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L'Italia ritiene l'attuale proposta della Commissione europea sul bilancio "inadeguata perchè non risponde a sufficienza alle preoccupazioni e alle attese dei cittadini": lo ha detto il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, nell'incontro alla Farnesina con il Commissario europeo per il Bilancio e le Risorse Umane, Gunther Oettinger. Nel colloquio sul progetto di bilancio pluriennale Ue per il periodo 2021-2027, si legge in una nota, il ministro ha auspicato che la Commissione sia piu' coraggiosa nell'individuare fonti aggiuntive per le risorse del bilancio Ue. "Non è più giustificato che quest'ultime dipendano, prevalentemente, dai contributi versati da ciascuno Stato membro; in questo modo, infatti, si sottraggono risorse ai bilanci nazionali", spiega la nota, "occorre, invece, elaborare nuove 'risorse proprie', di genuina impronta europea. Sul lato della spesa per le politiche Ue, l'Italia considera "indispensabile" una maggiore attenzione alle migrazioni, in primo luogo attraverso lo stanziamento di molte più risorse per lo sviluppo socio-economico dei Paesi di origine e di transito dei migranti. 

 

Nuovo scontro tra La Valletta e Roma sui migranti: il governo maltese ha rilasciato una nota in cui definisce "improprie" le dichiarazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella sua informativa al Senato sul caso della nave Diciotti. "Il governo italiano era pienamente responsabile dello sbarco, secondo il diritto internazionale ed europeo. Malta rinnova il suo invito a continuare con la cooperazione internazionale e a smettere con pubbliche dichiarazioni false", si legge ancora nella nota riportata dal Times of Malta.

Il Parlamento europeo ha dato il via libera alla proposta di direttiva sui diritti d'autore nel mercato unico digitale. La proposta sul Copyright è stata adottata con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astensioni. Gli eurodeputati hanno approvato alcune modifiche proposte dal relatore Axel Voss agli articoli 11 e 13 della proposta di direttiva sul copyright, che erano stati contestati in una campagna a favore della libertà di Internet. Il via libera della plenaria apre ora la strada ai negoziati con il Consiglio. 

Subito critico il M5s che, per bocca della Europarlamentare Isabella Adinolfi , ha definito la direttiva una vittoria per la censura. "Una pagina nera per la democrazia e la libertà dei cittadini" ha detto  Con la scusa della riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Il testo approvato oggi dall'aula di Strasburgo contiene l'odiosa link tax e filtri ai contenuti pubblicati dagli utenti. E' vergognoso! Ha vinto il partito del bavaglio". 

Sul fronte opposto il presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani.  "La direttiva sul diritto d'autore è una vittoria per tutti i cittadini. Oggi il Parlamento europeo ha scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine al far-west digitale" ha scritto su Twitter. 

Complessivamente l'Europarlamento ha votato su 252 emendamenti alla proposta originale della Commissione sul copyright che era stata bocciata a luglio. La chiave rivoluzionaria è in due aricoli: l'11 e il 13.

L'articolo 11 riconosce "il legittimo uso privato e non commerciale di pubblicazioni stampa da parte di utenti individuali", di non far pagare i diritti "per i soli hyperlinks che sono accompagnati da parole individuali" e di escludere qualsiasi "effetto retroattivo".

All'articolo 13 limita l'obbligo di concludere accordi con i detentori di Copyright e l'imposizione di filtri a "fornitori di servizi che condividono contenuto online", invece che a tutti gli operatori della "società dell'informazione".

Cosa cambia

Ecco come cambiano le cose secondo Repubblica: tenendo conto delle modifiche al testo della direttiva, che sarà la base per la trattativa con il Consiglio, i colossi digitali dovrebbero "condividere" i loro ricavi con artisti e giornalisti. Diversi emendamenti alla proposta comunitaria passati in votazione mirano a garantire che i creativi, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, e anche editori e giornalisti, siano remunerati per il loro lavoro quando questo viene utilizzato da piattaforme digitali come YouTube o Facebook e da aggregatori di notizie come Google News. La posizione negoziale del Parlamento rafforza la proposta della Commissione europea per quanto concerne la responsabilità delle piattaforme e degli aggregatori di notizie per le violazioni del diritto d'autore.
Nelle disposizioni introdotte si prevede che la semplice condivisione di collegamenti ipertestuali (hyperlink) agli articoli, insieme a "parole individuali" come descrizione, sarà libera dai vincoli del copyright. Invece se i link saranno accompagnati da descrizioni che soddisfano la lettura degli utenti, si ricadrà nella casistica degli snippet (foto e breve testo di presentazione di articoli): questi saranno coperti da copyright e quindi le piattaforme dovranno pagare i diritti agli editori per il loro uso.
 

 

La discarica di rifiuti elettronici di Agbobloscie in Ghana con i suoi fumi neri e intensi, le montagne di pezzi elettronici grondanti materiali collosi e tossici, i ragazzi dalle scarpe grosse e gli occhi tristi stagliati chini all’orizzonte, intenti a separare pezzi utili per il riciclo, è già da qualche anno al centro di diversi reportage che hanno cercato di denunciarne la devastante pericolosità per la salute umana e per quella ambientale. 

Di grandi e piccole Agbobloscie è pieno il Ghana e lo sono altri paesi dell’Africa occidentale, come la Nigeria, dove confluiscono per lo più illegalmente, quegli oggetti divenuti simbolo della decadenza di una società schiava dell’elettronica, che non sa più immaginare una vita senza l’ultimo prodotto di grido sul mercato dei tablet, smartphone, computer e così via. 

In luoghi come questo sciamano dalle aride regioni del Nord, migliaia di giovani uomini e donne come Hamadou, che ad Agbobloscie è arrivato quando aveva 15 anni e da allora ne ha compiuti 30, ma nella sua vita nulla è cambiato. 

Ai margini di questo luogo infernale si è specializzato in smantellamento di vecchi frigoriferi e compressori da cui estrae il rame e l’alluminio che poi vende per racimolare dai 10 ai 30 ghana cedi al giorno pari a 2  e 5 euro. Di Hamadou solo ad Agbobloscie ce ne sono circa 30.000 secondo le stime dell’EPA, l’Agenzia per la protezione ambientale del Ghana. Appartengono quasi tutti all’etnia Dagomba che occupa diverse aree della arida fascia di territorio pre-Sahel per lo più dediti a una vita di pastorizia e povertà estrema, quella che li spinge a migrare ad Accra e poi in Europa in cerca di fortuna. 

Chiude la discarica illegale

Da questa settimana e per la prima volta il paese sembra aver dichiarato guerra alla discarica illegale con l'annuncio della imminente realizzazione di una struttura che sorgerà proprio ad Agbobloshie e che sarà interamente dedicata al riciclo dei rifiuti elettronici. I lavori inizieranno ad ottobre e nel giro di 8 mesi l’opera, presentata dal presidente stesso del paese, sarà completata e in grado di dare lavoro a 22.000 persone.

Anche l'Unione europea ha provato a trovare  una soluzione per un luogo come questo e da qui è nato E-magin (E-waste management in Ghana) un progetto pensato per provare a immaginare un mondo diverso. Lanciato a febbraio e della durata di 4 anni, E-magin, punta a un Ghana libero dalla stretta dei rifiuti elettronici con un piano che serve a rendere operativa una legge quadro sul controllo dei rifiuti pericolosi posta in atto nel paese nel 2016. Il progetto è supportato da un fondo dell’Unione europea e gestito dall’Università di Cape Coast in collaborazione con la tedesca Adelphi. Nell’ambito di questo progetto, sono partiti ad Accra una serie di workshop per insegnare a gestire rifiuti rivolti alle Piccole e Medie Imprese locali (SMEs) che sono già nel settore o che intendono entrarci. 

Ad Agbobloscie però non si vede ancora traccia dell’intervento di questo progetto nè di altri e quando ad Hamadou domandiamo se ne abbia sentito parlare la risposta è negativa anche se sui giornali locali è da giorni che escono articoli in cui si invitano i giovani a registrarsi presso gli uffici competenti per poter un giorno regolarizzarsi e lavorare responsabilmente. Il problema è che ad Agobloboscie i giornali non arrivano e nessuno, è lo stesso Hamadou a confermarcelo, ha mai visto un funzionario aggirarsi fra le fiamme, il fumo e i miasmi di questo inferno elettronico.

"Difenderemo le nostre frontiere anche contro di voi se sarà necessario". Così il primo ministro ungherese Viktor Orban, si è rivolto agli europarlamentari durante la plenaria a Strasburgo. "Solo noi possiamo decidere con chi vivere e come gestire le nostre frontiere – ha detto Orban – abbiamo deciso di difendere l'Ungheria e l'Europa e non accettiamo che le forze pro-migrazione ci ricattino. Ma noi difenderemo le nostre frontiere anche contro di voi se sarà necessario".

La battaglia di Idlib, ultimo bastione degli insorti non finanziati dall’Occidente nella guerra in Siria, potrebbe diventare il "peggior disastro umanitario" del XXI° secolo, secondo il Segretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari. "Ci devono essere modi per risolvere questo problema nei prossimi mesi, perché Idlib non si trasformi nella peggiore crisi umanitaria del XXI° secolo, con la più pesante perdita di vite umane", ha detto Mark Lowcock in una conferenza tenuta a Ginevra, dove incontrerà i rappresentanti delle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite.

Leggi anche su Formiche: Come colpire l’Isis risparmiando i civili? La tragedia di Idlib e il cruccio Usa

Il governo siriano sta approntando insieme alla Russia un’offensiva su larga scala contro la provincia settentrionale di Idlib, che trova al momento l’opposizione della Turchia, secondo cui tale operazione sarebbe “disastrosa”, un’opinione condivisa anche dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. Francia, Regno Unito e Stati Uniti hanno avvertito Damasco che risponderanno militarmente a eventuali attacchi chimici condotti dal regime nell’area. Secondo quanto dichiarato ieri da Moscsa, l’esercito siriano e i suoi alleati russi non hanno fissato alcuna data per l’offensiva.

Rischio di attacco chimico

Ieri il responsabile per la politica estera del partito della cancelliera Angela Merkel, CDU Norbert Röttgen ha dichiarato che la Germania e i suoi alleati stanno valutando lo schieramento di truppe in Siria in caso di attacco chimico da parte del regime contro la popolazione civile. All’emittente tedesca RedaktionsNetzwerk Deutschland (RND) Röttgen ha dichiarato che in caso di attacco chimico da parte di Assad, “la Germania dovrebbe essere disposta a collaborare con gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia” in Siria. Il politico ha detto che tale schieramento nel paese arabo sarebbe giustificato dalle leggi internazionali e che sarebbe “sufficiente” anche un’approvazione successiva da parte del parlamento, anziché preventiva, perché si tratterebbe di “un caso eccezionale”.

Intanto sono ripresi i raid aerei e di artiglieria sulla campagna sud orientale della provincia di Idlib e sul nord del governatorato di Hama, ancora in mano ai ribelli. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, le forze filo-governative hanno hanno lanciato più di 10 incursioni aeree sulla città di Latamna, nel nord ovest della provincia di Hama.

Leggi anche sul sito dell'Ispi: Siria: le ambiguità dietro la battaglia di Idlib

Almeno 17 persone sono rimaste ferite ieri a seguito di alcuni raid aerei compiuti dalle forze fedeli al governo di Damasco e dai loro alleati russi, secondo quanto riferito all’agenzia di stampa turca Anadolu dei cosiddetti Caschi bianchi, gli uomini e le donne della Syrian Civil Defence, un’organizzazione nata nel 2013 per aiutare le vittime del conflitto siriano. Secondo quanto riportato, le forze del regime e i loro alleati russi hanno bombardato questa mattina le città di Al-Habit, Jarjanaz, Haysh e Al-Tamanaa, nella provincia di Idlib, e la città di Allatamna nella campagna di Hama. I raid sono stati condotti in prevalenza dall’aviazione russa, con velivoli partiti dalla base aerea di Hmeymim nella provincia sud-orientale di Latakia.

Secondo i Caschi bianchi, dall’inizio del mese almeno 29 civili sono rimasti uccisi e decine sono stati feriti dagli attacchi aerei e a colpi di artiglieria condotti dalle forze del regime e dall’aviazione russa sulle province di Idlib e Hama.

La provincia di Idlib è controllata per il 60% dal movimento armato islamico ribelle Hayat Tahrir al-Shaam, composto in parte da ex combattenti del ramo siriano di al-Qaeda, mentre il resto è diviso tra vari gruppi armati ribelli. In questa zona sono presenti anche unità dell’esercito turco, incaricato di sorvegliare l’applicazione dell’accordo di de-escalation attraverso 12 punti di osservazione, e sempre qui sono giunti migliaia di miliziani di gruppi armati ribelli evacuati negli scorsi mesi da altre aree della Siria, secondo alcuni accordi conclusi con il regime. 

Le Nazioni Unite hanno chiesto a Russia, Iran e Turchia di evitare l’offensiva, che potrebbe portare a "bagno di sangue”. Nell'area delle eventuali operazioni abitano quasi 4 milioni di persone, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha fatto sapere che un’eventuale offensiva porterebbe gli sfollati già presenti nell’area a oltre 700 mila. Almeno 30 mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa dei recenti bombardamenti condotti dalle forze del regime di Damasco e dai loro alleati russi nella provincia siriana di Idlib secondo le Nazioni Unite.

Ankara pronta a inviare 20 mila combattenti siriani a Idlib 

La Turchia è pronta a inviare 20 mila uomini dell'esercito libero siriano (Els) ad Idlib. La notizia è stata riportata dal quotidiano filo governativo Yeni Shafak, secondo cui 10 mila siriani dell'Els addestrati in Turchia sarebbero già sul campo, mentre altro 20 mila sarebbero pronti a intervenire per liberare Idlib, città nel nord ovest della Siria che la Russia e' decisa a strappare ai ribelli e riportare sotto il controllo del presidente siriano Bashar El Assad.I 10 mila già sul campo sono al momento schierati nelle province nord siriane di Afrin, Azaz, Jarablus, El Bab, Harraj, Mera e Savran e secondo Temi Shafak da Ankara attendono solo l'ordine per entrare in azione. 

Tuttavia la Turchia teme un nuovo dramma umanitario, con l'agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) che ha lanciato l'allarme secondo cui a rischio ci sono piu' di due milioni di civili, la cui unica speranza sarebbe un esodo verso il confine turco, attualmente chiuso. Si stima che almeno 10 mila jihadisti di Al Nusra e Hayat Tahrir al Sham, gruppo nato dalla fusione di diverse sigle islamiste e costola di al Qaeda, controllino almeno il 60% del territorio di Idlib.

“Voteremo in difesa di Orban, l’Europarlamento non può fare processi ai popoli e ai governi eletti”. Così il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in una nota, in merito al voto previsto per domani a Strasburgo sulle sanzioni contro l’Ungheria.

Almeno due addetti alla sicurezza sono rimasti uccisi a Tripoli durante l'attacco di sei uomini al quartier generale della National Oil Corporation (Noc). A riferirlo è l’emittente televisiva Al Hadath, secondo cui gli aggressori sono tutti morti. Almeno tre di loro si sono fatti saltare in aria durante l’attacco, avvenuto a meno di 200 metri dall’ufficio del primo ministro libico. Le fonti citate dall’emittente riferiscono che gli aggressori sono di origine africana. Durante l’attacco alcuni dipendenti erano stati presi in ostaggio.

Il quartier generale della National Oil Corporation (Noc) a Tripoli, dove sono barricati uomini armati, sarebbe stato anche attaccato da un kamikaze. Lo riferisce l’emittente televisiva libica Al Hadath, secondo cui l’attacco alla sede della compagnia petrolifera pubblica è stato condotto questa mattina da parte di 3 assalitori armati. Un impiegato in un albergo vicino ha detto di aver sentito almeno cinque esplosioni nel corso dell’attacco. Una squadra di vigili del fuoco è giunta sul posto per spegnere l’incendio causato dalle esplosioni, mentre diverse ambulanze hanno trasferito alcuni feriti lontano dalla scena dell’attacco.  Una colonna di fumo si è alzata dall’edificio, mentre le forze di sicurezza hanno circondato la sede e hanno bloccato le strade intorno. Un testimone oculare ha riferito al portale Al-Wasat che un imprecisato numero di dipendenti della compagnia petrolifera di stato è riuscito ad abbandonare l’edificio, mentre altri si trovano ancora all’interno insieme ad alcuni degli aggressori. Le operazioni sono affidate al comando dell'area militare di Tripoli e all milizia Forza di deterrenza, le cui truppe sono giunte sul posto.

E' Damiano Cantone, palermitano, il medico italiano sopravvissuto all'incidente aereo nel Sud Sudan. Sta bene e non è in pericolo di vita, lo rende noto all'AGI l'Ong Cuamm Medici con l'Africa con cui Cantone collabora. Il dottore era diretto all'ospedale di Yirol per prestare servizio insieme a Medici con l'Africa Cuamm che supporta la struttura dal 2007 a favore della salute di mamme e bambini", spiegano dall'Ong. "Con grande sollievo, seppur addolorati per le tante vittime e le loro famiglie, confermiamo che le condizioni del dottor Cantone sono buone e che il medico non e' in pericolo di vita. Verra' trasferito a Juba e rientrera' presto in Italia", ha scritto l'Ong in una nota.

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