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AGI – Con le vaccinazioni e l’allentamento delle misure di restrizione a livello globale mai così tante bottiglie di spumante italiani sono state stappate nel mondo come nel 2021 in cui si registra un aumento record in volume delle esportazioni del 26% per effetto della voglia dei consumatori stranieri di tornare a brindare con le bollicine Made in Italy dopo la lunga astinenza per effetto della chiusura dei ristoranti e degli ostacoli alle esportazioni legate alla pandemia. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al primo semestre dell’anno in cui sono state spediti all’estero circa 290 milioni di bottiglie. 

Prosecco superstar

La star delle bollicine Made in Italy si conferma il Prosecco, grazie a un incremento delle vendite oltre confine addirittura pari al +35% che ne consolidano la leadership a livello mondiale in termini di volumi esportati davanti a Champagne e Cava. Ottime notizie arrivano peraltro anche a livello produttivo, con il via alla vendemmia fissato per metà settembre dalla zona di Conegliano per raggiungere i territori eroici verso la Valdobbiadene intorno alla fine del mese. Il maltempo e le anomalie climatiche non hanno pesato più di tanto sulle vigne del Prosecco e si annuncia un’annata da ricordare a livello di qualità.

Boom in Russia

Un’arma in più per incrementare il successo sui mercati a partire da quello degli Stati Uniti che sono diventati il primo acquirente di bottiglie di Prosecco con un aumento del 48% ma l’incremento maggiore delle vendite – sottolinea la Coldiretti – si è verificato in Russia dove gli acquisti sono piu’ che raddoppiati (+115%) mentre in Germania guadagna il 37%, seguita dalla Francia (+32%), il paese dello Champagne in cui le bollicine italiane mettono a segno una significativa vittoria fuori casa. 

E dopo un inizio d’anno difficile il Prosecco torna a crescere persino in Gran Bretagna con un +3% delle bottiglie stappate, con gli inglesi che restano al secondo posto tra i clienti. A pesare sull’export nel Regno Unito sono le difficoltà burocratiche ed amministrative legati all’uscita degli inglesi dall’Unione Europea con la Brexit. Le criticità maggiori, per chi esporta verso il Regno Unito interessano le procedure doganali e riguardano anche l’aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi e maggiori controlli.

Rischio contraffazioni

Una situazione peraltro che – continua Coldiretti – rischia di favorire l’arrivo di contraffazioni ed imitazioni favorite dalla deregulation e non è un caso che proprio nei pub inglesi sono state smascherate le vendite di falso prosecco in lattina o alla spina. Il Prosecco è infatti anche il vino più taroccato al mondo come dimostrano le imitazioni diffuse in tutti i continenti smascherate dalla Coldiretti dal Meer-secco al Kressecco, dal Semisecco e al Consecco, dal Whitesecco al Crisecco, anche se è importante in tale direzione la recente sentenza della Corte di Giustizia Ue che ha dichiarato illegittimi proprio i nomi truffa che evocano in modo strumentale ed ingannevole prodotti a denominazione di origine riconosciuti e tutelati dall’Unione Europea.

Un pronunciamento storico per uno spumante la cui produzione abbraccia due regioni (Veneto e Friuli Venezia Giulia), nove province e tre denominazioni d’origine (Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Prosecco Docg) per una produzione complessiva che ha superato 600 milioni di bottiglie dopo aver incassato nel 2019 il riconoscimento Unesco per le Colline del Prosecco.

AGi –  Ogni posto di lavoro “creato” con il reddito di cittadinanza è costato allo Stato almeno 52 mila euro. Oltre il doppio di quanto spende annualmente un imprenditore privato per un operaio a tempo indeterminato full time che, mediamente, costa attorno ai 25 mila euro. E’ quanto emerge da un’analisi realizzata dall’Ufficio studi della Cgia secondo la quale dalla prima metà del 2019 – periodo in cui è entrato in vigore il RdC – fino alla fine di quest’anno, l’investimento dello Stato per questa misura ammonta a 19,6 miliardi.

Per la Cgia, a fronte di poco più di un milione di persone in difficoltà economica che, titolari del reddito di cittadinanza, hanno manifestato la disponibilità a recarsi in ufficio o in fabbrica, gli ultimi dati disponibili ci dicono che solo 152 mila hanno trovato un posto di lavoro grazie al sostegno dei navigator. Ipotizzando che i titolari del RdC lo abbiano ricevuto per almeno un anno prima di entrare nel mercato del lavoro, percependo così quasi 7 mila euro, l’associazione approssimativamente stima che l’Inps abbia sostenuto, per questi 152 mila nuovi occupati, una spesa di 7,9 miliardi di euro, pari a poco più di 52.000 euro se rapportata a ogni singolo neoassunto. Un costo che, afferma la Cgia, “appare eccessivo per un numero così limitato di persone entrate nel mercato del lavoro grazie al RdC”

Secondo la Cgia, “chi è in difficoltà economica va assolutamente aiutato, ma per combattere la disoccupazione il RdC ha dimostrato di non essere uno strumento efficace”. 
 

In 2,5 anni un investimento di 19,6 miliardi

Secondo le stime fornite dall’associazione, dalla prima metà del 2019 – periodo in cui è entrato in vigore il RdC – fino alla fine di quest’anno, l’investimento dello Stato per questa misura ammonta a 19,6 miliardi: 3,8 nel 2019, 7,2 nel 2020 e 8,6 miliardi per l’anno in corso. Per il 2022 è prevista una spesa di 7,7 miliardi. La Cgia sottolinea che per l’anno 2019 e 2020 le cifre si riferiscono a quelle effettivamente spese, mentre per gli anni successivi si fa riferimento alle risorse stanziate.

Solo un terzo ha avuto un’occupazione in passato

Secondo l’Anpal, ricorda ancora l’associazione, le persone che percepiscono il RdC sono difficilmente occupabili. L’Agenzia, infatti, stima che la probabilità di rimanere disoccupato a distanza di 12 mesi sfiora il 90 per cento. Ciò è ascrivibile al fatto che questa platea di soggetti ha una insufficiente esperienza lavorativa alle spalle. L’Inps, infatti, analizzando lo storico contributivo di queste persone nella classe di età tra i 18 e i 64 anni, segnala che solo un terzo ha avuto un’occupazione in passato. Pertanto, spesso ci troviamo di fronte a soggetti a forte rischio di esclusione sociale, ovvero in condizioni di povertà economica e di grave deprivazione materiale. Trovare un lavoro a queste persone, spiega la Cgia, “potrebbe addirittura costituire per loro un problema a causa del precario equilibrio psico-fisico in cui versano”.

Solo 152 mila hanno trovato stabilmente un lavoro

Secondo i dati dell’Inps, riferiti ad agosto 2021, le persone destinatarie del RdC erano 3,5 milioni, pari a poco meno di 1,5 milioni di nuclei famigliari. L’importo medio mensile erogato è di 579 euro. Tra questi 3,5 milioni di percettori del reddito, gli over 18 che hanno sottoscritto il Patto per il Lavoro (ovvero si sono resi disponibili a trovare un’occupazione), sono – secondo l’anpal – 1,15 milioni, mentre la Corte dei Conti sottolinea che coloro che hanno trovato un’occupazione stabile sono poco più di 152 mila.

Il 20% abita nelle province di Caserta e Napoli

I dati a livello provinciale, ricorda la Cgia, dicono che nelle province di Caserta (147.036) e di Napoli (555.646) si concentrano complessivamente quasi 703 mila beneficiari del RdC. Se questi ultimi vengono rapportati al numero totale presente in Italia (3.550.342), in queste 2 province campane si concentra il 20 per cento circa dei percettori totali di questa misura. Altrettanto significativo è il numero di RdC erogati dall’Inps nelle grandi aree metropolitane: a Roma sono 240.065,  a Palermo 212.544, a Catania 169.250, a Milano 122.873, a Torino 104.638 e a Bari 92.233.

AGI – Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio hanno stipulato un patto di sindacato in Generali per la consultazione in vista dell’assemblea della società, che in primavera dovrà approvare il bilancio e rinnovare il cda. Il patto raccoglie tutte le azioni detenute dai due imprenditori attraverso Delfin (Del Vecchio) e una dozzina di società diverse del gruppo Caltagirone, per un totale del 10,948% del capitale di Generali. In dettaglio a Del vecchio fa capo il 5,002% di Generali, a Caltagirone il 5,946%. 

Cosa prevede il patto

Ai sensi del patto, è scritto nel documento, “le parti si sono impegnate a consultarsi in merito alle materie poste all’ordine del giorno dell’assemblea, con particolare riferimento alla nomina del nuovo consiglio di amministrazione” delle Generali. Le parti avranno in ogni caso “la piena facoltà di determinarsi liberamente in merito alle decisioni da assumere in vista e nel corso dell’assemblea, senza che dal patto possano discendere impegni sull’esercizio del diritto di voto, l’esercizio di un controllo congiunto o di un’influenza notevole, qualsiasi indicazione, direttiva o altra forma di influenza sulla gestione di Generali o sulle decisioni del suo organo di gestione”.

Crescita in una logica di mercato

Generali deve crescere in “una logica di mercato aperta, trasparente e contendibile”, si legge ancora nel patto. “Le parti – è scritto – hanno convenuto di consultarsi al fine di meglio ponderare i rispettivi autonomi interessi rispetto a una più profittevole ed efficace gestione di Assicurazioni Generali, improntata alla modernizzazione tecnologica dell’attività caratteristica, al posizionamento strategico dell’impresa nonchè alla sua crescita in una logica di mercato aperta, trasparente e contendibile”.

AGI – La finanza tira, soprattutto se è crypto. I primi sei mesi del 2021 sono stati da record per le app di risparmio gestito. I download in Europa sono stati 90,2 milioni, più che triplicati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Le installazioni – evidenzia il rapporto “The State of Asset Management Apps in Europe 2021 di Sensor Tower – sono cresciute sia per le applicazioni di advisory (cioè consulenza) che per le multi-asset (che scambiano classi d’investimento diverse). Ma nulla a che vedere con l’esplosione delle app per la compravendita di criptovalute, che hanno rappresentato il 63% dei download (erano il 28% nel 2020). Tra le dieci app più installate, otto (comprese le prime quattro) riguardano le monete digitali.

Com’è cambiato il mercato

Le app di trading multi-asset, che avevano dominato il mercato con una quota di installazioni vicina al 50%, nel primo semestre 2021 sono calate al 21%. Anche le app di consulenza hanno perso quota, dal 21% al 13%. Francia, Italia e Regno Unito mostrano distribuzioni simili: circa due download su tre riguardano il mondo crypto. Più caute Germania (una su due) e Russia (unico Stato tra quelli analizzati dove le app multi-asset mantengono il primato). Particolarmente entusiasta la Turchia (che tocca il 76% delle installazioni).

Attenzione ai numeri, però. Il crollo della porzione di mercato coperta da multi-asset e advisory non dipende dal calo dei download. Anzi: nel primo semestre 2021 la loro crescita, spiega il rapporto, è stata “robusta”, anche alla voce utenti attivi. Semplicemente, l’ondata di installazioni per lo scambio di criptovalute è stata di dimensioni tali da diluire la quota delle altre app.

Un pubblico di investitori nuovi

Non sembra esserci stata, quindi, una migrazione di investitori quanto piuttosto l’arrivo di un pubblico nuovo. Non è un problema di per sé: lo diventa se questa platea di neofiti dovesse dimostrarsi poco informata. Il rischio c’è. Secondo Sensor Tower, il picco dei download si è registrato a metà aprile, proprio nei giorni in cui il valore del Bitcoin aggiornava i suoi massimi. A giugno è arrivata una brusca frenata delle installazioni, in linea con un deprezzamento della criptovaluta più diffusa. In altre parole: i download delle app hanno seguito l’andamento dei Bitcoin. L’interesse aumenta se il valore sale.

È vero: storicamente, maggio e giugno sono mesi più deboli dei precedenti; e molto probabilmente – oltre alla volontà degli utenti – hanno pesato le strette di alcuni Paesi su alcune piattaforme. Tuttavia, anche se non è possibile sapere se l’installazione si sia tradotta in investimento (ai massimi), i dati suggeriscono  il ritorno di un comportamento emotivo ricorrente (ma sempre più costoso) nel mondo crypto: la cosiddetta Fomo (Fear of missing out), la paura di essere tagliati fuori e perdere un’occasione. Non proprio una strategia d’investimento avveduta. Anzi, non proprio una strategia d’investimento.

Un mercato concentrato

L’enorme crescita non corrisponde a una maggiore apertura. Tutt’altro. “Il mercato delle criptovalute – afferma il rapporto – è diventato meno concorrenziale”. Nonostante la forte crescita (tra le altre) di Paribu, Coinbase, Crypto.com e BtcTurk, c’è una dominatrice: Binance. Anche nelle altre categorie c’è un chiaro leader: Tinkoff Investments ha una quota del 40% tra le app multi-asset e Investing.com ha il 42% nell’advisory. Binance però ha fatto di più, attirando quasi un’installazione su due. Primeggia in tutti i Paesi analizzati, salvo Austria (dove ha primeggiato Bitpanda) e Romania (dove ha prevalso Crypto.com).

C’è quindi un pubblico ampio, in buona parte nuovo, che vuole entrare nel mondo crypto. Per farlo, passa da un imbuto formato da poche piattaforme. Al di là delle accuse (da dimostrare) di manipolazione del mercato rivolte a Binance, è un fatto che una crescente concentrazione degli exchange incrini quell’ideale di libertà e disintermediazione assolute cui ambiva il protocollo di Satoshi Nakamoto. 

AGI – I due prestiti statali per un importo complessivo di 900 milioni di euro concessi ad Alitalia nel 2017 sono illegali ai sensi delle norme Ue in materia di aiuti di Stato. L’Italia dovrà pertanto recuperare presso la compagnia l’importo, maggiorato degli interessi. E’ quanto stabilito dalla Commissione europea.

 “A seguito della nostra indagine approfondita, siamo giunti alla conclusione che due prestiti pubblici del valore complessivo di 900 milioni di euro concessi dall’Italia ad Alitalia hanno conferito ad Alitalia un vantaggio sleale rispetto ai suoi concorrenti, in violazione delle norme Ue in materia di aiuti di Stato”, ha dichiarato la vice presidente della Commissione europea, Margrethe Vestager. Gli aiuti illegittimi “dovranno quindi essere recuperati dall’Italia presso Alitalia, per contribuire a ripristinare condizioni di parità nel settore europeo dell’aviazione”, ha aggiunto. 

 “La Commissione ha concluso che, sulla base del piano dell’Italia relativo alla nuova compagnia e delle condizioni alle quali determinate attività saranno trasferite da Alitalia a Ita, vi è una discontinuità economica tra Alitalia e Ita”. E che quindi “Ita non sarà responsabile dei 900 milioni di euro, maggiorati degli interessi, che Alitalia dovrà rimborsare all’Italia ai sensi dell’odierna decisione distinta della Commissione”.

Per quanto riguarda il settore volo, dice la Commissione, “Ita avrà un perimetro di attività notevolmente ridotto e gestirà meno della metà della flotta di aeromobili di Alitalia, concentrandosi sulle rotte redditizie e abbandonando quelle in perdita. L’Italia si è inoltre impegnata a utilizzare solo un numero di slot di decollo e atterraggio di Alitalia commisurato alla capacità di volo di Ita”

AGI –  Si rafforza la crescita della produzione industriale a luglio e supera i livelli pre-Covid. Lo rileva l’Istat, spiegando che rispetto a febbraio 2020, mese antecedente l’inizio dell’emergenza sanitaria, a luglio il livello dell’indice è superiore dell’1,5%.     

A luglio la produzione industriale è aumentata dello 0,8% rispetto a giugno. Nella media del periodo maggio-luglio il livello della produzione cresce dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti. Corretto per gli effetti di calendario, l’indice complessivo aumenta in termini tendenziali del 7% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 22 contro i 23 di luglio 2020). Crescono in misura particolarmente marcata i beni intermedi (+11,9%) e con minore intensità i beni strumentali (+7,0%) e quelli di consumo (+5,1%). L’energia registra una lieve flessione (-0,6%).

A luglio, scrive l’Istat nel commento, “si osserva un incremento congiunturale della produzione industriale che consolida la crescita del mese precedente. Anche nella media degli ultimi tre mesi la dinamica congiunturale risulta favorevole. In termini tendenziali, l’indice corretto per gli effetti di calendario è in crescita, con aumenti diffusi a tutti i raggruppamenti di industria, ad esclusione dell’energia”.    

Nel dettaglio, l’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale marcato per i beni strumentali (+1,9%) e per i beni intermedi (+1,4%), leggermente più contenuto per i beni di consumo (+0,9%); diminuisce, invece, nel comparto dell’energia (-1,5%).     

Tutti i principali settori di attività economica mostrano aumenti su base tendenziale, ad esclusione delle attività estrattive. Gli incrementi maggiori riguardano la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+12,5%), la metallurgia e la fabbricazione di prodotti in metallo (+11,9%) e la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+9,8%).

AGI – La ripresa dell’Eurozona si sta “rafforzando” ma al tempo stesso “la pandemia potrebbe avere conseguenze persistenti e il sostegno fiscale non dovrebbe essere ritirato anticipatamente”. Lo sottolinea un report dell’Ocse, secondo cui “in qualche settore la pandemia può indebolire la domanda durevolmente e la disoccupazione potrebbe rimanere elevata più a lungo”.

Anche le interruzioni sul sistema scolastico possono “incidere sul capitale umano delle future generazioni, influendo negativamente sulla crescita futura”, si legge.

“La politica fiscale dovrebbe continuare a sostenere i settori colpiti fino a quando la ripresa non sarà consolidata, evitando consolidamenti prematuri. Inoltre, una ripresa duratura richiederà il completamento di un ambizioso programma di riforme che sarebbe sostenuto da riforme dell’architettura economica dell’Eurozona”, aggiunge l’Ocse.

L’istituto di Parigi evidenzia inoltre che una ripresa debole “potrebbe minacciare la coesione dell’Unione europea” perché porterebbe a “una crescita delle disuguaglianze, che alimenterebbe lo scontento e danneggerebbe la fiducia nell’Ue”.

La crisi, spiega l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, “potrebbe lasciare cicatrici e riaprire vecchie ferite”.

Per questi motivi la politica monetaria della Bce “dovrebbe rimanere accomodante” dopo la revisione strategica della banca centrale e “rimanere accomodante finché l’inflazione non convergerà robustamente verso il target” del 2%.

“Il supporto della Bce di fronte all’insorgere della crisi è stato pronto e deciso”, evidenzia l’Ocse.

“Tuttavia, anche se in ripresa nel 2021, l’inflazione core nel medio termine è ancora lontana dall’obiettivo della Bce. In questo contesto, è ancora necessario un sostegno monetario“, prosegue il report.

Infine, secondo l’Ocse, l’Europa ha bisogno di migliorare la propria governance fiscale e i Paesi dell’Unione devono lavorare a una rapida implementazione dei propri piani collegati al recovery fund.

La crisi legata al Covid ha “significativamente peggiorato” i bilanci e spinto il debito pubblico “a nuovi massimi”: di fronte a questo scenario, le regole fiscali attuali devono essere valutate “con l’obiettivo di assicurare una maggior sostenibilita’ dei bilanci pubblici”. 

Tornano in piazza i lavoratori di Almaviva per chiedere maggiori certezze dopo l’arrivo di Covisian, la società che ha vinto l’appalto per gestire i call center Ita di Rende e Palermo. Decine di dipendenti hanno manifestato nel capoluogo siciliano, davanti al teatro Massimo. “Ita vola al ribasso, no alla rottamazione del personale e alla macelleria sociale”, riportava uno degli striscioni esposti dai manifestanti, preoccupati da quanto è emerso dal tavolo ministeriale che si è tenuto a Roma martedì scorso, mentre i sindacati puntano il dito contro le condizioni dettate dall’azienda e ritenute inaccettabili.

“Il dialogo con l’azienda è cominciato in salita con offerte al ribasso – dice all’AGI Massimiliano Fiduccia Rsu Slc-Cgil -. Nel bando di gara, infatti, non c’è traccia della clausola sociale. Se da un lato Covisian è disposta a mantenere le attivita’ nel capoluogo siciliano e a Rende, dall’altro chiede un significativo taglio del costo del lavoro che non è assolutamente accettabile. La clausola sociale infatti prevede continuità su diritti e contribuzioni“.

L’ennesima tegola si abbatte su 621 famiglie, delle quali solo 570 vivono a Palermo, come testimonia Cristina, 39 anni, e da 13 anni in Almaviva: “Stiamo vivendo questi ore con forte apprensione – racconta all’AGI -. Non è la prima volta che abbiamo vissuto momenti difficili, ma adesso siamo spaventati perchè non abbiamo certezze. Ci aspettiamo che il governo prenda posizione e che non lascino a terra nessuno. Non cerchiamo aiuti o ammortizzatori sociali – aggiunge -, di difficoltà ne abbiamo vissute tante, ma questa volta questa vertenza potrebbe avere un epilogo tragico”.

Un destino che unisce anche Francesco e Cristina, sposati da 7 anni dopo essersi conosciuti tra i corridoi di via Cordova: “Lavoriamo insieme e grazie a questa azienda tutto quello che abbiamo faticosamente costruito ora potrebbe finire, spiega il 39enne, da 17 anni in Almaviva. “Abbiamo due bimbi, l’asilo e il mutuo della casa da pagare, e ora temiamo di perdere tutto da un giorno all’altro. Siamo speranzosi che questa vertenza possa risolversi al meglio difendendo i diritti acquisiti in questi anni”.

Timori condivisi anche da Alice, 44 anni, che non nasconde la sua preoccupazione: “Covisian si è detta disponibile a proseguire l’attività a Palermo e a Rende ma non sono chiare le tempistiche precise per l’assorbimento. In compenso sono molto chiare le condizioni economiche per il passaggio che prevedono l’azzeramento di scatti e livelli. Io sono single e la mia è una di quelle categorie quasi invisibili: come se avessimo altre risorse da cui attingere, mentre abbiamo un solo stipendio”.

Sono scesi in piazza anche i lavoratori di Almaviva Contact di Rende, che oggi hanno scioperato e tenuto un sit-in davanti alla Prefettura cosentina. Come i colleghi in Sicilia, temono di restare senza lavoro a metà ottobre per il passaggio da Alitalia ad Ita. La nuova compagnia, secondo i sindacati, per reperire i dipendenti non ha osservato la legge n. 11 del 2016, che garantisce, al cambio di appalto, che i lavoratori passino all’altra azienda a pari condizioni.

In attesa della prossima convocazione fissata il 17 settembre al ministero del Lavoro, i sindacati sono sul piede di guerra: “La protesta continuerà con altre iniziative – conclude Fiduccia – perchè in questo momento le distanza sono incolmabili”.

AGI – Il mercato del lavoro continua la ripresa dopo lo shock legato alla pandemia e nei paesi Ocse sono 1,6 milioni in meno i disoccupati in un mese, fra giugno e luglio. A sottolinearlo un rapporto dell’Organizzazione per cooperazione e lo Sviluppo, che registra un tasso di disoccupazione in discesa al 6,2% a luglio dal 6,4 del mese precedente. Per l’Eurozona il tasso si assesta al 7,8% e per l’Italia al 9,3%. Nel Paese, però, la discesa è meno rapida che altrove, con un calo che è dello 0,1% rispetto allo 0,2% medio e al picco spagnolo, dove il tasso è sceso dello 0,7% in un solo mese, passando dal 15 al 14,3%.

I dati generali, precisa l’Ocse, vanno interpretati con cautela perché riflettono “in gran parte il rientro dei lavoratori in cassa integrazione negli Stati Uniti e in Canada, dove sono registrati come disoccupati”. Nell’area dell’euro, il tasso di disoccupazione è sceso al 7,6% a luglio 2021, dal 7,8% di giugno, il terzo calo mensile consecutivo. Al di fuori dell’Europa, nel luglio 2021 sono state registrate diminuzioni di 0,3 punti percentuali o più in Australia (al 4,6%), Canada (al 7,5%), Colombia (al 13,7%), Corea (al 3,3%) e Stati Uniti (al 5,4). %).

Il tasso di disoccupazione ha mostrato poche variazioni in Israele (al 5%), Giappone (al 2,8%) e Messico (al 4,2%). Dati più recenti mostrano che il tasso di disoccupazione è ulteriormente diminuito nell’agosto 2021 negli Stati Uniti, al 5,2%, sebbene la quota della forza lavoro dei disoccupati in cassa integrazione sia rimasta sostanzialmente stabile. Nell’area Ocse, spiega ancora l’Organizzazione, la disoccupazione è scesa più rapidamente fra le donne, specialmente nella fascia d’età 15-24, dove è calata dal 12,9 al 12,5% rispetto alla diminuzione dal 13 al 12,8% per i ragazzi.

AGI – Nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) è stata prevista una riforma per il potenziamento delle politiche attive del lavoro.

l perno di tale azione di riforma è l’istituzione di un Programma di Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori (Gol), che nella Missione 5 del Pnrr si accompagna ad un Piano nazionale per le nuove competenze, al Piano straordinario di rafforzamento dei centri per l’impiego (che diventa parte anch’esso del Pnrr) e al rafforzamento del sistema duale.

Beneficiari del Gol    

Gol si rivolge a tutte le persone beneficiarie di un ammortizzatore sociale o del Reddito di cittadinanza, oltre che giovani neet, persone con disabilità e altre persone in condizione di fragilità nella ricerca del posto di lavoro.

Per ciascuno è previsto un percorso appropriato alle caratteristiche personali e alla situazione del mercato del lavoro locale.

Se la persona è facilmente ricollocabile scatteranno gli interventi per accompagnarlo a un nuovo lavoro, altrimenti verrà indirizzato alle attività di formazione: di upskilling o reskilling.

Oltre a questi percorsi ad personam, ce ne saranno  altri di gruppo in caso di crisi aziendali. Infine, ci saranno percorsi ad hoc nei casi che incrociano l’esigenza di inserimento sociale o di conciliazione tra lavoro e famiglia, per esempio per le madri single.

Orizzonte temporale e risorse  

L’orizzonte temporale è quello del PNRR – quindi il quinquennio 2021-25. Le risorse complessive in questo ambito previste dal Pnrr sono pari a 4,4 miliardi di euro su Gol, cui si aggiungono 500 milioni di euro a valere sul React-Eu, 600 milioni di euro per il rafforzamento dei centri per l’impiego (di cui 400 già in essere e 200 aggiuntivi, oltre ad ulteriori 470 che restano sul bilancio dello Stato) e 600 milioni di euro per il rafforzamento del sistema duale.  

Obiettivi

Elemento costitutivo della riforma (da cui dipendono i finanziamenti UE) è la definizione di milestones e target.

Nello specifico: Milestone 1 – adozione dei decreti interministeriali per l’approvazione di Gol e Piano Nuove Competenze entro il 2021; Milestone 2: adozione di Piani regionali per la piena attuazione di Gol ed esecuzione di almeno il 10% delle attività previste entro il 2022;

Target 1: almeno 3 milioni di beneficiari di Gol entro il 2025. Di questi almeno il 75% devono essere donne, disoccupati di lunga durata, persone con disabilità, giovani under 30, lavoratori over 55; Target 2: almeno 800 mila dei su indicati 3 milioni devono essere coinvolti in attività di formazione, di cui 300 mila per il rafforzamento delle competenze digitali. 

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