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Sulla vicenda della figlia dell’ex ambasciatore nordcoreano a Roma, Jo Song-gil, la Farnesina “sta facendo in queste ore le verifiche necessarie”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, commentando la vicenda del rimpatrio forzato della 17enne, che viveva in Italia. “La Farnesina sta seguendo la vicenda da quando uscì tempo fa la notizia”, ha detto Moavero alla Luiss a margine della presentazione del Master in “Fashion Law”. “Insieme ai servizi competenti per queste vicende delicate”, ha proseguito “stiamo normalmente portando avanti quelle che diventano le linee politiche nazionali rispetto a una questione di questo tipo, poi se ne trarranno le debite conclusioni”. Secondo quanto riferito ha riferito da Seul l’ex vice ambasciatore nord-coreano a Londra, Thae Yong-ho,​ l’adolescente sarebbe stata prelevata con un blitz a Roma a novembre e riportata a Pyongyang. 

La morte di Karl Lagerfeld è uno di quei rari casi, ormai sempre più rari, di sparizione che coincide con la fine di un’epoca. Le famose icone, personaggi mitici che impongono uno stile ben definito che va oltre la loro arte, in questo caso la moda e la fotografia. Icone che lasciano tracce indelebili e che sono sempre più irripetibili in un’epoca dominata da immagini che viaggiano su un filo globale, accessibili sempre a tutti e che invece di ispirare, al contrario, uniformano tristemente, rendendoci tutti ugualmente originali, quindi affatto originali, affatto unici.

Karl Otto Lagerfeld morto presumibilmente all’età di 85 anni (presumibilmente perché sosteneva di essere nato nel ’35 anche se il registro battesimi di Amburgo segna come data di nascita il 10 settembre ’33), lascia così non solo una vita che gli ha regalato esperienze professionali ai più alti livelli, essendo stato direttore creativo per Fendi e aver firmato una sua linea per Chanel, ma un vuoto enorme, il segnale che un’epoca d’oro è ormai giunta ai titoli di coda.

Per questo veniva descritto come “Indiscutibilmente brillante, – come scrive Vogue – lo stilista tedesco è non solo l’artefice della rivoluzione che ha cambiato alcune delle maison più emblematiche, ma ha mutato il corso stesso della moda. La sua visione ha contribuito ad ampliare ed estendere il raggio di influenza della moda abbracciando ogni altro settore, dalle celebrità alle belle arti, apportando un tocco di audacia, freschezza e irriverenza”, per questo non è possibile infilare la sua opera dentro un recinto ben definito “Sospinto da un vertiginoso slancio propulsore, ha mantenuto e portato avanti un carico di lavoro notevole fino alla fine.

Ha firmato più di dodici collezioni all’anno per tre case di moda la cui estetica non poteva che essere più dissimile – Chanel, Fendi e il marchio omonimo – ed è stato l’unico stilista a presentare collezioni haute couture e haute fourrure a Parigi durante ogni singola stagione di collezioni. Si è spesso spostato dietro l’obiettivo fotografando e dirigendo le campagne pubblicitarie delle maison sotto la sua guida creativa o firmando editoriali di moda per le riviste più prestigiose.

È stato un partner entusiasta che ha fatto da apripista al fenomeno delle collaborazioni tra moda fast-fashion e stilisti del lusso creando una collezione per H&M nel 2004 o mettendo il suo talento stilistico al servizio di una serie di marchi – dai peluche Steiff ai pianoforti a coda Steinway. È stato persino il proprietario di una libreria a Parigi. Tra i vari ruoli non si può non citare quello di padrone di Choupette, il gatto birmano dal pelo bianco che vanta ben oltre 100.000 follower su Instagram”. Impressionante la sua capacità dunque di piegare qualsiasi cosa avesse sottomano al suo stile unico, perché in fondo questo fanno gli artisti della moda o dell’arte: impongono uno stile. E Lagerfeld in questo fu maestro.

Così, come ricorda anche il New York Times, mentre i colleghi, specie arrivati gli anni ’80, facevano un passo indietro passando dalla trincea ai loro lussuosi yacht, Lagerfeld continuava a stare lì, lì dove tutto accadeva. “Le idee vengono da te quando lavori”, ha detto nel backstage prima di uno spettacolo di Fendi all’età di 83 anni. Le sue esclusive combinazioni di “alta moda e alto campo” attrassero ammiratori come Rihanna, la principessa Carolina di Monaco, Christine Lagarde, l’amministratore delegato del Fondo monetario internazionale e Julianne Moore. Il signor Lagerfeld era anche un fotografo, il cui lavoro è stato esposto alla Pinacothèque de Paris; un editore, avendo fondato la propria impronta per Steidl, Edition 7L; e l’autore di un popolare libro di dieta del 2002, The Karl Lagerfeld Diet”.

Di tutto di più insomma, un genio che salvò perfino il marchio Chanel, quando questo stava implodendo nel glorificare se stesso dentro la sua storicità. Poi arrivò Lagerfeld con poche idee, ma ben chiare: “Chanel è un’istituzione, e devi trattare un’istituzione come una puttana e poi ottieni qualcosa da lei”. E “il fatto che abbia osato agire su di esso, – come continua il New York Times – e che abbia continuato a farlo con diversi gradi di successo per decenni, ha trasformato non solo le fortune di Chanel (ora si dice abbia un fatturato di oltre 4 miliardi di dollari l’anno), ma anche il suo stesso profilo”.

Tant’è che famoso era il suo atteggiamento nei confronti della moda e del mercato della moda rifiutando categoricamente “l’idea di moda-come-arte e il genio designer-come-torturato”. Anzi: “Mi piacerebbe essere un fenomeno di moda multinazionale individuale” diceva, e ci riuscì. Un teorico quindi, indubbiamente un intellettuale, forse questo mancherà così tanto di lui, questo farà la differenza tra la sua idea di rinnovamento che assomigliava più ad una vera e propria rivoluzione e le immagini degli attuali influencer da social network.

Non è che fosse diversa la missione, e in qualche modo nemmeno le modalità, ma più la sostanza. La Ferragni sa fare il suo mestiere, e anche bene, e questo è fuor di dubbio, ma non ce la vediamo proprio la Ferragni dedicare sette anni e mezzo della sua vita ai manoscritti del proprio filosofo ispiratore; nel caso di Lagerfeld si trattava di Nietzsche, che diventò addirittura suo editore quando pubblicò, come ricorda Il Corriere della Sera “nella sua casa editrice per intenditori e accademici, l’opera omnia del filosofo con i commenti dell’autore, rintracciati certosinamente dai manoscritti. Un lavoro monumentale”.

E continua il Corriere scrivendo “Perché in un’epoca intellettualmente più avanzata della nostra – magari nell’antica Grecia o nel Settecento o nella Vienna della secessione – il piccolo Karl Lagerfeld sarebbe stato allevato semplicemente, come diceva Montaigne nelle sue memorie, per diventare «un gentiluomo», lasciando la sua mente libera di spaziare. In un’epoca più specializzata, come la nostra, gli toccò fare una scelta: chi ne ha conosciuto il carisma e la vivacità dell’intelligenza sa che Lagerfeld avrebbe potuto diventare un grande direttore d’orchestra, un grande architetto, un grande filosofo. Scelse la moda, con le escursioni nella fotografia – riusciva a vendere ventimila copie di libri difficili e raffinatissimi di fotografia, lussuosamente realizzati dall’amico editore Gerhard Steidl – e nell’editoria accademica. Proprio la fotografia fu uno dei modi nei quali la mente di Karl Lagerfeld ebbe modo di trascendere la moda. La grande mostra fiorentina del 2016 a Palazzo Pitti, le sue immagini collocate a Palazzo Pitti sullo Scalone del Moro, attraverso la Galleria Palatina, la Sala Bianca e gli Appartamenti degli Arazzi, non fu un sacrilegio: le immagini di molti altri fotografi sarebbero risultate semplicemente fuori luogo, in quella sede – non le sue”.

È la prima estinzione riconosciuta di un mammifero a causa dei cambiamenti climatici indotti dall’uomo. Protagonista, suo malgrado, un piccolo roditore marrone australiano, che a Sydney è diventato una questione di Stato ed è finito nella bagarre politica tra ambientalisti e governo liberal-conservatore. 

Il melomys di Bramble Cay, ratto che viveva su una piccola isola al largo del continente, in via di estinzione nel 2016, da ieri è stato dichiarato ufficialmente estinto dal governo guidato dal negazionista climatico Scott Morrison. L’esecutivo sostiene che si tratta del primo mammifero al mondo scomparso a causa dei “cambiamenti climatici indotti dall’uomo”. Una decisione “da non prendere alla leggera”, ha dichiarato Geoff Richardson, vice segretario per l’ambiente e l’energia, ai membri del Senato e del parlamento. “Quando qualcosa è indicato come estinto, in sostanza, cessa di avere protezione”.

Il melomys di Bramble Cay viveva su una piccola isola di 5 ettari (meno di tre metri sul livello del mare) sulla Grande Barriera Corallina, nello stretto di Torres, tra lo stato del Queensland e la Papua Nuova Guinea. Era vulnerabile ai cambiamenti climatici. Infatti non lo si vedeva più da dieci anni e nel 2016 un rapporto pubblicato dall’Università del Queensland lo dava in “via di estinzione”. Lo studio annoverava tra le cause l’innalzamento del livello del mare e la conseguente distruzione del suo habitat naturale. 

Secondo gli ambientalisti la vicenda che ha per protagonista il melomys è la conseguenza della scarsità delle risorse stanziate per la conservazione della fauna selvatica. “L’estinzione dei Bramble Cay melomys è una tragedia assoluta” ha dichiarato la senatrice del partito dei Verdi Janet Rice, presidente della commissione di inchiesta del Senato australiano sugli animali in via di estinzione. ”La dipendenza dai combustibili fossili è garanzia di morte per molti altri animali minacciati – ha ribadito – è abbastanza chiaro che il governo non ha imparato nulla e continuerà con il suo approccio abituale”.

Secondo Rice sono più di 500 le specie a rischio estinzione in Australia. L’ultima in ordine di tempo aggiunta alla lista delle specie minacciate è la volpe volante dagli occhiali.

È morto Karl Lagerfeld, lo stilista e fotografo tedesco tra i grandi della moda. Famoso per gli occhiali scuri e lo stile stravagante, Lagerfeld è stato direttore artistico di Fendi e Chanel. Lagerferld aveva 85 anni, ma aveva sempre tenuto segreta la data esatta della sua nascita. 

Lagerfeld, nato presumibilmente il 10 settembre 1933 ad Amburgo, stava male da due settimane ed è deceduto in un ospedale di Parigi, secondo fonti vicine a Chanel. Le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni.

Soprannominato “il Kaiser della moda”, Lagerfeld aveva saltato due sfilate di Chanel durante la settimana della moda di Parigi, il 22 gennaio; e la casa di moda aveva motivato la sua assenza solo con la “stanchezza”.

Karl aveva lasciato da giovane la Germania con la madre, per trasferirsi a Parigi nei primi Anni ’50. “Volevo imparare a suonare il pianoforte a tutti i costi, ma dopo un anno di lezioni, mia madre mi ha detto: ‘Disegna, farai meno rumore’. Aveva ragione”, aveva raccontato in un’intervista a Liberation nel 2017. Appassionatosi al disegno, si fece subito un nome come illustratore di moda e fu poi assunto col ruolo di assistente dallo stilista Pierre Balmain. 

In seguito, lavorò come stilista per le case di moda francesi Jean Patou e Chloe’, prima di collaborare con Fendi, di cui nel 1965 divenne direttore artistico. Lo stesso ruolo gli venne affidato, nel 1983, dalla prestigiosa casa di alta moda Chanel, a 10 anni dalla morte della sua mitica fondatrice, Coco.
 

Il grande squalo bianco è un predatore del mare che può arrivare a due tonnellate di peso, con denti affilati come rasoi, è uno degli abitati più antichi della Terra e può vivere fino a 75 anni. Non tutti sanno però che ha anche un genoma speciale in grado anche di difenderlo dal cancro e che la sua evoluzione lo ha portato ad avere una capacità rapidissima di guarigione delle ferite. È quanto è emerso dalla prima mappatura del genoma di questa specie antichissima (la sua comparsa risalirebbe a 400 milioni di anni fa): un genoma di dimensioni notevoli (una volta e mezza quello umano).

Della mappatura si è occupato in particolare Michael Stanhope, biologo evoluzionista presso la Cornell University, che ha co-diretto il progetto con Mahmood Shivji, biologo presso l’Istituto di ricerca Guy Harvey della Nova Southeastern University. I risultati delle ricerca stati pubblicati nell’ultimo numero della rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (organo ufficiale della United States National Academy of Sciences).

Scudo anticancro

Dallo studio è emerso come il grande genoma di cui è dotato il grande squalo bianco sia centrale nelle dinamiche di questa specie. La nuova mappa di Stanhope e Shivji ha rivelato che i questi predatori possiedono geni in grado di riparare il DNA, stabilizzando il genoma e sopprimendo il tumore. Il punto di partenza è questo: gli squali si sono evoluti moltissimo tempo fa e sono così diversi dagli esseri umani  da avere difese anti cancro sconosciute alla nostra specie.

Gli scienziati hanno in programma di testare queste evidenze in laboratorio. In che modo? Misurando la capacità protettiva del DNA degli squali su cavie precedentemente esposte a cancerogeni. Secondo Stanhope comprendere come questi geni siano in grado di difendere gli animali dal cancro potrebbe tradursi in un grande vantaggio per gli esseri umani. Ma ci vorranno anni di lavoro per tradurre queste scoperte in potenziali farmaci antitumorali. 

La guarigione delle ferite

La nuova mappa del genoma ha rivelato anche che una porzione significativa del loro DNA è dedicata alla guarigione delle ferite. Secondo gli studiosi questo è frutto di milioni di anni di evoluzione nelle pericolose acque degli oceani. Nel frattempo, va sottolineato, mangiare carne di squalo non conferirà nessun super potere. E’ una falsa credenza che ogni anno ha come conseguenza l’uccisione di 100 milioni di squali che vengono lasciati morire dopo aver tagliato loro le pinne.

Quarantadue persone sono state ricoverate a Ulan Bator, in Mongolia, con sintomi di intossicazione alimentare e altre 247 hanno avuto sintomi analoghi, dopo essere state clienti di uno dei fast food di pollo fritto della catena Kfc: lo ha reso noto l’Agenzia di Ispezione Professionale Metropolitana della capitale mongola. I malesseri, risalenti alla settimana scorsa, sarebbero stati provocati da un problema al sistema idrico del ristorante che ha contribuito alla proliferazione di batteri nell’acqua utilizzata.

L’agenzia ha ritenuto responsabile delle violazioni degli standard sanitari il gruppo detentore della licenza locale, la conglomerata Tavan Bogd, che si è scusata ammettendo che il danno è da imputare a scarsi controlli di qualità interni. Kfc Mongolia si è detta “profondamente rammaricata” per l’episodio e ha dichiarato la propria disponibilità a “cooperare pienamente” con le indagini per accertare la causa dell’incidente. 

La delegazione della Lega al Parlamento dovrebbe passare da 6 a 27 deputati, diventando la seconda più grande dopo la Cdu tedesca. E’ quanto emerge dalla prima proiezione pubblicata dall’Europarlamento in vista delle elezioni europee di maggio. Il Movimento 5 Stelle dovrebbe passare da 14 a 22 deputati. In netto calo, invece, il Partito Democratico e Forza Italia che dopo il voto di maggio dovrebbero conservare rispettivamente 15 e 8 deputati contro i 31 e 13 attutali. La proiezione dell’Europarlamento indica 4 deputati italiani per il gruppo dei Conservatori e riformisti europei a cui appartiene Fratelli d’Italia. 

Secondo la prima proiezione dell’Europarlamento, il Partito Popolare Europeo (Ppe) dovrebbe ottenere 183 seggi, con una perdita di 34 deputati rispetto ai 217 attuali. Il gruppo sei Socialisti&Democratici (S&D) dovrebbe confermarsi seconda forza e ottenere 135 seggi, con un calo di 51 deputati rispetto ai 186 attuali. Il gruppo dell’Alleanza dei liberali e democratici europei (Alde) dovrebbe diventare la terza forza e ottenere 75 seggi, guadagnandone 7 rispetto ai 68 attutali. Nella proiezione per l’Alde, tuttavia, non sono inclusi i futuri eletti del partito di Emmanuel Macron in Francia La Republique En Marche.

Il gruppo di estrema destra Europa delle nazioni e delle libertà (Enl), a cui appartengono la Lega e altri partiti di estrema destra, dovrebbe passare al quarto posto per consistenza, con 59 seggi e 22 deputati in più rispetto ai 37 attuali. Il gruppo di destra dei Conservatori e Riformisti Europei (Ecr), a cui appartengono il partito polacco Legge e Giustizia e Fratelli d’Italia oltre ai Tories britannici che usciranno dall’Europarlamento con la Brexit, subirebbe un forte calo con 51 seggi e 24 deputati in meno rispetto ai 75 attuali.

Il gruppo della Sinistra Unitaria Europea (Gue) dovrebbe ottenere 46 seggi, con 6 deputati in meno rispetto ai 52 attuali. Il gruppo dei Verdi dovrebbero ottenere 45 seggi, con 7 deputati in meno rispetto ai 52 attuali. Il gruppo Europa della libertà e della democrazia diretta, a cui appartiene il M5S oltre all’Ukip che uscirà dall’Europarlamento con la Brexit, dovrebbe ottenere 43 seggi, due deputati in più rispetto ai 41 attuali.

La proiezione dell’Europarlamento indica che ci saranno 22 deputati “non-iscritti”, mentre 58 seggi non sono stati attribuiti perché assegnati a partiti che non fanno ancora parte di una delle famiglie politiche europee. La proiezione, che si basa su sondaggi nazionali esistenti e considerati affidabili, si fonda sul numero di seggi dell’Europarlamento dopo la Brexit, che passeranno dai 751 attuali ai 705 a seguito dell’uscita del Regno Unito.

Il Venezuela ha negato l’accesso alla delegazione di eurodeputati che erano stati invitati dall’Assemblea nazionale e che avrebbero dovuto avere una serie di incontri, anche con il presidente del Parlamento, Juan Guaidó, che è stato riconosciuto come presidente ad interim del Paese da una cinquantina di Paesi. Lo ha reso noto uno dei componenti della delegazione, il deputato spagnolo, Esteban González Pons.

“Ci hanno espulsi: prima ci hanno fermato e ritirato i passaporti e, senza spiegarci nulla, ci hanno trattenuti”. Poi il gruppo di deputati, fermato all’aeroporto internazionale Simon Bolivar dello Stato di Vargas che serve Caracas è stato portato direttamente verso un aereo e imbarcato. “Spero che l’aereo sia diretto a Madrid”, ha aggiunto González Pons.

Dovremmo sempre guardare ai ragazzi. Nello sport giovanile, il capitano è ancora il capitano: chi porta la fascia la merita, se l’è conquistata, ha qualche qualità e qualche onere in più. Eppure, pressato proprio dalle responsabilità, frenato dal ruolo nell’ennesimo rinnovo contrattuale, Mauro Icardi, si autodegrada.

Straniero fra gli stranieri

“E’ uno straniero fra gli stranieri”, protesta qualcuno puntando il dito contro l’identità italica perduta del nostro calcio e masticando la parola “mercenario”. Ma non si può mai generalizzare, e tantomeno pensare che un argentino sia meno capitano di uno slovacco, come Marek  Hamsik, il capitano che ha lasciato Napoli in lacrime, dopo dodici anni di amore con la città, col pubblico, coi compagni, persino col presidente Aurelio De Laurentiis. Che lo acquistò per 5,5 milioni di euro dal Brescia a diciannove anni e lo ha rivenduto ai cinesi per 20 a trentuno. “Le porte per lui resteranno sempre aperte”, dice il patron. “C’è solo un  capitano”, grida il popolo, ricordando i 116 gol (miglior marcatore azzurro, persino di Maradona) e le 512 presenze (meglio anche di Bruscolotti).

L’esempio di Totti

Dopo il mitico Francesco Totti alla Roma, il capocannoniere dell’anno scorso all’Inter, Icardi: Luciano Spalletti si sta facendo la fama di ammazza-capitani. Ma è proprio l’emblema del calcio moderno: non guarda in faccia a nessuno, non fa sconti al passato e alla personalità, analizza solo i responsi numerici, mette in campo gli undici più funzionali. E il capitano, almeno come figura romantica, l’eroe di un tempo che fu, che ci ricorda i Rivera e i Mazzola, i Maldini e i Baresi, evapora, insieme a quell’altra parola arcaica, “bandiera”. Dove sono infatti questi personaggi legati ormai solo alle collezioni di figurine Panini di un’altra generazione? 

Giovani capitani (non tanto giovani)

Daniele De Rossi è sicuramente uno che ci tiene al ruolo, va fiero della sua esperienza giallorossa –  l’unica in carriera – dalle giovanili alla famosa fascia di capitano. Ma è classe ’83. Così come Giorgio Chiellini, classe ’84, che l’ha ereditata dall’emigrante Buffon e non ha certo paura del ruolo, peraltro alla Juventus. Come Sergio Pellissier (classe ’79) che, dal 2002, gioca al Chievo, e come Senad Lulic, il bosniaco della Lazio (classe 86). Tutti fulgidi esempi di massimo impegno per compagni e tifosi. Elementi da moltiplicare al quadrato per un sardo doc come Marco Sau, peraltro classe ’87, che ha fatto esperienza nel continente ma è tornato a casa, ed è orgogliosissimo della fascia nel Cagliari, bandiera della bandiera di quella magnifica isola.

Magari, fra i giovani, Andrea Belotti (classe ‘93), responsabilizzato dal Torino, è uno di quelli che più accetta la sfida della fascia di capitano. Ma una star più giovane, come Federico Chiesa, classe ’97, che pure è l’immagine della Fiorentina di oggi, mette subito le mani avanti: “Diventare una bandiera come Antognoni?  Credo che nel calcio attuale sia complicato”. Chissà, magari ci ripenserà, ma la fascia di capitano del povero Davide Astori gli pesa troppo anche solo come idea.

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