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(AGI) – Londra, 28 giu. – Un’organizzazione olandese in favore dell’aborto si e’ fatta beffe del divieto di fatto (e’ concesso solo per pochissimi casi) di interruzione di gravidanza ancora in vigore in Polonia scaricando con un drone, partito dalla Germania, un carico di pillole abortive. L’organizzazione, Women on Waves, riferisce la Bbc hanno inviato il carico (due scatole di pillole in tutto) dalla cittadina di Francoforte sull’Oder, il fiume che divide Germania e Polonia, a due donne polacche che attendevano il carico a Sublice. (AGI) .

(AGI) – Buenos Aires, 28 giu. – Con un’iniziativa del tutto simbolica, perche’ priva di effetti pratici, un giudice argentino ha disposto il sequestro dei beni di 5 societa’ petrolifere straniere, tra cui l’italiana Edison International spa, impegnate nelle prospezioni a largo delle isole britanniche Falkland, che Buenos Aires rivendica e per cui ha combattuto, e perso, nel 1982 una guerra contro Londra. La mossa, tesa ad alimentare la retorica nazionalista in vista delle elezioni di ottobre, non e’ effettivamente applicabile visto che nessuna delle societa’ coinvolte, inclusa Edison, non risulta avere asset in Argentina. In ogni caso il giudice federale Lilian Herraez della regione della Terra del Fuoco ha disposto il sequestro di beni per 156 milioni di dollari di navi ed altre proprieta’ delle 5 societa’ alla ricerca di petrolio nelle Falkland. Oltre Edison le altre sono le britanniche Premier Oil Plc , Falkland Oil and Gas Ltd, Rockhopper Exploration Plc e la statunitense Noble Energy Inc (AGI)

(AGI) – Roma, 27 giu. – La campagna “Jubilee Network”, che unisce 75 organizzazioni e 400 comunita’ religiose in tutto il mondo, ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) di condonare parte del debito estero del Nepal, colpito dal terribile sisma dell’aprile scorso. Come appreso da Fides, il Fondo Monetario ha ufficialmente dato risposta negativa. La proposta intendeva utilizzare lo speciale “fondo fiduciario” dell’FMI destinato ad aiutare i paesi poveri quando si trovano ad affrontare le calamita’ naturali. Attraverso quel fondo sono stati condonati in passato quasi 100 milioni di dollari del debito a nazioni dell’Africa occidentale colpite dal virus ebola. “Il diniego del FMI e’ una notizia preoccupante per il Paese”, ha detto all’Agenzia Fides Eric LeCompte, direttore esecutivo della rete “Jubilee Network”. Il Nepal e’ uno dei 38 paesi a basso reddito che possono beneficiare degli aiuti del nuovo fondo. Per poter beneficiare di tale sostegno dopo un disastro naturale, un paese beneficiario deve soddisfare determinati criteri: il disastro deve colpire almeno un terzo della popolazione del paese e causare un danno produttivo grave all’economia del Paese. Secondo il FMI, il Nepal, dopo il sisma, soddisfa la la prima condizione ma non la seconda, anche se le stime parlano di 5-10 miliardi di dollari di danni, circa un terzo del totale dell’economia del paese. Eric LeCompte rimarca che il fondo speciale “e’ stato creato per situazioni proprio come queste”, ricordando che FMI, la Banca Mondiale e Banca dello Sviluppo asiatico detengono circa tre miliardi di dollari del debito estero del Nepal. Il condono di parte del debito permetterebbe di destinare un flusso maggiore di risorse alla ricostruzione e alla ripresa post sisma. “Jubilee USA Network” e’ un’alleanza di oltre 75 organizzazioni e di 400 comunita’ religiose che lavorano con 50 partner mondiali, impegnata a costruire un’economia che tutela e promuove la partecipazione dei piu’ vulnerabili.(AGI) .

(AGI) – Maiduguri, 27 giu. – Almeno tre morti per due donne kamikaze che si sono fatte esplodere nei pressi dell’ospedale di Maiduguri, nella Nigeria nordorientale. Ci sono almeno 16 feriti. Fonti sanitarie hanno confermato il ritrovamento di tre corpi. Il nuovo Presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, incontrera’ Obama a Washington il prossimo 20 luglio. Boko Haram controlla una parte della Nigeria, grande piu’ o meno come il Belgio. (AGI) .

(AGI) – Londra, 27 giu. – Mentre il ministero degli Esteri britannico, il Foreign Office, al momento parla di 15 morti fra i cittadini del Regno Unito che erano in vacanza a Sousse, a Londra si teme che il numero dei caduti provenienti dalla Gran Bretagna sia destinato ad aumentare nelle prossime ore. Intanto e’ certo che la strage di ieri al resort Riu Marhaba Imperial e’ per il Regno Unito la piu’ grande tragedia dovuta al terrorismo dagli attentati nella metropolitana e sugli autobus di Londra del 7 luglio 2005, quando i morti furono nella capitale ben 55 e i feriti oltre 700. Il numero delle persone in cura negli ospedali tunisini non e’ ancora certo, la stampa britannica ha tuttavia cominciato a raccontare le storie dei sopravvissuti, che vivono momenti di terrore nelle strutture sanitarie dove sono ricoverati. “Sto piangendo tantissimo”, ha detto al Guardian Christine Callaghan, che ieri e’ rimasta per almeno trenta minuti in una pozza di sangue, pensando di aver perso una gamba. Anche suo marito, Tony Callaghan, e’ ricoverato nello stesso ospedale di Sousse, dove gli e’ stato estratto da un arto un proiettile. “Siamo stati fortunati”, ha detto l’uomo al quotidiano, “siamo stati fortunatissimi per aver visto quello che abbiamo visto: persone morte in un corridoio, due donne sommerse dal sangue, un ragazzo che stringeva la mano della sua fidanzata morta e non la voleva lasciare”. Molti dei sopravvissuti e tantissimi altri turisti britannici oggi hanno affollato gli aeroporti vicini per cercare di tornare a casa. I tour operator britannici hanno garantito dieci voli charter per il Regno Unito e centinaia di persone sono gia’ rientrate in Gran Bretagna. Un altro turista britannico, Len, idraulico 57enne da Norfolk, ha voluto citare al Guardian l’eroismo del personale della struttura: “Stavano correndo verso la spiaggia mentre noi scappavamo verso l’hotel. Hanno pensato prima a noi e per ultimo alle loro vite”, ha raccontato l’uomo, spiegando come il personale abbia appunto cercato di fermare i terroristi. Ma la storia che forse in queste ore sta commuovendo di piu’ i britannici e’ quella del gallese Matthew James, che sulla spiaggia, mentre arrivavano i colpi di arma da fuoco, ha fatto da scudo alla sua fidanzata, beccandosi tre pallottole. Saera Wilson ora lo dice chiaramente: “Sono viva grazie a lui”. L’uomo e’ ancora ricoverato ma non e’ in gravi condizioni e la coppia sta aspettando di poter tornare nel Galles. I due loro figli, sei anni e 14 mesi, sono fra le braccia dei nonni, che erano stati incaricati di badare ai piccoli durante quella che poi si e’ rivelata essere la peggiore vacanza di sempre per Matthew, Saera e centinaia di britannici in Tunisia. (AGI) .

(AGI) – Roma, 27 giu. – Alcuni volantini contenenti minacce ai cristiani di Gerusalemme e firmati da un’organizzazione finora sconosciuta che si definisce “Stato Islamico in Palestina” – con la palese intenzione di evidenziare la propria affiliazione o contiguita’ allo Stato Islamico – sono stati rinvenuti nella serata di giovedi’ 25 giugno in alcuni quartieri arabi della parte orientale della Citta’ Santa. Secondo quanto riportato dai media israeliani, nei volantini – su cui compare anche il logo dello Stato Islamico – i cristiani di Gerusalemme vengono minacciati di morte se non lasceranno la citta’ prima del 18 luglio, giorno in cui cade quest’anno la festa dell’Eid al Fitr, a chiusura del mese santo del Ramadan. Nel messaggio – che contiene minacce anche contro il Presidente dell’Autorita’ palestinese Mahmud Abbas – i cristiani vengono definiti “agenti d’Israele”. Il messaggio intimidatorio contenuto nei volantini ha provocato immediate reazioni di Michel Sabbah, Patriarca emerito di Gerusalemme dei Latini, e dell’Arcivescovo Theodosios di Sebastia, del Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme. “Non si sa chi ha distribuito i volantini” dichiara all’Agenzia Fides padre Raed Abusahliah, Direttore generale di Caritas Jerusalem “e francamente non sentiamo su di noi la pressione di questi gruppi di invasati. Ma certo l’episodio ha sparso preoccupazione tra una parte dei cristiani. Alcuni di loro si chiedono: come e’ possibile che questi pazzi siano arrivati fin qui?” Padre Raed fa notare che “le reazioni dei musulmani sono arrivate prima di quelle dei cristiani: tanti leader musulmani hanno condannato le minacce dei volantini e hanno detto che saranno i primi a difendere i loro fratelli cristiani, se succede qualcosa. Mentre molti fedeli cristiani hanno detto che non lasceranno mai la terra di Cristo, dove sono nati, davanti a nessuna minaccia”. Il Direttore di Caritas Jerusalem fa anche notare che “queste sigle e questi gruppi possono essere appoggiati e infiltrati da forze che agiscono nell’ombra, come si vede anche in quello che sta accadendo in Iraq e in Siria. Magari adesso c’e’ chi vuole far vedere che i cristiani sono fragili e hanno bisogno di qualche forma di ‘protezione’, evidentemente non disinteressata”. (AGI) .

(AGI) – Taipei, 27 giu. – Quasi 200 persone sono rimaste ferite a causa di un incendio sviluppatosi in un parco divertimenti nel nord di Taiwan. Le fiamme sono divampate nel momento in cui il parco ospitava uno dei piu’ grandi ‘color party’ dell’Asia – feste durante le quali i partecipanti liberano nell’aria polverine colorate – con piu’ di mille persone presenti. Proprio le polverine colorate, probabilmente infiammabili, potrebbe aver causato l’incendio. “Abbiamo disposto la chiusura immediata del parco per ispezioni”, ha comunicato il sindaco di New Taipei, Eric Chu, aggiungendo che “178 persone ferite sono state trasferite negli ospedali piu’ vicini”. Secondo i media locali, molti feriti sono gravi e hanno riportato ustioni in piu’ del 40% del corpo. Le tv hanno mostrato scene di panico, con le fiamme che si alzavano verso il cielo e la gente che cercava una via di scampo. L’incidente e’ avvenuto nel Formosa Water Park a New Taipei. (AGI) .

(AGI) – Parigi, 27 giu. – Non parla, si rifiuta di rispondere agli inquirenti Yassin Salhi, l’uomo fermato dopo l’attacco all’azienda di gas di Saint-Quentin-Fallaviern, nell’Isere, principale imputato nella decapitazione del suo padrone di lavoro, il 54enne Herve’ Cornara e ora guardato a vista. Il 35enne marito e padre di tre figli di eta’ compresa tra i 6 e i 9 anni e’ descritto dai vicini di casa, a Saint-Priest, periferia di Lione, come un uomo discreto, che non dava confidenza. “I suoi bambini giocavano con i miei, una famiglia normale”, racconta una donna ai giornalisti. E un altro vicino confida di non averlo mai visto nella moschea di Saint-Priest. Musulmano, Yassin, autista per un’azienda di consegne, non aveva precedenti penali ma era stato oggetto di due informative dei servizi nel 2013 e nel 2014, che lo reputava tra gli individui che potenzialmente potevano minacciare la sicurezza nazionale. In questi documenti, afferma la radio francese Rtl, erano sottolineate le figure di Yassin e di due suoi amici, classificati come “musulmani hard” che volevano creare un istituto islamico a Besancon, dove il 35enne viveva prima di trasferirsi nel sobborgo di Lione. Nelle segnalazioni dei servizi, allertati anche per la sua vicinanza con il movimento salafita, inoltre risultano indizi di radicalizzazione di Yassin, le sue “assenze regolari e per lunghi periodi di circa 2-3 mesi senza dire dove andava”. Sempre quando viveva a Besancon si riuniva a casa sua con altri uomini vestiti in tuta militare e nelle loro conversazioni, a volte effettuate sul pianerottolo di casa, vi erano riferimenti alla jihad e al Mali. E nelle informative anche il “brutale” cambiamento fisico di Yassin che aveva perso peso e si era rasato la barba. Yassin era stato quindi inserito nella lista delle persone da sorvegliare ma dopo un anno dalle segnalazioni, per Yassin nessuna sorveglianza rafforzata. Ora gli inquirenti si interrogano se Yassin sia un “lupo solitario” o se fa parte di un gruppo di estremisti. Secondo alcuni testimoni, nell’auto guidata da Yassin erano presenti due o tre persone. (AGI) .

(AGI) – Tunisi, 27 giu. – E’ fuga dalla Tunisia. Quasi 2.200 turisti britannici e 600 turisti belgi che alloggiavano presso la localita’ di El Kantaoui hanno lasciato oggi il paese, da mezzanotte alle 5 del mattino, a bordo di 10 aerei diretti nel Regno Unito e 4 voli per il Belgio, decollati dall’aeroporto Enfidha/Hammamet.

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Lo ha detto Salwa El Kadri, commissario regionale per il turismo a Susa, teatro ieri del sanguinoso attacco terroristico costato la vita ad almeno 39 persone, in maggioranza turisti stranieri.

Giro di vite del governo di Tunisi contro il terrorismo

I tour operator britannici Thomson e First Choice avevano annunciato oggi sul loro sito web l’invio di dieci aeromobili in Tunisia per rimpatriare i loro clienti, in seguito all’attacco. Non e’ stata ancora accertata la nazionalita’ di tutte le vittime dell’azione rivendicata dallo Stato islamico.

In ginocchio sulla sabbia, la foto simbolo della strage

Ho guardato il killer negli occhi

Il ministero dell’Interno tunisino ha diramato un primo elenco che comprende cinque tunisini, cinque tedeschi, quattro britannici, tre francesi e un belga. Secondo fonti ospedaliere fra le vittime vi sarebbero anche cittadini polacchi e cechi. L’Irlanda ha confermato la presenza di una propria cittadina tra i morti.


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L’Unita’ di crisi della Farnesina sta verificando l’eventuale presenza di italiani, che attualmente non sembrano essere coinvolti nella strage. Ma i controlli stanno continuando, in collegamento con la nostra ambasciata.

Ritrovato cellulare gettato in mare da uno dei terroristi

Il telefono cellulare gettato in mare da Seifeddine Rezgui, uno degli autori dell’attentato e’ stato ritrovato questa mattina dalle unita’ della protezione civile. Testimoni oculari avevano detto ieri che il terrorista aveva fatto una telefonata e poi gettato il suo cellulare in mare prima di dar luogo all’attacco. Le autorita’ sperano di ricavarne informazioni utili a chiarire gli aspetti dell’accaduto.

Veicolo militare sfugge all’esplosione di un ordigno

Un veicolo militare tunisino e’ sfuggito questa mattina all’esplosione di un ordigno nei pressi della citta’ di Touiref, nel governatorato di El Kef, al confine con l’Algeria. Lo ha comunicato il portavoce del ministero della Difesa di Tunisi, Belhassen Oueslati. L’ordigno, nascosto sotto il terreno, e’ esploso subito dopo il passaggio del mezzo, senza provocare danni ne’ al veicolo ne’ ai suoi occupanti. (AGI)

(AGI) – Roma, 27 giu. – “Mi ha guardato e ho pensato: sono morto”. Tom Richards, britannico di 22 anni, e’ uno dei sopravvissuti all’attacco di venerdi’ al resort Riu Marhaba Imperial di Sousse, in Tunisia. Con la mamma e il fratellino era arrivato in hotel giusto il giorno prima. E, incredibilmente, e’ stato graziato dall’attentatore. Tom si trovava a bordo piscina quando si sono uditi i primi colpi sulla spiaggia. “Ho sentito i primi spari, non sapevo cosa fossero. Poi li ho sentiti di nuovo e ho detto a mia madre di correre”, racconta al Guardian. Il ragazzo e la madre hanno cercato rifugio dentro l’albergo, verso una porticina dietro la reception. “Lo staff dell’hotel ci gridava, ‘per di qua!'”. La fuga e’ proseguita su per le scale, lungo il corridoio dove si affacciano gli uffici del resort, dove si erano gia’ raccolte, confuse e terrorizzate, circa venti persone. Improvvisamente e’ apparso l’uomo col kalashnikov. Ha aperto il fuoco e ucciso a bruciapelo due turisti che si trovavano sulle scale. “Ha sparato a due persone, in testa”, ricorda Tom che, a quel punto, si e’ trovato faccia a faccia col killer. “Poteva avere 20 o 25 anni. Capelli lunghi neri e barba. Mi ha guardato e ho pensato: ecco, sono morto”. L’attentatore ha premuto il grilletto e si e’ udito il crepitare dei proiettili sul pavimento di marmo. Alcuni frammenti hanno colpito la caviglia della madre e il polso di Tom. “Non so perche’ si e’ fermato”, ricorda ancora il giovane. “Avrebbe potuto ucciderci tutti”. Tom e la mamma si sono quindi nascosti dentro un vicino bagno, chiudendosi in una delle toilette e fasciandosi le ferite con la carta igienica. Accanto, c’era una ragazza che gridava e si lamentava. Il giovane, sfidando il pericolo, e’ uscito per prestarle aiuto, riuscendo ad estrarle un frammento da una gamba. “Ho guardato dentro la toilette dove si era nascosta, era piena di sangue, era gravemente ferita”. Tutti e tre sono rimasti nascosti nel bagno, immobili, mentre fuori si udivano grida disperate. “La gente stava li’ fuori, nel corridoio, e urlava: ‘sto morendo’. Ma noi non potevamo uscire a vedere”. Dopo circa un’ora sono arrivati i soldati tunisini. Tom e la madre sono stati trasportati in ospedale dove, fortunatamente, hanno potuto riabbracciare anche Calum, il fratellino minore del 22enne. (AGI) .

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