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I ristoranti cinesi in Italia stanno particolarmente soffrendo per la paura del contagio da coronavirus. Il dato è stato fornito dal presidente di Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi di Confcommercio Lino Enrico Stoppani. Numeri alla mano, si sta verificando il crollo di 5.000 ristoranti cinesi. Tradotto, sono 2 milioni al giorno di mancato incasso e una perdita del 70% del fatturato. Questo senza considerare il venir meno del turismo cinese in Italia che da solo ‘vale’ 500 mila euro al giorno.

Oltre mille miliardi di euro in sette anni per continuare a finanziare la Politica Agricola Comune e la Politica di Coesione per le regioni più povere, lanciando al contempo nuovi progetti ambiziosi come l’European Green Deal, la trasformazione Digitale dell’economia, la politica di Difesa europea.

È questa la posta in gioco del negoziato tra i capi di Stato e di governo dell’Unione Europea che si aprirà domani nel Vertice straordinario dedicato al “quadro finanziario pluriennale” (il bilancio 2021-2027) dell’Ue.

La trattativa più difficile di sempre 

La trattativa viene descritta come “la piu’ difficile di sempre” a causa del cosiddetto “Brexit gap”: l’uscita del Regno Unito dall’Ue ha creato un “buco” di 10-12 miliardi l’anno (75 miliardi nei sette anni) che deve essere compensato con tagli e aumento dei contributi nazionali. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha proposto un bilancio 2021-2027 pari al 1,074% del Pil. Ogni Stato membro puo’ bloccare la trattativa grazie al diritto di veto: il Quadro finanziario pluriennale deve essere approvato dal Consiglio europeo all’unanimità. 

Gli schieramenti in campo

I “Quattro Frugali”: Olanda, Austria, Danimarca e Svezia. Vogliono un tetto al bilancio Ue pari al 1% del Pil e chiedono di ridurre le risorse per Agricoltura e Coesione e aumentare i finanziamenti per Green Deal, Ricerca e Difesa. Inoltre, esigono una forma di “rebate”: uno sconto rispetto al loro contributo nazionale perché aumenta in modo sproporzionato a causa della Brexit.

Gli “Amici della Coesione”: Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Malta, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ungheria. Insistono preservare il livello attuale di fondi per l’Agricoltura e la Coesione e si oppongono a preservare il “rebate” per i paesi più ricchi. Gli “Amici della Coesione” al loro interno sono divisi in sotto-gruppi, ciascuno con proprie priorità.

La Germania. Ufficialmente vuole un tetto al bilancio Ue pari al 1% del Pil. Ma la cancelliera Angela Merkel è disponibile a andare oltre, a condizione di ridurre le spese per Agricoltura e Coesione e aumentare i finanziamenti per Green Deal, Ricerca e Difesa. La Germania inoltre insiste sulla condizionalita’ per il rispetto dello Stato di diritto. Ai paesi che non rispettano i valori fondamentali – come democrazia e stato di diritto – dovrebbero essere tagliati i fondi.

I Quattro di Visegrad: Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia. Contestano la condizionalità sullo Stato di diritto, che potrebbero privare Polonia e Ungheria di una parte dei fondi Ue.

I Tre Baltici: Estonia, Lettonia, Lituania. Chiedono garanzie sul finanziamento del progetto ferroviario Rail Baltic.

Il Parlamento Europeo. Chiede un bilancio Ue pari l’1,3% del Pil. Teoricamente ha potere di veto e minaccia di usarlo. Ma storicamente gli eurodeputati hanno sempre accettato il compromesso raggiunto al Consiglio europeo.

La Commissione Europea. Ursula von der Leyen ha detto che con un bilancio al 1% del Pil non potrà finanziare l’Agenda strategica e le priorità dei prossimi 5 anni. Tuttavia non ha potere decisionale sul bilancio 2021-2027. 

 

Viene ottenuto da mani straniere più di un quarto del Made in Italy a tavola, con 370mila lavoratori provenienti da ben 155 Paesi diversi che hanno trovato regolarmente occupazione in agricoltura fornendo il 27% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti diffusa in occasione della presentazione del progetto “Lavoro stagionale – dignità e legalità”, su base dei dati del Dossier Statistico Immigrazione 2019.  

Nei campi italiani la presenza di occupati stranieri è divenuta un fenomeno strutturale come dimostra anche – sottolinea la Coldiretti – la crescita della loro presenza anche alla guida delle imprese agricole con quasi 17mila titolari di nazionalità diversa da quella italiana.  

La comunità di lavoratori agricoli più presente in Italia – spiega Coldiretti – è quella rumena con 107591 occupati, davanti a marocchini con 35013 e indiani con 34043, che precedono albanesi (32264), senegalesi (14165), polacchi (13134), tunisini (13106), bulgari (11261), macedoni (10428) e pakistani (10272) secondo le elaborazioni Coldiretti che ha collaborato al Dossier statistico Immigrazione 2019. 

Sono molti i “distretti agricoli” dove i lavoratori immigrati sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso – aggiunge la Coldiretti – della raccolta delle fragole nel Veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte fino agli allevamenti da latte in Lombardia dove a svolgere l’attività di bergamini sono soprattutto gli indiani mentre i macedoni sono coinvolti principalmente nella pastorizia.

“I lavoratori stranieri contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabile per garantire i primati del Made in Italy alimentare nel mondo su un territorio dove va assicurata la sicurezza sul lavoro e la legalità per combattere inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano gli uomini e il proprio lavoro e gettano una ombra su un settore che ha scelto con decisione la strada dell’attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

A più di tre anni dall’approvazione della legge sul caporalato l’esperienza dimostra che la repressione da sola non basta ed è invece necessario – sottolinea la Coldiretti – agire anche sulle leve economiche che spingono o tollerano lo sfruttamento, dalla lotta alle pratiche commerciali sleali fino alle agevolazioni concesse dall’Unione Europea alle importazioni low cost da Paesi a rischio. Occorre – precisa la Coldiretti – spezzare la catena dello sfruttamento che si alimenta dalle distorsioni lungo la filiera, dalla distribuzione all’industria fino alle campagne dove i prodotti agricoli, dal pomodoro alle arance, pagati sottocosto pochi centesimi al chilo spingono le imprese oneste a chiudere e a lasciare spazio all’illegalità.

Per questo – continua Coldiretti – bisogna agire su due fronti: occorre affiancare le norme sul caporalato all’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti, ma è anche necessario arrivare al più presto – conclude la Coldiretti – al recepimento della direttiva (UE) 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali del 17 aprile 2019 per ristabilire condizioni contrattuali più eque lungo la catena di distribuzione degli alimenti, con l’introduzione di elementi contrattuali e sanzionatori certi rispetto a prassi che finora hanno pesantemente penalizzato i produttori. 

Il cda di Ubi si è riunito oggi per visionare la comunicazione relativa all’offerta pubblica di scambio (Ops) di Intesa Sanpaolo. I consiglieri hanno delegato l’ad Victor Massiah, d’intesa con la presidente Letizia Moratti e sentito il vice presidente Roberto Nicastro, “di nominare gli advisor finanziari e legali che assisteranno il Gruppo nello svolgimento delle attività di valutazione delle informazioni finora rese pubbliche, del documento di offerta una volta disponibile, con le alternative possibili”.​

Il governo ha incassato la fiducia dell’Aula della Camera sul decreto Milleproroghe con 315 sì. Il provvedimento, dopo rinvii e tensioni che hanno messo a dura prova la tenuta della maggioranza, si appresta quindi a ottenere il via libera di Montecitorio nelle prossime ore per poi passare all’esame definitivo del Senato. Il decreto scade il 29 febbraio, pertanto l’iter a Palazzo Madama in secondo lettura dovrebbe essere ‘blindato’ considerando i tempi stretti. Tra le novità del decreto, diventato omnibus, la possibilità per i medici di rimanere in servizio anche superati i 40 anni di attività, ma entro i 70 di età.

Nessuno slittamento, invece, per la Rc auto familiare ma arriva un meccanismo di ‘malus’. Salta il rinvio al primo aprile dell’obbligo di pagamenti tracciabili per ottenere le detrazioni al 19% su tutta una serie di spese, dalla palestra dei figli al dentista. A provocare le tensioni nella maggioranza, e a complicare di riflesso l’iter del provvedimento in Commissione, è stato soprattutto lo scontro sulla prescrizione poi risolto con la bocciatura del ‘lodo Annibali’ che puntava a rinviare l’entrata in vigore della riforma Bonafede. Respinti anche gli emendamenti di Italia viva che chiedevano la soppressione dell’articolo 35 del testo sulle concessioni autostradali.

Queste le principali modifiche:

– CONCESSIONI AUTOSTRADALI – In caso di revoca, di decadenza o di risoluzione di concessioni di strade o di autostrade, anche di quelle sottoposte a pedaggio, Anas puo’ assumerne la gestione nelle more dello svolgimento delle procedure di gara per l’affidamento a nuovo concessionario. La norma inoltre riduce le eventuali penali a carico dello Stato.

– PIÙ TEMPO PER STABILIZZAZIONE PRECARI P.A – Riaperti “i termini stabilizzazione per migliaia precari P.a che avranno tempo fino a fine dicembre 2020 per maturare tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto che gli permetteranno di accedere all’assunzione a tempo indeterminato. Reintrodotta la ‘stretta’ per garantire la trasparenza degli stipendi dei dirigenti della pubblica amministrazione.

– 3 MILIONI IN PIÙ PER STABILIZZARE PRECARI ANPAL – Vengono stanziati 3 milioni in piu’ in due anni per la stabilizzazione dei precari Anpal servizi per le politiche attive del lavoro.

– POTENZIAMENTO DELLE AGENZIE FISCALI – Dal 2020 l’Agenzia delle Entrate e l’agenzia delle Dogane e Monopoli sono autorizzate a usare le risorse del proprio bilancio rispettivamente di 6 milioni e 1,9 milioni di euro per “garantire maggiore efficienza ed efficacia all’azione amministrativa”. Inoltre, le risorse certe e stabili del Fondo risorse decentrate sono sono incrementare di 6 milioni adecorrere dal 2020 e di ulteriori 4 mln dal 2021 per l’agenziadelle Entrate. Quelle per l’Agenzia delle Dogane e Monopoli sono incrementate di 3,5 mln dal 2020.

– EX ILVA – Prorogata la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti ex Ilva,con uno stanziamento di 19 milioni. Nel dl anche le norme per la Cigs di un anno per i lavoratori di aziende localizzate in aree di crisi industriale in Campania e Veneto e mobilità in deroga per le aree Venezia-Porto Marghera.

– ARRIVA ‘MALUS’ PER RC AUTO FAMILIARE – Nel caso in cui il beneficiario della polizza familiare con veicolo di diverso tipo, quindi moto o motorino, provochi un incidente con colpa con danni superiori ai 5mila euro potrà subire alla successiva stipula un declassamento.

– MONOPATTINI – I monopattini potranno essere guidati solo dai 14 anni e solo sulle strade urbane con limite di velocità a 50km/h. I minorenni dovranno indossare il casco. Obbligatorio il giubbotto o le bretelle retroriflettenti dopo il tramonto.

– OK MEDICI A LAVORO FINO A 70 ANNI – I medici avranno la possibilità di rimanere in servizio anche superati i 40 anni di attività, ma entro i 70 di età.

– SPECIALIZZANDI IN CORSIA GIÀ DAL TERZO ANNO – I medici specializzandi potranno essere inquadrati, con contratti a tempo determinato e con part time, già a partire dal terzo anno di corso.

– 4 MLN PER FAMILIARI DI ESPOSTI AMIANTO – Quattro milioni a favore dei malati di mesotelioma non professionale. La misura si rivolge alle persone che hanno contratto la patologia per esposizione familiare a lavoratori impiegati nella lavorazione dell’amianto o per comprovata esposizione ambientale.

– 2MLN IN PIÙ PER I PICCOLI PAZIENTI ONCOLOGICI – Due milioni di euro in più nel fondo nazionale per l’assistenza dei bambini affetti da patologie oncologiche. Si tratta di risorse aggiuntive per le associazioni che sostengono i piccoli pazienti e le loro famiglie.

– NEL 2020-21 SCREENING GRATUITO PER EPATITE C – Screening gratuito nel biennio 2020-21 per l’epatite C “al fine di prevenire, eliminare ed eradicare il virus”.

– 3 MLN A ROMA PER BUS NON INQUINANTI – Per aumentare gli interventi per il miglioramento della qualità dell’aria vengono stanziati tre milioni di euro dal 2020 al 2022 per i trasporti e la mobilità nel territorio di Roma Capitale. Sempre per Roma Capitale vengono stanziati 100 milioni per la manutenzione di strade e scuole.

– DEBITI COMUNI, OK AL ‘SALVA NAPOLI’ – Ok alla norma sui bilanci dei Comuni, ribattezzato dalla Lega il “salva-Napoli”, che consente all’amministrazione di spalmare i debiti sugli anni successivi.

– SBLOCCATA IMPASSE SU COMPLETAMENTO TIRRENICA – Consentito l’avvio della realizzazione dei sei lotti mancanti della Tirrenica. – PIU’ FONDI PER STOP CLASSI ‘POLLAIO’ Stanziati 55 milioni in tre anni per aumentare il personale docente nelle scuole secondarie e ridurre le classi pollaio.

– PROROGA VERIFICHE SISMICHE. ENTRO DICEMBRE 2021 – Slittano al 31 dicembre 2021 i termini stabiliti per le verifiche di vulnerabilità sismica degli edifici scolastici.

– CEDOLARE SECCA PER COMUNI TERREMOTATI – Stabilizzazione della cedolare secca al 10% nei comuni colpiti dal sisma. Ma no alla proroga al 2020 della cedolare secca al 21 per cento per gli affitti commerciali.

STOP MERCATO TUTELATO PICCOLE IMPRESE NEL 2021 – Per le piccole imprese il passaggio al mercato libero dell’energia è anticipato di un anno, a gennaio 2021. Fissato al 1 gennaio 2022 il passaggio al mercato libero per le microimprese e per i clienti domestici.

– MORATORIE TRIVELLE SI ALLUNGA DA 18 A 24 MESI – La moratoria sulle trivelle si allunga da 18 a 24 mesi. I 24 mesi vengono conteggiati dal 13 febbraio 2019, data di entrata in vigore del decreto Semplificazioni.

– PROROGA INCENTIVI IMPIANTI BIOGAS FINO A 300KW – Via libera alla proroga per tutto il 2020 dell’accesso agli incentivi per gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati a biogas, con potenza elettrica non superiore a 300 kW, nel limite di un ulteriore costo annuo di 25 milioni di euro.

– ‘COMUNITÀ ENERGETICHE RINNOVABILI’ PER L’AUTOCONSUMO – I consumatori di energia elettrica potranno associarsi per divenire autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente.

– COMMISSARIO PER INFRASTRUTTURE VIARIE SARDEGNA Sarà nominato un commissario straordinario incaricato di sovraintendere alla programmazione, alla progettazione, all’affidamento e all’esecuzione degli interventi sulla rete viaria della regione Sardegna.

– GETTITO DEL BOLLO AUTO RESTERÀ TUTTO ALLE REGIONI – Il gettito del bollo auto riscosso dalle Regioni rimarrà tutto agli enti locali “al fine di incentivare gli investimenti delle Regioni sui propri territori”.

– INCASSI MULTE ANCHE PER RIMOZIONE RIFIUTI – Gli incassi derivanti dalle multe stradali potranno essere utilizzate oltre che a favore della sicurezza stradale anche per “interventi di ricovero degli animali randagi, per la rimozione dei rifiuti abbandonati e per il decoro urbano delle aree e delle sedi stradali”.

– SLITTA STOP CONTRIBUTI EDITORIA NO PROFIT – Rinviato, dai 12 attuali, a 24 mesi lo stop dei contributi all’editoria no profit e cooperativa. Il testo chiarisce che ai contributi non possono accedere “le imprese editrici di quotidiani e periodici quotati o partecipati da società quotate in mercati regolamentati”.

– PROROGATA CONVENZIONE GOVERNO-AGENZIE STAMPA – Prorogati fino a fine 2020 i contratti di acquisto dei servizi giornalistici forniti dalle agenzie di stampa stipulati da Palazzo Chigi. Viene prorogata di 12 mesi anche la Cigs in atto per i giornalisti delle agenzie di stampa.

L’allarme lanciato da Apple  sui ricavi nel secondo trimestre a causa della riduzione nelle forniture di iPhone e della domanda in Cina a causa dell’epidemia non è l’unico a suonare in questi giorni nel mondo dell’hi-tech. Dagli smartphone ai pannelli solari, dagli smartwatch al 5G, il coronavirus pone dei seri rischi per l’economia cinese con le società che faticano e far ripartire la produzione dopo la pausa del capodanno lunare allungata a causa dell’epidemia. 

TrendForce, l’agenzia di analisi nel mondo della tecnologia, ha fatto una panoramica dei settori che saranno maggiormente colpiti dalle conseguenze dell’epidemia

Elettronica di consumo e automobili

1. Indossabili

L’assemblaggio di smartbrand, smartwatch e auricolari Bluetooth viene fatto principalmente nel Guangdong, Jiangsu e Zhejiang. Nonostante la data prevista per la ripresa del lavoro a metà febbraio, interruzioni del lavoro, carenza di manodopera e carenza di materiale possono causare un calo del volume di produzione nel primo trimestre del 2020, con consegne differite di nuovi prodotti inizialmente previsti per il primo semestre. Ma nel complesso, la stagione delle vendite di punta per i dispositivi indossabili si realizza nella seconda metà dell’anno, durante la quale verranno presentati dispositivi di aziende leader come Apple Watch e questo porta a un cauto ottimismo circa la spedizione di dispositivi indossabili di quest’anno in tutto il mondo.

In termini di mercato cinese, i dispositivi indossabili a marchio cinese sono principalmente destinati alle vendite sul mercato interno e pertanto dovrebbero subire maggiori perdite nel primo semestre rispetto ai marchi internazionali. In particolare, i marchi generici a prezzi competitivi e i nuovi marchi potrebbero essere ancora più colpiti dall’epidemia poiché i fornitori di componenti e le capacità di produzione hanno la priorità di soddisfare prima gli ordini dei marchi affermati e i consumatori avranno una minore disponibilità ad acquistare a breve termine.

2. Smartphone

L’epidemia ha avuto un impatto relativamente elevato sul settore degli smartphone perché la catena di approvvigionamento è particolarmnete cimplessa. Si prevede che la produzione diminuirà del 12%  nel primo trimestre su base annua, rendendolo il trimestre con la produzione più bassa negli ultimi cinque anni. A incidere anche i ritardi nelle consegne di parti importanti degli smartphone, come le  telecamere, che potrebbero protrarsi nel secondo trimestre se l’epidemia non sarà contenuta entro la fine di febbraio. Se l’epidemia dovesse intensificarsi, TrendForce ritiene ne sarebbe danneggiato solo il PIL cinese, ma anche l’economia globale globale, portando a una riduzione del potere d’acquisto dei consumatori e presentando successivamente una sfida difficile per l’intero settore degli smartphone. Si prevede che la produzione di smartphone raggiungerà quest’anno 1.381 miliardi di unità, con un calo dell’1,3% su base annua e la produzione più bassa dal 2016. Ed è una previsione ottimistica

3. Notebook, monitor LCD e TV LCD

I marchi a valle della catena di approvvigionamento sono senza dubbio i più colpiti dall’epidemia: sono andati persi preziosi giorni lavorativi dopo il prolungamento delle vacanze e alla ripresa della produzione, nel complesso, il tasso è basso. Inoltre mancano materiali e componenti. Per TV e monitor nel primo trimestre si prevede che la le consegne scenderanno da 48,8 a 46,6 milioni di unità. La pandemia non solo ha influenzato negativamente la catena di approvvigionamento della produzione, ma danneggia anche la fiducia dei consumatori cinesi e riduce la domanda  nel breve e nel lungo periodo.

4. Console per videogiochi

La maggior parte dell’assemblaggio della console avviene in Cina, con solo pochi processi effettuati all’estero. Di conseguenza, la manodopera domestica e la carenza di materiali hanno gravemente compromesso la produzione di console. Tuttavia, la maggior parte delle vendite avviene nel quarto trimestre, il che significa che la produzione di alta stagione per la catena di fornitura della console avrà luogo nel secondo semestre. Supponendo che l’impatto industriale complessivo dell’epidemia COVID-19 possa essere risolto entro la fine di marzo, le perdite nella catena di approvvigionamento possono essere compensate nel secondo trimestre del 2020, limitando così l’impatto.

Le vendite del 2019 di Sony PS4 e Xbox One di Microsoft sono crollate a causa dell’anticipazione da parte dei consumatori delle versioni di console di prossima generazione di fine anno. La riduzione della domanda implica una minore probabilità che l’epidemia causi carenze di magazzino. Allo stesso tempo, la produzione di console di prossima generazione non inizierà fino al secondo trimestre. Pertanto, le nuove console verranno presentate nei tempi previsti, a meno che l’epidemia persista. In definitiva, l’impatto di COVID-19 sull’industria dei videogiochi 2020 è, al massimo, lieve.

5. Altoparlanti intelligenti

La catena di fornitura dell’assemblaggio di altoparlanti intelligenti è diffusa in tutta Chongqing, Jiangzhe, Pechino, Shanghai e Guangdong, che sono attualmente tutti chiusi; il personale che entra e esce dalle aree è strettamente monitorato. Sotto la gestione chiusa e nonostante la ripresa del lavoro di alcuni produttori il 10 febbraio, né il personale né le merci e i servizi possono essere liberamente trasportati. Pertanto, i produttori di altoparlanti intelligenti vedono un tasso e un grado di recupero della capacità notevolmente ridotti. Si prevede che manodopera e carenze di materiale estenderanno la stagione tradizionalmente debole a causa della ridotta produzione durante il capodanno cinese, indebolendo a sua volta il numero delle consegne.

6. Automobili

L’epidemia COVID-19 ha provocato una riduzione della domanda e dell’offerta nel mercato automobilistico cinese, mentre le interruzioni del lavoro nelle fabbriche cinesi hanno causato carenze di materiale per le case automobilistiche all’estero. Le due principali difficoltà che incontrano i fornitori nel mercato automobilistico cinese sono le interruzioni del lavoro e l’incertezza sulle date di ripresa. Questi problemi sono, tuttavia, eclissati dalla riduzione della domanda. Poiché il processo di acquisto dell’auto è lungo e richiede numerosi viaggi da e verso il rivenditore, una volta che gli acquirenti non sono disposti a visitare i rivenditori di persona, le vendite diventeranno praticamente impossibili. Le vendite di auto del primo trimestre nel mercato cinese dovrebbero diminuire del 25-30% su base annua.

La potenziale indisponibilità dei materiali rimane il principale fattore di rischio che influisce direttamente sull’industria automobilistica. Sebbene le case automobilistiche possano compensare la carenza di materiale attraverso le fabbriche estere, il processo di espansione della capacità e di spedizione delle merci dovrebbe ancora creare lacune nel processo di produzione complessivo. TrendForce ritiene che la carenza di approvvigionamento delle case automobilistiche all’estero avrà un breve impatto sulla domanda del mercato; tuttavia, dopo aver tenuto conto di tutti i segmenti di mercato, TrendForce prevede che il mercato automobilistico globale subirà nel primo trimestre un calo del 14% su base annua, il calo più grande degli ultimi anni.

Telecomunicazioni

1. Fibre ottiche

La più grande concentrazione della catena di approvvigionamento delle fibre ottiche si trova a Wuhan, sede di Fiberhome, YOFC e Accelink, tra le altre società, che insieme rappresentano il 25% della capacità di produzione globale di fibre ottiche. Le stazioni base  per il 5G pongono una domanda maggiore sia nella quantità che nella qualità dei cavi in ​​fibra ottica, con una domanda di fibra ottica 5G stimata al doppio di quella del 4G. Dal momento che la fornitura di fibre ottiche è interrotta dalla recente quarantena a Wuhan e dal conseguente stop della produzione, il programma di sviluppo del 5G in Cina potrebbe subire pesanti conseguenze.

2. IoT​​

La fornitura di prodotti IoT rimane inalterata nel breve periodo perché i principali produttori cinesi, come Huawei, hanno già ripreso le operazioni e perché ogni anello della catena di fornitura IoT è altamente sostituibile. Ma se l’epidemia persiste, parti del settore rimarranno comunque interessate. Ad esempio, le attività di ricerca e sviluppo presso Xiaomi e Mediatek sono state sospese, causando un ritardo nel rilascio di nuovi prodotti. Le società di videosorveglianza Hikvision e Dahua Technology stanno spostando più capacità produttiva nei rilevatori di temperatura. 

3. 5G

La maggior parte delle offerte di telecomunicazioni cinesi, tra cui la costruzione di infrastrutture 5G e accordi di acquisto per test di applicazioni, sono state rinviate. D’altro canto, i fornitori di componenti chiave per le stazioni base 5G, come le fibre ottiche, hanno principalmente sede a Wuhan e in altre regioni dell’Hubei; dato che Wuhan è l’epicentro di COVID-19, si prevede che l’epidemia influirà in qualche modo negativamente sulla catena di approvvigionamento del 5G. Il ritardo nella costruzione dell’infrastruttura 5G, la domanda limitata di sostituzione di smartphone e il rinvio nella ripresa della produzione ridurranno collettivamente la spedizione di smartphone 5G cinesi.

Sostenibilità

1. LED

l numero di produttori di LED nelle aree interessate dal coronavirus è limitato e solo alcuni produttori interessati. I produttori di LED in altre parti della Cina sono stati limitati dal ritmo lento della ripresa del lavoro e potrebbero non essere in grado di tornare alla piena produzione a breve termine. Nel complesso, l’industria dei LED è stata sovraccaricata dal 2019 e vi sono stati inventari in vendita, quindi l’impatto a breve termine sarà ridotto. Sul medio-lungo termine dipenderà dalle condizioni di ripresa del lavoro. Inoltre, la catena del settore dell’imballaggio a LED è distribuita principalmente nella provincia del Guangdong e nella provincia del Jiangxi. Sebbene non siano al centro dell’epidemia, poiché la loro domanda di manodopera è elevata e la maggior parte dei dipendenti proviene dalla popolazione espatriata in tutta la Cina, se il problema a medio e lungo termine della carenza di manodopera non viene risolto, l’impatto sarà più grave. Per quanto riguarda il lato della domanda, vari operatori hanno iniziato a rifornire gli ordini in anticipo e ad aumentare le scorte.

3. Fotovoltaico

Secondo TrendForce, la fornitura di apparecchiature chiave come moduli e inverter subirà il maggior danno dall’epidemia di coronavirus. Molte materie prime coinvolte nella produzione di moduli, vale a dire wafer di silicio e altri materiali ausiliari, come EVA, telai in alluminio e vetro, provengono dalla catena di fornitura cinese, che ora è vincolata da problemi logistici e ritardi nella ripresa del lavoro. Le scorte di materie prime dei produttori taiwanesi dovrebbero durare fino alla fine di febbraio, nella migliore delle ipotesi. Mentre alcuni produttori possono fare affidamento sulle loro fabbriche nel sud-est asiatico per la produzione di moduli e inverter, i produttori senza tale opzione devono cercare altri mezzi di produzione e adattarsi di conseguenza alle situazioni di mercato.

Non è solo la Germania, la locomotiva europea, a segnare il passo. Scricchiola anche il mito del Giappone, la cui economia è terza al mondo dopo Usa e Cina. I dati ufficiali danno un calo vertiginoso del Pil, sceso nell’ultimo trimestre del 2019 del 6,3% annuo (1,6% congiunturale), una contrazione molto maggiore del 3,8% prospettato dagli analisti, nonché il risultato peggiore dal primo trimestre del 2014. Per il Giappone – la terza economia del mondo – è stato il primo trimestre di contrazione dopo tre trimestri consecutivi positivi.

Insomma, secondo gli esperti, il Giappone è sull’orlo di una recessione tecnica –  definita come due trimestri consecutivi di calo della produzione – e la scommessa ora è capire se possa trasformarsi in una crisi più profonda. Insomma, si interroga anche il Financial Times, bisogna individuare qualcosa che il governo e la Banca del Giappone possano fare e se il premier Shinzo Abe riuscirà nella sua ambizione di far rivivere l’economia giapponese mentre il suo mandato volge al termine. 

Sul banco degli imputati responsabili del calo del Pil, i consumi dei cittadini nipponici che sono andati giù del 2,9%. Colpa dell’aumento dell’imposta sui consumi, la nostra Iva, passata dall’8 al 10% e decisa dal governo di Abe, (già passata dal 5 all’8% nel 2014) per risanare le casse dello Stato e per venire incontro alle spese di welfare più ingenti a causa di una popolazione sempre più anziana. (AGI)​Last but not least, anche i danni provocati dai due tifoni che si sono abbattuti tra settembre e ottobre nel paese e che hanno causato complessivamente 69 morti. A pesare inoltre sul’andamento del Pil, anche la guerra commerciale tra Usa e Cina che non favorisce di certo la libera circolazione di beni e merci. Teoricamente, l’aumento dell’Iva sarebbe stato compensato da altre misure, visto che Abe aveva fatto una manovra con oltre 100 miliardi di euro da destinare al taglio delle tasse.

E ora con l’arrivo del coronavirus, c’è solo da essere pessimisti. A causa dell’epidemia, i turisti cinesi (che sono i primi in Giappone) sono drasticamente diminuiti per non parlare del fatto che numerose aziende nipponiche, tra cui Toyota, Honda e Nissan, hanno sospeso la loro produzione negli stabilimenti cinesi. Una chiusura dovuta non soltanto per i timori del contagio ma anche, come il caso di un impianto Nissan nella prefettura di Fukuoka, al ritardo nell’arrivo di alcuni componenti dalla Cina. 

Eppure, l’economia del Giappone è la terza al mondo, dopo Usa e Cina: vi sono numerose aziende private – chiamate keiretsu – e sono l’eccellenza in numerosi settori, dalle banche alle auto, alla microelettronica. Il problema è che anche le esportazioni sono calate in modo esponenziale. E nonostante l’accordo tra Usa e Cina e la Brexit, non si intravedono schiarite all’orizzonte. “È probabile che le esportazioni crollino ancora nell’arco di questa primavera”, ha detto Takeshi Minami, capo economista del Norinchukin Research Institute, citando una ripresa della domanda globale di semiconduttori.

​”È improbabile che gli scambi commerciali servano come motore principale della crescita quest’anno a causa del rallentamento economico negli Stati Uniti e in Cina”, ha aggiunto Minami. In particolare le esportazioni verso la Cina, il più grande partner commerciale del Giappone, sono cresciute dello 0,8% nell’anno fino a dicembre, trainate dalla domanda di attrezzature per la produzione di chip, automobili e plastica. È stato il primo aumento annuale in 10 mesi. Le spedizioni verso gli Stati Uniti, il partner commerciale numero due del Paese, sono invece diminuite del 14,9% su base annua a dicembre – il quinto mese consecutivo di calo – trascinate giù da automobili, parti di automobili e motori di aerei. Infine, le esportazioni verso l’Asia, che rappresenta oltre la metà delle spedizioni complessive del Giappone, sono diminuite del 3,6% nell’anno fino a dicembre.

Da parte sua, la banca centrale (BoJ), la scorsa settimana nella sua prima riunione di politica monetaria del 2020, ha deciso di lasciare invariata la propria politica monetaria. L’istituto centrale guidato da Haruhiko Kuroda attende infatti gli effetti della politica di stimoli del Governo, mentre ha invece rivisto al rialzo le stime sul PIL: per l’anno fiscale 2019-2020 l’economia è attesa in espansione al +0,8% dal +0,6% di ottobre; per il periodo 2020-2021 è prevista al +0,8% dal +0,7% precedente. Secondo i responsabili della Bank of Japan una solida domanda interna dovrebbe contribuire a compensare la debolezza delle esportazioni e l’attività produttiva, anche se permangono incertezze sulle relazioni commerciali tra Washington e Pechino. 

Quanto al risultato del Pil, l’amministrazione Abe e la Bank of Japan si aspettavano un impatto minore dell’aumento delle imposte rispetto all’esperienza del 2014, quando l’economia registrò una flessione di oltre il 7%.
Insomma, un contraccolpo sui consumi era atteso ma non di questa portata anche perché questa volta l’aumento delle imposte è stato più contenuto, i prodotti alimentari sono stati esentati e il governo ha adottato una serie di contromisure volte ad attenuare le fluttuazioni della domanda.

​Ma gli economisti hanno affermato che alcune delle misure del governo, come gli sconti sulla spesa tramite transazioni senza contanti, hanno avuto un impatto limitato in quanto non hanno attratto una fascia più anziana della popolazione non abituata alle piattaforme di pagamento della telefonia mobile. Gli ultimi dati mostrano che nel trimestre i consumi privati sono diminuiti dell’11% su base annua, poiché le economie domestiche hanno ridotto gli acquisti di automobili, cosmetici ed elettrodomestici. Nel 2014 il calo era stato del 18%.

Cosa succederà ora con il coronavirus? “Continueremo a prestare attenzione all’effetto del virus sul turismo e sull’economia in generale”, ha detto il ministro dell’economia Yasutoshi Nishimura in una dichiarazione. “A seconda del livello di emergenza, prenderemo le misure necessarie in modo flessibile e risponderemo pienamente”. Intanto, sono già moltissime le cancellazioni delle visite di centinaia di migliaia di turisti cinesi in Giappone all’inizio dell’anno olimpico giapponese, colpendo così un’importante fonte di entrate. Più a lungo l’epidemia perturberà la produzione e la domanda interna del principale partner commerciale del Giappone, più è probabile che gli esportatori giapponesi ne risentiranno.

Anche la BOJ ha segnalato la sua preoccupazione per il virus, è anche probabile che sottolinei la necessità di ulteriori dati per valutare la tendenza di fondo. Dati i crescenti effetti collaterali del suo massiccio programma di allentamento e la relativa stabilità della valuta giapponese, gli economisti ritengono improbabile un’ulteriore azione della banca nel prossimo futuro. La banca centrale peraltro ha già tagliato i tassi di interesse overnight a meno 0,1 per cento, ed è comunque riluttante a fare di più per timore di effetti collaterali negativi sul sistema bancario. Dovrebbe invece scendere in campo il governo di Abe: dopo il varo a dicembre di un piano di stimoli all’economia per 120 miliardi di dollari, i tecnici stanno valutando ora una manovra bis per contrastare gli effetti del coronavirus. Effetti non ancora quantificati ma comunque certi, e che si faranno ancora più sentire su un’economia già in difficoltà anche prima che il virus colpisse. 

Prosegue anche nel primo mese del 2020 la crescita dei ricavi da traffico passeggeri e del numero di viaggiatori trasportati da Alitalia. La compagnia – si legge in una nota – ha registrato a gennaio di quest’anno ricavi pari a 180,35 milioni di euro, con un incremento del 4,1% rispetto allo stesso mese del 2019 (e dell’8,2% su gennaio del 2018), a fronte di una contrazione della capacità offerta del 4,2%.
Positivi i risultati anche per quanto riguarda il numero di viaggiatori trasportati che a gennaio 2020 sono saliti del 2,9% a confronto con lo stesso mese dell’anno precedente. Complessivamente, nel primo mese di quest’anno hanno volato con Alitalia 1.480.504 passeggeri, con un tasso di riempimento degli aerei (load factor) pari al 74,4%, in aumento di 3,7 punti percentuali rispetto a gennaio dello scorso anno. 

 

La banca centrale cinese ha iniettato cento miliardi di yuan nel sistema finanziario per mantenere a un livello sufficiente la liquidità durante l’epidemia di coronavirus. La People’s Bank of China ha iniettato cento miliardi di yuan (13,21 miliardi di euro) attraverso un meccanismo di rifinanziamento a sette giorni a un tasso di interesse al 2,4%.      

Contemporaneamente sono maturati prestiti per mille miliardi di yuan, lasciando un ritiro netto di 900 miliardi di yuan (118,96 miliardi di euro). L’operazione è stata annunciata contemporaneamente all’iniezione di liquidità di duecento miliardi di yuan alle istituzioni finanziarie, 26,43 miliardi di euro, con tasso di interesse a un anno al 3,15%.

Eni annuncia una nuova scoperta a olio nel prospetto esplorativo denominato Saasken, situato nelle acque medio profonde del Blocco 10, nella Cuenca Salina del bacino di Sureste nell’offshore messicano. Le stime preliminari indicano che la nuova scoperta può contenere tra 200 e 300 milioni di olio in posto. Il pozzo esplorativo Saasken-1 Nfw, che ha portato alla scoperta, è il sesto pozzo esplorativo positivo perforato da Eni Messico nel bacino di Sureste. Si trova a circa 65 km dalla costa, ed è stato perforato dall’impianto semisommergibile Valaris 8505 in 340 m di profondità d’acqua, raggiungendo una profondità complessiva di 3.830 m.

Saasken-1 ha incontrato mineralizzazione a olio di buona qualità nelle sequenze del Pliocene Inferiore e Miocene Superiore con un pay netto complessivo di oltre 80 m. I reservoir sono sabbie con ottime proprietà petrofisiche. Sul pozzo è stata condotta una intensa campagna di acquisizione dati che indicano capacità produttive per il pozzo di oltre 10.000 barili giorno. La scoperta apre a un potenziale sviluppo commerciale del Blocco 10 in quanto vicino alla scoperta di Saasken sono localizzati altri prospect che potranno essere sviluppati attraverso un unico hub. La Joint Venture del Blocco 10, composta da Eni (operatore, 65% di interesse), Lukoil (20%) e Capricorn (15%), lavorerà per delineare la scoperta e sfruttare sinergie con prospect vicini per iniziare gli studi per uno sviluppo commerciale.

Il Messico è un paese importante nella strategia di futura crescita organica per Eni. Eni sta attualmente producendo circa 15.000 barili giorno dall’Area 1 e prevede di raggiungere un plateau produttivo di 100.000 barili giorno nella prima metà del 2021. L’azienda ha inoltre in programma una importante campagna esplorativa nelle altre licenze che detiene nell’offshore messicano. Eni è presente in Messico dal 2006 e attualmente detiene interessi in otto licenze, di cui sei operate, tutte localizzate nel Bacino di Sureste nel Golfo del Messico.

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