Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

AGI – Il presidente Usa, Donald Trump, sarà oggi in California per un briefing sugli incendi che nell’Ovest del Paese hanno ucciso almeno 35 persone e distrutto quasi due milioni di ettari di terreno tra Los Angeles, San Francisco, Seattle, nello stato di Washington e in Oregon: complessivamente, un’area area più o meno delle dimensioni di uno stato come il New Jersey. Si recherà domani nelle zone colpite anche la candidata democratica alla vice presidenza, Kamala Harris, che in un tweet ha attaccato Trump, sostenendo che i roghi sono sono dovuti anche ai cambiamenti climatici.

“Questo è il cambiamento climatico, e questa è un’amministrazione che ha messo la testa nella sabbia”, ha affermato Eric Garcetti, sindaco democratico di Los Angeles. Delle almeno 35 persone uccise dagli incendi dall’inizio dell’estate, 27 sono morte solo questa settimana. Trump ha in programma di incontrare oggi i responsabili dei servizi di emergenza, mentre il senatore della California Harris visiterà i danni il giorno dopo. La maggior parte delle vittime si è registrata in California e Oregon. 

AGI – Dopo Israele, che ha deciso di imporre un nuovo lockdown di tre settimane a partire dalla 14.00 di venerdì prossimo, tornano rigide misure di confinamento, a partire da oggi e per almeno due settimane per circa 10 milioni di abitanti di Giacarta. La capitale indonesiana ha registrato 54.000 casi di coronavirus dall’inizio della pandemia, quasi un quarto del totale nazionale delle infezioni accertate, e ha superato i 1.390 morti. Le autorità temono un collasso del sistema sanitario.

“Dobbiamo agire con misure più severe per controllare l’aumento dei casi di Covid-19 a Giacarta“, ha affermato il governatore, Anies Baswedan. La metropoli, che era in una fase di transizione verso la nuova normalità dopo un primo confinamento parziale terminato a giugno, vedrà la chiusura di scuole, aree ricreative, parchi e impianti sportivi, nonché la sospensione di seminari, conferenze e matrimoni, oltre a numerosi eventi sociali.   

Le drastiche misure, che comprendono anche lo stop o la limitazione di attività economiche non essenziali, resteranno in vigore almeno fino al 28 settembre, ma potrebbero essere prorogate. Restano al momento escluse le province e le città che confinano con la megalopoli. Secondo quanto riferito dal governatore della capitale, molte delle fonti di contagio sono state individuate nei distretti che ospitano gli uffici. 

I pazienti asintomatici o con sintomi lievi saranno trasferiti da oggi ai centri di quarantena governativi, invece di restare in isolamento nelle loro abitazioni, come prevedeva la norma fino ad ora. I luoghi di culto avranno una capacità ridotta al 50 per cento, ma quelli situati in aree ad alto rischio resteranno chiusi. Saranno permessi invece ai viaggi fuori città, anche se con alcune limitazioni. L’Indonesia, con 267 milioni di abitanti, quarto Paese più popoloso del mondo, ha registrato finora 218.000 casi accertati, che ne fanno il ​​secondo Paese del Sudest asiatico più colpito dalla pandemia. Con 8.723 morti, l’Indonesia è anche la nazione con il più alto tasso di mortalità nella regione.

In Israele la decisione di imporre una chiusura di almeno tre settimane è stata approvata dal governo dopo una riunione durata più di sette ore in un clima di scontro che potrebbe avere anche ripercussioni sull’assetto della maggioranza. Le scuole resteranno chiuse per almeno 2 settimane, dopo le quali si valuterà una riapertura parziale. Sarà consentito allontanarsi non più di 500 metri dal domicilio. In un periodo di feste religiose, la capienza delle sinagoghe sarà ridotta e saranno consentiti almeno 20 fedeli nelle preghiere all’aperto. Resteranno aperti i supermercati ma non i centri commerciali e gli hotel. Limitazioni sono previste nelle attività lavorative sia pubbliche che private, mentre saranno consentiti gli assembramenti fino a 10 persone al chiuso e 20 all’aperto.

AGI  – La nave da ricerca Oruc Reis – che era stata schierata da Ankara in un’area contesa tra Grecia e Turchia nel Mediterraneo orientale – è adesso ormeggiata al largo della costa di Antalya. Lo scrivono i media turchi. E il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha parlato di “passo positivo”.

Passo positivo che apre alla diplomazia

“E’ un primo passo positivo, che spero sarà seguito da altri”, ha detto durante una conferenza stampa a Salonicco. La missione della nave turca dispiegata dal 10 agosto nell’area marittima contesa da Atene e Ankara, terminava sabato, e non è stata prorogata dalle autorità turche, scrive il quotidiano filogovernativo turco Yeni Safak. Secondo il quotidiano, la Oruc Reis è tornato al porto di Antalya dove è stata anche fotografata. La decisione di Ankara di non prolungare la missione è da considerare come “un passo per dare una possibilità alla diplomazia“, aggiunge il quotidiano.

La Turchia: “Siamo per il dialogo”

Il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha ribadito l’apertura al dialogo della Turchia, pur precisando che il rientro della nave Oruc Reis nei porti turchi non significa che Ankara rinuncerà ai propri diritti nel Mediterraneo orientale.  

“Abbiamo ragione e per questo non ci tiriamo indietro dal dialogo. Vogliamo una soluzione pacifica e politica per cui c’è bisogno che il dialogo parta al piu’ presto. La Oruc Reis è rientrata ma questo non significa che la Turchia rinuncerà ai propri diritti nell’area”, ha aggiunto Akar dalla località di Kas, situata a 1,8km dall’isola greca di Castelrosso (Meis in turco) dove oggi si trova la presidente della repubblica greca, Aikaterini Sakellaropoulou.      

Akar non ha commentato la presenza ravvicinata della presidente greca, definita invece dai media turchi “una provocazione”. Ma ha ribadito che “la Grecia non deve farsi spronare allo scontro dal presidente francese Emmanuel Macron, e invece soprattutto deve disarmare l’isola di Meis”.

Ankara aveva annunciato l’estensione delle attività di ricerca

La nave turca, attrezzata per la ricerca di idorcarburi, ha effettuato più di un mese di trivellazioni in un tratto di mare compreso tra Cipro e l’isola di Creta, area la cui zona esclusiva economica è rivendicata dalla Turchia, ma contestata dalla Grecia, ma che è considerata ricca di gas naturale. Il periodo di ricerche della Oruc Reis era stato esteso lo scorso 1 settembre da Ankara, che aveva annunciato l’estensione delle attività di ricerca di idrocarburi fino al 12 settembre compreso.

A scortare la Oruc Reis le navi militari Cengiz Han e Ataman, che dissuadevano altre navi dall’entrare nell’area oggetto delle ricerche. Su pressione della Germania il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva ordinato il rientro anticipato della Oruc Reis a fine luglio, salvo poi tornare sui propri passi come reazione all’accordo sulla giurisidizione marittima concluso tra Grecia ed Egitto.

AGI – La polizia bielorussa ha arrestato circa 250 manifestanti durante l’ennesima dimostrazione di protesta dell’opposizione a Minsk, presenti migliaia di persone.

Intanto domani il presidente Alexander Lukashenko incontrerà a Sochi, in Russia, il capo del Cremlino, Vladimir Putin. Gli arresti, ha fatto sapere il ministero dell’Interno, sono avvenuti “in vari quartieri della capitale” e hanno riguardato persone che issavano bandiere e cartelli “offensivi”.

AGI – Sono ricoverati in gravi condizioni due vicesceriffi della contea di Los Angeles, un uomo e una donna, feriti da numerosi colpi di arma da fuoco la notte scorsa mentre si trovavano nell’auto di servizio nella città di Compton.

Aggessore in fuga, Trump rilancia il video

Come informa un messaggio postato sul profilo Twitter della contea, entrambi sono ora sottoposti a un intervento chirurgico di urgenza. L’aggressore è tuttora in fuga. I feriti hanno rispettivamente 24 e 31 anni e avevano giurato come vicesceriffi appena 14 mesi fa. Il presidente Donald Trump ha rilanciato sul suo profilo Twitter il video postato dall’ufficio dello sceriffo commentando “Animali che devono essere colpiti duramente”.

 

Animals that must be hit hard! https://t.co/zrOd9ZUl8o

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump)
September 13, 2020

 

 

AGI – Il campione iraniano di lotta greco-romana Navid Afkari è stato giustiziato a Shiraz, per l’omicidio di un poliziotto durante le proteste  di piazza del 2018. L’impiccagione dell’atleta 27enne è avanti malgrado gli accorati appelli internazionali arrivati anche dal mondo dello sport. Afkari era stato riconosciuto colpevole dalla Corte suprema della Repubblica islamica di aver accoltellato a morte un agente in borghese nell’agosto di due anni fa a Shiraz, nonostante il suo avvocato abbia sempre insistito che non vi fossero prove della sua colpevolezza.

Il Cio sotto choc

Il Comitato olimpico internazionale ha dichiarato di essere “scioccato” dall’esecuzione e ha parlato di “notizia molto triste”. Il presidente, Thomas Bach, informa il Cio, aveva fatto “appelli personali diretti alla Guida suprema e al presidente iraniani e aveva chiesto pietà per Afkari, nel rispetto della sovranità dell’Iran”.  “E’ profondamente sconvolgente che le richieste degli atleti di tutto il mondo e tutto il lavoro dietro le quinte del Cio, insieme al comitato olimpico iraniano, alla United World Wrestling e alla National Iranian Wrestling Federation, non abbiano raggiunto l’obiettivo sperato”, prosegue una nota del Comitato olimpico, “i nostri pensieri vanno alla famiglia e agli amici di Navid Afkari”.

Gli appelli dello sport

Più di 85mila atleti mondiali avevano chiesto la scarcerazione del lottatore, che aveva denunciato di essere stato torturato in carcere. Navid Afkari era stato arrestato il 17 settembre 2018 insieme ai suoi fratelli Vahid e Habib dopo brevi indagini. Navid stato condannato a morte, Vahid a 54 anni di carcere e 74 frustate, e Habib a 27 anni di carcere e 74 frustate. La World Players Association, associazione sportiva australiana, attraverso il direttore esecutivo, Brendan Schwab, aveva chiesto che l’Iran venisse bandito da tutti gli sport se non avesse annullato la condanna a morte.

 

AGI – Brucia il West. Uno scenario post atomico: quartieri inceneriti, fumo denso, aria irrespirabile, quasi cinque milioni di acri distrutti, almeno venti morti e decine di dispersi. Solo nell’Oregon l’ordine di evacuazione riguarda 500 mila persone mentre le fiamme si avvicinano ai sobborghi di Portland, si teme una strage. Foto apocalittiche sulle prime pagine di tutti i giornali. Ma Donald Trump tace. Il ‘Twitter in chief’,  dal 6 agosto scorso non dedica neppure un cinguettio all’inferno di fuoco in California, Oregon e Stato di Washington. Aspetta l’anniversario dell’11 settembre per rompere il silenzio ma solo per rendere omaggio agli eroi del momento, gli stessi di 19 anni fa: i vigili del fuoco. “Ringrazio gli oltre 28 mila pompieri e  primi soccorritori che stanno combattendo contro gli incendi in California, Oregon e Washington”, scrive il presidente, “siamo con loro fino alla fine”, con gli eroi che si sacrificano per il bene della nazione.

Trump e l’attacco al governatore Newsom

Non un messaggio di solidarietà per le vittime (ma si sa che di empatia non brilla) e nessun accenno alla devastazione ambientale. L’ultima volta che ha parlato della California (il mese scorso), Trump lo ha fatto durante un comizio elettorale in Pennsylvania (cruciale Stato in bilico per vincere la Casa Bianca), attaccando il governatore democratico del Golden State, Gavin Newsom: “Gli incendi stanno iniziando di nuovo, occorre ripulire il terreno, pulire i boschi, ci sono anni di foglie cadute e rami secchi che sono così infiammabili… è arrivato il momento di fermare gli incendi”. Quello stesso giorno, il 22 agosto, approva lo stato di emergenza per lo Stato del Sole e poi chiude il discorso. Non soffia neppure sul vento delle cospirazioni social che attribuiscono gli incendi agli estremisti antifascisti di sinistra.

“Il collegio elettorale consente a Trump di ignorare la crisi degli incendi in  California perché sa di non poter vincere lo Stato (il prossimo 3 novembre). Non finge neppure di governare l’intero Paese ma solo gli Stati rossi e quelli in bilico”, osserva Mark Joseph Stern del Magazine liberal “Slate”.

Biden e il clima

Quale occasione migliore degli incendi allora per Joe Biden per promuovere il suo Green New Deal: 2 mila miliardi di dollari di investimento in energie pulite nei primi 4 anni del suo mandato. Per non parlare del fatto che la sua candidata vice, Kamala Harris, rappresenta la California al Senato. Invece no, anche lui non brilla:  “Il cambiamento climatico è già qui e siamo assistendo ai suoi devastanti effetti ogni giorno. Bisogna cacciare il presidente Trump dalla Casa Bianca e trattare la crisi come una minaccia esistenziale”. Poi punta sull’empatia:  “Le immagini che arrivano dalla California, dall’Oregon, Washington e altri Stati occidentali sono davvero terrificanti. Se vi trovate in una delle zone colpite, per favore seguite le indicazioni delle vostre autorità locali e mettetevi al sicuro. Jill ed io preghiamo per voi”. Tutto qui.

Possibile che la questione ambientale abbia così poco peso in questa campagna elettorale? Eppure dai sondaggi non si direbbe. Secondo Pew Research, la quota di americani che considera il cambiamento climatico un’importante minaccia è salita al 60% nel 2020 dal 44% nel 2009 e interessa soprattutto ai democratici (9 su 10). Solo il 31% dei repubblicani lo teme. L’ultima analisi di Climate Power rileva che il 71% degli statunitensi guarda con favore ad azioni decise del governo sul fronte della tutela dell’ambiente mentre è contrario il 18%. Si fanno calcoli elettorali, perché insistere sul Green New Deal per Biden significherebbe ricordare agli elettori di essersi spostato a sinistra, per accontentare la base progressista e l’ala del partito capeggiata da Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders. Prevale l’ambiente e il progressismo o una linea più morbida e centrista per non alienarsi gli elettori moderati? Questo è il dilemma dei dem nella campagna presidenziale.

Trump ha davanti una montagna di problemi: il coronavirus, la disoccupazione, le rivolte sociali: vorrebbe evitare la crisi degli incendi come tema della sua campagna. Esclude un viaggio negli Stati colpiti (sono tutti a guida democratica), mentre è corso in Texas e in Louisiana dopo il passaggio dell’uragano Laura.

La contesa Pennsylvania

Con la stessa logica, il tycoon ha scelto di commemorare gli attentati alle Torri Gemelle non da New York (Stato blu, difficilmente scalabile) ma dalla Pennsylvania, a Shankville, dove precipitò il volo 93 della United Airlines, dopo la rivolta dei passeggeri contro i terroristi per impedire all’aereo di colpire l’obiettivo prefissato. “Gli eroi del volo 93 sono l’indelebile ricordo del fatto che non contano il pericolo, la minaccia, le avversità. L’America saprà sempre rialzarsi e rispondere”, ha commentato Trump.

Biden partecipa prima alla cerimonia di Ground Zero, a New York e poi,  come Trump, vola a Shankville, nella contesa Pennsylvania: depone una corona di fiori davanti al memoriale, incontra i familiari delle vittime e si sofferma con alcuni vigili del fuoco, altri eroi, ai quali regala della birra che aveva promesso loro durante una precedente visita.

La settimana da dimenticare del presidente

In una settima da dimenticare sul fronte interno, che lo ha visto costretto a difendersi dalle accuse di aver nascosto agli americani la gravità della pandemia, come scritto nell’ultimo libro di Bod Woodward, Trump segna un goal importante con l’accordo di pace tre il Bahrein e Israele, a meno di un mese dall’annuncio sull’intesa per normalizzare le relazioni tra gli Emirati e Israele. “Un’altra svolta storica”, esulta The Donald mentre il segretario di Stato Mike Pompe è a Doha, in Qatar per la ripresa dei negoziati tra i talebani e il governo afghano.

Fronte interno e esterno, politica interna e affari esteri, economia e sicurezza, eroismi quotidiani e cinici calcoli elettorali. Biden e Trump sono all’ultima curva prima di entrare nel rettilineo che conduce al traguardo, ragionano sul messaggio politico, compulsano i dati dei sondaggi, gli strateghi consigliano di puntare su segmenti precisi dell’elettorato e privilegiano gli Stati in bilico. L’America brucia, la politica è di ghiaccio.

AGI – Tornano in Francia le tensioni per le manifestazioni dei Gilt gialli, che hanno deciso di protestare oggi a Parigi. La polizia ha reso noto di aver già effettuato 128 arresti. L’emittente Bfm Tv, citando i dati della prefettura della capitale, fa sapere che molti di questi arresti sono scattati in via preventiva, già prima dell’inizio delle manifestazioni. 

Del resto, il prefetto di Parigi, Didier Lallement, aveva ammonito che non avrebbe tollerato “distruzioni e caos sugli Champs-Elysées”, dove due manifestazioni sono state vietate. 

Sono 2.300 le persone che hanno indicato di voler partecipare al raduno convocato sugli Champs-Elysées dal movimento e 7 mila quelle che hanno semplicemente espresso interesse, secondo la pagina Facebook dell’evento.

Fonti della polizia dicono che a Parigi sono attesi 4-5 mila, di cui mille potenzialmente violenti.

Altre due manifestazioni, convocate dal movimento, sono state autorizzate: a Place de la Bourse, nel centro di Parigi e a Place Wagram. I gilet gialli hanno invitato a radunarsi anche a Place Saint-Pierre, ai piedi della basilica del Sacro Cuore a Montmartre. 

“C’è chi ha parlato di una dittatura, ma faccio notare che ci sono possibilità di manifestazioni, a condizione che si svolgano pacificamente, che non ci siano distruzioni”, ha detto il prefetto in un punto stampa. 

In vista delle manifestazioni di oggi, una trentina di stazioni della metropolitana parigina sono state chiuse, su richiesta della questura. 
 

AGI – Tre giorni di quarantena a casa, lettura di dieci libri e una multa di 100 euro: ecco cosa rischia chi non indossa la mascherina nei luoghi pubblici e sul posto di lavoro nella provincia di Sakarya, nel nord-est della Turchia.

Finora sono state comminate “sanzioni per 65 persone che non indossavano la mascherina durante i controlli effettuati oggi. Una multa di 900 lire (circa 100 euro), quarantena obbligatoria di tre giorni e lettura di dieci libri”, ha annunciato il governatore Cetin Oktay Yildrim.

“Continueremo ad attuare misure rigorose e controlli stretti”, ha aggiunto il governatore. In tutte le 81 province turche sono stati incrementati i controlli, a causa del nuovo aumento di casi di positività. 

Per chi rompe la quarantena in casa, il governo turco ha annunciato il ricovero coatto in dormitori appositi, oltre alla multa, per almeno due settimane.

Il ministro della Sanità, Fahrettin Koca, ha annunciato che il Paese affronta “il secondo picco della prima ondata” del coronavirus, con una media di 1.500 casi al giorno anche se il ministero stima che i contagi possano essere 10 volte di più di quelli accertati.

Il virus ha colpito diversi politici turchi, tra cui l’ex primo ministro Binali Yildirim e il sindaco della città turistica di Antalya, Muhittin Böçek, che è in terapia intensiva. Come in altri Paesi, anche la Turchia si trova ad affrontare l’incertezza sul ritorno in classe, previsto per il 21 settembre, dopo tre settimane di corsi online.

Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha detto nei giorni scorsi che il ritorno in classe sarà graduale, a partire dalla scuola materna ed elementare, mentre l’attuazione delle misure sarà adattata ad ogni città o provincia, a seconda dell’evoluzione dell’epidemia. 

Flag Counter