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Uno di loro, forse una donna, ha freddato da solo quattro terroristi in fuga a Cambrils dopo l'attentato di Barcellona, divenendo immediatamente l'eroe della settimana. Loro sono i Mossos d'esquadra, la polizia catalana che viene considerata la più antica d'Europa.

I Mossos (ragazzi della squadra in catalano) sono una forza di polizia fondata nella regione catalana nel 1721 come Squadre di cittadini che controllavano il territorio, le strade e i commerci; nel 1837 divennero una forza organizzata fino al 1939 quando, con l'avvento di Francisco Franco, furono sciolti perche' fedeli ai repubblicani catalani.

Il corpo fu nuovamente istituito nel 1950. Nel 1983 il Parlamento creò una polizia catalana che assorbì i Mossos. Dal 1994 si sono gradualmente sostituiti alla Guardia civile nella regione catalana, acquisendo funzioni di controllo del territorio e lasciando alla forza nazionale il controllo delle frontiere, dell'immigrazione e del terrorismo. Alcuni episodi di maltrattamento di arrestati, l'ultimo nel 2014, e l'uso un po' spavaldo di proiettili di gomma ha attirato su di loro diverse critiche negli anni passati.

Ralph Mesquita, 25 anni, non dimentica mai perché ha deciso di diventare un runner. Soprattutto ora che ha deciso di compiere una di quelle imprese che nessuno ha mai fatto e che, per il ragazzo belga ma di origine brasiliana, è diventata una missione. Il 5 luglio si è allacciato le scarpe, a Cape Nord, in Norvegia, e ha iniziato a correre. Ha pensato alla nonna, morta per colpa di alcune malattie legate all’obesità, e alla sua infanzia, fatta di diete poco riuscite e aneddoti infelici. Dopo 40 giorni di sforzi, Ralph è arrivato in Belgio. Ma non è che a metà del suo viaggio. Il traguardo è Tarifa, punta estrema della Spagna. 5200 chilometri da fare in 75 giorni. Per raccontare al mondo che l’obesità, soprattutto quella infantile, può essere combattuta. Basta volerlo.

Salvarsi, correndo

“La mia famiglia ha sempre sofferto di problemi di peso. Da bambino guadagnavo e perdevo chili continuamente. Un ciclo infinito. Alle elementari, alle medie e al liceo non sono mai riuscito a invertire la rotta”. Nonostante l’attività fisica saltuaria e qualche sporadica corsa. "Ricordo la prima, a 14 anni, in Tennesse, con papà". Neanche la morte della nonna, quando aveva 16 anni, fu in grado di fargli cambiare abitudini. L’alcool e le sigarette come diversivi; l’ambiente familiare come alibi; la paura di mettersi in gioco come motivo per non provarci veramente. Poi la svolta. “Mi sono reso conto che per il fattorino di PizzaHub ero diventato così familiare che mi chiamava per nome”.

Per Ralph è stato uno shock. Così, decide di provare a fuggire dai suoi problemi: “Sono sempre stato un amante dello sport. A vent’anni ho ripreso a correre e non ho più smesso. La corsa mi ha dato tempo per pensare; tempo per scoprire chi ero veramente; tempo per capire cosa volessi fare della mia vita”. Oggi, dopo 5 anni, è un runner semi-professionista, ospite fisso delle gare di media e lunga distanza, e sta finendo il percorso di studi per diventare fisioterapista.

Ralph ha iniziato come tutti. Facendo pochi chilometri alla volta e sfidando i propri limiti. L’attesa per la prima gara, invece, non l’ha vissuta proprio benissimo: “È stata una colour run. La notte prima della gara sono uscito e non ho dormito neanche un minuto. Sono arrivato ubriaco e ho fatto il percorso di gara tre volte”. Quindici chilometri in tutto. Non si accorge nemmeno che, nel primo giro, arriva terzo ma scopre di avere una passione per le distanze lunghe. Cinque mesi dopo, a Parigi, corre la sua prima maratona. Da allora ne ha fatto altre quattro. Oltre a moltissime altre gare.

Combattere l’obesità infantile, correndo

Poi la decisione di correre lungo tutta l’Europa: “Ho deciso di farlo per diversi motivi. Innanzitutto per comunicare qualcosa di positivo in un mondo che sta conoscendo troppo orrore”. Il viaggio di Ralph, con un team di accompagnatori, è documentato da una pagina Facebook ricca di testimonianze e sorrisi, sforzi e soddisfazioni, foto e video. Tutto raccontato di corsa, ovviamente. “Invito le persone a donare qualcosa. I fondi che raccoglierò saranno destinati interamente all’European Childhood Obesity Group che combatte l’obesità infantile”. 

Artur Mazur, presidente dell’associazione, ricorda sul sito del progetto come la prevenzione dell'obesità infantile sia una priorità per l’Europa: “Siamo sicuri che tali iniziative possano contribuire ad aumentare la consapevolezza tra i giovani e le famiglie. Speriamo di attirare l'attenzione su quello che bisogna fare, alimentazione compresa, per vivere in modo sano”. L'ultimo allarmante report dice che un ragazzo su tre, dai 6 ai 9 anni, mostra segni di obesità. 

Dare il buon esempio, correndo

Così, ogni giorno, Ralph macina chilometri superando confini e barriere e parlando di un’Europa più unita e felice. E corre pensando a Tarifa, alla nonna e al suo passato. Lo fa concedendo brevi interviste e godendo della compagnia di tante persone che, per un breve o lungo tratto, decidono di seguirlo. “Voglio spingere le persone a scendere dal divano e andare fuori. Credo sia l’unico modo per combattere la paura che ci circonda e ci attanaglia. Ma per convincerle che tutto ciò è possibile posso solo continuare a dare l’esempio”. 

"Non strumentalizzate i nostri antenati". Lo stop a ogni tentativo di trasformare un pezzo di storia americana in una campagna per la supremazia bianca arriva dai discendenti di Robert E. Lee, Jefferson Davis e 'Stonewall' Jackson, i cui bis-bisnonni sono considerati dei personaggi-simbolo del sud confederato e razzista. Il messaggio lanciato dai bis-bisnipoti dei tre eroi dell'America confederale suona più o meno così: smantellate pure le statue, portatele nei musei e contestualizziamo storicamente quei monumenti, discutendo con il giusto distacco della guerra civile Usa.

Secondo Robert E. Lee V, bis-bisnipote del comandante in capo di tutte le forze confederate, una delle figure più venerate della storia militare Usa, le violenze dei suprematisti bianchi a Charlottesville sono da condannare. E intervistato dalla Cnn, Lee V junior ha suggerito una più "appropriata" localizzazione delle tre statue: "Forse", rileva, "sarebbe appropriato metterle in un museo, oppure contestualizzarle storicamente in qualche altro modo". 

"Il mio avo non avrebbe mai approvato le violenze"

La statua equestre in bronzo del generale Lee, che sorge in un parco di Charlottesville, è stata il luogo in cui i suprematisti bianchi, molti dei quali membri del Ku Klux Klan, si sono concentrati sabato scorso, attaccando violentemente la contromanifestazione organizzata dai movimenti antirazzisti. "Questa sorta di atti", stigmatizza Lee junior, che lavora come direttore atletico in una scuola della Virginia, "non puo' essere tollerata. Siamo fermamente convinti che il generale Lee non avrebbe sopportato una simile violenza. Vogliamo che tutti sappiano che la famiglia Lee vuole il bene della gente di Charlottesville". 

Nemmeno Lee voleva i monumenti

D'altronde, lo stesso generale Lee, nei suoi scritti, si è sempre opposto alla esposizione di statue che onorassero i generali della guerra civile: temeva che "lasciassero aperte le ferite della guerra". Lo storico Jonathan Horn ricorda che Lee fu spesso consultato quando era ancora in vita (morì nel 1870, per un ictus, 5 anni dopo la fine della guerra civile), sull'opportunità di erigere monumenti agli eroi della guerra di secessione. In particolare la questione riguardava come celebrare il suo braccio destro, il generale Thomas Jonathan Perez Jackson, soprannominato dallo stesso Lee 'Stonewall', cioé muro di pietra, per l'eccezionale determinazione e la cui morte segnò una svolta negativa per l'intera campagna sudista. Anche in quell'occasione Lee si mostrò estremamente riluttante riguardo all'iniziativa. 

"Sulla possibilità di erigere un simile monumento", scrisse nel 1866 al collega confederato, il generale Thomas Rosser, "la mia convinzione è che, malgrado ciò sarebbe gratificante per i sentimenti del Sud, l'iniziativa avrebbe l'effetto di continuare, se non di aggravare, le difficoltà in cui si trova la gente del Sud". Tre anni dopo, invitato a un incontro di ufficiali dell'Unione e della Confederazione, per l'inaugurazione di un monumento in onore dei caduti di Gettysburg, la battaglia che, di fatto, segnò l'inizio della fine per l'esercito sudista, Lee espresse così il suo parere: "Penso sarebbe più saggio non lasciare aperte le piaghe della guerra e seguire piuttosto l'esempio di quelle nazioni che si sforzano di dimenticare i segni della guerra civile e si impegnano a lasciarsi alle spalle le emozioni generate da quegli sconti".

Una statua di Davis c'è anche a Washington

A ritenere più giusta la collocazione delle statue confederate in un museo è anche Bertram Hayes Davis, bis-bisnipote di Jefferson Davis,  primo e unico presidente degli Stati Confederati d'America. Una statua del suo illustre antenato, installata in un parco di New Orleans è stata rimossa nel maggio scorso. "Togliamole dalla pubblica piazza", dice anche lui alla Cnn, "se risultano offensive e la gente non le gradisce. Mettiamole altrove, dove storicamente si può avere una collocazione contestuale e dove la gente può andare a vederle, per capire la storia e l'individuo".

Un'altra statua di Jefferson Davis è collocata a Washington, all'interno della National Statuary Hall, dentro il palazzo del Congresso, insieme a quella di Lee. A chi gli chiede se anche quella statua vada rimossa, Davis junior replica: "Sono state messe lì per una ragione". Davis infatti prima di essere presidente della Confederazione fu anche segretario alla Guerra degli Stati Uniti. "Penso", aggiunge, "che occorra valutare le loro vite per intero prima di decidere se queste persone appartengano o meno alla capitale e agli Stati Uniti". 

Tuttavia Davis junior afferma anche di capire come mai tanta gente si sia stancata dei simboli confederati, inclusa la bandiera. "A mio avviso", osserva, "la bandiera da guerra confederata è stata sventolata da quel gruppo di razzisti e dovrebbe stare in un museo come una bandiera militare e non essere la bandiera degli Stati confederati d'America".

I discendenti di 'Stonewall'? "Ci vergogniamo"

Sulla stessa linea si muove anche il pensiero di William Jackson Christian e Warren Edmund Christian, due uomini che dicono di essere i bis-bisnipoti di 'Stonewall' Jackson. I due hanno scritto una lettera aperta al sindaco di Richmond, chiedendogli di rimuovere la statua di Jackson da una delle principali strade della stessa capitale della Virginia. "La gente calata su Charlottesville lo scorso weekend", sottolineano nella missiva, "ha solo voluto fare una nuda dimostrazione di forza in favore della supremazia bianca. Scriviamo per sostenere che noi consideriamo la giustizia in modo molto diverso dal nostro bis-bisnonno e intendiamo chiarire che la sua statua non ci rappresenta". 

I due aggiungono di non poter "ignorare che lui possedeva schiavi, che aveva deciso di combattere per la Confederazione e, infine, che era un uomo bianco che si batteva per la supremazia dei bianchi". E concludono: "Mentre non ci vergogniamo del nostro grande bis-bisnonno, ci vergogniamo invece di trarre beneficio dalla supremazia bianca, mentre la nostra famiglia nera e i nostri amici soffrono. Ci vergogniamo di questo monumento". 

 

In Europa e in Russia torna l'incubo del terrorismo islamico. In meno di due giorni cinque attacchi di matrice jihadista (vera o presunta) hanno interessato la Spagna, la Germania, la Finlandia e la Russia. Attentati con un furgone, auto e coltelli hanno provocato 17 morti (14 a Barcellona, 1 a Cambrils e 2 a Turku) e decine di feriti.

Cronologia degli eventi
 

Spagna

  • Barcellona – Alle 17.05 di giovedì 17 agosto (qui la nostra diretta) un furgone si è scagliato sulla folla tra le Ramblas, un'area di Barcellona costellata di locali e popolata di turisti, nei pressi del mercato della Boqueria. Il furgone ha proseguito a zig zagper circa settecento metri lasciando a terra i corpi straziati di centinaia di persone. 13 sono morte, oltre 100 i feriti, 15 dei quali "in condizioni disperate". Il mezzo ha proseguito fino ad un mosaico di Joan Mirò quando gli uomini a bordo lo hanno abbandonato. 
  • Cambrils – Alle 2 di notte circa di venerdì 18 agosto, la polizia catalana ferma e uccide cinque sospetti nella città di Cambrils, 100 chilometri a sud della capitale catalana. Gli uomini erano a bordo di un’Audi A3. Indossavano cinture esplosive poi risultate false. 

Finlandia

  • Turku – Poco dopo l'ora di pranzo di venerdì 18 agosto un maropcchino di 18 anni inizia a menare fendenti con un coltello fra la folla di piazza Puutori, dove c'è anche un mercato. Ferisce otto persone e uccide due donne, una di 15 anni e una di 67, prima che venga neutralizzato dall'intervento delle forze dell'ordine che glui sparano alle gambe e lo arrestano.

Germania

  • Wuppertal – Nella cittadina a circa 30 km ad est di Dusseldorf alle 14.45 di venerdì presso la stazione un uomo di origini irahcene di 31 anni viene accoltellato a morte mentre il fratello di 25 è ferito gravemente. Immediatamente in tutto il Paese si diffonde l'allarme terrorismo. La polizia arresta due adolescenti di 14 e 16 anni di origine siriana ed esclude il movente di tipo terroristico, precisando che si cercano due uomini, di 23 e 29 anni, collegati all'episodio. 

Russia

  • Surgut – Un russo di 23 anni aggredisce nella mattina di oggi, sabato 19 agosto, i passanti in una via della città siberiana. L'uomo, ucciso dalla polizia, era un residente locale e, malgrado "gli inquirenti stanno verificando le informazioni su possibili problemi psicologici", arriva la rivendicazione dell'isis. Quattro dei sette feriti – tra i 27 e i 77 anni – sono in gravi condizioni, uno è stabile e gli altri due sono stati già dimessi.

Era la Sagrada Familia, uno dei monumenti più iconici di Barcellona, l'obiettivo principale della cellula jihadista che giovedì sera ha seminato il terrore sulla Rambla, uccidendo 13 persone. È una delle principali rivelazioni emerse dalle indagini sull'attentato che ha sconvolto la Spagna. Indagini dalle quali continuano però ad arrivare notizie contraddittorie: per il governo la cellula è stata debellata; i Mossos d'Esquadra, la polizia catalana, sono invece ancora a caccia del ventiduenne marocchino Younes Abouyaaqoub. Inizialmente dato per morto, il giovane è considerato l'uomo alla guida del furgoncino piombato sui turisti in una delle aree più frequentate della città.

Il Piano A: distruggere la cattedrale

Fonti investigative hanno riferito a El Confidencial che il 'Piano A' dei terroristi era causare una "esplosione enorme" alla Sagrada Familia. La cellula intendeva far saltare in aria furgoni carichi di Ttap e bombole per distruggere la cattedrale progettata da Gaudì, principale simbolo della città. La Sagrada Familia era l'ossessione del gruppo e il suo unico obiettivo iniziale, scrive il quotidiano. La casa-santabarbara a Alcanar è saltata in aria quando la cellula era nella fase finale della preparazione dei potenti ordigni e tra le macerie sono state trovate 106 bombole.

Il conducente del furgone è ancora ricercato

Inizialmente era stato dato per morto insieme ai suoi compagni. Invece i Mossos d'Esquadra sono ancora a caccia di Younes Abouyaaqoub, un 22enne marocchino, che si sospetta fosse l'autista del furgone bianco che ha dipinto di sangue la Rambla. In un primo momento si riteneva che alla guida ci fosse il 17enne Moussa Oukabir, il cui corpo è stato identificato tra quelli dei cinque terroristi uccisi dalla polizia nella notte tra giovedì e venerdì' nel nuovo attacco verificatosi nella cittadina di Cambrils.m Si ipotizza che possa aver raggiunto la Francia in auto.

Ma per Madrid "la cellula è stata smantellata"

Secondo il ministro dell'Interno spagnolo, Juan Ignacio Zoido, "possiamo dire che la cellula è stata smantellata. Ma Barcellona contraddice Madrid. Non solo proseguono le ricerche per giungere alla cattura di Abouyaaqoub ma – fa sapere il ministro dell'Interno catalano, Joaquim Forn – le persone ancora ricercate "sono due o tre".

Nel covo dei terroristi

Complessivamente i Mossos d'Esquadra hanno individuato una cellula di 12 giovani radicalizzati di origine marocchina, che vivevano nella cittadina catalana di Ripoll. Un'esplosione accidentale mercoledì notte ha però sconvolto i loro piani di morte: dei 12, cinque sono stati uccisi a Cambrils, due sono morti nell'esplosione di Alcanar e quattro (tre marocchini e uno spagnolo) sono stati arrestati. Nel covo c'erano un centinaio di bombole di gas e sono state trovate tracce del potente esplosivo rudimentale Ttap (perossido di acetone), già usato dall'Isis per le stragi di Parigi, Bruxelles e Manchester, abbastanza per riempire tre camion-bomba. I terroristi volevano noleggiare un furgone più grande di quello che ha fatto strage sulla Rambla, ma gli fu negato perché erano troppo giovani e senza il numero di anni di patente necessari. 

Perquisita la casa dell'imam di Ripoll

I Mossos d'Esquadra stanno inoltre indagando sull'eventuale ruolo negli attentati di Abdelbaki Es Satty, l'imam di Ripoll, la cittadina catalana da cui proveniva la maggior parte dei componenti della cellula coinvolta negli attacchi. La polizia catalana venerdì notte ha perquisito la sua abitazione in calle de Sant Pere in cerca, tra le altre cose, di tracce di Dna perché sospetta che Satty sia morto nell'esplosione accidentale nell'appartamento a Alcanar usato dai terroristi per preparare gli attentati.
Satty, 40 anni, ha lasciato l'incarico da qualche mese, hanno spiegato al Pais i fedeli della moschea, che da allora si occupano in forma autonoma di condurre le preghiere. Secondo la polizia la preparazione degli attacchi era iniziata proprio qualche mese fa. Venerdì nell'appartamento la polizia ha trovato un'altra persona che ha dichiarato che l'uomo è partito martedì scorso per il Marocco, dove si trovano la moglie e i figli. I vicini di casa non avrebbero notato movimenti strani negli ultimi giorni né osservato segnali di radicalizzazione.

 

 
 
 

 

Commentando gli attacchi di Barcellona, il rabbino capo della Catalogna Meir Bar-Henha detto che la comunità del luogo è “spacciata”, in parte per la radicalizzazione dell’Islam, in parte a causa delle autorità che poco farebbero per contrastarla. Il suo colloquio con l'agenzia di stampa Jta è subito rimbalzata su diversi siti europei e israeliani, causando diverse reazioni e commenti negativi. 

La Spagna un hub del terrore

Meir Bar-Hen ha di fatto invitato la comunità ebraica a tornare in Israele perché la Spagna, sostiene, sarebbe diventato “Un hub di terrore islamista per tutta l’Europa”, e già anni prima degli attacchi del 17 agosto, dove hanno perso la vita 14 persone e 130 sono rimaste ferite tra Barcellona e Cambrils. 

Andarsene prima che sia troppo tardi

Per Bar-Hen “gli ebrei non saranno qui in modo permanente”, riferendosi alla Spagna e all’Europa. “Dico da tempo ai membri della mia congregazione: non pensate che staremo qui per sempre. E li incoraggio a tornare e comprare proprietà in Israele. Questo posto è perduto. Non rifate l’errore degli ebrei dell’Algeria, del Venezuela. Meglio andarsene via subito prima che sia troppo tardi”. 

L'Europa è persa

“Ciò che ha evidenziato questo attacco”, ha continuato Bar-Hen, è “la presenza di una comunità musulmana radicalizzata. Una volta che queste persone vivono tra di noi, è davvero difficile liberarsene. Diventeranno sempre più forti. L’Europa è persa”. 

"La presidenza Trump, per la quale abbiamo lottato e vinto, è finita". Steve Bannon è tornato a casa, alla direzione di Breitbart il sito di estrema destra ispirato ai principi nazionalisti e populisti che sono stati la chiave del successo elettorale di Donald Trump, e la prima cosa che scrive è il suo addio al presidente. Un sito con 78 milioni di visite al mese, il 63° più letto d'America, e il 13° al mondo per follower sulla pagina Facebook (dati Similarweb). E mette una pietra tombale sulla sua presidenza. 

Bannon scrive che è pronto a 'continuare a lottare per quei principi' che hanno fatto trionfare Trump alle scorse presidenziali. Trump che lo ha allontanato dopo i fatti di Charlottesville (molti accusano Bannon di essere vicino a qual movimento), ma in un intreccio politico che vede al centro il generale John Kelly e il rifiuto di Bannon di considerare un'ipotesi militare contro la Corea del Nord: "Abbiamo ancora un enorme movimento, qualcosa faremo ancora con questa presidenza Trump, ma è finita quella presidenza", ha detto in un'intervista riportata da Politico.com.

Bannon non abbandona Trump. Anzi in un certo senso gli giura fedeltà e si dice pronto a tutto per difenderlo. Ma adesso sarà, spiega, "qualcosa di diverso. Ci saranno tutti i tipi di lotte,  giorni buoni e giorni cattivi, ma la presidenza per noi è finita". "Il nostro movimento è più forte che mai". 

(AGI) – Roma, 19 ago. – La Farnesina ha confermato il ferimento della connazionale, una ricercatrice di 30 anni che vive nella citta' sud-occidentale della Finlandia. La donna e' stata colpita a una spalla ed e' ricoverata in ospedale, dove e' seguita dal personale diplomatico italiano. 

(AGI/EFE) – Houston, 18 ago. – Il monumento allo scopritore dell'America, il genovese Cristoforo Colombo, a Houston in Texas e' stato vandalizzato. La testa ed il busto della statua di bronzo alta 2 metri che sorge a Bell Park nel centro della citta' e' stata coperta di vernice rossa. La polizia ha aperto un'inchiesta. Il monumento era stato donato dagli italo-americani di Houston nel 1992 per commemorare i 500 anni della scoperta dell'America. L'attacco coincide con il dibattito al fulmicotone in corso negli Usa sulla rimozione delle statue dei vertici degli Stati Confederati suddisti nella Guerra di Secessione, che ha avuto il suo apice con l'uccisione di una donna ed il ferimento di 19 persone ad opera del neonazista James Field lo scorso sabato a Charlottesville in Virginia. (AGI) 

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