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Londra – Non c'e' pace tra Amber Heard e Johnny Depp: nonostante l'accordo di divorzio raggiunto dieci giorni fa, i due divi continuano a 'battibeccare' a distanza. Motivo del contendere, riferisce la Bbc, i 7 milioni di dollari che l'attore hollywoodiano deve dare all'ex moglie, la quale a sua volta aveva promesso di darli in beneficenza. Detto fatto, c'ha pensato direttamente il 'pirata dei Caraibi' a devolvere una prima tranche della cifra pattuita a due organizzazione contro la violenza domestica e a favore dei bambini "a nome di Amber Heard".

Quest'ultima pero', pur facendo sapere tramite un comunicato della portavoce che ha apprezzato "la grande e inattesa notizia" dell'interesse dell'ex marito per le due associazioni, ha "insistito che Depp debba onorare l'intera cifra" dell'accordo, "donando 14 milioni in beneficenza". Questa cifra, infatti, "tolte le deduzioni fiscali, e' uguale ai 7 milioni che deve ad Amber". Inoltre, la cifra deve essere "pagata tutta immediatamente e non prolungata per diversi anni".

Diversamente, conclude il comunicato, "sarebbe un tentativo dei suoi avvocati di ridurre di meta' il pagamento in nome di una preoccupazione ritrovata per opere di beneficenza che non ha mai sostenuto prima". Negli Stati Uniti, le donazioni sono deducibili fino al 50%. Per tutta risposta, Depp ha confermato di aver fatto arrivare "la prima di una serie di rate" dei soldi pattuiti alle due organizzazioni indicate. "La generosita' di Amber Heard e' profondamente rispettata", ha aggiunto. (AGI) 

 

 Minneapolis (Stati Uniti) – La chioma ramata l'aveva avuta davvero, prima che incanutisse per l'incedere del tempo, e l'elusivita' e' effettivamente rimasta il suo tratto distintivo per tutta la vita. Una vita che, sebbene i giornali americani ne abbiano dato notizia in ordine sparso soltanto in questi giorni, si e' conclusa il 9 agosto scorso a 87 anni per un arresto cardiaco, dovuto alle complicanze del diabete da cui era affetta. Nella sua Minneapolis, la citta' del Minnesota in cui abitava e dove aveva conosciuto colui che le avrebbe conferito la speciale immortalita' spettante ai personaggi dei comics. Lei era Donna Mae Wold, nata Johnson. Lui Charles Monroe Schultz, il celeberrimo papa' dei Peanuts, al quale un grande amore giovanile finito male ispiro' la 'ragazzina dai capelli rossi', l'invisibile infatuazione di Charlie Brown, sempre desiderata e mai incontrata, colei per sedersi accanto alla quale il bambino dalla testa rotonda piu' celebre del mondo avrebbe "dato qualsiasi cosa".

Quasi coetanei, si conoscevano fin dall'infanzia: crescendo, Charles avrebbe voluto che l'amicizia si trasformasse in qualcosa di piu', e per un paio d'anni furono anche fidanzati. Si dice che a un certo punto il futuro campione dei fumetti le chiese addirittura di sposarlo, incassando pero' un netto rifiuto e la fine della relazione.

Non che Donna fosse refrattaria al matrimonio, anzi. Semplicemente, sposo' un altro, tale Allan Wold, vigile del fuoco che in segreto gia' frequentava da un pezzo, e con il quale ebbe quattro figli (tre femmine), sette nipoti e tredici pronipoti. Pioniera ante litteram delle odierne famiglie allargate, come balia, affidataria o in altre vesti crebbe altri quaranta bambini. Schultz non la dimentico' mai, e ne fece il perfetto ingranaggio-fantasma delle proprie creazioni di fantasia: anche se c'e' chi sostiene che, dietro quella protervia nel non mostrane mai le fattezze, si nascondesse un pizzico di vendetta per essere stato piantato. L'interessato si schermiva sostenendo che non riusciva a caratterizzarla correttamente. Lei, per contro, problemi con il passato non ne accuso' mai: al punto da imporre a quasi tutti i suoi piccoli protetti nomi prelevati di peso da quelli delle strisce di Linus, Snoopy e compagnia. Un equilibrio esistenziale che, alla fine dei conti, ha fatto di lei la piu' forte: e' sopravvissuta a Schultz, scomparso nel febbraio 2000, oltre sedici anni.

Solo nell'89 Rheta Grimsley Jhonson, autrice di una biografia autorizzata del grande fumettista statunitense intitolata 'Good Grief' (come la tipica esclamazione di sconforto di Charlie Brown, tradotta in italiano 'Santo Cielo!'), ne rivelo' la vera identita'. Nel frattempo Schultz aveva in parte ceduto al riserbo, permettendo che la ragazzina dai capelli rossi ispirata dalla propria musa apparisse in pubblico: mai su carta, pero', solo sullo schermo, grande o piccolo. La prima volta risale al 1977, nello special televisivo 'It's Your First Kiss, Charlie Brown': la' si apprendeva altresi' che di nome faceva Heather ma di cognome, chi lo avrebbe mai detto, Wold… L'ultima e' dell'anno scorso, in 'Snoopy and Friends – Il film dei Peanuts', nel quale per la prima volta la si sente anche parlare. Un passo d'addio, con il senno di poi, che si era ben meritato in decenni di onorata militanza dietro le quinte. "Ho avuto una bella vita, una vita felice", confesso' in un'intervista rilasciata al quotidiano 'The Washington Post' nell'estate dell'anno scorso, sulla scia del successo di pubblico riscosso dalla pellicola. Ove a interpretarla era stata chiamata una giovanissima attrice italo-californiana, Francesca 'Lilly' Capaldi. Solare come lei, vitale come lei, grande appassionata di escursionismo, alpinismo, viaggi e campeggi. Di giochi di carte. E di nascondino, naturalmente. (AGI) 

Bruxelles – E' morto a 94 anni 'Toots' Thielemans, musicista belga leggenda del jazz. Armonicista e chitarrista, nella sua carriera ha collaborato con artisti del calibro di Benny Goodman, Dizzy Gillespie, Pat Metheny. Negli anni Settanta divenne noto al pubblico italiano per la sua presenza nella sigla finale della trasmissione Milleluci a fianco di Mina. L'artista aveva annunciato il suo ritiro nel 2014. 

Mina & T. Thielemans _ Non gioco più _ Live 1974 di rumpadamant

Brunico – Ogni luogo ha un suo momento magico. Un attimo che lo rende straordinario pur nella sua ordinarietà e poetico nella sua prosaicità. Può essere il mattino nella foresta boliviana, prima che il sole diventi feroce, o l’alba in una periferia metropolitana, prima che la luce si proietti spietata sul degrado. Sono attimi di cui l’occhio spesso non ha percezione, che arrivano direttamente al cuore quasi senza passare per le sinapsi cerebrali, attivando quelle reazioni involontarie che immalinconiscono l’anima, come l’immagine fugace di un ricordo perduto.

Poi ci sono quei luoghi che magici lo sono per definizione. Luoghi fisici e reali, come le meraviglie che si aprono dietro ogni vicolo del cuore di Roma, o immateriali, come l’immaginario creato dal cinema o i ricordi di infanzia che si cristallizzano intorno a un tavolo, in uno sguardo o in una postura.

Quando il momento magico e il luogo magico si incontrano, allora si innesca quel miracolo al quale qualcuno ha dato il nome di Sindrome di Stendhal quasi fosse una malattia del corpo invece che un incanto dell’anima. La magnificenza di certi luoghi è stata pensata per sorprendere, per lasciare letteralmente a bocca aperta; la cura di alcune opere è stata voluta per riempire ogni angolo del campo visivo di chi la ammira e non lasciare spazio ad altro se non all’arte nella sua totale purezza. Ma tutti – luoghi e opere, edifici e monumenti, architetture e sculture – devono sottomettersi  alla ingovernabilità della luce che li ammanta ogni giorno, ogni ora, ogni istante di una veste diversa e, appunto, imprevedibile. E’ cogliendo le forme sotto le pieghe di questa veste che si rigenera l’incanto, sempre diverso in intensità e profondità, di un luogo che è magico in sé e nel contempo di una magia acquisita per l’appunto da quella luce che è fatta di infrarossi e ultravioletti, ma anche di pulviscolo, di riflesso, di densità dell’aria.

Quella stessa densità che Luigi Civerchia, le cui opere sono in questi giorni in mostra alla Seebockhaus di Brunico, Alto Adige, ha reso protagonista della sua pittura. Le sue vedute romane, i suoi scorci monumentali, persino i suoi ritratti e le nature morte sono filtrati attraverso questa densità che li rende unici, come unico è il punto di vista di chi guarda senza limitarsi a vedere. Soffermandosi sulle Naiadi della fontana di piazza Esedra o sul Giordano Bruno di Campo de’ Fiori, Civerchia non ci restituisce un’immagine fedele all’immagine, quanto piuttosto all’immaginario. Al suo personalissimo, incantato e sublime immaginario che attinge a una Roma senza tempo in cui persino lo spazio perde importanza e consistenza per abdicare interamente alla luce. Una luce che – ora sì – attraverso il filtro dell’anima dell’artista, restituisce a chi guarda una visione prima ancora che una immagine. Nei rossi, nei blu e nei verdi delle sue vedute, nelle sovrapposizioni delle immagini felliniane, nel senso di attesa che sembra trapelare dalle sue nature morte, il pittore romano ci restituisce non una interpretazione della realtà, ma il suo vissuto, là dove questa parola racchiude non solo l’esperienza di un uomo che è stato letteralmente testimone e interprete dell’arte italiana del Novecento, ma il modo in cui questa si è sedimentata nella sua anima. E ce la restituisce: magica e splendida; incantata ed emozionante.  (AGI)

Brescia – Addio a Daniela Dessì, grande soprano italiana spentasi a soli 59 anni in seguito a una malattia che l'ha portata via in pochi mesi. La notizia della morte, in un ospedale di Brescia, è stata confermata dal Teatro Regio di Torino che l'ha ricordata su Twitter. A fine luglio aveva annunciato su Facebook l'annullamento di tutti gli impegni estivi per problemi di salute. 

Genovese ma residente da molti anni nel bresciano, sul lago di Garda, la Dessì è stata probabilmente la più grande cantante lirica italiana dell'ultimo ventennio, collaborando con la Scala di Milano, il Metropolitan di New York e la Deutsche Oper di Berlino.

In particolare nella sua collaborazione trentennale con la Scala, conclusasi nel 2009, aveva interpretato un vasto repertorio, spiccando in particolare per i suoi ruoli verdiani con Riccardo Muti e le sue interpretazioni di Puccini e Cilea. (AGI)
 
Hong Kong – Un piccolo disastro nella comunicazione ha investito la Paramount e il suo "The arrival", il film fantascientifico di Dennis Villeneuve in uscita a novembre. Un poster che pubblicizza la pellicola con Amy Adams, Forest Whitaker e Jeremy Renner mostra infatti un'astronave aliena che domina lo 'skyline' di Hong Kong. Tutto bene, se non fosse che tra i grattacieli spicca un altra presenza 'aliena': la Oriental Pearl Tower, la torre alta 468 metri che è il simbolo di Shanghai e in un certo senso di tutta quella Cina continentale da cui l'ex colonia britannica continua a sentirsi orgogliosamente distinta nonostante la riunificazione del 1997 con lo status di "Regione amministrativa speciale".
 
 
La gaffe ha suscitato una rivolta dei navigatori di Hong Kong sulla Rete con l'hashtag ##HongKongIsNotChina #ArrivalMovie. C'è chi si è interrogato con ironia se i grattacieli dell'ex colonuia non fossero abbastanza impressionanti per Hollywood e chi ha twittato "Perchè non metete la Torre Eiffel a Roma?". In molti si sono divertiti a postare immagini ritoccate al photoshop con monumenti famosi inseriti in città diverse da quelle in cui sorgono.
 
La Paramount è corsa ai ripari su Twitter e Facebook, dove ha espresso "rammarico" e ha attribuito l'errore "a un distributore esterno", assicurando che "l'erronea immagine di quel poster è stata sostituita con quella corretta". La toppa, però, rischia di essere peggiore del buco: nelle nuove locandine, infatti, resta la Pearl Tower contestualizzata nel giusto sfondo di Shanghai mentre di Hong Kong non vi è più traccia. "Per la Paramount la priorità sono i Renminbi", ha commentato un navigatore di Hong Kong alludendo alla valuta cinese e al grande mercato cinematografico della Cina continentale. Insomma "The arrival", film basato sul racconto che dà il titolo alla raccolta Storie della tua vita dell'autore americano di origine cinese Ted Chiang, è destinato a non avere grande successo nell'ex colonia britannica. (AGI)
 
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Castellaneta (Taranto) – Sono trascorsi 90 anni dalla scomparsa di Rodolfo Valentino. Ma il mito e' quanto mai vivo: in Italia, dov'e' nato, cosi' come negli Stati Uniti, dove e' stato consacrato come icona del cinema muto e dove mori'. Per commemorare in modo significativo questo anniversario, Castellaneta, sua città natale, gli dedica la mostra 'Rodolfo Valentino: la seduzione del mito', ospitata da domani al Museo Valentino (MUV), nell'ex convento Santa Chiara. L'evento, supportato anche da una serie di incontri e di recital, e' promosso dall'assessorato alla Cultura del Comune di Castellaneta, dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e dalla Fondazione Rodolfo Valentino di Castellaneta, con il patrocinio di Regione Puglia e Puglia Promozione. Accanto a riviste e oggetti d'epoca si potranno ammirare alcune fra le piu' belle fotografie dell'attore fuori dal set, in una sorta di viaggio-racconto che ripercorre la carriera cinematografica di Rodolfo Valentino, dagli esordi fino alla consacrazione a divo. In esposizione ci saranno circa 200 riproduzioni di riviste, album di ritagli di giornali, libri, manifesti, materiali pubblicitari, fotografie, cineromanzi, spartiti musicali. Inoltre, ci saranno 30 immagini di grande formato che hanno messo in luce il forte potere seduttivo di Rodolfo 'Rudy' Valentino, con l'attore ritratto nelle pose, sguardi e movenze che lo hanno reso il primo latin lover della storia del cinema.

Il materiale in esposizione e' stato messo a disposizione e curato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, arricchito dal Fondo David Robinson di recente acquisizione che, a sua volta, aveva raccolto e custodito i materiali della Valentino Association, un club di ammiratori fondato in Inghilterra negli anni Venti. La mostra restera' aperta sino al 31 dicembre e sara' visitabile dal martedi' alla domenica dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 19,30 (prezzo del biglietto d'ingresso 4 euro, gratuito sino a 12 anni e da' diritto anche alla visita al Museo. Sono previste facilitazione per gruppi e comitive). A fare da supporto alla rassegna verranno organizzati anche alcuni incontri e dibattiti. Oltre a quella di domani, con il taglio del nastro della mostra, saranno due le giornate intense di agosto. Lunedi' 22 alle 20 si terra' la presentazione del libro "Rodolfo Valentino, quasi un'autobiografia 2" dello storico Antonio Ludovico. Interverra' il professor Antonio Miredi. Martedi' 23 alle ore 21 nell'Anfiteatro Comunale di Castellaneta, Citta' del Mito, si terra' il "Memorial Rudy Valentino" con Graziano Galatone (Notre Dame De Paris e I Promessi Sposi). Alle ore 22 a Castellaneta Marina nella piazza della parrocchia Stella Maris verranno proiettati tre film che hanno caratterizzato la carriera dell'eterno divo: "Lo sceicco" (1921), "Sangue e arena" (1922), "Aquila nera" (1925). E la serata-evento di martedi' 23 coincide proprio con la data dell'anniversario della scomparsa del divo, avvenuta il 23 agosto 1926. Rudy, come veniva amichevolmente chiamato dagli amici, venne stroncato da una banale peritonite. Aveva soltanto 31 anni. I funerali furono un momento di grande partecipazione, specie femminile, con scene anche di isteria popolare (AGI) 

Roma. – Compie 80 anni la regina della danza italiana. Carla Fracci, inarrivabile ballerina da settant'anni sul palcoscenico, è nata a Milano il 20 agosto del 1936, ed è diventata danzatrice solista esattamente venti anni dopo, nel lontano 1956, calcando tuttora le scene con la sua classe e il suo intramontabile carisma. Tra i primi a farle gli auguri, questa mattina, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nel 2003 era stato un suo predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, a insignire la Fracci del titolo di Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana. 

Grande diva del balletto italiano, la Fracci ha solcato i palcoscenici di tutto il mondo e duettato con i più celebri interpreti, da Rudolf Nureyev a Michail Barysnikov fino al nostro Roberto Bolle. Figlia di un tranviere, la Fracci sin da bambina si avvicina alla danza, complice un amico di famiglia orchestrale alla Scala. Dal 1946 studia alla scuola di ballo della Scala: "dotata, ma svogliata", la bolla la sua insegnante. Mai giudizio fu piu' ingeneroso. L'etoile brucia le tappe grazie a un talento unico ma anche a tanto lavoro e tanti sacrifici: si diploma nel 1954, incontra Luchino Visconti, che la vuole per lo spettacolo Mario e il mago. Diventa prima ballerina nel 1958, e spicca il volo: il Royal Ballet, lo Stuttgart Ballet, il Royal Swedish Ballet, poi nel 1967 l'American Ballet Theatre come artista ospite. Ha incarnato con eleganza Swanilda, Francesca da Rimini e un'indimenticabile Giulietta con Rudolf Nureyev. E' stata inarrivabile Giselle, ruolo in cui incanto' danzando avvolta in un costume di seta leggera. Una "Giulietta d'alto stile", come la defini' il poeta Eugenio Montale quando la vide danzare in 'Giulietta e Romeo' nel 1958. Il poeta premio Nobel le dedico' anche una poesia, 'La danzatrice stanca'.

"Ho danzato nei tendoni, nelle chiese, nelle piazze. Sono stata una pioniera del decentramento. Volevo che questo mio lavoro non fosse d'elite", ha dichiarato nella sua autobiografia. E nel suo repertorio ci sono anche "sperimentazioni" di alta poesia danzata come quella di Gelsomina, tratta da 'La strada' di Federico Fellini, e di Filumena Marturano, di Eduardo De Filippo. Ha interpretato Medea, Concerto barocco, Les demoiselles de la nuit, Il gabbiano, Pelleas et Melisande, Il fiore di pietra. Il marito e regista Beppe Menegatti si occupa della regia di quasi tutte le creazioni da lei interpretate. Nel 1982 compare nello sceneggiato RAI 'Verdi', diretto da Renato Castellani, dove interpreta il ruolo di Giuseppina Strepponi, soprano e seconda moglie del grande compositore. Alla fine degli anni ottanta dirige il corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli. Varie sono, negli anni successivi, le sue interpretazioni: Il pomeriggio di un fauno, Eugenio Onieghin, La vita di Maria, A.M.W. La bambola di Kokoschka, La primavera romana della signora Stone. Dal 1996 al 1997 dirige il corpo di ballo dell'Arena di Verona. Dal novembre del 2000 al luglio del 2010 dirige il corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma. Dal giugno 2009 al 2014 e' stata Assessore alla Cultura della Provincia di Firenze. Ma non ha abbandonato il palcoscenico: con il Balletto del Sud, e' recentemente tornata nel ruolo della regina Thalassa in Sheherazade e le mille e una notte, e ancora e' riuscita a incantare il pubblico. Fedele a un imperativo sempre perseguito, come racconta nella sua autobiografia Passo dopo Passo: "Il pubblico avverte sempre quando un artista e' autentico, e' sincero, e dedicato fino in fondo. Soltanto con queste condizioni puo' nascere, nell'interpretazione, la magia". (AGI)

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