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AGI – Arrivano segnali positivi dal mercato del lavoro a novembre. Secondo gli ultimi i dati Istat, dopo la sostanziale stabilità di ottobre, il numero degli occupati è tornato a crescere (+63.000 unità), mentre il tasso di disoccupazione, cioè il numero di persone che cercano un impiego e non lo trovano sul totale della forza lavoro, è calato all’8,9% (-0,6 punti) e al 29,5% se si guarda alla sola disoccupazione giovanile (-0,4 punti).    

Il dato sugli occupati resta tuttavia in netto calo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (-390.000), anche se comunque ci sono segnali di miglioramento complessivi: la crescita dell’occupazione a novembre riguarda entrambe le componenti di genere, i dipendenti a tempo indeterminato, gli autonomi e tutte le classi d’età ad eccezione dei 25-34enni che, insieme ai dipendenti a termine, segnano una riduzione.

In particolare, tra i dipendenti sale il numero di quelli a tempo indeterminato (+73 mila) e cala quello dei contratti a termine (-40 mila), mentre è ancora in vigore il blocco dei licenziamenti. Inoltre, gli occupati over50 crescono di 130 mila unità “per effetto della componente demografica”, sottolinea l’istituto. Nel complesso il tasso di occupazione sale al 58,3% (+0,2 punti).

Il livello dell’occupazione tra settembre e novembre 2020 è superiore dello 0,6% a quello del trimestre precedente (giugno-agosto 2020), con un aumento di +127 mila unità. Nel trimestre cala il numero delle persone in cerca di occupazione (-2,8%, pari a -67 mila).     

Per il quarto mese consecutivo poi, continua l’Istat, con maggiore intensità, la diminuzione del numero di disoccupati, che porta il tasso sotto il 9%. Allo stesso tempo cresce il numero di inattivi, coloro che non hanno un impiego e non lo cercano. A novembre, il numero sale (+0,5%, pari a +73 mila unità) tra le donne, gli uomini, i 25-49enni e gli over65, mentre diminuisce tra 15-24enni e 50-64enni. Il tasso di inattività cresce al 35,8% (+0,2 punti).    

Rispetto a febbraio, i livelli di occupazione e disoccupazione sono inferiori rispettivamente di 300 mila e di oltre 170 mila unità, mentre l’inattività è superiore di quasi 340 mila unità. Sempre rispetto a febbraio, il tasso di occupazione è più basso di 0,6 punti percentuali e quello di disoccupazione torna invece a essere inferiore di 0,5 punti.     

Nel frattempo, sempre l’Istat oggi ha evidenziato nel III trimestre un balzo del reddito delle famiglie e del loro potere d’acquisto, dopo il forte calo registrato nel secondo trimestre legato alle restrizioni per arginare i contagi da Covid, “raggiungendo livelli di poco inferiori a quelli del terzo trimestre del 2019”. 

Nel dettaglio, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato del 6,3% rispetto al trimestre precedente, mentre la spesa per consumi finali delle famiglie è cresciuta del 12,1%. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 14,6%, in diminuzione di 4,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ma in crescita di 6,5 punti rispetto al terzo trimestre del 2019.

“Il marcato recupero dei consumi nel terzo trimestre – osserva l’istituto – ha determinato una sensibile riduzione del tasso di risparmio che rimane comunque a livelli molto superiori a quelli medi”. A fronte di una variazione del -0,3% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto al trimestre precedente del 6,6%. 

Nel III trimestre del 2020, inoltre, la pressione fiscale è stata pari al 39,3%, in riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nei primi nove mesi dell’anno la pressione fiscale si attesta al 39,9% del Pil, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al 39,4 del 2019, per la minore flessione delle entrate fiscali e contributive (-7,5%) rispetto a quella del Pil a prezzi correnti (-8,7%).      

Sul fronte dei conti pubblici, infine, l’Istat ha sottolineato che nel III trimestre 2020 il rapporto deficit/Pil è balzato al 9,4% dal 2,2% nello stesso trimestre del 2019. “In termini assoluti – ha osservato l’istituto nel commento – il peggioramento dei saldi è dovuto sia alla riduzione delle entrate, sia al consistente aumento delle uscite, dovuto alle misure di sostegno introdotte per contrastare gli effetti dell’emergenza economica e sanitaria su famiglie e imprese”.

AGI – Le Borse asiatiche imitano Wall Street: ignorano gli scontri a Washington e strappano nuovi record. Gli investitori  scommettono su nuovi massicci stimoli, dopo che i dem hanno preso il controllo del Congresso.

Il Nasdaq per la prima volta sfonda il muro dei 13.000 punti e segna +2,56%.  

A Tokyo il Nikkei vola al top da 30 anni e avanza del 2,13%.

Anche Seul sale a livello record e cresce del 3,4%.

Hong Kong cresce dello 0,85%, nonostante i delisting e i bandi dell’amministrazione Trump alle aziende cinesi.

Shanghai invece cede lo 0,6%

 

I future a Wall Street sono in rialzo dopo le nuove chiusure record di ieri. I future sul Dow Jones guadagnano lo 0,55%, quelli sullo S&P lo 0,5% e quelli sul Nasdaq lo 0,35%

 

AGI – La Borsa di Francoforte ha chiuso su un nuovo record, con il Dax che ha terminato per la prima volta la seduta sopra i 13.800 punti, guidato dalla prospettiva di una ripresa economica anche se la Germania ha appena esteso le sue restrizioni contro il nuovo coronavirus.

L’indice di punta ha guadagnato 240,75 punti (+1,76%) per finire a 13.891,97, dopo aver raggiunto un nuovo massimo nella sessione a 13.919,23 punti. L’MDax dei valori medi ha preso lo 0,20%, a 31.121,01 punti. L’ultimo record risale alla data di chiusura del 28 dicembre, quando il Dax aveva flirtato con la barra di 13.800 punti. 

“Gli investitori hanno colto l’opportunità del recente calo per acquistare di nuovo”, ha osservato l’analista indipendente Timo Emden. “Gli ottimisti hanno ripreso il potere“, ha aggiunto l’esperto, il giorno dopo l’incontro tra Angela Merkel e dei leader dei 16 Stati federali che hanno deciso di estendere e rafforzare il lockdown parziale in vigore per limitare la diffusione della pandemia. 

Ma le annunciate vittorie dei Democratici alle elezioni senatoriali della Georgia sostengono la speranza di ulteriori stimoli all’economia, mentre gli operatori “puntano sempre più al traguardo psicologico dei 14.000 punti”, ha proseguito Emden.  

 Il titolo migliore è stato quello di Deutsche Bank (+5,99% a 9,38 euro), mentre lo specialista nelle consegne di pasti Delivery Hero (-3,99% a 138,35 euro), che dovrebbe beneficiare dell’estensione restrizioni, ha subìto prese di profitto dopo l’aumento di ieri.

Bene diverse società cicliche, la cui attività dipende più fortemente dallo stato dell’economia, in particolare Lufthansa (+4,15% a 10,54 euro, a MDax), Covestro (+2,77% a 52,70 euro), Basf (+ 4,61% a 67,37 euro) e Bayer (+3,95% a 51,43 euro). Male invece gli immobili, tipico bene rifugio in caso di turbolenze di mercato, come Deutsche Wohnen (-3,82% a 41,60 euro) e Vonovia (-4,02% a 57,24 euro). 

AGI – Amazon ha lanciato un fondo da due miliardi di dollari per “creare o preservare” più di 20 mila case a prezzi accessibili a Washington, Virginia e Tennessee. Lo ha annunciato in un comunicato il colosso dell’ecommerce che che si è detto pronto a offrire prestiti e sovvenzioni “sottocosto” alle società edili, alle agenzie pubbliche e alle organizzazioni guidate da minoranze intenzionate a partecipare al progetto.

Le aree scelte dalla società di Jeff Bezos sono le tre in cui prevede di avere presto 5.000 nuovi dipendenti. Amazon da anni viene accusata di comportare un sensibile aumento dei prezzi delle abitazioni nelle zone in cui decide di investire o costruire uno dei suoi mega centri di smistamento merci.

Alcune delle unità abitative saranno di nuova costruzione, ma nel programma Amazon intende anche istituire un fondo per fare in modo che gli attuali alloggi a prezzi accessibili restino tali. Il fondo “contribuirà ad assicurare che le famiglie moderatamente a basso reddito possano permettersi un alloggio in aree urbane ben fornite dal punto di vista dei servizi”.

Il primo investimento del suo “Housing Equity Fund”, per un totale di oltre 567 milioni di dollari, renderà disponibili fino a 1.300 appartamenti a prezzi accessibili ad Arlington e 1.000 a Puget Sound attraverso prestiti e sovvenzioni alle autorità locali per l’edilizia.

Amazon fornirà anche 125 milioni di dollari in sovvenzioni in contanti alle imprese, alle organizzazioni no-profit e alle organizzazioni guidate da minoranze che affermano di contribuire a sviluppare soluzioni inclusive per la crisi degli alloggi a prezzi accessibili, che pare abbiano un impatto più forte sulle comunità di colore.

AGI – Ammonterebbe a circa 14 miliardi il piano cui starebbe lavorando il governo per assumere i non-performing loans di UniCredit con l’obiettivo di rendere piu’ attraente per la seconda banca piu’ grande del Paese l’accordo per Mps.

Secondo quanto riporta Reuters, l’AMCO, gestore dei crediti in sofferenza di proprietà dello Stato, sta cercando di riscuotere una quota significativa di UniCredit e di liberare Mps dai suoi prestiti ad alto rischio.

Sarebbe questo un modo per venire incontro alle richieste di Unicredit per una ‘dote’ più consistente ai fini dell’integrazione con Mps. L’ipotesi piace al mercato visto che il titolo UniCredit balza del 7% sui massimi di seduta a 8,03 euro, mentre Mps segna un rialzo del 4,2% a circa 1,14 euro.

AGI – Il settore dei servizi ancora non riesce a decollare in Europa e resta il freno principale per l’economia. A pesare sull’andamento del mese di dicembre è ancora una volta l’aumento dei contagi da Covid-19 e le nuove restrizioni attuate dai Paesi. Tutti gli indici Pmi, elaborati da Ihs Markit, restano infatti sotto la soglia dei 50 punti, il che sta a significare un’attività in contrazione.

Il Pmi servizi dell’Eurozona a dicembre si colloca a 49,1 punti, in aumento rispetto a novembre (45,3) ma inferiore alle attese che stimavano un 49,8. In particolare per l’Italia Ihs Markit sottolinea che il terziario rimane un “freno significativo” per la ripresa.

L’indice è leggermente aumentato a dicembre a 39,7 dai 39,4 di novembre ma si tratta comunque della “quinta contrazione mensile consecutiva della produzione terziaria italiana”. L’indice composito sale a 43 da 42,7. 

“I dati Pmi di dicembre ci hanno fornito non molte notizie positive per il settore terziario italiano, che è rimasto in un profondo stato di contrazione viste le nuove misure restrittive”, spiega Lewis Cooper, Economist presso la Ihs Markit.

“L’attività economica ha di nuovo segnato un calo sostanziale, con la domanda nazionale ed estera ulteriormente soffocata dalle misure adottate. – aggiunge – Alla fine di questo quarto trimestre, l’ottimismo è comunque aumentato registrando il livello maggiore degli ultimi tre mesi, grazie alle notizie positive sul vaccino e alle speranze di una forte ripresa economica nel 2021. Ciononostante, il terziario rimane un freno significativo per la prestazione economica italiana, con un rapido crollo dell’attività che ha controbilanciato il nuovo rialzo della produzione manifatturiera. Fino a quando le restrizioni non verranno allentate, la contrazione del settore terziario inciderà pesantemente su qualsiasi ripresa”.

Entrando nel dettaglio degli altri Stati, il Pmi servizi definitivo della Germania di dicembre sale a 47 punti rispetto ai 46 di ottobre, al di sotto dei 47,7 punti del preliminare. L’indice Pmi servizi in Francia si attesta a 49,1 punti rispetto ai 38,8 del mese precedente, sotto le attese a 49,2 punti.

In Spagna invece avanza a 48,09 da 39,5 a novembre, oltre le attese che prevedevano un rialzo a 45. Infine in Gran Bretagna sale a 49,4 da 47,6 segnato a novembre e contro un atteso 49,9.

Riassumendo, l’attività economica della zona euro ha subito una contrazione più forte di quanto si pensasse alla fine del 2020 e potrebbe peggiorare questo mese poiché le nuove restrizioni per contenere il coronavirus hanno colpito duramente il settore dei servizi. Con l’impennata dei contagi, i Paesi europei hanno chiuso infatti i servizi di ristorazione – bar e ristoranti – mettendo così un freno a questo comparto.

Nel frattempo, con la disoccupazione in aumento e il debito che ha raggiunto livelli record, la Banca Centrale Europea ha lanciato il mese scorso ulteriori misure di stimolo per far uscire l’Eurozona da una doppia recessione.

Ma si prevede che l’economia guadagnerà slancio nel corso di quest’anno grazie alle speranze di un vaccino, come ha rilevato un sondaggio Reuters di dicembre, e tornerà ai livelli pre-crisi entro due anni.

L’indice composito della produzione futura è salito a 64,5 da 60,4, la sua lettura più alta dall’aprile 2018: “Siamo in una situazione di buio prima dell’alba. C’è luce alla fine del tunnel, ma il tunnel è più lungo di quanto ci aspettassimo inizialmente”, ha osservato un analista di Ing, Bert Colijn.

AGI – Un’eventuale presenza dello Stato italiano nel nuovo gruppo automobilistico Stellantis “non può e non deve essere un tabù”: lo ha affermato il viceministro dell’Economia Antonio Misiani in un’intervista a Repubblica, precisando che un simile intervento andrebbe costruito in modo consensuale. “L’operazione Stellantis coinvolge l’interesse nazionale dal punto di vista occupazionale e industriale”, ha sottolineato Misiani, “anche per questa ragione un’eventuale presenza dello Stato italiano nel capitale sociale del nuovo gruppo, analogamente a quella del governo francese, a mio giudizio non può e non deve essere un tabù”.

Per il viceministro, però, un investimento pubblico nella società nata dalla fusione fra Fca e Peugeot richiede condizioni “che ad oggi non ci sono”. “Non possiamo certo pensare a un’operazione ostile, un intervento di questo tipo va costruito in modo consensuale. E deve essere funzionale ad una strategia di politica industriale”, ha avvertito. 

AGI – “È davvero singolare che mentre si è di fronte al più grande accordo finanziario e industriale europeo, il governo italiano, dopo aver concordato un ingente prestito, rischi di fare da spettatore e la maggioranza stia morendo di tattica nel discutere sulla composizione dell’eventuale nuovo esecutivo”. “Questo è grave”, sottolinea il segretario della Cgil Maurizio Landini in un’intervista a la Repubblica parlando delle nozze tra Fca e Peugeot confluite in Stellantis, una nuova società. Landini sostiene che “sono almeno dieci, quindici anni che i governi non si sono occupati di politica industriale, hanno lasciato che fossero le regole del mercato a guidare con i risultati che vediamo” e “senza una politica di sistema – teme – quell’intesa non produrrà gli effetti necessari”.

Poi Landini sottolinea che “sicuramente siamo di fronte a un passaggio storico perché quello che ha portato a Stellantis “è il più grande accordo finanziario e industriale tra soggetti privati che si è realizzato in Europa. Il tutto in un settore strategico come quello della mobilità”. Pertanto per Landini “torna la centralità industriale della produzione di mezzi per il trasporto di persone e merci. E questo accade mentre l’Europa ripensa, con il Next Generation Eu, le logiche della mobilità, della sostenibilità ambientale e digitale mettendo a disposizione degli Stati miliardi di euro come non se ne erano mai visti, in una logica, in più, di condivisione del debito”. Un accordo che si prefigura come un opportunità, dunque, ma per coglierla “occorre fare sistema, cosa che fin qui non si è visto”, precisa il segretario Cgil, che invita: “Ciascuno faccia la sua parte: l’impresa investa sull’innovazione, la qualità del lavoro e l’occupazione; il governo fissi le linee di politica industriale necessarie in una logica europea”. Perché “tutto si lega: la politica industriale con le energie rinnovabili; la formazione del lavoro con la qualità della produzione”.

Tant’è che per Landini “Questa è un’occasione anche per ridisegnare la stessa filiera della componentistica perché la lunga catena del valore che si è imposta nei decenni del neoliberismo ha mostrato tutti i suoi difetti proprio durante questi mesi terribili del coronavirus”. Basti pensare “solo al problema della produzione della batterie per l’alimentazione delle auto elettriche”, conclude il segretario sindacale, che guarda all’accordo con questa prospettiva: “Deve dare impulso a scelte strategiche per cambiare il nostro sistema della mobilità, che vuole dire non solo l’auto, ma anche il trasporto pubblico locale, i treni, le navi, il sistema infrastrutturale. Tutto ciò richiede la presenza in campo di gruppi che non casualmente sono controllati dal pubblico: Enel, Eni, Snam, Terna. Sulla mobilità e sulle energie rinnovabili ci giochiamo il futuro”.

AGI – Il Regno Unito lancia un nuovo piano da 4,6 miliardi di sterline (quasi 5,1 miliardi di euro) per aiutare le aziende colpite dalla crisi innescata dal Covid.

“Il nuovo aiuterà le imprese a superare i mesi a venire – e soprattutto servirà a mantenere i posti di lavoro, in modo che i lavoratori possano essere pronti a tornare quando saranno in grado di riaprire”, ha spiegato in un comunicato il ministro delle Finanze, Rishi Sunak.

Negozi, bar e ristoranti riceveranno fino a 9.000 sterline, a vantaggio di centinaia di migliaia di aziende per un valore di 4 miliardi di sterline, secondo il comunicato del ministero delle Finanze. Il governo sta anche istituendo un fondo di 600 milioni di sterline per coloro che non avrebbero diritto a questo nuovo aiuto.

“Annunciamo nuove iniezioni di denaro per aiutare imprese e posti di lavoro fino alla primavera”, ha detto Rishi Sunak, citato nel comunicato stampa. “La nuova variante del virus rappresenta una sfida enorme per noi e anche se il vaccino viene distribuito dobbiamo adottare misure più rigorose”, ha aggiunto.

Il premier britannico Boris Johnson ha annunciato ieri sera il ritorno al lockdown di tutta l’Inghilterra da oggi per lottare contro la diffusione del nuovo ceppo del coronavirus, più contagioso. Questa nuova misura, rigorosa come quella messa in atto la scorsa primavera, prevede la chiusura delle scuole e, se le condizioni lo consentiranno, durerà fino a metà febbraio.

Il governo britannico ha già sborsato circa 300 miliardi di sterline per mantenere a galla l’economia dall’inizio della crisi sanitaria, a costo di un disavanzo e debito pubblico in ascesa senza precedenti. E a metà dicembre aveva deciso di prorogare il regime di disoccupazione parziale fino alla fine di aprile. 

AGI – “Se si tengono aperti i ristoranti fino alle 18, significa che l’80 se non l’85% del fatturato è perso. Ma essendo aperti, ristori o sovvenzioni non sono previsti. Settore in ginocchio. È una catastrofe. Un effetto domino. Chi s’è riempito la bocca con le eccellenze gastronomiche italiane, adesso se n’è dimenticato. Perché, al fondo, non capisce l’artigianato né l’agricoltura che sono invece la struttura portante della nostra economia”.

A parlare è Daniele Cernilli, giornalista e ideatore dei “Tre bicchieri”, metro di valutazione della qualità dei vini secondo il Gambero Rosso, curatore per molti anni della stessa Guida, vice e poi direttore del mensile, al secolo “Doctor Wine”, titolare dell’omonimo sito di critica enologica e di una guida di successo con questo marchio. Dice Cernilli: “Con l’HoReCa ferma (acronimo di Hotellerie-Restaurant-Café o Catering che dir si voglia, ndr), tutti coloro che si sono affidati all’HoReCa come punto di riferimento sono oggi distrutti. E nella maggior parte dei casi sono piccoli e medi produttori che non possono sostenere il peso e gli oneri della grande distribuzione”, sottolinea Cernilli.

Eppure per il mondo del Wine è stata una vendemmia eccellente quella 2020, come certificato anche dalla ministra per le Politiche agricole Teresa Bellanova. Ma per i consumi è il semestre peggiore di sempre: gli scambi complessivi di vino hanno fatto registrare un calo pari al 15,2% per una perdita di circa 1,4 miliardi di euro rispetto allo stesso semestre di un anno fa.

L’andamento peggiore è quello delle bollicine: -28,8%, secondo i dati dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma diffusi a metà ottobre. Tendenza più o meno confermata lo scorso 14 dicembre dall’analisi dell’Osservatorio Unione italiana Vini (Uiv) e da Ismea con un trend di contrazione a valore del 9% tra domanda interna ed estera. Crollano i top di gamma, come lo Champagne in favore di prodotti più accessibili. In sintesi, secondo Uiv”. A fronteggiare le cadute e le chiusure forzate dell’HoReCa, saranno pertanto la Grande distribuzione organizzata e off-trade, che aiuteranno a tenere a galla un mercato del fuori casa attualmente in semi-lockdown.

Questo è il momento dell’e-commerce in tutti i sensi e per tutti i prodotti”, dichiara Marina Cvetic, titolare delle abruzzesi Tenute Agricole Masciarelli, marchio che esporta in tutto il mondo ma che al momento vive una fase di sospensione: “Si vende solo online con delivery a casa. Il resto va a singhiozzo”, dice Cvetic, a cui il marito Gianni, scomparso nel 2008, aveva dedicato un vino di successo.

“Nessuno fa budget o promesse, perché sa che non le può mantenere. Il mondo reale è sospeso fino a… Ma a quale data? Non si sa. Chi dice aprile, chi giugno. L’Abruzzo oggi è rosso, ieri era arancione. Un caos, al quale non sono estranei i governatori, che ci condiziona”, riassume Cvetic. 

“Le cantine oggi sono piene di vino”, analizza Daniele Cernilli. “E finché si tratta di Barolo, Barbaresco o Brunello di Montalcino, vini che possono restare lì a invecchiare, va tutto bene, ma se si deve fare Moscato d’Asti, o lo si vende adesso o non lo si vende più e rimane in capo alle aziende che l’hanno prodotto”. Ci sono poi problemi veri di spazio e di stoccaggio con cui fare i conti. “Un vino bianco del 2019  non tutti sono disposti a comprarlo”, rileva Cernili: “Quindi che ci fai? Una distillazione a 10 euro al litro…?”

Cantine piene, prezzi in caduta? Alla domanda precisa Marina Cvetic, titolare delle Tenute Masciarelli, risponde che “un crollo dei prezzi significherebbe una svendita dei prodotti e, di conseguenza, anche del brand italiano, situazione che va evitata”. Quindi, racconta, in un confronto aperto tra la ministra Bellanova  e le associazioni di categoria “si è arrivati ad un accordo per cercare di finanziare in qualche modo l’eccedenza ipotetica sia di campagna sia di cantina”.

Cosa significa di preciso? Ai produttori Bellanova ha garantito che se mandano il vino in distilleria per fare alcol, viene rimborsato loro un tot. Commenta Cvetic: “Vini vecchi, di 5 anni fa, sono stati mandati in distilleria per diventare alcol, ciò che ha contribuito a svuotare un po’ le cantine, almeno per un 20%. E anche il prezzo dell’alcol  è così sceso un po’”.

La ministra ha anche consigliato i produttori di produrre un 10-20% in meno per settembre-ottobre di quel che normalmente viene prodotto, promettendo loro di sovvenzionare un tot per quintale sulla base di un prospetto preventivo. “Che equivale a una sorta di rimborso spese”, precisa Cvetic. “E questo ha permesso di tutelare il brand Italia, l’agricoltura e la svendita dei prezzi”, spiega.

“Le stime sulle vendite in Italia e all’estero in questa congiuntura – osserva Paolo Castelletti, segretario generale Unione italiana vini – premiano la maggiore versatilità di gamma delle bollicine italiane, in grado di reagire con più elasticità alle dinamiche di mercato, però – aggiunge – occorre ricordare come a fronte di una sostanziale tenuta dei volumi, anche i nostri sparkling (scintillanti) stiano pagando un caro prezzo sulla partita valore, all’estero come in Italia”.

Castelletti invita a “monitorare” un fenomeno ascrivibile sia “al minor potere d’acquisto dei consumatori e a un conseguente effetto sostituzione”, sia “a inaccettabili condotte speculative riscontrate lungo le catene commerciali off e online”.

“Solo i grandi marchi forse riescono a cavarsela – osserva Daniele Cernilli – ma piccoli produttori, negozi di vicinato e piccola produzione locale, anche di altissima qualità, se non c’è la ristorazione aperta e non c’è più il turismo non esistono”. “Il mondo del vino è molto dinamico e non si siede sugli allori”, dice con orgoglio Marina Cvetic. “Tutti faticano e cercano di creare delle opportunità di business. Si sa che fino ad aprile bisogna tenere duro e poi dovrebbe ripartire il mercato”.

“Il vino continua a viaggiare, rispetto ai prodotti più deperibili. Certo, ci sono dei vini più o meno deperibili”, sottolinea Cernilli, “ma il problema è che tutto il circuito di questo mondo è bloccato. E quando finiranno cassa integrazione e sostegni vari ci saranno milioni di persone senza lavoro”.

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