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(AGI) – Francoforte, 28 giu. – La Banca centrale europea manterra’ la fornitura di liquidita’ di emergenza (Ela) alle banche greche al livello attuale, quello deciso venerdi’ 26 giugno. Lo riferisce una nota della Bce, aggiungendo di stare operando con la Banca centrale greca per conservare la stabilita’ finanziaria. Il Consiglio direttivo si dice pronta a riconsiderare la sua decisione. (AGI)

(AGI) – Londra, 28 giu. – Il governo greco valutera’ stanotte la possibilita’ di imporre controlli sui capitali e la chiusura delle banche domani. Lo ha riferito il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis in un’intervista alla Bbc. (AGI)

(AGI) – Atene, 28 giu. – Fissata nel pomeriggio alle ore 15 italiane la riunione del Consiglio per la stabilita’ finanziaria della Grecia, per discutere della situazione del sistema bancario greco. Lo ha riferito il ministero delle Finanze greco. Del Consiglio fanno parte il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, il suo vice Dimitris Mardas, il governatore della Banca centrale Yiannis Stournaras, il capo dell’Associaizone delle banche greche, il presidente di HFSF e della Commissione Capital Markets.(AGI)

(AGI) – Roma, 28 giu. – Negli ultimi 12 mesi i finanziamenti bancari sono calati di oltre 22 miliardi di euro (-2,69%), al ritmo di quasi 2 miliardi al mese, mentre sono cresciuti i prestiti alle famiglie di 342 milioni (+0,06%). Prosegue la crescita delle sofferenze, arrivate a 191 miliardi (+25 miliardi). Questi i dati principali del rapporto mensile sul credito realizzato dal Centro studi di Unimpresa, secondo cui i finanziamenti al settore privato sono calati di 21,9 miliardi in un anno, trascinati al ribasso dal comparto aziende. Secondo lo studio dell’associazione, basato su dati della Banca d’Italia, da aprile 2014 ad aprile 2015, il totale dei finanziamenti al settore privato e’ diminuito di 21,9 miliardi di euro passando da 1.427,7 miliardi a 1.405,8 miliardi. Una riduzione che interessa, tuttavia, solo le imprese (-22,2 miliardi), mentre per le famiglie si registra una inversione di tendenza con una crescita, seppur lieve, di 342 milioni (+0,06%). Le erogazioni degli istituti di credito sono scese, complessivamente, dell’1,54% nell’ultimo anno. Periodo nel quale le aziende hanno assistito alla riduzione dei finanziamenti di quasi tutti i tipi di durata. Sono calati i prestiti a breve termine (fino a 1 anno) per 9,1 miliardi (-2,96%) da 305,1 miliardi a 296,1 miliardi e quelli di lungo periodo (oltre a 5 anni) di 25,8 miliardi (-6,42%) da 401,8 miliardi a 376,1 miliardi, mentre quelli di breve periodo (fino a 5 anni), in controtendenza, sono cresciuti di 12,5 miliardi (+10,32%) da 121,9 miliardi a 134,5 miliardi. In totale, lo stock di finanziamenti alle imprese e’ comunque sceso da 828,9 miliardi a 806,6 miliardi con una diminuzione di 22,2 miliardi (-2,69%). Diversa la situazione per le famiglie: meno prestiti personali per 2,2 miliardi (-1,26%) da 181,8 miliardi a 179,5 miliardi e giu’ anche il comparto mutui casa con le erogazioni degli istituti calate di 1,2 miliardi (-0,34%) da 359,8 miliardi a 358,6 miliardi; in controtendenza il credito al consumo, salito di 3,8 miliardi (+6,73%) da 57,1 miliardi a 60,9 miliardi. In totale, lo stock di finanziamenti alle famiglie e’ lievemente aumentato in un anno da 598,7 miliardi a 599,1 miliardi con una crescita di 342 milioni (+0,06%). (AGI) (AGI) – Roma, 28 giu. – Nell’ultimo anno – prosegue lo studio di Unimpresa – si registra anche il boom delle sofferenze, cresciute di 25 miliardi. Le rate non pagate sono cresciute del 15% arrivando a superare i 190 miliardi di euro, in aumento di oltre 25 miliardi. La fetta maggiore di prestiti che non vengono rimborsati regolarmente agli istituti di credito e’ quella delle imprese (136 miliardi); le “rate non pagate” dalle famiglie valgono piu’ di 35 miliardi, mentre quelle delle imprese familiari 15 miliardi. Superano il tetto dei 4 miliardi, poi, le sofferenze della pubblica amministrazione, delle assicurazioni e di altre istituzioni finanziarie. Secondo il rapporto, in totale le sofferenze sono passate dai 166,4 miliardi di aprile 2014 ai 191,5 miliardi di aprile 2015 (+15,08%) in aumento di 25 miliardi. Nel dettaglio, la quota di sofferenze che fa capo alle imprese e’ salita da 118,1 miliardi a 136,3 (+15,56%) in aumento di 18,3 miliardi. La fetta relativa alle famiglie e’ cresciuta da 32,1 miliardi a 35,5 miliardi (+11,06%) in salita di 3,5 miliardi. Per le imprese familiari c’e’ stato un aumento di 1,5 miliardi da 14,1 miliardi a 15,5 miliardi (+10,75%). Le “altre” sofferenze (pa, onlus, assicurazioni, fondi pensione) sono passate invece da 2,3 a 4,1 miliardi (+70,88%) con 1,6 miliardi miliardi in piu’. Ad aprile 2014 le sofferenze corrispondevano all’11,66% dei prestiti bancari (1.427,7 miliardi), percentuale salita al 13,63% ad aprile scorso, quando i finanziamenti degli istituti erano a 1.405,8 miliardi. Rispetto alla fine del 2010 le sofferenze sono piu’ che raddoppiate: in poco piu’ di quattro anni, da dicembre 2010 ad aprile 2015, sono passate da 77,8 miliardi a 191,5 miliardi in salita di 113,7 miliardi. A fine 2011 erano a 107,1 miliardi; alla fine del 2012 a 124,9 miliardi. A fronte di questi dati, il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, sostiene che “serve un ripensamento completo del rapporto banca-impresa”. “Se da un lato – fa notare – le aziende devono necessariamente trovare nuove forme di finanziamento, alternative a quello tradizionale e bancario, gli istituti di credito, anche nel loro interesse, devono ridiscutere alcune regole e meccanismi di concessione che ora rendono spesso impossibile accedere ai prestiti. Tra la crisi, che ha inevitabilmente portato ad anni consecutivi di bilanci in rosso, e le norme di Basilea per molti allo sportello la strada e’ sbarrata: insomma – conclude Longobardi – la bufera finanziaria e i regolamenti internazionali sui requisiti di capitale sono stati e sono un mix micidiale”. (AGI) .

(AGI) – Atene, 28 giu. – A 48 ore dall’ormai probabile default della Grecia e quindi la sua uscita dall’euro, il Parlamento ellenico ha approvato la richiesta del premier Alexis Tsipras di effettuare un referendum domenica prossima 5 luglio per ottenere l’avallo popolare a respingere l’ultima offerta avanzata dai creditori, Ue-Bce-Fmi e Esm. Con i deputati della sinistra radicale di Syriza hanno votato a favore del referendum quelli di estrema destra della formazione filo-nazista Alba Dorata. Contro la consultazioni i filo-europei di centro-destra di Nea Dimokratia, i socialisti del Pasok, i centristi di To Potami e i comunisti del KKE. Il premier Alexis Tsipras ha chiuso il dibattito in Parlamento chiedendo ai suoi connazionali di votare “no ” al referendum del prossimo 5 luglio per respingere “l’insulto” ricevuto dai creditori. “Il momento della verita’ per loro e’ venuto, il momento di quando vedranno che la Grecia non si arrendera’, che la Grecia non e’ un gioco cui si puo’ mettere fine. Sono certo che il popolo greco sara’ all’altezza delle storiche circostanze ed emettera un forte no all’ultimatim”.

Ma la maggioranza dei greci vorrebbe restare nell’Eurozona e quindi voterebbe si’ all’accordo con i creditori. Lo dicono due sondaggi pubblicati oggi ma entrambi realizzati prima che il premier Alexis Tsipras annunciasse l’intenzione di chiedere il referendum. Secondo le rilevazioni, il 57% e’ favorevole ad accettare l’ultima offerta dei creditori, mentre il 29% e’ contrario.

Il primo sondaggio e’ stato realizzato da Alco per il domenicale Proto Tema. Secondo i risultati di una seconda rilevazione, realizzata da Kapa Research per il quotidiano To Vima, il 47,2% degli intervistati voterebbe a favore di un “nuovo ancorche’ doloroso accordo, contro il 33% di no, mentre gli indecisi sono il 18,4%. Entrambi i sondaggi sono stati realizzati tra il 24 e il 26 giugno.

L’uscita della Grecia dall’Euro non e’ mai stata tanto vicina, ma proprio nel giorno in cui e’ saltato il tavolo del negoziato fra Atene e le istituzioni (l’ex troika ovvero Ue, Bce e Fmi oltre all’Esm) e l’Eurogruppo si e’ riunito per la prima volta senza un suo membro, i paesi della moneta unica ribadiscono che gli strumenti di cui si sono dotati negli ultimi anni permetteranno di combattere il rischio contagio e di evitare il peggio.

“La Grecia fa ancora parte dell’Euro”, e’ stato ripetuto questa sera a Bruxelles dai partner e dalle istituzioni, e anche il rischio di un default non e’ imminente. Infatti il governo ha potuto pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e se martedi’, come e’ probabile, non potra’ pagare il suo debito da 1,6 miliardi con il Fmi, si trovera’ in una situazione di arretrato, o al massimo di default ma solo nei confronti de Fondo. In ogni caso, ci si aspetta per lunedi’ “una giornata molto difficile” per i mercati finanziari e le banche elleniche.(AGI) .

(AGI) – Roma, 28 giu. – Mancano ormai pochi giorni al momento della verita’. Dal primo luglio, se non rimborsera’ gli 1,6 miliardi di euro che deve al Fmi, la Grecia entrera’ in default e la stessa Fmi non intende concedere nessun “periodo di grazia” ad Atene.

A quel punto cosa succedera’? Secondo gli esperti il default scatenera’ forti turbolenze sui mercati finanziari, sulla cui entita’, non essendoci storicamente nessun metro di confronto, gli analisti fanno fatica a pronunciarsi con sicurezza. Inevitabilmente il timore di una Grexit provochera’ una corsa agli sportelli delle banche da parte dei risparmiatori greci (peraltro gia’ iniziata) e le autorita’ di Atene per frenare la fuga di capitali saranno costrette a introdurre forti controlli sui flussi finanziari bancari. Inoltre il default riguardera’ sicuramente il mancato pagamento dei debiti all’Fmi, mentre non scattera’ automaticamente sui prestiti dell’Eurozona alla Grecia.

L’altro punto interrogativo riguarda la liquidita’ di emergenza per le banche greche (Ela) concessa dalla Bce, che di fatto costituisce l’unica vera fonte di entrate finanziarie su cui attualmente Atene puo’ contare. In caso di default l’Eurotower potrebbe congelare o ridurre questo tetto sui prestiti di emergenza alle banche, oppure potrebbe rafforzare l’haircut e cioe’ lo sconto che applica ai collaterali che le banche greche forniscono a garanzia dei prestiti. A luglio e ad agosto il governo di Atene dovra’ rinnovare 6,8 miliardi di euro di bond in mano alla Bce. Inoltre dall’Unione europea potrebbero arrivare richieste a sospendere il pagamento dei fondi destinati alla Grecia, cosi’ come potrebbe esserci la richiesta da parte di Atene di aiuti umanitari, non solo a Bruxelles, ma anche a Mosca e Pechino. Per finanziare le proprie attivita’, in mancanza di finanziamenti dall’estero, il governo greco potrebbe decidere di introdurre una moneta parallela, magari reintroducendo la dracma, prefigurando l’uscita dall’euro.

Quel che e’ certo e’ che un simile evento innescherebbe una reazione a catena le cui conseguenze, complesse da prevedere anche in termini di dinamiche, darebbero, almeno nel breve periodo, il colpo di grazia a una Grecia gia’ devastata da anni di sprechi prima e di austerita’ poi.

Che un default possa innescare automaticamente anche una ‘Grexit’, dalle ripercussioni ancora piu’ imprevedibili, e’ difficile da valutare. Quel che e’ certo e’ che ne’ a Bruxelles, ne’ a Washington, ne’ a Francoforte possono continuare a fingere che il problema non si ponga, come e’ accaduto per lunghi e infruttuosi mesi. (AGI) .

(AGI) – Atene, 28 giu. – La maggioranza dei greci vorrebbe restare nell’Eurozona e quindi voterebbe si’ all’accordo con i creditori. Lo dicono due sondaggi pubblicati oggi ma entrambi realizzati prima che il premier Alexis Tsipras annunciasse l’intenzione di chiedere il referendum. Secondo le rilevazioni, il 57% e’ favorevole ad accettare l’ultima offerta dei creditori, mentre il 29% e’ contrario. (AGI)

(AGI) – Parigi, 28 giu. – La Bce “e’ indipendente, ma non credo che tagliera’ l’ancora di salvezza alla Grecia”. Lo afferma il premier francese Manuel Vallls, in vista della riunione del board della Banca centrale europea, che si riunira’ oggi in videoconferenza per decidere il da farsi sulle quattro grandi banche grece: Alpha Bank, Banca del Pireo, Eurobank e Banca nazionale di Grecia. La Grecia corre il “serio rischio” di uscire dall’euro se prevarra’ il no al referendum voluto dal premier Alexis Tsipras e autorizzato dal Parlamento, ha sottolineato Valls, chiedendo ad Atene di “tornare al tavolo dei negoziati”. Il premier francese ha evitato di criticare il governo greco per aver scelto la strada del referendum. “Quando chiedi al popolo di decidere, di esercitare il loro diritto democracito, questo non dovrebbe essere criticato”, ha spiegato. “E’ ovvio – ha aggiunto – che in caso di risposta negativa, c’e’ un rischio reale di uscire dall’Eurozona. Continuo a credere che un accordo e’ ancora possibile e invito la Grecia a tornare al tavolo del negoziato”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 28 giu. – “A settembre, quando si discutera’ la Legge di Stabilita’, metteremo tra le priorita’ lo sblocco dei contratti del pubblico impiego”. Lo annuncia il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, in un’intervista a La Stampa, in riferimento alla sentenza della Consulta che ha stabilito l’illegittimita’ del blocco dei contratti degli statali. Al momento, pero’, spiega il ministro, non e’ possibile quantificare le risorse che il governo potra’ stanziare, “ma il tema e’ tra le priorita’ di palazzo Chigi”, assicura Madia annunciando anche che “non appena avremo stanziato una cifra” si aprira’ la trattativa con i sindacati. (AGI)

(AGI) – Taranto, 28 giu. – Dovrebbe esprimersi probabilmente domani il gip del Tribunale di Taranto, Martino Rosati, in merito alla convalida o meno del sequestro senza facolta’ d’uso dell’altoforno 2 dell’Ilva di Taranto ordinato la scorsa settimana dalla Procura a seguito dell’incidente mortale nel quale e’ rimasto vittima il 35enne Alessandro Morricella, di Martina Franca (Taranto), dipendent dello stesso stabilimento siderurgico. Al gip Rosati il dossier dell’altoforno 2 e’ stato trasmesso da alcuni giorni e nel fine settimana sul problema specifico ci sono stati alcuni incontri tra gli avvocati dell’Ilva e la Procura. Ottenere un sequestro con facolta’ d’uso dell’altoforno 2 perche’ non utilizzare del tutto l’impianto, cosi’ come disposto dal magistrato, significa fermarlo definitivamente e mettere a rischio la tenuta complessiva e la sicurezza dello stabilimento siderurgico. Perche’ alla fermata dell’altoforno 2 seguirebbe anche quella dell’ultimo altoforno in produzione: il numero 4. Questo l’obiettivo che si e’ posta l’Ilva che, nei giorni scorsi, attraverso i suoi avvocati, ha intensificato il confronto con la Procura. All’indomani della notifica del sequestro e dell’avvio delle operazioni preliminari per la fermata dell’altoforno 2, l’Ilva ha annunciato che avrebbe impugnato il provvedimento dell’autorita’ giudiziaria al Tribunale del riesame alfine di ottenerne l’annullamento. Una possibilita’ che non e’ venuta meno, ma che ora l’Ilva mette in subordine. I commissari e gli avvocati dell’azienda vogliono infatti vedere se, senza arrivare al Riesame, e’ possibile ottenere dalla Magistratura una modifica del sequestro, trasformandolo da senza facolta’ d’uso a con facolta’ d’uso. In pratica, come era gia’ prima. Perche’, prima che scattasse l’ultimo provvedimento a valle dell’incidente mortale, l’altoforno 2, cosi’ come tutti gli altiforni e gli impianti dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto, erano sequestrati ma con facolta’ d’uso. Un sequestro che discende dall’inchiesta giudiziaria di luglio 2012 e poi attenutato con la legge 231 del 2012. Adesso per tutti gli impianti dell’area a caldo continua ad esserci il sequestro con facolta’ d’uso ad eccezione dell’altoforno 2 per il grave infortunio accaduto lo scorso 8 giugno. Ma come modificare il sequestro dell’altoforno 2? Nelle relazioni tecniche consegnate alla Procura, l’Ilva da un lato spiega di aver adempiuto alle prescrizioni ordinate dallo Spesal, il servizio dell’Asl che si occupa di prevenzione e sicurezza del lavoro, all’indomani dell’incidente mortale, e dall’altro illustra cosa intende fare per aumentare il livello di sicurezza sullo stesso altoforno 2. Da questo punto di vista, l’Ilva pensa a tre interventi: aumento della protezione fisica dei lavoratori che operano sul campo di colata, protezione rispetto a fiammate anomale e fuoriuscita di ghisa ad elevata temperatura ed altro materiale incandescente; trasferimento dall’uomo alle macchine di alcune funzioni operative come il controllo della temperatura della ghisa in fase di colaggio e prelievo della ghisa stessa per verificarne la temperatura (si tratta proprio della mansione che stava svolgendo il lavoratore morto). Infine, l’Ilva vuole installare anche sull’altoforno 2 un dispositivo finalizzato a ridurre la diffusione delle polveri e quindi a migliorare l’impatto ambientale. I primi due interventi potrebbero essere eseguiti in tempi brevi, si apprende da fonti aziendali, il terzo invece, che non e’ una misura di sicurezza sul lavoro ma anti-inquinamento, richiede circa un anno. Tale dispositivo ambientale e’ gia’ sui piani di colata degli altiforni 5 e 1, entrambi attualmente non operativi perche’ sottoposti agli adeguamenti prescitti dall’Autorizzazione integrata ambientale. Per quanto riguarda il sequestro, fonti aziendali non escludono che lo stesso sostituto procuratore De Luca possa modificare il provvedimento anche dopo un’eventuale convalida da parte del gip. L’Ilva, che attualmente marcia con solo due altiforni, il 2 e il 4, ha gia’ fatto presente che nel caso dovesse procedere con lo stop dell’altoforno 2, fermerebbe anche il 4 perche’ un solo impianto non puo’ reggere uno stabilimento cosi’ grande e complesso quale e’ il siderurgico di Taranto. Un solo altoforno, inoltre, non potrebbe assicurare la necessaria sicurezza allo smaltimento dei gas e all’attivita’ della centrale elettrica, tant’e’ che l’Ilva ha gia’ fatto un cronoprogramma per la fermata dell’altoforno 4 che scatterebbe subito dopo la fermata dell’altoforno 2. In pratica sull’altro altoforno si agirebbe da meta’ luglio a fine luglio. Questo starebbe a dimostrare che lo stop dell’altoforno 4 non e’ piu’ un’eventualita’ per l’Ilva ma una strada di fatto obbligata. Nell’incontro dei giorni scorsi con i sindacati metalmeccanici l’Ilva ha lasciato per ora tutto in sospeso anche sul piano occupazionale, limitandosi solo ad avviare la preparazione dell’altoforno 2 (individuato il team tecnico e ordinati i materiali necessari) perche’ prima vuole capire come evolve la partita sul versante giudiziaria. Da rilevare che contro lo stop definitivo dell’altoforno 2, che trascinerebbe dietro di se anche il resto del siderurgico, hanno gia’ preso posizione i sindacati e Confindustria Taranto, la quale in un nota ha giudicato “punto di non ritorno” lo spegnimento dell’altoforno. Morricella l’8 giugno, mentre era addetto a prelevare la ghisa per sottoporla al controllo della temperatura, riporto’ ustioni di terzo grado sul 90 per cento del corpo. E’ morto il pomeriggio del 12 giugno nella rianimazione del Policlinico di Bari dove era stato trasferito la sera stessa dell’8 giugno. Sono dieci, intanto, gli indagati della Procura (sono accusati di omicidio colposo) per la morte di Morricella. Tra i dieci indagati, c’e’ anche il direttore del siderurgico di Taranto, Ruggero Cola. (AGI) .

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