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(AGI) – Pechino, 4 mag. – Valzer di poltrone in vista ai vertici dei giganti statali dell’energia cinese, dopo le decine di funzionari indagati per corruzione a partire dal 2013, e che settimana scorsa hanno colpito anche il vertice di Sinopec, con l’avvio di un’inchiesta formale nei confronti dell’ex presidente, Wang Tianpu. Nei giorni scorsi avrebbe annunciato il ritiro ai fedelissimi anche l’attuale ceo del gruppo, Fu Chengyu, che negli ultimi mesi aveva disseminato diversi indizi di una completa rivoluzione all’interno del gruppo, con il greggio non piu’ core business delle attivita’ del colosso statale. Al posto di Fu, nel gruppo entrerebbe il vice direttore dell’Accademia di Ingegneria, Wang Yupu, con un’esperienza quasi trentennale nel settore delle esplorazioni di greggio in Cina. Cambiamenti in vista anche per un altro dei gruppi del greggio cinese, China National Offshore Oil Corporation. Wang Yilin, ceo del gruppo passera’ a China National Oil Corporation (Cnpc), e le sue funzioni verranno ricoperte dal presidente del gruppo, Yang Hua. L’annuncio dell’avvicendamento al vertice e’ atteso per le prossime ore. Le voci dei possibili avvicendamenti arrivano dopo il susseguirsi di rumors, finora ufficialmente smentiti, di una possibile fusione dei due maggior gruppi del greggio statali, Cnpc e Sinopec, inizialmente svelate da fonti interne al settore nel febbraio scorso. Anche con nuovi capi, la filosofia dei grandi gruppi del greggio cinese non e’ destinata a cambiare, secondo gli analisti. I nuovi presidenti “verranno nominati solo per eseguire i progetti fissati dallo Stato” ha spiegato al South China Morning Post Lin Boqiang, direttore del centro di ricerche di economia energetica dell’Universita’ di Xiamen, nel sud-est della Cina. Le differenze, secondo altri analisti europei del settore citati dal quotidiano di Hong Kong, potranno riguardare sopratutto lo stile nella conduzione degli affari dei gruppi, come gia’ a viene oggi: sia Fu che Yang, sottolineano gli esperti, sono figure di esperienza e capaci di comunicare con l’estero, mentre Wang Yilin, mancava del carisma dei primi due. .

(AGI) – Shanghai, 4 mag. – La crescita del Pil cinese e’ attesa in ulteriore frenata al 6,8% nel secondo trimestre. La stima e’ contenuta in un rapporto del Centro di informazione statale, un think tank governativo che sottolinea la necessita’ di ulteriori stimoli a sostegno del tasso di sviluppo. “La crescita economica cinese rallentera’ nel secondo trimeste subendo l’impatto delle riforme strutturali”, si legge nel rapporto pubblicato sul China Securities Journal. Nel primo trimestre il Pil cinese e’ salito del 7%, il tasso piu’ basso degli ultimi 6 anni. (AGI) .

(AGI) – Roma, 2 mag. – L’Italia e’ il quarto paese dell’area Ocse per percentuale di disoccupati di lunga durata (ovvero, persone che non lavorano da un anno o piu’) sul totale dei senza lavoro. Lo si apprende dal rapporto Ocse dedicato all’Italia della serie ‘Oecd360′. Dal 2007 al 2013 la quota di disoccupati di lunga durata sul totale dei disoccupati e’ salita nel nostro Paese dal 45% a quasi il 60%, una percentuale superata solo da Irlanda, Grecia e Slovacchia, fanalino di coda con un dato superiore al 70%. Dall’altro lato della classifica si trova la Corea del Sud, dove il fenomeno della disoccupazione di lunga durata sarebbe, secondo i dati, pressoche’ inesistente. Nonostante un reddito medio disponibile corretto pro capite delle famiglie, pari a 24.724 dollari all’anno, sia superiore alla media Ocse (23.938 dollari l’anno), in Italia “c’e’ un notevole divario tra i piu’ ricchi e i piu’ poveri”. Lo si legge nel rapporto Ocse dedicato all’Italia della serie ‘Oecd360′. “Il 20% piu’ ricco della popolazione”, si legge nel rapporto, “guadagna quasi sei volte di piu’ del 20% piu’ povero”. In Italia il gettito fiscale al 2011 risulta pari a 950 miliardi di dollari circa ai valori correnti, oltre il doppio della media Ocse, pari a poco piu’ di 400 miliardi di dollari. E’ quanto emerge ancora dal rapporto Ocse dedicato all’Italia della serie ‘Oecd360′. Nel gettito fiscale italiano la voce prevalente e’ costituita dai contributi per la previdenza sociale (31,2%), seguita dalle imposte sul reddito e sui profitti (26,8%) e dalle imposte su beni e servizi (26,1%), che sono invece la principale fonte di gettito nella media Ocse, con il 32,9% (seguono i contributi per la previdenza sociale al 26,2% e le imposte sul reddito e sui profitti al 24,4%). Nel 2012 il debito delle famiglie italiane e’ salito al 94,2% del reddito disponibile, una drastica impennata rispetto al 2000, quando il dato si attestava poco al di sotto del 60%. Si legge nel rapporto Ocse dedicato all’Italia della serie ‘Oecd360′. In contemporanea, aggiunge l’organizzazione di Parigi, si e’ assistito a un forte calo del risparmio delle famiglie, sceso al 3,6% del reddito disponibile nel 2012, contro il 10% circa del 2006. .

(AGI) – Roma, 2 mag. – Migliora il mercato immobiliare in Italia, e la ripresa potrebbe avvenire nei prossimi mesi. Ma lo stock di case invendute rimane ancora molto alto, stimabile in 200 mila unita’. E’ quanto emerge dal Rapporto sulla stabilita’ finanziaria della Banca d’Italia. Nel rapporto di Via Nazionale si premette che “e’ proseguito il calo dei prezzi delle abitazioni”, e che il numero di compravendite si e’ stabilizzato sui livelli in media superiori del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. “Diversi indicatori segnalano che la ripresa potrebbe avviarsi nei prossimi mesi”, aggiunge Bankitalia ricordando che a marzo l’indice del clima di fiducia delle imprese di costruzione ha proseguito la tendenza al rialzo in atto dall’inizio dell’anno. L’Istituto sottolinea anche che “continua il recupero della produzione nei comparti industriali che forniscono i principali input alle imprese edili” e che un modesto rialzo si registra anche sui permessi di costruzione. Tuttavia, sottolinea la Banca d’Italia, lo stock di abitazioni invendute, pur in lenta flessione dopo il picco toccato nel 2012, rimane su livelli elevati, stimabili in 200 mila unita’. Secondo le indagini condotte dalle filiali di Bankitalia, nell’ultimo biennio le giacenze si sono ridotte soprattutto nelle regioni del Nord Est, dove l’incremento era stato molto forte nella fase piu’ acuta della crisi. Nell’intero territorio nazionale – conclude la Banca d’Italia – “le giacenze si collocherebbero tuttavia, secondo oltre il 70% delle imprese, al di sopra dei valori da esse giudicati normali”. .

(AGI) – Milano, 2 mag. – Mercato azionario in chiaro arretramento nella settimana ‘corta’ chiusa giovedi’, con gli operatori che hanno approfittato dei perduranti timori sulla vicenda greca e degli ultimi dati incerti sullo stato dell’economia Usa per effettuare corpose prese di beneficio. L’indice Ftse Mib cede dunque l’1,63% a 23.045 punti, mentre l’All Share perde l’1,48%. Performance che hanno anche compromesso il bilancio di aprile, primo mese dell’anno a chiudere in calo, con una flessione dello 0,9%. Piazza Affari ha iniziato la settimana con un buon spunto, innescato anche dall’annuncio del premier Tsipras circa una nuova squadra di negoziatori sulla ristrutturazione del debito della Grecia, con il discusso ministro Varoufakis che scivola in secondo piano. Poi pero’ il listino e’ scivolato all’indietro, risentendo tra l’altro dell’allarme della Fed sul rallentamento dell’economia Usa, testimoniato anche da alcune trimestrali deludenti. Sul listino ha poi pesato il tonfo di Fiat Chrysler e degli altri titoli del Lingotto. Fca accusa un -10,74% dopo la diffusione dei dati trimestrali e il discorso di Marchionne che ha ribadito la necessita’ di un consolidamento nel settore, pur negando che Fiat sia in vendita. Male anche Cnh (-4,31%) sui conti sotto le attese, ed Exor (-4,03%). Brilla Mediaset (+6,03%) al crocevia di numerose voci e indiscrezioni, su accordi con Vivendi o con Sky, dopo l’incontro tra Berlusconi e Murdoch avvenuto in settimana. Malissimo Stm (-18,76%) affondata da una trimestrale inferiore alle attese e da previsioni giudicate deludenti. I conti migliori delle attese premiano invece Saipem (+1,96%). Giu’ Tenaris (-5,74%). In campo bancario Intesa cede il 2%, Monte Paschi il 3,52%, Ubi il 3,71%, Bper sale invece dell’1,39% e Unicredit dell’1,01%. Generali (+1,38%) sconta le rinnovate promesse dell’a.d. Greco di una crescita di redditivita’ e dividendi. Tra le altre blue chip, Telecom perde il 3%; giu’ il lusso con Yoox -5,74%, Ferragamo -3,53%, Moncler -5,17%, Luxottica -1,30%. (AGI)

(AGI) – Roma, 2 mag. – L’Italia ha utilizzato 35,4 miliardi di euro dei 47,3 messi a disposizione dai Fondi strutturali: dobbiamo ancora utilizzare 12 miliardi. E’ quanto emerge dalla ricognizione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre al 28 febbraio scorso. La maggior parte di questi 47,3 miliardi di euro, spiega la Cgia, arriva dall’Europa e fa parte della Programmazione 2007-2013. Inoltre, si segnala che l’incidenza dei finanziamenti utilizzati fino a ora sul totale dei contributi assegnati, che include anche il cofinanziamento nazionale, ha raggiunto il 74,8 per cento. “Per non perdere 12 miliardi di fondi europei e nazionali – segnala il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – dovremo spenderli e rendicontarli entro la fine del 2015, scadenza che difficilmente l’Ue proroghera’. Alla luce del fatto che nel 2013 abbiamo rendicontato 5,7 miliardi e nel 2014 attorno ai 7,5, appare difficile che nei pochi mesi che rimangono alla fine di quest’anno riusciremo a spendere e a contabilizzare tutta questa dozzina di miliardi”. (AGI) Red/Gio (Segue) Ue: Cgia, non abbiamo ancora speso 12 mld euro di fondi (2)= (AGI) – Roma, 2 mag. – La Cgia ha anche analizzato il contributo finanziario netto allo sviluppo di tutti i paesi dell’Ue. Nel periodo 2007-2013, l’Italia, ad esempio, ha versato a Bruxelles 109,7 miliardi di euro e ne ha ricevuti, attraverso i programmi comunitari, 71,8. “Nel rapporto dare/avere con l’Ue – conclude Bortolussi – in questo settennato abbiamo registrato un saldo negativo di 37,8 miliardi di euro. Dopo la Germania, il Regno Unito e la Francia, siamo il quarto contribuente netto a garantire l’azione dell’Unione. Se, invece, prendiamo come parametro di riferimento il dato pro-capite, sono i paesi nordici a guidare la graduatoria, mentre l’Italia scivola all’undicesimo posto, con uno sforzo economico per residente pari a soli 623 euro”. Analizzando la differenza assoluta tra le risorse versate all’Unione e quelle accreditate a ciascun Stato dell’Ue tra il 2007 e il 2013, il maggior contributore e’ la Germania, con 83,5 miliardi di euro. Seguono il Regno Unito, con 48,8 miliardi, la Francia, con 46,5 miliardi e l’Italia con 37,8. Se, invece, prendiamo come termine di raffronto il dato pro-capite, il maggior sostenitore dell’Ue e’ il Belgio, con 1.714 euro. Immediatamente dopo scorgiamo i Paesi Bassi (1.569 euro), la Danimarca (1.346 euro), la Svezia (1.195 euro), la Germania (1.034 euro), il Lussemburgo (997 euro), il Regno Unito (759 euro), la Francia (707 euro), la Finlandia (689 euro), l’Austria (674 euro), l’Italia (623 euro) e Cipro (197 euro). Tutti gli altri 17 Paesi, invece, sono percettori netti, ovverosia hanno ottenuto piu’ di quanto hanno versato a Bruxelles. Uno spagnolo, ad esempio, ha ricevuto 355 euro, un polacco 1.522 euro, un portoghese 2.100 euro e un greco 2.960 euro. (AGI) Red/Gio .

(AGI) – Roma, 2 mag. – La Grecia non finira’ in default e rimarra’ parte integrante dell’Eurozona. E’ quanto ha affermato il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, in un’intervista al sito tedesco Rp. Online. “La Grecia ha ancora una lunga strada da percorrere – ha spiegato Juncker – non abbiamo ancora la necessaria chiarezza sui progetti di riforma concreti ma va nella giusta direzione. Quello che posso dire in questo momento e’ che non ci sara’ alcun default sovrano in Grecia: e’ e rimarra’ una parte integrante della zona euro”. (AGI)

(AGI) – Roma, 2 mag. – Segnali di ripartenza per la ricettivita’ turistica e i pubblici esercizi. Tra marzo 2015 e lo stesso mese dell’anno precedente il numero di imprese registrate nei comparti dell’alloggio, nella ristorazione e nel servizio bar aumenta del 2%, per un totale di 8.122 attivita’ in piu’. E’ quanto emerge dalle rilevazioni dell’Osservatorio Confesercenti. A crescere e’ soprattutto la ristorazione (+5.493 imprese, +3%). Particolarmente rilevante l’aumento nella provincia di Milano, dove l’attesa dell’Expo ha impresso una netta accelerazione al comparto food e al turismo: le imprese di ristorazione sono 558 in piu’ rispetto a marzo 2014 (+6,6%), mentre le attivita’ di ricezione crescono del 10,6% (+119). “L’attesa per Expo e per i 20 milioni di visitatori stimati – spiega Andrea Painini, presidente di Confesercenti Milano – ha portato a un aumento dell’offerta ricettiva territoriale, alberghi ma anche bed and breakfast, nella citta’ e nelle zone limitrofe. Il tema dell’alimentazione, poi, ha dato ancora maggior impulso all’interesse per il food, e ha portato alla nascita di nuove attivita’ in particolare nelle vie piu’ dello shopping piu’ rinomate di Milano e nelle zone subito adiacenti. Purtroppo pero’ sono aumentati anche gli ‘irregolari’, soprattutto nella ricettivita’, privati che si sono improvvisati “affitta camere” al di fuori di ogni controllo. Bisogna mettersi d’impegno sin da ora a lavorare per mettere ordine al settore, impedendo il proliferare di situazioni ricettive fuori legge, che rischiano di disperdere le ricadute economiche sul territorio dell’Expo”. I ristoranti aumentano in quasi tutte le regioni del Paese. La Lombardia e’ quella che registra la crescita maggiore nel periodo (+998 imprese), seguono il Lazio (+817) e il Veneto (+492). Variazioni quasi nulle per la Valle d’Aosta (+1) e la Basilicata (+2). Decisamente meno brillanti le performance dei bar. Il numero di imprese e’ sostanzialmente stabile, con un aumento di 1.467 attivita’, per una variazione positiva ma al di sotto dell’uno per cento (+0,9%). In alcune Regioni il saldo e’ negativo: particolarmente consistente appare l’emorragia del Piemonte, che perde 159 imprese bar rispetto al marzo scorso. Segni meno anche per Marche (-11), Trentino-Alto Adige (-7), Friuli Venezia Giulia (-2) e Liguria (-1): ma le perdite contenute sembrano segnalare una progressiva stabilizzazione del tessuto imprenditoriale. Il comparto dell’alloggio, invece, mostra un discreto dinamismo: in 12 mesi si conta a livello nazionale un aumento del 2,4%, per 1.467 di alberghi, hotel e bed&breakfast in piu’, con una crescita diffusa su tutto il territorio nazionale. A livello regionale, e’ il Lazio a registrare la l’aumento maggiore del numero di imprese (+242), seguito da Puglia (+199) e Lombardia (+157). “Dopo le contrazioni registrate negli anni scorsi, la ristorazione prova a ripartire. Il fenomeno food e’ ormai dilagante e l’Expo ha impresso un’ulteriore accelerazione. Ma le difficolta’ rimangono tante – spiega Esmeralda Giampaoli, presidente di Fiepet, l’associazione di categoria che riunisce i pubblici esercizi di Confesercenti – rimanere sul mercato non e’ semplice: quasi 6 imprese su 10 chiudono entro tre anni. E’ l’effetto di quasi un decennio di deregolamentazione, che ha aumentato il tasso di competitivita’ ma ha anche aperto la porta a un’imprenditoria improvvisata e poco professionale che ha considerato il settore un settore rifugio. Oltre a questo, ristoranti e pubblici esercizi scontano anche l’aumento della pressione fiscale, che tra tasse locali, imposte sugli immobili e tariffe e’ stata particolarmente pesante per la categoria. Senza una riduzione dell’incidenza del fisco, sara’ difficile trasformare questi primi segnali in una ripresa stabile”. “Nell’ultimo anno, sempre in relazione al dilagare del ‘fenomeno food’ – conclude – abbiamo assistito anche alla preoccupante crescita di fenomeni di ristorazione parallela tramite web, come le imprese irregolari che si mascherano da home restaurant per fare attivita’ di somministrazione senza rispettare le norme che devono rispettare gli altri. Concorrenza sleale, a tutti gli effetti, che va contrastata”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 1 mag. – Quasi un italiano su quattro (22 per cento) per un totale di 13 milioni di persone ha scelto di trascorrere la Festa dei lavoratori all’aria aperta facendo una passeggiata, un picnic al sacco con il tradizionale barbecue o in agriturismo. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe’ che evidenzia come venga mantenuta anche quest’anno una tradizione consolidata degli italiani, nonostante il tempo incerto in alcune aree del Paese. Se per una maggioranza del 33 per cento degli italiani il primo maggio e’, sottolinea la Coldiretti, come gli altri giorni, per il 21 per cento e’ l’occasione per riposare, ma non manca chi ha deciso di andare dai parenti (5 per cento) o al ristorante o in pizzeria (2 per cento) ma anche ad eventi come Expo o il tradizionale concerto. Braciolate sul posto, ma anche frittate, pasta al forno preparata in casa, pollo e verdure crude e cotte sono i piatti preferiti nei picnic della gita fuori porta del primo maggio. In tutte le regioni del centro Italia e’ irrinunciabile l’abbinamento fava e pecorino che – sottolinea la Coldiretti – unisce due prodotti della tradizione agroalimentare nazionale conosciuti entrambi fin dal tempo degli antichi romani. La voglia di liberta’ interessa anche la tradizionale gita in agriturismo dove secondo Terranostra si contano oltre un milione di pasti durante il lungo weekend del primo maggio con molte strutture che si sono attrezzate anche con colazioni al sacco o con la semplice messa a disposizione spazi per picnic, tende, roulotte e camper per rispettare le esigenze di indipendenza di chi ama prepararsi da mangiare in piena autonomia ricorrendo eventualmente solo all’acquisto dei prodotti aziendali di campagna amica. Il successo del relax nel verde – sostiene la Coldiretti – e’ favorito in Italia dalla presenza di ben 871 i parchi e aree protette che coprono ben il 10 per cento del territorio nazionale con il turismo ecologico che e’ l’unica forma di vacanza che ha continuato a crescere anche nel periodo di crisi con un aumento del 9 per cento delle presenze nei parchi che hanno raggiunto la cifra record di 102 milioni di presenze nel 2014 e previsioni positive si hanno per il 2015 secondo il rapporto Ecotur. .

(AGI) – Milano, 1 mag. – La designazione di Luciano Fontana come nuovo direttore del Corriere della sera “e’ una buona scelta”. E’ il commento del presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, interpellato all’indomani della riunione del cda di Rcs che ha scelto Fontana all’unaniminta’. Il banchiere ha risposto ai giornalisti a margine della cerimonia di inaugurazione dell’Expo; Intesa Sanpaolo, con il 4% del capitale, e’ tra i principali azionisti del gruppo editoriale cui fa capo il quotidiano. .

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