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L'Italia e la Francia "hanno superato le loro divergenze passate sulla Libia" e ora l'importante è "un accordo tra tutte le parti sull'unificazione delle istituzioni per andare alle elezioni, in un Paese che da solo non è in grado di risolvere la propria crisi". Lo ha dichiarato il rappresentante speciale dell'Onu in Libia, Ghassan Salamè, in un'intervista rilasciata al quotidiano arabo Al Ahram.

Le milizie che gestiscono la sicurezza della capitale Tripoli sono al centro del tavolo tecnico che si tiene nell'ambito della Conferenza di Palermo per la Libia. Sarà presieduto dal ministro dell'Interno del Governo di accordo nazionale, Fathi Bashaga, accompagnato dal viceministro per la Difesa, Ouhida Abdallah Najm. Il piano, proposto anche dal rappresentante speciale dell'Onu in Libia, Ghassan Salamè, è limitare la presenza delle milizie pesantemente armate fuori dal centro urbano della capitale e affidare la sicurezza a una forza di polizia riconosciuta dalle istituzioni.

Nella proverbiale analisi della sconfitta che coinvolse il Partito Democratico Usa dopo la vittoria di Donald Trump, la conclusione più o meno unanime fu che Hillary Clinton fosse stata decisamente il candidato sbagliato. Troppo vicina alle cosiddette "élite", secondo l'abile impalcatura propagandistica di Steve Bannon, che riuscì con successo a contrapporle un ricco immobiliarista di New York nell'incongruo ruolo di "uomo del popolo". Un giochino che non sarebbe mai riuscito se a correre fosse stato Bernie Sanders. Era stato freddo e poco convinto l'appoggio di Barack Obama, che non la amava e aveva avuto le sue ragioni per sostituirla nel ruolo di Segretario di Stato. Così come non aveva pagato il ruolo di ex first lady. Per quanto Bill Clinton fosse popolare, gli elettori – in tempi di rivolta populista globale – non avevano apprezzato la sensazione di avere a che fare, dopo i Kennedy e i Bush, con l'avvento di una nuova dinastia.

Eppure, mentre – dopo le elezioni di metà mandato – i sostenitori del partito dell'asinello sono ammaliati da astri nascenti come Beto O' Rourke e Alexandria Ocasio-Cortez, Clinton sembrerebbe intenzionata a riprovarci, con una brusca sterzata a sinistra che intercetti l'aria nuova che spira nell'elettorato blu. È quanto sostiene un articolo del Wall Street Journal che sa di mossa per tastare il terreno. A firmarlo infatti è Mark Penn, storico consigliere dei Clinton, per i quali lavorò dal 1995 al 2008.

La chiusura di un cerchio

Assumendo posizioni meno moderate di quelle assunte durante la campagna per le presidenziali, leggiamo sul quotidiano finanziario, Hillary "chiuderà un cerchio", tornando all'agenda progressista del 1994, quando fu nominata dal marito capo dell'unità sulla Riforma della Sanità Nazionale e cercò, senza riuscirci, di garantire una copertura universale ai cittadini. Sei anni dopo l'allora first lady sarebbe stata eletta al Senato per lo Stato di New York con una piattaforma completamente diversa. Sì alla pena di morte, al rigore di bilancio e ai valori religiosi. Quanto all'approccio in politica estera, era quello di un neo-con: strenua difesa di Israele, voto favorevole alle guerre in Afghanistan e Iraq, muso duro nei confronti dell'Iran. Quasi l'esatto contrario di quella che sarebbe stata la linea di Barack Obama, il quale, nondimeno, per il suo primo mandato volle a capo della diplomazia la donna che aveva sconfitto alle primarie, forse per mantenere il partito compatto. 

La trappola di Bannon

La terza incarnazione di Hillary sarebbe stata quella delle primarie del 2016. I panni centristi vengono smessi per indossare vesti decisamente liberal. La sua missione è quella di diventare la prima presidente donna. La campagna è giocata sui diritti delle minoranze, trascurando forse un po' le preoccupazioni dei colletti blu della 'rust belt', lasciando praterie a Trump, che si fa portavoce di quella classe media bianca arrabbiata che lei a un comizio avrebbe definito "deplorevole". Così facendo, Clinton cadde nella trappola architettata da Bannon, che sulla questione delle identità rispose colpo su colpo, sventolando il meme del progressista agiato che si preoccuperebbe troppo dei matrimoni gay e non abbastanza dei poveri. Un errore che è stato commesso da buona parte della sinistra occidentale e che ha spianato un po' ovunque la strada alla destra sovranista. Un errore, nondimeno, tutt'altro che inevitabile. Obama, il primo presidente nero, si era sempre guardato dal sollevare la questione razziale e aveva spesso stigmatizzato quella cultura da "sinistra regressiva" che sarebbe diventata presto uno stereotipo a uso e consumo della demagogia di destra. E Sanders, con le sue proposte economiche di stampo socialista e i suoi attacchi a Wall Street, non avrebbe certo gettato gli operai del Midwest tra le braccia di Trump.

Una missione da concludere?

Non c'è quindi bisogno di evocare complotti russi per spiegare una "umiliante sconfitta contro un dilettante", come la definisce il Wall Street Journal. Una sconfitta che, prosegue il quotidiano, Clinton non intende "lasciar segnare la fine della sua carriera", per quanto in pubblico dichiari il contrario. "Ci si può aspettare che corra di nuovo per la presidenza", leggiamo, "forse non subito, quando legioni di senatori democratici faranno i loro annunci, ma quando le primarie saranno entrate nel vivo". I toni qua si fanno apologetici: "Clinton ha un tasso di sostegno del 75% tra i Democratici e una missione da concludere per diventare il primo presidente donna e un rancore personale nei confronti di Trump, i cui sostenitori la misero alla gogna intonando 'Rinchiudetela!' e ciò va vendicato. Quei frequentatori dei caucus dell'Iowa che non si sono mai riscaldati per lei ora la vedranno forte, di parte, di sinistra e Democratica in tutto e per tutto, sarà quella con il fegato, l'esperienza e la determinazione d'acciaio per sconfiggere Trump. Ha avuto due anni per riflettere sui suoi errori e su come contrastarlo di nuovo". 

Come sarà la nuova campagna

La conclusione dell'articolo descrive quale sarà la sua nuova strategia con dettagli tali da lasciar intuire che sia già stata elaborata, magari dallo stesso Penn: "Clinton stavolta non viaggerà per il Paese in un van insieme a Huma Abedin, dedicandosi a eventi ristretti e alla politica spicciola. Entrerà invece dalla porta principale, mobilitando l'esercito di professioniste dietro di lei, facendo leva sui suoi social network e sulla sua posizione di forza nelle donazioni. Spera di emergere come una forza inarrestabile per far fuori Trump, cavalcando il movimento #MeToo, la sanità universale e il controllo delle armi da fuoco. Fiera e indipendente, metterà agli angoli Bill e Obama, limitando il loro ruolo alla raccolta dei fondi. La generazione di Democratici che stava attendendo di prendere il controllo del partito dai Clinton schiumerà di rabbia a vederla tornare e rubare loro lo show. Si sono rivelati come dilettanti pasticcioni nella lotta per la nomina di Kavanaugh. Li stroncherà. Così come Trump fece piazza pulita, Clinton butterà giù gli astri nascenti dei Democratici come birilli. Mike Bloomberg la sosterrà piuttosto che correre contro di lei e Joe Biden non sarà mai in grado di resisterle". Joe Biden forse no. Ma la nuova, energica generazione blu venuta fuori dal voto di mid-term appare determinata a tutto fuorché a "cascare come birilli" di fronte alla persona che riuscì a perdere contro uno dei candidati più improbabili della storia del Partito Repubblicano.

@CiccioRusso_Agi

 

Fiume di donazioni per il senzatetto australiano che venerdì scorso a Melbourne ha lanciato il suo carrello della spesa contro il terrorista islamico che aveva già ucciso una persona e ferite altre due, impedendo così che accoltellasse due agenti. Michael Rogers, la cui azione tempestiva è stata filmata ed è diventata virale, ha ottenuto finora oltre 123 mila dollari australiani (quasi 80 mila euro) sulla pagina GoFundMe aperta da Donna Stolzenberg, fondatrice dell'associazione di beneficenza Melbourne Homeless Collective.

"Tutti i fondi donati a questa campagna andranno direttamente a Rogers per aiutarlo a rimettersi in piedi. E' un eroe ai nostri occhi e può fare quello che ritiene meglio con i fondi ricevuti. Quel giorno ha rischiato la sua vita senza avere in cambio nulla e non si può dare un prezzo a questo", hanno sottolineato i promotori. Quando è stato individuato dai giornalisti il 46enne senza fissa dimora ha rivendicato il suo gesto: "Ho gettato il trolley dritto contro di lui, e l'ho preso. Non sono riuscito però a farlo cadere", si è rammaricato.

"Il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, è arrivato a Bengasi per convincere il maresciallo Khalifa Haftar a partecipare alla Conferenza di Palermo per la Libia". È quanto scrive il sito libico Al Marsad, The Observatory, che cita una fonte del Comando dell'Esercito nazionale libico secondo cui il premier italiano è atterrato a Bengasi dopo la notizia del forfait di Haftar alla conferenza. Fonti di Palazzo Chigi smentiscono però la missione del premier in Libia. Al Marsad è lo stesso sito che aveva dato la notizia della rinuncia di Haftar a Palermo. 

Il maresciallo Khalifa Haftar, a capo dell'Esercito nazionale libico e comandante della Cirenaica, "non sarà presente alla Conferenza di Palermo per la Libia". Lo riportano diversi media libici, tra cui The Observatory, citando fonti vicine al comando dell'esercito ma senza ancora alcuna ufficialità. Alla base dell'assenza vi sarebbe la partecipazioni al tavolo di alcune parti non gradite al maresciallo. Le notizie sulle possibile assenza di Haftar si rincorrono da diversi giorni, tra conferme e smentite. Il portavoce del comandante, Ahmed al Mismari, non ha voluto commentare le ultime notizie. Intanto a Palermo sono già arrivati alcuni degli esponenti delle diversi istituzioni del Paese. 

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella è arrivato a Parigi, dove parteciperà con altri 70, tra capo di Stato e di governo, alla cerimonia del centenario dell'armistizio che pose fine alla Grande guerra e all'inaugurazione del Forum sulla pace. I leader del mondo saranno ricevuti all'Eliseo da Emmanuel Macron, e dalla moglie Brigitte, poi si dirigeranno verso l'Arco di Trionfo, dove si terrà una cerimonia ai piedi del mausoleo al Milite ignoto. La tappa dell'Eliseo sarà scartata invece da Donald Trump, che sembra aver ridotto all'essenziale la partecipazione agli eventi: ieri non è stato al cimitero americano né parteciperà al Forum della pace, un evento che vede la partecipazione, tra gli altri, del capo del Cremlino, Vladimir Putin, e del capo del governo tedesco, Angela Merkel, e con cui il presidente francese intende rilanciare il multilateralismo. La cerimonia all'Arco di Trionfo comincerà alle 12: il violoncellista Yo-Yo ma suonerà la suite n.5 di Bach e la cantante Angelique Kidjo canterà un omaggio alle vittime del conflitto. Successivamente, Macron terrà un discorso. 

Si aggrava il bilancio delle alluvioni in Giordania: sono almeno 11 i morti, dopo il ritrovamento del corpo di una bimba e quello di un sommozzatore della protezione civile. Ma il bilancio era già pesante: 5 vittime nella zona di Madaba a sud-ovest della capitale Amman, 3 persone morte vicino a Dabaa e una ragazza uccisa dalla furia delle acque a Maan nel sud. Quasi 4 mila turisti sono stati evacuati da Petra, dopo che le acque hanno raggiunto anche i quattro metri di altezza in alcuni parti del sito turistico e nel vicino deserto di Wadi Musa. Il portavoce del governo Jumana Ghneimat, ha riferito che l'autostrada e' stata chiusa in entrambe le direzioni. Già il 25 ottobre scorso, le forti piogge avevano provocato inondazioni che avevano ucciso 21 persone nella zona del Mar Morto, per la maggior parte studenti in gita scolastica. Per questo i ministri del Turismo e dell'Istruzione si erano entrambi dimessi

E' di almeno 9 morti il bilancio degli incendi che stanno devastando la California. Evacuati anche l'esclusiva Malibu, paradiso delle star di Hollywood dove vivono 13.000 persone, e lo zoo di Los Angeles.

Il numero delle vittime è stato confermato in una nota dall'ufficio dello sceriffo della contea di Butte. L'incendio, divampato giovedì e denominato Woolsey Fire, continua ad espandersi ed "è imprevedibile", affermano le autorità mentre gli esperti meteo allertano sul forte vento che continua a soffiare.

Si tratta del vento di Santa Ana, in genere caldo e polveroso, che spira con direzione nord-est/sud-ovest, attraverso i canyon verso l'oceano, e che in autunno procura spesso incendi, soprattutto nelle aree in cui nei mesi precedenti e' caduta poca acqua. Sono oltre 2.200 i pompieri impegnati a combattere le fiamme in California ai quali sono stati affiancati 100 uomini della Guardia Nazionale. Paradise, cittadina californiana con 27.000 abitanti a nord di San Francisco, è stata interamente distrutta.

Le fiamme stanno bruciando l'equivalente di un campo di football al secondo. L'ufficio del governatore dello Stato ha fatto sapere che sono almeno 157 mila le persone evacuate. Tra le celebrità a le star di Hollywood costrette a lasciare le loro abitazioni, Barbara Streisand, Lady Gaga, Guillermo del Toro, Kim Kardashian. Le fiamme hanno raggiunto anche lo storico set cinematografico noto come Western Town, dove sono stati girati film a partire dagli anni Venti e che è stato recentemente utilizzato da Hbo per la serie Westworld.

Sisto lo conoscevano tutti. Ma proprio tutti. I parlamentari dello stato di Victoria, accanto al quale sorge il suo caffè. Gli attori come Russel Crowe. E, soprattutto, gli italiani d'Australia, quelli che in lui vedevano il simbolo dell'emigrante che ce l'ha fatta, del connazionale che ha fatto splendere l'eccellenza all'altro capo del mondo. Sisto Malaspina lo conoscevano tutti e tutti conoscevano Sisto Malaspina. Tutti tranne Hassan Khalif Shire, che nel centro di Melbourne, a Bourke Street, ha incrociato la sua strada e gli ha piantato un coltello nel petto urlando – riferiscono – 'Allah è grande'.

Sisto Malaspina non era il tipo che si fermava a domandarsi a chi stava prestando aiuto: faceva quello che era giusto fare e basta. E questo lo ha fregato, quando si è avvicinato all'auto del 30enne somalo autore dell'attacco nel cuore della città australiana convinto di andare a prestare soccorso a una persona che aveva avuto un incidente e ignaro di andare invece incontro alla morte. 

Come nasce un'icona

Sisto Malaspina, un nome che più siciliano non si può, con il suo bar aveva fatto conoscere l'espresso a Melbourne diventando un'istituzione nella città in cui era emigrato mezzo secolo fa. A 74 anni, era socio da quando ne aveva 30 del Pellegrini's Café, ritrovo popolarissimo. Il suo nome, così come la sua gentilezza e il perenne sorriso, erano amatissimi dai clienti.

Il suo assassinio ha sconvolto tanti a Melbourne, come dimostrano i fiori e i tributi lasciati fuori dal caffè che ha abbassato le serrande fino a lunedì. Un dolore terribile per Nino Pangrazio, suo socio da una vita: si conoscevano da 54 anni e lavoravano insieme da 44. "Amava la vita, era sempre contento, mai una brutta parola, sempre con il sorriso sulla faccia e la battuta pronta". "Una parte importante della mia vita se ne è andata", ha aggiunto, aggiungendo che proprio la settimana scorsa a Sisto era nata una nipote, la prima.

Le stelle piangono Sisto

A ricordarlo su Twitter sono in tanti, a cominciare dall'attore Russell Crowe che, in italiano, scrive: "Sisto, il mio cuore si spezza…". "Frequentavo il Pellegrini's fin dal 1987, non sono mai passato da Melbourne senza andare a trovare Sisto", ha aggiunto, dicendosi, sempre in italiano, "così triste". "Era come lo zio preferito, una delle ragioni per le quali amo andare a Melbourne. Quando ci siamo conosciuti, io ero un attore di teatro mal pagato, lui mi ha sempre trattato come un principe", ha scritto l'attore australiano in un altro tweet, rilanciando i messaggi di cordoglio di altri personaggi, tutti smarriti per la fine del popolarissimo gestore del bar, figura molto conosciuta nella comunità italiana di Melbourne composta da 280 mila persone e apprezzata da tutti.

Tra gli avventori del suo caffè che ne piangono la morte c'è anche il leader dell'opposizione laburista, Bill Shorten che, sempre su Twitter, ha parlato di una notizia "scioccante, irreale e straziante": "Frequentavo il Pellegrini's fin dai tempi della scuola, ho visto Sisto lunedì scorso, ha insistito perché provassi una fetta della sua torta alle mandorle. E' un'icona di Melbourne e un vero signore. Impossibile immaginare la devastazione della sua famiglia e dello staff".

Il comico e presentatore tv Charlie Pickering ha ricordato come abbia "imparato ad amare il caffè al Pellegrini's, ne ho presi tanti da Sisto negli anni", mentre l'attore e musicista Anthony Field ha "il cuore spezzato per la perdita di un simile grand'uomo e un amico per così tanti (me incluso) a causa di un atto di violenza senza senso".

Ma ci sono anche moltissime persone comuni che sulla Rete hanno ricordato il loro incontro con Sisto Malaspina. Il Pellegrini's era noto per essere stato il primo della città ad avere la macchina per il caffè espresso e per lo stile anni '50 che non era cambiato quasi per niente con il trascorrere del tempo.

Come aveva spiegato lo stesso Sisto in un'intervista a Hospitality Magazine l'anno scorso, "il Pellegrini's ha assistito a molti cambiamenti nei suoi 60 anni ma ne ha adottati pochi". Aperto nel 1954 e rilevato dalla coppia di soci nel 1974, non aveva mai modificato il menù, una rotazione di tradizionali piatti di pasta italiani. "Questo è il modo in cui il cibo dovrebbe essere preparato: non cibo contemporaneo, ma tradizionale, fatto in casa", "ingredienti freschi, presi dai coltivatori al mercato ai negozi, tutto fatto a mano".

E parlando di sé, solo il mese scorso all'emittente nazionale Sbs, raccontava di "sentirsi come un nonno onorario per molti". "Sono stato benedetto da una buona salute" e quindi "continuo a lavorare le mie 70 ore settimanali come facevo 45 anni fa. Non mi muovo veloce, non faccio così tanti scalini, ma mi piace ancora farlo, mi sento necessario".

Occhi puntati sulla Francia dove sono attesi i leader mondiali per le celebrazioni del centenario della Grande Guerra. Celebrazioni che ricorrono in un momento di crisi di popolarità del presidente Emmanuel Macron che, secondo media ed analisti francesi, sta sfruttando l'evento storico per il rilancio politico del suo mandato e per affermare la sua leadership in Europa. 

In base all'ultimo sondaggio, a novembre Emmanuel Macron può contare sul consenso del 27% dei francesi soltanto, in calo di tre punti rispetto al mese scorso.  A farne le spese è anche la moglie, Brigitte, pure lei in netto calo nei sondaggi. Per la première dame è finita la luna di miele con i francesi, anche se fa meglio del marito. In cinque mesi ha perso 15 punti percentuali e oggi ad essere "soddisfatto" di lei è il 52% degli intervistati. 
 

Emmanuel e Brigitte Macron (AFP)
 

Carla, dove sei

Il sondaggio dell'istituto Ifop per la rivista 'Vsd' evidenzia che la curva discendente della signora Macron ha seguito lo stesso andamento di quella del marito, sulla scia di vari scandali che dallo scorso maggio hanno coinvolto l'Eliseo e il suo esecutivo. Peggio ancora, solo il 4% degli intervistati valutano la presenza di Brigitte all’Eliseo “indispensabile”. Lo stesso sondaggio rivela che a questo punto del mandato presidenziale, Brigitte Macron risulta meno popolare dell'ex first lady italiana Carla Bruni, moglie dell'ex capo di stato Nicolas Sarkozy. Il 55% dei francesi vorrebbe vedere la Macron "maggiormente in disparte" sulla scena pubblica francese, contro il 45% per la Bruni, anche cantante popolare Oltralpe. 

Altro dato negativo per la signora Macron: non riesce a dare una immagine nuova dell'incarico di first lady. A fare peggio di lei è stata soltanto Valérie Trierweiler, compagna dell'ex presidente socialista Francois Hollande. Da questo punto di vista i francesi rimpiangono la Bruni e persino Bernadette Chirac e Danielle Mitterrand. Due note positive per Brigitte Macron che per il 57% degli intervistati riesce a "dare una buona immagine della Francia all'estero", mentre il 55% considera "positiva la sua influenza sul presidente". La première dame francese, apparsa di recente in una serie tv, è in prima linea nella lotta al bullismo a scuola e con altre first lady, tra cui Melania Trump, si è impegnata a fare pressioni sui giganti del web nella lotta ai bulli sulla rete.
 

Emmanuel e Brigitte Macron (AFP)

 

Un'estate difficile

Dopo un’estate difficile per la coppia presidenziale francese, trascinata dal caso dell’ex responsabile della sicurezza Alexandre Benalla – licenziato per aver picchiato dei manifestanti lo scorso 1° maggio –  anche l’autunno è stato piuttosto complesso per il presidente Macron, per le dimissioni a catena del suo governo, costringendolo ad un ampio e sofferto rimpasto. Il calo di consenso popolare è in parte la conseguenza diretta delle voci critiche che si alzano sulle sue politiche sociali, considerate troppo inique, e per le sue uscite infelici, come quelle rivolte ad un disoccupato incontrato nei giardini dell'Eliseo.

In pieno “periplo commemorativo” nel nord e nell’est della Francia, Macron ha dovuto fare i conti con le lamentele di un pensionato, per l’abbigliamento troppo costoso della first lady. "Come può immaginare, con la mia pensione non ci possiamo permettere mise fashion come quelle di Brigitte. Mia moglie si veste con dei jeans, dei jeans anche bucati" ha detto il pensionato al presidente. "Non è bello fare questo tipo di confronto…suona sempre un po' demagogico" ha replicato Macron con aplomb. 
 

Emmanuel e Brigitte Macron (AFP)
 

La stoccata di Ségolène

Una critica diretta ai total look Vuitton, St Laurent e Dior, indossati da Brigitte, anche in questi giorni di commemorazioni del centenario della Grande Guerra. Nelle ultime settimane la première dame francese è spesso finita al centro della cronaca rosa. In una biografia non autorizzata “Mimi”, centrata sulla ‘regina’ dei paparazzi Michèle Marchand, emergono i sentimenti di solitudine, di diffidenza provati dalla signora Macron da quando è entrata all’Eliseo, e che “non si fida più di nessuno”. Brigitte già Trogneux deve spesso fare i conti con voci insistenti sulla presunta omosessualità del marito oltre ai commenti ironici sulla loro differenza di età. Nella sua fresca autobiografia la socialista Ségolène Royal, ha invece definito Emmanuel Macron di “eroico” per la sua scelta di stare con Brigitte, ex professoressa incontrata ai tempi del liceo. 

“Macron è simpatico e rispettabile perché ha avuto il coraggio di sposare una donna che ha 25 anni più di lui”, scrive la socialista. Più che un complimento, sui media francesi le parole della Royal sono state presentate come un'altra batosta per Brigitte. Nel suo libro al veleno sulla politica l'ex candidata all’Eliseo, moglie tradita dal marito nonché ex presidente François Hollande, denuncia il maschilismo imperante nelle istituzioni francesi. 

 

 

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