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(AGI) – Washington, 21 mag. – La tensione tra Stati Uniti e Cina sulle isole artificiali che Pechino sta costruendo su barriere coralline e atolli per estendere la sua sfera di influenza nel Pacifico ha raggiunto un nuovo picco. Ieri, come emerge da un video diffuso in esclusiva la Cnn, la marina cinese ha intimato minacciosamente per ben 8 volte ad una aereo da pattugliamento marittimo americano Usa di allontanarsi immediatamente dai cieli sopra l’isola artificiale. Cieli che formalmente sono spazio aereo internazionale come Washington, sostenuta dagli alleati nel PAcifico, non perde occasione di ribadire. Una troupe della rete di Atlanta era a bordo di un P8-Poseidon (versione militare di un Boeing 737) quando hanno registrato un minaccioso avvertimento in inglese provenire dall’isola in costruzione sottostante: “Aereo militare straniero, questa e’ la marina cinese, vi state avvicinando alla nostra zona di allerta militare, allontanatevi immediatamente. Andate via”. L’isola che i cinesi stanno costruendo e’ una decine edificata dal nulla nei vari arcipelaghi, dalle Spratly alla Paracels, contesi di volta in volta con Filippine, Vietnam e Giappone. Questa in particolare da cui sono partiti gli avvertimenti si trova ad oltre 1.000 km dalle coste cinesi. Il bireattore Usa si trovava alla quota di 4.500 metri. (AGI) .

(AGI) – San Francisco (California), 21 mag. – Il governatore della California, Jerry Brown, ha dichiarato lo stato di emergenza nella contea di Santa barbara per la perdita di 400.000 litri di petrolio, che da un oleodotto si sono riversate in parte in mare nel parco statale di ‘Refugio State Beach’. Inzialmente la perdita era stata stimata ieri dalla compagnia proprietaria della conduttura, Plains All American Pipeline LP, in 80.000 litri ma ora le vere dimensioni del disastro ambientale stanno emergendo in tutta la loro portata. Secondo la guardia costiera la chiazza di greggio in mare si estende su una superficie di 15 km. Il greggio e’ fuoriuscito da una condotta di 61 cm di diametro che si trova a nord del parco Refugio State Beach, a 32 km da Santa Barbara. Le cause della rottura non sono state ancora accertate. A dare l’allarme, ieri, un cittadino che se ne e’ accorto intorno a mezzogiorno. La condotto, costruita nel 1987, e’ stata chiusa solo dopo 3 ore. (AGI) .

(AGI/REUTERS) – Parigi, 21 mag. – Il disastroso incidente dell’aereo da trasporto militare A400M del consorzio europeo Airbus a Siviglia lo scorso 9 maggio, che causo’ 4 morti, avrebbe indotto la Francia, uno dei principali partner del progetto, a rivedere i suoi piani. Parigi, riferiscono fonti del ministero della Difesa, avrebbe deciso di acquistare 4 piu’ sperimentati C-130 Hercules della statunitense Lockheed-Martin (l’aereo cargo militare piu’ venduto al mondo) per far fronte alle sue esigenze, visti i ritardi accumulati dall’Airbus A400M. Parigi si troverebbe cosi’ a compiere, 14 anni dopo, la stessa scelta che fece il governo italiano nel 2001 quando decise di smarcarsi dal programma A400M per affidarsi agli Hercules. La decisione sara’ assunta entro la fine dell’anno. I militari francesi debbono risolvere il problema dello sfruttamento oltremisura dei suoi attuali aerei da trasporto militare i C-160 Transall, un vecchio bimotore franco-tedesco entrato in servizio nel lontano 1967. Il tutto mentre Airbus ha forse individuato in un problema al software che gestisce i 4 mortori turboelica dell’A400M la causa del fatale schianto. L’aereo, infatti, ha perso potenza subito dopo il decollo. (AGI) .

(AGI) – Washington, 20 mag. – Piu’ che i droni o le spie, a preoccupare Osama Bin Laden, blindato nel suo rifugio nella pachistana Abbottabad, erano le cimici, ovvero le microspie che il fondatore di Al Qaeda pensava i si potessero trovare anche nei vestiti indossati da una delle mogli. “Prima che Um Hamza arrivi qui e’ indispensabile che ella si lasci tutto dietro, compresi libri, vestiti, qualsiasi cosa abbia posseduto in Iran”, scriveva il capo dell’organizzazione terrorista in una lettera datata 26 settembre 2010 e declassificata dalla Cia insieme a un centinaio di altri documenti.

La libreria d Bin Laden: leggeva Chomsky, ma Francia in mirino

L’eventualita’ di essere ascoltato dagli agenti americani che cercavano di braccarlo era la sua paura piu’ grande. “Alcune microspie”, scriveva ancora in attesa dell’arrivo nel compound della moglie Khairiah Sabar, chiamata Um Hamza in onore della madre del proprio figlio preferito- sono cosi’ piccole che potrebbero essere inserite in una siringa ed e’ possibile infilarle in una delle cose che si portano con se'”. Osama bin Laden si fidava solo dei corrieri nel lavoro di coordinamento delle operazioni di al Qaeda sul pianeta, ma soprattutto in Iraq e in Afghanistan. “Internet”, sottolineava dando indicazioni ai propri collaboratori, “puo’ essere utilizzato solo per i messaggi generali ma non assicura la segretezza nei rapporti tra i mujahideen. Il corriere e’ l’unico modo per garantirla”. Qualcuno restava perplesso di fronte a queste indicazioni. “Come possiamo comunicare con i fratelli in Algeria, Iraq, Yemen e Somalia”, chiedeva in una lettera uno dei suoi piu’ stretti collaboratori, Atiyah Abd al Rahman, comandante militare noto con il nome di battaglia Mahmud. Invano, pero’. Finche’ non fu proprio un corriere, secondo quanto raccontato ufficialmente, a condurre la Cia sulle tracce di Osama e mettere a punto l’operazione dei Navy Seals che uccise il fondatore di al Qaeda.

Osama bin Laden era ossessionato dall’America. Il capo indiscusso di al Qaeda fu fin al momento della propria morte concentrato sul nemico di sempre, quello che lui stesso era riuscito a colpite al cuore con gli attentati dell’11 settembre 2001. “”Il nostro obiettivo deve restare quello di uccidere e combattere gli americani e i loro rappresentanti”, si legge in uno dei documenti dell’archivio di bin Laden trovati dai Navy Seals il 2 maggio del 2011, giorno del blitz nel cmpuand di Abbottabad, e declassificati oggi insieme a un altro centinaio di carte. Si tratta, ha spiegato Jeff Anchukaitis, portavoce dell’ufficio del direttore del National Intelligence degli Stati Uniti, di “una notevole porzione di documenti”, la cui pubblicazione si deve non allo scopo con cui il giornalista Seymour Hersh ha gettato dubbi sul raid dei Navy Seals ma all’invocazione di Barack Obama per una “maggiore trasparenza”.(AGI)

(AGI) – Roma, 20 mag. – “Sono lieta di avere ascoltato l’impegno di Netanyahu per i due Stati. La Ue e’ pronta ad aiutare”. Con questo tweet l’Alto rappresentante per la politica estera della Ue, Federica Mogherini, ha commentato l’apertura del premier israeliano sullo Stato palestinese. .

(AGI) – Washington, 20 mag. – Osama bin Laden era curioso di quanto scrivevano Noam Chomsky, linguista della sinistra americana, e Bob Woodward, il giornalista del Watergate, ma nella libreria del capo di al Qaeda spiccava una storia dell’economia francese e un manoscritto inedito i uno studio intitolato: “La Grande depressione e’ stata causata dalla Francia”. Secondo Jeffrey Anchukaitis, portavoce dell’ufficio del direttore del National Intelligence americano che ha declassificato parte dei documenti trovati nel covo pachistano di Abbottabad il giorno dei raid dei Navy Seals, e cvisti in esclusiva da AFP, Osama era “interessato ad attaccare la Francia nella speranza di determinare un crollo economico che avrebbe trascinato nel disastro anche gli Stati Uniti e il reso del mondo occidentale”. Bin Laden chiedeva ai propri collaboratori di rifornirlo di testi sulla Francia, un fatto che ha “sorpreso” anche la Cia. La lista dei volumi in possesso di Osama include anche testi di teorie della cospirazione e negazionisti dell’Olocausto ebraico. (AGI) .

(AGI) – Roma, 20 mag. – “Io voglio la pace. Io non sono favorevole alla soluzione di un solo Stato. Io appoggio l’idea di due Stati”. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, apre sull’ipotesi dei due Stati, uno israeliano l’altro palestinese, durante l’incontro con l’Alto rappresentante per la politica estera della Ue, Federica Mogherini. La notizia e’ riportata da ‘Ynetnews’. Netanyahu prosegue: “I palestinesi devono riconoscere Israele come uno Stato ebraico. Io sono impegnato per la pace. Abbiamo fatto dei passi per aiutare i Palestinesi, continueremo con queste misure. Io voglio una pace che ponga fine al conflitto una volta per sempre”. Il Governo israeliano ha diffuso la dichiarazione completa di Netanyahu al termine dell’incontro con Mogherini: “Questa e’ la prima riunione che ho avuto da quando ho formato il nuovo Governo. Colgo l’occasione per ribadire l’impegno di Israele per la pace e il mio impegno per la pace. Nelle ultime settimane abbiamo compiuto passi concreti a beneficio della popolazione palestinese. Abbiamo preso misure economiche e misure per la ricostruzione, lo sviluppo e gli aiuti umanitari. Continueremo questi passi concreti e allo stesso tempo continueremo il lavoro verso la pace. Israele vuole la pace. Io voglio la pace. Vogliamo una pace che ponga fine al conflitto una volta per tutte. La mia posizione non e’ cambiata. Io non appoggio una soluzione con un solo Stato. Io non credo che questa sia una soluzione. Io sostengo una visione di due Stati per due popoli, una Palestina demilitarizzata che riconosca lo Stato ebraico. Non vedo l’ora di discutere con te come possiamo portare avanti questa idea in un modo pratico, sicuro e responsabile. So che condividi il nostro obiettivo e ti vediamo come un’amica che ci puo’ aiutare a portarlo avanti. Ma se guardo alla mia regione e al mondo, il piu’ pericoloso nemico per la pace e’ l’Iran. L’Iran sta armando e addestrando i terroristi Hezbollah in Libano e i terroristi di Hamas a Gaza. L’Iran sta aprendo un terzo fronte del terrore contro Israele nel Golan e sta perseguendo il suo programma nucelare, che io penso sia la piu’ grande minaccia alla regione e al mondo. Io temo che il programma di Losanna non blocchera’ il cammino dell’Iran verso la bomba. L’accordo che si va profilando facilita e legittima il continuo sviluppo iraniano verso la possibilita’ di creare armi nucleari. Allentando prematuramente le sanzioni, l’accordo dara’ all’Iran molti miliardi di dollari per finanziare la sua campagna di aggressione e di terrore. A causa di Losanna, le sanzioni si stanno gia’ riducendo. Nelle ultime settimane un aereo della Airbus e’ stato venduto all’Iran in aperta violazione delle sanzioni. Se oggi si allenta la pressione, quale leva rimarra’ perche’ l’Iran ottemperi agli impegni domani? La risposta vera e’: nessuna. Niente rimarra’ per assicurare che l’Iran rispetti gli accordi e cessi con l’aggressione e il terrore. Per sapere cosa accadra’ con l’Iran, guardiamo a cio’ che accadde con la Nord Corea dopo l’accordo. A dispetto delle ispezioni e degli impegni, la Corea del Nord e’ diventata una potenza nucleare. Proprio questa settimana la Corea del Nord ha annunciato di avere un’arma nucleare miniaturizzata. Io penso che la comunita’ internazionale stia facendo lo stesso errore con l’Iran come lo fece con la Nordcorea. Io temo che Losanna sia proprio questo. La pace e la sicurezza della regione chiedono che noi insistiamo per un accordo migliore. Non e’ troppo tardi per realizzarlo”.(AGI) .

(AGI) – Roma, 20 mag. – I miliziani dello Stato Islamico controllano ormai Palmira quasi totalmente. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani. La popolazione di Palmira e’ in fuga dopo l’ingresso dei miliziani dello Stato islamico nella antica citta’ siriana. Lo ha reso noto l’emittente televisiva statale siriana. L’evacuazione degli abitanti da parte della Forze di difesa nazionale, fedeli al presidente Bashar al Assad, avviene dopo feroci scontri all’interno e intorno la citta’, sede di reperti archeologici protetti dall’Unesco. Si temono danni irreparabili ai tesori storici situati nel sud-ovest della citta’. Centinaia di statue e manufatti custoditi nel museo di Palmira sono stati trasferiti altrove, ma molti reperti non possono essere spostati. “Abbiamo spostato in luoghi sicuri centinaia e centinaia di statue. Temiamo ora per il museo e per i tanti reperchi antichi che non possiamo spostare”, ha spiegato il direttore delle antichita’ e dei musei siriani Maamoun Abdulkarim. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, i jihadisti avrebbero assunto il controllo di circa un terzo della citta’. Sabato scorso le milizie dell’autoproclamato califfo Abu Bakr al Baghdadi erano entrate nell’area settentrionale di Palmira, ma erano state respinte nel giro di 24 ore. Rami Abdel Rahman, capo dell’Osservatorio, organizzazione di attivisti con sede a Londra, ha detto che gli islamisti si sono impadroniti di circa “un terzo di Palmira”. L’Osservatorio riferisce che l’Isis ha conquistato un importante edificio delle forze di sicurezza e si e’ infiltrato nella parte settentrionale della citta’, dove si combatte casa per casa. “Le persone hanno molta paura di cio’ che accadra’, perche’ l’Isis ha la capacita’ di arrivare al cuore della citta’”, ha detto Khaled al Homsi, un attivista dell’Osservatorio siriano per i diritti umani presente a Palmira, aggiungendo che molti residenti terrorizzati si sono barricati in casa, mentre le forze governative sono “sulla difensiva”. Una fonte militare siriana, intanto, non ha escluso che i miliziani dell’Is possano raggiungere e distruggere le antiche rovine pre-islamiche della citta’. “Tutto e’ possibile in uno scenario di guerriglia urbana”, ha riferito la fonte, secondo quanto riferisce il quotidiano libanese “The Daily Star”. Nella giornata di ieri, i miliziani hanno sequestrato due giacimenti di gas a nord di Palmira che il regime usava per rifornire di elettricita’ le aree sotto il suo controllo. Oltre a ospitare reperti archeologici dal valore inestimabile, la citta’ ha una notevole valenza strategica perche’ situata lungo gli assi stradali che portano ad ovest verso Damasco e Homs, ad est verso l’Iraq. Il direttore dell’Unesco Irina Bokova ha espresso “profonda preoccupazione” per i combattimenti e ha chiesto una tregua “immediata”. I combattimenti “stanno mettendo a rischio uno dei piu’ significativi siti del Medio Oriente”, si legge in una nota. (AGI)

(AGI) – Astana, 20 mag. – Il Kazakistan rappresenta per l’Italia un mercato dalle molte opportunita’, ma il Belpaese deve giocarsi soprattutto la carta qualita’ per sfruttarne appieno il potenziale. Alla vigilia dell’Astana Economic Forum, Aef, l’appuntamento annuale della ‘Davos’ eurasiatica creata dal presidente Nursultan Nazarbayev per aprire una piattaforma di dialogo interregionale nell’area, l’ambasciatore italiano ad Astana, Stefano Ravagnan, spiega agli investitori italiani interessati al Kazakistan che si tratta di un “mercato pieno di opportunita’” anche se, aggiunge, “difficile”. “Dopo una fase lunga stasi – ha raccontato l’ambasciatore in un’intervista all’AGI – la visita del presidente del Consiglio Matteo Renzi a giugno scorso, la missione del vice ministro dello Sviluppo Carlo Calenda a novembre, infine la Commissione economica mista a febbraio, hanno riattivato il meccanismo istituzionale, e questo e’ molto positivo”. “Molto gira ora intorno all’expo di Milano” ha ricordato il diplomatico insediatosi nella capitale kazaka la scorsa estate. Un interesse, ha spiegato, dovuto anche al fatto che nel giugno 2017 ad Astana si terra’ l’Expo 2017, la versione piu’ ridotta dell’appuntamento mondiale dalla durata di tre mesi e che sara’ centrata sull’energia del futuro. “Per il Kazakistan e’ una vera sfida che porta a guardare all’Italia con occhi diversi” ha proseguito il diplomatico. “Con il commissario dell’Expo milanese ho un rapporto quotidiano – ha detto – a lui spiego che i kazaki sono interessati a condividere il piu’ possibile il nostro know how. Stanno procedendo molto spediti nella realizzazione della loro esposizione ad Astana . Si tratta di impostarla in modo da renderla piu’ attraente”. Non solo, la collaborazione con l’Italia potrebbe avere anche i suoi frutti, spiega l’ambasciatore, “l’Italia non dovra’ avere li’ una presenza solo fisica ma dovra’ anche condividere la realizzazione dei progetti , soprattutto sul fronte della tecnologia”. Questo perche’, ha raccontato Ravagnan che domani e dopodomani partecipera’ al Forum economico kazako, “l’Italia ha una capacita’ tecnologica elevatissima, anche se non ce ne rendiamo conto. Qui potremmo veramente fare di piu'”. Il dinamismo delle imprese italiane c’e’, nonostante pero’ le difficolta’ logistiche del paese. “Non c’e’ un volo diretto dall’Italia, cosa che da anni chiediamo” ha detto l’ambasciatore. “Trasportare via terra e’ troppo lungo e il costo dei cargo aerei sono elevati. Quindi – ha aggiunto – arrivare qui con dei prodotti a prezzi competitivi e’ impossibile. Bisogna puntare tutto sulla qualita’. Su questo, si’, ci siamo, ma partiamo un po’ svantaggiati”. L’Italia, ha ricordato Ravagnan, e’ il quinto acquirente e l’ottavo esportatore del Kazakistan. Inoltre risulta tra i principali investitori europei (nono paese per capitale investito in termini assoluti). Investimenti che continuano a essere molto significativi nel settore petrolifero e in quello delle costruzioni. “Ma c’e’ da fare molto di piu’, soprattutto sul fronte dell’export” ha sollecitato l’ambasciatore. Sul fronte positivo interno poi c’e’ la “spinta riformista” del Paese dettata da Nazarbayev. “Ha istituito una commissione per la modernizzazione del Paese formata da cinque gruppi di lavoro per affrontare alcuni nodi del paese, come la burocrazia, il sistema della giustizia , la mancanza del civil service e diversi aspetti istituzionali”. Una commissione “che ha temi molto serrati e che dovra’ presentare proposte entro l’estate in vista della sessione parlamentare di settembre. Vediamo cosa ne esce”. “Il ruolo di Nazarbayev nell’area e’ molto apprezzato – ha spiegato l’ambasciatore facendo poi riferimento all’ultima conferma elettorale del presidente – rappresenta un esempio di solidita’ del Paese”. E in vista del ‘toto-successione, Ravagnan dice: “Il risultato elettorale e’ stato un messaggio al Paese: ‘ci sono io che ho capacita’ di gestione e sono in grado di tirarvi fuori dai problemi che pesano sull’economia’”. Di fatto l’elezione, ha aggiunto Ravagnan, “e’ servita a rinsaldare la leadership. Questo Paese ha raggiunto un livello di sviluppo, o progredisce o va indietro”. Tra Italia e Kazakistan poi sembra ormai acqua passata l’imbarazzo del Kashagan: “Il ritardo alla fine e’ ora vissuto bene. C’e’ una situazione di comprensione”. (AGI) .

(AGI) – Damasco, 20 mag. – La milizia pro-governativa siriana ha cominciato ad evacuare i cittadini di Palmira, dopo che miliziani jihadisti sono entrati in citta’”. Lo riferisce la tv di Stato siriana.- Il direttore dell’Unesco Irina Bokova ha espresso “profonda preoccupazione” per i combattimenti tra Isis ed esercito siriano a Palmira e ha chiesto una tregua “immediata”. I combattimenti “stanno mettendo a rischio uno dei piu’ significativi siti del Medio Oriente”, si legge in una nota. Centinaia di statue sono state rimosse dal sito archeologico patrimonio dell’Unesco di Palmira, la citta’ siriana minacciata dall’avanzata dell’Isis, e spostate in luoghi sicuri. Lo ha comunicato il direttore delle antichita’ e dei musei siriani Maamoun Abdulkarim, secondo il quale “piccoli gruppi” di miliziani jihadisti sono gia’ entrati nel centro della citta’, il cui nome arabo e’ Tadmur. “Abbiamo spostato in luoghi sicuri centinaia e centinaia di statue. Temiamo ora per il museo e per i tanti reperchi antichi che non possiamo spostare”, ha spiegato. (AGI)

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