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"Le parole negli ultimi mesi sono cambiate diverse volte ora aspettiamo i fatti". Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi interpellato sull'Italia. "Il fatto principale è la bozza della legge di bilancio e la discussione che il Parlamento farà su essa. Dobbiamo vedere come avverrà e di conseguenza si regoleranno gli investitori", ha aggiunto.  "Finora sfortunatamente le parole hanno creato dei danni". "I tassi di interesse sono saliti per le famiglie e per le imprese", ha aggiunto il governatore centrale.  "Il nostro mandato non è garantire il deficit dei governi". "Il nostro mandato è la stabilita' dei prezzi e il Qe è uno degli strumenti con cui viene perseguita", ha aggiunto. 

Duro botta e risposta fra Di Maio e Moscovici. Il vicepremier così replica all'avvertimento lanciato in mattinata dal commissario europeo agli Affari economici e monetari: "Gli atteggiamenti da parte di alcuni commissari europei sono inaccettabili e veramente insopportabili. Moscovici, in precedenza aveva usato parole preoccupate in merito ai conti pubblici del nostro Paese: "L'Italia è un problema nell'eurozona", aveva detto. Abbiamo chiesto al "governo di Roma un bilancio credibile per il prossimo anno, con l'invito a continuare il processo di riforme. L'Italia è il tema su cui voglio concentrarmi prima di tutto".

A luglio si stima che l'indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dell'1,8% rispetto a giugno. Lo rileva l'Istat aggiungendo che, corretto per gli effetti di calendario, l'indice e' diminuito in termini tendenziali dell'1,3% (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di luglio 2017). Su base annua si tratta della prima flessione da giugno 2016 e del risultato peggiore da oltre tre anni (gennaio 2015 -1,8%). Nella media dei primi sette mesi la produzione e' cresciuta del 2,0% su base annua. Nella media del trimestre maggio-luglio il livello della produzione registra una flessione dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. 

I prezzi del petrolio sono in rialzo in Asia, sulla scia delle stime di un forte calo delle riserve di greggio Usa e dei timori dell'impatto degli uragani attesi sulle coste americane. Il Wti, con consegna a ottobre, aumenta di 65 cent a 69,90 dollari negli scambi elettronici in Asia. Il barile di Brent, riferimento europeo per novembre, guadagna 26 cent a 79,32 dollari. La stagione degli uragani negli Stati Uniti solleva timori per le infrastrutture del petrolio e del gas nel Golfo del Messico.

Sono giunte alla penultima giornata le assemblee all'Ilva di Taranto per l'esame dell'accordo con Arcelor Mittal, si va profilando la vittoria larga del si' anche se l'esito del referendum sarà noto solo domani intorno alle 18. Intanto i sindacati metalmeccanici replicano all'accusa lanciata da Massimo Battista, dipendente Ilva, ex sindacalista, ora consigliere comunale di Taranto, che ieri ha annunciato le dimissioni dai Cinque Stelle in netta contestazione con l'intesa al MiSe ("M5S ha tradito, aveva promesso la chiusura delle fonti inquinanti", sostiene) e il suo passaggio come indipendente. "E' un referendum farsa – l'accusa di Battista ai sindacati – si va tra i lavoratori ma l'accordo e' già stato firmato al MiSe, tutto e' già deciso". Per Battista, che aveva aderito ai Cinque Stelle venendo dal movimento cittadino "Liberi e Pensanti" che vuole la chiusura dell'Ilva, anche le modalita' di svolgimento del referendum sono "una farsa". "Si vota senza riservatezza – spiega – e i lavoratori non vengono nemmeno identificati".

"Bisogna trovare gli spazi in modo molto graduale per una partenza di un primo accorpamento e una prima riduzione delle aliquote sui redditi familiari": così il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha aperto a una riduzione delle tasse agendo sulle aliquote Irpef, nel corso di un intervento alla Summer School di artigianato. "Bisogna vedere le compatibilità di bilancio ma sono molto favorevole a partire", ha insistito Tria precisando che la riduzione andrà attuata "in modo molto graduale". 

“Libero e scatenato". E' il nome di battaglia, tratto dai romanzi "cappa e spada" dell'autore cinese Louis Cha, di Daniel Zhang: il Ceo di Alibaba che dal prossimo anno prenderà le redini del gruppo. Lo ha scritto Jack Ma in una lettera in cui svela i piani per la sua successione al vertice del colosso dell'e-commerce da lui co-fondato nel 1999, dopo le interviste rilasciate date ai media statunitensi nei giorni scorsi in cui preannunciava il ritiro. 

Zhang Yong, o Daniel Zhang, è "un business leader internazionale e un innovatore, con forti precedenti nel raggiungere i risultati". Così lo aveva definito lo stesso Ma, nel 2015, quando venne scelto come Ceo del gruppo. Ancora oggi, Ma ha parlato di lui come di un dirigente che ha già dimostrato "il suo superbo talento, il suo acume per gli affari e la sua leadership determinata", sotto la quale la compagnia con sede a Hangzhou ha avuto dati in crescita per tredici trimestri consecutivi.

"La sua mente analitica è senza paragoni, tiene a cuore la nostra missione e visione, affronta le responsabilità con passione, e ha il fegato di innovare e mettere alla prova modelli creativi di business", ha scritto Ma. 

Daniel Zhang è nel gruppo di Hangzhou, nella Cina orientale, dal 2007 e prima di diventarne Ceo, era stato Chief Financial Officer di Taobao, la piattaforma business-to-consumer più popolare del gigante dell'e-commerce cinese: presidente di TMall, l'altra grande piattaforma operata da Alibaba; e Chief Operative Officer del gruppo. Una laurea in Finanza alla Shanghai University of Finance and Economics, prima di entrare nel gruppo co-fondato da Jack Ma nel 1999, Zhang ha fatto esperienza come manager nel gruppo di giochi on line Shanda Interactive Entertainment, e negli uffici di Shanghai del colosso della consulenza e della revisione contabile PriceWaterhouseCoopers.

Cavallo di razza

Sotto la sua guida come Ceo, Alibaba è diventata un colosso da 420,9 miliardi di dollari di valore di mercato, e dall'e-commerce si è espanso in altri settori, come quello del cloud computing, dei pagamenti on line, dell'intrattenimento digitale e della logistica. Lo scorso anno, durante l'Investor Day che si è tenuto a Hangzhou, ha dichiarato che Alibaba è più di un gruppo, è "un'economia trainata dai bid data". 

Il gruppo che andrà dirigere dal gradino più alto, non fonda, però, la propria ragione di essere sui ricavi in Borsa. "I nostri valori non vacillano con le fluttuazioni del prezzo delle azioni", ha detto a Duncan Clark, autore di "Alibaba: the house Jack Ma Built", generalmente considerato il libro definitivo sul gruppo di Hangzhou. 

Fu con lui come Ceo del gruppo che Alibaba diede vita, nel 2009, al "Singles Day", l'anti-San Valentino cinese che si tiene l'11 novembre di ogni anno ed è oggi noto come la festa dello shopping on line: nel primo anno, le vendite nelle 24 ore della più popolare iniziativa dedicata agli acquisiti on line sono state di cinquanta milioni di yuan; lo scorso anno, hanno toccato i 168 miliardi di yuan (circa 25 miliardi di dollari) eclissando iniziative simili oltreoceano, come il Black Friday statunitense. Per il futuro, Zhang punta all'espansione all'estero e a proseguire nel trend di espansione anche nel ramo dei punti vendita in mattone, già cominciata con importanti acquisizioni negli ultimi anni: a novembre scorso, Alibaba aveva acquisito una quota nella catena di ipermercati Sun Art, per un investimento di 2,87 miliardi di dollari, mentre nell'aprile scorso aveva acquisito la catena per la consegna di cibo Ele.me. 

Le acquisizioni nei punti vendita in muratura, ha però aggiunto il Ceo di Alibaba, si devono accompagnare a una forte impronta dedicata alla digitalizzazione. "Crediamo che i negozi in muratura possano creare un enorme valore", ha detto nei mesi scorsi a una conferenza a Singapore, "ma il loro modello deve essere ammodernato e le loro operazioni devono essere digitalizzate”.

Cosa farà da grande Jack Ma

Jack Ma, 54 anni, si ritirerà dalla carica di executive chairman del colosso dell'e-commerce tra un anno esatto, il 10 settembre 2019. Con una ricchezza stimata (da Forbes) in 36,6 miliardi di dollari, è l'uomo più ricco della Cina. Si dedicherà ad attività filantropiche

​Ha annunciato che resterà "a stretto contato con Zhang per assicurare una transizione senza intoppi" e rimarrà nel board del gruppo fino all'incontro annuale con gli azionisti nel 2020.  Ma continuerà a essere membro a vita della Alibaba Partnership, la struttura di governance del gruppo. "Ho riflettuto e fatto preparativi per questo piano di successione per dieci anni", ha scritto Ma, che aveva lasciato la carica di Ceo del gruppo all'inizio del 2013, pur rimanendone il volto pubblico, e promuovendo al suo posto, due anni dopo, Daniel Zhang.

La transizione che comincia oggi, ha scritto, "dimostra che Alibaba è salita al livello successivo di corporate governance, da compagnia che si basa sugli individui, a una costruita su sistemi di eccellenza organizzativa e su una cultura di sviluppo del talento". Per preparare la successione è stato messo a punto, negli ultimi dieci anni, un sistema di governance "fondato su una cultura unica e su meccanismi per sviluppare talenti e successori", ha poi spiegato Jack Ma. "Da insegnante sono estremamente fiero di quello che ho raggiunto", ha aggiunto, parlando del suo, di successore. 

"Sulle aperture/chiusure domenicali degli esercizi commerciali la maggioranza presenterà una proposta in grado di tutelare lavoratori e piccole e media imprese, in modo da ripristinare regole certe in un settore dove vige la legge del più forte. Le resistenze che arrivano dai partiti di minoranza sono evidente espressione dell'ennesima sudditanza nei confronti delle lobby. Noi tireremo dritto e approveremo la legge in Parlamento al più presto per dare al Paese una normativa in grado di superare il selvaggio West delle liberalizzazioni".

Ipotesi: 25% di negozi comunque aperti

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, illustra la linea del governo. "È un dato oggettivo che di fronte alla concorrenza sleale delle multinazionali non si sono registrati né un aumento dei consumi né maggiori assunzioni ma solo pesanti ricadute sociali. A farne le spese – aggiunge – sono i diritti dei cittadini, le piccole e medie imprese che vengono messe in ginocchio dai grandi gruppi di potere e le famiglie italiane.

Intervenire sulle chiusure festive significa per Fraccaro accogliere le istanze del Paese reale. "Basti pensare all'ondata di scioperi in tantissime Regioni di pochi mesi fa contro le aperture festive e alla richiesta di Confcommercio e Confesercenti di approvare la nostra legge. Peraltro una proposta simile ha raccolto ben 150 mila firme ed è nostro compito tradurre in atti concreti la volontà popolare, con buona pace di chi l'ha sempre calpestata e vorrebbe continuare a farlo. Il cambiamento è arrivato, ora – conclude Fraccaro – la qualità della vita dei cittadini conta più degli interessi di pochi".

Le polemiche di queste ora riguardano soprattutto le previsioni occupazionali. Vietare o ridurre le aperture commerciali potrebbe costare alcune migliaia di disoccupati. Ma il Movimento 5 Stelle insiste, dunque, sulla chiusura domenicale dei negozi, ipotizzando una turnazione che prevederebbe l'apertura del 25% degli esercizi commerciali. Anche la Lega è d'accordo, tanto da aver presentato alla Camera una proposta di legge ad hoc, ma non mancano all'interno del partito di via Bellerio posizioni critiche: il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, interpellato dall'Agi, pur premettendo che si tratta di una posizione personale, spiega di essere "per la libertà, normare per legge lo stop all'apertura domenicale mi sembra fare un salto indietro". 

Leggi qui le proposte di legge sul tavolo

La posizione di Salvini

Dice Matteo Salvini: "Che ci siano delle domeniche in cui i papà facciano i papà e le mamme facciano le mamme è sacrosanto e serve una legge la faremo. Sono d'accordo sul fatto di andare avanti avendo a cuore anche il tempo delle mamme dei papà e dei nonni, non si può morire sul luogo di lavoro sacrificando tutto al profitto. Bisogna trovare l'equilibrio, ci sono due proposte della Lega in tal senso", ha aggiunto a margine di un intervento alla Fondazione Don Gino Rigoldi a Milano.

Ma il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo, Luigi Di Maio non cambia posizione e rilancia: chiudere nei giorni festivi "è una cosa di civiltà". Detto questo, il leader pentastellato precisa: "Non dico che sabato e domenica non di fa più la spesa, ci sarà un meccanismo di turnazione, resta aperto solo il 25%, il resto chiude". Insomma, è una "proposta che ci viene chiesta dai commercianti, dai padri e madri di famiglia che essendo proprietari di un negozio dicono: 'se mi mettete in concorrenza con un centro commerciale dal lunedì al venerdì i miei figli non li vedo più", riferisce Di Maio. 

Leggi sul Post come funziona nel resto d'Europa

Opposizioni schierate contro

Non la pensa così Matteo Renzi, che attacca: "Obbligare tutti alla chiusura domenicale, come vuole Di Maio, significa semplicemente far licenziare tanti ragazzi". E il vicepremier replica: "Se Renzi facesse il senatore saprebbe che anche il Pd ha presentato una proposta per le chiusure domenicali". Contrattacca il capogruppo dem al Senato: "Di Maio ha l'ossessione di Renzi ed il chiodo fisso per la decrescita infelice. La chiusura domenicale del commercio è solo l'ultima trovata dell'esponente 5 stelle all'inseguimento di Salvini. 40 mila posti di lavoro a rischio evidentemente non sono un problema per il ministro della disoccupazione", afferma Andrea Marcucci. 

E Forza Italia lancia la sua proposta, avvertendo che "con l'obbligo di chiusura domenicale rischiamo circa 50 mila posti di lavoro, soprattutto quelli più precari – spiega Mara Carfagna – Ne beneficeranno molto probabilmente i giganti del commercio online, che non potrebbero sperare in un favore migliore da Di Maio. Battiamoci piuttosto perché sia rispettata la libertà di lavorare o meno la domenica, senza ricatti, e perché chi lo sceglie sia davvero pagato di più". 

Anche per il segretario dem Martina i temi veri sono gli aumenti salariali necessari per garantire equità e la corretta turnazione del personale. "Bisogna fare un salto di qualità nei contratti. Tutele e incentivi veri e non divieti generalizzati. Il tema va affrontato con serietà". Tranchant il giudizio di Vittorio Sgarbi: "È una forma di oscurantismo alla Mullah Omar. Io e Di Maio siamo diventati amici, ma lui ha delle visioni infantili e più vicine al mondo islamico che occidentale". 

Leggi su Wired i calcoli sugli effetti della chiusura

I vescovi favorevoli alla chiusura

"Non siamo per una battaglia oscurantista di nessun tipo, ma la domenica deve essere un momento di incontro tra le famiglie e per le famiglie". Monsignor Fabiano Longoni, direttore dell'ufficio per i problemi sociali e i lavoro della Cei, interviene riguardo all'annuncio del ministro Luigi Di Maio a una legge per imporre ai Centri commerciali lo stop nei fine settimana e nei festivi. "Non vogliamo fare una battaglia ideologica", sottolinea monsignor Longoni che in una intervista a Vatican News spiega che la Chiesa non è per una chiusura totale durante i giorni festivi: "Ci possono essere delle eccezioni, intorno al periodo natalizio, in certi momenti dell'anno".

"L'apertura dei grandi centri commerciali impedisce invece ai piccoli centri commerciali di poter avere degli orari che tengano presente l'orario domenicale. È una costrizione alla morte del piccolo commercio all'interno di questo mondo senza regole rispetto al lavoro festivo", continua monsignor Longoni che ricorda come i dati neghino una perdita di occupazione. "Il rischio semmai – aggiunge – è di far chiudere moltissime attività commerciali più piccole e quindi si perdono posti di lavoro rispetto ai pochi che si acquistano con l'apertura domenicale".

Il direttore dell'ufficio per i problemi sociali e i lavoro della Cei ricorda anche che l'idea dei negozi aperti nei festivi era nata nel 2012 e "aveva una sua logica pensando così di favorire la circolazione della ricchezza favorendo il consumo ma si è rivelata improduttiva – spiega – in quanto non è cresciuto il consumo come si pensava". Per monsignor Longoni occorre pensare meglio a "dei tempi attraverso i quali la società si incontra e riflette insieme: e questi non sono solo i tempi del consumo, senza battaglie ideologiche per una chiusura totale. Non si può tornare indietro ma d'altra parte neanche pensare che il futuro debba basarsi solo sul consumo. La felicità delle famiglie non è consumare insieme ma stare insieme gratuitamente, incontrarsi, parlarsi, riconoscersi, darsi dei tempi di immersione nella natura, e non all'interno di centri commerciali".

Il ministro dello Sviluppo economico e vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio in un'intervista in diretta su La 7 a L'aria che tira di Myrta Merlino ha toccato diversi punti caldi per il suo dicastero. Qui i principali: 

Aperture domenicali dei negozi

"Non dico che sabato e domenica non di fa più la spesa, ci sarà un meccanismo di turnazione: resta aperto solo il 25%, il resto chiude", ha spiegato riguardo all'annuncio di una proposta di legge per lo stop alle aperture domenicali nei centri commerciali. "È una cosa di civiltà", aggiunge. La turnazione, spiega Di Maio, la deciderà la legge e il sindaco con i commercianti "come avveniva prima".

"Si tratta – dice ancora – di un provvedimento di cui abbiamo discusso in Parlamento e in passato ed è una proposta anche del Pd, anche se Renzi dice che è una proposta illiberale". "Questa proposta ci viene chiesta dai commercianti, dai padri e madri di famiglia che essendo proprietari di in un negozio dicono: 'se mi mettete in concorrenza con un centro commerciale dal lunedi al venerdi i miei figli non li vedo più".

Liberalizzazioni e Ecommerce

Con le liberalizzazioni nel commercio "ci siamo impoveriti, abbiamo meno tempo per stare con le famiglie e ci stiamo disgregando", ha poi continuato riguardo all'annuncio di una proposta di legge per lo stop alle aperture domenicali e festive nei centri commerciali. Rispondendo a chi parla di migliaia di posti di lavoro persi replica: "Il solito terrorismo, la solita minaccia alla Stato. Eurospin ha comprato una pagina di giornale per scrivere di essere d'accordo con la proposta di legge". E a chi lo accusa di aver fatto un regalo all'e-commerce dice: "Chi compra online continua a comprare online".

Precariato e articolo 18

"Stiamo lavorando per combattere il precariato su tutti i fronti", ha aggiunto sul tema del precariato Luigi Di Maio, e rispondendo alla domanda se il governo reintrodurrà l'articolo 18 ha risposto: "Stiamo mettendo mano a tutte le misure per combattere il precariato. Sul decreto dignità è stata fatto una narrazione sbagliata, è stato raccontato che questo decreto farà perdere posti di lavoro. In questi anni si è fatto il Jobs act e le liberalizzazioni, follie che sono state fatte in questi anni".

Ricostruzione ponte di Genova

"I tempi sono cruciali, alla fine di questa settimana o inizio della prossima sarà pronto il decreto urgenze che avrà una parte su Genova", ha spiegato il ministro. Autostrade deve mettere i soldi per la ricostruzione del ponte Morandi ma non deve toccare "neanche una pietra". E se non li mette "ce li prendiamo dopo", ha scandito Di Maio ribadendo che revocherà la concessione. 

I soldi da Autostrade "ce li prenderemo"

"I soldi ce li deve mettere Autostrade – spiega – o li mette subito o noi li anticipiamo e ce li prendiamo dopo. Nel decreto Genova ci saranno tutte le norme per fare una cosa molto semplice: ricostruiamo il ponte con Fincantieri di cui mi fido ciecamente. Non sarà una gara soggetta a regole del massimo ribasso e i pezzi del ponte li faremo a Genova".  Il governo, conclude, "revocherà la concessione ad Autostrade per grave inadempimento della manutenzione del ponte Morandi. Anche nel 2013 decine di persone sono morte, cadute da un ponte ad Avellino, perché il guard rail non ha retto".

Rapporti con la Lega e giornali

"Sono molto soddisfatto di questo governo, stiamo lavorando bene insieme. Piu' vedo che ci attaccano, piu' sono motivato ad andare avanti", ha detto poi Di Maio, precisando che "Non leggo i giornali per poter fare serenamente il mio lavoro: questi signori qui sputano solo veleno". "Sui giornali – aggiunge – è il solito gioco per spaccarci e per spaccare noi e la Lega, per dividere questo governo e mandarci a casa". 

L'istallazione di impianti di energie rinnovabili può trasformare il deserto del Sahara in un'oasi più verde, ridurre le emissioni di gas serra e produrre quattro volte l'energia consumata ogni giorno nel mondo.

È questa la risposta ai cambiamenti climatici che arriva da un gruppo di scienziati di prestigiosi istituti degli Stati Uniti, Cina e Italia, la cui ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista statunitense 'Science'. I ricercatori hanno riscontrato che l'azione combinata di pale eoliche e pannelli solari consentirebbe di modificare le temperature, raddoppiare le precipitazioni nella regione quindi incrementare la vegetazione, produrre acqua e cibo. Le loro conclusioni sono il frutto di un esperimento realizzato su piccola scala, che ha dato risultati molto promettenti.

Una soluzione, precisano i ricercatori, che andrebbe poi applicata su vasta scala, con impianti eolici e solari disseminati su 9 milioni di chilometri quadrati del Sahara. Hanno scelto il deserto nord africano proprio perché poco densamente popolato, esposto a quantità significative di sole e vento e per giunta molto vicino ai mercati europei e mediorientali, grandi consumatori di energia. Tuttavia non escludono che possa funzionare in altre aree desertiche. "Queste centrali solari ed eoliche hanno come effetto primario la riduzione delle emissioni di gas serra antropogenico e di conseguenza l'attenuazione dei cambiamenti climatici. Speriamo che alla luce di questa nostra scoperta si riescano a cambiare le fonti di energia che utilizziamo: significherebbe più acqua, cibo e vita sul nostro pianeta" sottolinea il gruppo di ricercatori.

Secondo lo studio, nella regione semi-arida del Sahel, nel Sahara meridionale, dove sono stati istallati impianti solari ed eolici, le precipitazioni sono aumentate di 1,12 millimetri al giorno. "La diffusione di tali centrali di energia consentirebbe di aumentare del 50% la quantità di piogge e del 20% la superficie di vegetazione", spiega Yan Li,dell'Università dell'Illinois, principale autore della ricerca, assicurando che il funzionamento degli impianti non genererà un calore pericoloso per l'ecosistema. Del gruppo di ricercatori fa parte anche Fred Kucharski, del Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam di Trieste.

Concretamente, mischiando aria più calda dall'alto le turbine eoliche aumentano la ruvidezza dei suoli e il passaggio del vento in zone a bassa pressione, producendo aria più fredda che genera un ciclo continuo di condensazione, precipitazione quindi crescita della vegetazione. I pannelli solari invece riducono il riflesso della luce solare sulla superficie – noto come effetto albedo – generando un effetto positivo su temperature, aria quindi piogge e vegetazione.

"Nel Sahara, Sahel e il Medio Oriente si trovano alcune delle regioni più secche del mondo mentre la crescita demografica e la povertà aumentano in modo significativo. Questo studio ha implicazioni importanti perché unisce le sfide della sostenibilità ambientale e della produzione di energia, acqua e cibo, cruciale in questa area. I benefici possono essere enormi sia sull'ecosistema che nella vita quotidiana", concludono gli autori della ricerca, auspicando decisioni politiche significative e massicci investimenti sulle energie rinnovabili. 

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