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Nel mondo sono una decine le navi da crociera a cui per l’emergenza coronavirus viene impedito l’attracco, con 10.000 passeggeri e migliaia di membri degli equipaggi in estenuante attesa a bordo tra i confinamenti in cabina e la paura per i contagiati. Se l’odissea della Grand Princess in California e della Diamond Princess in Giappone avevano avuto grande attenzione mediatica, ora queste notizie sono affogate nel calderone della pandemia.

Costa Crociere ha reso noto di aver già sbarcato 25.000 ospiti e parte dei suoi equipaggi. Nelle ultime ore a Civitavecchia è stato completato lo sbarco dei passeggeri dalla Costa Pacifica, su cui non si erano registrati contagi. La nave ha proseguito per La Spezia, la destinazione finale dei 900 membri dell’equipaggio. Nel porto laziale è in corso anche lo sbarco dalla Costa Victoria dei 1.400 passeggeri che avviene a rilento e ‘blindato’ perché a Creta una passeggera era risultata contagiata.

A Savona ha attraccato la Costa Luminosa che ha già fatto scendere tutti i passeggeri. In mare sono rimaste Costa Favolosa, Costa Magica e Costa Diadema che hanno a bordo solo gli equipaggi:  le prime due sono state respinte da molti porti nei Caraibi e ora sono al largo di Miami. In attesa del via libera allo sbarco, sei persone con sintomi del coronavuirus sono state evacuate dalla Magica e altre sette dalla Favolosa.

La Diadema invece è in navigazione nel Mediterraneo diretta in Italia con 80 membri dell’equipaggio in isolamento precauzionale dopo lo sbarco a Cipro di un loro collega con un’insufficienza respiratoria. Non desta preoccupazione la Deliziosa, in navigazione nell’Oceano Indiano senza contagi a bordo e che effettuerà solo scali tecnici fino al termine del suo giro del mondo tra un mese.

La Msc, altra compagnia di crociere italiana, ha una sola nave in navigazione, la Magnifica in Australia, che non ha casi a bordo ma è ferma a Freemantle in attesa di poter ripartire per Dubai nell’ambito di un giro del mondo che si dovrebbe concludere a maggio a Genova. C’è però preoccupazione per la Grandiosa, ormeggiata da più di una settimana al porto di Civitavecchia: a bordo ci sono infatti 12 membri dell’equipaggio positivi al Covid-19. “Tutte le persone restano lì sotto controllo sanitario, non scende nessuno”, ha detto il sindaco di Civitavecchia, Ernesto Tedesco.

L’emergenza riguarda tutto il comparto crocieristico.  Uno dei casi più delicati è quello della Zaandam, nave della Holland America con a bordo centinaia turisti americani, australiani, inglesi e canadesi. La nave ha registrato 140 casi di crisi respiratoria ed è stata respinta dal Cile. Ora si trova al largo dell’Ecuador in attesa del permesso per attraccare in Florida che però potrebbe essergli negato perché la crociera non era iniziata lì.

Le autorità sanitarie in Belgio hanno deciso di adottare delle raccomandazioni per i proprietari di animali di compagnia, dopo che un gatto è stato contagiato dal suo padrone positivo al Coronavirus. “I nostri colleghi della facoltà di medicina veterinaria di Liegi hanno potuto mettere in evidenza che un gatto era stato infettato dal suo padrone e ha sviluppato sintomi e un’infenzione che è stata confermata”, ha spiegato il portavoce del ministero della Sanità, Emmanuel Andre, durante la conferenza stampa quotidiana sull’epidemia di Coronavirus.

“Questo tipo di trasmissione è dall’uomo verso l’animale, e non dall’animale verso l’uomo, e questo necessita un contatto ravvicinato tra il padrone e l’animale. E’ un caso isolato. Non è la regola”, ha spiegato il portavoce. Tuttavia “le autorità hanno proposto di adottare una serie di precauzioni per le persone infettate e che hanno un animale di compagnia”. Secondo il portavoce, “non c’è ragione di pensare che gli animali siano vettori di epidemia nella nostra società”.

Gli Stati Uniti hanno superato la Cina e l’Italia per numero di casi di coronavirus, diventando il nuovo epicentro dell’epidemia. Secondo i dati della Johns Hopkins University, negli Stati Uniti i casi sono almeno 82.404, il record mondiale.

Commentando il primato, Trump ha messo in dubbio l’affidabilità dei numeri diffusi da Pechino. “Non si sa quali siano i numeri della Cina”, ha osservato, ribadendo che la pandemia è partita dallo Stato del Dragone e che per questo il virus va chiamato “cinese”.

Ha poi ipotizzato che il dato potrebbe rappresentare un “tributo” all’elevato numero di tamponi effettuati in America. “Ne abbiamo fatti più noi in 8 giorni – ha dichiarato – che la Corea del Sud in 8 settimane”.

La telefonata con Xi

I toni si sono abbassati dopo che Pechino e Washington hanno reso noto i particolari di una telefonata tra Xi Jinping e Don ald Trump. Il colloquio è stato confermato dall’agenzia Xinhua, quasi contemporaneamente a un messaggio su Twitter del presidente Usa.

“Ho appena terminato una conversazione molto buona con il presidente Xi della Cina”, scrive Trump. Abbiamo “discusso nel dettaglio il coronavirus che sta devastando una grande parte del nostro pianeta. La Cina ne ha passate tante e ha sviluppato una forte comprensione del virus. Stiamo lavorando assieme a stretto contatto. Grande rispetto!”. 

Il presidente cinese, dal canto suo, ha difeso la gestione dell’epidemia di coronavirus. La Cina, ha detto Xi, ha sempre mantenuto un atteggiamento “trasparente e responsabile” ed e’ stata “tempestiva” nell’informare l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la comunità internazionale. La Cina, ha aggiunto, ha sempre condiviso senza riserve la propria esperienza e ha fatto tutto il possibile per fornire assistenza ai Paesi che ne avevano bisogno. “Continueremo a lavorare con la comunità internazionale per sconfiggere questa epidemia”, ha detto Xi.

La situazione del mondo e la reazione di Gates

I contagiati nel mondo sono ora oltre 500.000 mentre i sistemi sanitari di alcuni Paesi rischiano di andare in tilt. I leader del G20, riuniti in video conferenza, hanno assicurato di voler fare fronte comune contro l’epidemia.

“Il virus non rispetta alcuna frontiera”, hanno dichiarato nel comunicato finale, impegnandosi ad iniettare 5 mila miliardi di liquidità nell’economia globale dove l’impatto è già pesante. Negli Usa sono schizzate a 3,3 milioni le richieste di sussidi di disoccupazione la scorsa settimana: un dato senza precedenti.

“È agghiacciante. E questo è solo l’inizio. Peggiorera’”, ha avvertito il sindaco di New York Bill de Blasio, stimando che mezzo milione di persone nella Grande Mela perderanno il lavoro. Wall Street è salita per il terzo giorno consecutivo, galvanizzata dal maxi piano di aiuti da 2000 miliardi di dollari approvato dal Senato ed ora al vaglio della Camera.  

Gli Usa, quindi, dovranno probabilmente restare in ‘shutdown’ fino a fine maggio per evitare una crescita esponenziale dei contagi di coronavirus. Lo sostiene Bill Gates, l’iconico fondatore della Microsoft e filantropo che già nel 2015 aveva avvertito l’umanità sui rischi di una pandemia che avrebbe fatto più morti di una guerra.

Negli Usa “non abbiamo raggiunto il picco, forse sarà toccato a fine aprile ma sarà troppo presto per riaprire”, ha detto Gates sulla Cnn, nel giorno in cui l’America ha superato la Cina e il resto del mondo per numero di contagi. “Per tornare alla vita normale”, ovvero per riaprire il Paese, “ci vorranno circa dieci settimane o poco meno”.

Gli Usa “devono fare quello che è stato fatto in alcune parti della Cina”, ha aggiunto, definendo irrealistica la possibilità di far ripartire la nazione ad aprile come ipotizzato dal presidente Donald Trump. “Senza un serio shutdown i casi continuerebbero a crescere del 33% al giorno”, ha osservato, l’isolamento sociale “è doloroso”. Infine, ha concluso Gates, “i danni economici sono molti ma si possono evitare molti morti”.

La denominazione della pandemia di Covid-19 come “Wuhan virus” ha spaccato il G7: la proposta degli Stati Uniti di utilizzare un nome che alludesse alla provenienza cinese del coronavirus è stata bocciata dai colleghi nella videoconferenza dei ministri degli Esteri e questo ha portato alla diffusione di comunicati separati.

“Quanto suggerito dal Dipartimento di Stato Usa supera una linea rossa”, ha dichiarato alla Cnn un diplomatico europeo in forma anonima, “non si può concordare con questa definizione del virus e con il tentativo di comunicarlo così”. Nella bozza di dichiarazione proposta dagli Stati Uniti, inoltre, Washington incolpava la Cina per la pandemia, ha aggiunto la fonte.

La Cina intanto ha condannato il tentativo del segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, di inserire nel comunicato finale del meeting dei ministri degli Esteri del G7 il termine “Wuhan virus” per indicare il nuovo coronavirus, identificandolo con la città cinese da dove si e’ diffusa l’epidemia.

“La Cina condanna fermamente queste parole”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ribadendo che rintracciare l’origine del virus e’ una questione scientifica. Tuttavia, Pompeo “ha insistito per andare contro il consenso internazionale, stigmatizzare la Cina e screditarne gli sforzi per combattere l’epidemia”, ha proseguito Geng, accusando il capo della diplomazia Usa di avere “intenzioni sinistre”nei confronti della Cina.

I rapporti tra Cina e Stati Uniti sono sempre più deteriorati: l’ultimo scontro verbale tra Pechino e Washington risale a ieri, quando la Cina aveva respinto le parole del segretario di Stato Usa che incolpava Pechino di avere condotto una campagna di disinformazione sull’epidemia di coronavirus diffusasi dalla città della Cina interna. 

Una compagnia aerea vietnamita è diventata la prima al mondo ad assicurare gratuitamente i suoi passeggeri per il rischio di contrarre il coronavirus sui propri voli. La low cost Viejet ha lanciato la polizza “SKY COVID CARE” compresa nel prezzo del biglietto che garantisce un risarcimento fino a 300 milioni di dong vietnamiti (7.800 euro).

La polizza si applica a tutti i voli interni dal 23 marzo al 30 giugno e punta “rassicurare” i passeggeri timorosi di volare per la pandemia di coronavirus. La copertura scatta dalla mezzanotte del giorno del viaggio e dura 30 giorni, a prescindere da come i passeggeri sono stati contagiati.

La Viejet, che collega 13 località del Paese, si è detta pronta a pagare “decine di miliardi di dong” se questo servirà a tranquillizzare tutti. Per accedere alla polizza si devono fornire una serie di informazioni al momento della prenotazione: è escluso dalla copertura chi soffre di epilessia o malattie mentali e chiunque sia giù risultato positivo o abbia infranto le normative anti-contagio, tra cui i divieti di spostamento o le quarantene obbligatorie. 

Alla richiesta del risarcimento bisogna allegare una certificazione che si è risultati positivi e si è stati curati presso una struttura del ministero della Sanità vietnamita. Nessun indennizzo verrà riconosciuto a chi abbia fornito false informazioni. 

Il Vietnam, che ha poco più di 100 casi di coronavirus, è uno dei pochi paesi al mondo che continuano ad avere un traffico aereo regolare e ad ammettere i voli dall’estero salvo poche eccezioni. 

Mentre la pandemia di coronavirus accelera a livello mondiale, le misure messe in campo finora per contenere i danni all’economia globale non sembrano sufficienti a rispondere alla crisi che si sta delineando.

L’impatto del coronavirus richiede nuove iniziative e ambizioni pari a quelle che hanno dato vita, nel ventesimo secolo, al Piano Marshall, e al New Deal, secondo il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, che sprona a un’azione ora per scongiurare il peggio: con la situazione che precipita, la possibilità di una ripresa a “V” dell’economia appare irrealizzabile, nella previsione di Gurria, mentre più probabile è un corso più lento dell’economia, a “U”, se vengono prese le decisioni giuste adesso.

Nonostante un impegno a fare “tutto il necessario” da parte dei leader del G7, le mosse messe in campo finora da governi e banche centrali non hanno convinto i mercati: il rischio, avverte la managing director del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva, è quello di una recessione anche peggiore di quella del 2009, all’indomani della crisi finanziaria globale.

La terza grande crisi economica finanziaria e sociale del ventunesimo secolo appare di tipo diverso, secondo le parole del ministro delle Finanze di Tokyo, Taro Aso, che chiede ai membri del G20 di agire senza esitazioni. Un’ulteriore incognita arriva dalla rivalità tra le due grandi economie mondiali, Cina e Stati Uniti, alla prova del coronavirus.

La superpotenza a stelle e strisce è in allarme per il “virus cinese” – come lo ha definito il presidente Usa, Donald Trump, suscitando lo sdegno e la controffensiva di Pechino – mentre la potenza emergente sembra allontanarsi dall’incubo dell’epidemia e fa i conti con le ferite lasciate dal virus all’economia interna, mai così giù negli ultimi trenta anni. Il duello appare destinato a continuare. “La guerra è ormai dichiarata. C’è in corso un cambiamento strutturale delle relazioni. Il gioco sarà molto più complesso, con cambiamenti sociali importanti nei prossimi anni”, spiega ad AGI Paolo Borzatta, senior partner di European House Ambrosetti. 

Gli scenari post-pandemia appaiono incerti anche per l’Unione Europea, su cui incombe lo spettro della recessione. La Banca Centrale Europea ha messo in campo il quantitative easing da 750 miliardi di euro e la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato la sospensione del patto di stabilità.

“La quantità di misure che sono state messe in campo dalla Bce nelle ultime settimane sono molto ingenti. Al di là dell’infortunio di comunicazione”, della presidente Christine Lagarde, “episodio che si può anche circoscrivere, sicuramente daranno un forte aiuto  sul fronte della liquidità, dei finanziamenti al sistema bancario e all’economia reale”, commenta Angelo Baglioni, docente di Economia Politica presso l’Università Cattolica di Milano. Il bazooka della Bce basterà per scongiurare la crisi in Europa? “Nel comunicato si parla di flessibilità”, prosegue interpellato dall’AGI, “ma bisognerà vedere nelle prossime settimane se effettivamente questa flessibilità verrà usata, e in che misura, e se si riuscirà ad allontanarsi dal principio della capitale key oppure no”.

Chi appare in vantaggio, per il momento, sono i Paesi “con le spalle larghe”, come li definisce Alberto Forchielli, fondatore di Mandarin Capital Partners, ovvero Giappone, Cina, Usa e Germania. “Sono preoccupato per i Paesi marginali”, spiega Forchielli, “perché potrebbero subire perdite. I grandi sosterranno le imprese perché hanno le risorse. Un Paese come l’Italia non potrà: c’è un rischio di grande moria delle imprese, e le imprese morte non resuscitano”.

Un soccorso, nella forma di un Piano Marshall da parte di Stati Uniti o Cina all’Europa appare, però, improbabile, nella situazione attuale, nonostante lo scenario sia in fase di peggioramento, secondo le parole dello stesso segretario generale dell’Ocse. “Il gioco è molto più complesso: Quando gli Usa fecero il piano Marshall erano la potenza egemone; oggi la Cina entra in un grande gioco mondiale molto complesso in cui, sicuramente, a ogni sua azione ci sarà una reazione degli Stati Uniti”, riprende Borzatta, che tende a escludere l’intervento cinese.

Nell’incertezza, Forchielli vuole conservare un certo ottimismo. “Ci sarà un forte aumento delle spese pubbliche unitamente a un forte sostegno finanziario con crediti garantiti per il settore privato. Sotto questo aspetto non c’è molta differenza con la crisi del 2009. Ossia, sostegno a imprese, grande liquidità e aumento spese pubbliche, forse ancora superiore questa volta: la risposta sarà più tempestiva, grazie alla lezione imparata nel 2009”, è la previsione all’AGI del fondatore di Mandarin Capital Partners.

Non c’è, però, da scommettere neppure su un ruolo importante degli Stati Uniti nel post-pandemia. Al di là del deterioramento dei rapporti con la Cina, continua Forchielli, “vedo Trump indebolito da questa situazione perché apre scenari inediti: è possibile un’uscita di Sanders, e una rapida affermazione di Joe Biden, come suo sfidante. In crisi economica, le elezioni abbassano le probabilità di rielezione. Questo coronavirus ha sparigliato le carte sul tavolo”.

Un intervento esterno non è auspicabile neppure per l’economista dell’Università Cattolica. “L’Ue ha risorse per fare fronte alla situazione. Il salto è da fare all’interno dell’Ue. invece che procedere con risorse e iniziative dei singoli Paesi occorre passare a iniziative a livello comunitario”, spiega l’economista. “Il bilancio dell’Ue dovrebbe farsi carico di  programmi di assistenza per andare incontro a imprese e settori che stanno sfiorendo di più (trasporti, turismo, logistica e tante piccole e medie imprese). Ci vuole qualcosa di più come Europa nel suo complesso, sul bilancio dell’Unione Europea”. 

Il principe Carlo, figlio maggiore della regina Elisabetta II, è risultato positivo al test per il coronavirus. Lo riferisce Sky News citando Clarence House. L’erede al trono d’Inghilterra “ha mostrato sintomi lievi, ma per il resto resta in buona salute e negli ultimi giorni ha lavorato come al solito da casa”. Il principe poco più due settimane fa aveva incontrato il principe Alberto di Monaco, anche lui ormai in auto-isolamento dopo aver annunciato cinque giorni fa di essere stato contagiato.

I due si sono visti il 10 marzo all’evento WaterAid a Londra e sedevano uno di fronte all’altro. Il portavoce del principe di Galles ha sottolineato che e’ impossibile dire dove Carlo sia stato contagiato a causa del gran numero di impegni pubblici che ha avuto nelle ultime settimane, durante i quali ha incontrato politici ma anche artisti e personaggi dello spettacolo.

Secondo i medici, il principe sarebbe stato contagioso dal 13 marzo, il che escluderebbe pericoli per la regina Elisabetta II: i due si sono visti brevemente il giorno precedente, prima che la settimana successiva la monarca si trasferisse al castello di Windsor dove è stata raggiunta dal principe Filippo.

Carlo non vede da diverso tempo il padre, rimasto a Sandringham durante l’ultimo periodo. Mentre con i figli l’ultimo incontro è stato alla messa per il Commonswealth Day il 9 marzo. William e Kate sono ora ad Anmer Hall a Norfolk, mentre Harry e Meghan hanno fatto ritorno in Canada dal figlioletto Archie; Carlo ha parlato con entrambi. 

Il totale dei decessi per coronavirus in Spagna supera quello della Cina, come era già accaduto nei giorni scorsi per l’Italia. Le fonti ufficiali parlano di altri 738 morti nelle ultime 24 ore, che portano il totale a 3.434. Quella di oggi è una brusca accelerazione rispetto ai 514 decessi censiti fra lunedì e martedì.

Il Senato e la Casa Bianca hanno raggiunto un accordo sul pacchetto da 2.000 miliardi di dollari di stimoli all’economia Usa e agli americani, devastati dalla crisi causata dalla pandemia del coronavirus, lo ha annunciato il leader dei parlamentari repubblicani. “Finalmente, abbiamo un accordo”, ha detto il leader della maggioranza al Senato Mitch Mc Connell, riferendosi al massiccio “livello di investimenti da tempo di guerra nella nostra nazione”. Il Senato e la Camera dei Rappresentanti devono ancora approvare la legge prima di mandarla al presidente Donald Trump per la firma.

I negoziatori hanno lavorato tutto il giorno, con il segretario al Tesoro Steven Mnuchin e il capo dello staff della Casa Bianca, Mark Meadows, che hanno incontrato sia i rappresentanti repubblicani che i democratici. Inoltre negoziatori confermano che il pacchetto, che verrà votato in giornata, comprende circa 2.000 miliardi di stimoli all’economia Usa.

Tra questi ci sono assegni diretti a tutti gli americani con pagamenti diretti da 1.200 dollari a testa per la maggior parte degli adulti e 500 dollari per ogni bambino. Gli ospedali riceveranno circa 150 miliardi di dollari in base all’accordo e le piccole imprese riceveranno prestiti per 367 miliardi di dollari. Inoltre nel piano è incluso un programma senza precedenti che assegnera’ 500 miliardi di dollari al Dipartimento del Tesoro. Parte di questo denaro verra’ utilizzato per garantire un programma di prestiti della Federal Reserve per le piccole e medie imprese. Larrry Kudlow, direttore del Consiglio economico nazionale della Casa Bianca, ha fatto che i fondi potrebbero essere fatti lievitare fino a 4.000 miliardi di dollari dalla Fed, attraverso un’operazione di leveraged, o effetto leva.

Il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, ha fatto sapere che sarebbe in grado di assegnare parte dei fondi alle società danneggiate dai lockdown. Mnuchin ha accettato le richieste democratiche di maggiore trasparenza. I negoziatori hanno concordato con un panel di cinque persone per supervisionare i prestiti . E’ previsto anche un ispettore generale indipendente. Il pacchetto include anche un notevole impulso alle assicurazioni contro la disoccupazione, che consentira’ ai lavoratori che non sono temporaneamente messi a riposo senza essere licenziati di ricevere regolarmente i loro salari per un massimo di quattro mesi. La presidente della Camera, Nancy Pelosi, afferma che la Camera potrebbe approvare rapidamente il disegno di legge con il consenso unanime. 

L’emergenza coronavirus riguarda pressoché tutti i paesi del mondo (e la mappa sul contagio messa a punto dalla Johns Hopkins University lo rende evidente anche a uno sguardo disattento). Alcune nazioni fanno registrare dati significativamente superiori agli altri, ma la pandemia è da tempo un problema globale. Non tutti i governi del mondo hanno reagito allo stesso modo, ma oramai le misure drastiche necessarie a limitare la diffusione del virus si stanno diffondendo un po’ dappertutto. In questo articolo riassumiamo le norme in vigore, oltre che in Italia, anche in Spagna, Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti. Prima di entrare nello specifico delle misure ricordiamo la situazione a livello nazionale dei diversi paesi.

Spagna: il 14 marzo il governo di Madrid ha annunciato lo stato di emergenza che rimarrà in vigore per quindici giorni: si tratta di misure rigorose (El Pais ha messo a punto un vademecum sulle attività consentite), simili a quelle adottate dal governo di Giuseppe Conte. Il 22 marzo, il primo ministro Pedro Sanchez ha annunciato che chiederà al Congresso dei Deputati, la camera bassa del Parlamento, di prolungare di altri quindici giorni lo stato di emergenza, portandolo così fino all’11 aprile. La decisione verrà presa il 24 marzo. 

Francia: da mezzogiorno del 17 marzo è in vigore un vero e proprio ‘lockdown’, anche in questo caso molto simile a quello italiano. Le misure, al momento, non hanno una scadenza: resteranno cioè in vigore fino a nuovo avviso. 

Germania: il 16 marzo il governo federale tedesco ha annunciato di aver stretto un accordo con i Lander, cioè i singoli stati che compongono la Germania, sulle linee guida da seguire per contrastare la diffusione del coronavirus. Il 22 marzo le misure si sono fatte più stringenti, e resteranno in vigore per almeno due settimane. Tra le norme, spicca il divieto di assembramenti di più di due persone. 

Regno Unito: negli ultimi giorni il governo di Londra è corso ai ripari dopo le sparate di Boris Johnson che, il 12 marzo scorso, aveva invitato i cittadini britannici a prepararsi a “perdere i propri cari prima del tempo” a causa del coronavirus. Dal 23 marzo sono in vigore norme stringenti che verranno nuovamente valutate nel giro delle prossime tre settimane: anche sul suolo britannico, come in Germania, sono vietati gli assembramenti di più di due persone. La distanza interpersonale raccomandata è di due metri. 

Stati Uniti: dall’altra parte dell’Atlantico la gestione dell’emergenza è demandata ai singoli stati, quando non alle singole città. A decidere, insomma, sono le autorità locali, mentre la Casa Bianca ha finora reso note soltanto alcune linee guida per far fronte al virus. Si tratta di un documento intitolato ‘15 giorni per rallentare la diffusione’, pubblicato il 16 marzo, nel quale, al punto numero uno, si raccomanda di “ascoltare e seguire le direttive delle autorità locali”. Per il resto, la presidenza si limita a raccomandare il distanziamento sociale e a evitare assembramenti di più di dieci persone. Il governo federale ha anche messo a punto un sito web dove vengono raccolte informazioni: anche in questo caso, però, ci si limita a raccomandazioni. 

Le scuole: chiuse o aperte?

In Italia le scuole di ogni ordine e grado sono chiuse fino al 3 aprile del 2020.  

In Spagna il governo ha raccomandato la chiusura degli istituti, un invito raccolto da tutte le comunità autonome. A casa ci sono quasi 8 milioni di ragazzi

In Francia le scuole sono chiuse dal 16 marzo e fino a nuovo avviso..

In Germania, dove dall’inizio della settimana del 16 marzo le scuole sono chiuse, le lezioni dovrebbero riprendere dopo le vacanze di Pasqua, ovvero dopo il 20 aprile

In ritardo di circa una settimana rispetto a molti paesi europei – e addirittura di un mese rispetto ad alcune aree del Nord Italia – anche il Regno Unito ha deciso di chiudere le scuole. Le lezioni di venerdì 20 marzo sono state le ultime e da lunedì 23 la didattica negli istituti è sospesa. Per questo motivo, al momento l’unico paese europeo a non aver ordinato la chiusura è la Bielorussia

Negli Stati Uniti, come detto, la questione è più complicata da decifrare e le decisioni dipendono dai singoli stati. Di certo c’è che, nelle linee guida pubblicate il 16 marzo dalla Casa Bianca, si legge che “le attività scolastiche possono accelerare la diffusione del coronavirus”, e per questo motivo il governo federale raccomanda ai governatori degli stati che “hanno prove della trasmissione del virus all’interno della comunità” di chiudere gli istituti. Per avere un’idea della situazione statunitense si può monitorare il portale Education Week, che tiene traccia delle chiusure delle scuole pubbliche a livello nazionale. Il Kansas e la Virginia hanno annunciato lo stop all’intero anno accademico. Quattro stati, al contrario, non hanno ancora optato per la serrata totale delle scuole: si tratta di Idaho, Nebraska, Iowa e Maine. I dati aggiornati alla serata del 23 marzo rivelano che 54,8 milioni di studenti (sui 56,6 milioni totali) sono a casa.

Questione negozi: che cosa è aperto e dove?

In Italia sono aperti soltanto gli esercizi che vendono beni essenziali (per approfondire abbiamo messo a punto un vademecum sulla situazione nel nostro paese). 

La Moncloa, cioè il governo spagnolo, ha adottato misure simili a quelle italiane per quanto riguarda i negozi che vendono beni di prima necessità, come supermercati e negozi di alimentari: tutti questi esercizi commerciali rimangono aperti. 

Come detto all’inizio dell’articolo, da mezzogiorno del 17 marzo anche Oltralpe sono stati chiusi i negozi: rimangono aperti quelli che vendono beni di prima necessità, come alimentari e supermercati, macellerie e panetterie, ma gli avventori devono rispettare la distanza di sicurezza di un metro o indossare una mascherina. 

Anche in Germania c’è stata la stretta sugli esercizi commerciali: dopo le parole della cancelliera Angela Merkel, che ha parlato di “misure senza precedenti” riferendosi alle mosse del governo di Berlino contro il coronavirus, i negozi che forniscono beni essenziali rimangono naturalmente aperti, i quali sono tenuti a garantire “condizioni di igiene, controllo degli accessi ed eliminazione delle code”; gli altri, come ha detto Merkel nel suo discorso alla nazione, sono chiusi. 

Supermercati e negozi alimentari aperti anche nel Regno Unito: lo scorso 16 marzo il premier Boris Johnson aveva chiesto ai cittadini di “evitare contatti sociali” e nelle ore successive ha preso provvedimenti più stringenti, come lo stop ai pub. Ancora più stringenti le norme imposte il 23 marzo, che ordinano la chiusura di tutti gli esercizi non essenziali: stop, pertanto, ai negozi di vestiti e quelli di dispositivi elettronici, i mercati non alimentari, i parrucchieri. 

Negli States non ci sono norme valide sull’intero territorio nazionale circa l’apertura degli esercizi commerciali. La scelta ricade sui singoli proprietari o sulle catene a cui appartengono: grandi marchi, come Nike e Apple, hanno annunciato la chiusura dei propri store anche negli Stati Uniti. Alcuni stati, come quello di New York, sono invece già in ‘lockdown’.

Bar, ristoranti e pub. Londra si adegua e chiude tutto dal 21 marzo

Da giorni, ormai, gli italiani sono abituati a rinunciare alle proprie abitudini, come il caffè al bar o a una cena fuori: tutti questi esercizi infatti sono chiusi. 

Stessa cosa in Spagna: il governo, con il decreto con il quale ha dichiarato lo stato di emergenza, ha ordinato la chiusura per quindici giorni dei locali che somministrano cibo. Allo stesso modo rimangono chiusi teatri, cinema e biblioteche. 

Anche in Francia sono chiusi ristoranti, bar, e tutti gli esercizi che non rientrano tra quelli che forniscono beni di prima necessità. 

Nel weekend del 22 marzo la Germania si è mossa nella stessa direzione: se fino ad allora bar e ristoranti potevano rimanere aperti con la sola limitazione di chiudere alle 18, da quel momento in poi sono costretti a chiudere. I primi Lander ad adottare il ‘lockdown’ erano stati la Baviera (dove la serrata è scattata il 21 marzo), il Saarland, al confine con il Lussemburgo, il Baden-Württemberg (nel sud), l’Assia (lo stato di Francoforte) e la Renania-Palatinato (nel sud-ovest) dove i ristoranti hanno abbassato la serranda tra il 20 e il 21 marzo.

Dal 21 marzo, anche il Regno Unito si è adeguato alle decisioni del resto del continente: pub, ristoranti e café sono chiusi, così come teatri, palestre e cinema. A tutti i dipendenti di queste attività, ha spiegato il cancelliere Rishi Sunak, lo stato pagherà l’80% degli stipendi fino a un massimo di 2.500 sterline. Ma ci sono volute settimane per prendere questa decisione: in precedenza Downing Street aveva optato per lasciare ai singoli esercenti la decisione sulle aperture, una mossa che aveva suscitato polemiche: il critico culinario Jay Rayner aveva per esempio bollato la decisione del governo come “incredibilmente incosciente”, perché in quel modo i proprietari non avevano possibilità di far ricorso ad assicurazioni o ammortizzatori sociali qualora avessero autonomamente scelto di non lavorare. Il 23 marzo, Downing Street ha deciso anche di chiudere librerie, luoghi di ricreazione e hotel (ma solo in caso di pernottamenti per ragioni di piacere, mentre rimangono aperte le residenze che ospitano persone in modo permanente).

Negli Stati Uniti, i governatori di una mezza dozzina di stati hanno già optato per ordinare la chiusura di ristoranti e bar: tra questi ci sono New York, California e Massachusetts e Washington. 

Luoghi di culto: una situazione variopinta

In Italia, lo ricordiamo, le funzioni religiose sono sospese, mentre i luoghi di culto possono rimanere aperti rispettando le misure di distanziamento sociale necessarie a limitare il contagio. 

In Spagna, invece, le celebrazioni proseguono. Sono state comunque predisposte alcune misure di sicurezza: in particolare l’accesso ai luoghi di culto e la partecipazione alle cerimonie civili e religiose, compresi i funerali, sono subordinati all’adozione di misure organizzative che consistono nell’evitare gli afffollamenti. Va insomma rispettata la distanza tra loro di almeno un metro tra le persone. 

La linea adottata dalla Francia è pressoché uguale a quella italiana: luoghi di culto aperti, ma funzioni sospese.

In Germania sono vietati gli assembramenti nei luoghi di culto, come chiese, moschee e sinagoghe.

Anche il Regno Unito ha deciso di chiudere i luoghi di culto: le uniche funzioni ammesse sono i funerali, a cui possono partecipare solo i “parenti stretti”. Stop invece ai battesimi e ai matrimoni. Prima che il governo di Boris Johnson prendesse in mano la questione, la Chiesa Anglicana si era già mobilitata con una lettera del 17 marzo con la quale l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby e quello di York John Sentamu sostenevano che fosse giunto il momento di sospendere le celebrazioni fino a nuovo avviso. 

Anche dall’altra parte dell’Oceano le diverse comunità religiose hanno cominciato a prendere provvedimenti in autonomia, pur senza che il governo di Washington abbia stabilito norme specifiche in materia. 

Questione parchi: in Spagna si rischia la multa

Dal 21 marzo, in Italia i parchi pubblici cittadini sono chiusi per effetto dell’ordinanza del ministero della Sanità del giorno precedente. 

In Francia, al momento, non c’è invece alcuna norma che ordina la chiusura dei parchi, ma alcune città stanno procedendo autonomamente: nei giorni scorsi il sindaco di Parigi, ad esempio, aveva annunciato che avrebbe chiuso i giardini pubblici, e in effetti i parchi della capitale sono pressoché tutti sigillati (qua l’elenco completo)

Anche la Spagna, come l’Italia, ha messo al bando il jogging nei parchi: per i trasgressori è prevista addirittura la multa.

Anche in Germania i parchi rimangono chiusi, compresi i parchi giochi per bambini.

Dal 23 marzo la stessa cosa avviene nel Regno Unito: vietato andare nei parchi, nei playground (cioè i parchi giochi e i campetti sportivi) e nelle palestre all’aperto. 

Gli Stati Uniti, al netto delle decisioni dei governatori dei singoli stati, proseguono invece nella loro strada: l’unica raccomandazione è evitare le occasioni di assembramento con più di dieci persone. 

Attività parlamentare: la Francia è quasi ferma

L’emergenza sanitaria sta avendo effetti anche sull’apertura dei parlamenti: quello italiano, come spiegato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, “non è chiuso, ha un’apertura limitata”, anche se diverse forze politiche sono insorte

A Madrid, invece, Congresso e Senato spagnoli sono fermi fino alla fine della settimana del 29 marzo, con solo un paio di eccezioni che prevedono comunque il voto elettronico, senza cioè il bisogno di recarsi in Aula. 

Rallenta anche in Francia l’attività parlamentare: il calendario al Senato ci sono soltanto le sedute delle 15 del mercoledì. Il 17 marzo l’Assemblea Nazionale (la camera bassa del Parlamento) aveva già stabilito che proseguiranno soltanto “le discussioni dei testi urgenti e indispensabili legati alla crisi coronavirus” e il controllo sulle azioni del governo, mentre tutte le altre attività sono sospese. Ridotta all’osso la partecipazione: per scongiurare il contagio all’interno delle istituzioni (ma alcuni ministri sono già risultati positivi al virus) ogni gruppo politico sarà rappresentato, durante i dibattiti in commissione e nell’emiciclo, dal presidente del gruppo e da due deputati. 

Al Bundestag, il parlamento tedesco, da giorni sono sospese le visite dei turisti, ma attualmente non risultano modifiche alle attività parlamentari. Alle sedute, tuttavia, partecipa un numero ridotto di esponenti, circa un terzo: secondo quanto riportato dal Tagesspiegel, il numero di parlamentari presenti è calcolato in rapporto al numero degli eletti, in modo da assicurare la corretta rappresentanza dei gruppi.

A Westminster, sede del parlamento britannico a Londra, dal 17 marzo sono sospese le visite turistiche. L’emergenza coronavirus ha anche imposto, dal 20 marzo, lo stop ai cosiddetti Westminster Hall debates, le riunioni in cui i parlamentari possono porre interrogare i ministri su tematiche locali o nazionali. 

Dagli Stati Uniti, invece, non vengono segnalati particolari variazioni alle attività di Congresso e Senato. 

Lo sport unisce tutti: stop ovunque

A unire tutti i paesi c’è lo sport: le gare sono sospese un po’ dappertutto, a cominciare dall’Italia dove il calcio è ad esempio fermo fino al 3 aprile. Altrettanto ha fatto la Spagna: il campionato è fermo per le prossime due giornate e la situazione verrà valutata nuovamente il 25 marzo. Sport paralizzato in Francia, dove la Ligue 1 è sospesa fino a nuove decisioni e la finale di Coppa di Lega tra Paris St Germain e Lione, fissata per il prossimo 4 aprile, è stata rinviata. Lo stop agli eventi sportivi coinvolge anche la Germania (niente calcio fino al 2 aprile) e Regno Unito, che si allinea al resto d’Europa e congela i campionati fino al 4 aprile. Anche gli Stati Uniti, infine, hanno optato per lo stop: non c’è ancora una data per rivedere sul parquet i campioni di pallacanestro dell’Nba, fermo dall’11 marzo, e neppure quella del ritorno sul ghiaccio delle stelle dell’Nhl (il campionato di hockey). Il football americano, invece, aveva già concluso la sua stagione, ma il draft delle migliori promesse dei college – l’evento clou della primavera in programma ad aprile – si svolgerà a porte chiuse e senza pubblico.

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