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La Regione Lazio si è dotata di un nuovo fondo di investimento per finanziare le startup (la notizia sul Sole24Ore). Si chiama Lazio Venture e ha una dotazione di 56 milioni di euro. È l'ultima iniziativa per stimolare la nascita di un tessuto imprenditoriale innovativo lanciata da Lazio Innova, società controllata dalla Regione. Difficile avere l'ufficialità dei dati, ma dovrebbe trattarsi del fondo regionale più grosso in Italia, e apre uno scenario del tutto inedito.

Non si tratta di un fondo che darà soldi alle startup, ma che investirà con altri fondi in startup. Un aspetto non secondario, perchè Lazio Venture, così si chiama il fondo, si affiderà alle competenze di investitori istituzionali per investire al meglio. Un fondo ha come obiettivo principale investire bene e garantirsi ritorni da quell'investimento. L'obiettivo del Lazio non è quindi finanziare a pioggia le neoimprese innovative, ma farlo in maniera oculata, al fine di guadagnarci. 

Come opererà il fondo Lazio Venture

Finora sono 16 i fondi di investimento che si sono proposti alla Regione, spiegano dalla società. Alcuni sono già stati scelti come partner. Da quello che racconta ad AGI la controllata della Regione, investirà in due tipi di "veicoli cofinanziati": fondi già esistenti e fondi paralleli creati ad hoc (questa seconda opzione è quella obbligata nei casi di dotazione più elevata). Il co-investimento sarà pubblico per il 60% e privato per il 40%. Tradotto, per ogni 6 euro investiti da Lazio Venture, il fondo privato ne dovrà mettere sul piatto 4. Questo dovrebbe consentire investimenti complessivi pari a 100 milioni.

Lo stesso rapporto tra capitale privato e pubblico dovrà essere poi mantenuto negli eventuali 'follow-on', cioè negli investimenti successivi al primo in una startup già partecipata. A meno che non siano passati più di 7 anni dalla prima vendita commerciale della società: in queso caso, il rapporto del follow-on potrà essere invertito (4 euro pubblici e 6 privati). 

Le prerogative nell'investimento, la ricerca delle startup

L'altro incentivo all'investimento è costituito da due agevolazioni. La prima riguarda una "ripartizione preferenziale dei profitti". In sostanza Lazio Venture può decidere di destinare ai privati una fetta di profitti superiore a quanto spetterebbe loro in base alla quota di capitale acquisita. C'è, infine, un contributo a fondo perduto. Lazio Innova potrà rimborsare il 50% delle spese sostenute per "attività di esplorazione sul territorio nazionale".

Cioè se il fondo di venture capital spenderà soldi per scovare e selezionare startup e accompagnarle in percorsi di accelerazione. Il primo venture capital ammesso al programma sarà reso noto a dicembre. Un secondo blocco di selezionati sarà annunciato tra giugno e luglio 2018.

Come funziona un fondo di fondi e perché può fare bene alle startup italiane

Il Fondo di fondi è uno strumento finanziario che non si rivolge all'investimento diretto nel capitale delle società ma alla partecipazione in un altro fondo. Punta quindi a un impatto sistemico, più vasto rispetto a un'operazione diretta. Se ne parla, ultimamente, soprattutto per le startup. Perchè? L'ecosistema italiano è caratterizzato dalla penuria di capitali di rischio. Mancano cioè le risorse che possano sostenere la crescita delle società innovative: secondo il Venture Capital Monitor dell'Associazione italiana private equity (Aifi), nel 2016 si sono investiti in neoiprese innovative 181 milioni.

Un dato che, oltre a essere molto lontano dagli altri Paesi, va ulteriormente scremato perché include anche i fondi destinati a società fondate da italiani con sede all'estero. Sgravi fiscali e normative di vantaggio hanno promosso la nascita di startup ma non sono bastati per sostenerle. La mancanza di risorse concorre infatti a rendere complicata la loro crescita: sempre secondo l'Aifi, l'86% delle startup italiane è in fase embrionale. 

"In italia manca un mercato del capitale di rischio"

Come ha sottolineato Innocenzo Cipolletta, presidente dell'AIfi, "manca un vero mercato del capitale di rischio e fondi di una certa dimensione che possano investire da 5 a 20 milioni su tempi lunghi". Per permettere alle startup di maturare. Ed è qui che le istituzioni hanno cominciato ad intervenire. Non più con policy rivolte alla nascita delle imprese, ma con strumenti finanziari specifici. È in questo quadro che si inseriscono i fondi di fondi, con i quali società a partecipazione pubblica affiancano i venture capital con due obiettivi: ampliare la dotazione e (in alcuni casi) mitigare il rischio d'investimento. 

Al momento, l'iniziativa più corposa realizzata in Italia è il Fondo di Fondi di Venture Capital (FoF VC), gestito da Fondo Italiano d'Investimento SGR (società partecipata da ministero dell'Economia e delle Finanze, Cassa depositi e prestiti e alcune tra le maggiori banche del Paese). Nato nel settembre 2014 per "contribuire alla professionalizzazione del mercato del venture capital italiano" e per rappresentare "una valida alternativa di asset allocation per investitori professionali interessati a diversificare il proprio portafoglio in questo specifico segmento", a luglio 2017 ha chiuso la raccolta a 163 milioni di euro (oltre il target fissato di 150). Fino a ora ha sottoscritto 5 fondi di venture capital (che a loro volta hanno investito in più di 40 startup) per un totale di 62 milioni. Quattro hanno focus sul mercato italiano:

  • Innogest Capital II (15 milioni di euro),
  • Barcamper Ventures (17 milioni),
  • Vertis Venture II IDT (17 milioni) e
  • Oltre II (3 milioni).
  • Uno su quello europeo: Sofinnova Capital Partners VIII (10 milioni)

Sono poi state avviate iniziative regionali o locali. La Alpine grown investment platform ha raccolto 70 milioni tra stanziamenti delle regioni italiane (15 sono arrivati dalla Lombardia) e 30 del Fondo europeo per gli investimenti. Dovrebbero contribuire alla nascita di un fondo di fondi dedicato alle startup del territorio. La Regione Lazio, tramite la controllata Lazio Innova, ha creato Lazio Venture. Questo fondo di fondi ha una dotazione fino a 56 milioni di euro. Prevede non solo una compartecipazione agli investimenti ma anche un contributo a fondo perduto per le spese di accelerazione e una distribuzione asimmetrica degli utili in favore dei venture capital. 

Ciampalini: "Non cerchiamo solo soldi, ma anche competenze"

 "Con i venture capital non arrivano solo capitali ma anche competenze e relazioni". Andrea Ciampalini, direttore generale di Lazio Innova, spiega gli obiettivi e il funzionamento di Lazio Venture, il Fondo di fondi creato con risorse pubbliche per stimolare il mercato del capitale di rischio nella regione. "L'obiettivo principale – continua Ciampalini – è incrementare nel Lazio il numero degli investitori professionali. Pensiamo che questo rappresenti una grande opportunità per chi vuole fare impresa innovativa". La struttura del fondo di fondi incentiva gli investimenti. E punta a renderli più "pazienti". 

"L'orizzonte temporale tiene conto di un primo periodo di investimento di almeno 5 anni, e poi di un successivo periodo di disinvestimento, che può variare da fondo a fondo, e che tiene conto anche dell'obiettivo di uscire dalle startup alle miglior condizioni possibili. Per questo può essere così lungo". Le risorse di Lazio Venture potranno essere destinate a fondi già esistenti o (nei casi con dotazione più elevata) a fondi paralleli creati ad hoc. Le singole scelte dipenderanno dal comitato di investimento di Fare Venture (che include Lazio Venture e Innova Venture). 

"Una soluzione per mitigare la debolezza italiana"

"Ma – aggiunge Ciampalini – il fondo parallelo è lo strumento maggiormente richiesto, perchè molti dei fondi che hanno fatto domanda su Lazio Venture operano in tutta Italia e non solo". Al di là degli strumenti, "saranno privilegiati quei fondi che più di altri dimostreranno di essere in grado di fare buoni investimenti nell'ambito di una strategia chiara e credibile per il Lazio". La regione si è riservata, allo stesso tempo, anche la possibilità di investire direttamente nel capitale delle startup. Lo farà con i 24 milioni destinati ad una nuova società: Innova Venture.

Il fondo dei fondi può essere quindi una soluzione per mitigare la storica debolezza italiana nel mercato del capitale di rischio? "Pensiamo che il pubblico possa fare molto per incentivare nuovi operatori privati a investire nelle startup", afferma Ciampalini. "I benefici che con Lazio Venture, ma anche con Innova Venture, garantiamo in termini di ripartizione asimmetrica dei profitti (ovvero il fatto che Lazio Innova rinunci a una parte dei suoi profitti a vantaggio degli altri investitori) e di contributo a fondo perduto per la copertura del 50% dei costi di scouting sostenuti dai gestori dei fondi vanno certamente in questa direzione".

Manzella: "Vogliamo evitare la sindrome 'Smetto quando voglio'"

 "Il Lazio ha in piccolo molti dei problemi italiani: università spesso ancora troppo lontane dal mondo dell'impresa, poco capitale di rischio e pochi operatori specializzati in questo settore, un dialogo ancora incompleto tra startup e grande impresa innovativa. Penso che il Fondo dei Fondi aggredisca alcuni di questi nodi. Non so se li sciolga tutti. Sicuramente contribuisce a farlo". Lo afferma Gian Paolo Manzella, consigliere regionale in quota Pd e promotore di Lazio Innova, la società a controllo pubblico nata per sostenere l'innovazione sul territorio.

Da una costola di Lazio Innova è nato Lazio Venture, fondo da 56 milioni che punta a stimolare gli investimenti nelle startup locali. Il consigliere Pd della Regione Lazio cita 'Smetto quando vogliò, il film di Sydney Sibilia, ambientato a Roma, in cui un gruppo di ricercatori delusi dall'Università inizia a produrre e trafficare stupefacenti. "È una storia che parla del talento incompreso che c'è in questa città. Ecco, questo fondo è un pezzo della politica che vogliamo mettere in piedi per far sì che questi ragazzi, in certi casi veri e propri geni, possano usare il loro talento". 

Roma Startup: "Il modello è Israele"

 "Lo strumento del fondo di fondi è un pezzo fondamentale sulla scacchiera perchè dice esplicitamente ai venturecapital di venire ad operare qui, a Roma. È un'idea che abbiamo mutuato da Israele". Gianmarco Carnovale, presidente di Roma Startup, non nasconde il suo entusiasmo per il fondo dei fondi Lazio Venture istituito dalla regione. Un'azione che "si innesta sulla serie di altri strumenti concordati con l'assessore Fabiani e messi in campo da Lazio Innova. Tra questi ricordo il grant per il micro-seed, il fondo di coinvestimento diretto, il rimborso dell'irap e i fondi di co-finanziamento per gli eventi".  

Roma Startup è stata tra le associazioni coinvolte nella fase di elaborazione della strategia per far crescere il mercato degli investimenti regionali. "È noto che ci vogliano circa 20 anni a costruire una startup city matura da zero e Roma è ormai al settimo anno del suo percorso, in ritardo di quindici anni rispetto alle altre grandi città europee ma unica nel Paese ad avere una strategia definita in tal senso". 

 

La società di Elon Musk ha attraversato un ottobre che avrebbe abbattuto un toro: la produzione che ritarda, i licenziamenti senza preavviso di centinaia di lavoratori, auto richiamate per sistemi di sicurezza inceppati. Eppure. Eppure in borsa sembra che nulla di tutto questo sia successo. Di solito notizie così sono lacrime per le case automobilistiche. Per Tesla (che casa automobilistica è, per quanto sui generis) no: le sue azioni valgono 355,57 dollari: da inizio mese hanno guadagnato il 4%, nell'ultimo anno l'83%.

Il lancio difficile della Model 3, il modello 'pop' 

Il 28 luglio, Tesla ha battezzato la produzione della Model 3, la sua auto meno costosa. Quella che dovrebbe rendere le elettriche connesse un desiderio raggiungibile. Lo show si era concluso con la consegna delle prime 30 vetture, quasi tutte destinate però a dipendenti. La Model 3 si è proposta come la prima Tesla popolare (anche se costa 35 mila dollari). Ecco perché la società ha parlato di numeri e obiettivi notevoli: 1500 pezzi da produrre entro settembre, 20 mila al mese da dicembre e 500 mila unità in tutto il 2018. Quante ne ha assemblate a settembre? 260 unità, meno di un quinto del previsto (Il Sole 24 ore).  

Il richiamo della Model X, il suv coi sedili che non vanno

Il 12 ottobre un'altra brutta notizia: Tesla richiama 11 mila Model X (il Suv della casa) per problemi di bloccaggio ai sedili. In fase di frenata potrebbero diventare pericolosi. Per la società il malfunzionamento riguarderebbe solo il 3% delle vetture prodotte tra il 28 agosto 2016 e il 16 agosto 2017. Ma meglio non rischiare. Non è il primo inciampo di questo tipo: ad aprile erano stati richiamate 53 mila Model X e Model S per un problema al freno a mano.

A ottobre i primi licenziamenti

Passano due giorni e, il 14 ottobre, la società annuncia senza preavviso il licenziamento di centinaia di dipendenti. Tesla non dice quanti, ma sarebbero tra i 400 e i 700. Motivo: “Una revisione annuale sulle prestazioni dei lavoratori”. Una mossa singolare in un momento in cui gli impianti dovrebbero moltiplicare la capacità produttiva (Fanpage).

I bilanci, mai in attivo

A tutto questo si aggiunge un bilancio mai in attivo. Nell'ultima trimestrale il fatturato derivato dalle vendite di auto è raddoppiato, superando i 2 miliardo di dollari. Ma sono aumentate oltre il previsto anche le perdite nette: 336,4 milioni di dollari (Il Sole 24 Ore).

Ma mercato però dà a Tesla un apertura di credito sterminata

Il mercato sembra però avere nei confronti di Musk un'apertura di credito sterminata. L'analista di Morgan Stanley Adam Jonas ha alzato il prezzo obiettivo delle azioni Tesla da 317 a 379 dollari. E così un gruppo che, fino a ora, ha prodotto poche decine di migliaia di auto, ha una capitalizzazione che sfiora i 60 miliardi di dollari. Oltre Ford (che ha un fatturato 20 volte quello di Tesla ma una capitalizzazione di 47 miliardi) e poco sotto General Motors (66 miliardi).

Forbes elenca 5 ragioni per cui Tesla è una bolla. Gli analisti hanno dato ragioni simili su Cnbc. Dubbi, anche se più moderati, su Business Insider. Voci che si rincorrono in questo periodo, per mettere in guardia gli investitori. 

È vero, la creatura di Musk è, nonostante l'età, una startup. E come tale non può essere valutata solo guardando l'ultima riga di bilancio ma anche in base ai suoi progressi. Per questo la Model 3 è una prova di maturità che già attende Tesla al prossimo confronto, la trimestrale del 25 ottobre. Nel frattempo, però, forse varrebbe la pena non escludere un dubbio: e se Tesla fosse una bolla?  

L'offerta di Lufthansa per Alitalia è di circa 500 milioni di euro, concentrata sulla parte 'aviation' (la flotta, i piloti, gli assistenti di volo e gli slot), il dimezzamento del personale (6.000 posti tagliati), la riduzione dell'attività di corto e medio raggio e un ruolo ancora da definire per Ethiad, l'ex azionista di minoranza con una quota del 49%. È quanto anticipa il 'Corriere della Sera', che cita tre fonti, alla vigilia della scadenza, alle 18 di oggi, dei termini di presentazione delle proposte di acquisto di tutto o parte della compagnia aerea italiana. Le stesse fonti, spiegano al 'Corriere della Sera' che il governo sarebbe orientato a respingere l'ipotesi tedesca a dopo il voto, previsto per marzo, ritenendo i "sacrifici occupazionali intollerabili". L'obiettivo del governo sarebbe quello di negoziare sulla riduzione dei dipendenti in cambio di un ingresso di fondi come F2i, o Cassa Depositi e Prestiti. 

Numeri troppo elevati per il personale di terra

Niente "pacchetto intero", scrive il Corriere, che fa parlare le proprie fonti. Leggiamo: "Alitalia, così com’è, per noi non è interessante né da un punto di vista strategico né finanziario", ragionano ai piani alti di Lufthansa. Il personale di terra, per esempio, presenta numeri troppo elevati. E del resto con la concorrenza negli aeroporti l’handling si trasforma nella parte più sacrificabile. E questo comporta un’incognita sul futuro di circa seimila dipendenti su quasi 12 mila, tanti erano al 28 febbraio quelli dell’ex compagnia di bandiera. "L’Italia è il nostro secondo mercato più importante dopo gli Stati Uniti", ha ripetuto Carsten Spohr, l’amministratore delegato del Gruppo Lufthansa, nelle diverse conversazioni avvenute nel corso dell’anno con questo giornale. "E come la Germania ha un sistema decentralizzato del traffico aereo". L’interesse c’è tutto. "Ma Alitalia deve essere un’altra cosa rispetto a oggi e con Roma stiamo cercando di capire se c’è margine per pensare a una compagnia nuova e più snella", fanno filtrare dal quartier generale a Colonia. Ai tedeschi non basta conservare la quota di mercato nel nostro Paese: vorrebbero anzi incrementarla anche utilizzando la divisione a basso costo Eurowings sulla quale investiranno 1,5 miliardi di euro. La sola integrazione con la parte di Air Berlin rilevata — 81 velivoli, tremila dipendenti — richiederà almeno un anno e per i tedeschi è il momento migliore per rispondere agli attacchi delle low cost: a partire da quella Ryanair che da sola — come calcola proprio Lufthansa in un report interno — "possiede il 13% del mercato europeo contro il nostro 9%", primato che si conferma anche in Italia. Leggi qui l'articolo completo.

Accordo prima o dopo le elezioni?

"I 300 milioni stanziati per Alitalia sono stati decisi per "garantire una cessione in materia ordinata e tranquilla". Lo ha spiegato ieri il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda nel corso di un'intervista televisiva su Rai3. "Anche se mi pesa tantissimo – ha detto – abbiamo preferito dire guardiamo ora per allora". Calenda ha assicurato in realtà che "l'accordo per la vendita sarà precedente al periodo elettorale, ma il problema – ha fatto notare – è che dal momento in cui si fa l'accordo al momento in cui il cespite passa in mano all'acquirente ci vogliono molti mesi. Sarà il periodo di un nuovo governo. Noi abbiamo preferito dotare adesso il capitale per fare quel percorso. Le offerte – ha assicurato – arriveranno domani (lunedì 16, ndr), poi andranno negoziate e discusse". 

 "Loro sono bravi nella creazione di guide, noi nella prenotazione ma meno sui contenuti. Siamo complementari". Ecco perché Musement, servizio che permette di acquistare biglietti ed esperienze di viaggio, ha acquisito l'olandese Triposo, una guida turistica digitale redatta automaticamente, grazie all'intelligenza artificiale. A spiegare l'operazione è Alessandro Petazzi, fondatore e ceo della società italiana. Risponde all'Agi da Las Vegas, dove sta lavorando per crescere negli Stati Uniti, prossima tappa nel percorso di espansione. Triposo e Musement si incastrano perfettamente. La prima aveva bisogno di un sistema per monetizzare, la seconda di un modo per raccontare le mete di viaggio.

Anche Musement produce "consigli", ma lo ha fatto fino a ora in modo manuale. E così, afferma Petazzi, "È impossibile coprire un numero elevato di città". Triposo, invece, grazie al machine learning (cioè a software capaci di elaborare dati e imparare dall'esperienza) può trattare "decine di milioni di punti di interesse". L'altro "incastro" riguarda la monetizzazione: Musement ha raccolto circa 16 milioni di dollari in tre round (l'ultimo, da 10 milioni, è arrivato un anno fa). 

Nel 2017 è stato utilizzato da 500 mila persone per acquistare biglietti e si attende di chiudere l'anno con un fatturato raddoppiato attorno ai 20 milioni. Anche Triposo è stata capace di attrarre investimenti (8 milioni di dollari) e utenti (l'app è stata scaricata 10 milioni volte) ma, a differenza di Musement, non è riuscita a trasformare la platea in fatturato.

L'asse Milano Amsterdam sul turismo 

I primi contatti risalgono a metà 2016, ma con la prospettiva di un accordo commerciale. "Poi", dice ancora Petazzi, "le trattative si sono evolute e, alla fine del 2016, si è iniziato a parlare di acquisizione. Con un'accelerazione tra la primavera e l'estate di quest'anno". Le due società continueranno a operare in modo indipendente. Combinando le diverse sedi: Musement ha il suo quartiere generale a Milano, Triposo ad Amsterdam. "Ma le tecnologie convergeranno", per offrire un servizio più completo ai viaggiatori. Sia direttamente (tramite i siti e le app di Triposo e Musement) sia indirettamente (sulle altre piattaforma di viaggio). La combinazione tra le due società avrà tre direttrici.

La prima: ampliare l'area che si rivolge alle altre imprese (il cosiddetto b2b), che oggi genera circa un terzo del fatturato. Petazzi fa l'esempio di Hostelworld: "Se prenoti un ostello, la piattaforma ti suggerisce l'acquisto di attività e biglietti. è un nostro servizio. Domani saremo in grado di fare lo stesso proponendo guide di viaggio e consigli personalizzati". E puntando ad accordi commerciali con altre società come Skyscanner o Booking.com. Pare invece più complicato dialogare con TripAdvisor, che in pancia ha già Viator, un concorrente di Musement. Seconda direttrice di sviluppo: "Attingere ai 10 milioni di download di Triposo per offrire anche a quegli utenti la possibilità di prenotare". Terza: "Migliorare l'esperienza di utilizzo sull'app e sul sito di Musement". E poi c'è la prospettiva di un'espansione territoriale. 

Il fondo di venture capital sudafricano Cre punta su Andela. Ha sede a Johannesburg ed è partecipato anche dalla Chan Zuckerberg Initiative, la società che il fondatore di Facebook ha creato con sua moglie per supportare progetti innovativi nel mondo, ma anche dal fondo della società di cloud computing americana Saleforce. Il finanziamento è di 40 milioni di dollari per una startup, fondata nel 2014, che forma e impiega giovani africani nel campo della programmazione informatica.

Si tratta di uno dei maggiori investimenti mai condotti da un fondo africano in una società tecnologica del continente e porta i finanziamenti complessivi ottenuti da Andela a oltre 80 milioni di dollari. Solo l'anno scorso la compagnia si era assicurata una tornata di investimenti da 24 milioni di dollari direttamente dalle casse della Chan Zuckerberg Initiative. È ancora sul diario Facebook dell'azienda il video di un Mark Zuckerberg sorridente che nel mese di settembre 2016 visita la sede Andela di Lagos.

"Oggi siamo entusiasti di annunciare un investimento per Andela di 40 milioni di dollari guidato da Cre e di accogliere formalmente il suo fondatore, Pule Taukobong, nel nostro cda. Questa tornata di investimenti rappresenta per noi una pietra miliare e soprattutto è un attestato della crescita dell'ecosistema tecnologico africano. È il più grande round mai condotto da un Venture Capital africano in un'attivita' africana. Ed è solo l'inizio", si legge in una nota di Cre.

Cosa fa Andela

Andela, che ha iniziato con una squadra di sole sei persone – tre africani, due statunitensi e un canadese – e una classe di quattro studenti, oggi impiega 800 persone e si aspetta di raddoppiare questo numero entro il 2018. Pur con una sede a New York e un piccolo ufficio a San Francisco, il 90% dei suoi dipendenti è in Africa, presso gli uffici di Lagos, Nairobi e Kampala. I corsi di formazione offerti gratuitamente da Andela sono stati seguiti finora da 22.000 studenti e l'obiettivo è arrivare a formare 100.000 programmatori entro il 2024. Dopo sei mesi di formazione pagata, i dipendenti di Andela diventano membri remoti di team di sviluppo software presso aziende esterne. Attualmente Andela conta 112 clienti in 10 paesi, fra cui Viacom, Mastercard Labs, GitHub e SeatGeek solo negli Stati Uniti. 

L'Africa recupera terreno sull'innovazione

"I tecnologi africani saranno a capo di aziende in grado di risolvere alcune delle sfide piu' difficili al mondo e allo stesso tempo invertiranno alcune vecchie idee sbagliate sul talento e sul potenziale", scrive Jeremy Johnson, fondatore di Andela, in un post sul suo blog. "L'ecosistema tecnologico dell'Africa", aggiunge, "è ancora indietro su molti standard, ma noi pensiamo che una pietra miliare come questa non faccia che sottolineare come l'Africa significhi business e come chiunque prenda sul serio il futuro dovra' iniziare a prestare molta attenzione a quest'area geografica".

​Un lavoro lo avevano. Se lo erano creati da soli, una società di consulenza per aziende che vogliono usare l’ecommerce per allargare il loro mercato online. Ma le aziende, negli ultimi anni, cominciavano a fare tutte la stessa domanda: come facciamo a capire che prezzi hanno i nostri concorrenti? Una risposta che loro non avevano. Però Davide Lugli e Maximilian Lanaro, 41ennni di Carpi, sono due ingegneri. “Due nerd”, come si definiscono. E hanno cercato una soluzione. Un algoritmo che legge i prezzi online di tutte le società che hanno un ecommerce. Lo hanno fatto, hanno creato un occhio digitale che ha spulciato 25 milioni di prezzi online da 18mila ecommerce, in grado di monitorare il prezzo, i cambiamenti, in tempo reale. E ne hanno fatto una società. Una startup, si chiama Competitoor ed ha appena raccolto il suo primo round di finanziamento da 469mila euro di euro da H-Farm di Riccardo Donadon e Barcamper Venture di Gianluca Settori. Soldi che daranno un sostegno vero alla loro idea di impresa, nata dall'esperienza maturata negli anni e dalla competenza tecnica. "Non siamo troppo attempati per fare gli startupper? Ah, bene, una buona notizia". 

Una startup che nasce dall'esperienza, e dalla tecnica

“Per dieci anni abbiamo ascoltato le esigenze delle aziende”, ha spiegato ad Agi Davide Lugli. “Quando ci siamo accorti che l’esigenza vera era sapere i prezzi dei concorrenti, io e Maximilian ci siamo guardati negli occhi e abbiamo capito che c’era un’enorme mercato in quel settore”. Chiudono la loro società di consulenza, nonostante gli affari andassero piuttosto bene, e decidono di fare una startup. Qualcosa di diverso da una società di consulenza: l’obiettivo per una startup è scalare il mercato, velocemente. E loro avevano competenze e un algoritmo in grado di farlo. Oggi sono l’unica società in Italia in questo campo. Hanno centinaia di clienti, tra cui società importanti come Alpitour, Dainese e Clarins. “I soldi di questo round di investimento ci servirà a scalare in Europa. L’obiettivo è diventare leader internazionali nel monitorare i prezzi dei prodotti dell’ecommerce”, spiega Lugli. 

Ad H-Farm con un prodotto fatto. Potenziano il business model

La società nasce nel 2015. A Londra all’inizio. Un anno dopo in Italia. Partecipa ad un programma di accelerazione in uno dei principali acceleratori di startup in Italia, H-Farm, che investe in loro i primi 100 mila euro. “I soldi non ci sono serviti per lavorare sul prodotto, come avviene alle startup. Il prodotto ce l’avevamo già”. Lavorano sul business model. Loro sono ingegneri, sanno fare bene le cose, e a H-Farm hanno imparato a farci i soldi. “Noi alla fine siamo tutti nerd, siamo in 10 adesso, tutti ingegneri, da ogni parte d’Italia, e lavoriamo a Carpi”. I primi clienti arrivano subito. Sono tutte aziende. A loro viene offerto un abbonamento annuale. E così l’azienda va subito in utile. “Già il primo anno avevamo raggiunto il break event (la soglia della sostenibilità finanziaria per una startup, ndr). E abbiamo cominciato ad assumere”. 

Alla fine del 2016 entra in contatto con Barcamper di Dettori, partecipa ad un secondo programma di accelerazione a Bologna. L’azienda si struttura e chiude il suo primo aumento di capitale con i due acceleratori che l’hanno aiutata a crescere. Quasi mezzo milione di euro che serviranno per i piani futuri dell’impresa: conquistare il proprio mercato, ma a livello internazionale. Quello he una startup deve fare. 

 

Donadon (H-Farm) Perché abbiamo investito in Competitoor 

“Quando sono arrivati da noi avevano tutto pronto, un caso rarissimo per una startup italiana. Li abbiamo solo accompagnati nella definizione di un business model”. Riccardo Donadon è una delle figure chiave dell’Italia delle startup. Imprenditore digitale, a Roncade ha creato H-Farm, uno degli acceleratori di startup più importanti d’Italia, quotato a Piazza Affari dal 2015. “Loro sono molto bravi, il loro prodotto sta crescendo molto. Sono contento per loro e sono contento di fare questo investimento insieme a Barcamper Venture” ha spiegato ad Agi. “Abbiamo costruito insieme l’investimento. Loro sono entrati subito con un prodotto ben costruito e questo li ha aiutati a crescere”. 

Dettori (Barcaper) Competitoor modello perfetto per industria emiliana 

“Competitoor sta sviluppando una tecnologia estremamente sofisticata e potente che consente alle aziende di essere ancora più competitive sul mercato” ha spiegato ad Agi Gianluca Dettori, figura chiave della digital economy italiana e presidente del fondo Primomiglio e di Barcamper Venture. “È una startup nata e cresciuta a Carpi (Modena) sulla quale abbiamo grandi aspettative in termini di creazione di valore e che ha già clienti rilevanti in tutta Italia”. 

Competitoor, spiegano gli investitori, è in grado di dare valore all’intera rete delle imprese emiliane. Un’impresa emiliana, che può essere uno strumento utile per far crescere le imprese del manifatturiero e dei servizi di una delle regioni chiave per l’economia italiana. “Grazie al supporto di Confindustria Emilia – che ha investito in Barcamper Ventures, ndr – faremo il massimo per portare questa soluzione alle migliaia di aziende del territorio associate. E' un bell'esempio come il venture capital può portare ritorni significativi al di là di quello meramente finanziario: sviluppo del territorio, nuova occupazione qualificata, aumento della competitività delle aziende esistenti. L'investimento in Competitoor è un eccellente esempio di come la partnership tra Confindustria Emilia e Primomiglio SGR possa portare vantaggi agli investitori, alle startup, al territorio e in ultima analisi al paese”.  

 

Orange1, la holding guidata da Armando Donazzan, ha fondato Foundry, una nuova societa' con cui vuole conquistare la leadership nel settore della pressofusione in alluminio Made in Italy, raggiungendo con questa divisione i 150 mln di ricavi entro il 2020. Il Gruppo di Arsie' (Belluno) è già il primo in Europa nel settore dei motori elettrici asincroni monofase e trifase e a oggi vede un fatturato di circa 200 milioni di euro, realizzato grazie a 13 società, 1.200 dipendenti e 11 stabilimenti produttivi.

Orange1 Foundry nasce dall'accordo siglato con la divisione di Industrie Pasotti in Sabbio Chiese (Brescia) specializzata nella pressofusione di alluminio, leader nella fornitura di particolari per il settore del "bianco" e con un fatturato annuo di 40 milioni di euro; si tratta di un accordo che porta a termine il progetto di Orange1 sulla divisione pressofusione in alluminio iniziato a fine del 2014 con l'acquisizione della società Metalpres. "Questo è solo l'inizio di un obiettivo molto più ambizioso – sottolinea il presidente di Orange1 Armando Donazzan – L'obiettivo aziendale è di raggiungere un fatturato di 150 milioni di euro entro il 2020 nella divisione alluminio e ulteriori 3 plant di produzione di cui uno in Nord America. L'operazione Orange1 Foundry porterà il gruppo ad un fatturato di 80 milioni di Euro nella sola divisione della pressofusione in alluminio; quello che però ritengo fondamentale sottolineare è che ci consentirà di ampliare ulteriormente il nostro portafoglio prodotto e clienti grazie ad un know how che oggi pochi vantano a livello europeo". 

Nuova rottamazione delle cartelle Equitalia, riapertura dei termini per aderire alla vecchia definizione agevolata, una prima sforbiciata da un miliardo agli aumenti Iva del 2018, un nuovo pacchetto di misure a favore delle imprese, il prestito aggiuntivo all’Alitalia, la revisione dei poteri speciali del governo sulle società pubbliche e una norma 'antiscorrerie' contro le scalate ostili (che non riguarda il caso specifico Vivendi-Tim). Queste, come si legge sul Corriere della Sera, le principali novità del decreto fiscale approvato venerdì dal governo che anticipa una parte delle misure della manovra di bilancio del 2018, attesa in Consiglio dei ministri lunedì prossimo.

Decreto approvato "salvo intese"

Il provvedimento è stato varato “salvo intese” e, si legge sul Sole 24 Ore, dunque il testo potrà subire alcuni rimaneggiamenti. Il decreto fiscale prevede, tra le altre norme, anche la proroga del prestito ponte per Alitalia. È stata inoltre una norma che apre sul diritto d’autore, consentendo, a determinate condizioni, di bypassare l’obbligatoria intermediazione della Siae.

Le misure in dettaglio

Neutralizzazione aumento Iva 

Il decreto reperisce ulteriori risorse per evitare l'aumento delle aliquote Iva previsto nel 2018, che sarà completamente neutralizzato con le misure che saranno adottate con la legge di bilancio. A quanto apprende il quotidiano di Confindustria, l'ammontare sminato sarebbe di circa un miliardo di euro. Nella Nota di aggiornamento al Def, il governo si è impegnato ad eliminare totalmente le clausole che porterebbero l'anno prossimo ad aumenti dell'aliquota per 15,7 miliardi di euro.

La norma anti scalate ostili

È stata inserita anche una norma antiscorrerie contro le scalate ostili. Il provvedimento, a quanto risulta, sarà applicato per ora solo alle aziende extra europee che acquisiranno quote del capitale di società italiane superiori al 10%. In questo caso potrebbero scattare obblighi e paletti per evitare scalate ostili e al di fuori di ogni controllo. Fra le condizioni previste, potrebbe esserci anche quella di spingere l’impresa “nemica” a dichiarare in anticipo il piano industriale e gli obiettivi dell’acquisizione.

In pratica chi acquista quote in società quotate in Borsa sopra la soglia del 10% dovrà rispettare una serie di obblighi di comunicazione per chiarire le finalità dell’operazione. L’Esecutivo aveva posto la necessità di un provvedimento in materia dopo la scalata di Vivendi a Mediaset.

Rottamazione bis delle cartelle fiscali 

Per quanto riguarda la rottamazione bis, riguarda i ruoli fiscali e contributivi pendenti dal primo gennaio al 30 settembre 2017. Il pagamento può essere effettuato in massimo cinque rate di pari importo, da pagare, rispettivamente, nei mesi di luglio, settembre, ottobre, novembre e febbraio 2019. L’Agente della riscossione stilerà la proposta con gli importi da pagare, in base alle cartelle pendenti entro il 31 marzo e il contribuente potrà presentare una richiesta di adesione entro il 15 maggio 2018. Si riapre inoltre fino a tutto novembre il termine per il pagamento per chi avesse saltato le prime due rate di luglio e settembre.

Chi aveva un piano di rateizzazioni di vecchie cartelle ma non ha poi pagato gli importi alle date dovute non poteva aderire alla rottamazione. Ora questo invece sarà possibile.

Fondo per le piccole e medie imprese 

La dotazione del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese è incrementata di 300 milioni di euro per l’anno 2017 e di 200 milioni di euro per l’anno 2018.

Proroga del prestito ponte Alitalia 

E' esteso sino al 30 aprile 2018 il termine per l'espletamento delle procedure di cessione dei complessi aziendali che fanno capo ad Alitalia e delle altre società del medesimo gruppo in amministrazione straordinaria, che sono in corso di svolgimento.

Il prestito statale oneroso, già disposto in favore di Alitalia viene integrato fino al 30 settembre 2018, nella misura di 300 milioni di euro, per garantire la continuità del servizio di trasporto aereo fino all'effettivo trasferimento dei complessi aziendali.

Gli altri provvedimenti 

  • Split payment alle società controllate dalla Pa
    Viene esteso a tutte il meccanismo della scissione dei pagamenti dell'Iva sull'acquisto di beni e servizi. 
  • Golden power rafforzata
    Tra i settori strategici sui quali il governo potrà far sentire la propria voce intervenendo con misure vincolanti e sanzioni viene conserito anche quello della sicurezza e all’ordine pubblico. Ma sarà applicabile solo per le aziende extra-Ue e, quindi, non per Vivendi.
  • Norma che apre su diritto autore 
    Tutti gli organismi di gestione collettiva operanti nel territorio dell'Unione, purché no profit e di proprietà degli autori (i cosiddetti organismi di gestione collettiva), possono procedere alla raccolta dei diritti senza intermediazione della Siae.
  • Credito d'imposta per la pubblicità sui media
    Le imprese e i lavoratori autonomi possono fruire anche per gli investimenti sostenuti nella seconda metà del 2017 del credito di imposta previsto per le campagne pubblicitarie su quotidiani, periodici, radio e tv locali.  
  • Missioni internazionale e di polizia 
    Rifinanziamento delle missioni internazionali all’estero e l’individuazione di nuove risorse per la rideterminazione del piano assunzioni straordinarie di tutte le forze di polizia.
  • Generali in carica tre anni 
    Gli incarichi per generali e ammiragli potranno durare al massimo tre anni e non potranno essere prorogati o rinnovati.
  • Missioni per migranti 
    Personale delle prefetture sarà inviato all’estero per dare attuazione agli accordi internazionali in materia di immigrazione. Stanziato un milione di euro per ciascuno degli anni del triennio 2018-20.
  • Alluvione di Livorno, sospensione rate 
    Versamenti e adempimenti tributari sospesi a Livorno e negli altri Comuni colpiti dall’alluvione del 9 e 10 settembre (Rosignano Marittimo e Collesalvetti) fino 16 ottobre 2018.
  • Bonifica Bagnoli e rigenerazione Matera 
    Nuove risorse per la bonifica e il rilancio di Bagnoli e per «la rigenerazione urbana» di Matera. A Bagnoli sono assegnati 164 milioni di euro per il 2017, a Matera 3 milioni.

 

"Imparate il coding. Non perché vi vorrei tutti programmatori, ma serve ad aprire la mente". È questo il messaggio principale che Tim Cook, amministratore delegato di Apple, ha voluto lasciare a un migliaio di studenti italiani riuniti al teatro Odeon di Firenze. Cook, accolto da un vero e proprio tifo da stadio, ha risposto alle domande prima della giornalista Maria Latella, poi degli stessi studenti, chiamati per il 18esimo anniversario dell'Osservatorio Permanente Giovani – Editori di Andrea Ceccherini. E ha auspicato che tutti imparino il linguaggio di programmazione delle app. Il numero uno di Apple ha affrontato poi alcuni temi di grande attualità. Dalla web tax alle fake news, fino alla realtà aumentata.

"Apple è l'azienda che paga più tasse. Ok le regole fiscali, ma riguardino il futuro, non il passato"

Sulla web tax Cook precisa che una multinazionale dovrebbe pagare le tasse dove crea valore. "La nostra è l'azienda che paga più tasse al mondo. – spiega – Ora l'Europa ci chiede di pagare le tasse in ogni paese dove vengono commercializzati i nostri prodotti, non più solo in Irlanda, e lo faremo. Però credo che una multinazionale dovrebbe pagare le tasse nella nazione dove viene creato il valore dei suoi prodotti con ricerca e sviluppo. Nel nostro caso lo la California" (La Stampa). E a proposito della multa annunciata lo scorso anno dal commissario Ue per la concorrenza Margrethe Vestager (qui un suo profilo, sul Corriere della Sera) precisa: "Le regole fiscali si cambiano per il futuro, non per il passato".

"Fake news peggio di errori dei giornalisti, servono a polarizzare la gente"

A proposito delle fake news e dell'informazione, tema principale dell'incontro con gli studenti, Cook spiega l'importanza dell'educazione per creare cittadini più informati: "Noi di Apple – afferma – abbiamo sempre creduto che l'educazione sia fondamentale. Il pensiero critico, come quello promosso dall'Osservatorio di Andrea (Ceccherini, ndr), serve per non cadere nella trappola delle false informazioni. Le fake news sono qualcosa di diverso da un errore commesso da un giornalista: sono informazioni create apposta per dividere le persone, polarizzare la società, creare odio. E quando nella storia la gente è stata divisa non ne è mai venuto nulla di buono" (Corriere della Sera).

"La tecnologia è neutra, realtà aumenta prossima grande rivoluzione"

Il futuro poi non deve temere l'intelligenza artificiale e la realtà aumentata che sarà la prossima rivoluzione: "Voglio sia chiaro – tiene a precisare Cook – che la tecnologia di per sè non è nè buona nè cattiva, è neutra. Diventa buona o cattiva nelle mani di chi la utilizza. L'intelligenza artificiale potrà aiutarci in futuro a dover dedicare meno tempo alle cose che amiamo meno fare, per dedicare il nostro tempo a quello che ci piace di più. Mentre la realtà aumentata mi entusiasma particolarmente, permette l'incontro del mondo reale e di quello virtuale. Immaginate di parlare di un evento storico del passato e poterlo vedere concretizzarsi davanti ai propri occhi, sarebbe fantastico" (Corriere comunicazioni). 

"Snowden? Non so bene ciò che è successo"

Ad uno studente che gli ha chiesto cosa ne pensasse del caso Snowden, l'ex agente della Cia che ha rivelato al mondo il programma di sorveglianza di massa dell'Nsa, Cook ha detto di non essere a conoscenza di quello che è successo, "non conosco i dettagli", eludendo la domanda per virare sull'importanza che ha per Apple la protezione dei dati personali di chi ha un iPhone.

"I Dreamers sono americani, hanno diritto di restare. Anche la mia famiglia è di migranti"

Ancora proposito della decisione di Trump di abrogare il permesso speciale di cittadinanza per i figli degli immigrati irregolari negli Usa, i Dreamers, spiega: "L'America è stata fondata migranti. Loro non hanno scelto di essere negli Usa, erano troppo piccoli, e oggi vivono, pagano le tasse, negli Usa e hanno diritto di rimanere" (Il Messaggero). Cook ricorda di essere anche lui figlio di immigrati, come tutti gli americani.

"La mia famiglia era della middle class, mio padre ha sempre fatto di tutto per la sua famiglia, ma faceva un lavoro che non gli piaceva. Questo mi ha fatto capire a 16 anni che la cosa più importante era fare un lavoro che mi piaceva davvero. E di essere decisi nel perseguire i propri obiettivi".

"Steve Jobs non amava gli yes man"

Immancabile la domanda su Steve Jobs, e il loro rapporto: "Era un genio, ossessionato dalla precisione. Ha scelto me come tutti i suoi collaboratori più stretti perché durante ogni discussione, anche accesa, argomentavo bene le mie posizioni. E lo apprezzava. Non ha mai amato gli 'yes man'". 

Edison ha siglato un accordo vincolante con Gas Natural Fenosa per l'acquisizione di Gas Natural Vendita Italia per 192,8 milioni di euro e del contratto per l'approvvigionamento di gas da Shah Deniz II. Edison, con questa operazione, aumenta del 50% la propria base clienti raggiungendo una massa critica che permetterà di sviluppare importanti sinergie tra le business unit della società, si legge in una nota del gruppo.

"Questa operazione rappresenta un significativo passo avanti a supporto della strategia di sviluppo di Edison per crescere nel business retail e nel mercato italiano, che sono due pilastri della strategia CAP 2030 del gruppo Edf", ha dichiarato Jean Bernard Levy, amministratore delegato e presidente di Edf e presidente di Edison.

"Oggi poniamo una pietra miliare nello sviluppo strategico di Edison in Italia. Questa operazione è una straordinaria opportunità per la nostra società: da un lato rafforziamo il nostro ruolo nel mercato retail, che e' uno dei pilastri del nostro piano di sviluppo. Dall'altro, attraverso l'acquisizione del contratto di Shah Deniz II, ampliamo il nostro portafoglio di approvvigionamento, garantendo gas a prezzo competitivo a tutti i nostri clienti e contribuendo alla sicurezza del sistema energetico italiano nel lungo periodo", ha invece affermato Marc Benayoun, Ad di Edison. 

In particolare, Edison acquisterà il 100% di Gas Natural Vendita Italia (Gnvi), attiva nella vendita di gas naturale ed energia elettrica in Italia. Il prezzo di acquisto è pari a 192,8 milioni di euro, pari a un enterprise value di 263 milioni di euro, tenuto conto del rimborso del debito e delle provisioni. Il portafoglio clienti di Gnvi al 2016 consisteva in circa 420.000 clienti residenziali e 14.000 piccole e medie imprese, equivalenti a un volume totale di gas venduto pari a 3 TWh. La maggioranza dei clienti Gnvi sono localizzati nel Centro-Sud Italia, inoltre Gnvi vende energia elettrica a circa 50.000 clienti retail e Pmi. Questa operazione rafforza la presenza di Edison nel sud dell'Italia, precisamente in Puglia, Calabria e Sicilia. Inoltre il portafoglio di Gas Natural è costituito principalmente da clienti serviti in regime di maggior tutela, affidabili nei pagamenti e con una bassa propensione allo switch. Infine, Gnvi ha circa 70 contratti nel mercato all'ingrosso e nel 2016 ha venduto circa 6 TWh ai clienti industriali e ai grossisti.

Gnvi opera anche nella manutenzione di caldaie a gas domestiche attraverso Servigas che, con oltre 90.000 contratti, rappresenta un business redditizio e sinergico alle attivita' di Edison nello stesso settore attraverso Assistenza Casa. Infine Gas Natural Vendita Italia è attiva nel settore del gas naturale compresso per il trasporto. L'acquisizione di Gas Natural Vendita Italia è soggetta all'autorizzazione dell'Antitrust europea. Edison avrà pieno controllo e consoliderà integralmente Gas Natural Vendita Italia dalla data del closing, che e' atteso tra dicembre 2017 e marzo 2018. 

Secondo l'accordo e soggetto al closing dell'acquisizione di Gas Natural Vendita Italia, Edison rileverà anche il contratto di fornitura a lungo termine del gas proveniente dal giacimento Shah Deniz da 11 TWh. Questo contratto si integra perfettamente nel portafoglio di approvvigionamento della società rafforzando la capacita' di Edison di offrire gas a un prezzo competitivo ai propri clienti e di garantire la sicurezza del sistema energetico nazionale nel lungo periodo. L'importazione di gas da Shah Deniz II è prevista iniziare alla fine del 2020 a seguito della realizzazione del gasdotto Trans Adriatic Pipeline (Tap). In particolare, il corrispettivo concordato per il totale della fornitura del contratto gas e' pari a 30 milioni di euro, dei quali 10 milioni sono un down payment (acconto) e 20 milioni sono un earn-out che verrà pagato a partire dal 2021 con la prima consegna di gas all'Italia attraverso il gasdotto Tap.

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