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(AGI) – Asuncion, 11 lug. – Papa Francesco ha voluto rendere oggi pubblicamente omaggio alle “donne e madri paraguayane, che con gran coraggio e abnegazione, avete saputo rialzare un Paese distrutto, sprofondato, sommerso dalla guerra”. “Voi – ha detto a conclusione dell’omelai pronunciata nel Santuario di Caacupe’ – avete la memoria, il patrimonio genetico di quelle che hanno ricostruito la vita, la fede, la dignita’ del vostro Popolo. Come Maria, avete vissuto situazioni molto ma molto difficili, che secondo una logica comune sarebbero contrarie ad ogni fede”. “Come Maria – ha continuato – spinte e sostenute dal suo esempio, avete continuato a credere, anche ‘sperando contro ogni speranza’. Quando tutto sembrava crollare, insieme a Maria vi dicevate: Non temiamo, il Signore e’ con noi, e’ col nostro Popolo, con le nostre famiglie, facciamo quello che Lui ci dice. E li’ avete trovato ieri e trovate oggi la forza per non lasciare che questa terra finisca nel caos. Dio benedica questa tenacia, Dio benedica e conforti la vostra fede, Dio benedica la donna paraguayana, la piu’ gloriosa d’America”. “Come Popolo – ha aggunto – siamo venuti alla nostra casa, alla casa della Patria paraguayana, ad ascoltare ancora una volta queste parole che ci fanno tanto bene: ‘Rallegrati, il Signore e’ con te'”. Questo, ha spiegato, “e’un appello a non perdere la memoria, le radici, le tante testimonianze che avete ricevuto di gente credente e messa a rischio dalle sue lotte”. Una fede che si e’ fatta vita, una vita che si e’ fatta speranza e una speranza che ci porta a precedere nella carita’. Si’, alla maniera di Gesu’, precedere nell’amore”. “Siate voi – ha chiesto infine il Papa rivolgendosi a titti i paraguayani – i portatori di questa fede, di questa vita, di questa speranza. Siate voi i costruttori di questo oggi e domani paraguayano”. .

(AGI) – Potocari (Bosnia), 11 lug. – Ventennale tra rabbia e polemiche a Srebrenica, dove il gesto distensivo del premier serbo Aleksandar Vucic – venuto ad onorare gli oltre 8mila musulmani trucidati nel luglio 1995 dalle forze serbo-bosniache – ha scatenato l’ira della folla presente alla cerimonia.

La dura contestazione e’ sfociata nel lancio di bottigliette e sassi, uno dei quali ha ferito il primo ministro alla bocca costringendolo a fuggire via con la sua delegazione mentre da Belgrado il governo gridava al “tentato omicidio”. Il premier ha anche perso gli occhiali che si sono rotti cadendo a terra.

Per i 20 anni di quello che e’ ricordato come il peggior massacro in Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale, al mausoleo di Potocari si sono raccolte 50mila persone. Presenti, fra le oltre 80 delegazioni con capi di Stato e di governo e ministri degli Esteri, Bill Clinton, all’epoca inquilino della Casa Bianca, l’ex segretario di Stato, Madeleine Albright, i presidenti di Croazia, Montenegro e Slovenia, i primi ministri di Turchia e Albania, la regina Noor di Giordania e numerosi ministri degli Esteri. Per l’Italia, la presidente della Camera, Laura Boldrini.

“Mi duole che ci sia voluto cosi’ tanto tempo” per arrivare alla pace in Bosnia-Erzegovina, “non voglio vedere mai piu’ un campo di sterminio come questo”, e’ stato il ‘mea culpa’ di Clinton, le cui parole erano state precedute da un messaggio del presidente Barack Obama, che invitava ad “imparare” dalla tragedia di Srebrenica, definita senza mezzi termini un “genocidio”.

Proprio su questa definizione si era consumata l’ultima polemica in vista dei 20 anni della strage: mercoledi’, infatti, la Russia aveva posto il veto su una risoluzione – all’esame del Consiglio di Sicurezza – che definisce il massacro appunto un “genocidio”. E il ‘niet’ di Mosca era stato accolto con favore dal governo di Vucic. Al premier ultranazionalista, inoltre, i musulmani non perdonano la frase pronunciata nell’Assemblea Nazionale Serba il 20 luglio 1995, pochi giorni dopo il massacro: “Per ogni serbo morto, uccideremo 100 musulmani”.

Cosi’, sono sembrate quasi premonitorie le parole di Clinton che, indicando il primo ministro serbo, ne ha elogiato “il coraggio a presenziare alla cerimonia”. E non e’ bastata la lettera aperta in cui Vucic, prima di arrivare a Srebrenica, parlava del massacro come di “un crimine orribile”. Il premier di Belgrado ha fatto in tempo a lasciare il suo nome nel libro delle condoglianze. E a deporre un fiore davanti al mausoleo dove riposano le circa 6mila vittime identificate, e altre 136 ne sono state tumulate oggi. Poi e’ scattata la rabbia della folla. Grida, ‘buu’, cori per “Allah il Grande”. Ma soprattutto un fitto lancio di pietre, bottigliette e un vero e proprio ‘inseguimento’ oltre le transenne, che ha costretto i body guard a stringersi attorno al premier, per fargli da scudo, e trascinarlo in una corsa sopra la collina dove erano parcheggiate le macchine della delegazione.

Malgrado gli ombrelli aperti, Vucic – cosi’ ha riferito l’agenzia serba – e’ stato raggiunto alla testa da una pietra che gli ha anche rotto gli occhiali. Immediata la reazione di Belgrado. “E’ un attacco scandaloso e possiamo ritenerlo un tentativo di omicidio”, ha affermato il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic. “E’ un attacco a tutta la Serbia”, gli ha fatto eco il titolare degli Esteri, Ivan Dacic. Piu’ tardi lo stesso Vucic e’ intervenuto per ricomporre l’incidente, assicurando che “la mia mano rimane tesa” e che la “politica di riconciliazione” tra i due Paesi balcanici andra’ avanti.

“Il genocidio di Srebrenica e’ la tragedia umana piu’ grave che si e’ consumata in terra europea dopo la fine della seconda guerra mondiale. Fu una sconfitta dell’umanita’, il cui peso morale e politico grava ancora sulla comunita’ internazionale per l’incapacita’ di prevenire i conflitti che dilaniarono la Jugoslavia, con le tremende atrocita’ che li caratterizzarono, e di attuare strategie in grado almeno di arrestarli e di salvare vite umane”, ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del ventesimo anniversario.

Anche il premier, Matteo Renzi, ha ricordato il ventennale dell’eccidio con un intervento su Facebook: “Ci sono molte responsabilita’, innanzitutto politiche, per quello che e’ successo nel Balcani 20 anni fa. La mia generazione e’ cresciuta avendo negli occhi quel dolore e quella strage. Ci siamo detti allora, mai piu’ permetteremo che questo succeda qui a casa nostra. Per questo una parte del nostro impegno politico e’ nato li’, in Bosnia, a Sarajevo, a Srebrenica”.

“A Srebrenica fu scritta una pagina atroce. L’Europa falli’. Una simile tragedia non deve accadere mai piu'”, ha commentato l’alto rappresentante Ue per la Politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini. La strage di Srebrenica “pesera’ per sempre sulle nostre coscienze”, “tutti noi portiamo una parte di responsabilita’ per il genocidio”, e’ stato invece il messaggio portato dalla presidente Boldrini che ha ricordato di esser stata all’epoca in missione nei Balcani per assistere i rifugiati per conto delle agenzie umanitarie dell’Onu. (AGI)

(AGI) – Il Cairo, 11 lug. – Autobomba contro il consolato italiano al Cairo: all’alba una deflagrazione ha investito su El Galaa Street, nel cuore della capitale egiziana, uccidendo un poliziotto e ferendo nove persone, tra cui una donna e i suoi tre figli di eta’ compresa fra gli 11 e i 13 anni. Il tredicenne e’ in gravi condizioni.

L’attentato e’ stato rivendicato dall’Isis su Twitter: “Attraverso la benedizione di Allah, i soldati dell’Isis sono stati in grado di detonare un’autobomba parcheggiata con 450 chili di esplosivo presso la sede del consolato italiano nel centro del Cairo”, ha scritto il gruppo jihadista sul suo account Twitter. “Raccomandiamo che i musulmani si tengano alla larga da questi covi che sono obiettivi legittimi per gli attacchi dei mujaheddin”, si legge nella rivendicazione.

La bomba, piazzata sotto un’auto parcheggiata nel perimetro del consolato, e’ stata azionata a distanza. Il consolato, che si trova nel quartiere residenziale di Boulac, era ancora chiuso e anche per questo nessun italiano e’ rimasto coinvolto, ma la deflagrazione ha causato ingenti danni. Si parla di crolli negli uffici del consolato mentre la vicina scuola italiana (materna, elementare, medie e liceo scientifico) e’ inagibile, dopo che la deflagrazione ha fatto saltare il portone e gli infissi delle finestre.Danni anche alla sede della societa’ Dante Alighieri, nello stesso palazzo.

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La rivendicazione dell’Isis, se ne fosse confermata l’autenticita’, segnalerebbe una crescente saldatura tra il gruppo jihadista e la galassia del fondamentalismo islamico che si contrappone al presidente Abdel Fattah al-Sisi, che due anni fa aveva deposto Mohammed Morsi, esponente dei Fratelli musulmani. Una saldatura iniziata gia’ a novembre dopo che Ansar Bayit al Maqdes, l’ex formazione qaedista della penisola del Sinai, si era alleata con l’Isis scatenando un’offensiva contro l’esercito con il nuovo nome di Provincia del Sinai.

 

Per il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, si e’ trattato di “una forma di avvertimento e intimidazione” contro l’Italia a cui “occorre rispondere con fermezza ma anche con sobrieta e senza allarmismi”. Questa “non e’ una sfida che l’Occidente vince da solo: e’ una sfida che vinciamo assieme a una grande maggioranza della comunita’ islamica e dei governi arabi”, ha spiegato Gentiloni, rinnovando l’impegno per la lotta all’Isis.

Matteo Renzi ha telefonato ad Al Sisi: “L’Italia sa che quella contro il terrorismo e’ una sfida enorme che segna in profondita’ la storia del nostro tempo”, ha affermato il premier, “non lasceremo solo l’Egitto: Italia ed Egitto sono e saranno sempre insieme nella lotta contro il terrorismo”.

“Saremo a fianco dell’Egitto e di ogni altro Paese oggetto dei tentativi di destabilizzazione e invitiamo l’Unione Europea e la comunita’ internazionale ad assumere iniziative efficaci e tempestive in questa direzione”, ha scritto in una nota il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “Sono certo che l’Italia manifestera’ la coesione e la compattezza che sa mettere in campo nei momenti difficili, a sostegno dell’azione di tutela della sicurezza”.

Condanna per l’attacco e solidarieta’ all’Egitto e all’Italia sono state espresse dalla Lega araba. Dopo l’attentato sono state rafforzate le misure di sicurezza anche all’ambasciata e all’Istituto italiano di cultura. (AGI)

(AGI) – Potocari (Bosnia), 11 lug. – Ventennale tra rabbia e polemiche a Srebrenica, dove il gesto distensivo del premier serbo Aleksandar Vucic – venuto ad onorare gli oltre 8mila musulmani trucidati nel luglio 1995 dalle forze serbo-bosniache – ha scatenato l’ira della folla presente alla cerimonia.

La dura contestazione e’ sfociata nel lancio di bottigliette e sassi, uno dei quali ha ferito il primo ministro alla bocca costringendolo a fuggire via con la sua delegazione mentre da Belgrado il governo gridava al “tentato omicidio”. Il premier ha anche perso gli occhiali che si sono rotti cadendo a terra.

Per i 20 anni di quello che e’ ricordato come il peggior massacro in Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale, al mausoleo di Potocari si sono raccolte 50mila persone. Presenti, fra le oltre 80 delegazioni con capi di Stato e di governo e ministri degli Esteri, Bill Clinton, all’epoca inquilino della Casa Bianca, l’ex segretario di Stato, Madeleine Albright, i presidenti di Croazia, Montenegro e Slovenia, i primi ministri di Turchia e Albania, la regina Noor di Giordania e numerosi ministri degli Esteri. Per l’Italia, la presidente della Camera, Laura Boldrini.

“Mi duole che ci sia voluto cosi’ tanto tempo” per arrivare alla pace in Bosnia-Erzegovina, “non voglio vedere mai piu’ un campo di sterminio come questo”, e’ stato il ‘mea culpa’ di Clinton, le cui parole erano state precedute da un messaggio del presidente Barack Obama, che invitava ad “imparare” dalla tragedia di Srebrenica, definita senza mezzi termini un “genocidio”.

Proprio su questa definizione si era consumata l’ultima polemica in vista dei 20 anni della strage: mercoledi’, infatti, la Russia aveva posto il veto su una risoluzione – all’esame del Consiglio di Sicurezza – che definisce il massacro appunto un “genocidio”. E il ‘niet’ di Mosca era stato accolto con favore dal governo di Vucic. Al premier ultranazionalista, inoltre, i musulmani non perdonano la frase pronunciata nell’Assemblea Nazionale Serba il 20 luglio 1995, pochi giorni dopo il massacro: “Per ogni serbo morto, uccideremo 100 musulmani”.

Cosi’, sono sembrate quasi premonitorie le parole di Clinton che, indicando il primo ministro serbo, ne ha elogiato “il coraggio a presenziare alla cerimonia”. E non e’ bastata la lettera aperta in cui Vucic, prima di arrivare a Srebrenica, parlava del massacro come di “un crimine orribile”. Il premier di Belgrado ha fatto in tempo a lasciare il suo nome nel libro delle condoglianze. E a deporre un fiore davanti al mausoleo dove riposano le circa 6mila vittime identificate, e altre 136 ne sono state tumulate oggi. Poi e’ scattata la rabbia della folla. Grida, ‘buu’, cori per “Allah il Grande”. Ma soprattutto un fitto lancio di pietre, bottigliette e un vero e proprio ‘inseguimento’ oltre le transenne, che ha costretto i body guard a stringersi attorno al premier, per fargli da scudo, e trascinarlo in una corsa sopra la collina dove erano parcheggiate le macchine della delegazione.

Malgrado gli ombrelli aperti, Vucic – cosi’ ha riferito l’agenzia serba – e’ stato raggiunto alla testa da una pietra che gli ha anche rotto gli occhiali. Immediata la reazione di Belgrado. “E’ un attacco scandaloso e possiamo ritenerlo un tentativo di omicidio”, ha affermato il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic. “E’ un attacco a tutta la Serbia”, gli ha fatto eco il titolare degli Esteri, Ivan Dacic. Piu’ tardi lo stesso Vucic e’ intervenuto per ricomporre l’incidente, assicurando che “la mia mano rimane tesa” e che la “politica di riconciliazione” tra i due Paesi balcanici andra’ avanti.

“Il genocidio di Srebrenica e’ la tragedia umana piu’ grave che si e’ consumata in terra europea dopo la fine della seconda guerra mondiale. Fu una sconfitta dell’umanita’, il cui peso morale e politico grava ancora sulla comunita’ internazionale per l’incapacita’ di prevenire i conflitti che dilaniarono la Jugoslavia, con le tremende atrocita’ che li caratterizzarono, e di attuare strategie in grado almeno di arrestarli e di salvare vite umane”, ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del ventesimo anniversario.

Anche il premier, Matteo Renzi, ha ricordato il ventennale dell’eccidio con un intervento su Facebook: “Ci sono molte responsabilita’, innanzitutto politiche, per quello che e’ successo nel Balcani 20 anni fa. La mia generazione e’ cresciuta avendo negli occhi quel dolore e quella strage. Ci siamo detti allora, mai piu’ permetteremo che questo succeda qui a casa nostra. Per questo una parte del nostro impegno politico e’ nato li’, in Bosnia, a Sarajevo, a Srebrenica”.

“A Srebrenica fu scritta una pagina atroce. L’Europa falli’. Una simile tragedia non deve accadere mai piu'”, ha commentato l’alto rappresentante Ue per la Politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini. La strage di Srebrenica “pesera’ per sempre sulle nostre coscienze”, “tutti noi portiamo una parte di responsabilita’ per il genocidio”, e’ stato invece il messaggio portato dalla presidente Boldrini che ha ricordato di esser stata all’epoca in missione nei Balcani per assistere i rifugiati per conto delle agenzie umanitarie dell’Onu. (AGI)

(AGI) – Pamplona (Spagna), 11 lug. – Secondo gli esperti non accadeva dagli anni ’20 del secolo scorso: un toro si e’ fermato dopo aver percorso appena un centinaio di metri nella tradizionale corsa annuale dei ‘Sanferminos’ di Pamplona ed e’ tornato indietro. Curioso I, questo il suo nome, chiudeva il gruppo di sei tori impegnati nel quinto ‘encierro’ quando improvvisamente ha fatto una mezza giravolta ed e’ tornato indietro, ribellandosi Recuperato dagli addetti dell’organizzazione prima che potesse ferire , il toro e’ stato trasferito a bordo di un camion mentre la corsa veniva dichiarata chiusa all’arrivo degli altri cinque tori, dopo 850 metri percorsi in due minuti. Nell’unico precedente di piu’ di 90 anni fa, il toro “ribelle” aveva poi completato il percorso sotto la guida di un cane intervenuto per indirizzarlo verso la ‘plaza de toros’. La quinta corsa dell’edizione di quest’anno della “Fiesta” resa celebre da Ernest Hemingway ha fatto registrare nove feriti tra cui due americani, un 34enne che versa in gravi condizioni e un ventenne incornato a un gluteo in modo superficiale. .

(AGI) – Roma, 11 lug. – Con l’attentato contro il consolato italiano del Cairo si e’ voluto colpire “un simbolo della lotta al terrorismo”. Lo ha affermato l’ambasciatore d’Italia al Cairo, Maurizio Massari, sottolineando che “siamo di fronte a una escalation della minaccia terroristica in Egitto”. Riguardo alla rivendicazione dell’Isis, Massari ha osservato che se fosse confermata proverebbe la “saldatura” che sta emergendo tra jihadisti del Daesh e gruppi fondamentalisti egiziani. “La minaccia si e’ diffusa nel Paese e anche al Cairo”, ha aggiunto Massari, spiegando che l’attacco ha dimostrato come obiettivo dei terroristi non siano solo le forze di sicurezza egiziane, ma anche la presenza internazionale. “L’unico modo per combattere” il terrorismo “e’ la solidarieta’ tra Paesi amici e Paesi della regione”, ha sottolineato il diplomatico. (AGI) .

(AGI) – Potocari (Bosnia), 11 lug. – Ventennale tra rabbia e polemiche a Srebrenica, dove il gesto distensivo del premier serbo Aleksandar Vucic – venuto ad onorare gli oltre 8mila musulmani trucidati nel luglio 1995 dalle forze serbo-bosniache – ha scatenato l’ira della folla presente alla cerimonia. La dura contestazione e’ sfociata nel lancio di bottigliette e sassi, uno dei quali ha ferito il primo ministro alla bocca costringendolo a fuggire via con la sua delegazione mentre da Belgrado il governo gridava al “tentato omicidio”. Il premier ha anche perso gli occhiali che si sono rotti cadendo a terra. Per i 20 anni di quello che e’ ricordato come il peggior massacro in Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale, al mausoleo di Potocari si sono raccolte 50mila persone. Presenti, fra le oltre 80 delegazioni con capi di Stato e di governo e ministri degli Esteri, Bill Clinton, all’epoca inquilino della Casa Bianca, l’ex segretario di Stato, Madeleine Albright, i presidenti di Croazia, Montenegro e Slovenia, i primi ministri di Turchia e Albania, la regina Noor di Giordania e numerosi ministri degli Esteri. Per l’Italia, la presidente della Camera, Laura Boldrini. “Mi duole che ci sia voluto cosi’ tanto tempo” per arrivare alla pace in Bosnia-Erzegovina, “non voglio vedere mai piu’ un campo di sterminio come questo”, e’ stato il ‘mea culpa’ di Clinton, le cui parole erano state precedute da un messaggio del presidente Barack Obama, che invitava ad “imparare” dalla tragedia di Srebrenica, definita senza mezzi termini un “genocidio”. Proprio su questa definizione si era consumata l’ultima polemica in vista dei 20 anni della strage: mercoledi’, infatti, la Russia aveva posto il veto su una risoluzione – all’esame del Consiglio di Sicurezza – che definisce il massacro appunto un “genocidio”. E il ‘niet’ di Mosca era stato accolto con favore dal governo di Vucic. Al premier ultranazionalista, inoltre, i musulmani non perdonano la frase pronunciata nell’Assemblea Nazionale Serba il 20 luglio 1995, pochi giorni dopo il massacro: “Per ogni serbo morto, uccideremo 100 musulmani”. Cosi’, sono sembrate quasi premonitorie le parole di Clinton che, indicando il primo ministro serbo, ne ha elogiato “il coraggio a presenziare alla cerimonia”. E non e’ bastata la lettera aperta in cui Vucic, prima di arrivare a Srebrenica, parlava del massacro come di “un crimine orribile”. Il premier di Belgrado ha fatto in tempo a lasciare il suo nome nel libro delle condoglianze. E a deporre un fiore davanti al mausoleo dove riposano le circa 6mila vittime identificate, e altre 136 ne sono state tumulate oggi. Poi e’ scattata la rabbia della folla. Grida, ‘buu’, cori per “Allah il Grande”. Ma soprattutto un fitto lancio di pietre, bottigliette e un vero e proprio ‘inseguimento’ oltre le transenne, che ha costretto i body guard a stringersi attorno al premier, per fargli da scudo, e trascinarlo in una corsa sopra la collina dove erano parcheggiate le macchine della delegazione. Malgrado gli ombrelli aperti, Vucic – cosi’ ha riferito l’agenzia serba – e’ stato raggiunto alla testa da una pietra che gli ha anche rotto gli occhiali. Immediata la reazione di Belgrado. “E’ un attacco scandaloso e possiamo ritenerlo un tentativo di omicidio”, ha affermato il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic. “E’ un attacco a tutta la Serbia”, gli ha fatto eco il titolare degli Esteri, Ivan Dacic. Piu’ tardi lo stesso Vucic e’ intervenuto per ricomporre l’incidente, assicurando che “la mia mano rimane tesa” e che la “politica di riconciliazione” tra i due Paesi balcanici andra’ avanti. “Il genocidio di Srebrenica e’ la tragedia umana piu’ grave che si e’ consumata in terra europea dopo la fine della seconda guerra mondiale. Fu una sconfitta dell’umanita’, il cui peso morale e politico grava ancora sulla comunita’ internazionale per l’incapacita’ di prevenire i conflitti che dilaniarono la Jugoslavia, con le tremende atrocita’ che li caratterizzarono, e di attuare strategie in grado almeno di arrestarli e di salvare vite umane”, ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del ventesimo anniversario. Anche il premier, Matteo Renzi, ha ricordato il ventennale dell’eccidio con un intervento su Facebook: “Ci sono molte responsabilit�, innanzitutto politiche, per quello che � successo nel Balcani 20 anni fa. La mia generazione e’ cresciuta avendo negli occhi quel dolore e quella strage. Ci siamo detti allora, mai piu’ permetteremo che questo succeda qui a casa nostra. Per questo una parte del nostro impegno politico e’ nato li’, in Bosnia, a Sarajevo, a Srebrenica”. “A Srebrenica fu scritta una pagina atroce. L’Europa falli’. Una simile tragedia non deve accadere mai piu'”, ha commentato l’alto rappresentante Ue per la Politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini. La strage di Srebrenica “pesera’ per sempre sulle nostre coscienze”, “tutti noi portiamo una parte di responsabilita’ per il genocidio”, e’ stato invece il messaggio portato dalla presidente Boldrini che ha ricordato di esser stata all’epoca in missione nei Balcani per assistere i rifugiati per conto delle agenzie umanitarie dell’Onu. (AGI) .

(AGI) – Il Cairo, 11 lug. – L’Isis ha rivendicato l’attentato con un’autobomba contro il consolato italiano al Cairo. “Attraverso la benedizione di Allah, i soldati dell’Isis sono stati in grado di detonare un’autobomba parcheggiata con 450 chili di esplosivo presso la sede del consolato italiano nel centro del Cairo”, ha scritto il gruppo jihadista sul suo account Twitter. “Raccomandiamo che i musulmani si tengano alla larga da questi covi che sono obiettivi legittimi per gli attacchi dei mujaheddin”, si legge nella rivendicazione. (AGI)

(AGI) – Mogadiscio, 11 lug. – Due hotel sono stati attaccati ieri sera dagli islamisti al-Shebaab a Mogadiscio. Uno degli alberghi finiti nel mirino e’ il Wehliya Hotel. Dodici miliziani Shebaab sono stati uccisi dalle forze dell’ordine. Lo rende noto il ministro dell’Interno somalo, Abdirasak Omar Mohamed, precisando che non ci sono perdite tra le forze di sicurezza. I miliziani sono stati uccisi in due hotel di Mogadiscio: sette nell’hotel Weheliye e cinque nell’hotel Siyaad. Secondo l’Onu, pero’, negli attacchi sarebbero stati colpiti anche dei civili e esponenti delle forze dell’ordine.(AGI) .

(AGI) – Vienna, 11 lug. – Trattative febbrili, a Vienna, dove i Paesi del 5+1 e l’Iran cercano di raggiungere un’intesa finale sul nucleare entro lunedi’. “Ci sono ancora questioni difficili da risolvere”, ha fatto sapere con un messaggio su Twitter il segretario di Stato Usa, John Kerry, al termine di un incontro di 90 minuti col collega iraniano, Mohammad Javad Zarif, e la titolare della politica estera Ue, Federica Mogherini. Kerry e Zairf si sono incontrati quasi ogni giorno da quando, due settimane fa, sono giunti nella capitale viennese per il ‘rush’ finale. E venerdi’ sera il segretario Usa aveva parlato di un’atmosfera costruttiva, con “un paio di differenze risolte” e “progressi fatti”. Il tweet di oggi, dunque, e’ apparso come una frenata, tanto piu’ che da parte iraniana si continua a contestate la presenza di una scadenza dei noegoziati. L’utlima deadline e’ stata di fatto fissata al 13 luglio con il congelamento delle sanzioni Ue contro Teheran fino a quella data appositamente per “dare piu’ tempo ai negoziati”. “Non abbiamo un tempo limite per raggiungere un buon accordo”, ha insistito un alto funzionario iraniano, ribattendo su un punto piu’ volte sottolineato dal regime degli ayatollah. A Vienna e’ ritornato oggi anche il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius; anche il collega britannico, Philip Hammond, e’ atteso a breve. Ancora incerta, invece, la presenza oggi di Serghei Lavrov, titolare della diplomazia russa, che in questi giorni si e’ incaricato di sollevare – per conto dell’Iran – l’ultimo nodo che rischia di far saltare la trattativa: l’embargo sulle armi e i sistemi missilistici contro Teheran, imposto dall’Onu e che gli Usa non intendono rimuovere. (AGI) .

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