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Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi si allarga e sale sopra i 310 punti, dopo aver aperto stabile sui 306. Il tasso del rendimento si attesta al 3,499%. Sul mercato dei bond pesano sempre le tensioni tra Roma e Bruxelles. Oggi scadono i tempi concessi dall'Ue all'Italia per le correzioni alla manovra economica.

Resta "centrale l'obiettivo di ridurre la pressione fiscale e contributiva" sia "per le famiglie
che per le imprese e la la competitività del sistema produttivo
nel suo insieme, compreso il settore finanziario e creditizio che tanta parte gioca nel sostegno delle Pmi". Lo sottolinea la
Corte dei Conti nell'audizione sulla manovra di fronte alle
 commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato aggiungendo inoltre che "occorrerebbe un'incisiva azione sul fronte della razionalizzazione della spesa nelle sue componenti meno funzionali al sostegno della crescita".
La manovra "sceglie di concentrare le risorse su limitati interventi" e tale "polarizzazione" si "traduce in una carenza di risorse per affrontare nodi irrisolti e garantire un adeguato livello di servizi in comparti essenziali per la collettività". "Il 44% di questa (oltre l'86% della maggior spesa corrente), la parte che riguarda il reddito di cittadinanza e la revisione del sistema pensionistico troverà attuazione in provvedimenti collegati che saranno presentati i seguito".  "La valutazione – conclude – potrà essere condotta, quindi, solo quando saranno note le caratteristiche degli interventi previsti e si potrà apprezzare l'adeguatezza delle risorse stanziate".

Circa 1,8 milioni di famiglie, pari al 6,9% delle famiglie italiane, sono in povertà assoluta: il 5,4% di quelle del Nord, il 5,1% di quelle del Centro e il 10,3% di quelle del Mezzogiorno. E' la stima fornita dal presidente facente funzioni dell'Istat, Maurizio Franzini, in occasione dell'audizione sulla manovra di fronte alle commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato. Si tratta, ha spiegato Franzini, di poco più di 5 milioni di individui: l’8,4% dell’intera popolazione (il 7% del Nord, il 6,4% del Centro e l’11,4% del Mezzogiorno).

L’indice destagionalizzato della produzione industriale a settembre dovrebbe diminuire dello 0,2% rispetto ad agosto. Anche nella media del terzo trimestre il livello della produzione registra una flessione dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. Lo rende noto l'Istat. Corretto per gli effetti di calendario, a settembre l’indice è aumentato in termini tendenziali dell’1,3% (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 21 di settembre 2017). Nella media dei primi nove mesi dell’anno la produzione è cresciuta dell’1,7% rispetto all’anno precedente.

L’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali nei  comparti dei beni intermedi (+1,1 %) e dei beni di consumo (+0,3%); variazioni negative registrano, invece, i beni strumentali (-1,6%) e l’energia (-0,1%). Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a settembre 2018 una rilevante crescita tendenziale per l’energia (+4,2%) mentre incrementi più contenuti si osservano per i beni strumentali (+2,9%) e i beni intermedi (+0,8%); in diminuzione, invece, la produzione di beni di consumo (-0,8%). I settori di attività economica che registrano la maggiore crescita tendenziale sono la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+7,0%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+5,1%) e la fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (+4,5%). Le maggiori flessioni si rilevano invece nell’attività estrattiva (-11,2%), nella fabbricazione di coke e  prodotti petroliferi  raffinati (-4,7%) e nell’industria del legno, della carta e stampa (-2,7%). 

Rispetto alla media dell'Unione europea, nel 2017 ogni italiano ha ipoteticamente versato al fisco 598 euro in piu'. A dirlo è l'Ufficio studi della Cgia che ha messo a confronto la pressione fiscale registrata l'anno scorso nei principali Paesi europei e, successivamente, ha calcolato il differenziale di tassazione pro capite esistente tra gli italiani e i cittadini dei principali paesi dell'Unione.

Dall'analisi emerge che in Francia, in Belgio e in Svezia hanno pagato più di noi, rispettivamente 1.765, 1.196 e 712 euro. Ad eccezione dell'Austria che nel 2017 ha registrato il nostro stesso carico fiscale, tutti gli altri, invece, hanno avuto una pressione fiscale inferiore alla nostra; si tratta di un carico che ha assicurato un risparmio di tassazione pro capite rispetto ai cittadini italiani pari a 541 euro in Germania, a 996 euro in Olanda, a 1.964 euro nel Regno Unito e a 2.164 euro in Spagna.

La Cgia precisa che il dato della pressione fiscale italiana relativa al 2017 non tiene conto dell'effetto del cosiddetto "Bonus Renzi".

L'anno scorso, infatti, gli 80 euro dati ai lavoratori dipendenti con retribuzioni medio-basse sono costati alle casse dello Stato 9,5 miliardi di euro.

Quest'ultimo importo è stato contabilizzato nel bilancio dell'amministrazione pubblica come spesa aggiuntiva. Pertanto, se si ricalcola la pressione fiscale considerando questi 9,5 miliardi di euro che praticamente sono un taglio delle tasse, anche se contabilmente vanno ad aumentare le uscite, la pressione fiscale scende al 41,6 per cento.

"Con la flat tax cresceranno le tasse locali"

Secondo il coordinatore dell'Ufficio studi, Paolo Zabeo, "grazie all'estensione a tutti i contribuenti dell'applicazione della flat tax, nel 2019 si corre il rischio che le tasse locali tornino ad aumentare.

La manovra, infatti, non ha confermato i blocchi delle imposte territoriali introdotte nel 2015, pertanto è probabile che sindaci e governatori rivedano all'insù le addizionali Irpef e le aliquote dell'Irap, dell'Imu e della Tasi sulle seconde case e i capannoni. Se ciò si verificasse sarebbe una vera e propria iattura per i bilanci delle famiglie e delle imprese".

"Con tante tasse e con una platea di servizi erogati dal pubblico che negli ultimi anni e' diminuita sia in qualità sia in quantità – segnala il segretario della Cgia Renato Mason – si sono sacrificati i consumi e gli investimenti. Inoltre, è diventato sempre più difficile fare impresa, creare lavoro e redistribuire ricchezza. Alle piccole e piccolissime imprese, in particolar modo, il calo dei consumi delle famiglie ha creato non pochi problemi finanziari, costringendo molte partite Iva a chiudere i battenti".

Il confronto tra le Regioni sulla Pubblica amministrazione

La Cgia sostiene che sugli italiani pesa poi, oltre il fisco, anche il problema dell'efficienza e della qualità della pubblica amministrazione: dall'indagine condotta dalla Commissione Europea sulla qualità della pubblica amministrazione in 192 territori, risulta che le principali regioni del Centro-Sud d'Italia sono per 8 volte nel rank dei peggiori 20, con la Calabria che si classifica addirittura al 190esimo posto.

L'indicatore varia tra cento, ottenuto dalla regione finlandese Aland (primo posto), allo zero andato alla regione bulgara dello Severozapaden. Sebbene sia relegato al 118esimo posto a livello europeo, il Trentino Alto Adige (indice pari a 41,4) è la realtà territoriale più virtuosa d'Italia; seguono, a pari merito, altre due regioni del Nordest, l'Emilia Romagna e il Veneto (indice pari a 39,4) che si collocano rispettivamente al 127esimo e al 128esimo posto della graduatoria generale. Subito sotto troviamo la Lombardia (38,9) che è al 131esimo posto e il Friuli Venezia Giulia (38,7) che si attesta al 133esimo gradino della classifica stilata dalla Commissione Europea.

Le regioni del Mezzogiorno registrano le performance piu' preoccupanti. Se la Campania (indice pari a 8,4) è al 186esimo posto, l'Abruzzo (6,2) è al 189esimo e la Calabria, il territorio in cui la Pa funziona peggio tra tutte le nostre 20 realtà regionali, è addirittura al 190esimo gradino della graduatoria generale, con un indice di soli 1,8 punti. 

l rimborso dei titoli del debito statale pesa sulla spesa pubblica per 228,3 miliardi, l'1,3% in più del 2018. È uno dei dati che emerge dall'analisi effettuata dall'associazione indipendente "I Copernicani" che ha realizzato una applicazione web operativa sul sito budget.g0v.it per monitorare, sulla base delle informazioni rese pubblicamente disponibili dal ministero dell'Economia e delle Finanze italiano, i dati di spesa relativi alla legge di Bilancio 2019.

Le spese totali, si legge, ammontano a 877.346.939.404 euro. Secondo lo studio, il rimborso dei titoli del debito è la voce principale, che pesa per il 26% sul bilancio, seguito dalla spesa per la tutela dei livelli essenziali di assistenza, cioè sanità (8,3%), per gli oneri finanziari su titoli del debito statale (7,2%) e per il sostegno alle gestioni previdenziali (7,1%).

Dal monitoraggio si evincono tutte le principali voci di spesa ascrivibili ai ministeri, dove naturalmente quello dell'Economia fa la parte del leone con una spesa di oltre 597 miliardi, seguito dal Lavoro (oltre 139 miliardi) e istruzione (oltre 59 miliardi). Per tutte le spese sono effettuate comparazioni con l'anno precedente, ad eccezione naturalmente delle novità, come i 9 miliardi per il reddito di cittadinanza.

Queste le più importanti voci di spesa divise per i principali ministeri, con la variazione rispetto alla legge di bilancio 2018:

Ministero dell'Economia e delle Finanze

  • Rimborso titoli del debito statale: 228,3 miliardi, +1,3%.
  • Tutela dei livelli essenziali di assistenza: 73,2 miliardi, invariata. 
  • Oneri finanziari su titoli del debito statale: 67 miliardi, +0,8%.
  • Rimborsi di imposte indirette: 32 miliardi, -0,2%.
  • Regolazioni contabili relative alla compartecipazione delle autonomie speciali ai gettiti dei tributi erariali riscossi direttamente dalle autonomie speciali: 20,2 miliardi, -1,2%.
  • Partecipazione al bilancio Ue: 18,3 miliardi, +2,7%.
  • Rimborsi di imposte dirette: 17,7 miliardi, invariata.
  • Vincite sui giochi e lotterie: 14 miliardi, invariata.
  • Contribuzione aggiuntiva a carico del datore di lavoro per i dipendenti delle amministrazioni statali: 10,8 miliardi, invariata.
  • Compartecipazione delle autonomie speciali ai gettiti dei tributi erariali per lo svolgimento delle funzioni assegnate: 9 miliardi, +2,4%.
  • Politiche di coesione: 6,4 miliardi, +30,7%.
  • Oneri finanziari su buoni postali fruttiferi: 6 miliardi, -3%.
  • Interessi sui conti di tesoreria: 5,4 miliardi, +35%.
  • Fondi di riserva: 4,8 miliardi, invariata.
  • Fondi da assegnare per interventi di settore: 4,6 miliardi, +404,5%.
  • Settore creditizio e bancario: 4,5 miliardi, +50%.
  • Recuperi tributari effettuati nei confronti delle Regioni a statuto speciale e delle province autonome: 4,2 miliardi, invariata.
  • Contratto di programma e di servizio per il trasporto ferroviario: 3,8 miliardi, -24%.
  • Attuazione delle politiche comunitarie in ambito nazionale: 3,4 miliardi, -30,5%.
  • Sostegno alla ricostruzione: 3,2 miliardi, +137%
  • Accertamento e relativo contenzioso in materia di entrate tributarie, catasto e mercato immobiliare, svolte dall'Agenzia delle entrate: 3,1 miliardi.
  • Aggi su giochi e lotterie: 2,8 miliardi, invariata.
  • Spese di personale per le missioni politiche economico-finanziarie e di bilancio e tutela della finanza pubblica: 2,3 miliardi, +0,9%.
  • Garanzie assunte dallo stato: 2 miliardi, +10,7%.
  • Servizio radiotelevisivo pubblico: 1,8 miliardi, +6,7%.
  • Rimborso quota capitale mutui con oneri a carico dello Stato di prevalente interesse nazionale: 1,8 miliardi, +106,4%.
  • Settore dell'autotrasporto: 1,6 miliardi, +9,1%.
  • Fondo da assegnare per l'attuazione dei contratti del personale: 1,6 miliardi, -48,3%.

Ministero del Lavoro

  • Sostegno alle gestioni previdenziali: 62,7 miliardi
  • Agevolazioni contributive, sottocontribuzioni ed esoneri per incentivare l'occupazione: 13,4 miliardi, -17,6%.
  • Spese di personale per il programma (docenti di secondo ciclo); 11 miliardi, +5,1%.
  • Trattamenti di integrazione salariale in costanza di rapporto e indennita' collegate alla cessazione del rapporto di lavoro: 9,2 miliardi, -2%.
  • Reddito di cittadinanza: 9 miliardi.
  • Assegni e pensioni sociali: 6 miliardi, +6,9%.
  • Politiche per l'infanzia e la famiglia: 5,2 miliardi, -1,2%
  • Prepensionamenti: 4,1 miliardi, +3,7%.
  • Agevolazioni contributive, sottocontribuzioni ed esoneri per il sostegno allo sviluppo di particolari settori o territori svantaggiati: 3,5 miliardi, -0,5%.

Ministero dell'Istruzione

  • Spese di personale per il programma (docenti di primo ciclo): 20,3 miliardi, +5,7%.
  • Spese di personale per il programma (docenti di secondo ciclo): 11,0 miliardi, +5,1%.
  • Finanziamento delle università statali: 7,4 miliardi, +0,8%
  • Spese di personale (dirigenti scolastici e personale Ata primo ciclo: 4,5 miliardi, +5,2%.
  • Spese di personale (docenti di sostegno primo ciclo): 3,5 miliardi, -4,5%.
  • Spese di personale (dirigenti scolastici e Ata, secondo ciclo): 2,1 miliardi, +3,8%. 
  • Contributi alle attività di ricerca degli enti pubblici e privati: 1,8 miliardi, +3,7%.

Ministero della Difesa

  • Spese di personale per la missione difesa e sicurezza del territorio (approntamento e impiego carabinieri): 5,9 miliardi, +4,2%.
  • Spese di personale (approntamento forze terrestri): 4,9 miliardi, +3,4%.
  • Spese di personale (forze aeree): 2,5 miliardi, +3,3%.
  • Spese di personale (forse marittime): 1,9 miliardi, +2,0%.
  • Ammodernamento, rinnovamento e sostegno delle capacita' dello strumento militare: 1,8 miliardi, -19,8%.

Ministero dell'Interno

  • Ripartizione risorse agli enti locali da devoluzione fiscalita': 6,6 miliardi, invariata.
  • Spese di personale (polizia di stato): 5,9 miliardi, +4,5%.
  • Spese di personale (vigili del fuoco): 1,7 miliardi, +11,9%.
  • Concorso dello Stato al finanziamento dei bilanci degli enti locali: 1,6 miliardi, -3,3%.

Ministero dello Sviluppo Economico

  • Interventi per l'innovazione del sistema produttivo del settore dell'aerospazio, della sicurezza e della difesa: 2,4 miliardi, -11,9%.

MInistero della Giustizia

  • Spesa di personale (polizia e amministrazione penitenziaria): 2,0 miliardi, +1%.
  • Spese di personale (magistrati di giustizia penale e civile): 1,8 miliardi, +4,7%
  • Spese di personale (personale civile, giustizia civile e penale): 1,4 miliardi, +2,5%.

Analizzando i dati dei Copernicani, si possono notare i maggiori rialzi e ribassi delle voci di spesa.

I maggiori rialzi

Il maggiore rialzo che emerge dall'analisi comparativa è del 404,5%, per 4,6 miliardi di spesa, per i fondi per interventi di settore cioè risorse da assegnare in corso di esercizio alle amministrazioni centrali dello Stato in base alle esigenze. Sempre in ambito Mef, l'aumento del 183,9% di 1,6 miliardi per partecipazione a banche, fondi ed organismi internazionali. Quindi il rialzo del 106,4% per il rimborso quota capitale mutui con oneri a carico dello stato di prevalente interesse nazionale per 1,8 miliardi. Ed ancora l'aumento del 50% degli interventi di sostegno alle imprese tramite il sistema della fiscalità (a favore di imprese e popolazioni colpite da calamità naturali) per i quali vi sono 4,5 miliardi. Cresce del 13,7% anche il sostegno alla ricostruzione di territori colpiti da calamità naturali (3,2 miliardi) e del 10,7% le garanzie assunte dallo stato per la competitività e lo sviluppo delle imprese (Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e agli investimenti in ricerca, per 2 miliardi). Da notare, infine, il miliardo e 800 milioni per il servizio radiotelevisivo pubblico, con una variazione di +6,7%, e i 744,8 milioni per la protezione civile di primo intervento, che aumentano di 155,8%.

Nell'ambito dell'istruzione, si nota il balzo (+306,4%) – del supporto alla programmazione e al coordinamento dell'istruzione scolastica (1,2 miliardi) a fronte però di un calo dell'1,8% di un'altre voce su interventi per la sicurezza nelle scuole statali e per l'edilizia scolastica (740,0 milioni). Per il ministero dell'Interno, si segnala l'aumento del 52,3% dei contributi a province e città metropolitane per interventi relativi alla viabilità e all'edilizia scolastica (715,8 milioni).

I maggiori ribassi

Il maggiore ribasso di spesa (-48,3%) si registra nel fondo da assegnare per l'attuazione dei contratti del personale (1,6 miliardi); seguono (-30,5%) quello per l'attuazione delle politiche comunitarie in ambito nazionale (3,4 miliardi) e quello (-24%) quello sul contratto di servizio e di programma per il trasporto ferroviario (3,8 miliardi). In flessione dell'11,9% la spesa per interventi sull'innovazione del sistema produttivo del settore dell'aerospazio, della sicurezza e della difesa (2,4 miliardi). Nel comparto della difesa, calano del 19,8% le spese (1,8 miliardi) ammodernamento, rinnovamento e sostegno delle capacità dello strumento militare. Da sottolineare, infine, la drastica riduzione (-12,2%) della spesa per interventi a favore degli stranieri anche richiedenti asilo e profughi (2,2 miliardi)

Alla fine Palazzo Chigi sparge serenità. "L’incontro con il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, si è svolto in un clima di sereno e costruttivo dialogo” sottolinea il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. "Abbiamo affrontato i temi attualmente in agenda dell’Unione economica e monetaria e ci siamo soffermati sugli aspetti della nostra manovra economica che più direttamente riguardano il piano degli investimenti e le riforme strutturali”.

Segue una frase che vorrebbe essere altrettanto distensiva verso l’Europa: “Il Governo italiano sta predisponendo interventi legislativi e avviando progetti di investimento volti a rilanciare la crescita economica e lo sviluppo sociale”. Se sortirà l’effetto desiderato lo si vedrà nei prossimi giorni.

“Noi non siamo la Grecia”

Per il momento il governo si prepara a rispondere alla Commissione europea ma non è disposto a mettere in campo una manovra di restrizione fiscale “suicida”, perché l’Italia – si dice a Roma – non è la Grecia. All’indomani della nuova doccia fredda sui conti italiani, con la revisione al ribasso delle stime di crescita da parte di Bruxelles, è il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a difendere di nuovo la “bontà” della manovra: in Parlamento e in un nuovo faccia a faccia con lo stesso presidente dell’Eurogruppo.

“Non c’è nulla da temere”

“Abbiamo avuto un confronto sulle rispettive opinioni sulla manovra di bilancio italiana che come voi sapete preoccupa gli stati membri. Noi abbiamo spiegato che queste preoccupazioni non sono fondate sul contenuto reale della nostra manovra di bilancio”, sottolinea alla fine Tria.

L’esecutivo, ha assicurato il ministro, "intende confermare" la manovra "nei suoi pilastri fondamentali" ma nel predisporre la risposta alla Ue, che sarà inviata entro martedì insieme al nuovo Documento programmatico di bilancio, ha bisogno ancora di tempo per valutare se confermare o modificare le stime.

“I termini sono stati posti sempre in modo molto ristretto – ha spiegato Tria – e ci si deve consentire di rispondere in modo documentato ristimando tutte le nostre previsioni e vedere se è necessario cambiarle o confermarle. Se riusciremo manderemo la risposta prima, altrimenti rispetteremo i tempi”. Di certo, però, ha detto chiaramente il titolare dell’Economia, l’esecutivo non rinuncerà a un piano di bilancio espansivo per evitare la procedura di infrazione, perché “vorrebbe dire fare una manovra di restrizione fiscale violentissima, cioè andare a un deficit dello 0,8% che per un'economia in forte rallentamento sarebbe un suicidio. Non credo che la commissione si aspetti una reazione di questo tipo anche se formalmente rispettosa delle regole di bilancio”.

Nessun intervento per le banche

 Il ministro ha anche escluso un intervento sul settore bancario perché al momento “non ci sono le condizioni” e ha annunciato che nelle prossime settimane sarà predisposto il provvedimento per l'attuazione del reddito di cittadinanza, la misura bandiera del Movimento 5 Stelle per cui sono state previste solo le coperture in manovra. così come per la revisione del sistema pensionistico. Per entrambi gli interventi, ha detto Tria, "è previsto un collegato ma anche che si possano utilizzare dei decreti legge per partire”. Il governo resta quindi convinto che sia “necessario attuare una manovra anticiclica” per “uscire dalla trappola della bassa crescita”.

Dialogo costruttivo e polemiche tecniche

Il dialogo “costruttivo” con la Commissione europea va avanti e la dialettica in corso con Bruxelles, ha assicurato, è solo “tecnica”. Il titolare del Tesoro ha definito infatti "non giustificata la stima di deficit al 2,9% nel 2019 anche ammettendo un rallentamento”. “Come in Italia anche in Europa le stime vengono fatte da organismi tecnici che devono essere indipendenti dall'intervento politico dei commissari. Se la polemica c'è – ha osservato Tria – è prettamente tecnica non politica tanto che io ho affermato che questo non mette in discussione il dialogo che stiamo portando avanti con la Commissione Ue. E' inutile alzare i toni”.

Dal canto suo il presidente dell’Eurogruppo ha ricordato che “è interesse di tutti che il dialogo in corso produca risultati positivi. Ci sono dubbi che aleggiano sul mercato sulla strategia finanziaria dell'Italia, portata avanti con una serie di costi per lo stato, le aziende e i cittadini”, ha osservato ancora Centeno sottolineando che la risposta dell’Italia è “una nuova opportunità per togliere tutti i dubbi e riaffermare la fiducia di imprenditori, investitori e partner europei, elemento chiave per la crescita”. “Non ho dubbi dell'impegno dell'Italia per l'euro e per creare una crescita sostenibile ed è essenziale che la legge di bilancio dimostri questo impegno”, ha aggiunto.

Cosa vuol dire lo spread alto

Ad auspicare una soluzione “conciliante” nel dialogo con Ue anche la Banca d’Italia che ha messo in guardia sul rischio spread che può “vanificare tutto l'impulso espansivo atteso dalla politica di bilancio”. “I segnali che gli investitori percepiscono sono importanti", ha sottolineato il vicedirettore generale dell’istituto di Via Nazionale, Luigi Federico Signorini, nel corso dell'audizione sulla manovra di fronte alle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato. L'aumento dello spread, ha osservato Signorini, "è già costato al contribuente quasi 1,5 miliardi di interessi in più negli ultimi sei mesi, rispetto a quanto si sarebbe maturato con i tassi che i mercati si aspettavano ad aprile: costerebbe oltre 5 miliardi nel 2019 e circa 9 nel 2020, se i tassi dovessero restare coerenti con le attuali aspettative dei mercati".

Secondo Bankitalia, gli obiettivi di crescita fissati dal governo sono "ambiziosi" mentre, ha messo in guardia l’istituto centrale, "una politica di bilancio espansiva, pur utile in fasi cicliche avverse, non garantisce la crescita nel medio termine e può metterla in pericolo a lungo andare”. Signorini si è soffermato anche sulle misure in materia pensionistica previste in manovra. "L'importo di una pensione eventualmente anticipata dovrebbe essere aggiustato per tener conto del minore montante acquisito e del più lungo periodo atteso di erogazione della pensione. Non rispettando questo criterio, si rischierebbe di compromettere l'equilibrio di lungo periodo del sistema, aggravando l'onere a carico delle generazioni future”.

Critiche anche al condono fiscale contenuto nel dl fiscale collegato alla manovra. "Potrebbero determinare disincentivi all'adempimento regolare degli obblighi tributari”, ha detto Signorini sottolineando che "andrebbero quindi considerate con molta attenzione".

 

Le Borse europee chiudono in calo. Giù anche Wall Street, mentre il Brent scende sotto 70 dollari, per la prima volta da aprile. Milano, maglia nera, perde lo 0,88% a 21.220 punti dopo l'incontro tra il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, e ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Tra i due si è svolto un dialogo tra sordi. "Non ho dubbi sull’impegno dell’Italia per l’euro e la crescita sostenibile. È essenziale che la legge di bilancio dimostri questi impegni", ha detto Centeno, e Tria ha replicato: per evitare la procedura "dovremmo fare una manovra di restrizione fiscale violentissima, che per una economia in forte rallentamento sarebbe un suicidio". Londra arretra dello 0,48% a 7.105 punti. Francoforte sale dello 0,02% a 11.529 punti e Parigi perde lo 0,48% a 5.106 punti.

Il governo "intende confermare" la manovra "nei suoi pilastri fondamentali": lo ha ribadito il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, nel corso dell'audizione di fronte alle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato sulla manovra, all'indomani delle previsione della Commissione Ue che hanno abbassato la stima sulla crescita. Tria ha ammesso che "le evidenze relative al terzo trimestre mostrano un ulteriore peggioramento delle condizioni dell'economia rispetto a fine settembre" quando è stata predisposta la Nota di aggiornamento al Def ma ha sottolineato che "il governo è stato autorizzato dal Parlamento" a discostarsi da percorso di raggiungimento del pareggio di bilancio portando l'indebitamento netto al 2,4% ed "è impegnato a rispettare questo limite".  Per Tria, comunque, le misure del governo "impattano sulla crescita" tanto che "il Pil sarà trainato dalla domanda interna". La manovra, ha ricordato, ha un "effetto espansivo pari allo 0,6% di Pil", oggi ancor più "necessario" viste le stime che "confermano un rallentamento significativo della crescita". L'impatto dello 0,6%, peraltro, è "stimato in modo prudenziale" e anche la Commissione Ue, che nelle sue previsione incorpora il rallentamento della crescita internazionale, riconosce "evidentemente un effetto espansivo". 
 

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