Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Tempi duri per i pensionati italiani che si trasferiscono in Portogallo per pagare meno tasse e per percepire quindi uno degli assegni più alti tra coloro che risiedono all’estero (circa 2.800 euro in media). Negli ultimi tempi, il paese è diventato il paradiso dei pensionati italiani in quanto chi risulta residente “non abituale” viene esentato dal pagamento delle tasse sulla pensione per 10 anni, a patto che viva nel paese per almeno 6 mesi l’anno. Ma presto la situazione potrebbe cambiare. A Lisbona si sta pensando di introdurre una tassazione fino al 10% del loro reddito annuo, eliminando così le agevolazioni fiscali concesse al culmine della crisi finanziaria del 2009. 

La nuova tassazione è stata suggerita dal partito socialista che sta pensando di introdurre un emendamento alla legge di bilancio per imporre nuove tasse ai pensionati. “Gli stranieri con lo status di residenti non regolari non saranno più esentati dalle tasse e dovranno pagare tasse con un’aliquota del 10% sulle loro entrate”, ha detto in conferenza stampa Catarina Mendes, il leader del gruppo socialista in Parlamento. L’emendamento deve essere ancora votato ma si presuppone che non ci siano problemi in quanto i socialisti hanno 108 deputati nel parlamento di 230 seggi.

Il Portogallo è diventato molto gettonato anche per il costo della vita basso rispetto agli altri paesi europei, per il clima mite, per il basso tasso di criminalità e per l’efficienza del sistema sanitario. Per godere dell’esenzione fiscale, occorre finora vivere in Portogallo da almeno sei mesi, non essere mai stato tassato come residente abituale nei 5 anni precedenti la richiesta, richiesta che va inoltrata all’Agenzia delle Entrate portoghese. Per essere residente non abituale occorre vivere in Portogallo minimo sei mesi più un giorno ogni anno, ma occorre anche non essere stato tassato come residente fiscale in Portogallo nei 5 anni precedenti la richiesta dello status e inoltrare una richiesta presso l’Agenzia delle Entrate portoghese.

Tra le mete preferite c’e’ l’Algarve, regione del sud in riva all’Oceano Atlantico, dove risiedono molti italiani con più di 65 anni. Ovviamente, non ci sono soltanto italiani: a godersi la pensione, moltissimi tedeschi e francesi.

Alla fine la soluzione potrebbe essere quella di uno spin-off di Aspi da Atlantia con l’ingresso in Autostrade per l’Italia di Cassa Depositi e prestiti (Cdp) o di Fondi Italiani per le Infrastrutture (F2i). Sembra inoltre che i Benetton stiano cercando investitori per la concessionaria, salvando in questo modo anche la holding Atlantia.

Tale ipotesi, trapelata in settimana, è piaciuta, e molto, al mercato, a tal punto che venerdì sul Ftse Mib, Atlantia è stato il secondo miglior titolo di giornata. Ma, oltre al mercato e agli investitori, quella di una uscita di Atlantia da Aspi sarebbe una soluzione gradita anche alla politica, in particolare ai cinquestelle che dal 14 agosto del 2018, data del crollo del ponte Morandi, non vogliono sentir parlare di soluzioni alternative alla revoca della concessione.

Revoca che, al contrario, lascia molto perplesso il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, per via degli strascichi giudiziari che porterebbe con sé, per il rischio che lo Stato debba risarcire oltre 23 miliardi di euro ad Aspi e per gli effetti negativi che avrebbe sugli investitori internazionali. Proprio a dimostrazione dei connotati ‘politici’ della vicenda, mercoledì scorso, giorno delle dimissioni di Luigi Di Maio come capo politico del M5s, il titolo Atlantia ha registrato un’altra impennata. A raffreddare gli entusiasmi della finanza, ci ha pensato il ministro degli Esteri che ha sottolineato come “i mercati non hanno capito niente”.

Oltre al rischio risarcimento, che l’esecutivo ha provato a congelare nel decreto Milleproroghe, c’è poi un’altra criticità e riguarda gli oltre 7.000 dipendenti di Autostrade per l’Italia che, in caso di revoca della concessione, resterebbero a spasso. A tal proposito, sempre il M5s ha rassicurato sul fatto che il personale verrebbe assorbito da Anas che verrebbe, momentaneamente, a sostituire Aspi nella gestione delle infrastrutture.

Operazione che, sostengono gli esperti, sarebbe difficile da realizzare in tempi brevi. La relazione finale del Mit sulla base della quale il Consiglio dei ministri prenderà la decisione dovrebbe arrivare a breve sul tavolo dell’esecutivo. La settimana scorsa la ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli ha affermato che il dossier è sostanzialmente chiuso.

Nel frattempo Aspi ha approvato, lo scorso 16 gennaio, il piano strategico 2020-2023 che prevede investimenti pari a 7,5 miliardi di euro tra investimenti (quasi triplicati) e manutenzioni, in crescita del 40% rispetto al quadriennio precedente. 

L’Opec e i suoi alleati stanno valutando se procedere a ulteriori tagli alla produzione come risposta al coronavirus che pesa sui prezzi del greggio scesi oggi ai minimi da 3 mesi, sotto i 60 dollari al barile. L’Opec Plus, che, a partire dal 2016, ha tagliato la produzione, dovrebbe incontrarsi a Vienna i primi giorni di marzo.

I paesi produttori stanno analizzando le opzioni per arginare il nuovo calo dei prezzi che ha visto il Brent cedere quasi il 17% da quando ha toccato i 70 dollari al barile i primi di gennaio.

Una delle opzioni al vaglio è l’estensione dell’intesa attuale, raggiunta i primi di dicembre, fino alla fine dell’anno. Ma l’Opec Plus sta anche valutando tagli maggiori. Il petrolio sta subendo particolarmente l’impatto del coronavirus a causa delle restrizioni sui trasporti in Asia che è al centro della crescita della domanda di greggio a livello globale. 

La previsione di Goldman Sachs

Si verificherebbe così la previsione della banca d’affari statunitense Goldman Sachs: secondo un report diffuso dai suoi analisti lo scorso 22 gennaio, il potenziale impatto della ‘polmonite’ cinese sul prezzo del petrolio potrebbe essere di 3 dollari. 

L’epidemia, iniziata nella città cinese di Wuhan si è diffusa nel resto del paese, provocando finora ottanta morti il bilancio dell’epidemia di polmonite da coronavirus in Cina, che conta 2.744 casi confermati, secondo l’ultimo bollettino emesso alla Commissione Nazionale per la Sanità cinese.

La trasmissione del virus, e la sua rapida diffusione, preoccupa i mercati finanziari, perché ricorda agli investitori la sindrome respiratoria acuta grave (Sars), un’epidemia del 2002-2003 che, come il coronavirus, è iniziata in Cina e ha ucciso quasi 800 persone in tutto il mondo.

“Tradurre l’impatto che provocò la Sars in volumi del 2020 indica in media 260.000 barili al giorno di shock negativo alla domanda globale di petrolio”, avava stimato Goldman in una nota diffusa martedì scorso. La previsione includeva una perdita di 170.000 barili al giorno di domanda di carburante per jet usati per il trasporto aereo regionale.

 

 

L’ultima settimana di gennaio si preannuncia impegnativa per i mercati, messi sotto pressione dall’impatto della ‘polmonite’ cinese, dall’impeachment di Donald Trump, dalla riunione della Fed, dall’avvio ufficiale della Brexit a tre anni dal referendum, dall’ultima riunione della Banca d’Inghilterra prima dell’uscita di scena del Governatore Mark Carney e dal dato del Pil Usa nel quarto trimestre.

Il coronavirus pesa ancora sui mercati

Il virus cinese non smette di impaurire i mercati globali, anche se per gli esperti questo contagio, che tanto somiglia alla Sars e la cui diffusione è stata ampliata dal grande traffico di viaggiatori del Capodanno cinese, dovrebbe essere di breve durata, perché il suo impatto è più psicologico che reale. Al momento, comunque, l’escalation di contagi e vittime è forte: in Cina si contano 2.500 infettati e 80 morti.

Le autorità di Pechino hanno prolungato fino al 2 febbraio le vacanze per l’Anno Lunare, il Capodanno cinese, e hanno chiuso i principali uffici per evitare un’ulteriore diffusione del coronavirus negli uffici. Inoltre si calcola che l’economia del Dragone potrebbe risentirne e scendere, almeno per un trimestre, sotto il 6% di crescita, con ripercussioni sul prezzo del petrolio e sull’esportazione di numerosi beni, in particolare quelli di lusso.

Impeachment di donald trump​

Proseguirà questa settimana il processo sull’impeachment di Donald Trump: due le principali accuse nei suoi confronti: abuso di potere nei confronti dei rapporti con l’Ucraina e ostruzione alle indagini del Congresso.

Il Fomc della Fed si riunisce il 28-29 gennaio

Il Fomc, il comitato di politica monetaria della Fed, si riunisce il 28-29 gennaio. Gli analisti non si attendono nessuna decisione sui tassi per mercoledì sera. Il presidente Jerome Powell resterà in attesa degli sviluppi della situazione per questo inizio di 2020, che si preannuncia abbastanza calmo dopo l’accordo tra Usa e Cina sulla fase uno. Tuttavia c’è attesa per quello che dirà sugli effetti del virus cinese sull’economia. Nel 2019 la Fed ha già tagliato i tassi tre volte, nonostante il buon andamento dell’economia Usa.

L’ultima riunione della Boe di Mark Carney​

L’incontro di politica monetaria della Banca di Inghilterra (Boe) della prossima settimana sarà l’ultimo guidato dal governatore Mark Carney, il cui mandato scade a marzo, e prima dell’addio ufficiale di Londra all’Ue. Carney ha già detto all’inizio di questo mese che la Boe ritarderà qualsiasi aumento dei tassi di interesse fino a quando l’inflazione non sarà ben al di sopra dell’obiettivo prefissato, ma gli analisti si dividono tra chi non esclude una sforbiciata subito e chi è convinto che Carney lascerà questa decisione al suo successore Andrew Bailey, che gli subentrerà il prossimo 16 marzo.

Venerdì prossimo l’addio di Londra all’Ue

Venerdì prossimo la Brexit smetterà di essere annunciata e il Regno Unito lascerà ufficialmente l’Unione europea a più di tre anni dopo il referendum. Il disegno legge sul ritiro ha eliminato l’ultimo ostacolo parlamentare e ha ricevuto il consenso reale da parte della regina Elisabetta II la scorsa settimana. Ora manca solo l’approvazione del Parlamento europeo. Dalla prossima settimana avrà inizio una transizione di 11 mesi che manterrà invariati i rapporti commerciali e di sicurezza tra Londra e Bruxelles, in attesa del negoziato definitivo sulla Brexit.

Pil Usa atteso in crescita del 2,1% nel quarto trimestre

Venerdì prossimo dagli Usa arriverà il primo dato sul Pil statunitense nel quarto trimestre. Gli economisti si aspettano che l’economia cresca del 2,1% annuale, gravata da una spesa per consumi più contenuta e da un’attività commerciale ridotta.  

Dalle Alpi svizzere, a Davos, dove si è appena conclusa la cinquantesima edizione del World Economic Forum 2020, le visioni contrapposte sul problema del cambiamento climatico non hanno trovato alcuna sintesi che possa assomigliare a un buon compromesso: gli attivisti che mettono in guardia dal climate change e dal riscaldamento globale sono stati bollati come “profeti di sventura” da Donald Trump.

 

Nelle stesse ore la giovanissima attivista per l’ambiente Greta Thunberg apriva i lavori del Forum puntando il dito contro l’inefficacia delle politiche per la lotta ai problemi ambientali, al punto da archiviare l’evento con disappunto categorico: “Questione clima completamente ignorata a Davos. Ma ce lo aspettavamo”. E sui social ritroviamo esattamente le stesse posizioni, amplificate e cristallizzate nell’audience, senza tuttavia diventare un trending topic.

“I wonder, what will you tell your children was the reason to fail and leave them facing the climate chaos you knowingly brought upon them?”
Here’s a clip from my speech addressing the #WorldEconomicForum in Davos today. Full speech here: https://t.co/qAJIqYXxhd#WEF2020 pic.twitter.com/8Ev3HqRY7d

— Greta Thunberg (@GretaThunberg)
January 21, 2020

Le parole di Greta sembrano trovare conferma anche sulle piattaforme web, almeno in Italia dove l’attenzione ai fatti di Davos è stata bassa (probabilmente anche a causa del forte interesse sulle elezioni in Emilia-Romagna), a giudicare dalle conversazioni e dai thread pubblicati: appena 7 mila conversazioni con circa 20 mila condivisioni, e scarsissima voglia di interagire: appena lo 0,391% di engagement rate. Volumi di conversazioni costanti per tutta la settimana, ma da parte di poche persone.

Evidentemente una soglia di attenzione è garantita da attivisti, persone interessate al tema, ma certamente la discussione sul climate change non è diventata mainstream, nonostante il coinvolgimento di personalità di grande rilievo mediatico come Greta e Trump.

Heading back to Washington from @Davos , Switzerland. Very successful (for USA) trip!

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump)
January 22, 2020

Tuttavia il Forum #WEF può vantare un grosso seguito sui social: 7,8 milioni di follower su Facebook, 704 mila follower su Twitter, 2,7 milioni su Instagram, confermandosi un evento mondiale di grande interesse. Numeri però che non hanno scaldato le conversazioni “online”. Si seguono i temi, certo, ma senza interagire troppo. 

Il sentiment presente nei contenuti inerenti Greta conferma una contrapposizione senza vinti né vincitori, e restituisce l’immagine di un mondo diviso in due nelle sue opinioni principali: 55% negativo, 45% positivo. Percentuali di gradimento e affinità pressoché identiche per il presidente Trump.

 

Greta e Trump sono entrambe personalità che fanno discutere, dividono, ma nessuno dei due persuade l’audience attirando una netta prevalenza di gradimento; semmai osserviamo una visione che è nettamente contrapposta e statica tra opinioni. Un campo di discussione ormai definito dove nulla sembra cambiare.

Non sono mancati toni forti. Il Segretario al tesoro USA, Steven Mnuchin, ha invitato Greta a “studiare prima di dirci cosa fare” innescando, in thread, conversazioni su Twitter a cui hanno partecipato specialmente attivisti per il clima pronti a sostenere le posizioni della giovane attivista, alle quali si è aggiunta Angela Merkel: “La riduzione delle emissioni è una questione di sopravvivenza”.

Ma proprio Mnuchin trova spazio su Twitter anche grazie ad alcuni suoi annunci. La frase più usata nei tweet è “metteremo nuovi dazi”, in proposito all’avvertimento del Segretario all’Italia sul tema Web tax. La piazza social sembra attenta e preoccupata pensando al rischio di nuovi dazi; Donald Trump è molto sensibile al tema riaffermando il concetto “America first”.

Ripetete : #Trump è amico dell’ #Italia, Trump è nostro amico… #dazi https://t.co/mLBlPAyRnb

— Il Gufo (@IlGufo19)
January 21, 2020

“L’America è tornata a vincere”, ha affermato Trump, elencando i risultati economici favorevoli degli USA degli ultimi anni. Quello di Davos è stato un Forum che secondo il Presidente è stato un successo per gli USA, come ha scritto su Twitter. Purtroppo Greta e gli attivisti non possono dire la stessa cosa… Visioni contrastanti non solo tra Trump e Greta ma anche tra il Presidente USA e Christine Lagarde. 

La prossima presidente della Bce ha parlato del tema dei cambiamenti climatici dopo il Consiglio direttivo: “Il cambiamento climatico è una minaccia per la stabilità. Sono felice che il tema dell’ambiente trovi il suo spazio nella revisione sulla strategia che effettueremo”. E infatti proprio Lagarde rientra nel panel degli speaker più menzionati sui social in concomitanza del Forum.

Nella contesa per la visibilità social e Soros a vincere, ben di più dei protagonisti attesi come Greta e Trump. E lo fa agganciandosi alla discussione tutta Italiana sul movimento di piazza delle Sardine: “C’è speranza nei movimenti spontanei giovanili, come la rivolta di Hong Kong, o come in Italia le Sardine, che hanno trovato il modo di affrontare i dittatori nazionalisti, o un aspirante dittatore come Salvini. Ci sono più sardine che squali come Salvini e dunque le Sardine avranno la meglio”.

Per il finanziere paladino della società aperta (spesso bersaglio proprio del leader leghista) il sentiment delle conversazioni è nettamente negativo al 72% e l’account più menzionato in sua concomitanza è proprio quello di @matteosalvini, a conferma del fatto che l’audience li percepisce in forte antagonismo. 

Da #Davos Trump avverte la #UE: “misure dolorose” (alias nuovi dazi) senza nuovi accordi commerciali in tempi brevi. I Pil di UE e USA sono quasi pari. Grazie Trump per averci ricordato che solo un’Europa unita può contare in un mondo globalizzato e resistere alle minacce.

— Carlo Cottarelli (@CottarelliCPI)
January 23, 2020

Il blocco dell’esportazione di petrolio deciso dal generale della Cirenaica, Khalifa Haftar, è costato finora alla Libia 257 milioni di dollari. Lo ha reso noto la Compagnia petrolifera nazionale (Noc) che comunica il crollo dei tre quarti della produzione, passando da 1,2 milioni di barili al giorno a poco più di 320 mila.

Il danno è stato causato dalla chiusura dei principali giacimenti petroliferi e porti nell’Est e nel Sud del Paese, ha spiegato la Noc in una nota.
Le forze pro-Haftar hanno bloccato i principali terminal petroliferi nella Libia orientale il giorno prima della Conferenza di Berlino del 19 gennaio che chiedeva la fine delle interferenze straniere nel conflitto e una ripresa del processo di pace.

La mossa per paralizzare la principale fonte di reddito del Paese e’ stata una protesta contro la decisione della Turchia di inviare truppe a sostegno dei rivali di Haftar. E intanto nel sud della capitale si continua a combattere nonostante la tregua annunciata e ribadita a Berlino. Sia le milizie a protezione di Tripoli che l’esercito autoproclamato di Haftar denunciano continuano violazioni.

I media locali hanno riferito di violenti combattimenti nell’area meridionale. Il portavoce delle forze di Tripoli ha rivendicato un’operazione contro i mezzi di Haftar che stavano avanzato verso la capitale.

Il portavoce dell’Esercito di Haftar, Ahmed al Mismari, ha invece ribadito l’istituzione della no fly zone sull’aeroporto di Mitiga, minacciando di abbattere anche gli aerei civili in caso di violazione.

Il segnalatore che rileva la qualità dell’aria nelle aule scolastiche  è il miglior prodotto nel settore dell’efficienza energetica e risanamento in edilizia. La startup FBP – Future is a Better Place si è aggiudicata infatti la quinta edizione del Klimahouse Future Hub Award 2020, con una soluzione innovativa che ha convinto la giuria, formata da esperti del settore.

Nel corso della finalissima, svoltasi nella serata di venerdì 24 gennaio presso il NOI Techpark – l’Innovation District altoatesino – le undici startup si sono contese il premio fino al secondo round di pitch, durante il quale sono rimaste in gara – oltre a FBP –  la startup altoatesina Rentmas e Graffiti for Smart City. A FBP è andato inoltre il premio speciale dell’Agenzia CasaClima. A Meo Energy, startup che offre un sistema che gestisce automaticamente i flussi di energia provenienti dalle abitazioni, è andato invece l’Audience Award, assegnato dai voti del pubblico che ha affollato il Future Hub durante Klimahouse 2020.

“La quinta edizione dell’Award, diventato ormai riferimento internazionale per chi innova l’ecosistema green, ha visto competere startup di alto livello tecnologico – spiega Thomas Mur, Direttore di Fiera Bolzano –. Idee che hanno confermato, ancora una volta, la vivacità creativa che innerva il mondo dell’efficienza energetica. Un ottimo segnale, con gli innovatori che trovano nel Future Hub di Klimahouse terreno fertile per networking e scambio di idee utili per creare nuove opportunità di sviluppo. FBP, il progetto vincitore del Future Hub Award, risponde perfettamente alla nuova mission che ci siamo dati: fare di Klimahouse il luogo dove il “Costruire bene” ha come diretta conseguenza il “Vivere bene””. 

Le startup premiate hanno superato la concorrenza delle altre nove idee innovative in gara, aggiudicandosi una serie di servizi e opportunità, tra cui la possibilità di partecipare come espositore all’interno di Klimahouse 2021.

“Sono convinto che non ci fosse un posto migliore per assegnare un premio così importante se non qua nel polo innovativo di Bolzano Sud – spiega Hubert Hofer, direttore dei servizi di NOI Techpark -. Ogni giorno qua dentro enti di ricerca, startup, aziende e laboratori lavorano per diffondere innovazione sul territorio e migliorare l’esperienza di chi vive nelle “case del futuro””. 

 

Doppio premio per Future is a Better Place​

È doppio il premio portato a casa dalla startup FBP – Future is a Better Place. L’impresa riminese ha infatti vinto sia il Klimahouse Future Hub Award, che il premio speciale dell’Agenzia CasaClima. La startup combina il mondo tradizionale delle ESCO (Energy Service Company) con il mondo del real estate, investendo direttamente su riqualificazioni energetiche sia di edifici che di impianti e processi industriali. Il team, composto da Marco Scaramelli, Gaetano Lapenta e Cedric Tabaldo Togna, ha presentato in anteprima il loro prodotto chiamato “Fybra”, un sensore pensato per rilevare la qualità dell’aria all’interno delle classi scolastiche. Il segnalatore, attraverso un algoritmo, riesce a indicare infatti quando l’aria diventa troppo inquinata all’interno della stanza e di conseguenza quando è il momento di aprire le finestre. Un metodo utile per combattere i cali di concentrazione negli alunni e per sensibilizzarli alla cultura della sostenibilità. 

“Siamo molto contenti di aver vinto questi due premi, per noi è stata la prima volta qua a Kllimahouse e non mi aspettavo tutta questa risposta da parte del pubblico. È stata una bellissima esperienza che ci ha permesso di conoscere nuovi futuri partner e aprire nuove opportunità di business” ha dichiarato Gaetano Lapenta, direttore generale della startup.

“Abbiamo voluto assegnare a FBP il nostro premio perché la loro idea è altamente innovativa e si sposa al meglio con la nostra vision. Hanno creato un prodotto efficace che aiuta a migliorare uno di quei parametri, la qualità dell’aria, fondamentali per poter rendere un edificio o una stanza sostenibile” ha spiegato Ulrich Santa, direttore dell’Agenzia CasaClima.

 

Meo Energy vince l’Audience Award​

A Meo Energy va invece l’Audience Award, il premio speciale assegnato dal pubblico che ha affollato il Future Hub in questi giorni di Fiera. Quasi 1000 visitatori hanno espresso la loro preferenza nei confronti della startup austriaca che offre un sistema innovativo che gestisce automaticamente i flussi di energia provenienti dalle abitazioni grazie a sistemi hardware e software, che consentono la completa modernizzazione

 

Entro il 2021 il 61% dei mestieri sarà ridisegnato. Secondo uno studio sul futuro del lavoro di Deloitte, intelligenza artificiale, robotica, digitalizzazione faranno sparire attività a basso valore aggiunto ma le aziende cercheranno nuovi profili professionali, spingendo verso una riconversione delle competenze.

Se 30 anni fa un lavoratore poteva svolgere la stessa mansione per l’intera carriera, ora la società internazionale di consulenza stima che il rinnovamento professionale avvenga ogni 2-5,5 anni, con una vita lavorativa destinata ad allungarsi. La ricerca indica, in particolare, che nei prossimi 24 mesi i dipartimenti human resources triplicheranno l’uso di ‘robotic process automation’ ed entro il 2035 vi è il 90% di probabilità che le attività amministrative nell’ambito della gestione delle risorse umane sarà completamente automatizzata.

Significa ad esempio che tutto il lavoro svolto per reclutare personale, raccogliere e analizzare curriculum vitae, somministrare test, organizzare colloqui, scrivere proposte di assunzione, sarà svolta da un robot, capace di scannerizzare e classificare i dati, selezionare profili, trarre informazioni da varie fonti, ad esempio da Linkedin.

Ma sarà automatizzata anche la preparazione delle buste paga, la gestione dei premi, il percorso formativo. Il robot, capace di lavorare 24 ore e 7 giorni su sette, si occuperà degli adempimenti regolatori e amministrativi e non vedremo più impiegati occupati per ore a contabilizzare numeri.

Liberi da attività meccaniche e ripetitive, i lavoratori saranno sempre più impegnati in attività sofisticate e creative, volte a interpretare invece che registrare dati. Il loro obiettivo sarà di trovare aziende stimolanti, che li mettano nelle condizioni di esprimere le proprie potenzialità e che garantiscano loro indipendenza. La previsione di Deloitte è che il 40% della forza lavoro sarà “contingent”, composta cioè da free lance, professionisti autonomi, lavoratori a tempo determinato e collaboratori. “I futuri lavoratori – spiega all’AGI Gianluca Di Cicco, partner Deloitte – avranno ambizioni e aspettative radicalmente diverse rispetto ai lavoratori dipendenti di qualche anno fa: saranno fortemente interessati agli obiettivi dell’azienda, attenti alle prospettive di crescita e all’equilibrio tra lavoro e tempo libero e perché no, a divertirsi lavorando.

Superata l’idea del posto stabile, punteranno a essere imprenditori di se stessi”. In un mercato del lavoro caratterizzato da flessibilità, i lavoratori cercheranno l’autonomia e le imprese la competenza. Innovazione tecnologica e intelligenza artificiale comporteranno che le aziende saranno obbligate a investire nella formazione continua. “Basti pensare al 5G – fa notare Di Cicco – che introdurrà nuovi modelli di business e cambierà il modo di lavorare. O al commercio elettronico e all’uso dei droni al posto di postini e fattorini”.

“Sempre più imprese – prosegue – non trovano i profili che cercano e sono pronte ad addestrare i lavoratori per stare al passo con la digitalizzazione. Le più evolute arrivano a creare proprie accademie”. I robot non rischiano quindi di schiacciare l’umanità, al contrario: “le componenti intellettive e creative saranno vincenti nel rapporto dell’uomo con la tecnologia. La competenza relazionale, la capacità di risolvere problemi e di gestire la complessità, le cosiddette soft skills – conclude -diventano sempre piu’ importanti e saranno loro a fare la differenza”. 

Un sistema intelligente di gestione del traffico che passa attraverso le piattaforme di navigazione installate a bordo delle auto e che si attiva prima che gli ingorghi si creino è stato avviato ad Amsterdam. Si tratta del progetto europeo Socrates 2.0 ‘Sistema di servizi stradali e automobilistici coordinati per l’efficienza del traffico e la sicurezza’.

In caso di imminenti ingorghi stradali, ai conducenti verrà offerto un percorso alternativo in tempo reale tramite il sistema di navigazione. Pertanto, il traffico verrà distribuito meglio su tutta la rete stradale, con conseguente riduzione degli ingorghi. I servizi sono offerti da TomTom, Be-Mobile (Flitsmeister) e BrandMKRS (Livecrowd Mobility). I fornitori di servizi sono ora alla ricerca di tester dei servizi.

I consigli di navigazione si basano ora sull’evitare gli ingorghi già esistenti. Il consiglio è quindi reattivo. Questo test guarda avanti per fornire consigli pro-attivi sul percorso. Per raggiungere questo obiettivo, le autorità stradali e le parti interessate devono collaborare strettamente. Condividono le informazioni disponibili e le combinano per ottenere un quadro completo e accurato della situazione del traffico attuale e futura.

Le informazioni sul traffico in tempo reale sono combinate con dati storici sul traffico, per calcolare la probabilità di un ingorgo nei successivi 15-30 minuti. Non appena l’analisi rivela che esiste una sostanziale probabilità di congestione, agli utenti del test viene offerto un percorso alternativo. Gli utenti del servizio non solo trascorrono meno tempo negli ingorghi, ma contribuiscono anche a ridurre il traffico su altre rotte.

Il periodo di prova si conclude con l’estate del 2020. Socrates 2.0 è un progetto europeo basato sulla cooperazione di autorità stradali, fornitori di servizi e case automobilistiche. Mira a migliorare la mobilita’ delle auto promuovendo un flusso di traffico piu’ pulito, efficiente e sicuro. Trova ulteriori informazioni sulle attività e sulla pianificazione nella tabella di marcia del progetto.  

Ci sono ancora sul tavolo le tensioni commerciali tra Ue e Usa, che potrebbero però sfociare a breve in un accordo. Quelle tra Usa e Cina già hanno registrato una prima intesa sulla fase 1. Ma nel complesso lo scenario dell’economia globale del 2020, per l’Eurozona ma ancor più per gli Usa, è più positivo del 2019. A sottolinearlo stamane a Davos, in una sessione conclusiva, sono stati Fmi, Bce e il Tesoro Usa, insieme in un panel sul Global Outlook.

“Quando guardo all’area euro vedo alcuni aspetti positivi e alcune preoccupazioni” ma “i rischi al ribasso sull’area euro sono in qualche misura meno pronunciati” ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde che, tra gli aspetti positivi positivi ha citato l’occupazione, che resta in crescita e “non è mai stata così alta”. Crescono anche i salari, con ritmi “nella media”, secondo Lagarde. “Quello che non vediamo è la trasmissione della crescita di occupazione e salari sui prezzi e francamente – ha avvertito – è un po’ strano”.

A contribuire a un clima più positivo anche le trattative in corso sul commercio. “Siamo felici – ha detto Lagarde – di vedere accordi perché rimuovono incertezza”, ha detto. “Stiamo meglio nel gennaio 2020 rispetto a ottobre 2019” ha detto il direttore generale del Fmi Kristalina Georgieva che ha citato in venir meno delle tensioni grazie all’accordo tra Stati Uniti e Cina, che ha scatenato un aumento di fiducia e ha aumentato gli investimenti.

Certo, lo stesso Fondo monetario ha appena ridotto le stime di crescita mondiale. “Un 3,3% di crescita del Pil non è fantastico”, ha detto Georgieva, è necessario andare oltre nelle politiche monetarie e fiscali e ci vogliono riforme più aggressive. Nel complesso però le aspettative mondiali sono migliorate e 40 paesi emergenti crescono al di sopra del 5%, buona parte di essi in Africa. Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin, si è vantato del buon progresso dell’economia Usa aggiungendo che grazie all’agenda economica del presidente Donald Trump, il paese sta vivendo un momento “luminoso”. E’ stato firmato un accordo commerciale con il Canada e il Messico, l’inflazione e la disoccupazione sono a livelli molto bassi, l’occupazione al suo meglio e i benefici delle aziende sono in aumento, ha elencato.

Sempre sul fronte commerciale gli Usa – ha detto Mnuchin – hanno “già avviato negoziati con la Ue e guardano con fiducia alla possibilità di farli progredire”. Stessa cosa con la Gran Bretagna che “come ha ribadito il presidente Trump, è l’alleato numero uno degli Stati Uniti”. “Speriamo di riuscire a concludere accordi con entrambi prima della fine dell’anno”.

Sull’economia Usa il segretario al Tesoro Usa ha spiegato che “sta andando molto bene e andrà molto bene anche nel 2020”. “L’inflazione Usa è bassa ha detto – i redditi continuano a crescere e la disoccupazione è ad un livello basso. Il pil ha registrato una crescita più lenta rispetto a quello che stimavamo ma in modo generale l’economia Usa sta andando molto bene” ha spiegato. 

Flag Counter