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AGI – L’aumento dei nuovi contagi sta spingendo Israele a decidere una nuova chiusura totale: un piano messo a punto dalla commissione dedicata alla gestione della pandemia deve essere ratificato domenica dal governo. Dopo 4 giorni di nuovi record, ieri in Israele si sono registrati 4.038 casi, 87 più del giorno prima, anche in seguito al notevole aumento dei test effettuati.

La riunione della notte scorsa ha portato a decidere di proporre un nuovo lockdown della durata di due settimane, durante le quali non ci si potrà allontanare di più di 500 metri dalle proprie case, chiuderanno le scuole ma resteranno aperti i negozi essenziali.

Il lockdown sarà in concomitanza con due delle più sentite feste del calendario ebraico: il capodanno o Rosh Hashanah e lo Yom Kippur (giorno del perdono). Saranno quindi vietate le tradizionali riunioni familiari tipico di queste ricorrenze. Dopo le prime due settimane, sarà invece possibile riunire fino a 20 persone all’aperto e 10 all’interno. Si potrà tornare al lavoro ma gli spostamenti tra le città saranno ancora vietati e le scuole resteranno chiuse.

In una terza fase, la cui applicazione dipenderà dall’evoluzione dei contagi, entrerà in vigore il piano del coordinatore della pandemia, Roni Gamzu, che affronterebbe separatamente la situazione di ogni città, garantendo maggiore autonomia alle autorità locali. La seconda ondata di coronavirus in pieno svolgimento ha portato il totale dei casi a quasi 150.000 in un Paese di circa nove milioni di abitanti e le vittime complessive sono finora 1.077.

AGI – Un giornalista è stato ritrovato morto decapitato nello Stato orientale di Veracruz, uno dei territori più violenti del Messico, dove gruppi criminali prendono spesso di mira i professionisti dell’informazione. A comunicare il macabro ritrovamento sono state fonti di polizia locale e organizzazioni per i diritti umani che hanno chiesto l’apertura di un’inchiesta incentrata sulle attività di Julio Valdivia, giornalista 41enne del quotidiano Diario El Mundo de Cordoba.

“Condanno la vigliacca uccisione del giornalista Julio Valdivia. In coordinamento con l’ufficio del procuratore generale dello Stato, utilizzeremo tutte le risorse a disposizione per ritrovare i responsabili”, ha dichiarato il locale capo della polizia, Hugo Gutierrez.

Su cosa stava indagando 

Secondo quanto riferito dal quotidiano il corpo del giornalista e la sua moto sono stati rinvenuti lungo una ferrovia, in una zona montuosa del comune di Tezonapa. Sull’account Twitter del giornale emerge che solo due giorni fa Valdivia aveva coperto la notizia di uno scontro tra la polizia e un gruppo di presunti criminali, nel municipio di Cosolapa. Dopo la conferma della sua uccisione, il sito del giornale ha indicato che la procura stava indagando per accertare se il crimine fosse collegato alla sua professione.

La presidente della Commissione per la protezione dei giornalisti a Veracruz, Ana Laura Perez, ha sottolineato che Valdivia ha lavorato in “una zona complicata in cui operano gruppi criminali”, suggerendo che l’inchiesta debba concentrarsi sui suoi articoli di cronaca ed inchieste per capire se quello che ha scritto potesse disturbarli.

Secondo l’organizzazione Reporter senza frontiere (Rsf), Valdivia è il quinto giornalista assassinato dall’inizio del 2020 in Messico, uno dei Paesi più pericolosi al mondo per chi svolge questa attivita’. Dal 2000 oltre un centinaio di esponenti del mondo della stampa e dei media è stato ucciso, ma nel 90% dei casi i crimini sono rimasti impuniti.

AGI – Un grosso incendio è scoppiato al porto di Beirut, a poco più di un mese dall’esplosione che ha sventrato la zona e metà capitale libanese facendo quasi 200 morti. Le fiamme si sono propagate all’ingresso del porto in un magazzino di pneumatici, ha confermato l’esercito libanese che ha esortato i residenti nelle vicinanze a evacuare la zona.

Il direttore generale del porto, Bassem Al-Qaysi, ha riferito che l’incendio e’ scoppiato nell’edificio di una compagnia che importa olio per frittura e che da li’ si e’ propagato a pneumatici.

Non c’e’ rischio di esplosione e non ci sono feriti a parte alcuni casi di difficoltà respiratorie”, ha riferito il presidente della Croce Rossa libanese, citato dal Daily Star. Sul posto sono al lavoro i pompieri, aiutati da elicotteri; immagini e video che circolano sui media e sui social media mostrano una colonna di fumo nero alzarsi dalla zona. 

 

AGI – I rifugiati eritrei in Etiopia corrono il rischio di essere rimpatriati. Il governo di Addis Abeba non li considera più bisognosi di protezione umanitaria.

Allo stesso tempo, l’Etiopia non ha più intenzione di accogliere nei campi profughi donne, bambini e uomini in fuga dal regime di Asmara (a meno che siano in qualche modo legati alle forze armate eritree). A denunciarlo all’Agenzia Fides è abba Mussie Zerai, sacerdote della eparchia di Asmara e da sempre sensibile ai problemi dei profughi e dei rifugiati del Corno d’Africa. 

Si vive attualmente una situazione delicata, conseguenza dell’accordo siglato nel 2018 tra le due nazioni. Quella che si sperava potesse essere un’intesa in grado di garantire pace e sviluppo alla regione, si sta infatti trasformando in un incubo per molti eritrei che non possono rientrare in patria, pena l’incarcerazione.     

Affamati ed esposti agli abusi

“Questa situazione e la chiusura di uno dei quattro campi profughi che ospita oltre 15.000 persone – spiega abba Mussie – ha prodotto molti profughi urbani senza nessuna forma di tutela senza diritti. Nel Tigrai (la regione settentrionale confinante con l’Eritrea) vagano migliaia di eritrei spesso ridotti alla fame, esposti a ogni forma di sfruttamento e abusi. Le persone più vulnerabili sono donne e minori, soprattutto minori non accompagnati molti abbandonati a sé stessi, con il rischio di finire vittime di predatori sessuali, riduzione a schiavitù lavorativo”.

 “Questa situazione sta aumentando la disperazione creando le condizioni per coloro che trafficano gli esseri umani, l’esodo verso Sudan e Libia va aumentando tutto a causa delle pessime condizioni di non accoglienza che trovano oggi in Etiopia”, continua abba Mussie.      

Anche profughi giunti nei pressi dei centri urbani soffrono. Oltre alla perdita dei diritti devono far fronte anche alla pandemia e al costo della vita altissimo. Gli eritrei sono così vittime di sfruttamento, prostituzione e privazioni.    

 “Ci appelliamo al governo etiope affinché rispetti gli obblighi internazionali derivati dalla sua adesione alle convenzioni che tutelano i diritti di minori e diritti dei rifugiati”, conclude abba Mussie.

“Chiediamo all’Unione europea di investire risorse per rendere un’accoglienza dignitosa di questi profughi eritrei in Etiopia. Altrimenti l’esodo verso l’Europa aumenterà, con il triste conteggio di morti nel deserto e nel Mare Mediterraneo”.
 

AGI – Gli Stati Uniti hanno deciso di ridurre la propria forza militare in Iraq da 5.200 a 3.000 soldati. Lo ha annunciato il generale Kenneth McKenzie, capo del comando militare statunitense in Medio Oriente.

“Riconoscendo i grandi progressi compiuti dalle forze irachene e in consultazione e coordinamento con il governo iracheno e i nostri partner della coalizione, gli Stati Uniti hanno deciso di ridurre la loro presenza militare in Iraq da circa 5200 a 3000 uomini durante il mese di settembre”, ha detto McKenzie a Baghdad.

AGI – Si inasprisce il pugno di ferro del regime di Minsk contro l’opposizione bielorussa: il Consiglio di Coordinamento è stato decimato da arresti e fughe all’estero e l’ultimo membro rimasto in libertà, la premio Nobel per la Letteratura, Svetlana Alexievich, ha denunciato una tentata irruzione nel suo appartamento da parte di sconosciuti. La giornata si è aperta con l’arresto dell’avvocato Maxime Znak, uno dei due ultimi componenti del Consiglio di coordinamento dell’opposizione ancora in patria e in libertà: il legale è stato prelevato da uomini mascherati mentre si trovava nel suo ufficio per partecipare a una videoconferenza.

E’ riuscito solo a inviare la parola ‘maschere’ prima di essere portato via da uomini in borghese a volto coperto. Stessa sorte è toccata all’avvocato di Maria Kolesnikova, Ilya Saley, legale anche della campagna presidenziale del banchiere Viktor Babariko prima che fosse arrestato; come per gli altri, contro di lui è stata mossa l’accusa di aver danneggiato la sicurezza nazionale. I loro uffici sono stati perquisiti, così come l’abitazione dell’oppositrice.

Intanto, il sito di notizie indipendente Tut.by ha riferito che la Kolesnikova, vittima ieri di un tentativo di espulsione dal Paese, si trova in un centro di detenzione a Minsk. Di lei si erano perse le tracce lunedì quando uomini a volto coperto l’avevano prelevata nel centro della capitale per portarla in una destinazione sconosciuta. Un “rapimento” organizzato dal regime, secondo i suoi collaboratori. Ieri un altro oppositore, Anton Rodnenkov, ha raccontato che le autorità bielorusse hanno cercato di costringere Kolesnikova a varcare la frontiera ucraina, ma lei si è rifiutata e ha distrutto il suo passaporto per evitare l’espulsione, prima di essere arrestata.

Il tentativo di espellerla con la forza è stato condannato anche dal segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, che si è detto “profondamente preoccupato” e ha avvertito che gli Stati Uniti stanno considerando di imporre ulteriori sanzioni. Il capo della diplomazia americana ha esortato il regime di Minsk a “mettere fine alle violenze contro il suo stesso popolo, a rilasciare tutti coloro che sono stati ingiustamente fermati, compreso il cittadino americano Vitali Shkliarov, e a partecipare in un dialogo significativo con rappresentanti autentici della società bielorussa”.

Da Vilnius, la leader dell’opposizione Svetlana Tikhanovskaya ha lanciato un appello ai cittadini russi chiedendo loro di sostenere la “lotta per la libertà” del popolo bielorusso contro il leader Alexander Lukashenko. “La propaganda russa cerca di distorcere al massimo quello che accade in Bielorussia”, ha dichiarato la Tikhanovskaya, assicurando che “in nessuna fase è stata una lotta contro la Russia e sono convinta che non lo sarà”. “Non lasciate che la propaganda avveleni le relazioni tra i nostri popoli amici”, ha ribadito la leader dell’opposizione. (AGI)

AGI – Il campo profughi di Moria, a Lesbo, è stato parzialmente evacuato in seguito a un incendio che, dicono i vigili del fuoco locali, sarebbe divampato in più punti.

La struttura, la più grande d’Europa, accoglie attualmente circa 12.700 richiedenti asilo.

L’incendio ha lasciato senza un tetto un numero di migranti compreso tra 3 mila e 4 mila, e non la totalità dei suoi occupanti. Secondo una prima valutazione del governo greco,le fiamme hanno distrutto la struttura centrale del campo, ma nella pineta che lo circonda – dove vive la maggioranza dei migranti – la distruzione non è stata totale. La priorità del governo ora è proteggere la popolazione più vulnerabile e portare tende e cibo dalle isole vicine per offrire una prima soluzione di rifugio a coloro che sono rimasti senza un tetto.

La Germania ha esortato gli Stati membri dell’Ue ad accogliere i migranti il cui rifugio temporaneo sull’isola di Lesbo è stato devastato. “Con la Commissione europea e gli altri Stati membri dell’Ue che sono pronti ad aiutare, dobbiamo chiarire rapidamente come possiamo aiutare la Grecia”, ha twittato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, il Paese del quale detiene la presidenza di turno. “Ciò include la distribuzione dei rifugiati tra coloro che nell’Ue sono disposti ad accoglierli“.

AGI – Il Consiglio scientifico istituito dal governo francese ha espresso un parere “favorevole” alla proposta di abbreviare a 7 giorni il periodo di isolamento delle persone risultate positive al coronavirus rispetto ai 14 giorni attuali. E’ quanto ha dichiarato il ministro della Salute francese Olivier Veran.

Parlando all’emittente France Inter, Veran ha spiegato che la decisione sarà presa formalmente “venerdì durante una riunione del Consiglio della difesa”, il che “ci darà un po’ di tempo per chiamare altri esperti per l’attuazione” del provvedimento. Spiega il responsabile del dicastero della Sanità: “Siamo più contagiosi nei primi cinque giorni o dopo i sintomi o dopo un test positivo. Dopodiché, la contagiosità diminuisce in modo significativo. Dopo una settimana rimane, ma è molto bassa”.   Questo periodo di ‘isolamento abbreviato’ favorirà un maggior rispetto della misura da parte dei francesi, secondo Veran. “Oggi – ha detto ancora – vediamo che molti non rispettano l’isolamento di 14 giorni”. In più, il ministro ha assicurato che la decisione non è stata motivata da “ragioni di priorità economica”.     

Il coronavirus continua a circolare attivamente in Francia. Ieri sera nel Paese si sono registrati oltre 4000 nuovi casi di Covid-19, mentre nei due giorni precedenti sono stati segnalati rispettivamente 7000 a 9000 infezioni. L’epidemia di Covid-19 ha causato più di 30 mila morti in Francia.

(AGI) – Roma, 7 set. – Uomini col volto coperto hanno fermato a Minsk l’ultima esponente di spicco dell’opposizione bielorussa rimasta in patria, Maria Kolesnikova, costringendola a salire su un minivan che l’ha portata in un luogo sconosciuto. La notizia di quello che è stato subito condannato dalla ex candidata alle presidenziali, Svetlana Tikahnovskaya, come un “rapimento” organizzato dal regime, è stata commentata laconicamente dal ministero dell’Interno, che ha assicurato non trattarsi di un arresto.

Un sequestro alla luce del sole 

Kolesnikova – che secondo il portale Tut.by è stata fermata vicino al Museo di arte nazionale intorno alle 10 di stamattina – ha fatto la campagna elettorale a fianco di Tikhanovskaya, che ha rivendicato la vittoria nelle elezioni del 9 agosto contro il presidente Aleksandr Lukashenko ed è stata poi costretta all’esilio in Lituania. Si sono persi i contatti anche con Anton Rodnenkov e Ivan Kravtsov, altri due membri del Consiglio di coordinamento dell’opposizione, l’organismo istituito al fine di guidare una ‘transizione pacifica’ del potere. La vicenda si colloca sullo sfondo della vasta campagna di repressione messa in atto dalle autorità per sedare il movimento di proteste che da quasi un mese chiede le dimissioni di Lukashenko dopo presidenziali ritenute fraudolente. 

“Vogliono far deragliare opposizione”

Dei sette membri del “presidium” del Consiglio di coordinamento, solo due sono ancora in patria e in libertà, tra cui la scrittrice premio Nobel per la letteratura Svetlana Aleksievich. Gli altri sono in carcere o in esilio: l’ultimo a lasciare il Paese sotto pressione dei servizi segreti è stato l’ex ministro della Cultura Pavel Latushko, che si è recato in Polonia dove già si trova da sabato un’altra oppositrice, Olga Kovalkova, anche lei nel presidium.

 Il Consiglio di coordinamento ha parlato senza mezzi termini di “metodi del terrore”, puntando il dito contro le autorità che con rapimenti e intimidazioni mira a “far deragliare” il lavoro dell’opposizione. “Questi metodi sono illegali e non avranno altro effetto, se non quello di peggiorare la crisi”, si legge nella dichiarazione dei rappresentanti dell’opposizione. “Più ci reprimono, più la gente scenderà in strada”, ha ammonito Tikhanovskaya, “continueremo a lottare per il rilascio di tutti i detenuti e per nuove elezioni eque”. 

L’opposizione ha detto di voler “avviare contatti con Russia e Stati Uniti”, mentre guarda a Bruxelles dove entro il 21 settembre si attende l’annuncio delle sanzioni contro una trentina di esponenti del regime bielorusso, su cui però non c’è ancora il consenso dei Ventisette. Peter Stano, portavoce dell’Alto rappresentante Ue Josep Borrell, ha denunciato come “inaccettabile” la “continua repressione da parte delle autorità contro popolazione civile, manifestanti pacifici e attivisti politici”. Nell’ennesima grande manifestazione di ieri a Minsk sono state 633 le persone arrestate.

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