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Election Day 2019 amaro per Donald Trump, mentre la sua difesa del presidente Usa sulla richiesta di impeachment comincia a scricchiolare e dal 13 novembre gli americani potranno vedere in tv le deposizioni dei testimoni al Congresso. Presentato dal vice presidente, Mike Pence, come un “referendum su Trump”, il primo test dopo l’avvio della procedura per la messa in stato d’accusa, ad un anno dalle presidenziali del 2020, ha visto il trionfo dei democratici in Virginia per la prima volta da un quarto di secolo: il partito dell’Asinello controlla entrambe le Camere del Parlamento, strappate ai repubblicani, e il governo dello Stato, con Ralph Northam al timone dal gennaio del 2018.

In Kentucky, uno degli stati più repubblicani d’America, non è stata ancora ufficializzata l’elezione a governatore del democratico Andy Bershear, tutt’altro che scontata visto lo 0,4% di scarto, (49,2% contro 48,9%, solo 5100 voti su 1,4 milioni) nei confronti del repubblicano Matt Bevin, che non ha riconosciuto la vittoria del rivale. Ma in Kentucky, nel 2016, quando fu eletto presidente, Trump vinse con uno scarto di 30 punti sulla rivale democratica Hillary Clinton. Secondo i repubblicani ha perso un candidato debole, privo di emozioni, l’opposto di Trump. Il presidente si era speso per il governatore Bevin, al punto da chiudere personalmente la campagna elettorale. “Se perdete – aveva detto – diranno che Trump ha subito la più grande sconfitta della storia del mondo. Non potete lasciare che mi accada questo”.

Sull’esito del voto pesa la scarsa popolarità del 52enne Bevin che ha ingaggiato una dura lotta contro sindacati e insegnanti. La vittoria di Bashear (attuale procuratore generale dello Stato e figlio di Steve Beshear, 61esimo governatore del Kentucky, dal 2007 al 2015, ovvero il predecessore di Bevin), se confermata, alimenta invece le flebili speranze dei dem di scalzare il prossimo anno il leader di maggioranza al Senato, il repubblicano Mitch McConnel che correrà per la rielezione. McConnell è riuscito però a far eleggere alla carica di procuratore generale il primo repubblicano dopo settant’anni e il primo afroamericano della storia: Daniel Cameron.

A consolare il presidente, il Mississippi, dove ha vinto il repubblicano Tate Reeves. Qui si è riconfermata vincente la linea del Gop contraria all’estensione dell’assistenza sanitaria, uno dei pilastri della campagna democratica per le presidenziali. Il duello è stato una specie di referendum sull’ampliamento dell’assistenza medica: Reeves si è sempre opposto, mentre l’avversario, il democratico Jim Hood, aveva promesso di allargare la copertura ad altre centomila persone per ora escluse. L’urna ha confermato quello che molti sondaggi registrano da mesi: la maggioranza degli americani non vuole la svolta “socialista” sul sistema sanitario, proprio uno dei pilastri del programma politico dei potenziali avversari di Trump nella corsa alla Casa Bianca del 2020.

È stata catturata la moglie di Abu Bakr al-Baghdadi. Lo ha annunciato Recep Tayyip Erdogan. Il presidente turco lo ha reso noto ricordando anche la cattura, nei giorni scorsi, della sorella del ‘califfo’, ucciso da un raid americano alla fine di ottobre nel nord della Siria, e del marito di quest’ultima.

“Abbiamo catturato la moglie di Al-Baghdadi. Il capo dell’Isis si è fatto esplodere in un tunnel. Noi abbiamo catturato vive la moglie e la sorella con suo marito. Portiamo avanti con forza la nostra battaglia (contro il terrorismo ndr)”, ha detto Erdogan in riferimento all’arresto di Rasmya Awad, la sorella del terrorista arrestata dalla Turchia nel nord est della Siria.

Il leader turco ha assicurato che gli arrestati pagheranno per aver compiuto atti terroristici “usando il nome dell’Islam”, religione di cui sono in realtà “nemici”. “Questa è la nostra risposta all’Occidente, che prima di parlare di terrorismo islamico deve guardarsi allo specchio, perché magari i terroristi ce li ha in casa”, ha aggiunto il presidente, che parlava presso la facoltà di teologia dell’Università di Ankara.  

Nuova grana per la Boeing dopo il software alla base di due disastri aerei che hanno coinvolto il modello 737 Max. Un ex ingegnere ha denunciato un difetto sui 787 Dreamliner che potrebbe addirittura provocare mancanza di ossigeno ai passeggeri se in cabina si verificasse un’improvvisa depressurizzazione. L'”aereo dei sogni”, in servizio dal 2011 su tratte per lo più di lungo raggio, ha già dato diversi problemi tecnici, ma ora arriva un nuovo campanello d’allarme da John Barnett che per 30 anni ha lavorato nel controllo qualità dell’azienda fino a quando, nel marzo 2017, non è andato in pensione.

Secondo l’ingegnere, citato dalla Bbc, i test hanno dimostrato che un quarto dei sistemi di ossigeno del 787 potrebbero essere difettosi e non lavorare se ce ne fosse necessità. Non solo, ma questi sistemi difettosi sarebbero ancora montati sui velivoli in produzione in un impianto della Boeing. Il colosso aeronautico, da parte sua, ha respinto le accuse e ha ribadito che la qualità della sua produzione è altissima.

​Barnett dal 2010 ha lavorato nella fabbrica di North Charleston, in Carolina del Sud, uno dei due impianti coinvolti nella costruzione del 787 Dreamliner, un prototipo avveniristico che rappresenta una preziosa fonte di profitti per l’azienda. Ma secondo l’ingegnere, la fretta di immettere il velivolo sul mercato ha messo a rischio la sua sicurezza. 

L’ombra del partito di estrema destra Vox, in ascesa nei sondaggi, si allunga sul voto di domenica in Spagna. Tra quattro giorni gli spagnoli sono attesi alle urne per la quarta volta in 4 anni, a 7 mesi dalle legislative vinte dai socialisti che, pero’, non sono stati in grado di formare un governo. Sulle prossime elezioni politiche peseranno i dati sulla disoccupazione e l’irrisolta crisi politica e civile in Catalogna.  n questo quadro, Vox torna dunque al centro della scena politica e, come osserva il quotidiano La Vanguardia, il premier socialista uscente, Pedro Sanchez, sta facendo leva su questa paura per ottenere i voti degli indecisi.

Cosa dicono i sondaggi

In base agli ultimi sondaggi diffusi dal quotidiano El Mundo, il Psoe ha perso terreno rispetto alle elezioni di aprile, e raccoglie il 27,6% delle intenzioni di voto, seguito dal Partito popolare (Pp) di Pablo Casado al 21,2% (+4,5 punti), Unidos Podemos di Pablo Iglesias Turrion al 12,6% (-1,7), tallonato da Vox di Santiago Abascal al 12% (+1,7) e Ciudadanos di Albert Rivera al 9,3% (- 6,6).

Cosa sostiene Sanchez

Durante buona parte del dibattito televisivo di lunedì sera, Sanchez ha difeso il suo bilancio di governo, citando tra i successi conseguiti il Patto di Stato contro la violenza coniugale, l’emendamento del Codice penale in difesa delle donne, il congedo paternità di 18 settimane nel 2024. Il premier uscente ha anche spiegato la sua iniziativa di riesumare le spoglie del dittatore Franco dal suo mausoleo per seppellirlo in un cimitero comune, ma i leader di destra lo hanno accusato di aver riaperto le ferite del passato.

Guardando verso l’elettorato di destra, Sanchez propone di attuare riforme giudiziarie, tra cui la reintroduzione del reato di convocazione illegale di referendum, istituito dal Partito popolare per bloccare il piano dell’indipendentista Ibarretxe e poi rimosso dal Psoe dell’ex premier Josè Luis Rodriguez Zapatero. 

Il Salvini spagnolo

Il nazionalista Santiago Abascal, spesso definito dalla stampa spagnola come “il rappresentante di Salvini in Spagna”, si presenta come il nuovo catalizzatore del malessere sociale, strenuo difensore della sovranità, dell’identità nazionale e dei confini per bloccare l’invasione dei migranti, oltre ad essere fortemente euroscettico. E’ lui l’altro ‘vincitore’ secondo gli osservatori, del dibattito di lunedì. 

Abascal si è concentrato sulle questioni legate alla sicurezza e all’immigrazione, dicendosi convinto che “un paese abbia bisogno di frontiere sicure, di un’immigrazione legale, ordinata, regolata e assimilabile. La risposta alla crisi demografica non puo’ venire dall’importazione di milioni di persone dall’Africa che collochiamo in Europa. Spesso provengono da culture che non possono essere assimilate”. Sulla lotta al femminicidio, il leader di Vox ha insistito sulla “priorità di garantire la sicurezza delle donne, lasciando gli stupratori chiusi nelle carceri”. 

La proposta di Podemos

Una voce un po’ fuori dal coro è stata quella di Pablo Iglesias, leader della sinistra radicale di Unidas Podemos, che, sempre durante il dibattito, ha lanciato a Sanchez una nuova idea di alleanza, in un panorama politico spagnolo sempre più frammentato e da mesi in situazione di stallo. “Qui ci sono cinque candidati, perché in Spagna la politica bipartisan è finita. Sappiamo che non ci sarà la maggioranza assoluta per nessuno, quindi dobbiamo trovare un accordo. Penso che sia chiaro che ci sarà un accordo di coalizione a destra. E qui voglio essere molto sincero: penso che milioni di elettori di sinistra, sia di Unidas Podemos che del Partito Socialista, vogliono che abbandoniamo il gioco dello scaricabarile e che arriviamo finalmente ad un accordo per governare insieme”, ha detto Iglesias, che ha incentrato il suo intervento sul rafforzamento delle politiche sociali.

Sanchez avrà i numeri?

Numeri alla mano, per ottenere i 176 voti necessari per insediarsi, il prossimo governo guidato dai socialisti dovrà necessariamente stringere alleanze. Da solo infatti il Psoe potrebbe ottenere tra 118 e 126 seggi; e rischia di non bastare il solo appoggio di Podemos, con i suoi 35-40 seggi. Pertanto, negli ultimi giorni di campagna, Sanchez sta cercando di conquistare i voti degli indecisi, puntando anche sull’elettorato di centro-destra, in particolare quelli di Ciudadanos. Se non ci riuscisse, il rischio è che la Spagna non esca dallo stallo politico-istituzionale in atto ormai da mesi. 

La Catalogna è blindata

Intanto, il governo spagnolo ‘blinda’ la Catalogna in vista del voto: il ministero dell’Interno ha, infatti, deciso di mettere in campo un ampio dispositivo di sicurezza per evitare tensioni nella Generalitat, scossa da tensioni indipendentiste.
Secondo fonti di El Pais, scenderanno in campo 2.500 poliziotti e 2.000 uomini della Gendarmeria, in aggiunta ai Mossos d’Esquadra, la polizia catalana. Si tratterebbe dunque di un numero di agenti pari a più del doppio rispetto a quanti messi in campo all’indomani della sentenza del ‘proces’ (anche se fonti del ministero evocano numeri minori, circa 3 mila uomini). A vigilare sui collegi elettorali ci saranno anche 8 mila agenti dei Mossos.

Lindsay Hoyle è il nuovo speaker della Camera dei Comuni britannica: laburista low profile, 62enne, pacato e conciliatore, sostituisce in tutto e per tutto l’eccentrico John Bercow, grande protagonista della tumultuosa pagina della Brexit che Hoyle ha ora il delicato compito di completarne la scrittura.

Thanks to all those who nominated me to be Speaker@CharlesWalkerGB @marionfellows @tracey_crouch @MarshadeCordova @DavidCrausby @joanryanEnfield @SeemaKennedy @Pauline_Latham @KevanJonesMP @SirRogerGale @William_Wragg @Chris_Matheson @khalid4PB @CarolineFlintMP @Jamie4North pic.twitter.com/VyCmba8FaN

— Lindsay Hoyle (@LindsayHoyle_MP)
November 4, 2019

Già vice di Bercow dal 2010, il deputato del Lancashire si è sempre distinto per la sua imparzialità e per la “gentilezza”, attributo evidenziato anche dal premier, Boris Johnson, nel suo intervento di benvenuto. Parole di apprezzamento sono arrivate anche dal suo ormai ex capogruppo, Jeremy Corbyn.

“Questa Camera cambierà e cambierà in meglio. Spero tornerà di nuovo una grande e rispettata Camera, non solo qui ma in tutto il mondo. Dobbiamo assicurarci di spazzare via queste macchie”, ha dichiarato nel suo primo intervento da numero dell’assise, promettendo che sarà “neutrale” e “trasparente”.

New Speaker says he hopes “tarnish is polished away” from Commons and respect restored

Sir Lindsay Hoyle also pays tribute to his daughter Natalie who died two years ago, saying, “I wish she’d been here”https://t.co/9GrDR3YaX7 pic.twitter.com/5yFqO3RSkP

— BBC Politics (@BBCPolitics)
November 4, 2019

Ha ricordato sua figlia Natalie, morta suicida nel 2017 dopo essere uscita da una relazione “tossica”. “C’è una persona che non è qui: mia figlia, Natalie. Vorrei che fosse stata qui, manca a tutta la famiglia, non più di quanto manchi a sua madre. Devo dire che lei era tutto per noi. Ci mancherà sempre, ma sarà sempre nei nostri pensieri”.

Al contrario del suo predecessore, non si è mai sbilanciato sulla Brexit ma quando è stato necessario, ad esempio nel 2017 contro i nazionalisti scozzesi che cantavano l’inno europeo in pieno svolgimento dei lavori parlamentari, ha saputo tirare fuori gli artigli e zittirli. In un’intervista di domenica, aveva spiegato di vedere lo speaker come un semplice arbitro e che “la gente non vuole ricordarsi dell’arbitro, ma della partita”.

A casa, Hoyle ha un piccolo zoo con gli animali che portano nomi di politici britannici: il pappagallo Boris, in onore del premier conservatore, la tartaruga “dal guscio duro” Maggie e il rottweiler Gordon, come gli ex premier Thatcher e Brown. 
 

Gli 007 del mondo occidentale si aspettano grandi cose dall’arresto della sorella di Abu Bakhr al-Baghdadi avvenuto ieri sera. Rasmiya Awad, 65 anni, è stata catturata dai militari turchi nel nord della Siria, in un raid vicino alla città di Azaz, ad una decina di chilometri dal confine con la Turchia, in un’area controllata dall’esercito di Ankara dopo l’operazione ‘Fonte di pace’ lanciata ad ottobre. E secondo una fonte dell’intelligence turca, la donna potrebbe essere “una miniera d’oro” di informazioni sull’Isis. 

Si sa poco della sorella maggiore di al-Baghdadi, che aveva cinque fratelli e diverse sorelle, anche se non è chiaro se siano tutti ancora vivi, scrive il New York Times. Awad è stata trovata in una roulotte, dove viveva con suo marito, sua nuora e cinque figli. È sotto interrogatorio per sospetto coinvolgimento nelle attività terroristiche di Daesh. E adesso si cerca di capire quante informazioni possegga la donna e quanto tempo abbia trascorso con il defunto leader dell’Isis.

“Non credo che possa essere al corrente di piani di attacco imminenti, ma potrebbe conoscere le rotte del contrabbando. Potrebbe conoscere le reti di cui al-Baghdadi si fidava, le persone a lui più vicine, le reti in Iraq che l’hanno aiutata nei suoi spostamenti e in quelli della sua famiglia”, ha detto a Bbc World News Mike Pregent, un esperto di antiterrorismo dell’Hudson Institute, “dovrebbe essere in grado di fornire ai servizi segreti americani e a quelli alleati uno schema delle reti dell’Isis, di come hanno spostato i membri della famiglia, di come hanno viaggiato e di chi si fidavano”.

L’Italia continuerà a lavorare per consolidare la sua presenza commerciale in Cina. E’ quanto affermato dal ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi Di Maio, che ha preso parte alla cerimonia di inaugurazione della seconda China International Import Expo di Shanghai, inaugurata martedì dal presidente cinese Xi Jinping. Nel suo intervento, il capo della diplomazia italiana ha rimarcato l’importanza della collaborazione internazionale all’insegna dell’inclusività, della sostenibilità e della parità di condizioni tra operatori economici. Poi, Di Maio – unico non premier presente alla cerimonia, un gesto di rottura del protocollo definito “storico” – ha garantito che il Paese continuerà a lavorare per accrescere ulteriormente la visibilità e la reputazione del Made in Italy

Xi: “Abbattiamo le barriere commerciali”

Da parte sua, Xi Jinping ha fatto un richiamo contro il protezionismo e l’unilateralismo: “Dobbiamo unirci invece che lasciarci andare. Dobbiamo abbattere i muri, e non costruirne”. E ancora: “Dobbiamo continuamente abbattere le barriere commerciali, ottimizzare la catene di approvvigionamento e di valore globali e congiuntamente favorire la domanda di mercato”, ha dichiarato il presidente cinese nel suo intervento in apertura.

“La Cina darà maggiore importanza alle importazioni e continueremo ad abbassare le tariffe“, ha assicurato Xi. “La Cina continuerà a migliorare il clima d’affari per permettere alle aziende di sopravvivere e prosperare”, ha proseguito il presidente cinese, aggiungendo che il Paese è impegnato nel miglioramento degli scambi commerciali e nella riforma del Wto, l’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Pechino continuerà a impegnarsi “nel portare avanti il processo di globalizzazione economica“, ha aggiunto Xi, citando i negoziati in corso con l’Unione Europea sull’accordo complessivo per gli investimenti, che dovrebbero concludersi nel 2020, e la cooperazione con gli organismi internazionali, tra cui l’Onu e l’Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation).

“Italia e Cina mai così vicine”

Quanto alle relazioni sino-italiane, ha sottolineato Di Maio, i due Paesi “non sono mai stati cosi’ vicini”. Il titolare della Farnesina ha ricordato i principali progressi nella cooperazione tra la Cina e l’Italia, che il prossimo anno celebreranno i 50 anni di relazioni diplomatiche, e citato nel suo intervento la firma del memorandum sull’iniziativa Belt and Road, la Nuova Via della Seta, siglato a Roma a marzo scorso, durante la visita in Italia del presidente cinese, Xi Jinping. L’Italia, ha poi dichiarato Di Maio, “nel corso dei secoli ha testimoniato che lo scambio di conoscenze e i rapporti di sincera amicizia possono svilupparsi con reciproca soddisfazione lungo la Via della Seta”.

“Preoccupati dal 5G”

“Devo dire molto onestamente che dagli Stati Uniti sulla Via della Seta non è mai arrivato un attacco” all’Italia, ha precisato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, rispondendo a una domanda dei giornalisti italiani sulla reazione di Washington all’adesione dell’Italia all’iniziativa Belt and Road. “L’unica premura-preoccupazione che avevano gli Stati Uniti, e che avevamo anche noi, è sul 5G in generale”, ha sottolineato il titolare della Farnesina.

Di Maio ha rimarcato che su questa materia l’Italia ha “la normativa più restrittiva che ci sia in Europa” e ha auspicato che “sul 5G tutti i Paesi europei possano adeguarsi alla nostra normativa”. “Ho detto sia ai cinesi che agli americani”, ha proseguito il ministro degli Esteri, “che la normativa sul 5G riguarda tutte le società di telecomunicazioni, quindi riguarderà ogni provenienza delle società di telecomunicazioni. Non potrebbe essere altrimenti, sia per la normativa europea, sia per la costituzione italiana, che impedisce di fare norme che colpiscano un soggetto di mercato”. Di Maio ha poi precisato che la normativa italiana “riguarderà sia Huawei che Ericsson, che altri soggetti che sono impegnati nel 5G”.

“Xi ha compreso il valore dell’Italia”

“Credo che il presidente Trump, che è un uomo di business, abbia sempre compreso l’importanza che noi diamo al valore dell’export e del commercio estero, soprattutto per un Paese esportatore come l’Italia, che porta il made in Italy in tutto il mondo, e per cui la gente impazzisce”. E’ il pensiero espresso dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, rispetto a eventuali perplessità degli Usa sugli investimenti cinesi in Italia. L’obiettivo dell’Italia è quello di aumentare le nostre relazioni commerciali per evitare un calo dell’export, ha proseguito il ministro, citando difficoltà a livello europeo e internazionale. “Il rafforzamento del nostro export non puo’ che guardare a est”, ha concluso Di Maio, citando i mercati di Cina, Medio Oriente e India, su cui, ha sottolineato, “dobbiamo lavorare”. 

Il Ceo di McDonald’s, Steve Easterbrook, è stato licenziato dal board dell’azienda per aver violato la politica aziendale instaurando una relazione sentimentale consensuale con un componente del personale del gruppo.

Easterbrook, che è diventato Ceo nel 2015, “ha dimostrato uno scarso giudizio in merito a una recente relazione consensuale”, ha affermato McDonald’s in una nota. Viene sostituito da Chris Kempczinski

Le presidenziali Usa si terranno tra un anno esatto, martedì 3 novembre 2020. Il 7 ottobre è in programma il primo duello presidenziale. Le primarie di partito cominceranno il 3 febbraio in Iowa. Tra i repubblicani al momento il candidato unico potrebbe essere Donald Trump, al punto che in quattro stati, Arizona, Kansas, Nevada e South Carolina, le primarie sono state annullate. Ecco le date più importanti dei prossimi dodici mesi.

  • 20 novembre 2019: in Georgia quinto dibattito televisivo tra candidati democratici.
  • 19 dicembre: in California sesto dibattito televisivo tra candidati democratici.
  • 3 febbraio 2020: primarie in Iowa, primo stato a eleggere i delegati democratici che nomineranno il candidato.
  • 3 marzo: 17 stati al voto per scegliere il candidato democratico. Il più importante la California, che nominerà 416 delegati sui 4.765 totali che parteciperanno alla convention.
  • 6 giugno: primarie solo democratiche nelle Isole Vergini, i cui elettori saranno gli ultimi a scegliere, eleggendo i 6 delegati da mandare alla convention.
  • 13/16 luglio: a Milwaukee, Wisconsin, Convention democratica per l’ufficializzazione del candidato presidenziale.
  • 24/27 agosto: a Charlotte, North Carolina, Convention repubblicana per l’ufficializzazione del candidato presidenziale.
  • 29 settembre: primo dibattito presidenziale tra candidati ufficiali. Si svolgerà nell’Indiana, all’Università di Notre Dame.
  • 7 ottobre: primo dibattito tra vice presidenti. Utah, Salt Lake City. University of Utah.
  • 15 ottobre: secondo dibattito presidenziale. Michigan. Ann Arbor, University of Michigan.
  • 22 ottobre 2020: terzo dibattito presidenziale. Tennessee. Nashville, Belmont University.
  • 3 novembre 2020: Election Day.

Tra un anno esatto, nel Super Tuesday del 3 novembre 2020, gli americani eleggeranno il presidente degli Stati per il mandato fino al 2024 e il quadro degli sfidanti comincia a delinearsi. Mentre Donald Trump, al momento, è quasi certo di non avere sfidanti interni al punto che i repubblicani non hanno neanche fissato ipotetiche date per le primarie di partito, tra i democratici la corsa è destinata a ridursi a quattro candidati, dopo i ventidue che si erano contati in estate: Joe Biden, Elizabeth Warren, Bernie Sanders e Pete Buttigieg.

A cento giorni dalle primarie in Iowa, che apriranno la sfida reale dei voti, Beto O’Rourke ha annunciato venerdì il suo ritiro, Kamala Harris resiste ma è in discesa da due mesi. In attesa del quinto duello televisivo, previsto il 20 novembre in Georgia, alcuni sondaggi confermano l’ascesa della senatrice Warren e il rallentamento di Biden, frenato dal caso Ucraina con l’ombra del conflitto d’interessi con il figlio Hunter, ex manager di un’azienda ucraina del gas finita sotto inchiesta, e poi uscitane, quando il padre era vice presidente degli Stati Uniti e si occupava di Ucraina.

È il caso della rilevazione New York Times/Siena College, pubblicata venerdì: proprio sul voto in Iowa Warren balza in testa col 22%, seguita da Bernie Sanders al 19% e da Pete Buttigieg al 18%; solo quarto l’ex vice presidente col 17% dei consensi. Un ultimo sondaggio, di Washington Post/Abc, ma sulle intenzioni di voto degli elettori dem a livello nazionale, vede invece in testa Biden con il 28%, seguito da Warren con il 23. Terzo Sanders, al 17 per cento, quarto Buttigieg con il 9.

Tutti gli altri candidati si attestano comunque intorno al 2 per cento e sembrano, almeno momentaneamente, fuori dai giochi. Mentre Warren e Buttigieg crescono, Sanders paga l’infarto avuto di recente. Nello stesso sondaggio, il 45 per cento degli intervistati ritiene che Sanders non sia nelle condizioni di salute ideali per fare il presidente.

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