nostra banca centrale per risolvere la crisi della liquidità, la distribuzione equa dei proventi energetici”.

AGI – Un cittadino britannico, Ian Jones, già contagiato dal Covid-19, è stato dimesso dalla terapia intensiva due giorni dopo essere stato morso da un cobra reale nella città di Jodhpur, nello Stato indiano del Rajastan. Lo ha riferito all’Evening Standard la famiglia dell’uomo, che si è trasferito in India pochi mesi fa e dall’inizio della sua permanenza ha già contratto la malaria, la dengue e il coronavirus.

Jones, che dirige un’Ong dedicata al sostegno ai poveri, al momento del ricovero aveva perso la vista e non riusciva a muovere gli arti. Sia la cecità che la paralisi si sono però rivelate transitorie, tanto che l’uomo è stato presto rispedito a casa per proseguire la convalescenza da un morso con conseguenze spesso fatali. I medici che lo hanno curato si sono detti ottimisti sul recupero dell’operatore umanitario, che è inoltre risultato negativo al nuovo test per il coronavirus al quale è stato sottoposto.

“Papà è un combattente”, ha commentato il figlio Seb, assicurando che il genitore “rimane risoluto nella sua determinazione nel restare nel Paese e continuare il suo lavoro per soccorrere le persone che hanno bisogno del suo aiuto”

AGI – La situazione legata alla pandemia di Covid-19 “resta grave” in Europa, ma “i primi cittadini europei potrebbero essere vaccinati prima della fine di dicembre, si vede la luce in fondo al tunnel”. Lo dice la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, intervenendo al Parlamento europeo. 

“So che chi ha negozi, bar, ristoranti vuole la fine delle misure di confinamento ma dobbiamo trarre insegnamento dal passato per evitare di ripetere gli stessi errori e un rilassamento troppo celere ed eccessivo diventa un rischio per una nuova ondata dopo Natale. Settimane fa io dicevo che questo Natale sarà diverso ma questo sarà anche un modo di dimostrare solidarietà agli altri Stati membri”. 

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea

La tedesca, come annunciato ieri, ha ricordato che l’esecutivo Ue “ormai ha stipulato contratti con sei società”, ovvero le case farmaceutiche che hanno fatto passi da giganti per arrivare alla dose immunizzante in meno di un anno: AstraZeneca, Sanofi-GSK, Johnson & Johnson, BioNTech/Pfizer, CureVac e Moderna.

Si aspettano i piani dei singoli governi

“Finalmente vediamo la luce in fondo al tunnel”, ha detto la presidente agli eurodeputati, per poi indicare la strada per uscire dall’incubo Covid: “Ciò che conta ora sono le vaccinazioni”. La presidente ha avvertito che “gli Stati membri devono prepararsi adesso”. Sui piani nazionali richiesti dalla Commissione europea da oltre un mese, Bruxelles mantiene il riserbo anche per non mettere in imbarazzo i Paesi membri.

Ma è risaputo che alcuni Governi mancano all’appello di chi ha già fatto i compiti a casa e il commissario straordinario Domenico Arcuri si starebbe ancora occupando del dossier italiano. L’organizzazione auspicata oggi da von der Leyen pare imponente: “Stiamo parlando di milioni di siringhe e della catena del freddo, dell’organizzazione dei centri di vaccinazione e della formazione del personale”. “Gli Stati membri devono preparare la logistica per l’eventuale dispiegamento di centinaia di milioni di dosi”, ha avvertito la tedesca, “perché questo è il nostro biglietto per uscire” dal tunnel della pandemia.

Un sistema sanitario integrato?

E dall’arrivo a destinazione del ‘treno’ Ue dipendono le sorti – non solo economiche, ma anche politiche – del ‘progetto’ europeo. Commissione e Parlamento non fanno ormai mistero che dalla crisi pandemica bisogna apprendere la lezione che serve un sistema sanitario integrato, o per lo meno coordinato, capace di superare le crisi con la solidarietà interna, come già avviene in parte tra Germania e Stati vicini, con il trasferimento all’interno dei confini tedeschi dei troppi pazienti delle terapie intensive in Belgio e Olanda.

Ma le due istituzioni di Bruxelles dovranno convincere la terza gamba Ue, il Consiglio, dove sono rappresentati i Governi nazionali. Mai contenti di cedere pezzi della propria sovranità. 

AGI – In alcune località della Danimarca stanno riemergendo dal terreno le carcasse di alcuni dei milioni di visoni abbattuti nelle scorse settimane dopo l’identificazione di focolai di Covid in alcuni allevamenti. L’ultimo caso è stato segnalato in un centro di addestramento militare a Holsterbo ma non sarebbe un episodio isolato, ha spiegato alla stazione radio DR il portavoce della polizia nazionale, Thomas Kristensen.

Il macabro fenomeno è dovuto alla scarsa quantità di terra, in alcuni casi appena un metro, che è stata posta sopra i cadaveri che, gonfiati dai gas della decomposizione, fanno pressione sul terreno soprastante, tornando così alla luce. 

And now, for the latest in the saga of Denmark’s Covid-infested mink: Although buried 3 feet underground, the mink are bloated with gasses and thousands are rising to the surface – from mass graves. I swear they’ll be making zombie movies about this soon.https://t.co/5V9q1A6j4I

— Sune Engel Rasmussen (@SuneEngel)
November 24, 2020

“È un fenomeno naturale che stiamo cercando di risolvere aggiungendo terra”, ha spiegato Kristensen, sottolineando che a Holsterbo il terreno, particolarmente friabile, ha fatto riemergere i resti più facilmente. Le autorità hanno quindi disposto che i mustelidi vengano sempre inumati a una profondità minima di due metri e mezzo.

L’area intorno a Holsterbo, che ospita una fossa comune piuttosto capiente, è stata transennata per il timore di possibili infezioni. Sebbene i corpi degli animali siano stati disinfettati e coperti di calce prima della sepoltura, ha spiegato Kristensen, “potrebbero esserci ancora agenti patogeni sul pelo”. Nondimeno, ha rassicurato il portavoce, dal momento che il coronavirus si trasmette principalmente tramite la respirazione “un visone morto è molto meno pericoloso di un visone vivo”. Intanto, su Twitter, c’è già chi ironizza su una possibile invasione di visoni zombi, affermando che, alla luce di come è andato finora il 2020, non sarebbe un avvenimento cosi’ stupefacente. 

AGI – Che sia la prova dell’esistenza degli alieni o un’installazione di arte contemporanea, le autorità dello Utah sono rimaste senza parole di fronte a un misterioso ‘monolite’ di ferro scoperto in pieno deserto, nel sud-est dello Stato americano.

Utah Department of Public Safety Aero Bureau Encounters Monolith in Red Rock Country | DPS News

Still waiting for word on where it came from
Watch the video, it’s actually quite a large monolith@joshuapwarren@JChurchRadio #F2B https://t.co/wR8KJyy37j

— Corby Waste (@MissionArtist)
November 24, 2020

La colonna, alta oltre 3,5 metri, è stata avvistata da un elicottero che sorvolava la zona: “E’ la cosa più strana che abbia incontrato là fuori in tutti i miei anni di volo”, ha affermato il pilota Bret Hutchings.

Per risolvere l’enigma, le autorità si sono rivolte alla Rete e hanno postato su Instagram una foto: “Qualcuno sa cosa diavolo sia?”. E a chi ha suggerito possa trattarsi di una qualche forma di arte o l’espressione di un fan di ‘2001 Odissea nello spazio’, hanno risposto che “è illegale installare strutture o arte su territorio federale senza autorizzazione, a prescindere da quale pianeta si proviene”. 

AGI – Il Natale e il Capodanno ai tempi del Covid in Germania: ritrovi con al massimo 10 persone (esclusi i bambini fino a 14 anni) provenienti da due nuclei familiari, niente fuochi d’artificio pubblici per evitare assembramenti, ma anche misure di contenimento più rigide, dall’obbligo di indossare le mascherine negli spazi pubblici.

I Laender hanno trovato un’intesa sulle regole anti-Covid per le festività in vista del vertice di domani con la cancelliera Angela Merkel: da una parte proroga del “lockdown soft” fino al 23 dicembre con alcune misure che vengono addirittura rafforzate, ma poi sono previsti alcuni allentamenti, ossia “regolamenti speciali”, fino al primo gennaio.

Insomma, freno ai cenoni e alle feste natalizie in grande stile: nel documento che sarà discusso con il governo – anticipato questa mattina dai media tedeschi – è previsto che dal primo dicembre i ritrovi privati saranno permessi solo tra cinque persone provenienti da due nuclei familiari (anche in questo caso esclusi i bambini), ‘tetto’ che sara’ appunto allargato a 10 persone nel periodo natalizio.

In generale, per quello che riguarda il lockdown ‘parziale’ attualmente in vigore, si prevede che ci possano essere allentamenti nelle aree nelle quali si scenda in maniera “significativa” sotto la soglia delle 50 nuove infezione su 100 mila abitanti nei sette giorni.

Negli spazi pubblici e nelle zone all’aperto più frequentate varrà l’obbligo di mascherina. I governatori dei Laender intendono estendere l’uso della mascherina anche sul posto di lavoro, a meno che non sia garantita la distanza minima di 1,5 metri verso altre persone. In questo periodo, nelle scuole superiori e all’università varrà la didattica a distanza.

Negli istituti che si trovano in zone in cui si superano i 50 nuovi contagi su 100 mila abitanti l’obbligo della mascherina sarà in vigore anche durante le lezioni a partire dalla settima classe. Non solo: proprio per cercare di abbassare ulteriormente le infezioni da coronavirus prima delle festività, i Laender invitano i cittadini a sottoporsi volontariamente ad una sorta di “auto-quarantena” di vari giorni, una misura che potrebbe essere sostenuta da un anticipo delle ferie scolastiche.

Al tempo stesso, si rivolge ad aziende ed imprese l’appello di chiudere i battenti oppure di varare soluzioni di ‘smart working’ generalizzato dal 23 dicembre al primo gennaio: una proposta che farà sicuramente discutere. Per quanto riguarda il Capodanno, come si è detto niente fuochi d’artificio “pubblici” ma non ci sarà un divieto di vendita e ci si limita ad “invitare” i cittadini a farne a meno anche a livello privato.

In effetti, la dinamica dei contagi appare essere da diversi giorni in calo: stando ai dati del Robert Koch Institut, il centro epidemiologico tedesco, oggi si sono registrati 13.554 nuove infezioni, ossia circa 900 in meno di quelli segnalati una settimana fa. Il record finora è stato di circa 23 mila casi.

Il documento che sarà sottoposto domani alla cancelliera si pone anche il problema degli aiuti per il settore della gastronomia, dove il mese di dicembre di solito è quello che garantisce i fatturati più sostanziosi: per le imprese più colpite i governatori chiedono aiuti finanziari fino a metà 2021, con tanto di programmi appositi di sostegno.

Inoltre, i Laender invitano il governo a valutare il ricorso ad un maggiore numero di tamponi rapidi allo scopo di ridurre il periodo di quarantena per soggetti che siano entrati in contatto con persone risultate positive al coronavirus o per coloro che rientrano da aree classificate a rischio.

AGI – L’Università di Cambridge ha lanciato martedì un appello per ritrovare due taccuini di Charles Darwin che ritiene siano stati rubati dalla sua biblioteca, uno dei quali contenente lo schizzo di “albero del vita” che è diventato il simbolo della sua teoria dell’evoluzione. “Dopo una ricerca esaustiva, la più vasta nella storia della biblioteca, i curatori hanno concluso che i quaderni, per la prima volta dichiarati scomparsi nel gennaio 2001, sono probabilmente stati rubati”, afferma una nota sul sito internet della prestigiosa università inglese sul suo sito web.

La polizia del Cambridgeshire è stata informata e i taccuini, il cui valore è stimato in diversi milioni di sterline, sono stati aggiunti al database delle opere d’arte rubate dell’Interpol.

Vent’anni di vane ricerche

“Sono profondamente dispiaciuto che questi taccuini non si trovino da nessuna parte nonostante una grande quantità di ricerche su larga scala negli ultimi 20 anni, inclusa la più grande ricerca nella storia di questa biblioteca all’inizio di quest’anno”, ha detto Jessica Gardner, il direttore dei servizi bibliotecari. Questa richiesta di aiuto viene lanciata nel “giorno dell’evoluzione” che commemora l’anniversario della prima pubblicazione delle “Origini della specie”, la fondamentale opera scientifica del naturalista inglese, avvenuta il 24 novembre 1859.

L’università ha spiegato che i due taccuini sono stati portati fuori dalla stanza in cui sono conservate le opere più preziose della biblioteca per essere fotografati nel settembre del 2000. Durante un controllo di routine nel gennaio 2001, è emerso che la piccola scatola che li conteneva, delle dimensioni di un libro tascabile, non era più al suo posto. Per molti anni i bibliotecari avevano creduto che i taccuini fossero stati riposti per errore in un altro luogo della biblioteca, che ospita circa 10 milioni tra libri, mappe, manoscritti e altri oggetti. L’ indirizzo email per segnalare qualsiasi informazione su questi taccuini è manuscriptappeal@lib.cam.ac.uk 

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