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AGI – Nuovo record per il debito pubblico a febbraio. Il volume, segnala la Banca d’Italia, è aumentato di 36,9 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.643,8 miliardi.

L’aumento, spiega via Nazionale, è dovuto principalmente all’incremento delle disponibilità liquide del Tesoro (27,8 miliardi, a 102,9); vi ha inoltre contribuito il fabbisogno (9,2 miliardi), mentre l’effetto complessivo di scarti e premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio ha ridotto il debito per 0,2 miliardi.   

Le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 29,2 miliardi, in calo del 7,6 per cento (2,4 miliardi) rispetto allo stesso mese del 2020. Nel primo bimestre dell’anno le entrate tributarie sono state pari a 65,8 miliardi, in calo del 2,5 per cento (1,7 miliardi) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Al netto di alcuni fattori straordinari, afferma Bankitalia, il calo sarebbe stato più elevato.

Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 36,7 miliardi mentre quello delle Amministrazioni locali di 0,2 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato.   

Alla fine di febbraio la quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia era pari al 21,8 per cento (0,1 punti percentuali in più rispetto al mese precedente); la vita media residua del debito è rimasta stabile rispetto a gennaio, a 7,3 anni.   

A febbraio è stata erogata un’ulteriore tranche (4,5 miliardi) dei prestiti previsti nell’ambito dello strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un’emergenza (Support to mitigate unemployment risks in an emergency, Sure); alla fine del mese i prestiti erogati dalle istituzioni europee al nostro Paese ammontavano nel complesso a 21 miliardi. 

AGI – FerrovieNord e Alstom hanno sottoscritto – nell’ambito di un Accordo Quadro stipulato a novembre 2019 – il secondo contratto applicativo per la fornitura di ulteriori 20 treni “Donizetti” a media capacità per il servizio ferroviario regionale, per un importo di 125 milioni di euro.

Questi convogli si aggiungono ai 31 già previsti. La consegna di questi nuovi treni – informa una nota – è prevista da giugno 2023. I convogli sono destinati alla direttrice Milano – Sondrio – Tirano.

La firma di questo secondo contratto applicativo fa seguito a quanto stabilito da Regione Lombardia che, con una delibera del 17 marzo 2021, ha ampliato il proprio programma di acquisto di nuovi treni, aggiungendo 46 convogli – 26 “Caravaggio” ad alta capacità e 20 “Donizetti” a media capacità – ai 176 già previsti e portando quindi a 222 il totale, per uno stanziamento complessivo di 1,958 miliardi (1,607 miliardi del programma approvato nel 2017 e aggiornato nel 2019, più 351 milioni aggiunti con la delibera del 17 marzo 2021).

I finanziamenti di Regione Lombardia stanno consentendo il progressivo rinnovamento del materiale rotabile – commenta il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana – treni nuovi e all’avanguardia sono già in circolazione su diverse linee lombarde e da qui ai prossimi anni il piano di investimenti dispiegherà appieno i propri effetti”.

“La delibera regionale di poche settimane fa – aggiunge l’assessore regionale a Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile Claudia Maria Terzi – ha integrato il già corposo programma di acquisti in atto, sempre con l’obiettivo di efficientare il trasporto ferroviario. Treni nuovi e confortevoli significa migliorare l’esperienza di viaggio degli utenti e diminuire i disagi legati alla vetustà del parco mezzi”.

“Il radicale rinnovamento della flotta di Trenord che stiamo realizzando in questi anni grazie ai finanziamenti e alle indicazioni di Regione Lombardia – spiega il presidente di Fnm Andrea Gibelli – sta portando e porterà sempre più benefici in termini di qualità del servizio e comfort, ma anche dal punto di vista della sostenibilità, grazie alla riduzione dei consumi che i nuovi treni garantiscono e all’utilizzo di materiali riciclabili”.

AGI – Molti degli attuali problemi strutturali dell’Italia, “sono stati aggravati dalla crisi Covid-19”. È quanto si legge nel nel rapporto dell’Ocse ‘Going for Growth 2021’, nel quale si evidenzia che ora “la priorità fondamentale per la ripresa è migliorare l’efficacia della pubblica amministrazione“, specie per quanto riguarda la “governance degli investimenti pubblici e un migliore coordinamento e attuazione tra i diversi livelli di governo”, e anche per “un utilizzo efficace dei fondi disponibili dallo strumento europeo di ripresa e resilienza (Rrf) e per realizzare i vantaggi delle riforme strutturali”.

Nel suo rapporto l’Ocse mette in evidenza che in Italia molti problemi strutturali, che vanno ancora indirizzati, erano preesistenti alla crisi pandemica. Più nel dettaglio, l’Ocse ricorda che il Pil pro capite degli italiani è inferiore del 26% a quello dei 18 Paesi Ocse più ricchi e che la produttività nel nostro paese è inferiore del 17% rispetto ai migliori risultati dell’Ocse.

Per quanto invece riguarda il tasso di disoccupazione l’organizzazione di Parigi ricorda che esso “è basso ma stava lentamente aumentando prima della crisi del 2020” e che la “diseguaglianza è più alta che nelle altre economie avanzata“.

Secondo l’Ocse in Italia il 20% delle famiglie più povere guadagna il 6,6% del reddito totale. Sul fronte dell’ambiente l’Ocse segnala che il Italia i tre quarti della popolazione “è esposto a livelli dannosi di inquinamento”, anche se le emissioni di gas a effetto serra “sono scese negli ultimi anni”.

“La crisi rischia di aggravare i tassi di occupazione già bassi e di aumentare ulteriormente la disuguaglianza, in particolare nel contesto di scarse competenze e livelli di apprendimento permanente”.  

“Un’efficace fornitura di servizi di istruzione, impiego pubblico e attivazione del mercato del lavoro può aiutare a mitigare le discrepanze nelle competenze e nella ricerca di lavoro, in particolare per i giovani e altri lavoratori vulnerabili”.

“Ciò – aggiunge l’Ocse – richiede il superamento degli ostacoli al coordinamento tra vari livelli e agenzie di governo e la considerazione delle priorità di finanziamento. Allo stesso tempo, la riduzione della complessità del sistema fiscale, l’ampliamento della sua base e gli sforzi continui per migliorare l’amministrazione fiscale migliorerebbero l’efficienza e l’equità della struttura fiscale per sostenere meglio l’occupazione e la crescita”.

Più nel dettaglio, l’Ocse raccomanda di migliorare “la progettazione e l’adozione dei corsi di apprendimento permanente”, di “aumentare la rilevanza della formazione professionale e di altro tipo per le imprese, anche in ambito Stem e digitale, e definire e applicare standard di qualità”.

E ancora di “migliorare i programmi di ricerca e formazione del lavoro e applicare livelli minimi di servizi in tutto il paese, guidati dall’Anpal, attraverso l’aumento del rapporto tra persone in cerca di lavoro e la specializzazione dei consulenti”, di “sostenere un maggiore accesso allo sviluppo della prima infanzia e all’assistenza all’infanzia per i bambini da 0 a 3 anni” e di “garantire che la protezione sociale sostenga l’ingresso dei beneficiari nel mercato del lavoro e l’accesso al reddito da lavoro”.

AGI – I semiconduttori sono la struttura materiale che permette il funzionamento di televisori, smartphone, auto, frigoriferi, perfino aeroplano.

Si tratta di un’industria che secondo i dati raccolti da Bloomberg oggi vale circa 500 miliardi. Per capire le cause della crisi dei semiconduttori bisogna cercare di immaginare tutte le centinaia di tipologie di chip e microchip che grazie a loro compongono l’intera industria del silicio, fatta di cobalto, litio, grafite, nickel, niobio, gallio, germanio, venadio e indio.

Materiali di cui il mondo non è rimasto a secco, ma la crescita esponenziale della domanda di prodotti elettronici causata dalla pandemia da Covid-19, oltre alle crescenti tensioni tra Usa e Cina, ha colto impreparate le aziende produttrici, innescando una crisi nella catena di approvvigionamento che sembra non avere precedenti.

L’IMPORTANZA DEI CHIP NELLA PRODUZIONE

Non si tratta solo di strumenti sofisticati, come i blasonati chip prodotti da Qualcomm e Intel che vantano prezzi che vanno da 100 a diverse migliaia di dollari. Ma in questa crisi sono coinvolti soprattutto i chip da un dollaro, come il display driver.

Un elemento semplicissimo, che ha l’unico scopo di trasmettere le informazioni base per illuminare lo schermo di un qualsiasi smartphone, o di un monitor di un cruscotto. Il display driver è un buon esempio per capire perchè la produzione di beni che si basano sui chip si è fermata. Senza questa componente essenziale, per quanto semplice di fattura e economica nei costi, l’intera produzione di un prodotto si blocca.

L’IMPATTO DELLA PANDEMIA 

Non si può sostituire, non ci si può arrangiare altrimenti. Uno smartphone non viene consegnato, un’auto resta ferma negli impianti di produzione. Per gli analisti quello che viene chiamato il “chip crunch”, la crisi del chip, nasce da un banale ma comprensibile errore di calcolo.

Nessuno si aspettava un impatto così forte sulle economie mondiali della pandemia da Covid-19 e, quando il virus ha cominciato a diffondersi su scala globale, i produttori di chip hanno reagito tagliando le previsioni di produzione.

In realtà è successo che le persone, costrette lavorare, studiare, produrre a distanza, spesso a casa, hanno cominciato a comprare nuovi device: computer più potenti, schermi più grandi, televisori con più pollici, tablet e smartphone più efficienti. Qui è cominciata la spirale che oggi ha messo in ginocchio l’industria globale. Una crisi che ha prima impattato sui produttori di prodotti per l’elettronica per poi arrivare ai produttori di automobili, la cui produzione è legata per il 60% ai semiconduttori.

LE TENSIONI USA CINA

Ma dietro la crisi dei semiconduttori ci sono anche questioni geopolitiche che vedono ancora una volta al centro della dispute Stati Uniti e Cina. Quando oggi si parla di semiconduttori, si parla soprattutto di due aziende: la Tsmc di Taiwan e la coreana Samsung. Le due aziende asiatiche insieme detengono il 70% del mercato della produzione di semiconduttori (dati Trendforce).

Gli Stati Uniti, una volta leader di questo mercato, negli ultimi decenni hanno lasciato il passo alle aziende asiatiche, diventate oggi leader globali. L’ex presidente Usa, Donald Trump, ha ripreso con forza il dossier dei semiconduttori a partire dal 2019, proprio in virtù delle tensioni con la Cina di Xi Jinping, ritenendola una questione di sicurezza nazionale (l’industria delle armi fa ampio uso di semiconduttori).

È vero che colossi americani come Intel producono circuiti integrati, ma il Covid-19 ha messo al centro la necessità da parte dell’Occidente di produrre chip anche di fascia bassa e soprattutto quella di avere un accesso alla produzione di terre rare, i cui giacimenti sono principalmente in Cina (41%) e in Africa (30%), secondo un report pubblicato dalla Commissione europea.

La questione quindi riguarda sia la produzione di questi beni, ma anche il ruolo che avrà la Cina nei prossimi decenni, in piena transizione da fabbrica del mondo, anche di tecnologia, a piattaforma tecnologica, che la porterà a un consolidamento del proprio mercato interno e a svolgere un ruolo sempre più centrale in quello asiatico.

IL PIANO BIDEN

Non è un caso quindi che gli sforzi dell’amministrazione Joe Biden si stiano concentrando sulla riconquista di un leadership nella produzione di chip e nelle forniture. A febbraio Biden ha firmato un ordine esecutivo che prevede una revisione della catena di approvvigionamento dei semiconduttori per analizzare e prevedere i fattori di rischio. Lo ha fatto inserendo 50 miliardi di dollari nel pacchetto di stimoli da 2.000 miliardi destinandoli alla ricerca.

Un disegno di legge chiamato Chips for America Act, che mira a fornire incentivi per consentire la ricerca e lo sviluppo di chip e semiconduttori. Obiettivo nel medio periodo: ridurre la dipendenza da Taiwan e più in generale dall’Asia. Anche la Cina sta cercando di smarcarsi dagli Usa investendo nella produzione di ‘qualità’ di semiconduttori.

Ma è un settore nel quale gli States hanno ancora un buon margine di vantaggio, protetto anche dalle sanzioni economiche decise da Washington che di fatto impediscono l’esportazioni di alcune tecnologie essenziali. E, sentenziano gli esperti del settore, senza la tecnologia occidentale, al momento è impossibile per la Cina produrre microchip di qualità.

I chip, ha spiegato Biden, sono essenzialmente infrastrutture e gli Stati Uniti devono “costruire l’infrastruttura di oggi e non riparare quella di ieri”, e che quindi il suo piano “proteggerà la nostra catena di approvvigionamento e rivitalizzerà la produzione americana”.

AGI – Il governo si prepara a dare il via libera domani alla richiesta di extra deficit da 40 miliardi per finanziare i nuovi sostegni all’economia e una piccola quota, tra i 4 e i 5 miliardi, del fondo pluriennale ad hoc per le opere escluse dal Recovery plan. In un secondo momento, forse già giovedì, sarà invece varato il Documento di economia e finanza che aggiorna il quadro macroeconomico fissando i nuovi obiettivi di finanza pubblica alla luce dell’impatto della nuova ondata pandemica. Un’operazione in due step, questo l’obiettivo, che potrebbe tuttavia richiedere più tempo del previsto e far slittare la tabella di marcia o portare al varo dell’intero pacchetto in una riunione entro la fine della settimana.

Ristori per le imprese parametrati su due mesi 

La nuova tranche di risorse servirà per finanziare un nuovo decreto con i sostegni all’economia, da varare a cavallo tra aprile e maggio, subito dopo il via libera delle Camera allo scostamento, in cui un capitolo corposo sarà dedicato ai ristori e alla liquidità per le imprese, a partire dalla proroga delle moratorie sui prestiti e sulle garanzie pubbliche per cui è in corso il confronto con la Commissione europea.

Il governo studia dei ritocchi agli indennizzi. Sarà replicato il meccanismo di erogazione dei contributi a fondo perduto ma cambierà il sistema di calcolo: saranno parametrati su due mesi e non su uno solo come previsto dal decreto Sostegni. Tuttavia non è ancora chiara l’entità della dote da destinare ai ristori: potrebbe arrivare a 20 miliardi, circa la metà del plafond a disposizione, ma dipenderà anche dalla platea.

Le imprese e le partite Iva dovrebbero essere risarcite anche per i costi fissi sostenuti, come bollette e affitti. In particolare dovrebbe essere rifinanziato il credito d’imposta per le locazioni e si valuta anche il taglio dell’Imu sui beni strumentali e un ulteriore rinvio delle esenzioni Tosap e Cosap per altri sei mesi.

Un fondo ad hoc per le opere escluse dal Recovery 

L’extra deficit servirà inoltre a coprire parte delle opere escluse dal Recovery plan, ovvero quei progetti ‘in esubero’ rispetto ai 191 miliardi a disposizione del Pnrr, e che sono comunque ritenuti validi. Un fondo ad hoc da 30 miliardi circa, da spalmare sui sei anni del Recovery e finanziato in deficit, per una media di circa 5 miliardi l’anno.   

Le nuove stime di finanza pubblica

L’aggiornamento del quadro di finanza pubblica richiederà invece più tempo. Il disco verde al Def potrebbe arrivare giovedì o nei giorni successivi. Il quadro di conti verrà rivisto alla luce dell’ulteriore richiesta di deficit e terrà conto dell’impatto positivo del Recovery plan già a partire dall’anno in corso. La contrazione attesa nel primo trimestre dovrebbe portare a una revisione al ribasso del Pil tendenziale, che dovrebbe fermarsi poco sopra il 4%, a fronte dell’obiettivo del 6% fissato in autunno, con un effetto di trascinamento sull’indebitamento netto. Il primo scostamento da 32 miliardi con cui è stato finanziato il decreto Sostegni ha già portato la previsione del disavanzo 2021 dall’obiettivo del 7%, indicato nella Nota di aggiornamento al Def, all’8,8 per cento del Pil. Ora la nuova richiesta di extra deficit farebbe innalzare l’asticella verso quota 11%.

Lo scostamento sarà sottoposto al voto di Camera e Senato insieme al Def nella settimana del 22 aprile. La settimana successiva il presidente del Consiglio, Mario Draghi, illustrerà alle Camere il progetto definitivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che sarà inviato all’Unione europea entro il 30 aprile.

AGI – Nei cinque mesi della seconda e terza ondata di Covid, da novembre ad aprile, le misure di lockdown si sono tradotte per i ristoratori in  un solo giorno di apertura su tre.

Ovvero, su 150 giorni, uno in zona bianca non ha avuto limitazioni, 57 giorni in ‘giallo’ hanno significato aprire solo a pranzo, nei 53 giorni in ‘arancione’ e i 40 in area rossa è stato possibile solo l’asporto e delivery. Numeri forniti snocciolati in piazza San Silvestro, a Roma, dove si è svolta l’assemblea straordinaria della Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana pubblici esercizi, che ha calcolato ricavi in picchiata per il settore, con 34,4 miliardi di perdite nel 2020 (-34,2%) e ben 10 miliardi nel solo primo trimestre del 2021 (-65%).

Fonte: Fipe-Confcommercio

Titolari di bar, caffè e ristoranti, operatori dei catering, gestori di discoteche, di sale del gioco e di stabilimenti balneari, esasperati da oltre un anno di restrizioni. sono arrivati a Roma da tutta Italia per ‘Riaprire il futuro’. E in tempi di ristori e indennizzi, i ristoratori chiedono di lavorare. E di riaprire in sicurezza. 

“Lavoro, non ristori”, le testimonianze

“Siamo in piazza per chiedere di poter lavorare, non chiediamo ristori, che tanto non arrivano, ma chiediamo solo di poter lavorare che è il nostro miglior ristoro”, ha raccontato  Cristian Lertore, presidente Fipe di Piacenza. Chiediamo di riaprire rispettando le regole e le norme – ha spiegato – siano sanzionati coloro che non rispettano le norme ma chiediamo di poter lavorare. Si riapra il prima possibile, con la primavera la situazione si normalizzerà e noi chiediamo di poter lavorare”. 

Fonte: Fipe-Confcommercio

La situazione per noi è al limite – ha detto da parte sua Maurizio Altamura, un  ristoratore di Varese – siamo qui solo per portare le nostre proposte  e documenti per una programmazione di riaperture”. 

In piazza una San Silvestro pacifica, presidiata dalle forze dell’ordine ma dove non ci sono stati problemi di ordine pubblico, i manifestanti prendono le distanze dalle violenze di strada di ieri: “Oggi siamo ritornati in piazza anche perché non abbiamo nulla da spartire con i facinorosi di ieri”, ha messo in chiaro Silvio Vessone, ristoratore di Cuneo e coordinatore del movimento Autonomi e partite Iva, ieri al sit in di IoApro e oggi a San Silvestro, “siamo rimasti molto male quando abbiamo capito che qualcuno li aveva invitati – ha aggiunto – non possiamo confondere il nostro disagio con ideologismi politici. Io ieri da solo a mani nudi ho fermato i facinorosi nella piazza”. 

Fonte: Fipe-Confcommercio

“Oggi abbiamo detto, con civiltà ma anche grande fermezza, che ‘Vogliamo futuro’ – è il messaggio della Fipe – avere un futuro significa disporre di misure emergenziali adeguate, precisando innanzitutto che una cosa è aver perso fatturato per fatti contingenti, ben altra cosa è averlo perso perché obbligati a chiudere. Ma soprattutto per noi avere un futuro significa poter lavorare. Significa poter riaprire: in sicurezza, con i dovuti controlli, nel rispetto della delicatezza della situazione. Ma subito e senza un’estenuante dilazione dei tempi e un “apri e chiudi” che confonde ed esaspera le tensioni sociali”.

La manifestazione è stata aperta dal presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia, Carlo Sangalli, e conclusa dal presidente Fipe, Lino Enrico Stoppani.

E, se il cuore della manifestazione si è svolto in piazza San Silvestro, Fipe ha acceso tutte le piazze della penisola, in collegamento con decine di iniziative in altrettante città. La protesta ha interessato 21 piazze e l’assemblea di Roma è collegata con il maxi schermo con i sit in di Firenze, Ancona, Napoli e Genova.

Fonte: Fipe-Confcommercio

Sangalli, vogliamo riaprire in sicurezza

“Le vostre, le nostre ragioni sono quelle di un mondo che non potrà mai essere compensato per quello che ha perso, ma deve essere riconosciuto per quello che vale e per quello che è in grado di dare – afferma Sangalli – le vostre ragioni sono quelle di chi vuole ripartire e lo vuole fare da domani. E domani è già tardi. Perché il futuro non (si) chiude. Lo sappiamo tutti – argomenta il presidente di Confcommercio – abbiamo investito nella sanificazione, abbiamo accettato le regole del distanziamento, abbiamo rafforzato l’alleanza con i consumatori, abbiamo difeso i nostri collaboratori. E tutto per poter lavorare in sicurezza. E allora, cari amici, ci dicano perché siamo quelli che alla fine pagano più di tutti per i tanti, troppi lockdown. Ci dicano, una volta per tutte, e ce lo dicano con i numeri, se le nostre attività sono davvero quelle che vanno chiuse per prime e per troppi mesi”.

E insiste: “Ce lo dicano e ce lo spieghino bene. Perché noi vogliamo riaprire. Vogliamo riaprire in sicurezza”.

“Indennizzi a fondo perduto non sufficienti”

“Ci siamo battuti sempre per essere ascoltati, e mai per essere visti – prosegue Sangalli – ci impegniamo per il presente: perché se non si sopravvive oggi, non c’è futuro domani. Ci impegniamo sugli indennizzi a fondo perduto, che non sono sufficienti e che devono essere rafforzati per dignità e per giustizia. Ci siamo impegnati per spostare a lungo termine tutti quei costi, oggi insostenibili, che gravano sulle imprese. Penso alle tasse e alle tasse locali. Penso ai finanziamenti. Penso agli affitti. Penso alle bollette. Pensare al domani significa soprattutto non mollare oggi”. 

Significa, spiega Sangalli, “con la responsabilità che ci contraddistingue, non rinunciare mai al dialogo, non rinunciare al confronto. Significa non stancarsi nella proposta puntuale. E le vostre, le nostre ragioni sono quelle di chi ha scelto il mare aperto del mercato, ma garantisce al Paese vivibilità, identità e solidarietà. Nella convinzione che nessuno si salva da solo”.

Argomenta il presidente di Confcommercio: “Le vostre ragioni, le nostre ragioni sono quelle dei tantissimi giovani e delle donne, che proprio nel nostro mondo trovano un’occasione di vita, di lavoro, di futuro. Le vostre, le nostre ragioni sono quelle di un mondo che non potrà mai essere compensato per quello che ha perso, ma deve essere riconosciuto per quello che vale e per quello che è in grado di dare”. E conclude: “le vostre ragioni sono quelle di chi vuole ripartire e lo vuole fare da domani.. E domani è già tardi. Perché il futuro non (si) chiude”. 

Fipe, vaccini e lavoro avanti insieme

“Il Governo ha annunciato uno sprint decisivo nella campagna vaccinale – sostengono dalla Fipe –  esattamente come si sta facendo per i vaccini, è essenziale che il Governo si doti parallelamente di un piano preciso di riaperture, a cominciare dagli esercizi che hanno la possibilità di effettuare il servizio al tavolo, anche favorendo l‘utilizzo degli spazi esterni, e che fondi la propria efficacia su protocolli di sicurezza rigorosi e controlli adeguati. Noi siamo pronti a riprendere il lavoro con il Ministero dello Sviluppo Economico e il Cts per definire le misure che andranno applicate in ogni situazione. Aperte, proprio le nostre imprese possono dispiegare al meglio la loro funzione di presidio e di mantenimento della qualità della vita e dei livelli sicurezza. Vogliamo fare il nostro mestiere. Al meglio”.

Stoppani, pretendiamo data certa ripartenza settore

“Pretendiamo una visione sulla prospettiva che non può prescindere da una data certa per la ripartenza del nostro settore”, ha detto Lino Enrico Stoppani presidente della Fipe.

“Siamo qui in piazza con la nostra assemblea per dare visibilità a un settore invisibile, dimostrato dall’inadeguatezza dei provvedimenti emergenziali di questo anno disastrato in cui al nostro settore è stato più volte imposto la chiusura. Abbiamo detto che siamo consapevoli che si possa fare in sicurezza – aggiunge – consapevoli dei rischi sanitari che permangono, ma consapevoli che però si possa riaprire con gradualità. Dando spazio inizialmente ad esempio ai pubblici esercizi all’esterno e successivamente a tutte le attività, altrimenti si va verso il fallimento. Sulla vaccinazione l’importante è fare presto – conclude –  è un atto di civiltà del nostro Paese ed è un  requisito per tornare alla normalità”.

Fipe giovani, più certezze, pub inglesi hanno riaperto

“I giovani, e in particolare le giovani donne, sono la struttura portante del nostro settore, ora vogliamo una data certa per le riaperture, dopo un anno di chiusure o ci danno una prospettiva del futuro oppure futuro non ci sarà”, osserva Matteo Musacci, della Fipe giovani imprenditori.

“Non ci basta dire che stiamo programmando le riaperture – aggiunge – perché ieri sera in Inghilterra i pub erano aperti e lo avevano annunciato un mese prima. Anche noi vogliamo una certezza per organizzare le nostre vite”.

“​Noi donne durante l’emergenza non ci siamo mai fermate – fa sapere Valentina Piccabianchi della Fipe – e ora siamo cariche per riaprire”. 

AGI – Al via le campagne di vaccinazione nei luoghi di lavoro, sempre con attenzione all’efficacia, all’efficienza e alla sicurezza. L’Inail, i ministeri del Lavoro e della Salute, la conferenza delle Regioni e delle Province autonome e la struttura di supporto alle attività del commissario straordinario per l’emergenza hanno elaborato un documento che fornisce indicazioni sulla vaccinazione anti-Covid nei luoghi di lavoro e sulla procedura per l’attivazione dei punti vaccinali territoriali destinati alle lavoratrici e ai lavoratori, con il coinvolgimento dei medici competenti o di altri operatori sanitari convenzionati con il datore di lavoro. Questi i punti principali.

Adesione

L’azienda o l’Associazione di categoria di riferimento che intende aderire all’iniziativa ne dà comunicazione all’Azienda Sanitaria di riferimento, secondo modalità da disciplinare a livello della Regione o Provincia Autonoma, la quale, verificata la disponibilità dei vaccini e la sussistenza dei requisiti necessari per l’avvio dell’attività, concorda le modalità di ritiro dei vaccini a cura del medico competente o del personale sanitario individuato dal datore di lavoro.

Chi ritirerà il vaccino dovrà garantirne la corretta gestione con particolare riferimento al mantenimento della catena del freddo.

Requisiti preliminari

Per l’avvio dell’attività, è necessario che l’azienda sia in possesso dei seguenti requisiti: popolazione lavorativa sufficientemente numerosa. Per favorire anche i datori di lavoro con poche lavoratrici e lavoratori o altre forme di attività, sono possibili modalità organizzative anche promosse da Associazioni di categoria, o nell’ambito della bilateralità, destinate a coinvolgere lavoratrici e lavoratori di più imprese;sede nel territorio dell’Azienda Sanitaria che fornisce i vaccini.

  • Resta inteso che la lavoratrice/il lavoratore può aderire alla vaccinazione indipendentemente dalla propria residenza, che può essere anche fuori Regione, così come può decidere di essere vaccinato nei punti vaccinali delle Aziende Sanitarie;
  • struttura organizzativa e risorse strumentali e di personale adeguate al volume di attività previsto, in grado di garantire il regolare svolgimento dell’attività ed evitare gli assembramenti; dotazione informatica idonea a garantire la corretta e tempestiva registrazione delle vaccinazioni;
  • ambienti idonei per l’attività, commisurati al volume di vaccinazioni da eseguire, sia per le fasi preparatorie (accettazione), sia per la vera e propria seduta vaccinale (ambulatorio/infermeria), sia per le fasi successive (osservazione post-vaccinazione).

Resta inteso che gli ambienti dedicati all’attività, purché adeguatamente attrezzati, possono essere interni, esterni o mobili, in considerazione di specifiche esigenze di natura organizzativa. L’idoneità degli ambienti destinati all’attività è valutata da parte dell’Azienda Sanitaria che fornisce il vaccino.

Equipaggiamento minimo

La vaccinazione in azienda deve prevedere la presenza dei materiali, delle attrezzature e dei farmaci necessari allo svolgimento in sicurezza delle attivita’ ed al volume delle medesime.

Il medico competente o il personale sanitario opportunamente individuato redige l’elenco di quanto necessario nel rispetto delle norme di buona pratica vaccinale e delle indicazioni provenienti dal percorso formativo obbligatorio previsto, anche per garantire un idoneo intervento in caso si manifestino reazioni avverse a breve termine.

Il datore di lavoro o l’Associazione di categoria di riferimento garantisce l’approvvigionamento a proprio carico di quanto ritenuto necessario dal personale sanitario individuato. Devono inoltre essere presenti idonei strumenti informatici che permettano la registrazione dell’avvenuta inoculazione del vaccino secondo le modalità fissate a livello regionale.

Formazione e informazione

Sara’ disponibile, da parte del Servizio Sanitario Regionale, l’accesso a specifici materiali formativi/informativi predisposti a livello nazionale e regionale. In particolare, il personale coinvolto nelle operazioni di vaccinazione effettuerà il corso FAD EDUISS “Campagna vaccinale Covid-19: la somministrazione in sicurezza del vaccino anti SARS-CoV- 2/Covid-19”, che verrà integrato con uno specifico modulo per la vaccinazione nei luoghi di lavoro a cura di INAIL in collaborazione con ISS.

Organizzazione

L’adesione da parte della lavoratrice / del lavoratore è volontaria ed è raccolta a cura del medico competente, o del personale sanitario opportunamente individuato, che potrà valutare preliminarmente specifiche condizioni di salute, nel rispetto della privacy, che indirizzino la vaccinazione in contesti sanitari specifici della Azienda Sanitaria di riferimento, che ne assicura la necessaria presa in carico.

L’Azienda Sanitaria di riferimento può valutare di suddividere il totale del vaccino richiesto in più consegne in base alla disponibilità delle dosi previste per la campagna di vaccinazione ordinaria.

In ogni caso, il vaccino fornito deve essere somministrato tempestivamente senza possibilità di accantonamento presso le strutture aziendali, fatte salve specifiche e motivate deroghe autorizzate dall’Azienda Sanitaria di riferimento, ove ricorrano le condizioni della corretta conservazione.

La campagna di vaccinazione negli ambienti di lavoro deve avvenire secondo modalità che garantiscano:

  • pianificazione dell’attività con adeguato anticipo, in considerazione della complessità organizzativa;
  • rispetto delle misure di prevenzione anti-contagio;
  • adeguata informazione ai soggetti destinatari delle vaccinazioni (datori di lavoro, lavoratrici e lavoratori) circa le modalità organizzative e, più specificamente, sulla somministrazione del vaccino previsto;
  • accettazione delle lavoratrici e dei lavoratori aderenti assicurata da personale incaricato (interno/esterno);
  • rispetto della modulistica predisposta a livello nazionale relativa a scheda anamnestica e consenso informato;
  • rispetto delle indicazioni tecniche e delle buone pratiche relative a conservazione, preparazione e somministrazione del vaccino;
  • programmazione e preparazione alla gestione di eventuali eventi avversi, anche in coerenza con i piani di gestione delle emergenze nei luoghi di lavoro;
  • rispetto delle indicazioni regionali per l’alimentazione dei flussi informativi.

Gestione del consenso

Il medico vaccinatore informa il soggetto in merito alla vaccinazione, illustra i contenuti dell’informativa ministeriale e acquisisce il valido consenso alla vaccinazione, utilizzando la modulistica unificata predisposta a livello nazionale.

Registrazione della vaccinazione

La registrazione della vaccinazione deve essere effettuata subito dopo la somministrazione, direttamente nel luogo di vaccinazione, durante il periodo di osservazione post vaccinazione. La registrazione deve essere effettuata secondo le modalità previste nella Regione/Provincia Autonoma di riferimento.

Per la registrazione di una eventuale reazione avversa si dovranno utilizzare le modalità di segnalazione previste dalla Regione/Provincia Autonoma di riferimento, nel rispetto della normativa vigente.

Osservazione post vaccinazione

Dopo l’esecuzione delle vaccinazioni il personale vaccinatore deve invitare il vaccinato a sostare per almeno 15 minuti negli spazi della sede vaccinale, allo scopo di intervenire immediatamente nel caso di reazioni avverse a rapida insorgenza, ed è quindi necessaria la previsione di risorse adeguate alla gestione delle stesse.

Si raccomanda in ogni caso che eventuali soggetti a rischio siano indirizzati all’Azienda Sanitaria di riferimento ai fini della vaccinazione in ambiente protetto.

La seconda dose

L’azienda assicurerà la programmazione della somministrazione della seconda dose del vaccino ove prevista secondo le modalità e tempistiche previste per ciascun vaccino.

I vaccini non sono intercambiabili e la seconda dose, deve essere effettuata con lo stesso vaccino utilizzato per la prima dose. Anche l’intervallo tra prima e seconda dose deve rispettare quanto previsto per lo specifico vaccino. Le persone che hanno manifestato una reazione grave alla prima dose, NON devono sottoporsi alla seconda dose in ambito lavorativo e devono essere inviate alla competente Azienda sanitaria di riferimento per le necessarie valutazioni.

Le persone che hanno manifestato una reazione locale a insorgenza ritardata (ad es. eritema, indurimento, prurito) intorno all’area del sito di iniezione dopo la prima dose possono ricevere la seconda dose in ambito lavorativo, preferibilmente nel braccio controlaterale a quello utilizzato per la prima. In coerenza con la Circolare del 3 marzo 2021 del Ministero dalla Salute, è possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-SARS-CoV-2/COVID-19 nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica 7 o asintomatica), purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e, preferibilmente, entro i 6 mesi dalla stessa.

Monitoraggio e controllo

Trattandosi di un’iniziativa a tutela della salute pubblica, l’intero processo e’ sotto la supervisione dell’Azienda Sanitaria di riferimento, che per il tramite del Dipartimento di Prevenzione, può effettuare controlli sullo stato dei luoghi, sui requisiti essenziali e sulla correttezza delle procedure adottate per l’effettuazione dell’attività.

Anche le aziende e le Associazioni di categoria di riferimento promuovono l’adozione di comportamenti corretti e aderenti alle modalità organizzative previste dal presente documento.

OnerI

Tutti gli oneri sono a carico del Datore di lavoro o delle Associazioni di categoria di riferimento, ad eccezione dei vaccini, dei dispositivi per la somministrazione (siringhe/ aghi), della messa a disposizione degli strumenti formativi previsti e degli strumenti per la registrazione dell’attività vaccinale.

AGI – La produzione industriale rialza timidamente la testa e a febbraio mostra una crescita dello 0,2% rispetto a gennaio. Un segnale importante arriva analizzando il dato nel trimestre dicembre-febbraio: l’indice è salito dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, confermando quindi una dinamica positiva. Lo certifica l’Istat spiegando che, tra i principali settori di attività, solo i beni di consumo registrano un incremento su base mensile.

Su base tendenziale, cioé rispetto a febbraio 2020, si conferma, invece, il maggior dinamismo dei beni intermedi, il solo comparto in crescita rispetto a un anno prima. I beni intermedi includono, tra gli altri, la fabbricazione di prodotti chimici, la fabbricazione di metalli e prodotti in metallo, la fabbricazione di apparecchi elettrici, l’industria del legno, la fabbricazione di tessuti.

L’indice destagionalizzato mensile cresce su base congiunturale per i beni di consumo (+2,6%); mentre diminuisce per l’energia (-2,0%), i beni strumentali (-1,7%) e i beni intermedi (-0,5%). 
Rispetto a febbraio 2020, l’Istat  registra un incremento tendenziale solo per i beni intermedi (+2,1%). I restanti comparti, viceversa, mostrano flessioni, con un calo marcato per l’energia (-6,2%) e i beni strumentali (-4,3%) e meno accentuato per i beni di consumo (-1,9%).
I settori di attività economica che registrano i maggiori incrementi tendenziali sono la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+8,5%), la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica (+4,6%) e la fabbricazione di prodotti chimici (+3,5%).

Viceversa, le flessioni maggiori si registrano nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-26,2%), nelle attività estrattive (-15,9%) e nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-13,7%).

AGI – A febbraio i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, sono cresciuti del 4,5 per cento sui dodici mesi (4,3 nel mese precedente). I prestiti alle famiglie sono aumentati del 2,4 per cento sui dodici mesi (2,2 in gennaio), mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati del 7,6 per cento (7,3 nel mese precedente). Lo evidenzia Bankitalia nella pubblicazione ‘Banche e moneta: serie nazionali’. 

Rallentano i depositi del settore privato

Nello stesso mese, i depositi del settore privato sono cresciuti dell’11,3 per cento sui dodici mesi (contro il 12,3 in gennaio); la raccolta obbligazionaria è diminuita del 6,0 per cento sullo stesso periodo dell’anno precedente (-6,4 in gennaio). Le sofferenze sono diminuite del 19,0 per cento sui dodici mesi (in gennaio la riduzione era stata del 19,3 per cento); la variazione può risentire dell’effetto di operazioni di cartolarizzazione. 

In lieve i rialzo i tassi sui mutui

Sempre a febbraio, i tassi di interesse sui prestiti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, comprensivi delle spese accessorie, si sono collocati all’1,65 per cento (1,61 in gennaio), mentre quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo all’8,11 per cento (8,03 nel mese precedente). I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono stati pari all’1,15 per cento (1,17 in gennaio), quelli per importi fino a 1 milione di euro sono stati pari all’1,83 per cento, mentre i tassi sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia si sono collocati allo 0,69 per cento. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,33 per cento (0,32 nel mese precedente). 

AGI – La Federal Reserve sosterrà l’economia e non cambierà la sua politica accomodante fino a quando la ripresa non sarà completa. L’economia in Usa è a un punto di volta ma il rischio maggiore rimane una recrudescenza del virus Covid-19, quindi le riaperture non dovranno essere affrettate. A dirlo il numero uno della Fede, Jerome Powell, a in ’60 Minutes’, un’intervista alla Cbs.

“Ci sono davvero rischi là fuori. E il principale è che se riapriremo troppo in fretta, la gente tornerà troppo in fretta alle vecchie abitudini e assisteremo a un altro picco di casi”, ha spiegato. L’impatto delle vaccinazioni dovrebbe significare che qualsiasi picco di casi non sarà così grave e non avrà gli stessi effetti disastrosi sulla salute pubblica e l’economia come i picchi precedenti. Ma Powell ha puntualizzato che la ripresa economica andrà “avanti ancora più rapidamente nella misura in cui teniamo sotto controllo la diffusione del virus”.

“Siamo come se fossimo in un punto di svolta in cui l’economia sta per cominciare a crescere molto più velocemente e la creazione di posti di lavoro ad arrivare in modo molto più rapido”, ha detto Powell. “E questo grazie alle vaccinazioni diffuse e al forte sostegno fiscale e di politica monetaria. E così il principale rischio per la nostra economia al momento è davvero che il contagio possa diffondersi ancora”. “Sarebbe davvero importante – ha aggiunto il capo della Fed – se la gente continuasse a mantenere le distanze e a mantenere le mascherine”. 

Da parte sua la Fed intende “mantenere il sostegno all’economia fino a quando la ripresa sarà in gran parte completa”. La Federal Reserve dunque non cambierà ora la sua attuale politica di tassi d’interesse vicini allo zero e di acquisti di obbligazioni per 120 miliardi di dollari al mese. “Valuteremo un aumento dei tassi di interesse quando la ripresa del mercato del lavoro sarà completa e quando torneremo alla massima occupazione e all’obiettivo di inflazione al 2%. Ci vorrà del tempo prima” che questo si realizzi, ha spiegato.
    Powell infine ha fatto una distinzione tra l’intenzione della Fed di far correre l’inflazione “moderatamente” al di sopra del suo obiettivo del 2% e qualsiasi cosa più veloce di quello. “Non vogliamo che l’inflazione salga materialmente al di sopra del 2% e torni… ai brutti, vecchi giorni dell’inflazione” degli anni ’70, ha precisato.

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