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Sparatoria questa mattina in una via di Bruxelles, vicino al bar The Switch, ha detto il portavoce della polizia Ilse Van de Keere. Una persona è stata ferita alla gamba e un secondo da una scheggia. Gli autori sono ricercati, potrebbe trattarsi di un 'regolamento di conti'. La polizia e' stata chiamata prima delle 10 e le vittime sono state trasportate all'ospedale. Gli autori dell'agguato, che erano in cinque o sei, sono fuggiti in macchina. 

"Salvini usa metodi e toni dei fascisti degli anni Trenta" e lo scontro verbale alla ministeriale Ue di Vienna è stata "una provocazione calcolata": lo ha affermato il ministro degli Esteri lussemburghese, Jean Asselborn, intervistato al sito dello Spiegel. Asselborn ha lamentato che non era al corrente che il dibattito fosse trasmesso in diretta.

Se si trasmettono questo tipo di riunioni, ha lamentato, "non ci potrà mai piu' essere un dibattito franco".

Asselborn, protagonista del duro botta e risposta sui migranti con Salvini a cui ha ricordato come in passato migliaia di italiani fossero emigrati in Lussemburgo, ha sostenuto che l'attacco e' stato cercato dal titolare del Viminale per poi dargli visibilità mediatica: i suoi assistenti, ha raccontato, "si piazzano nelle sale in posizioni strategiche e riprendono sistematicamente tutto quello che dice Salvini".

Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, preme per i rimpatri immediati con nuovi voli charter dei migranti tunisini sbarcati in Italia ma da Tunisi frenano e al momento confermano solo i due voli già concordati a settimana per un massimo di 80 rimpatri al mese. Martedì il titolare del Viminale riceverà a Roma il collega tunisino, Hichem Fourati, per affrontare più nel dettaglio la questione. Nel frattempo sono stati trasferiti da Lampedusa a Trapani 130 dei 184 migranti tunisini sbarcati ieri nell'isola della Sicilia a bordo di sette barchini veloci. È possibile che già lunedì vengano rimpatriati i primi migranti a Tunisi (massimo 40) con il primo dei due voli charter settimanali previsti dagli accordi. Il secondo charter è previsto al giovedì. 

L'intento del governo è rimpatriare velocemente le persone arrivate in Italia nelle ultime ore. Lo ha ribadito lo stesso Salvini, a margine di un evento a Milano: "Stiamo lavorando sul flusso in arrivo dalla Tunisia. Martedì avrò un incontro a Roma, li' non c'è guerra e non c'è carestia e non si capisce perché barchini o barconi devono partire dalla Tunisia e arrivare in Italia".

Il ministro dell'Interno ha annunciato l'intenzione di potenziare i rimpatri con i voli charter: "Ci stiamo lavorando e stiamo lavorando anche per cambiare accordi che altri ci hanno lasciato che non sono assolutamente soddisfacenti. Voli charter già ne partono per la Tunisia settimanalmente, l'importante è che ne partano di più e con più gente a bordo". Finora, però, Tunisi si è mostrata restia a questa ipotesi e comunque, qualora i migranti intendessero presentare domanda d'asilo, prima di un rimpatrio concordato andrebbero esaminate le istanze per non rischiare una condanna dalle Corti internazionali per i Diritti dell'Uomo. 

Il tifone Mangkhut, il più violento degli ultimi anni, si è abbattuto sul nord delle Filippine a 185 chilometri orari con raffiche di 330. Il bilancio ancora provvisorio parla di 12 vittime, tra cui 2 bambini. Lungo la sua traiettoria, dove vivono almeno 4 milioni di abitanti, 87 mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. L'aeroporto di Tuguegarao, nella provincia settentrionale di Cagayan, è stato reso inagibile e la corrente elettrica è saltata nell'80 per cento delle aree colpite. 

Ora la tempesta si sta dirigendo verso Hong Kong che si prepara alla grande tempesta, con una possibile allerta 8 (su una scala di 10). Il tifone si è abbattuto sulla città di Baggao, nel nord-est dell'arcipelago asiatico, sabato all'1.40 (ora locale, 19.40 di venerdi' in Italia). Il governo aveva lanciato l'allarme di possibile onde alte fino a 6 metri, accompagnate di inondazioni e frane. L'allerta resta massima.

Nella mattinata l'occhio del tifone si è diretto verso il mare dalla provincia di Ilocos Norte, sulla punta nord-occidentale del Paese. Si è indebolito, con venti massimi di 170 chilometri orari e raffiche fino ai 260. La tempesta ha distrutto i raccolti di riso e mais che si trovavano sulla sua traiettoria e ha lasciato tante case senza tetti.

Ricardo Jalad, il capo della Protezione civile, ha spiegato in una riunione di emergenza guidata dal presidente Rodrigo Duterte che circa 4,2 milioni di persone sono vulnerabili agli effetti piu' distruttivi dell'occhio di 78 miglia del tifone. Quasi 48 mila case in quelle aree ad alto rischio sono fatte di materiali leggeri e non resistenti ai venti di Mangkhut. Il governatore di Cagayan, Manuel Mamba, ha annunciato che sono state avviate le evacuazioni dei residenti dai villaggi sulla costa nel nord della provincia dove vivono 1,2 milioni di persone.

L'arrivo del super tifone a Hong Kong è atteso per domenica e il territorio semi-autonomo si prepara. Le città basse come Lei Yue Mun e Tai O, che affrontano il rischio di inondazioni, hanno programmato piani di evacuazione e rifugi temporanei per piu' di mille residenti. Diverse compagnie aeree, tra cui la Hong Kong Airlines, hanno annunciato che sospenderanno le loro attività domenica. Salteranno centinaia di voli.

Sì, fu una sporca guerra in cui la Francia perse l’anima, oltre al primo gioiello della sua corona imperiale. Ora che la frase è stata pronunciata tra le mura dell'Eliseo, e l'ammissione conclamata di fronte a tutti, nessuno potrà più negarlo, o pretendere che l'obbedire agli ordini sia una giustificazione. Tantomeno se quegli ordini, e quei silenzi, venivano da uno Stato abituato ad ergersi a modello di democrazia illuminata. Uno Stato che tentò con la tortura di imporre la sua ragione, dimenticando che ogni ragion di stato si ferma di fronte alle ragioni dell'umanità.

L’Algeria in realtà era qualcosa di più di una semplice colonia. Giuridicamente era territorio d’oltremare e quindi non scindibile dal territorio nazionale: al pari della Corsica, o dell’Alsazia, o dell’Il-de-France. L’avevano conquistata ai tempi di Carlo X, autocrate rovesciato in una delle tante rivoluzioni ottocentesche. Non era considerata un’aggiunta alla Francia, era essa stessa Francia. Perderla sarebbe stato semplicemente impensabile.

Macron apre il vaso di Pandora

Qualsiasi cosa sarebbe stata fatta, pur di non perdere l’Algeria, e la Francia la fece: torture, violenze, stupri, sparizioni. Tutto, persino seppellire la vergogna nei recessi più distanti della memoria per impedirle di emergere, né ora né mai, perché non sia mai detto che uno debba chiedere perdono per aver difeso casa sua.

L’ammissione delle migliaia di casi di ferocia – o di un solo caso, ad essere precisi, ma è chiaramente il grimaldello per far saltare il coperchio del vaso di Pandora – è di Emmanuel Macron, il presidente così giovane che oggi si stenterebbe ad immaginare da una delle due parti della barricata: a favore o contro quella sporca guerra denunciata da Sartre in un Paese spaccato a metà dagli odi e dai rancori. Sette anni durò questa agonia, dal 1955 al 1962, e la Francia rischiò l'implosione politica.

Non a caso, per riportare le cose al posto fu necessario innanzitutto riportare all’Eliseo il Generale De Gaulle.

Le ceneri della Quarta Repubblica

L’uomo forte spazzò via con un soffio la claudicante e parlamentare Quarta Repubblica, ed ancora adesso il Paese porta il segno di quei giorni nel suo profilo istituzionale, sotto forma di presidenzialismo.

Fatto questo, De Gaulle pensò bene di deludere chi lo aveva voluto fortemente alla guida della Nazione, cioè le destre nazionaliste, ed avviò i colloqui di pace con gli indipendentisti. Così nel 1963 l’Algeria era indipendente, De Gaulle era sfuggito ad un paio di attentati dei Piedi Neri (i coloni estremisti) e sul campo erano rimasti centinaia di migliaia di morti, quasi tutti algerini. Il tramonto dell’Occidente in un paese che, tanti anni dopo, sarebbe stato nuovamente sconvolto da un altro terribile conflitto, questa volta una guerra civile.

Il Caso Audin

Macron, per riaprire il caso delle torture in quei sette anni di guerra, ha scelto di dire ufficialmente la verità su Maurice Audin. Un francese, si badi bene. Ma era un francese nato e cresciuto in Tunisia, assistente presso l’Università di Algeri, iscritto al partito comunista ed acceso sostenitore delle buone ragioni degli indipendentisti del Fronte di Liberazione Nazionale.

Un traditore, agli occhi di molti compatrioti e delle forze militari inviate, come i legionari di Mario contro le cavallerie leggere di Giugurta, a ristabilire la legge del più forte. Audin sparì mentre rientrava a casa, dove lo spettavano la moglie e tre figli. Quella donna, Cosette, è stata ricevuta All’Eliseo dove il Presidente che oggi siede alla scrivania di De Gaulle le ha comunicato quello che lei già sapeva da subito, 60 anni fa. Cioè che il marito era stato ucciso dopo essere stato torturato come collaborazionista degli insorti. E così facendo le ha reso giustizia, ma le ha anche riaperto la ferita.  A lei e alla Francia tutta, perché l’Algeria per i francesi è qualcosa di più di una semplice cattiva coscienza: è un caso che, proprio perché mai affrontato, pesa come in macigno sulla coscienza nazionale.

Un giovane parà

Per fare un esempio: in Algeria combatté da volontario un giovane ufficiale chiamato Jean Marie Le Pen, padre di quella Marine che proprio contro Macron ha tentato la scalata sovranista all’Eliseo un paio di anni fa. L’hanno accusato di essere un torturatore. Lui ha sempre negato, ma secondo alcuni resoconti una volta si sarebbe giustificato dicendo: “L’ho fatto perché dovevo farlo”. Avrebbe semplicemente obbedito, insomma. La Francia del Fronte Nazionale, in questi giorni di vento di destra, in fondo simpatizza ancora per lui.

Forse è anche per questo che Macron ha dato seguito alla promessa elettorale di dire, finalmente, la verità su quelle torture. Da decenni la si conosce, ma solo grazie alla controinformazione, o qualcosa del genere. Formalmente, che si trattò di una guerra è stato riconosciuto alla fine dello scorso secolo. Quanto al caso delle torture e delle violenze sessuali sulle donne algerine sono usciti nel tempo una serie di libri, per lo più nell’indifferenza generale.

Le memorie del colonnello

Uno solo ha fatto scalpore. Si intitolava “Servizi speciali” ed erano le memorie del colonnello Paul Aussaresses, il capo dei parà spediti da Parigi per risolvere una volta per tutte la questione. Il più bel film su quei fatti, “La Battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo (a sua volta censurato Oltralpe per oltre 40 anni) lo ritrae mentre spiega ai suoi uomini: “La base del nostro lavoro è l’informazione, il metodo è l’interrogatorio. E l’interrogatorio è un metodo quando viene condotto in modo da ottenere sempre una risposta”.

Nel 2001 Aussarasses confermò tutto, dando alle stampe i suoi ricordi. I suoi uomini si erano comportati esattamente come Pontecorvo li aveva descritti. Jacques Chirac, il presidente di allora, reagì indignato come se avesse saputo solo in quel momento, e gli strappò dal bavero la legion d’onore. Ma a tutti dette l’impressione che ad essere punito non fosse tanto quell’orribile passato, ma la decisione di farlo emergere.

Il lato oscuro della Francia

E forse è anche questa la chiave per capire la decisione di Macron: far emergere, finalmente, il lato oscuro dell’anima francese. E, rendendolo evidente, riuscire finalmente a combatterlo in campo aperto. La figlia di un certo giovane ufficiale volontario in Algeria è lì, pronta a rivendicare la maggioranza relativa alle prossime europee. 

Convertire i francesi alla bicicletta per triplicare il suo utilizzo negli spostamenti quotidiani in città entro il 2024 e recuperare il ritardo della Francia sui vicini europei. Sono questi gli obiettivi del piano bici ('plan ve'lo') presentato dal primo ministro Edouard Philippe, dal nuovo ministro per la Transizione ecologica, Francois de Rugy, e dal ministro dei Trasporti, Elisabeth Borne.

Oggi con solo 3% di cittadini che si spostano in bicicletta – l'obiettivo per il 2024 è di 9% – la Francia è al 25mo posto nella classifica europea – si legge su Le Monde -. Non hanno portato i risultati sperati due precedenti piani varati nel 2012 e nel 2014. Questa volta il governo ha istituito un apposito fondo di 350 milioni di euro su 7 anni per attuare le 25 misure previste dal nuovo piano.

In un'intervista rilasciata al Courrier de l'Ouest venerdì mattina , Edouard Philippe si giustifica: "Non si tratta solo di denaro per le infrastrutture, è un piano completo e ambizioso. Intendiamo promuovere tutto ciò che riguarda la sicurezza dei ciclisti e la lotta al furto"

Pacchetto di mobilità sostenibile

Ai dipendenti che andranno al lavoro con la bici, istituzioni territoriali e aziende verseranno un'indennità "mobilità sostenibile" fino a 400 euro l'anno, esentasse. Per i dipendenti pubblici l'indennità massima sarà di 200 euro. Importanti lavori infrastrutturali dovranno adeguare la circolazione alle biciclette, col doppio senso di marcia e maggiore sicurezza per i ciclisti in città. Chi comprerà bici ad impianto elettrico, sia cittadini che aziende, avrà accesso a un contributo statale.

Garage nelle stazioni ferroviarie contro il furto

Per quanto riguarda la più temuta piaga dei ciclisti, il furto, ogni bicicletta nuova o usata, avrà un numero di registrazione. Inoltre verranno realizzati dei parcheggi vigilati allestiti nelle stazioni ferroviarie. Infine, per sviluppare una vera "cultura della bici", entro il 2022 in tutte le scuole medie francesi partirà un programma di guida sicura. Per le ong delle Rete azione clima (RAC), pur essendo un piano valido, "i mezzi messi a disposizione non basteranno a recuperare il nostro ritardo" commenta Lorelei Limousin, responsabile delle politiche clima-trasporto della RAC, che chiedeva un budget di 200 milioni di euro l'anno. 

Con questo nuovo piano – spiega le Parisien – il governo spera di aumentare la quota di viaggi in bicicletta al 9% entro il 2024, per superare la media europea del 7%. Attualmente, meno del 5% dei francesi viaggia in bicicletta. Contro quasi un quarto dei danesi e un terzo degli olandesi.

Fan Bingbing è una icona in Cina. Ha 36 anni ed è una delle star più pagate al mondo. È attrice, cantante, modella. Forse la ricorderete nel ruolo di Blink nella saga degli X-Men diretta da Bryan Singer, campione di incassi nel 2014. Anche se non è molto nota all’estero non importa: in Cina non è solo celebre ma anche influente. Su Weibo ha 62 milioni di follower, insomma numeri che fanno impallidire Chiara Ferragni, che su Instagram è seguita da quasi 15 milioni persone.

Ebbene: Fan è scomparsa nel nulla. Da 100 giorni più o meno tutti in Cina si chiedono che fine abbia fatto. I fan, che la amano follemente, sono disperati. Sono stati loro i primi a notare tre mesi fa un insolito silenzio sui social: l’ultimo post sulla più popolare piattaforma di social network risale al 2 giugno. Dopo di che, silenzio di tomba. Si pensa che sia finita nei guai perché ha evaso le tasse. 

Ad alimentare i sospetti di una possibile detenzione per evasione fiscale, è stato un articolo dell’Economic Observer, che ha pubblicato la notizia di alcuni membri del suo staff interrogati dalla polizia. Inutile cercare l’articolo perché è stato velocemente oscurato. La scure della censura è calata sulla sua sorte, alimentando un mistero che si è ingigantito, al punto da attrarre l’attenzione mediatica internazionale. E così la storia è finita anche sul Guardian e sul New York Times.

L'ultima apparizione pubblica risale al primo luglio scorso, quando aveva visitato un ospedale per bambini. Alcune parole a lei collegate nelle ricerche, scriveva Hollywood Reporter il mese scorso, sarebbero state censurate su Weibo.

Ad alimentare i sospetti sulla sorte dell'attrice c'è anche una notizia apparsa sul Securities Daily nei giorni scorsi in cui si afferma che la star del cinema si trovava "sotto controllo" e che avrebbe accettato il verdetto dei giudici, senza specificare per quale eventuale reato. Anche questa notizia è stata in seguito rimossa.

Un segnale che l’attrice potrebbe essere stata inghiottita dalla macchina giudiziaria cinese arriva da un rapporto stilato dall’Accademia delle Scienze Sociali e dall’Università di Pechino sulla responsabilità sociale delle star del cinema e della televisione. Fan ha ricevuto un punteggio di zero su 100.

Come potrebbero essere iniziati i guai giudiziari della divina Fan Bingbing? Nella lista di Forbes – scrive il Corriere della Sera –  ha superato anche Julia Roberts per guadagni ed è al quinto posto tra le attrici più pagate al mondo, con oltre 45 milioni di dollari nel 2017. Una cifra che potrebbe essere anche molto più alta.

A maggio sono spuntati due contratti intestati a Fan per lo stesso film: uno era falso, da 1,5 milioni di dollari, ed è stato presentato al fisco; l’altro era vero, da 7,8 milioni di dollari, ma non è stato dichiarato per non pagare le tasse. Un sistema ampiamente utilizzato nell’industria dell’intrattenimento. In Cina è stato definito “contratto yin-yang”:  le star lo usano per presentare al fisco compensi inferiori di quelli realmente percepiti per pagare meno tasse. 

Proprio a giugno Pechino aveva deciso di mettere un tetto agli stipendi delle star, per evitare il diffondersi del "culto del denaro", come lo aveva definito l'agenzia Xinhua, che aveva dedicato un articolo alla nuova direttiva moralizzatrice. I protagonisti non potranno incassare oltre il 70% del totale dei compensi per gli attori. Il governo cinese ha fissato una scadenza: gli evasori hanno tempo fino a ottobre per restituire le tasse evase. Poi saranno guai seri. Per tutti. 

Ha collaborato Wang Jing

Nessuna riserva per le balene nell'Atlantico meridionale, ma solo un accordo non vincolante di tutela dei cetacei a durata indeterminata: è questo l'esito della Commissione internazionale per la caccia alle balene (Iwc), riunita da lunedì scorso a Florianopolis, in Brasile. Dopo 20 anni di negoziati non è andato a buon fine il voto sulla creazione di una riserva, con 39 nazioni a favore, 25 contrarie e tre astenute. Così non è stata raggiunta la maggioranza richiesta di tre quarti dei membri dell'istituzione. A votare contro sono stati Paesi storicamente pro-caccia, tra cui Giappone, Russia, Norvegia e Islanda.

Un esito negativo emblematico della crescente frattura all'interno dell'organizzazione internazionale, istituita nel 1946 per una gestione coordinata e sostenibile dell'industria baleniera. Finora l'Iwc riconosce due santuari di balena nell'Oceano Indiano e nelle acque dell'Antartico. "Siamo delusi ma non scoraggiati" ha dichiarato il ministro dell'Ambiente brasiliano Edson Duarte, uno dei paesi all'origine della proposta. "Una delusione amara" ha commentato Grettel Delgadillo, vicedirettore della Humane Society International, attribuendo la colpa al "Giappone e i suoi alleati".

Al termine di un acceso dibattito, è stata invece approvata la "Dichiarazione di Florianopolis" – proposta dal Brasile per dare protezione indefinita alla popolazione baleniera mondiale – con 40 voti a favore e 27 contrari. La risoluzione, seppur non vincolante, è stata respinta da Giappone, Norvegia e Islanda. Per gli animalisti si tratta di un primo passo importante verso la "coesistenza pacifica tra balene ed esseri umani" ha detto Nicolas Entrup, dell'ong svizzera OceanCare.

Nonostante la moratoria sulla caccia commerciale alle balene, in vigore dal 1986, che nei fatti equivale ad un divieto, ogni anno il Giappone uccide in media tra 200 e 1200 cetacei, sia esemplari in stato gravidico che quelli piu' giovani, invocando motivazioni scientifiche. 

Il primo ministro ungherese, Viktor Orban, snobba il voto di mercoledì scorso con cui il Parlamento europeo ha dato il via alla procedura nei confronti di Budapest per la violazione dello stato di diritto e delle libertà fondamentali. In proposito, Orban ha definito "innocua" l'attivazione dell'articolo 7, che potrebbe portare a sanzioni contro il suo Paese. "È un tipo di procedura alla fine della quale non ci sono sanzioni, è innocua", ha dichiarato il premier nazional-conservatore.

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