Newsletter
Video News
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

(AGI) – Roma, 4 mag. – Dopo la decisione della Corte Costituzionale arriva il monito dell’Ue. La Consulta la settimana scorsa ha bocciato la norma Monti-Fornero sul blocco dell’adeguamento al costo della vita delle pensioni da 1.450 euro in su. Da Bruxelles fanno sapere che ogni cambiamento al Documento di economia e finanza “deve essere compensato”. In ogni caso, aggiungono i tecnici Ue, “aspettiamo di vedere come il governo applichera’ la sentenza”. Le conseguenze sui conti pubblici infatti potrebbero essere pesanti: secondo gli ultimi calcoli la cifra complessiva necessaria a pagare tale adeguamento potrebbe ammontare a 13 miliardi di euro. Alla luce di tutto questo, sono cominciate a circolare le indiscrezioni piu’ varie sugli strumenti che il governo potrebbe utilizzare per raccogliere la cifra. Il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, ha negato il ricorso a una patrimoniale chiesta invece oggi dal segretario della Cgil, Susanna Camusso. “Non abbiamo in previsione di mettere patrimoniali o altre tasse. Noi le tasse vogliamo ridurle”, ha sottolineato. “Abbiamo bisogno di analizzare la sentenza e valutare tutti gli elementi e considerazioni che sono state fatte dalla Consulta, prima di prendere in considerazione qualsiasi ipotesi”, ha spiegato “Dovremmo fare un approfondimento insieme al ministero dell’economia, e all’Inps. E’ una scelta che faremo in termini collegiali, non siamo in condizione adesso di fare alcuna valutazione”. In ogni caso, i sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil hanno inviato oggi una richiesta di incontro urgente al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti sulle modalita’ e le tempistiche di applicazione della sentenza della Consulta sulla rivalutazione delle pensioni. Immediata la risposta del ministro che promette di incontrare i sindacati dopo i dovuti approfondimenti. “Incontrero’ sicuramente i sindacati, non appena avremo definito a livello di governo una posizione collegiale in merito alla sentenza della Consulta”. “E’ necessario un approfondimento dei contenuti – ha aggiunto Poletti – serve un po’ di tempo”. Intanto anche il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, esclude la patrimoniale. Arriveranno “ad horas” le riflessioni del governo dopo che la Consulta ha bocciato il blocco della rivalutazione delle pensioni, ha affermato. “Prendiamo atto di una sentenza intervenuta, sulla quale il governo nel suo complesso fara’ ‘ad horas’ delle riflessioni su cosa fare e come fare”, ha detto al termine di un incontro con gli imprenditori. Il rischio patrimoniale, ha sottolineato, al momento non esiste: “Non sono decisioni che prendo io da sola, per quello che mi riguarda – ha indicato – non ne ho mai sentito parlare. E’ una decisione che eventualmente sarebbe presa collegialmente, ma non e’ un tema di attualita’ e non ne ho mai sentito parlare”. Il governo ha ora “la massima attenzione” sulla sentenza: “Credo che adesso la prima cosa sia cercare di avere un numero chiaro, palazzo Chigi e il ministero dell’economia sono gia’ al lavoro su questo e nelle prossime ore il governo iniziera’ a farsi un’idea di quali possano essere le possibili soluzioni rispetto a una cosa che e’ intervenuta e che – ha concluso – nessuno di noi si poteva aspettare”. (AGI)

(AGI) – Roma, 4 mag. – Nel mese di aprile 2015 si e’ realizzato un fabbisogno del settore statale pari, in via provvisoria, a circa 6 miliardi, che si confronta con un fabbisogno di 10,142 miliardi del corrispondente mese del 2014. Lo comuncia il ministero dell’Economia, sottolineando che nei primi quattro mesi dell’anno il fabbisogno del settore statale si attesta a circa 29,5 miliardi, con un miglioramento di circa 13 miliardi rispetto al primo quadrimestre 2014. In una nota, via XX settembre “evidenzia che nell’aprile 2014 era stata pagata l’ultima rata dell’Esm (European Stability Mechanism) per un importo di oltre 2,8 miliardi. Fra gli altri fattori che hanno contribuito alla flessione del fabbisogno rispetto allo stesso mese del 2014, si segnalano: maggiori contributi dell’Ue all’attuazione delle politiche comunitarie, minori pagamenti delle amministrazioni per effetti di calendario e minori prelevamenti da conti di Tesoreria. Gli incassi fiscali sono risultati in linea con quelli registrati nell’aprile 2014”. (AGI)

(AGI) – Roma, 4 mag. – Nel mese di aprile la Bce ha acquistato 95,065 miliardi di euro di titoli di Stato di paesi e istituzioni dell’Eurozona nell’ambito del programma di ‘quantitative easing’, con una vita media residua in portafoglio di 8,25 anni. Lo riferisce Francoforte, che ha quindi raddoppiato gli acquisti di titoli del settore pubblico rispetto ai 47,356 miliardi di marzo. I titoli di Stato italiani acquistati ad aprile dalla Bce hanno toccato un ammontare di 15,189 miliardi di euro (7,604 miliardi a marzo), con una vita media residua di 8,41 anni. (AGI) .

(AGI) – Londra, 4 mag. – Il Regno Unito potrebbe essere costretto in futuro a razionare la fornitura di Internet, in quanto il web consuma sempre piu’ elettricita’ e, di qui a 20 anni, potrebbe arrivare quasi a monopolizzare l’energia prodotta nel Paese. Molti degli esperti che si riuniranno a fine mese a Londra a una conferenza su questo tema che si terra’ alla Royal Society hanno lanciato un primo allarme: la richiesta di sempre piu’ contenuti multimediali, unita al boom degli apparecchi portatili come smartphone, tablet e ora persino orologi multitecnologici, gia’ al momento porta al consumo, in certi giorni, di elettricita’ pari a circa il 10% di quella prodotta in Gran Bretagna. Uno sforzo incredibile per le societa’ energetiche del Paese, in un trend che potrebbe appunto diventare insostenibile di qui al 2035. A lanciare la proposta del razionamento di Internet e’ stato in particolare Andrew Ellis, docente di comunicazioni ottiche della Aston University di Birmingham. (AGI) .

(AGI) – Pechino, 4 mag. – Valzer di poltrone in vista ai vertici dei giganti statali dell’energia cinese, dopo le decine di funzionari indagati per corruzione a partire dal 2013, e che settimana scorsa hanno colpito anche il vertice di Sinopec, con l’avvio di un’inchiesta formale nei confronti dell’ex presidente, Wang Tianpu. Nei giorni scorsi avrebbe annunciato il ritiro ai fedelissimi anche l’attuale ceo del gruppo, Fu Chengyu, che negli ultimi mesi aveva disseminato diversi indizi di una completa rivoluzione all’interno del gruppo, con il greggio non piu’ core business delle attivita’ del colosso statale. Al posto di Fu, nel gruppo entrerebbe il vice direttore dell’Accademia di Ingegneria, Wang Yupu, con un’esperienza quasi trentennale nel settore delle esplorazioni di greggio in Cina. Cambiamenti in vista anche per un altro dei gruppi del greggio cinese, China National Offshore Oil Corporation. Wang Yilin, ceo del gruppo passera’ a China National Oil Corporation (Cnpc), e le sue funzioni verranno ricoperte dal presidente del gruppo, Yang Hua. L’annuncio dell’avvicendamento al vertice e’ atteso per le prossime ore. Le voci dei possibili avvicendamenti arrivano dopo il susseguirsi di rumors, finora ufficialmente smentiti, di una possibile fusione dei due maggior gruppi del greggio statali, Cnpc e Sinopec, inizialmente svelate da fonti interne al settore nel febbraio scorso. Anche con nuovi capi, la filosofia dei grandi gruppi del greggio cinese non e’ destinata a cambiare, secondo gli analisti. I nuovi presidenti “verranno nominati solo per eseguire i progetti fissati dallo Stato” ha spiegato al South China Morning Post Lin Boqiang, direttore del centro di ricerche di economia energetica dell’Universita’ di Xiamen, nel sud-est della Cina. Le differenze, secondo altri analisti europei del settore citati dal quotidiano di Hong Kong, potranno riguardare sopratutto lo stile nella conduzione degli affari dei gruppi, come gia’ a viene oggi: sia Fu che Yang, sottolineano gli esperti, sono figure di esperienza e capaci di comunicare con l’estero, mentre Wang Yilin, mancava del carisma dei primi due. .

(AGI) – Shanghai, 4 mag. – La crescita del Pil cinese e’ attesa in ulteriore frenata al 6,8% nel secondo trimestre. La stima e’ contenuta in un rapporto del Centro di informazione statale, un think tank governativo che sottolinea la necessita’ di ulteriori stimoli a sostegno del tasso di sviluppo. “La crescita economica cinese rallentera’ nel secondo trimeste subendo l’impatto delle riforme strutturali”, si legge nel rapporto pubblicato sul China Securities Journal. Nel primo trimestre il Pil cinese e’ salito del 7%, il tasso piu’ basso degli ultimi 6 anni. (AGI) .

(AGI) – Roma, 2 mag. – L’Italia e’ il quarto paese dell’area Ocse per percentuale di disoccupati di lunga durata (ovvero, persone che non lavorano da un anno o piu’) sul totale dei senza lavoro. Lo si apprende dal rapporto Ocse dedicato all’Italia della serie ‘Oecd360′. Dal 2007 al 2013 la quota di disoccupati di lunga durata sul totale dei disoccupati e’ salita nel nostro Paese dal 45% a quasi il 60%, una percentuale superata solo da Irlanda, Grecia e Slovacchia, fanalino di coda con un dato superiore al 70%. Dall’altro lato della classifica si trova la Corea del Sud, dove il fenomeno della disoccupazione di lunga durata sarebbe, secondo i dati, pressoche’ inesistente. Nonostante un reddito medio disponibile corretto pro capite delle famiglie, pari a 24.724 dollari all’anno, sia superiore alla media Ocse (23.938 dollari l’anno), in Italia “c’e’ un notevole divario tra i piu’ ricchi e i piu’ poveri”. Lo si legge nel rapporto Ocse dedicato all’Italia della serie ‘Oecd360′. “Il 20% piu’ ricco della popolazione”, si legge nel rapporto, “guadagna quasi sei volte di piu’ del 20% piu’ povero”. In Italia il gettito fiscale al 2011 risulta pari a 950 miliardi di dollari circa ai valori correnti, oltre il doppio della media Ocse, pari a poco piu’ di 400 miliardi di dollari. E’ quanto emerge ancora dal rapporto Ocse dedicato all’Italia della serie ‘Oecd360′. Nel gettito fiscale italiano la voce prevalente e’ costituita dai contributi per la previdenza sociale (31,2%), seguita dalle imposte sul reddito e sui profitti (26,8%) e dalle imposte su beni e servizi (26,1%), che sono invece la principale fonte di gettito nella media Ocse, con il 32,9% (seguono i contributi per la previdenza sociale al 26,2% e le imposte sul reddito e sui profitti al 24,4%). Nel 2012 il debito delle famiglie italiane e’ salito al 94,2% del reddito disponibile, una drastica impennata rispetto al 2000, quando il dato si attestava poco al di sotto del 60%. Si legge nel rapporto Ocse dedicato all’Italia della serie ‘Oecd360′. In contemporanea, aggiunge l’organizzazione di Parigi, si e’ assistito a un forte calo del risparmio delle famiglie, sceso al 3,6% del reddito disponibile nel 2012, contro il 10% circa del 2006. .

(AGI) – Roma, 2 mag. – Migliora il mercato immobiliare in Italia, e la ripresa potrebbe avvenire nei prossimi mesi. Ma lo stock di case invendute rimane ancora molto alto, stimabile in 200 mila unita’. E’ quanto emerge dal Rapporto sulla stabilita’ finanziaria della Banca d’Italia. Nel rapporto di Via Nazionale si premette che “e’ proseguito il calo dei prezzi delle abitazioni”, e che il numero di compravendite si e’ stabilizzato sui livelli in media superiori del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. “Diversi indicatori segnalano che la ripresa potrebbe avviarsi nei prossimi mesi”, aggiunge Bankitalia ricordando che a marzo l’indice del clima di fiducia delle imprese di costruzione ha proseguito la tendenza al rialzo in atto dall’inizio dell’anno. L’Istituto sottolinea anche che “continua il recupero della produzione nei comparti industriali che forniscono i principali input alle imprese edili” e che un modesto rialzo si registra anche sui permessi di costruzione. Tuttavia, sottolinea la Banca d’Italia, lo stock di abitazioni invendute, pur in lenta flessione dopo il picco toccato nel 2012, rimane su livelli elevati, stimabili in 200 mila unita’. Secondo le indagini condotte dalle filiali di Bankitalia, nell’ultimo biennio le giacenze si sono ridotte soprattutto nelle regioni del Nord Est, dove l’incremento era stato molto forte nella fase piu’ acuta della crisi. Nell’intero territorio nazionale – conclude la Banca d’Italia – “le giacenze si collocherebbero tuttavia, secondo oltre il 70% delle imprese, al di sopra dei valori da esse giudicati normali”. .

(AGI) – Milano, 2 mag. – Mercato azionario in chiaro arretramento nella settimana ‘corta’ chiusa giovedi’, con gli operatori che hanno approfittato dei perduranti timori sulla vicenda greca e degli ultimi dati incerti sullo stato dell’economia Usa per effettuare corpose prese di beneficio. L’indice Ftse Mib cede dunque l’1,63% a 23.045 punti, mentre l’All Share perde l’1,48%. Performance che hanno anche compromesso il bilancio di aprile, primo mese dell’anno a chiudere in calo, con una flessione dello 0,9%. Piazza Affari ha iniziato la settimana con un buon spunto, innescato anche dall’annuncio del premier Tsipras circa una nuova squadra di negoziatori sulla ristrutturazione del debito della Grecia, con il discusso ministro Varoufakis che scivola in secondo piano. Poi pero’ il listino e’ scivolato all’indietro, risentendo tra l’altro dell’allarme della Fed sul rallentamento dell’economia Usa, testimoniato anche da alcune trimestrali deludenti. Sul listino ha poi pesato il tonfo di Fiat Chrysler e degli altri titoli del Lingotto. Fca accusa un -10,74% dopo la diffusione dei dati trimestrali e il discorso di Marchionne che ha ribadito la necessita’ di un consolidamento nel settore, pur negando che Fiat sia in vendita. Male anche Cnh (-4,31%) sui conti sotto le attese, ed Exor (-4,03%). Brilla Mediaset (+6,03%) al crocevia di numerose voci e indiscrezioni, su accordi con Vivendi o con Sky, dopo l’incontro tra Berlusconi e Murdoch avvenuto in settimana. Malissimo Stm (-18,76%) affondata da una trimestrale inferiore alle attese e da previsioni giudicate deludenti. I conti migliori delle attese premiano invece Saipem (+1,96%). Giu’ Tenaris (-5,74%). In campo bancario Intesa cede il 2%, Monte Paschi il 3,52%, Ubi il 3,71%, Bper sale invece dell’1,39% e Unicredit dell’1,01%. Generali (+1,38%) sconta le rinnovate promesse dell’a.d. Greco di una crescita di redditivita’ e dividendi. Tra le altre blue chip, Telecom perde il 3%; giu’ il lusso con Yoox -5,74%, Ferragamo -3,53%, Moncler -5,17%, Luxottica -1,30%. (AGI)

(AGI) – Roma, 2 mag. – L’Italia ha utilizzato 35,4 miliardi di euro dei 47,3 messi a disposizione dai Fondi strutturali: dobbiamo ancora utilizzare 12 miliardi. E’ quanto emerge dalla ricognizione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre al 28 febbraio scorso. La maggior parte di questi 47,3 miliardi di euro, spiega la Cgia, arriva dall’Europa e fa parte della Programmazione 2007-2013. Inoltre, si segnala che l’incidenza dei finanziamenti utilizzati fino a ora sul totale dei contributi assegnati, che include anche il cofinanziamento nazionale, ha raggiunto il 74,8 per cento. “Per non perdere 12 miliardi di fondi europei e nazionali – segnala il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – dovremo spenderli e rendicontarli entro la fine del 2015, scadenza che difficilmente l’Ue proroghera’. Alla luce del fatto che nel 2013 abbiamo rendicontato 5,7 miliardi e nel 2014 attorno ai 7,5, appare difficile che nei pochi mesi che rimangono alla fine di quest’anno riusciremo a spendere e a contabilizzare tutta questa dozzina di miliardi”. (AGI) Red/Gio (Segue) Ue: Cgia, non abbiamo ancora speso 12 mld euro di fondi (2)= (AGI) – Roma, 2 mag. – La Cgia ha anche analizzato il contributo finanziario netto allo sviluppo di tutti i paesi dell’Ue. Nel periodo 2007-2013, l’Italia, ad esempio, ha versato a Bruxelles 109,7 miliardi di euro e ne ha ricevuti, attraverso i programmi comunitari, 71,8. “Nel rapporto dare/avere con l’Ue – conclude Bortolussi – in questo settennato abbiamo registrato un saldo negativo di 37,8 miliardi di euro. Dopo la Germania, il Regno Unito e la Francia, siamo il quarto contribuente netto a garantire l’azione dell’Unione. Se, invece, prendiamo come parametro di riferimento il dato pro-capite, sono i paesi nordici a guidare la graduatoria, mentre l’Italia scivola all’undicesimo posto, con uno sforzo economico per residente pari a soli 623 euro”. Analizzando la differenza assoluta tra le risorse versate all’Unione e quelle accreditate a ciascun Stato dell’Ue tra il 2007 e il 2013, il maggior contributore e’ la Germania, con 83,5 miliardi di euro. Seguono il Regno Unito, con 48,8 miliardi, la Francia, con 46,5 miliardi e l’Italia con 37,8. Se, invece, prendiamo come termine di raffronto il dato pro-capite, il maggior sostenitore dell’Ue e’ il Belgio, con 1.714 euro. Immediatamente dopo scorgiamo i Paesi Bassi (1.569 euro), la Danimarca (1.346 euro), la Svezia (1.195 euro), la Germania (1.034 euro), il Lussemburgo (997 euro), il Regno Unito (759 euro), la Francia (707 euro), la Finlandia (689 euro), l’Austria (674 euro), l’Italia (623 euro) e Cipro (197 euro). Tutti gli altri 17 Paesi, invece, sono percettori netti, ovverosia hanno ottenuto piu’ di quanto hanno versato a Bruxelles. Uno spagnolo, ad esempio, ha ricevuto 355 euro, un polacco 1.522 euro, un portoghese 2.100 euro e un greco 2.960 euro. (AGI) Red/Gio .

Flag Counter
Video Games