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(AGI) – Roma, 27 giu. – Il Jobs Act ha incrementato il lavoro a tempo indeterminato ma nella gran parte dei casi si tratta di stabilizzazione di contratti precari e non di un incremento dell’occupazione.

Il dato emerge dal sondaggio “Il Jobs Act a 4 mesi dall’entrata in vigore” della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro realizzato in occasione della sesta edizione del Festival del lavoro secondo cui solo il 40% degli intervistati pensa che il Jobs Act abbia ricadute economicamente e socialmente significative sul proprio territorio. E alla richiesta di assegnare un voto il risultato e’ un risicato 5.

Oltre il 70% del campione ritiene che non siano aumentate le assunzioni ma si tratti di trasformazone di contratti gia’ in essere. Appena il 10% dei datori di lavoro si ritiene pienamente soddisfatto dei contenuti del Jobs Act, tanto da definirlo uno strumento essenziale per lo sviluppo dell’impresa. Un terzo afferma invece che avrebbe preferito un’altra tipologia di intervento o addirittura lo trova inutile.

La preoccupazione maggiore degli intervistati riguarda cosa accadra’ alla scadenza degli incentivi previsti dalla legge di stabilita’ 2015 e che consente ai datori di lavoro di non pagare i contributi Inps per tre anni fino a poco piu’ di 8 mila euro. Il 71% del campione ritiene che alla fine del periodo si tornera’ ai livelli, anche perche’ ben il 73% degli intervistati non vede alcun segnale di ripresa economica.

Il 29% del campione stima invece che nel prossimo futuro potranno aumentare le assunzioni, ma, nella quasi totalita’, chi ha una percezione positiva del futuro (miglioramento economico generale e quindi aumento dell’occupazione) appartiene alle aree del centro-Nord. Il 75% del campione infine non ha notato particolari cambiamenti nello svolgimento delle proprie attivita’ professionali dal momento dell’entrata in vigore del provvedimento. (AGI) .

(AGI) – Milano, 27 giu. – “Cio’ che ci colpisce di piu’ oggi e’ il degrado morale che sembra infilarsi capillarmente nella nostra societa’. La crescita che produce la societa’ sana viene divorata da un’idra a mille teste che ha gangli ovunque”. E’ quanto ha sostenuto Giorgio Squinzi. “E’ il segno malato che i germi della ricchezza facile ci sono stati a tutti i livelli – ha proseguito il presidente di Confindustria, parlando ad un convegno della Federazione nazionale cavalieri del lavoro -. La vita e l’economia reale avranno il sopravvento sulla sfiducia in cui corruzione, malaffare e speculazione sguazzano con piacere, solo come una forte scossa. Non bastano le riforme”. “Lo scarto necessario a vincere i fattori frenanti e inquinanti della vita civile ed economica – ha spiegato Squinzi, rivolto alla platea – e’ prima di tutto culturale e richiama anche noi qui, anche oggi, alle nostre responsabilita’ perche’ con noi si e’ formata la cultura della produzione materiale del lavoro, trasparente e corretto, segnato da un simbolo che portiamo orgogliosamente e che significa lavoro, onesta’, voglia di partecipare”. “Da voi, da noi – ha esortato ancora – deve partire uno stimolo e un richiamo morale forte contro l’apparente e facile moltiplicazione del denaro senza sforzo, contro l’arricchirsi senza scrupoli e senza lavoro”. Secondo il leader degli Industriali “proprio l’Italia dovrebbe essere il Paese piu’ consapevole del fatto che le riforme, anche quando ispirate da ottimi principi, e non sempre e’ cosi’, almeno osservandole con cultura imprenditoriale, senza politiche e applicazione continua, sono poco o nulla”. “Abbiamo bisogno di riforme esattamente quanto di una stagione lunga di applicazione sistematica di strumenti di intervento per le imprese che siano durevoli, semplici e trasparenti”, ha proseguito il presidente di Confindustria intervenendo a Milano ad un convegno della Federazione nazionale cavalieri del lavoro. “Solo la ripresa della produzione reale, solo la ‘fabbrica’ in tutte le sue declinazioni, puo’ darci crescita duratura e lavoro e agganciarci ad una ripresa che, peraltro e’ in corso un po’ ovunque – ha sostenuto -. Per avere risultati stabili ci vuole una visione di politica industriale, delle regole moderne che favoriscono gli investimenti e politiche con strumenti affidabili e di cui si possano misurare i risultati nel tempo, correggendo gli errori”. “Non si raggiunge alcun tipo di risultato sparando un sol colpo e sperando nella fortuna: vale in impresa, nella vita personale e, ovviamente, in politica”, ha avvertito Squinzi. “Abbiamo commentato positivamente le prime scelte del governo, a cominciare dal jobs act, che hanno dato qualche primo, buon risultato concreto e soprattutto segnato un po’ di discontinuita’ con le rigidita’ sindacali di un tempo”, ha ricordato il presidente di Confindustria, intervenendo a Milano al convegno della Federazione nazionale cavalieri del lavoro. “Ovviamente – ha proseguito – non e’ che l’inizio, ma in Italia non fai in tempo a pensare che le antiche diffidenza contro l’impresa e l’imprenditore siano sconfitte, che ti trovi a dovere combattere contro la class action piu’ punitiva del pianeta, gli imbullonati o la Tasi sugli immobili dismessi”. (AGI) .

(AGI) – Milano, 27 giu. – L’ottimismo di fondo dei mercati su un accordo in extremis per evitare il default della Grecia spinge la Borsa che chiude in forte rialzo la settimana. L’indice Ftse Mib segna un progresso del 4,85% a 23.800 punti, mentre l’All Share sale del 4,79%. Scambi attivi, per una media giornaliera di 3,6 miliardi di euro. Piazza Affari dunque punta ostinatamente le proprie fiches su un accordo tra Atene e i creditori; una speranza che non e’ venuta meno neanche dopo le ultime convulse giornate, in cui tre riunioni dell’Eurogruppo non sono bastate per arrivare a una decisione, rimandata a questo punto al vertice di sabato. Anche le dichiarazioni dei protagonisti del negoziato non inducono alla fiducia, con Juncker che afferma di non essere molto ottimista, il ministro delle finanze tedesco Schaeuble che vede solo al 50% le possibilita’ di un accordo, mentre il premier greco Tsipras dice no ai ricatti. Il listino si e’ mosso compatto al’insu’, guidato dai titoli bancari, che in questo modo hanno sottolineato tra l’altro l’approvazione da parte del governo dell’atteso provvedimento che rende piu’ veloce la deducibilita’ dei crediti in sofferenza. Nel settore si muovo Bper (+13,72%), Banco Popolare (+7,87%), Ubi (+7,74%), Unicredit (+5,70%), Intesa (+8,30%), Bpm (+7,98%), Monte Paschi (+7,27%) che ha ceduto il 10% di Anima alle Poste. Banca Carige festeggia con il +10,01% la positiva conclusione dell’aumento di capitale, sottoscritto quasi interamente. Ancora tra i finanziari forti Azimut (+9,64%) e Mediolanum (+9,69%) grazie a report favorevoli di analisti. Bene l’energia, con Eni +5,46%, Enel Green Power +8,19%, piu’ pacata Enel (+2,46%). Positivi i titoli del lusso, Fca segna +3,63%, mentre l’a.d. Marchionne ha un po’ raffreddato le speranze di una vicina fusione con Gm. Ferma Pirelli, bene Stm (+8,44%), Telecom sale dell’1,87% nella settimana in cui Vivendi e’ uscita allo scoperto annunciando di avere il 15% del gruppo telefonico. (AGI) .

(AGI) – Bruxelles, 27 giu. – Nonostante la mossa a sorpresa del premier greco Alexis Tsipras, che ha deciso di affidare alla scelta popolare la decisione sull’accettazione del piano preparato dalle istituzioni per concedere il versamento dell’ultima tranche degli aiuti internazionali, Bruxelles conferma l’appuntamento dei ministri delle Finanze dell’Eurogruppo per oggi alle 14. Secondo quanto riferiscono fonti comunitarie, e’ gia’ in corso una riunione preparatoria dell’Euro Working Group, l’organismo tecnico presieduto da Thomas Wieser e al quale partecipano i direttori del Tesoro dei 19 paesi della moneta unica, mentre il Consiglio annuncia che il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem fara’ una dichiarazione alle 13h45. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa, oggi la Grecia potrebbe chiedere ai partner un’estensione delle scadenze per consentire lo svolgimento del referendum il 5 luglio. E l’annuncio dato dal premier Alexis Tsipras del referendum del 5 luglio sul piano dei creditori, ha riaccelerato in piena notte la corsa dei greci ai bancomat, confermando la delusione degli elettori nella fiducia malriposta nelle promesse salvifiche con Syriza ha vinto le elezioni. Lo riferisce il sito web del britannico Daily Telegraph, che raconta come nelle prime ore di stamane i bancomat sono stati presi d’assalto. In almeno un caso invece, la banca Alpha, ha sospeso le contrattazioni online secondo quanto riferisce lo stesso sito web dell’istituto, per impedire di spostare i soldi su altri conti. Stasera il governo ha fatto sapere che lunedi’ “le banhe resteranno aperte e non saranno imposti controlli sui capitali”. O quel che ne resta. La popolazione greca dovrebbe restare tranquilla, perche’ le banche non chiuderanno, ha assicurato il ministro della Difesa e leader del partito euroscettico al governo ‘Greci indipendenti’, Panos Kammenos. “I cittadini non dovrebbero essere spaventati, non c’e’ alcun ricatto, le banche non chiuderanno e i bancomat avranno contanti, tutto quello (a cui stiamo assistendo) e’ un’esagerazione”, ha affermato Kammenos, dopo che il premier, Alexis Tsipras, ha annunciato un referendum per il 5 luglio sul piano dei creditori che sara’ definito all’Eurogruppo. Secondo il ministro, il voto dei cittadini non mettera’ a rischio il futuro della Grecia nell’Ue. (AGI) .

(AGI) – Roma, 27 giu. – Grazie all’azione di contrasto dei reati fiscali intrapresa dagli uomini del fisco, nel 2014 sono state accertate 17.802 violazioni e 13.062 persone sono state denunciate: di queste, 146 sono finite in manette. L’ammontare dei beni sequestrati dalle forze dell’ordine ha superato il miliardo, per la precisione 1.192 milioni di euro. Una fotografia, quella scattata dall’Ufficio studi della Cgia, che delinea l’azione di repressione messa in campo dagli uomini delle fiamme gialle e dalla nostra amministrazione finanziaria contro l’evasione fiscale. Le principali violazioni accertate, si legge in una nota della Cgia, hanno riguardato il reato di dichiarazione fraudolenta (3.875 casi), di omessa dichiarazione (3.339 segnalazioni), di fatturazioni per operazioni inesistenti (2.068 denunce). Si evidenziano, inoltre, anche i casi di dichiarazione infedele (1.850 segnalazioni) e di occultamento e/o distruzione dei documenti fiscali (1.656 reati). Negli ultimi 8 anni c’e’ stato un progressivo aumento sia dei soggetti denunciati (dai 7.342 casi del 2007 ai 13.062 del 2014), sia delle violazioni accertate (si e’ passati dalle 7.513 del 2007 alle 17.802 dell’anno scorso). Il numero degli arrestati, invece, ha toccato la soglia minima di 111 persone nel 2008; negli anni successivi e’ gradualmente aumentato fino ad arrivare al picco massimo di 202 nel 2013, per poi scendere l’anno successivo a quota 146. Boom, invece, dei beni sequestrati: se nel 2007 l’ammontare economico confiscato era di soli 17 milioni di euro, nel 2014 l’importo e’ salito fino a toccare i 1,19 miliardi di euro. Come ha avuto modo di denunciare in piu’ di una occasione anche la Corte dei Conti, il nostro sistema penale tributario non e’ stato finora in grado di scoraggiare adeguatamente frodi ed evasioni di rilevante entita’, in particolar modo per i tempi dei procedimenti, spesso condizionati da comportamenti dilatori degli imputati finalizzati a conseguire la prescrizione del reato. “Lungi dal voler dar luogo a una campagna giustizialista – esordisce Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia – bene ha fatto il Governo Renzi ad inasprire le sanzioni contro l’evasione alzando, pero’, le soglie oltre le quali scatta il penale. Siamo convinti che, oltre a rendere piu’ efficace l’azione di repressione, e’ necessario abbassare in misura drastica e strutturale il carico fiscale. Quest’ultimo, ormai, ha assunto una dimensione preoccupante. E’ indubbio, infatti, che moltissimi casi di evasione, soprattutto quella di “sopravvivenza”, sono legati ad un eccessivo peso del nostro fisco che spinge molte persone a “rifugiarsi” nell’illegalita’. E’ verosimile ipotizzare che, con meno tasse e meno contributi da pagare, si registrerebbe una decisa emersione di base imponibile tale da consentire al nostro fisco di concentrare l’attivita’ di contrasto nei confronti dei comportamenti fiscali piu’ insidiosi. In particolare, ci riferiamo al mancato gettito imputabile alle manovre elusive delle grandi imprese e alla fuga di tante multinazionali che hanno spostato in maniera spregiudicata le sedi fiscali nei Paesi con una marcata fiscalita’ di vantaggio per pagare meno tasse”. Sebbene non siano ancora state definite le sanzioni per chi non lo possiede, con la decisione scattata nel luglio scorso di obbligare le imprese e i lavoratori autonomi a dotarsi del Pos, si e’ allungata la lista degli strumenti a disposizione del fisco per contrastare l’evasione. La Cgia ne ha individuati almeno 10: studi di settore; blitz contro la mancata emissione di scontrini e ricevute fiscali; redditometro; spesometro; 117 (il numero di pubblica utilita’ della Guardia di Finanza); Serpico (‘super cervellone’ che registra decine di migliaia di informazioni al secondo per mettere a confronto dichiarazioni dei redditi, polizze assicurative, informazioni del catasto, del demanio, della motorizzazione, etc.); abolizione del segreto bancario; metodologie di controllo delle Pmi e dei lavoratori autonomi; limite all’utilizzo del contante fino a 999,99 euro; utilizzo del pos per le transazioni commerciali sopra i 30 euro. “Con queste misure – conclude Bortolussi – non ci sono piu’ alibi. L’Amministrazione finanziaria ha tutti gli strumenti per prevenire e contrastare efficacemente l’evasione fiscale, sia quella spicciola sia quella di alto cabotaggio. Finalmente, questa piaga potra’ essere affrontata e vinta, a favore di coloro che non vogliono e non possono evadere le tasse: vale a dire la stragrande maggioranza dei contribuenti italiani. Ricordo che, anche tra i soggetti sottoposti agli studi di settore, cioe’ le piccole imprese e i lavoratori autonomi, ben l’80 per cento e’ congruo con quanto chiesto dal fisco”. (AGI) .

(AGI) – Londra, 27 giu. – L’annuncio dato dal premier Alexis Tsipras del referendum del 5 luglio sul piano dei creditori che sara’ definito oggi all’Eurogruppo, ha riaccelerato in piena notte la corsa dei greci ai bancomat, confermando la delusione degli elettori nella fiducia malriposta nelle promesse salvifiche con Syriza ha vinto le elezioni. Lo riferisce il sito web del britannico Daily Telegraph, che raconta come nelle prime ore di stamane i bancomat sono stati presi d’assalto. In almeno un caso invece, la banca Alpha, ha sospeso le contrattazioni online secondo quanto riferisce lo stesso sito web dell’istituto, per impedire di spostare i soldi su altri conti. Stasera il governo ha fatto sapere che lunedi’ “le banhe resteranno aperte e non saranno imposti controlli sui capitali”. O quel che ne resta. (AGI)

(AGI) – Roma, 26 giu. – “Oggi si fa un passo avanti gigantesco per la semplificazione del fisco”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi dopo il via libera dal parte del Consiglio dei ministri ai cinque decreti attuativi della delega fiscale. “L’Agenzia delle Entrate – ha aggiunto – e’ vista sempre piu’ come consulente e non controparte del cittadino”. L’aggio che i contribuenti pagano sulle cartelle si ridurra’ dall’8% al 6%. Lo hanno annunciato il premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in conferenza stampa. Con il dlgs sulla riscossione “si riduce quello che fino ad oggi si chiamava aggio e da oggi si chiamera’ ‘contributo pubblico alla gestione dei costi di riscossione’ di un quarto”, ha detto Padoan e Renzi ha specificato che passera’ “dall’8 al 6%”, commentando: “#Tanta roba”. Padoan, chiarezza e migliori rapporti con contribuenti Le nuove norme sul contenzioso approvate oggi dal Cdm prevedono “l’immediata esecutivita’ delle sentenze: se il cittadino ottiene il riconoscimento di un rimborso non deve aspettare anni per avere i soldi ma li puo’ avere immediatamente” ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. I decreti fiscali varati dal Cdm di oggi “creano un quadro di maggiore chiarezza per il cittadino” e “migliorano i rapporti dei contribuenti con il fisco”. In particolare, ha spiegato Padoan, il decreto sul monitoraggio dell’evasione fiscale prevede “meccanismi permanenti che permettano di valutare” anche attraverso una “commissione ad hoc”. Lo stesso discorso vale per le tax expenditure, che sono “molto diffuse e molto disordinate” e vanno razionalizzate e ridotte. Quanto agli interpelli, viene introdotto “a favore del contribuente il silenzio assenso: se entro 90 120 giorni non si ottiene risposta dall’amministrazione tributaria essa viene data per acquisita”. (AGI) .

(AGI) – Milano, 26 giu. – Francesca Cornelli, consigliere di Telecom Italia e capo degli indipendenti, ha lasciato l’incarico di capo dei consiglieri indipendenti della compagnia telefonica. Il board di Telecom, riunitosi a Torino, ha quindi attribuito la funzione di ‘Lead Independent Director’ per l’esercizio in corso al consigliere Giorgio Valerio e ringraziato Cornelli “per l’attivita’ svolta”. La durata della carica di Lead Independent Director, in effetti, e’ annuale e scade in occasione dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio. Nell’ultima assemblea di fine aprile Cornelli era stata eletta nel cda dalla lista presentata nell’ultima assemblea da Assogestioni. (AGI) .

(AGI) – Roma, 26 giu. – Bollette della luce e del gas meno care dal 1 luglio: l’Authority dell’Energia sottolinea che si conferma anche nel terzo trimestre del 2015 la tendenza al ribasso. In particolare, per la luce si spendera’ lo 0,5% in meno, per il gas l’1%. Si tratta di un risparmio complessivo medio di 65 euro. Per l’elettricita’ la spesa per la famiglia-tipo (1� ottobre 2014- 30 settembre 2015) sara’ di circa 506 euro, con un calo del -1,6% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1 ottobre 2013- 30 settembre 2014), corrispondente ad un risparmio di 8 euro. Per il gas la spesa della famiglia tipo per lo stesso periodo sara’ di 1.135 euro, con una riduzione del -4,8%, corrispondente a un risparmio di circa 57 euro. Nel prossimo trimestre, si legge nell’Authority, il ribasso per l’energia elettrica e’ sostanzialmente dovuto alla riduzione dei costi complessivi per l’approvvigionamento della “materia energia”, in particolare al calo della componente relativa al dispacciamento dell’energia (cioe’ dei costi legati a tutte le attivita’ per mantenere in equilibrio il sistema elettrico tra offerta e domanda); riduzione ancora una volta controbilanciata dal necessario adeguamento al rialzo degli oneri di sistema legati alle incentivazioni delle fonti rinnovabili. Per il gas il calo riflette le aspettative al ribasso delle quotazioni nei mercati all’ingrosso in Italia e in Europa, andamenti dei prezzi a cui ora, dopo la riforma dell’Autorita’, sono legate le condizioni della tutela gas, permettendo di trasmettere subito ai consumatori finali l’andamento dei prezzi all’ingrosso. La riduzione della spesa relativa alla “materia energia” e’ stata in parte controbilanciata da un aumento della componente a copertura del meccanismo per la rinegoziazione dei contratti di lungo termine. In altri termini, la riduzione per l’energia elettrica riflette il calo dei prezzi di approvvigionamento complessivo della “materia energia” (contribuendo a circa un -1,2% sulla variazione complessiva della spesa per il cliente tipo). Il calo e’ controbilanciato da un necessario aumento per gli oneri di sistema (+0,7%). Si arriva cosi’ al -0,5% finale di riduzione della bolletta per il cliente tipo. Per quanto riguarda il gas, la riduzione per il gas e’ dovuta principalmente al calo della componente per l’approvvigionamento della materia prima, e cio’ si riflette le attese di mercato di una riduzione delle quotazioni all’ingrosso in Italia e in Europa nel prossimo trimestre, contribuendo per circa un -1,8% alla variazione complessiva della spesa per il gas del cliente tipo; la riduzione controbilanciata dall’aumento della componente CPR (a copertura del meccanismo per la rinegoziazione dei contratti di lungo termine), +0,8%, dovuto alla contrazione dei volumi di gas nel mercato del servizio di tutela. Si arriva cosi’ alla riduzione del -1,0% finale sulla bolletta del cliente tipo.(AGI) .

di Geminello Alvi

(AGI) – Roma, 26 giu. – Mentre la crisi del debito greco e’ al culmine si accelera anche quella del debito ucraino, al quale si dedica tuttavia meno attenzione. Eppure il confronto tra le due crisi resta molto interessante, considerati i maggiori gradi di liberta’ per una soluzione ovvero la possibilita’ di una svalutazione della divisa ucraina e i margini di ristrutturazione piu’ ampli del suo debito.

“E’ teoricamente possibile”, avrebbe infatti risposto, secondo Ucrainian News citata dalla TASS, questo giovedi’ il ministro delle Finanze dell’Ucraina Natalia Yaresko alla domanda dei giornalisti che la interrogavano circa la possibilita’ di un arresto dei pagamenti sul debito estero. Del resto mercoledi’ Andrew Matheny di Goldmann Sachs aveva scritto per lo scenario base del suo report: “L’Ucraina non effettuera’ il pagamento del coupon il 24 luglio, di conseguenza, a quel punto entrera’ in default “. Non ci si attende peraltro che “il comitato ad hoc accetti l’ultima proposta di ristrutturazione ucraina”. I membri del comitato, il governo e il Fondo monetario internazionale s’incontreranno pero’ a Washington la prossima settimana, per valutare l’emissione della prossima quota di un prestito di $17 miliardi all’Ucraina. Il FMI all’inizio del mese ha spiegato che puo’ continuare a sostenere l’Ucraina, anche se si arresta il servizio del debito degli obbligazionisti privati. Secondo alcuni analisti si renderebbe necessaria una riduzione consistente del valore nominale del debito ucraino, a causa del crescente rapporto debito-PIL e del rallentarsi della crescita. Ma resta piu’ complessa e diversa la valutazione del gruppo di creditori guidati da Franklin Templeton che detengono $9 miliardi di debito. Comunque secondo le ultime stime del FMI l’economia ucraina si ridurra’ del 9% quest’anno. E sempre questa settimana la Banca Centrale ucraina ha esortato le imprese a negoziare una proroga della scadenza sul loro debito estero, al fine di ridurre la domanda di valuta estera e allentare la pressione sulla grivna. La moneta ha perso meta’ del suo valore rispetto al dollaro lo scorso anno per via degli enormi deflussi di capitali ed e’ calata di un altro 25% dall’inizio dell’anno. Secondo la banca centrale, il settore bancario ucraino nei dodici mesi dal primo aprile deve rimborsare ai creditori esterni circa $10 miliardi di dollari, mentre i rimborsi del settore corporate ammontano a $32,1 miliardi.

In conclusione la crisi ucraina non e’ certo meno drammatica di quella greca, ma i suoi vari scenari potrebbero giovarsi di uno spettro di soluzioni piu’ amplio. La situazione della Grecia e’ ingessata dai precedenti salvataggi che limitano i margini di ristrutturazione e di riduzione del debito, e complicata anche dall’intento di evitare il ritorno alla dracma, mentre appunto la svalutazione e’ restata e resta ancora possibile all’Ucraina. .

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