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"In Italia le riforme hanno perso slancio per i timori dei costi, spesso immediati, e i dubbi sui benefici che maturano gradualmente e con tempi relativamente lunghi". Lo ha detto il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, intervenendo all'assemblea dell'Abi. L'economia italiana, "come le altre principali economie, nei primi mesi del 2018 ha rallentato" ma "la fiducia delle famiglie e delle imprese si mantiene su livelli elevati", aumentano i prestiti bancari e migliora il mercato del lavoro, ha aggiunto Visco, secondo cui le stime nazionali "prevedono una crescita superiore all'1% nel triennio 2018-2020".

I rischi al ribasso per le prospettive di crescita "riguardano principalmente la minaccia di un maggiore protezionismo: un'Unione europea forte e unita può aiutare a cogliere i benefici dell'apertura economica proteggendo al tempo stesso i suoi cittadini contro una globalizzazione incontrollata". Lo dice il presidente della Bce, Mario Draghi, intervenendo al Parlamento europeo. "L'Ue può dare supporto al multilateralismo e al commercio globale, capisaldi della crescente prosperità economica negli ultimi sette decenni. Ma per avere successo al di fuori, l'Ue richiede istituzioni solide e una sana governance economica all'interno", ha aggiunto. 

Entro la fine del 2018, Amazon creerà 1.700 nuovi posti di lavoro a tempo in determinato in Italia, passando così dai 3.500 di fine 2017 ai 5.200. Ma a chi sono rivolte le offerte?

Queste nuove opportunità di lavoro, si legge in un comunicato diffuso dal gruppo, “sono destinate a persone con ogni tipo di esperienza, istruzione e livelli di competenza, dagli ingegneri e sviluppatori di software agli operatori di magazzino”. Molti dei ruoli sono disponibili nei nuovi centri di distribuzione che sono stati aperti nell'autunno 2017.

• Passo Corese (RI)

• Vercelli

• Centro di distribuzione Amazon giesistente a Castel San Giovanni (PC)

• Customer Service di Cagliari

• Centro di Sviluppo di Torino, focalizzato sulla ricerca sul riconoscimento vocale e la comprensione del linguaggio naturale che supporterla tecnologia giutilizzata per l’assistente vocale Alexa per servizi e prodotti come Amazon Echo, Echo Dot, Amazon Fire TV e i tablet Amazon Fire.

• Nuova sede direzionale a Milano.

Dal 2010 investimenti per 1,6 miliardi in Italia

Dal 2010 Amazon ha investito oltre 1,6 miliardi di euro per sviluppare le sue attività in Italia. Il perché lo spiega Mariangela Marseglia, Country Manager Amazon.it e Amazon.es: "Siamo impegnati a investire in Italia per migliorare continuamente i servizi che offriamo ai nostri clienti e per portare innovazione, in tutta Europa e in Italia, attraverso la ricerca e lo sviluppo in particolare negli ambiti del Machine Learning e della Robotica. Nel 2018 – conclude Marseglia – 1.700 nuovi dipendenti rafforzeranno i nostri team italiani per assicurare ai nostri clienti consegne più veloci, una selezione più ampia e maggiore convenienza”.

In particolare, il primo ad aprire i battenti è stato il centro di distribuzione di Castel San Giovanni.

Nel novembre 2015 Amazon ha aperto il proprio centro di distribuzione urbano di 1.500 mq a Milano, per servire i clienti Amazon Prime Now.

Da settembre 2017 sono operativi i nuovi centri di distribuzione di Passo Corese (RI) e Vercelli, per le quali Amazon ha investito rispettivamente 150 milioni e 65 milioni di euro, creando 1.200 nuovi posti di lavoro.

Negli ultimi due anni, Amazon ha attivato un centro di smistamento anche a Castel San Giovanni e undici depositi di smistamento ad:

•Avigliana (TO)

•Buccinasco (MI)

•Burago (MB)

•Roma Magliana

•Origgio (VA)

•Rogoredo (MI)

•Crespellano (BO)

•Calenzano (FI)

•Vigonza (PD)

•Pomezia (RM)

•Fiano Romano (RM)

Oltre a questi investimenti nella sua rete logistica italiana, Amazon ha aperto il Customer Service italiano a Cagliari, nel 2012. 

Come si lavora ad Amazon

Il colosso americano è finito lo scorso novembre e dicembre nell’occhio del ciclone per lo sciopero indetto dai magazzinieri dello stabilimento Amazon di Castel San Giovanni. Sul tavolo della trattativa tra azienda e sindacati c’erano i turni di lavoro, il premio produttività, la gestione dei periodi di malattia. “Amazon si impegna a garantire un ambiente di lavoro ottimale per i dipendenti, con opportunità di sviluppo professionale, retribuzioni competitive e benefit”, ha dichiarato Fred Pattje, Amazon Operations Director per l'Italia e la Spagna.

Leggi anche: Quanto guadagna effettivamente un magazziniere di Amazon?

In particolare, assicura il colosso dell’e-commerce, “tutti i dipendenti Amazon che lavorano nei centri di distribuzione, nel customer service o negli uffici corporate ricevono una retribuzione competitiva e un pacchetto completo di benefit, compresa l'assicurazione medica privata dal primo giorno di lavoro, assicurazione sulla vita, uno sconto per acquisti su Amazon e un piano pensionistico aziendale. Amazon offre inoltre ai dipendenti dei centri di distribuzione un programma innovativo chiamato Career Choice che copre per quattro anni fino al 95% dei costi della retta e dei libri per corsi di formazione scelti dal personale, fino ad un massimo di 8.000 euro”.

 

Amazon prevede di creare 1.700 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato in Italia entro la fine dell'anno, portando i suoi dipendenti a quota 5.200 unità, dalle 3.500 di fine 2017. Queste nuove opportunità di lavoro sono destinate a persone con ogni tipo di esperienza, istruzione e livelli di competenza, dagli ingegneri e sviluppatori di software agli operatori di magazzino.

Molti dei ruoli sono disponibili nei nuovi centri di distribuzione che sono stati aperti nell'autunno 2017 a Passo Corese e a Vercelli così come nel centro di distribuzione Amazon già esistente a Castel San Giovanni, nel Customer Service di Cagliari, nel Centro di Sviluppo di Torino e nella nuova sede direzionale a Milano. Dal 2010 Amazon ha investito oltre 1,6 miliardi di euro per sviluppare le sue attività in Italia.

Mariangela Marseglia, Country Manager Amazon.it e Amazon.es, ha dichiarato: "Siamo impegnati a investire in Italia per migliorare continuamente i servizi che offriamo ai nostri clienti e per portare innovazione, in tutta Europa e in Italia, attraverso la ricerca e lo sviluppo in particolare negli ambiti del Machine Learning e della Robotica. Nel 2018 – conclude Marseglia – 1.700 nuovi dipendenti rafforzeranno i nostri team italiani per assicurare ai nostri clienti consegne più veloci, una selezione più ampia e maggiore convenienza".

Leggi anche sulla Stampa l'intervista alla country manager Mariangela Marseglia.

"Il reddito di cittadinanza lo vogliamo subito, entro quest'anno, perchè è la nostra priorità, poi essendo io una persona leale, visto che ho firmato un contratto che prevede anche flat tax e la riforma della legge Fornero, lavoreremo giorno e notte per raggiungere anche questi obiettivi". Lo ha affermato il vicepremier Luigi Di Maio all'Intervista su Sky. "I tavoli sull'immigrazione sono solo l'antipasto di quello che avverrà ai tavoli dell'economia" ha detto il vicepremier.
"Con il ministro Savona – ha aggiunto – ci siamo detti che noi non vogliamo arrivare alla fine di quest'anno con una legge di bilancio in cui l'Europa ci ha detto tutto quello che non si può fare. Noi vogliamo dall'Ue un trattamento uguale a tanti altri paesi che in questi anni hanno potuto fare investimenti, riforme strutturali e interventi contro la povertà avendone la possibilità nei margini di bilancio".

La prossima settimana in Commissione Lavoro del Senato "calendarizzeremo il taglio delle pensioni d'oro". Lo ha detto il ministro del lavoro Luigi Di Maio su Sky spiegando che la misura sarà indirizzata a chi prende una pensione sopra "i 4-5.000 euro netti senza aver pagato i contributi adeguati avrà un taglio dell'assegno". Si tratta ha aggiunto "di giustizia sociale". Il ministro ha spiegato che "ce la metteremo tutta" affinchè il provvedimento sia pronto prima della pausa estiva. 

I saldi estivi sono iniziati in tutta Italia. In alcune regioni erano partiti lunedì 2 luglio e ovunque dureranno fino a fine agosto. Secondo l'osservatorio nazionale della Federconsumatori, quest'anno solo il 39,6% delle famiglie approfitterà degli sconti e ogni famiglia spenderà circa 132 euro. Si prospetta un andamento delle vendite "timido e contenuto", dicono all'associazione. L’approccio più diffuso è quello “tardivo”: i cittadini monitoreranno gli sconti per capire la loro reale convenienza, magari rimandando gli acquisti più in là, nella speranza che gli sconti aumentino.

Avverrà diversamente solo nei negozi di fascia medio-alta, dove i cittadini ricercheranno le occasioni più convenienti fin dalle prime ore di apertura. In crescita, invece, il numero di cittadini intenzionati ad approfittare sì degli sconti, ma online: pari al 32%. Per chi si appresta ad effettuare acquisti, sia nei negozi fisici che sui portali online, è opportuno seguire alcuni consigli utili per ridurre il rischio di essere truffati, raggirati o di incorrere in finte promozioni che, purtroppo, potrebbero rivelarsi tutto fuorché degli affari.

Le date di fine nelle diverse regioni

  • Abruzzo: 29 agosto
  • Basilicata:  2 settembre
  • Calabria: 1 settembre
  • Campania: 30 agosto
  • Emilia Romagna: 30 agosto
  • Friuli Venezia Giulia: 30 settembre
  • Lazio: 18 agosto
  • Liguria: 14 agosto
  • Lombardia: 30 agosto
  • Marche: 1 settembre
  • Molise: 30 agosto
  • Piemonte: 1 settembre
  • Puglia: 15 settembre
  • Sardegna: 30 agosto
  • Sicilia: 15 settembre
  • Trentino Alto Adige: 12 agosto in provincia di Trento; in provincia di Bolzano decidono i singoli negozianti
  • Toscana: 1 settembre
  • Umbria: 30 agosto
  • Valle d’Aosta: 1 settembre
  • Veneto: 31 agosto

Prezzi

Lo sconto deve essere espresso in percentuale e sul cartellino deve essere indicato anche il prezzo normale di vendita. I prodotti in saldo dovrebbero essere ben separati da quelli non scontati al fine di evitare la possibile confusione con quelli non in saldo. Il venditore è tenuto ad applicare lo sconto dichiarato: se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, sarà bene comunicarlo al negoziante e non esitare, in caso di difficoltà, a contattare la Polizia municipale.

 

Carte di credito

I negozianti convenzionati con una carta di credito sono tenuti ad accettarla anche nel periodo dei saldi. Se si rifiutano, o richiedono per l’utilizzo un prezzo più elevato, sarà bene rappresentarlo alla società che ha emesso la carta.

Confronto fra i prezzi

È sempre opportuno verificare il prezzo dei prodotti che si intendono acquistare prima dell'avvio delle offerte e, se possibile, fotografare la cifra con il cellulare, in modo tale da ottenere una prova del prezzo di partenza e valutare la reale entità dello sconto. È consigliabile non fermarsi al primo negozio che si incontra, ma confrontare i prezzi applicati in diversi punti vendita così da evitare truffe.

Vetrine

I negozi che non espongono la merce e quelli che applicano sconti eccessivi, pari o superiori al 60% (un onesto prezzo a saldo si attesta attorno al 40%) potrebbero nascondere dei tentativi di truffa. È meglio, quindi, non acquistare in negozi che non espongono il vecchio prezzo, la percentuale dello sconto ed il nuovo prezzo.

Prove e cambi

Consentire la prova dei capi non è un obbligo, ma è rimesso alla discrezionalità del negoziante. Quando è possibile, sempre meglio provare l’articolo scelto, ricordando che, in assenza di difetti, la possibilità di cambiare il capo o il prodotto non è imposta dalla legge, né durante i saldi né durante le vendite normali, ma è anch’essa rimessa alla discrezionalità del commerciante. Se si è incerti sull’acquisto sarà utile chiedere al negoziante se è possibile effettuare un cambio e il limite di tempo per farlo.

Etichette

Non acquistare i capi d’abbigliamento che non abbiano, oltre all’etichetta di composizione, anche quella di manutenzione: eviterai incidenti durante la pulitura.

Shopping online

A differenza del negozio fisico, in Internet non è possibile leggere tutte le informazioni presenti in etichetta, ma solo alcune e per determinati prodotti. Attenzione, quindi, che le descrizioni siano complete ed esaustive di tutte le informazioni necessarie per capire la qualità di quello che stai acquistando. Anche le immagini dei prodotti non devono lasciar dubbi al consumatore che acquista online. Le foto devono essere di buona qualità e inquadrare il prodotto nel suo complesso. È possibile acquistare online direttamente dal sito dell'azienda (se questa opzione è prevista) oppure su siti web di intermediari digitando il nome del prodotto sul motore di ricerca. In quest'ultimo caso, è necessario verificare da chi si sta effettivamente acquistando e da chi proviene il prodotto. 

Resi e rimborsi online

Ci sono 14 giorni di tempo dalla consegna del prodotto per ripensarci e restituire quanto acquistato online. Questo è quanto stabilito dal Codice del Consumo, ma è bene ricordare che ci sono delle eccezioni: verificare sempre sul sito le indicazioni del venditore sul diritto di recesso.

Pagamenti online

Sono tanti i modi per pagare online, dalle carte di credito ai bonifici: l'importante è farlo in sicurezza. E' importante usare una connessione protetta, verificare che l'indirizzo web inizi per HTTPS (e non HTTP) e accertati sempre che durante la transazione in basso a destra della finestra compaia l'immagine di un lucchetto.  È bene controllare sempre che sul sito sia presente l'informativa dedicata alla privacy, obbligatoria per i venditori e-commerce, con le modalità di trattamento e l'eventuale trasmissione a terzi delle informazioni personali.

Garanzie

È opportuno conservare sempre lo scontrino, perché se un difetto si palesa dopo l’acquisto, anche nel periodo dei saldi la legge garantisce all’acquirente il diritto di cambiare la merce difettosa. Il D.Lgs. n. 24/2002 ha infatti introdotto alcuni articoli poi inseriti nel Codice del Consumo, in base ai quali ogni bene acquistato da un consumatore per uso proprio e della propria famiglia, gode di una garanzia piena ed assoluta di due anni, e di almeno un anno quando si tratta di un bene usato. Obbligato per legge a fornire questa garanzia è il venditore.

Il negoziante è quindi obbligato a sostituire l’articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Se non è possibile la sostituzione, il cliente avrà diritto di scegliere se richiedere la riparazione del bene senza alcuna spesa accessoria, una riduzione proporzionale del prezzo o addirittura la risoluzione del contratto. Ovviamente il rimedio scelto non deve essere oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso per il venditore. La garanzia si può far valere entro due anni dall’acquisto, occorre quindi non solo conservare gli scontrini ma anche prestare attenzione a quelli di carta chimica, che sbiadiscono dopo qualche mese, eventualmente fotocopiandoli per poterli esibire al momento opportuno.

La garanzia copre qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene o insorto nei 24 mesi successivi, il che vuol dire che il venditore deve porre rimedio a qualunque difetto, sorto nei primi due anni di vita del bene, che non lo renda più idoneo all’uso per cui era stato acquistato.

Pubblicità

Il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita, ovvero beni conformi alle descrizioni rilasciate, in caso contrario si potrà chiedere il rimborso della spesa sostenuta. Anche la pubblicità è considerata una dichiarazione efficace ai sensi di questa normativa, e quindi anche una promessa fatta attraverso di essa e non corrispondente alla realtà, potrà essere fronte di problemi per i venditori.

Le garanzie convenzionali, ovvero gli impegni che vengono offerti solitamente dal produttore, costituiscono un vincolo per chi li offre, ma non possono sostituire assolutamente la garanzia del venditore. Gli interventi devono essere richiesti dal consumatore direttamente al venditore per evitare ogni possibile confusione, sarà poi il venditore, nel caso il difetto sia anche coperto dalla garanzia convenzionale, ad indirizzare il consumatore ai servizi di assistenza del produttore. Come forma di tutela, dopo aver segnalato il difetto entro i sessanta giorni previsti, potrà essere utile fare una nuova segnalazione al venditore, con lettera raccomandata A/R con ricevuta di ritorno, per ribadire il difetto di conformità, elencando minuziosamente il problema insorto e la richiesta (ripristino delle condizioni del bene, riduzione del prezzo, risoluzione del contratto).

Nella guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti sono stati sparati i primi colpi. Dopo l'entrata in vigore delle tariffe Usa al 25% su 818 prodotti di importazione cinese per un valore complessivo di 34 miliardi di dollari, da oggi sono attivi anche i dazi di ritorsione cinesi della stessa portata su 545 categorie di prodotti importati dagli Usa per lo stesso valore.

Per Pechino è "bullismo commerciale"

Gli Stati Uniti hanno innescato "la più grande guerra commerciale della storia dell'economia", ha scritto oggi il Ministero del Commercio di Pechino in una nota diffusa ai media statali, nella quale prometteva un "necessario contrattacco" al "bullismo commerciale" di Washington.

Pechino ha promesso di "non sparare il primo colpo" nel conflitto che avrebbe danneggiato non solo l'economia cinese, ma anche quella statunitense, con ricadute sull'economia globale: alle 12.01, secondo quanto confermato dall'agenzia Xinhua solo alcune ore dopo, sono entrate in vigore le tariffe di rappresaglia cinesi, ovvero un minuto dopo l'entrata in vigore di quelle Usa, per via delle dodici ore di fuso orario tra Washington e Pechino.

In serata, il Ministero del Commercio cinese ha anche sporto protesta formale al Wto (l'Organizzazione Mondiale del Commercio) per l'introduzione di dazi da parte degli Stati Uniti, ma ai primi colpi del conflitto commerciale sparati oggi potranno seguirne altri a breve.

In attesa di entrare in vigore nelle prossime settimana, secondo un comunicato emesso il mese scorso dallo Us Trade Representative, ci sono altri dazi per sedici miliardi di dollari di importazioni cinesi, ai quali Pechino si dice pronta a rispondere con una lista di beni su cui applicare dazi per lo stesso valore.

Potrebbe essere solo l'inizio

Lo scontro commerciale tra le prime due economie del pianeta potrebbe assumere contorni ancora più cupi, in futuro. Poche ore prima dell'introduzione dei dazi Usa, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dal Montana, aveva esteso la minaccia di nuovi dazi ad altri cinquecento miliardi di dollari: duecento miliardi in un primo momento, più altri trecento miliardi successivamente. 
Nell'atmosfera che si sta surriscaldando tra Pechino e Washington è intervenuto da Sofia il primo ministro cinese, LI Keqiang.

Una guerra commerciale "non è di beneficio a nessuno", ha dichiarato il premier in visita ufficiale in Bulgaria per partecipare al vertice dei 16+1, ovvero i sedici Paesi dell'Europa centrale e orientale più la Cina, che si tiene annualmente. Durante una conferenza stampa con il suo omologo bulgaro, Boyko Borissov, Li ha ribadito una posizione cinese espressa in mesi di tensioni commerciali con gli Stati Uniti.

Avviare una guerra commerciale "non è mai una soluzione", e la Cina, ha promesso "non ne innescherà mai una". Pechino, ha aggiunto, "prenderà misure in risposta per proteggere i propri interessi e salvaguardare il commerci multilaterale e le sue regole".

Il Dragone non si scompone: "Impatto limitato"

Prima ancora che le tariffe di Washington entrassero in vigore, a Pechino, c'era chi aveva già cominciato a fare i calcoli della prima mossa mossa di guerra commerciale tra Usa e Cina. Ma Jun, analista della People's Bank of China, la banca centrale cinese, stima il contraccolpo dato da dazi su cinquanta miliardi di dollari di merci importate a circa lo 0,2% prodotto interno lordo della Cina, ha dichiarato all'agenzia Xinhua, anche se ritiene che complessivamente, l'impatto sarebbe limitato.

Per il super-regolatore cinese, Guo Shuqing, a capo della nuova China Banking and Regulatory Commission, l'ente a vigilanza del settore bancario e assicurativo creato a marzo scorso, "la battaglia contro il commercio estero e gli investimenti della Cina è soprattutto un colpo inferto alle imprese multinazionali, incluse quelle statunitensi. La guerra commerciale", ha affermato, "è destinata a fallire".

Dalla stampa ufficiale, che negli ultimi mesi non aveva risparmiato attacchi anche durissimi al protezionismo commerciale di Washington, sono emersi segnali di fiducia rispetto alla situazione attuale, conditi da un atteggiamento bellicoso a difesa degli interessi commerciali cinesi. "La guerra commerciale non puòl arginare il progresso cinese", titola un editoriale pubblicato oggi dal tabloid Global Times, uno dei più influenti e popolari giornali cinesi. "Se gli Stati Uniti sono determinati a un'escalation dei conflitti con la Cina, così sia", scrive il tabloid di Pechino. "Forse l'amministrazione Trump può schiarirsi le idee solo dopo una lotta".

Sono 3,3 milioni i "lavoratori invisibili" che ogni giorno si recano nei campi, nei cantieri, nei capannoni o nelle case degli italiani per prestare la propria attività lavorativa. E' la stima dell'Ufficio studi della Cgia, secondo questo esercito di irregolari genera 77,3 miliardi di fatturato in nero all'anno, sottraendo al fisco un gettito di 42,6 miliardi di euro. Un importo, quest'ultimo, pari a oltre il 40 per cento dell'evasione di imposta annua stimata dai tecnici del ministero dell'Economia e delle Finanze. E a rimetterci non sono solo le casse dell'erario, ma anche le tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese artigianali e quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti. La regione più a "rischio" è la Calabria che presenta 146 mila lavoratori in nero, ma un'incidenza percentuale del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil regionale pari al 9,9 per cento, un dato quasi doppio rispetto al dato medio nazionale (5,2 per cento).

Senza immigrati non si pagano le pensioni. Ne è convinto il presidente dell'Inps Tito Boeri  che lo ha ribadito in occasione della Relazione annuale dell'istituto di previdenza alla Camera. Come riporta il Messaggero, Boeri – già sotto attacco da giorni dal vice premier Matteo Salvini, che ne ha annunciato in pratica il licenziamento a mezzo stampa – non arretra e anzi torna a lanciare l'allarme sul rischio di una stretta all'immigrazione regolare che avrebbe come effetto quella di far aumentare gli irregolari.

Leggi anche: Davvero gli immigrati sono così cruciali per garantire le pensioni?

La storia – ha dichiarato Boeri – “ci insegna che quando si pongono forti restrizioni all'immigrazione regolare, aumenta l'immigrazione clandestina e viceversa: in genere, a fronte di una riduzione del 10% dell'immigrazione regolare, quella illegale aumenta dal 3 al 5%”, ha continuato Boeri. Insomma “per ridurre l'immigrazione clandestina il nostro Paese ha bisogno di aumentare quella regolare” perché sono “tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere”.

Nel lavoro manuale non qualificato – riporta il Sole24Ore – secondo l’Inps, ci sono il 36% dei lavoratori stranieri in Italia e l'8% degli italiani. Boeri ha rilevato come la “forte domanda di lavoro immigrato in Italia” si riversi di fatto “sull'immigrazione irregolare degli overstayer, di chi arriva in aereo o in macchina, non coi barconi ma coi visti turistici, e rimane in Italia a visto scaduto” alimentata “da decreti flussi del tutto irrealistici”.

Il caso di colf e badanti

L’esempio classico, dice l’economista, è quello dei lavoratori domestici: “La domanda di colf e badanti delle famiglie italiane è in costante aumento alla luce anche dell’incremento tendenziale del numero di persone non-autosufficienti. Tuttavia, in mancanza di decreti flussi con quote per colf e badanti (l’ultimo è stato nel 2011), il numero di lavoratori domestici extra-comunitari iscritti alla gestione Inps tende inesorabilmente a ridursi, non compensato (o compensato in minima parte) dall’aumento dei lavoratori comunitari o italiani che non hanno problemi coi visti.

Ma non appena c’è un provvedimento di regolarizzazione del lavoro nero (come nel 2008-9 o nel 2012), il numero di colf e badanti extracomunitarie si impenna, a dimostrazione del fatto che questi lavori continuano a essere richiesti, ma vengono svolti senza versare i contributi sociali”. 

Cosa sono i “decreti flussi”

Il decreto di programmazione transitoria dei flussi d'ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro stagionale nel territorio dello Stato (conosciuto anche come decreto flussi lavoratori non comunitari stagionali o semplicemente decreto flussi) è l'atto amministrativo con il quale il Governo stabilisce ogni anno quanti cittadini stranieri non comunitari possono entrare in Italia per motivi di lavoro.

Esso delinea inoltre le politiche pubbliche volte a favorire le relazioni familiari, l'inserimento nella società e l'integrazione culturale degli stranieri residenti in Italia, nel rispetto delle diversità e delle identità culturali delle persone, purché non siano in conflitto con l'ordinamento giuridico nazionale, e prevede ogni possibile strumento per un positivo reinserimento nei Paesi di origine.

Il documento programmatico indica le azioni e gli interventi che lo Stato italiano, anche in cooperazione con gli altri Stati membri dell'Unione europea, con le istituzioni comunitarie e con ONG, si propone di svolgere in materia di immigrazione, anche mediante la conclusione di accordi con i Paesi di origine.

Il decreto flussi è stato approvato con cadenza annuale dal 2001, in base alla cosiddetta Legge Turco-Napolitano.

La regolamentazione dei flussi di ingresso in Italia (Legge n. 40/1998) prevede due passaggi:

  1. un documento triennale (detto Documento Programmatico) per pianificare i flussi migratori in ingresso in Italia nel corso di 3 anni;
  2. un decreto (decreto flussi) del Presidente del Consiglio dei ministri per programmare annualmente, entro il 30 novembre dell'anno precedente a quello di riferimento, le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio italiano (per lavoro subordinato, autonomo e per i ricongiungimenti familiari).

Per l’anno in corso, il decreto flussi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 12 del 16 gennaio 2018 ha fissato a 30.850 la quota massima dei lavoratori non comunitari subordinati, stagionali e non stagionali, e di lavoratori autonomi che potranno fare ingresso in Italia nel 2018. Di questi, 12.850 sono destinati al lavoro subordinato e lavoro autonomo e 18.000 al lavoro subordinato stagionale.  Negli ultimi anni si è passati da una quota di 35 mila cittadini non comunitari stabilita per il 2012 ai 17.850 del 2013 e 2014 in cui non erano contemplati i lavoratori stagionali, fino ai 30.850 degli ultimi tre anni che comprende sia gli autonomi che gli stagionali e non. 

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