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AGI – La Russia risponderà in caso di schieramento di basi Nato in Svezia e Finlandia. Questo l’avvertimento di Vladimir Putin, secondo l’agenzia Ria Novosti. “Non abbiamo problemi con Svezia e Finlandia, come ne abbiamo con l’Ucraina. Ma in caso di posizionamento di infrastrutture militari Nato in Finlandia e Svezia, saremo costretti a rispondere in maniera speculare“.

Il presidente russo ha risposto alle battute dei leader del G7 che, al castello di Elmau, in Germania, nel corso dell’ultimo vertice avevano azzardato di essere pronti a mettersi a petto nudo per essere “più fichi” del capo del Cremlino. “Non so come volessero spogliarsi, ma penso che sarebbe uno spettacolo disgustoso“.

Putin ha anche detto che “non è cambiato nulla nell’operazione speciale in Ucraina”, ma che “le tattiche possono essere diverse”. Poi ha assicurato che “le truppe russe raggiungono i loro obiettivi” e ha ripetuto che “l’obiettivo finale dell’operazione speciale è proteggere il Donbass e creare le condizioni per garantire la sicurezza della Russia”. 

Il presidente ha negato la responsabilità della Russia nell’attentato che lunedì ha provocato almeno 18 morti in un centro commerciale nella città ucraina di Kremenchuk, secondo quanto riferito da Kiev. “Il nostro esercito non bombarda le infrastrutture civili. Abbiamo tutta la capacità di sapere cosa c’è in ogni luogo“.

In a moment when Putin has shattered peace in Europe and attacked the very tenets of the rules-based order, the United States and our Allies are stepping up to support Ukraine and boost our defenses.

We’re proving that NATO is more needed now than it ever has been. pic.twitter.com/vGTgRHCgAZ

— President Biden (@POTUS)
June 29, 2022

La Nato è più necessaria che mai”: lo ha detto su Twitter il presidente Usa, Joe Biden, al termine della seconda giornata di lavori al vertice dell’Alleanza a Madrid.  Biden ha poi aggiunto che “in un momento in cui Putin ha infranto la pace in Europa e attaccato i principi stessi dell’ordine basato sulle regole, gli Stati Uniti e gli alleati si stanno facendo avanti per sostenere l’Ucraina e rafforzare le difese” comuni.

AGI – La Turchia ha rimosso il veto all’ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia. Non un passo indietro, piuttosto una vittoria per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha visto soddisfatte tutte le proprie richieste, che ha rilanciato su scala internazionale la posizione turca contro il Pkk e diffuso un chiaro messaggio a tutti gli alleati sul sostegno al separatismo curdo e consolidato la propria centralità all’interno dell’Alleanza Atlantica.

Probabilmente il leader turco avrebbe voluto una operazione militare nel nord della Siria per colpire i separatisti curdi del Pkk-Ypg. Un’operazione più volte annunciata negli scorsi mesi su cui è però calato il veto di Usa, Russia e Iran. Un intervento militare avrebbe permesso al presidente di lanciare uno spot elettorale contro il terrorismo, toccando le sensibilissime corde del nazionalismo turco e recuperare un po’ del consenso dissipato dalla crisi economica che affligge il Paese.

Tramontata almeno per ora l’ipotesi di un attacco nel nord della Siria, Erdogan è riuscito, come spesso gli capita, a escogitare una maniera per raggiungere il proprio fine e colpire i separatisti curdi, non con le bombe, ma con la diplomazia.

Un tira e molla che ha tenuto per più di un mese con il fiato sospeso tutta la Nato. Un tira e molla che al momento lo vede uscire vincitore. L’occasione che il presidente turco ha colto è arrivata con la richiesta di entrare nella Nato formulata da Svezia e Finlandia lo scorso maggio, quando i due Paesi scandinavi hanno abbandonato la linea della neutralità sull’onda delle preoccupazioni suscitate dall’aggressività della Russia e dall’invasione dell’Ucraina.

La richiesta di ingresso era infatti stata accolta positivamente da tutti i membri dell’Alleanza meno che dalla Turchia, che ha opposto un secco no all’ingresso dei due Paesi scandinavi. Un veto che aveva attirato su di sé l’attenzione del mondo, motivato da Erdogan sulla base del sostegno, asilo e protezione che i due Paesi garantiscono a terroristi del Pkk e dell’ala siriana Ypg.

Il presidente turco ha colto al volo l’occasione per rilanciare il tema Pkk e le critiche e le accuse agli alleati Nato per il sostegno al separatismo curdo. A farne le spese direttamente Svezia e Finlandia, tenute sulle spine per più di un mese, tuttavia il messaggio era diretto ad altri alleati, in primis Usa e Germania. Gli Stati Uniti sono infatti stati il principale alleato dello Ypg nel nord della Siria.

Un sostegno giustificato con la lotta all’Isis, ma che è andato ben oltre il conflitto con lo stato islamico infiammando ciclicamente i rapporti tra Usa e Turchia negli ultimi anni. Sempre in questi anni Ankara ha criticato spesso Paesi Nato come Germania, Francia, Belgio e Olanda per la tolleranza nei confronti della propaganda anti turca e filo Pkk.

Critiche che però finivano spesso nel vuoto, sortendo come unico effetto un botta e risposta tra diplomazie e consolidando l’idea dell’ossessione anti curda della Turchia in Europa. La guerra in Ucraina ha invece creato una prevedibile ed enorme attenzione rispetto alla posizione turca e permesso al governo Erdogan di rilanciare il tema Pkk a spese dirette dei due Paesi Scandinavi, destinatari diretti di un messaggio chiaro indirizzato a tutti gli alleati: stop sostegno al separatismo curdo.

Un aut aut che Ankara si è potuta permettere anche per la ritrovata centralità nella Nato. La Turchia difende il fianco est dell’Alleanza con il secondo esercito più importante dopo gli Stati Uniti, dall’inizio della guerra si è dimostrato l’unico Paese del Blocco capace di dialogare con la Russia ed è impegnato in questi giorni in una difficile trattativa per far uscire dai porti ucraini il grano bloccato.

Il no opposto da Erdogan è stato irremovibile fino a ieri, vale a dire quando a Madrid Erdogan ha visto soddisfatte le proprie richieste e rimosso il veto all’ingresso di Svezia e Finlandia. I due Paesi scandinavi hanno garantito “solidarietà e cooperazione contro il terrorismo in qualsiasi forma”, condannando senza mezzi termini Pkk e Ypg.

Erdogan aveva ripetuto più volte che non si sarebbe accontentato di parole e che senza passi concreti da parte di Svezia e Finlandia la Turchia non avrebbe compiuto passi indietro. I due Paesi scandinavi si sono impegnati a impedire qualsiasi forma di raccolta fondi a sostegno del Pkk sul proprio suolo e “prenderanno in considerazione” la richiesta di estradizione di Ankara nei confronti di 33 terroristi.

Anche la richiesta turca di porre fine all’embargo sull’acquisto delle armi turche è stata accolta e, salvo sorprese la Turchia ora non si opporrà all’ingresso nella Nato dei due Paesi.

Tuttavia la vittoria di Erdogan va ben oltre le concessioni di Svezia e Finlandia e suona come un monito a tutta la Nato per il futuro. “Nessun Paese alleato ha subìto la brutalità del terrorismo come la Turchia”. Parola del Segretario generale Nato Jens Stoltenberg. Parole che da un lato blindano la legittimità della posizione turca e dall’altro permettono al numero uno della Nato di tirare un sospiro di sollievo dopo un mese di sforzi per scongiurare il serio rischio di una frattura all’interno dell’Alleanza che in questo momento cruciale avrebbe fatto comodo solo alla Russia.

Stoltenberg vede rafforzata l’Alleanza nell’area del Baltico e risponde al presidente russo Vladimir Putin. Il prossimo mese sarà decisivo e non privo di rischi di clamorose fratture e marce indietro. Questa mattina il ministro della giustizia turco Bekir Bozdag ha dichiarato che Ankara sta già preparando le nuove richieste di estradizione per i 33 ricercati.

Estradizione per cui è però necessario che Svezia e Finlandia amendino le legislazioni in vigore, un processo che potrebbe richiedere tempo, creare un dibattito politico relativo la protezione dei diritti umani all’interno del Paese o addirittura consentire ai ricercati di Ankara di fuggire.

Un processo che presenta insidie e il rischio che le cose non vadano come la Turchia pretende. Incognite che permettono al presidente turco di tenere ancora sulle spine l’Alleanza e non escludono la possibilità di un passo indietro da parte della Turchia. Sebbene è difficile che Erdogan torni ad opporre un veto è possibile che il presidente torni ad alzare la voce e la posta in gioco, forte di un potere in ambito Nato che dall’inizio del conflitto in Ucraina è solo aumentato. 

AGI – Non si saprà mai nulla delle denunce di bullismo fatte a Meghan Markle, la duchessa di Sussex, da alcuni membri del personale. L’inchiesta interna ha innescato delle novità nella gestione delle risorse umane della Casa reale, ma i dettagli non saranno mai pubblicati. Buckingham Palace ha confermato che l’indagine ufficiale sulle accuse di bullismo mosse contro la duchessa del Sussex sarà tenuta segreta, e anche coloro che hanno partecipato all’inchiesta saranno tenuti all’oscuro di quello che è stato scoperto.

Non solo l’inchiesta interna, condotta da uno studio legale indipendente, non sarà mai pubblicata, ma neanche il personale sarà aggiornato sulle modifiche apportate al regolamento. E adesso la decisione solleva interrogativi sulla trasparenza interna e sulle responsabilità di coloro che lavorano a stretto contatto con la Famiglia Reale.

L’inchiesta fu avviata da Buckingham Palace l’anno scorso: sono state raccolte testimonianze del personale sulle loro esperienze con la duchessa del Sussex prima che lei e suo marito, il principe Harry, partissero per la California nel gennaio 2020. È stato intervistato un certo numero di collaboratori che lavorarono con la coppia ma alcuni non sono stati nemmeno avvicinati; e ora che il lavoro è concluso neppure i primi sono stati informati delle modifiche apportate alle politiche interne.

Buckingham Palace in precedenza invece si era premurato di far sapere che qualsiasi novità alle procedure riguardanti le risorse umane sarebbe stato reso pubblico nel Sovereign Grant Report, il rapporto finanziario annuale pubblicato dal Palazzo sulla Famiglia reale. Ma nell’ultimo rapporto non si parla di bullismo. “Le raccomandazioni verranno portate avanti, ma non commenteremo ulteriormente”, ha aggiunto una fonte. “La lezione è stata recepita”.

Le accuse a Meghan vennero fatte per la prima volta per iscritto nell’ottobre 2018, quando colui che all’epoca era l’addetto stampa dei duchi scrisse al loro segretario privato e si disse preoccupato per il fatto che la duchessa fosse stata “prepotente con due dipendenti”: disse che era “totalmente inaccettabile” come era stato trattato un membro dello staff e che c’era stato “un comportamento inconcepibile” nei confronti di un’altra persona, vittima addirittura di “bullismo”.

La denuncia era rimasta segreta, ma emerse nel marzo 2021 poco prima che il duca e la duchessa fossero intervistati da Oprah Winfrey per dare la loro versione di quello che avevano dovuto subire dal Palazzo e dalla Famiglia reale. Il materiale venne fatto filtrare su The Times, forse perché una ‘gola profonda’ aveva voluto mettere le mani avanti e denunciare comportamenti non proprio ortodossi della duchessa americana.

L’ex attrice ha sempre negato le accuse, anzi l’addetto all’immagine dei duchi l’ha sempre definita un’operazione nell’ambito della “campagna diffamatoria” nei confronti della coppia: la duchessa, disse all’epoca, è “rattristata da questo ultimo attacco al suo personaggio, in particolare perché lei stessa vittima di bullismo”.

Harry e Meghan hanno mantenuto un basso profilo alle celebrazioni del Giubileo di platino della Regina Elisabetta II; sono arrivati dalla California con i loro figli Archie e Lilibet, che proprio quando la famiglia era a Londra ha compiuto un anno. I rapporti tra Harry e suo padre, il principe Carlo, sono peggiorati, ma una fonte della Casa reale ha fatto sapere che l’erede al trono ha avuto un primo incontro “molto emozionante” con la nipotina.

L’annuncio sull’inchiesta interna è stato dato in occasione della presentazione del rapporto annuale sulle finanze della monarchia. Per l’anno fiscale 2021-2022 la spesa è stata di 102,4 milioni di sterline (118 milioni di euro), in aumento del 17% rispetto all’anno precedente, in particolare per le spese dei lavori di ristrutturazione in corso a Buckingham Palace, che sono aumentate del 41% a 54,6 milioni di sterline.

L’assegnazione annuale (“sovvenzione sovrana”) dalla tesoreria pubblica, fissata al 15% delle entrate della tenuta della Corona, la “Crown Estate”, è stata di 86,3 milioni di sterline, con un aumento di 400.000 sterline rispetto all’anno precedente. La Sovereign Grant è utilizzata per finanziare le spese relative alle attività ufficiali del sovrano o dei membri della sua famiglia. Il responsabile della gestione finanzia della Famiglia, Michael Stevens, ha già avvertito che le loro finanze potrebbero essere ridotte a causa dell’inflazione.

“Guardando al futuro, con la Sovereign Grant che probabilmente si fermerà per i prossimi due anni, la pressione inflazionistica sui costi operativi e la nostra capacità di generare entrate supplementari saranno probabilmente limitate nel breve termine”. 

AGI – La Corte d’Appello di Parigi ha respinto le richieste di estradizione per i dieci ex terroristi di estrema sinistra italiani rifugiati nel Paese. La Chambre de l’Instruction della Corte ha fatto riferimento agli articoli 8 e 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Si tratta di Giorgio Pietrostefani (68 anni), non presente in aula per motivi di salute, Enzo Calvitti (67), Narciso Manenti (65), Giovanni Alimonti (66), Roberta Cappelli (66), Marina Petrella (67), Sergio Tornaghi (63), Maurizio Di Marzio (60), Raffaele Venturi (70), Luigi Bergamin (72).

AGI – “Da questa sera, il numero totale di missili russi che hanno colpito le nostre città è già pari a 2.811. E quante altre bombe aeree, quanti proiettili di artiglieria?”: lo ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un video serale secondo quanto riportato da Ukrainska Pravda.

“Oggi, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – ha dichiarato ancora  Zelensky – si è levato in piedi e ha onorato la memoria di tutti gli ucraini uccisi dall’esercito russo sulla nostra terra. I membri della delegazione russa hanno guardato indietro a tutti i presenti nella sala del Consiglio di sicurezza e hanno anche deciso di alzarsi in piedi, solo per non sembrare dei veri e propri assassini. Ma tutti sanno che è il terrore russo che sta uccidendo persone innocenti in questa guerra condotta contro il popolo ucraino”.

Il presidente ucraino ha poi pubblicato un video dell’attacco contro il centro commerciale a Kremenchuk.

AGI – “Inviamo un messaggio inequivocabile. La Nato è forte e unita. La Nato è pronta ad affrontare qualsiasi tipo di minaccia, in qualsiasi campo. E ora è più che mai necessaria”: Lo ha affermato il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, aprendo il vertice Nato a Madrid.

Biden, ha annunciato rinforzi statunitensi delle forze Nato in Europa. L’Alleanza sarà “rafforzata in tutte le direzioni in ogni ambito: terra, aria e mare”, ha affermato al vertice di  Madrid. “Dispiegheremo capacità aeree aggiuntive e altre capacità in Germania e Italia”, ha aggiunto.

Il presidente russo, Vladimir Putin, “voleva una ‘finlandizzazione’ dell’Europa” e invece “ha ottenuto la ‘natificazione'” di Finlandia e Svezia. Lo ha detto il presidente Usa, Joe Biden, in apertura del vertice Nato a Madrid. “E’ esattamente quello che andava fatto per garantire la sicurezza dell’Europa”, ha aggiunto riferendosi all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato.
 

AGI – “Il G7 ha risposto che è pronto a sostenere l’Ucraina per tutto il tempo necessario“, le sanzioni alla Russia “sono essenziali per portare Mosca al tavolo della pace” ma allo stesso tempo “dobbiamo essere pronti ad accogliere gli spazi dei negoziati” se dovessero presentarsi.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi, nella conferenza stampa al termine del G7, rivendica l’efficacia delle sanzioni: “Servono per portare la Russia al tavolo del negoziato”.

Il sostegno all’Ucraina continuerà “fino a quando sarà necessario”. Un nuovo “whatever it takes”, ma applicato a una crisi internazionale.”Durante la sessione di ieri mattina abbiamo avuto modo di ascoltare Zelensky, ci ha chiesto aiuto sul conflitto e la futura ricostruzione. Ha detto che dall’inizio del confitto la Russia ha lanciato 3.800 missili, i massacri dei civili continuano ed è stato molto esplicito sul fatto che c’è bisogno di proteggere la popolazione. Il G7 gli ha risposto che è disposto a sostenere per tutto il tempo necessario l’Ucraina”.

Pace non oppressione

“Non c’è pace se l’Ucraina non riesce a difendersi. C’è oppressione ma non pace. Finora il sostegno dato all’Ucraina è stata la condizione essenziale per difendersi. Lo ha fatto con efficacia e con coraggio”.

“Tutti guardiamo quello che succede, ma il sostegno all’Ucraina continuerà in maniera adeguata. Ci sarà un sostegno sempre”.

Putin non sarà al G20

La presenza di Putin al G20? Per ora per la presidenza indonesiana è stata esclusa la sua presenza, “non verrà”, ha riferito Draghi. “Il presidente Widodo lo esclude, è stato categorico, non verrà. Quello che potrà succedere è un intervento da remoto. Vedremo”, ha osservato Draghi.

Si accelera per price cup sul gas

“Un risultato ci sarà prima di ottobre. il rapporto della Commissione sarà pronto a settembre. Speriamo che arrivi presto, l’importante è che questa discussione abbia una base solida”, ha spiegato il presidente del Consiglio parlando del lavoro sulla fattibilità a imporre un tetto al prezzo del gas. 

Svezia e Finlandia nella Nato

Al vertice Nato a Madrid “ci aspettiamo un ampliamento alla Svezia e alla Finlandia” e la conferma dell’appoggio a Kiev. Così il premier Mario Draghi nella conferenza finale del G7 in Germania. “Le cose non sono andate come avrebbe voluto Putin…”, sottolinea il premier.

Corridoi sicuri per il grano

“Molti di noi pensavano che occorresse sminare i porti. Ci sono dei corridoi sicuri per far passare le navi”. Lo riferisce il premier Mario Draghi al termine del G7 parlando della guerra del grano. Le uscite del grano potranno essere protette dalle Nazioni Unite, “la Russia ha accettato che Ucraina, Turchia e Nazioni Unite” possano avere un ruolo nel piano per sbloccare il grano nei porti ucraini, “ora si aspetta il sì definitivo di Mosca”, ha riferito Draghi.

G7 fermo nel sostegno e aperto ai negoziati

E’ molto difficile fare previsioni sulla durata della guerra, “e’ complicato dirlo”, ha detto Draghi, rispondendo alle domande dei cronisti al termine del vertice del G7 a Garmisch.   “Da questo summit oltre alla fermezza” del sostegno al fianco dell’Ucraina – ha argomentato Draghi – “esce anche la possibilità” di intavolare, qualora si manifestasse l’eventualità, di negoziati.

Difficile dire cosa farà Putin col gas

Quanto durerà la crisi economica legata alla guerra in Ucraina? “Per ora e’ difficile capire cosa fara’ la Russia col gas. Noi andiamo avanti cercando di prepararci, aumentando gli stock e gli investimenti nelle rinnovabili e anche gli investimenti di lungo periodo nelle rinnovabili nei Paesi in via di sviluppo”.

La durata della guerra mostra il sostegno ricevuto da Ucraina

“Veniamo da giorni in cui il progresso della Russia è stato costante. Non ci sono dubbi” sul sostegno all’Ucraina, “il progresso russo c’è stato. C’è una preoccupazione. In questi giorni c’è stato un progresso dei russi costante, una delle cose che ha detto Zelensky è che dovrà partire il contrattacco ed è fiducioso che possa riuscire”, ha osservato il presidente del Consiglio.  “E’ molto difficile fare previsioni sulla durata della guerra. Ad inizio guerra davamo per scontato che l’Ucraina fosse invasa rapidamente e invece la durata della guerra manifesta il successo della difesa ucraina e il sostegno ricevuto da G7 e Nato”.

L’emergenza gas non cambia impegni su clima

Sul clima “stiamo riconfermando tutti gli obiettivi e gli impegni presi, non vogliamo fare passi indietro”, c’è “una situazione di emergenza” per quanto riguarda il gas “ma non c’è la volontà di dire che questa emergenza poss farci dimenticare gli obiettivi climatici”.  “Non abbiamo bisogno di un aumento delle forniture di gas a lungo termine ma della sostituzione di fonti esistenti”, ha argomentato il presidente del Consiglio. 

 

AGI – Dopo essersi ritirata da Severodonetsk, la resistenza ucraina sta ora cercando di trattenere l’offensiva russa all’altezza della confinante città di Lysychansk: come ha spiegato il governatore dell’oblast di Lugansk Sergiy Gaidai, la morfologia della città rende difficile la sua conquista e l’obiettivo ucraino è di “trattenere il nemico il più a lungo possibile”.

Dopo il bombardamento che ha provocato almeno 18 morti in un centro commerciale a Kremenchuk (e i dispersi sono 21), e in seguito alla condanna internazionale dell’accaduto, Mosca ha replicato che l’obiettivo era militare: è stato colpito un deposito di armi e munizioni, ha spiegato il ministero della Difesa russo, e solo successivamente le fiamme sono passate al vicino centro commerciale che peraltro, sostiene la Russia, era “in disuso”.

Negli ultimi giorni, si sono intensificati gli attacchi missilistici russi contro le infrastrutture militari e gli obiettivi civili: secondo l’analisi dell’americano Institute for the study of war, “poiché le forze russe continuano a consumare le scorte di armi ad alta precisione, è probabile che gli attacchi e i loro ingenti danni collaterali ai civili aumentino”.

 

L’intelligence della Difesa britannica sostiene che i missili vengono “lanciati sia dallo spazio aereo bielorusso che da quello russo”. Questi missili, spiega ancora l’analisi britannica, “sono stati progettati per colpire obiettivi di importanza strategica, ma la Russia continua a utilizzarle per ottenere vantaggi tattici”.

Secondo le valutazioni occidentali, i russi si stanno sempre più affidando agli ufficiali in pensione e ai reparti di riserva. I progressi riguardano il quadrante a sud-ovest di Lysychansk, vicino all’autostrada T1302 Bakhmut-Lysychansk, che non è però completamente interrotta.

AGI – Il G7 ha raggiunto un accordo per studiare un “price cap” per l’energia russa: lo hanno riferito fonti europee, confermando che il vertice dei 7 grandi ha accolto la proposta del governo italiano. L’obiettivo è limitare gli introiti che Mosca utilizza per finanziare la guerra in Ucraina. Il G7 si impegna ad adottare “misure immediate per garantire l’approvvigionamento energetico e ridurre gli aumenti dei prezzi causati da condizioni di mercato straordinarie, anche esplorando misure aggiuntive come il price cap”. 

“La guerra di aggressione russa contro l’Ucraina ha – si legge nel comunicato del G7 – un impatto sui mercati energetici e sulla sicurezza dell’approvvigionamento a livello globale. Ci impegniamo a contrastare questi impatti e rischi i per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico dei membri del G7″.

“Stiamo lavorando per assicurarci che la Russia non sfrutti la sua posizione di produttore di energia per trarre profitto dalla sua aggressione a spese dei vulnerabili Paesi. Pur prendendo provvedimenti immediati per garantire l’approvvigionamento energetico e fermare gli aumenti prezzi dell’energia spinti da condizioni di mercato straordinarie, non comprometteremo il nostro obiettivi in materia di clima e biodiversità, inclusa la transizione energetica”, si sottolinea.

L’impegno è eliminare “gradualmente la nostra dipendenza dall’energia russa”, anche “eliminando gradualmente o vietando la importazione” di petrolio russo.
“Siamo preoccupati per l’onere dell’aumento dei prezzi dell’energia e dell’instabilità del mercato energetico, che aggravano le disuguaglianze a livello nazionale e internazionale e minacciano la nostra condivisione prosperità. In coordinamento con l’AIE, esploreremo ulteriori misure per ridurre gli aumenti dei prezzi e prevenire ulteriori impatti sulle nostre economie e società, nel G7 e a livello globale”, si conclude

Così nel comunicato finale del G7. “Riaffermiamo il nostro impegno a eliminare gradualmente la nostra dipendenza dall’energia russa, senza compromettere i nostri obiettivi climatici e ambientali”, si legge in un passaggio della dichiarazione finale.

Diversi i punti della relazione finale. A inziare dalla sicurezza alimantare per la quale la Russia deve mettere fine “senza condizioni al blocco dei porti ucraini sul Mar Nero” e all’opera di distruzione di “infrastrutture portuali di trasporto, terminali e silos per il grano”, si legge nel documento. “Ribadiamo il nostro appello alla Russia affinché ponga fine incondizionatamente al blocco navale dei porti ucraini del Mar Nero, alla distruzione di infrastrutture portuali e di trasporto cruciali e silos di cereali, all’appropriazione illegale di materie prime agricole e attrezzature e ad ogni altra attivita’ che impedisca ulteriormente la produzione e l’esportazione di cibo ucraino”, si legge nella dichiarazione finale.

“Sosteniamo fortemente l’Ucraina – continua la nota – nel riprendere le sue esportazioni agricole mercati mondiali, nonché gli sforzi delle Nazioni Unite per sbloccare un corridoio marittimo sicuro attraverso il Mar Nero. Inoltre, intensificheremo i nostri sforzi per stabilire percorsi alternativi basandosi sull’iniziativa dell’Ue ‘corridoi di solidarieta” gia’ attivata. Lavorando con agenzie e partner competenti collaboreremo per identificare la provenienza del grano importazioni, con l’obiettivo di identificare i prodotti ucraini sequestrati illegalmente e di scoraggiare la Russia dal continuare i suoi sequestri illegali. Chiediamo inoltre alla Russia di revocare le sue misure che ostacolano l’esportazione di grano e fertilizzanti russi”.

I leader del G7 parlano di “un attacco da parte della Russia alla sicurezza alimentare globale“. “Sosteniamo l’Ucraina nella ripresa delle esportazioni agricole verso i mercati mondiali e gli sforzi delle Nazioni Unite per sbloccare corridoi marittimi sicuri nel Mar Nero”, si sottolinea. 

Poi l’impegno finanziario: “Ci impegniamo a stanziare ulteriori 4,5 miliardi di dollari per proteggere i piu’ vulnerabili dalla fame e dalla malnutrizione, per un totale di oltre 14 miliardi di dollari” quest’anno “per la sicurezza alimentare globale”. 

Non manca un appello a Pechino: “Poiché la Russia sta conducendo una guerra ingiustificabile, non provocata e illegale contro l’Ucraina, chiediamo alla Cina di fare pressione su Mosca affinché si conformi immediatamente all’ordine giuridicamente vincolante della Corte internazionale di giustizia del 16 marzo 2022 e rispetti le pertinenti risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e ponga fine alla sua aggressione militare – e ritiri immediatamente e incondizionatamente le sue truppe dall’Ucraina”. Cosi’ in un passaggio della dichiarazione finale del G7 di Elmau in Germania.

Mea culpa sul clima: “Riaffermiamo il nostro incrollabile impegno nei confronti dell’Accordo di Parigi” ma “notiamo con preoccupazione” che gli sforzi per raggiungere gli obietti “non sono sufficienti”, ammettono i leader nella dichiarazione finale. “Sottolineiamo la maggiore urgenza per ridurre le emissioni globali di gas serra di circa il 43% entro il 2030”, si sottolinea con la promessa di “interventi urgenti, ambiziosi e inclusivi”. “Faremo pienamente la nostra parte nell’attuazione urgente del patto di Glasgow per il clima”, si legge ancora. I leader del G7 sollecitano anche gli altri Paesi a raggiungere questi obiettivi in quanto considerano necessario “mantenere un limite dell’aumento della temperatura di 1,5 gradi Celsius a portata di mano, per migliorare la resilienza e la capacita’ di adattamento all’impatto dei cambiamenti climatici e di allineare i flussi finanziari agli obiettivi dell’Accordo di Parigi”. 

 

Oggi è la giornata conclusiva del vertice che si tiene al castello di Elmau. Ieri i partecipanti al summit hanno condannato con durezza l’attacco missilistico russo a un centro commerciale. La richiesta del presidente Zelensky è di includere la Russia tra gli Stati che sponsorizzano il terrorismo.

Il premier Draghi al termine dei lavori del G7 e poi volerà a Madrid per partecipare al vertice della Nato dove Biden potrebbe, tra l’altro, annunciare il rafforzamento della presenza di truppe statunitensi in Polonia. Mosca ha alzato i toni.

Per noi la Crimea fa parte della Russia, e questo per sempre. Qualsiasi tentativo di invadere la Crimea – ha detto il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev – equivarrebbe a una dichiarazione di guerra contro il nostro paese. Se uno stato membro della Nato facesse una mossa simile, porterebbe a un conflitto contro l’intera Alleanza del Nord Atlantico, alla terza guerra mondiale, a un totale disastro”.

Il segretario generale della Nato, Stoltenberg, nel corso di un colloquio telefonico con il presidente ucraino, Zelensky ha ribadito il sostegno dell’alleanza a Kiev. Sostegno che sarà intensificato “ora e a lungo termine”. 

AGI – La Russia avanza nell’Est dell’Ucraina, intensifica gli attacchi aerei e probabilmente registra la fase più proficua da quando è cominciata l’invasione. Ora punta a chiudere la partita di Lysychansk, l’ultima grande città ancora detenuta dalle truppe ucraine nella provincia orientale di Lugansk.

Indebolite le difese ucraine nella regione, consolidato il controllo del territorio, migliorata la catena logistica e di comando, cambiati i vertici militari, le truppe russe sono a un passo dalla conquista della città. Serhai Gaidai, il governatore ucraino, ha invitato i civili a lasciare Lysychansk, dove – ha detto – la situazione è “molto difficile”. “Mettetevi in salvo, voi e i vostri cari“, ha scritto su Telegram. Dopo una serie di eplosioni notturne, le autorità di Sloviansk, uno dei grandi agglomerati della regione separatista di Donetsk ancora in mano ucraina, hanno anche loro esortato i civili a lasciare la città.

Da settimane le truppe russe combattono per conquistare quello che è uno dei loro obiettivi strategici nell’Est del Paese, Lysychansk. La città gemella, Severodonetsk, è stata conquistata sabato, una vittoria determinante nella campagna di Mosca per impadronirsi delle province orientali di Lugansk e Donetsk. Sabato i filorussi avevano sostenuto di essere già entrati a Lysychansk e che stavano isolando i difensori ucraini.

La situazione è ancora molto fluida ma nelle ultime ore le milizie dell’autoproclamata della Repubblica popolare di Lugansk hanno riferito di essere già penetrate, insieme alle truppe di Mosca, nella città da cinque direzioni contemporaneamente. Kiev smentisce e sostiene che le truppe ucraine sono riuscite a impedire che la città fosse circondata.

Ma è evidente che ormai è solo questione di ore prima che la città capitoli. La Russia ha anche lanciato un attacco missilistico contro la regione di Odessa, utilizzando i temibili bombardieri Tu-22M, che sarebbero partiti dallo spazio aereo bielorusso.

Proprio il governo Minsk ha inviato -secondo lo stato maggiore ucraino- 20 vagoni di munizioni ella regione di Belgorod, al confine orientale dell’Ucraina. Kiev, dal canto suo, sostiene di aver colpito un altro sistema missilistico nell’Isola dei Serpenti, l’isola teatro di una delle battaglie a inizio guerra, di importanza strategica per entrambi i fronti, e ormai da mesi in mano ai russi.

Nel tentativo di contrastare l’affondo russo, le potenze del G7 hanno promesso all’Ucraina “tutto l’appoggio che sia necessario“; e fonti del governo Usa hanno reso noto che Washington annuncerà nei prossimi giorni l’acquisto per Kiev di un avanzato sistema norvegese di difesa missilistica terra-aria. Gli ucraini chiedono da sempre il Nasams, che è lo stesso sistema utilizzato dagli Stati Uniti per proteggere lo spazio aereo sensibile intorno alla Casa Bianca e al Campidoglio a Washington: i suoi missili possono colpire obiettivi a 160 chilometri di distanza. Il Cremlino ha già risposto: “Sapremo difendere i nostri interessi”.

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