Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

AGI – L’Unione europea ha un piano per rendersi indipendente sul fronte delle forniture di microprocessori e scongiurare per il futuro non solo le crisi come quella che sta investendo il mercato dell’auto, ma anche il pericolo di finire sotto ricatto dei principali produttori: Usa e Cina su tutti. 

“Oggi posso annunciare qui che agli inizi febbraio proporremo il nostro European chips act. Ci aiuterà a compiere progressi in cinque aree: la prima, rafforzeremo la nostra capacità di innovazione e ricerca in Europa; secondo, ci concentreremo sul garantire la leadership europea in design e produzione; terzo, adatteremo ulteriormente le nostre regole sugli aiuti di Stato che permetterà, per la prima volta, il sostegno pubblico ai primi impianti di produzione; quarto, rafforzeremo la nostra tool box per affrontare la carenze e assicurare l’approvvigionamento e infine sosterremo le piccole imprese innovative”. Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo intervento al Forum di Davos.

“Entro il 2030 il 20% della produzione di microchip dev’essere in Europa e tenete presente che la produzione mondiale raddoppierà e questo vuol dire quadruplicare la produzione attuale di chip. Non abbiamo tempo perdere” ha aggiunto la presidente della Commissione europea.

“Prendiamo il settore critico dei semiconduttori. La domanda è alle stelle. Oggi abbiamo i microchip, non solo nei nostri Pc e smartphone, ma anche nelle nostre auto, nel sistema di riscaldamento delle nostre case, nei nostri ospedali, nei ventilatori salvavita. Non esiste digitale senza chip. E il fabbisogno europeo di chip raddoppierà nel prossimo decennio.

Questo è il motivo per cui dobbiamo alzare radicalmente il gioco dell’Europa sullo sviluppo, la produzione e l’uso di questa tecnologia chiave“. Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo intervento al Forum di Davos.

“L’Europa è forte in alcuni settori specifici, come la progettazione di componenti per l’elettronica di potenza così come i chip per l’industria automobilistica e manifatturiera. L’Europa è il centro mondiale per la ricerca sui semiconduttori. E l’Europa + anche molto ben posizionata in termini di materiali e attrezzature necessari per gestire grandi impianti di produzione di chip. Ma la quota di mercato globale dei semiconduttori in Europa è solo del 10% e oggi la maggior parte delle nostre forniture proviene da una manciata di produttori al di fuori dell’Europa. Questa è una dipendenza e un’incertezza che semplicemente non possiamo permetterci”, ha aggiunto la leader Ue.
 

AGI – L’inflazione “si stabilizzerà e scenderà gradualmente nel corso del 2022”: lo assicura la presidente della Bce, Christine Lagarde, in un’intervista alla radio France Inter. 

“Scenderà meno di quanto avevamo previsto, ma scenderà. Secondo le nostre stime di dicembre, l’inflazione sarà del 3,2% nel 2022 (…) e molto più bassa in Francia”.

Il presidente della Bce si aspetta anche un calo nel 2023 e nel 2024. “I prezzi dell’energia non continueranno a salire indefinitamente e gli ingorghi alla fine si attenueranno”, aggiunge. 

AGI – Le azioni della giapponese Sony crollano di quasi il 13% alla Borsa di Tokyo dopo l’annuncio di Microsoft, sua rivale nel settore dei videogiochi, dell’acquisizione di Activision Blizzard per una cifra record.

Sony scende del 12,78% in chiusura, il suo peggior calo giornaliero da ottobre 2008, e perde circa 20 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato.    

La proposta di acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft per 68,7 miliardi di dollari potrebbe essere una pessima notizia per il gigante giapponese, se andasse avanti.

Il vasto catalogo di giochi di Activision permetterebbe a Microsoft di arricchire considerevolmente il suo servizio di abbonamento mensile Xbox Game Pass o addirittura di rendere certi titoli esclusivi per le sue console Xbox, a spese in particolare della PlayStation 5 di Sony. 

“I venti contrari diventeranno più forti per Sony”, ha commentato Amir Anvardazeh in una nota di Asymmetric Advisors. L’accordo “rimuove ogni dubbio sulle intenzioni (di Microsoft) di fare il prossimo passo nella battaglia delle console”, ha aggiunto.

“Sony avrà difficoltà a competere con Microsoft” in termini di “denaro che può spendere per acquisire franchise di giochi popolari”, ha concordato Kazunori Ito di Morningstar Research. 

Il calo delle azioni del gruppo giapponese “mostra che gli investitori sono preoccupati che Sony non sarà in grado di mantenere la sua posizione” se l’industria diventa meno concentrata sulle console, ha aggiunto Ito.

L’annuncio di Microsoft ha invece sollevato le azioni degli editori di videogiochi giapponesi con grandi portafogli di titoli alla Borsa di Tokyo: Capcom è balzata del 4,56% e Square Enix del 3,72%, mentre Konami ha guadagnato l’1,72%. 

Nintendo, sia produttore di console che editore di giochi, ha limitato le sue perdite, limando lo 0,22%.

AGI –  “Occorre intervenire per eliminare un emendamento sbagliato, frutto di un approccio tutto ideologico e completamente scollegato dalla realtà, che mette a rischio oltre 100mila lavoratori assunti a tempo indeterminato dalle Agenzie per il Lavoro”.

Così Agostino Di Maio, direttore generale di Assolavoro, l’Associazione nazionale delle agenzie per il lavoro che rappresenta oltre l’85% del settore, intervenuto stamattina al tavolo convocato presso il ministero del Lavoro, assieme ai parlamentari delle commissioni Lavoro della Camera e del Senato e alle rappresentanze sociali per evitare il rischio licenziamento in capo a oltre 100mila lavoratori in somministrazione assunti a tempo indeterminato dalle Agenzie per il Lavoro.

Un emendamento al Dl Fiscale, infatti, introduce il limite di 24 mesi di lavoro presso l’azienda utilizzatrice anche per gli assunti a tempo indeterminato da parte delle Agenzie, a partire dal prossimo mese di settembre. 

“Questo emendamento non c’entra nulla con il cosiddetto ‘Decreto Dignità’. Quest’ultimo, con i vincoli aggiunti ai contratti di lavoro dipendente a tempo determinato, per via diretta o in somministrazione, ha determinato due effetti. Da una parte ha accelerato la stabilizzazione dei lavoratori con più elevate professionalità, dall’altra ha aumentato il turn over per i più deboli.

Ora questo emendamento – se non intervengono correttivi – determinerà un elevato turn over anche per i lavoratori in somministrazione assunti a tempo indeterminato. Un assurdo. Non si può urlare contro la precarietà e poi favorirla con norme scellerate. Confidiamo in rapidi correttivi”, ha affermato il direttore di Assolavoro. 

AGI – Le vendite di auto nuove in Europa hanno segnato un nuovo record al ribasso nel 2021, frenate dalla crisi pandemica e dalla carenza di chip.

Secondo gli ultimi dati dell’Associazione europea dei costruttori di automobili (Acea), lo scorso anno nell’Unione europea sono stati venduti 9,7 milioni di veicoli: si tratta del dato più basso registrato dall’inizio delle serie statistiche nel 1990, inferiore al 2013 e al 1993, già anni bui per l’industria automobilistica.

A dicembre – sesto mese di fila in calo – le vendite sono diminuite del 2,4% in Europa rispetto al 2020, anno paralizzato dalla crisi Covid. “Questo calo è la conseguenza della carenza di semiconduttori che ha rallentato la produzione automobilistica durante tutto l’anno, e più in particolare nella seconda metà del 2021”, ha spiegato in un comunicato l’associazione dei produttori europei (Acea). 

Il 2021 è stato segnato in particolare in Europa dalla caduta della Germania, il suo mercato più grande, che ha registrato uno dei ribassi maggiori con un calo del 10,1% in un anno e 2,6 milioni di veicoli venduti. Dopo un 2020 segnato da chiusure di fabbriche e restrizioni sanitarie, il settore automobilistico tedesco ha visto una ripresa sostenuta all’inizio del 2021.

Ma il mercato ha presto dovuto affrontare i colli di bottiglia nei mercati globali: la carenza di chip, essenziale per l’assemblaggio delle auto, e i problemi logistici che hanno smorzato le speranze di una ripresa duratura.

Anche Belgio, Paesi Bassi e Danimarca mostrano forti cali. La Francia è rimasta stabile (+0,5%) ma al suo livello più basso, con 1,66 milioni di unità vendute nel 2021, ovvero un livello vicino al 1975. 

La Spagna, che era stato uno dei paesi più colpiti nel 2020, rimane al livello più basso (+1%), mentre l’Italia, duramente colpita anche nel 2020, ha rialzato la testa e registrato nel 2021 una leggera ripresa (+5,5%). 

Soffrono le principali case costruttrici del settore: la numero uno in Europa Volkswagen perde il 4,8% con 2,4 milioni di auto vendute. Il marchio principale del gruppo è sceso del 6,7%, Skoda del 9,8% e Audi del 3,3%, mentre Porsche e Seat sono rimbalzati.

Stellantis cala del 2,1% in un anno con 2,1 milioni di unità vendute: il gruppo ha contenuto il calo sui principali marchi Peugeot, Fiat e Citroën, e ha registrato buone vendite in Jeep. 

Il gruppo Renault è sceso del 10,2% nonostante i buoni dati del suo marchio economico Dacia.

Ormai saldamente ai piedi del podio, Hyundai-Kia se la cava bene (+18,4%) grazie alla sua gamma di auto elettriche e ibride, in particolare Suv.

Anche Toyota è balzata del 9,1%. Acea non conteggia le vendite di Tesla.

Per quanto riguarda le case tedesche, Bmw è rimasta stabile (+1,5%), mentre Daimler è scesa (-12,4%), fortemente frenata dalla carenza di chip. 

AGI – La partita per il Polo Strategico Nazionale è socchiusa: alcune scelte sembrano definite, ma c’è ancora qualche spiraglio. Il primo tempo, iniziato formalmente il 7 settembre con la diffusione dei requisiti espressi per il progetto Cloud Italia, si è chiuso il 27 dicembre: si procederà sulla base della proposta – da sempre ritenuta grande favorita – della cordata composta da Tim, Cdp, Leonardo e Sogei. Il progetto selezionato verrà messo a gara, con un bando che sarà pubblicato a giorni, al quale potranno partecipare anche altre “squadre” pubblico-private. Si sono già detti disponibili sia Fastweb (che aveva presentato un progetto) che il Consorzio Italia Cloud, composto da sei aziende e Insiel, la in house della Regione Friuli-Venezia-Giulia, che si era sfilato nella prima fase.

Adesso che si apre il secondo tempo della partita, il presidente del consorzio Michele Zunino torna a chiedere “trasparenza”: “Attediamo di leggere nel dettaglio il testo del bando di gara, per assicurarci che tutto sia fatto nel rispetto delle regole e con la dovuta trasparenza, nonché nell’interesse di medio e lungo termine del nostro Paese”.

Perché il cloud nazionale è “strategico”

Il Polo Strategico Nazionale è l’infrastruttura che dovrebbe dare alla pubblica amministrazione un “cloud nazionale”. Si parla di tutte le amministrazioni centrali (circa 200), delle Asl e delle amministrazioni locali (Regioni, città metropolitane e Comuni con più di 250 mila abitanti). Almeno il 75% dovrà migrare sul cloud entro il 2025. Per il progetto sono a disposizione 1,9 miliardi di euro del Pnrr.

“Il modello del Cloud Nazionale è l’unica soluzione responsabile e percorribile che possa assicurare una trasformazione digitale”, afferma Zunino all’Agi. Non solo per la pubblica amministrazione ma “per l’economia nel suo complesso”. Il cloud, infatti, non è il fine ma lo strumento. E non può essere immaginato solo come un serbatoio di dati. Permette, attraverso la loro gestione di, “supportare le decisioni”.

La mole di informazioni da elaborare, spiega Zunino, ha “bisogno di una capacità di calcolo enorme, che non può essere gestito internamente dalle Pmi”. In altre parole: senza il cloud, solo i giganti sarebbero in grado prendere decisioni realmente informate. È un po’ come se in una regata tutte le barche avessero la vela ma solo alcune (pochissime) conoscessero in anticipo meteo e direzione del vento. Non ci sarebbe gara. “Non so dire se succederà tra dieci o vent’anni, ma il trend è questo. Senza il cloud, le Pmi non possono essere competitive. Ecco perché è un elemento strategico per il Paese”.

Autonomia tecnologica e geopolitica

Guai a pensare che sia un tema solo tecnologico: è anche economico e geopolitico. La Strategia Italia Cloud indica, infatti, tra i principali obiettivi “l’autonomia tecnologica”. In un panorama in cui i soggetti dominanti sono extra-europei, gli Stati – si legge nel documento d’indirizzo – rischiano di trovarsi in condizioni di “debolezza contrattuale”, soggetti al rischio di “modifiche unilaterali delle condizioni dei servizi forniti”. In pratica, c’è il rischio di rimanere ammanettati (lock-in) a un fornitore, che potrebbe non avere gli stessi interessi del Paese in cui opera.

L’obiettivo è sacrosanto, ma “l’autonomia tecnologica va qualificata”, afferma Zunino. “Non è pensabile essere autarchici, ma andrebbe distinto un prodotto da un servizio e definita qual è la governance rispetto agli iper-scaler”. I mega-big del cloud (Google, Amazon e Microsoft) non sono infatti tagliati fuori dal Polo Strategico, che al momento richiede “la localizzazione dei dati nell’Unione europea” e – in alcuni casi – in Italia. Ma per le grandi compagnie non è un problema, visto che sono fisicamente già presenti in Ue. “Servono regole chiare – sottolinea il presidente del Consorzio – perché chi gestisce i dati governa lo strumento da cui dipende la competitività di un Paese”.

La classificazione dei dati

Si sa, per il momento, solo che i dati saranno classificati in base alla loro sensibilità: ordinari (la cui compromissione non pregiudichi il benessere economico e sociale del Paese), critici (decisivi per il mantenimento di funzioni rilevanti per la società, la salute, la sicurezza e il benessere) e strategici (la cui compromissione può avere un impatto sulla sicurezza nazionale). Per ciascuna classe, le pubbliche amministrazioni potranno accedere a diversi servizi cloud, che dovranno rispondere a standard più rigidi man mano che aumenta la crucialità del dato.

Attenzione però: il passaggio al Polo strategico nazionale non è obbligatorio. Gli uffici pubblici potranno scegliere altre soluzioni, a patto che rispondano ai requisiti che il rango del dato esige. Si arriverà quindi alla “realizzazione di un mercato elettronico dei servizi cloud qualificati”. Ed è qui che guardano le società anche nel caso in cui non si aggiudichino il bando, come il Consorzio Cloud Italia.

Dalla creazione all’adozione

Il Polo Strategico rappresenta la via preferenziale, ma non avrà quindi un monopolio assoluto. E per far sì che non vadano sprecati 1,9 miliardi dovrà fornire un servizio efficace. Uno dei punti critici, secondo Zunino, sta nella messa a terra del progetto. “Fino a ora è stata un’operazione di forza, per arrivare a un risultato velocemente. Ma se manca il consenso sarà difficile costruire un cloud nazionale”.

In sostanza, un approccio calato dall’alto è sì riuscito a velocizzare i processi burocratici, ma rischia di arenarsi nel momento in cui dovrà entrare negli uffici. Anche potrebbe voler dire entrare in conflitto con organizzazioni, imprese e agenzie locali (ad esempio nelle regioni): “È come chiedere al tacchino di anticipare il Natale”.

“Il progetto – continua Zunino – dovrebbe essere aperto e inclusivo, con una graduale modifica dell’esistente. Dovrebbe valorizzare gli investimenti già fatti e le competenze. C’è un know how diffuso, migliorabile ma c’è”. Quello che il presidente del Consorzio contesta è quindi proprio l’aggettivo che descrive il Polo: “strategico”: “Un governo ha come mandato quello di definire politiche industriali o elargire delle commesse? Ho la sensazione che questa sia una commessa. Manca il contesto di lungo termine, manca una strategia digitale per il Paese”. I dettagli del bando (subito) la trasparenza della gara (entro il 2022) e la migrazione sul cloud nazionale (nei prossimi tre anni) ci diranno se si tratta di timori partigiani o di preoccupazioni fondate. 

AGI – Per il 2022 le prospettive per il mercato dell’auto rimarranno decisamente sfavorevoli “perché la pandemia morde più di quello che si pensasse e perché la crisi dei microchip sembra destinata a non trovare soluzioni in tempi brevi”: lo dichiara Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, commentando un 2021 ‘da dimenticare’ per il mercato aeuropeo dell’auto (25,5% sul 2019), con le vendite di auto ancora molto lontane dai livelli pre-apandemia.

Oggi la difussione dei dati definitivi  da parte di Acea sull’andamento delle vendite di autovetture nel 2021 in Europa Occidentale (UE+Efta+UK), ricorda il centro studi bolognese, ha fatto emergere un quadro fortemente negativo.

L’impatto del coronavirus sul mercato dell’auto dell’Europa Occidentale è stato  “devastate e, dopo il crollo del 2020 in cui la pandemia aveva prodotto lockdown molto pesanti, nel 2021 non vi è stato nessun recupero, anzi, le immatricolazioni hanno fatto registrare un nuovo calo sul 2020″. 

Il mancato recupero del 2021 è dovuto in parte anche alle difficoltà di reperimento di componenti essenziali per la fabbricazione di autoveicoli, come i microchip.

Al crollo della domanda generato dalla pandemia e dagli effetti che ha determinato sul piano economico e sociale si sono aggiunti, quindi, anche problemi di fornitura in quanto la carenza di microchip ha causato fermate produttive in molte fabbriche di automobili.

La crisi ha colpito tutti i mercati nazionali dell’area che nel 2021, rispetto al 2019, sono tutti in calo con la sola eccezione di quelli, molto piccoli, di Islanda e Norvegia. Non si sono certo salvati i cinque maggiori mercati, cioè quelli di Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Spagna che assorbono il 70% delle immatricolazioni dell’area.

Il risultato peggiore lo ha fatto registrare la Spagna che nel 2021 rispetto al 2019 accusa un calo del 31,7%, seguita a ruota dal Regno Unito (-28,7%), dalla Germania (-27,3%), dalla Francia (-25,1%) e dall’Italia (-23,9%).

“Il risultato lievemente meno negativo del nostro paese – spiega Promotor – è dovuto al fatto che, sia pure con molti limiti, abbiamo varato un sistema di incentivi che alla prova dei fatti si è rivelato più efficace dei sostegni adottati negli altri paesi. Va anche segnalato che nella maggior parte dei mercati dell’Europa Occidentale vi è una sensibile crescita della quota delle auto elettriche. Ovunque si segnala però l’assoluta necessità di interventi pubblici per sviluppare le infrastrutture di ricarica, la cui carenza è attualmente la principale remora all’affermarsi della mobilità elettrica”.

 

AGI – Coinhouse, società specializzata in criptovalute, ha annunciato di aver raccolto 15 milioni di euro e di puntare a diventare “la futura criptobanca europea”

Questo secondo round, tre anni dopo aver raccolto 2,4 milioni di euro, è stato guidato dal fondo di investimento True Global Ventures.

Tra gli investitori figurano CF Partners, XAnge, Raise Ventures, Expon, ConsenSys AG e “leading business angels”. 

Già nota come Maison du bitcoin, Coinhouse utilizzerà questi fondi per “diversificare l’offerta di prodotti”, “sviluppare la propria presenza in Europa” e “rafforzare la propria offerta per aziende e investitori istituzionali”, ha precisato la società in un comunicato.

“Hanno mostrato una forte crescita redditizia e sono molto ben posizionati, con un servizio di alta qualità in Francia e in Europa, per soddisfare la nuova domanda di privati, family office e aziende con un patrimonio netto elevato da investire in risorse digitali”, ha commentato Frank Desvignes, partner a True Global Ventures, per giustificare questa operazione.

Coinhouse offre attualmente servizi di gestione e transazione su 43 criptovalute.

AGI – Atlantia ha sottoscritto con il Gruppo Siemens il contratto per l’acquisto della società Yunex Traffic, per un corrispettivo di 950 milioni di euro (Enterprise Value), a valere su risorse finanziarie già disponibili.

La formalizzazione, riferisce una nota, avviene alla conclusione di un processo competitivo avviato negli scorsi mesi da Siemens, nel quale la nuova Atlantia è risultata vincente rispetto a numerosi competitors internazionali.

Yunex Traffic, con quartier generale a Monaco di Baviera, è uno dei più importanti operatori globali attivi nell’innovativo settore dell’Intelligent Transport Systems (ITS) e delle Smart Mobility.

Le sue infrastrutture e piattaforme di gestione dei flussi di traffico e di mobilità urbana vengono utilizzate in oltre 600 città e in 4 continenti (Europa, Americhe, Asia, Oceania). 

La firma del contratto di acquisizione, prosegue il comunicato, rappresenta un passaggio strategico nell’attuazione delle linee guida di sviluppo di Atlantia già annunciate nel giugno 2021, che prevedono investimenti nei settori core in cui la società è leader (autostrade, aeroporti, mobility digital payments), così come in nuove aree adiacenti e tra loro sinergiche: Intelligent Transport Systems, Electrification/Renewables, Rail and Mobility Hubs.

Il closing dell’operazione – la cui unica condizione sospensiva è relativa all’ottenimento dei consensi/autorizzazioni da parte delle competenti Autorità Antitrust e in materia di Fdi (Foreign Direct Investments) – è previsto entro settembre 2022. 

“Con l’ingresso di Yunex Traffic nel nostro Gruppo – ha dichiarato il ceo di Atlantia Carlo Bertazzo – faremo un passo in avanti rilevante nell’ampliamento del nostro business. La gestione delle infrastrutture – ha proseguito – è ormai fortemente connessa all’innovazione e alla mobilità sostenibile. Per questo lavoreremo per attivare sinergie industriali e di sviluppo tra i nostri asset e Yunex Traffic, con l’intento di formare un Gruppo 2 fortemente competitivo e pioniere nel suo genere, in grado di gestire in modo sinergico infrastrutture, servizi e innovazione tecnologica, per migliorare l’esperienza di viaggio.

Vogliamo fornire soluzioni e risposte alle nuove esigenze di mobilità che stanno emergendo e ai nuovi comportamenti che stanno caratterizzando sempre più la popolazione a livello globale. Siamo lieti che Siemens, una delle più importanti realtà tecnologiche mondiali, abbia considerato il progetto di Atlantia come il più strategico per la crescita di Yunex Traffic. In attesa dei tempi tecnici per il closing formale, desidero dare subito il benvenuto nel nostro Gruppo a Yunex Traffic, al management team della società e ai suoi 3.000 lavoratori, insieme ai quali continueremo a costruire la nuova Atlantia. Una grande realtà con testa e cuore in Europa, ma il cui orizzonte di mercato è globale”. 

“Entrare a far parte del Gruppo Atlantia è un’opportunità di crescita fondamentale per Yunex Traffic“, ha dichiarato il ceo della società Markus Schlitt.

“Avremo l’opportunità – ha proseguito – di creare sinergie con le realtà del Gruppo che gestiscono importanti asset autostradali, aeroportuali e servizi avanzati di mobilità per le infrastrutture a livello europeo e internazionale. Con i nostri prodotti e servizi, ma anche con la nostra radicata presenza in centinaia di grandi centri urbani in tutto il mondo, possiamo dare un contributo rilevante e generare valore aggiunto per il Gruppo, sviluppando nuove soluzioni che consentano alle persone di muoversi con maggiore semplicità e sicurezza in ogni fase del loro viaggio. Siamo entusiasti di poter realizzare tutto questo entrando a far parte del Gruppo Atlantia, che considera la mobilità sostenibile e l’innovazione elementi fondamentali del proprio business”.

AGI – Impressionante balzo in avanti del costo del carrello della spesa per gli italiani. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona raddoppiano la crescita da +1,2% a +2,4%, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto – dai tabacchi alle spese per i trasporti – accelerano da +3,7% a +4,0%.

L’inflazione al +3,9% su base annua determinerà una stangata media, considerata la totalità dei consumi di una famiglia ‘tipo’, pari a 1.198 euro annui, secondo la stima del Codacons sui dati diffusi dall’Istat. “Siamo in presenza di una vera e propria emergenza prezzi in Italia, destinata purtroppo ad aggravarsi nei prossimi mesi – afferma il presidente Carlo Rienzi – Complessivamente nel 2021 la famiglia ‘tipo’ italiana, a causa del tasso di inflazione medio all’1,9% registrato lo scorso anno, ha dovuto sborsare 584 euro in più per l’aumento dei prezzi al dettaglio, con punte di +758 euro annui per un nucleo con due figli. Numeri destinati ad aggravarsi in considerazione dei rialzi delle bollette di luce e gas scattati l’1 gennaio, e che determineranno una ondata di rincari in tutti i settori. Una situazione che mette a serio rischio i consumi delle famiglie, che potrebbero crollare nel 2022 come conseguenza del caro-vita”.

L’inflazione al 3,9% rappresenta un massacro per le tasche delle famiglie che, oltre ai rincari delle bollette di luce e gas, dovranno fare i conti con prezzi al dettaglio sempre più elevati, sottolinea Assoutenti. “Desta grande preoccupazione l’impennata dei prodotti alimentari, di cui le famiglie non possono fare a meno.

Solo per mangiare gli italiani si ritrovano oggi a spendere 217 euro in più a famiglia su base annua, a causa dei rincari registrati nel comparto. Pesante anche l’impatto della voce ‘trasporti’ (+9,6% a dicembre) che determina un aggravio di spesa sugli spostamenti pari a +519 euro annui a nucleo. Una situazione che peserà sui consumi degli italiani, perché le famiglie reagiranno agli aumenti contraendo la spesa, con effetti a cascata sul commercio e sull’economia nazionale”. 

Flag Counter