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AGI – Arriva da James Bullard, presidente della Fed di Saint Louis, il miglior assist di giornata per la Casa Bianca: il Pil americano potrebbe recuperare tutte le perdite determinate dalla pandemia di coronavirus già entro la fine dell’anno. La crescita superiore alle attese segnata dalla locomotiva a stelle e strisce tra luglio e settembre, ha osservato il banchiere centrale, “potrebbe spingere l’economia in vista di una sorta di pieno recupero entro la fine del 2020”. Per farcela si dovrebbe registrare un rimbalzo su base annualizzata del 35% nel terzo trimestre e di circa il 10% negli ultimi tre mesi dell’anno.

Un’impresa difficile, ma per Bullard tutt’altro che impossibile: “Si tratta di numeri grossi, ma non al di fuori dal novero delle possibilità”, ha rilevato. L’analisi del presidente della Fed di Saint Louis non trova però tutti d’accordo all’interno dell’istituto centrale. La maggior parte dei suoi colleghi continua a ritenere che il Pil Usa chiuderà l’anno con una perdita compresa tra il 3 e il 4%. Anche il presidente Jerome Powell, in audizione al Congresso, non ha nascosto qualche preoccupazione ed è anzi tornato a chiedere ai parlamentari di concedere nuovi sussidi ai cittadini per evitare possibili guai: la chiusura dei rubinetti federali, ha avvertito, potrebbe dar luogo a un’ondata di insolvenze sui mutui.

I 2.300 miliardi di aiuti concessi sull’onda della pandemia si stanno esaurendo e potrebbero costringere le famiglie a tagliare di nuovo i propri consumi o a dover mancare il pagamento delle rate dei prestiti o degli affitti. “Questo è il rischio del non agire. Ancora non sappiamo se possa accadere, ma potrebbe benissimo succedere in un futuro non troppo lontano”, ha ammonito Powell.

I dati economici del giorno restano fondamentalmente discordanti. Le richieste settimanali di nuovi sussidi di disoccupazione si sono mantenute sostanzialmente stabili a quota 870.000 unità, segnalando che il recupero del mercato del lavoro prosegue a un ritmo più lento del previsto. Note positive sono invece arrivate dal mercato immobiliare. Le vendite di nuove case sono salite del 4,8% ad agosto, a un tasso annualizzato di 1,011 milioni di unità, battendo le attese degli analisti e, soprattutto, tornando sopra la soglia del milione per la prima volta dal 2006.

Wall Street ha reagito con cautela ai dati ma ha gradito le parole di Bullard. E, dopo un avvio debole e in altalena, ha preso con maggior decisione la strada del rialzo dopo l’intervento del presidente della Fed di Saint Louis. Tra gli investitori, tuttavia, la pandemia continua a far paura e in molti hanno ormai smesso di credere che un nuovo pacchetto fiscale di sostegno all’economia possa arrivare a breve, considerando le tensioni che continuano a dividere il Congresso in vista delle elezioni presidenziali del 3 novembre prossimo.

E’ vero, come dice il Fondo monetario internazionale, che le previsioni si sono fatte “meno catastrofiche, ma l’incubo di un nuovo lockdown non è ancora cancellato. La Casa Bianca incassa comunque un assist forse insperato. E il vecchio slogan inventato dallo stratega elettorale di Bill Clinton nel 1992, “E’ l’economia, bellezza”, resta quanto mai di attualita’.

AGI – “Guardando al futuro, un’ulteriore e durevole ripresa continua a dipendere in larga misura dall’evoluzione della pandemia e dal buon esito delle politiche di contenimento”. È quanto emerge dall’ultimo bollettino mensile della Bce, secondo il quale “sulla base dei prezzi correnti del petrolio e dei relativi contratti future, e tenendo conto della riduzione temporanea dell’Iva in Germania, è probabile che l’inflazione complessiva rimarrà negativa nei prossimi mesi, per poi diventare positiva agli inizi del 2021″.

Crisi Covid triplice shock per economia

La Bce rileva che “la crisi legata al Covid ha rappresentato un triplice shock per l’economia mondiale. A differenza delle crisi passate – spiega il rapporto della banca centrale – questa crisi ha colpito in modo particolarmente grave i consumi privati nel primo semestre del 2020”, si legge. “In prospettiva, se è probabile che gli effetti negativi delle misure di contenimento verranno meno e che la produzione mondiale registrerà un graduale recupero, la perdurante incertezza circa le prospettive economico-sanitarie continuerà a gravare sui consumi, frenando così una ripresa più vigorosa dell’attività economica”. 

Permane necessità ampio grado stimoli monetari

“Permane la necessità di un ampio grado di stimolo monetario per sostenere la ripresa economica e salvaguardare la stabilità dei prezzi nel medio termine“. Lo rileva il bollettino della Bce, in cui l’istituto conferma di essere pronta “ad adeguare tutti gli strumenti a sua disposizione, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente all’obiettivo, in linea con il suo impegno ad adottare un approccio simmetrico”. 

Pandemia principale fonte incertezza per economia

“La pandemia di coronavirus rimane la principale fonte di incertezza per l’economia mondiale”. Si legge nel bollettino mensile, secondo il quale “i rischi per le prospettive mondiali rimangono orientati al ribasso alla luce della persistente incertezza sull’evoluzione della pandemia, che potrebbe segnare l’economia mondiale in maniera duratura. Altri rischi al ribasso riguardano l’esito dei negoziati sulla Brexit, il rischio di un aumento del protezionismo commerciale e gli effetti negativi di più lungo termine sulle catene di approvvigionamento mondiali”. 

Complessivamente l’istituto ritiene che i “rischi per l’economia restino orientati al ribasso”, anche se “le informazioni più recenti indicano un forte, anche se non completo, recupero dell’economia, sostanzialmente in linea con quanto ci si attendeva, benché il livello dell’attività rimanga ben al di sotto dei livelli antecedenti la pandemia di coronavirus”.

Misure straordinarie di bilancio siano temporanee

“Un orientamento di bilancio ambizioso e coordinato rimane essenziale alla luce della forte contrazione dell’economia dell’area dell’euro, anche se le misure adottate dovrebbero essere mirate e temporanee”. si legge nel rapporto dell’Eurotower, secondo il quale “le misure di bilancio di ampia portata adottate nel corso del 2020 hanno condotto a un corrispondente peggioramento del saldo primario corretto per gli effetti del ciclo, il quale si aggiunge a una componente ciclica negativa che rispecchia il deterioramento della situazione macroeconomica. Ci si attende che il successivo miglioramento sia trainato dalla graduale revoca delle misure di emergenza e da un miglioramento della situazione congiunturale”. 

AGI – Con il Covid-19 le imprese delle distribuzione alimentare al dettaglio sono state messe a dura prova e, soprattutto durante il lockdown, i punti vendita sono stati in prima linea per assicurare la spesa e continuare ad erogare, in condizioni di difficoltà, un servizio fondamentale per i cittadini facendo riscoprire anche il ruolo dei negozi di vicinato (come afferma il 70% delle imprese) e quasi un’impresa su due (47,3%) ha rilevato un aumento di nuovi clienti. È quanto emerge dall’Osservatorio della Fida, la Federazione italiana dettaglianti dell’alimentazione aderente a Confcommercio, realizzato in collaborazione con Format Research. 

Secondo l’analisi, il 31% delle imprese prevede un peggioramento della propria attività economica nei prossimi tre mesi, mentre per il 59% la situazione rimarrà stazionaria. Principalmente all’inizio e nella fase più acuta della pandemia le imprese hanno dovuto risolvere problemi di carattere organizzativo mai affrontati prima, con dispendio di energie e risorse, come il reperimento dei dispositivi di protezione individuale, ma si sono adeguate con successo e tempestività alle nuove disposizioni sanitarie e di sicurezza: dalla pulizia e sanificazione quotidiana di ambienti e strumenti, all’installazione dei pannelli separatori in plexiglass tra dipendenti e clienti.

L’emergenza sanitaria ha accelerato i processi di innovazione nel settore: il 40,7% delle imprese ha iniziato a fare consegne a domicilio, il 32,2%, di quelle che già lo facevano, ha intensificato questo servizio e il 14,2% ha attivato servizi di asporto. E anche sul fronte digitale crescono le imprese che hanno avviato servizi che prima non offrivano come la prenotazione spesa tramite email (per il 13,1%), tramite Social Network (per il 9%), il click & collect (per il 7,1%) e la vendita per mezzo di piattaforme online (per il 4,7%). Le imprese della distribuzione alimentare al dettaglio in Italia sono oltre 140 mila, pari a circa il 4% del totale complessivo delle imprese, di cui il 60% ‘specializzate’.

ArcelorMittal Italia accelera sulla bonifica del sito siderurgico di Taranto. La società ha incaricato Eni Rewind, società ambientale di Eni, per l’assistenza nella progettazione degli interventi di bonifica dell’area ex Ilva a Taranto. “Il contratto – si legge in una nota – contempla anche l’assistenza specialistica nell’iter autorizzativo finalizzato all’approvazione da parte degli enti preposti del progetto di messa in sicurezza operativa dello stabilimento ArcelorMittal Italia a Taranto.

Nell’ambito delle indagini ambientali, già avviate da ArcelorMittal, sono previste ulteriori caratterizzazioni dei suoli, sui quali si estendono gli impianti, attraverso modelli concettuali 3D e idrogeologici. L’obiettivo è quello di raccogliere ulteriori informazioni per l’aggiornamento delle messe in sicurezza già attive e per la progettazione della messa in sicurezza operativa dell’area, minimizzando gli impatti sull’operatività del siderurgico”.

ArcelorMittal Italia afferma che con le indagini ambientali “saranno condotte ulteriori analisi sui suoli in tutta l’area operativa del sito di Taranto”. Obiettivo, sottolinea il gruppo siderurgico, è “progettare ulteriori interventi di bonifica del suolo e delle falde acquifere dello stabilimento siderurgico di Taranto”. Nella sua nota, ArcelorMittal spiega che saranno completati “i dati e le informazioni finora raccolti al fine di sviluppare modelli concettuali 3D e idrogeologici di flusso”.

Inoltre, si procederà con l'”aggiornare le messe in sicurezza già attive e definire la messa in sicurezza operativa dell’intera area, in modo compatibile con la continuità delle attività del siderurgico”. 

La bonifica dell’area del siderurgico insieme alla modernizzazione degli impianti e all’innovazione del ciclo produttivo è una delle grandi questioni aperte per l’ex Ilva. Dal Governo ai sindacati per finire agli enti locali, tutti, in questi anni, hanno dichiarato che il rilancio industriale della fabbrica deve procedere di pari passo con la sua messa in sicurezza ambientale. Fronte, quest’ultimo, sul quale si sono accumulati ritardi. Accanto agli interventi su suolo e falde acquifere, occorrera’ pero’ intervenire anche sulla produzione dell’acciaio, rendendola piu’ sostenibile.

L’obiettivo dichiarato è la decarbonizzazione per avere un’acciaieria green e il Governo intende candidare questo progetto tra le priorita’ del Recovery Fund. Decarbonizzazione che potrebbe partire col gas al posto del coke per poi estendersi ai forni elettrici in attesa che giungano a livello di maturazione le ricerche e gli studi sull’idrogeno, che, secondo il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, per ora non è ancora un percorso industrialmente fattibile.

Il Mobile World Congress di Barcellona sarà dal 28 giugno al 1 luglio del 2021. Sette mesi dopo la cancellazione dell’edizione 2020 di uno dei più attesi appuntamenti per il mondo della tecnologia, il consorzio organizzatore, GSMA, ha annunciato una riprogrammazione dell’evento di Shanghai al 23-25 febbraio e di MWC21 Barcelona in piena estate. MWC21 Barcelona era inizialmente previsto per la prima settimana di marzo 2021.

GSMA assicura impegno e investimenti perché MWC21 “possa andare avanti in sicurezza”, si legge sul sito, e avrà anche elementi virtuali per integrare la schiacciante domanda di incontri.

GSMA lavora a stretto contatto con le autorità catalane: la decisione di modificare la data è stata presa dopo un periodo di pianificazione e consultazione con tutte le principali parti interessate. Le modifiche alla data assicurano inoltre che il 2021 torni a un ciclo annuale completo di eventi MWC tra Shanghai, Barcellona e Los Angeles. 

AGI – Meno ma ottimo. Si preannuncia così il Chianti dell’annata 2020. Le aziende, che sono nel pieno della vendemmia, alcune a metà e altre già al termine, sono soddisfatte.

“È una vendemmia favolosa: la produzione di vino è minore rispetto agli altri anni, ma la qualità è ottima” afferma Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti. “La vendemmia sta proseguendo bene, speriamo che il tempo ci assista anche per i prossimi 10 giorni, poi potremo brindare”. 

Un calo della produzione era nei programmi. “Avevamo deciso di ridurla del 20% per garantire un equilibrio di mercato, mantenere i prezzi dello sfuso e la remuneratività per le imprese, ma poi non c’è stato bisogno che gli agricoltori facessero nessun intervento nelle vigne”. Ci ha pensato la natura: sulle viti quest’anno sono maturati meno grappoli così la diminuzione è stata spontanea.

Segnali positivi arrivano, oltre che dalle vigne, anche dal mercato.

“Al 31 agosto abbiamo registrato a consuntivo un calo solo dello 0,5% rispetto all’anno precedente, mesi fa ci aspettavamo perdite del 5-10%. Invece siamo sostanzialmente in pareggio” afferma Busi. Il Chianti è venduto per il 70-75% nella grande distribuzione e qui ha fatto registrare numeri in aumento nonostante la crisi dovuta alla pandemia.

“Nella grande distribuzione le vendite sono anche aumentate e hanno compensato le perdite del canale Horeca (hotel, ristoranti ed enoteche) che invece è completamente fermo” conclude Busi. Ma le circa 570 aziende del Consorzio che hanno come sbocco commerciale solo il canale Horeca  sono in forte crisi economica.

“Durante il lockdown questo canale è rimasto completamente chiuso. Ora sta riaprendo, ma la ripresa è lenta, mentre in campagna i costi, compresi quelli per la vendemmia, sono invariati e non si possono ridurre e l’accesso al credito è difficile”, spiega Busi che al governo nazionale e al nuovo governo regionale sollecita “un sostegno importante per traghettare le nostre imprese verso la ripartenza economica salvaguardando mano d’opera e investimenti fatti”.

La guerra Usa-Cina si sta sempre più concentrando sul settore dei giochi online. Lo rivela il Financial Times, secondo il quale la battaglia dell’amministrazione Trump contro WeChat e per costringere TikTok, la app di condivisione video di proprietà della cinese ByteDance, a cedere il controllo proprietario a aziende statunitensi, rappresenta solo il primo passo verso questa stretta nei confronti dell’industria dei giochi online. Il motivo? L’amministrazione Trump è preoccupata che queste aziende, le quali contano centinaia di milioni di utenti, perlopiù giovani, possano rappresentare una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti.
 
Come? Il governo cinese esercita un grande controllo sulle imprese in Cina e può costringere queste aziende a consegnare i dati in loro possesso. Pertanto,
gli addetti Usa alla sicurezza temono che l’app TikTok possa inviare dati sugli utenti statunitensi in Cina, agendo come un ‘cavallo di Troia’ per conto di Pechino. Lo stesso discorso vale per WeChat, un’app di messaggistica istantanea che ti permette di chattare gratuitamente con gli amici sfruttando un qualsiasi dispositivo basato su sistema operativo Apple, Android, Windows Phone, Symbian, BlackBerry o Java. WeChat è la gallina dalle uova d’oro del colosso cinese Tencent (650 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato), il quale succhia circa un terzo dei suoi ricavi da WeChat. 

La balcanizzazione di internet

La guerra di Donald Trump a Huawei e ora a TikTok e WeChat, per il Financial Times, mette a nudo un problema di fondo che riguarda l’insieme del mondo digitale: la crescente ‘balcanizzazione di Internet’.
Gli analisti usano il termine ‘balcanizzazione’, per riassumere la frammentazione della Rete. L’idea della cyber balcanizzazione è qualcosa in contrasto con un Internet idealizzato, aperto, libero e accessibile a tutti, che poi è l’idea stessa che è all’origine dalla nascita della Rete. Anche la censura governativa di Pechino su Internet, la pirateria degli hacker, lo spionaggio industriale sono tutti esempi di ‘balcanizzazione’ del digitale. Tuttavia, picconando TikTok e WeChat, l’amministrazione Trump fa di più, ha aggiunto mattoni al nuovo Muro di Berlino della nuova Guerra Fredda virtuale. E rivela, come spiega il Financial Times, un’intenzione recondita: “Il governo degli Stati Uniti è pronto a rimodellare l’architettura del mondo digitale nel modo forse più significativo dagli albori di Internet, configurandolo come un progetto di ricerca americano”.  

Ft: “pericolosa” l’idea che Cina minacci la sicurezza Usa

Secondo il Ft, l’idea coltivata dall’amministrazione Trump che le società di proprietà di holding cinesi, essendo presenti sulla maggior parte dei dispositivi della maggiori aziende tecnologiche americane, costituiscano una potenziale piattaforma di attacco e quindi “che qualsiasi cosa vada a vantaggio dell’industria tecnologica cinese sia contro gli interessi degli Stati Uniti è una
dicotomia pericolosa e falsa“. “Nell’attuale clima politico – spiega il Ft – è allettante che le autorità di regolamentazione degli Stati Uniti cerchino divieti che colpiscano i campioni tecnologici cinesi. Ma questa è una ricerca miope degli interessi statunitensi. Esistono “zone reciproche” naturali negli ecosistemi tecnologici, dove è impossibile per una parte danneggiare un’altra senza subire danni”. 
 
L’esempio canonico è la produzione di iPhone. Il partito comunista cinese potrebbe paralizzare Apple chiudendo le sue fabbriche, ma questo passo drastico distruggerebbe così tanti posti di lavoro locali che probabilmente è insostenibile”. Ne deriva che “nel mondo tecnologico, le zone reciproche ideali dovrebbero essere definite come aventi un alto valore economico combinato con una bassa minaccia politica strategica”. 
“Il principio guida nella risoluzione di questi dibattiti – dice ancora il giornale britannico – dovrebbe essere la ricerca di soluzioni che consentano a entrambe le parti di preservare i legami costruiti su zone reciproche”. “In un mondo in cui la fiducia è difficile da ottenere – conclude il Ft – abbiamo bisogno di legami che si rafforzano quando ogni attore persegue i propri incentivi. Tali legami daranno forma al modo in cui l’umanità guarda le più grandi sfide del 21esimo secolo. Sono legami per cui vale la pena combattere”.

AGI – Verificare la sostenibilità della spesa pensionistica sul lungo periodo vista l’introduzione di Quota 100. È quanto scrive la Corte dei conti nella Relazione sul controllo della gestione finanziaria dell’Inps per l’esercizio 2018. “In un sistema pensionistico a ripartizione e in cui la maturazione del diritto a pensione prescinde dal regolare versamento dei contributi nel corso della vita lavorativa, va verificata la sostenibilità della spesa nel lungo periodo e agli effetti che sulla adeguatezza delle prestazioni produrranno le azioni normative poste in essere nel presente, vanno altresì considerate le conseguenze di dette azioni sulla sostenibilità del modello da parte del sistema produttivo, sia con riguardo al contributo richiesto alla fiscalità generale, che nei confronti dei soggetti tenuti al versamento della contribuzione”. 

Secondo i magistrati contabili, “in un sistema previdenziale che eroga ancora gran parte delle prestazioni ad elevata componente retributiva, peraltro, misure ampliative della spesa attraverso l’anticipo dell’età di pensionamento rispetto a quella ritenuta congrua con l’equilibrio attuariale e intergenerazionale, il blocco dell’indicizzazione dell’età di uscita dal lavoro alla speranza di vita e la reintroduzione del sistema delle finestre, comportano sia esigenze di cassa immediate (tipiche, come detto, di un meccanismo a ripartizione), sia debito implicito, in quanto la componente retributiva del trattamento non viene corretta per tener conto della maggiore durata della prestazione”.

Le previsioni per il 2019 del Def, scrive ancora la Corte dei Conti, “mostrano un aumento della spesa per pensioni del 3,2 per cento che tiene conto di Quota 100 e delle altre misure correttive alla legge n.214 del 2011 e, quindi, dei tassi di cessazione stimati sulla base degli elementi più aggiornati, della rivalutazione delle pensioni in essere ai prezzi (pari, per l’anno 2019, a +1,1%), delle ricostituzioni degli importi delle pensioni, con una incidenza sul Pil del 15,6%. Incidenza che si attesta nel triennio successivo su una percentuale stimata del 15,8. “La spesa per altre prestazioni sociali in denaro è prevista in aumento dell’8,3 per cento rispetto al 2018”, aggiunge la Corte dei conti. 

AGI – Uniti si vince. Con questa filosofia Alessandro Giglio, presidente di Meridiana Holding e patron di Giglio Group, intende salvare le Pmi italiane e aiutarle a superare “lo tsunami” che si sta abbattendo sul settore del fashion, uno di quei mondi messi più sotto pressione dal Covid-19.
In una intervista esclusiva all’AGI, Giglio spiega il suo progetto: in un contesto in cui “le città cambieranno fisionomia e i negozi fisici verranno spazzati via”, le aziende si trovano in una situazione economica pesante.
“Sono almeno una trentina i brand riconosciuti in estrema sofferenza, ai limiti sopravvivenza. Molti sono arrivati alla vigilia di concordati preventivi, non sono preparati e sono ancora intorpiditi dal trauma” della pandemia, bruciando così “milioni di euro” ogni giorno.

Una cordata per salvare i brand storici della moda italiana

“Perdere questi marchi vorrebbe dire perdere un tessuto produttivo importante fatto di brand storici e di un settore terziario che le aziende nutrono e alimentano”.
Il modello di business – dice – “è cambiato e questo processo è irreversibile, come uno tsunami che sta investendo il settore del fashion per primo” per questo la ‘ricetta Giglio’ è mettere in piedi “una sorta di holding di partecipazione con all’interno tutti i brand che hanno una riconoscibilità del marchio Italia”, usando una cordata di imprenditori, fondi pubblici (Cassa Depositi e Prestiti, Fondo Strategico Italiano, Bei, Simest, Invitalia) e i capitali della sua Meridiana Holding e Giglio Group come braccio operativo.

La creatività resta in mano ai marchi

Non metteremo mai bocca sulla creatività, non siamo stilisti che si vogliono sostituire allo stile dei singoli brand“, spiega. “Ma abbiamo più visione sul modello di business e sappiamo cosa sta succedendo. Siamo il migliore canale digitale di vendita del Made in Italy nel mondo, abbiamo strutturato una piattaforma e la mettiamo a disposizione delle aziende offrendo anche la possibilità di trasformare in liquidità lo stock di giacenze” che hanno accumulato durante il lockdown.
Attraverso Meridiana Holding verrà iniettato del capitale, Giglio Group si occuperà della distribuzione.

Anche lo Stato è chiamato a fare la sua parte

“Mettiamo a fattor comune una serie di servizi (per esempio la logistica) ottimizzando e riducendo così i costi di esercizio. E’ pensabile immaginare che anche lo Stato possa fare la sua parte all’interno della compagine sociale, con l’ingresso di Enti“. L’obiettivo è mettere in piedi un “piano industriale come aggregatore da presentare a Cdp“. Ma ottimizzare significa anche “vincere l’individualismo e rinunciare a qualcosa”, bisogna puntare su una “organizzazione snella ed efficiente che possa servire alle altre aziende” ma, ribadisce che “la parte creativa debba rimanere saldamente in mano ai brand perché è lì che si esprime la differenza”.    

Cambiano le abitudini di acquisto, ora si punta sull’ecommerce

Necessario “sacrificare la parte centralizzabile che non dà nessun valore al marchio” e avere una “logistica concentrata e un servizio più rapido ed efficiente”. La piattaforma sarà “il principale strumento di vendita nel mondo” così da “limitare i punti fissi”, si può pensare “ad alcuni hotspot per ridurre gli spazi, dividerli tra più brand”. Secondo Giglio, “vista la trasformazione delle abitudini di acquisto, soprattutto durante l’emergenza Covid, “è inutile illuderci. Fino a fine 2021 non torneremo alla normalità, i negozi fisici saranno sacrificati, non tornerà l’esigenza del punto fisico” nel quale fare shopping. Avanti quindi con l’ecommerce. Ora è “il momento di non sprecare le risorse, bisogna centellinare l’ossigeno per superare questo momento che, a prescindere da tutto, è un momento di crisi dei consumi. Diventa quindi fondamentale rafforzarsi reciprocamente, unirsi e creare sinergie e non far morire i brand. Il messaggio è – dice rivolgendosi alle imprese – che non siete soli in questa situazione ma bisogna abbandonare l’individualismo”, aggiunge.    
Necessario poi “accelerare sul digitale” una skill che “noi siamo in grado di offrire. Ci auguriamo che più brand possibili si uniscano alla nostra visione industriale, non vedo alternative per la sopravvivenza”. L’obiettivo è coinvolgere una decina di aziende che “facciano squadra”. 

 

AGI – “Le politiche di bilancio degli Stati membri dovrebbero continuare a sostenere la ripresa per tutto il 2021″ e, “per prevenire le conseguenze degli sviluppi della pandemia e delle sue conseguenze socio-economiche, la ‘general escape clause (la sospensione del Patto di Stabilità), resterà attiva anche nel 2021″. E’ quanto si legge in una lettera inviata dai commissari Paolo Gentiloni e Valdis Dombrovskis all’Italia e ai 27 paesi Ue.

“Quando le condizioni economiche lo consentiranno, si potrà perseguire politiche mirate a ottenere posizioni di bilancio prudenti nel medio termine”, aggiunge la lettera dei due commissari.     

Bruxelles inoltre, invita l’Italia e i Paesi membri a “tenere in considerazione” l’attuazione delle riforme previste dal Recovery Fund in fase di stesura della legge di bilancio e ribadisce che la Commissione “presterà particolare attenzione alla qualità delle misure di bilancio prese e pianificate, per attutire l’impatto della crisi, sostenere la ripresa e rafforzare la resilienza, tenendo in considerazione la sostenibilita’” delle misure stabilite nelle Finanziarie dei vari Paesi. 

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