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(AGI) – Londra, 5 mag. – La loro foto ha commesso il mondo ed e’ stata rilanciata sui social, condivisa su Facebook e Twitter come “la sorellina di due anni che viene protetta dal fratello di quattro in Nepal”, dopo il terribile terremoto che nei giorni scorsi ha fatto migliaia di vittime e tantissimi orfani. Peccato che i due piccoli protagonisti sono vietnamiti e la foto e’ stata scattata quasi un decennio fa dal fotografo Na Son Nguyen in “uno sperduto villaggio nella provincia di Ha Giang”. Nel 2007, “passavo da li’ ma mi sono fermato davanti alla scena di due bambini Hmong che giocavano davanti alla loro casa mentre i lor genitori erano nei campi a lavorare”, ha raccontato l’autore dello scatto alla Bbc. “La bambina, probabilmente di due anni, piangeva per la presenza di uno sconosciuto e il bambino, di tre anni o giu’ di li’, l’ha abbracciata per consolarla”. Na Son l’ha pubblicato sul suo blog, e tre anni dopo ha scoperto con stupore che la foto era stata ripresa dagli utenti vietnamiti di Facebook, che l’avevano condivisa come “orfani abbandonati”. Addirittura, ha sottolineato il fotografo, erano circolate storie inverosimili sulla famiglia, come “la madre che era morta e il padre fuggito”. Ma non e’ stato l’unico episodio: nel corso degli anni i due bimbi sono stati accreditati sulla rete come “orfani birmani” fino a “vittime della guerra civile in Siria”. Na Son ha provato ad arginare il fenomeno e a rivendicare i diritti sullo scatto, ma senza successo. “E’ forse la mia foto piu’ condivisa ma sfortunatamente nel contesto sbagliato”. (AGI)

(AGI) – Roma, 5 mag. – Si rafforza il timore di una ‘Grexit’ e lo spread torna a salire sopra quota 130 punti, mentre le borse europee vanno a picco e perdono oltre il 2%. A far crescere la paura di un’uscita della Grecia dall’euro e’ la confusione sui nuovi aiuti internazionali ad Atene, che non solo non decollano ma anzi si allontanano, mentre appare ormai certo che anche l’Eurogruppo di lunedi’ prossimo a Bruxelles non produrra’ nessun accordo. Il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis ha iniziato il suo tour europeo in vista dell’Eurogruppo ma da Bruxelles, dove oggi ha incontrato il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, fa sapere che sul negoziato tra Atene e i suoi creditori vede “grandi progressi”, ma nessuna intesa finale. Varoufakis, che una decina di giorni fa era stato oggetto di forti critiche da parte dei colleghi all’Eurogruppo di Riga, e’ impegato da questa mattina in un giro delle capitali europee: oltre che a Bruxelles, oggi e’ stato anche a Parigi da Michel Sapin, domani andra’ a Roma, da Pier Carlo Padoan e nei giorni successivi in Spagna. Lunedi’ prossimo, all’Eurogruppo, “avremo sicuramente una discussione fruttuosa che confermera’ i grandi progressi raggiungi e sara’ un passo avanti verso l’accordo finale”, ha detto a Bruxelles Varoufakis. Anche Moscovici si tiene nel vago e parla di “progressi significativi del gruppo di Bruxelles”, ovvero i rappresentanti di governo greco e istituzioni (Ue, Fmi, Bce, Efsf) che stanno trattando per sbloccare l’ultima tranche da 7,2 miliardi del programma di aiuti internazionali. E’ quanto si legge sul profilo Twitter del Commissario. L’incontro e’ servito anche a “preparare un Eurogruppo utile per lunedi’” prossimo, quando e’ in programma a Bruxelles la riunione dei 19 ministri presieduti da Jeroen Dijsselbloem. Piu’ ottimista ma solo a parole il ministro delle Finanze francese Michel Sapin, secondo il quale un “buon compromesso” sulla Grecia e’ possibile. “Siamo a un momento cruciale – dice Sapin dopo aver incontrato Varoufakis – e abbiamo la capacita’ di raggiungere un buon compromesso”. A rendere il quadro ancora piu’ nebbioso e’ il Financial Times secondo il quale il Fmi sarebbe disponibile a sborsare la sua quota di aiuti ad Atene solo a patto che i partner europei accettino di svalutare una parte significativa dei loro crediti verso la Grecia. In pratica il Fmi ripropone l’haircut, la ristrutturazione del debito, che Berlino non intende assolitamente prendere in considerazione. E infatti il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha smentito le indiscrezioni, riportate dal ‘Financial Times’, pur confermando l’allarme sul peggioramento della situazione finanziaria di Atene. “Il Fmi ovviamente non ha fatto alcun commento di questo tipo”, ha dichiarato Schaeuble in conferenza stampa, pur ammettendo che “le cose si sono fatte piu’ difficili” in quanto l’istituto di Washington “ha chiarito che i numeri sono peggiorati”, cioe’ la Grecia non ha un surplus di bilancio ma presenta un deficit primario dell’1,5%. Il ministro tedesco si e’ poi detto scettico sulla possibilita’ che l’Eurogruppo di lunedi’ chiuda un accordo che consenta di sbloccare il versamento dell’ultima rata del prestito alla Grecia, pur “non escludendo” questa possibilita’. In serata il Fmi ha confermato le indiscrezioni del Financial Times e cioe’ fatto sapere che la Grecia potrebbe aver bisogno di un taglio del debito, anche se ha negato di aver avanzato questa proposta tramite il capo dipartimento del Fmi per l’Europa, Poul Thomsen alla riunione dell’Eurogruppo di Riga, come aveva sostenuto il quotidiano britannico. .

(AGI) – Riad, 5 mag. – Il presidente yemenita riconosciuto dalla comunita’ internazionale, Abd Rabbo Mansour Hadi, ha chiesto che i colloqui tra le parti in conflitto inizino a Riad, in Arabia Saudita, il prossimo 17 maggio. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri del Qatar, Khalid al Attiyah, al termine del vertice straordinario dei membri del Consiglio di cooperazione del Golfo. Hadi, ha affermato il capo della diplomazia di Doha, “spera che tutti accettino e si uniscano ai colleghi yemeniti che si trovano gia’ a Riad per avviare il processo di dialogo”. Nei giorni scorsi si era a lungo parlato dell’inizio di una sessione di colloqui tra le forze politiche di Sanaa. L’Iran insiste tuttavia sull’opportunita’ di organizzare le riunioni in una sede neutrale. L’Arabia Saudita e’ infatti alla guida della coalizione regionale sunnita che nel marzo scorso ha iniziato a bombardare le posizioni degli insorti sciiti yemeniti Houthi e dei loro alleati, legati all’ex presidente Ali Abdullah Saleh. Hadi si trova a Riad dall’inizio del conflitto, dopo avere per un periodo stabilito la propria residenza ad Aden, nel sud del paese, proclamata “capitale temporanea”. Nel frattempo, il segretario di stato Usa, John Kerry, tenta di convincere il regno saudita ad una “pausa umanitaria” nei combattimenti in Yemen al fine di permettere ai soccorsi di raggiungere le aree colpite dal conflitto. Domani il responsabile della diplomazia statunitense volera’ a Riad dove si svolge il vertice dei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, che ha fra i suoi temi fondamentali proprio la crisi yemenita. Ieri il ministro degli Esteri saudita, Adel al Jubeir, ha precisato la volonta’ da parte della coalizione organizzata per bloccare l’avanzata dei ribelli sciiti Houthi nel paese di considerare un cessate il fuoco per ragioni umanitarie. Oggi Kerry si e’ recato in visita a sorpresa in Somalia per mostrare solidarieta’ con il governo locale lodandolo per i suoi tentativi di fermare le milizie affiliate ad al Qaeda. In seguito alla guerra in Yemen centinaia di cittadini yemeniti sono approdati in Somalia e Gibuti, aumentando ancora di piu’ la crisi umanitaria che da anni affligge i due stati africani. Il segretario di stato Usa e’ il primo diplomatico di spicco statunitense a recarsi in visita nel paese del Corno d’Africa. Nella suo breve soggiorno a Mogadiscio, Kerry ha incontrato il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud, con il quale ha discusso la lotta delle forze somale contro i miliziani al Shabab, che stanno espandendo le loro attivita’ anche al vicino Kenya. (AGI) Red/Tig .

(AGI) – Londra, 5 mag. – La regina Elisabetta e’ arrivata a Kensington Palace per conoscere la ‘royal girl’, la neonata principessa Charlotte Elizabeth Diana, figlia di Kate e Willian, nata sabato. Lo riferisce la Bbc. La piccola era gia’ stata visitata, domenica, dal nonno Carlo e dalla moglie Camilla. Anche i familiari di Kate, Michael e Carole Middleton, hanno gia’ conosciuto la nipotina. Dopo l’annuncio del nome della Royal Girl di casa Windsor, ora il rebus riguarda il cognome della piccola, venuta alla luce sabato scorso. Lunedi’ e’ stato comunicato il titolo completo della secondogenita di William e Kate, “Her Royal Highness Princess Charlotte of Cambridge”. “Sua Altezza Reale”, quindi, grazie a una decisione della regina Elisabetta II che nel dicembre 2012 ha consentito a suo nipote William di dare questo appellativo ai suoi eredi. Ma ora gli esperti di genealogia del Regno Unito sono di fronte a un dilemma su quale dovrebbe essere il cognome di Charlotte Elizabeth Diana. E’ sicuramente una Windsor grazie al nonno Carlo, il principe del Galles. Discende tuttavia anche dagli Spencer, grazie appunto a Lady Diana, una famiglia che annovera i conti Spencer, i conti di Sunderland e i duchi di Marlborough. Infine, grazie a suo bisnonno, marito della regina e duca di Edimburgo, la neonata principessa ha il sangue del casato degli Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glucksburg, re di Grecia, Danimarca e Norvegia. Poi, chiaramente, a questo va aggiunto il vero cognome di William, che come quello di Harry e’ “Wales”, dal casato reale di appartenenza del principe Carlo. – Va sottolineato comunque che, per le norme della monarchia britannica, i reali non sono obbligati ad avere un cognome e anzi questa consuetudine e’ iniziata solo nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, per iniziativa di re Giorgio V, nonno dell’attuale sovrana, che decise appunto di dare alla famiglia l’altisonante cognome “Windsor”, derivato dal castello che per secoli fu la principale residenza dei monarchi. La scelta del re fu anche per dare ai membri della casa reale sembianze piu’ “umane”, dopo che per secoli erano stati trattati alla stregua di divinita’. Il tutto chiaramente si complica quando si considera che fra i cognomi di Carlo c’e’ anche quello della nonna paterna, madre del principe Filippo e duca di Edimburgo, un ancora piu’ altisonante “Mountbatten”, cognome che in teoria dovrebbe essere anche nel titolo reale di William. Ecco, cosi’, quello che secondo la genealogia ricostruita dalla stampa britannica dovrebbe essere il vero titolo completo della nuova Royal Baby: “Her Royal Highness Charlotte Elizabeth Diana Mountbatten-Windsor of Cambridge”. E pensare che nei giorni scorsi c’era chi sperava in un semplice “Diana”, come sua nonna, la principessa piu’ amata – e odiata – della storia della casa reale, un’icona di semplicita’ ma anche di maestosita’ conosciuta a tutti, in modo sintetico ma efficace, come “Lady D”. (AGI)

(AGI) – Londra, 5 mag. – Non si sono dovuti spostare dal palazzo di Kensington, ma, per ufficializzare il nome e il titolo della nuova Royal Girl, Kate e William hanno comunque potuto beneficiare di una visita a domicilio di un funzionario del registro di Westminster. “Sua altezza reale principessa Charlotte Elizabeth Diana di Cambridge”, questo e’ quanto si puo’ leggere nell’apparentemente anonimo documento poi mostrato alla stampa britannica. La notizia della registrazione ufficiale e’ arrivata in contemporanea alla visita della sovrana, Elisabetta II, oggi a Buckingham Palace, dove ha visto per la prima volta la sua bisnipote omonima. Altisonanti anche le indicazioni dei nomi dei genitori. William nel documento viene definito come “Sua altezza reale principe William Arthur Philip Louis duca di Cambridge”, mentre anche per la – un tempo – alto borghese Kate il nome completo indicato e’ “Catherine Elizabeth Sua altezza reale la duchessa di Cambridge”. Quanto all’occupazione dei due genitori, e’ presto detto: ‘Principe del Regno Unito’, e ‘Principessa del Regno Unito’. Intanto, le agenzie di scommesse ora puntano a raccogliere milioni di sterline grazie alle puntate sulla data del battesimo. Finora il mese piu’ gettonato e’ quello di luglio, del resto anche il principino George, primogenito di Kate e William, fu battezzato a tre mesi dalla nascita. Di sicuro pero’ Charlotte Elizabeth Diana indossera’ lo stesso abitino con il quale i duchi di Cambridge vestirono George per la cerimonia, una replica risalente al 2004 di quello voluto dalla regina Vittoria per il battesimo del suo primo figlio, ben 174 anni fa. Un trionfo di pizzo bianco usato fin da allora per ben 62 diversi Royal Baby, fino appunto a undici anni fa, quando si penso’ di rinnovare il completino. (AGI) .

(AGI) – Londra, 5 mag. – La regina Elisabetta e’ arrivata a Kensington Palace per conoscere la ‘royal girl’, la neonata principessa Charlotte Elizabeth Diana, figlia di Kate e Willian, nata sabato. Lo riferisce la Bbc. La piccola era gia’ stata visitata, domenica, dal nonno Carlo e dalla moglie Camilla. Anche i familiari di Kate, Michael e Carole Middleton, hanno gia’ conosciuto la nipotina.

Dopo l’annuncio del nome della Royal Girl di casa Windsor, ora il rebus riguarda il cognome della piccola, venuta alla luce sabato scorso. Lunedi’ e’ stato comunicato il titolo completo della secondogenita di William e Kate, “Her Royal Highness Princess Charlotte of Cambridge”. “Sua Altezza Reale”, quindi, grazie a una decisione della regina Elisabetta II che nel dicembre 2012 ha consentito a suo nipote William di dare questo appellativo ai suoi eredi.

Ma ora gli esperti di genealogia del Regno Unito sono di fronte a un dilemma su quale dovrebbe essere il cognome di Charlotte Elizabeth Diana. E’ sicuramente una Windsor grazie al nonno Carlo, il principe del Galles. Discende tuttavia anche dagli Spencer, grazie appunto a Lady Diana, una famiglia che annovera i conti Spencer, i conti di Sunderland e i duchi di Marlborough. Infine, grazie a suo bisnonno, marito della regina e duca di Edimburgo, la neonata principessa ha il sangue del casato degli Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glucksburg, re di Grecia, Danimarca e Norvegia.

Poi, chiaramente, a questo va aggiunto il vero cognome di William, che come quello di Harry e’ “Wales”, dal casato reale di appartenenza del principe Carlo. – Va sottolineato comunque che, per le norme della monarchia britannica, i reali non sono obbligati ad avere un cognome e anzi questa consuetudine e’ iniziata solo nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, per iniziativa di re Giorgio V, nonno dell’attuale sovrana, che decise appunto di dare alla famiglia l’altisonante cognome “Windsor”, derivato dal castello che per secoli fu la principale residenza dei monarchi.

La scelta del re fu anche per dare ai membri della casa reale sembianze piu’ “umane”, dopo che per secoli erano stati trattati alla stregua di divinita’. Il tutto chiaramente si complica quando si considera che fra i cognomi di Carlo c’e’ anche quello della nonna paterna, madre del principe Filippo e duca di Edimburgo, un ancora piu’ altisonante “Mountbatten”, cognome che in teoria dovrebbe essere anche nel titolo reale di William.

Ecco, cosi’, quello che secondo la genealogia ricostruita dalla stampa britannica dovrebbe essere il vero titolo completo della nuova Royal Baby: “Her Royal Highness Charlotte Elizabeth Diana Mountbatten-Windsor of Cambridge”. E pensare che nei giorni scorsi c’era chi sperava in un semplice “Diana”, come sua nonna, la principessa piu’ amata – e odiata – della storia della casa reale, un’icona di semplicita’ ma anche di maestosita’ conosciuta a tutti, in modo sintetico ma efficace, come “Lady D”. (AGI)

(AGI) – Mogadiscio, 5 mag. – La Somalia e’ a una svolta e deve “riprendere in mano il suo destino”: e’ il messaggio che John Kerry ha portato a Mogadiscio in una visita a sorpresa, la prima di un segretario di Stato Usa nel tormentato Paese del Corno d’Africa. Il capo della diplomazia americana ha ribadito l’impegno di Washington per sostenere la transizione democratica somala e la lotta contro il terrorismo islamico: “Faremo tutto il possibile per aiutare la Somalia a raggiungere la sicurezza, la prosperita’ e la pace che merita”, ha promesso. “Piu’ di 20 anni fa gli Stati Uniti furono costretti a ritirarsi dal vostro Paese”, ha ricordato Kerry alludendo alla battaglia di Mogadiscio del 3 ottobre 1993, nota come ‘Black Hawk Down’, in cui due elicotteri americani vennero abbattuti e 18 soldati Usa persero la vita. Un incidente che convinse l’allora presidente Bill Clinton a richiamare le forze americane. “Ora ritorniamo, in collaborazione con la comunita’ internazionale e con grandi speranza ma anche perduranti preoccupazioni”, ha aggiunto. Kerry e’ arrivato intorno a mezzogiorno ed e’ stato accolto dal presidente somalo, Hassan Sheikh Mohamud, nella zona superfortificata dell’aeroporto di Mogadiscio, da cui non e’ uscito per motivi di sicurezza. “Sono felice di essere qui. Ha atteso a lungo?”, ha chiesto al presidente. “Spero di no”. “Valeva la pena di attendere”, ha replicato Mohamud. Nel suo blitz a sorpresa, il numero uno della diplomazia Usa ha incontrato anche il premier somalo, Omar Abdirashid Ali Sharmake, e alcuni leader regionali, oltre che esponenti della societa’ civile. All’ordine del giorno, innanzitutto, la lotta contro gli islamisti al Shebaab, che di recente hanno colpito anche il vicino Kenya con il massacro nell’universita’ di Garissa. E il rinnovato appoggio che l’Amministrazione intende mettere in campo per la ricostruzione della Somalia come Paese politicamente stabile e sicuro. “Sono ritornato oggi in Somalia perche’ il vostro Paese riprenda in mano il proprio destino”, ha, non a caso, affermato in un video messaggio al popolo somalo diffuso dal dipartimento di Stato al termine della visita. Proprio in merito alla sicurezza, il segretario Usa ha espresso un preciso proposito: “la prossima volta che vengo, dovremo poter fare una passeggiata in centro”. “Il centro di Mogadiscio e’ molto diverso rispetto a due anni fa”, ha subito, pero’, controbattuto il presidente Mohamud. “Le strade sono meno accidentate e abbiamo anche ingorghi di traffico”. “Ingorghi! Allora state diventando davvero normali”, ha scherzato Kerry. Certo e’ che la visita del capo della diplomazia Usa e’ da considerarsi un evento “storico”, come sottolineato da un alto funzionario del Dipartimento di Stato, secondo cui l’arrivo di Kerry a Mogadiscio e’ “un forte segnale al popolo somalo del nostro impegno”. “Fara’ capire agli shebaab che non voltiamo le spalle al popolo somalo e che continueremo a impegnarci finche’ non li avremo sconfitti”. .

(AGI) – Roma, 5 mag. – E’ operativo da questa mattina alle 9 il Posto medico avanzato-Pma italiano inviato dal Dipartimento della protezione civile a Satbise, nel distretto di Nuwakot, a 90 km da Kathmandu, per prestare soccorso e assistenza alla popolazione locale duramente colpita dal terremoto. Nella zona assegnata e’ presente una tendopoli spontanea di circa 300 persone e la struttura sanitaria e’ al servizio di tutta la popolazione dell’area. Nel corso di questa mattina sono stati visitati 171 pazienti, soprattutto donne e bambini. Al lavoro un team sanitario di 26 persone, appartenente al Gruppo Chirurgia d’Urgenza dell’ospedale Santa Chiara di Pisa, composto da medici di pronto soccorso, chirurghi, anestesisti, ortopedici e pediatri, specializzato per interventi in contesti di crisi. Il Pma e’ costituito da cinque tende, un gazebo per il triage e le aree di servizio per il personale, materiale tecnico d’intervento e un container contenente 12 tende autostabili. Comprende un’area per la stabilizzazione dei feriti e il pronto soccorso, barelle per l’attesa, attrezzature per radiografie ed ecografie, consulenza trattamento ortopedico, sala operatoria e una zona di attesa per il trasferimento dei degenti in altri ospedali. Nel frattempo e’ atterrato a Kathmandu un altro gruppo di intervento composto da un funzionario del Dipartimento, un rappresentante del ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale e da due operatori della Provincia autonoma di Trento, per supportare le autorita’ nepalesi nella valutazione delle azioni da intraprendere in zone impervie per l’assistenza alla popolazione e per il rimpatrio dei cittadini stranieri. Prosegue anche il lavoro delle due squadre di vigili del fuoco, impegnate nella valutazione dei danni strutturali su edifici ritenuti rilevanti dal Local Emergency Management e nell’assistenza al team di chirurgia d’urgenza di Pisa. Ispezionate varie zone nell’area urbana di Kathmandu e alcuni siti storici, come quelli di Sojan Goth Temple, Sundhara Temple, che risultano totalmente distrutti. Su mandato delle Nazioni Unite, infine, sono in corso le verifiche della stabilita’ strutturale degli edifici destinati alle organizzazioni internazionali e governative. (AGI)

(AGI) – Londra, 5 mag. – Dopo l’annuncio del nome della Royal Girl di casa Windsor, ora il rebus riguarda il cognome della piccola, venuta alla luce sabato scorso. Lunedi’ e’ stato comunicato il titolo completo della secondogenita di William e Kate, “Her Royal Highness Princess Charlotte of Cambridge”. “Sua Altezza Reale”, quindi, grazie a una decisione della regina Elisabetta II che nel dicembre 2012 ha consentito a suo nipote William di dare questo appellativo ai suoi eredi. Ma ora gli esperti di genealogia del Regno Unito sono di fronte a un dilemma su quale dovrebbe essere il cognome di Charlotte Elizabeth Diana. E’ sicuramente una Windsor grazie al nonno Carlo, il principe del Galles. Discende tuttavia anche dagli Spencer, grazie appunto a Lady Diana, una famiglia che annovera i conti Spencer, i conti di Sunderland e i duchi di Marlborough. Infine, grazie a suo bisnonno, marito della regina e duca di Edimburgo, la neonata principessa ha il sangue del casato degli Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glucksburg, re di Grecia, Danimarca e Norvegia. Poi, chiaramente, a questo va aggiunto il vero cognome di William, che come quello di Harry e’ “Wales”, dal casato reale di appartenenza del principe Carlo. – Va sottolineato comunque che, per le norme della monarchia britannica, i reali non sono obbligati ad avere un cognome e anzi questa consuetudine e’ iniziata solo nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, per iniziativa di re Giorgio V, nonno dell’attuale sovrana, che decise appunto di dare alla famiglia l’altisonante cognome “Windsor”, derivato dal castello che per secoli fu la principale residenza dei monarchi.

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La scelta del re fu anche per dare ai membri della casa reale sembianze piu’ “umane”, dopo che per secoli erano stati trattati alla stregua di divinita’. Il tutto chiaramente si complica quando si considera che fra i cognomi di Carlo c’e’ anche quello della nonna paterna, madre del principe Filippo e duca di Edimburgo, un ancora piu’ altisonante “Mountbatten”, cognome che in teoria dovrebbe essere anche nel titolo reale di William. Ecco, cosi’, quello che secondo la genealogia ricostruita dalla stampa britannica dovrebbe essere il vero titolo completo della nuova Royal Baby: “Her Royal Highness Charlotte Elizabeth Diana Mountbatten-Windsor of Cambridge”. E pensare che nei giorni scorsi c’era chi sperava in un semplice “Diana”, come sua nonna, la principessa piu’ amata – e odiata – della storia della casa reale, un’icona di semplicita’ ma anche di maestosita’ conosciuta a tutti, in modo sintetico ma efficace, come “Lady D”. (AGI)

(AGI) – Dubai (emirati Arabi Uniti), 5 mag. – Il governo iracheno, anche lui come tutti i produttori di greggio messo alle strette dal calo dei corsi petroliferi, ha chiesto un aiuto urgente al Fondo Monetario Internazionale che potrebbe concedere “entro poche settimane” un prestito di circa 800 milioni di dollari. Lo riferisce Masood Ahmed, direttore del Fondo per Medio Oriente e Asia Centrale. Baghdad ha previsto per quest’anno un pesantissimo buco di bilancio di 25 miliardi di dollari su un budget totale di 100 miliardi. L’aiuto dall’Fmi rappresenterebbe per l’Iraq una boccata di ossigeno rispetto alle pressioni degli investitori e rafforzerebbe le chance di Baghdad di riuscire ad emettere titoli per 5 miliardi di dollari, la prima operazione sul mercato del debito in 9 anni. “Le squadre (irachene e del fondo) affronteranno la vicenda nelle prossime settimane e speriamo di raggiungere una soluzione relativamente presto” Ahmed ha spiegato che lo strumento usato sara’ quello del Rapid Financing Instrument (RFI), un sistema di intervento rapido creato dall’Fmi, che prevede una restituzione dei fondi nell’arco di 3/4 anni. (AGI) .

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