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Un gruppo di ricercatori britannici ha sfruttato potenti fasci di luce, più luminosi del Sole, per scartare e decifrare pergamene fragili risalenti a circa 2.000 anni fa, sperando di fornire nuove intuizioni sul mondo antico. I due rotoli completi e quattro frammenti – provenienti dalla cosiddetta biblioteca di Ercolano, l’unica sopravvissuta dall’antichità – furono sepolti e carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e sono troppo fragili per essere aperti. 

Gli oggetti sono stati esaminati presso lo stabilimento Diamond Light Source nell’Oxfordshire, sede del sincrotrone britannico, un acceleratore di particelle in cui i fasci viaggiano all’interno di un percorso a circuito chiuso per produrre luce molte volte più luminosa del Sole. L’inchiostro sulle pergamene è difficile da vedere, anche attraverso un sincrotrone, perché è a base di carbonio come il papiro su cui è scritto. Ma gli scienziati sperano che la densità della carta sarà diversa dove sono presenti i caratteri scritti.

Analizzando i frammenti in cui i caratteri sono visibili, sperano di creare un algoritmo di apprendimento automatico in grado di decifrare quello che c’è scritto sulle pergamene. I dati generati dal processo saranno analizzati dagli scienziati della Kentucky University negli Stati Uniti utilizzando tecniche di calcolo avanzate per decifrare il contenuto dei rotoli.

Oltre 85mila furono i passeggeri che, nei quaranta giorni successivi all’inaugurazione, viaggiarono sulla linea Napoli-Portici. Poi, nel corso di qualche mese, la ferrovia venne ampliata fino a raggiungere Castellammare di Stabia poi Caserta e infine Pompei e Nocera. La Campania fece da apripista ad un’iniziata che porterà la nostra penisola a contare quasi 2mila chilometri di tracciati ferroviari al momento dell’Unità d’Italia.

L’idea

Fu l’ingegnere francese Armando Giuseppe Bayard de la Vingtrie ad occuparsi della costruzione della ferrovia. Il suo progetto, esposto tre anni prima al re del Regno delle due Sicilie Ferdinando II di Borbone, prevedeva di collegare Napoli a Nocera Inferiore tramite una diramazione per Castellammare.

I lavori, iniziati l’8 agosto del 1938, dopo 13 mesi portarono alla creazione del primo tratto a un solo binario cui, successivamente, venne aggiunto un secondo. “Questo cammino ferrato gioverà senza dubbio al commercio e considerando come tale nuova strada debba riuscire di utilità al mio popolo, assai più godo nel mio pensiero che, terminati i lavori fino a Nocera e Castellammare, io possa vederli tosto proseguiti per Avellino fino al lido del Mare Adriatico”, disse il re il giorno dell’inaugurazione.

Il primo viaggio

La locomotiva a vapore, chiamata “Vesuvio” e acquistata da una società inglese, iniziò il suo primo viaggio alle 12 del 3 ottobre 1839. In quel momento il convoglio, composto da otto vagoni – tutti costruiti nello stabilimento di San Giovanni a Teduccio -, percorse i circa 7 km di tragitto in circa dieci minuti. A bordo, 48 invitati più una rappresentanza dell’esercito reale: 60 ufficiali, altrettanti marinai e 30 fanti insieme a 30 artiglieri. Nell’ultima vettura, infine, la banda della guardia reale.

Le vicissitudini tragicomiche di un papà separato che perde la bussola e cerca nella memoria le ragioni per ripartire. È questo il leitmotiv de “La formica sghemba”, Scatole Parlanti editore, il romanzo breve di Paolo Romano, presentato in anteprima il 26 settembre al Teatro Arciliuto di Roma.  

Non è frequente nella narrativa italiana di incappare nel racconto intimo e crudo insieme delle fragilità di un uomo che si ritrova solo a crescere un figlio. È attraverso questo punto di vista destrutturato che passano tradimenti e femminicidi, curati di campagna, ragazzi padre, vita vissuta, vita che sarebbe dovuta essere vissuta e vita che verrà. E in mezzo tanta musica: al termine del romanzo si ha una playlist di riferimenti che suggeriscono il sottofondo per la lettura.

Sulla scia della recente narrativa americana postmoderna, la digressione è l’unico modo credibile per tentare la ricostruzione dell’unità, tra note a piè di pagina spesso lunghissime e romanzi nel romanzo con lo stile che prova a confondersi e cambiare nel racconto e sbalzare dal vernacolo al formale, dal sentimentale al grottesco.

Perché proprio “La formica sghemba”? Schopenhauer racconta di questa curiosa specie di insetti che, se viene spezzata in due, entra in lotta con sé stessa: la testa prova a mordere il corpo e quest’ultimo prova a difendersi pungendo la testa, finché altre formiche non le trascinano via. Ecco la percezione del conflitto: nella difficoltà di vivere non capendo l’attualità e il proprio tempo sta il senso di questo romanzo breve.

L’anteprima sarà seguita da dibattiti ed incontri in tutta Italia, con psicologici, scrittori, musicisti e giornalisti sui temi del libro. Già in calendario il 27 a Pavia (Libreria Antiquaria Cardano, con Enrico Merlin), il 28 a Piacenza (Fahrenheit 451), il 15 a Roma (Le torri) e l’8 novembre a Cremona (Libreria del Convegno).

“Io sono per l’eutanasia perché sono per la vita”. Lo scrive il Premio Strega Antonio Scurati, autore di M, il figlio del secolo, nel suo articolo di esordio come collaboratore del Corriere della Sera. Lo scrittore afferma anche di essere “per l’eutanasia” nella sua forma “legale, libera, civile” e lo è, spiega,  “con ragione e per compassione”. Dunque “ne peroro la causa in qualità di individuo” aggiunge “di cittadino e anche di scrittore” in quanto “ogni vita è degna di essere raccontata (non solo le vite straordinarie di santi o eroi)”, ma perché “questa dignitosa vita qualunque deve poter esser raccontata in qualsiasi modo (non solo con i versi sublimi dei poemi antichi ma anche con la lingua familiare della prosa, prossima alla lingua quotidiana)”.

L’autore di M. scrive di rigettare “con forza e, permettetemelo, con sdegno” tutti gli slogan dei militanti contrari a ogni forma di “aiuto a morire” che si proclamano “pro-life”, difensori della vita e depositari del suo significato ultimo. “No. Non è così”, aggiunge, “chiunque si opponga alla facoltà dell’individuo di decidere della propria vita, lo fa in nome di un principio cui quella vita viene subordinata, togliendole così pienezza, libertà, sovranità e dignità”.

Scurarti si dice favorevole all’eutanasia in toto, “e non solo per quelle situazioni limite di cui si occupano i media (e in questi giorni la corte costituzionale con la storica sentenza su Marco Cappato)” in quanto “le corsie dei nostri ospedali, lontane dai riflettori, straripano di casi comuni, noti a noi tutti, in cui il moribondo è ostinatamente sottoposto a indicibili sofferenze fisiche e psicologiche per prolungare inutilmente di qualche mese la sua esistenza fino al punto di smarrire nella sua conclusione tutte le ragioni che ce l’avevano fatta amare, finanche al punto di smarrire i tratti di quel volto che per noi aveva incarnato il supremo amore”.

E conclude: “Io sono per l’eutanasia. Io spero nel giorno in cui un figlio e un padre, due amici, due fratelli, ancora entrambi pienamente se stessi, possano, fianco a fianco, dopo aver bevuto per l’ultima volta insieme il caffè mattutino, prepararsi per l’ultimo viaggio, il viaggio per cui non serve bagaglio”. E perché, aggiunge, “tenere la mano al morente, finché è ancora se stesso, è la forma più alta di pietà di cui siamo capaci”. Dopo aver affermato, anche, che “noi europei d’Occidente abbiamo imparato ad amare e a rispettare la singola vita non in quanto ‘sacra’ — concessa da un Dio — e non in quanto sussunta a una laica entità superiore—Stato, Popolo o Nazione—ma in quanto libera, assoluta, sovrana su se stessa. L’individualismo occidentale che ne discende è, per questi motivi, forse la forma più alta di amore e di rispetto della vita che l’umanità abbia mai sperimentato”.

Dopo la discussa classifica dei 100 film più belli del 21esimo secolo, The Guardian torna sull’argomento declinando stavolta la stessa chart sui romanzi. Secondo quanto decretato dal quotidiano anglosassone sarebbe “Wolf Hall” di Hilary Mantel, il romanzo più bello del nostro secolo. Il libro in questione da parte della cosiddetta “trilogia di Thomas Cromwell”, biografia fittizia che racconta l’ascesa al potere del I conte di Essex nella corte di Enrico VIII d’Inghilterra. Il terzo romanzo della saga è attualmente in lavorazione, i primi due capitoli sono valsi alla Mantel due Booker Prize, nel 2009 e nel 2012, prima donna della storia ad essere insignita due volte del prestigio premio.

Secondo posto che va a Marilynne Robinson, autrice, nel 2004, di “Gilead”, un romanzo di fatto filosofico in cui un segmento di storia degli Stati Uniti viene raccontata attraverso la voce dell’anziano predicatore John Ames, sottoforma di lettera ad un figlio che, già sa, non riuscirà mai a vedere adulto; “Ci sono migliaia di ragioni per vivere questa vita, – scrive nel libro Ames – ognuna delle quali è sufficiente”. “Gilead” è valso alla sua autrice il Premio Pulitzer per la narrativa.

Ancora una donna a completare il podio, si tratta di Svetlana Alexievich e il titolo della sua opera è “Secondhand Time” (in Italia “Tempo di seconda mano”). “Il premio Nobel bielorusso – come scrive The Guardian, motivando la scelta – ha registrato migliaia di ore di testimonianze della gente comune per creare questa storia orale dell’Unione Sovietica e la sua fine. Scrittori, camerieri, dottori, soldati, ex apparatchik del Cremlino, sopravvissuti ai gulag: a tutti viene dato spazio per raccontare le loro storie, condividere rabbia e tradimento, ed esprimere le loro preoccupazioni per la transizione al capitalismo. Un libro indimenticabile, che è sia un atto di catarsi sia una profonda dimostrazione di empatia”.

Come già successo nella classifica relativa al cinema, anche per quanto riguarda i libri l’Italia riesce a ritagliarsi due slot, il primo risulta anche abbastanza alto in classifica e si tratta del primo romanzo della saga de’ “L’amica geniale” di Elena Ferrante, del 2011, che troviamo all’undicesimo posto, piazzandosi davanti a mostri sacri della letteratura mondiale come Philip Roth e Stephen King. The Guardian motiva la scelta così: “Potentemente intima e spudoratamente domestica, la prima parte della serie napoletana della Ferrante la affermò come un vero e proprio caso letterario. Questo e i tre romanzi che si sono poi succeduti, hanno documentato come la misoginia e la violenza potessero determinare la vita, così come la storia, dell’Italia alla fine del XX secolo”.  

La seconda posizione riservata ad un autore nostrano è la 66 dove troviamo Carlo Rovelli con il suo “Sette brevi lezioni di fisica”, pubblicato da Adelphi nell’ottobre del 2014. Romanzo dalla genesi strana che ha stupito tutti, compresa la casa editrice che in prima tiratura aveva considerato appena 3 mila copie e al quale non aveva nemmeno concesso chissà quale campagna promozionale; a dicembre del 2015, dopo 19 edizioni e soltanto in Italia, le copie vendute risultarono essere 300 mila; aumentate poi di un milione quando il libro è stato esportato all’estero e tradotto in 42 lingue diverse.

La struttura è abbastanza lineare, sette semplici spiegazioni di quelle che sono considerate tappe fondamentali nella storia della fisica: teoria della relatività, teoria dei quanti, struttura del cosmo, particelle, origine del cosmo, buchi neri e natura del calore e il ruolo dell’uomo. Scorrevole, divertente, capace di declinare argomenti altamente tecnici con un linguaggio accessibile a tutti ma soprattutto, interessante per tutti. Imperdibile. 

L’appuntamento è a Milano per la fine di ottobre: migliaia di collezionisti e appassionati sono attesi negli spazi del Centro svizzero di Piazza Cavour per provare ad aggiudicarsi una o più delle decine di opere di autore messe all’asta da Pandolfini con il titolo “Tesori ritrovati, impressionisti e capolavori moderni da una raccolta privata”. Quadri di Van Gogh, Renoir, Monet, Picasso, disegni di Modigliani e Segantini, sculture di Messina: il valore minimo complessivo, a partire dalle valutazioni iniziali, è compreso fra i 6 e gli 8 milioni di euro, ma Pietro De Bernardi, amministratore delegato della casa d’aste si aspetta, come ha detto all’Agi, “rialzi consistenti su molti lotti proposti, compresi i più importanti”. 

Si tratta delle opere di una collezione appartenuta nell’ultima parte del secolo scorso a Calisto Tanzi, l’imprenditore parmense protagonista nel 2003 di una bancarotta storica, con un buco da 14 miliardi per il gruppo Parmalat, che ha coinvolto 38 mila risparmiatori.

Balla: Finestra du Düsseldorf

Balla: Finestra du Düsseldorf

Per alcuni anni dopo il “crac” si era favoleggiato di proprietà e di un vero e proprio tesoro di quadri preziosi, di cui però l’imprenditore, durante le udienze del lungo processo che l’ha visto protagonista, aveva sempre negato l’esistenza. Fino a quel giorno di fine novembre 2009 in cui una puntata di Report aveva parlato di un trasporto notturno di quadri per sfuggire ai sequestri nella prima fase dell’inchiesta.

Da allora e nel corso di un paio d’anni, la Guardia di Finanza ha recuperato decine e decine di opere: oltre 100, per un valore che la stampa all’epoca ha stimato in 28 milioni. Ora, 10 anni dopo, una parte della collezione va all’asta. Il lotto più importante è di 55 opere, fra cui i pezzi più preziosi, un Monet la cui valutazione iniziale è fra gli 800 mila euro e il milione e 200 mila (ma ai tempi del suo ritrovamento in una cantina del parmense si era parlato di 10 milioni) e una natura morta dipinta da Picasso nel 1944, identica stima iniziale. 

Saranno “battuti” il 29 ottobre, dopo essere stati per qualche giorno in esposizione: ma già 12 mila persone li hanno visti alla mostra organizzata nei giorni scorsi a Parma, e altre sono attese a Firenze, dove Pandolfini ha sede al Palazzo Ramirez Montalvo e la collezione sarà esposta fra il 20 e il 22 settembre, e a Roma, in via Margutta, dal 10 al 12 ottobre.  “Ci aspettiamo una grande affluenza di pubblico in sala – ha detto ancora De Bernardi – anche perché si tratta di un evento che non ha precedenti in Italia”.

Van Gogh: Pollard willow

A Pandolfini sono già giunte “richieste di Condition Report da tutto il mondo e interesse da parte di collezionisti, Fondazioni e Musei internazionali. Tutto però si concretizzerà in date più vicine all’asta”, ha aggiunto.

Fra le opere più attese, ci sono la Finestra di Dusseldorf di Giacomo Balla, dipinta nel 1912,  due opere di Vincent Van Gogh, due di Kandinskij, oltre a dipinti e disegni di Pissarro, Monet, Manet, Magritte, Toulouse Lautrec, Cézanne, Paul Signac, Chagall, Mirò, Matisse. Fra gli italiani  Zandomeneghi, Segantini, De Nittis, Boccioni. Ligabue. 

Monet: Faleise du petit Ailly à Varengeville

Anche se le firme su alcuni quadri sono dichiaratamente apocrife, e se alcuni critici storcono il naso davanti a opere non sempre considerate capolavori, a suo tempo per acquistarli l’imprenditore aveva, secondo le ricostruzioni dei magistrati, stornato diversi miliardi dai conti Parmalat. Mentre l’ex patron ormai ultraottantenne sconta la sua condanna definitiva a oltre 17 anni ai domiciliari, i suoi intermediari, i galleristi trentini Paolo Dal Bosco e Giovanna Dellana, che negli anni ’90 gli avevano procurato la cospicua collezione, hanno patteggiato con i giudici nel 2011: un anno e mezzo ciascuno per concorso in bancarotta fraudolenta.

Grande successo per Ezio Bosso alle 83esima Fiera del Levante di Bari. Nell’incontro con il pubblico però il grande pianista ha ammesso di non poter più suonare e ha esortato tutti a non chiedergli più di farlo. “Se mi volete bene, smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Non sapete la sofferenza che mi provoca questo, perché non posso, ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza. E quando saprò di non riuscire pù a gestire un’orchestra, smetterò anche di dirigere”, ha detto Bosso, citato dalla Gazzetta del Sud.

Il pianista, compositore e direttore d’orchestra, che dal 2011 soffre di una patologia degenerativa, è stato accolto dal presidente Michele Emiliano nel padiglione della Regione Puglia. Il maestro ha incontrato il pubblico, accorso sin dal mattino per assicurarsi un posto in sala, per parlare di musica, arte e talento. “La Puglia ha avuto il privilegio di offrire a tutti i cittadini questo incontro atteso ed emozionante con il maestro Ezio Bosso con il quale collaboriamo da tempo con grande empatia”, ha detto Emiliano. “Stiamo costruendo un legame che possa contribuire all’educazione musicale dei pugliesi, che solo una personalità con grande carisma come la sua può accelerare e rafforzare. La musica non è archeologia è vita e può aiutare a decifrare la complessità quotidiana”.

“E’ importante incontrarsi, la musica è come un focolare attorno al quale sedersi”, ha spiegato Bosso. “La musica è un linguaggio universale che permette a tutti di parlarsi e fare comunità a prescindere dal luogo di provenienza. E’ importante in questo periodo creare occasioni di scambio e coinvolgere i talenti, i giovani e aprire i teatri e i luoghi di cultura allo scambio”.

Bosso è stato ospite della campionaria barese perché impegnato in questi giorni in un articolato progetto – ideato, promosso e finanziato da Regione Puglia, con l’organizzazione del Teatro Pubblico Pugliese, la collaborazione dell’Apulia Film Commission e delle Amministrazioni Comunali e provinciali di Bari, Foggia e Lecce – orientato alla formazione del pubblico e alla valorizzazione del territorio in programma tra Foggia, Lecce e Bari.

Dopo il grande successo registrato a Foggia e l’incontro con il pubblico a Bari, dal 16 al 19 settembre si sposta al Teatro Apollo di Lecce per quattro prove d’orchestra narrate aperte al pubblico dal 16 al 19 e il concerto gratuito “Ezio Bosso dirige i solisti della Europe Philarmonic Orchestra dei giovani dell’Orchestra Filarmonica di Benevento” giovedì 19 settembre alle ore 21.00. 

E’ morto stamane a Sassari Salvatore Mannuzzu, magistrato, politico e scrittore. Nato il 7 marzo 1930 a Pitigliano, in provincia di Sassari, vinse il Premio Viareggio e il Premio Dessì col suo romanzo più celebre, ‘Procedura’.

Nel 2016 aveva perso la figlia Lidia Maria, biologa e fisiologa, morta a 58 anni per un’embolia polmonare, e anche la moglie Nannetta. Mannuzzu  stato anche parlamentare, eletto alla Camera nelle liste del Partito comunista italiano per tre legislature, dal 1976 al 1987.

Nel 1992 con ‘La figlia perduta’ è arrivato terzo al premio ‘Strega‘. Il suo ultimo romanzo, pubblicato nel 2013 da Einaudi, è ‘Snuff o l’arte di morire’. Tra il 2010 e il 2013 aveva tenuto una rubrica quotidiana sulla prima pagina di ‘Avvenire’, un diario diventato un libro, ‘Testamenti’, pubblicato da ‘Il Maestrale’ e dalle Edizioni dell’Asino. Mannuzzu è stato anche vicepresidente della Fondazione Banco di Sardegna.

Da ‘Procedura’ era stato tratto il film ‘Un delitto impossibile’ girato nel 2000 dal regista Antonello Grimaldi, con un cast di grandi attori italiani: Carlo Cecchi, Lino Capolicchio, Ivano Marescotti e la spagnola Angela Molino nei panni della protagonista femminile.

Nel settembre 2013 il comune di Stintino (Sassari) aveva assegnato a Mannuzzu il riconoscimento di ‘Stintinese Doc’, assegnato ogni anno a chi ha portato lustro al paese promuovendone le bellezze anche al di fuori della Sardegna. “Lo ricordiamo come uno di noi, un cittadino stintinese, uno tra i più importanti autori contemporanei”, dice il sindaco di Stintino (Sassari)”, dice il sindaco Antonio Diana che sei anni conferì il premio allo scrittore, in collaborazione Col Centro studi per la civiltà del mare. “Dalle sue storie, come ‘Un morso di formica’ e ‘Il terzo suono’, traspariva una innegabile ambientazione stintinese”.

La Casa editrice E/O, che pubblica i libri di Elena Ferrante, ha scelto il proprio profilo Twitter per annunciare il ritorno in libreria della scrittrice senza volto. Tra poco meno di due mesi, il 7 novembre. Non sono stati rivelati, invece, ulteriori particolari sul titolo del nuovo romanzo o sulla trama della storia. Unica cosa certa, però, è che sarà ancora Napoli il cuore pulsante da cui partiranno le vicende. Una città che, attraverso la tetralogia de L’Amica Geniale (che presto tornerà in televisione per una seconda stagione), i lettori hanno imparato a conoscere e amare.

Siamo lieti di annunciare che il nuovo romanzo di Elena Ferrante sarà in libreria il 7 novembre 2019.

— Edizioni E/O (@EdizioniEO)
September 9, 2019

L’incipit

La stessa casa editrice, tuttavia, ha fatto un altro regalo ai fan della Ferrante pubblicando l’incipitl. ovvero le prime righe, dell’annunciato romanzo che, dalle reazioni sui social, è già molto atteso apprestandosi a diventare un nuovo bestseller.

Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta. La frase fu pronunciata sottovoce, nell’appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto – gli spazi di Napoli, la luce blu di un febbraio gelido, quelle parole – è rimasto fermo. Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione…

 

Milano è la città italiana più visitata ed è l’unica nella Top20 mondiale; fra le prime 10 europee, oltre al capoluogo lombardo ci sono solo Roma e Venezia. I dati emergono dalla nuova edizione del Mastercard Global Destination Cities Index, che classifica 200 città in base all’analisi del volume dei visitatori e dei dati di spesa.

Il Capoluogo lombardo si inserisce al quinto posto della classifica europea. Tuttavia, oltre a confermarsi stabilmente in Europa, la citta’ meneghina rinnova la sua vocazione globale ed e’ l’unica a rientrare nella stretta cerchia delle 20 città piu’ visitate al mondo – precisamente al sedicesimo posto.

“Con oltre 9 milioni di visitatori nel 2018, una previsione di incremento per il 2019 del 2.02% e una spesa media giornaliera di 155 dollari, Milano conferma un trend in costante crescita”, spiega la ricerca. Roma invece è stabile all’ottava posizione della classifica europea di Mastercard, mentre si posiziona solo ventiduesima a livello mondiale con i suoi 7,65 milioni di visitatori internazionali durante gli ultimi dodici mesi. Venezia, terza città italiana in classifica, chiude la top ten europea con 7,4 milioni di visitatori internazionali. 

A guidare il ranking è Bangkok, capitale della Thailandia, con oltre 22 milioni di visitatori seguita dai grandi classici rappresentati da Parigi e Londra, entrambi sopra i 19 milioni, e le mete legate al mondo dell’innovazione e del futuro come Dubai, quarta con quasi 16 milioni, e Singapore, con poco meno di 15 milioni di turisti. Chiudono la Top Ten, dal sesto al decimo posto, Kuala Lampur, New York, Istanbul, Tokyo e Antalya.

Qui il report completo

A guidare il ranking è Bangkok, capitale della Thailandia, con oltre 22 milioni di visitatori seguita dai grandi classici rappresentati da Parigi e Londra, entrambi sopra i 19 milioni, e le mete legate al mondo dell’innovazione e del futuro come Dubai, quarta con quasi 16 milioni, e Singapore, con poco meno di 15 milioni di turisti. Chiudono la Top Ten, dal sesto al decimo posto, Kuala Lampur, New York, Istanbul, Tokyo e Antalya.

 

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