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Amazon all’attacco contro Microsoft per l’assegnazione a Microsoft, da parte del Pentagono, di un maxi-contratto da 10 miliardi di dollari per la fornitura di servizi Cloud. Secondo un portavoce del gruppo ci sarebbero “lacune evidenti in numerosi aspetti del processo di valutazione del contratto, degli errori e dei pregiudizi inequivocabili”.

Alla gara aveva partecipato Amazon Web Services che già fornisce servizi analoghi alla Cia. Il gruppo di Bezos, che possiede anche il quotidiano di area liberal-democratica Washington Post, si prepara a presentare un ricorso e accusa la Difesa americana di aver scelto anche sulla base di “influenze politiche”.

Il contratto da 10 anni, per la quale era favorita Amazon, vedrà tutti i settori della Difesa Usa condividere informazioni in un sistema gestito dall’intelligenza artificiale. “Amazon Web Services (Aws) ha un’esperienza unica e le qualità necessarie, per fornire all’esercito americano le tecnologie essenziali di cui ha bisogno. Noi pensiamo che è essenziale che il governo assegni i contratti in modo obiettivo e senza influenze politiche”, ha spiegato il portavoce della società.

Il contratto è stato assegnato a Microsoft in modo corretto e senza “influenza esterna”, ha ribattuto il segretario alla Difesa Usa, Mark Esper, commentando le accuse mosse da Amazon. Parlando da Seul, dove è in visita, Esper si è detto sicuro che la competizione “è stata condotta in modo libero e corretto senza alcun tipo di influenza esterna”

Il commento di Amazon appare diretto al presidente Donald Trump, che il 19 luglio ha chiesto di indagare sul procedimento di assegnazione del contratto col Pentagono. “Sto ricevendo enormi rimostranze riguardo il contratto tra Pentagono e Amazon”, aveva detto il capo della Casa Bianca. Le dichiarazioni del colosso dell’e-commerce nascondono il sospetto che gli interessi di Trump nell’appalto Jedi potrebbero essere al centro del ricorso alla U.S. Court of Federal Claims, a cui già si era rivolta la Oracle Corp sempre in merito al maxi-contratto con la Difesa.

La Oracle, che era stata eliminata dalla gara, ha perso il ricorso e ha fatto appello contro il verdetto. Fin dall’inizio la gara di appalto per i servizio cloud era stata macchiata da preoccupazione sull’assegnazione del contratto. Le preoccupazioni riguardavano il sospetto che Amazon avesse influenzato in modo improprio lo sviluppo dello stesso progetto per migliorare le sue possibilità di vincere. Accuse che il colosso di Bezos ha sempre respinto.

Al centro dei sospetti, il ruolo di Deab Ubhi, ex dipendente Amazon alla divisione cloud, poi passato al Pentagono dove ha lavorato proprio allo sviluppo del programma Jedi, per poi tornare ad Amazon Web Services. 

Con l’82,1% dei voli atterrati in orario, Alitalia si conferma la seconda compagnia aerea più puntuale in Europa nei primi dieci mesi del 2019. Lo certifica FlightStats, autorevole società indipendente Usa che stila la classifica della puntualità dei principali vettori mondiali, confrontando i dati di compagnie paragonabili per dimensioni e network. Le performance operative di Alitalia, informa una nota, nel periodo gennaio-ottobre di quest’anno si mantengono quindi positive.

Il sesto posto in Europa ottenuto dalla compagnia italiana a ottobre è un risultato dovuto essenzialmente al trasferimento dei voli dall’aeroporto di Milano Linate – chiuso per lavori – a quello di Malpensa per quasi tutto il mese e ad alcune giornate di maltempo eccezionale che ha colpito diversi scali italiani.

Grazie alla riapertura di Milano Linate dal 27 ottobre, l’indice di puntualità dei voli Alitalia negli ultimi giorni del mese ha superato, in media, il 90%. La compagnia punta pertanto a confermare la performance di eccellenza raggiunta. FlightStats è una delle poche società di rilevazione che monitora per ciascuna compagnia la quasi totalità dei voli effettuati. Per la rilevazione della puntualità FlighStats segue la metodologia “A14” ovvero con una tolleranza in arrivo di 14 minuti rispetto all’orario di atterraggio previsto. 

Facebook entra nel mondo dei pagamenti digitali annunciando il lancio Facebook Pay. Il nuovo sistema di pagamento, fa sapere la società, potrà essere utilizzato su Messenger, Instagram e WhatsApp. Da quanto è stato rivelato dal vicepresidente Deb Liu alla Cnn, il servizio sarà legato ai principali circuiti di carte di credito e a PayPal: “Vogliamo assicurarci che sia davvero chiaro agli utenti che si tratta di un servizio unificato”, ha detto Liu.

Facebook lo scorso gennaio ha già integrato i dataset delle piattaforme di messaggistica create e acquisite in questi anni – WhatsApp, Instagram e Messenger. Il lancio del sistema di pagamento attraverso le app di fatto renderebbe ancora più complesso l’eventuale ‘spacchettamento’ della società, paventato da diversi politici americani e diventato bandiera dalla candidata dem Elizabeth Warren.

Il servizio di pagamento sarà lanciato entro questa settimana negli Stati Uniti. Al momento non è chiaro quando sarà diffuso nel resto dei paesi in cui l’uso di Facebook è consentito. Facebook Pay consentirà la trasmissione di denaro verso enti attivi in campagne di raccolta fondi, l’acquisto di videogame sull’app, di biglietti per concerti e eventi, ma permetterà anche il trasferimento di denaro da persona a persona e acquisti su Facebook Marketplace.

La mossa di Facebook arriva 5 mesi dopo l’annuncio di Libra, la moneta digitale ancorata a un paniere di beni e valute basata su tecnologia blockchain, gestita da una ventina di società private. Quel progetto pero’ ha trovato l’opposizione da parte delle istituzioni americane e europee, inducendo alcune delle società che all’inizio avevano aderito al consorzio ad abbandonare il progetto. Tra queste eBay, Visa, MasterCard, ma anche PayPal, uno dei partner della nuova iniziativa.

I giganti tecnologici che finora hanno puntato ai servizi bancari

 Non è un mistero che Facebook meditasse da tempo il lancio di un servizio di pagamenti digitali. Ma più in generale si tratta di un trend che riguarda tutte le maggiori società tecnologiche e che ha cominciato a delinearsi un anno fa.

AMAZON – A dicembre 2018 Amazon ha fatto trapelare di essere in contatto con J.P. Morgan e Capital One per creare un servizio che consenta ai propri clienti di creare conti correnti sulla piattaforma di ecommerce e facilitare i pagamenti verso le aziende. Al momento il progetto non ha trovato ulteriori sviluppi, non annunciati almeno. Lo scorso marzo un sondaggio tra gli utenti di Amazon Prime ha raccontato che oltre due terzi degli intervistati sarebbe dispobibile ad aprire un conto corrente con Amazon.

APPLE CARD – Apple ha lanciato la sua carta di credito ad aprile di quest’anno, dopo aver stretto una partnership con Goldman Sachs e MasterCard. Cupertino ha cosi’ lanciato un sistema di pagamento sia fisico – la carta – che virtuale, supportato dalla tecnologia di Apple Wallet e il sistema operativo iOS. La novità più interessante è un programma di ‘cashback’, un piccolo rimborso per ogni acquisto effettuato; circa il 2%, il 3% se si acquista un prodotto Apple. Quando è stata lanciata Tim Cook ha definito il suo prodotto il cambiamento più significativo nei 50 anni delle carte di credito. Per ora è disponibile solo negli Usa.

FACEBOOK LIBRA – Il progetto Libra di Facebook è forse il più noto e chiacchierato. Annunciato da Mark Zuckerberg lo scorso giugno, è diventato un oggetto misterioso dopo sospetti, indagini del Congresso, avvertimenti dell’autorità americana garante del mercato. è il progetto tecnologicamente più complesso – una valuta digitale ancorata a un paniere di beni e valute, basata su tecnologia blockchain e gestita da una ventina di società private – ma al momento quello che si distanzia di più dagli altri servizi pensati dai colossi tecnologici. Al momento il suo lancio è stato spostato al 2021 a causa dei dubbi delle autorità americane. Alcuni dei partner che originariamente avevano deciso di entrare nel progetto hanno poi deciso di abbandonarlo: tra questi eBay, Visa, MasterCard e PayPal, con la quale pero’ lancerà Facebook Pay.

UBER MONEY – Uber lo scorso mese ha annunciato la nascita di Uber Money, un portafogli digitale pensato per gli autisti e in grado di consentire loro di monitorare e gestire quello che guadagnano, in tempo reale. Un esperimento, per ora, perchè l’obiettivo della società è capire se c’è una nuova parte di Uber focalizzata sui servizi finanziari. Partendo dai conti correnti per gli autisti, poi chissà.

GOOGLE CACHE – Il 13 novembre Google annuncia dalle colonne del Wall Street Journal Google Cache, un servizio che consentirà agli utenti di Mountain View di aprire conti correnti online. Sarà lanciato entro il 2020 e i conti correnti saranno gestiti, almeno nella fase iniziale, da Citigroup. Secondo il direttore generale Caesar Sengupta il progetto non avrà a che fare con i dati degli utenti, ma riguarderà solo la possibilità di dare un più facile accesso ai pagamenti online. Google ha già un servizio di pagamenti online: Google Pay. Cache ne sarà l’evoluzione.

@arcangeloroc

Da sempre Jimmy Wales, co-founder di Wikipedia, ha difeso l’informazione libera e verificata. Per questo, dopo la famosa enciclopedia online, ha deciso di fondare una nuova piattaforma, Wt:Social, con l’obiettivo di combattere clickbaiting, fake news e titoli fuorvianti. Se i social sono spesso il veicolo, e il motivo, di queste pratiche sbagliate, la soluzione è crearne uno che possa essere più affidabile, condiviso e facile da utilizzare.

La scorsa settimana, sul “rivale” Twitter, Wales ha annunciato di aver superato, a poche settimane dal lancio, i 25 mila iscritti. Oggi, secondo quanto riporta il Financial Times, ci si avvicina già a quota 50 mila.

My new social network https://t.co/x4CpI3XgDz now has over 25,000 members and growing. That’s growth of 23,500 in a week. 1/

— Jimmy Wales (@jimmy_wales)
November 6, 2019

La nuova società, come scrive il giornale inglese, è totalmente separata da Wikipedia nonostante sia la reale e normale evoluzione di Wikitribune, uno strumento in cui vengono pubblicati articoli, riguardanti le principali notizie dell’attualità, ampiamente verificati e soggetti a revisione continua. 

Ma non è l’unica cosa che accomuna i due progetti. Wt:Social sfrutta lo stesso modello di business della casa-madre. Ovvero farà affidamento ai donatori spontanei che vorranno sostenere il progetto. Un modo per fidelizzare il pubblico, spostare la concentrazione sulla bontà del progetto ed evitare di ricorrere alla pubblicità, vista come “modello problematico” per chi vuole fare informazione. La pubblicità è la causa, per Wales, dell’abbassamento della qualità del giornalismo, soprattutto sui social: “I vincitori sono sempre i contenuti di bassa qualità”.

L’algoritmo di Wt.social non proporrà gli articoli che hanno ricevuto più like, commenti o che hanno sviluppato un volume di engagement superiore alla media. Si vedranno, invece, gli ultimi contenuti postati. A disposizione ci sarà anche un tasto “upvote”, un modo che gli utenti hanno per segnalare storie di qualità e che vale la pena leggere.

The business model of existing social media drives them in one direction but our business model drives me in a radically different direction. You will only pay if you think that WT is making a meaningful positive contribution to your life. 12/

— Jimmy Wales (@jimmy_wales)
November 6, 2019

L’interfaccia è solo in inglese ma si può pubblicare in qualsiasi lingua. Su Twitter, in un thread particolarmente articolato, Wales ha detto che gli utenti avrebbero pagato solo se avessero ritenuto che “Wt:Social stia contribuendo in modo positivo” alla loro vita. E promettono di non voler vendere i dati di chi decide di farne parte.

Per accedere direttamente alla piattaforma si paga: 12 euro al mese, 90 euro all’anno. Solo per non sovraccaricare i server, dicono. Se non si vuole pagare, per ora, si viene messi in una lista d’attesa. Per la cronaca, chi scrive, ha il numeretto 19.334. Se volete scavalcare un po’ la fila vi basterà invitare altri ad iscriversi. 

Gli obiettivi che vuole raggiungere Wales sono ambiziosi: “Non vogliamo raggiungere 50 mila o 500 mila iscritti ma 50 milioni o 500 milioni. Più di 200 persone hanno già donato per sostenere il sito”. Poi il riferimento all’offerta di Netflix, Spotify e del New York Times. Insomma, se c’è un servizio di qualità le persone sono disposte a pagare.

La nuova società ha una manciata di dipendenti, inclusi gli sviluppatori e un community manager. L’obiettivo è quello di non fare la fine di Ello, e in misura minore di Snapchat (200 milioni di utenti contro i 2 miliardi di Facebook) e delle altre nuove piattaforme che hanno provato negli anni a costruire valide alternative.. Compresa, se vogliamo proprio dirla tutta, dopo il crowdfunding lanciato nel 2017, WikiTribune.

Wt:Social mira a costruire nicchie più piccole, fatte di argomenti specifici e popolate da esperti o curiosi che ne maneggino le caratteristiche. Si chiamano SubWikis e spaziano su temi senza confini: dall’apicoltura al death metal, dalle ricette alle questioni economiche più dettagliate. Approccio Wikipedia, insomma, ma con struttura e anima social. Una bella impresa che Wales definisce “un esperimento radicale e folle”. Forse lo è per davvero.

Quasi quattro agriturismi su 10 nel 2018 sono gestiti da donne (il 36%) e il Sud si è dimostrato essere territorio più dinamico con il 4,6% di aziende in più rispetto al 2017. Seguono il Centro (+1,4%) e il Nord-ovest (+1,3%), mentre sulle isole si registra una flessione del 7,6% e il Nord-est resta sostanzialmente invariato (0,5%).

Lo afferma l’Istat nel report Le aziende agrituristiche in Italia‘, sottolineando che al Sud la regione più dinamica è la Puglia (+16,5%), nel Centro sono l’Umbria e il Lazio (+2%) mentre nel Nord-est la crescita maggiore si registra nel Veneto (+2,2%). Nel Nord-ovest, a un aumento del 2,2% della Lombardia si associa una flessione del 3,2% della Valle D’Aosta.

In aumento la cessione delle attività

Nel complesso – spiega l’Istat – questa variazione è la risultante di una dinamica demografica che da un lato vede un incremento delle aziende che cessano la loro attività (+15,2%) e, dall’altro, una flessione di quelle che hanno chiesto l’autorizzazione per l’apertura di una nuova attività (-16,5%), ma che in termini assoluti generano comunque un saldo positivo.

Dove si concentrano gli agriturismi

Nel 2018, il 52,5% delle aziende agrituristiche si localizza in aree collinari, il 31,4% in zone montane e il 16,1% in zone pianeggianti. Toscana, Umbria e Trentino Alto Adige sono le regioni con la più alta densità di aziende agrituristiche (più di 20 aziende per 100 kmq). Altre aree ad alta densità si trovano nel Piemonte meridionale, nel settore occidentale della Liguria e sul versante occidentale del Veneto.

Nel Mezzogiorno le zone a maggiore densità si localizzano nella Puglia e in particolare nella zona del Salento. Sul fronte della gestione delle aziende autorizzate, tra il 2017 e il 2018 resta invariata la quota di quelle a conduzione femminile, che sono il 36% del totale nazionale e passano da 8.483 a 8.563 (+0,9%).

La presenza femminile è più elevata in Basilicata (50,8%), Liguria (49,8%), Campania (49,1%), Valle D’Aosta (48,3%) e Abruzzo (48%). Il Trentino-Alto Adige si conferma invece la regione con la minor incidenza di aziende agrituristiche a gestione femminile (14,8%) soprattutto nella provincia autonoma di Bolzano/Bozen (13,3%). 

La manovra rischia di essere presa d’assalto in Parlamento e il premier Giuseppe Conte cerca di giocare d’anticipo e convoca ministri, sottosegretari, capigruppo di Camera e Senato e capigruppo delle commissioni Bilancio per un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi giovedì. Nonostante l’invito alla moderazione rivolto ai partiti, dai renziani sono arrivate proposte di modifica al decreto fiscale collegato alla legge di bilancio che possono dividere la maggioranza: dallo stop all’inasprimento del carcere per gli evasori e alla stretta sugli appalti fino alla reintroduzione dello scudo penale per l’ex Ilva.

Intanto il termine per la presentazione degli emendamenti alla legge di bilancio slitta a lunedì ma si preannuncia una pioggia di richieste di modifiche considerando che solo quelle al dl fiscale sfiorano il migliaio. E si profila anche un allungamento dei tempi: la legge di bilancio dovrebbe approdare nell’Aula del Senato il 3 dicembre con la possibilità, secondo quanto emerso in capigruppo, che la terza lettura a Palazzo Madama avvenga dopo Natale, il 27-28 dicembre.

Italia viva in trincea

Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, apre a modifiche ma lancia l’avvertimento auspicando che “il Parlamento si eserciti anche sul versante delle coperture e non solo delle spese per mantenere i saldi invariati”. Un messaggio che sembra rivolto soprattutto alle forze di maggioranza. Matteo Renzi promette infatti battaglia. “La situazione economica del Paese non è rosea. Tutto ristagna. E il problema non è la legge di bilancio, su cui continueremo la nostra battaglia NoTax, ma la situazione di incertezza sugli investimenti”.

Gualtieri in audizione al Senato difende l’impianto della manovra ribadendo che le misure controverse “sono solo il 5% della manovra” e denunciando lo “strabismo comunicativo” da correggere. In particolare, sulle norme più contestate, ovvero plastic tax e stretta sulle auto aziendali, definisce i numeri e le stime circolate “fantasiosi”. E pur difendendone la ratio assicura che il Mef è al lavoro per entrambe le norme.

Per la norma sulle auto in particolare va salvaguardato l’obiettivo di “incentivare il rinnovamento del parco, ma modulando tempi e forme”. Anche la plastic tax “deve essere migliorata e riformulata” ma “salvaguardando la ratio dell’intervento che disincentivi l’abuso della plastica monouso”.

La manovra, assicura il ministro, consentirà” una riduzione di 7,1 miliardi della pressione fiscale rispetto all’anno precedente”. Le misure di tassazione, spiega, “cubano 3,4 miliardi su una manovra complessiva di 30 miliardi che disattiva clausole per 23 miliardi”. E dal pacchetto cashless arriverà “un significativo aumento del gettito fiscale che consentirà una più significativa riduzione del carico fiscale su lavoro e imprese”.

Gualtieri annuncia inoltre che il rafforzamento del bonus asilo nido scatterà “già dal primo gennaio” e non da settembre come anticipato precedentemente “e consentirà la gratuità per la grande maggioranza delle famiglie”. L’intervento prevede un incremento del sostegno da 1500 a 3000 euro annui per i nuclei con Isee sotto i 25 mila euro e un incremento da 1500 a 2500 per quelli da 25 mila a 40 mila.

Il titolare dell’Economia ricorda inoltre se l’Italia sarà in grado di “preservare e consolidare” la fiducia sui mercati potrà “perseguire un dividendo di credibilità stimabile in 38,5 miliardi nel quadriennio 2019-22” grazie ai risparmi sulla spesa per interessi. E rivendica: la manovra “ha già determinato una percezione di maggiore stabilità della nostra economia” cosi’ come “testimoniato dal calo dello spread” che produrrà un “risparmio di 2,7 miliardi per l’anno in corso e 6,7 miliardi nel 2020”.

Il ministro conferma l’obiettivo di aprire il cantiere della riforma fiscale complessiva a partire dai primi mesi del 2020 e si dice a favore dello strumento della legge delega. Gualtieri è ottimista sulle prospettive di crescita del Paese, nonostante lo scenario internazionale. La stima di un aumento del Pil dello 0,6% nel 2020 è “ampiamente raggiungibile e anche prudente”.

Le stime di Bankitalia e Upb

Una stima di crescita “condivisibile” anche per la Banca d’Italia. Per il 2021, secondo l’istituto di Via Nazionale, “l’obiettivo di crescita (1%) e’ un po’ superiore alla stima recentemente diffusa dalla Commissione europea (0,7%); non è fuori portata, ma per raggiungerlo appare necessario che si mantengano condizioni finanziarie distese e che non si indebolisca ulteriormente il quadro internazionale”.

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio promuove le misure contro l’evasione ma chiede di attuare gli interventi messi in campo. “Com’è avvenuto in tutti gli anni recenti – sottolinea – anche in questa occasione la manovra fissa per il 2020 un livello del rapporto deficit/Pil stabile rispetto agli anni precedenti, rinviando agli anni successivi la sua riduzione. Secondo le simulazioni effettuate dall’organismo parlamentare di controllo dei conti, “la manovra di bilancio avrebbe un effetto espansivo sul Pil reale nel complesso del triennio 2020-22 di 0,3 punti percentuali, appena al di sotto di quello stimato dal Mef nel Dpb (0,4 punti).

Tuttavia, per l’Upb, “com’è avvenuto in tutti gli anni recenti, anche in questa occasione la manovra fissa per il 2020 un livello del rapporto deficit/Pil stabile rispetto agli anni precedenti, rinviando agli anni successivi la sua riduzione”.

Non escono grandi novità sui dazi dall’atteso discorso del presidente Usa Donald Trump all’Economic Club di New York, ma Wall Street continua a macinare nuovi record, con gli indici Nasdaq e Standard & Poor’s 500 che segnano nuovi massimi storici. 

Sulla guerra commerciale con la Cina Trump assicura che la Fase 1 dell’accordo “è vicina e potrebbe arrivare a breve”, ma non lo firmerà “se non sarà negli interessi degli Stati Uniti”, anche se Pechino “la vuole da morire”. A New York il presidente è atteso al varco anche per quanto riguarda le tariffe automobilistiche europee. Gli investitori si aspettano che ritardi di altri sei mesi l’imposizione di dazi sulle importazioni di automobili e ricambi auto dell’Unione europea, ma l’inquilino della Casa Bianca non si pronuncia in proposito, limitandosi a dire che le barriere commerciali dell’Ue sono “inique e terribili, in molti casi peggiori di quelle cinesi”.

Donald rivendica “un boom mai visto prima”

A New York, Trump esordisce con toni trionfalistici. La mia amministrazione, dice, “ha creato un’epoca di prosperità senza precedenti negli Stati Uniti”, “abbiamo lanciato un boom economico mai visto prima”, mentre prima di me “la stagnazione era la normalità per gli Stati Uniti”. Poi il presidente Usa torna ad attaccare la Fed. “Ci pone in una posizione di svantaggio competitivo” dice, poiché “è stata troppo veloce” ad alzare i tassi di interesse e “troppo lenta” a ridurli. Inoltre, a differenza di altre banche centrali, non ha introdotto i tassi di interesse negativi: “Datemeli. Datemi un po’ di quei soldi. Voglio un po’ di quei soldi. La nostra Federal Reserve non ci permette di farlo”.

In conclusione Trump ha ricordato che “dalla mia elezione, lo S&P è cresciuto del 45%, il Dow Jones del 50% e il Nasdaq del 60%. E se avessimo avuto una Federal Reserve che lavorava con noi, avremmo potuto aggiungere un altro 25% a ciascuno di quei numeri, lo garantisco”. 

In materia di tariffe è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al termine del colloquio con il Presidente del Portogallo, Marcelo Rebelo de Sousa. Il capo dello Stato afferma che “la politica commerciale dei dazi è contraddittoria con lo spirito dell’Alleanza atlantica e con lo spirito che ha contraddistinto i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico”.

 

Una pioggia di bocciature si abbatte sulla manovra. In una giornata densa di audizioni al Senato, arrivano critiche da quasi tutte le associazioni e le categorie. Da Confindustria che se la prende con la plastic tax, all’Abi che lamenta nuovi sacrifici per gli istituti di credito. Anche Alleanza Cooperative critica le nuove imposizioni, mentre i sindacati parlano di misure deludenti per i dipendenti pubblici.

La Corte dei conti rileva la mancanza di un “quadro organico” ed esorta il governo a procedere a un “severo” contenimento della spesa. A difendere la legge di Bilancio ci ha pensato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che a Palazzo Madama sarà ascoltato domani. “Per superare lo scoglio della manovra occorre affrontare quel 5% di misure che vanno migliorate, anche agli occhi del proponente e ora le risolveremo.

Non serve guardare indietro ma avanti”, ha detto intervenendo a un convegno alla Fondazione Feltrinelli a Milano. “Sono fiducioso che la manovra sarà approvata senza snaturare l’impianto e superando le criticità. Sarà un risultato straordinario, all’esterno sarà percepito come miracoloso”, ha aggiunto.

ABI CRITICA: NUOVI SACRIFICI PER LE BANCHE “Il mondo bancario risulta ancora una volta uno dei settori maggiormente chiamati alla contribuzione alla manovra di fine anno, attraverso disposizioni che, come avvenuto già in occasione della manovra di bilancio 2019, drenano liquidità in maniera consistente e rappresentano un ulteriore sacrificio per le banche, con impatti sul loro ruolo di sostegno all’economia, a famiglie e imprese”, ha affermato il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini. “La riduzione dello spread ha effetti positivi sulla finanza pubblica poiché crea spazi di manovra fiscale. Questi risparmi possono essere utilizzati per stimolare la crescita economica”, ha aggiunto.

CONFINDUSTRIA, PLASTIC TAX INUTILE E DANNOSA La plastic tax avrà “un impatto sulla spesa delle famiglie stimabile in circa 109 euro annui”. La stima è del direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, secondo cui il nuovo balzello “non comporta benefici ambientali, penalizza i prodotti e non i comportamenti e rappresenta unicamente una leva per rastrellare risorse”.

Più in generale, ha rilevato Panucci, la manovra, “sebbene contenga alcuni interventi positivi, è nel complesso insufficiente rispetto alle esigenze del Paese e rischia di non incidere in modo efficace sulla situazione di sostanziale stagnazione dell’economia”. In particolare, “non traccia un disegno di politica economica capace di invertire la tendenza negativa delle aspettative degli imprenditori e dei potenziali investitori, nazionali ed esteri. Anzi, in alcuni casi, produce un effetto opposto”.

CORTE DEI CONTI, MANCA UN QUADRO ORGANICO “Va sottolineato come la mancanza di un quadro organico delle misure che si intende assumere, rinviate a specifici provvedimenti collegati, non consente di valutare pienamente come si intenda intervenire sulle principali criticità del nostro sistema economico e istituzionale”, ha rilevato la Corte dei conti. “Un severo percorso di contenimento e riqualificazione della spesa rimane indispensabile”, ha osservato la magistratura contabile.

SINDACATI, POCHI SOLDI PER TAGLIO CUNEO E CONTRATTI PA Le risorse stanziate in manovra per il taglio del cuneo fiscale e per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego “sono insufficienti”, hanno denunciato Cgil, Cisl e Uil.

ALLEANZA COOP, PLASTIC E SUGAR TAX DANNO PER IMPRESE “La legge di bilancio contiene misure sicuramente positive, a partire dalla sterilizzazione degli aumenti dell’Iva, dall’avvio della riduzione del cuneo fiscale a vantaggio dei lavoratori, dalla lotta all’evasione fiscale, dalla conferma degli incentivi del piano Impresa 4.0 e dagli interventi per il Mezzogiorno ma si evidenziano anche alcune criticità, rappresentate dall’inserimento di interventi, come la plastic tax e la sugar tax, non inquadrati in una logica sistemica e, come tali, suscettibili di produrre effetti negativi, scaricando nuovi costi sulle imprese italiane”, ha detto il presidente dell’Alleanza delle Cooperative, Mauro Lusetti.

COMMERCIALISTI, NESSUN INTERVENTO IL LAVORO AUTONOMO “Non c’è alcun intervento per il lavoro autonomo quando sarebbe stato importante allargare la flat tax anche ai soggetti che operano in forma associata perchè l’attuale situazione è un disincentivo a lavorare insieme”, ha sottolineato il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, secondo cui “prendere l’intero bottino di gettito che si ricava dalle modifiche che riguardano il comparto del piccolo lavoro autonomo e spostarlo fino all’ultimo euro su altri comparti è scelta politica ovviamente altrettanto legittima, ma anche altrettanto chiara e persino sorprendentemente netta nella sua evidenza”.

Il presidente Donald Trump rinvierà di altri 6 mesi la decisione sull’imposizione o meno di dazi sulle auto europee importate negli Usa. Lo anticipa Politico in vista della scadenza, fissata per domani, mercoledì, dei termini per far scattare le tariffe sulle auto e i componenti importati negli Usa a meno di un accordo commerciale tra Washington e Bruxelles. Il termine ultimo era già stato fatto slittare di 180 giorni. Il rappresentante al Commercio Usa, Robert Lighthizer, era stato incaricato dalla Casa Bianca di trovare un’intesa sia con il Giappone e sia con il Vecchio Continente. Ma se Tokyo ha accettato la richiesta Usa di acquistare maggiori prodotti agricoli a stelle e strisce, l’Ue non ha permesso che i prodotti agricoli venissero posti sul tavolo dei negoziati sulle auto.

Sarà formalmente depositato domani al Tribunale di Milano l’atto di citazione fatto da ArcelorMittal Italia ai fini del recesso dal contratto di fitto dell’ex Ilva. Lo si apprende da fonti vicine al dossier, le quali affermano che va distinto il momento della notifica dell’atto alla controparte (eseguita la scorsa settimana) con il successivo e distinto momento del deposito dell’atto (e dei relativi allegati) presso il Tribunale di Milano, che deve avvenire entro 10 giorni dalla notifica.

Questo deposito sarà appunto fatto domani. E sempre domani i legali di Ilva in AS presenteranno al Tribunale di Milano il ricorso cautelare urgente, ex articolo 700 del Codice di procedura civile, con cui tendono a fermare il disimpegno di Mittal dalla gestione del gruppo siderurgico attraverso la progressiva fermata degli impianti e la restituzione del personale alle società concedenti.

Non è infine confermato, allo stato, il fatto che domani possa esserci l’incontro tra i Mittal, a capo dell’omonima multinazionale dell’acciaio, e il premier Conte per riprendere la trattativa dopo il confronto dei giorni scorsi. E sempre in merito all’atto di citazione nei confronti di Ilva in as, le fonti vicine al dossier affermano: “Procederemo domani a depositare l’atto e gli allegati presso il Tribunale di Milano, ma non è detto che ciò risulti immediatamente ‘visibile’ dai sistemi elettronici del Tribunale”.

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