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(AGI) – Torino, 8 giu. – Fca fara’ altre 1.000 assunzioni in diversi stabilimenti italiani entro quest’anno, applicando il Jobs Act. Inoltre saranno stabilizzati anche i 1.550 lavoratori di Melfi. Lo ha annunciato il responsabile Emea Alfredo Altavilla incontrando i sindacati oggi a Torino. “Di queste 1.000 assunzioni, 600 saranno nello stabilimento di Melfi – ha spiegato Altavilla – di cui 250 a giugno, con l’obiettivo di portare la capacita’ produttiva dello stabilimento a 1.200 vetture al giorno”. Altre 200 assunzioni saranno fatte in Sevel, 170 a Verrone e 100 giovani sul programma Alfa Romeo a Termoli e Cassino, “il tutto – ha detto ancora Altavilla – accompagnato dal rientro dei lavoratori in cig”. Per quanto riguarda Mirafiori, ha aggiunto Altavilla, “il programma Levante va avanti nei tempi previsti”. Grande soddisfazione da parte dei sindacati. “L’annuncio di nuove mille assunzioni della Fca negli stabilimenti italiani e’ un fatto estremamente positivo, insieme alla stabilizzazione dei 1500 dipendenti assunti a Melfi e dal rientro della cassa integrazione e dei contratti di solidarieta’ in tutti gli stabilimenti entro il 2018”, ha sottolineato il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan mentre i rappresentanti di Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazioni Quadri, al termine dell’incontro, hanno rilevato che Fca ha confermato la fine degli ammortizzatori sociali e la piena occupazione negli stabilimenti del Gruppo entro il 2018. “Pensare che a Melfi entro fine anno potremo stabilizzare i 1.550 lavoratori e che ne entreranno altri 600 significa che abbiamo incrementato di circa il 50% degli occupati la forza lavoro dello stabilimento ed e’ un fatto epocale”, ha commentato Ferdinando Uliano della Fim. “In tutto – ha rilevato Roberto Di Maulo della Fismic – si tratta di 3.000 assunzioni tra azienda ed indotto, dove i nuovi ingressi saranno circa 400. E’ una giornata positiva che conferma che la linea dei sindacati partecipativi produce lavoro e ricchezza”. “Ci sono state date conferme – ha detto Giovanni Serra dell’Associazione Quadri Fiat – che il piano industriale va avanti anche aiutato dal consolidamento del mercato italiano e dei volumi a partire dallo stabilimento di Melfi”. Quanto annunciato oggi per Gianluca Ficco della Uilm “e’ la conferma che Fca in Italia e’ in ripresa e che gli sforzi degli ultimi anni saranno finalmente ripagati”. (AGI)

(AGI) – Roma, 8 giu. – Al via l’8 giugno la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) “Casa dolce Casa”. Obiettivo dell’iniziativa e’ di accendere i riflettori sulla condizione vissuta da oltre 50 milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case per fuggire dalla guerra, in particolare sulle emergenze in corso in Siria, Iraq, Repubblica Centroafricana e Sud Sudan. Fino al 28 giugno si puo’ contribuire alla campagna con un sms al 45507. La guerra e la violenza hanno costretto 50 milioni di persone a lasciare la propria casa. Numeri drammatici e senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale. Vedere la propria casa bombardata o bruciata vuol dire vivere un trauma profondo, a cui segue la fatica e il pericolo della fuga forzata e la paura di non sopravvivere per la mancanza di un rifugio sicuro. Ai rifugiati e agli sfollati che non hanno piu’ un posto sicuro dove stare e’ dedicata la campagna di comunicazione e raccolta fondi “Casa Dolce Casa” che l’Unhcr lancia in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. “Per molti di noi la casa e’ una certezza ed e’ spesso sinonimo di calore e affetto. Senza avere alcuna colpa, invece, i rifugiati si ritrovano a perdere tutto cio’ per cui hanno lavorato tutta la vita, la casa e tutte le sicurezze – dichiara Carlotta Sami portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). E’ proprio a loro che dedichiamo questa campagna, a cui tutti possono contribuire. Donando al 45507 e’ possibile infatti fornire a migliaia di rifugiati e di sfollati in Siria, Iraq, Repubblica Centroafricana e Sud Sudan una tenda per 5 persone, un kit di pentole e una tanica per l’acqua, oggetti essenziali per sentirsi al sicuro in una situazione di emergenza”. La campagna “Casa dolce Casa” si propone di accendere i riflettori su quattro fra le piu’ gravi crisi umanitarie degli ultimi decenni: Siria, Iraq, Repubblica Centroafricana e Sud Sudan. In Siria, Paese entrato da poco nel quinto anno di guerra, circa 12 milioni di persone necessitano di aiuti umanitari e 5,6 milioni subiscono le terribili conseguenze del conflitto. In Iraq 3 milioni di persone sono fuggite esauste e traumatizzate dalla violenza dei terroristi. Data l’escalation del conflitto, la maggior parte delle persone in fuga non puo’ fare ritorno nelle zone di provenienza. Gli sfollati vivono in alloggi di fortuna che si sono costruiti da soli, o in centri collettivi, edifici in costruzione e scuole. Con quasi 3 milioni di persone in urgente attesa di aiuti umanitari, la Repubblica Centrafricana sta diventando tra le piu’ grandi crisi dimenticate del nostro tempo. Nel corso degli ultimi 14 mesi, la violenza in Sud Sudan ha provocato l’esodo di piu’ di 2 milioni di persone. Piu’ del 60% di loro sono donne e bambini. Queste crisi stanno generando livelli record di migrazioni forzate causate da guerre e conflitti e hanno alimentato il forte aumento del numero di rifugiati che tentano di entrare in Europa attraverso una delle poche vie rimaste accessibili: le traversate in mare. “Come vediamo ogni giorno nel Mediterraneo, il terrore della guerra spinge le persone a rischiare la vita in mare. Nel 2014, circa 219.000 persone hanno attraversato il Mediterraneo a bordo di imbarcazioni gestite dai trafficanti . Almeno il 50% di queste persone erano rifugiati, in fuga da guerre e persecuzioni.Oltre 3.500 hanno perso la vita. Finora, nel 2015, circa 80.500 persone hanno intrapreso questa pericolosa traversata e oltre 1.800 hanno perso la vita – continua Carlotta Sami”. (AGI) .

(AGI) – Pretoria, 8 giu. – Dopo soli 10 mesi di carcere, il 21 agosto Oscar Pistorius passera’ quasi certamente agli arresti domiciliari. L’atleta paralimpico sudafricano e’ stato condannato a 5 anni di reclusione lo scorso ottobre per l’omicidio colposo della fidanzata Reeva Steenkamp, il 14 febbraio del 2013. Gli arresti domiciliari sono stati stati raccomandati dal servizio carcerario ma devono ancora essere confermati dalla commissione sulla liberta’ vigilata che decidera’ in settimana. Pistorius era entrato nel carcere Kgosi Mampuru II di Pretoria lo scorso 21 ottobre e, come previsto dalla legge, ne potra’ uscira’ per buona condotta dopo 10 mesi. La probabile scarcerazione ha fatto infuriare i parenti della vittima, la fidanzata Reeva Steenkamp. “Dieci mesi in carcere per aver tolto una vita e’ semplicemente non abbastanza”, hanno fatto sapere i genitori della modella 29enne, June e Barry Steenkamp. “Temiamo che non verra’ mandato il giusto messaggio e che non serva come il deterrente che servirebbe”, hanno aggiunto, ricordando che la famiglia ha “perdonato” Pistorius e che “non e’ in cerca di vendetta” per la morte della figlia. Intanto, i giudici hanno fissato per novembre il processo d’appello su richiesta della procura che ha considerato troppo lieve la condanna. La data dell’udienza non e’ stata pero’ ancora fissata, ha fatto sapere un funzionario della Corte Suprema. Se la corte d’appello lo riconoscesse colpevole, Pistorius rischierebbe fino a 15 anni di prigione. (AGI) .

(AGI) – Assisi, 8 giu. – Il popolo di twitter si mobilita per Cristina, la piccola di tre anni sequestrata dalle milizie dell’Isis lo scorso agosto mentre era tra le braccia della mamma. Sono arrivati 800 twitter di sostegno all’iniziativa #SAVECRISTINA, l’hashtag lanciato dai frati della Basilica di San Francesco d’Assisi attraverso il loro sito www.sanfrancesco.org affinche’ la piccola venga liberata e possa tornare alla propria famiglia. Nell’ultimo viaggio fatto a Erbil, ad appena 70 km da Mosul in Iraq, una delegazione dei francescani di Assisi ha incontrato, nel campo profughi “La Pace”, i genitori della bimba che hanno raccontato una storia terribile fatta di violenza e soprusi. Costretti a salire su un autobus con una scusa e sotto la minaccia di morte, li hanno obbligati a partire senza la piu’ piccola dei loro figli. Disperati hanno chiesto aiuto ai frati per liberare Cristina. Ogni anno i frati del Sacro Convento di Assisi organizzano una maratona di solidarieta’ “Con il cuore, nel nome di Francesco” e chiedono a tutti gli uomini di buona volonta’ un aiuto per le popolazioni piu’ disagiate al mondo. Dal 7 al 26 giugno sara’ possibile sostenere i profughi cristiani in Iraq, le missioni francescane in India e le mense francescane in Italia tramite SMS e chiamate da rete fissa al 45505. Il valore della donazione sara’ di 2 euro inviando un sms da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce o da rete fissa Vodafone, e TWT e di 5 o 10 euro da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastweb. E’ possibile sostenere i progetti anche tramite UniCredit con una donazione sul conto solidarieta’ intestato a “Francesco D’Assisi – un uomo, un fratello Onlus”: Iban IT 64 R 02008 38278 000103746115 oppure attraverso i Bancomat della Banca. Sabato 13 giugno alle 21.15 su Rai1 e Radio2 in diretta dal sagrato della Basilica di San Francesco d’Assisi riparte dunque “Con il Cuore, nel nome di Francesco”, con la serata benefica, condotta da Carlo Conti, che da tredici anni aiuta e sostiene chi soffre e chi si trova in difficolta’. L’iniziativa benefica e’ promossa dal Sacro Convento di Assisi e dall’Istituto per il Credito Sportivo, alla sua realizzazione hanno contribuito UniCredit, Eni e Poste Italiane. La produzione del programma “Con il Cuore, nel nome di Francesco” e’ affidata alla Rai con il patrocinio morale di: Regione Umbria e Comune di Assisi. Tutte le informazioni per assistere dell’evento sono sul sito wwww.sanfrancesco.org. (AGI)

(AGI) – Elmau (Germania), 8 giu. – Un accordo sul clima e’ stato raggiunto al vertice G7 in Baviera: i leader hanno concordato sull’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura globale entro i due gradi rispetto ai livelli pre-industriali.

Lo riferisce l’edizione europea di Politico in una breaking news sul sito.

L’accordo, nota il sito, rappresenta una vittoria per la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che voleva ‘costruire’ un fronte unito in vista della conferenza sul clima che si terra’ a Parigi a dicembre. (AGI)

(AGI) – Roma, 8 giu. – All’indomani del pesante ridimensionamento del suo partito alle elezioni turche, Recep Tayyip Erdogan e’ tornato a calarsi nel ruolo di presidente neutrale, invitando quindi tutti a lavorare per preservare la stabilita’ del Paese. Nel primo commento dopo i risultati che hanno visto il suo Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp) perdere la maggioranza assoluta in Parlamento per la prima volta in 13 anni e l’ingresso in Parlamento dei filo-curdi dell’Hdp con 80 seggi, il capo di Stato ha ricordato che dalle urne non e’ uscita “l’opportunita’ per nessun partito di formare un governo da solo”, e ha esortato quindi a considerare lo scenario “in modo sano e realistico”. “In questo nuovo processo, e’ di grande importanza che tutte le forze politiche mostrino un comportamento responsabile e la necessaria sensibilita’ per preservare l’atmosfera di stabilita’ e fiducia nel nostro Paese e nei risultati democratici”, ha sostenuto Erdogan. La Banca centrale turca stamane e’ intervenuta in difesa della valuta turca, depressa dal voto al pari del mercato azionario. L’Akp sperava di poter continuare a governare da solo, una condizione impossibile ora con il 40,9% dei voti e i 258 seggi ottenuti, lontani dalla maggioranza assoluta di 276. I repubblicani del Chp con il 25% hanno ottenuto 132 seggi, i nazionalisti del Mhp hanno ottenuto 80 seggi (16,3%), ma la vera novita’ e’ l’ingresso dei curdi dell’Hdp che, con un sorprendente 13%, hanno superato la soglia di sbarramento (10%) guadagnando 80 seggi, facendo saltare il progetto di Erdogan.

Ora gli scenari possibili sono tre: un governo di minoranza, una coalizione o il ritorno alle urne nei prossimi 45 giorni. “L’Akp si conferma primo partito, e’ nostro preciso fine quello di garantire la stabilita’ al Paese”, ha commentato da parte sua il premier, Ahmet Davutoglu, seguito dal vice primo ministro, Numan Kurtulmus, per il quale “la prima opzione per noi e’ quella di formare una coalizione, qualora non fosse possibile si tornerebbe alle urne”. L’altro vicepremier, Bulent Arinc, ha sfidato l’opposizione: “Se ci deve essere una coalizione, il Chp l’Mhp e l’Hdp dovrebbero provare a formarne una, se dovessero fallire l’Akp e’ pronto a fare la sua parte”. Intanto, pero’, esulta l’opposizione: “Il popolo ha deciso di porre fine ad un potere sempre piu’ dispotico”, ha dichiarato il portavoce del Chp. Il segretario dei nazionalisti dell’Mhp, Devlet Bahceli, ha chiuso a ogni ipotesi di coalizione con il partito di Erdogan, affermando che il voto “e’ l’inizio della fine” per l’Akp perche’ “e’ evidente che il Paese ha detto no al progetto presidenzialista”. Il giovane e brillante segretario dell’Hdp, Selattin Demirtas, ha ringraziato il Paese e ha parlato di “vittoria degli oppressi, dei poveri e di tutte le minoranze emarginate”. (AGI) .

(AGI) – Pretoria, 8 giu. – Sara’ rilasciato sulla parola il prossimo 21 agosto Oscar Pistorius, l’atleta sudafricano condannato a 5 anni di reclusione lo scorso ottobre per l’omicidio colposo della fidanzata Reeva Steenkamp, il 14 febbraio del 2013. Lo riferiscono i famigliari dell’atleta e le autorita’ penitenziarie di Pretoria. Pistorius era entrato nel carcere Kgosi Mampuru II di Pretoria lo scorso 21 ottobre e, come previsto dalla legge, ne uscira’ per buona condotta dopo 10 mesi. Pistorius scontera’ il resto della pena in liberta’ vigilata. Intanto i giudici hanno fissato per novembre il processo d’appello su richiesta della procura che ha considerato troppo lieve la condanna. (AGI)

(AGI) – Ankara, 8 giu. – Il giorno dopo le elezioni che hanno sancito l’ingresso dei filo curdi dell’HDP in parlamento e imposto uno stop al potere dell’AKP del Presidente Recep Tayyip Erdogan, la Turchia si interroga sui possibili scenari di governo. Alla luce del risultato di ieri gli scenari possibili sono 3: Erdogan potrebbe conferire l’incarico ad un suo uomo di fiducia per formare un governo di minoranza. Allo stesso modo un governo di minoranza potrebbe essere formato da un alleanza tra repubblicani del CHP e nazionalisti dell’MHP con l’appoggio dei filo curdi del HDP. Se entrambe queste opzioni si rivelassero irrealizzabili nei prossimi 45 giorni la Costituzione prevede il ritorno alle urne. Sono 550 i seggi dell’unica camera del parlamento turco, per governare servono 276 deputati. L’AKP sperava di poter continuare a governare da solo, impossibile con il 40,9% dei voti (-9% del 2011) e i 258 seggi ottenuti. I repubblicani del CHP con il 25% hanno ottenuto 132 seggi, i nazionalisti del MHP con il 16,3% hanno ottenuto 80 seggi. La vera novita’ e’ l’ingresso dei curdi dell’HDP che con un sorprendente 13% hanno superato la soglia di sbarramento (10%) guadagnando 80 seggi ed impedendo, in base al sistema proporzionale che l’AKP ottenesse la maggioranza assoluta dei seggi e governasse da solo. Il primo ministro Davutoglu ha commentato: “e’ il popolo che ci ha scelto, con il popolo siamo andati avanti ed ora il popolo ci impone la sua volonta’, e questa merita rispetto. L’AKP si conferma primo partito, e’ nostro preciso fine quello di garantire la stabilita’ al paese.” Il primo ministro non si pronuncia sul toto coalizioni tuttavia assicura : “e’ in ogni caso finito per la Turchia il tempo delle tensioni e dei colpi di stato.” A Davutoglu si e’ unito il vice primo ministro Numan Kurtulmus: “L’AKP rimane primo partito nonostante abbia perso la maggioranza dei seggi, la prima opzione per noi e’ quella di formare una coalizione, qualora non fosse possibile si tornerebbe alle urne. Credo che il primo ministro Davutoglu sia in grado di farlo secondo le scadenze costituzionali.” L’altro vice primo ministro Bulent Arinc si e’ mostrato piu’ cauto: “un risultato del quale c’e’ poco da essere contenti, l’HDP ha usato i’AKP come ariete per entrare in Parlamento.” Arinc ha poi taglato qualsiasi discorso su eventuali coalizioni: “un governo con MHP-CHP e HDP? Che ci provino, se falliranno l’AKP fara’ la sua parte,ma parlandone ora si sminuisce il governo uscente.” In ultimo ha riservato una stoccata ai partiti di opposizione: “CHP e MHP non hanno nulla da festeggiare.” Il portavoce di repubblicani del CHP ha dichiarato: “il popolo ha deciso di porre fine ad un potere sempre piu’ dispotico”. Sulla stessa linea il segretario nazionalista del MHP Bahceli: “E’ evidente che il paese ha detto no al progetto presidenzialista di Erdogan. Non si era mai visto un presidente della repubblica fare campagna elettorale in quel modo, ora che ha perso Erdo?an deve accettare i limiti che il suo ruolo gli impone, se non li accetta si dimetta.” Se l’AKP di Erdogan si fosse assicurato la maggioranza assoluta dei seggi e la conseguente possibilita’ di governare da solo, avrebbe imposto al paese un cammino di riforme dal quale sarebbe nato un sistema presidenziale simile a quello russo. Ieri sera ha invece il giovane e brillante segretario HDP Selattin Demirtas il quale ha ringraziato il paese “per aver reso possibile l’ingresso in Parlamento dell’HDP”, ha definito quella di ieri “la vittoria degli oppressi, dei poveri e di tutte le minoranze emarginate” e ricordato che “l’AKP a forza di negare ‘esistenza di un problema curdo e di far finta che nel sud est del paese tutti i problemi fossero stati risolti e’ stato azzerato nell’intera regione.” Un dato interessante riguarda il numero di donne in Parlamento balzato da 79 a 96, quasi un deputato su cinque. Sono 41 le donne elette nelle liste dell’AKP, 20 per i repubblicani del CHP, solo 4 con i nazionalisti del MHP mentre ben 31 sono state elette nelle liste dei filo curdi dell’HDP. (AGI) .

(AGI) – Istanbul, 8 giu. – Erdogan perde la maggioranza assoluta per la prima volta dopo 13 anni e i curdi entrano in Parlamento. La ‘rivoluzione’ prevista dai sondaggi delle legislative di Ankara si e’ cosi’ avverata in pieno e ha trovato conferma sin dai primi risultati parziali. I 53,7 milioni di votanti hanno decretato l’ingresso del partito filo curdo dell’HDP che ha superato la soglia di sbarramento del 10% attestando la propria percentuale all’12,3, secondo i dati a scrutinio quasi completato, il che consentirebbe al partito guidato da Selattin Demirtas di avere in Parlamento 78 deputati.

La certezza, che pero’ dovra’ essere confermata dai dati definitivi, si e’ avuta con il superamento dei 4,4 milioni di voti, con il quale anche la somma dei votanti all’estero diventa ininfluente. Per l’HDP ha parlato il deputato Sirri Surreya Onder, uno degli esponenti piu’ importanti del partito, che ha invitato alla prudenza: “Ringraziamo il paese che con questo voto ha sancito una vittoria per la pace, la giustizia, l’indipendenza e la democrazia. Ora non dobbiamo abbandonare i seggi, non e’ nostra intenzione festeggiare perche’ non vogliamo dare ai provocatori nessuna occasione per rovinare questo giorno storico.” Il riferimento e’ alle bombe esplose venerdi durante un comizio del partito a Diyarbakir, che hanno causato 3 morti e piu’ di 400 feriti e per le quali un uomo si trova adesso in stato di fermo. In calo rispetto a 4 anni fa l’AKP di Erdogan con il 41,2% di voti, che gli valgono 260 deputati, numero lontano dai 327 parlamentari garantiti dal 49,9% del 2011, ma anche dai 267 che sarebbero necessari per governare con solo i propri voti.

Akp sfida le opposizioni, ci provino a governare

Il commento di Davuto?lu, primo ministro dallo scorso agosto e’ stato: “La decisione del popolo e’ la decisione giusta.” In leggero calo i repubblicani del CHP, 25,3 % contro il 26% di 4 anni fa che si traducono in 130 deputati, mentre i nazionalisti del MHP con il 16,6% guadagnano 82 seggi. Dalla conferma di tali risultati ne uscira’ un paese spaccato in 3: le regioni della Costa egea e Mediterranea sono infatti a maggioranza CHP, l’Anatolia centrale e il Mar Nero a maggioranza AKP, mentre nel sud-est a maggioranza curda ha trionfato l’HDP. Difficile appare quindi prevedere uno scenario rispetto ad un’eventuale coalizione. L’unica alleanza possibile appare quella tra AKP e MHP, che vedrebbe l’AKP governare sul filo dei numeri in ogni votazione. Ma l’Mhp ha gia’ fatto sapere che per ora e’ troppo presto per parlare di alleanze. Tra le ipotesi anche quella che si torni presto alle urne. La costituzione turca prevede che nuove elezioni siano indette nel caso non si riesca a formare un governo nei 45 giorni successivi al voto. (AGI)

(AGI) – Ginevra, 8 giu. – Il governo dell’Eritrea si e’ macchiato di crimini contro l’umanita’. Questa la conclusione cui e’ giunto dopo un anno di indagini il Consiglio per i diritti umani dell’Onu. Nel rapporto di 448 pagine la “commissione ha trovato le prove di sistematiche, diffuse, e palesi violazioni dei diritti umani, commesse e che si stanno commettendo in Eritrea in nome del governo” di Asmara. Nel testo si parla di massacri, diffuso ricorso alla tortura, riduzione in schiavitu’ sessuale e lavori forzati. .

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