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(AGI) – Roma, 18 giu. – Dal Ku Klux Klan ai suprematisti bianchi fino ai neonazisti: nella Carolina del Sud – dove un giovane bianco ha aperto il fuoco in una chiesa metodista afro-americana, uccidendo 9 persone – sono attivi almeno 19 gruppi legati all’odio razziale. Ecco i principali, secondo i dati del Southern Poverty Law Center, ong per i diritti umani:

Ku Klux Klan: gli incappucciati sono attivi e presenti sul territorio, come dimostra una campagna di reclutamento avvenuta nel 2014. A Seneca, nel nord-ovest della Carolina del Sud, i residenti hanno raccontato di aver ricevuto buste con candele e manifesti che invitavano ad unirsi al KKK. “Salva la nostra terra, unisciti al Klan”, si leggeva sui volantini.

Lega del Sud: i suoi associati si battono per la secessione dal nord e la promozione della “cultura anglo-celtica”. “Se ci chiamate razzisti, la nostra risposta e’ ‘E allora?'”, si legge sul sito web dell’organizzazione

Consiglio dei Cittadini Conservatori: rappresentano la ‘reincarnazione’ dei White Citizens Councils, formatisi negli anni ’50 e ’60 per combattere la de-segregazione nelle scuole. Si oppongono all’integrazione razziale e a tutto cio’ che rischia di “distruggere o denigrare l’eredita’ europea-amaricana”. “Dio e’ il creatore del razzismo. E’ colui che ha diviso il genere umano in tipi differenti. Mischiare le razze e’ una ribellione contro di Lui”, e’ una dichiarazione pubblicata sul loro sito nel 2001.

Neonazisti/Skinhead/movimenti anti-immigrati: la galassia registrata nella Carolina del Sud comprende tre vere e proprie cellule neo-naziste ma anche gli skinheads del gruppo ‘Confederate Hammerskins’ e un movimento di protesta contro l’immigrazione chiamato ‘Americans Have Had Enough’.

(AGI) – Roma, 18 giu. – Il Ramadan, detto anche il digiuno, e’ il nono mese dell’anno musulmano. La sua cadenza e’ variabile, essendo il calendario islamico di tipo lunare. Quest’anno il digiuno prende il via oggi e coinvolgera 1,5 miliardi di musulmani (piu’ del 23 per cento della popolazione mondiale), almeno secondo le piu’ stime piu’ recenti. Il Ramadan (che letteralmente vuol dire il ‘torrido’, perche’ originariamente cadeva in estate) e’ considerato il mese piu’ sacro, poiche’ in questo periodo l’arcangelo Gabriele rivelo’ a Maometto il primo verso del Corano. Per 30 giorni tutti i musulmani debbono astenersi dal bere, mangiare, fumare e dal praticare attivita’ sessuali dall’alba fino al tramonto. Sono esenti dal digiuno i minorenni, gli anziani, i malati cronici, le donne in stato di gravidanza o che allattano. Ugualmente, l’astinenza va interrotta durante il periodo mestruale. Poco prima dell’aurora e’ uso consumare un pasto leggero, detto suhur, per poter affrontare la giornata. Al tramonto del sole, il digiuno viene rotto consumando dapprima dei datteri, proprio come faceva il Profeta. Il Ramadan ha soprattutto un significato spirituale: mese della purificazione, e’ il periodo in cui il fedele impara l’autodisciplina, il controllo degli impulsi fisici, la pazienza e l’amore per Dio nonche’ l’appartenenza alla comunita’. Durante il digiuno e’ pratica comune recarsi in moschea; oltre alle cinque preghiere giornaliere, i musulmani usano raccogliersi in una speciale preghiera notturna detta Taraweeh. Il mese sacro si chiude con l’Eid al-Fitr, la principale festivita’ musulmana insieme alla Eid al-Adha (che commemora la buona volonta’ di Abramo di sacrificare a Dio il figlio Isacco). I festeggiamenti durano tre giorni con preghiere, atti di carita’, visite ai parenti lontani, scambio di regali e banchetti. (AGI) .

(AGI) – Niamey, 18 giu. – I miliziani islamici di Boko Haram sono tornati a colpire al di fuori dei confini della Nigeria, provocando almeno 30 vittime civili in un duplice attentato nella regione di Diffa, nel sud del Niger. Lunedi’ scorso i terroristi, dalla loro roccaforte del Borno, nel nord della Nigeria, avevano attaccato il quartier generale della polizia a N’Djamena, nel vicino Ciad, con due attentati kamikaze che avevano provocato 34 morti e oltre 100 feriti. Come rappresaglia, il Ciad ha compiuto raid aerei contro le loro postazioni in Nigeria. La settimana scorsa, Nigeria, Ciad, Niger, Benin e Camerun hanno concordato la creazione di una task force di 8.700 soldati e agenti di polizia, di base a N’Djamena. .

(AGI) – La Valletta, 18 giu. – Invece di telefonare per lanciare un finto allarme bomba, come e’ successo in passato, per bloccare l’aereo che stavano per perdere, una coppia di italiana ha scelto ieri una forma piu’ plateale per provare a fermare il loro jet: invadere la pista di decollo e fermarsi davanti al gigantesco Boeing 737 della Ryanair in procinto di dare massima potenza ai motori e partire. Un po’, ma solo un po’, come l’eroico studente cinese che ‘armato’ solo di due sporte di plastica blocco’ una colonna di carri armati su piazza Tienamen nel 1989. Matteo Clementi 26 anni e la compagna Enrica Apollonia, 23, intrappolati nel traffico per un’ora e quarantacinque minuti, una volta arrivati al gate hanno scoperto che il volo era gia’ chiuso, riferisce il Times of Malta. A quel punto (erano le 12,30) sollevando qualche dubbio sulla sicurezza dello scalo usato ogni anno da milioni di turisti, si sono spostati e hanno forzato una porta anti-incendio, ritrovandosi sul piazzale. Qui hanno segnalato, urlando e agitando le braccia, ai piloti di non partire e di farli salir a bordo. Il tutto mentre i motori erano gia’ accesi, rischiando anche di essere risucchiati nei due reattori. I due sono stati arrestati, dopo qualche minuto, dalla polizia ed oggi sono apparsi in tribunale. Il loro legale ha provato – senza successo – ad usare a loro discolpa il fatto che ieri era il genetliaco della donna e che dovevano a tutti i costi “festeggiarlo in famiglia”. Ma invece sono finiti in cella, apparentemente inconsapevoli della gravita’ di quanto hanno commesso. Alla fine se la sono cavata bene: hanno trascorso solo una notte in gattabuia e hanno dovuto pagare una multa di 2.329 euro, la penalita’ piu’ bassa prevista dal codice, e potranno anche versarla a rate. E gli e’ andata bene perche’ rischiavano fino a due anni di prigione. (AGI) .

(AGI) – Gerusalemme, 18 giu. – E’ durato solo poche ore il fermo di 16 giovani coloni israeliani sospettati di aver dato alle fiamme la chiesa di Tabga, nel nord del Paese, nota per il miracolo di Gesu’ della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Lo ha reso noto un portavoce della polizia dando notizia del loro rilascio. I giovani erano stati arrestati poco distante dalla spiaggia sul mar di Galilea su cui sorge la chiesa. Sono tutti originari di colonie della Cisgiordania. Dieci di loro sono di Yitzhar, un noto bastione ultraortodosso i cui abitanti gia’ in passato si sono resi protagonisti di attacchi analoghi. Sulla chiesa e’ stata tracciata una scritta rossa di un versetto in ebraico contro “i falsi dei” che aveva fatto pensare subito all’opera di ebrei ultraortodossi. Il fuoco era partito da piu’ punti, a conferma di un’azione dolosa. Le fiamme sono state domate rapidamente dai pompieri ma un edificio all’interno del complesso e’ andato completamente distrutto mentre la chiesa non ha subito danni di rilievo. In particolare si sono salvati i mosaici del quinto secolo sul pavimento, restaurati di recente. Il vicepremier israeliano Silvan Shalom si e’ recato sul posto e ha condannato l’azione, assicurando che il governo contribuita’ al pagamento dei danni. Il ministro per la Sicurezza interna, Gilad Erdan, in una nota ha condannato quello che ha definito come “un atto vile e riprovevole che contraddice i valori di fondo di Israele”. La chiesa, ricostruita in pietra calcarea nel 1980 sulle rovine di una basilica d’epoca bizantina, sorge sul punto in cui la tradizione cristiana vuole che Gesu’ sfamo’ 5.000 persone moltiplicando cinque pani e due pesci. E’ gestita dall’ordine dei benedettini tedeschi. Dal 2009 sono stati 43 gli attacchi contro chiese, monasteri e moschee in Israele, in Cisgiordania e a Gerusalemme est, secondo i Rabbini per i diritti umani. (AGI) .

(AGI) – Ginevra, 18 giu. – Circa 59,5 milioni di persone nel 2014 sono state costrette ad abbandonare i luoghi in cui vivono a causa di conflitti o persecuzioni. E’ la cifra fornita dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati e contenuta in un rapporto denominato “Mondo in guerra”. Un numero in aumento rispetto ai 51,2 milioni del 2013 e ai 37,5 milioni di 10 anni fa. Di queste 59,5 milioni di persone, 19,5 milioni sono state costretti a fuggire in un altro Paese, 38,2 milioni sono rifugiati interni e 1,8 milioni hanno chiesto asilo. L’impennata e’ iniziata nel 2011 con la guerra in Siria, il paese con il piu’ alto numero di rifugiati, 3,8 milioni all’estero e 7,6 milioni in patria.
Negli ultimi cinque anni sono iniziati 8 conflitti in Africa: Costa d’Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, nord-est della Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e Burundi. Tre invece i conflitti in Medio Oriente (Siria, Iraq e Yemen), uno in Europa (Ucraina) e tre in Asia (Kirghizistan, Myanmar e Pakistsn).

(AGI) – Roma, 18 giu. – Si risveglia dal coma grazie al Gangnam Style. E’ successo a una bambina cinese di 10 anni in stato vegetativo da 258 giorni a Pechino per un’emorragia cerebrale. Appena ascoltate le prime note della canzone del rapper sudcoreano PSY la bambina ha sorriso, ha riferito la mamma, Lui Ruixiang, al Beijing News aggiungendo che prima dell’incidente sua figlia amava quella canzone. “Un miracolo della medicina che non si vedeva da decenni” lo ha definito He Jianghong, neurochirurgo dell’Ospedale Militare generale dell’Esercito di Liberazione Popolare. I pazienti che non si svegliano entro tre mesi, infatti, in genere non escono piu’ dal coma. .

(AGI) – Ginevra, 18 giu. – Circa 59,5 milioni di persone nel 2014 sono state costrette ad abbandonare i luoghi in cui vivono a causa di conflitti o persecuzioni. E’ la cifra fornita dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati e contenuta in un rapporto denominato “Mondo in guerra”. Un numero in aumento rispetto ai 51,2 milioni del 2013 e ai 37,5 milioni di 10 anni fa. Di queste 59,5 milioni di persone, 19,5 milioni sono state costretti a fuggire in un altro Paese, 38,2 milioni sono rifugiati interni e 1,8 milioni hanno chiesto asilo. L’impennata e’ iniziata nel 2011 con la guerra in Siria, il paese con il piu’ alto numero di rifugiati, 3,8 milioni all’estero e 7,6 milioni in patria. Negli ultimi cinque anni sono iniziati 8 conflitti in Africa: Costa d’Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, nord-est della Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e Burundi. Tre invece i conflitti in Medio Oriente (Siria, Iraq e Yemen), uno in Europa (Ucraina) e tre in Asia (Kirghizistan, Myanmar e Pakistsn).

(AGI) – Bruxelles, 18 giu. – Esattamente 200 anni fa la Grande Armee’ di Napoleone affrontava la sua ultima battaglia contro l’esercito guidato dal duca di Wellington e sostenuto dalle armate prussiana e olandese: dopo una giornata di combattimenti nel fango fra 200 mila soldati, sul campo sarebbero rimasti 10.800 morti e per Napoleone si sarebbe aperta la strada dell’esilio a Sant’Elena.

Il Belgio, nato 15 anni dopo come “stato cuscinetto” fra Prussia e Francia voluto soprattutto dagli inglesi, e che all’epoca ha visto suoi soldati combattere da entrambe le parti, ha deciso di celebrare alla grande il bicentenario organizzando una ricostruzione della battaglia che da oggi si prolunghera’ fino a domenica. Con un budget di 10 milioni e oltre 100 mila spettatori attesi da tutto il mondo, la celebrazione di Waterloo invade anche i giornali e le televisioni del Regno, che da settimane dedicano ampio spazio alla ricorrenza.

Cento anni fa, in piena prima guerra mondiale, non era stato possibile celebrare, ma il governo belga aveva deciso, nel 1914, di tutelare il campo di battaglia, sormontato dalla scultura di un leone di bronzo, simbolo della casa regnante olandese, su una collina artificiale, la cosiddetta “butte du lion”. E’ attorno a questa collina che sono gia’ accampati i 6 mila figuranti, 300 cavalli e 100 cannoni che nei prossimi giorni insceneranno la battaglia, ed e’ qui che sono state allestite le tribune da 60 mila posti per il pubblico.

Guarda la galleria fotografica

Gia’ ieri il principe Carlo di Inghilterra e la moglie Camilla sono stati accolti dalla principessa Astrid del Belgio per l’inaugurazione della restaurata fattoria di Hougoumont, uno dei luoghi simbolici della battaglia: solo qui, duecento anni fa morirono piu’ di 2000 soldati, tanto che secondo lo stesso Wellington fu cruciale per la sua vittoria. In questa occasione, i discendenti dei combattenti di allora, l’attuale duca di Wellington, il principe Charles Bonaparte e il pronipote del feldmaresciallo Bluecher, si sono stretti la mano sotto i flash dei fotografi. Oggi la cerimonia protocollare, alla presenza dei re dei Belgio, dei sovrani olandesi e del granduca del Lussemburgo. (AGI)

(AGI) – Bruxelles, 18 giu. – Esattamente 200 anni fa la Grande Armee’ di Napoleone affrontava la sua ultima battaglia contro l’esercito guidato dal duca di Wellington e sostenuto dalle armate prussiana e olandese: dopo una giornata di combattimenti nel fango fra 200 mila soldati, sul campo sarebbero rimasti 10.800 morti e per Napoleone si sarebbe aperta la strada dell’esilio a Sant’Elena.

Il Belgio, nato 15 anni dopo come “stato cuscinetto” fra Prussia e Francia voluto soprattutto dagli inglesi, e che all’epoca ha visto suoi soldati combattere da entrambe le parti, ha deciso di celebrare alla grande il bicentenario organizzando una ricostruzione della battaglia che da oggi si prolunghera’ fino a domenica. Con un budget di 10 milioni e oltre 100 mila spettatori attesi da tutto il mondo, la celebrazione di Waterloo invade anche i giornali e le televisioni del Regno, che da settimane dedicano ampio spazio alla ricorrenza.

Cento anni fa, in piena prima guerra mondiale, non era stato possibile celebrare, ma il governo belga aveva deciso, nel 1914, di tutelare il campo di battaglia, sormontato dalla scultura di un leone di bronzo, simbolo della casa regnante olandese, su una collina artificiale, la cosiddetta “butte du lion”. E’ attorno a questa collina che sono gia’ accampati i 6 mila figuranti, 300 cavalli e 100 cannoni che nei prossimi giorni insceneranno la battaglia, ed e’ qui che sono state allestite le tribune da 60 mila posti per il pubblico.

Gia’ ieri il principe Carlo di Inghilterra e la moglie Camilla sono stati accolti dalla principessa Astrid del Belgio per l’inaugurazione della restaurata fattoria di Hougoumont, uno dei luoghi simbolici della battaglia: solo qui, duecento anni fa morirono piu’ di 2000 soldati, tanto che secondo lo stesso Wellington fu cruciale per la sua vittoria. In questa occasione, i discendenti dei combattenti di allora, l’attuale duca di Wellington, il principe Charles Bonaparte e il pronipote del feldmaresciallo Bluecher, si sono stretti la mano sotto i flash dei fotografi. Oggi la cerimonia protocollare, alla presenza dei re dei Belgio, dei sovrani olandesi e del granduca del Lussemburgo. (AGI)

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