Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

(AGI) – Istanbul, 6 giu. – La Turchia elegge i propri deputati e decide allo stesso tempo del proprio futuro perche’ una vittoria di Erdogan spianerebbe la strada verso una forma di presidenzialismo fortemente anelata dal presidente della Repubblica. Ecco, di seguito, le cifre e il funzionamento della tornata elettorale turca: OLTRE 56 MILIONI AL VOTO A fronte di una popolazione di 77 milioni di abitanti saranno 56.5 milioni a votare di cui 53.7 milioni in Turchia, 2,8 all’estero. Questi ultimi hanno votato oggi, mentre i 174.000 seggi delle 81 province paese rimarranno aperti dalle 8 alle 17 locali di domani (+1 su Roma) per un elezione a turno unico che vedra’ i 550 seggi assegnati secondo il sistema proporzionale (Hondt). LA DIGA DEL 10% La particolarita’ del sistema elettorale turco sta nell’altissima percentuale richiesta per superare la soglia di sbarramento, chiamata in turco “la diga” e’ fissata al 10%, il doppio di quanto richiesto in alcuni paesi UE. Dei 37 partiti registrati in Turchia solo 4 riusciranno a piazzare i propri rappresentanti in Parlamento (il sistema e’ monocamerale). Tale sistema ha permesso all’AKP di Erdogan nel 2007 di prendere il 62% dei seggi con il 46,5% dei voti. I SONDAGGI Da quando e’ salito al potere per la prima volta, nel 2002, il partito di Erdogan ha progressivamente rafforzato la propria posizione in passato (34,2% nel 2002, 46,5% nel 2007,49,9% nel 2011), mentre nei sondaggi attuali e’ dato tra il 40 ed il 45%. I Repubblicani kemalisti del Chp sono dati in crescita (25-28%) nonostante l’assenza di un leader carismatico. I nazionalisti del Mhp sperano di rubare voti alla base dell’AKP delusa dai negoziati intavolati 2 anni fa con i separatisti del PKK (Partito curdo dei lavoratori-listato come organizzazione terroristica). L’ago della bilancia di queste elezioni e’ costituito dal partito filo curdo dell’HDP, guidato da Selattin Demirtas. Per la prima volta l’HDP si presenta da solo con l’obiettivo di superare la “diga” di sbarramento che in Turchia e’ fissata al 10%. E’ questa l’eventualita’ cui e’ legato il numero dei parlamentari che il partito di Erdogan fara’ sedere nell’unica camera del Parlamento turco. L’INCOGNITA DEI FILO-CURDI Guidato dal giovane e brillante leader Selattin Demirtas, reduce da un insperato 9,7% alle presidenziali dello scorso agosto ora spera di avere tra i 60 e i 70 Parlamentari che gli sarebbero garantiti in base ai risultati dei sondaggi (12,6%). Il raggiungimento di tale percentuale e’ legato ai voti provenienti da liberali delusi dall’AKP e dal CHP, ma soprattutto dai tanti curdi che avevano votato per Erdogan nelle precedenti elezioni e delusi dall’insuccesso del processo di pace. (AGI) .

(AGI) – Istanbul, 6 giu. – Turchia al voto, in un clima di alta tensione politica con morti e feriti in un comizio nella citta’ di Diyarbakir. I 53 milioni di turchi che si presenteranno alle urne domani voteranno per decidere non solo sul ‘presidenzialismo’ di Erdogan ma, in realta’, anche su tutto il Medio Oriente, area nella quale le decisioni prese ad Ankara hanno assunto sempre maggiore rilevanza con l’avanzata dell’ISIS, l’emergenza profughi e la ridefinizione degli equilibri nelle aree curde di Iraq e Siria. La partita piu’ importante e’ pero’ attualmente quella che riguarda la politica interna e prevede due possibilita’: la prima passa per la conferma del potere dell’AKP di Erdogan che con la maggioranza assoluta dei parlamentari (276 su un totale di 550) completerebbe il processo di riforme costituzionali avviato nel 2010 e trasformerebbe la Turchia in una repubblica in cui nella figura del presidente poteri decisionali si sommerebbero ai gia’ previsti poteri protocollari. Nel caso invece in cui l’AKP non disponga, per la prima volta dal 2002, della maggioranza assoluta dei seggi, le riforme non verrebbero completate e al presidente non rimarrebbe che concludere il suo mandato, prospettiva che da molti e’ vista come l’inizio della fine del ventennale potere dell’AKP e che significherebbe una crisi politica dalla durata e dall’esito incerti. La Costituzione prevede che si tengano nuove elezioni nel caso sia impossibile la formazione di un governo nei 45 giorni successivi la proclamazione dei risultati elettorali. L’ago della bilancia di queste elezioni legislative e’ costituito dal partito filo curdo dell’HDP, guidato da Selattin Demirtas. Per la prima volta l’HDP si presenta da solo, con l’obiettivo di superare la “diga” di sbarramento che in Turchia e’ fissata al 10%L’Istituto nazionale di statistica turco (KONDA), considerato la fonte di sondaggi piu’ autorevole, ha ieri pubblicato le proprie previsioni di voto. L’AKP e’ dato al 41%, i repubblicani del CHP al 27,8%, i nazionalisti del MHP al 14,8 % e i curdi dell’HDP al 12,6%. Con un margine di errore dichiarato del 2,4%. Se queste previsioni trovassero conferma segnerebbero un calo netto dell’AKP (-6,2%) rispetto alle parlamentari del 2011, la possibilita’ per i filo curdi di avere tra 60 e 70 rappresentanti e la conseguente impossibilita’ per l’AKP di continuare a governare da solo. Il superamento della soglia del 10% da parte dell’HDP e’ confermata da tutti gli altri sondaggi pubblicati nel paese. I filo curdi avrebbero cosi’ piu’ che raddoppiato il 5% del 2011 grazie a voti provenienti da liberali delusi dall’AKP e dal CHP, ma soprattutto dai tanti curdi che avevano votato per Erdogan nelle precedenti elezioni. Il momento in cui la prospettiva che l’HDP superasse la soglia ha assunto concretezza e’ coinciso con un’ondata di violenza che ha colpito i raduni del partito, piu’ volte etichettato come “una costola del PKK” sia da Erdogan che dai nazionalisti del MHP. Nonostante siano state implementate le misure di sicurezza nei raduni e comizi, giovedi’ scorso i militanti dell’HDP sono stati attaccati da squadre di nazionalisti armati di bastoni e coltelli ad Erzurum, con un bilancio di 200 feriti e 150 automobili date alle fiamme.Poche ore dopo che il bilancio degli scontri di Erzurum e’ stato reso noto da Demirtas, due bombe sono esplose a Diyarbakir, la piu’ grande citta’ a maggioranza curda del paese, uccidendo 4 persone e ferendone piu’ di 400 di cui 16 sono in gravi condizioni. Demirtas ha invitato i propri sostenitori a non farsi vincere dalla paura: “Andate alle urne e domani sera tutto questo sara’ finito.” Erdogan ha definito le due bombe “una provocazione”, il primo ministro Davutoglu “un attacco a tutta la Turchia”, mentre Demirtas ha parlato di “ultimo e piu’ grave dei 70 attacchi che i sostenitori del mio partito hanno subito durante la campagna elettorale”. (AGI) .

(AGI) – Garmisch-Partenkirchen, 6 giu. – Proteste e scontri tra manifestanti e polizia alla vigilia del summit del G7 a Garmisch-Partenkirchen, in Baviera. Circa 4000 persone hanno iniziato a marciare verso il resort dove domani si riuniranno i leader de sette paesi piu’ industrializzati, con cartelloni e urlando slogan contro il sistema capitalistico e le multinazionali. Al lancio di fumogeni la polizia ha risposto con spray al peperoncino per disperderli, qualche dimostrante sarebbe rimasto ferito e portato in ospedale. Oltre 20mila agenti della polizia sono stati impiegati per garantire la sicurezza del summit. Le proteste sono partite lo scorso giovedi’ quando circa 35mila manifestanti si sono riuniti a Monaco di Baviera chiedendo ai leader del vertice di intervenire per scongiurare la minaccia del riscaldamento globale. Le forze dell’ordine che presidiano massa la cittadina bavarese hanno caricato i manifestanti quando un gruppo di circa cinquanta persone si e’ staccato dal grosso del corteo cercando di prendere una strada che porta al castello di Elmau, sede del summit. Molti gli slogan scanditi dalla folla e, tra questi, alcuni in italiano come “siamo tutti antifascisti”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 6 giu. – Sembra essere senza fondo lo scandalo Fifa. Secondo quanto scrive ‘Die Zeit’, la Germania del Governo Schroeder sarebbe riuscita ad aggiudicarsi i mondiali del 2006 persuadendo l’Arabia Saudita con una nave carica di armi. Per la cronaca, nel 2000 la Germania ottenne l’assegnazione dei mondiali 2006 sconfiggendo il Sudafrica per 12 voti a 11. La Germania promise anche a Thailandia e Sud Corea investimenti di Volkswagen, Daimler e Bayer nei loro Paesi. Il Sudafrica si rifece quattro anni piu’ tardi ottenendo l’assegnazione dei mondiali 2010. (AGI)

(AGI) – Riad, 6 giu. – Il conflitto tra i sauditi, a guida dal 26 marzo scorso di una coalizione sunnita, ed i ribelli sciiti Houthy in Yemen segna un pericoloso salto di qualita’. Riad ha reso noto di aver intercettato ed abbattuto un missile di fabbricazione russa Scud sparato contro il suo territorio dagli Houthi. Gli Scud sono i missili balistici a corto raggio con una gittata tra i 180 i piu’ antiquati) e i 700 km, gli stessi usati anche da Saddam Hussein nella I Guerra del Golfo. La notizia conferma le indiscrezioni ch gli Houthi, che dallo scorso settembre controllano la capitale Sanaa sono entrati in possesso dell’arsenale missilistico yemenita. “Alle 2,45 (locali) le milizie Houthi e (le forze) del deposto (presidente) Ali Abdullah Saleh hanno lanciato un missile Scud in direzione di Khamees al-Mushait e le forze di difesa aerea saudita lo hanno abbattuto con un missile Patriot” di fabbricazione statunitense, ha reso noto il comando della coalizione sunnita. (AGI) .

(AGI) – Roma, 6 giu. – La prima astronauta italiana della storia Samantha Cristoforetti rientrera’ sulla terra alle ore 15,43 (ora italiana, le 19,43 kazake) di giovedi’ 11 dopo aver trascorso oltre sei mesi nello spazio. Lo apprende l’AGI da fonti della Nasa. L’atterraggio della navicella Soyuz TMA-15M e’ previsto nella desolata steppa del Kazakistan nei pressi della citta’ Dzhezkazgan a sud di Karaganda. La capsula con a bordo Samantha Cristoforetti, il russo Anton Shkaplerov e lo statunitense Terry Virts, si sgancera’ dal modulo Rassvet del segmento russo della Stazione Spaziale Internazionale alle ore 12,20 italiane. Alle successive 14,51 e’ prevista l’uscita dall’orbita, quindi l’atterraggio. Successivamente, dopo alcuni accertamenti medici direttamente sul luogo dell’atterraggio ed un breve incontro con le autorita’, Cristoforetti e Virts partiranno direttamente con un volo della Nasa alla volta dell’aeroporto del centro spaziale di Houston. Nel centro texano Samantha sosterra’ non solo il previsto periodo di riabilitazione dopo gli oltre sei mesi trascorsi in assenza di gravita’ ma scarichera’ anche tutti i dati scientifici raccolti. Le operazioni inizieranno gia’ mercoledi’ 10 con il passaggio di consegne del commando della Iss da Virts al russo Gennady Padalka che restera’ nello spazio fino a settembre.( A circa tre ore dall’ undocking (il distacco dalla Iss), Cristoforetti e compagni di missione entreranno all’interno della navicella per iniziare le operazioni tecniche di rientro. AstroSamantha, 38 anni capitano dell’Aeronautica Militare italiana ed astronauta di Asi ed Esa, al termine della missione , iniziata il 24 novembre scorso dal cosmodromo di Bajkonur, avra’ trascorso 199 giorni consecutivi nello spazio, viaggiato per circa 84 milioni di miglia e condotto una serie di esperimenti. In virtu’ del posticipo del rientro sulle terra, inizialmente previsto per il 12 maggio, Cristoforetti battera’ anche il record mondiale femminile di permanenza consecutiva in orbita. Domani verra’, infatti, battuto quello di 195 giorni stabilito nel 2007 dalla 49enne americana Sunita Williams. Samantha ha gia’ migliorato anche il primato di permanenza italiana che apparteneva con 175 giorni a Paolo Nespoli. Restano da definire i luoghi che saranno interessati dal post-flight tour della Cristoforetti in Italia. Non e’ escluso si possa effettuare tra il lago di Garda (attuale residenza di famiglia) e Male’ in Val di Sole (Trentino) dove lei ha vissuto da adolescente prima di trasferirsi a Monaco di Baviera dove ha proseguito gli studi. (AGI)

(AGI) – Garmisch-Partenkirchen, 6 giu. – Dalla situazione in Grecia alla guerra in Ucraina, dalla minaccia del terrorismo internazionale all’emergenza immigrati. Sono solo alcuni dei temi sui quali si confronteranno i sette leader mondiali nella due giorni del G7 in Baviera, dentro la fortezza di Schloss Elmau a Garmisch-Partenkirchen. Fortezza che dovra’ tenere i capi di stato e di governo al riparo dalle contestazioni degli attivisti che a centinaia stanno raggiungendo la cittadina. L’obiettivo e’ porre un solo punto all’ordine del giorno del G7: la lotta alla poverta’ e alle diseguaglianze. L’Alta Baviera, oggi, e’ un territorio presidiato da forze di polizia e militari ormai da giorni, con controlli continui su tutti i treni che viaggiano verso nord ed agenti appostati nei punti piu’ sensibili delle vie di comunicazione, sotto i ponti autostradali e i viadotti. E molti dei manifestanti che si stanno recando sul posto da tutta la Germania non nascondono la loro preoccupazione: “Il nostro obiettivo e’ assolutamente pacifico”, spiega Florian, studente di 25 anni, “speriamo che la polizia mantenga la calma”. Assieme a lui, sul treno che viaggia da Monaco a Garmisch, ci sono altre decine di ragazzi e ragazze. Sarah, 22 anni, elenca i punti su cui i grandi della Terra dovrebbero confrontarsi: “Non i trattati commerciali, ma la guerra contro la poverta’. Il capitalismo e’ sconfitto, devono prendere atto di questo. Infine devono pensare agli immigrati, all’Africa. Ma non soltanto in termini di profitto”. Che siano dimostranti pacifici lo hanno scritto anche sulla pelle: il simbolo della Pace disegnato con pennarelli colorati campeggia su braccia e gambe. Qualcuno lo ha disegnato sulla fronte nella speranza “che possa fermare i manganelli”. A Garmisch, pero’, subentra lo sconforto nel trovare una cittadina, abituata in estate ad accogliere anziani turisti, completamente militarizzata: centinaia di mezzi della polizia sono allineati lungo le strade principali; lunghi cortei di divise nere dei reparti antisommossa percorrono l’area attorno alla stazione. “Sarei tentato di risalire sul treno”, commenta Florian, con un sorriso, “ma non vorrei che Frau Merkel ci rimanesse male…”. E’ infatti la Cancelliera a detenere la presidenza di turno del G7. Per il summit di casa ha messo a disposizione il castello di Elmau, domenica 7 e lunedi’ 8 giugno. Ci saranno i leader di Gran Bretagna, Canada, Francia, Italia, Giappone e Stati Uniti. – Il summit vero e proprio sara’ preceduto, domenica mattina, da un incontro tra la Cancelliera tedesca e il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Per l’occasione il villaggio di Kruen, scelto per il bilaterale, offrira’ uno spettacolo in costumi tipici bavaresi condito da bretzel e birra. Il G7 iniziera’, invece, nel pomeriggio di domenica e sara’ il terzo senza il presidente russo Vladimir Putin che e’ tornato ad attaccare le sanzioni contro la Federazione anche oggi, con una intervista al Corriere della Sera. Per Merkel, tuttavia, l’esclusione e’ stata inevitabile: la Russia, accusata di sostenere le truppe ribelli nell’Est dell’Ucraina, “non si uniforma al diritto internazionale”, ha spiegato la Cancelliera. E solo ieri il presidente ucraino Petro Poroshenko ha dichiarato che la “minaccia russa” in Ucraina e’ “senza precedenti” e due giorni fa ha affermato che almeno 9.000 militari russi si trovano sul territorio del suo Paese. Nel secondo giorno di summit, lunedi’, i partecipanti al vertice accoglieranno il primo ministro iracheno Haider al Abadi e cinque dirigenti africani, tra cui il presidente tunisino Be’ji Caid Essebsi e l’omologo nigeriano Muhammadu Buhari. Incontri che offriranno l’occasione a Matteo Renzi di toccare anche il tema immigrati. Merkel, invece, sembra piu’ detrminata a porre la questione con riguardo all’aspetto degli aiuti allo sviluppo. Per questa ragione ai colloqui saranno presenti anche i leader di grandi organizzazioni internazionali come Onu, Fondo monetario, Omc, Banca Mondiale. Prioritaria nell’agenda dei lavori sara’ anche la crisi greca, a cui sara’ dedicato un meeting ristretto: ne prenderanno parte Angela Merkel, Matteo Renzi, il presidente francese Francois Hollande e il direttore del Fmi Christine Lagarde, oltre al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. (AGI) .

(AGI) – Beirut, 6 giu. – Il movimento sciita di Hezbollah continua ad avanzare nell’est del Libano e, in particolare, nella zona di Arsal, dove tre suoi combattenti sono stati uccisi questa mattina dai jihadisti attivi nell’area. Lo riferisce il quotidiano locale “The Daily Star” citando fonti di sicurezza locali. Sale cosi’ a 29 il numero dei combattenti persi dal Partito di Dio durante l’offensiva in corso da settimane contro i ribelli siriani sul Qalamoun, al confine tra Libano e Siria. Sempre stamane l’emittente televisiva “al Manar”, legata a Hezbollah, ha annunciato che il gruppo, insieme all’esercito del regime di Bashar al Assad, ha conquistato la collina di Sadr al Bustan e preso il controllo del villaggio di Flita, in territorio siriano.(AGI)

(AGI) – Sarajevo, 6 giu. – Incontenibili manifestazioni di affetto hanno accompagnato il giro che Papa Francesco ha compiuto in jeep (cioe’ senza vetri blindati) tra la folla dello Stadio Kosevo, gremito all’inverosimile per la messa di oggi celebrata con i cardinali che lo accompagnano (Parolin, Koch, Tauran) e tutti i vescovi della Bosnia Erzegovina, guidati dal loro presidente, il cardinal Pulijc. Secondo gli organizzatori, sono presenti circa 65mila persone tra il terreno di gioco, gli spalti e le vie d’accesso allo Stadio che sono anch’esse gremite. “Sono venuto come pellegrino di pace e di dialogo”. Cosi’ Papa Francesco si e’ presentato oggi alla popolazione di Sarajevo, 18 anni dopo la storica visita di san Giovanni Paolo II, avvenuta a meno di due anni dalla firma degli Accordi di Pace di Dayton.

Papa: Sarajevo ha sofferto tanto, Europa non dimentichi

“Sono lieto di vedere i progressi compiuti, per i quali occorre ringraziare il Signore e tante persone di buona volonta’”. Ha aggiunto salutando “la pace e la concordia tra croati, serbi e bosgnacchi”, cioe’ musulmani. Ed esortando a sostenere le iniziative volte ad accrescerle ulteriormente”. Per il Papa “anche la stessa struttura architettonica” di Sarajevo dove “sorgono, a breve distanza l’una dall’altra, sinagoghe, chiese e moschee”,testimonia un’attitudine alla convivenza e al dialogo, “tanto che la citta’ ricevette l’appellativo di Gerusalemme d’Europa”.

Papa: “Dopo sofferenze, Sarajevo e’ in un bel cammino di pace”

 

Papa, a Sarajevo fiorisce primavera grazie a cultura incontro

La Bosnia intera, per Papa Francesco “rappresenta un crocevia di culture, nazioni e religioni; e tale ruolo richiede di costruire sempre nuovi ponti e di curare e restaurare quelli esistenti, perche’ sia assicurata un’agevole, sicura e civile comunicazione”. “Abbiamo bisogno – ha detto nel discorso ai membri musulmano, serbo rotodosso e corato cattolico della presidenza tripartita – di comunicare, di scoprire le ricchezze di ognuno, di valorizzare cio’ che ci unisce e di guardare alle differenze come possibilita’ di crescita nel rispetto di tutti”. “E’ necessario – ha insisitito – un dialogo paziente e fiducioso, in modo che le persone, le famiglie e le comunita’ possano trasmettere i valori della propria cultura e accogliere il bene proveniente dalle esperienze altrui”. “In tal modo – ha oncluso Francesco – anche le gravi ferite del recente passato possono essere rimarginate e si puo’ guardare al futuro con speranza, affrontando con animo libero da paure e rancori i quotidiani problemi che ogni comunita’ civile e’ chiamata ad affrontare”. (AGI)

(AGI) – Sarajevo, 6 giu. – “Questa citta’ ha tanto sofferto per i sanguinosi conflitti del secolo scorso” ma oggi “e’ tornata ad essere luogo di dialogo e pacifica convivenza”. Papa Francesco ha introdotto con questa sottolineatura il suo appello all’Eurpoa perche’ non dimentichi Sarajevo e la Bosnia Erzegovina, che hanno, ha detto nel discorso pronunciato al Palazzo Presidenziale subito dopo il suo arrivo, “uno speciale significato per l’Europa e per il mondo intero”. “La Bosnia ed Erzegovinae’ infatti parte integrante – ha affermato il Papa – dell’Europa e i suoi successi come i suoi drammi si inseriscono a pieno titolo nella storia dei successi e dei drammi europei, e sono nel medesimo tempo un serio monito a compiere ogni sforzo perche’ i processi di pace avviati diventino sempre piu’ solidi e irreversibili”. Secondo Papa Francesco, “per favorire questo percorso sono fondamentali la vicinanza e la collaborazione della Comunita’ internazionale, in particolare dell’Unione Europea, e di tutti i Paesi e le Organizzazioni presenti e operanti sul territorio della Bosnia ed Erzegovina”. Alla presidenza tripartita, della quale fanno parte un rappresentante musulmano, uno serbo ortodosso e un cattolico corato, Francesco ha sottolineato che “e’ pero’ importante non accontentarsi di quanto finora realizzato, ma cercare di compiere passi ulteriori per rinsaldare la fiducia e creare occasioni per accrescere la mutua conoscenza e stima”. Da parte sua, ha assicurato, “la Chiesa Cattolica partecipa, attraverso la preghiera e l’azione dei suoi fedeli e delle sue istituzioni, all’opera di ricostruzione materiale e morale della Bosnia ed Erzegovina, condividendone le gioie e le preoccupazioni, desiderosa di testimoniare con impegno la sua speciale vicinanza verso i poveri e i bisognosi, mossa nel fare questo dall’insegnamento e dall’esempio del suo divino Maestro, Gesu'”. (AGI) .

Flag Counter