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Si chiama Ian Power, abita nella città di St John's, ed è il primo acquirente del primo grammo di cannabis venduta legalmente in Canada alla mezzanotte locale (le 4.30 in Italia). Power ha iniziato a fare la coda alle 20 ora locale, cosìda poter "fare la storia". Terranova eèla terra piu' orientale del Canada, a mezz'ora di fuso orario prima della successiva provincia andando verso ovest. "E' stato il mio sogno essere la prima persona ad acquistare il primo grammo legale di cannabis in Canada, e finalmente lo sono", ha detto in mezzo a centinaia di persone che hanno assistito all'evento.
Province e comuni canadesi si stanno preparando da mesi per la fine del divieto di cannabis. Sono responsabili di stabilire dove acquistare e consumare la cannabis. Cio' ha creato un mosaico di leggi più o meno restrittive in tutto il paese. Il Canada è diventato il secondo paese dopo l'Uruguay a legalizzare il possesso e l'uso della cannabis ricreativa.

E' di almeno 18 morti e 50 feriti il bilancio aggiornato dell'esplosione avvenuta al politecnico di Kerch in Crimea. Lo riferiscono i media russi. Secondo il governatore della Crimea, Sergej Aksenov, il responsabile è uno studente 22enne che si è tolto la vita dopo aver piazzato la bomba. 

“Se la situazione non migliora, beh, allora ciao: non continuiamo più”. La battuta del vicecapogruppo Spd al Bundestag, Karl Lauterbach, la dice lunga sullo stato d’animo che regna tra i socialdemocratici tedeschi dopo quella che loro stessi percepiscono come una “catastrofe”, ossia il tracollo alle elezioni bavaresi di domenica scorsa.

Il “non partito” ha fatto meglio di loro

Finita al 9,7%, superata dai più accattivanti Verdi, dall’ultradestra dell’Afd e persino dai Freie Waehler (“liberi elettori”) – il “non-partito” che probabilmente governerà d’ora in poi a Monaco con la Csu – la Spd sembra sprofondata in una crisi da cui nessuno sa come uscire. Come scrive lo Spiegel, “non potendo apertamente attaccare la leader Andrea Nahles, soprattutto per mancanza di alternative”, si è scatenato il dibattito sul futuro della grande coalizione insieme alla Cdu/Csu di Angela Merkel.

Anche in Germania il nodo sono le pensioni

Come sempre, ad aprire i fuochi è stata la sinistra del partito, capeggiata dal leader degli Jusos, i giovani socialisti, Kevin Kuehnert: secondo lui il partito deve legare la permanenza nella Grosse Koalition alla capacità di ottenere importanti concessioni dai partner di governo, per esempio sulla crisi del Diesel o sulle pensioni. “Deal or no deal, questo deve essere modo di relazionarci con la Cdu/Csu”, ha detto Kuehnert a Handelsblatt.

Svolta a sinistra?

Più diretto l’esponente del Nord-Reno Vestfalia, Thomas Kutschaty, secondo il quale bisogna subito mettere fine all’alleanza di governo: “Finché saremo i junior partner nella Grosse Koalition, non verremo percepiti come una reale alternativa”. A suo avviso sarà necessario per la Spd ritrovare la propria ragion d’essere “sociale”: ma che questa edizione della GroKo abbia effetti “devastanti” sulla tenuta del partito, questo lo pensano in molti nel partito.

Ma qualcuno dice no

Non è d’accordo l’ex ministro degli Esteri ed ex leader del partito Sigmar Gabriel: “Scatenare una nuova crisi di governo certo non renderà la Germania più stabile”. La lezione che Gabriel trae dal voto bavarese piuttosto è che “dobbiamo governare meglio”. E però anche un fedelissimo di Nahles, il capo della segreteria Lars Klingbeil, fin da subito aveva ammesso che con il voto bavarese la GroKo era “gravemente danneggiata”.

Il peso dell’acquiescenza

Troppe liti e troppe timidezze – così dice la “pancia” dei socialdemocratici – dal caso del capo degli 007 finito nella bufera per i controversi rapporti con l’Afd, alle tensioni sui migranti, alle ennesime evoluzioni del Dieselgate.

Occhi puntati sull’Assia, dove le cose vanno meglio

Tace rumorosamente, da parte sua, il vicecancelliere nonché ministro delle Finanze Olaf Scholz. E pure Andrea Nahles evita di entrare nel dibattito. Per ora. Il motivo è ovvio. A fine mese si vota anche in Assia. Qui si spera intensamente in un successo elettorale. A guidare il partito è Thorsten Schaefer-Guembel, uno degli esponenti socialdemocratici più popolari sulla scena: è anche grazie a lui che i sondaggi hanno il vento in poppa, dando la Spd a pochi punti di distanza dalla Cdu del governatore Volker Bouffier.

Soprattutto, qui i socialdemocratici fanno una media superiore a quella nazionale, che si aggira ormai intorno ad un desolante 16%. Addirittura – e questa è una prospettiva che preoccupa la stessa Cancelliera – qui non sarebbe esclusa una coalizione rosso-rosso-verde, ossia con Spd, Linke e Verdi.

La resa dei conti a novembre

“Nessuno deve mettere in pericolo le elezioni in Assia”, è la parola d’ordine messa in circolo dai big del partito nella Willy-Brandt-Haus, il quartiere generale della Spd a Berlino. Ufficialmente un vero e proprio dibattito sulle cause (e le conseguenze) delle elezioni in Baviera dovrebbe tenersi ad un vertice allargato del partito a inizio novembre, una settimana dopo il voto in Assia. Per intanto si cerca di rivitalizzare il partito con la decisione di nominare l’attuale ministra alla Giustizia, Katarina Barley, senz’altro uno dei volti più noti del partito, come candidata di punta per le elezioni europee. 

Un altro mondo è possibile. Magari all’opposizione

“Eppure esiste anche un’altra Spd”, ripete quasi disperato Klingbeil. Intende quella che ha messo a segno, nel governo, investimenti miliardari negli asili nido, successi sul diritto del lavoro e sull’immigrazione. Il problema, secondo buona parte del partito che fu di Brandt e di Schmidt, è che il messaggio non arriva agli elettori. Ed è anche quel che dicono i sondaggi: il 76% dei bavaresi ritiene che, per riprendersi, la Spd a Berlino debba tornare all’opposizione.

Pure la perdente del giorno, la candidata bavarese Natascha Kohnen, afferma che sia stato l’abbraccio fatale di Frau Merkel – ossia la “cattiva performance” della GroKo – a condannare la Spd a soccombere in Baviera. Dunque, occhi aperti sull’Assia. Ma se va male anche qui, per la Grosse Koalition i giorni potrebbero essere veramente contati.

Una Brexit senza accordo "è uno scenario più probabile che mai", ha avvertito l'Unione europea nel giorno in cui la premier britannica, Theresa May, ha dovuto affrontare il malumore della Camera dei Comuni per l'andamento dei negoziati e gli scarsi progressi compiuti. A bloccare le trattative c'è sempre la questione del confine tra l'Irlanda del Nord e la Repubblica d'Irlanda e l'eventuale permanenza nel mercato unico europeo di Belfast.

Continuano a mostrarsi cauti i leader dei 27, in primis il presidente francese, Emmanuel Macron, che si dice pronto ad andare avanti ma comunque preparato a ogni scenario, così come la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che invita a "non mettere la testa sotto la sabbia", a riconoscere le difficoltà di raggiungere un accordo e quindi a "prepararsi a diversi scenari".

"Sembra sempre impossibile finché non è fatto. Non ci arrendiamo", ha scritto il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, nella lettera di invito ai Paesi membri in vista del vertice di mercoledì prossimo, riassumendo lo stato d'animo dei leader all'indomani dell'ennesima fumata nera sui negoziati. Un accordo "è risultato essere più complicato di quanto ci si potrebbe aspettare. Dovremmo tuttavia rimanere fiduciosi e determinati, poichè vi è buona volontà continuare questi discorsi da entrambe le parti. Ma allo stesso tempo, responsabili come siamo, dobbiamo preparare l'Ue a uno scenario senza accordo, che è più probabile che mai", ha chiarito Tusk. "Questo non deve indurci a non compiere ogni sforzo per raggiungere il miglior accordo possibile, per tutte le parti. Questo è il nostro stato mentale dovrebbe essere in questa fase. Non ci arrendiamo", ha concluso.

May è convinta che un accordo sulla brexit si avrà. L'ostacolo Iralnda

Sembra dello stesso parere May: "Noi continuiamo a credere che una soluzione negoziata sia il miglior risultato per Regno Unito e per l'Unione europea. Continuo a credere che un tale accordo sarà raggiunto", ha detto nella sua relazione davanti al Parlamento in cui ha avvertito che ai negoziati servirà "sangue freddo".

La questione dell'Irlanda rimane il principale ostacolo. Entrambe le parti vogliono evitare il ritorno di un confine classico per non indebolire l'accordo di pace del 1998, ma non riescono a concordare sul metodo per farlo. In assenza di una soluzione migliore, Bruxelles sostiene il mantenimento dell'Irlanda del Nord nell'unione doganale e nel mercato unico europeo. Questa proposta, nota come "backstop" ("rete di sicurezza"), sarebbe nell'accordo provvisorio di dicembre, ma Londra la respinge. Afferma che comprometterebbe l'integrità territoriale del Regno Unito, creando una barriera amministrativa tra l'Irlanda del Nord e il resto del paese e proponendo un "accordo doganale temporaneo" con l'Ue fino a quando non si raggiungerà una soluzione definitiva.

La premier britannica ha ribadito, ancora una volta, che "il governo non firmerà nulla che metta in discussione l'integrità del regno". May però è sottoposta a forti pressioni interne dall'ala euroscettica del suo partito conservatore, guidata dall'ex ministro degli Esteri Boris Johnson, che ha definito le proposte dell'Ue come "la scelta di rompere il Regno Unito o sottoporlo al vassallaggio". Ancora più duri i laburisti che accusano il piano di May "di essere coatico".

L'appoggio parlamentare sembra sempre più fragile anche da parte dei Tory. Il tutto si somma alla forte opposizione del partito ultra-conservatore nordirlandese Dup, i cui dieci deputati alla Camera dei comuni sostengono la loro maggioranza parlamentare, a trattare l'Irlanda del Nord in modo diverso rispetto al resto del Regno. 

Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, in Arabia Saudita per discutere del caso del giornalista Jamal Khashoggi, scomparso dopo essere entrato nel consolato saudita di Istanbul, dove secondo la polizia turca è stato ucciso, ha ringraziato il re Salman per essersi assunto "l'impegno per un'indagine completa e trasparente" sulla vicenda. Lo hanno reso noto funzionari del dipartimento di Stato americano, al termine del colloquio Pompeo e Salman.

E' arrivato l'atteso rimpasto di governo del presidente francese, Emmanuel Macron. Christophe Castaner è il nuovo ministro dell'Interno francese, al posto di Gerard Collomb, dimessosi due settimane fa.  ​Castaner, stretto collaboratore di Macron, aveva precedentemente ricoperto la carica di ministro per le Relazioni con il Parlamento. A prendere il posto di Castaner sarà Marc Fesneau. Cambiano anche le poltrone di Agricoltura, Cultura e Territori. Il senatore Didier Guillaume è stato nominato ministro dell'Agricoltura al posto di Stéphane Travert. ​Franck Riester è stato invece nominato ministro della Cultura al posto di Françoise Nyssen. A Jacqueline Gourault è stato affidato il grande ministero della Coesione dei territori sostituendo Jacques Mézard che ha lasciato il governo. 

E' stato arrestato dalla polizia ed è gravemente ferito l'uomo che in tarda mattinata ha preso in ostaggio una donna nella farmacia della stazione centrale di Colonia.

Secondo quanto riferito dal quotodiano Kolner Stadt Anzeiger, anche la donna è ferita, ma lievemente. Secondo quanto affermato dalle forze dell'ordine, l'uomo – probabilmente armato – è stato messo "sotto controllo" e la donna liberata, anche se l'operazione delle forze speciali è ancora in corso. La popolazione è ancora invitata ad "evitare" l'area intorno a Breslauer Platz e alla stazione della città renana, che peraltro è stata completamente isolata. Secondo alcune testimonianze raccolte da alcuni media locali, si sarebbero sentite due contenute esplosioni.  

Tutta l'area intorno alla stazione è stata chiusa dalle forze di polizia. Molti binari sono stati chiusi, le ferrovie avvertono che ci potranno essere cancellazioni e ritardi. Anche i vigili del fuoco sono sul posto. 

Completamente blindata anche l'area di Breslauer Platz, esterna alla stazione ferroviaria di Colonia. Secondo alcune testimonianze, afferma sempre il Koelner Stadt Anzeiger, degli spari si sarebbero uditi all'interno della stazione centrale verso le 12.50.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo incontrerà il re dell'Arabia Saudita Salman per un confronto sulla sparizione del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul. Lo ha comunicato il presidente americano, Donald Trump, dopo una telefonata con il monarca di Riad. 

E' salito a 13 il numero dei morti per le piogge torrenziali e inondazioni che da ore stanno mettendo in ginocchio il dipartimento dell'Aude, nel sud della Francia, nella zona di Carcassone. Lo ha riferito la Protezione civile. Un migliaio di persone sono state precauzionalmente evacuate a Pezens, nell'Aude, nel timore di cedimento di una diga. Sono 750 i pompieri mobilitati per l'emergenza. Quattro vittime si registrano nel villaggio di Villegailhenc. Il fiume Aude ha raggiunto i massimi dal 1891, quasi 7 metri. I nubifragi hanno causato l'interruzione di molte strade. Le autorità hanno spiegato che in una quindicina di Comuni, nel nord dell'Aude, la situazione è "delicata", mentre in altri sei "preoccupante". 

L'Arabia Saudita rigetta le minacce di sanzioni per la scomparsa del giornalista Jamal Khashoggi e ha promesso che il regno, ricco di petrolio, reagirà in caso di sanzioni.   "Il regno afferma il suo totale rifiuto di qualsiasi minaccia o tentativo di indebolirlo attraverso minacce di imporre sanzioni economiche o l'uso di pressioni politiche", ha detto una fonte ufficiale, citata dall'agenzia di stampa governativa SPA. "Il regno afferma anche che risponderà a qualsiasi azione con una più grande", ha detto la fonte.

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