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AGI  – “Dobbiamo agire adesso” contro i cambiamenti climatici, “è un imperativo morale ed economico e sono sicuro che possiamo farlo e che lo faremo”. Lo ha detto il presidente Usa, Joe Biden, aprendo il summit virtuale sul clima organizzato dagli Usa con la partecipazione di numerosi leader mondiali.

“Dobbiamo fare più investimenti audaci” per il clima,  Biden. “Si tratta di una opportunità di creare milioni di posti di lavoro. Penso, per esempio, ai veicoli elettrici”, ha aggiunto Biden.

Il presidente ha sottolineato le “straordinarie opportunità economiche” che comportano le misure per la lotta al cambiamento climatico nel mondo.
“Gli Usa”, ha detto Biden “sono decisi ad agire: non solo il governo federale, ma anche gli Stati, le corporazioni, i lavoratori”. “Vedo l’opportunità di creare milioni di posti di lavoro e ben pagati”, ha aggiunto il capo della Casa Bianca.

Il presidente si è impegnato a ridurre le emissioni di gas serra degli Stati Uniti “della metà” entro il 2030, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.

Guterres, “Siamo su orlo abisso, ora fare passo giusto”

“Siamo sull’orlo dell’abisso, dobbiamo essere sicuri che il prossimo passo sia nella direzione decisiva e giusta” ha detto il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, intervenendo al summit.

Anche Xi ribadisce: in Cina neutralità carbonica entro il 2060

Il presidente cinese, Xi Jinping, ha ribadito l’impegno di Pechino di raggiungere la neutralità carbonica nel 2060, durante il suo intervento al summit virtuale dei leader mondiali sul clima, promosso dalla Casa Bianca. 

Johnson: rinnovato impegno degli Usa è un fattore di “svolta”

Il presidente Joe Biden sta posizionando gli Usa “in prima linea” nella lotta al cambiamento climatico e il nuovo impegno degli Stati Uniti èun fattore che “segna una svolta” ha detto il premier britannico, Boris Johnson, intervenendo al summit virtuale sul clima, organizzato dalla Casa Bianca. 

AGI – “Capo Milazzo – spiega Carmelo Isgro’, autore delle foto e direttore del Museo del Mare, che ha anche scritto una Guida alla natura dell’Area marina protetta – è una penisola circondata dal mare che si protende nel Tirreno per cinque chilometri.  Il mare di Capo Milazzo presenza delle peculiarità naturalistiche  Quella che è più evidente è certamente la ricchezza di Gorgonie. In successione verso le profondità, la prima che incontriamo è la Gorgonia bianca, poi la gialla ed ancora più giù (ma già dai 30 metri) grandi “ventagli” di Gorgonia rossa (Paramuricea clavata).

L’organismo più affascinante è certamente la rarissima Stella gorgone (Astrospartus mediterraneus). Ha cinque braccia, che si ramificano più volte formando decine di bizzarre ed eccentriche spirali, con le quali si aggrappa alle gorgonie.

È un filtratore passivo che si nutre di plancton tramite i tentacoli aperti. L’avvistamento di questo straordinario animale è un’emozione davvero unica e la sua presenza nelle nostre acque è certamente un’ulteriore dimostrazione della grande biodiversità del mare di Capo Milazzo.

Importantissima la presenza, lungo gran parte del perimetro del Capo, la presenza di Posidonia oceanica. Non un’alga, come viene spesso erroneamente considerata, ma un’angiosperma (pianta a fiore) acquatica. E’ un fondamentale indicatore biologico dello stato di salute del mare poiché tende a diradarsi quando l’acqua subisce alterazioni qualitative. La sua presenza massiva è dunque un buon indice di salute generale del mare di Milazzo.

La Posidonia ricopre un fondamentale ruolo ecologico in quanto al suo interno vivono numerosi organismi; tantissimi sono anche gli animali che la utilizzano come nursery depositandoci dentro le uova: il posidonieto è quindi uno degli ecosistemi più importanti del mar Mediterraneo.

Questo mare riserva forti emozioni anche per chi ama vedere la fauna ittica, per la grande quantità di pesci che ospita. Frequentemente, specie nelle secche, ci si può trovare attorniati da grandi banchi di Barracuda mediterraneo (Sphyraena viridensis) o “aluzzu” e di vedere in acque libere numerosi esemplari di Cernia rossa (Mycteroperca rubra) e Cernia dorata o Dotto (Epinephelus costae).

A Capo Milazzo si incontrano molti “bioindicatori” marini ovvero organismi particolarmente sensibili a cambiamenti derivanti da fattori inquinanti: il Dendropoma petraeum, il Lithophyllum lichenoides, la Posidonia oceanica etc. La loro presenza dimostra che il mare di Capo Milazzo gode di un’ottima salute”.

L’area marina protetta di Capo Milazzo

AGI – Il governo dell’Indonesia ha annunciato di aver coinvolto 6 navi da guerra, un elicottero e 400 persone nella ricerca di un sottomarino scomparso nella giornata di mercoledì, tra le isole di Java e Bali, con 53 marinai a bordo. La notizia è stata data dal sito di intelligence e informazioni militari Janes e confermata dai vertici della marina militare.

Il rilevamento di una fuoriuscita di petrolio, avvistata nelle acque dove il sottomarino si è immerso poco prima sparire e perdere i contatti con le autorità navali, ha fatto intensificare le ricerche.  Secondo gli esperti della marina indonesiana, la macchia “indicherebbe un possibile danno” alimentando i timori di un disastro.Il governo dell’Indonesia ha annunciato di aver coinvolto 6 navi da guerra, un elicottero e 400 persone nelle operazioni.

Il KRI Nanggala 402, costruito in Germania, è scomparso mentre era in corso un’esercitazione con i siluri. Si stima che al momento della sparizione si trovasse a una profondità di circa 700 metri. Il vice ammiraglio della marina francese Antoine Beaussant, interpellato dall’agenzia Afp, ha sottolineato che quel tipo di mezzo “non è stato costruito per sopportare una tale profondità” e che questo dettaglio aumenta le probabilità che si sia verificato un guasto.

Alcuni governi, tra cui quelli di Stati Uniti, Australia, Francia e Germania hanno offerto il loro aiuto mentre i vicini più prossimi, Singapore e Malesia, hanno già inviato navi di soccorso. Il KRI Nanggala 402 pesa 1.300 tonnellate ed è stato consegnato alle autorità di Giacarta nel 1981. È un sottomarino d’attacco presente in molte flotte mondiali, tra cui Grecia, India, Argentina e Turchia.

AGI – La regina Elisabetta II compie 95 anni e per la prima volta in 73 anni non c’è il marito Filippo al suo fianco, deceduto il 9 aprile all’età di 99 anni. Non ci sarà neanche il nipote Harry, tornato negli Stati Uniti dalla moglie incinta e dal figlioletto Archie, dopo essere volato la settimana scorsa nel Regno Unito per i funerali del nonno.         

Nei giorni scorsi sulla stampa britannica erano apparse indiscrezioni che avrebbe rinviato il rientro in California, anche alla luce del colloquio di due ore avuto con il fratello maggiore William e il padre Carlo, il primo faccia a faccia dopo la scioccante intervista concessa a Oprah Winfrey, ma il Daily Mail ha fotografato il suo arrivo nella villa a Montecito, in California, dove vive con la famiglia. I

restanti membri della Famiglia reale hanno deciso di darsi il turno per non lasciare la monarca da sola. A farle compagnia ci saranno comunque i due nuovi cuccioli di corgy, Muick e Fergus, donati dal figlio Andrea lo scorso febbraio mentre il principe Filippo era ricoverato in ospedale. 

Una fonte al Sun ha sostenuto che “la regina non intendeva prendere nuovi cani perché temeva di essere troppo anziana. Ma è stato Andrea a farla la sorpresa con i due nuovi cuccioli quando si è sentita sola al castello dopo il ricovero del duca di Edimburgo”.     

Alla vigilia dei funerali di Filippo, Elisabetta è stata vista prendere l’auto per portare i due nuovi corgy a fare una passeggiata nei giardini di Frogmore. I nuovi arrivati sono stati chiamati Fergus in onore dello zio materno, Fergus Bowes-Lyon, morto in Francia durante la Prima Guerra Mondiale, e Muick, uno dei luoghi preferiti dalla monarca e dal marito a Balmoral in Scozia.

AGI – La Commissione europea vieta il riconoscimento facciale nei luogo accessibili al pubblico, salvo casi eccezionali. “L’uso dell’identificazione biometrica remota in tempo reale in spazi accessibili al pubblico ai fini di attività di contrasto comporta rischi particolari per i diritti fondamentali, in particolare per la dignità umana, il rispetto della vita privata e familiare, la protezione dei dati personali e la non discriminazione.

In linea di principio è pertanto vietata, con poche eccezioni rigorosamente definite, limitate e regolamentate, tra cui: l’uso ai fini di attività di contrasto per la ricerca mirata di potenziali vittime specifiche di reato, compresi minori scomparsi, la risposta a una minaccia imminente di attacco terroristico o l’individuazione e l’identificazione degli autori di reati gravi”, afferma la Commissione nel nuovo regolamento per l’uso del riconoscimento facciale.

“Tutti i sistemi di riconoscimento delle emozioni e di categorizzazione biometrica saranno sempre soggetti a specifici requisiti di trasparenza. Saranno anch’essi considerati applicazioni ad alto rischio se rientrano nei casi d’uso che li identificano come tali, ad esempio nei settori dell’occupazione, dell’istruzione, delle attività di contrasto, della migrazione e del controllo delle frontiere”, si legge ancora. 

La proposta di regolamento sull’uso dell’Intelligenza artificiale 

Tutti i sistemi di identificazione biometrica sono considerati ad alto rischio e dunque, pur non venendo vietati, saranno soggetti a una serie di requisiti a tutela della privacy, secondo quanto prevede il pacchetto di regole proposte dalla Commissione europea per introdurre un quadro giuridico che metta ordine nel mondo dell’AI (Artificial intelligence). Nel documento, l’esecutivo Ue classifica le nuove tecnologie per livelli di rischio: inaccettabile, alto, limitato, minimo.

“I sistemi di AI considerati una chiara minaccia alla sicurezza, ai mezzi di sussistenza e ai diritti delle persone saranno vietati”, è la decisione di Bruxelles. Tra questi rientrano le macchine “che manipolano il comportamento umano per eludere il libero arbitrio degli utenti”, come i giochi per minori che utilizzano l’assistenza vocale e capaci di incoraggiare comportamenti pericolosi, ma anche i programmi che assegnano un punteggio sociale ai cittadini in funzione dei loro comportamenti.

L’utilizzo dei sistemi di identificazione biometrica, se verrà approvata questa proposta, sarà comunque soggetto all’autorizzazione giudiziaria o di altro organo indipendente e limitato ad opportuni limiti di tempo, portata geografica e banche dati.

Tra gli altri sistemi ritenuti ad alto rischio, e per questo soggetti a requisiti e controlli periodici, ci sono le tecnologie usate nel settore dei trasporti “che potrebbero mettere a rischio la vita e la salute dei cittadini”, meccanismi di assistenza nella formazione scolastica o professionale “che possono determinare l’accesso all’istruzione e al percorso professionale”, ma anche programmi di gestione dei lavoratori e accesso al lavoro (ad esempio i software di smistamento dei Cv dei candidati a un posto di lavoro).

La Commissione ritiene tecnologia a rischio limitato tutti i sistemi soggetti a soli obblighi di trasparenza. Si tratta, ad esempio, dei sistemi di intelligenza artificiale come i chatbot, per i quali gli utenti devono essere consapevoli che stanno interagendo con una macchina anziché con un umano.

Videogiochi abilitati per l’intelligenza artificiale e filtri antispam rientrano invece sotto la categoria del rischio minimo, sui quali la Commissione ha scelto di non intervenire con nuove regole poiché “questi sistemi di AI rappresentano solo un rischio minimo o nullo per i diritti o la sicurezza dei cittadini”.

In termini di governance, la Commissione propone che le autorità nazionali competenti per la vigilanza del mercato sovrintendano alle nuove norme e che, al contempo, venga predisposta la creazione di un comitato europeo per l’intelligenza artificiale che faciliterà l’attuazione dei nuovi standard normativi. 
 

AGI – Un sottomarino indonesiano con 53 persone a bordo è scomparso a Nord di Bali. Giacarta ha dato il via alle ricerche chiedendo l’aiuto anche di Singapore e Australia. La notizia è stata data dal sito di intelligence e informazioni militari Janes e confermata dai vertici della marina militare. Il sottomarino KRI Nanggala-402 era impegnato in esercitazioni di cui per non ha trasmesso risultati come previsto. 

AGI – “Vaccino principale contro la disinformazione”, l’esercizio del giornalismo è “totalmente o parzialmente bloccato” in più di 130 paesi. E’ l’allarme lanciato da Reporter Senza Frontiere (Rsf) in una fase in cui la crisi sanitaria sta rendendo ancora più difficile la copertura informativa.

Secondo la classifica mondiale annuale sulla libertà di stampa, pubblicata dall’Ong, il 73% dei 180 paesi valutati sono caratterizzati da situazioni ritenute “gravissime”, “difficili” o “problematiche” per la professione.

Solo 12 paesi su 180, ovvero il 7%, contro l’8% del 2020, mostrano una “buona situazione“. Una “zona bianca” che “non è mai” stata “così piccola dal 2013”, avverte Rsf. 

La pandemia di Covid-19 ha rappresentato per i governi “una forma di opportunità per limitare la libertà di stampa”, ha spiegato alla France Presse il segretario generale di Rsf, Christophe Deloire. La repressione si è quindi aggravata ulteriormente nei Paesi dove la libertà di stampa è più compromessa, come l‘Arabia Saudita e la Siria, rispettivamente al centosettantesimo e al centosettantatreesimo posto della classifica. 

La pandemia ha anche “provocato un enorme blocco degli accessi” al territorio e alle fonti per i giornalisti “, in parte legittima, quando si trattava di precauzioni sanitarie, ma anche illegittima, ha avvertito Deloire. La situazione è tanto più preoccupante in quanto il giornalismo è il principale baluardo contro la “viralità della disinformazione oltre confine, sulle piattaforme digitali e sui social network”, a volte alimentata dal potere.

I presidenti Jair Bolsonaro in Brasile (111/ma posizione, -4) e Nicolas Maduro in Venezuela (148/ma posizione, -1) hanno così “promosso farmaci la cui efficacia non è mai stata dimostrata dal mondo medico”, ricorda la Ong.

In Iran (174/ma posizione, -1) le autorità “hanno moltiplicato le condanne dei giornalisti per minimizzare meglio il numero di morti legate” al Covid-19.

L‘Egitto (166/ma posizione), da parte sua, vieta “la pubblicazione di dati sulla pandemia diversi da quelli del ministero della Salute”. La Malaysia, che segna l’arretramento più netto (119/ma posizione, -18), ha recentemente approvato “un decreto anti-fake news” che concede al “governo il diritto di imporre la propria versione della verità”. E in Ungheria (92/ma posizione, -3), dove il regime di Viktor Orbán “porta avanti in modo sfacciato” la repressione della libertà di stampa, le informazioni sul coronavirus sono “bloccate” in particolare dalla legislazione di emergenza in vigore da marzo 2020 che criminalizza “la diffusione” di false informazioni”.

In fondo alla classifica ci sono ancora la Cina (177/mo posto), davanti a Turkmenistan (178/mo posto, +1), Corea del Nord (179/mo posto, +1) ed Eritrea (180/mo posto, -2).

In testa alla classifica, la Norvegia mantiene il primo posto per il quinto anno consecutivo, davanti a Finlandia e Svezia, tornata terza a scapito della Danimarca.

Da notare l’uscita della Germania (13/mo posto, -2) dalla zona bianca perché decine di giornalisti sono stati attaccati “da manifestanti vicini a movimenti estremisti e complottisti durante manifestazioni contro le restrizioni sanitarie”.

L’Europa rimane la regione più sicura, ma si sono moltiplicate le aggressioni e gli arresti abusivi, soprattutto in Francia (34/mo posto) durante le manifestazioni contro le restrizioni, in Italia (41/mo posto), Polonia (64/mo posto, -2), Grecia (70/mo posto, -5), Serbia (93/mo posto) e Bulgaria (112/mo posto, -1).

Dall’altra parte dell’Atlantico la situazione resta “piuttosto buona” negli Stati Uniti (44/mo posto, +1) “anche se l’ultimo anno di mandato di Donald Trump è stato caratterizzato da un numero record di aggressioni (quasi 400) e di arresti di giornalisti (130).

La zona rossa ora accoglie il Brasile, dove “insulti, stigmatizzazione e orchestrazione delle umiliazioni pubbliche dei giornalisti” sono “diventati il ​​segno distintivo del presidente Bolsonaro”.

Lascia sempre a desiderare la situazione in Russia (150/mo posto, -1), nazione che si è adoperata per “limitare la copertura” delle “manifestazioni legate all’oppositore Aleksei Navalny”.

Infine, pur rimanendo il continente “più violento” per i giornalisti, l’Africa sta registrando alcuni miglioramenti in nazioni come il Burundi (147/mo posto, +13), la Sierra Leone (75 /mo posto, +10) e il Mali (99/mo posto, +9). 

AGI- Il presidente cinese, Xi Jinping, ribadisce che la Cina vuole preservare la pace mondiale e non intende puntare all’espansionismo o a una corsa agli armamenti.

“Non importa quanto si sviluppi, la Cina non cercherà mai l’egemonia, l’espansionismo o sfere di influenza, né si impegnerà in una corsa agli armamenti”, ha scandito Xi nel suo discorso di apertura del Boao Forum for Asia.

La Cina, ha aggiunto, “parteciperà attivamente alla cooperazione multilaterale nel commercio e negli investimenti”.

Il protezionismo, ha affermato Xi Jinping, danneggia gli altri Paesi senza generare vantaggi per chi lo pratica

“Ogni sforzo per costruire barriere e il ‘decoupling’ vanno contro i principi dell’economia e del mercato e non farebbero che danneggiare gli altri senza creare benefici personali”.

Il presidente cinese sembra riferirsi in particolare ai tentativi degli Usa di ridurre la propria dipendenza dalle importazioni di semiconduttori cinesi.

Il presidente cinese ha ribadito l’opposizione della Cina al decoupling, la separazione delle economie e alla creazione di “muri artificiali” alla cooperazione economica.

“Nell’era della globalizzazione, l’apertura e l’accoglienza sono una tendenza storica inarrestabile”, ha dichiarato Xi, che ha parlato in videoconferenza a oltre 2 mila funzionari e uomini d’affari che hanno partecipato di persona alla conferenza nella provincia insulare meridionale di Hainan. 

Alla cerimonia d’apertura della ‘Davos cinese’ hanno assistito anche i vertici del Fondo Monetario Internazionale e delle Nazioni Unite, nonché alcuni importanti top manager americani come il numero uno di Tesla, Elon Musk, e l’amministratore delegato di Apple, Tim Cook. 

AGI – Gli Stati Uniti stanno rimanendo dietro la Cina come leader globale nella lotta ai cambiamenti climatici. Lo ha detto il segretario di Stato americano, Antony Blinken, nel suo intervento al quartier generale della Chesapeake Bay Foundation a Annapolis, nel Maryland, sottolineando che per gli Stati Uniti è imperativo investire in infrastrutture e tecnologie verdi, dal punto di vista della sicurezza nazionale oltre che ambientale.

“E’difficile immaginare gli Stati Unti vincere la competizione strategica nel lungo periodo con la Cina se non guidiamo la rivoluzione dell’energia rinnovabile“, avverte Blinken.  

Washington considera la Cina la più grande minaccia per la sicurezza nazionale dell’America nel 21esimo secolo. 

Blinken segnala come Pechino sia al primo posto come produttore e esportatore di tecnologia per l’energia rinnovabile, dai pannelli solari alle turbine a vanto, dalle batterie ai veicoli elettrici. Sono cinesi un terzo dei brevetti per le rinnovabili e questo mina il ruolo degli States nel comparto.

“Se non recupereremo, l’America perderà l’opportunità di definire il futuro climatico del mondo in modo tale che rifletta i nostri interessi e valori, e rinuncerà ad un’infinità di posti di lavoro per gli americani”, avverte Blinken.

L’intervento del capo della diplomazia Usa precede il summit sul clima organizzato dal presidente Joe Biden con 40 capi di Stato, incluso il presidente cinese, in calendario il 22 e 23 aprile. Il suo discorso punta anche a promuovere il piano per le infrastrutture da oltre 2 mila miliardi proposto dalla Casa Bianca e che prevede investimenti nell’energia verde.

Ogni paese del pianeta deve fare due cose: ridurre le emissioni e prepararsi all’inevitabile impatto dei cambiamenti climatici. L’innovazione e l’industria americana possono essere in prima linea su entrambi i fronti”, osserva Blinken, segnalando che entro il 2040 il mondo si troverà a fronteggiare un gap da 4.600 miliardi in questo settore.

L’amministrazione americana ha posto “la crisi climatica” in cima all’agenda della politica estera e della sicurezza nazionale tanto che Biden ha riportato gli Stati Uniti nell’accordo sul clima di Parigi nel suo primo giorno in carica.

AGI – Massima attenzione nel sorvolo di Ucraina e Russia. La raccomanda la Faa (Federal Aviation Administration), l’agenzia del governo Usa per l’aviazione civile, che ha emesso il NOTAM A0012/21. L’avvertimento riguarda i voli su parti della Moscow Flight Information Region (FIR) e della Rostov-on-Don FIR in Russia ed entro le 100 miglia nautiche (180 chilometri) dalle aree di competenza dell’Ucraina: FIRs di Dnepr, Simferopol e Kiev.

La decisione è legata alle tensioni geopolitiche innescate dalle manovra su larga scala dei russi al confine con l’Ucraina e dalle rivendicazioni sulla Crimea. Torna subito in mente la fine del volo Malaysian 17 (MH17) abbattuto nel luglio del 2014. 

Gli aeroporti sotto osservazione

In un separato NOTAM A0013/21 Faa raccomanda alle compagnie aeree e agli aeromobili registrati negli Stati Uniti di usare cautela nel pianificare i voli verso FIR Dnipro (UKDV), FIR Simferopol (UKFV) e FIR Kyiv (UKBV) (compresa una parte della regione di informazione superiore di volo (UIR) di Kyiv (UKBU) nei limiti orizzontali con FIR UKDV, UKFV e UKBV).

“L’altro giorno, in una dichiarazione ufficiale dei ministri degli esteri del G7, è stato notato che i movimenti su larga scala delle truppe russe lungo i confini dell’Ucraina senza notifica preventiva rappresentano un’attività minacciosa e destabilizzante. Hanno invitato la Russia a fermare le provocazioni e a ridurre immediatamente l’escalation delle tensioni in conformità con i suoi obblighi internazionali”, dice il messaggio.

Nel quadro di un dialogo diretto con le autorità dell’aviazione degli Stati Uniti, l’Amministrazione statale dell’aviazione dell’Ucraina propone di stabilire un’interazione diretta tra le unità di sicurezza aerea pertinenti per scambiare informazioni e coordinare le azioni per rispondere alle minacce provenienti dalla zona di conflitto nell’est del paese. 

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