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(AGI)- New Delhi, 15 giu.- Violentata per otto mesi consecutivi da una gang, incinta di un bimbo. Non basta, per rientrare in una comunita’ indiana del Gujarat e’ necessario anche un ‘test di purificazione’ che ne attesti l’onesta’, pena la gogna e l’esclusione sociale. E’ successo a una donna di 23 anni, sposata, rapita lo scorso luglio nella citta’ di Surat e in stato di gravidanza dopo l’assalto. Lo stato di Gujarat le ha vietato l’aborto e le ha imposto un rituale di purificazione alquanto strano. La donna dovra’ indovinare se e ‘pari o dispari’ il numero di una manciata di semi di orzo messa nella sua mano. Se, per pura fortuna, riuscisse a superare la prova, allora passera’ al test del sasso in testa. Una pietra di 10 chili posta sul suo capo che dovra’ portare in equilibrio fino a quandi il giudice non si riterra’ soddisfatto. Solo allora la sua versione dei fatti, rispetto allo stupro, verra’ considerata veritiera e potra’ essere riammessa nella societa’. (AGI) .

(AGI) – Pechino, 15 giu. – Migliaia di attivisti pro-democratici hanno sfilato per le strade del centro di Hong Kong per protestare contro il pacchetto di riforme politiche che prevede la riforma della legge elettorale. Le proteste delle scorse ore sono state inferiori alle attese degli organizzatori che si aspettavano circa 50mila manifestanti. Le autorita’ hanno aumentato il servizio di sicurezza di fronte agli edifici governativi nell’area dei Admiralty e hanno sgombrato un’area dove sono stati ritrovati oggetti definiti pericolosi dalle forze dell’ordine. Quello di ieri e’ il primo di una serie di raduni che prenderanno piede nei prossimi giorni, fino a quando i deputati non voteranno per le riforme. Uno degli episodi piu’ controversi risale alla mattina di oggi, quando nove attivisti radicali sono stati arrestati a Hong Kong per la detenzione di materiale esplosivo. Il materiale – Tatp, perossido di acetone – e’ stato sequestrato in un edificio che in precedenza ospitava gli studi televisivi dell’emittente Atv e successivamente fatto brillare dagli artificieri. Secondo la polizia, scrive il South China Morning Post di Hong Kong, il materiale ritrovato avrebbe potuto essere utilizzato per provocare un’esplosione davanti al palazzo dell’Assemblea Legislativa, il mini-parlamento dell’isola. A finire in manette sono cinque uomini e quattro donne di eta’ compresa tra i 21 e i 34 anni, fermati dopo alcuni raid in diverse aree dell’ex colonia britannica. Questa settimana, l’Assemblea Legislativa di Hong Kong dovra’ discutere la riforma della legge elettorale, contestata dai movimenti studenteschi e degli attivisti pro-democratici dell’isola, che ieri hanno sfilato per la zone centrali di Hong Kong. Secondo le prime proiezioni, i gruppi parlamentari democratici potrebbero avere i numeri per bloccare la proposta di riforma, mantenendo la situazione di stallo politico tra l’amministrazione, favorevole alla riforma, e i gruppi pro-democratici che vogliono una legge elettorale fondata sui principi del suffragio universale. Tra il settembre e il dicembre scorso decine di migliaia di manifestanti pro-democratici hanno sfilato per le vie centrali della citta’ per 75 giorni, chiedendo la nomina popolare dei candidati alle prossime elezioni del 2017, invece della proposta di legge proveniente da Pechino che prevede una pre-selezione degli stessi da parte di un comitato di 1200 membri vicino al governo cinese. .

(AGI) – Bruxelles, 15 giu. – Il commissario Ue responsabile per le politiche migratorie, Dimitris Avramopoulos, ha convocato per domani una riunione tra i ministri dell’Interno di Italia, Francia e Germania, a margine di un Consiglio affari interni a Lussemburgo, per discutere della situazione alle frontiere a seguito dei controlli parzialmente reintrodotti in Francia, Austria e Svizzera alla frontiera con l’Italia. Lo ha annunciato la portavoce di Avramopoulos, Natasha Bertaud, sottolineando che tutti gli Stati devono rispettare le regole di Schengen ma anche le regole sull’asilo che prevedono la registrazione dei migranti quando arrivano in un Paese Ue. “L’Europa ha il dovere di affrontare il problema immigrati tutti insieme. Per noi questo e’ il piano A. L’atteggiamento muscolare che alcuni ministri di Paesi esteri stanno avendo va nella direzione opposta”. Lo ha detto Matteo Renzi in conferenza stampa. Una risposta, quella di Renzi, a chi gli chiedeva un commento alle parole del ministro del’Interno francese, Bernard Cazaneuve, che ha affermato: “Gli stranieri registrati in Italia non possono varcare il confine” invitando l’Italia a rispettare le regole Schengen. “Se si vuole che l’Europa continui ad essere una comunita’ di persone come noi l’abbiamo sognata e costruita, occorre farsi carico di risolvere il problema drammatico di chi dall’Eritrea, attraverso gli scafisti in Libia, cerca rifugio in Europa”, ha concluso Renzi. “Quella degli immigrati e’ una vicenda complessa che si gestisce con la solidita’ di un Paese, il nostro, che non puo’ consentire che la Francia abbia navi nel Mediterraneo e lasci i migranti in Italia”. Lo ha detto Matteo Renzi in conferenza stampa a Palazzo Chigi. “Nessun egoismo nazionale puo’ far chiudere gli occhi di fronte a quanto sta avvenendo”, ha concluso Renzi. (AGI) .

(AGI) – Damasco, 15 giu. – Almeno 20 persone sono rimaste uccise e oltre 100 ferite, di cui la meta’ sono bimbi, nel bombardamento dei quartieri governativi di Aleppo, nel nord. Lo ha riferito la tv di Stato siriana, che ha parlato di un “massacro” compiuto dai “terroristi” come vengono chiamati da Damasco i ribelli anti-Assad, con un “palazzo che e’ crollato sui suoi abitanti”. L’emittente ha mostrato immagini delle rovine dell’immobile e di feriti che arrivano all’ospedale. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, il bombardamento ha fatto 13 morti, tra cui due bimbi, e 100 feriti, di cui una ventina sono bambini. In quattro ore sono stati sparati 250 proiettili su due quartieri nel centro della citta’ settentrionale. Dal luglio 2012, Aleppo e’ contesa tra le forze governative e i ribelli. Proprio oggi e’ arrivato a Damasco l’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura, deciso a sollevare con il governo siriano “la questione della protezione dei civili”, “l’uso inaccettabile dei barili esplosivi e il dovere incontestabile per tutti i governi, in qualsiasi circostanza, di proteggere i suoi civili, secondo le leggi umanitarie internazionali”. (AGI)

(AGI) – Mosca, 15 giu. – La Russia “non avra’ altra scelta” se non rispondere in modo “adeguato” al dispiegamento di armi pesanti, carri armati e artiglieria da parte degli Usa e dei Paesi Nato sul territorio dell’Europa orientale e nei Baltici. L’avvertimento e’ dell’ispettore generale del ministero della Difesa russo, il generale Yuri Yakubov. “Si tratterebbe della misura piu’ aggressiva del Pentagono e della Nato dai tempi della Guerra Fredda”, ha detto il generale, secondo il quale alla Russia “non rimarrebbe altra scelta che espandere le proprie forze e mezzi nella direzione strategica occidentale”. A suo dire, in caso carri armati e artiglieria americana facessero la loro comparsa in Europa orientale, Mosca come prima cosa rafforzerebbe la presenza di truppe su tutto il perimetro occidentale della frontiera, comprese le unita’ corazzate,di artiglieria e di aviazione. Secondo quanto rivelato due giorni fa dal New York Times, il Pentagono sta considerando di inviare armi pesanti nei Paesi baltici, o anche nei confini di altri nuovi membri della Nato in Europa orientale, come Polonia, Romania e forse Ungheria, per rispondere alla linea aggressiva della Russia. .

(AGI) – Roma, 15 giu. – Mokhtar Belmokhtar -il super terrorista algerino considerato la ‘mente’ dell’attacco al sito di gas algerino di In Amenas, nel 2013, e uno degli uomini che contrallano la rete del contrabbando nel Nordafrica- sarebbe stato ucciso in un raid aereo americano in Libia. L’annuncio e’ stato dato dal governo libico di Tobruk che ha parlato di un’operazione “concordata” con l’esecutivo riconosciuto dalla comunita’ internazionale. Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno confermato il bombardamento di una costruzione di campagna a sud di Agedabia, 160 chilometri a est di Bengasi, ma non la morte di Belmokhtar. Un estremista islamico libico l’ha invece smentita, sostenendo che il guerrigliero algerino non era presente nell’edificio in cui era in corso un summit di jihadisti mentre sarebbero rimasti uccisi quattro dirigenti di Ansar al-Sharia, gruppo ora vicino all’Isis. Il Pentagono si e’ limitato per ora a far sapere che il terrorista era effettivamente nel mirino del raid Usa, compiuto nella notte tra sabato e domenica. Sul posto sono state sganciate diverse bombe che hanno provocato danni ingenti: la verifica, dunque, potrebbe richiedere anche del tempo. Se la morte di Belmokhtar fosse confermata, sarebbe un duro colpo per i gruppi legati ad al-Qaeda nella regione. Il 43enne Belmokhtar e’ uno dei piu’ noti terroristi del Nordafrica. Leader del gruppo al Murabitoun, e’ considerato un esponente di Al Qaeda fedele al suo capo Ayman al-Zawahiri nonostante la rottura con Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi). Recentemente si e’ parlato di un avvicinamento dei suoi uomini all’Isis, poi smentito dal gruppo. Nato nel 1972 in Algeria, alle porte del Sahara, nel 2007 aveva concesso una rara intervista raccontando di esser rimasto affascinato dalla jihad durante la resistenza dei mujaheddin in Afghanistan contro i sovietici e che si era unito alla battaglia nel 1991 quando non aveva ancora 19 anni. In una nota il governo libico di Tobruk ha tenuto a preciare che la sua collaborazione al raid Usa rientra nel proprio impegno nella lotta al terrorismo e nel sostegno offerto alla comunita’ internazionale in questo settore, chiedendo inoltre nuovi raid e maggiore collaborazione contro l’Isis in Libia. Sui social network, gli account jihadisti hanno parlato di sette morti sotto il bombardamento. Una pagina Facebook di un gruppo islamista di Agedabia ha pubblicato domenica mattina le fotografie dei corpi e anche i nomi delle vittime, senza fare alcun riferimento a Belmokhtar. Da sempre alla macchia, tanto da guadagnarsi il soprannome di ‘imprendibile’, Belmokhtar e stato dato per morto gia’ diverse volte, l’ultima il 2 marzo del 2013 dalle autorita’ ciadiane nel nord del Mali. (AGI) .

(AGI) – Johannesburg, 15 giu. – Si e’ concluso con un nulla di fatto il caso diplomatico che per poco piu’ di 24 ore ha diviso il Sudafrica: l’Alta corte di Pretoria ha ordinato che il presidente sudanese, Omar al-Bashir, venisse arrestato, come richiesto dal Tribunale penale internazionale, ma nel frattempo lui era gia’ ripartito alla volta di Khartum, dopo aver partecipato al summit dell’Unione africana a Johannesburg. Dall’Aja, il vice procuratore capo del Tpi, James Stewart, ha sottolineato la “delusione” per il mancato arresto di Bashir, accusato di genocidio e crimini di guerra e contro l’umanita’ nel conflitto scoppiato in Darfur nel 2003. “La nostra posizione”, ha affermato Stewart, “e’ sempre stata che l’obbligo del Sudafrica e’ chiaro e inequivocabile, aveva l’obbligo di arrestarlo”. Della stessa opinione l’Alta corte di Pretoria, secondo la quale il Sudafrica doveva procedere al fermo in quanto firmatario del trattato. Da qui, la richiesta all’Avvocato del governo, William Mokahri, di presentare entro sette giorni un rapporto su luogo, ora e altri dettagli della partenza di Bashir da Johannesburg. Il governo sudafricano si era opposto all’arresto con un decreto nel quale si garantiva l’impunita’ a tutti i leader che partecipavano al summit Ua, ma un magistrato aveva ordinato che il capo di Stato sudanese rimanesse sul territorio sudafricano, passando la questione all’Alta corte di Pretoria. Ma prima che questa potesse pronunciarsi, l’aereo presidenziale sudanese e’ ripartito in mattinata dall’aeroporto militare di Waterkloof, a Pretoria, alla volta di Khartoum. Un via libera che ha scatenato l’ira di Human Rights Watch, convinta che “permettendo quel volo vergognoso, il governo sudafricano ha mostrato disprezzo non solo verso gli obblighi legali internazionali ma i suoi stessi tribunali”. “Quando Bashir ha lasciato il Sudafrica oggi, si e’ portato via le speranze di migliaia di vittime dei gravi crimini in Darfur che desideravano alla fine veder fatta giustizia”. Intanto, da Khartoum, il ministro per l’Informazione sudanese, Yasir Yousef, ha confermato la partenza di Bashir da Johannesburg alla volta della capitale sudanese, preannunciandone l’arrivo alle 18.30 ora locale (le 17.30 ora locale). “Bashir parlera’ alla folla che si riunira’ per incontrarlo”, ha assicurato. .

(AGI) – Kano (Nigeria), 15 giu. – Dieci persone sono morte in due distinte esplosioni nella citta’ di Potiskum, nel nordest della Nigeria. Lo riferiscono una fonte di polizia e un vigilante civile che affianca i militari contro Boko Haram. Otto i vigilanti uccisi per una bomba fatta esplodere da un uomo che era stato fermato con l’accusa di furto e stava per essere interrogato. Altri due vigilanti sono morti invece in una seconda esplosione avvenuta davanti a un bar della citta’. I due attacchi non sono stati rivendicati ma nella zona sono attivi i miliziani di Boko Haram. (AGI)

(AGI) – Roma, 15 giu. – Mokhtar Belmokhtar -il super terrorista algerino considerato la ‘mente’ dell’attacco al sito di gas algerino di In Amenas, nel 2013, e uno degli uomini che contrallano la rete del contrabbando nel Nordafrica- sarebbe stato ucciso in un raid aereo americano in Libia. L’annuncio e’ stato dato dal governo libico di Tobruk che ha parlato di un’operazione “concordata” con l’esecutivo riconosciuto dalla comunita’ internazionale, ma gli Stati Uniti non hanno confermato la morte di Belmokhtar. Il Pentagono si e’ limitato per ora a far sapere che il terrorista era effettivamente nel mirino del raid Usa, compiuto nella notte tra sabato e domenica: “Stiamo continuando a valutare i risultati dell’operazione”, ha dichiarato il portavoce del Pentagono, Steve Warren. Sul posto sono state sganciate diverse bombe che hanno provocato danni ingenti: la verifica dunque potrebbe richiedere anche del tempo. L’agenzia di stampa libica Lana ha riferito che il raid ha preso di mira una costruzione in campagna a sud di Agedabia, circa 160 chilometri a est di Bengasi: era in corso una riunione con altri leader estremisti, tra cui uomini di Ansar al-Sheria. Se la morte di Belmokhtar fosse confermata, sarebbe un duro colpo per i gruppi legati ad al-Qaeda nella regione. Il 43enne Belmokhtar e’ uno dei piu’ noti terroristi del Nordafrica. Leader del gruppo al Murabitoun, e’ considerato un esponente di Al Qaeda fedele al suo capo Ayman al-Zawahiri nonostante la rottura con Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi). Recentemente si e’ parlato di un avvicinamento dei suoi uomini all’Isis, poi smentito dal gruppo. Nato nel 1972 in Algeria, alle porte del Sahara, nel 2007 aveva concesso una rara intervista raccontando di esser rimasto affascinato dalla jihad durante la resistenza dei mujaheddin in Afghanistan contro l’invasore sovietico e che si era unito alla battaglia nel 1991 quando non aveva ancora 19 anni. In una nota il governo libico ha sostenuto che il raid e’ avvenuto in collaborazione con il proprio esecutivo e ha aggiunto che l’azione rientra nel suo impegno nella lotta al terrorismo e nel sostegno offerto alla comunita’ internazionale in questo settore, chiedendo inoltre nuovi raid e maggiore collaborazione contro lo Stato islamico in Libia. Nei social network, gli account jihadisti hanno parlato di 7 morti sotto il bombardamento. Una pagina Facebook di un gruppo islamista di Agedabia ha pubblicato domenica mattina le fotografie dei corpi e anche i nomi delle vittime, senza fare alcun riferimento a Belmokhtar. Da sempre alla macchia, tanto da guadagnarsi il soprannome di ‘imprendibile’, Belmokhtar e stato dato per morto gia’ diverse volte, l’ultima il 2 marzo del 2013 dalle autorita’ ciadiane nel nord del Mali. (AGI)

(AGI) – Bruxelles, 15 giu. – Il commissario Ue responsabile per le politiche migratorie, Dimitris Avramopoulos, ha convocato per domani una riunione tra i ministri dell’Interno di Italia, Francia e Germania, a margine di un Consiglio affari interni a Lussemburgo, per discutere della situazione alle frontiere a seguito dei controlli parzialmente reintrodotti in Francia, Austria e Svizzera alla frontiera con l’Italia. Lo ha annunciato la portavoce di Avramopoulos, Natasha Bertaud, sottolineando che tutti gli Stati devono rispettare le regole di Schengen ma anche le regole sull’asilo che prevedono la registrazione dei migranti quando arrivano in un Paese Ue. In quanto alle parole di ieri di Renzi, la Ue fa sapere di non essere “al corrente di nessun piano B” da parte dell’Italia sull’emergenza migratoria.

La Bertaud ha difeso il piano presentato dalla Commissione per la redistribuzione di richiedenti asilo da Italia e Grecia verso altri paesi, definendolo “equilibrato”, e ha ribadito che l’Esecutivo Ue difendera’ le sue proposte sia domani al consiglio dei ministri degli interni a Lussemburgo, sia al summit dei leader Ue il 25 e 26 giugno.

Tensione, intanto, tra Italia e Francia. Il ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve, ha replicato al governo italiano affermando che in base al Trattato di Dublino la maggior parte dei richiedenti asilo devono risiedere nel Paese Ue di ingresso. “Le regole di Dublino devono essere rispettate”, ha dichiarato Cazeneuve all’emittente Bfm Tv, “quando in Francia arrivano migranti che sono transitati e sono stati registrati in Italia, si applica il diritto comunitario e devono essere restituiti all’Italia”. Quei migranti “non hanno il diritto di passare e devono essere gestiti dall’Italia”, ha insistito. Cazeneuve ha ricordato che nel 2014 la Francia ha respinto 15.000 migranti e nel 2015 questi numeri sono gia’ aumentati significativamente. “Questo va fatto per garantire l’accoglienza di quanti sono rifugiati”, ha spiegato il ministro francese, “ci deve essere una politica di fermezza”. A suo avviso l’Italia deve accettare il concetto degli “Hotspots”, i centri di smistamento in cui i migranti economici illegali e i richiedenti asilo possono essere suddivisi, registrati e poi redistribuiti in Europa. (AGI)

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