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AGI – Se i liberali dell’Fdp faranno o no parte della coalizione di governo nella Germania post-Merkel sarà il fattore determinante per la futura gestione dell’economia europea: ritorno all’austerità pre-Covid oppure conferma di un approccio più flessibile e dell’allentamento delle regole sui conti pubblici nazionali? Ecco perché anche l’Italia dovrebbe guardare con grande attenzione al prossimo appuntamento elettorale del 26 settembre.

In un’intervista all’Agi, Rosa Balfour, analista politica a capo del think tank Carnegie Europe, ha evidenziato che “chi vincerà ma soprattutto la coalizione che si formerà a Berlino” avranno un impatto essenziale sulle scelte di Bruxelles in tema di conti pubblici.

“Grazie alla pandemia – ha osservato – c’è stata una svolta di politica economica, in termini di rilassamento nei confronti delle regole del Patto di Stabilità. Quello che è successo con il Next generation Eu e il recovery fund è un episodio unico e ci sono molti in Europa che vorrebbero consolidarlo riformando le regole. Fra questi Paesi c’è l’Italia”.

Si tratta di capire se Roma, che su questo “ha nella Francia un interlocutore privilegiato”, potrà ancora contare su Berlino anche dopo il 26 settembre. “Dipenderà – ha risposto da Bruxelles il direttore di Carnegie Europe – da come andranno le elezioni e dal tipo di coalizione che si formerà. Al momento il cancelliere più probabile è il leader socialdemocratico Olaf Scholz: in passato si è mostrato a favore almeno di discutere le riforme, ma durante la campagna elettorale questo tema non è stato prioritario”, e lo stesso Scholz “si è proposto come leader della continuità”.

Quanto ai possibili alleati nel prossimo governo, “alla destra di Spd – ricorda Balfour – ci sono i liberali: sono assolutamente contrari a qualsiasi tipo di riforma e fanno parte del gruppo degli ‘austeri’ in Europa”. Dall’altra parte ci sono i Verdi e la Linke, che al contrario, almeno sulla carta, “sarebbero disposti a dialogare per una potenziale riforma delle regole del patto di stabilità”.

Ma anche all’interno dei partiti di sinistra, spiega ancora Rosa Balfour, le anime sono diverse, e non solo in Germania, ma anche negli altri Paesi in cui hanno vinto le elezioni, come recentemente avvenuto in Norvegia. “Ci sono partiti di sinistra europeisti ma anche partiti di sinistra che sono contro l’Europa – osserva l’analista politica – e si sta realizzando una linea di frattura nell’ampio spettro della sinistra europea, ora piu’ frammentato rispetto alla fine degli anni ’90. Non vedo più nessuna convergenza a sinistra, ma piuttosto un populismo di sinistra spesso anche anti europeo e una sinistra più tradizionale che arranca alla ricerca di soluzioni contro le disuguaglianze aumentate dalla globalizzazione e dalla pandemia”. 

AGI – Sono in pericolo, minacciati dalle fiamme, gli alberi più grandi del mondo, in California. Le fiamme, in particolare due incendi accesi da un fulmine il 9 settembre, si sono pericolosamente avvicinate alla Giant Forest nel Sequoia National Park: nella foresta ci sono cinque tra gli alberi più antichi del mondo, tra cui General Sherman, la sequoia-record che ha una base di 11 metri di diametro.

Gli alberi si adattano al fuoco, ma possono essere travolti dai roghi che da settimane, alimentati dalla siccità e dal caldo, bruciano nell’area. Già l’anno scorso gli incendi distrusssero migliaia di sequoie, alcune alte come grattacieli e vecchie migliaia di anni.

Adesso il Colony Fire, uno dei due roghi del gigantesco fronte di fuoco, è a circa un chilometro e mezzo dalla Giant Forest. Nel tentativo di proteggerli, i giganteschi alberi sono stati avvolti da teli ignifughi. I vigili del fuoco hanno anche ripulito l’area.

“Stiamo adottando misure straordinarie per proteggere questi alberi di 2mila/3mila anni. Vogliamo si faccia tutto il possibile per salvarli”, ha assicurato Christy Brigham, portavoce del parco, dove da giorni lavorano 500 tra vigili del fuoco e volontari.

AGI – Dopo il ritiro dall’Afghanistan “è la seconda volta che si prende un’importante decisione di questo tipo senza che veniamo coinvolti” e “siamo preoccupati per le conseguenze che potrebbe avere in diversi ambiti. Dovremo parlarne a livello Ue, ma anche con la Nato”.

Lo ha detto all’AGI un alto funzionario Ue riferendosi alla nuova alleanza tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia – nota anche come alleanza Aukus – per contrastare l’influenza cinese nella regione dell’Indo-Pacifico. 

Ue, il tema sarà su tavolo del Consiglio Esteri

“E’ molto probabile che il tema” della nuova alleanza tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia per contrastare l’influenza cinese nella regione dell’Indo-Pacifico “sarà discusso alla prossima riunione tra i ministri degli Esteri” dell’Ue perche’ “dobbiamo valutarne le implicazioni”. Lo ha detto Peter Stano, portavoce della Commissione europea per gli affari esteri, nel briefing quotidiano con la stampa. 

Parigi, da Biden decisione “brutale”

Parigi ha condannato come “brutale e unilaterale” la decisione del presidente Usa Joe Biden di stringere con Australia e Gran Bretagna il patto Aukus sulla Difesa, che penalizza la Francia mandando in fumo un contratto miliardario con Canberra per la fornitura di sottomarini.

Biden ha preso una decisione “brutale, unilaterale e imprevedibile che assomiglia molto a quanto fatto da Trump”, ha denunciato il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, in un’intervista a France Info dopo che il suo governo aveva gia’ parlato d’iniziativa “deplorevole”.

Il capo della diplomazia francese ha anche condannato l’Australia per quella che ha definito una “pugnalata alla schiena”.

L’Australia ha annunciato la risoluzione del contratto firmato nel 2019 con la Francia per 12 sottomarini convenzionali per un importo di 56 miliardi di euro; Canberra ha invece deciso di firmare con gli Stati Uniti. 

Johnson rassicura Parigi, legame solido come roccia

Il rapporto tra Regno Unito e Francia è “solido come una roccia”. Lo ha assicurato il premier britannico, Boris Johnson, all’indomani dell’annuncio del patto tra Londra, Washington e Canberra in materia di difesa nell’area Indo-Pacifico in chiave anti-Cina che ha fatto infuriare Parigi. La Francia aveva un contratto del valore di 56 miliardi di euro per la fornitura di 12 sottomarini all’Australia che l’ha revocato, optando per firmare con gli Usa.

“Siamo fianco a fianco con i francesi, sia nel Sahel, dove stiamo conducendo un’operazione congiunta contro i terroristi in Mali, sia in Estonia, dove attualmente abbiamo la più grande operazione della Nato”, ha sottolineato il capo di Downing Street.

 

L’annuncio di Biden, Morrison e Johnson

 

Stati Uniti, Regno Unito e Australia hanno annunciato una “storica” partnership per la sicurezza nell’area indo-pacifica, un patto di difesa, che comprende il sostegno a Canberra per lo sviluppo di sottomarini a propulsione nucleare, con l’obiettivo di contrastare la Cina. Una mossa che Pechino ha bollato come “estremamente irresponsabile”

In un annuncio in tv in cui la Cina non è mai stata nominata, il presidente Usa, Joe Biden, in collegamento virtuale con il premier britannico, Boris Johnson e il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha annunciato la nuova alleanza, che si chiamerà AUKUS, dalle iniziali dei tre Paesi e rafforzerà la cooperazione nelle tecnologie di difesa avanzate e “migliorerà la nostra capacità di affrontare le minacce del XXI secolo”.

“Si tratta di un accordo storico che riflette la determinazione dell’amministrazione a costruire alleanze più forti con l’obiettivo di mantenere la pace e la stabilità in tutta la regione indo-pacifica”, ha rivelato un alto funzionario del governo Usa. “Sono onorato di unirmi oggi a due tra i più stretti alleati per il lancio di un piano trilaterale di sicurezza. Oggi compiamo un passo in avanti, come abbiamo fatto nel ventesimo secolo, insieme, fianco a fianco. Riconosciamo l’imperativo di garantire la sicurezza a lungo termine. Il futuro di ciascun Paese e del mondo dipende dalla libertà nell’area indo-pacifica”, ha sottolineato Biden.

“Gli Stati Uniti – ha aggiunto – non vedono l’ora di collaborare con la Francia e con altri Paesi chiave. Noi metteremo insieme i nostri marinai, scienziati, le nostre industrie per sviluppare la nostre capacità in settori come la cyber-sicurezza e l’intelligenza artificiale”.

Biden ha precisato che i sottomarini di cui si doterà l’Australia non avranno “armi nucleari”, ma saranno “armati convenzionalmente”, pero’ saranno “alimentati da reattori nucleari”. “Voglio essere chiaro – ha precisato il presidente Usa – non stiamo parlando di sottomarini nucleari. Questi sono sottomarini convenzionali che vengono potenziati con reattori nucleari. Noi e il Regno Unito li usiamo da decenni, è una tecnologia collaudata e sicura”, “lavoreremo per un Indo-Pacifico libero e aperto”.

Anche il funzionario statunitense ha voluto sottolineare che l’Australia non svilupperà armi nucleari. Con questo tipo di sottomarini, ha aggiunto la fonte, le capacità difensive australiane saranno “molto maggiori”, poichè “ampliano il raggio d’azione” e consentiranno di rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti e i suoi alleati nell’area. Tra una settimana, il 24 settembre, Biden ospiterà un vertice con i leader di Australia, India e Giappone, un’alleanza denominata Quad e creata nel 2007 per contrastare l’ascesa della Cina in campo militare. 

Pechino: “Mentalità da Guerra fredda”

Il patto tra Washington, Londra e Canberra è ” estremamente irresponsabile” e “danneggerà la pace e la stabilità regionale”, ha commentato Pechino, sollecitando Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia a “scrollarsi di dosso la loro mentalità da Guerra Fredda e il pregiudizio ideologico”. I tre Paesi, ha dichiarato il portavoce dell’Ambasciata cinese negli Stati Uniti, Liu Pengyu, citato dall’agenzia Reuters, “non dovrebbero costruire blocchi che prendono di mira o danneggiano gli interessi di terze parti. In particolare”, ha aggiunto il portavoce della sede diplomatica cinese negli Usa, “dovrebbero scuotersi di dosso la loro mentalità da Guerra Fredda e il pregiudizio ideologico”.

Londra: “Termine obsoleto”

Il ministro della Difesa britannico, Ben Wallace, ha assicurato che Aukus non è una nuova Guerra Fredda con la Cina. “E’ un termine obsoleto”, ha detto Wallace in un’intervista a Sky News.  “Non si tratta di mandare un messaggio alla Cina”, ha aggiunto il segretario all Difesa del Regno Unito. 

Francia: “Decisione brutale. Biden come Trump”

Delusa – per motivi diversi – anche la Francia. La scelta dell’Australia di acquisire sottomarini a propulsione nucleare in collaborazione con Stati Uniti e Regno Unito, a scapito di un contratto da 66 miliardi di dollari con l’industriale francese Naval Group, è una “decisione deplorevole”, ha affermato il governo francese. 

Biden ha preso una decisione “brutale, unilaterale e imprevedibile che assomiglia molto a quanto fatto da Trump“, ha denunciato il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, in un’intervista a France Info dopo che il suo governo aveva gia’ parlato d’iniziativa “deplorevole”. Il capo della diplomazia francese ha anche condannato l’Australia per quella che ha definito una “pugnalata alla schiena”.

AGI – La Corea del Nord ha annunciato di avere lanciato i due missili balistici testati ieri da un treno, nel primo lancio di questo tipo. Lo riferisce l’agenzia di stampa del regime di Kim Jong-un, la Kcna, in una nota in cui conferma che la missione era quella di “colpire un’area designata a 800 chilometri di distanza”.

North Korea releases video of their Railway Mobile Missile Regiment in action. pic.twitter.com/SgwmuJAxJx

— Global: MilitaryInfo (@Global_Mil_Info)
September 16, 2021

Il test è stato compiuto per verificare la praticabilità del sistema, prosegue l’agenzia nord-coreana, e per “conseguire competenza nei metodi d’azione in caso si combatta una guerra reale”.

Al test era presente uno dei più alti funzionari del regime, Pak Jong-chon, membro della cerchia ristretta del presidium del Politburo del Partito dei Lavoratori, il vertice decisionale del partito al potere in Corea del Nord guidato da Kim, ma non viene fatta menzione del leader nord-coreano. Lo spiegamento del sistema di missili lanciati da treni, ha dichiarato Pak, “ha un grande significato nell’aumentare la deterrenza bellica del Paese”.

Il test di ieri ha innalzato la tensione tra le due Coree: Seul ha risposto al doppio lancio di Pyongyang con il primo test di un missile balistico lanciato da sottomarino, diventando il settimo Paese al mondo a disporre di questo tipo di tecnologia. 

AGI – Orrore e rabbia alle isole Faroe, dove nella tradizionale caccia annuale oltre 1.500 delfini sono stati massacrati a riva in un solo giorno, tingendo il mare di rosso e riempiendolo di carcasse. Le terribili immagini postate sui social e diffuse dai media mostrano i cadaveri dei mammiferi sulla battigia di Skalabotnur, nell’isola di Eysturoy, una delle 18 che compongono l’arcipelago a governo autonomo, situato tra Islanda e Norvegia, nell’oceano Atlantico del Nord, che fa parte del Regno di Danimarca.

La caccia secolare, tenutasi domenica scorsa, è stata definita da record per l’elevatissimo numero di esemplari sterminati, ma ha suscitato l’ira degli ambientalisti e rinnfocolato il crescente dissenso da parte della popolazione locale, sempre più contraria a questa crudele tradizione, in particolare ai danni dei delfini. Un mea culpa è arrivato anche dallo stesso presidente dell’Associazione balenieri delle isole, Olavur Sjurdarberg, che ha riconosciuto come si sia trattato di “un grande errore”.

#Repost @blueplanetsociety
Bloodbath in the Faroe Islands. 100-150 pilot #whales barbarically slaughtered today in the first hunt of 2018. Johann Lutzen. #faroeislands #faroes #grind #grindadrap #whaling #denmark #ceteceans #animalcruelty #animalrights pic.twitter.com/3t9I3uaWZa

— Dorothée Stumm (@DorotheeStumm)
May 23, 2018

La pratica nota con il nome di Grind o Grindadrap consiste nel trascinare a riva i mammiferi, solitamente più balene che delfini, per massacrarli con coltelli e distribuire la loro carne alla popolazione.

Secondo dati riferiti dalla Bbc, abitualmente in media vengono sgozzate circa 600 balene e 35-40 delfini, ma la battuta di caccia di quest’anno è stata senza precedenti e ha superato il record fissato nel 1940 di 1.200 delfini. Una mattanza ancora più terribile se messa a confronto con la famigerata caccia alle balene a Taiji, in Giappone, conosciuta come ‘Cove’: alle Faroe in un solo giorno sono stati uccisi più mammiferi che in una intera stagione nella nazione nipponica.

Più di 1.400 delfini sono stati uccisi nella pesca tradizionale delle Isole Faroe

Più di 1.400 delfini sono stati uccisi al largo delle Isole Faroe in un solo giorno, come parte del secolare processo di pesca tradizionale nel territorio danese.#FaroeIslands pic.twitter.com/nt6txOzTi0

— i-talia-24.com (@italia24com1)
September 15, 2021

La stampa danese ha dato voce alle diffuse proteste della popolazione locale, che ha raccontato “lo shock e il senso di smarrimento causati da un numero così grande” di delfini uccisi. Secondo un sondaggio della tv pubblica Kringvarp Foroya, se il 50% delle persone è contraria alla caccia dei delfini, l’80% è invece favorevole a quella delle balene. Inoltre, il quotidiano danese Ekstra Bladet ha denunciato che difficilmente i locali vogliono e riescono a consumare un quantitativo così grande di carne di delfini, che presumibilmente finirà nella spazzatura o dovrà essere sepolta sottoterra; e ha suggerito l’entrata in vigore di un sistema di quote in ogni distretto dell’arcipelago.

AGI – Sale la tensione tra le due Coree, che si sfidano a distanza nel giro di poche ore sul piano missilistico. La Corea del Nord ha lanciato due missili balistici nel Mar del Giappone, in quella che è la seconda provocazione di Pyongyang in meno di una settimana, e a cui Seul ha risposto indirettamente con il primo test di un missile balistico da lancio sottomarino (Slbm).

I due missili balistici nord-coreani sono stati lanciati dopo le 12.30, ora locale, dalla provincia centrale nord-coreana di Yangdok: hanno compiuto un volo di 800 chilometri raggiungendo un’altezza massima di 60 chilometri, secondo i rilevamenti del Comando Congiunto sud-coreano, prima di finire nel Mare del Giappone.

Il lancio è avvenuto a soli due giorni dalla notizia dei test di un nuovo tipo di missili da crociera a disposizione di Pyongyang, e mentre il dibattito sulla Corea del Nord sembra riprendere quota: lunedì, a Tokyo, si sono incontrati i rappresentanti per la questione nord-coreana di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone, mentre oggi a Seul il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha avuto colloqui sia con il presidente sud-coreano, Moon Jae-in, che con il suo omologo, Chung Eui-yong.

Il doppio lancio di Pyongyang è stato definito “oltraggioso” dal primo ministro giapponese, Yoshihide Suga, il primo a commentare la provocazione di Pyongyang, e una violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Forti critiche sono arrivate anche dagli Stati Uniti. Il doppio lancio, ha sottolineato il Comando Usa dell’Indo-Pacifico in una nota, pur non essendo una “minaccia immediata” agli Stati Uniti e ai suoi alleati, “evidenzia l’impatto destabilizzante del programma di armi illecito” della Corea del Nord. 

Il presidente sud-coreano Moon Jae-in, invece, ha deciso di convocare i vertici del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ma prima ha assistito al test, avvenuto “con successo”, del primo Slbm sviluppato dalla Corea del Sud, che pone il Paese asiatico in un elenco ristretto di sette nazioni che hanno già a disposizione questa tecnologia (assieme a Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e India, e con la Corea del Nord che rivendica un simile risultato dopo i test compiuti in anni recenti).

Il nuovo Slbm avrà un “grande ruolo” nello stabilimento della pace nella penisola coreana, ha sottolineato in una nota il palazzo presidenziale di Seul, e rappresenta un “sicuro deterrente alle provocazioni nord-coreane”. Chi smorza i toni, invece, è la Cina, che vuole la ripresa del dialogo con Pyongyang e che è tornata a chiedere moderazione sulla questione nord-coreana.

Da Pechino, il portavoce del Ministero degli Esteri Zhao Lijian ha invitato per la seconda volta in pochi giorni alla calma sulla questione nord-coreana, dopo le critiche di Stati Uniti e Giappone ai test compiuti dal regime di Kim Jong-un nel fine settimana, che non rappresentavano – al contrario dei lanci di oggi – una violazione esplicita delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

AGI – “Facciamoci ispirare da Bebe e da tutti i giovani che cambiano la nostra percezione di ciò che è possibile, che ci dimostrano che è possibile essere chi vogliamo essere. E che è possibile raggiungere tutto quello in cui crediamo”: con queste parole la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha presentato Bebe Vio, indicandola come “l’emblema di una rinascita contro ogni aspettativa” cui deve aspirare la nuova Europa.

L'”ospite d’onore” del suo discorso sullo Stato dell’Unione è stata accolta dalla ‘standing ovation’ di tutto il Parlamento europeo. “Quest’estate ha conquistato il mio cuore“, ha detto la Von der Leyen, “questo è lo spirito dei fondatori dell’Europa e questo è lo spirito della prossima generazione dell’Europa”, ha insistito.

All’applauso “volevo sotterrarmi, è stato veramente imbarazzante, bellissimo”, ha commentato dopo Bebe, “mi sono avvicinata a Paolo Gentiloni e gli ho detto aiutami”. La scelta della 24enne schermitrice veneta, medaglia d’oro nel fioretto individuale e argento in quello a squadre alle Paralimpiadi di Tokyo, non è causale. E non solo per la fama mondiale di Bebe, un simbolo delle Paralimpiadi che è stata a cena da Barack Obama, ha sfilato per Dior, ha scritto due libri e ha oltre un milione di follower su Instagram.

Come ha ricordato la politica tedesca, Bebe in primavera ha rischiato di morire. La sfortuna sembrava accanirsi su lei, già colpita nel 2008 da una meningite fulminante che obbligò i medici a procedere con l’amputazione di gambe e avambracci per salvarle la vita.

Stavolta un grave infortunio al braccio sinistro e una successiva infezione da stafilococco potevano costarle l’amputazione dell’arto con complicazioni potenzialmente letali. Non ne ha parlato gara dei Giochi per evitare che, in caso di sconfitta, lo stop forzato e la preparazione atletica in soli due mesi fossero considerati un alibi.

Ma Bebe non si è arresa, confermandosi ancora una volta come una fenice che risorge dalle proprie disgrazie come quando fu la prima a gareggiare con protesi a tutti e quattro gli arti. Così ad agosto è arrivato l’oro contro la cinese Zhou Jingjing, già battuta a Rio 2016. “Da piccola mi dicevano che non si può tirare di scherma senza braccia e che avrei dovuto cambiare sport, ma ho dimostrato a tutti che le braccia non servono: se hai un sogno, vai e prenditelo“, aveva dichiarato nella conferenza stampa di apertura delle Paralimpiadi. E lei se lo è ripreso. 

AGI – Il tempo sembra favorevole e i passeggeri sono emozionati e pronti a partire: i primi turisti spaziali di SpaceX faranno una missione di tre giorni in orbita intorno alla Terra. “Nessun nervosismo, siamo eccitati di partire!”: così il miliardario americano Jared Isaacman ha descritto ai giornalisti il loro stato d’animo. Dietro di lui, il gigantesco razzo Falcon 9, che porterà i quattro membri dell’equipaggio, tutti civili, della missione, soprannominata Inspiration4. “Ogni emozione è quella buona”, ha aggiunto Hayley Arceneaux, 29 anni, assistente medico. “Sono così eccitata per domani”.

Chris Sembroski, un veterano dell’Air Force di 42 anni, ha persino paragonato lo straordinario viaggio a una gita in “camper”. E non è molto lontano dalla realtà: l’interno della capsula Dragon offre ai suoi occupanti uno spazio angusto di otto metri per quattro.

“Ci si avvolge nei (sacchi a pelo) in modo da non galleggiare l’uno contro l’altro nel mezzo della notte!”, ha scherzato. Tutti dicono di andare d’accordo, anche se non si conoscevano prima di iniziare l’addestramento solo circa sei mesi fa. Isaacman, che ha finanziato la missione, ha organizzato la ‘gara’ per scegliere gli altri dell’equipaggio.

“Dall’annuncio… ogni giorno è stato il più bello della mia vita, e sta solo migliorando”, ha dichiarato Sian Proctor, una professoressa di geologia di 51 anni che diventerà la prima donna afroamericana ad assumere il ruolo di “pilota” in un volo spaziale. Commossa dall’occasione, ha condiviso che lei e l’equipaggio avevano avuto una chiacchierata telefonica con l’ex first lady Michelle Obama. “Abbiamo avuto una conversazione molto bella che rimarrà con voi per il resto della mia vita”. Una finestra di decollo comincerà alle 2,02 di giovedì ora italiana.

Il veicolo spaziale

In cima al razzo Falcon 9, che è alto 70 metri, si trova la capsula Dragon, dove sarà l’equipaggio. Questa navicella ha già portato 10 astronauti alla Stazione Spaziale Internazionale (Iss) in tre missioni separate. La capsula Dragon, alta otto metri e larga quattro, è stata modificata per questo volo. Un’enorme cupola di vetro è stata installata per offrire ai passeggeri una vista a 360 gradi dello spazio.

Il programma di volo

Il decollo è previsto per mercoledì alle 20:02 (le 2,02 di giovedì in Italia) dal Kennedy Space Center della Nasa in Florida. La finestra di lancio è di cinque ore. Il primo stadio si separerà dal veicolo spaziale ad un’altitudine di circa 80 chilometri e tornerà automaticamente sulla Terra per un uso futuro. Durante i voli con equipaggio, il secondo stadio di solito si separa circa dieci minuti dopo il decollo. La capsula Dragon orbiterà intorno alla Terra per tre giorni a un’altitudine superiore a quella della Iss. Dopo di che, scenderà di nuovo sulla Terra, atterrando al largo della costa della Florida con l’aiuto di paracadute giganti.

L’equipaggio

A capo e a finanziare la missione c’è il miliardario statunitense Jared Isaacman, che ha invitato altre tre persone ad unirsi a lui attraverso un originale processo di selezione. Hayley Arceneaux, 29 anni, è un’infermiera e una sopravvissuta al cancro pediatrico. Chris Sembroski, 42 anni, e’ un veterano della Us Air Force che ora lavora nell’industria aeronautica. La professoressa di geologia Sian Proctor, 51 anni, è stata finalista per diventare astronauta della Nasa più di dieci anni fa.

L’addestramento

L’equipaggio si è allenato per poco meno di sei mesi, rispetto agli anni di preparazione richiesti dagli astronauti professionisti. Hanno imparato a resistere alla forza G andando in rotazione in una centrifuga, e hanno sperimentato l’assenza di peso. Infine, anche se il volo dovrebbe normalmente essere completamente automatizzato, il team e’ stato addestrato da SpaceX a prendere il controllo in caso di emergenza.

La ricerca

Il sonno, la frequenza cardiaca, il sangue e le funzioni cognitive dei membri dell’equipaggio saranno analizzati durante la missione per studiare come i pivelli reagiscono nello spazio.

AGI – La promessa è quella di presentare il “World’s greatest show”, il più grande spettacolo al mondo. Una kermesse che dal primo ottobre 2021 al 31 marzo 2022 non intende spegnere i motori neanche di notte. Stupore, meraviglia, quasi una vertigine. È questa l’idea suggerita dal video prodotto dagli organizzatori di Expo 2020 Dubai, che hanno arruolato niente meno che il divo di Hollywood Chris Hemsworth. Un minuto e trenta di pubblicità diretta dal regista due volte premio Oscar Robert Stromberg, in cui la star di Thor invita il pubblico a visitare con lui “il futuro”, sullo sfondo di una versione digitale del sito di Expo, mentre un coro di bambini intona “Pure Imagination” tratta dal film “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato”.

Direttamente proporzionali alle fortune emiratine sono, infatti, anche le ambizioni. Insomma, non potevamo aspettarci meno da un Paese che ha fatto anche degli eccessi la sua cifra. Dove Il lusso è esibito senza pudori, tra isole a forma di palma, arcipelaghi che riproducono planisferi, hotel a 7 stelle e automobili di grossa cilindrata, spesso guidate da autisti privati su autostrade fino a quattordici corsie.

Expo 2020 Dubai sarà la prima esposizione universale dell’area ME.NA.SA (Medio Oriente, Nord Africa e Asia meridionale) che per colpa della pandemia da Covid-19 è stata rinviata di un anno, arrivando a coincidere con il Giubileo d’oro, i grandi festeggiamenti per i primi cinquant’anni della Nazione. Superato l’annus horribilis del 2020 e nonostante i forti limiti sociali ancora adottati a livello internazionale a causa del Covid-19, Dubai si dice pronta ad accogliere fino a 20 milioni di visitatori, ospiti degli oltre 190 Paesi partecipanti. Insomma, tutto un altro film rispetto alle Olimpiadi a porte chiuse disputate a Tokyo solo due mesi fa.

Nelle ore in cui viene reso noto che il distanziamento sociale si riduce da 2 a a 1,5 metri, l’organizzazione promette, infatti, che le misure sanitarie saranno rigorose ma non comprometteranno il successo dell’Esposizione. La vaccinazione dei visitatori è incoraggiata ma non sarà obbligatoria, mentre lo staff sarà vaccinato e sottoposto a periodici controlli. Sul sito saranno presenti tre presidi per i test rapidi, accessibili giorno e notte, sette giorni su sette. A rassicurare la platea, in queste ore circola sulla stampa locale un servizio fotografico che ritrae i leader emiratini, in tradizionale kandora bianca, durante un ultimo sopralluogo: nulla sarà trascurato, dalla sterilizzazione continua, agli scanner temici agli ingressi, ai nebulizzatori disinfettanti.

Esteso su un’area sbalorditiva di 4,38 chilometri quadrati, quattro volte il più grande centro commerciale del mondo (guarda a caso il Dubai Mall), il sito di Expo ha la forma di un trifoglio, in cui ogni petalo è dedicato ad ognuna delle tre principali aree tematiche: Opportunità, Sostenibilità e Mobilità. E’ questo il grande palcoscenico mondiale in cui si svolgeranno innumerevoli spettacoli e le dieci “Settimane tematiche”. Venezia sarà la protagonista italiana di quella di apertura, dedicata al Clima e alla Biodiversità: nel Padiglione Italia sono molte le iniziative in programma per la città lagunare quale modello internazionale di contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici e, nella giornata del 3 ottobre, sarà addirittura lanciata la candidatura di Venezia a capitale mondiale della sostenibilità. 

Tanti i grandi nomi della cultura e dello spettacolo che saranno di casa al Padiglione Italia: Roberto Bolle, Paolo Fresu, L’Orchestra di Piazza Vittorio, “100 Cellos” con Giovanni Sollima & Enrico Melozzi, Nicola Piovani e Tosca con il suo concerto “Morabeza”. E tra gli eventi spicca anche la rappresentazione, per la prima volta negli Emirati Arabi Uniti, dell’opera di Giuseppe Verdi “Nabucco” affidata alla direzione di Riccardo Muti con l’Orchestra Luigi Cherubini.

Davvero in queste ore negli Emirati Arabi, Paese giovane, cosmopolita ma con una solida identità, l’euforia regna sovrana. La voglia di ripartire dopo la pandemia è palpabile, ed è quasi difficile seguire il profluvio di annunci, rilasciati con cadenza quotidiana, riguardanti i tanti progetti per i prossimi cinquant’anni. Come la campagna di nation branding “United Global Emirates”, lo slogan con cui si vogliono richiamare imprenditori di ogni latitudine ad investire in uno dei principali hub logistici internazionali.

Un Paese che unisce seducenti vantaggi fiscali a una grande crescita economica, secondo il Ministero dell’Economia prevista nel 2021 oltre il 4%, dopo il doppio shock di crisi petrolifera e pandemia del 2021. Un Paese sicuramente strategico per l’Italia (dal settore dell’energia, alle costruzioni, all’aerospazio, al Made in Italy), che sale dall’undicesimo al nono posto in assoluto tra i fornitori e che resta al secondo posto tra gli Stati membri dell’UE dopo la Germania, con una quota di mercato del 2,7%.

Dopo i primi cinquant’anni in cui le immense riserve di idrocarburi hanno innescato un vertiginoso sviluppo urbanistico e demografico, il Paese, che già ospita alcuni dei più grandi impianti fotovoltaici al mondo, investe nel nucleare e lavora a progetti di stoccaggio della CO2, intende ora puntare su uno sviluppo  sostenibile, in cui innovazione e progresso tecnologico siano solidi alleati dell’ambiente.

Secondo un’indiscrezione di Bloomberg proprio gli Emirati Arabi potrebbero essere il primo Paese dell’Opec a raggiungere l’obiettivo zero emissioni entro il 2050. Un asso anche mediatico che si intenderebbe calare alla vigilia del Cop 26 previsto per novembre a Glasgow, mentre è già sul tavolo la candidatura ad ospitare il prossimo summit delle Nazioni Unite, il Cop 28. “Connecting minds creating the future”, unire le menti per costruire il futuro, non a caso, è il claim scelto per Expo 2020 Dubai. Staremo a vedere. Che lo spettacolo abbia inizio.

AGI – Minimo storico di affluenza ieri alle elezioni legislative di Macao. Solo il 42% degli elettori si è presentato ai seggi per eleggere i 14 parlamentari scelti in modo diretto: nel 2017 la partecipazione è stata del 57%. Raddoppiate anche le schede bianche e quelle nulle, passate al 2,3% dei voti espressi.

Il flop elettorale nella città dei casinò arriva dopo che in luglio i giudici locali hanno escluso dalla competizione 21 candidati pro-democrazia. L’accusa nei loro confronti è di aver violato la Basic Law (la mini-Costituzione cittadina) ed essersi rifiutati di prestare giuramento alla regione speciale di Macao, ex colonia portoghese tornata sotto sovranità della Cina popolare nel 1999.

Come nella vicina Hong Kong, anche a Macao le autorità cittadine hanno preso di mira diversi esponenti democratici. Secondo la polizia, i politici squalificati hanno legami con esponenti filo-democratici di Hong Kong e hanno preso parte nell’ex colonia britannica a una veglia del 4 giugno per il massacro di Tiananmen. Essi avrebbero anche la “colpa” di aver visitato Taiwan durante le ultime elezioni presidenziali e di aver commemorato il dissidente premio Nobel Liu Xiaobo.

Le forze di area democratica sono riuscite a eleggere tre legislatori, tra cui il veterano José Pereira Coutinho; a parte un candidato indipendente, i restanti eletti sono schierati con partiti pro-Pechino. I settori professionali hanno scelto poi 12 rappresentanti con un’elezione indiretta, mentre gli ultimi sette saranno nominati da Ho Iat-seng, capo dell’esecutivo locale.

Le autorità elettorali di Macao hanno spiegato la scarsa affluenza con i timori della popolazione per la pandemia da Covid-19 e il grande caldo. Analisti fanno notare però che la città ha avuto l’ultimo caso di coronavirus sei settimane fa, e che in totale ne ha registrati 63, senza alcun decesso. Il giorno del voto la temperatura esterna è stata poi di 34 gradi centigradi, poco sopra la media stagionale.

A Macao si ripropone lo scenario visto nell’ultimo anno a Hong Kong, dove la recente riforma elettorale “patriottica” ha azzerato le possibilità di vittoria del campo democratico. Dal varo 14 mesi fa della draconiana legge sulla sicurezza voluta da Pechino, la polizia di Hong Kong ha arrestato 143 persone considerate una minaccia per la sicurezza nazionale; 84 di esse sono state incriminate e alcune hanno ricevute le prime condanne: tutte sono legate in qualche modo al movimento democratico.

Le forze filo-democratiche di Hong Kong sono in forte difficoltà. Oggi Albert Ho ha annunciato dalla prigione la sua uscita dalla Hong Kong Alliance in Support of Patriotic Democratic, il gruppo che organizza ogni anno la veglia in ricordo dei fatti di Tiananmen. L’ex presidente del Partito democratico deve scontare una pena di 18 mesi per aver partecipato nel 2019 a una protesta anti-governativa non autorizzata. La scorsa settimana le autorità giudiziarie hanno incriminato Ho e altri leader dell’Alleanza – tra cui il noto attivista Lee Cheuk-yan – per “sovversione”.

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