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AGI –  Mosca è disposta a negoziare con Kiev per prre fine alla guerra in Ucraina, ma i nuovi territori annessi alla Federazione – Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia – saranno russi “per sempre”. A parlare è il presidente russo Vladimir Putin che al Cemlino ha presieduto l’atto di annessione delle regioni ucraine. Gli abitanti di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia hanno fatto una “scelta netta” nei referendum di annessione alla Russia, ha detto durante la vcerimonia ciui hanno partecipato anche i leader filo-russi dei territori separatisti.

La firma dei trattati di adesione alla Russia delle quattro regioni dell’Ucraina, viene dopo i referendum che, secondo Mosca, hanno sancito la “volontà di autodeterminazione” delle popolazioni locali. Secondo i risultati diffusi dalle autorità filo-russe al termine dello spoglio, tra l’87,05 e il 99,23% degli elettori nei territori parzialmente controllati dalle forze russe nell’Ucraina orientale e meridionale ha sostenuto l’annessione alla Russia.

I referendum però sono stati bollati come una ‘farsa’ dal mondo occidentale: Nato, Ue e Usa hanno già detto che non hanno alcuna intenzione di riconoscerli. 

AGI – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è già in pieno clima elettorale e continua ad annunciare misure per dare respiro alla disastrata economia turca.

Erdogan vuole recuperare terreno in vista delle cruciali elezioni di giugno 2023, cui si presenta al momento in svantaggio dopo che l’inflazione ha superato l’80% e la lira turca ha solo rallentato la propria caduta rispetto al dollaro (-27% nel 2022), stabilizzandosi leggermente durante la stagione estiva grazie alle entrate del turismo.

Erdogan è finito più volte sotto accusa per aver insistito con il taglio dei tassi di interesse e cambiato tre volte in due anni il governatore della Banca Centrale, favorendo di fatto l’aumento degli inflazione e contribuendo a trascinare il Paese nella più grave crisi economica degli ultimi 20 anni.

Nonostante le premesse tutt’altro che favorevoli e i sondaggi che fino a poco tempo fa lo davano in netto svantaggio contro candidati ancora ipotetici, il partito Akp del presidente, pare gia’ in netta ripresa, grazie all’ossigeno proveniente dal turismo e da fondi di investimento esteri oltre che dalle consultazioni senza fine all’interno di un’opposizione che, pur riunitasi, non riesce ancora a convergere su un candidato comune.

Erdogan ha annunciato che la compagnia edile di Stato, Toki, costruirà 500 mila unità abitative nei prossimi 5 anni che saranno assegnate a famiglie a basso reddito.

Un progetto da 49 miliardi di dollari in cui è prevista la costruzione di 250 mila case nei prossimi 2 anni. Una mossa di un certo peso in un Paese in cui il 42% delle famiglie vive in affitto.

E con i costi degli affitti saliti alle stelle negli ultimi mesi a causa dell’inflazione quello delle case è diventato un problema enorme nel Paese, tanto che al progetto di Erdogan sono già arrivate 3 milioni e mezzo di richiestein una settimana.

Il prezzo di un appartamento con due stanze da letto si aggira sui 30 mila euro e per il pagamento sono previsti versamenti in mini rate da 100 euro al mese per 20 anni. Sembrerebbe perfetto, se non fosse che il pagamento viene indicizzato due volte all’anno, seguendo un aumento che terrà conto inevitabilmente anche dell’inflazione.

Incentivi ed esenzioni sono previste nei confronti di esercizi commerciali con impiegati, che potranno scaricare le bollette dalle tasse. Il governo del presidente turco continua a rivedere al rialzo il salario minimo, che riguarda una fetta enorme della forza lavoro del Paese (circa il 40%), e a luglio la cifra è stata ritoccata al rialzo del 30%, il terzo aumento in un anno.

Con un separato decreto Erdogan ha alzato del 42% lo stipendio dei funzionari statali, andando incontro alle difficolta’ di circa 5 milioni di persone. Un ulteriore ritocco al rialzo è stato già annunciato per il prossimo Dicembre.

Erdogan ha poi azzerato gli interessi sui prestiti per gli studenti, stanziato incentivi per l’acquisto della prima casa, ascoltato le richieste dei lavoratori del settore sanitario, abbassato gli interessi sui crediti bancari per le piccole e medie imprese e stanziato 30 miliardi di lire turche (quasi due miliardi di euro) per ripagare debiti che più di 5 milioni di famiglie non sono state in grado di ripagare negli ultimi mesi.

Il governo sta per approvare un decreto che permetterà a diverse milioni di persone di andare in pensione, dopo che nel 1999 i criteri di eligibilità sono stati cambiati.

Gia negli scorsi mesi uno schema di compensazione per perdite dovute alla svalutazione della lira, ripagate dalla Banca Centrale, era stato messo in moto per consentire il mantenimento di depositi bancari in lire turche, stimati in circa 65 miliardi di euro.

Purtroppo la Banca Centrale continua ad abbassare i tassi di interesse, ora all’11%, e le misure annunciate porteranno il deficit di bilancio del Paese al di sopra del 6.4% del Pil.

Solo 2 giorni fa il presidente turco ha dichiarato che entro Febbraio “l’inflazione rientrerà a livelli normali”. Al momento poco più di un auspicio, per realizzare il quale è necessario per la Turchia attirare investimenti dall’estero, che Erdogan spera di incentivare con tassi di interesse sui prestiti tenuti bassi dalle banche statali e dalla politica di normalizzazione lanciata con Paesi come Arabia Saudita, Emirati e Israele.

La rincorsa è iniziata e l’Akp del presidente turco è già in piena campagna elettorale mentre l’opposizione appare impantanata in colloqui per la scelta di un candidato che ancora non c’è.

Erdogan al momento sul piano interno gioca sulla ritrovata centralità della Turchia sul panorama internazionale dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, sfrutta le incertezze dell’opposizione e prende provvedimenti economici sicuramente populisti, ma comunque a lui utili per riguadagnare i consensi persi. 

AGI – I quattro territori ucraini annessi da Mosca dopo i referendum diventeranno un territorio sovrano della Federazione russa e gli attacchi a queste regioni saranno considerati come una aggressione alla Russia. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, aggiungendo che “gli obiettivi dell’operazione militare in Ucraina non cambiano”.

Peskov ha anche rilevato che Kiev “ha mostrato che non vuole un negoziato”. 

La Russia “non svilupperà il tema dell’escalation nucleare, le persone che ne parlano si comportano in modo irresponsabile”. Ha spiegato Peskov, secondo quanto riporta l’agenzia Tass. 

AGI – Il certificato di morte di Elisabetta II indica che l’anziana monarca è morta di vecchiaia. Secondo il certificato pubblicato dal Records Office of Scotland, la regina è deceduta per “l’età avanzata” l’8 settembre alle 15:10 ora locale (18:10 ora italiana). La regina Elisabetta, che è morta in Scozia all’età di 96 anni, ha lasciato il trono al suo primogenito, Carlo, diventato re con il nome di Carlo III; sua moglie Camilla ha ottenuto lo status di regina consorte. 

AGI – “La Russia continua la sua guerra contro l’Ucraina, e per di più utilizza anche le proprie forniture di energie come un’arma. Dopo la distruzione dei gasdotti nel Mar Baltico sappiamo che presto cesserà del tutto l’approvvigionamento di gas alla Germania”. Lo ha dichiarato Olaf Scholz ad una conferenza stampa a Berlino.

“Ma noi ci siamo preparati, siamo pronti”, ha aggiunto il cancelliere. “Importiamo gas da altri Paesi, utilizziamo le capacità di tanti porti all’est e al nord, i nostri stoccaggi sono al 90%”, ha spiegato ancora Scholz, che ha spiegato che “le centrali di carbone continuano a funzionare”, mentre due delle ultime tre centrali nucleari “continuano a lavorare fino ad aprile 2023”.

Freno a prezzo con pacchetto di 200 mld euro

Per contrastare gli effetti della guerra in Ucraina “apriamo un grande ombrello di difesa, in modo che tutti possano affrontare l’aumento dei prezzi del gas, i cittadini, i lavoratori e anche le imprese. Questo ombrello che farà da freno al prezzo del gas sarà finanziato con un fondo per la stabilizzazione economico pari a 200 miliardi di euro“. Lo ha detto Olaf Scholz in collegamento video ad una conferenza stampa a Berlino insieme al ministro per l’Economia, Robert Habeck, e ad al titolare delle Finanze, Christian Lindner.

Il freno al prezzo del gas, cosi’ ancora il cancelliere tedesco, aiuterà “lavoratori, cittadini, grandi e piccole imprese” a superare la crisi energetica causata dal conflitto in Ucraina, e sarà attivo “questo e anche il prossimo anno”.

Lindner, è guerra dell’energia ma noi ci difenderemo

“Ci troviamo nel pieno di una guerra dell’energia nella quale sono in gioco il benessere e la liberta’”. Lo ha dichiarato il ministro alle Finanze tedesco Christian Lindner parlando ad una conferenza stampa insieme al cancelliere Olaf Scholz ed il ministro all’Economia Robert Habeck.

“Il rischio è che vengano distrutte molte delle conquiste che nei decenni sono state costruire. Non lo possiamo accettare e ci difenderemo”, ha aggiunto Lindner. Il nuovo “scudo” contro l’aumento del prezzo del gas “rappresenta una chiarissima risposta a Putin”, ha ribadito il titolare alle Finanze federali.

AGI – Vladimir Putin prenderà parte domani al Cremlino alla cerimonia di firma dei trattati di adesione di nuovi territori ucraini alla Russia. La cerimonia avverà al Cremlino alle 15 ora di Mosca, le 14 in Italia. Lo ha reso noto il portavoce presidenziale Dmitry Peskov. 

Il presidente russo i deputati della Duma di Stato al Cremlino. Secondo Mosca, le consultazioni hanno sancito la volontà delle popolazioni locali di aderire alla Federazione russa. I referendum però sono stati bollati come una ‘farsa’ dal mondo occidentale e Nato, Ue e Usa hanno già detto che non hanno alcuna intenzione di riconoscerli. 

Proprio stamattina il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha assicurato al presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelenskyha che l’Italia non riconoscera’ l’esito dei ‘referenda’ e ha confermato il continuo sostegno da parte del Governo italiano alle Autorita’ e alla popolazione ucraina in tutti gli ambiti. 

AGI – “L’Unione europea è profondamente preoccupata per i danni ai gasdotti Nord Stream 1 e 2 che hanno provocato perdite nelle acque internazionali del Mar Baltico. La sicurezza e le preoccupazioni ambientali sono della massima priorità. Questi incidenti non sono una coincidenza e riguardano tutti noi”. Il monito arriva dall’Alto rappresentante dell’Unione per la Politica estera, Josep Borrell.

“Tutte le informazioni disponibili indicano che queste fughe sono il risultato di un atto deliberato. Sosterremo qualsiasi indagine volta a ottenere la piena chiarezza su ciò che è successo e sul perché, e adotteremo ulteriori misure per aumentare la nostra resilienza nella sicurezza energetica”, annuncia il capo della diplomazia europea. “Qualsiasi interruzione deliberata delle infrastrutture energetiche europee è del tutto inaccettabile e sarà accolta con una risposta forte e unita”, promette Borrell. 

I tempi incerti per la valutazione e la riparazione del danno

L’ispezione dei due gasdotti Nord Stream danneggiati dalle esplosioni sottomarine al largo di un’isola danese nel Mar Baltico non potrà essere effettuata prima di una o due settimane. Il ministro danese della Difesa, Morten Bodskov, ha spiegato che  “ci vorranno una settimana o due prima che la zona sia sufficientemente tranquilla per vedere quello che è successo e riuscire a scendere”. Nella giornata di martedì il governo di Copenaghen aveva fatto sapere che le fughe di gas al largo dell’isola di Bornholm erano stati degli “atti deliberati”.

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg si è confrontato con Bodskov, sul sabotaggio. “Abbiamo affrontato la protezione delle infrastrutture critiche nei paesi Nato”, ha spiegato in un tweet il segretario dell’Alleanza. 

Discussed the sabotage on the #NorthStream pipelines with Defence Minister @mfMorten of our valued Ally #Denmark. We addressed the protection of critical infrastructure in #NATO countries. pic.twitter.com/GCRgVOTR2S

— Jens Stoltenberg (@jensstoltenberg)
September 28, 2022

Per la Svezia, invece, “non è possibile fare ipotesi su chi sia dietro le esplosioni che hanno causato tre perdite di gas nei due gasdotti Nord Stream sotto il Mar Baltico”. Per il ministro della Difesa svedese, Ann Christin Linde, bisognerà ancora attendere prima di poter avere un quadro più chiaro di cosa è successo.

La Germania invierà una nave

C’è anche una nave della Marina Militare tedesca che partecipa all’inchiesta sulle esplosioni ai gasdotti Nord Stream 1 e 2. Lo ha annunciato il ministro della Difesa tedesco Christine Lambrecht.

“Il presunto sabotaggio degli oleodotti nel Mar Baltico è un altro promemoria del fatto che dipendiamo da infrastrutture critiche, anche sott’acqua”, ha detto in una nota rilanciata da Reuters. Lambrecht ha sottolineato che la situazione va chiarita e i responsabili rapidamente identificati.

La difesa russa

 Il Cremlino ha definito “stupido e assurdo” accusare la Russia di essere all’origine delle fughe di gas. “Era abbastanza prevedibile” che alcuni avrebbero addossato la responsabilità a Mosca, ha detto ai giornalisti il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, “prevedibile, stupido e assurdo”.

Peskov ha infatti definito le perdite come “problematiche” e ricordato che il gas russo “costa un sacco di soldi e ora si sta dissolvendo nell’aria”. Poi ha ricordato che il presidente Usa, Joe Biden, è esplicitamente contrario a Nord Stream 2. “Vi ricordate le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, fatte all’inizio di febbraio, che poi ha promesso di sbarazzarsi del Nord Stream 2? Cosa intendesse non lo sappiamo”.

Ma ha insinuato che chi beneficia di più del fatto che i gasdotti non funzionino sono gli Stati Uniti: “Vediamo un aumento significativo dei profitti delle compagnie energetiche americane che stanno fornendo gas all’Europa”. Peskov ha comunque aggiunto che la Russia insisterà affinché Gazprom, il colosso russo che partecipa al consorzio di proprietari di Nord Stream, sia presente nelle indagini su quanto accaduto.

Il tweet infelice dalla Polonia

Le polemiche sull’incidente, intanto, non si placano e ad aumentare la tensione ci ha pensato il tweet di un ex ministro della Difesa polacco, Radek Sikorski, presidente della delegazione Ue-Usa al Parlamento europeo. Sul suo profilo, Sikorski ha scritto “Grazie, USA” con l’immagine delle fughe di gas nel Mar Baltico che hanno seguito le esplosioni dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 lasciando pensare che avesse attribuito agli Stati Uniti il sabotaggio dei due impianti che trasportano gas naturale dalla Russia alla Germania.

Thank you, USA. pic.twitter.com/nALlYQ1Crb

— Radek Sikorski MEP (@radeksikorski)
September 27, 2022

Ma quattro ore più tardi, lui stesso ha pubblicato altri ‘cinguettii’ in cui ha accusato la Russia e ironizzato su quella che sarebbe “un’operazione di manutenzione speciale”. Sikorski è stato ministro della Difesa dal 2005 al 2007 e in precedenza è stato vice-ministro della Difesa e vice-ministro degli Esteri.

Attualmente è un membro del Parlamento europeo. Il segretario di Stato polacco, Stanisaw aryn, ha bollato il primo ‘tweet’ di Sikorski su Twitter come “#propaganda russa”, definendola “una campagna diffamatoria contro Polonia, Stati Uniti e Ucraina, con le accuse all’Occidente di aggressione contro Nord Stream 1 e Nord Stream 2”. L’ambasciata russa in Italia stamane ha invece rilanciato il primo ‘tweet’ di Sikorski, quello con i ringraziamenti agli Usa, e commentato: “Se non è terrorismo questo che cos’è?”.  

AGI – Oltre 1600 account Facebook falsi sono stati bloccati da Meta, società che controlla la piattaforma, per aver diffuso propaganda russa in Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Ucraina. Ad annunciarlo  la compagnia di Mark Zuckerberg, sostenendo cui si trattava della rete più grande e complessa collegata alla Russia, mai identificata dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina.

Meta ha riferito ad Associated Press di aver identificato e disabilitato il network di fake news prima che potesse raggiungere un vasto pubblico. L’operazione ha coinvolto più di 60 siti copia di alcuni tra i più rilevanti quotidiani occidentali, tra cui il Guardian e Der Spiegel. Una volta cliccato sul sito l’utente veniva mandato su notizie di propaganda russa e disinformazione sull’Ucraina. “L’operazione presentava un’insolita combinazione di raffinatezza e forza bruta. I siti Web contraffatti e l’uso di molte lingue hanno richiesto investimenti sia tecnici che linguistici. L’amplificazione sui social media, invece, si basava principalmente su annunci grezzi e account falsi”.

I ricercatori di Meta hanno anche identificato e smantellato una rete molto più piccola di fake news dalla Cina che ha tentato di diffondere contenuti politici negli Stati Uniti in vista delle elezioni di medio termine in programma a novembre. L’operazione ha raggiunto solo un pubblico americano limitato, con alcuni post che sono stati visualizzati da una sola persona. La compagnia ha sottolineato che si è trattato del primo network di Pechino che ha preso di mira gli americani con messaggi politici.

“Abbiamo abbattuto – ha fatto sapere Meta – una vasta rete che ha avuto origine in Russia e ha preso di mira principalmente la Germania, ma anche Francia, Italia, Ucraina e Regno Unito con narrazioni incentrate sulla guerra in Ucraina. L’operazione è iniziata a maggio di quest’anno ed è stata incentrata su una rete tentacolare di oltre 60 siti Web che impersonano accuratamente i siti Web legittimi di testate giornalistiche in Europa, tra cui Spiegel, The Guardian e Bild”.

Su questi siti copia secondo Meta “avrebbero pubblicato articoli originali che criticavano l’Ucraina e i rifugiati ucraini, supportavano la Russia e sostenevano che le sanzioni occidentali alla Russia si sarebbero ritorte contro. Avrebbero quindi promosso questi articoli e anche meme e video di YouTube su molti servizi Internet, inclusi Facebook, Instagram, Telegram, Twitter, siti Web di petizioni Change.org e Avaaz e persino LiveJournal”. 

Durante l’indagine “quando abbiamo bloccato i domini di questa operazione, hanno tentato di creare nuovi siti Web, suggerendo persistenza e investimento continuo in questa attività su Internet. Operavano principalmente in inglese, francese, tedesco, italiano, spagnolo, russo e ucraino. In alcune occasioni i contenuti dell’operazione sono stati amplificati dalle pagine Facebook delle ambasciate russe in Europa e in Asia”.

A proposito di fake news provenienti dalla Cina, Meta ha dichiarato di aver rimosso una “piccola rete” che prendeva di mira gli Stati Uniti, ma anche la Repubblica Ceca e alcuni segmenti di pubblico di lingua cinese e francese in altri luoghi. La campagna “includeva quattro sforzi in gran parte separati e di breve durata, ciascuno incentrato su un pubblico particolare in momenti diversi tra l’autunno del 2021 e la metà di settembre 2022”.

Negli Stati Uniti, l’operazione con sede in Cina “ha preso di mira persone su entrambi i lati dello spettro politico”, ha affermato Meta, ed è stata la prima rete cinese incentrata sulla politica interna statunitense a essere interrotta prima delle elezioni di medio termine del 2022.

La campagna nella Repubblica Ceca ha fatto leva su narrazioni antigovernative, prendendo di mira il sostegno dello stato all’Ucraina. Meta ha affermato che ogni campagna includeva circa una mezza dozzina di account e postava “durante l’orario di lavoro in Cina” e poche persone si sono effettivamente impegnate con i post.

AGI –  Attacchi, sabotaggi o provocazioni? Un vortice di accuse, sospetti e polemiche internazionali si è scatenato intorno al mistero delle tre falle nei gasdotti Nord Stream 1 e 2 che hanno provocato dei sensibili cali di pressione nonché una perdita nel Mar Baltico.

L’osservatorio sismico svedese ha rivelato “due forti esplosioni” nelle acque nei pressi del tratto del gasdotto Nord Stream interessato da perdite. Lo riferisce la televisione nazionale svedese Stv.

“Non c’è dubbio che si tratti di esplosioni”, ha dichiarato all’emittente Bjorn Lund, docente di sismologia e direttore della rete sismica nazionale svedese, “si vede chiaramente come le onde rimbalzino dal fondo alla superficie. Non c’è dubbio che sia stato uno scoppio”. Una delle esplosioni, aggiunge Stv, ha avuto una magnitudo di 2,3 ed è stata registrata in ben 30 stazioni di misurazione nel Sud della Svezia.

La prima esplosione è stata registrata alle 02:03 della notte di lunedì e la seconda alle 19:04 di lunedì sera e gli allarmi sulle fughe di gas sono arrivati ​​dall’amministrazione marittima rispettivamente alle 13:52 e alle 20:41 di lunedì, dopo che alcune navi avevano rilevato bolle in superficie. Svt afferma di aver ottenuto le coordinate delle esplosioni, che si troverebbero nella stessa area in cui sono state registrate le fughe di gas. Lund ha escluso al momento che le deflagrazioni siano legate a esercitazioni militari, come a volte accade.

Già lunedì sera le autorità danesi hanno parlato di una “pericolosa” fuoriuscita di gas disponendo immediatamente un divieto di navigazione e di sorvolo in un’area a sud dell’isola danese di Bornholm, a nord-est e a sud-est della quale sono state rilevate le perdite.

I gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2 attraversano entrambi il Mar Baltico per trasportare il gas naturale dalla Russia alla Germania, e oggi sia le autorità di sicurezza tedesche che quelle danesi hanno avviato approfondite indagine: sarà un caso, ma tutto questo accade mentre è prevista l’inaugurazione di una nuova pipeline per rendere la Polonia e altri Paesi europei meno dipendenti dal gas russo, la Baltic Pipe.

In conseguenza dell’attacco della Russia all’Ucraina, sia per il “congelamento” di Nord Stream 2 imposto e poi per la chiusura dei rubinetti di Nord Stream 1 da parte di Mosca, nessuno dei due gasdotti trasporta attualmente gas naturale verso l’Europa: tuttavia, entrambe le pipeline risultano piene. Materia incandescente, che ha scatenato immediatamente il meccanismo delle accuse reciproche.

La Germania ipotizza degli “attacchi” ai gasdotti – come delle fonti hanno rivelato al quotidiano Tagesspiegel – tanto che al governo federale guidato da Olaf Scholz si ritiene che questi danneggiamenti alle pipeline “non siano un caso”. In termini non troppo dissimili si è espressa la premier danese Matte Frederiksen: “Difficile immaginare che si tratti di perdite accidentali”.

 A seguire, la presa di posizione dello stesso Cremlino che oltre a dirsi “estremamente preoccupato”, afferma – per bocca del portavoce Dmitry Peskov – di non escludere “nessuna opzione”, tra cui “il sabotaggio”. Speculare e opposta la reazione che arriva dalla Polonia: “Purtroppo il nostro vicino a est persegue costantemente una politica aggressiva”, ha attaccato il viceministro agli Esteri polacco Marcin Przydacz a Varsavia, aggiungendo che se la Russia “è in grado di mettere in atto un’aggressione all’Ucraina, è chiaro che non si possono escludere provocazioni che si riguardino l’Europa occidentale”.

E di “sabotaggio” parla esplicitamente, ma puntando appunto il dito contro Mosca, il premier polacco Mateusz Morawiecki: “Non conosciamo i dettagli, ma vediamo chiaramente che siamo di fronte ad un atto di sabotaggio”. Intervenendo alla presentazione del gasdotto Baltic Pipe, Morawiecki ha incalzato: “Probabilmente siamo ad una nuova tappa di un’escalation, come accade anche in Ucraina”.

Negli anni passati il governo polacco aveva espresso la ferma contrarietà alla realizzazione del progetto Nord Stream 2, originariamente volto a moltiplicare il flusso di gas dalla Russia all’Europa, ed in particolare alla Germania, con l’argomento che la dipendenza energetica sarebbe stata usata dal Cremlino come uno strumento di pressione politica. Stesso argomento, peraltro, ribadito con forza negli anni da Washington e da Parigi, motivo per cui sul tema Nord Stream si sono registrate non poche tensioni con Berlino. 

L’anno scorso i lavori per la realizzazione di Nord Stream 2 erano portati a termine, ma la Germania non ha mai dato il via libera alla sua messa in funzione, proprio a causa dell’invasione russa.  Intanto l’Agenzia federale tedesca che gestisce la rete energetica ha messo le mani avanti dichiarando che non vi sarebbero state conseguenze sulla sicurezza energetica. Nondimeno, si aggiunge nella nota, “stiamo cercando di fare luce” insieme al ministero per l’Economia sulle falle alle pipeline, ma “attualmente non conosciamo ancora le cause” della perdita di pressione.

Le autorità danesi hanno annunciato lunedì la scoperta di una perdita nel gasdotto Nord Stream 2, che finora non è stato utilizzato per importare gas russo. In seguito sono stati informati di un forte calo di pressione sul gasdotto Nord Stream 1, che fino a poco tempo fa era una delle principali fonti di gas per la Germania. Per intanto la società Nord Stream Ag riferisce che “non è chiaro quando il sistema torni ad essere funzionante”, e spiega che le due falle del primo gasdotto “sono molto vicine una all’altra”, anche se si trovano “una nella zona economica svedese e una nella zona economica danese”. E’ sempre Frederiksen a tirare le somme dal punto di vista politico della vicenda: il danno ai gasdotti del Baltico “dimostra che vie è la necessità di una maggiore sicurezza energetica in Europa”.

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