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AGI – online CheckMe, strumento free per monitorare la sicurezza di accesso a Internet. Realizzato da Almaviva, il sistema pubblicamente accessibile online permette a chi lavora o studia da casa e da remoto di fare un check istantaneo sui rischi della postazione in uso.

CheckMe valuta e identifica alcuni dei rischi primari relativi alla sicurezza della postazione connessa ad Internet (pc, laptop, mobile), utilizzata per lavorare, studiare, per l’intrattenimento o per svolgere transazioni finanziarie private. Collegandosi all’indirizzo la piattaforma di cyber security Joshua, attraverso l’analisi delle risorse informatiche minime necessarie alla navigazione, quindi indirizzo IP e versione del browser, identifica eventuali e possibili minacce correlate e ne dà riscontro all’utente.

“La sicurezza informatica è oggi un tema particolarmente importante: l’intensificarsi dello smart working e della didattica a distanza, la condivisione di reti domestiche con dispositivi eterogenei come smartphone, smartTv, o altri oggetti IoT, espone i dati e i sistemi connessi alle risorse aziendali a rischi di violazione di riservatezza”, dice Antonio Amati, Direttore Generale Divisione IT di Almaviva.

La soluzione effettua un confronto tra le informazioni pubbliche disponibili su Internet, tra cui le versioni dei software rilasciate dai principali produttori di browser web, e gli indirizzi IP di sistemi che hanno mostrato caratteristiche riconducibili a determinati malware e reti di comando e controllo relative a botnet note. Grazie alle informazioni contenute nel data base Joshua CybeRisk Vision, CheckMe fornisce una risposta immediata sullo stato di salute del sistema di collegamento a Internet.

Tre le tipologie di risposta: sistema sicuro, da aggiornare o compromesso. In quest’ultimo caso l’utente sapra’ di dover prendere delle precauzioni. Il monitoraggio di CheckMe avviene accedendo solo a informazioni pubbliche e nel rispetto della Privacy – informa l’azienda in una nota – utilizzando metodi non invasivi che non possono arrecare danno, attraverso cosiddette analisi passive di definizione della superfice d’attacco. Quindi, per verificare i possibili problemi di sicurezza, non viene rivolta nessuna attivita’ di simulazione di attacchi alla rete che effettua il test o al browser dell’utente. 

AGI – A luglio si stima una crescita congiunturale per entrambi i flussi commerciali dell’Italia con l’estero, più intensa per le esportazioni (+5,7%) che per le importazioni (+4,8%). Lo rileva l’Istat. Su base tendenziale l’export registra un ulteriore ridimensionamento del calo (-7,3%; era -12,1% a giugno); l’import mostra un recupero più lento e una contrazione più marcata (-14,2%, da -15,6% di giugno).

Surplus a luglio aumenta a 9,694 miliardi

A luglio si stima che il saldo commerciale aumenti di 2,077 miliardi di euro (da +7,617 miliardi a luglio 2019 a +9,694 miliardi a luglio 2020). Lo rileva l’Istat spiegando che al netto dei prodotti energetici il saldo è pari a +11,679 miliardi (era +11,084 miliardi a luglio 2019). (AGI)

Risalgono le vendite all’estero 

Prosegue dunque a luglio la fase di risalita delle vendite all’estero verso entrambi i mercati di sbocco, Ue ed extra Ue. L’aumento su base mensile dell’export è dovuto in particolare all’incremento delle vendite verso i mercati extra Ue (+7,6%) mentre quello verso l’area Ue è più contenuto (+3,9%). Nel trimestre maggio-luglio rispetto al precedente, la ripresa congiunturale registrata a partire da maggio si traduce in un aumento per l’export (+4,4%) e in una diminuzione contenuta per l’import (-2,3%).     

A luglio, poi, l’export registra un ulteriore ridimensionamento del calo tendenziale (-7,3%; era -12,1% a giugno); la flessione è più ampia verso l’area extra Ue (-8,1%) rispetto a quella Ue (-6,4%). L’import mostra un recupero più lento e una contrazione più marcata (-14,2%, da -15,6% di giugno), sintesi del calo degli acquisti da entrambi i mercati, più ampio dall’area extra Ue (-17,5%) rispetto all’area Ue (-11,5%).      

“La crescita congiunturale dell’export, più intensa verso i paesi extra Ue, – commenta l’Istat – è estesa a tutti i raggruppamenti principali di industrie ed è dovuta in particolare agli aumenti delle vendite di beni di consumo non durevoli, beni strumentali e beni intermedi. Su base annua, la flessione dell’export si riduce ulteriormente ed è spiegata, per metà, dal calo delle vendite di macchinari, prodotti della raffinazione e metalli. Anche le importazioni continuano a crescere sul mese, ma sull’anno registrano una contrazione ancora molto ampia e in più lenta attenuazione”. E ancora: “A luglio, i prezzi all’import segnano un lieve rialzo congiunturale e un modesto ridimensionamento del calo tendenziale (-6,4%, da -6,5% di giugno), cui contribuiscono le dinamiche dei prezzi nell’Area non euro”.

L’andamento dei vari settori e dei Paesi

Tra i settori che contribuiscono maggiormente alla flessione tendenziale dell’export si segnalano prodotti petroliferi raffinati (-48,0%),articoli di abbigliamento, anche in pelle e in pelliccia (-15,9%) articoli in pelle escluso abbigliamento e simili (-15,6%)articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+12,8%), autoveicoli (+5,7%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+1,3%) e computer, apparecchi elettronici e ottici (+1,5%).    

Su base annua, i paesi che contribuiscono in misura maggiore alla caduta dell’export sono Spagna(-16,4%), Germania (-5,3%), Francia (-6,1%), Stati Uniti (-5,4%), Regno Unito (-9,5%), paesi Opec (-12,8%) e Svizzera (-6,3%). In aumento le vendite verso Belgio (+15,6%) e Cina (+14,0%).     

Nei primi sette mesi dell’anno, la flessione tendenziale dell’export (-14,0%) è dovuta in particolare al calo delle vendite di macchinari e apparecchi n.c.a. (-18,2%), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-13,2%), articoli in pelle escluso abbigliamento e simili (-26,2%), mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (-19,5%), autoveicoli (-26,2%) e articoli di abbigliamento, anche in pelle e in pelliccia (-22,9%). Nel mese di luglio 2020 si stima che i prezzi all’importazione aumentino dello 0,2% su giugno 2020 e diminuiscano del 6,4% su base annua.        

AGI –  Crollano le assunzioni nei primi sei mesi dell’anno: i nuovi contratti attivati dai datori di lavoro sono stati 2.302.000, con una contrazione del 42% rispetto allo stesso periodo del 2019, per effetto dell’emergenza legata alla pandemia Covid-19 e delle conseguenti restrizioni nonché della più generale caduta della produzione e dei consumi. Lo rileva l’Inps nella diffusione dei dati di giugno dell’Osservatorio sul precariato.

La contrazione, spiega l’Inps, è particolarmente negativa nel mese di aprile (-83%) e risulta progressivamente attenuarsi a maggio (-56%) e a giugno (-40%). Il calo ha riguardato tutte le tipologie contrattuali, risultando però particolarmente accentuato per le assunzioni con contratti di lavoro a termine (stagionali, intermittenti, somministrati, a tempo determinato). Dati gli effetti diffusi e trasversali, la flessione delle assunzioni ha riguardato tutte le classi dimensionali e lo stesso dicasi per le tipologie orarie.

Le trasformazioni da tempo determinato nel periodo gennaio-giugno 2020 sono risultate 262.000, anch’esse in flessione rispetto allo stesso periodo del 2019 (-32%; -42% per il mese di giugno); va però ricordato che, nel corso del 2019, il volume delle trasformazioni era risultato eccezionalmente elevato anche per effetto dell’impatto delle modifiche normative dovute al decreto Dignità. Le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo risultano complessivamente per il periodo gennaio-giugno 2020 ancora in crescita (+9%) nonostante variazioni rispetto al corrispondente mese del 2019 leggermente negative sia a maggio (-4%) che a giugno (-7%).

L’impatto sui contratti a termine

Il saldo dei rapporti a tempo determinato ( vale a dire la differenza tra i flussi di assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) a giugno è risultato pari a -582.000. Dati tendenziali significativamente negativi si registrano, sempre a fine giugno, pure per gli intermittenti (-103.000), i somministrati (-156.000) e gli stagionali (-232.000). Il saldo annualizzato, in progressiva flessione già nel corso della seconda meta’ del 2019, è divenuto negativo a febbraio (-28.000) ed è peggiorato a causa della caduta dell’attività produttiva conseguente all’emergenza sanitaria, soprattutto a marzo (-280.000) e aprile (-617.000). Successivamente è proseguita la dinamica negativa ma con un ritmo in progressivo rallentamento (-745.000 a maggio e – 818.000 a giugno). A giugno rimane ancora significativamente positivo, pur continuando a ridursi, il saldo annualizzato dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato (+232.000) e dell’apprendistato (+23.000).

In calo cessazioni con stop licenziamenti

Le cessazioni del rapporto di lavoro nel complesso sono state 2.381.000, in forte diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-23%). Tale diminuzione è stata particolarmente accentuata per i contratti a tempo indeterminato, nel quadrimestre marzo-giugno (-44%), per effetto anche dell’introduzione nel dl Cura Italia e la successiva riconferma nel dl Rilancio del divieto di licenziamento per ragioni economiche. Infatti i licenziamenti per ragioni economiche sono diminuiti, nel secondo trimestre 2020, del 72% rispetto al secondo trimestre 2019 (-73% se l’analisi e’ limitata ai contratti a tempo indeterminato).

Lavoro occasionale

La consistenza dei lavoratori impiegati con contratti di prestazione occasionale, a giugno, è di poco superiore alle 13.000 unità (in forte diminuzione rispetto allo stesso mese del 2019, -35%); l’importo medio mensile lordo della loro remunerazione effettiva risulta pari a 244 euro. Per quanto attiene ai lavoratori pagati con i titoli del Libretto Famiglia, risultano circa 186.000, in aumento del 2.393% rispetto allo stesso mese del 2019, la crescita è da riferirsi essenzialmente all’introduzione del bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting previsto dal decreto Cura Italia, il cui pagamento è effettuato con i titoli del libretto famiglia; l’importo medio mensile lordo della loro remunerazione effettiva risulta pari a 579 euro.

AGI – I regolamenti di Next Generation EU non entreranno in vigore prima del 2021, ma il Governo, allo scopo di avviare un dialogo informale con la Commissione Ue, ha già approntato delle linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ieri sera l’esecutivo le ha condivise con la Camera per avviare una collaborazione fra le istituzioni in una fase programmatica che rappresenta uno “snodo strategico”. Di seguito le linee guida principali di intervento delineate nelle 73 pagine che compongono il documento, fra la lettera del premier Giuseppe Conte, il testo e le 32 slide. 

Più investimenti pubblici

L’esecutivo evidenzia la “necessità di politiche che consentano di ampliare gli incentivi e le risorse, al fine di ripristinare un livello adeguato di investimenti e di infrastrutture”. Per questo “importanti misure di sostegno agli investimenti saranno introdotte nel breve periodo per accelerare l’uscita del Paese” dalla crisi. A queste saranno affiancate “tutte le azioni necessarie per garantire appalti pubblici efficienti, trasparenti e con tempi certi”.

Per coinvolgere risorse private, “laddove ne sussistano i presupposti, nel settore della realizzazione di infrastrutture di pubblica utilità”, si ricorrerà anche a “schemi di partenariato pubblico-privato”. Sulle concessioni autostradali, poi, “si darà ulteriore impulso al processo di revisione” e la rete “dovrà essere adeguata alla progressiva diffusione dei veicoli elettrici”. Fra le infrastrutture su cui il Governo intende puntare ci sono “in primo luogo la rete ferroviaria ad alta velocità per passeggeri e merci”, oltre a interventi sulla rete stradale e autostradale con una particolare attenzione per ponti e viadotti. 

Pubblica amministrazione, ricerca e sviluppo

L’efficienza della Pa è “un indicatore fondamentale per valutare le potenzialità di crescita di un Paese”; su questo fronte il processo di innovazione verrà accompagnato “da ulteriori azioni di riforma” che costituiscono “un programma strategico di rafforzamento delle competenze e della capacità amministrativa”. 

Saranno aumentate le risorse pubbliche dedicate alla ricerca di base e applicata: il governo si ripropone di “accompagnare il Pnrr per incrementare complessivamente la spesa per R&S e ricerca universitaria di almeno 0,2 punti percentuali di Pil nel prossimo quinquennio”. Fra gli altri punti cardine anche “favorire l’accesso degli studenti diplomati a corsi di laurea in discipline Stem, inclusa l’informatica” e l’istituzione di “crediti d’imposta per gli investimenti innovativi e verdi”. 

Fisco e lavoro

Il governo metterà in campo anche una riforma del sistema fiscale e delle regole del lavoro. Con l’obiettivo di un fisco “equo, semplice e trasparente” il primo passo sarà una “riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta”. Altro punto qualificante il sostegno alle famiglie e alla genitorialità. Il governo inoltre intende “disattivare anche tutti gli aumenti di Iva e accise previsti dalle clausole di salvaguardia”.

Sul fronte del lavoro, invece, oltre alla riduzione del costo “attraverso la riduzione del cuneo fiscale”, l’esecutivo punta su un “rafforzamento della contrattazione collettiva nazionale” e anche sull’introduzione “del salario minimo legale”, che garantirà nei settori a basso tasso di sindacalizzazione “un livello di reddito collegato ad uno standard minimo. 

Una giustizia più svelta e il capitolo sanità

Il Pnrr ha l’obiettivo di dare all’Italia un ordinamento giuridico più moderno e attraente attraverso tre cardini: la riduzione della durata dei processi civili e penali, la revisione del codice civile e la riforma del diritto societario. Su quest’ultimo tema gli intenti sono “uniformare la governance societaria agli standard Ue” e “la riforma della disciplina della crisi d’impresa”. 

Le risorse saranno usate anche “per il rafforzamento della resilienza e della tempestività di risposta del sistema sanitario”, anche attraverso “lo sviluppo della sanità di prossimità”. Gli investimenti saranno diretti anche verso “la digitalizzazione dell’assistenza medica ai cittadini”. 

I criteri per i progetti e le risorse

L’esecutivo ha indicato anche i criteri – positivi e negativi. Fra quest’ultimi spiccano “i progetti ‘storici’ che hanno noti problemi di attuazione di difficile soluzione”, mentre è un fattore ben visto “la rapida attuabilità/cantierabilità” e la monitorabilità di progetti con effetti positivi rapidi su numerosi beneficiari. 

La ‘Recovery and resilience facility’ metterà a disposizione dell’Italia 191,4 miliardi, che saliranno a 208,6 miliardi grazie ad altri fondi europei. Per quanto riguarda la Rff “il 70% dell’importo totale dovrà consistere in progetti da presentare al più tardi nel 2022” con le risorse relative che “dovranno essere impegnate entro quell’anno”. Il Governo intende utilizzare la parte di sovvenzioni “per conseguire un incremento netto di pari entità degli investimenti pubblici nel periodo 2021-2026”. Al piano Pnrr si affiancherà “una programmazione di bilancio volta a riequilibrare la finanza pubblica nel medio termine” dopo la forte espansioni del deficit prevista per quest’anno in conseguenza della pandemia. 

AGI – La Banca d’Italia vede la ripresa dell’economia e spiega che il terzo trimestre sarà lievemente migliore delle attese. “Nel complesso, anche grazie alle misure di stimolo della domanda, monetarie e di bilancio, il rafforzamento della congiuntura nel trimestre in corso potrebbe essere lievemente migliore di quanto delineato in luglio nello scenario di base delle nostre previsioni”, ha affermato il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, in un passaggio del suo intervento all’esecutivo dell’Abi. “Al momento – ha osservato ancora – gli andamenti che stiamo osservando restano a grandi linee coerenti con il risultato per l’anno prefigurato in quello scenario: una caduta del Pil di poco inferiore al 10%, con una successiva, molto graduale, ripresa”. 

Per Visco il Recovery Fund e il programma Next Generation Eu rappresentano “una occasione importante, da non perdere” per l’Italia. “I benefici che l’Italia potrà trarne dipenderanno dalla capacità di proporre interventi mirati e coerenti con gli obiettivi e i requisiti del programma e di attuarli in tempi rapidi e senza sprechi. Si potranno così anche porre le condizioni per conseguire un progressivo e continuo riequilibrio dei conti pubblici, evitando che il maggiore indebitamento finisca per aggravare i problemi del Paese, anzichè alleviarli”, ha aggiunto. “Le condizioni delle banche, la loro capacità di erogare prestiti e servizi finanziari non possono non risentire dell’andamento dell’economia. Anche per questo è importante che interventi volti a promuovere il ritorno a un sentiero di crescita sostenuta, equilibrata e duratura accompagnino al più presto le misure adottate nell’emergenza per contenere le conseguenze della crisi determinata dalla pandemia”, ha concluso Visco.

Forti dubbi sull’idea di dar vita a una banca pubblica

Il governatore ha poi espresso i suoi dubbi circa l’idea – che piace in particolare alla componente cinquestelle del governo – di dar vita a una banca pubblica. La creazione di “un polo bancario pubblico” che contribuisca al supporto dell’economia reale, soprattutto nel Mezzogiorno e nei confronti delle piccole imprese è “una questione complessa”, ha osservato. Bisogna ricordare che “l’esperienza delle gestioni bancarie pubbliche si è non di rado caratterizzata per gravi inefficienze nei processi di allocazione delle risorse”. “Diversa è la natura, forse più complessa l’attività, di una banca pubblica di sviluppo; l’utilità di muovere in questa direzione e le modalità su come farlo andrebbero valutate con attenzione”. In realtà per il governatore l’economia italiana “più che del supporto di una grande banca pubblica” beneficerebbe “innanzitutto di una pubblica amministrazione efficiente, di infrastrutture adeguate, di investimenti in innovazione e conoscenza”. 
 

Per Visco “occorre soprattutto mirare a che banche che svolgono attività di natura commerciale operino al meglio sul piano organizzativo e gestionale, rispondendo con efficacia e trasparenza alla domanda di credito e di allocazione del risparmio di imprese e famiglie”. Dal canto suo, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli ha sottolineato come le banche italiane “dallo scoppio della pandemia, pur nelle complessità dell’emergenza sanitaria, hanno accentuato gli sforzi per contribuire alla resistenza dell’economia e alla ripresa dello sviluppo e dell’occupazione”. 

AGI – L’Ocse è più ottimista sull’impatto del coronavirus sull’economia mondiale e prevede che il Pil globale subirà una contrazione del 4,5% quest’anno, per poi rimbalzare a +5% nel 2021. È quanto emerge dall‘Interim Economic Outlook dell’organizzazione di Parigi. Il dato del 2020 è migliore di 1,5 punti percentuali rispetto al -6% previsto nell’Economic Outlook dello scorso 10 giugno e quello del 2021 è di 0,2 punti percentuali inferiore al +5,2% di tre mesi fa.

Cresce solo la Cina

Lo scorso giugno nell’Economic Outlook l’Ocse aveva previsto che quest’anno, nel migliore dei casi, la discesa del Pil mondiale sarebbe stata del 6%, se entro la fine dell’anno non ci fosse stata una ricaduta della pandemia e, nel peggiore dei casi, del 7,6%, se entro la fine dell’anno ci fosse stata una nuova diffusione del virus. Per il 2021, a livello globale, aveva previsto una ripresa tra il 5,2% e il 2,8%.

“Il calo del Pil globale nel 2020 – spiega l’Ocse – è inferiore alle attese, sebbene ancora senza precedenti nella storia recente, ma questo maschera notevoli differenze tra i Paesi, con revisioni al rialzo in Cina, Stati Uniti ed Europa, ed esiti più deboli del previsto in India, Messico e Sud Africa”.  Per la Cina l’Ocse prevede un Pil in rialzo dell’1,8% (il Dragone è l’unico Paese avanzato a chiudere il 2020 col segno più), a fronte del -2,6% stimato tre mesi fa. 

Le stime (migliorate) sull’Italia e gli stimoli europei

L’organizzazione parigina ha anche migliorato le stime per l’Italia: nel 2020 il Pil subirà una contrazione del 10,5%, dato migliorato di 0,8 punti percentuali rispetto al -11,3% stimato nell’Economic Outlook dello scorso 10 giugno. Al contrario per il 2021 l’Ocse prevede una ripresa del 5,4%, nettamente peggiore rispetto al +7,7% stimato a giugno. Nel Def, il documento di economia e finanza, il governo ha previsto per l’Italia una contrazione dell’8% per il 2020 e un +4,7% per il 2021.  

Lo scorso giugno nell’Economic Outlook l’Ocse aveva previsto che quest’anno, nel migliore dei casi, la discesa del Pil sarebbe stata dell’11,3%, se entro la fine dell’anno non ci fosse stata una ricaduta della pandemia e, nel peggiore dei casi, del 14%, se entro la fine dell’anno ci fosse stata una nuova diffusione del virus. Per il 2021 l’Osce a giugno ha previsto una ripresa che, nel migliore dei casi, sarebbe stata del 7,7% e nel peggiore dei casi del 5,5%. Ai primi di marzo, cioé prima dell’inizio del lockdown, l’organizzazione di Parigi, a fronte di una crescita che nel 2019 era stata dello 0,3%, aveva stimato per l’Italia una crescita zero nel 2020 e una ripresa dello 0,5% nel 2021.

Secondo l’Ocse “nuove misure di stimolo per rafforzare la domanda aggregata e migliorare le prospettive di una ripresa più forte vengono inoltre implementate in diverse economie avanzate, tra cui Francia, Germania e Italia”. “In Europa – si legge ancora nell’Interim Economic Outlook – anche il piano di ripresa dell’Ue di 750 miliardi di euro (pari a circa il 5,5% del Pil Ue27 del 2019), finanziato mediante l’emissione di debito comune, fornirà un sostegno gradito agli investimenti, sebbene principalmente dopo il 2021, attraverso un misto di sovvenzioni e prestiti”.

In merito alla diffusione della pandemia, l’Ocse prevede che le epidemie di Covid-19 “continueranno locali e sporadiche, affrontate con interventi locali mirati piuttosto che con lockdown nazionali”. 

“La crisi non è finita”

“Il mondo sta affrontando una crisi sanitaria acuta e il rallentamento economico più drammatico dalla seconda guerra mondiale. La fine non è ancora in vista, ma c’è ancora molto che i responsabili politici possono fare per contribuire a creare fiducia”, ha spiegato Laurence Boone, capo economista dell’Ocse, presentando l’Interim Economic Outlook.

“È importante – ha aggiunto – che i governi evitino l’errore di inasprire troppo rapidamente la politica fiscale, come è successo dopo l’ultima crisi finanziaria. Senza il sostegno continuo del governo, i fallimenti e la disoccupazione potrebbero aumentare più velocemente di quanto giustificato e mettere a dura prova i mezzi di sussistenza delle persone per gli anni a venire. I responsabili politici hanno l’opportunità di attuare piani di ripresa veramente sostenibili per riavviare l’economia e generare investimenti digitali, necessari soprattutto per le piccole e medie imprese, nonché in infrastrutture verdi, trasporti e alloggi per ricostruire un ambiente migliore e economia più verde”.

AGI – L’indice Zew relativo alle attese economiche in Germania è salito a 77,4 punti a settembre rispetto ai 71,5 di agosto. Il dato è nettamente superiore alle previsioni degli economisti che si aspettavano invece una lieve contrazione a 70 punti. L’istituto di ricerca ha sottolineato anche che l’indice riferito alle attuali condizioni economiche in Germania è migliorato a -66,2 punti dai -81,3 di agosto.

L’indicatore è salito così al massimo dal 2000, con un balzo di 5,9 punti in un mese. Nella zona euro il barometro è salito a 73,9 punti, in aumento di 9,9 punti. 

AGI – Delta annuncia la ripresa rotta da Roma a New York. Il volo opererà con un Airbus 330-300 inizialmente tre volte a settimana (il mercoledì, venerdì e la domenica), mentre una quarta frequenza settimanale, il lunedì, sarà aggiunta a ottobre 2020.

All’affidabilità operativa – spiega una nota – Delta ha aggiunto “Delta CareStandard”: il protocollo della compagnia per stabilire un impegno a lungo termine per viaggiare sicuri, inclusa una pulizia migliorata, più spazio, un servizio più sicuro e ancora più flessibilità. In questo contesto, Delta ha introdotto nuove misure di pulizia per offrire maggiore tranquillità ai suoi passeggeri e all’equipaggio.

Gli aeromobili vengono igienizzati con nebulizzazione elettrostatica prima di pulire manualmente le aree ad alto impatto, compresi i tavolinetti e le cinture di sicurezza. Gli assistenti di volo puliscono regolarmente le zone comuni durante il volo, comprese le toilette.

Inoltre, Delta continua a bloccare i sedili centrali e a limitare la capacità a bordo per garantire più spazio. La compagnia aerea offre anche kit di assistenza gratuiti con mascherina facciale e gel igienizzante su richiesta. La ripresa del volo Delta per New York conferma l’importanza che il mercato italiano ricopre per l’azienda, presente a Fiumicino fin dal 1991.

AGI – Cresce l’inflazione ad agosto, ma meno dello scorso anno. Lo rileva l’Istat, che conferma la stima preliminare. Nel mese di agosto, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra dunque un aumento dello 0,3% su base mensile e una diminuzione dello 0,5% su base annua (da -0,4% del mese precedente).

Il commento dell’Istat

Osserva l’istituto: “Agosto registra il consueto aumento congiunturale dei prezzi al consumo dovuto a fattori stagionali legati alle vacanze estive che, quest’anno, si sovrappone alla riapertura di gran parte delle attività della filiera turistica. Ciononostante, per alcuni comparti dei servizi legati ai trasporti, la crescita dei prezzi su base mensile è inferiore a quella dello scorso anno, determinando una maggiore flessione tendenziale che si riflette su quella dell’indice generale. L’inflazione negativa, più ampia di un decimo di punto rispetto a luglio (non era così da aprile 2016), si conferma quindi per il quarto mese consecutivo”.

Il carrello della spesa e i numeri

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona – il cosiddetto ‘carrello della spesa’ – rallentano da +1,2% a +0,9%, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accentuano di poco la loro flessione da -0,1% a -0,2%. 

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) diminuisce dell’1,3% su base mensile e dello 0,5% su base annua (da +0,8% di luglio), confermando la stima preliminare. È l’avvio ad agosto in quasi tutte le regioni dei saldi estivi di Abbigliamento e calzature (di cui il Nic non tiene conto) a produrre sia il marcato calo congiunturale sia l’inversione di tendenza dell’Ipca, che si allinea così all’indice Nic.

I prezzi di abbigliamento e calzature registrano una vistosa diminuzione congiunturale (-18,6%) molto più ampia di quella di agosto 2019 quando fu pari a -6,6% (i saldi erano iniziati a luglio) e quindi un forte rallentamento tendenziale che si riflette sull’andamento dell’indice generale. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,2% su base mensile e una diminuzione dello 0,7% su base annua.

 

AGI – Le misure di contenimento del Covid-19 hanno colpito pesantemente sull’attività economica nel secondo trimestre, “con cali senza precedenti del Pil nella maggior parte dei paesi del G20”. Il prodotto interno lordo dell’area che include i paesi del G20 “ha registrato un calo record del 6,9%, significativamente superiore al -1,6% registrato nel primo trimestre del 2009 al culmine della crisi finanziaria”. Lo rileva l’Ocse. Secondo le stime dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, la Cina è stato l’unico paese del G20 a registrare una crescita (+11,5%) nel secondo trimestre, mentre in tutte le altre economie del G20 nello stesso periodo si è registrato un calo medio del Pil dell’11,8%.

Il Pil è sceso in modo più drastico in India (-25,2%) e Regno Unito (-20,4%), come anche in Messico (-17,1%), Sud Africa (-16,4%), Francia (-13,8%), Italia (-12,8%), Canada (-11,5%), Turchia (-11,0%), Brasile e Germania (-9,7% in entrambi i paesi), Stati Uniti (-9,1%), Giappone (-7,9%), Australia (-7,0%) e Indonesia (-6,9%). La contrazione è stata meno pronunciata in Corea e Russia (-3,2% in entrambi i paesi). Il Pil su base annua nell’area del G20 è diminuito del 9,1% nel secondo trimestre del 2020, dopo una contrazione dell’1,7% nel trimestre precedente. Tra le economie del G20, la Cina ha registrato la crescita annuale più elevata (+3,2%), mentre l’India ha registrato il calo annuale maggiore (-23,5%). 
 

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