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(AGI) – Milano, 28 mag. – Riconoscimenti al lavoro del Governo, ma anche l’invito a non perdere determinazione e la critica ai provvedimenti con ‘manina anti-impresa’, richiesta ai sindacati di definire le nuove regole per la contrattazione, bordate all’Europa “senza anima e cuore”. Questi i punti salienti della relazione del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, all’assemblea annuale degli industriali, tenuta eccezionalmente all’auditorium dell’Expo, un evento, ha sottolineato “in cui abbiamo creduto fin dall’inizio”. Un’assemblea che ha visto l’annunciata assenza del premier Matteo Renzi, oggi a Melfi a visitare la fabbrica Fca, mentre per il governo ha partecipato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti e il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, intervenuta come da tradizione dopo la relazione di Squinzi. E’ stato proprio Poletti a incassare i complimenti di Squinzi, secondo cui “il Decreto Poletti e il Jobs Act finalmente dopo anni ci allineano ai nostri competitori europei in materia di lavoro”, mentre piu’ in generale “le riforme avviate e alcune misure di politica economica adottate testimoniano del lavoro svolto dal Governo”. Per l’esecutivo, garantisce, “oggi non ho richieste ne’ intendo lamentarmi di alcunche’. Chiedo solo di non smarrire la determinazione, precondizione necessaria per cambiare il nostro paese”. In realta’ le critiche all’azione del governo non mancano nella relazione: da quella alla mancata riduzione della spesa pubblica (“non si avverte alcun segno di inversione”), alla pressione fiscale che rimane su livelli intollerabili. L’appunto piu’ importante pero’ riguarda la “manina anti-impresa che ogni tanto si esercita nelle pieghe dei provvedimenti assunti nei diversi livelli istituzionali. I reati ambientali, il nuovo falso in bilancio, il canone sugli imbullonati o la Tasi sull’invenduto, che faccio sempre fatica a raccontare all’estero tanto sono assurdi”, provvedimenti frutto di una “cultura anti-industriale ben radicata”. Squinzi ha parlato anche di crescita e di imprese. “Il crinale tra crescita e stagnazione e’ assai sottile – ha detto – i germogli del cambiamento vanno protetti, difesi e aiutati a crescere”. L’industria intanto “si sta attrezzando per affrontare un cambiamento profondo, e quando lo fa vince. Gli imprenditori sanno che devono applicare la regola aurea che per l’impresa vale sempre, innovare di piu’, capitalizzare, fare piu’ formazione, lanciare nuovi investimenti sul prodotto”. Le piccole e medie imprese saranno “la chiave per svoltare, da loro devono nascere le nuove multinazionali tascabili, ma vanno sostenute” sui mercati esteri, sulla ricerca, sulla finanza. Presenti i tre segretari dei maggiori sindacati, Squinzi ha rivolto l’invito a “trovare un po’ di sintonia” sul fatto che rendere piu’ conveniente il contratto a tempo determinato “contrasta la precarieta’”. Squinzi si augura di “non subire campagne sindacali azienda per azienda” e chiede di “mettere ordine nelle regole della contrattazione e accompagnare la stagione dei rinnovi alle porte”. Infine l’Europa, a cui il presidente degli industriali rivolge gli attacchi piu’ duri. E’ “pesante, lenta, divisa, senza progetto politico e visione comune”, le “manca l’anima e il cuore”, e “si e’ aggrappata, con poca lungimiranza, a un rigorismo eccessivo. Il negoziato con la Grecia e’ il paradigma perfetto dei nostri limiti”. Insomma “da europeista convinto lo dico con grande rammarico, quella di oggi non e’ l’Europa che mi piace”. A Squinzi hanno risposto poco dopo governo e sindacati. Il ministro Guidi lo ha fatto dal palco: “Il Governo ha fatto di tutto per fertilizzare il terreno: adesso sta a voi il compito direi l’obbligo di seminare. Cari imprenditori adesso e’ il vostro momento. Anche voi dovete far vedere che ci siete”. Secondo Poletti, che ha commentato al termine, Squinzi “ha rappresentato bene la realta’ di un Paese che ha affrontato una lunga crisi”. Tra i sindacati, il segretario della Cgil Susanna Camusso e’ stata tranchant: “La relazione e’ tutta fondata sull’innovazione, salvo poi riproporre la ricetta piu’ antica del mondo ovvero la riduzione dei salari”. Piu’ dialogante Annamaria Furlan della Cisl che vede nella relazione “uno spunto importante sul rinnovo del modello contrattuale. La Cisl e’ pronta a sedersi al tavolo per dare peso e valore alla contrattazione di secondo livello”. Da Melfi intanto e’ venuto il controcanto di Sergio Marchionne. a.d. della Fiat Chrysler, uscita qualche anno fa dall’associazione degli industriali. “Confindustria non mi manca – ha detto – ho grande apprezzamento per il presidente Squinzi come industriale, ma non possiamo basare l’appartenenza a Confindustria in base alla mia amicizia con il presidente. Per rientrare mi dovrebbero dare degli ottimi motivi”. (AGI) .

(AGI) – Dresda, 28 mag. – La questione non e’ all’ordine del giorno e la presidenza tedesca fa di tutto per evitare che venga percepita come il tema principale in discussione, ma e’ la Grecia il vero convitato di pietra del vertice del G7 finanziario di Dresda. La questione, riferiscono fonti governative, sara’ con ogni probabilita’ affrontata domani durante la sessione dei lavori dedicata ai rischi geopolitici, ma gia’ oggi l’eco del dossier Atene ha risuonato varie volte nei corridoi dell’ Hotel Kempinsky dove i ministri delle Finanze e i banchieri delle principali economie del mondo sono riuniti da oggi pomeriggio. Berlino continua ad insistere che non e’ il G7 il forum in cui affrontare il tema, ma fin dalla mattinata e’ stata Cristine Lagarde, tornata poi sulla questione in maniera molto piu’ netta nel pomeriggio con una intervista alla ‘Faz’, a mettere in chiaro che per arrivare ad una intesa con Atene c’e’ ancora molta strada da percorrere. La numero uno di Washington piu’ tardi ha alzato il tiro, sostenendo che l’eventuale uscita della Grecia dall’area dell’euro e’ una possibilita’, anche se questo non porterebbe necessariamente alla fine della moneta unica. Sul fronte Ue, il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovivici, ha usato parole piu’ rassicuranti, sottolineando che un’intesa con Atene e’ “a tre quarti del cammino”, ma aggiungendo che “c’e’ ancora molto da fare”. Ottimista invece il segretario generale dell’Ocse, Anguel Gurria, che crede nella volonta’ politica di arrivare ad una intesa. “Quando tutti quelli che partecipano ad un negoziato vogliono ottenere un risultato – ha detto Gurria in una pausa dei lavori del G7 a Dresda parlando con i giornalisti italiani – quel risultato alla fine si ottiene”. Secondo Gurria bisogna dare fiducia al governo greco che e’ in carica da pochi mesi e ancora non ha piena dimestichezza con tutte le questioni tecniche molto complesse del negoziato. (AGI) .

(AGI) – Madrid, 28 mag. – Il ministro spagnolo dell’Economia, Luis de Guindos si dice fiducioso del fatto che il Fondo monetario internazionale prendera’ parte di un accordo tra la Grecia e l’area euro. “Sono ottimista sul raggiungimento di un accordo – dice – E credo che il Fmi debba e voglia essere parte di questa intesa, e’ molto importante che sia coinvolto”. “Tutti – aggiunge – vogliamo che la Grecia resti nell’euro”. (AGI) .

(AGI) – Bruxelles, 28 mag. – I contribuiti al piano Juncker per gli investimenti, effettuati dalle banche di promozione nazionale, come la Cassa Depositi e Prestiti in Italia, potranno non essere conteggiati nel calcolo del deficit e del debito ai fini del rispetto del patto di stabilita’ europeo, a patto che siano versati in piattaforme di investimento transnazionali e non in specifici progetti nazionali. Lo ha detto oggi il vice presidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen, spiegando in conferenza stampa i dettagli dell’accordo sul piano Juncker raggiunto nella notte dalle istituzioni europee. “I contributi una tantum delle banche di promozione nazionali o degli stati stessi alle piattaforme tematiche transnazionali di investimento dovrebbero in principio essere contabilizzati come misure una tantum e quindi i loro costi non sarebbero presi in considerazione nell’applicazione delle regole del Patto di stabilita’” ha detto Katainen. Le banche di promozione nazionale sono lo strumento scelto dagli stati per partecipare al piano Juncker. La Cdp si e’ impegnata a partecipare con 8 miliardi di euro, lo stesso impegno dei suoi omologhi tedeschi e francesi. Solo gli investimenti nelle piattaforme transnazionali godranno di un trattamento privilegiato ai fini del patto di stabilita’, mentre gli investimenti delle banche promozionali direttamente in specifici progetti non dovrebbero avvalersi dello stesso vantaggio. Finora la Commissione Ue aveva concesso il trattamento privilegiato solo ai contributi diretti nel Fondo per gli investimenti strategici, concessione di cui nessuno stato si e’ avvalso in quanto implica la delega completa dell’uso dei fondi alle autorita’ europee. Nel caso specifico della Cassa Depositi e Prestiti, tuttavia, la revisione delle regole concordata dalle istituzioni Ue e’ ininfluente in quanto la Cdp e’ gia’ fuori dal perimetro della pubblica amministrazione, e quindi i suoi investimenti non ricadono sul deficit o sul debito pubblici italiani. Per altri istituti omologhi, ma con diversi statuti, in altri paesi Ue la nuova concessione stabilita dall’intesa Ue potrebbe rappresentare invece un’opportunita’ per investire maggiormente nel piano Juncker senza impatto sui conti pubblici del paese di origine. (AGI) .

(AGI) – Roma, 28 mag. – L’assemblea degli azionisti di Enel ha approvato con il 99,89% dei voti a favore il bilancio di esercizio 2014, conclusosi con un utile netto di 517 milioni di euro, e, con il 98,04% dei si’, la distribuzione di un dividendo pari a 14 cent di euro ad azione. Al Tesoro, titolare di una quota di Enel pari al 25,5%, va cosi’ una cedola di 335,7 milioni di euro. (AGI) .

(AGI) – Dresda, 28 mag. – La fase piu’ acuta della crisi e’ superata ma la ripresa non e’ impetuosa e va sostenuta, favorendo gli investimenti sia pubblici che privati. Questo, secondo fonti di governo, il punto su cui i ministri delle finanze e i banchieri centrali dei paesi del G7 si sono trovati d’accordo al temine della prima sessione di lavoro del vertice. Secondo le stesse fonti non sarebbe stata toccata la questione Grecia che con ogni probabilita’ sara’ invece affrontata nella sessione di domani mattina sui rischi geopolitici, assieme alla vicenda ucraina. “Ci sono chiari segnali che la fase acuta della crisi e’ superata – hanno riferito le fonti – ma e’ altrettanto evidente che la ripresa stenta, non e’ impetuosa ma e’ minacciata da una serie di elementi, a cominciare dalle crisi geopolitiche”. Vari i ‘nodi’ da affrontare per favorire la ripartenza delle principali economie, secondo i 7. Tra questi la riduzione del debito, che se in un periodo di crisi acuta poteva essere in qualche modo tollerato adesso non e’ altro che un freno alla ripresa. I Paesi del G7 avevano un debito del 43% nel 1980, oggi e’ cresciuto al 118%, e’ il dato che e’ emerso dalla sessione. Consenso unanime anche sul fatto che sul lungo termine l’unica maniera di favorire la ripresa e’ fare le riforme: e mai come adesso ci sono le condizioni per poratre avanti le riforme strutturali, viene sottolineato. Il concetto, hanno riferito fonti della Bundesbank nel pomeriggio, e’ stato ribadito anche dal presidente della Bce, Mario Draghi. Su questo aspetto e’ intervenuto anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sottolineando che una risposta possibile nel breve periodo e’ quella di favorire gli investimenti in nuove tecncoligie, soprattutto nei contesti in cui ll’invecchiamento della popolazione e’ un dato fisiologico. Nella prima sessione di lavoro infine, non sarebbe emersa nessuna particolare preoccupazione per le tensioni sui mercati obbligazionari ne’ per la crescita Usa che dai dati del I trimestre e’ parsa essere meno brillante delle aspettative. Nella sessione che si chiudera’ in serata sara’ affrontato il tema fiscale, mentre domani si discutera’ di regolazione finanziaria e di rischi geopolitici. All’Europa in particolare, che ha affrontato la crisi molto piu’ lentamente infine, e’ stato rivolto un invito da parte dei rappresentanti di Fmi e Ocse, affinche’ il quadro di regole sia reso piu’ snello e consenta di mettere in atto decisioni piu’ rapide. (AGI) .

(AGI) – Dresda, 28 mag. – Secondo il numero uno del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, l’uscita della Grecia dall’Eurozona va considerata come una possibilita’, anche se non sara’ la fine della moneta unica. “L’uscita della Grecia e’ una possibilita’” dice Lagarde intervistata dal quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, e un simile scenario “non sara’ una passeggiata nel parco” per la moneta unica europea, anche se “probabilmente non sara’ la fine dell’euro”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 28 mag. – Il numero uno del Fmi, Christine Lagarde e la Bce gelano Atene. “Stiamo lavorando per una soluzione per la Grecia, non direi che abbiamo ancora raggiunto risultati sostanziali”, resta ancora “molto lavoro da fare”. La Lagarde parla alla tv tedesca Ard, a margine dei lavori del G7 di Dresda, dove i ministri delle Finanze e i banchieri centrali dei sette paesi piu’ industrializzati del mondo sono riuniti da questa mattina, per discutere di economia globale a sette anni dall’inizio della crisi economica. Ma e’ lo spettro della questiona greca, che non e’ ufficialmente in agenda al tavolo dei Grandi, a tenere banco al vertice. Da parte della presidenza tedesca si sottolinea con enfasi che la questione Grecia non e’ in agenda, sia perche’ il G7 non e’ il formato adatto per affrontare il tema, sia perche’ il governo greco non e’ presente al tavolo. Ma che il problema sara’ affrontato e’ evidente anche per il peso del parterre presente al summit: dal presidente della Bce, Mario Draghi, alla numero uno del Fondo Monetario Cristine Lagarde, dal presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, al commissario Ue per gli Affari economici Pierre Moscovici. Ed e’ proprio la Bce a lanciare l’allarme sul rischio di contagio della crisi greca. Secondo l’Eurotower questo pericolo e’ stato finora “limitato” ma in assenza di un accordo rapido i rischi di un impatto sui paesi vulnerabili dell’area euro potrebbero materializzarsi. E’ quanto emerge dal Financial Stability Report dell’istituto di Francoforte, secondo il quale “in assenza di un rapido accordo sulle necessita’ di riforme strutturali il rischio di un aggiustamento al rialzo dei premi sul rischio richiesti sui paesi dell’area euro vulnerabili potrebbero materializzarsi”. Per l’Eurotower, “la lunghezza e l’incertezza dei negoziati tra il nuovo governo greco e i suoi creditori hanno contribuito ad aumentare l’estrema volatilita’ nei mercati ellenici”. In questo clima decisamente poco ottimista, il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoukakis torna a battere il tasto della “ristrutturazione del debito”, che definisce l’obiettivo “fondamentale” del governo greco. Il ministro ha anche sottolineato che la pressione dei creditori sulla revisione dell’Iva e’ “asfissiante”. La Grecia comunque, ha aggiunto, resta “un membro indispensabile della famiglia europea”. Sui mercati oggi l’effetto Grecia si fa sentire ma non in modo eccessivo. Le borse europee restano deboli, soprattutto per le prese di beneficio dopo i rialzi di ieri, mentre anche Wall Street mostra la corda, anche a causa dei deludenti dati sui sussidi settimanali di disoccupazione Usa. Euro in leggero miglioramento sopra quota 1,09 dollari e spread sopra quota 130 punti. (AGI)

(AGI) – Dresda, 28 mag. – I ministri delle Finanze e i banchieri centrali dei sette paesi piu’ industrializzati del mondo sono riuniti da questa mattina a Dresda, nell’est della Germania, per discutere di economia globale a sette anni dall’inizio della crisi economica. Ma e’ lo spettro della questiona greca, che non e’ ufficialmente in agenda al tavolo dei Grandi, a tenere comunque banco nelle discussioni informali e nei conciliaboli a margine dei lavori. Da parte della presidenza tedesca del vertice si sottolinea con enfasi che la questione Grecia non e’ in agenda, sia perche’ il G7 non e’ il formato adatto per affrontare il tema, sia perche’ il governo greco non e’ presente al tavolo. Ma che il problema sara’ affrontato e’ evidente anche per il peso del parterre presente al summit: dal presidente della Bce, Mario Draghi, alla numero uno del Fondo Monetario Cristine Lagarde, dal presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, al commissario Ue per gli Affari economici Pierre Moscovici. La stessa Lagarde e’ intervenuta in mattinata proprio sullo stato dell’arte della trattativa con Atene, sottolineando che “stiamo lavorando per una soluzione per la Grecia, ma non direi che abbiamo ancora raggiunto risultati sostanziali”, resta ancora “molto lavoro da fare”. Anche l’ospite del summit e presidente di turno, il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, intervistato ieri sera dalla tv pubblica tedesca ha ripetuto che il dossier Atene “non ha fatto progressi”, aggiungendo di essere “sorpreso del fatto che da parte del governo greco si dica continuamente che un’intesa e’ imminente”. Ma il rischio ‘Grexit’ non preoccupa solo gli europei, ieri prima di arrivare in Germania, il segretario Usa al Tesoro, Jack Lew ha messo in guardia sui rischi che una eventuale uscita da Atene dall’area dell’euro potrebbe avere sull’economia globale e ha chiesto uno sforzo da parte di tutti perche’ si trovi un’intesa. I lavori, gli incontri e i seminari proseguiranno per l’intera giornata di oggi e si concluderanno domani nella tarda mattinata. Una conferenza stampa conclusiva e’ prevista per domani intorno all’ora di pranzo: il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, incontreranno i cronisti italiani intorno alle 13. Secondo quanto si apprende apprende al momento, per scelta della presidenza tedesca il meeting potrebbe concludersi senza un comunicato finale, al contrario di quanto avviene di solito in questo tipo di summit. (AGI)

(AGI) – Rho (Milano), 28 mag. – L’impianto chiuso in Nigeria “e’ una cosa abbastanza nella normalita’. Non ci sono problemi”. Lo ha sostenuto l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, a proposito della interruzione della produzione dell’impianto petrolifero Agip nel delta del fiume Niger da parte di un gruppo di attivisti. (AGI)

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