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AGI – Il direttore generale dell’Fmi Kristalina Georgieva è accusata di aver presumibilmente spinto ad alterare un rapporto mentre era alla Banca Mondiale facendolo modificare in favore della Cina, accusa che lei nega.

Un’indagine dello studio legale WilmerHale ha scoperto irregolarità nella stesura delle edizioni 2018 e 2020 del rapporto “Doing Business” della Banca Mondiale, che esamina le condizioni degli affari in diversi paesi. Nella classifica del 2017, la Cina era insoddisfatta del suo 78° posto. 

Alla fine di ottobre 2017, poco prima della pubblicazione dell’edizione 2018, la Banca Mondiale era impegnata in delicate trattative con Pechino. Gli alti funzionari cinesi erano costernati dalla classifica del paese. Kristalina Georgieva, che era allora direttore generale della Banca Mondiale, e Jim Yong Kim, che ne era il presidente, avrebbero chiesto ai loro team di adattare la metodologia per favorire la Cina, secondo questa inchiesta.

Kristalina Georgieva avrebbe rimproverato un alto funzionario della Banca Mondiale per “aver gestito male le relazioni della Banca con la Cina e non aver valutato l’importanza del rapporto Doing Business per il Paese”, secondo l’indagine che ha analizzato 80.000 documenti e intervistato decine di dipendenti attuali ed ex.

Sotto pressione, il suo staff ha presumibilmente cambiato alcuni dati, permettendo alla Cina di mantenere il suo 78° posto, invece di scendere di sette posti in classifica. Kristalina Georgieva, riferisce l’inchiesta, ha poi ringraziato il funzionario per “aver fatto la sua parte per il multilateralismo” e per aver contribuito a “risolvere il problema”.

La risposta della Georgieva

L’economista, che dall’ottobre 2019 ha assunto l’incarico di direttore generale dell’Fmi, ha respinto le accuse. “Sono fondamentalmente in disaccordo con i risultati e le interpretazioni” di questa indagine “rispetto al mio ruolo nel rapporto Doing Business 2018 della Banca Mondiale”, afferma n una dichiarazione inviata all’AFP. “Ho già tenuto una riunione con il consiglio del FMI su questo tema”, ha aggiunto.

La Banca Mondiale ha annunciato la sospensione immediata del rapporto, che esamina il quadro normativo per le PMI in 190 economie – le condizioni per avviare un’attività, accedere all’elettricità, al credito o pagare le tasse. Questi cambiamenti nella classifica avevano, nel gennaio 2018, spinto le dimissioni dell’ex capo economista della Banca Mondiale, Paul Romer, insignito del Nobel per l’Economia pochi mesi dopo.

AGI – L’economia della zona euro si sta riprendendo più velocemente di quanto previsto solo sei mesi fa, soprattutto grazie alla rapida campagna di vaccinazione che ha permesso a grandi settori dell’economia di ripartire. Lo ha detto il presidente della Bce Christine Lagarde. A questo punto il Pil dovrebbe tornare al suo livello pre-crisi pandemica entro fine anno.

Intervenendo al convegno Hec Talks organizzato dall’E’cole des hautes e’tudes commerciales de Paris e dalla European League for Economic Cooperation, Lagarde ha fatto sapere che la Bce ha rivisto al rialzo le revisioni e “ora ci attendiamo una crescita del 5% nell’area euro e un’inflazione del 2,2%, ben più di quanto pensassimo a marzo e giugno”.

Questo grazie alle campagne di vaccinazione: “Oltre il 70% delle persone sopra i 12 anni di età nell’Unione hanno ricevuto almeno una dose di vaccino e questo ha permesso di riaprire molte attività economiche contribuendo all’accelerazione della ripresa”. 

AGI – “Bisogna ragionare su come viene costruita la bolletta” energetica “e qui va un po’ riscritto il metodo di calcolo. Lo stiamo facendo in queste ore. Stiamo lavorando”: lo ha detto il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani a Radio Anch’io. “C’è da mettere in piedi un intervento strutturale perchè, per quanto sembra siano saturando questi aumenti di costi, sono aumenti che rimarranno in bolletta per cui bisognerà lavorare sulla parte strutturale”, ha spiegato.

“Intanto non è questione di parole – ha detto Cingolani – ma del mercato. È sotto gli occhi di tutti che il gas stia aumentando in maniera costante essendo la materia prima per produrre elettricità e noi ne avremo un effetto importante sulla boletta. Circa l’80% degli aumenti vengono dal gas. C’è da mitigare innanzitutto il trimestre perchè a fine mese il trimestre chiude e avremo i numeri precisi ma sappiamo che l’aumento è importante e questo succede in tutto il mondo e in tutta Europa perchè è un mercato globale”. E poi, ha detto ancora il ministro “c’è da mettere in piedi un intervento strutturale”.

Un intervento da 3 miliardi?: “Questo nell’immediato – ha risposto – ma bisogna ragionare in modo strutturale su come costruire la bolletta, il metodo di calcolo va riscritto”. 

AGI – Il governo è al lavoro per evitare i rincari in bolletta in arrivo con l’autunno. Un intervento sollecitato trasversalmente nel mondo politico. E una delle strade da percorrere potrebbe essere la riduzione dell’Iva o un ritocco degli oneri di sistema.      

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha prospettato aumenti dal 31 al 42% ma ha anche assicurato che “il governo è fortemente impegnato per la mitigazione dei costi delle bollette dovuti a queste congiunture internazionali e per fare in modo che la transizione verso le energie più sostenibili sia rapida e non penalizzi le famiglie”.    

Fonti governative confermano le indiscrezioni di stampa spiegando che la misura è allo studio ma non è ancora stata definita.

Il Mef è al lavoro ed è in corso il confronto con l’Arera che il primo ottobre aggiornerà le tariffe di luce e gas per l’ultimo trimestre dell’anno.

L’operazione potrebbe anche avvenire in due tempi: una misura tampone subito, per decreto, per ridurre gli oneri in bolletta, come fatto a luglio, e un intervento strutturale successivo da inserire in manovra o nel ddl concorrenza.

Secondo quanto viene riferito, si sta valutando di ridurre l’Iva per far fronte all’imminente aumento tariffario ma trattandosi di un’operazione “non semplice” e costosa nell’immediato, appare più probabile che il governo decida alla fine di ridurre la componente fiscale in bolletta o di agire temporaneamente sugli oneri di sistema.

La bolletta elettrica o del gas è composta infatti da varie voci.

Il cliente medio non paga solo quello che consuma ma, oltre alle imposte, altri servizi che vanno dal trasporto dell’energia, alla gestione del contatore, agli oneri di sistema che rappresentano la voce più ‘variegata’ dove entrano le componenti più diverse, dagli incentivi alle rinnovabili ai costi di smantellamento delle centrali nucleari.      

La misura allo studio potrebbe arrivare con un decreto a breve, forse lo stesso decreto fiscale che dovrebbe, come di consueto, accompagnare la legge di bilancio. 

AGI – La bolletta elettrica o del gas è composta da varie voci. Il cliente medio non paga solo quello che consuma ma altri servizi che vanno dal trasporto dell’energia, alla gestione del contatore, agli oneri di sistema che rappresentano la voce più ‘variegata’ dove entrano le componenti più diverse (su tutti gli incentivi alle rinnovabili e i costi di smantellamento delle centrali nucleari).

Nel terzo trimestre del 2021, spiega l’Arera, la composizione del prezzo in bolletta è formato da: materia energia (59,2%), trasporto e gestione del contatore (17,5%), imposte (12,6%), oneri di sistema (10,7%). 

La spesa per la materia energia 

Comprende gli importi fatturati relativamente alle diverse attività svolte dal venditore per fornire l’energia elettrica al cliente finale. Il prezzo complessivo applicato in bolletta è dato dalla somma dei prezzi per le seguenti componenti: 
Prezzo dell’energia: corrisponde al costo previsto per l’acquisto dell’energia elettrica che viene poi rivenduta ai clienti finali. Comprende anche le perdite di rete, cioè il costo dell’energia che non arriva in modo utile al punto di consegna.     

Dispacciamento: copre il costo del servizio che garantisce, in ogni momento della giornata, l’equilibrio tra l’energia complessivamente immessa nelle reti elettriche e l’energia complessivamente prelevata dai clienti finali.     

Perequazione: componente che serve a garantire che gli importi complessivamente pagati ogni trimestre dai clienti serviti in regime di tutela con le componenti Prezzo dell’energia (PE) e Dispacciamento (PD) equivalgano ai costi di acquisto e dispacciamento effettivamente sostenuti per fornire loro l’energia.     

Commercializzazione: corrisponde ai costi fissi sostenuti per svolgere le attività di gestione commerciale dei clienti. 

Componente di dispacciamento: serve a compensare la differenza tra gli importi complessivamente versati tramite la componente commercializzazione e i costi di gestione commerciale riconosciuti alle imprese di vendita in regime di tutela (diversi da quelli delle imprese di vendita del mercato libero). 

Spesa per il trasporto e la gestione del contatore

Comprende gli importi fatturati per le diverse attività che consentono ai venditori di consegnare ai clienti finali l’energia elettrica.

Oneri di sistema 

Comprende gli importi fatturati per la copertura di costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema elettrico, che vengono pagati da tutti i clienti finali del servizio elettrico. Il prezzo complessivo comprende, dal 1 gennaio 2018, le componenti: Asos (oneri generali relativi al sostegno delle energie da fonti rinnovabili e alla cogenerazione CIP 6/92) e Arim (rimanenti oneri generali come messa in sicurezza del nucleare e misure di compensazione territoriale o bonus elettrico, promozione dell’efficienza energetica).

Imposte

Comprende le voci relative all’imposta di consumo (accisa) e all’imposta sul valore aggiunto (Iva). L’accisa si applica alla quantità di energia consumata; i clienti domestici con potenza fino a 3 kW godono di aliquote agevolate per la fornitura nell’abitazione di residenza anagrafica. L’Iva si applica sull’importo totale della bolletta.  Attualmente, per le utenze domestiche è pari al 10%, per le utenze non domestiche è pari al 22%; alcune attività produttive godono dell’aliquota ridotta pari al 10%.

Canone di abbonamento alla televisione 

Questa voce è presente solo nelle bollette in cui viene addebitata una quota del canone di abbonamento alla televisione dovuto per l’anno in corso.

(AGI) – Roma, 14 set. – In un anno “spartiacque” come il 2021, dove da un lato spinge il forte rimbalzo dell’economia globale ma dall’altro pesa l’incertezza delle varianti covid, l’export nazionale di beni corre e recupera i livelli pre-pandemia. A dirlo è Rapporto Export 2021 dell’Ufficio Studi di Sace e dal titolo “Ritorno al futuro: anatomia di una ripresa post-pandemica”, giunto alla sua XV edizione.

Per le esportazioni italiane di beni in valore è previsto un rimbalzo dell’11,3%, che permetterà già nel 2021 un pieno ritorno ai livelli pre-pandemia. Le vendite di beni Made in Italy raggiungeranno, infatti, quota 482 miliardi di euro, per poi continuare ad aumentare del 5,4% nel 2022 e assestarsi su una crescita del 4%, in media, nel biennio successivo. Tale ritmo, superiore di quasi un punto percentuale al tasso medio pre-crisi (+3,1%, in media annua, tra 2012 e 2019), consentirà di raggiungere nel 2024 il valore di 550 miliardi di euro di esportazioni di beni.

“Le esportazioni sono componente imprescindibili del nostro sistema produttivo” e “hanno sempre avuto un ruolo importante per l’economia italiana”, dice Daniele Franco, ministro dell’Economia e delle Finanze, ribadendo che l’export è “cruciale”. “Sace – prosegue – da tanti anni svolge un ruolo importante nel sostegno delle nostre esportazione” e “deve aiutare le imprese italiane a posizionarsi all’estero su segmenti di mercato ad alto valore aggiunto”. 

L’incognita varianti

L’Ufficio Studi di Sace ha poi presentato uno scenario di previsione alternativo rispetto a quello base. Con “nuove varianti”, secondo Sace, la ripresa dell’economia globale rallenterebbe inevitabilmente con un ritorno alle misure restrittive di contenimento del contagio e un deterioramento della fiducia di imprese e famiglie. Questo scenario, seppur con una minore probabilità di accadimento, prevede una crescita iniziale più ridotta seguita da un calo marcato rispetto al modello base. Le ripercussioni sul valore delle esportazioni italiane di beni sarebbero significative e concentrate prevalentemente nel prossimo anno. In questo scenario, la crescita delle nostre esportazioni sarebbe più limitata quest’anno (+7,2%) e pressoché nulla nel 2022. Il pieno recupero delle vendite Made in Italy nei mercati esteri sarebbe quindi rimandato al 2023.

Franco: ripresa intensa ma restano incertezze

Franco parla poi di “una fase di ripresa intensa” che il nostro Paese sta vivendo, ma avvisa che “ci sono incertezze nella prospettiva economica”. La ripresa, infatti, “è sostenuta dalla riapertura delle attività economiche e anche dalle misure di politica economica attuate in Italia e nel contesto internazionale” e i “processi vaccinali rappresentano una componente essenziale in questo processo di ripresa”.

Ma, secondo il ministro, “ci sono incertezze nella prospettiva economica; la ripresa è intensa e in corso ma resta esposta a nuove ondate della pandemia” per questo è “importante procedere con il processo di vaccinazione ed evitare la diffusione della malattia”. La sfida più importante per la politica economica quindi ora “è quella di consolidare questo processo di crescita”. Secondo Luigi Di Maio, ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, “grazie a un veloce rimbalzo globale, in particolare nel commercio dei beni, si è tornati su binari di ripresa dopo il periodo più buio della pandemia”. 

Pnrr non risolve tutti i problemi

Sace punta poi il faro sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che rappresenta “un’occasione unica per la ripresa post-Covid e lo sviluppo del nostro Paese”. L’intensità della crescita del Pil italiano sarebbe più marcata lungo l’orizzonte di previsione, soprattutto nell’ultimo triennio; nel 2025 l’output nazionale aumenterebbe del 2,7% rispetto al modello base, come riflesso della spinta degli investimenti e delle riforme volte ad accrescere la produttività con ricadute positive sul Pil potenziale. “Il Pnrr è ormai entrato nella fase di attuazione, è una importante leva per passare a un sentiero di crescita più elevata”, spiega ancora Franco sottolineando però che “non risolve da solo tutti i nostri problemi”. E sottolinea: “Dobbiamo usare tutti gli altri strumenti di politica economica a disposizione come quelli di sostegno alle esportazioni”. 

Agi – Il colosso immobiliare cinese Evergrande, in difficoltà per il crollo delle vendite degli immobili, ha ammesso che sta affrontando “enormi pressioni” dai creditori e ha avvertito che potrebbe non riuscire a pagare i suoi debiti.

Un’eventuale liquidazione del gigante cinese avrebbe notevoli conseguenze, non solo sull’economia di Pechino ma anche sulla “stabilità sociale” cara ai vertici cinesi. Evergrande ha dato mandato a due adviser per esaminare le opzioni finanziarie.

Evergrande è il più grande gruppo immobiliare del paese in termini di fatturato, con una presenza dichiarata in più di 280 città. Il colosso afferma di impiegare 200.000 persone e genera indirettamente 3,8 milioni di posti di lavoro. Il suo presidente, Xu Jiayin, è il quinto uomo più ricco del Paese, secondo la società specializzata Hurun.

Le manifestazioni di protesta

A Shenzhen, in Cina, decine di persone hanno protestato davanti all’ingresso della sede del gigante immobiliare sull’orlo della bancarotta. In Cina le manifestazioni di protesta sono vietate e la polizia ha bloccato l’accesso dei manifestanti, tra i quali anche molti a cui Evergrande deve dei soldi.

AGI – Apple ha rilasciato l’aggiornamento che corregge un punto debole del suo sistema operativo per iPhone, Mac e Apple Watch e che consente l’installazione di spyware. La falla che sarebbe quella utilizzata dagli hacker per infettare direttamente gli iPhone e gli altri dispositivi Apple senza alcuna azione da parte dell’utente.

“Questo aggiornamento fornisce importanti miglioramenti della sicurezza ed è consigliato a tutti gli utenti”, si legge nella descrizione di iOS 14.8 per iPhone nell’App Store. La società di Cupertino ha risposto così alla denuncia del Citizen Lab dell’Università di Toronto, secondo il quale la società di software israeliana NSO Group da febbraio infetta i telefoni iPhone e gli altri dispositivi Apple.

Il gruppo israeliano è nell’occhio del ciclone da quando una mega-inchiesta internazionale ha rivelato che il software Pegasus è stato utilizzato per spiare i telefoni di attivisti per i diritti umani, giornalisti e persino capi di Stato. Lo spyware viene installato tramite il programma di messaggistica istantanea iMessage e interessa sia iOS (sistema operativo mobile) che MacOS (computer) e WatchOS (orologi).

Sfruttando la vulnerabilità del sistema, questo spyware viene installato senza che l’utente debba eseguire alcuna operazione e interessa tutte le versioni dei sistemi operativi eccetto quelle rilasciate appunto nelle ultime ore. Erano stati gli analisti di Citizen Lab a scoprire il problema analizzando il telefono di un attivista saudita che era stato infettato dallo spyware Pegasus di Nso Group. Pegasus consente all’autore di accedere alle attività del dispositivo contagiato, ma anche a fotocamera, microfono, fotografie, posizione, messaggi di testo, e-mail e chiamate senza che la vittima se ne renda conto. 

La società israeliana si occupa di sicurezza informatica, ma il suo software sarebbe utilizzato da diversi governi per ottenere l’accesso a telefoni e altri dispositivi di giornalisti, attivisti e rivali politici. In realtà gli esperti sostengono che l’utente medio di iPhone, iPad e Mac generalmente non deve preoccuparsi perché tali attacchi tendono a essere limitati a obiettivi specifici; ma la scoperta aveva comunque messo in allarme.

In un post sul suo blog, Apple ha annunciato l’aggiornamento spiegando che un file PDF “creato in modo dannoso” potrebbe portare a essere hackerati; ha confermato il problema e citato Citizen Lab. In una nota successiva, il capo della sicurezza di Apple Ivan Krstic ha elogiato Citizen Lab, sostenendo comunque che la minaccia non è tale “per la stragrande maggioranza dei nostri utenti”. 

I proprietari di dispositivi Apple dovrebbero ricevere un allerta sui propri iPhone che richiede di aggiornare il software iOS del telefono; oppure possono accedere alle impostazioni del telefono, fare clic su “Generale”, quindi su “Aggiornamento software” e attivare direttamente l’aggiornamento.

AGI – Tra circa due settimane, e cioé precisamente il primo ottobre, si saprà con certezza quanto pagheremo di più per le bollette. Sarà infatti l’Arera, l’Autorità per l’Energia, a stabilire nel suo aggiornamento trimestrale di quanto sarà l’aumento: rincari che secondo l’allarme lanciato ieri dal Ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani potrebbero arrivare a 100 euro l’anno per la luce e a 400 euro per il gas

Perché questi aumenti? Innanzitutto, il mercato dell’energia sta registrando un trend al rialzo dei prezzi di gas ed energia elettrica che dallo scorso luglio ha assunto livelli record. Tra le cause, vanno considerate l’ascesa dei prezzi delle materie prime dovuta alla ripresa economica su scala globale e le ridotte forniture di gas, in particolare quelle dalla Russia. Ma tra i motivi di questa impennata c’è anche la crescita dei prezzi dei permessi di emissione di CO2, chiamati con un acronimo Ets (Emission Trading Scheme). Ecco nel dettaglio le dinamiche che determineranno un autunno ‘caldo’ sul fronte delle tariffe energetiche.

I costi della C02

Il sistema di “emissioni” stabilito dalla Ue si basa essenzialmente su un principio: le grandi aziende di tutta Europa – in Italia sono 1.200 soggetti – devono pagare per poter inquinare. Negli ultimi mesi c’è stato un incremento dei costi dei permessi delle emissioni di CO2. Ma il meccanismo è tale che si possono dar luogo a delle speculazioni. Si tratta del metodo ‘cap-and-trade’, che consente di scambiare le emissioni. Vale a dire, è un sistema di autorizzazioni a inquinare per le aziende europee, che acquistano, ricevono e scambiano queste quote di emissione.

Se un’azienda inquina di più di quanto previsto si trova costretta a comprare altri permessi, aggiungendo quindi un nuovo costo, mentre chi riuscirà a ridurre le emissioni può invece venderli. Visto che le politiche sempre più ristrettive della Ue hanno fatto aumentare la domanda di permessi, si sta verificando un boom dei prezzi dei diritti. Ora sono ai massimi storici e cioé attorno a 50 euro per tonnellata di CO2, un costo che le aziende devono poi recuperare e che va a finire sui costi della bolletta energetica e quindi sulle tariffe dei consumatori. 

L’aumento del gas

Secondo l’Arera, il prezzo a termine del terzo trimestre 2021 “risulta in aumento di circa il 50% rispetto a quello utilizzato per l’aggiornamento del secondo trimestre 2021”. Si preannuncia quindi un forte aumento in bolletta. Ma perché? Innanzitutto, va considerato che nonostante la crescita di produzione energetica avvenuta negli ultimi anni e la diffusione di impianti delle fonti rinnovabili, la maggior parte del fabbisogno energetico in Italia viene coperta con il gas che, nonostante sia una delle fonti meno inquinanti, rimane una delle più care perché di importazione.

A questo si aggiunge il fattore meteorologico: abbiamo vissuto una primavera particolarmente fredda, con temperature più basse della media fino a maggio, mentre l’estate è stata molto calda con livelli record di afa. Una tempesta perfetta che ha fatto lievitare il prezzo del gas, la cui domanda è aumentata prima per il riscaldamento domestico e poi per produrre energia per compensare la domanda crescente di elettricità per alimentare condizionatori nonché impianti di raffreddamento delle abitazioni e degli uffici.

A questo, va aggiunto anche il fatto che è stata l’Asia la prima a uscire dall’emergenza e a ripartire economicamente. E così le navi “gasiere” sono partite prima alla volta della Cina, o della Corea o del Giappone e soltanto dopo verso l’Europa. Inoltre, sono calate le esportazioni della Russia verso la Ue, per le difficoltà politiche nel raddoppio del gasdotto North Stream. Insomma, i prezzi europei del gas sono cresciuti di oltre il 30% nel secondo trimestre del 2021 rispetto al primo. 

L’obiettivo del governo

Il governo si è già mosso agli inizi di luglio stanziando 1,2 miliardi di euro proprio grazie alla vendita degli Ets, per evitare che gli effetti dei rialzi colpissero in modo pesante le tasche dei consumatori. Ma ora sta pensando ad una riforma compiuta degli oneri generali di sistema proprio per alleggerire il fardello di voci che gravano in bolletta e nella prospettiva di trasferire sotto la fiscalità generale gli oneri per il sostegno alle energie rinnovabili.

Organismi come Arera hanno già indicato la necessità di eliminare in bolletta ‘gli oneri non direttamente connessi agli obiettivi di sviluppo ambientalmente sostenibile e quelli finalizzati al contrasto della povertà energetica’. Si tratta di voci come i costi relativi allo smantellamento delle centrali nucleari dismesse o come  gli oneri a copertura del regime tariffario speciale riconosciuto alla società Rfi per i consumi di elettricità relativi ai servizi ferroviari su rete tradizionale.

Cosa succede in Europa

La stangata autunnale in arrivo non riguarda solo l’Italia, ma tutte le principali economie. Ad esempio, la Spagna sta già correndo ai ripari: ieri il premier Pedro Sanchez, ha annunciato una riduzione dell’imposta sull’elettricità dal 5,1% allo 0,5% per alleggerire la bolletta. Secondo un report de “El Pais”, le tariffe stanno aumentando moltissimo anche in Germania, che ha anche tradizionalmente quella elettrica più cara dell’Ue. 

Peraltro il mix energetico della Germania è ancora fortemente dipendente dal carbone e dal gas naturale, che sono diventati più costosi negli ultimi mesi e questo assieme all’aumento dei costi della C02, ha fatto salire il costo per megawattora.Ma i costi ancora non si fanno sentire in bolletta perché in Germania la fornitura è contrattata per periodi di uno o due anni e ad un prezzo fisso. Stesso discorso per la Francia: anche qui i costi dell’energia stanno salendo ma i consumatori non ne stanno risentendo perché la maggior parte ha una tariffa fissa con il gigante EDF (di proprietà statale per più dell’80%) che è regolata annualmente.

AGI – Nel II trimestre il tasso di disoccupazione cala al 9,8%, giu’ dello 0,3% rispetto al I trimestre dell’anno. Su base annua, e cioè rispetto al II trimestre 2020, il tasso risulta in rialzo dell’1,7%. Lo rende noto l’Istat.

Nel secondo trimestre, a ritmi più intensi rispetto al trimestre precedente, prosegue la crescita delle persone in cerca di occupazione che salgono a 2 milioni 422 mila unità: si tratta di 514 mila in piu’ in un anno, (+27,0%), prosegue l’Istat.

L’aumento dei disoccupati, che coinvolge anche chi e’ in cerca di prima occupazione, riguarda soprattutto coloro che hanno avuto precedenti esperienze di lavoro; inoltre, tra i disoccupati aumenta la quota di chi lo e’ da almeno 12 mesi (58,1%, +10,8 punti in un anno), il cui totale si attesta a 1 milione 408 mila unità.

Nella ricerca di lavoro continua a prevalere l’uso del canale informale: rivolgersi a parenti, amici e conoscenti rimane la pratica più diffusa (75,2%, +0,8 punti); seguono l’invio di domande/curriculum (63,6%, +6 punti) e la risposta ad annunci o la pubblicazione di inserzioni (28,4%, +3,3 punti); meno frequente, ma in aumento, la quota di disoccupati che dichiarano di essersi rivolti al Centro pubblico per l’impiego (18,1%, +3,1 punti).

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