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Far lavorare nelle aziende agricole, attualmente a corto di manodopera, chi percepisce il reddito di cittadinanza. E’ la proposta del presidente di Configracoltura, Massimiliano Giansanti, che, intervistato dall’AGI, chiede anche maggiori aiuti al settore agroalimentare nei prossimi interventi del governo e la reintroduzione, solo momentanea, dei voucher per i lavoratori del settore.

Far lavorare nei campi chi ha il reddito di cittadinanza

Giansanti sottolinea che per utilizzare nel settore agricolo chi usufruisce del reddito di cittadinanza “andrà trovato uno strumento che possa consentire a queste persone di non perdere il diritto all’assegno, perché noi offriamo un arco temporale limitato rispetto alle attese sul lavoro di queste persone”.

Per il presidente di Confagricoltura, tuttavia, “ci sono tutti gli elementi per trovare un accordo tra impresa e lavoratore salvaguardando i diritti di chi percepisce il reddito e permettere all’azienda di poter contare su un cittadino italiano al quale, grazie anche al fattore lingua, poter insegnare velocemente quello che è necessario fare all’interno di un’azienda agricola”.

Reintroduzione momentanea dei voucher​

Giansanti chiede anche la reintroduzione dei voucher. “L’agricoltura”, osserva, “è fatta di stagioni. La primavera è quella in cui si raccoglie la frutta. E’ un periodo in cui si programma la raccolta estiva, in cui ci sono anche le campagne di manutenzione dei vigneti. Rappresenta quindi un momento in cui c’è grande richiesta di manodopera rispetto alla media stagionale. C’è un picco di richiesta che supera le 200.000 unità cui vanno aggiunti li lavoratori che direttamente o indirettamente sono entrati in contatto con il coronavirus e non possono venire a lavorare. Di conseguenza oggi abbiamo una richiesta media di circa 250.000 unità lavoro. C’è difficoltà a far venire in Italia i collaboratori storici provenienti prevalentemente dall’Est Europa. Con i voucher”, afferma, “noi diamo la possibilità ai cittadini italiani, che magari sono senza lavoro, di farlo nelle aziende agricole. L’impalcatura normativa non è semplice ed è per questo che abbiamo chiesto, solo temporaneamente, solo per l’emergenza coronavirus, la reintroduzione dei voucher, perché permettono alle imprese di sostituire il lavoratore. Lo strumento del voucher semplificherebbe molto la vita alle imprese. Inoltre, tutti i giovani che in questo momento non possono studiare e hanno del tempo libero potrebbero venire a lavorare in campagna. Quello del voucher è uno strumento di semplificazione, molto apprezzato da tutti noi”. 

La regolarizzazione dei migranti

Un’altra soluzione per aiutare a riempire la carenza di manodopera potrebbe essere la regolarizzazione dei migranti. “Se ci sono in Italia persone clandestine che possono essere utili al ciclo economico”, afferma Giansanti, “ben venga la regolarizzazione”. Il presidente di Confagricotura non manca però di fare una premessa. “Io, dice, “presiedo una associazione il cui codice etico proibisce il ricorso a manodopera clandestina, pena l’espulsione da Confagricoltura. Come ha sottolineato la ministra Bellanova ,il caporalato va assolutamente combattuto. Ma ben venga la regolarizzazione di persone che possano aiutare il settore”.

Aiuti dal governo

La crisi sta mettendo a dura prova il settore: la pandemia è particolarmente forte in territori ad alta vocazione agricola. L’intervento del governo a sostegno del comparto è essenziale. “Le azioni intraprese”, sostiene Giansanti, “puntano a salvaguardare la filiera agroalimentare italiana perché è fondamentale dare da mangiare ai cittadini e farlo con prodotti italiani. Ma siamo anche imprenditori, viviamo una fase economica difficile, un momento dove la carenza di liquidità si fa sentire e la chiusura dei canali horeca (Hotel ristoranti catering) ha influito pesantemente su alcuni comparti dell’agroalimentare. Così come sul settore del florovivaismo che solo grazie all’intervento della ministra Bellanova è stato riaperto  parzialmente. Parliamo di un settore importante e dinamico che dà lavoro a quasi 80.000 persone e fattura quasi 2,4 miliardi. Ci sono tuttavia dei comparti che hanno risentito maggiormente dell’impatto del coronavirus e, quindi, ci aspettiamo qualcosa di più in termini di aiuti oltre a quelli previsti dal decreto Cura Italia. Ci aspettiamo molto dal decreto Crescita e, all’interno di quel percorso, dobbiamo mettere in campo tutta una serie di azioni volte a stabilizzare il circuito economico che vive una crisi di liquidità. L’importante è cominciare a pensare a misure shock per far ripartire l’economia nazionale”. 

Cruciale il ruolo degli agricoltori

Giansanti conclude con “un grande ringraziamento a tutti i nostri collaboratori e a tutti gli agricoltori in questo momento. È giusto dare il riconoscimento ai medici e agli infermieri, veri e propri eroi”, rileva, “ma è necessario sottolineare anche il ruolo degli agricoltori che si curano di dare da mangiare a tutti. Per cui posso assicurare agli italiani di stare sicuri che la nostra produzione non verrà mai meno”. 

Prima del coronavirus, rappresentava la classica teoria di cui, quando se ne faceva cenno in contesti economici, il sorrisino sardonico tra gli esperti era d’obbligo: come se fosse un mero esercizio di fantasia, e nulla di applicabile.

Ora, invece, sta prendendo rapidamente quota e anzi in alcuni Paesi è già realtà: negli Stati Uniti la teoria si farà presto pratica e diventerà operativa nelle prossime tre settimane, per fronteggiare il calo dei consumi dovuto alla pandemia da coronavirus.

La Camera dei rappresentanti americana ha infatti dato il via libera ad un pacchetto di aiuti da 2.200 miliardi di dollari e che prevede il versamento fino a 1.200 dollari a ogni americano (ovviamente con dei limiti di reddito), compreso un ‘bonus’ aggiuntivo di 500 dollari a bambino. 

Gli Usa saranno un caso isolato o ‘decollerà’ in altri paesi ?

Ancora non si sa, ma comunque il dibattito si sta infittendo. Anche il Financial Times è intervenuto nelle ultime settimane sottolineando come un numero sempre crescente di economisti stia abbracciando la teoria dell'”Helicopter Money”, ovvero il trasferimento di pura liquidità nei conti correnti dei cittadini. Tecnicamente, si tratta di un’alternativa al Quantitative easing cui ricorrere quando i tassi di interesse si avvicinano allo zero e l’economia non si riprende dalla recessione.

E’ proprio il caso di queste settimane: le banche centrali sono intervenute tutte per ridurre il costo del denaro e incentivare così il ricorso ai prestiti da parte di famiglie e imprese. Ma così come i mercati, i consumatori ovviamente non rispondono a tali stimoli: d’altronde, quasi 3 miliardi di persone sono in isolamento a casa e i negozi sono chiusi. E prima che i consumi riprendano quota, quando quest’incubo sarà finito, ci vorrà tantissimo tempo.

L’Helicopter Money ha dalla sua il vantaggio che è una misura di grande effetto. Come il Qe, comporta essenzialmente la creazione di moneta da parte delle banche centrali per espandere l’offerta. Tuttavia, l’effetto dell’”helicopter money” sul bilancio della banca centrale è diverso rispetto a quello dell’allentamento quantitativo. In base al Qe, infatti, le banche centrali creano riserve acquistando obbligazioni o facendo altre attività finanziarie, effettuando un “asset swap“. Ma, mentre lo swap è reversibile, l’”helicopter money” non lo è perché le banche centrali danno via i soldi creati. 

Una teoria che ha mezzo secolo di vita

​Non è certo una teoria dell’ultima ora, essendo nata cinquant’anni fa, e precisamente nel 1969, dall’allora premio Nobel per l’Economia Milton Friedman. Teorizzò un “lancio di denaro da un elicottero” necessario, all’epoca, per far ripartire l’inflazione. Gli economisti erano soprattutto preoccupati per gli effetti del ‘boom’ e il ripiegamento dei prezzi e, in generale, del mondo in via di sviluppo. Il concetto venne poi risploverato nei primi anni Duemila, dopo la crisi scaturita dalla bolla speculativa tra il 1991 e il 1992. Nel 2002, Ben Bernanke, che diventò poi presidente della Fed, si disse dello stesso avviso: l'”helicopter drop” o “helicopter money” poteva sempre essere usato per prevenire la deflazione.

Ma ora, di fronte allo scenario economico da coronavirus, come ha sintetizzato Robert Chote, presidente dell’Office of Budget Responsability britannico, ci troviamo in una “situazione di guerra”. E, intervistata dal FT, Beatrice Weder di Mauro, accademica e imprenditrice svizzera che attualmente è docente di economia presso l’Istituto di studi internazionali e di sviluppo di Ginevra, 
osserva che ormai è un fatto acclarato che questo shock “sia assolutamente diverso” dalle crisi precedenti.  Il risultato è che una serie di idee politiche che una volta erano campo di discussione di un piccolo numero di cani sciolti e limitate a discussioni puramente teoriche sono al centro dell’attenzione.  L’obiettivo comune ai governi delle grande economie occidentali, ricorda il Ft, è quello che “nessuno dovrebbe perdere il proprio lavoro o il proprio reddito a causa del virus”.

Ma quanto costa? 

Ma, certamente, se applicato, il metodo ‘helicopter money’ è assai costoso. Per questo motivo, “dobbiamo essere disposti ad accettare disavanzi fiscali sulla scala del 2009”, dice Adair Turner, l’ex capo della Financial Services Authority del Regno Unito. Data la necessità di grandi disavanzi fiscali il dibattito sull’helicopter Money, spiega Turner, comporta in realtà due questioni politiche distinte. La prima è come finanziare lo stimolo: deve essere la banca centrale a pagarlo attraverso il finanziamento monetario diretto, stampando fisicamente il denaro, o i governi devono prendere in prestito il denaro nel solito modo? La seconda è come il denaro viene poi distribuito. 

Allo stato attuale, mentre ne discutono economisti e politici, le banche centrali non si sono ancora esplicitamente offerte di monetizzare i disavanzi, ma hanno aperto i rubinetti sui grandi programmi di acquisto di nuove attività per comprare l’eccesso di obbligazioni. Nella zona euro, ricorda il Ft, si discute sull’emissione di ‘corona bond’ o sull’aumento delle linee di credito del Meccanismo europeo di stabilità, il fondo di salvataggio dell’Unione monetaria per i sovrani, nella speranza che la Banca centrale europea mantenga basso il costo di tali prestiti. Secondo alcuni esperti, devono essere le banche centrali a finanziare direttamente i disavanzi pubblici. Una soluzione cui fa accenno, spesso nei suoi interventi, proprio Bernanke. Da quando ha lasciato la Fed, ha pubblicamente sostenuto che “in certe circostanze estreme” il finanziamento monetario della spesa per deficit fiscale “può essere la migliore alternativa disponibile”.

Gli esempi passati, e in tre settimane negli Usa diventa realtà 

  Comunque ora, l’helicopter money è già realtà nel senso che elargizioni dirette di denaro contante sono state fatte ad esempio a febbraio, quando il governo di Hong Kong ha deciso di trasferire 1.270 dollari a tutti i residenti finanziariamente colpiti dall’epidemia. Anche Singapore ha previsto piccoli pagamenti in contanti a tutti i cittadini.

E negli Stati Uniti si è concretizzata nel pacchetto di aiuti da 2.000 mld di dollari: peraltro, in Usa se ne discute da tempo visto che l’idea era sostenuta dagli ex consulenti economici dei presidenti Barack Obama e George W Bush. Sia quel che sia, la caratteristica di questa recessione è diversa da quella che l’ha preceduta. I governi e le banche centrali stanno lottando duramente per proteggere le imprese dagli effetti dell’epidemia di coronavirus. Eppure i loro sforzi – agevolazioni fiscali, tagli dei tassi e acquisti di obbligazioni, prestiti e sovvenzioni – non hanno alcuna speranza di stimolare la domanda dei consumatori quando vaste fasce della popolazione sono costrette alla quarantena. I sostenitori dell’helicopter money, in questa situazione, affermano che sarebbe una vera e propria boccata d’ossigeno. 

I lavoratori che sono stati licenziati, quelli che hanno visto un taglio di ore e i lavoratori autonomi riceverebbero un gradito aumento di reddito. Le imprese, nel frattempo, potrebbero pianificare con più fiducia, sapendo che i consumatori avranno denaro extra da spendere una volta terminato l’isolamento. Ci sarebbe anche una luce alla fine del tunnel per gli investitori. Se ai mercati finanziari verrà dato motivo di credere che i consumi futuri possano compensare il crollo di oggi, si potrebbe ripristinare il morale degli investitori. Ciò detto, il Financial Times aggiunge che ci sarà bisogno di una data di scadenza. Anche i pagamenti dovrebbero essere scaglionati. E sarebbe questo l’orientamento del l’amministrazione Usa.

Nelle tasche di ogni cittadino americano fino a 1.200 dollari

Gli esborsi avverrebbero in due fasi, il 6 aprile e il 18 maggio, ciascuna del valore di 250 miliardi di dollari, con un importo preciso che varia a seconda del reddito e della dimensione della famiglia. Si tratta di un importo fino a 1.200 dollari ad americano, con un bonus aggiuntivo di 500 dollari a bambino. Basterà a salvare i consumi americani e a risollevare un’economia in ginocchio? Bisognerà attendere la fine dell’anno per valutarne l’efficacia. 

Le Borse europee chiudono in profondo rosso sulla scia di Wall Street che finisce per chiudere la giornata perdendo oltre il 4%. I mercati sono nervosi dopo lo scontro a Bruxelles sugli aiuti all’economia. Al vertice Ue di ieri Roma e Madrid hanno minacciato di non firmare l’intesa sugli aiuti, poi è arrivato un mini-accordo: due settimane per varare un nuovo piano.

Londra è la peggiore dopo la notizia della positività al coronavirus del premier Boris Johnson e del ministro della Sanità. L’Ftse 100 scende del 5,24% a 5.511,25 punti. Il Cac di Parigi cede il 4,23% a 4.351,49 punti. Il Dax di Francoforte cala del 3,71% a 9.630,25 punti.

A Milano l’Ftse Mib segna -3,15% a quota 16.822 punti. L’All Share di giornata, invece, si assesta a un -2,89%. Fra i titoli principali di Piazza Affari soffrono i finanziari, con le vendite che pesano sia sulle banche (Unicredit -5,34%, Bper -6,44%) che su titoli come Nexi (-7,4%) e Azimut nel gestito (-6,6%). Pesante anche Buzzi Unicem (-8,72%), dopo la corsa della vigilia. Sono pochi i titoli positivi fra le blue chip italiane: spiccano i rialzi di Terna (+2,9%) e Hera; bene anche Italgas. Bene titoli difensivi come Terna (+2,9%) ed Hera (+2,55%).

Sul mercato dei cambi, euro in rafforzamento sul dollaro a 1,1082 (1,1027 ieri). Guadagna terreno lo yen, che si porta a 119,64 per un euro (120,82) e 108,01 per un dollaro (109,69).

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi chiude la giornata in deciso rialzo a 180 punti con il rendimento all’1,310%. I prezzi del petrolio sono in forte calo. Le schermaglie tra Russia e Arabia Saudita e il fatto che la pandemia si stia diffondendo negli Stati Uniti, primo paese al mondo per contagi, con effetti devastanti sui consumi affossano i prezzi del greggio, con il Brent ai minimi dal 2003.

E oggi è arrivato anche l’allarme del Fondo monetario internazionale: “E’ chiaro che siamo entrati in recessione” probabilmente “uguale o peggiore rispetto a quella del 2009”, ha detto il direttore generale del Fmi, Kristalina Georgieva. La crisi colpirà anche le economie emergenti che potrebbero aver bisogno di 2.500 miliardi di dollari. Una cifra “prudenziale”, specifica il Fondo: già 80 paesi hanno chiesto aiuti emergenziali al Fmi a causa della pandemia.

L’Ocse invece avverte che ogni mese di lockdown costa due punti percentuali di crescita. “Le nostre ultime stime mostrano che il lockdown influenzerà direttamente settori che rappresentano fino a un terzo del Pil delle maggiori economie”, ha detto il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, parlando ieri ai leader del G20. “Il settore del turismo in questo periodo deve far fronte da solo un calo della produzione tra il 50% e il 70% – ha aggiunto Gurria – molte economie cadranno in recessione”.

Una recessione oggi certificata da S&P per gli Usa: “La fase di espansione economica più lunga nella storia degli Stati Uniti è terminata bruscamente: la maggiore economia al mondo è caduta in recessione”, afferma l’agenzia di rating stimando che il Pil calerà del 2,1% nel primo trimestre e del 12,7% nel secondo trimestre. 

La rete Internet europea – per non parlare di quella mondiale – sta subendo una pressione mai sperimentata prima. Streaming, smart working e e-learning, ma soprattutto i videogiochi online, hanno moltiplicato in modo esponenziale il traffico dati, con punte anche di un +90% in Italia, Paese in blocco pressoché totale.

Si rischia il collasso del sistema? E cosa si può fare per impedire che le attività da remoto vengano compromesse dai problemi sulle linee sia fisse che wireless? L’utilizzo di Internet così come lo conoscevamo prima della crisi sanitaria è destinato a cambiare? Ne abbiamo parlato con i vertici italiani di Zte, Huawei e Nokia, protagonisti della realizzazione di reti in Italia. Ericsson, il quarto player, seppure interpellato, non è stato disponibile a rispondere.

“Tutti gli operatori europei stanno affrontando la stessa sfida” dice all’Agi Hu Kun, ceo di Zte Italia, “il traffico su mobile è più che raddoppiato, quello su rete fissa è aumentato del 50% e persino il traffico voce è aumentato del 30%. In Italia negli ultimi giorni la rete si è molto rallentata e in Svizzera si discute di limitare l’utilizzo di Netflix o di veicolare più o meno traffico in diversi slot temporali. Tutti i Paesi europei stanno subendo la stessa pressione, ma per adesso la rete regge”.

Non vede particolari minacce alla tenuta del traffico nemmeno Massimo Mazzocchini, ad di Nokia Italia. “Senza dubbio sono tempi senza precedenti, anche per quel che concerne il traffico di rete” dice all’AGI, “quindi è davvero difficile fare previsioni, ma abbiamo visto che le reti 4G/LTE sono più che in grado di gestire situazioni di crisi, e lo fanno da tempo. Continueremo a monitorare attentamente la situazione”.

L’emergenza coronavirus, secondo Hu Kun, deve però essere di stimolo a una riflessione più ampia. “Quello che gli operatori devono fare è un ragionamento sul lungo termine per essere pronti ad affrontare le crisi” dice il ceo di Zte Italia, “questa è una lezione per tutti: la rete Internet deve essere considerata con la stessa importanza di quella della distribuzione dell’acqua, del gas, dell’energia elettrica”.

 “Quando tutto sarà passato” aggiunge, “non bisogna pensare che il traffico sulla rete tornerà quello di pre-crisi. Oltre il 70% delle aziende sta sperimentando lo smart-working e prevediamo che dopo l’emergenza molte decideranno di mantenerlo per una certa quota. Questo, insieme all’e-learning e alle altre esperienze da remoto che si stanno sperimentando porterà a un aumento del traffico, certamente non ai livelli di questi giorni, ma consistente e soprattutto sul lungo termine”.

C’è qualcosa che i service provider possono fare per venire incontro all’emergenza, aggiunge Mazzocchini, come “aumentare i loro domini di aggregazione e di service edge routing e aggiungere capacità di rete all’aumentare della domanda”.

Fuori dalla terminologia strettamente tecnica, si tratta di elementi della rete di trasporto e i gateway di servizio a banda larga nelle reti dei service provider che forniscono tutti i servizi broadband che arrivano nelle abitazioni degli utenti, incluso il collegamento Internet, che possono andare maggiormente in sofferenza in queste condizioni.

Secondo Hu Kun nell’immediato, per quanto riguarda l’infrastruttura di rete, “non c’è molto che si possa fare”. “Serve un piano di lungo termine, ma se si dovesse agire in fretta, servirebbe da parte delle autorità locali la disponibilità a concedere nuovi siti per le antenne”.

Quello del rapporto tra operatori ed enti locali è uno dei temi più complessi nella gestione delle reti. Basti pensare alle campagne contro l’installazione dell’infrastruttura 5G e alle lungaggini burocratiche che bisogna affrontare prima di poter attivare un impianto.

Ma non è solo una questione di permessi e carte bollate. “I fornitori di servizi, come tutti gli altri, stanno adottando ogni precauzione per limitare l’esposizione del proprio personale in termini di interazione fisica con altre persone” aggiunge Mazzocchini, “alcune delle procedure di installazione e messa in servizio necessarie per aumentare la capacità richiedono la presenza fisica di lavoratori qualificati”.

Non vale comunque per tutte le attività, spiega ancora l’ad  di Nokia Italia, perché “la maggior parte dei servizi può essere eseguita da remoto. Molti abbonati hanno aggiornato i loro piani con una semplice chiamata al proprio service provider. L’attivazione del servizio remoto e gli upgrade del piano di servizio sono aree in cui l’automazione di rete svolge un ruolo cruciale”.

Una delle caratteristiche della rete 5G, ancora lungi dall’essere pienamente operativa in Italia, è di permettere il collegamento simultaneo di un numero esponenziale di device rispetto al 4G. C’è da chiedersi se questo sarebbe servito ad alleggerire la pressione di questi giorni. “Certo la campagna contro il 5G e contro Huawei ha rallentato tutto”, dice Luigi De Vecchis, presidente di Huawei Italia, “ma qualcosa si potrebbe già fare: ad esempio liberare le frequenze, avere un piano che preveda l’installazione di parecchie antenne 5G nelle zone critiche, come la Lombardia”.

Proprio nelle aree in cui il coronavirus ha colpito più duramente, secondo i manager, sarebbe utile l’attivazione di una rete 5G. “Da un punto di vista tecnologico un piano di emergenza a breve termine per dotare un’area limitata come la regione Lombardia di una rete 5G immediatamente operativa è perfettamente realizzabile” dice Hu Kun, “Ma, ancora una volta, il problema sono le concessioni e le autorizzazioni degli enti locali. Le frequenze sono già identificate: è il permesso per lo sviluppo dei siti che manca”.

“Pensate all’utilità che la rete 5G avrebbe nei collegamenti in ponti radio fra ospedali, protezione civile, regioni” aggiunge De Vecchis, “bisogna installare la fibra e attivare i trial che sono già disponibili in giro, come quelli di Bari o Milano”.

Secondo Mazzocchini, anche se “finora non si sono riscontrato problemi significativi, le reti 5G miglioreranno notevolmente la capacità, il che significa che sono in grado di gestire maggiori volumi di traffico”. “Come abbiamo potuto vedere in questa circostanza” aggiunge, “non solo le reti mobili sono state gravate da una grande mole di traffico aggiuntivo, ma l’ondata di traffico ha colpito tutte le infrastrutture, mobili e fisse”.

L’ad di Nokia Italia non ritiene che sia necessario attivare una rete di emergenza.  Tuttavia “le reti 5G – con latenza inferiore e velocità più elevate – miglioreranno il processo. Nokia sta già lavorando con operatori di telefonia mobile di tutto il mondo per aggiornare le proprie reti per l’era del 5G e abbiamo già l’esperienza di reti 5G attive con milioni di abbonati. In particolare, Nokia ritiene che ogni parte della rete debba essere predisposta per la tecnologia 5G e incoraggia gli operatori di telefonia mobile a iniziare sin da subito questo percorso di aggiornamento”.

 

 

Dagli oltre 2.000 miliardi di dollari messi in campo dagli Stati Uniti alla Spagna, dall’Italia alla Germania che abbandona il tabù del pareggio di bilancio, fino all’helicopter money della ‘piccola’ Hong Kong e alle tasse su oligarchi e benestanti annunciate in Russia da Vladimir Putin.

I governi di tutto il mondo si sono mobilitati a sostegno dell’economia messa in ginocchio dal coronavirus. Ecco le principali azioni messe in campo finora.

– USA: PACCHETTO ‘MONSTRE’ DA OLTRE 2.000 MILIARDI DI DOLLARI
Casa Bianca e Senato hanno raggiunto l’accordo per l’approvazione di un piano da oltre 2.000 miliardi di dollari. Tra le misure spicca l’invio di un assegno da 1.200 dollari a ciascun cittadino americano con reddito fino a 75.000 dollari, cui si aggiungono 500 dollari per ciascun figlio a carico. Il pacchetto prevede, inoltre, prestiti a garanzia statale per oltre 350 miliardi di dollari a favore delle piccole imprese e altri 500 miliardi di dollari per creare un fondo per il sostegno finanziario delle società maggiormente colpite dalla crisi, come le compagnie aeree. Al governo viene anche data facoltà di entrare nel loro capitale. Uno stanziamento da 100 miliardi di dollari servirà a rafforzare il sistema sanitario.

– ARRIVA ‘CURA ITALIA’, DECRETO DA 25 MILIARDI
Dallo stop ai versamenti e agli adempimenti fiscali al credito di imposta per gli affitti di negozi e botteghe, dall’assegno da 600 euro per i lavoratori autonomi alla moratoria sui mutui per la prima casa e i prestiti alle Pmi: il decreto ‘Cura Italia’ messo a punto dal governo italiano autorizza per l’emergenza coronavirus l’emissione di titoli di Stato per un importo fino a 25 miliardi di euro per il 2020. Per il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, le garanzie concesse sui crediti garantiranno flussi fino a 340 miliardi. Un nuovo decreto con ulteriori misure di aiuto sarà varato ad aprile.

– SPAGNA, PIANO PER MOBILITARE 200 MLD DI EURO
Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha annunciato quella che ha definito “la maggiore mobilitazione di risorse economiche della storia della Spagna”: un piano da 200 miliardi di euro per “creare uno scudo sociale al servizio dei cittadini” e attutire così l’impatto della crisi. Il piano del governo, che combina sforzi pubblici e privati, prevede 100 miliardi di euro di garanzie alle imprese per l’accesso al credito e una moratoria temporanea del pagamento dei mutui sulla prima casa di lavoratori dipendenti e autonomi che si trovano in situazione di difficoltà o colpiti dal coronavirus.

– GB, 330 MLD STERLINE PER GARANTIRE PRESTITI A IMPRESE
Il governo britannico ha messo in campo 330 miliardi di sterline in prestiti e garanzie per le imprese. Il cancelliere dello Scacchiere, Rishi Sunak, ha inoltre annunciato una moratoria di 3 mesi sul pagamento dei mutui per chi è colpito da coronavirus. Le piccole e medie imprese godranno di una garanzia sulla liquidità da 25.000 sterline e le aziende dei settori più colpiti dall’epidemia beneficeranno del congelamento delle tasse per un anno. Sunak ha anche aggiunto che discuterà con il segretario ai Trasporti un pacchetto di aiuti specifico per aerolinee e società aeroportuali.

– GERMANIA, ROTTO IL TABU’ DEL PAREGGIO DI BILANCIO
La Germania rompe il tabu’ del pareggio di bilancio e mette in campo una manovra in deficit da 156 miliardi di euro. Il governo federale offrirà alle piccole imprese fino a 50 miliardi di euro di sovvenzioni, tramite sussidi pari 9.000 euro se hanno meno di 5 dipendenti e pari a 15.000 euro se ne hanno meno di 10. Oltre a questa iniezione diretta, il governo tedesco ha annunciato la costituzione di un fondo per la stabilizzazione dell’economia da 600 miliardi: servirà a garantire crediti per 400 miliardi e a fornire nuove risorse alla Kfw, l’istituto di credito per la ricostruzione, nato nel 1948 per gestire i soldi del piano Marshall. Il pacchetto comprende anche 3,5 miliardi di euro di sostegno immediato al sistema sanitario, oltre a 55 miliardi di euro che possono essere utilizzati liberamente in caso di necessità per combattere la pandemia.

– FRANCIA: MACRON, NESSUNA IMPRESA SARA’ LASCIATA FALLIRE
Il presidente francese Emmanuel Macron ha promesso che “nessuna impresa francese, di qualunque dimensione, sarà esposta al rischio di fallimento”. Il governo ha annunciato che garantirà crediti per oltre 300 miliardi. Inoltre saranno differiti i termini fiscali e sospesi affitti e bollette per le imprese più piccole. Parigi si è detta anche pronta a nazionalizzare le industrie in crisi se necessario. Il ministro delle Finanze, Bruno Le Maire, sta studiando un primo pacchetto di aiuti per ​”45 miliardi di euro da destinare a imprese e lavoratori”.

– RUSSIA, PUTIN TASSA OLIGARCHI E BENESTANTI
Il presidente russo, Vladimir Putin, tira in campo oligarchi e benestanti in Russia per combattere il coronavirus. Nel suo discorso alla nazione sulla situazione legata al Covid-19, il presidente ha chiesto al governo di aumentare fino al 15% l’aliquota fiscale sui capitali russi depositati in conti esteri e offshore e di modificare, di conseguenza, gli accordi contro la doppia imposizione con i Paesi stranieri. Ha inoltre sollecitato l’introduzione di una tassa del 13% sui redditi derivati da depositi bancari e titoli azionari, a condizione che il capitale investito sia superiore a un milione di rubli (circa 12 mila euro). I proventi di queste nuove misure andranno a finanziare il pacchetto di misure a sostegno di business e famiglie per far fronte alla crisi generata dall’epidemia.

– AUSTRIA, NIENTE PIU’ DEFICIT ZERO
Il governo austriaco ha annunciato un primo pacchetto da 4 miliardi di euro e ha fatto sapere che per quest’anno rinuncerà all’obiettivo di un “deficit zero”. Il piano punta ad assicurare liquidità alle imprese e a fornire aiuto ai settori più colpiti dall’epidemia. Nel dettaglio, le misure prevedono garanzie sui crediti, proroga del pagamento delle imposte e compensazioni per la riduzione delle giornate di lavoro.

– GIAPPONE, VERSO PACCHETTO DA 137 MILIARDI DI DOLLARI
Il governo giapponese sta predisponendo un pacchetto da 137 di dollari. Si tratta di una cifra molto vicina a quella che Tokyo mise in campo per affrontare la crisi del 2008.

– L’HELICOPTER MONEY DI HONG KONG
Il governo di Hong Kong distribuirà 10 mila dollari locali, pari poco meno di 1,200 euro, a ciascuno dei sette milioni di residenti permanenti della regione amministrativa speciale. La misura di vero e proprio ‘helicopter money’, sarà finanziata attraverso uno stanziamento di 120 miliardi di dollari locali, pari a poco più di 14 miliardi di euro. 

Dopo un’apertura in calo, le borse europee recuperano ottimismo e, anche grazie all’ottima apertura di Wall Street, accelerano in chiusura. A spingere i listini hanno pensato ​il via libera del Senato Usa al maxi-piano da 2.000 miliardi di dollari e la decisione della Bce di sospendere la regola del limite agli acquisti su emittente ed emissione nel programma Pepp contro la pandemia del coronavirus.

I dati Usa non fanno paura

I mercati non si sono lasciati deprimere neanche dall’impennata degli iscritti alle liste di disoccupazione in Usa, che hanno toccato la cifra record di 3,2 milioni. Hanno invece preferito lasciarsi rassicurare dalle parole del presidente della Fed, Jerome Powell, secondo cui l’istituto centrale statunitense è ben lontano dall’aver esaurito le proprie munizioni e agirà in modo aggressivo per fornire tutta la liquidità necessaria, e dal ‘whatever it takes’ del G20, che si è detto pronto a fare qualsiasi cosa per rilanciare l’economia e a iniettare 5.000 miliardi di dollari per evitarne il tracollo.

Effetto Draghi

La palma di miglior listino della giornata va a Parigi, dove il Cac 40 è salito del 2,51%. Sulla stessa linea si è mossa Londra cresciuta del 2,24%. Più contenuti invece i guadagni di Madrid (+1,31%) e Francoforte (+1,28%). Milano ha limitato il rialzo allo 0,73%, nonostante l’ottima giornata dello spread, sceso a 159 punti grazie agli acquisti della Bce e all’intervento di Mario Draghi sulle colonne del Financial Times con cui l’ex presidente dell’Eurotower ha esortato tutti i Paesi a considerare la lotta contro il coronavirus una vera e propria guerra da combattere con tutti gli strumenti diponibili, a partire dall’aumento del debito pubblico per proteggere aziende e lavoratori.

I titoli in evidenza

La discesa del differenziale tra Btp e Bund ha ridato innanzitutto fiato ai bancari, con Fineco maglia rosa capace di stampare un +9,16%. Ben intonato anche tutto il comparto del risparmio gestito (Azimut +7%, Mediolanum +5,5%). Fra gli industriali si è invece messa in luce Leonardo (+6,06%) mentre ha frenato Pirelli. Positiva l’intera galassia del Lingotto: ne ha beneficiato soprattutto la holding della famiglia Agnelli, Exor, che è salita del 3,53%.

 I sussidi di disoccupazione negli Usa nella settimana conclusa lo scorso 12 marzo volano a 3.283.000 di unità, oltre 3 milioni di unità piu’ della precedente settimana, per l’impatto della crisi del coronavirus. Gli analisti si aspettavano un’ascesa al livello record di un milione di unità, più del precedente record di 700.000 unità registrato nel 1982 quando gli Stati Uniti stavano in recessione. Molti analisti, tuttavia, hanno pronosticato tra 1 milione e 4 milioni, a dimostrazione dell’estrema incertezza e della mancanza di riferimenti storici per comprendere veramente l’impatto di questa crisi unica che colpisce l’economia. 

Con il protrarsi delle chiusure delle attività produttive e di quelle del terziario – come il commercio, il turismo, i servizi, i trasporti e le professioni – e con la prospettiva che questa situazione si prolunghi nel tempo, “la situazione economica e il calo dei consumi sono destinati a peggiorare”. E’ quanto prevede l’Ufficio Studi Confcommercio sugli effetti del lockdown a causa del coronavirus.

E sottolinea: “Si fa, quindi, più realistica l’ipotesi della riapertura del Paese solo all’inizio di ottobre, con una riduzione dei consumi di oltre 52 miliardi e un calo del Pil di circa il 3%, stime che incorporano anche gli aiuti stanziati con l’ultimo decreto”. Salta quindi, nella difficoltà di prevedere a breve il ritorno ad una situazione “normale”, la previsione piu’ ottimistica che era quella della “riapertura” dell’Italia a giugno che avrebbe comportato, per il 2020, la perdita di 1 punto di Pil e 18 miliardi di consumi.

Senza fiori e piante sono a rischio 200mila posti di lavoro in uno dei settori più belli e amati del Made in Italy dove sono impegnate 27 mila imprese che ora si trovano in gravissime difficoltà con il divieto di cerimonie come battesimi, matrimoni, lauree e funerali ma anche per il blocco della mobilità e la chiusura dei negozi.

È la Coldiretti a lanciare l’allarme sulle difficoltà provocate dall’emergenza Coronavirus al settore florovivaistico dove l’Italia ha svolto fino ad ora un ruolo di leader nel mondo con il record per le esportazioni florovivaistiche che nel 2019 hanno raggiunto ben 904 milioni di euro di piante, fiori e fronde, dirette soprattutto in Francia (188 milioni di euro), Germania (159 milioni di euro) e l’Olanda (153 milioni di euro).

Niente fiori per gli innamorati, per la mamma, per i propri cari nei cimiteri che in molti casi restano chiusi come – sottolinea la Coldiretti – i mercati settimanali, i fioristi e i centri giardinaggio.

E in difficoltà – precisa la Coldiretti – sono anche le esportazioni con i blocchi al confine ed in dogana di tanti paesi, UE ed extra-UE, i ritardi e i problemi del trasporto su gomma.

Il risultato è stato quasi un miliardo di fiori e piante appassiti e distrutti nei vivai in Italia dove  – riferisce la Coldiretti – sono crollati gli acquisti di fiori recisi, di fronde e fiori in vaso, le produzioni tipiche della primavera e si sono fermate anche le vendite e l’export di alberature e cespugli, in un periodo in cui per molte aziende si realizza oltre il 75% del fatturato annuale, grazie ai tanti appassionati dal pollice verde che con l’aprirsi della stagione riempiono di piante e fiori case, balconi e giardini.

Nel pieno rispetto di tutte le disposizioni sulle restrizioni per contenere il contagio i vivai sono chiusi al pubblico ma continuano a lavorare al loro interno per garantire la massima qualità di piante e fiori italiani e visto che i cittadini devono per forza restare a casa gli agricoltori che gestiscono i vivai della Coldiretti si stanno organizzando per fare consegne a domicilio, con contatti per telefono o mail, per consentire agli italiani di restare a casa senza rinunciare all’emozione di stare a contatto con la natura.

Il giardinaggio, l’orticoltura e la cura di piante e fiori su balconi e terrazze, sono uno dei più potenti anti-stress conosciuti, tanto che esistono attività riabilitative che si basano proprio sugli effetti del verde nel dare maggiore serenità alle persone. E non poter vivere il verde nel momento in cui si apre la stagione ed esplode la natura – precisa la Coldiretti – è una sofferenza per tanti. Il settore ha bisogno di misure urgenti e il presidente della Coldiretti Ettore Prandini ha scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per evidenziare le drammatiche conseguenza per un settore importante del Made in Italy che vale 2,5 miliardi di euro e che senza interventi specifici di sostegno rischia di essere completamente cancellato.

Aziende e visitatori del Mobile World Congress (Mwc) di Barcellona cancellato per il coronavirus saranno rimborsati. Lo ha annunciato Gsma, l’associazione di produttori e gestori di telefonia mobile che organizza l’evento, che ha illustrato il piano di rimborso “in segno di buona volontà” dell’intenzione di “garantire la sostenibilità delle serie di eventi Gsma e Mwc”. 

“La nostra visione è quella di sbloccare il potere della connettività in modo che le persone, l’industria e la società prosperino” si legge in una nota.

Il prezzo di acquisto di tutti i biglietti dei partecipanti verrà rimborsato al 100%, tramite il metodo di pagamento originale.

Gli espositori che hanno speso fino a 5.500 euro avranno due opzioni: un rimborso in contanti equivalente al 100% delle commissioni pagate per il 2020 o un credito di commissioni pari al 125 per cento delle commissioni pagate per il 2020 in tre anni divisibili in 65% per l’edizione 2021 del Mwc; ddel 35% per il 2022 e del 25% per 2023. 

Gli espositori che hanno speso più di 5.500 euro potranno avere un rimborso in contanti pari al 50% delle commissioni pagate per il 2020, con un limite massimo di 164 mila euro o un credito pari al 125 per cento delle commissioni pagate per il 2020 in tre anni per le future edizioni in queste proporzioni: del 65% per il 2021; del 35% per il 2022 e del 25% per il 2023. Le tariffe del Mwc 2021, inoltre, saranno quelle applicate nel 2019.

“Apprezziamo la lealtà e il supporto dei nostri membri e partner nell’ecosistema mobile in tutto il mondo. Siamo grati di avere il pieno supporto dal nostro Consiglio di amministrazione e di avere già il supporto formale per il Mmwc del 2021 di NTT DOCOMO, Orange, Telefonica e Vodafone”, ha dichiarato John Hoffman, ceo di Gsma, “Il nostro gesto di buona volontà non è un’ammissione di alcuna responsabilità e Gsma sostiene la decisione presa di annullare il Mwc 2020: era l’unica opzione possibile come hanno dimostrato gli eventi”.

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