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Continuano ad aumentare le imprese straniere nate e cresciute in Italia. Pur mostrando ritmi di crescita inferiori rispetto al passato, nel secondo trimestre 2017 il saldo tra aperture e chiusure di aziende guidate da persone non nate in Italia che hanno aperto un'attività nel nostro Paese fa segnare ancora un bilancio positivo che ha sfiorato le 7mila unità. Il sistema delle imprese straniere in Italia supera così quota 580mila e se nel 2011 pesava per il 7,2% sull’universo delle imprese totali, nel 2017 la loro incidenza è salita al 9,5%, indice di una popolazione immigrata sempre più attiva.

Questi i dati più rilevanti dell’indagine condotta da Unioncamere-InfoCamere a partire dai dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio, sulla presenza in Italia di imprese guidate da persone nate all’estero, con riferimento al secondo trimestre del 2017.

 

Il settore più sviluppato resta il commercio

Il settore in cui le imprese di stranieri sono maggiormente presenti è quello del commercio (circa 208mila imprese, il 36% di tutte le aziende a guida straniera), seguito dalle costruzioni (132mila, il 23% delle straniere) e da alloggio e ristorazione e manifattura (entrambe prossime alle 45mila unità). Quasi un’impresa di stranieri su tre (il 31,8%) è artigiana. La regione più attrattiva per l’insediamento di imprenditori non italiani è la Lombardia con 113mila realtà, seguita dal Lazio (76mila) e dalla Toscana (54mila).

Marocco, Cina, Romania e Albania sono i Paesi con le comunità di imprenditori immigrati più numerose, facendo riferimento alle sole imprese individuali (le uniche per cui è possibile associare la nazionalità al titolare. Il Marocco, con 68.482 imprese individuali esistenti alla fine del giugno scorso, è la nazionalità più rappresentata; sugli altri gradini del podio la Cina (51.546 imprese) e la Romania (con 49.020).

Un trend costante negli ultimi 6 anni

Il dato di Unioncamere ricalca quello fornito a giugno da Confesercenti, che analizzava anche il tren degli ultimi anni. "Negli ultimi sei anni in Italia le imprese gestite da stranierisono cresciute del 25,8%, a quota 571.255 unità – leggiamo da Wired – mentre quelle in mano a imprenditori italiani sono diminuite del 2,7%. A decretarlo è Confesercenti, il sindacato che rappresenta 350mila piccole e medie imprese dell’artigianato, del turismo e dei servizi. Secondo l’associazione, “mentre gli imprenditori italiani continuano ancora a scontare gli effetti della crisi, le attività condotte da persone nate fuori dall’Italia non smettono di aumentare”. E le stime del sindacato prevedono che, di questo passo, nel 2021 gli stranieri gestiranno 711.898 imprese in Italia. Roma è la “capitale indiscussa dell’imprenditoria straniera, con oltre 48.413 attività non italiane, cresciute di un impressionante 165% negli ultimi sei anni”, recita la nota ufficiale di Confesercenti. Milano è seconda con 33.496 attività, Torino terza a 16.660 mentre a Firenze l’incidenza delle 7.684 imprese straniere sul totale è del 17,3%, la più alta d’Italia".

Apple è pronta a investire un miliardo di dollari, a partire dal 2018, per realizzare e produrre contenuti media originali, in concorrenza con i grandi studio di Hollywood. Lo rivela il Wall Street Journal, secondo il quale si tratta di una cifra considerevole, pari a quanto ha speso nel 2013 Amazon nell'annunciare il suo ingresso nel campo della programmazione video e la metà di quanto ha speso l'anno scorso Time Warner per la tv ad alta qualità Hbo. Secondo fonti vicine all'operazione, Apple si appresterebbe a produrre in proprio almeno dieci grandi programmi televisivi, tipo "Game of Thrones" della Hbo. Gli show verrebbero trasmessi sul servizio di streaming musicale, oppure su un nuovo servizio di video che verrebbe creato ad hoc.

Progetto 'visionario' di Eddy Cue

Il progetto va incontro ai piano di programmazione video più volte annunciato da uno dei leader più visionari del gruppo, Eddy Cue. Il budget del progetto verrebbe gestito da due veterani di Hollywod, Jamie Erlichet e Zack Van Amburg, ingaggiati nel giugno scorso dalla Sony, proprio in vista di una futura programmazione video a livello globale della Apple. I due riportano direttamente a Cue, il quale gestisce il budget da 24 miliardi di dollari dei servizi Apple, nel quale è incluso iTunes.

Il business dei contenuti media negli Usa, si va facendo molto affollato, poichè oltre alle tv tradizionali e alle major di Hollywood, in pista ci sono Amazon, Netflix e, ora, anche Apple. Nella stagione 2016 almeno 17 grandi catene televisive, che trasmettono da diverse piattaforme, hanno realizzato 500 nuovi show di grande rilievo, il doppio rispetto rispetto a quelli prodotti nel 2011.

Le risorse illimitate di Apple

Apple, affacciandosi per ultima sulla scena, ha bisogno un grande 'hit', ciò di un grande colpo televisivo, per guadagnare visibilità. A giugno Apple ha lanciato su Apple Music "Planet of Apes", la nuova versione del "Pianeta delle Scimmie", e la scorsa settimana ha immesso sul mercato "Carpool Karaoke", ma entrambi i video hanno subito forti critiche. Tuttavia con i suoi 260 miliardi di dollari di liquidità e ricavi che nel 2016 hanno raggiunto di 215 miliardi di dollari, Apple dispone di risorse praticamente illimitate per il suo debutto sulla scena dei contenuti media.

Fca è nel mirino degli investitori cinesi. Le indiscrezioni diffuse da Automotive News nei giorni scorsi e rilanciate dalla stampa mondiale vengono ora smentite in maniera più o meno ufficiale dai quattro potenziali acquirenti. Lo riferisce il giornale finanziario Jingji Guancha Bao (Economic Observer) dopo aver contattato Great Wall Motors, Dongfeng, Geely e Guangzhou Automobile (Gac), i gruppi coinvolti nel possibile acquisto di Fiat Chrysler Automobiles. 

Solo da Geely una chiara smentita

Come si legge nell’articolo pubblicato martedì in tarda serata, il portavoce di Geely ha chiaramente smentito la possibilità di un’acquisizione: “Non abbiamo questa intenzione” ha detto ai giornalisti cinesi. Non hanno invece dato una risposta chiara Dongfeng e Gac, celate dietro reazioni ambigue: “Non abbiamo mai sentito questa notizia”, “non ne sappiamo nulla”. Gac Fca (Feike) –  società in joint venture con Fiat in Cina – ha chiesto delucidazioni al partner: "Attendiamo una risposta dal nostro partner in Nord America". Uno dei responsabili di Gac ha detto di aver appreso la notizia su internet: "Non è la prima volta che simili indiscrezioni circolano sulla stampa, è già successo almeno altre due volte". Secco “no comment”, infine, da parte di Great Wall Motors

Notizia probabilmente falsa

L'interesse dei quattro gruppi cinesi è "una notizia probabilmente falsa", dice un analista cinese all'Economic Observer. "E' il tentativo di creare l'illusione che vi siano tanti gruppi cinesi in competizione per l'acquisto di Fca". E' come un serpente che vuole ingoiare un elefante. "Great Wall o Dongfeng, nessuno riuscirà a a ingoiare la Fiat", titola un altro organo di stampa cinese, Zhongyang Renmin Guangbo Diantai (China National Radio, CNR)  

Non solo perché il governo cinese ha reso complicato il processo di autorizzazione per l'acquisizione all'estero da parte di aziende cinesi soprattutto in settori considerati "irrazionali", quali calcio e industria dell'intrattenimento. Secondo CNR, alle difficoltà relative al controllo di un'operazione così vasta e alla gestione del multi-brand,  si aggiunge l’incertezza del sistema economico italiano che rende rischioso l'acquisto di Fca. 

Ecco i 4 'serpenti' che non ingoieranno Fca

Vediamo in dettaglio chi sono i possibili gruppi interessati ad acquistare Fca (malgrado le smentite più o meno ufficiali).

Great Wall Motors

E' il maggiore produttore di Suv in Cina, è reduce da deludenti dati del primo semestre 2017, che ha segnato un calo degli utili del 49,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a 2,5 miliardi di yuan (369,6 milioni di dollari) dovuto soprattutto agli alti costi e alla deflazione, come previsto anche da Morgan Stanley. Il 23 luglio scorso, dopo la diffusione dei dati di bilancio, le azioni di Great Wall Motors erano scese ai minimi degli ultimi quattro mesi. Il rilancio è affidato ai nuovi modelli, destinati soprattutto ai mercati stranieri. Solo pochi giorni dopo l'uscita dei dati, il gruppo aveva presentato a Darwin, in Australia, la Haval H9, il nuovo Suv che sarà commercializzato sul mercato australiano a partire dal 2019 o dal 2020, e che punta a rivaleggiare con la Toyota HiLux e con la Ford Ranger.

Dongfeng

Fondata nel 1969, con sede a Wuhan, nella Cina interna, è una della grandi imprese statali cinesi nel settore automobilistico. Dongfeng è in partnership, in Cina, con Renault, ha una partecipazione in Peugeot-Citroen, e ha una divisione che si occupa dello sviluppo di auto elettriche, settore su cui il governo cinese punta molto. Dal 2005, Dongfeng è quotata a Hong Kong e da allora si è espansa fino a superare per la prima volta nel 2011 la soglia di un milione di veicoli venduti. A novembre scorso, aveva lanciato il nuovo Suv Koleos destinato principalmente al mercato cinese, ma destinato ad altri ottanta mercati, realizzato in partnership con Renault.

Guangzhou Automobile 

Nata nel 1997, è uno dei più importanti gruppi automobilistici cinesi. Gac è nella lista dei cinquecento maggiori gruppi della Fortune Global 500 dal 2013 e quest'anno si è classificata al 238esimo posto, scalando 65 posizioni in classifica. Proprio nel 2013, con due anni di ritardo rispetto a Dongfeng, si è unita ai marchi automobilistici cinesi, del "Million Club", ovvero l'elenco di gruppi automobilistici che hanno sfondato quota un milione di vetture vendute in un anno. Oltre alla partnership con Fiat Chrysler, Gac ha due joint venture con Toyota e Honda. Il gruppo ha investimenti anche nei settori della logistica, della finanza e del ramo assicurativo. 

Geely

Che nel 2010 aveva acquisto per 1,8 miliardi di dollari la svedese Volvo, sembra essere, oggi, il più solido dei gruppi interessati. Secondo 'Forbes', in un articolo di aprile scorso, Geely potrebbe essere l'apripista per i gruppi automobilisticicinesi alla conquista dei mercati stranieri. La rivista citava il capo del marketing del gruppo, Alain Visser. "Credo che saremo i primi, ma sarei davvero sorpreso se fossimo gli unici". L'accordo con Volvo, proseguiva 'Forbes', fu di beneficio a entrambi i gruppi e dissipò i dubbi di chi ipotizzava uno smantellamento della Volvo.

Far pagare la nuova tassa sugli affitti turistici, la cosiddetta tassa Airbnb ma che coinvolge anche tutti gli altri portali di intermediazione come ad esempio Booking.com si sta trasformando in un’impresa titanica. La prima scadenza, quella del 17 luglio, è stata un flop e ora c’è attesa per capire cosa succede dopo il 16 di agosto, secondo termine per versare le ritenute del 21% sui canoni degli affitti turistici incassati a luglio.

Leggi anche: "Questa casa non è un albergo". Airbnb: pronti a fare causa allo Stato

Le sanzioni per chi non paga

Le sanzioni – si legge sul Sole 24 Ore – per le inadempienze arrivano fino al 30%. Tuttavia, nel concitato avvio di questa nuova tassa, chi non pagherà potrà sperare nell’aiuto dello Statuto del contribuente (legge 212/2000), che all'articolo 3, comma 2 obbliga le amministrazioni a concedere 60 giorni di tempo agli operatori per adeguarsi alle tecnicalità prevista dalle norme. E, visto che la legge che ha introdotto la ritenuta Airbnb è stata emanata il 12 luglio, gli agenti potranno iniziare a trattenere il 21% sui corrispettivi incassati a partire dal 12 settembre ed effettuare il primo versamento entro il 16 ottobre 2017. La prospettiva non è stata ufficializzata dall’Agenzia dell’Entrate ma non causerebbe alcun danno erariale perché resterebbe fermo l’impegno di agenti e portali di segnalare all’Agenzia i dati sui contratti 2017 entro il 30 giugno 2018 e di inviare le certificazioni uniche ai clienti. Quindi nessuno sfuggirebbe ai controlli. Pagare la cedolare del 21% (o l'Irpef) resta comunque un obbligo dei locatori.

Cosa è cambiato rispetto al passato

Le tasse sugli affitti brevi venivano pagate anche prima, ma era più facile evaderle perché i contratti di locazione della durata inferiore ai 30 giorni non venivano registrati. Da sempre chi affitta un immobile anche per pochi giorni è tenuto a dichiarare il canone percepito e a pagare le tasse nella dichiarazione dei redditi, scegliendo tra la cedolare secca al 21% e il regime classico dell’Irpef al 23%.

Ora la novità consiste nell’obbligo per i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, cioè i portali come Airbnb e Booking o le più tradizionali agenzie immobiliari, di trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai contratti conclusi e a operare in qualità di sostituti d’imposta. Se invece si continua ad affittare senza un intermediario la responsabilità del pagamento delle imposte resta individuale come in passato e il locatore verserà le tasse o con cedolare secca o in base alla propria aliquota. In particolare, devono comunicare attraverso i canali telematici dell'Agenzia delle Entrate, il nome, il cognome e il codice fiscale del locatore, la durata del contratto, l’importo del corrispettivo lordo e l’indirizzo dell’immobile.

Leggi anche: Airbnb non paga la cedolare secca e sfida l'Agenzia delle Entrate

Le proteste di Airbnb

La novità non è mai andata giù a Airbnb che lamenta una violazione in termini di privacy e territorialità. In risposta, il colosso già a giugno 2017 aveva proposto accordi diretti con l'Agenzia delle Entrate. E lo ha ribadito in un comunicato: "Confidiamo che si possa aprire un confronto serio su accordi caso per caso, nel rispetto delle diversità del mercato e degli operatori, a beneficio di chi ospita, chi viaggia e del settore turistico nel suo complesso”. “Adeguarsi è impossibile", ha spiegato Airbnb in un comunicato congiunto con Homeaway e con l'associazione degli agenti immobiliari Fiaip.  

  "Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate non ha fornito i chiarimenti auspicati né prevede alcuna tempistica di adeguamento per gli operatori coinvolti, rimandando a ulteriori specifiche tecniche che verranno comunicate in un non precisato futuro", si legge nel comunicato. "Questa confusione nel pieno dell’estate – si legge – non è certo la risposta a quanti parlano di turismo come volano di crescita”.

Per approfondire: E' Airbnb il campione dell'estate 2017

"No, non sarà un autunno facile". La segretaria generale della Fiom, Francesca Re David, si smarca dall'ottimismo della ripresa in corso e del Pil che cresce oltre le previsioni. A preoccuparla sono le crisi aziendali che si moltiplicano e si allungano, i nuovi focolai di crisi che si aprono, gli ammortizzatori sociali in scadenza. "In autunno – dice intervistata dall'AGI – arriverà un momento drammatico per effetto della riforma degli ammortizzatori sociali che ha cancellato strumenti e abbassato le coperture. Ci troveremo ad affrontare le crisi con i licenziamenti, che il Jobs Act ha reso meno costosi della cassa integrazione. Con l'esaurirsi degli ammortizzatori, le crisi non risolte e la prospettiva della pensione sempre più lontana, centinaia di migliaia di persone rischiano di rimanere senza reddito". La Fiom, aggiunge Re David, "è pronta a mobilitarsi su questi temi: come, quando e con chi lo discuteremo nelle sedi opportune".

"E' follia parlare di una invasione di migranti"

A inquietare Re David è il clima che si respira, "catalizzato sulla follia dell'invasione dei migranti, su un'idea di società e di sinistra malate, prive di orientamento. Si parla di un'inondazione di fronte a numeri in calo, inferiori a quello dei giovani italiani che scelgono o sono costretti ad andare all'estero per studiare e trovare lavoro. Malattia di una società che ha smesso di mettere al centro il benessere e i diritti delle persone".

"Non c'è un barlume di politica industriale"

Anche la ripresa, dall'osservatorio Fiom, appare lontana. "La produzione industriale – fa notare la leader delle tute blu della Cgil – è ancora 20 punti sotto al 2007, quando invece Francia e Germania sono tornate ben al di sopra. Non ci sono investimenti, né ricerca né un barlume di politica industriale. Non si vede la fine della crisi. L'occupazione riprende solo per gli ultracinquantenni costretti ad accettare qualsiasi impiego per sopravvivere e gli elementi di protezione del lavoro si riducono drasticamente".

Leggi anche: Dieci cose da sapere su Francesca Re David, nuova leader della Fiom

"Non si può fare cassa sui diritti delle persone"

Re David denuncia "una società senza rete in cui la distanza tra lavoro dipendente e soglia della povertà è sempre più labile. E una società incerta -sottolinea – genera relazioni cattive". Per tutto questo, aggiunge, "la Fiom deve fare un ragionamento preciso, in grado di tenere insieme la questione degli ammortizzatori sociali per i dipendenti, del sostegno al reddito per i precari, del reddito di cittadinanza per chi cerca o perde il lavoro e delle pensioni, che ci vede, unici in Europa, con un sistema totalmente contributivo in presenza di un'età pensionabile altissima senza alcun elemento di solidarietà". Il punto, osserva, è che "non si può fare cassa sui diritti delle persone. Su questo in autunno andrà fatta una mobilitazione seria".

"Crisi aziendali ovunque"

Tutto intorno, dice ancora Re David, "è un continuo di crisi aziendali, di imprese che riducono il personale e licenziano, di casi di deindustrializzazione. Metà del Lazio è in crisi complessa, all'Ilva i nuovi proprietari chiedono 4.000 esuberi, in Fca la piena occupazione resta un miraggio e continua la cassa integrazione, mentre si affaccia l'interesse di compagnie cinesi per parti del Gruppo senza che la famiglia Agnelli si senta in dovere di chiarire. Interi settori strategici dell'industria italiana, storicamente di eccellenza, sono diventati proprietà di multinazionali straniere, a testimonianza dell'assenza di una politica industriale degna di questo nome".

"Ora una nuova legislazione del lavoro"

Le richieste al Governo sono precise. A Palazzo Chigi, dice la segretaria generale della Fiom, "chiediamo innanzitutto che in questo Paese si ricominci a fare politica industriale e di sistema. Una politica che tenga al centro la questione della ricerca, degli investimenti e dell'ambiente, quindi le persone". Inoltre, aggiunge, "è giunto il momento di modificare totalmente una legislazione del lavoro che in questi anni ha distrutto le tutele: è ora di smetterla di intervenire sui diritti dei lavoratori per creare occupazione, di fare cassa sulla loro pelle". Ma in autunno sarà anche il momento di mettere alla prova il nuovo contratto dei metalmeccanici che la Fiom, dopo 15 anni, è tornata a firmare assieme alle altre sigle del settore. "L'intesa riafferma la centralità del contratto nazionale per il recupero dell'inflazione e rafforza il secondo livello per gli ulteriori recuperi di reddito. I rinnovi di secondo livello sono iniziati. Ma anche questo", conclude Re David, "è un terreno tutto da conquistare". 

Ecco le principali agevolazioni fiscali previste per i cittadini e le imprese colpiti dal terremoto nel Centro Italia. Si tratta, per la maggior parte, di esenzioni fiscali per le imprese e della sospensione delle imposte e degli adempimenti tributari per i cittadini. Sono 131 i Comuni danneggiati dalle forti scosse del 24 agosto e del 26 e 30 ottobre del 2016; altri 9 quelli colpiti da quella del 18 gennaio 2017.

Le agevolazioni per le imprese 

La circolare 4 agosto 2017, n. 99473 del Mise indica le modalità e i termini di presentazione delle istanze di accesso alle agevolazioni a beneficio delle imprese situate nei Comuni delle Regioni del Lazio, dell'Umbria, delle Marche e dell'Abruzzo colpiti dagli eventi sismici. L'intervento prevede la concessione di agevolazioni sotto forma di esenzioni fiscali e contributive in favore di imprese che svolgono la propria attività o che la avviano entro il 31 dicembre 2017 nella Zfu (Zona franca urbana) Sisma Centro Italia.

439 milioni di euro per le imprese che operano nelle zone

Per la concessione delle agevolazioni sono disponibili, al netto degli oneri per la gestione degli interventi, 190,6 milioni di euro per il 2017, 164,346 milioni di euro per il 2018 e 138,866 milini di euro per il 2019. Il totale è di 493,8 milioni di euro. I benefici fiscali consistono in quattro misure: esenzione dalle imposte sui redditi; esenzione dall'imposta regionale sulle attività produttive; esenzione dall'imposta municipale propria; esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali sulle retribuzioni da lavoro dipendente. Potranno beneficiarne tutte le imprese che già svolgono l'attività nei territori indicati ma anche quelle che la avvieranno entro il 31 dicembre prossimo. Le domande di accesso alle agevolazioni potranno essere presentate esclusivamente con procedura telematica, all'indirizzo http://agevolazionidgiai.invitalia.it dalle ore 12 del 23 ottobre e fino alle ore 12 del 6 novembre 2017.

Tutte le tasse che i cittadini non devono pagare

Un decreto del ministero dell'Economia e delle finanze ha disposto per i Comuni colpiti dal terremoto del 24 agosto la sospensione dei versamenti delle imposte e gli adempimenti tributari per tutti i contribuenti che risiedono o operano nei comuni colpiti dal terremoto. La sospensione riguarda anche i versamenti e gli adempimenti che derivano da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione e quelli conseguenti ad accertamenti esecutivi. Prevista anche la sospensione dei mutui relativi a edifici distrutti o resi inagibili, anche parzialmente.

Analoga misura, riconosciuta anche per gli edifici adibiti ad attività economiche o commerciali. Tra le principali agevolazioni fiscali del Decreto terremoto 2017 riservate ai cittadini risultano: 

  • Erogazione di un contributo economico da parte dello Stato. Tale contributo, che spetta alle famiglie in situazioni di disagio economico, verrà riconosciuto attraverso una carta acquisti dal valore di 200 euro sulla base del proprio reddito Isee.-
  • Sospesa la ritenuta Irpef per il lavoro dipendente e a favoredi dipendenti pubblici tra il 1 gennaio 2017 e fino al 30 novembre 2017.-
  • Per i lavoratori dipendenti è stato prorogato il sussidio per mancata attività fino al 31 dicembre 2017.-
  • Le Regioni, Province e Comuni potranno assumere nuovo personale e stipulare contratti di collaborazione all'interno degli Uffici speciali per la ricostruzione.-
  • Bonus sisma: con questa iniziativa il Governo tende a incentivare gli interventi di adeguamento antisismico delle case e degli edifici con uno sconto Irpef del 50% della spesa totale aumentabile fino al 70% e 80% in caso di passaggio, rispettivamente, a una o due classi di rischio in meno e fino al 75 e 85% se gli interventi riguardano le parti comuni di edifici condominiali.-
  • Stop alle notifiche di pagamento, riscossione delle somme relative agli avvisi di accertamento esecutivi, avvisi di addebito Agenzia delle Entrate e Inps e attività esercitate da agenti della riscossione dal 1 gennaio 2017 al 30 novembre 2017.-
  • Proroga condono cartelle esattoriali Equitalia: prevista la proroga di un anno, relativamente a termini e scadenze ordinarie previste per l'accesso alla definizione agevolata dei ruoli, della rottamazione delle cartelle esattoriali per i Comuni del Centro Italia colpiti dal sisma 2016-2017. 

Terremoto: a distanza di quasi un anno dal sisma che ha colpito il centro Italia si lavora ancora per tornare alla normalità e si guarda alla moviola cercando di vedere che cosa sia stato fatto e che cosa si debba ancora fare. Sono 23,5 i miliardi di danni stimati dall'Italia e l'Europa ha riconosciuto al nostro Paese una cifra record di 1,2 miliardi di euro dal fondo di solidarietà, più altri 0,5-0,6 miliardi comunitari fino ad un massimo dello 0,5% del fondo nazionale senza bisogno di cofinanziamento dei fondi regionali.

Dall'Europa 1,2 miliardi. 30 milioni le donazioni 

E non è mancata la generosità dei cittadini con oltre 30 milioni di euro in donazioni da utilizzare per i piani di rilancio delle Regioni. Aiuti sono giunti anche dai Paesi stranieri: il Qatar e la Germania, tra gli altri, hanno donato circa 6 milioni ciascuno. Contributi anche da svariate aziende, tra cui Rosneft, Unipol e Fondazione Agnelli.

Il decreto legge 8/17 dispone inoltre anticipazioni di risorse fino a 500 milioni di euro per assicurare la tempestiva attivazione degli interventi. Le risorse della quota dell'8 per mille dell'Irpef a diretta gestione statale sono destinate a interventi di ricostruzione e di restauro dei beni culturali danneggiati.

I soldi donati dalla Camera

I 47 milioni di euro versati dalla Camera dei Deputati sono stati trasferiti al commissario straordinario del Governo per la ricostruzione. Tre sono stati i decreti legge approvati del Governo. Molto più numerose le ordinanze del Commissario per la ricostruzione Vasco Errani. Agevolazioni per la ricostruzione privata, sostegno alle imprese e alla popolazione, misure a favore dei lavoratori sono i contenuti salienti dei provvedimenti.

Con la legge di bilancio 2017 sono stati autorizzati i più cospicui stanziamenti finalizzati agli interventi per la riparazione, la ricostruzione, l'assistenza alla popolazione e la ripresa economica nei territori interessati dagli eventi sismici:

  • 6,1 miliardi di euro (100 milioni di euro per l'anno 2017 e 200 milioni di euro annui dall'anno 2018 all'anno 2047) per la concessione del credito d'imposta maturato in relazione all'accesso ai finanziamenti agevolati, di durata venticinquennale, per la ricostruzione privata;
  • 1 miliardo di euro (200 milioni di euro per l'anno 2017, 300 milioni di euro per l'anno 2018, 350 milioni di euro per l'anno 2019 e 150 milioni di euro per l'anno 2020) per la concessione dei contributi per la ricostruzione pubblica.

Alle Regioni colpite dal sisma viene consentito di destinare, in coerenza con la programmazione del Commissario per la ricostruzione, nell'ambito dei pertinenti programmi operativi cofinanziati dai fondi strutturali 2014-2020, ulteriori risorse, incluso il cofinanziamento nazionale, per un importo pari a 300 milioni di euro.

Cosa prevede il Sisma Bonus 

Sul fronte della prevenzione è stato stabilizzato fino al 2021 il cosiddetto "sisma bonus" con novità sia per quanto riguarda la percentuale di detrazione sia la sua applicazione con l'allargamento alle abitazioni dei Comuni nelle zone rischio sismico 3. Riconosciuto anche per gli anni 2017 e 2018, il credito di imposta al 65% (una sorta di “buono” che il cittadino può vantare nei confronti dello Stato e che quindi può scalare nel momento in cui si troverà a pagare le tasse, ndr) per la riqualificazione delle strutture ricettive turistico alberghiere e per quelle agrituristiche.

L'agevolazione è prevista a condizione che gli interventi abbiano anche finalità di ristrutturazione edilizia, riqualificazione antisismica o energetica e acquisto mobili. E' stato istituito il Fondo per il finanziamento di investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese da utilizzare anche per gli interventi in materia di prevenzione del rischio sismico. Fra gli interventi in via di realizzazione il recupero di 111 chiese con un investimento di 29 milioni di euro.

A settembre riapertura di 82 scuole

Il Governo promette anche la riapertura a settembre di una diverse scuole nelle aree terremotate per consentire il riavvicinamento delle famiglie. Il piano prevede, nel tempo, la riapertura di 82 scuole, tramite la ricostruzione di 50 edifici, l'adeguamento antisismico di altri 26 e il miglioramento e l'ampliamento per altre 6 strutture, con un investimento complessivo stimato in circa 215,8 milioni di euro, ai quali si aggiungono altri 15,1 milioni della regione Marche. L'affidamento dei lavori alle imprese ha avuto luogo attraverso la formula della procedura negoziale. Sulla ricostruzione privata sono stati definiti i parametri, le modalità, i tempi di intervento ed esecuzione per la riedificazione delle case distrutte o gravemente danneggiate. Solo alcune banche potranno erogare i finanziamenti agevolati.

Fca è nel mirino degli investitori cinesi. Le indiscrezioni fanno volare il titolo in Borsa: a Milano il gruppo ha chiuso in rialzo all'8,15%, ai massimi in quattro mesi), mentre a Wall Street il balzo a metà giornata è dell'8,10%. Fiat Chrysler Automobiles, scrive 'Automotive News', avrebbe già avuto contatti con un noto gruppo automobilistico cinese.

L'offerta sarebbe stata però rifiutata perchè ritenuta insufficiente, secondo fonti della rivista specializzata statunitense. Le trattative sarebbero proseguite anche con il gruppo Great Wall Motors; rappresentanti delle due case automobilistiche si sarebbero incontrati sia in Cina, sia al quartier generale di Fca, a Auburn Hills, in Michigan.

Le prime voci di un interesse cinese all'inizio del 2017

Voci su un possibile interesse cinese per Fca erano comparse già all'inizio del 2017. In particolare, il 'Detroit News' citava a gennaio scorso un analista del settore automobilistico per Bank of America Merrill-Lynch, John Murphy, che prevedeva un interesse cinese in Fca nell'arco di 3-5 anni. Secondo Murphy, l'acquisto di Fca poteva rappresentare un importante ingresso per i gruppi cinesi nel settore automobilistico statunitense, e con i capitali in arrivo dalla Cina, Fca avrebbe potuto andare incontro a nuovi successi.

Fca rappresenterebbe un'acquisizione interessante, o meglio "un obiettivo perfetto", secondo 'Automotive News', perché in linea con i desiderata di Pechino sugli investimenti e le acquisizioni all'estero. I vertici cinesi avevano detto chiaramente di volere dare un taglio agli investimenti "ciechi e irrazionali" all'estero, come li aveva definiti a febbraio scorso il capo della State Administration of Foreign Exchange cinese Pan Gongsheng. Le mire dei gruppi cinesi dovevano, invece, concentrarsi su investimenti di cooperazione industriale internazionale o su investimenti che rientrassero nell'iniziativa di sviluppo infrastrutturale "Belt and Road" lanciata dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013. Le indiscrezioni di allora, hanno trovato un riscontro tra i nomi indicati oggi, anche se, ammette la rivista di punta del settore automobilistico, non è chiaro quale gruppo cinese stia cercando di acquistare Fca.

Ecco i 4 gruppi interessati a comprare FCA

Anche i media cinesi, a cominciare da 'Sina', riportano le indiscrezioni. Tra i possibili acquirenti, Great Wall Motors, Dongfeng, Geely e Guangzhou Automobile (Gac): quest'ultima è in joint-venture con Fca in Cina, e a maggio scorso si era detta all'Agi non a conoscenza di un possibile interesse su Fca da parte di gruppi cinesi. L'interesse su Fca escluderebbe Maserati, Alfa Romeo e Ferrari, e l'acquisto servirebbe a massimizzare i profitti di Exor, la holding controllata dalla famiglia Agnelli.
 

Great Wall Motors

E' il maggiore produttore di Suv in Cina, è reduce da deludenti dati del primo semestre 2017, che ha segnato un calo degli utili del 49,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a 2,5 miliardi di yuan (369,6 milioni di dollari) dovuto soprattutto agli alti costi e alla deflazione, come previsto anche da Morgan Stanley. Il 23 luglio scorso, dopo la diffusione dei dati di bilancio, le azioni di Great Wall Motors erano scese ai minimi degli ultimi quattro mesi. Il rilancio e' affidato ai nuovi modelli, destinati soprattutto ai mercati stranieri. Solo pochi giorni dopo l'uscita dei dati, il gruppo aveva presentato a Darwin, in Australia, la Haval H9, il nuovo Suv che sarà commercializzato sul mercato australiano a partire dal 2019 o dal 2020, e che punta a rivaleggiare con la Toyota HiLux e con la Ford Ranger.

Dongfeng

Fondata nel 1969, con sede a Wuhan, nella Cina interna, è una della grandi imprese statali cinesi nel settore automobilistico. Dongfeng è in partnership, in Cina, con Renault, ha una partecipazione in Peugeot-Citroen, e ha una divisione che si occupa dello sviluppo di auto elettriche, settore su cui il governo cinese punta molto. Dal 2005, Dongfeng è quotata a Hong Kong e da allora si è espansa fino a superare per la prima volta nel 2011 la soglia di un milione di veicoli venduti. A novembre scorso, aveva lanciato il nuovo Suv Koleos destinato principalmente al mercato cinese, ma destinato ad altri ottanta mercati, realizzato in partnership con Renault.

Guangzhou Automobile 

Nata nel 1997, è uno dei più importanti gruppi automobilistici cinesi. Gac è nella lista dei cinquecento maggiori gruppi della Fortune Global 500 dal 2013 e quest'anno si è classificata al 238esimo posto, scalando 65 posizioni in classifica. Proprio nel 2013, con due anni di ritardo rispetto a Dongfeng, si è unita ai marchi automobilistici cinesi, del "Million Club", ovvero l'elenco di gruppi automobilistici che hanno sfondato quota un milione di vetture vendute in un anno. Oltre alla partnership con Fiat Chrysler, Gac ha due joint venture con Toyota e Honda. Il gruppo ha investimenti anche nei settori della logistica, della finanza e del ramo assicurativo. 

Geely

Che nel 2010 aveva acquisto per 1,8 miliardi di dollari la svedese Volvo, sembra essere, oggi, il più solido dei gruppi interessati. Secondo 'Forbes', in un articolo di aprile scorso, Geely potrebbe essere l'apripista per i gruppi automobilistici cinesi alla conquista dei mercati stranieri. La rivista citava il capo del marketing del gruppo, Alain Visser. "Credo che saremo i primi, ma sarei davvero sorpreso se fossimo gli unici". L'accordo con Volvo, proseguiva 'Forbes', fu di beneficio a entrambi i gruppi e dissipò i dubbi di chi ipotizzava uno smantellamento della Volvo.

Il presente vede in prima linea l'interesse per lo sviluppo di auto elettriche da parte del gruppo che ha sede nella provincia orientale cinese dello Zhejiang. Il marchio Volvo, assieme a Geely Auto e al marchio di auto elettriche del gruppo cinese, Lynk & Co., ha annunciato il mese scorso una partnership per la condivisione di know-how e per lo sviluppo tecnologie per le auto elettriche che punta a ridurre i costi di sviluppo di veicoli elettrici. Una mossa annunciata a breve distanza dagli ultimi dati del primo semestre 2017, che davano profitti in crescita per Volvo, anche grazie all'aumento delle vendite in Europa e in Cina. 

I risultati di Snap hanno deluso gli investitori. E parecchio. Giusto per capire di che parliamo: 

  • i ricavi della trimestrale sono stati pari a 181,7 milioni contro i 186,2 preventivati;
  • gli utenti attivi sono 174 milioni (solo 7 milioni in piu' rispetto al trimestre precedente) contro i 175,2 stimati;
  • sono invece decollate le perdite pari a 443,1 milioni contro i 115,9 milioni dello stesso periodo dello scorso anno

L'azienda di Spiegel si era quotata a marzo. Un decollo iniziale (44%) e un crollo seguente (41%) negli ultimi 3 mesi. Nella serata di venerdì ha perso dopo la diffusione dei dati il 6% toccando il minimo di 12,93 dollari. 

La prima grossa conseguenza? Daniel Loeb (venture capitalist, filantropo, e miliardario) ha venduto il suo pacchetto di azioni Snap. Tutte le azioni. Lui è il fondatore dell'hedge found Third Capital, che secondo Forbes vanta un patrimonio personale di 3,2 miliardi di dollari (insomma ha più o meno i soldi di Trump).

La beffa: l'investitore vende e compra Facebook

All'ennesimo crollo del titolo pare non abbia retto molto (-14% a 11,83 dollari). E gli analisti da tempo dicono che "il titolo è (tuttora) nettamente sopravvalutato considerati i rischi associati al suo sviluppo". Ma la beffa per Spiegel è stata un'altra. Loeb dopo aver venduto le azioni Snapchat ha acquistato quelle del concorrente Facebook. Third Capital infatti ha comunicato al mercato che tra il primo e il secondo trimestre ha aumentato la propria quota di 500.000 azioni per un totale di 3,5 milioni di azioni Facebook. Lo shopping è costato, all'hedge fund di Loeb (al 250esimo posto tra i miliardari a stelle e strisce) 588 milioni di dollari. 

La prossima settimana la situazione di Snap potrebbe anche peggiorare

Come vanno i conti dall'altra parte è argomento noto. Facebook ha visto il valore delle proprie azioni salire del 46% da inizio anno, battendo le aspettative degli analisti. E proprio il creatore di Fb, spiegano gli analisti, è uno degli artefici del flop del concorrente. Dopo il gran rifiuto nel 2013 a vendere la loro creatura proprio a Facebook e per 3 miliardi,  Murphy e Spiegel hanno visto aumentare a dismisura la concorrenza del gigante social nei loro confronti. E i guai potrebbero non essere finiti. La prossima settimana, inoltre, scade il secondo lock-up e da quel momento gli azionisti potranno liberamente vendere le azioni Snap sul mercato. O vendi o ti schiaccio. Ed è andata la seconda opzione. 

Forse un segno della vittoria di Facebook​, che a Snap deve molto

Cosa vuol dire tutto questo? Beh almeno per il mercato la partita tra Snapchat e Facebook la sta vincendo Facebook. Snapchat per molti anni è stata l'app che prometteva di essere la prossima rivoluzione, dopo Facebook appunto. E ricordo una sera a Torino, due anni fa nemmeno, quando incontrai uno sviluppatore di Facebook che mi disse: "Il futuro? E' questo qui, in Silicon Valley lo sanno tutti", in tono fiero mentre mandava 'snap' del suo 'Italian Food' che consumavamo insieme ad amici sognanti e un po' invidiosi in California. Ora, non è mica detto che avesse torto. Facebook per vincere la partita (ammesso sempre che l'abbia vinta) con Snapchat ne ha dovuto integrare diverse funzioni. E un po' a Snapchat oggi somiglia (guardate Messenger). 

La misura si chiama ‘Resto al Sud’ e introduce incentivi fino a 50mila euro per i giovani italiani del meridione che sognano di aprire un’impresa. Ma per alcuni si potrebbe parlare di ‘Ritorno al Sud’, perché il decreto, approvato dal Governo per il rilancio del Mezzogiorno, ha due obiettivi principali: dare una possibilità di lavoro ai giovani del Sud Italia disoccupati e far tornare quelli che si sono trasferiti all’estero per cercare fortuna, il tutto a supporto anche dell’economia del Paese. Subito dopo l’estate – scrive il Sole 24 Ore -, se il Governo rispetterà i tempi, chi ha meno di 35 anni e ha un progetto imprenditoriale nel cassetto potrà bussare a Invitalia per chiedere un aiuto per coprire le spese per avviare la propria azienda, i 50mila euro possono diventare 200mila in caso di più soci.

Come funziona

Dopo la pubblicazione in Gazzetta del decreto per il rilancio del Mezzogiorno e lo sblocco nei giorni scorsi delle risorse fino al 2019 da parte del Cipe il Governo ha ora un mese per approvare il decreto attuativo – tocca al ministero della Coesione territoriale di concerto con Mef e Mise – con le modalità per accedere a questo incentivo chiamato non a caso “Resto al Sud”. Se tutto va bene la misura sarà operativa già da settembre.

Per approfondire: Il decreto sulla Gazzetta Ufficiale

L'agevolazione riguarda tutte le iniziative imprenditoriali legate all'artigianato, all'industria, al turismo, alla pesca e ai servizi (restano escluse professioni e commercio). L'obiettivo è raggiungere una platea di 100mila possibili nuovi imprenditori: in pista 1,25 miliardi fino al 2025 dal Fondo sviluppo e coesione, di cui una prima parte sono stati già sbloccati dal Cipe nella riunione del 7 agosto scorso.

Le 8 Regioni coinvolte nel progetto

  • Abruzzo
  • Basilicata
  • Calabria
  • Campania
  • Molise
  • Puglia
  • Sardegna
  • Sicilia

I beneficiari:

  • devono avere meno di 35 anni;
  • non risultare già titolari di attività di impresa in esercizio alla data di entrata in vigore del decreto legge, vale a dire alla data del 21 giugno scorso;
  • non devono risultare, fino al rimborso del finanziamento, titolari di un contratto di lavoro a tempo indeterminato presso un altro soggetto;
  • devono avere la residenza in una delle 8 Regioni coinvolte nel progetto entro 120 giorni dall’accoglimento della domanda.

La gestione delle domande

Invitalia dovrà valutare – si legge ancora sul Sole 24 ore –  la sostenibilità tecnico-economica del progetto e rispondere entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda da parte del neo imprenditore under 35 che non disponga di mezzi propri per avviare un'attività. La dote offerta arriva fino a 50mila euro. Invitalia dovrà anche stipulare una convenzione con l'Abi – l'associazione bancaria italiana – per le condizioni di concessione dei mutui.

I giovani imprenditori del Sud – scrive Informazione Fiscale – che presenteranno domanda di accesso al fondo gestito da Invitalia potranno beneficiare di un finanziamento così strutturato:

  • 35% erogato come finanziamento a fondo perduto;
  • 65% erogato come prestito a tasso zero da restituire in 8 anni.
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