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Roma – New York si svela nel suo lato più femminile. E lo fa in un volume che porta proprio questo titolo e che è dedicato alle donne che viaggiano, siano sole, in coppia, con i figli o con un gruppo di amiche. In 'NY al femminile (Morellini editore) sono soprattutto gli indirizzi più glamour a riscuotere il maggiore successo. Indirizzi che saranno sempre aggiornati sulla versione ebook. Una guida suddivisa in consigli pratici: dal che cosa mettere in valigia per essere chic in una delle città più belle del mondo, a come muoversi in città. Per la prima volta, oltre a Manhattan e a Brooklyn, hanno una parte fondamentale anche gli altri tre distretti: Bronx e Queens, che sta diventano la nuova Brooklyn, e Staten Island. Nel capitolo City Map si potranno trovare tutti i nuovi quartieri di moda in cui è in atto la gentrification come Red Hook a Brooklyn o Astoria nel Queens. Non solo più Manhattan, ma uno sguardo su Manhattan, dai borough che la circondano.

Inoltre, la guida New York al femminile è strutturata come un viaggio nelle quattro stagioni dell'anno e le viaggiatrici potranno trovare tutti i dettagli per non perdere una giornata di mare d'estate o un mercatino di Natale nel freddo inverno newyorkese, così come potranno tenersi in forma anche in vacanza grazie alle indicazioni dei corsi di yoga e di pilates gratuiti, senza dimenticare i musei in cui trascorrere una giornata di pioggia.

Un capitolo giovane è quello dedicato ai selfie: indirizzi precisi in cui andare a scattare una foto con un panorama particolare e ricercato, per chi vuole andare deciso senza perdere tempo e portarsi via la sua cartolina di New York. Forse non tutti sanno, infatti, che NY ha un ponte ad arco che assomiglia all'Harbour Bridge di Sydney, che c'è un ex ospedale psichiatrico abbandonato su un isolotto nell'East River, che c'è un piccolo faro rosso a nord della Grande Mela e che, oltre ai tanti mezzi di superficie o alla metropolitana, si può salire anche sul ferry come fanno i pendolari per spostarsi tra Midtown Manhattan e Brooklyn o, ancora, su una funivia che parte dall'Upper East Side.

Il libro uscirà dopo metà settembre nelle librerie tradizionali e in formato ebook. 

Roma – I 'piccoli' si schierano contro i grandi e contestano la decisione di trasferire il Salone del Libro da Milano a Torino. "Il comunicato stampa diffuso ieri dall'Associazione Italiana Editori e' un concentrato di ipocrisie" scrive oggi Ezio Quarantelli, direttore di Lindau, "indegno di una istituzione che dovrebbe rappresentare una voce importante della cultura italiana e non soltanto una consorteria di mercanti".Quarantelli poi lancia un monito al ministro per i Beni culturali, Enrico Franceschini: "l'Aie non rappresenta piu' gli editori italiani. Ne rappresenta alcuni ma non tutti (come del resto ci ha ricordato la decisione della casa editrice E/O di lasciare l'Associazione)". Infine un appello "agli altri, quelli che non si sentono piu' rappresentati: prendano l'iniziativa e creino altre forme di presenza e collaborazione". (AGI)

Torino – Chiara Appendino assicura che il Salone del Libro si farà a Torino e con un nuovo format, anche se infuriano le polemiche sulle responsabilità del sindcao nella decisione degli editori di spostare la manifestazione a Milano. "Domani ci sara' l'assemblea della Fondazione per il libro – ha detto Appendino – siamo intenzionati a procedere con la trentesima edizione del Salone nel 2017 e si lavorera' ad un nuovo format con un'impronta culturale, che coinvolga maggiormente la citta'. Lunedi' ci sara' un primo incontro e lavoreremo per questo evento, che vuole essere forte e competitivo".

Il Pd però punta il dito contro la gestione del nuovo primo cittadino :"Esprimiamo forti critiche sulla gestione politica della vicenda del Salone del libro da parte della sindaca Appendino"dice il capogruppo Stefano Lorusso "Inizialmente ci sono state indicazioni molto generiche sulla governance, sul rapporto con l'Aie e soprattutto l'errore clamoroso nell'indicare una sede alternativa al Lingotto. Questo ha dato un'idea di citta' senza le idee chiare". Altro errore per Lorusso "e' stato l'attacco frontale a Milano e questo ha messo la trattativa in salita. Infine, lo sbaglio ancora piu' grande – ha aggiunto – e' stato quello di scommettere sulla sconfitta della posizione di Motta all'interno dell'Aie senza costruire una proposta alternativa vera. Scelte politiche legittime che, alla resa dei conti, hanno prodotto il totale fallimento della strategia ed ora ci tocca raccogliere i cocci". Per Lorusso "ora bisognerebbe riconoscere di avere sbagliato strategia, avviare un tavolo con Milano, con il sindaco Sala e i suoi assessori e riallacciare i rapporti con Aie provando a costruire – ha concluso – una modalita' alternativa al conflitto, che rischia di esserci portando avanti due iniziative analoghe".

Intanto a Milano si canta vittoria: "grazie all'Aie e al suo presidenteMotta per aver scelto Milano: una decisione che guarda al futuro del libro" scrive sul suo account Twitter, il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, "Ho chiamato personalmente sia ilpresidente di Aie Federico Motta, sia il presidente di Fiera Milano Corrado Peraboni e ho ringraziato entrambi perquesta scelta, che e' una grande opportunita' per Milano e per la Lombardia. Anche per questo ho detto loro che la Regione e' a disposizione". (AGI) 

Roma – "Abbiamo visionato 125 film italiani e la scelta e' caduta sui tre selezionati ('Questi giorni' di Giuseppe Piccioni, 'Piuma' di Roan Johnson, 'Spira mirabilis' di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti, ndr) perche' ci sembravano i piu' coraggiosi, i piu' nuovi, quelli che maggiormente uscivano da quegli schemi della commedia che domina oggi il botteghino e la produzione di casa nostra". Con queste parole Alberto Barbera spiega, durante la conferenza stampa di presentazione della 73. Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, in programma dal 31 agosto al 10 settembre al Lido, le sue scelte.

"Molti nomi di cui si era parlato sono rimasti fuori – ammette il direttore artistico – mentre altri non hanno fatto in tempo a presentare il film perche' non era finito (per esempio Gianni Amelio)". Solo tre pellicole italiane di autori poco noti, dunque, in competizione con giganti come Andrei Konchalovsky ('Paradise'), Emir Kusturica ('On the milky road'), Francois Ozon ('Frantz'), Denis Villeneuve ('Arrival') e Wim Wenders ('Les beaux jours d'Aranjuez – 3D'). Altri film italiani sono presenti in Mostra fuori concorso (Sorrentino, Kim Rossi Stuart, Munzi) o in altre sezioni come Orizzonti (Federica Di Giacomo con 'Liberami', Michele Vannucci con 'Il piu' grande sogno') o Cinema nel Giardino (Gabriele Muccino, Michele Santoro con 'Robinu''). Una pattuglia piuttosto risicata che rispecchia quella che, a giudizio del critico e direttore Alberto Barbera e' la situazione del cinema italiano: "Oggi si fanno tante commediole, commediucole, commediacce – spiega – e gli stessi produttori sembrano spesso non avere strategie e saper bene il livello qualitativo dei loro film. Rispetto allo scorso anno – continua – se possibile, direi che si e' ulteriormente abbassato il livello medio dei film".

Proprio la qualita' e' la stella polare di Barbera che ha spesso fatto scelte controcorrente. "Abbiamo selezionato il film di Piccioni, 'Questi giorni', perche' e' ambizioso e molto contemporaneo. Il documentario 'Spira mirabilis', poi, e' un'opera costata 120mila e girata dalla coppia di registi milanesi D'Anolfi-Parenti – continua – che ha una potenza concettuale e uno splendore visivo che la collocano al livello dei grandi documentari internazionali di cui in Italia non siamo tanto abituati. Il terzo film di casa nostra in concorso – conclude Barbera – e' una commedia divertente e intelligente, di ben altro livello rispetto a quelle che che si vedono in circolazione. E' una scommessa che ci ha convinti". Quest'anno, oltre ad avere una sala in piu', la Mostra del Cinema di Venezia inserisce per volonta' del suo direttore una nuova sezione: Cinema nel Giardino.

"E' un modo per ospitare pellicole che normalmente non troverebbero spazio in festival tradizionali – spiega -. Si tratta di film definiti 'intermedi', ossia a meta' tra opere d'autore e pellicole popolari destinate al grande pubblico, magari commedie anche volgari". In questa sezione di film che piacciono al grande pubblico e che, secondo Barbera, non hanno diritto di cittadinanza in un festival cinematografico dove si mostrano solo film di spessore culturale, verranno presentate pellicole interessanti, da 'L'estate addosso' di Gabriele Muccino al documentario a Scampia di Michele Santoro, 'Robinu'', da 'Franca: Chaos and Creation' di Francesco Carrozzini a 'In Dubious Battle' di James Franco. "In realta' la mia idea era di fare una rassegna di film italiani – spiega Barbera – ma l'unico a crederci e' stato Muccino, cosi' ho dovuto rivedere il progetto". (AGI)

Roma – Saranno tre i film italiani in concorso alla 73ma Mostra del Cinema di Venezia, in programma al Lido dal 31 agosto al 10 settembre. Il nostro Paese sarà rappresentato nella sezione competitiva da Giuseppe Piccioni con "Questi giorni" interpretato da Margherita Buy e Filippo Timi, Roan Johnson con "Piuma" interpretato da Luigi Fedele e Francesco Colella e dal documentario "Spira mirabilis" di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti.

L'Italia sarà presente anche fuori concorso con "The young pope" (episodi 1 e 2) di Paolo Sorrentino, evento speciale della Mostra del Cinema. Altri due film saranno presentati nella sezione non competitiva: "Tommaso" di Kim Rossi Stuart con lo stesso attore romano, Jasmine Trinca e Cristiana Capotondi, e "Monte" di Amir Naderi.

Fuori concorso, nella categoria non-fiction, ci saranno poi i documentari "Our War" di Bruno Chiaravallotti, Claudio Jampaglia e Benedetta Argentieri e "Assalto al cielo" di Francesco Munzi. Nella rassegna "Cinema nel giardino" sarà infine presentato l'ultimo film di Gabriele Muccino, "L'estate addosso". (AGI) 

Milano – Dopo la riunione questa mattina dell'Aie, Associazione Italiana Editori, il derby per aggiudicarsi la piu' importante manifestazione del settore librario sembra essere stato vinto da Milano. E a gestirla, dopo 30 anni in cui l'evento si e' tenuto a Torino, sara' Fiera Milano con una nuova societa' ad hoc cui dovrebbe partecipare la stessa Aie, che, attraverso il presidente Federico Motta, ha ribadito l'intenzione dell'associazione di uscire dalla Fondazione del Libro di Torino.

A sfavore del capoluogo piemontese, i costi, secondo una tabella a disposizione degli editori, piu' alti, e un probabile maggior afflusso di espositori e visitatori. A favore di Milano, oltre all'Aie, si erano espressi nei giorni scorsi diversi operatori del settore e, solo ieri, anche l'Assolombarda, l'associazione degli industriali della Lombardia. Piu' sfumata la posizione della casa editrice Feltrinelli che, pur preferendo Milano, auspicava una sorta di sinergia. A favore di Torino invece Itedi, la societa' che edita la Stampa.

Il Consiglio Generale della Associazione Italiana Editori (AIE) – "espressione di tutte le sue componenti: gruppo di varia, gruppo piccoli editori, gruppo accademico professionale, gruppo educativo -, ha dato mandato al Presidente di procedere alla realizzazione di una joint venture con Fiera Milano per l'implementazione del 'Progetto Promozione del Libro' , si legge in una nota diffusa al termine della riunione dell'associazione. "La nuova societa' – prosegue il comunicato – si occupera' di sviluppare attivita' di promozione del libro a livello nazionale, anche mediante l'organizzazione di eventi fieristici in tutto il territorio nazionale, valorizzando l'intera produzione editoriale.L'AIE si augura di poter continuare con le Istituzioni piemontesi e la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura una collaborazione tesa all'individuazione e alla realizzazione di eventi per lo sviluppo della lettura". (AGI) 

Napoli – Potrebbe essere Mauro Icardi a colmare il vuoto lasciato da Higuain nel cuore dei tifosi napoletani. "Se ci fossero le condizioni di mercato, perche' no?" suggerisce lo scrittore Maurizio de Giovanni, tifoso partenopeo doc e autore di uno dei libri piu' amati dagli appassionati di calcio: "Il resto della settimana' (Rizzoli). "Gli argentini hanno avuto e dato molto a Napoli, anche se non bisogna pensare a Higuain come a un Maradona". E non solo per il bruciante 'tradimento' del nazionale argentino passato agli arciavversari della Juve. "Maradona si era identificato moltissimo nella citta' e nella sua tifoseria" aggiunge all'Agi de Giovanni, "e' uno che straccio' l'assegno in bianco di Agnelli, mentre Higuain e' un grande campione come altri ce ne sono e che se ne va da Napoli senza aver vinto niente. E, purtroppo per lui, senza aver vinto niente nemmeno con la sua nazionale".

Resta pero' nei cuori dei napoletani l'affronto di essere passato alla odiata maglia bianconera. "Higuain non e' un giocatore qualsiasi cosi' come la Juve non e' una squadra qualsiasi. E' il recordman dei gol nel campionato italiano, andava a cantare sotto la curva, saltava quando c'erano i cori, ha giocato contro la Juve in modo particolarmente focoso. Certo, e' legittimo che cerchi migliori sviluppi professisonali. Ma sarebbe potuto andare in qualunque altra squadra e prendere gli stessi soldi. Il tradimento e' stato legarsi al carro di vincenti senza tenere minimamente conto del sentimento di una tifoseria che tanto gli ha dato. Era arrivato come riserva di Benzema e a Napoli ha trovato una levatura internazionale". Ma non e' solo questo: "con la Juventus" aggiunge, de Giovanni, "i napoletani sentono una contrapposizione ideologica. La Juve rappresenta il potere consolidato, da scardinare. Su 116 scudetti solo 8 sono stati vinti da squadre da Roma in giu', isole incluse: un potere talmente forte e consolidato che di fatto la competizione si trasforma in un tentativo disperato di romperlo". La love story di Higuain con il Napoli, secondo de Giovanni, e' ormai finita e nulla potra' riportarla in vita. "Personalmente non vorrei vederlo piu', ma a me e ai tifosi napoletani tocchera' farlo almeno due volte la prossima stagione. Il calcio e' si' una materia governata dal denaro, ma il tifoso non e' un cliente qualsiasi, non puo' cambiare squadra come cambierebbe detersivo. Se hai perso la passione di quel tifoso, perdi un cliente a livello di sistema: sono arciconvinto che i tifosi del Napoli non accetterebbero il ritorno di un giocatore che ha voltato spalle in questo modo". (AGI)

Milano – Creare prima un vero progetto organico, pluriennale, e poi scegliere, magari integrando proprio Torino e Milano. E' quanto sollecita il gruppo Feltrinelli a proposito del Salone del Libro. "Crediamo davvero che non sia una questione legata solo alla capacità di Milano di soppiantare la storia e il modello di Salone proposto da Torino negli ultimi trent'anni – scrive Feltrinelli in una nota – quanto invece di capire se a Torino o a Milano ci siano le condizioni per produrre il Salone che ha senso per l'Italia, e per questo pezzo d'Europa, nonché per un settore che ha un bisogno estremo di agire compatto per l'obiettivo principale di dare energia concreta alla promozione del libro, e dare spazio alla passione conclamata di milioni di nostri connazionali per la partecipazione ad eventi collettivi di stampo culturale". "E' innegabile – prosegue la nota – che il Salone di Torino è stato gestito in modo inadeguato, senza una pianificazione che lo facesse crescere ma nemmeno senza la cura che consentisse all'intero comparto di sentirsi parte di un progetto. Vi sono tuttavia recenti segnali incoraggianti, come l'ingresso del Governo e di investitori privati tra i soci Fondatori, la chiarezza sui bilanci e la volontà del territorio di lasciar cadere i modelli gestionali del passato affidandosi da una parte a professionisti e dall'altra conferendo un ruolo diverso ai reali protagonisti, gli editori rappresentati dall'AIE".

"Basta? Sembra di no – prosegue Feltrinelli – Sembra che Torino non abbia ancora messo sul piatto una proposta di rinnovamento chiara e coraggiosa, efficiente e diversa. Milano, dal canto suo, ha dimostrato di saper "fare le cose", con Expo e il Salone/Fuorisalone del mobile, e presenta una proposta complessiva che fa leva soprattutto su un modello di gestione piu' efficiente e un ruolo piu' chiaro per tutti gli attori in campo, organizzatori, istituzioni e operatori. Crediamo tuttavia che la questione non vada affrontata come una dimostrazione di forza di qualcuno contro qualcun altro ma con la lungimiranza di capire se esiste un progetto organico pluriennale che sappia valorizzare quanto il Paese (Milano e Torino in primis ma anche Mantova, Pordenone, Roma, etc.) ha saputo fare negli ultimi anni, integrando e non dividendo, professionalizzando e agendo come un sistema coeso e con un disegno strategico economico, politico e gestionale. Di questo abbiamo bisogno, Milano o Torino che sia! Diamo quindi il tempo al nostro Paese, a tutti gli attori che credono nella cultura, investitori, politici, lavoratori, scrittori, pubblico di innamorarsi di un progetto. Disegniamolo – conclude il gruppo editoriale – perché sia collettivo e un fattore di crescita economica del territorio, del macro territorio Torino/Milano che ha saputo già muoversi in questa direzione con Mito Musica. Prendiamoci questo tempo, daremo un segno di maturità di cui l'intero settore potrà beneficiare, a lungo termine". (AGI) 

Roma – Non è estate senza gossip, e ancora una volta la protagonista indiscussa è Belen Rodriguez che dopo la presunta storia con il pilota Andrea Iannone continua a far parlare di sé e di un ipotetico ritorno di fiamma (dopo 8 anni) con Marco Borriello. Ma i due protagonisti si sono affrettati a negare tutto sui social.

Borriello dopo la copertina di Chi che lo ritraeva a Ibiza insieme alla showgirl ha risposto con l'hashtag  #friends e poi attraverso un lungo post su Facebook ha cercato di chiarire la sua situazione sentimentale ribadendo che è un uomo libero e non ha nessuna relazione ufficiale.

Più pacata la risposta di Belen che invece dichiara in un'intervista al Tgcom24, "La verità è che sto trascorrendo una vacanza da favola. Sono single, serena e tranquilla. Marco l'ho sempre visto in questi anni, perché a Milano abitiamo a 200 metri di distanza. È una persona alla quale voglio bene. Iannone è un amico di famiglia. Se conosco una persona e ci voglio andare in barca perché non devo farlo e nascondermi". (AGI) 

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