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(AGI) – Milano, 27 set. – Dazn ha acquitato le attività media a livello globale di Eleven. L’operazione – si legge in una nota – espande le capacità di Dazn all’interno del settore del live streaming di contenuti sportivi, consolidandone la posizione di leader globale in questo mercato in rapida evoluzione.

L’operazione, che garantirà una crescita dei ricavi del gruppo pari a circa 300 milioni di dollari all’anno, permetterà di raggiungere un numero sempre maggiore di territori. Una volta completata, infatti, Dazn diventerà il broadcaster delle principali leghe calcistiche in Portogallo e Belgio.

Il business di Eleven integrerà le attività di Dazn in Italia, Giappone, area tedesca (Dach) e Spagna, Paesi dove l’azienda si è già aggiudicata i diritti per la trasmissione delle piu’ importanti competizioni calcistiche nazionali. Eleven è anche presente a Taiwan e in altri mercati del sudest asiatico, mentre Dazn detiene la posizione di leader in Giappone. 

L’operazione, inoltre, consente di ampliare il portafoglio di diritti calcistici. Attraverso l’integrazione di ELEVENsports.com e dei 40.000 match offerti in streaming ogni anno, l’acquisizione consolida il ruolo di Dazn come punto di riferimento a livello globale per il calcio. Grazie a un accordo strategico, Eleven gioca un ruolo chiave in FIFA+, il servizio Ott della FIFA, supportando la produzione, la trasmissione e la distribuzione di incontri sportivi live di oltre 90 associazioni membri della Fifa.

In particolare, le due società, insieme, creeranno il più grande portfolio di contenuti dedicati al calcio femminile. Si punta poi a generare nuovi flussi di ricavi grazie ai social media. L’acquisizione di Team Whistle, la media company di Eleven, consentirà a Dazn di raggiungere un pubblico piu’ giovane, diversificare ed espandere le proprie competenze di fan engagement, oltre che massimizzare il valore del portafoglio diritti di Dazn.

Per Shay Segev, Ceo di Dazn group, “questa acquisizione aumenta la scalabilità del nostro business. è un passo avanti importante per consolidare la nostra mission di diventare la principale piattaforma globale di intrattenimento sportivo. Nutro profonda ammirazione per i risultati raggiunti da Andrea, Marc e dal team e non vedo l’ora di iniziare a lavorare con loro per far crescere le nostre ambizioni. Insieme formiamo il management team più forte e credibile del settore”.

Dazn ha investito “nello sviluppo di una rivoluzionaria piattaforma sportiva digitale, dove i tifosi possono beneficiare dell’intera offerta di intrattenimento sportivo interattivo. Non vediamo l’ora di espandere le nostre capacità in nuovi mercati cosi’ come far leva sui punti di forza di Eleve all’interno di Dazn”, ha aggiunto Segev.

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August 1, 2022

Per noi Dazn è il futuro del broadcasting digitale sportivo e la casa ideale per Eleven. Lo sport è una delle principali forme di intrattenimento a livello globale e l’unione con DAZN sarà trasformativa, permettendoci di raggiungere maggiori economie di scala e una piattaforma globale per il nostro team di talenti. Non potevamo essere piu’ entusiasti di questo accordo e non vedo l’ora di lavorare con Shay e tutto il team di Dazn”, ha detto Marc Watson, Ceo di Eleven. Al completamento dell’accordo, Andrea Radrizzani, founder di Eleven, entrerà a far parte del board di Dazn come Executive Director e supporterà lo sviluppo del business di Dazn.

AGI – Il Pil cinese, azzoppato dalle politiche zero-Covid e dalla crisi del mercato immobiliare, crescerà quest’anno meno del resto dell’area Asia-Pacifico per la prima volta dal 1990. Il dato emerge dalle nuove previsioni della Banca Mondiale, secondo cui l’incremento del prodotto interno lordo della seconda economia mondiale si fermerà al 2,8%, contro il +8,1% segnato nel 2021 e il +5% stimato dallo stesso istituto di Washington ad aprile. Nel 2023 la crescita dovrebbe attestarsi al 4,5%.

Le aspettative per il resto della regione sono state invece migliorate. L’area, rispetto alla quale l’economia cinese ha un peso dell’86%, dovrebbe crescere del 5,3% nel 2022, contro il +2,6% dello scorso anno, sostenuta dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dalla ripresa dei consumi interni dopo la pandemia di coronavirus.

La Cina aveva fissato un obiettivo per il Pil di circa il 5,5% quest’anno, che sarebbe stato comunque il piu’ basso da tre decenni, ma le prospettive si sono notevolmente deteriorate negli ultimi sei mesi. La politica di contrasto alla pandemia di coronavirus attraverso lockdown e test di massa ha limitato la mobilità e ridotto l’attività dei consumatori proprio mentre il settore immobiliare – che rappresenta circa il 30% dell’attività economica cinese – sta subendo un crollo storico. Lunedì anche l’Ocse ha previsto un rallentamento dell’economia cinese al 3,2% quest’anno. La scorsa settimana era stata invece la Banca asiatica per lo sviluppo a rivedere al ribasso le proprie previsioni di crescita per il 2022, tagliandole dal 5% di aprile al 3,3%. 

AGI – L’opposizione laburista britannica ha criticato il governo di Liz Truss dopo che la sterlina è precipitata al minimo storico rispetto al dollaro, in reazione a un massiccio piano di spesa che ha sollevato il timore di una profonda recessione del Regno Unito. A metà giornata la valuta britannica è rimasta in calo dello 0,87% ma era salita a 1,0728 dollari dopo aver toccato nella notte tra domenica a lunedì 1,0350 dollari, il minimo di sempre contro il biglietto verde.

Alla Convenzione del partito laburista, il direttore finanziario Rachel Reeves ha parlato di “emergenza nazionale” e ha definito il cancelliere dello scacchiere, Kwasi Kwarteng, e il primo ministro Liz Truss “due giocatori d’azzardo disperati che inseguono le loro perdite al casinò”.

“Venerdì il Cancelliere dello Scacchiere Kwasi Kwarteng ha avuto la possibilità di progettare una risposta alla crisi del costo della vita e ha fallito“, ha proseguito Reeves, con “più di 50 miliardi di sterline che si accumulano sul debito nazionale”. Per Rachel Reeves il calo della sterlina significa tra le altre cose “maggior costo del prestito per il governo” e rimborsi più costosi di mutui casa per i cittadini.

Venerdì il nuovo ministro delle Finanze ha annunciato in particolare tagli alle imposte sul reddito per la fascia fiscale più alta, oltre a quelli che erano stati diffusi dai media in precedenza, accompagnati da massicci aiuti per sostenere il caro bollette. Il sostegno ai costi energetici è stato calcolato in 60 miliardi di sterline per soli 6 mesi, ma gli economisti stimano che l’intero pacchetto fiscale sarà finanziato con un cifra tra 100 e 200 miliardi di sterline, e tra gli investitori persistono dubbi e critiche su come il governo britannico abbia intenzione di finanziare questi investimenti.

Dagli annunci del governo, la sterlina è crollata di quasi il 5% e ha perso il 20% del suo valore dall’inizio dell’anno. Ieri Kwasi Kwarteng ha messo in prospettiva la reazione molto negativa del mercato al suo “mini-budget” e ha detto che il Regno Unito dovrebbe avere “un approccio più proattivo alla crescita”, rifiutandosi di commentare la caduta libera della valuta nazionale.

L’economista Nouriel Roubini, noto per le sue previsioni molto pessimistiche e per aver anticipato la crisi finanziaria dei mutui subprime, ha affermato su Twitter che il Regno Unito si stava avviando verso uno scenario simile a quello degli Anni ’70, “con alla fine la necessità di ‘andare a mendicare un salvataggio dal Fondo Monetario Internazionale”.

La Bank of England (BoE), che giovedì ha alzato il tasso di 0,50 punti percentuali al 2,25%, potrebbe aver bisogno di riunirsi urgentemente per rialzarlo: i mercati ora ritengono che il tasso potrebbe aumentare di due punti percentuali entro novembre, quando è programmato il prossimo incontro. “Senza un intervento questa settimana, la sterlina potrebbe presto scendere al di sotto della parità con il dollaro”, avverte Lee Hardman, analista di Mufg.

“La tensione tra la Banca d’Inghilterra e il Tesoro è ormai palpabile – sintetizza Susannah Streeter, analista di Hargreaves Lansdown – con alcuni componenti del board della Banca centrale che vogliono frenare l’inflazione indebolendo la domanda e leader politici che vogliono aumentarla”. Mentre l’inflazione ha raggiunto il 9,9% nel Regno Unito, la più alta del G7, l’istituto monetario ha anche stimato che il Paese fosse entrato in recessione durante il terzo trimestre. La sterlina non è l’unica valuta in difficoltà nei confronti del dollaro, che schiaccia tutto sul suo cammino: da inizio anno lo yen ha perso il 20%, mentre l’euro è sceso del 15%.

Durante il precedente minimo storico della sterlina, nel 1985, diversi grandi Paesi tra cui gli Stati Uniti, avevano firmato gli accordi Plaza, che miravano a svalutare volontariamente il biglietto verde. Ci stiamo avvicinando a un ‘momento Plazà? Il dollaro è forte come lo era allora, ma lo spirito di cooperazione tra le principali economie mondiali non sembra esserci più”, sottolinea John Velis, analista di Bny Mellon. 

AGI – Nessuna particolare ripercussione della vittoria netta del centrodestra alle elezioni italiane sui mercati: la comoda maggioranza raggiunta sia al Senato che alla Camera viene interpretata dagli investitori come un segno di stabilità, e questo rappresenta un elemento positivo.

Milano, dopo i primi scambi in rosso, ha invertito la rotta e ha proseguito in territorio positivo in una seduta che appare invece debole e incerta per gli altri indici, appesantiti dai timori per la recessione e per l’estrema debolezza dell’euro.

Il sorvegliato speciale resta lo spread, inteso come termometro del grado di affidabilità di un paese nel ripagare il suo debito: il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi ha aperto in leggero calo rispetto alla chiusura di venerdì, a 229 punti, ma il tasso del rendimento del Btp, in linea con i titoli degli altri paesi dell’Eurozona, è avanzato fino al 4,45% segnando un nuovo massimo dal 2013.

Di conseguenza, anche lo spread ha registrato un rialzo per collocarsi a fine mattinata a 236 punti. A mettere sotto pressione i titoli di Stato dell’Eurozona, è la prospettiva di nuovi rialzi dei tassi di interesse da parte della Bce.

AGI – All’indomani del voto in Italia che vede l’affermazione del centrodestra, i mercati procedono in calo, appesantiti dai rinnovati timori di recessione. In particolare su Tokyo pesa l’indice Pmi manifatturiero, sceso a settembre ai minimi da 20 anni. I future delle Borse europee e di Wall Street viaggiano negativi. Dopo le decisioni della scorsa settimana delle banche centrali di rialzare in modo consistente i tassi di interesse, occhi anche oggi su eventuali indicazioni di politica monetaria.

E’ attesa oggi al Parlamento europeo un’audizione della numero uno della Bce Christine Lagarde. In agenda in mattinata anche interventi pubblici da parte di altri esponenti di Francoforte, il vicepresidente Luis De Guindos a Madrid e il membro del Comitato esecutivo Fabio Panetta a un simposio della Deutsche Bundesbank.

Indicazioni sullo stato dell’economia potranno poi arrivare dai numeri contenuti nell’Interim Economic Outlook dell’Ocse: l’organizzazione parigina aggiorna infatti le stime di crescita sulle principali economie mondiali. Sempre sul fronte europeo, dopo i dati Pmi negativi della scorsa settimana, si guarda all’indice Ifo tedesco, che misura la fiducia delle imprese in Germania.

Oltreoceano è previsto un discorso del presidente della Fed di Atlanta, Raphael Bostic. Ma negli Stati Uniti i dati più attesi sono il Pil del terzo trimestre giovedì e l’indice Pce Core venerdì. Si tratta dell’indicatore preferito dalla Fed per le decisioni di politica monetaria. Nel caso in cui salga oltre le attese potrebbe portare forti reazioni ribassiste sui mercati. La Fed mercoledì scorso ha alzato i tassi dello 0,75%, portandoli al 3-3,25%, il livello più alto dal 2008. E’ stato così messo a punto il terzo rialzo consecutivo di questa entità e nell’ultima riunione l’istituto ha già chiarito che “ulteriori aumenti saranno appropriati”. 

AGI – “E se l’economia fosse al servizio della Terra?” Sulla base di questo interrogativo è stato presentato a Torino, nell’ambito dell’iniziativa Terra Madre Salone del Gusto 2022 il progetto di emissione di un prestito obbligazionario di 10 milioni di euro che prevede un tasso di interesse netto del 3% annuo, “remunerato in buoni spesa”, per dar vita ad una finanza rigenerativa, in collaborazione con Banca Etica.

Intorno ad un tavolo a discutere al Parco Dora nella periferia di Torino si sono ritrovati Leonardo Becchetti, economista e direttore scientifico della rete Next Nuova Economia Per Tutti, Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì, Nazzareno Gabrielli, direttore generale di Banca Etica e Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.

L’obiettivo del prestito obbligazionario s’inserisce in un tentativo di “abbandonare la logica dell’economia fine a se stessa”, ovvero “l’idea che le scelte degli individui non condizionino la vita dell’intera comunità” per diventare, al contrario, “cittadini consapevoli che prendono decisioni di consumo e di investimento orientate al bene comune” come si legge nel cappello introduttivo.

Persone, cioè, che “non guardano solo al proprio profitto ma all’impatto che il proprio agire ha sugli altri e sul pianeta, nella consapevolezza che ciò che genera un guadagno individuale oggi non è detto che sia davvero un guadagno per tutti domani”, recita l’assunto.

Ed è in quest’ottica di economia civile che nasce il progetto innovativo per il biologico di NaturaSì dell’emissione di un prestito obbligazionario di 10 milioni di euro, “per diventare consapevoli che il denaro può trasformarsi in cibo attraverso progetti di sviluppo dell’agricoltura biologica e biodinamica, tra i principali alleati per la tutela dell’ambiente, per la lotta contro i cambiamenti climatici e per la sovranità alimentare”.

Secondo Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì, l’azienda che lui stesso dirige, che opera del biologico e del biodinamico e al centro del progetto del prestito, lo fa perché “l’unica economia immaginabile è quella che tiene conto dell’equilibrio dell’ecosistema in tutti gli anelli della sua catena”.

Per Brescacin, oggi “non c’è benessere dell’uomo senza cura della comunità e non c’è cura della comunità senza rispetto per la terra. Noi viviamo di pane, non di denaro  – ha proseguito nel suo intervento – ed è necessario generare consapevolezza sulle scelte che facciamo quando riempiamo il carrello della spesa e quando dobbiamo gestire i nostri risparmi. Noi diamo per scontato che il cibo sia sempre a nostra disposizione quando abbiamo del denaro, ma gli ultimi eventi geopolitici e finanziari ci stanno chiamando ad occuparci oggi del nostro cibo di domani, affidando consapevolmente ad agricoltori virtuosi almeno una piccola parte dei nostri risparmi”. 

NaturaSì, Slow Food, Banca Etica per un prestito obbligazionario sul cibo

Il progetto di prestito obbligazionario di 10 milioni di euro ad un tasso di interesse netto del 3% annuo, lanciato  da Natura Sì nell’ambito di Terra Madre Salone del Gusto 2022, per Leonardo Becchetti, economista e direttore scientifico della rete Next Nuova Economia, si inquadra perfettamente in quella che ormai viene definita “economia generativa”, un nuovo filone della finanza che “ha prodotto quelle che chiamo emissioni di scopo: possono essere green bond o social bond, emissioni nelle quali si prende un impegno con i finanziatori affinché i soldi raccolti siano investiti in progetti con un ampio impatto sociale o ambientale”. Un settore che sta crescendo moltissimo e producendo risultati importanti, ha sostenuto l’economista.

Le somme raccolte con il prestito obbligazionario saranno poi impiegate da NaturaSì “per sostenere le aziende agricole e quelle di trasformazione nel migliorare le proprie strutture e fare investimenti a medio termine”. Una parte del prestito verrà poi destinata alla ricerca e alla formazione di agricoltori, “oltre ad accompagnare i più giovani a svolgere la propria attività nell’ambito dell’agricoltura biologica”.

“Siamo in una fase di cambiamento, che lo vogliamo o no esso avverrà – ha osservato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia – sta a noi la decisione di essere parte della soluzione o del problema”.

Per questo “abbiamo bisogno di una politica che esca dalla logica del XIX secolo per entrare pienamente nel futuro, che vogliamo ispirato a valori di giustizia sociale, democrazia, eguaglianza e libertà”.

Ora però, “anche l’economia e la finanza, così resistenti ad un profondo cambiamento, dovranno fare i conti col futuro: incentivare le capacità di ciascuno affinché a tutti sia data la possibilità di un pieno sviluppo delle proprie potenzialità, abilità e aspirazioni”.

Il paradigma applicato al cibo, “buono pulito e giusto per tutti”, ha in sé “il germe di un umanesimo ecologista, si ispira alle origini della vita stessa: la madre Terra, fonte di nutrimento e vita per tutti, indiscriminatamente”.

Il prestito nasce in collaborazione con Banca Etica che da oltre 20 anni lavora per sviluppare strumenti e servizi finanziari “capaci di sostenere l’economia civile, pulita e inclusiva e di rendere i risparmiatori sempre più consapevoli e protagonisti dell’uso del loro denaro anche indirettamente”, dando evidenza delle singole realtà finanziate e dell’impatto che generano, si legge in una nota.

A tal proposito, Nazareno Gabrielli, direttore generale di Banca Etica, ha affermato che “l’agricoltura biologica è uno dei settori produttivi cui la finanza etica guarda e in cui investe da sempre con grande attenzione, perché l’accesso a cibo sano e prodotto senza impoverire la terra è cruciale per il futuro del pianeta e per la salvaguardia di alcuni diritti fondamentali”, ha concluso.

AGI – Senza approvare alcuna misura promessa in questa campagna elettorale, il nuovo Governo dovrà comunque trovare entro il prossimo 31 dicembre almeno 40 miliardi di euro; di cui 5 miliardi per estendere anche al mese di dicembre gli effetti contro il caro energia introdotti la settimana scorsa con il decreto Aiuti ter e altri 35 miliardi per consentire, attraverso la prossima legge di bilancio, che alcuni provvedimenti introdotti dal Governo Draghi non decadano con l’avvio del nuovo anno.

Lo afferma l’ufficio studi della Cgia, secondo cui il nuovo esecutivo che “uscirà” dalle urne “ha già una ipoteca da 40 miliardi di euro e sarà quasi impossibile mantenere, almeno nei primi 100 giorni, le promesse elettorali annunciate in questi ultimi due mesi; come, ad esempio, la drastica riduzione delle tasse, la riforma delle pensioni, il taglio del cuneo fiscale”.

Senza contare, aggiungono gli artigiani mestrini, che “se il nuovo inquilino di Palazzo Chigi vorrà intervenire con ulteriori provvedimenti per mitigare il caro energia saranno necessari altri 35 miliardi di euro per ridurre di almeno la metà i rincari che si sono abbattuti quest’anno su famiglie e imprese”.

Entro il 27 settembre, spiega la Cgia, “sarà il governo uscente a presentare la Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (Nadef), mentre spetterà al nuovo esecutivo redigere entro il 15 ottobre il Documento programmatico di bilancio (Dpb) ed entro il 20 ottobre il disegno di legge di bilancio. Scadenze, queste ultime due, che quasi certamente non potranno essere rispettate, visto che la prima seduta delle nuove Camere è stata fissata il 13 ottobre. Anche approvare in tempo la finanziaria 2023 non sarà facile: per legge il voto definitivo deve avvenire entro il 31 dicembre, altrimenti scatta l’esercizio provvisorio. Pertanto, i tempi a disposizione sono strettissimi e non sarà facile trovare le tutte le risorse per confermare anche per l’anno venturo molti provvedimenti introdotti dal governo Draghi”.

Le Cgia passa ad elencarle: “quasi 15 miliardi di euro per rinnovare nei primo trimestre le misure contro il caro energia previste dal decreto Aiuti ter; almeno 8,5 miliardi di euro per indicizzare le pensioni; almeno 5 miliardi per il rinnovo del contratto del pubblico impiego; 4,5 miliardi di euro per lo sconto contributivo del 2 per cento a carico dei lavoratori dipendenti con reddito fino a 35 mila euro; 2 miliardi di euro di spese indifferibili”. 

AGI – Le immatricolazioni di veicoli commerciali nell’Unione Europea sono nuovamente diminuite a luglio e agosto 2022 – rispettivamente del 17,4 per cento e dell’8,0 per cento rispetto agli stessi mesi del 2021 – segnando quattordici mesi consecutivi di calo.

È quanto emerge dagli ultimi dati pubblicati dall’ACEA – European Automobile Manufacturers’ Association. Il forte calo delle immatricolazioni di furgoni ha contribuito in maniera determinante alla contrazione complessiva del mercato dei veicoli commerciali. Tutti i principali mercati dell’UE hanno subito perdite durante i mesi estivi, ad eccezione della Spagna, che è riuscita a registrare una crescita ad agosto (+11,5 per cento).

Considerando i primi otto mesi del 2022, i volumi di vendita di veicoli commerciali sono diminuiti del 18,8 per cento a 1 milione di unità immatricolate in tutta l’UE.

I quattro maggiori mercati della regione hanno seguito questa tendenza negativa, con Spagna (-25,2 per cento), Francia (-21,5 per cento), Germania (-17,1 per cento) e Italia (-11,1 per cento) che hanno registrato cali a due cifre finora quest’anno.

Il mercato dei nuovi furgoni (veicoli commerciali leggeri fino a 3,5 tonnellate) dell’UE ha registrato perdite a due cifre sia a luglio (-20,6 per cento) che ad agosto (-12,1 per cento), poiché i problemi in corso nella catena di approvvigionamento hanno continuato a incidere sulla disponibilità dei veicoli in questo segmento.

Ad eccezione della performance positiva della Spagna ad agosto (+8,8 per cento), tutti i principali mercati dell’UE hanno registrato flessioni durante l’estate.

Da gennaio ad agosto sono stati immatricolati 838.608 nuovi veicoli commerciali leggeri nell’Unione Europea, in calo del 22,3 per cento rispetto allo stesso periodo di un anno fa. In Francia, il più grande mercato per i furgoni della regione, le immatricolazioni sono diminuite del 23,6 per cento su base annua.

Anche altri mercati chiave della regione hanno registrato perdite, tra cui Spagna – che ha registrato il calo percentuale più marcato (-29,9 per cento) – Germania (-20,2 per cento) e Italia (-12,4 per cento).

È invece proseguito lo slancio al rialzo del segmento degli autocarri pesanti (di 16 tonnellate e oltre), con solidi guadagni registrati a luglio (+2,8 per cento) e soprattutto ad agosto (+24,4 per cento).

Il risultato di luglio è stato in gran parte trainato dai Paesi dell’Europa Centrale (+15 per cento). Agosto è stato un mese ancora più positivo, con quasi tutti i mercati dell’UE che hanno registrato forti guadagni.

Nei primi otto mesi dell’anno il mercato dei veicoli commerciali pesanti nell’UE è rimasto in territorio positivo, grazie ai risultati degli ultimi quattro mesi.

Le immatricolazioni sono aumentate del 2,7 per cento a 165.908 unità anno su anno. I mercati chiave della regione hanno registrato risultati contrastanti. La Germania ha registrato una leggera flessione (-1,8 per cento), mentre Spagna e Francia hanno registrato una crescita in questo otto mesi (+9,9 per cento e +1,9 per cento rispettivamente).

Le immatricolazioni di nuovi veicoli medi (oltre le 3,5 tonnellate) nell’UE sono tornate a crescere ad agosto (+18,1 per cento), dopo essere rimaste invariate a luglio (-0,5 per cento).

La Polonia, uno dei mercati più grandi della regione per il segmeto, ha ampiamente contribuito a questo risultato positivo, registrando un aumento del 35,4 per cento.

Anche altri mercati chiave dell’UE hanno registrato solidi guadagni: Spagna (+27,4 per cento), Italia (+17,6 per cento), Francia (+8,0 per cento) e Germania (+4,4 per cento). Finora nel 2022 le nuove immatricolazioni di questo segmento nell’UE sono diminuite di un modesto 0,6 per cento, nonostante la crescita del mese scorso.

Ad eccezione della Spagna (+8,8 per cento), tutti i principali mercati dell’Europa occidentale hanno registrato una performance peggiore rispetto al 2021: Germania (-6,1 per cento), Francia (-1,8 per cento) e Italia (-1,6 per cento).

Il segmento degli autobus dell’UE ha continuato a faticare durante l’estate (-23,1 per cento a luglio e -21,5 per cento ad agosto). Tra i mercati chiave dell’UE, Germania e Francia hanno registrato cali in entrambi i mesi.

La Spagna ha invece registrato un aumento significativo ad agosto (+182,9 per cento). Considerando i primi otto mesi del 2022, le nuove immatricolazioni di autobus si sono contratte del 5,4 per cento con 18.084 unità vendute in tutta l’UE, poiché il calo degli ultimi mesi ha trascinato le prestazioni in territorio negativo.

La Germania ha registrato il calo più marcato (-24,4 per cento), seguita da Italia (-16,1 per cento) e Francia (-14,3 per cento). La Spagna, invece, ha registrato una forte crescita (+40,9 per cento).

AGI – L’aumento dei prezzi sta costringendo più di 6 italiani su 10 a ridurre i consumi di energia elettrica, il 57% quelli relativi allo shopping, il 56% i consumi di gas e il 54% le spese per attività culturali e di svago. Una tendenza destinata a proseguire, e in alcuni casi ad accentuarsi, nell’immediato futuro, con l’87% degli italiani costretti a ridurre o evitare i consumi di energia elettrica e di gas, l’84% le cene fuori, l’83% i viaggi, l’82% lo shopping e i divertimenti.

Sono queste, in sintesi, le principali evidenze che emergono dal Report “FragilItalia”, elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, in base ai risultati di un sondaggio condotto su un campione rappresentativo della popolazione, per testarne le opinioni relative al tema “Rincari e consumi”.

I risultati del sondaggio confermano come l’inflazione sia una “tassa” che impatta in modo più pesante sui ceti più deboli. Nel ceto popolare, infatti, la riduzione del consumo di energia elettrica interessa il 72% degli italiani (63% il dato medio), quella dello shopping il 73% (dato medio 57%), quella del consumo di gas il 69% (56% dato medio), quella per attività culturali e di svago il 70% (54%). La tendenza attuale, come già accennato, è destinata a proseguire.

Cosa tagliano gli italiani

Le voci che occupano le prime quattro posizioni nella classifica delle riduzioni di spesa previste nell’immediato futuro (87% per i consumi di energia elettrica e di gas, 84% per le cene fuori, 83% per i viaggi, 82% per lo shopping e i divertimenti) sono seguite dalla riduzione della spesa per prodotti di elettronica (78%), da quella relativa a prodotti di bellezza, scarpe e cultura (tutti e tre al 76%), da quella per benzina e gasolio (75%).

Relativamente alla spesa alimentare, i salumi e la carne guidano la classifica delle percentuali di chi dovrà rinunciarvi o ridurne il consumo (67%), seguiti dal pesce (64%), dai formaggi (62%), dai surgelati (58%).

Il protrarsi dell’aumento dei costi e dei prezzi ci ha condotto sull’orlo di una nuova crisi, evidente in questi dati” – commenta Mauro Lusetti presidente di Legacoop – “Questa crisi è già sociale, e lo vediamo dalla asimmetria con cui l’impatto degli aumenti colpisce i bilanci delle famiglie; i ceti più esposti stanno già tirando la cinghia, le preoccupazioni e l’angoscia già toglie loro il sonno. Ma è alla porta anche una crisi economica: cultura, svaghi, viaggi, acquisti non alimentari, tutto ciò su cui si era basata la rapida ripresa che l’anno scorso ci ha condotto fuori dalla pandemia.

Il calo dei consumi, e la gelata della fiducia dei cittadini, anticipano un contraccolpo sul sistema produttivo che le nostre imprese cooperative intravvedono all’orizzonte. Le previsioni dei mesi scorsi si sono via via aggiornate sugli scenari più negativi. Ribadiamo che occorrono politiche pubbliche di emergenza e coraggiose, perchè il rischio è quello di un pericoloso avvitamento economico e sociale”.

Il Report contiene anche un focus dedicato, appunto, agli effetti dei rincari sulla spesa alimentare, concentrandosi sulle strategie di acquisto messe in atto dalle famiglie per fare fronte all’aumento dei prezzi dei prodotti, sulle modalità di cucinare in relazione all’aumento dei prezzi dell’energia, sui canali di vendita utilizzati per gli acquisti alimentari e sulla shrinkflation, ovvero la riduzione di quantità del prodotto contenuto in una confezione lasciandone invariato il prezzo di vendita.

Per quanto riguarda le strategie di acquisto, il 58% degli intervistati dichiara di aver ridotto l’acquisto di prodotti superflui (il 68% tra gli over 65), il 55% di acquistare soprattutto i prodotti in promozione (63% nel ceto popolare; 60% nelle donne), il 53% di limitare gli sprechi di cibo, il 42% di fare maggiori scorte di prodotti in promozione, il 38% di cercare i prodotti più convenienti, anche se non abitualmente consumati (50% nel ceto popolare).

Il cambiamento arriva in cucina

E l’aumento dei prezzi dell’energia induce anche cambiamenti nelle abitudini più consolidate di chi cucina. Il 47% dichiara di aver ridotto l’utilizzo del forno (54% nel ceto popolare), il 31% di aver aumentato il consumo di alimenti che richiedono cotture veloci (36%) nel ceto popolare, il 29% di aver aumentato il consumo di alimenti che non richiedono cottura, il 24% di cuocere grandi quantitativi di cibo che vengono porzionati e surgelati.

Riguardo ai canali di vendita dei prodotti alimentari, i risultati del sondaggio evidenziano un aumento medio della frequenza di acquisto del 27% nei discount (47% al Sud, 48% nel ceto popolare) e dell’1% nei mercati rionali o centrali. In diminuzione, invece, la frequenza degli altri canali: del 26% nei negozi al dettaglio (46% nel ceto popolare), del 21% nei piccoli supermercati (ceto popolare 37%), del 12% nei supermercati e dell’11% negli ipermercati (38% nel ceto popolare).

Infine, netto il giudizio negativo (espresso da 7 italiani su 10), sulla shrinkflation, ovvero la pratica, messa in atto da alcune aziende, di ridurre la quantità di prodotto contenuto in una confezione per mantenerne fermo il prezzo. Quattro italiani su dieci (il 43%) la considerano una truffa ai danni dei consumatori, 3 su dieci (il 32%) la considerano sbagliata, una presa in giro dei consumatori ai quali non viene comunicata in modo trasparente la riduzione di peso della confezione.

AGI – I mercati non hanno per niente apprezzato il mega piano di stimoli del governo inglese in parte perché, spiegano alcuni analisti, hanno già prezzato i tagli alle tasse annunciati dal premier Truss ma soprattutto perché sono più preoccupati per la recessione imminente.

Fatto sta che oggi che si è alzato il sipario sui dettagli delle misure, i rendimenti dei titoli di Stato britannici hanno registrato la maggiore impennata in un giorno da 13 anni a questa parte, la sterlina è scivolata a un nuovo minimo di 37 anni rispetto al dollaro e l’azionario ha toccato i minimi da due mesi.

Il pacchetto, che si stima costerà 45 miliardi di sterline prevede tagli alle imposte sul reddito, una riduzione delle tasse sugli immobili, acquisti esenti da Iva per i visitatori stranieri e l’eliminazione di un previsto aumento dell’imposta sulle società per dare una spinta alle famiglie e alle imprese.

La sterlina ha inizialmente registrato un lieve rialzo dopo il discorso di Kwarteng, per poi crollare. La divisa britannica è scesa dell’1,36% rispetto al dollaro a 1,1106, un nuovo minimo dal 1985.

L’indice Ftse 100 è sceso dell’1,3%, toccando il livello più basso dal 15 luglio, ma le azioni dei costruttori edili britannici sono salite dopo che Kwarteng ha annunciato modifiche all’imposta di registro sugli immobili.

I tassi dei rendimenti dei titoli si sono impennati a 3,7995%, in progresso dell’8,71%. 

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