Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

La Francia ha già accumulato più di 1,54 milioni di metri cubi di rifiuti radioattivi e la loro quantità aumenta ogni anno in modo esponenziale, rendendo impellente la costruzione di nuovi siti di stoccaggio. A lanciare l'allarme e' l'Agenzia nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi (ANDRA) nel suo rapporto triennale, che conferma uno scenario sempre più preoccupante e la necessità di soluzioni logistiche, ma soprattutto politiche, alla sfida del nucleare. In un tentativo di dare l'idea anche visivamente, l'agenzia ha spiegato che ogni anno un cittadino francese produce l'equivalente di "mezzo litro di latte in Tetrapak" di rifiuti radioattivi.

In 2 anni prodotti 85 mila metri cubi di rifiuti

Nei fatti, però, tra il 2015 e il 2016 sono stati prodotti altri 85 mila metri cubi di rifiuti. Il 60% proviene dal parco nucleare, il 27% da attività di ricerca, il 9% dal settore difesa e il rimanente da altre industrie e dal settore sanitario. Il 3% dei rifiuti è ad alta attività o lunga vita – centinaia di migliaia di anni per il loro smaltimento – e concentra il 99,8% della radioattività totale. Il 90% dei rifiuti ha invece un livello medio, basso o molto basso di attività. Rimane il fatto che gli attuali impianti di stoccaggio sono quasi arrivati a saturazione e ne servono altri sia di breve che media e lunga durata.

Per quelli più pericolosi è stato individuato un sito nel comune di Bure, nella Meuse (nord-est), al centro di una forte contestazione delle popolazioni locali e degli ambientalisti in difesa delle foreste. Nel 2019 l'ANDRA dovrà presentare formale richiesta per la sua creazione e il futuro Centro industriale di stoccaggio geologico (Cige'o) potrebbe aprire nel 2026. La sfida dello stoccaggio riguarda anche gli altri tipi di rifiuti, destinati a crescere in relazione alle normali attività di produzione e di consumo ma soprattutto in vista della chiusura ineluttabile dei reattori più vecchi. Ad oggi ben 19 centrali nucleari sono in servizio sul territorio francese, con un totale di 58 reattori, che coprono il 71% del fabbisogno nazionale in energia elettrica. Si tratta del secondo parco nucleare al mondo, dietro quello degli Stati Uniti, ma i suoi impianti stanno pericolosamente invecchiando.

La prima centrale, di Fessenheim, è entrata in servizio nel 1977; la durata massima di vita di un impianto è di circa 50-60 anni, ma già dai 40 anni in su aumentano i rischi ambientali e per la salute umana. Molte delle centrali francesi – costruite tra il 1977 e il 1992 – stanno quindi entrando in una fase di vita più critica. Sulla carta la legge di transizione energetica, varata nel 2015, sotto la presidenza del socialista Francois Hollande, prevede una riduzione costante della produzione di energia nucleare, per un livello massimo del 50% nel 2025.

Le promesse di Macron

In campagna elettorale, il presidente Emmanuel Macron si era impegnato in prima persona a favore della riduzione della dipendenza dal nucleare, promettendo di realizzare l'obiettivo prestabilito per legge. Il primo anno della sua presidenza si è concluso, ma le notizie per il nucleare non sono delle più confortanti. Il suo ministro per la transizione ecologica, il noto ambientalista Nicolas Hulot, ha già annunciato che difficilmente l'ambizioso traguardo verrà raggiunto, quindi per ora non si parla più di chiusura di un numero significativo di centrali.

Peggio ancora, pochi mesi fa Macron, dalla politica energetica molto prudente, si è detto possibilista, non escludendo alcuna opzione, neanche quella di costruire nuovi reattori. Tra gli argomenti tecnici e scientifici quello dell'impatto ambientale della riduzione del parco nucleare: la chiusura di 20 impianti raddoppierebbe le emissioni di C02, gas responsabile del cambiamento climatico. Una teoria respinta da molte associazioni ambientalisti francesi che a gran voce chiedono al governo maggior impegno per attuare politiche di controllo dei consumi energetici e sviluppare ulteriormente fonti di energie rinnovabili.

È alta la posta in gioco per il Paese leader nel settore nucleare, sia a livello nazionale che internazionale: tanti, troppo gli interessi di 'Electricite' de France' (EDF) e del gigante dell'uranio 'Areva', per citarne solo due. E' di poche settimane fa la firma dell'accordo di cooperazione tra EDF, General Electric e New Delhi per sviluppare in India il più grande progetto nucleare al mondo, che prevede la costruzione di sei reattori di ultima generazione (EPR) nel sud-ovest del gigante asiatico. 

Il presidente russo Vladimir Putin assisterà oggi (alle 17.00 ore italiane) alla finale dei Mondiali di calcio, che vede affrontarsi allo stadio Luzhiniki di Mosca, Francia e Croazia. E sarà proprio lo 'zar' del Cremlino, al termine della partita, a premiare la squadra vincitrice. Insieme al leader russo, allo stadio saranno presenti oltre 10 presidenti, diversi primi ministri e molti altri "funzionari di alto livello" provenienti da paesi stranieri, ha fatto sapere il consigliere presidenziale, Yuri Ushakov.

Con alcuni di loro – come il presidente francese Emmanuel Macron – Putin avrà anche colloqui. Sugli spalti siederanno, tra gli altri l'emiro del Qatar, i presidenti di Croazia, Bielorussia, Armenia, Moldavia, Gabon e Sudan, e quelli delle repubbliche di Abkhazia e Ossezia del Sud (resesi indipendenti dalla Georgia e appoggiate da Mosca), i primi ministri di Ungheria e Kirghizistan.

Al Luzhinki ci sarà anche il vice premier e ministro dell'Interno italiano, Matteo Salvini, il cui arrivo è atteso nelle prossime ore a Mosca. Potrebbe essere la prima volta che Salvini e Macron si incrociano, dopo le aspre critiche mosse dal ministro dell'Interno al leader francese sulla gestione dei flussi migratori. E la tensione si è riverberata anche sul calcio: Salvini ha già detto che tiferà la Croazia, anzi nei giorni scorsi aveva precisato di "tifare tutti tranne la Francia".

Il vicepremier si tratterrà a Mosca fino a domani, quando in mattinata avrà colloqui con il suo omologo russo. Alla cerimonia di chiusura della Coppa del Mondo, Putin ha in programma anche di incontrare il capo del Comitato olimpico internazionale (Cio), Thomas Bach.

Aumenta la tensione in Nicaragua dopo la morte di due studenti in un assalto armato di forze paramilitari filogovernative contro una Chiesa di Managua dove i giovani si erano rifugiati, insieme a giornalisti e sacerdoti, per sfuggire alla polizia. Il cardinale nicaraguense, monsignor Leopoldo Brenes, che ha guidato l'evacuazione dei ragazzi dalla Chiesa, ha confermato la morte di due giovani e il ferimento di altri due.

L'attacco dei paramilitari è cominciato venerdì, gli studenti dell'Università Nazionale Autonoma del Nicaragua (Unan), la principale del Paese, hanno vissuto quasi 20 ore di terrore asserragliati nella casa parrocchiale della Chiesa della Divina Misericordia dove avevano trovato rifugio. "I proiettili fischiavano sopra le nostre teste", ha raccontato un giovane, con il volto coperto. I paramilitari, con il volto mascherato, "ci hanno attaccato senza pietà e hanno tentato per due volte di dare alle fiamme la Chiesa mentre eravamo all'interno", ha raccontato ancora il giovane che per precauzione ha voluto rimanere anonimo e farsi chiamare semplicemente "el Negro" ("il Nero"). "Non hanno avuto rispetto per la Chiesa né per l'immagine della Vergine o di Cristo: hanno distrutto tutto, i muri sono crivellati" di proiettili.

I due giovani morti erano asserragliati dalla notte nella Chiesa insieme a una decina di altri studenti, tre giornalisti, medici e sacerdoti. Ad assedio finito, gli altri studenti sono riusciti a uscire a bordo di auto, camionette e autobus verso la Cattedrale Metropolitana, scortati dai vescovi e dalla Croce Rossa nicaraguense, con la mediazione dell'Episcopato. Quando sono usciti, gli studenti sono stati accolti da una folla che mescolava canti religiosi, l'inno nicaraguense e canzoni di protesta come 'El pueblo unido jamas sera vencidò. Gli studenti in seguito hanno raccontato che, una volta lasciata la Chiesa, quattro loro colleghi sono stati prelevati dai paramilitari.

Il vescovo ausiliare di Managua, Silvio Baez, ha accusato il governo di Daniel Ortega di aver attraversato "il limite del disumano e dell'immorale". "La repressione di venerdi' notte contro civili, per lo più studenti, è condannabile da ogni punto di vista: la comunità internazionale non può rimanere indifferente".

Due motociclisti della Guardia Repubblicana sono entrati in collisione nei pressi dell'obelisco della Concorde proprio davanti alla tribuna presidenziale. E la pattuglia acrobatica dell'aeronautica francese ha invertito i colori della bandiera dell'Hexagone nel cielo parigino. Sarà ricordata come la parata delle gaffe la sfilata militare nella capitale francese in occasione della festa nazionale del 14 luglio, che in Francia ha commemorato come ogni anno la Presa della Bastiglia.

I caccia, 9 in tutto, dovevano disegnare il tricolore in aria con tre strisciate blu, bianche e rosse; e invece il primo dei tre aerei del blu ha fatto fuoriuscire un fumo rosso: un errore grossolano in presa diretta. Quanto ai motociclisti, sono finiti rovinosamente a terra ed è stato solo grazie al fatto che la velocita' fosse molto ridotta che nessuno si e' fatto male. I due 'errori' sono stati prontamente captati dal pubblico e rilanciati sui social, con commenti sardonici. Ironia della sorte, i colori sono stati sbagliati proprio alla vigilia della finale dei Mondiali di Calcio, in cui la nazionale dei Bleues se la dovrà vedere con quella croata, la cui bandiera ha gli stessi colori ma invertiti. Con il risultato che i caccia in cielo hanno disegnato la bandiera croata

Un cattivo presagio per la finale dei Mondiali?

Solo un infortunio o un cattivo presagio per la finale dei mondiali contro la Croazia? Se lo chiedono i tifosi francesi, dopo che la pattuglia acrobatica
della loro Aeronautica ha sbagliato l'ordine dei colori della bandiera nazionale mentre sorvolava la parata sugli Champs Elysees per l'anniversario della Presa della Bastiglia. 

I nove caccia delle 'Frecce' francesi dovevano disegnare il tricolore con tre strisciate blu, bianche e rosse; e invece il primo dei tre aerei del blu ha fatto fuoriuscire un fumo rosso. Qualcuno sui social ha fatto notare che la scia ricordava la bandiera croata, che ha lo stesso tricolore della Francia ma orizzontale e con l'ordine invertito (rosso, bianco e blu).

L'opposizione democratica insorge contro il presidente Donald Trump reclamando la cancellazione del summit con il capo del Cremlino Vladimir Putin, dopo l'incriminazione di 12 agenti di Mosca per interferenze nelle presidenziali Usa del 2016. "Non ci dovrebbe essere alcun incontro a due tra questo presidente e il signor Putin", ha detto il numero due della commissione Intelligence del Senato, il democratico Mark Warner, in riferimento al fatto che Trump vuole vedere il presidente russo da solo, senza advisor, il prossimo 16 luglio in Finlandia, almeno per una parte del summit. "Inoltre, se il presidente e la sua squadra non vogliono considerare queste incriminazioni come massima priorità al vertice di Helsinki allora l'incontro dovrebbe essere cancellato", ha aggiunto Warner.

Il leader di minoranza al Senato, il democratico di New York Chuck Schumer, ha fatto analoghe considerazioni. "Trump dovrebbe cancellare il summit con Putin fino a che la Russia non faccia passi dimostrabili e trasparenti per dimostrare che non interferira' in future elezioni", ha avvertito Schumer, "sarebbe altrimenti un insulto alla nostra democrazia".

Trump ha escluso ieri che Putin sia un nemico definendolo "un competitor", cioè un concorrente, e auspicando che tra di loro possa nascere un'amicizia. Commentando le incriminazioni annunciate oggi, Trump si è limitato a dire che "porrà questa domanda con fermezza" a Putin. La Casa Bianca ha intanto fatto sapere che il vertice con il capo del Cremlino non sarà cancellato e verrà seguito da una conferenza stampa congiunta.

Si chiama Roxham Road e sarebbe una semplice strada di campagna, se non fosse che proprio in mezzo a quella striscia di asfalto corre il confine tra Stati Uniti e Canada. Quegli otto chilometri scarsi sono così diventati meta di un pellegrinaggio sempre più importante, la rotta tentata dai migranti che, dal sud, cercano di raggiungere il Canada.

Roxham Road, tra Quebec e Stato di New York

L’immigrazione, in Canada, non è mai stato un tema di dibattito particolarmente acceso, anche se i flussi non sono mai stati ridotti. Nel 2016, ad esempio, più di una persona su cinque era immigrata. Dati superiori, e di molto, a quelli statunitensi; ma a differenza dei vicini del sud, le polemiche anche politiche sono state poche. Almeno finora. Com’è stato possibile reggere fino a oggi questo equilibrio? Merito di una situazione geografica favorevole e, secondo The Atlantic, di una politica di accoglienza molto chiara. Due aspetti che vanno di pari passo: la nazione nordamericana ha la peculiarità di essere circondata da oceani su tre lati, “muri naturali” che difficilmente possono essere superati in maniera autonoma o a bordo di gommoni e imbarcazioni improvvisate. Al punto che, nei porti marittimi canadesi, nel 2018 sono arrivate soltanto dieci richieste di asilo. E via terra l’accesso può avvenire soltanto dagli Stati Uniti, un Paese che da sempre attrae più di altri e che pertanto viene spesso scelto come approdo, sia dai rifugiati politici e richiedenti asilo che dai cosiddetti migranti politici.

Arrivare in Canada di nascosto, in maniera illegale, è quindi difficile. “È un Paese in cui quasi tutti gli arrivi avvengono dalla porta principale, all'aperto, durante le ore diurne”, scrive la rivista di Washington. Cioè in aereo. Ma volare verso il Canada non è così semplice.

Qualcosa sta cambiando

Le norme che regolano l’accesso in Canada sono piuttosto stringenti. Per le persone che provengono da molti Paesi è necessario un visto, e ottenerlo non è sempre semplice. “Se provengono da un luogo che, di recente, ha visto partire per il Canada molte persone – in vacanza o come richiedenti asilo – la domanda può essere respinta”. È successo nel 2012, quando il 18% delle richieste di visto erano state negate, e continua ad accadere. Lo scorso anno, su due milioni di domande, i rifiuti erano stati il 26%. Nei primi cinque mesi del 2018, i no sono arrivati in quasi un caso su tre. Ma nello stesso periodo di tempo, l’ultimo anno e mezzo, Roxham Road si è fatta sempre più trafficata. La strada che dallo Stato di New York porta in Quebec ha accolto sempre più immigrati. Il confine, in quel punto, non è considerato ufficiale. C’è soltanto una strada che prosegue in mezzo alla vegetazione.

Lì non si applica cioè il Safe Third Country Agreement, l’accordo tra Canada e Stati Uniti secondo cui i primi possono rifiutare di accogliere migranti, anche richiedenti asilo, e rimandarli quindi oltre il confine, in virtù della convinzione che gli Usa siano un luogo dove la richiesta possa essere valutata in maniera equa e umana. Roxham Road è una sorta di oasi nel deserto, un miraggio, la strada che conduce alla speranza. Da lì si passa e si entra direttamente in Canada. La richiesta d’asilo, una volta superata Roxham Road, verrà fatta sul suolo canadese. La giurisdizione, in quel caso, tutela i migranti in maniera più completa, offrendo assistenza sanitaria gratuita e consentendo loro di lavorare legalmente in attesa che la domanda venga accolta o respinta. Un processo che può durare anni.

A confermare il trend che vede la rotta del Quebec particolarmente battuta sono i dati sull’immigrazione del governo canadese. Tra gennaio e maggio, le richieste d’asilo sono state 21.935: il Quebec, la regione di confine dove arriva Roxham Road, è quella che ne ha ricevute di più. Il problema è arrivato anche in Ontario, la regione che confina con il Quebec, dove il governatore Doug Ford ha accusato la politica del premier Justin Trudeau. “Il governo federale ha incoraggiato l’attraversamento illegale del confine e continua a introdurre persone che arrivano dagli Stati Uniti in Ontario via Quebec”, aveva detto Ford, secondo cui la responsabilità del “casino è al 100% del governo federale”.

Non tutti la pensano così: nel video del quotidiano Montreal Gazette, Paul Clarke della ong Action Réfugiés Montreal sostiene che il Canada possa sostenere il peso dell’immigrazione: “Costerà soldi, questo è certo, ma in ballo ci sono esseri umani che hanno il diritto di chiedere asilo. E il Canada può farcela”. 

Il 12 luglio la Corte federale tedesca ha stabilito che i genitori di una teenager, morta nel 2012, hanno il diritto di accedere al suo profilo Facebook e ai suoi messaggi privati. La sentenza arriva dopo l’opposizione da parte del social network, il quale ha dichiarato di voler tutelare la privacy della ragazza e dei suoi contatti. Ma la famiglia della giovane, che ha perso la vita dopo essere stata investita da un treno, vuole capire se la ragazza si sia suicidata. Circostanza nella quale il conducente del treno avrebbe diritto a una compensazione, secondo quanto previsto dalle norme tedesche.

Come lettere, libri e diari, anche il profilo Facebook può essere ereditato. È sulla base di questa equivalenza che la Suprema Corte tedesca ha disposto l’accesso dei familiari della ragazza al suo profilo Facebook, come riportato dalla Bbc. Nel corso del dibattimento il social network aveva opposto il diritto alla riservatezza dei contatti della ragazza, i quali verrebbero esposti nel caso in cui venisse ripristinato l’accesso all’account.

Leggi anche: È nato un nuovo mestiere: il curatore del testamento digitale

In una dichiarazione Facebook ha commentato a Reuters: “Queste domande – come pesare il volere dei parenti e proteggere la privacy di terzi – sono tra le più difficili che abbiamo affrontato. Siamo solidali con la famiglia. Allo stesso tempo, gli account di Facebook sono utilizzati per scambi personali tra individui che abbiamo il dovere di proteggere. Mentre noi siamo rispettosamente in disaccordo con la decisione odierna del tribunale, il lungo processo mostra quanto sia complessa la questione in discussione. Analizzeremo il giudizio per valutarne tutte le implicazioni”.

Secondo le regole attualmente vigenti sul social network, in caso di morte di un utente, Facebook consente ai familiari di accedere al profilo esclusivamente per trasformarlo in un account commemorativo o per cancellarlo. Ma nella battaglia legale tra l’azienda e i parenti della ragazza, che all’epoca della morte aveva quindici anni, ha prevalso il diritto dei genitori di sapere con chi la figlia minorenne abbia comunicato.

Nel 2015, in primo grado, un tribunale tedesco aveva dichiarato applicabile il diritto di successione vigente per i beni personali del deceduto. Sentenza ribaltata poi nel 2017 in appello a favore di Facebook. La decisione della Suprema corte tedesca segna quindi un importante precedente per la Germania, dove la normativa sulla privacy è particolarmente severa sulla scorta del passato totalitario del Paese. Un portavoce del tribunale ha dichiarato che “Il verdetto di oggi deve riguardare anche gli account su altri social media e non solo Facebook e Instagram. Quindi è una sentenza della più ampia applicazione”.

Lunedì prossimo Theresa May si gioca tutto. La Camera dei Comuni voterà il suo piano sulla Brexit che, giudicato troppo morbido dall'ala dura del 'Leave', ha causato le dimissioni del ministro degli Esteri, Boris Johnson, e di David Davis, il cui dicastero era direttamente incaricato di gestire i negoziati per il divorzio da Bruxelles. L'ala dei deputati 'tories' ribelli, capeggiati da Jacob Rees-Mogg, che potrebbe votare no sarebbe pari a qualche decina su un totale di 317. Ma, a meno che arrivi un soccorso da parte dell'opposizione (su questo punto i laburisti appaiono divisi), ne basterebbero molti meno per far saltare tutto. Alla Camera dei Comuni il governo May ha infatti una maggioranza di appena due voti e il suo esecutivo è appeso al sostegno dei dieci unionisti irlandesi.

Toni più alti per ricompattare il partito

Il post dai toni forti sui migranti comunitari apparso oggi sul profilo Facebook ufficiale della premier appare quindi come un tentativo in extremis di ricompattare un partito lacerato. "Non accadrà più – scrive May – che la gente senza permesso arrivi qui da tutta Europa con la remota speranza di poter trovare un lavoro. Saranno sempre benvenuti invece i professionisti qualificati che aiutano il nostro Paese a prosperare, medici e infermieri, ingegneri e imprenditori, ma per la prima volta da decenni, avremo il pieno controllo delle nostre frontiere. E sarà il Regno Unito, non Bruxelles, che deciderà a chi sarà consentito vivere e lavorare qui". Nel 'libro bianco' apparso sul sito ufficiale di Downing Street,(ovvero la proposta di 'Soft Brexit' che ha causato le dimissioni di Johnson e Davis, fautori della versione 'hard') la questione non è però così netta. Non solo le società che forniscono servizi saranno in grado di "muovere le loro persone di talento" attraverso il Canale della Manica ma continuerà a essere concesso ai cittadini comunitari di recarsi nel Regno Unito senza visto per impieghi di lavoro "temporanei". Ma a far inviperire i 'Brexiteer' sarà soprattutto il punto che prevede che le controversie commerciali, in certi casi, debbano "far riferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea per l'interpretazione".

Una Brexit meno Brexit possibile 

Le ragioni per un divorzio così soft stanno nella premessa ove il governo si richiama a una Brexit "pratica". Innumerevoli sono infatti i contrattempi che verrebbero causati da una cesura netta o disordinata, come si sono resi conto negli ultimi mesi anche tanti fautori del 'Leave'. L'obiettivo è, di fatto, mantenere con Bruxelles una relazione il più possibile simile a quella esistente, con "un dialogo regolare e istituzioni congiunte". Naturale che Johnson se ne sia andato sbattendo la porta. 

In primo luogo, verrebbe fissata un'area di libero scambio per evitare "costose dichiarazioni doganali" e, soprattutto, scongiurare l'incubo di una nuova frontiera tra le due Irlande. Inoltre vengono proposte "regole comuni su cibo e agricoltura" e addirittura la partecipazione del Regno Unito alle agenzie Ue che coprono settori quale la chimica, l'aviazione e la medicina, "accettando le regole di queste agenzie e contribuendo ai loro costi". Partnership stretta anche in campo di sicurezza, con costante scambio di dati a protezione dei cittadini e, addirittura, "coordinamento nella politica estera e nella difesa". Il libero movimento di persone dalla Ue alla Gran Bretagna, nondimeno, finirà. I dettagli devono però ancora essere negoziati nei mesi a venire e già in passato erano state promesse a Bruxelles importanti concessioni (se non addirittura voce in capitolo).

Elogio dell'Alleanza e un ringraziamento agli alleati che si "sono impegnati" a un "significativo" aumento dei finanziamenti per la difesa. Donald Trump lascia Bruxelles al termine del Vertice dei capi di Stato e di governo convinto di avere strappato ai partner l'impegno che da mesi l'amministrazione americana chiede con forza: più soldi per le spese militari. Impegno che però gli alleati non confermano e che viene anzi pubblicamente negato sia dal presidente francese Emmanuel Macron, che dal premier italiano Giuseppe Conte. E sul quale glissa anche lo stesso segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che si limita a confermare che i 29 sono d'accordo nel proseguire sulla strada dell'accordo del 2014, ovvero assicurare il 2% del Pil per la difesa entro il 2024. Niente di più.

Trump gioca fin dall'inizio tutta la sua strategia mediatica e negoziale sulla questione finanziamenti, prova a forzare con la richiesta provocatoria lanciata ieri di arrivare al 4% del Pil, e rilancia oggi con le voci fatte circolare da diversi media secondo cui lo stesso presidente Usa avrebbe minacciato di "andare da solo" se gli alleati non avessero soddisfatto le sue richieste finanziarie. Posizione che Trump ha smentito, confermando di voler "restare impegnato nell'alleanza" e firmando una dichiarazione finale che riafferma gli obblighi e gli impegni Usa nella Nato.

Le scintille tra Donald e Angela

"L'impegno degli Usa è molto forte e rimane forte – dice Trump in conferenza stampa – io credo nella Nato", aggiunge negando screzi con i partner, in particolare con Angela Merkel. "C'è stato un vero spirito di collegialità tra di noi", dice. In realtà l'irritazione della Merkel c'è stata, riferiscono fonti diplomatiche. Tanto che sarebbe stata la stessa cancelliera, già ieri attaccata frontalmente da Trump, a chiedere al segretario generale della Nato, mentre i partner erano impegnati nella discussione sulla Georgia e Ucraina, di convocare una riunione straordinaria ristretta per chiarire la questione delle spese. Trump fa sapere di avere tutti gli alleati dalla sua e aggiunge che in risposta alle sue richieste i partner si sono impegnati ad un significativo incremento. "Ieri ho detto agli alleati che non sono contento con quello che accade, e loro hanno sostanzialmente innalzato il loro impegno ", dice.

Il presidente Usa, che si è ancora una volta definito "un genio molto stabile", rivendica di avere spinto gli alleati da aver aumentato le spese di 33 miliardi di dollari rispetto all'anno scorso e a 4 giorni dal faccia a faccia con Vladimir Putin a Helsinki aggiunge che "non credo che questo aiuterà la Russia, oggi la Nato è piu' forte di due giorni fa". Ma a stretto giro arrivano le smentite sia del presidente francese Macron che del premier italiano Conte. "C'è stato un comunicato ieri e questo comunicato è chiaro – ha detto Macron – riafferma che c'è un impegno per arrivare al 2% entro il 2024". Conte riconosce che il problema sollevato da Trump è reale e che l'impegno Usa è decisamente superiore a quello dei partner europei, ma ribadisce che "l'Italia conferma gli impegni di spesa per la Nato: ha ereditato impegni di spesa che non abbiamo alterato, non ci sarà nessuna spesa aggiuntiva". "Abbiamo deliberato che non ci saranno altri contributi rispetto a quanto già predeterminato da tempo", aggiunge. Nessun impegno nemmeno da Angela Merkel, che ammette tuttavia che "dobbiamo porci la domanda su cosa si possa fare di più".

L’astronomia è una scienza “inclusiva” e utilizza tutti i possibili canali di informazione per studiare gli oggetti celesti. I telescopi, sia quelli a terra sia quelli nello spazio, raccolgono e studiano i fotoni emessi dai corpi celesti, ma abbiamo imparato che esistono altre finestre per studiare l’Universo. Abbiamo visto nascere l’astronomia gravitazionale, grazie alle prime rivelazioni di onde gravitazione degli scorsi anni, ed ora assistiamo alla nascita dell’astronomia basata sui neutrini . In verità quello che conta non è solo la rivelazione di un’onda gravitazionale o di un neutrino ma la possibilità di associare queste osservazioni a sorgenti di fotoni . Infatti, solo grazie ai fotoni possiamo risalire all’oggetto celeste responsabile dell’emissione.

Si chiama astronomia multimessaggero, appunto perché coniuga diversi messaggeri celesti.  Gli astronomi e i fisici da tempo lavoravano fianco a fianco, ma tutto è giunto a maturità nell’estate del 2017. Prima, il 17 agosto ,c’è stata l’onda gravitazione GW170817, prodotta dalla fusione di due stelle di neutroni, che è stata studiata da astronomi di mezzo mondo, poi, il 22 settembre è stata la volta di IC-170922A, un neutrino molto energetico rivelato dallo strumento IceCube, che opera immerso nei ghiacci dell’Antartide.


Così IceCube ha visto il neutrino IC-170922A. Le dimensioni dei pallini sono proporzionali all’intensità del segnale registrato nei singoli rivelatori mentre i diversi colori riflettono il tempo di arrivo. Prima sono stati registrati i rossi, poi i verdi, infine i blu per una durata totale dell’attraversamento di 4 microsecondi. La freccia rappresenta la ricostruzione della direzione d’arrivo del neutrino  

 

L’energia del neutrino era  così alta da fare escludere ogni origine “locale”. Doveva essere di provenienza cosmica. Dal momento che i neutrini viaggiano in linea retta, come i fotoni, IceCube ha lanciato una allerta neutrino chiedendo a tutti i telescopi disponibili di osservare la regione, nella costellazione di Orione, dalla quale era stato visto arrivare il neutrino.  L’allerta era principalmente rivolta ai telescopi gamma che sono operativi in orbita ed al suolo perché i processi fisici che producono neutrini di alta energia, attraverso interazione di protoni molti energetici, devono produrre anche raggi gamma di alta energia. 

Il telescopio Fermi, una missione per studiare il cielo gamma della NASA alla quale l’Italia partecipa in modo importante attraverso ASI, INAF e INFN, ha notato la presenza di una sorgente che appariva più brillante del solito. Si trattava di TXS 0506+056, una galassia attiva già catalogata, che emette raggi gamma in virtù della presenza di un mostruoso buco nero centrale.  


 Immagine del cielo gamma visto da Fermi LAT (a sinistra) e da MAGIC (a destra). Le ellissi grigio e rossa rappresentano l’area di incertezza della ricostruzione della direzione di arrivo del neutrino (rispettivamente al 50% e 90%) che è rappresentata dal quadratino verde (il quadratino giallo è la posizione comunicata a caldo nel Telegramma astronomico con l’allerta neutrino). Il cerchietto verde è invece la posizione della sorgente del catalogo Fermi che coincide con TXS 0506+056. Le immagini mostrano chiaramente che nella regione di provenienza del neutrino, oltre a TXS.., non ci sono altre sorgenti “accese”

 

L’attività aumentata della galassia non è sfuggita al satellite AGILE, una missione tutta italiana, nata dalla collaborazione di ASI, INAF ed INFN, sempre dedicata allo studio dei raggi gamma. Poi è entrato in azione lo strumento MAGIC alle Canarie, due enormi specchi che rivelano la luce emessa dalla cascata di particelle prodotte dei fotoni gamma quando entrano nell’atmosfera. MAGIC ha rivelato fotoni gamma mille volte più energetici di quelli di Fermi.  WOW !

La galassia era chiaramente in uno stato eccitato a seguito di qualche evento accaduto nelle vicinanze del buco nero che aveva fatto aumentare la produzione di energia, probabilmente accelerando protoni  che poi, interagendo tra loro, avevano dato origine sia al neutrino che ai raggi gamma.  La misura della distanza di TXS 0506+056 ci dice che tutto era avvenuto 4,5 miliardi di anni fa, quando la terra (insieme a tutto il sistema solare) si stavano ancora formando.  Aggiungiamo che di neutrini ne sono stati sicuramente prodotti moltissimi, ma si tratta di particelle molto difficili da rivelare ed è una fortuna che uno di loro sia stato visto da IceCube.

Grazie alla coincidenza spaziale tra la direzione di arrivo del neutrino IC-170922A e la galassia eccitata TXS 0506+056, il 22 settembre 2017 è nata una nuova accoppiata nell’astronomia multimessaggero: neutrini e fotoni e gli astrofisici italiani hanno partecipato da protagonista.

Flag Counter